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1. Lasciare in tutti una traccia di Dio

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Movimento

Pro Sanctitate

Italia

“LASCIARE

IN TUTTI

UNA TRACCIA DI DIO”

L’eredità spirituale di Guglielmo Giaquinta

Nel 30° anniversario della nascita al cielo

GUGLIELMO GIAQUINTA, APOSTOLO E PROFETA DELLA VOCAZIONE UNIVERSALE ALLA SANTITÀ A cura di Cristina Parasiliti

PREMESSA

L’itinerario che proponiamo è costituito da alcuni approfondimenti tematici sul pensiero e la spiritualità del Servo di Dio Guglielmo Giaquinta. L’occasione è data dal fatto che nel 2024 ricorrono i 30 anni dalla sua nascita al cielo e noi, come famiglia spirituale nata dalla sua ispirazione carismatica, desideriamo immergerci nel suo pensiero, dono prezioso per il nostro cammino, ma con il desiderio di condividere questo dono con tutti, sapendo che i doni dello Spirito sono per il bene di tutti (cfr. 1 Cor 12, 7).

Tre piccole precisazioni:

- Le notizie biografiche saranno solo accennate, all’occorrenza, rimandando a quanto già pubblicato per maggiori dettagli;

- Data la vastità degli scritti e della predicazione di mons. Giaquinta, non è possibile fare una trattazione esaustiva di tutta la ricchezza del suo pensiero: sono stati scelti alcuni temi, tra i più significativi, ben sapendo che molti altri ce ne sono e con la speranza che questo sia solo l’inizio di un itinerario che potrà continuare nei prossimi anni;

- Il percorso è pensato soprattutto per la famiglia Pro Sanctitate, per quanti già vivono e condividono questo carisma, ma sarebbe bello se potesse raggiungere un numero molto ampio di persone e suscitare in loro il desiderio di abbracciare con gioia ed entusiasmo la vocazione alla santità.

QUANDO NASCE UN CARISMA?

In genere, la nascita è un momento certificato, per noi è normale che la nascita di un bambino venga immediatamente registrata, diventando un punto certo di riferimento. Non si può avere la stessa certezza ‘certificata’ per quanto riguarda un carisma, come più volte ha raccontato Giaquinta, definendo il tempo iniziale come il tempo del mistero1 .

Giaquinta scopre la chiamata alla santità nella concretezza dell’esercizio del suo ministero sacerdotale, santità che assume contemporaneamente i tratti del desiderio del cuore umano che incontra e si incastra perfettamente con il desiderio di Dio, fin dall’eternità: “Voi tutti siete stati predestinati fin dall’eternità a diventare santi” (Ef 1, 4).

Non era scontato che da queste premesse ne scaturisse l’idea che Dio vuole tutti santi: in questo possiamo dire che Giaquinta ha compiuto un “salto” qualitativo rispetto al pensiero comune del suo tempo. Negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso non erano in molti a parlare di santità, e ancora meno a pensare che la santità fosse una vocazione universale. Tra questi pochi, Giaquinta si trova in sintonia con p. Gabriele di santa Maria Maddalena2 , un padre carmelitano che ha una certa autorevolezza nel campo della spiritualità e tratta il tema in diversi articoli pubblicati tra il ‘47 e il ’49. È probabile che

1 “È una realtà che è nata, direi, al di là della mia volontà, è qualche cosa che è nata attorno a me. Lo chiamerei il tempo del mistero: qualche cosa che è nata, per esempio, nelle lunghe, lunghe ore passate da me nel confessionale, a volte dalle tre del pomeriggio fino alle nove, alle dieci, alle undici di sera. E notai l’ansia di vita spirituale, un desiderio di santità, una santità che non era astratta, ma reale”: G. GIAQUINTA, Il Movimento Pro Sanctitate, voce profetica del V capitolo della Lumen Gentium, Relazione al raduno Nazionale del Movimento, 1979, in Movimento Pro Sanctitate, Raccolta di testi del Fondatore sulla Spiritualità e la storia del Movimento, pro manuscripto, 1997, 21s.

2 Ulteriori notizie su p. Gabriele in http://www.avecarmelidomina.it/padregabriele/

sia diventato per mons. Giaquinta un punto di riferimento, perché risponde meglio alla sua sensibilità spirituale, trovando proprio negli scritti del carmelitano una conferma delle sue intuizioni, in particolare quanto pubblicato sulla rivista di Vita spirituale, fondata dallo stesso p. Gabriele nel ’47; ciò spinge il giovane sacerdote romano a presentargli il progetto iniziale di fondare “qualcosa” a favore della spiritualità e ricevendo dal carmelitano l’incoraggiamento a iniziare.

Ma torniamo alle radici del carisma in Giaquinta. All’origine dell’intuizione della vocazione universale alla santità c’è la sua formazione spirituale, ciò che aveva dentro (come dice egli stesso).

Sembra un paradosso, perché, abbiamo detto, nel tempo della sua formazione non era così frequenteparlare disantità per tutti. A cosa si riferisce dunque?

Proviamo a raccogliere qualche indizio, anzitutto dalla sua esperienza personale. La sua formazione è avvenuta a Roma in Seminario, prima il Minore (dal 1926), poi il Maggiore: sono stati anni decisivi per la sua vita spirituale, anni durante i quali ha sperimentato e appreso la centralità di Cristo, maestro e modello di perfezione, l’importanza della fedeltà e della adesione alla volontà di Dio, da cercare assiduamente e alla quale corrispondere con la totalità della vita. Tutto questo noi oggi lo chiamiamo ‘santità’.

Ma non sono sfuggiti all’attenzione del giovane seminarista

Guglielmo i ripetuti inviti alla santità di Pio XI: egli stesso, negli anni successivi, lo metterà in evidenza, ricordando i numerosi interventi nei quali il Pontefice aveva parlato di vocazione universale alla santità e, soprattutto, l’enciclica Rerum Omnium (1923), dedicata a san Francesco di Sales. Successivamente, l’esperienza sacerdotale conferma la sua intuizione, soprattutto nel confessionale, nelle lunghe ore durante le quali ha la possibilità di cogliere “l’ansia di vita spirituale, un desiderio di santità, una santità che non era astratta,

ma reale”3. E proprio per dare concretezza, a queste intuizioni e ai desideri cheleggenei cuori, Giaquintaintraprende un’intensaopera di apostolato, finalizzata ad offrire strumenti per nutrire la vita interiore; è questo il progetto nel quale coinvolge le persone a lui più vicine, le giovani della parrocchia e i sacerdoti con i quali condivide lo stesso zelo.

È molto bello questo aspetto ecclesiale e comunitario che fa di Giaquinta un uomo di comunione, che mette il suo dono (carisma) a servizio di tutti. Così diventa fecondo e la realtà cresce, si amplia nel numero di persone coinvolte e nelle attività proposte.

Quando arriva il Concilio Vaticano II, l’opera intrapresa da Giaquinta si sta strutturando e consolidando, non solo nella sua diffusione, ma anche nei suoi fondamenti teologici e spirituali. Sul finire degli anni ’50, infatti, matura in Giaquinta la consapevolezza che il cuore della vocazione alla santità è l’amore di Dio, da Lui donato in maniera infinita e gratuita e al quale corrispondere con il massimo del proprio amore. Su questo nucleo essenziale si concentrano le attività dell’Organizzazione Pro Sanctitate e gli approfondimenti sulla spiritualità da parte dello stesso Giaquinta.

IL CONCILIO VATICANO II (1962-1965)

Quando si apre il Concilio c’è un’atmosfera carica di attesa, in tutta la Chiesa ma anchenel cuoredell’apostolo della santità; lo dice egli stesso, a pochi giorni dall’apertura: “Pensate quale gioia e quale conforto avremmo soprattutto noi, che affermiamo ediffondiamo ilprincipiodellavocazione universale alla santità, se il Concilio in uno dei suoi tanti articoli, direttamente

3 G. GIAQUINTA, Il Movimento Pro Sanctitate, voce profetica del V capitolo della Lumen Gentium, Relazione al raduna Nazionale del Movimento, 1979, in Movimento Pro Sanctitate, Raccolta di testi del Fondatore sulla Spiritualità e la storia del Movimento, pro manuscripto, 1997, 21s.

o indirettamente, affermasse il dovere per tutti i cristiani di diventare santi”4 .

Seguendo lo svolgersi delle discussioni conciliari, mons. Giaquinta scorge qualcosa che lo fa sobbalzare: “una volta, sfogliando per caso questi fascicoli, in una riga di fondo in una nota, trovai questa parola: ‘universale vocazione alla santità’”5. Lo aveva sperato, ma questo andava ben al di là delle sue aspettative; ma era pronto, già sintonizzato e perciò disponibile a proseguire con maggiore slancio.

Possiamo cogliere il suo essere “pronto” da diversi elementi, quello più evidente è legato alle attività promosse dall’Organizzazione Pro Sanctitate, tra le quali spicca l’avvio, nel 1957, della Giornata della Santificazione Universale: per circa un decennio è stata, per la città di Roma, un’occasione di preghiera, ma anche di approfondimento teologico e culturale attraverso delle conferenze con le quali il tema della santità viene declinato nei suoi aspetti teologici, spirituali, antropologici, sociali, un lavoro interdisciplinare nel quale vengono coinvolti esperti delle diverse materie proposte.

Giaquinta aveva anche avviato una forma di collaborazione con altre realtà ecclesiali attive sul tema della santificazione universale: oltre a seguire, da osservatore, ciò che lo Spirito suscitava in altri “apostoli della santità”6 , ha instaurato un particolare legame con p.

4 G. Giaquinta, Ritiro del 7 ottobre 1962, inedito, p.10.

5 G. Giaquinta, Il Movimento Pro Sanctitate, voce profetica del V capitolo della Lumen Gentium, Relazione al raduno Nazionale del Movimento, 1979, in Movimento Pro Sanctitate, Raccolta di testi del Fondatore sulla Spiritualità e la storia del Movimento, pro manuscripto, 1997, p. 21.

6 È l’espressione utilizzata nel fascicolo del Segnalatore Ascetico del novembre ‘63: si trattava di un numero monografico dedicato al tema della santità, presentato come una “piccola summa sanctitatis” e distribuito ai padri conciliari che in quei giorni stavano discutendo il testo del De Ecclesia, che poi diventerà la costituzione conciliare Lumen Gentium: oltre a ricercare i fondamenti della vocazione alla santità nella scrittura, nella tradizione patristica, nel magistero e

Lèon Soete, sacerdote belga, fondatore del Movimento per l’apostolato della santificazione universale, che confluirà nel Movimento Pro Sanctitate, ulteriore segno del desiderio di ampliare collaborazione, coinvolgimento, condivisione.

Sarà proprio p. Soete a coinvolgere Giaquinta nel tentativo di prendere contatti con alcuni padri conciliari e valutare con loro la possibilità di mettere in atto qualche azione per sensibilizzare l’assemblea conciliare sull’importanza del tema della vocazione universale alla santità e favorirne così l’inserimento nel testo della costituzione “De Ecclesia”, in discussione nella seconda sessione conciliare (ott.-dic. 1963)7 .

Il seguito della vicenda è storia nota: la promulgazione della Lumen Gentium (novembre 1964) con il capitolo V sulla “Universale vocazione alla santità nella Chiesa” fa esplodere in Giaquinta lo stupore, la gratitudine; la gioia per una conferma ecclesiale, così chiara ed autorevole, costituiscono un’ulteriore spinta dello Spirito ad ampliare il raggio dell’apostolato Pro Sanctitate e ad approfondirne il messaggio.

Gli anni del post-Concilio diventano quindi per Giaquinta un laboratorio:può essere consideratoil periododimaggiore fecondità per il pensiero e lo sviluppo delle attività Pro Sanctitate, sia per l’estensione geografica che per i campi di applicazione (formazione, liturgia, …)8 . nella esperienza della Chiesa testimoniata dai santi, il testo contiene una sezione denominata “Gli apostoli della santità”, presentando brevemente i profili di “alcuni sacerdoti che hanno dedicato la loro opera all’apostolato specifico della vita interiore” (p. 26).

7 Ne parla Giaquinta nella relazione del 1979 citata nelle note precedenti, ma anche p. Soete nella sua autobiografia Le Seigneur m’a conduit, Roma 1981.

8 Senza voler fare un’analisi completa, ricordiamo alcuni elementi che ci sembrano indicativi. A proposito dello sviluppo del pensiero, troviamo negli anni tra il 1971 e il 1983 la maggior parte delle pubblicazioni, in particolare i testi elaborati per la presentazione del suo pensiero sull’apostolato della spiritualità e che diventeranno i testi di riferimento (La rivoluzione dell’amore, L’amore è

UNA STORIA CHE CONTINUA

Come proseguire nel solco tracciato dal Servo di Dio Guglielmo

Giaquinta? Come metterci oggi in ascolto dello Spirito?

Giaquinta è stato profeta della chiamata universale alla santità, ma non un navigatore solitario; occorre, quindi, trovare sempre, in ogni tempo, compagni di viaggio per un annuncio della santità che possa raggiungere tutti, dappertutto e con ogni mezzo.

Forse oggi sembra più difficile riconoscere la voce dello Spirito, discernere i suoi suggerimenti, che si nascondono e a volte si confondono nella “complessità” dei nostri tempi. Se qualche volta ci sentiamo un po’ smarriti e ci chiediamo se c’è ancora spazio per la santità e per la spiritualità, ci viene incontro la parola, insistente e decisa, di papa Francesco, attraverso una molteplicità di suggerimenti, tra i quali ricordiamo anzitutto l’esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, che per noi è un invito a rinnovare l’annuncio della chiamata alla santità oggi, a trovare nuove vie e nuovi segni di santità.

Negli ultimi mesi, inoltre, papa Francesco ha scritto delle lettere per ricordare alcune figure di testimonianza cristiana e riproporne in maniera attuale il messaggio che giunge dalle loro vite (san Francesco di Sales, Blaise Pascal, Santa Teresa di Lisieux), ma anche nelle catechesi, nei discorsi, nelle omelie si riferisce con frequenza ai santi e alla santità.

Infine, non possiamo trascurare il tema di grande attualità che è la cura del creato: nella recente lettera Laudate Deum c’è una parte che si intitola “Motivazioni spirituali” … cosa dice questo alla nostra spiritualità? In che modo ci interpellano questi suggerimenti?

rivoluzione, Le vie della rivoluzione, La rivolta dei samaritani, Il Cenacolo, …); per le fondazioni: si ha in questo periodo l’avvio degli incontri con i professionisti, che porterà alla nascita del gruppo ecclesiale Animatori Sociali, ma anche il consolidamento della struttura organizzativa Pro Sanctitate; geograficamente: si ha una discreta diffusione in Italia, attraverso il sorgere di numerosi nuclei e di gruppi più strutturati, nonché all’estero

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