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Assaggi di Architettura Architetti Under 40 Asti-Cuneo

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ASSAGGI di ARCHITETTURA

ARCHITETTI UNDER 40 ASTI-CUNEO

EdicomEdizioni Monfalcone (Gorizia) tel. 0481/484488

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Giugno 2026

ASSAGGI di ARCHITETTURA

ARCHITETTI UNDER 40 ASTI-CUNEO

Alberto Casetta

Paolo Catrambone

Silvio Pasin

Silvio Pasin

Xhuliano Lacinaj

Sergio Maria Massone

Marco

Marco

Marco

Alberto Casetta VILLA C+L

BRA

Il progetto di recupero esplora la sostenibilità come riuso consapevole: un dialogo tra l’eredità architettonica esistente e le tecnologie per l’efficienza energetica, in equilibrio tra memoria e innovazione.

Photo: © Marco Tacchini

Il progettista

Ubicazione: Bra (CN)

Progetto architettonico, Strutture e D.L.: arch. Alberto Casetta, Asti

Consulenti (arredi interni e supporto progettazione architettonica): arch. Giuseppe Groppo, Torino

Impianti: geom. Roberto Pellegrino, Asti

Appaltatore/Costruttore: Impresa Edile Occhiena

Sergio e Silvano e C. – s.n.c.

Produttore/fornitore arredi interni: F.lli Groppo s.r.l.

Date Lavori: 2021-2023

Superficie utile: 258 m2

Area esterna: 485 m2

Laureato in Architettura nel 2014 al Politecnico di Torino e libero professionista dal 2016, l’arch. Alberto Casetta si occupa di progettazione di nuovi edifici residenziali uni e plurifamiliari, di recupero a fini abitativi di cascine rispettandone il linguaggio architettonico preesistente, di ristrutturazione di edifici abitativi e rurali, di progettazione strutturale di c.a. e ferro in interventi di nuova costruzione e riqualificazione. I suoi interventi interessano anche edifici industriali e l’ambito urbanistico si cui redige strumenti esecutivi.

Photo: © Marco Tacchini
Photo: © Marco Tacchini

Il progetto

Villa C+L nasce dal desiderio di due giovani committenti di recuperare una villa nel cuore di Bra, restituendole valore architettonico e prestazioni energetiche contemporanee. L’edificio, segnato dal tempo e da una distribuzione ormai superata, è stato oggetto di un intervento che combina riuso, sostenibilità e design.

La ristrutturazione ha trasformato i locali interrati, in spazi funzionali e vivibili – palestra, cantina e locali tecnici – collegati ai livelli superiori da un nuovo vano scala, elemento cardine e scenografico dell’intero progetto d’interni. Realizzata in ferro, legno e vetro, la scala si impone come fulcro distributivo e simbolico, avvolta da una carta da parati che racconta l’anima viaggiatrice dei proprietari e diventa segno distintivo del linguaggio architettonico complessivo.

Il giardino sui 4 lati della villa che crea la giusta privacy e la miglior esposizione del piano primo hanno fatto sì che

si optasse per un’organizzazione degli spazi non convenzionale: zona notte al piano terra con camere, cabina armadi, bagni e lavanderia, e zona giorno al piano primo, con ampia cucina, studio, bagno e living che si apre su un terrazzo proiettato verso il paesaggio urbano. Le facciate mantengono il loro classicismo originario grazie al recupero di cornici, portone in legno, ringhiere in ferro e sculture del terrazzo reinterpretati in chiave sobria e contemporanea. Gli arredi, progettati su misura con la collaborazione dell’arch. Groppo della F.lli Groppo, esprimono un dialogo coerente tra funzionalità, matericità e personalità dei committenti. Il giardino perimetrale completa il progetto come estensione naturale della villa, ristabilendo un equilibrio tra interno ed esterno, tra memoria e innovazione, nel segno di un abitare sostenibile e consapevole.

Photo: © Marco Tacchini
Photo: © Marco Tacchini
Photo: © Marco Tacchini
Photo: © Marco Tacchini

Innovazione / sostenibilità

Villa C+L interpretare la sostenibilità come principio di riuso consapevole, trasformando un edificio esistente in una nuova occasione abitativa capace di coniugare memoria e innovazione. Il progetto si fonda sulla volontà di mantenere e valorizzare il linguaggio architettonico originario, reinterpretandolo attraverso una revisione distributiva e un profondo intervento di efficientamento energetico, uniti a un attento ridisegno degli spazi interni.

La scelta di conservare la sagoma del fabbricato ha consentito di ridurre al minimo il consumo di suolo, sfruttando al meglio la volumetria esistente e restituendo equilibrio tra forma, funzione e contesto. La selezione dei materiali risponde a una logica di sostenibilità e continuità con il luogo: l’impiego di pietre locali, il recupero di marmi provenienti dalle demolizioni e il riutilizzo dei pavimenti lignei originali testimoniano la volontà di preservare la

materia e la memoria dell’edificio.

Dal punto di vista energetico, l’intervento ha permesso il passaggio dalla classe “F” alla classe “A”, grazie a un sistema integrato di soluzioni tecnologiche adottate nel pieno rispetto della struttura esistente. Tra queste: cappotto esterno da 12 cm, serramenti in legno con trasmittanza 1,2 W/m 2K, isolamento del sottotetto, impianto fotovoltaico con batterie di accumulo, solare termico, colonnina per la ricarica di veicoli elettrici, caldaia ibrida metano/elettrica e impianto canalizzato di trattamento dell’aria con scambiatore di calore e climatizzazione.

Villa C+L si propone così come esempio di architettura sostenibile dove il riuso diventa gesto progettuale e culturale, capace di generare un dialogo tra eredità storica e innovazione tecnologica, nel segno di un futuro energeticamente responsabile.

Photo: © Marco Tacchini
Photo: © Marco Tacchini

Paolo Catrambone GARDENA NEUE HOSPIZ

BOLZANO

La sostenibilità in architettura significa creare edifici che rispettino il luogo e le persone, usando risorse locali, materiali durevoli e soluzioni flessibili, capaci di evolversi nel tempo senza sprechi né impatti, mantenendo un dialogo autentico con il paesaggio. Questa sostenibilità prende le basi da principi low tech che non sono soggetti all’obsolescenza delle tecnologie ma rispondono nel tempo a un abbassamento dei consumi energetici grazie alle proprie scelte architettoniche.

Il progettista

Ubicazione: Passo Gardena, Bolzano, Italia

Progetto architettonico: Paolo Catrambone, Maria Ave Romani – ORTUS + ALTER.A; SENONER TAMMERLE ARCHITEKTEN

Strutture: Studio Ardolino

Direttore dei lavori: arch. Paul Senoner

Appaltatore/Costruttore: SCWEIGKOFLER

Date Lavori: settembre 2025 – settembre 2026

Superficie utile: 1700 m2

Paolo Catrambone, laureato all’Accademia di Architettura di Mendrisio e al Politecnico di Torino,al 2013 al 2015 ha lavorato a Lisbona presso gli studi di Gonçalo Byrne e João Nunes, prima di trasferirsi a Tokyo nel 2017 per collaborare con lo studio SANAA di Kazuyo Semina e Ryue Nishizawa. Dopo essersi trasferito in Svizzera nel 2018, ha lavorato fino al 2021 come Project Architect presso lo studio di Jacques Herzog e Pierre DeMeuron a Basilea. Nel 2022 ha co-fondato ORTUS, studio di architettura con sede a Milano, attualmente impegnato in diversi progetti. Tra questi, il nuovo Asilo Nido per il Comune di Molinella in provincia di Bologna, il nuovo auditorium del Conservatorio Vivaldi di Alessandria e il nuovo edificio dell’Università IULM in collaborazione con Cino Zucchi Architetti. Paolo affianca alla pratica professionale la ricerca accademica in corso, avviata presso l’Accademia di Architettura dell’USI a Mendrisio, dove attualmente è assistente alla cattedra Reduce Reuse Recycle del Prof. Muck Petzet.

Il progetto

Il progetto per il Nuovo Ospizio del Passo Gardena nasce dalla collaborazione tra gli studi Senoner Tammerle di Castelrotto e ORTUS Architetti di Milano, con Alter.a.

L’edificio si distingue per una chiara articolazione tra piano terreno e livelli superiori, che definiscono funzioni e atmosfere differenti. Il piano terra, più pubblico e permeabile, accoglie ristorante, bar e reception in un ambiente aperto al passaggio e all’incontro, con ampie vetrate e una terrazza panoramica rivolta verso il Sella e il Sassolungo, dove architettura e paesaggio si fondono.

I due piani superiori ospitano le camere, distribuite sui quattro lati sotto un grande tetto spiovente rivestito in scandole di legno, reinterpretazione contemporanea della tradizione alpina. Il piano semi-interrato, dedicato ai servizi tecnici e

agli alloggi del personale, è concepito con pari attenzione, affacciandosi sul paesaggio naturale.

La separazione funzionale si riflette nei materiali: al piano terreno intonaci grezzi, legno e pietra naturale creano un ambiente caldo e resistente; ai piani superiori il legno riveste completamente gli interni, offrendo un’atmosfera raccolta e protettiva.

All’esterno, l’edificio esprime la stessa dualità: il piano terreno, con superfici intonacate e grandi aperture verso il paesaggio, si distingue dai livelli superiori, avvolti da lamelle verticali in legno e abbaini che scandiscono il ritmo della copertura. Il risultato è un’architettura essenziale, radicata nel luogo e capace di instaurare un dialogo rispettoso con la straordinarietà del contesto dolomitico.

Innovazione / sostenibilità

Il progetto del Nuovo Ospizio del Passo Gardena integra sostenibilità e innovazione come principi fondanti, in coerenza con l’ambiente straordinario in cui si inserisce. L’edificio è realizzato con materiali locali e a basso impatto ambientale: le pietre dolomitiche provenienti dai cantieri della zona e il legno delle foreste circostanti riducono le emissioni legate al trasporto e restituiscono al complesso un linguaggio autenticamente alpino.

La scelta di materiali naturali e rinnovabili rafforza il legame con il paesaggio e valorizza la cultura costruttiva del luogo. La struttura pilastrata mista in calcestruzzo, legno e acciaio garantisce solidità, durabilità e soprattutto flessibilità d’uso nel tempo: gli spazi potranno essere riconfigurati senza demolizioni, permettendo una gestione sostenibile del ciclo di vita dell’edificio.

La copertura ospita pannellature solari integrate nel disegno architettonico, che contribuiscono alla produzione di energia pulita e riducono il fabbisogno energetico complessivo. L’involucro ad alte prestazioni, l’orientamento delle aperture e l’uso di schermature in legno ottimizzano l’illuminazione naturale e limitano le dispersioni termiche. Anche gli spazi interni sono concepiti secondo criteri di comfort ambientale: ventilazione naturale, materiali traspiranti e isolamento efficiente assicurano benessere in ogni stagione. Il risultato è un’architettura contemporanea che dialoga con il paesaggio e ne rispetta l’equilibrio, un modello di ospitalità alpina capace di coniugare tradizione, innovazione e responsabilità ambientale.’

Silvio Pasin

GEOMETRIE DELL’ABITARE NIZZA MONFERRATO

La sostenibilità come forma di rigenerazione: un’abitazione rinasce nel tessuto urbano, trasformando la preesistenza in un organismo coerente, efficiente e capace di dialogare con la città attraverso la luce, la materia e la misura.

Ubicazione: Nizza Monferrato (AT)

Progetto architettonico: arch. Silvio Pasin, Nizza Monferrato (AT)

Strutture e Impianti: Studio i4, Torino

Direttore dei lavori: Studio i4 e arch. Silvio Pasin

Appaltatore/Costruttore: Cofal srl

Date Lavori: luglio 2023 – novembre 2024

Superficie utile: 350 m2

Il progettista

Laureato presso il Politecnico di Torino nek 2013, l’architetto Silvio Pasin si occupa fin dalle prime esperienze progettuali di progettazione architettonica e di design, non solo in ambito di edilizia residenziale ma anche di architettura ricettiva nuova e da riqualificare. Nel 2020 fonda il suo studio Architettura 4punto0 dedicandosi anche alla modellazione 3D, grafica generale, disegno 2D, particolari costruttivi e a studi energetici per l’involucro.

Il progetto

Nel tessuto consolidato di Nizza Monferrato, Geometrie dell’abitare si inserisce come un intervento di rigenerazione urbana in chiave contemporanea. L’edificio, originariamente una casa bifamiliare degli anni Sessanta, è stato oggetto di un profondo processo di trasformazione che ha ridefinito le proporzioni, la distribuzione interna e il rapporto con lo spazio esterno.

Il progetto lavora sulla misura e sulla chiarezza geometrica, reinterpretando l’impianto originario con un linguaggio essenziale e coerente. I balconi esistenti sono stati ridisegnati, trasformandosi in terrazze vivibili che ampliano la percezione dello spazio interno e creano un dialogo diretto con l’esterno. La scelta dei materiali — legno e metallo — introduce una dimensione di movimento e leggerezza: la struttura metallica scandisce le facciate,

mentre il calore del legno mitiga la composizione e restituisce equilibrio visivo.

Le nuove geometrie, definite da linee pure e cromie chiare, alleggeriscono l’edificio e ne migliorano l’inserimento nel contesto urbano. L’involucro è ripensato come superficie dinamica: le bucature verticali, le schermature e i parapetti verdi generano profondità e continuità, ridefinendo il rapporto tra interno ed esterno.

L’intervento non è solo architettonico ma urbano: restituisce alla città un edificio rigenerato, capace di offrire spazi privati esterni realmente fruibili e aree comuni ripensate in chiave contemporanea. Un gesto di misura e responsabilità che trasforma l’abitato esistente in un nuovo luogo di vita, luminoso, efficiente e coerente con il tempo presente.

Innovazione / sostenibilità

In Geometrie dell’abitare la sostenibilità si traduce in un gesto concreto di rigenerazione: riutilizzare, migliorare, restituire valore all’esistente attraverso la qualità architettonica e prestazionale. L’intervento non si limita a un rinnovamento estetico, ma costruisce un vero equilibrio tra comfort abitativo, efficienza energetica e rispetto per l’ambiente urbano.

Il nuovo involucro termico, dotato di isolamento continuo e serramenti ad alte prestazioni, assicura un’elevata efficienza energetica e un controllo accurato del comportamento solare. Le facciate sono integrate con brise-soleil progettati ad hoc, che regolano l’ingresso della luce naturale e proteggono gli ambienti interni dal surriscaldamento, migliorando la qualità luminosa e la vivibilità quotidiana. La ventilazione trasversale e la distribuzione delle aperture favoriscono inoltre il comfort microclimatico intutte le stagioni.

Gli impianti, sviluppati con Studio i4, adottano soluzioni ad alta efficienza: pompa di calore, ventilazione meccanica controllata, gestione intelligente dei consumi e predisposizioni per l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Il comfort interno è inteso come condizione complessiva di benessere — visivo, termico, acustico e percettivo — in cui la tecnologia diventa alleata della qualità dello spazio. Particolare attenzione è stata dedicata ai materiali, scelti per durabilità e coerenza ambientale: isolanti e finiture rispondono ai criteri CAM, con preferenza per prodotti certificati e di provenienza locale, riducendo gli impatti di trasporto e promuovendo una filiera sostenibile.

L’intervento assume così un valore urbano oltre che energetico: rigenerare significa contenere l’impronta ambientale, evitare nuovo consumo di suolo e restituire dignità architettonica al patrimonio costruito.

Geometrie dell’abitare diventa un modello di sostenibilità possibile, dove il controllo della luce, l’efficienza e la bellezza convivono in una misura equilibrata e contemporanea dell’abitare.

Silvio Pasin

OPPOSIZIONE COMPOSTA BUTTIGLIERA D’ASTI (AT)

Opposizione composta: verso la strada misura e continuità, nel rispetto dei vincoli paesaggistici; verso la valle apertura e trasparenza. Al centro un vuoto di luce cattura il sole del sud e lo diffonde agli ambienti, unendo tradizione e linguaggio contemporaneo.

Ubicazione: Buttigliera d’Asti (AT)

Progetto architettonico: arch. Silvio Pasin, Nizza

Monferrato (AT)

Strutture e Impianti: Studio i4, Torino

Direttore dei lavori: Architetto Silvio Pasin

Date Lavori: 2026

Superficie utile: 180 m2

Il progettista

Laureato presso il Politecnico di Torino nek 2013, l’architetto Silvio Pasin si occupa fin dalle prime esperienze progettuali di progettazione architettonica e di design, non solo in ambito di edilizia residenziale ma anche di architettura ricettiva nuova e da riqualificare. Nel 2020 fonda il suo studio Architettura 4punto0 dedicandosi anche alla modellazione 3D, grafica generale, disegno 2D, particolari costruttivi e a studi energetici per l’involucro.

Il progetto

Nel paesaggio silenzioso delle colline piemontesi, Opposizione composta nasce dal confronto tra regola e libertà, tra l’obbligo di misurarsi con la tradizione e il desiderio di esprimere un linguaggio contemporaneo. L’abitazione si radica nel contesto rurale reinterpretando la cascina piemontese con segni essenziali, asciutti, capaci di dialogare con il paesaggio senza mai rinunciare alla propria identità.

Verso la strada, le facciate si confrontano con le prescrizioni paesaggistiche e con l’eredità tipologica del costruito piemontese: bucature regolari, materiali semplici e un ingresso sotto un androne reinterpretato nel linguaggio dell’oggi. Qui il progetto assume una compostezza quasi disciplinata, nel rispetto delle visuali pubbliche e della misura architettonica che caratterizza il territorio. Sul fronte opposto, affacciato verso la valle, l’architettu-

ra ritrova invece il proprio margine di libertà. Il volume si apre con grandi superfici vetrate che amplificano il rapporto con il paesaggio, lasciando che la luce diffusa diventi materia dell’architettura. Là dove la tradizione detta misura e continuità, il paesaggio invita all’apertura: la trasparenza e la leggerezza completano la solidità dei volumi, in un equilibrio che non nega il passato ma lo rinnova.

Elemento cardine del progetto è il vuoto centrale, un pozzo di luce che cattura il sole del sud e lo distribuisce agli ambienti interni, inondandoli di luminosità naturale e favorendo la ventilazione trasversale. Questo spazio, apparentemente sottratto, diventa il cuore dell’abitare: una soglia tra opposti — solido e trasparente, regola e libertà, memoria e innovazione — dove la luce ricompone ciò che il linguaggio architettonico distingue.

Innovazione / sostenibilità

In Opposizione composta la sostenibilità non è un obiettivo, ma una condizione naturale del progetto: un modo di concepire l’architettura come equilibrio tra energia, luce e benessere abitativo.

La luce è il principio generatore dell’intero impianto. Attraverso il vuoto centrale, penetra in profondità, si riflette sulle superfici e si diffonde negli ambienti, contribuendo al riscaldamento, alla ventilazione naturale e alla qualità percettiva degli spazi. Ma il cuore dell’abitazione è rivolto verso la valle: gli ambienti principali, affacciati sulle grandi vetrate a nord, vivono di una relazione continua con il paesaggio. Qui la luce diventa presenza costante, regola la temperatura, accompagna i gesti quotidiani e restituisce equilibrio tra interno ed esterno. Le facciate a sud, più compatte e misurate, garantiscono controllo solare e continuità materica con la tradizione costruttiva piemontese, mentre quelle vetrate a nord cat-

turano la luminosità diffusa e rendono lo spazio aperto, fluido, termicamente stabile. L’intero organismo edilizio si fonda su principi bioclimatici semplici: orientamento, inerzia termica, ventilazione trasversale e distribuzione calibrata delle aperture.

Dal punto di vista tecnico, la struttura in cemento armato consente solidità e leggerezza compositiva. Le stratigrafie sono studiate per garantire isolamento termico e acustico di alto livello, riducendo i consumi e migliorando il comfort interno. L’impiantistica, sviluppata con Studio i4, integra sistemi ad alta efficienza, ventilazione meccanica controllata e predisposizioni per la produzione da fonti rinnovabili.

In questo progetto la sostenibilità si traduce in un’armonia complessiva tra tecnica e percezione: la luce scalda, arieggia, illumina, e diventa la misura stessa del vivere.

Xhuliano Lacinaj

CASA BIBO

ASTI (AT)

La sostenibilità di questo progetto nasce dall’efficientamento dell’involucro con cappotto in lana di roccia, dall’integrazione impiantistica di pompa di calore, fotovoltaico e VMC, dal recupero delle acque piovane e dalla liberazione della facciata per favorire luce naturale e benessere abitativo.

Ubicazione: Castiglione, Asti

Progetto architettonico: arch. Xhuliano Lacinaj, Asti; arch. Marco Pesce, Asti

Direttore dei lavori: arch. Xhuliano Lacinaj

Impianti: T.S.D. di Ingrao F. & Neri A.

Appaltatore / Costruttore: Bianchi Costruzioni Srl (edile); Top Energy Group S.r.l. (impianti)

Date lavori: luglio 2025 (inizio lavori) – Luglio 2026

(fine lavori prevista)

Superficie utile: 178 m2

Il progettista

L’arch. Xhuliano Lacinaj si laurea al Politecnico di Torino nel 2016. Fin dalle prime esperienze lavorative si dedica alla progettazione architettonica residenziale di nuove costruzioni e ristrutturazioni con software 2D e 3D e con rendering e fotoinserimento. Dal 2020 è libero professionista; il suo lavoro è focalizzato sulla progettazione architettonica residenziale, commerciale e di opere pubbliche. Ha all’attivo anche attività di docenza come Assistente alla didattica presso il Politecnico di Torino.

Il progetto

Il progetto di Casa BiBo affronta in modo integrato la riqualificazione dell’involucro e la riorganizzazione degli spazi interni di una cascina piemontese. All’esterno si interviene con un nuovo sistema prestazionale che comprende cappotto in lana di roccia, impianti aggiornati e l’importante operazione di liberazione della facciata principale, un tempo coperta da una tettoia addossata. La sua rimozione consente alla luce di entrare negli ambienti abitati e valorizza il rapporto diretto con il paesaggio, mentre l’ampliamento della finestra esistente in una portafinestra accentua questa connessione. Parte della tettoia viene ricostruita solo nella sua struttura, senza copertura, per mantenere la memoria volumetrica e definire

lo spazio d’ingresso. Negli interni la scelta progettuale mantiene e valorizza gli elementi tipici delle abitazioni rurali: il pavimento in cotto al piano terra, il soffitto in legno del soggiorno e le pavimentazioni in legno al livello superiore diventano la base materica attorno a cui si articola l’intervento. La cucina, reinterpretata in chiave contemporanea, richiama forme e proporzioni della tradizione, mentre i varchi al piano terreno sono enfatizzati da imbotti colorate che scandiscono i passaggi e introducono un linguaggio più attuale. L’intero progetto mira a costruire un equilibrio tra autenticità del luogo, comfort contemporaneo e integrazione rispettosa degli elementi tecnologici.

Innovazione / sostenibilità

L’intervento su Casa BiBo si fonda su un approccio alla sostenibilità che integra prestazioni energetiche, comfort abitativo e attenzione per il contesto rurale. L’isolamento a cappotto in lana di roccia consente di migliorare la qualità termica dell’involucro, riducendo dispersioni e consumi, mentre l’installazione della pompa di calore e dei pannelli fotovoltaici permette di utilizzare energia rinnovabile per riscaldamento, raffrescamento e produzione elettrica. Il sistema garantisce una forte riduzione dell’impatto ambientale e dei costi di gestione, grazie anche alla ventilazione meccanica controllata che assicura ricambi d’aria costanti e salubri. Il progetto prevede inoltre un impianto di recupero delle

acque piovane, convogliate in un sistema di accumulo per essere riutilizzate nell’irrigazione del giardino, riducendo così la richiesta di acqua potabile. L’eliminazione della tettoia addossata alla facciata, sostituita da una struttura leggera che ne riprende il volume storico, consente alla luce naturale di entrare in profondità negli ambienti migliorando l’illuminazione e il comfort indoor. La combinazione di efficientamento energetico, ricorso alle rinnovabili, gestione responsabile delle risorse e attenzione alle qualità passive dell’edificio tradizionale fa di Casa BiBo un esempio di sostenibilità integrata e non invasiva, capace di valorizzare l’architettura esistente attraverso soluzioni contemporanee e rispettose.

Sergio Maria Massone

CINE-TEATRO

GUIDO

SUZZARA

La sostenibilità deve andare oltre agli aspetti meramente ambientali, costruttivi o di processo e contemplare, in una visione più ragionata, concetti come il riconoscimento, la valorizzazione e la trasmissione al futuro del patrimonio culturale nella sua consistenza fisica e nella sua dimensione estetica e testimoniale.

Il progettista

Ubicazione: Suzzara (MN)

Progetto architettonico: ing. Nicola Berlucchi, arch. Sergio Maria Massone; ing. Alessandro Trevisi –Studio Berlucchi s.r.l., Brescia

Progetto di restauro: arch. Sergio Maria Massone; arch. Flavia Mainardi; Strutture: Di.Mo.Re s.r.l.

Direttore dei lavori: ing. Nicola Berlucchi

Consulenti: Studio Cesare Trebeschi (acustica); arch. Silvano Cova (scenotecnico); arch. Carlotta Cocco (CAM; certificatore LEED)

Impianti: STI Studio (meccanici: ing. Beniamino Veneziani; arch. Luisa de Zio; elettrici: ing. Marino Tessadori)

Appaltatore/Costruttore: Edilstrade Building s.p.a.

Date Lavori: dicembre 2025 (inizio cantiere) –dicembre 2027 (termine lavori)

Superficie utile: ca. 2500 m2

Dopo aver conseguito la laurea in Architettura con il massimo dei voti presso il Politecnico di Torino, l’arch. Sergio massone hs approfondito l’ambito del restauro architettonico presso la Scuola di Specializzazione per i Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Milano, completando il ciclo triennale con una tesi metodologica sul restauro degli edifici teatrali del primo Novecento. La sua scelta di dedicarsi alla tutela del patrimonio storico e monumentale unisce la pratica professionale all’assistenza alla didattica universitaria. Da settembre 2020 collabora con lo Studio Berlucchi di Brescia, come professionista specializzato in beni architettonici. In questi anni ho sviluppato competenze in progetti complessi che spaziano dal restauro di edifici sacri e teatri storici, al restauro di monumenti architettonici fino al recupero di plessi scolastici di primo Novecento.

Il progetto

Il “Cine-Teatro Guido” ha da sempre rappresentato per la comunità suzzarese, prima ancora di essere un luogo di aggregazione sociale, un motivo di orgoglio da esibire alla provincia mantovana: la posizione geograficamente strategica della città contribuì infatti a farla diventare uno dei centri più rinomati dell’Oltrepò mantovano. Con l’avvento del polo ferroviario combinato alla fiorente economia locale, la città intraprese un rapido sviluppo culturale e sociale; in questo clima affondano le radici del “Teatro Sociale”.L’ingegnere Francesco Piazzalunga, a cui si deve il progetto e la realizzazione del teatro, si distinse nel panorama locale come figura chiave nelle vicende culturali della città. Il teatro racchiude in sé una lunga storia costruttiva costellata da continui adeguamenti, pensati per rispondere alle esigenze della nascente arte cinematografica. Inaugurato nel 1895, l’edificio si presentava come un classico teatro “all’italiana”, con platea a ferro di cavallo e tre ordini sovrapposti

di palchetti lignei; questo rimase in uso fino al 1936, quando, in concomitanza con il rapido sviluppo del cinema, venne riconvertito in cinematografo. In tale occasione, il precedente teatro ligneo fu demolito per fare spazio alle più moderne innovazioni cinematografiche: ampie gallerie in calcestruzzo sostituirno i palchetti e una moderna cabina di proiezione prese il posto del tradizionale palcoscenico. La trasformazione in cinematografo segnò l’inizio di un nuovo periodo, a partire dalla scelta del nome: da Teatro Sociale, il luogo divenne Cinema Guido, in omaggio al giurista suzzarese vissuto nel XII secolo. Il Guido dominò la vita culturale della provincia mantovana fino al 1983, anno in cui l’attività si interruppe e la sala venne definitivamente chiusa. Nel maggio 2012, dopo quasi trent’anni di abbandono, l’edificio fu segnato da un’ulteriore ferita, inflitta dallo sciame sismico che investì l’intera Emilia-Romagna, che lo rese completamente inagibile e pericolante.

Innovazione / sostenibilità

Il teatro è stato sottoposto a interventi di restauro e di rifunzionalizzazione architettonica: l’esito è riconducibile alla sommatoria delle singole discipline che si sono interfacciate durante la fase progettuale, ognuna di esse contribuendo all’aspetto finale dell’intero edificio. Si è dedicata particolare attenzione all’aspetto conservativo del manufatto, preservando la spazialità e la consistenza materica, tipica della tipologia architettonica, integrando inoltre gli aspetti acustici, impiantistici e quelli di sostenibilità tecnico-ambientale (il progetto ha rispettato i Criteri Minimi Ambientali sia in fase di progetto sia in fase realizzativa) relativamente alle indicazioni previste da legge in merito ai beni monumentali vincolati. La sostenibilità è dunque rappresentata dalla volontà sia di salvaguardare l’esistente, proponendo soluzioni integrate al fine di preservare la valenza storico-artistica del manufatto, sia di sovrapporre una nuova fase costruttiva caratterizzata da un alto grado di qualità tecnologica, ambientale (materiali certificati CAM) e impiantistica (acustica, impiantistica integrata e gestita da sensori etc.). Il progetto offre una rilettura personale della sostenibilità focalizzandosi sul tema della “valenza storica” come aspetto fondamentale per il progetto architettonico sull’esistente, ricordando che “... il restauro è sostenibile quando consente alle generazioni future di riconoscere gli stessi valori culturali che possiamo riconoscere oggi” (Rapporto Brundtland “Our Common Future”, 1987). Per tali ragioni il progetto di recupero e adeguamento normativo del teatro ha tenuto in considerazione tutte le principali fasi della vita dell’edificio, da quella teatrale ottocentesca fino alla trasformazione in cinematografo; queste risultano ormai compenetrate e inscindibili dunque si è deciso di mantenere la doppia vocazione dell’edificio. Agli interventi più squisitamente architettonici e strutturali si sono affiancati quelli per l’adeguamento alle attuali normative sugli impianti, sicurezza e prevenzione incendi.

Stefano Reineri

CASA VECCHIE MURA DRONERO

Questo progetto sviluppa il tema della sostenibilità come dialogo consapevole tra memoria dei luoghi e contemporaneità impiantistica e dei materiali, trasformando un edificio degradato nel centro storico del paese in un luogo capace di coniugare identità, materia e qualità del vivere architettonico.

Photo:
Raffaele

Il progettista

Ubicazione: Dronero (CN)

Progetto architettonico: arch. Reineri Stefano, Dronero (CN)

Strutture: D-Quadro engineering e architecture, Cuneo

Direttore dei lavori: arch. Reineri Stefano, geom. Fei Giovanni, Dronero (CN)

Impianti: Galaverna Impianti SNC (idraulico), Falco Claudio (elettrico)

Costruttore: Vona e Gribaudo SNC

Date Lavori: marzo 2022 – dicembre 2024

Superficie utile: 220 m2 (compreso locali accessori)

Conseguita la laurea presso il Politecnico di Torino nel 2017, l’arch. Stefano Reineri collabora con alcuni studi del territorio. Dal 2020 instaura una collaborazione lavorativa costante con Studio Associato FRR per l’amministrazione condominiale e con lo Studio Flego 2.0 per la progettazione architettonica ed energetica. Dal 2017 è inoltre Libero Professionista in forma associata con Fei Studio Associati, dove si occupa di progettazione architettonica, direzione lavori e contabilità, computi metrici, modellazione e rendering 3D, redazione Titoli Edilizi Abilitativi ed Autorizzazioni Paesaggistiche, progettazione impianti termici, termografia, studi di fattibilità e analisi costi, progettazione e certificazioni energetiche, redazione di APE e diagnosi energetiche, pratiche ENEA, pratiche catastali PREGEO e DOCFA, collaborazione ad amministrazione condominiale, gestione immobiliare, Conto Termico ed agevolazioni fiscali.

Photo: © Raffaele Romano
Photo: © Raffaele
Romano

Il progetto

Casa Vecchie Mura è un progetto lungo quasi 7 anni, che nasce dal desiderio di restituire vita a un edificio disabitato da tempo nel cuore del centro storico del paese, costruito proprio sulle antiche mura che delimitavano la cittadella medievale. La sua completa ristrutturazione si confronta con la sostenibilità energetica, con i vincoli paesaggistici, con la fragilità del contesto in cui è inserito. Nel percorso progettuale è stato fondamentale attribuire un valore alla storia di questi muri, alla materia presente che andava rispettata e manutenuta ed alla memoria stessa dei luoghi.

L’intervento si misura con un contesto denso di stratificazioni avvenute nel tempo, dove ogni gesto progettuale è stato calibrato per rispettare l’identità originaria adeguandola al modo di vivere contemporaneo. L’uso di materiali tipici della tradizione costruttiva locale, il

recupero delle murature esistenti, la valorizzazione della luce diventano strumenti per ridefinire la vivibilità degli spazi, con un occhio attento verso quanto fornisce oggi la tecnologia. La distribuzione degli spazi interni crea una continuità tra i diversi ambienti, favorendo una percezione fluida e contemporanea dell’abitare che dialoga con le tracce del passato. L’essenzialità del linguaggio architettonico restituisce identità da protagonisti ai materiali adoperati, che si possono ritrovar in tutto l’edificato circostante, quali legno, ferro battuto, pietra e mattoni. Le opere in progetto vogliono trattare efficienza energetica e modernità degli ambienti, in rapporto alla responsabilità verso il passato, al recupero dell’esistente, ai caratteri tipici del centro storico cittadino. Un equilibrio sottile tra conservazione e trasformazione, capace di rivitalizzare il patrimonio esistente in una risorsa per il futuro dell’abitare.

Photo: © Raffaele Romano
Photo: © Raffaele Romano

Innovazione / sostenibilità

In Casa Vecchie Mura, il tema dell’innovazione si intreccia con quello dell’efficienza energetica in modo sostanziale. L’obiettivo non è esibire la tecnologia, bensì integrarla nel tessuto storico affinché contribuisca al comfort ed all’efficienza senza alterare la percezione del luogo. Il sistema impiantistico rappresenta il cuore dell’intervento. Un impianto fotovoltaico, integrato nella copertura con manto in pietra di Luserna, è abbinato ad un sistema di batterie di accumulo che garantiscono l’autonomia energetica dell’edificio anche grazie alla pompa di calore elettrica che assicura il riscaldamento ambiente e la produzione di acqua calda sanitaria. La scelta di installare fonti rinnovabili di produzione di energia e sistemi ad alta efficienza trasforma l’abitazione in un organismo energeticamente autosufficiente, capace di sostenersi con risorse pulite e rinnovabili.

Per abbattere ulteriormente i consumi energetici è stato realizzato un isolamento interno in contro-parete, continuo lungo tutto il perimetro dell’involucro. La scelta di intervenire dall’interno ha consentito di preservare integralmente il carattere materico e la tessitura esterna delle murature storiche, migliorando al contempo le prestazioni termiche ed il comfort abitativo. Anche i serramenti esistenti sono stati sostituiti e sono stati installati nuovi serramenti in legno di castagno dotati di triplo vetro.

L’innovazione, in questo progetto, non si traduce in un linguaggio tecnologico visibile, ma in un equilibrio tra tradizione costruttiva e contemporaneità. Ogni elemento tecnico è pensato come parte di un sistema coerente che restituisce valore al costruire sostenibile: un’architettura capace di rigenerarsi nel tempo, mantenendo viva la memoria del luogo e riducendo l’impatto sul futuro.

Photo: © Raffaele Romano
Photo: © Raffaele Romano

LINEADICIANNOVE GIUSTINIANI 19 GENOVA

Nel cuore del centro storico di Genova, un palazzo storico rinasce attraverso un intervento che unisce tutela e innovazione: materiali naturali, tecnologie efficienti e riuso del costruito trasformano il recupero architettonico in un modello di sostenibilità urbana.

Il progettista

Ubicazione: Genova

Progetto e D.L.: arch. Mattia Galliano –LINEADICIANNOVE, Villanova Mondovì (CN)

Consulenti restauro: Francesca Selle, Federica Binda

Impianti: Roberto Aimo Termotecnico

Appaltatore/Costruttore: Eurocostruzioni 1961 S.r.l. Opere carpenteria metallica: MY HOME –Daniele Bulletti

Date Lavori: in corso

Superficie utile: 1.500 m2

Dopo la laurea in architettura presso il Politecnico di Torino, l’architetto Mattia Galliano collabora con numerosi studi occupandosi di progettazione e direzioni lavori sia nel settore automotive, residenziale, della GDO e degli allestimenti fieristici. Nel 2019 inizia la libera professione con Lineadiciannove, di cui dal 2024 è Presidente del CDA e Legale rappresentante. Lineadiciannove è uno studio multidisciplinare composto da 16 professionisti con oltre vent’anni di esperienza maturata nel settore di origini, età, interessi e background diversi. La filosofia dello Studio si basa sull’ascolto del cliente, di cui accoglie le esigenze, mettendo tutte le carte in tavola: la trasparenza è una caratteristica che contraddistingue Lineadiciannove e che i suoi progettisti desiderano trasmettere a chi si affida a loro.

Il progetto

Nel cuore del centro storico di Genova, all’interno di uno degli insediamenti urbani più antichi e densi di storia d’Europa, un palazzo di straordinaria ricchezza architettonica si prepara a vivere una nuova stagione. L’edificio, che conserva testimonianze costruttive risalenti già al Medioevo e racconta secoli di sovrapposizioni, ampliamenti e rifacimenti, ha attraversato epoche e funzioni diverse: dalle prime destinazioni abitative ai successivi adattamenti ottocenteschi, fino al più recente periodo di occupazione da parte di un centro sociale, che ha lasciato segni tangibili ma anche un racconto vivo di partecipazione e trasformazione urbana.

La sua articolata configurazione comprende, fra gli altri, un piano terra a vocazione commerciale affacciato su uno dei vicoli storici più frequentati, un androne monumentale, due piani nobili caratterizzati da saloni ampi con altezze generose, volte affrescate e stucchi, e un attico con terrazze che dominano i tetti genovesi. Il progetto di recupero e riqualificazione affronta questa complessità, in costante dialogo con la Soprintendenza e con tutti gli enti preposti alla tutela, attraverso un lavoro minuzioso di analisi storica, rilievo e restauro che mira a conservare e valorizzare ogni elemento di pregio.

L’edificio sarà dunque adeguato alle più moderne esigenze di sicurezza, efficienza energetica e comfort abitativo, con impianti tecnologici integrati in modo discreto e soluzioni costruttive sostenibili. L’intervento non si limita a un restauro conservativo, ma si propone di restituire al palazzo un ruolo vitale nel tessuto cittadino: accoglierà quindici appartamenti di diversa metratura e tipologia, pensati per dialogare con il contesto storico e per offrire spazi abitativi contemporanei, luminosi e funzionali.

Innovazione / sostenibilità

Il progetto di recupero del palazzo Giustiniani 19 si distingue per un approccio capace di coniugare tutela del patrimonio e sperimentazione architettonica contemporanea. L’intervento nasce dall’idea che la sostenibilità sia una visione integrata che abbraccia l’intero ciclo di vita dell’edificio e il suo rapporto con la città, attraverso l’uso di materiali naturali e reversibili, sistemi costruttivi a basso impatto e tecnologie digitali, che mirano a trasformare un complesso storico in un modello di rigenerazione urbana consapevole.

Il recupero di edifici esistenti rappresenta una delle strategie più sostenibili in ambito architettonico, poiché consente di ridurre drasticamente il consumo di suolo. Intervenire sul costruito significa valorizzare il patrimonio urbano esistente, prolungarne la vita utile e trasformarlo in una risorsa per la collettività, evitando l’impatto ambientale derivante da nuove edificazioni. In questo modo,

la rigenerazione del patrimonio in disuso diventa non solo un gesto di tutela della memoria storica, ma anche un atto concreto di responsabilità ecologica.

Le nuove stratificazioni architettoniche si inseriscono con leggerezza e rispetto nelle preesistenze, evidenziando il dialogo tra antico e contemporaneo: i nuovi volumi interni, pensati come strutture leggere e completamente smontabili, rendono leggibile l’impianto originario senza alterarlo, mentre l’uso di intonaci a base di calce, legno certificato e isolanti naturali migliora il comfort abitativo e riduce le emissioni. Sul piano energetico, l’edificio sarà dotato di un sistema di impianto termico ad alta efficienza e di recupero delle acque piovane. Tutte le scelte progettuali convergono verso un obiettivo comune: dimostrare che il patrimonio storico può diventare laboratorio di innovazione e sostenibilità, capace di generare valore ambientale, sociale e culturale per la città.

LINEADICIANNOVE

ALLESTIMENTO CASTELLO DI PRUNETTO PRUNETTO (CN)

Il progetto di valorizzazione del Castello di Prunetto unisce tutela e innovazione attraverso soluzioni modulari, reversibili e a basso impatto. Un allestimento flessibile e tecnologico trasforma il patrimonio storico in un modello di sostenibilità architettonica e culturale per l’Alta Langa.

Il progettista

Ubicazione: Genova

Progetto e D.L.: arch. Mattia Galliano –LINEADICIANNOVE, Villanova Mondovì (CN)

Date Lavori: in corso

Superficie utile: 400 m2

Dopo la laurea in architettura presso il Politecnico di Torino, l’architetto Mattia Galliano collabora con numerosi studi occupandosi di progettazione e direzioni lavori sia nel settore automotive, residenziale, della GDO e degli allestimenti fieristici. Nel 2019 inizia la libera professione con Lineadiciannove, di cui dal 2024 è Presidente del CDA e Legale rappresentante. Lineadiciannove è uno studio multidisciplinare composto da 16 professionisti con oltre vent’anni di esperienza maturata nel settore di origini, età, interessi e background diversi. La filosofia dello Studio si basa sull’ascolto del cliente, di cui accoglie le esigenze, mettendo tutte le carte in tavola: la trasparenza è una caratteristica che contraddistingue Lineadiciannove e che i suoi progettisti desiderano trasmettere a chi si affida a loro.

Il progetto

Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica per l’allestimento e la valorizzazione del Castello di Prunetto, inserito tra i “Beni Iconici” della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) della Valle Bormida, si propone di restituire nuova vitalità a uno dei simboli più rappresentativi del territorio dell’Alta Langa.

L’intervento si concentra sulla creazione di un percorso di visita articolato su undici sale, distribuite tra il primo e parte del secondo piano del castello. L’obiettivo è offrire un’esperienza immersiva e coerente, capace di valorizzare le caratteristiche architettoniche e storiche del bene, integrando al contempo strumenti tecnologici e soluzioni espositive contemporanee. Il sistema espositivo si fonda su un impianto modulare di frame metallici autoportanti, progettati per adattarsi agli ambienti vincolati senza intaccare le strutture murarie storiche. Questi elementi consentono la massima flessibili-

tà di configurazione e possono ospitare grafiche retroilluminate, pannelli scorrevoli, teche e sedute, garantendo una fruizione dinamica e accessibile. L’apparato grafico si articola in differenti tipologie – retroilluminato, statico e interattivo – pensate per accompagnare il visitatore in un racconto chiaro, leggibile e coinvolgente. Sono previsti anche supporti tecnologici come monitor touch e proiezioni immersive, oltre a un’attenzione specifica verso i bambini, con spazi dedicati e attività ludico-educative. Il progetto comprende inoltre un sistema di segnaletica coordinata, utile a orientare i visitatori lungo il percorso. Nel suo insieme, l’intervento mira a rendere il Castello di Prunetto non solo un luogo di memoria, ma anche un dispositivo culturale vivo, capace di dialogare con il territorio circostante e di inserirsi in un più ampio circuito di valorizzazione dei beni storici dell’Alta Langa.

Innovazione / sostenibilità

L’intervento di valorizzazione del Castello di Prunetto si distingue come esempio di innovazione e sostenibilità: la scelta di operare attraverso strutture modulari, indipendenti dalle murature, risponde pienamente ai principi della sostenibilità architettonica, evitando qualsiasi intervento invasivo e garantendo la piena reversibilità delle installazioni. Ciò consente di preservare l’integrità storica del bene e, al tempo stesso, di aggiornare l’allestimento nel tempo, riducendo sprechi e impatti ambientali. I materiali scelti – metallo verniciato a polveri epossidiche, legno, vetro temperato e supporti grafici sostituibili – sono pensati per durare, essere facilmente manutenibili e, in molti casi, riciclabili, in un’ottica di economia circolare applicata al settore museale. Dal punto di vista energetico e gestionale, il progetto punta su sistemi efficienti e a basso consumo, come l’illuminazione LED integrata nei frame metallici e l’uso

di dispositivi digitali di ultima generazione. L’impiego di grafiche retroilluminate e di pannelli intercambiabili riduce la necessità di rifacimenti completi, garantendo una gestione sostenibile dei contenuti nel tempo. Anche la progettazione degli arredi, realizzati in elementi smontabili e riutilizzabili, permette una logistica ottimizzata e un minor impatto ambientale durante l’allestimento e le future manutenzioni. Dal punto di vista concettuale, l’intervento introduce un nuovo paradigma di fruizione del patrimonio storico: un museo flessibile, accessibile, tecnologicamente avanzato ma rispettoso del contesto. Il Castello di Prunetto diventa così un laboratorio di sostenibilità culturale, dove il recupero di un edificio antico si fonde con le esigenze contemporanee di efficienza e innovazione, dimostrando come la tutela e la sostenibilità possano coesistere in un progetto architettonico lungimirante.

Marco Borsotto DIMORA SEIOTTO PROVINCIA DI CUNEO

Dimora SeiOtto sono abitazioni a misura d’uomo. Efficienza energetica, semplicità formale e calore materico si intrecciano per ridurre l’impatto ambientale e aumentare ii comfort, con spazi luminosi e facili da vivere.

Il progettista

Ubicazione: Provincia di Cuneo (CN)

Progetto e D.L.: arch. Marco Borsotto – Studio Borsotto, Bernezzo (CN)

Strutture: arch. Carlo Arnaudo

Impianti: ing. Gianfranco Giordano

Date Lavori: in corso (inizio agosto 2025)

Superficie utile: 590 m2

Laureato al Politecnico di Torino nel 2022, l’arch. Marco borsotto nel 2023 collabora con Studi di architettura già avviati e con lo Studio Borsotto, con sede a Bernezzo (CN), una realtà consolidata del territorio che unisce anni di esperienza a una costante ricerca di innovazione. Lo studio si occupa di progettazione, restauro, riqualificazione edilizia e urbana, progettazione di interni e realizzazione di edifici residenziali e terziari con un approccio multidisciplinare, affrontando progetti complessi con funzionalità, qualità architettonica e soluzioni innovative. Il progetto è seguito dall’idea iniziale fino alla completa realizzazione, con passione e senso di responsabilità. Pur operando a 360° nel settore edilizio, il focus principale resta la progettazione di residenze - abitazioni private, ville, appartamenti e condomini - e di spazi terziari, garantendo un servizio completo grazie anche alla collaborazione con tecnici esterni qualificati.

Il progetto

Dimora SeiOtto coniuga semplicità formale e qualità dell’abitare con un’attenzione costante all’efficienza energetica. Il complesso e composto da quattro villette indipendenti su un unico piano, connesse unicamente dalle autorimesse a tetto piano e circondate da giardini privati che rafforzano il rapporto con l’esterno. Le abitazioni rispondono alle esigenze attuali, in cui lo spazio all’aperto risulta centrale: terrazzi coperti estendono la vita all’aperto in ogni stagione, come naturale prosecuzione della zona giorno, spazi abitabili che ampliano la dimensione domestica verso l’esterno.

L’impianto è regolare e leggibile: volumetrie compatte, proporzioni controllate e una composizione chiara che facilita orientamento e uso quotidiano. Una differenziazione delle coperture distingue ii fronte strada dalle unità sul retro, introducendo misura e riconoscibilità senza inter-

rompere la coerenza d’insieme. La distribuzione interna è calibrata su orientamento e modalità d’uso: la zona giorno privilegia continuità visiva e luce naturale; la zona notte è più raccolta e protetta. Le aperture si aprono su spazi di proprietà e assicurano luminosità lungo l’arco della giornata e una connessione diretta con gli spazi esterni alle abitazioni.

Tema centrale è la valorizzazione del tempo delle persone: le scelte tipologiche e materiche mirano a ridurre i tempi di gestione e la manutenzione delle abitazioni. Superfici continue, finiture durevoli, verde essenziale e di facile gestione per abitazioni pronte da vivere, dove l’attenzione al quotidiano coincide con la qualità dello spazio.

L’obiettivo è un equilibrio stabile tra costruito e natura domestica: case confortevoli, concepite per restituire tempo e qualità alla vita delle persone.

Innovazione / sostenibilità

L’innovazione di Dimora SeiOtto è pragmatica: non rincorre la forma iconica, ma integra scelte costruttive e distributive per ridurre consumi e aumentare comfort. Le volumetrie compatte e l’impianto regolare minimizzano la superficie disperdente; l’attenzione a isolamento e continuità dell’involucro limita i ponti termici e stabilizza il microclima interno. Un attento studio delle aperture e dell’orientamento governa gli apporti solari, favorisce illuminazione naturale e ventilazione incrociata, contenendo le esigenze di riscaldamento e raffrescamento meccanico. La semplicità compositiva si traduce anche in una strategia di durabilità ed efficienza capace di garantire costanza prestazionale

e costi di gestione ridotti nel tempo. II progetto ricerca un equilibrio tra efficienza e benessere: finiture dai toni caldi e materiali naturali come legno e pietra offrono qualità tattile e visiva, trasmettendo il calore accogliente di una casa che ti invita a viverla. Gli spazi su un solo livello, chiari e facilmente orientabili, migliorano accessibilità e fruibilità per tutte le eta.

In sintesi, Dimora Seiotto propone un modello di residenza contemporanea misurata e confortevole: impatto ridotto, manutenzione contenuta e calore materico convergono in un’architettura capace di durare, coniugando efficienza energetica e qualità dell’abitare.

Marco Borsotto

CASA EM

PROVINCIA DI CUNEO

Rigenerare l’esistente non è solo una riqualificazione energetica, ma un investimento nella longevità del costruito: significa preservare la storia, garantire comfort, adattabilità e benessere psicofisico, proiettando la qualità abitativa nel futuro.

Il progettista

Ubicazione: Provincia di Cuneo (CN)

Progetto: arch. Marco Borsotto – Studio Borsotto, Bernezzo (CN)

Direzione Lavori: geom. Paolo Borsotto

Impianti: ing. Silvano Bonelli

Appaltatore/costruttore: Silvestro s.r.1. lmpianti

Termoidraulici; Beccaria Daniel Cartongessi; Bruno Enrico Elettricista; Falegnameria Castellino

Date Lavori: marzo 2024 – settembre 2024

Superficie utile: 129 m2

Laureato al Politecnico di Torino nel 2022, l’arch. Marco borsotto nel 2023 collabora con Studi di architettura già avviati e con lo Studio Borsotto, con sede a Bernezzo (CN), una realtà consolidata del territorio che unisce anni di esperienza a una costante ricerca di innovazione. Lo studio si occupa di progettazione, restauro, riqualificazione edilizia e urbana, progettazione di interni e realizzazione di edifici residenziali e terziari con un approccio multidisciplinare, affrontando progetti complessi con funzionalità, qualità architettonica e soluzioni innovative. Il progetto è seguito dall’idea iniziale fino alla completa realizzazione, con passione e senso di responsabilità. Pur operando a 360° nel settore edilizio, il focus principale resta la progettazione di residenze - abitazioni private, ville, appartamenti e condomini - e di spazi terziari, garantendo un servizio completo grazie anche alla collaborazione con tecnici esterni qualificati.

Il progetto

Casa EM reinterpreta la casa d’infanzia dei proprietari trasformandola in una residenza contemporanea pensata per una giovane coppia. La sfida era superare la frammentazione dell’impianto originario, fatto di stanze chiuse e corridoi di disimpegno, restituendo continuità e luce. L’intervento ribalta ii layout e ricompone gli spazi in una sequenza fluida. Il nuovo ingresso si apre direttamente su un ampio open space che accoglie soggiorno, pranzo e cucina, instaurando da subito una relazione visiva tra le funzioni della vita sociale. La cucina, liberata dalla sua posizione periferica, è collocata accanto alla portafinestra sul terrazzo: qui l’isola centrale diventa fulcro operative e conviviale, mentre la parete attrezzata integra dispensa e contenimento. Il terrazzo si configura come una vera stanza all’aperto, naturale estensione delle atti-

vità quotidiane. Cuore emotivo e ordinatore del progetto è la boiserie in legno, posizionata al centro della casa. Il materiale, caldo al tatto e alla vista, costruisce un’atmosfera accogliente e doma le proporzioni; un’apertura a tutta altezza innestata nella boiserie conduce alla zona notte, garantendo una soglia chiara tra ambiti sociali e privati.

Il disimpegno è ottimizzato con armadiature e ripostigli integrati per massimizzare la capacita di stoccaggio senza sacrificare percorsi e luce. La zona notte si articola in una camera padronale con bagno en-suite e due camere singole servite da un secondo bagno. Materiali, colori e dettagli disegnano un’abitazione misurata, capace di proiettare il calore della memoria in una dimensione attuale e dinamica.

Innovazione / sostenibilità

L’innovazione di Casa EM risiede in una sostenibilità intesa come longevità, adattabilità e benessere, oltre alla sola prestazione energetica. Intervenire sull’esistente evita consumo di suolo e valorizza l’energia grigia già incorporata nell’edificio, riducendo l’impronta ambientale e salvaguardando la memoria del luogo.

La riorganizzazione del layout, dalla frammentazione all’open space, è un atto di sostenibilità funzionale: consente usi flessibili, supporta scenari di vita che evolvono e ottimizza la superficie realmente abitabile. La boiserie in legno svolge un ruolo tecnico-sensoriale: ordina i percorsi, integra funzioni e migliora il comfort percettivo grazie alle qualità tattili e visive del materiale, contribuendo a un senso di identità domestica.

Sul piano impiantistico, la ristrutturazione introduce sistemi ad alta efficienza per riscaldamento e raffrescamento, con logiche di regolazione per ridurre i consumi e garantire comfort stagionale. L’aggiornamento dell’involucro attraverso il miglioramento dell’isolamento termico e del controllo acustico incrementa le prestazioni e il benessere indoor.

Il progetto adotta soluzioni volte a prolungare la vita utile dell’unità immobiliare e a renderla capace di adattarsi nel tempo a esigenze abitative e funzionali in evoluzione. Casa EM dimostra dunque come sostenibilità e memoria possano coesistere in un approccio olistico: spazi più efficienti, duraturi e capaci di migliorare la qualità di vita, nel rispetto del contesto costruito.

Marco Borsotto

NIDO DI LUCE PROVINCIA DI CUNEO

La vera sostenibilità è rigenerare l’esistente: riportare alla vita spazi dimenticati, valorizzandone l’identità.

Nido di Luce trasforma un sottotetto in una casa luminosa e misurata, a impatto minimo sul suolo e sul costruito.

Il progettista

Ubicazione: Provincia di Cuneo (CN)

Progetto: arch. Marco Borsotto – Studio Borsotto, Bernezzo (CN)

Direzione Lavori: geom. Paolo Borsotto

Impianti: ing. Fabio Castellino

Appaltatore/costruttore: lmpresa edile Pesce Luca

Date Lavori: inizio lavori maggio 2025

Superficie utile: 74,50 m2

Laureato al Politecnico di Torino nel 2022, l’arch. Marco borsotto nel 2023 collabora con Studi di architettura già avviati e con lo Studio Borsotto, con sede a Bernezzo (CN), una realtà consolidata del territorio che unisce anni di esperienza a una costante ricerca di innovazione. Lo studio si occupa di progettazione, restauro, riqualificazione edilizia e urbana, progettazione di interni e realizzazione di edifici residenziali e terziari con un approccio multidisciplinare, affrontando progetti complessi con funzionalità, qualità architettonica e soluzioni innovative. Il progetto è seguito dall’idea iniziale fino alla completa realizzazione, con passione e senso di responsabilità. Pur operando a 360° nel settore edilizio, il focus principale resta la progettazione di residenze - abitazioni private, ville, appartamenti e condomini - e di spazi terziari, garantendo un servizio completo grazie anche alla collaborazione con tecnici esterni qualificati.

Il progetto

Il progetto Nido di Luce nasce dal recupero volumetrico di un sottotetto non abitabile, trasformato in una piccola dimora dalla forte identità luminosa. L’intervento valorizza l’esistente - in particolare la struttura lignea a vista - e ne affina la percezione con una palette bianca, estesa a pareti e copertura: un’unica pelle che unifica, dilata e riflette la luce naturale.

Il legno originario, dai toni caldi e rossastri, viene così reso neutro e rarefatto, mentre la nuova pavimentazione in grès porcellanato effetto legno introduce calore tattile e continuità materica, bilanciando la purezza del bianco. La zona giorno è concepita come un open space fluido che mette in relazione cucina, pranzo e living; l’assenza di barriere visive amplifica le proporzioni e favorisce usi diversi nel corso della giornata. Nuovi lucernari portano

una luce zenitale diffusa e un’efficace aerazione naturale, costruendo un ritmo di chiaroscuri che sottolinea le geometrie del tetto. Al centro, un elemento-parete organizza ii layout: non semplice divisorio, ma corpo tridimensionale che integra parapetti, una passerella sopra la scala e un sistema di montanti e traversi metallici. La sua presenza, percepibile da ogni punto, definisce ii cuore visivo della casa e guida le viste senza compromettere la continuità luminosa dell’open space.

Il progetto di arredo è misurato; l’illuminazione integra linee di luce e applique puntuali per sottolineare geometrie e matericità senza appesantire lo spazio.

Il risultato è un interno nitido e accogliente, dove i limiti del sottotetto diventano occasione compositiva e qualità abitativa.

Innovazione / sostenibilità

L’innovazione e la sostenibilità di Nido di Luce risiedono in una strategia progettuale consapevole, orientata alla valorizzazione dell’esistente e all’efficienza spaziale come principi fondanti. Il recupero del sottotetto diventa gesto di rigenerazione urbana a consumo di suolo nullo, capace di restituire valore d’uso e qualità percettiva al costruito esistente. Il progetto dimostra come vincoli geometrici e dimensionali possano essere interpretati come opportunità compositive, generando spazi funzionali e di forte identità formale. L’obiettivo e trascendere la dimensione puramente funzionale dell’abitare, costruendo ambienti capaci di indurre benessere e senso di appartenenza. Questa coerenza si riflette in ogni scelta: dalle finiture e dalle cromie, fino agli arredi e al sistema di illuminazione integrata. A definire il baricentro percettivo dello spazio è la parete centrale, elemento strutturale e visivo che ordina e connette le diverse aree della casa.

Dalle tonalità brune, con sfumature che richiamano il legno brunito dal tempo, essa unisce calore e profondità materica. Visibile da ogni punto della zona giorno, funge da cuore connettivo dell’abitazione. La scelta cromatica

di questa parete, l’unico tono caldo, insieme al pavimento, contribuisce a costruire un’atmosfera intima e contenuta, valorizzando al contempo i limiti spaziali dell’involucro. Non si tratta di una semplice parete divisoria, ma di una struttura tridimensionale che integra parapetti, una passerella sopra la scala e un sistema di elementi metallici verticali e orizzontali. La sua geometria articolata genera letture spaziali mutevoli senza compromettere la luminosità complessiva dell’ambiente. Attraverso un accurate progetto d’arredo e un sistema di illuminazione integrata, le altezze ridotte e la forma irregolare del sottotetto sono state trasformate in un punto di forza, generando un ambiente intimo e raccolto. Il progetto illuminotecnico, caratterizzato da linee di luce integrate e lampade applique, esalta la precisione compositiva e la percezione di leggerezza spaziale, enfatizzando la geometria netta e valorizzando la luce zenitale proveniente dai lucernari. Nido di Luce è un esempio di come una progettazione mirata possa tradurre le criticità spaziali in qualità architettoniche, celebrando la sostenibilità come forma di intelligenza progettuale.

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