Anno 11 - Numero 19
Giovedì 03 novembre 2022
SICUREZZA STRADALE: IN UN ANNO QUASI 3000 MORTI. “SEGUIRE L’ESEMPIO DI SPAGNA E BELGIO”
L
a recente tragedia che ha colpito Francesco Valdiserri, figlio di due noti giornalisti del Corriere della Sera, è solo l’ultima di una lunga serie che, purtroppo, si registra ogni anno sulle strade italiane. Nel solo 2021, infatti, nel nostro Paese sono morte in incidenti stradali 2.875 persone, più di 200mila i feriti e oltre 150mila gli incidenti con lesioni. Guardando i dati, se è vero che negli ultimi 20 anni il numero delle vittime è diminuito in maniera significativa (nel 2001 le vittime erano 7.096) è altrettanto vero che il calo ha rallentato negli ultimi anni e che la scarsa sicurezza di molte strade sia sotto gli occhi di tutti. La maggior parte degli incidenti avviene sulle strade urbane (73,1%) ma il maggior numero di vittime si registra negli incidenti su strade extra-urbane (47,5%) mentre in autostrada avvengono il 5% degli incidenti (con 8,6% dei decessi). L’Italia, a livello europeo si pone sopra la media per tasso di mortalità degli incidenti, con 48,5 vittime per milione di abitanti contro 44,7 dei paesi Ue. Tra le nazioni più virtuose Malta e Svezia, mentre in coda alla classifica si trovano Bulgaria e Romania. Gli incidenti però, non sono quasi mai una fatalità: 4 incidenti su 10 sono causati dalla distrazione, dal
mancato rispetto della precedenza, dalla velocità troppo elevata, poi ancora tra le cause troviamo le manovre irregolari, il mancato rispetto della distanza di sicurezza, la mancata precedenza ai pedoni e così via. Rilevanti i casi in cui almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti aveva bevuto: il 9,7% dei casi (nel 3,2% si parla addirittura di sostanze stupefacenti). Dopo tragedie come la morte di Francesco, Sonia, Daniele, Antonio, Andrea e tantissimi altri si sente tutto il dolore, lo strazio dei genitori, la sofferenza e la solidarietà, ma ora è anche il momento di cambiare le cose per fermare questa carneficina. Antonio Avenoso Direttore esecutivo del Consiglio europeo per la Sicurezza stradale propone una diversa strada: “Da italiano, provo un altro sentimento: rabbia. In vent’anni al Consiglio europeo per la Sicurezza stradale, ho visto il mio amato Paese passare dal 16esimo posto tra i Paesi europei per sicurezza stradale nel 2001 al... 16esimo posto di oggi. Siamo ancora nella seconda metà di questa classifica”. Per quelli che dicono che i morti sulle strade fanno parte della vita: “date un’occhiata alla Spagna” continua Avenoso “che, da peggiore di noi 20 anni fa,
è oggi tra i Paesi più sicuri in Europa. Come ci sono riusciti? Le risposte non sono né difficili né complicate. Migliori infrastrutture, controllo dei limiti di velocità, con l’uso anche di telecamere, la consapevolezza che le automobili non sono le padrone delle strade delle nostre città. A partire dall’11 maggio dell’anno scorso, 30 chilometri orari è il limite di velocità di default nelle città spagnole. A Bilbao, ogni singola strada ha questo limite. Quando si inizierà a sentir parlare seriamente di 30
chilometri orari in tutte le città d’Italia?”. La guida in stato di ebbrezza o sotto l’uso di stupefacenti possono essere evitate. Spiega Avenoso: “in Belgio, dove vivo, un giudice può ordinare ai trasgressori recidivi di installare nella loro macchina dispositivi blocca motore (gli alcol interlocks) in modo da evitare che facciano del male agli altri. In Italia si è parlato di alcol interlocks ma aspettiamo ancora i provvedimenti legislativi. Perché Francia, Polonia e Lituania lo possono fare e noi no?”.