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Alpe di Siusi Magazine

Kastelruth · s eis am s chlern · Völs am s chlern · s eiser a lm

c astelrotto · s iusi allo s ciliar · Fiè allo s ciliar · a lpe di s iusi

Spiriti del castello

un viaggio attraverso il medioevo

Otto teste, un unico obiettivo

30° cavalcata oswald von Wolkenstein

Sport di tendenza

slacklining ai piedi dello sciliar

Massimo impegno.

Editoriale & Sommario

Cari ospiti!

TRaggiungere gli obiettivi.

Il successo è la sintesi di numerosi fattori. Duro lavoro, massimo impegno e forza mentale non sono determinanti solo nello sport. Raiffeisen, il partner giusto in tutte le questioni finanziarie, sostiene lo sport locale per consentirvi di raggiungere sempre il vostro traguardo.

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Alpe di Siusi

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rascorrere l’estate nell’area vacanze Alpe di Siusi significa godere di belle e rilassanti vacanze a stretto contatto con una natura incontaminata, dove l’avventura la fa da padrona. Fare escursioni o arrampicate, andare in mountain bike, cimentarsi nel parapendio, nell’equitazione o nel nuoto, gironzolare oppure oziare, qualsiasi cosa decidiate di fare, per tutta la vacanza dimenticherete la quotidianità. Gli articoli nelle prossime pagine saranno uno spunto per provare qualcosa di diverso dal solito dove le emozioni indimenticabili sono garantite.

Questa rivista racchiude interessanti articoli per famiglie, buongustai, appassionati d’arte e sportivi. Al centro di quest’edizione c’è soprattutto l’estate all’insegna della famiglia e della cultura a Castel Prösels: a questo proposito vi invitiamo a effettuare un viaggio nel medioevo oppure ad assistere all’esibizione dei “Fiati dei Berliner Philharmoniker”. Inoltre potete scoprire cosa è lo “slacklining“, leggere l‘avvincente storia dell’Albergo Unterwirt di Siusi, nonché intraprendere un viaggio nel mondo dei colori e profumi del Maso Pflegerhof. L’articolo “Otto teste, un unico obiettivo“ racconta della “Cavalcata di Oswald von Wolkenstein”, lo spettacolo equestre più grande e affasci­

nante dell’Alto Adige. Siete curiosi di scoprire cosa si nasconde dietro la parola “Schwoager”? Volete saperne di più del “Giardino delle rose” di Bulla e conoscere chi erano i “vip“ che frequentavano la località di Siusi ai tempi d’oro? Leggete le pagine seguenti e lo scoprirete!

ALPE vorrebbe anche essere un’utile guida per la vostra vacanza: oltre ad informazioni importanti sui servizi pubblici e dati interessanti, presenta molti consigli circa i migliori ristoranti, trattorie e punti d’incontro, così come numerose e allettanti possibilità per lo shopping nei paesi dell’altopiano e dintorni. Questo magazine contiene anche un programma dettagliato di eventi, appuntamenti culturali e ricreativi, da vivere in compagnia. Se deciderete di partecipare, l’album delle vostre vacanze sarà ricco di momenti felici e indelebili.

Vi auguriamo di trascorrere un meraviglioso e indimenticabile soggiorno, all’insegna di benessere e relax.

Eduard Tröbinger Scherlin - Presidente per Alpe di Siusi Marketing e le Associazioni Turistiche di Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Fiè allo Sciliar e Alpe di Siusi.

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Castel Prösels: Un viaggo nel medioevo Pagina 10 Punto d’incontro: Dalla musica classica al jazz Pagina 13

Albergo “Unterwirt” a Siusi allo Sciliar Pagina 17 Giardino dell’Eden: Il Maso Pflegerhof Pagina 23 La giardiniera delle rose: Il regno di Lotte Zemmer Pagina 26

Tradizione: Il “Schwoagen“ all’Alpe di Siusi Pagina 32 Slackline: Divertimento sospesi nell’aria Pagina 35 La 30 Cavalcata Oswald von Wolkenstein Pagina 38 Anteprima estate ’12 Pagina 40

Anteprima inverno ’12/13 Pagina

42 Visto & sentito

Foto: Armin Mayr

Nina

nel paese delle meraviglie

Un

viaggio attraverso il medioevo a Castel Prösels

un modo diverso di pensare alla storia - questo promettono le visite guidate alle famiglie in visita a castel prösels. Qui, lungo il Fiume adige, dove un tempo vivevano i signori dell’alto adige, sono custodite molte interessanti testimonianze storiche d’un tempo.

Un piccolo viale conduce attraverso un verde prato al portone d’ingresso in legno del castello. “Papà, dove si trova il ponte levatoio?“, vuole sapere Nina che non vede l’ora di entrare nel regno dei cavalieri. Non c’è nemmeno traccia del fossato che Nina conosce dai libri sui cavalieri.

Bambini come Nina entrano nel castello con la voglia e la fantasia di ripercorrere le tracce della storia. Circondati da antiche mura hanno la possibilità di vivere a stretto contatto con la storia e di conoscere personaggi come il conte Leonardo di Fiè, valorosi cavalieri e nobili dame. Durante una visita guidata al castello si ha la possibilità di capire come vivevano una volta cavalieri e damigelle, nonché la servitù.

I bambini vengono accolti al portone d’entrata dal “cavaliere” Karl oppure dalla “castellana” Veronica o la strega Martha. Nina riceve subito una risposta

alle sue prime domande. “Il castello era protetto molto bene“, dice Karl, che oggi ha il compito di spiegare in modo semplice e convincente, un po’ di storia altoatesina. “Fino alla rivolta dei contadini, a causa delle troppe tasse richieste dal leggendario conte Leonardo di Fiè, il maestoso Castel Prösels, si salvò dagli assalti”, racconta Karl. “Il castello, che si erge su di uno sperone di roccia, era accessibile solo da un lato e pertanto relativamente sicuro. Per questo motivo non vediamo nessuno ponte levatoio e fossato”.

Nina parte subito alla ricerca di tracce. Karl consegna ai curiosi visitatori alcuni elementi di un modellino di castello e spiega il loro significato: torre del castello, battifredo, cappella … Alla fine della visita tutti gli elementi consegnati comporranno un avvincente insieme.

Prima sosta obbligata del castello è la stanza delle armi. La collezione raccoglie vere armature e una

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Testo: Elisabeth Augustin
Foto: Helmuth Rier
Simboli magici: I bambini amano immergersi nel passato.

Non c’è tempo per la noia: A Castel Prösels il divertimento formato famiglia è assicurato.

corazza, diverse alabarde e lance del XVI secolo, canoni, sciabole e spade del XVII secolo, armi di fanteria francese e sciabole di cavalieri del XVIV secolo. A questo s’aggiungono diversi strumenti e coltelli di caccia del XVIII secolo dati in prestito da un altro museo ed esposti accuratamente nella stanza delle armi di Castel Prösels.

Attraverso una stretta scala a chiocciola i bambini raggiungono poi una bella sala del camino che emana una particolare atmosfera romantica. Questo è il luogo dove le donne si emozionano di più. Ora Nina si sente come una vera principessa, o forse la dama di un cavaliere oppure un giullare di corte? Abiti rosso porpora, verde muschio, bianco e marrone – un’infinita di vestiti, gonne, pantaloni e cappelli che i giovani visitatori possono indos­

sare. Nina e la sua amica non riescono più a trattenersi. I pezzi forti per le ragazze sono i vestiti delle nobildonne. Davanti ad antichi “erker”, vetrate variopinte e sedie feudali i genitori tengono a portata di mano le macchine fotografiche per immortalare questo magico momento.

Dopo aver indossato gli abiti medioevali e ispezionato il grande caminetto, i bambini sono oramai incontenibili. Non vedono l’ora di entrare nella sala dei cavalieri. Nel “cuore del castello“ vengono ancora oggi organizzate meravigliose feste, matrimoni, giubilei e concerti classici di artisti di fama internazionale, racconta Karl ai bambini, prima di iniziare a raccontare la saga di Castel Prösels. “Si tratta della storia di un monaco francescano che elemosinava burro, speck e uova. Egli trovò il por­

In occasione dell’iniziativa “Estate in famiglia all’Alpe di Siusi”, l’area vacanze Alpe di Siusi organizza, tra luglio e agosto, sette visite guidate per famiglie a Castel Prösels.

Date: martedì ­ 17, 24 e 31 luglio, nonché 7, 14, 21 e 28 agosto – dalle ore 14.00 alle ore 16.30

Prenotazione & informazioni presso gli Uffici Turistici di Castelrotto, Siusi, Fiè allo Sciliar e Alpe di Siusi. »

Simboli magici a Castel Prösels

tone del castello aperto ed infine …“ Al momento Karl non vuole svelare più di questo.

Visitando la piccola cappella si tocca con mano la fede cristiana che ancora oggi permane nei discendenti dei castellani.

Nella pala dell’altare si scorge anche la figura del Conte Leonardo di Fiè che –modestamente – si è fatto raffigurare. “Il fatto che presenti gli stessi tratti di Gesù, non è sicuramente un caso”, sostiene sorridendo Karl. Nella cappella i bambini scorgono molti interessanti simboli, tra questi anche le croci degli apostoli.

Anche nel cortile interno i bambini scoprono molte cose: l’aquila raffigurata nello stemma rappresenta la forza e l’intelligenza, mentre il leone è il re degli animali. I simboli degli animali sopra l’orologio indicano il ciclo delle stagioni. Particolarmente intriganti sono i simboli scolpiti nella pietra, pertanto molto ben conservati nel tempo. In particolare il simbolo della cisterna stimola la fantasia dei bambini e non solo.

Il viaggio attraverso il medioevo trascorre in un battibaleno. Durante un’avvincente caccia al tesoro bisogna tentare di decifrare magici simboli. “Chi riesce a risolvere l’enigma, alla fine troverà un tesoro”, promette Karl. Alla fine della visita i bambini possono sfidare i genitori con giochi tipici del medioevo, tra questi il gioco del filetto, lo storico gioco dei birilli e il gioco dei draghi.

Quando al termine della visita al Castel Prösels, Nina, l’amica e i genitori si congedano da Karl per ritornare al 21° secolo, hanno la sensazione di aver trascorso momenti indimenticabili, d’altri tempi. «

I fiati dei Berliner Philharmoniker

con l’arrivo del direttore d’orchestra sir simon rattle ha inizio la rinascita del famoso ensemble.

I fiati dei Berliner Philharmoniker si formarono già ai tempi di Herbert von Karajan e per decenni si esibirono in concerti di musica da camera.

Dopo il cambio di generazione di una delle più famose orchestre tedesche si formò, nel 2002 un nuovo ensemble su iniziativa del clarinettista Walter Seyfarth e del clarinettista solista Karl­Heinz Steffens. Il nuovo ensemble era composto da nuovi musicisti e proponeva programmi innovativi. Il centro dell’orchestra è composto dal quintetto di fiati formato da Jonathan Kelly e Andreas Wittmann (oboe), Alexander Bader e Walther Seyfarth (clarinetto), Fergus Mc William e Andrej Zust (corni), Marion Reinhard e Henning Trog (fagotto). Particolarmente piacevole è l’aggiunta di un contrabbasso (Martin Heinze), strumento che non può assolutamente mancare durante una serenata

classica viennese di strumenti a fiato. L’ensemble di fiati propone musica leggera, dai suoni cristallini.

L’ensemble si esibisce a livello nazionale ed internazionale e suona spesso brani di musica da camera dei Berliner Philharmoniker.

In occasione del concerto del 26 giugno 2012 nel cortile di Castel Prösels verranno eseguiti l’ottetto di Franz Vincenz

Krommer, una serenata di W. A. Mozart e brani del “Flauto magico” di W. A. Mozart.

I biglietti per il concerto possono essere acquistati dal 10 giugno presso l’Ufficio Turistico di Fiè allo Sciliar e all’entrata di Castel Prösels prima dell’inizio del concerto (prezzo Euro 20,00).

In caso di maltempo il concerto si terrá nella Casa della Cultura di Fiè allo Sciliar.

Dalla musica classica alla musica jazz

castel prösels è da più di trent‘anni punto d’incontro della scena culturale altoatesina. dal 1982 infatti, vengono organizzati, nell’ambito di un ricco programma musicale, concerti di livello artistico molto elevato. reinhold Janek, incaricato del ”Kuratorium schloss prösels soc.coop.a.r.l.”, spiega il programma culturale previsto per il 2012.

»ALPE: Nel 2011 Castel Prösels ha registrato ca. 17.000 visitatori. Quali sono le caratteristiche che rendono il castello così interessante?

Reinhold Janek: Il castello risale al XIII secolo e venne trasformato in una residenza rinascimentale nel XVI secolo dall’allora conte Leonardo di Fiè. Negli anni successivi, il castello non ha subito particolari modifiche e pertanto si presenta oggi ai visitatori nella sua veste originale. Il numero dei visitatori è aumentato costantemente negli ultimi 30 anni e allo stesso modo è cresciuto l’interesse della gente per il castello.

E se ripensa al passato … … Penso con orgoglio che negli ultimi 30 anni sono stati organizzati più di 260 concerti d’ogni genere musicale: dalla musica popolare, jazz, musica d’intrattenimento e musica classica. Hanno completato l’offerta più di 150 mostre e otto spettacoli teatrali all’aperto. L’interesse della gente è aumentato con il passare degli anni. Di anno in anno, non solo si è po­

tuto registrare un incremento del numero dei visitatori, ma anche un aumento dell’interesse mediatico nazionale e internazionale.

Quali manifestazioni sono previste per il 2012 a Castel Prösels?

Il programma prevede un “Hoangart“ (un piacevole incontro) con autentica musica popolare, due concerti di musica popolare “diversa”, nove concerti di musica classica, un concerto jazz e una matinee con un Brass­Quintett. Inoltre sono previste due serate al castello con musica d’intrattenimento e sei divertenti spettacoli teatrali. L’opuscolo allegato alla rivista ALPE regala maggiori informazioni sugli eventi proposti.

Quale sarà l’evento più particolare di quest’estate culturale?

Ci saranno due eventi magici. Il concerto dei “fiati dei Berliner Philharmoniker” il 26 giugno in occasione del “giubileo dei 30 anni di concerti al castello” e tre concerti nell’ambito della “festa

della musica da camera di Castel Prösels” il 25, 28 e 31 luglio con particolari programmi in occasione del decennale della festa della musica da camera.

Castel Prösels propone al visitatore due esposizioni permanenti

L’esposizione “finff maiolica schaln“ mostra spaccati della vita quotidiana a Castel Prösels tra il 1500 e 1600 presentando reperti archeologici provenienti dalla torre sudest del muro di cinta affidati come prestito permanente al “Kuratorium Schloss Prösels Soc.coop.a.r.l.” dall’Ufficio Beni Archeologici. Nella Sala dei Pilastri è esposta una collezione d’armi che vanta principalmente oggetti appartenenti al XIX secolo, ma anche oggetti che risalgono al XVI secolo, epoca del Conte Leonardo di Fiè. La collezione quadri “Ca’ de Bezzi” mostra principalmente opere d’arte di artisti appartenenti alla Scuola di Monaco di Baviera che nel tardo XIX secolo fino al 1914 lasciarono le loro opere nel famoso locale “Ca’ de Bezzi” frequentato da artisti di

Bolzano. Nella galleria di Castel Prösels sono rappresentate le opere di tutti gli artisti che dal 1982 in poi hanno esposto nei mesi estivi le loro opere nel “Tischlerhaus”. Un’ulteriore esposizione mostra 21 quadri che sono stati regalati al “Kuratorium Schloss Prösels Soc. coop.a.r.l.” dall’artista Lotte Copí. Le rimanenti opere della famosa artista sono state inserite nel 2006 nella collezione d’arte di Reinhold Würth.

Da chi viene gestito Castel Prösels? Il “Kuratorium Schloss Prösels“ conta 65 membri con a capo il presidente Manfred Kompatscher. La cooperativa non è in grado di autofinanziarsi. Senza il sostegno della Giunta Provinciale, la Comunità Comprensoriale Salto­Sciliar, i comuni di Fiè, Castelrotto e Tires, nonché le fondazioni della Cassa di Risparmio, Cassa Raiffeisen Sciliar­Catinaccio e Castelrotto e molte altre, non sarebbe in grado di sostenere la gestione così impeccabile del castello. Chi ha interesse può diventare membro del “Circolo amici di Castel Prösels“ e contribuire con una donazione oppure anche con una prestazione lavorativa al mantenimento del castello. Le visite guidate, nonché l’affitto delle sale del castello per feste e ricevimenti, sono indubbiamente le entrate economiche più importanti. «

Intervista: Elisabeth Augustin Foto: Helmuth Rier

Hotel Unterwirt a Siusi

1518: questa è la data riportata nello stemma di pietra che una volta sovrastava il portone d’ingresso della locanda “schwarzer adler“, la più antica locanda nel cuore di siusi che oggi ospita un accogliente albergo. 1518: esattamente 73 anni dopo che il famoso poeta cavalleresco oswald von Wolkenstein abbandonò il suo castel castelvecchio ai piedi delle scoscese pareti dello sciliar e la sua morte a merano.

Aquel tempo il paese di Siusi non era che un piccolo assembramento di masi contadini intorno alla torre del paese. Il paese di Siusi viene menzionato per la prima volta tra il 982 e 987 quando appare come appartenente al tribunale di Castelrotto.

A quell’epoca, oltre ai masi contadini esisteva anche un’ importante zona artigianale nei pressi del Rio Freddo con botteghe di fabbri di ogni genere, maniscalchi, numerosi mulini e segherie, nonché una conceria e una piccola fabbrica di “Loden” (tipico tessuto di lana del Tirolo e dell’Alto Adige). Ma il numero degli abitanti non era ancora sufficiente per costruire una chiesa propria. La chiesa venne costruita soltanto 100 anni dopo l’edificio con lo stemma risalente al 1518.

Lo stemma era l’emblema della corporazione dei fornai: lo testimonia la raffigurazione di un “brezel” e di due pagnotte, nonché l’incisione di due

“PP” che stanno per la parola “Päckerpfister”. Nel 1546 la casa viene menzionata per la prima volta in un documento scritto. Si tratta di un contratto dove la proprietà “Arlas­Gut”, cioè l’abitazione del fornaio, con giardino e il permesso di svolgere la professione vengono trasmesse dal padre al figlio.

Oberwirt e Unterwirt. Documenti storici indicano inoltre che all’epoca il paese di Siusi possedeva anche una seconda locanda: il “Wirtshaus zum Gebhard” o meglio ­ la Locanda Oberwirt. Entrambe le locande lavoravano bene ­ sembra infatti che gli artigiani e i contadini della zona amassero molto bere e divertirsi. A quel periodo risale infatti anche un esposto emesso nel 1546 dal giudice di Castelrotto in cui si prevedeva una multa di “10 Mark Berner” (l’equivalente del prezzo di 3 mucche) per gli osti della zona che avessero servito vino oltre l’ora nona della sera. Durante un controllo notturno il giudice incontrò effettiva­

» Testo: Rosa Maria Erlacher Foto: Helmuth Rier

mente presso la Locanda Unterwirt di Siusi un gruppo di persone chiassose che stava tranquillamente bevendo e giocando ai tavoli dell’osteria. Il giudice decise di intervenire tempestivamente e di punire l’oste in maniera esemplificativa. Non gli inflisse solo una sanzione pecuniaria, ma lo rinchiuse in galera per alcuni giorni.

La denominazione “Adler­Wirt“ appare per la prima volta in un documento scritto in cui si elenca l’eredità della ventiseienne Katharina Mulser. Un anno dopo la giovane donna convolò a nozze con Anton Gasser. Da allora, per quasi 150 anni, la Locanda Aquila Nera, conosciuta come “Unterwirt” tra gli abitanti, venne gestita dalla famiglia Gasser. Nel 1987 la locanda venne rilevata dalla famiglia Mutschlechner, originaria dell’Albergo Bad Ratzes.

Ospiti famosi. All’inizio del 20° secolo sempre più persone famose scelsero come meta vacanziera estiva esclusiva la zona di Siusi e di questo approfittò naturalmente anche la locanda tradizionale “Aquila Nera”. Ancora oggi si racconta della volta in cui una ricca famiglia aristocratica russa prenotò per alcune settimane l’intero piano superiore dell’albergo.

Quando in Italia arrivò al potere Benito Mussolini, l’Albergo “Unterwirt” dovette cambiare il proprio nome in “Albergo Aquila Nera”. A quel punto iniziarono a frequentarlo anche numerosi personaggi di spicco italiani. L’albergo era conosciuto anche per la sua straordinaria cucina e l’acco­

gliente “stube”, nella quale si sentirono a proprio agio molti personaggi famosi tra i quali lo scrittore Carl Zuckmayer, il pioniere delle montagne Johann Santner, il regista Luis Trenker e gli artisti Willy Valier, Oskar Wiedenhofer e Hubert Mumelter. Negli anni cinquanta l‘albergo ospitó anche il pittore italiano Filippo de Pisis e negli anni settanta, l’Albergo Aquila Nera fu sovente meta di Alfredo Beltrame.

Dopo la seconda guerra mondiale il settore del turismo cambiò radicalmente. Adesso non erano più esclusivamente i ricchi a trascorrere le loro vacanze a Siusi, ma iniziarono anche a venire ospiti meno abbienti che ora potevano permettersi una vacanza con la famiglia. Il cosiddetto miracolo economico portò all’Albergo Aquila Nera ospiti tutto l’anno e questo fu il motivo principale per sottoporre la struttura ad un massiccio rimodernamento e ampliamento. Nel 1966 venne demolito il vecchio fienile e l’albergo fu alzato di un piano. Ogni camera venne dotata di bagno e alcuni anni più tardi il proprietario Josef Gasser fece costruire perfino una piscina. La prima piscina di Siusi!

Nel 1997 con il passaggio alla famiglia Mutschlechner l’albergo cambiò ulteriormente aspetto. La struttura venne trasformata in un moderno albergo con sauna e reparto wellness.

Sempre al suo posto è rimasto comunque l’antico portone d’ingresso in pietra con lo stemma che riporta la data 1518. «

Un gigante del pianismo

concorso pianistico internazionale Ferruccio Busoni. concerto commemorativo a siusi allo sciliar

L’ebreo polacco Ignaz Friedman, pianista morto nel 1948 a Sydney, è ancora oggi una delle personalità più importanti della scena musicale del 20° secolo. Negli anni compresi tra la prima e la seconda guerra mondiale la famiglia Friedman decise di soggiornare a Siusi, in una elegante villa che fece ristrutturare, da cui Ignaz muoveva per le varie tappe

della sua tournèe nel mondo, compresa Sydney, da cui, appreso del sequestro della casa da parte dei fascisti, decise di non fare più ritorno. Il Festival Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, in collaborazione con il Comune di Castelrotto ne celebrerà il ricordo in una edizione speciale organizzata per il prossimo 2 Settembre 2012: dopo un primo evento com­

memorativo su invito, con l’esperto di storia del pianismo Peter Froundjian, Direttore artistico del Festival Pianistico di Husum, la giovane eccezionale promessa del pianoforte Beatrice Rana, recentemente laureatasi vincitrice dell’importante Concorso Pianistico Internazionale di Montreal, si esibirà in un recital pianistico organizzato presso l’Istituto Mu­

sicale “Ignaz Friedman“ di Siusi con un repertorio in cui opere dello stesso Friedman si alterneranno a brani di Chopin, Clementi e Skrjabin. Una serata per e con gli Amici della Fondazione Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni e per tutti coloro che hanno a cuore sia l‘arte del pianismo che la cultura artistica cosmopolita.

Ospiti famosi a Siusi

dopo il 1887 quando il paese di siusi fu collegato con una strada alla stazione ferroviaria di ponte Gardena, il turismo della zona subì un incremento inaspettato. ora era possibile raggiungere comodamente in tre ore di carrozza il paese di siusi, divenuto in breve tempo luogo di cura e di soggiorno prediletto dell’alta società internazionale.

Questo periodo “d’elite” viene descritto perfettamente in un saggio scritto dal giornalista internazionale, poi residente a Siusi, Robert Huldschiner (1913 –1984) in occasione della cronaca per il 1000esimo giubileo “Comune di Castelrotto – passato e presente” (pag. 345 ff.)

“[…] All’inizio del ventesimo secolo il paese di Siusi subì una grande apertura all’Europa. Il merito fu anche di alcuni cittadini facoltosi di Bolzano che iniziarono a costruire le loro ville per le vacanze estive a Siusi e S. Costantino. La fama di Siusi come paese di cura e soggiorno privilegiato per persone di

nome e rango crebbe notevolmente nel tempo. Molti personaggi famosi iniziarono ad acquistare case e terreni in zona. A quel periodo risale anche la residenza del magnate della birra bavarese Köbl costruita nel tipico stile architettonico teutonico. Dopo la prima guerra mondiale l’edificio passò alla società cooperativa dell’acqua per poi essere ceduto a Sigurd, il figlio del poeta norvegese Henrik Ibsen.

Sigurd Ibsen era sposato con la figlia del non meno famoso autore norvegese Björnstjerne Björnson, il cui fratello Björn si costruì una villa poco distante dalla casa di Ibsen. Nelle immediate vicinanze si stabilì il pianista polacco Ignaz Friedman, forse il più celebre interprete di Chopin del suo tempo. Siusi divenne così punto di ritrovo della scena musicale internazionale. [In memoria dello straordinario pianista Ignaz Friedman, il 2 settembre viene organizzato a Siusi allo Sciliar un concerto nell’ambito del Concorso Internazionale per pianoforte Busoni.]

La villa dell’ultimo ambasciatore dello zar alla corte viennese, il Conte Bobrinsy, al margine del bosco di Laranza divenne la meta dell’intera corte europea e russa dopo la prima guerra mondiale. Ma ancora prima il paese di Siusi era stato scoperto dal Re di Sasso-

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Nel periodo interbellico, il pianista Ignaz Friedman soggiornò a Siusi allo Sciliar.

nia. In estate alloggiava con l’intera famiglia presso l’Hotel Salegg.

Il notiziario “Bozner Nachrichten” riportò il 20 luglio 1905 “la domenica di prima ora, grazie anche alle condizioni metrologiche ideali, il re si è incamminato con il principe e la principessa Margherita verso S. Costantino e più tardi i bambini reali sono tornati dalla passeggiata con grandi mazzi di rododendri. Dopo la famiglia reale ha assistito alla SS. Messa e poi ha visitato alcuni negozi del paese”. Nel 1905 questo era possibile anche di domenica!

“La mattina seguente il re, insieme ai due principi, è salito sullo Sciliar e poi il gruppo ha passato la notte presso il Rifugio Bolzano. Le principesse invece hanno preferito gustare una buona merenda presso il

“Ledigen Stiefel”. Era un periodo felice, dove le teste coronate passeggiavano senza guardie del corpo e i bambini reali potevano giocare liberamente nei boschi.

Dopo la guerra fu la volta del Duca d’Aosta che soggiornò nelle stanze della famiglia reale di Sassonia dell’Hotel Salegg. La sera, si poteva osservare l’elegante e cosmopolita società passeggiare lungo la strada che si snoda tra il “Seiser Hof” e l’ “Enzian”, mentre sulla terrazza del Caffé “Heufler” l’elite intellettuale si sfidava in avvincenti partite di bridge. L’estate a Siusi era veramente diventata un evento mondano! Si potevano incontrare Toscanini e Arthur Schnitzler, gli attori di spicco del “Burgtheater“ e gli esponenti dell’Orchestra di Lipsia, inoltre pittori e poeti. Il vociferare nel piccolo paese ai piedi dello Sciliar era

impressionante. Giá nel 1910 Hugo Bürger scrisse nella sua guida di Vienna “Im Zeichen des Fremdenverkehrs” (n.d.t “Nel segno del turismo“) che l’Hotel Seiser Hof con i suoi campi da tennis, piscina, stanza della musica, ufficio postale e telefonico interno era da considerarsi uno degli alberghi più quotati del Tirolo. E anche dopo la prima guerra mondiale, la signora Liebl, nella sua veste lunga e bianca poté accogliere nel suo albergo con dignità regale, ospiti illustri provenienti da Roma, Berlino, Londra e Parigi.

Oltre agli alberghi “Seiser Hof” e “Salegg” si stabilirono giá all’inizio del secolo altri hotel di grande lustro, tra questi l’Hotel “Enzian”, “Dolomitenhof”, “Oberwirt”, “Unterwirt” e la “Villa Heufler” che di anno in anno accoglievano loro affezionati ospiti. […]“

La forza delle donne del Maso Pflegerhof

nel Giardino dell’eden tra profumi e colori

Mentre il sole tramonta lentamente e lo Sciliar infuoca nel rosso della sera, regalando ai pendii e boschi un meritato e piacevole refrigerio, il Maso Pflegerhof di S. Osvaldo risplende ancora nella piena luce del sole. Stretto alle antiche rovine di Castel Aichach coperte di edera, un vecchio

fienile con tetto in paglia, un tradizionale maso contadino, vicino una piccola serra e intorno, fino a dove arriva lo sguardo, piante, erbe, fiori … un vero paradiso di profumi e colori. A quest’ora giovani donne ritornano dagli orti in fiore con grandi ceste colme di fiori profumati e foglie. La fine della giornata.

Testo: Rosa Maria Erlacher Foto: Helmuth Rier

Con loro c’è anche Cornelia, la figlia di casa e giardiniera. La neonata Nicole che la trentenne ha avvolto in uno scialle e portato con sé nei campi si lamenta un pochino. Dal negozio esce Maria, la sorella di Cornelia, che si prende subito cura della bambina. Noi ci sediamo un po’ in disparte e osserviamo la scena.

Azienda modello. A poca distanza osservo Martha, la madre, che trent’anni fa iniziò a coltivare per hobby un piccolo orto di erbe e spezie. Il lavoro le piacque talmente tanto che dopo la morte di suo marito decise di trasformare il maso contadino tradizionale, improntato principalmente nella produzione di prodotti caseari, in un maso specializzato nella coltivazione di erbe e spezie biologiche. Ormai la signora Mar­

Adige. Le due figlie sono impegnate che ciò rimanga così nel tempo. Le erbe sono da sempre una “cosa di donne“ e in tempi passati le erbaiole venivano perfino additate come streghe. Per questo motivo i due fratelli maschi non si sono mai intromessi e si occupano di cose più concrete come gli impianti di riscaldamento a trucioli.

Sapere femminile. “Noi bambini abbiamo dovuto aiutare fin da piccoli nei campi e così è stato del tutto naturale che io diventassi una giardiniera”, spiega Cornelia. Dopo aver svolto l’apprendistato in una giardineria di Bolzano, iniziò a lavorare, non ancora ventenne, con la madre. Introdusse molte idee innovative. Da quel momento il Maso Pflegerhof è gestito tutto

tha Mulser è una famosa erbaiola che per il suo impegno è stata premiata con il titolo di “Sudtirolese dell’anno”, ha scritto un libro sulle erbe officinali ed è sempre ancora l’indiscussa “autorità” e anima del Maso Pflegerhof. Il Maso Pflegerhof è diventato negli anni l’orgoglio dei masi agricoli a coltivazione biologica dell’Alto

al femminile. La sorella Maria si occupa della commercializzazione, aiuta in negozio ed effettua le visite guidate al maso, mentre Cornelia controlla la crescita delle piante, dalla semina al raccolto. Martha invece, dall’alto della sua esperienza trentennale, tiene in mano le redini del maso.

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In base alla stagione le donne si fanno aiutare da un numero svariato di collaboratori: nei mesi estivi possono essere più di una dozzina, tra questi anche molti giovani giardinieri che desiderano effettuare il loro tirocinio. “In primavera, per il lavoro dei campi terrazzati, è necessario affidarsi anche a braccia forti maschili, ma tutto il resto viene gestito da noi donne”, spiega Cornelia. Questo vale soprattutto per la faticosa crescita delle piantine, il trapianto delle piante in serra, il raccolto a mano dei fiori oppure il raccolto delle erbe con la tagliatrice.

Una buona organizzazione garantisce già metà risultato. Prima della semina, Cornelia organizza tutto nel minimo dettaglio. “Coltiviamo cira 80 specie di erbe e lavoriamo in base al principio di cultura mista, combinando erbe e spezie in modo tale che queste possano supportarsi a vicenda e rispettiamo la rotazione delle colture”, spiega Cornelia. L’area di coltivazione disposta a terrazza copre una superficie di due ettari e viene sfruttata in modo intensivo. Tutti i campi possono essere raggiunti a piedi. Il terreno è molto vario ed è caratterizzato da una morfologia che va dal sabbioso all’argilloso. Per la concimazione vengono utilizzati esclusivamente concimi biologici e lo sterco di cavallo. I campi vengono irrigati per mezzo di un impianto d’irrigazione, sia di giorno oppure di notte, in base ai permessi forniti dalla cooperativa dell’acqua.

E cosa viene fatto per combattere i parassiti?

“Non ce ne sono a parte le fastidiose lumache“, racconta Cornelia, “che vengono mangiate con piacere dalle nostre amiche”, e indica divertita la colonia di anatre indiane che ritorna starnazzante dai campi.

Nel negozio del maso. Dopo il raccolto le erbe e i fiori vengono raffreddati e poi essiccati con molta attenzione. Oggi sulla griglia in legno dello speciale impianto d’essicazione ad aria sono stati riposti fiordalisi blu scuro, calendole arancioni ed enotere gialle. Non appena essiccati i fiori vengono immagazzinati prima di essere utilizzati per la produzione dei prodotti che poi vengono venduti nel negozio del maso. La gamma di prodotti è molto ampia: dal sale aromatico ai cuscinetti profumati, dalle tisane alle erbe all’aceto fino al sciroppo ai petali di fiori – tutto viene prodotto artigianalmente sul

maso. Solo i cosmetici vengono prodotti in un laboratorio specializzato di Padova. Utilizzando antiche ricette della nonna vengono prodotte pomate, tinture, amari, creme, sali da bagno e shampoo naturali.

Sbalorditiva l’offerta di piantine giovani da acquistare. Ci sono circa 500 specie! Che bello poter scegliere tra 30 diverse specie di pomodori, 40 tipi di salvia e 40 tipi di menta provenienti da tutto il mondo. “Amo scoprire erbe esotiche“, svela Cornelia, “questa passione mi porta ad intraprendere lunghi viaggi alla volta delle più importanti giardinerie europee”. Dai semi acquistati in diversi posti del mondo, ma anche dalle proprie colture, crescono le piantine in serra. Una parte è poi destinata alla vendita, l’altra alla coltivazione propria. La sua passione per le piante non ne soffre: la sua collezione di cactus e piante grasse ha oramai raggiunto dimensioni impressionanti. E questo dimostra che anche lei è nata, come del resto sua madre, con il pollice verde! «

Il roseto nelle Dolomiti

Quando si parla del “Giardino delle rose delle dolomiti” si pensa sempre alla saga di re laurino e al suo roseto fatato. Quattro anni fa però una signora a Bulla ha allestito a 1.500 metri s.l.m. un giardino ancora più bello che conta 6.000 rosai.

La padrona del regno fiorito di Bulla, uno dei tre paesi ladini del Comune di Castelrotto, si chiama Lotte Zemmer. La “regina delle rose“ non è un personaggio fittizio, ma una signora in carne ed ossa che in estate già prima delle sei del mattino lavora nel suo roseto situato sul pendio ripido sotto l’Hotel Uhrerhof. Con il suo grembiule blu, le calzature solide e in mano una cesoia si muove nel suo regno di fiori. La giardiniera trascorre ogni giorno molte ore nel suo roseto di più di 1.000 m². Ogni giorno riempie minimo otto carriole di fiori appassiti provenienti da 6.000 cespugli di rose. Sempre solo lei, senza nessun aiuto.

“Questo lavoro per me è pari ad una meditazione. La pace, il profumo e i meravigliosi colori delle rose mi ripagano ogni giorno delle fatiche del lavoro”, spiega Lotte Zemmer, senza smettere di togliere le erbacce in giardino.

Fino a qualche anno fa la proprietaria dell’Hotel Uhrerhof non aveva tempo per curare un suo hobby. Negli anni aveva trasformato assieme alla sua famiglia un piccolo maso contadino ereditato in un albergo di quattro stelle. Il lavoro in casa non lasciava spazio ad altro. Questo fino al suo sessantesimo compleanno. In quell’occasione decise di trasferire l’albergo a sua figlia. Poi suo marito le chiese che cosa desiderasse per il compleanno. Il suo desiderio le pareva talmente fuori dal comune che la signora non ebbe quasi il co­

raggio di esprimerlo. “Desidero un roseto, un giardino solo mio“, confidò finalmente al marito. Il marito si mostrò d’accordo però pose una condizione: non avrebbe aiutato la moglie nel giardino. D‘altro canto avrebbe aiutato di più in casa.

La zelante signora passò subito all’azione. Detto fatto! Il ripido pendio sotto casa, dove fino ad allora pascolavano solo pecore e capre, venne terrazzato. Poi l’aspirante giardiniera fece una ricerca approfondita in internet e alla fine ordinò 100 diverse specie di rose dai più famosi coltivatori di rose della Germania, la famiglia Kordes. Complessivamente acquistò 5.000 roseti. “Una macchina nuova sarebbe costata molto di più delle 5.000 piante. Sono contenta dell’acquisto, le rose mi regalano tanta gioia e tante soddisfazioni ogni giorno!” sottolinea la regina delle rose.

Nel regno delle rose. Re Laurino, lo sfortunato eroe altoatesino di una delle saghe più importanti delle Dolomiti, morirebbe d’invidia alla vista di questi 6.000 roseti. Quando ci si ferma allo steccato che delimita il giardino e si respira il dolce profumo delle rose e si ammira l’impressionante spettacolo scorgendo sempre una rosa oppure una sfumatura di colore diversa, si intuisce perché la signora Lotte Zemmer sostenga di fare il lavoro più bello del mondo: curare le rose.

Nel frattempo la giardiniera conosce tutte le sue rose per nome, ma soprattutto conosce le loro di­

Testo: Barbara Pichler Foto: Helmuth Rier »
Meraviglia fiorita: il regno di Lotte Zemmer

Ingredienti

1 kg di zucchero

1 l d’acqua

4 g di acido citrico Petali di almeno 5 rose profumate e non trattate

Preparazione

Fare bollire l’acqua con lo zucchero e fare raffreddare durante la notte. Aggiungere poi i petali di rosa e l’acido citrico. Coprire con un telo e lasciare riposare per almeno 3 giorni. Mescolare di tanto in tanto. Travasare in bottiglie di vetro e conservare in frigorifero.

verse spine. “Potrei partecipare alla trasmissione ‘Scommettiamo che’ e vincere una scommessa”, scherza la signora.

La signora si è occupata personalmente dell’ allestimento del giardino. Il paese di Bulla si trova a 1.500 m s.l.m. e la scelta delle piante è stata particolarmente accurata. Quando poi nell’estate del 2009 fiorirono quasi tutte le rose, la signora Lotte Zemmer ebbe la conferma che il suo sogno del roseto poteva diventare realtà. Rose rampicanti si alternavano a rose indiche e a cespugli fioriti, una miriade di tonalità dal rosa tenue al rosso e nel bel mezzo boccioli bianchi. Oggi il roseto vanta dolci sentieri, sculture, sfere in vetro colorate e diverse costruzioni per le rose rampicanti. A questo s’aggiungono comode sedie e divanetti che invitano a una piacevole sosta. Visitatori sono sempre ben accetti! L’unica regola imposta dalla padrona del roseto e il rispetto del silenzio. “I visitatori del roseto sono sempre ospiti piacevoli. Quasi tutti apprezzano la pace che i visitatori aleggia nel giardino e quasi sempre sono senza parole di fronte a tanta bellezza” sostiene Lotte Zemmer non senza orgoglio.

Anche i caprioli sembrano apprezzare i boccioli di rosa soprattutto in autunno. Sono una vera prelibatezza e nessun steccato separa gli animali dal roseto. La giardiniera sopporta la perdita con calma, in effetti capisce anche i caprioli. Quando però una mattina incontrò nel roseto due giganteschi cervi ebbe un po’ di timore.

Nell’estate 2011 la signora ha vissuto un evento magico: nel roseto è stata battezzata una nuova rosa. Dopo aver chiesto ai rosicoltori Kordes se

fosse possibile eseguire anche in Alto Adige un battesimo di rosa, le vennero inviati dieci esemplari da visionare. A quel punto la signora scelse una rosa a cespuglio resistente e semplice di un tenue colore bianco­rosa. La nuova rosa venne battezzata con il nome “Dolomiti” perché rispecchia nella fioritura i colori delle montagne dolomitiche.

Bulla è una delle tre frazioni ladine appartenenti al territorio comunale di Castelrotto. La maggioranza degli abitanti parla oltre al tedesco e all’italiano, anche il ladino, terza lingua parlata in Alto Adige. Quest’antica lingua retoromanza viene in parte anche parlata nelle scuole e negli uffici amministrativi della Val Gardena. Geograficamente il paese di Bulla si trova in Val Gardena. Si estende a 1.500 m s.l.m. e con meno di 200 abitanti rappresenta un vero paradiso di pace in una valle, la Val Gardena appunto, notoriamente vocata per il turismo.

Sembra che qui il tempo si sia fermato. Nel centro di Bulla troviamo la chiesa dedicata a San Leonardo. Il paese vanta inoltre tre locande e varie possibilità di pernottamento. Il vecchio molino lungo il Rio Bulla è stato ristrutturato alcuni anni fa e in determinati giorni è possibile assistere al procedimento antico della macina. Oltre al bellissimo roseto della signora Zemmer, il paese di Bulla riserva un’ulteriore attrazione: nell’estate 2011 è stato inaugurato il “geotrail”, un sentiero geologico tra il Passo Pinei e Bulla. Lungo il percorso facile che può essere percorso in tre ore si trovano otto interessanti cartelli informativi che spiegano la storia evolutiva delle Dolomiti, dal 2009 Patrimonio naturale UNESCO. «

“Schwoagen“ all’Alpe di Siusi

che bella giornata di settembre! oggi, finalmente, dopo numerose chiamate, sono riuscita nel mio intento: c’è il contadino, il bestiame è accudito, il fieno è stato portato a valle. Zenzl e sepp hanno finalmente tempo di raccontarmi della loro vita in malga.

T»rovare oggi i cosiddetti “Schwoager“ all’Alpe di Siusi è quasi un miracolo. Una volta, 30 – 40 anni fa, era diverso. Era naturale che le famiglie contadine in estate si trasferissero con il bestiame e suppellettili domestici in malga, portassero il fieno in valle e lavorassero il latte. Oggi il latte viene raccolto il mattino di buon’ora dal camion cisterna

latte e trasportato in latteria. Recinzioni elettriche tengono a bada il bestiame, non c‘è più bisogno dei pastori e della “Schwoagerin” che accudisce i pastori, cura il bestiame, munge le mucche, fa burro e formaggio. Ora ci sono le mungitrici elettriche, la sera e il mattino il contadino raggiunge la malga in macchina, conduce il bestiame in stalla, colloca i contenitori del latte al margine della strada e ri­ »

Testo: Rosa Maria Erlacher
Helmuth Rier

torna a casa in valle. A volte sorveglia il bestiame al pascolo, controlla gli abbeveratoi e sposta le recinzioni elettriche.

A 2.000 d’altitudine. Alla malga Stompfeter il tempo sembra essersi fermato. Sepp, il contadino della malga e sua moglie Zenzl, amano trascorrere le estati in malga come un tempo. Inoltre desiderano aiutare il figlio Reinhold che ora gestisce il bellissimo maso situato tra Castelrotto e Siusi. Reinhold, d’altro canto, apprezza molto il fatto che i genitori curino il bestiame in malga nei mesi estivi.

La mandria è composta da 50 animali, tra cui 18 mucche da latte, il resto sono vitelli d’allevamento. Gli animali pascolano sui ripidi pendii sotto le creste delle montagne e per Sepp, oramai settantaduenne, è un lavoro di grande impegno e responsabilità. Deve tenere d’occhio e curare gli animali, controllare le recinzioni, condurre il bestiame in stalla la sera, mungere le mucche due volte al giorno e portare i bidoni del latte in strade in modo che possano essere raccolti dal camion cisterna latte. Nonostante tutto gli rimane del tempo per il suo hobby preferito: fare musica con la sua banda musicale. Quando si dedica alla musica può succedere che ritorni anche abbastanza tardi, dice sua moglie Zenzl.

Ma anche in questi casi Zenzl non ha tempo per annoiarsi. Cura i quattro grossi maiali che si roto­

lano nel fango dietro la malga, coltiva l’orto dove, a 2.000 metri s.l.m., crescono erbe officinali, spezie e insalate che utilizza per preparare ottimi piatti per Sepp e gli ospiti della malga. Con il latte fresco di malga fa il burro. Una parte del burro viene messa in congelatore per l’inverno. Zenzl si occupa anche dei tanti gerani e garofani che fioriscono ovunque.

Forno a legna e macchina del caffè. “La corrente elettrica ha portato qualche comodità in più in malga”, dice Zenzl. Oggi, vicino al forno a legna, troneggia una macchina del caffè elettrica. Zenzl possiede inoltre una lavatrice, utilizza l’acqua calda corrente e la mungitrice elettrica. In questo modo si trovano a proprio agio anche la nuora Manuela e i tre nipotini Lisa, Julia e Jakob quando in estate trascorrono qualche giorno in malga. “Vengono a trovarci quasi ogni fine settimana, e la domenica andiamo insieme a messa nella Chiesetta presso il Rifugio Zallinger”, racconta Zenzl. Durante la settimana arriva spesso anche Reinhold per effettuare delle migliorie alla casa. Quest’anno, il qualificato carpentiere, vuole rinnovare la scala in legno e il solaio. Per questo motivo sta scaricando le assi di legno dal trattore.

Reinhold ha sempre molto da fare in malga. In primavera deve concimare i prati con il letame naturale e all’inizio di agosto lavorare il fieno e portarlo a valle. “Un po’ di fieno rimane sempre in malga”,

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Come una volta: Zenzl all’Alpe di Siusi.

dice Sepp. Serve per gli animali quando devono rimanere in stalla perché sono ammalati oppure le mucche sono gravide e figliano. Questo succede soprattutto in autunno. A volte, in caso di una nevicata anticipata, gli animali devono rimanere in stalla anche a settembre. “Fortunatamente la neve si scioglie subito e non disturba particolarmente gli animali giovani“, spiega Sepp. Gli animali giovani, rispetto alle vacche, sono forti, arrivano in malga con anticipo già a fine maggio e ritornano in valle, tempo permettendo, solo a inizio ottobre.

Verdi alpeggi e rocce dolomitiche. Sepp cura gli animali in modo impeccabile. Tutti gli animali sono ben nutriti, puliti e strigliati. Anche la malga ha un aspetto molto curato: tutto ha il suo ordine. I contenitori del latte sono accuratamente accatastati per permettere una perfetta asciugatura, i recinti sono curatissimi. Un’immagine d’altri tempi: la malga al sole, sullo sfondo i verdi alpeggi orlati da file di cembri color verde scuro in contrasto con le rocce dolomitiche bianche dell’imponente Sasso Piatto.

La discesa dall’alpeggio (transumanza) è ancora lontana, ma le giornate si sono già accorciate e le notti sono già più fresche. Sepp deve provvedere alla legna da ardere nella stufa, ma deve anche già pensare a raccogliere la legna per la prossima primavera. Il “calduccio“ in malga deve essere sempre garantito, soprattutto quando il tempo si fa umido e la fredda aria di montagna irrigidisce gli arti. In questo periodo la malga viene visitata da cacciatori, forestali e contadini amici che amano riscaldarsi nell’accogliente “stube”. Sono sempre ospiti graditi. Volentieri si scambiano due parole oppure si gioca a carte.

E quando le gelide notti bruciano la vegetazione nei prati, è arrivato, anche per i due “Schwoager”, il momento di chiudere la malga e ritornare in valle per l’inverno. «

Idillio: la malga Stampfeter

Divertimento sospesi nell’aria

l’estate è la stagione delle attività all’aperto. lo slacklining, un esercizio di equilibrio su una fettuccia di nylon, si è imposto in europa negli ultimi anni e si è trasformato lentamente in uno sport di tendenza.

L»o slacklining nasce negli anni sessanta negli USA nell’ambiente degli freeclimber e oggi conta tra gli appassionati tantissimi giovani sportivi. Stare in equilibrio sulla fettuccia di nylon (slackline) significa divertimento puro!

Slacklining ai piedi dello Sciliar. Lo slacklining conta molti simpatizzanti tra giovani, freeclimber e sportivi anche nella zona dell’Alpe di Siusi. Non importa se nel proprio giardino oppure al lago, il semplice fissaggio dello slackline (fettuccia elastica) trasforma in breve tempo quasi ogni luogo in una palestra di divertimenti. Servono solo due punti fissi e stabili, alberi, colonne oppure rocce dove fissare lo slackline e il divertimento è garantito. In estate è pertanto possibile incontrare giovani appassionati di slacklining sul Colle sopra Castelrotto, lungo il percorso della salute di Denise Karbon e Peter Fill in prossimità del campo sportivo Wasserebene, nella piscina di Telfen, presso le rovine di Castelvecchio oppure lungo le sponde del Laghetto di Fiè.

Non appena viene fissata la fettuccia di nylon larga 2,5 cm si avvicinano i primi curiosi: bambini e adulti che vogliono assistere allo spettacolo. Quasi nessuno conosce il nome di questa nuova disciplina, molti spettatori pensano di assistere ad uno spettacolo di funamboli. Ma l’arte dei funamboli è una disciplina riservata solo agli artisti che si esibiscono su una fune tesa ad altezze vertiginose. Lo slacklining è diverso. Può essere praticato da tutti e quasi tutti vogliono provarlo!

Il termine slackline deriva dall’inglese e significa fettuccia. Al contrario della fune tesa e rigida dei funamboli, la fettuccia è elastica e per i principianti viene fissata a mezzo metro sopra il suolo. Questo soprattutto per salvaguardare la sicurezza. Al primo tentativo si è sempre un po’ traballanti, soprattutto per l’emozione. Dopo un po’ ci si entusiasma come quando da bambini si tentava di tenersi in equilibrio sopra uno steccato. Si prova e si riprova. Ogni minuto con i piedi per terra sembra tempo perso e si tenta di risalire sullo slackline non appena libero. Dopo i primi successi – quando il corpo si è abituato alla nuova dimensione sospesa – aumenta l’entusiasmo. Ora è possibile correre avanti e indietro. I più esperti riescono a fare giravolte, salti e trucchi acrobatici. Slacklining significa divertimento, sport e allenamento perfetto per corpo e mente. Lo slacklining richiede all’atleta una combinazione tra equilibrio, concentrazione e coordinamento. Cercare di stare in equilibrio sullo slackline permette di allenarsi in modo giocoso e sempre più sportivi ne sperimentano gli effetti positivi. Lo slacklining permettere di trascorrere ore divertenti all’aria aperta. Come spettatori, ma soprattutto partecipando.

Sport estremo. Dai primi tentativi negli anni sessanta lo slacklining si è molto evoluto. Ora la fettuccia si è allungata e viene fissata più in alto. Lo slackining si è trasformato in uno sport estremo di tendenza. Gli arrampicatori fissano lo slackline tra due picchi opposti e tentano di tenersi in equilibrio, muniti di un’apposita attrezzatura, a centinaia di me­

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Slacklining:

tri sopra il suolo. Lo slackline più alto d’Europa, una cosiddetta highline, è stato fissato a 4.500 metri nella zona del Monte Rosa. Lo slackline più lungo, una longline, conta più di 300 metri. Una lunghezza del genere richiede massima concentrazione – la fettuccia tende ad oscillare! Una jumpline funziona come un trampolino. Lo slackline è molto teso ed è possibile effettuare giravolte e perfino salti acrobatici. Nel caso della waterline, un slackline sopra l’acqua, è soprattutto il movimento dell’acqua a rendere difficile il bilanciamento. Se l’acqua è abbastanza profonda questo è pertanto il metodo migliore per perfezionare trucchi e salti.

Storia. Circa 50 anni fa, nella californiana Yosemite Valley, alcuni arrampicatori, per pas­

sare il tempo, iniziarono a tenersi in equilibrio su delle funi. Era un modo per allenare il senso dell’equilibrio e il coordinamento durante le pause tra un’arrampicata e l’altra. Negli anni ottanta si passò alla fettuccia in nylon e si fissò una carrucola per fissare meglio lo slackline. Più tardi si iniziò a tendere la fettuccia con un apposito gancio. Anche se lo slacklining è arrivato dagli USA già da molti anni, in Europa ha iniziato a essere apprezzato solo di recente.

Per i principianti sono disponibili diversi “slackline set“ che contengono tutto ciò che serve per avvicinarsi alla disciplina. Poiché si tende spesso a fissare lo slackline agli alberi, consigliamo al momento dell’acquisto, di pensare anche ad un’appropriata protezione per l’albero. «

Otto teste, un unico obiettivo

la “cavalcata oswald von Wolkenstein”, lo spettacolo equestre più grande dell’alto adige festeggia la sua 30esima edizione. 30 anni, ma l’entusiasmo dei cavalieri e degli spettatori è sempre lo stesso!

Quando Georg Gasslitter esce dal recinto dei cavalli si percepisce subito la forza di una persona in sintonia con la natura e se stesso. Il contadino d’alta montagna ha dedicato tutta la sua vita ai cavalli ed è molto fiero e grato di aver avuto la singolare opportunità di partecipare a 29 edizioni della “Cavalcata Oswald von Wolkenstein”. Ora si sta preparando per partecipare all’inizio di giugno 2012 alla 30esima edizione dello spettacolo equestre più emozionante della stagione.

Georg Gasslitter è orgoglioso di aver partecipato a tutte le edizioni del torneo cavalleresco più importante dell’Alto Adige e di aver lasciato, anche se in modo molto discreto, la propria impronta. I soli cavalieri non sarebbero mai riusciti a trasformare il torneo cavalleresco Oswald von Wolkenstein in ciò che è diventato ai giorni nostri, sostiene il signor Gasslitter. I cavalieri e le cavallerizze hanno il solo compito di

occuparsi dei cavalli e di pensare a se stessi. La buona riuscita della manifestazione è però affidata a una macchinosa organizzazione e centinaia di volontari instancabili. Ma il grande merito del successo è da riporre nel grande entusiasmo degli innumerevoli spettatori che, di anno in anno, partecipano alla manifestazione incitando con slancio cavalieri e cavallerizze e trasformando il torneo in uno spettacolo unico e indimenticabile.

A partire dal mese di marzo di ogni anno, ai piedi dello Sciliar non si parla d’altro che del torneo. “Ogni cavaliere può confermare“, dice Gasslitter, “che non c’è niente di più importante della Cavalcata Oswald von Wolkenstein“. Solo chi ha già partecipato al torneo può capire la tensione e le emozioni della gara. Tutto questo naturalmente, a prescindere dallo stupendo scenario montano che circonda i luoghi in cui si disputa la gara.

Intervista: Elisabeth Augustin Foto: Helmuth Rier

ALPE ha parlato con Georg Gaslitter dell’entusiasmo, delle delusioni, delle sfide e del futuro del torneo Oswald von Wolkenstein nell’immaginario dei giovani.

ALPE: Lei ha partecipato a tutte le edizioni del torneo cavalleresco Oswald von Wolkenstein. Non si è ancora stancato?

Georg Gasslitter: No, assolutamente. Se Dio vuole, vorrei continuare ancora per molto tempo. La voglia di cavalcare e lo spirito combattivo non conoscono età. E con il passare del tempo aumenta anche l’esperienza.

Qual è stato il momento più bello?

Ce ne sono molti, e non sempre sono legati a una vittoria. Le partecipazioni degli ultimi anni sono forse le più belle. A un certo punto noi cavallerizzi abbiamo iniziato ad allenarci con meno pressione. Ora la partecipazione al torneo è più rilassata che negli anni passati.

Ci sono stati dei momenti deludenti?

A questo proposito mi viene in mente la cavalcata del 1992, quando sono caduto da cavallo durante il percorso tra le porte di Castel Prösels. In quell’occasione il mio cavallo perse un ferro. Era piovuto tutta la settimana e il terreno era completamente bagnato. La mia caduta costò la gara alla mia squadra. Avevo perso troppo tempo. Una curiosità: ho ritrovato il ferro un anno più tardi nel corso di un allenamento. Un segno dal cielo. Quell’anno la mia squadra vinse il torneo.

Quante volte ha vinto il torneo?

Ho avuto la fortuna di vincere il torneo otto volte: nel 1984, 1985, 1987, 1993, 1994, 1996 e nel 1997 vinsi in squadra con i miei fratelli.

Nel 2008 vinsi la corsa con la mia nuova squadra composta da mio fratello Reinhold, Stefan Moser e Konrad Hofer.

E‘ riuscito a trasmettere l’entusiasmo per il torneo ai suoi figli?

La mia famiglia mi segue da sempre e mi sprona anche durante gli allenamenti. I miei cinque figli e mia moglie sono dei cavallerizzi provetti. Andiamo a cavallo tutto l’anno e partecipiamo a svariate gare. La mia famiglia partecipa a ogni avvenimento. Un tempo presso il maso c’era un maneggio. Attualmente, oltre al bestiame, teniamo otto cavalli. I miei figli crescono con i cavalli, come del resto sono cresciuto io. Per il mio primogenito è naturale partecipare al torneo cavalleresco Oswald von Wolkenstein, come per me 29 anni fa, quando ho partecipato alla primissima edizione.

Anche sua moglie Evi ha partecipato al torneo?

Evi ha partecipato al torneo per cinque anni di seguito. Due volte ha fatto parte di una squadra completamente femminile. Le quattro cavallerizze molto combattive si sono perfino guadagnate un articolo con foto intitolato “Tyrolean Razzle­Dazzle” nel New York Times.

Quali caratteristiche deve avere una squadra?

I quattro componenti della squadra devono andare d’accordo, interagire, fidarsi ciecamente l’una dell’altra, sapersi motivare, rispettarsi e superare il proprio egoismo. Tutti devono sapere cavalcare bene e possedere un buon cavallo. Non è così facile quanto sembra e ogni torneo si rivela un’avvincente novità che appassiona i cavalieri e gli spettatori. Tutto deve essere perfetto. Quanto si allena personalmente

per il torneo, o questo è un suo segreto?

Una volta mi allenavo ogni giorno per svariati mesi. A volte da solo, a volte con la squadra. Nel corso degli anni ho sviluppato un certo automatismo. Appena inizia la primavera si parte! Anche se a volte per il cavallo sarebbe meglio allenarsi meno.

Con questo vuole dire che il cavallo supera il cavaliere?

Assolutamente. I cavalli hanno una capacità d’apprendimento eccezionale e si ricordano benissimo le mosse dell’anno precedente. E da non dimenticare: i cavalli sono ambiziosi! Spesso più ambiziosi del cavaliere stesso.

Come reagisce il cavallo se il cavaliere è nervoso?

Impazienza e nervosismo si trasmettono molto facilmente. Anche se è proprio il cavallo che spesso non vede l’ora di partire.

Se poi qualcosa non va per il verso giusto, il cavaliere cerca spesso la colpa nel cavallo, anche se è quasi impossibile che questo sbagli.

Ebbene sì, durante il torneo cavalleresco Oswald von Wolkenstein siamo quattro cavalieri e quattro cavalli. Quindi “otto teste”, un’impresa difficile da governare!

Quale è il suo gioco preferito durante il torneo?

Il percorso tra le porte di Castel

Prösels è sempre stato la mia passione. È l’ultimo gioco del torneo, sicuramente quello più impegnativo che decreta il successo dell’intera gara.

Qual è il momento più carico di tensione?

Logicamente la partenza. Si parte da Castelrotto con il primo gioco impegnativo che rappresenta già una sfida del tutto particolare. Solitamente sono più agitati i miei famigliari che assistano al torneo.

Partecipare è più facile che assistere, sostiene mia moglie Evi.

Come vede la cavalcata tra 30 anni?

(ride) Con gli occhi di un ottantenne. A parte gli scherzi, penso che la manifestazione abbia un grande futuro. Non esiste infatti niente di paragonabile. La Cavalcata è particolarmente importante per le giovani leve che durante il torneo hanno la possibilità di misurarsi.

Quali sono i cavalli che ha cavalcato in tutti questi anni?

Ho iniziato cavalcando una cavalla avelignese di nome “Hex” e dal 1984 al 1993 ho partecipato con “Elfi”, sempre una cavalla avelignese. Di seguito ho partecipato con il Quarter avelignese Sunny. Ora mi presento al via con il mio Quarter Horse Smart. Mentre negli anni passati potevano partecipare al torneo esclusivamente i biondi cavalli avelignesi, ora sono ammesse tutte le razze.

Chi sono i suoi rivali più temibili?

Un tempo sicuramente la squadra di Fiè allo Sciliar. Ora c’è più equilibrio e sono tante le squadre con ottime possibilità, tra queste sicuramente le squadre della Val Sarentino e del Renon.

Durante il torneo rimane sufficiente tempo per ammirare il meraviglioso paesaggio naturale?

Il percorso è un vero incanto. Ogni volta è un’avventura indimenticabile. È magnifico partire all’alba da Castel Forte a Ponte Gardena e proseguire lungo sentieri naturali, prati e boschi alla volta dei quattro luoghi in cui si disputa la gara: Castelrotto, Siusi allo Sciliar, il Laghetto di Fiè e infine Castel Prösels. «

Georg Gasslitter

ha iniziato la sua carriera in occasione della Cavalcata Oswald von Wolkenstein del 1983 quando partecipò con i suoi fratelli Konrad, Toni e Isolde. Di seguito entrarono a far parte della squadra i fratelli Reinhold e Andreas in quella che tra gli avversari era conosciuta come la formazione molto temuta dei “Telfen/Castelrotto”. Con complessivamente otto vittorie Georg Gaslitter detiene finora il record del cavaliere più vittorioso.

I quattro giochi del torneo sono molto impegnativi per cavaliere e cavallo: il “passaggio degli anelli” sul Monte Calvario a Castelrotto, il “labirinto” al Matzlbödele, ai piedi dello Sciliar, “ il galoppo” nei pressi del Laghetto di Fiè, nonché il “passaggio tra le porte” ai piedi dell’imponente Castel Prösels.

Georg Gasslitter gestisce con la moglie Evi e i suoi cinque figli l’agriturismo Oberlanzin a Castelrotto. I suoi due figli maschi e le tre figlie, di età compresa tra gli 11 e 17 anni, sono tutti cavallerizzi provetti e sicuramente sentiremo parlare di loro in occasione delle prossime edizioni della Cavalcata Oswald von Wolkenstein. Il figlio Martin ha partecipato al torneo nel 2011 con la squadra “Kastelruth Königswarte” e, a detta di suo padre, ha ottenuto un risultato di tutto rispetto.

Ambiziosi: cavallo e cavaliere.

Anteprima estate ’12

>1 - 3 giugno 2012 30 ° cavalcata oswald von Wolkenstein

Nessun altro evento riesce a fondere così sapientemente storia, sport, tradizione, cultura e folclore come la celebre cavalcata intitolata ad Oswald von Wolkenstein. Il tradizionale spettacolo equestre è celebrato ogni anno sullo sfondo di un paesaggio unico e di fronte ad un pubblico in visibilio. Il torneo storico ha inizio al Castel Forte a Ponte Gardena: vessilli al vento, cavalieri passano di torneo in torneo mettendo alla prova le loro doti di velocità, abilità e governo del cavallo. Spirito di squadra, coraggio e amore per l’animale: questi requisiti fondamentali chiesti ad una squadra che voglia aggiudicarsi il prestigioso concorso. Al termine delle sfide, la solenne premiazione a Castel Prösels fra la pompa e lo sfarzo tipici del grande poeta e cantore lirico. La presentazione delle squadre partecipanti e la grande festa si terranno nella località di Fiè allo Sciliar. www.ovwritt.com

> 8/9 giugno 2012 Grande open air dei Kastelruther spatzen

L’open air dei Kastelruther Spatzen giunge nel 2012 alla sua sedicesima edizione. Migliaia di fans attesi a Castelrotto per applaudire beniamini, pronti ad esibirsi sullo sfondo di uno spettacolo musicale senza eguali.

> 17 giugno - 1 luglio 2012 Cucina naturale di Fiè allo Sciliar

Da anni, ormai, i cuochi di Fiè scelgono il mese di giugno per annunciare l’estate a suon di piatti leggeri e appetitosi. All’arrivo della bella stagione, con le primizie dolci e succose a far capolino negli orti, la voglia di piatti naturali e genuini prende il sopravvento. Il giugno gastronomico di Fiè affascina per la naturalezza delle sue pietanze, create con delicatezza e servite con amore. Un’occasione da non perdere per tutti coloro che amano una cucina buona e sana.

>5 - 25 luglio 2012 schlern international music Festival

Per settimane si spargeranno nell’aria di Fiè e dintorni note e melodie classiche, da Anton Bruckner a Zemlinsky. Giovani talenti dagli USA, dal Giappone e dalla Corea, tentano l’ascesa all’Olimpo della musica classica regalando ogni giorno indimenticabili concerti in chiese e cappelle all’ombra dello Sciliar. www.schlernmusicfestival.eu

> 2 luglio - 31 agosto 2012 estate: tutti in famiglia!

In estate l’Alpe di Siusi si trasforma in un paradiso magico per bambini: uno straordinario programma di esplorazioni della natura e spedizioni sul campo accompagna bambini e adulti lungo un viaggio all’insegna della scoperta di un ambiente naturale unico, la regione dell’Alpe di Siusi.

Assieme alla strega Martha, grandi e piccini vanno sulle tracce di streghe e stregoni. Si può scegliere tra una passeggiata notturna tra fate e folletti assieme alla strega Martha, cucinare un pasto da strega oppure ricercare magici simboli; lo spasso e il mistero sono garantiti. Coloro che invece preferiscono esplorare la vita di un maso lo possono fare con il programma “Un universo in fattoria”. Oltre a vedere da vicino mucche e cavalli le famiglie scopriranno anche come il grano si trasforma in farina.

> 20 - 23 luglio 2012 alpe di siusi running shoe experience

Una novità nel programma Running attorno all’Alpe di Siusi è il test di scarpe da running Alpe di Siusi Running Shoe Experience. Tutti i partecipanti avranno la possibilità di testare in anteprima modelli delle collezioni di scarpe da running dell’anno 2013 dei marchi protagonisti su diversi percorsi con differenti caratteristiche e una lunghezza totale di oltre 180 kilometri.

> 9 luglio - 13 agosto 2012 summer classics di siusi allo sciliar

Summer Classics di Siusi allo Sciliar Agli appassionati di musica classica, Siusi propone anche quest’anno una serie di straordinari concerti. Artisti italiani con alle spalle esperienze internazionali si esibiranno sulle note di grandi compositori. Con il suo alto livello, la “Summer Classics” è da tempo parte integrante del programma culturale estivo proposto, ai piedi dello Sciliar, ad un pubblico estasiato di residenti e villeggianti.

> Estate 2012

estate a castel prösels

L’estate a Castel Prösels riserva anche per il 2012 serate superbe e matinées d’incanto. Il prezioso repertorio degli artisti, musicisti e cantanti, spazia dalle morbide sonorità della musica classica alla genuinità della musica popolare fino alle eleganti note del jazz.

E per chi non assiste ai concerti, l’opportunità di esplorare le antiche mura è comunque offerta dalle visite guidate, organizzate durante tutta la stagione calda. www.schloss-proesels.it

> 2 settembre 2012

concorso pianistico int. Ferruccio Busoni concerto commemorativo

(Vedi pagina 14)

> 1-31 ottobre 2012

35° dispensa di Fiè

Uno spunto per i buongustai e gli amanti della cucina locale: la Dispensa di Fiè allo Sciliar. Dal 1978 ristoratori della località invitano a pratecipare all’Ottobre gastonomico, pronti a sorprendere ancora una volta con la rivisitazione di piatti tradizionali. Piatti creati con amore e serviti con altrettanta passione. Piatti originali eppure antichi. L’ottobre culinario di Fiè: un’occasione da non lasciarsi sfuggire.

> 12-14 ottobre 2012

Festa dei Kastelruther spatzen

La tradizione ha un nome. 28 anni di “Festa dei Kastelruther Spatzen”: l’occasione per festeggiare è ancora più grande, fra migliaia di fans radunati sotto il grande tendone di Castelrotto. Un’emozione davvero senza eguali.

Anteprima inverno ’12/13

> Dicembre 2012 natale a castelrotto

Per la settima volta gli abitanti di Castelrotto rivelano i segreti delle loro antiche usanze natalizie. Le contadine di Castelrotto allietano poi gli ospiti del Mercatino a suon di biscotti di panpepato, dolci natalizi, panforte e krapfen. Il 14 e il 15 dicembre l’appuntamento è anche con “Kastelruther Spatzen”, e le loro note musicali: l’ideale per favorire l’atmosfera di raccoglimento che precede il Natale.

> 07-9 dicembre 2012

> 14-16 dicembre 2012

> 21-23 dicembre 2012

> 28-30 dicembre 2012 www.kastelruther-weihnacht.com

> 10 - 20 gennaio 2013 antiche ricette dei banchetti nuziali

Dal 10 al 20 gennaio in alcuni ristoranti di Castelrotto sarà possibile rivivere l’atmosfera e il gusto dei banchetti nuziali tradizionali, attraverso una carrellata di cibi prelibati proprio come si usava in occasione dei matrimoni contadini. Tra le varie specialità indichiamo: sella di camoscio marinato, frattaglie di vitello con canederli, nodino di cervo alle erbe, formaggio grigio con cipolla, pane dolce nuziale e “krapfen” al papavero.

> 13 gennaio 2013 il matrimonio contadino di castelrotto

Lo spettacolo in costume più affascinante dell’Alto Adige. Si tratta della ricostruzione storica di un matrimonio contadino, così come si celebrava un tempo ai piedi dello Sciliar. Il matrimonio contadino ha inizio a S. Valentino, luogo dal quale il corteo nuziale ci si incammina con la slitta trainata dai cavalli splendidamente addobbata –nella più precisa osservanza dell’ordine da sempre seguito – e attraversa campi innevati per giungere fino a Castelrotto.

> 20 gennaio 2013 torneo invernale di golf all’alpe di siusi

Giocare a golf sulla neve e rallegrarsi di un panorama mozzafiato: il 22 gennaio, tutti gli appassionati di golf potranno provare per la quarta volta consecutiva l’ebbrezza di questo evento speciale. Si gioca su 9 buche che hanno una lunghezza tra 61 e 1150 m. Con gli sci, lo snowboard o la slitta si va di buca in buca. fairways sono bianchi anziché verdi, i green white e le palline da golf si differenziano dalla bianca neve grazie ai loro colori scintillanti. www.golfkastelruth.it

> 20 - 27 gennaio 2013 swing on snow

Swing all’Alpe di Siusi! Sullo sfondo dorato delle sue distese di neve baciate dal sole, le note musicali di diverse band allieteranno per una settimana le imprese di sciatori e snowboardisti fondendosi con la dolcezza del paesaggio. Ritmi travolgenti e toccanti pervaderanno al mattino le piste dell’Alpe per poi spostarsi nei rifugi e ristoranti a pranzo. A partire dalle ore 21, nei locali di Castelrotto, Siusi e Fiè saranno in programma “concerti after­hour”. www.swingonsnow.com

> 25 gennaio 2013 alto adige moonlight classic alpe di siusi

Che stupore, per la luna, quando farà capolino da dietro le Dolomiti… Al suo sorgere sarà infatti al via una maratona di fondo quanto mai insolita nel suo genere. L’appuntamento per le centinaia di fondisti partecipanti è a Compaccio. Armati di sci e torcia, eccoli scivolare silenziosamente nella notte, fra il candore del paesaggio invernale, lungo 20 o 36 km del tracciato che li ricondurrà al punto di partenza. L’evento si prospetta unico ed emozionante anche per tanti spettatori della “Moonlight Classic” dell’Alpe di Siusi. www.moonlightclassic.info

> Inverno 2012/2013 Fantasmi d’inverno a castel prösels

Maestoso e ben conservato, il castello troneggia nel borgo di Presule, presso Fiè allo Sciliar, richiamando visitatori anche nella stagione più fredda. Dopo un salto agli eleganti arsenali, ai saloni principeschi e alle ripidissime scale a chiocciola, la visita guidata si conclude nel salone dei cavalieri fra note musicali e specialità gastronomiche altoatesine. www.schloss-proesels.it

e inoltre:

> 9 dicembre 2012 Highspeed Race

> Dicembre 2012

King Laurin Snowpark Opening

> 1 gennaio 2013

Fan & Fun con Denise

Karbon e Peter Fill

> Gennaio 2013 Night Contest

> Febbraio 2013 Snowboard Contest

> Marzo 2013

Ski Contest

> 10 marzo 2013

La gara del “Nastro Azzurro dell’Alpe di Siusi”

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& sentito

Kastelruther Spatzen. Il premio “Krone der Volksmusik” (noto premio della musica folk) viene assegnato ogni anno ai migliori interpreti della musica folk tedesca. Anche nel 2012 l’ambito premio è stato assegnato ai “Kastelruther Spatzen”, gruppo musicale più popolare dell’Alto Adige.

Divertimento freeski con Red Bull Jib Ski Kings

Che spettacolo l’evento freeski che all’inizio di marzo vanta la seconda edizione sulla pista Spitzbühl dell’Alpe di Siusi. L’evento ha messo in luce una concezione di sport totalmente innovativa: non sono stati allestiti esclusivamente giganteschi jumps e strutture perfette, ma anche molti ostacoli naturali, in legno e fieno. Per la migliore performance è stato premiato il 19enne Lukas Schäfer che è salito sul gradino più alto del podio davanti a Valentino Mori e Markus Fohr dalla Finlandia. Il premio „Best Trick price“ è stato consegnato a Christoph Schenk per il suo perfetto “swich misty 9”.

U.S. Cross Country Ski Team meets Alpe di Siusi

Sono oramai molti anni che ogni inverno le squadre nazionali di sci di fondo norvegese, svedese, finlandese e italiana si ritrovano all’Alpe di Siusi per svolgere le sessioni di preparazione per le più importanti manifestazioni internazionali. Quest’anno si sono dati appuntamento sull’altipiano più grande d’Europa persino i fondisti americani. Come sempre le piste sono state preparate in modo impeccabile e i giovani atleti si sono detti molto colpiti dal meraviglioso panorama montano. “How wunderful, we will come back ….”, hanno esclamato.

100 anni della Banda Musicale di Siusi allo Sciliar

Nel 1912 venne fondato un “circolo musicale” composto da una dozzina di musicisti allo scopo “di arricchire la celebrazione festosa di feste religiose e patriottiche, nonché allietare i turisti con concerti musicali e folcloristici”. Nel 2012 la Banda musicale di Siusi allo Sciliar, che oggi conta 60 musicisti (donne e uomini) ed è considerata una delle migliori bande musicali dell’Alto Adige, festeggia il suo centenario con una serie di concerti.

Il Vostro nuovo supermercato Coop nel cuore di Castelrotto Vi offre un‘ ampia offerta di prodotti di prima qualità. Unico nel suo genere è l’assortimento di delizie culinarie di contadini del luogo, di produzione biologica e del commercio equo e solidale. Al banco vendita ci sono Heinz, il mastro macellaio della conosciutissima Macelleria Silbernagl che vi offrirà dello speck tipico del luogo e la signora Helga, cuore ed anima del Panificio-Pasticceria Burgauner lo correderà col pane adatto lo “Schüttelbrot”. VeniteCi a trovare. Alimentari - Macelleria - Panificio - Pasticceria - Ferramenta - Giardinaggio - Articoli per l’agricoltura

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editore: Alpe di Siusi Marketing, Via del Paese, 15, 39050 Fiè allo Sciliar, Tel. 0471 709 600, Fax 0471 704 199, info@alpedisiusi.info. capo redatore: Hubert Unterweger. redazione: Elisabeth Augustin, Rosa Maria Erlacher, Barbara Pichler­Rier, Michaela Baur, André Bechtold e Daniela Kremer, pubblicità: Sabine Demetz, Christoph Trocker. traduzioni: Studio Cizeta. impaginazione: Komma Graphik. stampa: Litopat, Verona. tiratura: 50.000 copie

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Komma Graphik
Foto: Helmuth Rier

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