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legnoarchitettura incontri archi5 progetti archi5 Peter Pichler Architecture, Pavol Mikolajcak Yu Momoeda Architecture Office Anne Carrier architecture MDH Arkitekter Hut Architectury Martin Rajnis Tectoniques techné archi reticolari in bambù il legno Accoya® topic case sull’albero
EdicomEdizioni
ISSN 2039-0858
Trimestrale anno IX n° 31 aprile 2018 Euro 15,00 Registrazione Trib. Gorizia n. 4 del 23.07.2010 Poste italiane S.p.A. Spedizione in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1 NE/UD
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legnoarchitettura legnoarchitettura rivista trimestrale anno 9 – n. 31, aprile 2018 ISSN 2039-0858 Numero di iscrizione al ROC: 8147 direttore responsabile Ferdinando Gottard
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redazione Lara Bassi, Lara Gariup editore EdicomEdizioni, Monfalcone (GO) redazione e amministrazione via 1° Maggio 117 34074 Monfalcone - Gorizia tel. 0481.484488, fax 0481.485721 www.legnoarchitettura.com progetto grafico Lara Bassi, Lara Gariup stampa Grafiche Manzanesi, Manzano (UD) Stampato interamente su carta con alto contenuto di fibre riciclate selezionate prezzo di copertina 15,00 euro abbonamento 4 numeri Italia: 50,00 euro - Estero: 100,00 euro Gli abbonamenti possono iniziare, salvo diversa indicazione, dal primo numero raggiungibile in qualsiasi periodo dell’anno distribuzione in libreria Joo Distribuzione Via F. Argelati 35 – Milano copertina Palazzetto dello sport– Panyaden International School, CLC Foto: Markus Roselieb
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techné 89 Archi reticolari in bambù
Palazzetto dello sport – Panyaden International School, Chiang Mai, Tailandia
Accoya®
il legno naturale per esterno garantito 50 anni
topic Case sull’albero
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È vietata la riproduzione, anche parziale, di articoli, disegni e foto se non espressamente autorizzata dall’editore Foto: © Stéphane Groleau
Foto: Andrea Thiel Lhotáková
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Foto: Sergio Grazia
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Peter Pichler Architecture, Pavol Mikolajcak
Agri Chapel Yu Momoeda Architecture Office Centro visite La Bonnallie
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Foto: Oskar Da Riz
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archi5 è uno studio di Montreuil, nell’hinterland parigino, che da più di un decennio opera sul territorio francese realizzando edifici che spaziano dalla dimensione privata a quella pubblica di grandi volumi, in particolar modo scuole ed edifici residenziali plurifamiliari. Nel loro percorso hanno abbracciato il legno come materiale principe di molti progetti, soprattutto per la sua sostenibilità ma anche per le possibilità costruttive che esso offre. Abbiamo posto alcune domande allo studio per capire il loro approccio a questo materiale.
Foto: Sergio Grazia
Il progetto del complesso di L’Îlot Vert a Montreuil (F) prevedeva la realizzazione di 24 unità abitative, spazi per attività commerciali e 5 case a schiera. Completato nel 2015, ha ottenuto la certificazione francese BBC Effinergie +.
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Come nasce archi5, all’inizio degli anni 2000?
Guardando i vostri progetti, si nota l’impiego mas-
archi5 è stato fondato nel 2003 da cinque architetti,
siccio del legno, che spesso rimane anche struttu-
già project manager nel loro precedente studio, i quali,
ralmente a vista. Perché ha un ruolo così importante
oltre ad avere una storia comune, avevano già lavo-
tra le vostre opere? La scritta “In material we trust!”
rato insieme in passato.
che attualmente campeggia sulla vostra homepage è
Possedevano, quindi, una solida esperienza in merito
forse riferita proprio al legno?
a varie tipologie di progetto e a tutto ciò che sta dietro
Qualunque sia il progetto, abbiamo sempre conside-
al lavoro legato all’architettura.
rato il materiale nella sua essenza come materia prima
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Foto: Sergio Grazia
Foto: Sergio Grazia
Il complesso a uso misto L’Anthracite, 13 unità abitative e spazi per attività commerciali, a Montreuil (F), pubblicato sul n. 28 di legnoarchitettura, è stato completato nel 2015 e ha ottenuto la certificazione ambientale Effinergie +.
della nostra architettura. Calcestruzzo, acciaio, mattoni o legno sono utilizzati, di volta in volta, per risolvere al meglio i vincoli e i problemi del progetto e del sito. In cosa consistono secondo voi le potenzialità del legno? O quali sono i vantaggi principali rispetto ad altri materiali? Noi consideriamo i materiali come le particelle elementari della nostra pratica architettonica. In questo senso, il legno è stato integrato nel nostro approccio e nella nostra produzione progettuale da diversi anni. Al di là dell’attuale trend che tende a mettere in evidenza e a promuovere le costruzioni in legno, noi lo utilizziamo regolarmente per i benefici che esso offre. È infatti un materiale ecologico e resistente, un vero “serbatoio” di carbonio. Strutturalmente poi, le soluzioni attuali offrono una tale versatilità da consentire la costruzione di ampie campate o anche di grattacieli. Il legno può essere preso in considerazione quindi per una varietà di diversi progetti: alloggi, scuole o impianti sportivi. Oltre alle sue qualità tecniche ed ecologiche, valorizza i progetti in cui viene impiegato attraverso il
Nella pagina a fianco, in basso, il complesso scolastico Jules Verne a Châtenay Malabry (F), pubblicato su questo numero di legnoarchitettura, i cui lavori sono terminati nel 2016.
suo carattere caldo e di qualità. Meglio la prefabbricazione o la realizzazione in opera? Uno dei principali vantaggi del legno è il fatto che esso consente una rapida implementazione e riduce al minimo i disagi della costruzione attraverso un cantiere “a secco” e le sue possibilità avanzate di prefabbricazione. Lavorate spesso con il legno in ambiente urbano, come abbiamo visto per l’Anthracite, pubblicata sul n. 28 di legnoarchitettura, oppure come nel caso della Scuola Jules Verne, pubblicata in questo nu-
Foto: Sergio Grazia
Sotto, il complesso residenziale “On the canal”, 20 unità abitative a SaintDenis (F), ha ottenuto la certificazione francese BBC Effinergie +. La fine lavori risale al 2013 e il legno è stato usato in questo caso solo come rivestimento.
mero. È una scelta, un caso o una sfida? Per noi è principalmente una scelta, quando lo
usiamo, ed è perché pensiamo che sia il modo migliore per rispondere alle problematiche del progetto e creare un design che consideriamo sia il migliore. Al di là del particolare uso del legno, cerchiamo sempre di avere un approccio basato sul contesto per i progetti, che è anche la chiave del nostro lavoro: il sito, il progetto stesso, le sfide sociali e culturali sono tutti elementi che vengono esaminati, analizzati e confrontati. Questi dati vengono poi trasformati in domande alle quali i nostri progetti offrono una risposta dinamica e completa, con gli standard più elevati, che
Foto: Sergio Grazia
sono ormai diventati il marchio di fabbrica di archi5.
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Questo nostro approccio è visibile, leggibile in ogni edificio. Conferisce significato e forma agli oggetti architettonici ed è percepibile nelle applicazioni, negli spazi
La riqualificazione e ampliamento della scuola superiore Louise Michel a Gisors (F), 2015, ha vinto il premio francese Grand Prix CAUE 76 (CAUE – Conseil d’architecture, d’urbanisme et d’environnement de la Seine-Maritime).
e nell’impatto ambientale dei progetti stessi. È l’essenza della nostra fiducia nell’architettura, la sua capacità di migliorare l’ambiente dell’uomo. Negli ultimi anni l’Europa, e la Francia in particolare, sta vivendo un vero e proprio ‘Rinascimento del legno’, con progetti di grande respiro che non si limitano solo a residenze ma spaziano anche nell’ambito del terziario o del pubblico. Si tratta di una moda o di qualcosa con basi più solide? Esiste una tradizione costruttiva francese del legno o si sta fonAbbiamo iniziato a usare il legno nei nostri progetti prima che ciò diventasse una “moda” ma siamo contenti di vedere che questo materiale ecologico e so-
Foto: Sergio Grazia
dando proprio in questi anni?
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Foto: Sergio Grazia
La scuola Angela Davis a Bezons (F) è stata completata nel 2016.
stenibile è sempre più utilizzato in progetti recenti e
cosa migliore da fare. Ci fornisce le risorse tecniche
sta diventando un materiale frequente in vari tipi di
che vogliamo, la forma di cui abbiamo bisogno e il
progettazioni. Con esso abbiamo infatti costruito pa-
“look” progettuale che piace a noi. Ad esempio, nel
lazzetti dello sport, abitazioni, scuole... In Francia, il
caso della scuola di Jules Verne, il legno è stato il ma-
calcestruzzo è stato veramente il materiale da costru-
teriale migliore per la sua versatilità e la possibilità di
zione dominante per anni per gli edifici, e anche noi lo
facilitare i lavori, che sono stati programmati per tre
usiamo quando vogliamo. Ma le cose stanno evol-
anni con l’esigenza di non interrompere le attività sco-
vendo e siamo lieti di accompagnare e promuovere
lastiche. Quindi il legno era perfetto per condurre la-
questo cambiamento sull’uso dei materiali.
vori minimizzando i disturbi e ottimizzando la pianificazione e la costruzione. Era anche il materiale
Come studio realizzate edifici di grandi dimensioni,
migliore da impiegare per rinnovare la scuola attra-
in questi casi il legno è una richiesta del commit-
verso un’immagine progettuale moderna e calda. In
tente o una vostra proposta?
definitiva, era il materiale migliore per costruire un edi-
Dipende dai progetti. Principalmente è una richiesta
ficio sostenibile.
che viene dal cliente, soprattutto per quanto riguarda le abitazioni, ma a volte la proponiamo noi quando
L’ultima domanda: qual è il progetto a cui siete più
pensiamo che sia la via migliore da seguire per il pro-
legati e perché?
getto.
Domanda difficile, forse il nostro progetto preferito è quello che non abbiamo ancora costruito.
Siete spesso chiamati a progettare scuole. C’è un motivo particolare? Quando usiamo il legno è perché pensiamo che sia la
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incontri
Per approfondimenti: www.archi5.fr
Foto: Sergio Grazia
Sopra, il complesso Le Bourg a Montreuil (F). Completato alla metà del 2017, conta 32 unità residenziali più spazi per attività commerciali.
credits: archi5
A sinistra, un rendering del complesso Jaurés Petit a Parigi, frutto di un concorso vinto nel 2016 e il cui completamento è previsto per il 2020. Offrirà 83 unità residenziali private (costruite in un ex parcheggio ristrutturato in cemento), 74 unità residenziali in regime di social housing, da realizzarsi con struttura portante in legno, e uno spazio commerciale.
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Scuola Jules Verne
Foto: Sergio Grazia
Châtenay Malabry (F)
_1 Uno scorcio del muro del fronte sud che, con le sue forme rotondeggianti, sembra gestire lo spazio in maniera ‘liquida’, non solo verticalmente ma anche in pianta. _2 La parte più a ovest dell’ampliamento, da cui emerge uno dei tre volumi ristrutturati.
Foto: Sergio Grazia
Il complesso unisce i volumi preesistenti – e ristrutturati – letteralmente sotto un unico tetto. Ogni volume (scuola dell’infanzia, scuola primaria, centro ricreativo) rimane indipendente, riunendosi tuttavia in un’identità rinnovata, grazie al tetto verde estensivo sulla struttura di legno al primo piano, che collega e unifica le tre comparse delle parti esistenti e ristrutturate.
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progetti
Foto: Sergio Grazia
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Ubicazione: Châtenay Malabry (F) Progetto: archi5, Montreuil (F) Strutture: Egis, Montreuil (F) Direttore dei lavori: archi5, Montreuil (F) Appaltatore generale: Demathieu & Bard, Chevilly Larue (F) Progetto energetico: Elioth, Montreuil (F) Fine lavori: settembre 2016 Superficie lorda: 10.063 m2 Importo dell’opera: 23.563.287 € (tasse escluse)
Identità rinnovata Dati 3 edifici scolastici degli anni ‘60, di forma parallelepipeda e privi di particolari qualità architettoniche, si trovi il modo di riqualificarli e collegarli in un’unità coerente ed esteticamente convincente. Forse è stato questo il brief di fronte al quale si sono trovati i progettisti di archi5, che i lettori di legnoarchitettura già conoscono dal numero 28, sul quale fu pubblicato il loro edificio multiresidenziale L’Anthracite, per il loro progetto di riqualificazione e ampliamento del complesso scolastico Jules Verne, nella cittadina di Châtenay Malabry, nell’Île-de-France. Il Jules Verne comprendeva, originariamente, tre edifici in c.a. separati tra loro risalenti agli anni ‘60, più un altro edificio degli anni ‘90, aggiunto quando la popolazione della cittadina crebbe. Quest’ultimo è stato demolito mentre gli altri 3 edifici, completamente ristrutturati internamente, hanno ricevuto un involucro – in legno – più efficiente dal punto di vista energetico. Al di là, tuttavia, della riqualificazione, la caratteristica principale è la creazione della grande copertura lignea – che è anche ampliamento – per collegare i tre volumi (scuola dell’infanzia, scuola primaria, centro ricreativo) e dare loro un’identità e un aspetto comuni. Il tetto e le chiusure verticali sottostanti sono stati prefabbricati in officina e montati in loco, permettendo così di condurre il cantiere con meno fastidi possibili per le attività scolastiche. I lavori di costruzione sono stati infatti suddivisi in tre fasi, ciascuna delle quali corrispondeva a un anno scolastico. Quindi, durante ogni periodo, un terzo della scuola è rimasto chiuso per lavori, mentre gli altri due terzi venivano utilizzati normalmente. Le facciate degli edifici, sia quelle dei volumi ristrutturati che dei nuovi ambienti in legno, presentano elevati standard di efficienza termica, isolamento acustico e tenuta all’aria, caratteristiche obbligatorie per un progetto BBC (Bâtiment Basse Consommation), cioè a basso consumo, com’è quello della Scuola Jules Verne.
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A scala urbana, anche l’antistante Place de l’Enfance (a nord del complesso scolastico) è stata rinnovata ed è diventata un nuovo spazio pubblico nonché punto di riferimento per il quartiere.
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pianta piano primo
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_3 Uno scorcio da est del fronte nord del complesso Jules Verne, che si affaccia verso l’abitato.
Foto: Sergio Grazia
Foto: Sergio Grazia
_4 Uno dei patii che si aprono al piano terra, a sud.
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A livello del terreno, la pianta prende la forma di uno strato verde costellato di patii che portano luce negli spazi più interni. Al design bioclimatico della struttura si è affiancata poi la scelta di sistemi impiantistici efficienti (pozzi canadesi per il preriscaldamento dell’aria, ventilazione meccanica a doppio flusso, riscaldamento a pavimento a bassa temperatura) con cui è stato raggiunto il livello BBC (Bâtiment Basse Consommation) e un consumo energetico totale inferiore a 80 kWh/m2 all’anno.
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fronte nord
fronte sud
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Uno degli spazi creati dal nuovo ampliamento in legno con la particolare struttura a rombi della copertura nella quale si aprono dei triangoli che permettono alla luce naturale di penetrare al piano terra.
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progetti
Foto: Sergio Grazia
Dida
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Foto: Image contemporaine
Sopra, la vista aerea da sud-ovest permette di comprendere al meglio il ruolo di ‘tessuto connettivo’ dell’ampliamento in legno.
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_struttura________ I nuovi volumi in legno del complesso scolastico Jules Verne “scorrono” attorno ai tre vecchi edifici, che contengono la scuola elementare, la scuola materna e gli spazi ricreativi e sportivi. Inoltre, l’attuale estensione in legno propone un’offerta maggiorata di aule nonché una nuova, grande sala da pranzo. Il telaio strutturale è in legno lamellare, certificato dall’associazione francese Acerbois, la quale garantisce la provenienza da foreste a gestione sostenibile. Gli elementi portanti della copertura sono organizzati in un gioco di rombi che caratterizzano l’espressione architettonica della scuola. Le chiusure verticali dei nuovi ambienti sono state realizzate con elementi prefabbricati in telaio di legno così come in legno sono anche i rivestimenti esterni dei nuovi volumi, materiale che fa da contrasto ai pannelli di zinco dei parallelepipedi degli edifici esistenti. Il design del tetto è nato quasi spontaneamente, con lo scopo di unire i tre vecchi edifici scolastici, trovandosi così quasi costretto a seguire la topografia locale. Per questo si snoda come un’onda verde lungo un terreno in pendenza con un dislivello di 10 metri da est a ovest. Un tetto che unisce tridimensionalmente, come se fosse un elemento “liquido”, tre edifici, sia in pianta che in sezione, creando un tutt’uno armonico.
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sezione trasversale centrale
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progetti
Foto: Sergio Grazia
Anche nelle nuove aule la struttura del tetto rimane a vista.
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Un dettaglio dell’ampliamento curvo.
Foto: Sergio Grazia
Il progetto del complesso Jules Verne ha previsto anche un’oculata gestione delle acque meteoriche. A partire dai tetti verdi, che assorbono e trattengono parte delle precitipitazioni, passando attraverso l’infiltrazione delle acque nel terreno e alla loro raccolta in apposite fosse per il deflusso, una buona quantità finisce in un apposito bacino di raccolta, limitando così notevolmente il tasso di rifuito da conferire nelle rete fognaria pubblica.
Due immagini di uno degli edifici riqualificati di cui è stata mantenuta sostanzialmente solo la struttura portante originale in telaio in c.a., nonché i solai. I tamponamenti sono stati in seguito realizzati in legno e rivestiti con pannelli in zinco sulle tonalità del grigio.
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progetti
Una porzione di tetto in fase di realizzazione con le travi lamellari sagomate in primo piano, le quali, adattandosi ai dislivelli del terreno, rendono ‘movimentata’ la copertura. La costruzione del tetto è iniziata dall’estremità ovest per poi proseguire verso est.
Un dettaglio della trave di bordo a cui si collegano le altre travi della struttura portante.
Poiché era fondamentale rispettare il programma, ogni sezione del progetto doveva essere completata entro l’inizio del periodo autunnale di ogni anno. Il lavoro iniziale di demolizione è avvenuto durante le vacanze estive, quando all’interno dei locali scolastici non c’era nessuno. L’uso di pannelli prefabbricati per le chiusure verticali – parzialmente visibili nell’immagine in alto di questa pagina – ha permesso di ridurre sia i tempi di costruzione sia l’impatto del cantiere sulla vita degli alunni e del quartiere nel suo complesso.
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Foto: Oskar Da Riz
Peter Pichler Architecture, Pavol Mikolajcak
Rifugio Oberholz Obereggen
_1 Il fronte nord-est si apre verso la valle con tre grandi pareti vetrate che caratterizzano questo fronte e che sono orientate ognuna verso una cima differente. _2 Uno dei ‘rami’, dalla cui base si può accedere al rifugio.
Foto: Oskar Da Riz
Foto: Oskar Da Riz
Con questa costruzione, la coppia di architetti Pichler e Mikolajcak, che aveva già lavorato insieme dal 2009 al 2012 a Bolzano, ha liberato il genere “rifugio alpino” da fronzoli ornamentali, progettandone con l’Oberholz una versione alternativa e ricevendo per questo il Plan Award nel 2017.
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progetti
Ubicazione: Obereggen (BZ) Progetto: Peter Pichler Architecture, Milano; arch. Pavol Mikolajcak, Bolzano Collaboratori: Gianluigi D‘Alosio, Simona Alu, Giovanni Paterlini, Matteo Savoia, Silvana Ordinas, Krzysztof Zinger, Jens Kellner Strutture: ing. Andreas Erlacher, Bolzano Appaltatore: LignoAlp, Bressanone (BZ) Lavori: aprile-dicembre 2016 Superficie utile: 296,18 m2
Belvedere sudtirolese Una struttura a sbalzo che sembra crescere direttamente dal massiccio del Latemar, come un albero steso a terra dal cui tronco nascono tre rami: è il Rifugio Oberholz, che è anche bar e ristorante, a più di 2000 m slm, adagiato nel paesaggio delle Dolomiti. Nel 2015 la Obereggen Spa, società che gestisce gli impianti di risalita della zona, indisse un concorso per la costruzione di un rifugio presso la seggiovia Oberholz che fosse architettonicamente e concettualmente distinto dagli altri edifici con la stessa funzione e che avrebbe dovuto essere operativo in tutte le stagioni. Gli architetti Peter Pichler e Pavol Mikolajcak, originari di Bolzano, si aggiudicarono il primo premio e la costruzione si concluse nel giro di 9 mesi. Il progetto si basa principalmente sull’orientamento dettato dalle tre montagne più importanti della zona – il Mendel, il Corno Nero e il Corno Bianco – visibili da quel punto e il cui panorama è ‘catturato’ ed esposto nell’edificio, per essere ammirato, come se si trattasse di una vetrina. Ognuno dei rami di cui si parla all’inizio sviluppa la tipica forma del tetto a due spioventi, generando al suo interno 3 aree separate in cui sono distribuiti i tavoli del ristorante. L’ingresso all’edificio avviene tramite un’ampia terrazza esposta a sud, facilmente accessibile dalla vicina stazione della seggiovia, che consente ai visitatori di accedere al rifugio direttamente all’ambiente bar e al ristorante, con circa 90 posti a sedere, mentre la cucina e i magazzini sono situati perlopiù nell’area ipogea dell’edificio. L’intera struttura è composta da portali in legno di abete rosso che, posti in continuità, enfatizzano esternamente la geometria curvilinea dell’edificio mentre all’interno rimane ben evidente la forma acuta della doppia falda. La distanza fra i portali è variabile e lo spazio tra di essi è tamponato con pannelli di legno di abete. A parte il piano interrato e seminterrato, realizzati in c.a., il resto dell’edificio è stato realizzato con struttura prefabbricata in legno. Dal punto di vista impiantistico, la produzione del calore, distribuito da un sistema radiante a pavimento, e dell’ACS è demandata a una pompa di calore geotermica. La ventilazione di cucina e ristorante è di tipo meccanico mentre i restanti ambienti sono ventilati naturalmente.
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Foto: Oskar Da Riz
livello interrato
Livello interrato 1 spogliatoi maschili 2 spogliatoi femminili 3 staff room 4 magazzino 5 stanza tecnica
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livello piano terra
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progetti
Foto: Oskar Da Riz
Livello piano terra 1 entrata 2 bar 3 cucina 4 magazzino 5 ristorante 6 camino/lounge 7 Stube 8 bar esterno
_3_4 All’interno del ristorante l’atmosfera diventa quasi solenne perché la struttura del tetto a costoloni dei tre ambienti allungati ricorda, a tratti, le navate delle cattedrali. Alla piacevole sensazione aptica, sia all’interno che all’esterno del rifugio, provvede, ovviamente, il legno: rivestimenti interni e strutture portanti in abete, facciate di larice, semplici mobili in rovere. Tutte essenza tipiche della regione, completati da tappezzeria grigio pietra. Il mix di materiale e colore fanno sembrare l’ambiente più un salotto che un ristorante.
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sezione trasversale
sezione longitudinale
Il rifugio è raggiungibile direttamente tramite la seggiovia a esso adiacente. Una volta scesi da essa, ci sono due possibilità per raggiungerlo: tramite un ascensore che conduce direttamente all’interno dell’edificio, oppure, seguendo la strada della pista da sci, che costeggia il rifugio, si arriva a una terrazza panoramica, che costituisce anche l’ingresso principale all’edificio. prospetto ovest
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- barriera al vapore e sigillatura temporanea bituminosa (1,5 mm) - strato di irrigidimento in tavolato grezzo di abete rosso (25 mm) - struttura portante in legno lamellare di abete rosso (120x440 mm) - strato impiantistico con elementi metallici di fissaggio a Z per rivestimenti, a scomparsa (40 mm) - rivestimento interno in pannelli a 3 strati di abete rosso (20 mm), qualità a vista AB secondo ÖNORM B 3021/B 3022
Credits: © LignoAlp
Copertura, dall’estradosso: - rivestimento in tavole di larice segate grezze (30x100-140 mm) - struttura portante del rivestimento in listelli di larice tinti di nero (50x60 mm) - elementi in acciaio zincato verniciati a polvere di supporto della listellatura (30 mm) con funzione di distanziatori - membrana impermeabilizzante in PVC (2 mm) - isolamento esterno in poliuretano (120 mm)
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Ligno
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Assonometria della struttura portante in legno. Sono evidenti gli elementi strutturali metallici di supporto e rinforzo che caratterizzano i fronti e gli impluvi della copertura.
_5 In quest’immagine di cantiere è possibile riconoscere il portale frontale in acciaio.
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Foto: Oskar Da Riz
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Credits: © LignoAlp
_6 Uno dei ‘rami’ visto dalla vetrata.
Credits: © LignoAlp
sezione orizzontale della parete
Pareti esterne, dall’esterno: - rivestimento di facciata in tavole di larice segate grezze (30x100 mm) - struttura portante del rivestimento in listelli di larice colorati di nero (30x50 mm) - controlistellatura (strato di ventilazione) in listelli di abete rosso tinti di nero (60x60 mm) - membrana di facciata per rivestimenti parietali aperti - isolamento esterno in fibra di legno tra i listelli (60 mm) - strato di irrigidimento in tavolato grezzo (25 mm) - isolamento tra gli elementi portanti in fibra di legno (185 mm) - struttura portante in legno lamellare di abete rosso (120x440 mm) - strato di irrigidimento e di tenuta all’aria con pannello OSB (150 mm) - strato impiantistico con elementi metallici di fissaggio a Z per rivestimenti, a scomparsa (40 mm) - rivestimento interno in pannelli a 3 strati di abete rosso (20 mm), qualità a vista AB secondo ÖNORM B 3021/B 3022
Dietro la struttura in legno, così semplice ed evidente, si nasconde un sistema ibrido geometricamente complesso, progettato per carichi di neve fino a una tonnellata per m². Le varie parti, infatti, sono state pianificate con precisione fino ai dettagli di posa, poiché tutti i cavi elettrici erano già preinstallati.
sezione verticale della parete
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_7 Un dettaglio della copertura e della terrazza sottostante, dalla quale si accede al rifugio. _8 Il tetto visto dalla seggiovia; è evidente la suddivisione nei tre ‘rami’. _9 Anche all’esterno il legno è il materiale prescelto sia per il rivestimento che per l’arredamento.
Foto: Oskar Da Riz
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Foto: Oskar Da Riz
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Foto: Oskar Da Riz
Le facciate esterne e il rivestimento della copertura sono costituite da doghe di larice giustapposte.
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La posa dei portali in legno lamellare prefabbricati. Cronoprogramma: - progettazione (maggio-giugno 2016), - prefabbricazione (giugno-luglio 2016), - montaggio (agostosettembre 2016), - aperture rifugio (novembre 2016).
Anche gli elementi della copertura, dalla geometria non semplice, sono stati prefabbricati e quindi portati in cantiere. La complessità del progetto è consistita, ovviamente, nella realizzazione dell’idea architettonica, per la quale i problemi da risolvere hanno riguardato: la soluzione della copertura del tetto, l’elevatissimo livello di prefabbricazione con l’inserimento dell’impianto elettrico, il limitato tempo per l’esecuzione e le lavorazioni per le superfici a vista, I lavori di montaggio ad alta quota (2.000 m slm). La posa della copertura con la guaina in PVC e dei supporti in acciaio per il rivestimento in legno ha necessitato di una grande capacità tecnica ed artigianale. A fronte di queste problematiche, l’appaltatore LignoAlp ha potuto aggiudicarsi la realizzazione del progetto grazie alle soluzioni strutturali trovate.
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Yu Momoeda Architecture Office
Agri Chapel
Foto: Yousuke Harigane
Nagasaki (J)
_1_2 A lato, dettaglio dell’interno ripreso dall’esterno di una delle grandi vetrate; nella pagina accanto, il volume della cappella come appare dall’ingresso, il quale è posto lungo il corridoio che connette il luogo sacro con l’albergo adiacente.
Foto: Yousuke Harigane
Di notte l’attenzione è focalizzata sulla struttura e in particolare sul suo riflesso nelle vetrate il quale dilata, quasi a raddoppiare, lo spazio. Gli arredi interni – solo i banchi della preghiera e l’altare, anch’essi in legno di cedro – completano visivamente l’edificio, altrimenti totalmente candido.
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progetti
Foto: Yousuke Harigane Foto: Yousuke Harigane
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Ubicazione: Yotsuemachi, Nagasaki (J) Progetto: Yu Momoeda Architecture Office, Fukuoka (J); capoprogetto: Yu Momoeda; team di progetto: Yuko Abe, Takayo Fuchigami Strutture: Mika Araki - Jun Sato Structural Engineers Co. Ltd., Tokyo (J) Appaltatore: Yuji Ide, Masanobu Ide, Yoshihiro Iwanaga - Yushin Construction, Nagasaki (J) Lavori: giugno-ottobre 2016 Superficie totale: 125,27 m2 Superficie verde: 17.927,55 m2
Gotico contemporaneo Quando pensiamo alle straordinarie chiese gotiche, richiamiamo alla memoria l’immagine archetipica di questi edifici con i loro archi rampanti che sostengono le slanciate strutture, le colonne altissime che definiscono lo spazio e le vetrate coloratissime che, raccontando episodi religiosi, rischiarano gli interni. Tali aspetti sono stati magistralmente reinterpretati in una piccola cappella per matrimoni annessa a un hotel, un tempo centro di formazione comunale, e situata all’interno di un grande parco naturale ad alcuni chilometri da Nagasaki, in Giappone. Agri Chapel rilegge, infatti, i principali elementi dell’architettura gotica religiosa, fondendo assieme l’antico e il moderno, la secolare artigianalità della carpenteria giapponese con la progettazione digitale contemporanea, il funzionalismo costruttivo con la geometria frattale. Dall’esterno la cappella, a cui si accede da un corridoio dell’albergo adiacente, risulta essere una scatola bianca di 10 metri per lato e 8 di altezza, dotata di tre grandi vetrate terra-cielo le quali collegano lo spazio sacro all’ambiente esterno, ai boschi circostanti, alle colline, alle montagne e al mare senza soluzione di continuità e permettono di scorgere la complessa e delicata struttura lignea interna che sembra essere quasi appesa alla copertura. A una prima vista la fitta intelaiatura può sembrare casuale e disordinata, ma guardando verso l’alto il programma strutturale è ben ordinato e delineato; lo schema è pensato su tre livelli – richiamo alla tripartizione delle cattedrali gotiche (contrafforti, navate laterali e navata centrale) – i quali si compongono di semplici colonne e bracci di legno a guisa di albero che si assottigliano e si accorciano verso l’alto fino a sostenere il tetto piano. Tiranti in acciaio dipinti di bianco danno stabilità orizzontale a questa “foresta” realizzata nell’essenza di cedro e con elementi di dimensioni regolari al fine di contenere il più possibile i costi e semplificare al massimo le connessioni.
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Foto: Yousuke Harigane
3
N
_3 Dal basso ben si distinguono i tre ordini costituenti la struttura ramificata che sostiene la copertura piana. La luce naturale che entra dalle grandi finestre enfatizza il contrasto tra il bianco delle pareti e del soffitto e il colore del legno di cedro.
storage shelf
storage shelf
_4 Uno degli alberi della struttura interna in fase di realizzazione.
A
_5 Lo schema mostra il fattore di riduzione in altezza degli elementi costituenti la struttura, a/√2 tipico di un frattale, e di rotazione (45°) delle “chiome” degli “alberi”.
Outdoor Unit Depot
pianta
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storage shelf
progetti
A
1
2
4
3
4 5
navata
corridoio
Esploso assonometrico: 1 Tetto: piano rigido. 2 Struttura in legno interna: supporto dei carichi verticali. Composta da tre ordini di unità simili ad albero in legno di cedro con le seguenti dimensioni dall’alto verso il basso: terzo strato, 60x60 mm; secondo strato, 90x90 mm; primo strato, 120x120 mm. 3 Pareti: muri portanti, resistenti ai carichi del vento e alle forze sismiche. 4 Vuoto: cupola pendente.
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▼ maximum height 1/50
8 1
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beam 180×105
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FG1 210×750
▼ SL=1FL-500 FG2 450×350
Stratigrafia copertura dall’esterno: - lamiera in acciaio aggraffata, colore alluminio zincato anodizzato - sotto copertura impermeabile in asfalto - compensato resistente all’acqua - listello (45x45 mm) - travetti dimensione a scalare per pendenza tetto - massetto in cemento - schiuma isolante rigida - compensato strutturale - tavolato (60x60x4 mm) - travi (60x60 mm) - cartongesso
FG2 450×350
Parete esterna dall’esterno - rivestimento esterno bianco - doppia lastra in calcio silicato (12 mm) - correntino per ventilazione (15x40 mm) - barriera impermeabile all’acqua, permeabile al vapore - compensato strutturale (9 mm) - struttura portante a telaio e lana di vetro (100 mm) - doppio strato compensato strutturale (12 mm) - rivestimento bianco con trattamento per le giunzioni tra le lastre di compensato Solaio contro terra - piastrelle in porcellana - doppio strato compensato strutturale (12 mm) - travetti - pali in acciaio - schiuma isolante rigida (25 mm) - fondazione in cemento - membrana in polietilene - magrone
38 legnoarchitettura_31
progetti
▼ 1FL=GL+20
FG1 210×750
1 bracci obliqui in cedro (60x60 mm) 2 pilastri a 5 fasci (60x60 mm) 3 bracci obliqui in cedro (90x90 mm) 4 pilastri a 5 fasci (90x90 mm) 5 bracci obliqui in cedro (120x120 mm) 6 pilastri a 5 fasci (120x120 mm) 7 bracci orizzontali – tiranti in acciaio (diametro 16 mm) 8 trave di banchina (180x105 mm) 9 dormiente 10 rete para insetti
_la struttura________ Il progetto si ispira alla chiesa di Oura Tenshudo a Nagasaki edificata nel 1864 e ricostruita nel 1879 con un aspetto più gotico; essa è testimonianza della storia della città nipponica dove tracce cinesi ed europee sono persistite, nonostante i due secoli di isolamento politico del Giappone durante il quale l’accesso agli stranieri fu limitato e la dottrina cristiana fu oggetto di persecuzione. La chiesa è il più antico edificio religioso cristiano realizzato in legno nel Paese del Sol Levante ed è stata nominata bene nazionale nel 1933. La visita è quasi obbligatoria per gli occidentali che viaggiano nel paese, pur rappresentando un luogo molto popolare tra i cittadini.
Foto: Yousuke Harigane
La struttura portante frattale che domina l’interno è realizzata mettendo assieme unità simili a un albero che si restringono in spessore e altezza verso la copertura secondo tre ordini. Il primo livello è realizzato da 4 pilastri, composti da 5 elementi di 120 mm, che si aprono come la chioma di un albero in 8 bracci, irrigiditi sul piano orizzontale da tiranti in acciaio bianchi. Il secondo ordine è costituito da 8 colonne formate da 5 elementi di 90 mm, anch’esse caratterizzate da 8 bracci che sono ruotati di 45° rispetto a quelli sottostanti e che sono tenuti in tensione dai medesimi tiranti metallici. L’ultimo livello è costituito da 16 alberi il cui fusto è formato da 4 elementi di 60 mm con 8 rami, ruotati anch’essi di 45° a sostenere il tetto piano. Il primo livello ha un’altezza di 3,5 m, che diminuisce secondo un fattore di riduzione a/√2 tipico di un frattale a 2,475 m per il secondo strato e a 1,75 m per l’ultimo. Le pareti laterali che racchiudono questa struttura sono costruite con un sistema a telaio in legno; esse offrono stabilità laterale ai carichi del vento e del sisma, grazie anche alle piastre a tutta altezza in acciaio poste in corrispondenza delle spallette delle finestre e agganciate ai montanti, e lavorano per sopportare il carico a compressione del tetto fino a un massimo di 25 tonnellate. I tiranti (16 mm) agiscono invece sulle forze orizzontali. Come accennato, gli elementi che costituiscono il reticolo strutturale sono in essenza di cedro e di dimensioni standard così da risparmiare sui costi di costruzione e sulle connessioni. Molte di queste richiamano direttamente l’artigiana lavorazione del legno giapponese, proponendo incastri tradizionali come ad esempio “a tenone e mortasa” – una giunzione composta da un maschio (tenone) e dall’alloggio corrispondente (mortasa) – o unioni con perno o piastre di acciaio per ancorare i tiranti e i bracci/rami obliqui. Questa struttura frattale ha consentito di eliminare qualsiasi elemento verticale dal centro della stanza lasciando la superficie libera.
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Nei disegni di dettaglio a lato è riportata la connessione, sezionata in pianta e in altezza, tra pilastri e bracci obliqui del primo ordine. In pianta i rettangoli retinati corrispondono all’incastro a tenone dei pilastri, tenone le cui dimensioni sono 60x60 mm e 20 mm in altezza (foto verticale a destra) e in cui si innesta la mortasa del braccio. Viti per legno di 6 mm di diametro e lunghe 180 mm connettono la complessa geometria dell’albero. In alzato, la struttura è completata da piastre angolari in acciaio legate da elementi, anch’essi in acciaio, di 2 mm, e da elementi metallici (55x55x4,5 mm, h 270 mm) per l’assemblaggio dei bracci mediante bulloni, incassi rettangolari, spinotti di legno e viti per legno. L’assonometria, infine, mostra la connessione tra i bracci di due “alberi” su cui si installa il prisma in acciaio al quale, a sua volta, sono saldati i tiranti orizzontali (foto orizzontale a destra).
connessione – sezione orizzontale
connessione – sezione verticale
connessione – assonometria
Foto: Yousuke Harigane
Guardando verso il soffitto, ci si rende conto della rotazione di 45° e della riduzione in altezza degli elementi che formano gli “alberi”.
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Realizzazione in cantiere dell’ultimo ordine della struttura. Tutti gli elementi che compongono le singoli unità ad albero sono di dimensioni standard, così da contenere i costi.
A sinistra, uno dei bracci si collega al telaio della parete esterna. Sul pilastro della stessa parete viene fissato il montante in acciaio della finestra che assicura la resistenza al vento. A destra, sul travetto centrale che, assieme ad altri quattro forma la colonna, viene posto un manicotto metallico a cui sono saldati i tiranti che garantiscono la stabilità orizzontale della struttura.
Nelle foto a lato, a sinistra, connessione mediante staffe metalliche tra le parti lignee dell’ossatura della parete in corrispondenza del telaio delle finestre. A destra, completamento di un “albero” del primo ordine.
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Anne Carrier architecture
Centro visite La Bonnallie Parco Nazionale di Mont-Orford (CA)
Foto: © Stéphane Groleau
_1 Il fronte rivolto verso la foresta, a sud, con l’ingresso “ufficiale” al Centro Visite, sulla destra nella foto. I visitatori, infatti, accedono all’edificio da sud, dove un’apertura centrale nel rivestimento color nero rivela le vedute del lago. _2 Una parte del fronte a sudest che si affaccia direttamente sul lago Stukely, con il blocco servizi sulla sinistra e la terrazza panoramica sulla destra.
1
Foto: © Stéphane Groleau
Foto: © Stéphane Groleau
Il concetto architettonico e il sito hanno determinato un rivestimento verticale che ricorda la sequenza di tronchi della vicina foresta.
2
44 legnoarchitettura_31
progetti
Ubicazione: Parc national du MontOrford, Québec (CA) Progetto: Anne Carrier, Robert Boily, Patricia Pronovost - Anne Carrier architecture, Lévis - Québec (CA) Ingegneria strutturale: Les Services EXP inc., Granby - QC (CA) Architettura del paesaggio: Agence Relief Design, Montreal - QC (CA) Appaltatore generale: Construction Longer, Sherbrooke - QC (CA) Fine lavori: luglio 2016 Superficie utile: 430 m2 Importo dell’opera: 2,5 milioni $
Gita al lago Il nuovo edificio del Centro Visite La Bonnallie si colloca nel Parco nazionale canadese di Mont-Orford ed è il terzo e ultimo edificio di tipo ricettivo realizzato sull’area di competenza del parco da parte dello studio canadese Anne Carrier architecture. I laghi, le montagne e le foreste sono stati fonte d’ispirazione per la forma e la materialità del Centro che appare in armonia con il paesaggio e gli elementi naturali che in esso si trovano. Situato su una sorta di declivio, lungo la via che porta al campeggio presente nel Parco, il Centro ha accesso diretto alla spiaggia sul lago Stukely e ospita diverse funzioni. Planimetricamente, la sua forma crea un anfiteatro esterno con gradinate che, nei mesi caldi, ospita eventi all’aperto mentre all’interno gli spazi si suddividono su due piani per accogliere differenti funzioni (per es. deposito di attrezzature sportive al piano interrato, bar, negozio di souvenir e stand informazioni al piano superiore). Il volume dei servizi a sud-est è chiuso e discreto mentre quello che ospita la terrazza panoramica sovrappone tre diversi ‘strati’. Il primo, quello del deposito delle attrezzature sportive al livello più basso, presenta una geometria funzionale ed è in diretta connessione con le attività outdoor e il lago. Il secondo, quello del terrazzo, si adatta alla pianta e alle circolazioni perimetrali aprendosi generosamente all’ambiente esterno sia architettonicamente che con pareti vetrate, infine il terzo, quello del tetto, sale ulteriormente contribuendo a disegnare la forma finale del Centro. La struttura dell’edificio è stata realizzata con un sistema costruttivo misto, in legno e acciaio, dove il legno è stato gestito facendo interagire tra di loro telai in legno massiccio del tipo balloon frame e, per le luci più grandi, portali e travi in lamellare. Il legno è enfatizzato dagli elementi costruttivi che spesso rimangono a vista e dal suo impiego come materiale di rivestimento, sia all’interno sia all’esterno. In quest’ultimo caso, il colore scuro, richiamando le tonalità grevi della foresta, crea una sorta di mimetismo dell’edificio che appare, anche per questo, quasi ‘scolpito’ nella natura del luogo.
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IT LIM
AUX TARV ES ED
LIM ITE
DE S TR AV AU X
ITE
DE ST ARV AU X
LIM ITE
DE S
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LIM
RDJ 287.00
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RDC 290.50
DE ST ARV AU X
101
102 104
102-1
1043 1143
106 105
LIM ITE
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LIMITE DES TR AVAUX
LIMIT ED
100 3401
1143 3401
105-1 3411
3401 3411
S
LIMITE DES TR AVAUX
Foto: © Stéphane Groleau
planimetria
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progetti
Strategie di riscaldamento e ventilazione privilegiano un consumo ottimale di energia passiva affiancando i sistemi ad aria e radiante a pavimento per il riscaldamento. A tal fine, le scelte architettoniche contribuiscono alla schermatura dei carichi di calore e dell’abbagliamento all’interno dell’edificio così come al controllo della ventilazione naturale. Per il progetto del Centro Visite La Bonnallie, lo studio di Anne Carrier ha vinto il Prix d’excellence Cécobois 2016 (Centre d’expertise sur la construction commerciale en bois) nella categoria ‘edifici istituzionali sotto i 1000 m2 di superficie’.
pianta livello interrato
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3 3404
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4 11
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pianta piano superiore
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_3 La geometria dell’edificio delinea l’anfiteatro esterno. Ben inserito nella topografia del sito, lo spazio è utilizzato nella stagione calda per piccoli concerti e performance.
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sezione trasversale
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sezione longitudinale
sezione trasversale sulla terrazza
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Foto: Š StÊphane Groleau
Tetto verde, dall’estradosso: - vegetazione - substrato - barriera antiradice - tappetino capillare - pannello di drenaggio - membrana in polietilene (10 mm) - membrana a doppio strato - pannello di supporto (membrana autoadesiva per sigillare i giunti del pannello) - isolamento di pendenza - isolamento rigido continuo (giunti alternati) - barriera al vapore (bitume elastomerico) - pannello di copertura in calcestruzzo leggero - compensato - struttura in legno (89 mm)
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progetti
3 1 2
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5 6 8
7
1043
1143
1 ghiaia perimetrale 2 bordo in acciaio zincato separatore con alzata di membrana antiradice 3 lamiera in alluminio preverniciato 4 sigillante per finitura continua (sul fondo del giunto) 5 isolante (25 mm) 6 montante in alluminio 7 nastro isolante in neoprene 8 trave di legno
4 3
3 2 Parete esterna, dall’esterno: - rivestimento verticale in legno di cedro scuro (38 mm) - controlistellatura orizzontale in legno (19 mm) - listellatura verticale in legno (19 mm) - pannello isolante con barriera d’aria laminata, giunti sigillati (25 mm) su barre a Z orizzontali - pannello di supporto esterno con guarnizioni di tenuta (13 mm) - montante in legno (38x140 mm) - riempimento della cavità con lana di roccia (140 mm) - pannello di supporto interno con guarnizioni di tenuta (13 mm) - barriera al vapore, giunti sigillati - rivestimento orizzontale in legno (19 mm) - finitura interna (16 mm)
1
4 5
_4 La hall dell’ingresso mette bene in evidenza la struttura lignea, ospitando il desk informazioni, sulla sinistra nella foto, e un negozio di souvenir, sul fondo del locale.
6 7
1 profilo del parapetto 2 sigillatura di tenuta e ritardante di fiamma 3 sigillatura della barriera all’aria con una membrana autoadesiva che si sovrappone di almeno 75 mm 4 lamiera in alluminio preverniciato con punti metallici 5 distanza di 13 mm per consentire l’aerazione 6 blocco di legno per il fissaggio del pannello di supporto 7 sigillatura ignifuga
1 3 3
4
4 2 2
5 6
7
8 9
1 giunto di dilatazione del tetto 2 barriera al vapore 3 ghiaia perimetrale 4 bordo in acciaio zincato separatore con alzata di membrana antiradice 5 piastra continua in acciaio (6 mm) sotto la barriera vapore alla congiunzione delle capriate del tetto 6 trave di legno 7 tondino d’acciaio 8 profilo in acciaio sospeso dal tetto 9 ferramenta per porta scorrevole fissato alla struttura in acciaio 10 porta scorrevole con anima solida
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Foto: © Stéphane Groleau
Una vista dell’edificio da nord-ovest.
_sistema costruttivo________ Sull’esempio dei vecchi capannoni in legno, il sistema costruttivo principale è costituito da travi, pilastri e traverse di legno massiccio. Su tali elementi strutturali, coadiuvati anche da un telaio in acciaio rimasto a vista come il legno, è fissata una pannellatura che, verticalmente, ospita la facciata ventilata rifinita all’esterno con doghe di legno di cedro rosso canadese. Per quanto riguarda invece le campate più lunghe, che sostengono la struttura del tetto, esse sono state realizzate in legno lamellare. Il volume “di servizio” del progetto, quello a sud-est che contiene la cucina, è costituito da pareti realizzate secondo il sistema tipicamente nordamericano del balloon frame, che supportano le travi in legno del solaio e del tetto, dando la possibilità di avere passaggi impiantistici adeguati. Un sistema costruttivo, quello preso in considerazione, che è composto da colonne e travi traverse in legno
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progetti
massiccio sulle quali è fissato il rivestimento traforato che funge al tempo stesso da tirante. Nella parte dell’edificio aperta al pubblico, invece, il sistema prescelto è dato da una serie di portali in legno lamellare a vista. L’assemblaggio risulta singolare poiché all’interno le travi in legno lamellare sono parallele alle componenti del tavolato portante di irrigidimento e chiusura. In questo modo, la copertura del tetto può proiettarsi dall’interno verso l’esterno senza che le finestrature, cioè le pareti vetrate, siano interrotte da travi o pilastri. Solo in terrazza, al limite della vela di copertura, sono stati collocati due pilastri a sostegno. Infine, tre sono i tipi di serramento in legno utilizzati nel Centro Visite per raggiungere gli obiettivi funzionali e architettonici.
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1 bloccaggio del telaio in legno con riempimento d’isolante 2 pannello in calcestruzzo leggero (13 mm) su compensato per esterno (13 mm) 3 trave strutturale in legno 4 piastra di supporto in acciaio zincato con alette di almeno 50 mm e completamente ricoperta da una membrana impermeabilizzante autosigillante tra la parte inferiore della trave e il piano in legno 5 colonna strutturale in legno
Sporgenza del tetto, dall’estradosso: - membrana a due strati - pannello di supporto (sigillatura dei giunti con membrana autoadesiva) - isolante rigido con pendenza (min. 2%) - barriera al vapore in bitume elastomerico - pannello di cls leggero per coperture - compensato - struttura in legno
2 1 3
4
3
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_5 L’ingresso in un’immagine di cantiere. L’edificio è riscaldato, al piano superiore, tramite un sistema radiante a pavimento affiancato all’impianto di HVAC (Heating, Ventilation, and Air Conditioning). Al piano interrato, invece, il condizionamento è demandato esclusivamente all’impianto di ventilazione.
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52 legnoarchitettura_31
progetti
_6 Il fronte sud in fase di costruzione. Sulla sinistra è ben visibile la porzione di edificio realizzato con sistema balloon frame.
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Parete, dall’esterno: - membrana a due strati - pannello in cls leggero (13 mm) - montante in legno (38x89 mm) - riempimento con materassini isolanti - isolamento rigido (25 mm) - pannello in cls leggero (13 mm)
-
3
montante in legno (38x140 mm) riempimento con isolante in materassini pannelli di fibre non bitumate listellatura in legno (19x64 mm) cartongesso (16 mm)
4
Solaio, dall’estradosso: - compensato dipinto (16 mm) - soffitto in legno (38x184 mm) - riempimento con lana insonorizzante - listellatura in legno (19x64 mm) - rivestimento in cartongesso (16 mm) dipinto
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1 ghiaia perimetrale 2 bordo in acciaio zincato separatore con alzata di membrana antiradice 3 lamiera preverniciata di alluminio 4 compensato (13 mm) 5 barriera al vapore 6 sigillante per finitura continua 7 isolamento (25 mm) 8 montante in alluminio 9 nastro isolante in neoprene 10 traversa preforata in acciaio
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Foto: © Stéphane Groleau
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_7 L’atrio centrale lascia libera la vista sul lago e le foreste del Québec. _8 Lo stesso atrio ripreso durante i lavori di montaggio della struttura.
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progetti
Una fase iniziale dei lavori di montaggio della struttura in cui si vedono i primi elementi portanti dei vari telai che compongono l’edificio.
I portali in legno lamellare che costituiscono l’ossatura portante della zona ingresso.
Un dettaglio della struttura all’interno dell’area occupata dal negozio.
A sinistra, il blocco a nordest presenta una struttura portante in acciaio che verrà tamponata con elementi realizzati in opera tramite il sistema balloon frame.
Una fase più avanzata dei lavori, in cui è già evidente il telo traspirante (sopra l’isolamento) su cui verrà posata la listellatura che farà da supporto alle doghe in cedro nero.
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MDH Arkitekter
Moholt Timber Towers Trondheim (N)
Foto: MDH Arkitekter
_1_2 Immagini di 2 delle 5 torri di Moholt 50|50. L’obiettivo del villaggio studentesco, gestito e voluto dall’organizzazione ‘Studentsamskipnaden i Trondheim’, non è solo quello di fornire appartamenti semplici e convenienti, ma anche di avere un ruolo educativo che offra ambienti sociali di qualità per gli studenti della ‘Norges teknisk-naturvitenskapelige universitet’ lontani da casa. Offrendo diverse dimensioni di alloggi collettivi, l’organizzazione lavora attivamente contro la solitudine tra gli studenti, promuovendo la collaborazione, la responsabilità comune e la tolleranza. Per esempio, l’asilo nido del villaggio studentesco offre servizi speciali durante i fine settimana per aiutare i genitori-studenti che devono prepararsi per gli esami. In generale, il progetto vuole dimostrare come l’architettura possa creare un senso del luogo e di appartenenza anche con un edificio dalla funzione relativamente istituzionale che presenta un alto turnover dei suoi fruitori.
Foto: MDH Arkitekter
Il progetto è stato nominato al Mies van der Rohe Award 2017.
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progetti
Foto: MDH Arkitekter
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Ubicazione: Moholt - Trondheim (N) Progetto: Minna Riska, Dagfinn Sagen, Helge Lunder, Ida Revfem, Natasa Zednik, Heleri Nommik, Sigbjørn Willemsen, Benjamin Sjøberg - MDH Arkitekter, Oslo (N) Strutture: Woodcon AS, Brumunddal (N) Appaltatore generale: Veidekke, Trondheim (N) Fine lavori: 2016 Superficie utile costruita: 21.700 m2
5 torri in anticipo di 50 anni Gli alloggi per studenti si presentano spesso come edifici mediocri, se non proprio dal punto di vista costruttivo perlomeno da quello architettonico, con semplici unità abitative impilate l’una sull’altra nel modo più economico possibile e lasciate a se stesse senza funzioni di supporto che le valorizzino, come negozi o altre attività terziarie. Vincitori del concorso indetto nel 2013 dall’organizzazione ‘Studentsamskipnaden i Trondheim’, che gestisce gli alloggi studenteschi e il cui mandato è rendere la vita quotidiana per gli studenti conveniente e facile in modo che possano utilizzare le loro energie per lo studio, gli architetti dello studio MDH Arkitekter di Oslo hanno creato una specie di ‘visione’ per i prossimi 50 anni. Il nome dato all’area, Moholt 50|50, rappresenta un punto di svolta perché 50 anni dopo l’inaugurazione delle prime unità del villaggio studentesco, risalenti agli anni ‘60’70 del secolo scorso, i progettisti vogliono anticipare oggi di 50 anni il futuro dell’area. L’idea vincente ha proposto di utilizzare l’ampio parcheggio centrale del già esistente villaggio studentesco per creare un nuovo centro urbano con nuove unità abitative, un asilo, un negozio di alimentari e attività sportive, contribuendo anche a cancellare il confine, invisibile ma presente, tra il villaggio studentesco e l’area residenziale circostante. Fedele agli ideali dell’organizzazione studentesca, che offre sia spazio privato per esigenze individuali che spazio collettivo per la collaborazione, la responsabilità sociale e la tolleranza, il progetto vincitore ha proposto 5 torri con pianta a Y di 9 piani ciascuna, dove ogni piano è una comunità composta da quindici unità con bagni individuali, e i cui abitanti condividono cucina, sala da pranzo/soggiorno e una sala d’ingresso con il guardaroba. I piani terra di tutte le residenze offrono diversi tipi di funzioni pubbliche: palestra, parrucchiere, centro medico, lavanderia e un negozio di alimentari. Oltre agli edifici per gli alloggi, tutti ovviamente costruiti in legno con standard energetici vicini a quelli delle case passive, il masterplan contempla un asilo nido e una biblioteca con spazi per attività studentesche.
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planimetria
Foto: Ivan Brodey
_3_4 Le torri studentesche nella lunga notte dell’inverno nordico.
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Costruito originariamente tra il 1963 e il 1970, nel 2013 il villaggio studentesco è diventato il fulcro di una competizione architettonica per giovani architetti che ha immaginato e progettato un nuovo piano generale per il futuro del villaggio stesso. Con l’inserimento dei nuovi edifici e delle nuove funzioni, Moholt 50|50 non solo intende creare un nuovo centro urbano ma anche abbattere il confine invisibile tra la zona studentesca e l’area residenziale circostante. Il progetto è sia un masterplan che un progetto di architettura (5 torri di alloggi per studenti, un asilo nido e una biblioteca). Al momento è anche il più grande progetto in legno massiccio in Europa quanto a volumetria.
sezione trasversale al vano scale di una delle torri
piano tipo
pareti esterne, U = 0,13 W/m2K solaio contro terra, U = 0,18 W/m2K copertura, U = 0,10 W/m2K superfici trasparenti, Uw = 0,80 W/m2K
Foto: Ivan Brodey
_trasmittanza media elementi costruttivi________
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Foto: MDH Arkitekter Foto: MDH Arkitekter
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_5 Il vano servizi interno di una delle torri, caratterizzata in questo caso dal colore viola. _6 Una delle camere degli studenti. Anche i mobili da incasso sono fatti con essenza di conifera.
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sezione di dettaglio della facciata
_il rivestimento esterno e il trattamento Kebony________ Poiché le strutture in X-lam delle chiusure verticali presentano caratteristiche di restringimento in direzione tangenziale e radiale, è stato necessario ideare un sistema di rivestimento della facciata che tenesse conto delle variazioni dimensionali dell’intero edificio singolo. La posa dei pannelli verticali è progettata per conferire al sistema di rivestimento una capacità ‘telescopica’, che consente cioè lo ‘scorrimento’ degli elementi permettendo di assorbire il restringimento dei solai lignei senza creare tensioni nel rivestimento. Per la finitura esterna è stata scelta una pannellatura in legno Kebony, un legno modificato prodotto in Norvegia. La tecnologia brevettata Kebony prevede il trattamento di legno tenero – come quello di conifera – con alcol furfurilico, un sottoprodotto agricolo delle industrie del mais e della canna da zuc-
progetti
Parete esterna, dall’esterno: - pannellatura in legno Kebony (95 mm) - listellatura - sistema di isolamento a cappotto in lana minerale (200 mm) - elemento in X-lam (100 mm) - strato d’aria - isolamento - doppio pannello in cartongesso Solaio interpiano, dall’estradosso: - pavimento in linoleum - massetto - strato di isolamento acustico - elemento in X-lam (140 mm) - strato d’aria - isolamento - cartongesso
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3 1
Dettaglio della finestra: 1 scossaline in alluminio anodizzato 2 protezione solare integrata 3 davanzale interno in compensato
_7 Uno degli ambienti comuni, con zona cucina e zona soggiorno.
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Foto: MDH Arkitekter
Come per le facciate, il legno di conifera è il materiale predominante anche all’interno dell’edificio, ricoprendo pareti, scale e alcuni dei soffitti, mentre per il rivestimento dei pavimenti gli architetti hanno scelto del linoleum grigio scuro. In totale sono stati utilizzati circa 6.500 metri cubi di legno.
chero, per polimerizzare la parete cellulare. La formazione di polimeri di furano stabili e bloccati nelle pareti cellulari conferisce al prodotto finale una durata e una stabilità dimensionale notevolmente migliorate, molto simili a quelle dei legni duri di provenienza tropicale. Il recente studio di un’azienda di consulenza ambientale ha dimostrato che il legno Kebony ha un’impronta di carbonio tra 15 e 30 volte inferiore rispetto ai suoi equivalenti di legno tropicale, comprensivi di trattamento e trasporto verso il Nord Europa. Il rivestimento al piano terra è trattato con del mordente per legno antincendio, mentre il resto della facciata non è stato trattato e sarà soggetto, nel tempo, a una naturale variazione di tono colore dovuta all’esposizione alla luce solare e alle intemperie.
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_struttura________
Foto: MDH Arkitekter
Le cinque torri sono tutte alte nove piani per un’altezza di 28 metri. I livelli del seminterrato e del piano terra sono realizzati in cemento armato mentre dal primo al nono piano la struttura è composta da elementi verticali e solai X-lam prefabbricati, il cui legname è certificato PEFC e le cui superfici interne rimangono a vista. Le pareti esterne e interne sono state progettate per essere portanti, così come i vani ascensore e delle scale, parimenti realizzati in X-lam, costituiti da almeno tre strati e, in base ai requisiti statici, utilizzati in diversi spessori. Grazie alla geometria della pianta e alle campate relativamente corte, l’X-lam è risultato adatto anche per i solai. Le superfici di legno sono in gran parte non trattate; solo nelle trombe delle scale hanno ricevuto un rivestimento refrattario trasparente dovuto al rispetto della normativa antincendio, garantita anche dal sistema a sprinkler presente nei vari ambienti. Le pareti esterne, ventilate, costituite da pannelli X-lam di 10 cm di spessore, presentano un cappotto in lana di roccia spesso 20 cm rivestito da elementi sovrapposti in legno di conifera Kebony montati su listelli. I solai hanno uno spessore di 14 cm; negli appartamenti e nei corridoi sono stati rivestiti, sul lato inferiore, con un controsoffitto in cartongesso previo isolamento con lana minerale mentre all’estradosso un massetto galleggiante accoglie un isolamento acustico da calpestio e un rivestimento in linoleum per il pavimento. L’uso del legno, al posto dell’acciaio e dei mattoni inizialmente ipotizzati, ha ridotto del 57% la CO2 emessa dai materiali da costruzione e le emissioni di CO2 associate all’uso di energia si sono ridotte di circa il 70% rispetto ai requisiti richiesti dalle normative norvegesi.
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Foto: MDH Arkitekter
I cantieri delle varie torri si sono susseguiti uno dietro l’altro. In questa immagine, sullo sfondo si vedono 2 torri in stato avanzato mentre in primo piano il livello terra in c.a. sulla destra e, sulla sinistra, la fase di montaggio del secondo livello in legno.
Foto: MDH Arkitekter
Foto: MDH Arkitekter
Queste due immagini aeree evidenziano la struttura in X-lam, compreso il vano scale/ascensore, di una delle torri.
A sinistra, una delle facciate in attesa del pacchetto esterno di isolamento e rivestimento.
Foto: MDH Arkitekter
Foto: MDH Arkitekter
A destra, la posa del rivestimento in doghe di legno Kebony.
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Hut Architectury Martin Rajnis
Post Office
Foto: Andrea Thiel Lhotáková
Sněžka (CZ)
_1 Il lato nord dell’ufficio postale, dove ben si nota l’involucro chiuso dalle schermature in legno e la scala esterna che, racchiusa nella torre cilindrica sulla cui cima sono posti gli strumenti di rilevamento meteorologico, porta alla terrazza panoramica sul tetto. In primo piano, uno degli accessi all’edificio. _2 Vista da sud-ovest. A sinistra, gli altri due accessi al vestibolo che, pur presentando lo stesso sistema costruttivo del restante fabbricato, non è protetto dalla pelle di vetro ma solo dalle schermature. In questo caso la configurazione delle alette di ombreggiamento è aperta per sfruttare, per quanto possibile, l’irraggiamento solare. In basso a destra si intravede parte dell’interrato che accoglie gli alloggi del personale, gli spazi di servizio e un piccolo magazzino.
Foto: Andrea Thiel Lhotáková
L’ufficio postale fa parte di un gruppo di edifici a uso scientifico meteorologico, che comprendono un rifugio/osservatorio, che con i suoi tre volumi cilindrici sfalsati in altezza funge anche da punto panoramico sulle valli sottostanti, e la piccola cappella dedicata a San Lorenzo. Il nuovo fabbricato svolge inoltre la funzione di stazione meteorologica i cui dispositivi di rilevamento – sensori e strumenti – sono collocati sulla parte sommitale della torre che ospita la scala esterna per l’accesso alla terrazza sulla copertura piana. L’ufficio postale, a cui si accede dal lato sottovento (sud-ovest) mediante un vestibolo aperto, è provvisto anche di uno spazio esterno, una sorta di belvedere, ricavato sulla copertura delle cantine della vecchia posta.
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Foto: Andrea Thiel Lhotáková
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Ubicazione: Sněžka (CZ) Progetto: Hut Architectury Martin Rajnis Capiprogetto: Martin Rajniš, Patrik Hoffman, Jan Mach, Tom Plzensky, David Kubík Lavori: 2007 Superficie totale: 112 m2 Volume totale: 690 m2
Cartolina postale Costruire un edificio in un luogo dove la velocità del vento arriva a 250 km/h e dove d’inverno si raggiungono temperature rigidissime non è certo semplice e diventa ancora più difficile quando il fabbricato da realizzare è in legno e si colloca sulla cima più alta della Cechia, all’interno della zona più protetta del Parco Nazionale di Krkonoše (Monti dei Giganti). Per far fronte a queste condizioni i progettisti si sono ispirati alle case delle terre polari e ai rifugi delle spedizioni antartiche, creando con un budget ridotto un’architettura che rimane impressa nella mente dei visitatori. Legno, vetro e acciaio entrano in punta di piedi nel parco per dar vita sul Monte Sněžka al nuovo ufficio postale il quale, a guisa di una scatola allungata, poggia su una struttura metallica leggermente sopraelevata dal suolo e ancorata, a sua volta, al solaio delle cantine del vecchio ufficio demolito; queste ultime, riadattate, ospitano gli alloggi del personale, gli spazi di servizio e un piccolo magazzino. La scelta di un volume stretto, lungo, staccato da terreno e con un tetto piano è stata dettata soprattutto dal clima del luogo; si è preferito infatti un edificio rialzato, poiché ciò impedisce la formazione di cumuli nevosi sul lato sottovento, e un tetto piano, perché l’azione del vento su una tale copertura tende a spazzare la neve invece di accumularla verso il colmo, come invece accadrebbe su una copertura a falde gravandone i carichi. Il tetto piano ha permesso anche la realizzazione di una terrazza panoramica a cui si accede tramite una scala esterna chiusa in un involucro cilindrico. La pianta rettangolare inoltre si adatta al programma compositivo spaziale, consentendo la collocazione di tavolini e sedute sui lati lunghi e di un corridoio centrale per il passaggio. L’ufficio postale, dove è possibile comprare e inviare qualche cartolina e trovare un modesto ristoro per riscaldarsi dopo l’ascesa, è realizzato con un sistema a telaio composto da stretti montanti verticali e da elementi orizzontali di legno. Tale struttura, delimitata da una vetrata, è riparata da persiane esterne che in inverno si chiudono completamente proteggendo il fabbricato dal ghiaccio e dai frammenti di roccia trascinati dal vento; in estate invece l’edificio si apre su ogni lato.
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pianta
Dal punto di vista compositivo l’edificio è costituito da cinque quadrati che formano la pianta rettangolare (3,6x17 m), di cui quattro compongono il vero e proprio ufficio postale e il quinto è invece utilizzato come vestibolo di ingresso. Lo spazio dello scantinato esistente è stato sistemato e ospita, oltre a tutti i locali di servizio e il magazzino, un piccolo alloggio per il personale, che qui al livello inferiore è protetto dai venti dominanti e potrà riposare senza udire alcun rumore. Sopra questo spazio una terrazza aperta allo stesso piano dell’edificio consente di guardare verso le vallate e i paesini sottostanti. I locali igienici sono solo a uso del personale di servizio.
prospetto sud
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Foto: Andrea Thiel LhotĂĄkovĂĄ
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_3 La vista da nord mette in evidenza la struttura metallica su cui appoggia l’edificio in legno, lo spazio panoramico che si apre sopra le vecchie cantine e la terrazza sul tetto.
sezione trasversale B-B
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A
B
A
B
sezione longitudinale A-A
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Copertura (A), dall’esterno: - rivestimento in metallo zincato - guaina impermeabilizzante - isolamento in polistirene estruso - pannello rigido di polistirene - barriera al vapore - perline in legno - telaio in legno portante SSBS
C
Solaio controterra (B), dall’intradosso: - pavimento in legno - tenuta all’aria - struttura portante con perni e tiranti in acciaio con interposto isolamento in polistirene estruso, pannello rigido di polistirene e distanziali per legno - impermeabilizzazione - tavolato in legno in legno
C
Parete (C), dall’esterno: - elementi schermanti mobili in legno su struttura metallica agganciata ai montanti verticali - vetrata a doppio vetro ad altissime prestazioni - pannelli sandwich, isolati in polistirene estruso e rivestiti di legno - struttura SSBS portante verticale in legno
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Foto: Andrea Thiel Lhotáková
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_4 L’interno dell’ufficio postale è caratterizzato dalla struttura portante lignea delle pareti e del soffitto. La botola nel pavimento consente di raggiungere gli spazi sottostanti.
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_struttura________ Dopo oltre un anno e mezzo di lavoro e l’elaborazione di molte varianti, alla fine di febbraio del 2005 furono presentate cinque proposte di cui quella costruita si basava su un sistema in legno modulare, caratterizzato da leggerezza, facilità di trasporto, assemblabilità, modificabilità e smontabilità – quasi un kit fai-da-te – al fine di evitare il più possibile interferenze con la natura circostante durante la costruzione, l’occupazione del suolo e la dismissione futura. L’ufficio postale è realizzato con un struttura a telaio, sviluppata dai progettisti, brevettata e chiamata SSBS, ovvero Special Scaffold Building System (disponibile in acciaio o con legno come materiale portante). Le parti verticali e orizzontali dell’ossatura sono realizzate con tavole di legno di 35x102/210 mm e vanno a formare una sorta di scheletro simile a un’impalcatura o a una scaffalatura. In questo specifico caso gli elementi orizzontali, oltre alla componente fissa, sono formati da due parti isolate internamente che ruotano di 90° rispetto alla componente fissa così da chiudere completamente il volume nei periodi più freddi. A circa 110 cm è stata prevista una tavola centrale estraibile che funge da appoggio per i clienti. I vari elementi sono connessi tra di loro mediante semplici giunti metallici e tiranti che quindi assicurano la resistenza della struttura alle forze e ai carichi operanti sullo stesso telaio; i giunti inoltre sono progettati in modo tale che ciascuno di essi è dotato di cerniere regolabili a seconda delle esigenze costruttive. Riassumendo, sono quattro gli elementi che compongono la struttura dell’ufficio postale; in dettaglio, il primo è costituito dai telai in legno segati di SSBS, il secondo dai doppi vetri ad altissime prestazioni che racchiudono la griglia del telaio SSBS, il terzo da un sistema esterno di schermature regolabili molto resistenti e il quarto da pannelli sandwich isolati internamente, che fungono anche da supporto contro le azioni di ribaltamento del telaio.
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A sinistra, montaggio del sistema strutturale in legno: gli elementi verticali sono rialzati sopra una griglia metallica che li separa dal terreno. A destra, l’ossatura primaria è completata e già in questa immagine si può osservare, sulla destra, il modulo del piccolo vestibolo rispetto all’ampio spazio aperto dell’ufficio postale/rifugio. A sinistra, da sud è possibile vedere che i lavori di recupero degli interrati esistenti procedono parallelamente alla costruzione del nuovo edificio. A destra, dettaglio del telaio ligneo del sistema SSBS; all’interno si notano già i tiranti di acciaio che controventano la struttura.
A sinistra, interno del cantiere: si perfezionano le operazioni di isolamento del solaio contro terra e si ultimano i passaggi impiantistici. Le due immagini a destra mostrano la posa in opera della vetrata che copre completamente l’involucro in legno e della terrazza sul tetto, leggermente sollevata dalla copertura; i montanti metallici dei parapetti sono già stati installati.
Completamento della struttura dell’involucro e realizzazione dell’elemento cilindrico che ospiterà la scala per poter salire sulla terrazza.
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Foto: Tectoniques
Tectoniques
Biodiversarium Banyuls-Sur-Mer (F)
_1 Il corpo scale che dall’ingresso porta ai piani superiori. Si evidenzia il contrasto tra il colore chiaro della struttura in legno e quello scuro del corpo in c.a.
Foto: Tectoniques
_2 A livello della strada il Biodiversarium accoglie i visitatori con una serie di attrezzature, non solo multimediali, che introducono l’ospite alla vita del mondo acquatico.
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Foto: Tectoniques
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Ubicazione: Banyuls-Sur-Mer (F) Progetto e strutture: Tectoniques, Lione (F) Architetti associati: Architecture et environnement, Montpellier (F) Strutture in legno: Anglade Structures Bois, Port-Vendre (F) Acquari: ITF – Ingenierie Thermique et Fluides, Puilboreau (F); Ateliers Coutant, La Rochelle (F) Lavori: luglio 2013 – luglio 2016 Superficie totale: 2.400 m2
Un acquario di legno Con la sua riserva naturale marina che si estende su un fondale di oltre 650 ettari, BanyulsSur-Mer nella regione francese dei Pirenei Orientali è il luogo ideale per esplorare e scoprire la biodiversità delle specie acquatiche. Il mare assume un aspetto rilevante anche sulla terra ferma dove è al centro della ricerca di due prestigiose università – Pierre et Marie Curie e Sorbona che dal primo gennaio 2018 formano un’unica istituzione – grazie al Laboratoire Arago, osservatorio oceanico costruito nel 1882, e al Biodiversarium, l’acquario di recente realizzazione. Quest’ultimo, in particolare, si insedia su un lotto caratterizzato da uno spazio costruttivo limitato, stretto tra il molo del porto e i primi declivi dei Pirenei, e occupato precedentemente dagli alloggi dei ricercatori e degli studenti, demoliti e riedificati a poche centinaia di metri. Il Biodiversarium è un fabbricato denso e compatto che va oltre la collocazione fronte mare, rispondendo con la sua forma astratta e silenziosa alle richieste della committenza senza creare un edificio eccessivamente spettacolare in un’area già contrassegnata da una vasta gamma di stili. La sua pelle iridescente di alluminio perforato nasconde un programma compositivo complesso che è possibile suddividere in due distinti mondi: il primo è rivolto al grande pubblico che si muove lungo spazi dalle superfici nere su cui si affacciano i 20 acquari di varie dimensioni e che sono corredati da attrezzature multimediali a supporto del visitatore; il secondo, meno conosciuto, è destinato alla ricerca e ospita gli spazi di lavoro, soprattutto i laboratori, costituiti da stanze pulite, chiare e illuminate dalla luce naturale. Questa dicotomia – pubblico/privato, chiaro/scuro – si riscontra anche nel sistema costruttivo adottato, una scatola in cemento armato che racchiude i laboratori, gli acquari, lo spazio e-learning e la sala conferenze e su cui si innesta una struttura in travi e pilastri lamellari, quasi una seconda pelle, che accoglie aree aperte, scale, passerelle e all’ultimo piano i laboratori, che in parte possono essere frequentati anche dal pubblico, tutti con affaccio sul porto.
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Il Biodiversarium ospita: al piano terra, oltre a tutti gli spazi a servizio dell’accoglienza, un negozio per articoli da regalo, la zona di quarantena e le aree di allevamento, i vani tecnici per la filtrazione dell’acqua marina; al primo piano gli acquari pelagici, i laboratori di approfondimento, la piattaforma interattiva (mostra permanente, proiezioni, lenti binoculari, microscopio, sfera 3D interattiva, spazio di proiezione) e la sala conferenze; al secondo piano gli acquari pelagici, lacustri e d’acqua dolce, un’area sensoriale con la possibilità di toccare con mano alcune specie marine, gli incubatori aziendali, i laboratori di biologia e batteriologia (visibili al pubblico). All’ultimo piano, i laboratori di ricerca (chimica, biomolecole, coltura cellulare, ecc.) e gli uffici dei ricercatori. planimetria
pianta livello secondo
sezione longitudinale
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assonometria generale
secondo livello
primo livello e solaio superiore
terzo livello - struttura del tetto
livello piano terra
struttura terzo livello
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1
sezione di dettaglio della facciata su strada
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A
_3 Il rivestimento in alluminio anodizzato perforato è supportato da una struttura in montanti e travi in legno che a loro volta si connettono alla vera e propria struttura in legno dell’acquario. _4 Le aree dedicate all’accoglienza, all’approfondimento delle specie marine e lacustri e i laboratori sono realizzate con un sistema a trave e pilastro in legno lamellare che si uniscono al cuore massiccio dell’edificio in c.a.
_la facciata________
B
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L’elemento distintivo del Biodiversarium è proprio la facciata. Rivolta a nord e verso il mare, essa è realizzata in alluminio anodizzato per resistere alle forze corrosive dell’ambiente marino e funge al contempo da schermo per l’edificio, offrendo protezione dal soleggiamento e dalle intemperie e creando lo sfondo per l’ambiente scenografico in cui esso sorge. Le micro perforazioni lungo l’intera facciata creano un effetto a specchio unidirezionale: dall’interno i visitatori guardano attraverso la superficie, mentre dall’esterno l’involucro è praticamente opaco. L’opposto accade di notte, quando la luce artificiale interna rivela la presenza organica del volume attraverso la pelle esterna e palesando profondità e forme complesse e intrecciate. La finitura iridescente dell’alluminio anodizzato fa inoltre riferimento all’ambiente marino e stabilisce un collegamento fisico con l’architettura nautica dei dintorni e con le barche nel porto.
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dettaglio A
Dettaglio A 1 panca composta da pannello a 3 strati (320 mm), trattata con vernice opaca incolore e fissaggio non visibile dal basso 2 alzata in pannello in legno 3 strati (18 mm), trattata vernice opaca incolore, fissaggio con viti coniche a testa esagonale comprese e interruzioni per l’integrazione delle bocchette di insufflaggio aria 3 struttura in legno 4 battiscopa in legno sbiancato 5 finestra con telaio superiore e inferiore in acciaio e senza montanti metallici intermedi 6 tavola d’acqua (fontana: unico elemento prefabbricato composto da lamiera di acciaio inox (2 mm) su supporto in pannello multistrato di legno qualità marina con faccia inferiore sbiancata, da vasca rialzata (20 mm) con parti visibili in finitura spazzolata in acciaio inossidabile e da tubi squadrati in alluminio anodizzato 7 fontana 8 fissaggio puntuale anti sollevamento 9 impermeabilizzazione in PVC grigio chiaro 10 rivestimento in alluminio pieno anodizzato 11 schermo all’acqua 12 trave in lamellare 13 perno regolabile in alluminio 14 struttura orizzontale (tubo quadrato in alluminio anodizzato) per fissaggio rivestimento di facciata 15 pedana smontabile in alluminio anodizzato per l’accesso sotto la tavola d’acqua 16 struttura in legno lamellare 17 rivestimento in alluminio anodizzato perforato 18 profilo di desolidarizzazione a Ω in alluminio anodizzato
Dettaglio B 1 pannello a tre strati (18 mm) colorato con fissaggi visibili secondo progetto 2 spazio riservato per strumenti multimediali 3 profili di fissaggio nascosti 4 pannello stratificato massiccio (8 mm) 5 pannelli in legno 6 rivestimento in alluminio pieno anodizzato 7 schermo all’acqua 8 trave in lamellare 9 struttura in legno lavorata 10 rivestimento in alluminio anodizzato perforato 11 profilo di desolidarizzazione a Ω in alluminio anodizzato 12 griglia in alluminio anodizzato
6 9 7 10 8 1 11
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Dal porto l’acquario si presenta compatto e chiuso, lasciando solo ai laboratori al secondo e al terzo piano l’affaccio vetrato sul mare.
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85 Foto: Tectoniques
_gli acquari________ La profondità degli acquari di 11 metri è enfatizzata dalle superfici scure sia all’interno delle vasche che sulle pareti esterne in modo tale da creare l’atmosfera adatta per il visitatore che così si immerge nell’oceano. In termini scenografici, a ogni acquario corrispondono sulla parete opposta sistemi interattivi che completano l’esperienza della visita. Le vetrate sono a filo muro, quasi dei quadri viventi, e l’acqua che riempie le vasche viene prelevata dal mare, filtrata e riscaldata geotermicamente. Gli scenari degli acquari sono stati creati da Ateliers Coutant che, per creare le forme desiderate, ha plasmato la resina. Successivamente queste sagome sono state rivestite da strati di cls, tinteggiate e immerse nell’acqua marina affinché la vegetazione naturale le colonizzasse. Visto il periodo di tempo necessario per lo sviluppo di questo processo, la fauna marina è stata introdotta progressivamente (i primi pesci hanno scoperto la loro nuova casa a inizio marzo 2017) e il pubblico li ha visti solo alcuni mesi dopo l’inaugurazione della struttura.
Foto: Tectoniques
Una vista del sistema distributivo verticale: le scale si susseguono per portare i visitatori agli acquari, alle sale conferenze e multimediali e ad alcuni laboratori, quelli di biologia ad esempio, che sono accessibili anche al grande pubblico.
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La struttura in legno è interamente rivestita dallo schermo di tenuta all’acqua e all’aria. Si nota anche l’intelaiatura, anch’essa lignea, per l’aggancio dei pannelli in alluminio.
La parte riservata al grande pubblico e i laboratori e gli uffici all’ultimo piano sono realizzati mediante un sistema a travi e pilastri in lamellare.
La sequenza ritmica di pilastri e travi in legno definisce anche spazialmente il piano, suddiviso chiaramente in uffici e zone di ricerca grazie a partizioni a secco; queste consentono la rimodulazione degli spazi in futuro a seconda delle esigenze della committenza.
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Bambù, sport e teatro Calcetto, pallacanestro, pallavolo, badminton, un palco mobile per spettacoli teatrali e spazio per 300 studenti sono le possibilità che offre il nuovo palazzetto dello sport della Panyaden International School di Chiang Mai, nel nord della Tailandia. La sala multifunzionale, aperta su tutti i lati, rimane protetta dalle intemperie grazie al tetto ribassato dalle forme rotondeggianti che permette però una ventilazione naturale. L’ispirazione formale di questa struttura, realizzata totalmente con fasci strutturali di bambù locale, è stata fornita agli architetti Markus Roselieb e Tosapon Sittiwong dal fiore di loto che, tradotta nella forma organica di pianta e tetto, sembra accogliere e proteggere studenti e spettatori.
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Chiangmai Life Architects
Archi reticolari in bambù
Foto: © Markus Roselieb
Palazzetto dello sport – Panyaden International School, Chiang Mai, Tailandia
Chiangmai Life Architects Lo studio, fondato nel 2010 dall’architetto austriaco Markus Roselieb, cui si è aggiunto nel 2013 il tailandese Tosapon Sittiwong, è specializzato in architettura in terra e in bambù. Gli edifici realizzati dallo studio tailandese negli ultimi anni hanno ottenuto importanti riconoscimenti internazionali (World Architecture Festival 2015, Chiangmai Design Award for Architecture, Idea-Tops Green Architecture Award 2017).
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Il bambù, una pianta erroneamente definita ‘legno’ al quale tuttavia assomiglia se non altro per le caratteristiche costruttive e le innegabili qualità ecologiche, fa subito pensare a zone tropicali, in particolar modo asiatiche di cui, in effetti, è originaria e dove costruttivamente riesce a esprimere il meglio di sé. Quest’erba ‘gigante’ parrebbe essere il materiale da costruzione ideale, con la sua resistenza a trazione paragonabile a quella dell’acciaio e una resistenza a compressione addirittura doppia di quella del calcestruzzo, per non parlare della velocità di ricrescita e della sua facilità di espansione. Eppure ancora oggi non gode di ottima fama proprio in quelle zone dove cresce abbondante perché ancora considerato come materiale da costruzione povero e dei poveri, più adatto per le capanne che non per edifici più grandi. Un pregiudizio in parte smentito non solo dalle opere di alcune archistar del Sudest asiatico ma anche da quelle di chi, più semplicemente, ne sperimenta le potenzialità con lo scopo di sfruttare ciò che la natura ha da offrire, in termini di materiali edilizi. Come nel caso del palazzetto dello sport del complesso scolastico della Panyaden International School (scuola dell’infanzia e scuola primaria con curriculum di stampo anglosassone), nella cittadina di Chiang Mai della Tailandia settentrionale, opera architettonica dello studio locale Chiangmai Life Architects, con il supporto ingegneristico di professionisti responsabili degli aspetti strutturali. Lo studio Chiangmai Life Architects, cha fa capo all’austriaco Markus Roselieb e al suo collega tailandese Tosapon Sittiwong, è specializzato ormai da anni in un’architettura sostenibile ed ecologica che si basa sull’uso di terra cruda e bambù per le sue realizzazioni, creando quindi strutture che ben si adattano al contesto geografico tropicale tailandese, sfruttando al contempo due risorse importanti e sempre rinnovabili: la terra e, appunto, il bambù.
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lorizzato così come, al contempo, devono esserne minimizzati i difetti. Nel caso del bambù, questi risiedono soprattutto nel fatto che, oltre a essere iconograficamente il cibo preferito dai panda, è spesso facilmente soggetto a deterioramento da parte di insetti, intemperie (pioggia, sole…) e fuoco. Dall’altra parte il bambù, nel suo essere ‘erba’, presenta un vantaggio rigenerativo rispetto al legno: crescendo più velocemente, una piantagione di bambù estrae più CO2 all’anno dall’atmosfera di una piantagione di alberi altrettanto grande. Inoltre non ha bisogno di essere piantato nuovamente poiché i germogli spuntano dal suo rizoma e, dopo qualche anno, gli steli possono essere nuovamente raccolti. Non c’è quindi mai un disboscamento totale ma, in una piantagione di bambù, ogni anno è possibile prelevare i gambi più vecchi. Infine, dal momento che il bambù riesce a crescere su terreni che non richiedono particolari caratteristiche, si rende adatto anche per la riqualificazione di aree danneggiate o per progetti di riforestazione.
A sinistra, una foto aerea del palazzetto della Panyaden International School, nella quale sono evidenti i 3 ‘strati’ della copertura. Qui sotto, una suggestiva immagine dell’interno del palazzetto, con le arcate reticolari e l’intera struttura in bambù a vista. Sui lati si intravedono le gallerie per gli spettatori.
Il Palazzetto dello Sport di Chiang Mai ha vinto il cinese Idea-Tops Green Architecture Award 2017, accanto a nomi del calibro di MVRDV e Mecanoo.
Foto: © Markus Roselieb
Nelle pagine che seguono ci occuperemo ovviamente del bambù e del progetto del palazzetto di Chiang Mai che si configura come il tassello mancante del complesso scolastico realizzato in mezzo ai campi di riso, rispondendo al contempo anche a richieste di carattere più “spirituale”. Essendo infatti il buddismo alla base delle pratiche educative e di insegnamento della scuola, i committenti hanno chiesto anche ai progettisti di seguire questa filosofia di vita nella misura in cui gli edifici della scuola dovevano rispettare la natura, realizzando manufatti che non entrassero in contrasto con essa, sia architettonicamente che ecologicamente. Lo studio di Markus Roselieb sostiene che sia essenziale impiegare il know-how più moderno per rendere accettabile l’utilizzo di materiali da costruzione naturali, spesso percepiti dalle masse come antiquati o “poveri” e che l’uso ancora limitato di tali materiali sia probabilmente dovuto più alla mancanza di conoscenze tecniche che alle proprietà intrinseche degli stessi. Materiali con un grande potenziale che deve tuttavia essere va-
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Il palazzetto Il palazzetto dello sport della Panyaden International School, oltre che un luogo per l’attività fisica, è anche una sala multifunzionale pensata per eventuali rappresentazioni teatrali, con una superficie utile di quasi 800 m2 (782, per la precisione) e con una durata di vita stimata almeno intorno ai 50 anni. La sala, che richiama la classica forma ovale di uno stadio, ospita un campo da calcetto/basket al coperto o due campi da badminton o tre da mini-volley, ha dimensioni esterne dai 25 ai 36 metri e può contenere fino a 300 persone. Un deposito per attrezzature sportive, che funge anche da camerino all’occorrenza, si trova sul lato corto a ovest, dietro il palco. Dal livello delle 2 gallerie laterali che corrono sui lati lunghi, in
tutto 174 m2, gli spettatori possono seguire i giochi in sala e allo stesso tempo guardare verso l’esterno. Per realizzare tutto questo, l’edificio è stato progettato e costruito con un tetto a sbalzo in modo che gli elementi di supporto in bambù siano sempre all’ombra e all’asciutto. Dal punto di vista costruttivo la sala è stata realizzata con tralicci di bambù prefabbricati artigianalmente, di circa 17 metri di lunghezza. Gli elementi metallici sono limitati al minimo e sono presenti sotto forma di fascette (rivestite poi da corde di canapa) per tenere assieme i raggruppamenti di bambù e nella fondazione dell’attacco a terra. La struttura è stata dimensionata per resistere ai forti
Gli architetti immaginavano una sala abbastanza grande da ospitare 300 alunni allo stesso tempo integrata in modo non spettacolare nel paesaggio delle costruzioni in terra e bambù della scuola, parimenti progettata dallo studio Chiangmai Life Architects. La necessità di maggiore spazio per le attività e gli eventi sportivi doveva conciliarsi con la premessa di utilizzare solo il bambù come materiale da costruzione per minimizzare l’impronta ecologica della struttura - in linea con i principi della Panyaden “Green” School.
Foto: © Markus Roselieb
L’impronta di carbonio del palazzetto è in pratica pari a zero perché il bambù impiegato per la sua costruzione ha assorbito carbonio in misura molto maggiore rispetto al carbonio emesso durante il trattamento, il trasporto e la costruzione stessa.
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venti monsonici che periodicamente investono la regione, nonché a possibili terremoti o altri eventi naturali. Per la corretta conservazione delle strutture, che rimangono a vista senza alcun rivestimento a parte le scandole di bambù sulla copertura e i pannelli, dello stesso materiale, nella zona del magazzino/camerino, si è impiegato del sale di borace, che previene la decomposizione e il deterioramento della pianta, anziché ricorrere a processi chimici potenzialmente tossici. Il trattamento è stato eseguito previa perforazione delle singole camere degli steli di bambù che sono stati poi collocati in un bagno con borace (tetraborato di sodio), un sale utilizzato da tempo immemorabile per diversi scopi, tra cui quelli conservativi, e che previene l’infe-
stazione da insetti e rende ignifugo il materiale. Una questione importante con cui si sono scontrati i progettisti e i committenti del palazzetto riguardava il ruolo delle costruzioni in bambù all’interno delle norme tecniche, carenti, anche nelle zone dove il materiale abbonda, in materia di calcoli statici e limiti di riferimento. A causa di questa lacuna, il progetto, che aveva affascinato la committenza proprio per l’utilizzo del bambù, è rimasto fermo un anno in attesa di un permesso speciale, concesso direttamente da uffici preposti di Bangkok, che desse il via alla costruzione. In tutto il mondo non sono molti gli ingegneri strutturali in grado di calcolare la stabilità degli edifici di bambù, senza contare che esistono circa 1.400 specie di que-
Foto: © Markus Roselieb
Il sistema a tralicci di nuova invenzione è stato costruito quasi esclusivamente con elementi naturali per avvicinare i bambini alla natura e mostrare loro che questi materiali sono effettivamente superiori ai principali materiali da costruzione poiché, a parità di prestazioni, mantengono le stanze fresche e piacevoli da guardare e toccare.
Qui sopra, lo sviluppo dell’idea progettuale, a partire dal fiore di loto, simbolo alla base della filosofia buddista, per arrivare alla copertura del palazzetto.
Foto: © Markus Roselieb
A destra, il lato ovest dell’edificio, con gli unici ambienti chiusi adibiti a magazzino/camerini e delimitati da pannelli, anch’essi realizzati in bambù. Sulla copertura già si vedono i segni del tempo, dati dall’ingrigire delle scandole esposte al sole e alla pioggia.
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1 barra d’ancoraggio in acciaio (Ø 1,2 cm) all’interno del fascio di bambù, lunghezza minima 50 cm 2 bambù 3 barra d’ancoraggio (Ø 1,2 cm)
4 l’acciaio, oltre il fascio di bambù, si collega al calcestruzzo 5 calcestruzzo 6 pietrame
1 2
ground level
4 3
1.900
1.750
0.300
1.000
1.450
5
6
0.150
0.250
dettaglio dell’ancoraggio nel terreno
La struttura primaria del palazzetto è costituita da una serie di archi reticolari in bambù che sono stati prima prefabbricati sul posto e quindi sollevati in posizione con l’aiuto di una gru. I fasci di bambù, di diversi diametri, sono legati tra di loro con fascette metalliche, successivamente rivestite con corde di canapa.
Anche le impalcature erano in bambù.
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0.500
0.250
1.000
sta pianta, ciascuna con caratteristiche diverse. Nel caso del palazzetto di Chiang Mai, la specie utilizzata è stata quella autoctona, per ovvi motivi ecologici ed economici, del Pai Ruak Dum (Thyrsostachys oliveri) che i progettisti hanno recuperato dalla regione e che tornava utile anche ai fini statici, poiché i diametri disponibili potevano essere raggruppati in fasci che meglio si adattavano alla piegatura dei grandi elementi che costituiscono la serie di archi reticolari della sala. Oltre al bambù, sono state impiegate altre pratiche ecologiche che valorizzano la costruzione, come la raccolta dell’acqua piovana, la depurazione delle acque grigie per innaffiare le piante o il compostaggio dei rifiuti alimentari per produrre fertilizzanti e biogas da (re)impiegare nella cucina della scuola.
Nella sala polifunzionale gli archi reticolari, composti da fasci di bambù, in parte inseriti gli uni negli altri, sono piegati e uniti tramite apposite connessioni – parimenti in bambù – per formare una struttura resistente e leggera al contempo, appropriata al caldo e umido clima tailandese di Chaing Mai oltre che architettonicamente integrata nell’insieme della Panyaden International School. Diagonali, montanti, traverse superiori e inferiori di questi archi reticolari sono collegati tra di loro tramite chiodi di bambù. L’elemento metallico è limitato al minimo ed è presente sotto forma di fascette per tenere assieme i fasci (rivestite poi da corde di canapa) e nella fondazione dell’attacco a terra.
“Pai Ruak Dum” è il termine locale che indica la particolare specie di bambù (Thyrsostachys oliveri) impiegata nella costruzione del palazzetto.
Il disegno a lato evidenzia la differenza tra la struttura primaria del palazzetto, data dalle travi reticolari arcuate, e quella secondaria che supporta la copertura e le gallerie laterali.
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Accoya il legno per esterno Accoya® è un legno massiccio ad alte prestazioni che garantisce eccezionali prestazioni di stabilità, durata e resistenza ai fattori climatici. Ottenuto mediante un processo atossico di acetilazione della materia prima e l’utilizzo di una tecnologia brevettata che consentono di mantenere la versatilità e l’aspetto del materiale originario, è ideale per le applicazioni in esterni: facciate, pavimentazioni, arredi per esterno, strutture. È un legno (pino radiata) certificato FSC e PEFC proveniente da foreste sostenibili e a crescita rapida che può sostituire i legnami duri tropicali, i legnami trattati o materiali meno sostenibili spesso utilizzati nelle applicazioni esterne. Accoya® è garantito 50 anni fuori terra e 25 anni in terra o acqua dolce e non necessita di manutenzione in quanto non ha bisogno di protettivi all’acqua e agli agenti probiotici.
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legno acetilato ®
Accoya : il legno naturale per esterno garantito 50 anni
Casa Fantini a Pella (NO), progetto: Lissoni Architettura SpA. Il boutique hotel 5 stelle sorge sul lago d’Orta ed è costituito da due edifici fronte lago, uno antico e uno di nuova costruzione, integrati armonicamente nel paesaggio. Il rivestimento della facciata è in doghe di legno Accoya® intervallate per conferire un equilibrio dinamico ai muri esterni.
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L’utilizzo del legno all’esterno richiede sempre attenzione per evitare una serie di problematiche legate agli agenti atmosferici e all’umidità che ne possono compromettere non solo l’aspetto estetico ma anche la stabilità e la durabilità, richiedendo interventi di manutenzione nel tempo con relativa incidenza dei costi. Al di là delle attenzioni in fase progettuale e costruttiva, necessarie per garantire una efficace protezione dall’acqua, è determinante la scelta della soluzione da impiegare. L’industria del legno ha sviluppato da tempo una gamma di prodotti, che vanno sotto il nome di “legni modificati”, per rispondere alle esigenze dell’impiego all’esterno in rivestimenti, pavimentazioni, serramenti, eccetera. Si tratta di legni sottoposti a trattamenti di tipo fisico o chimico in grado di modificarne sensibilmente le proprietà e in grado di sostituire essenze costose come ad esempio i legni duri tropicali. Uno di questi trattamenti è l’acetilazione, un processo chimico di impregnazione che modifica la struttura del legno, influendo sulle caratteristiche fisiche e meccaniche. Questa soluzione è nota da tempo ma il suo impiego su larga scala è relativamente recente ed è alla base del legno Accoya®, marchio di Accsys Group che ha messo a punto un processo produttivo, con una tecnologia brevettata, in grado di fornire risultati affidabili nella produzione su scala industriale. Dopo uno sviluppo durato alcuni anni e la costruzione di un impianto dedicato in Olanda, nel 2007 il legno Accoya® ha fatto la sua prima apparizione sul mercato. Il processo produttivo consente di mantenere la versatilità e l’aspetto del materiale originario e, allo stesso tempo, di garantire eccezionali prestazioni di stabilità, durata e resistenza ai fattori climatici tanto da fornire una garanzia da parte del produttore di 50 anni per il legno impiegato fuori terra e di 25 anni in terra o acqua dolce. Inol-
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tre, Accoya® non necessita della manutenzione periodica con protettivi all’acqua e agli agenti probiotici. La durabilità è di classe 1, maggiore ad esempio di quella del teak, e la stabilità dimensionale è notevolmente incrementata grazie alla riduzione dei rigonfiamenti e restringimenti del 75% o più, fattore che influisce sulla riduzione dei costi di manutenzione evitando la sostituzione di elementi deformati o fessurati.
Alps Villa a Passo del Cavallo (BS), progetto: Camillo Botticini Architetto. L’edificio è rivestito con una parete ventilata in rame ossidato ondulato e in legno di Accoya® per la grande strombatura che caratterizza la facciata esposta a sud. Il legno della grande strombatura riflette la luce che da sud si rifrange illuminando attraverso le grandi vetrate gli ambienti interni.
Foto: Niccolò Galeazzi
Il processo di acetilazione Il procedimento produttivo impiegato per il legno Accoya® non è un semplice trattamento ma una modifica del materiale attuata attraverso un processo chimico di impregnazione che modifica la struttura chimica del legno nell’intera sezione trasversale, è completamente atossico e non utilizza sostanze chimiche che non siano già presenti nel materiale. Essenzialmente l’acetilazione consiste nell’immergere il legno in un ambiente saturo di anidride acetica; il trattamento induce l’allontanamento di gruppi ossidrilici idrofili (-OH) dalla sostanza legnosa, che vengono sostituiti da gruppi estere (CH3-CO-). Al termine della reazione i gruppi ossidrilici del legno reagiscono con la
parte di anidride acetica non reagita, formando acido acetico (CH3-CO-OH) e vengono così allontanati. In pratica il legno acetilato viene saturato con gruppi estere più stabili e meno idrofili rispetto a quelli idrossilici di origine, si riduce così la sua capacità di scambiare acqua con l’ambiente esterno e, conseguentemente, la sua tendenza a deformarsi. Per questo motivo il legno acetilato ha maggiore stabilità dimensionale; la minore quantità di acqua contenuta nel legno riduce anche la possibilità di attacchi fungini (che sono possibili al di sopra del 20% di umidità del legno) aumentando in pratica la sua durabilità. L’alterazione chimica subita, inoltre, rende il legno meno appetibile dagli insetti xilofagi. Gli effetti dell’acetilazione sono sostanzialmente permanenti e non c’è necessità perciò di ulteriori trattamenti nel corso degli anni. L’acetilazione, in pratica, modifica gli idrossili liberi in gruppi acetili, facendo reagire il legno con l’anidride acetica, derivata dall’acido acetico (che nella sua forma diluita costituisce l’aceto da cucina). Quando il gruppo idrossile si trasforma in gruppo acetile, la capacità del legno di assorbire acqua diminuisce notevolmente, conferendogli maggiore stabilità dimensionale e, dal
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Foto: Niccolò Galeazzi
Dettaglio del rivestimento in doghe di legno Accoya® di Alps Villa a Passo del Cavallo (BS), progetto: Camillo Botticini Architetto.
momento che non è più assimilabile dagli enzimi, eccezionale durabilità. I gruppi acetili, composti semplicemente da ossigeno, idrogeno e carbonio, sono elementi naturali già presenti in tutte le varietà di legno. Il prodotto finale, il legno Accoya®, non libera tossine nell’ambiente: i suoi soli prodotti secondari sono piccole quantità di fertilizzante e di acido acetico, che possono essere riutilizzati. Alterando la struttura chimica del legno, anziché modificarne semplicemente il contenuto chimico, si crea sostanzialmente una “nuova essenza” un nuovo legno; al contrario di altri trattamenti comuni che si limitano a introdurre nel legno sostanze chimiche (come olii, ammoniaca o composti metallici) o plastica.
Legno sostenibile di origine certificata Il legno utilizzato per la produzione di Accoya® è il pino radiata proveniente da foreste gestite in modo ottimale, certificate FSC, PEFC e altre certificazioni regionali. Il tipo di legno utilizzato, grazie alla sua porosità che consente una facile penetrazione dell’anidride acetica al suo interno, favorisce l’acetilazione dell’intera massa legnosa. Si tratta di una specie la cui diffusione permette un approvvigionamento stabile e la cui rapida crescita genera un vantaggio ambientale rispetto ad altre specie visto il maggior volume di massa legnosa prodotta a parità di tempo e di superficie coperta, senza contare gli ulteriori vantaggi legati allo stoccaggio del carbonio che si estendono anche ai prodotti derivati dal legname e
Classe di durabilità
1
Densità
510 kg/m3
Umidità di equilibrio
3-5 % (umidità relativa 65%, 20°C)
Rigonfiamento (essiccato al forno - bagnato)
Radiale 0,7% Tangenziale 1.5%
Resistenza alla flessione
39 N/mm2
Rigidità alla flessione
8790 N/mm2
Durezza (Janka)
Laterale 4100 N Trasversale 6600 N
Conduttività termica
l = 0.13 Wm-1K-1 a norma EN 12667
Resistenza al fuoco
Classe C via ASTM E-84*
* La classe di resistenza al fuoco può essere migliorata ricorrendo ad appositi rivestimenti e trattamenti ignifughi
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Il rivestimento in doghe di legno Accoya® di Casa Fantini a Pella (NO), progetto: Lissoni Architettura SpA. La particolare disposizione delle doghe, il cui taglio enfatizza la qualità materica del legno, conferisce al rivestimento un effetto tridimensionale. Rispetti ad altri materiali il legno Accoya® è facilmente lavorabile a mano o con macchinari, senza necessità di strumenti speciali.
Settori di impiego Date le sue caratteristiche, la destinazione è in tutti quei settori in cui sia richiesta un’elevata durabilità all’esterno. La stabilità dimensionale del legno Accoya®, resa possibile dalla ridotta capacità di scambiare acqua con l’ambiente, è un vantaggio determinante in tutti gli impieghi incrementando la durata delle opere senza il bisogno di sostituzioni dovute alla deformazione del
RITIRO TANGENZIALE* (%) 8 7 6 5 4 3 2 1 0
Teak
Legname Accoya®
Iroko
Sapele
Pino silvestre
*Ritiro tangenziale tipico da completamente bagnato ad essiccato in forno - il test di laboratorio più estremo
DIMENSIONI DEL RITIRO (%) 12 9 6 3 0
Legname Accoya®
Teak
Cedro rosso Cipresso Cedro occidentale giapponese giapponese
Pino Radiata
Test eseguito da SHR, un istituto di ricerca olandese nel settore del legno, per valutare la stabilità dimensionale del legname Accoya®. I test realizzati sul teak, iroko, sapele e pino silvestre sono stati estratti dai dati pubblicati su: Physical and related properties of 145 Timbers Rijsdijk e Peter B. Laming Kluwer Academic Publishers. Il legname Accoya® si è rivelato superiore al legno di Ipè, teak, selangan, cipresso giapponese, cedro rosso occidentale, meranti rosso scuro, pino radiata e cedro giapponese dimostrandosi ideale per applicazioni esterne quali finestre, porte, rivestimenti, impalcature e grandi strutture.
6
D
5 Distorsione (mm)
impiegati a diverso titolo in edilizia. Il legno Accoya® impiegato in esterno può sostituire facilmente i legni duri tropicali a più lenta crescita e le cui forniture di provenienza certificata sono limitate, contribuendo a limitare pratiche scorrette che sono causa della riduzione di superficie delle foreste pluviali tropicali. Dal punto di vista ambientale va tenuto conto che il legno Accoya®, come in generale il legno, utilizza una quantità di energia inferiore a materiali da costruzione quali cemento, vetro, acciaio e alluminio e che è uno dei pochissimi prodotti da costruzione ad aver ottenuto la certificazione Cradle to Cradle SM livello Gold e livello Platino per la categoria “Material Health”. La certificazione MBDC Cradle to Cradle ha valutato il prodotto finale e l’intero processo di produzione, tenendo in considerazione anche le materie prime utilizzate, l’energia, l’acqua e la gestione degli scarti. Di conseguenza le specifiche di Accoya® producono anche ulteriori crediti per i sistemi di certificazione LEED v4, BREEAM NL e per il portale di materiali ecosostenibili Portico di Google. Non sono richieste misure particolari per il suo smaltimento a fine vita: può essere utilizzato per la produzione di energia mediante incenerimento con le stesse modalità previste per il legno non trattato, così come essere avviato al compostaggio. Ovviamente, data la sua lunga durata, versatilità e atossicità, può anche essere riutilizzato e riciclato.
4 3
B
E 2
F C
1
A
0 0
50
100 150 Tempo (ore)
A
Legno Accoya®
D
Larice siberiano
B
Larice europeo
E
Pino
C
Cedro rosso occidentale
F
Thermowood
Test di stabilità del legno Accoya® rispetto ad altri materiali di rivestimento ampiamente utilizzati eseguiti dall’istituto di ricerca TRADA. I materiali sono stati esposti a un ambiente a elevata umidità e lasciati acclimatare. Il grafico mostra le specifiche di aumento in ampiezza e le prestazioni superiori rispetto al cedro rosso occidentale, al larice e al pino.
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Alcuni esempi di utilizzo del legno Accoya® in ambito architettonico: il rivestimento esterno di un edificio, telai per serramenti e una pavimentazione esterna di una villa.
legno a causa dell’umidità e dei fattori ambientali. Prove eseguite da TRADA, istituto di ricerca leader nel settore del legno, su incarico di Accsys Technologies hanno mostrato un comportamento migliore del legname Accoya® impiegato come rivestimento rispetto a pannelli di rivestimento in pino e in larice siberiano. Il test è durato 42 mesi. Alla fine i pannelli di rivestimento in pino hanno dimostrato livelli più gravi di spaccature, trasudo di resina, crepe delle estremità, vernice scrostata sulle crepe, sgranatura, fessurazione superficiale e distorsione degli assi; mentre il larice siberiano ha dimostrato di avere un’ampia fessurazione superficiale e sacche di fenditura della resina. Il legname Accoya®, invece, ha mostrato una superficie di rivestimento piana, senza sollevamento delle fibre del legno, praticamente senza sgranature, spaccature o crepe. La sporcizia esterna è stata facilmente rimossa rivelando una superficie pulita senza problemi di putrefazione, decadimento o rivestimento. Per questi motivi un settore ideale di utilizzo sono le pavimentazioni esterne e i rivestimenti di facciate e coperture. Nelle pavimentazioni, oltre alla bellezza naturale del
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legno, Accoya® può vantare la resistenza a qualsiasi agente climatico, trova un ideale impiego dove sia richiesto l’utilizzo di un materiale che rimanga stabile e non si deformi, non si fessuri, non si gonfi o non si decomponga. Inoltre, è atossico e sicuro per persone e animali e, in estate, garantisce un miglior comfort di utilizzo presentando un aumento della temperatura nettamente inferiore rispetto ad altri materiali come testimoniato da alcuni test con termografia eseguiti in Giappone su tavolati per esterni in Accoya® a confronto con legno termicamente modificato e tre soluzioni commerciali in legno composito (o WPC, Wood Plastic Composite), materiale ottenuto dall’unione di legno e resine termoplastiche. Altro settore che anche nel nostro Paese registra una crescita di interesse è l’impiego a vista per rivestimenti e facciate, coniugando estetica e manutenzioni poco frequenti, oltre a una riduzione complessiva dei costi del ciclo di vita determinata dalla stabilità dimensionale, dalla durabilità e dalla naturale resistenza ai raggi UV. Ideale anche per tavoli, sedie, casette sugli alberi, set da gioco, fioriere e architettura da giardini vista la durata di almeno 25 anni anche a contatto con il terreno,
Un campo comune di impiego del legno Accoya® sono le pavimentazioni esterne, soprattutto in ambiti caratterizzati da presenza di acqua o umidità.
così come per la produzione di serramenti e porte in quanto è naturalmente isolante e più durevole e stabile rispetto ad altri legni. Il legno Accoya® può essere ricoperto con un rivestimento opaco, traslucido o trasparente e la sua minore necessità di manutenzione ne accresce l’efficacia. Inoltre, considerando il costo nell’intero ciclo di vita, i risparmi legati alla durata e alla stabilità con conseguente
minore necessità di manutenzione diventano spesso determinanti rispetto ad altre soluzioni il cui mero costo iniziale può risultare più economico. Il tutto mantenendo l’aspetto e le caratteristiche, migliorate, di un materiale naturale e sostenibile come il legno.
A sinistra: test termografici eseguiti dall’Hiroshima Prefectural Technology Research Institute su tavolati per esterni mostrano un aumento inferiore della temperatura della soluzione in Accoya® rispetto al legno termicamente modificato e al legno composito.
Nota Il legno Accoya® è commercializzato in Italia da Imola Legno, per maggiori informazioni: www.imolalegno.com
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Case sull’albero Alzi la mano chi non ha sognato, almeno una volta nella propria esistenza, di vivere o di trovare rifugio dalle fatiche della quotidianità su una casa aggrappata a un albero, a ‘distanza di sicurezza’ dalla terra. È proprio quello che promettono le 3 case sull’albero delle pagine seguenti, dal Circolo Polare Artico alle Alpi Giulie passando per una foresta francese dove riecheggiano le gesta dei Tre Moschettieri. Un mito dell’infanzia che può diventare realtà per qualche giorno – e anche per qualche notte – poiché si tratta di camere d’albergo spesso molto esclusive, che promettono stretto contatto con la natura e un rispetto della privacy quasi totale.
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Foto: Massimo Crivellari
Una Pigna nel bosco Claudio Beltrame + DomusGaia
Una foresta tra le più antiche e intatte in Italia, dove gli abeti rossi vengono ancor oggi usati per costruire strumenti musicali viste le speciali qualità del loro legno, ospita due case sugli alberi il cui nome, Pigna, richiama gli strobili che crescono sulle fronde delle conifere. E dello strobilo queste case condividono anche la forma, solo a scala maggiore, e, come lo strobilo chiuso da brattee, esse presentano un rivestimento esterno in piccole scandole di larice che ben si adattano alla forma curva dell’involucro. Progettate a seguito di un concorso di architettura nel 2014 e costruite lo scorso anno, le case sono testimonianza di una nuova forma di turismo green, rispettoso dell’ambiente e della natura, dove la vista, l’udito e l’olfatto diventano i protagonisti di un’esperienza multisensoriale.
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Le case sono state realizzate su tre livelli. Al primo piano, situato a 2,5 m dal suolo, si apre la terrazza panoramica, coperta e con vista sul paesaggio a 360°, e da qui una scala porta alla zona living del secondo livello in cui è presente l’ingresso della casa, che avviene tramite una passerella ancorata al terreno. Lo spazio giorno accoglie un angolo cottura con un piccolo vano di servizio, il bagno e il salottino di fronte al quale si apre una vetrata scorrevole che porta a un piccolo balcone e grazie alla quale il contatto con la natura è garantito costantemente. Percorrendo l’ultimo tratto di scala si accede infine al terzo piano, dalla pianta circolare, dove è ospitato il letto matrimoniale sopra il quale campeggia un abbaino vetrato per godere del cielo stellato. Un’attenta progettazione ter-
Foto: Massimo Crivellari
moigrometrica ha permesso di creare due Treehouses energeticamente sostenibili e confortevoli.
La struttura
Foto: Massimo Crivellari
Foto: Massimo Crivellari
Le due case sull’albero si sviluppano verticalmente per 8,5 m e per 6,5 m in larghezza secondo un sistema portante di centine in legno lamellare curvato e solai in X-lam, raggiungendo un’altezza dal suolo di oltre 10 m; l’involucro così costruito è stato isolato con fibra di legno, protetto dal vento e dall’acqua e rivestito con scandole di larice. La Pigna è sostenuta da supporti ancorati all’albero e al terreno; la passerella di accesso funge da ingresso per persone diversamente abili, mentre la scala interna conduce alla camera panoramica. Il progetto è stato ben curato sia dal punto di vista costruttivo che ambientale; a questo proposito la selezione degli alberi a cui vincolare le due case è stata attentamente effettuata valutando con cura le caratteristiche delle piante e cercando di impattare il meno possibile sulla pianta stessa.
Ubicazione: Marborghetto - Valbruna (UD) Progetto e DDLL: arch. Claudio Beltrame, Tarvisio (UD) Strutture: ing. Loris Borean, Pordenone Appaltatore: DomusGaia, Feletto Umberto (UD) Lavori: 2017 Superficie utile: 70 m2 107
Foto: © Marco Lavit Nicora
ORIGIN Tree House Atelier LAVIT
Un luogo singolare e ricco di storia, all’interno dei possedimenti del castello francese di Raray, a un’ora d’auto a nord di Parigi, ospita la casa sull’albero ORIGIN, letteralmente appesa a una quercia centenaria. Una casa che è in realtà una camera d’albergo di poco meno di 25 m2 il cui riferimento archetipico è il nido. La sfida architettonica era quella di creare una stanza d’albergo funzionale, confortevole ma allo stesso tempo fedele alla prima ispirazione del progetto, il nido sull’albero appunto. Il design ha portato alla razionalizzazione della logica di assemblaggio dei rami raccolti dagli uccelli per creare i loro rifugi riuscendo a creare un punto d’incontro tra poesia e maestria artigianale. La casa sull’albero ORIGIN si inserisce con discrezione tra le
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querce centenarie della foresta del Château de Raray, come se fosse sempre stata parte del paesaggio. L’accesso è dato da una sequenza di spazi immersi nella natura: si inizia passando dalla piattaforma sospesa su un’alta quercia a trenta metri di distanza dalla casa sull’albero – che ospita una spa riscaldata – per poi percorrere una passerella di legno, a dieci metri d’altezza, che porta dritti nel cuore del nido. Qui, una scala in legno invita a proseguire la salita a stretto contatto con l’albero, per raggiungere una grande terrazza panoramica, un belvedere sulla foresta di querce dei possedimenti dell’antica dimora, sorprendente quanto inatteso perché nascosto dal rivestimento esterno in legno. La pianta ottagonale che dà forma al ‘nido’ organizza
Foto: © Marco Lavit Nicora
lo spazio attorno al tronco, incorporandolo nel volume abitato come protagonista dello spazio stesso. Nonostante il tronco rimanga all’esterno dello spazio climatizzato, le grandi vetrate ne fanno percepire la presenza come se fosse all’interno.
Struttura
Foto: © Marco Lavit Nicora
Il nido di Raray è realizzato con una struttura a telaio di legno costruita attorno alla quercia, a cui ‘si aggrappa’, dotata di tutti gli strati coibenti e impermeabilizzanti necessari. I rivestimenti interni e il mobilio sono stati realizzati con legno di pioppo, mentre la struttura e l’intrico di listelli esterni, che vogliono richiamare la tessitura di rami e rametti di un nido, sono in Douglas. L’accesso può avvenire solo dalla passerella sospesa, la quale sbocca nel piccolo patio che si sviluppa attorno al tronco della quercia; da questo livello una scala a pioli porta sul terrazzo superiore, dal quale la vista spazia a 360° sulla foresta circostante. Intorno al patio, gli spazi della camera si sviluppano in successione: dall’ingresso alla zona giorno, in senso orario alla zona notte, fino a uno stretto corridoio con tre porte scorrevoli che danno accesso rispettivamente a uno spogliatoio, a un bagno ben attrezzato e a un armadio tecnico.
Ubicazione: Château de Raray, Rary (F) Progetto: Marco Lavit Nicora - Atelier LAVIT, Parigi (F) Lavori: 2017 Superficie utile: 23 m2 109
Foto: Johann Jansson
The 7th room Snøhetta
Più che una casa sull’albero è una casa ‘attorno’ all’albero, la 7a camera – 7th room appunto – realizzata dallo studio norvegese Snøhetta per il Treehotel di Harads, nella Lapponia svedese a soli 50 km dal circolo polare artico, che offre solo ed esclusivamente camere in case sugli alberi, ognuna delle quali con un design esclusivo. La 7th room si innalza a 10 metri da terra, su 14 pali che mimano i sottili tronchi degli alberi circostanti, offrendo ai suoi ospiti una vista mozzafiato sulle cime degli stessi e sul fiume Lule. Il design è caratterizzato da grandi finestre, una terrazza a rete sospesa sul vuoto e un albero che si innalza verso il cielo attraversando la casa. L’esperienza della 7th room inizia avvicinandosi a essa dalla foresta e appare la ‘sesta facciata’, cioè il fondo della baita, una superficie di
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12x8 m rivestita da una grande stampa in bianco e nero di alberi in prospettiva che si protendono verso il cielo e che creano in questo modo una suggestiva illusione ottica. Una scala porta gli ospiti da terra mentre per i bagagli c’è un piccolo montacarichi. L’ingresso avviene direttamente nell’area living, arredata con una stufa a pellet centrale e mobili semplici ma di design. Una grande finestra esposta a nord consente di vedere l’aurora boreale in una giornata limpida, guadagnandosi così il nome di Northern Light lounge. Un’altra grande porta a vetri conduce dalla zona salotto alla terrazza centrale, il cui piano di calpestio è… una rete a doppio strato, che si estende tra le due camere da letto con l’albero che sbuca nel mezzo. La rete diventa un’interessante opportunità per avvicinarsi ancora
Foto: Johann Jansson
di più alla natura poiché basterà un sacco a pelo per godersi l’incredibile notte artica. Ma anche chi decide di dormire all’interno può ammirare lo spettacolo, grazie agli ampi lucernari apribili in entrambe le camere da letto. Con le sue caratteristiche in legno e la posizione unica sulle cime degli alberi, la 7th room è una celebrazione della baita e della foresta nordiche.
Struttura
Foto: Johann Jansson
Foto: Johann Jansson
Costruita come una tradizionale cabin nordica, con un sistema a telaio di legno prefabbricato e coibentato, la facciata è rivestita con tavole di conifera; queste hanno subito un trattamento di bruciatura, che le rende nere, più resistenti alle intemperie e permette all’edificio di confondersi meglio con la natura. La pavimentazione interna è realizzata in legno di frassino, mentre il compensato di betulla, dal tipico colore chiaro, quasi bianco, viene utilizzato per il rivestimento delle pareti interne, creando così un contrasto con l’esterno scuro. 55 m2 pensati per ospitare fino a 5 persone, su due livelli con 30 cm di differenza, due camere da letto, una zona living, il bagno e la particolare terrazza con una rete sulla quale è possibile anche dormire e guardare il firmamento o le aurore boreali. L’area salotto si trova alla quota più bassa, mentre le camere da letto sono a quella più alta, con i letti incorporati nel pavimento.
Ubicazione: Harads (S) Progetto: Snøhetta, Oslo (N) Collaboratore: Ateljé Lyktan, Åhus (S) Lavori: 2016-2017 Superficie utile: 55 m2 111
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Foto: Alberto Sinigaglia
next Recupero di un tabiĂ EXiT architetti associati Uffici e abitazioni in Svizzera Federico Verderosa Sopraelevazione Manuel Benedikter Architetto
Foto: Wolfgang Retter
Foto: Alexa Rainer
Foto: Antonio Sena
Haus Moser Madritsch + Pfurtscheller Corte Bertesina traverso-vighy architetti