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Italia Ornitologica, Numero 3/4 2026

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ANNO

numero 3/4 2026

LII
Canarini di Colore Riconoscimento C.O.M. Canarino nero perla
Estrildidi Fringillidi Ibridi Gli astri montani 1ª parte
Ondulati ed altri Psittaciformi Osserviamo il vigore dei nostri pappagalli
Didattica & Cultura Sincretismo selettivo
Rivista bimestrale di Ornitologia Scientifica - Tecnica - Pratica Organo Ufficiale della F.O.I.-ETS

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In copertina: Canarino Nero Perla bianco dominante (Serinus canaria)) Foto: A.J.

Canarini di Colore
Estrildidi Fringillidi Ibridi Ondulati

Editoriale

Diffidenza

Quando ho cominciato ad interessarmi di allevamento ornitico in modo serio, mi sono accorto subito che la diffidenza era indispensabile e con essa le verifiche. Mi fu ben presto chiaro che c’erano fantasiosi miti da sfatare e tutta una serie di errori da correggere.

I vari allevatori davano spesso spiegazioni diverse e talora strane. Anche i testi del settore non sempre erano in armonia fra di loro e tantomeno con testi scolastici certo più attendibili.

Anche in libri mediamente ottimi o buoni mi sono accorto che c’erano parti nettamente da respingere.

Fra gli allevatori poi c’era spazio per un intero trattato sui luoghi comuni e sulle superficialità. Si badi, a volte errori espressi in perfetta buona fede, altre volte sospetti. Minimizzare un difetto non sempre è un errore; talora è un modo per cercare di vedere meglio il soggetto difettoso.

Devo ringraziare la mia innata diffidenza ed il mio innato spirito critico che mi hanno permesso di farmi venire prima dubbi e poi, in seguito a verifiche, anche certezze su certe prese di posizione errate.

Un errore in perfetta buona fede che ricordo è quello di un vecchio allevatore importante che diceva, parlando di canarini: “quello che fa bene a noi, fa bene anche a loro”. Non poteva avere un interesse ed inoltre usava, per l’allevamento, il pane inzuppato nel latte. Pratica all’epoca molto diffusa, nonostante la sua inopportunità. Evidentemente non si era capito che il latte è per mammiferi non per uccelli; infatti questi ultimi, fra l’altro, non digeriscono lo zucchero del latte, il lattosio (anche nell’uomo adulto esistono intolleranze a latte e latticini). Più praticabile l’uso della caseina, proteina del latte. Per le proteine nobili, meglio l’uovo, gli insetti ed altro. Per fortuna che i canarini sono molto frugali ed adattabili e ce la fanno anche con alimentazioni non proprio ineccepibili.

Un errore sospetto invece era quello di affermare che le macchie melaniche del piumaggio non si trasmettono o si trasmettono poco, mentre quelle “ossee” di becco e zampe, di più. A parte il fatto che il becco, le squame del piede e le unghie, non sono affatto ossa ma produzioni cutanee di cheratina come le penne, questo non corrisponde al vero. In questa circostanza sospetto che potesse esserci, in qualche caso, il desiderio di vedere meglio i difettosi.

Da ragazzo ebbi la fortuna di fare amicizia con un mio coetaneo e concittadino con lo stesso hobby, Paolo Franzosi, persona dotata di grande intelligenza, non a caso si laureò in fisica con

la lode e divenne un brillante ricercatore. Dopo un certo periodo, fu afflitto da una grave allergia che lo allontanò dal nostro ambiente, inoltre purtroppo morì prematuramente. Quando era in vita discutevamo di diversi argomenti. Non a caso i miei primi 2 articoli li scrissi con lui; uno di questi costituiva il primo articolo dove si spiegava in modo finalmente certo e chiaro che le categorie esistono anche negli apigmentati lipocromici (bianchi). Circostanza prima ignorata o ventilata in modo dubbio o poco chiaro (Le categorie dei bianchi - Il giornale degli uccelli ed. Encia Udine - aprile 1973). All’epoca molti consigliavano di usare gialli deboli e brinati, a prescindere dalle caratteristiche del bianco da accoppiare, errore gravissimo.

Con Paolo spesso ci facevamo qualche risata difronte a certi sfondoni di vari allevatori e perfino tecnici di allora. Eravamo abbastanza clementi quando era solo ignoranza generale, ad esempio uno diceva: “gli anovelli” invece di i novelli. Molto meno clementi quando questi diceva: “qui c’è dentro dell’isabella” frase priva di senso che utilizzava in varie circostanze, magari quando per lui le caratteristiche di un soggetto non erano chiare. Eppure questo allevatore aveva alcuni seguaci. C’erano anche personaggi che andavano per la maggiore e che se ne uscivano con tesi a dir poco strane, come: “non bisogna comprare il campione, ma suo fratello, perché il campione è finito”. Mi chiedo cosa direbbero gli allevatori di cavalli che cercano i migliori stalloni già vincenti, se dicessimo loro che sbagliano e dovrebbero cercare un fratello, magari già perdente! Ovviamente il fratello di un campione, ammesso che sia veramente tale, potrebbe avere latenti buone caratteristiche, ma comunque ben difficilmente sarebbe razzatore migliore del fratello campione. Poi perché finito? Non credo che pensassero alla condizione troppo omozigote, talora effettivamente invocabile. È vero che non tutti i campioni si sono rivelati ottimi razzatori, ma la storia non consente generalizzazioni e bisogna valutare caso per caso. Non faccio considerazioni ulteriori che richiederebbero un discorso a parte. Frase peggiore era: “la femmina non da niente”, oppure: “comprare maschi è pericoloso, non si sa cosa possano nascondere”. Una sorta di generalizzazione abnorme della faccenda della coppia cromosomica sessuale, la cui conoscenza ed interpretazione era evidentemente molto, ma molto strana. Ricordo che scherzando con Paolo su questo aspetto dissi: “ha ragione, una volta ho comprato un maschio ed era pericoloso; infatti è esploso!”. Il tutto con facili risate. Il guaio era

Editoriale

che certi discorsi da alcuni venivano presi sul serio… e su questo non c’era nulla da ridere, ma da meditare tristemente. Anche i testi spesso contenevano errori. Ne ricordo uno in cui si parlava di “glumi svuotati” che rimanevano nella mangiatoia, alludeva alla parte esterna dei semi sgusciati; ebbene questa parola “glumi” non esiste, eppure nel complesso il libretto non era neanche male. Nonostante l’inesistenza, la parola mi è rimasta in mente, ero bambino quando l’ho letta. Da qui la responsabilità di chi scrive. A volte lo scritto assume, anche se non particolarmente meritevole, un certo prestigio. Non a caso vecchi testi sono ancora citati senza il dovuto spirito critico. Da considerare che testi nel complesso buoni se non proprio ottimi, per la loro epoca, contengono parti errate talora in modo grave. A volte si è letto del rosso come se fosse un carattere monogenico o quasi, quando è uno dei più tipici esempi di carattere poligenico o multifattoriale complesso. Si è anche parlato come se il rosso fosse pieno nel Cardinalino, cosa che non è, indicando possibili vie per arrivare al rosso pieno nel Canarino; ovviamente tutte vie impossibili. Ben presto mi sono accorto che molti, anche autori, pensavano di poter utilizzare le leggi di Mendel in tutti i casi, mentre sono valide solo per i caratteri mendeliani, cioè per caratteri prodotti da un solo gene autosomico, a penetranza completa ed espressività costante, decisamente dominante o recessivo e, per la terza legge, le coppie alleliche considerate devono essere situate su coppie cromosomiche diverse. Mi sono quindi premurato di superare l’aspetto leggi di Mendel studiando altri tipi di ereditarietà. Questo non certo per disprezzo verso Mendel come, incredibile a dirsi, sono stato accusato di avere, ma per valutare tutte le diverse tipologie di eredità. Ciò anche in considerazione del fatto che i caratteri mendeliani tipici non sono la maggioranza, questo segnatamente nel Canarino. A proposito di cattiva interpretazione dell’eredità mendeliana, ricordo uno scritto in cui si diceva che accoppiando due soggetti meticci fra Parigino e Norwich sarebbero dovuti uscire 25% di Parigini, 25% di Norwich e 50% di meticci. Non posso fare commenti poiché sarebbero troppo pesanti. Mendel potremmo dire che ci ha fornito le chiavi d’accesso alla genetica, ma le chiavi del portone d’ingresso non sempre sono utilizzabili per tutte le porte successive.

Su testi scientifici importanti si tende ad allargare la validità delle leggi di Mendel a fenomeni simili, ma non tipici come la dominanza parziale ed altro ancora; ebbene io sono solo un dilettante, non certo al livello di chi fa queste estensioni, ma mi permetto di non essere d’accordo. Le differenze, anche se piccole, servono a capire meglio la particolarità del caso; non è di alcuna utilità sottovalutarle per farle rientrare negli schemi mendeliani. La mia ritengo sia l’ottica dell’allevatore competitivo, poiché la qualità può essere data anche dai particolari, pur prevalendo le caratteristiche principali.

Ricordo casi di acquisti inadeguati ed a prezzo eccessivo, per

troppa fiducia. Con successive difficoltà sul contegno da tenere, per via anche del carisma del venditore. Perfino con il rischio di danneggiare anziché migliorare il proprio ceppo. Se richiesto ho consigliato, dicendo che era meglio un danno solo economico piuttosto che anche genetico, quindi di astenersi dall’impiego degli inadatti. In un lontano passato è capitato anche a me; mi venne portato un soggetto inadeguato, e feci finta di niente, per evitare imbarazzi; certo non usai tale soggetto. Forse ho sbagliato, ma a volte la diplomazia è necessaria o almeno opportuna.Un caso simile lo ricordo pure in una mostra. Un signore che non conoscevo mi fermò e mi chiese di certi canarini che intendeva comprare. Sempre disponibile, lo accompagnai da un collega che aveva ottimi soggetti di quel tipo e ad un prezzo molto contenuto. Poi mi allontanai. Poco dopo lo vidi presso un allevatore molto noto che acquistava soggetti di quello stesso tipo. Immagino ad un prezzo molto più alto, per fortuna che erano belli, anche se un poco meno di quelli del collega presso il quale lo avevo accompagnato.

La diffidenza, tuttavia, non deve sfociare nel pregiudizio. Il prezzo basso spesso è indice di scarsa qualità, ma non sempre, a volte è usato per vendere in condizione di scarsa richiesta. Inoltre non sempre il prezzo alto indica buona qualità, c’è chi conosce il trucco ed offre a caro prezzo anche ciò che vale poco. La massima “si ha per quel che si paga” è apprezzabile e spesso valida, ma non proprio sempre.

Vi sono anche allevatori che pontificano convinti che i loro soggetti siano i più belli a prescindere; se non vincono, sono i giudici che non capiscono. Altri vorrebbero cambiare gli standard ogni anno per adeguarli ai loro soggetti. Ricordo che molti anni or sono un allevatore mi voleva convincere che gli agata più belli erano quelli con punta del becco e unghie nere! Si badi, convinto e senza ombra d’imbarazzo! Per fortuna che una C.T.N. su questo punto si espresse bene imponendo penalità adeguate a questo gravissimo difetto.

Quindi non resta che ribadire la necessità di diffidare sia delle persone che, ovviamente, degli scritti, andando sempre in verifica. Questo vale pure per me, anche se ritengo di essere uno dei meno pericolosi, poiché mi esprimo con cautela, valuto con attenzione e consulto la letteratura sull’argomento che intendo trattare, almeno quella fondamentale. Inoltre mi consulto con quella che chiamo scherzosamente “la pulita dozzina”, cioè uomini di scienza e tecnici che stimo. Tuttavia anch’io, nonostante tutto, ho commesso errori ed altri ne commetterò, quindi necessito di verifica. Mi assolvo in parte, perché una volta rilevati errori o imprecisioni, li correggo subito; inoltre credo di essere un autore raro, per aver scritto articoli interamente autocritici. Non mi confondo con coloro i quali ribadiscono l’errore anche dopo che è stato segnalato, anzi chiedo sempre segnalazioni in caso di qualche errore o imprecisione che venissero rilevati.

Riconoscimento C.O.M. del Canarino nero perla

testo del Club del Canarino Perla, foto A. J. SANZ

Il canarino nero-perla ha superato la terza ed ultima fase per il suo riconoscimento in COM, il 13.01.2026, durante il Campionato Mondiale di Ornitologia a Marche en Famenne, in Belgio. Quindi, dalla prossima stagione mostre, anche nelle esposizioni internazionali e al campionato mondiale sarà prevista la categoria a concorso nero-perla in tutte le varietà e categorie, come per gli altri melaninici.

Il comitato per il riconoscimento del canarino nero-perla, strutturatosi già da qualche anno in “Club del Canarino Perla”, è lieto di darne l’annuncio e di condividere con tutto il movimento ornitologico italiano la soddisfazione per il traguardo, reso possibile dall’impegno e dalla tenacia del Club, che ha sempre interagito con trasparenza e onestà con tutti, allevatori ed organi federali.

La sinergia con tutto il Consiglio Direttivo Federale FOI, a cominciare dal Presidente Antonio Sposito e i consiglieri, è stata proficua ed efficace sin dalle primissime fasi del procedimento, nella sollecita e costante attenzione del Vicepresidente Diego Crovace, e si è consolidata con il fattivo coinvolgimento di Gaetano Zambetta, il Presidente della CTN-Colore e di tutti i suoi membri, in collaborazione stretta con Ignazio Sciacca, Presidente della COM-Italia, oltre che con Michele Laricchia, Presidente del collegio di specializzazione e Andrea Benagiano, Presidente dell’Ordine dei Giudici, per gli aspetti di loro competenza.

Dalla prossima stagione mostre, anche nelle esposizioni internazionali e al campionato mondiale sarà prevista la categoria a concorso nero-perla in tutte le varietà e categorie

Nero perla bianco, foto: A.J. Sanz

Dobbiamo ammettere che l’obbiettivo del riconoscimento COM non era scontato e che il percorso è stato impegnativo, sia per l’unicità e le particolarità della mutazione sia per varie vicende collaterali.

Molto probabilmente i risultati della ricerca scientifica “A missense mutation in the tyrosinase gene explains acromelanism in domesticated canaries” dell’équipe portoghese del Dott. Carneiro (una “star” della genetica) hanno avuto un ruolo importante nel controbattere dubbi e scetticismi di alcune fasce del nostro ambiente e, per quanto ne sappiamo, è la prima volta in assoluto che una mutazione in fase di riconoscimento riceve una certificazione scientifica che ne permette il preciso inquadramento: il canarino perla corrisponde al gatto Siamese, per riassumere e sem-

plificare brutalmente tutto il contenuto del lavoro di Carneiro e della sua équipe. La ricerca citata è stata realizzata grazie alla preziosissima disponibilità ed al professionale lavoro personale di campionamento, in Reggio Emilia, del Dott. Miguel Araújo(tra l’altro, anche pluripremiato allevatore di canarini di colore), al quale va la nostra immensa riconoscenza; oltre al risultato che ab-

biamo sinteticamente riportato, sussiste una serie di spunti di approfondimento che sono al vaglio e che sembrano promettere ulteriori chiarimenti sulle cause che differenziano il tipo 1 dal tipo 2. Come è sempre stato, appena ci saranno novità saranno comunicate.

Infatti, le mutazioni di albinismo termosensibile (o acromelanismo) come quella rilevata nel perla hanno requisiti unici nel panorama delle mutazioni delle melanine, perché manifestano meccanismi strani e sorprendenti che non vengono riscontrati in altre mutazioni anche in tutte le altre specie (mammiferi) dove sono apparse. Inoltre, la funzione di coibentazione del piumaggio complica ulteriormente l’espressione del meccanismo di termosensibilità, rendendo il fenotipo del perla standardizzato un tratto giovanile transitorio del piumaggio del primo anno che non viene confermato successivamente.

Però, come ogni cosa nuova, niente è totalmente sconosciuto e osservando bene si possono trovare analogie con altri canarini.

Sebbene dovuta ad altre cause genetiche, possiamo cogliere un’analogia con i canarini lipocromici rossi-alabianca. Anche nei rossi-ala-bianca il fenotipo giovanile transitorio non viene replicato negli adulti e pure i perla hanno necessità degli stessi accorgimenti di conduzione per riuscire a conservare i piumaggi con le caratteristiche richieste dagli standard.

Dopo dieci anni dall’apparizione siamo arrivati ad un punto che secondo noi è sia di arrivo che di partenza, perché è abbastanza prevedibile che ci possano essere ulteriori sviluppi se continueranno a manifestarsi e saranno colte le analogie costanti con l’albinismo termosensibile presente nelle altre specie, dove sono distinte e normate alcune interessanti varianti.

L’obbiettivo del riconoscimento COM non era scontato ed il percorso è stato impegnativo

Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato e che ci aiuteranno e grazie anche a chi si avvicina adesso a questo nuovo “colore”, che è una galassia che abbiamo appena cominciato ad esplorare. Ci sarà molto da divertirsi e il Club invita sinceramente tutti ad interessarsi a questa nuova categoria a concorso.

Nero perla bianco dominante, foto: A.J. Sanz

Gli Astri montani

Crimsonwing

Prima parte

Cryptospiza (Salvadori, 1884)

Al genere vengono ascritte quattro specie, conosciute col nome comune di astri montani:

•Cryptospiza jacksoni (Sharpe, 1902)

- astro montano di Jackson;

•Cryptospiza reichenovii (Hartlaub, 1874) - astro montano di Reichenow;

•Cryptospiza salvadorii (Reichenow, 1892) - astro montano di Salvadori;

•Cryptospiza shelleyi (Sharpe, 1902)

- astro montano di Shelley.

Questi Estrildidi sono prossimi all’amaranto dorso verde (Mandingoa nitidula), col quale formano un clade, e alle astrildi del genere Estrilda Il nome scientifico del genere deriva dall’unione delle parole greche κρυπτός (kryptos, “nascosto”) e σπίνος (spinos, “fringuello”), col significato di “uccelli nascosti”, in riferimento al comportamento piuttosto timido di questi uccelli. Caratteristica comune da un punto di vista nominale è che tutte e quattro le specie prendono il nome da altrettanti ornitologi; quelli più conosciuti sono Anton Reichenow, ornitologo tedesco, ed il conte Tommaso Salvadori, italiano. Il senso di queste quattro dediche ad altrettanti ornitologi dell’epoca sta nella storia della loro scoperta, avvenuta a seguito di una serie di spedizioni esplorative svoltesi in Africa CentroOccidentale tra il 1874 ed il 1878. Campioni tassonomici arrivarono ai vari Musei di Scienze Naturali euro-

pei, facendo subito intuire ai cladisti dell’epoca che si trattava di un genere compiutamente nuovo. Tutte le specie di astro montano sono diffuse nel Corno d’Africa e nella regione dei Grandi Laghi, dove occupano

Tutte le specie di astro montano sono diffuse nel Corno d’Africa e nella regione dei Grandi Laghi, dove occupano le foreste montane

le foreste montane ricche di sottobosco: solo l’astro montano di Reichenow presenta anche due popolazioni che vivono sull’isola camerunese di Bioko ed in Angola nord-occidentale. Questo genere è diffuso dai monti Chimanimani agli altopiani di Inyangani dello Zimbabwe, su fino agli altopiani Etiopici della provincia di Shoa. Ma la regione in cui massimamente si concentrano sono le mitiche“Montagne della Luna”, l’attuale Catena del Ruwenzori, al confine tra Congo ed Uganda. Questi Estrildidi misurano tra i 12 ed i 14 cm di lunghezza, hanno un aspetto tozzo e paffuto e sono dotati di un becco corto, tozzo e robusto e di ali e coda corte e arrotondate.

Cryptospizajaksoni, maschio in natura, foto: Nik Borrow

Hanno tutti il dorso e il groppone rossastri e le parti inferiori olivastre o grigie, per mimetizzarsi al meglio nel loro ambiente d’origine. I novelli hanno una colorazione generale più spenta, opaca, rispetto agli adulti. La colorazione è dominata dai toni del bruno-verdastro o del nero, con tendenza a schiarirsi sul ventre e con presenza di aree di colore rosso più o meno estese su testa, dorso e codione, che sono prerogativa della livrea maschile. Caratteristica degli appartenenti a questo genere è la presenza di piume nell’area delle narici. Sono uccelli tipicamente silvani, che abitano le pendici delle catene montuose, in genere estremamente schivi e molto difficili da avvistare (e quindi da fotografare). Queste quattro specie gli inglesi le chiamano Crimsonwing (cioè “dorso cremisi”), in riferimento alla loro caratteristica più evidente, l’intenso color rosso cremisi di mantello, dorso e scapolari.

Le specie del genere Cryptospiza sono uccelli dalle abitudini diurne molto timidi e guardinghi, che si muovono furtivamente nel sottobosco di foreste montane, in coppie o piccoli gruppi, pronti a fuggire al minimo accenno di pericolo. Caratteristica delle

La distruzione del loro habitat rappresenta una potenziale minaccia per le specie del genere Cryptospiza

specie ascritte al genere è la presenza di una certa territorialità nei confronti di uccelli conspecifici appartenenti a gruppi estranei.

Gli astri montani sono uccelli granivori, che si nutrono perlopiù di semi di piccole dimensioni (privilegiando quelli ancora immaturi) come quelli di erbe e balsamina, ma integrano la propria dieta con altro materiale di origine vegetale (frutta, bacche, germogli) ed occasionalmente anche con piccoli invertebrati.

La riproduzione di questi uccelli molto probabilmente non differisce da quella delle altre specie di Estrildidi, con ambo i sessi che collaborano alla costruzione del nido ed all’allevamento della prole, la quale nasce cieca ed implume.

La distruzione e il degrado del loro habitat forestale rappresentano una potenziale minaccia per le specie del genere Cryptospiza. Il Cryptospiza jacksoni ed il Cryptospiza shelleyi sono infatti classificati come specie vulnerabile dalla IUCN

Astro montano di Jackson

Denominato anche astro montano cenerino (Cryptospiza jacksoni Sharpe, 1902). Deve il suo nome scientifico ed anche quello comune all’esploratore britannico Frederick John Jackson.

Si tratta di una specie monotipica dall’areale molto ristretto. Vive nella catena del Ruwenzori fino all’Uganda occidentale, Ruanda e Burundi tra i 1500 e i 3200 metri di altitudine. Molto timido e criptico, raramente esce dal fitto sottobosco spingendosi ai margini delle radure per nutrirsi a terra. È di indole solitaria. La sua estrema elusività rende difficile comprenderne la consistenza, che è comunque scarsa per la limitatezza del suo areale di distribuzione. Misura fino a 12 cm di lunghezza. Come intuibile dal nome comune, nella livrea di questi uccelli predominano i toni del grigio-nerastro; sono presenti aree di colore rosso cremisi sulla testa (fronte, calotta, faccia fino alle orecchie), dorso, fianchi e codione, più estese nel maschio. In ambo i sessi il becco è nero, gli occhi

Cryptospizajaksoni, maschio in natura, foto: Nik Borrow
Cryptospizajaksoni, femmina in natura, foto: Nik Borrow

sono di colore bruno-rossiccio con anello perioculare glabro e di colore rosato, le zampe sono di colore nerastro.

Finora sono stati osservati solamente due nidi appartenenti a uccelli di questa specie: in ambedue i casi, si trattava di strutture globose costruite intrecciando fili d’erba secca e muschio ed imbottendo l’interno con pelo e piume, situate a circa un metro e mezzo d’altezza dal suolo e contenenti uova bianche.

Astro montano di Reichenow

Denominato anche astro montano mascherato (Cryptospiza reichenoviiHartlaub, 1874), è indubbiamente la specie a maggior diffusione, nettamente distinta in tre popolazioni isolate. La prima (C. r. reichenovii) è distribuita nella Nigeria sud orientale

Denominato anche astro montano mascherato è indubbiamente la specie a maggior diffusione

(altopiano di Obudu), Camerum occidentale e isola di Fernando Po. La seconda popolazione (C. r. australis) è presente in Uganda, Zaire e Ruanda, fino ad arrivare, attraverso la Tanzania e lo Zambia, al Mozambico settentrionale, peraltro in modo discontinuo. La terza popolazione (C. r. rhomogenis) abita l’altopiano Inyangani verso sud fino ai monti Chimanimani in Zimbabwe orientale e Mozambico centro-settentrionale. Tutte e tre le popolazioni, ascritte al rango di sottospecie, mostrano stili di vita simili. I “Reichenow” vivono ad altitudini comprese fra i 9 ed i 2000 metri, nel folto dei sottoboschi o ai margini delle radure. Questa specie colonizza tuttavia anche brughiere, zone cespugliose ad Acanthaceae e foreste secondarie con presenza di radure erbose più o meno estese. Passano

facilmente inosservati, anche perché si muovono singolarmente o in coppia, mostrando come i congeneri un comportamento molto schivo e nascosto. Si nutrono a terra generalmente di semi di piante erbacee. Misura 12 cm di lunghezza. La livrea è dominata dai toni del grigio-olivastro, con tendenza a schiarirsi fino a

divenire bianco-giallastro sulla gola: le remiganti e la coda sono nere, mentre dorso, copritrici alari, fianchi e codione sono rosso cremisi, così come dello stesso colore è una caratteristica mascherina che dai lati del becco raggiunge gli occhi. La colorazione rossa è prerogativa del maschio, mentre nella femmina la ma-

Genere Cryptospiza , distribuzione. Tratto da: EstrildidaeManualeFotograficodi L. Pagliei, ricostruzione grafica PatrycjaKamin’ska
Cryptospizareichenovii, maschio in natura, foto: Nik Borrow.

scherina è dello stesso colore della gola e poco evidente, mentre il rosso si limita al codione. Il becco è nero in entrambi i sessi, gli occhi sono brunonerastri, le zampe sono di colore carnicino.

Specie solitaria, verso i conspecifici estranei questi uccelli si mostrano piuttosto aggressivi, difendendo un territorio di circa 0,8 ettari da eventuali intrusi. Ciononostante, gli Astri montani di Reichenow sono uccelli molto schivi, che al minimo accenno di pericolo cercano precipitosamente rifugio nel folto della boscaglia. Il periodo riproduttivo coincide con la fase finale della stagione delle piogge: a differenza di quanto osservabile nella maggior parte degli Estrildidi, il maschio durante il corteggiamento non tiene rametti o fibre vegetali nel becco, ma si limita a cantare e saltellare attorno alla femmina.

Il nido viene ubicato nel folto della vegetazione, a un paio di metri d’altezza: esso viene edificato da entrambi i genitori utilizzando fibre vegetali intrecciate a formare una struttura sferica. Gli astri montani di Reichenow sono soliti nidificare sempre nel medesimo luogo, sicché possono essere osservati più nidi nel me-

Il nido viene ubicato nel folto della vegetazione, a un paio di metri d’altezza: esso viene edificato da entrambi i genitori utilizzando fibre vegetali intrecciate a formare una struttura sferica

desimo sito, dei quali uno solo occupato. All’interno del nido la femmina depone 3-5 uova, biancastre, che vengono covate sia dal maschio che dalla femmina per circa due settimane: i pulli, ciechi ed implumi alla schiusa, vengono accuditi da ambo i genitori e lasciano il nido attorno alle tre settimane di vita, quando sono in grado di volare, sebbene essi tendano a rimanere nei pressi del nido per ulteriori 12-14 giorni, col maschio che continua sempre più sporadicamente ad imbeccarli.

La speranza di vita di questi uccelli, stimata in base all’osservazione continuativa di esemplari inanellati, è di circa 5 - 7 anni, in particolare per i maschi.

Astro montano di Salvadori

Denominato anche astro montano abissino (Cryptospiza salvadorii, Reichenow, 1892).

Questo astro montano è distribuito con tre sottospecie (salvadorii, ruwenzori e klimensis) rispettivamente in Etiopia meridionale fino al Kenya settentrionale, sulle montagne del Ruwenzori (Zaire e Uganda), e nel Sudan sud orientale (monti Imatong). Questa specie alberga ad altitudini considerevoli; si spinge fino a 3000 metri, in fitte foreste, ai margini delle radure di montagna o fra i rampicanti che delimitano i corsi d’acqua. Di indole schiva, forse ancora maggiormente della precedente, pur essendo probabilmente relativamente abbondante è di difficile avvistamento ed osservazione. Si sposta in piccoli gruppi o a coppie.

La livrea è di un colore che va dal grigio-verdastro al bruno-olivastro, con tendenza a schiarirsi su gola e testa (dove può formare una mascherina): le remiganti e la coda sono nere, mentre il dorso, le copritrici alari, i fianchi ed il codione sono di colore rosso cremisi.

Le femmine presentano livrea più sbiadita ed estensione della colorazione rossa minore rispetto ai maschi. Il becco è di colore nero, gli occhi sono bruno-rossicci con anello perioculare rosato, le zampe sono di color carnicino.

Questo uccello si può riprodurre durante tutto l’arco dell’anno, sebbene per farlo privilegi i periodi immediatamente successivi alle piogge. Il nido consiste in una struttura globosa con tunnel d’entrata, edificata da ambedue i sessi intrecciando fra loro steli d’erba e fibre vegetali ed imbottendo il tutto con penne e lanugine: esso viene ubicato ad un’altezza di 2-4 metri dal suolo. Al suo interno la femmina depone 3-5 uova, biancastre, che vengono covate da ambo i sessi per circa due settimane: i pulli, ciechi ed implumi alla schiusa, vengono imbeccati dai genitori, e sono in grado d’involarsi a circa tre settimane di vita, sebbene difficilmente si allontanino del tutto dal nido prima del mese e mezzo di età.

Cryptospizareichenovii femmina in natura, foto: Derek Keats

Astro montano di Shelley (Cryptospiza shelleyi - Sharpe, 1902). È la specie più grande, con maggiore dimorfismo sessuale e, purtroppo, anche la più rara. Lungo fino ai 14 cm, il maschio è un tripudio di colori in cui il porpora di pileo, testa, scapolari, dorso e sopracoda contrastano nettamente col verde oliva del collo e del petto (sfumato di giallo sulla gola), mentre fianchi e ventre sono di un arancione brillante. Le remiganti delle corte e tozze ali sono nere lucide, tranne le due terziarie interne che hanno bordi color porpora. La femmina differisce dal maschio per avere i colori più tenui, smorti e per essere priva della calotta porpora su testa, pileo e parte delle scapolari (il porpora quindi si riduce al solo dorso), sostituita da una colorazione verde oliva. In entrambi i sessi il becco è di colore rosso brillante, con base rosata nel maschio e marroncino nella femmina.

Specie molto rara, presente solamente nella catena dei monti Ruwenzori e Uganda sud-occidentale, fra i 1500 e i 3400 metri di altitudine. È in assoluto la specie più silvana, non si allontana praticamente mai dal fitto intrico del sottobosco. Si nutre a terra, generalmente di balsamina. Solitario, raramente a coppia. È quindi di difficilissima osservazione, sebbene ritenuto di notevole rarità ed in declino. Il sito http://www.birdlife.org, che si occupa di conservazione ornitologica mediante un pattern di associazioni locali, indica quali cause del probabile forte declino di questa specie l’intensa deforestazione del suo areale, per motivi agricoli e bellici. Finora non sono ancora stati osservati nidi appartenenti a uccelli di questa specie; tuttavia, si pensa che la riproduzione ricalchi per modalità e tempi quella degli altri Estrildidi. In virtù della sua naturale rarità e dell’areale di diffusione molto frammentato e minacciato dalla pressione antropica e dalla deforestazione, l’astro montano di Shelley viene classificato come vulnerabile dallo IUCN, in quanto si stima la popolazione mondiale di questi uccelli compresa fra i 2500 ed i 10000 esemplari.

Sono stati importati a più riprese soprattutto nei
Paesi Nord Europei, Olanda, Belgio e Germania, ma oggi col blocco delle importazioni sono praticamente scomparsi dagli allevamenti

In ambiente controllato

Gli astri montani sono stati importati a più riprese soprattutto nei Paesi Nord Europei, Olanda, Belgio e Germania, ma oggi col blocco delle importazioni sono praticamente scomparsi dagli allevamenti.

Astro montano di Jackson

Purtroppo, l’astro montano di Jackson non è presente negli allevamenti italiani ed europei in generale. Esso è stato importato in Europa verso la fine degli anni ‘60, ma non sappiamo di casi in cui sia stato allevato con successo in ambiente controllato; spesso veniva importato mescolato con l’astro montano di Reikenow e veniva

scambiato per questo, data la grande somiglianza tra il jacksoni ed i maschi dei reichenovii per le zone rosse presenti sulla faccia. Nel testo di Matthew M., Ph D. e Tanya M. HemingVriends, Estrildid Finches, del 2002, si parla dell’astro montano di Jackson consigliando di tenerlo in grandi voliere all’aperto fittamente piantumate; si consiglia per l’inverno o di rientrarlo in allevamenti al chiuso o di mettere dei ripari nella voliera stessa, nonostante regga bene le basse temperature che però non devono scendere sotto i 12 gradi; si consiglia come alimentazione, oltre ad un buon misto per esotici, l’aggiunta di miglio e semi germinati, mentre come integrazione proteica si suggerisce di somministrare giornalmente durante il periodo riproduttivo cibo vivo come formiche, larve di mosca e camole della farina. Un aneddoto interessante presente nel libro descrive i maschi di questa specie durante il corteggiamento: questi ingaggiano la tipica danza degli Estrildidi con la pagliuzza nel becco per attirare l’attenzione della femmina. Purtroppo, queste sono le uniche notizie che sono riuscito ad avere su questa specie in allevamento.

Continua sul prossimo numero

Cryptospizasalvadorii, maschio in natura, foto: Nik Borrow

Osserviamo il vigore dei nostri pappagalli

testo e foto di RAFAEL ZAMORA PADRÓN (*)

Cacatuamoluccensisingruppo, foto: Rafael Zamora Padrón LPF

Quando si formano le coppie per la stagione riproduttiva, un processo importante è la selezione dei riproduttori. Ogni anno, i centri di riproduzione devono prendere

(*)Direttore Scientifico Fondazione Loro Parque

Gli allevatori spesso preparano una voliera per l’accoppiamento con l’idea che i pappagalli scelgano liberamente i loro compagni

decisioni che possono essere cruciali a breve e lungo termine.

Prima di valutare la compatibilità tra esemplari maschi e femmine, la cosa più importante è sapere se la loro età e la loro forza prima della riproduzione sono ottimali.

Gli allevatori spesso preparano una voliera per l’accoppiamento con l’idea che i pappagalli scelgano liberamente i loro compagni e poi li alloggiano nel loro fu-

turo territorio riproduttivo. Questo sistema permette la creazione di coppie armoniose e compatibili per molti anni. Tuttavia, è un sistema che richiede il rispetto di alcune regole per evitare conseguenze potenzialmente fatali. Di seguito, alcuni aspetti da considerare quando si imposta un sistema di accoppiamento:

Ogni anno nascono più di 1.000 pappagalli presso la Fondazione Loro Parque, ognuno dei quali viene analizzato

-Gli uccelli devono avere l’età giusta. Se sono troppo giovani, potrebbero essere attaccati da uccelli più anziani in calore. Se sono troppo vecchi, di solito non hanno l’agilità degli uccelli in buone condizioni, e questo può essere un fattore limitante che deve essere monitorato.

-Il rapporto tra maschi e femmine deve

Keeper (custode) con i lori al Loro Parque, foto: Rafael Zamora LPF
Locandina Congresso Pappagalli 2026

essere corretto. Questo punto dipende molto dalla specie, sebbene in generale, per gli psittacidi, non si dovrebbero mettere solo due maschi attivi in una voliera, anche se sono presenti molte femmine; si dovrebbe cercare di interrompere la competizione diretta con un numero dispari di maschi. Questo non significa che non si debba essere vigili nel separare gli inseguimenti intensi di un esemplare da quelli di un altro, indipendentemente dal numero di abitanti della voliera.

-Se si osserva compatibilità all’interno di una voliera di socializzazione, quando si separano pappagalli compatibili per un primo accoppiamento, che potrebbe essere definitivo per decenni, è meglio farlo con esemplari che hanno completato la seconda muta.

La condizione fisica è importante. L’accoppiamento di uccelli in fasi fisiche diverse, nel caso dei pappagalli, spesso si conclude con problemi. Dobbiamo considerare che se il maschio e la femmina si trovano nella loro fase di sviluppo ideale, i loro comportamenti naturali saranno più spontanei e non saranno costretti ad accettare situazioni difficili perché non si trovano nella stessa fase della vita.

Nel caso della Fondazione Loro Parque, questo processo di socializzazione in gruppo è l’approccio usuale per le specie più esigenti. In ogni caso, si presta sempre attenzione a garantire che le linee di sangue siano diverse e variegate, indipendentemente dalla scelta iniziale degli uccelli.

Ogni anno nascono più di 1.000 pappagalli presso la Fondazione Loro Parque, ognuno dei quali viene analizzato, sessato tramite endoscopia e opportunamente documentato in modo che, con le massime garanzie di salute, il surplus possa essere inviato ad altri zoo privati e professionali. Questo crea una rete di sicurezza per gli psittacidi affidati alle cure umane. Inoltre, il 100% del ricavato di questo surplus viene destinato ai progetti sul campo della fondazione in tutto il mondo per la protezione delle specie più a rischio, di cui 12 sono già state salvate dall’estinzione.

Le principali malattie dei diamantini

Conoscere la salute degli Estrildidi per allevare con consapevolezza I Diamantini, comunemente chiamati Esotici o Estrildidi, sono tra gli uccelli ornamentali più diffusi negli allevamenti italiani. Diamanti mandarino, Diamanti di Gould, Passeri del Giappone e specie affini condividono caratteristiche che li rendono animali affascinanti, vivaci e apparentemente rustici, ma allo stesso tempo estremamente delicati dal punto di vista sanitario. La frequente convivenza tra specie provenienti da areali molto diversi tra loro (Africa v. Australia) amplifica la possibilità di trasmissione di malattie infettive. L’utilizzo di balie per l’allevamento dei nidiacei, come vedremo oltre in questo articolo, può rappresentare un’“arma a doppio taglio”. La loro piccola taglia e il metabolismo molto rapido fanno sì che dispongano di scarse riserve energetiche. A questo si aggiunge una spiccata capacità di mascherare i sintomi di malattia, un comportamento ereditato dalla vita in natura, dove mostrarsi deboli significa diventare facile preda. In allevamento, però, questo meccanismo difensivo può rappresentare un problema: spesso, quando un Diamantino appare visibilmente sofferente, la patologia è già in fase avanzata.

Per questo motivo, conoscere le malattie più comuni che colpiscono gli Estrildidi e imparare a riconoscere i primi segnali di malessere è uno degli strumenti

(*)Medici

più importanti a disposizione dell’allevatore.

I primi segnali di malessere: l’importanza dell’osservazione quotidiana Raramente un Diamantino si ammala “all’improvviso”. Nella maggior parte

dei casi, i primi segnali sono sottili e facilmente sottovalutabili. Il soggetto appare leggermente meno attivo, resta più spesso fermo sul posatoio, arruffa il piumaggio o mostra un interesse ridotto per il cibo. Anche il canto può diminuire e l’interazione con gli altri soggetti farsi meno vivace.

Sovracrescita ranfoteca inferiore
Alterazione piumaggio

Con il passare dei giorni possono comparire dimagrimento progressivo, alterazioni delle feci, minore vitalità e, in alcuni casi, una respirazione più faticosa o rumorosa. Nei Diamantini, anche variazioni minime del peso corporeo, possono avere conseguenze importanti, proprio a causa della loro fisiologia. L’osservazione quotidiana, soprattutto durante periodi delicati come la riproduzione, lo svezzamento e i cambi di stagione, rimane quindi la prima e più efficace forma di prevenzione.

Le malattie intestinali: il cuore della patologia degli Estrildidi

Gran parte delle patologie che colpiscono i diamantini interessa l’apparato digerente. Questo è legato sia alle caratteristiche biologiche della specie sia alle condizioni di allevamento, che possono favorire la diffusione di agenti infettivi e parassitari.

La coccidiosi (Isospora spp.) è senza dubbio una delle malattie più frequenti, in particolare nei soggetti giovani. Si manifesta con crescita rallentata, dimagrimento, feci molli o verdastre e, nei casi più gravi, mortalità improvvisa. Stress, sovraffollamento e igiene non ottimale rappresentano fattori predisponenti importanti.

Accanto alla coccidiosi, un ruolo di primo piano è occupato dalla megabatteriosi (Macrorhabdus ornithogaster), una patologia cronica e subdola. L’allevatore osserva spesso soggetti che mangiano regolarmente ma restano

sempre magri, con fasi alterne di apparente miglioramento e improvviso peggioramento. Nei periodi di stress, come la cova o i trasferimenti, i sintomi tendono ad accentuarsi. Questa malattia ha spesso una presentazione secondaria, la diffusione è quindi facilitata da fattori predisponenti, in modo particolare un calo delle difese immunitarie ed una dieta inadeguata. L’acidificazione della dieta e dell’acqua di bevanda sono un valido strumento per ridurne l’incidenza e gravità di presentazione. Le infezioni batteriche intestinali, sostenute da microrganismi come Escherichia coli, Salmonella spp. Enterococcus

spp. o Clostridium spp., rappresentano spesso la conseguenza di uno squilibrio generale dell’organismo. I soggetti colpiti mostrano diarrea, abbattimento e rapido deterioramento delle condizioni generali. In questi casi è fondamentale evitare trattamenti “a tentativi”, poiché non tutte le diarree hanno la stessa origine. Rivolgersi sempre ad un veterinario specialista in patologia aviare degli uccelli ornamentali per eseguire degli esami specifici e per la prescrizione della terapia più adatta al singolo caso. Tra le protozoosi merita attenzione anche la tricomoniasi (Trichomonas gallinae), che colpisce il tratto digestivo superiore. Nei Diamantini può manifestarsi con difficoltà nella deglutizione, riduzione dell’appetito, dimagrimento e, nei quadri più avanzati, con la comparsa di placche giallastre nel cavo orale. La trasmissione avviene facilmente attraverso acqua e alimenti contaminati.

Negli ultimi anni si osserva inoltre con crescente frequenza la cochlosomosi (Cochlosoma spp.), una patologia particolarmente grave nei pulli. Questo protozoo intestinale provoca un marcato malassorbimento, con crescita stentata, piumaggio di scarsa qualità, debolezza generale e mortalità giovanile. I sintomi sono spesso poco specifici e facilmente confondibili con altre enteriti.

Meno frequentemente diagnosticata, ma possibile, è anche la giardiasi (Giardia spp.), che può causare diarrea intermittente, dimagrimento e peggioramento progressivo delle condizioni generali, soprattutto nei soggetti giovani o immunodepressi.

Il ruolo delle balie nella trasmissione delle malattie intestinali

Un aspetto di grande importanza, spesso sottovalutato, riguarda l’utilizzo delle balie, in particolare dei Passeri del Giappone (Lonchura striata domestica). Questi soggetti possono essere portatori sani di diversi agenti patogeni intestinali, tra cui Cochlosoma spp., Isospora spp. e vari flagellati.

Durante l’imbecco dei pulli, i microrganismi vengono trasmessi direttamente ai giovani Diamantini, che risultano molto più sensibili e sviluppano facilmente forme cliniche anche gravi. Questo spiega perché, in alcuni allevamenti,

Pulcini
Enterite con tappo cloacale

i problemi sanitari interessano quasi esclusivamente i pulli allevati a balia, mentre gli adulti appaiono in buona salute.

L’uso delle balie: vantaggi e rischi sanitari

L’impiego delle balie rappresenta uno strumento utile in allevamento, ma non privo di criticità. Tra i principali vantaggi rientrano l’aumento del numero di soggetti svezzati, il supporto a coppie inesperte o stressate e la possibilità di salvare nidiate in difficoltà.

I rischi, tuttavia, non vanno sottovalutati: trasmissione silente di parassiti intestinali, pulli più fragili dal punto di vista immunitario e maggiore difficoltà nel controllo sanitario complessivo dell’allevamento. Una gestione consapevole delle balie, con controlli sanitari periodici e un utilizzo limitato e ragionato, rappresenta la migliore forma di prevenzione.

Le malattie respiratorie

Tra le patologie respiratorie, gli acari delle vie aeree (Sternostoma tracheacolum) sono tra le cause più frequenti. Provocano respiro rumoroso, difficoltà respiratoria e peggioramento dei sintomi nelle ore notturne, spesso confusi con problemi ambientali.

In condizioni di elevata umidità o scarsa ventilazione possono comparire anche micosi respiratorie, come l’aspergillosi (Aspergillus fumigatus), caratterizzata da dimagrimento progressivo, abbattimento e respirazione difficoltosa. Non va infine dimenticata la micoplasmosi (Mycoplasma gallisepticum), che può causare disturbi respiratori cronici e calo delle performance riproduttive.

Le malattie cutanee e del piumaggio

Gli Estrildidi possono essere colpiti da acari cutanei come Knemidocoptes spp. o dall’acaro rosso (Dermanyssus galli-

nae). Queste infestazioni causano prurito, croste, piumaggio rovinato e stress cronico, risultando particolarmente pericolose durante la fase di nidificazione. Anche carenze nutrizionali, stress prolungato e alcune infezioni virali possono riflettersi sulla qualità del piumaggio, con mute anomale e fragilità delle penne.

Le malattie virali: Polyomavirus e Circovirus, un problema spesso nascosto

Tra le patologie più temute e allo stesso tempo più difficili da riconoscere negli Estrildidi vi sono le malattie virali, in particolare quelle sostenute da Polyomavirus e Circovirus. Si tratta di infezioni che possono avere un impatto molto rilevante sull’allevamento, soprattutto perché spesso non si manifestano con sintomi chiari e specifici.

Il Polyomavirus (Avian polyomavirus) colpisce prevalentemente i soggetti gio-

vani. Nei pulli e nei novelli può causare mortalità improvvisa, anche in soggetti apparentemente sani fino a poche ore prima. In altri casi si osservano crescita rallentata, debolezza generale, piumaggio anomalo, difficoltà nello svezzamento e maggiore suscettibilità ad altre infezioni. Non sono rari i casi in cui intere nidiate vadano incontro a perdite importanti senza una causa immediatamente evidente.

Negli adulti, l’infezione da Polyomavirus può essere completamente asintomatica. Questi soggetti diventano portatori sani, eliminando il virus e rappresentando una fonte di contagio per i giovani. Questo aspetto rende la malattia particolarmente insidiosa dal punto di vista gestionale, poiché l’alle-

vamento può apparire sano fino al momento della riproduzione. I sintomi più comuni tra i soggetti adulti sono crescita anomale della ranfoteca inferiore (o meno comunemente di quella superiore) e frequente insorgenza di malattie opportuniste.

Ancora più subdolo è il Circovirus, responsabile di quadri clinici simili a quelli osservati nella PBFD dei pappagalli, sebbene negli Estrildidi venga descritto più correttamente come una forma “PBFDlike”. Il Circovirus provoca una marcata immunodepressione, rendendo i soggetti incapaci di reagire adeguatamente ad altri agenti patogeni.

I sintomi associati al Circovirus possono includere crescita stentata, piumaggio opaco o anomalo, mute irregolari, fragilità delle penne, debolezza generale e scarsa risposta alle terapie. Nei casi più gravi possono verificarsi mortalità giovanili ripetute o un progressivo declino delle performance riproduttive dell’allevamento.

Uno degli aspetti più problematici di entrambe queste infezioni è la difficoltà diagnostica. I sintomi sono spesso aspecifici e possono facilmente essere attribuiti ad altre cause, come errori alimentari, parassitosi intestinali o infezioni batteriche secondarie. Inoltre, la presenza di soggetti portatori sani rende complesso individuare l’origine del problema senza indagini mirate.

È importante sospettare la presenza di Polyomavirus o Circovirus in allevamento quando si osservano mortalità improvvisa e ripetuta nei pulli, emorragie multiorganiche, nidiate che crescono male nonostante una gestione corretta, soggetti giovani deboli con piumaggio anomalo, scarsa risposta a terapie apparentemente appropriate o un calo progressivo delle riproduzioni senza una causa evidente.

In questi casi, la collaborazione con un medico veterinario esperto in avicoltura ornamentale diventa fondamentale per impostare un corretto iter diagnostico e valutare le strategie di gestione più adeguate. La prevenzione, basata su quarantena dei nuovi soggetti, controllo degli accoppiamenti e gestione attenta della riproduzione, rappresenta l’arma più efficace contro queste patologie.

Altre patologie di interesse negli Estrildidi

Accanto alle malattie infettive, nei Diamantini si osservano anche patologie legate alla gestione e alla nutrizione: ritenzione dell’uovo, spesso associata a ipocalcemia o stress, epatopatie nutrizionali legate a diete troppo ricche di semi grassi, intossicazioni da metalli pesanti o disinfettanti, malattie renali e, nei soggetti più anziani, neoplasie.

Alimentazione e gestione: la vera prevenzione

Molte delle patologie descritte trovano terreno fertile in condizioni di stress, carenze nutrizionali e gestione non ottimale. Un’alimentazione varia e bilanciata, che non si limiti alla sola miscela di semi, contribuisce in modo significativo al mantenimento di un sistema immunitario efficiente.

Igiene costante, densità adeguata, quarantena dei nuovi arrivi e utilizzo consapevole delle balie rappresentano le fondamenta di un allevamento sano e duraturo.

Conclusione

I Diamantini sono uccelli piccoli ma complessi, estremamente sensibili agli squilibri sanitari e gestionali. L’allevatore che impara a osservare attentamente i propri soggetti, a riconoscere i primi segnali di malattia e a comprendere i principali agenti patogeni svolge un ruolo centrale nella tutela della salute dell’allevamento.

La collaborazione con un medico veterinario esperto in avicoltura ornamentale consente di affrontare queste problematiche in modo consapevole e mirato, garantendo benessere ai soggetti e continuità all’attività di allevamento.

Per domande riguardanti la salute dei vostri animali, potete scrivere al dr. Diego Cattarossi alla sua mail: diego.cattarossi@veterinaricasalesulsile.com oppure alla dr.ssa Elena Frara alla sua mail: elena.frara@veterinaricasalesulsile.com

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La dott.ssa Elena Frara
Il dott. Cattarossi

I semi di Phalaris canariensis

Quali alimento specie-specifico della specie Serinus canaria

https://doi.org/10.5281/zenodo.18885234

testo e foto di PASQUALE LEONE

Abstract

Durante gli ultimi anni, le nuove tendenze nutrizionali hanno focalizzato le loro attenzioni sui semi di scagliola finalizzati all’alimentazione per uso umano. I semi di scagliola sono stati utilizzati nel corso degli anni esclusivamente quale mangime (becchime) per gli uccelli di affezione. Soltanto dal 2016 questi semi hanno ricevuto l’approvazione per uso alimentare. È quindi grazie al riconoscimento dello status GRAS (Generally Recognised As Safe) che questo cereale è stato ritenuto idoneo al consumo umano. Di conseguenza, appositi studi sono stati effettuati affinché venissero approfonditi alcuni aspetti inerenti le caratteristiche peculiari di questi semi.

Si è creata, pertanto, una piccola letteratura scientifica specifica sull’argomento, che permette di poter approfondire questioni legate all’alimentazione, alla nutrizione e alla nutraceutica riguardo anche ad alcune specie animali. Lo scopo di questo scritto è di stabilire se nell’attuale panorama, supportato da evidenze scientifiche, i semi di Phalaris canariensis abbiano caratteristiche morfofisiologiche tali da apportare ad un canarino un completo sostentamento nutrizionale.

Alimento specie-specifico Il legame tra i canarini e la scagliola è da sempre molto stretto.

Difatti, i semi di scagliola sono da sempre considerati l’alimento dei canarini per antonomasia.

La scagliola ha come nome scientifico quello di Phalaris canariensis. In comune con il canarino ha l’origine, le Isole Canarie. Questo, in concomitanza del fatto che il nome scientifico presenti il termine canariensis, porta a pensare che la scagliola possa essere considerato per i ca-

narini un alimento specie-specifico.

Per alimento specie-specifico si intende un alimento che si combina perfettamente con le caratteristiche nutrizionali di una determinata specie.

È necessario, pertanto, che i nutrienti presenti nell’alimento forniscano al soggetto un’alimentazione morfofisiologica, ovvero che riescano a dargli un sostentamento completo in ogni sua parte. In altri termini, per morfofisiologico si intende un alimento (appunto, specie-specifico) che una specie è capace di procurarsi allo stato naturale e la cui assimilazione avviene esclusivamente grazie agli specifici succhi digestivi della specie e al relativo processo di digestione.

Un esempio nei mammiferi è il latte.

Appare evidente che, in funzione di siffatta definizione, la scagliola non possa essere definita un alimento specie-specifico per la specie Serinus canaria.

Tuttavia, è bene precisare che per la piccola avifauna attualmente non vi sono classificazioni per gli alimenti specie-specifici.

Recenti approfondimenti nutrizionali sulla Phalaris canariensis

Per quanto concerne i valori nutrizionali, sono stati condotti svariati studi. Uno di questi è stato sviluppato su due

Tre interessanti tipi di cultivar della Phalaris canariensis

specifiche cultivar: la Maria CDC e la Keet.

Come risultato, si è rilevata una riduzione del contenuto di fibra detergente acida, come ci si aspetterebbe quando il mallo viene rimosso. Di contro, la diminuzione della fibra ha portato ad un aumento del contenuto di nutrienti della semola rimanente, incluso il contenuto che riguarda le proteine.

Tuttavia, gli studi che possono suscitare l’interesse degli ornicoltori sono quelli nei quali i semi della Phalaris canariensis vengono sottoposti al processo di germinazione.

Per germinazione, tecnicamente, è da intendersi un processo complesso che causa cambiamenti fisici, chimici e strutturali nei cereali. In relazione agli specifici studi in esame, la germinazione è stata identificata come una tecnologia economica ed efficace per migliorare la qualità dei cereali (Wu, Yang, Toure, Jin, & Xu, 2013).

Durante questo processo, gli enzimi endogeni dei cereali saranno attivati e alcune sostanze importanti come amido e proteine subiranno la degradazione a piccole molecole.

In breve, un’analisi delle migliorie apportate ai semi di scagliola a tale processo può essere condensata in due punti salienti: il cambiamento dei profili fenolici e quello dell’attività antiossidante. Il miglioramento che si evince in maniera significativa può essere così riassunto:

1.I TPC (contenuto fenolico) e AA (amminoacidi) sono incrementati nell’ordine seme di scagliola germinata > seme in ammollo > seme grezzo.

2.Almeno sei acidi fenolici sono stati rilevati e quantificati nei semi di scagliola germinati.

3.Il ferulico legato, l’acido fenolico dominante, è aumentato significativamente.

Specificato questo, va preso

Per germinazione, tecnicamente, è da intendersi un processo complesso che causa cambiamenti fisici, chimici e strutturali nei cereali

atto che il presente scritto vuole mettere a disposizione degli ornicoltori una base di approfondimento sull’argomento specifico mediante aggiornate informazioni per le quali i risultati hanno fondamento scientifico. Non sarà presa in considerazione la consistente letteratura scientifica a riguardo, poiché il fine di questo lavoro è di estrema specializzazione, in quanto intende trasmettere informa-

zioni a sostegno dell’operato tecnicopratico degli ornicoltori (più precisamente dei canaricoltori) che utilizzano i semi di scagliola germinati.

Discussione

In natura il canarino è un uccello essenzialmente granivoro.

Ciò sta a indicare che si nutre prevalentemente di semi freschi che raccoglie dalle piante o dal suolo. Il suo regime alimentare viene integrato con della frutta e, nel periodo riproduttivo, con degli insetti.

Dallo stato brado a quando il canarino è passato in ambiente chiuso, sono trascorsi oltre seicento anni. Diviene palese quanto ciò possa influire sull’evoluzione di una specie che cambia di generazione ogni singolo anno.

Un’evoluzione sia fenotipica che genotipica, la quale ha fatto sì che il canarino diventasse l’uccello ornamentale più allevato al mondo in assoluto.

Oggi abbiamo diverse centinaia di razze di canarini, con altrettante varietà, tipi e mutazioni. Tuttavia, allo stato brado, il canarino mantiene ancora oggi le sue caratteristiche ancestrali.

È indubbio, quindi, che la maggior parte del ciclo evolutivo della specie Serinus canaria sia avvenuto in ambienti controllati.

Per secoli l’alimentazione è stata basata su dei semi secchi, con larga percentuale di semi di scagliola, integrata con prodotti complementari che hanno contribuito a migliorare l’apporto nutrizionale (i cosiddetti pastoncini).

Quale uccello ornamentale, il canarino non ha la possibilità di reperire i semi di scagliola in stadi differenti da quello secco. Di conseguenza, i valori nutrizionali di riferimento relativi alla scagliola sono inerenti a quest’ultimi.

Negli anni passati, la scagliola non era considerata un cereale commestibile per il consumo umano. Con ogni probabilità, questo era dovuto

Scheda tecnica della Phalaris canariensis

agli effetti nocivi associati ai peli silicei che ricoprono lo scafo delle sementi, che erano stati collegati al cancro esofageo.

Attualmente, i valori nutrizionali dei semi della Phalaris canariensis stanno riscuotendo un particolare interesse per quanto riguarda l’alimentazione umana.

Come sopra citato, molteplici studi hanno dato vita ad un interessante ramo della letteratura scientifica a tal proposito.

Si sta focalizzando l’attenzione sui semi di scagliola allo stadio germinato, cosa di notevole interesse per gli ornicoltori. Ci si sofferma a lungo sulla preparazione dei semi, poiché questa richiede un’igiene rigorosa per evitare la proliferazione batterica.

Per un’ottimizzazione finalizzata al benessere dei soggetti, oltre al metodo tecnico-pratico è importante conoscere i valori nutrizionali, ricordando sempre che i semi devono essere consumati freschi e non conservati a lungo.

Conclusioni

Per quanto sia per definizione che scientificamente non si possa conside-

Si sta focalizzando l’attenzione sui semi di scagliola allo stadio germinato, cosa di notevole interesse per gli ornicoltori

rare la Phalaris canariensis un alimento specie-specifico della specie Serinus canaria, appare evidente che, allo stato naturale, i semi di scagliola, durante le varie fasi del processo di germinazione, incrementino una serie di nutrienti che potrebbero surrogare le necessità nutraceutiche della specie. Ciò inizia da quando il seme assorbe l’acqua, dunque ancor prima che si rompa il tegumento che lo racchiude, e finisce nell’ultima fase di germogliazione, per

l’esattezza quando le prime foglie iniziano il processo chimico della fotosintesi clorofilliana.

In considerazione del fatto che la specie, allo stato ancestrale, non ha subito alcuna mutazione nel corso degli ultimi seicento anni, mentre il canarino quale uccello di affezione è oggi presente con oltre quattrocento tra razze, tipi, varietà, e tenendo presente che nel corso degli ultimi seicento anni queste ultime sono state prevalentemente alimentate con i semi grezzi di scagliola, si può affermare che l’implementazione di semi di scagliola germinati sulla base di una dieta di semi grezzi, nella specie Serinus canaria, sopperisca a ulteriori reintegri quali possano essere vitamine, proteine e antiossidanti atti a supportare specifiche funzioni corporee dell’animale. Questa pratica fornisce, dunque, benefici alla specie che vanno oltre il semplice apporto nutritivo di base.

Bibliografia/References

-Abdel-Aal, E.-S. M., Hucl, P., Shea Miller, S., Patterson, C. A., & Gray, D. (2011). Microstructure and nutrient composition of hairless canary seed and its potential as a blending flour for food use. Food Chemistry, 125(2), 410–416. https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2010.09. 021

-Chen, Z., Yu, L., Wang, X., Gu, Z., & Beta, T. (2016). Changes of phenolic profiles and antioxidant activity in canaryseed (Phalaris canariensis L.) during germination, Food Chemistry, 194, 608–618. https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2015.08.060

-Valverde, M. E., Orona-Tamayo, D., Nieto-Rendón, B., & Paredes-López, O. (2017). Antioxidant and antihypertensive potential of protein fractions from flour and milk substitutes from canary seeds (Phalaris canariensis L.), Plant Foods for Human Nutrition (Dordrecht, Netherlands), 72(1), 20–25. https://doi.org/10.1007/s11130016-0584-z

-Abdel-Aal, E.-S. M. (2021). Nutritional and functional attributes of hairless canary seed groats and components and their potential as functional ingredients, Trends in Food Science & Technology, 111, 680–687. https://doi.org/10.1016/j.tifs.2021.03.029

Scagliola germinata, tramite l’utilizzo di un germinatore

F ocus C.T.N.

Aggiornamento Tecnico “Un confronto sul futuro dell’Arricciato Padovano”
testo e foto di E. SABATINO eG. GATTI

Domenica 23 Novembre 2025, presso la sala dei congressi di Modena Fiera, in occasione della Mostra Ornitologica Internazionale SOR si è svolto l’aggiornamento tecnico sull’arricciato Padovano. Ad organizzare questo evento è stata la CTN CFPA in collaborazione con il Club dell’arricciato Padovano e un ringraziamento speciale va al Presidente SOR, nella persona di Ivano Gualerzi, che ha reso fattibile l’evento.

Programma della giornata:

Ore 10.45 - Accoglienza e registrazione dei partecipanti

-Saluti introduttivi

-Presentazione degli obiettivi dell’incontro

Ore 11.15 - Analisi dello standard dell’Arricciato

Padovano

-Struttura e proporzioni

-Portamento ed impressioni generali

-Qualità del piumaggio

-Testa liscia e testa ciuffata: caratteristiche principali

Ore 11.45 - Sessione pratica con soggetti in vivo

-Esempi di conformità e difetti ricorrenti

-Interpretazione omogenea dello standard

-Discussione sulle nuove linee selettive

-Confronto su casi specifici

-Confronto tra giudici, allevatori e rappresentanti del club con distribuzione degli attestati di partecipazione.

-Domande ed approfondimenti, raccolta proposte migliorative per attività future del Club.

La giornata ha riunito rappresentanti del Club, giudici di specializzazione, membri della CTN ed allevatori della razza, con l’obiettivo di approfondire lo standard ufficiale, uniformare i criteri di valutazione e discutere le più recenti linee selettive. L’iniziativa si è basata su un confronto diretto, con l’osservazione di soggetti, sulle analisi delle caratteristiche morfologiche e sulla condivisione di esperienze utili alla corretta valutazione della razza.

Durante la sessione sono stati esaminati i principali aspetti distinti dell’arricciato Padovano: struttura

CANARINI DIFORMAEPOSIZIONE ARRICCIATI

generale, piumaggio, portamento, stacco testa collocollarino, qualità del ciuffo o della testa liscia, proporzioni del soggetto. Il presidente della CTN CFPA Emilio Sabatino ha ribadito che l’aggiornamento rappresenta un’importante occasione per migliorare la coerenza giudicatrice, sostenere la selezione responsabile, promuovere una maggiore consapevolezza tecnica degli allevatori, contribuendo così ad un dialogo costruttivo, collaborativo e migliorativo tra Club e CTN, tutelando la crescita tecnica della razza Padovano.

La Mostra Internazionale SOR di Modena non è soltanto un grande palcoscenico per osservare canarini di ogni razza e provenienza. È anche, e forse soprattutto, un luogo dove il mondo ornitologico si interroga sul futuro, sulla direzione dell’allevamento e sul destino di razze che rappresentano un patrimonio selettivo unico. Lo si è visto chiaramente oggi, quando la Commissione Tecnica dei canarini di Forma e Posizione Arricciati si è riunita con il Club dell’Arricciato Padovano e con i giudici di specializzazione per discutere dello standard del Padovano e della necessità di mantenere una linea decisamente rigorosa nella selezione. La riunione si è tenuta nella sala congressi del padiglione principale, dove il rumore costante della mostra arrivava ovattato, quasi filtrato dalla concentrazione dei presenti. Sul tavolo erano disposte fotografie, schede dello standard e alcuni Arricciati Padovani, in vivo, portati appositamente per il confronto diretto. Quelle gabbie, con dentro soggetti vivi, sono diventate il centro gravitazionale dell’intera mattinata. Fin dalle prime discussioni è apparso evidente che il problema non fosse soltanto teorico. Negli ultimi anni, in molte esposizioni internazionali, sono apparsi Padovani che, pur affascinanti al primo sguardo, presentavano arricciature troppo abbondanti o piumaggi eccessivamente lunghi. Soggetti scenografici, certo, ma lontani da quella sobria eleganza che caratterizza da sempre questa razza. Allevatori e giudici hanno osservato insieme le fotografie e i canarini presenti, confrontando ciò che lo standard chiede con ciò che viene esposto. Da

F ocus C.T.N.

questo confronto diretto è emerso un problema che tutti conoscevano, ma che fino ad oggi non era mai stato affrontato in un dialogo ugualmente chiaro: se si permette allo sguardo di farsi sedurre dall’eccesso, la tipicità della razza rischia di deteriorarsi. Il presidente della CTN Emilio Sabatino ha riaffermato il valore dello standard come riferimento unico e imprescindibile, non soggetto a interpretazioni personali o mode del momento.

Il Club dell’Arricciato Padovano, nella figura del suo relatore Sig. Giuseppe Annaloro, ha espresso con forza l’esigenza di uniformità nel giudizio, soprattutto nelle mostre principali. Un allevatore storico ha osservato come la mancanza di coerenza possa confondere i nuovi appassionati e, peggio ancora, spingere la selezione verso tratti non desiderati. Se il giudice dovesse premiare un soggetto non tipico, influirebbe direttamente sulle scelte future degli allevatori, che inevitabilmente tenderebbero a riprodurre ciò che ha ottenuto un riconoscimento. Per questo motivo, la responsabilità degli addetti ai lavori è enorme e va esercitata con consapevolezza.

Uno dei momenti formativi dell’incontro è stato quello dell’osservazione diretta dei soggetti. Si sono analizzate arricciature, proporzioni, piumaggio e atteggiamento posturale. Ogni canarino veniva osservato con calma, da tutti i lati, confrontato con i criteri dello standard e con il suo vicino di gabbia. Un Padovano presentato come “esempio da Standard” ha suscitato particolare attenzione: arricciature corrette, equilibrio tra taglia e struttura del piumaggio, portamento naturale e nessuna tendenza a imitare caratteristiche proprie di altre razze arricciate. Un’immagine concreta di ciò che la selezione dovrebbe perseguire. Con il passare

CANARINI DIFORMAEPOSIZIONE ARRICCIATI

dei minuti, le posizioni si sono allineate. Il concetto di “linea rigida” non è stato più percepito come sterile, ma come una vera e propria necessità. Non si tratta di frenare la creatività dell’allevatore, bensì di proteggerla, affinché resti coerente con la natura della razza. Il Padovano, con la sua storia e la sua identità ben definita, ha bisogno di una tutela attenta per non diventare un ibrido estetico privo di riferimenti. In conclusione, l’incontro si è rivelato una delle occasioni più utili e costruttive degli ultimi anni. Non si è trattato di un tavolo formale, ma di un confronto vivo, fatto di osservazioni concrete e di un sincero desiderio comune: garantire all’arricciato Padovano un futuro chiaro e coerente. È emersa la volontà di proseguire con appuntamenti periodici dedicati alla formazione, sia per i giudici che per gli allevatori, così da garantire maggiore coerenza nelle esposizioni e una crescita costante del livello qualitativo della razza. I membri della CTN, Giulio Pisani e Michele Larenza, hanno infine raccolto spunti e suggerimenti che saranno valutati per la definizione di futuri aggiornamenti ed iniziative del Club. Mentre i partecipanti lasciavano la sala per tornare tra le gabbie della mostra, si percepiva l’impressione di aver compiuto un passo avanti decisivo. La consapevolezza condivisa che la selezione è un atto di responsabilità culturale, oltre che tecnica, ha dato a questo incontro un valore importante. Un Arricciato Padovano fedele allo standard non è solo un risultato espositivo: è il frutto di un impegno etico verso una razza che merita di rimanere riconoscibile e amata per ciò che è sempre stata e l’Internazionale SOR a Modena, per un giorno, è stata il luogo ideale per ricordarlo.

La CTN CFPA: E. Sabatino, M. Larenza, G. Pisani.

Sincretismo selettivo

Dai nuovi tipi alla preservazione del tipo wild in un approccio etico e tecnico della selezione domestica

testo di FRANCESCO FAGGIANO, foto F. FAGGIANO, P. ROCHER, S. PALMA, FOI, M. PICCININI

Introduzione

La selezione domestica è un orientamento volontario dell’uomo, si differenzia dalla selezione naturale proprio per l’essenza volitiva delle scelte fatte sul gusto estetico e/o della performance produttiva che vanno a ca-

La selezione domestica è un orientamento volontario dell’uomo

ratterizzare i ceppi domestici e le razze. Questo distingue nettamente l’addomesticamento dai presupposti della selezione naturale che asseconda, di contro, solo il bisogno di sopravvivenza e di perpetuazione del soggetto e della specie in relazione

Ondulato di forma e posizione, all.: Roberto Sabattini, foto: FrancescoFaggiano
Ondulato di colore, foto: P. Rocher

all’habitat naturale in cui si trova. Una specie in natura è plasmata dalle caratteristiche della nicchia ecologica che occupa e dalla pressione riproduttiva, che orienta fortemente soprattutto la livrea maschile. In ambiente domestico tutto è molto più veloce e condizionato da fattori antropici e in primo luogo dalla disponibilità dei soggetti e le loro iniziali caratteristiche. Proprio questo spesso determina l’incrocio tra sottospecie o addirittura tra specie affini, con le conseguenze del caso, ma è soprattutto l’orientamento culturale della comunità tecnica ed espositiva di riferimento che fa la diffe-

renza. Ad esempio, in Europa storicamente sul canarino e sull’ondulato si è operata una forte spinta morfologica con la creazione di numerose razze di grande e pesante morfologia, alla ricerca di un “ingentilimento morfologico” che vagamente ricorda le

In ambiente domestico tutto è molto più veloce e condizionato da fattori antropici

selezioni rurali, in un retaggio culturale riassumibile in “più grosso è, più bello è”. In pratica ritroviamo l’implementazione di un significato arcaico delle scelte selettive nella ricerca di una sorta di opulenza che significava abbondanza e veniva e viene qualificata come bellezza: un’oca è bella grassa, un vitello è bello grosso… A livello estetico, nelle nostre stirpi ornamentali questo si traduce in una sorta di ricercato gigantismo, arricchito magari da alcuni tratti peculiari, che lentamente, con l’aumento della popolazione domestica di una data specie, si è sempre inesorabilmente avviato quasi automaticamente con la comparsa di mutazioni legate allo sviluppo delle masse grasse e/o muscolari e della lunghezza del piumaggio, grazie alla regolare e abbondante disponibilità alimentare. Però in parallelo già storicamente, anche se in misura minoritaria, alcune selezioni più ragionate che culturali, paradossalmente, hanno seguito orientamenti differenti, se non opposti, più sospinte dal gusto estetico e dal desiderio di creazione: è questo il caso delle miniature… Questo tipo di selezione ha ovviamente interessato trasversalmente tutta la zootecnica, compresa l’ornicoltura, che con evidenze più consistenti soprattutto negli ultimi decenni ha prodotto meravigliose selezioni come il canarino di razza spagnola o quella ancor più recente del salentino, l’ondulato di colore, e poi il diamante mandarino Toy, una piccola ma significativa realtà ancora tutta italiana. Quindi, tanto la selezione delle grandi taglie che quella delle miniature erano e sono sostenute da un elemento unitario: raggiungere morfologie uniche, esattamente standardizzate in cui vengono esaltate “domestiche caratteristiche fenotipiche”.

Genotipo e paratipo tra gigantismo (macrosomia) e miniature (iposomatismo) Ogni fenotipo, ovvero ogni morfologia, è frutto di una genetica che interagendo con un ambiente ne permette l’espressione. Sappiamo bene che per avere dei soggetti di notevole

Canarino Salentino, foto e all. SergioPalma

mole o, di contro, estremamente minuti, alla genetica vanno associati stimoli e condizioni ambientali adeguati, ovvero un paratipo che ne sostenga la “migliore” espressione. Un genotipo predisposto a produrre soggetti di grande mole esprimerà al meglio le sue potenzialità solo se l’esemplare in accrescimento sarà sottoposto a stimoli adeguati come quantità di cibo nutriente e soprattutto proteico e spazio per l’esercizio fisico, al fine di creare anche l’esigenza di avere grandi masse muscolari. Un errore è quello di confondere la pinguedine dei soggetti con la mole. Ricordiamo che anche gli accumuli di adipe sono l’esito di una genetica, ma è questa una condizione inopportuna. In ornicoltura, difatti, non è apprezzata l’obesità, sia perché produce disarmonia, in quanto gli uccelli tendono ad accumulare grasso sull’addome e sul petto creando delle protuberanze e delle sproporzioni ad esempio tra il corpo e la testa che non ingrassa, sia perché l’obesità produce infertilità. Anche le miniature hanno bisogno di un regime alimentare molto curato, perché spontaneamente, anche in presenza di una genetica tendente all’iposomatismo, la disponibilità alimentare tende a migliorare la condizione di base determinando una se pur contenuta crescita indesiderata. Questo fenomeno detto lussureggiamento, è spontaneo e non obbligato o meno a una genetica particolare, ma innescato direttamente dal paratipo e base per l’avvio della selezione domestica protesa all’ingentilimento. Il lussureggiamento è considerabile una predisposizione stimolo dipendente, cioè avviene se stimolato dalla razione alimentare, con l’esito di un aumento di taglia. È quindi un trampolino di lancio a cui, volendo, si andranno a sommare in una genetica complessa e quantitativa altre condizioni genetiche a sostegno del lussureggiamento. La stessa cosa, in direzione inversa, si persegue nelle miniature, individuando i soggetti che a parità di condizioni presentano una crescita più contenuta, detto tecnicamente iposomatismo, ovvero che indicano

A volte la selezione delle miniature è stata possibile attraverso mutazioni geniche puntiformi come il nanismo, cosa non avvenuta negli uccelli

una genetica che tende a non sfruttare le risorse alimentari per una crescita maggiore. Anche in questo caso entrambe le direzioni selettive poggiano su un’arbitraria ed esclusiva volontà selettiva dell’uomo. A volte la selezione delle miniature è stata possibile attraverso mutazioni geniche puntiformi come il nanismo, cosa non avvenuta negli uccelli.

Quale selezione corretta Molte sono le considerazioni che si possono fare rispetto a quale può essere la giusta selezione domestica, che abbiamo detto indicabile solo in parte come un percorso obbligato dall’iniziale disponibilità dei soggetti, ma che principalmente rappresenta una strada volontaria costruita su retaggi culturali o sull’idea di caratterizzare una popolazione con tratti somatici peculiari e spesso inediti, come ad esempio il ciuffo. Certo è che se non possiamo discutere il gusto personale di chi ama l’ondulato di forma e posizione o il salentino o ancora il diamante mandarino Toy, l’unico punto fermo da sancire ineluttabilmente è il benessere animale. Possiamo considerare legittima qualsiasi selezione fino a quando le caratteristiche fenotipiche della razza considerata garantiscono al soggetto un’esistenza priva di sofferenze, che

Diamante
di Gould ancestrale testa nera, foto: FOI

preservi vitalità e capacità riproduttiva autonoma. È questo un orientamento tecnico, animalista e moderato, universalmente accettato, ma esclusivamente di tipo antropocentrico, al quale però forse dovremmo iniziare ad avvicinare un impegno selettivo più etico e significativo indicato anche dall’Unione Europea, che descrive gli animali superiori e quindi gli uccelli come esseri senzienti, in grado di percepire benessere e sofferenza. Al gusto estetico dovremmo affiancare una serie di nuovi valori etici e protezionistici a garanzia che l’ornicoltura diventi “ornicultura” ed assuma un valore basato su una morale e un’attenzione profonda e consapevole della biodiversità, della preservazione delle razze domestiche, ma anche di sottospecie e di forme selvatiche. Avere attenzione per forme ancestrali che rappresentano un patrimonio fondamentale anche per le future selezioni “domestiche”. Dovremmo cominciare a guardare con più rispetto ed interesse ai fenotipi ancestrali con espressioni forse più modeste ma funzionali e ugualmente affascinanti. Pensiamo all’interesse esponenziale per l’ondulato di colore, che ha avuto, oltre al merito di preservare una morfologia molto simile al wild, anche il risultato di sviluppare contestualmente l’interesse per il fenotipo “ancestrale” detto verde chiaro, e para-

Dovremmo cominciare a guardare con più rispetto ed interesse ai fenotipi ancestrali con espressioni forse più modeste ma funzionali e ugualmente affascinanti

dossalmente per l’ondulato di forma e posizione! In questo caso, attraverso un sincretismo possibile anche nella selezione di altre specie come il diamante mandarino o probabilmente in futuro per il roseicollis, il diamante di Gould e chissà per quale altra specie, si riuniscono sotto l’immagine della selezione domestica i significati più tecnici e diversi della zootecnia.

Conclusioni e spunti

Vorrei concludere con l’analisi di due casi molto diversi tra loro ma particolarmente significativi quali il “canarino selvatico” e il diamante di Gould e la proposta trovata per il diamante mandarino Toy. Il Serinus canaria una quindicina di anni fa, grazie all’intuito dell’allora Presidente COM Cirmi, con l’appoggio del segretario OMJ Paparella e del sottoscritto in

qualità di Presidente di CTN IEI, fu estrapolato dall’anonimato di una categoria multispecie, sia in ambito FOI che COM, attribuendo a questa scelta un significato anche politico e mediatico per riconoscere finalmente al canarino selvatico e ai suoi antichi estimatori il ruolo emblematico non solo della selezione domestica, ma anche della preservazione e del potenziale selettivo di ogni specie allevata a livello ornamentale. Se pensiamo al fenotipo di questo Serinus, sembra quasi inverosimile che si sia riusciti a selezionare oltre venti razze di forma e posizione e qualche decina di mutazioni del colore, riuscendo però con perizia a preservarne la forma ancestrale. Il diamante di Gould oggi è sicuramente l’estrildide più allevato almeno nel continente europeo, dove, come per molte altre specie, il principale interesse selettivo è legato all’aspetto cromatico, ovvero all’intensità e tonalità del colore ed alla precisione e correttezza del disegno. Come è successo molti anni fa per il diamante mandarino, anche il diamante di Gould, negli ultimi anni, sta subendo una forte pressione selettiva a carico della morfologia. Taglie maggiori, piumaggio più lungo, tendenza alla pinguedine stanno modificando il profilo fenotipico dei soggetti, che appaiono così uccelli più gentili, paffuti, dalle belle teste rotonde, il becco più minuto, la taglia superiore, ma anche spesso con posture troppo orizzontali, ventre che poggia sul posatoio, perdita di brillantezza ed intensità del colore, obesità importante. Per forza di cose, strutture maggiorate selezionate in così pochi anni difficilmente sono selezioni equilibrate e spesso portano difetti anche nei disegni e colori. Ma a differenza di un Norwich o di un ondulato di forma e posizione, nel diamante di Gould tali caratteri (disegno e colore) rimangono assolutamente prioritari, perché il diamante di Gould è per antonomasia la specie domestica più colorata e variopinta dei nostri aviari. Nell’arco di 70-80 anni di allevamento domestico, il diamante di Gould ha mantenuto, proprio per

Confronto morfologico tra Diamante mandarino classico e Toy, foto e all.: Manuele Piccinini

la sua storia evolutiva selvatica, una morfologia molto simile a quella wild, presentandosi come uccellino minuto, agile, dal grande becco e con piumaggio aderente. Poi, via via con la comparsa delle prime mutazioni e un numero sempre maggiore di soggetti disponibili, l’attenzione dell’ornicoltore si è rivolta inevitabilmente all’ingentilimento morfologico. Nella scelta dei riproduttori, ad un certo punto, la prima cosa da considerare è stata la struttura: atteggiamento giusto, se va di pari passo alla selezione del colore e del disegno, un po’ dato per scontato. Questo ha portato sempre più spesso all’ottenimento di soggetti con gravi difetti del fenotipo, magari di struttura notevole, ma con carenze nel disegno e nel colore e magari anche nella tenuta del piumaggio, con il dorso che tende ad aprirsi, fianchi scomposti, coda troppo corta, ciliari ecc… Nasce così,

Nella scelta dei riproduttori ad un certo punto la prima cosa da considerare è stata la struttura

come abbiamo già evidenziato anche nel diamante di Gould, una nuova esigenza selettiva basata sulla capacità di far coincidere in un tecnicismo perfetto la selezione di una morfologia più gentile e la selezione dei colori e dei disegni. Ritrovando anche in questo caso un sincretismo selettivo che vede fuse la selezione di morfologie maggiorate con quella del disegno e del colore. Sarà possibile realizzare que-

sto doppio obbiettivo anche nel diamante di Gould come si è fatto con successo per l’ondulato e si sta cercando di fare nel diamante mandarino con il simpatico Toy o si dovrà scegliere una doppia via selettiva? È possibile per il Gould e per molte altre specie strutturare un tale approccio orniculturale nella pratica dall’allevamento? Probabilmente sì, ma solo se queste differenti selezioni saranno motivate e premiate in ambito espositivo, con categorie e giudizi specializzati frutto di approfondimento tecnico, esperienza diretta e di un sistema di valori etici condiviso a livello nazionale ed internazionale. Questo per dare seguito al motto “Allevare per proteggere e preservare”, facendo salvi i presupposti zootecnici e quelli animalisti e liberandoci dal pregiudizio che esistano selezioni nobili e soggetti da uccelleria.

S pazio Club

Specialistica Salentino a “Piume” - Cesena 2025

Cesena, 24 Ottobre 2025, Specialistica del Salentino in seno alla Mostra Ornitologica Nazionale “PIUME”, la quale ha ospitato ben 41 Clubdispecializzazione. Esperienza bellissima ed importante per il Club delSalentino;inquestomomentodicrisidell’Ornitologia il Club nota un miglioramento nella divulgazioneenellaselezionedellarazza.

La buona qualità dei soggetti ha portato l’interesse di tanti allevatori presenti in mostra ed in particolare del Presidente della C.T.N. di forma e posizione, Giudice Internazionale designato al giudizio, signor

Corridoio cavalle salentiniBest Salentino testa ciuffata intensoAllegato 3 del testo
Alcuni momenti del giudizio
Best Salentino

S pazio Club

Salvatore Alaimo, il quale ha dato relazione delle sue impressioni (allegato 3).

Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente l’Amico Salvatore Alaimo per aver accettato l’invito a partecipare e a giudicare.

Dalla prossima stagione espositiva 2026 entrerà in vigore la nuova scheda di giudizio secondo le modifiche apportate dalla C.T.N. su proposta del Club; si è ritenuto di mettere al primo posto la voce Taglia con punteggio massimo di 25 punti e al secondo posto la voce Posizione con punteggio massimo di 20 punti (allegato 4).

Tale decisione si è ritenuta necessaria ed è stata approvata a maggioranza dall’Assemblea dei soci, perché si è riscontrata una tendenza alla maggiore taglia piuttosto che ad una riduzione della stessa. Come presidente del Club, insieme ai soci tutti cercherò di mantenere salda la prerogativa della divulgazione facendo in modo di coinvolgere e appassionare quanti più allevatori possibile, tenendo anche conto che è l’unica razza di Canarino di Forma e Posizione Liscia creato in Italia. Per qualsiasi informazione rivolgersi ai seguenti contatti:

Presidente Alessandro Lezzi: e-mail: alessandrole@icloud.com - Cell. 3381513999; Segretario Marcello Iacovizzi: e-mail: marcelloiacovizzi@gmail.com - Cell. 3388664702; Consigliere Vulzio Lazzarini: e-mail vulzio@gmail.com - Cell. 3356363260

Il Presidente del CAS Alessandro Lezzi

Tavolo dei best salentino
Allegato 4 del testo. Nuova scheda giudizio

Incontro dei Giudici E.F.I. siciliani

Organizzato dal Club A.A.A. (Amatori Avifauna Autoctona)

testo e foto di IGNAZIO SCIACCA

Ormai è una radicata ed attesa tradizione di fine agosto; i giudici EFI residenti in Sicilia (a volte anche con la partecipazione dei colleghi calabresi) e tutti gli allevatori interessati alle novità ed agli aggiornamenti dei criteri di giudizio da applicare nel corso della imminente stagione espositiva, da oltre un ventennio si riuniscono, con appuntamento itinerante in località turisticamente suggestive della nostra isola.

Occasionalmente, anche in funzione dell’importanza degli argomenti trattati, la riunione è estesa a tutti i giudici EFI della FOI

Occasionalmente, anche in funzione dell’importanza degli argomenti trattati, la riunione è estesa a tutti i giudici EFI della FOI tramite la diretta Facebook o Whatsapp. Ci si appresta a festeggiare, nell’estate del 2026, il 25° anno di questo imperdibile appuntamento di fine estate organizzato dal Club di Specializzazione Amatori Avifauna Autoctona con sede a Paternò (CT).

A fine agosto del 2025 la location, fis-

Relatori al lavoro
Relatori, Dirigenti R.O.S. ed Organizzatori

sata come sempre a fine riunione del precedente anno, è stata la città di Caltanissetta, specificatamente l’agriturismo rurale “Belvedere” nella suggestiva campagna nissena.

La collaborazione con la locale Associazione Ornitologica Nissena del presidente Gaetano Campisi (che si è impegnato alacremente in prima persona per gestire la logistica) è risultata determinante per offrire ai numerosi partecipanti una giornata particolarmente interessante e coinvolgente.

La partecipazione è stata soddisfacente: oltre ai giudici EFI ed iscritti al Club AAA, hanno onorato l’invito il

Consigliere Federale Francesco Badalamenti, il Consiglio Direttivo del Raggruppamento Ornicoltori Siciliani al completo, parecchi Presidenti e Dirigenti delle Associazioni siciliane, numerosi iscritti FOI allevatori delle razze in oggetto, alcuni iscritti FOI di altre regioni italiane che, in vacanza estiva in Sicilia, hanno partecipato con entusiasmo all’evento. Gli argomenti sono stati trattati da due relatori: dal dott. Sebastiano Paternò, fondatore del Club AAA nonché Giudice FOI ed OMJ della specializzazione EFI-GHF (ed attuale organo monocratico di controllo della FOI) e dall’Ing. Carmelo Montagno Bozzone,

anch’egli Giudice FOI ed OMJ della specializzazione EFI-GHF ed attuale Presidente della Commissione Tecnica Nazionale EFI della FOI.

Con il supporto del Consigliere Badalamenti e del sottoscritto, Presidente del R.O.S., i relatori hanno affascinato la platea dei presenti con i loro interventi puntuali che hanno notevolmente arricchito di contenuti la riunione e dato vita ad un dibattito ricco di argomenti e molto seguito.

Il ruolo di moderatore che mi è stato attribuito e che il sottoscritto ha accettato con assoluto slancio è stato parecchio facilitato dall’interesse che la platea dei presenti ha manifestato nei confronti dei contenuti dell’incontro.

Si è parlato (Paternò, Badalamenti, Sciacca) di aggiornamenti normativi riguardo al SINAC (Sistema Identificativo Animali da Compagnia), evidenziando le difficoltà interpretative ed applicative di tale nuova norma, che non trova adeguata e completa applicazione anche a causa della mancanza di uniformità interpretativa in attesa dell’emissione di decreti attuativi (con relativi allegati) che ne ritardano l’entrata a regime. È successivamente stata evidenziata (Montagno) la necessità di una corretta e dettagliata conoscenza della scheda di giudizio della specializzazione EFI da parte degli espositori; piuttosto che al punteggio totale attribuito, bisognerebbe porre mag-

Un gruppo di partecipanti al Convegno
Tavolo dei Relatori
Un gruppo di convegnisti

giore attenzione alle singole voci dei vari “considerando” che forniscono sempre informazioni importanti sui soggetti esposti. Il relatore ha quindi ipotizzato i possibili suggestivi cambiamenti che, in futuro, potrebbero interessare la scheda di giudizio per ottenere una valutazione che meglio possa rispecchiare l’evoluzione della specializzazione, evidenziando, con dati statistici oggettivi, la crescita espositiva in termini di quantità e qualità che gli EFI fanno registrare da alcuni anni nelle mostre ornitologiche a tutti i livelli.

Il dott. Paternò ha infine fatto cenno alle possibili evoluzioni normative che potranno interessare la revisione della Legge Nazionale 157/1992, con possibili ripercussioni ed adattamenti nella legge Regionale Siciliana 33/97 (e le successive modifiche e decreti) che disciplina l’allevamento e la detenzione dell’avifauna autoctona in Sicilia.

Il supporto fornito con la proiezione di slides di soggetti appartenenti alla specializzazione EFI, al fine di valutarne alcuni aspetti in sede di giudizio, ha arricchito la mattinata di colori ed ulteriore interesse

Il supporto fornito con la proiezione di slides di soggetti appartenenti alla specializzazione EFI, al fine di valutarne alcuni aspetti in sede di giudizio, ha arricchito la mattinata di colori ed ulteriore interesse.

La giornata si è piacevolmente con-

clusa con il solito gustoso appuntamento conviviale alla presenza anche di alcuni familiari dei convenuti, che avevano approfittato dell’appuntamento per trascorrere, a bordo piscina della struttura, una mattina in piacevole compagnia ed amicizia. L’appuntamento estivo per il 2026 rappresenterà, come detto, un traguardo importante: il venticinquesimo anno.

La platea ha quindi accolto ed approvato con entusiasmo la proposta di realizzare l’incontro, sempre l’ultima domenica di agosto, nei suggestivi locali di rappresentanza del Castello Normanno di Paternò (CT) città sede, sin dalla fondazione, dello storico Club Amatori Avifauna Autoctona. Il Club ci attende a casa sua per brindare al prestigioso traguardo “d’argento” ma anche per trattare argomenti e novità dell’affascinante mondo degli E.F.I.

Cardellini albini

La mutazione albina è una mutazione autosomica-recessiva. Agisce eliminando tutto il pigmento melanico e lasciando inalterati i lipocromi. I soggetti si presentano interamente bianchi, solo il rosso della mascherina e il giallo delle barre alari non vengono interessati dal fenomeno. Caratteristici sono gli occhi rossi. Il fenotipo è equiparabile ad un lipocromico occhio rosso.

La mutazione albina nei cardellini appare per la prima volta nel 1994 in Polonia e successivamente viene fissata dall’allevatore belga Roland Raskin. Ho cominciato ad allevare cardellini albini nel 2018, introducendo in allevamento la prima coppia di ancestrali portatori di albino. Come tutte le mutazioni recessive, da una coppia di portatori c’è

La mutazione albina nei cardellini appare per la prima volta nel 1994 in Polonia e successivamente viene fissata dall’allevatore belga Roland Raskin

solo il 25% di probabilità di ottenere un mutato. Da quella coppia, quell’anno, nacquero due albini e diversi ancestrali, probabili portatori. Negli anni successivi, introducendo altri soggetti portatori e accoppiandoli con i miei albini, sono riuscito a costruirmi una linea piuttosto soddisfacente. Solitamente accoppio un albino e un ancestrale portatore. Questo accoppiamento mi permette di ottenere figli albini e ancestrali sicuri portatori. Accoppiare due albini andrebbe solo ad indebolire i nati, portando avanti col tempo un ceppo

fragile. Negli anni sono riuscito a sovrapporre la mutazione gialla all’albini-

Cardellino albino Maschio
Cardellino albino e ancestrali portatori in nido
Pulli di Cardellini albini di 5 giorniPulli di Cardellini albini di 12 giorni

smo, ottenendo così degli albini gialli, una mutazione unica e particolare. Allevo i cardellini albini principalmente all’interno, sia in gabbia che in volieretta, con luce naturale (in generale non uso luce artificiale, essendo i locali abbastanza luminosi). L’occhio rosso ha una maggiore sensibilità alla luce del sole. Benché in passato li abbia allevati anche all’esterno, in una zona più ombreggiata, adesso ritengo che gli albini riescano ad adattarsi meglio ai locali interni.

Un falso mito che aleggia attorno agli albini è che siano ciechi. Hanno senza dubbio una particolare sensibilità alla luce diretta del sole, come d’altronde altre mutazioni occhi rossi (satiné, lutino ecc.), ma non sono ciechi; riescono a vedere, ad adattarsi all’ambiente e a socializzare tranquillamente con gli altri soggetti in gabbia. A sostegno della loro vista fornisco alimenti ricchi di vitamina A o, all’occorrenza, integratori.

Un falso mito che aleggia attorno agli albini è che siano ciechi. Hanno senza dubbio una particolare sensibilità alla luce diretta del sole, come d’altronde altre mutazioni occhi rossi

Per concludere, l’albinismo è una mutazione certamente delicata, ma la apprezzo particolarmente e la considero esteticamente tra le più belle. Ad oggi, i cardellini albini sono presenti nel mio allevamento nella sottospecie frigoris e balcanica. Obiettivo dei prossimi anni sarà quello di portare la mutazione nelle sottospecie parva e tschusii

Cardellina albina femmina

(*)Tutte le foto inviate, anche quelle non pubblicate, rimarranno a disposizione della FOI a titolo gratuito e potranno essere utilizzate, senza alcun limite o vincolo temporale, per pubblicazioni, iniziative e scopi promozionali della Federazione

Questo mese, il protagonista di Photo Show è: EMANUELE MELLO - RNA 7ACE con la fotografia che ritrae i soggetti “Diamanti Mandarino grigio dorso chiaro faccia nera” (Taeniopygia Guttata ) Complimenti dalla Redazione!

•Invitiamo tutti gli allevatori a inviare foto di soggetti provenienti dai propri allevamenti, con descrizione della specie, razza e mutazione, all’indirizzo: redazione@foi.it

•All’autore della foto mensilmente prescelta da un comitato interno, verrà offerto in omaggio un libro edito dalla FOI in base alla preferenza e alla disponibilità.

Correnti di pensiero sul mosaico

Sulla categoria mosaico si è detto di tutto, anche le cose più improbabili. Ricordiamo tutti, o quasi tutti, la fiducia assoluta nel fatto, tutt’altro che reale, secondo cui il mosaico fosse dato dal dimorfismo sessuale del Cardinalino del Venezuela. Oggi, date le mie pubblicazioni, credo che almeno qualche dubbio si sia fatto strada e che la natura di mutazione venga presa in seria considerazione. Tuttavia, per ora vorrei soprassedere sull’origine e considerare la nascita di due correnti di pensiero, che chiamo scherzosamente: quella dei “bianchisti” e quella degli “intensivisti”; io ovviamente sono schieratissimo con questi ultimi. Il fatto è che nelle valutazioni, a tutti i livelli, c’è chi dà più importanza al bianco e chi dà più importanza, o almeno pari importanza, alla conservazione dell’in-

Dal momento che il mosaico è una categoria, bisogna partire dal brinato selvatico che è la categoria originale

tensità delle zone di elezione, o quantomeno alla loro esistenza. Per capire, come in tutti i campi, bisogna partire dall’inizio, non dico proprio da Adamo ed Eva ma comunque dall’inizio di un fenomeno. Dal momento che il mosaico è una categoria, bisogna partire dal brinato selvatico che è la categoria originale. Dico selvatico, poiché il brinato domestico si differenzia sia per

una diversa selezione, sia per un diverso comportamento nell’accoppiamento in purezza: il domestico degenera, il selvatico no. In altri termini, il brinato domestico, salvo pochissimi ceppi, non corrisponde più a quello selvatico. Il brinato selvatico, come anche il domestico, presenta la caratteristica di non saturare completamente le penne tettrici (nel nostro ambiente dette erroneamente piume) di carotenoidi, tranne le cosiddette zone di elezione, vale a dire maschera facciale, cosiddette spalline (in realtà parte dell’ala) e codione. La conseguenza è che nelle penne tettrici, non appartenenti alle zone di elezione, l’apice non essendo pigmentato rimane bianco. Il fatto si esprime con diversa rilevanza. Vale a dire che vi sono apici ridotti ed altri più accentuati. Le differenze sono legate

Canarino selvatico maschio, foto: Antonio Orsi
Canarino selvatico femmina, foto: PasqualeDeMaio

sia alle diverse parti anatomiche, sia al dicromatismo sessuale. Nelle femmine la brinatura è maggiore e le zone di elezione sono meno ampie o evidenti rispetto ai maschi. Sia nei maschi che nelle femmine la brinatura è più accentuata in alcune parti, come: zona ventrale e collare, in misura più marcata nelle femmine.

La mutazione mosaico comporta accentuazione della brinatura fino al bianco, ma le zone di elezione non sono interessate, tranne nel caso di selezioni eccessive. È mutazione di modestissimo rilievo, come si constata rilevando che: mosaico molto diffusi e brinati molto abbondanti possono essere confusi. Nei casi dubbi, si deve valutare la zona ventrale, dove la brinatura è più accentuata sia nei brinati che nei mosaico, ma nei mosaico si nota un taglio netto che non appare nei brinati, ove c’è un digradare senza stacco.

La mutazione mosaico è dominante sul brinato e si esprime a diversi livelli, in seguito all’effetto additivo di geni modificatori. Si può andare quindi dal pochissimo più brinato rispetto ad un brinato abbondante, fino a parti molto

La mutazione mosaico è dominante sul brinato e si esprime a diversi livelli, in seguito all’effetto additivo di geni modificatori

bianche, e se si degenera, anche alla cancellazione totale o parziale di certe zone di elezione.

In seguito a standard errati, oggi c’è la necessità di fare 2 selezioni, una per i maschi ed una per le femmine. Ben sappiamo che accoppiando brinato x brinato domestici, si accentua la brinatura, si indeboliscono i carotenoidi e si rende il piumaggio più abbondante in modo anomalo. Accoppiando mosaico x mosaico si ha lo stesso fenomeno degenerativo.

La ricerca spasmodica del bianco ha indotto ad accoppiamenti in purezza mosaico x mosaico reiterati, anzi permanenti. In altri termini, nei mosaico si è

selezionato a favore del bianco con il massimo dell’effetto additivo dei geni modificatori, il che va benissimo, ma si è anche, forse non del tutto consapevolmente, utilizzato l’effetto degenerativo dell’accoppiamento in purezza, sempre per avere più bianco. È noto l’esempio del Gloster che a furia di accoppiamenti in purezza fra brinati, era diventato biancastro in diversi soggetti. Va anche segnalato quello che io considero probabilmente come frutto di un equivoco, vale a dire la lotta ingiustificata contro i ciliari o redini lunghi. Qualcuno fra i vari autori ha descritto la maschera del maschio mosaico come simile a quella del Cardellino. Ebbene tale descrizione va bene quando si guarda frontalmente, ma non quando si guarda di lato. Il Cardellino (Carduelis carduelis), genere Carduelis, ha una maschera squadrata, mentre il Canarino (Serinus canaria), genere Serinus, ha lunghe redini o ciliari. Si è quindi attivata una lotta del tutto ingiustificata contro redini o ciliari lunghi, il tutto con problemi selettivi e con tolettature varie.

Nelle femmine poi, per misteriose ragioni, si sono previsti ciliari e non ma-

Mosaico giallo femmina, foto: E. del Pozzo
Mosaico giallo maschio (mancanza di maschera sotto il becco), foto: E. del Pozzo

scherina come natura vorrebbe. Da qui una lotta fra le femmine, poverine, che vorrebbero fare la loro mascherina naturale e le selezioni, gli espedienti e le tolettature, messe in pratica dagli allevatori. Non si può neppure pensare all’errore iniziale del Cardinalino, poiché la femmina del Cardinalino non ha né maschera, né ciliari, non ha nulla! O forse questo nulla ha fatto trascurare la mascherina stessa?

Una descrizione suggestiva che ricordo, per le femmine mosaico rosse, parlava di una palla di neve, con 3 macchie di sangue, alludendo a spalline e codione, non credo che considerasse i ciliari, comunque in qualche modo previsti dagli standard iniziali.

Insomma molti equivoci e poca attenzione alla categoria iniziale del selvatico brinato, come del brinato domestico. Tanto che ancora oggi molti pensano che le zone di elezione intense siano state create dal mosaico, trascurando di osservarne la loro preesistenza nel brinato selvatico e mantenuta nel domestico. Mi è capitato, più di una volta, di sentirmi dire, quando consideravo un soggetto molto abbondante di brina-

Nelle femmine poi, per misteriose ragioni, si sono previsti ciliari e non mascherina come natura vorrebbe

tura, come brinato e non come mosaico: “ma ha le spalline intense” ed allora dovevo spiegare che le spalline intense ci sono anche, e spesso più intense, nel brinato. La maggiore intensità si ha spesso perché coi brinati si accoppia, sempre o quasi, con intensi e non si fa altrettanto con i mosaico. A favorire questa distrazione c’è il fatto che la selezione domestica, nel canarino di colore, ha modificato la brinatura; infatti è diventata molto minore di quella del selvatico. In effetti si ricerca l’uniformità e per giunta addirittura la finezza, secondo le ultime indicazioni; di conseguenza sono meno in evidenza le zone di elezione, tuttavia permanenti.

Un errore di base, secondo la mia valutazione, è che si considera il mosaico più dicromatico sessuale (dimorfico) del brinato. In effetti non c’è un effettivo aumento ma solo una sottolineatura del dicromatismo. L’accentuazione della brinatura è maggiore nelle femmine mosaico, poiché è già maggiore nelle femmine brinate selvatiche. Le zone di elezione, quindi, vengono messe in evidenza con le loro diversità, già presenti nei due sessi nel canarino selvatico, che è brinato; vale a dire maggiori nei maschi e minori nelle femmine. Per considerare la somiglianza fra brinati abbondanti e mosaico scarsi, si considerino gli errori di classificazione che attengono non solo ai domestici ma anche ai selvatici, che talora alcuni allevatori non abbastanza attenti hanno indicato come mosaico.

Per accettare il concetto che il mosaico non aumenta ma solo sottolinea il dicromatismo sessuale, si consideri che non è l’unico caso di sottolineatura; accade anche in alcune mutazioni delle melanine. Nel phaeo, specialmente all’inizio, la differenza fra maschi e femmine era evidente. Del resto vale la re-

Mosaico rosso maschio, foto: E. del Pozzo
Satiné mosaico giallo femmina, foto: E. del Pozzo

gola generale: più eumelanina nei maschi e più feomelanina nelle femmine, feomelanina evidenziata dall’inibizione dell’eumelanina. Vi sono anche altri casi un poco meno evidenti.

Oggi si seguono due linee selettive, quella maschile e quella femminile, che hanno prodotto il risultato di avere un’ulteriore artificiosa sottolineatura del dicromatismo sessuale, specialmente nelle femmine.

Il risultato è che anche un eccellente biologo ornitologo, di fronte ai maschi ed alle femmine mosaico lipocromici vincenti alle mostre, penserebbe ad un aumento del dicromatismo sessuale, ma non dopo aver saputo che le madri dei maschi vincenti possono avere più maschera dei padri delle femmine vincenti! Il tutto sempre con la spinta verso il bianco da brinatura accentuata. A questo proposito mi sembra il caso di ag-

giungere una considerazione: il bianco dei bianchi come varietà (bianco dominate e bianco recessivo) in un certo senso parte dal basso, mentre quello del mosaico dall’alto. Nei bianchi di varietà, non arriva il pigmento carotenoide, nei brinati e certo super brinati come i mosaico, invece è la brinatura che reprime i carotenoidi non consentendo loro di arrivare all’apice o anche meno.

Il fatto è che si è visto che, da accoppiamenti equilibrati intenso x mosaico, non si può avere tutto il bianco desiderato ed in particolare i ciliari femminili che in natura non esistono. Da qui la necessità di due linee selettive, per maschi e femmine, mai riscontrata in nessun’altra selezione ed in nessuna specie. Un tempo c’era la tendenza a non esagerare; specialmente nei maschi, si considerava giustamente difetto il dorso

tutto bianco e si pretendeva lo scudetto del petto. Poi, sempre per la ricerca del bianco, oggi lo scudetto dei maschi è sparito diventando una carena e la carena delle femmine è sempre meno presente. Vero è che scudetto e carena non sono vere zone di elezione, poiché brinati, ma comunque devono esserci, poiché la loro assenza o carenza indica eccessi. Anche le zone intense vere sono ridotte. Nelle femmine i ciliari sono sempre meno evidenti, talora francamente assenti. La maschera dei maschi resiste, almeno nei migliori, anche se spesso può ridursi. Le spalline troppo spesso sono brinate, specialmente nelle femmine, come pure il codione, a volte in modo davvero rilevante, anche qui specialmente nelle femmine.

Nelle valutazioni ci si divide in allevatori e tecnici che valorizzano il bianco, il più possibile, altri invece sono più attenti all’intensità delle zone di elezione, nonché carena e ciò che resta dello scudetto. Sono le tendenze che citavo all’inizio, parlando scherzosamente di “bianchisti” ed “intensisti”, dichiarando la mia appartenenza a questi ultimi. Mi sembra ovvio che, vista la china imboccata, l’attenzione debba essere maggiore per l’intensità o ciò che ne resta. Molto meglio tollerare qualche sbavatura piuttosto che zone di elezione avvilite.

Un aspetto sconcertante è che si pretende l’ala bianca non solo nei rossi ma anche nei gialli. Il giallo dell’ala ha a che fare con la varietà, non con la categoria. Nei rossi l’ala bianca è nota importante di pregio e sta ad indicare molto rosso e poco giallo residuo, ma nei gialli non indica pregio, ma semmai difetto, per carenza di espressione del giallo. Per giustificare e perseguire l’ala bianca anche nei gialli, ci si è inventati di tutto, non mi soffermo, del resto sono aspetti già trattati.

Deve essere ben chiaro che la categoria agisce su molte penne tettrici ma non sulle penne forti. Fra un brinato abbondante ed un brinato leggero, la situazione penne forti, remiganti in primis, è uguale. Lo stesso dicasi per i mosaico. La brinatura semplicemente non c’è nelle penne forti. Negli intensi cambia ben poco, semplicemente essendo le barbe più corte, il bordo carotenoide

Agata topazio mosaico giallo maschio (maschera scarsa), foto: E. del Pozzo

appare leggermente più concentrato, ma non si può dire che siano intense nel senso di prive di brinatura.

Ho visto scartare, ed ahimè collaborato a scartare, soggetti mosaico gialli ottimi per le ali gialle sapendo che sarebbero stati penalizzati. In realtà i soggetti gialli ad ali gialle sono più dotati di colore carotenoide, il che contribuisce ad avere zone di elezione più evidenti; ho detto evidenti e non intense, poiché la brinatura potrebbe esserci, anche se è più difficile. Le zone di elezione più gialle aiutano ad avere un contrasto maggiore con il bianco, ed il mosaico in fondo è una questione di contrasti ai quali contribuiscono sia l’intensità delle zone di elezione, che la loro ricchezza di carotenoidi, circostanze spesso collegate; la ragione è che l’eccesso di brinatura degenerativa indebolisce i carotenoidi.

Ora ci si potrebbe chiedere: si può rimediare? Direi ben poco, certi schemi sono troppo radicati. Al massimo è auspicabile più attenzione all’intensità e meno severità verso le sbavature, oltre a non cercare le ali bianche nei gialli.

Un rimedio strano potrebbe essere la preparazione di una nuova linea selettiva a parte, magari denominata “mosaico equilibrato” o qualcosa del genere, anche se solo per mostre specialistiche. Vale a dire una linea di mosaico ottenuti dall’accoppiamento misto: intenso x mosaico. Ovviamente con intensi già imparentati a mosaico da diverse generazioni.

Io ho praticato tale linea molti anni or sono in melanici diluiti, e posso ben parlarne. Le femmine mosaico vengono bellissime, specialmente se viste dall’alto. Le migliori possono avere la schiena bianca che mette in evidenza spalline veramente intense, ovviamente intenso il codione, non ci sono ciliari ma mascherina femminile con redini lunghe. Mascherina oggi considerata atipica, solo per lo standard vigente, ma in realtà naturale e bellissima. Non ho mai avuto carena ma scudetto femminile, minore di quello maschile;

altri allevatori in selezioni analoghe mi assicurano di aver avuto anche carene molto evidenti. Con questa selezione i maschi sono meno caratterizzati, tuttavia hanno zone di elezione intensissime, specialmente le maschere con lunghissime redini, davvero suggestive. Il bianco è limitato, semmai si rileva una forte accentuazione della brinatura, si arriva al bianco nella zona ventrale con taglio netto. Il collare è molto brinato e può arrivare al bianco o molto vicino. In tempi abbastanza recenti, alcuni bravissimi allevatori hanno utilizzato l’intenso in ceppi di mosaico melanici ossidati. I risultati sono stati appaganti. I maschi hanno avuto successo poiché le zone di elezione intensissime giustamente colpiscono, e le presenze di soffusioni sul dorso son parzialmente mascherate dalle melanine.

Inoltre con questa selezione, nei maschi, anche se si può perdere un punto in categoria, si guadagna in varietà e piumaggio. Come noto, l’accoppiamento misto favorisce l’espressione dei carotenoidi e l’equilibrio del piumaggio. E non è neppure detto che si perda davvero in categoria, poiché rispetto ai maschi ottenuti con l’accoppiamento fra mosaico, accoppiando con l’intenso le zone di elezione sono più intense, con effetto finale impattante. Le femmine perdono qualcosa in più avendo la naturale mascherina, ma i vantaggi sono gli stessi. In queste linee selettive c’è anche chi alterna l’accoppiamento misto con quello in purezza, talora con buon esito.

Non so se questo mio discorso servirà a qualcosa, ma direi che bisognava pur farlo, se non altro per chiarire certi aspetti.

Giovanni Canali

Letture consigliate: oltre al testo “I COLORI NEL CANARINO”, “Un dubbio sul mosaico” I. O. n° 4 del 2017, “L’unicità della mutazione intenso” I. O. n°8/9 del 2018, “Riflessioni e suggerimenti su categoria e tipo” di E. Bevilacqua I.O. n° 8/9 2017 ed eventualmente altri di analogo argomento.

Bruno eumo mosaico giallo maschio (maschera abbondante), foto: A. J. Sanz
Bruno onice mosaico rosso femmina, foto: E. del Pozzo

Taranto, la mostra ornitologica “Le ali joniche”

La passione ornitologica è tornata protagonista a Taranto con la mostra ornitologica “Le Ali Joniche” che si è svolta all’interno del Parco Cimino, un luogo ameno, un importante centro di verde estremamente curato della Città dei due Mari.

La manifestazione organizzata dall’Associazione Ornitologica Tarantina, presieduta da Nicola Castellano, con il club Amici del Salentino e il Raggruppamento di Ornitologia Puglia-Lucania, si è centrata su due competizioni: la specialistica di associazione Arlecchino Portoghese e la specialistica di club Canarino Salentino, riconosciuto ufficialmente nel 2010 e che rappresenta l’unica razza italiana di canarino di forma e posizione liscia nell’ambito dell’ornitologia mondiale.

Centinaia di esemplari hanno partecipato alla mostra, esposti da parte di allevatori provenienti da tutta la Puglia. Presente al taglio del nastro il vicesindaco di Taranto, Mattia Giorno.

L’Arlecchino Portoghese, selezionato in Portogallo, è un canarino vivace, allegro e molto attivo che trova origine nei canarini pezzati simmetrici. È variegato e multicolore, con presenza di rosso mosaico. Il corpo è lungo, sottile e armonioso, con petto leggermente arrotondato. Può presentare un ciuffo, simmetrico, che non deve coprire occhi o becco

Il Canarino Salentino ha un aspetto elegante e armonioso, con una graziosità

Centinaia di esemplari hanno partecipato alla mostra, esposti da parte di allevatori provenienti da tutta la Puglia

unica; è vivace, agile e brioso. Il nome deriva dalla sua terra d’origine: il Salento. Origina dal meticciamento iniziale tra Ciuffato Tedesco e Bossù Belga. Ha una taglia piccola, 12-13 cm, con postura leggermente arcuata, ma non estrema come il Bossù, con testa liscia o con ciuffo ben definito. È obbligatoria la colorazione artificiale rossa. È una razza italiana unica nelle razze di forma e posizione liscia internazionali.

Parte della Esposizione: nelle gabbie bianche Arlecchino Porteghese, nelle gabbie nere Canarino Salentino

Inagurazione: a sinistra il vice Sindaco di Taranto Mattia Giorno, a destra Nicola

A margine, ma non meno importante, il meeting “La colorazione artificiale del piumaggio: aspetti genetici e management di allevamento”, alla presenza

della presidenza della CTN dei Canarini di forma e posizione lisci, della dirigenza del Club del Canarino Salentino e dei Giudici giudicanti Camillo Napoli-

tano e Mario Zampaglione. Relatori i Giudici internazionali OMJ Mimmo Alfonzetti (section D) e Sergio Palma (section E).

Lettera aperta ai Soci ed al Consiglio Direttivo dell’A.P.O. Pesaro

Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine al Consiglio Direttivo e a tutti i soci per la fiducia che mi avete dimostrato nominandomi Presidente Onorario dell’Associazione Pesarese Ornicoltori nel 50° anno della fondazione. Ricevere questo riconoscimento è per me un motivo di grande orgoglio, commozione ed onore soprattutto per esserne stato uno dei fondatori ed aver contribuito per un trentennio, come Presidente, alla divulgazione dell’ornitologia ed aver condiviso sacrifici, gioie e successi comuni, come ad esempio il Campionato Italiano organizzato nel 1985, che ancora oggi viene ricordato per la doppia numerazione.

Dalle 12 persone del lontano 1975 che hanno fondato l’A.P.O. fino ai 200 e più Soci attuali raggiunti con l’impegno dei vari Presidenti e Consigli Direttivi succeduti nel tempo, la nostra Associazione ha raggiunto obiettivi ambiziosi nella divulgazione ornitologica con l’organizzazione non solo di mostre locali ma anche di altri

due Campionati Italiani e Mostre Internazionali, fino alle attuali mostre “Valconca e Fringillia” organizzate assieme alla Associazione di Rimini. Convegni sulle varie tematiche dell’allevamento e corso allievi giudici hanno caratterizzato il mio mandato di Presidente. Oggi, purtroppo, il mio impegno associativo per vari motivi è cessato, dismettendo anche il piccolo allevamento di canarini di colore; però, con lo stesso entusiasmo di allora, cerco di dare il mio piccolo contributo di “orto-ornitofilo” con articoli che la nostra rivista Italia Ornitologica pubblica nella rubrica dell’alimentazione. Nel ringraziare l’attuale Presidente Emanuele Mazzanti ed il Consiglio Direttivo, faccio presente che per me sarà un onore, qualora ci fosse la necessità, pur con un ruolo diverso anche statutario, offrire il mio supporto e la mia esperienza. Ringrazio di cuore, nuovamente, tutti per questo attestato di stima. Ad maiora semper

Pierluigi Mengacci

Castellano Presidente A.O.T. Il tavolo del simposio

O rniFlash

I pappagalli hanno una loro grammatica… lo studio sulla “sintassi” dei loro canti

Non scopriamo certo oggi le straordinarie doti vocali dei pappagalli, e l’amazzone nucagialla è particolarmente apprezzata per questo motivo: nonostante sia considerata “a rischio critico” dall’IUCN, è una delle specie più amate da chi tiene questi uccelli in cattività. Questo fa sì che sappiamo molto sulle loro vocalizzazioni in contesti controllati (per esempio il fatto che siano in grado di capire certe parole e “usarle”), ma molto poco su come il canto di questo pappagallo funzioni in natura.

Il team della University of Pittsburgh ha così condotto uno studio decennale sui canti dell’amazzone nucagialla, registrando una grande quantità di richiami emessi in contesti diversi. La prima cosa che gli scienziati hanno scoperto è che questo pappagallo si esibisce spesso in duetti: la versione standard, che serve nella comunicazione quotidiana, usa una combinazione di quattro diversi richiami. Più interessanti sono i cosiddetti warble duet, i “duetti dei trilli”: un’analisi di questa comunicazione ha dimostrato che usano una combinazione di almeno 36 richiami diversi, più un’altra manciata che viene usata molto raramente. ….

Il team ha identificato 20 diverse regole di sintassi che governano questi duetti, dettando il modo in cui i suoni vengono accoppiati e quanto durano. …. L’analisi dei richiami del pappagallo mostra che questi scambi avvengono quando uno dei due esemplari sta difendendo il suo territorio: si tratta quindi di veri e propri scontri verbali, che richiedono una serie di scelte strategiche, da quella se accettare o no una sfida canora a quali suoni specifici usare, e in che ordine.

Il team che ha condotto lo studio ora vuole approfondire la faccenda: le diverse popolazioni di amazzone nucagialla potrebbero per esempio avere diversi dialetti, e potrebbero esserci suoni e richiami che non abbiamo ancora identificato.

Foto: https://www.focus.it/ambiente/animali/la-sintassi-del-pappagallo

Metabolismo ad alta energia: cosa indica la genetica degli uccelli che vivono di nettare

Cisono uccelli che hanno capacità incredibili legate alla loro genetica. Riescono a nutrirsi esclusivamente di nettare e frutta zuccherina senza sviluppare malattie metaboliche. Questa loro caratteristica è stata studiata da un team di diverse realtà di ricerca, Università di Harvard, Max Planck Institute for Biological Intelligence e Senckenberg Research Institute. I risultati dello studio congiunto sono stati pubblicati da Science.

Negli uccelli studiati rientrano colibrì, nettarinidi e pappagalli come il lorichetto arcobaleno. Questi animali conducono una vita energeticamente dispendiosa anche quando effettuano il volo stazionario. Non mangiano altro che cibi zuccherini e nettare, tuttavia questa unicità alimentare è per loro sufficiente. ….

Il team ha confrontato i genomi delle specie nettarivore provenienti da più continenti e poi i parenti più stretti che non consumano zuccheri. Il dato emergente è un insieme di uccelli caratterizzato da una vita sociale fatta di lignaggi e grandi variazioni di specie. A livello genetico, invece, è venuto fuori come elemento comune l’MLXIPL, è un gene fondamentale nel metabolismo degli zuccheri. Grazie a lui, tutti gli uccelli nettarivori o fruttaioli riescono ad assorbire energie e sostanze dal cibo zuccherino. …. L’MLXIPL può essere studiato anche nell’uomo per effettuare ricerche sul diabete, le malattie metaboliche e le strategie di sopravvivenza e guarigione.

Fonte: https://leganerd.com/2026/02/28/metabolismo-ad-alta-energia-cosa-indica-la-genetica-degliuccelli-che-vivono-di-nettare/#google_vignette

Il Lucherino mento nero

(Spinus barbatus)

testo e foto di FRANCESCO FORMISANO

Seconda parte

Esperienza personale

Tengo a precisare che buona parte di questa nota è un po’ datata, in quanto l’ho iniziata nel 2018.

Dunque, comincio l’allevamento di questa bella e interessante specie con un’unica coppia, quella di Saverio, la quale viene alloggiata all’inizio dell’inverno all’esterno, in una voliera modulare con il fondo in terra naturale esposta a nordest, nel modulo centrale dei tre che la compongono. Verso la metà di marzo, grazie anche alle temperature miti in quel periodo e all’aumento costante delle ore luce, la coppia va in estro: il maschio canta a squarciagola, mentre la femmina inizia a raccattare materiale vario dal fondo della voliera trasportandolo alla mangiatoia con la

chiara intenzione di voler costruire il nido. Durante la stagione fredda - si fa per dire - proteggo i lati delle voliere esposti ai venti dominanti, fissando, partendo dal tetto e fino ad un metro da terra, pannelli di plastica rigida opaca, salvo poi rimuoverli agli inizi di aprile, quando le giornate sono calde e soleggiate. Normalmente fornisco il portanido alle coppie in riproduzione non prima della prima decade di tale mese, ma questa volta mi faccio prendere dall’entusiasmo della novità e fisso un portanido di vimini alla rete, in alto nella parte esposta ad est, già a metà marzo. Preso confidenza col nuovo oggetto, in breve la barbatus vi assembla un nido di pregevole fattura, con gli sfilacci di juta forniti e con quant’altro riesce a trovare sul fondo della voliera. In capo ad un paio di giorni inizia la deposizione composta alla fine da 5 uova (sostituite con quelle finte e rimesse poi tutte in-

sieme per favorire una schiusa simultanea) e risultate tutte gallate alla speratura, effettuata con non poca emozione cinque giorni più tardi. La data prevista per la schiusa, trascorsi i canonici 12 giorni, è il 4 di Aprile. Quando, approfittando anche delle belle e soleggiate giornate di fine marzo con temperature abbastanza alte, anticipo di qualche giorno la rimozione dei pannelli di cui sopra, la barbatus inaspettatamente si scondiziona e abbandona il nido (molto probabilmente a causa del cambio dello “scenario” cui era abituata). Francamente, è la prima volta che mi capita una cosa del genere, me ne rendo conto solo la mattina successiva, quando noto la coppia svolazzare nervosa e pigolante da un capo all’altro della voliera. Desolato, non posso far altro che constatare l’avvenuto abbandono del nido con le uova ormai fredde. Anche volendo tentare, obtorto collo, di baliare, non ho an-

Lucherino barbato ed erbe prative

cora, al momento, alcuna specie in cova, nemmeno canarini domestici.

Spero in una nuova deposizione (che non avviene), la femminasembra aver perso ogni interesse riproduttivo nonostante il pressing del maschio. Passa così la primavera e anche l’estate senza che nulla accada.

La successiva stagione riproduttiva per la mia coppia di Lucherino è sulla falsariga della precedente, nel senso che le due deposizioni di 4 uova ciascuna, tutte gallate quelle della prima, solo 2 su 4 della seconda, danno zero pulcini nati perché il maschio, focoso e irruente, dopo alcuni giorni che la femmina cova, da perfetto gentleman con imbecco alla compagna e coccole varie, colto da improvviso raptus si trasforma, distruggendo il nido con ovvie, tragiche conseguenze per il suo contenuto: una sorta di dottor Jekill e mister Hyde… con le ali.

Che dire? Chi è causa del suo mal pianga sé stesso! È stata colpa mia, avrei dovuto separare il maschio isolandolo in una gabbietta sistemandolo comunque in voliera, dopo il primo misfatto.

“Appena la femmina termina l’ovodeposizione, separo il maschio” confido ad un amico in visita al mio allevamento (siamo ai primi di aprile dell’anno successivo: stagione cove 2014); una quin-

dicina di giorni più tardi, la mattina in cui la barbatus avrebbe dovuto deporre il terzo uovo, la ritrovo sul fondo agonizzante, mentre il maschio, eccitatissimo, sosta sul bordo del nido in atteggiamento minaccioso (ali e becco spalancati). Non occorre indagare oltre; è chiaro, purtroppo, ciò che è accaduto. Desolato, raccolgo il corpo della povera bestiola dal fondo della voliera. Intanto giro le due uova ad una Lucherino testa nera che proprio in quei giorni, fortunatamente, sta deponendo; alla speratura risultano entrambe gallate, mentre quelle della Lucherino testa nera (4) risultano chiare. Trascorsi i canonici 12 giorni di incubazione (come per tutti gli Spinus), si schiudono e per fortuna la coppia di genitori adottivi eccelle nelle cure parentali, tanto che al quinto giorno inanello i pulli e una decina di giorni più tardi si involano. Sono i miei primi Lucherino barbatus e vederli svolazzare incerti per poi aggrapparsi alle pareti di rete della voliera o planare goffamente al suolo oppure, appollaiati, insicuri della presa sui rametti del frasconepresente in voliera, è un’emozione indescrivibile. Intorno ai 35 giorni di età, ormai indipendenti, li alloggio con 3 Lucherini testa nera e altrettanti Cardellini, loro coetanei, in un gabbione da 120 cm, ma dopo pochi

giorni sono costretto a spostarli in un contenitore a parte, perché si rivelano rissosi, attaccabrighe e intolleranti verso i compagni. A muta ultimata, risultano essere un maschio ed un femmina, ma già verso i quaranta giorni di età il maschietto si mostra tale con sommessi ripetuti gorgheggi.

Mi ritrovo così con due maschi ed una femmina; attingo ancora da Saverio, il quale, generoso e altruista, mi regala una femminuccia novella, varietà grigia stavolta. Inizio così questa nuova “avventura” riproduttiva con due coppie; una, mio malgrado, composta da padre x figlia, l’alloggio in un gabbione da 120 cm, posto nel locale dove allevo; memore di quanto ha combinato in voliera negli anni precedenti, “Ivan il Terribile”, così l’ho soprannominato, potrò gestirlo meglio dopo che la femmina avrà deposto, mentre l’altra la sistemo in voliera all’esterno.

È grazie a questa coppia se negli ultimi anni ho recuperato alla grande, in termini di risultati riproduttivi, provando emozioni infinite alla nascita dei pulli e anche qualche soddisfazione a livello espositivo.

Affiatatissimi sin dai primi giorni di convivenza, più volte sorprendo il maschio imbeccare la femmina e, quando all’inizio della primavera, tolta la protezione

Involo Nidiaceo di 30 gg. notare il becco giallastro, tale soggetto risultera maschio ultimata la muta.

invernale dalle voliere, fisso il portanido di vimini per tutte le coppie alloggiate all’esterno, la barbatus in breve imbastisce un nido raccattando materiale vegetale essiccato dal fondo della voliera, quali steli di gramigna essiccati o i pappi delle composite, fornite ad libitum già da circa un mese, così come il pastone morbido all’uovo (del commercio) e qualche larva di Tenebrione: in pratica, la mia “terapia” pre-cova. Composte di cinque uova la prima e la seconda deposizione, entrambe felicemente svezzate, lascio portare a termine anche una terza covata, mentre i piccoli della precedente sostano ancora nel nido; quattro le uova deposte, tre quelle gallate. Anche questa nidiata raggiunge l’indipendenza senza problemi; in totale ottengo 13 novelli: 5 maschi e 8 femmine, davvero non male!

Come detto in altre occasioni, sono solo due le covate annue che lascio fare ai miei Spinus, eccezionalmente tre se una va male (uova chiare); la barbatus, in questo caso, ha giocato d’anticipo. Intanto, sui risultati riproduttivi di “Ivan il Terribile” e partner meglio stendere un velo pietoso…

L’anno successivo, la coppia in voliera si comporta ancora una volta egregiamente, regalandomi alla fine 10 novelli in 2 covate, rivelatisi 6 maschi e 4 femmine. Va un po’ meglio anche con “Ivan il Terribile”: chiare le uova della prima covata, gallate 3 su 4 quelle della seconda, schiuse regolarmente e lasciato la femmina svolgere da sola il compito di allevare e svezzare la prole, cosa che fa alla grande; a fine muta risulteranno un maschietto e due femminucce. Disponendo di un congruo numero di soggetti, formo una nuova coppia, mentre “Ivan”, al quale, nonostante il caratteraccio, sono affezionato, lo “appioppo” ad una Canarina Nero bianco dominante, alias Ardesia (come si chiamava una volta), con l’intento di produrre qualche ibrido buono per il canto; la femmina, invece, l’ho accoppiata con un maschio novello, andando a formare in pratica una coppia composta da zia x nipote.

Negli ultimi due anni, i risultati riproduttivi sono stati abbastanza buoni e, al momento che scrivo (luglio 2018), mi ritrovo con otto novelli svezzati in due

covate e altri cinque sono nati la settimana scorsa. Credo proprio che per quest’anno possa bastare.

L’alimentazione, durante la fase riproduttiva quando ci sono i nidiacei, è composta essenzialmente da semi di perilla, lattuga bianca, girasole piccolo nero, chia e camelina sativa forniti tal quale; pastone del commercio morbido all’uovo, fettina di mela e dal sesto giorno di vita anche foglie di verdura varia sia coltivata che selvatica; l’apporto di proteine nobili di origine animale viene garantito, come di consueto, dalle tarme

della farina (Tenebrio molitor), fornite in misura di 3/die per pullus(mattino e pomeriggio) per le prime due settimane di vita, ma il “piatto forte” è costituito dalle infiorescenze delle erbe prative: Dente di leone e Crispigno in primis, forniti sin dalla schiusa ad libitum e senza soluzione di continuità perché abitando in campagna mi è facile trovarne e, man mano che la stagione avanza, i semini di Barba di becco, Ambretta (Scabiosa columbaria), Lattuga selvatica (Lactugaserriola), Piantaggine (Plantago Major e Lanceolata), graminacee come la Digitaria e la Persicaria (genere Poligonum), Portulaca ed infine Girasole nero medio e piccolo, coltivato personalmente (a scalare) e fornito immaturo nella corolla appena recisa, disponibile da luglio a tutto settembre. Da qualche anno ho inserito nel menù, di per sé già ricco e vario, l’ultimo ritrovato - per me - in tema di alimenti per uccelli: le perle morbide. Sono sempre stato poco sensibile e molto scettico verso le innovazioni, chiamiamole così, alimentari per gli animali: per me, il cane e il gatto sono carnivori e come tali devono mangiare principalmente carne e pesce, ossa e lisca comprese. In ossequio a questo principio, gli uccelli, secondo la loro attitudine e forma del becco, devono mangiare quanto segue: gli insettivori a becco gentile gli insetti, i frugivori la frutta, i granivori i semi (immaturi e essiccati). Però vederli azzuffarsi per contendersi questa prelibatezza, sulla ciotola o in vaschetta, durante la somministrazione,

Ibrido maschio Luch. barbato x Carpodaco del Mexico
Maschio adulto di Lucherino barbato

è una bella soddisfazione (considerato il costo).

Apro una breve parentesi per riportare quanto notato durante questi anni di esperienza riproduttiva con il Lucherino: ai fini del sessaggio, buona parte dei maschietti sono individuabili già nel nido o all’involo; infatti, ho notato che il colore giallo che interessa il becco sin dalla nascita diventa man mano grigiastro in quelli che risulteranno poi di sesso femminile, mentre nei maschietti persiste tale anche nei soggetti adulti, (mandibola inferiore). Inoltre, le piume del mento e dell’alto petto sono di un bel giallo intenso, diversamente dalle femmine, le quali presentano tali zone sbiadite e tendenti al grigio.

Inanello i nidiacei al settimo giorno dalla schiusa (un tempo, anellino di tipo A, oggi Y), quando iniziano a defecare sul bordo del nido; allevando in voliera, preferisco “sudare” nell’effettuare questa operazione, piuttosto che anticipare di qualche giorno e rischiare di perdere la nidiata, perché potrebbero essere scaraventati fuori dal nido durante la maniacale pulizia e rimozione degli escrementi che alcune femmine effettuano (l’anellino è pur sempre un corpo estraneo e come tale va rimosso dal nido).

Negli ultimi anni, l’allevamento in voliera esterna ha riservato diversi dispiaceri e inattese problematiche che non avevo preventivato al momento della realizzazione di tali strutture. Serpenti, quali biscia e saettone, a turno sono riusciti a intrufolarsi nelle voliere, vuoi attraverso la rete di recinzione di tali strutture, vuoi attraverso tane e tunnel vari sul fondo all’interno, scavati da topi campagnoli e arvicole (dei quali i serpenti, utilissimi, sono grandi e tenaci predatori), nell’intento di razzolare i semi fatti cadere sul fondo dai volatili ospiti.

Per sostituire le coppie di barbatus predate dai serpenti ho fatto ricorso in tempi diversi ad amici e capaci allevatori quali Stefano Bolognesi e Piercarlo Rossi, che mi hanno consentito di perpetuare la presenza di questo simpatico Lucherino nel mio aviario.

Ibridazione

A parte quello scontato con il canarino domestico, il primo che viene in mente

di realizzare a tutti, ibridisti e semplici appassionati, il Lucherino barbato ben si presta a realizzare i nostri “insani” propositi, cioè fargli procreare prole con soggetti appartenenti a genere e specie diversi. Grazie alla sua tenacia e all’indole focosa da “sciupafemmine”, personalmente anni fa realizzai in voliera promiscua e, per puro caso, l’ibrido con il Carpodaco del Messico (Haemormous mexicanus), all’epoca credo fosse un inedito (vedi I.O. n° 4/2018); ricordo ancora, con una certa emozione, le sorprese che quell’anno “Ivan il Terribile” inaspettatamente riuscì a darmi, riproducendo ibridi anche con la canarina Ardesia con la quale aveva trascorso l’inverno in un gabbione da 120 cm, posto all’interno nel locale dove allevo. Ritengo effimero e riduttivo elencare le specie con le quali poter ibridare il nostro beniamino. Lascio a ognuno di fantasticare come meglio crede; questa branca dell’allevamento è senz’altro la più affascinante e, con un po’ di impegno, tanta pazienza e una buona dose di fortuna (che non guasta mai), si ottengono risultati “unici”, mai visti in natura. Certamente il Lucherino barbato sarà il nostro miglior alleato nel farci realizzare ogni desiderio o sogno, genetica permettendo. Alcuni campi inerenti l’ibridazione di questa specie sono ancora inesplorati: basta un po’ di fantasia e coraggio e i risultati, son certo, non tarderanno ad arrivare.

Mutazioni

Diverse varietà di colore del piumaggio hanno interessato finora questa bellissima specie, indotte attraverso travaso da specie affini. Sul web negli ultimi tempi sono apparse foto e note di barbatus mutati, pubblicate da un allevatore francese. Le mutazioni al momento fissate attraverso il Lucherino testa nera sono Diluito singolo e doppio fattore, Bruno e Topazio, mentre sembra che un allevatore spagnolo si stia cimentando con la mutazioneSilice. Sempre sul web, poi, circola la foto in natura di una femmina mutata mentre cova nel nido, quindi nata in maniera spontanea e almomento non ha ancora una denominazione certa.La fonte per lemutazioniè Piercarlo Rossi, che del barbatus è un grande estimatore, nonché uno dei più quotati allevatori.

Si sa, le mutazioni sono ciò che traina il “carro” della categoria E.F.I.; infatti, con le apparizioni dei soggetti mutati si è avuta una notevole impennata inerente sia il numero di allevatori coinvolti nel “progetto” sia gli ingabbi alle mostre più importanti.

Personalmente, preferisco di gran lunga gli ancestrali, ritenendo Madre Natura perfetta e insuperabile nel plasmare le cromie delle proprie creature, tanto è vero che i rari soggetti affetti da mutazioni naturali hanno vita breve, perché deboli di costituzione e facilmente individuabili dai predatori. Abbiamo casi estremi quando i colori di alcuni soggetti sono così diversi da quelli dei fratelli, addirittura tali da spaventare i genitori naturali che all’involo li abbandonano al loro destino. Un amico medico, tanti anni fa, quando eravamo entrambi agli inizi della nostra “carriera” di allevatori, osservando i primi cardellini mutati che, timidamente, si affacciavano allora sul palcoscenico dei volatili da gabbia e da voliera, paragonava i mutati agli esseri umani che sono affetti da patologie genetiche. Ho sempre condiviso questo suo pensiero.

Conclusioni

Detto che questo Spinus in presenza di soggetti calmi e coppie affiatate è molto prolifico e accudisce in maniera encomiabile la propria figliolanza, è pacifico ritenere il suo allevamento alla

Pullus aggrappato alla rete all'involo

portata di chiunque abbia un minimo di esperienza nell’allevamento di tale Genere. Superato il periodo di “apprendistato” necessario per capire cosa si ha per le mani, o meglio, con chi si ha a che fare, questo rustico Fringillide si rivela un ottimo alleato che farà di tutto per soddisfare le nostre aspettative. A margine, vorrei condividere il piacere di aver potuto ammirare in tutto il suo splendore il barbatus di Bruno Zamagni, che ha totalizzato ben 95 punti in quel di Cesena (2024) in occasione di una breve visita a novembre nell’allevamento di Bruno. Davvero s-p-a-z-i-a-l-e, per dirla come il compianto Paolo Melenchi.

Curiosità

Nella parte inerente la biologia generale della specie, sicuramente non sarà sfuggito ad un acuto e riflessivo ipotetico lettore il controsenso che si registra nell’elencare l’areale di distribuzione di questo Spinus: la Tierra del fuego. Particolarmente curioso questo nome, con-

Personalmente, preferisco di gran lunga gli ancestrali, ritenendo Madre Natura perfetta e insuperabile nel plasmare le cromie delle proprie creature

siderato che siamo vicinissimi all’Antartide: sarebbe più consono il termine Terra del ghiaccio, del gelo o del freddo. Ebbene, i marinai che si trovavano all’epoca sulle navi della piccola flotta al comando dell’esploratore Ferdinando Magellano, portoghese al servizio della Spagna, notarono che gli indigeni avevano appiccato lungo le coste dei grandi falò (da qui il nome Terra del Fuoco) e si convinsero che l’evento fosse un atto di cortesia nei loro confronti, poiché la

Mostra del Canto a Chieti

Siè conclusa la mostra del canarino da Canto Malinois Waterslager organizzata dall’associazione AOCC Chieti, ideata quasi per scherzo ma che alla fine ha avuto un ottimo risultato: quasi cento canarini di buona e ottima qualità. Alla mostra dei canarini da Canto è stata abbinata una mostra scambio, una vera scommessa, che ha richiamato un numero importante di visitatori nonostante il cattivo tempo. L’idea della mostra scambio sì è rivelata una buona iniziativa, perché ha permesso di far ritrovare allevatori e appassionati che non si incontravano da tanto tempo.

La voglia di allevare non è finita. La cosa che ha fatto più piacere è stato vedere ragazzi e bambini che, insieme ai loro nonni e genitori, erano molto interessati a portarsi a casa

un uccellino. La sala parrocchiale, luogo dove sì è svolta la mostra, ambiente molto familiare, ha permesso agli stessi ragazzi di muoversi con disinvoltura, colloquiando e cercando consigli da allevatori. Alla fine della giornata, iniziata la mattina con la premiazione, un brindisi generale con tutti i presenti ha siglato la conclusione dell’evento. Questa esperienza ha messo in evidenza la voglia di “fare Ornitologia”. Ben vengano le mega mostre, ma la passione nasce dal “piccolo”, dallo stare insieme davanti a una gabbietta con un uccellino.

Un ringraziamento Speciale a Fazzolari, Cipriani, Di Giandomenico e Del Ponte che con il loro lavoro hanno permesso la buona riuscita dell’evento che, anche se piccolo, ha richiesto impegno e lavoro. Un particolare riconoscimento a Silvio Co-

luce dei falò agevolava la navigazione nel buio tra gli scogli. Anni dopo, si scoprì che quello era un modo di pescare proprio degli abitanti di quelle isole: il bagliore dei falò attira i pesci in superficie. Ferdinando Magellano fu autore della prima circumnavigazione del globo: partendo nel 1519 dalla Spagna, navigando verso Ovest, raggiunse le Molucche e le Filippine nel 1522, dove morì dopo aver scoperto lungo la rotta lo Stretto che porta il suo nome. Praticamente doppiò da Ovest l’estrema punta del continente sudamericano lasciando l’Oceano Pacifico (anche il nome di questo Oceano, molto calmo, si deve a Magellano) immettendosi nell’Atlantico Meridionale; da allora lo Stretto doppiato porta il suo nome.

BIBLIOGRAFIA

-Renzo Esuperanzi, I Fringillidi, ed. FOI, Piacenza, 1996

-P. Clement; J. Davies; A. Harris, Finches & Sparrows, Cristopher Helm Guide LTD, London, 1993

langelo sempre disponibile a collaborare e assecondare le nostre richieste

Paolo Sablone

Isola del Liri 2025: Capitale del Canto

Concorso Nazionale del Canarino Malinois

Tecnica, cultura e sensibilizzazione in un’edizione da ricordare

testo e foto di ROBERTO GABRIELE

La città della Cascata protagonista dell’ornitologia italiana. Dal 4 al 7 dicembre 2025, Isola del Liri ha accolto allevatori, giudici e appassionati da tutta Italia per il Concorso Nazionale del Canarino da Canto Malinois, confermandosi capitale culturale e tecnica di un settore che unisce passione, ricerca e memoria storica.

La cornice suggestiva della città della Cascata ha trasformato una competizione altamente specialistica in un’esperienza di comunità, dove il canto del Malinois è diventato linguaggio universale di bellezza e condivisione.

Il Malinois: simbolo e sentinella Accanto alle sessioni di gara, l’edizione 2025 ha ospitato un convegno pubblico che ha approfondito la storia e il significato del Malinois, conosciuto come “eroe silenzioso” per il ruolo svolto nelle miniere come rilevatore precoce di gas tossici.

-Avv. Antonio Sposito, Presidente FOI, che ha sottolineato la responsabilità culturale e sociale dell’allevamento.

-Prof. Pasquale Mancino, che ha ricostruito la simbologia del Malinois come custode della vita.

-Alfredo La Posta e Bruno Caldaroni, Presidente e Direttore dell’ESEF-CPT di Frosinone, che hanno collegato la

memoria storica alla prevenzione e sicurezza moderne.

Il convegno ha intrecciato passato e presente, restituendo al Malinois il ruolo di sentinella della vita, simbolo di protezione e resilienza.

Il cuore dell’evento: l’ascolto dei “tours”

La sessione guidata dagli esperti FOI dedicata ai “tours”, le sequenze canore che rendono unico il Malinois, ha rappresentato il momento più emozionante.

Il pubblico ha potuto scoprire: -la purezza dei suoni -l’omogeneità del repertorio

Presentazione del convegno a cura di Roberto GabrieleIntervento dell’avvocato Antonio Sposito, Presidente F.O.I.
Intervento del tecnico responsabile canto CTN Umberto Marini

-la qualità timbrica, -l’equilibrio nella costruzione del canto.

Un vero laboratorio sonoro che ha incantato anche i visitatori meno esperti, dimostrando come la tecnica possa diventare emozione condivisa.

La competizione ha seguito i rigorosi criteri FOI: gli esemplari in gara hanno mostrato livelli altissimi di qualità, confermando la crescita della comunità ornitologica italiana e la dedizione degli allevatori.

Oltre la gara: comunità e territorio

Il sindaco Massimiliano Quadrini ha espresso orgoglio per l’evento: “Que-

Il Malinois, con il suo canto, continua a ricordarci che anche la voce più piccola può lasciare un segno

sta manifestazione è motivo di orgoglio per la nostra città. Accogliamo appassionati da tutta Italia e rafforziamo l’identità culturale di Isola del Liri”.

Un ringraziamento è stato rivolto all’amministrazione comunale, alle associazioni GOR e AOVDL e agli esperti

che hanno contribuito alla dimensione culturale dell’edizione.

Il clima di amicizia, confronto e passione autentica ha reso l’evento un vero trionfo di comunità.

Quando un canto diventa messaggio

Il Concorso Nazionale del Canarino Malinois non è solo una gara: è un ponte tra storia e presente, tra tecnica e sentimento.

Il Malinois, con il suo canto puro e disciplinato, continua a ricordarci che anche la voce più piccola può lasciare un segno, educare all’ascolto e cambiare la percezione di chi si avvicina al mondo dell’ornitologia.

Intervento del direttore ESEF - CPT Bruno Caldaroni sulla sicurezza sul lavoro
Consegna della targa al Sindaco Massimiliano Quadrini
Intervento del professore Pasquale Mancino sul campo tecnologico-scientifico e l’utilizzo del canarino nelle miniere
Scorcio della Cascata Grande, Città di Isola del Liri, con sullo sfondo il Castello Boncompagni-Viscogliosi
Locandina della manifestazione

Epigenoma

Con il presente scritto, faccio riferimento e seguito all’articolo pubblicato sul numero 1112/2025 della nostra Rivista.

L’esposoma, che come abbiamo detto racchiude i fattori non genetici che interagiscono con il nostro corpo influenzandolo nel suo sviluppo, modella l’epigenoma (complesso di modifiche chimiche e molecolari che senza alterare la sequenza genica intervengono sui caratteri espressi) attraverso molteplici meccanismi e tempi. Le modifiche possono contribuire al rischio di malattie, ma anche di modifiche fenotipiche. La relazione è complessa e spesso dipendente dal contesto nel quale si sviluppano.

L’epigenetica (branca della biologia, considera i fattori ambientali che influiscono sull’espressione del gene ma non inducono mutazioni permanenti) è un campo di ricerca affascinante e promettente. Questa scienza offre nuove prospettive per comprendere e ottimizzare la produttività e il benessere degli animali. Cos’è esattamente l’epigenetica? L’epigenetica si occupa dello studio di modifiche chimiche che avvengono nel DNA e nelle proteine ad esso associate. Queste modifiche avvengono senza alterare la sequenza del DNA. Cioè, le sequenze geniche non vengono modificate a fronte di influenze del comportamento cellulare e delle caratteristiche fenotipiche degli organismi.

Più semplicemente, l’epigenetica agisce come un regolatore del funzionamento dei geni. Modula il modo in cui viene interpretata e utilizzata l’informazione genetica. Sarebbe un po’ come mettere o non mettere l’accento sulle parole, dove, pur cam-

Schema di quanto avviene nel citoplasma di una cellula che sta sintetizzando proteine. In alto: le 7 figure geometriche rappresentano 3 aminoacidi ancora liberi e quattro aminoacidi già catturati dalle rispettive molecole di RNA di trasferimento. In basso: a, b molecole di RNA di trasferimento che hanno già svolto la loro funzione e sono pronte per catturare altri aminoacidi (in questo caso alanina e cisteina); c, ARN di trasferimento nell’attimo in cui s’attaccano all’RNA messaggero per aggiungere il proprio aminoacido (glicocolla) alla molecola proteica in formazione; d, RNA di trasferimento di uno degli altri 17 aminoacidi che sta per stamparsi sulla tripletta complementare dell’RNA messaggero del ribosoma; e, sequenza di aminoacidi (molecola proteica) in via di formazione, fonte: Canaricoltura, Ed. F.O.I.

biando la pronuncia ed il significato, la sequenza delle lettere rimane uguale.

I nuovi metodi di ricerca consentono di mappare con precisione le modifiche epigenetiche su tutto il genoma. In questo modo, si rivela ogni segnale epigenetico che va a regolare l’espressione genica influenzando i fenotipi degli animali. Credo sia questo quello che sta succedendo nei canarini di colore. Da qui si potrebbe avere una comprensione più approfondita dei meccanismi che regolano la loro fisiologia e le loro prestazioni dal punto di vista cromatico.

Gli ultimi sviluppi della tecnologia di ricerca hanno reso più accessibile, economicamente, ogni tipo di indagine, consentendo il sequenziamento e l’analisi completa del genoma epigenetico degli esseri viventi.

Grazie a questa scienza, ora si è in grado di indagare in modo più dettagliato l’impatto dell’ambiente, della nutrizione e delle pratiche di gestione sull’epigenoma degli animali, richiamate nell’esposoma.

Studi recenti hanno rivelato un’altra affascinante dimensione dell’epigenetica: la trasmissione ereditaria delle sue informazioni. In altre parole, alcune modifiche epigenetiche acquisite durante la vita di un individuo possono essere trasmesse alla generazione successiva e possono influenzare le caratteristiche fenotipiche dei discendenti. Sarebbe interessante uno studio approfondito per capire se la differenza

tra la variazione fenotipica delle varie razze di canarini sia riconducibile ad una eredità epigenetica. Infatti, questo tipo di eredità sfida il concetto che tutti noi abbiamo sull’eredità basata esclusivamente sulla sequenza del DNA, che contiene istruzioni finalizzate alla costruzione dei caratteri fisici. È chiaro che il DNA ha in sé anche le indicazioni delle trasformazioni evolutive che comunque non alterano la sequenza dello stesso. Recenti studi hanno fatto osservare come l’alimentazione e lo stile di vita possano influenzare le modifiche epigenetiche nel loro materiale genetico.

È stato anche stabilito che queste modifiche possono essere trasmesse alla progenie, con conseguenze significative sulla loro fisiologia. Le nuove prospettive che questa scienza apre alla zootecnia sono innumerevoli e tutte al di là della ricerca. Le modifiche degli ambienti di allevamento e delle condizioni di vita hanno influenzato, e continueranno a farlo, le generazioni future.

Una migliore strategia per la gestione e la selezione è sicuramente attuabile con una maggiore comprensione dell’epigenetica. Una maggiore resistenza alle malattie o una migliore qualità del piumaggio potrebbero essere inseriti nei programmi di miglioramento genetico ed epigenetico.

A questo proposito, voglio indicare una sempre maggiore diminuzione della presenza di lumps nei canarini

di grossa taglia; invece, in controtendenza, si hanno sempre più problemi nel piumaggio dei canarini di colore, che un tempo ne erano immuni. La conoscenza dell’epigenetica potrebbe guidare pratiche di gestione più mirate, consentendo agli allevatori di ottimizzare l’ambiente e la nutrizione degli animali, massimizzando il loro target, migliorando il benessere complessivo di ciò che allevano. Pur essendo una scienza giovane, è possibile, attraverso la conoscenza dell’epigenetica, acquisire le conoscenze di nuove strategie per migliorare la sostenibilità, l’efficienza e il benessere degli animali nei nostri allevamenti. Questa nuova scienza ci potrebbe aiutare a capire la connessione tra genotipo e fenotipo che ci è in parte sfuggita. Nel mondo degli allevamenti animali, fino ad ora si ha notizia solo della mappatura epigenomica del cane. Questo studio deve essere fatto su esseri viventi che hanno metabolismo veloce e vita media non molto elevata, ma neanche troppo corta. Il cane è stato scelto per un bilanciamento tra durata di vita e metabolismo, ma forse ancora di più potrebbero dare i nostri canarini.

Lo studio effettuato presso la Seoul National University ha dato la possibilità di creare una mappa epigenomica del cane. I ricercatori prevedono uno sviluppo ulteriore delle attuali conoscenze per poter avanzare ancora di più nell’epigenomica del cane.

Modello della doppia spirale del DNA. Le basi dei due filamenti si uniscono in accoppiamenti obbligati. D desossiribosio, F acido fosforico, G guanina, C c, A adenina, T timina, fonte: Canaricoltura,Ed.F.O.I.

Carduelis 2025, il ritorno alla natura

Il piacere di poter osservare gli uccelli nel loro habitat è uno dei privilegi che la vita ci ha donato, almeno per tutti gli appassionati di penne e piume come il sottoscritto. Infatti, ogni anno, frotte di appassionati si muovono con tale scopo visitando luoghi ricchi di avifauna come l’Australia, il Costa Rica, il Sudafrica, etc. ed anche il sottoscritto, nei numerosi viaggi all’estero che la vita mi ha permesso di fare, ha sempre avuto il binocolo come fedele compagno di viaggio. Inoltre, la mia passione per la montagna mi ha permesso di osservare ciuffolotti, organetti, lucherini e venturoni, gli uccelli che amo da sempre, cibarsi nel loro ambiente dalle varie infiorescenze che la stagione proponeva.

Io, oltre ad essere un “birdwatcher amatoriale”, sono anche un ornicoltore, iscritto alla FOI ormai dal lon-

Iscritto alla FOI ormai dal lontano 1989 questa passione mi ha portato, anno dopo anno, a visitare innumerevoli mostre

tano 1989, e questa passione mi ha portato, anno dopo anno, a visitare innumerevoli mostre ornitologiche in Italia e nel resto d’Europa. Nel tempo

ci sono state delle importanti evoluzioni a favore degli allevatori/espositori, come ad esempio l’ampliamento delle categorie, ma anche modifiche a favore dei soggetti esposti, come la ridotta durata delle esposizioni, ma forse poco è stato fatto per attrarre i giovani e le persone che in generale poco conoscono del nostro mondo.

Un ravvicinamento alla natura potrebbe essere fonte di interesse ed alcuni organizzatori, nel tempo, hanno provato ad inserire gabbie ambiente all’interno delle mostre, allestendole con del verde idoneo e dei rametti come posatoi ed alloggiando al loro interno coppie di specie rare, con tanto di spiegazione sul frontale in vetro della gabbia. Per conoscere una nuova specie, sapere dove e come vive, questo è certamente un buon sistema; inoltre, la coreografia

La premiazione
Vivai Ricciotti, albero di Natale
La Giuria: Hazan, Esuperanzi, Zamagni

“ambientata” della gabbia contribuisce ad attrarre l’attenzione. Questo esperimento, avviato dal Club dell’Esotico di Faenza, è stato poi ripreso da Paolo Gregorutti nella mostra specialistica di Trivignano Udinese, dove, oltre alle gabbie-ambiente, all’ingresso veniva proiettato anche un video con dei Verzellini fronterossa che allevavano solertemente i loro piccoli in voliera.

Quest’anno, all’ingresso dell’esposizione, spiccavano due belle gabbie sapientemente arredate con rametti di conifera, con al loro interno una coppia di Lucherini di Lawrence ed una di Lucherini zafferano. Devo riconoscere che anche per noi allevatori avviati il connubio verde/uccellini è irresistibile e proprio per questo penso possa esserlo altrettanto per

Personalmente, sogno da sempre cartelloni che parlano di conservazione, di biodiversità

chi è animato da una generale curiosità per gli uccelli.

Personalmente, sogno da sempre cartelloni che parlano di conservazione, di biodiversità, di animali che grazie alla competenza dell’allevatore non sono più a rischio estinzione, come il Cardinalino del Venezuela o l’Ara di Spix.

Sono certo che c’è ancora molto che possiamo fare, e nel mio piccolo, quest’anno, grazie alla disponibilità dei Vivai Ricciotti ed alla sensibilità di Davide, che con la sua famiglia li dirige in maniera esemplare, ho cercato, grazie anche al direttivo dell’AOC ed ai suoi soci, di realizzare qualcosa di diverso.

Nel tentativo di proporre il binomio verde/uccelli sotto una veste nuova, nel weekend di Sant’Ambrogio abbiamo organizzato Carduelis 2025 (la quinta edizione della mostra sperimentale dedicata ai Fringillidi e ai loro ibridi) proprio all’interno dei vivai, in mezzo ad una infinita varietà di bellissime piante verdi.

L’atmosfera è stata resa ancora più magica dal periodo prenatalizio, dove ciclamini, stelle di Natale ed altri fiori

Zamagni relatore al Convegno
Altra immagine del Convegno
Uno scorcio della Mostra
Il Direttivo A.O.C.
I fiori e la Mostra

colorati davano un tocco unico all’ambiente, per non parlare degli alberi di Natale e delle loro splendide luci. Sono stati tre giorni intensi ma ricchi di spunti, iniziati con una allegra cena sociale al termine dell’ingabbio. Durante la cena, aneddoti, riflessioni, “sfottò” hanno anticipato il clima giocoso e collaborativo della giornata di giudizio, dove gli amici giudici Renzo Esuperanzi, Bruno Zamagni e Giacomo Hazan hanno fornito un valore aggiunto alla manifestazione grazie alla loro professionalità, alle loro conoscenze tecniche ed alla loro consueta disponibilità. Al termine delle operazioni di giudizio, Bruno Zamagni, in un piccolo incontro tecnico, ha

schede di giudizio e dalla relativa gara di bellezza, a loro completamente sconosciuta. Tutti gli espositori presenti si sono prodigati in coinvolgenti spiegazioni che hanno contribuito non poco ad aumentare l’interesse del pubblico presente, che è andato crescendo sia nella serata di sabato che durante la mattinata della domenica.

La premiazione è stata impreziosita da alcuni dipinti a tema realizzati dall’artista Alessandra Titella, assegnati ai best di macrocategorie come Cardellino, Carpodaco, Serinus etc. Inoltre, il presidente del Raggruppamento Puglia e Basilicata,

Francesco Faggiano, a nome del Consiglio Direttivo ha donato un bel quadretto ornitologico che è stato assegnato al Best in Show della manifestazione. Ad aggiudicarselo è stato l’allevatore Nicola Donghia, che ha ottenuto ben 95 punti con una splendida femmina di Cardinalino del Venezuela.

In chiusura di questo scritto, penso sia doveroso ringraziare gli amici Marco de Blasi e Biagio Marti di Lecce che, così come in passato, hanno voluto essere presenti alla manifestazione. Vi do appuntamento a Carduelis 2026, che sarà di nuovo ospitata all’interno dei magnifici vivai Ricciotti.

illustrato le differenze cromatiche ed il comportamento genetico di alcune mutazioni di colore dei Verdoni (beccogiallo e citrini) e dei Passeri (agata, bruno, pastello, “feo”, “faccianera”), avvalendosi di una ventina di soggetti da lui portati allo scopo.

Ultimate le attività di giudizio ed affisse le schede, la mostra è stata aperta ai visitatori ed è stata allestita velocemente la mostra scambio sui tavoli predisposti allo scopo all’ingresso dell’esposizione, a fianco di quelli con le piante in vendita. Da lì è iniziato un afflusso importante di visitatori, divisi tra espositori e clienti del vivaio, particolarmente incuriositi sia dagli uccelli esposti sia dalle

La Mostra scambio
Arrivederci al prossimo anno
La magia del Natale

P agina aperta

I miei primi 50 anni… in F.O.I.

Eh sì, sono passati ben cinquant’anni da quando il sottoscritto è entrato a far parte della grande famiglia F.O.I. Sembra ieri quando, appena diciottenne, mi iscrivevo per la prima volta ad un’associazione affiliata alla nostra Federazione. In questi 50 anni, trascorsi velocemente, ho avuto modo di incontrare persone fantastiche, gentilissime e cordiali con le quali ancora adesso intrat-

tengo rapporti di pura amicizia. Durante questi anni ho visto tornare alla casa del Padre parecchi amici, di cui serbo nel mio cuore un ricordo indelebile. Tra questi, in particolare, Salvatore Affronti, per me un fratello maggiore, un grande amico ed è proprio grazie alla sua insistenza che nel 1986 sostenni gli esami per diventare giudice di Canarini di Forma e Posizione Lisci ed entrai nella famiglia dei Giudici federali, facendo nuove conoscenze ed amicizie. In tutti questi anni ho visto crescere e modernizzare la nostra Federazione per stare al passo con i tempi che si evolvono. Attraverso le varie commissioni tecniche delle diverse specializzazioni si è avuto un impulso di rinnovamento e di progresso attraverso un lavoro certosino appoggiato dai vari Consigli direttivi della Federazione susseguitisi negli anni. Sono sotto gli occhi di tutti i vari congressi riguardanti di-

P agina aperta

verse tematiche dell’ornitologia: si sono trattati argomenti quali la prevenzione e la cura di malattie, la detenzione di specie protette con relativi permessi, la costituzione di oasi protette, la genetica negli accoppiamenti, l’allevamento in generale. Dal punto di vista puramente tecnico, ci si è soffermati in particolare sulle varie razze di canarini, come anche sulle gabbie da esposizione per la singola razza in modo tale da evidenziare i pregi o i difetti del soggetto.

Gli addetti ai lavori ricorderanno che mezzo secolo fa i canarini ed altre specie venivano alloggiati in gabbie uguali per tutti, ad esclusione di qualche razza di arricciati. Alcune volte alle mostre si vedeva un’accozzaglia di gabbie di varie misure e forme. Adesso si ha un bel colpo d’occhio, con gabbie specifiche per le varie razze e specie. C’è stato anche, da parte della Federazione, un input per migliorare la scheda di giudizio su richiesta delle varie commissioni tecniche; infatti, si è passati dalla compilazione manuale, con copia con carta carbone, agli attuali moderni

tablet. Altro merito che si deve riconoscere alla nostra Federazione è stato favorire ed approvare la nascita dei Club delle varie razze e specie e mutazioni, che con lungimiranza ed in sinergia con le varie commissioni tecniche consentono alle singole razze di migliorare ed attirano nuovi amatori ad allevare.

Ancora adesso, dopo oltre cinquant’anni di iscrizione alla FOI e 54 anni di allevamento, ho la voglia, la grinta e la gioia di allevare e di partecipare alle mostre, unitamente al piacere di passare del tempo con vecchi e nuovi amici, che come me amano trascorrere una giornata in compagnia discutendo dei nostri beneamati canarini. Spero di proseguire nell’allevamento di queste graziose creature fino a quando il Signore mi darà la forza e la grazia di godere del loro canto, dei loro affascinanti colori e della briosità dei loro movimenti. Voglio augurare a tutti un grande “in bocca al lupo” per l’ormai prossima stagione riproduttiva.

Giuseppe Fiore

I NOSTRI LUTTI

Per non dimenticare un bravo allevatore e amico: Guglielmo Petrantoni

Come lo ricordano gli autori R. Basso, G. Canali e R. Massa

IPetrantoni durante la visita di una scolaresca al Museo Ornitologico di Piacenza

La copertina del volume “Le

l Ten. Col. Guglielmo Petrantoni, classe 1950, ci ha prematuramente lasciati. La notizia ci è giunta improvvisa e brutale, in occasione della 19ª mostra mercato San Valentino a Modena. Come prevedibile, il passaparola si è velocemente diffuso e in molti mostravano evidente commozione. Persona molto conosciuta e attiva tra gli appassionati allevatori, in particolare quelli di psittaciformi, storico socio e sostenitore FOI, Petrantoni ha pubblicato diversi articoli sulla rivista Italia Ornitologica e anche su AIFAO. Coautore assieme al Prof. Renato Massa della preziosa monografia “Le Amazzoni” (edizioni FOI), ha saputo distinguersi soprattutto in due ambiti. Il primo: una risaputa disponibilità nel dare consigli e suggerimenti utili a tutti gli allevatori, grazie alla sua ampia e personale esperienza anche per aver conosciuto, visitato ed essersi confrontato con i direttori dei parchi zoo tra i più importanti in Europa e nel mondo, centri in cui si allevano pappagalli a fini anche di tutela delle specie e della loro reintroduzione in natura. Ha sempre dimostrato una particolare sensibilità e attenzione per i giovani e verso gli allevatori ancora inesperti: più volte è stato visto donare loro, al fine di iniziarli e incoraggiarli, coppie di inseparabili o parrocchetti. Seppe anche distinguersi nelle attività di didattica e nelle visite guidate presso il Museo Ornitologico FOI, all’interno della sede nazionale di Piacenza. È proprio qui che riusciva a sorprendere tutti, per il modo di porsi, il linguaggio semplice e accattivante, senza trascurare la pazienza che dimostrava durante le sue lezioni di ornitologia applicata ed etologia. Era commovente vedere l’attenzione di quei bambini delle scuole primarie e secondarie alle sue spiegazioni; la sua spiegazione terminava sempre con uno scrosciante applauso da parte di insegnanti e alunni. Anch’egli amava ripetere “Allevare per proteggere”, aggiungendovi però “Allevare per proteggere e conoscerli meglio”. Chi ha avuto il piacere e l’onore di conoscerlo a fondo e gli ha fatto più volte visita presso la sua abitazione e allevamento in provincia di Milano ricorderà che, fintanto che la malattia e degenza non lo indebolirono nello spirito, dopo aver comunque duramente lottato cercando di rimettersi, il suo allevamento si presentava curatissimo, immerso nel verde del giardino circostante. Lui raccomandava a tutti gli allevatori ampie voliere, assoluta igiene e tanto verde all’interno e all’esterno dei loro impianti. Fu anche grande appassionato bibliofilo e uno tra i maggiori specialisti di amazzoni, in particolare per le sottospecie ed endemismi meno conosciuti. Raccoglieva minuziosamente libri, fotografie, stampe, incisioni, cartoline, francobolli, tutto ciò che riguardava il vasto pianeta della storia e conoscenza dei pappagalli. Agli inizi del 2000 si recò in visita al museo di Jesolo: i colloqui tra lui e il Dott. Basso erano sempre cordiali e ricchi di reciproci scambi di informazioni, sia sul piano etologico che scientifico. Fintanto che la salute glielo permise, non mancò mai ad alcun appuntamento ai campionati italiani o mondiali, come pure alle mostre scambio organizzate dalla FOI o dalla SOR e, per quanto possibile, anche ai raduni nazionali organizzati dalla AIFAO. Le sue battute, il suo scherzoso ma sempre rispettoso modo di fare ci mancheranno molto. Il vuoto che ha lasciato non sarà facilmente colmabile, anche perché sappiamo che avrebbe voluto continuare a pubblicare tutte le sue acquisite esperienze nell’ambito dell’ornitecnica. Lui amava ricordare di aver avuto come maestro Paolo Bertagnolio e il suo libro “Pappagalli da Gabbia e da Voliera” edizioni Encia – Udine, seppur datato 1975, egli affermava che per lui fosse sempre stato una guida fondamentale per correggere e migliorare le sue conoscenze e tecniche di appassionato allevatore.

In ricordo di un caro amico

Con profonda tristezza annunciamo la scomparsa di Guglielmo Petrantoni, figura amata e stimata da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Guglielmo ha saputo trasformare una semplice passione in una vera e propria arte: l’allevamento dei pappagalli. Esperto riconosciuto, ha partecipato alla stesura di diverse pubblicazioni. Appassionato instancabile, ha dedicato la sua vita allo studio e alla riproduzione di queste creature straordinarie, che per lui non erano solo animali, ma compagni di viaggio, custodi di colori e intelligenze che sapeva comprendere come pochi. Nel suo aviario, ogni piuma aveva una storia, ogni canto un significato, ogni volo un’emozione condivisa. Guglielmo lascia un vuoto profondo nella comunità degli allevatori e in tutti coloro che hanno trovato in lui un amico sincero, un consigliere generoso e un esempio di dedizione. La sua eredità vive nei suoi insegnamenti, nei suoi racconti e in ogni pappagallo che ha cresciuto con cura e rispetto. A chi gli ha voluto bene resterà il ricordo di un uomo gentile, appassionato e capace di meravigliarsi ogni giorno davanti alla bellezza della natura. Che il suo spirito possa ora librarsi leggero, come i suoi amati pappagalli.

Nicola Lauricella

Amazzoni” scritto da Petrantoni insieme a R. Massa

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