I CENTRI DI SERVIZIO, UNA PECULIARITÀ ITALIANA La riforma della legge 266/91 ha tra i temi in discussione i Centri di Servizio al Volontariato, dalla stessa norma istituiti. Le critiche che spesso sono rivolte riguardano l’efficacia e la trasparenza dei CSV. E a tal proposito non mancano gli attacchi da parte delle stesse Fondazioni bancarie, finanziatrici dei servizi erogati dai Centri alle organizzazioni di volontariato. Per un meccanismo di legge l’aliquota sugli accantonamenti destinati al volontariato da parte delle Fondazioni è fisso, a prescindere dai profitti raccolti annualmente dalle stesse; dalle ultime rilevazioni risulta che le risorse messe a disposizione sono in continuo aumento, il che significa più soldi al volontariato. É bene far luce su queste zone d’ombra partendo da una considerazione di Edo Patriarca, componente agenzia Onlus, tesa a cogliere la positività che i CSV sono capaci di esprimere e, nel contempo a non escludere, se necessario, correttivi che migliorino i servizi. “I CSV vanno difesi perché, sottolineiamolo, è l’unica esperienza europea afferma Patriarca -. Potrebbe anzi essere il fiore all’occhiello dell’Italia, potrebbe essere un’esperienza riportata e proposta a livello europeo”. I CSV sono l’espressione di un alto grado di civiltà espresso dalla nazione, perchè lì dove
c’è il riconoscimento del valore del volontariato, c’è una società che crede e difende il diritto alla tutela dell’uomo. La questione delle risorse è reale ma non è da riportare ad un dato quantitativo, ma qualitativo, come suggerisce, ancora una volta, Edo Patriarca “C’è un problema di uso delle risorse perché se c’è un progetto chiaro non possono che apportare ricchezza in termini di servizi, altrimenti avvelenano il volontariato”. Bisogna lavorare, piuttosto, su quanto Marco Granelli, presidente del CSV.net, ha ribadito in occasione della presentazione del Report 2006 sui CSV, ossia “che nella revisione della legge quadro sul volontariato siano previsti meccanismi di riequilibrio delle risorse tra i diversi Centri italiani per permettere a tutte le organizzazioni di godere del sostegno e dei servizi offerti dai CSV”. Questi, di fatto, costituiscono una realtà di partecipazione, confronto, collaborazione, indirizzo e governo dello sviluppo del volontariato nei territori provinciali, con un complesso esercizio di democrazia, pluralismo e incontro di realtà diverse. Ciò è ancor più vero se si considera che i 77 Centri di Servizio sono diretta espressione delle ODV, in quanto gestiti da circa 9.430 soci, il 94% dei quali aderenti ad associazioni. Il restante 6% è costituito da cooperative sociali o enti pubblici. "Se si tiene presente che molti soci
sono in realtà reti di organizzazioni, che quindi rappresentano al loro interno una molteplicità di realtà - si legge nel Report 2006 di Csv.net - si può stimare che in Italia nel 2006 quasi una organizzazione su due fra quelle presenti (46,4%) è socia, direttamente o indirettamente (tramite appunto l’appartenenza a reti), dei Centri". I numeri, infine, esprimono in maniera significativa l’opera dei CSV: nel 2006 con un investimento di 72 milioni di euro sono stati erogati circa 227mila servizi, 30% in più rispetto al 2005, a 100mila utenti tra associazioni, gruppi informali di cittadini e singoli volontari, impegnando 3.300 lavoratori attivi, tra dipendenti, collaboratori e consulenti, e 1.300 volontari. L’obiettivo per il futuro è di potenziare sempre più la progettazione partecipata tra i Centri e il territorio per garantire il raggiungimento di una piena maturità delle OdV e il loro radicamento nella società. Rosa Franco Presidente CSVSN
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Le proposte di riforma della 266/91 Legge 266/91. Il parere della OdV Esperienze Fumata bianca per il 5 x mille •Onlus e appalti •Esenzioni anche per gli enti culturali •Servizio Civile: i corsi di formazione Sportello del Volontariato CSVSN CSVSN Informazioni
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