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SPORT MAGAZINE MAGGIO 2026

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Il tempo dei bilanci, lo sguardo al futuro

C’è una parola che attraversa idealmente le pagine di questo numero di Diogene Sport Magazine: equilibrio. È l’equilibrio tra ciò che si è costruito durante la stagione e ciò che si prepara per il futuro, tra i risultati raggiunti e le nuove sfide che attendono Società e atleti del nostro territorio.

Maggio è, per molti sport, il momento dei bilanci. Il calcio, con le realtà di Forlì e Cesena, vedi i servizi di Simone Casadei e di Mattia Siboni, arriva al termine di un percorso fatto di aspettative, difficoltà e conferme. Il basket continua a regalare emozioni tra presente e prospettive future: ce ne parla Simone Casadei, con le belle immagini di Massimo Nazzaro. Valerio Rustignoli getta uno sguardo attento alle realtà emergenti, come i Baskérs Forlimpopoli. Emanuele Bandini ci parla del premio "Cristallo D'Oro", istituito sessant'anni fa dallo Sci Club Forlì, un premio prestigioso che negli anni è stato assegnato ai più importanti nomi dello sci azzurro, da Alberto Tomba a Deborah Compagnoni, fino a Sofia Goggia e Federica Brignone. Accanto agli sport più seguiti, trovano spazio discipline e attività che raccontano la ricchezza del tessuto sportivo locale: dal volley al rugby, dal tennis al softball, fino al ciclismo su pista con la riapertura della stagione al velodromo di Forlì. Non mancano le iniziative rivolte ai più giovani, come i summer camp, segno concreto di uno sport che guarda al futuro investendo su formazione e partecipazione. In queste pagine incontriamo anche storie, interviste e approfondimenti che mettono al centro le persone: dirigenti, tecnici, professionisti e appassionati che, ogni giorno, contribuiscono a far crescere lo

sport come luogo di incontro, educazione e benessere. A questo proposito parliamo di sport e abitudini alimentari con il dott. Massimiliano Pantoli, biologo nutrizionista. Naturalmente, con i servizi di Emiliano Tozzi e le immagini di Fabio Casadei, non potrebbe mancare uno sguardo attento al grande sport internazionale, con i motori protagonisti tra endurance, Formula 1 e MotoGP, espressioni di tecnologia, velocità e competizione ai massimi livelli.

Ancora una volta Diogene Sport Magazine, insieme alla sua versione online diogenesport.it, vuole essere una finestra aperta su uno sport vissuto, raccontato e condiviso. Perché lo sport non è soltanto il risultato finale, ma un percorso fatto di impegno, passione e comunità.

Buona lettura

Sommario

Venerdì 22 Maggio 2026

Supplemento a Diogene dell' 11 Maggio 2026 n. 1263 Aut. Trib. Di Forlì 9/1988 del 29 marzo 1988

Editore: Pigreco s.r.l. Viale Gramsci, 34 Forlì Tel. 0543/552121

Direttore Responsabile: Marco Viroli Fotocomposizione: Pigreco s.r.l.

Raccolta Pubblicitaria: Pigreco s.r.l. Viale Gramsci, 34 - Forlì Tel. 0543/552121

Foto di copertina: nella foto di Fabio CasadeiKimi Antonelli pilota ufficiale del team Mercedes AMG di F1

Stampa: Nuova Tipografia, Via Enrico Berlinguer, 1/7, Forlimpopoli

Nell’impossibilità di verificare tutto il materiale ricevuto, si fa presente sin d’ora che la responsabilità dei diritti iconografici e di altri diritti esclusivi di terzi è di chi ci fornisce le informazioni.

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Il ritorno in serie C del Forlì si è chiuso con l’obiettivo centrato: la permanenza tra i professionisti. Un traguardo che, osservando il percorso dei biancorossi nel suo complesso, assume un valore ancora maggiore. Perché quella appena conclusa era la stagione del rientro in categoria dopo anni difficili. La squadra allenata da mister Miramari ha saputo interpretare il campionato con intelligenza, sfruttando al massimo l’entusiasmo della promozione e un avvio di stagione ben oltre le aspettative. Da neopromossa, con una rosa giovane, tanti giocatori desiderosi di mettersi in mostra e poche pressioni di classifica, il Forlì ha stupito tutti nei primi mesi. Settembre e ottobre sono stati un’autentica cavalcata: è stato quello il momento decisivo della stagione. I punti accumulati nella prima parte del campionato si sono infatti rivelati fondamentali quando, ine-

vitabilmente, il torneo ha iniziato a presentare il conto. La serie C, d’altronde, è campionato logorante, soprattutto per chi arriva dal piano di sotto. Servono continuità, profondità della rosa e capacità di resistere nei momenti complicati. Il Forlì ha attraversato settimane difficili, nelle quali la classifica ha iniziato lentamente ad accorciarsi e il margine costruito in autunno si è ridotto. Ma proprio nei momenti più delicati la squadra ha saputo trovare le energie necessarie per non perdere la rotta.

Un risultato che il club di viale Roma può accogliere con soddisfazione. Non sempre il gioco espresso è stato brillante, soprattutto nella seconda parte di stagione, ma la squadra ha imparato progressivamente a soffrire, a gestire le partite sporche e a convivere con la pressione di una classifica improvvisamente meno serena. Aspetti spesso decisivi in un campio-

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nato così duro e competitivo. Ora, però, si apre un’estate delicata e importante. La salvezza rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà necessariamente consolidarsi. Servirà rafforzare le fondamenta già costruite, dare continuità al progetto e aumentare il livello di esperienza della rosa. Non mancano però le incognite. Nello staff tecnico potrebbero esserci novità significative. Il futuro di mister Miramari appare infatti tutt’altro che scontato e non è escluso che le strade possano separarsi dopo due stagioni insieme, chiuse con la promozione nel 2024/25 e quindi, appunto, con la conquista della salvezza in terza serie. Anche la squadra andrà inevitabilmente rivista. Molti giocatori erano arrivati in prestito e difficilmente resteranno tutti in biancorosso. Sarà quindi necessario ricostruire parte dell’organico, mantenendo però quell’identità fatta di entusiasmo, organizzazione e spirito di sacrificio che ha permesso al Forlì di conquistare una salvezza meritata.

Forlì riparte da zero: l’estate della rifondazione

Archiviata la salvezza, complicata e spesso vissuta sul filo dell’incertezza, per la Pallacanestro 2.015 Forlì è già tempo di guardare avanti. E il futuro prossimo del club biancorosso si annuncia come uno dei momenti più delicati e decisivi dalla nascita della società.

Perché non sarà una semplice estate di aggiustamenti, ma una vera e propria rivoluzione societaria, dirigenziale e tecnica. Le prossime settimane saranno decisive per delineare assetto e prospettive del club di viale Corridoni. Il primo nodo da sciogliere riguarda inevitabilmente la governance societaria. Con la conclusione del mandato del presidente Giancarlo Nicosanti, la società è chiamata a individuare una nuova guida. Al momento, il nome di Riccardo Pinza appare come l’unico concretamente in corsa per raccoglierne l’eredità. Sul piano dirigenziale, invece, si chiude un’epoca. La lunga avventura di Renato Pasquali è ormai arrivata ai titoli di coda e la scelta del nuovo general manager sarà uno dei passaggi più importanti dell’estate. Negli ultimi giorni è circolato con insistenza il nome di Gigi Garelli, attualmente dietro la scrivania a Faenza: pare davvero essere il nome più caldo. La società sembra poi intenzionata a reinserire in modo strutturale anche la figura del direttore sportivo, di fatto assente dai tempi dell’addio di Geremia Giroldi nel 2016/17. Un segnale chiaro della volontà di ricostruire una filiera tecnica più definita e organizzata.

Poi ci sarà il campo, come sempre giudice supremo di ogni scelta. Dopo la separazione da Antimo Martino, dopo quattro campionato insieme e una finale promozione raggiunta, toccherà al nuovo allenatore raccogliere il compito più difficile. Vale a dire dare identità e credibilità a una squadra giovane che nascerà quasi da zero. Il nome in cima alla lista resta quello del forlivese Francesco Nanni, profilo giovane ma che si è già fatto apprezzare nella precedente esperienza sulla panchina dell’Unieuro, come assistente, e negli ultimi anni

in massima serie a Trieste nel medesimo ruolo. Da lì partirà inevitabilmente anche la costruzione del roster. Le conferme dovrebbero essere pochissime. Tra i giovani potrebbero restare Pinza e Berluti, anche se sul primo pesa sempre l’eventuale richiamo del college basket americano. Tra i senior, invece, possibilità aperte per Gaspardo e Bossi, quest’ultimo unico giocatore già sotto contratto. Ma ogni valutazione tecnica, oggi, passa inevitabilmente in secondo piano. Prima di parlare di mercato, obiettivi e ambizioni, la Pallacanestro 2.015 dovrà completare il proprio riassetto interno. Sistemare i tasselli societari e dirigenziali sarà infatti il primo, fondamentale passo per costruire il nuovo corso biancorosso. E solo allora Forlì potrà davvero capire quale sarà il proprio futuro.

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Finisce ai playoff l’ennesima memorabile stagione dei Baskérs

Confermarsi sempre al top e saper crescere, anno dopo anno, è tutt’altro che operazione semplice. Da tredici stagioni, invece, i Baskérs Forlimpopoli hanno sempre mostrato di saper mettere un tassello dopo l’altro e, dopo l’incredibile stagione 2024/2025, in cui è arrivata una storica promozione nei campionati nazionali senza sconfitte, il primo anno in serie B Interregionale poteva portare qualche insidia. Invece, la squadra allenata da coach Alessan-

dro Tumidei, dopo un avvio fatto di qualche amaro ko in volata di troppo, è riuscita a conquistare un difficile, ma fortemente desiderato, accesso ai playoff, grazie ad un girone di ritorno con il passo della schiacciasassi, nonostante qualche inciampo di troppo, specialmente nelle sfide contro le formazioni meno blasonate (Gualdo e Valdiceppo su tutte). Certo, in questa ennesima impresa fondamentale è stato il contributo di Robert DiSibio, l’ala americana arrivata

dalla serie B di Agrigento e che è stato il vero e proprio valore aggiunto: nelle tredici gare giocate, solo una volta il giocatore nato nello stato di New York è andato sotto la doppia cifra, superando invece per ben sette volte i 20 punti, con un high stagionale di 33 nella fondamentale sfida del PalaTriccoli contro Jesi. Ma il traguardo è stato raggiunto grazie al contributo di un roster che ha trovato in Sebastian Vico il leader per i momenti difficili e nella doppia coppia di fratelli Brighi-Bracci lo zoccolo duro per tutte le situazioni. Acciuffato l’ottavo posto all’ultima giornata con la pesante vittoria contro Recanati (66-51), la post season ha accoppiato la formazione artusiana contro Lucca, prima classificata del girone C. I toscani si sono rivelati un osso troppo duro per Forlimpopoli, sconfitta prima in viaggio (81-67), poi tra le mura amiche del PalaGiorgini (61-71). Ma poco male per la truppa artusiana, che ha comunque dato battaglia ad una delle principali candidate al salto di categoria, in un tabellone che ha visto il totale dominio del girone toscano-piemontese: basti pensare che ben sette qualificate ai quarti vengono dal girone C e solo Civitanova, seconda classificata del girone marchigiano, è riuscita a spuntarla contro La Spezia in gara3 (62-54) dopo 30’ di grande equilibrio. Terminata questa importante stagione per i Baskérs Forlimpopoli, è già tempo di rimettersi in moto in vista del prossimo anno, per un’annata che si preannuncia non facile: la sfida sarà quella di confermarsi nel quarto campionato nazionale, ma la società del presidente Cristhofer Gardelli ha già mostrato di non avere paura delle sfide e, di certo, si ripresenterà ai nastri di partenza con la consueta ambizione e con la voglia di fare bene.

Cesena, rieccoci

La realtà presenta un conto salatissimo al Cesena di Cole, che ora dovrà utilizzare il presente per interrogarsi sul proprio futuro. Chi lo avremmo mai detto? La stagione del Cesena finisce dove nessuno avrebbe pensato potesse finire: fuori dai playoff, all’undicesimo posto e con la sensazione amara di aver sprecato non soltanto una posizione, ma l’ambizione che ha cullato la genesi del percorso sportivo 25-26. Per mesi il Cavalluccio aveva dato l’impressione di poter restare nel segmento nobile del campionato, senza la forza delle grandi favorite, ma con sufficiente ordine utile a difendere il posto. Poi un ritorno impietoso ha smascherato le ossa di un collettivo discontinuo, fragile, dall’identità intermittente e dunque incapace di riconoscersi laddove serviva personalità. Il 3-4 con il Padova è stato il riassunto più crudele tra quelli plausibili. La vittoria - imperativa - è stata sostituita da un match

scomposto, pieno di gol e povero di governo. Dopo due minuti, il Cesena era già sotto, riuscendo a ribaltare tutto con Shpendi e Cerri - dando quindi al Manuzzi l’illusione di una serata liberatoria - salvo poi confondere reazione e controllo, dunque riassumendo l’intera stagione con una sconfitta caotica e in grado di attirare i più sonori fischi di un pubblico stoico e (nonostante tutto) innamorato.

Alla luce della realtà, l’undicesimo posto è piuttosto loquace. Dice che il Cesena ha smarrito l’ottavo posto quando avrebbe dovuto custodirlo con maturità. Aggiunge che il cambio da Mignani ad Ashley Cole non ha prodotto la scossa sperata e sottolinea che il problema non è stato episodico, ma costellato da uno strutturale indebolimento mentale. In parole povere, il tecnico inglese ha ereditato una squadra già incrinata e non è riuscito a ricomporla. Gli si poteva chiede-

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re di più? Forse, pur non sentendomela di fare compagnia ai già corposissimi detrattori di Ashley, che invece vorrei potesse avere il giusto tempo utile ad esprimere un’idea di calcio scandita.

Chiudo con franchezza: il bilancio deve essere netto ma non tragico. Il Cesena, d’altronde, non partiva con l’obbligo della promozione, sempre vista come un sogno da inseguire e con la richiesta implicita di non diventarne ossessionati. Sarebbe sciocco, tuttavia, nascondere una delusione profonda quanto legittima, giustificata dall’abituale frequentazione della zona playoff che - sul più bello - ha scelto altri candidati e lasciato al Cavalluccio le sole briciole. D’ora in avanti servirà abbandonare la retorica e investigare ogni carenza rifacente a solidità, gestione e - lo grido - personalità. Io credo in questo progetto, in questi ragazzi e pure in questo mister. Insieme si può fare grande il Cesena. Di nuovo.

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SCI CLUB

Sci Club Forlì, il

“Cristallo

d’Oro” celebra i

sessant’anni

A sessant’anni dalla sua istituzione, il “Cristallo d’Oro” continua a rappresentare uno dei riconoscimenti più prestigiosi e longevi dello sci italiano. Nato nel 1966 per iniziativa dello Sci Club Forlì, il premio ha saputo attraversare generazioni di campioni, mantenendo intatto il proprio valore simbolico e consolidando nel tempo il legame tra la città romagnola e il grande sport invernale italiano. Nel corso della sua storia il “Cristallo d’Oro” è stato assegnato ad alcuni dei nomi più importanti dello sci azzurro. Nell’albo d’oro figurano infatti Alberto Tomba, simbolo dello sci italiano tra gli anni Ottanta e Novanta, Paolo De Chiesa, storico interprete della valanga azzurra, Deborah Compagnoni, una delle atlete più vincenti nella storia dello sport italiano, oltre alle campionesse della generazione più recente Sofia Goggia e Federica Brignone, protagoniste assolute dello sci mondiale degli ultimi anni. Un elenco che testimonia il prestigio raggiunto dal premio forlivese nel panorama naziona-

del premio

le. L’edizione 2026 sarà dedicata a Simone Deromedis, protagonista dello skicross italiano e vincitore della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Insieme a lui riceverà il “Cristallo d’Argento” il direttore tecnico Bartolomeo Pala. La cerimonia ufficiale si svolgerà il 16 giugno alle ore 17.00 nel Palazzo Comunale di Forlì, alla presenza delle autorità cittadine e dei rappresentanti del mondo sportivo. Per celebrare il sessantesimo anniversario del premio, lo Sci Club Forlì sta inoltre lavorando per coinvolgere alcuni dei campioni premiati nelle passate edizioni. Il prestigioso appuntamento arriva al termine di una stagione positiva per lo Sci Club Forlì, che ha appena concluso il suo 65° anno di attività. Le uscite invernali e i weekend sulle piste di Sestola hanno registrato una buona partecipazione, confermando il ruolo del club come punto di riferimento per gli appassionati della Romagna. Sul piano sportivo, la stagione è stata segnata dalla conquista del Campionato

Romagnolo, ottenuta dopo quattro prove di slalom gigante che hanno visto i forlivesi confrontarsi con gli altri storici sci club della zona, tra cui Cesena, Faenza, Coriano di Rimini, Alfonsine, Ravenna e la Repubblica di San Marino. Un risultato che premia la continuità dell’attività agonistica e il lavoro svolto durante l’intera stagione. Prosegue anche il lavoro sul settore giovanile, avviato due anni fa e oggi composto da circa 20-25 bambini e ragazzi. Un’attività resa possibile grazie alla collaborazione delle famiglie e al sostegno di soci e amici attraverso il 5x1000, che consente allo Sci Club Forlì di continuare a investire nella crescita delle nuove generazioni.

Termina con il sorriso la stagione di Life365.eu e Querzoli Volley

Dolce è l’epilogo per Life365.eu e Querzoli Volley, le due formazioni forlivesi che tengono alto il nome della città nei campionati di pallavolo nazionali, nonostante un’annata per entrambe faticosa e complicata, vissuta sul campo del Villa Romiti, per l’indisponibilità del Ginnasio Sportivo, ormai da anni casa del volley cittadino. La stagione del Volley Forlì è stata decisamente positiva, al suo primo anno dopo il cambio alla presidenza della scorsa estate, che ha visto l’addio dello storico patron Gavelli: i ragazzi allenati da coach Claudio Visani hanno chiuso il campionato al quarto posto in classifica, ad appena sei punti di distanza dal secondo posto di Osimo che valeva l’accesso ai playoff. Proprio Osimo è

stata l’ultima avversaria dei forlivesi, caduta per 3-1 al Villa Romiti, confermando tutto il potenziale di Mariella e compagni che, nel rush finale, hanno oltremodo pagato le tante assenze che hanno minato la continuità in palestra e nei risultati nel corso della stagione: i problemi di Bigarelli, i tanti infortuni che hanno pesantemente condizionato il reparto centrali nella seconda parte dell’anno e che hanno portato a qualche scivolone inatteso (su tutti il ko a Fermo) che ha fatto la differenza nel totale. Tuttavia, il bicchiere è decisamente più che mezzo pieno per la rinnovata società forlivese, che da un roster ormai consolidato e dal suo zoccolo duro ripartirà anche in vista della prossima stagione, per provare a fare un ulteriore step di crescita. Diametralmente opposta è stata

l’annata della Life365.eu nel campionato di B1, dove Folli e compagne hanno conquistato la salvezza con una giornata di anticipo, grazie ad una seconda parte di campionato decisamente più solida rispetto alla prima parte di stagione, dove a parte gli squilli interni contro Ostiano e Valdarno, scarse erano state le soddisfazioni raccolte. Dopo il cambio in panchina, invece, la formazione forlivese ha ingranato e ha lasciato per strada ben poco, conquistando punti su punti, nonostante qualche tie break giocato di troppo, a causa di cali di tensione spesso inspiegabili. Nonostante tutto, però, con il perentorio successo casalingo contro Reggio Emilia (3-0) alla terzultima di campionato, la Libertas ha conquistato la permanenza in quello che, con il ritorno della A3 nella prossima stagione, sarà il prossimo anno il quarto campionato nazionale. Dopo un’annata difficile come quella appena vissuta, c’è aria di rifondazione, ma con un grande dilemma: puntare forte sulle giovani e sulla linea verde oppure provare a ricostruire, magari pescando dai resti di una Ravenna ai titoli di coda? Chi vivrà, vedrà.

Un’estate di grande basket con Stars Camp

Anche quest’estate, Forlì sarà la casa del grande basket: dall’8 giugno al 3 luglio, al Polisportivo Cimatti di Roncadello, Basketball Stars Camp organizza quattro settimane di pallacanestro, per i ragazzi nati dal 2010 al 2019, in cui si alterneranno divertimento e lavoro fisico, approfondimenti tecnici e tanti ospiti. Quella del 2026 sarà anche un’edizione speciale, per l’associazione capitanata da Richard Lelli, oggi istruttore minibasket e allenatore del settore giovanile Aquila Basket Trento, e da Simone Pierich, già bandiera del basket forlivese e oggi team manager sempre a Trento: infatti Basketball Stars Camp è nato nell’inverno 2015 e quella di quest’anno sarà la decima estate di basket e di passione sul cemento di Roncadello. Una storia recente, ma che ha visto la partecipazione negli anni di allenatori di alto livello, su tutti Giuseppe Mangone (oggi player development coach dell’Olimpia Milano e allenatore della Nazionale Under 16 maschile) e tanti ospiti provenienti da tutt’Italia, che hanno contribuito alla crescita e a rendere memorabile l’esperienza dei tanti giocatori passati per il Camp e che poi stanno facendo il loro percorso nel basket a tutti i livelli. Oltre ai quattro turni forlivesi, negli anni Basketball Stars Camp ha aumentato il numero delle sue proposte e raggiunto tutto il mondo: da anni, l’associazione organizza Camp negli Stati Uniti in collaborazione con PGC Camp, uno dei più importanti degli USA, e in Spagna, grazie alla collabora-

zione con il Baskonia, società che disputa l’Eurolega e che organizza un camp estivo di altissimo livello. Poi il neonato camp residenziale di Misano Adriatico, alla sua seconda edizione dopo il grande risultato di partecipazione dello scorso anno, e i tanti Elite Hoops Camp organizzati in affiancamento a varie società del territorio nazionale. Oltre al miglioramento tecnico, Stars Camp ha, da sempre, grande attenzione alla beneficenza: negli anni, infatti, grazie al ricavato delle sue attività e della pesca “Cuori a canestro”, che mette in palio materiale donato da parte di decine e decine di giocatori e giocatrici professionisti, l’associazione ha sostenuto le attività di tante realtà che utilizzano lo strumento della pallacanestro per l’inclusione, come Wheelchair Basket Forlì, Special Crabs Rimini e Sports Around The World. “Quest’estate sarà una vera festa - presentano il camp

Richard Lelli e Simone Pierich - per questa decima edizione abbiamo in programma tante novità e sorprese, per rendere ancora più straordinaria l’esperienza per i nostri campers e per tutte le famiglie che, negli ultimi dieci anni, hanno scelto noi per i loro ragazzi. Siamo al lavoro per gli ultimi dettagli, sarà una grande edizione!”.

le sfide più attese, è stato l’ormai classico Trofeo Superpistard a infiammare gli animi, culminato giovedì 28 agosto con la celebrazione dei nuovi leader e la consegna delle maglie in un’atmosfera di grande festa. All’interno della stagione, il 15 luglio il Servadei ha ospitato la prima giornata dei Campionati regionali, assegnando i titoli più prestigiosi della nostra regione, mentre il 4 settembre è stata la volta dei Campionati provinciali, vetrina fondamentale per il movimento locale.

La fase conclusiva del Trofeo delle Regioni ha poi richiamato a Forlì il meglio del vivaio nazionale, regalando uno spettacolo tecnico di altissimo livello.

Esistono spazi in cui il battito del cuore si sincronizza con la rotazione delle ruote, dove ogni istante racconta la fatica di chi sfida il vento. Il Velodromo Servadei è uno di questi: un impianto che, al termine di una stagione 2025 indimenticabile, si conferma punto di riferimento per il ciclismo nazionale, capace di unire agonismo e crescita sociale in un equilibrio di spettacolo e partecipazione sempre più ampia. La stagione, però, non inizia con le gare estive: ha preso avvio già ad aprile con la ripresa degli allenamenti, momento fonda-

mentale di preparazione tecnica e fisica per tutto il movimento. Le prime competizioni arrivano invece a fine maggio, con la 1ª prova della challenge Trofeo Superpistard, articolata in cinque prove distribuite tra maggio e agosto, intervallate dai vari campionati regionali e provinciali che scandiscono il calendario agonistico.

Il calendario ha portato in città alcune delle competizioni più significative del panorama giovanile, trasformando l’anello forlivese in una “fabbrica di talenti”. Tra

Oltre ai risultati d’élite, il vero orgoglio della gestione risiede nella crescita esponenziale del settore giovanissimi. Il vivaio continua a espandersi, offrendo a ragazzi e ragazze non solo l’opportunità di imparare la tecnica della pista, ma un ambiente formativo dove lo sport diventa scuola di vita. Il bilancio finale non può dunque che dirsi positivo. Tecnici e organizzatori, con il contributo prezioso del presidente del Consorzio Società Ciclistiche Romagnole Fausto Tardozzi, sono già proiettati verso il futuro con l’obiettivo di arricchire ulteriormente il calendario e valorizzare nuove eccellenze.

Il successo di questa annata è il frutto di una sinergia perfetta: un ringraziamento speciale va agli atleti, alle loro famiglie, allo staff tecnico per la dedizione costante e agli sponsor che, con il loro sostegno, rendono possibile questa magia. Il Velodromo Servadei non è solo cemento e velocità; è un motore di socialità e passione che continua a battere forte nel cuore di Forlì.

La lezione di Forlì

Anno impegnativo e intenso per L’Italposa Softball Forlì alle prese non solo con una rifondazione tecnica della rosa ma anche con la ristrutturazione del campo da gioco di via Orceoli.

“Abbiamo giocato la prima partita al Buscherini sabato 9 maggio. Siamo terzi in classifica, nonostante qualche problema nel ruolo delle lanciatrici dove come copertura siamo un po’corti. La Henley (come d’accordo) rientrerà in America e per fine stagione stiamo valutando una nuova lanciatrice. Un po’ un casino ma va bene così, bello comunque poterlo dire.”

Il lavoro di Hale nella scorsa stagione nonostante la sua dipartita sta dando comunque frutti importanti.

“Nella nostra società ha lasciato un im-

pronta davvero importante, facendo crescere l’intero staff tecnico compreso quello che era il suo secondo, Pablo Suarez, oggi allenatore della prima squadra, capace di mantenere lo stesso rapporto di armonia che si era venuto a creare con Donny la cosa più importante di tutte, perché alla fine va sempre in campo una squadra che è un’unica creatura.”

A ogni modo siete in linea con gli obbiettivi che vi siete prefissati per la stagione?

“Direi di sì, considerando i disagi che abbiamo sperimentato in termini logistici legati al nuovo impianto. Al momento il girone è un po’ diviso a metà tra le prime cinque e le seconde cinque, con un divario che comincia ad accentuarsi. Chiaramente le partite sono tutte importanti ma ora abbiamo un serie d’incontri con

la parte bassa della classifica che non possiamo permetterci di sbagliare, visto il girone estremamente equilibrato che si è delineato al vertice. L’unica eccezione resta la leader Bollate ancora imbattuta, nonostante in 4-5 partite gli sarebbe potuta girare diversamente.”

Comunque, per aver giocato 6 partite di fila in trasferta, la vostra attuale classifica è un autentico miracolo.

“Esatto. Possiamo dire che a luglio avremo la fortuna di giocare sempre in casa.”

Tutti i fronti ancora aperti quindi.

“Certamente anche in Coppa Italia, nonostante a essere onesti bisogna riconoscere che in questa stagione Bollate ha qualcosa in più. Essendo prime in classifica si andrebbe a giocare a casa loro però noi ci siamo.”

Per essere un anno di rifondazione tra squadra e nuovo impianto mica male però.

“Mettici anche che quest’anno la Coppa dei Campioni è in Olanda in agosto. Siamo a 10 Km dal circuito di Zandvoort la settimana del Gp… tutto sold out a prezzi stellari.

Ma queste sono “partite” che hai sempre vinto…

“Quando inaugureremo l’impianto col nuovo tabellone saremo certamente tutti più contenti.”

Fare tanto con poco. Ma tanto con nulla è ancora più utopico e bello. Ecco la bellissima lezione del presidente Bombacci e la sua Italposa.

Rugby Forlì (Party mode)

Tempo di bilanci in questo finale di campionato anche per il Rugby Forlì, che ha festeggiato il tutto il 9 maggio con un’autentica festa campestre degno del miglior “terzo tempo” di sempre, tenutasi presso l’impianto di Villa Selva, come il verace racconto del pres. Satanassi riporta fedelmente. “È stato un happening bellissimo. Ancora una volta il coronamento di una stagione positiva, certamente per quei valori che sono parte dello spirito del rugby e della nostra società, anche come vera e propria “famiglia allargata”, quando vedi delle amicizie che sono nate sul campo da gioco e solo lì avrebbero potuto avere l’occasione

di poter venire al mondo, rimanendo per sempre. Chiamami romantico se vuoi, ma queste cose non hanno prezzo ed è stato bello che siano venute anche tre scolaresche con cui abbiamo collaborato nella specialità a “contatto attenuato”. Una di loro ha vinto anche il torneo provinciale, quindi sono arrivati da noi belli agguerriti. Poi ha giocato la nostra U18 con Ravenna, l’ultima di campionato.

Se penso con quali problematiche siamo partiti a inizio campionato con questa formazione e quale gruppo coeso ci ritroviamo adesso…orgoglio puro e vero, tutto nostro, credimi. In serata musica dal vivo con

ballabili, festa in pieno stile da terzo tempo allargato a tutti.”

Mi dicevi che la vostra U18 è comunque una formazione importante, anche in termini di ricambi per la prima squadra.

“Coi Sr. ne abbiamo fatti esordire quattro ma alla fine in prima squadra ne porteremo sei, anche perché bisogna essere onesti, a qualcuno l’età comincia a presentare il conto. Gente che gioca da vent’anni e alla fine, inutile nascondercelo, “si vede”. Poi, aver messo a spot qualche U18 lungo la stagione li ha motivati come non mai. Un po’ come fosse un’iniziazione, entrando nella squadra più importante del Rugby Forlì. Da quel momento a tutti gli effetti fai parte di un’irrinunciabile famiglia.”

Campionato?

“A fasi alterne, con una valanga di infortuni per i motivi di “anzianità” che ti ho già detto. Quinti, giocandocela sempre e comunque a viso aperto, come ci hanno riconosciuto i nostri avversari in toto.

Ma come ti dicevo per noi in questa stagione era importante far crescere le nostre nuove leve, per avere un domani una squadra davvero competitiva e cominciare a levarsi qualche soddisfazione. Ne riparliamo tra un paio d’anni.

Musica finita? Gli amici se ne vanno?

“Prossimamente avremo un’amichevole presso il nostro campo di Villa Selva, con una squadra dilettantistica londinese, il Belsize Park Rugby, società fondata nel 1871 proveniente dal cuore di Londra. Storia vera del nostro gioco.”

Quando la spia del party mode, al Rugby Forlì resta su “on”.

Circolo Tennis Meldola: dal 1967 un punto di riferimento tra tennis, padel nella Vallata del Bidente

Varcare i cancelli di Piazzale della Libertà 18b a Meldola significa immergersi in un’atmosfera dove la storia del 1967 incontra il dinamismo moderno. Quello che nacque quasi sessant’anni fa come un singolo campo in terra battuta è oggi il polo sportivo di riferimento per l’intera Vallata del Bidente: un’oasi di sport e socialità nel verde, a pochi passi dal parco fluviale. L’Asd Circolo Tennis Meldola si prepara a spegnere sessanta candeline nel 2027, ma lo fa con lo sguardo rivolto al futuro e

strutture all'avanguardia che contano cinque campi da tennis, tre dei quali coperti, e tre campi da padel indoor, offrendo così continuità di gioco in ogni stagione. La scuola tennis vanta ben cento giovani allievi, a cui si aggiungono quasi cento adulti che frequentano regolarmente i corsi. A guidare questo movimento è uno staff tecnico qualificato guidato dalla Maestra Nazionale Valentina Picchetti, affiancata dagli istruttori Alessandro Bussi, Filippo Flamigni, Alberto Zattini e Federica Ture.

Qui la professionalità incontra un ambiente sano e sicuro, ideale sia per l’agonismo che per il relax fuori dal traffico. L’estate 2026 si preannuncia particolarmente vivace grazie a una programmazione che abbraccia ogni fascia d'età. Dall’8 giugno scattano gli stage pomeridiani per bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni, dove il gioco e la tecnica si incontrano ogni martedì e giovedì. Per i giovani atleti della pre-agonistica e agonistica sono previsti invece allenamenti mattutini intensivi che includono preparazione atletica, con la possibilità di integrare l'attività sportiva con il centro estivo Evergreen, garantendo così un servizio completo alle famiglie dalle prime ore del mattino fino al pranzo. Anche per gli adulti l'offerta estiva è ricca, con corsi serali di cinque lezioni pensati sia per i principianti che vogliono approcciare il meccanismo della racchetta prima di settembre, sia per gli esperti che desiderano perfezionarsi, con agevolazioni dedicate ai dipendenti dell'Ospedale Morgagni di Forlì e dell'IRST di Meldola. Non manca poi il grande tennis giocato: dopo il decimo Torneo Città di Meldola di quarta categoria a fine maggio, il circolo si prepara al grande salto di settembre, quando in occasione della festa della Patrona verrà organizzato per la prima volta un torneo Open. Tra campionati a squadre maschili e femminili di tennis e padel e un settore giovanile in costante crescita, il Circolo Tennis Meldola si conferma un punto di riferimento d’eccellenza capace di unire l'agonismo nazionale alla dimensione più autentica e accogliente dello sport di vallata. Per dettagli e iscrizioni sono attivi i numeri 349 2651094 e 340 7774257: il campo vi aspetta.

Noleggio e-bike e turismo esperienziale: l’evoluzione di Ski Sport Service tra colline e Riviera Romagnola

Situato strategicamente a Forlimpopoli, lungo la via Emilia per Forlì al civico 1331, Ski Sport Service rappresenta oggi un punto di riferimento fondamentale per chiunque intenda approcciarsi al mondo delle due ruote elettriche e delle avventure outdoor. Il negozio ha saputo evolversi con lungimiranza, intercettando il crescente entusiasmo per le e-bike e trasformandolo in una realtà imprenditoriale dinamica e strutturata che parla la lingua della modernità. Con un parco mezzi che oggi supera le 50 unità, l’offerta si distingue per l’utilizzo di biciclette di ultima generazione, costantemente aggiornate e diversificate per includere non solo modelli sportivi, ma anche varianti trekking e city. Questa flessibilità permette di rispondere a ogni tipo di esigenza, dal pendolare che cerca una soluzione sostenibile per il tragitto casa-lavoro attraverso il noleggio stagionale invernale - una novità introdotta per rispondere alla domanda dei mesi più freddi - fino al turista che desidera esplorare il territorio senza eccessivo sforzo fisico. Un aspetto che sta segnando una vera svolta per il comparto locale è la solida rete di collaborazione che Ski Sport Service ha instaurato con hotel, bed and breakfast e agriturismi, i quali richiedono sempre più

spesso il servizio di noleggio per i propri ospiti, testimoniando uno sviluppo concreto del turismo esperienziale. Questa sinergia si estende fino alla Riviera Romagnola, dove molte biciclette sono destinate alle grandi strutture ricettive per offrire tour guidati che collegano idealmente il litorale alle splendide colline dell’entroterra. La sicurezza rimane il pilastro dell’attività: ogni noleggio include il casco, garantendo un’esperienza priva

di rischi sia per i residenti che per i visitatori che partecipano alle escursioni guidate organizzate regolarmente per promuovere uno stile di vita attivo. Oltre alla gestione dei tour e delle collaborazioni con importanti network nazionali del settore outdoor, l’azienda vive oggi un importante momento di crescita interna grazie all’ingresso in squadra di Nicola, figlio del titolare Piero. A Nicola è stata affidata la completa gestione del reparto snowboard, dove mette a frutto competenza e passione, oltre a fornire un supporto essenziale nella gestione del vasto parco bici durante la stagione estiva. Per rimanere aggiornati su tutte le iniziative, i percorsi e le novità, è possibile consultare il sito ufficiale skisportservice.com, recentemente rinnovato, o seguire le attività sulla pagina Facebook e sui profili social dell'azienda, dove lo staff esperto continua a promuovere con dedizione la cultura del movimento e la scoperta delle bellezze naturali del territorio.

Sport e nutrizione: non solo peso

Quando si parla di dieta e nutrizione si pensa subito al peso corporeo, ma una corretta alimentazione può prevenire anche stati infiammatori che incidono sulla qualità della vita e sulle performance sportive, sia professionistiche sia amatoriali.

Ne abbiamo parlato con il dott. Massimiliano Pantoli, biologo nutrizionista laureato in Scienze Biologiche, con il quale avevamo già affrontato il tema dell’importanza di una dieta sana ed equilibrata.

Dott. Pantoli, partiamo dai sintomi che possono farci sospettare infiammazioni dovuti a abitudini alimentari non corrette.

L’infiammazione da cibo non è una reazione allergica acuta, ma una infiammazione sistemica di basso grado che provoca un logorio cronico dell’organismo.

Il primo organo coinvolto è spesso l’apparato gastrointestinale, con gonfiore addominale e alterazioni del microbiota intestinale (disbiosi), spesso legate al consumo di alimenti ultra-processati.

Sottovalutare questi segnali a quali conseguenze può portare?

Sottovalutare questi segnali può favorire dolori articolari e muscolari non dovuti a traumi, difficoltà di concentrazione, stanchezza cronica e aumento della massa grassa addominale, condizioni associate alla produzione di molecole pro-infiammatorie.

Quali sono i cibi "pro-infiammatori" che consumiamo abitualmente e quali invece quelli che aiutano?

Le evidenze scientifiche indicano che una dieta ricca di zuccheri raffinati, grassi saturi e trans (grassi vegetali idrogenati), farine “00”, prodotti industriali, carne rossa lavorata e salumi può favorire processi infiammatori e alterare il microbiota intestinale. Anche uno squilibrio tra Omega-6 e Omega-3 contribuisce a mantenere l’organismo in uno stato infiammatorio. Al contrario, risultano utili cereali integrali, frutta e verdura di stagione, legumi, frutti di bosco, pesce azzurro, noci, semi di lino e chia, ricchi di Omega-3 e antiossidanti. Benefici anche da curcuma, zenzero e olio extravergine d’oliva, noti per le loro proprietà antinfiammatorie naturali.

Esistono esami o modalità specifiche per valutare entità, cause e rimedi per situazioni infiammatorie?

Per valutare entità e cause di uno stato infiammatorio, oltre ai classici esami del sangue, oggi esistono strumenti avanzati come l’analisi lipidomica della membrana cellulare, l’analisi del microbiota intestinale, l’analisi bioimpedenziometrica (BIA) e l’analisi posturo-nutrizionale-corporea (PNC). L’obiettivo è individuare squilibri metabolici e impostare percorsi personalizzati basati su corretta nutrizione e corretti stili di vita, in ottica di fare prevenzione.

Informazioni www.massimilianopantoli.it

Dopo due appuntamenti, nel mondiale Wec è già tempo se non di bilanci certamente di impressioni (senza pensare alla PFM e la sua “Impressioni di settembre”). Contraddizioni, pregiudizi nascosti o cosa? L’oscurantismo di un dato tecnico col nome di una bolla di sapone o di un rutto mancato (cambiate “Burp” con “Bop” e l ‘effetto non sarà molto diverso)? Perché c’è da chiedersi, come la sfavillante (e bellissima) Toyota di Imola, prima e terza sul Santerno e quasi in pole al sabato (negata per appena 11 millesimi dalla 499 di A. Giovinazzi) in quel di Spa, in prova venga relegata in fondo allo schieramento e in gara fatichi a essere tra le prime cinque dell’ordine di arrivo, se non in virtù di dinamiche di gara impreviste e imprevedibili. Lo stesso discorso potrebbe valere in senso inverso per BMW che con la sua Hybrid V8, in Belgio non ottiene solo la sua prima vittoria nella massima categoria Endurance alla terza stagione, ma addirittura una sonante doppietta con tanto di leadership in campionato in entrambe le classifiche, piloti e costruttori.

E la Ferrari?

Al momento si difende, senza appunti che si sappia come sia stato tarato dalla Federazione il “tecnico rutto” che tutto può nelle mille e mila alchimie della velocità Endurance. Perché la Rossa (almeno qui) da campione del mondo lotta, si dimena e dibatte non da fiera ferita ma da fiera competitor iridata in carica. Anche l’occhio vuole la sua parte e a Imola potevi

vedere la 499 agile e reattiva in ingresso curva e negli spostamenti laterali di carico. Nel guidato (come a Spa) non ce n’era per nessuno, ma poi i problemi, puntuali come una cambiale in scadenza, si presenta(va)no sul dritto, quando alla Rossa nemmeno sfruttando la scia avversaria le riesce di effettuare un sorpasso alla successiva staccata. Facile ipotizzare da cosa dipenda, ma stavolta il “rutto” tocca tenerselo dentro, a esplodere nell’esofago come un sommesso rigurgito. “Non nominare il nome del Bop invano”. E infatti tutti i dati inerenti l’artificiosa castrazione tecnica delle prestazioni essendo

secretati, sono diventati peggio di un imperscrutabile segreto di stato. In Belgio resta negli occhi di pubblico e spettatori, la bellezza di una corsa in cui tra piloti ed equipaggi nessuno si è risparmiato e gli uomini del Cavallino hanno certamente raccolto meno del preventivabile, anche a causa di un incidente che ha messo ko la 51 di Pier Guidi anzitempo.

E ora?

Tutti a Le Mans, nella speranza che la grande classica francese, in un certo senso rimetta le cose a posto, senza alcun intento anche solo velatamente polemico. Altrimenti che ne sarà di noi, “oscurati” e ignari spettatori?

Ai posteri, l’ardua sentenza.

AUTOMOBILISMO

Vince ”Temerario”

Un’altra stagione, una “nuova nata” da svezzare e il plauso del Toro di San’Agata che (almeno quello) non ti vuole incornare nell’arena, ma solo vederti correre veloce e imprendibile. Una sfida nella sfida tra Asia e Europa, mentre la Lamborghini Temerario ultima nata di casa Lamborghini sta conoscendo le “attenzioni” del team VSR di Vincenzo Sospiri.

Vince, da dove partiamo?

“In Asia sta andando tutto molto bene, grazie ai nostri ragazzi presenti in loco che gestiscono direttamente la cosa. Abbiamo due equipaggi, uno con due piloti giovani e uno con una coppia pro-am, con Chris van der Drift (nomen…omen?), un ne-

ozelandese tosto e velocissimo con tanta esperienza con le GT. Nulla da aggiungere a quanto stia già dicendo se non che in quella parte di mondo le cose procedono come ci aspettavamo, rimanendo belli concentrati sul pezzo.”

Non solo lì direi. Aggiungerei che ora sei anche più ”Temerario” del solito… “Se ci lasciano lavorare con questa vettura possiamo ottenere qualcosa di veramente importante. La macchina, come tutte le nuove nate ha bisogno di un processo di sviluppo e messa a punto. Pensare di ottenere risultati nell’immediato sarebbe un atteggiamento sbagliato e controproducente. C’è un potenziale da far emergere, una

sfida importante anche per onorare sul campo quella fiducia che, come squadra, Lamborghini ci ha accordato scegliendoci come team ufficiale in una rosa di nomi piuttosto ristretta. Certamente un onore ma anche una responsabilità appunto da onorare da parte nostra col massimo impegno possibile, come del resto abbiamo sempre fatto. Almeno da 11 anni a questa parte, dal momento che Lamborghini continua a sceglierci come partner in pista.”

Obbiettivi per la stagione?

“Fare bene dappertutto. Siamo una struttura preparata, anche se non ti nascondo che la GT3 è un “osso duro” da mettere a punto. Il podio di Brands Hatch nel World Challenge è stato un colpo di fortuna. Se vuoi lo dico in maniera dura ma realista, sono fatto così, visto che certamente in pista non avevamo il passo per ottenere un simile risultato. Ci attendono diverse sessioni di test per migliorare il tutto. La macchina ha già una buona guidabilità, ma si può comunque intervenire su quei piccoli particolari che, sai meglio di me, possono fare (e fanno) una grande differenza nel complesso della velocità della nostra Temerario.”

Anche Ron lo cantava nella sua “Joe Temerario”: “Faccio mille acrobazie col mio aeroplano, diecimila volte ho già toccato il cielo”.

Perché a volte temerari lo si è per indole, carattere e senso di appartenenza.

Quando nella tua vita, la sfida resta la cosa più importante con cui continuare a confrontarsi. Senza avere più paura.

Ha vinto San Carena

In 2700 caratteri (la lunghezza di questo articolo), dovrei raccontarvi quanto successo in MotoGp tra Le Mans e Barcellona. Poi, succede che sia la nuda cronaca a incaricarsi di far pendere e decidere da quale parte il piatto della bilancia della narrazione, dalla possibile tragedia al lutto scampato, debba scendere e indicare il maggior peso. Lo decidono le due bandiere rosse del Gp di Catalogna con i suoi drammatici risvolti, all’insegna di rottami volanti e tute abrase sull’asfalto. E si scopre che il senso della vittoria, il mantenere la calma e trovare il giusto esercizio della lucidità diventa la sola chiave di lettura, per scongiurare il più possibile nuove tragedie. Perché qui, non si tratta di essere moralisti. “Motorsport is dangerous”, che siano due o quattro ruote, perché proprio a Barcellona in Moto2 non più tardi di 10 anni fu proprio Luis Salom a la-

sciarci. Al Montmelò sono venute a riproporsi dinamiche molto simili a cose già successe. Perché lo scontro tra Acosta e A. Marquez, ricorda in maniera ravvicinata come fosse la brutta copia in carta carbone, quanto avvenuto in Moto3 lo scorso ottobre in Malesia tra lo spagnolo Rueda e lo svizzero Dettwiler. Bandiera rossa e ripartenza. Zarco rimane agganciato alla Ducati di Bagnaia, proprio come Melandri 20 anni fa con la Honda di Pedrosa, sempre nello stesso punto, alla prima staccata a destra dopo il via. Di nuovo bandiera rossa. Una volta una gamba (Zarco), una volta un braccio (Melandri) ma le cose si ripetono con apparente accettazione. Correre a 300 all’ora in rettilineo con solo una tuta a proteggerci dalla velocità è un rischio che si accetta in maniera consapevole, come ciò che va messo sul medesimo piatto della bilancia del

rischio. Perché solo un caso ha voluto che i rottami della Ducati di A. Marquez colpissero Digiannantonio praticamente di striscio evitando anche stavolta, conseguenze ben peggiori. Tanto che il centauro romano sarà poi il vincitore della prova catalana. Ecco il nesso, a cui non si può chiedere di rinunciare a un centauro, tra la vita e la morte, tra vittoria e sconfitta. Invece, è meno accettabile non far tesoro dei drammi, del ripetersi di dinamiche potenzialmente letali e distruttive. Ancora oggi dopo la scomparsa del Sic 15 anni fa, il collo dei motociclisti rimane il punto debole di un corpo lanciato in moto alla massima velocità possibile. Nudo al vento, senza alcuna protezione possibile. Quando Alex “decolla” su quel dosso in via fuga, c’é da chiedersi chi avrebbe potuto proteggerlo da un ostacolo che non doveva trovarsi lì, a bordo pista. Forse, “San Carena” domenica 17 maggio, ha solo fatto gli straordinari. Davvero, un po’ per tutti.

La rosa di Kimi

«Il segreto è molto semplice. Gli uomini coltivano migliaia di rose nello stesso giardino e non trovano quello che cercano. Eppure, quello che cercano potrebbero trovarlo in una sola rosa. Ma la tua bellezza non è nel rosso della tua corolla. È nel tempo che ti ho dedicato, nella cura che ogni istante ho per te. La tua bellezza interiore è il legame che ci unisce, è l'amore che hai accettato di condividere con me.»

Ora vi chiederete.

Ma cosa c’entra un passaggio del “Piccolo

Principe” con un pilota di Formula 1? Apparentemente nulla, nemmeno per quella ricerca citata tra le umane genti, che potrebbe trovarsi proprio in un’unica rosa. Ecco il perché di un simile paragone: a raccontare l’unicità di un fiore appena sbocciato diverso da tutti gli altri quando le cose che contano nemmeno si vedono, come se appunto, le ore che un padre abbia dedicato nel vedere correre e crescere il proprio figlio in pista fossero tutto l’amore condiviso di una famiglia su di un nastro di asfalto. Una madre discreta, una sorella orgogliosa di quel

suo giovane fratello già così famoso, mentre lui guarda avanti. la curva dopo, il giro dopo, dieci, venti giri dopo. Sempre dopo, in apparente e precoce anticipo. Invece il crono è quello giusto, quando si tratta di essere protagonisti della propria visione in pista e del capire quel che succederà, mentre tutto questo avviene su di un filo di pensieri che corrono a circa 200 di media per un’ora e mezza. Solitamente la durata di un Gran Premio di Formula 1.

Così se lui ha 19 anni non sei a chiederti “cavoli, questo come fa”, ma piuttosto cosa immagini mentre si trova legato al sedile della sua monoposto, non soltanto da eccellente esecutore di rapidissimi automatismi. Allora, anche solo quel “cavoli” cambierebbe accento e allo stupore finirebbe per sommarsi il sentimento. Immaginare la prima pole, la prima vittoria, continuare a vincere per conquistare il titolo iridato. Tutti passaggi che la rapida mente esecutiva di un pilota è chiamato a compiere lungo la propria carriera. Troppo in fretta in questo caso. Qualcuno l’ha detto e qualcuno l’ha pensato. Invece, io credo che come per la rosa del Piccolo Principe non ci debba essere necessariamente una risposta a questo iter pieno di successi. La squadra lo ha scelto. No, molto di più. La squadra lo ama perché ha capito che in quella “rosa di pilota” c’è tutta la bellezza del mondo, la dedizione della sua famiglia e di tutto ciò che non si vede, ma che alla fine vale più di qualsiasi altra cosa.

Se potete, rammentate queste parole: capirete che Andrea Kimi Antonelli non è solo il nome di un ragazzo col dono invisibile della velocità.

Ma la rosa più bella. In mezzo alle altre.

A cura di Emiliano Tozzi Foto Fabio Casadei

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