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Romagna24Economia n.4 COOPERAZIONE 2026

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Coop

RAVENNA FORLÌ-CESENA RIMINI

Dossier Cooperazione

in questo numero:

Le coop si riducono e cambiano pelle pagina 3

Il mondo coop ruota intorno a 58mila imprese pagina 5

Intervista a Roberto Savini pagina 9

Intervista a Paolo Lucchi pagina 13

Intervista a Renato Lelli pagina 19

Ravenna, dalle coop l’11% degli occupati pagina 23

Forlì, le coop valgono 7,6 miliardi pagina 25

Rimini, dalle coop un business da 618 milioni pagina 27

Agroalimentare, un business da 8,4 miliardi pagina 29

Cooperazione sociale, una risorsa per la società pagina 35

Coop culturali alla sfida dei nuovi progetti artistici pagina 39

Cia-Conad, in aumento le vendite allo scaffale pagina 43

Le Comunità energetiche si fanno largo pagina 45

Le imprese cooperative sono una delle prerogative dell’economia romagnola. In totale, al 31 dicembre 2025 le cooperative attive sul territorio erano 1.006 secondo i dati elaborati a cura dell’Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio della Romagna – ForlìCesena e Rimini. Erano 1.040 a fine 2024 e 1.323 a fine 2015. Dunque, in 10 anni si sono perse per strada 317 cooperative, che equivale a dire quasi un quarto della consistenza complessiva. A soffrire sono tutte le province con Rimini battistrada (235 coop attive, - 27,2% in 10 anni), seguita da Forlì-Cesena (420 coop, -23,4%) e Ravenna (351 coop, -22,3%).

Ma i fatturati non crollano quindi significa che il mondo delle coop cambia volto dalla grande distribuzione al sociale, dalle banche alla cultura passando da quel vero e proprio colosso rappresentato dalle imprese che operano nell’agroalimentare. Ne parliamo in questo numero di Romagna24Economia passando in rassegna settori e territori.

MENSILE DI ECONOMIA, AFFARI, IMPRESA E SOCIETA’

Le coop si riducono e cambiano pelle

In 10 anni in Romagna il 24% di società in meno

Le imprese cooperative sono uno dei pilastri dell’economia romagnola. In totale, al 31 dicembre 2025 le cooperative attive sul territorio erano 1.006 secondo i dati elaborati a cura dell’Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio della Romagna – ForlìCesena e Rimini. Erano 1.040 a fine 2024 e 1.323 a fine 2015. Dunque, in 10 anni si sono perse per strada 317 cooperative, che equivale a dire quasi un quarto della consistenza complessiva. A soffrire sono tutte le province con Rimini battistrada (235 coop attive, - 27,2% in 10 anni), seguita da Forlì-Cesena (420 coop, -23,4%) e Ravenna (351 coop, -22,3%). Il calo appare quindi generalizzato ed equamente distribuito tra le tre province; a soffrire, sempre su scala decennale, sono tutti settori ma a colpire di più sono le flessioni (spesso però frutto di accorpamenti e non di semplice serrande abbassate) nei comparti dell’agricoltura (-13,3%), delle costruzioni (-31,9%), dei trasporti e del

Ma nascono nuovi consorzi e imprese collegate che valgono il 16% del Pil

magazzinaggio (-38,7%), delle attività professionali e scientifiche (-30,6%), della sanità e dell’assistenza sociale (-11,6%) e dell’intrattenimento e divertimento (-19,1%). In tutto questo il settore con il più alto numero di coop resta quello della sanità e dell’assistenza sociale (145), seguito dall’intrattenimento (127) e dall’agricoltura, silvicoltura e pesca (117).

Ma la sensazione è che non sia solo un fatto numerico e che le cooperative stiano cambiando pelle. “Sono cambiati i tempi. Quando le cooperative nascevano alla fine dell’Ottocento e ai primi del Novecento, dalle banche alle costruzioni e all’agricoltura, le persone – spiega Massimo D’Angelillo, ravennate, studioso del mondo cooperativo e amministratore unico del centro di ricerca Genesis di Bologna - si riunivano per sfuggire alla fame, per trovare un lavoro che consentisse la sopravvivenza. Ora, fortunatamente, i tempi sono cambiati e se è vero che il numero delle coop diminuisce, occorre guardare in

Sedi di impresa nelle 3 province della Romagna [ Confronti dati 2015 -2025 ]

IMPRESE COOPERATIVE “ATTIVE”

Dati al 31/12/2025

profondità il fenomeno. E allora si vede che si riducono le cooperative ma si sviluppa un modo nuovo di fare cooperazione”. In Emilia-Romagna, continua D’Angelillo, “l’economia cooperativa in senso stretto vale circa il’11,2% del Pil ma se guardiamo a quella che in Camera di Commercio chiamano la ‘magnitudo cooperativa’, cioè le imprese collegate alla cooperazione, vediamo che quel valore sale al 16%. Dunque un fenomeno tutt’altro che esaurito ma che è in trasformazione”. Per cui se la cooperativa classica di produzione e lavoro è in una fase calante, valga per tutti il settore delle costruzioni, vi sono altre modalità che vanno a gonfie vele. “Quel che si nota è che hanno successo imprenditoriale le cooperative indirette, i consorzi cooperativi che associano imprenditori singoli. Penso ai casi importanti di Conad e uno nel ravennate di Consar, gli autotrasportatori. In quest’ultimo caso si è riusciti a trasformare un limite di Ravenna, l’assenza di collegamenti ferroviari efficienti, in una possibilità imprenditoriale. Stesso discorso per il settore agroalimentare con Conserve Italia o con le cooperative che producono vino, come Cevico e Caviro grazie alle produzioni di tanti, anche privati. A vincere, come dimostra anche il caso delle banche di credito cooperativo, sono le unioni tra piccoli che insieme fanno risultato”. Poi ci sono coop che sono cresciute a dismisura e altre che

hanno chiuso. “Se pensiamo al settore del sociale abbiamo nel ravennate realtà molto importanti come le coop Zerocerchio e Solco del ravennate o la coop Dolce di Bologna che nascono come prestatori di manodopera e poi si organizzano e fanno loro stessi investimenti, come è accaduto, per Zerocerchio con l’Albergo del cuore”.

Quella che sta venendo progressivamente meno, e lo si vede bene nelle coop di servizi come ad esempio, per restare nel ravennate, Copura, è la centralità del socio: più che dai lavoratori o dai soci, la spinta decisiva arriva dalla committenza degli enti locali o dall’abilità imprenditoriale. “Se uno si interroga sulla parabola della Cmc non può che vedere come la grande coop ravennate di costruzioni avesse di fatto esaurito la sua base sociale. Nei primi anni del Novecento è una struttura che ha tolto dalla miseria centinaia di operai ma ora chi trova? I nordafricani che tutto hanno ma non certo lo spirito cooperativo”, spiega D’Angelillo. Anche se il sistema cooperativo è ancora in grado di dare importanti risposte: “ad esempio in tema di passaggio generazionale. Qui non serve che un figlio, o una figlia, proseguano la strada del padre. Nel caso delle coop c’è una struttura che sopravvive agli eventi familiari e la coop è una risposta di continuità. Per non dire che il capitale rimane e non prende altre vie private”.

Massimo D’Angelillo, amministratore unico Centro di ricerca Genesis Bologna
Fonte: Infocamere Stockview - Elaborazione: Camera di commercio della Romagna
Il mondo coop ruota intorno a 58mila imprese
Il giro d’affari realizzato vale circa 140 miliardi

Oltre 58mila imprese attive, un valore della produzione vicino ai 140 miliardi di euro (pari a oltre il 7% del Pil) e oltre 1,5 milioni di addetti. Questo, in estrema sintesi, il mondo della cooperazione italiano. Le analisi congiunturali elaborate dal Centro Studi Confcooperative, dall’Area Studi Legacoop e dall’Ufficio Studi Agci confermano che, nonostante un contesto ancora segnato da tensioni geopolitiche e da un rallentamento dell’economia nazionale, l’economia cooperativa mostra una complessiva tenuta e una significativa capacità di adattamento. Le rilevazioni condotte nel corso del 2025 indicano infatti che oltre la metà delle cooperative (54,1%) ha registrato una sostanziale stabilità del fatturato, mentre una quota rilevante (26,3%) ha segnalato un incremento rispetto al quadrimestre precedente. Parallelamente, la domanda si è mantenuta stabile per il 75,7% delle imprese, con segnali di crescita per il 15,8%, sostenuti dal graduale consolidamento della fiducia dei consumatori e dalla stabilità del mercato del lavoro.

Gli addetti sono 1,5 milioni - Forte calo delle imprese specie in Emilia-Romagna

Previsioni positive, nonostante tutto

Le aspettative per i primi mesi del 2026 delineano un orientamento prevalentemente favorevole: il 31% delle cooperative prevede un aumento del fatturato, mentre quasi sei imprese su dieci (59,4%) si attendono una dinamica stazionaria. Anche sul fronte occupazionale emerge un quadro resiliente, con il 69,2% delle cooperative che ha mantenuto invariati i livelli di personale e il 16,9% che ha registrato un incremento. Pur in presenza di criticità strutturali - tra cui la difficoltà di reperimento della manodopera qualificata (45,5% delle imprese), la pressione burocratica (38,3%) e un clima di incertezza ancora diffuso - il sistema cooperativo continua a dimostrare una capacità di reazione superiore alla media, confermando il proprio ruolo di attore economico e sociale di riferimento nei territori.

Il sistema cooperativo italiano conferma la sua rilevanza economica e sociale contando circa 45.000 imprese attive, che generano un valore della produzione stimato in circa 140 miliardi di euro (pari a oltre il 7% del Pil) e garantiscono l’occupazione di oltre 1,5 milioni di addetti .

La

diversità tra aree

in Italia

La distribuzione territoriale mostra un tessuto diffuso capillarmente ma con caratteristiche distinte tra le aree del Paese. Il Mezzogiorno (Sud e Isole) accoglie la maggiore densità di imprese, pari al 47% del totale, mentre il Nord e il Centro ne accolgono rispettivamente il 33% e il 20%. Tuttavia, analizzando il contributo economico, emerge una chiara polarizzazione: nel corso del 2024, il 64% del valore complessivo della produzione (circa 90 miliardi di euro) è stato generato dalle cooperative attive nelle regioni del Nord. Questo dato riflette una dimensione media d’impresa molto diversa: circa 6 milioni di euro per cooperativa al Nord contro i 900mila euro medi al Sud, evidenziando come nel Mezzogiorno la cooperazione svolga spesso un ruolo cruciale di presidio sociale e occupazionale, pur con dimensioni economiche più contenute.

Analizzando la composizione settoriale dei 140 miliardi di euro di valore generato, emerge con chiarezza il ruolo trainante delle cooperative del settore primario. Pur rappresentando solo il 9% delle imprese, queste realtà agroalimentari producono oltre il 30% del valore complessivo, confermandosi un pilastro strategico per le filiere produttive e per la capacità di esportazione del sistema cooperativo. Un contributo significativo arriva anche dalle cooperative di lavoro e dalle altre forme cooperative: insieme costituiscono circa il 44% della base imprenditoriale e generano più del 20% del valore totale, evidenziando una presenza ampia e diversificata nei settori produttivi e dei servizi.

Le cooperative di utenza apportano un ulteriore 10,6% del valore, mentre le cooperative sociali – fondamentali per l’erogazione di servizi alla persona e per l’inclusione – contribuiscono per il 13,4%. Nel complesso, la distribuzione del valore prodotto riflette un ecosistema cooperativo articolato, in cui ogni settore svolge un ruolo specifico e complementare allo sviluppo economico e sociale.

In particolare, il segmento delle cooperative sociali conta oltre 13mila soggetti attivi che generano un valore della produzione di poco inferiore ai 19 miliardi di euro (circa l’1% del Pil nazionale). La loro distribuzione territoriale rispecchia la concentrazione numerica osservata per l’intero mondo cooperativo: oltre il 50% delle cooperative sociali si trova nelle regioni del Sud e delle Isole. Queste imprese rappresentano la componente più dinamica sul piano dell’impatto sociale, fornendo risposte avanzate nei servizi di welfare e nell’inserimento lavorativo.

Il settore si concentra

Al 31 dicembre 2025 le cooperative registrate come attive presso le Camere di Commercio ammontano a 58.594 (circa 10 cooperative attive ogni 10.000 abitanti). Rispetto all’anno precedente lo stock di cooperative attive evidenzia un decremento pari al -6,9% (erano 62.968 le attive nel 2024).

A livello territoriale il 53,1% delle cooperative attive in Italia nel 2025 ha sede legale nel Mezzogiorno. In particolare, il 28,3% è localizzato nelle regioni del Sud (la Campania è la terza regione per numero di cooperative attive in Italia, con 6.620 unità). Il 24,8% ha sede legale nelle due Isole maggiori (la Sicilia, con 11.800 unità, mantiene il primato assoluto per numero di cooperative attive in Italia). Al Centro opera il 16,7% del totale (il Lazio, con 5.522 unità, scende al quinto posto tra le regioni italiane). Il 17,1% è localizzato al NordOvest (la Lombardia si conferma la seconda regione per numero di cooperative, con 6.623 unità attive). Infine, al Nord-Est fa riferimento il restante 13,1% del totale (l’EmiliaRomagna, con 3.512 unità, rappresenta la sesta regione per numero di realtà attive).

Lo stock di cooperative attive nel 2025 si riduce, rispetto al 2024, in tutte le regioni italiane. Dieci regioni registrano un calo superiore alla media nazionale: le diminuzioni più consistenti in termini percentuali si rilevano nel Lazio (-12,8%), in Lombardia (-9,9%) e in Veneto (-9,7%).

Nel 2025 il tasso di crescita delle cooperative continua a collocarsi in territorio negativo, attestandosi al -0,9. Per l’ottavo anno consecutivo si segnala un tasso di crescita negativo tra le cooperative, a fronte di un tasso sempre positivo per il totale delle imprese italiane. Nel periodo 2009-2017, invece, il tasso di crescita delle cooperative era stato sempre positivo e superiore a quello del totale imprese.

figura dell’amministratore unico di cooperativa - misura introdotta per contrastare la nascita di “false cooperative” - e dalle normative che hanno previsto e disciplinato altre tipologie societarie e modelli d’impresa, come le Srl semplificate, le imprese sociali e le società benefit. Al Nord, la situazione si inverte drasticamente rispetto al passato: tra le cooperative si segnala una variazione negativa della natalità nel 2025 rispetto all’anno precedente pari al -12,8% (un dato peggiore rispetto alla media nazionale che si attesta al -5%). A determinare questo risultato contribuiscono in modo determinante Veneto

Nel 2025 il numero di nuove cooperative iscritte presso le Camere di Commercio in Italia si attesta a 1.892 unità, contro le 1.992 del 2024. Rispetto all’anno precedente le nuove iscrizioni sono diminuite del 5%, ma il calo appare drastico se confrontato con il 2010 (anno di picco con 7.919 iscrizioni), evidenziando una flessione complessiva del -76,1%.

Si segnala che, tra il 2009 e il 2014, il numero di nuove iscritte non è mai sceso sotto le 7.500 unità. Il calo strutturale della natalità cooperativa, rilevato negli anni, è stato anche determinato dall’effetto di spiazzamento combinato della normativa che ha previsto l’abolizione della

ed Emilia-Romagna che, insieme alla Lombardia, registrano le contrazioni più consistenti (rispettivamente pari a -33,3%, -23,5% e -18,7%). In controtendenza, si segnalano variazioni positive significative in Trentino-Alto Adige (+41,9%), Valle d’Aosta (+25%), Friuli-Venezia Giulia (+21,1%) e Liguria (+5,7%).

Al Centro, tra le cooperative si registra una variazione negativa della natalità nel 2025 rispetto all’anno precedente pari al -3% (un calo comunque più contenuto rispetto alla media nazionale). La variazione negativa è imputabile quasi esclusivamente alla Toscana, che evidenzia un forte arretramento del -25%, mentre il Lazio mostra una sostanziale stabilità (-0,4%). Al contrario, Marche e Umbria mostrano un incremento della natalità cooperativa, segnando rispettivamente un aumento del +9,1% e dell’+11,5%.

Nel Mezzogiorno, tra le cooperative si segnala una variazione negativa della natalità nel 2025 rispetto all’anno precedente pari al -1,8%; sebbene negativo, si tratta del calo più contenuto tra le macro-aree e migliore rispetto al dato nazionale (-5%). All’interno dell’area, Campania, Molise e Sicilia presentano un saldo negativo (rispettivamente -13,4%, -7,7% e -5,4%). Le restanti regioni mostrano invece un andamento positivo: Basilicata e Sardegna registrano gli incrementi più consistenti (rispettivamente +20,7% e +14,8%), seguite dall’Abruzzo (+10,9%), dalla Puglia (+5,6%) e dalla Calabria (+2,9%).

intervista a › Roberto Savini

“Il nostro obiettivo non è il profitto; in coop patrimoni immensi” Resistiamo alle tensioni geopolitiche meglio delle imprese classiche

Un “esercito” di 610 cooperative che lotta contro le tante congiunture sfavorevoli ma che ha tutte la carte un regola per crescere e prosperare, come spiega in questa intervista il presidente di Confcooperative RomagnaEstense, Roberto Savini.

Quali sono i numeri che riassumono Confcooperative Romagna-Estense?

Le coop pilastro dell’economia sociale ma l’agroalimentare è in sofferenza

La nostra associazione rappresenta 610 cooperative per un totale di 182.178 soci e 43.600 addetti. Delle persone complessivamente occupate in cooperativa, il 60% è donna. Il fatturato complessivo realizzato dal movimento cooperativo che fa riferimento a Confcooperative Romagna-Estense supera i 9 miliardi di euro. Di questi 6,4 miliardi di euro sono realizzati dalle cooperative agroalimentari e della pesca, 1,2 miliardi dalle cooperative di lavoro e servizi, 625 milioni dalle cooperative sociali, 610 milioni dalle cooperative di credito, 123 milioni dalle cooperative di consumo e utenza, 51 milioni dalle co-

Roberto Savini, presidente Confcooperative Romagna-Estense

operative culturali, turistiche e sportive e 29 milioni di euro dalle cooperative sanitarie.

Come sta reagendo il mondo cooperativo alle incertezze che caratterizzano l’economia?

Il mondo cooperativo ha una caratteristica: è molto legato ai territori. Le cooperative sono imprese fatte di persone - che siano soci produttori, lavoratori o utenti - ed è proprio questo radicamento che ci permette di resistere alle tempeste geopolitiche meglio di altre forme di impresa: la cooperativa non è un fondo d’investimento che si sposta a seconda del business.

Avendo alla base lo scopo mutualistico e non il profitto, oggi possiamo celebrare cooperative estremamente longeve che hanno lasciato, generazione dopo generazione, un patrimonio immenso, sia valoriale che economico. Questa ricchezza accumulata e indivisa è un’àncora di salvataggio nei momenti di incertezza, una risorsa che può essere reinvestita se necessario.

Tutto questo si inserisce perfettamente nel contesto dell’economia sociale, e siamo pronti a fare la nostra parte sulla scia di quello che sarà il nuovo Piano d’azione dell’Economia sociale attualmente in via di definizione al Governo. Come Confcooperative dobbiamo ricordarcelo sempre: la nostra forza è stare tra la gente e per la gente. Se perdiamo questo requisito, diventiamo vulnerabili.

Quali sono i settori che meglio performano e quelli più problematici?

Partiamo dall’agroalimentare, che è l’ossatura del nostro territorio e che oggi soffre per via dei dazi, dei costi energetici e dei limiti europei sui trattamenti che lasciano senza difese le colture mettendo in crisi la produttività. L’agroalimentare è certamente un settore che sta soffrendo ma resta il primo settore per valore prodotto e per indotto su questo territorio: se salta l’agricoltura, salta tutta l’economia. Anche il comparto della produzione e lavoro risente dei costi alti ma anche di una forte mancanza di personale. E su questo fattore in particolare pesa tantissimo anche il problema della casa: sarebbe possibile fare entrare personale da altre regioni o dall’estero ma trovare un’abitazione accessibile è impossibile: molte nostre cooperative si stanno attivando per fornire garanzie e aiuti per il proprio personale: di nuovo la cooperazione si trova a studiare soluzioni pratiche per rispondere ai problemi emergenti. C’è poi il settore sociale, una nostra gemma preziosa, che oggi si scontra con l’aumento dei costi dei servizi non adeguatamente riconosciuto dal pubblico e con chi mette in discussione i Ccnl di inserimento lavorativo: quest’ultimo fatto, in particolare, è molto preoccupante perché mette in discussione un modello che tutto il mondo ci invidia. Un accenno va fatto anche alle banche di credito cooperativo che continua a fare finanza locale e a produrre valore che poi viene reinvestito a favore di imprese e territorio, realizzando economia sociale al 100%».

tori degli ultimi 5 anni registriamo una stabilità complessiva. Se c’è una tendenza alla diminuzione non riguarda le cooperative associate a Confcooperative Romagna-Estense perché il sistema cooperativo si sta difendendo bene e registriamo anche una partecipazione crescente all’organizzazione. Ad ogni modo la nostra priorità non è il numero ma la solidità, la qualità, di un’impresa. È importante soprattutto che le cooperative durino nel tempo e creino valore per le generazioni successive.

I giovani sono attratti dal modello cooperativo?

Il numero delle coop in Romagna è in forte diminuzione?

Segno di minor appeal del settore?

Nel caso di Confcooperative Romagna-Estense è un’informazione inesatta. Guardando ai dati di adesione dei terri-

È indubbio che dal punto di vista imprenditoriale oggi in Italia ci siano forme societarie più semplici da costituire e forse anche più facili da gestire. La cooperativa è un’impresa che richiede collaborazione, trasparenza e partecipazione dei soci, caratteristiche che la rendono unica ma che richiedono anche tempo e intelligenza. In Confcooperative non siamo preoccupati dalla ‘genetica’, dalla natalità delle imprese. Ma, come dicevo prima, dalla durata. La vita media di un’impresa in Italia è di 12 anni e una cooperativa che ha questo obiettivo di esistenza non ha valore sufficiente perché deve nascere con prospettive di longevità ben diverse per poter incidere davvero sull’economia e sulla qualità della vita di un territorio. Oggi abbiamo cooperative che superano gli 80 anni e i benefici della longevità del modello cooperativo cominciamo a vederli oggi.

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intervista a › Paolo Lucchi

“Agricoltura e trasporti in ginocchio” Guerre e tensioni geopolitiche mettono in difficoltà le coop

Le guerre stanno mettendo in grave difficoltà le imprese che devono fare i conti con rincari da ogni parte. E, come spiega il presidente di LegaCoop Romagna Paolo Lucchi, i settori dell’agricoltura dell’autotrasporto sono i più colpiti.

Presidente Lucchi, il mondo non si tranquillizza. Quanto pesano queste incertezze globali sul mondo dell’economia e di Legacoop Romagna in particolare?

L’emergenza energetica si può affrontare anche con il nucleare

Le incertezze globali in corso stanno esercitando un peso profondo e allarmante sull’economia, non solo romagnola, tanto da delineare per il 2026 un quadro di “apatia economica” e stagnazione per le imprese. Come è noto, lo scenario è pesantemente condizionato da una serie di crisi geopolitiche sovrapposte: la guerra in Medio Oriente e in Iran (con il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti), le azioni di Israele, il blocco dello stretto di Hormuz, l’esplosione dei dazi statunitensi dalla

metà del 2025 e il perdurare del conflitto in Ucraina. A questo si aggiunge un’ulteriore incognita legata all’imminente esaurimento dei fondi del Pnrr, previsto per la metà del 2026. Per le cooperative questo significa una doppia pressione, sia sull’aumento dei costi che sul calo delle vendite. Le tensioni hanno generato rincari devastanti per il gasolio agricolo e i fertilizzanti, mentre chi si occupa di export si trova nell’impossibilità di garantire i tempi di consegna in Asia e in Europa, perdendo stabilità e competitività. Il clima di guerra e l’inflazione stanno erodendo il potere d’acquisto delle famiglie, causando un drastico ridimensionamento del valore reale dei salari e un evidente calo dei consumi. Questo “malessere diffuso” si traduce per le cooperative in prospettive di bilancio meno brillanti per il 2026 e in una netta diminuzione della propensione ad assumere nuovo personale.

Paolo Lucchi, presidente Legacoop Romagna

Via Salara 36, Ravenna Tel.0544 218595

direzione@projectmedica.it www.projectmedicasrl.it

Con oltre 20 anni di esperienza ci dedichiamo alla medicina del lavoro, in particolare nell’esecuzione di prestazioni medico-specialistiche e nell’organizzazione di misure igienico-sanitarie, finalizzate alla sorveglianza sanitaria e alla prevenzione di malattie e infortuni sul lavoro

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La prevenzione sanitaria, la cura della salute dei lavoratori e la sicurezza degli ambienti di lavoro sono la nostra priorità.

Collaboriamo in maniera continuativa con aziende che seguono il nostro impegno professionale, per garantire ai nostri clienti di usufruire delle migliori risorse e competenze indispensabili per operare in un ambiente in rapida evoluzione.

Quali sono i settori che ne risentono di più?

Nessun settore è risparmiato. Chiaramente l’autotrasporto e l’agroalimentare hanno avuto le conseguenze più dirette, ma l’effetto si propaga a catena su tutte le filiere, visto che ad aumentare sono tutte le materie prime.

Quali sono oggi i numeri di Legacoop Romagna (intendo ricavo complessivi, addetti, numero di coop associate)?

Legacoop Romagna associa 352 imprese distribuite nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. Il valore della produzione è di circa 8 miliardi di euro, i lavoratori impiegati sono più di 28mila. A queste cifre si aggiunge anche il dato relativo all’ampia base sociale, che conta oltre 320.000 soci (includendo lavoratori, produttori e consumatori).

L’energia resta un tema fondamentale. Da ultimo lei ha aperto al nucleare. La base di Legacoop è di questa idea?

In realtà non è corretto affermare che io “ho aperto al nucleare”. È vero invece che, come Legacoop Romagna sul tema energia stiamo lavorando da molti anni con grande attenzione e che stiamo valutando un ampio spettro di azioni sulle quali intervenire, per esempio abbiamo già costituito comunità energetiche in forma cooperativa, attraverso il progetto Energia Romagna. Ma, come ci ha ricordato il professor Carlo Alberto Carnevale-Maffè dell’Università Bocconi, che è stato nostro ospite di recente, “senza energia, non c’è libertà”. L’apertura a una riflessione sul nucleare nasce dalla consapevolezza che la sicurezza energetica è ormai una delle basi imprescindibili dell’autonomia politica e della libertà di un Paese. C’è un tabù in Italia sull’uso dell’atomo a fini civili – confermato dai referendum del 1987 e del 2011 – e ne siamo consapevoli. Questo non ci impedisce di acquistare gran parte della nostra energia dalla Francia, dove esistono decine di centrali di vecchia generazione, ben più pericolose di quelle moderne e a ridotto impatto. O di continuare a finanziare regimi ben poco democratici importando quantità enormi di gas, che come tutte le fonti fossili contribuisce in modo importante alla crisi climatica.

E i giovani cosa ne pensano?

Di recente abbiamo posto il tema ai giovani cooperatori di

Generazioni. Sono persone molto formate, uomini e donne che ricoprono ruoli di responsabilità e non sono influenzate da un dibattito che in Italia ha assunto posizioni dogmatiche dall’una e dall’altra parte. Le opinioni che abbiamo raccolto sono molto più aperte di quanto si sarebbe potuto pensare, specie da parte di chi ha studi scientifici alle spalle.

La Regione Romagna sembra sparita dai radar. Se ne parla poco e ancora meno si fa. Ci dobbiamo rassegnare a non percorrere questa strada?

L’idea di istituire una “Regione Romagna” autonoma e separata non ha mai convinto i cooperatori. Non è con i localismi che si vincono le sfide dell’economia globale, ma continuando a fare sistema in una Regione che vogliamo sempre più forte e unita. Va in questa direzione il “Patto per le infrastrutture” che abbiamo presentato per individuare le priorità di intervento per l’intera area. All’interno ci sono le opere che riteniamo fondamentali per accelerare lo sviluppo, come il potenziamento del Porto di Ravenna, la “Via Emilia bis”, il collegamento veloce Forlì-Cesena, il quadruplicamento della ferrovia Bologna-Castel Bolognese e l’adeguamento della SS16.

A guardare il tema aeroportuale, tra Rimini e Forlì non c’è intesa. Come se ne esce?

Superando la visione limitata al proprio campanile. La nuova legge regionale sugli aeroporti può essere un passo importante in questa direzione, perché introduce un cambio di prospettiva fondamentale, attribuendo ruoli specifici e complementari agli scali. Ma, soprattutto, è il metodo di lavoro condiviso che ci convince, con la creazione di una cabina di regia comune tra Regione, Comune, gestori e tutti gli altri soggetti coinvolti. Crediamo che

sia questa la strada per riuscire a pianificare strategie comuni. L’obiettivo finale, rimane quello di dare vita a un vero e proprio sistema aeroportuale regionale integrato che comprenda strutturalmente Bologna, Rimini, Forlì e Parma, a servizio della crescita e dello sviluppo economico di tutto il sistema economico.

Sul fronte infrastrutturale la Romagna, e Ravenna in particolare, continua a soffrire. E tutto questo in un momento in cui il Porto di Ravenna potrebbe decollare con la Zls. Quali sono le priorità, secondo lei?

La Zona logistica semplificata (Zls) rappresenta una straordinaria opportunità di crescita per il porto di Ravenna, che in questa chiave si presenta come vero e proprio hub strategi-

co non solo per l’EmiliaRomagna, ma per tutto il Paese. Affinché ciò avvenga è però necessario risolvere un problema fondamentale, che è il collegamento con il resto della rete logistica, stradale e ferroviaria. Le priorità assolute sono il collegamento Ravenna-Brennero via Ferrara e il potenziamento generale della rete viaria e ferroviaria. Sono inoltre urgenti gli interventi sugli scali merci in destra e sinistra Candiano e l’adeguamento della SS67 Tosco-Romagnola/Ravegnana. C’è anche un tema di adeguamento del presidio doganale e di sviluppo dell’intermodalità, in collegamento in particolare con l’interporto di Lugo e quello di Forlì-Villa Selva. In questo quadro, la priorità assoluta è la coesione territoriale: crediamo sia giunto il momento di sedersi a un tavolo per decidere insieme come vogliamo progettare il futuro.

Coopstartup, un aiuto alla nascita delle coop

Bando aperto fino al 31 agosto - In 8 anni nate 28 imprese

Nelle prime otto edizioni Coopstartup Romagna – il bando per la nascita di imprese in forma cooperativa promosso da Legacoop Romagna, Coop Alleanza 3.0, Coopfond e Federcoop Romagna –ha investito più di 300mila euro nei territori di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini per promuovere la creazione di nuove cooperative. In totale sono stati presentati oltre 190 progetti che hanno coinvolto 800 persone e hanno portato alla costituzione di 28 nuove imprese. Ora sono aperte le iscrizioni la nuova edizione, la nona. A disposizione di ognuno dei cinque possibili progetti vincitori sono a disposizione quindicimila euro in contributi a fondo perduto e servizi per avviare una nuova cooperativa.

Le iscrizioni sono aperte dall’8 aprile al 31 agosto, in maniera continuativa, sul sito indicoo.it/contest/coopstartupromagna (per informazioni sono disponibili il numero 0544 509512, anche Whatsapp e la email segreteria@legacoopromagna.it). Possono partecipare tutti i residenti in Italia e nell’Unione Europea organizzati in gruppi di

almeno 3 persone (o di 9 soggetti, se tra i soci c’è anche una persona giuridica), oltre alle cooperative già costituite a partire dall’1 gennaio 2025 con sede legale e operativa in Romagna.

I progetti di impresa cooperativa vincenti, dopo un periodo di valutazione, formazione e sviluppo dell’idea, saranno accompagnati alla costituzione in cooperativa dalle strutture di Legacoop Romagna. Il bando prevede numerosi criteri di valutazione e sono particolarmente valorizzati i progetti presentati da gruppi composti in maggioranza da under 40. La cooperativa dovrà avere sede legale e/o operativa nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini e la costituzione dovrà avvenire entro 12 mesi dalla comunicazione ufficiale della vincita, pena la decadenza del premio. Ogni gruppo vincitore, una volta costituito in cooperativa e associato a Legacoop, riceverà un contributo di 15mila euro (di cui 5mila euro sotto forma di servizi erogati da Federcoop Romagna), e un piano annuale di assistenza sanitaria agevolato per i soci lavoratori alle condizioni previste nel bando.

intervista a › Renato Lelli

“Margini sotto pressione per le coop romagnole” Servono adattamento e risposte rapide per stare sul mercato

“Siamo in un’epoca di grandi cambiamenti che richiedono capacità di adattamento, flessibilità e risposte in tempi rapidissimi”. Renato Lelli, responsabile area Romagna Agci Emilia-Romagna racconta lo stato di salute e le problematiche del mondo cooperativo targato Agci.

Qual è lo stato di salute delle Coop Agci e quali sono i numeri che caratterizzano il vostro mondo?

Anche in futuro le cooperative potranno contribuire a dare impulso alla creazione di nuova imprenditorialità

I problemi che più di altri oggi interessano i nostri associati sono comuni a tutto il sistema cooperativo italiano: una buona tenuta occupazionale, ma anche forti criticità di redditività e marginalità, aggravate dalle nuove tensioni geopolitiche internazionali. Le cooperative come tutte le imprese continuano a risentire dei rincari energetici e dell’inflazione. Chi lavora con uno stipendio fisso deve fronteggiare l’aumento dei prezzi al consumo e gli effetti di una generale insicurezza che non producono

Renato Lelli, responsabile area Romagna Agci Emilia-Romagna

certamente effetti positivi, sia sul piano psicologico che materiale. La nostra organizzazione territorialmente si è riorganizzata attraverso una aggregazione delle varie sedi provinciali, in modo tale da assicurare maggiore funzionalità, mantenendo comunque uno sportello nelle aree di maggiore presenza. Noi oggi abbiamo un’unica federazione a livello regionale. Parlando di Romagna noi abbiamo complessivamente 118 cooperative associate formate da 28.736 soci che producono un fatturato complessivo pari a 1.06 miliardi.

Quali le maggiori difficoltà che il sistema deve ancora affrontare? Siamo in un’epoca di grandi cambiamenti che richiedono capacità di adattamento, flessibilità e risposte in tempi rapidissimi. Sono cresciute le disuguaglianze sociali e territoriali, la disponibilità di nuove tecnologie da un lato permette economie e apre a sempre maggiori possibilità di utilizzo ma i nuovi sistemi bisogna imparare ad utilizzar-

li prima come singolo individuo e poi come gruppo di lavoro, nascono nuove professioni ed altre sono destinate ad esaurirsi nel giro di pochi anni. Trasferito alle singole imprese questo significa disponibilità ed aperture verso specializzazioni, innovazioni e integrazioni. Le cooperative di piccole dimensioni fanno più fatica e in questo il ruolo e l’affiancamento di Agci è fondamentale. Da ultimo il comparto socio-assistenziale, destinato a sempre maggiori spazi, è anche quello che registra una fortissima preoccupazione da un lato per il sottofinanziamento pubblico e dall’altro per la difficoltà a trovare personale con la necessaria specializzazione.

Nelle nostre realtà, dove è nato ed è più radicato il modello cooperativo rispetto ad altri territori, oggi si assiste ad una difficoltà ad aprire nuove cooperative ed i giovani sono meno attratti da questo sistema. Agci si sta impegnando per favorire il ricambio generazionale ed ha messo in campo facilitazioni economiche per start up e nuove cooperative.

La formula cooperativa è ancora attuale per vincere le sfide economiche e sociali?

La cooperazione è una forma avanzata di impresa, fondata sui principi di mutualità, solidarietà, sussidiarietà e partecipazione democratica. Si tratta di un modello non surrogabile, profondamente radicato nella storia del nostro Paese e tuttora in grado di offrire risposte innovative alle esigenze sociali ed economiche delle comunità. Anche in futuro le cooperative potranno contribuire a dare impulso alla creazione di nuova imprenditorialità e di nuova occupazione nel nostro Paese portando in dote l’esperienza e il contributo dato storicamente allo sviluppo del Paese. Tutti riconoscono che da sempre la cooperazione romagnola è parte determinante del sistema economico regionale e può essere in prima fila e parte attiva nell’affrontare situazioni complesse e transizioni che stanno ridefinendo il modo di fare impresa. Per quanto ci riguarda, porremo particolare attenzione al sostegno anche delle piccole cooperative. Ricordiamo che il 10% della popolazione emiliano romagnola ha un rapporto diretto con le cooperative.

Servirebbe più Romagna all’interno della Regione Emilia-Romagna? Fa abbastanza la Regione per questo territorio?

Nonostante rispetto al passato si siano fatti passi in avanti notevoli, la Romagna rimane terra dei cento campanili, in cui ogni città cerca di avvantaggiarsi rispetto alle altre realtà della nostra area. Si è visto in occasione della candidatura a capitale italiana della cultura 2028 come si sia perso tempo prezioso prima di addivenire ad una candidatura unitaria tra Forlì e Cesena. La Romagna ha dimensioni e caratteristiche per assumere il ruolo di Area metropolitana policentrica o di unica Provincia, percorso più rapido a legislazione vigente. Ma quello che occorre è una azione comune delle istituzioni pubbliche e private del territorio su obbiettivi comuni. Tante associazioni ed enti si sono riorganizzate negli ultimi anni unificandosi su area Romagna, ma altrettante rimangono divise all’interno della propria comunità. Nonostante si sia rotto il principio che il Presidente della Regione debba essere un emiliano prima con Errani ed oggi con De Pascale, la nostra area ha ritardi storici e problemi non risolti.

Il tema infrastrutturale è centrale. Cosa chiede Agci alle istituzioni?

Appunto. Intanto il completamento in tempi rapidi delle tante opere rimaste a metà o in corso d’opera. E’ un elenco

infinito: E45, Adriatica da Ravenna a Rimini e il tratto da Ravenna fino ad Argenta; il collegamento tra Forlì e Cesena alternativo alla via Emilia potrebbe essere alternativo al traffico pesante oggi della Ravegnana. E poi il nodo di Bologna dovrebbe essere la priorità rispetto a tutti i nuo-

vi interventi. L’Alta Velocità ferroviaria è fondamentale ma ancor più il rispetto degli orari. La metropolitana di costa garantirebbe un turismo diverso e alternativo Non ha senso continuare con interventi suddivisi in mille rivoli per soddisfare tutti senza finire nulla.

Acmar, costruzioni in salute

Portafoglio ordini in forte crescita per il 2026-2027

Entro un mese si chiude, anche formalmente, la procedura concorsuale e per Acmar inizia un nuovo periodo. Intanto il 2025 è andato decisamente bene. I dati sono stati resi noti ieri mattina all’hotel Mattei, in occasione dell’Assemblea di approvazione del bilancio 2025 della Cooperativa, giunta al 75° anno di esercizio; tra gli ospiti il presidente del Terminal Container Ravenna (gruppo Sapir) Giannantonio Mingozzi che, ringraziando per l’invito il presidente Sebastiano Cusumano e il direttore Diego Caiconti, si è complimentato per “gli ottimi risultati di bilancio, il portafoglio lavori in continua crescita così come il personale dipendente e la qualità dei lavori”. I dati, come ricorda il direttore generale Diego Caiconti (in Acmar dal 2007 e dg dal 2021), dicono che il 2025 si è chiuso con ricavi per 40,8 milioni, frutto del lavoro di 205 addetti e un utile netto finale di 305mila euro che andrà tutto a riserva legale. “Dopo un periodo di procedura concordataria in attività giunto ormai al termine dopo anni di sofferenza, l’Acmar è oggi un’impresa solida e innovativa. È una parte della storia di Ravenna - ha sottolineato Mingozzi - per gli ideali che ne sono stati all’origine e che si mantengono inalterati, per il contributo allo sviluppo industriale ed occupazionale che ha saputo offrire; è un bene per Ravenna, non solo per l’ottimo andamento 2025 e gli utili conseguiti, ma anche per il coraggio imprenditoriale, dai lavori di manutenzione

nelle infrastrutture, nel porto, nell’edilizia e per il successo in appalti importanti conseguiti in tutta l’Emilia-Romagna per lo sviluppo di Ravenna e di tutta la regione”. Intanto tutti i creditori della procedura concorsuale sono stati pagati, ovviamente nelle percentuali dell’accordo che prevedeva il rimborso dei debiti in forma parziale ed esattamente del 23,5%.

E se lo scorso anno è andato bene, si prospetta buono anche il 2026. “Abbiamo – spiega Caiconti un portafoglio ordini complessivo di circa 90 milioni che ci consentirà di chiudere il 2026 a quota 48 milioni di ricavi con una crescita vicina al 20% rispetto al 2025. E anche il 2027 promette bene, perché siamo già a 27 milioni di fatturato”. I lavori che effettua Acmar sono concentrati a Ravenna e in Emilia-Romagna. I cantieri più significativi sono quelli a Cesena, per l’Università di Bologna, dove la coop sta realizzando la nuova sede della facoltà di psicologia (valore di 15 milioni), ma è importante anche l’intervento pluriennale per 32 milioni sulle strade per il Comune di Ravenna così come ci sono le opere per i servizi al Terminal crociere (2 milioni). Poi ci sono i lavori per le grandi industrie locali da Marcegaglia a Versalis. “In futuro – anticipa Caiconti – credo che dovremo sempre più investire i nostri utili per creare società satellite per servizi ad alta specializzazione, penso ad esempio alle fondazioni speciali, dove c’è meno concorrenza e maggiori margini”.

Diego Caiconti, direttore generale Acmar

Ravenna, dalle coop l’11% degli occupati

Sono 351 le imprese attive in provincia

Il sistema cooperativo della provincia di Ravenna produce il 7% del valore aggiunto complessivo ravennate e impiega l’11% dell’occupazione totale. Le imprese cooperative attive, cioè operative, in provincia di Ravenna sono l’1,1% del complesso del sistema imprenditoriale ravennate; l’incidenza è superiore a quella media regionale (0,9%) ma leggermente inferiore a quella nazionale (1,2%). Nel confronto tendenziale, a fine 2025, crescono leggermente le cooperative attive ravennati (+0,3%), rispetto al 2024. Il settore a maggior presenza di cooperative è quello della sanità ed assistenza sociale (12,1% sul totale imprese attive).

Il business maggiore da agroindustria e assistenza sociale

Per quanto riguarda la distribuzione per settore di attività, in provincia di Ravenna le 351 imprese cooperative, sono state rilevate per il 15,4% nelle attività artistiche, sportive e divertimento; a seguire nell’agricoltura per il

14,5%, per l’11,1% nella sanità ed assistenza sociale e per il 9,1% nella logistica (trasporto e magazzinaggio).

I settori a maggior produzione di valore aggiunto sono il variegato comparto delle altre branche, quello delle industrie alimentare e dell’assistenza sociale. Complessivamente il valore aggiunto provinciale del sistema cooperativo ravennate è stato stimato, nel 2023 in termini reali, in circa 881 milioni di euro, circa l’11% del valore aggiunto cooperativo regionale (al quarto posto in ambito regionale, dopo Bologna, Forlì-Cesena e Modena) e quasi il 2% di quello medio nazionale.

Sono 19.790 gli addetti occupati (quasi l’11% sul totale regionale e l’1,5% sul totale del sistema cooperativo nazionale); impiegati maggiormente, dopo le altre branche, nell’assistenza sociale. A seguire, industrie alimentari, servizi di supporto alle imprese, logistica e commercio al dettaglio.

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Forlì, le coop valgono 7,6 miliardi

Le imprese coprono oltre il 16% degli occupati

Le imprese cooperative attive nella provincia di Forlì-Cesena a fine 2025 sono l’1,2% del totale, un dato che, se letto singolarmente, non identifica l’importanza e la centralità di questa modalità imprenditoriale. In realtà, il sistema cooperativo locale impiega il 16,2% degli addetti (Emilia-Romagna 12,2%, Italia 5,8%) e genera il 7,6% del valore aggiunto provinciale (4,8% Emilia-Romagna e il 2,9% Italia)138. La rilevanza del sistema cooperativo locale è identificabile, inoltre, dalla maggior dimensione media dell’impresa cooperativa (63 addetti per impresa), con un dato in linea con la media regionale (63) ma il triplo di quello nazionale (21). Il sistema cooperativo locale realizza un volume d’affari di oltre 7,6 miliardi di euro, pari al 29% del fatturato totale provinciale, che risulta particolarmente concentrato su organizzazioni di grande dimensione afferenti

Le coop più strutturate in agroindustria e servizi alle imprese

ai comparti agricoltura, sanità e assistenza sociale e commercio.

Nel corso del 2025, in provincia di Forlì-Cesena si sono iscritte 6 nuove cooperative e se ne sono cancellate (al netto delle procedure d’ufficio) 20: il saldo tra iscrizioni e cessazioni (non d’ufficio) di organizzazioni cooperative è stato dunque negativo (-14 unità) a cui si aggiungono 16 cancellazioni d’ufficio. A fine 2025 risultano attive 420 organizzazioni cooperative che rappresentano l’1,2% del totale delle imprese (0,9% il dato regionale e 1,2% quello nazionale) e sono diminuite del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2024 (-5,1% in regione e -6,9% in Italia) anche in virtù dei processi di aggregazione.

Per quanto riguarda i settori d’attività, in provincia il 16,7% delle cooperative opera nel comparto delle “attività per la salute umana e assistenza sociale” (con il 20,5% degli

addetti), l’11,9% persegue attività “artistiche, sportive, d’intrattenimento e divertimento”, il 10,7% persegue “attività professionali, scientifiche e tecniche”, l’11,7% appartiene all’agricoltura (con il 34,4% degli addetti), il 7,6% appartiene al settore delle costruzioni e il 6,4% al settore manifatturiero, che occupa il 7,3% degli addetti alla cooperazione (sostanzialmente impiegati nelle cooperative della lavorazione delle carni e delle orticole). Le restanti organizzazioni sono distribuite prevalentemente nel commercio, nei servizi alle imprese e nei trasporti; in particolare nel comparto dei servizi alle imprese si ritrova il 6,2% delle cooperative attive in provincia e il 16,1% degli addetti.

addetti), l’11,9% persegue attività “artistiche, sportive, d’intrattenimento e divertimento”, il 10,7% persegue “attività professionali, scientifiche e tecniche”, l’11,7% appartiene all’agricoltura (con il 34,4% degli addetti), il 7,6% appartiene al settore delle costruzioni e il 6,4% al settore manifatturiero, che occupa il 7,3% degli addetti alla cooperazione (sostanzialmente impiegati nelle cooperative della lavorazione delle carni e delle orticole). Le restanti organizzazioni sono distribuite prevalentemente nel commercio, nei servizi alle imprese e nei trasporti; in particolare nel comparto dei servizi alle imprese si ritrova il 6,2% delle cooperative attive in provincia e il 16,1% degli addetti.

Gli addetti totali delle imprese cooperative provinciali costituiscono il 16,2% sul totale degli addetti alle imprese attive provinciali (12,2% a livello regionale e 5,8% a livello nazionale); un dato che, come accennato in precedenza, sottolinea l’importanza e la centralità del sistema cooperativo nel tessuto economico regionale e provinciale.

Gli addetti totali delle imprese cooperative provinciali costituiscono il 16,2% sul totale degli addetti alle imprese attive provinciali (12,2% a livello regionale e 5,8% a livello nazionale); un dato che, come accennato in precedenza, sottolinea l’importanza e la centralità del sistema cooperativo nel tessuto economico regionale e provinciale.

Le cooperative maggiormente strutturate (in termini di addetti per organizzazione superiore al dato medio) si ritrovano nel settore agricoltura, nei servizi alle impre -

Le cooperative maggiormente strutturate (in termini di addetti per organizzazione superiore al dato medio) si ritrovano nel settore agricoltura, nei servizi alle impre -

se, nel commercio e nelle attività finanziarie; quelle più piccole (dimensione inferiore al dato medio) nel settore delle costruzioni, trasporti, turismo, attività professionali e negli altri servizi rivolti alla persona (attività di intrattenimento, istruzione e formazione, eccetera).

se, nel commercio e nelle attività finanziarie; quelle più piccole (dimensione inferiore al dato medio) nel settore delle costruzioni, trasporti, turismo, attività professionali e negli altri servizi rivolti alla persona (attività di intrattenimento, istruzione e formazione, eccetera).

Più della metà (il 54,8%) del fatturato cooperativo deriva dal settore del commercio (ingrosso prodotti alimentari), mentre agricoltura e attività manifatturiere generano rispettivamente il 26,3% e il 6,2% del volume di affari. Sul fronte della ricchezza creata (valore aggiunto) dalle imprese cooperative, il 55,6% deriva dai comparti agricoltura e commercio, con prevalenza del settore agricolo; seguono le attività di sanità e assistenza sociale (13,3%), i servizi alle imprese (9,8%), le attività manifatturiere (8,8%) e le costruzioni (4,4%).

Più della metà (il 54,8%) del fatturato cooperativo deriva dal settore del commercio (ingrosso prodotti alimentari), mentre agricoltura e attività manifatturiere generano rispettivamente il 26,3% e il 6,2% del volume di affari. Sul fronte della ricchezza creata (valore aggiunto) dalle imprese cooperative, il 55,6% deriva dai comparti agricoltura e commercio, con prevalenza del settore agricolo; seguono le attività di sanità e assistenza sociale (13,3%), i servizi alle imprese (9,8%), le attività manifatturiere (8,8%) e le costruzioni (4,4%).

Rimini, dalle coop un business da 618 milioni

Sanità e assistenza i settori di maggior peso economico

Gli ultimi dati aggregati disponibili relativi al sistema cooperativo locale riportano la presenza di 235 organizzazioni con più di 7.700 addetti (dipendenti e indipendenti) e un volume d’affari di circa 618 milioni di euro (il 4,8% del totale provinciale). Il valore aggiunto del settore cooperativo provinciale è stimato dall’Istituto Tagliacarne per il 2022 (ultimo dato disponibile) pari al 3,9% di quello totale provinciale (4,8% Emilia-Romagna e il 3,9% Italia). Nel corso del 2025, in provincia di Rimini si sono iscritte 5 nuove cooperative e se ne sono cancellate (al netto delle procedure d’ufficio) 5: il saldo tra iscrizioni e cessazioni (non d’ufficio) è stato dunque pari a zero. Le cancellazioni d’ufficio, invece, sono state 16. Al 31 dicembre 2025 in provincia risultano attive 235 imprese cooperative pari allo 0,7% del totale delle imprese (0,9% il dato Emilia-Romagna e 1,2% quello Italia); il loro numero è diminuito del 3,7% rispetto all’anno precedente, analogamente (ma in modo più contenuto) rispetto alla dinamica regionale (-5,1%) e nazionale (-6,9%).

Nel terziario il numero maggiore di addetti

Per quanto riguarda i settori d’attività, in provincia di Rimini, a fine 2025 il 14,9% delle cooperative attive opera nel comparto delle “attività per la salute umana e di assistenza sociale” (con il 27,8% degli addetti), il 13,2% nelle “attività amministrative e servizi di supporto” (con il 31,7% degli addetti), il 9,8% nelle “attività artistiche, sportive, d’intrattenimento e divertimento” (6,9% degli addetti), il 9,4% opera nel settore del “trasporto e magazzinaggio” (12,6% degli addetti),

il 7,7% nelle costruzioni, il 7,2% nel commercio e il 7,2% in agricoltura e pesca. Più di un terzo (il 35,1%) del fatturato cooperativo deriva dal settore dei servizi alle imprese; le restanti quote si concentrano nel comparto delle costruzioni (22%), trasporti (18%), sanità e assistenza sociale (13,3%). Sul fronte della ricchezza creata (valore aggiunto) dalle imprese cooperative, il 73,9% deriva dai servizi alle imprese, servizi alla persona e trasporti; segue il comparto delle costruzioni (14,5%). Gli addetti totali alle cooperative provinciali sono il 5,2% del totale (12,2% a livello regionale, 5,8% a livello nazionale). La rilevanza del sistema cooperativo locale è identificabile anche dalla maggior dimensione media dell’impresa cooperativa (33 addetti per impresa), con un dato che rimane superiore alla media nazionale (21). Circa un terzo degli addetti delle imprese cooperative (il 31,7%) è localizzato nei servizi alle imprese, coerentemente alla struttura imprenditoriale provinciale; il terziario (esclusi alloggio, ristorazione e trasporti) risulta l’area di attività cooperativa che assorbe la parte preponderante degli addetti (circa i due terzi) e delle imprese cooperative del Riminese (circa il 60%).

In termini di intensità di occupazione cooperativa, i settori maggiormente caratterizzanti sono quello della sanità e assistenza sociale (dove un addetto su due è impiegato in cooperative e un’impresa su cinque è una cooperativa), servizi alle imprese, servizi alla persona (istruzione e attività ricreative), trasporti e attività finanziarie.

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Agroalimentare, un business da 8,4 miliardi

Legacoop e Confcooperative a difesa di un settore in difficoltà

Un mondo di grande rilievo quello delle coop agroalimentari in Romagna. Partendo dal mondo Legacoop, le strutture attive – i dati riportati sono relativi al 2024 perché le assemblee di bilancio sono ancora in corso e non sono disponibili dati aggregati - sono 56, 28 di produzione agricola, 28 di trasformazione, in cui lavorano 20.200 soci e 7.471 occupati che realizzano un valore della produzione di circa 2 miliardi. Il tutto in un contesto regionale in cui il comparto agricolo regionale ha esportato merci per oltre 10,5 miliardi e la Romagna pesa per il 23%. Naturalmente, il grosso dei ricavi lo fa il mondo della trasformazione mentre le agricole, con un ottimo dato, si collocano a 175 milioni di produzione. “I dati del 2025 non si dovrebbero discostare di molto – spiega Mirco Bagnari, responsabile per l’area di Ravenna delle coop agroindustriali – anche se abbiamo scontato problemi significativi come i dazi Usa e i vari conflitti in giro per il mondo che si stanno protraendo anche nel 2026. Peraltro, abbiamo avuto, sempre nel 2025, anche gli effetti prolungati di un maltempo che si è visto meno rispetto alle alluvioni del 2023 e

Le tensioni dei mercati, i costi dell’energia e il clima impazzito mettono a dura prova il comparto

Mirco Bagnari, responsabile per l’area di Ravenna delle coop agroindustriali

del 2024 ma che con le intense piogge ha rallentato le attività agricole che si sono poi riflesse in una mancanza di prodotto”. Ma alla fine ogni anno ha i suoi problemi perché il soffitto dell’attività agricola non è il tetto di un capannone, che protegge, ma è il cielo e non si sa mai cosa possa capitare.

Le aspettative per il 2026

“Non vorrei che nel 2026 rimpiangessimo il 2025. La guerra in Iran – spiega Federico Morgagni, responsabile delle coop agricole e agroindustriali dell’area di ForlìCesena – ha portato a sconvolgimenti rilevanti sotto il profilo energetico e per i costi dei fertilizzanti. La Romagna fa ampio uso di questi prodotti e consuma circa il 45% dell’intero ammontare utilizzato in regione. Ad ogni modo, se nel 2025 l’ortofrutta è andata discretamente causa una buona ripresa dei prezzi, il comparto delle sementi ha molto sofferto l’andamento climatico e centinaia di ettari tra Romagna e Marche sono stati penalizzati se non a produzione zero”.

Anche le coop agricole sono in diminuzione ma soprattutto perché si favoriscono le aggregazioni e nuove iniziative non

Agrintesa,

Alegra, il braccio commerciale, punta su kiwi, nettarine e pere

La cooperativa Agrintesa, leader in Italia nella produzione, lavorazione e commercializzazione di ortofrutta e vino, con sede nell’area Faenza–Bagnacavallo. Conta 3.500 soci, 2.300 dipendenti e un valore della produzione pari a 450 milioni di euro al 30 aprile 2026 grazie a 10.500 ettari a frutteto, 7.000 ettari a vigneto, 600 ettari a orticole. Opera su tre macrodivisioni: frutta e ortaggi freschi, vino e, in generale, prodotti agroalimentari legati al territorio emiliano-romagnolo. Produce e commercializza frutta (pere, mele, kiwi, pesche, susine, fragole, ciliegie), ortaggi vari e una gamma ampia di vini (Trebbiano, Sangiovese, eccetera), con punti vendita diretti sul territorio. “Agrintesa ha chiuso una stagione 2025 positiva e in linea con il potenziale produttivo – spiega il Direttore Generale Cristian Moretti – e il valore conferito dell’ortofrutta è cresciuto del +47,3% rispetto al 2023–2024, mentre il valore della produzione totale ha raggiunto 404 milioni di euro (448 milioni il consolidato). Negli ultimi anni abbiamo investito oltre 11 milioni di euro l’anno in automazione e digitalizzazione affiancando investimenti strutturali negli impianti e nuovi strumenti di sostegno ai soci per il rinnovamento varietale e la difesa attiva. Il nostro obiettivo resta garantire

ne stanno sorgendo visto gli alti costi di avvio. “E se da una parte non c’è natalità, dall’altra – spiega Bagnari – vi è anche poco ricambio generazionale con un età media, specie nei campi, sempre più elevata. Ci vogliono spalle larghe per cominciare, e a volte anche per continuare, e occorre favorire l’accesso al credito”. D’altra parte, aggiunge Morgagni, “ la filiera agricola è una delle filiere storiche della cooperazione romagnola e adesso sta rischiando molto perché non trova manodopera qualificata e fatica a dare continuità all’attività d’impresa e rischiano di perdere opportunità produttive proprio per la mancanza di addetti”.

efficienza, stabilità e prospettive di reddito alle aziende agricole”. Il presidio produttivo trova sbocco nel lavoro commerciale del Gruppo Alegra, che attraverso le proprie società (Alegra, Valfrutta Fresco e Brio) valorizza le produzioni dei soci Agrintesa sui mercati nazionali ed esteri. Il Gruppo Alegra archivia il 2025 con risultati economici e produttivi di rilievo, confermando un percorso di crescita sostenuto da una stagione produttiva positiva, una filiera strutturata e una strategia orientata allo sviluppo di progetti distintivi e ad alto valore aggiunto. Il fatturato complessivo del Gruppo per il 2025 si attesta a 317,96 milioni di euro, con una composizione equilibrata tra canali: 154,79 milioni di euro sviluppati nella Gdo italiana, 137,28 milioni nei mercati esteri e un canale tradizionale nazionale che, seppur più contenuto, è stato in grado di sviluppare un giro di affari da 25,89 milioni.

“Parliamo di numeri importanti, che sono anche il risultato di un’annata che ha visto i nostri soci tornare a volumi in linea con il potenziale produttivo e di un lavoro di squadra che coinvolge tutta la filiera – sottolinea Mauro Laghi, direttore generale di Alegra e responsabile commerciale di Brio – ma soprattutto sono numeri che raccontano una strategia chiara: continuità di fornitura, progetti di valore e capacità di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più selettivo. Tra le specie principali che ci vedono vantare un elevato livello di specializzazione, spiccano risultati particolarmente significativi: il kiwi verde raggiunge un valore di 60,1 milioni di euro (+46,3%), il kiwi giallo 36,1 milioni (+46%), le nettarine 31,2 milioni (+16%), le pere 25,3 milioni (+42,2%), le ciliegie 15,9 milioni (+33%)”

Le coop braccianti

Un problema che attanaglia tutte le coop ma che è molto sentito tra le coop braccianti. Le Cooperative agricole braccianti (Cab) ravennati oggi sono sette grandi imprese agricole cooperative - Comprensorio Cervese, Campiano, Terra, Agrisfera, Bagnacavallo e Faenza, Fusignano e Massari - eredi delle storiche cooperative di braccianti della bassa pianura ravennate. Sono imprese di conduzione terreni nate dal movimento bracciantile tra fine Ottocento e primo Novecento, poi cresciute tramite fusioni (come nel caso di Cab Massari, nata dall’unione delle cooperative di Conselice, Lavezzola e

Luigi Nola, Mauro Laghi, Gianluca Gallo, Cristian Moretti

Masola). Nel loro insieme le sette Cab gestiscono circa 12.000 ettari di proprietà, con una superficie agricola utilizzata (Sau) di 11.594 ettari. L’89% della Sau è dedicato a produzioni erbacee, il 4% a frutteti e vigneti e il 7% a interventi di recupero ambientale (boschetti, siepi, prati per insetti impollinatori, stagni).

I ricavi netti complessivi delle Cab ravennati sono pari a circa 47 milioni di euro annui. Circa il 44% proviene da colture erbacee, il 6% da colture arboree, il 14% dalla zootecnia, il 5% dall’agriturismo, il 15% dalla produzione di energia (es. biogas, fotovoltaico) e il 12% da contributi, con un ulteriore 4% da altre entrate. Le Cab impiegano complessivamente 596 lavoratori e nel biennio 20232024 hanno realizzato investimenti per circa 9 milioni di euro, soprattutto in miglioramenti fondiari, attrezzature, macchinari, strutture e organizzazione aziendale. Secondo i dati Legacoop Romagna, per ogni ettaro gestito vengono impiegate mediamente 22 ore uomo e 12 ore macchina. Dopo l’alluvione la intensità di lavoro è in ripresa, ma resta leggermente sotto i livelli precedenti all’evento.

L’approccio di Confcooperative

Federico Morgagni, responsabile coop agricole e agroindustriali area di Forlì-Cesena

Drei, presidente Confcooperative FedAgriPesca nazionale

“Nel 2025 – spiega Raffaele Drei, faentino, presidente di Confcooperative FedAgriPesca nazionale ma è stato presidente per oltre 20 anni della cooperativa Agrintesa di Faenza (leader a livello europeo nel comparto ortofrutticolo e vitivinicolo) e del centro di ricerca Ri.Nova di Cesena - il

mondo agricolo è stato in chiaroscuro. Sicuramente il settore ortofrutticolo si è lasciato alle spalle un anno davvero buio con molti investimenti e molte riconversioni. Per esempio il mondo della frutticultura romagnola, che sembrava avviata ad un declino irreversibile, ha trovato nuova linfa in coltivazioni non proprio tipiche per la Romagna ma che stanno attecchendo bene. Mi riferisco alla coltivazione delle ciliegie e dei mirtilli e questi ultimi stanno dando grandi soddisfazioni”. In totale l’agroindustria romagnola per Confcooperative vale 6,4 miliardi. E anche nei campi si stanno prendendo le misure alle avversità: per esempio sono state introdotte molte difese attive (ad esempio verso la grandine e le gelate) mentre quelle passive sono ancora un problema con le polizze assicurative che sono molto costose e trovano pochi incentivi pubblici. “Va peggio – spiega Drei - per i cereali le cui quotazioni sono ormai ad un punto tale da non coprire più nemmeno i costi di produzione così come le barbabietole da zucchero”. Per quel che riguarda il settore vitivinicolo regge chi produce uve a bacca bianca che sono spesso utilizzate come basi per spumanti mentre le uve e i vini rossi sono in maggiore difficoltà”. In prospettiva, secondo Drei, la questione più pericolosa per il mondo agricolo è l’invecchiamento della popolazione attiva nel settore e quindi sarà sempre più importante la meccanizzazione . “Vedo volontà di investire e di innovare. Credo – conclude Drei – che l’agricoltura romagnola ce la farà”.

Conserve Italia investe sull’innovazione

A Pomposa uno stabilimento sempre più tecnologico

Cinquant’anni di storia e uno sguardo rivolto con decisione al futuro. Conserve Italia ha scelto lo stabilimento di Pomposa - uno dei più importanti poli europei per la trasformazione del pomodoro - per presentare la conclusione del Piano investimenti 2023-2026 e dare ufficialmente il via alle celebrazioni per il 50° anni-

versario dalla fondazione del Gruppo, avvenuta il 24 maggio 1976. Un momento simbolico al centro di un evento capace di unire memoria e visione industriale: da un lato il valore della cooperazione che affonda le radici nei territori e nella filiera agricola italiana; dall’altro la trasformazione degli stabilimenti in moderne smart

Raffaele
ph. Fabio Blaco

factory, sempre più efficienti, sostenibili e interconnesse.

Il Piano investimenti, che nell’ultimo aggiornamento è arrivato a raggiungere 86,9 milioni di euro, ha interessato 7 stabilimenti - Pomposa (Fe), Ravarino (Mo), Barbiano (Ra), Massa Lombarda (Ra), Alseno (Pc), Albinia (Gr) e Mesagne (Br) - e la sede di San Lazzaro di Savena (Bo), con oltre la metà delle risorse destinate proprio a Pomposa, non a caso ribattezzata “Pomposa smart factory”. Qui si sono concentrati alcuni degli interventi più rilevanti degli ultimi anni: nuovi evaporatori di ultima generazione per la lavorazione del pomodoro, un sistema intralogistico automatizzato con navette autoguidate, l’ampliamento del magazzino automatico fino a 120mila posti pallet e nuove aree dedicate alla conservazione di legumi e semilavorati. Parallelamente, sono state rinnovate e potenziate le linee produttive con l’introduzione di ulteriori nuove tecnologie per la lavorazione della polpa fine, l’avvio della produzione di legumi monodose sottovuoto e l’installazione di impianti avanzati per migliorare qualità, capacità produttiva e flessibilità industriale. Un insieme di soluzioni che riducono la mobilità interna ed esterna, migliorano l’efficienza produttiva e rafforzano la capacità di valorizzare al massimo la materia prima conferita dai soci, senza mai perdere di vista la sostenibilità ambientale: il Piano ha permesso infatti di ridurre le emissioni annue di CO₂ nell’atmosfera di circa 12.000 tonnellate rispetto agli anni precedenti. “Avviare le celebrazioni dei 50 anni di Conserve Italia a Pomposa significa raccontare ciò che siamo stati e ciò che vogliamo continuare a essere - afferma il presidente Maurizio Gardini – e la nostra forza è una filiera cooperativa che parte dai campi e arriva sulle tavole dei consumatori, creando valore per i produttori e per i territori con la forza dei nostri marchi storici. Gli investimenti realizzati in questi anni in campo tecnologico, ma non solo, vanno proprio in questa direzione: vogliamo innovare per valorizzare la materia prima dei soci e garantire competitività al sistema agroalimentare italiano”.

riduzione delle emissioni, al miglioramento dell’efficienza energetica e all’incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili. Un percorso che si inserisce in un cammino già avviato, che tra il 2019 e il 2024 ha consentito di ridurre l’impatto ambientale di oltre 54.000 tonnellate di CO₂ e che ora si è prefissato nuovi obiettivi, tra cui l’incremento della quota di energia elettrica da fonti rinnovabili fino al 42% del fabbisogno complessivo e la riduzione di ulteriori 39.000 tonnellate di CO₂ entro la fine del 2027, per un totale di 93.500 tonnellate di CO₂ risparmiate in 9 anni. “Questo Piano è il risultato di una visione condivisa - sottolinea il direttore generale Pier Paolo Rosetti - che mette insieme la componente agricola all’innovazione industriale. Non si tratta di semplici investimenti tecnologici ma di un modello di sviluppo che punta a rendere la filiera più efficiente e sostenibile. La ‘Pomposa smart factory’ è oggi un esempio concreto di come immaginiamo gli stabilimenti agroindustriali del futuro: interconnessi tra loro, automatizzati e sempre più integrati con il territorio su cui sorgono”.

Innovazione e digitalizzazione delle linee produttive

Sostenibilità e piano industriale: una strategia integrata

Il Piano rappresenta una leva fondamentale anche per il percorso di sostenibilità ambientale del Gruppo, con interventi che contribuiscono in modo significativo alla

Al centro della trasformazione ci sono la digitalizzazione dei processi e l’automazione avanzata, ma anche il profondo rinnovamento delle linee produttive, che stanno ridefinendo l’organizzazione del lavoro e la gestione delle attività industriali. A Pomposa e negli altri stabilimenti del Gruppo sono state introdotte tecnologie di ultima generazione per la lavorazione e il confezionamento, con nuove linee dedicate alla polpa fine, al cubettato e ai legumi sottovuoto, oltre all’ammodernamento delle linee vetro e Pet in linea con le normative europee. Questi interventi consentono di aumentare la capacità produttiva e migliorare le caratteristiche organolettiche dei prodotti, garantendo al contempo maggiore flessibilità nell’adattamento alle richieste del mercato. L’introduzione di sistemi intralogistici automatizzati, insieme a tecnologie di processo avanzate come gli evaporatori a ricompressione meccanica, consente di migliorare efficienza, sicurezza, sostenibilità e controllo delle operazioni, riducendo al contempo consumi ed emissioni oltre a migliorare la qualità dei nostri prodotti. È un passaggio fondamentale verso un modello industriale sempre più data-driven.

Fruttagel cambia presidente con Davide Vecchi, già direttore amministrazione finanza e controllo in Fruttagel, che succede a Stanislao Giuseppe Fabbrino. La presentazione del bilancio 2025 della coop con stabilimenti ad Alfonsine (Ra) e Larino (Cb), indica che l’esercizio si è chiuso con un fatturato complessivo lordo pari a 150,8 milioni di euro con un margine operativo lordo attestato a 7,4 milioni di euro. Le produzioni biologiche si sono confermate uno degli asset strategici della cooperativa, rappresentando circa un quarto del fatturato caratteristico, Nel corso del 2025 Fruttagel ha proseguito il proprio percorso di investimento sull’innovazione di prodotto e processo, sulla sostenibilità del packaging e sulla valorizzazione delle produzioni agricole conferite dai soci. La cooperativa ha inoltre mantenuto un solido equilibrio patrimoniale e finanziario, con un patrimonio netto pari a 61,1 milioni di euro.

Nel 2025 l’ammontare complessivo di frutta, ortaggi freschi e semilavorati conferiti e acquistati è stato pari quasi 100 milioni di chili, di cui più del 62% provenienti dai soci conferitori, confermando la natura mutualistica della cooperativa. Tra i comparti che hanno registrato le performance più significative nel corso dell’esercizio è emerso quello delle bevande vegetali, cresciuto del 9%, mentre il biologico ha continuato a consolidare il proprio ruolo nei mercati italiani ed europei. Per il 2026 Fruttagel ha previsto investimenti per circa 5 milioni di euro destinati soprattutto all’efficientamento produttivo ed energetico, alla sicurezza e al miglioramento qualitativo dei processi industriali. “Il 2025 – ha dichiarato il direttore

Fruttagel, cambio al vertice: Fabbrino lascia a Vecchi

la presidenza

Ne 2025 ricavi a quota 150,8 milioni – Il biologico pesa per un quarto

Buon risultato anche per le bevande vegetali cresciute del 9%

generale Paolo Cristofori –è stato un anno complesso, caratterizzato da un quadro internazionale estremamente instabile e da mercati sempre più condizionati dalle tensioni geopolitiche, climatiche e da profonde incognite energetiche. In questo scenario la cooperativa ha confermato la propria capacità di tenuta, continuando a investire sulla qualità delle produzioni, sull’innovazione e sulla valorizzazione del lavoro agricolo dei soci. Sono rimasti solidi gli equilibri patrimoniali e finanziari e questo ci consente di guardare con responsabilità alle sfide future”. “Fruttagel – ha dichiarato il presidente uscente Fabbrino – ha rappresentato per me l’esperienza professionale più importante della mia vita. Sono entrato in azienda nel 2007 e ho svolto tre esercizi da presidente. Sono stati anni difficili ma abbiamo costruito una realtà solida”. “Ringrazio chi mi ha dato la fiducia – ha dichiarato Vecchi – che mi chiama a ulteriore responsabilità. Faccio parte di questa realtà da molti anni e lavoro con una squadra competente che sarà uno stimolo e un supporto costante. Le aziende sono soggette a cambiamenti continui e repentini e dobbiamo essere capaci di leggere questi cambiamenti e adattarcisi”.

Paolo Cristofori, Stanislao Giuseppe Fabbrino, Davide Vecchi

È positivo il bilancio 2025 di Ri.Nova, cooperativa cesenate dedicata alla innovazione in agricoltura. L’ente di ricerca chiude infatti con un utile di esercizio pari a 91.097 euro. Questo risultato ha portato il patrimonio netto a superare i 2,89 milioni di euro, mentre il valore della produzione è stato complessivamente di 5,72 milioni.

Sono in totale 83 i progetti gestiti da Ri.Nova nel corso del 2025. Suddivisi in 4 filiere e 3 aree di intervento, si è avuta una maggiore concentrazione in termini numerici in ambito frutticolo (36) e produzione integrata e biologica (18). Da segnalare anche i progetti attivi in ambito orticolo e sementiero (26), mentre prosegue l’investimento sui progetti di agricoltura di precisione (8). È stato mantenuto un buono standard quali-quantitativo per i sei progetti Europei e sono aumentate le attività finanziate dai soci, per complessivi 27 progetti; tali attività sono finanziate sia direttamente, che attraverso strumenti finanziari specificatamente dedicati alle imprese, tra i quali si ricorda la misura per l’innovazione dell’Ocm Ortofrutta (18 progetti).

Ri.Nova, nasce in Romagna la nuova agricoltura

L’innovazione nei campi passa da 83 progetti

Dalla frutta all’agricoltura di precisione il settore cerca nuove strade

“Chiudere il bilancio 2025 con un risultato positivo rappresenta per noi – spiega il presidente di Ri.Nova Stefano Lazzarini - un motivo di grande soddisfazione, soprattutto in un contesto economico e geopolitico ancora caratterizzato da forte instabilità, con ripercussioni dirette anche sul settore agricolo”. Che continua: “La risalita dell’inflazione registrata nel 2026, l’aumento dei costi e le difficoltà che stanno vivendo molte imprese rendono questo risultato tutt’altro che scontato. L’utile di esercizio e il rafforzamento del patrimonio netto testimoniano la solidità della cooperativa e la validità del percorso intrapreso in questi anni. Fondamentale è anche il lavoro svolto nell’ambito della divulgazione, che permette di trasferire conoscenze e risultati agli apparati tecnico, alle imprese agricole e ai territori, contribuendo a fare ricerca a tutto tondo, concreta e realmente utile al settore. Crediamo inoltre nel valore della comunicazione educativa, importante per avvicinare le giovani generazioni ai temi dell’innovazione, della sostenibilità,

Stefano Lazzarini, presidente Ri.Nova

dell’agricoltura del futuro e della corretta alimentazione”.

“Nel corso del 2025 – spiega il direttore di Ri.Nova, Alvaro Crociani - abbiamo gestito complessivamente 83 progetti, consolidando ulteriormente la nostra presenza sui territori e rafforzando le collaborazioni con imprese e realtà della ricerca. Una delle nuove sfide strategiche del quinquennio in corso è rappresentata anche dai contratti nazionali di filiera, che vedono come capofila i nostri soci e che richiedono una crescente capacità di integrazione tra ricerca, innovazione e supporto operativo alle imprese”. “Parallelamente – prosegue Crociani – abbiamo continuato a investire in innovazione e trasferimento tecnologico, con particolare attenzione al tema della raccolta e condivisione di dati, motore essenziale per il pieno sfruttamento degli strumenti di Intelligenza Artificiale. Riteniamo infatti che oggi le tecnologie innovative rappresentino uno strumento fondamentale per rispondere in modo efficace alle esigenze del settore. I tempi sono maturi per costruire una vera e propria “Alleanza dei Dati” tra i soci di Ri.Nova, capace di condividere, integrare e trasformare anche i dati privati in informazioni ad alto valore aggiunto per l’intero territorio. Il modello sviluppato con il progetto Dati. Meteo4.0, basato sull’integrazione di dati meteorologici pubblici e privati per supportare la gestione delle gelate tardive, rappresenta un approccio replicabile ed estendibile anche ad altri bisogni del settore. Un sistema basato su fonti condivise significa modelli previsionali più robusti, servizi più precisi e una maggiore trasparenza lungo tutta la filiera”.

Cooperazione sociale, una risorsa per la società

Confcooperative in campo con 204 soggetti e ricavi per oltre 653 milioni

La cooperazione sociale nasce da un’idea semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: che sia possibile fare impresa mettendo al centro le persone, i diritti, le comunità. Un’idea che nel nostro Paese ha trovato riconoscimento e forma nella legge 381/1991, che ha assegnato alla cooperazione sociale una missione chiara: perseguire l’interesse generale della comunità.

La Federsolidarietà e la Federazione Sanità Romagna-Estense oggi rappresentano 204 cooperative sociali e sanitarie, con un fatturato aggregato di 653, 4 milioni di euro grazie al lavoro di 11.619 socie e soci, e 15.494 addetti di cui il 74% sono donne, con 1.142 persone svantaggiate inserite al lavoro. Quest’anno ricorrono i 35 anni dalla promulgazione della legge 381/1991, legge che ha riconosciuto e regolamentato la cooperazione sociale in Italia, distinguendola come settore specifico dell’economia sociale. Oggi viviamo una fase storica complessa, caratterizzata da trasformazioni profonde: cambiamenti demografici, nuove fragilità sociali, tensioni economiche, evoluzioni normative e sfide legate alla

Tra i nodi da sciogliere i maggiori costi da contratto collettivo e la carenza di personale

sostenibilità. In questo scenario, la cooperazione sociale non è un soggetto marginale, ma un attore strategico di sviluppo territoriale.

Le problematiche in campo Tra le problematiche da affrontare, la prima ha riguardato la carenza di operatori nel settore socio-sanitario e nel settore educativo. Su questo sono state attivate diverse azioni, quali il servizio per il reclutamento di infermieri dall’estero mediante la procedura speciale, in deroga ai flussi, prevista dal Testo Unico Immigrazione e gli incontri con gli Uffici di Piano e l’Ausl per gestire e contenere gli effetti delle carenze di personale nelle strutture. Questo ha consentito di rinforzare le relazioni con le Prefetture e le Direzioni territoriali del Lavoro. Abbiamo partecipato al Tavolo di monitoraggio delle attività socio-sanitarie coordinato da Ausl Romagna per gestire le problematiche espresse e portare progetti nuovi in risposta ai bisogni emersi. Abbiamo attivato negli istituti scolastici superiori professionali percorsi di sensibilizzazione alle professionalità spendibili all’interno delle cooperative sociali

oltre allo storico percorso Scoop e attivato collaborazioni con università e dipartimenti specifici per incentivare la formazione di nuove figure professionali. Abbiamo anche costruito percorsi co-finanziati per agevolare la partecipazione e la professionalizzazione di alcune figure carenti nel settore dei servizi alla persona (operatori socio sanitari in particolare) e abbiamo accompagnato le coop sociali alla valutazione del Fondo Nuove Competenze.

Sono stati sviluppati anche progetti specifici quali il Progetto migranti volto alla facilitazione del contatto tra Cooperative in carenza di personale e centri di accoglienza per favorire l’inserimento lavorativo e attivato convenzioni con Umana e San Patrignano per sostenere l’inserimento di persone svantaggiate nel settore socio-sanitario.

Il nuovo contratto di lavoro

In questi anni abbiamo affrontato con le associate anche il percorso che ci ha portato al rinnovo del Contratto collettivo nazionale delle Cooperative Sociali. Sono stati convocati più momenti di confronto sugli elementi della piattaforma nazionale proposta da Cgil, Cisl e Uil e in generale sul contratto attualmente in vigore. Dal confronto sono emerse indicazioni che sono state trasmesse al livello regionale e ai dirigenti incaricati e delegati a trattare le questioni contrattuali nel livello nazionale. L’accordo di rinnovo è stato siglato il 26 gennaio 2024 e ha determinato un aumento del costo del lavoro di oltre il 15%. Un aumento cospicuo che si è ritenuto corretto per valorizzazione l’impegno di soci e lavoratori e del quale si era data tempestiva comunicazione alle committenze pubbliche e private. Fin dall’inizio, il coordinamento della Federazione ha supportato le Cooperative nel comprendere gli effetti del rinnovo e i meccanismi per ottenere i giusti riconoscimenti. Abbiamo attivato un monitoraggio per individuare criticità e mancati riconoscimenti del rinnovo Ccnl. La risposta degli enti è stata disomogenea e, in alcuni casi, ancora oggi, non vi è stato alcun riconoscimento o riconoscimenti solo parziali dell’effettivo aumento del costo del lavoro. Il rinnovo contrattuale ha portato a un dialogo costante con la Regione Emilia-Romagna che ha previsto un riconoscimento degli aumenti nelle tariffe dei servizi in accreditamento. A livello territoriale, sono stati avviati confronti per tutelare le Cooperative più piccole e meno strutturate. Inoltre, sono stati attivati tavoli di lavoro per restare al passo

Mirca Renzetti, vicepresidente Confcooperative Romagna-Estense

con la continua emanazione di norme, provvedimenti, bandi e finanziamenti regionali anche a declinazione del Pnrr. Abbiamo organizzato tavoli specifici su alcune tematiche di interesse: centri residenziali e diurni, servizi educativi, carenza infermieri, procedure sanitarie, contenziosi sull’applicazione del Ccnl Cooperative Sociali nell’ambito dei servizi ambientali, riforma del progetto di vita che rappresenta uno degli elementi più innovativi della nuova normativa italiana sulla disabilità. Abbiamo mantenuto un coordinamento puntuale con il nostro livello regionale per monitorare gli sviluppi dell’Accreditamento socio-sanitario.

I punti chiave di Confcooperative

Il nostro operato si è dunque concentrato sui seguenti temi: la sostenibilità economica dei servizi, in un contesto di aumento dei costi e risorse limitate; la difficoltà di reperimento del personale, che investe in modo particolare il settore sociosanitario ed educativo; la complessità normativa e amministrativa che oggi porta ad avere interpretazioni controverse e che stanno esponendo le nostre cooperative in alcuni casi in modo irreversibile; il bisogno di innovare modelli organizzativi e strumenti di gestione, capaci di coinvolgere anche i soci più giovani; l’opportunità data dal pensarsi quali soggetti capaci di dare risposte complesse e integrate ai bisogni e desideri delle persone, si pensi all’inserimento lavorativo, all’abitare, agli spazi per la formazione e la socialità. A queste sfide non ancora vinte dobbiamo rispondere con una visione chiara e condivisa. La cooperazione sociale deve continuare a essere protagonista, non semplice esecutrice di servizi, ma co-progettatrice di politiche pubbliche.

Mirca Renzetti

Vicepresidente Cooperativa La Formica (Rimini)

Vice presidente Confcooperative Romagna-Estense

Legacoop: Il welfare ha bisogno di innovazione

Serve progettazione condivisa con gli enti locali

Sono quarantacinque le cooperative sociali associate a Legacoop nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, il 7% del totale dell’Emilia-Romagna: 26 offrono servizi socio-educativi (“di tipo A”, nel linguaggio legislativo), 11 sono rivolte all’inclusione lavorativa dei soci (“di tipo B”), le rimanenti 8 sviluppano attività di entrambi i tipi.

I lavoratori sono circa 5.500, più di 6.400 le socie e i soci, per un valore della produzione di oltre 347 milioni di euro.

Un settore in evoluzione, che entra nella vita quotidiana delle persone di ogni età, per risolvere problemi che riguardano tutti.

Il comparto si confronta quotidianamente con sfide importanti: invecchiamento della popolazione, denatalità, integrazione multiculturale, salute mentale e doppie diagnosi, il tema dell’abitare, nuove fragilità.

E poi ci sono le tematiche, complesse, di natura giuridico-amministrativa: bandi che non riconoscono la specificità della cooperazione sociale e un difficile equilibrio all’interno del cosiddetto “terzo settore”, dove convivono enti molto differenti fra loro, in una complessa dimensione di concorrenza. Fra le priorità anche la necessità di dare nuova vita al modello di integrazione, coprogettazione e concertazione con le istituzioni locali, che ha storicamente qualificato il sistema emiliano-romagnolo, per evitare che diventi un semplice paravento per logiche di risparmio. La difficoltà a trovare personale – in particolar modo professionalità qualificate come operatori socio-sanitari, infermieri, educatori e autisti – richiede anche una analisi sul tema reddituale, per evitare che l’urgenza già presente diventi emergenza, con conseguenti ricadute sulla qualità e continuità dei servizi. Serve un nuovo patto con gli enti pubblici e gli ammini-

stratori e occorre lavorare sull’identità e la comunicazione, per tornare ad essere attrattivi e riconosciuti dal mondo del lavoro, delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

Non c’è dubbio, d’altra parte, che i cittadini apprezzano la qualità dei servizi e l’empatia relazionale, che, da sempre, fa parte del dna e dell’identità di queste imprese. Il settore ha una capacità di innovazione e sperimentazione comprovata nel tempo, da cui può partire una nuova e più efficace interlocuzione con l’ente pubblico. Sono gli operatori sociali di queste cooperative, infatti, i primi a vedere e rilevare, ogni giorno, i bisogni emergenti (o anche latenti) dei concittadini romagnoli, che rappresentano il punto di partenza di ogni analisi sulla progettazione futura.

L’identità della cooperazione sociale nasce dalla sua missione: rispondere ai bisogni delle persone, sempre crescenti, ma anche offrire le migliori condizioni di lavoro ai soci e ai lavoratori, che meritano di vedere riconosciuti il loro impegno e la loro professionalità, in primo luogo nelle tariffe e nei bandi dei committenti. Il futuro passa dalla capacità di cambiare il sistema, ad esempio attraverso la valorizzazione delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, che può rappresentare supporto anche al lavoro di cura. Innovazione, sperimentazione e ricerca sono le nuove parole chiave del welfare di domani.

Simona Benedetti Coordinatrice Attività Sindacale Legacoop Romagna

Simona Benedetti, coordinatrice attività sindacale Legacoop Romagna

Coop culturali alla sfida dei nuovi progetti artistici

Occorre migliorare la captazione dei finanziamenti

Sono 149 le coop di ambito culturale aderenti a Confcooperative in Emilia-Romagna con 9.125 soci e 1.869 occupati/dipendenti e un valore della produzione a quota 128 milioni di euro. In forte crescita rispetto al 2022 quando i ricavi totali non superava i 50 milioni e gli addetti erano 1.287. Il mondo delle coop di ambito culturale - spesso in ombra rispetto ai comparti tradizionali dell’agroindustria, della produzione e lavoro e del sociale - ha un rilievo importante nel tessuto sociale, aggrega giovani e meno giovani e rientra a pieno tutolo in quel welfare culturale la cui importanza viene riconosciuta dalla legislazione nazionale e da quella regionale. “Tutto questo – spiega Otello Cenci, presidente regionale di Confcooperative Cultura, Turismo, sport e al vertice della riminese Made Officina Creativa – quando dobbiamo reggere al vero e proprio uragano dell’intelligenza artificiale che ci condente di combinare cinema, teatro e musica. E sia il presente che il futuro sta proprio nella realtà di più soggetti che lavorano nell’ambito

Serve più dialogo tra le imprese del settore e le istituzioni pubbliche
Otello Cenci, presidente regionale Confcooperative cultura, turismo

artistico su tanti fronti dal teatro alla musica. Naturalmente, ci possono e ci devono essere coop che si dedicano specificamente a un tema ma è sempre più evidente la necessità di affrontare le arti in maniera sinergica”.

Il rebus dei finanziamenti Un punto sul quale le coop devono certamente migliorare è quello della captazione dei finanziamenti: “Fermo restando che l’arte ha bisogno di sostegno finanziario – conclude Cenci – le coop devono decisamente migliorare la loro capacità di intercettare finanziamenti. In questo senso serve che le coop facciano sistema. Poi occorre continuare ad attrarre i giovani; il problema è che mancano i luoghi fisici in cui fare esperienze dal vivo e ora molto passa dal web, E anche noi facciamo contest su cinema e musica”. Così come la burocrazia è di ostacolo: “una semplificazione a livello normativo – spiega Cenci - aiuterebbe, senza perdere di vista la sicurezza, anche nell’organizzazione degli spettacoli.

Da parte sua, il settore CulturMedia di Legacoop Romagna conta 82 cooperative totali attive su tutto il territorio della Romagna, registra un totale di 10.742 soci, 578 occupati e un valore della produzione complessivo pari a 37.034.596 euro. Questa cifra dimostra la capacità delle imprese aderenti a Legacoop Romagna di stare sul mercato, produrre reddito e creare valore aggiunto sul territorio. In particolare, i numeri appena esposti sono il frutto di Cooperative Culturali (alle quali sono affidate, tra le altre, le gestioni di grandi contenitori culturali, le produzioni teatrali, i servizi culturali e archivistici), Cooperative nell’ambito del Turismo, in quello dei Media, Giornalisti e Information Technology, ed infine delle Case del Popolo.

“Passando alle priorità, riteniamo – spiega Armando Strinati, responsabile delle cooperative culturali aderenti a Legacoop Romagna - che l’attuale scenario legislativo in cui si muovono le imprese culturali, turistiche e dell’informazione sia eccessivamente frammentato e stratificato. Questo si traduce in un eccessivo carico burocratico che limita spesso la capacità di cogliere opportunità di sviluppo. Serve inoltre limitare con decisione gli spazi di incertezza interpretativa, offrire un quadro legislativo più semplice e leggibile. In questo contesto, l’attenzione di Legacoop Romagna è massima rispetto alla Legge Quadro sulla Cultura della Regione Emilia-Romagna, attualmente in fase di approvazione, che promette una complessiva razionalizzazione, attraverso l’abrogazione delle leggi precedenti e un riordino aggiornato. Il confronto è aperto e nel complesso ci sembra che la direzione intrapresa sia corretta e rispondente alle esigenze che quotidianamente le nostre cooperative vivono”.

Stop al massimo ribasso

Occorre poi, sempre per Legacoop, che le stazioni appaltanti abbandonino logiche di massimo ribasso economico (con tariffe di partenza che sono in tanti casi già sotto la soglia di marginalità) a vantaggio della qualità del servizio; così come devono essere riviste le modalità, ed in particolare le tempistiche, di erogazione dei contributi ministeriali per renderle coerenti con le reali esigenze di programmazione e gestione finanziaria delle imprese.

“Un’altra sfida – spiega Strinati - è quella della transizione digitale, pienamente in atto anche per una larghissima parte delle nostre cooperative aderenti e sempre più fondamentale per essere competitivi e creare valore. Per quanto riguarda il sostegno al pluralismo dell’informazione, le cooperative di giornalisti sono in attesa, come tutto il settore, della

riforma annunciata a più riprese dal governo per superare definitivamente la normativa Crimi. Quanto invece alle prospettive, tra le tante, Legacoop Romagna ritiene che serva inaugurare stabilmente un nuovo modello di dialogo paritario tra imprese culturali e Istituzioni pubbliche. La gestione dei luoghi della cultura - siano essi Teatri, Biblioteche, Archivi o complessi Museali - deve essere coprogettata e coprogrammata fin dalle prime fasi ideative. Lo strumento del Partenariato Speciale Pubblico-Privato (Pspp) rappresenta senza dubbio una forma innovativa e utile, ma questo strumento da solo non è sufficiente a coprire la complessità delle sfide attuali. In questa visione si inserisce la necessità di valorizzare e riqualificare l’importante patrimonio immobiliare delle Case del Popolo, costruito nei decenni con il lavoro e la fatica dei cooperatori romagnoli”.

L’obiettivo di Legacoop è individuare rinnovate funzioni strategiche per alcuni di questi spazi, aggiornando ai bisogni di oggi (luoghi per i giovani, presidi per servizi di prossimità, appartamenti a canone sociale per studenti e lavoratori) la mission identitaria delle case del popolo: essere nel cuore delle comunità di riferimento per rispondere alle esigenze di chi ne fa parte.

“Gli spazi della cultura – conclude Strinati - devono essere maggiormente integrati nei piani urbanistici e sociali dei Comuni, trasformandoli in hub culturali e sociali polifunzionali al servizio della comunità, coprogettati tra cooperative, cittadini ed enti locali. Infine, e più in generale, la sostenibilità di lungo periodo delle imprese culturali dipende dalla capacità di includere le nuove generazioni, sia come fruitori che come futuri operatori. È prioritario da parte delle Istituzioni mettere in campo veri e propri progetti sostenibili per avvicinare i giovani ai luoghi della cultura tradizionali, abbattendo le barriere economiche, geografiche e sociali, e investendo con decisione sui processi di integrazione multiculturale”.

Armando Strinati, responsabile cooperative culturali Legacoop Romagna ph. Shutterstock

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Cia-Conad, in aumento le vendite allo scaffale

In crescita l’esercito dei fornitori locali della Gdo

Nel 2025 Cia-Conad ha sviluppato un fatturato totale alle casse di 3,2 miliardi di euro, segnando un incremento del +2,8% in omogeneo e del +3,2% in assoluto. È un dato positivo, superiore all’andamento del settore della distribuzione alimentare, che pure ha registrato nell’anno una performance in crescita. Le vendite ai soci hanno avuto un valore di 2,082 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2024 del 2,9%. Per quel che riguarda i fornitori locali, si è registrato un ulteriore aumento a 677 realtà complessive (erano 604 l’anno precedente); il volume d’affari ha superato i 252 milioni di euro. Sono 153 le aziende del territorio coinvolte nel progetto “SiAmo”, che valorizza eccellenze tipiche e filiere locali.

I numeri della presenza della rete in Romagna

Il patrimonio netto ha raggiunto quota 959,8 milioni di euro (+5,3%), di cui oltre 136 milioni costituiscono il capitale sociale. Il valore aggiunto, che rimanda allo scam-

bio mutualistico interno ed esterno della cooperativa, è stato di oltre 169 milioni di euro (+2,4%).

La maggior parte di questa cifra è stata destinata ai soci imprenditori (44%), dipendenti (20%) e azienda (23%). Anche nel corso del 2025, Cia e i punti vendita associati hanno destinato importanti risorse, per quasi 2,3 milioni di euro, al sostegno delle iniziative legate a sport, cultura, solidarietà e salute.

Questi i numeri che sono stati presentati giovedì 21 maggio nel corso dell’Assemblea dei Soci a Cesena Fiera dall’amministratore delegato di Cia-Conad Luca Panzavolta e dal presidente Maurizio Pelliconi, dal presidente di Conad Mauro Lusetti e il presidente di Legacoop nazionale, Simone Gamberini.

“Anche nel 2025 – ha detto l’amministratore delegato di Cia-Conad, Luca Panzavolta – Cia-Conad ha ottenuto risultati superiori alla media del mercato, in uno scena-

rio caratterizzato da forte incertezza. Per scelta strategica privilegiamo un’offerta competitiva e accessibile tutti i giorni, in cui il rapporto qualità-prezzo non poggia unicamente sulla leva promozionale, ma soprattutto sul prodotto a marchio (Mdd) e sulla convenienza continuativa. Le sole cifre, però, non rendono merito al comune impegno e agli sforzi delle tante persone del nostro sistema. Per contribuire a restituire fiducia a chi entra in relazione con noi sappiamo che dobbiamo mantenere la consapevolezza del nostro ruolo e svolgerlo al meglio. Per questo, tra i tantissimi progetti avviati, voglio citarne due che abbiamo intrapreso volontariamente e che testimoniano al meglio i nostri valori: la certificazione di parità di genere, conseguita in primavera, e la rendicontazione di sostenibilità secondo gli ultimi standard europei in materia”.

La rete vendita Commercianti Indipendenti Associati (Cia) è una delle cinque cooperative del sistema Conad. A fine 2025, la sua rete com-

prendeva 256 negozi e 92 “concept” tematici, come bar/ristoranti (31), parafarmacie (22), pet store (29), distributori di carburante (7), negozi di ottica (3). Cia è presente in Romagna (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e San Marino), Marche (PesaroUrbino, Ancona), Veneto (Padova, Rovigo, Venezia, Treviso e Verona), Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine) e Lombardia (Milano, Bergamo e Lecco). Gli investimenti sulla rete nel 2025 sono stati di oltre 120 milioni di euro. Le nuove aperture di punti vendita sono state 4: il Conad City di via Aurelio Saffi a Rimini, lo Spesa Facile di Albignasego (Pd), il City di viale Martiri della Libertà a Fabriano (An) e lo Spesa Facile di Mortegliano (Ud). A queste si aggiungono 2 inaugurazioni di concept (a Castelfidardo e Cervignano), 4 ristrutturazioni totali di punti vendita e 38 ristrutturazioni parziali.

Lavoro e formazione

Nel complesso il sistema Cia-Conad dà lavoro a più di 12.100 persone, sommando la rete dei negozi, la cooperativa e le società del gruppo. Si tratta di un dato in costante aumento, anche se si continua a registrare difficoltà nel reperire professionalità specializzate, in particolare nei reparti serviti. Grande attenzione è posta al tema della formazione con oltre 18.000 ore/uomo erogate fra rete e cooperativa. Tra le novità, un corso di educazione finanziaria rivolto al personale delle basi logistiche e volto a garantire la massima inclusività. Lavorare in sicurezza si conferma una priorità per la Cooperativa,che nel corso del 2025 ha erogato per il proprio personale 2.715 ore uomo di formazione in questo ambito (+25%).

Luca Panzavolta, amministratore delegato CIA-Conad

Le Comunità energetiche si fanno largo In Romagna un

Quindici configurazioni di cabina primaria attive o in fase di attivazione. Oltre 140 soci tra imprese e cittadini. Quattro megawatt di impianti fotovoltaici allacciati. Un network che copre le province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e il Circondario Imolese. Questi sono i numeri di Energia Romagna oggi: un progetto che in pochi anni ha trasformato un’intuizione cooperativa in una delle reti di comunità energetiche rinnovabili più strutturate d’Italia.

mosaico di iniziative targate Legacoop

Oltre 140 soci tra imprese e cittadini

Avviato da Legacoop Romagna nel 2022, il progetto ha scelto fin dall’inizio una strada precisa: costruire le Cer in forma cooperativa, con una filiera integrata di competenze e un orizzonte territoriale ampio. Non una singola comunità, ma un network capace di coprire progressivamente l’intera Romagna, cabina primaria per cabina primaria. Nel 2024 sono state costituite tre Comunità Energetiche Cooperative nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. A gennaio 2026 si è aggiunta la Cer Circondario Imolese, por-

tando il network a quattro cooperative ombrello e consolidando una copertura geografica senza precedenti nel panorama cooperativo italiano.

L’architettura del modello

La forza del modello sta nell’architettura che lo sostiene. Legacoop Romagna promuove il progetto e garantisce il radicamento nel tessuto locale. Coop Sole coordina tecnicamente il network e gestisce le configurazioni con il Gse. Federcoop Romagna presidia gli aspetti amministrativi, fiscali e legali. ènostra sviluppa la piattaforma digitale Ampère per la gestione dei flussi e la distribuzione degli incentivi. Ogni soggetto porta competenze distinte e complementari: il risultato è un sistema replicabile e sostenibile che nessuno potrebbe costruire da solo.

Sul territorio, Energia Romagna opera attraverso le Comunità Energetiche Territoriali: configurazioni di cabina primaria all’interno delle quali avviene concretamente

la condivisione dell’energia. Le quindici oggi attive o in attivazione coprono capillarmente il territorio romagnolo e imolese. Nel ravennate sono operative o in fase di avvio le configurazioni di Ravenna Nord - prima ad ottenere il via libera del GSE, nell’autunno 2024, con 800 kW a servizio -, Ravenna Est, Ravenna Ovest, Ravenna Sud, Ravegnana, Pianura Faentina, Faentina, Terre del Senio e Terre del Lughese. Nel forlivese-cesenate sono in attivazione Forlì Est, Forlì Ovest, Forlimpopoli, Rubicone e Gatteo-Bellaria, con potenze in arrivo che vanno dai 160 ai 770 kW per singola configurazione. Nel Circondario Imolese, entrato nel network a inizio 2026, operano le configurazioni di Imola Ovest - attiva dal 2023 con quasi un megawatt a servizio e altrettanto in arrivo -, Imola Est e Terre di Confine.

I soci del network 140 soci del network comprendono cooperative, imprese non cooperative e, sempre di più, cittadini privati. Il meccanismo è semplice: quando un impianto fotovoltaico produce energia e un socio consumatore preleva dalla rete nella stessa area di cabina primaria, quella quota diventa energia condivisa. Il Gse riconosce su di essa una tariffa incentivante aggiuntiva rispetto al valore di mercato. I produttori ottengono un ricavo extra che accorcia i tempi di rientro dall’investimento; i consumatori ricevono parte di questo incentivo che permette di abbattere i costi energetici senza dover possedere alcun impianto. La piattaforma Ampère gestisce misurazione, calcolo e distribuzione degli incentivi in modo automatico e trasparente.

Il ruolo di Energia Romagna

In Emilia-Romagna le Cer costituite sono quasi un centinaio, ma meno di un terzo ha raggiunto la piena operatività riconosciuta dal Gse. Il passaggio dalla costituzione all’attivazione resta il collo di bottiglia del settore: richiede competenze tecniche, presidio amministrativo e capacità gestionale che la maggior parte delle Cer non possiede internamente. Energia Romagna risolve questo problema aggregando le configurazioni in un network con una filiera di supporto dedicata, abbattendo i costi fissi e riducendo

i tempi di attivazione. Ogni nuova configurazione si aggancia a un sistema già rodato, con processi definiti e partner affidabili. È questo il vantaggio strutturale che rende il modello romagnolo un punto di riferimento per le comunità energetiche cooperative di tutta Italia.

La meta da raggiungere L’obiettivo è attivare tutte le 44 cabine primarie del territorio romagnolo e imolese entro il 2027, costruendo la più grande rete cooperativa di comunità energetiche del centro-nord Italia. Con 4 MW già allacciati, oltre 140 soci attivi, quindici configurazioni in campo e un pipeline da decine di megawatt in costruzione, le fondamenta ci sono. Energia Romagna non è più un esperimento: è la dimostrazione concreta che il modello cooperativo, quando è ben progettato, ben supportato e ben radicato nel territorio, è una delle risposte più efficaci alle sfide energetiche del nostro tempo. La Romagna, ancora una volta, non aspetta. Costruisce.

Emiliano Galanti

Responsabile Innovazione, Comunità Energetiche, Progetti europei, Promozione cooperativa

Emiliano Galanti, Legacoop Romagna

Forlì-Cesena Ravenna Rimini

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n°4 | anno 6 | Luglio 2026

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