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Romagna24Economia n.3 HORECA 2026

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DOSSIER TURISMO

Arrivi in crescita per Riviera e città d’arte

Alberghi in flessione, corrono gli affitti brevi

FORLÌ-CESENA

RAVENNA

RIMINI

SOCIETA’

Dossier Turismo

in questo numero:

Alberghi in calo, affitti brevi e ristoranti in forte crescita pagina 3

In Riviera oltre 6,3 milioni di turisti, la Romagna meta attrattiva pagina 7

Il turismo in Appennino ritrova smalto pagina 13

Le vacanze alle terme ‘stregano’ i turisti esteri pagina 15

Affitti brevi, in Emilia-Romagna arriva la stretta pagina 19

A Ravenna il mercato della casa al mare non perde valore pagina 23

Alberghi, il mercato va al rallentatore pagina 27

I musei Byron calamita di visitatori pagina 29

Casa Artusi “perno” della buona cucina pagina 31

Il settore del turismo si appresta a vivere una nuova stagione ormai alle porte. E lo fa forte di un contesto alberghiero che vede diminuire il numero delle strutture (anche se è in corso un processo di miglioramento delle strutture) e cresce in maniera importante sia le strutture della ricettività privata e breve e ancora di più il tessuto dei ristoranti la cui corsa, come quelle per gli affitti brevi, appare inarrestabile. La riviera ha chiuso il 2025 con un aumento degli arrivi e delle presenze ma tornano i conti anche per le città d’arte e l’Appennino, complici le estati calde) mentre, seppure più a fatica, tiene anche il comparto delle Terme. Intanto gli operatori possono contare su importanti politiche di incentivazione Regionale al miglioramento delle strutture che porteranno, specie sulla costa, ad una ulteriore diminuzione delle strutture ma ad un netto innalzamento del loro livello qualitativo. E le prospettive per l’estate 2026 sono positive sia per il contesto internazionale, che vedrà l’aumento delle destinazioni ‘tranquillle’ a breve e medio raggio, sia per un contesto infrastrutturale che migliora con collegamenti ferroviari diretti con la Germania. In attesa che anche il tessuto aeroportuale faccia la sua parte.

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Alberghi in calo, affitti brevi e ristoranti in forte crescita
Come cambia l’offerta turistica da Ravenna a Rimini

A guardare i dati nel loro complesso il mondo dell’alloggio e della ristorazione in Romagna, elementi fondamentali per testare la dinamica del turismo a livello locale, si evince una sostanziale stabilità, pur a fronte di un deciso decremento delle presenze turistiche che tra 2015 e 2024 sono scese di circa 10 milioni da 37,5 a 27,5 milioni ma nei dati 2015 non era incluso l’extralberghiero e i dati ‘vecchi’ dell’Osservatorio turistico sono ampiamente sottodimensionati. Ad ogni modo, di fatto, gli stessi esercizi commerciali si dividono una ‘torta’ comunque sempre più piccola e che oggi è fatta sì dagli italiani ma la componente straniera è in forte crescita percentuale, specie se si guarda al mondo dei big spender delle crociere. E se il totale delle imprese attive nell’alloggio e ristorazione mostra una flessione dell’1,8% (con le attività che sono scese da 10.203 a 10.021) a comporre questo dato contribuisce la netta flessione delle strutture alberghiere (-7,1%) che in 10 anni

I dati della Cdc della Romagna fotografano la realtà del mercato locale

hanno perso poco meno di 200 unità passando da 2.731 a 2.537, il boom delle strutture per gli affitti brevi (passate da 40 a 250 unità); nel comparto della ristorazione, invece, assistiamo alla crescita del 19,1% dei ristoranti (passati da 1.965 a 2.341) e al vero e proprio boom del catering e del catering per eventi (+90 e +137%) mentre crescono anche le rosticcerie e strutture similari (+11,6%).

La crisi dei bar, specie quelli di paese

Flette, invece, il mondo della ristorazione connessa alle aziende agricole (-64%) e sono in caduta i bar senza ristorazione in calo del 18,8% e passati da 3.165 a 2.570 unità che scontano soprattutto le forti flessioni fuori dai centri urbani e la tenuta nelle città. E contro le apparenze, diminuiscono anche le gelaterie e le pasticcerie che passano da 490 a 428 unità e che calano ovunque in Romagna tranne che a Rimini città che mostra anche un vero e pro-

prio boom nella ristorazione (+31,4%) su base decennale mentre Ravenna mostra la dinamica meno accentuata (+8,2%).

Per il mondo del turismo romagnolo resta centrale la necessità di investire sul territorio per diversificare l’offerta e allungare la stagione. Ma che impatto hanno le infrastrutture realizzate? Servono davvero all’economia turistica? Se lo è chiesta l’Università di Bologna che ha condotto una ricerca sul campo per capire, ad esempio, l’impatto che ha avuto il Parco del mare sul turismo riminese. “La riqualificazione del fronte mare di Rimini, noto anche come Parco del mare – spiega Lorenzo Masiero docente di economia del turismo e coordinatore del corso di laurea magistrale di Tourism economics and management del campus di Rimini dell’Università di Bologna – ha comportato un cambiamento nella percezione dell’immagine della destinazione per il 60% dei turisti che sono stati intervistati al riguardo. E un terzo degli intervistati lo ha utilizzato per praticare attività fisica e sportiva lungo i camminamenti e le aree fitness. Molti di coloro che hanno svolto attività fisica nel Parco del mare lo hanno scelto in quanto gratuito”.

tigazione degli effetti dell’innalzamento del mare più che abbellimenti più o meno costosi che possono essere spazzati via da mareggiate o da nuovi livelli delle acque.

Turisti per lavoro e per piacere

Una ricerca di questo tipo potrebbe essere utile anche per il Parco marittimo in corso di ultimazione nel ravennate che è costato oltre 17 milioni contro gli oltre 50 del Parco riminese che però è opera di rimodulazione del waterfront mentre quello ravennate è una sistemazione molto meno impegnativa dell’area compresa tra il mare e la pineta. Anche se forse oggi sarebbero utili opere di mi-

La ricerca riminese ha analizzato il mondo bleisure (viaggi di lavoro che si allungano per una vacanza di piacere) e ha scoperto che un terzo dei partecipanti intervistati in una selezione di eventi fieristici e congressuali di Rimini si sono fermati in hotel più a lungo di quel che imponeva l’evento; e il 75% di essi lo ha fatto per una notte in più e la quota restante si è fermata due o più notti in più. È anche emerso che le estensioni di periodo aumentano notevolmente nei periodi a maggior vocazione ‘vacanziera’ da giugno a luglio. “Dall’analisi dei dati giornalieri della domanda di turismo nel 2023è anche emerso – spiega Masiero – che nei periodi fuori stagione gli eventi fieristici valgono almeno il 16% degli arrivi e il 12% delle presenze, mentre su base annuale la percentuale scende, rispettivamente, al 11 e al 5%. È chiaro che, a questo punto, la sfida deve essere di offrire al viaggiatore d’affari valide motivazioni per estendere il soggiorno e aumentare così le presenze nelle strutture ricettive”.

La valorizzazione dell’entroterra

Infine l’impatto delle politiche di valorizzazione, con una misurazione interessante alla luce del fatto che proprio

Lorenzo Masiero, docente di economia del turismo Università di Bologna

nei giorni scorsi la regione è promosso A Spass una iniziativa per conoscere l’entroterra riminese. E le rilevazioni coordinate dai docenti Lorenzo Masiero e Judit Zoltae dal Centro di Studi Avanzati sul Turismo dell’università di Bologna, campus di Rimini, indicano che solo il 5% dei turisti della Riviera di Rimini ha visitate l’entroterra e che in passato il 10% del campione lo aveva fatto. “Ma la domanda potenziale c’è perché – conclude Masiero – tra il 15 e il 20% degli intervistati ha intenzione di visitare i paesi interni e di farlo in una futura visita a Rimini per cui la promozione può essere un’idea utile”.

in questa articolo immagini Shutterstock

Il 2025 ha portato più turisti

A trainare il mercato sono gli stranieri

Nei primi 10 mesi del 2025 il turismo in Emilia-Romagna mostra un quadro in lieve crescita sugli arrivi, con presenze sostanzialmente stabili e una forte divergenza tra mercato estero in aumento e mercato italiano più debole.

Nel complesso, i primi 8 mesi (gennaio-agosto) – che

rappresentano la parte più rilevante dei primi 10 mesi – segnano un aumento degli arrivi di circa +1,6% e presenze pressoché stabili (intorno a -0,6%) sulla Riviera, con dinamica simile sul totale regionale.

Il motore della crescita sono gli stranieri, con presenze in Riviera in aumento di circa +9,8% e una crescita ancora più marcata nelle aree collinari e città d’arte; gli italiani flettono attorno a -3/-4% nelle località balneari.

Le città d’arte registrano buoni incrementi (arrivi circa +7%, presenze circa +6%), così come le località collinari (pernottamenti intorno a +9-10%), mentre le località termali mostra- à no un calo di arrivi (circa 2-/-3%) e presenze (circa -5/-6%).

Nei primi dieci mesi 2025 il turismo regionale si mantiene su livelli prossimi ai massimi 2024, con una leggera crescita di volumi grazie al traino estero e ai mesi di spalla (primavera inizio estate), a fronte di un’estate meteo - d economia - dipendente più debole.

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intervista a › Roberta Frisoni

In

Riviera oltre 6,3 milioni di turisti, la Romagna meta attrattiva Bene le città d’arte ma cresce anche l’appennino e le terme tengono

Un settore di punta dell’economia regionale su cui la Regione crede e nel quale investe. Con l’obiettivo di rendere sempre più attraenti e raggiungibili le nostre coste ma anche le nostre città d’arte e anche le destinazioni appenniniche che hanno ampie possibilità di sviluppo nel contesto di un turismo che diversifica mete e stagioni, come spiega in questa intervista l’assessora al Turismo, Commercio e Sport della Regione Emilia-Romagna, Roberta Frisoni.

Assessora Frisoni, che bilancio possiamo fare dell’anno 2025 per la Romagna? Partiamo dalla costa.

Regione in campo con investimenti di 11 milioni per una ricettività moderna

“Prima di entrare nel merito della Riviera, è importante sottolineare che nel 2025 il turismo in Emilia-Romagna ha registrato risultati complessivamente molto positivi, con una crescita diffusa e particolarmente significativa nei diversi ambiti territoriali. Le città d’arte e l’entroterra – dall’Appennino

alle colline – hanno mostrato le dinamiche più vivaci, mentre la destinazione mare ha confermato la propria solidità e centralità nel sistema turistico regionale. Per quanto riguarda la Riviera, i dati annuali consolidati evidenziano una crescita degli arrivi del +5,25%, con oltre 6,3 milioni di turisti, e un aumento delle presenze pari al +1,97%, per un totale di oltre 28,5 milioni di pernottamenti. Un risultato positivo che conferma la competitività della nostra costa, anche in un contesto economico complesso e segnato dal calo del potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Quanto impattano gli stranieri?

Determinante è stato ancora una volta il contributo del turismo internazionale, in forte crescita, ma anche il lavoro fatto sulla promozione e sull’accessibilità: dal rafforzamento dei collegamenti ferroviari con i Paesi Dach, a

Roberta Frisoni, assessora turismo e commercio Regione Emilia-Romagna

partire dal Monaco-Rimini, con fermate a Cesena, Rimini, Riccione e Cattolica - a cui si affianca quest’anno anche il treno ZurigoRimini, con 9 fermate in EmiliaRomagna - fino allo sviluppo dei collegamenti aerei, in particolare su Rimini, che rendono la Romagna sempre più connessa ai principali mercati europei. La sfida che abbiamo davanti è continuare su questa strada, rendendo la Riviera sempre più attrattiva per il mercato interno, attraverso un’offerta sempre più personalizzata e diversificata durante tutto l’anno, sostenibile e orientata alla qualità dei servizi e delle strutture.

Ci sono destinazione che restano complesse da raggiungere...

Oggi stiamo lavorando anche per superare la logica delle destinazioni isolate, rafforzando le connessioni tra mare, città d’arte, borghi e colline. Il turista che sceglie la Riviera non lo fa più con l’intenzione di passare tutta la giornata sotto l’ombrellone: visita Ravenna e Rimini, scopre i borghi dell’entroterra, partecipa a eventi culturali, sportivi ed enogastronomici. In questa direzione va per esempio il progetto “A Spass – Discover Romagna by bus”, promosso da Visit Romagna insieme a Start Romagna, che offre oltre 100 esperienze di mezza giornata o di una giornata intera tra valli, borghi e colline, collegate alla costa da moderni bus a combustibili naturali.

Possiamo parlare anche di destagionalizzazione sulla costa?

Sì, perché il turista richiede sempre più proposte per stac-

care durante tutto l’anno, magari coniugando anche viaggi di lavoro con esperienze leisure. E la Regione è impegnata affinché l’offerta sia sempre più ricca, tramite eventi sportivi, concerti, cultura, fiere e congressi. In particolare, la Meeting industry – tra fiere e congressi – rappresenta un asset strategico per il sistema turistico regionale. I dati dell’Osservatorio italiano congressi ed eventi evidenziano nel 2024 un impatto particolarmente rilevante, con oltre 42mila eventi che hanno generato più di 6,4 milioni di presenze e circa 3,7 milioni di partecipanti. Un elemento chiave è rappresentato dagli eventi della durata superiore a un giorno: pur costituendo il 18,7% del totale (7.840 appuntamenti), hanno prodotto quasi 4 milioni di presenze, incidendo per il 61,9% sul totale delle presenze congressuali regionali. Per quanto riguarda le sedi, la grande maggioranza degli eventi (75,5%) si è svolta in strutture alberghiere con vocazione congressuale, in linea con il dato nazionale (76,8%). In particolare, Bologna e Rimini assorbono rispettivamente l’86,8% e il 74,1% degli eventi ospitati in tali strutture.

Tornando agli ambiti turistici com’è andata per le città d’arte?

Le città d’arte si confermano uno dei principali motori di crescita del turismo regionale nel 2025. A livello EmiliaRomagna registriamo un incremento dell’+11,48% negli arrivi e dell’+8,46% nelle presenze, con una crescita particolarmente sostenuta della componente internazionale. Anche nei territori della Romagna i dati sono positivi: le città d’arte segnano un +8,61% negli arrivi e un +3,38%

nelle presenze, confermando un trend di sviluppo costante e un crescente interesse da parte dei visitatori, soprattutto stranieri. Il rafforzamento dell’offerta culturale è stato determinante. Penso al Museo Byron e del Risorgimento di Ravenna, al Fellini Museum che consolida il posizionamento di Rimini come città del cinema, al Museo Civico di San Domenico con le sue mostre di rilievo internazionale, alla Biblioteca Malatestiana di Cesena e a Ferrara città Unesco, con Palazzo dei Diamanti e lo Spazio Antonioni. Senza dimenticare gli appuntamenti espositivi del circuito di Genus Bononiae e i grandi festival culturali, dal Festival Filosofia di Modena al Ravenna Festival, dal Festival Verdi al Festival del Pensare contemporaneo di Piacenza. L’obiettivo è continuare a distribuire i flussi in modo più equilibrato, generando benefici diffusi nei territori circostanti, dai borghi all’Appennino fino alla costa. In questa direzione vanno progetti che mettono in rete più destinazioni, come il portale ‘Around Faenza’, che valorizza in modo integrato un’area ampia tra Faenza, Brisighella, Casola Valsenio, Riolo

Terme, Castel Bolognese e Solarolo, puntando su cultura, paesaggio, enogastronomia e sul Parco della Vena del Gesso Romagnola, patrimonio Unesco.

Appennino e terme appaiono le destinazioni più fragili. Come sono andate le cose?

L’Appennino ha registrato segnali molto incoraggianti: +12,71% negli arrivi e +12,44% nelle presenze 2025 rispetto al 2024. Due stagioni invernali positive e investimenti sugli impianti hanno contribuito a rafforzare la competitività dell’offerta, mentre cresce anche il prodotto estivo. In Romagna il mercato estero per l’Appennino si è confermato determinante, con una crescita delle presenze del +29,3%, accompagnata da un aumento significativo anche del mercato domestico (+18%). Il nostro impegno è rendere questi territori fruibili tutto l’anno, attraverso sport e outdoor. A questo proposito il circuito dei 22 Cammini dell’Emilia-Romagna e le oltre 20 ciclovie, con più di 9mila km di tracciati ciclabili, possono dare un ampio contributo. Diversa, ma comunque in tenuta, la dinamica delle terme. Nel 2025 a livello regionale si registra un +2,63% negli arrivi, mentre le presenze sono sostanzialmente stabili (-0,39%). In Romagna si osserva una lieve flessione degli arrivi (-1,18%) e una sostanziale stabilità delle presenze (-0,36%), con una crescita significativa della componente internazionale che continua a compensare il rallentamento del mercato domestico. Anche in questo settore stiamo lavorando su riqualificazione e promozione, con iniziative come ‘La Notte Celeste’, che integrano benessere, spettacolo ed eventi musicali.

Cosa mette in campo nel 2026 la Regione per sostenere il comparto?

Innovare la nostra offerta ricettiva e turistica in generale è fondamentale. Sul piano strutturale abbiamo attivato strumenti concreti: 11 milioni di euro con il bando EuReCa per la riqualificazione delle strutture ricettive; 14 milioni nel biennio 20262027 per la creazione di hub urbani e di prossimità a cui si aggiungeranno altri 10 milioni per le imprese; finanziamenti Funt per impianti sciistici e porti, con progetti per 4,8 milioni nel 2025. Sulla montagna e le zone collinari stiamo portando avanti una serie di approfondimenti per valutare come diversificare ulteriormente l’offerta tutto l’anno puntando in primis su bike ed esperienze enogastronomiche, che sono di primario interesse soprattutto per la Romagna. Al tempo stesso stiamo predisponendo uno studio per avere un quadro sulla situazione delle strutture alberghiere e sul recupero delle colonie marine, e lavorando su leve normative e urbanistiche, inclu-

sa la revisione della classificazione alberghiera. Abbiamo sostenuto poi l’abolizione della Council Tax per gli aeroporti con meno di 700mila passeggeri l’anno, che ha portato Ryanair a definire nuove rotte su Rimini, Forlì e Parma. Parallelamente abbiamo fatto dell’Emilia-Romagna una grande arena internazionale a cielo aperto, con un calendario di oltre cento eventi sportivi: dagli Europei di Volley ai Mondiali di pesca sportiva, fino ad appuntamenti consolidati come il Motomondiale con il Gran Premio motociclistico di San Marino e della Riviera di Rimini, l’Ironman e la Coppa Davis. Lo sport è oggi un asset strategico per il turismo, anche per

la destagionalizzazione dell’offerta turistica. Lavoriamo poi in sinergia con l’assessorato all’Agricoltura e con le principali realtà del territorio sul tema del turismo enogastronomico: dopo il recente riconoscimento Unesco per la Cucina Italiana abbiamo siglato un accordo con Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli per valorizzare il patrimonio agroalimentare, culturale e turistico dell’Emilia-Romagna, rafforzandone la promozione in Italia e all’estero, in fiere come Vinitaly 26 o Foodex in Giappone.

La promozione è fondamentale. Come si muove la Regione?

Investiamo in modo strutturato nella promozione internazionale, con la partecipazione a Fiere e manifestazioni in Italia e all’estero, realizzando campagne dedicate – come quella sui mercati di lingua tedesca – e con accordi strategici di mobilità, tra cui quello con Deutsche Bahn per i collegamenti diretti Monaco–Rimini: la nostra Riviera quest’anno è l’unica destinazione balneare italiana partner delle Ferrovie Tedesche. Nella nostra regione in pochi chilometri si possono fare tantissime esperienze diverse di altissimo livello: per questo motivo abbiamo messo in campo uno specifico progetto comunicativo che tramite 14 Cartoguide tematiche multi-

lingue e multimediali raccontano le eccellenze regionali: dalle Città d’arte alla Food Valley, dalla Riviera alla Motor Valley. Si aprono buone prospettive in particolare sia con l’Inghilterra, tramite i diversi collegamenti con Londra presenti negli scali regionali, che con la Polonia, grazie a collegamenti diretti tra le principali città polacche con lo scalo di Rimini e di Bologna.

Le colonie possono rappresentare una leva per la costa?

Sulla Riviera è stato compiuto un lavoro importante di pedonalizzazione e rinnovo dei lungomari, direi epocale. Nel lavoro che stiamo portando avanti per sostenere la riqualificazione e innovazione delle strutture ricettive rientrano anche le colonie: in questi casi, vista la varietà

delle situazioni e la scala degli investimenti, è fondamentale mettere in campo una vera e propria politica industriale volta ad attivare tutte le possibili leve, pubbliche e private, di sostegno e di attrazione degli investimenti per generare un processo di rigenerazione turistica su larga scala. In alcune situazioni la rigenerazione può passare dall’intervento pubblico, come nel caso della ex-colonia Varese a Milano Marittima, oggetto di un recente protocollo di intesa tra Regione Emilia-Romagna, Comune di Cervia, Università di Ferrara, Ente di Gestione per i Parchi e la BiodiversitàDelta del Po e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, o della ex-colonia Enel a Rimini, dove l’amministrazione comunale sta portando avanti la demolizione dell’edificio, che non ha vincoli di tutela, per lasciare spazio a aree verdi e servizi per il turismo. Altre colonie invece hanno potenzialità straordinarie dal punto di vista della ricettività e di progettualità imprenditoriali anche grazie alla vicinanza ad infrastrutture strategiche come l’aeroporto di Rimini o il porto di Ravenna.

La rigenerazione di queste aree, soprattutto se proiettata verso le esigenze del turista internazionale che cerca soluzioni di qualità ed è pronto a scoprire esperienze diffuse su tutto il territorio, può dare un contributo a rafforzare l’intero sistema turistico dell’Emilia-Romagna: una destinazione unitaria, competitiva e integrata, capace di valorizzare mare, montagna, città d’arte, sport, natura ed enogastronomia. in questa articolo immagini Shutterstock

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Il turismo in Appennino ritrova smalto Tanti eventi e promozione anche sui mercati esteri

Il biennio 2024–2025 delinea una Romagna in evoluzione: crescita a doppia cifra per l’Appennino, rafforzamento della permanenza media, centralità di sport e cammini, investimenti regionali orientati a sostenibilità e rigenerazione, innovazione digitale nell’accoglienza. L’Appennino romagnolo si consolida così come segmento di nicchia complementare alla Riviera, con importanti prospettive di incremento turistico.

Molto apprezzato lo sforzo per promuovere i cammini, quello di San Francesco in primis

La crescita sostenuta dell’Appennino romagnolo

Nei primi dieci mesi del 2025 l’Appennino dell’Emilia-Romagna registra un andamento complessivamente positivo rispetto allo stesso periodo del 2024, con incrementi tra i più elevati dell’intero sistema turistico regionale. In Romagna, i Comuni appenninici crescono del +11,6% negli arrivi e del +16,9% nelle presenze. L’aumento delle presenze superiore a quello degli arrivi segnala un allungamento della permanenza media e quindi un maggiore consolidamento dell’offerta turistica montana. Il rafforzamento della doman-

da è legato in particolare al turismo outdoor, alla valorizzazione dei borghi e allo sviluppo di forme di slow tourism. Pur rappresentando una quota più contenuta rispetto alla Riviera o ai grandi centri urbani, l’Appennino romagnolo registra alcune delle variazioni percentuali più alte del comparto regionale, confermandosi segmento strategico per la destagionalizzazione e per la valorizzazione integrata delle aree interne.

La promozione internazionale e campagne mirate

Sul piano promozionale, la Regione sta rafforzando la presenza sui mercati esteri attraverso campagne mirate sulla vacanza per famiglie e coppie sulla Riviera romagnola. Tra le iniziative principali troviamo la campagna dedicata all’area Dach (Germania, Austria, Svizzera), con 4 mesi di passaggi tv in Germania e Svizzera che dovrebbero totalizzare oltre 40 milioni di contatti con target 20-59 anni, affiancata dalla partnership con le Ferrovie Tedesche Deutsche Bahn per il collegamento diretto del treno Monaco-Rimini (con ferma-

te anche a Cesena, Riccione e Cattolica), che vede la Riviera Romagnola unica destinazione balneare italiana protagonista della sua campagna 2026. Alla base della collaborazione, una campagna tv sui principali canali privati e pubblici (ARD, ZDF), digital (YouTube, piattaforme streaming), e anche affissionistica nell’area di Monaco di Baviera con brand image Deutsche Bahn. Altro punto: la campagna sul mercato polacco, area di grande interesse e in forte crescita anche grazie ai collegamenti aerei su Rimini e Bologna. A fianco delle campagne anche la realizzazione di 14 cartoguide tematiche finalizzate a promuovere le eccellenze del territorio, con un focus particolare su Riviera, città d’arte, siti Unesco, Motor Valley, terme, castelli, cammini, borghi, cycling, natura, parchi tematici, golf, prodotti Dop e Igp e Vini Dop e Igp. Guide concepite per rilanciare l’offerta turistica nel triennio 2026-2028.

Collegamenti aerei

Grazie alla recente abolizione della council tax sugli aeroporti emiliano-romagnoli minori, dall’estate 2026 il vettore Ryanair attiverà nuovi voli tra Cagliari e Londra e l’Aeroporto di Forlì, voli tra Tirana, Reggio Calabria e Londra e lo scalo di Parma, e collegherà l’Aeroporto di Rimini con Breslavia, Manchester, Catania e Colonia. Particolarmente significativo quest’ultimo collegamento, in quanto mancava da anni un volo tra la Riviera Romagnola e la Germania, storico mercato per la nostra Costa. Complessivamente le nuove rotte comporteranno più di 660mila passeggeri l’anno. Proseguono gli incontri con vettori aerei internazionali al fine di definire accordi per altri collegamenti. Strategico in tal senso l’appuntamento con Routes Europe a Rimini in maggio, salone internazionale dell’aviation che accoglierà oltre 1.200 delegati e i rappresentanti di 100 tra i principali vettori aerei da tutto al mondo.

Eventi in Appennino

Accanto allo sport, la programmazione culturale contribuisce in modo significativo all’attrattività dell’Appennino romagnolo. Dedicate a natura, cammini e turismo attivo sono le Giornate Verdi Emilia-Romagna, che dal 2 giugno si estendono per tutta l’estate con un calendario di oltre 100 eventi, dalle visite ai parchi e alle oasi naturalistiche in bici e a cavallo alle escursioni in barca e tanto altro. E poi iniziative come “Montagna Mia” che comprende oltre quaranta festival e manifestazioni estive animando i borghi montani. ‘Appennino Hack’, promosso da Art-ER, ha avviato dal 25 febbraio un ciclo di workshop e seminari per elaborare pro-

poste innovative dedicate al rilancio economico e sociale delle aree montane dell’Emilia-Romagna, coinvolgendo esperti, imprese, università e comunità locali. Il percorso, alla quinta edizione, affronta temi come turismo, commercio, sostenibilità ambientale e cooperative di comunità, con una sfida finale tra i progetti più apprezzati. Tra gli appuntamenti in Romagna, sono previste tappe nell’Appennino Romagnolo – Valle del Savio, dedicate al confronto su sviluppo locale e innovazione territoriale.

Il sistema dei cammini

La Romagna dispone anche di un articolato circuito di 22 cammini che collegano l’Appennino al mare Adriatico, attraversando borghi, foreste e vallate. Tra i principali itinerari che attraversano la Romagna: il Cammino di Dante, il Cammino di San Vicinio, la Via Romea Germanica e il Cammino di San Francesco (quest’anno particolarmente protagonista in quanto ricorrono gli 800 anni dalla morte del santo). Questi percorsi, fruibili a piedi o in bicicletta, intercettano la domanda di turismo lento e spirituale, contribuendo alla distribuzione dei flussi lungo tutto l’arco dell’anno. Attraverso il portale multilingue www. camminiemiliaromagna.it si può programmare al meglio la propria esperienza: per ogni cammino sono indicate le emergenze culturali, enogastronomiche e paesaggistiche che si possono incontrare nel raggio di 5 km dal cammino stesso. in questa articolo immagini Shutterstock

Le vacanze alle terme ‘stregano’ i turisti esteri Il calo delle presenze italiane compensato dagli stranieri

L’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni italiane più ricche di fonti termali, grazie a un sistema strutturato di 23 centri termali in 19 località, distribuiti in modo capillare tra Appennino, colline, città d’arte e la Riviera adriatica. Un patrimonio naturale e sanitario che unisce tradizione terapeutica, innovazione nei servizi wellness e valorizzazione turistica del territorio, rendendo il termalismo uno degli asset strategici dell’offerta regionale. Il modello termale dell’Emilia-Romagna si distingue a livello nazionale per la pluralità dell’offerta: dalle terme storiche delle colline parmensi, come Tabiano Terme (Pr) - mentre Salsomaggiore oggi si configura come Spa -, alle località appenniniche immerse nella natura, come Porretta Terme (Bo), fino alle strutture affacciate sul mare, come Riccione Terme (Rn) e Terme di Cervia (Ra). Accanto a queste, trovano spazio poli termali urbani e collinari come Terme Felsinee (Bo), Terme della Salvarola (Mo), Terme di

Nei primi 10 mesi del 2025 presenze e arrivi in lieve flessione

Castrocaro (Fc) e Terme di Riolo (Ra), che integrano il benessere con il patrimonio culturale ed enogastronomico locale.

Le acque termali dell’Emilia-Romagna sono impiegate sia per percorsi di benessere sia per cure termali convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, in particolare nei settori respiratorio e Orl - osteoarticolare e reumatologico, dermatologico e circolatorio. Questa duplice vocazione – sanitaria e turistica – rende le terme regionali un punto di riferimento non solo per il turismo del relax, ma anche per la prevenzione e la qualità della vita.

Circuito tra Terme e benessere

L’esperienza di remise en forme in Emilia-Romagna non si esaurisce all’interno dello stabilimento termale, ma si arricchisce grazie a un contesto territoriale unico. Attorno alle nostre stazioni termali si sviluppa infatti un sistema

di eccellenze riconosciute a livello internazionale: la Food Valley con le sue produzioni Dop e Igp, la Motor Valley con i suoi musei e circuiti iconici, i siti Unesco, i borghi storici, i cammini, i percorsi cicloturistici e le città d’arte. Il soggiorno termale diventa così esperienza integrata di benessere, gusto, cultura e innovazione, capace di coniugare cura del corpo e scoperta del territorio. Il sistema è coordinato dal Consorzio del Circuito termale dell’Emilia-Romagna, che promuove un’immagine unitaria delle terme e ne valorizza l’integrazione con il territorio, la mobilità slow, il cicloturismo e i borghi storici. Tra le iniziative comuni più riconoscibili spicca la ‘Notte celeste’, evento annuale che coinvolge numerose località termali con aperture serali e notturne degli stabilimenti, eventi culturali e musicali, percorsi benessere speciali e iniziative per famiglie. Un appuntamento che rafforza il posizionamento dell’Emilia-Romagna come destinazione del benessere diffuso, capace di coniugare salute, cultura e socialità.

Grazie alla sua distribuzione geografica equilibrata, alla varietà delle acque e alla qualità delle strutture, il sistema termale dell’Emilia-Romagna è strategico per l’offerta turistica regionale, in grado di attrarre pubblici diversi: famiglie, senior, sportivi, turisti slow e viaggiatori interessati a esperienze

autentiche, sostenibili e ad alto valore aggiunto.

I dati turistici

L’ambito termale nei primi 10 mesi dell’anno 2025 registra un lieve calo rispetto al 2024: -2,32% negli arrivi complessivi e -3,62% nelle presenze. La diminuzione dei turisti italiani (-4,60% negli arrivi e -7,23% nei pernottamenti) è in parte compensata dalla crescita a doppia cifra del turismo straniero (+14,18% negli arrivi e +16,92% nelle presenze). Salute e prevenzione, qualità delle cure termali, circuito regionale integrato, duplice vocazione turistica e curativa, forte connessione con le eccellenze territoriali: il sistema termale dell’Emilia-Romagna si configura come un settore estremamente attrattivo per il turismo regionale, capace di fare sistema e di posizionare la regione come destinazione di benessere evoluto, dove la cura della persona si intreccia con l’identità, la cultura e la qualità della vita.

in questa articolo immagini da www.visitromagna.it

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Affitti brevi, in Emilia-Romagna arriva la stretta

In campo una nuova destinazione d’uso obbligatoria per l’attività

L’Emilia-Romagna ha recentemente introdotto una legge regionale innovativa che definisce e regola il fenomeno degli affitti brevi, a seguito di consultazioni con amministrazioni, associazioni di categoria e portatori d’interesse. La normativa (legge regionale n. 10/2025) nasce dall’esigenza di differenziare esplicitamente gli immobili destinati alle locazioni turistiche da quelli appartenenti al patrimonio abitativo ordinario, ponendo particolare attenzione alle conseguenze dell’aumento degli affitti brevi sulla disponibilità di case per residenti e sull’equilibrio dei quartieri urbani. Il provvedimento introduce la nuova destinazione d’uso urbanistica “locazione breve”, inquadrata nella categoria turistico-ricettiva, a cui tutte le unità immobiliari utilizzate per soggiorni di breve periodo dovranno adeguarsi. Questo cambiamento comporta la necessità, per i proprietari, di effettuare un iter amministrativo specifico e, per i Comuni, di poter stabilire regole locali più strette o più

Stretta sui requisiti qualitativi degli immobili e tetti sulle percentuali degli immobili ammessi alle locazioni brevi

flessibili in base alle caratteristiche del territorio. Le amministrazioni possono scegliere, attraverso varianti urbanistiche semplificate, se adottare la nuova disciplina, individuando con precisione le aree in cui l’attività è consentita, limitata o incentivata. Ad esempio, nei centri storici o in zone sensibili, viene loro riconosciuta la facoltà di definire tetti percentuali alla presenza di affitti brevi rispetto alle abitazioni residenziali.

Norme vincolanti riguardano anche la qualità edilizia: per poter essere inseriti nella categoria “locazione breve”, gli immobili dovranno rispondere a requisiti di sicurezza, igiene, salubrità e prestazioni energetiche, mentre gli enti locali potranno imporre criteri aggiuntivi per selezionare o migliorare l’offerta.

La legge, inoltre, stabilisce una particolare flessibilità per il ritorno all’uso abitativo: i proprietari possono in qualsiasi momento riportare gli immobili dalla destinazione turistica a quella residenziale senza oneri ulteriori e tramite

procedure semplificate. Tutto ciò rappresenta un primo tentativo organico di dare ordine a un settore in rapida espansione, offrendo ai Comuni strumenti concreti per intervenire secondo le proprie necessità.

Le principali limitazioni

Le disposizioni della normativa emiliano-romagnola introducono diversi obblighi e vincoli per chi intende offrire una casa o un appartamento per locazioni di breve durata. Tali prescrizioni prevedono:

› la necessità del cambio di destinazione d’uso in “locazione breve”, con rilevanza urbanistico-edilizia e presentazione dei relativi titoli amministrativi;

› il rispetto di standard minimi di sicurezza, igiene, efficienza energetica e conformità degli impianti; in aggiunta, i Comuni possono richiedere requisiti più severi, come metrature minime, dotazioni specifiche per l’alloggio o maggiore accessibilità;

› il divieto di utilizzo di locali accessori non abitabili – come soffitte, cantine o autorimesse – come soluzioni abitative per locazioni turistiche;

› la possibilità di limitare o vietare interventi edilizi come frazionamenti, demolizioni o recuperi che abbiano come unico scopo la creazione di nuovi appartamenti per affitti brevi;

› l’imposizione di una percentuale massima di appartamenti destinabili a locazione breve in determinati ambiti territoriali o all’interno di singoli edifici, specialmente nelle aree soggette a overtourism.

Il sistema di controllo prevede la registrazione obbligatoria

dell’attività tramite i portali digitali regionali e il possesso di codici identificativi (CIR e CIN). Le attività già in essere beneficiano di un periodo transitorio di tre anni per l’adeguamento. Sanzioni amministrative consistenti sono previste per chi non rispetta le nuove regole, con multe fino a 8.000 euro per i casi più gravi, come l’omessa comunicazione o la mancata conformità ai requisiti previsti.

Ruolo e poteri dei Comuni

L’approccio adottato dalla Regione Emilia-Romagna ha fortemente valorizzato l’autonomia comunale, offrendo ai sindaci strumenti efficaci per modulare secondo le esigenze locali la quantità e le condizioni delle locazioni brevi sul territorio. Le amministrazioni possono, attraverso le proprie varianti urbanistiche o i PUG (Piani Urbanistici Generali): individuare zone ammesse, escluse o condizionate per la destinazione d’uso “locazione breve”; stabilire limiti percentuali alla presenza di affitti brevi, differenziando le regole tra quartieri, edifici o zone storiche; imporre standard edilizi superiori rispetto alle prescrizioni minime regionali, richiedendo metrature, dotazioni o caratteristiche qualitative più elevate; condizionare il rilascio dei titoli urbanistici alla presenza di infrastrutture compensative (come parcheggi o spazi verdi) quando necessario per limitare il carico urbanistico prodotto dalle locazioni turistiche; modulare la leva fiscale attraverso la variazione fino al 30% degli oneri di urbanizzazione dovuti per il cambio di destinazione, possono incentivare o disincentivare l’apertura di nuove attività

Queste facoltà sono pensate per preservare la residenzialità, contenere il sovraffollamento turistico in specifici

contesti urbani e favorire l’equilibrio territoriale, mantenendo nel contempo un’ampia autonomia decisionale per i Comuni sulla base delle proprie esigenze demografiche, sociali e urbanistiche.

Iter amministrativi

A chi desidera avviare una locazione breve sono richiesti precisi adempimenti burocratici e tecnici, differenziati secondo il tipo di trasformazione e attività. In particola-

re, è obbligatorio il mutamento di destinazione d’uso da residenziale a turistica tramite pratica edilizia; se avviene senza opere, si utilizza una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA); se sono coinvolti lavori edili, occorre il titolo previsto per l’intervento edilizio.

L’attività viene avviata successivamente alla comunicazione formale agli enti competenti attraverso i portali regionali dedicati. Per i gestori non imprenditoriali (fino a due appartamenti), è necessario il Codice Identificativo Nazionale (CIN), ottenuto dopo una preventiva iscrizione nella banca dati regionale; resta comunque l’obbligo di segnalare l’attività con i dati richiesti dalle normative di settore. Tutte le case destinate ad affitti brevi devono rispettare le normative su sicurezza, igiene, prestazioni energetiche, infrastrutturazione digitale e conformità urbanistica, con autodichiarazione in fase di presentazione della pratica. È prevista la comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza delle generalità degli ospiti tramite specifiche

piattaforme web dedicate (alloggiati web); per contratti superiori al mese, è richiesta la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate.

Per Bed & Breakfast valgono regole specifiche legate alla residenzialità del proprietario, limite di stanze/ospiti e standard minimi di servizio.

Sono esclusi dall’obbligo di adeguamento gli immobili già adibiti a locazione breve se in regola al momento dell’entrata in vigore della legge, ai quali viene concesso un periodo transitorio per uniformarsi ai nuovi standard o completare gli eventuali adempimenti.

Prospettive future

L’applicazione della nuova disciplina regionale apre scenari articolati sul mercato immobiliare e turistico. Secondo alcuni osservatori, la necessità di sostenere costi aggiuntivi per l’adeguamento degli immobili e la complessità dei nuovi iter amministrativi potrebbero penalizzare i piccoli proprietari, riducendo la flessibilità e, di conseguenza, l’offerta complessiva di locazioni brevi. Ciò rischia di favorire operatori già strutturati ai danni della cosiddetta “ospitalità diffusa”, rendendo meno accessibile il settore a chi possiede un solo alloggio. D’altra parte, le amministrazioni locali guadagnano una significativa capacità di calibrare l’impatto del turismo sui quartieri più esposti, contrastando l’overtourism e favorendo un equilibrio migliore tra residenzialità e accoglienza. Policy maker e stakeholder si interrogano sulla necessità di una maggiore uniformità regolativa a livello nazionale, mentre alcune regioni valutano leggi simili e i comuni più esposti, come Bologna, stanno già testando regolamenti stringenti. in questa articolo immagini Shutterstock

PUBBLICITARI

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non è una semplice società di comunicazione: è un’istituzione che dal 1964 anticipa le evoluzioni del mercato. Con radici profonde e un’anima tecnologicamente avanzata, abbiamo scelto la strada dell’indipendenza sviluppando piattaforme proprietarie d’avanguardia. Oggi siamo una Media Agency che governa con una sovranità unica l’intero ecosistema della comunicazione: social, TV, cinema, radio, editoria e digitale. Non ci limitiamo a seguire i trend, li creiamo con etica e visione. In un’epoca in cui il mestiere del pubblicitario è spesso vittima di pregiudizi — visto come un’attività poco limpida, capace di “vendere l’anima” o manipolare la verità quasi fosse un’operazione clandestina — noi scegliamo di nobilitare questa professione. Per noi, la pubblicità è un’arte creativa che unisce psicologia, cultura popolare e strategia.

Oltre il concetto di “Posto Fisso”

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A

Ravenna il mercato

della casa al mare non perde valore

Acquisti rallentati ma prezzi in crescita e rendimenti da affitto vicini al 10% l’anno

Il mercato delle case vacanza in Italia continua a crescere rapidamente, trainato da una stagione turistica 2024 da record, che ha registrato oltre 466 milioni di presenze (superando i livelli pre-Covid), e da una domanda sempre più orientata verso soggiorni brevi e flessibili. Secondo le analisi di Fimaa e Istat, anche il 2025 si conferma un anno favorevole per gli investimenti in immobili a vocazione turistica. In alcune località, grazie al fenomeno degli affitti brevi, i rendimenti lordi possono raggiungere il 10% annuo. Nel primo semestre del 2025, il turismo italiano ha visto una componente straniera pari al 57,6% delle presenze totali, a conferma del crescente appeal internazionale delle destinazioni del Belpaese.

Per Fimaa Milano Marittima resta al top con prezzi del nuovo fino a 7.700 euro al metro quadrato

“Si consolidano – spiega Stefano Stanzani dell’università di Bologna - due tendenze chiave nel turismo italiano: la destagionalizzazione dei flussi e la digitalizzazione delle prenotazioni. Le unità immobiliari attive destinate esclu-

sivamente agli affitti turistici rappresentano circa l’1,3% dello stock abitativo nazionale, pari a circa 500.000 alloggi. Ma a queste si devono aggiungere le case vacanza per uso diretto, che si possono stimare intorno all’8,5% dello stock abitativo, ovvero circa 3 milioni di unità”. Le compravendite, invece, sono in diminuzione tra 2022 e 2025 (con punte che sfiorano il 10% a Cervia) ma sul fronte dei prezzi medi di compravendita, dopo un 2024 che si è chiuso con rialzi del 1,8% per le località di Ravenna e del 2,7% per le località di Cervia (1,9% nel complesso delle località monitorate di Ravenna mare) i preconsuntivi 2025 delineano un prezzo medio per le località del Comune di Ravenna che sfonda soglia 2.320 €/mq (+2,5%) e che arriva a sfiorare i 3.000 €/mq per le località del cervese (+2,8%).

Milano Marittima è al top del mercato delle case vacanza 2025. La località è l’incontrastata regina dei prezzi di com-

pravendita di appartamenti e case per vacanza. Questa la classifica dei prezzi delle compravendite degli immobili nelle località turistiche della riviera ravennate: al primo posto Milano Marittima con un prezzo massimo di top nuovo di 7.700 euro, al secondo posto Cervia (4.900 euro) e al terzo posto Pinarella (4.100 euro). Seguono nell’ordine,per la provincia di Ravenna, al quarto posto Marina di Ravenna e Lido di Savio (3.700 euro), al quinto Punta Marina Terme (3.400 euro), al sesto Marina Romea (3.300 euro), al setti-

mo Lido di Classe e Lido di Dante (3.000 euro), all’ottavo Casalborsetti (2.950 euro), al nono Porto Corsini e Lido Adriano (2.700 euro).

I dati sulle compravendite nelle località turistiche della riviera ravennate sono stati presentati nel dicembre scorso dal Sindacato provinciale Fi-

maa Ravenna e da Confcommercio provincia di Ravenna, presso la Sala Convegni ‘Antonio Batani’ di Confcommercio Ascom Cervia.

Cesenatico con il vento in poppa

Prezzi in salita con i mutui più facili

A Cesenatico il mercato immobiliare è quanto mai fiorente. “Il 2026 – spiega l’immobiliarista Pietro Corica – lo vedo quanto mai in salita. Con i tassi di interesse stabili e i mutui disponibili la gente non ci pensa due volte ad acquistare una seconda casa che se la si mette a reddito frutta e se non la si mette a reddito lentamente si rivaluta. Poi, certi, serve il timing giusto nella vendita ma nel tempo i valori immobiliari salgono”. Gli acquirenti arrivano per la gran parte dalla regione e alle spalle di Milano Marittima, in compagnia di Riccione, “Cesenatico resta una delle mete più ambite della Romagna con prezzi che

vanno tra i 3.800 e i 4.500 euro al metro per il nuovo ben posizionato e si fermano a 2.700-2.500 per l’usato”, spiega Corica.

E vanno bene anche gli affitti. Giorgio Zanobi, agente immobiliare a Cesenatico, racconta che il 70-75% degli appartamenti è già affitti per i mesi di luglio e agosto ma la questione decisiva per affittare è la qualità. “Le prenotazioni sono partite molto bene ma la gente cerca la qualità – spiega Zanobi – ed è disposta a pagare qualcosa in più, sempre restando nei range di mercato, per l’immobile ben posizionato e ben arredato. A faticare sono gli immobili con arredi anni ’70 che restano più a lungo sul mercato”. Mercato che premia anche i venditori “che riescono a strappare fino ai 5-6mila euro al metro per le collocazioni di maggior pregio. Anche qui a farla da padrone è la qualità che i clienti, essenzialmente dall’Emilia ma anche dalla Lombardia e dalla parte Nord della Toscana, cercano con determinazione”.

I numeri che emergono riguardo Milano Marittima – che si conferma in testa alle classifiche – così come quelli relativi a Cervia e Pinarella, che mantengono una posizione di rilievo sul podio del mercato immobiliare, sono la dimostrazione lampante – spiega Nazario Fantini, presidente Confcommercio Cervia e presidente Fimaa Cervia - che la nostra località continua a essere solida e attrattiva. Questo significa che Cervia viene percepita come un luogo ideale dove trascorrere periodi di varia durata, offrendo agli investitori un ambiente gratificante e ricco di opportunità, sia

Cervia

dal punto di vista personale che economico. È importante però sottolineare che i dati riguardano il mercato turistico e, in particolare, le seconde case. Essere una località esclusiva è un onore ed è soddisfacente; occorre però bilanciare questo con la necessità di pensare a edilizia convenzionata con prezzi calmierati per le prime case, soprattutto per i giovani. Occorrerà ragionare quindi per trovare soluzioni affinché chi vuole acquistare una prima casa possa farlo senza entrare nel vortice di prezzi così alti”. in questa articolo immagini Shutterstock

Rimini, il mercato è ancora in crescita

Buona la domanda sia di abitativo che di turistico

Nel 2026 Rimini è una città con prezzi e volumi di compravendita in crescita, particolarmente favorevole a chi vende, con domanda sia di prime abitazioni sia di seconde case mare. Nel 2026 il mercato immobiliare di Rimini è in fase espansiva: prezzi in crescita, domanda sostenuta e tempi di vendita ancora relativamente dinamici, con uno scenario nettamente favorevole ai venditori più che agli acquirenti. A febbraio 2026 il prezzo medio residenziale a Rimini città è intorno a 2.400-2.900 euro al metro quadrato e la forbice nelle 23 zone di Rimini va da circa 1.520 €/mq nelle aree meno richieste a circa 3.210 €/mq

nelle zone migliori. Alcune vie/zone top (Nazario Sauro, Regina Elena, Tripoli, lungomare) superano stabilmente i 3.500–4.300 €/mq.

I prezzi in città risultano in aumento fra il +4% e oltre +10% su base annua a inizio 2026, a seconda di fonte e tipologia (case e appartamenti).

A livello provinciale la crescita annua è intorno al +8% per le case e +4% per gli appartamenti, segnalando un trend rialzista esteso oltre il solo comune.

Gli annunci in città sono circa 4.380, di cui 3.606 in vendita e 774 in affitto, pari a circa 29 annunci ogni 1.000 abitanti: segnale di mercato liquido ma non saturo.

L’offerta è dominata dagli appartamenti, seguiti da case indipendenti; in locazione prevalgono appartamenti e, per il commerciale, negozi. Per il triennio 20262028 le previsioni italiane indicano compravendite in crescita moderata (+0,9% nel 2026) e prezzi in lieve aumento, scenario che si innesta su una Rimini già “calda”.

Nazario Fantini, presidente Confcommercio Ascom

Bando EuReCa, in arrivo 11 milioni

Sostegno a chi rinnova le strutture ricettive

Rafforzare la qualità dell’offerta turistica regionale, sostenendo investimenti utili a innovare e a rendere più competitive le strutture ricettive dell’Emilia-Romagna. È con questo obiettivo che lunedì 16 febbraio scorso è partito il bando EuReCa Turismo, che mette a disposizione 11 milioni di euro per interventi dedicati alla qualificazione, al potenziamento e alla diversificazione dell’offerta turistico-ricettiva, coerenti con il Programma regionale Fesr 2021-2027. Le imprese ricettive alberghiere (alberghi, residenze turistico-alberghiere e condhotel) e le strutture all’aria aperta (campeggi, villaggi turistici, marina resort) potranno così accedere più agevolmente a finanziamenti bancari, supportati dai Confidi e da un meccanismo di garanzie pubbliche.

L’iniziativa si inserisce nella strategia regionale di sostegno allo sviluppo delle Pmi turistiche, in continuità con la piattaforma EuReCa 2021-2027, che opera attraverso contributi in conto interessi e controgaranzie. Per il 2025, la Regione ha stanziato 11.006.161 euro, in grado di attivare da 50 a 60 milioni di euro di investimenti sul territorio, destinati a interventi di riqualificazione, alla realizzazione di nuove strutture ricettive e ad attività volte a rafforzare competitività, sostenibilità e attrattività.

“Con l’avvio del bando EuReCa- sottolineano il vicepresidente Colla e l’assessora Frisoni- compiamo un passo decisivo per sostenere le imprese turistiche che vogliono innovare, riqualificare e rendere più competitivo il proprio patrimonio ricettivo. Parliamo di 11 milioni che aiuteranno le Pmi a migliorare servizi, sostenibilità

e attrattività, rafforzando l’offerta dei territori e delle nostre città, in aggiunta ai finanziamenti regionali previsti dalla legge sul turismo. È un investimento strategico per tutto il comparto, che amplifica l’accesso al credito delle piccole e medie imprese: vogliamo che il turista che sceglie l’EmiliaRomagna trovi strutture moderne, accoglienti e all’altezza di una destinazione che cresce. Questo bando dà alle imprese gli strumenti per farlo, e per farlo adesso. Apprezziamo in particolare lo sforzo compiuto dai Confidi, che hanno scelto di operare in modo unitario per armonizzare le procedure e gestire in maniera coordinata le richieste”.

I criteri del bando

Il bando prevede un contributo massimo per impresa pari a 150mila euro, composto da abbattimento del tasso di interesse fino al 6% annuo (e fino all’80% del Taeg sul finanziamento bancario assistito da controgaranzia EuReCa) e un contributo fisso di 10mila euro. Il finanziamento potrà coprire fino al 100% del costo dell’intervento, per importi compresi tra 100mila e 1,4 milioni di euro. L’importo attualizzato del contributo sarà erogato in un’unica soluzione anticipata, così da favorire l’immediata attivazione degli investimenti. Le domande saranno accolte con procedura a sportello fino al 30 ottobre 2026.

Alberghi, il mercato va al rallentatore

Da Riccione a Ravenna un centinaio di immobili in cerca di acquirenti

Resta affollato il mercato degli alberghi da Ravenna fino a Riccione. Al momento non esiste un dato “ufficiale” unico, ma si può stimare l’ordine di grandezza guardando i principali portali immobiliari.

A Rimini e Milano Marittima i prezzi top ma gli investitori scarseggiano

Per quel che riguarda Rimini, ad esempio, Immobiliare. it segnala 40 annunci di hotel in vendita nel comune di Rimini, Idealista indica 23 annunci e Trovacasa riporta 164 annunci. Questi portali hanno sovrapposizioni (lo stesso albergo può comparire su più siti), quindi il numero reale di strutture uniche in vendita è inferiore alla somma, ma plausibilmente dell’ordine di poco oltre un centinaio di alberghi sul mercato. Sul fronte dei prezzi, gli alberghi più piccoli o da ristrutturare partono da circa 300–330 mila euro a Bellariva e Viserbella mentre per la fascia intermedia tipica, molti 2–3 stelle di dimensioni medio-piccole si collocano tra 450–900mila euro, a seconda di posizione (mare interno o fronte mare), stato manutentivo e dotazioni. Le strutture medio-grandi 3-4 stelle

sul mare e sui viali principali (Regina Elena, Marina Centro, lungomare nord) hanno richieste tra 1,1 e 2,3 milioni di euro ma vi sono strutture premium fino a 3 milioni di euro. In questo momento, sugli annunci pubblici l’albergo con prezzo esplicito più alto a Rimini città risulta un hotel in zona Miramare–Rivazzurra con richiesta di 3.000.000 euro.

Un mercato ‘imballato’ “La situazione è complessa – spiega Gabriele Drudi, consulente immobiliare di Rimini – e se una struttura appetibile può stare sul mercato uno o due anni, ne abbiamo che sono ferme da 10 anni e nonostante i continui ribassi non si vendono. Oggi i prezzi sono al palo e se si vuole vendere occorre stare bassi di prezzo. Il problema però sono da una parte i costi di ristrutturazione, che sono altissimi e per un albergo di 25 camere non si spende meno di un milione, ma dall’altra le banche perché non danno credito al settore a meno che l’acquirente non sia la persona giusta con grandi ca-

pitali alle spalle”. Oggi le strutture più appetibili sono quelle intorno alle 50 camere e c’è un certo movimento solo per gli studentati. “Grossi imprenditori da fuori non se ne vedono – spiega Drudi – e il movimento che c’è lo si vede solo con soggetti locali. E l’idea della Regione di finanziare le ristrutturazioni e gli accorpamenti è buona ma il problema è che i fondi sono troppo scarsi. Così come abbiamo assistito a casi di acquisto e ristrutturazione e poi a chiusure perché le strutture non reggono il mercato. Ma anche chiuso un albergo costa e allora parte la messa in vendita a prezzi che di anno in anno calano se non si trova l’acquirente giusto”. Per quel che riguarda Riccione, se Trovacasa indica 27 hotel/alberghi in vendita, Immobiliare.it ne segnala 11 annunci di hotel in vendita a Riccione. Il ticket di ingresso per strutture piccole o datate parte intorno a 550–600 mila euro ma la maggioranza degli hotel 2–3 stelle con 30–50 camere si concentra tra 950.000 mila e 2 milioni di euro. Strutture grandi: fronte mare o zone molto centrali (Alba, D’Annunzio, vicinanze Ceccarini) arrivano a 2,5–3,0 milioni di euro per 40–50 camere con piscina/servizi completi.

Vendite anche a Milano Marittima

Se ci spostiamo più a Nord, nel comune di Cervia gli annunci online indicano circa 30–35 alberghi in vendita in questo momento. Trovacasa riporta 34 hotel-alberghi in vendita a Cervia (Cervia paese, Milano Marittima, Pinarella, Tagliata) mentre Immobiliare.it ne indica 11 e Wikicasa ne segnala 10. Per Cervia (inclusa Milano Marittima, Pinarella e Tagliata) gli alberghi in vendita nel 2026 si collocano in larga parte tra circa 700.000 e 3.000.000 euro, con estremi più bassi e più alti in casi specifici. Hotel 2–3 stelle “normali” da 30–40 camere (Cervia paese, Pinarella, Tagliata) hanno richieste tra 700.000 e 1,5 milioni. A Milano Marittima per le prime location mare vi sono diversi annunci per hotel 3–4 stelle con 40–70 camere fronte mare o vicinissimi alla spiaggia che indicano prezzi tra 1,9 e 3,3 milioni di euro. in questa articolo immagini Shutterstock

Gabriele Drudi, consulente immobiliare
I musei Byron calamita di visitatori Quasi 30mila presenze in un anno

“Questi Musei non sono solo un tesoro per Ravenna, antica capitale romana e bizantina, e per l’Italia ma per tutto il mondo”. Le parole sono del ‘The Guardian’, il prestigioso giornale inglese e sono forse le più significative del primo anno di vita dei Musei Byron e del Risorgimento che, inaugurati il 29 novembre 2024 dal Presidente della Cassa Antonio Patuelli e dal Presidente della Fondazione Ernesto Giuseppe Alfieri, hanno festeggiato il primo compleanno con un bilancio straordinario di presenze di visitatori e visitatrici (circa 30mila), di visite istituzionali di primissimo livello, di attenzioni dei grandi media nazionali ed internazionali, di consensi della grande critica mondiale e di prestigio considerevolmente accresciuto in questi primi dodici mesi di vita. I dati sottolineano come la scelta allora fatta di insediare nel Palazzo storico acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, allora presie-

L’impatto positivo del passaggio dei reali inglesi il 10 aprile 2025

duta da Lanfranco Gualtieri sia stata azzeccata e ora venga portata avanti dalla presidente della Fondazione Mirella Falconi Mazzotti.

E se è indubbio che il punto più alto della parabola del 2025 sia stato raggiunto con la visita dei reali inglesi il 10 aprile 2025, il 27 gennaio scorso nella prestigiosa sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra il grande protagonista è stato ancora il Museo Byron, quotidianamente oggetto di interesse da parte dei maggiori media internazionali e degli istituti culturali, in particolare anglosassoni. L’occasione è stata quella di celebrare con autorità, rappresentanti del mondo culturale e media inglesi il primo compleanno del Museo Byron: a Belgrave, quartiere nel cuore di Londra, a pochi metri da Buckingham Palace, l’Italian Byron Society presieduta da Ernesto Giuseppe Alfieri e la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, proprietaria del Museo

Byron e presieduta da Mirella Falconi Mazzotti hanno promosso assieme all’Istituto Italiano di Cultura di Londra ed al Comune di Ravenna un evento culturale di grande rilievo, intitolato ‘Byron: Love, Landscape, Poetry and Hostory in the City of Mosaics’, alla presenza tra gli altri del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra Francesco Bongarrà, di rappresentanti del mondo culturale e sociale londinese e degli esperti ed appassionati di letteratura dell’intero mondo anglosassone. Dopo i saluti istituzionali di Mirella Falconi Mazzotti, Ernesto Giuseppe Alfieri, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna Fabio Sbaraglia e del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra Bongarrà, l’evento è incentrato sul dialogo tra i due Vice Presidenti dell’Italian Byron Society ed esperti di Byron, Diego Saglia e Gregory Dowling, studiosi e docenti universitari di letteratura inglese. Tantissime le autorità presente, ad iniziare dal Console Aggiunta del Regno Unito in Italia Serena Corti e dalla dirigente dell’Ambasciata britannica a Roma Claudia Giunchiglia, che coordinarono ad aprile la visita dei Reali Inglesi ai Musei Byron e del Risorgimento a Ravenna. Una presenza speciale è inoltre quella di John Lytton, quinto Conte di Lytton, discendente diretto di Lord Byron attraverso la figlia Ada.

ha visitato il Museo ravennate. Bond non è un mecenate qualsiasi: vive nella casa che fu di Lord Byron, nella Contea di Nottingham, a Londra, ne conserva a tutt’oggi molti cimeli e nel 2019, quando venne a sapere che a Ravenna si stava lavorando alla realizzazione di un Museo dedicato al grande poeta inglese, decise di donarne una parte importante alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. “Byron visse nella casa in cui abitiamo noi dal 1803 al 1808 - ricorda Bond, che era Procuratore Capo a Londra e ora può dedicarsi a tempo pieno alla sua grande passione di collezionista di opere - quando aveva dai 15 ai 20 anni e compose molte delle poesie più belle”. Poesia contenute nell’Hebrew Melodies, la cui prima edizione è custodita nella Sala del Viaggio dei Musei Byron e del Risorgimento.

E tutto questo a pochi mesi dalla donazione al Museo Byron di un bastone da passeggio di George Byron da parte del discendente Geoffrey Bond che con la moglie Dia-

Intanto, i Musei Byron e del Risorgimento sono protagonisti anche in Germania: un ampio reportage di oltre dieci minuti, curato dall’inviata Danielle Mitzman, in cui intervengono gli stessi Diego Saglia e Gregory Dowling, è andato in onda du Deutsche Welle, l’emittente pubblica tedesca di radiodiffusione internazionale. L’emittente, il cui nome significa ‘Onda Tedesca’ è una radio di importantissimo rilievo al pari di BBC, World Service, Voice of America e Radio France Internationale. La Mitzman aveva visitato i Musei lo scorso maggio, in occasione delle iniziative organizzate per il primo volo di British Airways su Rimini grazie all’importante collaborazione con Atp.

nora
Casa Artusi “perno” della

buona cucina

Protocollo d’intesa con la Regione per valorizzare le eccellenze locali

“Scegliete sempre per materia prima roba della più fine, ché questa vi farà figurare”. È nel segno e con le parole di Pellegrino Artusi, moderno padre della Cucina italiana, che si rafforza la collaborazione tra Regione e Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli. Un percorso condiviso che prende avvio con la firma di un nuovo Protocollo d’intesa, nato con l’obiettivo di sostenere ulteriormente la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari, culturali e turistiche regionali. Contenuti e obiettivi del Protocollo sono stati presentati dagli assessori regionali all’Agricoltura, Alessio Mammi, alla Cultura, Gessica Allegni, al Turismo, Roberta Frisoni, insieme all’ex presidente di Casa Artusi, Andrea Segrè. “L’Emilia-Romagna, nel panorama italiano e internazionale, ha un mondo da offrire: dalle eccellenze Dop e Igp ai prodotti tradizionali e ai vini, fino a un patrimonio culturale e paesaggistico diffuso che rende il nostro territorio unico, dal mare all’Appennino”, sottolineano gli assessori Mammi, Allegni

e Frisoni. Che aggiungono: “è un patrimonio a disposizione dei cittadini e dei turisti, su cui questa Regione investe e continuerà a investire in modo integrato, mettendo insieme agricoltura, cultura e turismo. Un’identità forte, che trova nella Cucina italiana riconosciuta Patrimonio Unesco un riconoscimento di valore internazionale e che ha in Pellegrino Artusi una figura capace di raccontare il legame profondo tra cibo, territori e comunità”.

Il risultato netto raddoppia (2,3 milioni) rispetto al dato dell’anno precedente

“L’intesa- spiega Segrè- mette in relazione in modo strategico i tre assessorati di riferimento per Casa Artusi, valorizzando l’eredità del gastronomo di Forlimpopoli che, per primo, intuì l’importanza di raccontare il patrimonio agroalimentare come espressione culturale dei territori. Oggi, anche grazie al recente riconoscimento Unesco, questa visione potrà esprimersi con ancora maggiore forza, contribuendo a promuovere le eccellenze di qualità e il turismo culturale ed enogastronomico dell’intera Regione”.

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Mostre al Museo San Domenico di Forlì per:

Melozzo da Forlì › 2011

Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre › 2013 Liberty. Uno stile per l’Italia moderna › 2014

Boldini. Lo spettacolo della modernità › 2015

Piero Della Francesca. Indagine su un mito › 2016

Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia › 2017

L’Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio › 2018

Maddalena. Il mistero e l’immagine › 2022

L’arte della moda › 2023

Preraffaelliti › 2024

Il Ritratto dell’Artista › 2025

Il Protocollo in sintesi

Gessica Allegni, assessora a cultura, parchi e forestazione Regione Emilia-Romagna

Andrea Segrè, ex presidente Casa Artusi

Valorizzare il patrimonio agroalimentare, culturale e turistico dell’EmiliaRomagna, rafforzandone la promozione in Italia e all’estero. È questo l’obiettivo della collaborazione avviata tra la Regione e la Fondazione Casa Artusi, che punta a sostenere le produzioni di qualità, le filiere agricole regionali e il turismo enogastronomico, anche attraverso iniziative di promozione e comunicazione condivise. Al centro del percorso, il racconto delle eccellenze Dop e Igp, della Food Valley emiliano-romagnola e del legame profondo tra cibo, territorio, cultura e attrattività turistica, anche in occasione di manifestazioni ed eventi di rilievo nazionale e internazionale e attraverso azioni di comunicazione dedicate. Una collaborazione che riconosce in Casa Artusi un punto di riferimento nazionale per la cultura gastronomica e che mira a rafforzare l’immagine dell’Emilia-Romagna come terra di qualità, saperi e tradizioni, capace di coniugare identità, innovazione e sviluppo.

L’Osservatorio su Cucina e Buongusto Italiano

Nel quadro della collaborazione avviata, un ruolo centrale sarà svolto anche dall’Osservatorio Internazionale sulla Cucina e il Buongusto Italiano, istituito dalla Fondazione Casa Artusi come luogo di analisi, ricerca e divulgazione dedicato alla cultura gastronomica italiana, al valore del buon gusto e al ruolo sociale, economico e identitario che la cucina svolge nei territori e nel mondo. Un’iniziativa che si inserisce nel percorso della candidatura Unesco e che punta a rafforzare, anche attraverso dati, studi e riflessioni condivise, il racconto della cucina italiana come patrimonio culturale vivo, diffuso e in continua evoluzione, capace di esprimere il legame profondo tra cibo, comunità e identità locali. in questa articolo immagini da casartusi.it

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n°3 | anno 6 | maggio 2026

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