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In copertina: Arricciato del Sud melaninico bruno (Serinus canaria) Foto: MIMMO ROSCIGNO
Canarini di Colore Ondulati ed altri Psittaciformi
Canarini di Forma e Posizione Arricciati Canarini di Forma e Posizione Lisci
Editoriale
Eletti e nominati
testo di G IOVANNI CANALI, foto OPIFIPT COM
Ci sono organi eletti e nominati. Questo in vari campi; sappiamo che ci sono differenze e non tutti le valutano allo stesso modo.
Di primo acchito si direbbe subito che quelli eletti siano democratici e quelli nominati no. Tuttavia non sempre la valutazione è così semplice. Sappiamo troppo bene di certe faccende di voti di scambio, di accordi, di cordate, di “santini” diversi tirati fuori a seconda dell’interlocutore ecc., quindi il fatto che vi sia elezione non è poi garanzia così piena di democraticità. Certo se l’elezione manca la democrazia non c’è.
Un aspetto negativo di cui bisogna pur dire è che spesso viene votato chi “la racconta meglio”, non il migliore. Ma qui è bene non soffermarsi, anche perché non credo che ci sia facile rimedio: forse l’esperienza di chi vota, che veda la sostanza oltre alla forma, ma non è facile ed il discorso ci porterebbe troppo lontano. Negli organi nominati si scelgono i più adatti. Tuttavia ben sappiamo che la commissione che deve decidere può avere i suoi pupilli ed anche in questo caso non vi sono garanzie piene. Un fatto però bisogna segnalarlo; nelle designazioni, chi le fa si assume una responsabilità precisa. Nell’indicazione di voto ci si può, entro certi limiti, nascondere dietro diversi paraventi, poi si può sempre dare la colpa all’elettorato, ma nella designazione precisa no. Insomma chi designa ci mette la faccia e quando non è proprio una statua di bronzo è portato a starci attento. Quale metodo è il migliore? Non vi è dubbio che qualora si trattasse di organi amministrativi pubblici o di associazioni, si debba decidere per la votazione. La democrazia lo impone. Se si trattasse invece di organi tecnici la discussione sarebbe aperta. Tuttavia bisogna dire che in tutti gli enti importanti specialmente pubblici, vige la nomina poiché occorre la fiducia di chi conferisce l’incarico. Per quanto mi riguarda sono nettamente per la designazione. Magari subordinata a parametri preventivi come: ottime prove, ottime pubblicazioni, impegno e serietà, solo ultima l’anzianità, tuttavia da prevedere con un minimo.
Diverso l’iter per gli organi di controllo che sono altra cosa e variano a seconda delle situazioni.
Per esperienza personale ho visto organi sia eletti che nominati in funzione e, si badi, fuori dal nostro ambiente.
Ebbene posso dire di aver notato generalmente una competenza maggiore in quelli nominati, spesso pure un funzionamento migliore, visto che devono ben rispondere a qualcuno e non in modo generico agli elettori, che non sempre sono informati.
L’importante è guardare sempre il merito. Mi è capitato di sentir dire che: “la meritocrazia non è democrazia”. Concetto per me errato e da respingere. Al contrario la meritocrazia è la migliore espressione della democrazia, quando è una scelta di base, poiché premia il merito secondo equità. Non sono democratiche scelte diverse attinenti alla nascita, al censo, all’adesione a certi gruppi. Premiare il merito indipendentemente da tutto è la cosa più equa, utile e ritengo democratica, ed anche se non lo fosse, sarebbe comunque la migliore, almeno in campo culturale.
Venendo al nostro ambiente, è ovvio che i direttivi sia federali che locali debbano essere eletti. Inoltre è bene che se fossero enti territorialmente vasti siano rappresentate le varie parti del territorio stesso. Non essendo organi politici, non è necessario avere rapporti precisi, ma una rappresentanza territoriale minima è bene che ci sia. Per quanto riguarda gli organi tecnici invece non vi è alcuna necessità di rappresentanza locale. È necessario che siano presenti i tecnici migliori. Se per caso i tecnici migliori di un settore fossero tutti della stessa città, non vi sarebbero necessità di diversificazioni territoriali, potrebbero essere benissimo tutti concittadini, si risparmierebbe sulle trasferte!
Oggi si è deciso per la votazione dei singoli membri delle CTN; molto meglio così rispetto alle liste, un felice ritorno. Personalmente avrei preferito la designazione da parte della FOI su base di merito, tuttavia anche così va bene. L’importante è che non succedano favoritismi. Non si deve votare uno perché amico o conterraneo, né, se capitasse, tantomeno boicottare qualcuno bravo temendo che possa fare ombra ad altri.
Da ribadire è il concetto che un organo tecnico debba godere della fiducia di chi lo deve utilizzare. Da qui la mia preferenza per la nomina. Certo si potrebbe anche pensare a qualcosa di misto: in parte nomina ed in parte elezione, tuttavia per me sempre meglio la nomina, come del resto avviene regolarmente in vari enti anche pubblici diversi
Editoriale
ed anche importanti. Nel nostro campo si è anche discusso se ammettere solo giudici o anche allevatori vincenti e provetti autori, argomento che lascio in sospeso, poiché lecite diverse opinioni e sfumature. Non credo che il discorso che a volte si fa di una squadra omogenea sia utile. Gli unanimismi spesso fasulli non servono. Ci possono essere benissimo discussioni e decisioni prese a maggioranza. L’importante è che si discuta civilmente e che le decisioni siano buone. Anche il coinvolgimento di persone qualificate esterne, ad esempio allevatori molto vincenti, autori qualificati, come professionisti e ricercatori universitari, è utilissimo per avere conferme. Il merito di una persona, a tutti i livelli, dipende da come fa il suo lavoro, non dalle simpatie o dagli appoggi. Sarebbe bene anche non dimenticare, quando si considera l’operato negativo di qualcuno eletto, di non chiedere conto solo a lui, ma anche a quelli che lo hanno votato e soprattutto fatto votare. Ovviamente ed a maggior ragione nel caso di uno che fosse stato nominato e si rilevasse inadeguato, chiedere conto a chi lo ha indicato. A que-
st’ultimo proposito, le nomine non dovrebbero essere definitive ma revocabili in caso di manifesta inadeguatezza sopravvenuta. Secondo me da estendere, quando possibile, anche agli eletti.
Un principio valido sempre è la presenza. Sia per gli eletti che per i nominati, secondo me, chi non garantisce una presenza sufficiente deve essere dichiarato decaduto. Sul comportamento più o meno buono si possono fare anche discussioni, ma le assenze sono un fatto oggettivo. Talora, parlo fuori dal nostro ambiente, capita che ci sia chi fa di tutto per essere designato o eletto, per poi fare l’assenteista creando problemi ed estromettendo persone più motivate. Circostanza da non tollerare.
Per evitare fraintendimenti, preciso che vi sono organi che possono essere solo eletti o al massimo sorteggiati, quando sono di autogoverno, eventualmente anche solo parziale. Nel nostro campo un esempio è “l’Ordine dei Giudici”.
Conclusione finale: la perfezione non esiste, si faccia prevalere la sostanza.
Questione di ali (bianche)
testo di GIOVANNI CANALI, DIEGO CROVACE, RICCARDO PAGANELLI, MASSIMILIANO RAIMONDI, foto E. DEL POZZO
L’aspetto delle “ali bianche” (che sta per penne forti in genere, cioè: remiganti, timoniere, alcune copritrici ed alula) è oggetto d’attenzione; recentemente si è proposto di parlare di “ali naturali”, espressione molto più corretta, ma che non cambierebbe di fatto la situazione se si ricercassero ancora ali bianche. Le penne forti, nei rossi, possono essere gialle o più o meno biancastre. Come già spiegato, i soggetti peggiori che hanno molto giallo hanno ali gialle, i migliori rossi bianche. Ciò è dovuto al fatto che i carotenoidi gialli hanno una formazione molto più rapida e fanno in tempo a pigmentare penne grandi che si formano prima, i carotenoidi rossi no.
Appare quindi evidente che le ali bianche siano nota di pregio nei rossi, ma non c’è motivo di considerarle tali nei gialli; nei gialli sono gradevoli, c’è però da dire che in condizioni normali non appaiono. Infatti, il giallo è presente naturalmente anche nelle penne forti. Ecco perchè riteniamo più aderente alla realtà l’espressione “ali naturali” in quanto bisogna partire dall’inizio, bisogna cioè considerare il canarino selvatico. Ebbene, tralasciando le melanine, si nota che il pigmento giallo è presente anche sulle ali (e penne forti in genere). Tale pigmento, specialmente nelle remiganti primarie, si localizza sul bordo esterno. Nei canarini lipocromici non si comporta diversamente; infatti, pigmenta il bordo suddetto. Non è possibile selezionare i carotenoidi in modo localizzato. Il tema ali, inoltre, rappresenta un problema di varietà e non di catego-
Per arrivare ad ali bianche, o meglio biancastre, bisogna avere soggetti deboli di giallo
ria; infatti, le ali gialle interessano indistintamente le tre categorie. Per arrivare ad ali bianche, o meglio biancastre, bisogna avere soggetti deboli di giallo, magari prodotti con alimentazioni carenti di carotenoidi
che consentono l’espressione “ala bianca” a scapito della varietà complessiva e, quindi, della carica lipocromica. Selezionare contro il giallo nei gialli è palesemente errato; si va contro la tipicità. Ci sono a volte situazioni anomale: si è visto un allevamento in cui i soggetti a volte erano stati vincenti con ali abbastanza bianche in alcuni soggetti. Ebbene, si è notata la presenza di chiazze poco pigmentate anche in altri siti e non solo sulle ali. Certo un caso rarissimo, mai visto prima, e comunque da non ricercare visto che evidentemente erano presenti anomalie gravi.
Per ottenere ali bianche o biancastre
Intenso rosso ali bianche, foto: E. del Pozzo
si sono sentite voci relative a metodi alquanto discutibili. Non sappiamo fino a che punto attendibili. Si parla di alimentazioni scarse di carotenoidi e poi colorante, in altri casi addirittura si è parlato di sbiancanti. Certo, l’abuso di accoppiamenti in purezza fra brinati o mosaico indebolisce i carotenoidi. Tuttavia è bene considerare che brinati abbondanti, ma figli di intensi, non vedono indebolimento dei carotenoidi ma solo una accentuazione della brinatura che li reprime, ma non incide ove non è presente, come le zone di elezione. In altri termini, fra figli di intensi, un soggetto molto brinato non ha meno carotenoidi di uno poco brinato, ma li esprime meno in certe zone, come il collare, poiché sono re-
Fra figli di intensi, un soggetto molto brinato non ha meno carotenoidi di uno poco brinato, ma li
esprime meno in certe zone, come il collare
pressi dalla brinatura, ma la quantità di carotenoidi è la stessa, come si nota nelle zone di elezione. Si ricordi, come già spiegato in altre sedi, che la brinatura non appare sulle penne forti. Nei brinati non si rilevano differenze nelle penne forti, fra brinati abbondanti o scarsi, a parità di carotenoidi. Nelle penne forti, specialmente remiganti e timoniere, la categoria ha un influsso molto relativo; negli intensi, essendo le barbe accorciate, il bordo lipocromico diventa più “concentrato”, il resto della penna però rimane bianco. Una situazione diversa dalle penne tectrici (le cosiddette piume), sempre degli intensi, ove il pigmento satura l’apice della penna, annullando in tutto o in parte la brinatura, oltre a concentrarsi
Intenso giallo ali bianche, foto: E. del Pozzo
Brinato rosso avorio ali bianche, foto: E. del Pozzo
per la riduzione del vessillo, dato dall’accorciamento delle barbe, saturazione che può avere effetto totale. Quanto detto per i brinati vale, pari pari, per i mosaico, che altro non sono che dei super brinati. Quanto al dubbio che ogni tanto fa capolino, ossia se l’ala gialla (espressione che vale a dire “delle penne forti, tutte”) sia difetto di categoria o di varietà, ovviamente nei rossi è di varietà, poiché c’è carenza di rosso ed abbondanza di giallo, mentre nei gialli, secondo logica, non è difetto affatto, poiché è la situazione naturale e le categorie brinato e mosaico non incidono sull’ala. O meglio, abusi di accoppiamento fra brinati o fra mosaico indeboliscono i carotenoidi di tutto il piumaggio e quindi anche
Abusi di accoppiamento fra brinati o fra mosaico indeboliscono i carotenoidi di tutto il piumaggio e quindi anche dell’ala, di conseguenza si ha un danno indiretto
dell’ala, di conseguenza si ha un danno indiretto. Per esemplificare, citiamo un caso recentissimo: uno di noi, invitato da un allevatore per aiutarlo a scegliere i migliori gialli ed avorio mosaico da esporre, si è trovato a dover escludere “obtorto collo” quelli con ali gialle, soprattutto certe femmine. Alcune erano bellissime, molto bianche e con zone di elezione evidenti, alcune con carena, sempre più rara. La loro esclusione, in effetti, non avrebbe avuto alcuna logica, ed era dettata solo dal fatto che si richiedano ali bianche. Va detto che tali canarine avevano un’espressione maggiore di giallo che aiutava le zone di elezione ad apparire più evidenti; non diciamo più intense, concetto di ca-
tegoria, ma più pigmentate di giallo, concetto di varietà (aspetto più volte evidenziato). Erano fra le migliori, ma avrebbero potuto essere penalizzate per eccesso di quantità del giallo. Insomma, le ali gialle nei gialli mosaico non sono indicative né come scarsità di mosaico né come cattiva qualità del giallo. Eventuali difetti non sono collegabili all’ala gialla, ma ad altre ragioni, che sono le solite: scarsa espressione del mosaico (geni modificatori) o degenerazione da abuso di accoppiamenti in purezza con carenza di carotenoidi o carotenoidi sbiaditi.
È vero che il giallo debole favorisce l’espressione limone in tutte le categorie; tuttavia, anche con la massima espressione del giallo si può avere un’ottima qualità limone, in rapporto ai carotenoidi presenti. In altri termini, nei gialli di tutte le ca-
tegorie la selezione deve ricercare non solo la massima espressione limone, ma anche la massima espressione del pigmento carotenoide; inoltre, non sono possibili selezioni differenziate per le diverse parti del corpo. Certamente non avrebbe senso selezionare gialli deboli per farli somigliare a dei pessimi gialli avorio.
Alla luce di quanto sopra servirebbe una maggiore distinzione tra i soggetti gialli presentati alle esposizioni come ala colorata e come ala naturale (bianca), nel senso di pretendere una colorazione molto uniforme tra dorso e penne forti nei primi ed un contrasto dorso/ali/coda evidente senza pretendere la purezza totale del bianco e senza ledere il tenore quantitativo del lipocromo manifestato nel piumaggio. Con gli ovvi “distinguo” fra fattori rossi e gialli.
Brinato rosso ali bianche, foto: E. del Pozzo
Più semi e meno frutta?
testo e foto di RAFAEL ZAMORA PADRÓN (*)
Gli appassionati di pappagalli spesso iniziano le esperienze di allevamento con specie di piccole dimensioni. Le prime istruzioni che ricevono per allevare un pappagallino ondulato sono di fornirgli una piccola quantità giornaliera di semi e acqua, che gli permetterà di vivere molti anni in salute. Ma presto si rendono conto che anche un pappagallino ondulato mostra interesse per altri alimenti e che è benefico fornirgli frutta, verdura e altri snack nutrienti.
La domanda che un allevatore di pappagalli dovrebbe porsi è quella di comprendere di cosa ha realmente bisogno la specie dal punto di vista metabolico
E la domanda che un allevatore di pappagalli dovrebbe porsi è quella di comprendere di cosa ha realmente bisogno la specie dal punto di vista metabolico nonché di conoscere la sua dieta in natura e in cosa si è specializzata. Comprendere questo aspetto specifico ci permette di controllare e misurare ciò di cui ogni sog-
(*)Direttore
Scientifico Fondazione Loro Parque
Soggetto intento a mangiare semi
getto ha realmente bisogno durante tutta la sua vita.
Sebbene il ragionamento sembri
semplice, presenta molte sfumature. Ogni specie di pappagallo si è specializzata in un particolare tipo di cibo,
Agaporniscanus
anche se non è l’unico poiché durante l’anno ha esigenze diverse, così come nel corso della sua vita. Sapere che la dieta cambia è molto più importante che avere la miscela di semi più bilanciata o il mangime perfetto che offra tutto ciò di cui hanno bisogno. I pappagalli in natura non mangiano sempre la stessa cosa. La maggior parte delle specie, le più comuni, non mangia nemmeno la stessa cosa ogni giorno a causa della disponibilità di cibo che in natura cambia costantemente. Frutta, semi e germogli non solo sono diversi ma vengono anche consumati in diversi
La maggior parte delle specie, le più comuni, non mangia nemmeno la stessa cosa ogni giorno
stadi di maturazione e con diverso contenuto di umidità.
D’altra parte, anche in natura, ogni
fase coincide con diversi momenti metabolici per i pappagalli. La stagione riproduttiva di solito coincide con un’abbondante disponibilità di proteine. Per molti pappagalli questo significa proteine animali sotto forma di larve. Larve che in altri periodi dell’anno non sono nemmeno attraenti per loro.
All’interno della stessa specie ci saranno individui che, non essendo in ciclo riproduttivo – per età avanzata, giovane età o mancanza di un partner – non consumeranno proteine e si nutriranno in modo più monotono in base alla disponibilità e alla stagione. In ambienti controllati, sotto la cura umana, se parliamo di specie granivore come i parrocchetti ondulati e simili (Melopsittacus, Neophema, Psephotus, ecc.), gli inseparabili africani (Agapornis sp.) o i piccoli pappagalli sudamericani (Forpus sp., Bolborhynchus sp., Psilopsiagon sp.), è importante tenere a mente questi concetti che, sebbene non siano imprescindibili come in altre specie più grandi e complesse, la cui dieta è più ampia e variegata, sono comunque importanti per garantire un apporto nutrizionale adeguato durante tutto l’anno e per tutta la vita del soggetto.
Per queste piccole specie, un eccesso di frutta durante la settimana può indebolirle. Le loro feci saranno più liquide e, a lungo termine, gli zuccheri contenuti nella frutta possono portare all’accumulo di grasso corporeo. Lo stesso accadrà con pezzi di biscotti, pan di Spagna o pastoncino all’uovo. Le verdure a foglia verde come la lattuga o il tarassaco devono essere somministrate in proporzione alle esigenze della stagione e le quantità devono essere controllate per evitare conseguenze dovute a un eccesso. L’allevatore raggiunge il giusto equilibrio osservando le scorte del giorno successivo e regolandole in modo da evitare eccedenze.
Per queste piccole specie di pappagalli granivori, la proporzione di semi è molto più alta di quella di frutta e verdura. Ciò non significa che sia uguale per tutti i pappagalli che presentano altre particolarità alimentari a seconda della loro biologia.
Forpuspasserinus
Melopsittacusundulatus
In breve, la base alimentare di questi pappagalli granivori è costituita dai semi, e possono resistere uno o due giorni senza verdura o frutta. Queste ultime sono integratori e non dovrebbero essere offerte nella stessa proporzione durante tutto l’anno.
Inverno: Frutta e verdura occasionalmente.
Evitare verdure a foglia verde come la lattuga, ma offrire tarassaco, crescione o cardo mariano, quando disponibili, in quantità moderate e a giorni alterni.
Estate: Frutta e verdura quotidianamente in piccole quantità.
Lattuga e broccoli frequentemente, possibilmente tutti i giorni, in quantità moderate, evitando tarassaco, spinaci o crescione, che sono verdure a foglia verde più forti e tipiche dell’inverno.
Primavera / stagione riproduttiva:
-Per le coppie riproduttive: abbondante varietà di frutta e verdura.
Tutti i tipi di verdure a foglia verde, inclusa la lattuga.
-In presenza di pulli, possono consumare lattuga ogni giorno.
-Per i giovani esemplari o per gli esemplari isolati: varietà moderata di frutta e verdura.
Periodo della muta / generalmente coincide con l’estate:
-Quando iniziano a perdere le piume: ridurre la frutta e aumentare la quantità di verdure fresche. Peperoni rossi e verdi, insieme ai broccoli, sono altamente raccoman-
La base alimentare di questi pappagalli granivori è costituita dai semi, e possono resistere uno o due giorni senza verdura o frutta
meglio sostituite con la lattuga, che è più rinfrescante in estate.
In caso di trattamento o malattia:
-Tutti i pappagalli granivori australiani, africani e americani non devono essere nutriti con frutta o verdura durante i trattamenti con farmaci somministrati tramite acqua. Durante questi periodi, è necessario evitare la disidratazione degli uccelli e un eccesso di feci liquide.
dati in questa fase. Le verdure a foglia verde come il tarassaco sono
-Semi di buona qualità, da rinnovare fino a quattro volte al giorno.
Neophemaelegans
Locandina Congresso Pappagalli 2026
L’Arricciato del Sud: tecnica, selezione e passione
Dedicato ad un grande uomo, amico fraterno ed eccellente allevatore: Pasquale Pace
testo di EMILIO SABATINO, foto M. ROSCIGNO
Ci sono razze che si allevano e poi ci sono razze che si costruiscono nel tempo, generazione dopo generazione, attraverso scelte tecniche, osservazione costante e una sensibilità che si affina solo con l’esperienza. L’Arricciato del Sud appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Questo articolo nasce come approfondimento tecnico, ma anche come riconoscimento a chi, con dedizione quotidiana, ha saputo interpretare e valorizzare questa straordinaria razza.
Origine e identità selettiva
L’Arricciato del Sud si è affermato nel panorama ornitologico europeo come razza equilibrata, frutto di una selezione mirata a ottenere un soggetto armonico, funzionale e fertile. Diversamente da arricciati più estremi, il suo sviluppo ha privilegiato equilibrio morfologico, qualità strutturale del piumaggio, riproducibilità stabile. Questo lo rende una razza tecnica, dove il margine di miglioramento non è dato da eccessi, ma da precisione selettiva.
Standard morfologico
Lettura tecnica: secondo i criteri di FOI e COM, l’Arricciato del Sud si valuta attraverso parametri ben definiti, che richiedono una lettura esperta.
Taglia e struttura
Lunghezza ideale: 17 cm.
Corpo proporzionato, mai tozzo né eccessivamente slanciato, linea dorsale continua e pulita.
Arricciato del Sud melaninico bruno, foto: MimmoRoscigno, all.: PasqualePace
Posizione
Inclinazione di circa 60°, equilibrio tra tensione e naturalezza, stabilità sul posatoio.
Piumaggio e arricciature
Il cuore della selezione:
Jabot: ampio, aperto, ben centrato, Mantello: diviso simmetricamente, senza discontinuità, Fianchi: evidenti ma ordinati, Testa e collo: lisci, a contrasto con il resto del corpo.
Qui si gioca la vera differenza tra un buon soggetto e uno di alto livello: definizione, simmetria e pulizia del disegno. La variante melanica: complessità genetica e valore estetico.
Nel melanico, la presenza di pigmenti scuri introduce una variabile tecnica ulteriore. La selezione deve integrare due sistemi complessi: struttura del piumaggio arricciato, disegno melanico. Le basi genetiche seguono i principi dei caratteri ereditari, ma l’interazione tra struttura e colore richiede competenze avanzate.
Criticità principali:perdita di definizione del disegno nelle piume troppo soffici, eccessiva rigidità del piumaggio che penalizza l’arricciatura, squilibri tra lipocromo e melanina.Il risultato ottimale è un soggetto in cui il disegno melanico resta leggibile anche all’interno della struttura arricciata.
Tecnica di allevamento
Un allevatore esperto sa che il risultato espositivo nasce molto prima della mostra.
Ambiente
Fotoperiodo controllato per sincronizzare estro e muta, umidità bilanciata (fondamentale per la qualità del piumaggio), aerazione senza correnti, alimentazione funzionale.
Non basta nutrire: bisogna costruire il piumaggio. Base di semi selezionati, pastoncino ad alto valore biologico.
Integrazione mirata
Riproduzione e strategia selettiva aminoacidi solforati struttura della piuma minerali robustezza
vitamine metabolismo e fertilità
Qui emerge la vera mano dell’allevatore.
Accoppiamenti
Compensativi: correggere difetti specifici.
Lineari: fissare caratteri consolidati. Un errore comune è accoppiare due soggetti molto arricciati ma strutturalmente deboli: il risultato è spesso una linea instabile.
Selezione
I criteri non devono mai essere isolati: arricciatura senza struttura = difetto colore senza disegno = perdita di tipicità
forma senza equilibrio = penalizzazione
La selezione efficace è sempre multifattoriale.
La muta: fase decisiva
Molti allevatori sottovalutano questa fase, ma è qui che si definisce il valore reale del soggetto.
Gestione tecnica: aumento proteico controllato, riduzione dello stress, bagnetti regolari.
Un piumaggio mal gestito in muta non può essere recuperato successivamente.
Criticità della razza
Anche una razza equilibrata presenta punti deboli: tendenza a piumaggi troppo morbidi, perdita di simmetria nelle arricciature, difficoltà nel mantenere standard elevati nei melanici.
Solo una selezione rigorosa e coerente nel tempo consente di superare questi limiti.
Il valore dell’allevatore
Dietro ogni grande Arricciato del Sud non c’è solo genetica, ma visione.
Allevare questa razza significa osservare ogni dettaglio, saper aspettare i tempi della selezione, accettare errori e correggerli con metodo.
È un lavoro silenzioso, fatto di stagioni, tentativi e miglioramenti minimi ma costanti.
Conclusione
L’Arricciato del Sud non è una razza appariscente per eccesso, ma per precisione.
È il risultato di una selezione intelligente, dove nulla è lasciato al caso.
L’Arricciato del Sud melaninico rappresenta una sintesi tra estetica e funzionalità selettiva. Il successo nell’allevamento richiede competenze pluridisciplinari che spaziano dalla genetica alla nutrizione, dalla gestione ambientale alla selezione morfologica.
Questo articolo è dedicato a Pasquale Pace, il quale ha saputo interpretare questa razza con competenza e passione: perché allevare non significa solo riprodurre, ma dare forma a un’idea di perfezione, anno dopo anno.
Arr. del Sud bianco, foto MimmoRoscigno,all.:AntonioRosa
Emilia Sabatino e Pasquale Pace
L’OcchioneUccello crepuscolare
testo e foto di SEBASTIANO PATERNÒ
Introduzione
Trattiamo sempre e ripetutamente di avifauna domestica che nasce nei nostri allevamenti, che vi si riproduce, che aumenta anno dopo anno, al punto da costituire un “parco uccelli” domestico di tutto rispetto, talmente consistente e numeroso da competere coi loro consimili in natura. Naturalmente ci riferiamo all’avifauna domestica a piumaggio ancestrale, come Cardellini, Verdoni, Fringuelli, Organetti, Cardinalini del Venezuela, solo per citarne alcuni.
Oltre ai soggetti a piumaggio ancestrale, l’attenzione dei nostri allevatori è rivolta sempre più a soggetti che “vestono” piumaggio diverso, variato o meglio dire nel gergo ornicolturale “mutato”. E per questi ultimi, non essendo d’obbligo alcuna comunicazione/autorizzazione, per non essere “liberamente presenti in natura”, la consistenza numerica è andata considerevolmente aumentando fino ad essere più numerosi rispetto a quelli visivamente “naturali”, anche se geneticamente portatori di piumaggio variato (regole d’accoppiamento ben conosciute da chi si dedica a tali soggetti). In questo scritto, però, presteremo attenzione e tratteremo d’un uccello particolare, molto comune ma pressoché sconosciuto per essere molto riservato e principalmente attivo nelle ore crepuscolari: l’Occhione comune (Burhinus oedicnemus).
Biologia
A prima vista, per le sue lunghe zampe, sembra un piccolo trampoliere. Nel nostro Paese ed in Europa è l’unico
rappresentante della famiglia Burhinidae. In Africa, Asia e Sud America è presente con dieci sottospecie. Trattasi di uccello difficilmente osservabile, perché di prevalente attività crepuscolare. Nei luoghi frequentati è quindi più facile “sentirlo”, dal tramonto, che vederlo. Naturalmente per poterlo sentire e vedere bisogna andare nei luoghi ove preferisce vivere.
In Sicilia molti soggetti, svernano. È abbastanza ben conosciuto, principalmente dai cacciatori, con vari nomi dialettali fra cui il più comune è “librazzino”. Ma non intendiamo toccare il
tasto della sistematica e dell’ornitologia scientifica, facilmente recuperabile e rintracciabile, da tutti noi, anche semplicemente coi nostri cellulari; vorremmo piuttosto portare a conoscenza dei nostri incontri con tale uccello e aiutare chi dovesse trovarsi nelle medesime situazioni a conoscere elementari basi d’ornicoltura a favore di tali uccelli.
Eco-etologia
Predilige, per le sue abitudini terricole, ambienti aperti, aridi, sassosi ed al riguardo è facile trovarlo nei greti di fiumi
Uova di Occhione
e torrenti o anche in ambienti agricoli che costeggiano tali aree. Ha abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne e pur avendo ali ben pronte all’uso, con le sue lunghe gambe, ha abitudini prevalentemente terricole e preferisce sgambettare velocemente. In Sicilia è abbastanza comune, nidificante e svernante. Non costruisce un vero e proprio nido ma in una semplice depressione del terreno, fra ciottoli e sassi, depone quasi sempre due uova, della grossezza delle comuni uova di
gallina ma totalmente macchiettate di bruno che ben si mimetizzano fra le restanti nude pietre.
All’aspetto, con le sue lunghe zampe sembra un piccolo trampoliere. È lungo fra i 38-45 cm ed ha un’apertura alare di 76-88 cm. Preferisce allontanarsi correndo piuttosto che volare. Tutti i soggetti sono molto schivi e poco visibili. Incredibilmente, oltre che nelle sue aree di nidificazione usuale, greti di fiumi e torrenti, sconfina sempre anche all’interno di aree coltivate poste nelle im-
mediate vicinanze di tali ambienti e che quindi rappresentano nuovi pericoli alla nidificazione della specie.
Nei greti di fiumi e torrenti i pericoli maggiori consistono nelle mandrie di mucche al pascolo, nelle gare rumorose di fuoristrada che sono di gran disturbo, se non proprio di distruzione nidi con allontanamento dei soggetti in riproduzione.
Nelle aree adiacenti coltivate a grano o a foraggio, le azioni di disturbo sono altrettanto gravi, l’aratura del terreno o successivamente la raccolta meccanizzata distrugge molti nidi.
Lo stesso disturbo avviene negli agrumeti, sempre limitanti greti di fiumi e ruscelli, all’incirca ogni venti giorni con l’irrigazione a pioggia, e con gli operai che disturbano visitando la funzionalità degli ugelli, con gli uccelli che, disturbati, abbandonano la cova e le uova, le quali ovviamente vanno in malora; od anche e ancora peggio, allorquando in uso l’irrigazione col sistema antico d’irrigare a conca, pianta per pianta, con l’allagare la conca medesima con circa 200 lt d’acqua o più a seconda della grandezza della conca.
Ed è per tale motivo che le nostre esperienze sono venute, nel tempo, a contatto con questa interessante specie, in quanto nostri operai agricoli, che conoscono la nostra passione in merito, ci
Giovane ad un giorno di vita
Giovane Occhione
Giovani di Occhione
informano di uova deposte in luoghi da irrigare o sommersi da acqua con totale morte dei relativi embrioni anche per l’abbandono della covatrice a causa della presenza di operai al lavoro. Le uova poste in incubatrice si schiudono in capo a 24-26 gg con generalmente uno stacco di un giorno fra il primo nato ed il secondo. Si sentono pigolare, ancora all’interno dell’uovo, già il giorno prima della nascita e quindi l’attesa e i versi di contatto madre/pullo avvengono ancor prima della schiusa. Dopo la nascita, si presentano nidifughi e debbono essere tenuti al caldo per almeno tre settimane. Sgambettano da subito e sono molto attivi, ma a differenza dei comuni pulcini il cibo lo accettano solo se offerto, con una pinzetta, a toccare il becco. Ciò sta a indicare che la nutrice offre il cibo e il pullo lo accetta facilmente. Come cibo è facile offrire bigattini vivi o bolliti, piccole crocchette per cani imbibite con vitamine e calcio.
Bisogna essere liberi e con tanto tempo a disposizione perché accettano cibo continuamente.
Si sviluppano molto bene e le percentuali di sopravvivenza, nelle esperienze
vissute, sono del 100%. Dopo un paio di mesi vengono posti in voliera per essere poi liberati nei luoghi adatti e con vicinanza d’acqua; essendo insettivori è scontato che vanno alla ricerca di prede in movimento con sicure probabilità di sopravvivenza. Per chi fosse interessato ad allevarli, esiste un grande allevamento in Spagna, mentre in Sicilia vi sono un paio di allevatori che si dedicano a questa interessante specie. Vanno anellati con anello “I” e c’è da dire che “il piede” dell’occhione si presenta tridattile, ovvero con sole tre dita rivolte in avanti e mancanza del primo dito posteriore. L’anello inserito va bene sia se posto dopo le tre dita o anche si può salire per essere posto dopo lo snodo intertarsale.
C’è ancora da dire che la CTN-EFI lo esclude dal presentarlo nelle comuni esposizioni FOI ma ciò non toglie che può sempre essere esposto fuori concorso per chi volesse farlo.
Occhione dopo la prima muta
Emosiderosi negli uccelli ornamentali
La malattia di accumulo di ferro
testo di DIEGO CATTAROSSI (*), foto AUTORIVARI
L’emocromatosi o emosiderosi epatica rappresenta una delle patologie metaboliche più importanti e spesso sottovalutate in alcune specie di uccelli ornamentali e da voliera. Si tratta di una malattia caratterizzata da un accumulo eccessivo di ferro nell’organismo, soprattutto a livello del fegato, ma anche di milza, cuore e altri organi interni. Nel tempo, questo accumulo provoca danni cellulari progressivi, insufficienza epatica e, nei casi più gravi, morte improvvisa. Negli ultimi anni, grazie a una mag-
(*)Medico Veterinario
Clinica Veterinaria “Casale sul Sile” www.veterinariacasalesulsile.com
Si tratta di una malattia caratterizzata da un accumulo eccessivo di ferro nell’organismo
giore conoscenza nutrizionale e diagnostica, questa patologia viene riconosciuta con frequenza crescente, soprattutto in alcune specie particolarmente sensibili.
Che cos’è l’emosiderosi?
Il ferro è un minerale indispensabile per la vita: partecipa al trasporto
dell’ossigeno, alla formazione dell’emoglobina e a numerosi processi metabolici. Tuttavia, negli uccelli predisposti a questa malattia, l’assorbimento intestinale del ferro può diventare eccessivo, determinando un accumulo progressivo nei tessuti. A differenza dei mammiferi, molte specie aviarie possiedono meccanismi limitati di eliminazione del ferro in eccesso. Quando la dieta contiene quantità elevate di questo minerale, oppure quando vi sono alterazioni metaboliche associate a stress, infiammazione o epatopatie, il ferro si deposita negli organi sotto forma di emosiderina.
Il fegato è l’organo maggiormente colpito: inizialmente si osserva un’infiammazione cronica, seguita da fi-
Maina comune (Acridotheres tristis) fonte: wikipedia.org, autore: Benjamint444
Vedova del paradiso (Viduaparadisaea), fonte: commons.wikimedia.org, autore: BernardDupont
brosi e cirrosi epatica. Un sintomo spesso rilevato dal proprietario è l’addome gonfio, pendulo, di dimensioni maggiori. Questo sintomo è spesso causato dall’aumento della dimensione del fegato e dal deposito di liquidi (ascite) in cavità celomatica.
Le specie più sensibili
L’emosiderosi è particolarmente frequente negli uccelli frugivori e nettarivori, cioè specie che in natura assumono alimenti poveri di ferro. Tra le specie più predisposte troviamo:
• tucani e aracari;
• maina e storni ornamentali;
• uccelli del paradiso;
• alcuni pappagalli come i lori e i lorichetti;
• storni metallici e altre specie tropicali;
• turdidi ornamentali;
• alcuni columbiformi esotici;
• fenicotteri.
Nei passeriformi ornamentali allevati in ambiente controllato, il problema è spesso legato all’impiego di mangimi formulati per specie non compatibili oppure a diete troppo ricche e monotone.
Perché si sviluppa?
La causa principale è quasi sempre alimentare. Molti mangimi commerciali
contengono livelli di ferro superiori alle necessità delle specie sensibili. Tra i fattori predisponenti ricordiamo:
• eccesso di ferro nella dieta;
• somministrazione di alimenti arricchiti o integratori non necessari;
• diete troppo proteiche;
• carenza alimentari di antiossidanti;
• stress cronico;
• malattie epatiche;
• predisposizione genetica di specie. Anche l’acqua può contribuire al problema, soprattutto in aree dove presenta concentrazioni elevate di ferro.
Sintomi clinici
L’emosiderosi è una malattia subdola: nelle fasi iniziali gli animali possono apparire clinicamente sani.
Con la progressione del danno epatico compaiono:
• dimagrimento progressivo;
• apatia;
• riduzione dell’attività;
• piumaggio opaco e arruffato;
• difficoltà respiratoria;
• aumento del volume addominale;
• diarrea;
• riduzione della fertilità;
• morte improvvisa.
In molti casi, soprattutto nei tucani e nei maina, il primo segno osservato dall’allevatore può essere proprio il decesso improvviso di soggetti apparentemente normali.
Diagnosi
La diagnosi definitiva richiede un approccio veterinario specialistico.
Gli strumenti più utilizzati comprendono:
• anamnesi alimentare dettagliata;
• esami del sangue;
• radiografie;
• ecografia;
• biopsia epatica;
• esame istologico dopo biopsia tissutale.
All’esame necroscopico il fegato appare spesso ingrossato, scuro e friabile.
Alimentazione corretta: il punto fondamentale
La prevenzione dell’emosiderosi si basa soprattutto sulla gestione nutrizionale.
Per le specie predisposte è fondamentale utilizzare diete a basso contenuto di ferro, evitando improvvisazioni alimentari.
Sono generalmente indicati:
• frutta fresca povera di ferro;
• pappe specifiche “low iron”;
• vegetali selezionati;
• alimenti con elevato contenuto di acqua;
• fonti naturali di antiossidanti.
Tra i frutti più utilizzati:
• mela;
• pera;
• melone;
• papaya;
• banana;
• mango.
Alimenti da limitare o evitare
• mangimi generici per pappagalli;
• integratori vitaminici con ferro;
• carne e proteine animali in eccesso;
• agrumi somministrati insieme a pasti ricchi di ferro;
• acqua con elevato contenuto ferroso.
La vitamina C aumenta l’assorbimento intestinale del ferro: per questo motivo va utilizzata con attenzione nelle specie predisposte.
L’importanza dei mangimi specifici
Uno degli errori più comuni negli allevamenti è utilizzare un unico mangime per specie differenti.
Gli uccelli frugivori e nettarivori necessitano di formulazioni dedicate, con tenori di ferro molto bassi, generalmente inferiori a 50-60 ppm.
Oggi il mercato offre prodotti specifici “low iron”.
L’impiego di questi alimenti ha ridotto notevolmente l’incidenza della malattia negli allevamenti ben gestiti.
Terapia
Una volta instaurato il danno epatico, la terapia risulta spesso complessa e richiede monitoraggio veterinario. Il trattamento si basa su:
• Correzione alimentare
• Terapia chelante: si utilizzano farmaci che legano il ferro, favorendone l’eliminazione. È una terapia che va gestita da medici veterinari
specializzati nella cura di soggetti aviari.
• Supporto alla funzionalità del fegato (epatoprotettori, sostanza antiossidanti, fluidoterapia).
• Riduzione dello stress: condizioni ambientali corrette e riduzione dello stress cronico aiutano a limitare il danno metabolico.
Nei casi avanzati, purtroppo, la prognosi può essere riservata.
Prevenzione in allevamento
La prevenzione rimane l’arma più efficace.
Le principali regole gestionali sono:
1)Utilizzare mangimi specifici per la specie; 2)Evitare integrazioni inutili;
3)Controllare la qualità dell’acqua; 4)Effettuare controlli veterinari periodici;
5)Monitorare peso e condizioni corporee;
Per le specie predisposte è fondamentale utilizzare diete a basso contenuto di ferro, evitando improvvisazioni
6)Evitare obesità e sedentarietà; 7)Ridurre stress e sovraffollamento. Negli allevamenti di specie sensibili, screening periodici e controlli epatici consentono di identificare precocemente i soggetti a rischio.
Conclusioni
L’emosiderosi è una patologia metabolica grave ma in larga parte prevenibile. Una corretta gestione alimentare rappresenta il fattore chiave per ridurre l’incidenza della malattia negli uccelli ornamentali.
L’allevatore moderno deve considerare che specie differenti possiedono esigenze nutrizionali profondamente diverse: ciò che è adeguato per un pappagallo granivoro può risultare dannoso per un tucano o per un maina.
La collaborazione tra allevatore e veterinario aviario rimane fondamentale per impostare programmi nutrizionali corretti, effettuare controlli preventivi e garantire il benessere degli animali allevati.
Il futuro delle nostre Razze fra innovazione e collaborazione
testo a cura della COMMISSIONE TECNICA NAZIONALE CANARINIDI FORMAE POSIZIONE LISCI
Dopo l’importante Assemblea Generale svoltasi a Chianciano Terme lo scorso 12 aprile 2026, la nuova Commissione Tecnica Nazionale per la Forma e Posizione Lisci (FPL) si è messa immediatamente al lavoro.
La commissione, composta dal Presidente Salvatore Alaimo, dal Segretario Camillo Napolitano e dal consigliere Gianluca Concas, ha avviato una fitta serie di incontri, sia in presenza sia in videochiamata, con un obiettivo chiaro: lavorare nell’interesse di tutte le razze di canarini FPL e valorizzare l’impegno di chi le alleva.
Ecco una panoramica dettagliata delle principali novità e dei progetti in corso:
-Revisione delle Schede di Giudizio e Aggiornamento dei Disegni
Il primo grande capitolo del nostro lavoro non ha riguardato lo stravolgimento degli standard, bensì una profonda e attenta ‘’ottimizzazione delle voci di punteggio”
-Rimodulazione dei punteggi
Per alcune razze si è deciso di scorporare la voce relativa alle “Condizioni”, riducendone il valore da 10 a 5 punti. Questi 5 punti eccedenti sono stati ridistribuiti sulle prime voci della scala valori, quelle che riteniamo fondamentali e maggiormente caratterizzanti per ogni specifica razza.
-Aggiornamento dei disegni tecnici
In stretta collaborazione con i Club di Specializzazione che hanno aderito al progetto, stiamo portando avanti il restyling dei vecchi disegni tecnici su alcune razze, sostituendoli con rappresentazioni grafiche moderne, attuali e precise.
Grandi Novità per le Mostre e Campionati Italiani sul fronte espositivo: la CTN ha elaborato diverse proposte che mirano a rendere le competizioni ancora più avvincenti e prestigiose.
-Ampliamento delle categorie
È stato proposto un ampliamento delle categorie a concorso nei futuri Campionati Italiani.
-La Mostra Scambio
È auspicabile che la partecipazione venga estesa non solo agli allevatori italiani ma anche agli allevatori stranieri, in decisione concomitante tra FOI e commissione tecnica nazionale.
Nota istituzionale:
Tutte queste numerose modifiche sono state elaborate con la massima cura e sono attualmente al vaglio del “Consiglio Ordine dei Giudici (ODG)” e con successiva ratifica del “Consiglio Direttivo Federale (CDF)” per l’approvazione definitiva.
Per quanto riguarda invece le proposte relative alle varianti a livello “COM”, si attende il responso dell’organo internazionale prima di procedere alla loro pubblicazione.
-Sinergia, Incontri e Sviluppo del Corpo Giudicante La parola d’ordine della nostra commissione è “collaborazione”.
Vogliamo essere costantemente al fianco degli allevatori, dei giudici e dei club di specializzazione.
A testimonianza di questo impegno, nel mese di maggio si è tenuto un proficuo incontro in presenza in Campania con l’intervento del Presidente Federale Antonio Sposito. Durante la riunione sono state discusse nel dettaglio tutte le proposte di modifica e, grazie alla piena sintonia e all’approvazione del Presidente, stiamo procedendo spediti verso il miglioramento di tutto il comparto.
Infine, vi annunciamo con piacere che quest’anno verrà indetto il “bando di concorso per Allievi Giudici”. La CTN si mette sin d’ora a completa disposizione della Federazione per supportare la gestione delle richieste, la preparazione e lo svolgimento degli esami.
Il lavoro da fare è tanto, ma siamo certi che, camminando insieme, la “Forma e Posizione Lisci” raggiungerà traguardi sempre più alti.
Buon allevamento a tutti dalla CTN FPL!
La neoeletta Commissione Tecnica Nazionale Canarini di Forma e Posizione Lisci con il Presidente F.O.I. avv. Antonio Sposito
Il fenomeno dell’half-sider nei volatili: oltre l’anomalia cromatica
Funzionalità riproduttiva e analisi biologica di un Arricciato del Nord half-sider
testo e foto di ISIDORO BRUZZESE
Cos’è un half sider e perché interessa gli allevatori
L’espressione half sider identifica un esemplare che presenta una divisione cromatica longitudinale del piumaggio, solitamente bilaterale, dove una metà del corpo mostra un colore o una mutazione differente rispetto all’altra.
Sebbene tale manifestazione sia ben documentata negli Psittaciformi, come i pappagallini ondulati, e in al-
cuni uccelli selvatici con forte dimorfismo sessuale, essa rimane un
L’half-sider si verifica quando due embrioni distinti si fondono nelle primissime fasi dello sviluppo
evento estremamente raro e poco descritto nel canarino domestico.
Basi biologiche e genetiche del fenomeno
La ricerca scientifica e le osservazioni ornitologiche riconducono l’origine di questa anomalia a complessi meccanismi biologici:
Chimerismo tetragametico: è l’ipotesi più accreditata per i casi di divisione netta e perfetta. Si verifica quando due
Foto 1 - Dettaglio frontale del soggetto Arricciato del Nord half-sider: è evidente la netta divisione cromatica che attraversa il piano mediano del corpo
Foto 2 - Il soggetto half-sider all'interno dell'ambiente di cova: si nota un pullo in buona salute, che indica un corretto istinto materno
embrioni distinti (due cellule uovo fecondate da due spermatozoi diversi) si fondono nelle primissime fasi dello sviluppo, tra lo stadio di 2 e 64 cellule. L’individuo risultante è un’unica entità autonoma composta da due popolazioni cellulari con DNA differente. Ginandromorfismo bilaterale: se gli embrioni che si fondono sono di sesso diverso (uno maschile ZZ e uno femminile ZW), il soggetto può svilupparsi come maschio su un lato e femmina sull’altro. Questo fenomeno è “cell-autonomous” negli uccelli, ossia i tessuti mantengono la propria identità sessuale indipendentemente dagli ormoni circolanti.
Mosaicismo o mutazioni precoci: deriva da mutazioni spontanee che avvengono durante le prime divisioni di un singolo embrione. In questi casi, la divisione cromatica tende a essere più irregolare o sfumata rispetto alla simmetria perfetta del chimerismo.
Il caso specifico:
Arricciato del Nord (2025)
Nel 2025 è stato documentato un caso di half sider nel mio allevamento. Il soggetto, un Arricciato del Nord, presentava una demarcazione cromatica netta e regolare: il lato destro bianco, mentre il lato sinistro giallo intenso. La divisione interessava in modo coerente testa, mantello, petto, copritrici e remiganti.
Dal punto di vista morfologico, l’esemplare rispettava i parametri dello standard C.O.M. per la razza, con una taglia di circa 17-18 cm e un portamento eretto. Le arricciature tipiche (spalline, fianchi e jabot) risultavano simmetriche e ben strutturate su entrambi i lati, confermando che l’anomalia fosse esclusivamente pigmentaria. Un dato di notevole interesse è la ricorrenza: si tratta del terzo caso osservato nello stesso ceppo negli ultimi sei anni.
Salute, fertilità e implicazioni per l’allevatore
Le fonti concordano sul fatto che la condizione di half sider sia prevalentemente estetica e non comprometta la salute generale, la mobilità o le funzioni fisiologiche del volatile. Per quanto riguarda la riproduzione, è necessario sottolineare alcuni punti fondamentali:
•Non ereditabilità: essendo il risultato di un evento accidentale dello sviluppo embrionale e non di una mutazione genetica fissata, l’half sider non è un carattere selezionabile.
•Esito degli accoppiamenti: anche accoppiando due soggetti half sider, la probabilità di ottenere prole simile è quasi nulla, pari a quella di qualsiasi altra coppia.
•Fertilità variabile: la capacità riproduttiva dipende da quale linea cellu-
lare ha formato le gonadi; nei veri ginandromorfi, la funzionalità può essere ridotta o assente a seconda della predominanza di un lato sull’altro.
Riscontri della stagione riproduttiva 2026: la prova della fertilità Il dato di maggior rilievo scientifico, che eleva questo caso oltre la curiosità estetica, è emerso durante la stagione cove 2026. L’esemplare ha manifestato una piena funzionalità riproduttiva femmi-
foto 3 - dettaglio del nido con i due pulli nati dal soggetto half-sider: la vitalità della prole è la prova definitiva della funzionalità gonadica della madre
foto 4 - i due soggetti in fase di crescità, 8 e 10 giorni
Foto 5 - panoramica dell'alloggio con scheda di cova, dove viene documentata la cronologia della deposizione e della schiusa
nile, compiendo regolarmente la costruzione del nido e la deposizione di uova risultate fertili. L’aggiornamento più recente conferma il successo riproduttivo con la nascita di due pulli vitali. I piccoli risultano regolarmente alimentati e mostrano uno sviluppo compatibile con l’età, confermando non solo la funzionalità ovarica del genitore, ma anche la sua effettiva competenza nelle cure parentali.
Interpretazione scientifica
Questo riscontro dimostra che la linea cellulare che ha formato le gonadi è femminile (ZW) e pienamente competente. Il caso è coerente con il modello di identità sessuale cellulare autonoma (cell autonomous sex identity) descritto da Zhao et al. (2010), secondo cui la funzione riproduttiva dipende dal sesso cromosomico delle cellule gonadiche e non dal fenotipo esterno globale.
Si raccomanda agli allevatori di documentare fotograficamente ogni caso analogo
Conclusioni per l’allevatore
Sebbene il fenomeno half sider non sia un carattere ereditabile (i pulli erediteranno solo il DNA della linea cellulare che ha formato le gonadi), la documentazione di questo caso rappresenta un contributo di valore unico per l’ornitologia tecnica. La nascita di prole vitale da una “chimera” vivente arricchisce la nostra comprensione dello sviluppo embrionale e della biologia aviaria. Pertanto, la comparsa di un Arricciato del Nord con questa fenotipizzazione costituisce un evento di significativo va-
lore documentario per l’ornitologia tecnica. Per ottenere una conferma scientifica definitiva della natura chimerica, sarebbe necessario effettuare analisi del DNA, confrontando campioni di piume o tessuti prelevati dai due lati del corpo. Si raccomanda agli allevatori di documentare fotograficamente ogni caso analogo e di monitorare l’intera stagione riproduttiva senza nutrire aspettative sulla fissazione del carattere, ma con l’obiettivo di approfondire la conoscenza biologica di queste affascinanti “chimere” viventi.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
-Van den Abeele, D. (2017). Half siders, gynandromorphism and mosaics, Ornitho-Genetics VZW
-Zhao, D. et al. (2010), Somatic sex identity is cell autonomous in the chicken, Nature, 464:237–242
-GrrlScientist, Half siders: a tale of two birdies, The Guardian, 2014 -Standard C.O.M. per l’Arricciato del Nord. -Agraria.org
•Invitiamo tutti gli allevatori a inviare foto di soggetti provenienti dai propri allevamenti, con descrizione della specie, razza e mutazione, all’indirizzo: redazione@foi.it
•All’autore della foto mensilmente prescelta da un comitato interno, verrà offerto in omaggio un libro edito dalla FOI in base alla preferenza e alla disponibilità.
(*)Tutte le foto inviate, anche quelle non pubblicate, rimarranno a disposizione della FOI a titolo gratuito e potranno essere utilizzate, senza alcun limite o vincolo temporale, per pubblicazioni, iniziative e scopi promozionali della Federazione
Questo mese, il protagonista di Photo Show è:
DOMENICO MUNGIGUERRA R.N.A. XA75 con la fotografia che ritrae il soggetto:
“Lizard argento femmina senza calotta” (Serinus canaria)
Complimenti dalla Redazione!
Il Cardinalino del Venezuela
(Spinus cucullatus)
testo e foto di FRANCESCO FORMISANO
Seconda parte
Esperienza personale
Il mio interesse per gli esotici (Fringillidi e Estrildidi) ha inizio una trentina di anni fa, attratto soprattutto dai colori della livrea, ma anche dal fatto che ne fosse consentito l’allevamento senza particolari pastoie burocratiche e relativi grattacapi legali.
Con un paio di amici si girava per uccellerie e mercati alla costante ricerca di “novità”; ebbi così modo di vederlo de visu la prima volta presso un commerciante di canarini domestici, che periodicamente si recava in Belgio per acquistare canarini da rinomati allevatori di quel Paese e su richiesta procurava anche volatili diversi dal serino domestico. Una coppia in una gabbietta di legno faceva bella mostra di sé, calma e tranquilla, incurante della nostra presenza a poche decine di centimetri da loro. Allo stupore per la loro bellezza, seguì la gaffe di averli confusi per generici bengalini (tutti i volatili esotici inferiori agli 11cm all’epoca per noi erano “bengalini”). Soddisfatta anche la curiosità sul prezzo (ben 300.000 lire del vecchio conio), decidemmo di rimandare la loro acquisizione a tempi migliori (all’epoca, per quella cifra, avremmo preso una ventina di coppie di “bengalini” vari – i più comuni sul mercato).
Vennero poi, negli anni, l’iscrizione alla F.O.I., la lettura di articoli sulla rivista
del Venezuela a 9 giorni dalla schiusa
Italia Ornitologica, le visite alle mostre più importanti a livello nazionale e internazionale e l’acquisto dei primi libri specifici dove non solo il cardinalino, ma tutto il genere Spinus veniva descritto come delicatissimo e di estreme difficoltà di mantenimento. Al proposito, alcune pagine sembravano sunti di farmacologia, piuttosto che di ornitologia, sicché, restio come sono ad usare farmaci ed affini, me ne tenni alla larga per un bel po’ di anni.
All’epoca, a Napoli, il cardinalino del Venezuela si identificava con il suo alleva-
tore più famoso e bravo: Giovanni Di Cristodi Torre Del Greco; indubbiamente, i più belli e tipici erano i suoi. Ricordo che per definire esattamente la tonalità di rosso che caratterizza il petto del maschio si usava rapportare come termine di paragone il rosso che tinteggia parte del pacchetto di una nota marca di sigarette americane. Ecco, i cardinalini di Giovanni avevano tutti quella tonalità di rosso.
La prima coppia, anzi, una famigliola di cardinalini (ancestrali) che varcò la soglia del mio allevamento, una ventina
Cardinalini
di anni fa fu un regalo dell’amico e compaesano Francesco Grillo, il dottor Grillo, come è conosciuto nell’ambiente dei canaricoltori napoletani, data la sua professione di veterinario. Come suo solito, ogni anno Francesco, oltre ad alcune razze di canarini di forma e posizione lisci (i suoi preferiti), ama misurarsi, con lusinghieri risultati riproduttivi, anche nell’allevamento di qualche coppia di specie diversa, spaziando indifferentemente dai Fringillidi agli Estrildidi, salvo poi “liberarsene” regalandoli agli amici, una volta scemato l’interesse.Ben sapendo quanto gli fossero graditi, i cardinalini “toccarono” al sottoscritto.
Riprodotti con successo, da allora 2-3 coppie, rigorosamente ancestrali, sono sempre presenti nel mio allevamento, avendo nel frattempo acquisito altri soggetti presso allevatori locali. Premesso che tutti i metodi di allevamento sono validi quando danno buoni risultati e quando funzionano non si cambiano, è mia intenzione semplicemente riportare quanto direttamente vissuto. Dunque, dato l’elevato tasso di domesticità raggiunto dalla specie, la allevo sia in comuni razziere da 60 cm sia in quelle da 55 cm ma, ripeto, più spazio i volatili hanno a disposizione, meglio è!
Il portanido fornito è quello interno, piccolo, di vimini, fissato al frontale o nell’angolo più luminoso; alcuni usano anche quello a cassetta semiaperto o esterno a gabbietta, del tipo per i canarini. Il materiale è il solito: sisal, juta, cotone idrofilo, steli e radichette di graminacea essiccate.
Allevato ormai da molte generazioni in ambiente domestico, non è necessario infrascare per creare quella zona di privacy della quale necessitano a volte alcune femmine in cova. I pulli vanno inanellati (anellino tipo “A”) quando iniziano a defecare sul bordo del nido (6/7 gg. dalla schiusa); a questo stadio la femmina non esegue più la maniacale pulizia del nido, quindi si è al riparo da spiacevoli sorprese, quali nidiacei sparsi sul fondo, arti amputati e così via... Il mio metodo di allevamento è a coppia fissa, ma al minimo cenno di disturbo separo il maschio tramite divisorio e, nei casi estremi, quando aggrappato
alle sbarrette del divisorio canta come un forsennato, oppure quando ospitato in altra gabbia, ad evitare che stimoli la femmina ad un nuovo ciclo ovulatorio, lo allontano dall’ambiente dove allevo. In voliera, lo posiziono in apposita gabbia interna, così rimane a vista senza provocare danni (analoga sorte è riservata ai maschi di Lucherino barbato, Lu-
cherino testa nera e Lucherino ventre giallo).
Il misto fornito è quello che do a tutti i Fringillidi che allevo, cioè scagliola (seme base) alla quale aggiungo moderate dosi di semi oleosi come niger, lino, perilla, ravizzone, canapuccia, girasole piccolo nero e avena decorticata, che non è un seme oleoso, ma è bene tuttavia fornirlo con parsimonia; volendo percentualizzare, direi: 90/100. Esso viene somministrato con cadenza settimanale nella misura di una mangiatoia (classica esterna antispreco) per soggetto; a metà settimana, soffio i gusci vuoti ma non rabbocco, questo per “costringere” i pennuti a consumare completamente quanto fornito, anche lasalutare - scagliola che per alcuni individui non è proprio il massimo. In contenitore a parte fornisco, alternando, nella misura di mezzo cucchiaino da caffè a testa, semi di lattuga bianca, cicoria, chia (appetitissima), camelina sativa, cardo, girasole mignon nero. In commercio esistono miscele specifiche elaborate per carduelidi: di élite per il nostro beniaminoè il notissimo misto Spinus, miscuglio di svariati semi, sia di erbe prative sia di essenze coltivate; per niente sensibile agli ammiccanti richiami pubblicitari, da anni formulo un personalissimo misto di semi condizionanti costituito in larga parte da semi bianchi, come erba mazzolina, lattuga bianca, perilla, cicoria, cardo, miglio bianco, scagliola e panico, ai quali aggiungo una manciata di niger, canapuccia, lino, girasolino nero. Questi semi sono acquistati in piccole dosi per testarne la germinabilità; superato il test, ne compro una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno del mio allevamento per un paio di mesi. Evito quello del commercio, in quanto ricco di semi cosiddetti “oleosi”, e siccome il nostro beniamino, come detto poc’anzi, tende ad abbuffarsene, le probabilità di trovarsi al cospetto di semi vecchi e irranciditi tali da provocare gravi affezioni al delicato apparato digerente dei volatili, responsabili di pance rosse e gonfie, sono alte. Fettina di mela, fogliolina di verdura sia coltivata che selvatica, un paio di volte a settimana e di tanto in tanto una larva di Tenebrio molitor, completano il “menù” nel periodo di riposo. Sempre
Cardinalino e pomodoro
Cardinalino e pomodoro
presente e ad libitum, osso di seppia e grit, come anche il contenitore (interno o esterno) con l’acqua per le abluzioni. Durante la riproduzione, quando ci sono i piccoli nel nido, i primi quattro semi citati vengono somministrati quotidianamente tali e quali e in misura di mezzo cucchiaino per pullus/die; fettina di mela 2-3 volte al giorno e immancabilmente nel tardo pomeriggio; radicchio rosso o altra verdura a foglie dal 5°/6° giorno dalla schiusa; pastone morbido all’uovo del commercio e perle morbide “asciugate” con semolino; due larve di Tenebrione per pullus/die fino all’involo apportano le preziosissime proteine nobili, necessarie per un sano e rapido sviluppo dei nidiacei (quando disponibili, scelgo quelle bianche, tenere, senza esoscheletro, appena mutate). Per dissetare larve e coleotteri, fornisco carota intera, fettine di zucca e, quando è stagione, buccia di anguria con uno strato di polpa; probabilmente è una fissa-
Da un po’ di anni, da buon napoletano, fornisco il pomodoro appena raccolto
zione tutta mia, ma credo di apportare, con questo metodo, una percentuale di carotenoidi naturali alla dieta degli invertebrati e poi, per proprietà transitiva, ai volatili.
Da un po’ di anni, da buon napoletano, fornisco il pomodoro appena raccolto (da noi ‘a pummarola va bene proprio dappertutto!), in quanto la buccia è ricca di licopene, formidabile antiossidante nonché colorante naturale; si sta studiando un metodo, non molto costoso, per estrarlo e quindi commercializzarlo. Fornisco, quando maturo, un’antica va-
rietà di pomodorino del Vesuvio, coltivato personalmente in pieno sole con tecniche tradizionali; tagliato a metà e fissato nella pinzetta porta frutta, i cardinalini novelli ne mangiano volentieri polpa e buccia. Bisogna sfruttare la naturale curiosità dei giovani, i quali beccuzzano tutto ciò che gli si fornisce, se si vogliono inserire nuovi alimenti - talora inusuali – nella dieta dei volatili. Non faccio uso di coloranti artificiali: non avranno quel bel rosso come richiesto dallo standard ideale della specie, ma in compenso i miei cardinalini hanno un bel fegato sano; non fornisco nemmeno semi germinati, né cotti né ammollati, visto che abitando in campagna ho modo di reperire e fornire con una certa continuità, secondo stagione, infiorescenze e fruttescenze di erbe prative. Al momento in cui scrivo (novembre) è ancora disponibile l’Amaranto (Amarantus retroflexus) e anche il Chenopodio (Chenopodium album); a breve
sarà disponibile l’Ortica (Urtica dioica), cui seguirà il Centocchio (Stelllaria media) e man mano che si procede verso la primavera e in maniera esponenziale verso l’estate il Dente di leone (Taraxacum officinale), i Crespigni (Sonchus oleraceus; S. asper; S. arvensis), i Cardi (Carduus) e così via. Ma il “piatto forte” è costituito dal girasole, medio striato e piccolo nero, coltivato personalmente e seminato a scalare ogni due settimane a partire da metà febbraio, fino alla metà di aprile. Disponibile, ricco di semi, dai primi di luglio, lo fornisco allo stato ceroso nella corolla appena recisa. È un vero piacere per gli occhi osservare i cardinalini mentre estraggono i semini dalla guaina che li imprigiona; a volte la corolla viene tenuta ferma sul posatoio artigliata con una zampetta, mentre i semi vengono sapientemente sgusciati con il robusto becco. Di solito, la seconda covata riceve prevalentemente come alimentazione questa tipologia di seme e qualche tarma della farina, dalla schiusa fino all’indipendenza dai genitori.
Avorio, Silice e Bruno Pastello (ex Isabella). Non è un semplice vanto quando si dice che esistono più cardinalini negli allevamenti europei che in natura, anche se la consistenza numerica della forma ancestrale, confrontata a quella dei mutati, è irrisoria.
Conclusioni
Questo è quanto fornisco ai miei cardinalini mentre allevano. In media due covate annue, in quanto non uso “baliare”; separati dai genitori, i novelli, suddivisi per sesso e età, onde evitare prevaricazioni dei più forti e intraprendenti verso i più deboli, vengono stabulati in contenitori da 90 cm (massimo 6 soggetti cadauno), continuando a ricevere tutto quanto è servito a svezzarli.
Ibridazione
A parte l’ibrido per antonomasia cui si è accennato nell’introdurre questa nota, il cardinalino è ben disposto verso tutti i Fringillidi geneticamente compatibili (il maschio, quando in estro, copre qualsiasi femmina gli capiti a tiro, ma anche la femmina è “di facili costumi”). Un ibrido particolare (sogno di tutti gli ibridatori) è quello con la ciuffolotta, difficilissimo da realizzare causa l’enorme differenza di taglia delle due specie; più di un allevatore ci ha provato, ma sempre con insuccesso. Di mia conoscenza c’è il maestroAntonio La Volpeche nonostante sia riuscito a “cogliere” l’at-
timo della copula con l’obbiettivo fotografico ha purtroppo ottenuto solo e sempre uova chiare. Ibridi belli e spettacolari si sono ottenuti con questa specie; da ricordare è quello con il crociere, realizzato anni fa dal compianto Gianpaolo Consonni, scomparso poco tempo fa. Personalmente ho realizzato quello più ovvio e comune con il canarino domestico. Suggerisco di provare con il fanello, in entrambi le direzioni, con il cardellino e con tutti i fringillidi indigeni, meglio se con specie che hanno il rosso nel piumaggio. Eviterei, per ovvi motivi di inquinamento genetico, meticciare con specie congeneriche, anche se negli ultimi tempi tali “ibridi” sono di nuovo consentiti e riammessi a giudizio. Ibrido molto bello, forse più dei parentali, a mio parere, è quello con il cardellino.
Mutazioni
Diverse mutazioni del colore sono state “travasate” in questo piccolo fringillide esotico attraverso meticciamento con altre specie di Spinus; alcune belle e interessanti, altre meno, a mio modesto parere, quali la “diluito” e l’albino. Come spesso faccio, approfitto della disponibilità e della competenza dell’amico Renzo Esuperanzi per elencare le varie mutazioni: qui in ordine sparso e tutte traslate da altri Spinus: Bruno, Agata, Pastello, Diluito, Topazio, Albino,
Senza dubbi, il cardinalino è in difficoltà in natura, braccato senza quartiere dai trappolatori locali, per i quali tante volte la cattura e la relativa vendita significano la certezza di un pasto quotidiano. Nel concludere questa nota, invito tutti gli appassionati di Spinus a mantenere il più possibile in allevamento questa bellissima e sfortunata specie, tralasciando le varie mutazioni, che tante volte sono allevate solo per il loro costo (elevato) o a fini collezionistici. Diamo fondo a tutte le nostre competenze nell’allevare la forma ancestrale, senz’altro più bella: non amo ripetere, ma Madre Natura è insuperabile!
Da qualche anno, sognatori idealisti (non saprei definirli altrimenti), personaggi anche di primo piano del panorama ornitologico hanno paventato l’idea di reintrodurre in natura, nei siti dove da sempre alligna il rosso lucherino, oggetto di questa nota, soggetti nati in ambiente controllato, magari previo necessario ambientamento in voliera alberata, con tanto di essenze selvatiche da cui il nostro dovrebbe attingere il cibo necessario al suo sostentamento. Chiaro che nessun allevatore di tale specie, per quanto facoltoso, potrebbe sostenere un’impresa del genere. Sarebbe opportuno se ne facesse carico qualche ente protezionistico, ma credo manchi la cultura necessaria.
La questione è abbastanza ingarbugliata e controversa, ma mi chiedo quando e a chi possa interessare, in questo nostro mondo e alla società attuale, disinteressato com’è di fronte a tali problematiche.
Bibliografia
P. Clement, A. Davis, J. Harris, Christofer Helm, Finches & Sparrows, Londra, 1993
R. Esuperanzi, I Fringillidi, FOI Edizioni, 1996
M. Natale e L. G. Pidalà, Il Cardinalino del Venezuela, ed. Alcedo, 2008
Cardinalini all’involo
Preparazione sicura dei semi germogliati
Con il germogliatore automatico
testo e foto di GIACOMO MARINO
La preparazione dei semi germogliati rappresenta un pilastro fondamentale nell’allevamento moderno del canarino, specialmente durante le delicate fasi di preparazione alle cove e di svezzamento dei pulli. Ricchi di amminoacidi, enzimi vivi e vitamine, i germogliati stimolano l’estro e garantiscono una crescita vigorosa dei novelli.
Tuttavia, il metodo tradizionale a immersione comporta un rischio elevato: la proliferazione di funghi, muffe e batteri (come ad esempio la colibacillosi, la salmonella o l’aspergillosi), rapidamente letali per i nidiacei.
Oggi, la tecnologia viene in soccorso dell’allevatore, grazie al germogliatore automatico, uno strumento dal costo contenuto, che trasforma un processo rischioso in una pratica igienica, standardizzata e scientifica.
Perché il germogliatore automatico fa la differenza?
Il successo della germinazione domestica dipende da tre fattori termodinamici:
•umidità costante (l’ambiente ideale per la germinazione richiede un’umidità compresa tra il 70% e il 90%);
•ossigenazione (è un fattore critico per la corretta germo-
Il metodo tradizionale a immersione comporta un rischio elevato: la proliferazione di funghi, muffe e batteri
gliazione dei semi, poiché l’embrione all’interno del seme respira e necessita di ossigeno per attivare i processi metabolici);
•temperatura controllata (è fondamentale per la germinazione dei semi e la produzione di germogli, influenzando direttamente la percentuale e la velocità di germogliazione).
Il metodo classico in ammollo spesso crea ristagni d’acqua e anossia (carenza o assenza di ossigeno), l’ambiente perfetto per le tossine.
Il germogliatore automatico risolve queste criticità attraverso un sistema ingegnerizzato:
•Irrigazione ciclica temporizzata: una pompa interna distribuisce acqua pulita a intervalli regolari (ogni 20/60 minuti), simulando una pioggia leggera. I semi restano umidi, ma mai sommersi;
•Lavaggio continuo delle tossine: il flusso d’acqua costante “dilava” i cataboliti (sostanze di rifiuto, solitamente composti organici o inorganici) e i primi cenni di carica batterica superficiale, drenando l’acqua sporca verso un serbatoio di raccolta, ricircolandola attraverso filtri passivi;
•Ossigenazione forzata: il movimento dell’acqua e la strut-
Germogliatore automatico
tura a ripiani forati garantiscono un ricircolo continuo dell’aria, impedendo i fenomeni di fermentazione acida (è un processo metabolico anaerobico, che avviene in assenza di ossigeno) tipica dei contenitori chiusi;
•Controllo della temperatura: molti modelli includono microresistenze a basso assorbimento elettrico, capaci di mantenere l’ambiente interno tra i 20°C e i 24°C, accelerando i tempi di schiusa del seme anche nei mesi invernali.
Per ottenere un alimento sicuro e biologicamente completo per il tuo aviario, segui questo schema di utilizzo:
•La selezione del misto: utilizza miscele di alta qualità, specifiche per germinazione (solitamente composte da niger, canapuccia, girasole, azuki, lattuga, miglio e grano). Evita semi vecchi o polverosi che avrebbero una germinazione disomogenea.
•Il pre-lavaggio è fondamentale: Prima di inserire i semi nei cestelli del germogliatore, lavali abbondantemente sotto acqua corrente. È consigliato un ammollo preventivo di 15/30 minuti in una soluzione con disinfettante specifico per abbattere la carica batterica iniziale.
•Avvio del ciclo automatico: distribuisci i semi sui ripiani del germogliatore senza accumulare troppi strati. Avvia il programma. Grazie alla continuità di funzionamento del macchinario, in sole 24 – 48 ore apparirà la radichetta che spunta dal seme, massima espressione nutrizionale.
•Raccolta e asciugatura: estrai i semi appena germogliati, risciacquali abbondantemente sotto acqua corrente un’ultima volta e asciugali perfettamente. Puoi tamponarli con materiale assorbente, mescolarli direttamente al cous cous
o al pastoncino secco, che ne assorbiranno l’umidità residua.
Regole d’oro per la massima sicurezza biologica
Anche con l’ausilio dell’automazione, l’allevatore non deve mai abbassare la guardia.
Anzi, per garantire la salute del proprio aviario, deve rispettare queste tre regole fondamentali:
•Igiene del macchinario: al termine di ogni ciclo, smonta e ripulisci il germogliatore con l’ausilio di un detergente domestico ed igienizza ogni componente con prodotti a base di cloro. I biofilm batterici si annidano ovunque, anche nelle plastiche.
•Usa acqua pulita: sostituisci l’acqua del serbatoio principale ogni 12 ore. L’utilizzo di soluzioni acidificanti (acidi organici) nell’acqua del serbatoio (es. acido citrico o aceto di mele) aiuta a mantenere il pH basso, ostacolando la proliferazione batterica.
•Somministrazione controllata: i semi germogliati nel pastoncino vanno rimossi dalle gabbie dopo un massimo di 6 - 8 ore, specialmente quando le temperature nel locale di allevamento superano i 24°C.
La trasformazione biochimica del seme
Quando il germogliatore automatico attiva il processo (fornendo acqua, ossigeno e calore), all’interno del seme avvengono cambiamenti radicali in sole 2436 ore:
•Esplosione vitaminica: la vitamina C, quasi assente nel seme secco, aumenta in modo esponenziale. Le vitamine del gruppo B e la vitamina E raddoppiano, stimolando l’ipofisi dei soggetti per l’entrata in estro;
•Predigestione delle proteine: gli enzimi scindono le proteine complesse in amminoacidi liberi, immediatamente assimilabili dai pulli nei primi giorni di vita senza sforzo digestivo;
Quando il germogliatore automatico attiva il processo (fornendo acqua, ossigeno e calore), all’interno del seme avvengono cambiamenti radicali in sole 24-36 ore
•Riduzione dei grassi e dei fitati (acido fitico): i lipidi vengono trasformati in acidi grassi benefici. I fitati (sostanze antinutrizionali che bloccano l’assorbimento di ferro, calcio e zinco) vengono distrutti, rendendo i minerali totalmente biodisponibili.
Investire in un germogliatore automatico significa ridurre le perdite nei nidi dovute alle “morti invisibili” da intossicazione alimentare, offrendo ai nostri soggetti un eccezionale sprint energetico nel momento di massimo sforzo biologico.
Semi germogliati a 48 ore
Effetto della tirosina sulle melanine
della specie Serinus canaria
https://zenodo.org/doi/10.5281/zenodo.19144646
testo e foto di PASQUALE LEONE
La tirosina è un aminoacido polare non essenziale che svolge un ruolo centrale nella biosintesi delle melanine, i pigmenti responsabili della colorazione scura del piumaggio, della pelle e delle parti cornee degli uccelli. Nei canarini (Serinus canaria), l’apporto dietetico di tirosina può influenzare l’intensità e l’uniformità della melanizzazione, in particolare nei soggetti appartenenti al tipo “Nero”, caratterizzato da un’elevata presenza di eumelanina. Alcuni aminoacidi infatti, quali la fenilalanina e la tirosina, sono coinvolti nella biosintesi delle melanine, indicando un legame diretto tra nutrizione e qualità del fenotipo melanico. L’obiettivo di questo scritto è di analizzare i meccanismi biochimici e i relativi risultati fenotipici attraverso i quali la tirosina modula la pigmentazione nei canarini, includendo anche un cenno agli effetti collaterali potenziali derivanti da un suo uso improprio.
Discussione
La colorazione melanica degli uccelli è il risultato della deposizione di eumelanina (nera/marrone scuro) e feomelanina (bruno-rossiccia) nelle piume, nella pelle e nelle strutture cornee. Nei canarini di tipo melanico, in particolare nei soggetti del tipo “Nero”, la qualità del disegno e l’in-
tensità dell’ossidazione rappresentano criteri fondamentali di selezione.
La tirosina, precursore diretto della melanina, riveste un ruolo determinante nella melanogenesi. La biosintesi della melanina avviene attraverso la conversione della tirosina in dopa, dopachinone, dopacromo, e successivamente in eumelanine e feomelanine.
Questo processo suggerisce che la disponibilità di tirosina possa influen-
zare la quantità e la qualità del pigmento prodotto.
Tirosina, melanine e fenotipo melanico
La tirosina è coinvolta nella sintesi di diversi composti biologici, tra cui melanina, catecolamine e ormoni tiroidei. Nel contesto ornitologico, il suo ruolo più rilevante riguarda la pigmentazione.
Eumelanina e feomelanina nei canarini melanici:
Canarini neri e tirosina
Eumelanina pigmento nero/marrone scuro, responsabile del disegno tipico del tipo “Nero”. Feomelanina pigmento bruno-rossiccio, da ridurre al minimo nei soggetti selezionati per le mostre, poiché nei neri da mostra non si gradisce il bruno da feomelanina (canarini di colore).
Vista al microscopio, l’eumelanina presente nelle piume del canarino viene descritta come “granuli bastoncellari, di colore nero e marrone scuro”, collocati nella rachide e lungo di essa, centro penna; inoltre è l’unico pigmento nella parte vaporosa della penna, mentre la feomelanina appare come “formazioni sferiche rossicce, posizionate ai margini della penna”. La tirosina, essendo precursore di entrambi i pigmenti, può influenzare la loro produzione, ma la direzione (più eumelanina o più feomelanina) dipende dal patrimonio genetico del soggetto.
Melanogenesi: il ruolo biochimico della tirosina
La melanogenesi inizia con la conversione della tirosina in L-DOPA, catalizzata dall’enzima tirosinasi. Questo passaggio è il punto di controllo principale dell’intero processo. Fasi principali
È importante notare che la tirosina non agisce solo sulle piume: la melanina è presente anche in pelle, becco, zampe e occhi
Tirosina L-DOPA (tirosinasi)
L-DOPA dopachinone
Dopachinone eumelanina o feomelanina, a seconda delle condizioni enzimatiche e genetiche
La disponibilità di tirosina può quindi: -aumentare la velocità di sintesi della melanina, -migliorare l’intensità del pigmento, -ridurre difetti come orlature chiare o discontinuità del disegno.
Studi scientifici hanno stabilito che “un’adeguata integrazione poliaminoacidica […] può giovare durante tutto il periodo della muta estiva”, confermando l’importanza nutrizionale dell’amminoacido.
Effetto della tirosina
sulla colorazione nera dei canarini L’integrazione di tirosina nella dieta può:
a)potenziare la produzione di eumelanina, migliorando l’ossidazione del piumaggio;
b)stabilizzare la pigmentazione delle parti cornee (becco, zampe, unghie);
c)favorire la continuità del disegno melanico, soprattutto nei soggetti geneticamente predisposti.
La tirosina è “l’aminoacido responsabile della sintesi della melanina.” Gli ornicoltori sono a conoscenza che vi sono dei prodotti commerciali specifici che sfruttano l’effetto per intensificare la pigmentazione e avvantaggiare i soggetti nelle esposizioni ornitologiche.
È importante notare che la tirosina non agisce solo sulle piume: la melanina è presente anche in pelle, becco, zampe e occhi. Una dieta ricca di tirosina può, quindi, contribuire a una pigmentazione più uniforme dell’intero tegumento.
Tirosina, pelle e parti cornee
La melanina non è limitata alle piume. Nei canarini melanici: -la pelle può assumere tonalità più scure, -il becco e le zampe mostrano maggiore ossidazione, -le unghie diventano più pigmentate.
Il cosiddetto canarino pelle nera, ben noto agli allevatori del tipo, evidenzia che questo tratto può avere implicazioni evolutive e funzionali (muta continua). Sebbene il canarino domestico non sia soggetto alle pressioni ambientali descritte negli uccelli selvatici, il principio biochimico rimane valido: più tirosina più substrato per la melanina maggiore pigmentazione tegumentaria.
Considerazioni sull’allevamento
L’effetto della tirosina è massimo quando:
-il soggetto possiede un genotipo predisposto alla forte melanizzazione, -l’ambiente è ben illuminato (la luce stimola i melanociti),
-la dieta è bilanciata e priva di eccessi di carotenoidi che alterano il lipocromo.
Immagine esplicativa del processo di melanizzazione
La tirosina rappresenta un elemento chiave nella biosintesi
delle melanine
In ambienti privi di idonea luminosità naturale è improbabile che si ottengano dei soggetti con elevati livelli di ossidazione. Ciò evidenzia l’interazione tra genetica, nutrizione e ambiente.
Effetti collaterali della tirosina
Sebbene generalmente sicura, la tirosina può presentare effetti collaterali se somministrata in eccesso o senza criterio.
Da studi inerenti la nutrizione umana si evince che “la L-tirosina può avere effetti sulla pressione sanguigna, frequenza cardiaca e umore”, e che può causare “disturbi gastrointestinali, sonnolenza e agitazione”.
Nei canarini, un sovradosaggio potrebbe teoricamente:
-alterare il metabolismo, -interferire con la sintesi ormonale, -generare pigmentazione irregolare, -sovraccaricare i reni.
È quindi consigliabile utilizzare integratori solo quando necessario, su soggetti di particolare interesse e con dosaggi controllati.
Conclusioni
La tirosina rappresenta un elemento chiave nella biosintesi delle melanine e può influenzare in modo significativo la qualità della pigmentazione nei canarini melanici. La sua integrazione, se correttamente gestita, può migliorare l’intensità del nero, la continuità del disegno e la pigmentazione delle parti cornee. Tuttavia, come ogni intervento nutrizionale mirato, richiede attenzione, moderazione e una conoscenza approfondita del genotipo dei soggetti allevati.
CREDITS
Si ringrazia il Sig. Enzo del Pozzo per la gentile concessione delle foto dei canarini che hanno permesso l’elaborazione delle immagini esplicative.
BIBLIOGRAFIA REFERECES
1)Galván, I., & Solano, F. (2016). Bird integumentary melanins: Biosynthesis, forms, function and evolution. International Journal of Molecular Sciences, 17(4), 520. https://doi.org/10.3390/ijms17040520
2)Wang, X., Zhang, Y., Li, J., & Liu, Y. (2025). Transcriptomic insights into the effects of tyrosine on sub-Columbian plumage in H line chickens. Frontiers in Veterinary Science, 12. https://doi.org/10.3389/fvets.2025.1720520
3)Inaba, M., & Chuong, C.-M. (2020). Avian pigment pattern formation: Developmental control of macro- and micro-level pigment patterns. Frontiers in Cell and Developmental Biology, 8, 620. https://doi.org/10.3389/fcell.2020.00620
4)Price-Waldman, R., & Stoddard, M. C. (2021). Avian coloration genetics: Recent advances and emerging questions. Journal of Heredity, 112(5), 395–416. https://doi.org/10.1093/jhered/esab015
5)Canali, G. (2011). Melanogenesi nel canarino opale. Alcedo – Ornitologia e Natura, (59), 12–17.
6)Todisco, G. (2024). Ancora sull’ossidazione del Lizard. La tirosina. Il Portale Italiano dell’Ornitofilia V&A. https://www.ornitofilia.it
7)Summa Gallicana. (s.d.). Formazione della melanina. Summa Gallicana. https://www.summagallicana.it
8)Canary Team. (2024). Canarini di colore, i tipi base. CanaryTeam.it. https://www.canaryteam.it
Processo metabolico della tirosina e riflessi sulle melanine dei canarini
R ecensioni
Psittacoltura Generale
allevamento ed etologia dei pappagalli
Autore:Pierluca Costa
Edizioni:Amazon Italia, 2026
Pagine:283 corredate da illustrazioni a colori
Formato:16x24,5
Costo:50,96 euro
di IVANO MORTARUOLO
Ipappagalli, soprattutto di grosse dimensioni, sono uccelli particolarmente intelligenti, con potenziali capacità cognitive paragonabili ai primati, ai delfini e ai bambini di età prescolare.
Grazie agli studi di Irene Pepperberg sul suo Pappagallo cenerino, chiamato Alex, si è dimostrato che questi volatili sono in grado di apprendere numerose parole, di saper contare, di distinguere colori, forme e materiali, e inoltre sanno formulare concetti astratti (per esempio, piccolo-grande, uguale-diverso).
Tali uccelli sono quindi in grado di elaborare pensieri coscienti, ma anche sentimenti soggettivi, esprimendo così una sensibilità tutt’altro che trascurabile.
Queste caratteristiche, che di per sé sono evolutivamente favorevoli, in un ambiente domestico controllato ma mal gestito, privo di stimoli e povero di relazioni sociali, si rivelano una grossa vulnerabilità che può sfociare in alterazioni comportamentali e vere e proprie patologie.
Detto altrimenti, allevare i pappagalli richiede più attenzione e conoscenze rispetto, ad esempio, all’allevamento dei canarini, uccelli meno evoluti e di minori esigenze (gli estimatori di tali passeriformi non me ne vogliano).
Per chiarire quanto ho appena accennato, propongo una breve osservazione di Konrad Lorenz, tratta dal libro “L’anello di re Salomone”: In tutte le creature viventi la capacità di soffrire è direttamente proporzionale al loro livello nella scala evolutiva, e ciò vale soprattutto per le sofferenze psichiche.
R ecensioni
Per quanto mi è dato sapere, nella letteratura monografica dedicata ai pappagalli, soprattutto in lingua italiana, non sempre viene concesso adeguato spazio alle strategie volte al benessere animale, al rispetto delle esigenze che ciascuna specie coltiva. Inoltre, non si sottolinea nella maniera dovuta l’importanza di contenere o eliminare anche i più lievi stressors di natura psichica, che, oltre a condizionare il comportamento, a lungo andare possono procurare danni organici di una certa rilevanza.
Alla luce di quanto affermato, accolgo con vivo piacere la recente pubblicazione del libro “Psittacoltura generale” scritto dal dott. Pierluca Costa, etologo ed esperto in gestione tecnica e comportamentale degli animali domestici ed esotici, che, con questo volume, ci propone un ulteriore approfondimento sul mondo degli Psittaciformes.
L’autore intende infatti offrire al lettore argomentazioni tecnico-scientifiche che trovano riscontro sia nella migliore letteratura specialistica mondiale, sia nelle sue osservazioni etologiche ed esperienze di allevamento.
Il risultato che ne scaturisce è una valida risultanza di consigli e informazioni in grado di essere utili sia per gli allevatori alle prime armi o che vantano buone conoscenze, sia per gli operatori la cui attività è in qualche modo collegata a questi splendidi uccelli (si pensi ai veterinari, etologi, studenti eccetera).
Costa, da etologo “prestato all’ornicoltura”, dedica oltre settanta pagine (costituiscono il settimo capitolo) allo studio comparato del comportamento, sviluppando disamine interessanti su argomenti come i sistemi di controllo del comportamento, gli impulsi istintivi, le dinamiche sessuali, l’aggressività, lo stress, il concetto di benessere e le manifestazioni patologiche.
Nell’ambito delle manifestazioni patologiche vengono poi analizzate le cosiddette stasi e stereotipie comportamentali e le sindromi simildepressive; argomenti questi cui fa seguito un intero capitolo (l’ottavo) sull’autodeplumazione (comprendente anche il fenomeno del cannibalismo) nel quale si esaminano partitamente le fasi con cui si sviluppa e gli eventuali interventi terapeutici da adottare.
Rileggendo le poche righe che ho appena scritto,
mi accorgo di aver presentato questo libro iniziando dalla parte finale. Ma ciò non è dovuto al fatto che i rimanenti capitoli (classificazione scientifica, ambiente domestico, alloggiamenti, nutrizione e alimentazione, allevamento artificiale, risposte rapide a quesiti) non siano degni di nota: tutt’altro! Sono caratterizzati dalla stessa acribia descrittiva e dovizia di informazioni e spunti di riflessione, tipici dell’autore.
La ragione del mio peculiare esordio è sostanzialmente di carattere emotivo, in quanto ritengo molto originali e utili i suddetti approfondimenti sul comportamento, evidenziando come questi animali siano dotati di una struttura psichica (seppur nella sua essenzialità) la quale, similmente a quella umana, può anche ammalarsi.
Pertanto, dopo aver letto questo libro, i pappagalli appariranno meno distanti, più interessanti e più umani!
Vivi complimenti al dott. Pierluca Costa
O rniFlash
I diamanti mandarini potrebbero aiutarci a parlare con gli animali
Julie Elie, ricercatrice della UC Berkeley, ha ricevuto di recente il Coller-Dolittle Prize per il suo lavoro sui diamanti mandarini, piccoli uccelli molto usati negli studi sulla comunicazione animale. La ricerca non promette una traduzione universale del linguaggio degli animali, ma mostra un passo concreto: associare richiami specifici a comportamenti e contesti osservabili, fino a verificare con gli stessi uccelli se quelle categorie avessero senso. …
Molti studi sui diamanti mandarini si concentrano sui canti complessi dei maschi, mentre Elie ha dedicato anni ai richiami quotidiani: segnali brevi usati per fame, disagio, saluto, aggressività o contatto a distanza. Da questo lavoro sono emersi 11 richiami fondamentali, una sorta di vocabolario minimo che permette agli animali di comunicare informazioni su ciò che stanno facendo e, in alcuni casi, su chi sono.
Secondo i risultati descritti dal gruppo, i diamanti mandarini usano anche firme individuali: caratteristiche vocali che consentono ai compagni di riconoscere il mittente. Nei test di laboratorio, gli uccelli hanno dovuto distinguere individui e categorie di richiami, partendo dal cosiddetto richiamo a distanza. Le loro risposte sono rimaste sopra il livello del caso, anche quando commettevano errori, suggerendo che non reagissero solo al suono in modo generico.
Elie e colleghi hanno usato machine learning per analizzare grandi quantità di osservazioni e mettere in relazione i segnali acustici con il comportamento. L’algoritmo riusciva a classificare molti richiami dal solo suono, ma non sempre distingueva bene quelli più vicini, per esempio tra disagio e aggressività. La ricercatrice sottolinea quindi un limite essenziale: l’intelligenza artificiale può aiutare a trovare differenze acustiche, ma il contesto comportamentale resta necessario per interpretare la comunicazione.
Fonte: https://www.tomshw.it/scienze/i-diamanti-mandarinipotrebbero-aiutarci-a-parlare-con-gli-animali e www.scientificamerican.com
Foto: www.animalidacompagnia.it
Quando il nido diventa un forno
Irondoni sono tra gli uccelli più straordinari dei nostri cieli: trascorrono quasi tutta la loro vita in volo, mangiano, dormono e si accoppiano senza mai posarsi. … Le ondate di calore, sempre più frequenti e intense, stanno infatti trasformando i loro nidi nei sottotetti e nelle cavità degli edifici in vere e proprie trappole mortali. Nelle giornate di canicola la temperatura all’interno di questi rifugi può raggiungere i 60 °C. … Di fronte a condizioni estreme, i giovani rondoni mettono in atto un comportamento che può sembrare inspiegabile: si lanciano fuori dal nido prima ancora di saper volare. Non si tratta di un errore, ma di una strategia di sopravvivenza. Restare nel nido significherebbe morire quasi certamente; cadere al suolo offre almeno una possibilità. Lo sanno bene i collaboratori del Centro ornitologico di riabilitazione di Ginevra, che in soli tre giorni hanno raccolto circa 40 piccoli rondoni, ma molti altri sono probabilmente morti senza essere ritrovati. … Una volta a terra i pulcini non riescono a decollare e spesso riportano fratture alle ali o alle zampe a causa dell’impatto. Alcuni subiscono persino ustioni perché cadono sull’asfalto o sui marciapiedi arroventati dal sole. Per riprendersi, i volatili più fragili vengono accolti in una nursery. … Il caldo estremo non è l’unica sfida che il rondone deve affrontare. L’urbanizzazione ha eliminato gran parte delle cavità naturali dove un tempo nidificava. Ristrutturazioni e facciate moderne, lisce e prive di fessure, rendono sempre più difficile trovare un luogo dove riprodursi.
Questo contributo nasce da un’esperienza personale nell’allevamento del Canarino domestico, in particolare nel settore del canto. Partendo da questa prospettiva, viene proposta una riflessione su come le scelte allevatoriali possano riflettere sensibilità e approccio individuale. Tale osservazione, pur maturata in un ambito specifico, viene estesa anche alle altre categorie di allevamento.
L’allevamento del canarino si configura come una pratica
strutturata, fondata su principi genetici, gestione ambientale e criteri selettivi consolidati
Introduzione
Nel contesto dell’ornitologia amatoriale, l’allevamento del canarino si configura come una pratica strutturata, fondata su principi genetici, gestione ambientale e criteri selettivi consolidati. L’obiettivo è quello di ottenere soggetti conformi agli standard o dotati di specifiche qualità, siano esse morfologiche, cromatiche o canore. Accanto a questa impostazione tecnica, esiste però una dimensione
Sintonia tra uomo e uccelli, fonte: www.ilverdemondo.it/blogs/uccelli
meno esplicita ma profondamente presente: quella legata all’impronta dell’allevatore. Le scelte compiute nel tempo, la direzione selettiva e le modalità di gestione contribuiscono a delineare un’identità riconoscibile.
Selezione e interpretazione
La selezione rappresenta il nucleo dell’attività allevatoriale. Attraverso accoppiamenti mirati e valutazioni continue, l’allevatore interviene sulla trasmissione dei caratteri.
La selezione rappresenta il nucleo dell’attività allevatoriale. Attraverso accoppiamenti mirati e valutazioni continue, l’allevatore interviene sulla trasmissione dei caratteri
Tuttavia, anche all’interno di standard condivisi, esistono margini interpretativi. La definizione di qualità, equilibrio o valore non è mai completamente univoca. Due allevatori, pur operando sui medesimi parametri, possono sviluppare linee con caratteristiche differenti.
Questo aspetto suggerisce che la selezione non sia soltanto applicazione di regole, ma anche espressione di una visione personale.
Il canto come esperienza personale
Questa riflessione nasce da una mia esperienza diretta. Avendo orientato il mio allevamento verso il canarino da canto, ho sviluppato nel tempo un’attenzione particolare all’ascolto del repertorio canoro.
Attraverso questa esperienza, ho maturato la percezione che, nel canto, possano emergere elementi riconducibili all’impostazione dell’allevatore: una ricerca di pulizia, di complessità o di naturalezza, che riflette sensibilità differenti.
È però importante sottolineare che questa evidenza non è propria del canto in quanto tale, ma del mio punto di vista. Essendo questo il mio ambito di specializzazione, è attraverso il canto che riesco a cogliere con maggiore immediatezza tali aspetti.
Cura degli uccelli, fonte: www.my-personaltrainer.it_mypet Ascolto del canto, fonte: www.lastampa.it/la-zampa
Natura, fonte: www.focus.it
Una lettura condivisibile
nelle altre categorie
Ritengo che lo stesso fenomeno sia presente anche nelle altre tipologie di allevamento. Un allevatore esperto di canarini di forma e posizione o di colore, con la medesima attenzione, è probabilmente in grado di riconoscere analoghe impronte nella struttura, nella postura o nella qualità cromatica dei soggetti.
Ciò che cambia non è la presenza del fenomeno, ma il punto di osservazione. In altre parole, ogni specializzazione consente di sviluppare una sensibilità specifica, attraverso cui leggere il lavoro allevatoriale.
È quindi verosimile che, dedicando un’attenzione leggermente maggiore a questo aspetto, tali elementi diventino riconoscibili in tutte le categorie.
Gestione e approccio allevatoriale
Anche la gestione dell’allevamento contribuisce a definire questa impronta. Illuminazione, alimentazione, organizzazione degli spazi e gestione sanitaria sono aspetti tecnici, ma non rigidamente uniformi. Le scelte adottate riflettono esperienze, abitudini e convinzioni maturate nel tempo. Ne deriva che ogni allevamento, pur basandosi su principi condivisi, sviluppi una propria coerenza interna.
Osservazione e sensibilità
L’osservazione del comportamento rappresenta uno strumento essenziale per l’allevatore.
Tuttavia, anche in questo caso, la componente soggettiva è presente.
Ciò che viene considerato rilevante, il modo in cui vengono interpretati i segnali e le decisioni che ne derivano sono influenzati dall’esperienza e dalla sensibilità individuale. Questo contri-
fonte: www.pets-life.net
buisce a rafforzare l’unicità di ogni percorso allevatoriale.
Aspetti relazionali ed etici
Accanto alla dimensione tecnica, emerge spesso un rapporto diretto con i soggetti allevati. Alcuni individui assumono un valore particolare, che va oltre la loro funzione.
Come evidenziato da Martin Buber, il rapporto può essere puramente fun-
zionale oppure assumere una dimensione relazionale. Anche nell’allevamento questa distinzione appare, almeno in parte, riconoscibile. Parallelamente, il controllo esercitato sui processi biologici richiede consapevolezza. La selezione e la gestione devono essere orientate non solo al risultato, ma anche al mantenimento del benessere animale nel tempo, in linea con il principio di responsabilità richiamato da Hans Jonas.
I NOSTRI LUTTI
In ricordo di Antonio Percannella
Identità dell’allevamento
Nel tempo, l’insieme delle scelte tecniche e gestionali contribuisce a definire un’identità riconoscibile. Le linee selezionate e le caratteristiche ricorrenti nei soggetti rappresentano una forma di continuità.
Le manifestazioni ornitologiche costituiscono il principale momento di confronto, in cui questa identità viene espressa e valutata.
Conclusioni
Questa riflessione nasce da un’esperienza personale nell’ambito del canarino da canto, ma si propone come spunto più ampio.
Accanto alla tecnica, alla genetica e alla gestione, l’allevamento sembra contenere una componente più profonda, legata alla sensibilità e alla visione dell’allevatore. In questo senso, il canarino può essere considerato, almeno in parte, uno “specchio”.
Come ricordava Socrate, la conoscenza passa anche attraverso la consapevolezza di sé.
Forse, dedicando un momento in più a osservare non solo i nostri soggetti, ma anche il nostro modo di allevarli, è possibile cogliere qualcosa di ulteriore.
Non solo sull’allevamento, ma anche su chi lo pratica.
Con profondo cordoglio la CTN CFPA ricorda il collega Giudice Antonio, figura di riferimento nel mondo dell’ornitologia e, in particolare, nell’allevamento e nella valutazione dei canarini arricciati. Nel corso della sua attività ha saputo distinguersi per competenza, rigore professionale e assoluta imparzialità, guadagnandosi la stima e il rispetto di allevatori, colleghi e appassionati. La sua dedizione alla cultura ornitologica e il costante impegno nel promuovere la qualità e la corretta selezione delle razze hanno rappresentato un prezioso contributo per l’intero movimento.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella nostra specializzazione, ma il ricordo del suo esempio umano e professionale continuerà a vivere attraverso l’opera che ha svolto e negli insegnamenti che ha saputo trasmettere. Una persona che ha onorato con passione, serietà e competenza il ruolo di giudice e servitore dell’ornitologia. Antonio resterà per sempre nella memoria e nella gratitudine di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e apprezzarlo.
La CTN CFPA e il Presidente di Collegio
Liberta,
L’Associazione Padovana alla Fiera dell’Agricoltura
testo e fotp di MASSIMO SALMASO
Domenica17maggio,lanostra Associazioneèstatainvitata allaFieradell’Agricolturadel comunedi Vigonza(PD).Abbiamo partecipato,consoddisfazione,cercandodispiegarechisonole persone cheallevanocanarinioaltri volatili. Noncisonostabilimentioenormi strutture,ma ci si avvale dipiccoli spazisottrattiallapropriaabitazione, locali un tempo adibitiaripostigli,casetteingiardinoo altrochepossapermetterediallevareglianimalicheuno piùama.
Abbiamo spiegato che gli uccellinon sonosottrattiinnatura,maprovengonoda un allevamentodomestico; cheilcanarinooilpappagallinochesi vedeingabbiaèstatoselezionatoda generazioniperraggiungereuno
standardeuntipodicoloreoforma che verrannopoigiudicatinellemostre, (chesonoluogodiconfrontofra allevatorie grandiappassionati).
Lagabbiapuò essereparagonataa unaserradovesivaacrearel’habitat dell’animalechealleviamoalloscopo di riprodurlo; nonservonograndispazi maun ambienteaccoglienteperriprodurreeunagrandeattenzione e competenza da parte di chialleva. Grande curiosità da parte dei bambini attratti da questi animali, meno di dieci canarini e due pappagallinidispostiaformareunapiccolamostra,con copiedi ItaliaOrnitologica disponibili
per tuttiicuriosi evolantinichespiegavanocosafalanostraAssociazione.
Moltobelloil desiderio di entrare in qualche modo in contattocon icanarini da parte dei piccoli.
Far conoscereilnostromondodiallevatorici permette di non essere dipinti con aggettivi e qualifiche che non ci appartengono e che erroneamente ci avvicinanoaicacciatorieai bracconieri.
Fife fancy
Riflessioni sull’affidabilità riproduttiva
testo e foto di MICHELE PETRACCA
Nel vasto panorama dell’allevamento amatoriale ed espositivo, il Fife Fancy continua a distinguersi come una delle razze più apprezzate per equilibrio morfologico, armonia complessiva e sorprendente rusticità. La sua diffusione capillare negli allevamenti europei testimonia non solo il valore estetico, ma anche la capacità di adattarsi a contesti diversi, mantenendo una buona efficienza riproduttiva. Eppure, tra gli allevatori, una domanda rimane costante: quanto è realmente affidabile il Fife Fancy nell’allevamento della prole?
Per rispondere con rigore, è necessario svolgere una disamina per ogni fase principale del ciclo riproduttivo, distinguendo ciò che appartiene alla genetica della razza da ciò che dipende dalla gestione dell’allevatore.
Cova e istinto materno: un punto di forza consolidato Le femmine di Fife Fancy si caratterizzano per un istinto di cova generalmente stabile e affidabile. La costruzione del nido è accurata, la deposizione avviene con regolarità e la costanza durante la cova rappresenta uno dei tratti distintivi della razza.
Gli abbandoni improvvisi sono rari e quasi sempre riconducibili a fattori esterni: disturbi ambientali, variazioni termiche, eccessiva manipolazione o inesperienza nelle prime covate.
La percentuale di schiusa si mantiene su valori mediamente elevati, soprattutto nelle linee non
Il Fife Fancy
è un genitore attento, regolare e sorprendentemente diligente nell’imbecco
esasperate da selezioni estetiche troppo spinte. Questo dato conferma una fertilità complessivamente stabile, elemento non scontato in una razza da esposizione.
Allevamento dei pulli: efficienza, limiti fisiologici e variabili gestionali È nella fase post-schiusa che emergono le dinamiche più interessanti dal punto di vista tecnico.
Il Fife Fancy è un genitore attento, regolare e sorprendentemente diligente nell’imbecco. In condizioni ottimali, i pulli crescono in modo armonioso, con un buono sviluppo del piumaggio e un ritmo di crescita coerente con gli standard della razza. Tuttavia, la taglia ridotta introduce un limite fisiologico che l’allevatore esperto conosce bene. In nidiate numerose, infatti, possono verificarsi:
-crescita disomogenea tra fratelli -presenza di pulli più deboli che faticano a competere -necessità di intervento tramite balie o imbecco supplementare Non si tratta di una carenza genetica, ma di un naturale equilibrio energetico: una femmina di piccola taglia, pur essendo ottima nutrice, può incontrare difficoltà nel sostenere un carico alimentare elevato.
Il ruolo del maschio: una collaborazione spesso sottovalutata
Uno degli aspetti più apprezzati dagli allevatori è la partecipazione attiva del maschio, che nel Fife Fancy risulta spesso superiore alla media delle razze di forma e posizione. Il maschio contribuisce all’imbecco con costanza, supporta la femmina nei momenti critici e, in molti
Fife fancy giallo intenso
casi, garantisce una crescita più uniforme della nidiata.
Questa collaborazione rappresenta un vantaggio significativo, soprattutto nelle coppie giovani o nelle nidiate più numerose.
Attribuire tutto alla razza sarebbe riduttivo. Anche nel Fife Fancy, la riuscita dell’allevamento dipende da una serie di variabili che l’allevatore deve conoscere e controllare:
Selezione genetica
Linee troppo orientate all’estetica possono perdere rusticità e capacità nutrice. La selezione equilibrata rimane la chiave.
Alimentazione
Pastoncini completi, semi germinati, integrazione proteica e minerale: la dieta incide direttamente sulla qua-
Nel confronto con altre razze di canarini, il Fife Fancy si colloca in una fascia medio-alta di affidabilità riproduttiva
lità dell’imbecco e sulla vitalità dei pulli.
Ambiente di allevamento
Tranquillità, temperatura stabile, igiene costante e corretta illuminazione sono condizioni imprescindibili. Esperienza della coppia
Le prime covate possono essere meno affidabili; la maturità comportamentale migliora sensibilmente già dal secondo ciclo riproduttivo.
Confronto con altre razze: una interessante posizione
Nel confronto con altre razze di canarini, il Fife Fancy si colloca in una fascia medio-alta di affidabilità riproduttiva.
Non raggiunge la robustezza di alcune razze rustiche tradizionali, ma supera nettamente molte razze fortemente selezionate per caratteristi-
che morfologiche estreme. Questo equilibrio lo rende una scelta ideale per chi cerca: -valore espositivo -buona rusticità -capacità riproduttiva soddisfacente -gestione non eccessivamente complessa
Conclusione: una razza affidabile, se correttamente gestita
Il Fife Fancy non è una razza “perfetta” nell’allevamento della prole,
ma è decisamente affidabile quando inserita in un contesto di gestione consapevole e selezione equilibrata
La sua forza risiede proprio nell’armonia tra estetica, carattere e capacità riproduttiva.
In definitiva, più che chiedersi quanto sia bravo il Fife Fancy, conviene domandarsi quanto sia ben allevato. Perché, come accade spesso in ornitologia, la differenza la fa la “mano” dell’allevatore, forse tanto quanto la stessa genetica dell’animale.
Crescita disomogenea dei pulli all’interno della stessa nidiata
Confronto tra razze di canarini
Crespino (Berberis vulgaris) e Mahonia (Berberis aquifolium)
Due arbusti scenografici, officinali e importanti nell’ecosistema
testo di PIERLUIGI MENGACCI, foto AUTORI VARI
Premessa
Nella fase di allestimento del giardino della mia abitazione in Monteciccardo (oggi Municipio di Pesaro), circa 30 anni fa, mi sono avvalso dell’aiuto, come già riportato in miei precedenti articoli, dell’amico agronomo Massimo. Fra le varie essenze da piantumare, Massimo, da convinto assertore della sostenibilità ambientale, mi consigliò di inserire anche due arbusti, il crespino e la mahonia, non solo per l’aspetto scenografico (fiori gialli con bacche autunnali rosse il primo e blu scuro il secondo), ma anche per l’importanza nell’ecosistema: i fiori sono profumati e attirano
Dal libretto dei miei appunti orto-ornitofili e non solo
api ed altri insetti impollinatori, mentre le spine, di cui sono dotati rami e foglie, sono rifugio e protezione e le bacche cibo autunnale per gli uccelli selvatici. Lebacche sono commestibili e ci si possono fare delle gustose marmellate, un po’ asprigne, oppure decotti ed infusi, però evitando di mangiarne molte
crude, perché potrebbero causare disturbi digestivi; da superstizioso, Massimo aggiunse che la mahonia (Berberis aquifolium) avrei dovuto piantarla nell’ingresso di casa perché, come il più famoso agrifoglio (Iles aquifolium) è considerata un talismano porta fortuna, protegge la casa e allontana influenze maligne. Il crespino, invece, avrei dovuto piantarlo in una zona dove il terreno è un po’ scosceso, perché le sue radici, come l’iperico, si diffondono superficialmente, creano nuovi getti e aiutano il consolidamento del terreno. Ho messo in pratica i suggerimenti di Massimo, pur non essendo supersti-
Cespuglio di mahonia (Berberisaquifulium) all’ingresso dell’abitazione dell’autore, foto: P.Mengacci Cespuglio di crespino (Berberisvulgaris) nel giardino dell’autore, foto: P.Mengacci
zioso e, come le altre piante, anche le due Berberis sono entrate nel mio giardino e nel libretto dei miei appunti “orto-ornitofili”. Oltre ai consigli di Massimo ho trascritto caratteristiche botaniche, curiosità storiche, gastronomiche e officinali che, riviste e aggiornate, vado a riportare.
Descrizione sommaria
Il crespino (B. vulgaris) e la mahonia (B. aquifolium) appartengono alla famiglia cosmopolita delle Berberidaceae. Il genere Berberis comprende circa 500 specie. Esistono altresì molti ibridi e cultivar, con fogliame rossiccio, dal bordeaux scuro fino al rosso ciliegia, che sono molto apprezzati per creare siepi e bordure colorate nei giardini. A prima vista, le piante del crespino e della mahonia si possono confondere,
Il crespino è generalmente caducifoglio, con rami spinosi (spine trine), foglie piccole, verde scuro sopra e chiare sotto
ma se osservate bene presentano alcune differenze sostanziali:
Il crespino è generalmente caducifoglio, con rami spinosi (spine trine), foglie piccole, verde scuro sopra e chiare sotto, con margini seghettati e setolosi. I fiori sono piccoli, gialli e profumati, riuniti in numero di 15-30 in grappoli pendenti. I frutti sono piccole bacche
oblunghe che da verdi diventano di color rosso vivo, di sapore acidulo; assomigliano ad acini d’uva e hanno dato origine ai nomi popolari come uva spineta, spinasanta, uva della Madonna. Il nome generico “crespino” deriva dalla parola latina acrispinum, che significa “dalle spine acute”, a causa delle spine presenti sui suoi rami.
La pianta è originaria del Medioriente e dell’Asia Centrale ed è diffusa in tutta Europa dalla pianura fino ai 1500/2000 metri.
La mahonia, originaria del Nord America, è un sempreverde con rami senza spine ed è presente su pendii aridi e in pinete, dal livello del mare fino a circa 2000 metri di quota.
Le foglie hanno margini spinosi, sono più grandi di quelle del crespino e molto simili a quelle dell’agrifoglio.
Fiore di mahonia nel giardino dell’autore, foto: P.Mengacci
L’infiorescenza è a pannocchia con fiori piccoli, gialli e profumati.
I frutti a maturazione sono grappoli di bacche blu-nere, spesso ricoperti di pruina (barriera protettiva sottile e biancastra), anche questi di sapore acidulo.
Etimologicamente il nome latino Berberis è molto controverso: la versione più diffusa lo fa derivare dal nome arabo del frutto; altre ipotesi, invece, lo fanno derivare dal sanscrito varvarata, ossia ruvidezza, oppure ancora dal greco berberi, che significa “conchiglia”, per via dei petali a forma di conca. Il nome generico vulgaris indica che è una pianta molto comune, mentre aquifolium fa riferimento alla forma appuntita e spinosa delle foglie simile a quelle dell’agrifoglio (Ilex aquifolium). Entrambe le piante hanno un sistema
La mahonia, originaria del Nord America, è un sempreverde con rami senza spine ed è presente su pendii aridi e in pinete
radicale composto da forti e numerose radici che strisciano superficialmente nel terreno originando numerosi getti (polloni) che le rendono anche utili nel consolidamento di pendii e scarpate. Il periodo della fioritura generalmente nella mia zona è in aprile-maggio.
I frutti sono delle piccole bacche che da verdi diventano rosse nel crespino
e blu-scuro nella mahonia; sono commestibili a maturazione completa a partire dai mesi di ottobre-novembre quando il sapore acido viene attenuato dalle prime gelate autunnali.
Alcune curiosità
Il crespino, come la mahonia, è una pianta nota e apprezzata fin dall’antichità per le sue proprietà medicinali, culinarie, tintorie e per la sua funzione di siepe protettiva. Non ci sono fonti archeo-botaniche che ne riportino l’uso in epoca greco-romana. Si deve a Santa Ildegarda (XII secolo), monaca benedettina tedesca, lo studio delle proprietà medicinali del crespino, proseguite nel XVII secolo da J. Ray, naturalista britannico, soprattutto sulla sua azione colagoga (facilitare il flusso biliare). Il crespino è invece presente nelle tradizioni
Bacche di Berberisvulgaris, fonte: wikipedia.org
Bacche di Berberisaquifoliumnel giardino dell’autore, foto: P.Mengacci
Spine trine del crespino, fonte: unalberoalgiorno.blog
Bacche e semi di Berberisvulgaris,fonte: fonte: www.actaplantarum.org, autore: G.Bellone
mediche cinesi e ayurvediche, dove la pianta è originaria.
La mahonia, soprannominata anche “Uva dell’Oregon”, è originaria del Nord America e deve il suo nome all’orticoltore Bernard Mc Mahon. È stata introdotta in Italia a partire dal XIX secolo per scopi ornamentali e medicinali. Quando, nei secoli scorsi, si scoprì che la mahonia ospitava un fungo responsabile della “ruggine del grano” (Puccinia graminis) ciò condusse alla loro estirpazione in molte aree, ma ultimamente vengono rivalutate per l’arredamento dei giardini.
Crespino e mahonia sono piante entomorfile(l’impollinazione avviene con api, bombi e altri insetti) e i fiori hanno una caratteristica curiosa: basta un leggero sfioramento, anche con uno spillo, per far scattare il meccanismo di fecondazione: gli stami si ergono per poi appoggiarsi contro lo stimma.
Altra curiosità: entrambe le piante hanno le radici di colore giallo e sia la corteccia che le radici venivano usate per colorare di giallo lana e cuoio. Il legno era molto apprezzato dai tornitori in quanto si fessura difficilmente e veniva usato anche per confezionare stuzzicadenti.
Entrambe le piante contengono un alcaloide giallo: la berberina.
Parti officinali, costituenti, proprietà e usi principali
Le parti officinali usate in erboristeria e fitoterapia sono le foglie (maggio-
giugno), i frutti (settembre-ottobre), la scorza della radice fresca (autunno). I costituenti principali di entrambi gli arbusti sono gli alcaloidi isochinolinici, di cui la berberina è il principale componente che oltre a conferire il colore giallo trasmette alla pianta le sue caratteristiche amaro-toniche e depurative.
Sono presenti altresì tannini, resine, mucillagini, amido, polifenoli, olio essenziale e nei frutti zuccheri, acido citrico, acido malico, carotenoidi e vitamina C.
Le proprietà,riconosciute anche da recenti studi, si possono riassumere in
aperitive, digestive, colagoghe, diuretiche, febbrifughe, lassative, stomachiche, toniche e antinfiammatorie soprattutto grazie alla presenza dell’alcaloide berberina, che agisce sul fegato, le vie biliari e il tratto gastrointestinale.
Usi medicinali: infusi di foglie e frutti, sciroppo ottenuto dalle bacche, decotti e tintura madre della corteccia; vengono consigliati per disturbi epatici e biliari, come stimolanti della digestione, quali antibatterici e per usi emostatici, diuretici e per la dermatosi, nonché per la stipsi e le infezioni del tratto urinario. Sotto forma di creme o unguenti, vengono impiegati per il trattamento di psoriasi e dermatite atopica, grazie alle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antiproliferative.
Sperimentazioni in vitro e recenti studi cino-statunitensi hanno dimostrato che la berberina aumenta la capacità del fegato di catturare e metabolizzare il colesterolo in eccesso, facilitandone il riassorbimento dal sangue.
Usi in cucina: sia le bacche del crespino che quelle della mahonia sono commestibili, hanno un sapore acidulo e sono ricche di vitamina C. Si possono consumare fresche, candite o per preparare marmellate, sciroppi, bevande rinfrescanti e aceti. Caratteristico è l’aceto prodotto in Trentino fatto con bacche di crespino e noci verdi a fermentazione naturale.
I fiori sono eduli e possono essere aggiunti alle insalate, alle frittate o usati per preparare infusi e tisane. I germogli più giovani, solamente del crespino, si possono aggiungere alle misticanze di insalata, lessare o ripassare in padella con altri ingredienti, oppure aggiungere a frittate e zuppe. Un ottimo primo piatto toscano sono i pici con crespino e salsiccia di cinta senese. I semi possono essere usati come spezia.
Avvertenze:È sempre opportuno ricordare che, nonostante i benefici, l’eccessivo consumo può portare ad effetti collaterali quali sintomi gastrointestinali come diarrea, crampi, gonfiore e meteorismo. Per gli usi terapeutici è sempre meglio consultare il proprio medico o un fitoterapista.
Fanello, fonte: www.lavalledelmetauro.it
Organetto, fonte: www.lavalledelmetauro.it
Va altresì tenuto presente che la mahonia è velenosa per cani e gatti. L’ingestione, in particolare dei frutti, può causare diversi problemi quali sintomi come vomito e debolezza, rendendo necessario un intervento veterinario.
Importanza in campo ornitologico e nell’ecosistema
Il crespino e la mahonia svolgono ruoli ecologici importanti sia in campo ornitologico che nell’ecosistema. Nell’ecosistema, sono specie pioniere e svolgono un’importante funzione ecologica preparando il suolo all’insediamento di formazioni arboree più esigenti. I due cespugli sono molto importanti per il mantenimento della biodiversità, come valore paesaggistico, per il recupero ambientale di aree marginali, per contrastare la desertificazione e l’abbandono del territorio o di aree sottoposte ad erosione, senza tralasciare il ruolo importante di fornire cibo e rifugio a molte specie di uccelli e per la fauna selvatica.
Da tempo crespino e mahonia sono usati per creare siepi, giardini e aree verdi contribuendo così al miglioramento dell’ecosistema, aumentando la biodiversità vegetale e la resilienza dei sistemi naturali e contribuendo alla prevenzione degli incendi in aree abbandonate.
Nel campo ornitologico le bacche, come quelle del biancospino, di sorbo, ginepro o i cinorrodi di rosa canina, durante l’autunno e l’inverno sono fonte di cibo per molti uccelli, in particolare per i loro colori rosso e blu-nero, che spiccano sul verde delle foglie, attirando l’attenzione di insetti e di specie di uccelli come pettirossi, merli, fringuelli e altri passeriformi, che ne fanno una componente importante nella loro dieta autunnale e invernale, ricca di vitamina C e berberina, ottimo supporto al loro sistema immunitario.
In sintesi e per concludere, per noi “ornitofili”, ornicoltori o ornitologi, amanti della natura, dovrebbero essere piante preziose soprattutto per la conservazione dell’avifauna selvatica oltre che per diversificare l’alimentazione dei nostri uccelli di allevamento. Il motto della nostra Federazione “Allevare è proteggere”, a mio avviso va inteso in
Chi ha la possibilità di voliere esterne, introduca cespugli di questo genere per far sì che gli uccelli si cibino direttamente dalle piante
senso lato di salvaguardia, rispetto e difesa. Rispettare e difendere l’ambiente è una forma di protezione non solo per il benessere dell’avifauna selvatica, ma di riflesso anche per un allevamento sostenibile.
Chi ha la possibilità di voliere esterne, introduca cespugli di questo genere per far sì che gli uccelli si cibino direttamente dalle piante. Chi non può reperire le bacche in natura può coltivare sia il crespino che la mahonia in vaso e così, oltre a contribuire all’ecosistema,
può avere a disposizione un “integratore naturale” da offrire tranquillamente ai propri volatili.
Un consiglio: mai raccogliere le bacche che si trovano a terra da giorni: potrebbero essere ammuffite e le micotossine penetrate nella bacca potrebbero causare come minimo disturbi gastrointestinali, se non letali.
Inoltre, è sempre bene ricordare il detto Il troppo stroppia, come diceva mia nonna Ersilia, anche nell’utilizzo delle bacche, per non incorrere nei problemi sopra accennati.
Ad maiora, semper!
Alcune fonti:
-Segreti e virtù delle piante medicinali – selezione dal Reader’s Digest -https://www.actaplantarum.org/forum/ -https://algosfree.com/it-at/blogs/news/5-benefici-della-berberina -https://www.agrimag.it/mahonia-tutto-quelloche-devi-sapere -https://www.riza.it/salute-benessere/articoli/colcrespino-proteggi-fegato-e-vie-urinarie/ -https://www.coltivazionebiologica.it
Verdone testa nera su un rametto di pyrachantagialla, foto e all.: BrunoZamagni
I Padri dell’Ornitologia italiana
La famiglia Bajnotti
di ROBERTO BASSOE LORENZO DAL PONT, foto ARCHIVIO ASS. A.R.C.A. 113 ECOLOGICO ONLUS
IBajnotti di Torino sono una famiglia storica, molto conosciuta e apprezzata nell’arco di quasi due secoli. Per ben quattro generazioni, forse più, si sono dedicati all’arte della tassidermia e delle scienze naturali con grande successo, tant’è che il laboratorio Bajnotti ebbe l’Insigna dai Savoia di “Regio Laboratorio Tassidermico”. Il primo capostipite, Silverio Aldo Bajnotti, farmacista di Torino, iniziò la sua attività intorno alla metà del XIX Secolo, arrivando persino ad ottenere un incarico per il Regio Museo di Storia Naturale della città verso il 1880. Era per lui inizialmente un hobby o, comunque, un secondo lavoro che lo appassionava e coinvolgeva molto. Ma fu il figlio Carlo Bajnotti (1868–1942) che diede la svolta.
Silverio Aldo Bajnotti, farmacista di Torino, iniziò la sua attività intorno alla metà del XIX Secolo
Fondò, sempre a Torino, all’età di soli 19 anni (nel 1887), un laboratorio in Piazza Corpus Domini che ben presto diventò una vera e propria scuola di tassidermia e che soprattutto lavorò e rifornì per decenni alcuni dei più famosi e noti musei di scienze naturali italiani e stranieri come il Museo Doria di Genova, il Museo di Storia Naturale
della Specola di Firenze, il Museo di Storia Naturale di Milano, il Regio Museo di Storia Naturale di Napoli, le sezioni zoologiche delle Università di Bologna e Palermo e poi ovviamente il Museo Regionale di Torino. Era un laboratorio in cui giungeva materiale in gran parte proveniente dalle spedizioni scientifiche o dai safari che le famiglie nobili italiane del Centro-nord, un po’ per passione, un po’ per spirito d’avventura, all’epoca organizzavano e finanziavano con una certa frequenza. Erano i tempi in cui non esistevano comunicazioni aeree, le reti ferroviarie erano agli albori, la posta era molto lenta e disorganizzata, sia via terra che mare; ciò nonostante, molti famosi naturalisti o collezionisti italiani spedivano proprio al Regio La-
Superbe preparazioni di rigogoli in abito primaverile di Silverio Bajnotti
Maschio adulto di codirossone. Preparazione Carlo Bajnotti
Foto storica che ritrae Silverio Bajnotti intento a rifinire una sua valente preparazione
boratorio Bajnotti casse o pacchi con esemplari faunistici preparati in pelli salate, arseniose o saliciliche affinché venissero montati e poi rispediti ai legittimi proprietari. Si devono proprio a questa famiglia l’impegno professionale e la qualità di molte delle preparazioni che arricchirono non solo i musei naturalistici italiani, ma anche le collezioni universitarie di studio, sia nei rami naturalistico-scientifici che di veterinaria. Oggi sappiamo, grazie ad
alcune nostre approfondite ricerche, che alcuni celebri musei, come il British Museum di Londra, il Museo di Storia Naturale di Vienna e quello di Parigi hanno preparazioni che portano sull’etichetta il simbolo dello stemma sabaudo e il nome del Regio Laboratorio Bajnotti. Di questo primo laboratorio esiste solo una rara fotografia su una sbiadita cartolina in bianco e nero del 1911. Carlo Bajnotti era tenuto in così tanta considerazione dai Savoia da essere stato membro in diverse spedizioni finanziate dalla Corona, come il viaggio del 1899 alle Isole Spitzbergen, a fianco delle Loro Altezze Reali il Principe e la Principessa di Napoli, futuri Re Vittorio Emanuele III e Regina Elena di Montenegro. Ivi, ebbe la possibilità di raccogliere un’importante quantità di materiale zoologico, che giornalmente preparava in pelle a bordo dello yacht inglese Taurus e che successivamente arricchì soprattutto le Regie collezioni del Museo Regionale di Torino. I soggetti raccolti interessarono soprattutto anatidi, laridi e alcuni grandi mammiferi come, in particolar modo, orso bianco, renna e focidi. Di tale avventura abbiamo ad oggi diverse testimonianze: un paio di fotografie scattate per Ordine della Regina Elena a bordo della nave rompighiaccio, il fucile monocanna calibro venti utilizzato dallo stesso imbalsamatore e alcune citazioni in libri d’ogni epoca. A
quel tempo i biomi estremi erano di grande interesse per la popolazione altolocata: l’artico, la savana, il deserto e la giungla erano protagonisti indiscussi dei numerosi racconti della Belle Époque. Lo stesso Emilio Salgari narrò la spedizione del C. Bajnotti del 1899 nel suo libro “La Stella Polare e il suo viaggio avventuroso”, enfatizzando le peripezie del Duca Degli Abruzzi nel tentativo disperato di raggiungere il Polo. Nell’anno seguente
Rara cartolina che raffigura il primo laboratorio Bajnotti in Piazza Corpus Domini nel 1911. Si noti lo stemma Sabaudo di nomina a “Regio Laboratorio”
Unica immagine che ritrae Carlo Bajnotti, nel 1899, sullo Yacht Taurus, intento a mettere in pelle materiale zoologico destinato al Regio Museo di Torino e di Napoli
Gli autori di fronte all’ingresso della palazzina dove, per tre generazioni, risiedettero e lavorarono i Bajnotti
Unica rara foto che ritrae Ada Bajnotti nel laboratorio di famiglia. Di fronte a lei un esemplare di gufo reale
il Bajnotti intraprese per proprio conto un viaggio nella Colonia Eritrea: entusiasta dei risultati, vi tornò nel 1904, raccogliendo diversi esemplari piuttosto interessanti dal punto di vista scientifico e naturalistico. Carlo era infatti molto appassionato di specie rare o esotiche: ricordiamo un Okapia johnstoni e diversi altri artiodattili, importati direttamente dal Congo da Aurelio Rossi, il celebre Maggiore paracadutista della Battaglia di El Alamein. Fu all’inizio del Novecento che avvenne l’apertura del laboratorio in Via Cocconato 16, presso la vittoriana palazzina di famiglia in zona Gran Madre. Nel 1924, in riconoscimento dei suoi meriti, venne nominato Cavaliere della Corona d’Italia, senza che invero la sua modestia avesse contribuito a tale nomina. Il figlio Silverio II (1897–1964) fu degno successore di colui che aveva fatto dell’arte e del sapere tassidermico-naturalistico la propria vita. Fu lui che continuò, nella prima metà del Novecento, a dare un importante contributo allo sviluppo e crescita delle collezioni museali italiane e allo studio delle sue specie endemiche. Fu anche un appassionato ornitologo, tant’è che numerose furono le sue pubblicazioni e segnalazioni apparse sulla Rivista Italiana di Ornitologia (R.I.O.), all’epoca diretta dall’esimio direttore del Civico Museo di Milano, Edgardo Moltoni, che proprio con il Bajnotti seppe intessere un rapporto collaborativo duraturo di altissimo livello. Stiamo studiando ed esaminando i numerosi diari e agende della ditta, ricchi di appunti, date e osservazioni di uccelli in natura. Erano gli anni in cui nel laboratorio Bajnotti iniziarono ad apparire figure femminili in qualità di allieve, insolite per quest’arte. Tra queste la signorina Carla Ranzani di Torino, recentemente deceduta, che per molti anni ne fu dipendente, ma soprattutto la figlia Ada Bajnotti (1925–2018) che, sino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, continuò a lavorare e restaurare reperti naturalistici per numerosi civici musei. E fu proprio questo tocco femminile che vide, alle preparazioni Bajnotti, dare un’impronta di artistica grazia e di veridicità di movimento di altissimo li-
Lo stesso Emilio Salgari narrò la spedizione del C. Bajnotti del 1899 nel suo libro “La Stella Polare e il suo viaggio avventuroso”
vello, in particolare sui piccoli mammiferi e l’avifauna di montagna. Fu allievo di Ada Bajnotti un altro grande naturalista e tassidermista di Torino, il Rag. Raffaele Caggiano (1942-1999), fondatore della Tassipel (presso Riva di Chieri) e che spirò prematuramente in Spagna. È davvero incredibile osservare oggi queste storiche preparazioni così datate, collocate nei grandi musei a fianco ad altre molto più recenti, e vedere che possono sicuramente competere per veridicità scientifica e maestria preparatoria. I Bajnotti, assieme al Cav. Francesco Comba, furono i primi, attraverso l’uso di calchi in gesso alabastrino, a creare dei veri e propri manichini in carta tesa (da non confondere con la carta pesta) su cui applicare successivamente le pelli conciate dei grandi mammiferi. Anche la famosa Famiglia Giuliano di Borgo San Dalmazzo (CN) fu allieva, in età giovanile, dei Bajnotti. Numerosissimi furono i riconoscimenti ottenuti. Se ne citano alcuni: Esposizione Internazionale dell’Industria e del Lavoro nel 1911 con primo diploma d’onore (per la cui occasione Re Vittorio Emanuele III donò a Carlo un orologio d’oro) e medesimo riconoscimento nel 1928; Diploma e Medaglia d’Oro al merito nel 1931 presso l’Esposizione Coloniale Internazionale di Parigi; a seguire, nel 1957, il Premio Fedeltà al Lavoro alla Camera del Commercio, Industria ed Agricoltura a Torino. Queste sono solo alcune delle tante onorificenze conseguite dalla Famiglia. Abbiamo voluto, grazie alla ricca biblioteca ed emeroteca in nostro possesso e alla preziosa collaborazione dell’ultima discendente, la Dott.ssa Cecilia Bajnotti (che oggi ha raggiunto la veneranda età di 97 anni), ricordare non solo questa famiglia, ma soprattutto il continuativo impegno e la capacità artistica nell’ambito delle scienze naturali, della museologia scientifica e dello studio delle specie ornitiche. Ancora una volta, il connubio dell’attività venatoria con la ricerca scientifica e zoologica ha saputo dare risultati di assoluta eccellenza che rimarranno impressi nella storia dei grandi musei naturalistici italiani ed europei.
Splendida preparazione di gallo cedrone, femmina, eseguita da Silverio Bajnotti
Tipica postura di beccaccino in periodo nuziale. Preparazione Ada Bajnotti
MOSTRA ORNITOLOGICA INTERNAZIONALE C.O.M. IN ERCOLANOASS.ORN.SALERNITANI APSERCOLANO11/10/2614 e 15/10/2618/10/26 GARDA AVES SHOW (49ª EDIZIONE) -MOSTRA INTERNAZIONALE -
SHOW INTERNAZIONALE FRINGILLIDI ED AFFINI ANCHE MUTATI “DAL GARDA ALLE ALPI” -
SHOW INTERNAZIONALE TURDIDI E STURNIDI ANCHE MUTATI
9ª MOSTRA INTERNAZIONALE “TRE MARI DEL MEDITERRANEO"ASS. ORNICOLTORI PUGLIESI - APSBARI26/10/2628 e 29/10/261/11/26
ALI DORATE 1ª MOSTRA INTERNAZIONALE ORNITOLOGICA
11ª MOSTRA ORNITOLOGICA INTERNAZIONALE DELLA CONCA D'OROASS.ORN.TRINACRIA ONLUSPALERMO1/11/264 e 5/11/268/11/26 2ª MOSTRA ORNITOLOGICA INTERNAZIONALE DELLE ALPI OCCIDENTALI
APS FARIGLIANO
CAMPIONATO REGIONALE O INTERREGIONALE
CAMPIONATO INTERREGIONALE APPULO LUCANOASS.ORN.SUD BARESIGIOIA DEL COLLE8/10/269/10/2611/10/26 CAMPIONATO REGIONALE LOMBARDO
CAMPIONATO INTERREGIONALE PIEMONTE-VALLE D'AOSTA-LIGURIAASS.ORNIT.CANAVESANALESSOLO14/10/2615/10/2618/10/26
XXIII° CAMPIONATO ORNITOLOGICO REGIONALE CALABROASS.ORNIT.CATANZARESECATANZARO23/11/2626/11/2629/11/26
XXI CAMPIONATO REGIONALE SICILIANO SOLO CANTO
ASS.ORN.DREPANUM APS TRAPANI 26/11/26 27/11/26 29/11/26 MOSTRA ORNITOLOGICA NAZIONALE
MOSTRA NAZIONALE DEL DIAMANTE DI GOULD DI TRAVAGLIATOASS.ORN.DI FRANCIACORTATRAVAGLIATO10/9/2611/9/2613/9/26 > SPECIALISTICA INT.LE CLUB DIAMANTE DI GOULD ITALIA - TRAVAGLIATO
CLUB DEL DIAMANTE DI GOULD - ITALIA TRAVAGLIATO
55ª MOSTRA ORNITOLOGICA “CITTÀ DI COSSERIA” (SV)ASS.ORN.SABAZIACOSSERIA30/9/262/10/264/10/26 XXXVIII MOSTRA ORNITOLOGICA PATERNESE & SPECIALISTICA
> SPECIALISTICA XXII INSECITVORAE (TURDIDI, STURNIDI E MUSCICAPIDI) E III FRINGILLIDI (FAUNA EUROPEA)
41 MOSTRA ORNITOLOGICA CITTÀ DI CHIVASSO
CLUB AMATORI AVIFAUNA AUTOCTONA PATERNÒ30/9/262/10/264/10/26
ORN.
44ª MOSTRA ORNITOLOGICA A.O.S. SASSUOLOASS.ORNIC.SASSOLESI APSCASALGRANDE1/10/262/10/264/10/26
24ª MOSTRA ORNITOLOGICA “CITTÀ DI CALTANISSETTA"
ASS. ORNITOLOGICA NISSENA CALTANISSETTA 7/10/26 9/10/26 11/10/26
I MOSTRA ORNITOLOGICA NAZIONALE “CITTÀ DI LICATA"ASS. ORNITOLOGICA LICATESELICATA7/10/268/10/2611/10/26
> MOSTRA SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CARDELLINO, MUTATO E DA CANTO CLUB ITALIANO DEL CARDELLINO, MUTATO E DA CANTO LICATA 7/10/26 8/10/26 11/10/26
MOSTRA ORNITOLOGICA MISTERBIANCHESEASS.ORNIT.MISTERBIANCHESEMISTERBIANCO7/10/268/10/2611/10/26
8ª MOSTRA ORNITOLOGICA SALENTINACLUB S.GIUSEPPE DA COPERTINOCOPERTINO14/10/2616/10/2618/10/26
6ª MOSTRA ORNITOLOGICA NAZIONALE “CITTÀ DI NOTO” - SPECIALISTICA CLUB ZEBRAVINKEN
ESOTICO E DIAMANTE MANDARINO E SPECIALISTICA CLUB RAZZA SPAGNOLA
ASS.ORN. VAL DI NOTO APS NOTO 14/10/26 16/10/26 18/10/26 > SPECIALISTICA CANARINO RAZZA SPAGNOLACLUB ITALIANO RAZZA SPAGNOLANOTO14/10/2616/10/2618/10/26
> CITTÀ DI NOTO - CLUB DELL'ESOTICO CLUB DELL’ESOTICO NOTO 14/10/26 16/10/26 18/10/26
> CITTÀ DI NOTO - CLUB ZEBRAVINKENITALIAN ZEBRAVINKEN CLUBNOTO14/10/2616/10/2618/10/26 > 6ª MOSTRA ORNITOLOGICA NAZIONALE GARA DI CANTO W. MALINOIS NOTO
DI GOULD ITALIA - CORREGGIOCLUB DEL DIAMANTE DI GOULD - ITALIACORREGGIO15/10/2616/10/2618/10/26 > SPECIALISTICA CLUB DEL MOSAICO “MOSAICO
> SPECIALISTICA CANARINO ARRICCIATO DEL NORD - CORREGGIO
58ª MOSTRA ORNITOLOGICA “LA ROCCA” MONSELICENSE / 4ª MOSTRA ORNITOLOGICA CITTÀ DI POLVERARA
XXXIXª MOSTRA “CITTÀ DI AMANTEA” - III° TROFEO DEL SUD ITALIA PER CANARINI DI RAZZA SPAGNOLA E ARLECCHINI PORTOGHESI ASS. ORNIT.NEPETINAAMANTEA21/10/2622/10/2625/10/26
Vª MOSTRA ORNITOLOGICA NAZIONALE
49° MOSTRA ORNITOLOGICA C.O.V.V.C.O.V.V.GRIGNASCO22/10/2623/10/2625/10/26 PIUME 2026 ASS. ORN.CESENATE APS CESENA
> SPECIALISTICA DEI PARROCCHETTI - PIUME 2026ASS. ORNIT.FAENTINA APSCESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO PASSERO DEL GIAPPONE - PIUME 2026 CLUB ITALIANO PASSERO DEL GIAPPONE
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO CANARINO OPALE - PIUME 2026CLUB ITALIANO CANARINO OPALECESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE BIANCOPIUME 2026
> SPECIALISTICA CLUB PADDA ITALIA - PIUME 2026CLUB PADDA ITALIACESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA CLUB DELL'ESOTICO - PIUME 2026 CLUB DELL’ESOTICO
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE GIALLO “PIUME 2026" CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE GIALLO
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE GENERE FRINGILLA - PIUME 2026 ASS. ORN.CESENATE APS
e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE DEL CANARINO SELVATICO ED ALTRI SERINUS - PIUME 2026 ASS. ORN.CESENATE APSCESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE GENERE PASSER - PIUME 2026 ASS. ORN.CESENATE APS
> SPECIALISTICA DEL NORWICH - “PIUME 2026”ASS. ORNIT.FAENTINA APSCESENA22/10/2623 e
> SPECIALISTICA DEL GLOSTER - “PIUME 2026”
> SPECIALISTICA PERSIAN RASMI CANARY CLUB ITALIANO “PIUME 2026"PERSIAN RASMI CANARY CLUB ITALIANOCESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO CANARINO AGATA - PIUME 2026 CLUB ITALIANO CANARINO AGATA
> SPECIALISTICA INT.LE CLUB DEL NEGRITO DELLA BOLIVIA “PIUME 2026"CLUB NEGRITO DELLA BOLIVIACESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA INT.LE DEL CARDINALINO ED ALTRI SPINUS “PIUME 2026" ASS. ORNIT.FAENTINA APS CESENA 22/10/26 23 e
> SPECIALISTICA ITALIAN ZEBRAVINKEN CLUB -PIUME 2026ITALIAN ZEBRAVINKEN CLUBCESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA CLUB CANARINO EUMO - PIUME 2026 CLUB DEL CANARINO EUMO
22/10/26 23 e 24/10/26 25/10/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB ITALIANO ARLECCHINO PORTOGHESE - PIUME 2026 CLUB ITALIANO ARLECCHINO PORTOGHESE CESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA HORNEMANNI MIDDLE EUROPEAN CLUB - ORGANETTO FLAMMEA - PIUME 2026 HORNEMANNI MIDDLE EUROPEAN CLUB
22/10/26 23 e 24/10/26 25/10/26
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE ROSSO- PIUME 2026 CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE ROSSO CESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA DEL FIFE FANCY - “PIUME 2026" ASS. ORN.CESENATE APS
22/10/26 23 e 24/10/26 25/10/26
> SPECIALISTICA CLUB CIUFFATO TEDESCO “PIUME 2026"CLUB CIUFFATO TEDESCOCESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA CLUB VERDONE CROCIERE CIUFFOLOTTO MESSICANO - PIUME 2026 CLUB VERDONE CROCIERE CIUFFOLOTTO MESSICANO
> SPECIALISTICA CLUB DEL CANARINO NERO PERLA - PIUME 2026CLUB DEL CANARINO NERO PERLACESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB DEL MOSAICO “MOSAICO IN MOSTRA” - PIUME 2026 CLUB DEL MOSAICO CESENA 22/10/26
> SPECIALISTICA CLUB ARRICCIATO PADOVANO - PIUME 2026CLUB ARRICCIATO PADOVANOCESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE JAPAN HOSO CANARY CLUB “PIUME 2026" JAPAN HOSO CANARY CLUB CESENA 22/10/26 23 e 24/10/26 25/10/26 > SPECIALISTICA DEL CLUB DEL CANARINO JASPE - PIUME 2026CLUB ITALIANO DEL CANARINO JASPECESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA ARRICCIATO DEL NORD
INTERNAZIONALE DEL CANARINO MALINOIS WATERSLAGER - PIUME 2026ASS. ORN.CESENATE APSCESENA22/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA YORKSHIRE CANARY CLUB ITALIANO - PIUME 2026
SPECIALISTICA IRISH CANARY CLUB ITALIA “PIUME 2026"IRISH CANARY CLUB ITALIACESENA23/10/2623 e 24/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA DEL CLUB CANARINO RHEINLANDER - PIUME 2026 CLUB ITALIANO DEL CAN. RHEINLANDER CESENA 23/10/26 23 e 24/10/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB ITALIANO LLARGUET SPAGNOLO - PIUME 2026CLUB ITALIANO LLARGUET SPAGNOLOCESENA23/10/2623 e
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB ITALIANO CANARINO LANCASHIRE - PIUME 2026 CLUB ITALIANO CANARINO LANCASHIRE CESENA 23/10/26 23 e 24/10/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE BORDER CANARY CLUB ITALIANO - PIUME 226BORDER CANARY CLUB ITALIANOCESENA23/10/2623 e 24/10/2625/10/26 > SPECIALISTICA INT.LE LIZARD CANARY CLUB ITALIANO - PIUME 226
CANARY CLUB ITALIANO
72ª MOSTRA ORNITOLOGICA A.P.A.C.O. E SPECIALISTICHE CLUB DELL'ONDULATO, CLUB DEL NEOPHEMA E CLUB DEL NYMPHICUS A.P.A.C.O.CERRO TANARO22/10/2623/10/2625/10/26
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO ALLEVATORI NYMPHICUS HOLLANDICUS C/O 72ª MOSTRA ORNITOLOGICA A.P.A.C.O. CLUB ITALIANO ALLEVATORI NYMPHICUS HOLLANDICUS CERRO TANARO 22/10/26 23/10/26 25/10/26 > 72ª MOSTRA ORNITOLOGICA A.P.A.C.O. - SPECIALISTICA CLUB AMICI DELL'ONDULATOCLUB AMICI DELL'ONDULATOCERRO TANARO22/10/2623/10/2625/10/26 > MOSTRA SPECIALISTICA CLUB NEOPHEMA ITALIA - A.P.A.C.O. - CERRO TANARO CLUB NEOPHEMA ITALIA & AUSTRALIAN GRASS PARROTS CERRO TANARO 22/10/26 23/10/26 25/10/26
UNIONE ORNITOLOGICA DELLO IONIO SIRACUSA AUGUSTA AVOLAAS.NE ORNIT.SIRACUSANASIRACUSA27/10/2629/10/261/11/26 55ª MOSTRA
> SPECIALISTICA CLUB MALINOIS WATERSLAGER - 20 CITTÀ DI AGRIGENTOCLUB DEL MALINOIS WATERSLAGERAGRIGENTO11/11/2613/11/2615/11/26
4ª MOSTRA ORNITOLOGICA CITTÀ DI PRAIA A MARE
ASS. ORN. ISOLA DI DINO APS PRAIA A MARE 11/11/26 13/11/26 15/11/26
52ª M. ORN. ETNEA “CITTÀ DI CATANIA” + 3 SPECIALISTICHE CLUBS DI COLORE (BIANCO-GIALLO-ROSSO) ASS.ORN.ETNEA CATANIA11/11/2612/11/2615/11/26
> SPECIALISTICA CLUB DEL CANARINO BIANCO - 52ª MOSTRA ORNITOLOGICA ETNEA 'CITTÀ DI CATANIA”
> SPECIALISTICA CLUB DEL CANARINO GIALLO “MOSTRA ORNITOLOGICA ETNEA”
> SPECIALISTICA CLUB DEL CANARINO ROSSO - 52ª MOSTRA ORNITOLOGIA ETNEA “CITTÀ DI CATANIA”
CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE BIANCO CATANIA 11/11/26 12/11/26 15/11/26
CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE GIALLO CATANIA11/11/2612/11/2615/11/26
CLUB ITALIANO DEL CANARINO LIPOCROMICO A FATTORE ROSSO CATANIA 11/11/26 12/11/26 15/11/26
13ª MOSTRA ORNITOLOGICA - LAIVES (BZ)A.S.A.U.-V.S.V.LAIVES11/11/2612/11/2615/11/26 14ª MOSTRA ORNITOLOGICA CITTÀ DI MONTEGROTTO TERME 75ª MOSTRA ORNITOLOGICA DI PADOVA ASS.PADOVANA ORN. MONTEGROTTO TERME 12/11/26 13/11/26 15/11/26
> SPECIALISTICA CLUB ARRICCIATO PADOVANO - MONTEGROTTO TERMECLUB ARRICCIATO PADOVANOMONTEGROTTO TERME12/11/2613/11/2615/11/26 MOSTRA ORNITOLOGICA ACESE (XXX) E MESSINESE (LXXIV) 2026
> SPECIALISTICA CLUB ALLEVATORI ITALIANI NYMPHICUS HOLLANDICUS - MOSTRA ORNITOLOGICA ACESE MESSINESE CLUB ITALIANO ALLEVATORI NYMPHICUS HOLLANDICUS LETOJANNI25/11/2626/11/2629/11/26
> SPECIALISTICA DIAMANTE CODALUNGA E POEPHILA - MOSTRA ORNITOLOGICA ACESE E MESSINESE CLUB DEL DIAMANTE CODALUNGA & PEOPHILA LETOJANNI 25/11/26
V MOSTRA ORNITOLOGICA NAZIONALE CITTÀ DI PONTECORVOASSOCIAZIONE ORNIT. PONTECORVESEPONTECORVO26/11/2627/11/2629/11/26
> MOSTRA SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB ITALIANO LLARGUET SPAGNOLO - PONTECORVO CLUB ITALIANO LLARGUET SPAGNOLO PONTECORVO
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB ITALIANO CANARINO LANCASHIRE - PONTECORVOCLUB ITALIANO CANARINO LANCASHIREPONTECORVO27/11/2628/11/2629/11/26
> MOSTRA SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB JAPAN HOSO CANARY CLUB “PONTECORVO 2026” JAPAN HOSO CANARY CLUB PONTECORVO
> MOSTRA SPECIALISTICA INTERNAZIONALE SCOTCH CANARY CLUB ITALIANO - PONTECORVO(FR) SCOTCH CANARY CLUB ITALIANOPONTECORVO27/11/2628/11/2629/11/26
> SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB ITALIANO DEL CANARINO ARLECCHINO PORTOGHESE - PONTECORVO CLUB ITALIANO ARLECCHINO PORTOGHESE PONTECORVO
> SPECIALISTICA CLUB AMICI DELL’ONDULATO - PONTECORVOCLUB AMICI DELL'ONDULATOPONTECORVO27/11/2628/11/2629/11/26
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CARDELLINO, MUTATO E DA CANTO - PONTECORVO CLUB ITALIANO DEL CARDELLINO,
52ª MOSTRA ORNITOLOGICA LA LEONESSA ASSOC.ORN.LA LEONESSA MONTICHIARI 4/1/27 5/1/27 6/1/27
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO ALLEVATORI NYMPHICUS HOLLANDICUS - 52ª MOSTRA ORN. LA LEONESSACLUB ITAL. ALL. NYMPHICUS HOLLANDICUS MONTICHIARI4/1/275/1/276/1/27 > SPECIALISTICA IGS - 52ªMOSTRA ORNITOLOGICA LA
> MOSTRA SPECIALISTICA INTER.LE NORWICH CANARY CLUB ITALIANO - 52ªMOSTRA ORN. LA LEONESSA NORWICH CANARY CLUB ITALIANOMONTICHIARI4/1/275/1/276/1/27
52ªMOSTRA ORNITOLOGICA
NELL'EMILIA18/9/2619/9/2620/9/26
SPECIALISTICA CLUB PADDA ITALIA “ZEBRAS 2026” CLUB PADDA ITALIA REGGIO NELL'EMILIA
ZEBRAS 2026 - CLUB ZEBRAVINKENITALIAN ZEBRAVINKEN CLUBREGGIO NELL'EMILIA18/9/2619/9/2620/9/26
> ERYTHRURA 2026 -CLUB ITALIANO PASSERO DEL GIAPPONECLUB ITALIANO PASSERO DEL GIAPPONELANCIANO30/9/261 e 2/10/20264/10/26
> ERYTHRURA 2026 - PARROT FINCHES EUROPEAN CLUB PARROT FINCHES EUROPEAN CLUB LANCIANO 30/9/26 1 e 2/10/2026 4/10/26
> ERYTHRURA 2026 - CLUB PADDA ITALIACLUB PADDA ITALIALANCIANO30/9/261 e 2/10/20264/10/26
> SPECIALISTICA DIAMANTE CODALUNGA E POEPHILA - ERYTHRURA CLUB DEL DIAMANTE CODALUNGA & PEOPHILA LANCIANO
MYPARROT - CLUB DEGLI PSITTACIDICLUB DEGLI PSITACCIDIAIRASCA29/10/2630/10/261/11/26
SPECIALISTICA FRINGILLIA E IBRIDIA 2026
> MOSTRA SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CARDELLINO,MUTATO E DA CANTO CLUB ITALIANO DEL CARDELLINO, MUTATO E DA CANTO MORCIANO DI ROMAGNA30/10/2631/10/261/11/26
> SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CARDINALINO DEL VENEZUELA ED ALTRI SPINUS
> SPECIALISTICA CLUB VERDONE CROCIERE CIUFFOLOTTO MESSICANO - FRINGILLIA
MOSTRA SPECIALISTICA CLUB ITALIANO DEL CARDINALINO ED ALTRI SPINUS
CLUB VERDONE CROCIERE CIUFFOLOTTO MESSICANO MORCIANO DI ROMAGNA30/10/2631/10/261/11/26
ITALIANO CARDINALINO DEL VENEZUELA ED ALTRI SPINUS TRIVIGNANO UDINESE 5/11/26 06/11/26 8/11/26
CARDUELID'IN SHOW- 14° CAMPIONATO INTERNAZIONALE DI FAUNA EUROPEA,ESOTICA E LORO IBRIDI HORNEMANNI MIDDLE
MOSTRA SPECIALISTICA DI BARI - FIFE - LIZARD - RAZZA SPAGNOLA - CARDINALINOVERDONE - CROCIERE - MESSICANO
ORNICOLTORI PUGLIESIAPS
> MOSTRA SPECIALISTICA CLUB VERDONE - CROCIERE - CIUFFOTOTTO MESSICANO - BARI CLUB VERDONE CROCIERE
> INTERNAZIONALE LIZARD CANARY CLUB ITALIANO - BARILIZARD CANARY CLUB ITALIANOBARI7/11/268/11/268/11/26 > MOSTRA SPECIALISTICA INTERNAZIONALE CLUB FIFE FANCY -
> MOSTRA SPECIALISTICA DEL CLUB ITALIANO DEL CARDINALINO ED ALTRI SPINUS CLUB ITALIANO CARDINALINO DEL VENEZUELA ED ALTRI SPINUS
SPECIALISTICA DI ASSOCIAZIONE - MALINOIS - ISOLA DEL LIRI
CARDUELIS 2026 - FOGGIAASS.ORN.CAPIT.FEDERICO IIFOGGIA27/11/2628/11/2629/11/26 Mostra Divulgativa
SORVOLIANO LA BASSA PIANURA PADANA -FIERA DI SAN GIUSEPPE “49ª MOSTRA INTERPROVINCIALE CONIGLICOLTURA”
SORVOLIAMO LA BASSA PIANURA PADANA -54ª FIERA REGIONALE PLURISETTORIALE
AMICI VOLANTI 7ª EDIZIONEASS.ORN.LIVORNESELIVORNO3/5/263/5/26 SORVOLIAMO LA BASSA PIANURA PADANA - XXXVI EDIZIONE TRE GIORNI IN PIAZZA A PIZZIGHETTONE