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C.C.P. 53684957
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In copertina: Merlo (Turdus merula) Foto: P. ROCHER
Canarini di Forma e Posizione Lisci Ondulati ed altri Psittaciformi
Didattica & Cultura
Estrildidi Fringillidi Ibridi
Editoriale
Di mostra in mostra
testo e foto di G ENNARO IANNUCCILLI
La chiusura della stagione espositiva ornitologica coincide generalmente con la fine dell’anno in corso, tranne alcune eccezioni relative a manifestazioni che si svolgono nel primo mese del nuovo anno, senza tener conto dell’itinerante Campionato Mondiale. Proprio nel periodo di transizione stagionale che vede il culmine nel Campionato Italiano, apice del Calendario Mostre FOI, si tracciano i bilanci e si fanno riflessioni sull’appena trascorsa annata di ornicoltura sportiva.
Ognuno di noi, infatti, avrà avuto modo di partecipare ad alcune mostre, i giudici saranno stati impegnati nelle giurie di varie esposizioni e, in generale, molti visitatori avranno potuto ammirare le migliaia di uccelli in gara che, con sempre maggiore cura, gli allevatori hanno esibito nei vari concorsi svoltisi su tutto il territorio nazionale.
La Federazione cerca di essere presente nel maggior numero di questi eventi, soprattutto tramite il suo Presidente Antonio Sposito, i suoi Consiglieri e i Rappresentanti regionali, per esprimere vicinanza e sincero supporto alle associazioni e ai comitati che si prodigano nell’organizzazione delle mostre ornitologiche. Personalmente, oltre ai concorsi a cui ho partecipato come espositore o come giudice, ho avuto modo di visitare alcune mostre che vorrei citare, senza fare torto a tutte le altre che hanno avuto luogo nella stagione mostre 2025,
soprattutto a quelle “grandi” esposizioni che ormai sono consolidate nel Calendario FOI e che sono diventate il fiore all’occhiello dell’ornitologia sportiva su tutto il territorio nazionale. Ai loro organizzatori dobbiamo veramente rivolgere sempre un plauso di stima e sincero apprezzamento.
Qui, invece, voglio dedicare l’attenzione ad altri eventi ai quali ho avuto l’opportunità di presenziare, proprio per cercare di analizzare e comprendere, per quanto possibile, le varie realtà che incidono nel nostro territorio. Inizio, quindi, dalla 11° edizione di Aves Expo della Venezia Orientale “Senza Confini”, organizzata dall’Associazione Ornitologica Veneto Orientale, presso l’ampissimo locale del Palaexpomar a Caorle (VE), visitata nel giorno in cui si svolgevano le fasi di giudizio. Il Presidente AOVO Ivan Mascarin e il Presidente del Raggruppamento Interregionale Veneto/Trentino Alto Adige Maurizio Zorzi, insieme ad alcuni soci e referenti territoriali, ci hanno accolti e guidati nei bellissimi locali dedicati alla mostra che, vista la disponibilità logistica e il supporto del Comune ospitante, meriterebbe davvero di tornare a essere un evento con alta partecipazione degli allevatori non solo della zona ma anche di altre regioni.
Purtroppo, ci hanno raccontato di alcune dinamiche incorse negli anni che, unitamente a una fisiologica riduzione
Al centro, il Presidente FOI (A. Sposito), il Segretario (G. Nunziata) e il Consigliere (G. Iannuccilli) con il Presidente AOVO I. Mascarin (a destra), il referente del Palaexpomar R. Furlanis e L. Maronese (a sinistra)
Il vasto e capiente padiglione del Palaexpomar di Caorle (VE)
Editoriale
di iscritti e conseguentemente di uccelli allevati, hanno generato una perdita nel numero dei soggetti partecipanti nelle varie categorie del concorso espositivo. Auspichiamo che tali problematiche possano essere risolte con il confronto e il dialogo tra le associazioni organizzatrici e i rispettivi Raggruppamenti, perché proprio in questo periodo storico dobbiamo fare quadrato, cercare la collaborazione ed essere sempre più uniti per superare le crescenti difficoltà.
A proposito di unità di intenti, prenderei come spunto di riflessione il successo di un’altra mostra ornitologica nazionale che ho avuto modo di visitare sempre in questa stagione espositiva appena conclusa. In questo caso, parlo della 18° edizione dell’esposizione firmata dal Gruppo La Fenice di Correggio (RE), sodalizio nato per conto di varie associazioni territoriali e oggi guidato dall’Associazione Ornitologica Correggese e dall’Associazione Modenese Ornicoltori. Il loro motto è “Uniti si
vince” e, vista la nutrita partecipazione registrata anche quest’anno, possiamo certamente evidenziare quanto una vera collaborazione come questa, basata su coesione e accordo per raggiungere un obiettivo comune, possa portare risultati concreti. Il Gruppo La Fenice, guidato egregiamente da Roberto Sabattini (direttore mostra) e Giuseppe Calzolari, credo possa e debba essere preso come esempio soprattutto da associazioni e territori in cui c’è una maggiore difficoltà ad organizzare mostre di qualsiasi tipo e ambizione.
Nel Lazio vorrei segnalare il caso positivo di una mostra che è nata solo quattro anni fa e che si svolge a Pontecorvo (FR) grazie all’impegno organizzativo dell’Associazione Ornitologica Pontecorvese, ai cui referenti vanno i migliori complimenti per il crescente risultato ottenuto. Anche considerando il fatto che da qualche tempo tale mostra sia pressoché l’unico evento presente nel calendario ornitologico laziale, quest’anno ho potuto constatare di per-
Il Presidente FOI a colloquio con i referenti locali a Caorle
Giudici e organizzatore dell'11° Aves Expo di Caorle, con il Presidente FOI
Da sx, G. Nunziata (Segretario FOI), A. Sposito (Presidente FOI), G. Locatelli (Presidente Giuria), R. Sabattini (Direttore Mostra), G. Iannuccilli (Consigliere FOI)
Collaboratori del Gruppo La Fenice in posa con il Presidente FOI A. Sposito
Editoriale
sona la partecipazione di vari allevatori provenienti anche da fuori regione, in particolare per le specialistiche ospitate per la prima volta.
Conosciamo bene le difficoltà organizzative presenti soprattutto in alcuni territori, dovute anche alla mancanza di locali idonei o a richieste esose e insostenibili per il budget di una mostra ornitologica a carattere locale. Al contempo, confidiamo che nel prossimo futuro, prendendo spunto da queste realtà positive, possa esserci l’opportunità di avere ulteriori eventi in calendario anche in regioni come la Toscana, l’Umbria e in generale il centro Italia ma non solo. Sappiamo, infatti, che sussistono situazioni analoghe anche in altre zone della nostra penisola ma vogliamo augurarci che, proprio in quei territori, si generi un rinnovato impulso verso la cooperazione con l’unico intento di invertire la rotta e organizzare nuovamente delle mostre “insieme” tra gruppi di associazioni, superando finalmente vecchi steccati o controproducenti
incomprensioni. Se si riuscisse in questo scopo, si sarebbe già ottenuto un grande successo a prescindere dalla caratura degli eventi organizzati, perché la passione per l’ornitologia amatoriale e sportiva si può generare anche dalla frequentazione di mostre considerate “medio-piccole”; queste mostre, anzi, hanno spesso la funzione di avvicinare nuovi adepti al nostro mondo ornitologico, rivelandosi quindi motore propulsivo per stimolare la crescita di allevatori/novizi in grado, poi, di giungere alla frequentazione di mostre di altro calibro (e con altre aspirazioni). Casi altrettanto significativi vengono riferiti anche da altre zone d’Italia, dove l’organizzazione e la partecipazione agli eventi ornitologici hanno ripreso quota grazie a quei soci che si prodigano sempre e con l’unico scopo di sostenere la mostra del proprio territorio, o di aiutare le associazioni limitrofe nell’organizzazione di tali eventi, condividendo le proprie esperienze d’allevamento e non solo. Non è mai abbastanza sottolineare quanto sia fondamentale l’attività di tali soci e collaboratori impegnati, contro ogni difficoltà dei nostri tempi, nella realizzazione delle centinaia di esposizioni che si svolgono in Italia.
In conclusione, ribadisco di aver fatto cenno in questa occasione ad alcune mostre che ho avuto modo di visitare, non di certo per discriminare altri eventi ornitologici sicuramente meritori di essere citati e celebrati. Sicuramente avrete modo di leggere su questa rivista degli articoli di cronaca e dei veri reportage di tante mostre che hanno avuto luogo nella stagione 2025, con la speranza – e anche la fiducia – che nel prossimo Calendario Mostre FOI possano figurare altrettanti, se non più numerosi, appuntamenti e concorsi ornitologici, frutto magari di nuove collaborazioni e nuovi sodalizi in grado di dare linfa alla “vita” espositiva di tutti noi allevatori amatoriali e sportivi di uccelli.
Il Presidente FOI A. Sposito con il Presidente AOPBF G. Castaldo sul palco della mostra di Pontecorvo
Panoramica della mostra Gruppo La Fenice
Giudici in opera alla mostra La Fenice
Diluizione delle melanine nel Merlo
testo, foto e allevamento di SEBASTIANO PATERNÒ
Introduzione
Ci ritroviamo, sempre più spesso, a dover argomentare sull’ambiente captivo e se esso sia consono a ospitare animali che, possedendo le ali, non dovrebbero essere tenuti in gabbia.
Altri animali senza ali, nel tempo scelti dall’uomo come animali da reddito, da lavoro, da nutrimento o anche, con l’aumentare del benessere, come animali da compagnia, si sono addomesticati per vivere a stretto contatto di noi umani, anche in semplici recinti, senza bisogno di contenitori in rete, poiché come animali “superiori” nelle classificazioni zoologiche manifestano un comportamento sociale ora da branco (canidi) ora da ancorati al territorio (felidi), mentre altri (pur non “superiori”) sono affezionati a ricoveri notturni (gallinacei).
È per tale motivo che chi alleva cani, gatti, conigli non ha bisogno di “contenitori” ma può beneficiare di tali compagnie, ospitandoli semplicemente in casa senza bisogno di stretti condizionamenti.
La stessa cosa non si può dire dei nostri uccelli e quando comparve, qualche anno addietro, il titolo “La rete
In natura se c’è un uccello con piumaggio totalmente melanizzato questo è il nostro merlo
di protezione” (all. n.1) sulla copertina d’un libro del grande Camilleri, sorse subito il pensiero, pari al nostro, che la gabbia non dovrebbe rappresentare, come tanti nostri critici intendono, “una prigione” bensì una protezione vera e propria, tant’è che se si dovesse “liberare” un uccello nato nei nostri ambienti controllati diventerebbe una liberazione fittizia ed errata: quell’uccello sarebbe destinato a morte certa nel giro di un paio d’ore o al massimo d’una mezza giornata.
La nostra gabbia, il nostro contenitore, per tutti i nostri uccelli domestici, quindi, rappresenta un confortevole ambiente di protezione. Agli ignoranti, quindi, il considerarla una prigione: Chigi, Darwin, Lorenz e tanti altri insegnano.
I fattori di diluizione
Fatta questa premessa, si va ora a trattare di un uccello “domestico” il cui allevamento, in voliera, ha portato a variazioni di piumaggio interessanti e di gradevole visione, come è avvenuto nel Merlo. In natura, se c’è un uccello con piumaggio totalmente melanizzato questo è il nostro merlo (Turdus merula). Nero che più nero non può essere. Ed è per non averlo più trattato, da ormai due decenni - L’allegria del nero - Italia Ornitologica n.2/2005 - che ci accingiamo a mettere, ci sta proprio, nero su bianco, o meglio, bianco su nero, cercando di penetrare gli intimi meccanismi genetici che stanno a fondamento delle variazioni di colore nel piumaggio degli uccelli e, nel nostro caso, del Merlo in particolare.
All. 1 - “La rete (gabbia) di protezione”
All. 2 - Argento doppio fattore, foto: S. Paternò
Grazie a padre Gregorio Mendel, agostiniano, che con le sue meticolose impollinazioni sui piselli inaugurò le conoscenze sulla trasmissione dei caratteri genetici, per poi arrivare, dopo Watson, Crick e Wilkins, ai nostri giorni, con idee molto più chiare, le nostre conoscenze poggiano comodamente sulle spalle di giganti.
Mancano ricerche specifiche e accurate, a nostra memoria, dopo quelle di E. Capanna, M.V. Civitelli ed E. Martinico (Università di Roma “La Sapienza” - Avocetta 11-1987) che menzionano per il nostro Merlo un
cariotipo con un numero diploide di cromosomi pari a 80 (2n=80), ovvero 40 coppie, di cui 39 coppie di autosomi e una coppia di eterocromosomi (z,w, o sessuali); di questi, 20 sono macrocromosomi, 60 microcromosomi e dei due sessuali lo “z” metacentrico e il “w” telocentrico.
Se ci fosse, fra gli iscritti della nostra Federazione, qualche studente di biologia o qualche giovane laureato ancora legato al mondo accademico, sarebbe utile avere un mappaggio cromosomico ancora più penetrante verso il cariotipo sia del Merlo ancestrale come anche, nel nostro caso, delle varie gradazioni di colore dei Merli argento. Ma in prosieguo limitiamoci all’aspetto fenotipico macroscopico dei risultati ottenuti dai nostri accoppiamenti, non potendo entrare nel mondo “infinitamente piccolo” dei cromosomi.
Ebbene, la mutazione argento, essendo dominante e non interessando la coppia eterocromosomica, va ricercata fra le 39 coppie di omologhi. Al riguardo, sarà interessante analizzare una mappa cromosomica per osservare, se possibile, qualche differenza fra le coppie di cromosomi omologhi di un Merlo a piumaggio ancestrale e quella di un Merlo mutato argento singolo fattore e, altra ancora, di un Merlo mutato argento doppio fattore. Il cariotipo degli ultimi due potrebbe dare interessanti informazioni e, tenendo conto che tale mutazione si comporta ad eredità quantitativa, potrebbero venire fuori dall’analisi del cariotipo interessanti risvolti in aiuto all’ornicoltore.
La mutazione argento
Nel Merlo prende questo nome, a ragione, perché si presenta fenotipicamente con un piacevole e tipico colore argenteo, proprio come la lama d’un coltello.
È una mutazione autosomica dominante e si comporta allo stesso modo delle altre più conosciute mutazioni che non interessano la coppia cromosomica sessuale e che diluiscono il piumaggio, come quelle già comparse e più comunemente chiamate “diluite”, vedi nel Lucherino e negli altri Spinus.
Il bello di questa mutazione è che si presenta ad eredità quantitativa, ovvero può apparire più o meno intensa sia in condizione di omozigosi che in eterozigosi, ma comunque non è pensabile a tutt’oggi una codominanza con l’allele responsabile del carattere ancestrale che fornisce l’informazione “più scuro”.
Non essendo posta nella coppia cromosomica sessuale, non possono esserci portatori ed è indifferente al sesso del mutato. E per semplificare, ecco alcuni risultati d’accoppiamento:
All. 3a - Argento singolo fattore, probabile “siamese” a fine muta, foto: S. Paternò
All. 3b - Argento singolo fattore “scuro”, foto: S. Paternò
All. 3c - Argento singolo fattore, foto: S. Paternò
All. 3d - Argento singolo fattore “perlato”, foto: S. Paternò
Maschio Argento doppio fattore x femmina ancestrale (o viceversa): è l’accoppiamento consigliato per capire che trattasi d’un doppio fattore (in omozigosi) il cui risultato darà tutti Argento singolo fattore sia maschi che femmine - è veramente indispensabile per l’ottenimento di tutti singoli fattori certi, giacché alcuni più diluiti, visivamente possono addirittura sembrare in doppio fattore;
Maschio Argento doppio fattore x femmina Argentosingolo fattore (o viceversa): darà Maschi Argento singolo fattore, Maschi Argento doppio fattore, Femmine Argento singolo fattore e Femmine Argento doppio fattore;
Maschio Argento singolo fattore x Femmina Argentosingolo fattore: darà Maschi ancestrali, Maschi Argento singolo fattore, Maschi Argento doppio fattore, Femmine ancestrali, Femmine Argento singolo fattore, Femmine Argento doppio fattore;
Maschio Argento singolo fattore x Femmina Ancestrale (o viceversa): darà Maschi Argento singolo fattore, Maschi Ancestrali, Femmine Argento singolo fattore e Femmine Ancestrali;
Maschio Argento doppio fattore x Femmina Argento doppio fattore: darà Maschi Argento doppio fattore e Femmine Argento doppio fattore. Per concludere, a nostro avviso, la più appariscente mutazione del nostro comune Merlo, principalmente per le tantissime sfumature di tale colore che al giudizio, mancando un criterio uniforme ed ufficiale, non trova d’accordo tutti, privilegiando ora il più argenteo rispetto al meno o anche abbinando nomi di pura fantasia: siamese, allorquando la testa si presenta più scura rispetto al resto del corpo.
BIBLIOGRAFIA:
-Sebastiano Paternò, L’allegria del nero - Italia Ornitologica n.2/2005; -E. Capanna, M.V. Civitelli, E. Martinico, I cromosomi degli uccelli. Citotassonomia ed evoluzione cariotipica, Dip. Biologia Animale e dell’Uomo, Università di Roma “La Sapienza” - Avocetta 11, 1987.
Fiat Lux
Per il giudizio dei Canarini di Forma e Posizione Lisci
testo e foto di FRANCESCO BADALAMENTI
Una tra le frasi più solenni pronunciate da Dio durante la creazione è “Fiat lux”, locuzione latina che letteralmente significa “sia fatta la luce”.
Un titolo enfatico che ha l’obiettivo ad attirare l’attenzione (sperando di non urtare la sensibilità del sentimento religioso) per un articolo che è prevalentemente rivolto agli organizzatori delle mostre ornitologiche. Sovente chi organizza una esposizione ornitologica si preoccupa di predisporre i tavoli per il giudizio, riservando ai giudici della specializzazione canarini di colore le postazioni dotate di buona luce naturale.
“I giudici di C.F.P.L. si accomodino pure in fondo, tanto loro devono giudicare soltanto forma e posizione” …nulla di più sbagliato.
La luce, in particolare quella naturale, non incide soltanto sul benessere generale ma regola processi fisiologici e l’attivazione di comportamenti naturali e costituisce un elemento fondamentale per il giudizio dei canarini di forma e posizione lisci.
In alternativa alla luce naturale occorre predisporre una buona illuminazione artificiale, che dovrebbe includere lampade con una componente UV adatta, con uno spettro luminoso paragonabile alla luce solare naturale e con contenuto bilanciato di UVA/UVB, per evitare fastidiosi riflessi ed effetti stroboscopici visibili ai canarini.
Appare al riguardo opportuno rammentare che negli standard di molte razze di canarini di forma e posizione lisci sono previste specifiche voci riguardanti la valutazione del colore.
La voce “COLORE” ha un apposito considerando nelle razze:
•Ciuffato Tedesco (Punti 20)
•Arlecchino Portoghese (Punti 15)
•Border fancy (Punti 15)
•Fife fancy (Punti 10)
•Norwich (Punti 10)
Negli standard di molte razze di canarini di forma e posizione lisci sono previste specifiche voci riguardanti la valutazione del colore
La razza Ciuffato Tedesco è quella più “vicina”, per quanto attiene al giudizio della voce colore, ai canarini di colore. La sua scala valori indica 20 punti a disposizione e sono ammessi tutti i tipi e le varietà riconosciute, intensi, brinati o mosaico. Nei lipocromici si valuterà la purezza, brillantezza ed uniformità del colore, con assenza totale di tracce melaniniche su tutto il piumaggio compresi becco, zampe ed unghie. Nei melaninici il colore di fondo sarà ben lucido, omogeneo e privo di schiarite, con assenza totale di tracce lipocromiche su tutto il piumaggio. Disegno di dorso e fianchi corrispondente ai canoni degli standard dei canarini di colore. Ossidazione di becco e zampe, nei tipi ove è prevista.
London Fancy jonque (foto archivio FOI)
L’Arlecchino Portoghese è un canarino nel quale la componente colore è un elemento fondamentale; trattasi infatti di soggetti pezzati variegati, mosaico a fattore rosso. Sono ben 15 i punti attribuiti al colore, che secondo quanto previsto dallo standard dovrà essere: “Equilibrato variegato con presenza simultanea di lipocromo rosso e bianco gesso, con rosso vivo nelle zone caratteristiche del fattore mosaico. La distribuzione melaninica e lipocromica proporzionata e nitida dovrà mostrare il 50% circa di pezzature scure e il 50% circa di pezzature chiare, preferibilmente anche su ali, coda, becco e zampe”.
Entrambi gli standard descrittivi delle razze Border Fancy e Fife Fancy prevedono che il colore sia carico e brillante sia nel soggetto unicolore che nel soggetto pezzato. Le tonalità di colore non devono formare chiazzature, né accentuate, né diluite. La brinatura o l’intensità devono essere distribuite uniformemente su tutto il corpo. Punti 15 sono attribuiti per il colore al Border, mentre sono previsti punti 10 per il Fife fancy.
Nel Norwich il colore è una voce significativamente importante, a cui sono attribuiti punti 10. La maggior parte dei soggetti esposti è colorato artificialmente. I criteri prevedono che la distribuzione del colore deve essere uniforme, senza chiazze di maggiore o minore intensità. Secondo quanto indicato nello stan-
dard, il colore: Sarà ricco, brillante e luminoso in ogni parte del corpo, uniforme sia nell’intensità sia nella brinatura. Se il soggetto è colorato artificialmente la distribuzione del colore deve apparire uniforme, senza chiazze di maggiore o minore intensità.
Viene denominata “COLORE di FONDO” la valutazione prevista per le razze:
•London fancy (Punti 15)
•Lizard (Punti 10)
Nel London Fancy il considerando Colore di fondo, cui sono attribuiti punti 15, viene così descritto: “Il colore deve essere ricco, profondo ed uniforme. I soggetti intensi (jonque) devono mostrare una qualità luminosa, i brinati (mealy) un effetto più morbido e pallido. Il colore bianco deve essere privo di sfumature gialle”.
Nel Lizard il colore di fondo (punti10) saràcarico, lucido ed uniforme in ogni sua parte, senza schiarite sui fianchi o sul petto. Negli argentati è necessaria la massima omogeneità nella distribuzione della brinatura. Nei dorati è richiesta, invece, la totale assenza di brinature.
Nel Lizard Blu il colore di fondo bianco non consente una facile individuazione di uniformità e lucentezza, tuttavia è possibile attraverso la visione del contrasto del disegno (scaglie e rowing), valutare l’intensità e l’esaltazione del colore (blu) che dà il nome alla varietà stessa.
Una voce unica in cui valutare congiuntamente PIUMAGGIO/COLORE è invece espressamente prevista per le razze:
• Llarguet Spagnolo (Punti 10)
•Munchener (Punti 10)
•Salentino (Punti 10)
La voce Piumaggio/Colore costituisce il 10% del totale della scala di giudizio del Llarguet Spagnolo. Il piumaggio sarà corto, composto e ben aderente in ogni parte del corpo, di fine qualità, mentre il colore sarà omogeneo e brillante. La colorazione artificiale, se praticata, dovrà essere uniforme.
Il Munchener ha uno specifico unico considerando “Piumaggio e Colore”, cui lo standard attribuisce punti 10. Il piumaggio sarà corto, composto, serico, molto carico di pigmento lipocromico e quindi con colore uniforme e lucido.
Nella razza Salentino i criteri di giudizio prevedono: “sono ammessi tutti i colori” ed è obbligatoria la colorazione artificiale rossa (ad eccezione del Salentino a fondo bianco).
Questa la descrizione dello standard: “Il colore deve essere brillante e distribuito in modo uniforme. Fanno ovviamente eccezione gli apigmentati in cui nel caso di (facoltativa) eventuale colorazione artificiale non può essere pretesa l’uniformità.”
I soggetti in prevalenza esposti sono lipocromici unicolori (gialli o bianchi) e loro macchiati o pezzati.
Il Giudice O.M.J. Luigino Pappalardo, giudizio con luce naturale alle spalle
Tavolo di giudizio con luce a spettro solare per il Presidente della C.T.N. C.F.P.L. Salvatore Alaimo
Gli standard di altre razze di C.F.P.L. non prevedono un apposito considerando riguardante il colore; tuttavia nellavoce piumaggio o nella voce condizioni vengono talvolta ricomprese le valutazioni circa la brillantezza e/o l’uniformità del colore, o la carica del lipocromo.
Per la Razza Spagnola i criteri di giudizio forniscono le seguenti indicazioni (paragrafo: commenti e procedura di giudizio): “Il piumaggio talvolta potrebbe apparire di colore slavato, in tali casi occorrerà prestare particolare attenzione, sia nei lipocromici sia nei melaninici, alla qualità complessiva del piumaggio stesso, in quanto si potrebbe essere in presenza di soggetti della varietà avorio”.
La varietà Giallo Avorio è stabilmente presente nelle esposizioni ornitologiche e numericamente in crescita. Le molteplici combinazioni possibili e le conseguenti interazioni tra il fattore mosaico, il Giallo Avorio e il Bianco dominante ingenerano frequenti e reiterati errori nella corretta iscrizione a concorso del soggetto. Una ottimale luce naturale è indispensabile per la corretta individuazione della suddetta varietà. L’interazione del Bianco dominante con il Giallo Avorio fa di fatto sparire visivamente le soffusioni, quindi un Bianco dominante puro per il Giallo Avorio diventa visivamente uguale a un Bianco (recessivo). A volte vi sono dei soggetti Giallo Avorio mosaico particolarmente chiari da confondersi con dei Bianchi, e anche in questo caso il controllo del codione indicherà chiaramente se trattasi di soggetto Giallo Avorio, con un lipocromo debolissimo.
Per un accurato giudizio del canarino di razza Yorkshire la luce naturale è indispensabile per valutare la distribuzione dell’intensità o della brinatura che deve essere uniforme su tutto il piumaggio. Inoltre se, come spesso avviene, il soggetto è colorato artificialmente deve presentare una distribuzione uniforme di colore senza variazioni di tonalità.
Nella scala valori del Japan Hoso è prevista la voce “Condizioni” ove oc-
La C.T.N. C.F.P.L. ha disposto che in presenza di fenomeni legati a discromie, i soggetti devono essere
considerati dei pezzati
corre esprimere una valutazione circa l’uniformità di distribuzione del colore.
Nella razza Gloster Fancy una adeguata luce naturale necessita per una compiuta e corretta valutazione del piumaggio che dovrà essere aderente e brillante, delineerà contorni netti e tondi, sia visto dall’alto che di profilo. Il piumaggio del canarino di razza Irish Fancy dovrà essere serico, lucente, aderente e composto in ogni parte del corpo per definirne nettamente i contorni.
Lo standard del canarino Bernois prevede che il piumaggio sia serico e ricco di lipocromo, di tessitura fine e perfettamente aderente al corpo per consentire la nitidezza del profilo. Valutazione che può essere corretta-
mente espressa solo se in presenza di una adeguata luce naturale.
Inoltre una adeguata luce è indispensabile per il giudizio di tutti i canarini di forma e posizione lisci per valutare la presenza di eventuali tracce di colorazione artificiale che, nelle razze per le quali la colorazione non è consentita, è motivo di non giudicabilità. Giova ricordare che per colorazione si intende sia quella artificiale rossa, sia quella gialla; in quest’ultimo caso, solo quando appare evidente che il lipocromo non ha una pigmentazione naturale (per riflessi ramati, dorature provocate da errata alimentazione).
Inoltre la C.T.N. C.F.P.L. ha disposto che in presenza di fenomeni legati a discromie, i soggetti devono essere considerati dei pezzati e come tali devono essere giudicati, ricordando che la specializzazione giudica Canarini di Forma e Posizione Lisci e quindi il giudizio viene espresso su caratteri eminentemente fenotipici.
Giova, infine, rammentare che l’art. 45 (lettera I) del vigente Regolamento Generale Mostre prevedeche: “Il Giudice deve astenersi dall’iniziare o proseguire il giudizio in ambienti non idonei, o comunque con luce insufficiente o a temperatura inadeguata”.
Illuminazione artificiale con lampade al neon con spettro luminoso paragonabile alla luce solare naturale per i Giudici convocati al Nebrodi Bird Show 2024
L’importanza del riepilogo annuale della riproduzione
testo e foto di RAFAEL
ZAMORA PADRÓN (*)
All’inizio di ogni anno riproduttivo, è necessario rivedere l’andamento dei pappagalli accuditi durante l’anno precedente. È alla fine di ogni stagione che si dovrebbero riassumere le osservazioni e le note importanti per ogni coppia e per ogni esemplare. Sebbene possa sembrare un lavoro impegnativo e gli allevatori siano spesso restii a farlo, fa una grande differenza nella pianificazione del prossimo anno riproduttivo. Alcune note sono più importanti di altre e dobbiamo dare loro la priorità nell’analisi complessiva.
Date importanti da annotare:
• Riproduzione
-Inizio del corteggiamento
-Accoppiamento osservato
-Accesso al nido
-Deposizione del primo uovo
-Nascita dei pulcini
-Numero di covate
• Cambiamenti nutrizionali
-Data in cui è stato aggiunto un nuovo integratore
-Mese di cambio della miscela di semi o del mangime verde -Integratori vitaminici
• Meteo
-Riepilogo delle temperature annuali -Variazioni di temperatura
(*)Direttore Scientifico Fondazione Loro Parque
Pianificazione del prossimo anno riproduttivo
-Inizio delle precipitazioni
-Inizio delle alte temperature
-Inizio delle basse temperature
-Riepilogo dell’umidità ambientale
L'inizio del corteggiamento è solitamente correlato a un cambiamento di temperatura, foto: LPF
In alcune specie, come i pappagalli scavatori, l'inizio della riproduzione è molto marcato ogni anno a seconda di dove vengono ospitati, foto: M. Kortmann/LPF
• Dettagli sulla nuova coppia
-Data di formazione della nuova coppia
-Data di separazione, se necessaria
-Segni di incompatibilità o aggressività
-Risultati relativi a numero di uova, fertilità e pulcini per la stagione.
Le note possono essere più numerose ma, per iniziare, queste informazioni offriranno un vantaggio significativo
• Dati sulle coppie stabili
-Data di inizio dell’attività nel nido
-Data di deposizione del primo uovo
-Risultati relativi a numero di uova, fertilità e pulcini per la stagione.
• Dati sugli esemplari giovani o non riproduttori
-Cambiamenti dietetici durante l’anno
-Interazione con altri esemplari
-Tracciabilità delle voliere in cui sono stati
Le note possono essere molto più complesse e numerose ma, per iniziare a tenere un registro, queste informazioni offriranno a ogni allevatore un vantaggio significativo. Rivedere queste date alla fine di ogni stagione consente di prevedere diverse situazioni.
Le coppie stabili tendono a ripetere i comportamenti in modo abbastanza preciso. Questo permette di anticipare gli eventi. Ad esempio, se si sa in quale mese una coppia si è accoppiata l’anno precedente, l’allevatore può anticiparlo apportando una leggera modifica alla dieta per stimolare la fertilità della coppia riproduttiva. Può anche fornire al maschio una dieta più morbida da offrire alla femmina, o aumentare il numero di mangiatoie in modo che la coppia non entri in conflitto se il maschio diventa troppo aggressivo in quel periodo.
L’aggiunta di integratori nutrizionali a una coppia in un momento specifico dipenderà dai risultati degli anni precedenti.
Le registrazioni meteorologiche ci aiutano a essere preparati quando si tratta di proteggere le strutture o di iniziare a organizzare le esigenze di ogni voliera, tenendo conto dell’arrivo del freddo o del caldo e della reazione di ogni specie di pappagallo nell’ambiente in cui vive.
Il problema più comune è la ripetizione degli errori causati dalla dimenticanza degli allevatori, la maggior parte dei quali reagisce applicando una misura correttiva che ha effetti positivi su una seconda covata di uova, ma perdendo la prima opportunità.
Per le giovani coppie, è importante annotare quando è iniziata la loro relazione. Questa informazione sarà utile nel corso degli anni, anche se potrebbe variare leggermente, foto: M. Kortmann/LPF
Le registrazioni meteorologiche aiutano a essere preparati quando si tratta di proteggere le strutture o di iniziare a organizzare le esigenze di ogni voliera
I centri di riproduzione metodici con poche coppie tendono ad avere risultati eccellenti. Sono più in grado di ricordare cosa hanno fatto l’anno precedente. Con l’aumento del numero di uccelli e di coppie, diventa più difficile perché la cura delle voliere e l’osservazione degli uccelli richiedono più tempo.
Si consiglia di iniziare con un semplice riepilogo dei dati. Gli allevatori che lo fanno vedono presto risultati positivi nella stagione successiva. In questo riepilogo, è importante evidenziare gli errori e gli incidenti più rilevanti in modo che non si ripetano. La maggior parte degli allevatori esperti parla dei propri successi, ma parla molto poco delle proprie delusioni, che sono inevitabili. Non rimandare a domani o all’anno prossimo: i tuoi pappagalli te ne saranno grati.
Locandina Congresso Pappagalli 2026
L'inizio dell'interesse per la nidificazione nei cacatua è molto importante. È essenziale sapere quando la femmina e il maschio di ogni coppia iniziano a nidificare. Tenere conto di questo aspetto è fondamentale per evitare aggressività, foto: M.Pérez/LPF
F ocus C.T.N.
CANARINI DACANTO
Attività recenti della Commissione Tecnica Nazionale Canarini da Canto
testo C.T.N. CANARINIDA CANTO, foto G. MARSON
Malinois Waterslager
Nel corso dell’ultimo biennio, la Commissione Tecnica Nazionale del Canto ha portato avanti un’intensa attività di approfondimento, sperimentazione e proposta, con l’obiettivo di sostenere e valorizzare il settore Malinois in Italia, in stretta collaborazione con il Club Malinois nazionale. Di seguito vengono illustrate le principali iniziative in corso e le prospettive future.
Sperimentazione del box di ascolto
Una delle azioni più significative ha riguardato la modifica del box di ascolto utilizzato nei concorsi. Dopo due anni di sperimentazione, si è proceduto alla riduzione delle pareti laterali di 10 cm e all’applicazione di cartoncino nero sulla parete posteriore. I risultati, attentamente valutati da giudici e allevatori, hanno eviden-
ziato un miglioramento complessivo nella qualità dell’ascolto e nella prestazione dei soggetti. La nuova configurazione sembra favorire una migliore diffusione del suono e una riduzione delle interferenze visive per l’animale, contribuendo a un’esposizione più equilibrata e armoniosa.
Il canarino bianco Malinois
Un altro tema di grande interesse ha riguardato il canarino bianco Malinois, anch’esso sottoposto a due anni di sperimentazione. L’argomento ha suscitato ampio dibattito e attenzione nel panorama allevatoriale nazionale. Al termine di questa prima fase, la CTN Canto e il Club Malinois hanno concordato di estendere la sperimentazione per un ulteriore anno. Il canarino bianco ha potuto quindi partecipare ai concorsi nazionali della stagione espositiva 2025 a pieno
F ocus C.T.N.
titolo, accanto agli standard esistenti e senza creare una categoria separata, poiché già riconosciuto dalla COM. Tali soggetti possono essere regolarmente valutati, classificati e premiati. Al termine della stagione, la CTN formulerà una valutazione conclusiva da sottoporre al Consiglio dell’Ordine e al Consiglio Direttivo FOI.
Sostegno economico ai concorsi
Considerando le difficoltà economiche che molte associazioni stanno affrontando, la CTN propone che la FOI si faccia carico, per un triennio, del costo dei giudici di canto per le tre specializzazioni riconosciute (Harzer, Malinois, Timbrado), limitatamente alla quota prevista dai regolamenti federali. Le spese relative a vitto e alloggio resterebbero a carico dell’associazione organizzatrice. Questa proposta mira a sostenere i piccoli concorsi e a incentivare l’organizzazione di eventi anche in territori dove la presenza di allevatori è ridotta ma attiva.
Formazione e supporto tecnico agli allevatori
La CTN Canto Malinois, in collaborazione con il Club Malinois, ha deciso di avviare una nuova fase di coinvolgimento diretto degli allevatori attraverso incontri tecnici mirati. L’obiettivo è affrontare tematiche specifiche riguardanti allevamento, selezione e preparazione dei soggetti per la stagione espositiva. È inoltre prevista la possibilità di organizzare visite private su richiesta, al fine di offrire pareri tecnici personalizzati sugli allevamenti, utili alla crescita qualitativa della selezione italiana.
Nuovo corso per allievi giudici
Tra le urgenze più sentite figura la carenza di nuovi giudici. A causa del progressivo raggiungimento dei limiti d’età da parte di molti giudici in attività, è diventato indispensabile avviare un nuovo corso per allievi giudici, al fine di garantire continuità, ricambio generazionale e salvaguardia della specializzazione. Si tratta di una priorità non più rinviabile. La richiesta è stata accolta e il 10 ottobre a Forlì hanno superato gli esami per il corso Allievi Giudici Gianluca Marson e Cristiano Bressan per la specializzazione Malinois Waterslager e Monica Gualeni, nota allevatrice e segretaria dell’Asso-
CANARINI DACANTO
ciazione Harzisti Italiani, per la specializzazione Harz Roller. È motivo di particolare soddisfazione constatare che, tra qualche anno, il settore potrà contare anche su una figura femminile tra i giudici. Un grande “in bocca al lupo” agli aspiranti giudici per il cammino intrapreso!
Specializzazione Timbrado
Nel panorama nazionale, la specializzazione Timbrado è oggi rappresentata da un solo giudice abilitato, Andrea Guandalini. In previsione della prossima stagione espositiva e grazie alla disponibilità di due giudici spagnoli internazionali di comprovata esperienza, si è deciso di proporre il loro coinvolgimento nella valutazione degli allievi giudici italiani presso la Mostra Internazionale SOR. A seguito dell’esito di tale valutazione, verranno stabiliti luogo e data per l’organizzazione dell’esame finale di abilitazione ufficiale a giudice.
Conclusione
Le attività portate avanti dalla Commissione Tecnica Nazionale Canto testimoniano un impegno costante nel miglioramento della qualità tecnica e organizzativa del settore. La collaborazione sinergica tra commissione, giudici e club di specializzazione si conferma un elemento essenziale per affrontare le sfide future, supportare gli allevatori e garantire una crescita sostenibile e qualificata del canto da concorso in Italia.
testo di PASQUALE LEONE, foto P. LEONE e WWW.POWERTEMPLATE.COM
Abstract
La pratica della canaricoltura sportiva necessita della costante osservazione per ogni singolo evento che accade nell’aviario.
Comuni pratiche di allevamento, come ad esempio la tecnica della speratura delle uova, danno la possibilità di vedere fisicamente il processo di crescita dell’embrione.
Viene pertanto offerta la possibilità all’allevatore di seguire passo dopo passo, una delle più affascinanti fasi del meccanismo di sviluppo della specie. Il seguente studio prende in esame l’embriogenesi della specie Serinus canaria
Partendo dalla formazione dell’uovo e arrivando alla creazione dello zigote, viene fatta una disamina degli stadi cellulari di morula, blastula e gastrula.
Dal sessaggio in ovo ad argomenti di embriologia comparativa, osservazioni, confronti e analogie, si discuterà in maniera empirica, al fine di fornire evidenze riguardo all’ontogenesi e alla filogenesi della specie oggetto dello studio.
Key words
Serinus canaria; canaricoltura; embriogenesi; speratura delle uova.
Introduzione
La pratica della canaricoltura sportiva implica uno stretto rapporto tra l’allevatore ed il proprio aviario. Comuni tecniche, come ad esempio
quella della speratura delle uova, oltre a fornire all’allevatore l’informazione se l’uovo sia stato o meno fecondato, consentono altresì di fargli seguire l’affascinante processo dello sviluppo embrionale fin dalle sue prime fasi. In riferimento al mondo animale, l’uovo è la più grande cellula esistente. Nelle scuole in Italia è consuetudine paragonare un uovo ad una cellula eucariote (foto 2) al fine di spiegarne le caratteristiche, considerando il tuorlo come fosse il nucleo, l’albume il citoplasma, il guscio la membrana cellulare e così via. In realtà, l’uovo
viene definito cellula ma l’albume ed il guscio sono sovrastrutture. La vera cellula è il disco germinativo, il dischetto giallo che si vede sul tuorlo, il quale contiene i cromosomi. Continuando su questa linea, questo studio prenderà in esame delle cellule di uova osservate al microscopio agli stadi di zigote, morula e blastula. Verrà effettuata una disquisizione basata sul confronto con le pratiche che, quotidianamente durante il periodo delle cove, vengono svolte da decine di migliaia di canaricoltori in tutto il mondo.
Foto 1 - Le origini della vita. Recenti studi confermano che al momento del concepimento si crei un lampo di luce, fonte: www.PoweredTemplate.com
Le osservazioni e le molteplici analogie verranno riportate al fine di fornire un resoconto quanto più completo e dettagliato possibile. Si inizierà dunque a compensare, per quanto in minima parte e comunque in maniera empirica, la mancanza di letteratura scientifica inerente l’ontogenesi e la filogenesi della specie Serinus canaria
L’uovo, dalla sua formazione alla deposizione
Le uova delle canarine, come del resto quelle di tutti gli uccelli, dall’origine della loro formazione fino ad arrivare alla deposizione, attraversano diverse fasi (foto 3).
Il processo inizia con l’ovulazione della canarina e conseguentemente col rilascio della cellula uovo attraverso l’ovidotto (o ovidutto).
Successivamente, i nodi cruciali per la formazione dell’uovo possono essere identificati nei seguenti passaggi:
1.Infundibolo:
Durante il passaggio in questa sezione avviene la fecondazione dell’ovocita da parte degli spermatozoi. Questo, ovviamente, in caso che la cellula uovo della canarina femmina sia stata fecondata dal canarino maschio. In assenza del canarino maschio, la canarina può produrre co-
munque uova che, chiaramente, non saranno feconde.
2.Magnum:
In questa sezione avviene la produzione delle proteine che costituiranno l’albume. Tuttavia, l’albume non avrà ancora la consistenza di quello presente nell’uovo completo, poiché manca la corretta percentuale d’acqua.
3.Istmo:
In questo tratto si formano le membrane del guscio interno ed esterno dell’uovo. Queste membrane sono importanti per la formazione della camera d‘aria all’interno dell’uovo, poiché quest’ultima svolge diverse funzioni di notevole importanza.
4.Utero:
In questa sezione l’albume raggiunge la consistenza che noi conosciamo e si completerà la formazione del guscio, composta principalmente da carbonato di calcio.
Al termine del completamento dell’uovo viene aggiunto uno strato finale noto come “cuticola”; questo poiché, avvenendo la fuoriuscita dell’uovo dalla cloaca, da dove vengono espulse anche le feci, tale cuticola avrà funzione protettiva per evitare contaminazioni.
5.Vagina:
Qui, con la deposizione, termina il viaggio dell’uovo.
Il tempo di deposizione varia a seconda dell’età e delle condizioni di forma della canarina.
Durante la deposizione, emerge per primo il polo ottuso dell’uovo. Questa sezione contiene le ghiandole tubolari utero-vaginali, che possono ospitare lo sperma del canarino.
Dallo zigote agli stadi di morula, blastula e gastrula
L’embriologia si occupa dello studio dello sviluppo cellulare di un essere vivente, che inizia dallo zigote fino ad arrivare all’organismo completo di tutti i suoi organi, sistemi e apparati. Occorre premettere che non è possibile riuscire a fissare a priori un periodo temporale esatto affinché si arrivi o si riesca a stabilire una netta separazione dei vari stadi che verranno presi in esame.
Foto 2 - Confronto strutturale tra una cellula e un comune uovo
Foto 3 - Apparato riproduttore dei canarini con relativi riferimenti
Questo per due principali motivi. Il primo riguarda i limiti legati alla conoscenza della tecnica della speratura, il secondo l’adattamento in ambiente controllato della specie.
La speratura delle uova fornisce un’immagine con una serie di informazioni che possono essere interpretate in funzione dell’esperienza e della capacità di chi le osserva. È come avere di fronte una lastra ai raggi X. Un medico radiologo, osservandola, può esprimersi e, in funzione delle sue conoscenze, fare una diagnosi; una persona comune potrebbe capirci poco o nulla.
Altro punto è l’adattamento in ambiente controllato della specie.
In natura, le uova schiudono tutte nello stesso momento. Questo non succede negli aviari di uccelli ornamentali. Alcune canarine, pur rimanendo sul nido già dalla deposizione del primo uovo, iniziano il processo d’incubazione in seguito, seguendo appunto l’istinto naturale. Ma questo non succede con tutte le canarine. Nel corso della selezione, a questa peculiarità non è stato mai dato il giusto peso, pertanto oggi la maggior parte delle canarine non ha mantenuto questa caratteristica.
In genere, i termini di embriologia utilizzati dai canaricoltori non vanno oltre “zigote”.
Per zigote (foto 4) si intende una cellula appena fecondata composta dalla fusione del gamete maschile con quello femminile. Tuttavia, in canaricoltura questo termine è comunemente adoperato in forma composta, quasi esclusivamente per indicare
se un soggetto sia omozigote (detto in gergo puro), ovvero quando porta due alleli identici per uno stesso gene, oppure eterozigote (detto in gergo portatore) quando porta due alleli differenti per uno stesso gene. Con la speratura, non è possibile stabilire la formazione dello zigote, ovvero capire se sia iniziato il ciclo di riproduzione cellulare.
Andando però oltre la formazione dello zigote, dopo qualche giorno, è già possibile stabilire se un uovo sia fecondo.
Difatti, con la speratura si noterà una distinzione tra la camera d’aria e l’interno dell’uovo, che apparirà di un colore leggermente più scuro.
Si è passati allo stadio cellulare di morula (foto 5).
I canarini, come tutti gli uccelli, hanno una modalità di segmentazione meroblastica discoidale. Questa segmentazione è tipica delle uova telolecitiche, esempio della gastrulazione negli uccelli.
La speratura delle uova fornisce un’immagine con una serie di informazioni che possono essere interpretate in funzione dell’esperienza e della capacità di chi le osserva
Una volta che l’uovo è stato fecondato, lo zigote inizia il suo sviluppo dal disco germinativo. Dopo lo stadio di morula, inizia a formarsi il blastoderma, ossia quello strato di cellule che viene prodotto per effetto della segmentazione e dal quale poi si svilupperà l’embrione.
Si passa quindi dallo stadio di morula allo stadio di blastula (foto 6). Questo è uno dei momenti più attesi, perlomeno dagli allevatori più esperti, poiché per quanto la cosa possa sembrare incredibile, con la tecnica della speratura delle uova, già allo stadio di blastula è possibile determinare il sesso del pullus. La segmentazione non segue sempre lo stesso schema quando si dirama dal disco germinativo. Pur avendo delle varianti, in linea generale gli schemi si possono suddividere in due tipi (foto 8). Un tipo nel quale parte un blastomero che potremmo definire principale, dal quale a sua volta si diramano una serie di blastomeri secondari. In questo caso, l’embrione che si svilupperà sarà di sesso femminile. L’altro tipo si presenta quando dal disco germinativo partono due blastomeri che potremmo definire principali (in posizione opposta tra loro), dai quali a loro volta si dirama una serie di blastomeri secondari. In quest’altro caso, l’embrione che si svilupperà sarà di sesso maschile. Interessanti anche le osservazioni che si possono evincere successivamente. Lo stadio successivo è quello di gastrula (foto 7). In questo stadio comincia anche l’organogenesi, ovvero quel processo che porta allo sviluppo
Foto 4 - Immagine comparativa dello zigote
Foto 5 - Immagine comparativa nello stadio di morula
degli abbozzi di organi durante le prime fasi della costituzione dell’embrione.
Questi processi avvengono quasi contemporaneamente, o quantomeno con la tecnica della speratura non si riesce a distinguere i tempi.
Materiali e metodo
La tecnica della speratura delle uova si avvale dell’utilizzo di una comunissima minitorcia (anche una di quelle portachiavi può essere idonea allo scopo).
La speratura di un uovo si effettua lasciando passare una fonte di luce dalla calotta ottusa dell’uovo fino alla punta acuta per poterne osservare l’interno.
Il metodo è completamente empirico e, come sopra menzionato, strettamente correlato all’esperienza e alla competenza dell’osservatore.
Limiti della tecnica della speratura
La tecnica della speratura basa le proprie considerazioni, in particolare su alcuni stadi, su delle sottili differenze che si evincono dal colore delle varie uova quando vengono attraversate dal fascio di luce.
Pertanto, non è possibile stabilire dei protocolli al fine di avere degli standard di tipo scientifico, poiché esiste una serie di varianti che andrebbero prese in considerazione:
Esperienza: gli allevatori esperti riescono a identificare prima le uova feconde.
Omozigosi: nei ceppi nei quali è presente un alto tasso di omozigosi, le
Il colore delle uova varia leggermente a seconda della razza. Negli allevamenti in cui si allevano più razze, sarà quindi più complicato identificare le uova feconde
uova saranno molto simili tra loro. Sarà quindi più facile individuare le uova feconde per via delle tenui differenze di colore.
Razza: il colore delle uova varia leggermente a seconda della razza. Negli allevamenti in cui si allevano più razze, sarà quindi più complicato identificare le uova feconde.
Alimentazione: il tipo di alimentazione è un fattore che influenza la colorazione delle uova. Vale quindi quanto detto sopra per la razza. Età: anche l’età della canarina influisce sul colore del guscio delle uova. Vale quanto detto sopra per la razza.
Genetica: l’abilità della canarina di portare a compimento al meglio il processo di incubazione è un carattere che le viene trasmesso.
Ambiente: la temperatura dell’ambiente esterno è un fattore che influenza la durata del processo di incubazione.
Risultati
Da moltissimi anni i canaricoltori, nel caso specifico, e gli ornicoltori in ge-
nerale, utilizzano la tecnica della speratura delle uova per monitorare i propri aviari e organizzare al meglio la relativa gestione degli allevamenti. Potrebbe quindi essere considerato un nonsense proporre dei risultati basati su riferimenti che prevedano un numero di allevatori campione prestabilito, quando queste esperienze vengono fatte quotidianamente durante il periodo cove da decine di migliaia di ornicoltori in tutto il mondo.
Discussione
La discussione è alquanto articolata perché apre uno scenario su di una specie osservata ma non studiata da questo lato, offrendo evidenze empiriche che, per quanto palesi, non rientrano nei protocolli canonici della ricerca scientifica.
Difatti, come già menzionato, la mancanza di letteratura scientifica sulla specie Serinus canaria per quanto riguarda l’embriologia impone uno studio di tipo comparativo.
Per embriologia comparata (o comparativa) si intende lo studio che viene eseguito paragonando i vari stadi di sviluppo di alcune specie che sono vicine sistemicamente.
A tal proposito, è bene ricordare che bisogna distinguere tra sviluppo e accrescimento.
In embriologia il termine sviluppo va inteso come successione di fasi strutturali e organizzative che si evolvono verso una complessità crescente, mentre il termine accrescimento è da intendersi in senso quantitativo.
L‘embriologia comparata è comunque abbastanza diffusa per la ricostru-
Foto 6 - Immagine comparativa nello stadio di blastula
Foto 7 - Immagine comparativa nello stadio di gastrula
zione dello sviluppo embrionale al fine di risalire alle genealogie di vari gruppi di diverse tipologie di animali.
La moderna biologia ha sviluppato molteplici metodologie d’indagine che si basano su studi che individuano particolari peculiarità degli esseri viventi.
Nel corso degli anni, le stesse fonti dalle quali la scienza di norma attingeva le sue informazioni sono aumentate.
Con l’avvento della Grey Literature, non è più una sorpresa veder validare uno studio scientifico riguardante la classe Aves che cita nelle fonti dati provenienti dal birdwatching.
La tecnica della speratura delle uova e le osservazioni sopra riportate forniscono dei dati di un valore statistico che oggigiorno per la scienza è divenuto più rilevante di quanto si potesse immaginare nel passato. Di certo, lo studio meriterebbe ulteriori approfondimenti anche per dei possibili sviluppi comparati che potrebbero interessare aree di correlazione.
In un contesto come quello della canaricoltura, tutto questo può sembrare paradossale, poiché i canarini sono invero la specie più osservata durante questa specifica fase. Questo punto va sottolineato, poiché si sta discutendo di una delle razze di uccelli ornamentali e di affezione più allevate al mondo.
Difatti, un fattore da prendere in considerazione è l’attuale ricerca da parte dell’industria avicola delle cosiddette tecnologie “in ovo sexing” le quali consentono di individuare il sesso dei pulcini prima della schiusa delle uova.
Questo al fine di evitare l’abbattimento sistematico dei pulcini nati maschi nell’industria avicola. Si tratta di tecnologie (alcune ancora in fase di sviluppo) poco invasive che stabiliscono il sesso dell’embrione, da implementare nel processo industriale per fermare l’uccisione dei pulcini maschi.
Per ovvi motivi si sta valutando l’incidenza che le varie opzioni tecnologiche possono avere sul costo finale. Pensare all’utilizzo di una tecnica come quella della speratura al posto di una tecnologia che non è assolutamente invasiva potrebbe essere la soluzione ideale per mantenere inal-
terato il prezzo di mercato e contrastare la sofferenza di milioni di animali all’interno dell’attuale sistema industriale.
Conclusioni
Questo studio inizia a colmare la mancanza di letteratura scientifica per quanto concerne l’ontogenesi e la filogenesi della specie Serinus canaria
L’ontogenesi di una specie, per definizione, descrive lo sviluppo di uno specifico organismo dalla fecondazione al suo completo sviluppo.
L’ontogenesi di una specie, per definizione, descrive lo sviluppo di uno specifico organismo dalla fecondazione al suo completo sviluppo
Per quanto riguarda la filogenesi, invece, questa rappresenta la storia dell’evoluzione di un organismo o di un gruppo di organismi specifici della stessa specie. Quasi tutte le teorie nell’ambito della filogenesi sono sviluppate su prove indirette. Potrebbe essere interessante l’analogia con le prove empiriche indirette riguardanti, appunto, l’ontogenesi della specie Serinus canaria, anche se queste ultime potrebbero essere facilmente comprovate da opportuni test scientifici atti a confermare le evidenze dei casi presi in esame.
Bibliografia/References
-Paiano, M. (2024, giugno 14). Come si forma l’uovo nella gallina: tutto il processo spiegato, Kodami. https://www.kodami.it/come-si-formaluovo-nella-gallina-tutto-il-processo-spiegato/ -Differenza tra ontogenesi e filogenesi. (s. d.), https://it.differkinome.com/articles/biologyscience-nature/difference-between-ontogenyand-phylogeny.html
-Zootecnica. (2020, dicembre 22), https://zootecnica.it/2020/12/22/assoavi-si-impegna-peril-sessaggio-degli-embrioni-in-ovo/
-Callebaut, M., Van Nueten, E., Harrisson, F., & Bortier, H. (2004), Induzione e miglioramento dello sviluppo embrionale da parte del nucleo di Pander in parti di blastoderma aviario associate: influenza dell’ooplasma delta o gamma, Giornale di morfologia, 260(2), 201–208. https://doi.org/10.1002/jmor.10203
-L’uovo, la cellula animale più grande della Terra. (s. d.), Fondazionemcr.it. https://www.fondazionemcr.it/news.jsp?ID_NEWS=2508&areaNews=48>emplate=default.jsp
Foto 8 - Identificazione del sesso dei pulli mediante il processo di speratura
(*)Tutte le foto inviate, anche quelle non pubblicate, rimarranno a disposizione della FOI a titolo gratuito e potranno essere utilizzate, senza alcun limite o vincolo temporale, per pubblicazioni, iniziative e scopi promozionali della Federazione
Questo mese, il protagonista di Photo Show è:
DEMETRIO CARNIELLI - RNA NF24 con la fotografia che ritrae il soggetto “Ibrido di Verdone del Vietnam x Cardellina Major” (Chloris monguilloti x Carduelis carduelis frigoris) Complimenti dalla Redazione!
•Invitiamo tutti gli allevatori a inviare foto di soggetti provenienti dai propri allevamenti, con descrizione della specie, razza e mutazione, all’indirizzo: redazione@foi.it
•All’autore della foto mensilmente prescelta da un comitato interno, verrà offerto in omaggio un libro edito dalla FOI in base alla preferenza e alla disponibilità.
Il Lucherino mento nero
(Spinus barbatus)
testo e foto di FRANCESCO FORMISANO
Prima parte
Introduzione
Forse il più rustico tra gli Spinus americani, il barbatus era da tempo nelle prime posizioni tra i miei desideri di ornitofilo, considerando anche il prezzo abbastanza abbordabile; unico problema: dove e da chi acquisirne qualche coppia. Negli ultimi anni diversi allevatori ne avevano iniziato l’allevamento, ma erano tutti al Nord e a me piace quantomeno attingere da persona fidata per ovvi e non secondari trascurabili motivi, cioè soggetti non baliati, non trattati con farmaci e soprattutto puri, in quanto in giro si vociferava dell’esistenza di meticci con l’Eurasiatico, realizzati nella speranza - vanadi dotare lo Spinus nostrano dell’ampio e intenso mento nero, così come nei migliori soggetti dello Spinus sudame-
ricano. Qui in Campania, 15/20 anni fa, l’unica persona di mia conoscenza che aveva qualche coppia di barbatus e li riproduceva con una certa costanza, era l’amico Saverio Sirignano (chi, se non lui?) che tra l’altro abita in un paese che dista poche decine di chilometri dal mio, così pensai di contattarlo, ma si sa, a volte, il caso ci dà una mano… Una domenica di settembre (2011) ricevo di buon’ora, inaspettata benché graditissima e preannunciata da una telefonata, la visita di Saverio, il quale, nell’occasione, capitando per motivi legati alla sua professione (medico) nei paraggi di Ercolano dove vivo, ha la buona idea di allungare fino a casa per un caffè e così, mentre mia moglie, sempre felicissima di preparare tale bevanda poiché ne è ghiotta (da buona napoletana!) si attiva, noi, discorrendo del nostro hobby, facciamo il giro delle voliere esterne per poi passare all’allevamento interno. Siamo amici da anni
Il barbatus era da tempo nelle prime posizioni tra i miei desideri di ornitofilo
e conosco bene le sue preferenze in fatto di Fringillidi, così non mi meraviglio più di tanto quando, tra il lezzo del suo puzzolente sigaro che ostenta imperterrito e una nuvola di fumo, punta il dito verso un gabbione da 120 cm, dove tra gli altri si trovano, stabulati per la muta, una Fringuella adulta docilissima e un Verdone agata novello. La sua proposta, “oscena”, è diretta e chiara: “Una coppia di Lucherino barbato novella in cambio della Fringuella e del Verdone”; come si fa a rifiutare, ma soprattutto come si fa a dire di no a Saverio?
Lucherino barbato, uova alla speratura
I primi nati
Pulli a 2 giorni di vita
Inizia così la mia esperienza riproduttiva con questo interessantissimo lucherino.
Biologia generale
Specie monotipica, descritto come Frin-
gilla barbata dal Molina nel 1782, il Lucherino barbato o Lucherino dal mento nero, in natura occupa un areale abbastanza ampio identificabile in gran parte con quell’area geografica dell’America Latina meridionale cono-
sciuta come Patagonia: dal Cile centro meridionale e dall’Argentina a sud del Rio Negro, allo Stretto di Magellano, all’arcipelago della Tierra del Fuego, fino al Capo Horn (la punta più meridionale del continente sudamericano) e verso est, alle isole Falkland, possedimento inglese d’oltre Manica, rivendicato dall’Argentina e teatro di guerra nel 1980 con il tentativo - respinto – di invasione armata da parte argentina. In tale contesto, si trova sia a quote abbastanza notevoli - mai però al di sopra dei 1500 metri -, sia al livello del mare; stanziale, ma popolazioni che si riproducono in montagna, durante la stagione fredda, si spostano a quote più basse. Come per la maggior parte degli Spinus, l’habitat preferito consiste in foreste di conifere e boschi cedui nei quali ricerca i semi direttamente sulla pianta e, in subordine, razzolando al suolo. Naturalmente, quando in cerca di cibo, si porta ai margini di questi e, tra i semi delle erbe prative, quelli delle composite sono i preferiti, ma anche insetti e loro larve sono ricercati con una certa costanza, particolarmente durante la riproduzione in presenza dei nidiacei. Il periodo riproduttivo va da settembre a febbraio/marzo, in relazione alla disponibilità dei semi di conifera dei quali sono ghiotti e con i quali nutrono la prole. Il nido, di pregevole fattura, viene assemblato dalla femmina ad altezza considerevole utilizzando allo scopo sottili radichette, steli e licheni essiccati, foderando l’interno con lanugine animale o vegetale
Lucherino barbato a 6 giorni, riconoscibili i maschietti dal colore del becco (giallo)
Lucherino barbato a 7 giorni di vita
Lucherino barbato a 7 giorni, inanellamento
Pulli di 11 giorni
(pappi delle composite). Mediamente 5 le uova deposte (2 - 6 gli estremi), di colore bianco rosato (alcune femmine depongono uova leggermente maculate di nero sul polo ottuso), covate dalla sola femmina; dopo 12 giorni di incubazione si schiudono e i pulli vengono alla luce implumi, ricoperti da fitto piumino grigio scuro, pelle giallognola così come il becco. Nei primi giorni di vita dei pulcini, la femmina continua a covare per tenerli caldi, mentre il maschio, solerte, procura il cibo; più tardi, entrambi i partners provvedono al loro sostentamento. L’involo avviene dopo 17/18 giorni dalla schiusa e, trascorsa un’altra dozzina di giorni, sono svezzati dal solo maschio, consentendo così alla femmina, che nel frattempo ha costruito un nuovo nido, di dar corso alla cova della successiva deposizione; si emancipano imbrancandosi con coetanei conspecifici e non. Vengono effettuate due covate annue, eccezionalmente tre se una va male per cause naturali o predatorie. Gregario, si sposta in coppia o gruppetti familiari, ma al di fuori del periodo riproduttivo, unito anche al Lucherino di Magellano laddove gli areali delle due specie si sovrappongono; forma grossi stormi consistenti in centinaia di individui erranti che vanno alla ricerca del cibo nelle zone di pastura. Viene segnalata l’esistenza di soggetti con livrea prevalentemente grigia anziché verde (particolare visibile soprattutto nei soggetti di sesso femminile,
un po’ come avviene per il cugino Eurasiatico e per tutti gli altri Spinus): probabilmente trattasi di una variante cromatica, piuttosto che di una sottospecie.
Come il Lucherino indigeno, è un ottimo imitatore; infatti il canto, oltre ad essere costituito da note geneticamente trasmesse, è arricchito coi versi, a volte appena accennati, copiati da uccelli anche di genere diverso con i quali condivide l’areale. L’allevamento del Lucherino barbato non presenta grossi problemi, se si hanno soggetti calmi e ben affiatati; come tutti i lucherini spessoè rissoso e attaccabrighe, perciò consiglio, una volta acquisito, di tenerlo sotto osservazione per un certo periodo e, una volta stabilizzatosi, di tenerlo per coppia, meglio se fissa.
Osservato distrattamente e con superficialità, sembra che il barbatus sia sovrapponibile, essendone la versione “large”, allo Spinus spinus, ma in realtà
così non è: infatti, se lo si osserva con la dovuta attenzione, alcune differenze vi sono, eccome. A parte la taglia, si noti l’estensione del nero della calotta che nei soggetti tipici inizia dalla parte superiore del becco e arriva fino ai margini della nuca, come anche il pizzetto nero - quando presente -, che è molto ampio (tipo barba) e dal mento si estende all’alto petto; inoltre, a differenza del nostrano, non presenta le strie al fianco; questo riferito al maschio. La femmina, a sua volta, è molto simile - non fosse per la taglia e per lo specchio alare, assente o ridottissimo - alla femmina magellanica. Francamente, a giudicare dal fenotipo, se il sesso maschile può considerarsi parente stretto dello Spinusspinus, viceversa quello femminile, in entrambe le specie, è talmente diverso per taglia, colore e disegno da rendere difficile ipotizzare una qualsivoglia parentela. Continua sul prossimo numero
Maschio isolato
Lucherino barbato a 13 giorni, i maschietti hanno il becco giallo, le femminucce grigio
Il Verzellino ed altri Fringillidi
testo di GIOVANNI CANALI, foto P. Rocher, F.O.I., S. GIANNETTI e E. DEL POZZO
Ho letto con interesse il valido articolo “Il Verzellino mutato: chimera o realtà?” di Piercarlo Rossi e Isaias Herrero Modragon apparso su I. O. n°5/6 del 2025. Ebbene mi ha suggerito un intervento con mie osservazioni molto personali, spero utilmente almeno in parte. Qualche decennio or sono ho avuto esperienze con verzellini ed ho anche ottenuto qualche ibrido, gli unici della mia carriera, del resto sono un ben noto purista, quindi ben poco incline ad incroci vari. Predico l’uso dei portatori, ma questa è altra cosa; la linea selettiva rimane pura, e con essa la razza e la specie.
Ebbene, nonostante i decenni trascorsi, ricordo proprio benissimo un verzellino, soggetto di cattura (allora lecita) che aveva becco nerissimo e carotenoidi giallo limone al massimo che lo rendevano ben più verde del solito. Un caso per me indimenticabile. Aggiungo di non aver avuto problemi di salute con i verzellini, del resto allora avevo l’allevamento in campagna ed il cibo verde, compresi ovviamente i semi immaturi, non mancava, più tutto il resto; in altri termini, una conduzione ottimale.
Il mio intervento mira a sottolineare alcuni aspetti presenti nei Fringillidi di tipologia selvatica, con particolare interesse per il verzellino: il tipo è sempre il nero-bruno, la categoria è sempre il brinato, mentre la varietà cambia da una specie all’altra, poiché abbiamo fattori gialli, come rossi ed anche se raramente la loro mancata presenza. Il tipo pur essendo sempre il nero-bruno ha
Verzellino, foto P. Rocher
diverse espressioni nelle diverse specie; infatti abbiamo casi con più nero o con più bruno, ed anche disegni abbastanza o molto diversi fra le diverse specie. In
Il mio intervento mira a sottolineare alcuni aspetti presenti nei Fringillidi di tipologia selvatica
passato ci fu anche qualcuno che ipotizzò il bruno come forma selvatica, mi pare in un Carpodacus, ma l’ipotesi risultò errata. Il bruno è mutazione di isabellismo; non basta che vi sia più bruno che nero. Per avere il bruno mutazione, è necessario che l’eumelanina nera sia trasformata in bruna (poca o tanta che sia). Nulla importa se il bruno o altre mutazioni sono raramente presenti anche in natura, sono comunque mutazioni che, fra l’altro, spesso hanno pochissimo o nessun successo e comunque non diventano forma selvatica, se non in casi straordinari.
La categoria brinato come espressione è molto diversificata fra le varie specie e può avere diversa sensibilità rispetto agli ormoni, quindi più o meno dicromatismo sessuale. Nel canarino la femmina ha più brinatura del maschio ma meno espressione delle zone di elezione intense. In qualche specie la brinatura non appare ma i soggetti non diventano certo intensi, poiché la struttura delle produzioni cutanee rimane normale, penne comprese; vi è solo saturazione di carotenoidi. Inoltre non si dimentichi che l’intenso è mutazione sub letale, quindi non ipotizzabile come forma selvatica. Questo è il caso del canarino del Mozambico, che somiglia all’intenso in entrambi i sessi ma non è tale. In altri casi la brinatura può essere più accentuata in entrambi i sessi anche se non in egual misura; è il caso del verzellino. Di conseguenza il verzellino somiglia al canarino mosaico, anche perché le zone di elezione sono evidenziate e il dicromatismo sessuale è sottolineato. In altri casi il dicromatismo è accentuato realmente; un caso modesto è dato dal verdone, poiché il maschio somiglia al canarino brinato e la femmina alla canarina mosaico. Faccio riferimento alla popolazione più
Tutti i Fringillidi di tipologia selvatica si comportano come brinati, quali sono, negli accoppiamenti
nota, presente in Italia del nord, poiché in altre località vi sono popolazioni con caratteristiche più o meno diverse. Un caso di evidentissimo dicromatismo lo vediamo nel cardinalino del Venezuela ove il maschio è così poco brinato da somigliare ad un intenso, anche se la sua natura di brinato è rivelata dalla struttura normale e dall’accentuazione della brinatura nella zona ventrale, che diventa bianca con un alone brinato attorno. La femmina invece accentua talmente la brinatura da somigliare ad una canarina mosaico anche più spinta. Le differenze sono però notevoli; infatti, la femmina di cardinalino non ha la carena ma una sorta di ferro di cavallo sul petto, inoltre non ha i ciliari e le spalline sono dimezzate, solo il codione corrisponde bene.
Nonostante queste differenze, talora ingannevoli, tutti i Fringillidi di tipologia selvatica si comportano come brinati, quali sono, negli accoppiamenti. Parlo di accoppiamenti fra diverse specie, cioè ibridazioni. Tutti i Fringillidi accoppiati con canarini brinati producono ibridi brinati. Per averne di intensi occorrono canarini intensi e per averne di mosaico, canarini mosaico o al limite intensi provenienti da mosaico. Il cardinalino non fa eccezione, basta vedere che quando è accoppiato con femmine intense provenienti da brinati, la metà degli ibridi sono brinati e, se maschi, di brinatura fine ed uniforme, l’esatto opposto dei maschi mosaico; l’altra metà ovviamente è intensa. In quest’ultima linea, i mosaico non escono neppure in seguito. Poiché in genetica quello che conta sono i risultati degli accoppiamenti, le tesi di chi insiste con l’origine dal cardinalino del mosaico appaiono per me infondate.
Il verzellino non fa eccezione, somiglia ad un mosaico, come dicevo, ma non è mosaico. Se fosse un mosaico, necessariamente omozigote, data la costanza di espressione, non potrebbe avere figli brinati (essendo il mosaico
Gloster consort melaninico, foto S. Giannetti
Cardinalino del Venezuela, foto F.O.I.
dominante sul brinato), ma solo o mosaico o intensi, cosa che non accade. Si vedano le foto dell’articolo citato che palesano natura brinata degli ibridi rappresentati. Per una disamina completa ed organica dovrei parlare delle mutazioni intenso e mosaico, ma il discorso diventerebbe troppo lungo. Del resto sono concetti già ampiamente trattati. Chi volesse riprenderli potrà vedere le pubblicazioni precedenti. Sarà bene non dimenticare quella sull’intenso: “L’unicità della mutazione intenso” I. O. n°8/9 del 2018 del sottoscritto con nota a margina del dr. P. De Luca. Qui ricordo solo che la mutazione intenso è unica al mondo e con stranissimi effetti, in particolare la necessità di accoppiamento misto: intenso x brinato o mosaico per mantenere l’equi-
librio. Per secoli è rimasta solo nel canarino domestico, oggi pare che si sia verificata anche nel lucherino e nel verdone. Con l’intenso si crea una situazione molto difficile da gestire. Non vado oltre, certo è indispensabile tenerne conto, utile vedere le pubblicazioni precedenti. Sarebbe molto meglio non traslarla da una specie all’altra, e neppure inserire suoi derivati brinati non più corrispondenti alla forma selvatica, come pure mosaico. Anche dove già presente, sarebbe bene isolare i ceppi che la presentano dagli altri, ma non mi illudo. Pure da escludere l’inserimento in natura di derivati dall’intenso.
In linea di massima, il canarino non subisce molti danni se le ibridazioni vanno verso di lui e non ci sono neppure grosse barriere,
Intenso giallo ali bianche, foto E. del Pozzo
è già entrato di tutto. Più difficile e molto sconsigliabile il contrario. Oltre alla faccenda della categoria intenso con gli effetti anomali di cui sopra, il canarino potrebbe portarsi dietro tare ereditarie varie, cito solo alcune delle più diffuse e gravi: depigmentazioni, lumps, cecità ecc… Non dimentichiamo l’esempio del meticciamento fra il Gloster ed il canarino di colore, vale a dire la trasmissione di depigmentazioni e lumps dalla prima razza alla seconda.
Ritengo che sia molto meglio attendere che le mutazioni avvengano spontaneamente o quantomeno essere molto prudenti. Importantissimo tenere conto della pericolosità del canarino domestico, per le ragioni suddette, ed anche del fatto che, sia pure raramente, alcune ibridazioni fra specie evidentemente poco compatibili, generano ibridi tarati. Cito solo: il tremito e le anomalie alle zampe ed al becco, ma c’è anche altro, sintomi non certo incoraggianti.
In passato ci sono stati diversi allevatori che magnificavano l’utilità e quindi l’utilizzo del verzellino verso il canarino. In realtà la ritengo un’ibridazione del tutto sconsigliabile. Il
In passato ci sono stati diversi allevatori che magnificavano l’utilità e quindi l’utilizzo del verzellino verso il canarino. In realtà
la ritengo un’ibridazione del tutto sconsigliabile
canto del verzellino non può certo giovare, poiché è meno bello di quello del canarino e, secondo me, costituisce una delle differenze maggiori fra le due specie, se non la maggiore. Il tipo non può essere utile, visto che non ha certo avuto la stessa selezione che ha reso il disegno del canarino di colore ben diverso e più espresso di quello del canarino selvatico e ovviamente di quello del verzellino. Anche l’ossidazione di becco e zampe è inferiore, salvo casi sporadici; ho visto un solo becco nero su centinaia di verzellini che ho osservato. La varietà è di regola non interessante viso che è in-
termedia fra il dorato ed il limone, con qualche variazione individuale. Ricordo anche qui un solo caso, o forse due, con ottimo lipocromo limone. Quanto alla categoria, il verzellino è un brinato abbondante, quindi non certo utile per fare binati uniformi e fini, e neppure per il mosaico, visto che non è tale. Quanto alla taglia piccola, forse, sottolineo il forse, può essere servita per ridurre quella del Gloster, ma lo stesso risultato si poteva ottenere con la semplice selezione. In conclusione, trovo il verzellino specie molto graziosa, degna d’attenzione e da rispettare, come tutte, nella sua purezza.
Per non essere frainteso ed accusato di troppo purismo, preciso che so benissimo che diverse razze derivano da meticciamenti fra altre razze e che le ibridazioni sono indicative su maggiori o minori affinità e possono dare qualche esito interessante. Senza contare il trasferimento dei fattori rossi al canarino, sul quale sarebbe necessario un discorso a parte. Il problema è la gestione degli incroci, che richiede molta prudenza oltre alla competenza, sempre necessaria anche in situazioni più semplici.
Brinato rosso, foto E. del Pozzo
Mosaico giallo maschio, foto E. del Pozzo
Sul diamante Samoano Erythrura cyaneovirens (Peale, 1848)
Cenni di tassonomia, nomenclatura e poco altro
testo di IVANO MORTARUOLO, foto AUTORI VARI
Fino a diversi anni fa, all’Erythrura cyaneovirens venivano attribuite diverse sottospecie che, sebbene in alcuni casi presentassero forti somiglianze fenotipiche, in realtà differivano per le peculiarità etologiche ed ecologiche, per i circoscritti areali (con conseguente formazione di endemismi) e per caratteristiche genetiche. Detto altrimenti, in tale taxon venivano incluse tre distinte specie che un attuale orientamento tassonomico (1) identifica nel Diamante reale Erythrura regia (arcipelago delle Vanuatu), Diamante di Peale Erythrura pealii (arcipelago delle Figi) e Diamante samoano Erythrura cyaneovirens (arcipelago delle Samoa Occidentali).
Ad alimentare la passata “confusione” classificatoria ha contribuito anche il termine inglese di Red-headed Parrotfinch, con il quale insigni studiosi indicavano tutte e tre le sud-
Il Diamante samoano è così denominato perché endemico delle isole vulcaniche della Samoa Occidentale
dette specie, altri ne consideravano soltanto due, e altri ancora segnalavano solo il Diamante samoano (Pratt e Mittermeier, 2016).
Fortunatamente recenti studi genetici hanno fatto chiarezza e, conseguentemente, sono state offerte attendibili indicazioni filogenetiche e
tassonomiche (DeCicco et alii, 2023). Dunque, con il nome scientifico di Erythrura cyaneovirens (dal latino: cyaneus=blu, virens=verde) si intende il Diamante samoano, così denominato perché endemico delle isole vulcaniche della Samoa Occidentale.
Maschio adulto di Diamante samoano, sottospecie Erythrurac.cyaneovirens (endemica dell’isola di Upolu - arcipelago delle isole Samoa Occidentali), fonte iconografica: KeithBarnes/ebird.org/species
Diamante samoano. Tavola (parziale) disegnata da Titian Peale e proposta nella pubblicazione UnitedStatesExploringExpedition–MammologyandOrnithology (1858, fonte iconografica: Biodiversity Heritage Library
In verità le sole isole che ne costituiscono l’areale sono le più grandi: vale a dire Upolu e Savai’i, a ognuna delle quali l’attuale indirizzo tassonomico riconosce l’attribuzione di due distinti taxa sottospecifici.
Di questo stupendo Estrildide polinesiano sono disponibili scarse e frammentarie informazioni sulla sua biologia e, talvolta, le acquisizioni di alcuni ornitologi sembrano, almeno in apparenza, contrastanti. Osservazioni relativamente recenti fanno ritenere che questo volatile abbia una natura timida ed elusiva; sovente sono stati avvistati singoli soggetti, a volte in coppia, raramente in gruppetti. Tuttavia, negli anni Settanta del secolo scorso furono osservate varie aggregazioni di oltre quaranta soggetti ciascuna.
Molto verosimilmente il suo habitat di elezione era costituito da fitte e incontaminate foreste pluviali montane (ormai rarissime, esistenti segnatamente in circoscritte aree nell’isola di Savai’i), che di certo non ne agevolano l’individuazione, specialmente nei ripidi pendii che costituiscono i fianchi di alcuni crateri. Ma è
Erythrura c. cyaneovirens, fonte: https://inaturalist.lu/taxa/13944-Erythrura-cyaneovirens/browse_photos
Di questo stupendo
Estrildide polinesiano sono disponibili scarse e frammentarie informazioni sulla sua biologia
presente anche nelle foreste secondarie, in aree di foresta disboscata, lungo i sentieri e ai bordi delle strade che attraversano il tessuto forestale, eccetera. Mentre nelle zone pianeggianti, anche se munite di foreste, è occasionalmente osservato.
Sta di fatto che tale Estrildide è attualmente considerato il più raro fra le specie endemiche delle isole Samoa. Condizione questa che gli esperti, nel lungo periodo, valutano di particolare rischio per la sua sopravvivenza.
La ragione di tale declino è facilmente individuabile. Infatti, in primis vi sono le incontrollate attività antropiche (sostituzione del patrimonio fo-
restale con piantagioni, giardini e villaggi; incendi; uso di pesticidi e altro) e gli uragani (sul finire del secolo scorso, alcuni di questi fenomeni atmosferici devastarono gravemente flora, fauna e strutture umane). Inoltre, una certa responsabilità viene attribuita all’introduzione di mammiferi predatori (topi, ratti, gatti) e in misura minore al prelievo che alcune popolazioni locali effettuano per scopi alimentari.
Dal contributo di eterogenee osservazioni è emerso che l’alimentazione di questo taxon è molto varia, in quanto comprende semi, germogli, bacche, nettare, infiorescenze di fichi, piccoli insetti. Dunque, il suo “generalista” orientamento trofico gli consente di attingere a un ampio ventaglio di alimenti. Comprendendo nella sua dieta anche erbe non autoctone, come la Setaria glauca e il Cynodon dactylon, che hanno trovato una condizione favorevole nelle aree di foresta disboscata e ai margini delle strade.
Alcuni autori (Evans et al. 1992)si spingono a ipotizzare che le potenzialità adattive del Diamante sa-
Soggetto immaturo di Diamante samoano, sottospecie
moano siano molto alte, tali da consentirgli l’acquisizione di nuovi habitat (soprattutto quelli modificati dall’uomo), similmente a quanto è accaduto per il Diamante di Peale Erythrurapealii, il quale ha colonizzato eterogenei ambienti come le foreste montane e di pianura (tendenzialmente ai margini), la vegetazione nelle aree intermedie, le terre coltivate, le aree urbane e suburbane e le paludi.
Non ho difficoltà a condividere lo slancio ottimistico di tali autori, seppur con qualche cautela, anche perché confortato dalle positive esperienze realizzate in cattività con questi uccelli, che hanno evidenziato buone capacità di adattamento sia ad alimenti per buona parte sconosciuti sia a nuovi ambienti, ottenendone anche successi riproduttivi (va però avvertito che in letteratura i casi relazionati sono stati molto esigui).
Colgo l’occasione per rilevare che le prime importazioni in Europa avvennero tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo.
Rivolgendo, ora, lo sguardo alla tassonomia che attiene al Diamante Papuano, emerge la figura dello statunitense Titian Peale (1799-1885). Questi fu un apprezzato zoologo, entomologo, etnografo e fotografo, oltre che un pittore particolarmente versato per le raffigurazioni di essenze vegetali e di organismi animali, con le quali riusciva a esprimere un buon grado di fedeltà mimetica. Queste sue caratteristiche gli aprirono la strada per la collaborazione con stimati zoologi (fra i quali spiccava il principe Carlo Luciano Bonaparte) e per la partecipazione a spedizioni di rilievo.
Fra queste ultime iniziative scientifiche, la più importante fu quella voluta dal Governo degli Stati Uniti e comandata dall’ufficiale Charles Wilkes (1798-1877) che, partendo da Norfolk (Virginia), circumnavigò il globo e raggiunse varie isole dell’Oceano Pacifico (comprese le isole Samoa) e la costa nord-occidentale dell’America settentrionale (la spedizione durò quattro anni: dal 1838 al 1842).
Ingrandimento parziale della foto precedente. Il becco è ancora giallo, il rosso interessa solo il vertice, le redini si stanno scurendo e nel resto del piumaggio compare il colore blu e le sue sfumature
A Peale fu attribuito un compito di grande responsabilità, poiché aveva l’incarico di reperire i campioni zoologici (soprattutto di uccelli) e, per quanto possibile, le informazioni relative alla loro biologia. Inoltre, doveva raffigurare il materiale acquisito.
Purtroppo, quella che doveva essere l’occasione di una vita e il consolidamento della sua fama di brillante e promettente artista-naturalista, si rivelò l’inizio di una parabola discendente che lo condusse a una condizione di difficoltà economiche (fu costretto ad accettare un impiego di
esaminatore presso l’Ufficio Brevetti di Washington) e al progressivo allontanamento dal mondo scientifico e pittorico(2).
La gestione di tale spedizione, infatti, si rivelò deludente in quanto buona parte del materiale rinvenuto non poté essere utilizzata, perché la catalogazione risultò approssimativa o insufficiente, le etichette da applicare ai campioni furono smarrite o recavano erronee indicazioni, e così via. Come se non bastasse, una delle navi del convoglio, la Peacock, naufragò presso la foce del fiume Columbia, disperdendo un buon numero di specimen di uccelli, mammiferi e farfalle, insieme a manufatti realizzati da varie popolazioni indigene.
Nonostante tale insuccesso, Peale poté scrivere un resoconto della spedizione dal titolo United States Exploring Expedition-Mammology and Ornithology, stampato nel 1848, ma non pubblicatoufficialmente perché giudicato incompleto e a tratti deficitario dal punto di vista scientifico (per converso, dieci anni dopo venne data alle stampe un’edizione ampliata ed emendata a cura di John Cassin, un affermato ornitologo e competente tassonomista).
A pagina 117 di tale volume, il nostro descrisse il Diamante samoano, attribuendogli il nome scientifico di Geospiza cyanovirens e indicando come
Diamante samoano: sottospecie Erythrurac.cyaneovirens(A)eErythrurac.gaughrani(B). Ornitografia (parziale) a corredo della descrizione del secondo taxon, a cura di John Eleuthère du Pont (1972)
locus typicus Upolu, la seconda isola per grandezza dell’arcipelago delle Samoa (per quanto attiene alle caratteristiche della specie, invito il lettore a osservare le foto e le ornitografie a corredo di questa nota).
Purtroppo l’autore propose un genere, il Geospiza, che John Gould (Proceding of the Zoological Society of London,1837, parte V, pagg. 4-7) creò undici anni prima per un gruppo di uccelli endemici delle isole Galapagos, attualmente conosciuti come i “Fringuelli di Darwin”, i quali differiscono enormemente dallo splendido Estrildide in esame per biologia, etologia e fenotipo (Mortaruolo, 2022). A tale inesattezza (o per meglio dire “omonimia”) pose rimedio Carlo Luciano Bonaparte (Generum avium, 1850, I, pag. 457), traghettando il Diamante samoano dal genere Geospiza a quello di Erythrura ma, nel contempo, si concesse una personalizzazione: propose il nome scientifico di Erythrura pucherani, in onore dello zoologo francese Jacques Pucheran (1817-1894).
Successivi adeguamenti tassonomici approdarono all’attuale nomenclatura. Va però evidenziato che l’originario epiteto di cyanovirens viene da tempo unanimemente scritto come cyaneovirens. Nel corso degli anni, non mancarono proposte nomenclaturali che ai nostri giorni possono apparire di una certa originalità. Segnalo qualche esempio: Amadina cyanovirens, Amadina pucherani, Amblynura cyanovirens, Lobiospizanotabilis.
Fin qui la prima parte del percorso tassonomico del Diamante papuano. Nella tappa successiva troviamo uno stravagante personaggio, anch’esso statunitense, dal nome John Eleuthere duPont (1938-2010).
Questi, a differenza di Peale, non ebbe mai problemi economici poiché figlio di William duPont Jr, appartenente a una potente dinastia di imprenditori industriali, e di Jaen Liseter Austin, ricchissima anch’essa. Condizione questa che gli permise di sviluppare ampiamente i suoi precoci interessi per la zoologia (segnatamente per l’ornitologia), spingendolo
a laurearsi in biologia marina e successivamente a conseguire un dottorato di ricerca in scienze naturali. Inoltre, organizzò spedizioni scientifiche nelle Filippine e in vari arcipelaghi più a sud (compreso quello delle isole Samoa). Ebbe modo di reperire e raccogliere una mole sorprendente di reperti naturalistici (ca. 67.000 fra animali montati e in pelle, di cui 4.000 costituiti da uccelli, oltre a 36.000
Il taxon che a noi interessa fu scoperto nel settembre del 1970, quando la spedizione di duPont sbarcò a Upolu e Savai’i, dedicando a quest’ultima isola due settimane di ricerche
uova e un milione di conchiglie), che confluirono nel Museo di Scienze Naturali di Delaware, da lui fondato (Mortaruolo, 2018).
Il taxon che a noi interessa fu scoperto nel settembre del 1970, quando la spedizione di duPont sbarcò a Upolu e Savai’i, dedicando a quest’ultima isola due settimane di ricerche che consentirono l’identificazione di una nuova sottospecie del Diamante samoano. I soggetti catturati furono nove: un maschio (il tipo), due immaturi maschi, quattro immaturi femmine e due immaturi non identificabili.
Con lo scritto dal titolo Notes from Western Samoa, including the description of a new Parrot-Finch (Erythrura, pubblicato nel The Wilson Bulletin (vol. 84, n.4, pagg. 375-376, dicembre 1972), duPont segnalò la sua scoperta e propose il nome di Erythrura gaughrani,in onore del suo amico e compagno di spedizione James Gaughran (un campione olimpionico di pallanuoto e successivamente allenatore, per la medesima disciplina sportiva, presso l’Università di Stanford).
L’autore comunica, inoltre, che il maschio si differenzia dalla sottospecie nominale per il rosso più scuro della testa e coda; il dorso è di un verde con infiltrazioni di blu; la gola e il mento sono di un verde con sfumature blu meno estese e più chiare; le parti inferiori verdi hanno lievi tracce di blu; le copritrici alari verdi sono prive di bordi bluastri. Vengono inoltre riportati i seguenti dati biometrici dell’esemplare tipo: ala mm 64, coda mm 32, becco mm13 e tarso mm18.
Dunque, il nome scientifico completo di questo taxon è Erythrura cyaneovirens gaughrani duPont,1972 (3).
Mi è gradita l’opportunità per attribuire un giusto riconoscimento anche all’ornitologo e biologo evoluzionista Ernest Mayr (1931), il quale, quarantuno anni prima della segnalazione di duPont, aveva ipotizzato che nell’isola di Savi’i vi fosse una diversa forma rispetto alla sottospecie di Upolu. Purtroppo non poté proporne la descrizione poiché disponeva di uno
Ritratto di Titian Peale (1799-1885). Fu un apprezzato zoologo, entomologo, etnografo, fotografo e pittore, fonte iconografica: American Philosophical Society
specimen di subadulto, ovviamente con piumaggio incompleto, dal quale però emergeva che il petto e il dorso erano di un verde “puro”. Pertanto, tali peculiarità cromatiche suggerivano l’esistenza di un distinto taxon. John Eleutere, nel corso della sua attività di ornitologo, descrisse oltre una ventina fra nuove specie e sottospecie. Inoltre, fu uno stimato filatelico, un filantropo e, dopo varie iniziative di carattere sportivo non andate a buon fine, creò un centro di eccellenza, il Foxcatcher farm,che raccoglieva i migliori atleti di lotta libera da proporre alle olimpiadi. Sembrava che fosse un uomo baciato dalla fortuna perché, essendo fra i più ricchi d’America, aveva realizzato tutto ciò che desiderava. Invece, il destino gli fu avverso. In preda a un raptus d’ira e disperazione, nel 1989 uccise Dave Schuitz, l’allenatore di tale gruppo sportivo. Per questo reato fu condannato a trenta anni di reclusione, ma, a causa di gravi problemi respiratori, il 9 dicembre 2010 (aveva 72 anni) morì nella Prigione di Stato di Laurel. Dunque, Peale e duPont, due valenti ornitologi, due grandi potenzialità che, seppur per ragioni diverse, si sono esaurite nel corso del loro esistere, ma che hanno anche il merito di averci segnalato l’esistenza di due splendide Erythrure.
Ricerca effettuata per conto del Parrot Finches European Club
John Eleutere, nel corso della sua attività di ornitologo, descrisse oltre una ventina fra nuove specie e sottospecie.
Inoltre, fu uno stimato filatelico, un filantropo
NOTE
(1)Dal punto di vista classificatorio faccio riferimento alla IOC Birds List, versione15.1 del 20 febbraio 2025. Tuttavia mi preme avvertire che, nella recente AviList Core Teamdel giugno 2025 (una nuova checklist frutto della collaborazione di numerosi esperti che cercano di dare uniformità a tutti gli eterogenei orientamenti tassonomici e nomenclaturali attualmente esistenti), il Diamante reale, con le sue tre sottospecie, è stato inglobato nel taxon del Diamante samoano Erythrura cyaneovirens.
(2)Titian Peale, capace e stimato pittore di animali ed essenze vegetali, ebbe la sventura d’incontrare sul suo cammino la prorompente figura di John James Adubon (1785-1851), il quale, con le sue peculiari raffigurazioni a grandezza naturale, impose la sua arte sia in America sia in Europa. L’impianto compositivo delle sue opere è infatti molto ricercato e ricco di particolari.
Un topos ricorrente nelle sue tavole zoologiche sono sia le posture naturali con-
I NOSTRI LUTTI
In ricordo di Alessandro Bonamini
ferite agli animali sia gli sfondi, sovente in grado di suggerire indicazioni sull’habitat dei soggetti raffigurati.
(3)Giova precisare che, nei nomi scientifici, l’aggiunta dell’indicazione dell’autore e dell’anno è facoltativa. Inoltre, nel caso in cui l’epiteto e il nome generico siano rimasti gli stessi a quelli proposti originariamente, il nome dello zoologo e l’anno non vanno fra parentesi. Un esempio è, appunto, Erythrura cyaneovirens gaughrani duPont, 1972.Il caso inverso è costituito dalla denominazione della sottospecie nominale del D. Samoano: Erythrura cyaneovirens cyaneovirens (Peale, 1848), poiché Peale propose il genere Geospiza, successivamente cambiato in Erythrura.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
1 -DeCicco L., DeRaod D., Ostrow E. e Moyle R. (2023), A complete species-level phylogeny of the Erythrura parrotfinches (Aves:Estrildidae). Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 187, pagg. 1-9
2 -Evans M., Fletcher C., Loader J. e Rooksby G. (1992), Habitat exploitation by landirds in the changing Wester Samoan environment. Bird Conservation International 2:123-129
3 -Mayr E. (1931), The Parrot Finches (Genus Erythrura) American Museum Novitates 489:1-10
4 -Mortaruolo I. (2018), John Eleuthère du Pont (1938-2010): la drammatica storia di un ornitologo. Italia Ornitologica 6/4:35-37.
5 -Mortaruolo I. (2022), Titian Peale (17991885) e il Diamante di Peale Erythrura pealii. Italia Ornitologica 1: 23-28.
6 -Pratt D. e Mittermeir J. (2016), Notes on the natural history, taxonomy, and conservation of endemic avifauna of the Samoan Archipelago. The Wilson Journal of Ornithology (128),2:217-241.
Caro Alessandro, oggi è difficile trovare le parole giuste, perché quando se ne va un amico di una vita, non esistono frasi che bastino davvero. Per quarant’anni abbiamo condiviso una passione che per noi era molto più di un hobby: i nostri canarini. Quante ore passate insieme ad allevarli, a prepararli per le gare, a emozionarci davanti alla loro bellezza. Quanti confronti, quanti chilometri, quanti successi –mi riferisco soprattutto alle tue vittorie mondiali –che ci riempivano d’orgoglio e che ti illuminavano il viso di una felicità vera. Con te non se ne va solo un amico, ma un pezzo importante della nostra vita. Sei stato un compagno di viaggio, una presenza costante. Oggi vogliamo pensare che non ci hai lasciati davvero: sei semplicemente volato più in alto. Tu, che hai amato così tanto i tuoi piccoli Topazio, ora sei nel cielo insieme a loro. Ci mancheranno la tua voce, il tuo sorriso sincero, la tua passione contagiosa. Ma soprattutto ci mancherai tu, Alessandro. I soci A.O.S. - Verona
S pazio Club
Relazione sullo stato dell’Arricciato Padovano
Nei primi giorni di novembre abbiamo ricevuto una telefonata dal presidente della CTN Arricciati, Sabatino Emilio, il quale ci preannunciavalosvolgimentodiuncorsodiaggiornamento, inerente la nostra razza, da tenersi il mattinodidomenica23novembreaModena,in occasione dell’84ª Edizione dell’Internazionale SOR.LostessochiedevaladisponibilitàdelClub a stilare una relazione da illustrare ai partecipanti.Cosacheabbiamoaccettatodibuongrado. Come da programma, verso le 11,00 del 23 novembre ci siamo ritrovati nella sala congressi soprastante la mostra e abbiamo piacevolmente constatato la presenza di numerosi giudici, provenienti dal Sud al Nord e di allevatori di Padovani. Ovviamente, era presente tutta la C.T. ed il Presidente di Collegio, Altobelli Antonio.
Dopo una nota introduttiva del Presidente, abbiamo proceduto ad esporre le problematiche tecniche e lo stato attuale del Padovano, che qui di seguito andiamo meglio a circostanziare.
In merito, dobbiamo dire che in questo periodo un po’ controverso per vari motivi, tutto sommato, il sistema sta reggendo. Purtroppo, il ricambio generazionale degli allevatori è scarso.
Pochi i giovani che si avvicinano all’allevamento dei canarini ed ancor meno dei Padovani. La disamina di questa contingenza sarebbe lunga, ma sicuramente i costi di gestione, la precarietà del mercato, nonché i sacrifici anche familiari sono al vertice della crisi. Questo Club, ormai
da alcuni anni, sta lavorando al coinvolgimento di nuovi allevatori, ma è molto difficile, quando manca la vera passione: dopo una, al massimo due stagioni, in molti abbandonano. Ma lasciamo questa vena pessimistica e guardiamo avanti con positività.
Per quanto riguarda il Padovano, dobbiamo dire che, in generale, alle mostre si vedono dei buoni soggetti. Il livello medio è più che soddisfacente, tenendo presenti le peculiarità, che non sono facili da ottenere nel loro complesso. Nel corso del dibattito, abbiamo sentito qualche giudice lamentarsi per la scarsa qualità dei soggetti visti in una precedente mostra. In questo senso è importante, a nostro parere, tener presente che in quelle mostre che si svolgono nel mese di ottobre (ovviamente, in un periodo in cui i canarini stanno finendo di formarsi), le arricciature non sono ancora complete, vi sono Padovani che non hanno ancora la giusta voluminosità o magari il collarino non completo ecc. Di questo bisogna tenere conto, in particolare, ripetiamo, nelle mostre che si svolgono in quella fase stagionale, meno giustificabili nei mesi successivi.
Le criticità più importanti riguardano il considerando testa-collo. È qui che avvengono le penalizzazioni più pesanti, a volte giuste, a volte, osiamo dire, forse troppo severe. Talvolta ve-
Soci del club presenti a Modena
Nostro socio pluricampione a Modena, Piraino Salvatore
Premiazione con trofeo Padovano d'argento 2025 a Milan Claudio
S pazio Club
diamo dei soggetti censurati, a nostro parere, esageratamente ed immeritatamente (meno 6/7). Questo, comunque, deve stimolarci a lavorare per migliorare questa caratteristica, sino a dimezzare i predetti punteggi. Non sarà facile, ma bisogna operare in tal senso. La taglia (lunghezza) in linea di massima è più che buona. Non vogliamo più vedere quei soggetti enormi, che sciaguratamente, spesso, in un passato recente andavano a premio, anche grazie a certe tendenze di giudizio e alla diffusione del mercato straniero. Nell’occasione, qualcuno ha auspicato un aumento di taglia sino a 19 cm. Ma non siamo d’accordo, in quanto il passo tra 19 e 20 cm è breve ed allora andremmo a confonderci con i parigini, così come per una taglia inferiore ai 18 con i Nord. Per quanto riguarda la forma, essa necessita di pienezza, data la quantità di piumaggio che deve sempre mettere in risalto, e rendere ben distinguibili, tutte le arricciature sia primarie che secondarie. Il portamento è solitamente molto buono, con soggetti alteri e ben posizionati sul posatoio.
Nel piumaggio è usuale riscontrare lo stacco, ma non sempre. Possiamo dire che è presente nella maggioranza dei soggetti; anche lo jabot e le coulottes sono di buona fattura. Ricordiamo che il piumaggio nella sua completezza deve apparire voluminoso ma composto e occorre siano sempre (scusate la ripetizione) ben distinguibili le arricciature. Inoltre, deve essere serico, indice di buona salute.
Le spalline dì solito appaiono buone. Qualche spallone o bouquet della groppa, qualora presenti, danneggerebero fortemente il soggetto.
I fianchi: se ne vedono di molto buoni, ma anche meno. Il maggiore difetto è la loro scarsità, troppo aperti o non simmetrici. Questi devono
essere ben sostenuti, giungendo sino alle spalline, se non oltre.
Gli arti devono essere estesi, tali da tenere il soggetto ben eretto, deve apparire visibile il calzone così come la coulotte che lo ricopre in buona parte. Per quanto riguarda le unghie, è vero che se ne vedono a “cavatappi”, ma è pur vero che essendo stati i parigini gli antenati, questi hanno impresso alcuni geni che tuttora si esplicano pur non essendovi inquinamenti di sorta. Il nostro pensiero guida è sempre stato quello di evitare squalifiche (escludendo le menomazioni) ma di lasciare al giudice la penalità che ritenga opportuna, anche se severa.
Buone le code, ma attenzione alle piume di gallo, spesso assenti anche su soggetti premiati; forse il meno 1 (previsto tra l’altro nei criteri di giudizio) attirerebbe l’attenzione dell’allevatore. Si è obiettato che non siano obbligatorie, mentre noi crediamo invece di sì e che siano strettamente correlate al considerando coda, visto che i due tipi di penne nascono entrambi dagli pterili caudali. In definitiva, possiamo dire che, data la situazione, il livello qualitativo si mantiene buono, malgrado la diminuzione degli allevatori ed il pessimismo di qualcuno. Sta a tutti noi, nelle rispettive responsabilità, collaborare per migliorare il sistema sia in fase di selezione che del giudizio finale.
Ridata la parola al Presidente, si è proceduto alla pratica, visionando alcuni soggetti portati a proposito e che sono stati oggetto di valutazioni e considerazioni molto tecniche che hanno visto l’interlocuzione, oltre che dei giudici, anche di allevatori esperti della razza. Dobbiamo dire che siamo stati tutti coinvolti in modo appassionato e piacevole, oltre che positivo. Riteniamo ed auspichiamo che questi incontri possano svolgersi più spesso, in quanto, come dimostrato da questa esperienza, stringono legami tra giudici ed allevatori e portano tutti a comprendere le dinamiche sia di giudizio sia di critica che vicendevolmente ci si scambia.
Infine, abbiamo voluto ringraziare la C.T. per l’attenzione che ci ha rivolto sia in questa occasione che in altre, ma anche per la disponibilità e l’immediatezza con cui ci ha autorizzato all’allargamento delle nostre categorie nelle specialistiche.
Dopo il lungo periodo di commissariamento, sotto la supervisione del Presidente FOI, Avv. Antonio Sposito, domenica 7 settembre 2025 il Raggruppamento Ornitologico della Calabria ha ufficialmente eletto il nuovo direttivo, segnando una fase di rinnovamento e di rilancio per l’intero movimento regionale.
L’assemblea elettiva, con la sentita partecipazione di buona parte delle associazioni calabresi, ha evidenziato la volontà comune di tornare a lavorare in sinergia per la tutela e la valorizzazione dell’ornitologia sul territorio.
Nel corso della prima Assemblea Ordinaria delle Associazioni convocata per il successivo 28 settembre, tra i primi atti del nuovo direttivo, particolarmente simbolica è stata l’adozione di un nuovo logo pen-
sato per rappresentare identità, modernità e spirito di collaborazione.
Il nuovo emblema, frutto di un lavoro condiviso, è stato accolto con entusiasmo dai Presidenti delle associazioni intervenute, ai quali è stata prospettata anche la possibilità di realizzare una spilla ufficiale del Raggruppamento.
Anche questa seconda proposta ha ricevuto la piena approvazione dei convenuti, permettendo di passare immediatamente alla fase esecutiva del progetto.
L’iniziativa, completamente autofinanziata dalla quasi totalità delle associazioni ornitologiche calabresi, testimonia la coesione del gruppo e la volontà di investire concretamente nell’immagine e nella crescita del movimento regionale.
Un’altra attività portata a termine già nelle prime settimane di vita del nuovo direttivo è stato uno studio sulla consistenza e la distribuzione geografica degli iscritti alle varie associazioni.
Grazie ai dati forniti direttamente dalla Federazione, nel pieno rispetto della privacy, si è avuta contezza del numero di iscritti presenti in regione (756) e di quelli che risiedono al di fuori della stessa (31), mentre con l’ausilio di un software
GIS (Geographic Information System) è stata elaborata una serie di mappe che forniscono un’efficace
Dopo il lungo periodo di commissariamento il Raggruppamento
Ornitologico della Calabria ha eletto il nuovo direttivo
Logo del Raggruppamento
Distribuzione associati suddivisi per comune di residenza
rappresentazione della loro presenza in ogni Comune.
I risultati di questa analisi permetteranno sia di programmare in maniera più organica i convogli gestiti dal ROC, sia di progettare più efficacemente ogni altra attività.
Il nuovo direttivo si appresta, infatti, a definire una serie di iniziative che, nelle
intenzioni, metteranno al centro la divulgazione ornitologica, la formazione e un maggiore raccordo tra i sodalizi locali, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la presenza della Calabria nel panorama ornitologico nazionale.
A tal fine, un obiettivo fondamentale è la valorizzazione del Campionato Regionale, per il quale si sta già lavorando ad un ambizioso progetto che spera di vedere la luce già nella prossima stagione espositiva.
Spille ufficiali del Raggruppamento
Il nuovo Direttivo con il Presidente federale avv. Antonio Sposito
O rniFlash
L’amore è (letteralmente) cieco per questa specie di uccelli
Per alcune specie di uccelli l’amore porta spingersi un po’ più oltre il necessario. È il caso dei fagiani dorati (Chrysolophus pictus) e di fagiani di Lady Amherst (C. amherstiae) che per corteggiare una femmina si spingono oltre ogni loro limite visivo. A raccontarlo è stato un team di ricercatori dell’Università di Oxford, secondo cui appunto queste specie di uccelli sfoggerebbero un piumaggio davvero bizzarro ed esagerato, con piume che creano una sorta di “parrucchino” sulla testa e una “sciarpa” che avvolge il collo. Il risultato? Che non ci vedono praticamente più. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biology Letters. Per capire quanto questo piumaggio così vistoso per le femmine rappresenti invece un deficit visivo per gli esemplari maschi di queste specie di uccelli, i ricercatori li hanno sottoposti a un vero e proprio esame della vista. Prelevando 7 esemplari maschi da collezioni private, i ricercatori li hanno prima sistemati in una gabbia morbida e poi hanno usato un oftalmoscopio, lo stesso strumento che si trova negli studi medici, per illuminare i loro occhi e studiare il riflesso che si produce nelle pupille e che permette di valutare il fondo oculare. Hanno poi misurato tre componenti chiave del campo visivo degli uccelli: la regione monoculare, ossia l’area percepita da un solo occhio, la regione binoculare, ottenuta da entrambi gli occhi, e, infine, la regione cieca, zona dove nessun occhio può vedere. ….
Dalle successive analisi, i ricercatori hanno scoperto che il bizzarro parrucchino di piume delle due specie di uccelli comprometteva la loro vista, con una regione binoculare inferiore e un’area cieca più ampia rispetto agli esemplari femmine. …. In particolare, l’effetto è stato più marcato nella capacità di guardare sopra di loro (estensione verticale), dove la differenza è stata maggiore di circa il 41% nelle loro controparti femminili. Le due specie di fagiano Chrysolophus, scrivono gli autori, sono le prime specie studiate a mostrare una differenza nei campi visivi tra i sessi. E il deficit visivo degli esemplari maschi li rende probabilmente più vulnerabili alla predazione, soprattutto quando cercano cibo guardando verso il basso. … Fonte: https://www.wired.it/article/specie-di-uccelli-per-corteggiare-le-femmine-non-ci-vedono-piu-piumaggio-esagerato/
Dopo anni avvistato il manumea, rarissimo parente del dodo
Acinque anni dall’ultimo avvistamento confermato, recentemente alcuni esemplari di manumea sono stati osservati dai ricercatori in una foresta di Uafato sull’isola di Upolu, una delle principali dell’arcipelago di Samoa (Stato insulare della Polinesia). Il manumea, il cui nome scientifico è Didunculus strigirostris, in italiano è conosciuto come piccione dentato – o piccione dal becco dentato – ed è una delle specie più minacciate al mondo. Non a caso è classificata come in pericolo critico di estinzione (codice CR) sulla Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e da alcuni anni è al centro di un importante programma di conservazione, anche se è difficilissimo incontrare gli ultimi animali in vita. …. Ad annunciare il recente avvistamento dei manumea è stata la Samoa Conservation Society, che sta collaborando attivamente assieme all’azienda americana Colossal Biosciences con BirdLife International, Gruppo specialistico IUCN per Piccioni e Colombe, Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali di Samoa e due zoo (di Londra e Toledo) per raccogliere dati su questi elusivi uccelli. ….
Il manumea è una specie endemica delle isole Upolu e Savai’i dell’arcipelago polinesiano; ciò significa che vive solo lì. È anche l’animale nazionale di Samoa. Non è noto quanti di questi uccelli siano ancora in vita, ma sono sicuramente pochissimi, visti gli esigui avvistamenti degli ultimi decenni in netto contrasto con l’abbondanza confermata fino agli anni ‘80. Gli esperti ritengono che possano sopravvivere appena dai 50 ai 100 esemplari. Ciò che è certo è che la distruzione dell’habitat naturale, la caccia di frodo e la predazione da parte delle specie introdotte (aliene) rappresentano le principali minacce a cui il manumea è esposto. È un destino comune a molte specie che vivono esclusivamente sulle isole. L’estinzione del manumea sarebbe sempre più vicina, proprio per questo è così importante che le misure di tutela in atto siano estese e incisive.
testo di ROBERTO BASSO e GIOVANNI DONADON, foto ARCHIVIO POLO MUSEALEDI RICERCAE DIDATTICADEL SALENTO, WIKICOMMONS
Specie presente in Italia e nel sudovest dell’Europa erratica o accidentale, con ciclicità di presenze annuali soprattutto nel periodo estivo. Ci sono state anche delle catture e segnalazioni in Islanda. In Italia avvengono vere e proprie apparizioni di massa, con gruppi anche molto numerosi composti sia da adulti che da giovani. Nell’estate del 1991 c’è stata una cospicua presenza di questa specie nella penisola salentina e in Basilicata.
Si possono notare in prossimità di gelsi, viti, alberi di fico o ciliegi in stagione fruttifera
L’ultima massiccia segnalazione, definita quasi come un’invasione, è stata nel maggio del 2018, quando numerosi esemplari sono stati osservati nel nord Italia e in particolare in Veneto. Nello stesso periodo, lo Storno roseo è stato segnalato anche in Austria, Germania e Francia, mentre avvistamenti più sporadici si sono verificati nei Paesi Bassi e nel Regno Unito. Ciò non toglie che ogni anno possa accadere la comparsa di piccoli nuclei erratici di questa specie. Si possono notare in prossimità di gelsi, viti, alberi di fico o ciliegi in stagione fruttifera ed è una specie che è solita, sempre per esigenze alimentari, effettuare erratismi e repentini spostamenti da una regione all’altra. Non è raro osservarlo anche assieme allo Storno comune, con il quale condivide pure un verso e un richiamo simile; anch’esso è in grado di imitare versi di al-
Areale aggiornato di nidificazione e distribuzione dello Storno roseo, fonte: archivio ed elaborazione Ass.ARCAODV
Splendida raffigurazione di un adulto realizzata dal noto ornitologo Sergio Frugis
tri uccelli. Lo Storno roseo è inconfondibile, soprattutto l’adulto, in quanto presenta sul dorso e sul petto una colorazione rosa molto evidente e un ciuffetto nero con sfumature metalliche sull’apice della testa. Quando è in volo, si nota il contrasto di colore tra le ali, la coda e la testa nera rispetto al resto, che ha tonalità molto più chiare. Nel periodo riproduttivo, le zampe sono rosa e il becco di color biancoarancio, mentre i giovani o immaturi sono di colorazione tendenzialmente brunastra. L’areale di nidificazione di questa specie è molto vasto, estendendosi dai territori più orientali dell’Europa attraverso tutta la regione meri-
dionale dell’Asia temperata. È un migratore eccellente e si sposta in India e Asia tropicale durante l’inverno, stagione nella quale diviene spesso più numeroso degli storni e delle maine locali. Ha una lunghezza di circa 22 cm ed è solito fare una sola nidificazione all’anno, all’interno di tronchi cavi o crepe nelle pareti rocciose, non trascurando cavità nel suolo o anfratti delle abitazioni rurali. Può nidificare in grandi colonie, che constano anche di centinaia di coppie; la nidificazione av-
È un migratore eccellente e si sposta in India e Asia tropicale durante l’inverno, stagione nella quale diviene spesso più numeroso degli storni e delle maine locali
viene solitamente in concomitanza con la migrazione o il proliferare delle cavallette, che sono un alimento base proteico per lo svezzamento dei nidiacei e che lo Storno roseo cattura agilmente anche in volo. Questa sua attività ha un impatto tale che la specie funge da bioregolatore per questi insetti, venendo in passato particolarmente apprezzato dagli agricoltori. Depone dalle 4 alle 6 uova, di colore azzurro chiaro senza macchie, andando a costruire un nido con materiale ve-
Adulto fotografato mentre si alimenta al suolo, foto: Archivio Museo
Due splendidi adulti in livrea primaverile, fonte: Wikicommons
Esemplare sub-adulto, fonte: Wikicommons
Antica stampa ottocentesca di Storni rosei in diverse classi di età
getale grossolano. L’incubazione viene condotta dalla sola femmina e dura da 11 a 14 giorni. In Olanda e in Belgio è una specie che viene allevata e riprodotta con una certa facilità da molti appassionati proprio per la vivacità del suo piumaggio. Lo Storno è piuttosto longevo e può vivere anche fino ai 15/18 anni. È una specie che a livello mondiale non presenta alcun rischio sotto il profilo conservativo e mostra una grande adattabilità all’allevamento in ambiente controllato e addomesticamento. Nei mercati di animali asiatici non è raro osservarlo come uccello da gabbia e da voliera. Sempre in Asia, è possibile vedere questa specie tenuta in semi-libertà all’interno di abitazioni o serre. Nel periodo vittoriano, le sue piume rosa erano anche oggetto di interesse per adornare cappelli e ventagli del gentil sesso. In questa specie non sono rari casi di anomalie nel piumaggio, soprattutto la comparsa del-
l’isabellismo in forma totale. Quest’ultimo è un dato ben rilevabile nelle col-
lezioni museali o private, storiche e di studio.
Confronto fra esemplare adulto e sub-adulto, foto: Archivio Museo
Mostra Ornitologica “I Colori del Sud”
testo e foto di NATALE CURRÒ
Sicilia, isola dalle innumerevoli opportunità. Siracusa, una goccia di rugiada in questa terra ricca di storia, cultura e popoli che, uno dopo l’altro, hanno lasciato il segno del proprio sapere, rendendola unica e meravigliosa.
In questo paradiso, su una scogliera a picco sul mare, si è aperta la stagione delle Mostre del Raggruppamento Siciliano con un evento unico nel suo genere nel Sud Italia, pieno di colori e fascino: “I Colori del Sud” - 1ª Specialistica Gould & Erythrure”. Un evento organizzato dal Gruppo Ornitologico “Quelli del Sud”, con il supporto dell’Associazione Ornitologica Siracusana e la supervisione del Raggruppamento e della Federazione F.O.I.
Protagonisti indiscussi i due Club coinvolti:
• Parrot Finches European Club
• Club Diamante di Gould Italia
Il Presidente F.O.I. Antonio Sposito inaugura la Mostra
In questo paradiso, su una scogliera a picco sul mare, si è aperta la stagione delle Mostre del Raggruppamento Siciliano con un evento unico nel suo genere nel Sud Italia, pieno di colori e fascino: “I Colori del Sud
Un successo oltre ogni aspettativa, con 80 allevatori provenienti da ogni parte d’Italia e 750 esemplari in esposizione, grazie a un’organizzazione impeccabile: due convogli principali, curati dal Gruppo Mostra Erythrura di Lanciano e dal Gruppo Esotici del Salento, supportati da numerose staffette che hanno raggiunto ogni angolo del territorio nazionale.
L’inaugurazione ha visto la presenza del Presidente Federale Antonio Sposito, accompagnato dal Presidente del Raggruppamento Siciliano Ignazio Sciacca, oltre a importanti rappresentanti civili e religiosi, che hanno
reso l’evento ancora più prestigioso. Una giuria di altissimo livello, composta da giudici tra i più competenti nel settore, e guidata dal Presidente di giuria e Presidente C.T.N.-E.F.I. della F.O.I. Carmelo Montagno, ha garantito un lavoro tecnico di grande professionalità, perfettamente in linea con una manifestazione specialistica di rilievo nazionale.
Ma “I Colori del Sud” non è stato solo un evento ornitologico. Gli organizzatori hanno saputo fondere passione, cultura e convivialità, trasformando la Mostra in una vera esperienza da vivere: un giro in barca
tra le meraviglie di Ortigia e un indimenticabile giro pizza del sabato sera, con quasi 100 partecipanti – allevatori, giudici, rappresentanti istituzionali e famiglie – uniti dallo stesso entusiasmo e da un clima di autentica amicizia.
Ora lo sguardo è già rivolto al futuro: la seconda edizione è già in fase di progettazione, con l’obiettivo di crescere ancora, coinvolgere nuovi allevatori e consolidare sempre di più il legame che unisce passione, amicizia e amore per queste meravigliose creature.
Appendice
Quando il piacere e la gioia di stare amichevolmente insieme si fondono con una tempesta di colori e cinguettii si ottiene e si esalta uno degli aspetti migliori del nostro splendido hobby: una “bella” mostra ornitologica densa di allegria, sorrisi, agonismo, partecipazione.
Questo è avvenuto a Siracusa alla mostra curata dal Gruppo “Quelli del Sud” che ha inaugurato la stagione espositiva in Sicilia. La presenza del Presidente Antonio Sposito, quasi a voler dare il via al momento culminante ed esaltante che ogni espositore attende ogni anno, ha notevolmente impreziosito l’evento.
Ora lo sguardo
è già rivolto al futuro: la seconda edizione è già in fase di progettazione, con l’obiettivo di crescere ancora
Il vulcanico (Etna docet) Natale Currò si è, ancora una volta, superato. Instancabile, onnipresente, fantasioso nella gestione della premiazione, ha facilmente convinto tutti i presenti a darsi appuntamento per il prossimo
anno. E ci saremo, forse ancor più numerosi!
Ignazio Sciacca (Presidente R.O.S.)
di colori
La locandina della manifestazione
Esplosione
nel pannello dei numerosi “Best”
Una spendida torta a conclusione della serata conviviale del sabato sera
Divulgazione ornitologica nell’era digitale
Un ponte tra passato e futuro
testo e foto di AMEDEO PASSAFIUME
Introduzione
L’amore per l’ornitologia e l’allevamento dei canarini sono tradizioni ben radicate nel nostro Paese. Da sempre, allevatori e appassionati ricercatori si sono dedicati anima e corpo a quest’arte, creando un vero e proprio tesoro fatto di scoperte, trucchi del mestiere e selezioni davvero uniche.
Ma oggi ci troviamo di fronte a un bivio: il numero di persone interessate cala e l’età media di chi alleva questi animali cresce sempre di più, arrivando a superare di gran lunga i 35 anni. Questa situazione ci mette in allarme e ci spinge a farci delle domande: come possiamo fare in modo che l’ornitologia abbia un futuro brillante e pieno di vita?
La soluzione è solo una: far conoscere questo mondo. Una comunicazione che
sappia stare al passo con i tempi, usando sia le parole di chi ha esperienza sia quelle dei più giovani.
La divulgazione come cuore pulsante
Far conoscere l’ornitologia è un po’ come darle un cuore che batte. Non è solo un dettaglio in più, ma la forza che accende l’interesse, che fa circolare il sapere, che spinge a voler scoprire sempre qualcosa di nuovo. Per tanto tempo, le riviste stampate sono state il punto di riferimento per imparare e restare aggiornati: numeri sfogliati, studiati e conservati quasi fossero delle guide preziose. Ma al giorno d’oggi, affidarsi solo alla carta non è sufficiente: bisogna andare di pari passo, tenendo viva la tradizione delle pubblicazioni e integrandola con i nuovi modi di comunicare online.
Carta e digitale: un binomio inscindibile
Non commettiamo l’ingenuità di credere che il digitale soppianti del tutto la carta. Anzi, è fondamentale che la carta continui a essere una realtà dinamica e presente. Pubblicazioni specializzate come Italia Ornitologica, i manuali di genetica, i vari booklet informativi sono risorse che non si possono rimpiazzare. Rimangono depositi di conoscenza, pilastri di competenza e di analisi accurata, fari per gli allevatori di ogni epoca.
Un caso emblematico è il mio volume sugli accoppiamenti dei lipocromici, un lavoro ideato per fornire un supporto pratico e comprensibile sia ai neofiti che ai veterani del settore. Testi del genere, unitamente agli articoli e ai fascicoli specifici, sono elementi imprescindibili per rafforzare il sapere e passarlo ai posteri.
Video ingabbio Mostra Internazionale A.O.T. Palermo
Video Giudizio Mostra Internazionale A.O.T. Palermo
L’era della divulgazione digitale
Oltre ai classici supporti cartacei, il web ha spalancato un ventaglio di opportunità inedite. La diffusione di internet e dei social media ha annullato distanze e restrizioni geografiche, offrendo la possibilità di connettersi con chiunque, in ogni angolo del globo e in qualsiasi momento della giornata.
Indipendentemente dal fatto che si tratti di giovani alle prese con gli studi, professionisti affermati, persone in cerca di occupazione o individui in pensione, il mondo digitale possiede una capacità sorprendente: quella di farsi strada direttamente tra le mura domestiche di ciascuno. Un breve filmato, un semplice aggiornamento di stato o una singola immagine hanno il potere di catturare l’attenzione e suscitare interesse in un batter d’occhio, stabilendo una connessione istantanea, un risultato che la carta stampata, per la sua stessa essenza, impiega inevitabilmente più tempo a ottenere.
CanarySpace: un nuovo linguaggio per l’ornitologia
Un caso lampante di comunicazione digitale è CanarySpace, il mio progetto su YouTube focalizzato sull’ornitologia e l’allevamento dei canarini.
In questo canale non ci si limita all’al-
levamento in sé: si narrano aneddoti, si analizzano minuziosamente dettagli tecnici e si condividono avventure sul campo. Dai filmati sulle varie selezioni delle tipologie di canarini di colore melaninici e lipocromici ai suggerimenti per la cura di tutti i giorni, CanarySpace aspira a unire specialisti e appassionati, veterani dell’allevamento e nuove leve. La potenza del digitale si manifesta proprio in questo: nella chance di dialogare all’istante, di fornire risposte a quesiti, di far nascere una community pulsante. È un coinvolgimento diretto, che rende la disseminazione della conoscenza più rapida e in continua trasformazione.
Iniziative: tante, costanti… e “asfissianti”
Per dare una svolta al declino dell’interesse, è cruciale intensificare gli sforzi
Volume per neofiti dedicato agli accoppiamenti tra canarini
Per dare una svolta al declino dell’interesse, è cruciale intensificare gli sforzi. Non è sufficiente qualche articolo qua e là o dei video pubblicati di tanto in tanto. Occorrono iniziative numerose, regolari e quasi “opprimenti”: articoli, libri, video, eventi, conferenze, post sui social media. Una comunicazione costante e incisiva, che tenga sempre alta l’attenzione sull’ornitologia. Solo così un giovane, catturato da un contenuto online, potrà poi saperne di più con un libro, abbonarsi a una rivista, prendere parte a un evento. E, da semplice curioso, diventare un appassionato e magari un futuro allevatore.
Giovani e nuove generazioni
Un altro motivo importante è il coinvolgimento degli studenti. L’ornitologia oggi rischia di apparire un hobby distante, di un’epoca passata ed è poco collegata alla vita dei ragazzi di oggi. Ma proprio i ragazzi rappresentano il futuro di questa passione. È necessario organizzare iniziative a scopi didattici, a scuola, nei centri di educazione alla bioetica, anche nei contenuti digitali. Dire ai ragazzi che allevare un canarino è un’attività da cui si imparano il rispetto, la cura, la responsabilità, l’amore verso la natura è qualcosa di fondamentale. Devono apprendere questo concetto adattato ai termini e al linguaggio propri del loro mondo. L’ornitologia può e deve essere parte di un’educazione moderna.
Video spiegazione gabbia fotografica fai da te
Il problema generazionale e la sfida del futuro
Al giorno d’oggi, l’età media di chi coltiva questa passione è piuttosto avanzata. I giovani fanno fatica ad appassionarsi, presi come sono da tutt’altre cose e con poche occasioni di scoprire questo interesse.
Chi ha a cuore l’ornitologia ha il dovere di farla diventare più facile da capire e più attraente. Bisogna spiegarla in modo semplice ma senza perdere di vista l’accuratezza, facendola diventare una passione coinvolgente, al passo coi tempi e capace di incuriosire, invece che un hobby per pochi.
Le riviste specializzate, i libri, i video e i social media devono collaborare, senza che uno prenda il posto dell’altro, ma aiutandosi a vicenda, così da risvegliare la curiosità di un pubblico che potrebbe finire per disinteressarsi.
Etica e benessere animale
Ogni forma di allevamento responsabile non può prescindere dal rispetto del benessere animale. L’ornitologia può e deve essere portatrice di buone pratiche: ambienti adeguati, alimentazione corretta, pulizia, sanità e un numero di soggetti adeguato agli spazi che li accolgono.
Un allevatore non è solo un appassionato ma anche un garante del benessere dei propri canarini. Raccontarlo e mostrarlo significa anche svestire i panni di chi percepisce l’allevamento come una pratica lontana dal rispetto degli animali. È l’etica a conferire valore alla nostra passione, ad elevarla e a renderla degna di trasmissione.
Raccontare l’ornitologia attraverso le mostre
Tra i contenuti realizzati, quello che ha catturato di più l’attenzione è stata senza dubbio la serie della Mostra Internazionale della Conca d’Oro. Ho seguito ogni singolo passaggio, giorno dopo giorno, commentando e registrando tutto: da quando gli uccelli sono stati ingabbiati, alla fase del giudizio con la presenza dei giudici intenti a decretare il verdetto finale, dall’inizio dell’evento all’apertura al pubblico, fino al ritorno in allevamento nel giorno
Ogni forma di allevamento responsabile non può prescindere dal rispetto del benessere animale
di chiusura con lo sgabbio. Un viaggio completo che ha dato a molti appassionati – specialmente a chi si affaccia per la prima volta a questo ambiente – una chiara visione di come
Qr
funziona una mostra ornitologica e di quali principi guidano il lavoro dei giudici. Questo tipo di racconto ha avuto un successo notevole: la voglia del pubblico di sbirciare ‘dietro le quinte’ è stata accontentata, e parecchi nuovi arrivati hanno avuto l’opportunità di vedere l’ornitologia sotto una luce diversa. Il mio hobby, col tempo, ha preso una forma diversa, ma l’essenza è rimasta la stessa. Adesso il mio lavoro di Ingegnere mi impedisce di dedicare all’allevamento lo stesso tempo di prima; però, con grande dedizione, mio padre, appena andato in pensione, è riuscito a far ripartire l’allevamento dopo aver ceduto tutto il ceppo di livello che lungo 20 anni ha portato a coronare molti traguardi. Ricominciando praticamente da capo, porta avanti questa passione, mentre io ho trovato una nuova motivazione nell’introdurre selezioni innovative e nel raccontare la nostra materia da nuove prospettive. Questa collaborazione in famiglia mi ha dato modo di continuare ad allevare in un modo diverso: attraverso la divulgazione. In questo modo, l’esperienza che ho accumulato negli anni e le conoscenze tecniche che mi sono state trasmesse diventano un bene comune, disponibile per tutti, tramite i miei contenuti.
Conclusioni
Il futuro dell’ornitologia dipende da quanto bene possiamo comunicare. La stampa deve continuare a pulsare, le riviste tematiche devono continuare a essere fari, i libri nei grembi di genetica e i depliant devono continuare a guidare e insegnare. Ma allo stesso tempo, non dobbiamo ignorare il potere del web, dei social network, di YouTube (ad esempio il progetto CanarySpace).
Solo sintetizzando e bilanciando tradizione e innovazione, passato e futuro, possiamo sperare di offrire nuovo sostentamento alla passione. La passione deve essere inarrestabile, persuasiva e dannatamente vicina a essere feroce nella sua portata: l’ornitologia non è un hobby “da chiuso”, ma un interesse vivo e vibrante che deve continuare a volare.
Percentuale su 16.000 utenti degli appassionati per fascia di età di canaricoltura
indirizzamento su youtube canaryspace
Achillea selvatica o millefoglie (Achillea millefolium)
Pianta erbacea ricca di tradizioni storiche, magiche, culinarie e terapeutiche
testo di PIERLUIGI MENGACCI, foto AUTORI VARI
Premessa
Della presenza di questa pianta erbacea nel mio giardino sono venuto a conoscenza anni or sono in un pomeriggio di fine maggio tramite un’amica di mia moglie (addetta in una fitofarmacia), che Angela aveva invitato a cena. Durante la visita al giardino, mi ha sorpreso la sua conoscenza botanica e terapeutico-culinaria delle piante presenti e, mentre le mostravo le “opere” che avevo realizzato con pietre di tufo re-
Dal libretto dei miei appunti orto-ornitofili e non solo
perite in loco, venne attratta da alcune pianticelle vicine a delle pietre a “forma di totem” ed esclamò: “Oh!... c’è pure l’Achillea millefoglie lì, vicino a quelle pie-
tre sovrapposte… Quelle piantine con fiori rosa-pallido… È una pianta erbacea ricca di proprietà ed è molto presente in erboristeria e fitoterapia sotto forma di infusi, tinture madri, capsule, creme, ecc”. Raccolse uno stelo fiorito, ne descrisse le caratteristiche botaniche e, sfregatolo fra le mani, me lo fece odorare per sentirne il profumo, simile a quello della camomilla. Tra le proprietà elencò le cicatrizzanti e antinfiammatorie, per migliorare la circolazione sanguigna, affer-
Achilleamillefolium , fonte: Atropocene.it
Piantine di Achillea selvatica nel giardino dell’autore, foto: P.Mengacci
mando che fosse utile per vene varicose e gambe pesanti, per il sistema digestivo e la depurazione del fegato, nel ciclo mestruale, per le emorroidi, in cosmesi ecc., non tralasciando la commestibilità e il gusto gradevole, aromatico, leggermente amaro ed i suoi oli, che emanano un profumo canforato e tonico. In cucina, a suo parere, le foglioline giovani si potevano utilizzare in sostituzione del prezzemolo, in una misticanza di insalata oppure per esaltarne il gusto in una frittatina con le uova. Per non fare brutta figura, alla sua descrizione annuivo, ma dentro di me qualcosa mi faceva rimanere alquanto “confuso”. Quelle pianticelle per me erano sempre state delle erbacce infestanti che avevo sempre cercato di eradicare e non mi ero mai interessato di conoscerne il nome!
Finita la passeggiata nel giardino e prima di sederci a tavola, non mancò la visita al mio piccolo allevamento di canarini. La vista delle gabbie, con nidi e piccoli in vari stadi di crescita, aveva destato una grande ammirazione e curiosità sui vari tipi di canarini. Dalle mie descrizioni sui riproduttori e sui
loro piccoli, i discorsi erano virati sull’alimentazione, sull’utilizzo delle erbe selvatiche e sull’uso dei medicinali fitoterapici in campo ornitologico prima, durante e dopo la riproduzione, confermando quello che già in parte mettevo in pratica.
Stavo per farle la classica richiesta: “Quella pianta che hai visto nel mio giardino, l’Achillea… può essere utile per i canarini?” quandola voce di mia moglie che ci chiamava per la cena mi bloccò la domanda in gola. Nel frattempo, si erano accese le luci dell’impianto di illuminazione; il pigolio dei piccoli che cercavano l’ultima imbeccata e l’irrequietezza di quelli nelle volierette erano il preavviso che stesse iniziando la fase del tramonto e per noi di uscire dalla stanza e raggiungere la zona pranzo.
Durante la cena non mancarono i complimentiper il mio “hobby canarinicolo” e per le “opere d’arte” in giardino, non-
È una pianta erbacea perenne molto rustica, generalmente considerata infestante
Achilleamillefolium, fonte: wikipedia.org
ché gli apprezzamenti ad Angela per la cena, soprattutto per la frittatina con il farinello, molto gradita per il “gusto delicato e intenso”, secondo il suo parere. A proposito di gusto, ci consigliò di provare le foglioline dell’Achillea al posto del farinello per dare, secondo lei, “una nota selvatica alla frittata e assaporarne un gusto aromatico rinfrescante, anche se leggermente amarognolo”. Mentre preparavo e servivo un digestivo, le signore si erano appartate sul divano, intavolando altri discorsi su temi femminili che si erano protratti fino agli abbracci e ai saluti senza che io potessi cogliere l’attimo per la domanda che mi era rimasta, metaforicamente, “in canna”. Alcuni giorni dopo, rasando il prato davanti al “totem”, la vista delle piantine fiorite di Achillea mi invogliò a raccoglierle per una frittatina o per i canarini, ma i miei dubbi, le remore e un po’ di scetticismo prevalsero sui pareri dell’amica e il cespuglietto rimase lì. Però, per non rimanere in quel “limbo di incertezze”, finita la rasatura del prato mi gettai sui testi in mio possesso che, assieme a Google, fecero sparire il mio scetticismo; anzi,
Achillea selvatica (infiorescenza, stelo e foglie), foto: P.Mengacci
Achillea selvatica vicina al totem di pietre, foto: P.Mengacci
rimasi “affascinato” dalla ricchezza di tradizioni storiche, magiche, culinarie e terapeutiche di questa pianta erbacea selvatica: l’Achillea millefoglie!
Descrizione dell’Achillea selvatica o millefoglie
L’Achillea millefoglie, botanicamente nota come Achillea millefolium, è una pianta erbacea perenne molto rustica, generalmente considerata infestante. È originaria dei paesi asiatici. In Italia la troviamo con facilità dalla pianura alla montagna, nei prati, lungo i sentieri di campagna, negli incolti, fino ad una altitudine di circa 2000 metri. L’unica regione dove sembra non essere presente è la Sicilia.
La pianta è conosciuta anche come “millefoglio”, “erba del soldato”, “erba delle ferite”, “sanguinella”, “erba dei somari”, “sopracciglia di venere” e altri nomi che fanno riferimento alle proprietà, all’aspetto o all’utilizzo. Appartiene alla famiglia delle Asteracee o Compositae, assieme a margherite, girasoli, carciofi, tarassaco, cicorie ecc. (una delle più grandi famiglie di piante con fiori, con oltre 23.000 specie conosciute).
Nasce da una radice rizomatosa di tipo strisciante, con fusto slanciato, forte e rigido, che può arrivare ad un’altezza di 50-60 cm.
Le foglie sono verde intenso, ricoperte da una lieve peluria, a forma frastagliata e finemente suddivisa, che ricorda una piuma o una felce. Sono alterne, molto lunghe (sui 20 cm) e larghe 3-5 cm. Inoltre, sono lanceolate, divise in segmenti lineari acuti (lacinie). Questa caratteristica ha fatto attribuire all’Achillea il nome comune di “millefoglio” e, se le foglie vengono schiacciate, emanano un aroma leggermente speziato. La fioritura inizia in primavera e i fiori restano sulla pianta da maggio a settembre.
I capolini fiorali, riuniti in vistosi corimbi, sono di piccole dimensioni e hanno un colore che va dal bianco al rosato.
L’impollinazione è entomofila: avviene, quindi, ad opera di api e altri insetti impollinatori e con il suo nettare le api producono un ottimo miele, di colore scuro e dal sapore dolciastro e aromatico, molto raro.
Curiosità storiche e non solo Il nome Achillea millefolium, tramandato da Plinio il Vecchio e riportato da vari studi e testi di botanica e mitologia, deriva dall’antico eroe greco Achille (l’eroe principale dell’Iliade) che, secondo la leggenda, usava questa pianta per curare e guarire le ferite di Télefo, re di Micene, da lui stesso ferito, e dei suoi soldati durante la guerra di Troia. Secondo altre versioni, la ferita di Télefo fu guarita con la ruggine della lancia con cui Achille l’aveva inferta.
Il termine millefolium si riferisce alla caratteristica forma delle foglie, finemente divise in molteplici segmenti, definite anche “sopracciglia di Venere”. Alcuni testi riportano che l’utilizzo di questa pianta sia di gran lunga più antico, dal momento che era già nota all’uomo di Neanderthal e che, nel corso dei secoli, è stata utilizzata per le sue proprietà non solo per uso esterno (cicatrizzante e disinfettante) ma anche interno (sistema digestivo e antispasmotico), nonché per riti magici. Questi ultimi sono documentati in diverse culture, dagli antichi Celti e Greci ai popoli del Medioevo, che consideravano l’Achillea un’erba potente, che veniva usata nei vari rituali magici per protezione, per attrarre amore e amicizia, per la divinazione, ma anche per la purificazione e per allontanare spiriti malvagi.
In molte tradizioni popolari, si diceva che appendere l’Achillea sopra la porta di casa potesse tenere lontani gli spiriti maligni e portare pace e armonia nell’ambiente domestico.
Nella tradizione cristiana e contadina era utilizzata per avvolgere le uova pasquali come simbolo di pace e salute; inoltre, era uso dei contadini portarne alcuni gambi durante il lavoro nei campi per averla a disposizione in caso di piccole ferite o escoriazioni.
In Cina i fusti venivano utilizzati per
Achilleamillefoliumfusto con foglie e radice, fonte: www.actaplantarum.org, autore: AntonioMessina
Fiori di Achilleamillefolium , fonte: www.actaplantarum.org , foto: AldoDeBastiani
fabbricare le bacchette dell’I-Ching, antico metodo divinatorio cinese.
Durante la Prima guerra mondiale, l’Achillea millefoglie faceva parte del kit di primo soccorso dei soldati.
Per gli indiani Navajo era una pianta medicinale sacra e con la sua poltiglia curavano ferite, mal di testa, mal di denti e problemi gastrointestinali.
L’Achillea è spesso usata nei rituali di meditazione e introspezione; foglie e fiori essiccati vengono bruciati come incenso durante le cerimonie, per liberare nell’aria un aroma che calma la mente e apre il cuore.
In ambito esoterico, si dice che l’Achillea sia in grado di assorbire le vibrazioni negative, trasformandole in energia positiva e rigenerante. Nel mondo della “stregoneria selvatica” (forma che si ispira direttamente alla natura e all’ambiente selvaggio), l’Achillea è considerata una pianta di straordinaria potenza ed è assai rinomata per l’impatto positivo sul cosiddetto empowerment femminile (maggior potere, controllo personale e un’autodeterminazione nelle proprie scelte). Viene anche inserita in sacchetti e negli amuleti per la protezione personale e della casa. Quale “simbolo” della vulnerabilità e della guarigione, nel linguaggio dei fiori e delle piante regalare un fiore di Achillea rappresenta un augurio di pronta rimessa in salute.
Infine, una leggenda cristiana racconta che Gesù curò una ferita di Giuseppe, suo padre terreno, con un bendaggio fatto di foglie di Achillea.
Tralascio altre curiosità più o meno “storico-magiche-leggendarie” e rimando i lettori alle fonti elencate in calce o ad altri testi.
Proprietà e utilizzi
Come scritto in precedenza, proprietà ed utilizzo dell’Achillea millefoglie sono noti fin dal tempo dell’uomo di Neanderthal e sono ben documentati nella storia fin dall’antichità, come erba medicinale.
-Uso medicinale
Prima la medicina popolare poi l’erboristeria ed in seguito la fitoterapia ne hanno recepito le innumerevoli proprietà benefiche quale pianta ed erba medicinale, non per il consumo. I valori nutrizionali in termini di macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali, calorie ecc.) possiamo trovarli nelle confezioni dei prodotti derivati. Le proprietà dell’Achillea millefoglie sono principalmente legate ai composti
Proprietà ed utilizzo dell’Achillea millefoglie sono noti fin dal tempo dell’uomo di Neanderthal e sono ben documentati nella storia fin dall’antichità, come erba medicinale
bioattivi presenti nella pianta, come oli essenziali, flavonoidi, e lattoni sesquiterpenici, che possiamo riassumere in astringenti, antispasmodiche, antinfiammatorie. Nella maggior parte dei casi l’attività terapeutica della pianta è confermata, oltre che dalla pratica e dall’uso, anche da test preliminari in vitro e/o su cavie, seguiti da sperimentazioni cliniche. I risultati ottenuti inducono a ritenerne valida l’efficacia in relazione alla forma estrattiva utilizzata. Ciò non toglie che l’efficacia dipenda dalla forma di assunzione e dal dosaggio.
Gli usi consigliati sono: cattiva digestione, diarrea, dolori addominali, eccitazione nervosa, emorroidi, ferite, infiammazioni della cute, influenza, insonnia, ipertensione, mal di denti, mancanza di appetito, raffreddore, ragadi al seno, ulcere, regolazione del ciclo mestruale, stimolazione della secrezione biliare.
Le parti della pianta che vengono usate in fitoterapia ed erboristeria sono le cime floreali (foglie e fiori) ed anche la radice, essiccate.
Per far sì che chi non ha la possibilità di reperire la pianta possa comunque beneficiare delle sue numerose proprietà, nelle fitofarmacie o erboristerie sono presenti infusi e tisane con proprietà digestive e antispasmodiche, la tintura madre per i disturbi gastrointestinali e mestruali, l’olio essenziale per la cura della pelle nei casi di ferite, ulcere, infezioni batteriche e, in aromaterapia, per il benessere psicofisico e la salute. Esistono inoltre cosmetici
Foglia di Achilleamillefolium, fonte: www.actaplantarum.org
Semi di Achilleamillefolium, fonte: www.actaplantarum.org
naturali a base di Achillea quali creme e lozioni per la cura della pelle e dei capelli, nonché balsami a base di olio di Achillea e cera d’api per lenire vene varicose o pelle delicata.
È sempre opportuno consultare il proprio medico o un fitoterapista prima di utilizzare l’Achillea, soprattutto in caso di patologie specifiche o assunzione di farmaci.
-Uso gastronomicoed altriutilizzi
Le proprietà medicinali dell’Achillea hanno da sempre superato l’interesse per quelle gastronomiche per cui, come riportato precedentemente, i valori nutrizionali di questa pianta in termini di macronutrienti non sono stati analizzati. L’Achillea millefolium viene anche utilizzata in cucina, specialmente per le sue foglie giovani, che hanno un sapore amarognolo e piccante, ma gradevole. I suoi fiori vengono utilizzati in ricette di liquori, aperitivi e digestivi a
Le foglie giovani e tenere possono essere utilizzate in misticanze di insalate, zuppe, minestre, formaggi freschi e frittate
base di erbe oppure per decorare e preparare frittelline.
Le foglie giovani e tenere possono essere utilizzate in misticanze di insalate, zuppe, minestre, formaggi freschi e frittate con le uova, senza esagerare nella quantità, in quanto il gusto potrebbe essere troppo aromatico.
A proposito della frittata, vi dico che quella che ho sperimentato con l’Achillea del mio giardino ha confermato i sapori descritti dall’amica di mia mo-
glie: “una nota selvatica con un gusto aromatico rinfrescante anche se leggermente amarognolo”.
La pianta viene usata anche per aromatizzare carni, arrosti, liquori e conserve, grazie alle sue proprietà digestive e aromatiche.
I semi racchiusi in un sacchetto di cotone vengono messi nelle botti per migliorare la conservazione del vino.
L’Achillea è molto usata in liquoreria, soprattutto in montagna, come amaro aromatico ed anche nella preparazione familiare di liquori digestivi.
Tra questi, in Valtellina, viene prodotto un amaro-digestivo di colore giallo-verdastro dall’intenso sapore di erbe, realizzato con i fiori dell’Achillea moscata, cugina della millefoglie.
Inoltre, viene descritta come una pianta a difesa del giardino e dell’orto perché secerne dalle radici delle sostanze che aumentano di molto la resistenza alle malattie delle piante che
le stanno attorno; accanto alle erbe aromatiche, ne aumenta la produzione di oli essenziali.
Come per tutte le piante selvatiche, è bene ricordare che anche l’Achillea va raccolta lontano da fonti inquinanti e che va lavata bene prima di utilizzarla, possibilmente aggiungendo nell’acqua un po’ di bicarbonato.
Uso ornitologico
Nei vari elenchi di erbe prative, consigliate nell’alimentazione per gli uccelli,
ho trovato presente anche l’Achillea, di cui vengono riportate le proprietà sopra descritte. Assieme alle cime floreali viene consigliato l’impiego dei semini, dal sapore agro-amaro ricchi di oli essenziali, alcaloidi, fosforo, potassio e sostanze azotate. Non ho trovato alcuna descrizione o riferimento a questa pianta nei testi ornitologici in mio possesso. Però, considerate tutte le proprietà e i vari utilizzi sia alimentari che terapeutici, così come con la frittatina, ho sperimentato l’Achillea an-
che per i miei canarini ed ho avuto una risposta positiva a quella domanda che vagava dentro di me. Un mazzetto con le cime piene di capolini, raccolto nel mio giardino, è entrato nella volieretta dove c’erano una ventina di novelli… l’hanno pulito integralmente, lasciando sulla griglia di fondo solamente i fusti. Non ho riscontrato alcun segno di intolleranze, né nell’immediato e nemmeno nei giorni successivi. Anche questa pianta erbacea, come tutte le piante selvatiche commestibili che riusciamo a reperire lontano da fonti inquinanti, va usata discrezionalmente, come ho più volte ripetuto in miei precedenti articoli, per non incorrere nei problemi dovuti agli eccessi.
Conclusione
Come ho scritto nella premessa, sono rimasto “affascinato” da questa pianta selvatica, tanto che da quel giorno l’Achillea millefoglie, da erba da estirpare, è diventata una pianta mia “amica”: della salute, della bellezza, dell’orto e dei canarini! Depurare l’organismo, rinforzare le difese, curare la pelle, aromatizzare gli ambienti, difendere l’orto, e perché no, anche alimentare gli uccelli: l’occasione era lì, presente nel mio giardino sotto forma di una umile pianticella e non lo sapevo: è proprio vero che la natura ci riserva continue sorprese!
Se posso, do un consiglio: per chi pratica l’alimurgia o foraging, per chi fa passeggiate in un prato o escursioni in montagna, guardate bene: vicino ai vostri piedi, tra i fili d’erba, margherite e fiori vari, potreste incontrare e scoprire una umile pianticella che all’occorrenza potrebbe prendersi cura di voi e, per chi ha l’hobby ornitologico, anche dei vostri volatili!
Ad maiora, semper.
Alcune fonti:
-Il Prato è in Tavola, Dafne Chanaz, Terranova Edizioni
-Segreti e virtù delle piante medicinali, selezione dal Reader’s Digest
“Totem” dell'Achillea selvatica nel giardino dell'autore, foto: P.Mengacci
La 54ª Mostra Ornitologica Nazionale di Reggio Calabria
testo e foto di DEMETRIO PITASI
Si è conclusa con un grande successo di partecipazione e qualità espositiva la 54ª Mostra Ornitologica Nazionale “Città di Reggio Calabria”, organizzata dall’Associazione Ornicoltori FATA MORGANA (AOFM) –facente parte del raggruppamento Calabrese, sotto l’egida della Federazione Ornicoltori Italiani (FOI) e con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria. La manifestazione, allestita nella splen-
dida cornice del Centro Direzionale, presso la Sala Versace, concessa grazie alla sensibilità dell’Amministrazione comunale, ha richiamato numerosi allevatori, anche dalle regioni limitrofe. L’esposizione si è confermata una vera festa per gli occhi, offrendo una panoramica straordinaria sulla diversità del mondo ornitologico. Oltre ai canarini, i visitatori hanno potuto ammirare splendidi pappagalli con stupendi co-
lori, esemplari di crocieri fasciati, i vivaci lucherini americani e una miriade di canarini che spaziavano in varie forme e colori.
Cuore pulsante dell’esposizione sono state le specialistiche di razza, in particolare quella dedicata al Canarino Fiorino, l’affascinante arricciato creato e sviluppato dal Prof. Zingoni. In esposizione, oltre cento stupendi soggetti hanno dato sfoggio delle loro splen-
dide movenze e arricciature.
Il prestigioso Trofeo intitolato al Prof. Zingoni, assegnato dal Club del Fiorino, è stato conquistato dal Dott. Isidoro Bruzzese, Socio della AOFM. Il Dott. Bruzzese si è piazzato al primo posto grazie all’eccezionale qualità dei suoi soggetti nel circuito combinato delle mostre specialistiche assegnate a Reggio Calabria e a Udine, che si svolgevano in contemporanea.
A valorizzare ulteriormente l’esposizione hanno contribuito anche le specialistiche dedicate al Canarino Jaspe e al Canarino Mosaico, che hanno arricchito il panorama di colori e varietà. L’ornicoltura si è dimostrata non solo una passione, ma anche un’occasione unica per incontrare vecchi e nuovi amici uniti da un amore comune. Questo hobby crea un forte senso di comunità e condivisione di conoscenze.
La manifestazione ha ribadito l’alto valore etico e sociale dell’allevamento amatoriale, in linea con il celebre motto della Federazione Ornicoltori Italiani “Allevare è proteggere”. Que-
L’esposizione si è confermata una vera festa per gli occhi, offrendo una panoramica straordinaria sulla diversità del mondo ornitologico
sto principio sottolinea il ruolo cruciale degli allevatori nella conservazione delle specie e delle varietà.
I giorni dedicati al giudizio sono stati intensi e molto istruttivi, procedendo regolarmente secondo le tabelle di marcia stabilite. Il lavoro dei giudici si è concluso con la proclamazione dei campioni e la stesura delle classifiche ufficiali.
Un momento di particolare emozione è stata la consegna del Trofeo Memorial “Zappone Carmelo”, socio AOFM, allevatore di canarini lipocromici. Il premio è stato assegnato a Giuseppe Parrello, il quale si è distinto per il miglior palmares ottenuto in mostra, ottenendo il premio in oro grazie ai suoi soggetti, che hanno conquistato i primi posti in classifica.
L’inaugurazione ha visto la presenza dei membri dell’Amministrazione comunale, ai quali l’AOFM ha rivolto un sentito ringraziamento. L’apertura al pubblico, nei giorni 1 e 2 novembre, ha registrato un afflusso costante e numeroso, favorito da una sapiente diffusione sui media e dall’efficace passaparola.
Tante le famiglie intervenute per ammirare i magnifici colori e ascoltare i cinguettii degli “amici alati”. L’Associazione ha mostrato grande attenzione per le nuove leve, distribuendo gratuitamente numerosi numeri della rivista ornitologica ufficiale “Italia Ornitologica” (I.O.) per stimolare l’interesse dei più giovani.
Al calare del sipario, l’organizzazione ha voluto ringraziare sentitamente le ditte sostenitrici, i soci e gli espositori, definiti il cuore pulsante di questo splendido hobby. Conclusa la fase di smontaggio e riassetto, l’AOFM è già pronta a rimboccarsi le maniche in attesa del prossimo appuntamento: l’arrivederci è fissato per la 55ª esposizione AOFM!
Jean Pierre Deriu e il suo mondo tra le piume
testo e foto di PIERCARLO ROSSI
Il mondo alato ha attratto da sempre il genere umano, sicuramente in primis come fonte di sostentamento, fino a giungere ai giorni nostri, dove grazie alla leggiadria ed alla bellezza dei colori dei volatili il numero dei birdwatchers presenti nel mondo aumenta di anno in anno. Guardando per un attimo al passato, quando era permessa l’uccellagione, ogni anno veniva catturato un numero importante di piccoli uccelli canori come Lucherini, Fringuelli, Peppole e Verdoni; alcuni finivano come accompagnamento di una fumante fetta di polenta, altri fungevano da richiami per la successiva stagione venatoria. Con il diffondersi dell’allevamento dei canarini vennero tentati i primi ibridi, creando un nuovo interesse legato al mondo ornitologico.
Ognuno di noi si è affacciato a questo universo in modo differente, anche
Ho conosciuto
Jean Pierre in uno dei tanti incontri organizzati dal compianto
Norbert Scottò
se molti, tra cui il sottoscritto, possono considerarsi dei “figli d’arte”.
Mio padre, ad esempio, allevava canarini da canto della razza Harzer Roller e le penne e piume hanno da sempre fatto parte, per così dire, della mia vita.
La passione per il mondo alato è sempre stata parte di me e mi ha permesso nel corso degli anni di conoscere un numero importante di appassionati; tra questi, oggi vi vorrei parlare di Jean Pierre Deriu.
Ho conosciuto Jean Pierre in uno dei tanti incontri primaverili organizzati dal compianto Norbert Scottò, allora Presidente dell’Associazione di Aubagne in Francia.
L’associazione di Aubagne era gemellata con A.O.P.A. di Alessandria, di cui sono stato per anni prima segretario e poi Presidente ed ogni anno, prima della stagione riproduttiva, organizzava un piccolo convegno, frequentato sempre da un numero importante di appassionati, a cui era abbinata una piccola mostra scambio. Jean Pierre partecipava con grande attenzione a questi incontri, sempre ricchi di spunti interessanti, in cui si parlava di genetica e di mutazioni oppure si discuteva sulla biodiversità. Dopo il mio trasferimento in Puglia, una decina di anni or sono, ho ritrovato Jean Pierre alla mostra del Club dell’Hornemanni ed ogni volta parla-
Canarino Jaspe x VenturoneCanarino Jaspe x VenturoneCanarino Satiné x Venturone
vamo di ibridi; inoltre, quella era l’occasione per poter ammirare alcuni dei suoi splendidi soggetti, soprattutto i Venturoni Corsi, specie purtroppo poco allevata, a cui lui è molto legato, essendo specie endemica della sua attuale residenza, la Corsica.
Ex pilota automobilistico del Team Renault, ora si dedica interamente alla sua grande passione, ossia l’allevamento di uccelli, passione che coltiva dall’età di 4 anni.
Ne possiede diversi, come ci racconterà tra poco, ma prima di iniziare tutto questo, nel rispetto delle regole presenti in Francia, ha dovuto acquisire un “certificato di idoneità”, un percorso non semplice, un’abilitazione inseguita per un lungo periodo ma tutto questo gli ha permesso di diventare un allevatore esperto che primeggia ora in tutte le manifestazioni a cui partecipa: lo dimostrano le 6 medaglie d’oro, 7 medaglie d’argento e 5 medaglie di bronzo che si è aggiudicato al Campionato Mondiale di Ornitologia che si è svolto nel mese di Gennaio 2025 in Portogallo.
Ho avuto il privilegio di giudicare in questa manifestazione e così ho potuto ammirare il primo ibrido realizzato con il Rhodopechys sanguineus o Trombettiere ali rosa ed il Cardellino, due ibridi strepitosi tra il Venturone ed il Verdone dell’Himalaya, uno tra il Verdone ed il Crociere fasciato, uno stamm di Cinciarelle ed un bellissimo stamm di Venturoni Corsi.
Ora Jean Pierre è l’unico allevatore in Corsica a poter autorizzare chi si vuole affacciare al mondo della detenzione e riproduzione delle specie autoctone.
La diversità tra le due cose è notevole; mi racconta, infatti, l’allevatore: un conto è detenere e prendersi cura dei nostri beniamini, un conto è tentarne la riproduzione.
Ci vuole un giusto mix di esperienza spirito d’osservazione ed amore verso il genere alato per poter giungere al successo.
I cambiamenti climatici, le coltivazioni intensive e la conseguente diminuzione di aree lasciate incolte dove i piccoli fringillidi possono reperire il
cibo, oltre ai predatori naturali tra cui gazze e corvi, senza dimenticare i piccoli felini domestici, stanno mettendo a serio rischio la vita dell’avifauna autoctona.
Come se tutto questo ancora non bastasse, gli enti protezionisti cercano anno dopo anno di impedire l’allevamento in ambiente controllato di Cardellini, Verdoni e simili tanto in Francia quanto in Italia.
Jean Pierre, come il sottoscritto, crede che il benessere animale deve essere al primo posto se si vuole proseguire in questa pratica, permettendo a chi vuole iniziare questo percorso di seguire degli stage dove poter acquisire importanti nozioni utili per il futuro; il suo ideale è quello brasiliano, dove lo Stato a cui viene fatta la richiesta da un nuovo allevamento visiona, prima di dare il suo benestare, le strutture atte all’allevamento ed una volta concesso il permesso fornisce all’allevatore soggetti per poter iniziare questa avventura. Tornando in Europa, sinceramente non si capisce tutto questo accanirsi nei confronti degli allevatori: se non fosse esistita nel tempo questa passione, non vi sarebbero oggi tutte le mutazioni presenti nel Canarino, nel Diamante del Gould, nel Padda ed anche nel Cardellino e nel Verdone, ad esempio.
Noi ci auguriamo che il buon senso ci permetta di poter allevare per lungo tempo.
Ritornando ora all’allevatore corso, credo che per poter raggiungere tali
Cardellino Tschusii x organetto scuro
Cardellino x Lucherino Pettonero
Cinciarella (Cyanistescaeruleus)
risultati solo la passione non basti, quindi facciamoci spiegare dal diretto interessato qual è la giusta alchimia che gli ha permesso di raggiungere questo risultato.
Facciamoci
spiegare dal diretto interessato qual è la giusta alchimia
Mi chiamo Jaen Pierre Deriu, abito in Corsica, più precisamente a Bastia, e la passione per il mondo alato è stata una costante di tutta la mia vita. Sono il primo di sei fratelli ed ho condotto un’infanzia semplice, in una bellissima terra; il mio papà, che di professione faceva il falegname, era molto abile nel suo mestiere ed anche se non aveva potuto ultimare gli studi aveva scritto alcuni libri di poesie in prosa. Anche lui amava molto il mondo degli uccellini; infatti, ricordo che mi raccontava che il lavoro nelle vigne era duro, ma il piacere di poter ammirare cardellini ed altri uccelli lo rendeva meno faticoso. Contagiato dalla sua stessa passione, le sue abili mani costruivano delle gab-
biette, utilizzando spesso la rete delle zanzariere, ed io mi lamentavo perché quella rete mi impediva la vista dei miei amati uccellini.
A quei tempi ricordo che c’era un vicino di casa che chiamavamo Zio Giacomo; io aspettavo trepidante il suo rientro a casa e se aveva una mano nella tasca era un buon segno, io impazzivo di gioia, solitamente aveva un piccolo passero caduto dal nido. Provavo di volta in volta ad allevarli e con il passare del tempo riuscii in questo compito, per nulla facile: ricordo un soggetto molto domestico che volava libero per casa e rubava spesso gli spaghetti al ragù; si posava poi su di un mobile ad una certa altezza per poterli gustare in santa pace, seguiti dai rimproveri della mamma. Con il passare degli anni cambiai il modo di allevare gli uccellini ed allestii una soffitta piena zeppa di gabbie ed uccelli; ricordo ancora che di ritorno da una gara di Rally un giornalista venne a casa per un’intervista e rimase colpito dalla mia grande passione per il mondo alato, così poi lo scrisse anche nel suo articolo. Sedici anni or sono conobbi mia moglie, che condivise subito questa mia grande passione e decidemmo di andare a visitare la mostra di Pordenone; io ero abbonato a molte riviste del settore allora, ma non avevo mai visto dal vivo i Cardellini major. Fu quella l’occasione di vederli per la prima volta e fu come per un bambino entrare in un negozio di giocattoli.
Ne acquistai alcune coppie, oltre ad altri uccelli, tutti rigorosamente mutati in quanto io non ero ancora in possesso del certificato di idoneità, ed una volta a casa iniziai ad allevarli.
Ebbi poi la fortuna di incontrare Paolo Gregorutti, che posso definire un maestro, il quale mi fece conoscere le mutazioni e l’anno successivo decisi di andare a Fringillia, dove scattai molte foto ai soggetti presenti per capire meglio le mutazioni ed incontrai tanti bravi allevatori che mi diedero molti consigli utili. La passione per l’ibridazione ebbe inizio con due ibridi ottenuti dall’accoppia-
Verdone bruno x Cardellino bruno
Lucherino silice x Venturone
Verdone bruno x Cardellino bruno
mento di Verdone x Cardellina, entrambi mutati; li esposi alla mostra di Hornemanni: avevano una forma ed un piumaggio fantastico e lo stesso Paolo li definì “uccellini di porcellana”. In seguito, realizzai Venturone corso x Cardellina, una vera e propria perla, una perfetta fusione dei colori e disegni dei due soggetti.
Diversi amici mi consigliarono di allevare i Venturoni in purezza: essendo un soggetto endemico della Corsica, acquistai alcune coppie in Italia ed in Belgio, ma una volta giunti a casa i soggetti mi sembravano “tristi”, così feci fare alcune analisi ma non rivelarono nulla di anomalo. Allora decisi di costruire due voliere, che io definisco” di sole e pioggia” in quanto
in parte esposte. Dopo tre mesi la femmina fece il nido e così inizio la mia avventura con i Venturoni.
Ho da sempre provato ad allevare nel modo più naturale possibile, cercando di prevenire le possibili malattie utilizzando costantemente dei probiotici, che proteggono il delicato apparato digestivo ed utilizzare i canarini nati nel mio allevamento, che risultano sicuramente più robusti, in ibridazione.
Ricordo ancora con piacere un ibrido di Venturone x Canarino solforato che ottenni una decina di anni fa, mentre di Venturone x Verdone dell’Himalaya che mi hanno regalato la medaglia d’oro al mondiale ne ho realizzati diversi, ma i primi mi furono mangiati da un serpente
che era riuscito ad intrufolarsi tra le maglie della voliera e dopo aver “pranzato” non riusciva più ad uscire dalla medesima. La Corsica è un’isola ventosa, pertanto ho realizzato delle voliere con paletti metallici saldati ed ho interrato la rete per l’intrusione dei ratti, tutto questo per poter affrontare al meglio il clima nelle varie stagioni.
Per portare in estro il Verdone dell’Himalaya ho adottato alcuni piccoli accorgimenti, come quello di porlo in una gabbia con una lampada “true light”, aumentando gradatamente le ore di luce.
Un altro soggetto che mi ha regalato diverse soddisfazioni è stato Organetto scuro x Alario, molto aggraziato nelle forme e con una bella macchietta rossa sulla testa.
Negli anni ho realizzato diversi ibridi ma quello con il "sanguinea" è sicuramente una prima assoluta; il primo anno decisi di colorarlo e fece una bella maschera dove i parentali erano entrambi ben visibili. Lo esposi al mondiale in Spagna ma non fu apprezzato dai giudici. Ho diversi sogni nel cassetto: per quanto riguarda gli ibridi vorrei tentare nuovamente Botton d’oro x Canarina, di cui in passato ho avuto uova feconde purtroppo non schiuse; poi Venturone x Crociere dell’Himalaya e poi alcuni ibridi del Trombettiere sanguinea con il Canarino, il Carpodaco vinaceo ed il Crociere fasciato, mentre in purezza mi affascina molto il Passero del deserto.
Vorrei concludere questa chiacchierata
Cardellino Tschusii x VenturoneCardellino Tschusii x Venturone femminaCardellino Tschusii x Venturone
Cardellino Tschusii x Organetto scuro
con il racconto di come sono riuscito ad allevare le cinciarelle Cyanistes caeruleus, specie per nulla facile: ho dovuto studiare molto attentamente la loro alimentazione, nei vari periodi dell’anno, e adottare diversi stratagemmi soprattutto in fase riproduttiva. Ho realizzato dei nidi con un piccolo “ascensore interno” che mi permette di recuperare i piccoli e poterli anellare; i genitori non amano molto questa pratica ed inoltre i piccoli hanno zampette molto delicate. Utilizzo un anellino con diametro 2,5 e mi aiuto con dell’olio in questa pratica; la femmina depone sempre un numero importante di uova, 8/9, ma vengono allevati generalmente soltanto 3 o 4 soggetti.
Quando decido di portare in mostra questi soggetti, a dire il vero poche volte per non stressarli troppo, devo studiare un mangime bilanciato che li possa aiutare nel periodo in cui rimangono all’interno del trasportino.
Tanto per ricordare
MiSpero che il numero degli appassionati possa aumentare e che le leggi ci consentano di poter continuare ad allevare.
sono iscritto alla F.O.I. nel 1967 con l’associazione Pescarese, dell’allora Presidente Cavaliere D’Agostino, allevando i cosiddetti Olandesi del Nord. Nel 1972, assieme ad un gruppo di nuovi allevatori, fondai una nuova Associazione in Provincia di Teramo, che denominammo Associazione Ornitologica Teramana.
Nel 1975 sostenni gli esami per diventare Giudice Nazionale delle Razze F.P.A. e successivamente, nel 1985, come Giudice Internazionale.
Negli anni ho partecipato come espositore a tutti gli eventi più importanti organizzati dalla F.O.I. come Campionati Italiani e Mondiali, ottenendo ottimi risultati, ma quello che mi dava più entusiasmo era esporre a Reggio Emilia. Ricordo con nostalgia l’amico Renzo Grisenti, Adriano Bizzarri e tutti gli altri, non me ne vogliano se non riesco a nominarli tutti, ma vi assicuro che sono tantissimi.
Dal 1986 fino al 2010, quasi tutti gli anni ho avuto l’onore di giudicare proprio a Reggio Emilia e dal 1978 al 2010 di far parte della C.T.N. C.F.P.A.; ho il piacere di ricordare alcuni grandi colleghi: Umberto Zingoni, Francesco Calzavara, Gino Sansone, Luciano Viola, Giovanni Bertoncello, Luigino Valentino, Spuria, Ornaghi, Stach Alfano, Franco Lombardini, Armando Sanatore… pace alle loro anime.
Io credo che il segreto di questo hobby si racchiuda in due parole: passione e osservazione.
Reggio Emilia 24.11.1978, Palazzetto dello sport, premiazione con il sig. Renzo Grisenti
Per poter raccontare tutto il mio passato di ornitologo non bastano poche righe ma ci vorrebbe un libro. Un fatto è certo: che sono orgoglioso di far parte come ornicoltore della grande famiglia che si chiama F.O.I. e che mi ha dato l’opportunità di girare l’Italia in lungo e in largo, nonché in una parte di Europa e di conoscere tantissime brave persone. Grazie, F.O.I.
Vittorio Olivieri
La scuola di mia figlia
Attività F.O.I.
Sintesi verbale del Consiglio Direttivo Federale del 27-28-29 Giugno 2025
(La versione integrale è pubblicata sul sito www.foi.it/verbali)
-ASSEMBLEA GENERALE CLUB DI SPECIALIZZAZIONE 2025 CON RELATIVO
INCONTRO CON LE RISPETTIVE CCTTNN
Modifica dell’Articolo 16 del Regolamento Club di Specializzazione
A seguito di quanto comunicato dal Consigliere delegato Francesco Badalamenti in ordine alle segnalazioni pervenute riguardanti la condotta tenuta da alcuni “Allevatori esperti” durante le collaborazioni alle fasi di giudizio in mostre specialistiche di Club, nonché circa la mancata conoscenza, da parte degli stessi, delle norme contenute nel Codice Deontologico del Giudice, il CDF delibera di modificare l’articolo 16 del Regolamento Club di Specializzazione come segue: … omissis … È facoltà del Club la possibilità di affiancare nell’ambito delle mostre specialistiche, in rapporto di uno a uno, i Giudici con gli specialisti della razza ovvero con gli allevatori esperti dallo stesso individuati e prescelti con criteri di rotazione nelle designazioni. I Giudici rimangono i titolari del giudizio e redigono il verbale della mostra nel quale attesteranno anche le operazioni svolte dagli specialisti della razza ovvero dagli allevatori esperti a loro affiancati. All’atto della designazione gli allevatori esperti dovranno dichiarare di essere a conoscenza delle regole di condotta contenute nel Codice Deontologico del Giudice FOI. L’allevatore esperto prescelto dal Club dovrà ricevere apposito nulla osta federale. Non saranno ammesse deroghe ai principi innanzi esposti e non saranno accettate certificazioni da qualunque entità provenienti volte ad attestare la qualità di Giudice. … omissis … Il testo così come modificato sarà esposto ai Club di Specializzazione in occasione dell’odierna annuale Assemblea dei Club.
-Il CDF, dopo aver udito l’istruttoria del Consigliere Federale delegato Francesco Badalamenti e dopo aver acquisito il parere favorevole del Direttivo dei Club di Specializzazione, delibera il riconoscimento del seguente Club: “Club Italiano Padda” con sede in Via Fucini n. 24 - 50059 Vinci (FI).
-Il CDF, con riferimento alla proposta di prolungamento di convenzione per sessaggio molecolare aviario, pervenuta con mail del 28 maggio 2025 da parte del Laboratorio Gentras di Prato, ritenendo i costi offerti concorrenziali rispetto a quelli ordinari di mercato, delibera l’accettazione della stessa disponendone la pubblicazione sul sito istituzionale. Le procedure per l’attivazione dei servizi convenzionati saranno concordate direttamente con i tesserati FOI interessati con i quali andranno altresì gestiti le modalità ed i tempi dei pagamenti.
-Il Vice-presidente Crovace riferisce al CDF di aver partecipato ad una riunione in video conferenza con il Presidente ODG e con il Presidente del Collegio EFI Fuson circa la delibera n. 11 del 2025 contenente la richiesta di concedere l’abilitazione al giudizio per la doppia sezione FH e GH, non ratificata nel verbale del CDF del 15 maggio 2025, in attesa di ulteriori approfondimenti.
Acquisite dal vice Presidente federale le richieste informazioni in argomento nel corso della predetta riunione, il CDF delibera come segue: conferma la mancata ratifica della predetta delibera dell’ODG, osservando che ogni tipologia di regolamentazione deve avere necessariamente carattere di universalità. Pertanto il CDF rimane in attesa di ricevere proposta di indizione di specifico bando da parte dell’ODG (da attivarsi secondo le consuete modalità ed in applicazione delle regole generali), qualora quest’ultimo avesse a ravvisare esigenze di implementazione della facoltà di giudizio in sezioni multiple. Tale principio deve essere ritenuto applicabile alle specializzazioni EFI ed O&aP.
-ASSOCIAZIONE HARZISTI ITALIANI – RICHIESTA DI UTILIZZO DI ANELLI FOI CON L’INCISIONE DELLA CHIAVE DI VIOLINO.
In riscontro della mail pervenuta in data 16 maggio 2025 a firma del Consiglio Direttivo AHI, il CDF prende atto della comunicazione di prossima decadenza (febbraio 2026), del brevetto relativo all’anello con la “chiave di violino”, registrato nel 2016 presso l’Agenzia delle Entrate a nome dell’Associazione Harzisti Italiani. Qualora detto brevetto non fosse rinnovato dall’avente diritto, il CDF delibera che gli anelli con la chiave di violino –non più assoggettati alla riserva esclusiva generata dal predetto brevetto – potranno essere nuovamente messi in produzione dalla FOI, ordinati ed utilizzati solo ed unicamente dai Soci dell’AHI per un periodo di dieci anni, alla scadenza del quale potranno essere distribuiti a tutti gli Allevatori FOI di canarini Harzer Roller che ne faranno richiesta, sin d’ora specificando che, nel caso in cui i medesimi fossero utilizzati per l’inanellamento di uccelli di altre razze e/o specie, saranno considerati segni di riconoscimento. La presente deliberazione deve ritenersi sospesa fino all’avveramento della decadenza del brevetto ed alla stessa potrà essere conferita immediata esecutività solo nel caso in cui l’AHI farà pervenire documentazione attestante la rinuncia al brevetto prima della data di decadenza del medesimo.
-Il CDF inoltra alla Com-Italia formale richiesta di attivare la procedura prevista per la terza ed ultima fase di riconoscimento in sede COM/OMJ del Canarino Nero Perla nonché di ripresentare la candidatura per il riconoscimento del Torzuino.
-Il CDF esamina i 3 progetti strutturati dall’Associazione Pescarese Ornicoltori e da quest’ultima condivisi con altre associazioni di riferimento del territorio abruzzese. I progetti rispettivamente denominati “L’ecologia è…”, “Cormoshield Abruzzo” e “La scuola con le ali” sono stati approvati dalla Regione Abruzzo anche mediante la concessione del patrocinio. L’APO richiede alla Foi la concessione del medesimo patrocinio nonché un contributo economico, di entità non rilevante, per l’intero corso di durata dei progetti. Il CDF ritiene di interesse le proposte progettuali e, dopo aver letto il parere favorevole del presidente del Raggruppamento Abruzzo/Molise, concede il richiesto patrocinio nonché il sostegno economico pari a complessivi euro 450,00, erogabili in tre anni, oltre al rimborso del costo sostenuto per la stampa degli attestati di partecipazione.