Dossier “intelligenza artificiale”: passi avanti nel retail
Gennaio - Febbraio 2026
Che 2026 sarà?
Consumi blandi, ma le catene corrono
Analisi sui centri commerciali: solo l’11% usa un’app
Editoriale
CARCERE E RETAIL, IL MAGICO PONTE DEL LAVORO
A metà gennaio ho ricevuto un invito insolito da Laura Galdabini, responsabile Ufficio stampa di Confimprese. L’Associazione ha organizzato un pomeriggio presso il carcere di Bollate (Mi), per avvicinare i detenuti al mondo del lavoro, alle imprese del retail. All’iniziativa era possibile invitare la stampa, “perché non vieni?” mi ha chiesto Laura. Ho aderito senza incertezze. E ho fatto bene.
Dopo un veloce pranzo presso l’ottimo ristorante “In galera” che impiega detenuti tanto in sala che in cucina, abbiamo varcato il cancello che apre all’area di detenzione. E si è aperto un mondo. A cui ci ha introdotti il direttore della casa di reclusione, Giorgio Leggieri, persona di straordinaria visione e professionalità. Il percorso seguito nel carcere è illustrato dal servizio fotografico, pubblicato alle pagine 54-55 di questo numero. Ciò che qui mi preme raccontare è che quello di Bollate è davvero un esempio virtuoso di gestione delle persone, dei detenuti lì reclusi, ma anche degli educatori e del personale che presta servizio. In carcere si deve vivere, tra mille difficoltà a ristrettezze, senza mai dimenticare quel passo dell’articolo 27 della nostra Costituzione che recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”
E la rieducazione a Bollate passa attraverso il lavoro. Che è visto e vissuto come la chiave di volta per arrivare a una “seconda occasione”. Al reinserimento sociale: la detenzione come pena e punizione che però consenta un’effettiva rieducazione e un vero riscatto.
Gli incontri avuti in quel pomeriggio rimarranno nel cuore e negli occhi di tutti coloro che hanno partecipato. Le storie di detenute e detenuti, i loro errori, anche gravissimi, sono alle spalle, affievoliti ma mai sopiti nelle coscienze, dopo anni, decenni di carcere.
Ma si pensa al futuro, con la voglia di uscire, di fare, di partecipare alla vita sociale, lavorare, guadagnare e tornare ad inserirsi nella società.
E il lavoro è tutto. È la via per fuggire da una convivenza opprimente, da ritmi imposti, da spazi limitati. Per questo il lavoro è vissuto con una serietà quasi anacronistica, sbalorditiva. “Mai assenze, mai permessi. Per noi uscire a lavorare è la cosa più importante. E lavorare bene è il modo migliore per guadagnarsi l’uscita di galera”.
Per questo, numerosi responsabili HR coinvolti da Confimprese – spesso in difficoltà nel reperire il personale necessario per coprire i turni dei propri punti vendita – hanno affermato che intendono provare a rompere tabu e pregiudizi e avviare percorsi di inserimento di questa speciale “forza lavoro”. Ci auguriamo possa avvenire, speriamo di poterlo raccontare.
Andrea Aiello
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Anno 21 • numero 1-2 Gennaio-Febbraio 2026
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Options 14 Dal Tabaccaio 18
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Shopping center italiani solo l’11% dispone di una app
Carcere e retail, un'opportunità per tutti
È SEMPRE POLLO-MANIA:
Stock Options
NEUTRAL BUY
OVS
I risultati dei primi nove mesi di OVS, validi fino al 31 ottobre 2025, mostrano una crescita significativa con vendite nette a 1,24 miliardi di euro (+5,8%), un Ebitda rettificato di 152,3 milioni (+12,6%) e un utile ante imposte di 87,8 milioni (+21,5%).
JOLLIBEE
La multinazionale filippina, per ora quotata in patria, ha annunciato l’intenzione di operare uno spin-off delle sue attività internazionali e procedere poi con una quotazione probabilmente a Wall Street
LULULEMON
Lululemon va un po’ in altalena. Sono buoni i risultati del terzo trimestre, ma è ancora aperta la caccia al nuovo Ceo. Il titolo, così, vale circa la metà rispetto a un anno fa. Potrebbe essere un’occasione di investimento.
Wingstop inizia le operazioni in Italia, partendo da Milano. Il brand americano famoso per le ali di pollo, che di recente ha superato i 3mila ristoranti a livello mondiale, arriva in Italia, forte della collaborazione con l’imprenditore e volto televisivo Joe Bastianich (che dall’altra parte dell’Oceano sta accompagnando lo sviluppo americano dell’Antico Vinaio). Il brand debutta il 7 febbraio a Milano in zona Navigli con l’apertura di un pop up (House of Flavor), per poi passare a una vera e propria location nel cuore della città. Nel frattempo, verrà anche attivato il delivery. Sul lungo periodo, la società conta di trovare spazio sul territorio italiano per 40 ristoranti.
PIQUADRO
Il fatturato registrato di gruppo nei primi nove mesi dell'esercizio chiuso il 31 dicembre 2025 è pari a 136,8 milioni (+1,7%) con vendite del canale diretto a +5,3%, mentre il wholesale cala del 17,4%, per il sistema di distribuzione selettiva implementato a partire da gennaio 2025.
BRUNELLO CUCINELLI
I dati preliminari sulla chiusura 2025 mostrano un deciso aumento, +11,5% di ricavi a 1,4 miliardi di euro, che dà fiducia a tutto il lusso. Ma a causa di alcuni downgrade, nelle prime settimane dell’anno il titolo è sceso, anche a causa dei realizzi.
JD SPORTS
Le previsioni su un 2026 non troppo esaltante frenano la performance di Jd Sports, il colosso inglese dello streetwear. Circa i conti, l’utile lordo a fine anno scende un po’, a 849 milioni di sterline dai 923 dell’esercizio 2024/2025.
PRIMARK
Associated British Foods, che controlla Primarlk, ha lanciato un profit warning a gennaio, specificando che i dati trimestrali comprensivi del periodo natalizio segneranno un calo delle vendite del 2,7%.
NIKE
Le vendite tornano a stabilizzarsi: nel secondo trimestre dell’esercizio 2026 ci sono ricavi per 12,4 miliardi di dollari (+1%). Però va ancora male la redditività, con l’utile netto trimestrale che si è fermato a 0,8 miliardi di dollari, in calo del 32%.
SAKS GLOBAL
Momento complicato per il noto retailer americano, che prima ha dichiarato l’insolvenza (adesione al Chapter 11). Poi un Tribunale fallimentare ha approvato un finanziamento di salvataggio (per 400 milioni di dollari) nonostante l'opposizione del partner Amazon.com
ELENA SORLINI, NUOVO CEO DI
GRANDI STAZIONI RETAIL.
E ARRIVA
IL LUXURY HOTEL A MILANO
Cambio al vertice di Grandi Stazioni Retail: Elena Sorlini è il nuovo amministratore delegato. La manager prende il posto di Francesco Tagliapietra, il cui incarico è durato soltanto dallo scorso maggio. Sorlini, laureata in Bocconi è una manager con una solida esperienza, molto nota specialmente nell’ambito della gestione aeroportuale. Fino allo scorso dicembre, infatti, era Chief Executive Officer degli Aeroporti di Abu Dhabi. La sua nomina avviene a circa un anno e mezzo dal passaggio di proprietà di Grandi Stazioni Retail, avvenuto nel 2024, quando il controllo è passato da Antin a un fondo di investimento gestito congiuntamente da DWS Group e OMERS Infrastructure. Intanto, alla Centrale di Milano, parte il progetto per il primo hotel di lusso in una stazione ferroviaria italiana: l’intervento è promosso da Gs Retail, mentre il partner operativo per la futura gestione e commercializzazione sarà Pacini Group.
CAMBIO AL VERTICE DI ROSSOPOMODORO: LAZZARONI DIVENTA CEO, SARACENO RIMANE COME EXECUTIVE CHAIRMAN
Cambio importante al timone di Rossopomodoro: Alessandro Lazzaroni diventa il nuovo amministratore delegato. Nicola Saraceno, che era in carica come Ceo da inizio 2022, resta al servizio del brand, con l’incarico di Executive chairman. Dunque Alessandro Lazzaroni lascia, dopo quasi quattro anni, il ruolo di Ceo di Crazy Pizza, la catena di pizzerie luxury del gruppo Majestas (proprietà di Flavio Briatore). Ora il manager (con un passato in Burger King, Domino’s, Galbusera, McDonald’s) assume la guida di Rossopomodoro, catena dalle dimensioni più ampie, che deve imprimere un’accelerazione ancora maggiore sullo sviluppo estero. Negli ultimi anni, sotto l’azionista OP Capita, Rossopomodoro ha consolidato la propria presenza sul mercato italiano e rafforzato l’espansione internazionale. Con l’ingresso del gruppo Spoon al 45% del capitale, a settembre del 2025, ha preso avvio la nuova fase di sviluppo e crescita sia in Italia che all’estero, che continuerà a far leva su partnership storiche (Eataly tra tutte, negli Stati Uniti) e guarderà all’apertura di nuovi mercati, sia con ristoranti diretti che con l’utilizzo del franchising.
SCALO MILANO, I
LONATI PASSANO LA MANO. IL 100%
AGLI OLANDESI DI VIA OUTLETS
VIA Outlets ha acquisito il 100% di Scalo Milano Outlet & More, l’outlet a Sud di Milano, fino a oggi proprietà del gruppo Lonati. Il passaggio segna la prima operazione sul mercato italiano di VIA Outlets, operatore internazionale che ha già in portafoglio 12 outlet “premium” (per circa 325.000 mq di Gla) in dieci Paesi, tra cui lo Zweibrücken Fashion Outlet in Germania, il più grande dell’elenco. “L’ingresso nel mercato retail italiano rappresenta una milestone strategica importante per VIA Outlets” ha commentato Otto Ambagtsheer, CEO di VIA Outlets. Al momento non ci sono cambiamenti a livello di governance operativa. “Insieme potremo valorizzare insight paneuropei, competenze digitali e flussi turistici per portare Scalo Milano Outlet & More ad un livello successivo, rimanendo al contempo fedeli al nostro DNA che ci lega all’area metropolitana e ai partner sul territorio” il commento di Davide Lardera, Ceo di Scalo Milano.
MORELLATO COMPRA LE ATTIVITÀ
Nella prima metà dell’anno potrebbe realizzarsi finalmente il passaggio di proprietà di Alice Pizza. La catena, circa 220 punti vendita, è controllata dal 2019 da Idea Taste of Italy (gruppo DeA Capital) della cui exit si discute da tempo. Secondo le ultime indiscrezioni, diversi soggetti sarebbero arrivati alla fase di due diligence. Tra questi, il fondo tedesco Auctus Capital Partners (che ha in portafoglio società collegate al food come The Gustoso Group e Panarium bakery), il gruppo anglosassone Capdesia, una società di investimenti esplicitamente focalizzata soltanto sul foodservice (oggi in portafoglio ci sono Wasabi Sushi & Bento, Gail’s Artisan Bakery, Franco Manca pizza e The real Greek), l’italiana Quadrivio. In lizza ci sarebbe un altro operatore finanziario specializzato, McWin Capital, che ha partecipazioni a livello europeo in diversi brand quali Big Mamma, Burger King, Subway, Popeyes. Eppure, fra gli interessati ci sarebbe anche Cigierre, il colosso friulano controllato da Bc Partners noto per Old Wild West, ma con in portafoglio diversi brand quali Pizzikotto, Smashie, Wiener Haus, America Graffiti, Shi’s.
PIZZA,
I
Morellato ha firmato l’acquisto delle attività italiane del gruppo statunitense Fossil, impegnato in un piano di ristrutturazione. In questo modo Morellato riporta in Italia la distribuzione di noti marchi di gioielleria e orologeria (in proprietà e in licenza) come Fossil, Emporio Armani, Armani Exchange, Michael Kors e Diesel. Con questa operazione, l’azienda italiana presieduta da Massimo Carraro sale a 22 marchi in portafoglio, tra cui Morellato, Bluespirit, D’Amante, mentre dal punto di vista retail conta oggi su una rete di ben 660 negozi. Per quanto riguarda i nuovi brand che arrivano “in dono” da Fossil, Morellato ha fatto sapere che vedrà rivista la strategia di distribuzione, che punterà maggiormente su negozi indipendenti, a matrice famigliare, a scapito delle grandi catene, così da far emergere l’approccio maggiormente consulenziale ed esperienziale dell’acquisto.
LOVE POKE:
MARGINI AL 23%, 18 NUOVE INSEGNE NEL 2026. ECCO LE PRIME APERTURE ALL’ESTERO
Con circa 150 locali e un giro d’affari di 67 milioni di euro, I Love Poke chiude un 2025 positivo e pianifica le prossime mosse per il 2026. Intanto, il progetto estero, annunciato da tempo, entra finalmente nella parte operativa. Nel corso del primo trimestre 2026 sono previste le prime aperture a Lisbona e a Beirut. Le principali voci economiche evidenziano un fatturato complessivo pari a 67 milioni, con una crescita like for like del +6%, un buon risultato in un contesto di mercato rallentato, con ricavi medi per store di 450mila euro. L’ebitda medio per negozio è del 23%. Da segnalare l’incidenza alta del delivery, pari al 24%. Rispetto alla rete dei punti vendita, oggi se ne contano 150 in Italia di cui 102 diretti e 48 in franchising. Un numero che pone I Love Pokè come leader italiano per numero di location. Il brand fondato da Rana Edwards e Michael Lewis ha fissato alcuni punti strategici del proprio piano di espansione, come il focus sulle piccole città, gli investimenti sul Sud e un approccio multi-formato e multi-canale. In arrivo in primavera un flagship store in Galleria de Cristoforis a Milano, con una nuova brand identity.
DISPENSA EMILIA
ENTRA IN LIGURIA. CRESCITA MULTICANALE
CON FOCUS
SUI TERRITORI FORTI
Dispensa Emilia ha chiuso il 2025 con 58 locali e qualche novità in portafoglio. Per il brand fast casual, che dal 2018 è controllato da Investindustrial, il progetto di crescita è avanzato secondo quanto comunicato un anno fa, con una decina di aperture ogni 12 mesi. Lo scorso anno Dispensa Emilia aveva festeggiato i vent’anni e la 50esima apertura. Il locale di La Spezia, aperto a novembre, ha segnato l’ingresso di Dispensa Emilia in Liguria – ottava regione italiana presidiata dal brand. “Queste aperture raccontano bene il nostro percorso di sviluppo,” commenta Alessandro Medi, amministratore delegato di Dispensa Emilia. “Continuiamo a investire nei territori a noi più vicini, come Bologna e l’Emilia, e allo stesso tempo rafforziamo la presenza in aree strategiche come Veneto e Lazio”. In effetti Dispensa Emilia ha ampliato il numero di regioni servite, che ora sono otto, ma prosegue con una strategia equilibrata, volta al consolidamento di territori rodati. Prosegue la modalità di gestione, che al momento non prevede il franchising, ma solo la diretta.
ACCELERATA VERSO I 150 LOCALI
Con un’accelerata avvenuta nell’ultimo trimestre del 2025, KFC conta di raggiungere i 150 locali in Italia, che ormai coprono 17 regioni. Nel periodo settembre-dicembre sono quasi una ventina le aperture messe a segno da KFC. Dando uno sguardo alle operazioni, in Lombardia, già presidiati i principali capoluoghi, c’è spazio per crescere in provincia e sono arrivati i ristoranti a Vimercate, Bellinzago, Mazzano nel bresciano e fino nella provincia di Sondrio. Le Marche, con la recente apertura di Civitanova, sono state l’ultimo ingresso recente. Ora in teoria mancherebbero solo le più piccole, come Basilicata, Molise e Valle d’Aosta. Il giro d’affari del brand, guidato in Italia da Corrado Cagnola, per il 2025 supererà senz’altro i 200 milioni di euro.
Dal Tabaccaio
2030, Milano centro
IN queste ore ho terminato una lettura desolante, illuminante, straordinaria.
“La strada” di Cormac mcCharty fissa le paure di una società traballante e volubile come la nostra rendendole palpabili , la paura di noi poveri umani in balia di pazzi criminali che dominano il mondo attuale legittimati da parti infinitesimali della popolazione globale.
Proprio mentre Davos cristallizza, come nel medioevo, la supremazia del tiranno che vuole tutto per sé e per i quattro pistoleri che lo hanno proclamato re per ricevere in cambio il promesso piatto di lenticchie.
Come facciamo a non sentire quanto puzza il mondo che stiamo vivendo, come facciamo a rimanere a casa XFACTORATI
MASTERCHEFFATI a comprare minchiate dal divano su un sito che le spedirà in barba a qualsiasi logica dall’ altra parte di non so dove SENZA reagire?
Il commercio e il denaro da veicolo di conoscenza e scambio tra le genti nei secoli a strumento di sottomissione .
Torniamo indietro.
Non riconosciamo più il giusto dallo sbagliato. Siamo nel tritacarne.
Per questo La strada è così realisticamente insopportabile. Perché non inventa un altro mondo: prende il nostro, gli toglie il rumore di fondo lo storytelling e lascia solo il rumore secco del metallo che cade a terra. La pistola ha già sparato. Il fumo sale lentamente. E noi siamo ancora lì a chiederci quando comincerà davvero l’apocalisse.
Con l’inaugurazione al Gran Reno di Bologna, Fattoria Toccaferro cambia passo e si appresta a tagliare il traguardo dell’undicesimo ristorante in Italia. “È un punto di svolta importante. Lavorare con un partner come Klépierre, che gestisce alcuni tra i principali centri commerciali italiani in tripla A, significa che abbiamo raggiunto una qualità e una dimensione di riguardo” spiega Daniele Capperi, fondatore di Fattoria Toccaferro. Il nuovo ristorante bolognese segue a stretto giro quello inaugurato nel Lazio, al Valmontone Outlet. “E con questo, nel 2025 fanno cinque nuove aperture, tutte a gestione diretta” prosegue Capperi. Fattoria Toccaferro dichiara uno scontrino medio di circa 23 euro e attualmente la media dei ricavi per punto vendita è di 1,7 milioni. La previsione per il 2026 è di raggiungere 20 milioni di euro di fatturato e di proseguire con un piano di espansione che prevede 10 nuove aperture tra 2026 e 2027, sempre con un focus sui centri commerciali, almeno di fascia AA o AAA.
FATTORIA TOCCAFERRO:
ALTRE 10 APERTURE ENTRO IL 2027. “FOCUS SUI CENTRI COMMERCIALI DI FASCIA ALTA”
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LOCATION EVENTO
EAST END STUDIOS
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ICC si svolgerà in una delle location più suggestive di Milano
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8 min di auto dall’aeroporto di Linate
Registrazione gratuita
La registrazione è riservata esclusivamente ai rappresentanti ufficiali delle catene di foodservice.
LOCATION GALA DINNER E AWARDS
PALAZZO PARIGI HOTEL E GRAND SPA
C.so di Porta Nuova 1, Milano
La Cena di Gala (su invito) e la premiazione degli ICC Awards si svolgeranno il 12 marzo 2026 presso l’hotel 5* Lusso Palazzo Parigi, frequentato abitualmente da celebrità e personalità nazionali e internazionali. Un contesto perfetto per una serata indimenticabile.
11 min di tram dalla fermata M4 Repetti Per sponsorizzare: dircom@edifis.it Per informazioni: info@industrychaincircle.it
L’INDUSTRIA INCONTRA
LE CATENE DI RISTORAZIONE
L’élite dell’Industria e delle catene Food&Beverage
12-13 Marzo 2026 East End Studios - Milano
MCDONALD’S
TAGLIA IL TRAGUARDO DEGLI 800 RISTORANTI
“SUPERMERCATI –TRA PRESENTEPASSATO, E FUTURO”:
GESTIONE E L’EVOLUZIONE DELLA GDO
A un anno dalla pubblicazione, Supermercati – Tra passato, presente e futuro di Gaetano Graziano, edito da Edizioni Il Papavero, si presenta come un manuale dedicato alla gestione del supermercato e all’evoluzione del formato distributivo, inserendosi nel dibattito professionale sulla distribuzione moderna. In una fase in cui la GDO è chiamata a ripensare processi operativi, modelli organizzativi e relazione con il cliente, il volume affronta in modo sistematico temi centrali quali digitalizzazione, automazione, logistica e integrazione dei servizi omnicanale, analizzandone l’impatto sulla gestione dei punti vendita e sulla sostenibilità economica delle imprese distributive. Particolare attenzione è riservata al ruolo del supermercato come infrastruttura territoriale, non solo commerciale ma anche sociale, capace di generare flussi costanti di utenza e di incidere sulla vitalità dei contesti urbani.
Il piccolo Comune di Verdello, circa 8mila abitanti in provincia di Bergamo, segna un grande traguardo per McDonald’s: il punto vendita numero 800 in Italia. Una cifra importante non solo per Big Mac, ma anche per il sistema della ristorazione di catena di casa nostra, visto che McDonald’s è di grand lunga il marchio più diffuso, l’unico ad aver mai raggiunto questi valori. Ed è un numero importante anche per il franchising italiano, dal momento che il 90% dei ristoranti McDonald’s è gestito attualmente da 165 licenziatari. Nel caso in questione, il licenziatario locale (Altachiara Srl) ha raggiunto quota dieci ristoranti nel portafoglio. “L’apertura del nostro ottocentesimo ristorante a Verdello è un traguardo che ci rende orgogliosi, perché racconta una crescita solida, capillare e profondamente radicata nel territorio. Continuiamo a investire in Italia con convinzione: vogliamo arrivare a 900 ristoranti entro il 2027, creando valore lungo tutta la filiera e portando nuove opportunità di lavoro” ha dichiarato Giorgia Favaro, Amministratrice Delegata di McDonald’s Italia.
La società francese di private equity Ardian ha ceduto la maggioranza di Prosol a fondi gestiti da Apollo Global Management. Prosol, che nel complesso genera un fatturato superiore ai 4 miliardi di euro l’anno, è l’operatore francese specializzato nei prodotti alimentari freschi. In Francia, Prosol gestisce circa 450 negozi sotto due insegne principali, Grand Frais e Fresh. Fanno parte del portafoglio altri marchi come La Boulangerie du Marché, Mon Marché, BioFrais mentre in Italia la maggioranza ceduta da Ardian, a cascata si riflette su Banco Fresco e Panfé. Banco Fresco attualmente conta su qualche punto vendita tra Lombardia e Piemonte. Panfè, invece, con circa 25 bakery all’attivo è interessata da un piano di crescita interessante, guidata dall’a.d. Alberto Salvadego. Stando al comunicato di Apollo, gli attuali azionisti di minoranza di Prosol nonché i manager reinvestiranno nel nuovo fondo, rimanendo dunque al proprio posto.
LA MAGGIORANZA DI PROSOL (BANCO FRESCO E PANFÈ) PASSA DA ARDIAN AD APOLLO
News In Breve
PASTICCERIE BORSARI:
PIÙ SPINTA AL RETAIL. NUOVE APERTURE, MA LONTANE
DAI GRANDI CENTRI
IDB Industria Dolciaria Borsari compie 25 anni e traccia la rotta per la crescita al 2030. La società veneta (Rovigo) è specializzata nella produzione e commercializzazione di dolci lievitati, con un focus particolare sui dolci delle feste, con una previsione di fatturato pari a 74 milioni di euro a fine anno (+2% sul 2024) e un obiettivo di toccare 100 milioni entro cinque anni. L’azienda, controllata dalla famiglia Muzzi, nel corso degli anni è cresciuta anche attraverso acquisizioni e oggi sono sette i brand di proprietà di IDB: Giovanni Cova & C. (pasticceria milanese in via Cusani, diversa da Cova Montenapoleone di LVMH), Borsari, Bedetti, Breramilano1930, Muzzi Antica Pasticceria, Tommaso Muzzi e La Torinese. A dicembre è stata aperta la terza pasticceria a Rovigo, mentre nel 2026 e a seguire, sono previste nuove aperture a Verona, poi Ferrara per chiudere il cerchio con Padova, Vicenza e Bologna.
BASICNET:
CON WOOLRICH E SUNDEK
IN ARRIVO 60 STORE.
ANCORA INVESTIMENTI
SU K-WAY
Doppio colpo ravvicinato di Basicnet, il gruppo piemontese controllato dalla famiglia Boglione. Prima è arrivata l’operazione sullo storico marchio di abbigliamento Woolrich. Basicnet ha acquisito i diritti sul marchio per l’Europa e il 100% di Woolrich Europe, società che ne cura la distribuzione e il retail. Poi, è entrato nel portafoglio di Basicnet anche Sundek, iconico brand di costumi da bagno e beachwear. Questi due ingressi apportano in casa Basicnet circa 60 nuovi store, fra monomarca ed outlet. Circa 26 sono gli store Woolrich in Europa. Sundek invece opera 27 punti vendita monomarca in Italia, di cui otto outlet, oltre a sette negozi monobrand tra Spagna, Francia e USA. Questo tesoretto di negozi va ad aggiungersi alla rete del gruppo, che stando all’ultima relazione trimestrale è composta così: 392 fra monomarca e shop-inshop aperti dai licenziatari per Kappa e Robe di Kappa (di cui 131 in Italia); 184 per Superga (di cui 84 in Italia) e 34 per K-Way (23 in Italia).
IL MANNARINO:
Nella seconda metà dell’anno, Il Mannarino aprirà un locale nel pieno centro di Miami. Si tratta di un’operazione particolare, quella condotta dal brand italiano di macelleria con cucina. Il Mannarino, infatti, non aprirà come di consueto su strada o in un centro commerciale, ma troverà posto all’interno di un progetto residenziale di lusso, sviluppato dalla Rosso Development. “Portare Il Mannarino in America è decidere di misurarsi dove il livello è più alto. È smettere di ragionare in termini di comfort zone e iniziare a farlo in termini di ambizione. Potrebbe non andare come è previsto ma la paura di fallire non ha mai fermato nessun vero imprenditore e non fermerà Mannarino” ha commentato sui social Filippo Sironi, fondatore della catena insieme a Gianmarco Venuto
LEGAMI FA GOLA: DEAGOSTINI PORTA IN “CASA” LA QUOTA DEL 42%
Il gruppo De Agostini, controllato dalle famiglie Boroli e Drago, ha acquisito il 42% di Legami, la rete di cartolerie 2.0 fondata dal bergamasco Alberto Fassi. Il passaggio è avvenuto in qualche modo “in casa” perché a vendere è stato un fondo di DeA Capital Alternative Funds SGR.
KLÉPIERRE COMPRA DA CEETRUS IL CASAMASSIMA PER CIRCA 167 MILIONI
Klépierre ha concluso l’acquisizione del parco commerciale Casamassima, il principale shopping center della zona di Bari. A vendere è stata la filiale italiana di Ceetrus. Le parti non hanno comunicato il prezzo di vendita, che però dovrebbe aggirarsi intorno ai 167 milioni di euro, il fair value cui l’immobile è iscritto nell’ultima semestrale di New Immo Holding (controllante di Ceetrus).
OK LA FUSIONE CON UNIBEE: NASCE
IL MARCHIO ETHOS PROFUMERIE BE YOU
È stata formalizzata la fusione tra Ethos ed Unibee, che dà vita a un maxi polo di profumerie, che prenderà il marchio Ethos Profumerie Be You. Mara Zanotto (General manager di Ethos) diventa amministratore delegato, Prospero Giuliano Cannella (oggi direttore generale del Consorzio Unibee) avrà il ruolo di direttore generale, la presidenza è affidata a Franco D’Ettorre.
SARNI RISTORAZIONE RINNOVA A IL PARCO DI CALENZANO
Sarni Ristorazione ha aperto il rinnovato punto di ristoro all’interno del Centro Commerciale “Il Parco” di Calenzano, in provincia di Firenze. L’operazione segna un passo significativo nel percorso di innovazione del brand, che sceglie la Toscana per presentare un format nuovo.
KIABI ACCELERA SULL’ITALIA. ACCORDO CON AVIESSE RETAIL
Kiabi Italia ha stretto un accordo di collaborazione con Aviesse Retail per la gestione e lo sviluppo delle attività legate al real estate sul nostro mercato. Kiabi è il marchio francese di abbigliamento fast fashion per tutta la famiglia, con un occhio particolare al mondo bambino-ragazzo, che fa parte della galassia AFM – Association Familiale Mulliez.
Accendi la luce sulle scelte strategiche.
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Foodservice data intelligence per decisioni a minor rischio
Aurelya è sviluppata da un team con competenze complementari in consulenza, industria e informazione di settore. Il progetto è costruito su solide basi metodologiche e di data governance, con il contributo di Deloitte, Rexim ed Edifis
News Opening
A CityLife in arrivo un doppio store di Zara
Arriverà entro la primavera l’apertura di un grande negozio Zara a CityLife Shopping District di Milano. L’annuncio è stato dato dallo shopping center milanese e si tratta di un tassello importante, nell’ambito della sua strategia di rinnovamento, perché il noto brand del gruppo Inditex andrà finalmente a riempire uno spazio di ampie dimensioni, ormai sfitto da lungo tempo: quello in fondo al piano terra, che in precedenza ospitava Euronics. Addio quindi all’elettronica di consumo, dentro un marchio planetario del fashion. Ad aprire, per l’esattezza, saranno due negozi Zara, dedicati alle collezioni Uomo e Donna, per una superfice complessiva di circa 2.700 metri quadrati (immagine d’archivio).
Tosca: con Merlata Bloom riparte lo sviluppo
Tosca – Eccellenze Toscane ha inaugurato un nuovo punto vendita presso il centro commerciale milanese Merlata Bloom. Per il marchio dedicato alla schiacciata toscana si tratta di una sorta di ripartenza nello sviluppo ed è l’avvio concreto della nuova fase di crescita, promosso dall’ingresso di SAL Service come azionista di maggioranza. Un ruolo di controllo che riguarda tutta la società, compresa Lowengrube. Attualmente Tosca conta su una decina di punti vendita, di cui uno in Francia a Metz. Prossimamente aprirà quello genovese all’interno del nuovo progetto Watefront di Levante. In Toscana è stato chiuso il punto vendita di Lastra a Signa, che aveva un significato simbolico poiché identificava il luogo di fondazione del marchio, a favore però di un locale più moderno in centro a Firenze.
Debutto milanese per Milos Greek Food, il format ispirato alla cucina greca cha ha esordito nella primavera di quest’anno. Il nuovo locale si trova al centro commerciale Milanofiori di Assago, uno dei più trafficati dell’hinterland del capoluogo lombardo, e va a fare compagnia ai due punti vendita già operativi a Roma città. Mentre un quarto locale sta per aprire allo shopping center Porta di Roma. Il locale, di circa 70 mq in formula “mall corner”, è pensato per un servizio rapido grazie ai kiosk digitali, app dedicata, delivery e programmi di fidelizzazione. Il format nasce infatti per avvicinarsi all’idea di street food in salsa greca, fra pita, gyros e souvlaki. Il brand prevede una dozzina di aperture nel 2026.
Milos
Greek Food approda al Milanofiori. Piano per 12 aperture al 2026
News Opening
Bennet e MediaWorld rafforzano la partnership con l’inaugurazione di due nuovi shop-in-shop all’interno degli ipermercati di Erba e Anzano del Parco. Con queste aperture, la rete Bennet raggiunge quota dodici negozi MediaWorld integrati nei propri punti vendita, confermando la solidità e la continuità del progetto. Intanto Mediaworld ha diffuso i conti al 2025: vendite +1,7%, a fronte di un mercato sostanzialmente stabile, con fatturato a 2,4 miliardi di euro, un Ebitda a 24,7 milioni di euro e un risultato netto positivo. La società afferma di aver messo in campo investimenti per 29,9 milioni di euro su rete, servizi e innovazione. Mediaworld, salgono le vendite.
Ricci Casa:
il sesto store è al Globo di Busnago
A inizio anno, Ricci Casa ha inaugurato un nuovo punto vendita di 1600 mq. presso il centro commerciale GLOBO di Busnago. Lo store si aggiunge agli altri 5 già aperti nel Nord Italia (Valsamoggia/Bologna, Modena, Ciano d’Enza/ReggioEmilia, Fombio/Lodi e Corsico/Milano). L’azienda, controllata ancora dalla famiglia fondatrice, genera ricavi per 52 milioni di euro (dato 2025). Il centro commerciale Globo ha una superficie di circa 100mila mq di Gla. Luca Parrino Retail si è occupata dell’individuazione della location, dei rapporti tra il precedente tenant e la proprietà dell’asset e della definitiva contrattualizzazione.
Normal sbarca nell’high street sotto la Madonnina. In cantiere tre aperture
nei centri commerciali
Normal, il marchio danese di convenience store, ha aperto un nuovo negozio nel centro di Milano. Il punto vendita si trova in via Torino, arteria strategica dello shopping, e si articola su due piani per un totale di 1.200 metri quadrati, fra piano terra e interrato. Una dimensione significativa. “Portare il nostro primo flagship italiano in una high street di primaria importanza significa rafforzare l’identità del brand” ha detto Jesper Elming, Head of New Markets di Normal, che in questa operazione è stata affiancata da Cushman & Wakefield. Normal si avvicina al primo anno di attività in Italia, dopo l’esordio delle scorso febbraio ai centri commerciali RomaEst e Porta di Roma, cui poi sono seguite altre aperture sempre negli shopping center, come Milanofiori, Merlata Bloom, Udine Città Fiera.
La Rubrica Legale
a cura di COCUZZA, Milano
Contributi del conduttore per lavori del locatore nelle locazioni retail: quando la clausola supera il vaglio di legittimità Di Avv. Samira Minogini
IL CASO E LA QUESTIONE GIURIDICA
L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 25086 del 12 settembre 2025 offre un chiarimento significativo su un tema particolarmente sentito nel settore delle locazioni commerciali in ambito retail: la possibilità di prevedere all’interno del contratto di locazione un contributo economico a carico del conduttore per opere di riqualificazione eseguite dal locatore. Si tratta di una prassi molto diffusa nei grandi asset immobiliari, dalle stazioni ferroviarie, ai centri commerciali, fino alle high street riqualificate, e spesso considerata una leva negoziale essenziale per sostenere progetti di valorizzazione che incidono direttamente sulla redditività degli spazi. Nel caso sottoposto al vaglio della Corte, la clausola contrattuale prevedeva il pagamento da parte del conduttore di una somma una tantum – di importo determinato – destinata a rimborsare parte degli investimenti sostenuti o da sostenere da parte del locatore per lavori all’interno del complesso in cui era collocata l’unità locata. Tale previsione era stata contestata dal conduttore, che ne aveva dedotto la nullità, sostenendo che attribuiva al locatore un vantaggio indebito, in violazione dell’articolo 79 della Legge n. 392/1978. La decisione della Suprema Corte contribuisce a fare chiarezza, delimitando i confini entro i quali questo strumento contrattuale può dirsi legittimo e indicando nel contempo le condizioni che, se trascurate, possono comprometterne la validità, esponendo la pattuizione al rischio di essere considerata nulla per violazione delle previsioni inderogabili della legge sulle locazioni commerciali.
IL QUADRO NORMATIVO: PERCHÉ ENTRA IN GIOCO L’ARTICOLO 79 L. 392/1978
L’articolo 79 della legge sulle locazioni commerciali sancisce la nullità delle pattuizioni dirette ad attribuire al locatore un canone eccedente rispetto a quello risultante dalla disciplina legale del rapporto, ovvero qualsiasi altro vantaggio in contrasto con le disposizioni della legge. La ratio della norma è impedire che, attraverso oneri aggiuntivi apparentemente distinti dal canone, si realizzi un incremento surrettizio del corrispettivo dovuto dal conduttore. Quando un contratto
prevede un contributo per lavori, la questione diventa quindi se esso rappresenti una vera controprestazione – e dunque sia legittimo – oppure se costituisca un modo indiretto per accrescere il valore economico del rapporto a favore del locatore, eludendo la tutela imperativa dell’articolo 79.
LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE:
QUANDO LA CLAUSOLA
SUPERA IL VAGLIO DI LEGITTIMITÀ
Nel caso esaminato, la Corte ha ritenuto immune da censure la clausola oggetto di contestazione, valorizzando due profili decisivi. Da un lato, il contributo previsto dal contratto era stabilito fin dall’origine nel suo esatto ammontare e configurato come pagamento una tantum, distinto dal canone e non destinato a incidere sulla durata complessiva del rapporto. Questa predeterminazione, unita al carattere non ricorrente dell’esborso, ha permesso di escludere che si trattasse di un incremento dissimulato del corrispettivo locativo. Dall’altro lato, la Suprema Corte ha accertato l’esistenza di un chiaro nesso di corrispettività tra il pagamento richiesto al conduttore e la prestazione del locatore, individuata nell’esecuzione delle opere di riqualificazione del complesso. La clausola, infatti, non mirava a finanziare interventi estranei al godimento dell’unità locata, ma si riferiva a lavori idonei a incidere, anche indirettamente, sulla fruibilità e sul valore locativo del bene. L’intervento non produceva un vantaggio esclusivo per il locatore, bensì generava un ritorno apprezzabile anche per il conduttore, che si trovava a operare in un contesto maggiormente attrattivo e funzionale alla propria attività. Su questa base la Corte ha escluso che la pattuizione attribuisse al locatore un vantaggio indebito. La causa del contributo non risiedeva in un aumento occulto del canone, ma nella valorizzazione funzionale dell’ambiente in cui si inseriva l’unità locata, con effetti economici percepibili da entrambe le parti. La clausola, pertanto, si colloca all’interno di un equilibrio contrattuale coerente, senza alterare il sinallagma principale né comprimere le tutele previste dalla normativa imperativa. Si tratta, in definitiva, di una prestazione ulteriore, giustificata dal contesto e collegata a un beneficio concreto per il conduttore, e per
questo la Corte ne ha riconosciuto la piena legittimità.
IMPLICAZIONI OPERATIVE PER IL SETTORE RETAIL
Per chi opera nel settore retail, la decisione fornisce un orientamento pratico di grande utilità, chiarendo quando i contributi per interventi del locatore possono diventare uno strumento contrattuale efficace e quando, invece, rischiano di incidere sull’equilibrio del rapporto. Laddove correttamente strutturate, le clausole che prevedono contributi per lavori del locatore possono rappresentare uno strumento legittimo ed efficace per sostenere interventi che aumentano l’attrattività e la funzionalità di un sito commerciale. È essenziale, tuttavia, che la pattuizione sia chiara nelle sue componenti: importo determinato, prestazione del locatore puntualmente individuata, collegamento diretto tra l’intervento e il beneficio atteso dal conduttore. È altrettanto importante ricordare che il diritto del locatore a percepire il contributo trova il suo contraltare nell’obbligo di eseguire i lavori previsti. Se l’intervento non viene realizzato o non risulta conforme alla prestazione prevista, viene meno la giustificazione del contributo e il conduttore può attivarsi per tutelare i propri interessi.
CONCLUSIONI
La Cassazione conferma che il contributo del sé, contrario alla legge, né integra automaticamente una violazione dell’articolo 79. È invece uno strumento negoziale pienamente legittimo quando risponde a un interesse condiviso delle parti, è chiaramente predeterminato e si inserisce in un rapporto di corrispettività reale. Per gli operatori del retail si tratta di un’indicazione preziosa: la validità di tali contributi passa attraverso contratti ben strutturati, trasparenti e sorretti da un’effettiva funzione economica, capaci di sostenere processi di riqualificazione che creano valore per entrambi i contraenti.
PIZZIKOTTO
Pizzeria - Cucina - Lifferia
IA e retail: una rivoluzione ancora in divenire
Tanti passi avanti nelle “retrovie” aziendali. Ancora poco evoluti i vari chatbot e assistenti alla vendita. Dalla voce delle aziende, lo stato dell’arte del connubio fra intelligenza artificiale, retail e ristorazione
Il matrimonio fra retail e intelligenza artificiale, prima o poi, si farà. Ci sono già tanti tool, in uso alle aziende, che stanno migliorando l’analisi dei dati, la logistica, la gestione delle scorte e altre funzioni. Ma al livello più semplice, quello dell’esperienza di acquisto, probabilmente le promesse di alcuni anni fa devono ancora essere mantenute. Anzi, che ci siano ancora passi in avanti da fare, lo scrive nero su bianco il report Cx Trends 2026 di Zendesk, multinazionale del settore software
al servizio della Crm. “La nostra ricerca mostra che la maggior parte dei consumatori resta insoddisfatta dello stato attuale dell'esperienza clienti” si legge nel report. In altre parole, l’assistenza agli utenti molto spesso non va oltre chatbot più o meno intelligenti, che però si fermano sempre un gradino prima, se non due, rispetto alla soluzione concreta di un problema o alla fornitura di una risposta veramente personalizzata. In futuro, questo dovrebbe migliorare con investimenti nella cosiddetta intel-
ligenza artificiale con memoria avanzata, ossia quella capace di conservare il contenuto delle interazioni precedenti, per singolo utente, su tutti i canali di contatto, così da anticiparne in future le esigenze. Ci sono anche altri aspetti, visti per esempio nella ristorazione, che sono rimasti un po’ un esperimento. Ad esempio, i robot intelligenti in sostituzione dei camerieri. Se ne vede in giro qualcuno, ma niente più. Qualche anno fa, qualcuno aveva anche lanciato il “cyber burger”, con l’accostamento degli
ingredienti lasciato all’inventiva dell’AI. È durato poco. Che cosa vedremo in futuro? In questo dossier, intanto, illustriamo alcune case history. E diamo la parola ad alcune aziende del settore, che ci hanno spiegato dal loro punto di vista quali sono attualmente le soluzioni pronte e quali i campi di ricerca più promettenti.
ATON IT: DECISIONI BASATE
SULL’ANALISI DEL COMPORTAMENTO DEI CLIENTI IN NEGOZIO
ATON IT lavora su soluzioni di digital analytics applicate ai canali digitali e al negozio fisico. Utilizziamo piattaforme che permettono di analizzare in modo avanzato l’interazione tra cliente e strumenti digitali, anche quelli presenti in-store. Un esempio concreto riguarda l’analisi dei dati generati da dispositivi di self-scanning per la lettura dei codici a barre, adottati in grandi punti vendita per velocizzare il processo di spesa e ridurre le code. In questi contesti
ATON IT può utilizzare - tra i vari strumentipiattaforme come Glassbox e strumenti di observability come Instana di IBM. L’AI consente di individuare colli di bottiglia, comportamenti ricorrenti e opportunità di ottimizzazione del servizio, con benefici diretti e misurabili, sia per il cliente finale sia per l’organizzazione del
personale. Il lavoro dell’intelligenza artificiale è sempre supervisionato e contestualizzato dalla capacità analitica di tecnici specializzati, che, con il supporto dei team tecnici del cliente, osservano l’utilizzo degli apparecchi negli store e studiano le criticità emerse, individuando soluzioni tecniche e di design realmente applicabili. In questo ambito possiamo studiare il comportamento dei clienti nel negozio, riuscendo a fornire indicazioni utili sulla migliore disposizione di alcuni articoli, basandoci sui percorsi effettuati. Possiamo inoltre supportare alcuni specifici reparti, fornendo dati sulle variazioni delle vendite acquistate tramite dispositivi mobili (scanner o app Android e iOS) in base a offerte di alcuni determinati prodotti. Accanto a questi progetti, ATON IT ha recentemente avviato una partnership con Sparkdit, realtà specializzata in decision intelligence basata su intelligenza artificiale. Pur nascendo in ambito digitale, principalmente su e-commerce, le tecnologie Sparkdit aprono scenari interessanti anche per il retail fisico, ad esempio nel supporto alle scelte del cliente su assortimenti complessi come prodotti premium, integrando dati di preferenza, contesto e disponibilità di prodotto. Queste soluzioni
possono essere utilizzate in chioschi digitali o touchpoint in-store, rendendo l’esperienza di acquisto più guidata e personalizzata. In pratica, la tecnologia Sparkdit supporta il cliente nella scelta di un prodotto, per esempio un vino, pesando in tempo reale diversi tradeoff –preferenze del cliente, contesto, prezzo, assortimento disponibile nello store – individuando la migliore opzione di prodotto per quella specifica situazione di acquisto, in quel preciso momento e nel punto vendita in cui si trova. Il tutto integrabile anche con le attività fatte online, volendo e se presenti. Questo supporto può essere offerto sotto forma di selezione a schermo, chat interattiva oppure attraverso una interazione con un vero e proprio assistente virtuale, in modalità dialogo realistico. “Nel retail l’innovazione ha davvero valore se migliora concretamente l’esperienza di acquisto e l’efficienza operativa dei punti vendita e le performance dell'online” secondo Cristiano Magi, Responsabile Competence Center
UN PROGETTO MADE IN ITALY
PER IL CENTRO COMMERCIALE
C’è un progetto tutto made in Italy, anzi made in Puglia, diventato uno strumento di intelligenza artificiale al servizio di un centro commerciale. Il tool si chiama Nico ed è stato sviluppato da Cube S.p.a. Si tratta dall’assistente virtuale che i consumatori possono sfruttare al Gran Shopping Molfetta, grande centro commerciale da oltre 100 negozi, in provincia di Bari. Davanti allo schermo, gli utenti possono essere guidati nella visione della mappa del centro, per richiedere la posizione di negozi e altri punti di interesse, fino a fornire consigli specializzati. Grazie all’apprendimento continuo, l’assistente evolve nel tempo migliorando la propria capacità di dialogo e di supporto al cliente. Non mancano le funzioni più leggere: Nico può intrattenere gli utenti con brevi storie o battute, un utilizzo magari più rivolto ai più piccoli.
ALLEANZA GOOGLE-UNIEURO, ESEMPIO DI CONTATTO FRA RETAIL E BIG TECH
Nella partita dell’intelligenza artificiale ci sono alcune società tech specializzate, ma anche i nomi dei grandi colossi, che ormai offrono servizi a tutti i livelli. Uno di questi è naturalmente Google, che è stata scelta dalla catena di elettronica Unieuro per stringere un accordo a 360 gradi basato appunto sull’intelligenza artificiale. Alla base c’è la Unieuro Data Platform, piattaforma che centralizzare i dati provenienti dagli oltre 500 negozi fisici diretti ed indiretti, che permette a Unieuro di elaborare grandi moli di dati, oltre 20 miliardi di combinazioni di prezzo per soddisfare complesse richieste operative, e ridurre costi e tempi di sviluppo anche di oltre il 60.
Sfruttando questa base dati, Unieuro sta incrementando l’adozione di AI e AI generativa in tutta l'azienda attraverso Vertex AI, la piattaforma AI di Google Cloud, già integrata in diverse funzioni, come l’assistenza al Team Legal e Compliance, come supporto interno, per ottimizzare la ricerca di prodotti sull'e-commerce grazie a Vertex AI Search. “Il progetto realizzato con Unieuro è un esempio concreto di come dati e AI possano trasformare il retail, migliorando l’esperienza del cliente e la resilienza del business,” afferma Raffaele Gigantino, Country Manager Italy di Google Cloud.
'Data Analytics & AI' di ATON IT. “Nel nostro Centro di Competenza Data Analytics & AI lavoriamo proprio su questo: usare i dati e l’intelligenza artificiale per comprendere come clienti si muovono, sia online sia in negozio. L’AI ci aiuta a individuare criticità, pattern di comportamento e opportunità di ottimizzazione, ma le decisioni nascono sempre dall’integrazione tra analisi tecnologica, osservazione sul campo e competenze delle persone che gestiscono lo store e la parte business e IT. In questo modo riusciamo a supportare scelte più consapevoli su layout, assortimento, servizi e touchpoint digitali, con benefici misurabili per il cliente finale e per l’organizzazione del punto vendita.”
ARCHETYPE: SOLUZIONI VERTICALI E APPROCCIO “HUMAN-LIKE” PER LA CUSTOMER EXPERIENCE
Nel panorama digitale contemporaneo, l’intelligenza artificiale ha smesso di essere un semplice tema di ricerca per diventare una leva strategica nel settore retail. Archetype, azien-
da all’avanguardia che lavora nel settore da oltre 5 anni, ha sviluppato una piattaforma proprietaria che si integra con i principali motori di AI pubblici (OpenAI, Gemini, Anthropic), ma ciò che davvero la distingue sono le interfacce “human-like” proprietarie e una profonda competenza nell'addestramento di Small Language Model verticali e privati.
Oggi, l’AI nel retail non è più una sperimentazione: è il cuore pulsante della trasformazione, capace di aumentare efficienza operativa, migliorare la customer experience e dare un vantaggio competitivo. L’approccio di Archetype si concretizza in soluzioni mirate per la vendita e la relazione con il cliente, tra cui: Assistenti virtuali sul sito internet che offrono supporto e consulenza personalizzata; Totem digitali in negozio per accogliere e assistere gli acquisti, rendendo ogni visita memorabile; Agenti dedicati alla formazione e all’on-boarding dei dipendenti, per accelerare l’apprendimento e la produttività; Agenti pensati per migliorare le competenze commerciali dello staff, stimolando crescita e motivazione; Agenti specializzati nella gestione del customer care, pronti a risolvere dubbi e problemi in tempo reale; Agenti che guidano passo-passo su processi, procedure e manuali, semplificando l’accesso alle informazioni aziendali.
Queste soluzioni verticali sono particolarmen-
te adatte al retail perché consentono di raccogliere dati e documenti in modo strutturato, rendendoli facilmente accessibili tramite interfacce conversazionali intuitive. Archetype permette alle aziende di avere il controllo dei propri dati e di tradurli in valore concreto. Non a caso, la piattaforma di Archetype ha già conquistato partner e clienti di rilievo: una multinazionale tech, una grande azienda italiana della logistica, una PMI innovativa nel settore farmaceutico. Le collaborazioni con leader nella Business Consulting, System Integration e Hardware vendor testimoniano come l’innovazione promossa da Archetype generi valore reale, sia nel breve che nel lungo periodo. In sintesi, Archetype rappresenta il punto d’incontro tra tecnologia avanzata e attenzione “umana”, aprendo la strada a un retail più intelligente e vicino alle esigenze di clienti e operatori.
INDIGO.AI: GLI SPECIALISTI
DELL’ASSISTENTE VIRTUALE
Indigo.ai è la piattaforma leader in Italia per la creazione di assistenti virtuali basati su Agenti AI di ultima generazione, che sfruttano l’intelligenza artificiale conversazionale per aiutare le aziende a evolvere la propria Customer Experience. Le sue soluzioni, che permettono di progettare una vera e propria workforce digitale in grado di aumentare le vendite e assistere i
clienti in modo naturale e scalabile, sono ideali per realtà con elevati volumi di contatto su diversi canali (chat, WhatsApp, voce).
Oggi, per il Retail e il Food&Beverage, l’AI rappresenta un importante motore di crescita, capace di trasformare i processi e abilitare un’esperienza fluida e personalizzata. In particolare, per un settore come il Retail, spesso caratterizzato dalla necessità di gestire migliaia di richieste ogni giorno, può essere la chiave verso l’omnicanalità e verso un nuovo approccio alla vendita. Da un lato, fornisce agli utenti raccomandazioni contestuali che proseguono senza soluzione di continuità tra e-commerce e negozio, oltre a un’assistenza personalizzata che guida gli acquisti e riduce gli attriti. Dall’altro, offre alle aziende insight preziosi che possono essere sfruttati per ottimizzare le strategie di assortimento, pricing e migliorare la pianificazione. In questo contesto, la GDO è uno dei comparti che mostrano maggior interesse nei confronti dell’intelligenza artificiale, anche alla luce della forte pressione cui il servizio clienti è tipicamente sottoposto. Un esempio è il caso di Bennet S.p.A., con cui indigo.ai ha recentemente collaborato, sviluppando l’assistente virtuale “Bia”. A fronte del numero di richieste in arrivo ogni giorno al customer service, Bennet ha cercato una soluzione che potesse alleggerirlo, garantendo coerenza e qualità delle risposte. Bia consente di gestire le domande ripetitive in modo immediato, 24/7, fornendo risposte sempre aggiornate e allineate per tutti i punti vendita. L’assistente virtuale va inoltre incontro alle esigenze dei consumatori di oggi, dando loro la possibilità di trovare le informazioni che cercano in modalità self-service e in pochi secondi. Allo stesso tempo, Bia non agisce solo come un risponditore, ma rappresenta un punto di contatto che apre la strada alle vendite, guidando i clienti verso BennetDrive, Bennet a Casa e l'e-commerce. Non solo: il team Bennet è in grado di gestire tutto in autonomia, dall’aggiornamento della base di conoscenza per gli Agenti AI, fino al monitoraggio delle risposte, sfruttando così appieno la scalabilità della soluzione.
IPRATICO: L’ANALISI DEI DATI
AL SERVIZIO DELL’HO.RE.CA
iPratico opera nel settore Ho.Re.Ca., sviluppando soluzioni digitali moderne e innovative a supporto di ristoranti, locali e catene nella gestione operativa e strategica del Business. La mission dell’azienda è da sempre quella di semplificare la vita lavorativa delle persone, trasformando il risultato del lavoro in soddisfazione a ogni livello, operativo, dirigenziale e im-
prenditoriale. L’adozione di processi gestionali dinamici e centralizzati consente di monitorare in modo efficace vendite, magazzino e produttività, garantendo un servizio efficiente e fidelizzante per i clienti finali.
Negli ultimi anni iPratico ha integrato in modo sempre più avanzato l’intelligenza artificiale all’interno delle proprie soluzioni, con l’obiettivo di trasformare i dati in uno strumento decisionale concreto e immediatamente utile per gli operatori del settore.
La visione di iPratico è quella di un’AI sempre più integrata nei processi quotidiani, non come tecnologia astratta, ma come collaboratori digitali in grado di analizzare i dati, anticipare i problemi e supportare decisioni più efficaci. L’intelligenza artificiale diventerà un fattore chiave per migliorare la redditività, ridurre gli sprechi e rendere le decisioni più rapide e basate su dati oggettivi.
I segmenti più promettenti sono quelli ad alta variabilità della domanda e forte pressione sui margini – come ristorazione organizzata, quick service restaurant, bar e catene retail multi-punto vendita – ambiti in cui iPratico è presente, supportando la gestione dei dati, la previsione dei flussi e l’ottimizzazione delle risorse. Tra le principali innovazioni introdotte da iPratico c’è l’analisi predittiva basata sui dati storici, che consente di prevedere giorno per giorno il numero di clienti e di ordinazioni con un’accuratezza del 97% fino a 14 giorni in anticipo. Questa funzionalità permette di pianificare in modo più efficiente turni del personale, approvvigionamenti e produzione. Un altro ambito strategico è la sentiment
ESTERO, LA MOSSA DI YUM! BRANDS:
ARRIVA LA PIATTAFORMA UNIFICATA DEI SOFTWARE
A inizio 2026, Yum! Brands ha annunciato il lancio di Byte by Yum!, una raccolta completa di software proprietari SaaS (Software as a Service, cioè quelli che girano in cloud) basati sull’intelligenza artificiale, che saranno in uso ai ristoranti KFC, Taco Bell, Pizza Hut e Habit Burger & Grill in tutto il mondo. L’idea è creare una piattaforma unica, in uso anche ai franchisee, che include ordini online e tramite app mobile, punti vendita, ottimizzazione della cucina e delle consegne, gestione del menù, gestione dell'inventario e della manodopera e strumenti per lo staff. Come specificato dal colosso americano, l'azienda sta eliminando gradualmente tool separati tra loro che venivano usati per diverse funzioni (Poseidon, Yum! Commerce Platform, Tracks e SuperApp) che ora finiscono sotto l’ombrello del software di gruppo, con l’obiettivo che i 25.000 ristoranti al mondo dei vari brand usino presto almeno uno strumento del bouquet di Byte by Yum.
analysis, che analizza le recensioni online per monitorare la percezione dei clienti su locali e ristoranti. Grazie a questa tecnologia, è possibile comprendere come vengono valutati menù, prezzi e location, confrontando le performance con quelle dei competitor presenti nella stessa area geografica. Per le realtà più strutturate, iPratico ha sviluppato anche un servizio di geomarketing che supporta le decisioni di espansione. Aiuta a individuare le migliori location per aprire nuovi punti vendita e a stimare il fatturato del primo anno di attività, tenendo conto di fattori come il passaggio pedonale e il giro d’affari delle attività simili nelle vicinanze. Infine, nelle soluzioni di self ordering, l’intelligenza artificiale accompagna il cliente durante l’acquisto, suggerendo prodotti aggiuntivi in un’ottica di up-selling. Questo approccio consente di aumentare il valore medio dello scontrino tra il 15% e il 18%, migliorando al contempo l’esperienza d’uso.
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La spesa degli italiani nel 2026: catene food ok, moda aggrappata al lusso
Che anno sarà dal punto di vista dei consumi? Anche se aumenta il ricorso ai pasti a casa, le catene godono di buone prospettive. Più incerta la situazione nel retail. Continua la corsa, invece, degli investimenti per quanto riguarda l’immobiliare commerciale
Che 2026 sarà, dal punto di vista dei consumi? E quali prospettive ci sono, quindi, a livello di spesa nei negozi e nei ristoranti? Il contesto generale, ormai da diversi anni, è sempre piuttosto tiepido. E in effetti le varie ricerche, che periodicamente fotografano la situazione, riportano concetti simili: c’è attenzione al portafoglio, un po’ di effetto inflazione, e si guarda il centesimo a eccezione di alcune aree su cui gli italiani sembrano non transigere.
ITALIANI SPAVENTATI DAL CARO BOLLETTE
Il Rapporto Coop sul 2026 scrive senza mezze misure che, nell’attuale contesto, è difficile ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi. “Gli opinion leader intervistati prevedono una crescita dello 0,3% mentre l’ultima previsione Istat è più ottimistica, ma pur sempre contenuta (+0,9%). Certo gli italiani sanno di dover spendere di più, ma lo faranno quasi esclusivamente per consumi di necessità” certifica il rapporto. Per esempio, le bollette energetiche sono uno dei principali grattacapi, su cui la maggioranza degli italiani teme che andrà a pagare di più rispetto al 2025. E per il cibo?
Per quanto riguarda la spesa nel largo consumo, l’umore è più grigio che nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento. Anche se le intenzioni di acquisto alimentare sono moderatamente positive, sarà comunque di piccolo cabotaggio (+0,9% a valore nel 2026 rispetto al 2025) e più che compensata dall’aumento dei prezzi, tanto da tradursi in un calo dei volumi (-0,4%).
CATENE: CULTURA MEDITERRANEA E PAUSA
PRANZO TENGONO IN ALTO IL SENTIMENT
E nello specifico del foodservice? L’ultima analisi sull’Europa elaborata da Circana mette in rilievo una situazione tutto sommato positiva. Un dato è relativo alla tenuta della pausa pranzo. Il consolidamento dello smart working e il sostanziale ritorno negli uffici ha ripristinato un flusso costante di persone almeno nei territori urbani più interessati a questa fascia di clientela. Più in generale, i consumatori, pur ri-
ducendo altre spese, continuano a considerare il “mangiare fuori” come una fonte essenziale di piacere. Un segnale positivo che sta rafforzando la fiducia degli operatori e apre nuove opportunità di sviluppo lungo tutta la catena di approvvigionamento della ristorazione. Le visite del fuori casa (ovvero chi attraversa la porta di un esercizio pubblico) sono ancora sotto i livelli 2019 (15 miliardi, -4,2%) ma la spesa complessiva cresce (71 miliardi, +12%) con un prezzo medio dello scontrino di 4,74 euro (+17%), anche a causa dell’inflazione. Circana intravede altri due elementi. Uno di
questi è territoriale. Il mercato, cioè, conferma come nei periodi di bassi consumi, siano principalmente i Paesi del Nord Europa a fare immediatamente marcia indietro rispetto al ristorante. In Italia, Spagna e Francia, invece, la cultura del fuoricasa è così radicata, da far comunque tenere fermi i volumi, che anche quando arretrano, lo fanno solo per alcuni decimali. Un fattore però da non sottovalutare, sempre secondo Circana, è la digitalizzazione. Sia la consegna per il takeaway, sia la gestione del delivery, sono sempre più organizzati tramite piattaforme online, che semplificano le ope-
Intenzioni di spesa 2026, lieve crescita ma poca libertà (di consumo)
razioni, riducono i tempi di attesa e rendono i pagamenti più veloci e facili. Su questo settore, però, occorre investire poiché gli ordini digitali non sono più una risposta a breve termine, ma una componente strutturale della ristorazione moderna, capace di migliorare l'efficienza operativa e soddisfare le esigenze in evoluzione dei consumatori.
BRAND: CHI SI RAFFORZA
E CHI STA ARRIVANDO
L’Italia, quest’anno, promette di essere teatro di alcuni esordi e di altrettanti rafforzamenti di catene già esistenti. Non è certo esordiente, ma una menzione va a McDonald’s che ormai ha superata quota 800 ristoranti e non rallenta l’avanzata andando ormai a puntare il foodservice anche nelle aree più periferiche del Paese. Non da meno la crescita solida de la Piadineria, Burger King, KFC, mentre anche I Love Poke e Poke House hanno dimostrato di aver saputo consolidare una fetta di mercato healthy, che ormai non è più una meteora ma una costante. Il 2026 dovrebbe vedere anche l’arrivo di Dave’s Hot Chicken (insieme ad Azzurri Group), l’avvio delle operazioni di Wendy’s mentre è già confermata l’apertura dei primi punti vendita milanesi di Wing Stop, con Joe e Ethan Bastianich.
FASHION TRAINATO DALL’ALTA MODA
Allargando il campo di osservazione non solo alla ristorazione, ma ai consumi in generale, la chiusura di 2025 non lascia spazio per prospettare grandi impennate. Secondo l’ultimo report Confimprese-Jakala, l’ultimo trimestre dell’anno scorso si era chiuso sostanzialmente a crescita zero, in generale, ma il comparto abbigliamento-accessori ha accusato un
arretramento di circa due punti percentuali, un punticino la ristorazione, mentre ha guadagnato terreno il segmento definito come “altro retail”. Calano le visite in negozio. I recenti saldi di gennaio, però, hanno messo in mostra alcuni dati positivi, specialmente per quanto riguarda l’alto di gamma e la vendite tax free, di cui beneficiano soprattutto le città d’arte, dal forte afflusso turistico e quelle come Mi-
Grafico in alto e nella pagina accanto, fonte: Rapporto Coop 2026
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lano, fortemente legate a lusso e alta moda. Il capoluogo lombardo è stato quello in cui i turisti hanno speso lo scontrino medio più alto d’Italia, a gennaio, con 184 euro. “Il 2026 sembra prospettare per la moda italiana una parziale ripresa e, comunque, un assestamento dei fatturati del comparto” ha affermato Carlo Capasa, Presidente Camera Nazionale della Moda Italiana, nell’ultimo rapporto di previsione di Altagamma. “Tuttavia, vi sono temi cruciali da affrontare. In primis, la crescita dei prodotti di ultra fast fashion importati dalla Cina; un nuovo patto di filiera, a cui associazioni, brand capofila e partner sul territorio stanno già lavorando in modo coeso”.
REAL ESTATE: ANCORA INVESTIMENTI IN ARRIVO SUL COMMERCIALE
Dopo anni di difficoltà e calo degli investimenti, il comparto retail italiano è tornato a crescere e nel 2025 si è affermato come la prima asset class per volumi di investimento nel mercato immobiliare. Il sentimenti positivo è fortemente confermato per l’anno in corso, come segnala l’EY Retail Property Investments Barometer, realizzato in collaborazione con il CNCC. Nel report, il 94% degli intervistati esprime una percezione positiva o neutrale per i prossimi dodici mesi, mentre solo il 6% manifesta dubbi sull’attrattività dell’asset class.
Le ragioni a supporto di questa crescita sono state individuate nell’aumento dei canoni di locazione, anche grazie ad interventi di riqualificazione degli asset, e maggiori livelli di occupancy. “La rinnovata attenzione degli investitori deriva da una buona attività di asset management, specie in termini di riconfigurazione del layout e inserimento di nuove categorie merceologiche, che stanno determinando positivi andamenti delle performance dei centri commerciali” spiega Marco Daviddi, Managing Partner, EY-Parthenon in Italia.
“Il comparto dei centri commerciali, infatti, sta raccogliendo i frutti degli importanti investimenti avviati nel post-Covid, focalizzati su digitalizzazione, efficienza energetica, una nuova concezione del mix merceologico e l’avvio di collaborazioni sempre più strette di co-marketing tra landlord e tenant” segnala invece Roberto Zoia, presidente del CNCC.
King Pub cambia marcia: in arrivo 13 aperture in franchising
Prende corpo il progetto di affiliazione della catena di pub fondata da Francesco Dalle Crode. Così nel 2026 il marchio si prepara al raddoppio dei locali
King pub cambia marcia e si prepara a raddoppiare la sua dimensione grazie all’affiliazione. Il format di birreria, fondato e diretto da Francesco Dalle Crode, ha già stipulato 13 accordi, nell’ambito del progetto franchising entrato nel vivo nel 2025. “Almeno il 70% di queste aperture avverrà entro il primo trimestre 2026” racconta Dalle Crode in questo colloquio con retail&food.
NUOVE REGIONI NEL MIRINO
Questi nuovi locali si aggiungeranno ai 10 già esistenti, a gestione diretta, e permetteranno a King Pub di raggiungere diverse regioni: il Friuli Venezia Giulia, dove è nato, poi Veneto, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. “E non è tutto, perché è ormai in dirittura d’arrivo la firma di un contratto di master franchising per la Lombardia, con un operatore multi brand già attivo nel food” aggiunge il fondatore. La zona compresa fra Como e la Brianza sarà il teatro delle prime aperture. “Nel complesso, fra diretti e affiliati, l’obiettivo per tutto il 2026 è raggiungere i
trenta punti vendita”. Mentre per il 2028 il target è fissato a 50.
NIENTE CENTRI COMMERCIALI, 35 EURO DI SCONTRINO MEDIO
King Pub si inserisce nel filone delle birrerie, che sta riscontrando successo in questo contesto di mercato. La proposta e il target di clientela di King Pub hanno alcune caratteristiche precise. Dal punto di vista geografico, sfrutta territori di provincia dal forte potenziale. I locali si posizionano anche in Comuni poco sopra i 15mila abitanti. “Mi piace citare il luogo di una prossima apertura, Gaeta. Un territorio dalla forte valenza turistica, dove però quasi nessuna catena aveva investito prima, praticamente c’era solo un McDonald’s” nota Dalle Crode.
Rispetto ai canali, finora una scelta precisa è quella di restare fuori dai centri commerciali. “Questo ci permette di allungare l’orario serale al dopo cena e così proporre la visione degli eventi sportivi, che sono un grande traino di clientela. I consumatori non sono giovanissimi,
almeno dai 22-23 anni in su, ma ci sono posti come il locale di Trieste dove abbiamo un’alta componente di over 55. Un’altra caratteristica, trasversale a tutte le età, è che generalmente parliamo di lavoratori, non di studenti. Anche per questo, è frequente l’ordinazione di birra più cibo, seguiti dopo dalla seconda birra” dice Dalle Crode. Questo restituisce uno scontrino medio di riguardo: 35 euro.
MARGINI SOPRA IL 20%
La proposta è un mix di birra con cucina, anche se a differenza di altri brand, la parte principale dei ricavi deriva proprio dal cibo. “In menù ci sono 14 tipi di appetizer che sono un vero core business, dalla forte marginalità, accanto a 18 tipi di hamburger, 5 tipi di club sandwich e molto altro”. In genere si fa attenzione a stipulare accordi con produttori locali, così da ideare alcune proposte caratterizzate da sapori del territorio. Un valore importante, in particolare al Sud.
Oggi il giro d’affari di King Pub è intorno ai 13 milioni di euro, riferiti ai dieci locali esistenti, destinati a raddoppiare con l’avvio dei ristoranti affiliati. “Siamo attentissimi al controllo di gestione e per questo ci avvaliamo di un software personalizzato, che stiamo sviluppando con un nostro partner. Chiuderemo il 2025 con un Ebitda poco sotto il 20%, che dovrebbe salire al 21,8% il prossimo anno”.
L’evoluzione dei ricavi, nel corso del 2025, ha evidenziato un leggero arretramento delle vendite legate alle presenze nei locali. Ma questo è stato bilanciato addirittura da un +183% della componente delivery, che ora è diventato un canale importante del fatturato.
Per quanto riguarda il capitale, la proprietà è ancora al 100% di Francesco Dalle Crode. “Per ora resisto. Ma valuto la presenza di eventuali partner” specifica
Francesco Dalle Crode, fondatore di King Pub
Food Brand Basket: quando l’Italia del gusto incontra i grandi sviluppatori europei
Dopo aver costruito metodo e visione, il progetto nato dalla partnership tra 3io e SCP
Food Consultant entra nella fase più concreta: l’incontro con i multi-franchisee dell’area
DACH a Franchise Talks a Francoforte
C’è un punto preciso in cui un progetto smette di essere solo strategia e diventa presenza reale sui mercati. Per Food Brand Basket, l’ecosistema nato dall’alleanza tra 3io e SCP Food Consultant, questo passaggio prende forma a Francoforte, nel cuore dell’Europa che investe, struttura e scala. Dopo aver raccontato su Retail & Food la nascita del metodo e l’evoluzione verso un modello industriale replicabile, oggi il progetto entra nella sua fase più operativa: l’incontro diretto con investitori e operatori multi-unit internazionali, pronti a sviluppare brand italiani strutturati nell’area DACH. Il palcoscenico è Franchise Talks (Francoforte - 30 gennaio 2026), evento ideato da Raimond Roßleben, fondatore di Franchise Focus e membro di Franchise Pool International. Un evento volutamente lontano dalle fiere generaliste: pochi brand selezionati, franchisee prequalificati, momenti di confronto reali su numeri, modelli e visione. In questo contesto, il Food Brand Basket non si presenta come vetrina, ma come piattaforma di sistema. L’obiettivo non è “portare i brand all’estero”, bensì renderli realmente pronti a dialogare con operatori abituati a ragionare in termini di ritorni, processi e scalabilità. A Francoforte saranno protagonisti Giangusto, Cà Pelletti, Caffè Pascucci e RivaReno: insegne diverse per DNA e proposta, ma unite da un approccio comune. Tutte hanno lavorato su chiarezza di posizionamento, solidità del modello economico e capacità di trasformare l’identità italiana in un format replicabile. È qui che emerge il valore dell’alleanza tra Andrea Maria Meschia (3io) e Sal Costa Pasqualino (SCP Food Consultant). Food Brand Basket lavora “a
monte”: struttura il concept, definisce il perimetro di crescita, costruisce strumenti operativi e KPI prima ancora dell’incontro con il mercato. Un passaggio chiave per evitare improvvisazioni e presentarsi agli investitori con opportunità imprenditoriali credibili, non con promesse. Come sottolineano i promotori del progetto, il franchising internazionale non è una scorciatoia per crescere, ma un canale strutturato che va affrontato con approccio manageriale. E oggi più che mai l’Europa cerca format italiani capaci di unire autenticità, metodo e visione industriale. La partecipazione a Franchise Talks rappresenta così un nuovo capitolo per il Food Brand Basket: costruire ponti concreti tra l’Italia che crea valore e i mercati che sanno farlo crescere. Perché internazionalizzare non significa esportare prodotti, ma condividere modelli di successo.
I BRAND ITALIANI
PRESENTI A FRANCHISE TALKS
GIANGUSTO
La piadina evolve in casual dining contemporaneo: semplicità di prodotto, forte identità italiana e format pensato per lo sviluppo multi-unit.
CÀ PELLETTI
La cucina romagnola reinterpretata in chiave di locanda moderna, con un modello replicabile che valorizza accoglienza, tradizione e operatività.
CAFFÈ PASCUCCI
Il caffè italiano come piattaforma retail internazionale: dal prodotto all’esperienza, con un concept adatto a location urbane e travel retail.
RIVARENO
Il gelato artigianale che parla il linguaggio globale, capace di unire qualità, processo industriale e posizionamento premium accessibile.
Interno di una locanda Ca’Pelletti
Il punto vendita Giangusto di Concesio
Nuovi record nei cieli. La spesa in aeroporto corre più del traffico
Da Roma a Milano, nel 2025 tanti scali di casa nostra hanno registrato volumi mai raggiunti prima. E i ricavi commerciali crescono a un ritmo ancora più elevato
di Adriano Lovera
Al momento di andare in stampa, non è ancora pronto il consuntivo dei dodici mesi passati a livello di traffico passeggeri. Ma per scattare una fotografia del mercato sono sufficienti le comunicazioni dei tanti scali italiani che nel corso del 2025 hanno centrato record storici di traffico. Volumi che, incrociati con i dati disponibili sulla spesa dei passeggeri, testimoniano un ottimo momento
per i gestori aeroportuali. Che poi una parte di questa crescita sia da attribuire all’effetto inflazione e che, accanto ai ricavi, crescano i costi, questa è una condizione piuttosto ineludibile degli ultimi anni.
OLTRE 50 MILIONI DI PAX NELLA CAPITALE
A Roma Fiumicino è stato superato, per la prima volta, il record storico di 50 milioni di passeggeri
l’anno. Il primato è stato registrato alle porte delle festività natalizie, dunque considerando le ultime due settimane, il risultato complessivo supererà senz’altro i 51 milioni, con una crescita di circa il 4% sul 2024, trainata dall’ampliamento delle rotte e dal lungo raggio.
“Il traguardo dei 50 milioni di passeggeri rappresenta il risultato di una programmazione operativa, di una visione industriale di lungo termine e di investimenti coerenti” secondo Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma.
Record anche per il secondo scalo italiano, Milano Malpensa, che per la prima volta supera i 30 milioni di passeggeri. Il sistema milanese, incluso Linate, dovrebbe chiudere con una crescita del 7-8%, anche qui con una performance particolarmente vivace del segmento intercontinentale. “Si completa il primo anno di piano 2025-2029, che vale complessivamente quasi 800 milioni di euro di investimenti” segnala con soddisfazione Armando Brunini, amministratore delegato di Sea Milano
Volumi storici anche su Bologna. Il Marconi ha appena concluso il miglior anno di sempre, superando per la prima volta gli 11 milioni
di passeggeri (11,12 per la precisione) pari ad una crescita del 3,4% sul 2024. Lo scalo ha tra gli obiettivi strategici dei prossimi anni un importante piano di sviluppo relativo soprattutto all’espansione del Terminal passeggeri, in particolare nell’area imbarchi. Al Sud, stessa musica con il Falcone-Borsellino di Palermo, che ha stabilito un record superando i 9,2 milioni di passeggeri (+3,3% rispetto al 2024). Toscana Aeroporti, società che gestisce gli aeroporti di Pisa e Firenze, brinda invece al record dei 9,8 milioni di transiti complessivi nei due scali, con un +8,4% di crescita. C’è da festeggiare anche a Torino, che per la prima volta supera l’asticella dei 5 milioni di pax annuali, e persino nel piccolo scalo di Trieste, dove la società di gestione ha messo in evidenza un boom di oltre il +20% rispetto al 2024, che ha portato a toccare il miglior risultato di sempre a 1,65 milioni di pax. Quanto, di questo aumento di passeggeri, si è tradotto in una maggiorazione della spesa in aeroporto dei viaggiatori, tra ristorazione, negozi e altri servizi? Proviamo a vedere qualche numero disponibile.
RICAVI NON AVIATION PIÙ FORTI DEL TRAFFICO
Per fortuna qualche aeroporto è quotato in Borsa. E qui si può scovare il risultato di gestione di Toscana Aeroporti, seppure limitato ai primi 9 mesi dell’anno. I ricavi “non-aviation”, quelli appunto legati alla parte commerciale (ma che comprendono per esempio anche i parcheggi), ammontano a 36,76 milioni di euro e mostrano una crescita dell’11,3% rispetto allo stesso dato del bilancio precedente. Dunque, un ritmo superiore rispetto al +8% di aumento del traffico.
Anche il Marconi di Bologna è quotato. La relazione sui primi 9 mesi del 2025 segna un aumento del 19% dei ricavi Non aviation (totale di 56,2 milioni) che comprendono diverse voci. Ma il dettaglio “Retail e Advertising” è pari a 16,13 milioni, in crescita dell’8,1%, molto più quindi del 3,4% di aumento dei passeggeri totalizzato a fine anno. I due grandi gestori italiani, SEA e AdR, non sono quotati ma rendono pubblica la relazione di gestione. In questo caso, quella disponibile è la semestrale gennaio-giugno, che seppure limitata a questi mesi, contiene indicazioni preziose. Aeroporti di Roma aveva registrato un volume di ricavi non aviation a 165,4 milioni e il documento specifica che quelli propriamente commerciali sono andati incontro a una crescita del +10,7%.
In più, la società del gruppo Mundys registra anche la spesa media per passeggero in partenza, che si è posizionata su 22,3 euro (+3,6%) nel Retail e 6,9 euro (+2,1%) nel Food& Beverage. Anche per Sea Milano, il documento disponibile è la prima semestrale, che divide tra ricavi Avia-
tion (210,7 milioni, +7,5%) e non Aviation (144,25 milioni, +16,5%). La società milanese però scorpora anche il dato esclusivo relativo a Negozi e Food&Beverage. In questo caso, si registrano ricavi dai Negozi a 39,31 milioni (+12,4%) mentre la ristorazione ha fatto 18,4 milioni (+13,5%). In entrambi i casi, l’attitudine alla spesa appare ben maggiore rispetto al 7% / 8% di aumento del traffico medio.
In parte, può dare il polso della situazione anche uno sguardo ai conti di Avolta, il maxi gruppo che comprende marchi come Hudson, Autogrill e tanti brand duty free. Avolta non fornisce i dati separati per canale (autostrada, aeroporto, altro) e neppure per Paese, ma come evidenzia il documento full year 2024, ben l’81% dei suoi ricavi deriva dagli aeroporti. Quindi l’andamento complessivo di Avolta, in buona parte corrisponde al tenore generale delle vendite aeroportuali nel mondo. Il grande retailer ha messo a segno ricavi per 10.407 miliardi di franchi svizzeri, nei primi 9 mesi del 2025, con una crescita organica superiore al 5%. L’area Emea (che vale oltre 5 miliardi) è cresciuta del 4,9%, mentre il Nord America addirittura arretrato del 5,4%.
* Per Roma e Milano il dato dei ricavi commerciali è limitato al primo semestre 2025 ** Per Toscana e Bologna il dato dei ricavi commerciali è relativo ai primi 9 mesi 2025
Aeroporti
Record traffico
Tasso di crescita
Ricavi
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Le nostre attrezzature
Shopping center italiani solo l’11% dispone di una app
Molto meglio i factory outlet, dove la percentuale sfiora il 40%. I target di consumatori e le strategie di comunicazione.
Ecco un’analisi esclusiva realizzata grazie ai dati di UrbiStat
A cura di Francesco Terra, Urban Destinations, Consumer Intelligence Lead EMEA, CBRE Investment Management e di Stefano Barbieri, Direttore scientifico di UrbiStat
La transizione digitale sta trasformando profondamente anche il mondo dei centri commerciali, ridefinendo il rapporto tra spazi fisici e consumatori. In questo contesto, le app dedicate alla fidelizzazione dei clienti diventano strumenti strategici per migliorare l’esperienza di acquisto, offrire servizi personalizzati e creare un dialogo continuo tra il centro commerciale, le insegne e i visitatori. Un’evoluzione che non riguarda solo la tecnologia, ma anche nuovi modelli di organizzazione, di coordinamento, di relazione e di valore per il commercio del futuro.
CENTRI COMMERCIALI: SOLO L’11% DISPONE DI UN’APP
In base ai dati condivisi da UrbiStat, esistono 1.225 strutture classificate come centri commerciali in Italia per un totale di circa 17 milioni di mq. lordi affittabili (GLA). Il censimento eseguito sulla piattaforma di Google Play Store e Apple App Store mostra 134 centri commerciali che hanno una app attiva per un totale di 3.3 mln di mq di GLA. I centri commerciali con una app rappresentano l’11% delle strutture esistenti e il 19% dei mq di GLA.
Gallerie Commerciali Bennet è stata la prima società di gestione a adottare questo strumento, nel 2016, in 46 delle sue gallerie. Oggi, la società lariana guida la classifica con 45 centri commerciali in cui è stata sviluppata una app per un totale di 595 mila mq di GLA. A seguire, Cushman & Wakefield ha introdotto la sua prima app per uno dei suoi centri commerciali in gestione nel 2018, e oggi le utilizza in 17 strutture per un totale di 626 mila mq di GLA. Tuttavia, Klepierre ha adottato lo strumento digitale in 12 centri commerciali per un totale di circa 710 mila mq risultando quindi risulta leader in termini di copertura per GLA. Tra le principali società di gestione che non hanno sviluppato app per i loro centri commerciali in Italia spiccano CBRE, Nhood, Odos, Sonae Sierra e Ingka.
GIÀ ATTIVO IL 39% DEI FACTORY OUTLET
In base ai dati condivisi da UrbiStat, sono 33 i factory outlet che operano in Italia per una GLA complessiva di circa 710 mila mq di GLA. Il censimento svolto sulle piattaforme Google e Apple indica chiaramente che le app hanno una maggiore adozione nei factory outlet rispetto ai centri commerciali. Infatti, lo strumento è utilizzato nel 39% delle strutture censite che rappresentano il 48% della GLA complessiva in Italia. In base a dati reperiti su Google Play Store, le società che gestiscono factory outlet sono state le prime a sviluppare e utilizzare le app.
Neinver ha introdotto la sua versione nel 2015, e a seguire Value Retail nel 2017. Tuttavia, è l’app di McArthurGlen introdotta nel 2023 nelle quattro strutture gestite ad avere la più rapida diffusione raggiungendo ad oggi oltre 100 mila downloads, e una maggiore soddisfazione tra gli utenti con una media di 4 su 5 su un campione di 247 recensioni. Infine, Promos, ossia il maggior gestore di outlet in Italia per asset under management (AUM), ha recentemente introdotto lo strumento digitale nel 2024 a Valmontone Outlet nel 2025 al Santangelo Outlet
Village. Tra i vari gestori, come mostra la tabella in pagina, i grandi assenti sono CBRE, Sonae Sierra, Nhood, Ingka, Odos, Land of Fashion.
OBIETTIVO NUMERO 1: FAR SAPERE CHE ESISTE
I risultati di un’indagine campionaria svolta da UrbiStat tra i visitatori di un centro commerciale di medie dimensioni che ha sviluppato una app per i suoi visitatori mostrano quali sono i fattori chiave per una corretta adozione e un proficuo utilizzo dello strumento digitale. Si parte dalla comunicazione. Il 52% degli intervistati non sa che il centro commerciale ha sviluppato e messo a disposizione la app. Questo primo risultato evidenzia quanto sia importante la comunicazione con gli utenti finali nella fase di adozione dello strumento digitale. La comunicazione può avvalersi di canali tradizionali come le affissioni nella galleria o la presenza di uno stand informativo, o di canali più moderni come il contenuto sui social media o la newsletter. Si continua con una fase di informazione e supporto.
Il 42% è consapevole che il centro commerciale ha sviluppato una app ma decide di non scaricarla. I motivi per non scaricare l’app in ordine di importanza sono la mancanza di un interesse concreto per lo strumento digitale (36%), la percezione di un potenziale disturbo a causa dei molteplici messaggi pubblicitaria a cui è esposta l’utenza (32%), una oggettiva incapacità a scaricare l’app (12%), la preferenza per altri canali di promozione e comunicazione come le tradizionali carte fedeltà cartacee (10%) ed infine una mancanza di tempo (9%). Questi motivi rappresentano le principali barriere per cui un visitatore decide di non scaricare la app e possono essere contrastate solo attraverso una campagna d’informazione e supporto coordinata dalla direzione del centro commerciale attraverso stand tradizionali in galleria o infopoint, e coadiuvata dallo staff dei tenant i quali dovranno essere coinvolti nel processo di adozione garantendo loro vantaggi specifici quali visibilità del brand, condivisione di promozioni e di dati relativi al profilo socio-
demografico dell’utenza. Una app difficilmente può avere successo in un centro commerciale a meno che non porti benefici concreti, tangibili per tutti gli stakeholder. Si conclude con la gestione della app e dei suoi contenuti. Infatti, l’8% dei visitatori che hanno scaricato la app la utilizzano principalmente (motivo principale) per controllare eventi e promozioni nei negozi della galleria (33%), per raccogliere punti ed ottenere sconti (22%), per consultare gli orari di apertura (17%), per consultare la mappa e la lista dei negozi del centro commerciale (16%), ed infine per controllare eventi e promozioni del centro commerciale (11%).
DONNE E GIOVANI TARGET PRIVILEGIATI
L’indagine campionaria svolta da UrbiStat conferma che le app, come molti strumenti digitali, hanno una maggiore penetrazione tra la fascia di pubblico più giovane con un’adozione del 66% tra coloro con meno di 45 anni, quindi Generazione Z e Millennials. Coloro che scaricano e utilizzano la app nel centro commerciale sono per lo più donne (73%) e assidui frequentatori che visitano almeno una volta a settimana (60%). La classe sociale è media con un livello di scuola secondario o universitario, e un lavoro per lo più di impiegato o lavoratore autonomo. Coloro che scaricano e utilizzano la app mostrano una maggiore conversione in spesa per quanto riguarda bar e ristoranti rispetto alla media campione (52% vs 32%), mentre non ci sono scostamenti evidenti relativi alla conversione in spesa nei negozi.
In conclusione, le app sono utilizzare per lo più da gestori di factory outlet e di centri commerciali medio-grandi. I dati estratti da Google Play Store e Apple Store mostrano come gestori internazionali di grandi portafogli immobiliari abbiano sviluppano e gestiscano direttamente le app in-house. Altri grandi gestori di centri commerciali esternalizzano lo sviluppo e la gestione delle app a società di marketing esterne che curano la comunicazione degli asset a 360 gradi.
Tuttavia, l’indagine campionaria suggerisce che i driver per un efficace utilizzo delle app sono la comunicazione in fase di lancio, il supporto in fase di deployment, la cura dei contenti e la sinergia con i tenant durante l’utilizzo affinché lo strumento sia impattante, e porti benefici a tutto l’ecosistema del centro commerciale. Infine, la forte adozione dello strumento da parte dei giovani visitatori e dei frequentatori assidui indica che le app nel loro processo evolutivo saranno sempre più necessarie per rafforzare la funzione di shopping catalyst dei centri commerciali rispetto alle insegne e agli utenti finali.
Società
New Travel Markets
a cura di Luca Esposito luca.esposito@layline-consulting.it Tra vendite e marketing, il fashion investe nel food & beverage
Una nuova tendenza si sta consolidando a livello mondiale: i marchi non appartenenti al settore F&B stanno rivolgendo i propri interessi su concept della ristorazione, al fine di integrare la propria offerta con l’apertura di caffetterie. Questo fenomeno riguarda principalmente il settore moda, ma non solo. Basti infatti pensare alle banche o alle holding finanziarie come con il Santander Work Café di Brooklyn e con i diversi Capital One Cafè negli USA. Il primo Armani Caffè ha aperto nel 1998 a Parigi e il Ralph's Coffee, di proprietà di Ralph Lauren, ha aperto a Manhattan nel 2014, seguiti poi da innumerevoli esempi come il Blue Box Café di Tiffany & Co., il Café Dior a Chengdu, il Carhartt Coffee a Londra, il Kate Spade NY al Dubai Mall, il YSL Café a Parigi. Ma ultimamente nei grandi marchi l’integrazione con il F&B sta diventando una stabile strategia di marketing. Come, ad esempio, Uniqlo che dopo aver lanciato il concept Uniqlo Coffee nel 2021 all’interno del flagship di Ginza a Tokyo, ha aperto lo stesso concept nel 2023 all’interno del proprio flagship Glorietta 5 a Manila nelle Filippine e, nel corso del 2025, lo ha riproposto nello store di Manhattan sulla Fifth Avenue e in quello di Cityplaza ad Hong Kong.
Di seguito, cerchiamo allora di capire sinteticamente quali siano i principali obiettivi di questa strategia di diversificazione, o per lo meno, di allargamento della propria offerta:
DARE VITA AL MARCHIO OLTRE I PRODOTTI
CORE: si assiste ad una continua ricerca di elevare l’esperienza in negozio, allineandosi con l’evoluzione dei consumatori. I clienti si coinvolgono in un modo nuovo ed interagiscono con il marchio più a lungo;
AUMENTARE LE VENDITE: i concept F&B che vengono generalmente collocati all’interno ai punti vendita o nelle loro immediate vicinanze creano consapevolezza spontanea sul marchio influenzando possibili acquisti addizionali. I caffè diventano un primo punto di contatto per connettersi con i valori del marchio, attirando quindi indirettamente potenziali consumatori a cui proporre il proprio core business. Inoltre, il consumo di un caffè aumenta il tempo di permanenza del cliente in negozio, il che potrebbe significare più
tempo per considerare un acquisto. Di fatto, aumentando la permanenza in negozio aumenta la probabilità di acquisto;
ATTRARRE POTENZIALI CLIENTI CON INTERESSI DIVERSI: una caffetteria all’interno del proprio store consente di raggiungere clienti attraverso interessi diversi che inizialmente non sono spinti dal volere acquistare un prodotto del marchio ma anche solo banalmente dal voler consumare una tazza di caffè. Questo aspetto di fatto abbassa la barriera all’entrata nella conoscenza del marchio, sono ad esempio sufficienti 10$ per conoscere Dior;
ESPOSIZIONE SUI SOCIAL: i concept F&B e i prodotti serviti vengono progettati in modo creativo e di design con l’utilizzo di materiali sostenibili, spesso grazie prevedendo collaborazioni o installazioni artistiche con l’intento di essere catturati su Instagram e TikTok, aumentando così la brand awareness e l’interazione con un pubblico più ampio (Fig.1);
TARGET GIOVANE: gli ultimi trend, evidenziati da Euromonitor International, mostrano come i caffè siano popolari tra i giovani consumatori che ne apprezzano la socialità e l’informalità. Essi, quindi, vengono utilizzati dai marchi come strumenti di marketing per captare gli interessi delle fasce demografiche più giovani, indirizzandole verso i propri negozi.
Carcere e retail, un'opportunità per tutti
Un pomeriggio con Confimprese nella casa circondariale milanese di Bollate
Il ristorante IN GALERA, nato nel 2012 grazie all’intraprendenza di Silvia Polleri, della ex direttrice Lucia Castellano e al supporto di tante realtà milanesi, è aperto al pubblico e offre un’esperienza di contatto molto positivo tra “dentro e fuori”.
DIETRO LE SBARRE, così si vive in carcere. L’orizzonte, il cielo il fuori è incorniciato dal ferro delle inferriate. Dietro alle quali, nelle celle, si stivano vivande e bevande, durante la stagione fredda.
Particolari relativi a “BOOK CROSSING” e servizio di biblioteca. Sono molti i detenuti che a Bollate studiano per diplomi ma anche per lauree triennali.
Uno spazio che racconta una delle attività professionali, una TIPOGRAFIA, installata all’interno della struttura di Bollate.
La delegazione di CONFIMPRESE accede all’area del Teatro dove si organizzano corsi, rappresentazioni e proiezioni cinematografiche.
Un particolare di una COMUNICAZIONE DI BEE4 con un claim pieno di senso: la via di uscita è dentro. Occorre cambiare, predisporsi al cambiamento per intraprendere un percorso di rieducazione e reinserimento.
L’accesso al 1° Reparto, con l’indicazione all’ART. 21 DELL'ORDINAMENTO PENITENZIARIO ITALIANO che disciplina il lavoro all'esterno per detenuti e internati.
Particolare di un’installazione presente lungo i corridoi che raccoglie disegni di tanti bambini. E nel mezzo il testo che riporta “SPERANZA CHE SORREGGE IL MIO ANDARE AFFANNOSO”
Direttore Leggieri con ROBERTO BEZZI responsabile dell’Area educativa e ALESSIO, DETENUTO liberato lo scorso 12 dicembre che ha raccontato il suo esemplare percorso di riscatto e reinserimento. Per lui è stata la prima volta a Bollate da uomo libero.
DETENUTA con una vicenda incredibile alle spalle e con il desiderio di lavorare in una piadineria in futuro. Straordinario il dialogo tra lei e Viola di Claudio, HR Director de La Piadineria.
Abbiamo scelto di far parlare le immagini. Per raccontare quanto abbiamo visto, sentito, raccolto durante un pomeriggio straordinario. Coordinato da Laura Galdabini, responsabile Ufficio stampa di Confimprese. La direzione “illuminata” della casa circondariale di Bollate (Mi) favorisce più di tante altre il reinserimento sociale dei detenuti, tramite il lavoro. Che può essere svolto all’interno del carcere, in spazio occupati da imprese, cooperative e società, o all’esterno presso aziende, cucine, punti vendita. Bollate è un carcere speciale, detenuti e ospiti circolano con un controllo costante ma non fisico, non asfissiante. E le attività sociali, culturali, lavorativi mirano a spingere i detenuti, tutti con condanna definitiva, a “cambiare vita”. A comprendere i propri errori o ad accettare quella che ritengono l’ingiustizia subita. E ad andare oltre. A pensare a una nuova vita, fuori dalle alte mura della galera. Storie difficili, dolorose ma incredibilmente umane. Impossibile non sentirsi scossi, inevitabile essere spinti al di là dei propri pregiudizi. Ci auguriamo che questa attività possa proseguire e che il retail possa essere un bacino di impiego, serio e qualificante, per tanti detenuti sinceramente determinati a tornare a vivere una vita libera.
LAURA GALDABINI con il Direttore della casa circondariale, GIORGIO LEGGIERI, introducono l’incontro con detenuti ed educatori.
Il Direttore Leggieri con MONICA SALVESTRIN BROGI, co-founder di Nau!, uno dei brand associati a Confimprese, presenti a Bollate.
MALIA,
Il
ELENA la prima DETENUTA ad ottenere il regime di semilibertà come attrice. Altra vicenda umana di incredibile, forza, dolore, resistenza e speranza.
L’ingresso al 4° REPARTO, murales e graffiti occupano tanta superficie delle pareti degli spazi comuni. Colore e speranza per chi sconta la pena.
News ESG
Finiper
porta il menù
100% vegetale in tutti i ristoranti del gruppo
Finiper Canova avvia una collaborazione con Funny Veg, con un progetto che porta nei ristoranti del gruppo un menù invernale 100% vegetale. “Proporre un’alimentazione più inclusiva non significa solo seguire una tendenza, ma portare nei nostri ristoranti un’offerta attenta ai bisogni reali delle persone, e che più recentemente è diventato uno dei pilastri che delineano il nostro approccio alla sostenibilità” ha affermato Michela Riva, ESG Manager Gruppo Finiper Canova. Questa nuova proposta coinvolge 13 ristoranti del gruppo (tra cui Casa Portello, Le Terre, Ventisette, Casa Milan) e i Ristò di Arese, Portello, Vittuone, Varese e Seriate.
Pinalli, grande piattaforma italiana di distribuzione di prodotti per la bellezza e il benessere della persona, ha pubblicato il suo primo report di Sostenibilità, redatto su base volontaria. Il documento delinea cinque obiettivi di massima, ispirati all’Agenda 2030: parità di genere, lavoro dignitoso e crescita economica, innovazione e infrastrutture sostenibili, riduzione delle disuguaglianze e lotta al cambiamento climatico. “È un passo importante, che segna l’avvio di un percorso di rendicontazione trasparente e strutturata” ha affermato Raffaele Rossetti, amministratore delegato e presidente di Pinalli. Nella costruzione di questo primo Bilancio – redatto con la consulenza di Studio Lexis - Pinalli ha scelto di adottare come riferimento gli standard GRI e di integrare da subito alcuni elementi previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive.
Diversità ed energia: investimenti di Igd Siiq a tutto campo
IgD Siiq ha ottenuto l’attestazione ISO 30415:2021 – Human Resources Management – Diversity and Inclusion, lo standard internazionale di riferimento per la gestione delle politiche aziendali relative appunto a diversità e inclusione. Tra queste rientrano il piano di welfare aziendale, le politiche di work life balance e genitorialità, le attività di comunicazione e sensibilizzazione sul tema, le rilevazioni interne in ottica di parità di genere e l’attenzione a un linguaggio rispettoso e inclusivo, sia a livello istituzionale sia all’interno dei centri cmmerciali del gruppo. Sul fronte degli immobili, è partito da Conegliano (TV), con il progetto pilota nel Centro Commerciale Conè, la collaborazione che vede convolta Evogy, per l’adozione di un sistema all’avanguardia utile per facilitare la gestione degli immobili ai proprietari dei negozi presenti nelle strutture, sia dal punto di vista della riduzione dei consumi, e quindi dei costi, sia per la garanzia di un comfort ambientale adeguato.
Pinalli pubblica il primo report volontario di sostenibilità
Verona e Treviso, doppia operazione per Lagardère
Travel Retail
Cresce del 4% il turismo internazionale
Come si sa, il turismo internazionale è una voce determinante nei conti delle società di travel retail, perché sono i viaggiatori extra continentali quelli più propensi ad aumentare lo scontrino di spesa. Secondo i dati di Un Tourism, lo scorso anno gli arrivi di turisti internazionali hanno registrato un aumento del +4%, raggiungendo una cifra stimata di 1,52 miliardi, a dimostrazione della resilienza della domanda di viaggi globale e del ritorno ai modelli di crescita pre-pandemia. Il totale rappresenta quasi 60 milioni di visitatori internazionali in più, con pernottamento, rispetto al 2024 e avvicina il turismo globale al tasso di crescita annuale medio a lungo termine di circa il +5% registrato tra il 2009 e il 2019.
World Travel Retail
Doppia operazione nel Nord Est per Lagardère Travel Retail, in due aeroporti piccoli ma strategici per il territorio. Con due aperture che segnano la strategia di forte radicamento con l’offerta e con gli attori del territorio. Al Catullo di Verona è arrivato un nuovo Masi Wine Bar & Restaurant, bar e ristorante monomarca della società agricola Masi (situata nella zona del Valpolicella), ubicato nella zona a cui i passeggeri accedono prima degli imbarchi, dopo i controlli. All’aeroporto di Treviso, invece, la società guidata in Italia da Alberto Niero ha aperto e gestirà una caffetteria Goppion, storica torrefazione di Preganziol (Tv). L’esercizio si aggiunge ai sei punti vendita in cui i prodotti Goppion vengono già distribuiti all’interno degli scali veneti – quattro a Venezia, uno a Treviso e uno a Verona.
Melbourne: Lotte rifà il look al duty free (in tempo per gli Open)
Lotte Duty Free Oceania, che ha in concessione gli spazi retail all’aeroporto internazionale di Melbourne, ha concluso una grande operazione di rinnovamento dei suoi spazi. Si tratta di 1.600 metri quadrati, posti agli Arrivi, che comprendono circa 300 brand internazionali, più un bar, stazioni di self-checkout e armadietti Click & Collect, dove il restyling dal punto di vista estetico è stato ispirato alla street art dei vicoli della città. Il tutto, in tempo per ospitare gli Australian Open di tennis tra gennaio e febbraio. Nelle due settimane di torneo, lo scalo ospita oltre 3,3 milioni di passeggeri, circa il 10% di tutto il traffico annuale.
World Travel Retail
Colpo storico di Avolta in Cina: vinta la gara all’aeroporto di Shanghai
Avolta, il gruppo che controlla marchi come Autogrill e Hudson, si è aggiudicato una gara strategica relativa all’aeroporto internazionale di Shanghai. Avolta gestirà i punti vendita duty-free in entrata e in uscita nel Terminal 1 e nell’area internazionale della S1 Satellite Hall dell’aeroporto internazionale di Shanghai Pudong. La concessione copre una superficie complessiva di oltre 8.000 mq, distribuiti su 43 punti vendita, in uno dei principali punti di accesso internazionali della Cina. Si prevede che il Terminal 1 e l’area S1, oggetto della gara, gestiranno 18,7 milioni di passeggeri internazionali nel 2026. Shanghai diventa il primo aeroporto del gruppo nell’area APAC, dove gestirà tutte e tre le linee di business (duty-free, convenience e ristorazione). Ed è la prima volta negli ultimi 26 anni che una compagnia straniera gestisce negozi duty free nel suolo cinese.
Ha riaperto, dopo un periodo di chiusura per lavori di rinnovamento, la birreria firmata Baladin che dal 2017 accoglie i viaggiatori dell’Aeroporto di Torino. Non un semplice restyling, ma un ripensamento totale degli spazi, per dare corpo a un format apposito da utilizzare nel travel (progetto di Velvet Studio). Il nuovo Baladin ospita fino a 80 posti a sedere, rimane aperto tutto il giorno poiché include il servizio caffetteria ed è stata allestita un’area dedicata alla vendita dei prodotti. “Per noi si tratta anche del primo passo di un processo di rinnovamento degli spazi che sta riguardando la galleria commerciale della sala imbarchi” ha spiegato Francesca Soncini, Direttrice Commerciale Extra-Aviation di Torino Airport.
Aeroporto di Bologna, terminata la nuova ala commerciale.
Più spazio ad Heinemann
È stata inaugurata lo scorso dicembre la nuova galleria commerciale dell’aeroporto di Bologna agli Imbarchi Schengen. Questa novità arriva al termine di lavori di riqualificazione che hanno comportato anche un allargamento degli spazi. Dopo due anni di progressive chiusure per lavori, segnala la società di gestione, gli Imbarchi Schengen vengono finalmente liberati dai cantieri. Nella nuova Galleria commerciale trovano ora posto alcuni brand esordienti ed altri già presenti, tra cui Giorgio Armani, Moleskine, Kampos e il duty free gestito da Heinemann Italia. La stessa ottica di privilegiare l’offerta nostrana caratterizza il food & beverage. C’era già stata l’inaugurazione di Amore do it Better, format di Autogrill, che proprio a Bologna ha fatto il suo esordio nel travel aeroportuale. Questo è ora affiancato dal marchio di stampo regionale Vecchia Malga
Si rinnova Baladin all’aeroporto di Torino
Heathrow da record, prepara oltre 1 miliardo di investimenti
Il 2025 è stato un nuovo anno da record per il principale scalo londinese, Heathrow, che ha superato gli 84 milioni di passeggeri per la prima volta nella sua storia (7,2 nel solo mese di dicembre). Intanto, lo scalo ha sbloccato 1,3 miliardi di sterline di investimenti per il 2026, destinati in particolare alla riqualificazione dei terminal, all’innovazione tecnologica e all’accessibilità. Il piano segna l’avvio della ristrutturazione del Terminal 4, che comprenderà un nuovo parcheggio multipiano e un’area check-in rinnovata. I lavori saranno realizzati per fasi, per garantire la continuità operativa, e si concluderanno nel 2031.
DFS
cede a China Duty Free le attività nella Grande Cina
DFS (parte del gruppo LVMH) ha stretto un accordo per cedere a CTG Duty Free (China Tourism Group) tutte le attività di vendita al dettaglio Hong Kong e Macao, nonché i suoi beni immateriali nella Grande Cina. Dal perimetro dei negozi che passano a CTG fa eccezione, a Macao, il City of Dreams, mentre i beni immateriali comprendono una serie di marchi DFS e proprietà intellettuali per uso esclusivo nella Grande Cina. La cessione fa parte di un piano più ampio di collaborazione nella regione. Infatti, l’accordo prevede anche un passaggio complementare, con cui LVMH e la famiglia Miller (fondatrice e ancora azionista di DFS, insieme al colosso del lusso) parteciperanno a un aumento di capitale di China Duty Free, che avverrà tramite la sottoscrizione di azioni riservate (di categoria H) della compagnia quotata a Hong Kong.
Duty Free World
by Kevin Rozario | kevin_rozario@yahoo.com
WHY THE LOW-INCOME SHOPPER SHOULD NOT BE IGNORED IN TRAVEL RETAIL
Assumptions that low-income travellers are lowervalue shoppers have been turned on their head after new research has revealed they are, in fact, a valuable shopper segment. New research from travel retail analyst m1ndset has revealed fresh insights about what it calls ‘low-income buyers’ (LIBs), describing them as “among the travel retail channel’s most efficient and influential shoppers”. The Swiss agency did not define this segment in terms of income, but it said that they make up just 12% of global duty-free buyers. Despite being the smallest of m1ndset’s five shopper segments, LIBs outperform the global average on both conversion and average transaction value (ATV). While they are slightly less likely to enter airport stores, once inside they convert at the highest rate of any group. CEO Dr Peter Mohn argues that the low-income label obscures a more strategic mindset: these are shoppers who spend selectively, and prioritise relevance, quality, and perceived value over volume. Demographically, LIBs tend to be younger, driven by a higher concentration of Millennials, who represent 42% of the segment. However, regional variations are pronounced, with Africa and the Middle East hosting the youngest LIB profiles as might be expected, while the Americas have a female skew. Given the lean into youth, LIBs are digitally savvy: more than half notice online touchpoints before travelling, a higher rate than any other segment. Nevertheless, they remain the least likely to plan, resulting in the highest impulsepurchase rate globally at 34%. This blend of digital fluency and spontaneity fuels discovery: 65% buy either a travel retail exclusive item or a product they have never owned before. Travel retailers can also benefit from LIBs’ focus. While they purchase the same number of categories per transaction as the global average (1.6), their spend is concentrated in highervalue, more practical categories such as electronics, watches, skincare, alcohol, and gifting. M1ndset describes this behaviour as an “efficiency paradox” whereby shoppers enter duty-free to save money and the perceived savings unlock highervalue spending. The findings position LIBs as one of travel retail’s most underestimated growth drivers – a digitally aware, discovery oriented, and highly responsive segment that can “punch above its weight” if effectively engaged.
PERCHÉ IL SEGMENTO DEGLI ACQUIRENTI “LOW INCOME”
NON VA AFFATTO IGNORATO
L’idea che i viaggiatori a basso reddito siano acquirenti di minor valore per il travel retail si sta un po’ ribaltando, al punto che una ricerca recente ha rilevato come invece si stiano dimostrano un segmento di clientela prezioso. La ricerca in questione è firmata dalla società di analisi m1nd-set, fresca di nuovi insight su quelli che chiama "acquirenti a basso reddito" (LIB), descrivendoli come "tra gli acquirenti più efficienti e influenti nel canale del travel retail”. Il report non quantifica né definisce questo cluster in termini di reddito, ma specifica che rappresenta solo il 12% degli acquirenti globali di duty-free. Nonostante sia il più piccolo dei cinque segmenti di acquirenti di m1nd-set, i LIB superano la media globale sia in termini di conversione che di valore medio delle transazioni (ATV). Sebbene siano leggermente meno propensi a entrare nei negozi aeroportuali, una volta dentro convertono al tasso più alto di qualsiasi gruppo. Peter Mohn, Ceo di m1nd-set, sostiene che l'etichetta di “basso reddito” oscuri in realtà una mentalità più strategica: questi sono acquirenti che spendono in modo selettivo e danno priorità alla rilevanza, alla qualità e al valore percepito rispetto al volume. Demograficamente, i LIB tendono a essere più giovani, con una maggiore concentrazione di Millennials, che rappresentano il 42% del segmento. Tuttavia, le variazioni regionali sono marcate, con l'Africa e il Medio Oriente che ospitano i profili LIB più giovani, come ci si potrebbe aspettare, mentre le Americhe hanno una prevalenza femminile. Dato l'orientamento verso i giovani, i LIB sono digitalmente esperti: più della metà nota i punti di contatto online prima di viaggiare, un tasso più alto rispetto a qualsiasi altro segmento. Tuttavia, rimangono i meno propensi a pianificare, risultando nel tasso di acquisti d'impulso più alto a livello globale, pari al 34%. Questa combinazione di competenza digitale e spontaneità alimenta la scoperta: il 65% acquista un articolo esclusivo del commercio al dettaglio di viaggi o un prodotto che non ha mai posseduto prima. I retailer possono anche beneficiare della concentrazione dei LIB. Sebbene acquistino lo stesso numero di categorie per transazione della media globale (1,6), la loro spesa è concentrata in categorie di valore più elevato e più pratiche, come elettronica, orologi, cura della pelle, alcolici e regali. M1nd-set descrive questo comportamento come un "paradosso dell'efficienza" in cui gli acquirenti entrano nel duty-free per risparmiare denaro e i risparmi percepiti sbloccano spese di valore più elevato. I risultati posizionano i LIB come uno dei driver di crescita più sottovalutati del commercio al dettaglio di viaggi: un segmento consapevole dal punto di vista digitale, orientato alla scoperta e altamente reattivo che può "pugnalare al di sopra del suo peso" se adeguatamento coinvolto.
News International
Per Chipotle
arriva un calo di vendite dopo ben 23 anni
Negli Stati Uniti il foodservice ha una dimensione tale, che gli alti e bassi sono comprensibili. E con tante società quotate in Borsa, la diffusione dei dati è più agevole che da noi. Ecco perché, il mese scorso, a Wall Street ha fatto clamore un annuncio di Chipotle, che ha rivisto al ribasso il consuntivo per l’intero 2025 fiscale, che dovrebbe chiudersi con un calo delle vendite single digit. Si tratterebbe del primo calo di vendite a perimetro costante dopo ben 23 anni, ha segnalato l’agenzia Bloomberg. Persino nel 2015, quando Chipotle fu investita da uno scandalo legato all’escherichia coli, alla fine le vendite erano avanzate di qualche decimale. Ultimamente, le offerte a prezzo stracciato non hanno pagato, anche perché le porzioni non sono abbondanti. Da segnalare però che il brand ha festeggiato il negozio numero 4.000, in Kansa (foto).
Lo scorso 30 gennaio, in Spagna, è stata una data in qualche modo storica per il gruppo Inditex. È stato chiuso il primo negozio Zara mai aperto nella storia, lo store aperto dal fondatore Amancio Ortega esattamente mezzo secolo fa (il 9 maggio 1975), in Rúa Juan Flórez, a La Coruña. Motivo? Semplice: il negozio è troppo piccolo per conformarsi all’attuale concept dei negozi Zara. E non è bastata una ristrutturazione operata nel 2025, in occasioni dei 50 anni, promossa più a scopo di marketing che altro. Però la città di La Coruña è sempre Teatro di novità e negli stessi giorni il gruppo ha aperto uno Zacaffè, il brand che connota l’esperimento in chiave caffetteria di Inditex. Insomma, solo un aggiustamento legato al riassetto della rete. Niente cattive notizie per il gruppo che continua a generare oltre 28 miliardi di euro di ricavi l’anno.
Popeyes, salta un franchisee. “A pesare sono ancora gli effetti del Covid”
Sailormen, un franchisee locale di Popeyes, con 136 unità in Florida e Georgia, ha dichiarato bancarotta nel mese di gennaio. L’azienda lamentava l’eccessiva volatilità della domanda, mentre dai creditori era già arrivata una richiesta formale di sostituzione del management. Secondo i documenti depositati in Tribunale, l'azienda ha affrontato "sfide significative" nell'ultimo anno che hanno causato "tremenda incertezza e disgregazione all'interno dell'azienda." Il franchisee ha attribuito i fallimenti all'impatto duraturo del COVID, ai cambiamenti nelle scelte dei consumatori, all'aumento dell'inflazione, ai tassi di interesse più alti e a una limitata disponibilità di manodopera qualificata. Al di là della situazione specifica, il fallimento denota l’estrema varietà di condizioni del mercato americano
A La Coruña chiude il primo Zara della storia (ma non è una cattiva notizia)
Zalando, la ristrutturazione comporta tagli e sacrifici
Aldi aggressiva negli Stati Uniti: previste altre 180 aperture
Anche oltre Oceano, più le famiglie fanno attenzione al caro vita, e più ci guadagnano i discount. Ad imprimere una nuova accelerata alla sua espansione è Aldi, che quest’anno punta ad aprire 180 nuovi punti vendita, e si prepara a fare il suo ingresso in un altro Stato, il Maine. La presenza di Aldi negli Usa, in realtà, non deve stupire perché il marchio tedesco era arrivato addirittura nel 1976, con il primo punto vendita in Iowa, e oggi ne conta circa 2.600. Ormai, per numero di punti vendita, è seconda soltanto a Walmart e Kruger. Il suo successo si deve a una particolare formula, che presta attenzione ai marchi privati, con prezzi scontati, ma non stracciati. “I consumatori oggi non cercano più negozi di lusso e decine di migliaia di articoli diversi tra cui scegliere”, ha affermato Atty McGrath, CEO di Aldi US. “Sono acquirenti esperti. Sanno che i marchi privati possono far risparmiare senza sacrificare la qualità”
Zalando, tra i big dell’eCommerce, ristruttura la rete di piattaforme logistiche e in Germania chiude lo stabilimento di Erfurt, che entro la fine del 2026 terminerà l’attività con il taglio di 2.700 posti di lavoro. Saranno chiusi anche altri tre magazzini all’estero, oggi gestiti da fornitori esterni. L’azienda, in una nota, si è impegnata a ricollocare il maggior numero possibile di persone dall’hub di Erfurt in altre sedi aziendali, sostenendo che i tagli sono necessari per il rafforzamento dell’impresa. Per il territorio è stato un colpo duro, perché Erfurt (in Turingia) è una delle tante città dell’ex Germania dell’Est, che stanno vivendo l’abbandono da parte dei poli produttivi, a favore delle più ricche regioni dell’ovest e del sud del Paese. Dal punto di vista finanziario, invece, questi tagli arrivano a sei mesi di distanza dall’acquisto oneroso deciso dal board di Zalando, che lo scorso luglio ha acquisito il portale About You per la cifra monstre di 1,1 miliardi di euro.
Dalla
Germania
alla
Svizzera, l’espansione di 60 seconds to Napoli
Il marchio 60 seconds to Napoli può far sorridere o richiamare alla memoria un film o un gruppo musicale. In realtà, però, una cosa serissima. Infatti, è un brand tedesco che fa parte del portafoglio di Gustoso Gruppe, circa 170 ristoranti in gestione e un giro d’affari di 200 milioni di euro, fra Germania, Austria, Svizzera e Paesi Bassi, con altri brand italian sounding tra cui Cotidiano e Ciao Bella. Il marchio della pizza per eccellenza, 60 seconds to Napoli, dopo quasi trenta location in Germania adesso è approdato anche a Zurigo, in Svizzera. Qual è il bello? Che di italiano c’è solo il nome. Né i fondatori né gli attuali azionisti o manager hanno a che fare con il nostro Paese. Tra questi, figurano il private equity Auctus Capital e il Ceo Nico Engel.
Calendario I prossimi appuntamenti di settore
BEER&FOOD ATTRACTION
15 - 17 FEBBRAIO 2026
RIMINI FIERA
Beer&Food Attraction è l’evento che riunisce in un solo appuntamento la più completa offerta nazionale e internazionale di birre, beverage, food e tecnologie per il settore Out of Home. Un’occasione unica per chi vuole aggiornarsi su nuove modalità e stili di consumo e cogliere le opportunità che i cambiamenti attuali ci propongono.
beerandfoodattraction.it
NETCOMM FORUM
6 - 7 MAGGIO 2026
ALLIANZ MICO, MILANO
Netcomm Forum è il principale evento italiano dedicato all'e-commerce, al digital retail e all'innovazione aziendale, organizzato dal Consorzio del Commercio Digitale Italiano (Netcomm). Riunisce annualmente oltre 15.000 imprese.
netcommforum.it
EUROPEAN FOODSERVICE SUMMIT
16 - 17 SETTEMBRE 2026
MADRID
L’evento più importante per la ristorazione in Europa. Entra in contatto con oltre 250 dirigenti senior delle principali catene di ristoranti e fornitori in oltre 25 paesi. Ottieni spunti da leader del settore ed esperti di mercato che condividono ricerche, strategie e opportunità che plasmano il futuro della ristorazione.
dfvcg-events.de/european-foodservice-summit/
EUROSHOP
22 - 26 FEBBRAIO 2026
PRESSO MESSE DUSSELDORF
Scopri le soluzioni che plasmano il futuro del retail. Oltre 1.900 espositori ti ispireranno con concept all'avanguardia, tecnologie all'avanguardia e idee visionarie. Crea connessioni preziose, esplora le tendenze globali e scopri come il settore si sta preparando per il futuro.
euroshop-tradefair.com
TUTTOFOOD
11 - 14 MAGGIO 2026
RHO FIERA MILANO
È la fiera B2B per l’intero ecosistema agroalimentare. Si pone come il punto di riferimento per i produttori e distributori dei prodotti di qualità dell’intera filiera del food and beverage, che incontrano in manifestazione i buyer con effettivo potere d’acquisto.
tuttofood.it
ICC INDUSTRY CHAIN CIRCLE
12 - 13 MARZO 2026
EAST END STUDIOS, VIA MECENATE 84 (MI)
È in corso di preparazione la prima edizione di ICC Industry Chain Circle, un evento riservato ai manager, organizzato da Edfis e da Rexim, che vuole diventare il punto d’incontro tra industria e catene della ristorazione.
industrychaincircle.it
MAPIC ITALY
27 - 28 MAGGIO 2026
RHO FIERA MILANO
Dal 2016, MAPIC Italy riunisce a Milano l’intera community italiana del retail real estate durante due giorni ricchi di opportunità di business. A MAPIC Italy potrai scoprire i progetti immobiliari di sviluppo, di estensione e rigenerazione più importanti e disponibili in Italia.
mapic-italy.it
sono solo bambini di strada
Sostenendo l’impegno di Amani, la tua azienda può contribuire concretamente alla realizzazione di un mondo più giusto, in cui i diritti e le opportunità di crescita siano garantiti anche ai bambini più soli in Africa.
Puoi fare la differenza
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MATTIA TIPALDI Chief Commercial Officer di Sammontana
Mattia Tipaldi è il nuovo Chief commercial officer del gruppo Sammontana. Il manager ricopriva lo stesso incarico per il mercato estero e, prima ancora, aveva lavorato presso il Gruppo FdA. Tipaldi ha lavorato nel settore Food & Beverage per oltre quindici anni, come Business Unit Director in Est Europa e in Sud America per il Gruppo Lavazza, dopo un ruolo di responsabilità nel Marketing ho.re.ca. La sua carriera è iniziata, nel 2009, come consulente in Bain & Co, dove ha maturato fin da subito esperienza nel settore dei Beni di Consumo. Ora guiderà l’assetto commerciale del nuovo Gruppo Sammontana Italia, che comprende anche Forno d’Asolo.
GIANLUCA MONFRECOLA
Direttore Generale di Aigrim
Gianluca Monfrecola è il nuovo Direttore Generale di Aigrim, l’associazione che in seno a Fipe cura gli interessi della ristorazione di catena multilocalizzata. Monfrecola, 50 anni, è un manager d’esperienza che ha ricoperto ruoli di crescente importanza specialmente nel mondo della Gdo, arrivando nei primi anni 2000 alla carica di direttore vendite Italia di Lidl Italia. Nel 2012 gli viene affidata la direzione vendite in quattro regioni di Eurospin, mentre dal 2017 coordina l’esordio in Italia del marchio tedesco Tedi. Poi passa al gruppo francese Prosol come Ceo della parte italiana. Nel 2019 Monfrecola è stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
PAOLO RIZZO Country manager e a.d. Italia di PepsiCo
Paolo Rizzo è il nuovo Country manager e Amministratore delegato di PepsiCo Beverages Italia. Originario di Lecce, 57 anni, il manager vanta un’esperienza pluriennale nel settore dei beni di largo consumo, con un focus specifico sul comparto del beverage: ha iniziato la sua carriera nel 1993 come merchandiser in Acqua Vera durante l’acquisizione da Nestlé Water, passando al Gruppo Danone e poi a Ferrarelle Spa, con ruoli di crescente responsabilità fino ad approdare in PepsiCo Beverages Italia, dove ha iniziato la sua lunga carriera all’interno del gruppo nel 2007 come Field Sales Manager TT/BB.
LUCA SABADIN
Chief financial officer gruppo Cigierre
Cigierre Compagnia Generale Ristorazione S.p.A. annuncia la nomina di Luca Sabadin nel ruolo di Group Chief Financial Officer (CFO). Luca Sabadin assume la responsabilità della direzione Amministrazione, Finanza e Controllo ed IT, a supporto del fondatore ed amministratore delegato Marco Di Giusto e del direttore generale Stefania Criveller. Sabadin approda in Cigierre dopo un percorso professionale di rilievo in primarie realtà del settore Food & Retail. Il manager ha maturato una solida esperienza internazionale ricoprendo il ruolo di Group CFO in Eataly e, precedentemente, di CFO in Autogrill Italia.
STEFANO TERZI
Head of Development di Alice Pizza
Stefano Terzi è il nuovo Head of Development di Alice Pizza. Bergamasco, Terzi ha alle spalle una lunga carriera focalizzata sullo sviluppo di punti vendita e ristoranti iniziata in Carrefour. Il passaggio al foodservice è avvenuto nel 2006, dove è stato per oltre cinque anni Senior Real estate manager di McDonald’s Italia. Dopo un passaggio in Percassi e due anni presso Pastificio Rana, Terzi è passato a occuparsi dello sviluppo italiano di KFC per oltre otto anni e successivamente è passato a Dispensa Emilia, sempre come direttore sviluppo. Da inizio anno il passaggio in Alice Pizza.
ALESSANDRO CARLUCCIO
General Manager di Popeyes Italia
Dall’inizio di quest’anno, Alessandro Carluccio è il nuovo General Manager di Popeyes in Italia. Carluccio è un manager con oltre 25 anni di esperienza nel settore. L’ultima carica è stata quella di amministratore delegato di Bauli Retail, ma in precedenza aveva lavorato con diversi incarichi per Lagardère Travel Retail, Hanagroup Italy, Sebeto S.p.A. (Rossopomodoro) e McDonald’s Italia. “Il mio obiettivo sarà quello di proseguire nel percorso già avviato, rafforzando il posizionamento del marchio verso uno sviluppo solido sul territorio” il suo commento.