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Assagi di architettura – Luoghi e sapori del territorio 2

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ASSAGGI di ARCHITETTURA LUOGHI E SAPORI

DEL TERRITORIO

EdicomEdizioni

Monfalcone (Gorizia) tel. 0481/484488

e-mail: info@edicomedizioni.com www.edicomedizioni.com www.edicomstore.it

© Copyright EdicomEdizioni Vietata la riproduzione anche parziale di testi, disegni e foto se non espressamente autorizzata. Tutti i diritti sono riservati a norma di legge e delle convenzioni internazionali.

ISBN 979-12-81229-24-2

Stampa Press Up, Roma Prima edizione aprile 2026

ASSAGGI di ARCHITETTURA LUOGHI E SAPORI

DEL TERRITORIO

UBIK

Sante

Armando Guizzo

Casciu Rango

Studio

UBIK Architecture

CANTINA IL QUINTO MAGLIANO IN TOSCANA

La nuova cantina Il Quinto si inserisce nel paesaggio maremmano, incuneandosi all’interno del terreno e mimetizzandosi tra i vigneti circostanti e nell’ambiente di cui diventa parte integrante. La sua architettura segue le linee del territorio con pietra e nastri in Cor-Ten®, ricercando l’impiego e il riuso di materiali locali e la rilettura delle tradizioni costruttive della zona.

Photo: © Filippo
Romani

Progetto architettonico, Direzione artistica, Interior design: architetto Gabriele Pinca –UBIK Architecture, Firenze

Committente: Tenuta il Quinto società agricola arl

Strutture: ing. Marco Bettazzi – Studio Beta

Impianti: ing. Stefano Mignani – M&E Srl

Progetto Enologico: dott. Tommaso Stefanini – WINO Srl

Project management e D.L.: ing. Simone Fierli –Aedifico Srl

Lavori: 2019-2021

Photo: © Alessandra Chemollo
Photo: © Alessandra Chemollo
Photo: © Alessandra Chemollo

Il progetto

Sulle colline di Magliano in Toscana, un piccolo paese in provincia di Grosseto, la nuova cantina vinicola Il Quinto è nata dalla matita dell’architetto Gabriele Pinca, fondatore dello studio UBIK Architecture. L’architettura dell’edificio è stata pensata per entrare in mimesi con il paesaggio e lasciarsi scoprire a poco a poco, attraversando la tenuta che la ospita e rifuggendo qualsiasi tentativo di monumentalismo.

Tramite lo studio attento del territorio, la cantina è stata posizionata in modo da massimizzarne l’integrazione nel paesaggio, riducendo al contempo gli scavi. Il suo volume si inserisce, infatti, nel reticolo stradale esistente ricongiungendo i vari percorsi posti a livelli diversi ed evitando la realizzazione di nuove strade, nella consapevolezza che in ambito paesaggistico tali elementi possono essere più impattanti degli edifici.

La nuova architettura della cantina è generata attraverso le linee del paesaggio esistente, un’idea che il visitatore legge chiaramente nei nastri metallici che caratterizzano

l’edificio e che cambiano significato nel loro scorrere, trasformandosi da strada a muro, da muro a copertura, fino a fondersi nuovamente nel reticolo viario poderale. Quando si arriva alla tenuta si è circondati dal verde del paesaggio maremmano e la vista si apre fino al promontorio dell’Argentario. Quella che sembra una collina tra le altre, è l’ingresso della cantina che nasce dal terreno. La sua facciata, realizzata con la pietra proveniente dagli stessi scavi ed elementi di Cor-Ten®, si integra con i colori della campagna circostante. Tale scelta progettuale sottolinea la ricerca di soluzioni sostenibili che non si concludono ai soli elementi tecnici e tecnologici, ma che includono concetti di uso e riuso dei materiali locali e delle tradizioni costruttive.

Camminando tra i vigneti della tenuta emerge il prospetto dell’edificio che sembra rincorrere le linee dei filari. Le coperture verdi sono state progettate per garantire gli spessori adeguati a piantumare essenze arbustive del luogo e a dar vita a un tetto di fiori.

Photo: © Alessandra Chemollo
Pianta livello -2
Pianta livello -1
Pianta livello 0
Sezioni trasversali
Photo:
Photo:
© Alessandra Chemollo
Photo: © Alessandra Chemollo
Photo: © Alessandra Chemollo
Photo: © Alessandra Chemollo

Gli interni

Varcato l’ingresso, la sala accoglienza e la sala degustazione aprono le loro ampie vetrate sul paesaggio. Le linee all’interno sono nette e pulite, volte a esaltare la trama e la grana dei materiali selezionati, quali il legno, la pietra e il cemento a faccia vista. Dall’ingresso una scala affiancata a una parete di pietra conduce al livello inferiore, dove si trova la barricaia, con murature in cemento a faccia vista e pavimento in resina rossa. La scala porta con sé una luce che cambia durante il giorno creando atmosfere sempre diverse.

Da qui si scende all’ultimo livello attraverso la scala in metallo che accompagna da un luogo scenografico come la barricaia a uno più tecnico e di lavoro come quello della tinaia. Questi locali sono caratterizzati, come i precedenti, dal cemento alle pareti e al soffitto e dalla resina rossa a pavimento, dove l’acciaio dei tini e le grandi vetrate restituiscono uno spazio di lavoro che non perde il suo fascino e mantiene il contatto con il paesaggio.

I flussi sono pensati per lasciare i livelli della tinaia, della bariccaia e dei piazzali esterni facilmente gestibili e fruibili per la vendemmia e le fasi di lavorazione, permettendo la caduta per gravità delle uve tramite dei boccaporti.

I progettisti

UBIK Architecture è uno studio di architettura e design che si distingue per la sua capacità di trasformare idee e visioni in realtà tangibili. Fondato da Gabriele Pinca, lo studio conta anche sulla collaborazione dei soci arch. Francesca Zorzetto e ing. Stefano Contri. Lo Studio ha sviluppato una filosofia progettuale in cui la forma non rappresenta un punto di partenza, ma piuttosto un punto di arrivo, essendo la sintesi di un pensiero che si evolve e si affina lungo tutto il percorso progettuale. Ogni progetto è unico, nato da luoghi, emozioni e vincoli specifici.

L’esperienza di UBIK Architecture spazia dal settore residenziale a quello commerciale e alberghiero, ricercando soluzioni innovative e di grande impatto visivo e proponendo ambienti su misura per le esigenze del cliente a garanzia di professionalità e competenza. Ciò consente di affrontare con passione e competenza ogni aspetto della professione, dalla progettazione di edifici alla progettazione di interni, promuovendo l’attenzione ai materiali e ai dettagli tipici della buona tradizione italiana.

Photo: © Alessandra Chemollo

Studio Edoardo Milesi & Archos CANTINA DI COLLEMASSARI CINIGIANO

Il complesso della Cantina di Collemassari è un esempio tangibile di come il legno possa essere utilizzato anche in edifici industriali e agricoli, diventando protagonista indiscusso non solo per le sue proprietà fisico tecniche, ma anche per la sua capacità di dialogare con il contesto e con il paesaggio, per dare origine a un organismo che si inserisce armoniosamente nell’ambiente naturale delle colline grossetane

Photo:
Paolo

Progetto: Edoardo Milesi, Bergamo

Collaboratori: Laura Pizzi, Paolo Vimercati

Committente: Collemassari spa

Direzione Lavori: Edoardo Milesi & Archos srl, Bergamo

Calcolo strutturale: Uberto Coppetelli

Impianti speciali: Tecnoprogett s.a.s.

Indagini geologiche: Franco Duranti

Tecnico di cantina: Maurizio Grassi

Enologo: Maurizio Castelli

Impresa costruttrice: Euro Costruzioni 2000 srl

Lavori: 2001-2005

Superficie: 3.648 m2

Photo: © Paolo
Da Re
Photo: © Corrado Bonomo
Photo: © Corrado Bonomo

Il progetto

Nel panorama dell’architettura produttiva contemporanea, la Cantina di Collemassari rappresenta un modello in cui il legno non è solo un materiale, ma diventa il principio costruttivo, il dispositivo ambientale, il medium paesaggistico.

L’edificio sorge a circa 20 km da Grosseto, adagiato su un crinale di pregio orografico di un’estesa separazione collinare nella usuale conformazione dell’entroterra toscano. Al cuore del progetto, un corpo ligneo ventilato, scavato nella collina, ospita la parte operativa della cantina: magazzini, locali tecnici e spazi di trasformazione. Il percorso enologico si sviluppa in verticale, secondo un principio “a caduta” che segue la trasformazione delle uve in vino per sola gravità, evitando stress meccanici.

Dalla terrazza di conferimento al piano più basso della barricaia, la cantina si apre via via al paesaggio, articolando pieni e vuoti che mettono in relazione la lavorazione interna con le vigne circostanti.

La “scatola” di legno, rivestita in doghe, costituisce un

elemento termo-regolante, progettato per trattenere l’inerzia e al tempo stesso permettere la traspirazione. Il legno è qui protagonista per le sue proprietà igroscopiche, la sua leggerezza ambientale, la capacità di dialogare con il clima e con il paesaggio agricolo. Sopra il corpo ligneo, una maglia leggera in cemento bianco definisce uno spazio pubblico per la degustazione e la promozione del territorio: una pergola astratta, sospesa sul paesaggio, che ripara e filtra. Qui, ancora una volta, il legno ritorna: i tamponamenti interni sono realizzati con lame orientabili, che regolano luce e ventilazione naturale in modo passivo. In ogni dettaglio del progetto, il legno è usato come interfaccia tra tecnica e clima, tra costruzione e natura; non è rivestimento decorativo, ma elemento regolatore, attivo, intelligente. La Cantina di Collemassari mostra dunque come il legno possa trasformare anche l’architettura produttiva in un organismo capace di respirare con l’ambiente e restituire un nuovo equilibrio tra paesaggio, funzione e cultura del costruire.

Photo: © Mauro Davoli

Planimetria

1 area degustazione 2 piazzale conferimento

Prospetto nord-ovest

3 palazzina uffici 4 parcheggio

5 pesa 6 piazzale movimento tir

7 accesso alla proprietà

Prospetto sud-ovest

Prospetto sud-est

Prospetto nord-est

Photo:
© Andrea Ceriani
Photo: © Corrado Bonomo
Photo: © Corrado Bonomo
Photo:
© Corrado Bonomo
Photo: © Mauro Davoli
Photo: © Mauro Davoli

La sostenibilità

Contrariamente all’opinione ancora oggi diffusa che gli edifici industriali o agricoli richiedano un minore impegno progettuale, la Cantina di Collemassari dimostra come sostenibilità, comfort e qualità dello spazio possano essere centrali anche nei luoghi del lavoro. Anzi, è proprio in questi contesti che l’architettura trova nuove ragioni di senso, avvicinandosi a una logica di tipo spontaneo, capace di governare luce, aria, calore e gravità in modo naturale ed efficiente. La ricerca progettuale è condotta come un contrappunto tra razionalismo e organicità, tra la precisione strutturale del cemento e la flessibilità materica del legno. Non vi sono gesti formali superflui: ogni inclinazione, ogni apertura, ogni sezione è giustificata da una necessità funzionale o ambientale. La tettoia a sud, inclinata per raccogliere l’acqua piovana, protegge gli spazi interni; la palazzina direzionale alterna facciate in legno e cemento a seconda dell’orientamento e delle visuali. I rivestimenti in cedro rosso, oltre a offrire prestazioni fonoassorbenti e fungicide, contribuiscono alla qualità ambientale degli spazi più sensibili, come la barricaia.

I progettisti

Fondato nel 1990 dall’architetto Edoardo Milesi, lo studio Archos si orienta fin da subito verso un costruire connotato da dettami ecologicamente regolati nell’ambito di una lettura “forte” della realtà. L’attenzione per l’ambiente si coniuga con quella sociale e l’attività dello studio vede il coinvolgimento di collaboratori animati da interessi e attitudini tali da garantire una coerenza di metodo e di indirizzo che, nonostante la flessibilità operativa in molteplici ambiti progettuali, denota un’immediata riconoscibilità delle opere, frutto di una costante ricerca e partecipazione al dibattito culturale attorno ai temi dell’architettura. Lo studio si muove all’interno di campi molto diversi: dal restauro conservativo di monumenti nazionali a piani di recupero e di trasformazione su scala urbana; da insediamenti produttivi al terziario avanzato; dalla residenza privata al ricettivo turistico e culturale; dagli edifici scolastici a quelli di culto e per il pubblico spettacolo.

Photo: © Cristian Carrara

Andrea Mannocci PODERE LA CHIESA TERRICCIOLA

Un’architettura fortemente radicata nel territorio, capace di rappresentare una sintesi tra memoria e contemporaneità, tra esigenze produttive e qualità percettiva, tra forma costruita e morfologia agricola: questo è il Podere La Chiesa, un progetto che non si limita a ospitare un’attività, ma che ambisce a diventare parte attiva del paesaggio, punto di riferimento e segno consapevole nel disegno mutevole della campagna toscana.

Photo: © Pietro Savorelli

Località: Terricciola (PI)

Progettista architettonico: arch. Andrea Mannocci –ANDSTUDIO architects, Calcinaia (PI) – Firenze –Marrakech (MA)

Progettista Strutturale: ing. Sabatino Tonacci –EXA Engineering, La Spezia

Progettista Impianti: ing. Mirko Bini, Pisa

Lavori: 2011

Photo: © Pietro Savorelli
Photo: © Pietro Savorelli
Photo: © Pietro Savorelli

Il progetto

Podere La Chiesa nasce dal desiderio di realizzare un’architettura compatta e monolitica, profondamente integrata nel paesaggio che la ospita. Inserita all’interno di un anfiteatro naturale nel Comune di Terricciola, l’edificio si colloca in un contesto recentemente trasformato dall’impianto di nuovi vigneti, che hanno ridisegnato la morfologia dei campi e restituito ordine geometrico a un territorio in continua evoluzione. In questo scenario, la cantina non si presenta come elemento emergente e autoreferenziale, ma come una massa architettonica che si lascia scoprire, radicata nel suolo, integrata nel pendio, quasi fosse una zolla sollevata della collina stessa.

L’intero volume è costruito in calcestruzzo pigmentato, scelto per la sua matericità, la sua forza plastica e la capacità di stabilire un rapporto diretto con le cromie del terreno. Il colore, ottenuto con ossidi di ferro, restituisce una tonalità calda e terrosa, in sintonia con la palette del paesaggio rurale toscano. Il volume, apparentemente semplice, è il risultato di una forma irregolare, leggermente piegata, che evoca la composizione del vicino borgo di Casanova, con i suoi volumi accostati, gli allineamenti

spezzati, le asimmetrie stratificate nel tempo. Le facciate rivolte verso valle assumono un ruolo rappresentativo e funzionale: sono caratterizzate da una trama di grandi aperture circolari, organizzate in grappoli, che reinterpretano in chiave astratta e contemporanea le piccole bucature delle architetture vernacolari. Questi fori generano una nuova grammatica visiva, al tempo stesso iconica e performativa. Ogni apertura è una cornice dinamica che inquadra frammenti di paesaggio, restituendo all’interno una lettura mutevole del contesto esterno, a seconda dell’ora del giorno, delle stagioni e della luce. Internamente, il progetto si articola in tre ambienti principali – vinificazione, barricaia, affinamento – disposti secondo la logica funzionale del processo produttivo, ma trattati come spazi architettonici autonomi, ciascuno con una propria atmosfera, calibrata in base alle esigenze tecniche e ambientali. A questi si affianca uno spazio dedicato alla degustazione, concepito come luogo di sosta e contemplazione, dove la luce naturale entra filtrata attraverso i fori circolari generando un dialogo continuo tra interno ed esterno.

Photo:
© Pietro Savorelli

1 area di vinificazione, imbottigliamento e confezionamento olio

2 area d’invecchiamento

3 area di affinamento e stoccaggio

4 area di immagazzinamento

5 locale uso magazzino e stoccaggio olio di oliva

6 punto di accoglienza/somministrazione cibi/ bevande e Ufficio

7 locale cucina e dispensa

8 magazzino pompe

9 locali magazzino prodotti fitofarmaci

10 area di stoccaggio

11 locale uso magazzino

12 locale tecnico

13 spazio espositivo/spogliatoio

Pianta piano terra
Pianta piano primo
Prospetto ovest
Prospetto
Photo:
© Pietro Savorelli
Photo:
© Pietro Savorelli
Photo:
© Pietro Savorelli
Photo:
© Pietro Savorelli
Photo:
© Pietro Savorelli

I materiali e la luce

Dal punto di vista tecnico-costruttivo, l’intervento si fonda su un uso consapevole e raffinato di un materiale antico: il calcestruzzo. Le pareti sono state realizzate con getti unici fino a 7 metri d’altezza, utilizzando casseforme componibili e sistemi di vibrazione per evitare difetti superficiali come i nidi d’ape. Tutti gli impianti sono stati inseriti prima del getto, in modo da preservare l’integrità delle superfici faccia a vista. L’isolamento termico è interno, garantendo continuità materica all’esterno e leggibilità monolitica dell’involucro. La copertura è completata da un sistema impermeabile in EPDM e da pannelli isolanti posati a secco, ricoperti da un massetto in calcestruzzo pigmentato dello stesso tono delle pareti.

Le bucature circolari sono contenute da telai metallici in acciaio Cor-Ten®, che partecipano alla stabilità strutturale del sistema murario e dialogano cromaticamente con la terra e la vite. Anche i portelloni di accesso sono realizzati in Cor-Ten®, contribuendo all’immagine coerente e materica dell’edificio. L’edificio si confronta anche con una dimensione percettiva e temporale. Di giorno si presenta come massa compatta, opaca, che assorbe e riflette la luce con discrezione. Di notte, la presenza dell’edificio si ribalta: le bucature si illuminano dall’interno e il volume si svuota visivamente, trasformandosi in una sorta di lanterna, una presenza silenziosa e leggera che restituisce il disegno dei vuoti come trama luminosa.

Il progettista

Laureato in architettura Presso l’Università di Architettura di Firenze, l’arch. Andrea Mannocci fonda il proprio studio di architettura AND STUDIO nel 1998 a Calcinaia, aprendo poi altre due ulteriori sedi a Firenze e Marrakech. Offre servizi di progettazione, realizzazione e consulenze su servizi e architettura. I valori dello studio sono: la creatività, che in ogni progetto si basa sulla ricerca dell’etica e dell’estetica attraverso l’applicazione del pensiero multidiscipinare; la qualità, consolidata negli anni da un sistema di lavoro basato su un team interdisciplinare; l’innovazione, che comprende tutti gli aspetti legati al progetto di architettura, dalla scala di dettaglio a quella territoriale, cercando di introdurre nei lavori elementi innovativi dal punto di vista del linguaggio espressivo e tecnologico e della sostenibilità; la connessione, intesa come vocabolario culturale di un’architettura, che ha radici profonde nel mediterraneo, di un equipe abituata a lavorare in più sedi e a distanze diverse.

Photo: © Pietro Savorelli

Sante Bonitatibus

LA MACINAIA GAIOLE IN CHIANTI

È un’architettura fortemente radicata nel territorio quella del Podere La Macinaia, capace di rappresentare una sintesi tra memoria e contemporaneità, tra esigenze produttive e qualità percettiva, tra forma costruita e morfologia agricola. Questo nuovo edificio non si limita a ospitare un’attività, ma ambisce a diventare parte attiva del paesaggio, punto di riferimento e segno consapevole nel disegno mutevole della campagna toscana.

Photo: © Adriano Pecchio

Località: Gaiole in Chianti (SI)

Progettista architettonico: arch. Sante Bonitatibus –ARKYstudio, Firenze

Progettista Strutturale: Sertec s.a.s., Firenze

Progettista Impianti: Studio Tecnico Gagliardi, Siena

Lavori: 2016-2017

Superficie: 500 m2

Photo:
© Adriano Pecchio
Photo: © Adriano Pecchio
Photo: © Adriano Pecchio

Il progetto

Sui monti della Val d’Ambra, fra le province di Arezzo e Siena, l’azienda agricola La Macinaia è situata in un territorio a forte vocazione agricola, a circa 410 m di altitudine. L’area dell’intervento, individuata all’interno delle superfici a vigneto, in posizione dominante rispetto allo sviluppo dei filari, può essere assimilata a una lunga scarpata, separata in mezzeria da un largo terrazzamento. Il forte dislivello ha consentito di realizzare una struttura per la totalità ipogea, ricoperta col terreno proveniente dallo sbancamento. Il fabbricato consta di due distinti corpi di fabbrica adiacenti e comunicanti, destinati a contenere, l’uno, tutte le attrezzature necessarie alla vinificazione e al successivo stoccaggio e invecchiamento del prodotto finito e, l’altro, le attrezzature e i mezzi agricoli. I due volumi si articolano intorno al vano tecnico al centro, occupato dalle apparecchiature per il controllo degli impianti e dai servizi, e sono leggermente ruotati l’uno rispetto all’altro, con andamento a ventaglio, in maniera da assecondare il movimento circolare della collina sovrastante. La superficie complessiva è di circa 500 m2, con altez-

za interna variabile da 4 m a 4,50 m. La struttura è in cemento armato gettato in opera, con doppie pareti portanti a delimitare gli scannafossi; la fondazione è realizzata da una platea in c.a. di 40 cm di spessore; i solai di copertura, considerata la grande luce richiesta dalla pianta libera dei locali, sono costituiti da solette in c.a. di 45 cm di spessore, con armatura bidirezionale alleggerita da elementi cassero in plastica. Sulla copertura è presente un rinterro di spessore medio pari 1,50 m. La costruzione si snoda su un fronte aperto per una lunghezza di circa 60 m, interamente rivestito con conci di pietra locale proveniente dagli sbancamenti e modellata in situ. Lungo il fronte corre una pensilina in c.a. rivestita in acciaio Cor-Ten®, a sbalzo dalle pareti esterne, con aggetto variabile da un minimo di 50 cm fino a un massimo di 2,00 m; questo segno grafico, oltre che funzionale, segue lo sviluppo del fronte con autonomo e differenziato sviluppo narrativo. A coronamento è posta una ringhiera metallica, sempre in acciaio Cor-Ten®, che ricalca il profilo della facciata sul terreno di copertura.

Pianta livello -1
Prospetto principale

5 drenaggio

6 terreno di riporto

3

4

7 geotessile anti-radici

8 massetto alleggerito armato in pendenza

9 coibente termico idrorepellente

10 doppia guaina

11 soletta in c.a. con armatura bidirezionale alleggerita da elementi cassero in plastica

Dettaglio della copertura
1 lamiera in Cor-Ten®
2 incasso spot
rivestimento in pietra naturale
ringhiera in Cor-Ten®
Pianta copertura
Photo:
© Adriano Pecchio
Photo:
© Adriano Pecchio
Photo:
© Adriano Pecchio
Photo:
© Adriano Pecchio

L’integrazione paesaggistica

L’obiettivo progettuale, teso alla sostanziale “integrazione” con i luoghi e con la semplicità del paesaggio agrario, si fonda essenzialmente su due principi.

Il primo trae ispirazione diretta dalla cantina tradizionale, intesa come mero luogo di trasformazione e conservazione dei vini, coerentemente proporzionata alle capacità produttive dell’azienda agricola, più calata nel territorio e più capace di esprimere l’identità dei luoghi. La cantina è progettata in maniera “essenziale”, badando più alla funzionalità e limitando l’esercizio della forma allo stretto indispensabile.

Il secondo principio rimanda direttamente alle tecniche costruttive storicizzate, sia per quanto concerne il posizionamento della cantina rispetto al contesto, sia per quanto concerne i materiali utilizzati.

L’interramento della cantina, infine, riduce al minimo l’impatto ambientale dell’opera nella percezione del paesaggio, favorisce la creazione di un microclima interno ideale per l’invecchiamento dei vini, e contribuisce alla riduzione dell’impegno energetico per la climatizzazione artificiale degli ambienti.

I progettisti

Laureato in Architettura all’Università degli Studi di Firenze, l’arch. Sante Bonitatibus collabora per alcuni anni con diversi studi professionali, partecipando attivamente alla realizzazione di edifici residenziali e specialistici e maturando esperienza nell’ambito della progettazione e direzione dei lavori in cantiere, nel design e nell’arredamento degli interni. Dall’ottobre del 1995 inizia la propria attività e nel 2005 fonda ARKYStudio. La sua attività professionale, sempre orientata alla ricerca di soluzioni originali e alla creazione di atmosfere suggestive, si muove in ambiti diversi, spaziando dalla ristrutturazione alla nuova edificazione, dall’architettura degli interni al design. Grazie a una rete consolidata di partnership con studi professionali specializzati, ARKYStudio segue tutte le fasi del progetto, garantendo sempre alta qualità architettonica e costruttiva. La maggior parte delle sue realizzazioni è stata commissionata da clienti privati di levatura internazionale. Molti dei suoi lavori sono recensiti su prestigiose riviste di architettura e design.

Armando Guizzo CANTINA CASE PAOLIN

VOLPAGO DEL MONTELLO

Borgo Case Paolin accoglie l’omonima azienda agricola che produce vini venduti in Italia e all’estero; volendo ampliare la produzione e quindi l’offerta, i proprietari hanno riqualificato gli edifici esistenti, donando loro una nuova veste pur mantenendone intatta l’architettura, e hanno realizzato una nuova cantina e un’area degustazione, dalle quali lo sguardo scorre ininterrotto lungo i filari dei vigneti che circondano il complesso produttivo.

Ubicazione: Volpago del Montello (TV)

Progetto architettonico: architetto Armando Guizzo, Montebelluna (TV)

Committente: Azienda Agricola Case Paolin

Consulenti: Mirco Pozzobon e Giorgio Sordato

Impianti meccanici: Sordato Impianti Enologici, Verona

Impianti elettrici: De Marchi Amedeo SRL; ADM Impianti, Treviso

Appaltatore: Azienda agricola Case Paolin f.lli Pozzobon

Costruttore: CAUDURO Costruzioni; DUEG Costruzioni; D.G. Costalmetal carpenteria

Superficie utile: 1.650 m2 (ampliamento e ristrutturazione)

Il progetto

Dal 2018 nell’ottica di un potenziamento dell’attività, l’Azienda Case Paolin ha iniziato la riqualificazione architettonica e funzionale degli edifici esistenti di proprietà e facenti parte del Borgo Case Paolin, a cui è stato recentemente aggiunto un nuovo fabbricato a uso cantina, frutto di una demolizione e ricostruzione di una parte di un capannone esistente. Il piccolo borgo, costituito da una serie di volumi alcuni dei quali risalenti al Settecento, è situato nel tipico contesto della campagna rurale, caratterizzato da un susseguirsi di filari di viti a circondare l’aggregato. A nord dello spazio centrale si trova l’edificio principale – la Barchessa – destinato alla conservazione e raffinamento dei vini in botti (barricaia); su questo lato vi è anche un capannone agricolo che per meta è stato recuperato e destinato a magazzino prodotti finiti – bottiglie di tutte le etichette –. A est si colloca un fabbricato rurale completamente restaurato che accoglie gli uffici e un bed and breakfast con 5 camere e a sud un piccolo annesso rustico (l’ex fienile restaurato e ampliato) che è disposto su due piani e destinato alle degustazioni.

Inserita in questo contesto, la nuova cantina si collocazione frontalmente al lato sud del capannone agricolo, in posizione ideale e parallela ad esso e ai filari dei vigneti. Tale posi-

zionamento consente di liberare la visuale sulla campagna verso mezzogiorno, valorizzando il principale punto di vista dal cortile attuale che è stato oggetto di riqualificazione a terra. Il nuovo volume per la sua posizione e per la sua massa architettonica contenuta non va a contrapporsi al fabbricato più importante del borgo, la Barchessa, e tantomeno a sminuirne il valore storico architettonico. Formalmente l’edificio di progetto si compone di volumetrie semplici, delineate e leggibili, che si confrontano con l’esistente nel rispetto delle gerarchie nel borgo. Il corpo principale della cantina è impostato alla quota delle costruzioni del borgo e la sua altezza è 1,00 m inferiore all’edificio principale della Barchessa, non intaccandone la qualità architettonica. La sagoma con tetto a due falde e la scelta accurata dei materiali costruttivi consente un armonioso inserimento nel contesto agricolo. La cantina ha una pianta regolare e si sviluppa su un unico livello. Il lato nord è collegato con una tettoia in ferro al capannone esistente ricavando così un grande porticato, mentre il lato sud si affaccia libero sui vigneti dell’azienda. Per questa facciata è stata progettata una soluzione architettonica, di sola pelle: riseghe di pochi centimetri e il trasparire di sette arcate ad arco ribassato sono un chiaro riferimento all’architettura industriale dell’Ottocento.

Sezione
Prospetto ovest
Prospetto est
Prospetto sud

Materiali e comfort

La scelta dei materiali di finitura è stata guidata dal contesto e dal paesaggio in cui l’edificio si inserisce, ponendo correlazione con l’intorno caratterizzato dal paesaggio agricolo e da fabbricati rurali.

Il corpo principale, un parallelepipedo a due falde, è in muratura intonacata in tinta beige tenue sfumata; la copertura riprende la tradizione locale con capriate in ferro e travi secondarie in legno e con un manto in similcoppo di tonalità rosso scuro. I serramenti esterni di finestre e porte sono in ferro zincato e verniciato a fuoco, tinto Cor-Ten®, mentre grondaie e pluviali sono in lamiera testa di moro.

Per la tettoia a nord, aderente alla cantina e adibita all’utilizzo prettamente lavorativo e produttivo, la struttura portante è in acciaio, sia per gli elementi verticali sia le strutture orizzontali, e il manto di copertura è coibentato con pannelli sandwich isolanti prefabbricati e punteggiato da lucernari. Per le aree esterne sono stati scelti materiali molto permeabili che richiamano la tradizione locale agricola, evitando l’uso di asfalti o cementi. A partire dall’ingresso e per tutta la strada di accesso è stato steso un pietrisco carpanè su un fondo di ghiaione. La stessa soluzione è riproposta per le aree di manovra dei mezzi agricoli e di trasporto e per parcheggi di pertinenza. Solo i percorsi interni pedonali sono lastricati con il getto di ghiaino lavato contenuto da lame in ferro Cor-Ten®. Le pavimentazioni impermeabili di tipo industriale in cemento lisciato sono utilizzate solo nelle le aree lavorative. Le restanti aree esterne sono mantenute a verde e completate con nuove alberature di progetto, quali gelsi con piante isolate, tipiche di questa campagna, e carpini bianchi in filare nei lati nord e sud del borgo.

Il progettista

Armando Guizzo si laurea nel 1987 in Architettura allo IUAV di Venezia e fonda il suo studio l’anno successivo con sede a Montebelluna. L’architetto si occupa di: urbanistica con analisi, studi di recupero di centri storici, piani di recupero e/o particolareggiati di iniziativa pubblica e/o privata; di progettazione ex novo e riqualificazione in ambito commerciale e residenziale; di paesaggistica con miglioramenti fondiari, ricomposizioni ambientali ecc. Dal 1990 l’architetto è stato in Commissione Edilizia nei Comuni di Giavera del Montello, Villorba e Crocetta del Montello.

Vid’A MANDRAROSSA WINERY

MENFI

Adattandosi alla morfologia del territorio e al paesaggio che la circonda, Mandrarossa Winery si compone di un volume prismatico quasi completamente interrato, di cui solo il livello superiore emerge dal terreno. Ciò che si percepisce dall’esterno è un corpo solido, quasi un basamento scultoreo che sorregge la copertura a falde, mentre all’interno la luce naturale inonda gli ampi spazi, dilatati verso la natura, creando giochi e geometrie ben definiti.

Ubicazione: Menfi (AG)

Progetto architettonico: Gaetano Gulino, Santi Albanese, Luisanna Gulino, Salvatore Gulino –Gruppo Vid’A, Menfi (AG)

Strutture: ing. Gaspare Francesco Ciaccio, Palermo

Committente: Cantine Settesoli

Costruttore: ArtEdil-Abielle

Impianti: Dlb Tek (idrico e condizionamento); Eurolux (elettrico)

Anno: 2019-2021

Photo: ©Lamberto Rubino

Photo: © Lamberto Rubino
Photo: © Lamberto Rubino
Photo: © Lamberto Rubino

Il progetto

Adattandosi alla morfologia del sito e del paesaggio che circonda la cittadina di Menfi, il nuovo volume della Mandrarossa Winery è stato concepito ed è nato dall’idea iniziale di realizzare un edificio modellato come una terrazza che segue le curve del territorio. Il progetto quindi è stato strutturato come un corpo edilizio nascosto nel declivio, con tre piani interrati e con solo l’ultimo livello che emerge dal terreno verso l’esterno. Come un imponente basamento in cemento colorato, il piano fuori terra, orientato a sud-ovest, è caratterizzato dalla copertura a spiovente sulla quale sembrano appoggiarsi anche i grandi silos metallici retrostanti della cantina. Ed è proprio la stessa copertura del volume a

rafforzare l’idea di un basamento che accoglie e unifica gli elementi preesistenti, diventando terrazza e, al contempo, il punto di connessione tra gli impianti di stoccaggio, l’ingresso del nuovo edificio e l’enoteca della cantina. L’orizzontalità del pergolato evidenzia altresì la centralità di questo spazio aperto, mentre verso est due grandi cornici rettangolari in lamelle di legno delimitano il volume, protendendosi come due binocoli verso il mare. Dalla terrazza attraverso un sistema di collegamenti verticali, prende inizio un percorso esplorativo che permette al visitatore di osservare dall’alto verso il basso gli ambienti della barricaia. Percorrendo un camminamento, costituito da una struttura metallica, è possibile osservare contemporaneamente le 120 botti di diverse dimensioni e il territorio antistante, destinato alla riserva vinicola.

Pianta
Photo: © Lamberto
Rubino
1 passerella con affaccio sulla bottaia

1 bottaia

2 ingresso – wine shop

3 terrazza con tetto giardino

4 percorsi esterni

5 sale degustazione

Sezione AA
Assonometria
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© Lamberto
Rubino
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© Lamberto Rubino
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© Lamberto Rubino
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© Lamberto Rubino
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© Lamberto
Rubino

Gli interni

Scendendo gradualmente all’interno della collina, la doppia altezza del volume e l’assenza di strutture orizzontali permettono alla luce naturale di filtrare dall’alto e di inondare gli spazi sottostanti. Oltre alle grandi vetrate incorniciate dalle lamelle di legno, nel muro a sud sono presenti piccole fessure quadrate, le quali indirizzano fasci di luce che si incrociano in modo molto suggestivo. Il percorso conduce poi alla sala di degustazione, affacciata sul paesaggio collinare e marino attraverso le due grandi vetrate incorniciate a sbalzo a interrompere la rigidità del basamento. Il nuovo edificio delle cantine Mandrarossa cerca pertanto da una parte un’integrazione con gli elementi del paesaggio, replicando il colore della terra nel pigmento della struttura in cemento colorato in pasta o nel legno utilizzato per gli interni o ancora nella vegetazione del giardino pensile, mentre dall’altra propone coraggiosamente un’architettura industriale imponente, capace di diventare un landmark riconoscibile e di coniugare l’identità del sito con la storia del territorio antropizzato.

I progettisti

Vid’A, acronimo di Visioni d’Architettura, è un gruppo di lavoro che si pone l’obiettivo di leggere il territorio e disegnarlo attraverso l’Architettura, occupandosi di progettazione architettonica dalla scala dell’edificio a quella urbana, oltre che di ristrutturazione e recupero architettonico. Sin dalla sua nascita nel 2010, Vid’A sviluppa progetti di cantine enologiche e di resort in tutto il territorio siciliano, grazie alla collaborazione con importanti aziende vitivinicole del territorio. Parallelamente esplora il tema dell’abitazione in campagna, relazionando l’architettura con il contesto rurale attraverso l’utilizzo dei materiali della tradizione che, re-inventati in chiave contemporanea, contribuiscono a rendere lo stile “semplice” nella forma e ricercato nei particolari. Nel corso degli anni Vid’A ha partecipato e tuttora partecipa a numerosi concorsi di progettazione, ottenendo riconoscimenti e pubblicazioni.

Photo: © Lamberto Rubino

Casciu Rango Architetti PODERE GUARDIA GRANDE ALGHERO

Inserita nel paesaggio della Nurra, la cantina Podere Guardia Grande si pone in continuità con il terreno circostante grazie alle superfici verticali di colore rosso violaceo dell’argilla che richiamano la tradizione architettonica del luogo. Dal suolo emerge solo la scatola vetrata della hall, protetta dal portico, con i suoi soffitti a volta che contrastano con la serialità dell’impianto compositivo.

Photo:

Ubicazione: Alghero (SS)

Progetto Architettonico e D.L.: Casciu Rango Architetti, Cagliari

Impianti e Direzione operativa impianti: FM ingegneria

Strutture e Direzione operativa strutture: FM ingegneria

Collaudo strutture e reticolo idraulico: Ambrosi Ingegneria

Lighting design: Luminae

Progetto del Verde: AL studio

Allestimento e arredi: Antonio Marras

Wine Design: mimicoco design

Supervisione Style & Design: Salvatore De Fazio, Marco Meggiato – Oniverse Civil Real Estate Management

Supervisione Impianti e strutture: Pasquale Barrese, Davide Zenocchini – Oniverse Civil Real Estate Management

Photo: © Cédric Dasesson
Photo: © Cédric Dasesson
Photo: © Cédric Dasesson

Il progetto

L’ampio territorio agricolo della Nurra, la cui conformazione attuale deve la sua origine a ingenti operazioni di bonifica che, a partire dalla fine dell’Ottocento, investirono questi luoghi cambiandone l’assetto paesaggistico, eco-sistemico e antropico, ospita la cantina Podere Guardia Grande. In questo paesaggio la razionalità della maglia agraria accoglie i poderi e le case coloniche che hanno ricostruito il territorio, poco lontano la città di Fertilia, edificata su configurazioni razionali di mattoni, intonaco e trachite.

Rifacendosi alle forme che già popolano questi luoghi, l’edificio della cantina si inserisce nel paesaggio tramite una continuità fra suolo e superfici verticali costruita sulle cromie della terra: il persistente colore rosso violaceo delle argille siltose presenti in loco che rimanda alla tradizione architettonica della bonifica e alle emergenze architettoniche della vicina Fertilia. Pertanto, l’architettura della cantina, articolata su tre livelli principali, si confron-

ta con l’”intorno” e con il “dentro”, eleggendo il suolo come dimora per le attività produttive. Differenti intensità di luce caratterizzano l’edificio, immergendo nel paesaggio circostante tutti gli ambienti, anche i locali più bui, scavati nella collina ricostruita, dove riposa il vino. L’unico piano fuori terra del fabbricato è la grande sala, una scatola vetrata che, circondata da un ampio portico scandito da pilastri a base triangolare, media fra il paesaggio circostante e gli spazi produttivi. Qui, la baia di Porto Conte, Capo Caccia, Porticciolo, il monte Doglia diventano i principali interlocutori dell’architettura e dei suoi fruitori. Da questo spazio costruito su luce naturale e vedute, si accede al piano ammezzato, una superficie orizzontale che per sottrazione costruisce una continua relazione visiva con i locali di lavorazione del piano sottostante. Gli ampi spazi della sala e del piano visita sono plan libre e solo parzialmente funzionalizzati; la disponibilità di superficie quasi di natura museale, diventa la risorsa pronta ad accogliere le diverse narrazioni della cultura del vino e del territorio tramite allestimenti anche cangianti.

Planimetria

0 portico

1 sala

2 uffici

3 servizi

4 lavaggio

5 cucina

6 percorso visita

7 salette

8 sala multimediale

9 laboratorio enologico

10 ballatoio

11 barricaia

12 vano tecnico

13 deposito

14 affinamento

15 deposito refrigerato

16 sala silos

17 piazzale

18 locale cantiniere

19 deposito raspi

20 abbattimento

Sezione
Sezione AA
Piano intermedio
Piano terra
Piano interrato
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© Cédric Dasesson
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Gli spazi interni

Se nella sala al piano fuori terra il paesaggio si offre nella sua interezza, la fruizione degli ambienti sottostanti induce alla scoperta di scorci della parte più introversa dell’edificio; i continui rimandi ai locali produttivi sono evidenti nella tripla altezza della scala circolare, figura di riferimento e di orientamento all’interno dei diversi livelli, e negli aggetti del piano intermedio sui locali di lavorazione. Al piano –2 gli spazi di lavorazione sono strettamente legati alla macchina produttiva della cantina; il ricevimento uve avviene nell’ampio piazzale per poi continuare nei locali di fermentazione e di affinamento. Qui la successione di ambienti, funzionalmente concepiti per accogliere le lavorazioni, ospita figure intruse come le salette per la degustazione a ridosso della barricaia.

In contrapposizione alla stereometria e alla serialità dell’impianto, i soffitti dei locali interni sono voltati, presentando geometrie variabili contenute nel rigido perimetro dell’edificio. Il calcestruzzo a vista pigmentato riporta dentro gli ambienti la cromia della terra, enfatizzata dall’utilizzo di trachite rossa con lavorazione liscia e a spacco.

I progettisti

Mario Casciu e Francesca Rango si laureano con lode presso la facoltà di Architettura di Roma Tre e dove frequentano il Master Architettura| Storia|Progetto. Dopo un periodo di lavoro in Italia, si trasferiscono per un’esperienza lavorativa a Rotterdam. In Sardegna dal 2009, iniziano la pratica professionale, occupandosi di progetto a diverse scale e svolgendo attività di ricerca indipendente e accademica. Nel 2014 Francesca consegue il dottorato di Ricerca in Architettura presso il DADU (Uniss). Lavorano su progetti a varie scale pubblici e privati, prediligendo temi che affrontano il rapporto fra architettura e città, architettura e territorio. Fra i principali riconoscimenti: La ceramica e il progetto (Cantine Su entu 2015), nel 2020 e nel 2023 sono stati vincitori del premio IN/arch Sardegna (2020 Pretziada Headquarters, 2023 Osservatorio Zone Umide –Torre Marceddì). Dal 2024 insegnano presso lo IED-Istituto Europeo del Design di Cagliari.

Photo: © Cédric
Dasesson

Casciu Rango Architetti CANTINA SU’ENTU SANLURI

Ogni edificio artigianale e produttivo, di piccole o grandi dimensioni, caratterizza il contesto in cui si inserisce, partecipando attivamente alla costruzione della dimensione territoriale. In questo scenario la cantina su’entu con il suo volume compatto, ma aperto al paesaggio, diventa un landmark del territorio stesso, con cui dialoga costantemente grazie anche ai colori e ai materiali delle finiture esterne.

Photo: © Antonio Saba

Ubicazione: Sanluri (VS)

Progetto architettonico: Casciu|Rango architetti, Cagliari

Collaboratori: Michele Ariu, Marco Basciu, Sara Sanna

Strutture: Corrado Striano, Cagliari (progetto definitivo); MEDIAPOLIS engineering, Torino (progetto esecutivo)

Impianti tecnologici: Oenò Italia, Erbusco (BS); Gattermayer, Elmas (CA)

Committente: Cantine su’entu srl, Sanluri (VS)

Costruttore: Pellegrini S.r.l.

Murales: Tellas

Superficie: 2.400 m2

Photo: © Antonio Saba
Photo: © Antonio Saba
Photo: © Antonio Saba

Il progetto

L’architettura per la produzione si nutre necessariamente del dialogo fra macchina e territorio, dove macchina è sinonimo di funzionalità, di parti connesse alla necessità produttiva, e territorio di disponibilità di materia da trasformare. Allo stesso tempo, come diceva Corboz, anche il territorio è prodotto, spazio di coesistenza fra popoli che lo occupano e di rapporti organizzativi che su esso vengono instaurati, risultato di processi di uso. Gli edifici artigianali o agricoli – a carattere industriale e più genericamente produttivo (singolarmente o organizzati in tessuti) – hanno partecipato e partecipano alla costruzione della dimensione territoriale, caratterizzando la vocazione, la produttività, il paesaggio del territorio. Collocata all’interno di questa narrazione, la Cantina su’entu sorge nelle campagne del Medio Campidano, in un’area della Sardegna che nel tempo ha parzialmente dismesso la dedizione storica all’agricoltura. Nel 2010 la decisione di riprendere la coltivazione a vigneto della parcella ha portato al riutilizzo di un manufatto esistente come struttura di supporto alla produzione. L’ampliamento della Cantina, dettato dalle necessità di produzione dell’azienda, ha dato vita a un nuovo edificio addossato alla preesistenza, nella parte più alta del sito. La pianta quadrata con corte centra -

le organizza gli spazi che funzionalmente seguono il processo di vinificazione, ma che allo stesso tempo aprono lo sguardo sul territorio costruendo con esso un serrato dialogo. Ogni lato della corte ospita ed è a servizio degli ambienti per la produzione e la vendita. Gli spazi per la fermentazione del vino sono ospitati in un volume in pietra a doppia altezza collegato al resto dell’edificio tramite una passerella in quota; dalla stessa corte si accede alla zona imbottigliamento e ai piani superiori o ancora alla zona vendita/degustazione, accompagnata da una grande vetrata aperta sul paesaggio circostante. Un unico volume, quello parzialmente interrato che ospita la barricaia, rompe la rigidità planimetrica con un disassamento rispetto all’ortogonalità dell’impianto. Dall’esterno l’edificio si presenta chiuso e massivo, rivestito di pietra e intonaco bianco, con poche bucature calibrate sulla ricerca delle viste del paesaggio circostante. Fanno eccezione il fronte est con la grande vetrata che perimetra lo spazio dell’ala per degustazione e l’ampia apertura a tutta altezza dell’area uffici a sud.

I corpi degli edifici si differenziano per i materiali di finitura: pietra cistoide di Serrenti per il volume a doppia altezza, intonaco bianco per gli altri.

Photo: © Casciu Rango
Sezione AA
Sezione BB
Piano interrato
Piano primo (m)
(m)
Piano terra
Coperture
Photo:
© Antonio Saba
Photo:
© Casciu Rango
Photo: © Casciu Rango
Photo: © Casciu Rango

Materiali e comfort ambientale

La cantina utilizza tecniche semplici ma efficaci per garantire il confort ambientale necessario alle attività produttive e di leisure legate al vino. Gli spazi che ospitano i silos per la fermentazione e lo stoccaggio delle bottiglie sono introversi, hanno poche bucature e lo spessore dei muri è ulteriormente aumentato dalla superficie lapidea (pietra di scisto reperita sul posto) in facciata; all’opposto, grandi vetrate contraddistinguono i locali legati alle attività di degustazioni ed eventi. Gli spazi esterni sono dotati di zone d’ombra prodotte dalla pensilina in facciata e dal pergolato nella corte, quest’ultimo progettato per migliorare il confort durante il periodo di lavorazione delle uve.

La struttura è composta da pilastri in cemento armato e travi lamellari, le stesse che costruiscono la pergola sulla facciata est, mentre i tamponamenti sono realizzati in Poroton® termico dello spessore di 38 cm, così da migliorare le prestazioni dell’edificio in relazione all’inerzia termica della superficie muraria. La barricaia è posta a livello interrato in modo tale da favorire il microclima necessario al riposo del vino nelle botti e di ricorrere il meno possibile a mezzi ausiliari per l’apporto di umidità.

I progettisti

Mario Casciu e Francesca Rango si laureano con lode presso la facoltà di Architettura di Roma Tre e dove frequentano il Master Architettura| Storia|Progetto. Dopo un periodo di lavoro in Italia, si trasferiscono per un’esperienza lavorativa a Rotterdam. In Sardegna dal 2009, iniziano la pratica professionale, occupandosi di progetto a diverse scale e svolgendo attività di ricerca indipendente e accademica. Nel 2014 Francesca consegue il dottorato di Ricerca in Architettura presso il DADU (Uniss). Lavorano su progetti a varie scale pubblici e privati, prediligendo temi che affrontano il rapporto fra architettura e città, architettura e territorio. Fra i principali riconoscimenti: La ceramica e il progetto (Cantine Su entu 2015), nel 2020 e nel 2023 sono stati vincitori del premio IN/arch Sardegna (2020 Pretziada Headquarters, 2023 Osservatorio Zone Umide -Torre Marceddì). Dal 2024 insegnano presso lo IED-Istituto Europeo del Design di Cagliari.

Photo: © Antonio Saba

Studio Architetti Mar

MONTELEONE21 SANT’AMBROGIO DI VALPOLICELLA

Un edificio per due terzi ipogeo che appare come un verde declivio: questo è Monteleone21, il nuovo edificio della storica Cantina Masi che instaura uno stretto rapporto con il paesaggio circostante, rielaborando in chiave contemporanea i segni tipici del territorio. Cuore del progetto è l’Agorà, un’ampia piazza che accoglie i nuovi servizi per il clienti, dominata da un soffitto cassettonato in calcestruzzo a vista.

Ubicazione: Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR) Progetto architettonico: Studio Architetti Mar, Venezia Team di progettazione: Studio Architetti Mar: Giovanna Mar, con Valentina Gianeselli, Silvia Marchetti, Laura Tognoni, Monia Borsato – con Studio Cecchini (Vittorio Cecchini) e con Studio Beghini( Alesandro Beghini) Committente: Masi Agricola S.p.a.

Strutture: Mario Gallinaro – MG progetti

Impianti e illuminotecnica: Giorgio Finotti – Manens S.p.a.

Certificazione Leed: Andrea Fornasiero – Manens S.p.a.

Superficie: ca. 8.000 m2

Photo: © Paolo Monello
Photo: © Greta Collaku –Architettura Urbana
Photo: © Paolo Monello

Il progetto

Nato dalla volontà di creare un dialogo profondo tra la storica Cantina Masi e il paesaggio della Valpolicella, il progetto di Monteleone21 incarna la simbiosi che si instaura tra l’architettura e il vigneto. L’edificio, per due terzi ipogeo, appare come un pendio naturale coperto di vegetazione, dove la porzione emergente rielabora i segni antropici locali, come le marogne in pietra locale (i muretti a secco) attraverso un linguaggio contemporaneo. L’accesso al nuovo fabbricato è un’esperienza che coinvolge la percezione spaziale e avviene tramite un tunnel inclinato in pietra che genera un senso di compressione, risolvendosi in una sorpresa generata da uno spazio monumentale una volta varcata la soglia. Il cuore tecnologico e poetico è il fruttaio, uno spazio alto 12 metri e profondo 30, dedicato all’appassimento delle uve sulle “arele”. Per maestosità e acustica, l’ambiente assume una sacralità quasi da cattedrale, prestandosi anche a fini artistici.

Il fulcro sociale è l’Agorà, una piazza circolare di oltre 1.000 m2 che ospita il wine shop, il bar e il ristorante. Qui lo spazio è dominato da un soffitto cassettonato in calcestruzzo a vista, il cui disegno a intreccio romboidale curvilineo omaggia la sperimentazione ingegneristica italiana degli anni ‘50/’60. Al centro, un grande vuoto circolare con una scala in acciaio permette alla luce naturale di inondare il cuore ipogeo, collegandolo visivamente alle colline circostanti. L’opera è stata progettata per raggiungere la certificazione LEED Gold grazie a strategie integrate quali: l’involucro costituito da una parete ventilata, rivestita in pietra locale, e da vetrate ad altissime prestazioni; la gestione ambientale con pavimentazioni drenanti e con un tetto-giardino che funge da volano termico; l’energia, grazie a sistemi a chilometro zero supportati da geotermia e pannelli fotovoltaici integrati, minimizzando in tal modo l’impatto estetico e ambientale.

Planimetria
Piano terra
Prospetto sud
Piano primo
Piano secondo
Photo:
© Greta Collaku
Architettura
Urbana
Photo:
© Greta Collaku –Architettura
Urbana
Photo:
© Greta Collaku
Architettura Urbana
Photo: © Paolo
Monello
Photo: © Paolo Monello
Photo:
© Paolo Monello

L’Agorà

Con una superficie oltre 1.000 m2, l’Agorà rappresenta il cuore di Monteleone21, una piazza circolare dedicata alla convivialità, che ospita wine shop, wine bar e ristorante. Il monumentale soffitto a cassettoni in calcestruzzo a vista è l’elemento distintivo ed è stato realizzato con un getto in opera continuo di 12 ore per eliminare ogni giunto. Questa sfida progettuale ed esecutiva crea un complesso intreccio romboidale curvilineo, dove componenti di dimensioni sempre diverse conferiscono dinamismo alla geometria della piazza. Al centro della struttura si apre un grande vuoto circolare che ospita una scala in acciaio a campata unica. Questo fulcro architettonico permette alla luce naturale di illuminare l’intera Agorà, creando un gioco di luci che rinsalda il legame metaforico tra l’artificio umano e la natura circostante e collegando altresì la zona ipogea al piano superiore, dove lo sguardo spazia sul panorama delle colline della Valpolicella.

Come già accennato, l’opera reinterpreta in chiave contemporanea la grande ingegneria italiana degli anni ‘50 e ‘60, quando l’armonia della forma coincideva con la “sincerità” della struttura. In questo edificio infatti l’uso del calcestruzzo nudo non è solo una scelta estetica, ma evoca una tensione verso l’essenzialità funzionale. L’obiettivo finale di Monteleone21 è pertanto esprimere solidità e una semplicità autentica, capace di dichiararsi con forza senza il bisogno di sovrastrutture.

I progettisti

Formato da circa venti figure professionali, lo Studio Architetti Mar è stato fondato 60 anni fa da Gian Paolo Mar ed è attualmente condotto dalla figlia, Giovanna Mar. Le competenze dello Studio si fondano pertanto su decenni di attività e trovano ragione in un’esperienza trasversale. Ciò permette di spaziare dal piccolo allestimento al campus universitario, dall’edilizia residenziale privata ai piani urbanistici, dalle strutture turistico-ricettive e alberghiere ai porti turistici, da edifici commerciali e direzionali a complessi universitari scientifici e umanistici, nonché ad aeroporti e a poli ospedalieri. Lo Studio ha progettato con passione strutture museali pubbliche e private e degli spazi legati all’accoglienza e al turismo enogastronomico di alto livello. La sostenibilità, la ricerca sull’involucro edilizio, sui materiali e sui sistemi tecnologici, l’efficienza energetica e l’impiego di fonti rinnovabili continuano a essere significativi ambiti di ricerca e obiettivi di studio, a cui negli ultimi anni, si è aggiunto anche l’approfondimento dell’aspetto psicologico e percettivo, la narrazione e il coinvolgimento emotivo nella composizione spaziale.

Photo: © Paolo Monello
Photo: ©Greta Collaku Architettura Urbana

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