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Italia Ornitologica, numero 5/6 2026

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Estrildidi Fringillidi Ibridi Il Cardinalino del Venezuela - 1ª parte
Canarini di Colore Le melanine: riduzione vs. diluizione
Canarini di Forma e Posizione Lisci Oltre le scaglie
Canarini di Forma e Posizione Arricciati La misura dell’identità
Rivista bimestrale di Ornitologia Scientifica - Tecnica - Pratica Organo Ufficiale della F.O.I.-ETS

sommario

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In copertina: Cardinalino del Venezuela femmina (Spinus cucullatus) Foto: DOMENICO CAUTILLO

Canarini di Colore Canarini di Forma e Posizione Lisci
Ondulati ed altri Psittaciformi Estrildidi Fringillidi Ibridi

Lo stare insieme

Potrebbe sembrare una solita attività di routine ma l’Assemblea delle Associazioni FOI regala invece ogni anno momenti di grande rilevanza sotto vari aspetti, anche se solo apparentemente poco importanti. Questo è quanto ci dimostra esplicitamente l’Assemblea 2026, svoltasi nel weekend dell’11 e 12 Aprile, nella cornice del Parco delle Terme di Chianciano, amena località turistica toscana tornata ad ospitare la “gente” FOI dopo qualche anno di assenza.

L’accoglienza è stata sempre molto calorosa, come evidenziato nell’intervento della nuova sindaca dott.ssa Grazia Torelli, la quale, intervenendo in apertura, ha sottolineato quanto l’attuale amministrazione comunale abbia gradito e apprezzato che la FOI avesse nuovamente scelto Chianciano per il fondamentale momento di incontro federale. Quest’anno le attività sono iniziate fin dal sabato mattina, con la riunione di tutti i Club riconosciuti che hanno avuto modo di confrontarsi anche con i referenti tecnici federali,

Editoriale

nonché di ritirare i bellissimi trofei da assegnare nelle rispettive specialistiche organizzate sul territorio nazionale.

A seguire, nel pomeriggio, ha avuto luogo l’Assemblea dell’Ordine dei Giudici FOI, davvero molto partecipata anche a motivo delle elezioni delle Commissioni Tecniche Nazionali per il prossimo quadriennio. Nel corso di tale evento, abbiamo vissuto momenti particolarmente commoventi quando sono stati degnamente commemorati i colleghi purtroppo scomparsi prematuramente; l’emozione è stata poi sollecitata anche dai riconoscimenti dedicati ai giudici mentori, onorari e benemeriti, applauditi calorosamente da tutto il consesso a testimonianza del sentimento di appartenenza alla Federazione.

La domenica, come da programma, sono state protagoniste le Associazioni affiliate FOI, le quali hanno provveduto

ad approvare all’unanimità i bilanci consuntivo, preventivo e sociale, per proiettarsi con rinnovato spirito di collaborazione nelle prossime attività ornitologiche.

In particolare, il Presidente Antonio Sposito ha avuto modo di illustrare all’Assemblea alcuni punti molto importanti, come gli interventi federali messi in atto per tutelare l’allevamento ornitologico sportivo e, al contempo, semplificare le azioni da intraprendere da parte degli ornicoltori FOI nei confronti delle modalità di iscrizione al Sinac (registro animali da compagnia), in via di futura promulgazione dal Ministero della Salute per il controllo di eventuali zoonosi.

Nel corso dell’Assemblea sono state celebrate le Associazioni che hanno compiuto anniversari degni di nota; sono stati, inoltre, fatti dono di un apposito gilet distintivo tutti

Editoriale

coloro che si prodigano per dare volontariamente il proprio apporto fattivo alle mostre che richiedono maggiore assistenza organizzativa, venendo ufficializzati dal Presidente come “squadra FOI”. Abbiamo poi avuto modo di insignire

anche alcuni autori più assidui della nostra rivista, per ringraziarli del loro contributo editoriale come esempio di collaborazione che ci auguriamo venga seguito da altri potenziali “articolisti”.

Editoriale

Al di là dei tanti contenuti espressi anche quest’anno dall’Assemblea delle Associazioni, emerge la gioia partecipativa in un’epoca in cui la diffusione dei social e delle nuove modalità di incontri virtuali sta minando e riducendo la possibilità di avere contatti “umani”, che invece si confermano essere sempre più vitali. Infatti, constatiamo quanto ci si stia abituando a trascorrere il proprio tempo libero (e non solo) vivendo in solitudine le nostre realtà individuali; l’antidoto è invece promuovere e organizzare

occasioni da condividere, o quantomeno partecipare in presenza a momenti di incontro/confronto dai quali possono nascere amicizie, rapporti sinceri e finanche idee per migliorare la pratica della nostra passione ornitologica.

L’Assemblea FOI è proprio la dimostrazione del fatto che la tecnologia non debba sostituirsi ai rapporti inter-sociali ma possa essere utilizzata per migliorare le funzionalità della nostra organizzazione, evitando quindi di isolarci a scapito di quella che è la base della vita associativa: lo stare insieme.

Il Cardinalino del Venezuela

(Spinus cucullatus)

testo e foto di FRANCESCO FORMISANO

parte

Ben pochi uccelli nel campo dell’ornitologia amatoriale hanno avuto un ruolo fondamentale come il Cardinalino del Venezuela, o Lucherino rosso, come viene chiamato in alcuni Paesi.Infatti, è stato grazie a questo piccolo fringillide sudamericano che cent’anni or sono (1925) alcuni appassionati, ibridandolo con il Canarino domestico, introdussero il fattore rosso in canaricoltura, risultando i prodotti F1 (maschi), in buona percentuale, fertili nell’incrocio di ritorno sul parentale domestico. Alcuni studiosi gli attribuiscono anche la paternità del fattore mosaico, ma al riguardo i pareri sono tuttora alquanto discordi e controversi.

Biologia generale

Taglia 10 cm; dicromismo sessuale netto. Specie monotipica, originaria del Venezuela settentrionale - donde il nome commerciale - e del nord est della Colombia; è presente anche sulle isole Monos e Gasparee, mentre sporadici ed esigui avvistamenti sulle isole di Trinidad e Cuba pare siano riconducibili a individui evasi da allevamenti domestici. Introdotto in Portorico tra gli anni ‘20 e ‘30, del secolo scorso, è oggi rarissimo se non estinto; stesso status sulle due grandi isole suddette.

Nel corso del XIX secolo, diversi naturalisti hanno classificato e riclassificato il Cardinalino del Venezuela, generando svariate sinonimie latine: Carduelis cucullata – Swainson 1820; Fringillide cubae - Gervais 1835; Pyrrhomitris cucullata - Bonaparte 1850; Chrysomitris cucullata - Sclater 1862; Spinus cucullata - Chapman 1894; Spinus cucullatus - Phelps 1897. Per circa un trentennio, Carduelis cucullata è stato universalmente accettato, essendo il Genus Spinus retrocesso a sottogenere, mentre i Lucherini, in

buona compagnia con Verdoni, Fanelli e Organetti, erano finiti in quell’autentico calderone quale è stato per anni il genere Carduelis Recenti test del DNA mitocondriale hanno ristabilito i vecchi taxa e così i Lucherini sono di nuovo Spinus, i Fanelli Linaria, i Verdoni Chloris, gli Organetti Achantis.

L’abbinamento dei colori (del maschio) quali il nero del cappuccio, delle ali e della coda, il rosso scarlatto del dorso e quello vermiglio di petto, codione, sottocoda e barra-

Femmina in cova
Prima

tura alare, il bianco candido - in alcuni individui - della zona cloacale lo rendono unico nell’eterogeneo panorama dei piccoli passeriformi.Come detto, è netto il dicromismo sessuale: la femmina manca del cappuccio ma si fa notare per il rosso del petto (meno intenso ed esteso, a differenza del maschio) e del codione; le parti superiori grigiastre, chiare, con sottili striature longitudinali nere sul dorso e capo, ali e coda come nel maschio, parti inferiori grigiastre su fondo bianco.

Nell’aprile del 2000, alcuni studiosi nordamericani, qualiMark B.Robbins, della Division of Birds, Natural History Museum, University of Kansas; Michael J. Braundel Department of Systematic Biology and Laboraty of Analytical Biology, National Museum of Natural History, Smithsonian Institution, Maryland; Davis W. Finch, Wings, Tucson Arizona, impegnati in uno studio sul campo inerente alcune specie di uccelli in Guyana, scoprirono accidentalmente una piccola popolazione di Cardinalino monitorata e stimata in circa 1000 unità, in una regione sino ad allora sconosciuta come area di popolamento non solo della specie, ma addirittura di altri carduelidi, situata nel

La femmina manca del cappuccio ma si fa notare per il rosso del petto

sud del Paese.Ovviamente, per proteggere questa preziosa e inattesa scoperta dai bracconieri locali, sempre pronti a tendere le loro trappole per la cattura (illegale) di questo sfortunato fringillide, non venne resa nota la posizione geografica esatta. La notizia fu accolta con enorme piacere, oltre che con stupore, da quanti hanno a cuore le sorti in natura del rosso lucherino venezuelano.

L’habitat è composto da foreste e boschi misti, dove si nutre nelle radure ai margini; da prateria con arbusti e alberi sparsi, campi coltivati, zone aride, semi aride e tropicali; da collina e montagna, a quote variabili in genere tra i 280 e i 1300 metri; da decenni ha ridotto l’areale di distribuzione causa la deforestazione dovuta allo sfruttamento commerciale del legname, alla creazione di nuovi pa-

scoli nonché a nuova terra da coltivare, all’urbanizzazione di aree rurali e all’antropizzazione di zone un tempo selvagge.

Gregario e socievole come la maggioranza degli Spinus, si sposta riunito in piccoli stuoli alla ricerca quotidiana del cibo, ma attualmente, divenuto raro - causa la sistematica persecuzione dei bracconieri - è considerato, purtroppo, seriamente a rischio di estinzione e al massimo lo si rinviene a coppie, se non single.L’alimentazione, prevalentemente granivora, è varia, con preferenza per i semi delle compositae e per altre essenze prative proprie della flora sudamericana (in relazione all’area geografica abitata), semi e polpa di frutta e bacche di arbusti e rovi, (i carotenoidi contenuti in queste contribuiscono alla esclusiva tonalità di rosso vermiglio di cui sono dotati i soggetti selvatici). Sull’isola di Trinidad è stato visto cibarsi anche dei frutti delle Cactacee.Caccia piccoli invertebrati e loro larve.

La riproduzione generalmente avviene tra marzo e giugno e da settembre a novembre, le variazioni sono correlate alla temperatura, alla quantità delle piogge e quindi dispo-

Uova nel nidoIl primo nato

nibilità di cibo ed alla geografia locale (montagna, collina, pianura) oltre che all’aumento delle ore luce. Il nido a forma di coppa, viene assemblato dalla femmina ad una altezza media, alla biforcazione dei rami o nel folto dei cespugli, utilizzando sottili radichette ed altro materiale vegetale essiccato, rifinito internamente con lanugine vegetale (pappi delle composite) o pelo animale. In media 4/5 le uova deposte, di colore bianco rosato, a volte con il polo ottuso maculato; vengono incubate assiduamente dalla sola femmina, si schiudono trascorsi i canonici 12 giorni.I pulli, dalla pelle rossiccia, nei primi giorni di vita vengono covati e alimentati dalla femmina, mentre il maschio si limita a portare loro il cibo; più tardi entrambi i genitori provvedono al loro sostentamento. Abbastanza precoci, a due settimane dalla schiusa lasciano il nido; all’involo sono alquanto simili alla femmina, anche se marcati da lievi striature.I maschietti evidenziano il petto bruno rossastro e il dorso bruno scuro, mentre le femminucce nell’insieme sono di tonalità più pallida. Durante la riproduzione la dieta viene arricchita con insetti e loro larve, in modo esponenziale,

quando ci sono i piccoli nel nido. Un paio le covate annue, a volte solo una in relazione alla disponibilità di cibo, al clima e alla latitudine.I novelli della prima covata vengono svezzati dal maschio, mentre la femmina è intenta a covare le uova della successiva; resisi indipendenti, errano riuniti in gruppi composti da coetanei congeneri e non (Sporophile) alla quotidiana ricerca di zone di pastura. Questo è quanto sappiamo relativamente allo stato brado.

Avicoltura

Indubbiamente lo Spinus più conosciuto, un tempo “meta” solo per i cultori di questo genus, oggi comunemente allevato sia dallo “specialista” che dal semplice amatore.In ambiente domestico è preferibile alloggiarlo in un contenitore da 90 o,

I maschietti evidenziano il petto bruno rossastro e il dorso bruno scuro

meglio, da 120cm provvisto di griglia sul fondo (anche se in verità non scende mai dal posatoio sul fondo a razzolare semi caduti); necessario il divisorio perché sovente il maschio in riproduzione, irruente e focoso, risulta essere aggressivo verso la compagna e distruttore del nido e di quanto in esso contenuto. Contenitoridi dimensioni minori vanno bene lo stesso, ma il Cardinalino dà il meglio di sé quando è alloggiato in ampi spazi, donandoci la piacevole visione di eleganti svolazzi e delle sue indubbie doti acrobatiche. Per non parlare della voliera, meglio se spaziosa, così da essere arredata con alberelli e cespugli.

Per quanto riguarda l’alimentazione, il mercato attuale offre delle miscele specifiche: in primis il cosdidetto misto Spinus, composto in prevalenza da semi oleosi, e una sua sovrapponibile variante, i “semicondizionanti”; dato che il nostro beniamino, come tutti i carduelidi, tende ad abbuffarsi di queste semenze, sarebbe bene testarne la freschezza previo test di germinazione onde prevenire le famose e deleterie pance rosse e gonfie. Poiché in natura si nutre anche di frutta polposa, la mela è molto gradita, ma

Cardinalini alla schiusaCardinalini a pochi giorni di vita

anche altra frutta secondo la stagione, come pera, prugna, albicocca, ciliegia, potrebbe andar bene: bisogna fornirla ai novelli all’involo, quando iniziano a beccuzzare per convincerli a cibarsene. Verdura varia, sia selvatica che coltivata, un pastoncino morbido del commercio, osso di seppia, grit e carbone vegetale a completare una dieta che più è varia,

meglio è! Ama bagnarsi spesso, pertanto la vaschetta con l’acqua per le abluzioni va fornita tutti i giorni. Come la maggioranza deilucherini, non sta mai fermo e fa sfoggio delle sue doti, non appena lo spazio a disposizione glielo consente. Spesso dorme aggrappato alle sbarrette frontali oppure appeso al soffitto a testa in giù tenendosi per le zampe

(tipo pipistrello). Assicurarsi che non insudici i contenitori di cibo e acqua con le deiezioni notturne. Alle nostre latitudini il periodo riproduttivo, senza forzature, va da marzo a tutto luglio (più o meno come in natura).Molti allevatori, però, anticipano riproducendolo nei mesi invernali, attivando opportuni accorgimenti come il progressivo aumento delle ore di luce giornaliere, fino a un massimo di 14-15 ore e garantendo una costante temperatura ambientale intorno ai 18-20°. La riproduzione anticipata permette di avere i novelli completi di muta per settembre, cioè in condizioni ottimali per le mostre espositive (e le mostrescambio).

Mediamente due le covate annue, lasciando completare ai genitori o alla sola femmina l’intero ciclo riproduttivo; tre ed anche più se si baliano le uova o i piccoli (di solito si usano canarini domestici), ma qui il fine è prettamente commerciale.

Ai novelli intorno ai 40 giorni di vita e fino al termine della muta si somministrano delle sostanze coloranti (carotenoidi) nell’acqua del beverino, cambiata tutti i giorni, oppure appositi pastoni del commercio che ne contengono.

Continua sul prossimo numero

Cardinalini a sette giorni dalla chiusa

Le melanine: riduzione vs diluizione

Premessa

“Melanina” è il nome generico utilizzato per indicare quello che è forse il pigmento (polimero) più diffuso, resistente, eterogeneo e antico presente in natura. Come nella pelle e nel pelo dei mammiferi, il tegumento degli uccelli di solito contiene due forme chimiche di melanina: l’eumelanina, e la feomelanina. In questo articolo analizziamo due meccanismi della biologia aviaria, la riduzione e la diluizione, attraverso i quali gli uccelli modificano le melanine e quindi i tratti cromatici basati sulla melanina. È evidente che i termini “diluizione” e “riduzione” non saranno intesi nella comune accezione, così come sono condivisi e utilizzati nel linguaggio quotidiano. Particolare attenzione sarà dedicata alle implicazioni che tali meccanismi hanno sulla espressione del disegno (striature, vergature…) del piumaggio dei canarini. La pigmentazione di questi tratti può limitarne l’espressione, conformando diversi fenotipi.

Melanine e colorazione del piumaggio

I principali pigmenti negli uccelli che offrono al piumaggio il suo colore sono le melanine e i carotenoidi. La melanina, il pigmento di nostro interesse, si presenta in due forme distinguibili: eumelanina e feomelanina (Lubnow, 1963). A seconda della loro concentrazione, natura, struttura di granuli e distribuzione all’interno di penne, piume e delle altre produzioni cutanee, l’eumelanina dà origine alle penne nere, grigie e/o marrone scuro,

I principali pigmenti negli uccelli che offrono al piumaggio il suo colore sono le melanine e i carotenoidi. La melanina, il pigmento di nostro interesse, si presenta in due forme distinguibili: eumelanina e feomelanina

mentre la feomelanina (che si caratterizza per la presenza dell’aminoacido cisteina e che dà origine a colorazioni più chiare) è responsabile dei colori caldi, dal marrone rossastro al giallastro. Entrambe le melanine insieme possono produrre una vasta gamma di colorazioni grigio-marroni. La melanina è prodotta da cellule chiamate melanociti situati principalmente nei follicoli della piuma. I melanociti all’interno dei follicoli di piuma producono melanina (melanosomi), che viene aggiunta alle cellule di piuma man mano che la piuma cresce. Tuttavia, la distribuzione della melanina non si verifica sempre a un ritmo costante. Nella maggior parte delle specie, le penne hanno determinati motivi e/o differenze di colore causate dal tipo, dalla quantità e dalla distri-

buzione della melanina. Durante la crescita delle penne, possono verificarsi improvvisi cambiamenti dalla produzione di eumelanina alla feomelanina, dando origine a modelli diversi. La prima suddivisione dei canarini da competizione o da diletto è stata basata sulla presenza o assenza di pigmenti scuri (melanine e feomelanine).

L’assenza di melanine nel piumaggio (non negli occhi) origina i canarini lipocromici, mentre la presenza dà luogo ai canarini melanici. A voler essere rigorosi, i canarini melanici presentano sempre un colore scuro nella parte vaporosa della penna, il cosiddetto sottopiuma (ossia il colore della piuma in prossimità della radice, che può differire notevolmente da quello evidenziato nella parte estrema). Mutazioni genetiche più o meno spontanee del canarino di tipo selvatico (wild type) hanno modificato l’espressione delle melanine dei canarini, che vengono inquadrati, molto semplicemente, dalla canaricoltura di colore nel gruppo detto Tipo Base (Nero, Bruno, Agata, Isabella). I Tipi Aggiunti (Pastello, Opale, Phaeo, Satiné, Topazio, Eumo, Onice…), invece, sono conseguenti a meccanismi di riduzione o di melanismo. Il termine “riduzione” a volte viene associato o scambiato con una certa disinvoltura col termine “diluizione”. La diluizione ben si addice ai canarini lipocromici (qualche riserva sul fattore avorio) ma diventa stridente se lo si associa ai canarini melanici, questo è quanto ormai consolidato. Ma questa semplice suddivisione è un po’ limitante perché alcuni feno-

tipi melanici sono dovuti anche ad un processo di diluizione. Proviamo a dare risposta scientifica al significato di “riduzione” e “diluizione” delle melanine.

La poligenia nella pigmentazione melanica

La quantità e la distribuzione delle melanine sulle penne sono regolate da molti geni che controllano la sintesi dei pigmenti, il tipo di pigmento prodotto e il trasporto o la distribuzione dei granuli pigmentari nelle cellule del piumaggio. Mutazioni e varianti di questi geni selezionate dagli allevatori hanno modificato il pattern e l’intensità melanica nei canarini e sono state descritte nella letteratura e nella pratica degli allevatori italiani e internazionali. L’evoluzione cromatica osservata nelle popolazioni allevate deriva, quindi, dall’interazione di numerosi geni (poligenia) e dalla selezione artificiale che ha evidenziato particolari combinazioni fenotipiche.

L’eredità poligenica della maggior parte dei tratti di colorazione del piumaggio melanico può quindi essere influenzata da diverse decine di loci o persino da diversi sistemi poligenici, inclusi i sistemi di geni modificatori e regolatori. Tuttavia, molti di questi geni hanno un effetto così ridotto che apparentemente possono essere trascurati, anche se, agendo insieme, molti loci con un debole effetto fenotipico controllano occasionalmente una parte considerevole della variazione ereditaria dei tratti di colorazione del piumaggio.

La mappatura dei loci a piccolo effetto è ancora un compito estremamente difficile per i ricercatori a causa della debole manifestazione fenotipica. Pertanto, l’impossibilità di rilevare loci che hanno scarso effetto è attualmente uno dei limiti per la completa comprensione dell’architettura genetica quantitativa dei tratti della colorazione del piumaggio negli uccelli.

Riduzione

La riduzione e la diluizione delle melanine nel piumaggio degli uccelli sono due processi genetici diversi: la prima riguarda la quantità di melanina prodotta, la seconda la concentrazione e

l’intensità del pigmento. In pratica, la riduzione “toglie” melanina, la diluizione la rende più chiara. Lariduzione è una mutazione genetica che diminuisce la produzione di melanine (eumelanina e/o feomelanina). Il pigmento è meno presente nelle piume.

La riduzione e la diluizione sono modificazioni non ascrivibili all’alterazione di un singolo locus ma sono anche dovute ad un pool di geni. La poligenia (o ereditarietà poligenica) è un fenomeno genetico in cui un singolo carattere fenotipico è determinato dall’azione combinata e cumulativa di due o più geni, spesso influenzati da fattori ambientali e quindi multifattoriale. Ne consegue che alla selezione di canarini ridotti o diluiti, consequenziali a caratteri poligenici, conseguirà una popolazione caratterizzata da una variazione continua dei caratteri del fenotipo, differenza tipica della ereditarietà quantitativa.

Gli effetti visivi della riduzione sono evidenti, poiché il canarino melanico classico ha disegno scuro ben marcato (striature dorsali) ed eumelanina e feomelanina presenti in quantità normale.

Di contro, i canarini melanici ridotti mostrano

•Colori molto più chiari o quasi assenti

•Disegni del piumaggio attenuati

•Aspetto complessivo “slavato”

Gli effetti visivi della riduzione sono evidenti, poiché il canarino melanico classico ha disegno scuro ben marcato (striature dorsali) ed eumelanina e feomelanina presenti in quantità normale

•Melanine molto diminuite o quasi assenti

•Disegno dorsale quasi scomparso. Esempi tipici di fenotipi ridotti: Eumo, Phaeo, Satiné, Agata, Topazio, Perla… Come spiegare il processo di riduzione? Le melanine trovano origine dalla formazione di granuli di pigmento, noti come melanosomi, all’interno dei melanociti. Il melanosoma, in genere, è sostanzialmente costituito da una struttura matriciale proteica (o matrice extracellulare, una complessa rete 3D di proteine fibrose che sostiene e organizza i tessuti) e dalle sue interazioni, conformata in filamenti spiralizzati incolori (premelanosoma); numerose e differenti sono le proteine che compongono la matrice. La produzione di queste matrici incolori è controllata da più di un gene, nel senso che ogni proteina ha un gene specifico che la supporta in una corrispondenza biunivoca. In particolare, l’amminoacido tirosina, il precursore fondamentale per la sintesi della melanina, è sostenuto dal gene TYR.

Se durante la produzione della matrice proteica di melanosomi (granuli di pigmento) una delle proteine necessarie viene a mancare per effetto della mutazione di un gene, il risultato sarà una matrice sottosviluppata (quasi sempre più piccola) o deformata. La conseguenza è che la formazione del normale melanosoma viene alterata, in particolare se l’aminoacido tirosinasi è più o meno degradato, e pochissimi saranno i premelanosomi che raggiungeranno la piena maturità. La degradazione della matrice dei melanosomi può determinare un blocco della sintesi delle melanine ma con effetto quantitativo diverso. Ad esempio, il blocco è totale (o quasi) per le eumelanine del Phaeo e parziale per il Topazio. Comunque, i tipi mostrano sempre il cosiddetto sottopiuma (parte vaporosa) scuro e tutto lascia pensare ad un processo riparativo che restituisce parzialmente il gene (o i geni) alla sua primitiva funzione, oppure a una minore efficacia in quella zona.

È superfluo far notare che non solo le eu nere e/o marroni vengano ridotte

ma anche le feo possono subire la stessa sorte perché viene alterato il normale sviluppo biologico della melanogenesi. Il diagramma di figura 1 mostra la stretta relazione tra due loci più rilevanti della melanogenesi,TYR (tirosina) e MC1R(melanocortina 1 ricettore)

Il gene TYR codifica la tirosinasi, l’enzima che avvia la sintesi della melanina. Senza di lei, pochissima o zero melanina, quindi piume molto chiare anche totalmente bianche (albinismo). TYR controlla la quantità di pigmento, non il tipo, e quindi governa la riduzione della pigmentazione melanica nel piumaggio.

Il gene MC1R, un recettore sulla membrana dei melanociti, regola principalmente il tipo e l’intensità e la distribuzione della melanina, influenzando la transizione tra eumelanina (nero/marrone) e feomelanina (rosso/giallo) e contribuendo a molte variazioni del colore della melanina osservate in popolazioni selvatiche e domestiche. Studi chiave mostrano che mutazioni in MC1R possono causare anche melanismi. Quando MC1R è attivato, per effetto di geni ligandi agonisti (α-msh) che si allacciano al recettore, favorisce la via per la sintesi di eumelanina (piumaggio molto scuro); quando è inattivo o mutato può favorire la produzione di feomelanina (fig.1). Nelle varianti intermedie si avranno tonalità più chiare o più scure. In parole più semplici, MC1R decide “quale tipo di melanina” produrre; è quindi il gene dell’interruttore “eu/feo”, non elimina i melanociti, ma cambia il tipo di pigmenti.

In molti casi MC1R non agisce da solo: interagisce con altri loci e fattori regolatori che determinano la distribuzione spaziale del pigmento (pattern). Ha quindieffetti pleiotropici e interazioni genetiche.

La differenza chiave tra i due geni è •TYR regola “quanta” melanina viene prodotta.

•MC1R regola “quale tipo” di melanina viene fatta.

Non trascurabile perché importante in questo contesto è la nuova mutazione Perla, da poco riconosciuta a livello internazionale. Una mutazione particolare del gene TYR (Tyr-P45H)

Fig,1 - Le variazioni di Mc1r regolano l’espressione di Tyr: - Segnalazione MC1R elevata favorisce la sintesi di **eumelanina** (pigmento scuro marrone, nero), segnalazione MC1R ridotta o perdita di funzione sposta il metabolismo verso la **feomelanina** (pigmento più chiaro/rossastro)

che, riducendo l’attività dell’enzima tirosinasi, comporta una melanogenesi difettosa, anomalia associata a una

forma di acromelanismo. La pigmentazione è, infatti, influenzata dalla temperatura, nel senso che le estremità, le zone distali del corpo che risultano più fredde, si colorano maggiormente. Il Nero Perla mostra zampe e becco nerastri, come anche il piumaggio della testa e gli apici delle penne forti; il fenotipo con tracce di disegno appena visibili, occhio bluastro alla nascita e una tonalità grigiastra è segno inequivocabile di una pigmentazione certamente ridotta, che spiegherebbe la mutazione Perlaconseguente a un meccanismo di riduzione. Quindi, albinismo imperfetto perché è alterata la tirosina (tesi personale). Forse gli amici allevatori siciliani (è una mia ilare digressione) avranno difficoltà nel selezionare questo fenotipo, stante il loro microambiente più caldo. Se si verificasse il contrario, sembrerebbe forzata la coerenza del fenotipo Perla al gene Himalaya, un gene termosensibile. Quanto sopra detto non è trasferibile alla mutazione Nero Perla Striata. Questo fenotipo mostra evidenti striature dorsali che ricordano quelle della mutazione Onice. La personale sensazione (forse elucubrazione) che ne riviene è quella di un soggetto con substrato genetico affetto da melanismo modificato da un processo di riduzione. Quindi due meccanismi genetici opposti: riduzione e melanismo.

Diluizione

La diluizione è una alterazione permanente chenon agisce sulla quantità di melanina prodotta, ma ne diminuisce la concentrazione o la distribuzione nelle penne, rendendo il colore più tenue.Le conseguenze visive dei canarini diluiti sono:

•Colori schiariti, ma non eliminati

•Disegni ancora visibili, ma più soft

•Toni che virano verso grigio, beige, isabella. Esempi tipici: Pastello, Isabella, Opale… I parametri strutturali che influenzano la saturazione del colore delle melanine sono classificati principalmente in quattro parti: diametro del melanosoma, passo (distanza tra i melanosomi), densità di impaccamento e orientamento.

Fig.2 - Agata Eumo Mosaico Giallo: esempio di riduzione delle melanine (eu e feo), forma di albinismo, foto: A.J. Sanz, all. Nicola Castellano

L’aumento del diametro del melanosoma, conseguente ad un accrescimento del volume, provoca la formazione di macromelanosomi che sono la causa principale del meccanismo della diluizione. Ma anche la maniera con cui i melanosomi si aggregano e si orientano ai margini dei dendriti dei melanociti, causando assembramento, limita la trasmissione e quindi la saturazione del colore.

Il passo, invece, è indicatore di concentrazione. La saturazione del colore delle melanine sarà massima se i melanosomi sono distribuiti in maniera uniforme all’interno del cheratinocita, limitando cosi i riflessi luminosi riverberati dagli spazi vuoti della zona perinucleare. Il contrario succede se la distanza tra melanosomi è relativamente piccola; i melanosomi sono strettamente concentrati e aumenta la superficie di riflessione luminosa dovute a zone non coperte. Esempio tangibile di canarino diluito è l’Opale il cui piumaggio è coerente al fenotipo Lavanda, LAV (lavander), un termine storico, che mostra una colorazione di una tipica tonalità grigioazzurra in diverse razze di pollame. Per il fenotipo lavender (diluizione generalizzata) lo studio dell’Università di Bologna del 2023 ha indicato il gene

MLPH (melanophilin)come candidato principale della diluizione dei canarini Opale; la sua implicazione è biologicamente plausibile perché MLPH regola il trasporto dei melanosomi nelle penne.

L’azione di diluizione di LAV dipende dall’incapacità dei melanociti di tra-

sferire i granuli di pigmento nei cheratinociti delle piume in via di sviluppo. I melanociti e i cheratinociti formano l’unità epidermico-melanica e lavorano in perfetta simbiosi fondamentale per la pigmentazione melanica. Un singolo melanocita dendritico dovrebbe trasferire melanina, prodotta nei melanosomi, a circa 36-40 cheratinociti circostanti, ma il trasferimento è limitato.

Studi al microscopio elettronico hanno rilevato un accumulo periferico difettoso di melanosomi ai margini dei dendriti, che si traduce nel trasferimento irregolare di melanosomi nei cheratinociti della piuma in crescita.

In parole semplici, è come se il pigmento, pronto per inondare con il suo colore la piuma, restasse bloccato (affollamento) all’inizio della sua missione, e riuscisse a passarne solo una piccola quantità, diluendosi nel posto della penna che strutturalmente gli spetta. La sintesi della melanina è normale ma il trasporto dei melanosomi è compromesso.

L’orientamento dei melanosomi all’interno delle penne, come detto sopra, modifica la saturazione del colore delle melanine; infatti, nei canarini Opale si orientano in maniera di abbassare la melanina nella pagina inferiore della penna.

La pubblicazione consultata sulla mutazione LAV (scoperta agli inizi degli anni ’70), in riferimento alla selezione del pollame, parla di un “intoppo” che può rovinare in modo sgraziato il lavoro di selezione di pollame con tonalità lavanda: può interferire con la crescita delle piume dei pulcini, più precisamente, in zone come coda, spalle e ali. Dimostrazione che i problemi di piumaggio dei canarini Opale siano di origine genetica.

Anche la mutazione Pastello è conseguenza della diluizione. Il meccanismo sta nella formazione di macromelanosomi per effetto di una sovraproduzione non controllata di melanina che, causando un aumento di volume non geneticamente consentito, hanno difficoltà a transitare nei cheranociti o si rompono. Di ciò non c’è verifica scientifica, ma solo una pubblicazione di un organo tecnico brasiliano.

Canarino agata opale bianco: disegno melanico presente, completo ma leggero, slavato, esempio di diluizione, foto: E.delPozzo
Canarino Nero Perla bianco dominante: disegno dorsale appena visibile, riduzione melanica evidente, effetti di una tirosina degradata, foto: A.J.Sanz

Meritevole di interesse è il tipo Isabella che, mostrando striature visibili ma più chiare con colori tenui, è certamente un diluito, ma essendo frutto di una interazione (Bruno+Agata) con Agata conseguente a riduzione è, quindi, sia ridotto che diluito.

Fonti

-HwanKim, JoonbumLee,Jae-KyunKo & Kichoon Lee, Melanophilin regulates dendrito genesis in melanocytes for feather pigmentation

-Liliana D’Alba, Caroline Van Hemert, Karen A. Spencer, Britt J. Heidinger, Lisa Gill, Neil P. Evans, Pat Monaghan, Colleen M. Handel and Matthew D. Shawkey, Melanin-Based Color of Plumage: Role of Condition and of Feathers’ Microstructure

-Małgorzata Anna Gazda, Genetic basis of simple and complex traits with relevance to avian evolution

-Dermatol - Venereol, www.minervamedica.it/ en/journals/Ita

-Nicholas Mundy, A window on the genetics of evolution: MC1R and plumage colouration in birds

-M. Alfonzetti, I.O. n.1 e n.12 - 2020

-I. Onsman, Albinisme bij kanaries

CARATTERISTICA RIDUZIONE DILUIZIONE

Meccanismo

Quantità di pigmento

Aspetto

Eumelanina

Feomelanina

Esempi

Riduzione della produzione di melanina

Molto bassa o quasi assente

Molto chiaro con disegno quasi assente

Spesso drasticamente ridotta

Può essere appena visibile

Phaeo, Satinè, Perla Eumo,Topazio, …

Melanina prodotta ma meno concentrata o distribuita

Normale ma la resa appare schiarita

Colore schiarito ma presenza evidente del disegno

Appare schiarita (es-da nero a grigio)

Appare schiarita (es da marrone a beige)

Pastello, Isabella ?, Opale, …

Oltre le scaglie

L’armonia completa del canarino Lizard

Parlare di canarino Lizard significa inevitabilmente confrontarsi con la sua storia. Questa razza, più di molte altre, non può essere compresa né giudicata esclusivamente attraverso lo standard o il risultato espositivo. La sua identità è profondamente legata alle sue origini e alla tradizione allevatoriale che l’ha accompagnata nei secoli. È proprio questo legame con il passato che consente di interpretare correttamente il pensiero che si intende sviluppare nelle pagine che seguono.

Il Lizard non è semplicemente un canarino da forma e posizione: è una razza che richiede tempo

Il Lizard non è semplicemente un canarino da forma e posizione: è una razza che richiede tempo, osservazione e rispetto dei ritmi naturali. Il

nome “Lizard” (lucertola) deriva dal particolare disegno a scaglie del piumaggio, che ricorda la pelle dei rettili. Questa caratteristica non è il risultato di una mutazione semplice e stabile, ma di una combinazione genetica complessa, motivo per cui la razza è sempre stata considerata difficile da selezionare e mantenere. Le origini del canarino Lizard sono in realtà francesi ma affondano le radici nell’Inghilterra del XVII secolo, dove è stato allevato e valorizzato, rendendolo la razza di canarino più antica

Lizard blu, foto: Paolo Vicidomini
Lizard dorato maschio con rowings, foto e all.: DomenicoMungiguerra

arrivata fino a noi. A differenza di molte varietà moderne, frutto di selezioni recenti e di obiettivi ben definiti, il Lizard conserva caratteristiche arcaiche, sia dal punto di vista morfologico sia da quello genetico. Questo aspetto lo rende un vero patrimonio dell’ornitologia amatoriale.

Sotto l’aspetto riproduttivo, il Lizard non presenta particolari criticità. È un canarino robusto, fertile e affidabile nell’allevamento della prole (spesso viene utilizzato –ahimè - anche come balia per le razze pesanti). Non è quindi nel nido che questa razza misura le capacità dell’allevatore, bensì nella gestione successiva.

La vera selezione avviene nella cura quotidiana del soggetto, nel controllo della muta, nell’alimentazione equilibrata e nella capacità di mantenere nel tempo la qualità del piumaggio e del disegno. Tutto ciò richiede un impegno costante durante l’intero arco dell’anno, senza pause e senza improvvisazioni. Nel rispetto dell’impegno costante profuso da numerosi allevatori nella selezione di caratteristiche specifiche, diverse dal solo disegno dorsale delle scaglie (in inglese spangling), quali la calotta, le rowings (striature sul petto), il colore di fondo, l’ossidazione di becco e zampe, nonché la capacità –e la difficoltà –di mantenerle integre fino alle mostre, nasce questa riflessione. È evidente a tutti come, nell’ultimo ventennio, la razza abbia compiuto un enorme salto qualitativo dal punto di vista selettivo. Oggi osserviamo soggetti che sfiorano l’eccellenza assoluta, esemplari che fino a pochi anni fa sarebbero stati praticamente inimmaginabili. È sufficiente confrontare le fotografie dei vincitori di competizioni mondiali e internazionali del passato per rendersi conto della differenza abissale: si è passati da soggetti minuti, con poco rowing ma bellissime scaglie, a esemplari unici, nei quali il disegno del petto si chiude completamente ed è esal-

tato da uno splendido colore di fondo. Oggi vediamo maschi che, per caratteristiche complessive, tendono quasi a confondersi con le femmine; si intravedono persino soggetti maschi dorati con rowings, cosa impensabile fino a qualche anno fa.

Il merito di questa straordinaria evoluzione va attribuito all’ambizione, alla determinazione, alla spregiudicatezza e, soprattutto, alla profonda conoscenza della razza da parte degli

allevatori moderni, che hanno creduto fermamente che il Lizard non dovesse essere “solo scaglie”, ma un canarino dotato di una struttura importante a sostegno del disegno. Per questi allevatori, i soggetti destinati a diventare campioni, oltre a possedere splendide scaglie (voce principale della scheda di giudizio), devono presentare:

• una calotta nei limiti dello standard, con presenza di ciglia;

• rowings eccellenti, a “V”, dal becco fino alla chiusura della coda;

• una marcata ossidazione di becco e zampe;

• colore di fondo e lucentezza del piumaggio tali da esaltare le caratteristiche previste dallo standard;

• una struttura “a botte” e un portamento fiero.

Tuttavia, ci confrontiamo ancora con la realtà di soggetti premiati che presentano esclusivamente il disegno dorsale, con calotte spesso debordanti o comunque non coerenti con lo standard, privi di rowings, di colore di fondo e di ossidazione e dotati di una struttura più simile a quella di un Verzellino che a quella di un Lizard da competizione.

Molti allevatori, incluso il sottoscritto, hanno cercato di comprendere — anche attraverso il confronto diretto con i giudici — perché spesso alcune caratteristiche vengano ricondotte quasi esclusivamente alla voce principale delle scaglie. La risposta più frequente è stata che il giudizio è un fatto momentaneo e dipende soprattutto da come il canarino si presenta davanti al giudice. Una spiegazione che lascia molti interrogativi irrisolti, poiché potrebbe essere comprensibile solo qualora la penalizzazione riguardasse le scaglie (unica caratteristica che può scomporsi in un soggetto irrequieto), ma non le altre qualità, quali le rowings, calotta nella norma, colore di fondo e ossidazione. Queste, infatti, o sono presenti o non lo sono e non dipen-

Lizard dorato campione italiano 2010, foto e all.: Fabio Macchioni
Lizard argento maschio, foto e all.: Paolo Vicidomini

dono certo dal carattere del soggetto.

Nel 2016 lo standard del Canarino Lizard è stato oggetto di una revisione a livello internazionale C.O.M.-O.M.J. che, per portata e contenuti, è stata da molti definita una vera e propria “rivoluzione”. Le modifiche introdotte non condivise dai rappresentanti italiani hanno inciso su aspetti fondamentali della valutazione, ridefinendo priorità e parametri tecnici.

Tra i cambiamenti più significativi si evidenziano:

•l’aumento del punteggio attribuito alle scaglie, passato da 25 a 30 punti, rafforzandone ulteriormente il peso determinante nel giudizio;

•la nuova definizione della calotta, prevista al di sopra della mascella superiore e posizionata sopra l’occhio, senza più riferimento alle ciglia;

•la non squalifica dei soggetti con eccesso di calotta o bald-face;

•la mancata indicazione chiara del punto di inizio delle scaglie dorsali;

•la modifica della descrizione del colore di fondo, da “profondo e uniforme” a “uniforme e omogeneo”, espressione che rischia di non penalizzare adeguatamente soggetti opachi e poco luminosi;

•la riduzione della lunghezza ideale, con conseguente valorizzazione di soggetti più piccoli, spesso favoriti nella compattezza del piumaggio e nella regolarità delle scaglie.

A distanza di anni, tuttavia, si ha l’impressione che tale rivoluzione sia rimasta in larga parte teorica. Grazie anche alla Commissione Tecnica nazionale di Forma e Posizione Lisci che non ha ritenuto necessaria la modifica dello Standard, lasciando il tutto invariato sia nella scala valori sia nei considerando della Razza e al senso di responsabilità di molti allevatori e giudici specialisti del Lizard, nella pratica espositiva si continua frequentemente ad applicare criteri riconducibili al precedente impianto valutativo. Da qui nasce una riflessione, condivisa da numerosi allevatori: l’introduzione di modifiche teoriche non pienamente metabolizzate, unita talvolta a una conoscenza non approfondita dell’evoluzione storica della razza, può aver

generato confusione interpretativa tra i giudici?

Non di rado si osserva che, soprattutto da parte di chi non ha mai allevato direttamente il Lizard, l’approccio rimane prevalentemente teorico. Ciò può comportare difficoltà nella valu-

tazione di soggetti che, grazie a decenni di selezione mirata, hanno raggiunto livelli di eccellenza molto elevati. L’attenzione si concentra quasi esclusivamente sulle scaglie, trasformando la voce principale in voce quasi esclusiva, a scapito dell’analisi dell’insieme, dell’armonia e dell’equilibrio morfologico complessivo.

Le criticità emergono in modo concreto:

•tendenza a privilegiare soggetti minuti con scaglie “a binario”, a discapito di soggetti con ottima struttura, buona ossatura e scaglie “a mezzaluna”, più aderenti alla tipicità storica della razza.

•penalizzazione di calotte spezzate, mentre non sempre vengono sanzionate calotte debordanti;

•maschi con eccellenti rowings talvolta interpretati come femmine scadenti;

•scarsa considerazione del grado di ossidazione del piumaggio, elemento qualitativo essenziale per la valutazione complessiva del soggetto.

Il Lizard non è soltanto una somma di scaglie perfettamente allineate. È equilibrio, ossidazione, armonia tra disegno e fondo, corretto rapporto tra calotta e testa, proporzione e presenza.

L’auspicio di questo intervento non è polemico, ma costruttivo: a mio avviso ritengo opportuno promuovere un confronto serio e approfondito tra comitati tecnici e corpo giudicante (magari con il coinvolgimento di grandi allevatori di Lizard), al fine di chiarire in modo definitivo quale criterio debba essere applicato e se vi siano i presupposti per una revisione consapevole e condivisa dei parametri di giudizio.

La chiarezza è fondamentale per evitare disorientamento negli obiettivi selettivi, soprattutto tra i nuovi allevatori, che rischiano di ricevere indicazioni contrastanti. Solo attraverso coerenza interpretativa e competenza specifica sarà possibile preservare e valorizzare il patrimonio tecnico, estetico e selettivo costruito in tanti anni di lavoro appassionato.

Il Lizard merita rigore, conoscenza e visione. Non confusione.

Lizard blu, foto e all.: Paolo Vicidomini
Lizard dorato campione, foto e all.: Fabio Macchioni

(*)Tutte le foto inviate, anche quelle non pubblicate, rimarranno a disposizione della FOI a titolo gratuito e potranno essere utilizzate, senza alcun limite o vincolo temporale, per pubblicazioni, iniziative e scopi promozionali della Federazione

Questo mese, il protagonista di Photo Show è: MATTEO GAMBINO - RNA 1MMU con la fotografia che ritrae il soggetto “Cardellino major” (Carduelis carduelis frigoris) Complimenti dalla Redazione!

•Invitiamo tutti gli allevatori a inviare foto di soggetti provenienti dai propri allevamenti, con descrizione della specie, razza e mutazione, all’indirizzo: redazione@foi.it

•All’autore della foto mensilmente prescelta da un comitato interno, verrà offerto in omaggio un libro edito dalla FOI in base alla preferenza e alla disponibilità.

Le esigenze dei piccoli pappagalli australiani

Tra i pappagalli australiani di piccole e medie dimensioni, spiccano i generi Platycercus, Psephotus, Neopsephotus e l’intero gruppo Neophema. Queste specie condividono diverse caratteristiche, ma si sono evolute specializzandosi nei rispettivi habitat senza interferire l’una con l’altra.

Per questo motivo, non è possibile allevare queste specie allo stesso modo ed è fondamentale comprenderne la biologia per soddisfare le loro esigenze specifiche.

(*)Direttore Scientifico Fondazione

Loro Parque

Quando un nuovo allevatore inizia
a tenere questi pappagalli, è solitamente attratto dalla loro bellezza

Quando un nuovo allevatore inizia a tenere questi pappagalli, è solitamente attratto dalla loro bellezza, dalle piccole dimensioni, dalla loro silenziosità e, dato che sono generalmente prolifici, dalla loro elevata disponibilità.

Specie come il parrocchetto dal grop-

pone rosso (Psephotus haematonotus) e il parrocchetto multicolore o mulga (Psephotus varius) sembrano avere le stesse esigenze di cura e riproduzione.

Una dieta a base di semi, composta da piccoli semi, e un carattere amichevole tra i due esemplari rendono queste specie ideali per chi si avvicina per la prima volta all’allevamento di pappagalli. Tuttavia, entrambe le specie possono presentare problemi di riproduzione se non si selezionano genitori di diversa provenienza, evitando così gli effetti indesiderati della consanguineità e un elevato numero di uova non fecondate.

Nei negozi di animali è comune trovare gruppi di esemplari provenienti dalla stessa famiglia piuttosto che da

Gruppo di pappagalli intenti a fare il bagno

linee di sangue diverse. Allo stesso modo, in entrambe le specie esistono mutazioni che le rendono più delicate da accudire e riprodurre.

Il gruppo Neophema è un’altra scelta popolare per i principianti. Il parrocchetto turchese (Neophema pulchella), il parrocchetto splendido (Neophema splendida) o il parrocchetto di Bourke (Neopsephotus bourkii) non sono solo adorabili ma anche robusti e compatibili con altre specie in voliera. Sono uccelli poco o per niente aggressivi.

Il gruppo Neophema è un’altra scelta popolare per i principianti

Passare a specie come le roselle (Platycercus) comporta maggiori difficoltà e richiede un’osservazione più attenta. Richiedono più spazio, hanno

un temperamento più energico e mostrano comportamenti più complessi. Tuttavia, una volta che un modello di gestione si dimostra efficace, continuerà a funzionare se ripetuto nel tempo; nella maggior parte dei casi, si tratta di specie stabili, con l’eccezione di alcuni casi come la rosella di Brown o settentrionale (Platycercus venustus), che è più nervosa, con variazioni di temperamento tra gli individui ed esigenze più complesse rispetto ad altre specie. Essendo insettivore, durante la stagione riproduttiva diventano anche implacabili molestatori di altri uccelli, agendo in modo casuale, quindi non è una specie che può essere lasciata senza frequente supervisione.

Al Loro Parque-Animal Embassy è attualmente presente l’area espositiva “Oceania”, dove molte di queste specie convivono, stupendo tutti i visitatori con la loro bellezza e il loro volo. Ora che la struttura è maturata nel corso degli anni, ci vengono spesso poste domande sulla sua manutenzione e sulle caratteristiche delle specie che vi sono ospitate. È importante sottolineare che, come tutte le voliere di comunità, anche questa richiede un lavoro costante, che include il mantenimento di un equilibrio tra i sessi di ciascuna specie, il giusto rapporto di età, l’integrazione con piante, una dieta bilanciata, la cura delle esigenze di arricchimento ambientale e una conoscenza approfondita del comportamento degli uccelli. Tutti questi fattori permettono ai pappagalli australiani di piccole e medie dimensioni di convivere in armonia. Elementi essenziali per pappagalli australiani di piccole e medie dimensioni: -Semi di buona qualità specifici per questi uccelli

-Miglio da foraggio. Preferire il miglio in spiga per la ricerca di cibo naturale

-Osso di seppia disponibile tutto l’anno

-Grit (ghiaia fine)

-Foglie verdi come il tarassaco, soprattutto in inverno

-Accesso a un bagno di polvere tutto l’anno, incluso un bagno di sabbia asciutta

Rosella di Brown (Platycercusvenustus)
Rosella guance blu pallida (Platycercusadscituspalliceps)

-Posatoi naturali

-Arricchimento ambientale con rami freschi di piante non tossiche

-Sverminazione annuale contro parassiti esterni e interni

Chiunque desideri iniziare ad allevare queste specie di pappagalli dovrebbe tenere presente la differenza tra tenerli in piccoli recinti e in grandi voliere.

Nessuna delle due soluzioni è migliore o peggiore dell’altra. Sono semplicemente diverse e richiedono considerazioni basate sulla conoscenza degli uccelli.

Locandina Congresso Pappagalli 2026

F ocus C.T.N.

Linee programmatiche quadriennio 2026-2029

testo di COMMISSIONE TECNICA NAZIONALE CANARINIDI COLORE

1-Premessa

Ragioni fondate sulla coerenza con l’attività svolta nei mandati precedenti, impongono una sostanziale continuità con l’attività precedentemente svolta seppur rimodulata di volta in volta, sia sulla scorta dell’esperienza maturata, sia in relazione a nuove e imprevedibili situazioni che verosimilmente impegneranno l’organismo tecnico nel prossimo quadriennio.

La messa in discussione di impostazioni della canaricoltura di colore fondate sulla consuetudine, sulla tradizione, rappresentano ancora un obiettivo di rilievo, pur da realizzare con la dovuta gradualità attraverso un percorso condiviso con i colleghi giudici e le istituzioni della Federazione.

2-Nuova edizione dei criteri di giudizio

Ultimata da tempo la redazione di un imponente testo contenente la nuova formulazione degli standard, la CTN garantisce collaborazione con i professionisti che avranno il compito della realizzazione della versione tipografica.

Parallelamente alla versione tipografica, riteniamo che la tecnologia attuale imponga soluzioni digitali di più immediata fruibilità e gestione delle modifiche e delle integrazioni, sia testuali che grafiche. Proponiamo, altresì, nel programma di gestione dei giudizi, la predisposizione di un link multimediale di collegamento alla categoria che di volta in volta è oggetto del giudizio.

3-Collaborazione con soggetti esterni

Si ripropone il principio dell’APERTURA da attuarsi secondo i criteri di seguito elencati: -ai giudici allevatori, interlocutori privilegiati quali portatori di duplice esperienza sia di allevatori che di giudici; -agli allevatori, riproponendo la condizione imprescindibile di una leale e trasparente collaborazione consistente nella divulgazione dei percorsi che conducono al risultato finale; -ai Club di specializzazione nel pieno rispetto delle competenze della CTN e delle previsioni contenute nel Regolamento Club di Specializzazione.

CANARINI DICOLORE

4-Formazione e riunioni del collegio di specializzazione

L’importanza strategica di incontri sul territorio con finalità di aggiornamento, formazione e confronto, impone alla CTN un rinnovato impegno sul piano operativo.

Incontri tecnici saranno effettuati anche su piattaforma multimediale in ossequio ai regolamenti vigenti.

5-Studio delle novità e dei progressi selettivi

L’istituzione di un’apposita sezione delle categorie a concorso denominata “Nuove mutazioni, nuovi tipi in studio e nuove linee selettive” si è rivelata foriera di risultati concreti e, pertanto, sarà riproposta ed eventualmente aggiornata secondo ogni sopravvenuta esigenza.

Si ribadisce che questa attività di studio e approfondimento non deve in alcun modo generare aspettative di futuri riconoscimenti ufficiali.

6-Corsi allievi giudici

La formazione degli allievi giudici rappresenta il primo e fondamentale step di un percorso finalizzato a garantire un fisiologico ricambio generazionale mantenendo gli standard qualitativi che contraddistinguono i nostri giudici. L’esperienza e l’impegno consentiranno certamente di affinare le tecniche e le strategie formative già sperimentate.

7-Rapporti con la C.O.M. e con gli organismi tecnici delle altre Federazioni affiliate alla C.O.M.

Immutata resta l’impostazione dei rapporti con la COM e con gli organismi tecnici delle federazioni straniere ad essa aderenti nell’ottica di un confronto e di una collaborazione finalizzati allo scambio di esperienze e di punti vista.

Sarà altresì incoraggiato il partenariato con i rappresentanti delle federazioni straniere al fine di produrre proposte innovative che possano giungere in sede congressuale con un’ampia platea di condivisione.

Osservazioni in mostre

Quest’anno ho visitato poche mostre fra cui quella internazionale di Modena organizzata dall’associazione di Reggio Emilia, come sempre molto indicativa della situazione delle selezioni. Certo non ho potuto vedere tutto in tutte, ma alcune cose si. Una prima osservazione ha riguardato i canarini di colore lipocromici in genere, ed attiene alla morfologia, che è abbastanza diversa da quella dei melanici. Nei lipocromici ho notato una taglia tendenzialmente maggiore e forme piuttosto arrotondate. Non saremo proprio a livello dei bianchi recessivi, che hanno una morfologia talora più da canarini di forma che non di colore, ma certo una differenza generalizzata rispetto ai melanici c’è. Ora la ragione mi sembra abbastanza ovvia; infatti nei melanici si cura moltissimo la prima voce che

è il “tipo”, vale a dire l’espressione delle melanine; di conseguenza si finisce con il curare un poco di meno le altre voci, ivi comprese quelle morfologiche. Nei lipocromici, non essendo prevista la voce tipo, visto che non sono ammesse tracce melaniche, pena la squalifica, vi è più spazio d’attenzione selettiva per le voci successive.

L’aumento della taglia non giova affatto ai colori.
Potrebbe perfino arrecare danno

Ciò detto vorrei ricordare che l’aumento della taglia non giova affatto ai colori. Potrebbe perfino arrecare danno, visto che piumaggi abbondanti ostacolano la migliore espressione dei colori stessi.

Più penna comporta più pigmenti, ed oltre un certo limite non si va. Inoltre la taglia grande spesso è molto connessa con l’abbondanza del piumaggio. Lo si può capire osservando le razze di forma; quelle di taglia minore hanno tendenzialmente colori più ricchi rispetto a quelle di taglia maggiore. Inoltre più penna c’è e più è difficile mantenere composto il piumaggio. Da qui la necessità di non esagerare, magari andando oltre gli standard.

Mi rendo conto che la tendenza ad ingigantire è talmente radicata che

Campionato Italiano di Ornitologia Montichiari (BS)
Mostra S.O.R. - Modena

questa mia indicazione non servirà a nulla, ma bisognava pur dirlo, per dovere di chiarezza e completezza. Comunque nella maggior parte dei soggetti di colore esposti la situazione generale era buona; c’è da sperare che si riesca, se non altro, a trovare un buon compromesso (“Morfologia del canarino di colore e dintorni” I.O. n°8/9-2016 di G. Canali).

Un aspetto che colpisce praticamente tutti gli osservatori è l’espressione raggiunta nei phaeo; infatti il bruno è davvero fortissimo. Ricordo i primi phaeo, allora detti rubino che, negli ossidati, avevano sì una buona o ottima espressione del bruno, in molti soggetti, ma lontano dai livelli attuali. Le tonalità rossicce di allora sono praticamente scomparse. Mi sembra perfino che la fortissima selezione abbia reso meno evidente il dicromatismo sessuale. In effetti anche i maschi, per

natura meno dotati di feomelanina, sono a livelli altissimi di espressione della medesima. Intendiamoci, non è che il dicromatismo diminuisca effettivamente (probabilmente non sarebbe neppure prospettabile), ritengo che ci sia solo un poco meno di evidenza, per il livello di bruno raggiunto anche nei maschi.

Si parla anche di un aiuto alimentare a favore della feomelanina; se si trattasse, come dicono, di prodotti naturali,

non ritengo che sarebbe criticabile. Forse ipotizzabile perfino l’intervento di nuovi fattori di melanismo.

Un aspetto criticabile è invece la perdita del disegno al negativo, molto diffusa. Sulla testa spesso si forma quasi una calotta marrone, senza o con minime tracce lipocromiche che corrisponderebbero alle strie della testa stessa. Non bisogna dimenticare che la mutazione phaeo inibisce, spesso totalmente almeno nei bruni, il disegno di eumelanina. Comunque, nel complesso, la situazione è davvero suggestiva.

Mi viene alla mente il tempo in cui, nel giudizio, si classificavano a parte il rubino nero-bruno, dal rubino bruno. Ne ho già parlato in altre occasioni. Ora gradirei che qualcuno ripensasse a quel passato, tutt’altro che negativo. Si cessò di considerare i due tipi riunendoli nella classificazione che allora era: “rubino ossidato”, per il fatto che erano molto simili. Tuttavia distinguibili dall’occhio, che nell’adulto rubino nero-bruno appare nero o quasi, mentre nel rubino bruno appare rosso. Va detto che nel rubino nero-bruno, è necessario tollerare tracce di melanina centrale nelle timoniere, ove è difficilissimo eliminarla. Oserei dire che nei nerobruni vi fosse qualcosa di meglio, sia pure minimamente. I due tipi differenziati, se sincroni ad un’adeguata selezione, probabilmente potrebbero favorire il mantenimento del disegno al negativo.

Mi sembra perfino che la fortissima selezione abbia reso meno evidente il dicromatismo sessuale

Poiché non manco di guardare altre specializzazioni oltre al canarino di colore, ho osservato alcuni London. Ebbene sono stato colpito dal fatto che mediamente erano molto tipici, cosa non facile in quella selezione. Mentre li ammiravo mi sono venuti alla mente alcuni vecchi pensieri: il primo è stato quello di considerare la tipicità, come anticipato notevole e poco frequente, poi la varietà, infine ma non ultimo il meccanismo biologico che produce quell’effetto. Il meccanismo biologico ha fatto pensare già da tempo ad una mutazione simile a quella che comporta colore scuro, quasi nero alla nascita e poi progressivamente più chiaro fin quasi al

Intenso giallo ali bianche, foto: E. del Pozzo

bianco, nota nel cavallo lipizzano ed in certi cani. Ho preferito dire simile, poiché non ritengo probabile che sia esattamente la stessa. Del resto i confronti fra mutazioni in classi diverse, come Mammiferi ed Uccelli, necessitano sempre di molta prudenza.

Nei canarini London i pulcini nascono melanici, scuri, poi dopo la prima muta le penne mutate diventano chiare, quasi lipocromiche. Le penne non mutate, segnatamente: remiganti primarie e secondarie, raramente terziarie, grandi copritrici delle primarie, si spera timoniere e talora alula, non essendo mutate restano melaniche, scure, almeno stando alla tradizionale spiegazione.

Questo in un quadro ottimale, ma alcuni allevatori di questo canarino e specialmente la letteratura antica, segnalano diverse condizioni anomale

La mutazione phaeo inibisce, spesso totalmente almeno nei bruni, il disegno di eumelanina

errore parlando appunto di pezzati. Il pezzato nasce pezzato e tale si mantiene sempre, senza variazioni. L’unica molto parziale eccezione la troviamo nel ciuffo, che alla nascita può essere screziato per poi diventare lipocromico in seguito alle mute successive. Questo, si badi, non succede quando il ciuffo è veramente melanico, accade quando è solo screziato (“Acianismo e ciuffo” I. O. n°52015 di G. Canali). Fra i pezzati simmetrici non era prevista la situazione simile a quella del London. Quella più vagamente simile, prevedeva: gli occhiali, la sella (non le primarie), ed i lati della coda. Ben sappiamo che nei pezzati prevalentemente lipocromici le remiganti primarie sono sempre, tutte o quasi tutte lipocromiche. Va detto che gli attuali London non presentano forme particolari. Nella

e che i veramente tipici sarebbero una minoranza. Non a caso gli allevatori inglesi del passato si sarebbero stancati ed avrebbero trascurato questo canarino facendolo estinguere. Nella letteratura antica, si diceva anche che le caratteristiche tipiche sparissero comunque con la seconda muta, quando il soggetto diventava tutto chiaro o quasi. Oggi invece più di un esperto sostiene che le penne scure si mantengono tali anche dopo la prima muta, anzi i soggetti migliorerebbero. Quindi potrebbe darsi che la mutazione si sia ripresentata, ma potrebbe anche non essere esattamente la stessa. Questo meccanismo, peraltro da chiarire ulteriormente, ci consente di escludere certe interpretazioni errate, specialmente quella del pezzato simmetrico. Tecnici, anche molto preparati, sono caduti in

Il pezzato nasce pezzato e tale si mantiene sempre, senza variazioni

vecchia letteratura si parlava di leggere particolarità nelle forme, circostanza che mi è sempre apparsa dubbia. Si parlava inoltre di somiglianze dei nidiacei London e Lizard. Mi viene da pensare che forse, sottolineo più volte il forse, la mutazione che produce l’effetto London, in passato, possa essere avvenuta in un Lizard. Di conseguenza, se così fosse, i carotenoidi (lipocromi) del London avrebbero dovuto essere quelli del Lizard. I soggetti attuali che ho visto, ed anche quelli rappresentati in foto, appaiono del tutto normali come carotenoidi. Non dimentichiamo che i carotenoidi del Lizard non sono elaborati e raggiungono tali e quali la penna. Si ricordi pure che i carotenoidi del Canarino sono assunti attraverso l’alimentazione ed in seguito elaborati prima di arrivare alla

Intenso rosso, foto: E. del Pozzo
Phaeo intenso giallo foto: E. del Pozzo

penna, con la sola eccezione del Lizard.

Tornando alla situazione di oggi, direi che gli attuali London dovrebbero essere considerati un tipo, non tanto una razza. Dico un tipo, poiché si tratta di una mutazione che riguarda le melanine.

Di conseguenza non ho remore di fronte a cambiamenti di varietà (che attiene ai carotenoidi) che potrebbero essere proposti. Ne avrei se fossero un derivato del Lizard, che ha carotenoidi di diversa espressione, vale a dire molto più carichi.

So che si parla anche di mutazioni delle melanine da far interagire con l’effetto London; ebbene non ritengo di doverle proprio condannare, ma mi sembrano davvero inopportune. Il contrasto maggiore lo dà il tipo nero; mutazioni più o meno riduttive non mi pare che possano arrecare alcun vantaggio estetico, semmai un danno per minore contrasto. Confesso che non mi dispiacerebbe vedere un London con la varietà del Lizard, ma non mi sento di consigliare gli sforzi selettivi e di accoppiamenti che richiederebbe il conseguimento di questa situazione. Spero in interventi qualificati sul tema London che merita approfondimenti.

Già da tempo, noto volentieri che i Pappagallini ondulati di colore sono numerosi. Non solo, ma ho notato una buona qualità, sia di taglia che di colore. Mi riferisco anche ai 6 punti della gola detti: macchie o anche perle, ben definiti e dimensionati, tutti presenti in numerosi esemplari, analogamente i marchi. Caratteristiche importanti, non altrettanto ben espresse in passato. Non posso non ricordare l’idea originale su questa selezione espressa dal prof. Renato Massa e da me, recepita dal compianto presidente Cirmi che l’ha caldeggiata nelle sedi opportune anche internazionali. Molto lodevole la decisione della C.T.N. di allora che ha accolto l’ondulato di colore. (“L’ondulato ieri oggi e domani” I. O. n°4-2001 di G. Canali e R. Massa).

Analogamente noto, altrettanto vo-

So che si parla anche di mutazioni delle melanine da far interagire con l’effetto London; ebbene non ritengo di doverle proprio condannare, ma mi sembrano davvero inopportune. Il contrasto maggiore lo dà il tipo nero

lentieri, la presenza di Diamanti mandarino di taglia normale e di bei colori, detti Toy.

Mi auguro che scelte contro il gigantismo si affaccino anche in altri casi. Grosso non è sinonimo di bello, inoltre il gigantismo comporta prezzi non piccoli da pagare sotto diversi aspetti, non ultimi: piumaggio e vitalità (“Sul gigantismo evitiamo di abbaiare alla luna” I. O. n°11-2013 di G. Canali e R. Massa).

London, foto: C.T.N. Canarini di Forma e Posizione Lisci
Pappagallino ondulato di colore, foto: P. Rocher

La misura dell’identità

17 cm per un Benacus inconfondibile

Il Benacus è una razza recente ma già sorprendentemente ben definita nelle sue linee, grazie al lavoro degli allevatori e alla codifica presente nei Criteri di Giudizio CFPA FOI 2020. Lo standard descrive con chiarezza un canarino elegante, pulito nelle forme, dalla postura a sette ben pronunciata: arti leggermente flessi al calcagno, tronco verticale, collo proteso orizzontalmente al livello dei carpi, coda perpendicolare al posatoio. La testa, liscia o ciuffata, deve ricordare la forma di una nocciola, mentre il piumaggio deve essere composto, brillante e poco voluminoso. La taglia è fissata a sedici centimetri, una misura che dovrebbe garantire proporzione ed equilibrio. La taglia non rappresenta una misura unidimensionale del soggetto, ma l’espressione tridimensionale della sua struttura complessiva. La lunghezza, espressa in centimetri, costituisce un parametro convenzionale. Serve a sintetizzare sviluppo corporeo, proporzioni ed equilibrio generale della figura. In presenza di posture accentuate, una riduzione anche minima della lunghezza nominale comporta una perdita percepibile di scala morfologica e di leggibilità tipologica. Difatti, l’osservazione diretta in mostra e in allevamento ha evidenziato che molti soggetti reali risultano più corti del valore nominale. Nelle razze a piumaggio leggero –né corto come quello delle razze a piumaggio molto scarso e aderente, né abbondante come quello delle razze arricciate a piumaggio morbido e setoso –la lunghezza della penna diventa un parametro critico. Nel Benacus la penna ha una conformazione particolare. Non è l’in-

tensissima e cortissima penna delle razze a piumaggio scarno e aderente come il Giboso Spagnolo, né la penna brinata, soffice e lunga delle razze voluminose quali l’Arricciato del Sud. Il piumaggio del Benacus, derivato dall’originario meticciamento fra Giboso Spagnolo e Bossù Belga e, successivamente, fra questi meticci e il Fiorino, è serico e brillante. È un piumaggio che viene talvolta definito “semintenso”, locuzione impropria sul piano genetico. Si tratta infatti di un piumaggio intenso a singolo fattore. Si ricordi che la mutazione intenso, a trasmissione autosomica dominante, agisce sulle barbe della penna riducendone la lunghezza e rendendo il vessillo più stretto, senza

interessare la rachide. Allo stato eterozigote l’espressione può variare in intensità ma la categoria resta intenso; allo stato omozigote (doppio fattore) l’azione si accentua con una marcata riduzione delle produzioni cutanee, si pensi, ad esempio, al piumaggio del Gibber Italicus. Il Benacus deve essere, dal punto di vista selettivo, un intenso eterozigote (singolo fattore) e l’accoppiamento corretto da seguire è, quindi, intenso per brinato.

Questa digressione è essenziale poiché il ruolo del piumaggio nella selezione dei canarini è fondamentale. Come ha evidenziato De Baseggio nei suoi studi sulla struttura del piumaggio, la penna non è un elemento puramente orna-

Novelli 2025, all. Peluso. Gruppo di novelli Benacus in fase di crescita: già evidente l’impostazione della postura a sette e la struttura del piumaggio, elementi che concorrono alla corretta costruzione tipologica della razza

mentale, ma una struttura complessa. La sua efficacia morfologica dipende dalla lunghezza del rachide, dalla coerenza delle barbe e dalla loro capacità di costruire volume funzionale nelle diverse regioni del corpo. Di conseguenza, variazioni anche minime nella scala corporea del soggetto possono incidere sensibilmente sulla resa strutturale del piumaggio stesso. Ciò è particolarmente evidente nelle razze, come il Benacus, in cui il piumaggio assolve una funzione strutturale determinante nella costruzione della forma, oltre ad assolvere il naturale ruolo estetico e funzionale acquisito attraverso la selezione.

Nella selezione del Benacus gli accoppiamenti di partenza furono impostati sull’azione congiunta di Giboso e Bossù, due razze morfologicamente differenti ma complementari. Dal Giboso derivarono slancio, pulizia di linea e impostazione generale della figura, associati a una penna estremamente corta e aderente. Dal Bossù giunsero una maggiore solidità strutturale, una penna più compatta e funzionale e, soprattutto, la postura a sette con flessione del calcagno. Quest’ultimo carattere non rappresenta un dettaglio accessorio, ma è un elemento importantissimo fissato con rigida selezione nel Benacus. Va però considerato che in un canarino con postura a sette molto marcata e calcagno flesso, la figura appare visivamente

più corta. Un soggetto che misura sedici centimetri reali può apparire, all’occhio, anche un centimetro più corto, avvicinando così il Benacus al Giraldillo Sevillano. Non a caso, proprio per compensare l’effetto della postura, nei Criteri di Giudizio dei CFPL sono state definite regole molto precise per valutare correttamente la lunghezza del Bossù Belga.

La struttura del piumaggio consente al Benacus di costruire uno dei tratti più distintivi della razza: il jabot. Pur non essendo pieno e voluminoso come quello dell’Arricciato del Sud, esso copre completamente la regione giugulare e conferisce al canarino un aspetto armonioso e ben proporzionato. I Criteri di Giudizio indicano che il jabot deve essere formato da due arricciature simmetriche che, partendo dai lati del collo, convergono verso il centro per coprire completamente la regione giugulare.

La forma corretta deve ricordare il guscio vuoto di una piccola nocciolina visto dalla parte concava. Si tratta di una doppia curva chiusa, elegante e regolare, piena ma non abbondante. È un dettaglio rivelatore della qualità del piumaggio e della corretta identità della razza.

La delicatezza di questa caratteristica emerge chiaramente nel confronto con le razze a piumaggio estremamente ridotto presenti nei Criteri CFPA: Gibber

Italicus, Giboso Spagnolo e Giraldillo Sevillano. In queste razze la parte anteriore del corpo presenta una morfologia completamente diversa. Il Gibber Italicus mostra un jabot ridotto a due piccole virgole laterali che lasciano scoperta la regione giugulare. Il Giraldillo Sevillano richiede esplicitamente lo sterno visibile. Il Giboso Spagnolo, infine, pur avendo una taglia minima di 17 cm, presenta sterno completamente nudo, piumaggio cortissimo e struttura estremamente slanciata.

Il Benacus si colloca agli antipodi del modello rappresentato da queste tre razze. Deve avere regione giugulare totalmente coperta. Deve presentare un jabot pieno e, conseguentemente, non deve mostrare alcuna nudità sternale (anche se non esplicitamente indicato nello standard). Deve mantenere una penna abbastanza lunga da costruire volume senza però diventare abbondante.

Ed è qui che la taglia diventa un parametro cruciale. Se la taglia scende sotto il valore di 16 cm, anche di pochi millimetri, la penna si accorcia. Il jabot perde corpo. La regione giugulare tende a scoprirsi. Il soggetto inizia così a ricordare un Giraldillo leggermente fuori taglia, soprattutto nei soggetti ciuffati. Ridurre la taglia significa, nel Benacus, rischiare una deriva verso un modello di piumaggio troppo corto. Un modello visivamente più vicino a quello delle razze a piumaggio estremamente ridotto. Per questo motivo la taglia andrebbe aumentata di almeno un centimetro, portandola da 16 a 17 cm. Portare il Benacus a diciassette centimetri non lo avvicina al Giboso, nonostante quest’ultimo presenti proprio diciassette centimetri come taglia minima. Il Giboso supera spesso tale misura. Possiede inoltre una morfologia completamente diversa: piumaggio cortissimo, sterno nudo, jabot quasi inesistente e postura ad uno. Le due razze, pur condividendo il valore numerico, restano morfologicamente inconciliabili. Al contrario, la taglia di 17 cm risulta pienamente coerente con le caratteristiche del Bossù Belga, progenitrice della razza da cui il Benacus ha ereditato postura, flessione del calcagno e solidità strutturale.

Novelli 2025, all. Peluso. I novelli in foto mostrano un jabot correttamente impostato: arricciature simmetriche e regione giugulare completamente coperta, sostenuti da una penna di adeguata lunghezza e struttura

Portare il Benacus a diciassette centimetri significa quindi differenziarlo più nettamente dalle due razze con cui rischia davvero una sovrapposizione ottica: Gibber Italicus e soprattutto Giraldillo Sevillano. Il centimetro aggiuntivo restituisce lunghezza alla penna consentendo al jabot di formarsi nella sua tipica forma concava a nocciolina. Garantisce la copertura completa della regione giugulare, rafforza la consistenza volumetrica del soggetto e bilancia la riduzione della lunghezza apparente dovuta alla postura a sette con calcagno flesso. La razza acquisisce stabilità tipologica senza perdere eleganza. Un Benacus di diciassette centimetri rimane leggero, pulito e armonioso. Appare però più definito, più leggibile e più coerente con lo standard. Non si appesantisce e non si avvicina a nessuna altra razza. Semplicemente, si colloca nella sua posizione naturale. In conclusione, alla luce di quanto esposto, si auspica che la CTN CFPA voglia

Se la taglia scende sotto il valore di 16 cm, anche di pochi millimetri, la penna si accorcia. Il jabot perde corpo. La regione giugulare tende a scoprirsi

prendere in considerazione l’opportunità di innalzare la taglia ufficiale del Benacus da 16 a 17 cm. Tale adeguamento potrebbe contribuire a preservare la corretta copertura della regione giugulare, a valorizzare il ruolo selettivo del Bossù nella postura e nel calcagno flesso e a differenziare più nettamente la razza da quelle a piumaggio estremamente ridotto, in particolare Gibber Italicus e Giraldillo Sevillano.

Benacus lipocromico pezzato testa ciuffata, Campione Internazionale, Modena 2025, all. Peluso. Esemplare di Benacus premiato a livello internazionale: equilibrio generale, solidità strutturale e corretta copertura della regione giugulare, con taglia e piumaggio coerenti con l’identità della razza. La fotografia non evidenzia adeguatamente la postura reale del soggetto che, dal vivo, presenta una postura a sette ben espressa e calcagno flesso correttamente impostato

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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-ZINGONI U., Canaricoltura: biologia e allevamento del canarino domestico, Edizioni FOI, 1997.

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-DE BASEGGIO G., Osservazioni tecniche e scientifiche sul piumaggio degli uccelli, Italia Ornitologica, 2020.

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-CORSA G. – MOLLO L., Lo jabot del Benacus: origine, caratteristiche e valutazione nelle mostre ornitologiche, Italia Ornitologica, 2024.

-MOLLO L. – VINATTIERI F., Benvenuto Benacus! La lunga attesa è finita, Italia Ornitologica, 2024.

Benacus lipocromico, Campione Italiano, Parma 2025, all. Mollo. Benacus lipocromico testa liscia Campione Italiano (stamm): soggetto di taglia adeguata, piumaggio corretto e jabot pieno anche se non perfettamente coprente, espressione matura della stabilità della razza. Anche in questo caso la foto non rende giustizia alla reale postura del soggetto

Le femmine nei canarini da canto

Il pilastro nascosto della selezione

Quando si parla di canarini da canto, l’attenzione si concentra quasi sempre sui maschi: sono loro a esibirsi, a competere nei concorsi e a colpire con le melodie. Tuttavia, dietro ogni grande cantante c’è sempre una femmina che, silenziosamente, ha contribuito in modo decisivo alla qualità della sua voce. La femmina non è solo una fattrice, ma una custode di patrimonio genetico e regolatore epigenetico. Trasmette geni che influenzano lo sviluppo cerebrale, la capacità di apprendimento e la sensibilità agli stimoli ambientali. In altre parole, se il maschio canta, è la femmina a decidere quanto bello sarà quel canto.

Genetica e canto: il contributo materno Il canto del canarino è un carattere complesso, determinato da più geni e modulato dall’ambiente. Numerosi studi (Nottebohm, 1980; Mooney, 2009) hanno evidenziato che la qualità vocale dipende dallo sviluppo di

specifiche aree cerebrali legate all’apprendimento, come il nucleo robusto dell’arcopallio (RA) e l’LMAN.

Le femmine, pur non cantando, trasmettono geni che regolano:

-Neuroplasticità, ossia la capacità del cervello di apprendere e memorizzare sequenze vocali

-Sviluppo ormonale, che influisce sull’apparato fonatorio e sulle aree cerebrali del canto

-Capacità di apprendimento, necessarie al giovane maschio per assimilare correttamente i modelli canori

Inoltre, attraverso gli ormoni depositati nelle uova (testosterone, estrogeni), la femmina esercita un’influenza epigenetica che può migliorare predisposizione e qualità dell’apprendimento vocale (Ball et al., 2004).

L’epigenetica agisce come una sorta di regolatore, determinando quali geni vengono “accesi” o “spenti” e con quale intensità ma la sequenza del DNA rimane fissa. Dunque, sembrerebbe a

L’apprendimento negli uccelli inizia molto presto, spesso entro pochi giorni dalla schiusa dell’uovo. I giovani imparano principalmente dai genitori

tutti gli effetti che la femmina abbia delle doti che molto probabilmente non conoscevamo.

Quanto può influire sulla qualità del canto tutto questo?

Dal nido al canto: genetica ed epigenetica

L’apprendimento negli uccelli inizia molto presto, spesso entro pochi giorni dalla schiusa dell’uovo.

I giovani imparano principalmente dai genitori, osservando come nutrirsi e sviluppando un repertorio di canto imparato, oltre a quello innato.

Epigenetica dal fattore ambiente

Le abilità apprese in giovane età sono fondamentali per la loro sopravvivenza e riproduzione.

La femmina contribuisce quindi su due piani:

-Genetico, trasmettendo alleli che determinano le potenzialità canore

-Epigenetico e ormonale, regolando l’espressione di tali geni nei primi stadi di sviluppo

Questo doppio ruolo la rende un pilastro nascosto ma determinante nella formazione dei futuri cantori.

Implicazioni per la selezione

Nella pratica di allevamento, troppo spesso le femmine vengono scelte solo per robustezza o fertilità. Un approccio più consapevole deve invece riconoscere il loro valore genetico e deve selezionarle con la stessa attenzione riservata ai maschi.

Non mancheranno certe difficoltà selettive.

Visto che le femmine non cantano, in ogni caso va considerata la linea famigliare, in particolare quella paterna.

Criteri utili all’allevatore

-Genealogia: qualità del canto di padri, fratelli e figli prodotti dalla femmina

-Prove indirette: valutare la media della prole maschile nelle prime nidiate

-Variabilità genetica: evitare consanguineità introducendo linee diverse

-Parametri neuroendocrini: in prospettiva, valutare l’influenza degli ormoni materni come indicatore di predisposizione al canto

-Ambiente e genetica: un binomio inscindibile

Anche la miglior femmina non basta se i giovani crescono in un ambiente povero di stimoli. L’allevatore deve garantire maestri di qualità, condizioni serene e cura acustica dell’ambiente, perché genetica e ambiente agiscono in sinergia.

Conclusione

Il maschio canta, ma è la femmina che tramanda.

Riconoscere questo principio significa compiere un passo avanti decisivo nella selezione: un allevatore che va-

Anche la miglior femmina non basta se i giovani crescono in un ambiente povero di stimoli. L’allevatore deve garantire maestri di qualità

lorizza le proprie femmine non solo migliorerà la qualità dei maschi, ma contribuirà a preservare e arricchire la tradizione del canto canarino per le generazioni future.

Consigli pratici per l’allevatore

-Analizzare la genealogia delle femmine

-Valutare la qualità del canto della prole maschile

-Mantenere varietà genetica tra le linee

-Curare ambiente e condizioni di crescita

-Considerare la femmina parte attiva della selezione, non semplice supporto riproduttivo

Una perla italiana tra le mutazioni di Colore

Origine, genetica e selezione del Canarino Nero Perla

testo e foto di FABIO SOLAZZO

Comparsa in Italia nel 2015, la mutazione denominata Perla si distingue per una forte riduzione delle melanine accompagnata da caratteristiche zone scure concentrate sulle estremità del piumaggio. Grazie al lavoro di selezione degli allevatori italiani, questa affascinante mutazione è stata riconosciuta ufficialmente nel 2018 dalla FOI e nel 2026 dalla COM ed è oggi oggetto di crescente interesse nel panorama ornitologico.

Negli ultimi anni il mondo del canarino di colore ha assistito alla comparsa di nuove mutazioni che hanno

arricchito il patrimonio genetico di questa specie. Tra queste merita particolare attenzione il Canarino Nero Perla, una mutazione apparsa relativamente di recente ma già capace di suscitare grande interesse tra allevatori e studiosi di genetica.

La mutazione si caratterizza per una marcata riduzione delle melanine nel piumaggio, che conferisce alla livrea una delicata tonalità grigio-perlacea. Questo particolare aspetto estetico, unito ad alcune peculiarità genetiche, rende il Nero Perla una varietà estremamente interessante sia dal punto di vista selettivo sia da quello scientifico.

Origine della mutazione

Il fattore Perla è comparso per la prima volta in Italia nel 2015, all’interno di un allevamento in una linea di sangue di canarini nero onice e relativi portatori, sempre appartenenti al tipo nero.

Fin dai primi soggetti osservati risultava evidente una caratteristica del tutto particolare: una drastica riduzione delle melanine nella livrea, accompagnata dalla presenza di alcune zone che rimanevano invece nettamente melanizzate.

Le aree che conservano la pigmentazione scura sono principalmente:

Maschio Nero Perla adulto (vista dorso)
Nero Perla Mosaico Giallo adulto (con fronte melanizzata)

•le punte delle remiganti

•le timoniere

•la fronte

Quest’ultima diventa particolarmente evidente al termine della muta. Il contrasto tra le parti diluite e quelle scure conferisce al soggetto un aspetto molto elegante e facilmente riconoscibile.

Trasmissione genetica

Le osservazioni e gli accoppiamenti effettuati negli anni hanno dimostrato che la mutazione Perla si trasmette con modalità autosomica recessiva, quindi non è legata al sesso.

In pratica:

•i soggetti che possiedono due copie del fattore manifestano la mutazione Perla

•i soggetti che possiedono una sola copia risultano portatori, senza manifestarla fenotipicamente. Questo tipo di trasmissione genetica consente agli allevatori di programmare con relativa precisione gli accoppiamenti.

Studi di ibridazione

Per comprendere meglio la natura genetica della mutazione sono stati effettuati diversi test di ibridazione.

Tra i contributi più significativi, si ricordano quelli realizzati dagli allevatori italiani:

•Zamagni, con incroci tra Haemorhous mexicanus e canarini Perla

•Bertarini, con incroci tra Lucherino testa nera albino e canarini Perla I risultati ottenuti hanno suggerito un’interpretazione genetica molto interessante.

La mutazione Perla sembrerebbe, infatti, rappresentare negli uccelli l’equivalente del fattore “Himalaya” noto nei mammiferi, uno degli alleli del cosiddetto gene C, responsabile della produzione di melanina.

Nero Perla Bianco Dominante novello (appena svezzato)
Nero Perla Bianco Dominante a fine muta (stesso soggetto della foto precedente)
Nero Perla Intenso Rosso adulto (vista laterale)
Nero Perla Mosaico Rosso novello 2026 (da mutare)

Il gene C e le sue varianti

Nei mammiferi il gene C controlla la sintesi della melanina ed è responsabile di diverse varianti cromatiche, tra cui alcune forme di albinismo parziale. La gerarchia di dominanza dei principali alleli può essere schematizzata nel modo seguente:

1.C – forma ancestrale completamente dominante

2.Cch – Chinchilla (grigio- Haemorhous mexicanus)

3.Ch – Himalaya (Perla)

4.c – Albino (tirosinasi negativa- Spinus magellanicus e Haemorhous mexicanus)

Le prove di incrocio hanno prodotto soggetti con fenotipo intermedio, evidenziando fenomeni di dominanza incompleta tra alleli mutati.

Questo comportamento genetico appare sorprendentemente identico a quello osservato nei mammiferi, rafforzando l’ipotesi che il fattore Perla rappresenti la manifestazione aviaria del fattore Himalaya.

Caratteristiche della livrea

Il tratto distintivo del Canarino Nero Perla è la forte riduzione del disegno melanico.

Il piumaggio assume una tonalità complessiva grigio-perla, un grigio chiaro con riflessi perlacei (RAL 7035) dovuta alla presenza di melanine

molto diluite distribuite tra le interstrie del piumaggio, quello che gli allevatori definiscono comunemente “fondo”.

Proprio questa tonalità ha suggerito la denominazione Perla.

Queste aree scure formano i cosiddetti “color points”, un fenomeno che ricorda quello osservabile in alcune razze di mammiferi che manifestano il fattore Himalaya (da segnalare anche la melanizzazione dell’alula –N.d.R.).

Il contrasto tra il fondo chiaro e le zone scure contribuisce a rendere la mutazione molto caratteristica e facilmente identificabile.

Altri caratteri distintivi

Nonostante la diluizione della livrea, alcuni elementi consentono comunque di riconoscere chiaramente l’appartenenza alla serie nera.

Tra questi:

•becco e zampe ossidati, sebbene leggermente diluiti

•sottopiuma grigio medio •occhi dei pulli con tonalità bluastro-scura alla nascita, che diventa progressivamente più scura con la crescita.

Selezione e riconoscimento

Dalla sua comparsa la mutazione ha suscitato grande interesse tra alleva-

tori, giudici ed esperti di genetica. Nel 2023 è stato fondato il Club del Canarino Nero Perla, con l’obiettivo di coordinare la selezione e promuovere il riconoscimento ufficiale della mutazione.

Grazie al lavoro di numerosi allevatori italiani, la mutazione è stata:

•riconosciuta dalla FOI nel 2018

•successivamente riconosciuta dalla COM nel 2026, dopo tre anni di selezione e stabilizzazione.

Accoppiamenti genetici

Schema semplificato di trasmissione

Perla × Perla - 100% soggetti Perla

Perla × Portatore - 50% Perla - 50% portatori

Portatore × Portatore

•25% Perla

•50% portatori (indistinguibili dai normali)

•25% normali

Selezione dei soggetti migliori per accoppiamenti mirati

Nella selezione del Canarino Nero Perla è importante privilegiare:

•uniformità della diluizione perlacea del fondo

•contrasto netto con le zone melanizzate

•buona ossidazione di becco e zampe

•regolarità del piumaggio.

Nero Mosaico Rosso 2025 (confronto con Perla)
Nero Mosaico Rosso 2026 (dorso per confronto)

Mutazioni sesso-legate nella specie Serinus Canaria

Analogie con la teoria dell’endosimbiosi

https://zenodo.org/doi/10.5281/zenodo.18936872

di PASQUALE LEONE, foto E. DEL POZZO

Abstract

Questo studio analizza le mutazioni sesso-legate nei canarini di colore (Serinus canaria), con particolare riferimento alla mutazione bruno, mettendole in relazione con i principi fondamentali della teoria dell’endosimbiosi. Tale teoria, proposta da Lynn Margulis negli anni ’80, descrive l’origine degli organelli eucariotici — in particolare mitocondri e cloroplasti — come risultato dell’integrazione stabile di antichi procarioti all’interno di cellule ospiti. Un elemento chiave di questo modello è la trasmissione e conservazione di funzioni biologiche attraverso relazioni simbiotiche durature. Le mutazioni sesso-legate dei canarini, caratterizzate da schemi ereditari rigorosi e ripetibili, offrono un parallelo utile per comprendere come un tratto funzionale possa stabilizzarsi e diffondersi in una popolazione. L’osservazione del comportamento genetico, come ad esempio può essere quello del canarino bruno, permette di evidenziare dinamiche concettualmente simili a quelle che hanno guidato l’evoluzione

Origine endosimbiotica delle cellule eucariotiche: dai procarioti a mitocondri e cloroplasti

cellulare, rafforzando per analogia i principi della teoria endosimbiotica.

Premessa Gli uccelli presentano un sistema cromosomico sessuale invertito rispetto ai mammiferi, pertanto:

Maschio = ZZ

Femmina = ZW

Nei caratteri sesso-legati, come la mutazione bruno, è il maschio a determinare la trasmissione del tratto alla prole, poiché solo lui può essere portatore eterozigote (ZbZ). La femmina, possedendo un solo cromosoma Z, esprime sempre il carattere presente su quel cromosoma.

La mutazione bruno comporta la diluizione dell’eumelanina nera, che viene convertita in eumelanina bruna. Tale caratteristica, stabilizzata nel tempo, segue schemi ereditari precisi e ripetibili, rendendo il canarino bruno un modello ideale per comprendere come un tratto biologico possa fissarsi stabilmente in una linea evolutiva.

Parallelamente, la teoria dell’endosimbiosi spiega come le cellule eucariotiche si siano originate dall’integrazione di procarioti, portando alla formazione di organelli come mitocondri e cloroplasti. L’endosimbiosi è una forma di interazione biologica in cui un organismo vive all’interno di un altro, instaurando una relazione

di mutuo beneficio. Questo processo può essere obbligato o facoltativo e può avvenire a livello intracellulare.

Secondo Margulis, l’incorporazione di batteri simbionti capaci di respirazione aerobica o fotosintesi ha permesso l’emergere di funzioni metaboliche complesse, dando origine alle cellule eucariotiche moderne. Le implicazioni evolutive di questa teoria sono profonde: la complessità cellulare non sarebbe il risultato di una semplice accumulazione di mutazioni, ma di relazioni simbiotiche stabili.

Discussione - La mutazione bruna come esempio di stabilizzazione biologica

La mutazione bruna non rappresenta un semplice cambiamento estetico, ma un’alterazione funzionale:

I.modifica la biochimica dei pigmenti;

II.altera la via metabolica della melanina;

III.si trasmette secondo un modello genetico costante.

Questa stabilità ricorda, per analogia, il modo in cui un tratto funzionale introdotto da un simbionte — come la respirazione aerobica o la fotosintesi — possa diventare parte integrante dell’organismo ospite.

Il meccanismo sesso-legato nei canarini

Nei canarini, i caratteri sesso-legati recessivi seguono schemi prevedibili:

Maschio bruno (ZbZb) × Femmina ancestrale (ZW) tutti i maschi portatori, tutte le femmine brune.

Maschio portatore (ZbZ) × Femmina bruna (ZbW) prole con percentuali prevedibili di bruni e portatori.

La scelta di analizzare soggetti con genotipo noto permette di osservare con precisione la trasmissione ereditaria. Questa prevedibilità dimostra come un tratto possa essere conservato, trasmesso e stabilizzato attraverso generazioni, analogamente a quanto avvenuto per i geni dei mitocondri e dei cloroplasti dopo l’endosimbiosi.

Parallelo con la teoria dell’endosimbiosi

La teoria endosimbiotica si fonda su alcuni principi chiave:

I.introduzione di una nuova funzione (respirazione aerobica, fotosintesi); II.stabilizzazione del tratto all’interno della cellula ospite; III.trasmissione ereditaria del nuovo organello;

IV.dipendenza reciproca tra ospite e simbionte.

Nei canarini sesso-legati, come il bruno, osserviamo dinamiche concettualmente simili; difatti, si può evincere che:

I.una mutazione introduce una nuova caratteristica fenotipica;

II.la caratteristica si stabilizza nella linea di sangue;

III.la trasmissione segue regole genetiche costanti;

IV.il tratto diventa parte integrante dell’identità del ceppo.

Pur trattandosi di fenomeni biologici diversi, entrambi mostrano come un cambiamento funzionale possa radicarsi e diventare permanente attraverso meccanismi di ereditarietà.

La mutazione come “prova vivente” della logica evolutiva

Il comportamento genetico del canarino bruno dimostra che:

I.una mutazione può modificare profondamente un tratto biologico;

II.la trasmissione ereditaria può consolidare il cambiamento;

III.la selezione (naturale o artificiale) può fissare il tratto nella popolazione.

Questi principi sono gli stessi che hanno permesso ai mitocondri e ai cloroplasti di diventare organelli indispensabili delle cellule eucariotiche.

Conclusioni

Le mutazioni sesso-legate nei canarini di colore e, nello specifico, la mutazione nel tipo bruno, rappresentano un esempio concreto di come un tratto biologico possa emergere, stabilizzarsi e trasmettersi in modo coerente attraverso le generazioni. Questo fenomeno riflette la stessa logica evolutiva che sostiene la teoria dell’endosimbiosi: l’integrazione stabile di una nuova funzione all’interno di un organismo.

La genetica dei canarini, con la sua chiarezza e ripetibilità, costituisce un modello utile per comprendere come la natura conservi, trasmetta e perfezioni innovazioni biologiche fondamentali, offrendo un parallelo efficace per interpretare processi evolutivi complessi come la formazione delle cellule eucariotiche.

Confronto tra eumelanina nera e eumelanina bruna, una palese diluizione delle melanine, foto: E. del Pozzo

Bibliografia/References

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Margulis, L. (1981). Symbiosis in cell evolution: Life and its environment on the early Earth, W. H. Freeman.

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Birkhead, T., Wimpenny, J., & Montgomerie, R. (2014). Ten thousand birds: Ornithology since Darwin, Princeton University Press

Griffiths, A. J. F., Wessler, S. R., Carroll, S. B., & Doebley, J. (2015). Introduction to genetic analysis (11th ed.), W. H. Freeman.

Pierce, B. A. (2017). Genetics: A conceptual approach (6th ed.), W. H. Freeman.

Note

Le fonti accademiche (Margulis, Lane, Archibald) sono standard e universalmente accettate per la teoria dell’endosimbiosi.

Le fonti ornitologiche e tecniche derivano da materiali specialistici e pubblicazioni di settore, in-

genico da batterio a ospite durante l’endosimbiosi

cluse quelle emerse dalla ricerca online.

Le fonti web sono state citate come materiali digitali, con riferimento alle informazioni disponibili. L’utilizzo della simbologia rappresentativa con la lettera Z, nei maschi (ZZ) e nelle femmine (ZW), è dovuta alla necessità di utilizzare uno standard

univoco nella letteratura scientifica. Il presente articolo, difatti, già sottoposto a validazione, è disponibile in inglese in Open Access sulla piattaforma Zenodo, integrata nel network europeo OpenAIRE e gestita dal comitato scientifico del CERN di Ginevra per conto dell’Unione Europea.

Trasferimento

Verdone del Vietnam x Cardellina Major

testo e foto di DEMETRIO CARNIELLI

Mi presento: il mio nome è Demetrio Carnielli e abito a Chiarano, un paesino in provincia di Treviso; sono fin da piccolo appassionato di ornitologia. La passione di allevare qualche uccellino mi è stata trasmessa dai nonni, come anche la voglia di riprodurre dei canarini. Appena mi sono iscritto alla FOI e ho avuto i permessi per poter allevare alcuni indigeni, cominciai con loro. Da una quindicina d’anni mi sono appassionato agli ibridi vedendo i vari soggetti riprodotti da grandissimi allevatori, italiani e non. Devo ringraziarli perché grazie a loro ho avuto voglia di provare a realizzare

Piccoli a 5 gironi di vita
Giovane involato a 25 giorni di vita
Maschio Verdone del Vietnam e Cardellina major

alcuni esemplari, cominciando dai più semplici per poi passare a qualcosa di più difficile e particolare. Con gli indigeni che riproducevo iniziai a selezionare e prendere i soggetti da ibridare. Innamoratomi del Verdone del Vietnam, ho deciso di provare con loro. Prima con il canarino, per poi ottenere dei soggetti con il Lucherino testa nera doppio diluito; ad oggi, ho realizzato l’ibrido con il Cardellino Major, avendo avuto la fortuna di svezzare 3 maschi e 4 femmine per poi farli partecipare al Campionato Italiano a Parma, con ottimi risultati. Ora in progetto ci sono altri tentativi con soggetti nuovi e sono sicuro che questo Verdone del Vietnam mi darà grosse soddisfazioni da condividere con tutti gli appassionati allevatori. La speranza di ottenere qualche soggetto nuovo e inedito non cesserà, anzi, dico che “sognare non costa nulla” ma ti porta a tentare cose quasi impossibili: per un “ibridatore” il sogno non muore mai.

Soggetto femmina a fine muta
Soggetto maschio a fine muta

L’eredità scientifica di Carlo e Vittorio Emanuele Orlando

Ornitologi/Naturalisti per passione

testo di FRANCESCO BADALAMENTI, foto AUTORI VARI

Quando si cita Vittorio Emanuele Orlando (Palermo 1860 - Roma 1952) si è inevitabilmente portati a ricordare lo statista, membro dell’Assemblea Costituente, che all’indomani del referendum aveva il compito di formalizzare il cambio di forma dello Stato italiano da Monarchia in Repubblica. Presidente del Consiglio e più volte Ministro, insigne giurista, professore di diritto costituzionale e diritto amministrativo nelle Università di Palermo, Messina, Modena e Roma.

Questa mia nota, tuttavia, non è dedicata a lui, bensì a due ornitologi/naturalisti palermitani, rispettivamente a suo figlio Carlo Orlando e al nipote Vittorio Emanuele Orlando (che portava il suo stesso nome).

Carlo Orlando (Palermo 1898 – Palermo 1976), assicuratore di professione, è stato un ornitologo dalle molteplici attività di studio e ricerca, primo direttore dell’Osservatorio Ornitologico Siciliano e della Federazione Siciliana della Caccia, impegnato in politica, ha rivestito cariche politiche e

amministrative in ambito locale. L’ornitologia è stata la sua passione, con ricerche e raccolte sull’avifauna che costituiscono un patrimonio scientifico per le istituzioni museali e rappresentano un contributo culturale importante per la storia dell’ornitologia siciliana del novecento. Dagli anni ‘30 e fino alla fine degli anni ’60 ha assiduamente collaborato con la Rivista Italiana di Ornitologia e con diverse altre testate di settore, producendo oltre un centinaio di scritti ornitologici e pubblicazioni scientifiche, descri-

Lo statista Vittorio Emanuele Orlando (Palermo 1860 - Roma 1952), fonte: www.ebay.it
Palazzo d’Aumale - Terrasini (PA) sede del Museo Regionale di Storia Naturale che ospita molte delle collezioni naturalistiche della famiglia Orlando (museo per cui rimando a un mio scritto avente per titolo “Le collezioni naturalistiche siciliane”Italia Ornitologica n. 1/2003), fonte: www.shutterstock.com

Il naturalista/ornitologo Vittorio Emanuele Orlando, fonte: www.commons.wikimedia.org

vendo, tra l’altro, sei nuove sottospecie di uccelli italiani.

I suoi articoli riguardavano note scientifiche con approfondimenti su singole specie, osservazioni faunistiche locali, fenomeni migratori, censimenti e catture di specie rare e relativi inanellamenti, con particolare riferimento all’Avifauna Siciliana, ed inoltre studi scientifici riguardanti le specie nidificanti e le sottospecie presenti in Sicilia, le osservazioni su specie rare, su specie migratrici o accidentali, gli incroci tra specie selvatiche in natura, le collaborazioni con l’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana. Nel corso degli anni Carlo Orlando ha raccolto una estesa collezione ornitologica di uccelli tassidermizzati, che includeva migliaia di esemplari, inglobando anche le collezioni di altri ornitologi siciliani. La collezione Orlando è considerata tra le più importanti tra quelle museali naturalistiche in Italia. Alcune specie, varietà o forme regionali, rappresentano punti di riferimento nelle check list della Sicilia e per gli studi faunistici. Dopo la sua morte, le collezioni sono state donate e trasferite ad istituzioni museali siciliane; una piccola parte della collezione è conservata presso il “Museo Naturalistico delle Madonie - Minà Palumbo” di Castelbuono (PA), mentre la mag-

gior parte degli esemplari si trova a Terrasini (PA) presso il “Museo Regionale di Storia Naturale e mostra permanente del carretto siciliano”. Vittorio Emanuele Orlando (Palermo, 9 febbraio 1928 - Terrasini, 21 settembre 2014 ) figlio dell’ornitologo Carlo Orlando, è stato un naturalista italiano. Direttore dell’Osservatorio Ornitologico Siciliano, segretario della Società Siciliana di Scienze Naturali, Consi-

gliere della Società Italiana di Malacologia, Presidente regionale del WWF Sicilia e socio di un gran numero di associazioni scientifiche italiane e straniere. Vittorio Emanuele Orlando non è stato soltanto un naturalista, bensì un uomo poliedrico dalle molteplici attività in ambito imprenditoriale (assicuratore come il padre), sportivo (atleta praticante e presidente di diverse società sportive di atletica leg-

Un giovanissimo e già appassionato di ornitologia V.E. Orlando, dal libro di VIttorio Di Simone "VittorioEmanueleOrlandounabiografia quasiunromanzo" edizioni DANAUS 2016
Tavole a colori tratte dal libro "Uccelli esotici" di Vittorio Orlando Edizioni Encia - Udine 1959

gera), politico (Sindaco del Comune di Terrasini per vari mandati tra gli anni Ottanta e Novanta), impegnato in svariati ambiti amministrativi e culturali, pilota di auto da corsa (partecipò a un Giro di Sicilia e a quattro edizioni della Targa Florio). Dal padre Carlo ereditò la vasta collezione ornitologica formata da oltre 6.000 esemplari. Ad essa inglobò le collezioni di altri ornitologi siciliani e propose l’acquisizione al Demanio Regionale Siciliano di altre importanti collezioni naturalistiche e la loro successiva destinazione al Museo civico di Terrasini, realizzando in tal modo una delle più importanti raccolte museali d’Italia. Diede impulso a iniziative di tutela del territorio, di promozione culturale, di valorizzazione delle collezioni naturalistiche, promosse l’istituzione del Museo Regionale Naturalistico di Terrasini (oggi Museo Regionale di Storia Naturale e mostra permanente del carretto siciliano) trasferito nel 2002 a Palazzo d’Aumale, che a tale scopo lui stesso aveva fatto ristrutturare e acquisire al patrimonio comunale di Terrasini (PA). L’attività scientifica di V. E. Orlando è stata soprattutto incentrata sull’ornitologia e sulla malacologia, con frequenti collaborazioni con l’Istituto di

Zoologia dell’Università degli Studi di Palermo.

Viaggiò a lungoalla ricerca di esemplari vari (uccelli, coleotteri, conchiglie, orchidee, cactus, ecc.), nei suoi lavori e nelle ricerche che effettuava toccava prevalentemente temi attinenti la distribuzione e nidificazione di uccelli, la malacologia (specie sia recenti sia fossili), l’attività scientifica museale o divulgativa.

Redasse la guida al museo civico di Terrasini, collaborò frequentemente con la Rivista Italiana di Ornitologia e con il Naturalista Siciliano, è stato promotore di numerosi contributi scientifici e di articoli pubblicati su riviste di settore (anche se non tutti i suoi scritti sono stati pubblicati e presenti in letteratura scientifica).

In età giovanile scrisse un articolo dal titolo: “Il problema degli esotici e dei nostrani è estremamente importante ed esige una soluzione”, pubblicato sul n. 5/1954 del Giornale degli Uccelli, rivista edita dall’ENCIA e che all’epoca fungeva da bollettino ufficiale della nostra Federazione. Il corpus bibliografico che riepiloga l’elenco di scritti, testi e articoli attribuiti a Vittorio Emanuele Orlando non ricomprende un libro del 1959 avente

per titolo “Uccelli Esotici” (vedasi la breve recensione a margine). Dalla lettura del suddetto libro si evince che l’autore era anche un allevatore ed espositore di uccelli esotici, avendo conseguito numerosi premi d’onore con soggetti di grande rarità e bellezza, alla Mostra Internazionale tenutasi nel 1954 nel Salone di Torino-Esposizioni. Inoltre dalle ricerche da me effettuate risulta essere stato socio dell’Associazione Ornitologica Trinacria di Palermo (la mia Associazione) e tramite essa tesserato F.O.I. sino alla prima metà degli anni ’70, con RNA 2758 (cfr. vademecum F.O.I. 1971).

Questo il ricordo di Ambrogio Orlando (figlio di V. E. Orlando): “non si fermò mai! …non fu mai stanco ...sempre a fare qualcosa per gli altri, per il lavoro, per la politica, per lo sport, per il Museo, per la famiglia … sempre un progetto da completare e un altro pronto a iniziare … e, alla fine, provato nel fisico, ripeteva: “… cosa facciamo, facciamo qualcosa…” così visse e se ne andò Vittorio Orlando”

La copertina del libro “Uccelli Esotici” Edizioni Encia - Udine 1959 1954 Torino-Esposizioni - i locali della Mostra Internazionale, dal libro: "Uccelli esotici" di Vittorio Orlando Edizioni Encia - Udine 1959

Uccelli esotici

Autore: Vittorio Orlando

Edizioni: Encia, Udine - (finito di stampare 3 agosto 1959)

Formato: 24,5 ×17 - brossura con sovracoperta illustrata, pagine 212 n. 78 illustrazioni in bianco e nero nel testo, n. 10 tavole colorate e fotografie a colori fuori testo, che servono a illustrare specie, varianti cromatiche, dettagli anatomici o di livrea, utili per ornitofili e allevatori di uccelli esotici di piccola e media taglia. Il libro è dedicato ai Ploceidi e ai Fringillidi esotici, in cui l’autore Vittorio Orlando non si limita alla descrizione morfologica o naturalistica, ma affronta anche il tema dell’allevamento in ambiente domestico (adattamento e acclimatazione, alimentazione, requisiti ambientali, igiene e malattie, ibridologia, comportamento, accorgimenti tecnici per gli allevatori). L’esposizione riguarda sia la parte biologica (descrizione, abitudini, caratteristiche delle specie) che quella pratica della riproduzione e della relativa gestione.

Il testo rappresenta una testimonianza storica che consente di comprendere come veniva praticato negli anni ’50 l’allevamento amatoriale e sportivo di specie esotiche, quali specie erano già presenti, anche se poco diffuse o conosciute in Italia, che pratiche erano comuni, quali difficoltà riproduttive si affrontavano.

Un testo di valore duraturo che offre interessanti spunti sia per gli amanti dell’avifauna esotica, sia per gli appassionati della storia naturalistica italiana, sia per chi apprezza il patrimonio culturale dell’ornitologia amatoriale.

Per l’epoca rappresentava un testo moderno dallo stile accessibile, rivolto agli allevatori specialisti. Alcune informazioni, dati relativi a tecniche di allevamento, alimentazione, malattie, addirittura tassonomia, sono oggi da ritenersi superate dalle conoscenze moderne.

L’opera non è stata ristampata e, anche se trattasi di un libro “datato”, è di comune reperibilità sulle piattaforme online di e-commerce (anche se i testi sono spesso in condizioni d’uso non eccellenti, con illustrazioni scolorite o danneggiate e con pagine usurate).

O rniFlash

Al Parco Zoo Falconara nasce un Grifone

Fiocco speciale al Parco Zoo Falconara, nelle Marche, dove nelle scorse settimane è venuto alla luce un pullo di avvoltoio grifone (Gyps fulvus). Ancora privo di penne e coperto soltanto da un soffice piumino, il piccolo si è affacciato dal nido pochi giorni fa: è il secondo figlio della coppia Daniel e Marta, già genitori di Sky, nato nel 2024. La struttura è infatti impegnata da anni in un progetto di riproduzione della specie, oggi a rischio di estinzione in Italia, con l’obiettivo di contribuire ai programmi di reintroduzione e ripopolamento in natura.

Il pullo crescerà all’interno dello zoo accudito dai genitori. Nel giro di pochi mesi raggiungerà dimensioni simili a quelle di un adulto, pur mantenendo il tipico colletto di piume marrone scuro che contraddistingue gli esemplari giovani. Per conoscere il sesso bisognerà attendere ancora: sarà determinato nei prossimi mesi attraverso analisi specifiche. Come già accaduto per il fratello, anche il nuovo arrivato seguirà lo stesso percorso. Sky si trova attualmente in Sardegna, dove è stato trasferito lo scorso ottobre nell’ambito del progetto europeo “LIFE Safe for Vultures”: dopo un periodo nel Centro di Allevamento e Recupero di Bonassai, nel Sassarese, è stato portato in una voliera di acclimatazione nel sud dell’isola, dove resterà fino al rilascio previsto per il prossimo autunno.

L’obiettivo del giardino zoologico marchigiano è favorire la riproduzione e la tutela della specie, minacciata da avvelenamenti, scarsità di cibo e impatto delle attività umane. Definito spesso “spazzino della natura”, il grifone svolge infatti un ruolo fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi, contribuendo alla rimozione delle carcasse e alla prevenzione della diffusione di malattie.

Fonte: Ufficio Stampa Moretti Comunicazione

Uccelli più spaventati dalle donne: il motivo è un mistero

Gli

uccelli che popolano i parchi e le aree verdi delle città europee tendono a scappare più rapidamente quando ad avvicinarsi è una donna, rispetto a quando si tratta di un uomo. Piccioni, cinciallegre, passeri, merli e decine di altre specie mostrano una distanza di fuga maggiore in presenza del sesso femminile. Il dato emerge da uno studio fresco di pubblicazione sulla rivista People and Nature della British Ecological Society, e per quanto possa suonare bizzarro, i numeri parlano chiaro. Quello che ancora manca, però, è una spiegazione. Il motivo per cui gli uccelli reagiscono così resta, a tutti gli effetti, un mistero. … Un team internazionale di ricercatori ha condotto esperimenti in cinque Paesi europei: Repubblica Ceca, Francia, Germania, Polonia e Spagna. Il protocollo era piuttosto semplice ma rigoroso. Volontari di entrambi i sessi, con altezza simile e abbigliamento analogo, dovevano camminare in linea retta verso gli uccelli. A quel punto si misurava la distanza di fuga, cioè quanti metri separavano l’animale dalla persona nel momento in cui decideva di volare via. I dati raccolti sono stati 2701 in totale, su 37 specie diverse. E il risultato è stato sorprendente sotto più di un aspetto. … tutti gli uccelli osservati, sia maschi che femmine, fuggivano prima quando era una donna ad avvicinarsi. La differenza media si aggira intorno a un metro in più di distanza di fuga rispetto a quanto accadeva con gli uomini. E questo schema si è ripetuto con una coerenza impressionante in tutte le popolazioni esaminate nei cinque Paesi.

Il punto più curioso di tutta la faccenda è proprio questo: nessuno riesce ancora a spiegare il fenomeno. … Tra le ipotesi avanzate dai ricercatori ci sono fattori come la forma del corpo, l’andatura e persino i feromoni, quelle sostanze chimiche prodotte dalle ghiandole esocrine (sudore, sebo) capaci di indurre risposte comportamentali o fisiologiche negli animali. Ma si tratta, appunto, solo di ipotesi.

Fonte: https://www.tecnoandroid.it/2026/05/04/uccelli-piu-spaventati-dalle-donnelo-dice-la-scienza-il-motivo-e-un-mistero-1879682/

Gli Astri montani

Crimsonwing

testo di LUIGI PAGLIEI, foto AUTORI VARI

Seconda parte

Astro montano di Reichenow Senza dubbio è la specie più allevata del genere Cryptosiza. In un articolo di Ivano Mortaruolo del 1984 si afferma che questa specie è totalmente assente sia nei negozi specializzati che nelle mostre e nei giardini zoologici. Si afferma che i pochi soggetti presenti in Italia erano stati importati dall’Olanda nel 1978 e che una coppia all’epoca arrivasse a costare fino a 80.000 lire, ovviamente si trattava di soggetti di cattura. Già all’epoca ne era vietata l’esportazione dai paesi d’origine. Sempre nell’articolo di Mortaruolo si apprende che i primi astri montani di Reichenow furono introdotti per la prima volta in Inghilterra nel 1932 e la seconda importazione avvenne dopo 29 anni. In voliera sono di indole tranquilla e tollerante, nel periodo riproduttivo il maschio diventa territoriale ma non in maniera eccessiva. Amano stare sul fondo della voliera e beccare i semi caduti a terra. Io ho

I primi astri montani di Reichenow furono introdotti per la prima volta in Inghilterra nel 1932

introdotto questa specie nel mio allevamento circa 10 anni fa, ma purtroppo non sono mai riuscito a riprodurla. Ho tentato la riproduzione sia in gabbia che in voliera ma nulla, il maschio imbottiva per bene i nidi a cassetta ma la femmina non ha mai deposto. Io avevo due coppie, una Olandese inanellata ed un’altra priva di anello; all’inizio entrambe le coppie erano molto schive ma con il passare dei mesi sono diventate molto docili tanto da riuscire a fargli prendere le camole dalle mie mani. Come alimentazione somministravo loro un misto per esotici con l’aggiunta di miglio e semi prativi, poi aggiungevo una volta alla settimana spighe di panico

giallo e verdura; come aggiunta proteica, oltre ad un pastone morbido con il 20% di proteine, somministravo camole della farina. Importanti per questa specie sono anche l’osso di seppia ed il carbon grit, che non devono mancare mai all’interno della loro gabbia. Ho notato che questa specie ama molto le spighe di panico e le camole della farina, mentre è poco interessata sia alla frutta che alla verdura.

Nel tentativo di riprodurli, li ho alloggiati sia in gabbie da cova da 90 cm che in voliera all’aperto fittamente piantumata, ma in nessuno dei due ambienti loro dedicati sono riuscito a far deporre le femmine, mentre

Cryptospizasalvadorii, Femmina in natura, foto: Nik Borrow

sono riuscito a far costruire più nidi ai maschi in voliera. Loro utilizzano per la costruzione del nido sia fibra di cocco che foglie di bambù direttamente recise dalle piante presenti in voliera; per la rifinitura interna del nido ho notato che andavano in giro per la voliera a raccogliere tutte le piume che riuscivano a trovare. I nidi venivano per lo più costruiti ex novo, solo in due casi un maschio ha utilizzato i nidi a cassetta, mentre negli altri casi hanno edificato dei nidi grossolani tra i bambù a circa 1,5 metri di altezza. Questi sono di forma sferica con piccolo ingresso laterale; la particolarità di questi nidi era proprio l’ingresso, che era sì laterale come per la maggior parte dei nidi degli Estrildidi ma era posizionato nella parte alta del nido, come per evitare che le uova o i pulli potessero cadere giù. In realtà, in natura e spesso anche in allevamento i loro nidi, oltre ad essere delle costruzioni voluminose, hanno la caratteristica di avere più aperture, come avviene per i nidi dell’astro montano di Salvadori. Ho notato che le femmine non partecipavano per niente alla costruzione dei nidi, ma non le ho mai viste entrare al loro interno. In Italia buoni ri-

Utilizzano per la costruzione del nido sia fibra di cocco che foglie di bambù direttamente recise dalle piante presenti in voliera

sultati sono stati ottenuti negli anni ‘80 da Stacchiotti, il primo che è riuscito a riprodurli, poi negli anni ‘90 ottimi risultati li ha ottenuti Giorgio Valentini, che ha alloggiato più coppie all’interno di una grande voliera: qui i maschi hanno edificato dei grandi nidi a più entrate simili ai nidi dei tessitori africani. Lui ha riprodotto questa specie utilizzando le balie e nel mondiale di Pesaro del 1999 ha ottenuto il primo posto con questa specie. Più recente è l’esperienza di Gino Pieretti. Anche lui ha riprodotto l’astro montano di Reichenow con le balie. Lui per molto tempo ha acquistato “Reichenow” senza riuscire a riprodurli e molte volte sono anche deceduti senza capire bene il perché,

finché non ha analizzato il loro comportamento e si è reso conto che i soggetti appena importati non fossero abituati a mangiare semi, quindi decise di utilizzare un mangime che sostituisse i semi arricchendolo con delle camole della farina; ben presto si rese conto anche del fatto che schermare la gabbia e dare più zona di penombra rendesse questi uccelli più tranquilli e facendo così è riuscito a riprodurli con successo. Lui aveva due coppie e le ha alloggiate in gabbia da cova da 90 cm; ha messo a disposizione un classico nido in plastica a cassetta per esotici, lo ha imbottito ed ha lasciato qualche fascina di fibra di cocco, così i maschi hanno rifinito i nidi e le femmine hanno deposto dalle 3 alle 4 uova. In una stagione, da due coppie ha ottenuto 8 novelli, tutti svezzati da balie che non hanno avuto grandi problemi nell’allevare i pulli di questa specie.

Astro montano di Salvadori È una specie non presente negli allevamenti italiani, mentre c’è qualche sua traccia negli allevamenti europei, in particolare portoghesi. Come tutti gli astri montani è preferibile tenerlo all’interno di grandi voliere fittamente piantumate; hanno un carattere timido e tranquillo, coabitano bene con altre specie; il maschio durante il corteggiamento tiene nel becco la classica pagliuzza ma oltre a salterellare come fa la maggior parte degli Estrildidi compie dei movimenti circolari.

Come alimentazione, oltre a un buon misto per esotici, si consiglia di somministrare semi di miglio, dei quali vanno ghiotti. Come integrazione proteica, oltre ad un buon pastone va aggiunta una buona quantità di camole della farina. I nidi costruiti da questa specie in allevamento sono di forma globulare con ingresso centrale, molto spesso hanno anche due entrate. L’astro montano di Salvadori non disdegna i nidi a cassetta in legno, a differenza dei congeneri. Il mio caro amico Luis Baleia ha introdotto questa specie nel suo allevamento, in Europa è uno dei pochi ad averli. Lui non è riuscito a riprodurli, nono-

Giovane di Cryptospizasalvadorii, foto: Bruno Conjeaud

stante i vari tentativi e nonostante tenesse la sua coppia in voliera. Questo indica la difficoltà di riprodurre questa specie in allevamento, prerogativa di tutti gli astri montani. Dall’osservazione di questa specie Luis ha notato che amano molto la verdura, in particolare cetrioli e radicchio, e non disdegnano la frutta, anche se non ne vanno matti. Per quanto riguarda la costruzione dei nidi, privilegiano la fibra di cocco e rivestono internamente il nido con vari materiali come peli, lanugine e foglie. Il maschio nel periodo riproduttivo è molto insistente nei confronti della femmina, la quale spesso si nasconde tra la vegetazione proprio per evitare lo stress causatole dall’insistenza del maschio. Questo, vivendo in voliera anche con una coppia di astro montano di Reichenow, corteggia anche la femmina di questa specie, che però viene prontamente difesa dal suo compagno. Tra i due maschi non ci sono stati mai attacchi ma solo avvertimenti sonori e brevi inseguimenti e ciò denota il loro carattere tranquillo. In Italia sono pochissimi i casi di importazione di questa specie; negli anni passati capitava qualche soggetto in mezzo agli astri montani di Reichenow, confuso per la somiglianza con la femmina di quest’ultimo. Questo è quello che è successo a me anni fa, quando ho acquistato due coppie di astro montano di Reichenow, però guardandoli con attenzione si sono rivelati una coppia di astro montano di Reichenow ed una coppia di astro montano di Salvadori; in questa ultima coppia, la femmina è una C. salvadori ruwenzori, che si differenzia dal maschio sia per la taglia, molto più piccola, che per il colore, meno vivido e intenso. Il maschio di “Salvadori”, a differenza del maschio di astro montano di Reichenow, si è mostrato da subito più timido e schivo, non l’ho mai sentito emettere neanche un suono ma ho notato però che ama molto le camole della farina e molto spesso lo trovo nel nido, forse per nascondersi, per questo ho deciso di schermare più della metà della gabbia con della vegetazione artificiale, così da renderlo

più tranquillo. La femmina, invece, si è mostrata da subito meno timida; a differenza del maschio preferisce i semi di chia, perilla e miglio. La femmina non l’ho mai vista entrare nel nido, in realtà non l’ho mai vista neanche vicina al maschio, tende sem-

pre ad evitarlo. Data la difficoltà nel riprodurre questa specie, la consiglierei solo ad allevatori esperti.

Astro montano di Shelley

L’astro montano di Shelley non è presente negli allevamenti italiani, mentre in quelli europei forse qualche coppia era presente in Olanda. Venne importato in Europa negli anni ‘70 a prezzi molto elevati. Per la sua tutela è stato creato un progetto dal titolo “The Crimsonwing project”. Questo è un progetto di censimento e protezione dell’astro montano di Shelley. A causa delle svariate guerre e dell’intensa deforestazione, la popolazione di questo stupendo astro montano sta diminuendo in maniera irreparabile.

La Rare Finch Conservation Group (RFGC) è un’organizzazione non governativa fondata nel 2005 da un piccolo gruppo di appassionati di Estrildidi. L’obiettivo principale di questo gruppo è quello di conservare le specie di uccelli esotici in tutto il mondo nel loro habitat naturale (http://www.rarefinch.org/aims-objective.asp). L’astro montano di Shelley è stato il primo progetto della RFCG. In uno studio sul campo, condotto nel 2009/2010 nel

Cryptospiza Shelleyi. maschio in natura, foto: www.rarefinchsa.org, autore: ColinJacksonandRareFinchC.G.
Cryptospiza shelleyi, Tratto da: EstrildidaeManualeFotograficodi L. Pagliei, ricostruzione grafica PatrycjaKamin’ska

parco nazionale Bwindi e nel parco nazionale di Mgahinga in Uganda, non sono stati però trovati astri montani di Shelley, suggerendo l’esigua quantità della popolazione di questa specie. La RFCG continua i suoi sforzi per aiutare questa specie in natura. Gli scopi principali di questo progetto sono:

-Incrementare le conoscenze scientifiche dello Shelley;

-Ridurre la necessità di cattura delle specie rare;

-Creare una popolazione allevata e riprodotta in ambiente controllato; -Conservare e proteggere gli Estrildidi nel mondo.

Nel perseguimento dei suoi obiettivi, la RFCG lavora a stretto contatto con enti locali e internazionali, tra cui le autorità governative, le istituzioni educative, le organizzazioni di conservazione e le organizzazioni avicole. Se desiderate saperne di più su questo gruppo di conservazione specializzato o desiderate donare per aiutare a salvare le specie rare del mondo in natura, andate sul sito http://www.rarefinch.org/contact-us.asp.

Conclusioni

Per concludere, posso dire che questo genere è stato importato in Eu-

I Cryptospiza sono più uccelli da voliera che da gabbia, è preferibile alloggiarli in voliere loro dedicate, per evitare lo stress causatogli da altri Estrildidi

ropa verso la seconda metà del ‘900 a più riprese, soprattutto nei Paesi del Nord Europa, Olanda, Belgio e Germania; i più importati furono i “Reichenow”, seguiti dai “Salvadori”, mentre delle altre due specie si sa ben poco. Delle quattro specie presenti nel genere Cryptospiza, solamente l’astro montano di Reichenow è stato presente negli allevamenti italiani, ma la sua è stata una presenza minima, che negli anni lo ha portato alla scomparsa; delle altre tre specie, l’astro montano di Salvadori era presente in pochi allevamenti europei, in particolare portoghesi, mentre dell’astro montano di Shelley si

sa che venne importato in Olanda negli anni ‘70 per poi sparire e dell’astro montano di Jackson non ci sono tracce se non qualche sporadica foto in allevamento risalente agli anni ‘80’90. Come detto in precedenza, ci sono stati casi, in particolare verso la fine degli anni ’80, di sue importazioni mescolato e confuso con l’astro montano di Reichenow. I Cryptospiza sono più uccelli da voliera che da gabbia, è preferibile alloggiarli in voliere loro dedicate, per evitare lo stress causatogli da altri Estrildidi a causa del loro carattere mite, che li rende molto sensibili a qualsiasi cambiamento esterno. Non temono le basse temperature, ma in inverno è preferibile alloggiarli in allevamenti al chiuso. Amano sostare a terra e, se possono, evitano di volare; ciò è tipico di questo genere, che in natura scappa tra i cespugli per nascondersi da sguardi indiscreti.

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Ricostruzione dell'habitat dei Cryptospiza. Tramite I.A.

Salento Birds Show

Un’occasione di cultura ornitologica

Introduzione

Da qualche anno l’AOS Lecce, in collaborazione con AOC di Copertino ed altre associazioni vicine, con spirito di cooperazione e nella volontà di creare un evento destagionalizzato al di fuori del campionato ordinario, propone un’esperienza basata sull’ornicoltura e le relative dinamiche sociali che si innescano nel nostro hobby, organizzando in via sperimentale una manifestazione che non vuole “semplicemente” essere una mostra ornitologica, ovvero un momento sportivo dedicato solo ai rispettivi concorrenti, ma anche un’occasione dove tecnici, appassionati e amici si ritrovano per condividere sia gli aspetti della competitività che quelli del tecnicismo e della convivialità. Nell’intento di implementare l’obbiettivo tecnico e sociale che la manifestazione dedicata ad estrildidi, ondulati e psittacidi si propone e che vede coinvolti in varia misura anche alcuni club di specializzazione, chiudiamo l’evento 2025, realizzato nel Museo di Storia Naturale di Calimera (LE), che ringraziamo per l’ospitalità, ri-

portando i report dei tre giudici FOI che hanno presieduto il giudizio degli estrildidi a cui è stato chiesto di commentare la loro esperienza quale possibilità per

valutare l’efficacia e il valore della stessa manifestazione.

Report sul Diamante di Gould e altri esotici della “Salento Birds Show” di Emilio De Flaviis

Pensare di organizzare una mostra ornitologica a metà giugno sembrerebbe un’idea folle, ma se poi si arriva dopo cinque edizioni consecutive ad una manifestazione come questa del 14 giugno 2025, secondo me, è meglio prenderne atto e crederci!

È stata la prima volta che venivo convocato al Salento Birds Show per il Giudizio dei Diamanti di Gould e devo dire di aver accettato con scarse aspettative, dato il periodo e il decentramento, ma la particolare amicizia con Francesco Faggiano e Jari Spagna non mi ha fatto desistere, così il 14 Giugno alle 9,00 mi sono trovato in una location bellissima, piena di ragazzi in attività, al tavolo del giudizio, collocato sotto al portico all’esterno. Vi assicuro che giudicare i DdG alla luce naturale fa la differenza …provare per credere!

La locandina dell’evento
Scorcio del congresso
Momenti organizzativi

I numeri del settore Gould

-Soggetti in giudizio 84

-Allevatori partecipanti 15

-Categorie a concorso rappresentate 31

-Primi posti assegnati 22

-Valore espositivo dei soggetti MEDIO / ALTO

-Miglior gould maschio CLASSICO TESTA ROSSA P.93 Formicone Roberto

-Miglior gould femmina LUTINO TESTA NERA P.93 Tarantino Luigi

Per quanto riguarda gli aspetti del giudizio, nel gruppo dei classici ho notato soggetti con strutture ottime, che rispecchiano la sagoma standard italiana, con buon blocco testa-spalle e parti inferiori affusolate. Particolarmente belli i disegni di contorno, netti, simmetrici, con filetti ben spessorati. Ottimo il maschio testa rossa di Formicone.

Particolarmente appariscente, nel gruppo dei Petto Bianco, il maschio testa rossa di Maria Pia Corbo che si distingueva dagli altri per la particolare luminosità dei colori. Questo soggetto, portato anche come esempio sul tavolo del convegno, mi ha fatto fare una riflessione sulla mutazione petto bianco, dove spesso il giudizio si concentra solo sulla pulizia del petto: ritengo che il valore da apprezzare su questa mutazione sia la luminosità dei colori, quasi sempre opacizzata da un piumaggio troppo lungo dovuto alla ricerca di supertaglie inopportune.

I Blu, poco rappresentati, pur asse-

Pensare di organizzare una mostra ornitologica a metà giugno sembrerebbe un’idea folle

gnando tutte le categorie, non rispecchiavano le caratteristiche standard basilari.

Belli i Pastello, molto intensi di colore, su cui spiccava la femmina testa rossa ed in particolare lo stamm di maschi SF testa rossa di Roberto Formicone, salito sul podio con 92 punti ed un sonoro 368 per lo stamm.

Sulla categoria INO, fatta salva la bellissima femmina di Luigi Tarantino da 93 punti, nei cinque maschi esposti non sono riuscito ad assegnare il podio, per evidenti difetti sulla voce Colore. Purtroppo ho dovuto rilevare che i migliori non erano INO omozigoti, ma probabilmente portatori di Bruno. Ritengo urgente un intervento della CTN a chiarire lo standard di questo fenotipo, che se influenzato dalla mutazione Bruno porta ad un aspetto più appariscente ma non adatto alla selezione dei Lutino omozigoti. Inoltre, non escludo significative disparità di giudizio fra colleghi non specialisti.

Con il giudizio a luce diretta esterna ho

potuto fare interessanti considerazioni sui soggetti cosiddetti a “codione bianco”. Ritengo che su questa mutazione poco c’entrino i pigmenti, che secondo me devono rimanere più saturi possibile. L’azione mutante è incentrata sulla struttura del piumaggio e, di conseguenza, sul colore fisico rifrattivo. Mi ha colpito in modo particolare la femmina Avorio a codione bianco di Manuel De Freitas, a podio con 92 punti, in quanto l’azione combinata delle due mutazioni ha dato una sintesi di colore molto accesa, con toni particolarmente metallici.

Meritano un breve commento le categorie di esotici che ho giudicato dopo i Gould. In particolare, il bel gruppo di Becco D’Argento dove, fra le varie mutazioni, spiccava una femmina Bruno ventre scuro di Domenico Antonucci da 93 punti, che se l’è vista sul tavolo allo spareggio per il miglior esotico con il bel Gola Tagliata Maschio di Nicola Giuseppe Rossi da 92 punti, con una gola notevole per colore e dimensione. Un complimento a Davide Stragapede per il magnifico Padda Bianco, particolarmente appariscente e di super taglia. Le categorie degli Ibridi fra esotici, tutti interessanti, hanno evidenziato i magnifici soggetti di Lia Porcino con il PdG mutato (a podio con 92 p.), quello di Francesco Faggiano con il Codarossa (a podio con 92 p.) e quello con il D. Mandarino di Domenico Antonucci (a podio con 92 p.).

Il congresso post giudizio

A fine giudizio è stata preparata la location per il convegno che ho avuto l’onore e l’onere di tenere davanti a numerosi allevatori e dove ho anche potuto riabbracciare il collega ed amico Massimo Nisi, che è venuto a trovarci. Molti sono stati i temi affrontati, con un tavolo pieno di soggetti significativi selezionati dai pannelli dopo il giudizio. Uno degli argomenti principali è stata la voce Struttura, dove si è evidenziato che la supertaglia, il cosiddetto modello spagnolo, sia impropria e per alcuni versi inopportuna da selezionare sul DdG. A riguardo, si è fatta un’interessante riflessione sul maschio testa rossa petto bianco di Maria Pia Corbo in cui a una taglia sufficiente corrispondeva un co-

Il giudizio

lore luminoso e pulito, scevro di brinatura, visibilmente superiore agli altri posti a confronto. Il nostro modello italiano con blocco testa-spalle più largo possibile e parti inferiori affusolate con ali lunghe va sostenuto con estrema fermezza, evitando inquinamenti strutturali con il modello spagnolo, goffo di piumaggio, con zone inferiori larghe e pieno di inopportune brinature che, oltre ad incidere sulla corretta saturazione dei pigmenti, comportano un colore fisico rifrattivo scarso e poco luminoso. Un altro aspetto evidenziato nel corso del convegno è stata la “casualità fenotipica” di soggetti spesso unici per i quali neanche l’allevatore sa come siano stati ottenuti. Tali soggetti, particolarmente appariscenti e belli nella cromia, in effetti sono vere e proprie bombe genetiche che portano a fenotipi incerti e indefinibili per le numerose azioni mutanti del genotipo. Inoltre, considerando che i pigmenti in gioco sono 4, sovrapposizioni di più effetti mutanti provocano fenotipi simili, se non uguali, con patrimoni genetici diversi. È il caso dei soggetti a fenotipo giallo, con o senza petto bianco, che creano spesso

interpretazioni diverse in fase di giudizio e conseguentemente disparità di punteggio. Ritengo che la corretta selezione vada fatta nell’ambito di fenotipi, puri o combinati, in forma omozigote. Non si aggiusta un fenotipo per maggior avvicinamento allo standard con interferenze sul genotipo di altri effetti mutanti. Semmai, meglio cambiare lo standard!

Concludo con un plauso a tutti gli organizzatori, competenti dinamici e corretti... chapeau!

Report sul diamante mandarino al Salento Birds Show di Emanuele Piccinini

Da due anni partecipo a questa manifestazione per il giudizio del diamante mandarino come esperto della sezione. È un evento molto piacevole ed educativo e fuori dal consueto circuito espositivo. Non è la semplice esposizione, ma un insieme di fattori nuovi e interessanti che concorrono a fare ornicultura. Amicizia, convivialità, competizione, impegno convergono verso un unico obbiettivo: la riuscita della manifestazione! Un’ornicoltura con la “O” maiuscola,

quella “sana”, con il fine di sviluppare e divulgare il nostro hobby, di far incontrare persone che condividono la stessa passione e per approfondire gli aspetti tecnici, in un momento destagionalizzato come giugno.

Vedere tanti giovani appassionati all’allevamento degli uccelli e disposti a lavorare per la propria realtà non è cosa da tutti i giorni.

Io oramai, essendo un po’ avanti con gli anni, ho il desiderio di trasmettere la mia esperienza e le mie conoscenze alle future generazioni; per questo vivo con molto entusiasmo questa realtà.

In primo luogo, ritengo che uno dei metodi per fare ciò sia quello di fare assistere al giudizio gli allevatori alle spalle del giudice, che deve giudicare a voce alta e spiegare i pregi e i difetti dei soggetti e il perché delle valutazioni attribuite ed è ciò che abbiamo fatto durante il giudizio dei diamanti mandarini, con grande interesse e soddisfazione reciproca.

Non tutti sono concordi con questo metodo, perché c’è sempre la malizia di chi pensa che il giudice potrebbe essere influenzato nelle valutazioni, ma non è

Diamante di Gould testa arancio femmina, foto: F.Faggiano
Diamante bavetta ino, foto e all:: Zanichelli

così, in quanto l’incontro ed il confronto sono sempre utili.

Le critiche, quelle ci saranno sempre: nessuna persona è uguale ad un’altra, perciò ognuno ha le proprie idee; però gli allevatori dovrebbero fare esperienza di queste cose per capire, imparare come allevare, selezionare ed esporre gli uccelli.

Io stesso ho cercato di capire come ogni giudice giudica per trarne esperienza, fin dai primi anni che avevo iniziato a frequentare il mondo ornitologico assistendo al giudizio come portagabbie. Per quanto riguarda la parte tecnica della manifestazione, ho valutato un buon numero di Diamante Mandarino, quasi 90 soggetti, esposti da oltre una decina di espositori, quasi tutti di media e alta qualità.

Il gruppo di allevatori di mandarini che costituiscono lo zoccolo duro del Salento Birds Show ha indirizzato la selezione più verso la combinazione di varie mutazioni che sui tipi base, ma i grigio dorsochiari erano i migliori, seguiti dai grigi. I soggetti in combinazione erano comunque numericamente in maggioranza, con fenotipi interessanti, buoni nei colori e nei disegni contrastanti alquanto piacevoli da vedersi, molti combinati con il pettonero e il pettoarancio. Presenti anche i charcoal e i beccogiallo. Anche la forma e il portamento della maggior parte dei soggetti esposti era da ritenersi buona: in questi ultimi anni in generale nel DM è migliorata notevolmente la selezione della struttura e gli espositori di questa manifestazione hanno saputo stare al passo; solo alcuni soggetti erano da ritenersi insufficienti, soprattutto per taglie minute e portamenti troppo verticali. Nel complesso, considerato il periodo, il gruppo di diamanti mandarini esposti è stato sicuramente rappresentativo per una specialistica di club e competitivo anche su un palcoscenico più ampio.

All’organizzazione impeccabile del giudizio, le associazioni organizzatrici hanno aggiunto, con il congresso sulla prospettiva della selezione, un momento di riflessione post giudizio interessante e molto partecipato, dando la possibilità di discutere sui soggetti vincitori. Non posso che congratularmi con questi ragazzi dell’associazione ornitologica di

Lecce e di Copertino per l’impegno e la riuscita di una bella manifestazione, dove si sono ritrovate qualità dei soggetti, tecnica, premiazioni e accoglienza.

Report sulla specialistica di club del genere Poephila di Gianluca Moroni

Un nuovo anno che inizia è una buona occasione per fare un consuntivo del precedente.

A proposito delle mostre ornitologiche FOI, spicca per originalità e capacità organizzativa la sperimentale Salento Birds Show Speciale Estrildidi 2025! La scelta della data estiva, inizialmente sorprendente, può effettivamente diventare un esempio per tutti a livello del Mediterraneo.

Questo evento ha tutte le carte in regola per diventare un appuntamento fisso, imperdibile per l’allevatore moderno di estrildidi, senza il problema di avere altre mostre concorrenti in quel periodo.

A tal proposito, andrebbe prevista anche una sincronizzazione della stagione riproduttiva del proprio allevamento in funzione di questa imperdibile mostra, che si caratterizza per la presenza di giudici specialisti, in una location meravigliosamente “esotica”, che invita anche a venire in vacanza in questa città nella settimana della mostra.

Dal punto di vista squisitamente tecnico, sono stato destinato al giudizio dei codalunga, dei bavetta e dei mascherati. Ho visto la partecipazione “massiccia” di tutti i veterani dei codalunga Hecky, iscritti o meno al club del codalunga, che si sono confrontati sul tavolo di un giudice sempre emozionato. Nonostante il passaggio di diversi decenni di giudizio, è stato sempre prezioso quello spirito collegiale d’integrazione che deriva dal costruttivo confronto con i colleghi nei momenti di maggior complessità della valutazione.

Alcune citazioni del lavoro, che riguardano la premiazione del miglior codalunga ancestrale Hecky singolo, nettamente il migliore da ogni punto di vista, non fosse che per il fatto di avere un grigio del collo-testa leggermente meno brillante di quelli che abitualmente vediamo sul podio. Il soggetto, però, aveva una così netta superiorità nelle altre voci che ha giustamente meritato il gradino più alto del podio. Altra categoria di giudizio di altissimo livello è stata quella del singolo topazio (nero) bruno che ha portato alla ribalta il problema della presenza di un disegno con molta eumelanina nera, rispetto a colori più caldi, “rossicci” e intermedi, associato alla presenza di minime schiariture/scoloriture del pigmento, che vanno dal grigiastro al quasi bianco. In queste situazioni di definizione molto particolari, e super specialistiche, la scheda riassuntiva di giudizio diventa un po’ stretta nel racchiudere ed esprimere al meglio l’analisi completa di un giudizio un po’ più approfondito. In questo caso, non preferire il disegno più scuro significherebbe non aver ancora “digerito” e capito che il topazio nero bruno deve avere ben presente nella bavetta e nel calzone l’eumelanina nera, che crea quell’efficace cromatismo di colore simile al “cioccolato fondente”, ben lontani dalla selezione intermedia dei tempi, quando ancora il topazio veniva genericamente e superficialmente chiamato nel centro Europa Isabel Comunque, il topazio in giudizio resta una delle mutazioni più riuscite a livello sportivo…. e pensare che qualcuno avrebbe voluto rimuoverlo dalle categorie.

Diamante di Gould pastello sf testa rossa, foto e all.: Formicone

I migliori topazio sono sempre appariscenti, con strutture importanti, simili ai migliori ancestrali, con piumaggio serico e colori ben contrastati, una vera attrazione per l’allevatore buon selezionatore!

Altre note d’interesse riguardano i bavetta mutati molto belli e anche i combinati codalunga, particolari e rari al punto che sembrava ci fosse a concorso un possibile ino grigio, da confermare… In conclusione, posso affermare che l’evento sia dunque anche una bella mostra ornitologica, oltre che una manifestazione più ampia. Tanti complimenti e ringraziamenti al Club del diamante codalunga per la presenza e a tutti gli organizzatori, in particolare a Francesco Faggiano, Andrea Cudazzo, Jari Spagna e a tutti i collaboratori della mostra sperimentale per l’accoglienza e la fiducia.

Vi invito, dunque, a partecipare tutti alla prossima edizione: accorrete numerosi

e portate il vostro entusiasmo e riconoscenza a quelle associazioni e club che, nonostante i tempi moderni, con le loro difficoltà, riescono ancora ad organizzare mostre ornitologiche meravigliose!

Conclusioni

Crediamo che il ruolo di ogni ornicoltore vada oltre il protagonismo competitivo, che pur rappresentando una forte leva motivazionale non è più sufficiente a reggere la pressione di una società tanto complicata che distrae l’uomo dalle proprie passioni, anche quelle più belle, come l’ornicoltura. Attendere la grande occasione annuale, senza una quotidianità, senza vissuti di comunità, di gruppo, di associazione non permette di sviluppare un’identità ornicolturale solida e duratura. In altre parole, non ci saranno più ornicoltori se ognuno di noi non si rimette nuovamente a fare ornicoltura in prima linea, a casa propria, tornando a realizzare un’ornicoltura di

prossimità. Aspettare che altri facciano per noi i convogliamenti e/o organizzino le manifestazioni è quanto meno anacronistico, in un mondo che, peraltro, considera gli sport con gli animali e le selezioni zootecniche quasi delle mostruosità. Costruire cultura sulla nostra passione ornicolturale, renderla visibile e accessibile a nuovi target è il modo e l’obbiettivo da perseguire. Il Salento Birds Show vuole essere questo, un’esperienza conviviale e tecnica allo stesso tempo, che rinforzi i legami con gli amici e i compagni di passione, ma che renda anche visibili a livello territoriale, a neofiti e simpatizzanti i nostri esemplari, le nostre realtà associative, lo sport, la tecnica e la competizione! Ringraziamo tutti i tecnici, gli espositori, i club e gli sponsor per il sostegno e la condivisione dell’obbiettivo. Un ringraziamento speciale va a Luciano, Daniele, Imer, Roberto, Ivano, Peppino e all’immancabile Lia.

La fase di convogliamento alle mostre ornitologiche

Nel panorama dell’ornitologia sportiva amatoriale, le fasi dell’allevamento vengono tradizionalmente identificate nella selezione genetica, negli accoppiamenti, nella crescita, nella muta e nella preparazione dei soggetti alle esposizioni. Tuttavia, esiste una fase spesso trascurata, raramente citata e talvolta sottovalutata, che può incidere in maniera determinante sia sul risultato sportivo sia sul benessere animale dei soggetti: il convogliamento.

Il convogliamento rappresenta la fase cruciale di passaggio tra il lavoro selettivo dell’allevatore e il contesto espositivo. È una fase tecnica, delicata e ad alta responsabilità, nella quale pochi secondi di inefficienza, se moltiplicati per decine o centinaia di soggetti, possono trasformarsi in tempi prolungati delle fasi di alloggiamento dei soggetti, pregiudicando sia il risultato espositivo sia il benessere animale.

Il convogliatore non svolge un semplice ruolo logistico, ma agisce come anello di raccordo tra allevatori, organizzazione espositiva e segreteria tecnica. La sua professionalità si esprime nella capacità di:

Il convogliamento rappresenta la fase cruciale di passaggio tra il lavoro selettivo dell’allevatore e il contesto espositivo. È una fase tecnica, delicata e ad alta responsabilità

•ottimizzare i tempi di presa in carico dei soggetti;

•verificare la correttezza della documentazione e delle indicazioni da appore sui trasportini;

•gestire grandi numeri senza compromettere la qualità del lavoro;

•ridurre al minimo lo stress legato a trasporto e manipolazione.

Un convogliamento ben organizzato consente agli uccelli di arrivare al giudizio nelle migliori condizioni possi-

bili, valorizzando il lavoro dell’allevatore e garantendo equità e correttezza nella competizione.

Affinché il convogliamento sia efficiente, è indispensabile una collaborazione consapevole da parte degli allevatori. Errori apparentemente marginali, se ripetuti su un numero elevato di soggetti, possono rallentare in modo significativo l’intera procedura, incidendo negativamente sul benessere animale.

Tra le principali criticità riscontrabili in fase di consegna e durante le fasi di ingabbio si evidenziano:

•mancanza o errata indicazione dei soggetti, con cartellini incompleti o non conformi;

Gruppo di convogliatori al Campionato Italiano di Parma

•errato alloggiamento nei trasportini o inserimento doppio nei trasportini singoli, che rende necessari ricollocamenti e ulteriori manipolazioni;

•mancata o errata indicazione dei cambi di categoria, sezione o classe di concorso;

•condizioni igieniche non adeguate dei soggetti, che comportano controlli aggiuntivi e possono compromettere l’immagine dell’allevamento;

•ritardi nella consegna dei soggetti ai punti di raccolta agli orari indicati.

Ogni secondo perso per singolo soggetto, moltiplicato per grandi numeri, si traduce in tempi più lunghi di attesa e permanenza in gabbia, con effetti negativi su stress, forma e rendimento in esposizione.

Un convogliamento efficiente non è solo una questione organizzativa, ma rappresenta un fattore determinante di benessere animale. Ridurre i tempi morti, limitare le manipolazioni e garantire una gestione ordinata significa tutelare gli uccelli e permettere loro di esprimersi al meglio durante il giudizio.

In questo contesto, la sinergia tra allevatori e convogliatori diventa un elemento imprescindibile per il raggiungimento del risultato sportivo e del benessere animale.

In un’ornitologia sportiva moderna e strutturata, il ruolo del convogliatore deve poggiare su una solida formazione tecnica. Ma l’esperienza maturata sul campo resta un valore fondamentale, poiché consente di conoscere specie, categorie, regolamenti e criticità operative. Tuttavia, essa deve essere affiancata da percorsi di aggiornamento periodici, attraverso corsi dedicati alle normative vigenti, alle procedure di convogliamento, al benessere animale e alle buone pratiche organizzative. Un ulteriore passo evolutivo è rappresentato dalla creazione di team di convogliamento specializzati, ciascuno con competenze specifiche all’interno delle diverse aree operative delle manifestazioni ornitologiche (accettazione, controllo documentale, gestione trasporti, supporto alla

L’esperienza maturata sul campo resta un valore fondamentale, poiché consente di conoscere specie, categorie, regolamenti e criticità operative

segreteria, gestione delle criticità). Team strutturati e coordinati consentono di individuare tempestivamente eventuali problemi, comprenderne subito la natura e risolverli in modo rapido ed efficace, evitando rallentamenti e disservizi.

Il ruolo dei convogliatori è oggi essenziale anche per la buona riuscita delle manifestazioni in termini numerici. Negli ultimi anni si assiste sempre meno alla presenza di singoli allevatori o piccoli gruppi che convogliano autonomamente i propri soggetti, soprattutto quando si tratta di manifestazioni lontane dal territorio di appartenenza.

L’aumento dei costi di trasporto e una progressiva perdita della spinta as-

sociativa hanno portato molti allevatori ad affidarsi a gruppi di convoglio organizzati, riconosciuti come affidabili e competenti. Questi gruppi, grazie alla fiducia riposta dagli allevatori, rappresentano un elemento chiave per la partecipazione massiccia alle grandi manifestazioni.

Senza un sistema di convogliamento efficiente e credibile, eventi di alto livello come i Campionati Italiani e i Campionati Mondiali difficilmente potrebbero raggiungere i numeri e il prestigio che li contraddistinguono oggi.

In conclusione, il convogliamento non è una fase accessoria dell’ornitologia sportiva, ma una componente tecnica strategica, determinante per il risultato sportivo, per il benessere animale e per la riuscita stessa delle manifestazioni.

Valorizzare il ruolo dei convogliatori significa riconoscere il loro contributo silenzioso ma fondamentale, promuovere una maggiore consapevolezza tra gli allevatori e investire nella qualità complessiva del sistema espositivo. Solo attraverso professionalità, formazione e collaborazione sarà possibile continuare a rendere grandi le manifestazioni ornitologiche a livello nazionale e internazionale.

Gruppo di convogliatori Campani alla mostra Sor 2025

Mostra Ornitologica divulgativa a Torretta

Un successo di partecipazione e cultura naturalistica

Nel mese di ottobre Torretta (PA) ha ospitato un importante evento dedicato al mondo degli uccelli ornamentali: la 1ª mostra ornitologica divulgativa organizzata dall’Associazione Ornitologica Panormus. L’iniziativa, accolta con entusiasmo dal Consiglio Comunale e in particolare dal Sindaco Arch. Damiano Scalici, è stata pensata per avvicinare grandi e piccoli alla conoscenza dell’avifauna da allevamento e al rispetto per gli animali; ha riscosso un grande successo e ha visto un’affluenza continua per tutta la duratadell’esposizione.

Tra i momenti più significativi della manifestazione si sono distinte le visite guidate delle scolaresche, che hanno trasformato la mostra in una vera e propria aula didattica a cielo aperto. I bambini, accompagnati dagli insegnanti e dai volontari dell’associazione,

Tra i momenti più significativi della manifestazione le visite guidate delle scolaresche, che hanno trasformato la mostra in una vera e propria aula didattica a cielo aperto

hanno potuto osservare da vicino le diverse specie esposte, conoscere le peculiarità dei vari canarini, fringillidi ed esotici e porre domande su alimentazione, comportamento e tecniche di allevamento. L’entusiasmo dei più piccoli è stato evidente: molti di loro vedevano per la prima volta da vicino canarini di razze pregiate, pappagallini colorati ed altri uccelli provenienti dai nostri allevamenti. L’associazione ha messo particolare cura nel trasformare la visita in un’esperienza formativa, ar-

ricchita da spiegazioni semplici e momenti di confronto.

All’interno dell’esposizione ornitologica è stata allestita una mostra interamente dedicata ai disegni realizzati dai bambini delle classi partecipanti. Il tema, naturalmente, era quello degli uccelli e della biodiversità. I piccoli artisti hanno rappresentato con fantasia e sensibilità canarini, parrocchetti, rapaci e uccelli della fauna mediterranea, dando vita a un’esposizione colorata e coinvol-

Ringraziamento allo Studio d'arte Bergamo-Rota

gente. I bambini sono stati tutti premiati con una medaglia offerta dalla FOI, un riconoscimento che ha riempito d’orgoglio i giovani partecipanti e le loro famiglie. La premiazione si è svolta in un clima di festa, sottolineando l’importanza di educare le nuove generazioni al rispetto degli animali e al valore della biodiversità. In parallelo alla sezione divulgativa, l’Associazione Ornitologica Panormus, in collaborazione con il club dell’Arricciato del Sud e del Gibber Italicus, ha ospitato anche una mostra specialistica dedicata a due razze di canarini tra le più affascinanti e tecnicamente impegnative, appunto l’Arricciato del Sud e il Gibber Italicus. La sezione specialistica ha confermato la vocazione della Panormus nel promuovere la cultura ornitologica non soltanto a livello amatoriale, ma anche tecnico e professionale. Gli allevatori hanno apprezzato l’organizzazione impeccabile, la qualità dei giudizi e la possibilità di confrontarsi con colleghi di grande esperienza.

Una nota di ringraziamento va allo studio d’arte Bergamo-Rota per aver arricchito la mostra con l’esposizione di quattro opere successivamente donate alla nostra associazione.

L’iniziativa, nelle sue due anime — divulgativa e specialistica — ha rappresentato un momento importante per Torretta e per tutta la comunità ornitologica locale. Da un lato, ha coin-

Un evento che dimostra, ancora una volta, come il mondo dell’ornitologia possa essere un ponte tra educazione, cultura e tradizione

volto e formato i più giovani, avvicinandoli all’amore per la natura; dall’altro, ha valorizzato l’eccellenza allevatoriale italiana, con alcune delle sue razze storiche e i suoi appassionati di lunga data. Un evento che dimostra, ancora una volta, come il mondo dell’ornitologia possa essere un ponte tra educazione, cultura e tradizione; il tutto si è poi concluso con una grigliata di prodotti a km zero offerta dall’associazione a tutti i partecipanti e visitatori.

Visite delle scolaresche durante la fase di giudizio del Club Arr. del sud e Gibber italicus
Premiazione alunni della Scuola elementare Papa Giovanni Paolo I di Torretta
Ringraziamento alle donne dell'Associazione Ornitologica Panormus per l'instancabile lavoro svolto

P ensieri in libertà

In memoria di un grande Amico: Maurizio Manzoni

L’ornitologia italiana e internazionale ha perso una figura di spicco e di massimo riferimento sia nell’ambito del nostro movimento federale, sia nella sfera della cultura in generale.

Maurizio Manzoni ha prematuramente concluso il suo viaggio sulla terra ma ha lasciato in tutti gli allevatori e appassionati che hanno avuto modo di conoscerlo una traccia indelebile che verrà sicuramente ricordata e tramandata negli anni a venire. Ho avuto modo di conoscere e iniziare a frequentare Maurizio oltre venti anni fa, quando cominciammo a occuparci di vita associativa, diventando esponenti delle nostre associazioni di appartenenza ed entrando a far parte del direttivo del Raggruppamento Laziale. Da quel periodo in poi, siamo rimasti sempre in contatto, anche se coinvolti in maniera differente nei ruoli rispettivamente ricoperti.

Quando iniziai a occuparmi della nostra rivista, non esitai a indicarlo come collaboratore di redazione in particolare per il settore degli Ondulati e Psittaciformi, di cui è stato un profondo conoscitore e un ottimo giudice. La sua conoscenza della genetica è ancora oggi testimoniata da tutti coloro che si sono nel tempo rivolti a lui per apprendere le nozioni necessarie al fine di poter iniziare il percorso di giudice ornitologico, o per approfondire la propria cultura guidati da un vero maestro dell’ornitologia amatoriale e sportiva.

Ma Maurizio Manzoni è stato anche un esempio di umanità, relazioni sociali e comportamenti impeccabili nei confronti di coloro che ha avuto modo di incrociare nel suo illuminato percorso professionale e hobbistico. La sua qualifica di Ingegnere, professione svolta autorevolmente, non gli ha mai impedito di dedicarsi alla passione ornitologica, anch’essa praticata con la massima applicazione e serietà, oserei dire con rigore quasi scientifico. Mi vengono in mente, ad esempio, le discussioni sull’alimentazione degli uccelli, con tanto di precisissimi schemi che preparava al computer per poi divulgarli a chi chiedesse consigli al riguardo. Ma questo è solo un aspetto della sua bella personalità, sempre schietta e sincera anche nell’esprimere critiche, da tutti accettate di buon grado perché scevre da condizionamenti esterni o manipolazioni

finalizzate a soddisfare altre esigenze. Voglio ricordare con estrema malinconia, ma anche con vero piacere, i giorni vissuti intensamente in fase di preparazione del libro sul Pappagallino Ondulato (autore G. Fogliati), di cui Maurizio ha curato l’edizione andata in stampa e ora fiore all’occhiello delle pubblicazioni FOI. In quelle lunghe ore trascorse in tipografia, ebbe modo di verificare che ogni singolo disegno corrispondente alle rispettive mutazioni descritte venisse riprodotto con le giuste tonalità di colore, per non fuorviare la percezione del lettore/allevatore interessato all’argomento. Riconosco di aver davvero apprezzato il suo lavoro certosino che, solo superficialmente, avrebbe potuto essere considerato come “eccesso di pignoleria” ma che in realtà era sintomo di massima attenzione e pura passione verso i temi trattati in quel libro. Credo che in tanti potrebbero raccontare le esperienze ornitologiche condivise

P ensieri in libertà

con Maurizio perché, essendo una persona riservata e poco incline al futile pettegolezzo, aveva molti amici che lo stimavano e lo consideravano affidabile e intellettualmente onesto.

Non basterebbe un numero intero della rivista per ricordarlo, pur se solo in parte, ma ci piace sottolineare il fatto che sia stato degnamente commemorato nel corso dell’ultima assemblea giudici, svoltasi a Chianciano Terme, quando la platea di “colleghi” si è protratta in un lunghissimo applauso riservato alla sua memoria, in presenza dei suoi due figli invitati appositamente per ritirare uno speciale riconoscimento post mortem a lui dedicato.

Vorrei evidenziare quanto da lui riferitomi poco prima del Campionato Italiano, comunicando con dispiacere la sua impossibilità a presenziare per i

In ricordo di Josef Wieser

Ilforti dolori che lo affliggevano da alcuni mesi, dolori che non gli hanno però impedito di andare a giudicare fieramente presso tutte le mostre in cui era stato designato nella scorsa stagione espositiva. Un atteggiamento encomiabile nei confronti di un impegno svolto con totale spirito di collaborazione e sacrificio.

Maurizio Manzoni ci mancherà tantissimo, la sua “attività” e il suo “esempio” difficilmente potranno essere dimenticati da chi ha condiviso seppur solo qualche momento con lui. Ma la sua mancanza potrà diventare anche la bussola che ci guiderà nel prosieguo della nostra vita, ornitologica e non solo.

Gennaro Iannuccilli e la Redazione di Italia Ornitologica

16 aprile 2026 è venuto a mancare il cav. Josef Wieser, fondatore e storico presidente per tanti anni dell’Associazione Ornicoltori Atesini di Bolzano. Josef – o meglio “il Wieser” come tutto lo chiamavano con affetto - è stato un punto di riferimento per tantissimi allevatori di tutte le età, grazie alla sua instancabile energia e alla sua grande passione ornitologica: è stato capace soprattutto di trasmettere questa sua passione a tanti allevatori ai quali non ha mai fatto mancare un consiglio o una parola di incoraggiamento.

Le mostre che organizzava attiravano sempre tanti allevatori, perché Josef sapeva far sentire tutti come una famiglia grazie alla sua disponibilità e simpatia. Josef, mancherai molto al mondo dell’ornicoltura, ma sicuramente rimarrai nei cuori delle tante persone che ti hanno conosciuto.

In ricordo di Natale Bado

L’

Associazione Padovana Ornicoltori piange un suo grande socio, Bado Natale. Grande nell’aspetto ma immenso nell’animo e nel cuore, colonna portante e instancabile lavoratore per l’associazione, ha contribuito e creduto dall’inizio nella creazione del club dell’Arricciato Padovano dove è stato socio e fondatore. Grande amante del mondo ornitologico, sempre presente ad ogni manifestazione dell’associazione e agli eventi del club. Noi dell’Associazione Padovana continuiamo a ricordare la sua figura e la sua esperienza di allevatore ma soprattutto il suo modo di confrontarsi con tutti gli allevatori di ogni specie che fa parte del nostro mondo, portando tutti allo stesso livello senza mai prediligere una specie ma ponendo in primo piano l’amore che si ha nell’allevare ciò che più ad ognuno piace.

I tuoi Amici ornicoltori

L’Associazione Padovana Ornicoltori con il Club dell’Arricciato Padovano

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Riflessioni sull’attuale crisi profonda dell’ornicoltura in particolare sull’allevamento di canarini Arriciati

Negli ultimi anni il mondo dell’ornitologia sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Le problematiche ambientali globali, documentate da organismi come BirdLife International e, in ambito nazionale, dalla LIPU, hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra uomo e avifauna. Se nel contesto selvatico la priorità è la conservazione dell’habitat, nell’allevamento ornamentale la questione centrale diventa la sostenibilità genetica e sanitaria delle razze selezionate. Tra queste, i canarini arricciati rappresentano uno dei patrimoni più affascinanti e complessi dell’ornitologia domestica. La crisi profonda dell’ornitologia, e in particolare dell’allevamento dei canarini arricciati, è un tema molto sentito tra gli allevatori Italiani ed Europei. Non si tratta solo di un calo numerico, ma di un cambiamento culturale, economico e generazionale.

I Canarini Arricciati

Un patrimonio in difficoltà, razze come Arricciato di Parigi, Arricciato del Nord, Arricciato del Sud, Arricciato Svizzero, Fiorino, Gibber Italicus con Arricciato Padovano ed AGI rappresentano decenni di selezione genetica e cultura allevatoriale. Oggi però sono sempre meno gli allevatori specializzati, e molte linee di sangue stanno scomparendo.

Le cause della crisi

1)Ricambio generazionale quasi assente: l’ornitologia sportiva non attira più i giovani.

Le nuove generazioni hanno interessi diversi e meno tempo da dedicare a una passione che richiede: presenza quotidiana, conoscenze tecniche, spazi adeguati.

L’età media degli allevatori è alta e molti smettono senza avere eredi allevatoriali.

2)Costi in aumento vertiginosi

Allevare canarini arricciati di qualità è costoso: mangimi specifici, integratori, gabbie regolamentari, iscrizioni a mostre e associazione/federazione, spese veterinarie; il rapporto tra investimento e ritorno economico è spesso negativo.

3)Calo delle mostre ornitologiche e delle associazioni, manifestazioni un tempo centrali stanno riducendosi sempre di più.

La Federazione - FOI ha riscontrato negli anni una contrazione degli iscritti.

Meno mostre ornitologiche significa: meno stimolo competitivo, meno scambio genetico, meno visibilità.

4)Problemi sanitari e nuove normative.

Normative più stringenti, maggiore attenzione al benessere animale, malattie emergenti, difficoltà nel

reperire i farmaci specifici; tutto ciò rende l’allevamento più complesso rispetto al passato.

5)Deriva estetica eccessiva

In alcune razze di canarini arricciati, la selezione estrema ha portato a posture innaturali, problemi di fertilità, problemi di cecità, soggetti poco rustici. Questo ha generato dibattito etico e disaffezione in parte del mondo allevatoriale.

Il caso specifico dei canarini Arricciati

I canarini arricciati sono tra i più colpiti perché: richiedono selezione tecnica molto raffinata, la qualità è difficile da ottenere, o se ne ottiene in un numero esiguo; le razze sono meno “commerciabili” rispetto ai canarini di colore; il pubblico generico spesso non ne comprende il valore morfologico, un canarino arricciato di alto livello richiede anni di lavoro selettivo.

È una crisi irreversibile? Non necessariamente, ci sarebbero tre possibili strade da intraprendere:

•Rinnovamento culturale, uso dei social per divulgazione, tutorial, promozione delle razze.

•Selezione più etica, maggiore attenzione alla salute animale, fertilità e rusticità.

•Collaborazione tra allevatori, giudici e club di specializzazione; creare reti più solide, scambi genetici mirati e meno competizione distruttiva.

Una riflessione più profonda: mi viene da dire che la crisi dell’ornitologia non è solo economica, è culturale. Un tempo allevare significava appartenenza, identità, orgoglio territoriale, trasmissione del sapere. Oggi viviamo in una società più veloce, digitale, meno legata ai ritmi naturali. L’allevamento dei canarini arricciati richiede lentezza, oculatezza, osservazione e tanta pazienza, qualità sempre più rare.

Il momento critico dell’ornitologia non è solo una fase di difficoltà, ma un punto di svolta. I canarini arricciati rappresentano un patrimonio selettivo straordinario, frutto di competenza, passione e cultura allevatoriale. Tuttavia, la loro tutela e la loro crescita passa attraverso una selezione più consapevole, scientificamente informata e geneticamente sostenibile. L’allevatore del futuro dovrà essere non solo estimatore dello standard, ma gestore responsabile del patrimonio genetico, capace di coniugare tradizione e innovazione, bellezza e salute, etica e innovazione tecnica. Solo così i canarini arricciati potranno continuare ad essere non un retaggio del passato, ma una pratica viva, consapevole e culturalmente significativa.

Emilio Sabatino

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