notiziario delle suore di santa marta
Editoriale 3 Editoriale
21 Quel mozzicone di matita del Meclemburgo!
la Redazione
Parola di Dio 4
Dal cenacolo all’alba della risurrezione
don Carlo Silva
Attualità
gli Alunni di Genova
24 Ne e la famiglia Pacifici
da Chiavari
25 Cultura e riabilitazione
suor Cornelia Macina
28 Sognando un mondo di colori
mamma Valentina
7
Per una Chiesa vicina che ascolta e perdona
29 Concorso “Carristi in erba”
suor Damiana Spignoli
30 Lo spazio della Quaresima
La parola a... Madre Carla 8
Qui... e... adesso con uno sguardo misericordioso sul mondo
Spiritualità e carisma 9
Chi crede, vede
le Suore dei Voti perpetui
Davide Palla
Marcella Rossi Patrone
26 Nel giardino biblico dell’eremo di San Saltavore
Valentina Ratti
34 Frutta day al Santa Marta, con successo
da Vighizzolo
35 Da Mantova a Redipuglia
da Roggiano
10 Papa Francesco chiede ai religiosi
36 L’aria di casa
suor Alessandra Fabbrucci
Gianluigi Ghidoni
12 XVIII Capitolo Generale della Congregazione delle Suore di Santa Marta
38 Folla, festa, benedizione, pace
13 Telegrammi
39 Uffa quante cose dobbiamo fare
Percorsi di formazione 14 Il sogno di Papa Francesco e la nostra responsabilità
Luigi Accattoli
18 Educare una passione del cuore
Notiziario delle suore di santa marta
In missione
suor Anita
Frammenti di santità 20
Sonia
una maestra
40 10 anni di St. Martha Special School
le Suore
42 Unici e irripetibili... anche i più deboli
Chiara Tignonsini
44 SciAmo? Sicuro!
gli Alunni
48 Un giorno con i ragazzi da loro una lezione a noi adulti
suor Andreina Serafin
Alessandra Ballerini
Pagine aperte 50 Martiri-Testimoni
Via V. Orsini, 15 00192 Roma
Quadrimestrale Anno LXXXIII
Padre Alfredo Ferretti OMI
52 Guardo e prego Redazione suor Alessandra F., suor Damiana, suor Francesca, suor Maria Pia, suor Mariana Suore di Santa Marta Via Montenero, 4 - 22063 Vighizzolo di Cantù (CO) Tel. 031.730159 camfede@istitutosantamarta.org Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio www.studioinpagina.it
suor Maria Rossini
Con l’affetto della memoria
53
suor Luisa Zúñiga Becerra; suor Federica Carpani; suor Anita Ciapini
54
Carissima sr Federica
54
Cara suor Federica, sono la tua compaesana
54
Carissima
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Ragazze...
Editoriale
La Redazione
Come hanno perseguitato me...
perché non cediamo alla lusinga e alla mondanità del successo, della vanità, dell’orgoglio che è tentazione quotidiana che ci spinge su una strada contraria a quella indicata da Dio con la morte e resurrezione di Gesù, il Figlio unigenito, l’Amato. Siamo tutti chiamati dunque a fare nostra la logica dell’umiltà che porta fino al sacrificio ma anche alla vita piena, alla gioia e alla luce della Resurrezione. In questo cammino non siamo mai soli: ci guida Gesù e l’esempio di tanti fratelli dai quali molto abbiamo da imparare e per i quali possiamo fare qualcosa per esser loro di conforto. Così ogni giorno sarà Pasqua perché saremo illuminati dalla luce del Signore crocifisso e risorto e riempiti della sua gioia, quella vera, che nessuna persecuzione ci potrà togliere.
3 Camminando con fede 1/2015
Gesù aveva avvertito i suoi discepoli:” Come hanno perseguitato me, così perseguiteranno anche voi...”. L’ottava beatitudine da Lui annunciata nel discorso della montagna, che è lo “statuto” del cristiano, riprende questo tema:” Beati i perseguitati per la giustizia perché di essi è il Regno dei cieli”. La giustizia di cui Gesù parla è fare quello che a Dio piace, è il suo progetto su di noi, è il modo di comportarsi che lui, il Signore, ha vissuto. Quindi i perseguitati per la giustizia sono quelli che pagano di persona perché cercano di vivere come Gesù ha fatto e proposto. Essi vengono chiamati beati, cioè felici, perché Dio è dalla loro parte e con Lui potranno affrontare e superare tutte le difficoltà e tutte le prove. Quello che viviamo oggi è il tempo degli ultimi, dei dimenticati, la Pasqua dei cristiani perseguitati per la loro fede che diventano per noi i testimoni (dal greco martiri) di cui parla la Bibbia e Gesù stesso. Nella lettera agli Ebrei leggiamo: “subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati. torturati, segati, uccisi di spada, andranno in giro coperti di pelle di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, scherniti e maltrattati.” Ed è ancora oggi così! Papa Francesco non si stanca di ricordarli facendoci riflettere sull’umiliazione di quanti, per il loro comportamento fedele al Vangelo, sono discriminati, perseguitati e pagano di persona, anche con la vita. La loro fedeltà è un esempio per tutti noi
Parola di Dio
Dal cenacolo all’alba dell S
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ul far della sera in quella “sala al piano superiore” Gesù ci invita a fare pasqua con Lui. Tutti, nessuno escluso, c’è anche Giuda, perché è a quel “piano superiore” che ci viene consegnato l’Amore: il suo corpo e il Suo Sangue, l’Eucaristia. Tutti noi, in particolare i sacerdoti, siamo nati dal’Eucaristia e di essa viviamo. Solo portandoci al piano superiore possiamo intuire la grandezza di questo dono. Ora noi possiamo solo rimanere nel silenzio delle stupore teso a contemplare l’umiltà e l’amore con cui Dio ha voluto legarsi a ciascuno di noi attraverso il dono del Figlio Suo Gesù. è la Pasqua del Signore che ci rende comunità vitale e vivace. è il Suo corpo e il Suo sangue sparso per noi e per tutti che ci dona la Forza di risorgere sempre dalla nostra morte spirituale e alla fine dei tempi dalla morte corporale. L’Eucaristia è la nostra vita: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51). Davanti a questa Eucaristia, questa sera noi vogliamo pregare Gesù perché ci doni sempre di questo Pane e perché non vengano a mancare nella Chiesa coloro che per Sua autorità possano sempre compiere il “fate questo in memoria di Me”. La preghiera per le vocazioni sacerdotali si
fa urgente. “Pregare è mantenere lo sguardo su Cristo, fiduciosi che da Lui stesso, unico sommo Sacerdote, e dalla sua divina offerta scaturiscono in abbondanza per l’azione dello Spirito Santo, i germi di vocazione necessari in ogni tempo alla vita e alla missione della Chiesa” (Giovanni Paolo II). è il momento di piegare le nostre ginocchia e adorare in silenzio questo grande Mistero della Fede! Davanti a una tomba vuota risuona il grande annuncio: “Non è qui, è risorto!” Ora a questa tomba vuota si rivolgono tutti coloro che vivono nella speranza della risurrezione. Cristo ha vinto la morte, è il giorno del trionfo della vita. Dopo quaranta giorni è esploso il nostro canto alleluia, alleluia, alleluia! Come prova della Sua vittoria ci offre la Sua presenza: “Ecco io sono con voi sino alla fine dei tempi”. Ora a noi il compito di riconoscerlo nei sacramenti, in particolare quelli dell’Eucaristia e del perdono, nell’esercizio della carità, nell’attenzioni ai piccoli, nell’accoglienza degli emarginati, nella condivisione dello spezzare del pane
di don Carlo Silva
la risurrezione privo di speranza con una vita vera, autentica, coerente, una vita che abbiamo ricevuto in dono e che domanda di essere portata ai nostri fratelli, soprattutto a coloro che oggi si sentono soli ed abbandonati, piegati dalla sofferenza fisica e morale, dall’odio e dalla violenza, dalla insicurezza economica e dalla mancanza di lavoro, del calore di un focolare, di una parola amica. Ma anche per chi non ha avuto il coraggio di allontanare dal proprio cuore la morte del peccato. Che in ciascuno possa risuonare il grido pasquale di Maria: Ho visto il Signore! 5 Camminando con fede 1/2015
perché a ciascuno venga riconosciuto il necessario per una vita dignitosa… Il Crocifisso risorto ci chiama per nome proprio come ha fatto con Maria di Magdala. Ha una proposta da farci, un messaggio da comunicarci, un invito da rivolgerci. Ci vuole appassionati e solleciti annunciatori della gioia e della pace, ci invia presso i fratelli per essere i segni del Suo amore. Non possiamo più avere paura. Non siamo soli. Il mio augurio si fa preghiera perché il Signore risorto conceda ad ognuno di noi la forza e il coraggio di testimoniare la fede a questo mondo che si fa sempre più pagano e
Attualità
Per una Chiesa vicina che ascolta e perdona di suor Damiana Spignoli
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isericordia è la parola che Papa Francesco ha più utilizzato nei due anni del suo pontificato. Sul tema della misericordia si era anche concentrato San Giovanni Paolo II quando cominciò a progettare il Giubileo del Duemila con la lettera “Tertio millennio ineunte”. Quel Giubileo fu pieno di gesti per indicare al mondo intero Gesù Misericordioso. Anche San Giovanni XXIII nella prolusione per l’apertura del Concilio Vaticano II aveva già insistito: “Bisogna usare la medicina della misericordia, piuttosto che imbracciare le armi del rigore”. Ecco, Papa Francesco ha ripreso questa eredità. Conosce bene la situazione del mondo: l’umanità è molto ferita, l’umanità non ha grandi orizzonti di speranza, l’umanità ha bisogno di qualcuno che si pieghi come il samaritano sulle sue piaghe e soprattutto usi misericordia, pur dicendo sempre che il male c’è, sempre indicandolo come male, come peccato, ma facendo sempre la distinzione tra il male che c’è e chi lo commette, che può sempre compiere un cammino di redenzione e chiedere perdono al Signore. Papa Francesco ha letto la Bolla di indizione dell’Anno santo straordinario della
misericordia proprio nel giorno della Divina Misericordia, festa liturgica istituita da Giovanni Paolo II, a dieci anni dalla sua morte e un anno dopo averlo proclamato santo. Sicuramente non si tratta di coincidenze ma di un messaggio preciso che unisce i due pontificati e indica che c’è un’unica risposta ai problemi del mondo. La lunga Bolla di indizione ne è la conferma autorevole, in continuità con l’insegnamento dei suoi predecessori, di una Chiesa aperta al mondo, amica delle altre religioni, coscienza e stimolo per gli uomini nella ricerca della pace e nella tenace opposizione ad ogni forma di violenza. Il Giubileo della misericordia è un dono che Papa Francesco fa alla Chiesa per sostenerla nel cammino di rinnovamento a cinquant’anni dal Concilio. Come scriveva il Cardinal Martini le indicazioni per il Giubileo nascono dal continuo riconoscimento del vero volto di Dio: “un Dio che sta dalla parte di coloro che invocano e cercano giustizia e si trovano in una condizione di bisogno, …un Dio che non può sopportare che quanti egli ha amato e liberato diventino a loro volta oppressori”. La misericordia è la chiave con cui Papa
Il Giubileo inizierà l’8 dicembre 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016, domenica di N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo, volto vivo della misericordia del Padre. Nel primo Angelus dopo la sua elezione Papa Francesco diceva: “… sentire misericordia cambia tutto, è il meglio che noi possiamo sentire. Un po’ di misericordia cambia il mondo, lo rende meno freddo e più giusto! Questo è il tempo della misericordia!” Soprattutto noi cristiani siamo quindi chiamati a trovare in questo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio con la quale siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e donna del nostro tempo.
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Francesco propone alla Chiesa di leggere la dinamica del Giubileo. Come egli scrive nella Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (n.24) dall’esperienza che è Dio che prende l’iniziativa ed è il suo amore che ci previene sempre, nasce un forte desiderio di offrire misericordia, frutto dell’aver noi sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva che spinge ad andare incontro ai poveri, agli afflitti, ai bisognosi (n.193) In questa luce si evidenzia che la misericordia non riguarda solo i singoli né solo i cristiani, ma il Giubileo può diventare per tutti un’occasione per recuperare la misericordia come fondamento del legame sociale e della solidarietà.
La parola a...
Madre Carla
Qui... e... adesso È
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con uno sguardo misericordioso sul mondo
importante, anzi è necessario capire che stare dove si è, fare quel poco che ci è dato di fare oggi, anzi adesso e qui, donare quel poco che ci è dato di donare, è l’unica cosa necessaria. È questa una convinzione che deve guidare tutte le nostre giornate. Proprio così! Adesso e qui, per avere rapporti veri con le persone, ora che l’abbondanza, la facilità, l’onnipresenza e l’invadenza delle comunicazioni impedisce di comunicare davvero. Adesso e qui con la testa e con il cuore in una società in cui noi teniamo tra le mani i cellulari e non ci accorgiamo che talvolta sono loro “che tengono in mano noi”. Adesso e qui per credere che a noi tocca soprattutto di “tenere in mano il cuore”! A volte, infatti ci dimentichiamo che Dio aveva dato ad Adamo un giardino meraviglioso qual è l’universo, nel quale non sempre siamo capaci di muoverci cogliendone la bellezza per cantare insieme lo stupore e la gratitudine. Dante ripeterebbe che la Terra è anche
oggi “l’aiuola che ci fa tanto feroci”! (Paradiso, canto 22). Eppure Papa Francesco nella sua “Misericordiae vultus” ci ripete con sorprendente candore: “Lasciamoci stupire da Dio, Lui non si stanca mai di spalancare la porta del Suo cuore per ripetere che Lui ci ama” (n. 25). Impariamo da Lui! Forse ricominceremo a vedere, con occhi nuovi e ripuliti dall’indifferenza, le situazioni di precarietà e di sofferenza che sono presenti nel mondo oggi. Qui e adesso dobbiamo cominciare “a curare le ferite e a lenirle con l’olio della consolazione e a curale con la solidarietà e l’attenzione dovuta” (cfr. Misericordiae vultus, n. 15). Nel qui e adesso quindi la vita può diventare non solo una serie di ostacoli da vincere, ma il campo fecondo nel quale far crescere tutto il bene possibile e magari tentare di rendere “quest’aiuola magnifica” degna di quel Dio che tiene il nome di ogni creatura scritto sul palmo della sua mano!
Spiritualità e carisma le Suore dei Voti perpetui
Chi crede, vede
Pellegrinaggio delle Suore dei Voti perpetui
C
on questa frase di papa Francesco condividiamo la nostra esperienza di pellegrinaggio fatto con tanta gioia dal 6 al 10 aprile 2015. è stata davvero un’esperienza meravigliosa che ci ha stupito e soprattutto ha ravvivato la nostra fede. Durante la nostra formazione abbiamo sentito tanto parlare del nostro Fondatore e dell’esperienza delle suore che hanno vissuto con lui, di quello che hanno provato, le esperienzE che hanno fatto e quello in cui hanno creduto. Durante il pellegrinaggio noi abbiamo vissuto e visto quello che le consorelle ci hanno insegnato ed insieme abbiamo potuto sperimentare dal vivo quanto la nostra Famiglia religiosa ci ha trasmesso. Il pellegrinaggio ci ha dato luce per proseguire con maggiore convinzione il nostro cammino. È stato un grande regalo offertoci dalla Congregazione e per questo, noi dei voti perpetui, siamo grate per la possibilità di visitare i luoghi del Padre Fondatore in spirito di preghiera e per rinnovare la memoria del Beato Tommaso Reggio.
Di lui abbiamo ricordato in particolare gli inizi del suo Sacerdozio, quando ha scritto “voglio farmi santo ad ogni costo”. Quanto è difficile la strada da percorrere per raggiungere la santità! Non lo sappiamo, ma abbiamo capito una cosa: nella sua vita non ha mai abbandonato la sua decisione di farsi Santo, come testimoniano le ultime parole della sua esistenza terrena: “Dio Dio Dio solo mi basta”. In ogni tappa del nostro pellegrinaggio, come figlie, a lui abbiamo chiesto tanta grazia per percorrere la nostra vita come lui l’ha sognata; abbiamo voluto esprimere la nostra gratitudine che ci ha spinto a conoscerlo e soprattutto per averci dato il carisma. Abbiamo cercato di camminare piano piano con tanto silenzio e di tendere l’orecchio per sentire lui, perché pensavamo che tutti i muri, le pietre, la Cattedrale, le chiese, i vecchi palazzi parlassero del Padre Fondatore. Nelle comunità che abbiamo visitato abbiamo sentito una vera accoglienza, l’allegria del servizio e una fede gioiosa. Ringraziamo sinceramente tutte le Comunità: Genova, Ventimiglia San Secondo e Casa Madre, Chiavari, Bordighera e Querceto di Sesto Fiorentino.
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“La verità illuminata dall’amore rende sicuro il cammino del credente nella sua ricerca di senso”.
Spiritualità e carisma
Papa Francesco chiede ai religiosi di suor Alessandra Fabbrucci
A
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nche quest’anno, dedicato da Papa Francesco alla vita consacrata, siamo state convocate a Chiavari, nei giorni 21-22 febbraio, per l’incontro di Spiritualità. La risposta è stata, come sempre, piena ed entusiasta e l’incontro con don Enrico Bagigalupo festoso e riconoscente, come l’incontro con un amico che si attende di rivedere. E don Enrico non ha deluso le nostre aspettative. Ha parlato di identità e di missione, rifacendosi ancora ai documenti del Concilio Vaticano II e, più in particolare, al discorso del Papa ai religiosi del 2 febbraio e a quello sulla Quaresima. Dopo una breve introduzione per metterci in guardia dalle varie tentazioni di sfiducia che oggi ci possono assalire e averci indicato la strada per “uscire”, secondo le indicazioni sempre ricorrenti di Papa Francesco, è entrato nel vivo del discorso: per vivere un’intensa motivazione vocazionale nel mondo di oggi, bisogna avere un rapporto personale d’amore con Gesù “centralità del rapporto con Cristo”.
In questo anno particolare dobbiamo chiederci se ci lasciamo interpellare dal Vangelo nella vita di ogni giorno e nelle scelte che siamo chiamati a operare. Gesù ci chiede non solo di leggere il Vangelo, ma di attuarlo, di vivere le Sue parole. Soltanto se Gesù è ancora il primo e l’unico amore della nostra vita, possiamo amare nella verità e nella misericordia ogni persona che incontriamo sul nostro cammino, perché ameremo con il suo stesso cuore. I nostri fondatori si sono posti al servizio dell’umanità a cui lo Spirito li mandava nei modi più diversi: la predicazione del Vangelo, la catechesi, l’istruzione, il servizio ai poveri e agli ammalati. La fantasia della carità non ha conosciuto limiti e ha saputo aprire innumerevoli strade per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei diversi ambiti sociali. Domandiamoci se l’anno della vita consacrata ci interroga sulla fedeltà alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto ai nostri Fondatori, sono
Regola e deposito di esperienza degli anziani, vie sicure per un continuo rinnovamento. Allora la vita religiosa diventa un luogo visibile e sperimentabile in cui si vive veramente il Vangelo e questa deve essere oggi la nostra unica preoccupazione. Nei lavori di gruppo abbiamo sviluppato questi concetti e nella condivisione è emerso che: • D obbiamo vivere un profondo rapporto personale con Cristo, solo così possiamo accogliere le sfide della vita presente. • Continuare il cammino, incarnando il carisma del fondatore, pronte a viverlo con lo sguardo di oggi senza chiusure sul passato. • Essere esperte di comunione, capaci di cercare insieme le strade del cambiamento, in relazione con tutte le voci. • Essere noi una profezia vivente, credendo che le periferie sono le nostre realtà quotidiane e interrogandoci sullo stile del nostro vivere per incarnare il Vangelo. In questi giorni abbiamo sperimentato una vera comunione di gioia e di entusiasmo. Grazie, come sempre, a Don Enrico, alla Congregazione, alla Commissione Spiritualità e alla Comunità di Chiavari per la squisita ospitalità. Il Signore da tutte ringraziato e invocato, ci aiuti a custodire e a vivere con gioia il frutto di questa esperienza.
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adeguati a perseguirne le finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? Abbiamo la stessa passione per la nostra gente, siamo vicine ad essa, ne condividiamo le gioie e i dolori così da comprendere veramente le necessità e poter offrire il nostro contributo per rispondervi? Un tempo l’identità della vita religiosa era data dalle opere che promuoveva, ora queste opere potrebbero non essere più idonee e l’identità religiosa fare fatica a dare ragione di se stessa, se si parte solo da ciò che si fa. Bisogna saper accettare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in anello di collegamento per un nuovo processo. Oggi più che mai, per vivere pienamente il presente, bisogna diventare esperti di comunione perché senza la gioia della fraternità non possiamo essere semplici e accoglienti, capaci di sentire, di ascoltare altre persone, per cercare insieme la strada, il metodo, lasciandoci illuminare dalla relazione d’amore delle tre Persone divine, modello di ogni rapporto interpersonale. È molto importante la capacità di confrontarsi in un dialogo aperto e sincero. L’obbedienza e l’osservanza della regola sono le strade maestre per sviluppare creatività e combattere il fantasma di una vita intesa come rifugio e consolazione.
Spiritualità e carisma XVIII CAPITOLO GENERALE DELLA CONGREGAZIONE DELLE SUORE DI SANTA MARTA
Madre Carla
Madre Carla Maria Roggero Superiora Generale
Madre Lilian Doll Vicaria Generale
Madre Lilian Madre Antonia
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Madre Antonia Dei
2a Consigliera Generale
Madre Sossy Madathinakam 3a Consigliera Generale
Suor Andreina Macalli 4a Consigliera Generale
Suor Vittoria Longhese
Madre Sossy
Segretaria Generale
Suor Andreina
Suor Vittoria
Suor Patrizia
Suor Patrizia Gaspari Economa Generale
Telegrammi
SUA SANTITÀ PAPA FRANCESCO 00120 CITTÀ DEL VATICANO Capitolari Suore di Santa Marta radunate a Roma per elezione Madre Generale e Consiglio esprimono a Vostra Santità grande riconoscenza e rinnovano loro desiderio di servire la Chiesa e il Signore Gesù. Invocano il Beato Tommaso Reggio loro Fondatore perché possano far risplendere il carisma e seminare gioia. Promettono preghiere assidue e fedeltà a Lei e alla Chiesa. Madre Carla Maria Roggero Superiora Generale
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Percorsi di formazione
Il sogno di Pa e la nostra res L
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a conversazione che svolgerò prende il titolo dal paragrafo 27 della GIOIA DEL VANGELO: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia». Provo innanzitutto ad ambientare il “sogno” di Francesco nel momento storico immediato e lungo in cui ci troviamo a svolgere la nostra missione di discepoli missionari. Questo è un tempo di grazia perché noi cristiani – qui in Europa – avevamo un grande bisogno di una scossa e in pochi mesi ne abbiamo avute tre: • la sorprendente e risvegliante rinuncia di Papa Benedetto; • l ’elezione di Papa Francesco con le sue inattese novità; • il monito del nuovo Papa a porci come “Chiesa in uscita”.
Le prime due scosse che ci sono state “date”, erano fatti oggettivi, non ci era chiesto altro che di comprenderle. Non so quanto e quanti le abbiano comprese, ma tutti in qualche modo abbiamo accusato il colpo. Chiamo “risvegliante” la rinuncia di Benedetto, sicuramente traumatica e dolorosa per tanti tra noi, perché ci ha destati da un sonno pericoloso: e il risveglio è comunque un segno di salute, o una provocazione ad essa. La terza scossa invece – a mio parere la più importante – non ha la natura dei fatti oggettivi che ci interpellano dall’esterno, ma è una vocazione che chiede di essere accolta, esiste solo se l’obbediamo; e qui credo che siamo inadempienti. Ed è dall’impressione di questa inadempienza che ho preso il secondo elemento del titolo, che evoca “la nostra responsabilità”. Io sono convinto che la vera novità di Papa Francesco sia nella chiamata all’uscita e oso affermare che se non obbediamo a quella chiamata vanifichiamo l’intera dote – o dono – di cui egli è portatore e che tutta è in funzione dell’uscita. Segnalo in particolare questo motto della GIOIA DEL VANGELO, che invito a memorizzare: “RIFORMA DELLA CHIESA IN USCITA MISSIONARIA” (n. 17). Esso bene sintetizza il programma del Pontificato.
pa Francesco ponsabilità di Luigi Accattoli
Uscire. “uscire uscire” – “uscire dalle nostre comodità e andare alle periferie geografiche ed esistenziali” – “uscire” dal recinto delle istituzioni e del linguaggio ricevuto – uscire dall’ingabbiamento dell’an-
nuncio cristiano in una ideologia religiosa irricevibile per l’umanità contemporanea. Uscire dagli ambienti popolati da cristiani praticanti e andare dai non credenti, o da chi ha rotto con la Chiesa. Uscire perché le 99 pecore sono fuori e nell’ovile ormai ce n’è una sola. “Uscire per evangelizzare”: cioè per portare Cristo e il suo Vangelo, non una nostra cultura.
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Provo a dire il monito epocale di Papa Francesco seguendo il suo metodo delle “parole chiave” e ci provo con quattro parole: USCIRE, VANGELO, POVERI, MISERICORDIA.
Percorsi di formazione Vangelo. “Vangelo Vangelo” è stato il grido che Papa Francesco ha proposto ai giovani sul piazzale della Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi il 4 ottobre 2013, e ponendo quel grido a logo del suo messaggio – affermando che se lo sente dire da San Francesco e che “se io non riesco ad essere un servitore del Vangelo, la mia vita non vale niente”. Il Vangelo prima delle dottrine. Il Vangelo liberato da impalcature ideologiche che “allontanano” anziché convertire. Poveri. Uscire per portare il Vangelo innanzitutto ai poveri – ai poveri di tutte le povertà: e la più grande è la privazione della fede –“Quanto vorrei una Chiesa povera e per i poveri” – una Chiesa missionaria “povera e samaritana” – una Chiesa “ospedale da campo” che innanzitutto cura le ferite dell’umanità che incontra nella sua uscita.
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Misericordia. “Il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore”: così nell’omelia della sua prima domenica da Papa. “Io credo che questo sia il tempo della misericordia. E la Chiesa è madre: deve trovare una misericordia per tutti”. Così ai giornalisti in aereo tornando da Rio de Janeiro. Non una Chiesa giudicante quindi, non la condanna ma la “medicina della misericordia”, come già diceva Papa Giovanni. Non abbiamo a che fare con un Papa che semplifica e alleggerisce, che rende più facile l’appartenenza alla Chiesa – abbiamo un Papa che pone una forte, fortissima esigenza apostolica, radicale, totale – in vista della quale alleggerisce tutto il resto – perché vuole una comunità senza altri pesi – disposta a farsi carico del solo Vangelo. Libera da ogni impaccio per portarlo a tutti. Libera anche da linguaggi imprigionanti che magari furono fecondi un giorno, ma che oggi “più non comunicano”.
Prospettiva storica. L’uscita predicata da Papa Francesco è anche uscita dal modello di Chiesa costituita della tradizione europea – che ha dominato il secondo millennio – per realizzare una nuova figura di Chiesa missionaria. Semplificando si potrebbe dire che dal Dictatus papae di Gregorio VII prende avvio la Chiesa costituita, come la chiamo per brevità, che ha poi avuto sviluppo coerente con Innocenzo III, con Bonifacio VIII, con il Concilio di Trento, per limitarci a dare un’occhiata alle grandi arcate della sua storia. È una Chiesa che mira ad adunare nelle sue mura, nella sua pedagogia, nella sua anagrafe battesimale e pasquale l’intera umanità, fino a stabilire una coincidenza ideale tra se stessa e la società circostante: la societas cristiana, la res publica cristiana. La Chiesa in uscita invece va oltre l’ovile, le mura, la pedagogia, l’anagrafe e il linguaggio della Chiesa costituita, non più in grado di corrispondere all’umanità circostante, perché essa ha dato grandi vantaggi in altra epoca, ma oggi costituisce un impedimento, un ostacolo all’incontro missionario con l’umanità che è al di là di essa. Quando il cardinale Martini, in articulo mortis, ebbe a dire, come ultima parola, che la Chiesa era indietro di duecent’anni, forse intendeva questo: continua a parlare all’umanità come se essa coincidesse ancora con i credenti, come se la comunità costituita fosse ancora in grado di contenere l’intera umanità. Cosa che non è più – appunto – da almeno due secoli. Possibilità dell’uscita. L’uscita è una necessità (calo delle vocazioni, abbandono dei giovani), ma una necessità non ancora pienamente avvertita. Questo Pontificato è una provocazione all’avvertenza. Quando ci sarà avvertenza, l’uscita sarà realizzata. O almeno tentata. La sua possibilità è garantita dall’esperienza tutta missionaria delle Chiese non europee, meno costituite, meno organizzate,
Difficoltà dell’uscita. La difficoltà è dominante nelle Chiese d’Europa. È una difficoltà da benessere e da ingombro. Da benessere: perché l’uscita comporta l’abbandono delle comodità. Le Chiese costituite sono comode. Da ingombro: gli ingombri sono legati sia alla ricchezza delle strutture, sia alla forma mentis (non si può toccare nulla della figura papale, non si possono rivedere le priorità tra i temi dell’annuncio).
Applicazione alla vostra Congregazione. Ho visto che siete presenti – oltre che in Italia – in Cile, Argentina, Libano, India, Brasile, Messico. Da queste diramazioni – cioè dalla periferia – può forse partire la vostra riflessione su come obbedire all’uscita papale. Di suo una Congregazione di consacrate è una tipica articolazione della Chiesa costituita. Ma essendo anche, da sempre, la vostra una famiglia missionaria: avete nella missione, che già esercitate, il modello secondo cui rivedere le opere e gli impegni.
Da quanto comunicato dal vaticanista Accattoli, si capisce che tutto è vissuto da Papa Francesco in chiave missionaria. “Il suo impegno per una Chiesa missionaria e povera, la sua disponibilità a prestare servizio in prima persona, “nell’ospedale da campo” in cui vorrebbe trasformata la comunità cristiana, ci dicono insieme la persona e il programma”. La Missione spiega la novità di tanti suoi atteggiamenti piccoli e grandi: la provenienza, il nome che ha scelto, le vesti, l’alloggio, il modo di spostarsi, di viaggiare, il linguaggio, l’atteggiamento, le libertà che rivendica e riconosce, la continua invenzione di gesti di prossimità ai feriti della vita, l’audacia di parlare con l’intenzione di arrivare a tutti. Francesco è un Papa nuovo per la precedenza che attribuisce alla predicazione del Vangelo, rispetto ad ogni altro impegno. Infatti dice: “Se non riesco ad essere un servitore del Vangelo, la mia vita non vale niente”. Tutto diventa per noi un invito per la missione, là dove operiamo: parrocchia, oratorio, scuola, centri di accoglienza, ospedali. Il primo annuncio lo possiamo ancora fare, è importante studiare i bisogni della gente, sia sociali che spirituali. È bella questa impostazione missionaria della nostra vita che dobbiamo ricuperare, perciò ogni gesto, ogni scelta vanno vissuti in chiave missionaria. Interroghiamoci sempre: quello che facciamo è per la missione? Il Signore ci ricorda sempre la chiamata che ci ha rivolto, le tante chiamate che ha disseminato nella nostra vita. Ci ha chiamate alla missione con tutto quanto essa comporta. Lo spirito della missione deve continuare ad abitare la nostra vita, la nostra Comunità. Il Signore ci aiuti ad avere il cuore pronto a seguirlo ovunque.
suor Anita
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meno colte; ma più pronte a reagire, più agili, più dinamiche.
Percorsi di formazione
Educare una passione del cuore
di suor Anita
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artire da Papa Francesco è un modo per coinvolgere subito tutti e così è stato anche per noi durante il Convegno di Roma. Il Prof. Marco Tibaldi si è introdotto facendo riferimento alla passione educativa di Papa Francesco, passione scritta nella sua vita da sempre e che gli deriva dalla sua storia familiare e anche dal fatto di essere un Gesuita e noi sappiamo che i Gesuiti sono definiti gli inventori della scuola moderna. Quando il Papa ha parlato in Piazza S. Pietro il 10 maggio 2014, in occasione della festa della scuola, ha manifestato tutta la sua gioia nel vedere tanti alunni, genitori, insegnanti «Siamo qui perché amiamo la scuola. E dico “noi” perché io amo la scuola, l’ho amata da alunno, da studente e da insegnante e poi da Vescovo a Buenos Aires. Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà e perché educa al vero, al bene e al bello. E per favore… per favore, non lasciamoci rubare l’amore per la scuola». All’incontro del 7 giugno 2013 con gli studenti delle scuole gestite dai Gesuiti in Italia e in Albania, il Papa si rivolge a tutti e con passione dice: «Siate magnanimi e questo vuol dire avere il cuore grande, avere grandi ideali, avere il desiderio di compiere grandi cose, compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone, fare le piccole cose di ogni giorno con un cuore grande, aperto a Dio e agli altri». I ragazzi hanno colto da parte del Papa uno sguardo di benevolenza, di ascolto, di rispetto, di valorizzazione, di fiducia e questo ha permesso loro di sentirsi a proprio agio durante gli interventi. Un altro aspetto che hanno apprezzato è stata la semplicità e l’umanità dei gesti, per cui l’incontro è stato familiare e divertente. Il Prof. Tibaldi ha presentato poi un itinerario interattivo per noi educatori.
Entriamo nell’episodio di Giona e lasciamoci guidare dallo Spirito per capire che cosa significa evangelizzare. Il Signore affida a Giona una missione per la città di Ninive per proclamare che la malvagità dei Niniviti è salita fino al cielo. Ci saremmo aspettati un Profeta obbediente, invece Giona fugge lontano dal Signore, va a Tarsis, è arrabbiato perché sa che Dio è misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore e sempre pronto al perdono. Pur di allontanarsi dalla sua presenza, mette a rischio la sua vita, affrontando un lungo viaggio in mare. Vedremo come Dio, da vero educatore, accompagnerà Giona in ogni situazione, rispettando la sua libertà, senza rinunciare a mettersi in contatto con lui e a dargli la possibilità di tornare sui suoi passi. Il racconto si fa progressivamente drammatico: c’è una tempesta che rischia di fare affondare la nave, ma Giona nel fondo della nave dorme indifferente. I marinai pagani sono preoccupati e pregano ciascuno il proprio Dio. Giona conosce il motivo della tempesta e conferma che è lui la causa del pericolo e propone che venga gettato in mare. Giona è inghiottito da un grosso pesce che nelle mani del Signore diventa strumento di salvezza e prega perché sa che quando si tocca il fondo la salvezza può venire solo dal Signore. Viene rivolto a Giona un secondo invito: «Alzati e va’a Ninive e predica: – Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta –. I cittadini credono in Dio, digiunano e si convertono tutti. Le parole di Giona fanno breccia nel loro cuore, la loro conversione è sincera e trovano la salvezza. Solo Giona sembra non essere ancora pronto per entrare nel mistero della misericordiosa salvezza di Dio. Prova addirittura grande dispiacere per la conversione dei Niniviti ed è indignato per
Signore continua a rivolgerci e che tardiamo ad accogliere e a portare a compimento? Cosa possiamo concretamente fare oggi per metterci sempre più e sempre meglio al servizio della missione che il Signore ci ha affidato? Il testo di Giona è stato opportunamente scelto perché possiamo cogliere in esso le fatiche e le resistenze nostre nell’educare e nell’annunciare, ma anche la vicinanza di Dio che con cura e amorevolezza ci sostiene, la stessa cura, amorevolezza e passione che vediamo in Papa Francesco. Quando parla agli educatori e ai giovani cogliamo tutta la sua ricchezza pedagogica e umana maturata in tanti anni di esperienza, dice parole di speranza e indica la via da seguire per costruire un mondo migliore. Dà consigli preziosi agli educatori perché sappiano aiutare i giovani a trovare la verità nella Bontà e nella Bellezza e li conduce alla dimensione più profonda e bella dell’educatore che è la testimonianza e sarà maestro e testimone chi potrà confermare con la propria vita le parole che dice. Nella seconda parte dell’incontro, il prof. Tibaldi ha proiettato un video che ha attirato l’attenzione di tutti: I dieci comandamenti. Mosè diventa educatore del suo popolo dopo essere stato educato da Dio. “Se vuoi entrare nella vita” è il libro con note di sceneggiatura e di catechesi del prof. Tibaldi sui 10 comandamenti che sono la seconda tappa del progetto iniziato col DVD “CREDO”, realizzato per l’anno della fede in collaborazione con gli Uffici della CEI. I 10 Comandamenti sono un film d’arte e di libertà del Regista Mauro Camattari che rilegge in chiave simbolica il Decalogo all’interno della storia del popolo ebraico. Le simbologie utilizzate per la realizzazione del cortometraggio sono ricche e accattivanti. Il linguaggio utilizza la danza, il teatro, le acrobazie degli artisti della scuola di circo di Verona di Andrea Togni della famiglia dei circensi, nel contesto suggestivo delle cave di Massa e Carrara, con musiche contemporanee che rappresentano in modo attualizzato i 10 Comandamenti. Il DVD può essere utilizzato per la catechesi dei giovani e degli adulti. Ringraziamo il Professore per la scelta dei contenuti e per la sua straordinaria arte e simpatia nel porgerli.
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il comportamento di Dio: non ha commesso il male che aveva promesso di compiere: è un Dio che si rimangia la parola data. Giona è tutto concentrato su di sé e sul suo ruolo di profeta fallito. Vorrebbe un Dio tutto per sé e per Israele, un Dio a sua immagine che non perdona Ninive. Ma Dio si mostra misericordioso anche con Giona e si mette a discutere con lui, cercando di convincerlo. Si serve di tre segni: la pianta di ricino, il verme, il vento afoso sono segni della sua provvidente pedagogia con la quale cerca di prendere per mano Giona e di condurlo sulla strada della conversione. «Io non dovrei avere pietà di Ninive?» Che farà Giona? Cosa risponderà? Avrà fiducia? Riuscirà ad accettare il volto misericordioso di Dio? Non ci è dato saperlo: il racconto lascia aperta ogni possibilità. L’unica risposta che ciascuno di noi può dare è la propria: «Mi sembra giusto che la misericordia di Dio sia per tutti, sempre?». Anche noi siamo inviati alla missione dove incontriamo le nuove Ninive: nelle parrocchie, nelle scuole, tra i nostri alunni, genitori, insegnanti, tra noi, eppure ci diciamo scuola cattolica: quanti i battezzati praticanti, quanti i battezzati non praticanti, quanti i non battezzati che arrivano? Ma il Signore rinnova sempre a ciascuno di noi la sua chiamata: Va’ e annuncia. La Parola del Signore, opera un nuovo inizio là dove siamo presenti, ribaltando situazioni stagnanti di peccato e di violenza che sembravano insuperabili. Crediamo che il Signore possa trasformare situazioni umanamente impossibili sia nella nostra vita personale che in quella delle nostre comunità? Accetto di essere da Dio amata e di essere strumento del suo amore? Riesco a stupirmi dell’amore di Dio oppure mi metto come Giona seduto nella mia capanna a guardare? Chiediamo al Signore di fare di noi dei gioiosi strumenti del suo amore. – Che cosa ho imparato della pedagogia di Dio? – La sua grande pazienza, è un Dio che non si rassegna alla perdita dell’uomo, ha sempre tempo per lui, la pazienza è davvero il tempo di Dio. Quando gli uomini distolgono il loro sguardo con indifferenza, ecco invece lo sguardo pieno d’amore di Dio. Il Signore non rinuncia a Giona: rinnova e conferma la sua chiamata. Cerchiamo di rivedere la nostra storia. Quali sono le piccole o grandi chiamate che il
Frammenti di santità Chiavari 15/03/1991
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In occasione del Capitolo Generale del 1991
Sr… carissima …mi vorrei rimproverare di non aver scritto proprio a te, in questo tempo, ma penso di incontrare la tua comprensione. Non è la pigrizia che mi spinge al silenzio, ma un’incapacità crescente di tradurre in parole i miei sentimenti. In un campo tanto sublime come è quello dello Spirito e nel quale ci terrei a rimanere, cuore e sentimento corrono più veloci della parola per cui, in sostanza, mi sento sempre a te vicina, come la persona più capace di interpretare le mie povertà. …È comunque un modo per fondere una realtà, una identità di intenti che esiste e che non appartiene né a me, né a te, ma solo a Dio, e per questo già entrata nell’eternità. Qualche idea per essere più concreta. Ragione e fede sono spesso in contrasto. È un difficile sottomettere il giudizio alla fede, quando il primo sembra più logico. Istintivamente prende corpo il rifiuto, si avverte un cielo chiuso; ma il Signore ci fa scuola così e con il tempo ci dimostra la sua superiorità. Operiamo con tanta rettitudine, ma forse non con quell’intensità di unione con Lui, come il tralcio dipende dalla vite. Il Signore ci dimostra così di gradire noi, non le nostre opere o capacità, che sono già sue. È questa una constatazione facile e abbastanza corrente, ma non altrettanto facile da tradurla in pratica. La fede è sempre superiore alla ragione e per questo dovremmo sempre fidare nella superiorità di Dio, ad occhi chiusi: ma c’è la parte umana, e non si passa all’altra sponda della grazia, se non accettiamo di morire a tutte le nostre belle ragioni! Ci dibattiamo in problemi nostri, della nostra famiglia, della Congregazione ecc… siamo di fronte spesso, ad incertezze che ci preoccupano… Forse il nostro modo di procedere non è di suo gradimento; ma quanto tempo desideriamo metterci alla Sua scuola?... Dobbiamo dare tutto il nostro contributo alle istituzioni, ma ritengo che le istituzioni serviranno la causa del Regno, se noi sapremo portarci al di sopra di queste, con un impegno e una ricerca di Dio secondo il Vangelo, ad una maggiore apertura e disponibilità al sociale, accettando la collaborazione di laici impegnati. Il discorso sarebbe lungo, ma ti è già noto tutto. Io farò da Samaritana con la preghiera: lo Spirito Santo ci concederà tanto quanto saremo a Lui aperte. Sono gravi responsabilità da meditare ai piedi della croce, per saper eventualmente anche perdere o morire, ma non morirà lo Spirito in noi, anzi tutte le nostre esperienze di morte ci hanno dimostrato che dalla morte è nata la vita… Prega sempre per questa bisognosissima di aiuto sr Andreina Serafin Suor Andreina Serafin passata alla casa del Padre l’11 novembre 1991
In missione
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Quel mozzicone di matita del Meclemburgo! gli Alunni di Genova
iana Millu e Primo Levi: le ragioni della memoria e la necessità di testimoniare. In occasione della Giornata della Memoria la scuola secondaria di primo grado dell’Istituto paritario Santa Marta di Genova ha deciso di ospitare la mostra ideata e prodotta dal Comune di Campomorone, con la collaborazione della sezione ANPI CAMPOMORONE, incentrata su una testimone e scrittrice vissuta molti anni in un piccolo paesino di campagna, situato nel territorio del comune sopra indicato. Vogliamo noi tutti ringraziare il Comune di Campomorone per la sua disponibilità, in particolar modo la Dott.ssa Paola Alpa che è stata ospite nella nostra scuola e ci ha presentato in modo molto dettagliato e umano la Mostra, ma soprattutto ci ha permesso di conoscere e comprendere Liana Millu e la sua tragica esperienza. Prima di presentare ai ragazzi della seconda e terza media la “protagonista” di questa giornata, è stato loro spiegato perché è così importante ricordare questa data da poco entrata nella storia. Siamo partiti dal concetto che la storia non è solo una materia scolastica: gli avvenimenti storici hanno sempre influenzato le scelte dell’uomo e quindi non vanno assolutamente dimenticati. Insieme abbiamo riflettuto su quello che è successo settant’anni fa a tante persone inno-
centi, con la sola “colpa” di essere DIVERSI: ebrei, omosessuali, zingari o semplicemente vecchi o bambini. Siamo partiti con l’analisi approfondita della parola RAZZISMO, concetto purtroppo ancora attuale, che però negli anni del fascismo e nazismo divenne LEGGE, forse a causa dell’indifferenza collettiva. Ci siamo infine trovati tutti d’accordo che la DIVERSITÀ è RICCHEZZA per ogni essere umano e che quindi il CONFRONTO, l’ACCOGLIENZA, la LIBERTÀ e la COMPRENSIONE RECIPROCA sono alla base della civiltà dell’uomo. Una volta allestita la mostra abbiamo ricercato notizie su questa donna da noi sconosciuta e – seguendo il corso della sua esperienza di vita – abbiamo compreso quanto sia stata tragica e precaria l’esistenza di molte persone in quegli anni. LIANA MILLU era una donna comune purtroppo di origine ebrea. Nacque a Pisa ma visse per oltre quarant’anni a Genova in un paesino dell’entroterra ligure: LANGASCO. Qui insegnò per molti anni in una piccola scuola elementare. Fu il suo lavoro a darle la forza per continuare a vivere dopo l’esperienza della deportazione. Morì a novant’anni, nel 2005. La mostra allestita nella nostra scuola rappresenta un viaggio significativo negli scritti e nelle opere non solo di Liana Millu, ma anche
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In missione di Primo Levi, con il quale lei aveva instaurato un rapporto di stima e amicizia. Il titolo della mostra prende spunto da un racconto di Liana Millu che ricorda proprio il ritrovamento casuale di un mozzicone di matita in una fattoria abbandonata del Meclemburgo, dopo la sua liberazione dal campo di sterminio: scrivere il proprio nome, ricordare e appuntare le sue impressioni rappresentano il ritorno alla vita. Dopo molti anni l’autrice decise di affidare il mozzicone di matita, per lei tanto prezioso, a Primo Levi. Purtroppo, dopo la morte dello scrittore, lei non riuscì più a riaverlo. Dopo aver conosciuto questa scrittrice abbiamo letto in classe alcuni suoi racconti, dai quali abbiamo percepito come spesso i gesti quotidiani più semplici, ciò che di più comune ci circonda, ci permettono di apprezzare la nostra vita oggi e di quanto noi siamo fortunati (un’umile violetta di bosco o un tramonto sul mare, come in un racconto di Liana Millu).
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Da questi pensieri abbiamo capito che NON BISOGNA ASSOLUTAMENTE DIMENTICARE, diventare indifferenti ed egoisti, pensando solo al benessere individuale. Conoscere il nostro passato (sapere com’è stata persa la libertà, la democrazia, quale fu il prezzo assurdo di questa perdita e ciò che costò ricostruirla, riconquistarla) rappresenta una delle ragioni del DOVER RICORDARE PER NON SBAGLIARE DI NUOVO. La GIORNATA DELLA MEMORIA, è un giorno significativo nel quale tutti gli uomini dovrebbero riflettere su quanto è avvenuto, specie al giorno d’oggi, dove in molti luoghi si vive purtroppo ancora in un clima di intolleranza e odio tra gli uomini. È SEMPRE NECESSARIO TENERE SVEGLIA LA COSCIENZA, soprattutto nelle nuove generazioni, per evitare il ripetersi di atrocità simili. Bisogna educare al RISPETTO e alla PACIFICA CONVIVENZA con l’altro; affermare che non esistono le razze ma tante etnie che si arricchiscono a vicenda. Solo così è possibile costruire una società non lacerata da conflitti feroci – che potrebbero condurre alla creazione di nuovi AUSCHWITZ. I ragazzi, infine, penso arricchiti nella mente ma anche nel cuore, hanno scritto le loro ri-
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Ogni uomo sulla terra appartiene ad un’unica razza, ma fa parte di milioni di etnie. Noi pensiamo che le persone abbiano il diritto di esprimersi liberamente senza rischiare la vita per questo. E. Ghiglione, E. Bicaj (3° Media)
La nostra voce deve servire a non di✒ menticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione le rinnovate stragi di innocenti poichè tanti bambini, come Anna Frank, hanno usato la parola per dare un senso alla loro vita, ormai ridotta a semplice sopravvivenza. C. Fossati (3° Media)
E pensare che ancora oggi, pur in mi✒ nori quantità, esiste ancora chi approva com-
portamenti discriminatori, basandosi sulla diversità di razza (anche se in realtà di razza ce n’è solo una, quella umana), di religione, di nazionalità, stato civile, di genere o orientamento sessuale. Non ci siamo ancora abbastanza evoluti, al contrario di ciò che dice la scienza, poichè crediamo ancora in queste ideologie, tutti noi, anche se in piccolissima parte. La storia è l’unica lezione che l’uomo non è capace di apprendere sino in fondo, e così sempre sarà. D. Gheorghe (3° Media)
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L’Olocausto, con i suoi milioni di sacrificati all’altare della razza ariana, ha inciso molto sulle vite di Primo Levi e di Liana Millu, ai quali è stato risparmiato solo il passare per il camino e che sono sopravvissuti per testimoniare e ed insegnare. La memoria della Shoah che loro ci insegnano è importante soprattutto per noi giovani, perchè ci fa apprendere e ci fa riflettere su quanto sia difficile imparare dagli “orrori” del passato. Altrimenti ci saranno altri Olocausti. M. Arzani (3° Media) Parte del nostro esistere ha sede nelle ✒ anime di chi ci accosta: ecco perchè è non-uma-
na l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo. L. Benedetti (3° Media)
L’azione del ricordare si declina al pas✒ sato, quindi la memoria diviene oblio, non rammenta, non rimembra il tempo trascorso che diviene perduto; privo di riferimento e di senso, per cui, l’evento, nella dimenticanza perde l’identità poichè conoscendoli possiamo in qualche modo minimizzare quelli che avverranno in futuro. Per non dimenticare … A. Piras (3° Media)
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Tutti gli uomini devono essere rispettati perchè come ha detto Gesù siamo tutti fratelli e il fatto di avere delle diversità ci può far crescere ed arricchire. E. Gabrielli (2° Media)
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Tutti devono ricordare che di “razza” umana ne esiste solo una ed esistono invece tantissime etnie. È la differenza che ci rende unici ed importanti agli occhi del prossimo e di Dio. L. Minutoli (2° Media)
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flessioni su questa importante ed educativa esperienza. Eccone gli estratti di alcune:
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Ne e la famiglia Pacifici
da Chiavari
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rotetto da un discreto apparato di sicurezza, si è svolto la sera del 2 marzo u.s, a Ne, paese dell’entroterra chiavarese, l’incontro dedicato al sacrificio della famiglia Pacifici, segnata dalla tragedia della Shoàh e, anche nel dopoguerra, dalla furia antisemita. “A Genova c’è una pietra…” è il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Federazione italiana Associazioni Partigiane (FIAP) e dal Comune di Ne: il riferimento è allo stolpersteine (pietra d’inciampo) collocata davanti alla galleria Mazzini, a Genova, dove il rabbino capo Riccardo Reuven Pacifici fu catturato il 3 novembre 1943 per essere deportato ad Auschwitz dove morì con la moglie Wanda Abenaim. Il figlio del rabbino, Emanuele, fu ferito nell’attentato del 9 ottobre 1982 alla Sinagoga di Roma.
All’incontro hanno preso parte il sindaco di Ne, Cesare Pesce, Miryam Kraus, della Comunità ebraica di Genova, Mario Artali, presidente FIAP, Luigi Fasce, presidente del Circolo Calogero-Capitini; relatori sono stati Ugo Pacifici, Noja, Silvia Pacifici Noja Maiocchi, Prima Rosa Pia e Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, nipote di Riccardo Reuven e figlio di Emanuele. Alla serata, molto interessante soprattutto per la rievocazione della figura di Emanuele Pacifici, grande amico delle Suore di S. Marta e deceduto lo scorso anno, ha partecipato un bel gruppo di Suore della Casa Divina Provvidenza situata in Chiavari.
Cultura e riabilitazione di suor Cornelia Macina Viciomaggio
l primo Corso accreditato ECM “Cultura e Riabilitazione dell’autismo” si è svolto a Viciomaggio-Arezzo nell’Istituto “Medaglia Miracolosa” alla presenza di S.E. il Vescovo, del Sindaco, delle autorità ASL, delle suore in servizio, degli insegnanti, logopedisti, specialisti del Centro Riabilitativo e di molti operatori dell’ambito socio-sanitario presenti sul territorio. Il corso è iniziato con l’accoglienza dei corsisti da parte del Direttore Dott. Tito Filippo Rastelli che ha dato subito la parola a S. E. il Vescovo mons. Riccardo Fontana, molto contento di questo importante tassello nella Pastorale Sanitaria diocesana da Lui presieduta. In particolare ha espresso gioia e apprezzamento per le Suore di S. Marta ch’egli ha qualificate come “religiose concrete e di buon senso” nella cura e nell’istruzione, ma soprattutto nel prendersi cura di chi è più fragile e svantaggiato. Alla sua voce ha fatto eco quella del Sindaco dott. ssa Ginetta Menchetti la quale ha espresso compiacimento per la dedizione e l’impegno del Personale presente nel Centro Riabilitativo “Medaglia Miracolosa”, struttura modernamente attrezzata per la cura di tante persone bisognose presenti nel suo Comune e dintorni. Poi la superiora Suor Rosanna Parola a nome della Madre Generale delle Suore di S. Marta, ha espresso a tutti i presenti il vivo au-
gurio di perseguire al meglio nei due giorni di frequenza presso il nostro Istituto, gli obiettivi di questa proposta formativa e culturale messa a servizio di tutti. Il Saluto di benvenuto del Direttore Generale ASL, Dott. Enrico Desideri ha avviato la presentazione del Convegno da parte del dott. Tito Filippo Rastelli che ha esordito con le seguenti parole: «L’intervento riabilitativo nel mondo dell’Autismo si può considerare una vera e propria nuova missione professionale e morale per il mondo della riabilitazione alimentato dal senso della presa in carico globale e integrale di ogni persona, piccola e grande, affetta da disturbi molto spesso ad andamento cronico. Infatti, nel caso dell’autismo non è possibile, perlomeno allo stato attuale delle conoscenze, intervenire sull’individuo per “normalizzarlo”, ma è necessario riorganizzare i sistemi di appartenenza per adattarli alla nuova situazione rappresentata dalla patologia. È necessario dar loro “forma”, una “forma” diversa da quella a cui siamo normalmente abituati, andando ad agire sulla conoscenza, sull’operatività, sulla cultura. Queste azioni non possono attuarsi che attraverso interventi di “cura” e di “formazione” globali. È in quest’ottica che prende il via per il Centro di Riabilitazione “Medaglia Miracolosa” un percorso formativo in cui riuscire ad iniziare,
“Una diagnosi di autismo non è la fine del mondo... è l’inizio di un nuovo mondo”.
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tutti assieme gli operatori presenti nella rete di intervento, a costruire una cultura dell’autismo in grado davvero di rappresentare la presa in carico globale di ogni soggetto con questa forma di disabilità». I Docenti, dott. Luciano Luccherino, Direttore UFSMIA-ASL8, la Dott.ssa Flavia Caretto, Presidente Cultura-autismo Roma, consulente ASL Roma e Università “La Sapienza” Roma, la Dott.ssa Maddalena Petrillo, referente per l’autismo ASL8, Andrea Laurenzi, vicepresidente Autismo Toscana, si sono avvicendati esponendo mediante diapositive e filmini,il frutto dei loro studi, delle loro ricerche e delle loro esperienze in situazione. In particolare ha interessato tutti i presenti la “Nuova diagnosi di Spettro Autistico e sue conseguenze operative con le Linee guida per l’intervento precoce al lavoro e nell’età adulta”. Alle parole, spiegazioni e slide in movimento della relatrice dott. sa Flavia Caretto, sono seguiti interventi e presentazioni di casistica con discussione interpersonale molto stimolante. Ha suscitato interesse attento e critico il “Caminetto scientifico” per la presentazione e proiezione del Film “8 passi avanti’’ a seguito della quale la dott.ssa Flavia ha fatto riflettere
sui “pro” e i “contro” di alcuni comportamenti – problema negli operatori. Molto toccante è stato l’argomento “La Famiglia, fulcro della presa in carico dell’autismo” in cui il Signor Andrea Laurenzi, ha espresso come padre di una figlia con molte difficoltà vitali, i suoi sofferti vissuti, le sue delusioni e le sue speranze. Tramite le sue espressioni, abbiamo preso atto di quanto la presenza di un figlio autistico alteri gli equilibri familiari nella coppia e nella famiglia, soprattutto perché non esistono medicine o interventi chirurgici per curare l’autismo. L’unica strada è quella delle terapie, dell’educazione e della costruzione di un sistema di vita in grado di comprendere ed accettare la complessità di una creatura speciale a motivo della quale anche le prospettive, i programmi di vita, i sogni e le speranze, cambiano profondamente. Il Signor Andrea, parlando del difficile percorso che sta vivendo con la sua bambina, ha concluso dicendo una cosa bellissima: – Nel nostro tunnel di attese, pensieri bui e ansiosi, nel turbine delle nostre vite impazzite tra terapie, scuola, lavoro lei c’illumina sempre con nuove conquiste, ci sommerge di affetto e sorrisi. Ci tiene vivi. Un dono inestimabile”. Questa testimonianza molto coinvolgente ha
contro, è stato nella comprensione precisa della parola “autismo” inteso come disturbo pervasivo di sviluppo che comporta una seria compromissione nelle aree dell’interazione sociale, nell’attività immaginativa, nella comunicazione e nel comportamento. L’analisi e le spiegazioni mi hanno dato la consapevolezza che l’autismo rappresenta una delle problematiche più complesse dell’età evolutiva, ma anche una delle sfide aperte nella disabilità intellettiva della via adulta. Da ciò deduco che questo tipo di “svantaggio” necessita di servizi specifici, prestazioni precoci tempestive ed intensive secondo le più aggiornate ed efficaci evidenze terapeutiche e riabilitative. Dalle costatazioni in sala è emersa anche la problematica che non basta l’interazione sociale, il gioco immaginativo, la comunicazione, a volte difficile e perfino “vana”, occorre un’attività di ricerca per la messa a punto di interventi innovativi verificando gli obiettivi raggiunti per un miglioramento continuo delle strategie operative. Tutto è stato ed è ancora da riflettere e imparare…
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suscitato interventi e approfondimenti che hanno reso interessantissimo tutto il Convegno. Accanto alle relazioni altamente qualificate e interattive, è stato apprezzato da tutti i presenti il servizio Cena-break e la “colazione di lavoro” con la bella coreografia autunnale ad opera del nostro ex alunno Tommaso Cardeti intorno alle squisite cibarie preparate con buon gusto e cura culinaria raffinata dalle nostre bravissime cuoche Uliana e Loredana. I piatti così ben presentati hanno entusiasmato i partecipanti al convegno che hanno fatto la giusta ricarica per affrontare le relazioni impegnative in atto. Altrettanto qualificato è stato il lavoro della Segreteria organizzativa ad opera di Giulia Fantoni e Paola Galan. Un “GRAZIE” speciale di tutti è rivolto al Direttore del corso Dott. Tito Filippo Rastelli e alla segretaria Scientifica dott.ssa Eleonora Biagini, sempre presenti accanto a noi, per la competenza pronta ed edificante in ogni situazione, prima e dopo il Convegno. Per me, il fulcro di tutto questo laborioso in-
Carnevale 2015
Sognando un mondo di colori di mamma Valentina
Viareggio
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idea di organizzare una mascherata a Viareggio, dove il Carnevale dura un mese e con il passare degli anni è diventato non solo una tradizione ma una vera e propria cultura, può sembrare scontata ma vi posso assicurare che invece non è stato facile. Ci siamo trovati una sera a cena con un gruppo di famiglie della scuola sul finire di ottobre e, parlando del carnevale, era nata l’esigenza di ritrovarsi in tale occasione perché i bambini stessero insieme. Qui da noi a Viareggio le domeniche di carnevale (sono quattro!) c’è un vero e proprio “caos” a causa dell’affollamento e noi genitori siamo in tensione perchè in mezzo a centinaia di persone abbiamo paura di perdere di vista i bambini, che giocando non si rendono conto di allontanarsi. Inoltre in mezzo alla confusione rischiano anche di annoiarsi. Da questi pensieri comuni è scaturita l’idea che forse potevamo noi organizzare qualcosa che ci permettesse di mascherarci tutti e di poter condividere con i nostri figli un momento di gioia insieme agli altri bambini e genitori. Ci siamo subito entusiasmati all’idea di poter realizzare questo progetto e questo entusiasmo ci è stato di grande aiuto per superare le non poche difficoltà che si sono presentate sia dal punto di vista pratico, ma soprattutto burocratico. Per prima cosa abbiamo incaricato due mamme, che con grande coraggio e dispendio di tempo, si sono impegnate a prendere contatti con la “Fondazione Carnevale”, cercare il Regolamento per la partecipazione e parlare con i funzionari addetti alla organizzazione della più grande manifestazione viareggina. Un’altra, e sono io che scrivo, mi sono occupata della parte pratica. Abbiamo pensato di scegliere una maschera inerente al tema didattico dell’anno che era “Il futuro appartiene a
coloro che credono nella bellezza dei propri sogni” (Eleanor Roosvelt). In collegameto con il tema i bimbi hanno fatto una uscita al “Bosco degli Elfi”, che si trova a Montecatini, dove hanno davvero sognato! Così ci è sembrato bello segliere questo tema per mascherarsi! Si è cercata la sarta, si sono prese le adesioni, si è comprata la stoffa e prese le misure. Per i bimbi piccoli, le bimbe e le mamme(e anche le Suore) si è scelto il fiore, per i maschietti e i papà il vestito degli Elfi.I fiori erano di tutti i colori: volevamo dare attraverso il colore la sensazione dell’allegria e della spensieratezza e crediamo di esserci riusciti. Un papà poi ci ha costruito un carrettino dove potevamo tenere lo stereo, i coriandoli, le merende, le bibite e anche far riposare i bimbi più piccoli. In alto ben visibile a tutti la nostra bandiera con il logo: “SOGNANDO UN MONDO DI COLORI… Scuola Santa Marta”. Abbiamo già dimenticato le difficoltà incontrate nel nostro percorso, ma vorrei raccontare in breve quello che questa esperienza ha lasciato e non solo a me. Fare qualcosa insieme agli altri, uscire dal proprio individualismo arricchisce sempre, quando sei parte di un gruppo non pensi più solo ai tuoi bambini, ma pensi a tutti i bambini ed è questo il messaggio che spero sia arrivato ai nostri figli: l’importanza della condivisione. Per quanto mi riguarda è valsa la pena di vivere questa esperienza, ho avuto la possibilità di ritrovare persone che conoscevo già, di conoscerne di nuove e di familiarizzare con le nostre suore che, oltre ad occuparsi nella quotidianità delle nostre creature con tanto amore, sono sempre pronte ad accogliere le nostre iniziative! Spero davvero che i nostri figli crescano nella consapevolezza di essere del privilegiati.
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Concorso “Carristi in erba” di Davide Palla
Viareggio
La Giuria era composta dal “Consiglio Comunale dei bambini e delle bambine di Viareggio”. La finale del Concorso con la Premiazione si è tenuta il 2 marzo alle ore 17. Scegliere fra 180 carri e 830 bozzetti non è stato facile! La cosa più buffa è stata che durante la cerimonia, forse per un sovraccarico della linea elettrica, la luce è venuta a mancare ed è scattato l’allarme e potete immaginare lo scompiglio in sala! Le opere prodotte (naturalmente a scuola) dagli allievi, oltre che numerose erano molto belle! Come sempre, lo dico con orgoglio, la nostra Scuola ha vinto due premi: uno assegnato alla classe seconda per il carro intitolato “La mia scuola up” e l’altro a Gabriele Belcore della classe terza per il bozzetto “La grande sfida”. Il tempo passa veloce e il concorso vedrà ancora impegnati i miei “fortunati” compagni che frequenteranno ancora questa magnifica scuola nel prossimo anno scolastico… io frequento la classe quinta e termino a giugno la mia bellissima esperienza (otto anni) al Santa Marta quindi sarò solo un accanito fan!
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ella grande manifestazione del CARNEVALE di VIAREGGIO, che ha visto sfilare 20 carri creati con maestria dagli artisti della cartapesta (i carristi) che lavorano tutto l’anno nella Cittadella del Carnevale, anche quest’anno sono stati coinvolti i bambini delle Scuole Primarie viareggine con un Concorso dal titolo: “Carristi in erba”. Il Concorso era suddiviso in categorie: Premio COLORE Premio SATIRA Premio ATTUALITÀ Premio FANTASIA.
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Lo spazio della “V
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enite in disparte in un luogo solitario e riposatevi”. Queste parole di Gesù hanno ispirato il ritiro spirituale della nostra Società Operaia Cattolica N. S. del Soccorso e San Giovanni Battista presso l’Istituto delle Suore di Santa Marta, il 22 febbraio scorso, la prima domenica di Quaresima. Sono parole attente e delicate, quelle di Gesù. L’impegno cristiano cui siamo chiamati necessita di riposo fortificante, rivolto alla preghiera ed alla meditazione, in un luogo adatto al raccoglimento. Esposta a mezzogiorno in posizione panoramica sulla verde collina del Righi e sovrastante il centro storico cittadino, la Casa delle Suore di Santa Marta si è dimostrata l’ambiente ideale per il nostro ritiro. Con premurosa accoglienza ci è stata offerta una colazione calda, piacevole occasione d’incontro e d’amicizia, e ci è stata mostrata la casa. Alle 10.30 abbiamo recitato le Lodi mattutine nella luminosa chiesa dell’Istituto. Il Can. Michele De Santi, assistente ecclesiastico della Società, ha guidato la meditazione sul significato della Quaresima con grande intensità, prendendo spunto dalle parole del beato Paolo VI “Per me la Quaresima è come una Cattedrale”. Nella Cattedrale infatti si intrecciano le luci e le ombre, la misericordia divina e la miseria umana. La nostra vita è allora come un dipinto consumato e sbiadito degno di essere restaurato. Conseguente è stata l’esortazione alla penitenza, che parte dal silenzio ed arriva alla conversione. Il bisogno di perdono può sfociare nella gioia della salvezza in Gesù, che per quaranta giorni ha digiunato nel deserto e
si è sottoposto alla tentazione. Preghiera, pentimento e carità sono allora rivolti alla grazia del perdono, alla fiducia nella forza del Signore, a vivere il tempo quaresimale nell’esempio della Passione, stringendoci a Maria, cui siamo stati affidati, che ci accompagna e ci guida. Abbiamo potuto pregare tranquilli, a nostro agio, e creare il silenzio interiore. Alcuni hanno avuto l’occasione per confessarsi. Era una bella giornata di sole: la cosa che più colpiva nella chiesa era la luce, che entrava dalle vetrate e si rifletteva sui candidi bassorilievi, allontanando dolcemente tutti i pensieri estranei alla meditazione. Una meditazione che ha poi rimandato all’impegno concreto, quando la madre superiora Suor Anita ci ha introdotti nella sala del monumentale sarcofago in marmo bianco dove riposa il Beato Tommaso Reggio: lì è scolpita la storia della Congregazione, da lui fondata a Ventimiglia nel 1878 e presente a Genova dal 1934 con intenti assistenziali. In quest’anno dedicato alla vita consacrata sarà molto importante pregare per le vocazioni religiose, perché l’impegno sociale cristiano è indissolubilmente legato ad esse e da esse sostenuto. La Santa Messa meridiana ha ricondotto al messaggio quaresimale del Santo Padre Francesco “Rinfrancate i vostri cuori”, per tornare ad amarci come Dio ci ama, reagendo alla “globalizzazione dell’indifferenza”. Dopo un pranzo graditissimo per qualità e servizio, abbiamo raggiunto l’attico e ammirato il panorama, sempre accompagnati dal sorriso delle Suore. Alcuni hanno dedicato il tempo libero al raccoglimento, altri alla
Quaresima
di Marcella Rossi Patrone
le suore il modello di Santa Marta, simbolo del cristianesimo attivo, e sostenendo le società operaie cattoliche, di cui la nostra fu la prima fondata (1854). Per questo la Società Operaia Cattolica N.S. del Soccorso e San Giovanni Battista, impegnata nella testimonianza della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, e le Suore di Santa Marta, collegate all’associazione Amici di Betania, possono oggi iniziare un fruttuoso percorso di collaborazione.
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visita del giardino, altri alla conversazione, in sintonia con attitudini ed incarichi. Come sempre, Padre Gabriele Maria Gallotti è stato per noi una rassicurante presenza ed un tacito esempio. Alle 15.30 è avvenuta l’Esposizione del SS. Sacramento con l’Adorazione, per stare con Gesù e per essere toccati dal suo amore. È stato il momento per caricarci della gioia di chi si sente amato ed è chiamato a corrispondere. La recita dei Vespri ha scandito il ringraziamento e la Benedizione Eucaristica ha trasmesso la pace per iniziare il cammino quaresimale. Dall’incontro con le Suore di Santa Marta è nato un interesse reciproco. Ci accomuna la figura del Beato Tommaso Reggio: fu arcivescovo di Genova e dimostrò particolare attenzione ai problemi sociali emersi nella seconda metà dell’Ottocento, indicando al-
Genova
In missione
Nel giardino biblico dell’eremo di San S
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ilenzio. Silenzio. Silenzio ovunque. Sembra quasi che anche le parole scritte non possano raccontarlo, anzi, al contrario, possano disturbarlo. Perché il silenzio fa da protagonista all’Eremo San Salvatore dove hanno trascorso una giornata, alternandosi, i ragazzi delle classi della scuola secondaria di primo grado di Vighizzolo. Dopo una mezz’ora di salita, alcuni tornanti nel bosco ormai pronto alla primavera, ecco nascosto dietro una cinta di mura, l’eremo. Fondato nel 1536 dal sacerdote milanese Leone Carpani, il convento venne edificato a più riprese da un gruppo di frati Cappuccini. Nel 1562 fu consacrata la chiesa (intitolata all’Ascensione del Salvatore, da qui il nome dell’eremo) e, fino al 1810, il convento fu molto attivo e frequentato. Tuttavia, nel 1810, Napoleone Bonaparte decretò la chiusura del convento e della chiesa. Da allora il convento perse la sua natura di luogo di preghiera e di silenzio, divenendo una villeggiatura privata. Successivamente nel 1952, Luigi Dossi ed Enrico Camurati acquistarono la struttura e la riportarono nuovamente all’antico scopo e splendore; l’ultima ristrutturazione risale al periodo 1995-1996.
Ad accogliere i gruppi, accompagnati dall’insegnante di religione Valentina Ratti e da altri insegnanti, si affaccia Antonio insieme alla cuoca che alcuni anni fa ha scelto di ritirarsi lì a vivere e di dedicarsi all’ospitalità dei tanti gruppi e dei tanti singoli che cercano pace e silenzio, luoghi da abitare con la preghiera, la riflessione, la ricerca di sé. Antonio sparisce subito e lascia gli ospiti protagonisti. Se ne va a dedicarsi alle tante attività che la cura del luogo, immediatamente visibile a tutti, sicuramente richiede. Entrati in una delle sale di incontro, i ragazzi conoscono il programma della giornata e si preparano all’esperienza che li coinvolgerà. All’esterno, fra piccoli giardini illuminati dalla bellezza dei fiori e delle piante coltivate e “accudite” con speciale attenzione, seguono l’itinerario del “Giardino della Bibbia”, unico in Italia. Ventidue piccole tappe rievocano storie della Bibbia grazie alle piante, a tutte quelle che tante volte hanno incontrato nelle letture durante la Messa, presenti a gesti che sono la storia del Popolo di Dio. Grazie a loro, lì, davanti agli occhi, tutto diventa reale, concreto: storia. E ad ogni tappa di questo cammino, una scritta riporta “la Parola” che può risuonare nell’intimo di quanti si pongono in ascolto.
di Valentina Ratti
Vighizzolo
Salvatore zione della via Crucis che si conclude poi nella cappella tutta pietra arricchita da un affresco che ritrae una splendida scena della crocefissione attribuita a Michelino da Besozzo. È il momento della pausa. Appena fuori dall’eremo c’è tutto lo spazio necessario per un pic-nic e per qualche tiro al pallone. Un gruppo può addirittura ammirare, pur tra le nuvole, l’eclissi di sole. Ora il chiasso e le grida sono concesse. Si rientra nell’eremo, si raggiunge insieme la croce per un ultimo sguardo. Poi si riparte, si inforca ancora la strada che riporta tutti giù, ai piedi della montagna dove il pullman aspetta. È stato incoraggiante sentire il giorno dopo i ragazzi dire “È stata una delle più belle uscite” – anche esperienze speriamo noi – che abbiamo vissuto. Il fascino dei luoghi è capace di scuotere, di colpire, di attrarre sguardi spesso distratti. I ragazzi sembrano così ricordarci che la bellezza, lo stupore di un luogo possono ancora, come sempre, essere le strade per avvicinare all’Infinito. P.S. “Ma sono davvero riusciti a mantenere il silenzio?” immaginiamo possa chiedere qualcuno. Qualche gruppo di più, qualche altro con maggior fatica. Tutti però ci hanno provato. Raccontiamo solo una scena. In coda al bagno, nell’attesa del proprio turno, i ragazzi sussurravano fra loro. Nessuna parola gridata, solo voci basse, dettate da una sorta di soggezione che nasceva proprio da un inconsueto ambiente in cui ogni dimensione parla di silenzio. Rimane certo la speranza, che questo momento sia davvero servito ai ragazzi per vivere più consapevolmente il Mistero Pasquale, ormai vicino.
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Primi fra tutti ecco tre enormi cedri, quelli del Salmo 7, del re Davide. Poi le querce, il ginepro, l’issopo, le melagrane. Si arriva poi al pozzo della Samaritana. Vicino c’è proprio una brocca a richiamare l’incontro della donna con Gesù. Il fascino dell’ambiente non può che evocare, ricordare, guidare a riflettere. Proseguendo le palme e, sulla targa che accompagna ogni tappa, il richiamo all’Osanna dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. In un angolo più nascosto, la menta, la ruta e la senapa, sempre accompagnate dalla citazione dei testi biblici che le richiamano. Anche il nardo è lì, reale, vicino alla statua tutta bianca di Maria. Più avanti il sicomoro fa affiorare alla mente la figura di Zaccheo, salito lì sopra e, vicina, la vite suggerisce che noi siamo i tralci. Il giardino si allunga in un percorso che costeggia il fianco del monte con una veduta incredibile su Erba, i laghi, la Brianza e all’orizzonte Milano. Sulla sinistra la roccia dell’uomo saggio che ha saputo sceglierla per edificare la sua casa, poi le spine e in fondo all’ultimo triangolo di sentiero c’è la croce. I ragazzi ora possono ritornare sul percorso fatto e pregato insieme per scegliere tre tappe, quelle per ciascuno più significative. All’arrivo di don Cristian si celebra insieme qualche sta-
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Frutta day al Santa Marta, con successo da Vighizzolo
L
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e classi della primaria hanno seguito il progetto del Miur intitolato «Frutta nelle scuole» L’istituto «Santa Marta» ha aderito al progetto promosso dal ministero Miur «Frutta nelle scuole» per far conoscere meglio a tutte le classi delle scuole primarie i valori nutritivi dei prodotti naturali e incentivare i bambini a consumare di più frutta e verdura. Il 4 marzo dalle 8.30 i bambini delle elementari dell’istituto di Vighizzolo sono stati suddivisi in tre gruppi per partecipare al «Frutta Day» organizzato e gestito dall’ educatrice Marta che ha spiegato loro lo scopo della giornata. Durante la prima parte dell’attività i bambini
hanno seguito attentamente un video, presente sul sito www.benessereacolori.it, in cui una nutrizionista dialoga con il personaggio animato Diego e spiega l’importanza del cibo e della presenza quotidiana della frutta. In un secondo momento gli alunni sono stati invitati a partecipare più attivamente con giochi interattivi dove si è liberata la creatività e spontaneità dei bambini. Le classi sono state seguite dall’insegnante Francesca Greco: «Hanno reagito molto bene all’iniziativa, si sono divertiti a creare la ricetta perfetta e a degustare una mela in 3D. È stato un viaggio sensoriale che ha coinvolto i cinque sensi entusiasmando i bambini».
Da Mantova M
emorabile visita di istruzione di due giorni per le seconde medie dell’Educandato di Roggiano. Partiti con l’obiettivo di condividere con i loro docenti armonia, spirito di collaborazione e desiderio di imparare cose nuove, gli studenti dapprima hanno visitato la cittadella rinascimentale di Sabbioneta (patrimonio Unesco), poi si sono recati a Mantova per apprezzare, grazie a ot-
time guide, i capolavori di Palazzo Ducale e Palazzo Te. Di particolare bellezza la crociera in motonave sul Mincio che dai pressi di Andes (che diede i natali al poeta latino Virgilio) ha raggiunto le chiuse medievali mobili di Governolo, e infine lo stupendo scenario del Po con il tipico paesaggio italiano. Non sono mancati… gli incontri con la cucina tipica e la torta sbrisolona!
a Redipuglia
re giorni, tra natura e storia, per gli alunni delle III medie dell’Educandato di Roggiano. Accompagnati dai loro docenti, e con l’opportuna preparazione della peer education, gli studenti hanno dapprima esplorato le meraviglie sotterranee della Grotta gigante sul Carso; la visita guidata di Trieste li ha poi condotti dal centro storico alla Risiera di San Sabba dove hanno conosciuto le sofferenze
dei partigiani e prigionieri ebrei lì torturati durante la Seconda Guerra Mondiale. A seguire la visita dei giardini e delle sontuose sale asburgiche del Castello di Miramare che si erge sul panorama dell’Adriatico sloveno. L’esperienza si è conclusa con la visita del Museo e del Sacrario Militare di Redipuglia, non muto testimone dei drammi che hanno accompagnato la Prima guerra mondiale.
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T
da Roggiano
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L’aria di casa G
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ent.ma Suor Valeria, chiedo scusa per l’ingiustificabile ritardo ma pressanti impegni di lavoro mi hanno impedito di dedicare il giusto tempo e le giuste attenzioni a questo messaggio. Non so davvero come ringraziarLa per la gentilezza e la disponibilità incredibili dimostrate da Lei e dalle Sorelle in occasione della nostra visita alla Casa Scuola S. Giuseppe. Credo abbiate potuto tastare con mano l’emozione indescrivibile che ha riempito i cuori di tutti noi unita allo stupore di vedere come, nonostante i lavori di ristrutturazione ed ampliamento abbiano modificato l’aspetto esteriore della vostra struttura, lo Spirito positivo e “l’aria di casa” siano rimasti tali e quali. Ognuno di noi ricordava alla perfezione ogni singolo angolo della Scuola: dal corridoio al piano terra alla “sala-palestra”, la vecchia aula audiovisivi diventata aula d’informatica, il refettorio e la Cappella sino agli spazi esterni che hanno ospitato piu’ di vent’anni fa ormai i nostri attimi di svago e conciliazione.
La possibilità di prendere posto in quella che è stata la nostra vecchia aula è stata poi una vera e propria “ciliegina sulla torta”. A tal proposito, mi confidi un segreto: erano davvero così piccoli i banchi su cui sedevamo?! Scherzi a parte, la prego di voler porgere i nostri più sentiti ringraziamenti anche a Don Benedetto dell’Abbazia Olivetana: il momento di Preghiera a noi riservato così come la Benedizione sono stati il culmine di un pomeriggio insieme a Voi che ricorderemo per tanti anni, a testimonianza del prezioso lavoro educativo, prima ancora che istruttivo, che il Vostro Ordine ha sempre condotto e siamo sicuri continui a perseverare. Certo di fare cosa gradita allego alla presente email qualche fotografia scattata in Vostra presenza. A nome di tutti i ragazzi che hanno partecipato e di quelli che purtroppo non hanno potuto essere dei nostri, dal profondo del mio Cuore. Grazie infinite! Con affetto e riconoscenza.
di Gianluigi Ghidoni ex alunno - Saiano
Preghiera dell’ex allievo Fa che possiamo, sull’esempio del Beato Tommaso Reggio, amare e far amare il papa, la Chiesa e la cara Congregazione da lui fondata. E Tu, Madre di Dio e Madre nostra, dacci un animo grande, un cuore grande e magnanimo che arrivi a tutti i dolori e a tutte le lacrime. Sostieni il nostro impegno e i nostri propositi. Benedici il nostro Paese, le nostre famiglie, le Suore di Santa Marta, tutti gli ex allievi, soprattutto quelli provati dalla sofferenza. E poi… concedici la grazia del santo paradiso! Vicini a Te o Madre: sempre con Gesù, il nostro unico bene, la nostra unica speranza. Amen
(Padre Benedetto - Olivetano)
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Padre della luce e fonte di ogni bene, eccoci ai tuoi piedi nella nostra vecchia scuola, dove abbiamo iniziato a conoscere te, ti rendiamo grazie per averci concesso d’incontrare e di crescere nello spirito del Beato Tommaso Reggio, tra le sue figlie, le Suore di Santa Marta. Concedici di fare della nostra vita un cantico di fraternità universale in Cristo, per poter vedere e sentire Cristo nel nostro prossimo e amare sempre e dare la vita cantando l’amore. Raduna nella Santa Chiesa tutti i tuoi figli dispersi, così che vi sia un solo ovile sotto un solo pastore.
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Folla, festa, benedizione, pace di Sonia
Puria Valsolda
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olla, festa, benedizione, pace… è così che possiamo definirla la messa della Domenica delle Palme celebrata nella frazione di Puria in Valsolda in provincia di Como. La liturgia accompagnata da un dolce tepore primaverile, ha avuto inizio con una breve processione nel viale del paese, ad indicare l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, dove i fedeli con i ramoscelli di ulivo benedetti da don Cesare, il parroco del luogo, si sono recati fin dentro alla chiesa. Numerosi erano i giovani presenti tra i quali i bambini della Scuola Materna “Don Andrea
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Bay” di Puria che hanno partecipato portando con sè un ramoscello d’ulivo, ornato con una bellissima colomba di cartone, fatta da loro e colorata con i colori della pace. Un’intensa emozione ci ha accompagnati per tutta la funzione dove i bambini della Scuola Materna hanno intonato canti e recitato poesie. Grazie alla professionalità e devozione delle Suore e alla complicità spontanea dei bambini, abbiamo iniziato la Settimana Santa nel segno della fede e dell’amore.
C
osì si esprime la piccola Caterina entrando nel corridoio della scuola mentre la mamma dice che farà delle cose importanti… ma appena entrata in salone cambia espressione perché vede una tavola preparata in modo strano con cibi sconosciuti e tutti i suoi amici seduti e molto attenti. Che cosa è successo?, come mai? Chi viene a mangiare? La risposta viene subito; Oggi inizia in nuovo percorso;con le sei tappe della quaresima. Sulla tavola tutta bianca ci sono: azzimi – agnello arrostito – uovo – erbe amare – haroset – piatto composto da mele e noci aceto o succo di limone – vino – inizia così il percorso quaresimale con il seguente programma: “LA CENA PASQUALE E IL SUO MIRACOLO” Le tappe sono sei: partendo ogni lunedì con un momento di preghiera in chiesa 1. Entrata il Gerusalemme 2. Cena ebraica 3. Lavanda dei piedi 4. Preghiera al monte degli ulivi 5. Incontro con la Veronica, crocifissione e morte 6. risurrezione Ecco però un altro momento di stupore: Giovanni vestito di bianco ripete ai suoi amici il gesto della lavanda dei piedi; con una partecipazione silenziosa ed emozionante si sono
una maestra
Querceto
lavati i piedi a 12 bambini mentre gli altri cantavano: “Gesù che sta passando proprio qui…” Il nostro percorso continua tra scuola e famiglia e si conclude il mercoledì santo con la Messa alle ore 10,00 con la presenza di tantissimi genitori che hanno condiviso con noi i canti, le preghiere e anche il pranzo attendendo con ansia l’apertura dell’uovo gigante con sorpresa per tutti. Per noi questo e uno dei momenti forti della evangelizzazione alle famiglie; è stato consegnato all’inizio di questo percorso a tutti il CD dal titolo: “GESù DALL’ULTIMA CENA ALLA RISURREZIONE” aiutando i bambini che ogni giorno portano a casa il messaggio di Gesù con una carica speciale. Questo periodo è stato molto bello e vissuto con grande intensità, ma la cosa più bella è che tutte eravamo in sintonia.
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Uffa quante cose dobbiamo fare
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10 anni di St. Martha Special School le Suore
Trivandrum
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l 28 febbraio “St. Martha Special School”, a Trivandrum ha celebrato il 10° anniversario della sua apertura. Erano presenti il nostro Arcivescovo Rev. Mons. Soosa Pakiam M., vari politici e rappresentanti del comune, religiosi e sacerdoti del territorio, vicini, parrocchiani, benefattori e soprattutto parenti dei nostri alunni. La celebrazione è iniziata alle ore 16.00 e i nostri ragazzi hanno accolto tutti gli invitati con il suono della banda. In seguito in salone dopo un’ora di incontro e uno scambio di parole, i ragazzi della St. Martha Special School hanno esibito e dimostrato i loro talenti con le danze e una recita. Il vescovo e i rappresentanti politici hanno espresso la loro gratitudine per l’opera così necessaria in questo ambiente e soprattutto hanno sottolineato l’ottima qualità che offre molte possibilità di sviluppo e di crescita a questi bambini nonché grande sollievo ai loro familiari. In questi 10 anni la Scuola ha fatto un cammino che non avremmo mai immaginato. Infatti in pochi anni quest’opera ha raggiunto una crescita e uno sviluppo come li vediamo oggi. Affidata totalmente alla Divina Provvidenza crediamo fermamente che questa è un’opera di Dio ed è Lui che la conduce con il Suo amore tenero per questi “piccoli”, servendosi degli umili strumenti quali sono le Suore di S. Marta, gli insegnanti e il personale che, con tanto amore e dedizione, curano ed educano questi bambini come propri figli. In questa circostanza ci piacerebbe ripercorrere la storia di quest’opera e richiamarne gli inizi. Il 4 dicembre 1994 noi Suore di S. Marta siamo arrivate a Trivandrum, capitale del Kerala con l’intenzione di aprire la casa di
noviziato ed estendere la nostra missione dando anche la possibilità alle giovani aspiranti di fare esperienza apostolica. Secondo l’invito del Vescovo ci siamo stabilite nella parrocchia di Fathimapuram costituita da famiglie di pescatori, gente povera. Tenendo sempre in mente le parole del nostro Padre Fondatore di servire Gesù in tutti coloro ai quali possiamo recare aiuto e sollievo, scegliendo di preferenza i poveri (Cost. art. 3) ci siamo dedicate subito alla catechesi, all’apostolato delle famiglie, all’educazione dei bambini e al soccorso dei poveri ecc. Un giorno mentre visitavamo una famiglia ci è capitato di vedere un bambino legato a un albero di cocco, senza vestito, come fosse un primitivo che faceva dei versi. Avvicinandoci a lui e in seguito alla sua mamma abbiamo capito la triste storia di questa famiglia. Era un bambino disabile e quando il padre si è accorto di questo ha abbandonato la famiglia ed è sparito dal paese. La mamma mentre faceva i lavori di casa, abitualmente lo legava a quella palma per evitare che andasse in giro o che finisse nel canale che passa davanti alla loro capanna. Questa scena ci è rimasta nel cuore come una spina che punge continuamente. Da questa esperienza abbiamo scoperto il piano di Dio: aprire una scuola per i bambini diversamente abili.
to passo passo l’andamento dei lavori. Così il 28 maggio 2011, alla presenza delle Madri, è stata benedetta la magnifica costruzione della scuola. In questa circostanza abbiamo ricordato con tanta riconoscenza ed affetto la Signorina Matilde Parente, che generosamente ha contribuito insieme alla Congregazione alla realizzazione di questo progetto. Lei davvero gioisce dal cielo per il bene che i bambini ricevono da questa scuola. Quando è stata inaugurata la nuova scuola gli alunni erano già 51. Considerando varie possibilità della scuola abbiamo esteso l’area di servizio verso altri paesi mettendo in circolazione 3 pullman di cui uno è privato e altre 2 sono stati acquistati con la generosità dei benefattori tramite la commissione missionaria. Oggi 128 alunni frequentano la nostra scuola e 35 sono le persone impegnate nell’opera, laici e suore che lavorano con molta dedizione. Sostengono l’andamento della scuola il contributo dei genitori che possono pagare, l’offerta di alcuni benefattori locali e il sussidio annuale del governo. Come tutti i bambini anche questi sono doni di Dio, quindi liberi dal pregiudizio di essere un peso per la società e la famiglia, e pertanto vanno accolti con dignità di figli di Dio. Offrendo loro cure, attenzione e amore possiamo far emergere i loro talenti e le loro abilità o almeno in alcuni di essi favorire un’autonomia nel gestire i bisogni primari della loro vita. Con questa convinzione stiamo cercando di essere accanto ai nostri bambini e ai loro genitori sperimentando ogni giorno di toccare con mano il Signore incarnato nella vita e nella sofferenza di questi suoi prediletti.
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Consapevoli di quanta attenzione, abilità e cura vanno offerti a questi bambini per poter migliorare la loro situazione, abbiamo preparato alcune suore in questo campo educativo-assistenziale. Nel frattempo è stato fatto un sondaggio sul territorio del nostro comune e abbiamo constatato che sono tanti questi bambini con problemi seri lasciati chiusi a casa perché non c’è una scuola adatta vicino o non hanno la possibilità di portarli negli istituti lontani. Così, in una piccola aula della scuola materna già esistente da alcuni anni, nel 2005 con 14 bambini è nata quest’opera preziosa. Vedendo le varie necessità dei bambini per la cura speciale si è cominciato ad offrire loro anche fisioterapia, logopedia, yoga, musica ecc. L’amore attento e la dedizione senza risparmiare sacrifici da parte delle suore e degli insegnanti, la collaborazione dei genitori e l’atmosfera di serenità dell’ambiente ha rivelato nei bambini un grande cambiamento; la loro percezione di essere benvoluti da tutti allo stesso modo come i bambini della scuola materna lascia intravedere in loro un volto nuovo, quello della persona accolta e amata davvero. Alcuni genitori ci raccontano che anche nei giorni in cui non c’è scuola, i bambini insistono di voler indossare la divisa e venire a scuola. Di anno in anno il numero dei bambini è aumentato e così anche la necessità di avere altre terapie e soprattutto l’urgenza di un ambiente più adeguato e ampio. La Congregazione ha sempre dimostrato molto interesse per il bene di questi bambini e ha offerto ogni supporto per il buon andamento di quest’opera. Nel 2008 Madre Antonia, allora Madre Generale, con molta generosità ha dato avvio alla costruzione e in seguito anche Madre Carla ha segui-
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Unici e irripetibili... anche i più di Chiara Tignonsini Chiavari
“A
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l cuore di ogni intento educativo c’è la volontà di far sentire ciascun alunno di essere accolto, come persona unica e irripetibile, così come agli occhi di Dio”. Leggere questa frase all’interno del Piano dell’Offerta Formativa (POF) della scuola in cui si lavora, suscita in noi educatori un forte senso di responsabilità. I genitori consegnano nelle nostre mani i propri figli, ponendo in noi un’estrema fiducia: ci affidano il compito di tramandare loro tutte le conoscenze che saranno utili nella vita, le basi necessarie a compiere il percorso che intenderanno intraprendere. Insegnare però non è solo questo; insegnare non può e non deve essere solo un “passaggio di informazioni”. È impensabile credere di formare dei bambini senza occuparsi e preoccuparsi del loro lato emotivo, umano e relazionale, che sarà poi il perno su cui ruoterà il resto della loro vita, a prescindere dalle soggettive scelte professionali. Al giorno d’oggi, fermandoci a riflettere, ci accorgiamo che le nostre classi sono frequentate da alunni molto differenti fra loro per caratteristiche esterne ed interne, sono bambini
con percorsi di vita spesso molto distanti che si trovano a vivere la loro quotidianità fianco a fianco. Gli alunni con difficoltà ogni anno sembrano aumentare, crescono le esigenze e, di conseguenza, gli interrogativi su come migliorare alcune situazioni. Alla luce di questo, noi insegnanti, all’inizio di quest’anno scolastico, abbiamo pensato di individuare ulteriori strategie mirate ad aiutare alcuni degli alunni della scuola primaria più bisognosi di attenzioni. In classe quarta, per esempio, ci sono L. (bambino con sostegno e una gravissima difficoltà specifica di apprendimento) e G. (con grandi difficoltà comportamentali associate ad una notevole balbuzie). Questi due alunni, nel corso degli anni hanno instaurato un rapporto non del tutto solidale e, non essendo molto uniti, talvolta rendevano i loro incontri occasione di litigio e discussioni piuttosto accese. Da settembre G. e L. hanno iniziato gradualmente a lavorare in coppia, con la supervisione dell’insegnante di sostegno che si è impegnata a sottolineare in più occasioni i punti di
deboli tava piuttosto “rigidamente”!). Con il passare delle settimane quella rigidità lentamente si è sciolta, fino a concretizzarsi con un abbraccio sfuggente di A. alla maestra, accompagnato da un “Ti voglio bene” sussurrato. Episodi come questi rendono davvero soddisfatti del proprio lavoro e infondono agli insegnanti la forza di andare avanti, nonostante le fatiche, i dubbi e gli ostacoli che si incontrano quasi quotidianamente. Quando un bambino che ti ha “rubato” pensieri, tempo ed energia dimostra con un semplice gesto che il lavoro fatto e l’impegno profuso sono serviti a renderlo più sereno e felice, capisci il vero senso della parola educare. È importante ricordarsi sempre che è essenziale ascoltare i bambini, soffermarsi anche solo un istante in più a cogliere, dalle loro espressioni, il loro stato d’animo. Questo li aiuterà a sentirsi accolti, capiti e rispettati e loro, a quel punto, sapranno regalare soddisfazioni che solo il nostro lavoro può avere. Ad ogni intento educativo, fatto con il cuore, corrisponde quindi un senso di accoglienza e di unicità per i nostri bambini e, di riflesso, per noi insegnanti.
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forza di ciascuno di loro, esortandoli a “compensarsi” a vicenda, aiutandosi a superare gli ostacoli, anche grazie al supporto del compagno. Qualche giorno fa abbiamo assistito, increduli, ad una situazione davvero commovente: G. si congratulava con L. per aver letto in autonomia un breve testo; quest’ultimo lo ringraziava ricordandogli di respirare adeguatamente prima di parlare. Una concreta dimostrazione di quel che significa collaborare, conclusasi con un “batti cinque!” Sorprendenti anche i risultati ottenuti da A., una bambina molto intelligente, curiosa e preparata, con una evidente difficoltà ad istaurare relazioni con compagni e docenti (ai quali spesso rispondeva in modo sgarbato). Continuare a riprenderla non è bastato ad ottenere i risultati sperati quindi, mossi dalla convinzione che spesso chi è scortese è chi ha più bisogno di gentilezza, abbiamo iniziato, soprattutto nei momenti di ricreazione, a dedicare qualche minuto solo a lei, chiedendole qualcosa riguardo i suoi interessi, pian piano iniziando a regalarle un sorriso in più, un complimento e talvolta un abbraccio (che lei, all’inizio, accet-
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SciAmo? Sicuro!
I ragazzi del Santa Marta trio U
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n po’ per gioco, un po’ per sfida i ragazzi della seconda media dell’istituto Santa Marta hanno preso parte al concorso nazionale “Vivere la Neve”. Promosso dal Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e dalla Federazione Italiana Sport Invernali, con il patrocinio del Coni. Il tema centrale del concorso era la sicurezza, la buona alimentazione e il rispetto dell’ambiente declinato negli sport invernali praticati sulla neve. Il progetto “Vivere la Neve” ha coinvolto, per questa sua prima edizione, le scuole di Lombardia, Veneto, Piemonte-Valle d’Aosta e AbruzzoEmilia Romagna. L’obiettivo del concorso è stato quello di far riflettere i ragazzi sui temi della corretta alimentazione e pratica motoria, della conoscenza e rispetto dell’ambiente, unitamente alle buone pratiche per vivere la neve in sicurezza. “Ma come facciamo a realizzare un video sulla neve se qui a Cantù manca?” si sono domandati alcuni ragazzi della 2aA e 2aB dell’istituto di via Montenero. L’inverno mite ha regalato alla città più pioggia che neve così i giovani studenti si sono ritrovati con i prati bagnati e non innevati. “Prendiamo spunto da cartoni animati!” ha esclamato qualcuno in aula un sabato mattina durante il laboratorio dedicato alla scrittura creativa e alla lettura, tenuto dalla professoressa Nicoletta Ballabio. E proprio la creatività a questi ragazzi non manca. Guidati dalla prof hanno recuperato un cartone animato realizzato da Walt Disney nel 1941, “L’arte di sciare” e messo come sfondo le montagne del cartone e protagonista un Pippo un po’ imbranato e spensierato, gli alunni partecipanti al concorso hanno ben spiegato cosa serve per sciare nel cortometraggio “SciAmo? Sicuro!“. “Servono piedi, gambe e testa perché in montagna si scia sicuri” spiegano i giovani attori d’eccezione che redarguiscono un incosciente Pip-
po alle prese con gli sci. “Servono casco, guanti, scarponi, una buona copertura” dicono le giovani ragazze mentre a fare la parte del diavoletto irresponsabile sono i ragazzi. “Ma va, servono solo gli sci e poi via veloci sul fuori pista senza rispettare i segnali…”. Il video viene realizzato grazie ad uno straordinario spirito di squadra composto non solo dai ragazzi aderenti al laboratorio ma anche dai compagni di classe che hanno spronato, sostenuto e stimolato gli amici, da tutti i professori che sono intervenuti nei loro diversi ambiti di competenza permettendo altresì ai ragazzi di allontanarsi dall’aula nelle loro lezioni e in ultimo grazie alla risorse strumentali e logistiche messe a disposizione dell’Istituto Santa Marta. In questo scontro dialettico tra le parti si crea un video che a inizio febbraio viene inviato al Ministero dell’Istruzione, “senza pretese” fanno sapere gli alunni partecipanti. Inaspettatamente qualche giorno dopo arriva un’email: “Avete vinto il concorso per la sezione Lombardia e Friuli Venezia Giulia – dicono dal Miur perciò come vincitori siete invitati il 3 e 4 marzo nella splendida località di Selva di Val Gardena per avvicinarvi al mondo dello sci con lezioni teoriche e pratiche”. Testimonial d’eccezione per il team canturino nella due giorni di montagna è stato il campione plurimedagliato Armin Zoggeler, che ha svelato qualche piccolo segreto per sciare sicuri. La cornice della Val Gardena ha fatto poi da sfondo perfetto per la premiazione ufficiale dei giovani ragazzi canturini: Vailati Andrea, Zambetti Sara, Caslini Lucrezia, Bragotto Giacomo, Cappelletti Sara, Stefanoni Riccardo, Corti Sebastiano, Lucchi Camilla, Debbia Valentina, Mariano Matteo, Nespoli Gabriele, Orofino Alessandra, Galli Silvia, Fattori Sofia Gaia, Lietti Anna, Colombo Francesco.
gli Alunni
Vighizzolo
nfano al concorso nanti. Serio e appassionato, ci ha detto che lui , nelle discese ad alta velocità, non ha mai provato paura ma sempre rispetto, rispetto per la vita. Non ha mai sfidato il pericolo se non era più che pronto. Ci ha anche colpito quando ha risposto che, ricevuta una medaglia importante, il suo primo pensiero era “Ho lavorato bene.” Risposte da campione! Tutti i presenti ci hanno testimoniato un grande amore per la montagna e per tutte le meraviglie che regala in ogni stagione dell’anno. Nella caserma che ci ha ospitati tutti lavorano per far crescere campioni che possano celebrare il nostro Paese, l’Italia. Dopo premi, foto a volontà, strette di mano siamo saliti nelle camere. Il giorno dopo ci aspettavano gli sci! Accompagnati da istruttori simpatici, ci siamo divisi in gruppi e ci siamo divertiti sulle piste. Chi fra noi era alla prima esperienza ha concluso la mattinata con le prime discese vere e proprie. Bravissimi! L’avventura si è poi conclusa… o forse no? Noi ne siamo sicuri: è appena cominciata. Gabriele ha già strappato ai suoi genitori il regalo di una giornata sulla neve, così Alessandra, Camilla, Silvia e Andrea. Altri ragazzi hanno già deciso di accettare l’invito di sfogliare la Gazzetta della sport fino alle pagine, a volte proprio in fondo, dedicate agli sport invernali. Tutti cercheranno le montagne per continuare a viverne le emozioni nell’amore per lo spettacolo della natura. E Giacomo, che non è potuto partire perché si era rotto il braccio durante un allenamento di calcio, ha vissuto l’eco di tante esperienze. Lui, che già ama la montagna soprattutto d’estate, continuerà a farlo. Grazie a tutti, allora. Il nostro cuore freme ancora.
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Descrivere con una parola la vacanza –premio in montagna, certamente l’espressione più idonea è un grido corale di “superfantastica!”. Fantastico è stato innanzitutto il luogo, Selva val Gardena: una splendida cittadina attorniata da cime mozzafiato famose nel mondo. Bastava alzare gli occhi al cielo, che per entrambi i giorni si è mantenuto turchese, per essere conquistati da quella meraviglia. Accompagnati dall’ex campione di sci da fondo Michel Rainer, abbiamo avuto la fortuna di passeggiare nella Val Lunga, una valle che ha inizio di fronte alla caserma dei carabinieri di Selva di Val Gardena. Dal nome si può intuire che è si estende parecchio in lunghezza, 14 km; vi si possono praticare sci di fondo e biathlon. E poi la caserma! Abbiamo vissuto per due giorni nella caserma dei carabinieri del Centro Addestramento Alpino, ne abbiamo respirato l’atmosfera e condiviso i riti. Sì, proprio così: abbiamo trovato i letti pronti da fare, a tavola ciascuno ha apparecchiato e sparecchiato e il mattino, con emozione, alle 8 in punto abbiamo reso onore alla bandiera d’Italia con l’alzabandiera. La sera del primo giorno tutto è stato una grande emozione: la cerimonia di premiazione ci ha fatto sentire grandi, ospiti importanti. Per farci festa c’erano il comandante della Legione Trentino Alto Adige, generale di brigata Georg di Pauli, il tenente colonnello Dario Neil, il maresciallo capo Davide Carrara, il presidente nazionale della FISI Flavio Roda e la presidente degli Esercenti Impianti a Fune. Con loro erano addirittura presenti il grande campione di bob Antonio Tartaglia ed il mitico Armin Zoggeler, plurimedagliato campione di slittino. Di entrambi conserviamo gli autografi e di Armin anche i racconti di tanti momenti emozio-
In missione
“Vivere la neve”
Selva di Val Gardena
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In missione
Un giorno con i da loro una lezi “È
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proprio vero che bisogna migliorare il nostro futuro e per farlo dobbiamo rendere migliore il nostro presente e la nostra vita, perché la vita è come una foto: bisogna sempre venire con il sorriso”. Li guardi, fotografi il loro sorriso, i loro sguardi freschi e attenti, e vorresti, per loro e per te, che il futuro fosse davvero migliore. Ma mentre la guardi, questa piccola calca di giovanissimi studenti riuniti in quel microcosmo fortunatissimo che è la loro classe, protetti e accuditi da un’insegnante straordinaria, pensi che difficilmente potesti immaginare un futuro migliore di loro. Hanno studiato la storia partendo dal mare, trasportatore inconsapevole di cultura, di popoli, a volte, di morte. “Purtroppo non possiamo fare tanto alla nostra età, ma è giusto che ne parliamo perché noi siamo il futuro e siamo le persone che devono impedire che tutto questo continui a succedere”. Non hanno evitato nessun argomento scomodo, si (e mi) interrogano su ebola, pedofilia, povertà e Isis e sai che è ingiusto: un bimbo di 10 anni non dovrebbe preoccuparsi dei mali del mondo che domani potrebbero travolgerlo. Ma la loro fresca consapevolezza, i loro rimedi semplici e ineccepibili sono, per chi ha la fortuna di ascoltarli, un balsamo per l’anima e una palestra di idee. “Spesso le persone che vengono considerate diverse non appartengono a nessuno. Nessuno
quindi le ha dentro di sé e questo è veramente triste, tutti noi preferiamo pre-giudicare. Forse – confidano: Eugenia, Alessio, Matteo, Chiara, Camilla, Davide, Daniele ed Edoardo – l’uomo che è abbastanza intelligente da costruire grattacieli, da scoprire vaccini, sarà abbastanza saggio da far funzionare questo mondo. Eppure questo mondo è totalmente ingiusto e assolutamente fuori controllo, noi siamo stati travolti da questo ammasso di iniquità… Noi che rendiamo la nostra indifferenza collettiva e dannosa… per rendere il mondo un posto migliore dobbiamo sforzarci di accettare e sorridere alle diversità, dobbiamo riservare un posto dentro di noi per chi ne ha bisogno. Dobbiamo imparare dai nostri sbagli, dalle ingiustizie commesse”. A noi adulti non resta che fare nostre le parole di un’insegnante canadese tratte da una lettera di scuse agli allievi di questo secolo, pubblicata su Internazionale: “Mi dispiace che quelli di voi che incontrano difficoltà a scuola non ricevano il giusto sostegno perché finanziare i vostri bisogni non è tra le priorità dell’attuale politica economica. Mi dispiace moltissimo. Vorrei che la vostra curiosità non fosse soffocata dal conformismo scolastico. Vorrei avere una bacchetta magica per darvi il tipo di scuola in cui ci sono spazi per analizzare ed esplorare, sperimentare e apprendere in modo diverso. Vorrei avere il potere di riaccendere la passione e il desiderio
ragazzi ione a noi adulti
di Alessandra Ballerini Genova
lo che siete capaci di fare, se solo ve ne dessero la possibilità”. Come sempre, quando esco da un incontro a scuola mi sento in debito: so di avere imparato molto di più di quanto posso avere comunicato. È quanto ho vissuto alla Scuola Santa Marta di Genova.
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di imparare che leggo nei vostri occhi prima che entriate a scuola. Vorrei potevi aiutare a ricordare che prima di essere studenti eravate scienziati che sperimentavano, scoprivano, si ponevano domande e facevano collegamenti. Eravate anche poeti… Siete nati per imparare. Vorrei poter mostrare alle autorità ciò che dovrebbero vedere per rendersi conto di quel-
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Martiri-Testim S
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ono ancora impresse nella mia mente le immagini della Via Crucis, presieduta da Papa Francesco, che si è svolta al Colosseo nella serata del venerdì santo. Immagini suggestive, intense, cariche di memoria e di fede, spoglie come le rovine di un antico impero ma ricche di parole che, se pur soffocate, ancora risuonano di perdono e di amore. Dietro la figura raccolta e concentrata di Papa Francesco campeggiava una croce intessuta di fiaccole: evocazione di uomini, donne, bambini che hanno bruciato anche solo per breve tempo, per testimoniare una fede che, come fuoco dentro le ossa, non si può trattenere. Oggi è Sabato Santo e una persona amica mi ha appena mandato un messaggio e una citazione. “Sabato Santo, giorno senza liturgia, dove ci è consentito solo mettere lo sguardo sul Suo abbassamento, nella terra, tra i balsami aromatici. Un’assenza e un silenzio. Il silenzio di Colui che pur potendo parlare invece tace. Il silenzio di Colui che prima di parlare prende respiro e parlando poi dona Respiro e Vita. Oggi Dio è in viaggio di ritorno”. Questa mattina presto, sono passato ancora una volta davanti al Colosseo e davanti a quella Croce. Tutte le lampade si erano spente eccetto tre che ancora ardevano dalla notte precedente. Acceso era anche il piccolo braciere posto vicino al Papa. Mi sono fermato e mi è ritornata alla mente una parola che è risuonata tante volte ieri sera (come pure nei giorni scorsi): Martirio. È una parola greca che significa Testimonianza. Mi sono ritornate alle mente le notizie, i volti, le foto strazianti delle centinaia di persone che sono state uccise e che ogni giorno danno la vita, non in nome di una idea, ma della fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio. I martiri, appunto, i testimoni. Gli ultimi sono ragazzi che, come quelle fiaccole, non sono state spente dalla lunga notte,
la notte della barbarie e della morte. Sono luci che ora si fondono nel grande braciere dell’amore di Dio, un amore che si fa iper-dono, perdono. Senza polemica ma con la giusta fierezza avrei voluto stare in piedi e con un cartello davanti al volto gridare: Je suis… CRISTIANO. Eppure un silenzio complice continua a regnare. Ma la speranza che ho avvertito, come una corrente energica positiva tra la gente, mi ha spinto a guardarmi intorno e a scoprire che, qui vicino a me, nel quotidiano fluire della vita, si moltiplicano i segni del martirio – testimonianza. Non c’è effusione di sangue, non ci sono uccisioni o torture ma c’è il dono della vita. Martiri – Sono coloro che nelle case, negli ospedali, nei luoghi di cura, stanno accanto a chi soffre e non hanno più tempo libero personale da gestire. Martiri – Sono le mamme che sorridono alla vita dei loro figli anche quando una voce triste nel loro cuore sussurra loro: non c’è speranza. Martiri – Sono padri teneri e forti che non fuggono di fronte all’accanimento del “destino” e si ostinano a cercare strade di amore per la loro famiglia senza rassegnarsi. Corrono dall’alba al tramonto per procurare di che vivere ai loro cari. Martiri – Sono uomini e donne che non fanno nulla di speciale ma sono “speciali” perché sanno farsi da parte per far fiorire onestà, giustizia, misericordia intorno a loro. Martiri – Sono quelli che “gridano contro il cielo” perché troppo silenzioso e “ingiusto”. Martiri – Sono coloro che restano fedeli alla parola data nonostante i tradimenti e le offese contro la dignità. Martiri – Sono coloro che testimoniano in silenzio, senza l’onore dei predicatori e la pubblicità dei media, che vale di più una carezza data che una verità imposta.
Martiri – Sono quelle persone consacrate che non chiedono ricompense se non l’onore di servire. Martiri – Sono coloro che ti fanno una telefonata, o ti mandano un messaggio
per dirti che ci sono e non si sono dimenticati di te. Martiri – Sono quelli che non smettono di denunciare (ma senza l’aggressività dei presuntuosi) l’assurdità della violenza. Martiri – Sono in effetti tutti quelli che ogni giorno guardando a Cristo Crocifisso sanno prendere speranza per andare avanti e non lasciano spegnere la lampada in loro anche se la notte si prolunga e lo Sposo sembra che tardi ad arrivare. Con la domenica della Resurrezione comincia un tempo dove risuonano parole di VITA e sostengono la nostra SPERANZA. Possiamo, se volete, rafforzare la nostra testimonianza, il nostro martirio e unirci così con le migliaia di nostri amici e fratelli che soffrono persecuzione e morte in nome di Cristo, donando preghiera, offerta di vita e unità vera. Ripercorrere i Paesi dove i cristiani sono colpiti è una triste litania: Siria, Iraq, Egitto, Arabia Saudita, Nigeria, Iran, Sudan, Corea del Nord, Cina, India, Pakistan, Kenya… Decine di migliaia sono umiliati e talvolta uccisi. Anche noi, senza ostentazione, ma con il martirio dell’umiltà, possiamo dire: Io sono cristiano. E lo facciamo rendendo vera ogni giorno una testimonianza positiva, evangelica, profondamente umana. E verseremo nel calice di questo mondo il nostro piccolo contributo perché nessuna lacrima e nessuna vita donata sia sprecata. Dio raccoglie nel suo grembo le lacrime degli uomini, un unico fiume, seme di vita nuova.
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moni
di Padre Alfredo Ferretti OMI
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Guardo e prego
di Suor Maria Rossini
U
na larga pennellata di azzurro accende il cielo del grande affresco realizzato nell’abside della nostra Cappella a Roma, azzurro che va poi a confondersi con il rosso delle nuvole, a destra e a sinistra, del trittico segnato da due alti cipressi svettanti nell’infinito. Osservo ancora… E quante volte l’ho fatto! Ai piedi dei grandi alberi, il giardino degli ulivi, testimoni della Sua preghiera, dell’angoscia, delle lacrime di sangue. Intorno erba, verde come i nostri sogni, e sassi, duri come le fatiche del cuore trai i rovi delle umane sofferenze. Tre piccole ombre, a sinistra dei protagonisti, quasi a dire che loro, solo loro assorbono la luce del sole. Al centro, sullo sfondo, sfumate, appaiono le dolci colline, dove Maria va in fretta ad incontrare Elisabetta e dove certamente poi, Gesù parla, guarisce, chiama, si trasfigura.
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Tra le bianche case di Betania, circondate da olivi tra i quali s’innalza un tenero cipresso, figura e profezia dei nostri campanili, Lui trova amicizia e ristoro. Nudi i suoi piedi, immobili per incontrare Marta, e al sepolcro piangere, fremere, richiamare alla vita l’amico! La porta è aperta, esce Lazzaro vivo, e… resta aperta. Ecco, vedo ora Gerusalemme: le mura, il palazzo, la condanna, l’Ecce Homo… quanto meditare! Si sale il Calvario: tutto è movimento, tutti in agitazione: solo un particolare è immobile, stampato: l’incontro tra Lui e la Madre. Ora si spalancano gli occhi della mia mente e fremono i palpiti del cuore. Intanto voi nuvole rosse di sera, cariche di speranza vi allontanate dal cielo, vi rivestite di grigio e di buio per nascondere le lacrime al sepolcro e la tragedia sul calvario. Prestami Gesù la tua mano benedicente perché sempre dica bene del creato, di ogni creatura. Prestami Santa Marta le tue mani, supplici, poggiate sul cuore sovraccarico di dolore e certezze. E voi apostoli e ancelle, fedeli compagni di ogni giorno vissuto tra nuvole rosse e verdi speranze, siate anche per noi, Suore di Santa Marta, protezione e testimonianza. P.S. Nell’angolo in basso a sinistra c’è la firma dell’autore. GRAZIE, professor Barberis perché il tuo affresco ci aiuta a vivere nel quotidiano la fede in Gesù Cristo, FEDE che poggia sulle parole di Marta: “Ego credidi quia tu es Christus filius Dei vivi qui in hunc mundum venisti”.
Con l’affetto della memoria Carissime, nelle prime ore del mattino di oggi,nell’Ospedale di Santiago, è stata chiamata dal Signore a godere della pace eterna Suor LUISA ZÚÑIGA BECERRA nata a Teno (Cile) il 6 giugno 1928, entrata in Comunità il 12 settembre 1951, professa dal 9 marzo 1954. Nel corso della sua lunga vita Suor Luisa ha risposto con gioia e fedeltà alla chiamata del Signore consacrando a Lui tutta la sua vita. Con un lavoro paziente e costante su se stessa ha cercato di abbracciare con fede la croce della sua salute che il Signore aveva preparato per lei, diventando via via sempre più docile agli inviti del Signore che la voleva tutta per sé. Suor Luisa con generosità straordinaria e tanto spirito di sacrificio, ha servito con gioia, dedizione e amore la sua Famiglia Religiosa, là dove l’obbedienza l’ha voluta non badando a fatiche e a stanchezze. In diverse comunità (Talca, Requinoa, Coltauco, Santiago, Quinta) è stata una cuoca premurosa,attenta e creativa, sempre pronta a preparare con signorilità, cura e finezza quanto era necessario per le sue consorelle e per le persone che doveva servire. Durante il suo servizio alla Nunziatura di Santiago si dedicò con umiltà e generosità al servizio richiesto. Le persone che l’hanno conosciuta la ricordano come un esempio di Marta. Lunga è stata la sua infermità che ha vissuto nella Casa di Infermeria a Santiago con pazienza e totale affidamento al Signore. Il Rosario l’ha accompagnata quotidianamente e nella sua preghiera tutti erano presenti: la Chiesa, i Sacerdoti,
la sua famiglia religiosa e i suoi cari. Ha terminato i suoi giorni in ospedale, colpita da grave malattia, ma ha vissuto con profonda fede e serenità i suoi ultimi momenti di vita confortata dagli aiuti spirituali, consapevole dell’imminente incontro con il Signore Gesù nella pace eterna tanto desiderata. Ringraziamo il Signore per il dono di Suor Luisa e ci affidiamo alla sua intercessione perché insieme alle tante consorelle che già in cielo godono il premio eterno, interceda dal Signore benedizioni e grazie su tutta la Famiglia Religiosa e sui suoi cari. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO Roma, 05 marzo 2015 Carissime, stamane, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino,è salita al cielo la carissima Consorella Suor FEDERICA CARPANI nata a Figino Serenza (Como) il 09 ottobre 1923, entrata in Comunità il 04 giugno 1940, professa dall’08 maggio 1943. Ha raggiunto il Suo Signore al quale aveva dedicato con tanta generosità la sua vita fin dagiovanissima… e Lui sicuramente l’ha accolta nel gaudio
perenne preparandole il premio eterno al termine di una vita spesa con tanta dedizione per il bene delle persone che ha incontrato nel suo cammino. La scuola è stata il “luogo” nel quale ha profuso tutte le sue energie! Generosa e pronta sempre al sacrificio, capace di iniziative culturali, attenta al bene e all’educazione del cuore oltre che quella della mente, ha fatto dell’insegnamento la sua missione nelle varie case dove l’obbedienza l’ha chiamata (Chiavari, Vighizzolo, Milano Bovisa, Roggiano, Genova, Saiano). Responsabile della scuola per tanti anni si è spesa senza risparmiarsi per il bene dell’opera e della sua Famiglia Religiosa che tanto amava e che ha servito con tenacia nella sua lunga vita fino al limite delle sue forze, nonostante gli acciacchi dell’età. Ha trascorso gli ultimi tempi nella Casa di Infermeria preparandosi all’incontro con lo Sposo. Tante persone la ricordano con affetto e gratitudine: in particolare professori, genitori e le sue alunne che portano nel cuore le sue attenzioni e i suoi insegnamenti preziosi. Affidiamola al Buon Dio e 53 chiediamole di intercedere per la sua Famiglia Religiosa, per tutte noi e per le persone a lei care che la ricordano con tanto affetto e riconoscenza. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO Camminando con fede 1/2015
Roma, 10 febbraio 2015
Con l’affetto della memoria Carissima sr Federica,
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è stata una sorpresa la sua telefonata. Mi avevano avvertita del suo nuovo “habitat”. Certamente le è costato non poco, ma sono sicuro che non l’avrà lasciato perdere senza legarlo al famoso “Calice” che ora sembra quasi completo. “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore”. Ma Lui dà e toglie non per capriccio, ma per amore, siamo suoi e vuol in tutto colmarci di doni: quelli che toglie è per sostituirli con quelli che restano per sempre. Dunque sia serena e viva l’incontro con Lui nell’attesa della festa di Nozze. Non è forse per quella festa che ha detto “sì” al suo invito vocazionale? Ecco ora sta per realizzarsi in pienezza e per sempre: “Maranathà! Vieni Signore Gesù! Vieni presto tra noi”. Le auguro in anticipo del santo Natale, così che chieda anche per me al suo Sposo un biglietto di ingresso speciale al Pranzo di Nozze. Auguri benedicenti Padre Riccardo
Cara suor Federica, sono la tua compaesana Da ragazza non ho goduto con te la mia giovinezza, perché tua zia Angelina, di stimata memoria, che lavorava a Vighizzolo, e tu eri rimasta orfana di madre, provvide a collocarti in collegio presso le Suore di Santa Marta. Ma, fatalità, quando tu, già suora, venivi gioiosa al paese a far visita al tuo papà e ti vedevo attraversare la piazza, suscitavi in me tanto entusiasmo e
vivo desiderio di consacrarmi pure io al Signore. Grazie, suor Federica, per questa tua testimonianza che porto sempre in cuore con vera riconoscenza. Ora, dal cielo, dove certamente avrai potuto riabbracciare la tua amata sorella Mariella, prega per tutte noi. Ciao, suor Federica!
Suor Alfonsina
Carissima ho saputo ora che te ne sei andata e la prima sensazione è stata di sentirmi più sola. Era una notizia che mi aspettavo soprattutto da quando era diventato più difficile parlarti perchè la tua voce diventava sempre più flebile, proprio quella voce che tanto ci affascinava quando le tue lezioni ci introducevano nel mondo del sapere, aprendo la nostra mente e il nostro cuore. Io, come tante altre tue alunne, dobbiamo a te l’amore per lo studio, il senso del dovere e l’impegno che ci hai insegnato, prima che con le parole, con il tuo esempio. Ricordo i tuoi occhi severi quando non ci comportavamo come avremmo dovuto, occhi che ci frugavano nel profondo e che ci facevano capire dove avevamo sbagliato e come questo ti avesse ferito. Ma ricordo anche gli stessi occhi illuminarsi ridenti nel seguirci nelle varie tappe della nostra vita di cui ti sentivi, giustamente, orgogliosa artefice nel Signore. Sono passati tanti anni da allora ma non ho mai dimenticato quegli anni trascorsi al Santa Gemma, anni belli, pieni, proficui grazie alle insegnanti che lì ci hanno “forgiato” come dicevi tu, insegnanti di cui tu ne eri l’indiscussa ed autorevole capostipite. Se oggi molte di noi
conservano ancora, dopo più di cinquant’anni, un ricordo così vivo è l’aver incontrato persone come te sul loro cammino. Sto riflettendo che fino all’altro ieri ti davo, come era giusto del “lei” ma ora non ci riesco più. Mi riesce più naturale passare a quel “tu” che il rispetto, la considerazione prima mi impedivano poichè, di diritto, sei entrata a far parte di quei miei cari che ora sono lassù. Grazie per come mi hai insegnato ad accettare e gestire quelle perdite: prima la mamma persa troppo presto, poi la mia adorata zia tua consorella che conoscevi bene, ed ancora il compagno di una vita che tu tanto apprezzavi e, recentemente, il mio papà che ho accudito fino all’ultimo e che tu mi hai spinto a comprendere e perdonare anche e soprattutto, negli ultimi momenti difficili della sua vita. Ora spetta a me ricordarvi tutti, consapevole che il distacco è sempre doloroso ma il ricordo è eterno e non muore mai e, come mi dicevi tu nei momenti nostri difficili, ora io ti ripeto “pregherò per te”. Grazie Suor Fede di esserci stata nella mia vita.
Elena Sanguineti
Ragazze… “Ragazze, forza e coraggio che la vita è di passaggio” così ci incoraggiava suor Federica quando eravamo a terra. L’ho ritrovata tramite suor Melania dopo tanti anni, nell’occasione dei 50 anni di Roggiano. Dopo qualche telefonata un incontro a Rodengo, mi aspettava nel suo ufficio non più come insegnante , data la veneranda età, ma pur sempre attiva, come segretaria, mi è venuta incontro con piedi malfermi aiutata dal suo trepiedi, quale emozione dopo 40
mi è stato possibile parlarle. Ora da lassù nella gloria dei cieli a Cristo Risorto suo sposo, come era unita a Lui quaggiù nella sofferenza, pregherà per le sue consorelle e tutti quanti ha incontrato sulla sua strada. Vorrei ricordare anche suor Marina, aiuto di suor Enrica, nella scuola materna e suor Virginia la suora vestita in bianco addetta alla cucina, anche loro ci assistono dal cielo. Le ricordo suore semplici sorridenti sempre indaffarate una con i bimbi l’altra con le pentole il loro lavoro umile, nascosto, ma rilevante per la comunità. Con suor Marina ho avuto occasione di parlare qualche tempo fa. Suor Virginia non l’ho più sentita però mi è rimasto in mente una sua espressione che ogni tanto spontaneamente dico in circostanze disastrose “oh Santa Apollonia!” Un grazie a suor Federica, suor Marina e suor Virginia, che hanno contribuito alla mia crescita, educazine e formazione, testimoni del Vangelo dove sono passate hanno lasciato un segno e sparso semi che col tempo hanno fruttificato.
Antonella
Roma, 17 marzo 2015 Carissime, stamane, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo la nostra Consorella Suor ANITA CIAPINI nata Pistoia il 22 ottobre 1912, entrata nella Famiglia Religiosa il 30 novembre 1938, professa dal
15 settembre 1942. Sicuramente nella sua lunga vita ha goduto la consolazione dell’essere tutta diDio ed ora contempla nella gloria Colui che ha tanto amato e servito con gioia e dedizione. Mite, laboriosa e buona Suor Anita è sempre stata presenza molto serena e positiva nelle varie comunità dove ha svolto con passione e sacrificio i servizi vari a lei affidati: come cuoca (a Roma Casa generalizia e al Collegio spagnolo, a Firenze agli Innocenti, a Chiavari in Seminario), come guardarobiera a Querceto e a Reggio Calabria). Sempre si è dedicata con molta cura a servire gli altri fino al limite delle sue forze. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a Querceto e, per quanto ha potuto, ha cercato di rendersi utile alla comunità. Ha vissuto nella intensa preghiera e nell’offerta 55 serena il tempo della malattia e, quando gli acciacchi dovuti ai suoi tanti anni non le hanno più permesso di svolgere alcuni servizi, ha continuato ad essere sempre per tutti un esempio di Suora di Santa Marta docile e offerta totalmente a Dio e alla sua Famiglia Religiosa che ha amato e servito sempre con gioia fino all’ultimo respiro. La ricordiamo così nella beatitudine eterna che il Signore le ha riservato e le chiediamo di continuare a pregare per tutte noi e per le persone che le hanno voluto bene e in particolare per la nostra Famiglia Religiosa. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO Camminando con fede 1/2015
anni e quanta tenerezza ha suscitato in me. Ci siamo scambiate le nostre esperienze, i nostri ricordi. Le ho fatto una seconda visita qualche mese fa prima che fosse ricoverata per il malore che poi l’ha portata a Querceto, da allora ci siamo sentite per telefono, troppi chilometri ci separavano anche se non mancava la speranza di rivederci. Grazie a lei ho incontrato “Camminando con fede” che ricevo e leggo regolarmente. Non si è mai spenta in lei la passione per la scuola, la cultura, l’arte il ricordo delle sue allieve e insegnanti incontrati in tanti anni, questi i nostri dialoghi al telefono, oltre a suggerirmi di portare i fiori di campo” sulla tomba di mia mamma, e poi sempre un pensiero alla salute del mio papà che nonostante l’età lo riteneva un giovincello al passo coi tempi come lo era lei; raccomandandomi sempre di restare coi piedi per terra, testa sulle spalle e cuore rivolto al cielo;questo con una corona e un portachiave con l’immagine del beato Tommaso Reggio e di S. Marta sono la sua eredità che custodirò. L’ultima volta che ho parlato con suor Federica è stato il giorno del suo compleanno lo scorso ottobre, si sentiva già “cittadina del cielo” sentiva la partenza imminente, con un filo di voce mi ha detto che non ci saremmo più sentite mi ha salutato con calore chiedendomi un ricordo nella preghiera e di salutare tutte le sue allieve di Roggiano ma anche di Bovisa e Genova e i sigg. Gattoni e sig.na Florida e tanti altri. Con le mie compagne sono ancora in contatto ho portato i suoi saluti, spero con questo scritto di allagare i saluti a quanti l’hanno conosciuta. Le ho telefonato per il S. Natale non
“ Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza.” Da “Misericordiae Vultus” Papa Francesco
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