Die-Chance-2012-02-it

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La Chance

Periodico dell’Assistenza Tumori Alto Adige

13 Ematologia

intervista con il primario del reparto di ematologia, dott. Sergio Cortelazzo lo spazio sterile il Day-Hospital intervista con il coordinatore infermieristico, andrea Pinna nel pieno della vita - la storia di Wolfgang Kamenschek

14 – 22 Terapia del movimento all’ospedale di Merano la salute vien muovendosi intervista con Valentina Vecellio Fa bene ed è divertente intervista con il primario della Ginecologia di merano, dott. Herbert Heidegger

23 Il commento

24 – 27 S. Messa con il vescovo Ivo Muser

“Una benedizione per il nostro paese” – la finale solenne del trentennale malattia è sempre partecipazione alla croce – Tre domande al vescovo

28 – 30 Autoaiuto in Val Gardena – L’unione fa la forza!

31 – 35 La Giornata Mondiale sul Cancro il 4 febbraio 2012 la prevenzione riguarda tutti - Conferenza Stampa annuale dell’assistenza Tumori

Un bambini prodigio - la storia di annelies Senoner “Vi prego fatelo tutti!!!” - la storia di Hans astner

36 Ci persentiamo: Siegrid Alber, presidente del circondario Val Venosta

37 – 47 Cosa succede nei circondari

48 Comunicazioni

Pa R liamone

Parliamone

l’anno dell’anniversario è passato, e fin troppo presto siamo tornati alla nostra vita quotidiana. E in questo 2012 in particolar modo. La parola chiave è: crisi. Crisi politica, crisi economica, crisi dell’Euro e dell’Unione Europea. E noi ci troviamo nel bel mezzo. Perché quello che leggiamo tutti i giorni sui giornali a proposito di spread rating e chi sa che altro ancora, in parole povere vuole solo dire che a noi tocca stringere la cinghia. A tutti. E a noi in particolare. Cosa significa per una famiglia dover rinunciare all’improvviso a una parte degli introiti e tener contemporaneamente testa ai rincari delle spese fisse come benzina, IVA ecc., lo stiamo vivendo giorno per giorno. Anch’io. Perché purtroppo le misure draconiane del governo colpiscono anche gli invalidi. Se questo sia giusto o meno, e perché a pagare non debbano essere per primi i politici con loro stipendi altissimi, forse non è il caso discuterlo

qui. Certo è che ci dobbiamo adattare. Anche l’Assistenza Tumori deve ancora capire che cosa significhi in concreto per la nostra organizzazione questa stretta.

Ma non vorrei seminare del panico. L’anno passato e l’anniversario ci hanno dimostrato che cosa ha saputo fare l’Assistenza Tumori in trent’anni, e di questo possiamo solo essere orgogliosi. Anche delle parole del vescovo che ha riconosciuto come “l’Assistenza Tumori sia una benedizione per il paese”. E se rimarremo uniti, ce la faremo!

Quest’anno ci saranno delle novità importanti che riguardano il programma di prevenzione, un aspetto della nostra attività che a me personalmente sta particolarmente a cuore. Durante la conferenza stampa annuale in occasione della Giornata mondiale del cancro, il 4 febbraio

scorso, abbiamo riferito nei dettagli il nostro lavoro trovando un eco molto lusinghiero a livello di media. A Merano abbiamo aderito ad un progetto di cooperazione con la Ginecologia dell’ospedale – tutti segnali positivi che ci incoraggiano a perseverare sulla strada intrapresa.

Allora coraggio, non lasciate che la crisi vi impedisca di godere della primavera, del risveglio della natura, delle giornate sempre più calde e dell’armonia che regna all’interno dell’Assistenza Tumori.

Vostra Renate Daporta Jöchler - la presidente -

Una sfida senza fine

Intervista con il primario del reparto di Ematologia, dott. Sergio Cortelazzo

Vent’anni a Vicenza e a Bergamo a fare soprattutto un lavoro da pioniere. Ma quando Sergio Cortelazzo è arrivato a Bolzano come nuovo primario del reparto di Ematologia, c’era ben poco da rivoluzionare. Il reparto era strutturato già benissimo. Questo non vuol dire però che ci si debba accontentare. “Nel nostro settore – spiega Cortelazzo - bisogna tener conto dei continui sviluppi in ambito clinico. Tenere il passo con la ricerca è una sfida che non finisce mai”

il primo obiettivo del nuovo primario è stata la certificazione J aC ie (vedi servizio, n. d. r.) per il trapianto di midollo osseo, seguito dall’aumento del numero dei trapianti e dalla riorganizzazione del laboratorio ematologico in conformità con i più moderni standard internazionali.

chance: l suo reparto è uno di 17 centri in i talia certificati secondo gli standard JaCie e quindi abilitato a effettuare trapianti di midollo osseo autologo ed allogenico. Questo significa che chi si ammala in alto

adige e in Trentino di leucemie, linfomi o di mielomi non deve necessariamente rivolgersi ad un centro fuori provincia per essere sicuro di essere trattato secondi gli standard più all’avanguardia?

dott. cortelazzo: assolutamente sì. Garantiamo il trattamento sulla base dei criteri più moderni e in linea con gli standard europei ed americani. nostro personale medico ed infermieristico è altamente qualificato. Facciamo parte di una rete internazionale, monitoriamo costantemente il

nostro lavoro, facciamo parte di programmi di ricerca e di studi internazionali e creiamo protocolli di cura per ogni singolo paziente. inoltre abbiamo assunto un data-manager che gestisce tutti questi protocolli. chance Che tipo di pazienti ci sono in ematologia?

dott. cortelazzo: Da noi vengono persone con tutti i tipi di malattie che hanno a che fare con il sangue. Diciamo dalla banale anemia di donne giovani con carenza

Renate Daporta Jöchler Presidente
pag.

l’incontro con il primario, dott. Sergio Cortelazzo, il coordinatore infermieristico, andrea Pinna e il dott. norbert Pescosta (da sin.)

di ferro, a pazienti con disturbi di coagulazione cronica fino a pazienti con complesse malattie oncologiche che necessitano di terapie intensive molto complesse e/ o di trapianto. n questo quadro assume poi sempre maggiore importanza anche il paziente anziano, dai 65 – 70 anni in su; si tratta di pazienti fragili che presentano un quadro di salute generale debilitato.

c hance le malattie oncologiche del sangue colpiscono di frequente anche pazienti giovani…

dott. cortelazzo: Sì, è vero. e’ il caso soprattutto delle leucemie acute. Con questi pazienti molto giovani, la malattia ha anche una componente “sociale” molto significativa. i pazienti passano un mese da noi in terapia, poi sono una settimana a casa, poi tornano. Tempi quindi molto dilatati. molto pesanti da tutti i punti di vista. Qui si tratta di collaborare strettamente con la periferia. non dimentichiamo poi che siamo anche il centro di riferimento per tutto il Trentino. il mio vice, dott. atto Billio, che dirige il day-hospital, si reca regolarmente

nato il 30 dicembre 1946

a Trento per decidere quali pazienti debbano farsi ricoverare presso la nostra struttura e quali invece possano continuare, sempre secondo nostri protocolli, le cure in Trentino.

chance: i nsieme alla lega i taliana dei Tumori, lilT, avete potuto realizzare un progetto di grande portata.

dott. cortelazzo: Grazie all’aiuto finanziario della lilT abbiamo potuto affittare tre appartamenti nelle vicinanze dell’ospe -

1972 laurea in medicina e Chirurgia presso l’università di Padova

1974 Specialista in Gastroenterologia presso l’Università di Roma

1977 Specialista in medicina interna presso l’Università di Padova

1980 Specialista in ematologia presso l’Università di Padova

1983 Specialista in Patologia Clinica, presso l’Università di Padova

1986 Specialista in oncologia medica presso l’università di Padova

1973 – 1976 assistente presso la Divisione di medicina,ospedale di monselice /PD 1976 – 1984 assistente presso la Divisione di ematologia,ospedale di Vicenza

1984 – 2005 aiuto presso Divisione di ematologia,ospedale di Bergamo Dal 2005 Primario del reparto di ematologia, ospedale di Bolzano Durante la sua carriera medica, il dott. Cortelazzo ha partecipato come ricercatore a diversi progetti, 1977-1978 presso il laboratorio di emostasi e Trombosi e quello di FarmacologiaClinica dell’istituto di Ricerche Farmcologiche “mario negri” di milano, 1985 presso il Thrombosis Center dell’Università di leiden (olanda) e l’istituto di mmunologia Clinica di Giessen (Germania), dal 1987-1988 presso il Di- partimento di medicina e di Patologia della mc master University, Hamilton, Canada, nel 1992 presso il Dipartimento di ematologia dell’Università del Texas, mD anderson Cancer Center, Houston, TX, USa

Dott. Cortelazzo: “Saper stare con il paziente e parlare, parlare, parlare... è uno degli aspetti fondamentali del nostro lavoro quotidiano.”

dale per poter curare pazienti che abitano a più di mezz’ora di strada da Bolzano. Dopo il trapianto del midollo, il paziente deve passare un mese in ospedale, di cui gran parte in isolamento. Dopo questo periodo seguono tre mesi in cui il paziente necessita della vicinanza dell’ospedale, è ancora fragile ma non deve essere più ospedalizzato. Grazie a questi appartamenti possiamo offrirgli la possibilità di vivere in un ambiente protetto ma comunque domestico e accogliente, magari insieme a dei familiari. Una vita quasi normale, con in più la garanzia di avere l’ospedale a cinque minuti di distanza. Dal punto di vista psicologico questo è un aspetto fondamentale per il processo di guarigione.

chance: Presso il personale infermieristico lavorare nel suo reparto è considerato un traguardo molto ambito. Serve una preparazione particolare?

d ott. cortelazzo: n o. Per lavorare in e matologia l’infermiere non deve avere un diploma specialistico. Quello che serve invece è una grandissima, chiamiamola competenza umana. la capacità di empatia. Soprattutto per il fatto che abbiamo tanti pazienti giovani. Fatto che pesa molto sotto l’aspetto psicologico. Poi, per il fatto

che pazienti vivono molto in isolamento e che i periodi di permanenza in reparto sono relativamente lunghi, s’instaura un rapporto particolare e molto profondo con tutto il personale, sia medico sia infermieristico. e dunque: o uno è stabile e psicologicamente forte e preparato o si rischia una deriva che può sfociare nel burn out. la cosa più importante nel lavoro quotidiano, a parte l’aspetto tecnico, è proprio questa: saper stare con il paziente e parlare, parlare, parlare.

c hance : l personale viene aiutato in questo senso?

dott. cortelazzo: abbiamo a disposizione un psicologo che s’incontra di tanto in tanto con il personale (e ovviamente anche con i pazienti). e poi c’è una vasta offerta di stage e corsi che si rivolgono non solo ai medici ma anche al personale infermieristico. i nostri medici poi già da anni sono tutti inseriti in circuiti nazionali internazionali. il nostro settore è in continua evoluzione.

chance: Quale è secondo lei la sfida del futuro?

dott. cortelazzo: i l cambiamento demografico. rischio di malattie oncologi-

che va di pari passo con l’aumento dell’età media della popolazione. Dobbiamo sicuramente cambiare il nostro approccio. Dobbiamo abbandonare l’idea di grandi centri specializzati per la cura di malattie complesse per poter offrire le nostre competenze in modo capillare su tutto il territorio. n

l coordinatore infermieristico andrea

Dott. Sergio Cortelazzo
Pinna
Foto: Othmar

Lo spazio sterile

Il reparto di Ematologia dell’ospedale di Bolzano

Prima ci sono due porte, poi una sorta di anticamera pressurizzata. Chi varca quella soglia deve: indossare sopravestiti verdi, coprire i capelli con un berretto e lavarsi molto accuratamente le mani. La sera, quando è uscito anche l’ultimo visitatore e l’ospedale piomba nel silenzio qualche ospite delle stanze sterili si spinge fino in corridoio, oltre i confini che lo separano dal mondo. Venti – o sono trenta? – passi. Su e giù.

il reparto di ematologia dell’ospedale di Bolzano è diretto dal primario, dott. Sergio Cortelazzo che coordina un team di dieci medici, tutti altamente specializzati. Sono aiutati da 31 infermieri, 11 assistenti tecnici, 4 amministrativi, 2 aiuto infermieri, a cui si aggiunge il team responsabile per le pulizie. n totale oltre 60 persone, un’impresa di media grandezza.

reparto è diviso in tre parti. dayhospital e il laboratorio ematologico che si trovano al pianterreno e il reparto con 14 letti sterili, situato invece all’ottavo piano. Qui vigono delle regole molto severe.

nelle stanze sterili ci sono pazienti con il sistema immunitario azzerato. Pazienti che sono stati sottoposti a trapianti di midollo osseo autologo ed allogenico.

Ci vuole forza per aprire la porta della stanza a causa della differenza di pressione. Una ulteriore tenda divide poi ancora l’anticamera dalla porta di accesso al reparto vero e proprio. l’aria nella stanza viene filtrata in continuazione. Sopra il letto dei pazienti si trova un impianto ad “aria positiva” che scende sul letto. Germi di qualsiasi tipo qui devono rimanere fuori. il paziente non ha il permesso di lasciare la stanza. Questo

significa due, a volte tre settimane, chiuso in un locale di quattro metri per tre, o appena un po’ di più. non più di tre parenti al giorno sono poi ammessi per le visite.

stessa vista dalla finestra. i l sibilo continuo del filtro dell’aria. Solo di notte viene un po’ rallentato. Chi non ce la fa proprio più qualche sera può uscire sul corridoio.

pazienti di questo reparto soffrono di leucemia, di mielomi multipli, di linfoma. oppure di anemie congenite e acquisite, di diatesi trombotiche ed emorragiche.

Chi lavora qui si sente parte di una comunità molto unita, indipendentemente dal fatto che si tratti di personale medico, infermieristico o tecnico. la maggior parte di loro lavora qui già da diversi anni. la lista d’attesa per approdare in questo reparto è lunga. e nessuno vuole andarsene, anche se stare qui, soprattutto dal punto di vista psicologico, non è una passeggiata.

Informazioni

molti pazienti sono giovani. i contatto con il paziente che rimane per periodi abbastanza lunghi è molto stretto. Deve essere stretto. Bisogna parlare, parlare, parlare. Se no sopportare la condizione di isolamento diventa quasi impossibile. Chi lavora qui apprezza proprio questo aspetto. e’ richiesto un mix molto particolare di competenze tecniche e capacità di relazionarsi dal punto di vista umano. il clima di lavoro è più che positivo. Chi passa qui come paziente si ricorderà per sempre soprattutto di questo: della straordinaria capacità del personale di costruire empatia. ancora prima del ricordo della grande professionalità e competenza medica e tecnica.

la mattina gli infermieri di servizio sono sei, il pomeriggio tre mentre la notte

o gni stanza dispone di due letti. pazienti trapiantati stanno soli però. accanto ad ogni letto un telefono. nella stanza il paziente può portare con sé solo il minimo indispensabile. i vestiti e tutte le altre cose sono fuori in un armadio. la sterilità è condizione assoluta per la sopravvivenza e per il successo della terapia. Qui dentro le ore passano al rallentatore. Sempre le stesse mura bianche. l a stessa porta. l a sono solo in due. la maggior parte delle donne lavora part-time. Coordinatore infermieristico è andrea Pinna. o gni infermiere è responsabile di determinati pazienti. i rapporto personale è fondamentale in queste condizioni di isolamento totale.

Dove siamo: ospedale, padiglione centrale, 8° piano, area blu Primario: prof. dott. Sergio Cortelazzo Coordinatore infermieristico: andrea Pinna

Segreteria Reparto: lunedì-venerdì ore 8.00-13.00 e 14.00-16.00 tel. 0471 908 807 - e-mail: emat@asbz.it

Orari di visita: giorni feriali e festivi: ore 10.00-20.00

i pazienti che non sono stati sottoposti a trapianto hanno invece una vita “normale” da ospedale. escono ed entrano dalle loro stanze. Ricevono le loro visite nella stanza riservata a questo scopo. Qui c’è di tutto. Sedie comode. Una cyclette. Un forno microonde per scaldare qualche pietanza portata da casa. (i pasti negli ospedali, si sa, non sono proprio il massimo).Sono tutti regali fatti da ex-pazienti. n

Equipe medica: dott. marco Casini (Resp. Reparto Degenza, Resp. clinico del Trapianto allogenico), dott.ssa Barbara amato, dott. Vincenzo Cassibba, dott.ssa Sara Deola, dott. michael mian, dott. andrea Piccin

Il Day-Hospital

Le segretarie conoscono la maggior parte dei pazienti per nome

Nella sala d’attesa quattro persone attendono il loro turno. Chemioterapia, terapia anticoagulante, controlli dopo il trapianto di midollo osseo, esame del sangue per l’anemia, prima visita o appuntamento per discutere della terapia. Le ragioni per essere qui sono tante.

il day-hospital con annesso laboratorio è parte integrante del reparto. l direttore è il vice-primario, dott. atto Billio. Come già dice il nome, il day-hospital è luogo di terapie e visite ambulatoriali nell’arco di tempo che va dalle 8 alle 16. molti dei pazienti che vengono curati qui non sono mai passati dal reparto vero e proprio. Ci sono infatti anche patologie oncologiche ematologiche che non necessitano di ricovero.

l a struttura del day-hospital dispone di quattro letti e cinque poltrone per terapia,separabili da tendine azzurre. Cin -

que ambulatori, una sala biopsia, infermeria e segreteria. lo spazio è ristretto e non sempre il personale riesce a garantire ad ogni paziente la privacy necessaria. Bisogna sapersi adattare.

non per niente il coordinatore infermieristico andrea Pinna che si divide tra reparto e ambulatori, sogna spazi più ampi o almeno più accoglienti. Con quadri appesi alle pareti e magari anche uno spazio riservato alle opere di artisti giovani.

il personale infermieristico deve tutelarsi dal contatto con le sostanze altamente tossiche contenute nella chemioterapia

Come nel reparto all’ottavo piano anche qui si respira un aria cordiale e accogliente. nessun paziente qui è solo un codice sani-

tario, un numero, un protocollo. infermieri e medici lavorano fianco a fianco con competenza e calore umano. Chi si fa curare qui, è sicuro di essere al posto giusto, di potersi fidare e di essere seguito secondo gli standard più moderni.

Sono una cinquantina i pazienti che ogni giorno passano di qui. Terapie, controlli, esami, biopsie, accertamenti clinici. Tutti gli iter seguono protocolli internazionali certificati. la segreteria posta all’entrata fa da filtro. la regia del day-hospital è nelle mani di Beatrice albertin; che lavora qui da 36 anni. Ha visto nascere tutta la struttura a partire dalle due stanze iniziali.

il day-hospital dispone di macchinari tra più moderni per effettuare trat tamenti chemiote rapici. i l personale non corre alcun rischio di entrare in contatto con i cocktail di sostanze altamente tossiche che combattono le cellule tumorali. l e infusioni vengono preparate quotidianamente nella farmacia dell’ospedale e arrivano pronte, munite di nome e codice di ogni singolo paziente. la maggior parte dei pazienti in chemio -

Informazioni Day-Hospital

siamo: ospedale, padiglione centrale, 8° piano, area blu Primario: prof. dott. Sergio Cortelazzo Coordinatore infermieristico: andrea Pinna

Segreteria: lunedì-venerdì ore 8.15-16.15

tel. 0471 908 388 - e-mail: emat@asbz.it

Orari di visita: giorni feriali e festivi: ore 10.00-20.00

terapia deve sottoporsi all’infusione a cicli abbastanza ravvicinati, con due settimane tra l’uno e l’altro. ogni volta significa passare ore e ore nel day-hospital. Uno spazio che diventa una specie di casa. n

Dove
Equipe medica: dott. atto Billio (Resp. ambulatorio Day-Hospital), dott. Giovanni amaddii, dott. irene Cavattoni, dott. norbert Pescosta, dott. Carlo Rosanelli
l’entrata del Day-Hospital
Beatrice albertin
“Siamo una comunità”

Tre domande ad Andrea Pinna, coordinatore infermieristico

Andrea Pinna è il coordinatore infermieristico del reparto di Ematologia e si divide tra reparto, day-hospital e laboratorio. Quando parla del suo reparto, Andrea porta il cuore sulla lingua. Chi lo vede in azione con colleghi, medici o pazienti, capisce che è l’uomo giusto al posto giusto.

chance: Qual’è l’aspetto più affascinante del suo lavoro?

Andrea Pinna: il continuo cambiamento, la grande sfida di essere sempre al corrente degli ultimi sviluppi nel campo della ricerca. Tutto questo però va di pari passo con l’aspetto umano, con il rapporto con i nostri pazienti che nel nostro lavoro è fondamentale. Qualche anno fa avevo lasciato la mia attività in reparto per insegnare alla Scuola Superiore di Sanità Claudiana e per fare un master; ritornare è stato come sentirsi di nuovo a casa.

c hance : n el rapporto con il paziente cosa conta secondo lei?

Andrea Pinna: innanzitutto bisogna tener presente che nel nostro reparto, dovuta alle porte chiuse e alla condizione di isolamento, vige un’atmosfera particolare che si ripercuote su tutti. Siamo una comunità. i l nostro compito è far partecipare il paziente, metterlo in condizione di decidere lui stesso della propria sorte, convincerlo a prendere in mano assieme a noi il processo di cura. Questa, per me personalmente, è la più grande sfida!

chance mano in mano con medici?

Andrea Pinna: e sattamente. Da noi non conta la gerarchia. ognuno ha la sua funzione e ognuno vede di fare del suo meglio e di collaborare insieme all’altro per il bene dei nostri pazienti. n

Il certificato JACIE

il centro di ematologia e di trapianto del midollo osseo dell’ospedale di Bolzano è una delle 17 strutture in i talia certificate secondo i criteri JaCie.

JaCie (Joint accreditation Comittee-iSCT & eBmT) è un sistema di certificazione riconosciuto a livello internazionale, finaliz-

I numeri dell’ematologia

i reparto di ematologia dell’ospedale di Bolzano è il centro di riferimento sia per l’alto adige che per il Trentino. ogni anni vengono curati tra 150 e 160 pazienti con linfoma; circa 60 pazienti con mieloma e tra 30 e 40 pazienti con leucemia acuta.

o gni anno inoltre vengono effettuati circa 40 trapianti di cellule staminali e

zato a garantire un livello di eccellenza per la cura dei pazienti e per tutte le attività cliniche e di laboratorio dei centri che si occupano di raccolta, manipolazione e trapianto di Cellule Staminali emopoietiche. la certificazione JaCie è stata istituita nel 1988 dall’organizzazione europea per il trapianto del midollo osseo,

ciazione internazionale per la ricerca sula terapia staminale, iSH. le strutture certificate sono soggette a continui controlli. al momento ci sono 101 strutture certificate in 17 paesi diversi. Dalla fine del 2011 in i talia strutture senza la certificazione JaC ie non sono più abilitate ad effettuare

circa venti trapianti di midollo osseo autologo ed allogenico. Tra il 30 e il 40 per cento dei pazienti in cura presso il reparto di ematologia di Bolzano vengono dal Trentino. n

l’infusione con la chemioterapia
Un controllo

Nel pieno della vita

Wolfgang Kamenschek è stato paziente del reparto di Ematologia a Bolzano

Un fulmine a ciel sereno che ha cambiato completamente la vita di Wolfgang Kamenschek, da un giorno all’altro. Era il 2 giugno del 2004, festa nazionale: l’inizio del suo calvario.

mal di pancia e nausea, sintomi che tutti conoscono ma che in questo caso portarono Wolfgang direttamente in Rianimazione all’ospedale di Brunico e poi, nella stessa notte, al reparto di ematologia a Bolzano.

la diagnosi non si fa attendere. l’allora trentenne Wolfgang, padre di un figlio di pochi mesi, ascolta come in trance: troppi globuli bianchi, in linguaggio tecnico “leucemia mielotica”. Per la prima terapia resta in ospedale 6 settimane. “Un perio -

do molto pesante” ricorda Wolfgang Kamenschek. ma grazie alla sua compagna e ai genitori che gli stavano vicino, ce la fa. “ e ro completamente debilitato; i continui dolori addominali mi logoravano, non mangiavo più.” a nche la vista era compromessa, al punto che Wolfgang non poteva nemmeno passare le lunghe giornate in ospedale leggendo. Quattro settimane in camera di

degenza, 10 giorni di isolamento. Dentro di lui un anno e anche più. Giorni che non finivano mai.

Complessivamente Wolfgang ha dovuto sottoporsi a sei cicli di chemioterapia e di trattamenti con cellule staminali, nove mesi di cure intensive, di cui sei mesi all’ospedale di Bolzano. Quello che si ricorda è la paura di morire e la rabbia, la voglia di fare a botte col destino. “Perché

è toccato proprio a me?” la nostalgia per la moglie e il figlio, per gli amici. la sensazione di essere tagliato fuori dalla vita “Per fortuna l’uomo impara a dimenticare” dice oggi. m a i pensieri trovano sempre il modo di insinuarsi. “all’inizio centomila volte, adesso forse cinquanta volte.” Poco

al confronto. ma non passa mai completamente, la paura.

Durante la terapia Wolfgang si è fidato totalmente dei medici. “non ho guardato in i nternet cercando cure alternative, e non ho mai messo in discussione quello che mi veniva proposto.” Per un motivo molto semplice: ha trovato molto competente l’ematologia di Bolzano e si è sentito in buone mani. “i reparto è grandioso. Dal punto di vista clinico sono dei veri professionisti e umanamente sono semplicemente fantastici.” il mix riuscito di competenza e sensibilità gli è rimasto profondamente impresso nella memoria.

nel reparto ha avuto qualche colloquio anche con l’oncopsicologo, ma Wolfgang è riuscito “ad attraversare il deserto” da solo. “Psicologicamente sono forte” precisa. e quanto effettivamente sia forte lo ha dimostrato a se stesso durante la cura. “Training mentale, esercizi di assenza di gravità, concentrazione sulle cose essenziali della vita e, sempre, il pensiero della mia famiglia – tutto questo mi ha aiutato a superare ostacoli che mi sembravano montagne.”

Wolfgang Kamenschek oggi? Un normale uomo alla soglia dei quarant’anni. nel pieno della vita. Un lavoro che lo soddisfa, un rapporto splendido e solidale con la moglie Daniela, due figli, m aximilian e Katharina, fonte di gioie e avventure quotidiane. amici, molto sport. Quello che lo distingue dai suoi coetanei è solo una sensibilità particolare. senso per le piccole cose che fanno la differenza, una grande calma e una profonda gratitudine per il ritorno ad una vita normale.

l’impegno nell’assistenza Tumori è venuto quasi automaticamente. il desiderio di trasmettere le sue esperienze, aiutare e dare coraggio agli altri che sono ancora all’inizio. i l messaggio che vuole dare a tutti i colpiti da leucemia, in fondo è semplice. m a proprio questo fa la differenza. “non rinunciare mai, esiste sempre una via. Guarda avanti.”

Quello che rimane oggi dell’esperienza fatta otto anni addietro, sono alcune fotografie e poco più. “ Che aspetto strano che avevi, papà,” dicono i figli quando vedono le foto in qualche album. i l perché glielo spiegherà. Una volta o l’altra. n

Wolfgang Kamenschek con maximilian e Katharina

La salute vien muovendosi

La terapia del movimento all’ospedale di Merano

Non può fare miracoli, certo. Ma il movimento regolare, specie se mirato, può contribuire ad un migliore stato generale di salute, può abbassare significativamente la quota di recidive e contribuire ad avere un buon rapporto con il proprio fisico. E’ stata Valentina Vecellio a mettere a punto il progetto di terapia del movimento partito l’anno scorso all’ospedale di Merano e attualmente alla terza edizione.

Valentina Vecellio sa di cosa parla. in qualità di ex atleta ha provato sulla propria pelle cosa significa sentirsi traditi dal proprio fisico. Perché è così che si è sentita quando, diversi anni fa, si è ammalata di tumore. lei è riuscita a vincere la malattia e il malessere grazie anche al movimento, perché neanche durante la chemioterapia ha lasciato perdere l’esercizio fisico.

Questa sua esperienza a lieto fine è supportata anche da molti studi scientifici e ha portato in Germania alla fondazione di cen-

tinaia di gruppi sportivi di malati di tumore. e questa sua esperienza positiva oggi vuole condividerla con altri. Dopo la malattia si è iscritta alla “Sporthochschule” di Colonia in Germania per un corso di formazione in ginnastica terapeutica e ha elaborato un proprio concetto di “terapia del movimento”.

Si sta meglio se ci si sente bene nel proprio corpo

Per tre volte l’ha proposto all’ospedale di m erano. alla fine ha trovato porte aperte

dal primario di Ginecologia, il dottor Herbert Heidegger. il progetto è partito l’anno scorso. a febbraio è iniziata la terza edizione e le partecipanti sono entusiaste. nel frattempo anche l’assistenza Tumori è entrata a far parte del progetto. le donne si sentono meglio, soffrono meno degli effetti collaterali della chemio e riacquistano un rapporto positivo con il proprio fisico. n altre parole, il loro organismo viene rafforzato.

ma non finisce qui. “il movimento mirato ha effetti di tipo bio-psico-sociale”, spiega

Valentina Vecellio. all’interno del gruppo nascono delle dinamiche positive tra le partecipanti che condividono lo stesso destino, gli stessi problemi psichici e fisici. “il movimento ciclico - e questo è dimostrato – mette in moto dei processi positivi, aiuta a smuovere dei blocchi mentali.” le donne (ri)acquistano fiducia in se stesse,

diventano più ottimiste per quanto riguarda guarigione e futuro e soffrono molto meno di disturbi provocati dalle terapie a cui sono sottoposte.

i corsi sono strutturati in moduli, le donne vengono portate progressivamente a compiere degli esercizi anche molto

a 16 anni è stata la più giovane cintura nera di Yoseikan Budo d’italia attività agonistica: corsa in montagna e cor- sa campestre, mezza maratona, maratona, sci di fondo, gare di rampichino, duathlon e triathlon.

istruttrice diplomata FilPJ e FiF, istruttrice clinica di ginnastica in acqua.

Diploma di interprete simultanea e master in comunicazione scientifica e medica; pe- rito accreditato presso i tribunali altoatesini; collaboratrice di diversi periodici tecnici.

complessi. Valentina Vecellio: “ le donne imparano a conoscere il proprio fisico e sviluppano una sensibilità particolare per il loro corpo e i suoi bisogni.”

a corsi che si tengono una volta la settimana, partecipano tra le 8 e le 15 donne. la terapia del movimento si inserisce nella fase delicata che sta tra la fisioterapia postoperatoria e il momento in cui le donne uscite dal vortice di trattamenti farmacologi pesanti, si trovano da sole a casa; uscite sì dall’ospedale ma non ancora tornate nel quotidiano a cui erano abituate prima della malattia.

Successo immediato

“e proprio qui che sta l’importanza della terapia del movimento”, sottolinea Valentina Vecellio. “le donne si sentono meno lasciate a se stesse, si pongono un obiettivo da raggiungere.” Gli esercizi poi sono concepiti in modo da portare ad un miglioramento quasi immediato del

Valentina Vecellio istruttrice della terapia del movimento

tono muscolare. “le partecipanti sentono di volta in volta che riescono a fare gli esercizi con sempre minor fatica e sempre meglio. “Va tenuta ben presente però una cosa molto importante: non si tratta come nello sport agonistico di raggiungere risultati sempre migliori, quanto piuttosto di aumentare la qualità di vita senza sforzarsi e senza stress aggiuntivi.“

“Per questo motivo è importante che il gruppo non sia troppo grande”, sottolinea Valentina Vecellio. “Con un numero massimo di quindici partecipanti riesco a dedicare attenzione e tempo a ciascun membro del gruppo e a modificare eventualmente gli esercizi in modo mirato a seconda delle singole esigenze.” il gruppo è eterogeneo, cioè le donne non partono tutte dallo stesso livello e l’età varia dalla fascia giovanile

fino ai 75 anni, che è l’età della partecipante più anziana. Gli esercizi sono programmati in modo che le donne possano comunicare tra loro anche durante l’attività.

Fondamentale per Valentina Vecellio è il fatto che la terapia del movimento si svolga sotto il controllo del medico curante. ogni paziente che si iscrive deve fare una specie di test, un check-up del suo stato generale di salute. a fine corso la paziente viene nuovamente visitata e così si ha un controllo diretto dei benefici della terapia. altrettanto importante è che il corso si svolga ancora in ambito ospedaliero. “e una sorta di spazio sotto tutela. le donne si sentono libere, la loro privacy è garantita”, spiega Valentina. “in uno sport-studio o in una palestra non potremmo garantire le stesse condizioni ottimali.”

Indicato anche durante la chemioterapia

le donne che partecipano alla terapia del movimento sono considerate quindi ancora come pazienti, sotto tutela medica. “Ho anche delle corsiste che stanno ancora facendo la chemioterapia. i n queste pazienti ho potuto notare una notevole

riduzione della sindrome da affaticamento, tipico effetto collaterale della chemio.” Grazie al movimento le donne poi sono molto meno soggette a depressioni.

la maggior parte delle partecipanti al terzo corso avevano già preso parte ai due corsi precedenti. la richiesta è alta e Valentina sarebbe pronta a portare avanti il suo progetto anche in altri reparti e in altri ospedali.

Da metà marzo le donne della terapia del movimento si sono spostate dalla palestra alla piscina, sempre nel reparto di riabilitazione dell’ospedale di merano. Valentina ha anche l’abilitazione di istruttrice di acqua-terapia medica. “nell’acqua e accompagnate da musica, le pazienti possono provare un’ ulteriore dimensione del muoversi. Per non parlare delle donne che hanno qualche chilo in più: “Per loro la ginnastica in acqua è semplicemente fenomenale!”

a dar ragione a Valentina che si è battuta per poter realizzare il suo progetto, è anche il fatto che la maggior parte delle donne che partecipano al corso continui poi con l’attività fisica anche a casa, in par-

te anche insieme ad altre pazienti. “o gni giorno fanno qualche esercizio, stanno più attente alla posizione e alla postura, fanno passeggiate, iniziano con il nordic walking ecc.”, racconta Valentina.

Dal trenta al quaranta per cento di recidive in meno

Studi svolti in Germania dove la terapia del movimento vanta già una lunga tradi zione, dimostrano che il movimento mirato promuove il contatto con la natura, è riabi litativo e – fattore che da solo basterebbe come argomento a sostegno dell’attività fisica – abbassa notevolmente la quota di recidive, si parla addirittura di una diminu zione nell’ordine del 30-40%.

“le donne che vengono alla terapia del movimento si riscoprono nuovamente efficienti e capaci, sia nella famiglia sia al lavoro. Si sentono responsabili per il pro prio fisico e per la loro salute e soprattutto notano un miglioramento rapido della loro condizione generale.” Tutti argomenti che dovrebbero convincere anche l’amministrazione pubblica e il servizio sanitario del valore di questa terapia, adatta anche ad abbassare costi per la salute pubblica!

Per informazioni vedi anche: http://www.sabes.it/de/krankenhaeuser/ meran/3304.asp n

“Vorrei condividere questa energia”

Intervista con Valentina Vecellio

Una donna vivace. Piena di ottimismo e di entusiasmo. Sicura e convinta di quello che fa. Al cento per cento. Quando Valentina Vecellio inizia a parlare della terapia del movimento, di come sono importanti forza, resistenza e coordinazione per lo stare bene, non è facile fermarla.

chance: Come le è venuta l’idea della terapia del movimento?

Valentina Vecellio: Dalla mia personale esperienza. Come ex-atleta il movimento per me è indispensabile per sentirmi bene. Quando mi sono ammalata di tumore una delle prime cose che ho voluto sapere, è stata proprio come combinare la malattia con l’attività fisica. e ho scoperto che in Germania esistono centinaia di gruppi sportivi di malati di tumore che si chiamano “Krebssportgruppen”. Da noi tutto questo non esisteva ieri e ancora non esiste oggi. m sono trovata quindi da sola con questa

mia esigenza. ncompresa. Chi non ha mai fatto dello sport riesce difficilmente a capire questo bisogno, soprattutto perché la malattia mette in crisi tutta la fisicità. la verità è che io non riesco a stare senza muovermi. anche quando ero malata avevo questa esigenza. e mi sono accorta che se anche facevo fatica, stavo meglio. non solo fisicamente ma anche psicologicamente, una scoperta che oggi mi piacerebbe condividere con altri che si trovano nella mia stessa situazione. e poi, lo sport è irresistibile, diventa quasi una droga, non si riesce più a rinunciare. e questa vitalità, questa energia vorrei trasmetterla ad altre donne, ad altri malati.

chance : e com’è nato il progetto della terapia del movimento?

Valentina Vecellio: Dopo la mia malattia ho frequentato la Sporthochschule di Colonia in Germania per diventare istruttrice di ginnastica medica. n primo luogo perché mi interessava personalmente. progetto della terapia del movimento era già pronto nel 2009 e poi è rimasto un anno e mezzo nel cassetto. Ho dovuto presentarlo tre volte finché finalmente sono riuscita a convincere tutti. l’anno scorso ho già fatto i primi due corsi: un successo. la reazione positiva delle partecipanti è stata la prova migliore che so -

no sulla strada giusta. adesso sono felice che anche l’assistenza Tumori si spenda in prima persona nella promozione del progetto. Spero così di poterlo estendere a tutti pazienti altoatesini che ne sentissero l’esigenza.

chance: Chi sono le partecipanti?

Valentina Vecellio: non ho solo donne con tumore al seno, ma anche pazienti con altre malattie tumorali in ambito ginecologico. i numero massimo delle partecipanti è quindici, anche se il numero ideale è tra dieci e tredici. Ci troviamo una volta la settimana per due ore. Si tratta di un gruppo aperto e fino al raggiungimento del numero massimo si possono sempre aggiungere nuove partecipanti. l’età va dai 30 ai 75 anni. il corso è programmato in base alle capacità delle donne. Ho la possibilità di seguire tutte individualmente, cosa molto importante per me: non si tratta infatti di guardare cosa è capace di fare una donna, ma di badare a quello che non riesce a fare.

chance: l’obiettivo del corso?

Valentina Vecellio: i n primo luogo si tratta di migliorare la forza, la resistenza e la capacità di coordinamento delle donne che vengono ai corsi. alla base degli esercizi fondamentalmente c’è questo. lavoriamo in due, ma anche singolarmente. Gli esercizi vengono eseguiti in piedi, per terra, usando pesi leggeri, bastoni per ginnastica, palle. lavoriamo anche molto a corpo libero. l importante è rafforzare muscoli dell’addome, delle spalle, delle braccia e delle gambe e con questo migliorare la postura e l’agilità. e fondamentale anche imparare a fidarsi l’una dell’altra.

c hance Quando si possono notare i primi risultati?

Valentina Vecellio: o h, quasi subito. Già dopo tre settimane le donne hanno più forza. Dopo un mese invece cominciano a dimostrare più resistenza. l’ideale è un ciclo di tre mesi. ma di solito, finito un ciclo le donne non vogliono smettere. Una volta che hanno capito che stanno meglio non solo fisicamente ma anche psicologicamente, fare movimento diventa una necessità. i l risultato più bello per me è constatare come diventino sempre più sicure e agili nei movimenti e quanta gioia ricavino dal potersi muovere sempre meglio! n

Fa bene ed è divertente

Una visita alla “terapia del movimento”

La sala da ginnastica del reparto di Riabilitazione dell’ospedale di Merano è abbastanza piccola ma accogliente e ben attrezzata. Grandi palle colorate, palle più piccole del peso di un chilo, bastoni, materassini… non manca niente. Otto donne stanno schiena contro schiena e si passano una palla da sopra la testa. Sono Maria, Theresia, Zita, Christine, Rosa, Elisabeth, Isabella e Annalisa.

Devono fidarsi della loro partner altrimenti perdono l’equilibrio e cadono. anche questo aspetto – creare fiducia reciproca, imparare a lasciarsi andare – è parte integrante del corso di terapia del movimento.

Valentina Vecellio fa vedere come si eseguono gli esercizi. lavora con le “sue ragazze”, come chiama affettuosamente le partecipanti al corso, ma mentre è impegnata con gli esercizi i suoi occhi non si fermano mai: deve controllare se riescono a fare correttamente il movimento. Di colpo

si alza e va da maria. “Rilassati, ti guido io” dice, e l’aiuta a trovare la posizione giusta dalla quale partire. e in effetti, va subito meglio. Valentina sa di cosa hanno bisogno le sue ragazze. anche lei ha vissuto la stessa esperienza, sa quali effetti produce il tumore non solo sul fisico ma anche sulla

“È fantastico sentire i propri muscoli al lavoro.“

Isabella

“Mi sento semplicemente in forma. E poi mi piace stare assieme alle altre, a delle donne che hanno vissuto quello che ho vissuto io.”

Rosa

mente. Sa com’è fondamentale riacquistare la fiducia nel proprio corpo, dal quale ci si sente traditi.

lei, ex-atleta agonista, è riuscita a vincere la malattia soprattutto grazie allo sport, al movimento. lei che ha sempre potuto fidarsi del proprio corpo non l’ha abbando-

nato nel momento della malattia. all’inizio della chemioterapia si è comprata un pastore tedesco, anubis. la sua salvezza, dice oggi. ogni giorno è uscita con lui. Con la pioggia, con il vento, con la nausea.

movimento è stato il suo toccasana, fisico e psichico. e proprio per questo motivo vuole dare la stessa possibilità ad altre persone, vuole aiutare altre donne a riconquistare il proprio corpo e la sicu-

“Ci sono anche tanti esercizi che si possono infilare nel quotidiano. In che posizione fare la coda alla cassa del supermercato senza rischiare mal di schiena, per esempio.”

Christine:

“Siamo proprio fortunate. In tutta l’Italia non c’è un corso come questo!”

Zita

rezza perduta. Si è iscritta ad un corso di ginnastica medica e ha fatto tesoro della sua esperienza sviluppando il concetto di “terapia del movimento”. adesso è già a metà della terza edizione del suo corso e le partecipanti sono sempre entusiaste.

il gruppo è molto eterogeneo. Persone di tutte le età. no problem. Valentina sa individualizzare ogni esercizio. Theresia, la mamma delle ragazze, come si autodefinisce, con i suoi 75 anni è la più anziana. Per lei, che ha le gambe stanche, Valentina pensa sempre a qualche esercizio da posizione seduta. a fare gli esercizi in coppia con Theresia, è poi maria. Christine invece ha dei problemi con le ginocchia. anche lei fa degli esercizi personalizzati.

non è facile trovare il giusto equilibrio. le donne devono impegnarsi senza sforzarsi eccessivamente. e’ bello vedere come sono concentrate quando fanno gli esercizi e si vede come stanno bene mentre si muovono. al punto che molte di loro continuano ad esercitarsi anche a casa. Grazie alla ginnastica ritrovano infatti la fiducia nel proprio fisico.

le due ore passano veloci. alla fine Valentina fa qualche esercizio di rilassamento e poi arrivederci alla prossima settimana. le donne battono le mani e si vede che sono contente e in forma. a Zita preme soprattutto una domanda: ci sarà un altro corso dopo di questo, e poi un altro ancora? n

“Se andassi in una normale palestra, non avrebbero la minima idea di che cosa ho bisogno.”

Annalisa

Valentina con le sue "ragazze"

“Il movimento protegge dal cancro”

Intervista con il primario di Ginecologia di Merano, dott. Herbert Heidegger

Da sempre è convinto che il movimento sia un toccasana. Le pazienti oncologiche del suo reparto, la Ginecologia dell’ospedale di Merano, sono tutte invitate a iscriversi al corso di terapia del movimento.

il primario, dott. Herbert Heidegger ha accolto con entusiasmo il progetto di Valentina Vecellio. anzi, secondo lui sarebbe da estendere a tutti i reparti, uomini inclusi. importante comunque è il fatto che la terapia si svolga sotto il controllo del medico curante.

Di Valentina Vecellio, che da lui ha trovato le porte spalancate, Heidegger apprezza non soltanto il fatto che lei, da ex-atleta ed ex-malata, sappia di cosa sta parlando, ma soprattutto che il suo impegno sia puro volontariato.

chance: il progetto della terapia del movimento è iniziato lo scorso anno. Come lo giudica dal punto di vista clinico?

dott. Herbert Heidegger: il movimento fa bene. Questo è un dato di fatto. il movimento è una specie di prevenzione primaria, è provato che chi si muove si ammala più raramente di tumore. altrettanto dimostrato è il fatto che il movimento regolare e mirato riduce significativamente la quota di recidive.

chance : Vuol dire il movimento come medicina, quasi fosse una prescrizione medica?

dott. Herbert Heidegger: le posso assicurare che il movimento ha i medesimi effetti benefici di alcuni medicamenti che usiamo per combattere il tumore. anzi. la differenza, in positivo, è che non genera alcun effetto collaterale. i o raccomando a tutte le mie pazienti di muoversi con regolarità, di fare qualche esercizio almeno una volta la settimana e almeno per mezz’oretta.

chance: e da quand’è che il paziente può iniziare a fare del movimento aerobico?

dott. Herbert Heidegger: Praticamente da subito, cioè da quando il paziente, iniziata la fase post-operatoria, si sente in grado di farlo. non sono un fautore della “campana di vetro”, del riguardarsi a tutti costi. e’ un’idea oramai vecchia. Soprattutto donne con un tumore al seno debbano aver subito la possibilità di riconquistare fiducia nel proprio fisico. Si sentono spesso tradite dal loro corpo. il movimento aiuta a ristabilire questo equilibrio.

chance : m a la terapia del movimento non è solo un offerta a donne che soffrono di tumore alla mammella?

dott. Herbert Heidegger: no no. io invito tutte le donne ricoverate nel mio reparto con problemi di tipo oncologico, a usufruire da questa opportunità. Secondo me bisognerebbe offrire questa terapia a tutti i malati di tumore, indipendentemente dal fatto che si tratti di femmine o maschi.

chance in genere si può constatare che – almeno qui da noi – viene fatto molto per le donne con un tumore al seno. Più che per altri pazienti oncologici. Come mai?

dott. Heidegger: Sarà che noi ginecologi ci occupiamo molto delle nostre donne. Sarà anche perché questo tumore è molto

Il Commento

Care lettrici, cari lettori

particolare, invade molto la sfera intima della persona. Come spiega molto bene la fondatrice di mamazone, Ursula Goldmann Posch, quando parla del “nodo sopra il mio cuore”. noi ginecologi ci riteniamo fortunati perché abbiamo a che fare con donne. le donne sono più aperte, sfruttano meglio l’offerta di esami preventivi, partecipano alla scuola del paziente, collaborano meglio con il medico, sono più creative quando si tratta di venir fuori dalla stasi della malattia. Gli uomini invece si nascondono, non ne parlano, appena possono lo rimuovono come se niente fosse. e così fanno più fatica a guarire, a superare il trauma.

chance: Ci sono già dei risultati concreti riconducibili a questa terapia?

dott. Herbert Heidegger: eccome. le donne che hanno frequentato la terapia del movimento si sentono più in forze. Hanno l’impressione che venga fatto concretamente qualcosa per loro. Con questo appuntamento settimanale si sentono comunque sotto tutela. Per non parlare del fatto che già dopo poche volte si sentono più sane, più agili e più equilibrate dal punto di vista psicologico. i niziano a credere davvero di poter guarire. Del resto sono anche convinto che non poche donne durante questa terapia sviluppano per la prima volta in vita loro un rapporto positivo con il proprio fisico. n

Un’immagine, una delle tante che mi hanno colpito durante mio recente trekking in m arocco. Un edificio quadrato. le finestre sbarrate da persiane di legno. Tutto intorno un alto muro. nel cortile una bandiera; sul portone alto e chiuso un cartello con scritte in arabo e in francese: Distretto sanitario di anmid. Senza orario; senza telefono. anmid è un piccolo villaggio berbero nell’anti-atlante a quota 1.900 m. non so quando il portone si aprirà: se una volta la settimana, una volta al mese o addirittura a giorni alterni. non so se poi sarà un medico o un infermiere a occuparsi dei pazienti. Pazienti che vengono da anmid ma anche dai villaggi dei pastori berberi seminomadi distanti anche più di mezza giornata, calcolata a velocità di asino o di mulo. non so quanto sia distante l’ospedale più vicino, con laboratorio, raggi, sala operatoria. Perché vi racconto tutto

questo? Ho appena finito di scrivere l’articolo sulla conferenza stampa per la Giornata mondiale sul cancro. Ho cercato le cifre sull’incidenza dei tumori in alto adige e ho deciso di mettere di nuovo le dieci regole del WHo. non stiamo poi così male noi, anzi. Ci sono gli screening, possiamo essere certi di essere curati nel rispetti di standard all’avanguardia. C’è il centro senologico di Bressanone e merano. C’è un’organizzazione come l’assistenza Tumori che da trent’anni sta accanto agli ammalati e ai loro familiari. Giorno dopo giorno. Grazie all’impegno di numerosi volontari.

le persone che vivono sulle montagne isolate del m arocco avranno certamente una cosa che da noi ormai è diventata quasi un lusso: il calore e la sicurezza che viene da un nucleo familiare grande e che vive unito. ma di fronte alla malattia spes-

so per loro non c’è altra speranza che una preghiera a Dio.

anche in questa edizione della Chance siamo riusciti a mettere insieme le tante sfaccettature che caratterizzano l’universo dell’a ssistenza Tumori. Prevenzione, informazione, destini, terapie, il reparto di ematologia dell’ospedale di Bolzano . la ricorrenza dei trent’anni è già passata, ma il lavoro dei volontari va avanti, anche senza anniversari da festeggiare. e questo malgrado la crisi che al momento induce molti, forse troppi, a ripiegarsi su se stessi. ma – e qui arrivo di nuovo alla giornata mondiale sul cancro – secondo le ultime cifre almeno il 50 – 60 % delle malattie tumorali potrebbe essere evitato grazie ad uno stile di vita sano e responsabile. e allora cosa aspettiamo?

Nicole Dominique Steiner
Dott.ssa Nicole Dominique Steiner Direttrice
anche in Val Gardena c'è un gruppo che s'incontra per fare movimento insieme
“Una benedizione per il nostro paese”

S. Messa al duomo di Bolzano per celebrare i 30 anni dell’Assistenza Tumori

Il duomo di Bolzano strapieno e una messa celebrata dal vescovo in persona. I soci, che ormai hanno raggiunto quota 8.000, una struttura che è diventata l’interlocutore principale di medici, paramedici e politici quando si tratta di discutere degli interessi dei malati di tumore in Alto Adige. Tutto questo è realtà, qualcosa che i pochi che il 18 dicembre del 1981 firmarono l’atto costitutivo dell’Assistenza Tumori Alto Adige non avrebbero mai immaginato. Forse neppure mai osato sognare.

l’ assistenza Tumori per celebrare i 30 anni dalla fondazione, ha deciso però di rinunciare a una grande festa provinciale. Visto che nei vari circondari nel corso dell’anno non sono mancate le occasioni per celebrare nel migliore dei modi la ricorrenza, a livello centrale si è optato per una messa di ringraziamento. anche se il 18 dicembre non era proprio la data più felice – l’ultimo sabato prima di natale, lo stress degli acquisti, tempo invernale, una città affollata di turisti e vi -

sitatori del mercatino - tanti soci e amici della assistenza Tumori non hanno rinunciato a mettersi in viaggio verso Bolzano.

i l vescovo ivo muser, nella sua predica, ha dimostrato in modo convincente la sua vicinanza ai fedeli e alle tematiche dell’assistenza Tumori. “a nch’io ho conosciuto da vicino questa malattia”, ha rivelato. Da giovane, il vescovo ha perso nel giro di un solo anno tutti e due i genitori proprio a causa del cancro.

Con parole semplici, rivolte al cuore, da vero pastore m user ha espresso tutta la sua comprensione per la sofferenza collegata a questa malattia, ma anche la convinzione che questa sofferenza, que -

sta prova, può essere superata con l’aiuto di Dio.

Grandi attestazioni di stima sono arriva te nelle parole del vescovo per i tanti vo

lontari dell’assistenza Tumori alto adige: “il grande merito di questa organizzazione e anche il segreto del suo successo” – ha sottolineato - “è che ad occuparsi dei malati

l saluto della presidente, Renate Daporta Jöchler

Malattia è sempre partecipazione alla croce

Tre domande al vescovo Ivo Muser

sperimentato sulla propria pelle che cosa significhi ammalarsi di cancro”.

m user ha esortato i partecipanti alla messa a non vedere nella loro malattia

una sventura o una colpa, “ma piuttosto un invito personale di Dio ad analizzare secondo quali criteri viviamo la nostra vita.” la malattia, secondo il vescovo, può mettere a dura prova, ma può anche avvicinare a Dio.

l’ultima frase della predica ha colmato tutti i soci dell’assistenza Tumori di grande soddisfazione e di giustificato orgoglio: “lassistenza Tumori” - così il vescovo muser - “è una benedizione per il nostro paese!”

le preghiere sono state recitate nelle tre lingue, italiano, tedesco e ladino, dai soci dell’assistenza Tumori e dai componenti del direttivo provinciale. Preghiere che sono venute dal profondo del cuore: per le persone che si sentono come morte nel pieno della vita. Per tutti coloro che sono malati nel corpo e nell’anima. Per la luce che illumina i giorni bui della vita. Per la forza di poter percorrere la strada non sempre in salita della vita con un sorriso e pieni di speranza.

Dopo la messa i soci venuti da tutti i circondari dell’alto adige hanno avuto la possibilità, alla Casa della Cultura di Gries, di fare quattro chiacchiere davanti a una scodella di zuppa e di scambiarsi gli auguri di natale. n

Lo stesso vescovo Ivo Muser ha dovuto suo malgrado confrontarsi, e duramente, con il cancro. Da giovane ha perso nel giro di un solo anno tutti e due i genitori a causa di questa malattia. In occasione della messa per il trentesimo anniversario dell’Assistenza Tumori, forse proprio in virtù di questa esperienza, ha trovato parole semplici e toccanti.

chance: Come vede lei personalmente una malattia come il cancro?

Vescovo Muser: la malattia, e con questo non voglio dire solo il cancro, è sempre un evento che lascia il segno. la malattia cambia la vita, rapporti con la famiglia e con gli amici. il mondo del malato ruota solo intorno alla malattia. e proprio qui vedo la grande sfida. il cancro è una sfida per la fede. e soprattutto non è una punizione.

chance: molte persone, i malati, ma anche i loro parenti, davanti a questa malattia vanno in crisi, rimettono in discussione le proprie certezze.

Vescovo Muser: Certamente, la malattia è sempre un momento propizio per interrogarsi, per chiedersi che cosa sia davvero importante per noi. Tutto si riduce all’essenziale: alla domanda sul significato, sui perché. io credo che la malattia sia per noi un invito del Signore a far fronte alla vita. la malattia è sempre una partecipazione alla croce, alla sofferenza di Gesù.

c hance : Quale messaggio personale vorrebbe portare oggi ai soci della assistenza Tumori e a tutti i malati in genere?

Vescovo Muser: Vorrei esortare tutti a vivere questa difficile esperienza, a non nascondersi, ad accettare tutti gli aiuti possibili e ad unirsi all’unica fonte che arricchisce la nostra vita: a Gesù Cristo. lui ha accettato tutto, le cose difficili e il destino, e proprio facendo così ha superato tutto.n

L’unione fa la forza!

Appuntamento settimanale per fare ginnastica e giocare a carte

Il giorno fisso è il giovedì. E’ un gruppo molto unito, quello delle donne dell’Assistenza Tumori della Val Gardena. Prima fanno ginnastica insieme, poi si spostano nel consueto locale “Terrazza” a Ortisei per chiacchierare e per giocare a carte.

Ungruppo di autoaiuto del tutto particolare. a ll’inizio le donne si incontravano in una stanza nella cantina del centro per i disabili, poi il Comune ha messo loro a disposizione gratuitamente la palestra. e ancora oggi è così. i nizialmente l’assistenza Tumori mandava una fisioterapista, ogni volta una diversa, per la ginnastica. Poi a lisl è venuta l’idea: perché cambiare sempre? i n fondo lei stessa era un’insegnante, per quanto in pensione e malata di tumore. e così da semplice partecipante è passata dall’altra parte, a condurre l’ora di ginnastica riabilitativa. o gni settimana mette a punto un nuovo programma con esercizi mirati per schiena,

pancia, braccia e in cui le tecniche di rilassamento giocano un ruolo molto importante.

Tredici donne in tuta da ginnastica si distendono in circolo nell’enorme palestra di ortisei, lisl fa vedere gli esercizi, li spiega pazientemente ed è pronta ad aiutare tutti in caso di difficolta. È anche un po’ faticoso, ma dopo un’ora e mezza di ginnastica le donne si sentono proprio in forma.

Per questa ginnastica settimanale, il giovedì arrivano da dieci a quindici donne, qualche volta qualcuna in più, qualche altra qualcuna in meno. Dopo, al “Terrazza”, sono di più e arrivano anche a venti. Prima

prendono caffè, thé o cioccolata e parlano. “Qui in Gardena siamo in poche ammalate. Una volta stavamo ognuna da sola a casa. adesso ci incontriamo qui. i nsieme ci si lamenta meglio”, scherza m aria. Però non si tratta proprio di lamentarsi.

le donne intorno al loro tavolo fisso parlano, ridono, si prendono in giro. Stanno bene, si vede. Godono della compagnia

delle altre. Si sentono protette nel gruppo. Si parla di tutto, della famiglia, del tempo, del proprio stato di salute. “Se abbiamo qualcosa che ci preoccupa, ne parliamo qui.” Paula approva: “Cerchiamo sempre di farci coraggio a vicenda – e per lo più ci riusciamo!” Poter condividere esperienze simili e scambiarsi idee, questo rafforza lo spirito e infonde coraggio.

Col passare degli anni si sono aggregate al gruppo sempre nuove donne. “abbiamo anche perso delle amiche”, precisa lisl, e quando lo dice un’ombra silenziosa passa sul suo volto. ma non c’è tempo per la tristezza. le donne si sono scambiate le novità della scorsa settimana, alcune se ne vanno: al lavoro, a casa dal marito, dai figli o dai nipoti.

le altre si dividono in due gruppi. luise e edith hanno sempre con loro le carte, adesso si comincia a giocare. luise, mathilde, Rosa e edith si siedono allo stesso tavolo. m athilde mescola e Continua

Anticipazione Anticipazione Anticipazione Anticipazione

distribuisce le carte con la velocità di un professionista di poker. a ll’altro tavolo siedono lisl, Paula, maria e m onika. maria racconta che una parte delle donne si incontra anche il lunedì pomeriggio per giocare a carte. “lunedì si gioca per soldi, giovedì per l’onore”, sorride. i n effetti, chi perde deve pagare un piccolo obolo. Quando si è accumulato un po’ di denaro, vanno insieme a mangiare la pizza.

Durante le ferie estive la palestra è chiusa ma le gardenesi si incontrano lo stesso regolarmente. Vanno insieme in montagna, organizzano una gita culturale o un pellegrinaggio. e le carte sono sempre pronte! n

La prevenzione riguarda tutti

mondiale

Conferenza stampa per la Giornata mondiale sul cancro il 4 febbraio 2012

l’insegnate di ginnastica lisl

Un appuntamento diventato ormai consuetudine, anno dopo anno. E’ la conferenza stampa dell’Assistenza Tumori Alto Adige in occasione della Giornata mondiale sul cancro. Perché è importante. Perché la popolazione ha diritto di essere messa al corrente. Perché di lotta ai tumori, e soprattutto di prevenzione, non si parla mai abbastanza. Quest’anno all’appuntamento si è unito anche l’assessore alla Sanità, Richard Theiner.

afare il punto della situazione sono stati il primario di Gastroenterologia Fausto Chilovi e l’oncologa Susanne Baier. Prevenzione e diagnosi precoce sono le armi migliori contro il tumore. Per questo motivo anche quest’anno si è parlato soprattutto degli screening proposti alla popolazione altoatesina. Gli screening per scoprire in tempo il cancro al collo dell’utero e al seno sono già attivi dal 1990 e sono diventati routine per gran parte delle donne.

il primo luglio di quest’anno il programma di prevenzione viene ampliato con un nuovo screening: il test del sangue occulto nelle feci per scoprire in tempo il tumore al colon, un esame proposto a tutta la popolazione dell’alto adige tra i 50 e i 69 anni. in tutto si tratta di 104.500 donne e uomini. Un passo nella direzione giusta come ha detto l’assessore Richard Theiner durante il suo intervento. oltretutto un test molto semplice e per nulla invasivo. Solo chi presenta sangue nelle feci viene invitato a sottoporsi ad una colonscopia.

“il tumore al colon è un tumore che cresce molto lentamente”, ha spiegato Fausto Chilovi, primario del reparto di Gastroenterologia all’ospedale di Bolzano che si è battuto per anni per l’introduzione di questo nuovo screening. “Chi si sottopone ogni due anni a questo test, può stare tranquillo. “Con la diagnosi precoce il

insieme contro il tumore: medici, rappresentanti dell'assessorato alla sanità e l'assistenza Tumori

tumore al colon, che non si manifesta nel primo stadio, è guaribilissimo.“ Quando uno avverte invece certi disturbi può già essere troppo tardi.

tumore al colon non è più un tumore tipicamente maschile. Cresce infatti il numero delle donne che ne sono colpite.

“Quasi 12 percento dei tumori scoperti ogni anno riguardano il colon, e questa quota è quasi equamente ripartita tra uomini e donne”, ha sottolineato Susanne Baier, oncologa all’ospedale di Bolzano. la colpa va individuata soprattutto in uno stile di vita non adeguato, cioè dieta sbagliata con troppi grassi, troppe proteine,

Cancro:

Situazione in Alto Adige

• nuovi casi attesi di tumore maligno –maschi (2010): 1.814

• nuovi casi attesi di tumore maligno –Femmine (2010):1.338

• Tasso annuo di incidenza di tumori maligni – maschi (2001-2005): 650,5 per 100.000 maschi

• Tasso annuo di incidenza di tumori maligni – Femmine (2001-2005): 486,4 per 100.000 femmine

troppo alcol, carenza di frutta e verdura e poco movimento.

Si stima che tra il 50 ed il 60 per cento di tutte le forme tumorali possano essere evitate e molte guarite, a fronte di diagnosi precoci e attenendosi a poche regole per correggere delle abitudini sbagliate, le

• Decessi attesi per tumore maligno –maschi (2010): 775

• Tasso annuo di mortalità per tumore maligno – maschi (2001-2005): 266,6 per 100.000

• Decessi attesi per tumore maligno –Femmine (2009): 599

• Tasso annuo di mortalità per tumore maligno – Femmine (2001-2005): 210,5 per 100.000 femmine

dieci regole del codice europeo contro il cancro. Susanne Baier: “ n questo senso genitori e nonni hanno una grandissima responsabilità e una funzione di esempio verso più giovani.“

Una notizia incoraggiante è che casi di cancro al seno e al collo dell’utero in alto

adige siano sotto la media degli altri paesi europei. “Un segnale che la prevenzione funziona!“, dice convinto l’assessore Theiner, nonché un riconoscimento del lavoro fatto al Centro senologico Bressanone –m erano e il risultato dell’adozione delle tecniche più moderne nella valutazione degli esiti dei pap-test e delle mam -

mografie in a lto adige. l a presidente, Renate Daporta Jöchler, da parte sua ha sottolineato nel suo intervento, che, per l’assistenza Tumori a lto adige, accanto all’aiuto concreto ai malati e alle loro famiglie, la prevenzione e l’informazione della popolazione siano ritenuti una priorità assoluta. n

Codice Europeo contro il cancro

Chi tiene alla propria vita:

1 non fuma.

2 evita l’obesità.

3 Si muove tutti i giorni.

4 mangia tutti i giorni frutta fresca e verdura

5 non eccede nel consumo di alcolici, birra, vino o superalcolici.

6 evita l’eccessiva esposizione ai raggi solari

7 Si protegge dal contatto con sostanze potenzialmente cancerogene.

8 Tiene sotto controllo il suo fisico e non esita a consultare il medico

9 Si sottopone regolarmente a tutti gli screening per la diagnosi precoce del tumore alla mammella, al collo dell’utero, al colon e alla prostata.

Coglie l’invito al vaccino contro l’epatite B e il papilloma virus.

Fonte: Relazione Provinciale della salute 2010

Un bambino prodigio

La

vita con e dopo il cancro al colon – Annelies Senoner

“Sono un bambino prodigio” dice di se stessa. E in effetti meglio di cosi non si potrebbe esprimerlo: Annelies Bernardi Senoner con la sua indomita gioia di vivere, il suo carattere aperto e il suo modo semplice di superare le disgrazie, è veramente un fenomeno!

Ventitré anni fa, nel 1989, quando si ammalò di tumore alle ovaie e venne operata per la prima volta, le diedero solo tre mesi di vita. le sue quattro figlie Barbara, michaela, Sybille e martina avevano fra i 4 e i 14 anni. Da allora annelies è un ospite regolare degli ospedali di Brunico, Bressanone e soprattutto di innsbruck. ormai ha perso il conto di quanti interventi ha già superato. ma sbaglia chi pensa di trovarsi davanti ad un rudere. annelies sembra il ritratto della salute.

Una signora curata di una sessantina d’ anni, piena di energia e voglia di vivere.

l a vita non è stata facile per a nnelies, ma è sempre riuscita a guardare avanti con ottimismo. Sessant’anni fa, essere una figlia illegittima era ancora una vergogna. Ha conosciuto suo padre quando lei aveva ormai 50 anni. lui è un siciliano dal quale sicuramente ha ereditato un carattere aperto e un temperamento vivace. a sette anni annelies è stata mandata in collegio. Solo a natale, a Pasqua e durante le ferie estive poteva fare ritorno a casa. e questo per otto anni. Dopo ha lavorato come segretaria fino al suo matrimonio con Karl august Senoner. esperienze dure che però non l’hanno amareggiata, ma l’hanno aiutata a sviluppare quella fonte di forza interiore alla quale attinge da anni. annelies parla con il cuore. Parla di tutto, non nasconde né preoccupazioni né gioia, vede il lato positivo in

tutto. Per lei è questo il metodo migliore per far fronte al suo destino.

n on ha mai permesso al cancro di prendere il sopravvento sulla sua vita. la storia della sua malattia riempie pagine e pagine; ogni anno c’è qualcosa di diverso. m etastasi ai linfonodi, metastasi al fegato. nel 1990 la prima operazione al colon. Dal 1993 è portatrice di stoma; due mesi

ha passato allora in ospedale. Un giorno, il dott. m agreiter a i nnsburck si è messo a gridare attraverso il corridoio del suo reparto: “Questa donna è un fenomeno, prendetela come esempio.” Di questo è orgogliosa.

molti portatori di stoma si vergognano”, dice annelies, toccando il sacchetto nascosto sotto la pancia. lei no. “ n on sono mai stata da un terapeuta per lo stoma, non me ne faccio un problema. Viaggio a Gran Canaria, vado ogni anno al mare con l’a ssistenza Tumori, frequento la piscina con i nipoti.” Dipende dalla mentalità, dice. “Bisognerebbe informare meglio il pubblico, tante persone non sanno nemmeno che cos’è lo stoma.” lei da parte sua ha accettato lo stoma come parte di se stessa e lo tratta in modo naturale. “e non solo io, ma tutta la famiglia.”

“Vi prego, fatelo tutti!”
La vita con e dopo il cancro al colon – Hans Astner

La speranza è l’ultima a morire. Questo è stato da sempre il motto di Hans Astner. Ma non avrebbe mai pensato che si sarebbe avverato. E come si sarebbe avverato. Otto anni fa, i medici avevano dato quasi per spacciato l’allora quarantottenne, oggi invece è nel pieno della vita. Tumore al colon è stata la diagnosi nel 2004.

Dopo parecchi mesi di dissenteria, Hans astner ha iniziato a dubitare che la colpa fosse solo dello stress e del troppo lavoro. Si è fatto quindi prescrivere la gastroscopia e l’endoscopia. i risultato lo ha colto completamente impreparato: cancro al colon in stato già avanzato. “allora pensavo solo: devi continuare a vivere, almeno fino a quando i figli saranno grandi. e ro caduto in un buco nero e profondo, ma ho trovato la forza di risalire”.

oggi si adopera nell’ambito dell’assistenza Tumori per far conoscere le varie misure di prevenzione. “a desso la Provincia ha introdotto gli esami per la prevenzione del cancro al colon per tutti i cittadini dai 5 0 anni in su. Tutti quindi hanno ora la possibilità di farsi controllare in tempo. e io posso solo consigliare: fatelo tutti!”

l’esempio migliore. il suo tumore al colon era in uno stadio così avanzato che l’endoscopio non passava più per l’intestino. Dopo l’operazione si è dovuto sottoporre alla chemioterapia: “anche questa è stata tutt’altro che una passeggiata”, confessa.

a un’altra cosa però non è riuscito a rassegnarsi: dopo l’operazione gli hanno messo uno stoma. “non potevo accettarlo. era un grosso problema per me.” Dopo sei mesi si è fatto rioperare, con successo.

non è stata un’operazione facile e soprattutto non è stata l’unica. Solo pochi mesi dopo ha dovuto entrare di nuovo in sala operatoria: gli intestini si erano attaccati l’uno all’altro.

Comunque sia, Hans astner ce l’ha fatta. Soprattutto perché non era solo. “Ho una famiglia meravigliosa. mia moglie e i miei quattro figli mi hanno dato sostegno per sopportare tutto. mi hanno appoggiato, hanno avuto comprensione. ero e sono tuttora nella condizione felice di non essere solo.” Quando Hans astner parla della sua famiglia, la sua voce è piena di calore e di felicità. o ggi può apprezzare tutto adeguatamente. “Vivo in modo più consapevole. Sono più calmo, non mi agito più e godo quello che ho, mi rallegro delle piccole cose. Tante cose che prima mi irritavano, oggi mi fanno sorridere.”

nel frattempo si è avverato il suo più grande desiderio: diventare nonna. a nnelies è raggiante di gioia. “i miei quattro nipoti mi danno coraggio.” anche la famiglia è una fonte di energia. Suo marito Karl august con il quale è sposata da 39 anni, in tutto questo tempo non si è mai allontanato dal suo fianco. Ha un rapporto molto intenso con le figlie. e poi c’è ancora la sua fede profonda. “Quando non sto bene, allora prego e spero che in questo momento il Signore dall’alto mi guardi.” n

Hans astner si mette sempre di nuovo a disposizione dell’assistenza Tumori quando si tratta di raccontare della vita con e dopo il cancro. n on ha timore di parlare della propria esperienza, risponde volentieri a tutte le domande e vorrebe una cosa soprattutto: trasmettere speranza. “È una cosa terribile e ci sono spesso le ricadute, però bisogna sempre guardare avanti. Davanti c’è la luce. Davanti finisce il tunnel. non bisogna mai voltarsi indietro!”

“ i cancro non è più una condanna a morte”. Di questo è profondamente convinto, e di questo è anche

n el frattempo il commerciante insieme alla famiglia gestisce, oltre a un chiosco, anche un café con pasticceria a Bressanone. l café da tre anni, la pasticceria da uno. Un’avventura nuova in una nuova vita. i l nome del café è “almatosa” come le iniziali dei suoi quattro figli: alexander, marion, Thomas e Sarah.

e se gli viene di nuovo la tentazione di lavorare troppo? “allora mia moglie monika mi guarda profondamente negli occhi. Funziona come una discesa con il bob,” spiega Hans astner con affetto. “Uno è il conduttore e uno il frenatore.” anche questa è una ricetta per la felicità! n

“Sono ancora in troppi a non conoscerci!”

Alber, presidente del circondario Val Venosta

Una carriera lampo si potrebbe dire. Poco più di due anni fa, Siegrid Alber si è rivolta in qualità di malata all’ufficio dell’Assistenza Tumori a Silandro per chiedere informazioni e qualche mese dopo, eccola candidata per le elezioni del direttivo. Insomma, da zero a presidente della circoscrizione.

Che cosa significhi la sofferenza

Siegrid alber, che conduce con il marito una macelleria a lasa, l’ha imparato presto, e ha dovuto farci i conti molte volte nel corso della sua vita. Vent’anni fa è morto il suo “ragazzo”, il primo dei suoi quattro figli. o ggi avrebbe quarant’anni. Da un giorno all’altro un incidente di macchina ha cancellata la sua esistenza. Quando ne parla, Siegrid alber ha un groppo in gola. l dolore non passa mai, neanche a distanza di così tanto tempo. e ppure lei agli altri sembra una roccia.

e ’ fiera di poter collaborare con l’a ssistenza Tumori ed è convinta - forte della sua esperienza personale - di avere molto

da dare agli altri in termini di ottimismo, forza interiore, speranza e coraggio. “non perdete mai la speranza.” ecco il messaggio che vuole comunicare a chi si rivolge a lei e all’associazione.

Per lei il cancro è una vicenda chiusa, qualcosa che appartiene al passato. Ha avuto fortuna: una diagnosi precoce. e dopo l’operazione la terapia radiologica, molto meno invasiva e debilitante che la chemioterapia. Da allora sono passati due anni.

Cosa le è rimasto di quell’esperienza?

Una particolare sensibilità per i suoi personali bisogni, qualcosa che prima di allora non sentiva o non voleva sentire. “oggi mi riguardo, sto attenta a quello di cui ho biso -

gno e mi organizzo in modo da sbrigare con più calma le cose che devo fare”, ribadisce Siegrid alber. oggi accetta anche di essere più delicata, si concede il lusso di accettare il fatto che non tutti i giorni sono uguali e che ci sono anche delle giornate “no”. Si prende anche tutto il tempo che serve per coltivare il suo passatempo preferito, il “Klosterarbeit”: Siegrid passa delle ore a lavorare a dei mini-presepi realizzati da gusci di noce e con fili d’oro.

Giornata informativa all’ospedale di Bolzano: 13.02.2012

Presentare la nostra associazione ai numerosi visitatori dell’ospedale di Bolzano e allo stesso tempo raccogliere delle offerte per l’assistenza Tumori – questo era lo scopo della giornata informativa all’ospedale di Bolzano. Un vero successo viste le tante persone che si sono fermate per chiedere informazioni o addirittura per iscriversi.

Da quando ha preso le redini del circondario Val Venosta si impegna soprattutto per dare più voce e più visibilità al lavoro dell’assistenza Tumori. “Sono sempre in troppi a non conoscerci. Quando la gente s’ammala non sa che può rivolgersi a noi e che può trovare aiuto, conforto, aiuti finanziari e anche compagnia e comprensione.”

a ltro problema, secondo lei tipico dei piccoli paesi, dove tutti conoscono tutti: “la gente si vergogna e non vuol far sapere agli altri di essere malata.” non solo il fatto di soffrire di cancro, ma anche le possibili conseguenze della malattia, problemi psichici, problemi di famiglia, problemi finanziari. Tutto viene vissuto come una mancanza, come un difetto. Ci si vergogna e si tende a nascondere tutto. Per soffrire in silenzio e da soli. e’ esattamente questo tipo di mentalità che Siegrid alber si sta impegnando a combattere e per questo ha già dato inizio ad una campagna mediatica mirata sulla rivista locale in lingua tedesca, il “Vinschgerwind”.

Quando le si chiede di se stessa, cioè dei suoi punti forti e dei punti di debolezza, Siegrid tace. non è abituata a parlare di se stessa. ma è questione di un attimo, poi si concentra e mette a fuoco i tratti caratteristici del suo modo di essere: “Sono una combattente, una donna forte. al tempo stesso sono però anche sensibile e mi ritengo capace di ascoltare gli altri. e spero sempre di non sbagliare.” n

in Val Venosta non poteva mancare: alla fine della festa natalizia ancora un “karterle”

Serata informativa a Silandro sull’invalidità civile

Con la diagnosi cancro cambia tutto. niente è più così com’era prima. anche la situazione finanziaria dei malati cambia. l 31 gennaio l’esperto inPS, Helmuth Renzler ha saputo dare delle risposte precise a tutte le domande del pubblico.

con

Natale
Modellare
creta modellare con creta crea spazio per una vita emotiva.
Natale in Val Venosta Felice atmosfera natalizia
VA l Ve NOS tA
Natale in Val Venosta Conversazioni animate

di Natale

Come tutti gli anni i volontari di laives edi egna hanno organizzato il mercatino di natale in piazza con tè, succo di mele e cioccolata calda

Mercatini di Natale a laives sono stati esposti sono stati esposti lavoretti artigianali.

Tanti

GITA DEL CIRCONDARIO

ALLA MADONNA DELLA CORONA

SOGGIORNO A FAVOGNA

Da sabato 26 maggio a sabato 2 giugno 2012 ci rechiamo come tutti gli anni a Favogna Contributo € 60,00 per soci ordinari € 140,00 per accompagnatori

Ulteriori informazioni presso l’ufficio di Egna 0471 820466

ATTENZIONE: Non viene inviata una circolare!

febbraio presso la sede dei pompieri in località “Paterpichl” ltradige con la vicepresidente del circondario Berta ambach, ha offerto “Gulaschsuppe” e dolci. il ricavato è stato offerto al circondario.

i

del coro femminile sotto la guida di Renata Vesco hanno accompagnato la manifestazione canti natalizi.

Domenica 6 maggio si svolge la gita del circondario/pellegrinaggio al Santuario della madonna della Corona (VR). Ulteriori informazioni presso l’ufficio a egna 0471 820466. GITA ALLA MALGA CISLON (1254 m)

Gita sociale Giovedì 5 luglio 2012 Contributo per soci ordinari € 13,00 Per soci accompagnatori € 15,00 ore 8:30 bus da fermata “molino” ora ore 8:45 fermata distributore Q8 egna Chi vuole può andare con la macchina propria fino a Trodena Per chi non può camminare c’e un bus navetta fino alla malga ore 11:00 S. messa all’aperto ore 12:00 pranzo con lucaniche, polenta, formaggio e insalata di Compresocappucci nel prezzo: 1 bottiglia di vino e 1 di acqua per tavolo Ulteriori ordinazioni sono da pagare extra! iscrizioni dall’11 al 29 giugno 2012 presso l’ufficio di egna ATTENZIONE – NON VIENE INVIATA UNA CIRCOLARE!

Oltr
Mercatini
Festa di Natale
soci sono venuti per scambiarsi gli auguri di natale nella sala del “Haus Unterland” di egna.
Festa di Natale
canti
Giornata dell’ammalato Come di consuetudine l’11 febbraio ci siamo riuniti presso il convento dei Frati a egna per

Candele per la buona causa la ditta Decus di Campo Tures dona parte del ricavo dalla vendita di candele tramite i distributori automatici nei cimiteri al fondo “figli di genitori malati di tumore

Una festa per chi aiuta 02.12.2011

Mostra itinerante la finissage della mostra “mosaik” nell’ambito della mostra itinerante “i colori della Vita” nell’ospedale Bressanone

Saranno stati più di 600 persone, volontari delle diverse associazioni attivi nell’ambito sociale che hanno seguito l’invito del presidente luis Durnwalder e dell’assessore Richard Theiner nella sala Raiffeisen di appiano.

Donare e divertirsi l’associazione tempo libero e sportiva Gasteig ha organizzato una festa di carnevale a favore dell’assistenza Tumori sezione Val d’ sarco- Val Gardena e Bressanone

via Facebook Chi s’iscrive alla pagina facebook di Pupp-Gipfele può fare una donazione a favore dell’assistenza Tumori. Una raccolta di fondi insolita iniziata dai fratelli Christian e martin Pupp dell’ononima pasticceria a Bressanone.

Scuola del paziente

Raccogliere fondi con quello che sanno fare meglio: gli studenti della scuola alberghiera emma Hellenstainer di Bressanone hanno fatto biscotti natalizi per il mercatino di natale dell’assistenza Tumori.

Raccolta fondi degli studenti della scuola alberghiera “Hellenstainer”

Una serata informativa con il direttore dell’agenzia inPS, Helmuth Renzler assieme al primario della ginecologia di merano, dott. Herbert Heidegger.

Donare con il cuore luca Salati regala due salvadanai a forma di maialino con il ricavo dell’annuale raccolta di fondi la notte prima della vigilia di natale.

esiste una terapia che distrugge esclusivamente le cellule malate senza danneggiare quelle sane? Questa domanda è stata al centro di una serata informativa sul tema delle terapie oncologiche standard e delle terapie mirate. ad organizzarla è stato il circondario Bressanone Val d’isarco dell’assistenza Tumori assieme al Kiwanis Club di Bressanone. ospite la ricercatrice Petra obexer dell’istituto di Ricerca sul Cancro del Tirolo. Petra obexer e il suo team lavorano da tempo alla soluzione di questo problema. “la chemioterapia tradizionale è una terapia non specifica, cioè colpisce tutte le cellule ugualmente, sia quelle cancerogeni sia quelle sane. ecco perché dà così tanti effetti collaterali”, ha spiegato obexer. i futuro sta in una diagnosi sempre più efficiente e in una terapia sempre più mirata ed individualizzata. i team della obexer sta cercando di mettere a punto una sorta di suicidio programmato delle cellule cancerogene. “ma non vogliamo creare false speranze. Prima che risultati del nostro lavoro possano approdare sul mercato passeranno almeno 15 anni.” Queste ricerche sono sponsorizzate sia dall’assistenza Tumori dell’alto adige che dalle donne SVP che ogni anno raccolgono fondi vendendo delle primule. nella foto: Florian Zerzer, Renate Gebhard (donne SVP), Petra obexer, Renate Daporta Jöchler e la presidente del Kiwanis Club, Bettina Kerer.

Donare
Giornata del volontariato 2011
L A TERAPIA ONCOLOGICA DEL FUTURO

i monte luta è una delle gite preferite degli abitanti di Tesido. o lo era finché si è messo di traverso un abete. Un contrattempo non da poco per i frequentatori del sentiero. Reinhold Schwingshackl ad un certo punto ha pensato di riportare la situazione alla normalità restituendo il sentiero, ormai libero da ostacoli ai suoi compaesani. “Ci penso io a rimuovere quell’albero, ma solo se ci pensate voi a dare un po’ di soldi per una buona causa!” Ferde l’ha preso in parola e come primo passo gli ha regalato l’albero in questione (anche se poi è venuto fuori che non era suo, ma del Comune – ma questa è un’altra storia). affare fatto quindi. Reinhold ha promesso di portare via l’albero, pezzo per pezzo, nell’arco di 24 ore. ovviamente il tutto a piedi, giù e su dal monte lute. e per ogni risalita, 200 metri di dislivello. Paul e Ferde hanno provveduto poi a togliere rami e a tagliare l’albero. Si sono trovati amici e conoscenti pronti a scommettere sull’esito

della “scommessa”e così, il 1° ottobre a partire dalle 12.30, Reinhold ha iniziato ad andare giù e su dal monte lute con la “Kraxe” sulla schiena trasportando a valle ogni volta pezzi di tronco del peso di 45 – 50 kg Su e giù per sedici volte. Un lavoraccio, ma alla fine il tronco non c’era più e tutta la legna era arrivata a valle.

Seguito: il 14 gennaio tutti partecipanti dell’azione si sono incontrati al maso “mudler” per consegnare un assegno del valore di 2.500 euro alla presidente della sezione alta Pusteria dell’assistenza Tumori, da Schacher.

Grazie mille!!

CORSA DI BENEFICENZA IL 9 GIUGNO 2012

il 9 giugno 2012 alle ore 15 parte la nona corsa di beneficenza a Dobbiaco.

Per la prima volta anche con un percorso abbreviato che parte a landro presso l’albergo “Drei Zinnen Blick“.

Il primo maggio invece parte la prima marcia popolare sempre a Dobbiaco

Reinhold Schwingshackl con la “Kraxe”

l’albero del monte lute“, l’abete che ostacolava il sentiero che porta al monte lute

la consegna dell’assegno al maso mudler

Arrivederci Evi abbiamo salutato la nostra terapista evi Strobl che dopo tanti anni ha deciso di accettare un altro impiego.

Assemblea

il direttivo della sezione alta Pusteria dell’assistenza Tumori alto adige ha invitato i soci all’assemblea generale per fare il punto della situazione a metà mandato.

Gli ospiti d’onore dell’assemblea generale: sindaco Guido Bocher, la presidente provinciale Renate Daporta e martha erlacher Feichter.

La notte delle luci

Stare insieme a riflettere e sentirsi far parte di un gruppo è stato lo scopo della serata “Camminando attraverso il deserto della vita”, organizzata dal gruppo giovanile del decanato e dal gruppo giovanile di Braies in collaborazione con l’assistenza Tumori.

Festival “selvaggina & vini” i comitato aveva organizzato tutto per il meglio, il primario dott. Johann Steiner, arnold Wolf, Peppi e Christoph Trenker e da Schacher dell’assistenza Tumori alta Pusteria. amici e sostenitori sono stati invitati il 3 dicembre per un festival “selvaggina & vini” all’albergo Germania. Un vero evento culinario per gourmet. l lavoro in cucina e il servizio sono stati offerti gratis all’assistenza Tumori. Gli ospiti contribuivano volentieri con delle donazioni generose. il nostro ringraziamento va a tutti partecipanti ed in particolare all’oste, andreas Trenker dell’albergo Germania.

la nuova terapista Renate Trafoier è dall’ottobre 2011 la nuova terapista nell’ambulatorio di Dobbiaco.

“Colorato come l’autunno” – Questo il motto della festa di beneficenza organizzata dal coro parrocchiale di Gais il 22 ottobre scorso. Vista la natura dell'organizzatore, la festa non poteva che essere tutta all'insegna della musica. Ce n’era per tutti i gusti: musica sacra ma

non solo, presentata dallo stesso coro sotto la guida di michael Schwärzer.

cori maschili “Puschtra Doppelquartett” e “Tauernquartett”; il gruppo landor composto da quattro giovani sudtirolesi che ha proposto musica celtica e moderna. la musica di “Schmiedmusig” della famiglia di Robert e astrid Schwärzer, e infine anche “oachale & do olpmzoo” con canzoni alle -

spiti d’onore: Renate Daporta e l’assessore regionale martha Stocker (a sinistra e a destra)

gre e ironiche che hanno spinto persino il pubblico a cantare.

la serata è stata organizzata da Ulrike Großgasteiger, moderatore è stato Josef Duregger; mentre il vescovo vo muser e lo sciatore Christof innerhofer hanno mandato loro saluti.

l’assessore regionale martha Stcoker ha recitato testi dall’officina di scrittura creativa, mentre le opere del gruppo di pittura hanno fatto da cornice a questa bella serata. n

la responsabile del coro parrocchiale di Gais, Ulrike Großgasteiger e il moderatore Josef Duregger

i Puschtra Doppelquartett

il Tauernquartett

PELLEGRINAGGIO E GITA DEL CIRCONDARIO DELLA VAL PUSTERIA

il 16 maggio ci troviamo per il pellegrinaggio che porta alla Madre del grano a Casteldarne con SS messa alle ore 14.

Per il 13 giugno invece è in programma la gita annuale del circondario Pusteria ad Assling/ Tirolo dell’Est.

Prenotazione obbligatoria

Ulteriori informazioni presso gli uffici di Brunico (Tel. 0474 551327) e Dobbiaco (Tel. 0474 972800).

Perché possano continuare a sorridere: il ricavo è andato all’assistenza Tumori alto adige e al fondo per figli di genitori malati di tumore.

oachale & do olpmzoo
Concerto di beneficenza a Gais la sala gremita nella parrocchia di Gais
il gruppo landor
la Schmied-musig
i coro parrocchiale di Gais

Donazione delle associazioni San Vigilio Un torneo di bowling per dare una mano a chi ne ha bisogno. Questa idea delle associazioni di San Vigilio è stata alla base del 19simo torneo. il ricavo è stato diviso tra l’assistenza Tumori e l’associazione San Vincenzo (Vinzenzverein). Da sinistra gli organisatori e i rappresentanti delle associazioni: Hubert Frontull, antonia lanz miribung (assistenza Tumori) andré Videsott (Vinzenzverein), lois ellecosta e eduard obojes.

Pellegrinaggio del circondario 1 settembre 2011 Raccolti in preghiera i partecipanti si stanno avvicinando alla chiesa Santo Sprito a Predoi.

I chierichetti e giovani del gruppo giovanile (Jungschar) sanno fare tutto insieme, divertirsi ma anche aiutare il prossimo.

Per il fondo “Figli di genitori malati di tumore” i giovani di Dobbiaco, Braies, Villa Bassa, Falzes, anterselva, luttago e la Villa si sono messi al lavoro con le rispettive mamme per la preparazione di dolci da offrire la domenica dopo la messa in cambio ad una offerta. Hanno raccolto più di 3.600 euro.

Ringraziamo ai partecipanti e responsabili dei gruppi per questo segno di solidarietà.

Da sinistra: Silvia Pramstaller – vice-responsabile del Puschtra Jungscharleitergremiums,

Pellegrinaggio del circondario la visita del museo die presepi maranatha a luttagno

anna mittich – presidente del Puschtra Jungscharleitergremiums, martha erlacher Feichter – presidente della sezione Bassa

Törggelen 2011 Un pomeriggio all’insegna del Törggelen come deve’essere: piatti buoni, castagne, vino nuovo e musica in buona compagnia. Come tutti gli anni nell’albergo Torgglerhof a Saltusio.

Festa di Natale con tombola anche questo è una tradizione: la festa di natale con tombola al ristorante Siegler im Thurm. Come ogni anno un bel momento dello stare insieme e con un bel dono da portare a casa come ricordo, grazie agli sponsor generosi.

Pittura espressiva 2011 anche partecipanti stessi del corso di pittura espressiva diretto da martina Thanei sono rimasti sorpresi dalla creatività sprigionata dalle loro opere.

Pusteria dell’assistenza Tumori e Gertraud Karner Hopfgartner, membro del direttivo.
Mer ANO - Burgr AVIAtO
V ENDITA DI DOLCI 2011

Gita annuale provinciale

Giovedì, 27 settembre 2012 avrá luogo la gita provinciale annuale. Tenetevi liberi per questo appuntamento. informazioni più precise nella prossima edizione di luglio!

Aiutateci ad aiutare!

Destinate i cinque per mille dell’IRPEF a favore dell’Assistenza Tumori Alto Adige

Poco per voi – tanto per noi.

Dalla legge Finanziaria 2007 è possibile destinare ilcinque per mille nella dichiarazione dei redditi sul modello Unico 730 a favore di un organizzazione di pubblica utilità.

al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, sul modello Unico 730 basta scrivere il nome e il codice fiscale 94004360213 dell’a ssistenza Tumori alto adige e apporre la propria firma. Da ricordarsi!

a nche chi è esonerato dall’obbligo della dichiarazione può destinare il 5 per mille consegnando l’apposita scheda del CUD a qualsiasi sportello bancario o ufficio postale. la busta deve recare l’indicazione “Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’ i rpef”, scrivendo nome, cognome e codice fiscale del contribuente.

Ulteriori informazioni presso ogni ufficio dell’a ssistenza Tumori o presso l’a genzia delle e ntrate,

Scrivere il nome della Assistenza Tumori Alto Adige insieme al Codice fiscale 94004360213 nel modello 730 o sulla busta.

www.agenziaentrate.it o presso l’Ufficio affari del gabinetto, www.provincia.bz.it

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