SIMONA INFANTOLINO, LAURA INGHIRAMI, GIANFILIPPO VERSARI
PUBBLICITÀ dircom@edifis.it
TRAFFICO PUBBLICITARIO
FRANCESCA GERBINO francesca.gerbino@edifis.it
STAMPA
OFFICINE GRAFICHE STAGED SRL Via Alessandro Volta, 21 - 25010 San Zeno Naviglio - BS
EMAIL orafo@edifis.it
WEB SITE www.orafoitaliano.it
PREZZO PER COPIA € 5,00 / ARRETRATI € 10,00
Registrazione Tribunale di Milano N° 1038 del 10/01/1949. Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n° 06090. Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o foto sono riservati. Manoscritti, disegni, fotografie, supporti audio e video anche se non pubblicati non saranno restituiti. Per le fotografie e le immagini per cui, nonostante le ricerche eseguite, non sia stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l’Editore si dichiara disponibile ad adempire ai propri doveri. Ai sensi del Reg. EU 679/2016 l’Editore garantisce la massima riservatezza nell’utilizzo della propria banca dati con finalità redazionali e/o di invio del presente periodico. Ai sensi dell’art. 15 il ricevente ha facoltà di esercitare i suoi diritti fra cui la cancellazione mediante comunicazione scritta a EDIFIS S.r.l. - Viale Coni Zugna 71 - 20144 Milano (o ai riferimenti sotto trascritti), luogo della custodia della banca dati medesima.
Le nostre creazioni, le tue emozioni Le nostre creazioni, le tue emozioni
Era il 1946 quando, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, nasceva il primo periodico specializzato, dedicato al racconto di gioielleria e orologi. L’Orafo italiano, la rivista che ancora oggi tenete tra le vostre mani, per 80 anni ha raccontato gli accadimenti, le persone, i prodotti.
Attraversando decenni straordinari, di grande creatività, con il Made in Italy a incantare il mondo. E realizzando risultati economici che hanno portato i “distretti” produttivi a essere visitati da operatori di ogni parte del mondo. I loro prodotti sono diventati icone del bello e del ben fatto. E hanno impreziosito la vita di milioni di persone in ogni continente. Un risultato straordinario. A questa storia dedichiamo tante pagine di questo numero con un servizio meraviglioso –realizzato con grande passione da Michele Weiss e Fabrizio Majerna – che riproduce pagine e copertine, dalle origini della pubblicazione ad oggi.
Ed è bello che l’azienda in copertina su questo numero, condivida con noi lo stesso anniversario.
I tempi sono molto mutati dal 1946 e nel frattempo il Made in Italy ha oggi tanti, validi, concorrenti in aree remote con grandi mercati. Il prezzo di alcune materie prime è più vicino alla luna che alla terra. Eppure, le ragazze e i ragazzi che oggi si formano per lavorare nelle aziende di oreficeria e gioielleria hanno una spinta, una cultura e un entusiasmo che possono essere l’antidoto per arginare le difficoltà che oggi attraversa il nostro settore.
L’augurio che rivolgo loro, come a tutto il comparto e alla nostra rivista, è di essere capaci di interpretare il cambiamento. Di poterlo fare con creatività e libertà, attingendo alla storia che da millenni lega il nostro territorio al bello e al prezioso. Una storia unica.
Le nostre creazioni, le tue emozioni Le nostre creazioni, le tue emozioni
SPECIALE 80 ANNI ORAFO ITALIANO
CLOSE UP
Sì, lo voglio - speciale wedding
HAUTE JOAILLERIE
Graff - L’arte della pietra
Boucheron - Frédéric, stile e memoria
Sahag Arslanian - Alla ricerca della forma perfetta
Repossi - Blast II, l’architettura del colore
De Beers London - Echo battezza il flagship parigino
Pomellato - Sinfonia di luce per la Scala
Belle Dior - Fini drappeggi di gemme
Cartier - Tutta l’armonia del contrasto
Chaumet - Blu Grand Feu e metamorfosi
INSIDE JEWELLERY
Swarovski illumina il primo valzer viennese
Art Déco e preziosi, un secolo di raffinatezza
Grand Tour - viaggio alla ricerca della bellezza
Falsini Art, il segno leggero del saper fare
J’OR, carezza d’oro e madreperla
Magie Preziose, il sogno del corallo
Noi Gioielli, orgogliosamente fiorentini
GemGenève, il gioiello come ecosistema
Lusso e IA: intervista all’esperta Laura Biason
MARKET TREND
Adamas, il futuro nasce da identità e mestiere
Con l’oro alle stelle vince chi osa
Valérie Messika, ecco il diamante per ogni giorno
Alessi Domenico, 80 anni forgiati nell’oro
Club degli Orafi/Intesa: il 2026 del settore orafo
Oroarezzo 2026, verso nuovi mercati
Federorafi, la svolta della neopresidente Squarcialupi
Intervista a Giorgio Villa, presidente A.O.L.
FOCUS OROLOGI
LVMH Watch Week: debutto a Milano
Gioielli da polso
La meccanica di precisione del tempo
Watch News - Him
Watch News - Her
TREND
Effortless chic
Tempesta romantica
Wish List for Him
Wish List for Her
ALESSI DOMENICO
In copertina: concept Lorenza Ricci Studio
Auguri a L’ORAFO ITALIANO, da 80 anni voce dell’industria orafa, gioielliera e orologiera italiana. Lieti di essere parte di un racconto che ha accompagnato l’evoluzione del settore e che continua ad affiancarlo nel suo sviluppo.
www.vicenzaoro.com
4–8 SETTEMBRE 2026
Vicenzaoro è il luogo dove il mondo della gioielleria si incontra. Da oltre 70 anni, a gennaio e settembre, riunisce a Vicenza l’intera filiera globale: dalle grandi maison ai designer emergenti, dall’oreficeria ai componenti e alle pietre preziose, dall’orologeria ai servizi. In contemporanea anche T.Gold, la vetrina internazionale di riferimento per l’innovazione del gioiello, dal 2026 con due edizioni annuali. Un ecosistema che crea tendenze, business, formazione e connessioni di valore.
80 ANNI INSIEME
1946 / 2026
Ottant’anni di storia, visione editoriale e cultura del prezioso scorrono in queste pagine attraverso una selezione di copertine memorabili e di servizi emblematici. È il racconto dell’evoluzione de l’Orafo italiano: un magazine che ha attraversato decenni di trasformazioni, accompagnando da vicino il comparto orafo, gioielliero e orologiero italiano e internazionale. Numero dopo numero, anno dopo anno, ha osservato e fotografato gusti, linguaggi, manifatture, imprese e protagonisti, restituendone aspirazioni, svolte e cambi di scenario. Questa antologia non è soltanto un omaggio alla memoria della testata, ma anche la testimonianza viva di una voce che, nel tempo, ha saputo leggere il presente, interpretare il cambiamento e, anche, contribuire essa stessa a scrivere alcune delle pagine più significative del settore. Con sensibilità, passione, rigore giornalistico e la capacità di restare punto di riferimento per la filiera.
la storia continua...
Sì, lo voglio
/ di Simona Infantolino
Nel linguaggio del matrimonio, ogni dettaglio custodisce un significato. L’antica filastrocca inglese “Something old, something new, something borrowed, something blue” attraversa i secoli e continua a ispirare le scelte delle spose contemporanee. Oggi più che mai, la gioielleria interpreta questa tradizione con una sensibilità nuova: quattro elementi, quattro emozioni, quattro modi di raccontare una storia d’amore.
Alekon picturesUnsplash
SOMETHING OLD
il fascino eterno dell’ispirazione vintage
“Qualcosa di antico” non significa necessariamente antico nel tempo, ma nel cuore. Può essere un gioiello tramandato da una madre o una nonna, oppure una creazione contemporanea che rilegge lo stile del passato. Le linee Art Déco, le montature vittoriane, le incisioni manuali e le lavorazioni in filigrana tornano protagoniste nelle collezioni bridal. Oro giallo caldo e diamanti taglio antico: ogni dettaglio evoca memoria, stabilità, radici. Il vintage diventa una scelta non solo romantica, ma anche di personalità. È la volontà di ancorare il “sì” a una storia che viene da lontano.
Damiani
Foto: Iy Han - Unsplash
Foto: Peter Muniz - Unsplash
Foto: Mike ChoUnsplash
Noi
Gioielli Firenze
Buccellati
SOMETHING NEW
le fedi: il simbolo che nasce oggi
Il “nuovo” per eccellenza è la fede nuziale. Non semplice anello, ma promessa tangibile. Se un tempo dominava la classica fede liscia in oro giallo, oggi la scelta si amplia: oro bianco, rosa, finiture satinate, incisioni personalizzate, pavé di diamanti. Le coppie cercano unicità senza rinunciare alla tradizione. C’è chi opta per modelli coordinati e chi preferisce interpretazioni differenti, mantenendo però un elemento comune che sia una texture, un dettaglio inciso all’interno o una data segreta. La fede è il gioiello che accompagnerà ogni giorno della vita coniugale. Deve essere comoda, resistente, ma soprattutto rappresentativa. È il punto di partenza di una nuova storia, racchiusa in un cerchio perfetto.
Atelier VM
Fred
Foto: Jeremy Wong Weddings - Unsplash
Foto: Yasi - Unsplash
Artlinea
Polello
SOMETHING BORROWED
orecchini: luce in prestito per il grande giorno
“Qualcosa in prestito” è il gesto che unisce affetti e complicità. Nella gioielleria dedicata al matrimonio spesso si traduce in un paio di orecchini: quelli della madre, di una sorella, di un’amica del cuore. Gli orecchini sono protagonisti discreti ma decisivi. Incorniciano il viso, catturano la luce, dialogano con l’acconciatura e con l’abito. Le perle continuano a essere la scelta più gettonata: pendenti per un effetto scenografico, chandelier importanti per un matrimonio serale, con montature classiche per una sposa sofisticata. Indossare un gioiello “in prestito” significa portare con sé un augurio, una storia felice. È un modo intimo di condividere il momento più importante.
Unoaerre
Miluna
PDPaola
Marlù
Foto: Pettine - Unsplash
Foto: Jeremy Wong Weddings - Unsplash
Foto: Stacey Vandas - Unsplash
SOMETHING BLUE
protezione. Se un tempo era nascosto in un dettaglio dell’abito, oggi entra con eleganza nel mondo bridal. Per la gioielleria, lo zaffiro resta un grande classico: intenso, regale, intramontabile. Ma anche topazi e lapislazzuli conquistano le spose contemporanee, grazie a tonalità luminose e avvolgenti. Un bracciale delicato, un dettaglio incastonato nella fede o su un pendente: il colore diventa firma stilistica. Non solo tradizione, ma un segno distintivo capace di imprimere al giorno del matrimonio una sfumatura personale.
Freelight
Giorgio Visconti
Forever Unique
Foto: Pascal BullanUnsplash
Foto: Olivie Strauss - Unsplash
Foto: Peter MunizUnsplash
Oxygene
HAUTE JOAILLERIE
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
GRAFF
L’ARTE DELLA PIETRA: TAGLIO, PUREZZA E MISURA
In occasione della settimana della Haute Couture di Parigi a fine gennaio 2026, Graff ha presentato una nuova collezione di Alta Gioielleria che celebra l’eccellenza assoluta delle pietre preziose e la maestria artigianale che, da oltre sessantacinque anni definisce l’identità della Maison. Protagonista è una parure straordinaria, dominata da un rarissimo zaffiro birmano da 31 carati non riscaldato, taglio smeraldo, incastonato al centro di un collier dal design magnetico e contemporaneo. L’ispirazione nasce dall’istante sospeso in cui una goccia sfiora una superficie d’acqua immobile: un
momento effimero tradotto in oltre 200 carati di diamanti accuratamente selezionati. I diamanti bianchi taglio smeraldo creano una superficie luminosa e continua, attraversata dalla luce con elegante rigore geometrico, mentre zaffiri e diamanti taglio a goccia si dispongono in un movimento ondulato che amplifica profondità e dinamismo. Completano la creazione orecchini coordinati, impreziositi da una cascata di diamanti e zaffiri che richiamano il motivo centrale. L’insieme esprime forza e raffinatezza, fondendo potenza visiva e armonia formale. “Da oltre 65 anni, Graff plasma l’evoluzione dell’alta gioielleria. In occasione della Settimana dell’Alta Gioielleria abbiamo voluto svelare una parure che incarni questa eredità, nella quale i diamanti e le pietre preziose più eccezionali al mondo sono sublimati dall’innovazione costante, dalla perfetta maestria e dal savoir-faire ineguagliabile della nostra Maison”, ha dichiarato François Graff, CEO della Maison. Ogni dettaglio è frutto di centinaia di ore di lavoro nei laboratori della Casa: non semplici gioielli, ma opere destinate a trasformare gemme rarissime in simboli di forza, luce ed eternità.
BOUCHERON FRÉDÉRIC, STILE E MEMORIA
La collezione 2026 di Boucheron non è un esercizio di memoria d’archivio, ma un’operazione curatoriale in quattro capitoli che ricostruisce la visione di Frédéric Boucheron attraverso materia, struttura e gesto. Claire Choisne, Direttrice creativa della Maison, ha dichiarato durante la presentazione: “L’intuizione di Frédéric Boucheron si conferma ancora oggi: Place Vendôme è divenuta l’epicentro dell’alta gioielleria. Questa collezione è una carta d’identità, un ritratto del fondatore attraverso quattro opere eccezionali”. The Address assume l’architettura di Place Vendôme come matrice formale. Linee tese, geometria ottagonale e contrasti tra oro bianco e lacca nera
costruiscono un gioiello che dialoga con luce e spazio. Il diamante centrale, taglio smeraldo da 10,01 carati, non domina per dimensione ma per funzione: asse visivo e principio ordinatore, incorniciato da baguette di diamanti. Oltre mille ore di lavoro restano invisibili, assorbite nella purezza della forma. Il collier trae ispirazione da un modello conservato negli archivi della Maison. Con The Spark riemerge il Point d’Interrogation, simbolo storico di libertà. Otto diamanti di tagli differenti: marquise, Asscher, ovale, esagonale, a goccia, smeraldo, rotondo, culminano in un diamante taglio kite all’incirca di 5 carati, circondato da baguette. Il risultato non è accumulo ma tensione calibrata tra peso e leggerezza. L’assenza di chiu-
sura diventa una dichiarazione concettuale: il gioiello accompagna il corpo, non lo costringe. The Silhouette, invece, approfondisce il dialogo con la couture, memoria delle origini tessili di Frédéric. La struttura trasformabile: collier, spalline, sautoir, choker, bracciali, traduce in gioielleria il principio sartoriale del movimento. Oltre 2.500 diamanti compongono una superficie fluida che segue la morfologia del corpo. Infine, The Untamed restituisce una natura osservata, non idealizzata. Il ramo di edera in diamanti e cristallo di rocca è costruito foglia per foglia, con articolazioni millimetriche che generano un tremolio organico. La trasformabilità, collier lungo o corto, broche, ornamento per capelli, ribadisce un valore fondativo: la libertà. In questa collezione, il diamante naturale diventa materia concettuale. Ogni taglio, ogni montatura su misura contribuisce a una sintassi visiva che trascende l’ornamento. Le collezioni si trasformano così in una creazione indossabile, in cui i valori del gioiello d’artista dialogano con l’eccellenza dell’alta gioielleria.
SAHAG ARSLANIAN ALLA RICERCA DELLA FORMA PERFETTA
Nel panorama dell’Alta Gioielleria europea convivono due modelli consolidati: le grandi Maison storiche, fondate su archivi e potenza narrativa e i designer indipendenti, che fanno dell’estetica il proprio segno distintivo. Negli ultimi anni si è affermata una terza figura, meno mediatica ma più strutturata: l’imprenditore-gemmologo. Sahag Arslanian ne rappresenta un caso emblematico. Terza generazione di diamantaires con radici ad Anversa e oltre settant’anni di esperienza familiare nel commercio dei diamanti, nasce all’interno della filiera prima ancora che nel design. È un punto di partenza che fa la differenza: mentre molte Maison si approvvigionano tramite intermediari, il gruppo Arslanian controlla direttamente selezione e lavorazione. In
un mercato in cui l’accesso ai diamanti colorati naturali è limitato e altamente competitivo, la verticalità diventa un vantaggio strutturale. Il debutto internazionale è avvenuto nel luglio 2025 a Parigi con la prima collezione di Alta Gioielleria. Protagonista l’Eclipse Grand Collier: al centro della composizione risplendeva un diamante fancy yellow da 15,59 carati, circondato da 1.078 diamanti bianchi taglio brillante e montato in oltre 230 grammi d’oro. Il collier gli vale il premio Best Newcomer al Grand Prix de Haute Joaillerie, consolidandone la presenza nel circuito internazionale. Nel gennaio 2026, durante la settimana della Haute Couture, Arslanian ha presentato Aura in Motion nella nuova boutique parigina, in Avenue Matignon. La linea introduce un linguaggio più essenziale e proporzioni calibrate, mantenendo un rigore assoluto nella selezione delle gemme. L’architettura è concepita per esaltare la luce del diamante, spesso colorato, che diventa il fulcro narrativo del gioiello. Elemento distintivo è il sistema intercambiabile integrato in alcune creazioni, che consente di sostituire le pietre senza alterare l’integrità tecnica della struttura. Il cliente può così selezionare diamanti rari di tonalità differenti: fancy yellow, pink, brownish, deep orange, e costruire nel tempo una propria costellazione personale. Durante l’intervista, Arslanian ha sottolineato: “È possibile modificare la composizione selezionando diamanti diversi e collezionare nel tempo le pietre desiderate. Per questa presentazione ho scelto tonalità particolarmente rare, dal verde pastello al verde bluastro, ampliando ulteriormente lo spettro dei fancy colors”. In questa prospettiva, Arslanian non è semplicemente un nuovo nome nel panorama dei preziosi, ma un modello alternativo in cui la credibilità nasce dalla materia prima più che dalla narrazione, riportando la pietra al centro dell’Alta Gioielleria contemporanea.
REPOSSI BLAST II, L’ARCHITETTURA DEL COLORE
Durante l’ultima Haute Couture parigina, abbiamo potuto analizzare da vicino il secondo capitolo di Blast, presentato in un contesto in cui l’Alta Gioielleria riafferma con decisione la centralità della materia. In questo scenario, la collezione si distingue per un uso del colore concepito come elemento strutturale, non decorativo. Repossi sintetizza chiaramente questa direzione: “Oggi i nostri gioielli continuano a integrare il colore attraverso una ricca varietà di espressioni e materiali, come le pietre preziose e quelle fini, valorizzando un’ampia palette di tonalità e celebrando la bellezza unica di ogni creazione”. Il tema delle pietre colorate è il vero fulcro di Blast II. Non si tratta di un semplice ampliamento cromatico, ma di una costruzione progettuale guidata dalla selezione gemmologica. Le gemme non vengono scelte per adattarsi a un disegno predefinito: al contrario, sono intensità, saturazione e comportamento ottico a determinare proporzione, distribuzione e ritmo del gioiello. La collezione si articola quindi intorno a due famiglie cromatiche coerenti: da un lato, le tonalità calde dei granati spessartina, delle tormaline color pesca, dei topazi gialli e quarzi citrini; dall’altro, la profondità compatta di zaffiri, tanzaniti e
tormaline indicoliti. Dal vivo è evidente che la presenza non è legata al carato ma alla densità cromatica. Le pietre calde, montate su oro rosa, costruiscono una continuità tonale avvolgente, dove la saturazione dialoga con la temperatura del metallo. Le pietre fredde, abbinate all’oro bianco pavé di diamanti, generano invece un contrasto più grafico, in cui il blu definisce lo spazio e la percezione volumetrica. In entrambi i casi, il colore non è concentrato in un unico punto focale, ma distribuito lungo il filo continuo d’oro scolpito a mano, che funge da elemento unificante. L’integrazione di pietre preziose e pierres fines avviene senza gerarchie rigide. La selezione privilegia stabilità tonale, purezza e capacità di mantenere intensità luminosa anche in montature aperte. I differenti tagli: a goccia, ovale, cuscino, rotondo, modulano la rifrazione e contribuiscono a un ritmo visivo controllato. Il risultato è una costruzione tridimensionale in cui il colore diventa architettura: determina scala, introduce tensione attraverso lo spazio negativo e stabilisce la presenza del gioiello prima ancora del peso in carati. In Blast II le pietre colorate non completano la struttura: la definiscono. L’oro rimane il fondamento tecnico, ma è la cromia a stabilire identità, proporzione e riconoscibilità.
DE BEERS LONDON ECHO BATTEZZA IL NUOVO FLAGSHIP PARIGINO
Siamo stati invitati all’inaugurazione del nuovo flagship mondiale di De Beers London al 12 di rue de la Paix, nel cuore storico dell’Alta Gioielleria parigina, in occasione della settimana della Haute Couture a fine gennaio 2026. Un indirizzo simbolico, dove la Maison britannica apre la sua boutique più grande al mondo, segnando un’ulteriore fase della propria identità internazionale. Il progetto, realizzato in collaborazione con lo studio Pierre-Yves Rochon, fonde le radici dell’Africa australe con l’energia creativa di Londra. All’interno, una spettacolare parete in kimberlite, la roccia madre dei diamanti, racconta visivamente il legame diretto della Maison con la fonte delle sue pietre, mentre saloni privati e spazi immersivi trasformano la boutique in una vera destinazione esperienziale. In occasione dell’apertura è stato presentato il collier Echo, gioiello di punta della collezione di Alta Gioielleria Vibrations. Ispirato alle increspature dell’acqua nel Fish River Canyon in Namibia, si tratta di un capolavoro trasformabile di straordinaria complessità tecnica. Al centro, un rarissimo diamante fancy intense blue da 1,12 carati, incorniciato da oltre 193 carati di dia-
manti bianchi taglio brillante e baguette. La collana può trasformarsi in sei gioielli distinti, tra cui un diadema contemporaneo e orecchini ricavati dalle pampille removibili. “Il nuovo flagship parigino segna una tappa fondamentale nell’espansione internazionale di De Beers London. Parigi è la capitale mondiale dell’Alta Gioielleria e rue de la Paix rappresenta un luogo storico d’eccezione per esprimere il nostro savoir-faire e narrare l’unicità del brand”, ha dichiarato a chi scrive Emmanuelle Nodale, CEO di De Beers London, durante la serata all’Hôtel d’Évreux seguita al cocktail inaugurale. Con l’opening del prestigioso indirizzo e il lancio di Echo, la Maison investe in un nuovo capitolo del proprio percorso, in un mercato del diamante attraversato da profondi cambiamenti e da una fase di crisi.
POMELLATO SINFONIA DI LUCE PER IL TEATRO ALLA SCALA
Osservata da vicino a Parigi, nello showroom Pomellato di rue du Faubourg Saint-Honoré durante la settimana della Haute Couture, Scala di Luce rivela una costruzione più articolata di quanto suggeriscano le immagini. Ispirata al Teatro alla Scala, la collezione assorbe il principio che ne definisce l’identità: rigore architettonico e dinamica performativa convivono in un equilibrio controllato. L’atelier milanese ha dedicato oltre 240 ore alla realizzazione della suite, traducendo il progetto in precisione esecutiva e controllo delle incas-
sature. La collana in oro rosa reinterpreta una catena a maglie tonde degli anni Settanta, trasformandola in struttura portante dell’impianto luminoso. Una linea continua di 266 diamanti taglio brillante segue la curva superiore delle maglie, definendo un profilo netto e una gerarchia ottica immediata. La luce disegna il contorno prima ancora che l’occhio ne percepisca il volume, mentre la continuità delle incassature garantisce uniformità di rifrazione lungo una superficie volutamente irregolare. Dal vivo si coglie chiaramente la precisione esecutiva del lavoro. Il motivo centrale intro-
duce tredici diamanti taglio fancy: baguette, a goccia e princess, la cui alternanza non segue una simmetria rigida ma un ritmo visivo studiato. Il taglio baguette accentua la linearità e rafforza l’asse orizzontale, il princess frammenta la riflessione attraverso spigoli netti, mentre quello a goccia ammorbidisce la composizione introducendo una direzione più fluida. Il contrasto tra il pavé arrotondato e le geometrie angolari genera una tensione volumetrica controllata: la luce non si distribuisce in modo uniforme, ma viene segmentata e orchestrata lungo la superficie. Il bracciale riprende lo stesso codice ma in scala più raccolta, con 250 diamanti taglio brillante e quattro tagli fancy integrati nella struttura. I cerchi pavé funzionano come punti di concentrazione luminosa, mantenendo equilibrio tra flessibilità meccanica e stabilità delle pietre. Negli orecchini, invece, la dimensione teatrale si esprime attraverso il movimento. La composizione asimmetrica culmina in una goccia mobile che modifica la rifrazione a ogni oscillazione, trasformando la brillantezza in variazione continua. Presentata a Parigi ma profondamente radicata a Milano, Scala di Luce non punta sull’effetto monumentale quanto sulla gestione dell’energia luminosa. Più che un esercizio di stile, è un lavoro d’ingegneria della luce, dove struttura e vibrazione si sostengono reciprocamente. L’oro rosa mitiga l’algida austerità dei diamanti bianchi, mentre la costruzione della catena garantisce continuità meccanica e coerenza formale. Ciò che colpisce non è soltanto il numero delle pietre: 266 brillanti nella collana, 250 nel bracciale e 13 fancy-cut nel motivo centrale, ma come la loro energia viene distribuita e calibrata nello spazio.
BELLE DIOR FINI DRAPPEGGI DI GEMME
La tradizione sartoriale di Christian Dior continua a essere un punto di riferimento importante nel lavoro di Victoire de Castellane, Direttrice Artistica di Dior Joaillerie. Presentata a fine gennaio del 2026, Belle Dior è una collezione composta da 57 creazioni, che sviluppano alcuni temi ricorrenti nel linguaggio della Maison: il giardino, il cosmo e il dialogo tra gioielleria e couture. Il progetto è incentrato su un elemento preciso: frange e passamanerie reinterpretate in strutture articolate. Questi motivi, già presenti in alcune delle collezioni precedenti, come Galons Dior e Diorexquis, vengono trasformati in sequenze di pendenti che generano movimento verticale e maggiore mobilità del gioiello sul corpo. In Belle Dior diamanti, opali, zaffiri e turchesi vengono utilizzati insieme a numerose pietre di colore per costruire strutture che ricordino drappeggi e motivi ornamentali dell’Alta Moda. Un altro aspetto rilevante della collezione è l’uso esteso delle pietre di colore, che creano gradazioni cromatiche e variazioni di volume all’interno delle frange e delle composizioni floreali. Dal punto di vista gemmologico, la collezione introduce per la prima volta pietre centrali cabochon pan di zucchero. Questo taglio, caratterizzato da una superficie bombata con base quadrata o rettangolare, crea un riflesso luminoso più morbido rispetto ai tagli sfaccettati, accentuando il volume della pietra. Nella collezione Belle Dior spiccano due collier: uno con al centro una tanzanite taglio pain de sucre circondata da diamanti, zaffiri, smeraldi, granati tsavorite e tormaline blu-verdi, un’altra con al centro una rubellite
dello stesso taglio, ornata da zaffiri rosa e gialli, spinelli rosa e granati spessartite. L’ingegneria dei gioielli gioca un ruolo centrale nel progetto. Le frange sono composte da elementi indipendenti collegati da micro-articolazioni, progettate per consentire un movimento fluido senza compromettere la stabilità della struttura. L’uso di montature sottili e ponti metallici quasi invisibili permette invece di ridurre la presenza visiva del metallo, lasciando alle gemme il ruolo principale nella composizione. Uno dei pezzi più complessi della collezione
è il collier “Soleil Céleste”, centrato su un diamante fancy vivid yellow a goccia di 5,77 carati, attorno al quale si sviluppa una composizione di motivi legati all’astrologia, tema caro a Christian Dior. Per finire, Belle Dior prosegue la ricerca di Victoire de Castellane sulla relazione tra gioielleria e linguaggio couture. Le composizioni di pietre colorate, le strutture articolate e i volumi delle gemme contribuiscono a creare gioielli che armonizzano elementi ornamentali della moda con tecniche avanzate di Alta Gioielleria.
CARTIER TUTTA L’ARMONIA DEL CONTRASTO
Con il terzo capitolo della collezione En Équilibre, l’Alta Gioielleria di Cartier celebra l’armonia nella sua accezione più pura. Nulla è lasciato al caso: ogni linea, pietra e gioco di luce sono orchestrati alla perfezione. Abbiamo dinanzi uno studio accurato di come gli opposti possano dialogare e di come l’asimmetria possa essere il contraltare della simmetria. “Evidenziare la linea sottolineandone la sobrietà: in questo consiste il paradosso di una semplicità raffinata. È l’arte di saper osservare
la realtà da una prospettiva diversa, creando un equilibrio visivo in modo preciso. È l’arte della proporzione, fulcro del processo creativo e dell’armonia distintivi di Cartier”, ha dichiarato Jacqueline Karachi, Direttrice Creativa dell’Alta Gioielleria di Cartier. Presentata a Parigi durante la settimana della Haute Couture al Musée des Arts Décoratifs durante una cena sfavillante, la collezione si distingue per quattro collane straordinarie: Euphonia risplende di rubini e diamanti in un raro duetto di tagli smeraldo. La composizione è incorniciata da
diamanti taglio carré, baguette e brillante. Il collier emana vitalità e senso del movimento. Splendea innalza invece la precisione a nuove vette. I diamanti sono infilati in un nastro di luce etereo e ogni pietra è posizionata con intenzione e accuratezza. La finezza del lavoro di gioielleria e d’incastonatura, quasi impercettibile, celebra il sublime savoir-faire della Maison. Parcae, dal canto suo, è impreziosita da tre zaffiri del Madagascar a goccia per un totale di 16,59 carati. Tre gocce blu verso cui convergono le file di diamanti di vari tagli: kite, losanga e brillante. Ondora è invece un esercizio di audacia cromatica. Crisoprasio, spinelli, e diamanti convergono in un dialogo tra forme organiche e architettura geometrica. Nella parte anteriore e posteriore del collier due pendenti creano una elegante simmetria, evocando il movimento ondoso della medusa. En Équilibre, per finire, ci rammenta che il lusso non è mera opulenza: è maestria, architettura ed esaltante tensione tra gli opposti.
CHAUMET
BLU GRAND FEU E METAMORFOSI
Durante la settimana della Haute Couture di Parigi, Chaumet ha presentato Envol, una collezione che nasce da un gesto antico e universale: quello di spiegare le ali. Un autentico invito all’ascesa. Non solo estetica, ma simbolica. La collezione si ispira a uno dei motivi più emblematici della Maison: le ali, da sempre metafora di libertà, potere e grandezza. Un tema che ne attraversa la storia sin dall’Ottocento, quando l’ornitologia affascinava l’imperatrice Joséphine e gli archivi Chaumet già custodivano diademi neo-antichi in cui delicate ali si dispiegavano attorno a un diamante centrale. In Envol, questo patrimonio viene reinterpretato in chiave contemporanea. Nove creazioni principali compongono un racconto di movimento e leggerezza: una tiara trasformabile, collane e orologi gioiello, orecchini, anelli e spille che evocano il battito silenzioso di un volo nel cielo. Tutto ruota intorno a un blu profondo, quasi notturno, intensificato da zaffiri del Madagascar e da sfumature di smalto che sembrano catturare il respiro dell’aria. Protagonista assoluta è la tecnica dello smalto grand feu, utilizzata per creare sofisticati dégradé di blu che animano le ali dei gioielli. Questa lavorazione, tra le più complesse dell’arte orafa, richiede temperature elevatissime e una precisione estrema: ogni passaggio può tra-
sformare o compromettere il risultato finale. A sottolinearne l’importanza è Olga Corsini, direttrice dello studio creativo Chaumet: “Questa tecnica di smaltatura, di solito impiegata per i quadranti degli orologi d’alta gamma, è una delle più notevoli rappresentazioni di un savoir-faire prezioso e richiede competenze di altissimo livello”. La tiara Envol ne è forse l’espressione più spettacolare. Frutto di oltre 850 ore di lavoro, può essere indossata in quattro modi diversi: nella sua forma tradizionale, come maschera scenografica oppure separata in spille indipendenti. Al centro, uno zaffiro a goccia del Madagascar da 3,92 carati illumina il disegno delle ali smaltate e incastonate di diamanti. Il concetto di metamorfosi attraversa l’intero insieme di creazioni. Un collier in oro bianco con pavé di diamanti, realizzato in smalto grand feu e ornato da uno zaffiro del Madagascar taglio cuscino di 10,96 carati può trasformarsi in diversi modi, mentre un orologio gioiello diventa pendente su un sautoir di perle; gli anelli si separano e si ricompongono come piccoli meccanismi poetici. Ogni pezzo invita a reinventare il gesto di indossarlo, ampliando le possibilità di espressione.
CUBIC ZIRCONIA FOR FINE JEWELRY
ADAMAS GIOIELLI
IL FUTURO NASCE DA IDENTITÀ E MESTIERE
/ di Simona Infantolino
Alla guida di Adamas Gioielli, insieme a Marco Berselli, Daniele Oldani rappresenta una generazione di imprenditori orafi capaci di coniugare cultura manifatturiera e visione strategica. In un contesto segnato da quotazioni dell’oro ai massimi, tensioni sulle materie prime e crescente richiesta di trasparenza lungo la filiera, il comparto si trova davanti a scelte decisive.
Non è solo una questione di prodotto ma di posizionamento, innovazione e sistema. In qualità di vicepresidente dell’Associazione Orafa Lombarda, Oldani osserva il settore da una prospettiva privilegiata: quella dell’impresa e quella della rappresentanza. Tra identità territoriale, formazione delle nuove generazioni e competitività internazionale, l’oreficeria italiana è chiamata a ridefinire le proprie priorità.
“Il mercato è in costante trasformazione e le sfide che un gioielliere deve affrontare
sono oggi molteplici”, spiega Oldani. La parola chiave è flessibilità: i cambiamenti sono diventati repentini e richiedono capacità di adattamento, senza però snaturare la propria identità. Nel caso di Adamas, la scelta è chiara: mantenere salda la matrice artigianale puntando sul tailor made e su un livello di competenza elevato. Nei punti vendita, il valore aggiunto è rappresentato da uno staff altamente qualificato.
“La competenza - sottolinea Oldani - è diventata fondamentale in un mercato sempre più maturo e di nicchia”. Nell’ottica di affrontare i cambiamenti del mercato, negli ultimi anni l’azienda ha aperto con convinzione al segmento del gioiello rigenerato e vintage, ottenendo risultati significativi. Non si tratta soltanto di intercettare una tendenza, ma di proporre un modello con solide argomentazioni.
Daniele Oldani, comproprietario di Adamas Gioielli.
“Il second hand è sostenibile e ecologico perché valorizza processi produttivi già ammortizzati. È culturale, perché consente di preservare lavorazioni non più replicabili per costi o per perdita di competenze. Ed è, in una certa misura, anche filantropico, perché ‘salva dal crogiolo’ manufatti che incarnano la tradizione artigianale del made in Italy, tramandandoli per le generazioni future.
A ciò si aggiunge un aspetto economico: il prodotto rigenerato può risultare più accessibile, ampliando la platea di riferimento”. Sul fronte dell’innovazione, Adamas ha introdotto da quattro anni stampanti 3D che consentono al cliente di visionare il prototipo dell’oggetto prima della realizzazione definitiva. Una tecnologia che richiede competenze specifiche e non è ancora alla portata di tutti,
ma che - secondo Oldani - diventerà progressivamente più fruibile, anche grazie allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. La sfida sarà integrare questi strumenti senza sostituire la manifattura artigianale. “La tecnologia dev’essere complementare, non alternativa. Se governata correttamente, può diventare una leva strategica sia per attrarre nuove generazioni di operatori sia per dialogare con una clientela più giovane e digitale”. Ma l’innovazione, per Oldani, non prescinde mai dall’esperienza maturata.
Da maestro orafo - così ama definirsi - ha iniziato il proprio percorso al banchetto di Buccellati e da cinquant’anni vive la professione con la stessa passione degli esordi. Una visione che tiene insieme tradizione e prospettiva: evolvere senza perdere identità, innovare senza rinunciare alla qualità del saper fare. Perché è proprio nell’equilibrio tra competenza artigianale e capacità di adattamento che, ancora oggi, si gioca il futuro del gioiello italiano.
TRUSTABLE FINDINGS
ITALIAN MANUFACTURER OF GOLD AND SILVER FINDINGS
HIGH-TECH FINDINGS FOR HIGH-TECH CUSTOMERS
Locks Beads Earrings CNC and Laser
Our findings are manufactured according to proprietary technologies, internally conceived and tested. Our mission is to combine production techniques and functionality, in order to offer our customers high-quality items able to face challenges of international markets.
www.orchideapreziosi.it
IL VERO LUSSO È SENTIRSI RICONOSCIUTI
/ di Michele Weiss
Dopo il restyling di Corso Vercelli 19, Valeria Verga, da anni al timone di Luigi Verga Orologi, racconta i segreti di una boutique pensata come casa milanese: più identità e servizi, e un laboratorio interno che fa la differenza.
La riapertura di Corso Vercelli 19 segna un nuovo capitolo per Luigi Verga Orologi: qual è stata l’idea guida del restyling e in che modo questo progetto traduce la vostra identità in una nuova esperienza di boutique, più personale, riconoscibile e capace di valorizzare al meglio anche i brand presenti?
Abbiamo scelto di evolverci e rinnovarci non solo per offrire una chiave di lettura più contemporanea e accogliente al nostro punto vendita, ma soprattutto per rafforzarne la personalità e l’identità. Il cliente viene accolto e accompagnato in un percorso curato, dove i brand sono valorizzati al meglio e i nostri servizi si arricchiscono, permettendoci di offrire un’attenzione ancora più dedicata e un’esperienza capace di coccolare in ogni dettaglio. La scelta di evolverci rappresenta per noi un passaggio naturale: il riflesso della volontà di offrire sempre maggiore attenzione al cliente e di rimanere in sintonia con i tempi e con le evoluzioni del mercato. A guidarci è anche il forte legame con la città di Milano e il desiderio di radicare sempre più il nostro nome, rafforzando quel rapporto speciale
con chi sceglie di intraprendere il proprio percorso insieme a noi. Sono relazioni solide, costruite nel tempo, fatte di fiducia reciproca, passione e attenzione autentica. La nostra è una storia che da sempre parla di eleganza, qualità e cura dei dettagli: valori che desideriamo trasmettere a tutti coloro che avranno il piacere di venirci a trovare ed entrare a far parte della nostra grande famiglia.
Oggi una boutique di alta orologeria non è più soltanto uno spazio di vendita: quanto conta, per una realtà come la vostra, rafforzare il legame col territorio e con Milano attraverso nuove strategie di relazione, servizio e clienteling?
Da oltre venticinque anni coltiviamo un’idea precisa di accoglienza: mettere il cliente al centro, sempre, con un’attenzione autentica e una competenza che si
percepisce in ogni dettaglio. La nostra è una storia di famiglia: una tradizione che nasce con mio nonno, fondatore dell’orologeria, e che mio padre ha portato avanti con la stessa dedizione. Oggi continuo questo percorso con lo stesso senso di responsabilità e coinvolgimento. Chi ci sceglie, per la prima volta o da sempre, riconosce questa filosofia: un luogo dove trovare non solo un prodotto, ma un servizio completo, affidabile e costruito intorno alle proprie esigenze. Per questo motivo, il cuore pulsante della nostra attività è il laboratorio tecnico interno: uno spazio vivo, dove ogni segnatempo viene seguito con cura, passione e profondo rispetto per la sua storia. Il servizio post-vendita diventa così un’estensione naturale dell’esperienza, un valore che fa davvero la differenza. Sapere di poter contare su un’assistenza attenta, discreta e altamente qualificata significa vivere il proprio orologio con serenità, nel tempo.
In un momento in cui il lusso cerca sempre più autenticità, che cosa può fare una boutique storica per distinguersi davvero, oltre il prodotto?
Ci troviamo in Corso Vercelli, nel cuore di uno di quei quartieri residenziali che raccontano la Milano più autentica. Un luogo lontano dai percorsi più battuti, che custodisce un’atmosfera intima e quotidiana: quella che i milanesi conoscono bene e, forse, tengono un po’ per sé. La nostra boutique vive di questa energia. Accoglie una clientela locale affezionata, ma anche
un numero sempre crescente di visitatori internazionali, alla ricerca di esperienze più vere e meno convenzionali. A tutti vogliamo offrire la stessa sensazione: quella di sentirsi a casa. Al centro di tutto c’è la relazione. Un rapporto personale fatto di rispetto, onestà — anche intellettuale — ed empatia. Perché scegliere un orologio non è mai solo una questione di stile, ma un momento che parla di sé. Ogni segnatempo racconta una storia, accende un’emozione ed è il risultato di un dialogo: dell’ascolto attento e della capacità di cogliere ciò che rende unica ogni persona, accompagnandola verso una scelta davvero consapevole. È in questo incontro, profondamente umano, che nasce la vera differenza.
Lei oggi è anche un volto sempre più riconoscibile della boutique: quanto conta, nel retail contemporaneo, una leadership personale, visibile e coerente con il posizionamento del negozio?
Oggi più che mai, nel retail, le persone cercano autenticità. Desiderano riconoscere un volto, una visione, un’identità chiara con cui entrare in sintonia. Per questo credo che una leadership personale, visibile e coerente, non sia solo importante, ma parte integrante dell’esperienza stessa. Essere presenti in boutique, raccontare ciò che facciamo e trasmettere i valori in cui crediamo significa dare un’anima allo spazio. Non si tratta di esporsi, ma di creare una connessione reale, fatta di fiducia e continuità. La coerenza è ciò che rende tutto credibile: ogni scelta – dall’allestimento
alla selezione dei brand, fino al modo in cui accogliamo il cliente – deve riflettere un’identità precisa. È questo che oggi fa la differenza tra un luogo che si visita e uno in cui si torna. Per me è un percorso naturale: essere un punto di riferimento significa ascoltare, interpretare e guidare con sensibilità, mantenendo sempre uno sguardo personale ma inclusivo. Perché, alla fine, il vero lusso è sentirsi riconosciuti.
In un comparto come quello dell’alta orologeria, che storicamente ha avuto linguaggi, codici e leadership soprattutto maschili, che valore ha oggi portare avanti una visione femminile di leadership, sia sul piano imprenditoriale che nel rapporto con il cliente?
Sto cercando di imprimere al negozio un’impronta sempre più personale, lasciando spazio alla mia visione, alla mia sensibilità e anche a un’estetica più audace e femminile, senza mai perdere di vista la professionalità e la storia del nostro marchio. Questo mondo è stato, e in parte lo è ancora, dominato da quello che viene definito il “sesso forte”. Eppure, credo profondamente che uno sguardo diverso — un approccio più morbido, una sensibilità più delicata — non rappresentino affatto una debolezza, ma piuttosto un grande punto di forza. Per questo, chi vive un’esperienza nel nostro punto vendita percepisce una presenza femminile più marcata, senza che venga mai meno quella maschile. È proprio dall’incontro tra queste due visioni che nasce il nostro equilibrio. Amalgamando e facendo dialogare idee e punti di vista — a volte opposti, a volte affini — prendono forma strategie capaci di sorprendere e di portare un’energia nuova, fresca e autentica. Per me heritage e innovazione non sono mai stati due mondi distanti: convivono, si intrecciano e si alimentano a vicenda. La nostra tradizione artigianale resta il cuore di tutto, ma è proprio da lì che nasce il desiderio di evolvere e di immaginare nuove direzioni per il futuro di Luigi Verga Orologi. Essere “storici ma dinamici” significa rimanere fedeli alla nostra identità, aprendoci al cambiamento con naturalezza. Non servono rivoluzioni forzate: come un corso d’acqua, il nostro movimento è continuo e armonico, sempre alla ricerca di nuove strade per coinvolgere, emozionare e far sentire ogni cliente parte di qualcosa di speciale.
OROLOGI FOCUS
a cura di Paolo De Vecchi
Fino a non molto tempo fa, tutte le novità orologiere dell’anno venivano presentate in un’unica sessione primaverile alla Fiera di Basilea. A questo storico appuntamento, si aggiunse poi e puntando esclusivamente sul lusso, il Salone di Ginevra, mentre più recentemente - soprattutto dopo la pandemia e con il dilagare di vendite e informazioni sulla Rete – le presentazioni di nuovi prodotti sono aumentate in quantità e collocazione geografica (con prevalenza di Usa, Cina e Emirati). Con questo 2026 infine che, per l’industria del tempo, si è aperto - a Milano - con una prima assoluta per Europa e Italia: la Watch Week di Lvmh (Louis Vuitton Moët Hennessy) di gennaio e con presenti tutte le 9 maison proprietarie, di cui daremo riscontro nelle pagine che seguono.
LVMH WATCH WEEK: DEBUTTO A MILANO
Per la prima volta la rassegna del gruppo del lusso approda nel capoluogo, portando in scena le Maison di orologeria e le nuove icone: da Bulgari, tra urushi e Monete, a Tag Heuer, Zenith e Hublot.
Diplomato all’HEC di Parigi, Jean-Christophe Babin (foto in alto a sinistra) è dall’inizio del 2026 Ceo della Divisione Orologi di Lvmh e fautore delle presentazioni d’orologeria d’inizio anno. “Magnifica opportunità – argomenta - per dare polso e spinta al mercato in netto anticipo su tutte le altre presentazioni che verranno”. E così, con la sua “prima” milanese, la Lvmh Watch Week è giunta alla settima edizione, portando alla ribalta le 9 maison del gruppo che “pur con obiettivi diversi, non si sovrastano e
nel loro insieme esprimono ogni aspetto dell’alta gamma”. Un ben variegato insieme che comprende Louis Vuitton, Tiffany, Zenith, Daniel Roth, Gérald Genta, Hublot e L’Epée. Oltre a Tag Heuer e Bulgari, di cui Babin aveva assunto responsabilità a partire rispettivamente dal 2000 e dal 2013. Bulgari appunto, che durante la settimana milanese dell’orologeria ha presentato una rivisitazione dei propri modelli più iconici. Operazione curata da Fabrizio Buonamassa, Direttore Creativo Orologeria Bulgari che con Yasuhiro Asai, maestro della lacca “urushi” (foto in basso a sinistra), ha portato questo mestiere d’arte giapponese sui quadranti della collezione Lucea Notte di Luce (alto a destra), orologio automatico in acciaio, oro rosa e diamanti. Altra icona Bulgari rivisitata in questa occasione è stato il modello Monete Maglia Milanese (alto a sinistra), un orologio meccanico realizzato in oro rosa, diamanti e madreperla. Ha quadrante a scomparsa con un’antica moneta d’argento incastonata sul coperchio.
GIOIELLI DA POLSO
Pietre preziose e pregiate meccaniche: nel panorama dell’alta orologeria contemporanea, alcune Maison di tendenza scommettono sulla reinterpretazione dei propri codici estetici.
Per Tiffany & Co., il modello Baguette si inserisce nella collezione Eternity con cassa rotonda da 36 mm in oro bianco e un impiego esteso di diamanti. L’elemento distintivo è la lunetta con pietre taglio baguette, mentre sul quadrante ogni ora è segnata da un taglio diverso di gemma. Due le varianti: una con diamanti e indici in acquamarina, l’altra con un gradiente blu ottenuto da zaffiri, topazi e smeraldi. Per la prima volta, la collezione introduce un movimento meccanico auto -
matico. Louis Vuitton prosegue invece la ricerca sui materiali con l’Escale Tiger’s Eye, edizione limitata a 30 esemplari. La cassa da 40 mm integra un anello monolitico (la carrure) in occhio di tigre, materiale complesso da lavorare per via della sua struttura fibrosa. Il risultato è un dialogo visivo tra la superficie minerale e gli elementi in oro giallo, con variazioni cromatiche che dipendono dalla luce. Il quadrante, realizzato nella stessa pietra, è selezionato e abbinato artigianalmente alla cassa, mentre il movimento LFT023, visibile dal fondello, garantisce grande autonomia di marcia e precisione. La collezione Genèva di Gérald Genta si concentra poi sull’equilibrio delle forme. Il caratteristico design della cassa coussin viene aggiornato con linee più flui-
de, mantenendo una geometria intermedia tra cerchio e quadrato. Il quadrante presenta una minuteria a doppio segmento, che crea effetti ottici misurati, senza alterare la leggibilità. Le nuove versioni solo tempo, in oro rosa o bianco, rinunciano alla complessità delle grandi complicazioni per valorizzare proporzioni e finiture, con un’estetica sobria che richiama l’eredità del fondatore. Infine, Daniel Roth propone l’Extra Plat Or Rose Squelette, evoluzione del primo e iconico modello della Maison. La struttura a doppia ellisse resta invariata, ma il movimento manuale DR002SR viene completamente scheletrato, rendendo ben visibile la sua impeccabile architettura. Pur realizzato non senza difficoltà in oro, il calibro mantiene specifiche tecniche elevate, mentre il lavoro manuale sulle finiture sottolinea l’approccio artigianale che caratterizza fin dalle origini il marchio.
LA MECCANICA
DI PRECISIONE DEL TEMPO
I movimenti non sono semplici elementi funzionali, ma parte del racconto progettuale: che si tratti di cronografia o scheletratura, sono il punto di partenza attorno a cui costruire
Per Hublot, il Big Bang Original Unico rappresenta un’evoluzione coerente di una piattaforma tecnica ormai consolidata. Il cuore dell’orologio è il movimento Unico, cronografo automatico costruito attorno a una ruota a colonne che ottimizza l’innesto della funzione cronografica. L’architettura stratificata consente una lettura più diretta dei componenti, enfatizzata dal rotore scheletrato in tungsteno. La cassa da 43 mm, rivista nelle proporzioni, mantiene la costruzione multistrato tipica del modello, combinando materiali come ceramica, titanio e King Gold. L’insieme restituisce un oggetto in cui la meccanica è parte integrante del linguaggio formale, visibile anche attraverso il fondello in vetro zaffiro. TAG Heuer affronta invece il tema
della complessità meccanica con il Carrera Split-Seconds Chronograph, dotato del calibro TH81-01. Si tratta di un cronografo sdoppiante automatico ad alta frequenza, che lavora a 5 Hz e offre una riserva di carica fino a 65 ore. Tale funzione, attivata tramite un pulsante dedicato a ore 9, consente la misurazione di tempi intermedi, richiedendo una costruzione particolarmente sofisticata del movimento. Il quadrante in vetro zaffiro traslucido rende visibili parte dei meccanismi, mentre la cassa in titanio grado 5 mantiene un equilibrio tra leggerezza e resistenza. Il
design “glassbox” amplifica la percezione della profondità del quadrante, contribuendo a una lettura immediata e ordinata delle informazioni. Zenith infine, con il suo Defy Skyline, indugia sulla scheletratura. Il calibro El Primero 3620 SK, visibile integralmente, mantiene la frequenza a 5 Hz tipica della manifattura e introduce un indicatore “ad alta velocità” dei decimi di secondo. Questa soluzione, direttamente collegata allo scappamento, traduce la precisione cronometrica in un elemento visivo continuo. La cassa in ceramica nera, abbi-
nata a un movimento rifinito in tonalità dorate, crea un contrasto netto che richiama un’estetica di gusto neoclassico. La struttura aperta del quadrante, ispirata alla stella simbolo del marchio, consente di osservarne il funzionamento interno senza rinunciare alla leggibilità.
WATCH NEWS
/
di Michele Weiss
Him
BELL&ROSS
BR-03 Skeleton Steel
A vent’anni dalla nascita del BR-03, Bell & Ross continua a evolvere con misura il proprio linguaggio più iconico. Il nuovo BR-03 Skeleton Steel raccoglie l’eredità della trilogia Skeleton lanciata nel 2025 e la traduce in una versione più luminosa, essenziale e immediatamente leggibile. La celebre cassa da 41 mm in acciaio lucido-satinato, fedele al codice del cerchio nel quadrato, accoglie il calibro automatico BR-CAL.328, sviluppato per questa linea e riconoscibile per la costruzione scheletrata a X, che rende la meccanica parte integrante dell’estetica. Qui la scheletratura non è esercizio stilistico, ma un modo per rivelare il movimento con chiarezza e rigore. Il quadrante quasi scompare, lasciando emergere numeri, indici e lancette luminescenti su una placca trasparente. Con 54 ore di riserva di carica, 100 metri di impermeabilità e doppio cinturino, il risultato è un Bell & Ross più raffinato, ma sempre fedele alla propria anima strumentale.
BREITLING
Navitimer B02 Chronograph 41 Cosmonaute Artemis II
Grazie al Navitimer B02 Chronograph 41 Cosmonaute Artemis II, Breitling rinnova uno dei suoi modelli più iconici, mettendo anche al centro la storia e il futuro dell’esplorazione spaziale. Il modello rende omaggio al Cosmonaute del 1962 creato per l’astronauta Scott Carpenter, primo orologio da polso svizzero indossato nello spazio, e lo reinterpreta con un inedito quadrante in meteorite blu galassia, ricavato da una pietra extraterrestre che rende ogni esemplare unico. La classica cassa in acciaio da 41 mm conserva i codici distintivi del Navitimer, dal regolo calcolatore circolare alla disposizione del cronografo a tre contatori, ma si distingue per il display a 24 ore, pensato per mantenere chiara la distinzione tra giorno e notte in orbita. All’interno batte il calibro di manifattura B02 a carica manuale, cronometro certificato COSC. Prodotto in 450 esemplari, è un tributo tecnico e simbolico a una leggenda nata oltre l’atmosfera terrestre.
TISSOT
Pinarello Special Edition
Il Pinarello Special Edition traduce al polso l’inedito incontro tra precisione svizzera e performance ciclistica italiana. Nato dalla collaborazione con lo storico marchio trevigiano, il modello si distingue per la cassa da 42 mm in carbonio forgiato, materiale che richiama direttamente i telai high performance Pinarello, e per la silhouette asimmetrica con corona a ore 10 ispirata alla forcella Fork Flap. Sotto il vetro zaffiro, il quadrante grigio granulato evoca l’asfalto delle corse, mentre la lancetta dei secondi a forma di “P” introduce un segno identitario forte e riconoscibile. Al suo interno batte il Powermatic 80 certificato COSC con spirale in Nivachron™, garanzia di affidabilità, precisione e resistenza ai campi magnetici. Completo di due cinturini intercambiabili, è pensato per passare con naturalezza dalla strada alla città, senza perdere la propria vocazione tecnica e sportiva.
PIAGET
Limelight Gala
Il nuovo Limelight Gala, simbolo per eccellenza dell’orologio-gioiello Piaget, aggiorna una delle espressioni più compiute dell’identità della Maison, venendo lanciato nel clima mondano e sofisticato degli Anni Settanta. La cassa rotonda, con le celebri anse asimmetriche che si prolungano oltre il profilo dell’orologio, conserva il tratto distintivo del modello originale, mentre la lavorazione dell’oro diventa il vero punto focale. Le novità 2026 si declinano in due interpretazioni: una attraversata da un motivo serpente che compare nel quadrante in smalto Grand Feu su oro inciso e si estende al bracciale, lavorato per riprodurre l’effetto delle squame, e completata da una composizione di diamanti bianchi e granati spessartite; l’altra valorizza invece la storica incisione Decor Palace su quadrante e bracciale in oro rosa, illuminati da diamanti dal bianco al cognac. In entrambi i casi, il risultato è un orologio-gioiello che afferma con forza l’identità di Piaget, tra virtuosismo decorativo e glamour senza tempo.
Joia rappresenta una nuova collezione femminile che punta su proporzioni misurate, pulizia formale e versatilità d’uso. La cassa da 28 mm, rotonda e priva di anse, definisce una linea essenziale e morbida, pensata per aderire con naturalezza al polso. Il quadrante argentato con decoro soleil, i numeri romani e le lancette a foglia costruiscono un’estetica classica ma leggera, mentre la corona bombata con agata nera aggiunge un dettaglio distintivo. Al quarzo, con autonomia di 5 anni, Baume & Mercier lo propone in diverse versioni: con cinturino in pelle blu notte o nera, oppure con bracciale integrato in acciaio a tre file. Vetro zaffiro antigraffio, impermeabilità fino a 50 metri e sistema di barrette intercambiabili completano un segnatempo pensato per accompagnare con discrezione i diversi momenti della giornata, dall’uso quotidiano alle occasioni più eleganti.
EBERHARD & CO.
Gilda Peacock
Con Gilda Peacock, Eberhard & Co. introduce un nuovo quadrante che rinnova in chiave decorativa uno dei modelli femminili più riconoscibili della Maison. La cassa ellittica in acciaio lucido, da 32,10 x 38 mm, mantiene la sua linea morbida e avvolgente, studiata per adattarsi con naturalezza al polso, ed è completata da vetro zaffiro convesso sferico brevettato con trattamento antiriflesso. Il punto focale è il quadrante blu dégradé, ottenuto con un processo di colorazione complesso e arricchito da una lavorazione laser di circa otto ore che alterna incisioni a raggi e rilievi ispirati alle piume del pavone. Il risultato è una superficie ricca di profondità e riflessi, abbinata a lancette dauphine e al numero “12” arabo bianco. Movimento al quarzo solo tempo, impermeabilità fino a 50 metri e cinturino in alligatore blu lapis con cuciture lurex argento completano un segnatempo in cui ricchezza ornamentale e rigore costruttivo trovano un equilibrio particolarmente riuscito.
GIOIELLI 2026
CON L’ORO ALLE STELLE VINCE CHI OSA
La gioielleria resta tra i segmenti più resilienti del luxury globale, con l’Asia-Pacifico ancora baricentro della domanda. Ma la crescita dei metalli preziosi sta spingendo le marche verso nuove architetture di prodotto, tra alta gamma “safe choice” e accesso più strategico.
Il mercato globale della gioielleria nel 2026 si conferma come uno dei comparti più solidi dell’universo luxury, capace di resistere meglio di altri settori alle turbolenze macroeconomiche e al rallentamento dei consumi aspirazionali. Le stime più recenti descrivono un’industria ancora in espansione: secondo Grand View Research, il mercato mondiale della gioielleria si colloca oggi attorno ai 370–380 miliardi di dollari e potrebbe superare i 540 miliardi entro il prossimo decennio, con tassi di crescita costanti. L’Asia-Pacifico continua a rappresentare l’epicentro della domanda globale, arrivando a detenere circa il 40% della quota complessiva, confermando come gioielleria e alta gamma restino territori privilegiati di desiderio e investimento emotivo (Fortune Business Insights). Nonostante il generale rallentamento del lusso, infatti, l’alta gioielleria emerge ancora come una “safe choice”. Una ricerca McKinsey e Business of Fashion del 2025 evidenziava come orologi e gioielli di fascia alta potessero registrare performance superiori rispetto al lusso nel suo complesso, con una crescita stimata tra l’8 e il 12% annuo. In un contesto segnato dall’aumento continuo e spesso indi-
/ di Gianfilippo Versari
BVLGARI
scriminato dei prezzi di borse e abbigliamento, molti consumatori hanno spostato l’attenzione verso collier, bracciali, anelli e orecchini, percepiti come oggetti più durevoli, più solidi, più legati a un valore intrinseco e meno dipendenti da tendenze passeggere. Agli occhi di una fascia crescente di clienti, l’Alta Gioielleria appare così come un investimento più sicuro sul lungo termine, capace di mantenere quelle promesse di artigianalità, permanenza e identità che il lusso contemporaneo talvolta sembra smarrire. In questo scenario, fare shopping si è trasformato in una complessa operazione finanziaria, con i suoi rischi e i suoi potenziali vantaggi. L’acquisto di gioielli nel 2026 non è più soltanto espressione di desiderio, ma un piccolo universo di scelte strategiche. Mentre il prezzo dell’oro continua a crescere, maison e consumatori osservano con interesse l’argento, sebbene la sua volatilità evidenzi un periodo di grande incertezza. A differenza dell’oro, infatti, l’argento è soggetto a oscillazioni più marcate perché dipende non solo dalla domanda di beni rifugio, ma anche da quella industriale. Inflazione, tassi di interesse, forza del dollaro e speculazione contribuiscono a renderlo un metallo instabile ma centrale, soprattutto per chi cerca un equilibrio tra accessibilità e valore. È anche per questo che dietro al proliferare di gioielli
silver nelle collezioni Primavera–Estate 2026 non si nasconde soltanto una scelta estetica, ma una motivazione concreta: dal 2019 a oggi il prezzo dell’oro è aumentato di circa il 200%, rendendo il metallo giallo un bene rifugio sempre più riservato a una fascia ristretta di consumatori. L’argento, più accessibile, diventa così terreno fertile per sperimentazione creativa e nuove opportunità di mercato. Alcuni grandi brand stanno esplorando materiali e strategie alternative per stabilizzare prezzi e margini. Il colosso danese Pandora, in particolare, si prepara a introdurre un cambiamento importante per i suoi iconici bracciali realizzati per la maggior parte in argento: entro il 2027 ridurrà infatti la quantità di preziosi in argento del 60% limitandone la produzione a circa il 20%. Sebbene sia più costoso per oncia, l’azienda ha precisato che i suoi prodotti saranno “platinum-plated”, ovvero solo rivestiti in platino, lasciando il prezzo invariato per i consumatori con i prodotti che dureranno più a lungo rispetto al passato. Alcuni brand sempre di fascia media, senza rinunciare all’oro lavorano sulle carature come la milanese Atelier VM che ha recentemente lanciato collezioni non solo in platino e argento ma in oro 9Kt e 3 Kt accanto al classico 18Kt. In questo contesto la narrazione dell’alta gioielleria cambia profondamente. Il gioiello nel
TIFFANY & CO
TIFFANY &
TIFFANY
TIFFANY
2026 non è più soltanto ornamento o moda, ma bene rifugio, investimento emozionale, futuro cimelio. Un oggetto destinato a durare, a raccontare una storia, a trasmettere identità. Ed è proprio qui che la gioielleria italiana, con la sua tradizione artigianale e la capacità di coniugare heritage e innovazione, trova uno spazio strategico per riaffermare la propria centralità. La sfida dei materiali e dei costi diventa occasione di linguaggio creativo e nuova desiderabilità, attraverso una logica di lightweight luxury: meno peso in metallo, ma non necessariamente meno gioiello, grazie a volumi, modularità, design e pietre capaci di sostenere valore percepito e marginalità. La tendenza è reale, ma spesso non comunicata come “taglio di oro” ufficiale: molti laboratori, inclusi fornitori di grandi marchi, stanno ripensando i progetti per mantenere l’aspetto visivo ma ridurre il peso del metallo e rispondere così alla domanda: “Posso produrre qualcosa di più leggero mantenendo lo stesso design?” I grandi gruppi del lusso monitorano invece con attenzione il costo delle materie prime e reagiscono con pricing strategico e controllo dei margini, sia rivedendo le proporzioni di metallo nelle collezioni più “accessibili” o introducendo nuove linee con design ottimizzati; più che con dichiarazioni pubbliche di riduzione dell’oro nelle collezioni iconiche. Uno scenario non trascurabile visto che Cécile Cabanis, responsabile finanziaria del colosso del lusso LVMH, ha dichiarato a Reuters a fine gennaio che il prezzo dell’oro ha avuto un impatto negativo sulle performance della divisione orologi e gioielli del gruppo, che include maison di alta gioielleria come Bvlgari e Tiffany & Co. Per quanto gli analisti Manuel Lang (Vontobel) e Luca Solca (Bernstein)
hanno dichiarato a Reuters lo scorso ottobre che l’oro rappresenta solo una piccola parte dei costi di input per i marchi di gioielleria di lusso, o appena il 10% delle vendite di gioielli in media. Tale percentuale scende tra il 5% e l’8% per i marchi di design di fascia molto alta come Cartier e Van Cleef & Arpels e i sopracitati Tiffany & Co e Bvlgari. Ciò significa che anche aumenti significativi del prezzo dell’oro non si traducono automaticamente in aumenti proporzionali del prezzo di vendita al pubblico e quindi le maison di lusso possono gestire l’impatto dei costi senza dover gravare solo sull’oro nel listino finale. Per i pezzi unici e l’alta gamma assoluta il valore percepito resta fortemente legato all’autenticità del metallo e alla caratura: la ricetta vincente per i grandi brand di alta gamma non è infatti “ridurre l’oro”, ma rafforzare la percezione di valore, assorbire parte dei costi e trasferire eventuali aumenti in modo graduale e selettivo. Se i clienti dell’alta gioielleria possono considerare l’oro un investimento e continuare ad assorbire l’aumento dei prezzi, la necessità di servire anche consumatori meno abbienti sta spingendo l’attenzione verso la riduzione del
peso, senza intaccare la domanda destinata a resistere visto che i consumatori continueranno a vedere il metallo giallo come una riserva di valore. Non a caso, la storica maison Tiffany & Co si allontanerà progressivamente dall’argento, il metallo che le ha garantito fama internazionale, per concentrarsi sempre di più sull’oro e sull’alta gioielleria. Il direttore generale del gruppo Stéphane Bianchi, ha spiegato che LVMH sta orientando la maison verso l’oro e la gioielleria di alta gamma la cui domanda è quadruplicata negli ultimi quattro anni, mentre quella per i gioielli in argento è diminuita di un terzo da quando il marchio è stato acquisito nel 2021. Al contempo, Bvlgari ha continuato ad ampliare le sue creazioni di alta gioielleria, così come le sue collezioni, con nuove versioni delle iconiche linee Serpenti, Tubogas, B.zero1 e Divas’ Dream, unite al recente lancio di Bvlgari Eternal, iniziativa in continua evoluzione che reinterpreta i design storici della maison in gioielli contemporanei, a partire da Vimini, una rivisitazione moderna di un modello del 1942.
BVLGARI
BVLGARI
MESSIKA IL DIAMANTE CHE SI INDOSSA OGNI GIORNO
/ di Gianfilippo Versari
Valérie Messika racconta all’Orafo italiano l’evoluzione del brand e la sua visione dell’alta gioielleria: per un lusso mai acquietato e un design in continua metamorfosi.
Per decenni l’alta gioielleria è stata associata a rituali immutabili, il diamante custodito in cassaforte, votato a promesse solenni e momenti straordinari fino agli anni Duemila, quando una giovane designer parigina inizia a immaginare un destino diverso. Quando nel 2005 fonda la sua Maison, Valérie Messika parte da un’intuizione prima culturale che estetica: il diamante non deve appartenere solo alla cerimonia. Deve diventare un gesto quotidiano, entrare nel guardaroba con la stessa naturalezza di altri capi di abbigliamento. Un’idea che ha contribuito a cambiare il modo stesso di indossare la gioielleria contemporanea. “Non ho mai ragionato in termini puramente commerciali”, racconta. “All’epoca era una scelta non convenzionale, ma dal punto di vista creativo appariva naturale. Le donne stavano già esprimendo la propria identità
attraverso la moda in modo nuovo, mentre la gioielleria non aveva ancora colto questo cambiamento”. La rivoluzione prende forma nel 2007 con Move, la collezione destinata a diventare il codice estetico della Maison: tre diamanti liberi di scorrere all’interno di una struttura minimalista. Non più pietre immobili, ma luce in movimento. In meno di due decenni, Move si è trasformata in una vera architettura creativa con oltre 270 varianti distribuite in numerose collezioni. Per Messika l’equilibrio tra continuità e innovazione è sempre stato centrale. “Move ci ha dato un linguaggio di design molto forte”, spiega. “Proteggiamo i suoi codici fondamentali, i tre diamanti mobili, il minimalismo, le linee architettoniche, ma continuiamo a reinterpretarli attraverso nuove proporzioni, materiali e tecniche artigianali”. È questo dialogo costante tra identità e sperimentazione che permette a un’icona di rimane-
Orecchini a cerchio della collezione “Divine Enigma”.
Ritratto di Valérie Messika per la campagna “Move 2025”.
re viva nel tempo. Nel frattempo, la Maison ha conosciuto una crescita internazionale straordinaria. Oggi Messika è presente in novanta Paesi con quasi seicento punti vendita. Negli ultimi dieci anni, racconta la fondatrice, la svolta è stata “strutturare la Maison come un vero brand del lusso, rafforzando design, produzione, retail e comunicazione”. L’apertura di flagship strategici e l’investimento nell’alta gioielleria hanno consolidato il posizionamento del marchio. L’Europa rimane la base storica, mentre il Medio Oriente rappresenta un mercato fondamentale per le creazioni di alta gioielleria. Gli Stati Uniti, invece, sono oggi tra i territori più dinamici, tanto che la recente apertura della boutique in Madison Avenue a New York segna una nuova fase di sviluppo. “È una dichiarazione molto chiara di chi siamo e della direzione che vogliamo intraprendere», continua Valérie Messika. “Gli Stati Uniti hanno per noi un potenziale enorme e sono destinati a diventare uno dei nostri principali motori di crescita”. Non a caso, la Maison ha già annunciato l’apertura di cinque nuove boutique negli States nel corso del 2026. “Ci dà grande fiducia anche il modo in cui il pubblico americano, e in particolare le celebrità, ha accolto Messika negli anni. Artiste come Beyoncé e Rihanna, e più recentemente Michelle Williams ai 32nd Annual Actors Awards, hanno indossato le nostre creazioni con grande naturalezza. E con Julianne Moore come nuova ambassador il legame con questo pubblico appare ancora più forte”. Il controllo della distribuzione è diventato un elemento strategico, Messika continua a coltivare una rete wholesale altamente selettiva, mantenendo un equilibrio tra i diversi canali. In un settore sempre più dominato dai grandi gruppi, Messika rimane una realtà familiare. “L’indipendenza ci dà agilità. Possiamo prendere decisio-
In alto: collier choker con pampille pavé “Move Uno”. Sotto: collier “Zebra Luhlaza” e, infine, collier “Source”, entrambi dalla collezione di alta gioielleria “Terres d’Instinct”.
ni rapidamente, assumere rischi creativi e reinvestire nel marchio con una visione di lungo periodo”. La maturità creativa della Maison si riflette anche nelle collezioni di
alta gioielleria. Un esempio emblematico è il diamante grezzo da 110 carati acquisito per la collezione Beyond The Light. “Una pietra di queste dimensioni comporta una grande responsabilità, non si tratta solo di creare un pezzo straordinario, ma di esprimere l’ambizione della Maison”. Lavorare con un diamante di tale portata rafforza la legittimità del brand nell’alta gioielleria e contribuisce a elevare il valore percepito dell’intero universo creativo. Allo stesso modo, creazioni come il set So Move Rainbow, che riunisce ventiquattro sfumature di rubini e zaffiri selezionati per esaltare i diamanti, dimostrano come la complessità artigianale possa diventare un potente strumento narrativo. “In alta gioielleria il valore non risiede solo nella vendita”, osserva la designer. “Conta anche il messaggio che una creazione trasmette”. In un momento storico segnato da pressioni macroeconomiche, la gioielleria continua a dimostrarsi una delle categorie più resilienti. Per Messika la ragione è semplice: il gioiello possiede un valore emotivo unico. I diamanti accompagnano momenti importanti della vita, diventano simboli di auto-gratificazione e oggetti destinati a essere tramandati. “Il nostro stile moderno e distintivo ci consente di dialogare con un pubblico ampio: da chi acquista il primo diamante a chi sceglie un gioiello destinato a vivere oltre la propria generazione. È proprio questa dimensione emotiva a dare forza alla gioielleria con diamanti e a Messika nei momenti più complessi”.
Il futuro della Maison, guardando al 2030, si muoverà tra crescita internazionale e selettività. L’obiettivo è costruire una rete di flagship strategici nelle principali città del mondo senza perdere coerenza stilistica e identità creativa. “La crescita è importante, ma la coerenza ancora di più», chiude Madame Valérie. «Il vero successo non si misura in un singolo traguardo di fatturato, ma nella capacità di espandersi preservando libertà creativa, indipendenza e spirito contemporaneo”.
Beyonce con al collo una creazione “So Move” by Messika.
SWAROVSKI ILLUMINA IL PRIMO VALZER VIENNESE
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Dal 1956 la tiara Swarovski indossata dalle debuttanti del Ballo dell’Opera di Vienna è uno dei diademi più iconici del design contemporaneo in cristallo. Il gioiello accompagna l’apertura del ballo nella sala della Wiener Staatsoper, quando le coppie di debuttanti eseguono il valzer inaugurale che segna l’inizio della stagione mondana viennese. Per l’edizione 2026, tenutasi il 12 febbraio scorso, la tiara è stata progettata da Giovanna Engelbert, Global Creative Director della Maison, che ha scelto di reinterpretare il cigno, emblema del marchio introdotto nel 1988 e simbolo di eleganza e grazia. Alexis Nasard, CEO di Swarovski, in calce all’evento ha ribadito l’entusiasimo per lo storico legame con l’evento viennese: “Swarovski è orgogliosa di essere partner del Ballo dell’Opera di Vienna sin dal 1956, uniti da una storia e da valori condivisi. Il nostro rapporto duraturo rafforza il nostro sostegno alle arti creative, restando al tempo stesso profondamente legato alla nostra
eredità austriaca”. Il diadema si sviluppa lungo una struttura arcuata composta da 315 cristalli tagliati con estrema precisione, e disposti secondo una composizione modulare che segue la linea del capo. Il disegno alterna diverse tipologie di taglio: rotondo, a goccia, marquise e baguette, creando una superficie ottica complessa in cui le diverse geometrie amplificano la dispersione della luce. Una sequenza di motivi piumati stilizzati percorre l’arco della tiara fino a convergere in un elemento figurativo centrale: il profilo del cigno, riconoscibile dal collo slanciato e impreziosito da una pietra ovale. Il progetto si fonda su un raffinato equilibrio tra movimento e struttura. I tagli marquise e a goccia introducono linee oblique che evocano la leggerezza delle piume, mentre i cristalli baguette stabilizzano la creazione con una scansione più grafica e lineare. La variazione delle superfici sfaccettate genera un effetto di rifrazione multilivello, studiato per esaltare la lucentezza del cristallo sotto l’illuminazione teatrale durante il valzer
vento, Swarovski ha anche organizzato una mostra itinerante dedicata alle tiare del Ballo dell’Opera di Vienna, composta da circa venti modelli storici. L’esposizione ripercorre l’evoluzione stilistica del progetto attraverso i decenni e include creazioni firmate da designer come Karl Lagerfeld, Dolce & Gab-
bana e Christian Lacroix. Il tour, inaugurato a Vienna e proseguito a New York, ha portato al pubblico internazionale una delle tradizioni più riconoscibili del design legato al ballo viennese.
inaugurale. Come nelle edizioni precedenti, la tiara fa parte di un insieme ornamentale coordinato. Alle debuttanti viene affiancata una spilla decorativa, mentre i partner indossano fermacravatte impreziositi da cristalli. Entrambi gli elementi riprendono i motivi piumati del diadema e traducono il linguaggio formale della tiara in accessori di scala minore, creando una continuità visiva tra le coppie. Fondata nel 1895 da Daniel Swarovski, la Maison ha costruito la propria identità sull’innovazione tecnologica nel taglio di precisione del cristallo, sviluppando processi produttivi capaci di generare effetti ottici di straordinaria complessità. Per celebrare settant’anni di collaborazione con l’e-
Alexis Nasard, Giovanna Engelbert e Iris Law.
Photo: German Larkin
EFFORTLESS CHIC
/di Simona Infantolino
I completi che non si prendono troppo sul serio incontrano la praticità sportiva. L’eleganza diventa comoda, senza sforzi, ma mai lasciata al caso. Basta un solo accessorio - una cintura in corda, una pietra dalle mille sfaccettature, una scarpa che sdrammatizzaper fare la differenza.
BALMAIN
GERBA
CHURCH’S
DOUBLET
VALEXTRA
OMEGA
CANALI
GIOVANNI RASPINI
TEMPESTA ROMANTICA
La romanticità drammatica di Cime Tempestose contamina le passerelle della Haute Couture Primavera-Estate 2026 con corsetti strutturati, pizzi, volant, rouches e maniche a palloncino che rievocano l’intensità emotiva del film grazie anche ad accessori gotici dal forte impatto visivo.
ASHI
ELIE SAAB
AMEN
/di Simona Infantolino
VALENTINO
SODINI
ROSANTICA
VIVIENNE WESTWOOD
YANINA COUTURE
CHRISTIAN LOUBOUTIN
di Simona Infantolino
WISHList
Il giallo e il blu elettrico raccontano una vita dinamica, scandita da rigore e movimento. La precisione dell’uomo sportivo si riflette negli accessori che segnano il tempo, mentre l’energia prende forma negli strumenti tecnici che lo accompagnano ogni giorno. Lo stile non lo abbandona nemmeno sul campo da tennis: nella cura meticolosa dei dettagli trova la sua forza, trasformando disciplina e passione in una naturale vittoria.
Maschera viso Relax di Ambadué con profilo sensoriale in grado di potenziare l’effetto rilassante e calmante.
Sneakers Cloudnova 2 di On per uso quotidiano.
Anello della collezione Changy di Marlù in acciaio con veliero in rilievo su fondo nero opaco.
Orologio Aikon Automatic Skeleton di Maurice Lacroix in acciaio con quadrante laccato blu.
Racchetta da tennis Babolat Pure Aero.
Collana di Morellato della collezione Terra con catena in acciaio e dettagli in lapislazzuli.
intrecciata ed elemento centrale in acciaio. Collezione Leather.
Borsone da tennis di My Style Bags in canvas blu navy personalizzabile.
di Simona Infantolino
WISHList
Ambra e oro si intrecciano in un racconto caldo e luminoso. Collane dalle sfumature miele accarezzano gonne delicate che fluttuano leggere. Bagliori dorati si rincorrono tra anelli che ricordano le onde del mare, mentre gli orecchini portano l’immaginazione verso mete lontane immerse nella natura. Colori delicati e coccole di bellezza fanno già sognare l’estate che sta per iniziare.
Gonna di Aleph con taglio svasato.
Occhiali da sole in acetato di Pomandère
Anello a fascia DiaMade Glam di Stroili in oro giallo e diamanti lab-grown.
Orecchini di 12PM in bronzo della collezione Mi Scorri Dentro.
Balsamo scrub detossinante corpo Miel D’Ambre di marocMaroc
Collana lunga a doppio filo di Bijou Brigitte
Top della collezione Selection di Mango
Anello regolabile Alta Marea di Mabina Gioielli in argento placcato oro.
GRAND TOUR
DI LAURA INGHIRAMI
L’Orafo Italiano prosegue il suo viaggio in cerca d’ispirazioni nel mondo, con un occhio attento all’evoluzione del settore dei preziosi.Un percorso suggestivo a caccia dei trend gioiellieri, delle mostre e degli eventi più intriganti, delle boutique scintillanti e dei migliori talenti emergenti.
Costume Jewelry
The Collection of Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
Il volume “Costume Jewelry”, edito da Taschen, celebra la straordinaria collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, icona del collezionismo internazionale. Attraverso una selezione di quasi seicento pezzi, l’opera ripercorre l’evoluzione del bijoux e delle gemme d’imitazione dagli anni ’30 ai giorni nostri. I testi di Carol Woolton e Maria Luisa Frisa restituiscono l’emozione della collezione e le fotografie di Luciano Romano trasformano la lettura in un’esperienza visiva immersiva. Un tributo necessario alla maestria artigianale e alla visione di una donna che ha saputo vedere il prezioso oltre la materia.
LIL Cover Rings
Il brand milanese LIL Milan, fondato da Veronica Varetta, ridefinisce i confini tra tecnologia e lusso col lancio del “LIL Cover Ring”. Questo gioiello è stato progettato per trasformare gli smart rings (Oura Ring 3 e 4, Ultrahuman Ring e Galaxy Ring) in pezzi d’alta gioielleria. Realizzati in oro 18 carati o argento Sterling 925 e impreziositi da diamanti sostenibili, i modelli “Pavé”, “Letter” e “Marquise” abbracciano il dispositivo tech senza comprometterne le funzioni di monitoraggio. Con il motto “Nobody will know it’s tech”, LIL Milan colma il divario tra benessere e stile, elevando l’health tracker a vero statement piece. Una fusione innovativa tra tradizione orafa italiana e futuro digitale.
Timepieces a Luxury & JCK
JCK e Luxury annunciano l’espansione del settore orologeria con il debutto di “Timepieces at Luxury and JCK”, in programma a Las Vegas dal 29 maggio al 1° giugno 2026. La nuova area dedicata all’orologeria punta a diventare un punto di riferimento per il mercato internazionale grazie a collaborazioni strategiche come la partnership con la Fondation Haute Horlogerie (FHH), con RedBar Group e WatchPro Magazine. L’evento offrirà un’esperienza immersiva: dalle sessioni formative, ai workshop tecnici della AWCI, all’esclusivo party “Hot 100” di WatchPro che celebrerà le 100 figure più influenti nel settore. Un appuntamento imperdibile che fonde business, cultura orologiera e networking d’eccellenza.
Jewellution by GRS
Jewellution, l’iniziativa promossa da GRS, vede grande impegno e determinazione nel supporto alle scuole di gioielleria e nei progetti di formazione. Il cuore pulsante del progetto è un format rivoluzionario: un artigiano lavora al banco mentre ogni singola fase del processo viene filmata e proiettata in tempo reale su un grande schermo. Questa tecnologia permette al pubblico di osservare dettagli microscopici e passaggi tecnici complessi, rendendo l’apprendimento un’esperienza altamente coinvolgente. Fondamentale in questo percorso è la collaborazione con Pablo Cimadevila, orafo e designer di fama mondiale, che condivide con GRS la missione di ispirare e formare le nuove generazioni, trasformando l’artigianato tradizionale in un linguaggio visivo moderno e accessibile.
I gioielli
di Cristina Mercuri, prima italiana Master of Wine
Cristina Mercuri, da quest’anno è la prima donna italiana Master of Wine. Mercuri predilige gioielli che raccontano una storia e riflettono un forte senso di artigianalità. Sceglie frequentemente piccoli lavori di oreficeria, spesso fatti a mano, apprezzando i dettagli curati e un’eleganza discreta piuttosto che qualcosa di appariscente. Ha anche una grande passione per gli orologi, in particolare per Maison come Cartier e Audemars Piguet, dove ingegneria e stile convivono armoniosamente. Tra i gioielli che indossa più spesso ci sono gli orecchini appartenuti a sua nonna, per lei simbolo di memoria, forza e continuità tra generazioni.
International Fei Cui & Jade Jewellery Design Competition: l’avanguardia della tradizione
La International Fei Cui & Jade Jewellery Design Competition, organizzata dalla Hong Kong Jade Association, rappresenta un palcoscenico globale dove l’antica tradizione della giada incontra le istanze del design contemporaneo. L’obiettivo dell’iniziativa è valorizzare la maestria artigianale, sfidando designer provenienti da tutto il mondo a reinterpretare l’arte del gioiello promuovendo l’innovazione e trasformando una pietra iconica della cultura orientale in un linguaggio estetico universale, capace di parlare al mercato del lusso internazionale definendo le nuove frontiere del gioiello contemporaneo. Tra i vincitori proclamati durante HKTDC Hong Kong International Jewellery Show a Marzo 2026: Tsai An Ho (Artisan Category), Andy Wong (Artisan Category), Chen Qing Song (Renaissance Category), ZHU GUANRONG (Renaissance Category).
ALESSI DOMENICO ,
80 ANNI FORGIATI NEL TEMPO
Loro non è un materiale che si limita a essere lavorato: diventa identità. Richiede tempo, conoscenza, visione. Da questa relazione profonda con la materia nasce il percorso di Alessi Domenico, che nel 2026 celebra ottant’anni di attività. Un traguardo che non è solo una ricorrenza, ma il segno di una capacità rara: attraversare il tempo restando solidi, autentici, portatori di valore. Ottant’anni non raccontano una storia lineare, ma un processo di trasformazione continua. Come l’oro, che attraversa il fuoco per rivelare la propria essenza, così l’azienda ha saputo evolversi affrontando cambiamenti, mercati e passaggi generazionali senza mai perdere coerenza. Non si tratta semplicemente di crescere, ma
di affinare significati, rinnovare la visione, mantenendo saldo ciò che conta. In questo percorso, il prodotto è sempre stato il punto di equilibrio tra sapere e innovazione. La catena massiccia rappresenta il cuore pulsante dell’identità aziendale: un elemento che nel tempo è diventato segno distintivo. Proporzioni, volumi, finiture raccontano una ricerca costante, in cui la competenza tecnica incontra la sensibilità estetica, dando vita a creazioni capaci di dialogare con un mercato internazionale evoluto. Celebrare ottant’anni significa soprattutto riconoscere ciò che ha reso possibile questa continuità. Quattro generazioni si sono alternate senza mai interrompere il dialogo tra passato e presente, contribuendo a costruire un’identità che si è arricchita nel tempo senza
disperdersi. Ogni passaggio ha introdotto nuovi linguaggi e prospettive, mantenendo intatto un preciso patrimonio valoriale: famiglia, integrità, perseveranza, condivisione. Valori che si traducono ogni giorno nel modo di fare impresa. Oggi, con la quarta generazione alla guida, questo patrimonio si apre a nuove interpretazioni. Design, comunicazione e posizionamento evolvono, intercettando sensibilità contemporanee e nuovi pubblici. Accanto alla tradizione, prendono forma progetti che reinterpretano la catena e linee di gioielleria che ampliano l’offerta con coerenza. Cresce anche l’attenzione verso sostenibilità, efficienza produttiva e responsabilità, grazie all’introduzione di nuove leghe innovative accanto all’oro e all’argento. In un contesto in cui il lusso ridefinisce continuamente i propri codici, Alessi Domenico resta fedele a ciò che conta: qualità, competenza, capacità di
creare valore nel tempo. Perché un gioiello, come l’oro da cui nasce, è sempre il risultato di un equilibrio complesso fatto di esperienza, cultura e visione. Ottant’anni diventano così una dichiarazione di continuità: una storia che racconta il tempo trascorso, come è stato vissuto e, soprattutto, come si sceglie di proseguire, con la stessa solidità e capacità di trasformarsi. Forgiati come l’oro, attraverso il tempo.
FALSINI ART , IL SEGNO
LEGGERO DEL SAPER FARE
La nuova collezione dello storico brand aretino reinterpreta i suoi simboli più iconici come fiori, farfalle e cuori, trasformandoli in gioielli dall’allure contemporanea.
Radicata nel cuore del distretto orafo aretino e legata al Casentino, Falsini Art interpreta il gioiello come sintesi di memoria artigiana, ricerca formale e visione produttiva. L’azienda, fondata nel 1978 e oggi guidata da Nadia e Andrea Falsini, porta avanti un’identità costruita in oltre quarant’anni di lavoro, restando fedele a una cifra precisa: trasformare il saper fare toscano in creazioni contemporanee, riconoscibili per leggerezza, pulizia del disegno e raffinatezza esecutiva. La nuova collezione nasce da una rilettura dei codici simbolici che appartengono da sempre all’universo del brand: fiori, farfalle e cuori. Non si tratta, però, di una semplice ripresa del repertorio storico del brand, ma di una sua evoluzione in chiave attuale. I motivi iconici vengono alleggeriti, ampliati, traforati, quasi ricamati nella materia, fino a generare superfici che evocano pizzi, merletti e lavorazioni tessili. Il metallo prezioso si fa così più arioso, dinamico, femminile, conservando una forte presenza estetica ma senza cedere alla pesantezza. È proprio il concetto di leggerezza a definire il centro della ricerca aziendale. In Falsini Art non è ritenuta soltanto un effetto visivo, ma una scelta progettuale precisa, pensata per coniugare portabilità e comfort. I volumi crescono, la silhouette si apre, le proporzioni si fanno più generose, ma il gioiello mantiene un’indossabilità sorprendente. Un risultato reso possibile da un equilibrio attento tra sensibilità estetica, know-how manifatturiero e tecnologie di ultima generazione, introdotte non per sostituire la mano artigiana, ma per esaltarne accuratezza e possibilità espressive. La direzione creativa firmata da Andrea Falsini si muove proprio lungo questa linea di confine fertile tra innovazione e mestiere d’antan. Strumenti come stampa 3D e incisioni laser ad alta precisione dialogano con la sapienza degli artigiani orafi del territorio, in un processo che tiene insieme controllo industriale e cultura del dettaglio.
È qui che l’azienda conferma il proprio saper fare: nella capacità di usare il progresso tecnico senza disperdere il valore umano della manifattura, restituendo gioielli che parlano un linguaggio contemporaneo ma attenti esegeti del tepore delle origini. Con sede a Castelnuovo, Falsini Art continua a rappresentare una delle espressioni coerenti del made in Italy orafo: un’impresa familiare che guarda avanti, investe in ricerca e difende autenticità, qualità, e identità. E la continua presenza alle fiere di settore ribadisce inoltre una vocazione internazionale costruita negli anni con lungimiranza.
J’OR , CAREZZA D’ORO E MADREPERLA
Échecs nasce intorno al motivo del rombo, riletto in chiave dinamica e ariosa.
In gioielleria il tempo non è una misura accessoria del fare, ma la sostanza della creazione. E per J’OR le composizioni nascono proprio “ispirate dal tempo”, esito di un lavoro collettivo in cui qualità artigianale e raffinatezza del design procedono insieme: alimentate da un equilibrio costante tra innovazione e custodia del saper fare. È in questa cornice valoriale che si inserisce Échecs, nuova collezione della Maison che condensa con
particolare limpidezza la sua grammatica estetica. Il punto di partenza è il rombo, figura geometrica che qui rappresenta ben più di un motivo decorativo. J’OR lo interpreta come espressione di equilibrio dinamico, energia del cambiamento e femminilità, facendone il centro di una costruzione formale lineare ma mai rigida. Attorno a questa matrice prende forma una creazione di oro rosa, diamanti e ritagli di madreperla bianca e grigia, orchestrati con misura per generare una presen-
za luminosa, sofisticata e insieme gentile. La collezione si compone di collana, orecchini e anello, ma al di là della struttura della parure è interessante il modo in cui questi elementi dialogano con il corpo. J’OR parla di una “carezza leggera sulla pelle”, e la definizione coglie bene il tratto distintivo di Échecs: una femminilità plastica ma leggiadra, disegnata per accompagnare il movimento con naturalezza e contemporaneità. Il gioiello non impone la propria forma, la suggerisce; non irrigidisce l’immagine, la rende più fluida, più consapevole, più presente. In questo senso Échecs sembra sintetizzare bene l’ambizione con cui nasce: dar vita a creazioni capaci di farsi notare per luce, armonia e accuratezza, ma senza perdere quella qualità di empatia che rende un gioiello davvero desiderabile. È qui che J’OR trova la propria voce: in un’idea di eleganza che non separa creatività e disciplina, emozione e controllo, tempo e materia. E che per questo riesce a trasformare il prezioso in un’esperienza visiva e tattile, delicata ma memorabile. Una visione che unisce mestiere, grazia e identità del presente.
MAGIE PREZIOSE IL SOGNO DEL CORALLO
L’azienda aretina svela la propria identità attraverso una nuova collezione ispirata al mondo marino, tra eleganza essenziale e ricerca formale.
Magie Preziose interpreta il gioiello come un equilibrio tra identità manifatturiera, ricerca formale e capacità di leggere il gusto contemporaneo. L’azienda aretina, con sede a Cesa nel comune di Marciano della Chiana, costruisce il proprio profilo su un principio chiaro: innovare senza perdere il legame con l’artigianalità. È una visione che il brand rivendica fortemente, insistendo su innovazione, lavorazione interna e autentico made in Italy come assi portanti del proprio lavoro. Ogni creazione viene infatti disegnata,
modellata e realizzata all’interno della fabbrica, con un’attenzione costante a dettagli, finiture e qualità esecutiva. In questo quadro si inseriscono due novità che raccontano bene la direzione estetica dell’azienda. Reef, bangle in argento rodiato, sviluppa una forma organica che richiama la trama della barriera corallina. Il gioiello traduce il fascino del mondo marino in una costruzione scultorea ed essenziale, dove pieni e vuoti, luce e materia trovano una misura naturale. Ne
emerge un segno netto ma non rigido, capace di evocare la forza della natura attraverso una sintesi elegante e contemporanea. Branches, invece, declina lo stesso immaginario in una chiave più luminosa e slanciata. Gli orecchini in argento placcato oro e zirconi riprendono una trama ramificata che ricorda i coralli marini, trasformandola in una forma leggera, mobile, attraversata da piccoli punti di luce. Il risultato è una femminilità più ariosa e dinamica, che unisce preziosità e portabilità senza cedere all’enfasi. In entrambe le creazioni si riconosce bene la cifra del brand aretino: gioielli semplici solo in apparenza, perché dietro la pulizia del disegno sono presenti e in azione: know-how, sensibilità artigiana e controllo del processo.
NOI GIOIELLI
ORGOGLIOSAMENTE MADE IN FIRENZE
Cinque
generazioni e
un laboratorio nel cuore della città danno forma a preziosi che uniscono craftsmanship e autenticità.
Nel cuore di Firenze, a pochi passi da Ponte Vecchio, Noi Gioielli Firenze custodisce una storia familiare che attraversa cinque generazioni e traduce la tradizione orafa in un linguaggio vivo e contemporaneo. Molto più di un semplice atelier, è un’officina creativa in cui il gioiello nasce come opera d’arte da indossare: un oggetto pensato per unire memoria artigiana, sensibilità estetica e connessione con chi lo sceglie. È questa dimensione, intima e progettuale, a definire l’identità della Maison. La radice è quella della gioielleria classica fiorentina, ma il suo valore non viene trattato come un’eredità immobile. Al contrario, Noi Gioielli rinnova forme, cromie e dettagli per rispondere ai gusti del presente senza perdere il legame col mestiere. Il laboratorio realizza creazioni in metalli preziosi e lavora con diamanti, smalti, perle South Sea, pietre preziose e semipreziose, costruendo un
lessico ricco ma governato dalla misura. Con una esigenza precisa: il prezioso è interamente handmade e nasce da una lunga tradizione di craftsmanship, riletta con eleganza e libertà espressiva. A emergere è soprattutto una precisa idea di lusso: non ostentazione ma autenticità; non formula ripetuta ma ascolto, personalizzazione e unicità. Noi Gioielli si concentra così con profitto sulle creazioni su misura, facendo del rapporto privilegiato col cliente una parte essenziale del processo creativo. È un approccio che restituisce centralità al gioiello come esperienza emotiva e che rafforza il profilo internazionale dell’atelier, oggi attivo con clienti in tutto il mondo. Il risultato? Una proposta coerente e riconoscibile, capace di tenere insieme Firenze e contemporaneità, artigianato e desiderio, tecnica e grazia. In un mercato affollato di segni ridondanti, Noi Gioielli sceglie la via più credibile: quella di un’eleganza costruita nel tempo, a mano, con storia e carattere.
SETTORE ORAFO : TENUTA
STRUTTURALE IN UN 2025 DI PRESSIONI STRAORDINARIE
I dati del rapporto congiunto Club degli Orafi Italia – Intesa Sanpaolo riflettono un comparto sotto pressione ma resiliente, penalizzato dall’effetto-oro e dalla variabile turca più che da una vera perdita di competitività sui mercati internazionali.
Le esportazioni di oreficeria italiana per mercati (milioni di € e variazione %)
Il 2025 si chiude per il settore orafo italiano con un bilancio da leggere con attenzione. L’incertezza geopolitica e l’instabilità delle politiche commerciali americane hanno spinto il prezzo dell’oro oltre cinquanta nuovi massimi storici, con una media annua di 3.431 dollari l’oncia (+44% sul 2024), contraendo la domanda mondiale di gioielli in oro a 1.542 tonnellate (-18,3%). Il fatturato italiano ha contenuto il calo al -5,4%, mentre la produzione ha ceduto il -13,8%. Sul fronte export, il dato aggregato – 11,7 miliardi per i gioielli in preziosi, -19,9% – è dominato dall’”effetto Turchia”: depurando il crollo degli acquisti turchi dopo il picco anomalo del 2024, le esportazioni di gioielli in oro mostrano una crescita del 7,6%, con performance significative verso Svizzera (+27,0%), Emirati Arabi Uniti (+13,0%), Hong Kong (+9,7%) e Canada (+111,0%). Un dato, quello degli Emirati, che va però letto con una cautela prospettica: le note tensioni geopolitiche nella regione stanno rallentando sensibilmente i flussi commerciali verso questo mercato, che per il settore orafo italiano riveste un ruolo strategico non solo come destinazione finale ma anche come hub di redistribuzione verso l’Asia. Il 2026 si apre quindi con qualche incognita in più su una delle direttrici di crescita più solide degli ultimi anni. “Il settore dell’oreficeria risulta fortemente influenzato dall’incertezza generale e dalle variazioni del prezzo dell’oro, ben visibile nella riduzione del 18% in quantità della domanda mondiale di gioielli in oro”, afferma Stefania Trenti, Responsabile Industry Research, Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo. Nel 2025, il settore ha mostrato una buona tenuta nei mercati esteri con una crescita delle esportazioni, al netto della Turchia, del 7,6%.
Le recenti evoluzioni legate all’escalation del conflitto in Medio Oriente contribuiscono a incrementare la complessità dello scenario internazionale, generando impatti significativi sulla volatilità dei prezzi dell’oro e sulle dinamiche commerciali. Le imprese del settore dovranno gestire un insieme articolato di rischi che comprendono le tensioni internazionali, i mutamenti del mercato, l’evoluzione della domanda e la necessità di cogliere le opportunità offerte da contesti differenziati. Per rispondere efficacemente a tali sfide sarà fondamentale adottare investimenti mirati e strategie di copertura appropriate, al fine di garantire una gestione ottimale delle nuove geografie che si stanno delineando”. Secondo Augusto Ungarelli, Delegato del Club degli Orafi Italia al Centro Studi: “I numeri del 2025 vanno letti analizzando non solo i flussi statistici ma con un occhio attento alle dinamiche strutturali del comparto. Il calo delle esportazioni aggregate è reale, ma la sua causa principale, il ridimensionamento fisiologico degli acquisti dalla Turchia dopo il picco anomalo del 2024, non dice nulla sulla salute intrinseca del nostro settore. Dice invece molto la crescita su mercati come Hong Kong e gli Emirati Arabi Uniti, che nel 2025 hanno confermato il loro ruolo strategico come hub verso l’Asia, anche se proprio su questo fronte il 2026 si apre con segnali
Fonte:ISTAT – ATECO321.Idati2024sono definitivi
Fonte:ISTAT – ATECO321.Idati2024sono definitivi
Andamento delle esportazioni di oreficeria italiana nei principali mercati di sbocco (milioni di euro; prezzi correnti)
Andamento delle esportazioni di oreficeria italiana nei principali mercati di sbocco (milioni di euro;
Fonte:elab.sudatiISTAT
Fonte:elab.sudatiISTAT
di forte preoccupazione: le tensioni geopolitiche nella regione stanno bloccando flussi che consideravamo consolidati, e recuperare terreno non sarà semplice. Sono queste le complessità che il comparto orafo italiano deve oggi saper leggere e anticipare, continuando a investire in innovazione di processo, in posizionamento di brand e in presidio qualificato dei mercati emergenti, per non farsi trovare impreparato ogni volta che una geografia che sembrava sicura cambia improvvisamente volto”.
I dati saranno discussi il 9 maggio 2026 alle ore 15 a OroArezzo, nel convegno “Tensioni geopolitiche, conflitti e dazi: le reazioni del settore orafo italiano”, con Stefania Trenti, Responsabile Industry and Local Economies Research –Intesa Sanpaolo e Daniela Corsini, CFA, Senior Economist – Research Department Intesa Sanpaolo (analisi commodity), e la testimonianza di Giordana Giordini Imprenditrice, Socia di Giordini Srl, Presidente Confindustria Toscana Sud e la moderazione di Laura Biason, Direttore Gen. Club degli Orafi Italia.
Info line +39 0575 66500 - 661930 info@granipreziosi.it - www.granipreziosi.it
GEMGENÈVE , IL GIOIELLO COME ECOSISTEMA
di Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Dal 7 al 10 maggio 2026 il Palexpo ospita la decima edizione della rassegna ginevrina, punto di riferimento del calendario internazionale. Una piattaforma unica in cui mercato, cultura e formazione dialogano in modo sempre più stretto.
Oltre duecento protagonisti del settore presenteranno pietre eccezionali, gioielli antichi, vintage e contemporanei, fondendo competenze specialistiche e sensibilità collezionistica. L’edizione 2026, la decima, vedrà la partecipazione di espositori provenienti da diciassette nazioni, tra cui spiccano Stati Uniti, Belgio e Svizzera, mentre Hong Kong, Thailandia e India confermano il peso crescente dell’Asia. Come spiega Thomas Faerber, cofondatore dell’evento, “GemGenève riunisce un ecosistema ricco e sfaccettato: diamantai, commercianti di pietre preziose, specialisti di gioielli antichi, designer contemporanei, scuole e mestieri d’arte. Per noi è fondamentale valorizzare anche i talenti emergenti accanto alle grandi Maison. A questa pluralità si aggiungono stampa, collezionisti privati, studenti e futuri professionisti”. Un’attenzione particolare è rivolta ai creator: il Villaggio dei Designer continua a essere uno dei fulcri dell’evento. In questo quadro si inserisce la presenza dell’Armenian Jewellers Association, che presenterà all’interno del proprio stand i cinque vincitori dell’AJA Design Competition 2025–2026: Sergey Khalapyan, Thessa Bodikian, Arthur Torosyan, Teni Ya-
ghubian Moghadam ed Evgenia Kasparova. Sulla stessa linea si colloca “Strong & Precious Art Foundation”, presenza storica nella manifestazione, che ha saputo trasformare il gioiello in strumento di resilienza e affermazione culturale. A ciò si aggiunge lo stretto rapporto con la “Digital Jewelry Week”, di cui GemGenève è partner principale, in una collaborazione che sottolinea come il digitale non sia considerato un’alternativa alla dimensione fisica del salone, ma una sua espansione strategica. Ugualmente significativa è la presenza della “Jewellery and Gemstone Association of Africa”, legata al lancio della prima Africa Jewellery Week. Un altro elemento portante? La mostra Façonner la Matière, Sublimer, curata da Mathieu Dekeukelaire, Direttore di GemGenève, che riunisce circa cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private. Il percorso rappresenta un dialogo appassionante tra giade, camei, vasi in nefrite di epoca Qing, intagli, ceramiche e nécessaires Art Déco, dando vita a una riflessione sul rapporto tra materia e gesto e tra tecnica e intenzione. Come osserva lo stesso Dekeukelaire: “Questa vocazione culturale e pedagogica contribuisce alla credibilità, alla continuità nel tempo e all’identità di GemGenève. In un mondo in cui tutto accelera, creare spazi di trasmissione e di significato rappresenta, ai nostri occhi, una responsabilità”.
Info line +39 0575 66500 - 661930
info@granipreziosi.it - www.granipreziosi.it
LA MANIFATTURA ITALIANA VERSO NUOVI MERCATI
Dal 9 al 12 maggio torna Oroarezzo, la fiera primaverile della manifattura orafa, argentiera e gioielliera italiana: attesi oltre 400 buyer internazionali. Tra le novità, il primo congresso aretino sui mercati globali e il ritorno di Precious Fashion.
Dal 9 al 12 maggio 2026 Oroarezzo torna ad Arezzo Fiere e Congressi con un’edizione che rilancia il ruolo della manifestazione come piattaforma strategica global per la manifattura orafa, argentiera e gioielliera italiana. Organizzato da Italian Exhibition Group, il salone mette al centro l’evoluzione dei mercati esteri, strumenti per le imprese e un dialogo sempre più stretto tra creatività, filiera e business internazionale. Tra il 2024 e il 2025 la geografia dell’export italiano del comparto si è ridistribuita, premiando Unione europea, Emirati Arabi Uniti e Svizzera, mentre gli Stati Uniti tengono e la Turchia, pur restando la prima destinazione del made in Italy, registra una netta riduzione della domanda. Su questo scenario IEG, insieme a ICE Agenzia, sta costruendo l’incoming 2026, con l’obiettivo di portare ad Arezzo una delegazione di buyer ospitati superiore, in rapporto numerico, a quella degli espositori. Nell’edizione dello scorso anno la manifestazione ha
registrato oltre 370 espositori e un incoming di circa 400 buyer accolti grazie alla collaborazione con ICE Agenzia. IEG punta a superare questa proporzione, lavorando a una delegazione estera ancora più qualificata, con una quota preponderante di operatori provenienti dai mercati statunitense ed emiratino, senza trascurare la rappresentanza europea, asiatica — con Giappone e Cina in testa — e le nuove opportunità dell’area Mercosur. Tra le principali novità del 2026 spicca il primo congresso internazionale di Oroarezzo, in programma lunedì 11 maggio con il titolo “The Global Outlook 2026: mercati globali dell’oreficeria e strumenti concreti per la crescita delle imprese”. Il congresso offrirà alle aziende chiavi di lettura e strumenti operativi su snodi cruciali dello scenario globale: le prospettive aperte dagli accordi di libero scambio tra Unione europea e India, il ruolo di Francia e Svizzera come sedi decisionali dei grandi brand, le supply chain tra Stati Uniti e Canada e le opportunità offerte dal
continente africano. A sottolineare il focus di questa edizione è lo statement di Matteo Farsura, Global Exhibition Manager Jewellery & Fashion IEG: “Questo non è il momento di attendere il cambiamento ma di costruirlo assieme”. Una dichiarazione che sintetizza bene l’impostazione della manifestazione, orientata non solo a favorire l’incontro tra domanda e offerta, ma anche a mettere a disposizione del comparto contenuti, analisi e visione strategica. Accanto al business internazionale, Oroarezzo continua a valorizzare il versante creativo della filiera. Giunto alla 35ma edizione, brilla il concorso di Oroarezzo, Première, che valorizza l’eccellenza manifatturiera e stilistica aretina: come sempre la vetrina dei pezzi unici è allestita nel foyer principale della fiera. Per finire, va segnalato un ritorno importante, quello di “Precious Fashion”, il progetto dedicato alla filiera dell’accessorio moda, che, nel 2026 troverà sviluppo anche in una specifica area espositiva.
SQUARCIALUPI“UNA FEDERAZIONE PIÙ
UTILE ALLE IMPRESE”
La nuova presidente di Federorafi indica le priorità per il comparto: credito, mercati, formazione e una rappresentanza più concreta.
Presidente Squarcialupi, assume la guida di Federorafi in una fase complessa per la filiera tra rallentamento congiunturale, instabilità geopolitica e volatilità dei mercati: quali sono le priorità assolute per mettere in sicurezza il comparto?
La priorità è ripartire dall’ascolto delle imprese e tradurlo in azione concreta. In questi mesi ho raccolto una richiesta chiara: le aziende vogliono una Federazione più presente, autorevole e capace di intervenire con tempestività. Il 2025 si è chiuso con una perdita di quasi 3 miliardi di euro di export rispetto al 2024, un dato ancora più pesante perché maturato mentre salivano le quotazioni dei metalli preziosi e diminuivano le quantità esportate. Per un settore che vende all’estero quasi il 90% della produzione, è evidente quanto questo scenario pesi sulla tenuta dell’intera filiera.
Il costo dei metalli preziosi ha raggiunto livelli difficili da sostenere per molte PMI. Cosa può fare concretamente Federorafi? La volatilità dell’oro non è più un’anomalia ma una condizione strutturale del mercato. E il problema non è solo il livello dei prezzi, ma la capacità di gestirne gli effetti. Federorafi può agire su due fronti: da un lato il rapporto con il sistema bancario e finanziario, per facilitare anche alle piccole e medie imprese l’accesso agli strumenti di copertura; dall’altro, la diffusione di una maggiore cultura della pianificazione finanziaria. Non possiamo incidere sulle quotazioni internazionali, ma possiamo aiutare le imprese a essere più attrezzate nel fronteggiare questa instabilità.
Dazi, guerre e tensioni sui mercati di sbocco colpiscono un settore che vive di export:
come si tutela una filiera così esposta?
Più ancora del singolo dazio, oggi a pesare è l’incertezza. Quando il quadro internazionale diventa imprevedibile, i buyer rallentano gli ordini, rinviano le decisioni e il mercato si irrigidisce. Nel corso del 2025 si erano intravisti segnali di miglioramento, come un timido recupero negli Stati Uniti e una ripartenza degli Emirati, ma in pochi mesi il contesto è cambiato di nuovo, tra nuovi dazi statunitensi, tensioni nell’area del Golfo e il conflitto russo-ucraino. La risposta deve essere una diversificazione più strutturata dei mercati, senza arretrare nelle aree strategiche, e una presenza più coordinata e riconoscibile del “sistema Italia”.
“Rappresentanza vicina alle imprese” rischia però di restare uno slogan. Cosa troveranno di diverso gli associati nei prossimi mesi?
Una Federazione va misurata sulla sua utilità concreta. Non sul numero di eventi o comunicati, ma sulla capacità di aiutare davvero le imprese quando serve. Nei primi mesi vorrei lavorare su risultati percepibili, a partire dall’accesso al credito, dove Federorafi può diventare un punto di orientamento più chiaro, e dalla formazione, con percorsi utili su gestione finanziaria, digitale, comunicazione, sostenibilità e presenza sui mercati. L’obiettivo è far trovare agli associati una struttura più vicina, leggibile e capace di accompagnarli nelle scelte che incidono sulla competitività.
Il made in Italy orafo ha un’identità fortissima, ma oggi il mercato chiede anche trasparenza, tracciabilità e sostenibilità. Come si aggiorna questa identità?
Il made in Italy orafo ha una forza straordi-
naria, che nasce dalla qualità manifatturiera, dalla cultura del prodotto e da un sapere difficilmente replicabile. Oggi, però, tutto questo deve essere reso ancora più chiaro e verificabile agli occhi del mercato internazionale. Il consumatore vuole conoscere non solo il prodotto finale, ma anche la sua origine, il percorso del metallo e le garanzie che accompagnano la filiera. L’Italia ha un vantaggio reale, perché può contare su una struttura produttiva concreta, riconoscibile e certificabile. Il punto è unire il saper fare al saper raccontare, rendendo tracciabilità, trasparenza e sostenibilità parte integrante dell’identità competitiva del nostro made in Italy. È una sfida decisiva per il sistema oggi.
Lei porta in questa presidenza un profilo raro: conosce la manifattura dall’interno, la metallurgia dei preziosi e i mercati internazionali. Immagina per Federorafi un ruolo più ampio di quello tradizionale?
Sì, perché oggi la sola rappresentanza non basta. Le imprese hanno bisogno di una Federazione che dia voce al settore, ma anche orientamento, strumenti, relazioni e competenze. Il compito di Federorafi è tenere insieme autorevolezza verso l’esterno e supporto concreto verso l’interno, aiutando le aziende a reagire con più forza, consapevolezza e meno solitudine.
NEWS
/ a cura di Michele Weiss
FOREVER UNIQUE
Nasce Turn Around, la collezione Forever Unique che unisce oro 18 carati, diamanti e titanio in una proposta pensata per un indosso flessibile e contemporaneo. Il brand rilancia così il concetto di gioiello, facendo dialogare innovazione, comfort ed eleganza in un raffinato equilibrio. Cuore della collezione è il titanio, metallo leggero e resistente che conferisce alle creazioni una sorprendente flessibilità e una vestibilità ergonomica, capace di adattarsi con naturalezza al corpo. Oro e diamanti ne esaltano invece la dimensione più preziosa, in un incontro riuscito tra tradizione orafa e ricerca tecnologica. Anello, collana e bracciale si distinguono per linee essenziali e sofisticate, pensate per accompagnare chi li indossa in ogni momento della giornata con stile, leggerezza e personalità. Una collezione da vivere oltre che da ammirare, nel segno della modernità.
UNOAERRE
Un secolo nel segno di Tubogas
Audace ma sofisticata, la collana Tubogas di Unoaerre reinterpreta con eleganza contemporanea uno dei codici più iconici della gioielleria italiana. Il design a vite placcata oro disegna linee fluide e avvolgenti che seguono il décolleté con naturalezza, trasformando un segno bold in una sintesi di forza, femminilità e raffinatezza. Il modello riflette bene l’identità della maison aretina, che nel 2026 celebra i suoi 100 anni: un gioiello che aggiorna la tradizione Tubogas e la proietta in una visione attuale, decisa e luminosa, capace di trasformare anche il look più essenziale in una dichiarazione di stile. L’importante anniversario è scandito non solo con iniziative festose a Vicenzaoro gennaio e OroArezzo maggio, ma anche da iniziative ad Arezzo, tra eventi celebrativi e installazioni artistiche come “Polvere di Stelle” di Felice Limosani, allestita al Palazzo della Fraternita dei Laici.
CIAO GRAZIELLA
Omaggio alla prima imprenditrice orafa aretina
Addio a Graziella Buoncompagni, pioniera dell’imprenditoria orafa aretina, scomparsa il 18 marzo nella sua villa di Colle Allegro, circondata dall’affetto della famiglia. Nata nel 1939, iniziò a lavorare giovanissima e nel 1958, a soli diciannove anni, aprì un piccolo laboratorio a Campoluci da cui sarebbe nata Graziella, azienda destinata a diventare una delle realtà simbolo di Arezzo e del lusso italiano. Instancabile, creativa e determinata, per quasi settant’anni ha incarnato un modello di dedizione assoluta al lavoro, meritando importanti riconoscimenti, fino al titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica conferitole nel 2008. Accanto all’impegno imprenditoriale, ha coltivato la famiglia, la solidarietà e il legame con il territorio, lasciando un’eredità di coraggio, visione e valori autentici. Figura esemplare, ha aperto la strada alle donne e ha segnato la storia economica e civile aretina.
Debutta Turn Around
ARTLINEA
Brilla Starry Night
Artlinea celebra la perfezione della forma e l’arte dell’alta gioielleria attraverso creazioni sinuose e riccamente decorate. La magnificenza dell’oro 18 carati si incontra con diamanti sfavillanti e pietre preziose in parure che coniugano maestria orafa e allure contemporanea. In questo universo si inserisce la collezione Starry Night dove la luce dei diamanti bianchi naturali incontra il disegno poetico di Butterfly, con zaffiri multicolor, e il rigore di Geometry, giocato su linee più nette e volumi essenziali. Le immagini presentano in particolare gli anelli Starry Night Butterfly e la parure con gli anelli Starry Night Geometry, espressione di una gioielleria Made in Italy che affida al dettaglio, alla luminosità e all’armonia della forma la propria firma stilistica.
Design audace, anima toscana
Francesca Bianchi Design trasforma la manifattura aretina in un linguaggio audace e contemporaneo. I gioielli della maison sono realizzati in bronzo placcato oro a 24 carati, smaltati a mano e protetti con cataforesi in nano-ceramica: oltre trenta passaggi danno vita a creazioni uniche, vibranti di colori intensi come il verde acqua e lo zebrato, tra le tonalità chiave del 2026. Ogni stesura del colore avviene a mano libera, come su una tela, rendendo ogni pezzo irripetibile. Fondata ad Arezzo da Francesca Bianchi, architetto con un passato da yacht designer, la Maison unisce rigore progettuale, originalità espressiva e anima toscana. Ne nasce un gioiello che non accompagna soltanto lo stile, ma interpreta una donna determinata, libera, capace di riconoscersi in un segno distintivo. Una visione che fonde design, carattere e identità, dal casual più asciutto alle occasioni dal respiro più classico.
Babylon, l’AI privata che potenzia il gioiello
Lanciata a Vicenzaoro January 2026, Babylon rappresenta la nuova frontiera dell’evoluzione di ePlay e Art&sofT, oggi riunite nella visione di XOX Group. Progettata per il settore della gioielleria e del lusso, è una Intelligenza Artificiale aziendale privata pensata per integrare e potenziare i sistemi già presenti in impresa, da ERP e CRM fino all’eCommerce. Non si aggiunge come semplice software, ma agisce come motore centrale d’intelligenza capace di mettere in relazione dati, processi e funzioni attraverso una innovativa e semplice chat in linguaggio naturale. Presentata durante un evento molto partecipato in fiera, Babylon ha suscitato forte interesse tra imprenditori e operatori, confermando l’attenzione del mercato verso soluzioni AI sicure, integrate e realmente applicabili al business orafo. Con Babylon, XOX Group rafforza ulteriormente la propria visione tecnologica, ponendo le basi per una nuova fase di evoluzione digitale integrata al servizio delle aziende del settore orafo e del lusso.
ICONIC HOURS
Gli orologi nei film: dagli anni Venti ai giorni nostri
In uscita a giugno 2026, ICONIC HOURS è il primo volume enciclopedico dedicato agli orologi indossati nel cinema e nelle serie TV: dagli anni Venti ai titoli di oggi. Firmato da John Galt (pseudonimo scelto da un collezionista che ha preferito mantenere l’anonimato) con la collaborazione di Michele Rosa, nasce da oltre quattro anni di ricerca e ricostruisce centosei modelli attraverso schede, curiosità e immagini ambientate. Circa trecento pagine a colori mettono in dialogo cultura pop e alta orologeria, tra segnatempo leggendari e marchi dimenticati. Il libro include nove interviste a esperti internazionali e attraversa cronografi, digitali e icone da grande schermo: un atlante per collezionisti e per chi vuole scegliere un orologio con una storia. Sarà disponibile in edizione italiana e inglese su Amazon KDP. Edizioni in spagnolo, francese e tedesco seguiranno.
UNOAERRE
Un francobollo per i 100 anni
A sigillo delle celebrazioni per i cento anni, Unoaerre è stata tra le protagoniste dell’emissione filatelica “Le Eccellenze del Sistema Produttivo ed Economico”, presentata il 9 aprile 2026 a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il francobollo dedicato all’azienda racconta in modo diretto la sua identità: al centro l’incrocio delle fedi nuziali, simbolo storico del brand, su uno sfondo effetto pergamena. Sulle fedi compare un sigillo dorato con il marchio Unoaerre, mentre in alto è riprodotto il logo aziendale; il bozzetto è stato curato dall’Ufficio Grafico interno, in coerenza con l’identità stilistica della Maison. “È un riconoscimento di grande valore, legato alla tradizione manifatturiera di Arezzo e a un percorso che ha saputo coniugare cultura industriale, competenze e responsabilità”, ha dichiarato la presidente Maria Cristina Squarcialupi. Un gesto simbolico che festeggia non solo un anniversario, ma un sapere produttivo costruito tra ricerca, innovazione e Made in Italy nel mondo.
TAG HEUER
Béatrice Goasglas nuova CEO
Béatrice Goasglas è la nuova CEO di TAG Heuer, con decorrenza dal 1° maggio. Succede ad Antoine Pin, uscito dall’azienda orologiera svizzera a fine gennaio. Entrata in TAG Heuer nel 2018 come VP Digital & Client Experience, Goasglas è stata poi nominata Managing Director Asia Pacific nel 2021 e, successivamente, President di TAG Heuer Americas con sede a Miami. Nel nuovo ruolo proseguirà il percorso di crescita e innovazione della Maison, con l’obiettivo di valorizzare le collezioni iconiche e rafforzare la partnership strategica con la Formula 1. Prima di approdare al brand elvetico, ha maturato esperienza in Sephora (CRM project manager), L’Oréal (e-marketing), The Kooples (digital & customer director) e nel Gruppo SMCP come Head of Marketing, Digital & Client. Stéphane Bianchi (LVMH Watches & Jewelry) ha sottolineato la sua profonda conoscenza del marchio e una leadership capace di portare TAG Heuer verso nuovi traguardi, nel segno di qualità e spirito d’avanguardia.
PDPAOLA
Essentials Signatures per la primavera
Con l’arrivo della bella stagione, PDPAOLA amplia la linea Essentials con i nuovi Essentials Signatures, una selezione di gioielli pensata per accompagnare l’inizio della primavera. La novità più rilevante è l’ingresso, per la prima volta nel catalogo del brand, di due pietre naturali: quarzo fumé e rodocrosite. Il primo, dai toni caldi e profondi, richiama equilibrio e introspezione; la seconda, rosata e luminosa, porta un accento vitale e fresco. A completare la palette arrivano perle naturali, usate per dare luce e continuità alle composizioni. Collane e bracciali con cordoncino e gemme, in argento placcato oro, puntano su silhouette morbide e fluide, leggere al polso e al collo. In più creazioni torna anche la goccia Signature, segno distintivo del marchio, rielaborata in una gamma cromatica primaverile. Un guardaroba daily da mixare.
DAMIANI
Festeggia i risultati con Margherita Bloom
Il Gruppo Damiani chiude l’esercizio al 31 marzo 2026 con ricavi superiori a 400 milioni di euro, in crescita e in controtendenza rispetto al rallentamento dell’hard luxury. Un risultato significativo in un quadro geopolitico ed economico instabile, che conferma la solidità del modello industriale e commerciale della Maison. A sostenere la performance hanno contribuito progetti ad alta visibilità: il lancio della collezione di Alta Gioielleria Ode all’Italia e la nomina di I.N. (Stray Kids) come Global Ambassador, pensata per intercettare un pubblico più giovane e digitale. Sul fronte strategico, spicca l’accordo con Richemont per l’acquisizione di Baume & Mercier, con closing atteso in estate, che amplia il portafoglio nel segmento orologi; e l’ingresso del Laboratorio Carraro di Valenza per rafforzare capacità produttive e know-how. A celebrare lo slancio arriva Margherita Bloom, linea che traduce i “Paesaggi dell’Anima” in fiori preziosi, tra tre colori di oro e gemme selezionate.
VACHERON CONSTANTIN
La Quête du Temps a Watches & Wonders
A Watches & Wonders Ginevra 2026 Vacheron Constantin ha presentato un’esposizione inedita di cinque creazioni che travalicano i confini dell’orologeria. Al centro c’è La Quête du Temps, orologio astronomico con automa realizzato per il 270° anniversario: dopo l’esposizione al Musée du Louvre nel 2025, viene esposto per la prima volta in Svizzera. Frutto di sette anni di sviluppo, integra 22 complicazioni, un automa funzionale e una coreografia musicale, con 6.293 componenti e 15 brevetti. Accanto, il segnatempo Métiers d’Art – Tributo a “La Ricerca del Tempo”, reinterpreta le complicazioni della Maison con ore e minuti bi-retrogradi, fase lunare tridimensionale e movimento delle costellazioni secondo il giorno siderale. Completano il percorso tre riferimentimanifesto: Reference 57260 (57 complicazioni), Les Cabinotiers – The Berkley Grand Complication (63 complicazioni e calendario cinese perpetuo) e Solaria Ultra Grande Complication – La Première (41 complicazioni e cinque funzioni astronomiche).
BR INSIGHTS
Mercato dei gioielli in crescita nel prossimo decennio
Secondo Business Research Insights, il mercato globale della gioielleria di lusso vale circa 68,45 miliardi di dollari nel 2026 e potrebbe arrivare a 114,79 miliardi entro il 2035, con un CAGR del 4,5%. Asia-Pacifico (Cina e India) ed Europa pesano insieme il 65–70% grazie a consumo e heritage, mentre il Nord America vale il 25–30% come hub retail. La crescita è alimentata dalla domanda di pezzi unici e personalizzati, dal peso crescente di sostenibilità e tracciabilità e da un cliente più giovane intercettato da e-commerce e social, che affiancano i canali tradizionali. In parallelo, l’etica di filiera e l’impatto ambientale diventano variabili decisive nelle scelte d’acquisto, spingendo i brand verso materiali, processi e comunicazione più trasparenti. Restano centrali esclusività e status, ma oggi contano molto digitale e canali integrati.
Con Antonelli, talento italiano della F1
Kimi Antonelli, pilota italiano del Mercedes-AMG PETRONAS Formula One™ Team e Ambassador di IWC, sta firmando un avvio di carriera da “instant classic”. Dopo il primo successo in Formula 1 al GP della Cina, è arrivata anche la vittoria in Giappone: due acuti consecutivi che lo hanno inserito in un club rarissimo, diventando il decimo pilota nella storia della F1 a vincere le prime due gare della carriera una di fila all’altra. Prima di lui ci erano riusciti, tra gli altri, i ferraristi Leclerc e Hamilton, e andando indietro nel tempo, anche un mito come Ascari. Sul podio Antonelli indossava il Pilot’s Watch Chronograph 41 TOP GUN Oceana (Ref. IW389404): un dettaglio che lega ancora di più la sua ascesa allo storytelling racing della Maison, tra cockpit culture, performance e visione contemporanea del Pilot’s Watch.
BUCCELLATI
Forgia il trofeo della Maxi Yacht Rolex Cup
Un prezioso trofeo firmato Buccellati, eccellenza della tradizione orafa italiana e intitolato a S.A l’Aga Khan IV, accompagna il nuovo corso dello Yacht Club Costa Smeralda. Nel rispetto della visione del fondatore della Costa Smeralda e del club velico, il 2026 sarà infatti nel segno delle regate di altura a squadre (con il ritorno della Sardinia Cup), dei giovani atleti, col programma Young Azzurra e di una vocazione sempre più internazionale. A svelare a Milano il trofeo perpetuo realizzato dalla Maison del gruppo Richemont e dal design ispirato alle onde, Zahra Aga Khan, primogenita dell’Aga Khan IV, insieme ad Andrea Recordati, commodoro dello YCCS. Sarà assegnato nel corso della 36ª Maxi Yacht Rolex Cup (dal 6 al 12 settembre), regata simbolo di un calendario in cui spiccano, oltre alla Range Rover Sardinia Cup, la Grand Soleil Cup, la Giorgio Armani Superyacht Regatta, il Rolex TP52 World Championship e la Rolex Swan Cup (Francesca Sottilaro).
GIORGIO VILLA “NELLA CRISI CI SONO ANCHE OPPORTUNITÀ”
Il presidente di Associazione
Orafa Lombarda invita le imprese a riorganizzarsi oggi per essere più forti domani. Milano al centro, formazione e ricambio generazionale i tre asset per ripartire.
Presidente Villa, in una fase segnata dal caro metalli, dal rallentamento della domanda e dalla forte instabilità internazionale, quali sono le priorità per le imprese orafe lombarde?
In un momento di incertezza come questo, in cui molte aziende sono in difficoltà, è il tempo di ripensarsi e riorganizzarsi. Quando la domanda tornerà, le imprese che avranno fatto oggi le scelte giuste saranno più solide e pronte a cogliere la ripartenza.
La Lombardia resta uno snodo centrale per manifattura, distribuzione e relazione con i mercati esteri: su quali punti di forza il comparto può ancora costruire competitività reale?
Il punto di forza decisivo è Milano. È un asset per la Lombardia e per l’Italia: il mondo riconosce alla città design, gusto, stile di vita e capacità di attrazione. Dobbiamo valorizzare questo vantaggio strategico e metterlo a sistema per la filiera.
Quale ruolo può giocare l’Associazione Orafa Lombarda nel supportare efficacemente le aziende, non solo sul piano della rappresentanza, ma anche su quello dei servizi, della formazione e dell’accompagnamento nei momenti più complessi?
L’associazionismo attraversa da tempo una crisi profonda, anche perché il mercato è sempre più polarizzato, globalizzato e cosmopolita. Detto questo, AOL ha mantenuto un ruolo di riferimento per i propri associati, riuscendo a esprimere sostegno in modi diversi e su bisogni concreti. Le attività sono
molte e rispondono a esigenze differenti; se dovessi indicarne una trasversale, direi senza dubbio la formazione: è un supporto costante e fondamentale.
Tra ricambio generazionale, difficoltà nel reperire competenze e trasformazione dei modelli produttivi, quali sono secondo lei le urgenze per garantire continuità e futuro al settore?
Metterei al primo posto il ricambio generazionale. È un tema decisivo e riguarda ogni tipo di impresa orafa. Nel settore, il tempo è un fattore centrale: continuità di competenze, professionalità e, soprattutto, imprenditorialità fanno davvero la differenza.
Lei è ancora all’inizio del suo mandato: guardando ai prossimi mesi quale visione vorrebbe emergesse e quale messaggio sente di rivolgere alle imprese lombarde in un passaggio così delicato, ma anche ricco di possibilità?
Il messaggio, in momenti come questo, è uno solo: dentro problemi complessi si nascondono anche opportunità importanti. Non è facile, ma è vero. Come italiani e come lombardi lo abbiamo già dimostrato più volte: bisogna mettersi in gioco, trovare modalità e strumenti innovativi di crescita. Sono certo che anche questa volta sapremo farlo.
NUOVE IDEE PER IL RETAIL ORAFO
Lunedì 18 maggio AOL organizza il convegno “Il progetto delle relazioni per il retail orafo”, con la partecipazione delle professoresse del Politecnico di Milano: Alba Cappellieri e Giulia Gerosa. L’incontro è gratuito e aperto anche ai non soci (previa registrazione: info@orafalombarda.it).
GLI ARGOMENTI
• La relazione con lo spazio: progettare correttamenteil layout fisico e i suoi elementi per l’accoglienza. Vetrine, visual merchandising, espositori e layout sono decisivi per suscitare interesse.
• La relazione con il cliente: identità e riconoscibilità del punto vendita, qualità della relazione e valore dell’offerta in termini di servizi e prodotti.
“NEL LUSSO, IMPROVVISARE
CON L’ IA È MOLTO PEGGIO CHE FARNE A MENO”
Laura Biason si occupa di innovazione e intelligenza artificiale da prima che diventassero temi di moda ed è attiva come digital forecaster per il lusso. Il 18 maggio prende il via il primo corso progettato con Edifis e L’Orafo italiano (info e iscrizioni: orafo@edifis.it): nell’intervista, Biason spiega i motivi per cui usare questa tecnologia senza metodo può esporre aziende e brand a rischi concreti.
Perché oggi un corso del genere è particolarmente utile per il comparto orafo-gioielliero-orologiero?
Perché in questo settore la comunicazione è parte imprescindibile del prodotto. Un gioiello, oltre al valore intrinseco del materiale, porta con sé una storia, un luogo, un modo di fare le cose. Quando quella storia si appiattisce perché generata in fretta da uno strumento che non sa nulla del brand, il danno è commerciale e reputazionale. Ho visto aziende con decenni di storia ridursi a descrivere i propri gioielli con le stesse parole usate da un competitor che esiste da tre anni. Ecco perché occorre un metodo, prima ancora di uno strumento.
Qual è l’errore che vede più spesso?
Delegare completamente. Si inserisce un prompt, si ottiene qualcosa di apparentemente presentabile, e ci si ferma lì. Il problema è che “presentabile” nel lusso non basta: ci sono errori di fatto, termini usati male, il tono tipico dell’AI slop che non appartiene al brand. Gli errori dell’IA purtroppo non sono sempre evidenti. Per questo lavoreremo prima di tutto sul riconoscere le forme meccaniche tipiche dell’IA: proporsi ai clienti con la mediazione di una macchina è uno sbaglio mortale.
L’IA appare ancora come una materia tecnica. Servono competenze pregresse per partecipare?
No, e lo dico con convinzione, perché il problema è culturale. Il corso è pensato per chi sa già cosa vuole comunicare e ha bisogno di capire come usare questi strumenti senza perdere chiarezza. Serve semplicemente ave-
re qualcosa da dire e volerlo dire bene. C’è un elemento che distingue questo corso dagli altri: l’integrazione con i trend del marketing. Qual è il valore aggiunto?
Il fatto che i due temi vengano affrontati insieme. Di solito chi insegna IA non fa forecasting, e chi fa forecasting non tocca l’IA. Io faccio entrambe le cose e la combinazione cambia il risultato in modo sostanziale. Capiremo non solo come usare gli strumenti al meglio, ma in quale contesto comunicativo ci si trova e dove sta andando il mercato. Per capire, quel modulo erogato da solo come consulenza privata, costerebbe molto di più dell’intero corso.
Il corso prevede due formule. Ce le descrive? La scelta dipende dalla logistica di chi partecipa. Per chi viene da fuori Milano c’è la formula full immersion: una giornata intera più una mezza giornata. Per chi preferisce distribuire il carico nel tempo, tre mezze giornate separate. I contenuti sono esattamente gli stessi, col vantaggio di poter scegliere il formato più adatto alle proprie esigenze.
Il numero di partecipanti è limitato a dodici. Una scelta precisa?
Assolutamente sì. Dodici è un numero piccolo anche per gli standard della formazione avanzata, e lo è volutamente. Con gruppi più grandi si riesce a spiegare, ma non si può lavorare davvero. Qui usiamo tecniche interattive: i partecipanti portano situazioni reali della propria azienda, che vengono analizzate insieme in forma anonimizzata. Si esce con qualcosa di già pronto, perché i materiali didattici vengono completati in aula e resi disponibili immediatamente.
P. 65
JEWELLERY 2026 - WITH GOLD PRICES SKY HIGH, HE WHO DARES WINS
Gianfilippo Versari
Jewellery remains one of the most resilient segments of global luxury, with the Asia-Pacific region still the centre of gravity of demand. However, the price increases in precious metals is pushing brands towards new product architectures, between “safe choice” high end and more strategic access.
The global jewellery market in 2026 is confirmed as one of the most solid sectors in the luxury universe, able to withstand macroeconomic turbulence and the slowdown in aspirational consumption better than other sectors. The most recent estimates describe an industry that is still expanding: according to Grand View Research, the global jewellery market is now around $370380 billion and could exceed $540 billion within the next decade, with constant growth rates. The Asia-Pacific region continues to be the epicentre of global demand, accounting for around 40% of the overall share, confirmation of the fact that jewellery and high-end goods remain privileged territories of desire and emotional investment (Fortune Business Insights). Despite the general slowdown in luxury, high jewellery still emerges as a “safe choice”. Research in 2025 by McKinsey and Business of Fashion showed that high-end watches and jewellery could outperform luxury as a whole, with an estimated growth rate of 8 to 12 per cent per year. In a context marked by the continuous and often indiscriminate increase in the prices of handbags and clothing, many consumers have shifted their attention towards necklaces, bracelets, rings and earrings, perceived as more durable, more solid, more attached to an intrinsic value and less dependent on passing trends. In the eyes of a growing segment of customers, Fine Jewellery thus appears to be a safer investment in the long term, capable of delivering on those promises of craftsmanship,
permanence and identity that contemporary luxury sometimes seems to lose sight of. In this scenario, shopping has turned into a complex financial transaction, with its risks and potential rewards. Buying jewellery in 2026 is no longer just an expression of desire, but a small universe of strategic choices. As the price of gold continues to rise, companies and consumers are watching silver with interest, although its volatility points to a period of great uncertainty. Unlike gold, in fact, silver is subject to more pronounced fluctuations because it depends not only on the demand for safe-haven assets, but also on industrial demand. Inflation, interest rates, strength of the dollar and speculation all contribute to making it an unstable but vitally important metal, especially for those seeking a balance between affordability and value. This is also why the proliferation of silver jewellery in the Spring-Summer 2026 collections is not just due to an aesthetic choice, but a concrete motivation: from 2019 to today, the price of gold has risen by around 200%, making the yellow metal a commodity increasingly reserved for a narrow band of consumers. Silver, more accessible, thus becomes fertile ground for creative experimentation and new market opportunities. Some big brands are exploring alternative materials and strategies to stabilise prices and margins. The Danish giant Pandora, in particular, is preparing to introduce a major change for its iconic bracelets made mostly of silver: by 2027, it will reduce the amount of silver jewellery by 50%, limiting production to around 25%. Although more expensive per ounce, the company made it clear that its products will be “platinum-plated”, i.e. only platinumcoated, leaving the price unchanged for consumers with the products lasting longer than before. Some mid-range brands, while not renouncing gold, are working on carat weight. Such an example is the Milanese Atelier VM, which recently launched collections not only in platinum and silver but in 9 Kt and 3 Kt gold alongside the classic 18 Kt. The narrative of high jewellery changes profoundly in this context. Jewellery in 2026 is no longer just ornament or fashion, but a safe haven, an emotional investment, a future heirloom. An object intended to last, to tell a story, to convey identity. And it is here that Italian jewellery, with its tradition of craftsmanship and ability to combine heritage and innovation, finds a strategic space to reaffirm its central position. The challenge of materials and costs becomes an opportunity for creative language and new desirability, through a logic of lightweight luxury: less weight in metal, but not necessarily less jewellery, thanks to volumes, modularity, design and stones capable of sustaining perceived value and marginality. The trend is real, but often not communicated as an official “gold cut”: many workshops, including suppliers to major brands, are rethinking designs to maintain the visual appearance but reduce the weight of the metal and thus meet demand: “Can I produce something lighter while keeping the same design?”
Instead, the large luxury groups continue to carefully monitor the cost of raw materials and react with strategic pricing and margin control, either by revising metal proportions in the more “affordable” collections or by introducing new lines with optimised designs; rather than by public declarations to reduce gold in iconic collections. A significant scenario if we consider that Cécile Cabanis, chief financial officer at the luxury giant LVMH, told Reuters in late January that the price of gold had a negative impact on the performance of the group’s watch and jewellery division, which includes high-end jewellery brands such as Bvlgari and Tiffany & Co. However, analysts Manuel Lang (Vontobel) and Luca Solca (Bernstein) told Reuters last October that gold represents only a small part of input costs for luxury jewellery brands, or just 10% of average jewellery sales. This percentage drops to between 5% and 8% for very high-end designer brands such as Cartier and Van Cleef & Arpels and the aforementioned Tiffany & Co and Bvlgari. This means that even significant increases in the price of gold do not automatically translate into proportional increases in the retail price, and thus the luxury brands can manage the cost
impact without having to charge only for gold in the final price list. For one-offs and absolute high-end, the perceived value remains strongly linked to authenticity of the metal and the carat: the winning recipe for high-end brands is in fact not to “reduce the gold”, but to reinforce the perception of value, absorb part of the costs and pass on any increases gradually and selectively. While high-jewellery customers may view gold as an investment and continue to absorb the price increase, the need to serve less affluent consumers is driving the focus on weight reduction, without affecting demand that is bound to endure as consumers will continue to see the yellow metal as an asset reserve. It is no coincidence that the historic maison Tiffany & Co will gradually move away from silver, the metal that has brought it international fame, to focus more and more on gold and high jewellery. The group’s CEO, Stéphane Bianchi, explained that LVMH is pivoting the brand towards gold and high-end jewellery, demand for which has quadrupled in the last four years, while the demand for silver jewellery has decreased by a third since the brand was acquired in 2021. At the same time, Bvlgari has continued to expand its high jewellery creations, as well as its collections, with new versions of the iconic Serpenti, Tubogas, B.zero1 and Divas’ Dream lines, combined with the recent launch of Bvlgari Eternal, an evolving initiative that reinterprets the maison’s historical designs in contemporary jewellery, starting with Vimini, a modern take on a 1942 model.
P. 70
SWAROVSKI ILLUMINATES
THE FIRST VIENNESE WALTZ by Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
Since 1956, the Swarovski tiara worn by the débutantes at the Vienna Opera Ball has been one of the most iconic tiaras of contemporary crystal design. The piece of jewellery accompanies the opening of the ball in the ballroom at the Wiener Staatsoper, when the débutante couples perform the inaugural waltz that marks the beginning of the Viennese ball season. For the 2026 edition, held on 12 February, the tiara was designed by Giovanna Engelbert, Global Creative Director of the Maison, who chose to reinterpret the swan, the brand’s emblem introduced in 1988 and a symbol of elegance and grace. Alexis Nasard, CEO at Swarovski, reiterated his enthusiasm for the historic connection with the Viennese event: “Swarovski is proud to have been a partner of the Vienna Opera Ball since 1956, united by a shared history and values. Our long-lasting relationship strengthens our support for the creative arts, while remaining deeply connected to our Austrian heritage”. The tiara comprises an arched structure composed of 315 crystals cut with extreme precision and arranged in a modular composition that follows the line of the head. The design alternates between different types of cut: round, teardrop, marquise and baguette, creating a complex optical surface in which the different geometries amplify the dispersion of light. A sequence of stylised feather motifs runs through the arch of the tiara until it converges into a central figurative element: the profile of a swan, recognisable by its slender neck embellished with an oval stone. The design is based on a fine balance between movement and structure. The marquise and teardrop cuts introduce oblique lines that evoke the lightness of feathers, while baguette crystals stabilise the creation with a more graphic and linear scan. The variation of faceted surfaces generates a multi-layered refractive effect, designed to enhance the brilliance of the crystal under theatrical lighting during the opening waltz. As in previous editions, the tiara is part of a coordinated ornamental ensemble. Debutantes also wear a decorative brooch, while partners wear tie clips embellished with crystals. Both elements pick up on the feathered motifs of the tiara and interpret the formal language of the tiara in smaller-scale
accessories, creating a visual continuity between the couples. Founded in 1895 by Daniel Swarovski, the Maison has built its identity on technological innovation in the precision cutting of crystal, developing production processes that can generate optical effects of extraordinary complexity. To celebrate almost seventy years of collaboration with the event, Swarovski has also organised a travelling exhibition dedicated to the tiaras of the Vienna Opera Ball, showcasing around twenty historical models. The exhibition traces the stylistic evolution of the project through the decades and includes creations by designers such as Karl Lagerfeld, Dolce & Gabbana and Christian Lacroix. The tour, which opened in Vienna and then continued in New York, has brought one of the most recognisable design traditions associated with the Viennese ball to an international audience.
P. 92
GEMGENÈVE, JEWELLERY AS AN ECOSYSTEM
by Laura Astrologo Porché @journaldesbijoux
From 7 to 10 May 2026, Palexpo will host the 10th edition of the Geneva exhibition, a key date on the international calendar. A unique platform where market, culture and education communicate ever closer.
Over two hundred main players in the sector will present exceptional stones, antique, vintage and contemporary jewellery, blending specialised skills and collecting sensitivity. The 2026 edition, the tenth one, will feature exhibitors from seventeen nations, counting the United States, Belgium and Switzerland
among them, while Hong Kong, Thailand and India confirm Asia’s growing importance. As Thomas Faerber, the event’s co-founder, explains, “GemGenève brings together a rich and multifaceted ecosystem: diamond cutters, gem dealers, antique jewellery specialists, contemporary designers, art schools and crafts. For us, it is crucial to showcase emerging talents alongside the big brands. Added to this multitude are press, private collectors, students and future professionals”. Special attention is paid to the creators: the Designer Village continues to be one of the focal points of the event. This includes the presence of the Armenian Jewellers Association, which will present the five winners of the 2025-2026 AJA Design Competition on its stand: Sergey Khalapyan, Thessa Bodikian, Arthur Torosyan, Teni Yaghubian Moghadam and Evgenia Kasparova. The “Strong & Precious Art Foundation” is similar, a historical presence in the event, which has been able to transform jewellery into an instrument of resilience and cultural affirmation. Added to this is the close relationship with “Digital Jewelry Week”, of which GemGenève is a main partner, in a collaboration that emphasises how digital is not an alternative to the physical dimension of the salon, but a strategic expansion of it. The presence of the “Jewellery and Gemstone Association of Africa”, linked to the launch of the first Africa Jewellery Week, is equally significant. A further key element? The exhibition Façonner la Matière, Sublimer, curated by Mathieu Dekeukelaire, Director of GemGenève, brings together around one hundred works from public and private collections. The exhibition portrays an exciting dialogue between jades, cameos, nephrite vases from the Qing
era, carvings, ceramics and Art Déco nécessaires, giving rise to a reflection on the relationship between material and gesture and between technique and intention. As Dekeukelaire himself observes, “This cultural and pedagogical vocation contributes to the credibility, continuity over time and identity of GemGenève. In a world where everything is speeding up, creating spaces of transmission and meaning is, in our eyes, a responsibility”.
P. 84
FALSINI ART, LIGHTNESS AS A SIGN
The new collection reinterprets the brand’s iconic symbolsflowers, butterflies, hearts - turning them into contemporary jewellery
With its roots in the heart of Arezzo’s goldsmith district and linked to the Casentino area, Falsini interprets jewellery as a synthesis of artisan memory, formal research and productive vision. The company, founded in 1978 and now run by Nadia and Andrea Falsini, carries on an identity built during more than forty years of work, remaining faithful to a precise code: transforming Tuscan savoir-faire into contemporary creations, recognisable for their lightness, clean design and refined execution. The new collection presented this year stems from a reinterpretation of the symbolic codes that have always belonged to the Falsini universe: flowers,
butterflies and hearts. However, this is not a simple reprise of the brand’s historical repertoire, but an evolution of it in a more contemporary key. Iconic motifs are made lighter, larger, have been perforated, almost embroidered into the material, to generate surfaces that evoke lace and textile patterns. The precious metal thus becomes more airy, dynamic and feminine while retaining a strong aesthetic presence, but without giving way to heaviness. It is precisely the concept of lightness that defines the focus of the company’s research. At Falsini, lightness is not just a visual effect, but a precise design choice, conceived to combine wearability, comfort and controlled impressiveness. The volumes grow, the silhouette opens up, the proportions become more generous, but the jewel retains a surprising wearability. A result made possible by carefully balancing aesthetic sensitivity, manufacturing know-how and state-of-the-art technology, introduced not to replace the human hand but to enhance its accuracy and expressive possibilities. Andrea Falsini’s creative direction moves along this fertile line between innovation and craftsmanship. Tools such as 3D printing and high-precision laser engraving are used alongside the knowledge of local goldsmiths in a process that brings together industrial control and a culture of detail. It is here that the company showcases its expertise: in its ability to use technical progress without losing the human value of manufacturing, producing jewellery that speaks a contemporary language but retains the warmth of its origin. Based in Castelnuovo, Falsini thus continues to be one of the consistent expressions of Made in Italy goldsmithing: a family business that looks ahead, invests in research and defends authenticity, quality and identity. The company’s presence at trade fairs also reaffirms an international vocation built up over the years.
P. 102
IN THE LUXURY SECTOR, IMPROVISING WHEN USING AI IS WORSE THAN DOING WITHOUT IT
Laura Biason has been dealing with innovation and artificial intelligence since before they became fashionable topics and works as a digital forecaster for the luxury sector. The first course designed with Edifis and L’Orafo italiano kicks off on 18 May (info and registration: orafo@edifis.it): in the interview, she explains why using this technology without a method can expose companies and brands to real risks.
Why is such a course particularly useful for the goldsmithjewellery-watchmaking sector today?
Because in this industry, communication is an indispensable part of the product. In addition to the intrinsic value of the material, a piece of jewellery carries with it a history, a place and a way of doing things. When that story falls flat because it has been hastily generated by a tool that knows nothing about the brand, the damage is both commercial and reputational. I have seen companies with decades of history being reduced to describing their jewellery with the same words used by a competitor who has been around for three years. That’s why we need a method way before we need a tool.
What is the mistake you see most often? Delegating everything. You type in a prompt, get something seemingly presentable, and stop there. The problem is that ‘presentable’ in luxury is not enough: there are factual errors, badly used terms, the typical tone of AI slop that does not belong to the brand. AI errors are unfortunately not always obvious. That is why first of all, we will work on recognising the typical mechanical forms of AI: proposing your brand to customers using the mediation of a machine is a
fatal mistake.
AI still appears to be a technical subject. Do you need previous skills to participate?
No, and I say this with conviction, because the problem is a cultural one. The course is designed for those who already know what they want to communicate and need to understand how to use these tools without losing clarity. You simply need to have something to say and want to say it well.
There is one element that distinguishes this course from others: integration with marketing trends. What is the added value?
The fact that the two topics are addressed together. Usually those who teach AI do not do forecasting, and those who do forecasting do not touch AI. I do both and the combination changes the result substantially. Participants will not only understand how best to use the tools, but in which communicative context they find themselves in and where the market is going. That module alone, delivered as a private consultation, would cost much more than the entire course.
The course has two formulas. Can you describe them to us?
The choice depends on the logistics of those participating. For those coming from outside Milan there is the full immersion formula: a full day plus a half day. For those who prefer to spread the load over time, three separate half-days. The content is exactly the same, with the advantage of being able to choose the format best suited to your needs.
The number of participants is limited to twelve. A precise choice? Absolutely. Twelve is a small number even by the standards of advanced training, and deliberately so. With larger groups you can explain, but you cannot really work with them. Here we use interactive techniques: participants bring real situations from their own companies, which are analysed together in an anonymous form. You leave with something ready made, because the teaching materials are completed in the classroom and made available immediately.
l’Orafo Italiano con Amani per garantire i diritti di centinaia di bambine e bambini che vivono in strada in Kenya e in Zambia.
Un rifugio per chi ne ha più bisogno, pasti caldi, cure mediche, la possibilità di studiare e quella, inestimabile, di sapere che non si è soli.
Nel cuore del centro storico, a due passi dalla Pinacoteca Ambrosiana, un palazzo del XIII secolo si prepara a rinascere come cinque stelle lusso. La Residenza del Cardinale, primo indirizzo milanese Meliá Collection, aprirà questa primavera con 28 suite, tra volte medievali, dettagli d’epoca e comfort contemporaneo. L’operazione – investimento da 20 milioni della famiglia Fumagalli – recupera anche il chiostro interno, destinato a diventare uno dei nuovi “luoghi segreti” della città. A firmare l’offerta food & beverage sarà Carlo Zarri, chef piemontese con oltre quarant’anni di carriera e un passato da “cuoco degli azzurri” in cinque edizioni Olimpiche. Ristorante e bar, aperti anche a una clientela selezionata, uniscono radici di Langa e visione internazionale, mentre tre penthouse con terrazzo privato completano un progetto pensato per chi cerca storia, privacy e servizio sartoriale. Più raccolta del Palazzo Cordusio Meliá, punta su accoglienza boutique e design calibrato, senza effetti speciali.
GRAND HOTEL – SAN PELLEGRINO TERME
Il nuovo Grand Hotel di San Pellegrino Terme si prepara a riaccendere il mito della Belle Époque con un investimento iniziale di 64 milioni di euro, destinato probabilmente a crescere. Il progetto firmato dal gruppo statunitense Ekn Development punta a riportare la storica struttura tra gli indirizzi più ambiziosi dell’hotellerie internazionale, con apertura prevista all’inizio del 2030. Cuore del rilancio sarà una spa con forte vocazione curativa, alimentata dalle celebri sorgenti termali locali e pensata come elemento identitario dell’intero complesso. Accanto al benessere, il piano prevede 118 camere, ristorazione affidata a chef stellati, show ispirati ai grandi format di Las Vegas e una gestione da affidare a colossi come Marriott o Four Seasons. A sostenere l’operazione anche Regione Lombardia, con un contributo di 3 milioni di euro, a conferma del valore strategico del progetto per il rilancio turistico del territorio.
QC TERME – MANDELLO DEL LARIO
A Mandello del Lario, QC Terme firma un progetto di riqualificazione che intreccia recupero architettonico e nuova ospitalità. Le strutture storiche dell’ex area industriale saranno restaurate e trasformate in un albergo da 86 camere, dove il fascino dell’archeologia industriale dialogherà con un’idea di comfort contemporaneo e di lusso discreto. Gli edifici privi di valore storico lasceranno invece spazio a un nuovo centro benessere, cuore del complesso, aperto sia agli ospiti dell’hotel sia ai visitatori esterni. Vasche, saune, bagni a vapore e aree relax affacciate sul lago daranno forma a un’esperienza immersiva, pensata per valorizzare la sponda meno esplorata del lago di Lecco. L’intervento includerà anche opere pubbliche strategiche, dal parcheggio da 141 posti ai nuovi collegamenti pedonali e carrabili, con una ricaduta positiva sull’intero territorio e sulla nuova qualità del contesto.