Solo un muro perimetrale in mattoni e bianca pietra d’Istria è sopravvissuto di Ca’ Venier, una perdita che non ha risparmiato nemmeno le antiche statue che ne abitavano il giardino e le sale. E se non fosse stato per la fortunata mano del De Barberi che ha immortalato la casa nella celebre Cinquecentesca pianta-veduta della città, poco altro più si saprebbe delle due porte chiuse incastonate in quei ruderi dietro Ca’ Sceriman, bagnati, preziosamente, dal rio dei Gesuiti a Cannaregio. Sul sedime di un’antica dimora, una nuova scuola per artigiani a Venezia è disegnata per riaccendere di un luogo le ceneri di uno spirito forse non del tutto assopito e misurare, sopra il suo stesso passato, la legittimità dell’architettura oggi nella città d’arte per antonomasia.