Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 23/11/1998 n. 27 - EURO 3,00
F O R L Ì N° 3 GIUGNO/LUGLIO 2018
NICOSANTI
Giancarlo
TOP MANAGER COL CUORE
GIUSEPPE MARIGGIÒ/ Un drone ci salverà CICLISTI 2.0 / Escursioni in e-bike GIULIA RICCI / La musica antica è giovane
D E S I G N P O R T R A I T.
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EDITORIALE
SOMMARIO
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Apriamo questo numero raccontandovi la storia ANNOTARE di Giancarlo NiBrevi IN cosanti Monterastelli, amministratore delegato di Unieuro. Saliamo poi sull’elisoccorso del 118 con il pilota cesenate Giuseppe Mariggiò. Brillare sui mercati internazionali ESSERE partendo dai piccoli comuni delle vallate? Si può. Lo dimostrano Giancarlo Nicosanti Monterastelli quattro aziende di Forlì e Cesena. Brilla anche la stella di Giulia Fabbri, l’attrice forlivese volto italiano di Mary Poppins. Scopriamo poi il territorio in sella alle e-bike e con ESSERE Kevin Bravi entriamo nella dimora Giuseppe Mariggiò storica tra le colline di Bertinoro, residenza di famiglia e atelier di moda. Gli strumenti di epoca barocca risuonano grazie alla passione di giovani musicisti come Giulia Ricci. Riscoprendo l’antico, sfoCOMPETERE gliamo le foto di famiglia dei conti Perle di collina Orsi Mangelli e le foto più antiche di Cesenatico, scattate a fine Ottocento e ritrovate per caso in un mercatino. Andrea Masotti
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Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.
Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte.
Giulia Ricci
Gollinucci
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RECITARE
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SUONARE
OSARE
SCOPRIRE
Giulia Fabbri
Collaboratori: Mariavittoria Andreini, Barbara Baronio, Andrea Bonavita, Dolores Carnemolla, Anna Chiarini, Clarissa Costa, Roberta Invidia, Beatrice Loddo, Francesco Maltoni, Francesca Miccoli, Umberto Pasqui, Rosanna Ricci Fotografi: Archivio storico Tank Sviluppo Immagine Forlì, Andrea Bonavita, Tommaso Guermandi, Alessandro Pinna, Giorgio Sabatini, Gianmaria Zanotti
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La storia ritrovata
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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Roberta Invidia, Beatrice Loddo COORDINAMENTO DI REDAZIONE: Roberta Invidia ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga, Elvis Venturini STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XX - N. 3 Chiuso per la stampa il 21/06/2018
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LEGGERE
Antonia Laghi
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DEGUSTARE
Le ciliegie
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DIPINGERE
Ido Erani
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PEDALARE
Ciclisti 2.0
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ABITARE
Dimora e atelier
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ASCOLTARE
Song d’autore
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ANNOTARE
Inventare IL FUTURO
CNA: Delega per PAOLA SANSONI
FORLÌ Paolo Cortesi, già
FORLÌ Paola Sansoni,
curatore nel 2014 delle Profezie di Nostradamus (Newton Compton), torna a parlarne per Carocci Editore con L’Officina di Nostradamus, in cui ci svela gli strumenti del mestiere del celebre astrologo francese che avrebbe previsto con secoli di anticipo l’assassinio di Kennedy e l’attacco alle Torri Gemelle. Rintracciando le fonti culturali, e talvolta testuali, Cortesi ricostruisce il mondo intellettuale del XVI secolo, individuando così il messaggio originario di un best seller ante litteram. Da queste pagine emerge un Nostradamus del tutto diverso dal personaggio creato dalla leggenda, per certi aspetti ancora più sorprendente: un intellettuale convinto di possedere il dono divino della profezia, fedele a una personale concezione cristiana della magia; ma anche un astrologo alle prese con clienti entusiasti e velenosi colleghi. (B. L.)
imprenditrice forlivese titolare di Studio Immagine, vicepresidente nazionale di CNA, e già presidente nazionale di CNA Impresa Donna, ha ottenuto da CNA nazionale un’importante delega su capitale umano e politiche formative. È una grande sfida, che guarda al mondo del lavoro di domani, come afferma lei stessa: “Non c’è futuro senza crescita umana e professionale”. E continua: “Le politiche educative e formative e l’investimento sul capitale umano, inteso come insieme di conoscenze, abilità, competenze e altre caratteristiche individuali che facilitano la creazione del benessere personale, sociale ed economico, rappresentano condizione imprescindibile e leva strategica per garantire i diritti delle persone, l’innovazione e lo sviluppo dell’economia e della società”.
Il festival SOTTO LE STELLE CON I FILOSOFI CERVIA Torna il Festival “Filosofia sotto le stelle” di Cervia giunto alla sua 14esima edizione, quest’anno organizzato dall’associazione culturale “Agenda filosofica”. Il tema del 2018, sul quale si confronteranno filosofi di rilievo del panorama nazionale, è “Utopia vs distopia”. Temi antichi che permeano la storia della filosofia, ma che sono anche di cogente attualità specialmente con l’avvento dei social network e della post-verità. Il 13 luglio l’anteprima del festival vedrà la lectio magistralis del filosofo Umberto Curi “Un luogo in cui essere felici”. Dal 28 a 31 luglio si entra nel vivo della rassegna con otto incontri tra cui tre lezioni magistrali dei filosofi Andrea Tagliapietra e Davide Grossi, Giulio Giorello, Massimo Donà e Giacomo Petrarca e cinque con giovani filosofi nei luoghi più belli e caratteristici di Cervia.Tutte le info su www.agendafilosofica.it.
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ANNOTARE
Camp ME UP
Side EFFECTS
CESENA Venerdì 6 luglio si terrà Camp Me Up, una giornata di
BAGNO DI ROMAGNA All’interno della programmazione artistica
formazione e networking – ideata da Alice Alessandri e Alberto Aleo, consulenti di marketing e sales management – nella splendida cornice di Villa Torlonia (San Mauro Pascoli). Il titolo di questa terza edizione è Human Business Evolution: costruisci oggi l’azienda di domani. Durante i diversi momenti formativi, saranno esplorate le molteplici anime del lavoro human oriented: dalla valorizzazione delle risorse umane alle strategie per il public speaking, dai consigli per gestire lo stress quando si fa business in inglese alle nuove tendenze dei social media e alle opportunità offerte dallo smart working. Durante la giornata sono previsti momenti di convivialità e di relax, perfetti per fare networking, incontrare colleghi, partner e conoscere potenziali clienti, con i quali condividere le proprie idee ed esperienze. C’è tempo fino al 2 luglio per iscriversi.
Bagno d’Arte 2018, a Palazzo del Capitano è visitabile, fino al 9 settembre, Side Effects, personale del fotografo documentarista Filippo Venturi, presentata da Arts Factory e il Comune di Bagno di Romagna. Il percorso raccoglie le più belle opere tratte dai reportage realizzati negli ultimi anni, fra Corea del Sud, fascisti nostalgici e seduzioni notturne di Venezia. Attraverso immagini rigorose e raffinate, in cui lo scatto ha colto tutto al momento giusto con eleganza minimale, il fotografo cesenate racconta dell’uomo moderno e dei propri malesseri. Il progetto più interessante riguarda la penisola coreana, a cui Filippo Venturi si dedica da tre anni e che è stato premiato con il Sony World Photography Awards, il LensCulture Emerging Talent Awards, il Premio Il Reportage, il Premio Voglino e si è aggiudicato il Portfolio Italia - Gran Premio Hasselblad.
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ESSERE
Top manager
COL CUORE GIANCARLO NICOSANTI MONTERASTELLI HA FATTO DEL CUORE IL SUO PUNTO CARDINALE, IL CRITERIO CHE LO HA GUIDATO NELLA SUA BRILLANTE CARRIERA PROFESSIONALE E LO HA PORTATO A ESSERE L’ARTEFICE DEL SUCCESSO DI UNIEURO. di Roberta Invidia / ph Giorgio Sabatini
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La sua Unieuro non poteva avere uno slogan più azzeccato. Quel cuore che “Batte. Forte. Sempre” che sembra una sintesi perfetta della sua stessa storia. Perché Giancarlo Nicosanti Monterastelli ha fatto proprio del cuore il suo punto cardinale, il criterio che lo ha guidato nella sua brillante carriera professionale e oltre. È il cuore a farlo tornare a casa tutte le sere anche quando va fuori per lavoro ed è sempre il cuore ad avergli suggerito di restituire a Forlì la gioia di tifare la sua squadra di basket unendo la sua passione, e quella di suo figlio, alla passione di un’intera città. Per questo la storia di Nicosanti è davvero unica, quasi irripetibile come ammette lui stesso. Un’avventura che lo ha portato da semplice commesso a rivestire il ruolo di amministratore delegato della più grande catena italiana di elettronica di consumo ed elettrodomestici, nata dall’acquisizione di Unieuro da parte di Sgm Distribuzione – Marco Polo, l’azienda forlivese fondata dalla famiglia Silvestrini, nella quale Giancarlo ha comin-
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ciato a lavorare a 23 anni. Oggi Unieuro conta oltre 500 punti vendita in tutta Italia, 4600 dipendenti di cui circa 300 nel quartier generale di Forlì di via Schiaparelli ed è l’unica azienda del settore quotata in borsa. Nicosanti, ricorda i suoi inizi alla Marco Polo? Come sono stati? Me li ricordo bene, era il 1982, avevo 23 anni e un diploma di ragioniere al “Matteucci”. Ho cominciato con una ramazza in mano nel magazzino di via Marco Polo. Giuseppe e Maria Grazia Silvestrini fin dall’inizio mi hanno dato fiducia. Devo ringraziarli per avermi permesso di arrivare dove sono. Da parte mia, ho sempre lavorato senza guardare l’orario, senza chiedermi se il lavoro che mi veniva assegnato rientrasse nelle mie mansioni. Ho agito come se l’azienda fosse anche mia con una buona dose di ambizione e tanta voglia di arrivare. Il resto è venuto da sé. Passa dalla City londinese alla quiete di Fratta Terme, dove vive. Che cosa le trasmettono realtà così diverse?
“HO SEMPRE LAVORATO SENZA GUARDARE L’ORARIO, SENZA CHIEDERMI SE CIÒ CHE MI VENIVA ASSEGNATO RIENTRASSE NELLE MIE MANSIONI. GIUSEPPE E MARIA GRAZIA SILVESTRINI FIN DALL’INIZIO MI HANNO DATO FIDUCIA. MI HANNO PERMESSO DI ARRIVARE DOVE SONO”.
Ogni contesto ha il suo valore e io so adattarmi molto bene. Quando vado all’estero cerco di capire il più possibile la realtà che ho di fronte. La Fratta invece è il luogo della famiglia, dove trovo la tranquillità necessaria dopo lunghe giornate al lavoro. Cos’è cambiato rispetto a quando lei ha cominciato? Oggi per un giovane sarebbe possibile un’impresa come la sua? Sono l’ultimo AD che occupa questo ruolo senza una laurea, senza un master in giro per il mondo. L’esperienza sul campo vale altrettanto ma oggi il mondo 10
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è più selettivo e competitivo. Per avere incarichi di questo genere è necessaria una preparazione importante. L’aspetto più difficile del suo lavoro? In un’azienda così grande ogni errore lo paghi. A volte non ci dormi la notte perché devi cambiare di continuo, soprattutto quando le cose vanno bene. Bisogna anticipare il mercato, essere molto reattivi. A 59 anni può essere difficile. Io ho capito in tempo che per
andare in questa direzione dovevo portare in azienda persone che avessero un’esperienza diversa. Credo di aver trovato collaboratori che ci hanno fatto fare il cambiamento necessario, lo dimostra la nostra presenza di successo su più canali di distribuzione compreso il digitale. Il suo sogno da manager? Il mio sogno è sempre stato di portare Unieuro in Borsa e farne la prima società quotata del nostro settore e ci siamo riusciti. Il road show sulla Fifth Avenue a New York per vendere agli investitori i titoli di un’azienda unicamente italiana è stata un’esperienza che non credevo avrei mai fatto. E da giovane? Cosa sognava con la ramazza in mano? Di riuscire a dimostrare il mio valore e che una società come Marco Polo poteva crescere. In 36 anni in questa azienda ho visto tante persone crescere insieme a me. Molte sono ancora qui. In una storia come la sua conta di più il cuore o il metodo? Il cuore. Inteso come capacità di darsi all’azienda. Ho sempre pensato che prima si deve dare e poi si può chiedere. Come organizza le sue giornate? Se sono a Forlì, la mia giornata comincia tra le sei e le sette del mattino. Leggo i giornali prima di entrare in ufficio verso le otto ed esco alle otto di sera. Se invece
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vado a Milano dai fornitori, esco di casa alle 6 del mattino e torno a notte fonda ma preferisco sempre dormire a casa. Sono il più assiduo consumatore del tratto di autostrada tra Forlì e Milano. Qual è la cosa più importante che ha fatto in questi anni? L’acquisizione di Unieuro nel 2013. La nostra società con 80 punti vendita ha comprato un’altra società che ne aveva 93 ed era in forte perdita. Nel giro di due anni l’abbiamo portata in utile salvando circa 2.000 posti di lavoro. Quando devi affrontare scelte così importanti devi valutare bene i passi da fare ma devi anche avere un minimo di pazzia e di visione per immaginarti in risultati apparentemente impossibili. Tempo libero? Lo dedico alla famiglia. Mia moglie e mio figlio sono un pezzo importante di questa storia. Mi hanno sempre sostenuto anche quando finivo per privilegiare il lavoro. Senza di loro non avrei mai potuto fare quello che ho fatto. Devo molto anche ai miei genitori che mi hanno permesso di fare i miei errori e mi hanno insegnato la dignità. È anche presidente della Pallacanestro 2.015 e non si perde una partita… La mia passione per il basket è cominciata nel 1978 con l’arrivo alla Jolly Colombani del giocatore Rod Griffin, da allora l’ho sempre seguito. Come Unieuro siamo felici di poter dare continuità al lungo amore tra Forlì e la pallacanestro. Nel cuore però ho anche la Juve, sono le due passioni che condivido con mio figlio che ora ha 23 anni e comincia a lavorare nella City di Londra. E poi ci sono i libri gialli. Li divoro. Ho riempito due stanze con scaffali di libri. Leggo da Jeffery Deaver a Ken Follett a John Grisham. Cosa c’è nel futuro di Unieuro? E Forlì che posto avrà? C’è la volontà di continuare a crescere con il cuore di Unieuro che deve continuare a battere a Forlì. Di recente abbiamo tenuto l’assemblea degli azionisti proprio in città, abbiamo riportato la Ro12
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“IL MIO SOGNO È SEMPRE STATO DI PORTARE UNIEURO IN BORSA E FARNE LA PRIMA SOCIETÀ QUOTATA DEL NOSTRO SETTORE E CI SIAMO RIUSCITI. IL ROAD SHOW SULLA FIFTH AVENUE A NEW YORK È STATA UN’ESPERIENZA UNICA CHE NON CREDEVO AVREI MAI FATTO”.
magna al centro del mondo economico. Il 50% dei nostri azionisti è straniero e molti di loro sono arrivati a Forlì, di persona o per delega. Credo sia anche un modo per far scoprire la bellezza del nostro territorio a volte sottovalutato ma dalle grande potenzialità.
IN APERTURA, GIANCARLO NICOSANTI NELLA SUA CASA A FRATTA DI BERTINORO. NELLA PAGINA PRECEDENTE, NICOSANTI IN OCCASIONE DEL PRIMO GIORNO DI QUOTAZIONE DI UNIEURO E, SOTTO, CON IL FIGLIO. IN QUESTA PAGINA, CON LA SUA COLLEZIONE DI GIALLI.
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ESSERE
Un drone
CI SALVERA GIUSEPPE MARIGGIÒ PILOTA GLI ELICOTTERI DEL 118 E HA IDEATO UNA NUOVA GENERAZIONE DI VELIVOLI DI SOCCORSO, TELEGUIDATI E INTELLIGENTI, PER INTERVENIRE NEI CASI DI EMERGENZE ESTREME.
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di Barbara Baronio / ph Gianmaria Zanotti
La sua vita è un continuo andare tra terra e cielo. È un entusiasta. Non si accontenta mai e segue le proprie passioni. Giuseppe Mariggiò, pilota di elicotteri, lavora per l’Elisoccorso della Regione Emilia-Romagna ed è anche l’ideatore di un ambizioso progetto della Croce Rossa che coinvolge l’altra sua grande passione: i droni. Originario di Forlì, ma oggi residente a Cesena, dopo gli studi all’Istituto Aeronautico di Forlì lavora per oltre 15 anni come pilota di elicotteri per la Polizia di stato, passa ad operare nel campo civile per diverse società tra cui quella di Acque Uliveto e Rocchetta di cui è direttore operativo e capo pilota fino ad approdare ad un’azienda leader nel mondo per servizi con elicottero. Mariggiò, classe 1967, ha all’attivo anche un record del mondo, nel 1988, per permanenza in volo e il primato di rifornimento in volo con ultraleggero. Tutto quello che riguarda il volo, il cielo e le emozioni forti fanno parte della sua vita. Ha conseguito anche il brevetto per condurre i Palloni ad aria calda (le mongolfiere), è paracadutista ed ha attenuto la licenza per il pilotaggio di aeroplani.
“Questo tipo di lavoro è impegnativo - spiega - sono in servizio 7 giorni su 7 nella settimana di turno e, in caso di allerta per un’emergenza, abbiamo solo tre minuti per essere operativi e decollare. Proprio per la concentrazione massima che devo tenere, non sempre riesco a godere della bellezza che il volare regala. Di emozioni in volo ne ho provate tante sia per lavoro sia per svago. Tra le esperienze che mi porto nel cuore, ricordo spesso quando nel 1991 ho compiuto un viaggio intorno al mondo della durata di 60 giorni con un bimotore. Mi sono reso conto di quanto è bella la Terra. Ho visitato luoghi meravigliosi e mi sono innamorato dell’Australia. Sorvolandola ho potuto ammirare tutti i vari tipi di paesaggi e di deserti. Mi sono lasciato affascinare dalle periferie immerse nella natura e sono stato rapito dagli eccessi della tecnologia che ho visto in città come Sidney.” Quando è a terra Mariggiò non riesce a stare con le mani in mano e si occupa, all’interno dell’azienda per cui opera, di sistemi aeromobili a pilotaggio remoto: i droni. Inoltre negli ultimi tempi, nonostante il poco tempo libero IN MAGAZINE
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“WINGBEAT È DOTATO DI DEFIBRILLATORE GRAZIE AL QUALE POTRÀ ANDARE INCONTRO AL FERITO O ALLA PERSONA COLPITA DA ARRESTO CARDIACO, SUPERANDO LE BARRIERE TEMPORALI CHE OGGI FANNO LA DIFFERENZA TRA LA VITA E LA MORTE.”
che il lavoro gli concede, ha intrapreso una grande avventura come volontario della Croce Rossa. “Ho cercato di mettere a servizio di questo ente le mie competenze e così sono riuscito a certificare il comitato della Croce Rossa di Bologna per l’uso di droni. Questi velivoli a pilotaggio remoto – continua Mariggiò – sono mezzi molto tecnologici dalle enormi potenzialità. Grazie alla collaborazione dell’azienda Leonardo abbiamo avviato la
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sperimentazione di Hero, drone del peso di 205 kg che ha al suo interno una stiva per il trasporto di materiali e può essere utilizzato per monitorare e controllare aree critiche come campi profughi, oppure difendere convogli umanitari. A fine marzo abbiamo effettuato la sperimentazione dei fattori abilitanti all’utilizzo dei droni per il trasporto di medicinali a distanze importanti. Questi strumenti sono una grande opportunità per l’uomo perché possono essere impiegati in agricoltura, per sorvegliare qualsiasi tipo di area o impianto, come metanodotti, e anche per operazioni di salvataggio. Nell’ultimo anno inoltre ho collaborato per il progetto nazionale WingBeat che prevede l’utilizzo da parte delle centrali operative del 118 di droni con defibrillatore. Nello specifico ho contribuito alla realizzazione e sperimentazione di un drone salvavita dotato di defibrillatore.” Il progetto WingBeat nasce dall’i-
dea dei 13 Distretti Rotaract Italiani in collaborazione con il 118 di Bologna. È uno strumento volante capace di fornire un indispensabile contributo nelle operazioni di ricerca e soccorso e nelle maxi emergenze, così come in caso di disastri o catastrofi, la cui innovazione consiste nell’esser dotato di defibrillatore grazie al quale potrà andare incontro al ferito o alla persona colpita da arresto cardiaco, superando le barriere temporali che oggi fanno la differenza tra la vita e la morte. WingBeat, in grado di essere teleguidato da un operatore sino al luogo dell’accaduto, invia f lussi audio/video alla centrale operativa del 118 di riferimento. “Wing Beat – spiega con soddisfazione Mariggiò, responsabile tecnico del progetto – è il primo drone in Italia ad essere autorizzato a sorvolare gli assembramenti di persone (azione vietata dal regolamento Enac, ente nazionale aviazione civile). Grazie a questo strumento facilissimo da usa-
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“DI EMOZIONI IN VOLO NE HO PROVATE TANTE. TRA LE ESPERIENZE CHE MI PORTO NEL CUORE RICORDO QUANDO NEL 1991 HO COMPIUTO UN VIAGGIO INTORNO AL MONDO DI 60 GIORNI CON UN BIMOTORE. MI SONO RESO CONTO DI QUANTO È BELLA LA TERRA.”
IN QUESTE PAGINE, GIUSEPPE MARIGGIÒ CON LE SUE DUE PASSIONI: GLI ELICOTTERI DI SOCCORSO DEL 118 E I DRONI.
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re si potranno raggiungere aree impervie e intervenire su emergenze cardiologiche. È proprio il caso di dire che un drone potrà salvare la vita. In caso di arresto cardiaco improvviso, lo spazio strettissimo tra la vita e la morte è affidato alla disponibilità tempestiva di un defibrillatore e questo strumento può realmente essere l’unico modo per affrontare alcuni tipi di emergenze. In particolare il drone ambulanza potrà trasportare in tempi record un defibrillatore di circa 1 kg sul luogo della chiamata, localizzata con il Gps. Con l’apparecchio una volta giunto sul posto, il personale medico potrà comunicare e fornire istruzioni alle persone che si trovano vicino alla persona colpita, grazie a un microfono e a una piccola videocamera posta sul mini-veicolo.” Ma se da un lato queste nuove tecnologie portano ad affrontare tante nuove sfide, dall’altro na-
scondono tante insidie generate da un loro uso errato o con scopi illeciti. “Quello su cui è necessario prestare maggiore attenzione – sottolinea – è l’interferenza sulla radiofrequenza che comanda i droni e l’impiego in sicurezza anche ad uso civile di questi quadricotteri.” Proprio per tale ragione Mariggiò collabora con l’Enac nella stesura dei regolamenti per il pilotaggio dei droni. “A volte non ci si pensa, ma questi strumenti non solo possono raggiungere altezze inimmaginabili in pochi secondi, ma hanno un peso e delle dimensioni notevoli e hanno radiofrequenze che vanno preservate. Si tratta di veri e propri dispositivi aeromobili e come tali hanno una rigidissima regolamentazione nel loro uso.” Quando non lavora Mariggiò oltre a godersi la famiglia, è padre di Arale, giovane Naturopata, ha una grande passione per i Lunèri de smembar, il lunario-calendario molto diffuso in Romagna che viene pubblicato ininterrottamente dal 1845. “Sono riuscito a raccogliere tutti quelli pubblicati dal primo anno. Ho riunito la collezione completa anche di quelli censurati durante il periodo fascista. Nel tempo mi sono dilettato ad organizzare anche delle mostre di questi lunari che raccontano lo sviluppo della società grazie alla zirudëla, la parte del lunario dedicata all’anno appena passato, scritta interamente in romagnolo. Ora ho un sogno, quello di pubblicare un libro-catalogo di questa importante raccolta perché credo possa essere un grande patrimonio della storia della nostra Regione che va condiviso.”
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COLLINA SI PUÒ ECCELLERE SUI MERCATI GLOBALI PARTENDO DALLE VALLATE DI PROVINCIA? LA RIPOSTA È SÌ. LO DIMOSTRANO LE STORIE DI QUATTRO AZIENDE DI FORLÌ E CESENA.
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di Francesco Maltoni e Clarissa Costa
Tra le perle della valle del Rabbi c’è Industrial Wear. L’azienda, nata nel 2003 come evoluzione industriale di precedenti esperienze iniziate nel 1969, con il marchio Payper è riuscita ad affermarsi nella creazione e distribuzione di capi d’abbigliamento work e corporate, dagli indumenti antifortunistici certificati alle divise aziendali ai capi casual per lo sport e il tempo libero. Un anno fa, l’azienda ha trasferito il suo quar-
tier generale da Forlì a Fiumana di Predappio, confermando una strategia di sviluppo di successo strettamente legata al territorio. Con i suoi 135 dipendenti, di cui la maggioranza residenti nei comuni limitrofi, e 7 sedi commerciali e produttive all’estero, Industrial Wear è oggi un’impresa globale con un’anima locale, che valorizza le potenzialità del territorio a tutto tondo. “La nostra è un’azienda interna-
zionale ma allo stesso tempo orgogliosamente romagnola, familiare e molto legata alle proprie radici – dice il direttore marketing Ermanno Conficoni –. Per noi la decisione di insediare la nuova sede ai piedi delle colline, anziché in qualche grande area industriale, è stata automatica. Abbiamo privilegiato la qualità di vita, nostra e dei nostri collaboratori. Crediamo che lavorare in un
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“COMPETERE A LIVELLO MONDIALE DA UN PICCOLO PAESE DELLE COLLINE ROMAGNOLE INCURIOSISCE I NOSTRI CLIENTI. ESSERE TUTTI DELLA STESSA ZONA CI PORTA A ESSERE UNA PICCOLA COMUNITÀ, ED È FONDAMENTALE PER LA NOSTRA CRESCITA.”
QUI A LATO, ERMANNO CONFICONI, DIRETTORE MARKETING DI PAYPER. IN ALTO, PIERO PRATI, DIRETTORE DI BABBINI, E MAURO CANGIALEONI, PATRON DEL GRUPPO CANGIALEONI.
contesto moderno, sano, rispettoso dell’ambiente, sia un ulteriore stimolo a rendere al meglio, a consolidare il senso di appartenenza all’azienda e ad accrescere la competitività. E se la competizione globale richiede sempre più velocità, servizi e innovazione tecnologica, Industrial Wear ha scelto di affrontare la sfida puntando sulle persone ed i loro valori. “Il nostro territorio è ricco di storie positive, di gente che ha capacità e idee, e noi cerchiamo di cogliere questa ricchezza. Per ogni reparto aziendale abbiamo promosso sia la crescita del personale già presente che l’inserimento continuo
di giovani eccellenze del territorio attraverso collaborazioni con scuole e università. Siamo gente dai valori autentici, grandi lavoratori, passionali, sempre attenti all’accoglienza e alla qualità della vita, per questo vediamo positivamente l’idea di promuovere la Romagna come Wellness Valley, distretto del benessere, del vivere sano. Cosa serve per il futuro? Sicuramente il completamento delle infrastrutture come la tangenziale di Forlì, che possono ridurre le distanze e aumentare le opportunità di lavoro nelle vallate”. Nella vallata del Bidente, al confine tra Civitella e Galeata, ha da poco raggiunto un traguardo storico la ditta Babbini. L’azienda, produttrice di presse disidratanti che da oltre 15 anni fa parte del gruppo Cangialeoni, ha infatti festeggiato la realizzazione della macchina numero mille. Racconta il direttore Piero Prati: “Lo diciamo con un orgoglio italiano: siamo leader con il 70% del mercato grazie alle radici artigiane, che ci hanno consentito di curare il cliente con la stessa attenzione che dedichiamo allo sviluppo alle nostre macchine. La prima pressa fu una vera e propria sfida – continua Prati – che
vivemmo con entusiasmo e con una sana e positiva apprensione. All’inizio per attraversare l’Europa serviva tanta pazienza, tre o quattro monete in tasca e molta intraprendenza. Oggi la tecnologia ci assiste e il nostro raggio copre diversi continenti”. Nella zona, Babbini, 60 dipendenti, è una delle poche realtà imprenditoriali in grado di occupare giovani e residenti. “Competere a livello mondiale da un piccolo paese delle colline romagnole incuriosisce i nostri clienti. Essere tutti della stessa zona ci porta a essere una piccola comunità, uno degli elementi fondamentali per la nostra crescita”. E allora avanti, verso la macchina numero 2000: “La costante degli anni a venire sarà l’evoluzione continua con nuove soluzioni. Ci stiamo affacciando ad altri ambiti, sfruttando anche le ottime sinergie con il gruppo a cui apparteniamo”. La valle del Montone è invece lo sfondo di Armetal, azienda leader nel settore dei meccanismi per divano letto. La ditta di Rocca San Casciano, fondata dall’artigiano del ferro Silvano Pazzi nel 1960, partita come piccola bottega si è IN MAGAZINE
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sviluppata a ritmi vertiginosi: è del 2007 la nascita di Armetalflex, ditta sorella dedita ai materassi. Alla guida del gruppo, che conta oltre 50 dipendenti, oggi ci sono i figli Fabrizio, Silvana e Alessandra. “Gli anni dal 1970 al 1990 – spiega Fabrizio Pazzi – sono stati quelli di maggiore sviluppo e poi, durante gli anni ’90 il nostro mercato si è allargato”. E con esso, anche il perimetro di Armetal: lo stabile principale misura 40.000 metri quadrati, di cui 14.000 coperti. “All’interno – continua Pazzi – si svolge l’intero processo produttivo: taglio, stampaggio e sagomatura del metallo, poi assemblato. Utilizziamo lamiere e tubolari di prima scelta con macchine di ultima generazione.” Ma lavorare in Romagna può anche essere strategico: “La centralità della nostra Regione ci ha permesso di servire in modo veloce numerose aziende”. Quindi, dal 2007, il nuovo ramo dall’ampio catalogo, “dalla tipologia a molle al poliuretano espanso per una scelta sempre più varia”. Un percorso che, anche qui, ha portato a un’inclinazione marcata per l’export: “Nei Paesi europei finisce circa il 60% della produzione”. Ma le radici
LA VALLE DEL MONTONE È INVECE LO SFONDO DI ARMETAL, FONDATA DALL’ARTIGIANO DEL FERRO SILVANO PAZZI NEL 1960, PARTITA COME PICCOLA BOTTEGA SI È SVILUPPATA A RITMI VERTIGINOSI: NEL 2007 È NATA ARMETALFLEX, DITTA SORELLA DEDITA AI MATERASSI.
sono ben salde in Romagna: “Qui ci sono imprenditori tenaci e pieni di creatività – conclude Pazzi – che captano le esigenze del mercato e le sue continue evoluzioni”. Con solide radici nel territorio e al contempo una spinta innovativa e internazionale, Cangini Benne è indubbiamente un’eccellenza nella produzione di attrezzature, attacchi rapidi e benne. Con sede a Sarsina, l’azienda da 30 anni produce ed esporta i propri prodotti in tutto il mondo, diventando un punto di riferimento esemplare soprattutto perché opera in un settore dove l’innovazione e la ricerca di soluzioni originali sono apprezzate e richieste co-
QUI SOTTO, LA FAMIGLIA PAZZI FONDATRICE DI ARMETAL. NELLA PAGINA SUCCESSIVA, GIORGIO CANGINI, PRESIDENTE DI CANGINI BENNE.
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stantemente dal mercato, aprendo il 2018 con novità importarti anche in merito alla salvaguardia dell’ambiente e l’eco-innovazione. Proprio per questo, i due fratelli Giorgio e Davide Cangini, proprietari della società, hanno internalizzato, oltre che la produzione, l’intero processo di ricerca e sviluppo. “Controlliamo ogni passaggio del ciclo produttivo in prima persona e produciamo il 100% dei nostri prodotti in Italia” sottolinea il presidente Giorgio Gangini. “Il prodotto che esce dalla nostra officina non solo è stato progettato e ragionato, ma è dotato di un elemento fondamentale: l’anima, quella che gli infondiamo noi, frutto della nostra attenzione per il territorio, risultato dell’impegno dei nostri collaboratori, espressione della spinta innovativa che è la chiave del nostro lavoro”. Con i suoi 80 dipendenti e una rete di fornitori nel raggio di 200 km, 900 distributori in 41 Paesi nel mondo e 7.000 mq di 24
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CON SOLIDE RADICI NEL TERRITORIO E AL CONTEMPO UNA SPINTA INNOVATIVA E INTERNAZIONALE, CANGINI BENNE È UN’ECCELLENZA NEL SUO SETTORE. L’AZIENDA DI SARSINA DA 30 ANNI PRODUCE ED ESPORTA I PROPRI PRODOTTI IN TUTTO IL MONDO.
superficie produttiva, l’azienda coltiva l’eccellenza del personale, dei prodotti e dei processi senza compromessi. “Condividiamo con i nostri dipendenti il merito dei nostri risultati ed è corretto che reinvestiamo sul territorio i nostri guadagni,” conclude Cangini, “perché è grazie alla passione e al lavoro di squadra che nascono le idee più innovative ed è grazie alla dedizione di ognuno di noi che queste possono essere realizzate”.
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RECITARE
Un musical
DA FAVOLA UNA MARY POPPINS ITALIANA? NON SI ERA MAI VISTA. A DARLE CORPO, VOCE E FANTASIA È L’ATTRICE GIULIA FABBRI, DI FORLÌ.
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di Dolores Carnemolla / ph Alessandro Pinna
Da ottobre a Milano sarà nuovamente in scena il musical che racconta la storia della leggendaria tata conosciuta in tutto il mondo. Giulia Fabbri ci racconta, non senza trasmettere un senso di meraviglia, la strada che l’ha portata a rivestire questo ruolo da protagonista. Quando e come è nato in te il sogno dell’arte e dello spettacolo? “L’arte ha sempre fatto parte della mia vita, da bambina ho iniziato a studiare danza, come tante mie amiche, e attorno ai 18 anni con un gruppo di teatro amatoriale di amici ho scoperto cosa fosse il musical. Non mi ero mai sentita tanto felice nel fare qualcosa. Così ho deciso di studiare seriamente.” E quando hai capito che questo sogno poteva diventare un progetto concreto da realizzare? “Sapevo che c’era un’accademia molto buona a Bologna, The Bernstein School Of Musical Theatre. Sentivo profondamente che se non ci avessi provato l’avrei rimpianto per tutta la vita. La mia famiglia mi ha appoggiata, non li ringrazierò mai abbastanza. Una volta iniziato il mio percorso di studi ho iniziato a toccare con
mano concretamente il mio sogno che prendeva forma, senza sapere dove mi avrebbe portato, ma con la consapevolezza di stare facendo tutto il possibile perché si realizzasse.” Qual è stato il primo palco-
scenico che hai calcato e cosa ricordi di quella prima volta? “La prima volta che ho recitato delle battute su un palco avevo 14 o 15 anni, era il saggio della mia scuola di danza, Ateneo Danza di Forlì, facevamo Mary Poppins
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“STO FACENDO UNO SPETTACOLO MERAVIGLIOSO, CHE LASCIA A BOCCA APERTA PER LE SCENE, IL COLORE, LE MAGIE. MA SENZA IL CUORE DI TUTTI QUELLI CHE CI LAVORANO, LA GENTE NON SI EMOZIONEREBBE COSÌ. LO SPETTACOLO LO FANNO LE PERSONE.”
QUI LE FOTO DI SCENA DEL MUSICAL IN CUI LA FORLIVESE GIULIA FABBRI INTERPRETA LA LEGGENDARIA TATA MARY POPPINS.
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e io interpretavo Bert. Non dimenticherò mai il terrore, prima, e la paura totalmente scomparsa dopo le prime due parole e l’applauso alla fine. Il primo palco da professionista invece è stato con Alice nel paese delle meraviglie, in cui ero parte dell’ensemble. Un’esperienza unica.”
Viviamo in una società in cui apparire, mostrarsi, esibirsi è ormai parte del vivere quotidiano. Tu da artista, e da protagonista, cosa pensi di tutta questa gratuita esibizione? “Penso che l’esibizione gratuita sia molto fine a se stessa. Io adesso sto facendo uno spettacolo meraviglioso, imponente, che lascia a bocca aperta per le scene, il colore, le magie. Ma se non ci fosse il cuore di ognuno dei miei colleghi e di ognuno dei maestri dell’orchestra, della squadra tecnica, di tutti quelli che ci lavorano, la gente non si emozionerebbe così. Lo spettacolo lo fanno le persone.” Ricordi la Mary Poppins di July Andrews? Avresti mai detto che un giorno saresti stata tu a incarnare questo magico e leggendario personaggio? “Mary Poppins per me è una pre-
senza costante. Mi ricorda la mia nonna Edera con cui abbiamo guardato il film mille volte perché piace tanto anche a lei. Mi ricordo della sensazione che mi dava ascoltare la voce di Julie Andrews, perché è la stessa che ho ora, mi incanta. Non avrei mai pensato di avere un’occasione come questa.” Per Mary Poppins la parola magica è supercalifragilistichespiralidoso. Qual è la parola magica per Giulia? “In questo momento la mia parola magica è fiducia: fiducia in chi mi ha scelta, fiducia in me, fiducia in chi lavora con me. In questo spettacolo non ho fisicamente il tempo di controllare tutto e io sono una maniaca del controllo. Invece questa volta mi devo affidare ciecamente. È una grande lezione di cui sono grata.” Da Forlì, tranquilla città di provincia, al palcoscenico di uno dei più importanti teatri di Milano nel ruolo di protagonista: come vivi questo passaggio? “Beh non è stato un passaggio repentino, è avvenuto aggiungendo un mattoncino alla volta, ma devo dire che ultimamente non posso fare a meno di fermarmi a osservare dove mi trovo e cosa mi succede e pensare a quanto sia incredibile.” Hai un angolo del cuore a Forlì? “Il mio posto preferito è il Parco Urbano, e in particolare la stradina che passa dietro al parco, vicino al fiume Montone, dove vado a correre. C’è odore di erba tagliata, a volte cespugli talmente alti da nascondere la strada. Mi sento a casa mia.”
PEDALARE
Ciclisti
2.0
LA NUOVA TENDENZA È SCOPRIRE IL TERRITORIO IN SELLA ALLE MOUNTAIN BIKE ELETTRICHE. VIAGGIO IN QUESTA DISCIPLINA A METÀ TRA LO SPORT E IL TURISMO. testo e foto di Andrea Bonavita
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Quando mi venne proposto un giro in mountain bike elettrica, qualche mese fa, lo presi quasi per uno scherzo. “Ma dai, hanno montato un motorino elettrico su una mountain bike?” Ebbene sì, nessuno scherzo. L’e-bike, così si chiama, vanta moltissimi appassionati in tutta Europa, giovani e meno giovani. Ammetto che dopo alcune perplessità iniziali mi sono fatto rapire dalla facilità del mezzo e di tutti
L’E-BIKE PERMETTE DI INOLTRARSI NEL BOSCO SENZA ARRECARE TROPPO DISTURBO ALLA FAUNA LOCALE E ARRIVARE AD ADDENTRARSI FINO ALLA FORESTA DELLA LAMA, CON I SUOI CORSI D’ACQUA E OMBREGGIATA DA ALBERI SECOLARI.
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i vantaggi che il motore elettrico può offrire, principalmente in salita o in terreni particolarmente accidentati e soprattutto se non si è ciclisti allenati. Le e-bike possono essere utilizzate in qualsiasi percorso adatto alle loro cugine muscolari in quanto vantano soluzioni tecnologiche davvero all’avanguardia, sia per quanto riguarda il telaio della bici, in cui alluminio e carbonio la fanno da padrone, sia per quanto riguarda freni idraulici a disco e sospensioni anteriori e posteriori. Il motore e la batteria poi, garantiscono un’autonomia che varia dai 40 agli 80 km a seconda del peso del ciclista e del tipo di percorso. Nel nostro territorio, dal mare alla collina fin dentro al Parco delle Foreste Casentinesi, esistono diverse realtà associative che si occupano proprio di divulgare questo nuova disciplina a metà tra lo sport e il turismo. Luigi Barilari, fondatore dell’associazione BikeTo, racconta: “La grande autonomia e la manegge-
volezza ne fanno un mezzo ideale per scoprire luoghi nascosti e remoti con un livello accettabile di fatica fisica ma al contempo divertendosi e godendo del panorama circostante, infatti il mio motto è ‘Per puro divertimento’ e spesso si finisce a tavola davanti ad un piatto di cappelletti o tagliatelle. I miei percorsi – continua – vanno dal mare alla montagna, proprio perché sono convinto che le meraviglie della Romagna siano tra le più varie, accompagno turisti dal mare fino ad arrivare in Campigna passando dalle colline di Predappio, Bertinoro e Meldola, facendo conoscere loro un territorio che di solito non è prettamente turistico e quindi proprio per questo, carico di fascino agli occhi di un francese o un americano”. Accompagnatori preparati e debitamente formati per far divertire in totale sicurezza questi ciclisti 2.0, organizzano infatti ogni weekend, ma anche con cadenza infrasettimanale, uscite di gruppo in cui è possibile affittare l’e-bike
senza preoccuparsi di null’altro. Massimo Casadei dell’associazione Enjoy Bagno di Romagna che racchiude una rete di strutture turistiche che vanno da Bagno a Premilcuore e che si occupano di promuovere il territorio anche grazie a questo straordinario mezzo, spiega: “Con l’ausilio di diversi tour operator italiani e stranieri, organizziamo pacchetti di viaggio su misura per questa attività, grazie a collaborazioni con infrastrutture presenti nel nostro territorio come terme, agriturismi e hotel che, lavorando in simbiosi, permettono di far conoscere il nostro appennino a migliaia di ciclisti che ogni anno vengono a farci visita e richiedono di visitare non solo la costa marittima ma anche l’entroterra, ricco di storia, natura e gastronomia.” Sull’onda di questa tendenza, nelle montagne dell’appennino tosco-romagnolo si è tenuto il primo raduno di e-bike grazie proprio alle associazioni Fumaiolo Slow Emotion, Bike To, Outdoor Romagna, e Enjoy Bagno di Romagna. In quei giorni è stato possibile per tutti provare le e-bike, vedere le novità del momento e prendere parte a seminari sul tema o partecipare a una delle tante escursioni in programma che sono partite da Bagno di Romagna, Verghereto e Santa Sofia con vari itinerari di
diverse difficoltà e durata. Enrico Volpe e Alessandro Massa fanno parte di Outdoor Romagna, una giovane e promettente realtà sportiva che opera principalmente attorno al bacino del lago di Ridracoli e che oltre alle e-bike organizza anche uscite in canoa sul lago. Ci raccontano che: “Un’uscita in e-bike può durare da alcune ore fino a tutta la giornata, facendo tappa di quando in quando per fare uno spuntino, scattare delle foto o godersi il panorama. I percorsi che abbiamo tracciato attorno alla diga di Ridracoli infatti, sono molti e molto variegati. Abbiamo fatto in modo da avere vari livelli di difficoltà, dai principianti ai più esperti in modo da poter accontentare tutti”. Alessando continua: “Crediamo molto nel nostro progetto perché la richiesta di queste nuove biciclette è in forte aumento, infatti nel 2016 l’incremento delle vendite di questo settore è stato del 120%. In un mercato ormai saturo come quello delle mountain bike sono numeri da capogiro. In Italia ci sono alcune limitazioni in termini di velocità, infatti le e-bike per essere a norma con il codice della strada non possono superare i 25 km/h e devono essere a pedalata assistita, quindi senza acceleratore al manubrio. Insomma, se
“I PERCORSI CHE ABBIAMO TRACCIATO ATTORNO ALLA DIGA DI RIDRACOLI, SONO MOLTI E MOLTO VARIEGATI. ABBIAMO FATTO IN MODO DA AVERE VARI LIVELLI DI DIFFICOLTÀ, DAI PRINCIPIANTI AI PIÙ ESPERTI COSÌ DA POTER ACCONTENTARE TUTTI.”
non pedali il motore non ti aiuta.” Il Parco delle Foreste Casentinesi e il lago della diga di Ridracoli offrono panorami e percorsi ideali per la bicicletta elettrica, che muovendosi in silenzio permette di inoltrarsi nel bosco senza arrecare troppo disturbo alla fauna locale e arrivare ad addentrarsi fino alla foresta della Lama, immersa nei suoi corsi d’acqua e ombreggiata da alberi secolari. L’entroterra romagnolo insomma, sembra fatto apposta per l’e-bike, la vicinanza con il mare, la meravigliosa cucina, i vini e le dolci colline che fanno mutare il panorama ad ogni curva fanno si che questo territorio sia terreno fertile per questa attività turistico/sportiva che richiama già ogni anno migliaia di turisti da tutta Europa.
NELLA PAGINA A SINISTRA, MASSIMO CASADEI DI ENJOY BAGNO DI ROMAGNA. IN ALTO, LUIGI BARILARI DELL’ASSOCIAZIONE BIKETO.
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ABITARE
Dimora
E ATELIER KEVIN BRAVI CI APRE LE PORTE DELLA VILLA DI FAMIGLIA IMMERSA NELLE COLLINE BERTINORESI DOVE NASCONO LE COLLEZIONI DELLA SUA X’S MILANO. di Francesca Miccoli / ph Giorgio Sabatini
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U IN APERTURA E IN QUESTA PAGINA, L’ESTERNO DELLA VILLA. NELLA PAGINA ACCANTO KEVIN BRAVI NELL’ATELIER CON IL CENTRO BENESSERE PER GIORNALISTI E BUYER INTERNAZIONALI.
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Una dimora storica immersa nel rigoglioso verde delle colline bertinoresi. Una villa risalente al XVI secolo, un tempo appartenuta a nobili governatori del papato, oggi adibita a residenza privata, a showroom e sede degli uffici commerciali della X’s Milano, affermata griffe di abbigliamento femminile. Un’ambientazione da fiaba a far da sfondo a un’avventura imprenditoriale in cui valori umani e abilità professionali si intrecciano in un connubio di rara efficacia. Un viaggio partito da Forlimpopoli a metà degli anni Settanta alla conquista del mondo. A spalancarci le porte di casa è il giovane Kevin, vice presidente di X’s, erede di Annamaria ed Eris Bravi, artefici di un piccolo miracolo imprenditoriale made in Romagna. Sorriso solare ed eloquio forbito, modi eleganti e al tempo stesso smitizzanti, Kevin riflette nell’esteriorità lo stile e il fascino che
contraddistinguono il marchio di famiglia. “La villa di 4.000 mq è adagiata in un parco di 11 ettari – racconta il 31enne, da inizio anno presidente dei Giovani Industriali dell’Emilia-Romagna. – Per il restauro sono stati necessari ben 14 anni”. Bravi junior ci accoglie nello showroom, al cui interno si trovano un centro benessere con sauna, bagno turco, area fitness, centro massaggi, una piscina a sfioro riscaldata con idromassaggio per gli ospiti: giornalisti internazionali e top dealer per l’Italia. Tutt’intorno un’atmosfera magica alimentata dal potere rilassante del continuo f luire dell’acqua e da un conciliante volo di rondini che aleggia sospeso sulla piscina, originale installazione già esposta al MoMa di New York. Un’ampia vetrata separa la grande vasca dalla piscina esterna, utilizzata per scenografiche sfilate sull’acqua. Kevin, “cresciuto in mezzo ai tessuti”, ha sviluppato fin da
bambino una sensibilità che gli consente apprezzare il bello nelle sue molteplici declinazioni: arte, architettura, moda ma anche natura. A partire dalla splendida vegetazione che abbraccia la villa: un terreno fertile da cui nascono olio e vino, gemme di un giardino che in primavera profuma di gelsomino e limone. Un autentico paradiso in cui il giovane torna sempre volentieri. “Risiedere nel quartier generale di X’s Milano, significa non ‘staccare’ mai, per questo di recente ho scelto di vivere a Forlì, in un ambiente più raccolto e facile da gestire”. Prendere le redini dell’attività di famiglia è stata una scelta naturale ma non scontata. “Essendo figlio unico ho avvertito la responsabilità verso l’azienda e le famiglie che lavorano con noi. Amo follemente la gestione delle vendite e il marketing. Non ho invece una grande competenza sulla modellistica”. Kevin ha iniziato a frequentare l’azienda a
ALL’ INTERNO SI TROVANO UN CENTRO BENESSERE PER GIORNALISTI INTERNAZIONALI E TOP DEALER. TUTT’INTORNO UN’ATMOSFERA MAGICA ALIMENTATA DAL POTERE RILASSANTE DEL CONTINUO FLUIRE DELL’ACQUA E DA UN CONCILIANTE VOLO DI RONDINI.
16 anni, facendosi poi le ossa anche in showroom di altri marchi “per comprendere il mercato e imparare a differenziare il business”. Diversificare è un termine ricorrente sulle labbra di Bravi jr, che ha avviato due start-up: “la prima si occupa delle biotecnologie nel settore moda e vendite internazionali sul web, la seconda di ricerca e sviluppo di immobili per i grandi marchi del food and beverage. Innovare ti consente di trasformare un possibile conflitto generazionale in solida e proficua alleanza”. Illustrando la dimora di famiglia, permeata dalla sensibilità dei coniugi Bravi, il giovane palesa grande stima per i genitori. “La casa ha una doppia anima. La parte lavorativa è improntata alla modernità con impianti controllati in domotica. L’ala abitazione è invece caratterizzata da arredi stile impero. Ci sono arazzi, affreschi, dipinti di artisti della zona. I tessuti e le coperture degli imbottiti sono stati selezionati da mia madre, che al pari di papà ama lo stile liberty, i mosaici, i lampadari di Murano, le specchiere gigantesche. Nei rivestimenti interni dominano i colori primari ma anche l’oro. Molti complementi d’arredo sono cadeau dei nostri viaggi: tappeti, cuscini, oggetti d’artigianato”. Nella antica dimora si respira anche l’impronta di Kevin, innamorato dei letti a baldacchino. “Nel tempo questa casa diventerà mia dimora stabile e verrà sfruttata
maggiormente per eventi culturali”. Il prestigioso incarico in Confindustria ha rivoluzionato le giornate e forgiato il carattere del giovane imprenditore. “Mi sono sempre riconosciuto nei principi associativi. Il nuovo ruolo mi ha permesso di intrecciare molti rapporti, fonte di preziosi interscambi culturali, e ampliare i miei orizzonti. Avverto la responsabilità ma altresì l’orgoglio di rappresentare 1100 associati, primo presidente espressione della nostra Provincia dopo ben 35 anni”. Bravi è legatissimo alla sua terra. “X’s Milano por-
ta l’italianità nel mondo: tutta la produzione è concentrata tra Bologna e Gambettola. Quando molte aziende hanno optato per l’offshoring, noi abbiamo scelto di rimanere ‘a casa’, costretti a reinvestire i guadagni di anni. Ma la successiva crescita ci ha ripagato”. Il futuro è alle porte. “Vorrei concentrarmi sulle attività che più amo, intrecciando le capacità imprenditoriali del nostro gruppo con la valorizzazione del nostro splendido territorio. Anteponendo la qualità della vita, ai semplici benefici economici.” IN MAGAZINE
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ARAN CUCINE A CESENA IL NUOVO STORE UFFICIALE
HA APERTO IN VIA GUARNERI 207 A CESENA, LO STORE UFFICIALE DI ARAN CUCINE, MARCHIO NOTO A LIVELLO INTERNAZIONALE, IN CUI SI OFFRONO AL CLIENTE NUMEROSI SERVIZI INNOVATIVI E GRATUITI.
IN ALTO E ACCANTO, DETTAGLI DELLO STORE A CESENA. NELLA PAGINA A FIANCO, I DUE TITOLARI: PIETRO CARLÀ E GIANNA PAGANELLI.
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A maggio, nel corso di un evento d’eccezione che ha visto protagonista il noto chef televisivo Damiano Carrara, è stato inaugurato il nuovo store ufficiale di Aran Cucine a Cesena, il primo in EmiliaRomagna. Uno showroom innovativo e di design, in cui è possibile esplorare le ultime collezioni di cucine presentate al Salone del Mobile di Milano. Cucine, certo, ma non solo: l’imprenditore romagnolo e curatore dello store cesenate, Pietro Carlà, ha voluto trasmettere questi valori creando un luogo dove, oltre all’esposizione della collezione, si offrisse al cliente un contributo a livello di progettazione, interior design e servizio esclusivo, con promozioni uniche, rendering in 3D fotorealistici per poter vedere la propria cucina ancora prima di acquistarla, servizio di in-
terior design e home staging, consulenza di ristrutturazione. Questi sono alcuni tra i servizi più richiesti, che vengono offerti gratuitamente. Aran Cucine è un’azienda unica nel suo genere. Per anni si è aggiudicata il premio come miglior marchio di cucine a livello mondiale, ai Superbrands Awards: un premio di grande prestigio, riconosciuto a livello internazionale. I Superbrands Awards premiano l’impegno dei brand più prestigiosi e di chi continua ad investire sui valori di brand, mettendo il rispetto e la sostenibilità al centro delle proprie strategie di crescita, valutando le performance di marca che hanno evidenziato valori di eccellenza. Infatti, quelle di Aran Cucine sono le cucine italiane più acquistate all’estero: l’azienda ha 1.500 punti vendita nel mondo, di-
slocati in 120 paesi nei 5 continenti. Una vera e propria ambasciatrice del Made in Italy. L’ascesa del marchio si deve a Renzo Rastelli e alla sua geniale idea del pacco piatto: una soluzione che consente di stivare ben quaranta cucine in un solo container. Questo permette un evidente vantaggio competitivo, che permette di mantenere comunque la produzione nella zona industriale di Atri (Teramo), in Abruzzo. Artigianato di grande scuola, tecnologia all’avanguardia e design innovativo sono elementi cruciali del saper fare italiano: un prezioso talento, un’eredità che Aran Cucine promuove e porta avanti con grande passione. Nello Store cesenate di Aran Cucine, fortemente voluto da Pasquale Consola, Direttore Commerciale Italia, e Stefano Pomarico, Area Manager Ita-
ADVERTORIAL
RENDERING IN 3D FOTOREALISTICI PER POTER VEDERE LA PROPRIA CUCINA ANCORA PRIMA DI ACQUISTARLA, SERVIZIO DI INTERIOR DESIGN E HOME STAGING, CONSULENZA DI RISTRUTTURAZIONE. QUESTI SONO ALCUNI TRA I SERVIZI PIÙ RICHIESTI, CHE VENGONO OFFERTI GRATUITAMENTE.
lia, il servizio al cliente è messo al primo posto per rendere l’acquisto della cucina un momento indimenticabile. Ogni dettaglio è curato, ogni gusto o desiderio intercettato grazie all’offerta variegata, dalle linee classiche alle più moderne, dal-
le finiture in legno al cemento e agli effetti materici, giocando con infinite tonalità di colori: brillanti e nuances, metallizzate, mat, naturali e pastello. Ma non solo: le cucine Aran sono pensate per fornire soluzioni intelligenti, spazi ottimizzati e dettagli tecnologici e di design come piani più profondi, zoccolo rialzato, top più spaziosi. Grazie alla produzione diretta di top e di falegnameria sarà possibile acquistare una cucina davvero su misura, per adattarla perfettamente a ogni tipologia di spazio e di ambiente. La nuova collezione ha proprio lo scopo di valorizzare uno degli ambienti più preziosi della casa, un luogo in cui dedicarsi alla preparazione dei pasti, ma anche in cui vivere momenti di felicità insieme ad amici e persone care. Nelle
cucine italiane gli ingredienti segreti e le ricette si passano di generazione in generazione, si creano preziose memorie famigliari che ci accompagnano per tutta la vita. Lo Staff di Aran Store Cesena, forte della sua esperienza ventennale nel mondo dell’arredo e nell’uso di programmi di render di ultima generazione, è capace di disegnare gli spazi a misura dei sogni del cliente. Aran Cucine è dotata di una solida etica aziendale: il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente sono al primo posto. L’impegno verso l’ambiente e la tutela dei valori etici e sociali delle comunità che vivono nelle foreste, tramite un comportamento più responsabile e un uso sostenibile delle risorse del pianeta, è testimoniato dalla certificazione FSC (Forest Stewardship Council).
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ASCOLTARE
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D'AUTORE RAVENNA FESTIVAL DI NUOVO “IN TRASFERTA” A FORLÌ CON DUE EVENTI DA NON PERDERE: UN OMAGGIO A LUCIO BATTISTI E IL CONCERTO DI UTE LEMPER, AL TEATRO DIEGO FABBRI.
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di Anna Chiarini
Due appuntamenti sotto il segno della canzone e song d’autore… con un tocco di jazz: così Ravenna Festival torna a Forlì per i concerti in programma il 9 e il 16 luglio al Teatro Diego Fabbri, grazie al sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Cariromagna. La voce da crooner di Peppe Servillo, accompagnato da cinque jazzisti eccellenti, celebrerà Lucio Battisti – il più intimo, lirico e personale dei cantautori italiani – in un percorso al crocevia fra improvvisazione jazz e mondo della canzone, con ritmi avvolgenti dal sapore latino, ma soprattutto l’emozione della grande musica. Altra inconfondibile voce, altre storie da raccontare: il secondo appuntamento è con Ute Lemper, capace di viaggiare – andata e ritorno – dall’intrattenimento seducente di Hollywood e Broadway fino alla protesta, all’insofferenza e all’impegno politico che affiorano nelle canzoni di Tom Waits e Bob Dylan. L’hanno fatto con Modugno e con Celentano, l’anno scorso erano a Forlì con tutte le donne di Faber; questa volta l’appassionato ripasso generazionale di Peppe Servillo & Co. IN MAGAZINE
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NELLA PAGINA PRECEDENTE, UTE LEMPER, CONSIDERATA LA NUOVA DIETRICH. QUI SOTTO, PEPPE SERVILLO & CO. PER IL RAVENNA FESTIVAL FARANNO UN OMAGGIO ALLA MUSICA DI LUCIO BATTISTI.
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sceglie Lucio Battisti, a vent’anni dalla scomparsa del cantautore. Alle 21 di lunedì 9 luglio, Pensieri e parole è un omaggio in venti canzoni, da Il mio canto libero a E penso a te, dal Mogol dei tempi d’oro a Panella e la svolta più enigmatica di Lucio. “Si corre il rischio di museificare certi grandi autori – nota Servillo –, mentre è necessario riproporli, non solo per nostalgia e passatismo. Battisti era popolare e sofisticato, italiano e solitario, costruttore e inventore di una canzone che resta intimamente patrimonio di tutti: cantarlo significa rileggere una nostra storia minore e quotidiana che tanto ci suggerisce e commuove.” Accanto all’eclettico frontman cinque fra i migliori jazzisti in attività: sax e arrangiamenti di Javier Girotto, Fabrizio Bosso alla tromba, Furio Di Castri al contrabbasso, Rita Marcotulli e Mattia Barbieri rispettivamente pianoforte e batteria. Una settimana più tardi, lunedì 16 luglio sempre alle 21 al Fabbri, va in scena l’America: per Glamour and Rage in America Ute Lemper si fa interprete delle contraddizioni del sogno americano, su note e versi di Cole Porter, Tom Waits, Bob Dylan, Charles Bukowski, Philip Glass. Così, dopo aver ridato vita alle
“BATTISTI ERA POPOLARE E SOFISTICATO, COSTRUTTORE E INVENTORE DI UNA CANZONE CHE RESTA INTIMAMENTE PATRIMONIO DI TUTTI: CANTARLO SIGNIFICA RILEGGERE UNA NOSTRA STORIA MINORE E QUOTIDIANA CHE TANTO CI SUGGERISCE E COMMUOVE.”
eroine della canzone mitteleuropea, questa personalità artistica già leggendaria canta l’America compiaciuta di se stessa e l’America sdegnata, l’America che innalza eroi e che li precipita. D’altra parte Ute Lemper, nata a Munster ma trapiantata a Manhattan, è stata spesso definita la nuova Dietrich e, parlando del proprio rapporto con la divina Marlene, ha sottolineato “sono sradicata come lo era lei, un’espatriata con una relazione complicata con la Germania e innamorata di tanti altri Paesi, compresi l’America e la Francia”. Quale guida migliore per questa tappa nel ricco itinerario della XXIX edizione di Ravenna Festival – intitolata We Have a Dream – attraverso lo sconfinato paesaggio musicale americano?
SUONARE
Antica ma
GIOVANE
LA MUSICA BAROCCA E PREBAROCCA RISUONA GRAZIE A UNA NUOVA GENERAZIONE DI TALENTUOSI MUSICISTI. GIULIA RICCI, 24 ANNI, RACCONTA LA SUA PASSIONE PER L’ORGANO E CLAVICEMBALO.
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di Dolores Carnemolla / ph Tommaso Guermandi
Lo scorso anno è volata fino in Catalogna per aprire il Festival Internacional de Organos de Poblet e con i suoi concerti nelle chiese forlivesi ha animato la rassegna del Soroptimist Club Forlì dedicata agli Organi di Callido (il famoso organaro veneto di fine Settecento). Giulia Ricci, 24 anni, pianista, organista e clavicembalista, è la viva espressione della passione per il repertorio antico capace ancora di affascinare tanti giovani musicisti. Il suo primo contatto con la musica è avvenuto casualmente – come ci racconta lei stessa – incoraggiata dalle maestre d’asilo allo studio del pianoforte. “Quando nel 2010 è stata aperta la prima cattedra di organo all’Istituto Musicale Masini in cui studiavo, non ho esitato ad iscrivermi affascinata dallo strumento che già suonavo da quando avevo otto anni, nella mia parrocchia a Terra del Sole. Un luogo fondamentale per me, perché lì per la prima volta mi sono confrontata con gli strumenti settecenteschi presenti in chiesa. Da adolescente passavo ore all’organo, rapita dall’incanto del suono che sprigionava”. Giulia ha poi incontrato il cla-
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vicembalo, al Conservatorio di Pesaro dove la giovane musicista ha avviato un percorso che in brevissimo tempo l’ha portata ad ottenere diversi riconoscimenti – come al Concorso Europeo di Pesaro nel 2017 – e a fare esperienze di perfezionamento di respiro internazionale. “La prosecuzione dei miei studi di clavicembalo, al Conservatorio di Firenze, è stata naturale – continua Giulia – Qui ho la possibilità di stare a contatto con una città culturalmente ricchissima e di studiare con Alfonso Fedi, erede della grande scuola di Gustav Leonhardt. La difficoltà maggiore è che si fatica a concepire gli strumenti antichi come creatori di una musica fruibile da tutti. Troppo spesso si pensa a questo repertorio come destinato ad una ristretta cerchia di intenditori, invece non è così. Con la rassegna dedicata agli organi Callido, per la prima volta – spiega – ho constatato la necessità di un contatto reale con il territorio e la risposta del pubblico forlivese è stata calorosa ed interessata, oltre ogni aspettativa. Mi capita anche di sentir dire che l’organo e soprattutto il clavicembalo sono strumenti che non hanno possi-
SOPRA, GIULIA RICCI MENTRE SUONA IL CLAVICEMBALO E, NELLA PAGINA SEGUENTE, L’ORGANO.
“TROPPO SPESSO SI PENSA A QUESTO REPERTORIO COME DESTINATO AD UNA RISTRETTA CERCHIA DI INTENDITORI, INVECE NON È COSÌ. SIAMO NOI A DOVER RESTITUIRE ALLA GENTE UNA MUSICA IN GRADO DI PARLARE ANCORA CON UN LINGUAGGIO SENZA TEMPO.”
bilità dinamiche. Invece ciò che tiene legati noi tastieristi antichi ai nostri strumenti è proprio la possibilità di contatto diretto con
la meccanica: nell’organo, con il ventilabro che apre la colonna d’aria; nel clavicembalo, con la penna che pizzica la corda. Su questo transitorio di attacco si gioca tutto: come una fiamma che può essere accesa energicamente o sviluppata a partire dal nulla. È questo il nostro microcosmo espressivo”. Quando chiedo a Giulia quali sono i suoi progetti per il futuro risponde che spera di veder superato lo scoglio che ancora esiste fra il pubblico e la musica antica. “Il cambiamento deve partire da noi musicisti – dice – perché siamo noi ad avere l’obbligo di metterci in gioco in prima IN MAGAZINE
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persona per restituire alla gente una musica in grado di parlare ancora con un linguaggio senza tempo”. A Cesena, a tener viva la musica antica sono i corsi del Conservatorio. Come? Ce lo racconta il professore e violinista Gabriele Raspanti, coordinatore del dipartimento di musica antica del Conservatorio Maderna di Cesena. “All’interno del Conservatorio – diretto dal maestro Paolo Chiavacci – dal 2010 è attivo un Dipartimento di Musica Antica che comprende le cattedre di violino e violoncello barocco, 48
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ph Gianmaria Zanotti
AL DIPARTIMENTO DI MUSICA ANTICA DEL CONSERVATORIO DI CESENA ARRIVANO STUDENTI DA OGNI PARTE D’ITALIA E DEL MONDO. L’ENSEMBLE I MUSICI MALATESTIANI È NATO PER SENSIBILIZZARE SEMPRE DI PIÙ IL PUBBLICO ALL’ASCOLTO DI QUESTO REPERTORIO.
clavicembalo, liuto, flauto dolce, oboe e canto. I docenti sono stati scelti attraverso una procedura di concorso che ha permesso di selezionare i migliori musicisti che operano oggi nell’ambito della musica antica – dice Raspanti –. Gli studenti non arrivano solo dalla Romagna ma da ogni parte d’Italia e del mondo, anche attraverso il programma Erasmus. Il cospicuo numero di questi musicisti ha permesso di costituire un ensemble, i Musici Malatestiani, con lo scopo di sensibilizzare sempre di più il pubblico all’ascolto della musica antica, anche proponendo musiche e autori meno conosciuti. Da sempre la musica antica è considerata un àmbito di nicchia e in questo senso – continua il professor Raspanti – il rapporto con il territorio è fondamentale per un’istituzione che non voglia chiudersi nella sua torre d’avorio. Così ogni anno vengono organizzati eventi per diffondere il verbo della musica antica: concerti e lezioni pubbliche in ogni luogo dove ci si possa raccogliere ad ascoltare le composizioni antiche giunte fino a noi”.
Appuntamenti con la MUSICA ANTICA Il calendario estivo del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Cesena è particolarmente ricco: a giugno si svolge la masterclass di Alessandro Tampieri, primo violino dell’Accademia Bizantina, in cui vengono approfonditi alcuni aspetti della letteratura violinistica barocca. Il 29 giugno si terrà un concerto a Palazzo Ghini, che sarà l’esito finale di un laboratorio sulla vocalità italiana fra fine ‘600 e inizi del ‘700. Dal 4 al 7 luglio Carmen Leoni, alla chiesa di San Domenico, terrà un seminario sulla musica sacra vocale di Dietrich Buxtehude. Il 6 luglio due studentesse del Dipartimento si esibiranno con il gruppo del conservatorio con un programma settecentesco, strumentale e vocale.
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ASSICAMP TRE GENERAZIONI DI ASSICURATORI
DA 70 ANNI LA FAMIGLIA CAMPANINI GESTISCE, TRAMITE LA SOCIETÀ ASSICAMP, L’AGENZIA ASSICURATIVA GENERALI DI FORLÌ, IN CORSO MAZZINI 8.
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È sul mercato da 70 anni, nel suo DNA la forza del Toro e del Leone e una professionalità dedita alla mission del servizio. La storia di Assicamp, la società che gestisce l’agenzia assicurativa Generali di Forlì (in corso Mazzini 8), pulsa, infatti, della linfa di due grandi compagnie italiane e si distingue per il valore aggiunto di un’attenzione sartoriale al cliente. Con questo bagaglio alle spalle, l’agenzia è giunta nel 2018 a tagliare il traguardo dei suoi primi 70 anni di attività. Filo rosso e motore della sua crescita è stato un nome: Campanini. Quello di agente è un mestiere tramandato di padre in figlio, a partire da Delio Campanini, che nel 1948 ricevette l’allora denominato brevetto di nomina ad agente generale per avviare a Forlì, in centro storico, la Compagnia Anonima di Assicurazione di
Torino. Nata nel 1833 e già forte di una tradizione che la vedeva come una delle prime compagnie su scala nazionale, la Compagnia divenne poi Toro Assicurazioni. Il testimone della sede forlivese passò, nel 1956, a Giorgio Campanini e al fratello Bruno (figli di Delio), con un primato speciale da vantare per Giorgio, quello di agente Toro più giovane d’Italia, conseguito con la nomina del 1961. Oggi, a tenere le redini di Assicamp è Claudio Campanini, figlio di Giorgio. Con un indirizzo iniziale rivolto alle sole polizze contro i danni causati da incendio agli immobili e per i trasporti, l’agenzia proseguì il suo consolidamento partendo da un portafoglio di contratti pari a 17 milioni di vecchie lire, negli anni ’60. L’espansione degli anni ’80 vide la realtà assicurativa arricchirsi delle tre sub-agenzie di Meldola,
Predappio e Dovadola e corroborarsi con un team sempre più ampio di collaboratori. Negli anni ’90, anche l’attuale titolare di Assicamp divenne parte della squadra. “Quello che ha fatto di noi, nel tempo, una presenza stabile e affidabile sul territorio – osserva Claudio Campanini –, è la vocazione al servizio, che da tre generazioni ci dà la motivazione di mettere il nostro know-how a disposizione di ogni risvolto della vita quotidiana del cliente.” Una professionalità che non ha mancato di attirare l’attenzione del gruppo assicurativo Generali, la prima compagnia italiana, che nel 2004 ha assorbito Toro Assicurazioni. “Essere diventati parte della galassia di Assicurazioni Generali – continua Campanini –, ci ha aperto opportunità prima inimmaginabili. Dal Toro, il
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“ESSERE DIVENTATI PARTE DELLA GALASSIA DI ASSICURAZIONI GENERALI, CI HA APERTO OPPORTUNITÀ PRIMA INIMMAGINABILI. DAL TORO, IL NOSTRO SIMBOLO È DIVENTATO IL LEONE DEL MAGGIORE GRUPPO ASSICURATIVO NAZIONALE, CHE CI PERMETTE OGGI DI VENIRE INCONTRO A QUALSIASI ESIGENZA ASSICURATIVA E FINANZIARIA.”
nostro simbolo è diventato il Leone del maggiore gruppo assicurativo nazionale, che ci permette oggi di venire incontro a qualsiasi esigenza assicurativa e finanziaria.” Alla luce della fusione di un business originariamente specializzato in retail con quello incentrato sul corporate del grande marchio nazionale, Assicamp attualmente consta di un team di una decina di persone, tra impiegati e collaboratori, e offre i propri servizi a circa 3500 clienti. Senza però rinunciare a un’indipendenza che è il pilastro dell’approccio sartoriale consolidato in 70 anni. È per questo che, nel 2013, è stata creata GAAT Service, una struttura assicurativa nata dall’iniziativa degli ex agenti Toro Assicurazioni per avere l’opportunità di offrire un ventaglio di prodotti, servizi e idee all’avanguardia, conferendo anche una maggiore autonomia alla propria presenza sul mercato. Ma i traguardi e i successi sono arrivati innanzitutto grazie al volto umano di Assicamp: “Oltre alla validità dei prodot-
ti, quello che ci distingue dal mondo assicurativo di massa, dalla vendita diretta delle compagnie, dalle grandi strutture commerciali e dalle polizze web è la nostra presenza continuativa, in carne ed ossa, nel centro di Forlì. Seguiamo il cliente instaurando un rapporto di familiarità e fiducia e proponendo soluzioni personalizzate per necessità di qualunque tipo, dall’attività professionale alle cose più care: la famiglia, la salute, la casa, i risparmi e il futuro. Senza dimenticare la mobilità, dove sono previste formule specifiche e personalizzate per un utilizzo ecologico dell’auto”. Insieme a una gamma di pro-
dotti finanziari unici, come anche polizze sanitarie, di responsabilità civile professionale e di rischi finanziari, la filosofia dell’agenzia non tralascia l’impegno sociale: con il progetto “Protezione Solidale Generali”, una percentuale di ogni nuova soluzione assicurativa per la casa o l’azienda viene destinata alla ricostruzione di zone colpite da calamità naturali. “Con Generali Italia e GAAT Service – conclude Campanini –, possiamo ancora cavalcare quelle eccellenze professionali raggiunte grazie a un lavoro serio e puntuale. E il servizio resta il punto di riferimento che continua a renderci vincenti.”
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OSARE
45 anni di
SUCCESSI GOLLINUCCI FESTEGGIA L’ANNIVERSARIO CON OTTIMI NUMERI. UN’IMPRESA CHE HA SAPUTO CAMBIARE PER COGLIERE LE NUOVE OPPORTUNITÀ DEL MERCATO MONDIALE.
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di Roberta Invidia
Una storia lunga 45 anni, un passaggio generazionale, dal fondatore Alberto (oggi presidente) al figlio Giacomo, completato con successo e un marchio tutto nuovo che negli ultimi 5 anni è cresciuto del 50% con un livello di export che tocca il 75% della produzione e copre 40 Paesi dall’Europa all’Australia, dal Canada alla Cina. Gollinucci, azienda leader nella progettazione e produzione di accessori per cucine e bagni di Cesena, non poteva festeggiare meglio questo
A FIANCO, DA SINISTRA GIACOMO E ALBERTO GOLLINUCCI, RISPETTIVAMENTE CEO E PRESIDENTE DELL’AZIENDA OMONIMA CHE HA COMPIUTO 45 ANNI.
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importante traguardo. Lo scorso mese di maggio ha aperto le porte della sede di via Rondani per un Open Day dedicato a dipendenti e amici e con un ospite d’eccezione: il pilota della Ducati Michele Pirro, che ha svelato la propria Ducati numero 51, con la quale nell’ultima gara Civ ha segnato il record del circuito al Mugello. Gollinucci è proprio tra gli sponsor Ducati. “Nel 2015 – dice Giacomo Gollinucci, Ceo – abbiamo fatto un passo importante, siamo passati
dal nome Romagna Plastic, che ricordava troppo la plastica e troppo una dimensione locale, al marchio Gollinucci. Per noi non è stato abbandonare la nostra identità ma anzi esaltarla perché Gollinucci racconta la storia della nostra famiglia e della nostra impresa che ha saputo evolversi non solo con il passaggio a un brand e prodotti di fascia più alta con un grande contenuto di design ma anche con l’arrivo dei manager in azienda e l’apertura verso nuovi mercati”.
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SCOPRIRE
La storia
RITROVATA CINQUANTACINQUE LASTRE FOTOGRAFICHE, RECUPERATE PER CASO DA MICHELA MAZZOLI, SVELANO LA CESENATICO INEDITA DI FINE OTTOCENTO E RIPORTANO ALLA LUCE LE MEMORIE DI FAMIGLIA DEGLI ORSI MANGELLI. di Umberto Pasqui / ph Archivio storico Tank Sviluppo Immagine Forlì
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Volti che riemergono da un tempo perduto. Una spedizione corale per ridar loro un nome. Una città balneare che riaffiora nella sua veste più antica. Dimore signorili ora scomparse. Sembra una storia di fantasmi, e potrebbe esserlo. Cinquantacinque lastre fotografiche, ritrovate quattro anni fa in un mercatino da Michela Mazzoli, artista del vetro e fotografa forlivese, hanno rappresentato un enigma per diversi mesi. A chi appartenevano? Di chi sono i volti ritratti? Per scoprirlo, occorre fare un passo indietro. Fin dalla sua nascita, nel 2009, l’asso-
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ciazione Tank Sviluppo Immagine di Forlì raccoglie materiale fotografico storico scoperto nei mercatini, ma anche tra quelle scovate nei cassetti dei soci. L’archivio conta oggi più di mille foto che si cerca di studiare e di catalogare per inquadrarle nel loro periodo storico. Il recupero di Michela Mazzoli (55 lastre negative di vetro, trattate con emulsione alla gelatina di bromuro d’argento dalle dimensione di 9x12 centimetri) s’innesta in questo solco, ponendo interrogativi sul “dove” e sul “chi” e cercando risposte lungo una traiettoria che sembra unire Forlì al mare. L’evidenza che riemerge dalle lastre, i negativi di una volta, è che si tratti di una storia familiare, di signori benestanti nella Belle Époque. Negli scatti si riconosce una residenza signorile e accanto ad essa s’intravede una casa colonica interamente dipinta. Si vedono immagini della famiglia in gita a Ravenna, a Roma, ma soprattutto a Cesenatico. Sono le prime foto che ritraggono le vacanze al mare di una ricca famiglia, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando al mare ci andavano solo i signori, ci andavano
QUI IN ALTO LA FOTO PIÙ ANTICA DEL PRIMO STABILIMENTO DI CESENATICO. SI RICONOSCE IL MOTIVO A CONCHIGLIA OGGI SCOMPARSO. ACCANTO, MICHELA MAZZOLI, AUTRICE DELLA SCOPERTA. NELLA PAGINA SEGUENTE, UNO SCATTO DI FAMIGLIA E LE CABINE IN LEGNO DI CESENATICO.
SONO LE FOTO PIÙ ANTICHE A OGGI CONOSCIUTE, CHE TESTIMONIANO L’EVOLUZIONE DI CESENATICO COME LOCALITÀ BALNEARE, CON LE CABINE IN LEGNO E IL PRIMO STABILIMENTO REALIZZATO NEL 1891, OGGI INGLOBATO NEL GRAND HOTEL DA VINCI.
vestiti di tutto punto e le dame si portavano gli ombrellini. E sono anche le prime foto in assoluto, le più antiche a oggi conosciute, che testimoniano l’evoluzione di Cesenatico come località balneare con le cabine in legno, piantate come palafitte a pochi metri dalla battigia, e con il primo Stabilimento balneare realizzato nel 1891 (oggi inglobato nel Grand Hotel Da Vinci). Si nota la sua forma originaria: un timpano circolare posto a ornamento della copertura, al centro del quale si trova una conchiglia. Questo elemento deve essere andato distrutto nei primissimi
tempi di vita della struttura, perché è rarissimo se non impossibile trovarlo in foto, anche da qui il valore di questo ritrovamento. Dopo la costruzione dello Stabilimento Balneare sulla terraferma, avrà inizio lo sviluppo della città turistica di Cesenatico. Con un primo Piano Regolatore, approvato nel 1903, il Comune definisce le caratteristiche della nuova marina a villini, che avrà nei decenni successivi una straordinaria espansione lungo la spiaggia, in direzione sud. Michela Mazzoli, originaria di Cesenatico, a questo punto non poteva lasciar perdere e approfondisce la ricerca che alla doIN MAGAZINE
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manda “di chi era il corredo fotografico?” ancora non aveva risposta. La storia procede come un vero e proprio lavoro d’investigazione. Intanto il collezionista Gianignazio Cerasoli rinviene altre sette lastre che rappresentano la stessa famiglia e vanno ad arricchire ancor di più il puzzle. Lo studio va avanti non senza difficoltà: se, infatti, sarà più semplice individuare il luogo, più complesso sarà capire chi fossero quelle persone ritratte nelle loro scene di vita quotidia-
LE LASTRE RISALGONO QUASI TUTTE AL PERIODO TRA IL 1890 E IL 1915. POI CAMBIERÀ LA MODA, LA TECNOLOGIA, LA GUERRA SMORZERÀ MOLTI SORRISI E CANCELLERÀ ALCUNI SFONDI DI QUELLE SCENE DI VITA DI UNA VOLTA, COME VILLA GISELDA, DISTRUTTA NEL 1944.
na con i loro abiti eleganti, le carrozze, le macchine fotografiche, oggetti di lusso per quell’epoca, e i balocchi dei bambini. A Natale del 2014 Mazzoli si serve di Facebook per lanciare il sasso nello stagno e pubblica la foto sbiadita in cui accanto ad una delle dimore si nota una casa colonica, tutta dipinta: “Chi la riconosce?”. La risposta definitiva si avrà all’Epifania, con il riconoscimento da parte di Loris Landi, che in quella casa era nato nel 1960. Era la casa dei custodi della villa Solieri, detta anche Villa Giannina, situata nell’angolo tra le vie Ca’ Rossa e Campo degli Svizzeri, a Forlì. I Solieri, infatti, quelli del medico insigne, abiteranno la villa in un periodo successivo rispetto a quello immortalato nelle lastre. Dopo lunghi confronti fisiognomici, tentativi appassionati e 56
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pieni di curiosità nel capire chi si celasse dietro quegli sguardi, ecco la risposta svelata dai documenti che testimoniano i passaggi di proprietà della villa: la famiglia rappresentata è quella del ramo secondogenito dell’importante dinastia degli Orsi Mangelli, cui la villa era appartenuta, composta dal conte Giuseppe, la moglie Flaminia Montenero e i figli Elena, Antonio, Alberto e Maria Elisabetta. Le foto sono state scattate quasi tutte tra il 1890 e il
1915, probabilmente dal conte Giuseppe. Poi cambierà la moda, la tecnologia e la guerra smorzerà molti sorrisi e distruggerà alcuni sfondi di quelle scene di una volta. Particolarmente preziosa è stata, infatti, l’individuazione di un importante edificio signorile caratterizzato da un’imponente scalinata. Difficile trovarlo, ora. Era la Villa Giselda, sulla via che collega Forlì a Cervia, atterrata dai bombardamenti nel 1944 e mai più ricostruita.
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MIRACLE IL DESTINO NEL NOME
“I NOSTRI ORIZZONTI SONO IN CONTINUA ESPANSIONE”, DICE FRANCESCO ANGELICCHIO PROPRIETARIO DI MIRACLE E PADRE DI UNA FAMIGLIA CON LO STILE NEL DNA.
IN ALTO, LO STAFF AL COMPLETO. NELLA PAGINA SEGUENTE, I SALONI DI MIRACLE E MIRACLE BARBER SHOP, E IL CENTRO ESTETICO KEOMA.
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È un’insegna dal sapore magicamente evocativo, a sintetizzare la missione di una famiglia di professionisti al servizio della bellezza. Un marchio di qualità che riunisce tre differenti saloni forlivesi: Miracle parrucchieri per uomo e donna (viale dell’Appennino 657), Miracle Barber Shop parrucchieri per uomo (via Punta di ferro 2/n) ed Estetica Keoma (viale dell’Appennino 602/b). Esercizi accomunati dalla medesima filosofia, dall’abilità e passione dei titolari e del loro staff, competenti e costantemente aggiornati sulle mode e le tendenze, abilissimi a valorizzare l’immagine di ogni cliente. Francesco ‘Frank’ Angelicchio è il capostipite di una famiglia con lo stile nel dna. “Ho iniziato l’attività all’inizio degli anni ’80, aprendo un negozio di acconciatore per soli uomini. Poi i cambiamenti del mercato, le nuove tendenze, la crescente attenzione dell’uo-
mo verso il proprio look ha indotto anche i rappresentanti del genere maschile a indirizzarsi verso l’acconciatrice.” Nel 2003 apre così Miracle, salone di acconciature per uomo e donna. Il parrucchiere da hair stylist si trasforma in vero e proprio consulente d’immagine. Ed è subito boom grazie al talento creativo di Francesco, a lungo direttore dell’Accademia di Forlì-Cesena e punto di riferimento per un’intera categoria di professionisti: “Il continuo incremento della clientela mi ha indotto a ottimizzare l’attività e ad aprire un secondo salone, dedicato ai soli uomini.” In viale dell’Appennino il testimone passa ai figli Jaico e Keoma, cresciuti tra piastre, phon e arricciacapelli, e animati dalla stessa passione che ha consentito a papà Francesco e a mamma Cinzia di affermarsi sui grandi palcoscenici dell’hair stylish. Il trend
non cambia: Miracle continua a essere sinonimo di qualità e prestazioni eccellenti. Anche grazie allo staff, giovane e dinamico, formato grazie al network Tagliati per il successo. “Cinque anni fa il salone è stato completamente rinnovato, trasformandosi in un grande open space, arredato in modo elegante e funzionale, con un’attenzione particolare alle esigenze della clientela”, spiega Jaico, da tempo docente di Accademia a Rimini e a Milano, a dispetto della giovane età. Nulla è lasciato al caso: l’area lavateste è sovrastata da un abbaino attraverso il quale è possibile ammirare le sfumature del cielo. Un rilassante punto luce che regala uno straordinario comfort e induce a immediato relax. Miracle non è solo un salone di acconciatura, ma un vero e proprio salone di bellezza. Un’oasi di relax dove dedicare un po’ di tempo a se stes-
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L’ATTENZIONE ALLA PERSONA si evince anche dall’allestimento di aree relax di Miracle e Miracle Barber shop: dall’angolo bar dove è possibile iniziare la giornata con una buona colazione, rilassarsi sorseggiando una depurante tisana o gustare un aperitivo, alla spa con sala massaggi, impreziosita dalla diffusione di musica e dalla cromoterapia. E ancora, la cabina dove sottoporsi a un esame tricologico, i trattamenti estetici e curativi con oli essenziali e prodotti di altissima qualità per trattare le anomalie dei capelli, a partire dal diradamento. “Il cliente viene ritratto prima e dopo i trattamenti, per poter verificare i risultati raggiunti.”
si, lontano dalla frenesia della quotidianità. Il cliente viene seguito a 360 gradi fin dall’ingresso in salone, affidato alle cure di professionisti che sono prima di tutto psicologi, capaci di interpretarne le richieste ed esaudirne i desideri, per valorizzarne l’immagine nel rispetto della sua personalità. MIRACLE BARBER SHOP Nel 2016 in via Punta di Ferro inaugura Miracle Barber Shop. Il tempio dell’arte della barberie, reinterpretata in chiave contemporanea. Una professione dimenticata che oggi si colora e arricchisce di nuovi significati. Angelicchio non è solo il professionista che, pettine e forbici alla mano, regola barba e capelli, ma anche il curatore dell’immagine, da valorizzare e personalizzare con particolari tagli e sfumature. Nello shop l’ispirazione al passato si rinviene nell’arredamento anni ’40 e ’50, impreziosito da mobilio vintage e articoli di design, frutto della verve creativa di Alessandra Romualdi, compagna e aiutante di Angelicchio.
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“In appena due anni abbiamo già raddoppiato l’organico, in principio eravamo addirittura costretti a mandare indietro molti clienti.” Provenienti da tutta la regione, desiderosi di curare il proprio look e regalarsi una pausa di relax tra massaggi e trattamenti benessere. ESTETICA KEOMA Dopo anni di lavoro in seno alla spa di Miracle parrucchieri, lo scorso anno la più giovane dei figli di Francesco ha avviato una nuova attività in viale dell’Appennino 602/b: Estestica Keoma. “In un ambiente raccolto e distensivo, in cui il benessere è protagonista a tutto tondo: dai massaggi ai trattamenti viso e corpo alla nail art”, spiega la giovane titolare, abile a individuare i trattamenti più consoni a ogni cliente anche tramite check up gratuiti e giornate a porte aperte. Keoma si aggiorna costantemente e propone trattamenti all’insegna di equilibrio e armonia, offrendo servizi di ultima generazione.
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LEGGERE
Non ho mai avuto
UNA BAMBOLA LA COMMOVENTE TESTIMONIANZA DI ANTONIA LAGHI, STAFFETTA PARTIGIANA, RACCOLTA IN UN LIBRO E RACCONTATA A UNA CLASSE DI QUINTA ELEMENTARE. UNA LEZIONE PER TUTTI SULLA BELLEZZA DELLA PACE.
L NON HO MAI AVUTO UNA BAMBOLA (ED. SOCIALMENTE), RACCONTA I RICORDI DELLA STAFFETTA PARTIGIANA ANTONIA LAGHI. A RACCOGLIERE LA STORIA DI TONINA È STATA MARISA FABBRI CHE, CON GRANDE SENSIBILITÀ, L’HA TRASFORMATA IN UN BELLISSIMO ED EMOZIONANTE LIBRO. LA PREFAZIONE È DEL PROFESSOR CARLO FLAMIGNI. L’IMMAGINE DI COPERTINA È DI TININ MANTEGAZZA.
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di Mariavittoria Andrini
“La prima volta che mi sono sentita felice, che ho sentito di appartenere a qualcosa di più grande di me, qualcosa di cui non potevo in quel momento percepire l’influenza sulla mia vita e sul futuro del nostro Paese, è stato in un lontano giorno del 1943. Pedalavo sulla strada di Coriano di Forlì e trasportavo sul manubrio una borsa piena di piccole bombe a pigna grigie, che non avevo mai visto esplodere ma che sapevo di dover maneggiare con cautela.” Inizia così a raccontare la sua storia Antonia Laghi, più conosciuta semplicemente come Tonina. È lei la piccola staffetta partigiana che, in piena guerra, cantando a squarciagola, pedalava nei sentieri bui della campagna forlivese portando ai partigiani nascosti armi, cibo, notizie e tutto ciò che era utile per riportare la pace. Incontro Tonina nella biblioteca della scuola forlivese Alessandro Manzoni, attorniata da un gruppo di bambini della quinta elementare. “Non ho avuto figli miei – racconta –, ma amo molto stare in mezzo ai bambini. Sono la nostra speranza, il nostro futuro. A loro voglio raccontare il passato perché sappiano, dai racconti di chi la guerra l’ha vissuta, l’impor-
tanza della Pace.” “Bambini, venite più vicino, vi voglio vedere. I miei occhi non sono più quelli di una volta, ma voglio vedere i vostri occhi.” E, come una nonna con tutti i nipotini intorno, racconta: “Eravamo in dieci in famiglia e vivevamo in una camera da letto e una cucina. Il gabinetto era nel cortile. Nel letto grande dormivano i genitori, in un altro tutte le sei sorelle e i miei fratelli in cucina. Io dormivo con in bocca i piedi di una sorella e, siccome mi davano fastidio, li mordevo. Fu così che, per buona pace di tutti, fui trasferita in un cassetto del comò sostenuto da due sedie”. “Eravamo molto poveri e non avevamo giochi – continua. – Io non ho mai avuto una bambola, ma la desideravo talmente tanto che la mia mamma me ne fece una di stoffa. Era buona, la mia mamma.” Sono tutti attenti e silenziosi. Qualche bambina, più sensibile, si commuove e sulle sue guance scendono due lacrime. “Mi piaceva andare a scuola. Avevo un bel grembiule bianco col fiocco rosa. Fui anche scelta per il saggio annuale. Ricordo ancora le parole della canzone: io sono il rosso, io sono il giallo, io sono il
verde, io sono il lindo. Ho potuto studiare poco, ma voi, mi raccomando, studiate finché potete!” Le domande dei piccoli incalzano: ma avevi paura quando trasportavi le bombe? Tua mamma lo sapeva che nella borsa portavi le armi? Ma quando incontravi i tedeschi cosa facevi? E lei, pazientemente, risponde. “Io non so se avevo paura, forse non mi rendevo bene conto di quello che rischiavo. Lo facevo e basta. Non potevo dire niente a nessuno, neppure alla mia mamma. Lei un giorno mi disse che non voleva sapere niente ma che in ogni modo approvava. Era una gran donna la mia mamma! E quando sulla mia strada incontravo i tedeschi, cantavo. È brutta la guerra, bambini, tanto brutta. Voi dovete volere solo la Pace, perché la Pace è bella.” È radiosa Tonina mentre parla, i suoi occhi si illuminano. Il tempo, purtroppo, è tiranno. Vorrebbe dire tanto e le parole quasi le si accavallano. Ma è chiarissima nel suo messaggio finale: “Bambini, ricordate sempre che la vittoria della Resistenza sulla guerra ci ha lasciato la libertà di azione e di parola. E ci ha lasciato anche la Costituzione e la Democrazia. Non dimenticatelo mai”.
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ADVERTORIAL
FARMACIA CAGLI 80 ANNI DI SERVIZI E SORRISI
LA CORTESIA E L’ESPERIENZA DELLE TITOLARI, LE DOTTORESSE MARIA LAURA CAGLI E FERNANDA GAMBERINI, E DEL LORO TEAM, GUIDANO E OFFRONO CONSIGLI DI QUALITÀ, EFFICIENZA ED AFFIDABILITÀ ALLA CLIENTELA.
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L’anno 2018 segna una tappa assai significativa sulla storia della farmacia Cagli di via Decio Raggi 23, Forlì. Si celebrano, infatti, gli ottant’anni dalla fondazione e i dieci anni dal trasferimento della farmacia da Corso della Repubblica alla nuova location di via Decio Raggi. Non è stata una scelta facile quella di cambiare ubicazione alla farmacia, perché i clienti erano affezionati al loro punto vendita dei medicinali e ai consigli, sempre gentili e opportuni, che la grande esperienza dei gestori offriva. I consigli dei farmacisti, come è noto, sono una vera linfa per la clientela, viste le precise conoscenze su come si assumono i farmaci prescritti dal medico, sul loro uso corretto e su tutti gli altri prodotti per cui non è obbligatoria la ricetta medica. Occorre poi aggiungere che i suggerimenti e i consigli
da parte dei farmacisti sulla posologia o sugli effetti collaterali di un prodotto a volte sono fondamentali per evitare di sottovalutare problematiche che potrebbero essere importanti. Tutto questo, ovviamente, prevede un’approfondita conoscenza delle caratteristiche dei prodotti, per il corretto uso del loro utilizzo e per favorire e tutelare la serenità dei pazienti. Queste le caratteristiche fondamentali che da sempre identificano la farmacia Cagli. La scelta della nuova sede in via Decio Raggi è stata favorita da motivi logistici, esigenze commerciali, necessità di ampliare i locali in chiave più moderna e funzionale e, grazie anche alla possibilità del parcheggio auto, agevolare la clientela, evitando un percorso, come quello precedente, non sempre facile per traffico e accesso limitato.
IN ALTO, LO STAFF DELLA FARMACIA CAGLI. A DESTRA, ALCUNI MOMENTI DELLA FESTA DEL COMPLEANNO AZIENDALE.
ADVERTORIAL
I CONSIGLI DEI FARMACISTI, COME È NOTO, SONO UNA VERA LINFA PER LA CLIENTELA, VISTE LE PRECISE CONOSCENZE SU COME SI ASSUMONO I FARMACI PRESCRITTI DAL MEDICO, SUL LORO USO CORRETTO E SU TUTTI GLI ALTRI PRODOTTI PER CUI NON È OBBLIGATORIA LA RICETTA MEDICA. Collocata, oggi, dove esisteva in precedenza la cantina sociale, la farmacia, nonostante i momenti difficili in cui versa l’economia, come quelli attuali, non ha perduto l’afflusso dei clienti. Il recente evento della farmacia Cagli ha portato per tre giorni (dal 17 al 19 maggio 2018) la farmacia a festeggiare coi clienti il decennale della nuova sede, assai più ampia, confortevole e ricca di prodotti. La cortesia e l’esperienza delle titolari, le dottoresse Maria Laura Cagli e Fernanda Gamberini, assieme ai cinque componenti altamente qualificati del team, guidano e offrono consigli di qualità, efficienza ed affidabilità alla clientela sui percorsi di prevenzione e salute e sulle scelte di articoli per il benessere fisico. I tre giorni di festa sono stati molto apprezzati dal pubblico, a cui sono stati offerti omaggi di prodotti, prove di trucco, il tutto accompagnato dal piacere di brindare assieme. La farmacia Cagli è un’istituzione per la città. Creata dal patriarca Quinto, si sono succedute tre generazioni fino alla
gestione attuale e sempre con una comune finalità: dedizione, professionalità e cortesia. La farmacia offre, infatti, una molteplicità di servizi. Non solo prodotti farmaceutici, ma anche cosmetici con soluzioni personalizzate grazie ad una consulenza specializzata. Fra i servizi più importanti che la farmacia Cagli offre ci sono: le prenotazioni a esami e a visite specialistiche, analisi del sangue, misurazione della pressione, elettrocardiogramma e, per quanto riguarda il reparto di cosmesi, test per misurare idratazione, elasticità della pelle e fototipo. La forza della farmacia Cagli sta anche nell’ambiente accogliente, nella gentilezza di tutto il team, nell’attenzione e nei consigli che vengono offerti ai clienti, nell’occhio sempre più clinico e professionale dei farmacisti, non limitato solo al prodotto ma alla condizione del richiedente. Il sorriso e la gentilezza dei farmacisti è senza dubbio un farmaco in più per chi si reca a ritirare o acquistare prodotti per curare patologie a volte anche gravi.
Via Decio Raggi, 23, Forlì - 0543 32644 Orario: dal lunedì al venerdì ore 8,30- 19,30. Sabato chiuso nell’ora della pausa pranzo. Domenica aperto quando il turno lo prescrive. IN MAGAZINE
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DEGUSTARE
Irresistibili
TENTAZIONI NESSUN FRUTTO RAPPRESENTA LA COPPIA E, DI CONSEGUENZA, L’AMORE, PIÙ DELLE CILIEGIE. IN SICILIA DICHIARARE IL PROPRIO SENTIMENTO SOTTO LE SUE FRONDE È DI BUON AUSPICIO.
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Forse nessun frutto rappresenta la coppia e, di conseguenza, l’amore, più delle ciliegie. Nella mitologia greca il ciliegio era una pianta sacra dedicata a Venere. In Sicilia si crede che, dichiarare il proprio amore sotto le sue fronde, sia un buon auspicio per il futuro degli innamorati. In Giappone è il fiore nazionale e lo spettacolo della fioritura dei ciliegi è una delle cartoline più belle e romantiche che questo Paese possa offrire. “Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi” scrive Pablo Neruda. “E io ti baciavo senza rendermi conto che non
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di Mariavittoria Andrini
ti dicevo: labbra di ciliegia” risponde Federico Garcia Lorca. Intanto Tiziano dipinge la sua Madonna delle ciliegie e Federico Barocci, nel suo celebre dipinto Riposo durante la fuga in Egitto, raffigura un ciliegio al posto di un albero di palma. Il viaggio della ciliegia, dalle sue origini fra il Mar Caspio e il Mar Nero, per arrivare fino a noi è stato lungo e tortuoso. È passato prima dall’Egitto, poi dalla Grecia e solo dopo il 72 a.C. arrivò a Roma. A portarne con sé un esemplare, dalla cittadina greca Cerasonta, fu il console romano
Lucullo di ritorno da una campagna militare. Fu così che la ciliegia, dal nome greco kérasos divenne cerasum in latino tradotto poi, nei vari dialetti, in cerasa. Dal mese di maggio fino a luglio in tutto lo stivale si possono trovare ciliegie di diverse varietà. Famose le Nere di Vignola, l’Anella e la Ferrovia tipiche della Puglia, la Marostica, che prende il nome dal paesino veneto e, per arrivare a casa nostra, la romagnola Moretta di Cesena. Sembra che l’ultima a maturare sia la San Giacomo che si raccoglie il 25 luglio. Mangiare ciliegie fa bene alla salute. Sono ricche di potenti antiossidanti e di vitamine, aiutano a depurare il fegato, sono consigliate nelle diete per ipertensione e dimagranti. Sembra anche che favoriscano il sonno. La sua polpa, usata su pelli irritate, agisce come rinfrescante e astringente. In cucina diventano golose marmellate, sciroppi, succhi, sorbetti oppure liquori come i tradizionali italiani Maraschino o Ratafià, l’inglese Cherry Brandy o il tedesco Kirsch. Il santo protettore della ciliegia è San Gerardo dei Tintori e a Monza lo festeggiano il 6 giugno.
filodellavita
Zuppa e sorbetto di ciliegie con latte solido affumicato e fava tonka BY MARE PER 4 PERSONE • 300 gr di ciliegie • 50 gr di zucchero • 1/2 di latte fresco intero • 16 foglie di Acetosella • 1 bacca di Fava tonka Lavare e denocciolare le ciliegie. Passarne una metà alla centrifuga e portarle a 18 gradi brix di dolcezza. Lavorare l’altra metà in gelatiera per ottenere il sorbetto. In un tegame versare il latte, immergervi un pezzo di brace per dare un sapore affumicato, poi la fava tonka grattugiata. Scaldare il latte lasciando formare la pellicola in superficie, scolarla e conservarla. Ripetere l’operazione più volte. Versare sul fondo del piatto la zuppa di ciliegie, poi decorare con qualche frutto, il sorbetto e la pellicola di latte affumicato. Finire il piatto con qualche foglia di acetosella.
L’anello filodellavita rappresenta la vita di ciascuno di noi, ogni vita è diversa da quella di chiunque altro... ma per tutti unica e irripetibile...
Flan di ciliegie con cous cous di zucchine e caprino BY CASINA PONTORMO PER 4 PERSONE • 200 gr di polpa di ciliegie • 120 gr di uova • 25 gr di parmigiano • 50 gr di panna • Sale, olio, pepe e limone q.b. • 50 gr di caprino • 100 gr di zucchine Cuocere le ciliegie sottovuoto con sale e olio, poi frullarle fino a ottenere una purea. Miscelare la purea con le uova, la panna e il parmigiano. Aggiustare di sale e cuocere negli appositi stampini a 180° C per 7 minuti. Ammorbidire il caprino con una forchetta e inserirlo in una sac à poche. Tagliare le zucchine in piccoli cubetti come un cous cous, poi condire con sale olio, pepe e limone. Mettere nel piatto una striscia di cous cous, posizionare al centro il flan e decorare con perline di caprino e ciliegie.
Via Marconi 7, Castrocaro Terme Tel. 0543.767305
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DIPINGERE
Il grano
CHE SEDUCE DOPO AVER INCANTATO IL PUBBLICO ALL’EXPO DI MILANO, L’OPERA DI IDO ERANI DEDICATA AL CIBO DIVENTA ANCHE L’EMBLEMA DI UNA NUOVA PRODUZIONE ALIMENTARE.
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di Rosanna Ricci
L’arte del grano: un perfetto connubio fra prodotto alimentare di alta classe e un dipinto di Ido Erani di altrettanto elevato pregio. L’idea di unire i due elementi – grano e arte – è nata per caso, in seguito a un “intervento di presentazione del mio lavoro artistico – spiega l’artista –, avvenuto in una serata al Rotary Club di Lucera in provincia di Foggia. I soci dell’azienda agricola Terre Lucane dei fratelli Piacquadio mi chiesero di poter utilizzare una mia opera come emblema nelle confezioni dei loro prodotti”. Si tratta de La seduzione del
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grano, opera già conosciuta e apprezzata dal pubblico perché esposta nel 2015, assieme ad altre dell’artista scelte da Vittorio Sgarbi, nella mostra Il Tesoro d’Italia al Padiglione Eataly dell’Expo Arte di Milano e per la mostra Il Grano d’Italia al Palazzo della Regione Lombardia. La scelta di portare in tutto il mondo la sua immagine, nell’anno internazionale del cibo, è per Ido Erani una grande sfida e un omaggio a una delle eccellenze del territorio italiano. L’obiettivo è “offrire un packaging inconfondibile – sottolinea Terre
Lucane –, che fonde l’arte del grano dei fratelli Piacquadio e l’arte pittorica del Maestro Ido Erani, per presentare un brand unico e prezioso”. Difficile osservare i quadri di Erani senza rimanerne affascinati. I rapporti delicati fra ombre e luci, la sinfonia misurata dei colori caratterizzano da sempre i dipinti dell’artista forlivese, premiati in numerose mostre in Italia e all’estero. Durante il suo iter pittorico, Erani è venuto in contatto con tanti illustri personaggi. “Sono stato amico di artisti famosi – racconta –, all’inizio con Giovanni Cappelli, Walter Cremonini, Giancarlo Giannini e Luigi Timoncini, poi con Roy Lichtenstein e col maggior esponente della Pop Art: Andy Warhol.” Dopo le numerose esposizioni di opere all’estero, l’artista ha esposto di recente anche nella bella sede dell’Oratorio di San Sebastiano a Forlì un’interessante personale dal titolo: Il tempo senza tempo. Un modo per definire l’opera d’arte come un gioiello senza tempo, “perché – spiega l’artista – ciò che importa nella storia dell’arte è la qualità delle opere, che non è condizionata dal tempo e resta sempre attuale”.
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