Progetto struttura atrio/scala: Prof. Achim Menges, ICD Institute for Computational Design and Construction –Università di Stoccarda (D)
Progetto strutturale atrio/scala: SJB
Kempter Fitze AG, San Gallo (CH) Committente/Appaltatore struttura legno: Blumer Lehmann, Erlenhof, Gossau (CH)
Progetto struttura in legno: Blumer Lehmann
Progettazione parametrica e scripting: Blumer Lehmann
Progetto impianti: Calorex AG, Wil (CH) Lavori: novembre 2022 – gennaio 2024
Superficie utile: 4.950 m2
Una sorprendente scala in CLT curvo
La nuova sede centrale di Blumer Lehmann, azienda svizzera con sede nel Cantone San Gallo leader nella costruzione in legno e nell’industria del legno, è una costruzione lignea all’avanguardia progettata da K&L Architekten. Compatto ma al contempo leggero, il fabbricato è caratterizzato dalla trasparenza dei suoi fronti principali e dalla permeabilità degli spazi interni che creano numerosi assi visivi e che facilitano la comunicazione tra le persone. Il volume, dalla pianta pressoché rettangolare, accoglie 180 postazioni di lavoro distribuite su cinque piani, oltre a sale riunioni, aree per eventi e una caffetteria con terrazza al piano terra. Gli spazi per gli uffici si estendono lungo le facciate esterne, mentre le sale riunioni, i luoghi del relax, le piccole cucine e le nicchie-guardaroba sono raggruppati attorno al nucleo di accesso, rivestito in abete bianco e verniciato di verde. Al secondo piano, una passerella collega il nuovo corpo edilizio al vicino capannone di produzione, dove è prevista la creazione di ulteriori spazi per uffici al piano superiore.
Componente iconico e peculiare dell’edificio è la scala curva Free Form, un elemento scultoreo in legno che dall’atrio si innalza fino all’ultimo piano e che, vista la sua struttura, dà all’edificio il suo nome: “Stammhaus”. Il termine tedesco “Stamm” indica infatti il tronco di un albero e qui, come il tronco di un albero, la scala sale e da essa, come i suoi rami, si distribuiscono i piani con le loro specifiche funzioni. La scala Free Form è stata realizzata con pannelli curvi in legno CLT-Cross-Laminated Timber (noto anche come X-LAM), il cui design e la cui tecnologia costruttiva sono stati sviluppati in collaborazione con l’Istituto di Progettazione Computazionale e Costruzione (ICD) dell’Università di Stoccarda. L’approccio integrato alla progettazione e realizzazione dell’edificio ha consentito di combinare progettazione computazionale, fabbricazione digitale, maestria artigianale e nuove tecniche di costruzione in legno (il CLT curvo ma anche i solai compositi in legno-calcestruzzo-legno) dando vita a un vivace spazio di lavoro che incarna lo spirito stesso dell’azienda.
Sezione longitudinale
Planimetria
Sezione trasversale
Piano quarto
Piano terzo
Piano secondo
Piano primo
Piano terra
Piano seminterrato
Prospetto nord-est
Prospetto sud-ovest
Prospetto sud-est
Prospetto nord-ovest
Dettaglio della facciata nord-ovest con i balconi che corrono su tre lati del volume a protezione dell’irraggiamento solare.
Particolare di una facciata con i balconi e i frangisole fissi in lamelle di legno.
_Le facciate e le schermature________
Le facciate sospese conferiscono profondità all’edificio, creando giochi di ombre interne ed esterne sempre differenti. I balconi che corrono su tre lati, caratterizzati da lesene verticali in legno, proteggono le postazioni di lavoro dal Sole e dall’abbagliamento; dove è richiesta maggiore protezione solare e privacy, le facciate sono state integrate da frangisole fissi, costituiti da elementi in legno disposti orizzontalmente. Il design della facciata sud-ovest, rivolta verso il cortile, si ispira all’immagine delle assi accatastate per l’essiccazione nella adiacente segheria. Le “cataste di legname” della facciata sono costituite da lamelle di abete rosso giuntate a pettine che poggiano su circa 10.000 traverse, ovvero piccoli blocchi, i quali sono comunemente utilizzati come distanziatori per consentire la circolazione dell’aria durante lo stoccaggio del legname.
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Jan Thoma Blumer Lehmann
_due parole con i progettisti________
K&L Architekten, studio di architettura svizzero fondato nel 1999 da Kay Kröger e Thomas Lehmann, nel 2023 amplia il team dirigenziale con l’arrivo dei nuovi soci Johanna Deinet e Flurin Ghilardi. Lo studio adotta un approccio olistico per sviluppare progetti e soluzioni ottimali che soddisfino requisiti sia tecnici sia estetici. I loro lavori testimoniano la ricerca di risposte coerenti alle esigenze contemporanee, caratterizzate da un costante sviluppo e da un’altissima qualità architettonica. La sostenibilità è un aspetto centrale per K&L Architekten, convinti che solo soluzioni integrali e integrate possano risultare realmente ed ecologicamente sostenibili; ciò significa progetti e concetti durevoli, praticabili e aperti a ulteriori sviluppi. Lo studio può vantare innumerevoli progetti, da case unifamiliari in contesti alpini a edifici residenziali e commerciali in centro città, fino a grandi strutture sportive e ricettive. I loro lavori testimoniano una sensibilità verso la città e la sua storia, i paesaggi e le tradizioni locali, nonché verso l’artigianato, la costruzione e le strutture di supporto.
Come è stata progettata e realizzata la struttura portante dell’edificio?
La struttura di Stammhaus è stata realizzata grazie a un metodo di costruzione efficiente e all’uso razionale di materiali regionali. L’edificio presenta una tradizionale struttura a telaio in legno su più piani, rinforzata da un nucleo in calcestruzzo. Intorno a questo nucleo che accoglie le scale di sicurezza/servizio, l’ascensore e i bagni, tutti gli elementi sono in legno. I componenti in legno a vista provengono infatti dalla segheria aziendale, mentre altri sono stati realizzati come semilavorati e prodotti finiti da produttori esterni. I solai presentano una soluzione speciale composita in legno-calcestruzzo-legno che consente di risparmiare cls ed elimina la necessità di incollare le parti lignee. Per garantire un collegamento resistente al taglio tra le nervature in legno lamellare dei solai e i pannelli CLT sovrastanti, sono state fresate delle cavità sia nei pannelli sia nelle travi, riempite poi con calcestruzzo solo dopo la loro installazione.
Quali soluzioni sono state adottate per assicurare il benessere termo-igrometrico e acustico interno?
All’interno dell’edificio troviamo sia pareti in legno sia in argilla, le quali migliorano il micro-clima, fungendo da accumulatori termici. L’ottima acustica ambientale negli uffici open space è garantita dai controsoffitti acustici in legno e dal rivestimento dei pavimenti in moquette di lana naturale. Il raffrescamento attivo è stato deliberatamente evitato a favore di soluzioni sostenibili e low-tech. L’aria calda fuoriesce dalla scala per effetto camino, mentre l’aria fresca è introdotta di notte attraverso le finestre automatizzate, così da innescare un raffrescamento automatico su tutti i piani. Durante il giorno, tutte le aree ufficio possono essere ventilate naturalmente, individualmente e manualmente mentre i balconi ombreggiano adeguatamente tutte le finestre. Nelle sale riunioni interne la temperatura è controllata da controsoffitti per il raffreddamento in argilla, la cui capacità di raffrescamento è generata in modo ecosostenibile dall’energia geotermica stoccata in apposite batterie.
Nella pagina accanto alcune immagini degli interni. Dall’alto: la reception, gli uffici, uno spazio per gli eventi e la caffetteria al piano terra.
In questa pagina: dettaglio di una delle sale riunioni.
In contrasto con la rigida struttura a griglia ortogonale dell’edificio, le superfici curve della scala mostrano qualità spaziali uniche, creando, nel salire all’ultimo piano, nicchie con posti a sedere e balconi che collegano visivamente il piano d’ingresso a quelli superiori. Verso lo spazio vuoto centrale, dove gli elementi curvi si intersecano, prende vita una sequenza di ampie creste che si allungano verticalmente attraverso i piani, emergendo come un rilievo scultoreo. Al di sopra, un lucernario circolare di 8,5 m di diametro dalla struttura leggera realizzata in lamina di ETFE (un copolimero estruso in film sottili, resistente e con una trasmissione luminosa fino al 95%), coniuga estetica e leggerezza e fornisce luce naturale. Progettati dall’ICD dell’Università di Stoccarda assieme al committente, al team di progettazione di Blumer Lehmann e agli architetti, gli elementi della scala, in pannelli curvati di legno massello lamellare incrociato, svolgono anche una funzione portante e la loro curvatura aumenta intrinsecamente la rigidità, consentendo pareti con uno spessore massimo di soli 130 mm. Il montante interno portante della scala ha uno spessore di soli 90 mm; nonostante questo spessore minimo, la struttura garantisce il trasferimento del carico su tutti e cinque i piani, sostenendo la scala, i solai adiacenti e l’ossatura del tetto sovrastante. I componenti curvi della scala, caratterizzati da solo due raggi diversi di curvatura, combinati con la ripetizione di moduli scala identici, contribuiscono a ottimizzare l’efficienza strutturale complessiva, oltre a quella produttiva, generando al contempo un gioco di linee e curve sempre diversi. Trovare un equilibrio preciso tra gli aspetti progettuali, strutturali e tecnologici per la realizzazione della scala è stato laborioso. Anche lievi variazioni nell’inclinazione degli elementi curvi in legno, infatti, rischiavano di incidere significativamente sulle loro linee di intersezione, influenzando il loro comportamento all’interno della composizione complessiva. Supportati dagli ingegneri di SJB Kemptner Fitze, i progettisti hanno modellato computazionalmente gli elementi per la produzione automatizzata e questo metodo di progettazione ha consentito di controllare la complessità della struttura. In seguito Blumer Lehmann ha realizzato i pannelli in CLT curvato, la cui geometria e le cui giunzioni con migliaia di fori preforati e con diverse angolazioni hanno rappresentato una sfida estremamente impegnativa. L’enorme sforzo per produrre in modo preciso si è rivelato prezioso durante l’assemblaggio, poiché tutti i giunti con diverse inclinazioni dei pannelli curvi si sono incastrati correttamente senza problemi.
Nella pagina accanto: viste dall’atrio e dal basso della scala in pannelli curvi di CLT. In questa pagina: una vista dall’alto delle rampe e dei balconi.
- lana minerale per isolamento da rumore da impatto (30 mm)
- riempimento a secco in graniglia di calcare (70 mm)
- solaio in legno lamellare incrociato CLT (240 mm)
- passaggio impianti (166 mm)
- isolamento acustico in lana di pecora (35 mm)
- pannello in abete a tre strati con fori (Ø 8 mm), griglia (16 mm) e trattamento superficiale trasparente con protezione UV
1 pannello in CLT curvo (90 mm)
2 pannello in abete a tre strati (60 mm)
3 collegamento a vite coperto da tassello in legno
4 pannelli in abete rosso a tre strati (19 mm)
5 pannello CLT curvo (130 mm) con funzione di contenimento fumi (h 500 mm)
_I pannelli curvi________
L’atrio e la scala Free Form hanno rappresentato per Blumer Lehmann un’ottima opportunità per proseguire la collaborazione con l’Istituto di Progettazione e Costruzione Computazionale dell’Università di Stoccarda. Da un lato, i ricercatori hanno colto l’opportunità di sviluppare ulteriormente i metodi di progettazione e produzione computazionale per i componenti in legno curvato durante la progettazione e la definizione dei dettagli della scala dell’edificio. Dall’altro lato, Blumer Lehmann ha trasformato il design dell’atrio e della scala in realtà dal punto di vista sia tecnico sia strutturale, realizzando i pannelli solo con legno proveniente dalla segheria aziendale. Blumer Lehmann ha ulteriormente sviluppato il CLT curvo creando una nuova linea di prodotti denominata CLT-curved. I pannelli in legno massiccio curvato e incollati incrociati sono realizzati con lamelle di abete rosso grezzo provenienti dalla segheria dell’azienda e sono adatti per strutture piane e di forma libera di vario tipo.
Dettaglio nodo scala-solaio
Fasi di produzione degli elementi in CLT curvo della scala.
Il nucleo in cls che accoglierà le scale di sicurezza, l’ascensore e i bagni.
Il montaggio dei pannelli curvi in CLT della scala dall’atrio fino alla copertura.
L’interno dell’edificio con la struttura a telaio in legno e uno scorcio da sud-est del cantiere quasi completato.
Lombardini22 Zucchetti Village
Lodi
La facciata sud del nuovo volume.
Vista da sud-ovest dell’edificio in legno con scorcio della piastra rigenerata.
Progetto architettonico e D.L.: Lombardini22, Milano
Strutture: Studio Pavesi, Lodi
Impianti e Interior Design: Lombardini22
Costruttore struttura in legno: LignoAlp –Damiani-Holz&Ko Spa, Bressanone (BZ)
General Contractor: Ediltecno Restauri, Opera (MI)
Progetto e lavori: 2020-2025
Superficie: 25.000 m2
Il legno costruisce l’identità
Dalla costante crescita del Gruppo Zucchetti, prima software house italiana, e dalla necessità di ripensare gli spazi di lavoro per superare la frammentazione delle sedi, nasce Zucchetti Village, un luogo che rappresenta l’identità evolutiva dell’azienda. Il Village trova origine dal recupero e rinnovamento di uno spazio retail su due livelli (l’ex centro commerciale My Lodi) in un’area dove, in una torre completamente rinnovata nel 2017, erano già presenti alcuni uffici del Gruppo. L’edificio esistente, sottoutilizzato, energivoro e obsoleto, possedeva un potenziale significativo e strategico per posizione, superficie e accessibilità e la sua trasformazione mirata e selettiva ha combinato sottrazioni e addizioni volumetriche, riuso e riconfigurazione degli spazi in un dialogo controllato tra conservazione e nuova costruzione. Il risultato di questi interventi è un campus che non è solo un Headquarter, ma un Village contemporaneo che ospita circa 1.200 postazioni di lavoro e fino a 1800 dipendenti in sharing.
La grande piastra, di cui si è mantenuta la struttura in c.a., adeguata sismicamente, è stata svuotata centralmente per ricavare due corti interne a cielo aperto e alberate, un giardino, un patio lastricato e una serra bioclimatica a doppia altezza con una significativa copertura a shed vetrata. La rimodulazione dei volumi ha permesso inoltre di realizzare un nuovo corpo di fabbrica di sei piani fuori terra, che è il vero elemento identitario del progetto. Interamente dedicato a uffici e spazi di supporto, il nuovo edificio ha una geometria compatta ma non monolitica: vuoti angolari a doppia altezza e ampie superfici vetrate scavano il parallelepipedo e interrompono la trama del suo involucro, amplificando la luce e regalando terrazze praticabili; all’ultimo piano il volume si alleggerisce ulteriormente con un’ampia terrazza continua perimetrale. Rispondendo alle esigenze funzionali del Gruppo, gli spazi interni sono focalizzati sul benessere psicofisico dei dipendenti e sulla qualità dell’ambiente; particolare attenzione è stata riservata anche al comfort acustico e illuminotecnico. La scelta del legno, lasciato in gran parte a vista, contribuisce a creare ambienti più confortevoli, favorendo un’atmosfera armoniosa e salubre grazie alla sua grana naturale.
Piano secondo – Layout interni e copertura della piastra
Piano terra – Layout interni
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Lombardini22
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_l’involucro________
L’involucro gioca un ruolo fondamentale nel progetto del nuovo Zucchetti Village, poiché ne definisce l’identità architettonica e, allo stesso tempo, regola le prestazioni energetiche, il comfort interno e la qualità della luce nell’edificio. La complessità dell’intervento ha richiesto soluzioni ad hoc nelle sue diverse parti; vediamo di seguito quelle relative al corpo in legno. Il nuovo corpo di fabbrica, posto sul lato est della piastra ex-commerciale, completamente demolita nelle sue ultime tre campate, è una struttura ibrida in legno lamellare, pannelli CLT e calcestruzzo armato (il cuore di distribuzione verticale). 22 pilastri in legno, alti 20 metri e con passo di 8,40 metri, disegnano gli impalcati, anch’essi in legno, secondo una maglia strutturale chiara e leggibile che celebra la materialità naturale e che è lasciata parzialmente a vista, come segno identitario. La facciata a cellule è costituita da moduli vetrati a tutta altezza, integrati da un sistema di schermatura in lamiera stirata che controlla e modula i carichi solari, ottimizzando così il comfort termico, pur lasciando la piena visibilità dell’esterno dalle postazioni di lavoro grazie all’orientamento degli elementi schermanti. Questa strategia è anche un elemento cardine del progetto dal punto di vista dell’immagine architettonica, poiché dinamizza la visione dell’edificio e, giocando sulle variabili densità percettive dell’involucro, lo rende mutevole a seconda dei punti di osservazione.
Vista zenitale della corte interna; veduta panoramica del complesso. Foto:
La corte interna verso ovest e verso sud.
_due parole con il costruttore________
Nel 1927 Leonardo Damiani fonda l’omonima ditta a Bressanone, dando così il via alla produzione e al commercio di travi in legno massiccio. Nel 1989, Markus Damiani, nipote del fondatore, entra in azienda e poco dopo ne assume la direzione, ampliando l’attività e includendo la costruzione di tetti e case in legno. Damiani-Holz&Ko SpA nasce nel 2010 dalla fusione di Damiani Legnami Spa e della carpenteria holz&ko srl di Nova Ponente, guidata da Walter Capovilla, oggi membro della direzione e responsabile della parte tecnica dell’azienda. Da allora, il connubio di lavoro artigianale e di moderne e sofisticate tecnologie di progettazione e produzione contraddistingue il marchio LignoAlp. Oggi, 130 specialisti lavorano a stretto contatto con progettisti e clienti delle regioni alpine e non solo; oltre a vantare un’approfondita esperienza tecnica, essi offrono la massima libertà in fase di progettazione architettonica e garantiscono un’eccellente qualità. Ogni anno vengono costruiti 250 tetti e oltre 80 edifici in legno su misura con un elevato grado di prefabbricazione.
Quali sono state le particolarità di questo progetto?
Una particolarità di questo progetto è stato il nostro coinvolgimento da parte dei progettisti architettonici e strutturali sin dalle prime fasi di stesura del progetto esecutivo. Questa fase è durata diversi mesi, ma è servita a proporre e attuare una serie di suggerimenti di miglioramento. Ciò ha consentito di ottimizzare sia l’aspetto architettonico sia la rapidità di esecuzione. In definitiva, questa progettazione integrata con anche gli attori esecutivi ha fatto sì che il cantiere procedesse senza intoppi.
Quali miglioramenti sono stati apportati concretamente?
Un esempio è la scelta di utilizzare pilastri portanti in legno a tutt’altezza e di sezione ridotta sul lato facciata per rispondere alle richieste dei progettisti. Un altro esempio è la scelta di procedere in assenza di ponteggi. Anche le facciate sono state posate senza l’ausilio dei classici ponteggi tubolari.
Lombardini22, gruppo leader nello scenario italiano dell’architettura e dell’ingegneria, ha introdotto per primo un metodo multidisciplinare e multiautoriale, basato su un’attività di analisi e consulenza strategica pre-progetto, sviluppata da professionisti altamente specializzati in tutte le discipline dell’architettura, dell’ingegneria, del marketing e del digital.
Oggi Lombardini22, al primo posto nella classifica delle società di architettura e design italiane in base al fatturato, è specializzata nei settori Office, Retail, Urban, Living, Hospitality, Education, Data Center, Fair. Una piattaforma di servizi a valore aggiunto, votata all’innovazione, che ha il suo fulcro nella continua ricerca e sviluppo in discipline all’avanguardia nell’ambito della progettazione come le neuroscienze, la realtà virtuale, l’inclusività e l’approccio ESG. L’azienda è una comunità giovane, aperta e internazionale di oltre 500 professionisti con un’età media di 35 anni e 28 nazionalità diverse.
Zucchetti Village è un progetto molto complesso: qual è stato l’approccio progettuale verso una reale sostenibilità ambientale?
Il progetto dello Zucchetti Village ci ha dato l’opportunità di consolidare il nostro approccio verso un’architettura sostenibile con una scelta costruttiva particolarmente coerente, soprattutto in chiave di neutralità carbonica: il legno lamellare certificato, qui sperimentato esplorando diverse soluzioni di prefabbricazione in funzione della velocità di cantiere e della qualità dello spazio costruito. Sia durante la costruzione sia rispetto all’intero ciclo di vita dell’edificio, il legno infatti è un materiale unico che consente un significativo risparmio di anidride carbonica e, grazie alla sua capacità di assorbirla e accumularla, agisce di fatto come un serbatoio di carbonio, sottraendo CO2 dall’atmosfera durante la crescita e mantenendola immagazzinata. Complessivamente sono stati utilizzati per le strutture circa 1.600 m3 di legno certificato PEFC, dal primo al quinto piano della nuova stecca uffici, oltre che nel corpo di collegamento tra le corti interne e in parte della struttura di copertura della “serra” di ingresso. Ciò equivale a 1.600 tonnellate di CO2 sottratta all’atmosfera, corrispondenti alle emissioni annuali di circa 500 auto a benzina o all’assorbimento di 80.000 alberi. Rispetto ad altri materiali da costruzione come cemento e acciaio, che richiedono processi produttivi più intensivi in termini di energia, l’utilizzo del legno riduce notevolmente l’impatto ambientale.
In queste pagine gli ambienti interni con il legno lasciato a vista.
Stato di fatto
Involucro ad alte prestazioni
Concept dello sviluppo del progetto.
Demolizioni parziali
Sistema di ombreggiamento e impianti
Nuovi innesti, struttura in legno
Coperture verdi
Nell’edificio il legno rimane in gran parte a vista, così come a vista sono gli impianti integrati nella sua trama strutturale, restituendo un’atmosfera “factory” ma percettivamente calda e luminosa, rinforzata da superfici interne ed elementi d’arredo con decisi accenti di colore o esaltata dal contrasto con la loro neutralità cromatica, in funzione delle diverse aree di attività.
Immagini di alcune fasi di cantiere di Zucchetti Village. Si possono notare: la posa delle travi; la giunzione trave-pilastro; gli impalcati e le solette dall’esterno e dall’interno; i fronti nord, ovest e nord-est dell’edificio in costruzione.
Roland Baldi Architects
Edificio multifunzionale
Barbiano
Il volume scolastico a sinistra è unito al centro cittadino dal ponte che diventa anche area gioco esterna protetta.
Progetto architettonico e D.L. architettonica: Roland Baldi Architects, Bolzano
Progetto strutturale e D.L. strutturale: Baubüro Associazione Ingegneri, Bolzano
Progetto impianti e D.L. impiantistica: Energytech Ingegneri S.r.l., Bolzano
Costruttore struttura in legno: ALPENOS, Predaia (TN)
Anno inizio lavori: settembre 2023
Apertura: settembre 2025
Superfici utili: ca. 620 m2 (piano seminterrato e piano terra); 190 m2 (piano primo)
Superfici esterne: 500 m2 parco giochi (anche su ponte)
Collegamenti verdi
All’ingresso sud di Barbiano, un nuovo complesso multifunzionale segna la soglia urbana con un gesto architettonico chiaro e riconoscibile: un ponte di collegamento di 30 metri che scavalca la strada e unisce i due volumi indipendenti del complesso, collocati ai lati opposti. A monte si sviluppa l’edificio scolastico, mentre a valle trova posto l’ufficio turistico con servizi pubblici, connesso a una torre mediante scala e ascensore a garanzia di un accesso privo di barriere al parcheggio interrato e al centro del paese.
Finanziato nell’ambito del PNRR – NextGenerationEU, il progetto integra educazione, mobilità e spazio pubblico, trasformando un ambito infrastrutturale in un luogo identitario, capace di collegare il centro abitato e il parcheggio interrato alle nuove funzioni collettive. L’edificio, realizzato in legno e caratterizzato da un rivestimento verticale in larice verniciato di verde, asseconda la forte pendenza del terreno, sviluppandosi secondo un’organizzazione per fasce orizzontali, dove la topografia non è vincolo bensì matrice compositiva. L’impianto distributivo supera qui la tipologia tradizionale dell’aula chiusa, privilegiando ambienti flessibili e tematici: zone per la creatività, spazi per la ricerca, nicchie raccolte e aree per il gioco si alternano in un sistema fluido. I corridoi si dilatano in punti strategici trasformandosi in piccole isole d’incontro, luoghi informali che arricchiscono l’esperienza quotidiana. Il piano seminterrato, completamente aperto verso valle, ospita due aule di gruppo della scuola dell’infanzia e la mensa con cucina, che serve anche la vicina scuola primaria. Il piano terra accoglie un ulteriore gruppo della scuola dell’infanzia e l’asilo nido, organizzato in modo autonomo con spazi per il gioco, il riposo e una terrazza interna dedicata. All’ultimo livello si apre la sala polifunzionale per il movimento, con accesso diretto all’area giochi in copertura: uno spazio sicuro, protetto e riservato esclusivamente ai bambini.
Il nuovo complesso multifunzionale è risultato vincitore al Wood Architecture Prize 2026 – il secondo riconoscimento in questo contest per Roland Baldi Architects –, confermando la centralità del legno come materiale capace di coniugare qualità architettonica, innovazione tecnica e valore pubblico.
Una vista del complesso multifunzionale da sud.
INFO E GALLERIA
Piano seminterrato
1 mensa bambini
2 WC
3 vano tecnico
4 spazio ricreazione
5 attività di gruppo
6 locale insegnamento
7 vano scala
Piano terra
8 cucina
9 corridoio
10 spogliatoio
11 terrazza
12 ufficio turistico
13 collegamento centro paese
14 cabina elettrica
1 bussola
2 atrio e guardaroba
3 WC
4 WC + spogliatoio
5 locale personale
6 archivio
7 ufficio
8 attività di gruppo
9 locale insegnamento
10 locale riposo 11 magazzino
12 cucina
13 corridoio
14 area esterna coperta
15 vano scala
16 terrazza
17 WC pubblici
18 collegamento centro paese
1 ingresso
2 locale movimento
3 vano tecnico
4 magazzino
5 WC 6 terrazza 7 parco giochi
8 collegamento centro paese
1 collegamento centro paese
2 ponte
1 parco giochi
2 vano tecnico
3 magazzino
4 locale movimento
5 ufficio
6 corridoio
7 WC
8 atrio
9 bussola
10 WC + spogliatoio
11 cucina
12 cucina
13 spazio ricreazione
14 vano scala
15 terrazza
16 collegamento centro paese
17 parcheggio interrato
Rendering del complesso da sud
_la struttura________
La struttura combina un piano seminterrato in c.a. con due piani fuori terra in legno. Le pareti verticali sono realizzate in pannelli CLT di spessore 140 mm (circa 370 m3), i solai in CLT raggiungono 240 mm di spessore, mentre la copertura piana – con una luce di circa 9,80 m – è risolta con pannelli spessi 400 mm. Il rivestimento esterno in larice – circa 1.900 m2 – definisce l’immagine dell’edificio: una pelle vibrante, destinata a evolvere nel tempo, in dialogo con il paesaggio alpino e con la tradizione costruttiva locale. L’involucro ad alte prestazioni integra cappotto in lana minerale da 160 mm di spessore, serramenti a triplo vetro e impianti a basso consumo, consentendo il raggiungimento dello standard CasaClima Gold. Il riscaldamento è a pompa di calore supportata da ventilazione meccanica controllata. La realizzazione del ponte ha rappresentato la fase più delicata del cantiere. L’area operativa era compresa tra la strada statale e l’accesso alla caserma dei vigili del fuoco, che doveva rimanere sempre percorribile. Per questo l’azienda costruttrice ALPENOS ha sviluppato un dettagliato piano di montaggio condiviso con direzione lavori e coordinamento della sicurezza, prevedendo il pre-assemblaggio in stabilimento degli elementi più complessi – come i parapetti in X-LAM accoppiati a travi in acciaio zincato – e una logistica “just in time” per i pannelli in CLT, data la limitata disponibilità di stoccaggio. Le operazioni in quota sono state eseguite con piattaforme semoventi e dispositivi anti-caduta, mentre le travi accoppiate X-LAM-HE sono state posate già pre-assemblate, riducendo i tempi di interferenza con la viabilità. La tecnica costruttiva è diventata così parte integrante della qualità architettonica: precisione esecutiva, controllo delle deformazioni, integrazione tra legno e acciaio.
Vista del complesso da nord. Veduta del ponte e dell’area giochi dal passaggio verso il paese.
_due parole con il costruttore________
Fondata nel 2006, STP/ ALPENOS è una realtà di riferimento nella costruzione in legno nel panorama alpino e non solo. Specializzata nella progettazione esecutiva e nella realizzazione di strutture complesse in CLT, l’azienda affianca studi di architettura e committenze pubbliche e private con un approccio integrato che unisce ingegnerizzazione, prefabbricazione e cura del dettaglio.
Nel 2026 l’azienda celebra vent’anni di attività, consolidando un percorso improntato a competenza tecnica, controllo del processo costruttivo e qualità esecutiva.
La presenza di un basamento in calcestruzzo e di una sovrastruttura completamente lignea ha richiesto accorgimenti particolari nei nodi di connessione?
Sì, il passaggio tra struttura minerale e struttura lignea è stato uno dei punti più delicati del progetto. L’interfaccia tra il piano seminterrato in calcestruzzo armato e le pareti in CLT fuori terra è stata studiata con particolare attenzione per garantire precisione geometrica, durabilità e continuità prestazionale dell’involucro.
Abbiamo lavorato con tolleranze molto controllate già nella fase di getto del cordolo in c.a., così da assicurare un appoggio perfettamente planare per i pannelli in X-LAM. La sigillatura e la protezione dall’umidità di risalita sono state integrate nel dettaglio costruttivo, evitando ponti termici e garantendo la tenuta all’aria dell’involucro. Questo tipo di nodo richiede una forte integrazione tra progettazione strutturale, architettonica ed esecutiva: il coordinamento con i progettisti e con la direzione lavori è stato determinante per assicurare continuità tra le diverse fasi di cantiere.
L’edificio presenta ampie luci – in particolare nella copertura e nel ponte – e grandi superfici in CLT: come avete gestito il controllo delle deformazioni e delle vibrazioni?
Il controllo delle deformazioni è stato un aspetto fondamentale fin dall’inizio.
La copertura, con una luce di quasi 10 metri, e il solaio del ponte sono stati attentamente dimensionati per garantire stabilità e comfort nel tempo, evitando flessioni eccessive durante l’uso quotidiano.
Nel ponte, la scelta di una struttura mista legno-acciaio ha permesso di aumentare la rigidità senza appesantire l’insieme: l’acciaio affianca il legno e ne limita le deformazioni, rendendo la struttura più stabile rispetto a una soluzione interamente lignea. Anche per i solai in X-LAM abbiamo definito spessori adeguati alle luci e ai carichi tipici di una scuola. In questo modo siamo riusciti a mantenere la leggerezza e la rapidità di montaggio del sistema in legno, assicurando allo stesso tempo solidità e affidabilità.
_due parole con il progettista________
Il lavoro dello studio Roland Baldi Architects, fondato nel 1994 a Bolzano, copre un ampio spettro di progetti che, diversi per scala, contesto e destinazione d’uso, sono caratterizzati da una grande sensibilità per il contesto, la funzionalità e il linguaggio progettuale: simple but different. Linee pure, pochi materiali e colori utilizzati consapevolmente, riferimenti locali, razionalità ed economia sono la base dell’architettura, di qualità e senza tempo. In tutte le fasi del progetto, l’attenzione è rivolta all’utente, alle sue esigenze e alle sue aspettative. Al di là della propria ricerca progettuale, lo studio partecipa in modo attivo, critico e riflessivo all’attuale dibattito nell’ambito dell’architettura, dell’arte e del design.
Il progetto integra funzioni educative, infrastrutturali e turistiche: come si è mantenuta un’identità architettonica unitaria evitando la frammentazione?
L’unitarietà del progetto nasce dall’idea di considerare l’intervento come un unico sistema urbano, più che come la somma di edifici distinti. Pur nella separazione fisica dei volumi sui due lati della strada, materiali, colori e principi compositivi sono stati pensati come elementi condivisi.
Il rivestimento ligneo verde, la chiarezza volumetrica e il ponte come segno architettonico riconoscibile permettono di leggere il complesso come un unico organismo. Anche il tema del movimento – dei bambini, dei pedoni, dei visitatori – è stato usato come filo conduttore, trasformando collegamenti e spazi di distribuzione in parti attive del progetto e non in semplici elementi funzionali.
In che modo la forte pendenza del terreno ha influenzato non solo la composizione architettonica, ma anche l’esperienza degli spazi interni?
La topografia non è stata affrontata come un problema da “correggere”, ma come una risorsa progettuale. L’organizzazione per livelli orizzontali deriva direttamente dal pendio e consente a ogni piano di avere un rapporto diretto con l’esterno e con la luce naturale.
Questa stratificazione ha arricchito anche l’esperienza interna: gli spazi non sono percepiti come piani sovrapposti, ma come una sequenza di ambienti con diverse relazioni visive e funzionali. In particolare, la possibilità di portare luce naturale anche ai livelli inferiori e di collocare spazi educativi in continuità con terrazze e aree esterne rafforza il legame tra architettura, paesaggio e pedagogia, rendendo il movimento verticale parte integrante della vita quotidiana dell’edificio.
Gli interni della scuola evidenziano la coerenza di una ricerca progettuale consolidata nel tempo, in cui l’architettura in legno diventa strumento per reinterpretare l’edificio scolastico e i suoi spazi interni.
Giunto rigido composto da un sistema ibrido che prevede l’accoppiamento di elementi in legno, acciaio e calcestruzzo armato. Alla base, sulle piastre laterali alla putrella, sono saldati dei pioli tipo Nelson che vengono annegati nel getto di calcestruzzo armato costituente la cappa. I parapetti in CLT sono collegati tra loro per mezzo di un tubolare in acciaio spinottato. Tale sistema è stato progettato per garantire la trasmissione degli sforzi di taglio e momento agenti sul nodo e conferire sufficiente rigidezza all’intero sistema strutturale. Aver adottato questa soluzione ha permesso di evitare l’uso di pilastri non previsti dal progetto architettonico.
Fasi di montaggio del ponte.
Nelle immagini le fasi di realizzazione del complesso multifunzionale e del ponte di collegamento dei due volumi. L’arrivo dei pannelli in CLT sul sito e il loro successivo montaggio; le operazioni in quota hanno previsto l’impiego solo di piattaforme semoventi e di dispositivi anti-caduta, così da non interrompere il passaggio stradale e, al contempo, assicurare la sicurezza degli operatori.
L’ingresso della scuola protetto dal grande sporto obliquo della copertura.
Progetto architettonico: Euro Project engineering consulting srl, San Zeno Naviglio (BS)
Team di progetto: arch. Gabriele Zabelli (capo progetto), geom. Guido Rossini, ing. Antonio Bramante (responsabile), arch. Davide del Bono (collaboratore progetto)
Responsabile di Procedimento: arch. Maria Cristina Gentile
Direzione lavori: ing. Antonio Bramante
Assistente direzione lavori: ing. Giovanni Carletti
Collaboratore progetto – progetto prevenzione antincendio: geom. Guido Rossini
Progetto impianti: ing. PierLuigi Marchesi Strutture, CSP: ing. Giuseppe Garatti
Geologo: dott. geol. Alberto Peruzzini
Fine lavori: settembre 2025
Superficie: 1.741 m2
Crescere e scoprire
Esempio paradigmatico di architettura scolastica contemporanea, la nuova Scuola dell’Infanzia “Don Minzoni” di Rezzato è un manifesto di sostenibilità ambientale, innovazione progettuale e qualità dello spazio costruito che si fondono in un organismo unitario e riconoscibile. La scuola è stata progettata per coniugare funzionalità, comfort e leggibilità compositiva, strutturandosi come un monolite frammentato, articolato in moduli padiglione. Accoppiati lungo le direttrici nord-est e sud-ovest e organizzati attorno a un ampio spazio centrale destinato al gioco e alle attività collettive, i moduli evocano nella composizione dinamica dei volumi il linguaggio dei mattoncini Lego, trasformando la modularità in un gesto architettonico che orienta, stimola e accompagna i bambini nei loro percorsi di crescita e scoperta. Anche l’organizzazione interna riflette questa logica educativa, con un atrio passante che funge da spina dorsale e da cui si dipartono aule, servizi, locali tecnici e mensa, tutti pensati per instaurare continuità visiva con l’esterno e connessione con il paesaggio, integrando spazi didattici, socializzazione e relazione con l’ambiente in un unico organismo coerente e funzionale.
La qualità compositiva si accompagna a una visione tecnologica avanzata, resa possibile dall’adozione del BIM, strumento che ha permesso di ottimizzare il layout, prevedere strategie sostenibili e controllare tempi e costi in maniera predittiva, trasformando il processo edilizio in un sistema interattivo e misurabile. Proprio in continuità con questa logica la struttura, concepita come edificio nZEB, pone il legno lamellare e i pannelli CLT al centro del progetto; essi non sono solo elementi strutturali ma diventano veicolo di sostenibilità e benessere, garantendo isolamento termo-acustico, riduzione delle emissioni di CO2 e qualità sensoriale degli spazi. Il legno diventa così protagonista di un’architettura integrata che educa, trasmettendo valori di sostenibilità, cura dell’ambiente e attenzione al benessere quotidiano, mentre le vetrate a bassa trasmittanza, i serramenti in legno-alluminio e gli impianti radianti completano un sistema in gradi di grntire un comfort interno ottimale.
1 atrio con ingresso e vestibolo 2 aule 3 bagni 4 mensa
cucina 6 alloggio custode
Vista da est, il verde è parte dello spazio educativo.
Prospetto est
Prospetto ovest
Prospetto nord
Prospetto sud
Pianta piano terra
_la struttura________
Confermata dalle indagini geologiche l’assenza di particolari limitazioni e le buone caratteristiche del terreno, compresa la possibilità di amplificazione sismica inferiore ai valori di soglia regionali, il progetto strutturale ha previsto una fondazione a platea in c.a. In linea con le scelte definite durante la fase di fattibilità tecnico-economica, le pareti portanti sono state realizzate in legno con pannelli CLT, soluzione che ha garantito un equilibrio tra robustezza, leggerezza e sostenibilità, contribuendo a definire un organismo architettonico coerente con i principi di efficienza energetica e qualità ambientale. Il legno non ha garantito solo prestazioni tecniche e qualità estetiche elevate, ma anche un ruolo simbolico e funzionale, immagazzinando carbonio e promuovendo un ciclo virtuoso di sostenibilità in linea con gli obiettivi ambientali del progetto. Questa attenzione alla progettazione integrata si è tradotta nella combinazione armonica di materiali diversi che insieme hanno delineato una struttura mista altamente performante: travi in acciaio HEA, doppio strato di pannellature OSB all’estradosso e finitura lignea a vista all’intradosso hanno permesso luci ampie e spazi fluidi così da favorire una ventilazione naturale ottimale e contribuire a generare ambienti caldi e accoglienti, perfetti per un edificio destinato all’infanzia. In questo quadro, la struttura si presenta oggi come un esempio concreto di progettazione integrata e sostenibile, dove scelte materiali, soluzioni costruttive e attenzione al comfort interno si combinano per creare un organismo architettonico sicuro, efficiente e accogliente, capace di rispondere in modo completo alle esigenze funzionali, pedagogiche e ambientali della scuola.
Una veduta della scuola con l’articolazione modulare del volume.
Spina dorsale della scuola, il grande atrio instaura una continuità visiva con tutti gli ambienti educativi e ricreativi promuovendo così le relazioni tra i piccoli alunni. Le grandi vetrate favoriscono l’illuminazione naturale e la continuità con lo spazio esterno.
Euro Project srl, realtà di riferimento nel panorama nazionale della progettazione urbana e architettonica, opera con competenza nella progettazione esecutiva, nell’ingegnerizzazione e nella direzione lavori per l’edilizia pubblica. Nel corso degli anni, lo studio ha sviluppato una solida specializzazione nei settori scolastico e socio-sanitario, dove l’attenzione alla qualità degli spazi, alla sicurezza e al benessere delle persone assume un ruolo centrale. Dalla nascita nel 1995, la società ha intrapreso un percorso di crescita costante, basato sull’innovazione, sulla collaborazione multidisciplinare e sulla capacità di affrontare la complessità dei progetti grazie a soluzioni integrate ed efficaci, consolidando nel tempo un metodo di lavoro affidabile per rispondere alle esigenze sempre più articolate della committenza pubblica. Il team di giovani architetti, ingegneri e tecnici specializzati operano all’interno di un’organizzazione fondata su tre pilastri – rivoluzione digitale, sostenibilità ambientale e sistema di qualità certificato – testimoniato da sei importanti certificazioni che ne attestano l’impegno e la competenza.
Quali strategie sono state adottate nel progetto per rendere lo spazio un luogo di apprendimento e crescita?
L’architettura della nuova Scuola dell’Infanzia traduce i principi pedagogici in scelte spaziali e formali, adottando una struttura modulare di unità ripetute e riconoscibili, arricchite da materiali e cromie che rendono ogni ambiente unico e in grado di trasmettere un messaggio educativo, seguendo l’idea – parafrasando Thomas Mann – che “la verità della vita debba passare dalla scuola alla vita stessa”. L’ingresso, assiale e protetto da una tettoia obliqua, apre la scuola al sole, all’aria e al verde, confermando la vocazione di “scuola all’aria aperta”, mentre la progettazione, concepita come nZEB, integra qualità compositiva, sostenibilità e materiali naturali, tecniche costruttive innovative e sistemi impiantistici efficienti, armonizzandosi con il paesaggio e trasformando ogni spazio in uno strumento educativo; qui modularità, matericità e organizzazione degli ambienti favoriscono apprendimento, benessere e relazioni sociali per alunni, insegnanti e comunità.
Composizione architettonica e tecnologia progettuale: come si integrano nella scuola?
La nuova Scuola dell’Infanzia si configura come una macchina immersiva, in cui volumi modulati, articolati in quattro sezioni da trenta alunni ciascuna, creano spazi interni ed esterni in stretta continuità, la cui chiarezza compositiva e riconoscibilità favoriscono apprendimento, socializzazione e benessere di alunni, insegnanti e comunità. In continuità con questa impostazione, l’adozione del BIM ha permesso di coordinare architettura, struttura e impianti, ottimizzare layout, tempi e costi, prevedere strategie sostenibili e ridurre l’impatto ambientale, mentre la gestione puntuale del cantiere ha garantito sicurezza e tutela del contesto urbano, integrando tecnologia digitale, qualità materica e attenzione spaziale per trasformare la scuola in un organismo vivo, capace di educare attraverso l’esperienza diretta dello spazio costruito.
Materiali e colori identificano e organizzano gli ambienti, ideati per socializzare, conoscere e apprendere.
Solaio controterra (A) dall’estradosso
- pavimento in PVC
- massetto di pavimento (40 mm)
- pacchetto riscaldamento a pavimento (65 mm)
- tappetino acustico
- isolamento termico in lastre di polistirene espanso estruso (120 mm)
- membrana impermeabile protezione da gas radon
- pacchetto igloo e massetto con rete (∅ 6 20x20 – 450 mm)
Parete esterna (B) da lato attività a tavolino
- rasatura armata per cappotto
- isolamento in pannelli rigidi in lana di roccia 80 mm
- isolamento in pannelli rigidi in lana di roccia 120 mm
- pannello portante in CLT
- lastra di cartongesso a protezione CLT
- telaio parete cartongesso con isolamento interno in lana di vetro pannelli autoportanti (50 mm)
- doppia lastra di cartongesso (12,5 mm + 12,5 mm)
Copertura (C) dall’esterno
- lamiera aggraffata
- stuoia a filamenti drenante anti-rombo
- telo impermeabile traspirante
- tavolato in legno (20 mm)
- listelli in legno per intercapedine aerata (50 mm)
- pannelli rigidi in lana di roccia, rivestimento a doppia densità, elevata resistenza a compressione, calpestabile (100+100 mm)
- membrana barriera al vapore in polietilene
- pannelli OSB (18+18 mm)
- struttura in travetti in legno e travi in acciaio
- pannello 3 strati B/C (19 mm)
- finitura interna
1 risvolto tappetino acustico
2 membrana impermeabile protezione da gas radon
3 pavimento in grès esterni, massetto pavimento (100 mm), pacchetto igloo e massetto con rete (∅ 6 20x20 - 570 mm)
4 pannello isolante in XPS (h 50 mm dal pavimento finito)
5 controsoffitto pendinato con struttura metallica con lastra di cartongesso modulare (12,5 mm)
6 telo impermeabile traspirante (risvolto 300 mm) + scossalina in lega di alluminio preverniciato
7 scossalina in lega di alluminio preverniciato a protezione pacchetto muratura profilo con gocciolatoio e sottostante pannello OSB
Posa dei pannelli strutturali in CLT e delle travi in legno lamellare della copertura.
Realizzazione di parte del fronte vetrato a ovest e delle partizioni interne.
La struttura dell’ampio atrio centrale e l’installazione della vetrata sul fronte d’ingresso.
Due vedute dal drone del cantiere in completamento.
Posto sul lato nord, l’ingresso accoglie i piccoli alunni con un ampio spazio vetrato.
Lo sporto del tetto protegge l’ingresso dei bambini e dei loro accompagnatori.
Le grandi vetrate a ovest arretrate dal filo di facciata a protezione dall’irraggiamento solare.
Ubicazione: Bologna
Progetto architettonico e Coordinamento
generale: arch. Gabriele Zanarini con ing. Gilda Bottacchiari – SGLAB, Bologna
Strutture: ing. Cristian Dalmonte – SGLAB
Impianti: arch. Gabriele Zanarini – SGLAB
Coord. Sicurezza: arch. Giovanni Maini con Ing. Sauro Gagliardi – SGLAB
Direzione Lavori: ing. Eleonora Mandes –Comune di Bologna
Direzione operativa opere edili: geom. Greta Pasi – Comune di Bologna
Direzione operativa opere strutturale e impianti: arch. Gabriele Zanarini
Consulente strutture in legno: ing. Davide Rocchi
Consulente impianti meccanici: ing. Ilir Shehu – Studio TEKIS
Consulente impianti elettrici: p.i. Loris Amaduzzi – Studio AZ
Consulente acustica: ing. Marila Balboni
Date lavori: 2021-2022
Superficie utile: 670 m2
Superficie verde: 1.400 m2
Proiettata sul giardino
Creazione di spazi scolastici per l’infanzia rispondenti a un preciso progetto pedagogico, adeguato inserimento nel contesto urbano e sostenibilità dell’intero processo edilizio: questi sono stati i concetti chiave per la progettazione della nuova scuola dell’infanzia “Giancarlo Cerini” a Bologna. Un edificio fortemente proiettato verso l’esterno che diventa riconoscibile e familiare grazie all’uso di colori e materiali, a sottolinearne il carattere contemporaneo, e che mira a diventare un punto di riferimento per il quartiere.
I fronti sono caratterizzati da logge e ingressi, intesi come spazi in cui avviene la mediazione tra interno ed esterno, rivestiti in legno, materiale caldo, accogliente e piacevole anche al tatto, mentre le porzioni più soggette agli agenti atmosferici sono rivestite con pannelli resistenti e facilmente lavabili, dalla tonalità arancione acceso.
Il layout funzionale interno è stato organizzato per ottimizzare il rapporto tra le aree delle sezioni di attività e il giardino, mettendo in comunicazione diretta spazi interni ed esterni. Le grandi vetrate accentuano il rapporto visivo verso il giardino e forniscono un apporto notevole di luce naturale. Tutto è pensato a misura dei giovanissimi fruitori: ambienti vetrati anche internamente permettono di cogliere l’intera estensione degli spazi e la loro correlazione; i bancali bassi delle finestre sono stati ideati per consentire ai più piccoli di guardare il giardino esterno; i pavimenti in legno all’interno e nelle logge sono studiati per il massimo comfort. Colori, luce e materiali rendono confortevoli e funzionali tutti gli spazi per la vita scolastica.
L’edificio ha struttura portante in legno, scelto oltre che per la sostenibilità della costruzione anche per la semplicità e rapidità di esecuzione, rispetta i Criteri Ambientali Minimi ed è stato progettato seguendo i criteri di nZEB. Il tetto a unica falda integra collettori solari termici e pannelli fotovoltaici per una produzione massima di 17,5 kW.
1 ingresso
2 piazza
3 sezione
4 atelier
5 bagno
6 loggia
7 spogliatoio
8 sala polifunzionale
9 locale addetti
10 locale pasti
11 ufficio
12 servizi igienici
13 locale tecnico
14 giardino
15 area gioco esterna
16 orto didattico
17 piazzale carrabile
18 rampa
Pianta piano terra
Sezione AA
Sezione BB
Sezione CC
Le vetrate a ovest, con affaccio sul giardino, si aprono su una piccola area protetta.
Prospetto sud
Prospetto nord
Prospetto est
Prospetto ovest
_la struttura________
L’edificio, di dimensioni in pianta di ca. 55x16 m, è formato da un piano fuori terra realizzato con struttura in legno a pannelli CLT sia per le pareti portanti sia per l’impalcato di copertura, a unica falda con pendenza 7,5%. I pannelli sono composti da 5 strati incrociati di tavolato classe C24, incollati tra loro e aventi spessore 40+20+20+20+40 mm. Completano la struttura alcuni elementi in acciaio, quali due colonne sul perimetro esterno, in tubolare ∅ 168.3x5 mm, e due architravi interni in tubo quadro 14x140x5 mm che sono utilizzati per l’installazione di infissi interni di tipo scorrevole. Il volume così realizzato poggia su una fondazione a platea di 30 cm, nervata con cordoli all’estradosso che consentono di portare la quota di imposta della sovrastruttura lignea a +5 cm da quota pavimento finito, al fine di evitare fenomeni di aggressione da parte dell’eventuale umidità di risalita. Cordoli ribassati sono previsti in corrispondenza delle aperture e dei marciapiedi. La struttura portante in legno è stata scelta per diversi motivi: innanzi tutto, la sostenibilità ambientale, tema didattico di grande rilevanza che deve essere tenuto in considerazione in ambito scolastico; in secondo luogo la semplicità e rapidità di esecuzione, caratteristiche importanti per un edificio che deve rispondere nel più breve tempo possibile alle esigenze di spazio educativo della comunità locale.
Uno dei principali obiettivi raggiunto con il progetto è stato anche l’utilizzo di tecnologie e componenti costruttive di elevato standard qualitativo, che quindi hanno consentito di valorizzare i criteri di sostenibilità e compatibilità ambientale.
Il progetto si caratterizza per le grandi superfici vetrate che ottimizzano la luce naturale.
_due parole con i progettisti________
Walter Gropius affermò che “L’architettura inizia dove finisce l’ingegneria”. Questa idea incarna SGLAB, che coniuga costantemente le esperienze e le competenze di soci e collaboratori per dar vita a progetti integrati e completi, rispondenti a tutte le esigenze dei clienti. L’attuale team di professionisti offre progettazione e direzione lavori caratterizzate da un’esperienza più che trentennale nel settore delle opere pubbliche e per clienti privati, quali scuole, uffici, attività industriali, residenze, infrastrutture e spazi pubblici. L’attività è cresciuta negli anni estendendosi a interventi di restauro, dei quali lo studio sviluppa sia la progettazione architettonica sia l’integrazione con le opere di consolidamento, di recupero e di ripristino strutturale su edifici storici. SGLAB si occupa inoltre di progetti d’interni e arredi su misura residenziali, commerciali e direzionali, oltre che di grafica, immagine coordinata e comunicazione.
Questa scuola vuole essere un punto di riferimento non solo per i più piccoli ma anche per l’intera comunità del quartiere: come avete raggiunto questo obiettivo?
I diversi elementi che compongono il processo creativo devono essere immaginati come un tutt’uno, con uno sviluppo contemporaneo e complesso, che in questo caso ha portato all’evolversi della prima idea fino al risultato finale. Partendo infatti dalle esigenze funzionali e pedagogiche è importante sottolineare come sia stato fondamentale, soprattutto nella fase iniziale del progetto, il coinvolgimento di tutte le figure necessarie a dare un contributo sostanziale: i soggetti operanti nelle varie realtà locali ovvero i funzionari tecnici e i pedagogisti del Comune di Bologna, la presidente e i funzionari del Quartiere Savena, gli insegnanti e gli operatori scolastici, i cittadini e i genitori. Proprio il contributo di tutti loro ci ha indirizzato a operare scelte, e in alcuni casi a modificare le impostazioni iniziali, per raggiungere il miglior risultato possibile e per rendere la realizzazione aderente alle esigenze degli utilizzatori (alunni, insegnanti e collaboratori) ma anche di chi l’edificio lo deve gestire, a livello pratico ed economico. La scuola è inserita in un giardino pubblico... Sì, l’edificio si inserisce in un’area con destinazione scolastica facente parte del giardino pubblico “Edmea Pirami”; la presenza nel lotto di alberi grandi e importanti, soprattutto il filare che segnava il percorso pedonale principale del parco, ha imposto un’attenta riflessione sul posizionamento del nuovo edificio, per evitare il minor numero di abbattimenti, anche in funzione del futuro utilizzo di un’ampia zona ombreggiata per il gioco e l’attività all’aperto posta sul lato ovest del fabbricato. Si è quindi pensato di conservare integralmente il filare di Celtis australis, posizionando la nuova scuola in fregio alla recinzione dell’asilo nido, proponendo così un rapporto visivo diretto tra le due attività. Le zone a prato e tutte le nuove piantumazioni, comprese quelle nell’area verde all’ingresso, sono servite da un impianto di irrigazione automatico, alimentato dalla cisterna interrata per l’accumulo e il riutilizzo delle acque piovane.
In queste pagine, gli interni della scuola. L’apporto di luce naturale negli spazi didattici è stato opportunamente dimensionato e calibrato ed è stato inoltre valorizzato l’uso della luce zenitale, mediante lucernari nello spazio distributivo centrale e negli ambienti di attività, così da risparmiare sui consumi elettrici per l’illuminazione artificiale.
Solaio contro terra (A) dall’estradosso
- pavimento in listoncini di legno
- pannelli radianti e getto di sottofondo
- massetto in calcestruzzo cellulare (150 mm)
- isolamento termico in EPS (100 mm)
- vespaio areato con casseri modulari (230 mm)
- platea di fondazione (300 mm)
- magrone (100 mm)
- stabilizzato con materiale riciclato
1 condotto di ventilazione igloo
2 guaina impermeabile
3 griglia di protezione
4 manto impermeabile
5 pannello XPS
6 banda perimetrale
Parete esterna (B) dall’esterno
- pannelli in laminato auto-portante HPL (8 mm)
- isolamento in lana di vetro (200 mm)
- parete in CLT (140 mm)
- freno al vapore
- controparete isolata con lana minerale (45 mm)
- doppia lastra in cartongesso (13+13 mm)
Copertura (C) dall’esterno
- copertura metallica
- sotto struttura di copertura
- arcarecci in legno di abete (100x60 mm) con interposta lana di vetro
- arcarecci in legno di abete (60x60 mm) con interposta lana di vetro
- barriera la vapore
- solaio in pannelli di lamellare
7 cordolo in larice
8 freno al vapore
9 controparete isolata
10 telaio fisso perimetrale
11 sottobancale isolato in EPS
12 fascia perimetrale controsoffitto
13 controsoffitto
14 scossalina in alluminio pre-verniciato
15 pannello in legno-magnesite
16 veletta in cartongesso
17 controtelaio legno-alluminio
18 cassonetto per tenda ombreggiamento
Realizzazione dei cordoli rialzati su fondazione a platea e posa dei dormienti in larice e dei primi pannelli in CLT.
Installazione delle travi primarie della copertura a unica falda in pendenza e realizzazione delle contropareti interne per passaggio impianti.
Completamento dei massetti e delle contropareti interne.
La coibentazione esterna e la sotto struttura per il montaggio del rivestimenti in pannelli HPL.
Dettaglio esterno con lo sporto della copertura a protezione della parete e delle aperture vetrate.
Ubicazione: Milano
Progetto e D.L: AOUMM, Milano
Team di progetto: L. Astorri, C. Torregrossa, R. Balzarotti, M. Poli, S. Ottaviana, L. Zentilomo, Z. Kasinska, F.Nicolò, E. Marie Shiga
Committente: Save The Children Italia, Roma
Progetto del verde: Francesca Neonato –PN studio
CSE: Marco Anelli
Impianti MEP: Digierre Group
Strutture in legno: Giovanni Turolla –Timberwork
Strutture in c.a.: Andrea Bollinge
Appaltatore: Gruppo IMM – Investment Management Milano, Milano
Fornitore struttura legno e facciate: Legnolandia Group, Forni di Sopra (UD)
Lavori: 2022-2025
Superficie interna: 620 m2
INFO
A servizio della comunità
Punto Luce è il primo centro socio-educativo realizzato ex-novo da Save the Children a Milano. Il centro, rivolto a ragazze e ragazzi tra i 6 e i 17 anni e nato con l’obiettivo di diventare un luogo riferimento, di condivisione e funzionalità per il quartiere Gallaratese, sorge su un lotto precedentemente occupato da un fabbricato degradato e in disuso dal 2008. Trasformato in un hub di creatività e inclusione, il nuovo edificio accoglie spazi per laboratori educativi, musica e attività digitali, una cucina didattica, orti, aree esterne per attività ludiche, tra cui un ambiente indipendente per le associazioni di quartiere.
Aspetto centrale del processo progettuale è stato il confronto con le scuole, interlocutrici fondamentali nell’identificare e supportare i minori particolarmente a rischio di povertà educativa, con le famiglie, con gli adolescenti e con le organizzazioni attive sul territorio, seguendo il modello promosso da Save the Children nei suoi centri attivi in tutta Italia. Un tavolo di co-progettazione è stato avviato con i principali stakeholder del territorio – insegnanti, ONG, organizzazioni della società civile – insieme a un dialogo con la giovane comunità del quartiere, per poter porre le loro proposte e bisogni al centro della pianificazione operativa delle attività.
Da questo processo è nato un edificio inserito in un ampio giardino con alberi, camminamenti e piazzole, che si distingue per la forma organica e geometricamente complessa e che racchiude un cortile interno più intimo e protetto per i ragazzi. L’impianto planimetrico è un circolo irregolare dalla pianta completamente libera, come uno spazio pubblico, aperto e permeabile che pone al centro la comunità giovanile del quartiere. La configurazione organica, irregolare ma fluida, definisce un’architettura compatta che si apre visivamente e fisicamente verso il contesto grazie ad ampie vetrature che mettono in relazione i diversi ambienti interni con gli spazi all’aperto, destinati ad attività ludico-ricreative e pensati come estensioni immediate degli ambienti didattici.
Scelte progettuali come il tetto verde, l’impianto fotovotaico, la struttura in legno prefabbricato e il riutilizzo del seminterrato e delle fondazioni preesistenti hanno consentito di minimizzare l’impatto ambientale e sociale del cantiere.
Pianta piano terra
1 area entrata coperta
2 area pausa / relax 3 laboratorio 1
4 laboratorio 2
5 area multifunzionale
6 laboratorio musicale 7 bagni
8 area lettura 9 laboratorio arte 10 ufficio
11 sala riunioni
12 laboratorio fabbricazione
13 entrata principale
14 entrata secondaria
15 aeree esterne pavimentate
16 corte interna
17 zona orto
Pianta interrato
1 vano pompa di calore
2 centrale termica
3 vanno pannello elettrico
4 stoccaggio rifiuti
5 riutilizzo fondazioni esistenti
longitudinale
Inquadramento planimetrico
Scorcio della corte interna.
Sezione trasversale
Sezione
La struttura in portali di legno lamellare.
Le pareti in legno.
La copertura in pannelli di legno CLT.
_La sostenibilità dell’intervento________
La forma circolare irregolare della pianta completamente libera è stata ottenuta disponendo radialmente una serie di portali in legno lamellare certificato PEFC e chiudendo la struttura con pareti prefabbricate in pannelli sandwich. L’adozione di un sistema di prefabbricazione aperta ha permesso un notevole risparmio di tempo durante la fase costruttiva, che è durata circa 12 mesi. Essendo più leggera rispetto alla precedente, la nuova struttura è stata realizzata sulle fondazioni originarie, evitando interventi estesi di scavo, demolizione e ricostruzione. Il volume è orientato strategicamente e la geometria della copertura è stata studiata per fornire ombra alla facciata sud durante i mesi estivi, riducendo il guadagno di calore solare. I lucernari portano luce zenitale naturale, riducendo la necessità di illuminazione artificiale e sono dotati di sensori che rilevano temperatura, umidità e livelli di CO2, aprendosi automaticamente per favorire la ventilazione naturale. Queste tecniche passive contribuiscono all’efficienza energetica, contenendo le perdite energetiche e migliorando al contempo il comfort e la salute degli occupanti. Sono stati inoltre installati un sistema di recupero delle acque piovane per l’irrigazione, sistemi HVAC ad alta efficienza, un sistema di controllo della qualità dell’aria collegato alle finestre sul tetto, un sistema di illuminazione intelligente DALI2 e un impianto fotovoltaico.
Al progetto hanno contribuito come consulenti scientifici: Marco Imperadori, Elena Granata, Chiara Geroldi, Francesca Cognetti, Marianna Merisi.
Vista dall’alto del tetto verde e della forma a circolo irregolare dell’edificio.
L’ingresso della struttura con la corte interna sullo sfondo.
Dettaglio dell’entrata coperta.
_due parole con i progettisti________
Fondato a Milano nel 2012 dagli architetti Luca Astorri, Riccardo Maria Balzarotti, Rossella Locatelli e Matteo Poli, AOUMM è uno studio di progettazione che opera nei campi dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio, dell’interior design e dell’allestimento, sviluppando progetti a scala nazionale e internazionale. Ogni progetto trae forza dalla conoscenza interdisciplinare, promuovendo connessioni che portano a risultati innovativi e spesso inaspettati. Ciascun lavoro nasce da un dialogo aperto e intenso con i clienti e da una ricerca continua e approfondita sulle specificità culturali, storiche e ambientali del contesto. Questo processo produce soluzioni distintive che affrontano le sfide spaziali e architettoniche con sensibilità.Tra i progetti significativi di AOUMM si segnalano il 3° premio per il concorso internazionale del nuovo velodromo Vigorelli a Milano (2012), il padiglione Save the Children all’EXPO di Milano (2015), la prima fattoria permaculturale in Azerbaijan (2014) e diversi allestimenti presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano e per il Guggenheim Museum di New York.
Come nasce la forma circolare di Punto Luce?
Punto Luce è stato concepito come uno spazio fluido, senza gerarchie rigide, e la sua forma circolare nasce dal confronto tra AOUMM e il team pedagogico di Save the Children, con l’obiettivo di tradurre in architettura alcuni dei principi più avanzati in tema di educazione e crescita dei bambini e degli adolescenti. La forma circolare genera infatti un ambiente accogliente e inclusivo, in cui le diverse attività possono convivere in modo simultaneo, permettendo ai ragazzi di osservare, incuriosirsi e lasciarsi ispirare dalle esperienze degli altri. I partecipanti possono così passare spontaneamente da un laboratorio di musica a uno di teatro, da uno spazio di lettura a un fablab, incontrando coetanei di età e interessi differenti: un approccio che favorisce l’apprendimento trasversale e l’arricchimento reciproco. L’intero progetto diviene così uno spazio educativo aperto, accessibile, inclusivo, capace di stimolare la curiosità e la socializzazione, valorizzando l’integrazione tra architettura, pedagogia e paesaggio.
Punto Luce è completato dagli spazi esterni che sono parte fondante del progetto: come sono stati concepiti e quali funzioni assumono?
Il progetto di paesaggio è stato concepito su una sequenza di soglie che definiscono differenti momenti. Il primo è il cortile centrale, pavimentato e arricchito da alberature leggere, che funge da spazio protetto per attività collettive e laboratori a cielo aperto. A seguire le aree ludiche periferiche, immerse in un disegno vegetale diversificato, pensate per ospitare il gioco libero, incontri informali o semplici momenti di lettura e studio all’aperto. Infine, l’orto didattico, collocato in prossimità dell’area a sud, rappresenta un importante strumento pedagogico, dove i ragazzi possono entrare in contatto diretto con i cicli naturali, sperimentare attività di coltivazione e sviluppare un senso di responsabilità e cura per l’ambiente. Non dobbiamo dimenticare le alberature perimetrali e la quota rialzata rispetto strada che proteggono e schermano parzialmente il lotto, senza interrompere la permeabilità visiva complessiva, o il sistema dei percorsi pedonali, che accompagna i visitatori dall’ingresso al centro alle diverse aree funzionali. Anche la scelta delle specie vegetali è ispirata al contesto fitoclimatico locale, con particolare attenzione all’utilizzo di essenze autoctone e facilmente gestibili, anche attraverso attività di manutenzione partecipata da parte dei ragazzi stessi.
Dettagli degli interni di Punto Luce: ampi, accoglienti, colorati e luminosi.
Pavimentazione esterna (B) dall’esterno
- pavimento in cemento industriale (173 mm)
- strato impermeabilizzante
- massetto di pendenza (100 mm)
- guaina impermeabilizzante
- magrone (30 mm)
- solaio prefabbricato (300 mm)
- vespaio areato (200 mm)
Solaio contro terra (A) dall’estradosso
- pavimento interno linoleum (3 mm)
- massetto alleggerito (60 mm)
- riscaldamento a pavimento (30 mm)
- massetto porta impianti (90 mm)
- impermeabilizzazione
- isolante termico in poliuretano espanso rigido (90 mm)
- barriera al vapore
- sottofondo in cls (30 mm)
- solaio prefabbricato (300 mm)
- vespaio areato (200 mm)
Parete esterna (C) dall’esterno
- listelli di rivestimento in larice (44x70 mm)
- intercapedine non ventilata (130 mm)
- barriera al vapore
- pannello isolante (80 mm)
- parete a telaio coibentata (230 mm)
- pannello isolante (80 mm)
- intercapedine non ventilata (50 mm)
- doppia lastra di cartongesso (25 mm)
1 travi in c.a. struttura esistente (h 600 mm)
2 imbotte in legno
3 serramento in alluminio
4 lamiera (3 mm)
Copertura (D) dall’esterno
- tetto verde estensivo (160 mm)
- impermeabilizzazione
- pannello OSB (25 mm)
- pannello isolante (280 mm)
- solaio CLT (160 mm)
- trave in legno
- controsoffitto in pannelli acustici a lamelle di abete (36 mm)
Il getto del nuovo solaio sulle fondazioni esistenti e l’installazione dei primi portali.
I portali in CLT disposti a raggiera e la struttura in legno chiusa dall’interno.
Le pareti in legno a telaio viste dalla corte interna e dall’esterno.
Due viste degli interni illuminati naturalmente dalle vetrate e dai lucernari.
Posa dei listelli in larice della facciata ventilata e vista del tetto verde seminato.
La Tana delle Marmotte
Courmayeur
All’interno della struttura ipogea, la struttura curvilinea in legno richiama i cunicoli delle marmotte.
L’ingresso della Tana delle Marmotte coperta da una coltre di neve.
Ubicazione: SkyWay Monte Bianco, Courmayeur (AO)
Committente: Skyway Monte Bianco
Concept e progetto architettonico: Officina82, Garessio (CN)
Progetto strutturale: INGEMBP, Torino
Geologo: Paolo Zamparutti, Donnas (AO)
Strutture metalliche: Nuova Sicmi, Montezemolo (CN)
Allestimenti interni: Studio Arredi, Narzole (CN)
Impianti: CED Impianti Group, Gressan (AO)
Autorizzazioni: IdeaLAB, Saint-Pierre (AO)
Coordinamento generale: Giulia Sarno
Inizio lavori: settembre 2024
Apertura al pubblico: luglio 2025
Superficie coperta: 34,80 m2
Imparare dalla Natura
Realizzata presso la stazione intermedia del Pavillon della Sky Way Monte Bianco, a 2.173 metri di quota, la Tana delle Marmotte è un’installazione ipogea pensata come spazio esperienziale per bambini e ragazzi, dove la funzione ludica si unisce strettamente al contenuto educativo attraverso un’architettura minima e integrata nel paesaggio alpino. Il percorso si sviluppa all’interno di tre grandi condotti metallici in acciaio Cor-Ten®, i quali ospitano un allestimento interamente realizzato in legno che rievoca le tane sotterranee dalle marmotte, ricreandone l’habitat in forma di racconto architettonico.
Gli interni sono rivestiti da una sequenza di pannelli in legno di abete, sagomati orizzontalmente per costruire un volume interno morbido e stratificato, ispirato ai cunicoli scavati nel terreno dai roditori con funzione di riparo e letargo invernale. Le superfici lignee assumono più funzioni: sedute, supporti grafici, vetrine espositive, sostegno per dispositivi multimediali per la didattica, in un continuum spaziale coerente e organico. Lungo il percorso si incontrano grafiche e contenuti illustrativi che raccontano il ciclo di vita della marmotta, dall’ibernazione all’uscita primaverile. Una scalinata ricavata direttamente dalle curve in legno porta a un cunicolo secondario che dà accesso a un piccolo oblò trasparente, che permette ai bambini di “emergere” all’esterno, simulando l’affaccio dell’animale in superficie. Grande attenzione è stata riservata all’impatto ambientale e alle modalità costruttive. La struttura è stata interamente prefabbricata e assemblata a secco. I materiali utilizzati – acciaio Cor-Ten® e legno – sono tutti riciclabili e facilmente smaltibili. Anche l’impianto di illuminazione segue la logica del progetto: una strip LED a soffitto segue le linee morbide dell’allestimento e guida il visitatore lungo percorso. Configurata come un intervento leggero ma accurato, capace di stabilire una connessione diretta con il paesaggio e il pubblico, senza retorica, La Tana delle Marmotte è un piccolo dispositivo architettonico capace di trasformare un’esperienza educativa in uno spazio narrativo coerente, dove la scala, la materia e il racconto si accordano in modo naturale.
Il manufatto ipogeo circondato dalla catena montuosa del Monte Bianco.
Tana delle Marmotte ha una struttura particolare, realizzata tramite condutture metalliche in acciaio Cor-Ten® di differenti diametri: una conduttura principale di 8.000 mm di lunghezza e due accessi trasversali, installati verso valle, rispettivamente di 1.200 e 1.300 mm di diametro; gli elementi sono stati posati su ghiaia fine e senza fondazioni. I tubi in acciaio Cor-Ten® sono collegati con connessione a flangia per agevolare il trasporto e l’assemblaggio in cantiere. Le saldature sono state eseguite dall’azienda costruttrice con certificazione secondo EN 1090-1:2009+A1:2011. All’ingresso principale, progettato con una larghezza di 80 cm, si accede tramite rampa amovibile in metallo della pendenza adeguata e da qui si arriva alla zona centrale larga 160 cm in cui sono presenti e fruibili tutti i dispositivi ludici ed educativi. Le modalità di costruzione del dispositivo lo rendono completamente reversibile, senza la necessità di lavorazioni complesse.
Officina82 è stata fondata nel 2007 da Fabio Revetria e Lara Sappa come laboratorio di idee artigianali. Lo studio opera in diversi ambiti: restauro, ristrutturazione, interior design, progettazione del paesaggio, scenografia e allestimenti museali.
Nel 2018, Officina82 ha partecipato alla 16ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia con il progetto Cabanon, selezionato dal curatore del Padiglione Italia, Mario Cucinella, come esempio di architettura contemporanea virtuosa nelle aree interne italiane. Nel 2021, il lavoro di Lara Sappa è stato presentato al Padiglione Italia in occasione della 17ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. I progetti di Officina82 sono stati pubblicati sulle principali riviste di architettura italiane e internazionali.
Come è stato realizzato l’allestimento degli spazi interni?
L’allestimento degli spazi interni di mediazione è stato realizzato tramite lamelle sagomate in legno di multistrato (tre strati di abete di spessore 40 mm) ancorate alle ghiere perimetrali, sempre in legno, che seguono la circonferenza dei tubi metallici della struttura principale in acciaio Cor-Ten®. Gli spazi perimetrali tra una lamella e l’altra sono tamponati con un perlinato di abete a spigolo vivo (senza smussi a vista). Le lamelle in legno sono sagomate in modo da accompagnare la forma irregolare, ispirata ai cunicoli scavati dalle marmotte, e assumono diverse funzioni: in alcuni casi sono sedute per i bambini, in altri diventano una scaletta di accesso per il lucernario. Nel rivestimento interno sono state integrate due vetrine apribili con chiusura in Plexiglas® trasparente che seguono frontalmente la curvatura delle lamelle adiacenti. Il percorso fisico è implementato da alcuni dispositivi, come una timeline sulla vita delle marmotte dall’autunno alla primavera o grafici con l’andamento delle temperature medie mensili in quota.
Perché La tana delle Marmotte può essere definita “sostenibile”?
Al fine di limitare il più possibile l’impatto ambientale dell’installazione si sono valutate diverse possibilità di intervento basate su tecnologie con montaggio a secco, realizzabili in laboratorio. L’assemblaggio a secco ha permesso infatti di ottimizzare la fase realizzativa, riducendo di molto i tempi di cantierizzazione sul sito e limitando al minimo l’allestimento di cantieri fissi con attrezzature e operai in quota.
La struttura principale in acciaio Cor-Ten® e le lamelle in legno sono state realizzate in laboratorio e, successivamente, portate in quota dove sono state installate. La fase di costruzione in laboratorio prevedeva un’attenzione particolare al peso dei materiali, in modo che fossero poi facilmente trasportabili in cantiere con l’elicottero.
Nella pagina precedente, il cunicolo secondario, illuminato da un piccolo oblò trasparente, permette ai bambini di “emergere” all’esterno, come una marmotta dalla sua tana. In alto, vista dall’interno dell’ingresso secondario. e veduta esterna dell’oblò trasparente.
- distanziali in gomma/ materiale imputrescibile (10 mm)
- centina perimetrale in legno (70 mm)
- lamelle in legno multistrato a 3 strati in abete (40 mm) - perline in legno di abete, senza smussi, spigolo vivo (20 mm)
1 vetrina con fronte apribile 2 strip LED incassata
La struttura in Cor-Ten® posata sul pietrisco.
Le lamelle sagomate in legno multistrato sono state ancorate alle ghiere perimetrali in legno che seguono la sagoma della struttura principale metallica. Tra una lamella e l’altra un perlinato di abete a spigolo vivo tampona lo spazio libero. Le lamelle in legno sagomate seguono la forma irregolare e assumono diverse funzioni tra cui anche quella di scaletta di accesso al lucernario.
Open Mind
Terraprava
Romano d’Ezzelino
L’affaccio a sud.
Il tetto verde mimetizza l’edificio nel pendio. Foto:
Ubicazione: Romano d’Ezzelino (VI)
Committente: Società Agricola
Terraprava srl
Progettista e D.L.: arch. Pierluigi Sartori –Open Mind srl, Bassano del Grappa (VI)
Team di progettazione: arch. Pierluigi
Sartori, arch. Alberto Crestani, arch. Enrico Penzi – Open Mind srl
Progettista e D.L. opere strutturali: ing. Pierluigi Martin, Bassano del Grappa (VI)
Date lavori: 2020-2025
Superficie: 305 m2 (cantina); 210 m2 (residenza)
Alle radici del territorio
Dal desiderio del committente di vivere in un luogo suggestivo e a stretto contatto con la natura è nata un’azienda agricola biodinamica, Terraprava, che vuole restituire all’architettura la sua vocazione originaria: abitare in equilibrio con la Natura, rispettandone i cicli, i ritmi e i paesaggi. I vigneti biodinamici, l’apicoltura e le coltivazioni biologiche dell’azienda, quindi, non sono elementi accessori, ma parti integranti di una visione unitaria in cui il contesto è posto al centro degli obiettivi progettuali e realizzativi. Tutto ciò ha portato alla costruzione di un edificio rurale caratterizzato da materiali naturali ed ecosostenibili, quali il legno e la paglia, e ideato dallo studio bassanese Open Mind come un’architettura che adatta le sue forme al paesaggio bucolico. L’idea architettonica ha preso forma attraverso una metafora: uno strato continuo, un tappeto srotolato, che segue il falso piano alla base del Col Roigo e sul quale si adagia il volume dell’edificio. I tagli, le bucature e le aperture sono modellati in funzione dei principali coni visuali, mentre il tetto verde asseconda naturalmente l’andamento del pendio, contribuendo alla continuità visiva e ambientale. Il risultato è un’architettura profondamente radicata nel luogo, generata esclusivamente dalla relazione con questo paesaggio rurale e idilliaco. Gli spazi interni sono concepiti come ambienti dedicati al benessere, alla condivisione e all’esperienza sensoriale. Alla cantina ipogea, luogo di ospitalità e produzione, si affianca la parte residenziale, dove le aree private e di relax dialogano con la cucina e il living, spazi aperti verso il panorama. La luce naturale, diventata materia progettuale, scandisce i ritmi della vita quotidiana trasformando gli ambienti nel corso della giornata.
Terraprava non è soltanto un’abitazione, ma un laboratorio di vita rurale contemporanea. Un luogo in cui architettura e agricoltura si intrecciano, dando forma a un modello che unisce artigianato e tecnologia, innovazione e tradizione, con l’obiettivo di costruire un’identità fortemente radicata nel territorio e, al tempo stesso, aperta a nuove pratiche sostenibili.
Scorcio dell’edificio da nord-est.
Sezione AA
Prospetto nord
Pianta copertura
Pianta piano terra
Pianta interrato
Vista zenitale
Il fronte sud
L’edificio si incunea nel terreno diventando un tutt’uno con esso.
I fronti esterni visibili sono intonacati a calce con toni che richiamano i colori della natura.
_La struttura________
L’edificio si articola su due livelli: un piano ipogeo, realizzato in calcestruzzo armato, destinato alla cantina vera e propria e al parcheggio privato, e il piano terra che ospita, oltre ad altri ambienti di lavoro quali l’ufficio e il laboratorio, anche la residenza privata.
La struttura fuori terra è costituita da un sistema costruttivo in legno e paglia, scelto per le sue elevate prestazioni ambientali e per la capacità di rinnovare, in chiave contemporanea, tradizioni costruttive ancestrali. L’impiego di materiali completamente naturali è parte integrante del progetto architettonico, evocando una visione del costruire orientata al futuro e profondamente ecosostenibile.
Le balle di paglia, usate come isolante, garantiscono un eccellente comfort termo-igrometrico e un’elevata traspirabilità dell’involucro, permettendo al fabbricato di comportarsi come un organismo passivo, capace di autoregolare il proprio microclima interno. Questa scelta consente di ridurre drasticamente il fabbisogno energetico, escludendo l’installazione di sistemi tradizionali di riscaldamento e raffrescamento e affidando il benessere abitativo alla qualità intrinseca dei materiali e alla progettazione bioclimatica. Il tamponamento delle balle di paglia è stato realizzato in argilla, ultimato con l’applicazione di uno strato di intonaco e calce.
Il legno strutturale, lasciato in gran parte a vista, contribuisce a definire un’atmosfera di calore, rendendo leggibile il sistema costruttivo e rafforzando il legame tra architettura e materia. Gli intonaci in argilla, applicati alle superfici interne, svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umidità e qualità dell’aria, restituendo ambienti sobri, tattili e accoglienti. A completamento, i pavimenti in pastellone di calce e pietra instaurano un dialogo diretto con le tecniche costruttive locali e con la tradizione vernacolare, offrendo superfici continue, materiche e durevoli nel tempo.
Il tetto verde inserisce l’edificio nel contesto naturale e paesaggistico che lo circonda, risultando al tempo stesso un elemento isolante per l’involucro.
Alla pagina accanto: sauna, corridoio e area living, caratterizzati da materiali, colori e textures che richiamano le tecniche costruttive del luogo.
_due parole con i progettisti________
Lo studio di architettura Open Mind srl, con sede nel centro di Bassano del Grappa, da 25 anni si occupa di progettazione architettonica e direzione dei lavori di immobili a tutte le scale, sia pubblici sia privati, trovando la propria massima espressione nel restauro e risanamento conservativo di immobili vincolati. Diversi sono gli interventi di restauro e risanamento conservativo eseguiti nell’hinterland bassanese.
Dal 2023 l’architetto Pierluigi Sartori, in rappresentanza di Open Mind, è socio fondatore e referente per la Regione Veneto di Confrestauro, l’associazione del restauro in Italia, che nasce con lo scopo di rappresentare e promuovere il settore del restauro e della conservazione del patrimonio italiano, creando una rete di competenze complementari e integrate.
Elemento caratterizzante del progetto, oltre all’impiego di materiali naturali, è il tetto verde: potete descriverne in dettaglio le peculiarità?
Il tetto verde di Terraprava si presenta come un vero e proprio “tappeto naturale” che si fonde con il pendio del Col Roigo, creando una continuità visiva tra architettura e paesaggio. Questa copertura vegetale non è solo un elemento estetico, ma svolge molteplici funzioni ambientali e climatiche, radicandosi nella filosofia biodinamica e sostenibile dell’intero progetto.
La vegetazione scelta per il tetto è composta prevalentemente da piante succulente e tappezzanti, come diverse specie di Sedum, ideali per questo tipo di installazione grazie alla loro adattabilità a substrati sottili e condizioni di scarsa disponibilità idrica. Le foglie del Sedum acre immagazzinano acqua e questo permette alla pianta di sopravvivere per periodi prolungati a climi secchi e a periodi di siccità stagionali. Queste piante formano un manto compatto e resistente che protegge lo strato impermeabilizzante sottostante, trattiene l’acqua piovana e contribuisce a un microclima interno più stabile. La presenza di un bordo in ghiaia bianca favorisce il corretto drenaggio delle acque e delimita con precisione l’area vegetale, assicurando la funzionalità del sistema. Il substrato di crescita è studiato per bilanciare leggerezza e capacità di ritenzione idrica, essenziale per sostenere la vegetazione senza appesantire la struttura. Grazie a questa stratificazione, il tetto verde agisce come un isolante naturale, riducendo la dispersione termica durante l’inverno e limitando il surriscaldamento estivo. Questo comporta una riduzione significativa del consumo energetico, in linea con la filosofia passiva che caratterizza Terraprava.
Inoltre, dal punto di vista ecologico, il tetto verde crea un habitat per insetti impollinatori e contribuisce all’incremento della biodiversità locale, aspetto fondamentale in un’azienda agricola biodinamica che mira a una convivenza armoniosa con la natura.
Solaio contro terra (A) dall’estradosso
- pavimento in terra cruda (60 mm)
- massetto porta impianti (140 mm)
9
- massetto armato in NHL con fibre di vetro (100 mm)
- ghiaia di vetro cellulare (400 mm)
- terreno (420 mm) sopra quota scavo fondazione
Parete esterna (B) dall’esterno
- parete ventilata e intonaco in calce
- camera d’aria di ventilazione
- balle di paglia e struttura a telaio in legno - intonaco interno in argilla cruda
Copertura (C) dall’esterno
- pacchetto tetto verde – tetto caldo (100 mm)
- doppio tavolato con EPDM superiore
- camera di ventilazione
- doppio tavolato in legno
- balle di paglia
- doppio tavolato in legno con freno vapore
1 magrone
2 setto continuo per sostegno pilastri in legno
3 drenaggio perimetrale
4 fondazione a travi rovesce
5 guaina impermeabilizzante
6 telo drenante
7 ghiaino di posa pavimentazione superiore
8 pavimentazione esterna
9 retina anti-intrusione
10 stacco continuo parete da terra per camera ventilata
11 sagomatura per gocciolatoio
12 setto in legno di testa
Realizzazione dell’interrato e costruzione delle pareti in legno e balle di paglia.
Chiusura delle pareti all’interno con assi poste in diagonale e installazione del sistema radiante a parete su cannucciato prima della finitura con intonaco di argilla.
La struttura lignea della copertura con travi sagomate ad accogliere l’ossatura secondaria e il completamento del tetto verde con posa del substrato terroso.
La struttura in legno e balle di paglia è chiusa all’esterno con uno strato di intonaco e calce.
Inserita nel paesaggio collinare di Castelfiorentino, la Poggiolina nasce dall’incontro tra sensibilità artistica e competenza tecnica, traducendo il forte legame dei committenti con il luogo in un progetto capace di valorizzarne viste e atmosfera. L’idea architettonica, sviluppata dal designer Fabrizio Beconcini e resa realizzabile grazie al supporto tecnico del geom. Fabio Cicerale, ha preso forma a partire dall’esperienza diretta del sito: un poggio aperto sul panorama, dove la relazione con il paesaggio diventa principio ordinatore dell’intera composizione. L’edificio si articola in due volumi sfalsati, configurazione derivata sia dai vincoli imposti dal lotto sia dalla volontà di distinguere chiaramente le funzioni dell’abitare. Il corpo ovest ospita la zona giorno destinata alla convivialità, completamente aperta verso la valle con ampie superfici vetrate che la collegano al patio e instaurano una continuità visiva e percettiva con l’esterno; il volume a nord-est accoglie le camere da letto, i servizi e una zona relax intima al piano interrato.
Elemento centrale del progetto è il volume vetrato di collegamento tra i due corpi, uno spazio trasparente che trasforma il passaggio in esperienza percettiva: un ambiente luminoso, che accompagna verso la parte nascosta della casa, il piano interrato, che si raggiunge attraverso una scala leggera ancorata a pareti materiche del colore della terra. La suite padronale, concepita come luogo raccolto ma sempre in dialogo con il paesaggio, ha una grande vetrata da cui vedere ogni giorno sorgere il sole.
Dal punto di vista formale, i prospetti reinterpretano l’archetipo della casa rurale toscana. Quinte bianche aggettanti richiamano la sagoma a capanna della casa, mentre i tagli geometrici nell’intonaco richiamano i fori dei fienili toscani, in un dialogo continuo e contemporaneo con il paesaggio. Materiali caldi e tonalità naturali rafforzano la continuità tra interno ed esterno, enfatizzando il comfort offerto dalla struttura prefabbricata in legno. Ne emerge un’abitazione essenziale e luminosa, dove memoria rurale e sensibilità contemporanea convergono in un equilibrio tra socialità, paesaggio e dimensione domestica.
Foto:
Il volume vetrato di connessione tra i due corpi della casa presenta pareti materiche, in continuità con l’intonaco esterno, e accompagna verso il piano interrato.
Foto:
Foto:
_la struttura________
Villa Poggiolina è costituita da due corpi di fabbrica distinti realizzati con sistema prefabbricato in legno Wolf Haus, basato su pareti a telaio platform frame e solai a elementi. Il volume principale, su due livelli, ha copertura con capriate reticolari prefabbricate con piastre metalliche chiodate; il secondo volume, monopiano, adotta una copertura tradizionale non a vista con struttura primaria composta da arcarecci e trave di colmo su pilastri. Il piano interrato del corpo principale è anch’esso realizzato con tecnologia prefabbricata in legno, inserito entro un perimetro in calcestruzzo armato, estendendo al livello ipogeo le prestazioni igrotermiche e di comfort del sistema costruttivo. La connessione tra i corpi avviene tramite una zona filtro vetrata con serramento strutturale in alluminio avvitato a elementi lignei orizzontali ancorati ai fabbricati; a sinistra è fissato al solaio e integrato nel cappotto con scossaline, mentre a destra una trave maggiorata, collegata con angolari metallici alla parete perimetrale e alloggiata in nicchia nel cappotto, trasferisce integralmente i carichi del serramento. In ambito sismico, pur con due corpi indipendenti, è stato sviluppato un modello di calcolo unificato che include gli elementi della zona filtro, al fine di verificarne il comportamento globale, garantire compatibilità deformativa e prevenire interferenze dannose in caso di evento sismico.
Piano seminterrato
Piano terra
Vista 3D
Prospetto sudest
Prospetto nordovest
Sezione AA
_due parole con il costruttore________
Parte del gruppo Internazionale Wolf System, fondato nel 1966 in Austria con 31 sedi in tutto il mondo e specializzato nella realizzazione di edifici prefabbricati in legno e legno-acciaio, Wolf Haus Italia utilizza i propri sistemi costruttivi sia per la costruzione di edifici residenziali mono o multipiano sia nella realizzazione di strutture destinate a servizi per la collettività, grazie alla capacità di sviluppare e ingegnerizzare ogni singolo progetto. Travi e pareti vengono disegnate in ogni dettaglio, tagliate e preparate in stabilimento, lasciando al cantiere solo la fase di assemblaggio e la realizzazione degli impianti e finiture. Gli standard di comfort e risparmio energetico misurabili del protocollo Wolf Haus Energia Più, insieme alle certificazioni antisismiche e antidanno, alla velocità di esecuzione e al basso impatto ambientale, rendono questi edifici altamente performanti e con bassi costi di gestione.
Quale è stato il percorso progettuale e costruttivo di questa abitazione?
La Poggiolina è situata su un poggio, una piccola collina che ha richiesto la preparazione del terreno attraverso interventi di consolidamento, impermeabilizzazione e la realizzazione di fondazioni e di un muro di contenimento in cemento armato. Noi abbiamo costruito la struttura in legno posando le pareti del piano interrato all’interno rispetto al muro di contenimento in c.a., mantenendo una distanza utile a creare un cavedio di aerazione ispezionabile.
In generale si è trattato di un progetto curato nel dettaglio e armonia dai committenti, dalla figura creativa di Fabrizio Beconcini e da quella tecnica del geometra Fabio Cicerale, che si sono posti in maniera fortemente collaborativa nell’interazione con le figure tecniche di Wolf Haus, realizzando un progetto dove tutte le scelte architettoniche sono sempre state approfondite scendendo nel dettaglio della soluzione tecnica e tecnologica migliore per ottenere la massima resa a livello funzionale, energetico, tecnologico ed estetico.
Fabrizio Beconcini, laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, sviluppa la propria ricerca nelle arti figurative e nell’interior design con un approccio fondato sull’equilibrio tra composizione, materia e percezione dello spazio. Un controllo rigoroso del linguaggio formale, della cromia e delle relazioni proporzionali è applicato sia alla scala dell’opera sia a quella dell’ambiente costruito.
Il geom. Fabio Cicerale opera nella progettazione edilizia e nel coordinamento tecnico, con competenze nella definizione costruttiva, gestione del cantiere e integrazione tra sistema strutturale e soluzioni di dettaglio. La sua attività è orientata all’ottimizzazione tecnico-prestazionale degli edifici, con coerenza tra concept architettonico, fattibilità esecutiva e controllo dei costi.
La loro collaborazione in questo progetto si è strutturata come un dialogo continuo tra visione artistica e rigore tecnico, dove l’impostazione spaziale e l’identità materica degli interni di Beconcini si sono integrate con la definizione costruttiva e strutturale di Cicerale, generando un processo progettuale unitario.
Come è nata l’idea di realizzare questo edificio con il sistema costruttivo prefabbricato in legno e quali sono stati i vantaggi che ha apprezzato?
L’idea della casa prefabbricata in legno nasce dalla grande apertura all’innovazione tecnica dei committenti, che volevano realizzare questo progetto con nuove metodologie costruttive moderne ed ecocompatibili. Dal punto di vista compositivo sono stato ispirato dall’essenza naturale e pulita dei materiali utilizzati, dal loro impatto positivo su un ambiente naturale antropizzato e caratteristico com’è quello delle colline fiorentine. Tra i vantaggi sperimentati c’è stata sicuramente la possibilità, in fase di progettazione, di immaginare, disegnare, studiare e scegliere nel dettaglio ogni singola parte sia della parte strutturale sia delle finiture. Questa esperienza ha coinvolto me e il geometra Fabio Cicerale come progettisti, ma anche i committenti, che sono stati parte attiva, fino alle figure competenti che ci hanno aiutati nella definizione dell’illuminazione dell’edifico e della piantumazione del giardino; questa esperienza ha lasciato a noi progettisti una netta sensazione di crescita professionale e umana raggiunta attraverso la cooperazione tra figure molto competenti in ambiti completamente diversi. La chiarezza e il grado di dettaglio con cui i tecnici di Wolf Haus hanno illustrato l’esecutivo del progetto hanno permesso ai clienti di essere parte attiva in tutte le fasi di scelta e di comprendere il valore delle stesse. Il cantiere si è svolto in modo molto rapido e soprattutto molto ben organizzato, grazie a un’ottima efficienza dei tecnici e artigiani che hanno preso parte ai lavori. La fase che mi ha più colpito è stata proprio quella di montaggio della struttura, che in pochi giorni è passata da essere una platea a un edificio completo di copertura.
Copertura, dall’esterno - tegole
- listelli e controlistelli (40 + 50 mm)
- guaina impermeabile
- tavolato grezzo (23 mm)
- trave in legno (200 mm)
Solaio dall’estradosso
- lana minerale (100 mm)
- pannello OSB (18 mm)
- struttura portante in legno (240 mm) con lana minerale interposta
- barriera al vapore
- tavolato in legno (25 mm)
- lastra in cartongesso (12,5 mm)
Parete interna, dal corridoio
- cartongesso (12,5 mm)
- controparete (100 mm) con lana minerale (50 mm)
- pannello in gesso fibrorinforzato (15 mm)
- struttura portante in legno con lana minerale interposta (120 mm)
- pannello in gesso fibrorinforzato (15 mm)
- lastra in cartongesso (12,5 mm)
1 tenda esterna motorizzata
2 infisso in alluminio
3 capriata in legno
4 travetto in legno
5 coibentazione+intonaco esterno (160 mm)
Copertura, dall’esterno - tegole
- listelli e controlistelli (40 + 50 mm)
- guaina impermeabile
- tavolato grezzo (23 mm)
- corrente superiore in legno (160 mm)
- lana minerale (100 mm)
- corrente inferiore in legno (200 mm) con lana minerale interposta
- barriera al vapore
- tavolato in legno (25 mm)
- controsoffitto pendinato
- lana minerale (50 mm)
- lastra in cartongesso (12,5 mm)
Le pareti in cemento armato formano un cavedio intorno alle pareti in legno dell’interrato. Fondazioni in c.a. della porzione fuori terra.
Posa delle pareti in legno del piano interrato e del solaio in legno e posa delle pareti in legno del piano terra.
La parete vetrata della zona giorno e la posa della parete cava dove scorre l’infisso. I gradini a sbalzo sulla parete in X-LAM.