Skip to main content

legnoarchitettura 57

Page 1


legnoarchitettura

progetti

Livio Giraudo, Teicos Group

Ambientevario

Camuffo Bosi Architetti

Federico Dallavalle

Daniele Macor

LADO architetti

LIN Architekten

strutture

Stazione Centro Direzionale

Metropolitana di Napoli

Benedetta Tagliabue – EMBT topic

Padiglioni per il futuro

EdicomEdizioni

legnoarchitettura

rivista trimestrale

anno XVII – n. 57, agosto 2026

ISSN 2039-0858

Numero di iscrizione al ROC: 8147

direttore responsabile

Ferdinando Gottard

redazione Lara Bassi

editore

EdicomEdizioni, Monfalcone (GO)

redazione e amministrazione

via 1° Maggio 117

34074 Monfalcone – Gorizia

tel. 0481.484488, fax 0481.485721

www.legnoarchitettura.com

progetto grafico

Lara Bassi

stampa

Grafiche Manzanesi 1974, Manzano (UD)

prezzo di copertina 15,00 euro abbonamento 4 numeri

Italia: 50,00 euro – Estero: 100,00 euro

Gli abbonamenti possono iniziare, salvo diversa indicazione, dal primo numero raggiungibile in qualsiasi periodo dell’anno

copertina

Stazione Centro Direzionale, EMBT

Foto: ©Roland Halbe

È vietata la riproduzione, anche parziale, di articoli, disegni e foto se non espressamente autorizzata dall’editore

Il legno per la mobilità

Stazione Centro Direzionale

Benedetta Tagliabue – EMBT

Padiglioni per il futuro

Umbral Veronica Pesenti Rossi, Carlo Farina, Memo Sánchez Cárdenas 90

Nuovo Padiglione WWF ddba 92

Fabbrica del Futuro ARW Associates 94

Livio Giraudo, Teicos Group

Punta Prodani

Bergeggi

Nel corso della giornata, la luce naturale modifica la percezione dei volumi attraverso un continuo gioco di ombre. Di sera, l’illuminazione artificiale ne esalta la profondità e la complessità architettonica.

Foto: © Oliver Jaist
Foto: © Oliver Jaist

Ubicazione: Bergeggi (SV)

Progetto architettonico: ing. Livio

Giraudo, Savona; Teicos Group, Milano

Strutture, impianti, serramenti e finiture esterne: Wolf System S.r.l –Divisione WOLF HAUS, Campo di Trens (BZ)

Opere in c.a. e finiture interne: Teicos Group, Milano

Lavori: 2024

Superficie: 558 m2

In armonia con il paesaggio

Nel cuore della macchia mediterranea, a pochi passi dal mare e affacciato sullo straordinario panorama della costa ligure, un nuovo ed esclusivo progetto residenziale composto da quattro ville indipendenti si inserisce in modo armonico nel paesaggio naturale che lo circonda. In un contesto di assoluta tranquillità, a circa 50 metri s.l.m. e raggiungibile attraverso l’antico cammino romano che conduce alla rinomata spiaggia di Punta Prodani, il complesso rappresenta un equilibrio autentico tra architettura contemporanea, natura e qualità dell’abitare. Le quattro ville si sviluppano su due livelli, seguendo la conformazione naturale del luogo e relazionandosi con i dislivelli rocciosi e con l’andamento della collina. I volumi architettonici, candidi ed essenziali, si elevano con discrezione senza alterarne la quiete e l’identità del luogo; al contrario, dialogano con l’ambiente, valorizzandone la luce, i colori e la percezione di silenzio e di apertura verso il mare. Ogni villa dispone infatti di ampie vetrate, terrazze panoramiche e spazi outdoor immersi nel verde e pensati come ambienti di relax e contemplazione, creando una continuità tra interno ed esterno e regalando un’esperienza abitativa riservata e profondamente connessa al paesaggio.

L’utilizzo di materiali naturali, soluzioni di bioedilizia e tecnologie innovative orientate al benessere abitativo e all’efficienza energetica testimoniano una particolare attenzione all’ambiente e alla sostenibilità del progetto. Le strutture, costruite con tecnologia in legno certificata e criteri antisismici, garantiscono elevati standard qualitativi e costruttivi.

Realizzato in classe energetica A4/nZEB, il complesso è dotato di impianti di ultima generazione e sistemi indipendenti di climatizzazione e riscaldamento a pompa di calore, impianto fotovoltaico, sistema di recupero delle acque piovane e predisposizione domotica, con l’obiettivo di offrire una nuova idea di abitare sostenibile, elegante e integrata nella natura. Via dei Prodani nasce dunque da un dialogo attento con il paesaggio: la quiete del sito, la continuità delle visuali sul mare e il legame con il territorio definiscono un progetto che interpreta con equilibrio il carattere della Riviera ligure.

Foto:
Foto: © Oliver Jaist
Foto: © Oliver Jaist

Prospetto sud

_la struttura________

L’edificio Punta Prodani è composto da quattro unità abitative organizzate strutturalmente in due corpi indipendenti, separati da un giunto sismico. L’edificio si configura come un volume residenziale su due piani fuori terra con copertura piana, caratterizzato da una composizione geometrica articolata con angoli non ortogonali. La struttura portante è costituita da pareti in legno a telaio, solai a elementi e travi in acciaio che vanno a integrare la struttura, distribuendo i carichi e sostenendo l’aggetto dei balconi.

La copertura piana, progettata con verde estensivo calpestabile, ospita i pannelli fotovoltaici disposti in orizzontale ed è predisposta per l’installazione di vasche idromassaggio. Balconi, pianerottoli e sistemi a sbalzo sono realizzati con solai a elementi e sostenuti da travi in acciaio integrate nello spessore del solaio, con rinforzi dedicati per l’aggancio della scala. Il vano ascensore è realizzato in elementi X-LAM, compresa la soletta di testata, e collegato alla parete esterna in X-LAM con funzione strutturale. La presenza di grandi luci è risolta attraverso travi in acciaio capaci di sostenere i carichi dei solai e degli elementi sovrastanti; la stratigrafia è progettata per consentire all’edificio di raggiungere la massima classe energetica.

L’intervento ha una superficie commerciale complessiva di circa 558 m².

Piano primo
Piano terra

_due parole con il costruttore________

Parte del gruppo Internazionale Wolf System, fondato nel 1966 in Austria con 31 sedi in tutto il mondo e specializzato nella realizzazione di edifici prefabbricati in legno e legno-acciaio, Wolf Haus Italia utilizza i propri sistemi costruttivi sia per la costruzione di edifici residenziali mono o multipiano sia nella realizzazione di strutture destinate a servizi per la collettività, grazie alla capacità di sviluppare e ingegnerizzare ogni singolo progetto. Travi e pareti vengono disegnate in ogni dettaglio, tagliate e preparate in stabilimento, lasciando al cantiere solo la fase di assemblaggio e la realizzazione degli impianti e finiture. Gli standard di comfort e risparmio energetico misurabili del protocollo Wolf Haus Energia Più, insieme alle certificazioni antisismiche e antidanno, alla velocità di esecuzione e al basso impatto ambientale, rendono questi edifici altamente performanti e con bassi costi di gestione.

Quali sono stati gli aspetti più sfidanti nella realizzazione di questo progetto e come sono stati affrontati?

L’inserimento dell’edificio all’interno di un parco naturale ha rappresentato una delle principali sfide progettuali, richiedendo un approccio attento alla riduzione dell’impatto sul contesto ambientale e alla tutela delle caratteristiche del luogo.

La particolare posizione del cantiere, caratterizzata da un accesso complesso e da spazi operativi estremamente contenuti, ha imposto una pianificazione accurata delle fasi di lavoro, con una logistica di cantiere altamente organizzata e una gestione puntuale delle forniture.

Anche il trasporto degli elementi prefabbricati ha richiesto uno studio specifico: la viabilità di accesso, non pensata per interventi di questa scala, ha comportato la necessità di coordinare mezzi, tempistiche e sequenze di montaggio con grande precisione.

In questo scenario, l’esperienza maturata da Wolf Haus nei cantieri complessi ha rappresentato un elemento determinante, permettendo di ottimizzare le operazioni, ridurre le interferenze e garantire un processo costruttivo efficiente e controllato.

Foto:

_due parole con i progettisti________

Teicos Re-Space è un gruppo di professionisti specializzati nel settore immobiliare, impegnati nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative per la rigenerazione e la riqualificazione urbana. Attraverso il recupero di edifici storici e aree dimenticate viene data nuova vita agli spazi, valorizzandone l’estetica, l’efficienza energetica e la funzionalità. Ogni progetto nasce dall’equilibrio tra innovazione, comfort abitativo e attenzione all’ambiente. I professionisti di Teicos Re-Space seguono l’intera operazione immobiliare in ogni sua fase: dall’acquisizione alla progettazione, fino alla realizzazione e gestione dell’immobile. Ogni intervento è concepito per offrire soluzioni abitative uniche, pensate su misura per il cliente e caratterizzate da elevati standard qualitativi.

Il progetto di via dei Prodani a Bergeggi porta la firma dell’ingegner Livio Giraudo, laureato presso la Facoltà di Ingegneria di Genova, che dal 1976 opera nel campo della progettazione residenziale. Risponde alle domande l’ing. Livio Giraudo.

Il progetto ha un forte legame con il contesto paesaggistico: in che modo la Natura ha influenzato il progetto?

Nel piccolo lotto edificabile, dal terreno molto acclive, si è deciso di lasciare a vista l’architettura naturale esistente e di assecondarla, senza modificarla. La finitura bianca dei volumi è stata scelta proprio per non entrare in competizione con i forti colori della natura e per evidenziare il gioco delle ombre generate dal marcato movimento delle facciate.

Durante lo sviluppo del progetto è emersa la necessità di utilizzare una tecnologia costruttiva dalla forte versatilità e pertanto si è scelto istintivamente il legno, in quanto questo materiale consente audacia nelle strutture e leggerezza nelle forme. Il legno è, inoltre, comfort che si percepisce immediatamente entrando: avvolge e protegge da un ambiente esterno a volte severo. Al legno abbiamo affiancato pochi altri materiali: la calce dell’intonaco, la pietra delle scale e dei percorsi, il vetro delle bucature e il metallo delle passerelle e dei parapetti.

Tetto verde, dall’esterno

- substrato estensivo (80 mm) telo di filtrazione

- strato drenante sfuso (40 mm)

- manto impermeabile PVC antiradice

- coibentazione EPS in pendenza (100 mm)

- pannello OSB (18 mm)

- struttura portante lignea con lana minerale interposta (240 mm)

- barriera vapore

- tavolato grezzo (25 mm)

- cartongesso (12,5 mm)

Parete esterna, dall’interno

- cartongesso (12,5 mm)

- profili metallici con interposti 50 mm di lana minerale (75 mm)

- intercapedine (10 mm)

- pannello OSB (15 mm)

- freno al vapore

- struttura portante lignea con lana minerale interposta (160 mm)

- pannello OSB (15 mm)

- cappotto esterno (80 mm)

- intonaco (10 mm)

Solaio interpiano, dall’estradosso

- piastrelle (10 mm)

- massetto (60 mm)

- nylon

- alleggerito (100 mm)

- pannello OSB (18 mm)

- struttura portante lignea (240 mm) con lana minerale interposta (50 mm)

- listellatura (25 mm)

- cartongesso (12,5 mm)

Solaio balcone, dall’estradosso

- piastrelle (10 mm)

- guaina liquida

- massetto (60 mm)

- guaina PVC, tessuto non tessuto

- coibentazione EPS in pendenza (70 mm)

- pannello OSB (18 mm)

- struttura portante lignea (240 mm) con lana minerale interposta (50 mm)

- pannello OSB (18 mm)

- cappotto intonacato (40 mm)

Platea di fondazione, dall’estradosso

- piastrelle (10 mm)

- massetto (60 mm)

- nylon

- alleggerito (180 mm)

- platea di fondazione (300 mm)

- magrone variabile

- roccia con micropali

1 trave in legno (240 mm)

2 trave in acciaio HEA 280

3 ringhiera in acciaio zincato, verniciata a polvere

4 platea di fondazione in cemento armato (300 mm)

5 micropali

6 roccia

Verifica della platea di fondazione su roccia e sottomurazioni.

Montaggio del piano terra; il primo piano con la struttura in acciaio del solaio.

Struttura dei balconi a sbalzo e montaggio del solaio con elementi inseriti all’interno dello spessore delle travi in acciaio.

Vista dall’interno e dell’impianto fotovoltaico sul tetto piano a verde estensivo.

Ambientevario

La Molinella Formigine

Il fronte nord; le strutture metalliche rileggono elementi tipici rurali.
Il nuovo complesso da sud-est con il muro in mattoni recuperati.

Ubicazione: Formigine (MO)

Progetto architettonico: Ambientevario, Formigine (MO)

Direttore dei lavori: Ambientevario

Consulenti strutture: ing. Federico

Bernardi e ing. Claudio Contini

Impianto elettrico: Plessi SRL

Impianti meccanici: CSC Impianti

Progettazione: 2021

Lavori: 2024

Superficie verde: 1.370 m2

Superficie utile: 620 m2

Tra permanenza e trasformazione

Nato a fine Ottocento nei pressi di un antico mulino seicentesco, La Molinella era un complesso edilizio, dall’architettura modesta e funzionale, che accoglieva i lavoratori del mulino; raccontando una storia di lavoro e territorio e prendendo il nome proprio dal mulino, l’edificio era il simbolo di una comunità e di un’epoca. La recente riqualificazione non sostituisce né cancella quella memoria, ma la interpreta in chiave architettonica, aprendo un dialogo attivo con il passato.

Elemento fondativo di questo dialogo è il muro in mattoni faccia a vista, ricostruito sul tracciato originario del fabbricato preesistente utilizzando gli stessi mattoni storici recuperati. Tutte le bucature presenti nell’antica facciata sono state fedelmente ripristinate secondo l’impianto originario, restituendo al prospetto la sua scansione autentica. Questo spazio cuscinetto costituisce un’area di transizione tra il pubblico e il privato, tra il nuovo e l’antico. Alle spalle del muro, si articolano tre volumi residenziali che ricalcano l’impianto dell’edificio preesistente. Sul piano espressivo, la matericità dei mattoni si confronta con l’essenzialità dei volumi abitativi, mentre le strutture metalliche verniciate in rosso richiamano esplicitamente il linguaggio tipico delle architetture agricole rurali della zona. È un colore che non decora, ma connette: un codice cromatico identitario che radica il nuovo nel paesaggio esistente. Dal punto di vista costruttivo gli edifici sono stati realizzati con struttura portante in CLT, una scelta che garantisce sostenibilità, rapidità di montaggio e prestazioni energetiche elevate. Tutti gli elementi strutturali e non sono assemblati a secco, un approccio costruttivo contemporaneo che riduce l’impatto ambientale e facilita eventuali future modifiche, assicurando flessibilità distributiva e ottime prestazioni termiche e acustiche.

Gli edifici sono completamente gas-free e sono supportati da pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo energetico, mentre l’isolamento termico e acustico è garantito da soluzioni coibenti stratificate e serramenti performanti.

La scelta del legno strutturale e l’uso di strutture metalliche per i balconi e le scale, riflette la volontà di costruire un’architettura leggera, reversibile e sostenibile in dialogo con il passato.

I volumi abitativi emergono dal muro sottolineati dal colore rosso.

1 autorimesse

2 muro storico

3 volumi residenziali

4 scale esterne

5 terrazzi

6 giardini

FERROVIAMODENA-SASSUOLO
VIA MOSCA
Assonometria
FERROVIAMODENA-SASSUOLO
Piano terra
Piano secondo
Piano primo
Prospetto est
Prospetto ovest
Prospetto nord
Prospetto sud

_la struttura________

La struttura dei tre corpi edilizi è concepita come un organismo scatolare in Cross Laminated Timber: pareti portanti, solai e coperture in legno massiccio a strati incrociati che collaborano solidalmente, trasferendo le azioni orizzontali e verticali fino alle fondazioni senza mai perdere la propria geometria. Il principio guida del progetto strutturale è proprio questa integrità: la capacità della scatola di restare connessa punto per punto. La scelta costruttiva è il cuore del progetto: la struttura portante in Cross Laminated Timber, prefabbricata in stabilimento con tagli a controllo numerico, arriva in cantiere già pronta al montaggio, riducendo tempi, sprechi e impatto ambientale del processo costruttivo. L’assemblaggio a secco governa ogni fase: le connessioni meccaniche tra pareti, solai e fondazioni, hold-down, piastre a taglio e viti autoforanti garantiscono monoliticità strutturale senza lavorazioni umide. Le travi di copertura in legno lamellare completano il sistema, restituendo un organismo costruttivo leggero, reversibile e ad alte prestazioni termiche e acustiche. Il comportamento sismico è stato analizzato attraverso un’analisi dinamica lineare condotta con il software TimberTech, che modella gli impalcati come elementi deformabili nel proprio piano: ciascuno trasferisce alle pareti le azioni di taglio proporzionalmente alle masse di competenza, tenendo conto degli effetti torsionali e delle eccentricità accidentali previste dal DM 17/01/18 e dall’Eurocodice 8. Le connessioni meccaniche sono progettate secondo la gerarchia delle resistenze: quelle deputate a mantenere il comportamento scatolare, tra solaio e parete sottostante e tra pareti ortogonali agli angoli, sono sovraresistenti, così da restare sempre in campo elastico. Le connessioni duttili (hold-down, piastre a taglio e giunti pannello-pannello) sono invece calibrate per dissipare l’energia sismica plasticizzandosi simultaneamente a tutti i piani, evitando sovradimensionamenti che altererebbero l’equilibrio del sistema. Un ruolo decisivo lo gioca la laminazione incrociata stessa del CLT: le tavole disposte ortogonalmente alla direzione dello sforzo impediscono lo splitting, aumentando la resistenza delle connessioni fino al 50% rispetto ai valori della teoria classica di Johansen. Ne risulta un’architettura che porta nel presente la stessa cura con cui un tempo si costruiva in questo luogo: leggera nella materia, solida nel carattere.

A ovest il complesso residenziale si svela e si apre verso i giardini.

In queste pagine, La Molinella all’imbrunire vista da nord, est e ovest: i colori dei materiali di finitura sembrano fondersi con le luci del tramonto.

_due parole con i progettisti________

AMBIENTEVARIO è uno studio associato di professionisti specializzati nella progettazione integrata di edifici e spazi urbani. Il punto di partenza dei progetti è la lettura dell’esistente e della sua storia per generare una riflessione compositiva che trasforma le tracce del passato in valore aggiunto per il progetto futuro. L’attenzione ai segni del tempo si inserisce in una progettazione attenta alle necessità del presente: il rispetto per l’ambiente, la sostenibilità energetica, il risparmio delle risorse naturali, il benessere dei luoghi abitati. Lo studio comprende tutte le competenze professionali necessarie per affrontare progetti di ogni tipo, offrendo una risposta mirata e innovativa sotto il profilo compositivo, strutturale e tecnologico. L’esperienza acquisita negli anni permette di controllare il progetto dal concept alla fase esecutiva, garantendo soluzioni personalizzate in grado di rispondere a esigenze specifiche con un approccio orientato al futuro.

Parliamo ancora del muro storico: che valore assume in questo progetto?

La ricostruzione del muro con elementi storici recuperati è stata completata con rispetto e cura, ricollocando altresì l’antica targa in pietra con l’incisione “Molinella” e la nicchia votiva con la Madonnina, segni identitari che riaffermano la continuità del luogo.

Oltre al forte valore simbolico, questo muro assume anche una funzione tecnica: mantiene l’allineamento prevalente della facciata lungo via Giardini, rispettando la geometria urbana storica, agisce come filtro acustico rispetto alla strada trafficata e crea un’intercapedine protetta, in cui si aprono balconi riservati delle nuove unità abitative.

Il recupero dei materiali, assieme alla struttura in legno, in questo progetto è sinonimo di sostenibilità e di continuità con la storia...

Il progetto rivela un’attenzione puntuale al riuso come valore etico ed estetico, anche sul piano dei dettagli costruttivi e materiali: le pianelle in cotto dei vecchi solai dell’edificio preesistente sono state recuperate e riutilizzate nei marciapiedi e nei balconi, stabilendo un filo diretto con la materia del passato e creando un tessuto tattile che unisce epoche diverse. Questa attenzione rende il progetto non solo sostenibile dal punto di vista materiale, ma anche un atto di continuità, dove l’antico viene reinterpretato e le stratificazioni del tempo sono riconosciute come parte insostituibile dell’identità del luogo.

Il tema della memoria delle preesistenze costituisce la chiave di lettura più profonda del progetto architettonico, che si relaziona con l’eredità materiale e immateriale del luogo, trasformando un complesso residenziale contemporaneo in un intervento che dialoga attivamente con il passato del luogo.

Solaio interpiano (C) dall’estradosso

- pavimento (20 mm)

- pannelli radianti a pavimento (30+40 mm)

- caldana alleggerita per impianti (100 mm)

- doppio tavolato incrociato (20+15 mm)

- travetto in legno lamellare (240 mm)

1 frangisole avvolgibili a scomparsa

2 imbotte lamiera (sp. 15 mm)

3 guida zanzariera

4 infisso

5 guida frangisole

6 soglia

7 lamiera

8 rivestimento in lamiera

9 intonaco (15 mm)

10 isolamento in XPS (140 mm)

Solaio contro terra (A) dall’estradosso

- pavimento (20 mm)

- pannelli radianti a pavimento (30+30 mm)

- caldana alleggerita per impianti (150 mm)

- sottofondo di cemento magro (30 mm)

- pannello rigido di XPS (100 mm)

- cordolo in c.a.

- barriera al vapore

- platea di fondazione in c.a. (400 mm)

- magrone (150 mm)

Parete esterna (B) dall’interno

- doppia lastra in cartongesso (25 mm)

- parete CLT (125 mm)

- membrana traspirante

- isolamento lana di roccia (140 mm)

- intonaco (15 mm)

Immagini generali del cantiere e una vista della fase di montaggio della struttura in legno CLT e degli impalcati dei solai.

La scala in acciaio e la posa del cappotto in lana di roccia.

Completamento della struttura interna ed esterna con le opportune nastrature delle giunzioni dei pannelli CLT e il manto di copertura quasi completato.

Residence CampoBlù Campo nell’Elba

Camuffo Bosi Architetti
Uno scorcio del residence: i materiali e i colori richiamano l’architettura del luogo.
Il verde caratterizza l’intervento a ogni scala, dai percorsi ai ballatoi, dai patii ai giardini privati, integrandosi con il parco preesistente.
Foto: © Marco Zanta

Ubicazione: Campo nell’Elba (LI)

Progetto architettonico: Camuffo Bosi

Architetti, Venezia

Progetto strutture: BT Works, Firenze

Date progetto: 2022

Lavori: 2023-2024

Superficie utile: 2.300 m2

Rigenerazione nel verde

Il progetto per il nuovo Residence CampoBlù nasce dalla chiara volontà di riqualificare una preesistenza alberghiera, trasformandola e declinandola con cura secondo le istanze e le necessità dell’hotellerie contemporanea. L’intervento ha voluto ridare nuova linfa agli spazi, unendo il fascino della struttura originaria a una visione architettonica moderna, fluida e accogliente. Il cuore nevralgico dell’intero progetto si sviluppa e prende forma attorno alla grande piscina centrale, concepita fin dalle prime fasi come il principale punto di aggregazione del residence. Originata dalla precisa volontà di incentivare e favorire le interazioni spontanee tra gli ospiti, quest’area supera definitivamente la tradizionale idea di esclusione, aprendosi a favore della connessione, della convivialità e dell’incontro. Sulla piscina convergono armonicamente tutte le funzioni principali della struttura: le camere vi si affacciano tramite patii attrezzati per il relax all’aria aperta e le ampie terrazze della reception e del bar si protendono con eleganza verso l’acqua. Questo gioco di affacci genera una continuità ininterrotta tra la sfera privata del soggiorno e la vivacità degli spazi condivisi.

A questa spiccata vocazione aggregativa fa da contrappunto la ricerca di una dimensione profondamente domestica e intima. Tale atmosfera è garantita dalla presenza di ulteriori spazi pertinenziali riservati e silenziosi, pensati per il riposo. In questi ambienti, l’area pranzo dialoga in totale continuità visiva e spaziale con la cucina interna, restituendo agli ospiti il calore di una vera e propria casa.

Il verde permea l’intervento a ogni scala e la sensibilità ambientale ha guidato e ispirato anche le scelte costruttive: i nuovi volumi ricettivi sono stati realizzati avvalendosi di una struttura interamente prefabbricata in legno X-LAM, che unisce innovazione e rispetto per l’ambiente. Parallelamente, il sapiente impiego di pavimentazioni filtranti per i percorsi pedonali interni permette di annullare del tutto la variazione di permeabilità del terreno, nel pieno rispetto dell’equilibrio naturale del sito originario.

Foto: © Marco Zanta

Sezione nord-sud sulla piscina

Sezione est-ovest

_la struttura________

Al fine di garantire i massimi standard di sostenibilità ambientale, oltre all’impiego esclusivo di fonti energetiche rinnovabili, in fase di ingegnerizzazione della struttura si è optato per un sistema costruttivo stratificato a secco con elementi lignei. Il sistema strutturale sfrutta i vantaggi della prefabbricazione off-site in stabilimento articolandosi nei seguenti elementi:

• pareti perimetrali portanti in X-LAM: pannelli strutturali in legno a strati incrociati, forniti già completi del pacchetto di isolamento termico;

• pareti interne portanti in X-LAM: pannelli strutturali divisori in legno a strati incrociati;

• solaio di interpiano: pannelli a struttura mista legno-calcestruzzo, costituiti da un’orditura di travetti in legno, assito interposto e caldana superiore in calcestruzzo;

• solaio di copertura: sistema a secco formato da un’orditura in legno lamellare, assito a vista, pannello tecnico di irrigidimento strutturale e strato termoisolante.

• pareti perimetrali dei volumi secondari (bar e reception): struttura intelaiata in legno – timber frame, composta da un’ossatura portante a montanti verticali con isolante interposto, irrigidita e chiusa da pannelli strutturali in OSB.

Piano terra
Piano primo
Veduta aerea dei volumi del complesso con i tetti piani che accolgono i pannelli fotovoltaici.
Foto: © Marco
Zanta
Foto: © Marco Zanta
Vista del residence dalla piscina.

Due scorci di Residence

CampoBlù e una vista all’imbrunire della corte con la piscina.

_due parole con i progettisti________

Camuffo Bosi Architetti è uno studio di architettura, fondato nel 2016 dagli architetti Alvise Camuffo e Mariavittoria Bosi, laureati presso l’Università IUAV di Venezia, la cui sede si trova nel centro storico di Venezia. Dall’avvio dell’attività, lo studio ha lavorato su progetti di scala medio-grande e di elevata complessità tecnica e programmatica, sviluppando competenze operative su diverse tipologie di intervento. L’ambito di lavoro comprende l’architettura industriale, il residenziale e il settore dell’hotellerie. La varietà delle destinazioni d’uso affrontate ha consentito allo studio di maturare un metodo di lavoro adattabile alle specificità di ciascun progetto, con attenzione alla fattibilità costruttiva e alla coerenza tra programma funzionale e soluzione architettonica.

Il verde è un caposaldo del concept progettuale, da cui nasce l’approccio sostenibile e ambientale di Residence

CampoBlù: potete parlarcene in dettaglio?

Autentico materiale da costruzione, il verde permea l’intervento a ogni scala, diventando protagonista assoluto. La vegetazione autoctona del parco definisce infatti l’identità visiva e sensoriale dei percorsi distributivi: generose vasche riccamente piantumate scandiscono il ritmo degli accessi al piano terra, mentre un suggestivo “ballatoio verde” accompagna dolcemente le entrate al livello superiore. La natura penetra così, in modo organico e vitale, fino al cuore delle unità abitative, in modo da arricchire i giardini privati e da impreziosire le terrazze in quota.

Come rientra in questa visione la scelta di costruire con tecnologia prefabbricata il Residence?

Il Residence CampoBlù dimostra come l’ingegneria strutturale possa mettersi al totale servizio dell’emozione architettonica. La scelta della prefabbricazione off-site in X-LAM non risponde solo a stringenti criteri di sostenibilità ed efficienza. Il legno diventa infatti il “fil rouge” invisibile ma percepibile che lega l’alta tecnologia prestazionale alla calda vocazione domestica degli interni. La pulizia del cantiere a secco ha permesso di tutelare il delicato ecosistema del parco preesistente, una filosofia di massimo rispetto del suolo che si palesa anche nell’uso di pavimentazioni esterne totalmente permeabili. In questo modo, l’ossatura lignea dei nuovi volumi abbraccia con naturalezza la grande corte liquida della piscina centrale. Il rigore costruttivo dei pannelli preassemblati fa da perfetto contrappunto alla fluidità organica della natura, che invade i ballatoi verdi e i patii. Il risultato è un ecosistema abitativo in cui privacy, convivialità e tutela del paesaggio convivono in equilibrio.

Foto: © Marco Zanta
Foto: © Marco Zanta

Parete (A) dall’interno

- finitura interna

- pannello in X-LAM (120 mm)

- coibentazione in lana di roccia (100 mm)

- rasatura e finitura

Solaio interpiano (B) dall’estradosso

- pavimento

- guaina di protezione

- rete elettrosaldata (Ø5 maglia 20x20)

- caldana (70 mm)

- tavolato a vista (20 mm)

- travetti (spess. 120 mm)

1 listone di abete (sez. 60x100 mm) fissato ai montanti con viti

2 piastra PP a parete fissata con viti TSP tutto filetto Ø8x140

3 riempimento con malta fibro-rinforzata

1 barra filettata

2 dado giunzione

3 barra filettata con piatto in acciaio

4 staffe

5 nr. 4 ferri (Ø14)

6 getto di completamento

7 parete X-LAM

Copertura (C) dall’estradosso

- guaina bianca per tetti

- pannello tecnico (18 mm)

- sottostruttura in legno con interposto isolamento (80 mm)

- isolamento in lana di roccia (120 mm)

- barriera al vapore

- pannello tecnico (15 mm)

- tavolato a vista (20 mm)

- travetto GL24h (spess. 100 mm)

Il montaggio della struttura del Residence CampoBlù.

Le pareti realizzate off-site arrivano in cantiere già dotate di parziale cappotto isolante e la loro posa in opera avviene velocemente mediante una piccola gru. Il vano scale giunge in cantiere quasi completamente montato. La struttura è supportata anche da montanti e travi in acciaio. In situ si completano le lavorazioni.

Federico Dallavalle

Villa B Madonna di Campiglio

Ubicazione: Madonna di Campiglio –Tre Ville (TN)

Progetto architettonico: arch. Federico Dallavalle – FEDERICODALLAVALLESTUDIO

Collaborazione architettonica: arch. Fabrizio Bosetti – DIEDROARK

Progetto strutturale: ALPEAS Engineering

Progettazione esecutiva e costruzione in legno: ALPENOS di STP srl

Lavori: giugno 2023 – novembre 2024

Superficie lotto: 650 m2

Superficie coperta: 270 m2

Abitare la montagna contemporanea

Nel tessuto residenziale di Madonna di Campiglio, Villa B nasce dalla volontà di reinterpretare il tema dell’abitazione permanente all’interno di un contesto fortemente caratterizzato dalla presenza di seconde case e strutture legate alla ricettività turistica.

Il progetto sostituisce un edificio degli anni Sessanta con un nuovo organismo residenziale concepito per accogliere più nuclei appartenenti alla stessa famiglia. La scelta della demolizione e ricostruzione non deriva soltanto dall’esigenza di adeguare le prestazioni energetiche e impiantistiche dell’edificio preesistente, ma anche dalla volontà di realizzare un nuovo modello abitativo capace di rispondere alle esigenze contemporanee di comfort, sostenibilità e flessibilità d’uso.

Il fabbricato ospita quattro unità residenziali: un appartamento nella porzione in calcestruzzo del piano terra e tre abitazioni distribuite nei livelli superiori realizzati in struttura lignea. La composizione comprende appartamenti simplex e duplex, pensati per garantire autonomia funzionale pur mantenendo una forte relazione tra i diversi nuclei familiari.

L’architettura si sviluppa a partire da un volume compatto che viene progressivamente modellato attraverso logge, arretramenti, grandi aperture e sbalzi che ne alleggeriscono la percezione. Il volume viene scavato in corrispondenza delle logge e degli sfondati delle finestre, creando una sequenza di pieni e vuoti che dà profondità alle facciate.

La pianta romboidale supera la rigidità degli schemi distributivi tradizionali, generando una relazione dinamica con il lotto e con il paesaggio. Più che affidarsi a riferimenti vernacolari, il progetto interpreta alcuni principi tipici dell’architettura alpina – compattezza, matericità e attenzione alla luce – attraverso un linguaggio contemporaneo.

Particolare considerazione è stata dedicata alla luce naturale. Le aperture non seguono una scansione ripetitiva ma sono dimensionate e posizionate in funzione degli ambienti interni e dell’orientamento. Finestre a filo facciata, aperture arretrate e grandi superfici vetrate concorrono a costruire un dialogo continuo tra gli spazi domestici e il paesaggio montano.

L’affaccio
Prospetto ovest
Prospetto nord
Prospetto est
Prospetto sud
Piano primo
Piano terra
Piano secondo
Piano terzo

Infissi e rivestimenti di colore scuro sottolineano le aperture e i balconi. Le doghe di larice nella zona ingresso, trattate con impregnazione idro-oleosa.

_La struttura________

La complessità geometrica dell’edificio trova risposta in un sistema costruttivo misto che combina un basamento in calcestruzzo armato con una sovrastruttura interamente realizzata in legno. La progettazione strutturale ha consentito di tradurre in termini costruttivi una composizione caratterizzata da sbalzi, logge incassate e volumi che non sempre trovano una corrispondenza diretta negli appoggi sottostanti. In questo contesto il legno ha rappresentato una scelta strategica, permettendo di contenere i pesi propri della costruzione e di mantenere elevata libertà progettuale.

La struttura lignea, realizzata da ALPENOS, comprende circa 640 m2 di pareti in CLT da 100 e 120 mm di spessore, pari a circa 68 m3 di materiale, e 342 m2 di solai in CLT da 160 mm, per ulteriori 55 m3. Completano il sistema circa 32 m3 di legno lamellare in abete e larice impiegati nella copertura e nei collegamenti verticali, integrati da elementi in acciaio nei punti maggiormente sollecitati. Anche il vano scala e il nucleo ascensore sono stati realizzati in CLT, contribuendo alla rigidezza complessiva dell’edificio e al suo comportamento nei confronti delle azioni orizzontali.

Uno degli aspetti più interessanti dell’intervento riguarda la copertura, progettata secondo una logica di prefabbricazione avanzata, strumento di qualità e sicurezza. In fase di ingegnerizzazione il pacchetto tetto è stato suddiviso in elementi completi preassemblati in stabilimento. Ogni modulo comprende travi secondarie, isolamento in lana di roccia, pannelli OSB di chiusura e membrana a diffusione variabile per il controllo del vapore. La scelta ha consentito di trasferire una parte significativa delle lavorazioni dal cantiere all’ambiente controllato della produzione industriale, con evidenti vantaggi in termini di precisione esecutiva e controllo qualitativo. In un contesto alpino come quello di Madonna di Campiglio, caratterizzato da condizioni meteorologiche spesso mutevoli, il preassemblaggio ha inoltre contribuito a ridurre i tempi di posa e a limitare le attività in quota. Molte lavorazioni, normalmente eseguite sulla copertura, sono state completate a terra all’interno dello stabilimento, migliorando le condizioni operative degli addetti e riducendo l’esposizione ai rischi legati alle lavorazioni in altezza. La prefabbricazione si conferma quindi non solo uno strumento di efficienza produttiva, ma anche un elemento concreto per incrementare la sicurezza in cantiere.

Foto: © Elisa Fedrizzi
Foto: © Elisa
Fedrizzi

_due parole con il costruttore________

Fondata nel 2006, STP/ ALPENOS è una realtà di riferimento nella costruzione in legno nel panorama alpino e non solo. Specializzata nella progettazione esecutiva e nella realizzazione di strutture complesse in CLT, l’azienda affianca studi di architettura e committenze pubbliche e private con un approccio integrato che unisce ingegnerizzazione, prefabbricazione e cura del dettaglio.

Nel 2026 l’azienda celebra vent’anni di attività, consolidando un percorso improntato a competenza tecnica, controllo del processo costruttivo e qualità esecutiva.

La copertura prefabbricata rappresenta una soluzione poco frequente in un edificio residenziale. Quali vantaggi ha portato?

Il preassemblaggio dei moduli di copertura in stabilimento ci ha permesso di controllare con maggiore precisione ogni fase della lavorazione e di ridurre significativamente i tempi di posa in cantiere in una località con particolari caratteristiche climatiche che riducono di molto la finestra temporale utile per gli interventi costruttivi. Ogni elemento arrivava già completo di struttura secondaria, isolamento e pannelli di chiusura, pronto per il montaggio.

Un vantaggio particolarmente importante riguarda la sicurezza: molte lavorazioni normalmente eseguite in quota sono state trasferite in stabilimento, dove gli operatori lavorano in condizioni controllate e protette. Questo ha ridotto le attività in altezza e limitato l’esposizione ai rischi tipici delle lavorazioni di copertura.

Quali aspetti dell’edificio hanno richiesto il maggiore livello di coordinamento costruttivo?

La presenza di logge incassate, sbalzi e rientranze ha richiesto una particolare attenzione nella definizione dei dettagli esecutivi. Elementi apparentemente semplici come i sistemi di raccolta delle acque, la ventilazione della copertura o i fissaggi dei parapetti hanno comportato uno studio approfondito per garantire prestazioni, durabilità e coerenza con il disegno architettonico. È proprio in questi dettagli che si misura la qualità complessiva di un edificio in legno.

Foto:

_due parole con il progettista________

FEDERICODALLAVALLESTUDIO nasce nel 2019 dopo l’esperienza maturata dall’omonimo titolare presso uno studio di architettura e urbanistica e grazie a un percorso di formazione e crescita in un’azienda che ha dato allo studio l’opportunità di costruire una professione attraverso il rapporto diretto e umano di chi, lavorando con manualità, realizza ciò che viene disegnato. Con gli occhi curiosi di chi vuole contaminare le conoscenze e le passioni di una vita e con le scelte progettuali che ne concretizzano il risultato finale, lo studio ha iniziato fin da subito a lavorare nel contesto delicato dell’ecosistema alpino, occupandosi di progettazione nella dimensione del vivere quotidiano per proporre e divulgare un approccio contemporaneo all’architettura, sia alla scala dell’interior design o a quella più ampia del costruito, nuovo o rivitalizzato. Lo studio dunque guarda specificatamente al mondo dell’alpe, nel lavoro e nel cuore, riconfigurando luoghi e spazi a cui affida valore di contemporaneità nelle forme e nei materiali. Il linguaggio è minimale, la progettazione è funzionale e concepita con linee pulite, forme semplici e con un attento sguardo alla scelta dei materiali: innovazione e sostenibilità con l’obiettivo di donare qualità ed emozione allo spazio di chi lo vive.

In che modo ha affrontato il tema dell’abitare permanente in una località come Madonna di Campiglio?

La volontà della committenza era quella di realizzare un edificio destinato alla residenza stabile della famiglia e non una tipica seconda casa di montagna. Questo ha influenzato profondamente il progetto, che privilegia la qualità degli spazi interni, l’autonomia delle singole unità e la presenza di servizi normalmente richiesti da chi vive l’edificio durante tutto l’anno. L’obiettivo era costruire un luogo capace di evolvere nel tempo insieme alle esigenze dei diversi nuclei familiari.

Quale ruolo ha avuto la luce nella definizione dell’architettura?

La luce è stata uno dei principali strumenti compositivi. Le aperture sono state progettate singolarmente in funzione dell’orientamento e degli ambienti che servono. Più che costruire una facciata regolare, abbiamo cercato di valorizzare gli spazi interni, portando la luce naturale in profondità e creando differenti relazioni visive con il paesaggio circostante.

Nella pagina a fianco, dettagli del rivestimento in doghe di larice e delle finiture esterne. Sotto, uno scorcio del piano terra da est.

Il dettaglio costruttivo come parte dell’architettura

La ricerca progettuale si è conclusa nella definizione dei dettagli dell’involucro, dove tecnologia e linguaggio architettonico si sovrappongono. Le acque meteoriche vengono raccolte attraverso canali di gronda completamente integrati nello spessore della copertura. Per garantire il corretto funzionamento della ventilazione senza interferire con il sistema di raccolta delle acque, l’aspirazione dell’aria avviene attraverso una sottile fenditura continua ricavata nel sottogronda lungo il perimetro del rivestimento ligneo. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai balconi incassati, con una stratigrafia studiata per assicurare continuità delle prestazioni termiche e massima affidabilità dell’impermeabilizzazione. I sistemi di fissaggio dei parapetti sono stati progettati mantenendo gli ancoraggi al di sopra del piano di scolo delle acque, evitando interferenze con gli strati di tenuta. Dal punto di vista materico, il progetto si affida al dialogo tra superfici intonacate chiare e rivestimenti lignei scuri. Gli sfondati delle aperture, le logge e i sottogronda sono rivestiti con tavole di larice trattate con impregnazione idro-oleosa e posate con fughe da 4 mm, mentre l’intonaco a grana grossa con finitura “brushed” enfatizza la percezione monolitica del volume e amplifica il gioco di luci e ombre che caratterizza l’intera composizione.

Sezione in pianta del rivestimento in legno – cappotto/serramento

Sezione verticale del canale incassato

A tubo di scarico nel rivestimento

Sezione verticale del parapetto

1 pavimento galleggiante

2 impermeabilizzazione in PVC

3 pannello in fibrocemento

4 pendenzato in EPS

5 pannello CLT

6 parapetto

7 copertina in lamiera

8 trave in legno su cui è fissato il parapetto

9 pannello in fibrocemento

10 intonaco

11 rivestimento in legno

Le foto ci portano all’interno del cantiere della costruzione di Villa B, realizzata in pannelli CLT, legno lamellare e travi di acciaio.

Nelle immagini a fianco, dettagli della realizzazione della scala, anch’essa in legno.

Il telo di tenuta e la struttura composta da listelli e controlistelli dipinti di nero per il rivestimento con tavole di larice in corrispondenza delle aperture, delle logge e dei sottogronda.

La realizzazione delle contropareti interne e un dettaglio della struttura ibrida legno-acciaio della copertura.

Villa ai Filari

Daniele Macor
Limana
La casa appare leggera e permeabile alla natura grazie alle aperture trasparenti cielo-terra.
L’affaccio sud-est della villa con le ampie vetrate che si aprono sul paesaggio.
Foto: © Veronica De Martin

Ubicazione: Limana (BL)

Progetto architettonico, D.L. e certificatore CasaClima: arch.

Daniele Macor – CORILUM® –collective brain studio, Belluno

Progettista c.a. e D.L strutture: ing. Andrea Michelon – CORILUM® –collective brain studio

Coordinatore sicurezza: p.i. Tiziano

Cerpelloni – CORILUM® – collective brain studio

Progetto strutture in legno: Stefano Moravi – EW Engineering Works Studio Associato, Bolzano

Progetto energetico ed elettrico: ing. Giulia Benatti – Stea progetto srl, Arco (TN)

Lavori: 2022-2024

Superficie utile: 270 m2

Tra permanenza e trasformazione

Nel cuore delle Prealpi Venete, tra filari di vite e la cornice delle Dolomiti, sorge Villa ai Filari, un progetto nato dall’idea di creare un rapporto diretto con il paesaggio ma, al tempo stesso, di dialogare con la preesistenza. L’edificio, infatti, sorge su un lotto agricolo un tempo occupato da un rustico dei primi del Novecento, rimaneggiato nel tempo, e per il quale era possibile la demolizione e ricostruzione con il vincolo di preservare l’impatto volumetrico e visivo del lungo corpo di fabbrica esistente mantenendone la tipologia.

Da qui lo sviluppo di un volume principale, della stessa lunghezza complessiva del fabbricato originario, e di un secondo corpo, più basso, che rimane nascosto alla vista e che ospita gli spazi di servizio. I due parallelepipedi sembrano staccati al piano terra – in realtà sono uniti mediante vetrate a tutta altezza –, mentre al piano primo sono collegati da una terrazza. Una pensilina posta sul lato dell’ingresso funge da collegamento coperto esterno, valorizzando l’accesso all’edificio. Per intensificare il rapporto con il paesaggio, il fabbricato è stato ruotato leggermente, così da allinearsi alle linee dei filari, diventate il punto di fuga generatore della disposizione delle trasparenze dell’involucro, in particolare della vista di testa della zona giorno, valorizzata da una grande vetrata a tutta altezza. Gli spazi interni principali si sviluppano attorno a un albero, posto in una rientranza del volume, che costituisce il vero e proprio cuore dell’abitazione.

La pelle dell’edificio reinterpreta in chiave contemporanea i tratti dell’architettura tradizionale attraverso materiali coerenti con il contesto agricolo ed è contraddistinta da due tipi di rivestimento: il primo composto da scandole di lamiera e il secondo da superfici intonacate bianche. Le teste dei due corpi, così come tutte le nicchie, ottenute per sottrazione volumetrica, restituiscono alla vista materiali come il vetro e il legno, alleggerendo le partizioni opache. Il progetto è stato premiato con il Premio del Pubblico ai CasaClima Awards 2025.

Foto:

Viste da sud-est e da sud-ovest: gli spazi esterni coperti estendono la zona giorno verso il giardino.

_la struttura________

Dal punto di vista costruttivo l’edificio ha seguito i medesimi principi di sostenibilità della sua forma e del suo concetto impiantistico.

Le pareti sono prefabbricate con struttura a telaio in legno, coibentata con fibra di legno e protetta esternamente con isolamento a cappotto in sughero. Internamente è stato utilizzato un rivestimento in fibrogesso per incrementare la capacità termica areica e garantire spazi più stabili e confortevoli soprattutto in estate. Il tetto segue il concetto delle pareti, è anch’esso in legno, coibentato con fibra di legno, ventilato e rivestito in lamiera con grondaie a incasso. È stata realizzata una platea calda isolata inferiormente e lateralmente con pannelli di vetro cellulare a giunto stagno che fungono da barriera sia al gas radon sia alla risalita dell’umidità. I solai sono stati realizzati in CLT al fine di migliorare l’acustica tra gli ambienti dei due piani. L’azione sismica altresì viene assorbita da un grande portale in acciaio di testa sul quale si aggancia tutta la struttura in legno. Le stratigrafie scelte hanno permesso di ottenere performance invernali ed estive ottime, con fattori di attenuazione molto inferiori a 0,30 e trasmittanze largamente inferiori ai limiti di legge e con certificazione dell’involucro in classe CasaClima A.

Villa ai Filari conferma il legno come materiale sostenibile in tutto il suo ciclo di vita, capace di garantire velocità costruttiva, performance strutturali e comfort degli ambienti, il tutto senza rinunciare alla qualità architettonica e compositiva.

Prospetto sud-est

Prospetto sud-ovest

Prospetto nord-ovest

Prospetto nord-est

Concept architettonico ed energetico

1 sottrazione dei volumi a partire da un unico prisma che rievoca la preesistenza

2 il rivestimento in lamiera unisce e definisce i volumi, le falde verso il sole si inclinano a ottimizzarne lo sfruttamento dell’energia

3 le viste verso il paesaggio sono protette da elementi schermanti passivi e attivi accuratamente dimensionati

Piano terra
Piano primo
Sezione AA Sezione BB
Foto: © Veronica De Martin
Foto: © Veronica De Martin

_due parole con i progettisti________

CORILIUM® è un collettivo di architettura e ingegneria con sede a Belluno, composto da dodici professionisti che adottano un approccio integrato e multidisciplinare per affrontare le complessità della progettazione contemporanea e le sfide imposte dalle esigenze di un futuro sostenibile. Il collettivo propone un modo innovativo di fare architettura, distinguendosi per l’uso avanzato di tecnologie digitali come cloud management, BIM, realtà virtuale e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di garantire efficienza, controllo e qualità del processo. Dal 2020 al 2023 ha gestito oltre 120 cantieri legati al Superbonus e dal 2023 sviluppa e realizza progetti legati ai settori residenziale, produttivo e turistico. Teso alla qualità ambientale, all’innovazione e alla ricerca, CORILIUM® si propone come un partner affidabile e competente, capace di guidare l’intero percorso edilizio – dalla progettazione alla realizzazione – offrendo al cliente una visione ampia, completa e partecipata del progetto.

Il progetto è caratterizzato dalla presenza dell’albero, attorno al quale si sviluppano gli ambienti interni, e dalla continuità tra interno ed esterno: potete approfondire questi due concept?

L’albero è divenuto il tema centrale, tanto simbolico quanto funzionale, piantato nel cuore dell’edificio, attorno al quale ruotano gli ambienti principali. Il progetto ha voluto portare così la natura fisicamente all’interno dello spazio confinato, non solo come viste e rapporti spaziali, ma come presenza viva, attiva, mutevole. L’albero crea ombra, scherma le grandi vetrate dal sole estivo, ma al tempo stesso genera poesia e memoria; è un segno identitario che unisce architettura e paesaggio, ponendo la connessione uomo-natura al centro del tema architettonico. Particolare importanza inoltre è stata data alla zona giorno dell’abitazione, riproponendo al suo interno la doppia altezza di testa, estremamente suggestiva, che nell’edificio originario corrispondeva alla porzione di fienile sopra la stalla, richiamando in questo modo la preesistenza. La doppia altezza viene valorizzata da una grande vetrata cielo-terra, la cui porzione di base sparisce completamente scorrendo nel muro e dissolvendo di fatto il confine tra interno ed esterno e generando continuità con lo spazio esterno e il paesaggio circostante.

Quali accorgimenti hanno richiesto le grandi vetrate?

La grande presenza di superfici vetrate ha richiesto un’analisi delle schermature in modo da ridurre gli apporti solari in estate e, al contempo, consentirne la massimizzazione in inverno. Il portico a doppia altezza, le schermature a pergola e l’albero stesso sono stati pensati con lo scopo di ridurre i carichi estivi del 75% sulle superfici vetrate. Per sfruttare al meglio l’energia solare, le falde della copertura a sud-est e a sud-ovest sono state pensate con maggiore pendenza per ottimizzare il rendimento dei pannelli fotovoltaici, la cui produzione annua attesa complessiva è di circa 14.000 kWh/anno. Questa strategia ha consentito di ottenere un’abitazione a funzionamento integralmente elettrico con copertura dei consumi di circa l’80% da energia rinnovabile prodotta in loco, una certificazione dell’impianto in classe CasaClima Gold e spese di energia annuali di circa mille euro comprensivi di tutti i servizi.

Le fotografie di queste due pagine mostrano gli interni della casa, caratterizzati da spazi ampi, chiari e aperti sul verde circostante, quasi a cercare una continuità visiva e fisica con il paesaggio. I colori scuri e chiari richiamano le stesse tonalità delle finiture esterne.

Foto:

Solaio contro terra (A) dall’estradosso

- pavimento interno in grès (14 mm)

- massetto autolivellante fibrorinforzato (50 mm)

- pannello in EPS (28-30 kg/m3, 20 mm)

- strato di scorrimento

- calcestruzzo alleggerito (130 kg/m3, 216 mm)

- barriera al vapore con rivestimento in alluminio

- sottofondo in cls-malta di cemento (70 mm)

- calcestruzzo armato (2%) (250 mm)

- isolante in vetro cellulare a giunti sigillati (60 mm)

- magrone in cls (100 mm)

Solaio interpiano (C) dall’estradosso

- pavimentazione interna (14 mm)

- massetto autolivellante fibrorinforzato (30 mm)

- pannello in EPS (28-30 kg/m3, 20 mm)

- strato di scorrimento

- calcestruzzo alleggerito (130 kg/m3, 90 mm)

- tavolato (18 mm)

- solaio massiccio in pannelli X-LAM (200 mm)

- listelli in legno

- lastra di fibrogesso (12,5 mm)

- lastra di cartongesso (12,5 mm)

Copertura (D) dall’esterno

- lamiera in alluminio

- membrana impermeabile traspirante

- tavolato grezzo (24 mm)

- strato di listelli d’areazione (40 mm)

- tavolato grezzo (25 mm)

Parete esterna (B) dall’esterno

- rasatura armata silossanica impermeabile traspirante

- isolante in lastra di sughero (80 mm)

- pannelli OSB (15 mm)

- isolante in fibra di legno pressata (50 kg/m3, 240 mm) e struttura in legno

- membrana anti vapore

- pannelli OSB (13 mm)

- lastra di fibrogesso (13 mm)

- isolante in fibra di legno pressata (densità 50 kg/m3, 270 mm)

- barriera al vapore

- perline di legno di abete (25 mm)

Posa delle pareti prefabbricate e delle travi di copertura.

Dettagli della struttura in legno in corrispondenza delle aperture e due viste dall’interno della struttura della copertura.

Tamponamento della struttura lignea all’interno con lastre di fibrogesso e di cartongesso e realizzazione della struttura di copertura.

I teli di tenuta e l’isolamento in fibra di legno del tetto.

Casa LL Loiano

Foto: © Marcello Mariana
Da nord la casa emerge da terreno con un fronte quasi interamente chiuso.
Foto: © Marcello
Mariana

Dettaglio dell’angolo nord-ovest dell’abitazione, caratterizzata dal colore nero delle superfici esterne.

Ubicazione: Roncastaldo, Loiano (BO)

Progetto architettonico: LADO architetti, Bologna

Team di progetto: arch. Luca Ladinetti, arch. Anna Branzanti, arch. Alejandra

Osorio Restrepo, arch. Riccardo Bozzini

Progetto strutture: ing. Emanuele

Fornalè, Sona (VR)

Progetto impianti: p.i. Lorenzo Vecchi, Bologna

Date progetto: gennaio 2020 – marzo 2021

Lavori: giugno 2021 – giugno 2023

Superficie costruita: 150 m2

Sull’Appennino Bolognese

Collocata ai margini di un piccolissimo borgo dell’Appennino Bolognese, a 750 metri di altitudine, in un contesto paesaggistico dal carattere tipicamente agricolo, Casa LL nasce con l’obiettivo di ricercare un equilibrio tra la tradizione costruttiva locale e un linguaggio architettonico contemporaneo.

L’edificio sorge al posto di un fabbricato degli anni Settanta la cui demolizione e ricostruzione hanno richiesto una profonda riflessione che tenesse anche conto delle imposizioni normative e della particolare orografia del terreno. L’altezza imposta, la volumetria definita e la distanza dalla strada rurale adiacente erano infatti vincoli stringenti che hanno contribuito a condurre la progettazione verso una soluzione essenziale e funzionale. Il risultato è un volume geometrico netto e monocromatico, di colore nero, che reinterpreta in chiave moderna la tradizionale copertura a falda inclinata, tipica delle case dell’Appennino. La sagoma è spezzata e declinata in due corpi distinti, creando un gioco di forme che richiama il contesto senza cedere alla semplice riproduzione del vernacolare.

Gli interni riflettono un’estetica essenziale. Il piano terra si apre verso la vallata a ovest attraverso una grande vetrata, lasciando che la luce diventi il vero protagonista dello spazio. Il piano superiore è pensato per la massima funzionalità: due camere (facilmente trasformabili in tre) e un bagno, organizzati con un approccio minimale per amplificare la percezione dello spazio. Le ampie aperture dissolvono il confine tra interno ed esterno rendendo il paesaggio parte integrante dell’esperienza domestica.

Sul fronte costruttivo, il progetto sposa soluzioni tecnologiche rivolte alla sostenibilità e alla razionalità strutturale: pareti in X-LAM e solai in legno lamellare, un sistema che alleggerisce la struttura e si adatta quindi alla scarsa resistenza del terreno. L’isolamento in fibra di legno migliora l’efficienza energetica, mentre i pannelli fotovoltaici (con batteria di accumulo) e il sistema di recupero delle acque piovane completano una visione ecologica integrata.

Foto: © Marcello Mariana
Piano terra
Piano primo
Piano secondo
Vista da nord-est all’imbrunire.
Il corpo del garage è collegato da un portico al volume dell’abitazione.
Foto: © Marcello Mariana
Foto: © Marcello Mariana

Prospetto est

nord

Prospetto ovest

Prospetto
Prospetto sud
Alla casa si accede da nord-est: un reticolo metallico sulla parete del garage fa da supporto alla vite canadese e al caprifoglio.
Foto: © Marcello Mariana
La zona living e la scala si aprono con grandi finestre a ovest verso la vallata.
La cucina e l’area pranzo sono caratterizzate da un’estetica minimale.
Foto: © Marcello
Mariana
Foto: © Marcello
Mariana

_due parole con i progettisti________

LADO architetti, fondato da Luca Ladinetti, laureato in Architettura presso l’Università di Ferrara nel 2007, e Anna Branzanti, laureata in Architettura presso l’Università di Ferrara nel 2014, svolge un’attività di progettazione eterogenea che spazia dalla scala urbana al dettaglio architettonico. Il processo progettuale ha come costante imprescindibile l’attenta lettura del contesto con cui l’architettura andrà a confrontarsi e dialogare. Il disegno giunge quindi per ultimo come sintesi e si pone come obiettivo la risoluzione delle esigenze funzionali, economiche e formali attraverso l’utilizzo di pochi ed essenziali gesti. LADO architetti si occupa dello sviluppo del progetto, dall’idea alla realizzazione in cantiere, avvalendosi delle competenze di partner professionisti per gli aspetti strutturali, tecnici e impiantistici, ponendo particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e all’ottimizzazione delle risorse economiche ed energetiche.

Quali soluzioni sono state adottate per inserire l’abitazione in questo contesto dove il paesaggio regna incontrastato? L’architettura si caratterizza per il suo involucro nero monocromatico, una scelta radicale che permette alla casa di fondersi con l’ambiente naturale e al tempo stesso di emergere e distinguersi. L’autorimessa, separata dal volume principale ma collegata da un portico, introduce un elemento di mimesi con la natura: un reticolo metallico destinato a ospitare piante rampicanti, che ammorbidisce le geometrie e riduce di fatto l’impatto visivo. La scelta di materiali permeabili per i percorsi esterni – ghiaia drenante e terreno stabilizzato – evita la rigidità degli spazi artificiali e mantiene un rapporto diretto tra casa e suolo. Nessun marciapiede perimetrale: l’edificio emerge direttamente dalla terra, in una continuità visiva e materica con il suolo.

Dettaglio della vetrata cielo-terra che si affaccia a ovest sul contesto agreste dell’Appennino Bolognese.
Una nicchia nella zona living ospita un angolo libreria e lettura e dà accesso al bagno del piano terra.

1. Solaio controterra (A) dall’estradosso

- pavimentazione in parquet (15 mm)

- pacchetto impianto radiante a pavimento (80 mm)

- massetto alleggerito per impianti (105 mm)

- doppia lastra in XPS (50+50 mm)

- platea in c.a. (350 mm)

- guaina impermeabile

- magrone (100 mm)

- misto frantumato di ghiaia

- terreno

Parete (B) dall’esterno

- intonachino silossanico

- isolamento in fibra di legno (160 mm)

- pannello in X-LAM (120 mm)

- controparete per passaggio impianti isolato (50 mm)

- doppia lastra cartongesso (12,5+12,5 mm)

1 nastro di guarnizione isolante adesivo

2 isolamento in XPS (160 mm)

3 isolamento in XPS (50 mm per 100 mm)

+ lana di vetro (45 mm) in continuità

4 lastra in cartongesso

2. Solaio interpiano (C) dall’estradosso

- pavimentazione in parquet (15 mm)

- pacchetto impianto radiante a pavimento (80 mm)

- massetto alleggerito per impianti (90 mm)

- lastra OSB (18 mm)

- tavolato in abete maschiato (20 mm)

- travi solaio

3. Copertura (D) dall’esterno

- tegole

- listelli e controlistelli per fissaggio coppi (40x40 mm)

- coibentazione in fibra di legno

- freno a vapore

- triplo strato incrociato di fibra di legno interposta a listelli (240 mm)

- lastra OSB (18 mm)

- perline (20 mm)

- travetti copertura (100X280 mm)

1 listello (80x80 mm)

2 pannello in OSB (18 mm)

3 cappotto in fibra di legno (60 mm)

4 listone di contenimento (80x280 mm)

5 1° listello (h 60 mm) per compensazione spessore tegole

6 pettine parapassero

Le immagini di cantiere in questa pagina mostrano le fasi di costruzione dell’abitazione, realizzata in pannelli X-LAM, travi in lamellare e cartongesso. La struttura lignea della parete è coibentata con sistema a cappotto in fibra di legno e completata internamente da contropareti tecniche.

Le finestre hanno telai in alluminio.

LIN Architekten Haus

Rotondo

Monaco di Baviera (D)

Vista della torre di 18 piani rivestita da una pelle in alluminio posata in opera.
Foto: © Florian Paulus

Ubicazione: Monaco di Baviera (D)

Progetto architettonico: LIN Labor

Integrativ Gesellschaft von Architekten mbH, Berlino (D)

General Contractor: W. Markgraf GmbH & Co KG, Bayreuth (D)

Costruttore struttura legno: LignoAlp –

Damiani-Holz&Ko Spa, Bressanone (BZ)

Lavori: settembre 2024 – luglio 2025 (Montaggio elementi prefabbricati)

Superficie costruita: 5.295 m2

A Monaco il legno guarda al futuro

Sorto negli anni Settanta, il quartiere Fürstenried West a Monaco di Baviera ospitava quasi 3.000 persone in circa 1.505 appartamenti in affitto. Con l’aggiunta di circa 620 ulteriori appartamenti in locazione, si crea oggi lo spazio abitativo di cui Monaco ha urgente bisogno. Oltre all’ampliamento e alla sopraelevazione di edifici esistenti, lo sviluppo del quartiere prevede la costruzione di 12 nuovi edifici in Appenzeller Straße, Bellinzonastraße e Forst-Kasten-Allee. L’intero progetto immobiliare del quartiere segue un modello ecologico e sostenibile e questo processo inizia dalle aree destinate all’edilizia residenziale. Non si procederà pertanto all’edificazione di appartamenti in affitto su terreni finora liberi, bensì si utilizzerà in modo più intensivo un’area insediativa già urbanizzata, ovvero dotata di collegamenti viari e infrastrutture. La superficie impermeabilizzata dai nuovi edifici corrisponde approssimativamente alla superficie dei circa 200 parcheggi in superficie che verranno rimossi. In futuro, infatti, tutti i parcheggi saranno situati in garage sotterranei.

L’operazione edilizia persegue un approccio sostenibile anche per gli appartamenti da dare in locazione: un riscontro a tale istanza ambientale è il ricorso sempre maggiore all’utilizzo di tecnologie costruttive in legno per i nuovi edifici e le sopraelevazioni. Il legno è inoltre impiegato per la ristrutturazione energetica delle facciate degli edifici esistenti mediante sistemi prefabbricati e modulari. A seconda della struttura dell’edificio, verranno realizzati anche giardini pensili che renderanno il quartiere Fürstenried West ancora più verde. Questa premessa si è resa necessaria per descrivere il contesto in cui si inserisce il nuovo edificio di 18 piani “Haus Rotondo” che, situato in Forst-Kasten-Allee, diventa il punto più alto del quartiere. L’edificio dispone di 91 moderni appartamenti in affitto, a cui si aggiungono un locale commerciale, una palestra di quartiere e una terrazza sul tetto a uso comune. Spazi che contribuiscono a rafforzare in modo sostenibile il quartiere nei settori della salute e dell’attività fisica.

Dettaglio dei prospetti di Haus Rotondo.
Foto: © Florian Paulus
Piano tipo degli appartamenti
Sezione sul vano scale
Foto: © Florian Paulus
Foto: © Florian Paulus

_la realizzazione dell’edificio________

“Haus Rotondo” è un edificio ibrido in legno con struttura in calcestruzzo armato per le pareti interne portanti e i solai ed elementi prefabbricati in legno per le facciate, costituite da 236 elementi per una superficie totale di 5.295 m2. L’edificio comprende due piani sotterranei, dove trovano spazio vani tecnici, ripostigli e 276 posti per biciclette. La parte fuori terra è caratterizzata da una pianta a forma di esagono irregolare. Il piano terra ha un’altezza libera di 3,12 m, mentre i piani superiori di 2,57 m. L’altezza complessiva dell’edificio è pari a 60,125 m.

Per garantire un avanzamento dei lavori il più rapido possibile, la realizzazione è stata suddivisa in diverse fasi. I lavori relativi al getto del calcestruzzo sono stati interrotti più volte per montare gli elementi prefabbricati della facciata e poter così iniziare anche i lavori di finitura interna nei piani inferiori. La logistica del cantiere ha rappresentato una sfida particolare; a causa degli spazi ristretti, un’unica gru a torre ha rifornito l’intero cantiere e, dato il limitato spazio di stoccaggio, gli elementi prefabbricati sono stati consegnati “just in time” e montati immediatamente. Per poter inserire gli elementi prefabbricati della facciata sotto i balconi in calcestruzzo armato, è stato utilizzato uno speciale dispositivo di sollevamento con contrappeso. Gli elementi parete hanno struttura lignea a telaio, con travi di sezione 100x180 mm, coibentazione in lana di roccia e chiusura sui due lati con un doppio strato di fibrogesso; lo spessore complessivo è di 252 mm, a cui si aggiungono poi la controparete interna per gli impianti e il rivestimento esterno in lamiera, montato direttamente in cantiere. I 446 serramenti, di cui 89 portefinestre, compresi i sistemi di ombreggiamento e di ventilazione decentralizzata, sono stati preinstallati nello stabilimento LignoAlp. Appositi angolari in acciaio sono stati sviluppati per il fissaggio degli elementi prefabbricati alla struttura in c.a.

Nella pagina accanto, due viste dei prospetti con i balconi.

Una delle principali difficoltà durante il montaggio delle strutture lignee è stata quella di inserire gli elementi prefabbricati delle pareti tra i balconi in calcestruzzo armato.

Il soggiorno di un appartamento con le grandi finestre d’angolo affacciate sulla città.
Foto: © Florian Paulus

_due parole con il costruttore________

Nel 1927 Leonardo Damiani fonda l’omonima ditta a Bressanone, dando così il via alla produzione e al commercio di travi in legno massiccio. Nel 1989, Markus Damiani, nipote del fondatore, entra in azienda e poco dopo ne assume la direzione, ampliando l’attività e includendo la costruzione di tetti e case in legno. Damiani-Holz&Ko SpA nasce nel 2010 dalla fusione di Damiani Legnami Spa e della carpenteria holz&ko srl di Nova Ponente, guidata da Walter Capovilla, oggi membro della direzione e responsabile della parte tecnica dell’azienda. Da allora, il connubio di lavoro artigianale e di moderne e sofisticate tecnologie di progettazione e produzione contraddistingue il marchio LignoAlp. Oggi, 130 specialisti lavorano a stretto contatto con progettisti e clienti delle regioni alpine e non solo; oltre a vantare un’approfondita esperienza tecnica, essi offrono la massima libertà in fase di progettazione architettonica e garantiscono un’eccellente qualità. Ogni anno vengono costruiti 250 tetti e oltre 80 edifici in legno su misura con un elevato grado di prefabbricazione.

Quali sono state le sfide di questo progetto?

Le sfide di questo progetto erano molteplici: innanzitutto la tipologia stessa dell’opera, un edificio ibrido in legno con una struttura portante in calcestruzzo armato e pareti esterne realizzate con la tecnica a telaio in legno. In questo tipo di progetti ci sono alcuni aspetti complessi da risolvere, come ad esempio il fissaggio degli elementi delle pareti o la tenuta all’aria, oltre all’enorme dimensione del progetto. È stato necessario progettare e prefabbricare 236 elementi di parete per una superficie totale di 5.295 m2, processi che richiedono una grande capacità produttiva. Anche il montaggio degli elementi è stato complesso visti lo spazio di stoccaggio intorno al cantiere quasi inesistente e la necessità di operare ad altezze fino a 60 metri per l’inserimento e il montaggio degli elementi sotto i balconi. Insomma, è stata davvero una grande sfida e ci è voluto coraggio per affrontarla!

Quali esperienze avete nella realizzazione di progetti di questo tipo e quali sono i vantaggi?

Abbiamo acquisito una certa esperienza in questo settore e questo ci ha dato anche la convinzione necessaria per cimentarci in questo edificio di 18 piani. Uno dei primi progetti di grandi dimensioni risale al 2018 ed è uno studentato di 8 piani a Monaco di Baviera, realizzato con una tecnica costruttiva simile a quella di Haus Rotondo; a questo sono seguiti altri progetti, ad esempio quattro edifici residenziali in cui gli elementi prefabbricati sono stati montati addirittura già completi della facciata ventilata in legno. I vantaggi di questa tecnica di costruzione off-site sono molteplici; i più importanti sono la garanzia di un’elevata qualità grazie alla prefabbricazione in condizioni protette nei capannoni di produzione, la maggiore sicurezza in cantiere per il numero molto ridotto di maestranze e, di conseguenza, di persone che devono lavorare sul posto, e naturalmente anche il risparmio di tempo: con il montaggio degli elementi prefabbricati, le pareti sono chiuse e si può iniziare immediatamente con le finiture interne.

_due parole con lo sviluppatore del progetto________

Risponde alle domande Christian Meister, Senior Managing Director di Hines a Monaco di Baviera.

Cosa contraddistingue il quartiere Fürstenried West?

Come già accennato, per dare risposta alla domanda alloggi a Monaco di Baviera, nel quartiere Fürstenried West, servono nuove unità edilizie da dare in locazione. A tal fine, non si pensa solo alla costruzione di nuovi edifici, ma anche alla riqualificazione energetica, al sopralzo e all’ampliamento di quelli esistenti, sfruttando così in modo più intensivo un’area residenziale già urbanizzata e ben collegata dal punto di vista dei trasporti e delle infrastrutture. Per rispettare il principio di un’edilizia residenziale socialmente sostenibile e orientata al futuro, sorgeranno in totale dodici nuovi edifici, tra cui Haus Rotondo; nove edifici saranno sopraelevati e due ampliati con annessi. Allo stesso tempo, il quartiere Fürstenried West verrà attivamente animato e ulteriormente migliorato già durante la fase di costruzione. Tra le iniziative figurano nuovi parchi giochi, ulteriori offerte di mobilità come il car ed e-bike sharing, uno spazio per lo scambio di libri e un chiosco realizzato con materiali riciclati, in parte provenienti direttamente dal processo di costruzione, eventi di quartiere quali cinema estivo, programmi dedicati all’arte e alla cultura, incontri per anziani e iniziative per le famiglie. L’obiettivo è coinvolgere fin dall’inizio i residenti e gli abitanti della zona, accompagnando il processo di costruzione con un’adeguata comunicazione.

Qual è la visione alla base dello sviluppo del quartiere?

L’intero progetto segue un approccio ecologico e sostenibile. L’edificazione di ulteriori aree dovrà essere limitata il più possibile. Anche per quanto riguarda gli ampliamenti stessi viene perseguito un approccio sostenibile. Per le nuove costruzioni, le estensioni, i sopralzi e i risanamenti delle facciate si ricorre, per quanto possibile, a materiali naturali come il legno. Inoltre, a seconda della struttura degli edifici, vengono realizzati tetti verdi che contribuiscono a rendere il quartiere ancora più verde. Il tutto è completato da un piano di mobilità globale che prevede veicoli elettrici, biciclette da trasporto elettriche e monopattini elettrici. E, non da ultimo, nel quartiere sono presenti aree ricreative e di gioco di alta qualità.

La camera da letto principale di un’unità abitativa.
Una delle camere riservata ai bambini.

Parte (A) dall’esterno

- rivestimento esterno

- telo antivento

- rivestimento anticendio (fibrogesso 2 x18 mm)

- telaio (180 mm) + isolamento termico lana minerale

- barriera vapore

- fibrogesso (2 x18 mm)

- intercapedine per impianti (60 mm)

- rivestimento interno in cartongesso (2 x 12,5 mm)

Sezione verticale – base d’appoggio
Sezione verticale – nodo solaio interpiano

Assemblaggio del telaio in legno in azienda e placcaggio con fibrogesso.

Un elemento d’angolo e l’installazione delle finestre in laboratorio.

Speciali dispositivi di sollevamento e una gru a torre hanno consentito l’assemblaggio dei pannelli di facciata in legno prefabbricati.

Nella parte bassa dell’edificio, le pareti prefabbricate sono state installate con l’ausilio di una gru mobile.

Arrivo e fissaggio di un elemento di facciata. Per poter inserire gli elementi sotto i balconi è stato utilizzato uno speciale sistema di contrappeso.

Vista complessiva dell’edificio in costruzione.

Il legno per la mobilità strutture

Nei primi anni 2000 il Comune di Napoli decise di affidare la progettazione delle stazioni della metropolitana della città ad alcuni architetti di fama internazionale con l’obiettivo di unire arte, architettura e archeologia. Una di queste stazioni è stata recentemente completata ed è opera dello Studio Benedetta Tagliabue – EMBT Architects. Si tratta della Stazione della Metropolitana Centro Direzionale nel cuore del polo finanziario e amministrativo del capoluogo campano, un’architettura che trasforma l’area centrale del quartiere in una piazza fluida e organica grazie alla sua copertura in legno dalle volte dinamiche e di differenti dimensioni, ricreando la sensazione di “passeggiare nel bosco” all’interno di una zona altamente urbanizzata.

Stazione Centro Direzionale

Metropolitana di Napoli

Il Centro Direzionale

Nell’area del Centro Direzionale di Napoli, all’interno del masterplan originariamente progettato da Kenzo Tange negli anni Settanta, ha preso vita la nuova stazione della metropolitana progettata da Benedetta Tagliabue – Miralles Tagliabue EMBT, progetto che si inserisce in un più ampio programma nato nel 2004. In quell’anno, infatti, il Comune di Napoli incaricò alcuni architetti di fama internazionale, tra cui Álvaro Siza, Dominique Perrault, Oscar Tusquets, Massimiliano Fuksas, Karim Rashid e Miralles Tagliabue EMBT, di progettare le stazioni per la nuova linea della metropolitana della città. L’iniziativa, che si proponeva di conferire un’identità fortemente riconoscibile a contesti urbani precedentemente omogenei grazie alla linea della metropolitana (nota come “Tripla A”), è stata ispirata al filo conduttore che voleva unire “arte, architettura e archeologia” di cui il capoluogo campano è ricco. Tuttavia, l’intero progetto ha subito diversi ritardi a causa di ritrovamenti archeologici, tra cui quelli nel sito del progetto dello Studio Fuksas, che ospiterà anche un museo dopo la scoperta di un antico tempio romano in loco. Concepito come un centro tecnologicamente avanzato e organizzato su più livelli di traffico, il Centro Direzionale è separato dal tessuto urbano storico e nel tempo si è progressivamente isolato dalla città, diventando un luogo di difficile riappropriazione da parte dei cittadini e trasformandosi infine in un ambiente pericoloso a fine orario di lavoro. In questo contesto la nuova stazione ferroviaria e metropolitana del Centro Direzione di EMBT si propone quale collegamento che vuole instaurare un nuovo rapporto tra il terreno “naturale” della città, tipicamente vulcanico, e il sito “artificiale” progettato da Tange, rompendo con la linea flessuosa della copertura la rigorosa presenza degli spigoli vivi delle torri vetrate che oggi caratterizzano l’area.

Architetto: Benedetta Tagliabue – Miralles Tagliabue EMBT

Direttore del progetto: Joan Callís

Responsabile del team di progettazione: Valentina Nicol Noris

Team EMBT: Eugenio Cirulli, Marco Orecchia, Gabriela Degetau, Sofia Barberena, Andrea Morandi, Alessandra Deidda, Cecilia Bertozzi, Mirko Silvestri, Joanna Karatzas, Gabriele Rotelli, Guile Amadeu, Lucien Puech, Valeria Alfonsi, Michela Cicuto, Francesca Martinelli, Guido Bigolin, Maira Carillo, Jan Kokol, Andrè Temporelli, Ludwig Godefroy, Shavleg Chichishvili, Gordon Tannhausen, Giulia Viola, Federico Volpi, Teymour Benet, Luis Angello Coarite Asencio, Antonio Rusconi, Davide Mergoni, Francesco Rota, Gregorius Budhijanto, Juan Manuel Peña Sanz, Marco dal Fabbro, Marina Pérez Primo, Raphael Teixeira Libonati, Stefano Spotti, Andrea Morandi, Silvia Sonnati, Carlo Consalvo, Philip Lemanski, Marianna Mincarelli.

Ingegnere strutturale: MC2, Julio Martínez Calzón

Cliente: Metropolitana di Napoli

Foto:

La nuova stazione

Il progetto della Stazione Centro Direzionale nasce al di sopra dei binari della linea già in funzione e sostituisce una precedente pensilina che riparava l’accesso dei passeggeri alle scale. Della pensilina esistente la nuova stazione recupera la struttura in cemento su cui si innalza la sua articolata e leggera copertura in legno lamellare. Emergendo dal basso come un organismo composto da una serie di volte in legno dinamiche e di differenti dimensioni, la nuova stazione trasforma l’area centrale del polo amministrativo e finanziario in una piazza fluida e organica, ricreando la sensazione di “passeggiare nel bosco” all’interno di un quartiere direzionale, quasi avvolti da un tessuto drappeggiato sul capo. In tal modo la stazione, nella sua funzione di collegamento sotterraneo con la città, trasforma la superficie artificiale dell’area in una topografia complessa con molteplici livelli pedonali coperti da una struttura in legno. La scelta del legno come materiale principale è stata una delle decisioni chiave del progetto, in quanto questo materiale ha permesso di realizzare una struttura organica e permeabile che richiama le zone più antiche di Napoli e che si contrappone con le sue volte sinuose e dalle tonalità calde alle quasi asettiche architetture circostanti, fatte di spigolosi volumi in acciaio e vetro. Il legno, materiale leggero, si è integrato in modo molto efficace con le strutture preesistenti: i pilastri originali in cemento sono stati riutilizzati come basamenti per le nuove colonne lignee, inserite e ancorate agli elementi in c.a. tramite basi in acciaio. La larghezza dei binari sottostanti si riflette nella copertura a volta ondulata, a richiamare le classiche stazioni ferroviarie, mentre gli spazi pubblici originati consentono un incontro fisico con il presente e il passato della città, ripercorrendo al contempo i movimenti topografici e le dinamiche della popolazione locale e coniugando la ri-naturalizzazione dello spazio pubblico con il riutilizzo urbano.

Prospetto ovest

Prospetto est

Prospetto sud

Prospetto nord

Planimetrie e sezioni

Planimetria coperture

Planimetria generale

longitudinale 1

longitudinale 2

Foto: © Roland Halbe
Sezione
Sezione
Sezione trasversale 1
Sezione trasversale 2

Lo schema strutturale della copertura

Alcuni schemi strutturali della copertura.

Gli schemi permettono di identificare la complessità e l’articolazione delle volte che compongono la copertura. Il legno, grazie alla sua flessibilità, è risultato il materiale adatto per dar vita a un’idea progettuale solo apparentemente semplice, che si rivela invece, molto precisa e dettagliata.

Sezione 7
Sezione 6
Sezione 5
Sezione 1
Sezione 2
Sezione 3
Sezione 4
I render e il modello fisico in scala mostrano la complessità della struttura e della forma ondulata della copertura.

La struttura

1 lamierino metallico

2 pareti laterali dei lucernari rivestite in lamiera metallica

3 piastrelle ceramiche triangolari (lato 200 mm, spess. 15 mm)

4 adesivo/impermeabilizzante (5 mm)

5 doppio tavolato (20+20 mm)

6 listelli di legno (40x40 mm) / lana di roccia (50 mm)

7 trave portante in lamellare

8 doppio vetro (100+100 mm)

9 struttura metallica infissi

10 vetro speciale per dispersione ottica

11 corpo illuminante puntuale

12 pavimento in pietra lavica bocciardata e strisce in pietra bianca di Noto

13 sottofondo

14 impermebilizzante

15 massetto in pendenza

16 solaio in c.a.

17 parapetto / panchina in cls prefabbricata

18 zoccoletto in pietra lavica

19 corpo illuminante puntuale downlight

20 pannello informativo

21 pannelli in cartongesso

22 pareti intonacate e pitturate

23 percorsi per non vedenti in pietra bianca di Noto

24 pavimento in pietra lavica

25 rivestimento in ceramica

26 struttura metallica

27 lamiera metallica di rinforzo

28 rivestimento in ceramica (200x200 mm)

29 corpo illuminante lineare

30 pietra bocciardata

Foto:
Foto:
Fassoli
Foto:
Fassoli
Foto:
Fassoli
Foto:
Fassoli
Foto:
Foto:

Non solo architettura

La Stazione Centro Direzionale, rispondendo agli obiettivi con cui nascono tutte le stazioni della linea della metropolitana, non è solo un intervento architettonico, ma anche uno spazio dedicato all’arte e al patrimonio archeologico della città. Pur non sorgendo direttamente sopra resti archeologici, il progetto rispetta la preesistenza e introduce sottili riferimenti al passato attraverso una dimensione quasi narrativa. Le strategie cromatiche interne evocano gli affreschi pompeiani – arrivando in treno a Pompei le tonalità rosse e gialle si materializzano davanti al viaggiatore – e, a livello dei binari, proprio attraverso il colore appaiono figure che rappresentano un omaggio all’archeologia dell’area napoletana. La copertura non è ancora completa e attende la realizzazione di un intervento artistico di Jorge Rodríguez-Gerada, ispirato al passato classico di Napoli: un ritratto di Virgilio che crea un collegamento con la tradizione dei madonnari. Le stazioni della metropolitana di Napoli si inseriscono dunque in una più ampia visione infrastrutturale che permette una nuova forma di mobilità per i cittadini e per i turisti, sviluppandosi in gran parte nel sottosuolo. Ciò che un tempo sembrava impossibile, a causa dello straordinario e ricco substrato archeologico della città, è diventato invece un’opportunità. Gli spazi nelle stazioni si sono trasformati infatti in una sequenza di musei sotterranei che integrano in esse i ritrovamenti archeologici. Questo approccio introduce altresì un nuovo paradigma, in cui la stazione non è solo e semplicemente un elemento funzionale dell’infrastruttura, bensì un’esperienza in sé.

Sezione e prospetti di una banchina. Le banchine sono caratterizzate da una serie di figure colorate, riportate su pannelli metallici che richiamano le tinte degli affreschi pompeiani. I pannelli non sono piani ma sagomati, un omaggio ai bassorilievi dell’area archeologica di Napoli.

La stazione Centro Direzionale

Foto: © Roland Halbe
Foto: © Roland Halbe

Tre progetti interpretano il tema del padiglione attraverso concept orientati al futuro. Sostenibilità, modularità e prefabbricazione sono i principi che accomunano i tre edifici, declinati ogni volta secondo idee originali e soluzioni progettuali distintive.

Contenitori apparentemente semplici, i tre padiglioni presentati nelle pagine successive, seppur destinati a funzioni differenti, nascono per mettere al centro il rapporto che l’uomo costruisce con se stesso, la natura e il lavoro.

La possibilità di smontare e ricostruire gli edifici in contesti diversi, attuabile grazie alle leggere strutture in legno, interpreta i principi dell’economia circolare e li traduce in un’architettura capace di adattarsi, trasformarsi e avere nuove vite.

Padiglioni per il futuro topic

Umbral

Veronica Pesenti Rossi

Carlo Farina Memo Sánchez Cárdenas

Frutto della collaborazione di tre giovani architetti, vincitori di un concorso organizzato nel 2023 dalla Fondazione Franco Albini e Rubner Haus – poi costruttore dell’opera –, Umbral - Il Tempio dell’Ascolto, è un padiglione modulare composto da cinque sezioni che si alternano con due diverse altezze. Questa soluzione consente di portare la luce all’interno senza interrompere la struttura in facciata, evitando altresì di rivelare il contenuto e creando un momento di sorpresa all’ingresso. Ed effettivamente Umbral in spagnolo significa “varco”, che qui diventa una soglia che mette in evidenza l’en -

trata, creando la separazione fra l’interno e l’esterno, e la cui essenza è luce e spazio. All’esterno il padiglione è facilmente riconoscibile grazie alla sua facciata bicromatica zebrata a linee orizzontali, in ricordo di molti edifici storici italiani e di una cartolina che Franco Albini inviò al figlio, in cui spiegava che solo i luoghi sacri avevano il diritto di essere costruiti a righe bianche e nere. Tale colorazione non solo rende identitario il fabbricato ma mette anche in risalto il particolare metodo costruttivo. L’edificio è stato progettato non per essere vincolato a un luogo specifico, ma per essere una “stanza

Ubicazione: Aglientu (SS)

Progetto architettonico: arch.ta Veronica Pesenti Rossi, arch. Carlo Farina, dott. arch. Memo Sánchez Cárdenas

Direttore dei lavori: Rubner Haus GmbH/Srl, arch.ta Veronica Pesenti Rossi, arch. Carlo Farina, dott. arch. Memo Sánchez Cárdenas

Impianti: Vimar

Completamento opera: aprile 2024 (Milano), giugno 2024 (Sardegna)

Superficie utile: 33,52 m2

itinerante” e questo è stato reso possibile grazie alla tecnica costruttiva – un sistema in legno Blockhaus – che rende la struttura smontabile e rimontabile in tempi brevi, ovunque e in qualsiasi momento. Nato per essere esposto alla mostra-evento Interni Cross Vision a Milano, ma già pensando di ricomporlo in Sardegna, Umbral ha saputo adattarsi, dalla frenesia milanese alla tranquillità sarda, incarnando ciò che l’architettura dovrebbe essere: un contenitore semplice per qualcosa di complesso come la vita.

Nuovo Padiglione WWF ddba

Un’area di circa 40 ettari inserita in un paesaggio agricolo frammentato dalle urbanizzazioni residenziali ospita l’Oasi Naturalistica Cave di Noale, risultato dell’abbandono delle attività di escavazione dell’argilla avvenuta nei primi anni Settanta. Il sito di progetto si pone ai margini di questa zona e accoglie il nuovo padiglione WWF che diventa la soglia tra l’ambito antropizzato e la natura. Ponendosi alla testa di una viabilità ciclopedonale che collega il centro storico di Noale con il contesto naturalistico tutelato, l’edificio è concepito come un dispositivo architettonico teso a esaltare l’esperienza della natura e quella della didattica all’aperto, non solo per lo sviluppo sensoriale ed emotivo del bambino, ma per una più generale promozione dell’educazione

ambientale. La semplicità dell’architettura, legata al sistema trilitico e a un ancestrale concetto di rifugio, dialoga con la morfologia organica del sistema naturale, valorizzandolo da molteplici inquadrature. Il padiglione di legno ha un carattere essenziale e funzionale e si compone di una copertura semplice, sorretta da due parallelepipedi indipendenti e sollevati su un podio, in cemento lavato con inerte a vista, che rialza il manufatto dal terreno, proteggendolo dalle esondazioni. L’info-point è ospitato all’interno di uno dei volumi, individuato chiaramente dall’unica apertura vetrata, mentre i servizi igienici e un magazzino sospeso, aerato dal basso, sono accolti nel secondo volume cieco. I due corpi di fabbrica si dispongono a formare un angolo retto, così da

Foto: © ddba
architetti –Marco Sartori

creare uno spazio centrale riparato ma aperto verso il verde. Il rivestimento esterno in pannelli di legno multistrato alloggia un sistema di allestimento per mostre temporanee all’aperto.

Ubicazione: Noale (VE)

Committente: Comune di Noale

Progetto architettonico: ddba, Fiesso d’Artico (VE)

Strutture: ing. Devis Riolfo, Villanova di Camposampiero (PD)

Impianti: p.i. Luca Zanon, Padova

Data progetto/lavori: 2023

Superficie utile: 150 m2

Fabbrica del Futuro

ARW Associates

Nato in occasione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, Fabbrica del Futuro è un padiglione temporaneo espositivo, che interpreta il tema della produzione contemporanea attraverso un’architettura leggera, traslucida e reversibile, capace di tradurre in forma costruita l’idea della “fabbrica del futuro”. La sequenza degli shed richiama l’archetipo dell’architettura industriale e diventa il dispositivo formale attraverso cui il padiglione di Confindustria Brescia, committente dell’opera, costruisce la propria identità: un volume quasi immateriale che, di giorno, diffonde la luce naturale e, di notte, si accende come una lanterna.

La sostenibilità è parte integrante della concezione costruttiva. La struttura prefabbricata in legno, realizzata off-site, è associata a un involucro modulare in poli-

carbonato riciclato: un sistema progettato per essere montato, smontato e riutilizzato altrove, prolungando il ciclo di vita dei componenti e riducendo la produzione di rifiuti. Il progetto assume così i principi dell’economia circolare come strumento architettonico, affidando alla reversibilità e al riuso parte della propria identità. Gli shed e le aperture, orientati per favorire l’illuminazione diffusa e la ventilazione naturale, contribuiscono al comfort interno limitando l’irraggiamento solare diretto e il rischio di surriscaldamento. La presenza di elementi vegetali contribuisce alla definizione di un microclima interno. Fabbrica del Futuro ha proposto in tal modo un’idea di edificio temporaneo che non coincide con l’effimero, ma con un’architettura capace di adattarsi, trasformarsi e avere nuove vite.

Foto: © Rosamaria
Montalbano

Ubicazione: Parco dell’Acqua, Brescia (BS)

Committente: Confindustria Brescia

Progetto architettonico, D.L. e Direzione artistica: ARW Associates, Milano – Brescia – Parigi

Strutture: ing. Alberto Giorgi

Consulente impianti meccanici/elettrici: ing. Marco Caffi

Date progetto: ottobre 2022 – febbraio 2023

Date lavori: marzo 2023 – maggio 2023

Superficie utile: 306 m2

Foto:

Stazione dei Carabinieri

DEMOGO

Casa a Cosio Valtellina

Nicola Gianoli

Casa Yakisugi

Giulia Anna Milesi – Archos S.r.l.

Chalet19 Cermis

Luca Donazzolo architetto

Cittadella dell’Accoglienza

Euro Project engineering consulting + Cino Zucchi Architetti

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
legnoarchitettura 57 by EdicomEdizioni - Issuu