Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 20/12/2000 n. 34- EURO 3,00.
R I M I N I N° 6 DICEMBRE 2017/GENNAIO 2018
Silver
SUCCI
UNA VITA IN CUCINA
FLORAL DESIGN / Decorare con i fiori BOLLICINE / In alto i calici DIMITAR DRADI / Voglio essere me stesso
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EDITORIALE
SOMMARIO
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Piatto ricco per questo numero natalizio. La copertina è dedicata a Silver Succi, chef del Quartopiano Suite Restaurant, un uomo fedele alla materia, con radici ben piantate nel territorio. Dicembre è anche il mese degli addobbi f loreali. Abbiamo ascoltato in proposito i designer di Dalia Fiori, Casa Antonio, Morolli Fiori di Rimini, Fior di Verbena di Cailungo e La Fioraia di Riccione. Non abbiamo dimenticato l’ultimo dell’anno, per questo abbiamo coinvolto le due sommelier Elida Sota e Lorena de Gennaro per uno sguardo professionale sulle bollicine. Abbiamo ospitato inoltre Dimitar Dradi, Laura Fontanot, Giulio Mignani, Francesca Airaudo, Carla Monticelli, Stefano Biotti, Charles Flamminio, Roberto Burioni, il Riviera Basket ANMIL Sport, Isabella Leardini, la Fondazione Graziani, Adrian Ricchiuti, Erika Rifelli e Paolo Filippini. Buona lettura... e buone feste! Andrea Masotti
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ANNOTARE
Brevi IN
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ESSERE
Silver Succi
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DECORARE
Floral Design
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BRINDARE
In alto i calici
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Roberto Burioni
Dimitar Dradi
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CREDERE
PROGETTARE
Riviera Basket Anmil Sport
Laura Fontanot
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www.inmagazine.it inmagazine@menabo.com DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Roberta Bezzi, Gianluca Gatta, Giulia Masci Ametta ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga, Irena Coso COORDINAMENTO REDAZIONE DI RIMINI: Irena Coso STAMPA: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) ANNO XVII - N. 6 Chiuso per la stampa il 5/12/2017 Collaboratori: Cinzia Bauzone, Dolores Carnemolla, Benedetta Cicognani, Irena Coso, Matteo de Angelis, Arianna Denicolò, Giorgia Gianni, Veronica Frison, Alessandra Leardini, Lucia Lombardi, Antonella Zaghini. Fotografi: Veronica Frison, Riccardo Gallini.
Isabaella Leardini
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GIOCARE
Adrian Ricchiuti
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PREMIARE
RISCHIARE
Erika RifellI
Giulio Mignani,
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INVENTARE
INTERPRETARE
Edizioni IN Magazine si impegna alla salvaguardia del patrimonio forestale aderendo al circuito di certificazione di FSC-Italia.
LEGGERE
Fondazione Graziani
Paolo Filippini
Madre e figlia in scena
Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte.
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DONARE
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Seguici su FB: www.facebook.com/ edizioni.inmagazine
Charles Flamminio
COMBATTERE
CREARE
Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044
SORSEGGIARE
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EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L.
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COLLEZIONARE
Stefano Biotti
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LEGGERE
In“viaggio”con i libri IN MAGAZINE
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ANNOTARE a cura di Lucia Lombardi
L’esprit de Paris A LE CAFE
Fotografia IN MOSTRA
RIMINI L’atmosfera parigina
RIMINI Augeo Art Space e
si respira a Le Cafè, un piccolo bar in stile belle époque, dove si degustano ottime colazioni sin dalle primissime luci dell’alba, 5.30, in perfetto stile bohémien. Ottima è la scelta di brioche per tutti i palati, dalle vegane al Kamut. Le Cafè Rimini, in viale delle Rimembranze, compie 20 anni di attività in febbraio e i due giovani fratelli imprenditori Ivan ed Emanuele, supportati dai genitori Erminio e Paola, sanno creare il giusto calore. Questo successo è frutto di un lavoro costante e della loro armonia gestionale, di cui qualità, cortesia e pulizia sono il fulcro. “Non si guarda solo al denaro, bisogna sposare il progetto. I frutti si raccolgono dopo i primi 3 anni di attività. Voglio incoraggiare con ciò l’imprenditoria giovanile, – racconta Ivan – quello che non troviamo come clienti in altri locali, lo portiamo qui. Per noi stimolare un dialogo capendo il mood del cliente è fondamentale.”
Angolo della Cornice ospitano Collection della galleria Ph Neutro di Verona. In mostra a Rimini le opere di fotografi di fama mondiale come Sebastiao Salgado, Thomas Struth, Mario Giacomelli, Andres Serrano, Nan Goldin, Michael Kenna, Beth Moon, Jefferson Hayman presente al MOMA di New York. Artisti rappresentati in esclusiva sul mercato italiano da Ph Neutro, tra le migliori gallerie di fotografia del Paese di Annamaria Schiavon, collezionista e raffinata cultrice dell’arte fotografica. Una mostra organizzata da Cartello Rimini (progetto che unisce l’Angolo della Cornice e Augeo) che vuole promuove oltre confine l’espressività differente dell’arte contemporanea riminese. La mostra rimarrà aperta fino al 18 gennaio. Orari: dal martedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Lunedì e domenica dalle 16 alle 19. Collection di Ph Neutro - Augeo Art Space corso d’Augusto 217 Rimini.
Beauty concept RIMINESE RIMINI Ducale 54 – Beauty Concept, una Beauty boutique, istituto
di bellezza e profumeria artistica, nel centro storico di Rimini, dove, accanto ad un’ampia e qualificata offerta di servizi di estetica, è possibile testare prodotti di Cosmetica biologica e omeopatica, Cosmesi selettiva, Cosmeceutica, Fragranze d’autore, prodotti per il Make up. Un luogo che sorprende sia per la bellezza dell’arredo, curato da A-Nathstudio di Daniela Cassanu, sia per l’originalità del format che, strizzando l’occhio al passato, si proietta nel futuro. La hall è un salotto famigliare, dove le clienti possono osservare i prodotti esposti. Un’accurata ricerca dà vita ad una collezione ‘privata’ che rispecchia il gusto di Rosanna e Micaela, le titolari, e che descrivono, con passione, a chi va a trovarle. The Organic Pharmacy, Bioeffetc, Novexpert sono i brand prescelti. Biologici, efficaci, ricercati. Accanto ad essi i profumi, ciascuno con una storia da raccontare. Basti citare la Collection croisiere di Pierre Guillaume, nove viaggi per nove fragranze che traducono lo spirito di un luogo. E poi Phaidon o Miller et Bertaux, Laboratorio Olfattivo, per dare vita ad una vera degustazione olfattiva. Completa questa proposta l’angolo del trucco, il sogno di Micaela, che propone il servizio del Bar à maquillage, il trucco espresso tanto in voga a Parigi: cinque minuti per un make up perfetto, in qualunque momento della giornata. Il brand prescelto è By Terry, azienda che sperimenta le innovazioni tecnologiche, le tecniche più sofisticate e i pigmenti più puri.
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ANNOTARE
Crowdfunding DA RECORD RIMINI È stato un 2017 da
record per il portale di crowdfunding www.eticarim. it, ideato e promosso da Banca Carim. A fine novembre la raccolta è stata di oltre 213.000 euro, che fanno salire a 525.877 euro il totale delle donazioni effettuate dal 24 ottobre del 2014, giorno di lancio della piattaforma. Ben 118 i progetti etico – solidali locali, nazionali e internazionali realizzati grazie alla generosità di tanti cittadini e utenti del web. Per sottolineare l’impegno delle Organizzazioni Non Profit nell’utilizzo di eticarim.it Banca Carim ha incontrato le 5 ONP più attive nella raccolta fondi: EducAid Onlus, RiminiForMutoko, Cittadinanza Onlus, Il Millepiedi e Volontarimini. Nel 2017 le donazioni effettuate durante Un dono lungo mese hanno registrato una crescita del 10% rispetto allo scorso anno.
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Party al METROPOL CECCARINI SUITE RICCIONE È con un party in terrazza che Rita e Vincenzo Leardini hanno festeggiato l’ultimo entrato in famiglia, Metropol Ceccarini Suite, che si va ad aggiungere all’hotel Lungomare, al Maestrale e ai Residence già esistenti. Otto appartamenti e una suite in Viale Ceccarini, cuore della Riccione più modaiola. Il Palariccione invece, con la sua galleria metropolitana, è proprio di fronte agli occhi degli ospiti: si scende per una colazione gourmand alla bottega Maria Rosa che si trova al piano terra della struttura e, in un paio di minuti a piedi, si è pronti ad affrontare la giornata di convention. Un soluzione tipicamente cittadina ma anche una scelta fatta di comodità ed eleganza per i clienti che potranno godere di tutte le proposte offerte da questa posizione centralissima.
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IN MAGAZINE
ESSERE
Una vita in
IN CUCINA
SE L’UOMO È CIÒ CHE CUCINA, SILVER SUCCI, CHEF DEL QUARTOPIANO SUITE RESTAURANT DI RIMINI, CORRISPONDE IN PIENO AI SUOI MENU. È PRECISO, FEDELE ALLA MATERIA, HA RADICI BEN PIANTATE NEL TERRITORIO E RAMI PRENSILI PRONTI AD ACCOGLIERE IL NUOVO. di Lucia Lombardi / ph Riccardo Gallini
S
Silver Succi è il re del Quartopiano Suite Restaurant di Rimini, un’istituzione, potremmo dire, un uomo affascinante, garbato, uno scorpione un po’ permaloso, ma che nel tempo ha saputo declinare questa caratteristica in una forza, perché ama la critica costruttiva e non fine a se stessa. Originario delle preziose terre artusiane, ovvero di Forlimpopoli, ha visto la sua carriera di cuoco avverarsi tra le cucine riminesi e prendere sempre più forma e successo. “A mio figlio dissi che se avesse voluto intraprendere questa carriera avrebbe dovuto sacrificare tutto quello che aveva creato nei suoi primi 15 anni di vita, che avrebbe ricevuto grandi soddisfazioni a discapito della sfera privata.” Una vita di sacrificio quella della ristorazione di livello, fatta di totale dedizione, in cui la brigata diventa una seconda famiglia, o forse anche la prima. Questa è probabilmente la riflessione che ancora oggi Silver si sente di far compiere ai giovani, “anche se poi capisci che la tua vita privata è fondamentale perché anche tutto
il resto funzioni. La vita non può ruotare solo attorno alla professione!” Per questo ora la sua passione per il tennis che condivideva con Fabrizio Timpanaro, prezioso sommelier del Quartopiano, è stata messa in secondo piano: “Quando ho del tempo libero, preferisco trascorrerlo con mia moglie Mara, ci dedichiamo lunghe passeggiate. Nella vita devi scendere a compromessi con le tue gioie”. Inoltre ad unirli c’è anche l’amore per i viaggi e le piante, soprattutto grasse, infatti quelle che decorano il ristorante sono scelte e curate dai due coniugi in prima persona, attenzione di cui Silver va molto fiero. Da questo trapela la sua grande sensibilità e il suo grande amore per i frutti della terra e per la materia, che siano piante o alimenti. A lui piace toccare con mano, avere un rapporto diretto. “Noi abitiamo in campagna e poter mangiare ciò che l’orto dona è di una soddisfazione unica. Apprezzi maggiormente l’evoluzione che un determinato prodotto ha compiuto prima di arrivare alla tavola, ne apprezzi il percorso, il IN MAGAZINE
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“AI CLIENTI OFFRI NOVITÀ E RICERCA IN BASE ALL’ESPERIENZA E ALLA CONOSCENZA DI PRODOTTO CHE MATURI. PER QUESTO DICO AI GIOVANI CHEF DI VIAGGIARE. SE VOGLIONO VERAMENTE CRESCERE DEVONO CONFRONTARSI.”
tempo di maturazione e la cura che vi è stata posta perché ciò avvenisse. Una pianta è come un figlio”. Ecco perché tra i programmi per il prossimo futuro rientra il progetto di creare il giardino botanico del Quartopiano, “un luogo ove i bambini e i ragazzi possano interagire con i profumi, le piante, gli aromi, i frutti, in maniera giocosa, senza imposizioni, per educarli sin da piccoli ad affinare il gusto, ad apprezzare le materie prime. Rimango sempre favorevolmente colpito quando i nostri clienti vengono coi loro figli facendoli partecipare alle degustazioni di pesce. Risulta un modo intelligente di approcciarli ad una educazione consapevole alla tavola”.
IN APERTURA, LO CHEF SILVER SUCCI ALL’INTERNO DEL SUO RISTORANTE QUARTOPIANO. A FIANCO, DA SINISTRA IL TITOLARE ANDREA TANI, SILVER SUCCI E IL SOMMELIER FABRIZIO TIMPANARO.
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IN MAGAZINE
In questo giardino botanico verrà creato un orto che rifornisca il ristorante a seconda delle necessità stagionali, sarà curato da esperti in materia, che in base al terreno e all’esposizione solare decideranno cosa e come piantare, e creare anche percorsi fruibili. “Io sono per il km buono, recuperare il meglio laddove vi sia. Con Chef to chef valorizziamo il territorio e i frutti dimenticati. Abbiamo circa ottanta produttori di riferimento. Condividere inoltre coi colleghi le dinamiche di lavoro permette di confrontarsi e allargare i propri orizzonti”. Il vero lusso per Silver, l’uomo d’argento, è dato dalla qualità in senso ampio, qualità della materia prima, qualità della vita.
Come una vacanza trascorsa in Salento “con Mara e gli amici di sempre, per apprezzare in semplicità le tipicità di un territorio e annusare il sud d’Italia con un gruppo che stimoli a scoprire cose nuove”. Quelle cose nuove a cui lui cerca ogni giorno di avvicinarsi: “ai clienti offri novità e ricerca in base all’esperienza e alla conoscenza di prodotto che maturi. Per questo dico ai giovani chef di viaggiare, se vogliono veramente crescere devono confrontarsi per essere più completi bisogna avere il coraggio di andare all’estero, e noi in questo dobbiamo incoraggiarli”. Per Succi e tutto il suo staff è stata una stagione proficua, in cui ha raccolto molti riconoscimenti di valore che vanno dall’assegna-
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“LA CUCINA ORA È PIÙ SCIENTIFICA, LE MACCHINE CI AIUTANO, MA È IL SINGOLO CHE FA LA DIFFERENZA: TRADIZIONE E INNOVAZIONE VANNO A BRACCETTO. NON MI RITENGO UN CUOCO DA PALCOSCENICO E LASCIO LA MIA BRIGATA SEMPRE A MALINCUORE.”
SOTTO, SILVER SUCCI CON LA SUA BRIGATA AL QUARTOPIANO RESTAURANT.
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IN MAGAZINE
zione del primo cappello sulla Guida ai Ristoranti d’Italia 2018 dell’Espresso, all’inserimento nella Guida Identità Golose di Paolo Marchi, alla segnalazione sulla Guida Michelin nonché, infine, alla conferma del premio Carta Canta, assegnato da Enoteca Regionale Emilia-Romagna, Enologica e FIPE alle migliori carte dei vini rappresentanti le eccellenze regionali. “Funge da stimolo. Sono fe-
lice di quanto ottenuto per i sacrifici compiuti da tutti noi. Questi obiettivi raggiunti sono un nuovo punto di partenza. Il rumore che si è creato darà maggiore visibilità. Quando fai bene e ricevi riscontri positivi l’attenzione cresce e il giudizio si fa più pungente. L’asticella si alza ancora, anche se noi l’esame lo diamo tutti i giorni”. La sua è una cucina che punta ad innovare nel solco della tradizione, con grande attenzione alle cotture: “La cucina ora è più scientifica, le macchine ci aiutano, facilitano la programmazione, ma è il singolo che fa la differenza, tradizione e innovazione vanno a braccetto. La tecnologia mi permette anche di assentarmi dalla cucina, anche se non mi ritengo un cuoco da palcoscenico e lascio la mia brigata sempre a malincuore”. Questa attenzione rivolta agli chef a seguito di molti format televisivi “ci ha fatto uscire dalle cu-
cine, ma ora è giunto il momento di valorizzare il mestiere di sala, maître, camerieri, sommelier. Sarebbe bello creare dei format dedicati alla sala. Sono figure essenziali, la cui preparazione deve essere impeccabile, elevata, e di cui c’è grande carenza, devono essere empatiche, conoscere le lingue, avere palato, conoscere la cucina”. I suoi collaboratori li sceglie “guardandoli negli occhi. Voglio capire perché fanno questo mestiere, cosa li muove, se reale passione o solo voglia di visibilità e guadagno, se sono dotati di umiltà, spirito di sacrificio, e senso del gruppo”. I giovani della cucina lo stimolano, con loro si sente di stare al passo, e lui a volte li forza un po’ per farne emergere il carattere nelle difficoltà. “Dopo 40 anni di lavoro, – ho iniziato a 15 anni, – posso dire che non bisogna mai stancarsi di nutrire ambizioni!”.
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DECORARE
Floral
DESIGN I MAESTRI DELL’ARTE FLOREALE DI RIMINI E DINTORNI OFFRONO SUGGERIMENTI SULLE ULTIME TENDENZE PER IL NATALE MA ANCHE PER UN REGALO O PER ABBELLIRE LA PROPRIA ABITAZIONE ALL’INSEGNA DEL VERDE. di Antonella Zaghini / ph Riccardo Gallini
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Ci sono i fedelissimi del tropical style con il suo trionfo di monstera, banani, ficus, kenzia, le esplosioni di colore delle orchidee e degli hibiscus. Al lato opposto, i seguaci del minimal style: bulbi fioriti nel vasetto di vetro, piuttosto che il ramo di bacche rosse, per illuminare il bianco assoluto delle case. Ci sono quelli che scelgono tutte le sfumature dell’arcobaleno per rallegrare l’appartamento e quelli che al contrario si concentrano su un solo tono. Ormai siamo contagiati dal pensiero green. E con il Natale alle porte si può osare l’impossibile. Per fare incetta di idee e di suggerimenti sulle ultime tendenze ci siamo rivolti ai maestri dell’arte floreale di Rimini e dintorni. Professionisti da cui arriva, all’unisono, un invito: il fiore non è solo un bel regalo da fare agli altri, ma sarebbe bello imparare ad acquistare fiori per la propria felicità. Pezzi unici. Grande professionalità. Cura del cliente. Sono questi i segreti di Dalia Fiori di Rimini. Solo osservando la vetrina del negozio di Federica, Ilaria e Roberta Bruno si resta incantati dalle composizioni floreali in esposizione. “Già in vetrina, i clienti si fanno un’idea del nostro stile – spiega Federica Bruno –. Ed è una soddisfazione riuscire a superare la loro fantasia anche solo per l’acquisto di un mazzo di fiori. Ma non è tutto. Abbiamo una clientela che ci chiede allestimenti floreali per la casa. In quel caso, esplorata l’abitazione, interpretiamo oggetti che già ci sono con altri nuovi e creiamo dei veri e propri spot di colore. Soprattutto a Natale sono i ricordi e quindi gli oggetti di casa che vengono reinterpreti con un occhio diverso e si prestano a contenere fiori e composizioni”. Quest’anno per Dalia Fiori il Natale è nel bosco: nidi di aghi di pino intrecciati e resi preziosi da sfere di Natale lucenti, insieme a orchidee, bacche rosse e rose. Un altro ritorno in grande stile su cui puntare: i garofani. Bistrattato in questi ultimi anni, il fiore degli dèi è pronto a prendersi la sua rivincita.
DA RISCOPRIRE I GAROFANI, I ‘FIORI DEGLI DÈI’, UN RITORNO IN GRANDE STILE SU CUI PUNTARE, MA ANCHE I CRISANTEMI, SIMBOLO DI GIOIA. PER SAN VALENTINO SI PUÒ STUPIRE REGALANDO UN BEL BOUQUET DI VIOLETTE AL POSTO DELLA CLASSICA ROSA ROSSA.
Le sue composizioni le riconosci al primo colpo: fiori avvolti dal verde e decorati con nastri di raso. Niente carta. I bouquet non hanno bisogno di essere incartati. Lui è Antonio Cecchini anima di Casa Antonio, nel centro storico di Rimini. Appena varchi la soglia ne resti affascinata. In questi giorni di festa ad accogliere i clienti c’è un bellissimo albero di Natale rosa cipria, decorato con cannella, fiocchi d’oro e sfere di vetro. Poco più avanti un abete ghiacciato è pronto per essere consegnato: orsetti al posto delle palle di Natale e lucine d’antan a candela. “Il Natale è rimasta l’unica festa della tradizione – spiega Antonio –. Profuma di ricordi: mandarino, cannella,
IN APERTURA, UNA CREAZIONE DI DALIA FIORI DI RIMINI. SOPRA, LE TITOLARI FEDERICA, ILARIA E ROBERTA BRUNO.
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l’odore pungente dell’abete, bacche rosse, pigne, eucalipto. È il momento, se si parla di fiori, di osare il rosso, sebbene a me piaccia tutto l’anno”. Queste, rimarca Antonio, sono solo suggestioni perché quando si parla di floral design tutto viene interpretato seguendo i gusti del cliente e lo stile della casa. “Personalmente – aggiunge – preferisco pochi elementi d’impatto per creare quel colpo d’occhio che ti cattura. Fra i miei fiori preferiti nella stagione invernale sicuramente il casablanca orientale. varietà pregiata dei lilium, gli amarilli e i giacinti. I crisantemi sono fiori bellissimi e, al contrario di quello
LA NOVITÀ È IL BOHO CHIC, UN PERFETTO MIX FRA CULTURA BOHÉMIEN E HIPPY. LE COMPOSIZIONI FLOREALI SONO REALIZZATE CON PEONIE, ROSE DAVID AUSTIN E ROSE INGLESI, MENTRE COME VERDE SI USA L’EUCALIPTO, INSIEME A GELSOMINO E OLEANDRI.
che si crede, sono simbolo di gioia. Nozze d’oro da Morolli Fiori, un altro punto di riferimento in materia di green a Rimini. Luciano Morolli quest’anno festeggia l’ambizioso traguardo dei cinquant’anni di attività, insieme al figlio Cristiano, che ne sta raccogliendo il testimone. Entrambi sono professionisti in grado di capire subito le esigenze della clientela e di dare il giusto consiglio quando si è a corto di idee. Per esempio, guardando il calendario delle feste, San Valentino si traveste di rose rosse, ma consiglia Morolli: “C’è un altro fiore adatto per l’occasione: i bouquet di violette. Piccoli, romantici, delicati, sicuramente una scelta particolare”. Sulle composizioni 22
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autunnali, la tendenza invece è di mischiare fiori, zucche, bacche, rami di nocciolo. A Natale, invece, resiste la tradizione di una bella stella di Natale, di un colorato ciclamino, di una elegante orchidea, ma si può anche virare su composizioni strutturate che mescolano petali ed elementi del bosco: corteccia, rami di abete, bacche di rosa canina e foglie di felce per avvolgere il tutto. Se si guarda al Monte Titano, tappa obbligata è da Mara Verbena, anima di Fior di Verbena, a Cailungo di San Marino. “Progetto e studio tutto quello che serve per un allestimento flo-
SOTTO, ANTONIO CECCHINI DI CASA ANTONIO E I TITOLARI DI MOROLLI FIORI.
PER IL BACIO SOTTO IL VISCHIO, DITE BASTA AL CLASSICO MAZZETTO AVVOLTO NELLA CARTA TRASPARENTE. IL CONSIGLIO È UNA BELLA SCATOLA REGALO, OVVIAMENTE IN PURO STILE BOHO CHIC. IL BACIO DI BUON ANNO È ASSICURATO.
IN ALTO, MARA VERBENA NEL SUO NEGOZIO FIOR DI VERBENA. SOTTO, SARA MARCHIONNI DI LA FIORAIA A RICCIONE.
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reale – afferma la titolare –. Mi lascio ispirare dall’ambiente, dalle persone, dal tipo di festa”. Varcare la soglia del suo contenitore di novità è un’esperienza: la roccia calcarea tipica del Monte Titano è parte integrante della struttura
del negozio. Ed è lasciata a vista con tanto di piccola cascata naturale. L’ampio spazio espositivo è distribuito su più livelli e insieme ai fiori presenta articoli per la casa, regali e accessori. Nell’allestimento di una casa, Mara sa abilmente mixare pezzi che già si possiedono ad altri nuovi, usando fiori ed essenze che ne esprimono il carattere. Se le si chiede, a livello personale, su quale tavolozza di colori si esprima meglio, non ha dubbi: “I colori caldi sono i miei preferiti, dai prugna alle sfumature di bordeaux. Il rame, l’arancio, il rosa albicocca, sono le sfumature che preferisco”. Anche per Mara, durante le feste, la creatività va a braccetto con la tradizione e si rif lette nei colori che arrivano dai boschi
innevati. Ormai lo stile shabby chic ha fatto il suo tempo. Le più attente si sono già innamorate del boho chic, un perfetto mix fra cultura bohémien e hippy. Al riguardo, vanta una certa esperienza Sara Marchionni con la boutique verde La Fioraia a Riccione. “Questa è la nuova tendenza sia nei matrimoni, sia nelle composizioni f loreali – spiega –. Elementi distintivi sono le peonie, ma anche le rose David Austin, le rose inglesi. Come verde si usa l’eucalipto, insieme a potature naturali, gelsomino, oleandri. Altri elementi che concorrono a creare lo stile bohémien sono gli oggetti in ferro battuto e il ritorno delle candele a stelo lungo. I bouquet prendono forme allungate e ricadenti verso il basso”. Per il Natale, la moda guarda al Nord Europa. “Come contenitori per le composizioni – aggiunge Sara Marchionni –, molto belli sono i catini zincati o le applique d’antan usate al posto di vasi. Poi spazio al verde, alle cortecce, ai rami di pino, ai fiori di cotone, alle bacche di pepe rosa. Questa è la linea che si segue anche per le ghirlande da appendere al portone di casa”. E per il bacio sotto il vischio, dite basta al classico mazzetto avvolto nella carta trasparente. Il consiglio che arriva da Sara, è una bella scatola regalo, ovviamente in puro stile boho chic, dove il vischio è protagonista insieme a piccoli melograni, bacche di prugnolo, pigne e rametti di agrifoglio, da chiudere con un prezioso fiocco di raso. Il bacio di buon anno è assicurato.
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BRINDARE
In alto
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Il periodo natalizio è fatto per festeggiare con le bollicine, un classico intramontabile anche perché sono tante le occasioni per stappare una buona bottiglia di qualità. Per non sbagliare le scelte e gli abbinamenti, rivolgersi a un buon sommelier o comunque a un estimatore professionale di vini è d’obbligo. Numerosi sono i sommelier presenti sul territorio Riminese, a partire dallo storico Roberto Bricci che offre consulenze in occasioni di eventi e show cooking, e da Tomas Ghena che è anche uno dei soci del ristorante Il Pescato del Canevone di Rimini, che vanta una fornitissima cantina di bollicine italiane e francesi. Sempre a Rimini, al ristorante-trattoria Dallo Zio, c’è anche l’esperto Giuliano Canzian, sempre prodigo di suggerimenti per i suoi clienti, che cura personalmente la fornita cantina di numerosi prodotti delle colline romagnole. Per continuare con il sommelier Gianmarco Arduini, uno dei titolari dell’Enoteca Posillipo Dolce Officina. Ascoltarlo parlare di vini è un vero piacere per chi capita nel suo negozio di viale Ceccarini, un’autentica
‘chicca’ per intenditori, dove è possibile trovare i vini più importanti, etichette selezionate tra vini italiani ed esteri, ma anche pregiati distillati. È una certezza anche Spiridione Ripaldi, uno dei fondatori di Eventi & Qualità di Rimini, azienda del Food & Beverage in grado di offrire consulenze su misura per i clienti. Un universo, quello delle bollicine, che di recente ha aperto le porte anche alle donne. Al riguardo, interessanti sono le testimonianze di Elida Sota, Head Sommelier del Grand Hotel di Rimini, e della sommelier Lorena De Gennaro, titolare di Opera01 – Maison de Charme di Cattolica, nonché organizzatrice di eventi e banqueting. Come vi siete avvicinate al mondo del vino? Elida Sota: “Ho vissuto una buona parte della mia vita in Albania. La passione è nata nell’ambiente familiare. D’altra parte, come credo, le cose più belle nascono sempre in famiglia. Mio padre produceva la grappa in casa e sul terrazzo c’era un alambicco costruito da lui che, sbuffando, mandava fuori i suoi profumi e a me piaceva
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perdermici dentro.” Lorena de Gennaro: “Devo a mio padre questa mia propensione per il buon bere, iniziata sin dai tempi del liceo. Poi, durante il periodo dell’Università a Venezia, mi sono addentrata sempre più in quel mondo per un mio piacere personale, per il desiderio di capire e conoscere.” Bisogna essere esperti per scegliere un vino? E.S.: “Direi di no. La semplicità viene prima di tutto. La persona non va intimorita ma stimolata. Di fronte a un cliente non esperto mi permetto, mettendolo a suo agio, solo di indirizzarlo e lasciare a lui, la scelta.” L.D.G.: “Il mondo del vino può
IL PERIODO NATALIZIO È FATTO PER FESTEGGIARE CON LE BOLLICINE, UN CLASSICO INTRAMONTABILE. PER NON SBAGLIARE LE SCELTE RIVOLGERSI A UN BUON SOMMELIER O COMUNQUE A UN ESTIMATORE PROFESSIONALE DI VINI È D’OBBLIGO.
abbracciare tutti, ma conoscere cosa si beve vuol dire anche imparare. Il modo migliore per un buon bere da profani è lasciarsi consigliare . Non bisogna bere bollicine solo perché hanno le bolle. È meglio bere meno, ma bene!”. Cosa ci sarà sulla vostra tavola a Natale? E.S.: “In virtù delle mie origini albanesi, farò un gemellaggio Italia-Albania. Mi piace imbandire la tavola. Per l’aperitivo preparerò sottaceti e salumi misti, feta con olio extravergine e origano in abbinamento a bollicine trentine millesimate. Per primo, i classici cappelletti rigorosamente fatti da me da abbinare al Lambrusco. Bollito di carni bianche e rosse per i secondi, con un preparato di 28
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NELLA PAGINA PRECEDENTE, DALL’ALTO ROBERTO BRICCI, TOMAS GHENA, GIULIANO CANZIAN, GIANMARCO ARDUINI E SPIRIDIONE RIPALDI. SOPRA, ELIDA SOTA, HEAD SOMMELIER DEL GRAND HOTEL DI RIMINI.
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salsa verde leggermente piccante. In tal caso ben si adatta un Sangiovese del territorio non troppo strutturato o un Nebbiolo giovane, un Gutturnio o addirittura un Barolo. Per il panettone, mai un vino secco ma volentieri un Asti o un Albana spumante.” L.D.G.: “Rimini ha una cucina di mare favolosa e un’infinita possibilità di ricette. Inizierei con un’entrée di quadrucci in brodo di canocchie con un Pinot grigio, ravioli di storione calvisius con scaglie di caviale con un Champagne Blanc de Blanc 2004, rombo al forno con olive taggiasche, pomodori, capperi e odori con una riserva di bollicine trentine. In ultimo, panettone di alta pasticceria in abbinamento con vino dolce fortificato del Veneto.” Un abbinamento azzardato? E.S.: “Un bianco di rombo con patate e funghi porcini, una ricetta piuttosto complessa, che abbinerei a un Blanc de Blancs extra brut.”
PER ELIDA SOTA IL CLIENTE NON ESPERTO VA MESSO A SUO AGIO, CERCANDO DI INDIRIZZARLO, MA LASCIANDOLO LIBERO DI SCEGLIERE. PER LORENA DE GENNARO VA CONSIGLIATO NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE È MEGLIO BERE MENO, MA BENE.
L.D.G.: “I tortellini fritti con una riserva metodo classico piemontese. Oppure una buona grigliata di pesce con un ottimo Lambrusco spumantizzato!”. Cosa consigliereste per fare bella figura a Natale con parenti e amici, oppure per far colpo a un appuntamento o in occasione di qualsiasi ricorrenza speciale? E.S.: “Di proporre qualcosa di
SOTTO, LORENA DE GENNARO, SOMMELIER E TITOLARE DI OPERA01
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originale. Da tempo, ci sono vini straordinari in Alto Adige che possono tranquillamente competere con alcuni Champagne. Altrimenti, senza complicarsi tanto la vita, ci si può indirizzare sulle classiche etichette blasonate italiane. In versione metodo classico riserva, però.” L.D.G.: “Parlando di bollicine voglio essere nazionalista e alzare i calici dei metodi classici del Trentino. Ultimamente stanno uscendo bene anche le bolle della Valle D’Aosta, addirittura lasciate fermentare a 3.000 metri, sul Monte Bianco.” Per una serata davanti al camino, che bottiglia aprire? E.S.: “Non ho dubbi, Champagne tutta la vita.” L.D.G.: “Una delle bolle francesi.” Se non sommelier, cosa avreste voluto fare? E.S.: “Giornalista. Ho sempre avuto la passione dello scrivere e durante l’università ho collaborato con un periodico.” L.D.G.: “La chef. Adoro la musica delle padelle che sfrigolano e il borbottio delle pentole che
PARLANDO DI BOLLICINE VOGLIO ESSERE NAZIONALISTA E ALZARE I CALICI DEI METODI CLASSICI DEL TRENTINO. ULTIMAMENTE STANNO USCENDO BENE ANCHE LE BOLLE DELLA VALLE D’AOSTA, ADDIRITTURA LASCIATE FERMENTARE A 3.000 METRI, SUL MONTE BIANCO.
suonano.” Tre desideri per il 2018? E.S.: “Il primo pensiero è per una persona cara che si rimetta in salute. Il secondo è ritornare a studiare e poi viaggiare nelle zone vinicole che non ho ancora visto.” L.D.G.: “La salute prima di tutto. Poter continuare a degustare con metodo è un altro desiderio per affinare la conoscenza della materia. In ultimo viaggiare, immergermi negli usi, costumi e colori per poi condividere il tutto: chi beve da solo, gode solo a metà!”.
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CREARE
Voglio essere
ME STESSO
DIMITAR DRADI, CLASSE 1991, È UNO STILISTA E DESIGNER DI LUSSO, UN GIOVANE CREATIVO CHE NON AMA ESSERE CATALOGATO DENTRO UNA DEFINIZIONE PRECONFEZIONATA.
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di Arianna Denicolò
La giovinezza dell’età anagrafica non rispecchia la maturità di vita in questo designer classe 1991. Dimitar Dradi, originario della Bulgaria, dopo aver trascorso diversi anni in orfanotrofio e aver perso tutta la sua famiglia, ha iniziato una nuova vita a Morciano di Romagna, nella casa di Sandra e Stefano. Carattere deciso, occhi neri e profondi che sprizzano intelligenza e vivacità, si svela a poco a poco, e mentre le parole scorrono ripercorrendo i momenti più importanti della sua esistenza, non si può fare a meno di ascoltarlo con stupore, a tratti anche rabbia, per l’immensa autenticità che trapela dal suo cuore. Dopo un percorso scolastico che lui stesso definisce “un vero disastro”, numerosi premi nazionali e internazionali, Dimitar oggi è uno stilista, designer del lusso, o forse solo un giovane creativo che non ama essere catalogato dentro una definizione preconfezionata, ma che desidera solo essere se stesso: determinato e visionario. Quando hai scoperto la tua passione per la moda? “Avevo sei anni e mi trovavo ancora in orfanotrofio in Bulgaria. Era autunno e mi misi a racco-
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gliere le foglie e ad attaccarmele addosso con lo scotch.” Chi sono le persone che ti hanno inf luenzato, più o meno consapevolmente? “Quando sono arrivato in Italia mia madre Sandra aveva un negozio di abbigliamento molto bello ed io stavo sempre con lei. A nove anni consigliavo già le clienti che mi adoravano per la mia sincerità! Un’altra figura importante è sicuramente Daniela Gambini che mi regalò il giocattolo Gira la moda. Trascorrevo molto tempo anche nel suo negozio e grazie a lei ho conosciuto la moda delle calzature, ho imparato a capire come calza il tacco perfetto e a interpretare le donne in base al tacco che scelgono.” La realtà di provincia non ti stava stretta? “Ho scoperto presto di essere la persona più particolare di Morciano perché ho sempre voluto esprimere con il mio look il mio modo di essere. Ho capito fin da piccolo l’importanza di non dipendere mai da niente e da nessuno, condizione necessaria per poter fare ciò in cui credi. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre sapersela cavare da soli e soprattutto credere in se stessi.”
SOPRA, DIMITAR DRADI DURANTE UNA SFILATA CON UN SUO ABITO.
“I MIEI ABITI SONO PEZZI UNICI, CHI LI ACQUISTA LO SA BENE. L’ABITO ICONA CON LE FARFALLE È FATTO INTERAMENTE DI PIUME DIPINTE A MANO DA ME E CI SONO VOLUTI SETTE MESI PER FINIRLO. LE MIE CREAZIONI SONO ABITI SCULTURA E RICHIEDONO TANTISSIMO TEMPO.”
La tua vita è costellata di no… “È vero, ho iniziato presto a dire no e ad oppormi quando mi venivano imposte delle cose che non mi piacevano. Ad esempio, mio padre voleva che giocassi a calcio o che facessi l’avvocato ma io gli ho detto di no. In seguito ho detto no a tanti importanti stilisti che mi volevano nel loro staff di lavoro perché sapevo che questo avrebbe significato rinunciare alla mia libertà creativa.” Hai definito il tuo percorso di studi un disastro, perché? “Fondamentalmente perché non ero capito. Fin dalle medie sono stato etichettato per il mio modo
di essere ma, al tempo stesso, sono stato di esempio per altri ragazzi. Il mio percorso di studi è proseguito al Liceo Artistico Fellini di Riccione. Qui, all’esame del terzo anno, mi hanno bocciato perché ho presentato un abito da sposa fatto con i preservativi… Poi mi sono iscritto al Polimoda di Firenze, indirizzo design. Mi sono laureato con il massimo dei voti, in una giornata caldissima. Ricordo che anziché indossare il completo Burberry comprato da mia madre, sono andato da H&M e mi sono presentato in calzoncini e maglietta!” Cosa significa per te essere te stesso? “Non appartenere a nessuna categoria. Essere me stesso vuol dire alzarsi e fare qualcosa che mi piace. Il momento più bello per me è quando guardo il volto delle persone e capisco che si emozionano davanti alle mie creazioni. Un proprio stile si ottiene solo con la libertà di pensiero ed esprimendosi senza condizionamenti. Come stilista considero la moda una vera e propria forma d’arte che deve essere accompagnata da un particolare sentimento chiamato passione.” Chi sono i destinatari dei tuoi abiti? “Gli aristocratici e le principesse… I miei abiti sono pezzi unici, chi li acquista lo sa bene. L’abito icona con le farfalle è fatto interamente di piume dipinte a mano da me e ci sono voluti sette mesi per finirlo. Le mie creazioni sono abiti scultura e richiedono tantissimo tempo e sacrificio. Basti pensare a quello realizzato con IN MAGAZINE
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QUANDO DICIAMO CHE QUALCOSA È GLAMOUR VOGLIAMO DIRE CHE È AFFASCINANTE. IL FASCINO NON È ALTRO CHE IL POTERE DI ATTRAZIONE O SEDUZIONE, E CHI LO POSSIEDE, SENZA RENDERSENE CONTO ATTRAE LE PERSONE CHE LO CIRCONDANO.
IN QUESTA PAGINA, DUE CREAZIONI DEL GIOVANE STILISTA.
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perle e Swarovski, lavorato all’uncinetto, che pesa 42 kg. Una vera sfida… ma ogni volta che lo vedo esposto mi emoziono!” Chi sono i tuoi modelli? “Il genio di Yves Saint Laurent, Gianfranco Ferrè, Valentino Garavani, Coco Chanel, Christian Dior o dei nuovi architetti che la moda propone come Tom Ford. Qui non parliamo solo di mode ma di stili, personaggi che nelle loro epoche sono stati la moda, e oggi le loro creazioni sono degli evergreen.” Che cosa significa essere glamour? “Quando diciamo che qualcosa è glamour vogliamo dire che è affascinante. Il fascino non è altro che il potere di attrazione o seduzione, e chi lo possiede, senza rendersene conto attrae le persone che lo circondano.” Quanto conta oggi l’immagine?
“In quest’epoca è molto importante però penso che l’eleganza e la classe siano qualcosa di innato. Gli abiti belli da soli non bastano, ciò che conta di più è come vengono indossati. Per il raggiungimento del look perfetto occorre trovare il giusto equilibrio tra abito, trucco e accessori.” Quali sono i tuoi prossimi progetti? “A febbraio uscirà la mia collezione di haute couture destinata ad una donna guerriera, sicura di sé, ma è ancora tutto top-secret e non posso dare anticipazioni.” Se chiudi gli occhi per un momento, dove ti immagini nell’immediato futuro? “In ogni luogo che sia fonte di ispirazione… ma il mio sogno rimane quello di aprire uno studio di moda a Morciano, vicino a quello di papà.”
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PROGETTARE
I 70 anni di
FONTANOT
LAURA FONTANOT APRE LE PORTE DELL’AZIENDA DI FAMIGLIA, LEADER NELLA PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DI SCALE, MA ANCHE DI RINGHIERE, BALAUSTRE E RINGHIERE, LE NUOVE LINEE DI PRODUZIONE.
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di Alessandra Leardini
“Non arrendetevi quando vi dicono che è un lavoro da uomini, che si devono fare le cose in un certo modo. Non abbiate paura di infrangere gli schemi”. Parola di una donna che l’ha sempre fatto in un settore tradizionalmente maschile come quello del design. Laura Fontanot, passo dopo passo, ha contribuito con passione e determinazione a condurre
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l’azienda di famiglia, leader nella produzione e commercializzazione di scale Made in Italy, verso traguardi importanti, in Italia e all’estero dove oggi realizza il 70 per cento del fatturato e dove è partner di rinomati studi di architettura in tutto il mondo. Una storia tutta famigliare quella della Fontanot, che quest’anno compie settant’anni. Se papà Enzo rimane il mentore dell’azienda, un esempio di eccellenza e passione, oggi al timone con Laura, vicepresidente e business developer, ci sono i fratelli Francesco, presidente, e Michele, project manager dell’ufficio ricerca e sviluppo. “Da bambina mi intrufolavo nella falegnameria – ricorda l’imprenditrice – dove architetti, artigiani e ingegneri, insieme a mio padre, immaginavano e poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo, realizzavano le scale. Il design è qualcosa che sento dentro, per cui non avrei mai potuto pensare a un altro mestiere”. Dopo una formazione in scenografia, Laura è entrata in azienda nel 1993, quando si liberò un posto nell’ufficio comunicazione. Da qui è iniziato tutto, ma non senza fatica. “Ho dovuto dimostrare di valere
la fiducia che era stata riposta in me – prosegue –. Purtroppo ancora oggi, le donne devono dimostrare sempre qualcosa mentre gli uomini no”. Insieme a lei, anno dopo anno, anche l’azienda ha dovuto però dimostrare qualcosa: di poter coniugare con sapienza storia e modernità. “Siamo all’avanguardia sotto molti punti di vista – sottolinea l’imprenditrice –. Siamo coscienti di dover essere su ogni canale commerciale, per sfruttare al massimo le opportunità di vendita disponibili e per aumentare la visibilità e notorietà del marchio. Siamo presenti sul canale del retail, del Web, della Gdo e del contract con una organizzazione interna ed esterna che utilizza tutti gli strumenti oggi disponibili per essere in contatto con i clienti. Tutto il mondo social, gli incontri one to one con gli architetti, le presentazioni alla stampa, etc., sono presidiati e monitorati da persone esperte e qualificate”. Molto è cambiato, nel settore, in questi settant’anni di attività. Con la globalizzazione e la crescita della concorrenza, la differenza è data sempre più dalla cura del dettaglio,
dall’utilizzo di nuove tecnologie e dalla collaborazione con consulenti specializzati per progetti mirati. Tra questi, solo per ricordarne alcuni, il complesso del Bosco Verticale (oltre mille esemplari di piante) e il Pavilion Unicredit, il nuovissimo edificio polifunzionale di Unicredit progettato dallo studio Michele De Lucchi. Entrambi, nel cuore di Milano, bilanciano tradizione e modernità. Fondamentale è oggi anche l’e-commerce che offre la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto e internazionale. Ma Fontanot non è solo scale. “La nostra azienda – prosegue Laura Fontanot – ha saputo allargare la produzione a nuove linee di prodotto che hanno conquistato il mercato sia residenziale che contract, tra cui la collezione di ringhiere e balaustre Railing e le finestre Fontanot completamente Made in Italy”. Proprio il Made in Italy è un valore aggiunto ancora molto apprezzato sulla scena mondiale. La Fontanot esporta soprattutto in Europa (Francia, Spagna, Germania e Inghilterra), ma anche gli Stati Uniti stanno dando molte soddisfazioni. L’internazionalizzazione dell’offerta è la chiave per alimentare il desiderio di italianità del cliente straniero. Arrivata ai suoi primi settant’anni di vita, l’azienda non si ferma. Grazie alle collaborazioni con designer e architetti provenienti da ogni angolo del pianeta, l’azienda vuole dimostrare che il design non conosce confine e che l’eccellenza italiana può ancora dire la sua.” L’obiettivo è già puntato al piano industriale dei prossimi tre anni. “Lavoreremo su tre punti – conclude Laura Fontanot – . Lo sviluppo di nuovi mercati nel Far East, un forte investimento nel mercato americano dove la nostra società controllata è cresciuta nell’ultimo triennio in doppia cifra, e il rafforzamento del brand in Europa attraverso una strategia multicanale. Pensiamo
GRAZIE ALLE NUMEROSE COLLABORAZIONI CON DESIGNER E ARCHITETTI PROVENIENTI DA OGNI ANGOLO DEL PIANETA, L’AZIENDA VUOLE DIMOSTRARE CHE IL DESIGN NON CONOSCE CONFINE E CHE L’ECCELLENZA ITALIANA PUÒ ANCORA DIRE LA SUA.
che tali linee di sviluppo ci permetteranno di internazionalizzare fortemente il nostro Gruppo, raggiungendo l’obiettivo che ci siamo prefissati, ovvero crescere ogni anno un po’.”
NELLA PAGINA PRECEDENTE, LAURA FONTANOT. SUBITO SOTTO, DUE SCALE DA LORO PROGETTATE.
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RISCHIARE
Ai piedi
DELL'EVEREST 6160 METRI: QUESTA L’ALTITUDINE RAGGIUNTA DA GIULIO MIGNANI, FARMACISTA DI RIMINI, AI PIEDI DELL’EVEREST. GLI CHIEDIAMO COSA LASCIA DENTRO UN’AVVENTURA CHE TI PORTA A GUARDARE I CONFINI DEL MONDO.
O SOTTO, IL FARMACISTA GIULIO MIGNANI, A SINISTA DENTRO LA SUA FARMACIA E, A DESTRA, AI PIEDI DELL’EVEREST.
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di Cinzia Bauzone / ph Riccardo Gallini
“O Everest o niente...”. Potrebbe cominciare con la frase del celebre film Hitch di Andy Tennant, l’intervista a Giulio Mignani, il riccionese che ha scalato l’Island Peak nella catena dell’Himalaya, detta anche il Tetto del mondo. Trentasei anni, socio della farmacia di famiglia e presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Rimini, pilota Aero Club e amante del rischio. La sua vita, quella di tutti i giorni, non è estrema, eppure la sua natura è una miscela di avventura, caparbietà, mete da raggiungere. Amore per l’avventura o una nuova sfida? “L’Everest è una di quelle mete che ho nell’elenco di cose che
vorrei fare nella vita. È iniziato con un viaggio in Nepal nel 2011 che mi ha colpito e ha riempito i miei pensieri. Così, sono tornato nel 2014 per fare un trekking e cronometrarmi, una prova generale. Ho maledetto ogni singolo secondo di quel viaggio. Fatica, sconforto, ma appena tornato, mi è venuta la voglia di ripartire.” Non tutti decidono di fare una vacanza a seimila metri... “Non ho compiuto niente di eroico, l’unico atto eroico è stato quello di decidere di andare a fare una gran fatica nelle uniche due settimane di ferie che avevo. Dormire al freddo, nel sacco a pelo. Ramponi da ghiaccio, picozza e fatica vera. Ammetto di aver pensato, ma perché mi infilo in queste situazioni appeso a una corda al freddo a 5.800 metri di altezza? Ho provato una fatica eccessiva per potere definire divertente la cosa. Ma non ho mai pensato di tornare indietro.” Da dove è cominciata “l’avventura”? “Arrivato in Nepal, a Kathmandu e, ottenuta la documentazione, sono partito con un volo interno per Lukla. Da lì è iniziato il trekking di avvicinamento e poi la preparazione attraverso l’accli-
matamento, salendo e scendendo: non puoi raggiungere in una sola volta i 6.000 metri di altitudine. Ogni tanto serve un giorno di stop all’interno dei lodge.” Che cosa ha incontrato durante il viaggio? “Infiniti spazi ricchi di fascino, villaggi e monasteri, gli sherpa che camminano senza sprecare un briciolo di energia. I paesaggi cambiano man mano che si sale, gli alberi smettono di crescere. A 5.000 metri, la tundra lascia spazio a sassi e ghiacci. Arrivati al campo base Everest, che è un attendamento: il silenzio.” E da lì la vista degli Ottomila... “È da qui che sono partito all’attacco della mia meta, posta a 6.160, metri ai piedi dell’Everest. La vetta Imja Tse, meglio nota come Island Peak. Mi sono ritirato nella tenda alle 18,30 puntando la sveglia a mezzanotte, ora in cui è cominciato il cammino. L’aria era rarefatta e si respirava a fatica. Il freddo e la stanchezza mi assalivano: ho maledetto il momento in cui ho deciso di partire. Arrivato in cima alla vetta, ogni difficoltà è scomparsa. Quei contorni di mondo davanti a me mi hanno emozionato fino alle lacrime.”
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INTERPRETARE
Madre e figlia
IN SCENA
NELLO SPETTACOLO LA CARLA ED IO, SONO PROTAGONISTE LE DUE RICCIONESI FRANCESCA AIRAUDO E LA MADRE CARLA MONTICELLI. UNO SCONTRO-INCONTRO GENERAZIONALE, IN UN MIX DI COMICITÀ E MUSICA.
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Un palcoscenico, una figlia Capricorno, una mamma Acquario, e un intreccio di emozioni in un mix di comicità e musica. Il titolo dello spettacolo è La Carla ed io e ne sono protagoniste due riccionesi: Francesca Airaudo e la madre Carla Monticelli Airaudo. Il testo, intelligente e sincero, riesce a sprigionare tutte le emozioni delle due interpreti e promette divertimento. Ed ecco allora che il fil rouge dello spettacolo da un lato è il loro incontro-scontro di madre e figlia, dall’altro il dialogo universale dei conflitti comuni. Il lavoro va in scena il 15 dicembre alle 21,
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di Cinzia Bauzone
al Teatro Villa di San Clemente. Francesca, lei e sua madre insieme sul palcoscenico. Come nasce l’idea? “È uno spettacolo a cui pensavo da un po’. È come un regalo che faccio a me stessa. Abbiamo scritto insieme il testo, con la collaborazione drammaturgica di Giorgia Penzo che – osservando dal di fuori il nostro rapporto – ha capito cosa poteva funzionare per trasformarlo in qualcosa di efficace in scena.” Di cosa parla lo spettacolo? “Parla di noi. È il racconto di un rapporto tra madre e figlia, due
donne grandi divise dalle inevitabili differenze generazionali e anche dalle scelte personali che, attraverso il fruire di memorie, riscoprono vecchie storie e imparano cose nuove. Ma è anche un dialogo universale, il tutto filtrato dalla forma che sento più mia/ nostra, quella comico- musicale.” Sua madre non ha una storia teatrale alle spalle… “No, anche se in realtà ha diversi talenti, come quello musicale, che ha trasmesso a me e a mio fratello. Mio fratello diceva: La mamma ha un orecchio sopraffino, e mentre lui suonava il piano e l’organo, la mamma intonava arie d’opera e canzonette vintage. Mi sento un po’ figlia d’arte.” Cosa ha detto Carla quando le ha proposto la parte? “Ha risposto subito: Se tu pensi che io sia all’altezza, lo faccio. Nemmeno per un attimo ha dubitato della sua energia, e questo è un lato di lei che mi piace. Mia madre, ma potrei dire lo stesso di mio padre, non ha mancato nemmeno uno dei miei spettacoli. Credo che, pur temendo la precarietà di questa professione, abbia sempre sperato che la continuassi, per specchiarsi in questa figlia che tanto, così dice, le assomiglia.”
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D’EPOCA UN AMORE SMISURATO PER LE AUTO D’EPOCA, IN PARTICOLARE LE VOLKSWAGEN, FA DEL RIMINESE STEFANO BIOTTI UN APPASSIONATO COLLEZIONISTA E RESTAURATORE DI QUESTI RARI GIOIELLI.
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“Va’ dove ti porta il cuore” dice Susanna Tamaro, e Stefano Biotti l’ha preso alla lettera; è appena tornato dall’Olanda, perché anche il suo viaggio era una pura questione di cuore, un amore smisurato per le Volkswagen di una certa età. L’amore per le tedesche, come da buon romagnolo, l’ha sempre avuto
ph Riccardo Gallini
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di Irena Coso
e la rarissima cabrio del ’56 è l’ultima arrivata nella sua collezione privata. Ne ha fatta di strada la cabrio, partita dall’America, passando per l’Olanda ed arrivando all’ultimo restyling in Viale Regina Elena a Rimini. Quando Ferdinand Porsche disegnò la prima macchina che fu presentata nel 1939 al Salone di
Berlino, con il nome KdF-Wagen, inizialmente vennero prodotti solo i veicoli militari, ma, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’azienda venne rilevata dal Regno Unito, producendo il famosissimo Maggiolino. La macchina tedesca nata per il popolo tedesco non è mai scesa dalla vetta delle macchine tedesche più
apprezzate dagli amanti del quattro ruote. Stefano Biotti, noto albergatore riminese, come tutti i romagnoli, ha condiviso questa passione. Da chi è stata tramandata la passione? “Il mio carissimo amico riminese, Alberto Betti, grande conoscitore delle auto d’epoca, conosciuto in tutto il mondo, fu il primo ad avvicinarmi a questa passione che richiede tempo per le ricerche, ottima conoscenza del settore e tanta pazienza, sopratutto nella ricerca dei pezzi di ricambio, rigorosamente originali,” dice Stefano, e aggiunge: “Uno degli aspetti più difficili è proprio la difficoltà nel reperire i pezzi. Un ottimo restauro richiede la collaborazione di tre esperti: meccanico, carrozziere e tappezziere. Il problema è che sono pochissimi, anche nel nostro territorio, gli specializzati in macchine d’epoca. La prima macchina che ho comprato, l’ho
vista nel ’95 da Alberto, era il modello a 2 vetri posteriori del ’51. Il restauro è durato 5 anni, non ho resistito. Poi è arrivata la seconda, la terza e così via.” Lei è riuscito grazie alla sua passione a far conoscere la sua passione fuori dalla Regione? “L’anno scorso ho organizzato Volkswagen Classic Rimini, il raduno di Volkswagen, dove oltre ai collezionisti italiani avevamo ospiti di alcuni paesi europei. Tre giorni di esposizione di oltre 50 macchine d’epoca e 280 equipaggi. Attualmente, la mia collezione di Volkswagen è in esposizione alla concessionaria Reggini fino almese di marzo, dove i collezionisti come me possono trovare i pezzi di ricambio grazie alla società La Classic Parts di Volkswagen specializzata nella fornitura di ricambi per veicoli d’epoca che, peraltro, ha festeggiato quest’anno 20 anni di attività.”
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CHARLES FLAMMINIO, IL MAGO DEI COCKTAIL, PROPONE UNA RICCA OFFERTA DI DRINK A BASE DI TÈ SENZA GLUTINE DA GUSTARE NELLA LA STAGIONE INVERNALE.
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Volete mettere la fatica di sorseggiare qualcosa di freddo quando fuori ci sono otto gradi, e la felicità di poter bere qualcosa di caldo, corroborante, che ci infiammi anche grazie alla presenza di un po’ di alcol? La fantasia di Charles Flamminio non ha confini. Da ormai due inverni ci ha abituato e deliziato con cocktail dai sapori confortanti, decisi, e soprattutto caldi. Nel 2017, il termine Tea Mixology è diventato molto familiare nel mondo del bartending, che include tutti i cocktail preparati a base di tè. Spaziano dai cocktail ai mocktail, ai tea shot e sono vere e proprie ricette innovative perfette per ogni esigenza. Non sapete cosa sono i mocktail? Il termine deriva dalla fusione delle parole ‘mock’ e ‘cocktail’ ed è l’espressione utilizzata negli USA per definire tutte quelle bevande analcoliche che si possono bere, dall’aperitivo in poi. Charles, quali sono state le tue ispirazioni e le tue evoluzioni nel 2017? “Già dall’anno scorso mi sono specializzato nei drink a base di tè senza glutine, cercando di sviluppare nuove tecniche, partendo sempre da un solo tè per arrivare al risultato finale. Da mesi sono in
testo e foto di Veronica Frison
giro per l’Italia con un tour che si chiama SpiriTea, per promuovere la diffusione di questi cocktail caldi, perfetti anche dopocena.” Quando è il momento ideale per degustare i tè alcolici? “Da metà pomeriggio in poi sono perfetti, ma soprattutto dopo cena. Durante le serate che facciamo in giro per l’Italia mi viene chiesto di abbinarli a dei side salati per l’aperitivo, o in un sinuoso food pairing per una cena. L’associazione di due o più alimenti, a seconda del loro composto molecolare, nonché aromatico, permette dei risultati incredibili in termini di gusto. Il principio che è alla base del food pairing cibobevanda è lo stesso che si applica
a quello tra due pietanze food, con la differenza che aggiungendo un elemento liquido le possibilità si moltiplicano. Al contrario di quanto si possa pensare, il food pairing con i drink non è una disciplina da scienziati, ma una tendenza che concettualmente è già nel DNA del bartender. ” Una ricetta per le feste? “Uno dei drink che mi piace di più si chiama Ceylon El Calor: due quinti di Bourbon, un quinto di sciroppo di Spicy Chai, 10 cl di succo di mela limpido e viene servito, naturalmente, nella tazza calda. La variante che preferisco è quella con lo Chartreuse verde, da sostituire al posto del Bourbon.”
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COMBATTERE
La congiura dei
SOMARI
HA RICEVUTO IL PREMIO JANO PLANCO D’ORO, PER AVER PROMOSSO I PRINCIPI ETICI DELLA MEDICINA. STIAMO PARLANDO DI ROBERTO BURIONI, MEDICO RIMINESE DIVENUTO CELEBRE PER LE SUE BATTAGLIE SUI SOCIAL CONTRO BUFALE E FALSE CREDENZE SUI VACCINI.
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di Giorgia Gianni / ph Riccardo Gallini
Un Premio per chi ha dato lustro e prestigio alla sanità riminese con il proprio impegno in ambito professionale sanitario, promuovendo i principi etici della medicina. È lo Jano Planco d’Oro, istituito quest’anno dall’Ordine dei medici e odontoiatri di Rimini con l’obiettivo di promuovere la diffusione della cultura medica e scientifica e lo sviluppo sociale del territorio. Il primo Jano Planco d’Oro è stato conferito il 2 dicembre al Grand Hotel al professor Roberto Burioni, il medico di origine riminese divenuto celebre per la sua battaglia a sostegno delle vaccinazioni e a difesa del metodo scientifico contro bufale e credenze spesso dannose. Cinquantacinque anni, ordinario di microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Burioni ha pubblicato due libri di grande successo fra il pubblico, anche per merito del suo stile diretto non privo di ironia: Il vaccino non è un’opinione (vincitore del premio Asimov per la divulgazione scientifica) e il recente La congiura dei somari.
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Qualità Tradizione Gusto per vivere emozioni Posillipo l’Osteria e l’Enoteca Posillipo per i tuoi eventi di successo La sua pagina Facebook ha superato i 300.000 followers. Professore, la sua famiglia è originaria di Casteldelci. Che significato ha ricevere il primo Jano Planco d’oro nella sua terra d’origine? “Un onore per me grandissimo da parte di una città alla quale sono legatissimo, dove vivono i miei genitori e nella quale ho affetti molto cari.” Perché ha deciso di utilizzare Facebook come mezzo di informazione e sensibilizzazione sull’importanza dei vaccini? “Perché è un mezzo di una potenza comunicativa efficace e non è possibile lasciarlo esclusivamente in mano ai somari che raccontano pericolose bugie. Bisogna occupare gli spazi, altrimenti vengono invasi dai cialtroni.” Si aspettava questo successo? “No, nel modo più assoluto. Sono rimasto molto sorpreso da quanto la gente si sia appassionata ad argomenti che sono scientifici.” Bufale e fake news sono sempre più al centro del dibattito. Come si combattono? “Sicuramente non con la censura, che si presta a pericolosissimi
abusi. Con le leggi che abbiamo, con una stampa vigile, severa e non disponibile a fornire sponda ai cialtroni, con l’Ordine dei medici pronto a punire chi deve essere punito, con l’istruzione e con lo studio. Ma soprattutto con uno Stato che non traballa tra scienza e superstizione, come è avvenuto con Stamina (o in questi giorni con gli esperimenti nei laboratori del Gran Sasso in Abruzzo), ma che prende posizione chiaramente dalla parte della verità e della conoscenza. Prendiamo esempio dal Presidente Mattarella.” Come docente, quale insegnamento ritiene più importante trasmettere ai giovani? “Studiare. Studiare senza scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e non ascoltare quelli che dicono “è difficile” o “è impossibile”. Studiate, impegnatevi e fate quello che vi piace.”
A LATO, ROBERTO BURIONI TIENE IN MANO LO JANO PLANCO D’ORO, PREMIO RICEVUTO DALL’ORDINE DEI MEDICI E ODONTOIATRI DI RIMINI.
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CREDERE
Nessuna
BARRIERA L’ATTRAZIONE PER LA PALLA A SPICCHI HA REGALATO ALLA PROVINCIA DI RIMINI LA PRIMA SQUADRA DI BASKET SU SEDIA A ROTELLE: IL RIVIERA BASKET ANMIL SPORT. CORAGGIO E PASSIONE LE LORO PAROLE CHIAVE.
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di Matteo de Angelis / ph Riccardo Gallini
Questo dicembre il team ha esordito nel Campionato Italiano di Serie B, acquisendo così anche un altro primato, quello di prima formazione romagnola a giocare in campionato cadetto. I ragazzi del Riviera Basket Anmil Sport hanno segnato la tripla più importante della loro storia prima ancora di scendere in campo: hanno creato una squadra, han-
QUI ACCANTO, I GIOCATORI: STEFANO MARTININI, MIRCO ACQUARELLI, GIULIANO BONATO, ANDREA ROSSI, ALESSANDRO UBALDI, CRISTIANO POZZATO, GIUSEPPE DI PIETRO, MICHELE STORONI, EMANUELE NOCCHI, GIORGIO CAMORANI, MARCO VENZON, ANTONIO DE GREGORIO E GIULIO GIORGI.
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no trovato spazi adeguati senza barriere architettoniche e si sono messi in gioco. Coraggio, passione e impegno sono le attitudini per vincere in ogni situazione, anche quando a pallacanestro ci si gioca su due ruote. Il basket in carrozzina è uno sport molto complesso dal punto di vista tecnico-tattico, che riproduce in tutto e per tutto
quanto avviene in una partita di pallacanestro per normodotati e proprio per questo motivo è una delle discipline più consigliate come terapia riabilitativa fisica e psicologica. La squadra è nata lo scorso febbraio su iniziativa di alcuni ragazzi che hanno lavorato non poco per creare e amalgamare un gruppetto di cinque amici.
Hanno vinto la sedentarietà, le perplessità, si sono organizzati trovando spazi e sostegno per l’acquisto delle costose carrozzine da gioco, ma tutto ciò ha consentito loro di scoprire o riscoprire la bellezza dello sport. Oggi per i ragazzi comunicare che lo sport è vita è importante tanto quanto una vittoria. La squadra conta 13 giocatori molti dei quali provenienti da diversi paesi della provincia di Rimini e altri ancora dal cesenate, dall’imolese e dalle vicine Marche. Il nome Riviera Basket Anmil Sport omaggia due città e i relativi settori sportivi che hanno creduto e sostenuto il progetto: Riccione e la sua Polisportiva, in particolare il Riccione Dolphings che da subito ha supportato il nascente gruppo fornendo una palestra entro cui iniziare ad allenarsi e Rimini, che da questo ottobre ha fornito la palestra di via Cuneo dove si svolgono due allenamenti a settimana e le 7 partite in calendario, tra girone di andata e ritorno. Un ruolo fondamentale per consentire lo sviluppo della squadra lo ha avuto Anmil Sport Italia, l’Associazione sportiva dilettan-
tistica che, tra le tante funzioni, sostiene l’avviamento allo sport e l’organizzazione di gare per persone con disabilità. A credere nel gruppo anche il presidente di Anmil Rimini, Piergiulio Bernardi che è divenuto il presidente del Riviera Basket Anmil Sport. L’allenatore del team è l’imolese Giorgio Camorani, giocatore di pallacanestro in carrozzina, che ha dato un forte imprinting alla squadra, stimolando la voglia di mettersi in alla prova dei ragazzi. Per molti di loro si è il primo confronto con lo sport in carrozzina, per altri una nuova sfida, per tutti un nuovo inizio. Per tifarli basta recarsi alla palestra Carim in via Cuneo a Rimini, l’ingresso alle partite è gratuito. Tutti coloro che vorranno avere informazioni o che vorranno entrare a far parte del gruppo sportivo potranno recarsi in palestra durante gli allenamenti il martedì dalle ore 19.30 alle 21.30 e il venerdì dalle ore 10.00 alle 11.30. Il team può essere contattato e seguito anche sul sito www.rivierabasket.org oppure sulle pagine Facebook, Instagram e Youtube.
LEGGERE
Una stagione
‘SOSPESA’
IL NUOVO LIBRO DI POESIE DI ISABELLA LEARDINI RACCONTA LA FINE DELLA GIOVINEZZA E GLI AMORI, CON SULLO SFONDO LA RIMINI BALNEARE, FATTA DI PICCOLE PENSIONI COME QUELLA INTITOLATA A IRENE.
U SOTTO, ISABELLA LEARDINI RITRATTA ALL’INTERNO DELLA LIBRERIA RIMINESE IN PIAZZETTA GREGORIO 13 A RIMINI.
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di Alessandra Leardini / ph Riccardo Gallini
Una stagione sospesa. Come la prolungata, quasi eterna giovinezza che tanti trentenni si trovano oggi a vivere per motivi anche sociali, fuori dalla loro volontà. Sospesa come un amore che tutti direbbero impossibile, che deve attraversare più prove prima di compiersi. Sospesa come Rimini, rinata dalle macerie del dopoguerra grazie al turismo di massa, che per decenni ha guardato se stessa attraverso gli occhi degli altri, i vacanzieri,
e che oggi sembra vivere anch’essa in un limbo, segnata da tanti alberghi che chiudono, qualcosa che non è più un incanto eppure ancora non riesce a tradursi in una stagione nuova. Una stagione d’aria (Donzelli Editore), il nuovo libro di poesie di Isabella Leardini – il secondo dopo il successo de La coinquilina scalza – si sviluppa attraverso queste immagini parallele. Come sfondo, la Pensione Irene, emblematico luogo di vacanza della riviera, nato negli anni Quaranta dai risparmi della famiglia di Isabella. Nell’ombra del nome dato all’albergo, non una donna della famiglia, ma una ragazza misteriosa incontrata da un familiare in tempo di guerra, e nello specchio delle vacanze altrui, si snoda una storia d’amore che intreccia il destino di questi luoghi. “Il libro racconta la fine della giovinezza – racconta l’autrice –, il modo in cui un amore aereo si compie e diventa reale, e la storia di un’eredità. Il luogo che diventa protagonista è la Rimini balneare e di confine, tra Miramare e il Marano, nell’alternarsi continuo delle stagioni e in quella conoscenza dell’altro che abbiamo imparato
fin da bambini, quando guardavamo la leggerezza dei turisti innamorandoci di una vacanza che a noi non apparteneva mai fino in fondo. Questo luogo, solo noi lo possediamo per intero, anche nella sua durezza contraddittoria”. Una storia anche collettiva, dunque. “Irene è una piccola pensione in viale Oliveti – prosegue Leardini –. Come quasi tutte le altre, è nata dopo la guerra ed era di tutti, mentre oggi non è più di nessuno. Le pensioni sono state, infatti, il crocevia di tanti destini e generazioni. Lo si vede in certe foto scattate da qualche cliente e regalate l’anno successivo, dove i figli degli albergatori, i turisti, le anziane donne con il grembiule ridono tutti insieme fuori da ogni ruolo, in un attimo di spensieratezza perfetta e in un’Italia che riusciva a essere felice. È questa eredità di felicità e amori che ci resta – conclude l’autrice –, non solo quelli che si sono compiuti, anche quelli rimasti nell’aria e raccolti da altre mani. La natura simbolica di Rimini è ancora viva, e anche se non siamo riusciti a tenere in vita le nostre mille Irene e non vediamo ancora come questa verità si compia, sono certa che non la disperderemo”.
DONARE
Volontà di una
NOBILDONNA LA FONDAZIONE GRAZIANI NASCE DALLE VOLONTÀ TESTAMENTARIE DELLA NOBILDONNA GRAZIANA GRAZIANI AFFINCHÉ PERDURASSE NEL TEMPO IL SUO IMPEGNO UMANITARIO.
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di Dolores Carnemolla / ph Riccardo Gallini
È una storia di famiglia, quella della Fondazione Graziani. Una storia che si compie nell’ultimo atto, quello testamentario. Di una nobildonna profondamente legata a San Marino: la signora Graziana Graziani, figlia di Bernardino e di Ines Comanducci che, priva di eredi diretti e coerentemente con il suo stile di vita, volle affidare ad una Fondazione la gestione dei beni del proprio casato, affinché perdurasse nel tempo l’opera di sostegno degli orfani e dei più bisognosi, nonché gli interventi in favore di enti e organizzazioni impegnate in opere umanitarie e religiose. Volle inoltre istituire una borsa di studio, intitolata al marito – il medico igienista Enea Suzzi Valli – per il perfezionamento nelle discipline igienistiche. La Fondazione è oggi amministrata da un Consiglio Direttivo composto dal Presidente Luigi Lonfernini e dai due membri Pietro Suzzi Valli e Alessandro Barulli. Gli interventi sono disposti in gran parte in favore di enti che operano in campo sociale o religioso, elencati nel testamento sottoscritto dalla signora Graziani. Il padre di Graziana, Bernar-
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dino, nato nel 1880, era laureato in Farmacia e in Veterinaria e fu un pioniere nel campo della fotografia: a lui sono attribuiti circa 150 scatti degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Nutriva una grande passione anche per la musica: in modo particolare per il violoncello. Graziana, dopo il liceo, si iscrisse all’Università – facoltà di scienze naturali – che però abbandonò, senza concludere il corso di studi, per dedicarsi alla famiglia. Dopo la scomparsa dei propri familiari visse per molti anni modestamente e in solitudine, dedicandosi alla fede religiosa. Tra i principali progetti portati a termine dalla Fondazione Graziani c’è quella relativa
al restauro e all’ampliamento di un luogo storico di San Marino: Palazzo Graziani. Attestazioni storiche ne testimoniano l’esistenza già nel 1825: è situato in posizione centrale all’interno del centro storico della Repubblica di San Marino, con una suggestiva vista panoramica. Una parte del Palazzo è parzialmente scavata nella roccia e in due pareti portanti, realizzate con pietra di San Marino, sono affiorate nicchie di importanza storica. In seguito ad un delicato intervento di scavi è stata riportata alla luce una grotta-cisterna interrata. Gli ambienti del Palazzo si prestano oggi a ospitare incontri e attività culturali e mostre d’arte.
ADVERTORIAL
STUDIO PIGA VENT’ANNI IN CONTINUA EVOLUZIONE
TRA MEDIA TRADIZIONALI E NEW MEDIA, LO STUDIO PIGA SI DISTINGUE PER UNA PROGETTUALITÀ E PIANIFICAZIONE RITAGLIATE SU MISURA.
Festeggiare vent’anni per un’agenzia di comunicazione è una grande impresa. Anzitutto, perché negli ultimi due decenni il mercato della pubblicità, dei media e delle pubbliche relazioni non è certo andato volando, complice la crisi. Dalla fine del secolo scorso, poi, la comunicazione è cambiata completamente, grazie all’avvento del Web, prima, e dei social media, poi. Da ultimo, un’agenzia lontana dai grandi centri di Milano o Roma che celebra due decadi di attività non può che essere un caso da osservare con attenzione. Tutto questo è Studio Piga, realtà di Rimini che deve il proprio nome a Roberto Piga, fondatore da sempre al timone. “Il nostro Studio è un partner importante nel settore della comunicazione di medie e grandi aziende – spiega Piga – e la nostra caratteristica è creare una solida relazione con il cliente: ascoltiamo le sue esigenze e le interpretiamo
sviluppando progetti e piani integrati e coerenti”. Tutto ciò, ovviamente, senza dimenticare l’adattamento a un mondo in continua evoluzione: “In questi anni, abbiamo acquisito una serie di esperienze e competenze: dallo studio e progettazione di campagne pubblicitarie, al packaging prodotti, fino alla realizzazione di campagne Adwords su Google o Facebook”. Ma il vero motore dell’attività è la pianificazione, soprattutto in esterna: “Dedichiamo gran-
de attenzione ai piani personalizzati, sia a livello nazionale che internazionale, come aeroporti o metropolitane. Un tipo di pubblicità sempre più visibile e democratica – nota il fondatore – considerando che la mobilità delle persone aumenta ogni giorno soprattutto nelle aree urbane.” Canali che risultano ancora oggi tra i più utilizzati: “Attraverso impianti digitali LCD otteniamo un’alta qualità delle immagini, ma soprattutto possiamo comunicare al momento giusto, con un contenuto giusto e nel contesto giusto per il target di riferimento del nostro cliente.” Certo, il futuro è sempre una scommessa, soprat tut to nell’ambito della comunicazione, digitale e non: “L’approccio del consumatore in questi anni è cambiato radicalmente – nota Piga - in primis per il grande affollamento pubblicitario nel mobile, con poca attenzione e grande dispersione dei messaggi e delle immagini. È compito nostro – conclude - trovare il giusto equilibrio tra i mezzi classici di comunicazione (offline) e i new media (online) per rendere più efficaci e performanti le campagne, monitorarle e avere un ritorno certo su ogni tipo di investimento, che per il cliente si deve tradurre in aumento delle vendite.”
Via Consolare 51/C, Rimini - Tel. 0541.718542 - info@studiopiga.it - www.studiopiga.it IN MAGAZINE
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S.S. Consolare 51/C T. 0541 718542 RIMINI info@studiopiga.it - www.studiopiga.it
GIOCARE
Nei piedi e
NEL CUORE DA GIOCATORE È STATO LA BANDIERA DEL RIMINI CALCIO, OGGI ADRIAN RICCHIUTI, È TEAM MANAGER E UOMO CHIAVE DEI BIANCOROSSI.
I SOTTO, ADRIAN RICCHIUTI E I GIOCATORI DEL RIMINI CALCIO.
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di Matteo De Angelis / ph Antonio Tonti
Il Cicho, così è stato soprannominato dalla tifoseria riminese il giocatore argentino, proveniente da Lanùs, la stessa città natale di Diego Armando Maradona. Dal 2002 ad oggi, fatta eccezione per la parentesi 2009-2014 e il 2016, è stato protagonista indiscusso delle vicissitudini del Rimini calcio football club. Ricchiuti è l’uomo dei record nella storia calcistica riminese, con 344 presenze, 71 reti in campionato e ben 4 promozioni fino alla Serie B. Ha vissuto i momenti gloriosi di una città che, anche grazie ai suoi goal, nel 2003 si riaffeziona al calcio tornando dopo 14 anni in Serie C1. Adrian Ricchiuti arriva in Italia a
17 anni nel ’95; gira buona parte dello stivale tra Ternana, Genoa, Carpi, Pistoiese, Livorno, Arezzo, poi Rimini e di nuovo al Sud a Catania dove a 31 anni esordisce in Serie A; poi torna a Rimini in D nel 2014 e nel 2015 indossa anche la maglia della squadra Sammarinese La Fiorita con cui fa la sua comparsa in Europa League. Quest’anno a 38 anni ha esordito persino in Champions League. Una carriera costellata di esperienze, che oggi prosegue, in qualità di manager della squadra che più di ogni altra gli ha donato fama e gloria: il Rimini. Il suo ruolo delicato e fondamentale poiché di raccordo tra società e squadra, si concilia
con quello di giocatore a San Marino. “Ho ricevuto molta fiducia dal Rimini Calcio e ci metto tutto l’impegno possibile per fare bene il mio nuovo lavoro. È quello che sognavo di fare, perché il calcio è la mia vita ed è l’unico lavoro che saprei fare. Sono felice di continuare il mio percorso di crescita e maturazione in una società e una città che mi hanno dato tanto”. Ricchiuti ha scelto di vivere a Rimini e di crescervi la sua famiglia. Secondo il Team manager, la squadra, in questo campionato, potrà fare bene. Il gruppo si è ben amalgamato e nonostante i nuovi innesti ha conservato il carattere conferito dagli storici giocatori. Con il capitano Scotti, il portiere della formazione riminese, nessun rimpianto per la cessione della fascia di capitano, ma una grande fiducia che nasce dalla consapevolezza che è indossata con rispetto e onore nei confronti della tifoseria e degli oltre 100 anni di storia del Club. Tra i tanti ricordi di ex giocatore due sono i momenti salienti: la scottante retrocessione, e ovviamente, le promozioni che hanno riportato i riminesi allo stadio costituendo per lui e compagni la più grande soddisfazione professionale.
San Marino
T ISTITUTI CULTURALI Arti Performative
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seconda parte: gennaio - aprile 2018 dom 7 gennaio 2018 - In scena a Km0
Teatro Titano h.16.30 in collaborazione con l’Istituto Musicale Sammarinese
Favole musicali: Le penne dell’orco gio 11 gennaio 2018 - Teatranti Teatro Titano h.21.00
Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Zoppello
L’amore è saltimbanco: Romeo e Giulietta
dom 14 gennaio 2018 - Lo Schermo sul Leggio
Teatro Titano h. 16.30
Ivano Marescotti interpreta Il padrino giov 18 gennaio 2018 - Identità Teatrali Teatro Nuovo h.21.00
Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses
Filumena Marturano
dom 21 gennaio 2018 - In scena a Km0
Teatro Titano h. 16.30 in collaborazione con l’Istituto Musicale Sammarinese
Favole musicali: Viva Pinocchio! ven 26 gennaio 2018 - Microphonie Teatro Titano h.21.00
Patrizia di Malta Ensemble
Saravà - South American Ways Project sab 10 febbraio 2018 - Ridiamocisù Teatro Nuovo h.21.00
Maurizio Battista
Cavalli di razza
giov 15 febbraio 2018 - Sperimental(a)mente Teatro Titano h.21.00
Teatro Gioco Vita
Donna di porto Pim - ballata di attori
e ombre dal racconto di Antonio Tabucchi
dom 18 febbraio 2018 - Lo Schermo sul Leggio
Teatro Titano h. 16.30 Isabella Ragonese interpreta
Il cacciatore di aquiloni
mer 21 febbraio 2018 - In scena a Km0 Teatro Titano h.21.00
Valentina Monetta
Questa donna insopportabile
dom 25 febbraio 2018 - Identità Teatrali
Teatro Nuovo h. 17.30
Sonics
Toren sab 3 marzo 2018 - Fuori abbonamento Teatro Nuovo h.21.00 FlamenQueVive
Anima e Corpo - Vivir flamenco gio 8 marzo 2018 - Sperimental(a)mente Teatro Titano h.21.00 Isabella Cecchi e Francesca Censi
Son tutte belle le mamme del mondo Maternity blues
mar 13 marzo 2018 - Teatranti Teatro Titano h.21.00
Alessandro Benvenuti
Chi è di scena
ven 16 marzo 2018 - Microphonie Teatro Titano h.21.00
Fabrizio Bosso, Silvio Castiglioni e Luciano Biondini
Concerto per Jack London
Un melodramma jazz d’amore e pugilato
dom 25 marzo 2018 - Identità Teatrali
Teatro Nuovo h.21.00
Lello Arena
Parenti Serpenti mer 28 marzo 2018 - Sperimental(a)mente
Teatro Titano h.21.00
Tamara Balducci, Giacomo Ferraù, Linda Gennari
Suzanne
ven 6 aprile 2018 - Sperimental(a)mente Teatro Titano h.21.00 Riccardo Castagnari
Lo spettacolo comincia con Carosello 1957-1977 vent’anni di televisione dom 8 aprile 2018 - Ridiamocisù Teatro Nuovo h.21.00
Giovanni Vernia
Sotto il vestito Vernia
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PREMIARE
Il valore
DELLA DANZA ERIKA RIFELLI, FONDATRICE DEL REGINA CENTRO DANZA DI CATTOLICA, HA RICEVUTO IL PREMIO ALLA CARRIERA NELL’AMBITO DEL PREMIO LETTERARIO MILANO INTERNATIONAL.
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“Per aver trasmesso con ineccepibile valenza l’arte della danza attraverso la creazione di una scuola di eccellente profilo tecnico. Viene nel contempo riconosciuto il costante impegno in campo nazionale ed internazionale per la creazione dei presupposti indispensabili per lo sviluppo di collaborazioni atte alla realizzazione di saggi e di spettacoli di altissimo livello contenutistico”: questa la motivazione del premio consegnato a Erika Rifelli Sabato 25 novembre, presso la Sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi di Milano, dove si è svolta la cerimonia conclusiva della kermesse che premia ogni anno personaggi di eccellenza provenienti dal campo letterario, artistico, dello spettacolo e delle Istituzioni. Sul palco, accanto alla coreografa Rifelli, la discografica Mara Maionchi, il paroliere Alberto Salerno, lo scrittore Pierluigi Panza, l’Avv. Annamaria Bernardini de Pace, il comico Enrico Beruschi, la manager Betty Soldati, lo scrittore Remigio Starz, il Presidente del Centro di Formazione Europea Luca Filipponi. L’evento è stato organizzato dall’associazione Culturale Pegasus di Cattolica e condotto dall’editore e scrittore
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di Arianna Denicolò
Roberto Sarra. Quando hai capito che la danza avrebbe fatto parte della tua vita, Erika? “All’età di 5 anni, quando conobbi la mia insegnante Vasilika Kuezevich e me ne innamorai immediatamente. Quando, a sedici anni, diventai la sua assistente, capii che quella era la mia strada. La danza è sempre stata la mia passione, la disciplina che corrisponde di più al mio carattere.” Qual è il ricordo più emozionante di questi 35 anni di carriera? “Quando, negli anni ’80, ho vinto la borsa di studio e sono andata a New York alla scuola di Marta Graham. Un grande privilegio per me, soprattutto se si pensa
che nelle aule sopra le mie provava Michail Barysnikov. È stata l’esperienza più bella in assoluto: dopo un mese durissimo in cui nessuno sembrava accorgersi della mia presenza, un giorno l’insegnante mi chiamò per mostrare a tutti una diagonale. In quel preciso istante capii che potevo farcela!” Quali sono i valori che trasmetti ai tuoi allievi? “Per fare danza servono spirito di sacrificio e disciplina. La danza è prima di tutto una scuola di vita: tutti possono farla, ma non è per tutti… Bisogna essere umili e tenaci. Bisogna metterci cuore e passione perché, anche quando senti che è difficile, non devi mollare.”
cose buone dal territorio
“CI VUOLE TEMPO PER FARE LE COSE BUONE”... Scoprire nuovi accostamenti, semplici ma inaspettati, prestando attenzione a ogni singola materia prima, è per la nostra cucina una missione quotidiana. Assieme ai pilastri più tipici della tradizione del territorio di carne e di pesce il nostro menù propone infatti alcuni piatti differenti per origini e composizione, spaziando nel grande patrimonio della cucina italiana. La cantina offre un ampio assortimento di vini del territorio, assieme a etichette nazionali e internazionali di pregio.
Un piatto veloce? Una degustazione di terra o di mare? Un pranzo con gli amici? Una cena ricercata e rilassante?
ph © Giorgio Salvatori
Vi aspettiamo, tutti i giorni, pranzo e cena, per offrirvi i migliori prodotti del territorio, conditi con un pizzico di ricercata accoglienza.
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INVENTARE
La scommessa del
TORTELLINO HA APERTO DA POCO, E SI STANNO GIÀ TUTTI LECCANDO I BAFFI. PAOLO FILIPPINI, GIÀ TITOLARE DELLA CANTINETTA I PUTTI, HA INAUGURATO PAOLINO TORTELLINO, UN’ORIGINALE TORTELLINERIA TAKE AWAY.
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di Benedetta Cicognani / ph Riccardo Gallini
Un piccolo e informale locale nel cuore di Rimini, con cucina a vista, dove si preparano le più svariate e gustose tipologie di questa pasta all’uovo. Una nuova scommessa gastronomica con tutte le carte in regola per affermarsi come vera e propria calamita per i palati. “Volevo portare nella mia città un format di ristorazione nuovo, mai visto prima. – racconta Filippini – Così ho pensato di aprire uno street food mono prodotto.
IN QUESTE PAGINE, LO STAFF AL COMPLETO DI “PAOLINO TORTELLINO” E PAOLO FILIPPINI, TITOLARE E IDEATORE.
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Un locale originale, mix tra innovazione e tradizione, che fosse all’avanguardia e al tempo stesso attento alla domesticità dei sapori italiani e alla qualità. Quindi che cosa se non i tortellini? Un piatto di qualità, elitario e che rispecchia la storia delle tavole italiane”. Così, in parallelo alla gestione del bar I Putti, meta d’obbligo per giovani e universitari, Paolo Filippini si espande nel mondo della ristorazione con
questo progetto. Nato professionalmente come meccanico, Paolo ha abbandonato presto le officine per girare il mondo. Grande appassionato della natura e degli sport estremi, dal paracadutismo, al f lyboard, al motocross, sette anni fa ha aperto I Putti e oggi è pronto per questa nuova sfida. Ma è solo l’inizio per un percorso imprenditoriale tra i buoni sapori e il mondo del carboidrato. “Paolino Tortellino è un concetto. Al centro del mio progetto c’è
la volontà di mettere in pratica i miei studi di coaching, team building e marketing automatizzato, con lo scopo di creare un brand forte, credibile e autorevole. L’apertura di Paolino Tortellino è soltanto il punto di partenza”. Il focus è infatti quello di trasformare questo streetfood riminese in un franchising, proponendo un prodotto prelibato e al 100% italiano. “Per realizzare tutto questo la prima cosa da fare è formare uno staff competente,
motivato, in grado di mettere al primo posto il proprio benessere mentale. Solo in questo modo si riesce a esprimere il meglio.” “Per sostenere un sogno devi vederlo animato. Sognare significa avere uno scopo per cui lavorare giorno dopo giorno. Che è anche un buon motivo per svegliarsi la mattina con il sorriso. E questo è lo spirito che vorrei trasferire ai giovani: i sogni si possono realizzare.” Enjoy your meal!
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LEGGERE
In“viaggio”
CON I LIBRI
MARIAVITTORIA ANDRINI E LORIS CAMPRINI SONO GLI AUTORI DI DUE LIBRI PUBBLICATI DA IN MAGAZINE: DUE ITINERARI, UNO STORICO E L’ALTRO GEOGRAFICO, PER CAPIRE MEGLIO CHI SIAMO.
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di Gianluca Gatta
Umberto Eco affermava che leggere libri è un modo eccellente per vivere molteplici vite oltre la propria. Edizioni IN Magazine si presenta all’appello natalizio con due novità che riassumono bene questa prospettiva. Parliamo di libri che prendono sottobraccio il lettore e lo accompagnano in percorsi di vita originali e interessanti. Oltre un milione di chilometri in moto è il racconto fotografico dei viaggi che Loris Camprini – Architetto-Designer forlivese –, ha compiuto a cavallo della sua moto in Africa, Stati Uniti, Medio Oriente e, ovviamente, in Italia. Un volume
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completamente a colori, con foto in grande formato e il racconto puntuale degli aneddoti e degli incontri, che si trasformano non di rado in “avventure”, alla ricerca di un confronto con il prossimo e la diversità. “Loris è un buon fotografo e non dimentica mai di affidare alla macchina la testimonianza dei suoi viaggi – scrive Matteo Marzotto nella prefazione –, con divertenti e a volte inaspettati commenti e aneddoti e con qualche racconto nel suo ruolo di Marshall del Bike Tour per la FFC: un ideale giro d’Italia in bicicletta che da sei anni porta la Fondazione in giro per la nostra
generosa e meravigliosa Italia.” Quella di cui parla Marzotto è la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica Onlus, da lui presieduta, a cui saranno devoluti tutti i proventi della vendita del libro. Dal libro al piatto è il titolo del volume di Mariavittoria Andrini, già autrice di molteplici pubblicazioni di storia della gastronomia, dove l’autrice ripercorre 150 anni di storia culinaria italiana. Esistono alcuni punti di riferimento fondamentali: sono i libri che hanno fatto la storia gastronomica italiana nell’ultimo secolo e mezzo. Testi in cui intellettuali umanisti, come Olindo Guerrini e Pellegrino Artusi, hanno raccolto le ricette della tradizione o dove chef stellati, come Gualtiero Marchesi e Massimo Bottura, hanno evidenziato il proprio genio creativo riconosciuto a livello mondiale. L’autrice ha scelto dunque i 10 libri che, dal 1867 ad oggi, sono stati rappresentativi di altrettante svolte culturali nella storia della cucina italiana e ha ricostruito in questo volume un vivace mosaico storico e sociale, fatto di personaggi, avvenimenti e ricette, in un saggio che “lascia il sapore in bocca”.
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