OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina I
TurismoAffari d’
13 a E D I Z I O N E
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
2014
Con il supporto di
Sponsor ufficiali TM
Viaggi, fatturato e soddisfazione dei clienti del turismo d’affari italiano nel 2013
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina II
II
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
SOMMARIO IL MERCATO ITALIANO DEI VIAGGI D’AFFARI NEL SEGMENTO CORPORATE 1) Misura e analisi del turismo d’affari 2) Dimensione del mercato: i volumi 2.1
Il quadro macroeconomico
2.2
I viaggi d’affari
3) La durata dei viaggi d’affari 4) Il mezzo di trasporto 5) La motivazione del viaggio d’affari 6) Dimensione del mercato: i valori 6.1
Le previsioni di spesa
APPENDICE (NOTE METODOLOGICHE)
IL MERCATO ITALIANO DEI VIAGGI D’AFFARI NEL SEGMENTO CORPORATE 1) Misura e analisi del turismo d’affari L’Osservatorio Business Travel Italia (Obt) ha concluso la sua tredicesima edizione. In questo rapporto è contenuta la sintesi dei risultati e il confronto con i dati rilevati negli anni passati. Promosso dalla rivista Turismo d’Affari, l’osservatorio ha il supporto scientifico e tecnico della Scuola Superiore di Scienze Turistiche e il patrocinio del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna. L’indagine, si è svolta in due distinte tornate – la prima tra giugno e luglio 2013 e la seconda tra novembre e dicembre 2013 – intervistando direttamente i responsabili della gestione dei viaggi di un campione di imprese, stratificato per dimensione e settore produttivo. L’indagine ha riguardato imprese: 1. manifatturiere con almeno dieci addetti 2. di servizi e distribuzione commerciale con almeno cinque addetti. L’osservatorio non comprende i viaggi degli occupati nella Pubblica amministrazione e nell’agricoltura. L’intervista all’azienda, rispetto all’intervista alle famiglie o ai viaggiatori con cui attualmente sono raccolte le informazioni ufficiali sul turismo d’affari, oltre a essere da un punto di vista teorico più appropriato (è l’azienda che compra i viaggi1), permette di approfondire aspetti altrimenti non rilevabili quali: l’“escursionismo” d’affari, le aspettative sulle dinamiche future della domanda, le strategie con cui è gestito l’impiego di questo input intermedio e le valutazioni di chi - nelle imprese - acquista i servizi. Il particolare punto di vista adottato in questa indagine permette, quindi, sia analisi di tipo “macroeconomico” sull’intero sistema, sia analisi di tipo “aziendale” sugli stili di gestione e le preferenze di acquisto. I risultati ottenuti possono così essere usati dai policy maker per valutare la reale dimensione di questo importante mercato, dagli operatori del settore per predisporre un’offerta mirata sulle esigenze dei clienti e dalle stesse imprese che partecipano alla rilevazione per confrontare i propri risultati e/o strategie di gestione.
2) Dimensione del mercato: i volumi 2.1 Il quadro macroeconomico Secondo le proiezioni del Fondo monetario internazionale (Fmi, World Economic Outlook, settembre 2013) nel 2013 il Pil mondiale è cresciuto del 2,9%, un risultato positivo seppure in contrazione rispetto al 3,2% registrato nel 2012. Tra le principali cause del rallentamento l’indebolimento dell’attività economica nei Paesi emergenti che crescono “solo” del 4,4%, condizionati sia da fattori ciclici sia dal ritardo nella rimozioni dei vincoli infrastrutturali. In Brasile si registra il maggiore incremento nel
1 Per una disamina più approfondita si veda: A. Guizzardi (2003) “Misura ed Analisi dei Viaggi nel Segmento Affari”, in: “ Il pensiero e la scienza nel turismo italiano” pp. 75 - 84, Ministero delle Attività Produttive, Direzione Generale per il Turismo, Roma.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina III
III
tasso di crescita tendenziale che passa dallo 0,9% del 2012 al 2,5% del 2013 grazie alla sostenuta dinamica delle esportazioni e soprattutto degli investimenti; la Cina, grazie all’adozione di misure dirette a sostegno della crescita, conferma i maggiori valori assoluti con il Pil in rialzo del 7,6% su base annua. Nei Paesi avanzati l’attività aumenta di poco più dell’1%, un dato in frazionale contrazione rispetto al 2012. Tra le maggiori economie l’unico dato negativo è quello europeo (-0,4%), dove hanno pesato il basso livello degli investimenti fissi, le dinamiche sfavorevoli dei mercati immobiliari e la bassa fiducia dei consumatori. In Giappone si registra la maggiore espansione dell’attività (2%), sostenuta dalla ripresa degli investimenti e dei consumi delle famiglie. In questo quadro il commercio internazionale ha continuato a crescere a un ritmo moderato se confrontato con i tassi a due cifre registrati nel biennio post-crisi (2009/2010): la dinamica tendenziale per il 2013 è infatti prevista al 2,9% contro il 2,7% del 2012. Nei Paesi avanzati l’inflazione è rimasta pressoché invariata; l’aumento dei prezzi dei beni energetici e dei metalli industriali è stato compensato dalla riduzione di quello dei prodotti agricoli. Nei Paesi emergenti la più forte dinamica produttiva ha invece portato maggiori livelli di inflazione. A pesare soprattutto le quotazioni del greggio, che sono salite (nella media annua) di quasi il 7% a seguito dell’aggravarsi della situazione in Medio Oriente. Stando alle indicazioni implicite nei contratti futures, il prezzo del brent dovrebbe però scendere gradualmente nel 2014. Le condizioni sui mercati finanziari internazionali e dell’area dell’euro si sono mantenute nel complesso distese, pur in un contesto di elevata volatilità. L’incertezza sulla prosecuzione dello stimolo monetario negli Stati Uniti ha – nell’anno – innescato un rialzo dei tassi di interesse a lungo termine a livello globale e l’intervento delle autorità monetarie di diversi Paesi emergenti per arginare le pressioni al ribasso sulle valute locali. Per l’Fmi l’evoluzione futura dell’economia mondiale è positiva, con il Pil globale previsto in crescita del 3,6% nel 2014. Il dato potrebbe essere ancora più positivo se non scontasse l’attesa disattivazione di parte delle misure di politica monetaria non convenzionale della Riserva federale e la conseguente instabilità dei flussi di capitale verso i Paesi emergenti con fondamentali macroeconomici più deboli, l’aumento nella volatilità dei cambi e il peggioramento delle condizioni sui mercati finanziari globali. Più favorevole il quadro per il commercio mondiale, previsto in crescita tendenziale del 4,9%. In Italia nel 2013 il Pil è in leggera contrazione; tuttavia Banca d’Italia2 segnala un miglioramento della fase ciclica che apre scenari moderatamente favorevoli per il 2014. Dopo un fine 2012 a -1% di crescita tendenziale, il primo semestre 2013 ha chiuso a -0,5% e il secondo semestre è dato in sostanziale pareggio. L’attività economica in Italia è comunque aumentata meno che in Francia e – soprattutto – in Germania con il risultato che il differenziale di crescita con questi competitor è continuato a peggiorare. Se si prende come termine di paragone il picco ciclico registrato nel primo trimestre
del 2008, il ritardo accumulato dal nostro Paese nel recuperare i livelli pre-crisi è ora di oltre sei punti percentuali (rispetto alla media dei Paesi dell’area Euro). Sul fronte interno sono ancora frenate la spesa delle famiglie – che risente della debolezza del reddito disponibile e dalle difficili condizioni del mercato del lavoro – e l’accumulazione dove la contrazione del comparto costruzioni più che compensa la ripresa degli investimenti nel comparto dei macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto. Stando all’inchiesta autunnale condotta dalle Filiali della Banca d’Italia i piani di investimento delle imprese restano improntati alla cautela; la maggiore accumulazione si registra nelle imprese più grandi (almeno duecento addetti). Continua il trend di espansione degli investimenti diretti all’estero. Secondo Istat3, oltre il 60% dei principali gruppi multinazionali industriali italiani ha dichiarato di aver pianificato nuovi investimenti per il biennio 2012-2013 e la spinta all’internazionalizzazione è rilevante anche per le piccole e medie imprese. I principali Paesi di localizzazione delle attività a controllo italiano (dati 2011) sono il gli Stati Uniti (oltre 198mila), Brasile (oltre centomila), e la Francia (quasi 91mila). In chiave prospettica si registrano diversi segnali positivi. Il clima di fiducia delle Pmi del settore manifatturiero mostra, dal mese di luglio, valori compatibili con un’espansione dell’attività. Anche le attese sull’andamento di produzione e investimenti nel 2014 sono – per tutti i comparti – superiori a quelle registrate nel 2012 per il 2013. Aumenta anche il clima di fiducia dei consumatori grazie soprattutto al miglioramento dei giudizi sulla situazione economica del Paese e dall’attenuarsi del pessimismo circa l’evoluzione futura del mercato del lavoro. Tuttavia va ricordato che i precedenti sondaggi qualitativi rilevano una elevata dispersione delle attese di imprese e famiglie riguardo alla propria situazione economica, un dato che fa ritenere la ripresa ciclica ancora fragile e non generalizzata.
2 Banca D’Italia Bollettino Economico - N. 74, ottobre 2013 (consultabile sul sito bancaitalia.it)
3 Istat, (2013) “Struttura, performance e nuovi investimenti delle multinazionali italiane all’estero”, Statistiche report dic. 2013,
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina IV
IV
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
2.2 I viaggi d’affari
Tav. 1 Viaggi d’affari per destinazione (valori assoluti x1000)
Nell’ambito del quadro congiunturale appena descritto il mercato dei viaggi d’affari delle imprese italiane si è fermato nel 2013 a 29,8 milioni di trasferte, con una diminuzione su base annua di -0,2% (vedi Tav.1). Si tratta di un dato che riflette un quadro economico italiano che, seppure in ripresa, si mantiene ancora debole e solo parzialmente compensato dalla ripresa della crescita dell’economia e del commercio mondiale. Infatti, per il terzo anno consecutivo il dato aggregato sintetizza una dinamica delle trasferte a tre velocità: a un mercato italiano in contrazione (-0,6%) corrisponde infatti un mercato europeo stazionario e un segmento intercontinentale in decisa crescita (3,8%). Il trend sembra riflettere la continua crescita degli investimenti diretti esteri delle imprese italiane. Lo sviluppo di nuovi – e ampi – mercati o il differenziale del costo del lavoro diventano quindi elementi importanti per comprendere la dinamica delle trasferte intercontinentali. L’ampio differenziale di crescita tra viaggi di lavoro internazionali e nazionali è anche spiegato dall’importanza dell’export nel determinare le dinamiche di produzione delle imprese italiane e dell’effetto depressivo sulle performance delle imprese che realizzano il fatturato prevalentemente sul mercato nazionale di fattori come il razionamento del credito, le difficoltà del mercato del lavoro e la conseguente riduzione del reddito disponibile. In ottica pluriennale (vedi figura 1) il dato 2013 avvicina il numero dei viaggi ai livelli del 2001, anno di nascita di questo osservatorio. L’evidenza tuttavia non modifica il trend di lungo periodo che è ancora oggi da considerarsi strutturalmente – e globalmente – in espansione, come confermato da diversi studi4 relativi ai principali Paesi avanzati. Si è allargata la forbice tra la dinamica delle trasferte nazionali e internazionali; dal 2009, infatti, il mercato internazionale ha seguito un trend sostanzialmente stabile, con tassi di crescita tendenziale che sono Fig. 1 La dinamica annuale dei viaggi d’affari (2001 - 2013)
4 World Tourism and Travel Council. (2013). Travel & tourism economic impact 2012. London, UK: World Travel & Tourism Council.
sempre risultati superiori a quelli del mercato nazionale. Quest’ultimo, al contrario, ha perso rispetto al picco raggiunto nel 2007 quasi un quinto del suo spessore, senza mai mostrare inversioni di tendenza negli ultimi sei anni di debolezza congiunturale, un risultato che sembra ricalcare fedelmente quanto avvenuto alla produzione industriale del nostro Paese. Stante questa analogia e le aspettative sulla prossima evoluzione della congiuntura italiana si può però ipotizzare di avere raggiunto il picco negativo e prevedere che anche il mercato italiano tornerà a crescere nel 2014. Una ripresa che, si prevede, non sarà comunque sufficiente a ridurre la forbice tra i due mercati. Il segmento internazionale cresce infatti per fattori non solo congiunturali ma anche per elementi che stanno cambiando strutturalmente il “baricentro geo-economico” delle aziende italiane. Tra questi: la globalizzazione dei mercati e l’integrazione tra aziende sia per implementare strategie di outsourcing della produzione in aree geografiche a minore costo del lavoro sia per delocalizzare la distribuzione e la logistica, o il marketing, le vendite e i servizi post vendita inclusi i centri assistenza e i call center. L’analisi per destinazioni5 mostra inoltre che – in tutti i continenti – i flussi d’affari si stanno spostando dalle destinazioni tradizionali (Brasile, Cina, Germania) a Paesi limitrofi dove si cercano condizioni ancora più competitive. In Asia – che anche nel 2013 è il continente con la maggiore espansione dei viaggi internazionali dall’Italia (+15%) – Cina e Giappone perdono entrambe il 3% delle trasferte a causa del rallentamento della crescita e dei forti progressi degli anni passati. Questa riduzione è più che compensata dalle dinamiche (a due cifre percentuali) nelle altre destinazioni, grazie alla crescita vigorosa degli investimenti esteri soprattutto delle imprese manifatturiere specializzate nei settori tipici del made in Italy6. Stesso quadro in Sud America dove alla crescita del 6% dei viaggi in Brasile, si affianca l’esplosione delle destinazioni “minori” (+20%). A trainare la crescita le trasferte delle imprese industriali attive nei settori riparazione, manutenzione e installazione di macchine ed apparecchiature, nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, e le imprese dei servizi di informazione e comunicazione. In forte crescita anche le trasferte nel continente africano (10%) soprattutto grazie alla (parziale) ripresa dei viaggi verso le destinazioni dell’Africa del Nord per anni bloccate dalle tensioni geo-politiche che hanno interessato l’area. L’America del Nord è l’unico continente a presentare un saldo nega-
5 6
UIC2013: “Indagine sul turismo internazionale”. Aggiornamento ottobre 2013. Istat (2003) Op. Cit
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina V
V
tivo rispetto al 2012. La performance negativa delle trasferte verso to agganciare meglio – e prima – la ripresa dell’economia mondiale come gli Usa (-7%) è in gran parte riconducibile alle difficoltà del mer- dimostra il dato dei primi nove mesi della bilancia dei pagamenti, che cato immobiliare, rallentato dalla crescita del costo dei mutui, che ha visto una domanda internazionale molto superiore nel comparto dei ha pesato sulle trasferte delle tante affiliate italiane attive nel settore beni rispetto a quanto registrato per i servizi. immobiliare. La minore dinamica del Pil limita le performance del continente I viaggi nel settore manifatturiero europeo; la sostanziale stabilità delle trasferte nasconde uno sposta- Anni di contrazione della produzione industriale nel nostro Paese semmento dei viaggi dalle economie più forti a quelle emergenti. Ger- brano incidere solo marginalmente sui viaggi delle aziende manifatmania (-15%), e Regno Unito (-20%) sono le destinazioni più pena- turiere italiane. Il +0,9% registrato nel 2013 si colloca, infatti, entro lizzate dalle difficoltà del nostro comparto dei servizi, mentre la Rus- un trend positivo iniziato nel 2011, che va analizzato alla luce di due sia (+25%) e in generale tutta l’Europa dell’Est registrano performance tendenze contrapposte. molto positive. Unica eccezione la Romania, dove a fronte di una rin- Da un lato pesano le difficoltà di un comparto dove il numero dei novata spinta all’investimento da parte delle grandi multinazionali ita- viaggi tende a diminuire strutturalmente per via della de-industrialiane, sono alcuni anni che si susseguono risultati negativi nella dina- lizzazione e del downsizing del nostro tessuto produttivo. A bilanmica delle trasferte (-30% nel solo 2013). Il dato è compatibile con ciare questo trend l’espansione all’estero delle nostre imprese che conla riduzione della presenza di quelle piccole e Tav. 2 Viaggi d’affari per destinazione e settore; anno 2013 medie imprese italiane che avevano caratterizzato il fenomeno di delocalizzazione produttiva in Romania all’inizio del millennio. Sul piano settoriale (Tav. 2) il dato principale è nel differenziale nella dinamica delle trasferte tra comparti manifatturiero (0,9%) e terziario (-0,6%). Sul risultato hanno pesato sia la cattiva congiuntura italiana – la stagnazione dei consumi privati e le difficoltà del mercato del lavoro – sia la capacità di tagliare o posticipare i costi (e le trasferte) sviluppata da molte imprese transitate lungo la crisi. Va inoltre considerato il maggior grado di internazionalizzazione delle nostre imprese industriali che hanno sapu-
7 Secondo Istat (2013) – Op. cit. - circa il 30% dei gruppi multinazionali italiani attivi nell’industria ha dichiarato di aver realizzato o progettato per il biennio 20122013 un nuovo investimento di controllo all’estero.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina VI
VI
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
tinua a spostare su destinazioni internazionali i viaggi persi sul mercato nazionale7. Per il quinto anno consecutivo i viaggi internazionali delle imprese manifatturiere sono infatti aumentati – nel complesso - più di quelli nazionali (circa il 1,5% contro lo 0,2%). A sostenere le trasferte all’estero è intervenuta, da un lato, la dinamica dell’export, soprattutto nei comparti dei prodotti energetici, nella fabbricazione di mobili e altre industrie manifatturiere tipiche del made in Italy, e dall’altro il fatto che anche in periodi di forte ristrutturazione dei costi non è facile tagliare trasferte sul mercato internazionale, dove il coordinamento del business è più difficile da attuare a distanza, vista l’eterogeneità del sistema linguistico, legislativo, economico, sociale e culturale. Il segmento intercontinentale, in crescita del 6,1%, si è anche avvantaggiato del miglioramento della nostra competitività di prezzo rispetto ai principali competitor europei e dell’espansione della domanda finale nei mercati di sbocco. A beneficiarne soprattutto le trasferte delle imprese del made in Italy. Stabile la dinamica in Europa (-0,2%), coerentemente con una dinamica del Pil e dell’export meno positiva di quella mondiale. Va anche segnalata la difficile situazione di alcuni Paesi dell’UE orientale – Romania in testa – che da alcuni anni stanno perdendo quote importanti delle trasferte guadagnate durante le de-localizzazioni produttive di inizio secolo. Il peggiore consuntivo si registra tuttavia sul mercato interno, dove i viaggi del manifatturiero crescono nel complesso dello 0,2% ma con il comparto regionale in flessione di 0,8 punti percentuali. Si tratta di un dato positivo che sembra più un effetto “statistico” causato dalle tante trasferte perse durante la crisi che una indicazione di un miglioramento congiunturale. Nel 2013, infatti, sia la produzione sia l’occupazione industriale nazionale hanno continuato a diminuire, a tassi decrescenti rispetto al 2012 ma pur sempre negativi. Tra i comparti più negativi quelli dell’energia e dei beni strumentali e durevoli. La dinamica dei viaggi è stata rallentata anche dalle performance negative del settore delle costruzioni, penalizzato da un calo dell’attività in atto da diversi anni e che ancora non mostra segnali di inversione. In sintesi, l’industria nazionale perde occupati e produzione ma non viaggi grazie all’espansione sul segmento internazionale dove si “pagano” con le trasferte i vantaggi di operare su nuovi mercati o con costi del lavoro più bassi. I viaggi nel settore terziario Continua la contrazione dei viaggi nel terziario (-0,6%), sebbene il dato sia in netto miglioramento rispetto a quanto registrato nei due anni precedenti. La debole congiuntura del mercato nazionale, dove si origina la maggior parte dei viaggi del comparto, e la forte propensione all’investimento all’estero della manifattura hanno continuato a penalizzare il settore della distribuzione e a sottrarre opportunità di business alle aziende dei servizi. Inoltre, l’immaterialità del “prodotto” e la maggiore necessità di incontri collettivi legati alla progettazione/implementazione del servizio hanno incentivato un uso sempre più frequente delle nuove tecnologie per la comunicazione a distanza.
Le difficoltà risparmiano il segmento internazionale, che fa registrare un incremento del 0,5% nel dato aggregato. Crescono soprattutto le trasferte europee (0,6%). Il miglioramento della percezione del rischio Paese, anche connesso alla riduzione degli spread sui titoli decennali, ha giovato alla integrazione tra aziende soprattutto tra quelle attive nel comparto finanziario generando nuove necessità di mobilità. Inoltre, il calo delle trasferte delle imprese dei servizi alle imprese verso Germania e Regno Unito è più che compensato dalla buona performance del comparto della distribuzione nei Paesi dell’Est europeo. Tiene il segmento intercontinentale (0,2%) che se, da un lato, si è avvantaggiato del dinamismo del commercio mondiale, dall’altro è stato penalizzato dall’apprezzamento del cambio effettivo nominale dell’euro rispetto alle principali valute. Debole il mercato interno (-0,8% nel dato aggregato), dove oltre alla stagnazione delle commesse legata alla delocalizzazione della manifattura e alle difficoltà congiunturali, ha pesato la rinnovata spinta all’integrazione tra imprese europee. Questa oltre a spostare trasferte dal mercato regionale/italiano a quello europeo ha anche aumentato la capacità di razionalizzare il processo produttivo e in knowhow di diversi uffici viaggi con ricadute sia del numero sia sulla spesa per trasferte. Tiene, almeno in termini relativi, il mercato delle trasferte in Italia sostenuto da una performance meno negativa della distribuzione commerciale che – nel secondo semestre – ha viaggiato di più che l’anno passato. Il dato può essere ricondotto al miglioramento delle condizioni congiunturali anche se, più probabilmente, si tratta di un solo effetto statistico connesso alla dinamica molto negativa che i tali viaggi hanno mostrato negli ultimi due osservatori.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina VII
VII
3) La durata dei viaggi d’affari
Tav. 3 Viaggi d’affari per durata
Nel 2013 rimane stabile la durata media dei viaggi d’affari delle imprese italiane. Come evidenziato nella Tavola 3, il risultato si forma per l’agire di due dinamiche contrapposte. Infatti, sia le trasferte più lunghe sia l’escursionismo d’affari aumentano più del dato complessivo (rispettivamente 0,5% e 0,9%), bilanciate da un perdita consistente del numero di trasferte di uno o due pernottamenti (-1,3%). Queste rimangono comunque le trasferte più frequenti, con una quota di mercato vicina al 42%. Il dato sottolinea sia la complessità del mercato dei viaggi d’affari sia la sua diversità rispetto al mercato leisure; a tali trasferte si accompagna infatti la domanda di servizi ad altissima effiTav. 4 Viaggi d’affari per durata (prospettiva settoriale); anno
e/o della complessità del trasporto. I risultati per macrobranche produttive (vedi Tav. 4) non mostrano particolari differenziazioni rispetto al quadro generale; in tutti i segmenti “soffrono” soprattutto le trasferte brevi con pernottamento. Per le aziende dei servizi qui si concentra il maggiore arretramento (-1,9) sia per le maggiore frequenza di viaggi nazio2013 nali sia per la maggiore possibilità di sostituire escursioni d’affari a più costosi viaggi con pernottamento. Nell’industria la maggiore esposizione al mercato internazionale fa aumentare soprattutto le trasferte più lunghe. Nella stasi dei viaggi con uno o due pernottamenti gioca anche un ruolo la perdita di viaggi verso i Paesi europei.
cienza per garantire il raggiungimento degli obiettivi della trasferta in tempi spesso contingentati. La dinamica delle trasferte più lunghe è sostenuta dalla buona performance del segmento internazionale e dall’aumento della durata media delle trasferte intercontinentali. Il consolidarsi dei rapporti commerciali e di produzione con i Paesi emergenti tende infatti ad aumentare la permanenza media e anche gli uffici viaggi difficilmente possono ridurre in modo significativo la durata del viaggio visto il minor ventaglio di servizi di trasporto. La crescita delle trasferte brevi (0,5%) è inattesa dato sia il crollo del numero di trasferte sul mercato interno (a corto raggio) sia la sempre più frequente sostituzione dei viaggi brevi con, meno costose, comunicazioni a distanza. A sostenere l’escursionismo d’affari è stato l’aumento di opportunità di trasporto a costo contenuto sulle brevi e medie distanze. In particolare le nuove opportunità di trasporto ferroviario veloce e l’espansione degli orari e delle tratte servite dalle compagnie aeree a basso costo hanno fornito alle aziende nuove possibilità per incidere sul costo delle trasferte riducendo il numero di pernottamenti. Quanto osservato è compatibile con un incremento dell’1% dei pernottamenti rispetto al 2012 che si traduce nella perdita di circa 200mila pernottamenti sul mercato nazionale e nella crescita di circa 1,4 milioni di pernottamenti sul mercato internazionale. Qui si registra una forbice tra risultato del mercato europeo, dove le notti sono stimate in diminuzione di poco più di 400mila, e risultato del mercato intercontinentale in crescita di quasi 1,8 milioni di notti, soprattutto sulle destinazioni “emergenti”. Il fatto che gli uffici viaggi abbiano trovato conveniente prolungare i soggiorni può essere anche guardato come un indicatore indiretto dell’aumento dei costi
7 Dati riferiti ai primi 10 mesi del 2011 e al totale del mercato (inclusa la pubblica amministrazione); fonte stime Aniasa (Quattroruote, allegato al n° 674, Dicembre 2011).
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina VIII
VIII
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
4) Il mezzo di trasporto
Tav. 5 Viaggi d’affari per mezzo di trasporto
Con una crescita del 11% anche nel 2013 il treno fa registrare la migliore performance tra i mezzi di trasporto (vedi Tav. 6). Si tratta di un dato eclatante sia perché il segno positivo si realizza sul mercato complessivamente più difficile (quello nazionale) sia perché questo osservatorio non misura i viaggi delle microimprese e del settore pubblico, notoriamente grandi utilizzatori della ferrovia. La buona performance è legata quasi esclusivamente ai progressi nell’utilizzo delle tratte ad alta velocità che, oltre a (ri)assorbire parte della domanda tradizionale di viaggi su rotaia, ha continuato a erodere quote del mercato nazionale all’auto e soprattutto all’aereo. Quest’ultimo (-1,1% nel dato complessivo, vedi Tav. 5) è sostenuto solo dal mercato internazionale e in particolare dalle trasferte verso i Paesi emergenti (Asia e Africa in testa). Sul mercato nazionale i quasi 250mila viaggi persi sono dovuti sia alla perdita di Pil e imprese sia all’aumentata concorrenza dell’alta velocità, che ha attuato politiche di prezzo molto aggressive e aumentato l’offerta di tratte e orari8. In flessione anche il mercato del trasporto su gomma, mezzo che nel 2013 è stato scelto per il 47,5% delle trasferte. L’arretramento è pari al -2,3% e oltre 300mila trasferte. Le difficoltà congiunturali hanno spinto molte imprese a dismettere o ridurre il parco automezzi. Le nuove immatricolazioni per noleggio a lungo termine sono infatti scese del 12,7%, mentre le vetture acquistate in proprietà o leasing da aziende sono scese del 19%9 rispetto a un anno come il 2012, quando già si erano registrati crolli simili. L’inasprirsi delle norme fiscali sulla deducibilità hanno determinato un sostanziale spostamento delle preferenze dall’auto aziendale a quella personale del dipendente per via della convenienza del rimborso chilometrico. Anche il previsto piano (triennale) di incentivazione per acquistare auto da lavoro “ecologiche” non è a oggi servito al rilancio delle immatricolazioni, visti i vincoli molto stringenti posti dal legislatore. Sul piano qualitativo si è però stabilizzato il fenomeno del downgrading e downsizing delle flotte e – soprattutto - si è continuato ad allungare la durata media dei contratti di noleggio e del chilometraggio percorso prima della sostituzione. Questo elemento ha limitato la contrazione delle trasferte e permesso alle aziende di ridurre sia i costi di gestione sia gli ammortamenti. Anche nel 2013 quindi l’effetto più evidente è quello di sostituzione tra mezzi di trasporto che – sul mercato interno – sta ormai strutTav. 6
turalmente modificando le abitudini di viaggio delle imprese italiane. Se ne avvantaggia soprattutto il trasporto su rotaia ad alta velocità la cui quota del mercato rail (segmento business) è salita di quasi otto punti percentuali raggiungendo il 68%. È anche ripresa l’emorragia di passeggeri dal trasporto aereo verso il treno ad alta velocità. Il continuo sviluppo di schemi di pricing aggressivi, in grado di premiare la trattativa e il know how degli uffici viaggi e delle Tmc, oltre al moltiplicarsi delle tratte servite e degli orari, verosimilmente continuerà a dare nuova energia al trasporto su rotaia. Anche la riduzione del parco auto ha dirottato preferenze sul trasporto ad alta velocità. Il vantaggio in termini di tempi di spostamento è in taluni casi molto evidente e ha riproposto il tema della riduzione dei budget per trasferte agendo sul numero di pernottamenti, come dimostra la crescita dell’escursionismo d’affari. La dinamica disgregata per settore (Tav. 6) evidenzia come le difficoltà del trasporto su gomma dipendano principalmente dalla contrazione nel terziario. Tra i “grandi utilizzatori” di auto più colpiti figurano le piccole imprese focalizzate sul mercato nazionale e regionale, che risentono dalla stagnazione dei consumi e Viaggi d’affari per mezzo di trasporto (prospettiva settoriale); anno 2013 dalla contrazione della domanda di servizi alle imprese. Nello stesso segmento diminuiscono i viaggi aerei (-2,2%) a favore dei viaggi su rotaia, un effetto di sostituzione evidente anche nel comparto industriale dove, stante la crescita di viaggi all’estero, ci si sarebbe attesi un incremento dei passaggi aerei di ben oltre lo 0,4% osservato.
8 Secondo Uvet - American Express (2013) “Business travel survey 2013”, nei primi nove mesi de 2013 il costo medio dei biglietti ferroviari si è ridotto dell’8% anche grazie alla concorrenza portata da Ntv. 9 Dati riferiti ai primi nove mesi del 2013; fonte Dataforce (Quattroruote, allegato al n° 699, Dicembre 2013).
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina IX
IX
5) La motivazione del viaggio d’affari L’analisi per motivazione (vedi Tav. 7), mostra un quadro ben segmentato dove crescono soprattutto i viaggi individuali per incontrare clienti e fornitori (1,1%) che ora rappresentano quasi due terzi del mercato. Tra le altre motivazioni si segnala soprattutto il crollo verticale delle trasferte legate alla necessità di comunicazione e formazione (-5,6%), mentre la buona dinamica delle trasferte internazionali permette di limitare a -2,8% il calo delle trasferte per recarsi alle fiere. Anche nel 2013 va infatti segnalata la forbice tra i risultati delle fiere internazionali (positivi) e risultati delle fiere nazionali (negativi). I bilanci 2013 delle fiere italiane sono anche zavorrati dalla dinamica molto negativa delle trasferte per congressi e lancio di nuovi prodotti, segmento nel quale i contenitori fieristici hanno da tempo diversificato parte della produzione. Il calo di quasi sei punti percentuali del segmento “altro10” ha un rilievo particolare, perché certifica le difficoltà delle imprese che operano sul mercato Tav. 7 Motivazione del viaggio d’affari nazionale costrette, dal protrarsi della congiuntura negativa, a tagliare anche quelle trasferte che sarebbero strategiche per cogliere la futura ripresa dell’economia. Per ritrovare una crescita del segmento congressuale sembra dunque occorra attendere la piena ripresa dell’economia nazionale, un’ipotesi che apre, però, un circolo vizioso che può essere interrotto solo da investimenti esogeni (dall’estero) in innovazione di processo, di prodotto e nel capitale umano. Non è infine possibile avere stime specifiche per il mercato dell’incentive per via del basso nume- lezza del quadro interno limita la crescita tendenziale del terziario ro di trasferte che lo caratterizza. Tuttavia, la performance dovrebbe (rispettivamente 0,8% e 0,1%). essere in linea con il -5,6% del dato aggregato; in periodi in cui si Più accentuata la forbice nei segmenti fiere e “altro”. Le crescenti riduce l’occupazione o si chiede la cassa integrazione vi è infatti il opportunità di vendere prodotti industriali a fasce sempre più larrischio che dai viaggi incentive scaturiscano più facilmente proble- ghe della popolazione mondiale, spingono le aziende del made in mi di gestione del personale che non benefit. Italy (alimentare, abbigliamento, prodotti in cuoio, in legno…) a freTengono (+0,2%) le trasferte per riunioni aziendali nonostante le quentare fiere all’estero. La dinamica ha accelerato soprattutto nei difficoltà delle imprese del terziario, il segmento che ne esprime la grandi Paesi (Cina, India e Brasile) e ha premiato gli sforzi di diverquota maggiore. Il risultato si determina anche per ragioni struttu- sificazione geografica di alcuni dei principali enti fiera italiani. rali legate alla crescente internazionalizzazione delle nostre aziende. Anche nei viaggi collettivi per congressi, incentive e lancio nuovi proNell’attività di una multinazionale dei servizi o della distribuzione dotti il differenziale è verosimilmente legato alla situazione conil coordinamento tra casa madre e le filiali nazionali ha un ruolo cen- giunturale italiana. Il dato certifica la minore propensione delle trale e le trasferte sono difficili da ridurre per via della maggiore dif- imprese più provate dalla crisi – perché focalizzate sul mercato nazioficoltà di comprendere/comunicare/coordinare il business in Paesi nale – a investire in innovazione e formazione. con sistemi legislativi, economici, sociali e cultuTav. 8 Motivazione del viaggio d’affari (prospettiva settoriale); anno 2013 rali tra loro differenti. Il quadro per settori produttivi (Tav. 8) mostra il peso sulla dinamica per motivazioni dei differenziali tra fondamentali economici del resto del mondo e italiani. L’espansione sui mercati esteri della manifattura si riflette nella crescita dei viaggi legati alle necessità produttive (2%) e di coordinamento delle produzioni (0,3%), mentre la debo-
10 Formato per circa due terzi dal segmento congressi, il 25% da trasferte per lancio di nuovi prodotti e da circa l’8% da viaggi incentive, una tipologia di viaggio realizzata quasi esclusivamente dalle aziende con più di 250 addetti.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina X
X
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
6) Dimensione del mercato: i valori Nel 2013 la spesa per viaggi d’affari delle imprese private italiane a prezzi correnti è salita a quota 18,8 miliardi di euro (vedi Tav. 9), in crescita del 2,1% rispetto ai livelli dell’anno precedente. Nel dato sono comprese tutte le spese che le aziende manifatturiere con almeno dieci addetti e di servizi con almeno cinque addetti, imputano a bilancio come costo dei viaggi d’affari. Si tratta di un risultato che Tav. 9 Spesa per viaggi d’affari (mln. di euro)
va oltre la sua dimensione numerica: infatti l’incremento – superiore al tasso di inflazione – è ottenuto in un anno in cui non sono aumentate le trasferte e l’euro si è rafforzato rispetto alle principali valute estere rendendo più economico viaggiare e pernottare in molti Paesi. Al netto di tale effetto la spesa sarebbe cresciuta del 2,5%. La componente internazionale traina la crescita, con un avanzamento del 4% sostenuto sia da una componente reale – la crescita quantitativa delle trasferte intercontinentali e l’incremento nei pernottamenti – sia da una componente di prezzo anche legata alla crescita dei costi del petrolio. Secondo Istat11, nel 2013 l’aumento nel costo medio dei biglietti intercontinentali è stato del 2,6% e ancora più alto sulle tratte europee. In diminuzione la spesa nazionale (-1,3%), un dato negativo su cui pesa sia il calo delle trasferte, sia della riduzione del numero di per-
nottamenti sia l’emorragia di passaggi aerei a favore della – meno costosa – alta velocità. In questo caso l’effetto di prezzo legato alla crescita dei costi di trasporto terrestre e alloggio è stato molto meno rilevante degli anni passati: a fronte di un incremento medio dell’1,5% del prezzo della camera il costo medio del carburante è infatti sceso dell’1,7%.
Fig. 2 Dinamica annuale della spesa per viaggi d’affari: complessiva (sx), per singolo viaggio (dx), (2001- 2013)
11 Istat (2013) Numeri indici Nic per voci di prodotto; consultabili sul sito www.istat.it
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina XI
XI
Passando all’analisi della dinamica della spesa a prezTav. 10 Spesa per viaggi d’affari e variazioni sull’anno precedente (prospettiva settoriale) zi costanti (figura 2 sx) nel 2013 si amplia la forbice tra risultato del mercato nazionale e internazionale ma la spesa media complessiva rimane comunque costante su livelli inferiori a quelli pre-crisi di circa il 18%. Considerata la generale diminuzione di viaggi in volume, si determina un aumento del costo medio della trasferta in termini reali (figura 2 dx), un risultato che conferma il trend iniziato nel 2009 ma che è tuttora inatteso vista la repentina inversione di un precedente trend, che ha diminuito il costo medio della trasferta di ben venti punti percentuali durante una crisi congiunturale con la domanda di trasferte in calo, il prezzo delle materie prime e il costo del lavoro in discesa, oltre ad una crescente attenzione a contenere i costi da parte della aziende. Le ragioni di tale crescita si possono trovare nel fatto che durante gli anni di crisi non si è ridotta la popolazione di chi fornisce servizi anche al mercato business (si pensi, tra l’altro, all’online, al low-cost e ai nuovi operatori su rotaia), ed è inoltre aumentata la complessità del servizio erogato a imprese sempre più integrate nella catena globale del valore e quindi orientate a mercati nuovi (e lontani). I fornitori di servizi si sono quindi trovati nell’impossibilità di garantire alle aziende il recupero dei margini di efficienza e competitività che sono riusciti a garantire dal 2007 al 2009 (talvolta anche a scapito della loro redditività). I prezzi medi reali della trasferta media sono quindi aumentati costantemente dal 2010 trainati sia dalla crescita delle più costose trasferte internazionali sia dalla necessità di recuperare margini, non più comprimibili, da parte dei fornitori di servizi. Sul mercato sono stati lanciati/rinnovati servizi a valore aggiunto (si pensi al reporting, al green, alle nuove classi di servizio eccetera), e sviluppate nuove politiche di pricing per recuperare margini per trasferta. Questo trend e l’atteso consolidamento della ripresa economica, permettono di essere ottimisti sui futuri bilanci dei fornitori di servizi travel. Nell’analisi per produzioni omogenee (vedi tavola 10), si evidenzia la crescita della sola spesa per trasferte del segmento manifatturiero dove si concentrano le trasferte più costose: quelle intercontinentali e per visitare fiere. In espansione soprattutto la spesa delle industrie del made in Italy in concomitanza sia della crescita dell’export sia di una forte propensione a delocalizzare parte del processo produttivo in Paesi a basso costo della mano d’opera più distanti – e costosi da raggiungere – rispetto alle tradizionali mete dell’Est Europa. Nel terziario pesano sia la diminuzione del numero di trasferte con il maggior numero di pernottamenti – avvenuta sul mercato nazionale – sia i maggiori gradi di libertà che hanno gli uffici viaggi di tagliare o sostituire con comunicazione a distanza trasferte brevi (nazionali). La crescita della spesa internazionale (+1,8%) è in parte legata all’incremento del numero di viaggi in Europa e dalla loro ricomposizione su destinazioni più costose da raggiungere delle tradizionali Germania e Regno Unito (dove le trasferte sono diminuite in modo rilevante), in parte all’aumento dei prezzi dei biglietti aerei in Europa.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina XII
XII
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
La voce più rilevante nel determinare il Tav. 11 Ripartizione della spesa per viaggi per macrotipologia di prodotto valore del mercato dei viaggi d’affari delle aziende italiane è il trasporto, con una quota del 60% della spesa (vedi Tav. 11). Nel confronto con il 2012 l’aumento complessivo è di 79 milioni di euro (+0,7%) con il risultato negativo del trasporto su gomma (-2,4%) più che compensato dalla buona performance della biglietteria aerea e ferroviaria, in crescita del 2,6%. Continua il buon momento per i vettori aerei che, sul segmento internazionale, aumentano passaggi e fatturato medio grazie alla ricomposizione della domanda di trasferte verso destina- do Istat, op. citata). Opposta la situazione sul mercato nazionale, dove zioni “non convenzionali” e ad aumenti delle tariffe medie. Sono cre- la concorrenza con l’alta velocità ferroviaria ha determinato una sciuti soprattutto i prezzi sulle tratte europee, mentre per le tariffe robusta riduzione di passaggi. L’aumento del prezzo medio della dei voli intercontinentali l’aumento è più contenuto (2,6% secon- tratta nazionale (8% secondo Istat, op. citata) ha però sostenuto parzialmente la redditività delle compagnie. Grazie all’aumento della domanda di trasporto su rotaia si può ipotizzare un’ottima performance del trasporto ferroviario anche se la variabilità riscontrata nelle risposte a questa indagine non ci consente di stimare un dato affidabile sulla dinamica della sola spesa ferroviaria. Scende di circa 101 milioni di euro la spesa collegata al trasporto su gomma (-2,4%). Il dato è in linea con le attese se si considera la diminuzione del numero di trasferte, del parco circolante e la dinamica contenuta dei prezzi del trasporto su gomma. Nel 2013 la spesa indirizzata al settore alberghiero cresce di 230 milioni di euro (+4,8%), con il contributo quasi esclusivo del segmento intercontinentale. Qui l’incremento del numero di pernottamenti più che compensa i risparmi che le imprese hanno realizzato per la rivalutazione dell’euro. In sofferenza il segmento nazionale dove la riduzione della domanda di pernottamenti ha anche limitato la crescita dei prezzi all’1,5%. Sembra tuttavia arrestarsi l’effetto “downsizing” rispetto alla categoria concessa che aveva caratterizzato le revisioni delle travel policy aziendali negli anni più recenti. Questo elemento e la ripresa della domanda di trasferte attesa con l’uscita dalla crisi congiunturale dovrebbe permettere alle imprese dell’accoglienza di recuperare redditività anche sul territorio nazionale. Tav. 12 La previsione per settore
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina XIII
XIII
6.1 Le previsioni di spesa (ora la crescita vera) Nel 2012 il leggero prevalere di aspettative negative dei travel manager sulla dinamica della spesa travel 2013 si è ritenuto determinato dalle tante volte che – nel recente passato – l’attesa ripresa del mercato era stata negata dal perdurare della fase di crisi congiunturale. Si era quindi parlato di “trappola del pessimismo” e previsto un incremento nella spesa aggregata molto vicino al 2,1% effettivamente realizzata, anche a dispetto di uno scenario di congiuntura nazionale ancora debole, incertezza politica, bassa inflazione e rivalutazione dell’euro. Questa crescita sembra sancire la fine della fase ciclica negativa per il mercato del travel, una valutazione forte del fatto che per il 2014 le previsioni dei travel manager sono tornate positive. Nella Tav. 12 è evidente il prevalere degli “ottimisti” sui “pessimisti” circa le dinamiche della spesa nel 2014. Colpisce soprattutto l’esiguo numero di questi ultimi (solo il 6% dei rispondenti), una quota che scende al 3% quando l’analisi è compiuta pesando le risposte per quote di spesa, ovvero dando alle risposte un peso proporzionale alla spesa gestita. Il saldo tra ottimisti e pessimisti è dunque positivo e sostanzialmente identico ponderando o non ponderando le risposte con le quote di spesa, a indicare che nel mercato l’ottimismo è ben distribuito tra piccoli e grandi consumatori di viaggi. Il netto prevalere delle valutazioni di spesa stazionaria (che raggiungono il 76% del mercato) sembra indicare che la crescita nel 2014 sarà di entità limitata12. La valutazione va però corretta considerando diversi elementi, anche connessi alla modalità di indagine. Nel dato per quote di spesa pesa maggiormente il giudizio di travel mana-
12 Anche secondo Airplus (2014), “Trend letter 1: il mercato dei viaggi d’affari nel 2014”, la maggioranza dei travel manager italiani prevede spese stabili nel 2014.
ger in organico a uffici viaggi con un grande know-how e possibilità di intervento. È quindi possibile che nelle loro valutazioni “stazionarie” vengano scontate le attese per significativi risultati della propria attività di gestione o, più banalmente, “l’inopportunità” di certificare – in una indagine statistica – che la spesa aumenterà in un periodo in cui il protrarsi della condizione di “crisi” ha aumentato la pressione a “razionalizzazione” i costi di trasferta. Queste ipotesi comportamentali, che hanno avuto conferma nel pessimismo registrato l’anno passato, portano a considerare i travel manager intervistati “molto prudenti” nell’esprimere le loro valutazioni. In sintesi quindi si ritiene che il quadro presentato sia compatibile con un mercato 2014 in crescita di una percentuale compresa tra i 3 e i 5 punti percentuali. Nell’analisi disaggregata per settore merceologico si intravedono le caratteristiche dell’attuale fase congiunturale, dove la ripresa nella produzione industriale è ancora troppo indirizzata all’export per “agganciare” la produzione di servizi alle imprese in Italia. Così – come avviene da anni – gli ottimisti prevalgono soprattutto nell’industria (+23% per entrambi i saldi ponderato e non ponderato), mentre le attese nel terziario sono più improntate al pessimismo. Se si considera che la manifattura esprime quasi il 60% dei viaggi internazionali e solo il 25% dei viaggi in Italia, sembra evidente che, anche per il 2014, l’asse portante della ripresa della spesa travel sarà il mercato internazionale. La valutazione è anche suffragata dal fatto che tra le imprese del terziario quelle che si attendono meno difficoltà sono grandi multinazionali: il saldo tra ottimisti e pessimisti (6%) sale infatti al 10% quando si ponderano le risposte per i viaggi movimentati.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina XIV
XIV
OSSERVATORIO BUSINESS TRAVEL
Allargando la prospettiva temporale si riescono a valutare meglio le dinamiche dell’attuale fase di espansione. In Tav. 13 si sono incrociate le valutazioni prospettiche delle imprese, con il risultato da loro realizzato nel 2013, ottenendo, di fatto, un confronto sul triennio 2012-2014.
Tav. 13 Confronto tra dinamiche presenti e prospettiche della spesa (quote di spesa)
I dati si riferiscono a risposte pesate per la spesa travel amministrata, rispetto alla quale l’elemento principale che caratterizza il triennio si conferma essere il passaggio da una fase di volatilità nelle risposte a una di estrema stabilità. Ben il 76% del mercato è orientato a confermare i livelli attuali di spesa per il futuro anche se tale quota è – come detto – condizionata da una forte una propensione alla prudenza dei rispondenti. A tale proposito si noti anche che – caso unico nella ultradecennale esperienza di questi sondaggi – nessun travel manager ipotizza il “salto di stato”, ovvero il passaggio da un anno negativo/positivo a previsioni positive/negative. Tra le aziende che hanno sperimentato due anni consecutivi di spesa in costante aumento o diminuzione prevale nettamente chi ha registrato e prevede aumenti (il 21% del mercato contro appena il 2%). La preponderanza del trend positivo è un altro elemento che rafforza l’ipotesi di un mercato che nel 2014 salirà tra il 3% e il 5%. L’ago della bilancia per avvicinarsi all’estremo superiore o a quello inferiore è costituito dalle imprese del terziario, quelle più focalizzate sul
mercato italiano, che rappresentano la maggior parte del 31% di mercato che dopo un 2013 in diminuzione dichiara prospettive stazionarie sul 2014. In questo caso prevedere una spesa “stazionaria” significa attendersi un miglioramento del trend sperimentato nel 2013, miglioramento che si crede sia fondato sulle attese per un’inversione dell’attuale quadro congiunturale negativo. Tuttavia, la crescita del Pil italiano può realizzarsi in due scenari che implicano differenti prospettive di crescita della spesa travel. Se il Pil sarà ancora trainato dal solo export (dall’attività di delocalizzazione), la ripresa della dinamica delle trasferte sarà più lenta, appesantita da un mercato nazionale ancora negativo. Se, viceversa, vi sarà anche un aumento dell’attività industriale e quindi una ripresa della domanda di servizi alle imprese e del reddito nazionale disponibile, allora la dinamica del mercato dei viaggi d’affari sarà più vicina all’estremo superiore.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina XV
XV
APPENDICE (NOTE METODOLOGICHE) L’indagine ha come obiettivo la misura della spesa per viaggi d’affari da parte delle imprese italiane definita come il totale dei costi per viaggi registrati a bilancio. Le risorse disponibili hanno imposto di escludere le imprese agricole, il pubblico impiego e le micro imprese dall’universo di riferimento che è pertanto limitata alle “sole” imprese private di dimensione superiore a dieci addetti (nell’industria) e cinque addetti (nel terziario). L’universo è definito ricorrendo all’archivio Asia 2011 e rappresenta circa il 26% delle imprese e il 72% degli addetti. Per l’indagine si è scelto un piano di campionamento stratificato a uno stadio come usualmente avviene nelle indagini presso le imprese. La previsione di realizzare un numero compreso tra cento e duecento interviste ha consigliato di limitare il numero degli strati a quattro; come
variabili di stratificazione sono state considerate la dimensione (meno di 250, e 250 o più addetti) e la classificazione produttiva (industria e servizi). Nella scelta si sono considerati i risultati ottenuti nelle precedenti indagini che hanno anche consentito di ottenere una stima preliminare della varianza di strato utilizzata per determinare la numerosità campionaria rispetto alla classificazione produttiva. Rispetto alla dimensione si è invece vincolato a priori la numerosità complessiva nei due strati (grandi imprese e Pmi) a 1/2. La scelta è stata dettata dalla volontà di garantire maggiore controllo della variabilità campionaria nelle imprese più grandi (economicamente più rilevanti). L’indagine si è chiusa il 27 dicembre 2013 con 106 rispondenti. Il processo di raccolta dei dati ha riguardato circa 1500 aziende di cui 128 rispondenti l’anno precedente, e le rimanenti 872 scelte casualmente. La redemption complessiva è del 7,1% ma scende al 2,2% se si considerano le sole aziende non rispondenti l’anno precedente. La frazione di campionamento complessiva è pari allo 0,001% e sale al 1,5% se si considerano le imprese con più di 250 addetti. Il processo di verifica della coerenza interna delle risposte è basato sull’analisi delle somme percentuali e sul controllo dei rapporto tra spesa in viaggi d’affari e addetti e/o fatturato. Le imprese che presentavano valori considerati anomali perché superiori a tre volte lo scarto quadratico medio di strato, sono state ricontattate. Il trattamento della mancata risposta parziale è stato affrontato dapprima visitando i siti internet delle aziende e imputando le informazioni mancanti qualora pubblicate. Successivamente si è ricorsi a metodologie hot-deck dopo avere determinato le classi di imputazione in base alle variabili: Ateco, addetti, e costo medio del singolo viaggio (classi). Nel caso fossero tali informazioni a mancare, si è provveduto a contattare il non rispondente; solo nel caso di ulteriore non risposta si è imputato dato attraverso correlazioni con variabili note e (quando disponibili), con le informazioni comunicate nelle indagini precedenti. L’indagine statistica è svolta mediante due rilevazioni distinte entrambe condotte via e-mail o con questionario elettronico. La prima indagine – conclusa il 21/07/2013 – ha raccolto informazioni sulla struttura dei viaggi, la seconda – conclusa il 27/12/2013 e condotta mediante due questionari differenti – è servita sia per raccogliere le risposte di chi non aveva partecipato in precedenza sia per confermare i dati raccolti nella prima tornata di interviste e raccogliere indicazioni più precise sulle dinamiche per il 2014.
La 13a edizione dell’Osservatorio Business Travel promosso da Turismo d’Affari è stata realizzata da Andrea Guizzardi e Giovanni Angelini.
OBT 2014.qxd
22-01-2014
11:08
Pagina XVI
TurismoAffari d’
Sponsor ufficiali TM
Con il supporto di