Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 20/12/2000 n. 34- EURO 3,00.
R I M I N I N° 5 NOVEMBRE/DICEMBRE 2018
SARTINI
Luigi
FRA TRADIZIONE E FUTURO
ARTIGIANATO / Io ci metto le mani CLAUDIO PAOLUCCI / L’ultimo allievo CECILIA COPPOLA / Fiabe traslucide
CELEBRIAMO INSIEME LA RIAPERTURA DEL SIPARIO AL TEATRO AMINTORE GALLI: UN GIOIELLO RESTITUITO AI CITTADINI IN TUTTO IL SUO SPLENDORE.
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EDITORIALE
SOMMARIO
A
A pr ia mo questo numero autunnale all’insegna del gusto: lo chef stellato Luigi Sartini, in copertina, ci ha accolto nella sua cucina del ristorante Righi, dove non manca mai lo spazio per i giovani cuochi. Passiamo poi all’artigianato locale e alle storie di chi ha scommesso tutto sulle proprie mani: Andrea Cesarini e Matteo Ricciardello, Meri Monaldi, Veronica Zavoli, Cristiana Curreli. Parliamo in seguito della farina con Giovanni Zavoli, Daniele Marziali, Marcello Ronci, Lorenzo Cagnoli. Abbiamo seguito poi sulla moto Emilio Salvatori e Cristina Zoli, che ci hanno raccontato dei loro viaggi su due ruote in Turchia, Albania, Marocco. Abbiamo incontrato infine Jacopo Villa, Claudio Paolucci, Paolo Bandini, Ombretta Pivi, Roberto Borghi, Davide Bulega,Patrick Wild, Concetta Ferrario, Silva Drudi, Eleonora Cavalli, Cecilia Coppola, Alessandro Giovanardi. Andrea Masotti
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ANNOTARE
Brevi IN
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ESSERE
Luigi Sartini
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FABBRICARE
Artigianato
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MACINARE
Oro bianco
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Il bio di...vino!
VINCERE
VIAGGIARE
Gambe all’aria
Su due ruote
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COINVOLGERE
ESPLORARE
Davide Bulega
Jacopo Villa
DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Roberta Invidia, Beatrice Loddo COORDINAMENTO DI REDAZIONE: Irena Coso ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga, Irena Coso STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XVIII - N. 5 Chiuso per la stampa il 6/11/2018 Collaboratori: Cinzia Bauzone, Benedetta Cicognani, Matteo De Angelis, Arianna De Nicolò, Elena De Tullio, Veronica Frison, Giorgia Gianni, Lucia Lombardi, Nicola Luccarelli, Gianmaria Rosati, Antonella Zaghini. Fotografi: Andrea Casadei, Riccardo Gallini, Emilio Salvatori.
VALORIZZARE
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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it info@inmagazine.it
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SCRIVERE
Calligrafia
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CREARE
Cecilia Coppola
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INTERPRETARE
Alessandro Giovanardi
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RACCONTARE
Claudio Paolucci Seguici su FB: www.facebook.com/ edizioni.inmagazine
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SUONARE
Casa della Musica Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.
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FILMARE
Photosì
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ANNOTARE a cura di Lucia Lombardi
Il Natale diAugeo ART SPACE
Si cambia MUSICA
RIMINI Filippo Manfroni
RIMINI La storica Music
accende il magnifico Natale di Augeo Art Space. Nel cuore di Rimini, negli spazi esclusivi del seicentesco palazzo Spina, l’artista è protagonista della mostra che fino al 4 gennaio veste i nobili spazi della galleria. “Sono un osservatore attento, l’oggetto delle mie attenzioni sono le persone. Credo che nell’essere umano sia insita una tragica difficoltà a esistere, un male di vivere tutt’altro che romantico. Da questo stato d’animo cerco di raccontare le emozioni attraverso la figura che da sempre si pone al centro della mia ricerca e delle mie attenzioni,” ha dichiarato l’artista in un’intervista. La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile presso Augeo Art Space, in Corso d’Augusto 217, dal 24 novembre al 4 gennaio 2019. Orari: dal martedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Domenica dalle 16 alle 19. Lunedì dalle 15 alle 18.
Academy cambia volto e si sposta in via Italia, improntando il proprio core verso il digitale. Accanto al titolare Claudio Caselli, i nuovi punti di riferimento per la formazione sono Max Monti, storico DJ, che con il progetto Gam Gam ha fatto ballare il mondo intero, e Luca Red, manager, produttore e talent scout. Per lui l’insegnamento storico “si deve miscelare con le nuove tecnologie e a tutto il mondo digital. La Music Academy Rimini ha deciso di dare spazio alla richiesta di chi cerca formazione e preparazione in nuovi campi della musica”. La scuola organizza corsi professionali per musicisti e performer di canto, corsi di formazione nel settore DJ e della musica elettronica, dalla produzione, con la producer class, al Djing. Porte aperte anche agli over 30, a piccoli e giovanissimi.
Una torta da GAMBERO ROSSO CATTOLICA Tra le eccellenze della nostra terra e le 25 italiane selezionate da Gambero Rosso, in Guida Bar d’Italia 2019, svetta Staccoli Caffè di Cattolica, premiato lo scorso anno con 3 Chicchi e 3 Tazzine per il terzo anno consecutivo. Quest’anno sono gli unici ad aver ricevuto dalla giuria un riconoscimento speciale per “la proposta di qualità particolarmente alta sul territorio, dalla ricerca delle materie prime alla loro trasformazione, declinando la tradizione in modo contemporaneo”. Ogni partecipante al Premio Illy Bar dell’anno 2019, tenutosi presso l’hotel The St. Regis a Roma, ha presentato alla giuria l’eccellenza dei propri prodotti e della propria terra. “Noi, per l’occasione, abbiamo proposto un dolce da credenza: La Torta Sangiovesa. A base di cioccolato, pere, cannella e vino Sangiovese, uno dei simboli della Romagna”. Questo dolce è stato creato nel 2002 dal maestro e pasticciere Paolo Staccoli in occasione dell’apertura del nuovo Staccoli Caffè a Cattolica; oggi è riproposto con l’antica tecnica della vasocottura, per racchiudere l’alta qualità del prodotto in un vasetto di vetro per mantenerne la naturalezza, la fragranza e i profumi.
Una Bella SERATA RIMINI È stata davvero Una Bella Serata, in tutto e per tutto, l’evento solidale
a favore dell’Ass. Rimini Autismo, svoltosi per il settimo anno presso il Grand Hotel Rimini, fortemente desiderato da due donne: Nicoletta Cei e Tonia Catuogno, per sostenere questa fondamentale realtà locale. Ad oggi sono stati raccolti 30.000 euro che hanno contribuito negli anni alla realizzazione degli importanti progetti dell’Associazione. Anche l’edizione 2018 è stata un successo annunciato: i tanti sponsor intervenuti lo testimoniano, così come l’ottimo menù a scandire i ritmi dello show che, a grande richiesta, ha visto il ritorno di Piergiuseppe Bertaccini – conosciuto da tutti come Sgabanaza. La selezione musicale è stata curata da DJ Lele, mentre la conduzione è stata capitanata da Patrizia Deitos e Luigi Pansino. A sorpresa, l’esibizione dell’istrionico performer Fabio Ricci “impersonator” di Renato Zero. Insieme si può molto, molto di più. 8
IN MAGAZINE
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ANNOTARE
Nuova sede IOR
I venerdì di CASA MARA
RICCIONE È stata intitolata ad Anna Marina Giannini la nuova sede dell’Istituto Oncologico Romagnolo di Riccione. La nuova struttura, in Corso Fratelli Cervi 172, è stata inaugurata il 13 ottobre. Per molti anni Marina è stata volontaria, membro del direttivo e responsabile della sede dello IOR riccionese, con cui condivideva radici, storie ed emozioni. Sempre in prima fila alle iniziative di sostegno, il suo impegno a fianco dei volontari è stato rivolto alle persone affette da patologie oncologiche, la sua dedizione è sempre stata esemplare nonostante lo scontro reale con questa malattia. Marina è stata la prima donna presidente del Lions Club Riccione, giornalista per varie testate e collaboratrice del nostro mensile. La sua figura – proprio in questi giorni ricorre l’anniversario della scomparsa – ha lasciato tracce indelebili del suo lavoro, soprattutto nel mondo del sociale. Il suo ricordo è rimasto forte in tutta la comunità. (C.B.)
SAN CLEMENTE Sulle colline
Design VIRTUOSO SAN GIOVANNI IN MARIGNANO Il 27 ottobre scorso, con grande succeso si è tenuto l’evento di beneficenza Recuperiamo la solidarietà organizzato da B&B Design a favore dell’associazione Arop di Rimini. Presso Oltremateria Lab di San Giovanni in Marignano, in presenza del sindaco Daniele Morelli e del presidente dell’Arop Roberto Romagnoli è stata presentata ai numerosi partecipanti l’iniziativa di raccolta fondi finalizzata al completamento delle residenze per le famiglie dei piccoli pazienti del reparto oncologico riminese. L’ottima risposta dei presenti ha permesso di ottenere un grande risultato, forte del valore sociale dell’iniziativa e sostenuta dalla qualità dei prodotti, per originalità ed esclusività grazie al lavoro dell’artista Lella Palumbo. Recuperiamo la solidarietà è stato un momento utile per comunicare importanti messaggi rivolti alla solidarietà, il recupero e l’ecosostenibilità. Alessandro, Augusto ed Enrico, titolari della B&B Design, felici del risultato raggiunto, ringraziano tutti coloro che hanno preso parte all’ottima realizzazione di questa fantastica iniziativa, con particolare riguardo a Loris ed Euro Casalboni, titolari di Oltremateria e Centro della Ceramica.
di San Clemente, nel segno dell’ospitalità di lusso e del buon cibo, ha aperto le porte Casa Mara, struttura ricettiva di tipo agrituristico, naturale filiazione della Tenuta biodinamica Mara, nata dal recupero di un antico casolare sviluppato su tre piani. Ad accogliere gli ospiti un living ampio, con un grande camino al centro, la sala da pranzo con la cucina a vista, al piano alto le quattro suite di charme, omaggio alle più grandi città italiane, mentre al pian terreno una coreografica spa da cui si accede alle cantine. A coronamento, un personal restaurant sotto l’egida dello chef resident Antonio Palmisani, allievo di Gino Angelini. Per l’occasione il cuoco apre le porte della sua cucina gourmet per 7 venerdì tematici - dal tartufo al veg, ai crostacei, passando per i formaggi e giungendo al Natale interregionale - solo su prenotazione, sino al 21 dicembre.
Un camerino PER DUE RIMINI A restituire a Rimini il suo teatro storico, si sono impegnati anche
molti privati. Tra questi, Il Prisma di Rimini, showroom multimarca, fondato oltre 40 anni fa da Aldo Biagetti. L’azienda ha contribuito in qualità di sponsor tecnico del Teatro Galli, donando gli arredi per 2 camerini del teatro, chiamati camerino Maestro e camerino Solista. Questi spazi, pensati per portare ristoro e concentrazione agli artisti invitati, sono concepiti come salotti, caratterizzati da una parte con grandi specchi, dedicata al trucco, e da una zona relax calda e accogliente con tappeto e poltrona. La tipologia è la stessa per entrambi, ma mutano i colori: le nuances del camerino Maestro sono rosse, mentre l’azzurro del camerino Solista è un omaggio al mare. Si dice che alla Bartoli, la sera della prima, sia stato dedicato quello del Solista: scelta non fu mai più azzeccata!
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IN MAGAZINE
ESSERE
Fra tradizione
E FUTURO
LUIGI SARTINI, CHEF STELLATO DAL 2008, FA SOGNARE CON I SUOI PIATTI. UN PERCORSO DI CONTINUO MIGLIORAMENTO, ANCHE INSIEME AI PIÙ GIOVANI DELLA BRIGATA, SENZA MAI DIMENTICARE I GRANDI MAESTRI. di Lucia Lombardi / ph Riccardo Gallini
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Nell’antica terra della libertà brilla, da dieci anni, una stella più luminosa di altre per la quale non c’è bisogno di telescopi perché la si può vedere ad occhio nudo. La stella è quella Michelin ricevuta dallo chef Luigi Sartini, classe ’67, patron dello storico Ristorante Righi, avviato negli anni Sessanta dalla mitica Maria che, nella piazza della Libertà, ha esaltato i piatti tipici del Monte Titano, questo piccolo Stato incastonato tra tre Regioni dal forte imprinting enogastronomico da cui è impossibile prescindere. Dal 1990, a esaltare questo autentico e fedele rapporto col territorio, nobilitandone tutti gli aspetti, è proprio il cuoco di origini pennesi, nato a pochi chilometri da qui, proprio nella vallata che abbraccia San Marino. Un uomo che conosce i doni della sua terra e li esalta in un dialogo continuo tra presente e passato. Lo incontriamo in virtù di questi brillanti dieci anni di continui successi e, come un autentico guru, dispensa preziosi saperi e sapori dall’alto del suo glorioso monte. Dieci anni non sono un’inezia
e mantenere nel tempo questo ambito riconoscimento non è poi così scontato, poiché come viene attribuito, viene anche tolto. “È il frutto di un lavoro costante, che avviene giorno dopo giorno, ponendosi a disposizione del pubblico e stando in ascolto di tutti. Anche dal più giovane della brigata possono arrivare idee. Il nostro è un vero e proprio lavoro artigianale. Se stona uno, stoniamo tutti, diceva il mio maestro Gino Angelini”. I giovani, nella sua brigata, non mancano mai. “Attualmente in cucina abbiamo dai tre ai quattro novizi, alcuni provengono dalle scuole, altri dalle cucine di colleghi. Tra di noi c’è un grande scambio anche in questo. I ragazzi circuitano parecchio. Dopo due anni solitamente cambiano, ed esplorano altro”. La fusione armonica tra passato e presente distingue e caratterizza la sua cucina con una visione netta e precisa. Che cosa ha inf luito maggiormente? “Il territorio in cui mi trovo ad IN MAGAZINE
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“MARCHESI È STATO LO SPARTIACQUE. C’È UN PRIMA E UN DOPO. LUI HA FATTO VERAMENTE SCUOLA, TUTTI I MIGLIORI CHEF DI OGGI SONO USCITI DALLA SUA CUCINA, DOVE SI ESALTAVA LA STAGIONALITÀ, LA TERRITORIALITÀ E UNA CUCINA PULITA, DI POCHI INGREDIENTI”.
IN APERTURA, LO CHEF LUIGI SARTINI DURANTE L’ULTIMA EDIZIONE DI AL MÈNI. QUI SOTTO, INSIEME ALLO STAFF DEL RISTORANTE RIGHI.
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IN MAGAZINE
operare, una terra di confine tra mare e Appennino. Guardo molto alla tradizione in cui sono profondamente radicate le mie radici mentre lo sguardo è volto all’oggi. Questo concetto è espresso per esempio dal mio Sformato di passatelli in foglie di bietola, in cui ho rivisto una specialità che ci rappresenta in pieno”. Lei ha definito Gualtiero Marchesi “il modello della nuova cucina italiana”. In che termini? “Marchesi è stato lo spartiacque. C’è un prima e un dopo. Lui ha fatto veramente scuola, tutti i migliori chef di oggi sono usciti dalla sua cucina, dove si esaltava la stagionalità, la territorialità e
una cucina pulita, fatta di pochi ingredienti”. Lei ha fatto parte della sua brigata nel 1988, ai tempi della Milano da bere. Che cosa si impara da personaggi di quel calibro, che tipo di esperienza è stata la sua? “Il valore dei rapporti umani. L’umiltà. Ci ha trasmesso il suo grande rispetto per la materia prima. Inoltre era dotato di una grande umanità. In quei sei mesi ho conosciuto un uomo di grande cultura. Parlava e ascoltava tutti. Un vero maestro”. Cosa significa avere fantasia in cucina ed esprimerla in maniera coerente? “Significa vedere altre culture, conoscere altre realtà, gestire ingredienti nuovi, abitudini, sapori. Giocare con abbinamenti ed estetica è fondamentale. In cucina si usano i tre sensi fondamentali e su quelli bisogna giocare”. Dal 1990 lei è alla guida dei fornelli della Taverna Righi e nel 2016 c’è stato un passaggio di testimone. Dalla famiglia, storica proprietaria, il timone è passato completamente a lei con il subentro di sua figlia Melania. Quali cambiamenti sono avvenuti,
se ve ne sono stati? “In realtà mi occupo esattamente di quello di cui mi occupavo in precedenza. Melania gestisce la parte amministrativa e ora si sta appassionando sempre di più al mondo del vino, mentre mia moglie Francesca si occupa del catering. Inoltre negli ultimi tre anni abbiamo dato una nuova impronta al layout del locale”. Se dovesse cambiare pianeta, cosa salverebbe della cucina italiana? “Tutto, senza esclusione.” Bisognerebbe farla Patrimonio dell’Umanità? “Decisamente!” Un piatto del cuore? “Sicuramente il ragù che bolle per ore o un buon brodo con i cappelletti: sono i sapori della mia infanzia, quelli della domenica. Indimenticabili, fanno parte quasi del mio DNA”. Cosa l’ha condotta sulla strada della cucina? “A 14 anni non sempre si hanno le idee chiare, io decisi di iscrivermi all’alberghiero perché ogni tanto le mani in pasta le mettevo. Così ho avuto la fortuna di incontrare un’insegnante stimolante, Maria Borghi, che ancora oggi trasmette la sua passione alle giovani generazioni”. Anche la fortuna è quindi un valido ingrediente? “Sì, alcuni incontri sono fondamentali. Io tra questi annovero anche quello con Gino Angelini”. Ci vuole un fisico bestiale per reggere i vostri ritmi? “Decisamente sì, inoltre ciò che più ci mette alla prova fisicamente sono le tante ore in piedi e gli sbalzi di temperatura”. Lei sembra una persona riservata, quasi timida. Cosa pensa degli chef-star? “Quello che si vede in televisione oggi è pura mediaticità. Questa sovraesposizione si pagherà a caro prezzo. Noto delle esagerazioni. Siamo pur sempre degli chef e il nostro compito è di far stare bene le persone a tavola, perciò è doveroso dare il giusto valore alle cose, non eccedere. Allora, cosa bisognerebbe fare con
Una passione DI FAMIGLIA Luigi Sartini è nato a Pennabilli, a due passi da San Marino, il 30 ottobre 1967, dalla madre Maria e dal padre Nevio. In famiglia sviluppa la sua passione per la cucina grazie al padre e allo zio, fornai, e alla zia cuoca. Finita la terza media decide di iscriversi alla scuola alberghiera di Marebello, dopo e durante la quale ha le sue prime esperienze importanti lavorando al seguito di Gino Angelini, prima a Rimini, all’Hotel Ambasciatori, poi a Riccione, al Grand Hotel Des Bains. Tra il primo e il secondo, nel 1988, l’esperienza milanese da Gualtiero Marchesi, suo secondo maestro. Nel 1990 la famiglia Righi gli propone di gestire la cucina dell’omonimo ristorante a San Marino. Nel 2008 ottiene la stella Michelin. È nel 2016 però che la sua avventura di Chef del Ristorante Righi subisce una svolta, trovandosi non solo dietro ai fornelli, ma anche alla diretta gestione del locale e del catering, affiancato dalla moglie Francesca e dalla figlia Melania.
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IN MAGAZINE
chi salva milioni di vite umane?” Come definirebbe la sua cucina? “Libera da mode e tendenze del momento”. In che modo alimenta la sua creatività? “Confrontandomi, accogliendo sapori differenti, spezie che non fanno parte della mia cultura a cui posso dar spazio”. La sua prima ricetta se la ricorda? “Lasagnette verdi con ragù al coltello e fonduta di pecorino: un piatto che porto in tavola da 28 anni e che nella mia carta non deve mai mancare. È un vero e proprio omaggio ai miei maestri, Angelini e Marchesi. Lì dentro li ritrovo entrambi, ci sono tutti i loro insegnamenti”. Lei è un maestro anche del catering. Come si fa a tenere tutto insieme? “Avvalendomi di professionisti. Avere collaboratori validi e fidati permette di andare avanti parimenti su tutte e tre le nostre linee: taverna, ristorante gourmet e catering”. La verità di questo mestiere artigiano ci riporta all’attualità più
“LA MIA PRIMA RICETTA? LASAGNETTE VERDI CON RAGÙ AL COLTELLO E FONDUTA DI PECORINO: UN PIATTO CHE PORTO IN TAVOLA DA 28 ANNI E CHE NELLA MIA CARTA NON DEVE MAI MANCARE. È UN VERO E PROPRIO OMAGGIO AI MIEI MAESTRI, ANGELINI E MARCHESI”.
stringente, a come sia importante una diretta trasmissione di passioni, trovare dei maestri, delle figure di riferimento che sostengano e stimolino, a qualsiasi età, perché come dice il nostro cuoco anche dal più piccolo della brigata possono venire spunti interessanti. Il confronto tra generazioni differenti è importante, tutti abbiamo bisogno di tutti, la collaborazione bilaterale è alla base di qualsiasi rapporto, ancor di più se formativo, lavorativo. Forse è proprio dagli artigiani, vera spina dorsale del paese, che può ripartire una vera ricrescita valoriale.
FABBRICARE
Io ci metto
LE MANI
QUATTRO STORIE IMPRENDITORIALI PER CINQUE PERSONE CHE, INSEGUENDO I LORO SOGNI, HANNO SCOMMESSO SUL LAVORO MANUALE, NOBILITANDO LA PAROLA ARTIGIANATO, L’ARTE DI LAVORARE CON LE MANI. di Antonella Zaghini / ph Riccardo Gallini
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IN MAGAZINE
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Appartengono alla nuova generazione di artigiani, quelli che nel proprio mestiere hanno portato la freschezza e l’entusiasmo della gioventù. Una generazione pronta ad andare controcorrente. Contro i genitori che sognano il posto fisso e contro i luoghi comuni. Dietro al successo della falegnameria AlmaderaLab ci sono le storie di Andrea Cesarini e Matteo Ricciardello. Persone più diverse non potrebbero essere: un vulcano il primo, decisamente compassato il secondo. Eppure la loro passione ha fatto sì che, in appena un anno e mezzo, la loro impresa si facesse un nome fra architetti ed estimatori del mobile fatto a mano. “Amo visceralmente il mio lavoro – racconta Andrea –. Il legno è vita. Al mattino non vedo l’ora di andare in laboratorio e sentire quell’odore che solo una falegnameria sa emanare.” Fino a sei anni fa lavorava nell’azienda di catering di famiglia. Poi qualcosa in lui s’incrina. Un viaggio in Cile fa la differenza: “Vicino al deserto di Atacama, ai confini con la Bolivia, c’è una cittadina di artigiani, tessitori, falegnami, ceramisti. Ne sono rimasto affascinato”. Torna a Rimini e fa il grande passo: si licenzia e inizia a fare i primi lavoretti in casa. È autodidatta: trapano, chiodi, martello, carta vetrata. Le sue materie prime sono i pallet e altri materiali di recupero. Poi l’incontro con Matteo, liceo artistico, una passione per l’arredamento. “Per caso – prosegue Andrea – il mio attuale socio, che lavorava già in una falegnameria, nota i miei lavori. Nel laboratorio avevano bisogno di una persona in più e ho afferrato al volo l’occasione.” Un anno e mezzo a contatto con il vecchio falegname e apprende i segreti del mestiere. Ma il sogno si spezza: la falegnameria chiude. Si ritrovano a piedi. Lo sconforto è grande, ma prendono coraggio e decidono di giocare la loro scommessa: mettersi in proprio. Trovano un vecchio capannone, lavorano giorno e notte per tirarne fuori
un luogo di lavoro. Nell’aprile del 2017 il loro spazio creativo di via Rontanini, nelle campagne di Rimini, è pronto per realizzare arredamenti rigorosamente fatti a mano e su misura, dove il pezzo di artigianato diventa elemento di design. Per entrambi AlmaderaLab è il sogno realizzato. “Faccio il lavoro che mi piace. Lavoriamo in un posto meraviglioso. Penso che siamo stati davvero fortunati,” sottolinea Matteo. Nel lavoro, aggiunge Andrea, “metto testa, cuore e mani”. Il segreto è “non arrendersi mai. Anche se al principio, come è successo a me, non tutti capiscono le tue scelte. Anche se t’infortuni pesantemente tanto da tagliarti quattro dita della mano [tutte brillantemente ricucite grazie ai miracoli della
PER ANDREA CESARINI, UN VIAGGIO IN CILE FA LA DIFFERENZA: “C’È UNA CITTADINA DI ARTIGIANI, TESSITORI, FALEGNAMI, CERAMISTI. NE SONO RIMASTO AFFASCINATO”. TORNA A RIMINI E FA IL GRANDE PASSO. “AMO VISCERALMENTE IL MIO LAVORO. IL LEGNO È VITA.”
chirurgia, N.d.A.] e ti dicono di smettere”. Oggi, dentro Almadera – unione di alma, anima, e madera, legno –, ci sono le sue passioni: “Il legno, l’orto e gli animali da cortile, le caprette tibetane, le pecore nane francesi, insieme a papere, anatre e galline arrivate qui da tutto il mondo”. Follia? No, è solo il mondo AlmaderaLab. La seconda storia parla di donne e bellezza. Il suo salone pare uscito dalle pagine di Vogue. Appena varchi la soglia, non puoi trattenere il wow! Era l’officina di un gommista, ma il buon gusto e l’aiuto di un architetto e di fidati collaboratori ne hanno fatto un luogo di lavoro che mixa lo stile
IN APERTURA, DA SINISTRA, ANDREA CESARINI E MATTEO RICCIARDELLO DI ALMADERALAB.
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MERI MONALDI INIZIA A SPERIMENTARE LA SUA VOGLIA DI EMOZIONARE APRENDO UN PROFILO INSTAGRAM PARTICOLARISSIMO. “FARE SQUADRA MI È SEMPRE PIACIUTO, SOPRATTUTTO FRA DONNE, SFATANDO IL MITO CHE CI VUOLE RIVALI”.
IN ALTO, MERI MONALDI ALL’INTERNO DE LA MAISON DU REFLET.
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industrial chic a tocchi femminili e a quel gusto francese che si riflette nel nome La Maison du Ref let, il paradiso di bellezza, firmato Meri Monaldi. Si trova in via Orsi, poco fuori dal centro storico di Rimini, ed è l’ultima tappa del suo percorso lavorativo, iniziato con la classica gavetta, a cui è seguito il primo negozio in proprio e, dallo scorso giugno, questo nuovo spazio che è un inno alla bellezza. Come lo è il suo lavoro. “In famiglia – racconta – mi dicono che fin da piccola volevo fare la parrucchiera. Ma con piglio contemporaneo. Non mi sono mai identificata nel luogo comune: bigodino, casco e riviste di pettegolezzi. Si può fare di più. Mi piace andare alla ricerca di tratti distintivi e trasmettere emozioni.” Tagliare, colorare i capelli, fare acconciature, certo, però Meri non si ferma qui. Inizia a sperimentare questa sua voglia di emozionare aprendo un profilo Instagram particolarissimo. Un’idea “nata con leggerezza” per raccontare “il mio
lavoro” che in un paio di anni si è evoluto. Tant’è che oggi iniziano a fiorire i primi progetti di collaborazione. Le sue acconciature legano storie per fare conoscere persone e realtà commerciali del territorio, in un reciproco e proficuo scambio. “Con il mio lavoro ho l’opportunità di conoscere tante persone, fare squadra mi è sempre piaciuto, soprattutto fra donne, sfatando – conclude – il mito che ci vuole rivali”. Veronica Zavoli invece ha quasi una mezza laurea in giurisprudenza in tasca quando cambia strada. A 25 anni, 17 esami dati, inizia a pensare che il futuro scelto non le piace più. Molla tutto, va a bottega da un importante ceramista riminese e le si apre un mondo. “Sono stata molto fortunata – racconta –, l’artigianato è un arcipelago vasto con i più svariati mestieri. Nella lavorazione della ceramica ho trovato la mia isola felice.” La sua bottega, Le Terre di Veronica, in via Soardi, nel centro storico di Rimini, è frutto della stratificazione di anni e anni di lavoro. È un mondo fiabesco all’ennesima potenza: tazze con nasi e orecchie, collane di perle giganti, personaggi circensi, simpatici mostri, piatti volutamente irregolari e scompagnati, ciotole di ogni foggia e colore, timbri, origami, stoffe dipinte, disegni ricordo dei bambini che qui vengono a fare attività ludiche. Insomma, non manca nulla. “La fantasia va nutrita,” dice ridendo. Se le chiedi che cosa le piace del suo lavoro, non ha dubbi: “La libertà. La soddisfazione che provi quando costruisci qualcosa con le mani”. La creta, aggiunge, è “un
E S C LU S I VA S PA N E L C U O R E D I R I M I N I
WELLNESS
“HO SEMPRE CUCITO FIN DALL’ETÀ DI CINQUE ANNI. HO FATTO DEL MIO HOBBY IL MIO LAVORO”, RACCONTA CRISTIANA CURRELI. ARRIVATA A RIMINI NEL 2008 PER FREQUENTARE IL CORSO DI LAUREA IN MODA, OGGI GESTISCE IL LABORATORIO DI MODA REEDOHUB.
materiale facile, fai una pallina, ci imprimi un dito e hai già realizzato un oggetto. Imperfetto, semplice, infantile, ma lo vedi subito. Inoltre è una gratificazione primordiale. La lavorazione della ceramica è uno dei mestieri più
antichi, è inciso nel nostro bagaglio genetico. Tutti potenzialmente abbiamo un antenato che ha fatto questo lavoro. Io questo patrimonio genetico ho deciso di tirarlo fuori e di farne il mio mestiere”. Ultima storia: un laboratorio di sartoria. “Ho sempre cucito fin dall’età di cinque anni. Diventando grande ho fatto del mio hobby il mio lavoro”. Cristiana Curreli arriva a Rimini nel 2008 per frequentare il corso di laurea in moda e oggi gestisce il ReeDoHub, laboratorio di moda autoprodotta, in via Bertola. Il progetto nasce ai tempi dell’università, durante un esame di semiotica rivolto all’ecosostenibilità dei centri commerciali. Non è un caso infatti che l’embrione del suo laboratorio di sartoria
trovi casa proprio all’interno di un centro commerciale. Il legame con l’università di Rimini, Cristiana non lo interrompe. Sarta con la laurea, come scherzosamente si definisce, gestisce due seminari sulla progettazione degli abiti insieme all’amica ed ex compagna di università Marianna Balducci, disegnatrice riminese, che segue la parte comunicativa. Particolare è il concetto che anima la sua sartoria, frequentata trasversalmente da giovani come da signore di una certa età. Chi sa già cucire può affittare una postazione di lavoro e realizzarsi abiti o riparazioni. C’è il classico servizio sartoria. Per chi ha passione per ago e filo, si organizzano corsi di modellistica e confezionamento abiti per un guardaroba davvero unico ed esclusivo.
IN ALTO, VERONICA ZAVOLI ATTORNIATA DALLE SUE CREAZIONI NEL NEGOZIO TERRE DI VERONICA. IN BASSO, CRISTIANA CURRELI NEL SUO LABORATORIO DI MODA AUTOPRODOTTA, IL REEDOHUB.
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MACINARE
Oro
BIANCO IN LINEA CON LA TRADIZIONE, QUATTRO REALTÀ LEGATE ALLA FARINA, PREZIOSO E ANTICO FONDAMENTO DELLA NOSTRA DIETA, S’IMPEGNANO PER RENDERE SOSTENIBILE UN’ECONOMIA VIRTUOSA. di Lucia Lombardi / ph Riccardo Gallini
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Se vuoi cambiare la società parti da te stesso. Sii artefice del cambiamento tramite i tuoi stessi atteggiamenti. Come quelli mossi nel mondo della filiera agricola territoriale locale. Un risveglio di coscienze che ci riporta al rispetto della terra, dei suoi frutti, del grano, del pane e dei suoi derivati. Quando parliamo di farina parliamo di un patrimonio ampio, ricco, potente che ha innesti etici, politici, sociali, antropologici, storici. Le nostre campagne dal dopoguerra a oggi si sono spopolate sempre più e l’agricoltura in certe zone collinari si è fatta sempre più cosa rara, con il conseguente abbandono di campi e territori. Oggi c’è un ritorno virtuoso alla terra, a un certo tipo di agricoltura che va valorizzato e sostenuto. Partiamo dal tema della farina quale vettore, quale elemento fondante della nutrizione. Rispettare la farina significa rispettare tutto, la natura, l’uomo, la società, la tavola e, in primis, noi stessi. Siamo andati a scoprire chi la lavora caparbiamente, coraggiosamente, proseguendo un percorso in linea con la tradizione. Giovanni Zavoli, insieme al fratello biologo, Matteo, rappresenta la terza generazione dell’azienda agricola di famiglia a Saludecio. Dinastia vocata alle carni, all’allevamento del bestiame a ciclo chiuso sin dagli inizi del secolo scorso. Per loro, qualità non è sinonimo di quantità, ma di tecnologia, pulizia, rispetto delle norme. “Mangiamo quello che facciamo, siamo fortunati, viviamo nella genuinità. Alle farine ci siamo volti per offrire ulteriori prodotti sicuri ai nostri clienti, ampliando l’offerta alla clientela – racconta Giovanni –. Avendo già campi a orzo e grano per il foraggio degli animali, nei primi anni duemila abbiamo provato a macinarli per vedere che tipo di farina avremmo ricavato e da lì si è innescato un meccanismo senza ritorno. Quando si provano certi sapori non si torna più indietro! Il privato è sensibile ai prodotti sani, meno commer-
“MANGIAMO QUELLO CHE FACCIAMO, VIVIAMO NELLA GENUINITÀ. ALLE FARINE CI SIAMO VOLTI PER OFFRIRE ULTERIORI PRODOTTI SICURI AI NOSTRI CLIENTI, AMPLIANDO L’OFFERTA” RACCONTA GIOVANNI ZAVOLI, DELL’AZIENDA AGRICOLA ZAVOLI A SALUDECIO.
ciali.” Questa richiesta continua da parte di consumatori attenti, li ha portati a dedicare 25 ettari di terreno di proprietà alla rotazione sistematica di varie coltivazioni – dall’orzo al grano, all’erba medica – concimate con parti organiche dei loro animali. I grani sono il Bologna (rosso) e il Bolero (bianco). Producono una farina tipo 2, solo con grani antichi, e una tipo 3 semi-integrale: grezze e scure, esprimono al meglio la qualità e la proprietà del grano, segno di qualità e genuinità. Questi grani vecchi hanno il fusto
IN APERTURA, UN DETTAGLIO DEL PROCESSO DELLA MACINAZIONE. IN ALTO, MARCELLO RONCI DEL MOLINO RONCI.
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alto e non vogliono concimazioni intense, sono più adatte a terreni poveri e argillosi. Ai primi temporali tendono ad allettarsi per via della loro altezza, perciò creano delle difficoltà. Sono raccolti che non hanno sempre la stessa resa, ecco perché nei decenni in molti li hanno abbandonati. “Il patrimonio naturale che abbiamo va salvaguardato dalle speculazioni, le piccole aziende hanno tra le mani un’arma vincente se puntano su etica e principi saldi.” Se dall’esperienza personale dell’azienda agricola Zavoli a risultare più attenti sono i consumatori finali, noi abbiamo scovato artigiani sensibili alla materia
“CI VOGLIONO GRANI DEL TERRITORIO, IO NON GUARDO IL PREZZO NAZIONALE, STABILISCO PREZZI FISSI CON I MIEI AGRICOLTORI PER AGEVOLARLI – CI SPIEGA IL MUGNAIO MARCELLO RONCI –. C’È STIMA E SERIETÀ: QUI UNA STRETTA DI MANO HA ANCORA VALORE”.
prima e a tutta la filiera come Daniele Marziali, un panificatore anarchico, figlio d’arte, affezionato alle farine autoctone: “Uso la farina 1 e integrale di Zavoli per fare i biscotti, il farro lo prendo ad Urbino, l’orzo dalla comunità Papa Giovanni. In questo modo si muove una microeconomia territoriale. Attraverso i miei prodotti racconto storie di uomini e donne”. Si valorizza un umanesimo del prodotto: “amo dire che quei grani hanno preso lo stesso sole e la stessa acqua che hai preso tu”. La sua ciambella fatta a mano “non avrebbe lo stesso valore se fatta con materie prime provenienti da altri luoghi. Per non perdere lo storico di questi luoghi, una volta a settimana, propongo l’antico pane di Salude26
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cio, una pasta molle con la farina di qui e una spruzzata di moscatello di 120 anni nella biga. C’è un gran fermento in questo senso e una grande rinascita culturale”. Contro l’appiattimento dei sapori bisogna ritrovare i grani coltivati nel territorio, selezionati da agronomi appassionati, per una filiera del territorio che rispetti certi valori di genuinità. I miei veri certificatori sono i bambini!” “Stanno rovinando la macinatura a pietra!” esclama imperioso Marcello Ronci, dall’omonimo Molino di famiglia sorto sulle sponde del fiume Marecchia, a Ponte Messa, dove tra forti rumori di fondo, acqua, pietra, motori,
IN BASSO, I FRATELLI MATTEO E GIOVANNI ZAVOLI CON LA MOGLIE DELL’AZIENDA AGRICOLA ZAVOLI E, SOTTO, IL PANIFICATORE DANIELE MARZIALI.
“IL SAPORE E LE COMPONENTI DI QUESTI GRANI CONTENGONO GLUTINI MENO IMPATTANTI E PIÙ FERRO, DONANDO AL PANE GRANDE PERSONALITÀ – SPIEGA LORENZO CAGNOLI –. LA FILIERA CORTA E CONTROLLATA È UN VALORE AGGIUNTO NON INDIFFERENTE PER TUTTI”.
IN ALTO, LORENZO CAGNOLI DEL FORNO AGRICOLO CARACOL (RIMINI) E DEL PASTA MADRE (RICCIONE).
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echeggia la sua voce, mettendo in risalto l’arte della molitura, un lavoro antico che valorizza il prodotto della terra, un sapere che si tramanda di generazione in generazione: “Il successo della farina è nella vera macinatura a pietra – ci spiega il mugnaio –. Ci vogliono però grani del territorio, io non guardo il prezzo nazionale del grano, stabilisco prezzi fissi con i miei agricoltori per agevolarli. C’è stima e serietà: qui una stretta di mano ha ancora valore.
La macinatura ha metodi seri da tramandare, io lo sto facendo con i miei figli e nipoti. La nostra è un’attività a conduzione familiare, usiamo tecniche che si sono perfezionate nel tempo. Il segreto della molitura sta nel non surriscaldare il chicco per non perderne le caratteristiche e mantenerne inalterate le proprietà”. Il fermento di cui Ronci è testimone e da sempre sostenitore, ci restituisce una realtà in espansione facendoci ben sperare. Un altro rappresentante di questo umanesimo della farina è Lorenzo Cagnoli, del forno agricolo Caracol di Rimini e del Pasta madre di Riccione, un filosofo prestato al pane e alla terra, che quest’anno nei suoi cinque ettari attorno a Onferno ha raccolto 126 quintali di grano Frassineto e Gentil rosso, pronti per la produzione interna: “Non si trova facilmente terra in affitto, di anno in anno la metratura varia”. La sua scelta coraggiosa nasce dal voler ripopolare le sue campagne da cui la gente, per mancanza di reddito, se ne va. “È una delle ultime possibilità che abbiamo – chiosa Lorenzo –, inoltre il sapore e le componenti di questi grani contengono glutini meno impattanti e più ferro, donando al pane grande personalità. La filiera corta e controllata è un valore aggiunto non indifferente per tutti. Più essa è unita, più i prezzi sono calmierati, più si crea un sistema virtuoso e di scambio”. Predilige le vecchie varietà selezionate da Nazareno Strampelli agli inizi del ’900 per ottenere grani più produttivi. E dove non arriva si rifornisce da realtà che condividono la sua stessa filosofia, in Sicilia a Raddusa, città del pane sin dall’antichità, in Piemonte dal Molino Marino o dalla neonata cooperativa Valmarecchia. E da sempre si confronta con la famiglia Zavoli. Quando si comperano certi alimenti si sostiene un’economia virtuosa, figlia di una comunità dai forti ideali, che sono gli stessi che vorremmo trovare trasformati sulla nostra tavola, ogni giorno.
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VIAGGIARE
Il mondo
A DUE RUOTE EMILIO SALVATORI E CRISTINA ZOLI VIAGGIANO IN MOTO PER SCOPRIRE NUOVI MONDI E INCONTRARE NUOVA GENTE. UNA PASSIONE CHE LI HA PORTATI, TRA LE NUMEROSE METE, IN TURCHIA, ALBANIA, INDIA E MAROCCO. di Gianmaria Rosati / ph Emilio Salvatori
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Come coinvolgere davvero l’anima di un individuo? L’amore, il lavoro, le passioni. Ecco, queste ultime sono senza dubbio un motore sempre acceso per l’animo. E tra le passioni che più appagano non solo l’anima ma anche l’intelletto c’è quella per i viaggi. C’è chi dedica la vita a questi ultimi, allo scoprire territori nuovi per colmare quel senso di vuoto che si prova restando troppo a lungo nello stesso luogo. Questo è il caso di Emilio e Cristina: lui capo ufficio stampa del comune di Rimini, lei agente di viaggio. Due cuori ed una moto, con la quale hanno percorso chilometri in giro per il mondo senza aver intenzione di fermarsi. “Abbiamo entrambi un passato individuale di viaggi – inizia a raccontare Emilio – che è tornato alla ribalta cinque anni fa, due anni dopo l’inizio della nostra vita insieme. Io ho cominciato intorno alla metà degli anni ’80 con i grandi viaggi, ad esempio in Medio Oriente, e ora la nostra forza è essere in due per poter raccontare e fotografare ciò che facciamo e vediamo, collaborando con diverse riviste di settore e ricevendo tanti apprezzamenti sui social”. Una voglia inesauribile di conoscenza unita alla volontà di percorrere grandi distanza in sella. Sono queste le cause scatenanti di ogni viaggio, come conferma Cristina: “Vedo molti colleghi che si rapportano al viaggio in moto considerando solo la strada e la distanza: per noi non è così. Se fosse solo per la distanza non avrebbe senso spostarsi. La moto è uno strumento che amiamo ed è unita al nostro desiderio di scoprire. Dentro il viaggio troviamo un equilibrio”. “Non abbiamo mai tappe precostituite – aggiunge Emilio – ma solo un itinerario, un’idea di fondo. La moto ti permette di entrare in intimità con il territorio”. La passione con cui i due raccontano un aneddoto dopo l’altro è travolgente, ed ultimamente c’è un nuovo viag-
gio da raccontare. L’ultima meta infatti è stata la Turchia, in particolare il Nemrut Dagi, territorio montuoso sulla cui cima Antioco I costruì il santuario dove è sepolto allo scopo di essere, a duemila metri d’altitudine, più vicino agli dei. A raccontare cosa è stata la Turchia è Cristina: “Si è vittima spesso degli stereotipi e, verso una meta del genere, si parte magari con qualche timore, vista anche la vicinanza con la Siria. In realtà l’arrivo ha comportato una serie di emozioni incredibili. È stata una sorpresa, soprattutto dal punto di vista umano: sono stati tutti gentili ed ospitali, curiosi ma non molesti, vicini ma con rispetto. Ad esempio se vai dal benzinaio, e fai ciò che devi fare, ti invita a bere un tè e cerca
“LA MOTO È UNO STRUMENTO CHE AMIAMO ED È UNITA AL NOSTRO DESIDERIO DI SCOPRIRE. NON ABBIAMO MAI TAPPE PRECOSTITUITE MA SOLO UN ITINERARIO, UN’IDEA DI FONDO. LA MOTO TI PERMETTE DI ENTRARE IN INTIMITÀ CON IL TERRITORIO”.
di dialogare. Il solo stare insieme per loro è un rituale, dato che traducono l’ospite inaspettato come l’ospite di Dio”. Scavando invece tra i vecchi viaggi, una terra che sorprendentemente è rimasta tra le migliori è l’Albania. “Siamo riusciti a visitarla prima che il turismo la trasformasse – spiega Cristina –. Siamo tornati l’anno scorso ed era già cambiata. Ancora oggi vi sono i segni del regime sull’urbanistica, tanto che in alcuni luoghi montuosi abbiamo trovato stili di vita arcaici, ma anche in questo caso non è mai mancata l’ospitalità”. “Durante il viaggio precedente in Albania eravamo caduti con la moto in un’enorme
IN QUESTE PAGINE, ALCUNE FOTO SCATTATE DURANTE IL VIAGGIO IN TURCHIA DI EMILIO SALVATORI E CRISTINA ZOLI.
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“QUANDO ENTRA UNA PERSONA NELLA MIA AGENZIA, LA PRIMA COSA CHE CHIEDO È SE È UN TURISTA O UN VIAGGIATORE. NEL SECONDO CASO POSSO PROPORRE ANCHE PARTI DELLE MIE ESPERIENZE, NEL PRIMO CONSEGNO I CATALOGHI. LA MAGGIOR PARTE SONO TURISTI”.
pozzanghera – racconta ridendo Emilio – così le macchine fotografiche erano andate KO ed eravamo stati costretti a fotografare con il cellulare. Per questo siamo tornati una seconda volta e, nonostante un altro acquazzone, abbiamo fatto le foto che volevamo. Non ci saremo sentiti a posto in caso contrario”.
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Non bisogna però mai dimenticare le proprie origini, ed infatti l’Italia occupa un posto speciale nel cuore di entrambi, come conferma Cristina: “L’Italia è un Paese bellissimo e resta sempre la nostra prima meta. Spesso capita di fare una curva e trovarsi davanti una chiesa bellissima, e ti chiedi se questa abbia una storia. Così entri e magari dentro c’è un affresco… essere immersi nella propria storia credo sia il massimo”. Con un numero così elevato di viaggi non possono mancare giornate difficili. “La mattina successiva al nostro arrivo sul Nemrut Dagi, ci siamo alzati per vedere l’alba ma la moto non ne voleva sapere di partire. Sono andato al sito con un certo patema, ma per fortuna ho poi scoperto che le spazzole del motorino d’avviamento si erano bloccate, così con due colpi ben assestati è tornato
tutto a posto. In India, invece, ho lasciato la moto ad un meccanico la cui officina era grande come una cabina da spiaggia, e il giorno dopo la moto funzionava perfettamente”. Viaggi impegnativi, esperienze non per tutti, cosa che Cristina riassume perfettamente: “Quando entra una persona nella mia agenzia la prima cosa che chiedo è se è un turista o un viaggiatore. Nel secondo caso posso proporre anche parti delle mie esperienze, nel primo consegno i cataloghi. E devo dire che la maggior parte delle persone appartiene alla categoria dei turisti”. La nostra lunga chiacchierata volge al termine e, sulla mia ultima domanda riguarda il posto rimastogli più nel cuore. I due non hanno dubbi e mi spiazzano. “Il Marocco. Vi sono posti unici, dove hai un contatto diretto con la natura”.
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ISTITUTI CULTURALI
domenica 28 ottobre 2018 - ore 21.00 - Teatro Titano In scena a KMO
domenica 3 febbraio 2019 - ore 17.00 - Teatro Nuovo IDenTITÀ TeaTRaLI
giovedì 8 novembre 2018 - ore 21.00 - Teatro Titano evento speciale - TeaTRanTI
venerdì 22 febbraio 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano MIcROPHOnIe
MoreMode e cantanti/musicisti sammarinesi TeaTROcK Ascanio Celestini e Giuliana Musso POTenTe e FRaGILe
domenica 11 novembre 2018 - ore 16.30 - Teatro Titano LO scHeRMO sUL LeGGIO
Moni Ovadia interpreta IL cOnFORMIsTa
sabato 17 novembre 2018 - ore 21.00 - Teatro Nuovo IDenTITÀ TeaTRaLI
Paolo Fresu TeMPO DI cHeT La versione di chet Baker
venerdì 23 novembre 2018 - ore 21.00 - Teatro Titano TeaTRanTI
Marta Cuscunà IL canTO DeLLa caDUTa Liberamente ispirato al mito del regno di Fanes venerdì 30 novembre 2018 - ore 21.00 - Teatro Titano MIcROPHOnIe
Simone Cristicchi ManUaLe DI VOLO PeR L’UOMO
venerdì 7 dicembre 2018 - ore 21.00 - Teatro Nuovo IDenTITÀ TeaTRaLI
Manuela Kustermann IL GaBBIanO
venerdì 11 gennaio 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano TeaTRanTI
Marco Baliani KOHLHaas
domenica 13 gennaio 2019 - ore 16.30 - Teatro Titano In scena a KMO
Gea Gasperoni e Tiziano Paganelli FAVOLE MUSICALI: eRa Una nOTTe BUIa e RUMOROsa
venerdì 18 gennaio 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano MIcROPHOnIe
Elena Bucci e Marco Sgrosso anTIGOne QUaRTeT cOnceRTO
sabato 19 gennaio 2019 - ore 21.00 - Teatro Nuovo RIDIaMOcIsù
Giuseppe Giacobazzi nOI MILLe VOLTI e Una BUGIa
domenica 27 gennaio 2019 - ore 16.30 - Teatro Titano LO scHeRMO sUL LeGGIO
Ivano Marescotti interpreta La cHIaVe DI saRa
Compagnia Baccalà Pss Pss
Cristina Zavalloni & JAS cOnceRTO
venerdì 1° marzo 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano TeaTRanTI
Mario Perrotta In nOMe DeL PaDRe
mercoledì 6 marzo 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano In scena a KMO
Patrizia Bollini, Mara Di Maio, Francesco Montanari aMORe/nOn aMORe domenica 10 marzo 2019 - ore 16.30 - Teatro Titano LO scHeRMO sUL LeGGIO
Valentina Lodovini interpreta ROccO e I sUOI FRaTeLLI lunedì 18 marzo 2019 - ore 21.00 - Teatro Nuovo IDenTITÀ TeaTRaLI
Orchestra di Piazza Vittorio e Petra Magoni DOn GIOVannI DI MOZaRT secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio
venerdì 29 marzo 2019 - ore 21.00 - Teatro Nuovo IDenTITÀ TeaTRaLI
Ennio Fantastichini e Iaia Forte TeMPI nUOVI
giovedì 4 e venerdì 5 aprile 2019 - ore 21.00 - Teatro Nuovo RIDIaMOcIsù
Angelo Pintus DesTInaTI aLL’esTInZIOne
domenica 7 aprile 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano MIcROPHOnIe
Edoardo Leo TI RaccOnTO Una sTORIa
giovedì 11 aprile 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano In scena a KMO
Fabrizio Raggi, Gabriele Geminiani, Michele Selva anIMe saLVe mercoledì 17 aprile 2019 - ore 21.00 - Teatro Titano In scena a KMO
Collettivo Arteda e Compagnia Teatrale l’Attoscuro MeLancOnIa cOn sTUPORe domenica 28 aprile 2019 - ore 21.00 - Teatro Nuovo RIDIaMOcIsù
Giuseppe Giacobazzi nOI MILLe VOLTI e Una BUGIa
sabato 4 maggio 2019 - ore 21.00 - Teatro Nuovo RIDIaMOcIsù
Andrea Pucci In... TOLLeRanZa 2.0
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ESPLORARE
Verso l’infinito
E OLTRE!
JACOPO VILLA A CINQUE ANNI VOLEVA ESPLORARE IL COSMO. OGGI, A VENTITRÉ ANNI, È ALLA NASA A PROGETTARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DEI ROBOT CHE ESPLORERANNO IN AUTONOMIA COMETE E ASTEROIDI.
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Quel sogno da bambino diventato realtà. Jacopo Villa non aveva di certo immaginato tutto questo quando papà Massimiliano e mamma Daniela, accanto ai fumetti di Topolino, gli posero il primo libro di astronomia. Ma una cosa è certa: Jacopo non ha mai smesso di credere in quell’obiettivo, esplorare il cosmo, fino a quando non è partito da Misano Adriatico alla volta del Jet Propulsion Laboratory
Testo e foto di Matteo De Angelis
della NASA in California. Quel libro fu solo il primo di una lunga serie di volumi su tutto ciò che circonda il nostro pianeta, ma soprattutto su tutto ciò che permette all’uomo di raggiungere e svelare i segreti dei corpi celesti. Così, dopo essersi diplomato al Liceo scientifico Volta di Riccione, si è iscritto a Ingegneria Spaziale a Forlì con l’obiettivo, ben chiaro, di voler offrire il proprio contributo all’umanità nell’esplo-
razione spaziale. Dopo la laurea triennale, ha scelto di specializzarsi in Svezia all’Istituto Reale di Tecnologia, dove fa ritorno dopo l’esperienza statunitense in una delle dieci sedi della NASA. La chiamata dagli States è giunta dopo numerose selezioni, attivate da Jacopo stesso al termine della laurea triennale quando, lavorando a un progetto per un’azienda italiana, è entrato in contatto con un dipendente del
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re ai mezzi di muoversi laddove sia impossibile inviare comandi in modo simultaneo. La luce attraverso cui viaggiano i comandi impiegherebbe troppo tempo per giungere al robot, quindi, sarà il robot stesso a pensare e ad agire proprio come gli umani. Ad entusiasmare Jacopo non è solamente l’avveniristico progetto, ma anche il metodo di lavoro basato sull’assoluta libertà e il confronto aperto tra ogni persona: dall’ultimo arrivato al responsabile del progetto. Non ci sono orari d’ufficio, ma obiettivi da raggiungere. Nei corridoi del centro spaziale si respira umiltà, nonostante la conoscenza e una contagiosa passione per il proprio lavoro. Non mancano poi le occasioni di socializzazione, come lo snack al termine delle mitico ente spaziale americano. La sua domanda di ammissione nei quartieri generali è stata respinta per ben due volte. A mettersi di traverso c’è stata persino la normativa sul segreto militare americano verso tutti coloro che non sono cittadini statunitensi. Nonostante i mesi di attesa e le pratiche burocratiche, Jacopo non ha smesso di inseguire il suo sogno. Così, da fine agosto scorso ha l’opportunità di vivere per 6 mesi a stretto contatto con i migliori scienziati e ingegneri aerospaziali al mondo, tra l’altro a due passi dalla spiaggia di Malibù, paradiso del surf, uno dei suoi sport preferiti. Jacopo lavora in un team che si occupa di programmare l’intelligenza artificiale di uno sciame di sonde spaziali che esploreranno piccoli corpi celesti. Ciascuna sonda si muoverà nello spazio senza il controllo dell’uomo, producendo autonomamente mappe della loro superficie. La nuova frontiera della ricerca scientifica spaziale passerà attraverso i robot, in grado di orientarsi e interagire con quanto li circonda in modo molto simile a quello umano. Impostare la loro intelligenza a terra significa permette38
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JACOPO LAVORA IN UN TEAM CHE SI OCCUPA DI PROGRAMMARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI UNO SCIAME DI SONDE SPAZIALI CHE ESPLORERANNO PICCOLI CORPI CELESTI. CIASCUNA SONDA SI MUOVERÀ NELLO SPAZIO SENZA IL CONTROLLO DELL’UOMO.
riunioni o le attività extra lavoro: dalla banda alle uscite sportive. Questa sarà senz’altro un’esperienza stellare nel curriculum di Jacopo che tra gli obiettivi ha anche quello di effettuare un’esperienza nell’Agenzia Spaziale Europea. Jacopo, con la sua storia straordinaria, rappresenta per gli studenti italiani un esempio di come sia possibile, con costanza e impegno, coronare i propri sogni e dimostra come le università italiane siano in grado di preparare ottimi studenti in grado di essere apprezzati nel mondo, anche dove osano le star dell’astronomia e dell’ingegneria aerospaziale.
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RACCONTARE
L’ultimo
ALLIEVO CON IL SUO NUOVO LIBRO CLAUDIO PAOLUCCI CELEBRA IL MAESTRO UMBERTO ECO, DI CUI HA RACCOLTO L’EREDITÀ INTELLETTUALE: UNA SFIDA CHE SPAVENTA, MA CHE VALE LA PENA TENTARE.
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Professore associato di Semiotica all’Università di Bologna e coordinatore scientifico della Scuola di Studi Umanistici fondata da Umberto Eco: questo è il profilo professionale di Claudio Paolucci, cattolichino, tra gli allievi prediletti dal grande semiologo a cui ha dedicato il libro Umberto Eco, tra Ordine e Avventura pubblicato da Feltrinelli Editore nella collana Eredi, diretta da Massimo Recalcati. Come è nata la sua passione per la semiotica?
di Arianna Denicolò
“Sono laureato in Filosofia e ho fatto un dottorato di ricerca in semiotica. Eco diceva che la semiotica era la forma contemporanea della filosofia: gli ho creduto e non me ne sono pentito. Quand’ero bambino e mi regalavano un gioco, mi piaceva di più smontare il gioco per vedere come era costruito all’interno che non giocarci. La semiotica è proprio questa cosa qui: davanti a una cosa che ha significato per noi, un semiotico la smonta per provare a capire come è fatta dentro”. L’incontro con Umberto Eco ha cambiato la sua vita o, per lo meno, le ha indicato una direzione da seguire. Come è avvenuto? “Piuttosto naturalmente in realtà: sui banchi dell’università. Eco insegnava Semiotica a Bologna ed era un esame che potevamo scegliere di sostenere. Io poi l’ho avuto come relatore della tesi di laurea e come tutor della tesi di dottorato. Insomma, un classico rapporto tra maestro e allievo”. Il libro Kant e l’ornitorinco gioca un ruolo fondamentale: la sua tesi di laurea infatti mette in discussione molte idee esposte in questo volume. Era un ragazzo di fronte
ad un gigante. Non ha avuto paura? “Dal di fuori, messa così effettivamente suona spaventevole. In realtà dal di dentro fu più normale: non ero convinto di alcune idee del libro, provai ad approfondire e studiare. Avevo alcuni argomenti e glieli esposi: credo che il coraggio di non dargli ragione fu una delle cose che gli piacque di più, anche perché probabilmente avevo alcune buone carte dalla mia. Tanto che nel suo libro del 2007, Dall’albero al labirinto, mi rispose in un bel saggio e su alcune cose cambiò posizione”. La stima che Umberto Eco aveva per lei diventa palese quando le chiede di sostituirlo nelle lezioni all’Università: ci racconta la sua prima lezione e la reazione degli studenti, che erano quasi suoi coetanei? “Penso che all’inizio furono molto delusi: si aspettavano Umberto Eco e arrivai io. Tra l’altro ero molto spaventato, anche se cercavo di non farlo vedere. Penso che comunque se ne accorsero: non ero pronto ed Eco lo sapeva perfettamente. Ma nel frattempo, nel proseguire del corso, qualcosa successe: sarà stato il mio modo
“NON ERO CONVINTO DI ALCUNE IDEE DI KANT E L’ORNITORINCO, PROVAI AD APPROFONDIRE E STUDIARE. AVEVO ALCUNI ARGOMENTI E GLIELI ESPOSI: CREDO CHE IL CORAGGIO DI NON DARGLI RAGIONE FU UNA DELLE COSE CHE GLI PIACQUE DI PIÙ”. 41
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di spiegare la semiotica usando i film di Lynch e le canzoni dei Pink Floyd e dei Radiohead – e in questo l’avere solo 5-6 anni più di loro mi aiutò – ma il corso non andò male, tanto che quindici anni dopo lo tengo ancora. Perché la vera soddisfazione non fu quando Eco mi chiese di tenerlo, ma quando mi disse che l’avrei rifatto io anche l’anno dopo, nonostante lui non avesse più il problema alle corde vocali che gli aveva impedito di farlo l’anno prima”. “Il talento non porta da nessuna parte senza il lavoro” è una frase di un’attualità incredibile, anche se oggi assistiamo a tanti casi di successo in cui il talento sembra piuttosto carente. Come si rapporta uno studioso del suo calibro a questo rimescolamento delle carte? “Io vedo la cosa da un altro punto di vista e mi dico: dove sono dav-
vero arrivati i divi di Instagram e dei social? Cosa lasceranno? Secondo me in fondo non sono arrivati da nessuna parte e lasceranno poco, perché avere successo e fare soldi dal mio punto di vista non significa fare strada e arrivare lontano. Se mai, una cosa da chiedersi è perché noi identifichiamo qualcuno che si è arricchito ed è diventato famoso con qualcuno che ha fatto qualcosa d’importante. Di recente, ho ascoltato il disco di Sfera Ebbasta, che è il disco più ascoltato della storia della musica italiana da quando la musica è un’industria digitale: tutti i testi parlano di quanti soldi ha fatto e di quanto famoso è. Ma attenzione: non è affatto lui che dà questo messaggio, lui esprime un sentimento molto diffuso nella sua generazione, che identifica qualcosa che vale con quella cosa che ha successo e che ti arricchisce. Per questo lui stesso ha successo: espri-
me perfettamente il suo tempo. A me invece piacerebbe vederlo più orgoglioso di aver fatto un bel disco, piuttosto che di aver fatto un disco popolare. Ma di questo non parla mai ed è un peccato”. Attivazione di un’eredità: cosa significa raccogliere l’eredità di un intellettuale immenso come Eco? “Significa rilanciare e non limitarsi a gestire. Nessuno di noi, suoi allievi, è Umberto Eco, né mai lo sarà. Ma attraverso la sua lezione possiamo essere qualcos’altro, che non avremmo potuto essere senza di lui e le sue idee”. Perché è così importante leggere le ultime 50 pagine de Il Pendolo di Foucault? “È proprio ciò che provo a spiegare nel primo capitolo del mio libro… Più banalmente, un motivo importante è che, tra tutte le cose che ha scritto, Eco considerava quelle cinquanta pagine la sua cosa migliore. Quella che sarebbe davvero rimasta oltre lui”. L’ultimo capitolo del suo libro, intitolato Il Congedo, rimanda al Prologo attraverso il bene che voleva al suo maestro. C’è qualcosa che non è mai riuscito a dirgli? “Le cose che gli avrei voluto dire gliele ho dette. Ma mi manca molto non potergliene dire altre che mi vengono in mente mentre la nostra vita continua. Credo sia un’esperienza molto diffusa: non rimpiango il non detto, ma il non poter più dire ancora”. IN MAGAZINE
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COSE DI SOGNO IL PARADISO DELLE SIGNORE: INTIMO E MODA MARE
COSE DI SOGNO, NEL CENTRO STORICO DI RIMINI, IN VIA GARIBALDI 103, È IL NEGOZIO DI INTIMO CHE RENDE FELICI TUTTE, SENZA DISTINZIONE.
IN ALTO, PATRIZIA SUCCI ALL’INTERNO DELLO SHOWROOM COSE DI SOGNO.
Quante misure ha la bellezza? Chiedetelo a Patrizia Succi, la lady della lingerie: lei ve le elencherà tutte e alla fine arriverete a scoprire che la bellezza può essere anche smisurata. Patrizia da quasi trent’anni ha aperto un angolo di paradiso, solo per donne, di tutte le età e di tutte le taglie: Cose di sogno, nel centro storico di Rimini, è il negozio di intimo che rende felici tutte, senza distinzione. Perché? Perché qui ogni forma del corpo di una donna trova il suo posto: dove essere contenuto e valorizzato. Il negozio è specializzato anche in taglie forti e calibrate: qui ogni donna può affidarsi per trovare l’intimo, i capi di corsetteria, la lingerie ed i costumi da bagno che più si adattano al suo corpo. “La soddisfazione più grande – racconta Patrizia – è quando una donna entra nel mio negozio senza avere piena consapevolezza della misura delle sue forme. Riesco ad individuare con uno sguardo cosa possa essere più adatto e nel
momento in cui indossa quello che ho scelto per lei il risultato può sorprendere, perché il corpo assume una forma più bella, armoniosa. In quel momento la loro felicità è anche la mia. Questo risultato non è scontato perché in Italia le misure disponibili sono inferiori rispetto alle reali necessità di una donna: spesso mi devo rivolgere a fornitori esteri. I belgi sono dei maestri in questo, anche i francesi”. Ma quali sono i punti di forza del negozio? “Il primo – continua Patrizia – è quello di saper soddisfare qualsiasi esigenza offrendo taglie adatte ad ogni donna, sia le piccole taglie che quelle più forti. Le aziende di intimo producono articoli che seguono i cambiamenti della moda e per me è fondamentale stare al passo, per accontentare le mie clienti. Pensiamo alle scollature degli abiti: sono tantissime, per ognuna esiste un reggiseno specifico e nel mio negozio la scelta al riguardo è ricca, disponibile in un’ampia gamma di misure,
anche calibrate e in tutte le coppe”. Da Cose di sogno è possibile trovare intimo elegante e provocante e allo stesso tempo comodo e confortevole come una seconda pelle, ma anche intimo sportivo e continuativo. Costantemente aggiornato sulle linee di maggiore tendenza, Cose di sogno offre un vasto assortimento di prodotti, anche in pura seta per le spose più esigenti, riuscendo a soddisfare sia la vivacità delle teenager che l’eleganza e la sobrietà delle signore più adulte: dall’intimo sexy a quello contenitivo, sottovesti, guaine di ogni tipo anche per abiti slim, guêpière, bustini e body senza dimenticare la preziosa corsetteria da sposa e le diverse collezioni mare, la cui qualità, assieme alla raffinatezza delle linee e l’ottima vestibilità fanno di questi capi veri gioielli nati per impreziosire il corpo di qualsiasi donna. “Un altro punto di forza – prosegue Patrizia – è il servizio di assistenza in camerino che io e le mie due collaboratrici offriamo alle nostre clienti, con discrezione e professionalità. Insieme al servizio di piccola sartoria, perché in alcuni casi anche i capi di intimo necessitano di modifiche per ottenere un risultato perfetto. Quando scelgo i prodotti da proporre alle mie clienti penso prima di tutto alla resa della vestibilità, poi alla bellezza dei modelli e dei pizzi e non ultimo alle esigenze delle clienti stesse, in base alle loro età e agli stili di vita”. L’intimo deve accoglierle tutte, in un segreto che si rivelerà, poi, come una magia. O come una cosa di sogno.
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DÌ E VEN DÌ E VEN DÌ E VEN
ERDÌ FINO ERDÌ FINO ERDÌ FINO
A MEZZA A MEZZA A MEZZA
NOTTE NOTTE NOTTE
SUONARE
Dal legno
ALLA MUSICA UN VIAGGIO EMOZIONANTE NELLA CASA DELLA MUSICA, CONCEPITA DAL MAESTRO PAOLO BANDINI: MUSEO DELL’ANTICA ARTE LIUTAIA, MA ANCHE PUNTO D’INCONTRO E RITROVO PER MUSICISTI E APPASSIONATI.
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di Cinzia Bauzone / ph Riccardo Gallini
Se chiediamo al Maestro Paolo Bandini cos’è la musica, potrebbe andare avanti ore a parlarne. Amore puro, arte per eccellenza che non conosce limiti di contenuto, capace di determinare sempre nuove combinazioni ed emozioni. Ed è proprio la musica il
fil rouge del suo progetto, che ha lo scopo di far conoscere al pubblico i diversi linguaggi dell’arte dei suoni. Si chiama Casa della Musica e nasce nel 2016, Assieme al Museo del Violino ha lo scopo non solo di riportare nello splendido borgo storico della
Città Vecchia della Repubblica di San Marino gli antichi strumenti che hanno reso grande la liuteria, ma anche di diventare punto d’incontro tra musicisti di diverse scuole e tendenze. Paolo Bandini, direttore del museo, è uno studioso ed esperto di liuteria
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antica e moderna; suo desiderio era quello di rendere omaggio alla figura di una grande famiglia di liutai della Serenissima: i Maestri Marino e Mario Capicchioni, nati entrambi sulle pendici del Monte Titano. E lo ha fatto fondando già nel maggio 2016 L’Ensamble d’Archi Marino Capicchioni e successivamente partecipando alla produzione del film per la TV di Stato Il Genio Capicchioni. “La realizzazione del progetto – racconta – è stata resa possibile grazie alla ferma volontà della Segreteria di Stato per la Cultura e l’Istruzione di San Marino, che ha voluto concedere la residenza per particolari meriti culturali ed artistici al fine di poter dar vita a questo speciale progetto”. È una realtà unica nel suo genere, un museo interattivo che offre l’opportunità di intraprendere un percorso sensoriale per conoscere la musica e i suoi differenti strumenti. Un viaggio guidato che consente di scoprire il fascino di quella meravigliosa realtà che 46
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trasforma un pezzo di legno in un violino che poi diventa musica, svelando così un mistero che da quattrocento anni stupisce e incanta il mondo. La Casa della Musica è un luogo dove passato e futuro s’incontrano e, inevitabilmente, s’intrecciano con il presente. Un luogo in cui aver l’occasione di conoscere tanti grandi musicisti che, quando si esibiscono in zona, non mancano mai di passare per un bicchiere e un saluto, ma anche l’occasione per incontrare nuovi talenti e le loro differenti discipline artistiche in un approccio coinvolgente. Il progetto della Casa della Musica ha tra le tante aspirazioni il desiderio di creare un luogo di aggregazione e di incontro culturale e artistico sul territorio, un contenitore di raffinate discussioni che ha come modello l’Osteria delle Dame, lo storico locale bolognese fondato negli anni Settanta da Francesco Guccini e Padre Casali e che ora ha finalmente la sua riedizione Sammarinese. È così che il 9 giu-
LA VOCAZIONE DEL MAESTRO PAOLO BANDINI HA RADICI PROFONDE, IL SUO CONTRIBUTO ARTISTICO È COSÌ AMPIO DA NON LIMITARSI ALLA SFERA MUSICALE E SCONFINARE NELLA CULTURA: “ALLA FINE LA MUSICA È UN LINGUAGGIO, È COMUNICAZIONE ED È ARTE”.
gno 2017 la Casa della Musica ha potuto organizzare l’ultimo storico incontro con Francesco Guccini, vecchio amico di Paolo, al Teatro Titano. Lo spettacolo è stato introdotto dal Quartetto D’Archi Ensamble Marino Capicchioni, che ha reinterpretato per la prima volta in chiave di quartetto d’archi pezzi storici del cantautore. La Casa della Musica in questi due anni ha già regalato spettacoli destinati a rimanere nella
IN APERTURA, IL MAESTRO PAOLO BANDINI CON AKIKO YATANI, VIOLINO SOLISTA. IN QUESTE PAGINE, ALCUNI ALLESTIMENTI DEL MUSEO DEL VIOLINO.
storia della musica contemporanea, come l’incontro con il jazzista Felice del Gaudio ed il chitarrista Guido Sodo, e con due musicisti d’eccezione: Akiko Yatani, violino solista, e Keiichi Hashizume, clarinettista, in un concerto ricordo delle vittime di Fukushima. L’obiettivo è stimolare e coinvolgere culturalmente la Repubblica e il territorio circostante, e in questo le Serenate al Balcone spiccano per originalità ed eleganza: dal terrazzino della torre quattrocentesca tra le mura di un borgo storico dichiarato patrimonio Unesco, la musica dialoga richiamando l’attenzione di turisti e appassionati e regalando
innumerevoli emozioni, oltre a migliaia di tweet che sono rimbalzati da venti diversi Paesi. La vocazione del Maestro Paolo Bandini ha radici profonde, il suo contributo artistico è così ampio da non limitarsi alla sfera musicale, per sconfinare in quella della cultura: “Alla fine la musica è un linguaggio, è comunicazione ed è arte”. Tra le tante proposte della Casa della Musica di San Marino, ci sono anche master class specialistiche di altissimo livello, che prevedono la partecipazione a incontri con artisti. Una grande mole d’impegni e progetti, animati sempre più dalla convinzione che fare cultura, alla fine, vale la pena.
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FILMARE
La magia
DELLE FOTO IL VALORE EMOZIONALE DELLE FOTO STAMPATE PRENDE VITA SUL SET DEL NUOVO SPOT PHOTOSÌ, “STAMPA LE TUE EMOZIONI, REGALA UNA GIOIA”.
A A FIANCO, UNO SCATTO DURANTE LE RIPRESE DELLO SPOT CON KATIA PEDROTTI E IL REGISTA MATTEO DI GRAZIA.
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di Elena De Tullio
Azienda italiana con sede a Riccione, leader nel mercato della stampa fotograf ica, PhotoSì “stampa le tue emozioni” e le mette in primo piano realizzando un nuovo spot, prodotto da Eshu, video agency giovane e dinamica di Rimini, diretta da Matteo Di Grazia ed Eugenio Giovanardi, su idea creativa di Menabò Group, agenzia di comunicazione ed “evolutionary branding” forlivese. Una collaborazione che ha visto tutti impegnati prima nella definizione dello storytelling e poi nell’organizzazione di due intense giornate di shooting, presso l’attrezzatissimo studio professionale Leon di Pesaro. Sul set sono stati chiamati come protagonisti Katia Pedrotti
e Ascanio Pacelli, una delle coppie più amate nate nella casa del Grande Fratello, insieme ai figli Matilda e Tancredi, per mettere in scena con effetti speciali tutti da scoprire la magia dei prodotti PhotoSì. Stampe Vintage, in stile istantanea, FotoLibri, Quadri, Calendari e tanto altro: sono moltissime le idee che si possono personalizzare con le proprie foto scaricando l’applicazione gratuita PhotoSì su smartphone o tablet, oppure andando sul sito photosi.com, per
dare forma a creazioni originali in modo facile, comodo e sicuro. Perché le foto hanno un valore emozionale unico e regalano sempre un sorriso, una vera e propria gioia, facendo vivere e rivivere i momenti più speciali. Lo spot, in due versioni da 15 e 30 secondi, sarà online sui canali social di PhotoSì a partire dalla seconda metà di novembre e poi on air, all’inizio di dicembre, sui canali Discovery del digitale terrestre: Nove, Realtime e Food Network.
VALORIZZARE
Il bio
DI...VINO! CON TERRE DI FIUME, L’AZIENDA DI OMBRETTA PIVI, LA VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO E DELLA SUA STORIA PASSA PER LA PRODUZIONE DI VINI BIOLOGICI.
C A LATO, OMBRETTA PIVI, CON I COLLABORATORI GIULIO PRUCCOLI E SERGIO MONTEBELLI, PRESENTA I VINI PRODOTTI DA TERRE DI FIUME.
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di Veronica Frison / ph Andrea Casadei
C’era un tempo l’antica Ferianus, con le sue colline soleggiate rivolte verso il fiume Marano. Già gli antichi romani e gli storici latini da Catone a Varrone ne decantavano le lodi: una località pacifica e bellissima, così amena da ricordare nel suo nome il concetto di feria, il periodo delle feste e delle vacanze. I vini delle terre riminesi già a quel tempo venivano esportati soprattutto verso Roma, e questa tradizione oggi rivive nei magnifici filari di Friano, località nei pressi di Coriano. In un meraviglioso pomeriggio autunnale ci ha accolto Ombretta Pivi, titolare di Terre di Fiume, con un sorriso che disarma e che diventa più dolce quando racconta che alle fiere di settore nelle altre regioni d’Italia i giovani s’incuriosiscono nei confronti dei suoi vini e si emozionano, perché riconoscono subito Coriano, la città natale di Marco Simoncelli. Sin dagli esordi Terre di Fiume è legame profondo con il territorio, valorizzazione di vitigni autoctoni e dal 2003 è a tutti gli effetti azienda biologica. Ma cosa significa biologico? La tecnica di coltivazione biologica prevede l’eliminazione di pro-
dotti chimici a favore di zolfo e solfato di rame. Si riconosce subito una persona che crede in quello che fa, perché non si erge su un piedistallo, cerca la collaborazione degli altri in qualcosa che renda ancora più
grande il proprio sogno, e giudica il successo come un successo di gruppo e non personale. Pur essendo stata tra i primi in zona a convertirsi al biologico, Ombretta sottolinea che “viviamo in un territorio in cui tutte le aziende
Gioielli, arte e antichità Via Cairoli, 24 | Rimini | T. 054124257 grifondororimini@.gmail.com | www.grifondororimini.it
lavorano assieme e ci tengono a valorizzare il terreno: il merito non è solo nostro”. È fiera ed orgogliosa quando parla di vinificazione e di Francesco Bordini, l’enologo dell’azienda, che è un professionista affermato.
Oggi Terre di Fiume produce tre vini. Fafnir, Sangiovese di Romagna DOC Superiore biologico, un nome che a tutti gli effetti sembra un nomignolo di quelli affettuosi romagnoli e invece era il nome di una moto tedesca in produzione dal 1902 fino agli anni ’50. Dalla moto, Fafnir è diventato il soprannome del padre di Ombretta, orgoglioso proprietario della due ruote. Eutyches, Sangiovese Colli di Rimini DOC, è un vino rosso biologico dedicato al medico di origine greca vissuto a Rimini nel III secolo, la cui dimora, ricca di mosaici e di un favoloso strumentario professionale, è visibile nel complesso archeologico noto come la Domus del Chirurgo. Ultimo, ma primo nel cuore di Terre di Fiume, è Ferianus, un omaggio alla storia del nostro territorio: Rebola dei colli di Rimini DOC, è un vino bianco biologico proveniente dal vitigno della Rebola (biotipo riminese). Ed è proprio la Rebola la riscoperta più importante del territorio riminese: è un vitigno autoctono di antiche origini, da cui scaturisce un bianco con eccezionali potenzialità e risorse.
LUVIRIE s.r.l.
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LA TAVERNA DEGLI ARTISTI, THE BARGE, LA PERLA HOTEL RIMINI LA PASSIONE PER LE MIGLIORI TRADIZIONI, DAI GENITORI AI FIGLI.
RINA E MARIO PAPPANO E I LORO FIGLI ANTONIO, ELENA E LEONARDO PARTECIPANO ATTIVAMENTE AD ANIMARE MARINA CENTRO CON I LORO LOCALI: UN’INTERA FAMIGLIA CHE SI DEDICA ALLA RISTORAZIONE E ALL’ACCOGLIENZA.
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Rina e Mario Pappano, una vita insieme. Rina e Mario, uniti dall’amore e dalla passione per la buona cucina e dal culto dell’ospitalità. Dal 1998 gestiscono La Taverna degli Artisti, locale ricco di storia a Marina Centro, frequentato già nei favolosi anni Sessanta da cantanti, attori, politici e uomini di cultura. Ai tempi delle balere, quando d’estate si ballava nei locali di Marina Centro, un passaggio in taverna era d’obbligo; negli anni Ottanta, la Taverna diventava l’emblema della cucina romagnola con le sue tagliatelle fatte in casa, la piadina e la meringa con la panna montata, il pesce buono e l’ottima selezione di vini. Al rispetto per la tradizione, la Taverna di oggi aggiunge piacevoli tocchi di attualità: il grazioso Bistrò, luogo ideale per un pasto frugale, e la ve-
trina online, per l’acquisto di prodotti di qualità. Come nelle migliori tradizioni, la passione si trasmette dai genitori ai figli. Antonio, Elena e Leonardo, con lo stesso entusiasmo di mamma Rina e papà Mario, lavorano nel mondo della ristorazione. Antonio, con sua-
dente affabilità e innata simpatia, collabora con i genitori in Taverna. Leonardo gestisce The Barge, famoso Pub sul Lungomare. Elena dirige La Perla, uno degli Hotel più conosciuti di Marina Centro. Antonio, Elena e Leonardo, figli d’arte alla guida di tre storiche
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PER NATALE, “PROPONIAMO MENÙ DELLA TRADIZIONE IN STILE CLASSICO, MA ANCHE FESTE CON DJ E BALLI. RESTA SOLO DA SCEGLIERE LA LOCATION MIGLIORE PER VOI: LA PERLA, THE BARGE O LA TAVERNA DEGLI ARTISTI; A VOI LA SCELTA, NOI PENSIAMO AL MENÙ!”
strutture riminesi, giovani imprenditori che hanno saputo unire modernità e innovazione alla tradizione migliore. Completamente rinnovato e forte della collaborazione con Heineken, The Barge oggi, oltre a offrire pizza, hamburger e speciali primi piatti, rinasce come location esclusiva per feste di compleanno, di laurea e cocktail aziendali. Protagonista indiscussa del locale resta sempre la buona musica, con serate live davvero interessanti. La Perla è la vera sorpresa. Elena afferma: “È nostro desiderio rinnovare l’hotel e renderlo sempre più confortevole. Ogni anno facciamo piccoli investimenti per renderlo più accogliente e funzionale. Lavoriamo tanto, la posizione è il grande punto di forza, siamo nel cuore di viale Vespucci, a due passi dal mare. Le nostre camere sono molto ampie e luminose…” Quello che però Elena, regina del buongiorno, per modestia non dice, è che il vero punto di forza dell’hotel sono le pri-
me colazioni: ogni mattina all’ingresso dell’hotel si viene investiti da un profumo inebriante e irresistibile. Proprio Elena prepara dolci e biscotti per il suo buffet. La giovane Pappano adora la pasticceria, frequenta i corsi dei pasticcieri più importanti d’Italia e ama regalare soffici e dolci emozioni. Elena stessa infatti organizza corsi di pasticceria rivolti ai clienti dell’hotel. È possibile perciò prenotare un fine settimana con tanto di corso di pasticceria!
Altra novità dell’Hotel La Perla è la grande sala del primo piano, attrezzata per riunioni, seminari, corsi di formazione ma anche banchetti e cene esclusive. A proposito di cene: si sta avvicinando il Natale! La parola a Mario: “Proponiamo menù della tradizione in stile classico, ma anche feste con dj e balli. Resta solo da scegliere la location migliore per voi: La Perla, The Barge o La Taverna degli Artisti; a voi la scelta, noi pensiamo al menù!”
HOTEL RIMINI Viale Amerigo Vespucci 1 Tel. 0541 28519 www.tavernadegliartisti.com
Viale Vespucci 11 Tel. 0541 26567 www.laperlariminihotel.it
Lungomare Claudio Tintori 13 Tel. 0541 709845 www.thebarge.eu IN MAGAZINE
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VINCERE
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ALL’ARIA! INCONTRIAMO IL MAESTRO DI TAEKWONDO ROBERTO BORGHI, CINTURA NERA 5° DAN, ALLENATORE DEI RAGAZZI VINCITORI DELLA MEDAGLIA D’ORO ALLA V EDIZIONE DEL TROFEO-CONI, NELLA CATEGORIA FREESTYLE.
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di Nicola Luccarelli / ph Riccardo Gallini
Grande conferma del Taekwondo Emilia-Romagna: per il secondo anno consecutivo, i ragazzi del Freestyle vincono la medaglia d’oro, nella V edizione del Trofeo-CONI, in scena a Rimini. Dopo Senigallia 2017, la squadra regionale di Freestyle – composta da Arianna Bonadei, Giuditta Carlini, Luca Ferella e Diego Gessaroli – sotto la guida del Maestro Roberto Borghi (C.N. 5° DAN), responsabile regionale Settore Giovanile forme, riconferma l’oro a squadre tra le mura di casa. È proprio il pluricampione italiano e Maestro di Taekwondo, originario di Gabicce Mare, che ci racconta come si diventa fuoriclasse in questa disciplina sportiva. Maestro, quando è nata la sua passione per il Taekwondo? “Come succede a tanti maschietti la mia passione per le arti marziali nasce con me e l’idea di calciare al viso mi ha sempre affascinato. Da lì a scoprire il Taekwondo [l’arte marziale dei calci in volo, Nda], il passo è stato breve”. Che cosa ha questa arte marziale in più delle altre? “È un cammino per allenare mente, corpo e spirito. Si contraddistingue per la dinamicità e la spettacolarità ed efficacia delle
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sue tecniche. Non c’è un’età giusta per cominciare, ma se si vogliono raggiungere risultati agonistici è necessario iniziare presto.” Quali caratteristiche bisogna avere per diventare un campione in questa disciplina? “Ognuno di noi è un potenziale campione e i miei ragazzi ne sono la prova. La vittoria o la non-vittoria è la proiezione di ciò che abbiamo dentro. Lo sport agonistico esige tutto il cuore e la dedizione possibile e, se si è ben guidati, i risultati arrivano”. A proposito di risultati, i suoi allievi si sono ben comportati al Trofeo CONI Kinder + Sport, vero? “Il Trofeo CONI Kinder + Sport vede impegnati i ragazzi in una
nuova e spettacolare specialità del Taekwondo: la forma freestyle. Questa gara contempla una serie di attacchi e difese contro un avversario immaginario, eseguite a tempo di musica, e comprende l’esecuzione obbligatoria di calci in volo e spettacolari sequenze acrobatiche. I nostri allievi hanno trionfato per il secondo anno consecutivo e possiamo dire con orgoglio che tutti loro appartengono alla selezione regionale, vengono da Rimini e militano alla nostra società di Villa Verucchio”. Li sta già preparando per le prossime sfide? “A dicembre ci sarà il campionato europeo per club in Spagna e quello italiano di forme che si terrà ad Arezzo”.
COINVOLGERE
A tutto
GAS!
A CASA BULEGA LA PASSIONE PER LE MOTO È NEL SANGUE. DAVIDE BULEGA, PADRE DEL GIOVANE PILOTA NICOLÒ, AIUTA QUEI GENITORI CHE, COME LUI, FANNO I CONTI CON IL MONDO DEI MOTORI.
D IN BASSO, DAVIDE BULEGA, PADRE DEL GIOVANE PILOTA NICOLÒ BULEGA.
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di Matteo De Angelis / ph Riccardo Gallini
Davide Bulega è pronto ad aprire il gas nella carriera delle giovani promesse del motociclismo. Il papà di Nicolò Bulega, affermato pilota del Motomondiale, dal 2016 in Moto 3 con lo Sky VR46 Racing Team di Valentino Rossi, è pronto a dedicarsi alla crescita professionale di promettenti centauri in cerca di gloria. La Moto è nel sangue in casa Bulega e si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. La moto è passione e lavoro al tempo stesso. Davide, nato a Torino 47 anni fa, sin da bambino seguiva col papà Bruno le gare di auto e moto sognando
di fare il pilota. A 16 anni il padre gli regalò una Honda 125, ma poco dopo dovette sequestrargli le chiavi perché viaggiava troppo veloce in strada. Se avesse voluto correre, lo avrebbe potuto fare, ma solo sui circuiti. Fu così che Davide Bulega iniziò la carriera di pilota nel 1989 e fu così che, con molta probabilità, il padre gli salvò la vita. Nel 2001 fondò e diresse insieme al papà il team Lightspeed, consolidando negli anni un’importante partnership con Kawasaki, fino a diventare il team ufficiale nel 2007. Nel frattempo il team vinse il Campionato Italiano Super Sport nel 2004, esordì nel mondiale e disputò contemporaneamente i campionati italiano ed europeo nelle classi 600 e 1000. Con la scomparsa del padre, dovendo gestire da solo l’azienda di famiglia, chiuse l’esperienza manageriale motociclistica. Ma il piccolo Nicolò, cresciuto nei paddock di tutto il mondo al seguito della famiglia, si impose prima nei circuiti di minimoto, poi nei Campionati italiani MiniGP 50, PreGP 125 e 250 fino al Mondiale Junior, che vinse nel 2015. Un successo che gli ha spalancato le porte all’Academy del
Dottor Rossi. Oggi Davide Bulega è intenzionato ad aprire un nuovo capitolo della sua storia professionale, mettendo al servizio delle famiglie dei giovani piloti la sua esperienza, aiutandoli ad affrontare la giungla contrattuale fra pilota e team, guidandoli dalle minimoto al Mondiale. Quello di Bulega è un progetto ambizioso che punta a offrire un servizio a 360 gradi nel mondo motoristico, fornendo consulenze contrattuali di carattere tecnico, legale, fiscale, ma anche sostegno al marketing, alle relazioni pubbliche e a tutti i canali di comunicazione, fino alla consulenza psicologica sportiva e, non meno importante, al procacciamento di sponsor e management per team e piloti. Il successo non è chiavi in mano, perché per vincere ci vorrà comunque talento ma i ragazzi, e soprattutto le loro famiglie, potranno evitare accordi poco chiari. Un servizio che è un investimento utile a finalizzare il miglior risultato, a partire dalla crescita esperienziale e volto a valorizzare il ruolo del genitore accanto al ragazzo, coinvolgendolo e facendolo diventare parte integrante del team.
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AVVOCATO DI STRADA È L’ASSOCIAZIONE CHE OFFRE CONSULENZE GRATUITE PER I SENZATETTO: UN IMPEGNO CIVILE PER FRONTEGGIARE LE INGIUSTIZIE DELLA BUROCRAZIA. di Nicola Luccarelli / ph Riccardo Gallini
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Avvocato di Strada. Si chiama così la Onlus di Bologna che, dal 2007, ha come obiettivo quello di offrire tutela legale alle persone senza fissa dimora. Il presidente è l’avvocato Antonio Mumolo. In Italia sono presenti sportelli dell’associazione in 49 città, tra cui quello di Rimini, inaugurato a novembre dello scorso anno. I volontari sono circa un migliaio: avvocati, praticanti, ma anche persone provenienti da altri ambiti. A parlarci di questa onlus è Patrick Wild (il primo da destra nella foto), avvocato e coordinatore della sede di Rimini. Si rivolgono a voi persone senza fissa dimora, giusto? “Esatto. Chi si rivolge a noi non si trova in condizioni di semplice indigenza, in quanto essere privi della residenza preclude la possibilità di accedere al gratuito patrocinio. Le persone che riceviamo necessitano di orientamento e consulenza, altre volte ancora di instaurare una causa vera e propria”. Quanti avvocati operano nello sportello di Rimini? “Per statuto, Avvocato di Strada si stabilisce presso un’associazione che sul territorio si occupa di persone senza fissa dimora. Qui a Rimini siamo ospitati dalla Croce Rossa. Lo sportello è aperto il secondo e quarto sabato del mese, dalle 9 alle 11. Al momento siamo circa 13 volontari. Tra noi ci sono anche giuristi d’impresa, ope-
ratori di organizzazioni umanitarie e semplici cittadini.” Quante persone senza fissa dimora si sono rivolte allo sportello di Rimini? “In un anno di attività, abbiamo ricevuto circa 50 persone. Tenuto conto degli sportelli effettuati fino ad ora e comparando questo dato anche con l’esperienza di altre città, riteniamo che il numero sia elevato. Ma non dobbiamo dimenticare che, dietro ai numeri, ci sono prima di tutto le persone e le loro storie”. Per quali ragioni si rivolgono a voi? “Il caso più frequente è l’assenza di residenza, come ho detto prima. Per quanto strano, pochi sono a conoscenza del fatto che al suo possesso sono connessi numerosi altri diritti, come quello alle cure, al lavoro e al welfare. Una volta che una persona finisce per strada e viene cancellata dall’anagrafe, questi diritti si perdono. Per lo Stato si cessa di esistere, diventando invisibili”. Perché è importante far conoscere a tutti quello che fate? “Nella burocrazia esistono numerose sacche d’ingiustizia e non è detto che da soli possiamo risolvere qualcosa. Far conoscere non tanto la nostra esperienza quanto la realtà di chi è senza fissa dimora diventa fondamentale per creare una rete di tutela più ampia ed efficace possibile”.
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SHOWROOM VERNOCCHI IL RITORNO DEL GIAGUARO
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IN OCCASIONE DEL BIANCO, NERO RINNOVAMENTO E POLVERE. DELLO SHOWROOM DI VERNOCCHI A PESARO, SI È SVOLTO L’EVENTO DI PRESENTAZIONE DI JAGUAR I-PACE.
BIANCO, NERO E POLVERE.
A ll ’ interno del rinnovato Showroom Vernocchi di Pesaro si è svolto l’esclusivo evento di presentazione di Jaguar IPace, la prima Jaguar 100% elettrica. La serata si è aperta con Miss Evelyn Quintet Jazz, ed è poi proseguita fino a notte con Dj Tony. Finger food e bollicine hanno deliziato gli invitati fino al momento clou, con la comparsa, fra applausi, effetti speciali e luci, della nuova arrivata nella famiglia Jaguar. “Un traguardo molto importante per il marchio inglese che è molto cambiato
nel corso degli ultimi anni – ha dichiarato Giacomo Vernocchi nel suo discorso –. Jaguar è tornata. Dapprima le berline, poi la gamma Suv F-Pace e E-Pace; nel frattempo Jaguar promuove, partecipa e vince la Formula E (la Formula Uno delle auto elettriche) e adesso Jaguar I-Pace, la prima vera concorrente di Tesla tra i produttori di auto tradizionali.” Qualche caratteristica di questo gioiello? “Jaguar I-Pace è dotata di un pacco batteria da 90kw/h che le permette di raggiungere i 470km di autonomia, 2 motori
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elettrici posizionati sui 2 assali in grado di sviluppare 400cv a trazione integrale e permettere di spingere la vettura da 0 a 100 in 4 secondi e mezzo grazie a una coppia immediata di 700NM. L’elettrico ormai è una realtà, e chi avrà la fortuna di utilizzare un’auto elettrica difficilmente tornerà indietro. Il settore dell’auto va in questa direzione, con incrementi di autonomia delle batterie, riduzione dei tempi di ricarica e capillarità dei punti di ricarica: con Jaguar I-Pace stiamo contribuendo fattivamente a un passaggio epocale.”
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IL PIACERE DI GIOCARE CON STILE
SCRIVERE
Cuore
D’INCHIOSTRO CONCETTA FERRARIO, TITOLARE DI AGRODOLCE E INSEGNANTE DI CALLIGRAFIA, CI SVELA, INSIEME ALLE ALLIEVE SILVA DRUDI ED ELEONORA CAVALLI, IL VALORE DI UN’ARTE UNICA IN UN MONDO SEMPRE PIÙ DIGITALE.
E IN QUESTA PAGINA, IN BASSO, CONCETTA FERRARIO, INSEGNANTE DI CALLIGRAFIA, E SILVA DRUDI. NELLA PAGINA SEGUENTE, ELEONORA CAVALLI, ALL’INTERNO DEL FOYER DI RIMINI.
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di Benedetta Cicognani / ph Riccardo Gallini
Ecco attorno a un tavolo persone con pennini e inchiostri a cimentarsi nell’arte della calligrafia. Nell’epoca del digitale e della email è un’immagine che può apparire un po’ retrò. È ciò che si può vedere varcando le porte di Agrodolce, boutique d’abbigliamento tra via Sigismondo e piazza Cavour, negozio che a Rimini non ha bisogno di presentazioni. È qui che si trova lo scriptorium della titolare Concetta Ferrario, che all’interno delle sue vetrine ha ritagliato uno spazio magico per proseguire la tradizione della scrittura manuale. Artista e inse-
gnante di calligrafia, attualmente insegna Lettering alla Libera Accademia delle Belle Arti di Rimini e tiene regolarmente un coinvolgente workshop alla biblioteca Gambalunga. Oltre a impartire lezioni di bella grafia, espone le sue creazioni artistiche in giro per l’Italia, alla Biennale del Disegno di Rimini e alla Biennale di Arte Contemporanea di Salerno. In tutta Italia, così come nella città di Fellini, si sta riscoprendo l’antica disciplina della calligrafia per imparare a tracciare una scrittura ordinata, regolare e possibilmente gradevole al lettore. “Mi
sono accorta di essere predisposta sin da quando frequentavo il liceo artistico – racconta la Ferrario –. Mi piaceva scrivere in maniera chiara e con un pizzico di tocco artistico. Da allora non mi sono più fermata. Ho proseguito gli studi all’Accademia Delle Belle Arti di Ravenna, per poi diventare maestra di calligrafia, dopo aver preso parte a numerosi corsi di specializzazione”. Ma andiamo con ordine. Sino ai primissimi anni ’60 una bella grafia veniva valutata dall’insegnante delle scuole elementari con un voto a sé. Nel tempo, questa pratica è stata abbandonata e i maestri si sono limitati a invitare gli alunni a scrivere bene e nulla più. Ma l’arte della calligrafia affonda le proprie radici in un tempo lontano. Un esempio tra i più importanti è quello dei monaci amanuensi, che avevano il compito di redigere i testi sacri in bello stile, introducendo persino delle icone in miniatura nelle lettere. Ancora prima, Platone affermava che “la calligrafia è la geometria dell’anima che si manifesta fisicamente”. È ancora proponibile quest’arte oggi, nell’era digitale? “La scrittura a mano non sarà mai abban-
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donata – spiega Concetta –. È qualcosa che fa parte della nostra storia, della nostra memoria, e che la tastiera del computer non potrà mai sostituire. Ad esempio, perché molti di noi prendono appunti sul loro block notes e non al PC? Perché lo scrivere a mano è collegato con la nostra memoria, aiuta a fissare i concetti e ricordarli con più facilità. Scrivere a mano significa lasciare tracce nell’anima e seguire lo sguardo interiore che affonda nel nostro inconscio”. Non è un percorso semplice e spontaneo. «La calligrafia si costruisce con regole, impegno e costanza. Con disciplina – aggiunge –. Le regole e gli stili sono diversi, dall’italico, al gotico, al corsivo inglese e altri ancora. Nonostante si seguano determinate regole, emerge sempre la personalità di colui che scrive, non si arriva mai a un appiattimento o una omologazione delle soggettività. Le persone che frequentano i corsi sulla bella scrittura sono tra le più disparate, da chi ha un brutto ricordo di qualche insegnante critico sulla propria grafia, a chi vuole riprendere a scrivere con ordine, a chi vuole conoscerla per applicarla al mondo della comunicazione,” racconta la Ferrario. La sua prima allieva? L’instancabile Silva Drudi della nota azienda leader nella produzione e vendita di tende Druma. Abituata a lavorare con i conti e i numeri, la Drudi appena ha del tempo libero prende in mano carte e pennini per tracciare li-
nee e segni armoniosi. “Quando Concetta mi ha raccontato del suo corso, mi sono subito buttata. Ho frequentato una scuola che mi ha insegnato cos’è l’arte e sono abituata a stare in mezzo a colori, pennini, carte. La calligrafia ha un effetto rilassante, comincio a scrivere e mi perdo, mi immergo in un altro mondo, senza accorgermi del tempo che passa. È una forma particolare di scrittura. Io, ad esempio, la utilizzo quando devo scrivere dei biglietti d’auguri o fare delle presentazioni”. Anche Eleonora Cavalli, responsabile commerciale del Gruppo Atlantic Riccione, è una grande appassionata di quest’arte. “La bella scrittura è un tratto distintivo, unico e personale che esalta il contenuto. La considero una sorta di arte di mezzo, la firma inedita e irripetibile del messaggio che viene trascritto. La considero, oggi in via d’estinzione, la più alta espressione di personalizzazione dal mittente al destinatario, è un consegnare una parte di se stessi, del proprio talento,” spiega Eleonora, che la utilizza anche al lavoro quando “si tratta di lasciare un segno, anzi di colpire nel segno: i messaggi di stima e ringraziamento ai clienti li scrivo tutti a mano, selezionando la carta, colori e l’intero packaging. Solitamente – aggiunge la Cavalli – quando osservo ciò che scrivo, non è mai minuzioso sulla singola parola, ma è una visione d’insieme, mi deve piacere come fosse un’opera in cui mi specchio”.
Rimini Piazza tre Martiri, 43/D 47921 Rimini (Rn) Ingresso anche da vicolo San Michelino in Foro n°6 Tel. 0541 21703 Email: rimini@futuradria.com Cattolica Via Garibaldi, 66 47841 Cattolica (Rn) Tel. 0541 831707 Email: cattolica@futuradria.com Bellaria Via Torre 18/B 47814 Bellaria (Rn) Tel. 0541 413589 Email: bellaria@futuradria.com www.futuradria.com @futuradria #futuradiaviaggi
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CREARE
Fiabe
TRASLUCIDE PER LE SUE PREZIOSE PORCELLANE, CECILIA COPPOLA SI ISPIRA AL MONDO DELLE FIABE E DELLA LETTERATURA PER BAMBINI. E ORA VA ALLA CONQUISTA DI PARIGI, CON LA FIERA MAISON ET OBJECT: UN’OCCASIONE DI CONFRONTO CON UN PUBBLICO INTERNAZIONALE.
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di Lucia Lombardi / ph Riccardo Gallini
Materiale misterioso e straordinario, portato in occidente – si narra – da Marco Polo, divenne più prezioso dell’oro, conservando nel tempo un fascino unico nel mondo della ceramica, sia per le sue caratteristiche tecniche di durezza e purezza, sia per le sue qualità estetiche che richiamano la delicatezza delle conchiglie,
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dalle quali deriva il nome porcella (la conchiglia perlacea da cui nasce Venere), da cui porcellana. Sviluppatasi nelle corti barocche, la porcella è lavorata ancora oggi con grande perizia, come fa l’artista riminese Cecilia Coppola, portando avanti nel suo laboratorio un lavoro artigiano con sapienti tecniche antiche uni-
tamente ad una visione contemporanea. La stessa che la porta a Parigi alla fiera Maison et Object, dal 18 al 22 gennaio 2019: “Per cercare un mercato più ampio, come sempre accade quando si decide di esporre a una fiera commerciale e prestigiosa come questa, ma anche per un motivo di origine più intima: da quando mi dedico a questo materiale sento l’esigenza di confrontarmi con un pubblico internazionale”. In Italia, tranne poche eccezioni come quella di Capodimonte, non abbiamo una cultura della porcellana profonda e diffusa come invece accade per la maiolica, amata e radicata in tante realtà locali anche a noi vicine, come Faenza o Urbino. Si riuscì a riprodurre la porcellana soltanto nel ’600 sotto il regno di Augusto il Forte di Sassonia in seguito a peripezie e avvenimenti da romanzo, e questo ne fa una tecnica ambita e di non facile realizzazione. I soggetti delle sue opere sono sognanti, raffinati, trasportano in dimensioni altre: “La mia ispirazione principale è sempre stata la letteratura infantile e il mondo fiabesco in generale. La delicatezza di spessori e traslucenza
della porcellana sono l’ideale per interpretare queste suggestioni”. Alla mostra presenterà due produzioni parallele e collegate tra loro: “La prima serie è composta da servizi da tè e da dessert interamente fatti a mano e quindi composti tutti da pezzi unici ispirati ancora una volta ad una dimensione favolosa data da elementi zoomorfi, come teste di gatto e di coniglio ma perfettamente pratici e utilizzabili; la seconda serie invece è una interpretazione delle tradizionali fiabe più note in forma di teiera. Queste sono decisamente più scultoree e più da collezione artistica che di utilizzo pratico. Nella prima serie ho giocato con delicati colori pastello, per la seconda serie ho sfruttato la delicatezza del biancore della porcellana lucida con solo l’aggiunta dell’oro. In queste teiere c’è un
lavoro molto accurato, ricchezza di particolari ma soprattutto un approccio di tipo scultoreo, un approccio completamente manuale nella modellazione che nessuno affronta, poiché la porcellana viene sempre trattata a stampo, e scoraggiato poiché la pasta di porcellana non è plastica come la normale argilla”. L’allestimento parigino contempla uno spazio intimo e ricco di piccole cose preziose: “A Maison et Object si possono trovare sia artigiani originali e raffinati che grandi aziende con allestimenti da sogno, è quindi importante una presentazione assai curata e accattivante ed io ho immaginato le mie teiere in un contesto festoso, un’atmosfera da party in giardino dove entrare in punta di piedi su un prato vero,” e sognare mondi lontani.
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INTERPRETARE
Dare voce
ALL’ARTE ALESSANDRO GIOVANARDI, CURATORE DELLA RASSEGNA IL GRANDE LIBRO DELLE IMMAGINI, METTE IN LUCE IL VALORE DI CHIESE, MUSEI E COLLEZIONI, INTERPRETANDONE I MESSAGGI.
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di Giorgia Gianni / ph Riccardo Gallini
“Nelle opere d’arte vedo soprattutto testi da leggere e interpretare. Come se fossero libri, poemi, trattati”. Ad ascoltare il riminese Alessandro Giovanardi, storico e critico d’arte, ci si trova realmente proiettati all’interno dei quadri che lui sfoglia e sa raccontare con passione e trasporto. Docente di arte sacra e di iconografia e iconologia all’Istituto Superiore di Scienze Religiose Marvelli, con una solida formazione filosofica (laurea all’Università di Bologna, dottorato di ricerca in Scienze del testo/Scienze filosofiche all’Università di Siena, un master in estetica, un consistente numero di saggi e studi pubblicati e di mostre curate), Giovanardi cura dal 2011, per la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, il ciclo I Maestri e il Tempo, arrivato quest’anno all’ottava edizione. Nella sua intensa attività divulgativa, sono in corso anche la rassegna Arte e cinema al Fulgor e un ciclo sui tesori d’arte del Titano promossa dagli Istituti Culturali di San Marino. “Il tema, Il Grande Libro delle Immagini, mette in luce uno dei pilastri della rassegna: chiese, musei, collezioni pubbliche e private sono grandi volumi illustrati
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da sfogliare, preziose biblioteche da esplorare – spiega il critico – ”. Filosofia e arte sono per Giovanardi strettamente intrecciate. “Impossibile separarle. Mentre studiavo il pensiero indiano o quello bizantino e russo, mi rendevo conto di come tutto si spiegasse meglio attraverso le immagini: il dio Shiva che danza, la Vergine che racchiude nel ventre tutto il cosmo. Mi occupo di iconologia, del discorso celato nell’immagine: avere una formazione filosofica significa non fermarsi alla forma e allo stile, ma tradurre il messaggio che questi racchiudono. Amo poi scriverne, comunicarla agli altri, narrarla. Raccontare un’opera d’arte è ten-
tare di dire ciò che non si vede”. Come leggerebbe il critico riminese l’opera di Bansky, battuta all’asta da Sotheby’s per 1,2 milioni di euro e poi autodistrutta? “L’opera d’arte in questione non era l’oggetto, ma il gesto che l’ha cancellata. Bansky sembra sfuggire al mercato e così lo alimenta: un gioco puerile e un po’ noioso. Oggi l’opera d’arte è sacralizzata non per le sue qualità intrinseche: è il nome che fa l’opera, ma è il mercante che fa il nome. Trovo però confortante che una delle vendite più alte degli ultimi anni riguardi un’icona eseguita da un mio concittadino vissuto 700 anni fa: capire Bansky è facile, difficile è capire Giovanni da Rimini”.
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