notiziario delle suore di santa marta
Editoriale 3 Editoriale
la Redazione
In missione 18 A Fabbrica... iniziativa piccola ma... importante!
Parola di Dio 4
La Gioia di una Presenza
don Claudio Doglio
suor Maria Rossini
19 Un inizio di anno scolastico speciale
una mamma
20 1966-2016: Tempo di dono generoso all’amato Libano
Attualità 6
500 anni dopo Lutero: l’impossibile è accaduto
suor Damiana
le Consorelle del Libano
22 Un evento straordinario
la Comunità di Saiano
24 Profumo di ieri... di oggi e di domani!
Viviana Abbondio
26 Un’esperienza speciale e indimenticabile
Spiritualità e carisma 9
Suore di Santa Marta... ...in ascolto!
10 Per non correre invano...
le Suore del Cinquantesimo 2016
12 Chiamate a custodire la nostra identità
le Suore del Quinquiennio e le Juniores
suor Saly e suor Karem
28 La creatività è la naturale estensione dell’entusiasmo
maestra Laura B
31 Il presepe della speranza
la Comunità Educante di Viareggio
32 L’Educandato in festa: valori, premi e solidarietà
La parola a... Madre Carla 14 Oltre la paura
Percorsi di formazione 15 Rinascere nello Spirito
suor Anita Bernasconi
da Roggiano
33 Va’ e infiamma il mondo...
le Suore della commissione vocazionale
34 Un uomo di Dio che è passato facendo il bene
le Consorelle dell’America Latina
36 “Dono” straordinario: incontro con l’America Latina
suor Sossy e suor Patrizia
38 Natale: la parola fiorisce e diventa vita
Frammenti di santità 21
suor Marcellina Fumagalli
Notiziario delle suore di santa marta
maestra Chiara
40 Natale mette le ali
gli Amici di Betania
42 Momenti di festa... testimonianze
una nonna, una mamma, due genitori
Pagine aperte
Via V. Orsini, 15 00192 Roma
44 Carissimi
Quadrimestrale Anno LXXXIV
suor Anita Bernasconi
45 100 anni: un ambito traguardo Redazione suor Alessandra F., suor Damiana, suor Stefania, suor Maria Pia, suor Mariana Suore di Santa Marta Via Montenero, 4 - 22063 Vighizzolo di Cantù (CO) Tel. 031.730159 camfede@istitutosantamarta.org Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio www.studioinpagina.it
Liliana Cervetto
46 Un nuovo inizio... insieme
Madre Rossella Chiara e sorelle tutte
47 Una Domenica Speciale
una mamma
Con l’affetto della memoria 50
suor Giovanna Rizzi, suor Clemente Gasparin
Editoriale
La Redazione
Questo è il tempo della misericordia cultura spesso dominata dalla tecnica in cui sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza, solitudine e disperazione c’è bisogno di testimoni di speranza e di gioia vera”. Il Papa rivolge quindi il suo pensiero alle famiglie, invitandole a “guardare tutte le difficoltà umane con l’atteggiamento dell’amore del Padre che non si stanca di accogliere e di accompagnare”. Il Giubileo termina, dice ancora Francesco, e si chiude la Porta Santa ma la porta della misericordia del nostro cuore deve rimanere spalancata. Abbiamo imparato che Dio si china su di noi perché anche noi possiamo chinarci sui fratelli, in particolare i poveri e i sofferenti. Questo è il tempo della misericordia per tutti e per ognuno perché nessuno possa pensare di essere estraneo alla vicinanza di Dio e alla potenza della sua tenerezza. La Lettera Apostolica si chiude ribadendo il ruolo della santa Madre di Dio, la Madre della Misericordia che “raccoglie tutti sotto la protezione del suo manto come spesso l’arte l’ha voluta rappresentare”. Seguiamo la sua perenne indicazione a guardare Gesù, il Salvatore, “volto raggiante della misericordia del Padre”.
3 Camminando con fede 3/2016
La Lettera Apostolica “Misericordia et misera,” che Papa Francesco ha voluto indirizzare a tutta la Chiesa a conclusione del Giubileo, inizia con le due parole che S. Agostino utilizza per raccontare l’incontro di Gesù con la donna adultera (Gv 8, 1-11). Francesco non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore : “Rimasero solo loro due: la miseria e la misericordia.” Questa pagina del vangelo può essere scelta come icona di quanto si è celebrato nell’Anno Santo, un tempo ricco di misericordia e la misericordia chiede di essere ancora vissuta nelle nostre comunità. Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre: “niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono.” Dio è misericordioso, la sua misericordia dura per sempre e abbraccia ogni persona che confida in Lui e la trasforma. “Nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia. Essa rimane sempre un segno di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato”. Afferma ancora Papa Francesco: “in una
Parola di Dio
La Gioia
di una Presenza C
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i mettiamo insieme alla presenza del Signore, facendo memoria di quello che è già stato, ma soprattutto attendendo quello che ancora ha da essere. Così recita il Prefazio della I domenica di Avvento: «Con la sua prima venuta nell’umiltà della carne Cristo portò a compimento l’antica speranza e aprì il passaggio all’eterna salvezza; quando verrà di nuovo nello splendore della gloria potremo ottenere, in pienezza di luce, i beni promessi che ora osiamo sperare, vigilando nell’attesa». Non aspettiamo il ritorno di Cristo, non aspettiamo che il re ritorni; il Signore è qui presente, non dimentichiamolo. È una grazia che salva tutti gli uomini. Il Signore con la sua umanità ci insegna a vivere con sobrietà, con giustizia e con pietà. La grazia di Dio non ci insegna semplicemente a vivere in questo mondo correttamente secondo le varie relazioni, ma aggiunge la tensione verso il compimento attendendo la beata speranza. La grazia di Dio che si è fatta vedere ci insegna ad aspettare la beata speranza. La “beata speranza” è certezza fondata su Cristo. Nel linguaggio popolare “beata speranza” sa un po’ di illusione. Dirlo tutte le volte nella Messa sembra una testimonianza di chi non
ci crede, invece no, la beata speranza è l’attesa che dà felicità. La speranza per noi cristiani è un’attesa certa, fondata, non un’opinione; è invece qualche cosa di sicuro, di stabile, fondato su Cristo, sulle sue promesse: ne siamo certi, aspettiamo con certezza, con desiderio, con trepidazione che le promesse si compiano perché crediamo in Colui che ha fatto le promesse. Questa speranza è beata perché ci rende felici, dà senso alla nostra vita, riempie la nostra esistenza, è un’ attesa che soddisfa la vita. Per noi oggi l’attesa del Signore, non si può caratterizzare come il desiderio che finisca il mondo, che arrivi la novità dai cieli, eppure l’attesa del Signore è il nostro desiderio, è il profondo desiderio del nostro cuore. Ma che cosa desideriamo? Quello che ci sta più a cuore cos’è? Forse i nostri desideri non sono collegati con il Signore, forse è difficile trovare qualcuno che seriamente, non per fare bella figura, ma in tutta sincerità, dica che il proprio desiderio è incontrare il Signore, che ha come desiderio profondo vivere come il Signore gli chiede di vivere. Anziché pensare a quello che sta a cuore a me, potrei pensare a quello che piace a Dio. Che cosa desidera il Signore per me, per la mia vita?
di don Claudio Doglio Dobbiamo però imparare a collegare quella giustizia con il Signore. Senza saperlo noi desideriamo il Signore e ogni volta che dal cuore umano si eleva l’appello alla giustizia c’è il desiderio di un intervento del Salvatore e del Signore: è Lui l’unico che può dare vita, soddisfazione alla vittima, a quello che ha subìto ingiustizia. Quello che desideriamo, è la trasformazione delle persone, la trasformazione delle relazioni e degli affetti perché ci sia veramente giustizia; lo desideriamo con tutte le forze e desideriamo il Signore perché è solo attraverso di Lui che è possibile questa giustizia. È questo il senso della sua venuta, non fuggire dalle responsabilità, dagli impegni, trovarsi altro da fare, è invece l’impegno a vivere in questo mondo con tutte le sue realtà nella continua tensione verso il Signore che viene, ma che in realtà c’è già. Lo ripetiamo nella liturgia “Mistero della fede: annunciamo la tua morte, proclamiamo la tua risurrezione donec venias”. Noi diciamo “nell’attesa della tua venuta”, non del tuo ritorno. Il ritorno è quello di uno che non c’è, che è andato via, il Signore invece è colui che è presente; il Signore è presente nell’Eucaristia, lo adoriamo, lo riceviamo nella nostra vita, desideriamo che assimili a sé la nostra vita, eppure annunciamo quello che è stato nell’attesa della sua venuta.
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Desidero io quello che il Signore si aspetta da me o i miei desideri sono i miei e magari io uso il Signore perché me li realizzi, un po’ come il genio della lampada? Questa è un’impostazione religiosa, ma non cristiana, non è il cuore e l’affetto legato al Signore; il desiderio vero riguarda Lui, la sua persona, non l’utilità che ne posso avere. Riflettendo su queste tematiche si nota come insistentemente in questi ultimi tempi, a proposito di qualunque situazione un po’ difficile o addirittura tragica, i mezzi di comunicazione insistano sulla esigenza di giustizia. Aspettiamo giustizia da chi? Dai vari tribunali, dai vari organi amministrativi e quale giustizia ci aspettiamo? Che cosa vuol dire fare giustizia? Gli diamo una pena giusta! Giustizia è fatta? Lui, il colpevole, va in prigione. È fatta giustizia? No! Per fare giustizia la vittima deve tornare in vita; per fare giustizia il delinquente deve diventare santo, allora giustizia è fatta. E quale tribunale umano ci riesce? Per fare giustizia bisogna dare senso alla vita delle vittime, di tantissime vittime ignorate dai mezzi di comunicazione. Immaginiamo situazioni di persone che conosciamo, magari anche situazioni semplici vicino a noi, di gente che noi diremmo che nella vita non ha goduto nulla. Anche loro hanno bisogno di giustizia, è il desiderio dell’umanità di fare ed avere giustizia.
Attualità
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500 anni dopo Lutero: l’impossibile è accaduto
di suor Damiana
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conflitti che hanno contrapposto cattolici e luterani negli ultimi cinque secoli sono alle spalle delle Chiese, mentre davanti a noi si apre un futuro di ulteriore dialogo, finché non saremo in grado di condividere la stessa tavola eucaristica e di lavoro comune per la giustizia sociale e la dignità di tutti gli uomini. Agli inizi del 1500 la Chiesa aveva sicuramente bisogno di essere riformata e la teologia
di Lutero non fu solo l’opera di una singola persona, anche se di enorme rilievo da vari punti di vista. Essa andrebbe inserita in un movimento spirituale e religioso all’epoca assai ampio e diffuso in tutta Europa, ivi compresa l’Italia. Qui infatti non poche personalità destinate ad avere un ruolo nella Controriforma o Riforma cattolica, avevano fatto esperienze per-
stello di Wittemberg le celebri 95 tesi che, avviando il percorso della Riforma, avrebbero concorso a spaccare l’unità della cristianità medievale. L’evento si è tenuto fra il 31 ottobre e il 1° novembre scorsi nella cattedrale romanica di Lund in Svezia anche per ricordare l’antica presenza evangelica in terra scandinava. La presenza del Papa era una novità assoluta: è stata la prima volta nella storia che un pontefice ha partecipato pubblicamente alle celebrazioni della Riforma che da Roma era stata per secoli condannata come eretica. Nell’incontro è stata anche ribadita la volontà delle Chiese Protestanti e di quella Cattolica di continuare a impegnarsi nel dialogo concreto per l’unità .
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sonali e sviluppato pensieri del tutto analoghi a quelli di Lutero. Papa Francesco, preannunciando il viaggio che avrebbe compiuto a Lund in Svezia in occasione del giubileo della Riforma, aveva dichiarato che le intuizioni di Lutero non erano sbagliate, era un riformatore, forse i metodi non erano i più idonei per attuare una riforma. Ma la Chiesa non era un modello da imitare. Al suo interno infatti c’erano corruzione, mondanità e lotte di potere. Lui ha fatto un passo avanti per criticarla e non si trovò solo: Calvino e i principi tedeschi volevano lo scisma. Si deve riconoscere che la storia di allora non era facile a capirsi. Sicuramente, nonostante simili riletture e il mezzo secolo che ci separa dal Concilio Vaticano II, la scelta di celebrare insieme l’inizio di questo anno speciale dedicato a Lutero è stata audace e coraggiosa. Fino ad ora infatti i centenari della Riforma sono stati una fonte di polemica e scontro tra le due confessioni. Un anno che si concluderà il 31 ottobre 2017, ricordando il giorno in cui mezzo millennio fa l’ex monaco agostiniano avrebbe affisso sul portone della chiesa del ca-
Attualità
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Nel documento firmato il 31 ottobre scorso da Papa Francesco e dal Vescovo Munib Younan, presidente della Federazione luterana mondiale, si riconosce che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Si chiedono scusa le due chiese per i 500 anni di separazione, persecuzioni e lotte e pregano per la guarigione delle ferite e dei ricordi che offuscano la visione l’uno dell’altro. Vengono rifiutati con forza l’odio e violenza, in particolare quella espressa nel nome della religione. Le due Chiese si impegnano inoltre a difendere la dignità umana e i diritti, in particolare dei più poveri… Dio chiama a essere vicini a tutti coloro che aspirano alla dignità, alla giustizia e alla pace. Luterani e cattolici sono esortati a lavorare insieme per accogliere lo straniero, venire in aiuto a chi è costretto a fuggire a causa di guerre e persecuzioni. L’incontro di Lund ha ricordato con forza che il fine a cui ci chiama il vangelo non è la pur lodevole cessazione delle ostilità, ma la comunione piena e visibile tra i discepoli di Cristo secondo la volontà manifestata da Gesù nel momento di congedarsi dai suoi. Papa Francesco e il Vescovo hanno sì firma-
to accordi di collaborazione, ma soprattutto hanno celebrato insieme l’esigenza della riforma evangelica della Chiesa, la necessità di ritornare insieme all’unico Signore e all’unico Vangelo. Il Papa ha affermato che anche nel doloroso dramma della Riforma di Lutero, Dio ci ha fatto dei doni: la necessità che sempre la chiesa si riformi, la possibilità che i fedeli accedano direttamente alla Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura. L’ecumenismo del sangue, più volte sottolineato da Francesco nei vari incontri con i rappresentanti delle Chiese sorelle, riporta ancora una volta al cuore del messaggio cristiano: dare la vita per gli altri sull’esempio di Gesù; ciò significa esprimere nella vita donata fino a morire quella comunione che ancora non possiamo vivere nel pane e nel vino eucaristici. Chiediamo con insistenza nella preghiera di diventare costruttori di ecumenismo, pietre che indicano un cammino nuovo che può essere percorso da ogni uomo e da ogni donna benedetti dalla grazia di Dio.
Spiritualità e carisma
Suore di Santa Marta... ...in ascolto!
Ti vedo e cerco di seguirti, ma perdendomi in tutti questi pensieri non ti sento; sono qui davanti a te eppure mi lascio trasportare altrove, lontano da te. Le parole che escono dalla tua bocca sono afone, ne percepisco solo il movimento ma non quello che col cuore vorresti condividere con
Mi fermo. Questa volta sono io, qui, davanti a te. Non guardo più i tuoi gesti, osservo e incrocio il tuo sguardo e vivo coi tuoi occhi. Non vedo più solo il movimento delle tue parole, ne percepisco il suono e l’intensità. Un dialogo non sempre facile, chiamato a superare i due monologhi che tenderebbero a scorrere parallelamente come binari di un treno… un po’ senza fine, pur toccando le medesime stazioni, nello stesso istante o facendo gli scambi nello stesso momento. “…dove tutte, nella varietà dei doni, siamo aiutate a crescere nella verità e nella carità.” (Art. 68 Costituzioni delle Suore di Santa Marta) Sono qui… semplicemente davanti a te. Aiutami ad ascoltare non solo il suono delle parole, ma anche il suo significato più profondo. Aiutami a percepire quello che senti, aiutami a crescere insieme, perché è solo dall’incontro di parole e di sentimenti inespressi, ma condivisi in profondità e verità, che si genera ascolto e dialogo autentico.
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i vedo! Sei qui, davanti a me, davanti ai miei occhi. Sei qui in piedi, a volte di lato, altre volte al mio fianco. Ti vedo, seguo il movimento della tua bocca, cerco di seguire il percorso che fanno i tuoi occhi mentre mi parli, mi soffermo sui tuoi gesti, su ogni movimento della tua persona e delle tue mani… che a volte penso siano come un acquarello che dipinge un mondo nuovo di cui perdo i contorni. “Per costruire la comunione nella comunità tutte dobbiamo sinceramente cooperare per rendere cordiali e profondi i nostri rapporti: di vicendevole accettazione, di rispetto, di lealtà, di aiuto, di edificazione scambievole.” (Art. 68 Costituzioni delle Suore di Santa Marta)
me. Vorrei poterne cogliere l’essenza e fermarmi insieme a te. Vorrei mettermi in ascolto di te, delle tue parole, delle tue preoccupazioni e confidenze. Vorrei aprirti la porta del mio cuore e invitarti a non restare sulla soglia, titubante e sospettosa. Sei qui, davanti a me, davanti ai miei occhi e desidero darti tutto il tempo che mi chiedi, quello di cui hai bisogno, evitando di lasciarmi sopraffare dalla preoccupazione e da tutto quello che è attorno a te, ma che non è te. “Dobbiamo impegnarci per creare comunità serene, accoglienti, generose, semplici, dove sono visibili i frutti dello Spirito...” (Art. 68 Costituzioni delle Suore di Santa Marta)
Spiritualità e carisma
...Per non correre invano... le Suore del Cinquantesimo 2016
“Mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre” (Sal 52,10)
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stato bello, il 27 settembre 2016, condividere con consorelle, parenti ed amici la gioia di una fedeltà vissuta giorno per giorno fidandoci totalmente della grande benevolenza di Dio, nella celebrazione del nostro cinquantesimo di Professione religiosa. Lui, il Signore, ci ha scelte e piano piano ci ha lavorate e condotte per testimoniarlo meglio nel mondo di oggi. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi!” Questa sicurezza ha animato la nostra risposta di vita e ha motivato il nostro cammino di questi cinquant’anni nella vigna del Signore. Abbiamo sperimentato più volte come la nostra vocazione è un dono di Dio, un’iniziativa del Signore entrato nella nostra vita con la bellezza della sua tenerezza,
suscitando in noi il desiderio di un donarsi totale e definitivo a questo suo amore. Non temiamo le fragilità della nostra vita perché ora più che mai percepiamo che Lui conduce i nostri passi. Venticinque anni fa avevamo scelto come motto: “per non correre invano…” e allora eravamo piene di vita e forse molto più sicure delle nostre forze, ora abbiamo completato il nostro slogan e, proprio per non correre invano, “…ci abbandoniamo alla fedeltà di Dio ora e per sempre…” A Roma abbiamo vissuto giorni di profonda spiritualità, aiutate dalla carissima Madre Generale e seguite da don Claudio Doglio e dal Prof. Montuschi. Ci è stata offerta la possibilità di ripercorrere, riflettere, confrontare e rivalutare il nostro cammino di donazione e abbiamo constatato che non è venuto meno il nostro entusiasmo iniziale, la gioia della nostra vita donata! Di gran cuore eleviamo il nostro grazie al Signore per l’infinita bontà e misericordia a noi concessa. Il nostro grazie particolare a tutta la Congregazione per la benevolenza dimostrataci. Vogliamo inoltre porgere il nostro grazie e la nostra riconoscenza a quanti abbiamo incontrato e hanno allietato i nostri giorni di permanenza a Roma e le visite al nostro “vecchio” Noviziato di Velletri e a Castelgandolfo. Un grazie particolare a tutta la comunità di Roma che ci ha riservato una gioiosa accoglienza e in particolare nel giorno della festa ci ha fatto sperimentare: “…come è bello per i fratelli e le sorelle stare insieme!”.
suor Cristina Pezzotti suor Giacomina Bazzana suor Maddalena Martina suor Juana Rodriguez suor Stefania Benini suor Angela Marelli suor Saveria Danesi suor Michela Pinna suor Teresa Canu e suor Eleonora Cotelli suor Angela Bruchi suor Isabella Bettini
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Spiritualità e carisma
Chiamate a custodire
la nostra identità «Le suore capitolari ritengono necessario che ritorni ad essere visibile, a livello personale e comunitario, che la vita del nostro “minimo ma santo istituto” (Costituzioni del 1900, pag. 167) sia fondata sul primato assoluto di Dio e sulla cura dell’uomo, spesso affievoliti dal prevalere dell’individualismo, dello spirito di mondanità, dell’adattamento alle comodità e dalla snervante attività che svuota di senso il nostro fare. Ogni suora perciò è chiamata a tradurre in esperienza di vita il suo incontro con Dio nel vivere gioiosamente il carisma con una credibile testimonianza in comunità e nell’attività apostolica».
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(Atti Capitolari XVII Capitolo Generale, pag 61)
le Suore del Quinquiennio e le Juniores
quelle virtù che ci permettono di vivere nel mondo lo stile di vita sognato per noi dal Padre Fondatore. Per custodire la ricchezza del nostro carisma è necessario dirci spesso, anzi sempre, ciò che è veramente importante in modo da non dimenticare la nostra vera identità di donne consacrate. Il carisma è incarnato in ognuna di noi: cosa diciamo, cosa trasmettiamo e il modo in cui viviamo la fede di Marta dipende dalle certezze che ci sono nel nostro cuore. Don Adriano ci ha spronato spesso a non dimenticare chi siamo: consacrate a Dio, cioè messe da parte per vivere una missione: essere segni di Dio nel mondo: un’identità che va custodita, altrimenti ci confondiamo con il mondo. Un modo per curare la nostra identità e quello di chiederci spesso: chi vogliamo diventare? Nel Padre Fondatore abbiamo un chiaro esempio: “sono ecclesiastico, è necessario che io sia Santo”.
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n risposta a questa sollecitazione ancora una volta la nostra Famiglia Religiosa ci ha permesso di vivere insieme un tempo di riflessione e condivisione. È sempre per noi una grazia poterci soffermare un po’ più a lungo in modo da contemplare con rinnovato stupore la chiamata del Signore. La nostra vita ha bisogno di continui periodi di verifica che ci permettano di guardarci nella verità. Riteniamo importante farci custodi dello Spirito del nostro carisma, in questo modo la nostra testimonianza sarà veramente efficace e saremo nel mondo capaci di vivere, servire e accogliere nella fede. Ogni momento della nostra vita è impregnato di sollecitazioni per vivere il nostro carisma e guidate da Madre Lilian, abbiamo potuto rileggere la nostra Regola di Vita riscontrando la sua ricchezza. In essa troviamo esortazioni a fondare la nostra vita non solo sulla Fede, l’Accoglienza e il Servizio, ma anche su tutte
La parola a...
Madre Carla
Oltre la paura L
eggendo i giornali e ascoltando le mille notizie che ogni giorno ci “stordiscono”, rischiamo di essere travolti dalla paura. Sì, è proprio così! La nostra capacità di filtrare la realtà e di guardarla senza “pregiudizi” è messa a dura prova. Ci pensavo proprio in questi tempi mentre fatico a sostenere il peso dei drammi che la panoramica di ogni giorno ci presenta. Eppure, mi dicevo, la fedeltà di Dio al suo popolo è uno dei temi portanti della Bibbia. La Scrittura è piena delle promesse di Dio: promesse di benedizione, di vita, di fecondità, di libertà, d’amore eterno.
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È sempre con noi, quindi, quel Signore che disse a Mosè: “Ho osservato la tristezza del mio popolo e ho udito il suo grido, conosco la sua sofferenza e sono sceso a liberarlo” (Es 3,7-8). Anche nel deserto infatti Dio si è fatto visibile: a Elia ha offerto la focaccia, il cibo frugale dei viaggiatori, il cibo che gli ha dato forza per continuare il cammino. È chiaro il messaggio: c’è sempre nella vita il necessario per avere forza, per continuare a camminare, per andare avanti…! Forse oggi, come ieri, i segni dei drammi sono più visibili dei segni con cui Dio si fa “trovare” nella realtà; forse la precarietà, la sobrietà sono necessarie e ci aiutano a capire che siamo “viaggiatori” e che non è qui sulla terra la nostra definitiva dimora. Umiltà, pazienza e capacità di dono gratuito sono da recuperare perché il cammino abbia un senso e nel nostro tempo si apra uno spazio alla speranza. Forse è urgente ascoltare il richiamo di un Dio che vuole che rispettiamo la terra, che allarghiamo il cuore ad ogni fratello, che rinunciamo ai piccoli e grandi poteri che circondano la nostra vita e ci rendono chiusi e impauriti. La sofferenza, il dolore, non sono un castigo ma una prova che alla fine sfocia nella certezza che Dio c’è, anche se il suo intervento non è sempre così immediato e così manifesto. È tempo, oggi, e soprattutto oggi, di credere che “per coloro che amano Dio tutto concorre al bene” (Rm 8,28). Mettiamoci all’opera perché coloro che ci vivono accanto ogni giorno possano avere da noi quel tanto di “focaccia”, cotta con amore, che serve per continuare il cammino.
Percorsi di formazione
Rinascere nello Spirito
di suor Anita Bernasconi
esideriamo ringraziare Madre Carla per gli incontri che ha organizzato nelle zone di: Roma, Milano, Ventimiglia, Chiavari, Querceto, dando a tutte le suore la possibilità di partecipare alla presentazione del lavoro formativo del sessennio 2015/20. Le parole della Madre sono state condivise e accolte come stimolo forte per la nostra vita personale e comunitaria. Vogliamo davvero rispondere alle sue attese per un cammino di rivitalizzazione della nostra vita spirituale e fraterna, nella quale è forte l’esigenza di avere punti di riferimento affettivi, di appartenenza e valori sicuri e condivisi. La Madre, pensando ad ogni suora, ha offerto una preziosa opportunità di riflessione e di preghiera con l’invocazione allo Spirito Santo che ci deve aiutare a far tacere un po’ il nostro io, per dare ascolto di più a Dio e alla sua Parola. La Madre rende concreta la sua proposta, ponendoci interrogativi ai quali dare una risposta: a che punto siamo nella nostra vita consacrata? Rispondiamo a quanto ha voluto e sognato per noi il Padre Fondatore? Ci invita a pensare all’impegno che ci siamo assunte, entrando in questa Famiglia religiosa: quello di servire il Signore per essere strumenti di bene per il mondo. Per concretizzare quanto detto ci propone: • I l coinvolgimento, da parte di tutte, nel lavoro comunitario, per mettere in pratica le decisioni del Capitolo.
•U na presa di coscienza nel voler essere vere
suore di Santa Marta, custodi del Carisma. •U rgente necessità nel rinvigorire lo spirito religioso in una vita fraterna aperta alla gioia, superando la fatica del vivere insieme. È importante scoprire la ricchezza delle consorelle e capire che stare insieme è più produttivo oltre che piacevole. Si tratta di orientare le relazioni, valorizzare le diversità come ricchezza e insieme vedere quello che di utile si può fare per la Comunità: in questo modo si diventa capaci di condivisione e di corresponsabilità. Siamo invitate tutte a verificare lo stile delle nostre Comunità, qual è il tono del nostro vivere insieme. È importante fare discernimento per creare rapporti genuini tra noi e con la gente e quindi progettare un cammino di fraternità e di vita autentica. La Parola di Dio, la Regola, i Documenti della Chiesa e della Congregazione saranno il riferimento costante per la vita comunitaria e apostolica: “Una Parola da ascoltare, da pregare, da annunciare e da tradurre in gesti di carità, una Parola che chiama sempre alla conversione”. “La nostra Famiglia religiosa si fonda nel cuore del Padre, perciò siamo sue figlie e sorelle tra noi, ma questo purtroppo non annulla le barricate che costruiamo con le nostre resistenze, mentalità, caratteri. Tutto questo è fonte di conflitti inevitabili, ma
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Percorsi di formazione
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come ci suggerisce Papa Francesco, questi conflitti vanno guardati non come minaccia, ma come materia prima da cui estrarre i cocci con i quali si costruirà la fraternità”. E i conflitti diventano un’occasione di crescita se decidiamo di costruire la casa comune intorno al Signore. Grande è il compito di ogni Comunità e la Madre ancora soggiunge: “La Comunità sopravvive solo se è vigilante e se lavora su di sé giorno dopo giorno”. Quindi mettiamoci al lavoro, disposte a dare il meglio che ciascuna di noi porta dentro. La Madre ha presentato il Documento sul quale dobbiamo lavorare tutte, comunitariamente, partendo dalla situazione reale di ogni Comunità per arrivare poi alla stesura del Progetto comunitario, tenendo presente quanto è emerso nel commento dei vari temi: • I l progetto comunitario: cammino di incontro e di comunione. •L a condivisione di vita. •L ’aiuto fraterno per crescere nella comunione.
•L a verifica comunitaria periodica per un
cammino di comunione …e per quest’anno la prima Decisione del Capitolo Generale: “IL MINIMO ISTITUTO E LA GRANDEZZA DEL CARISMA”. La Madre raccomanda la fedeltà agli impegni che ci assumiamo: presenza, collaborazione negli interventi, condivisione delle scelte, verifica e valutazione, importanti per una vera e autentica conversione. La Madre è convinta che se lavoriamo bene, il clima delle Comunità è destinato a cambiare. Nel documento da lei preparato: “Rinascere nello spirito”, non c’è nessuna parola da perdere, inoltre la Madre parla con fiducia alle sue suore e il suo dire si accorda perfettamente col Padre Fondatore e con Papa Francesco. Ci vuole senz’altro aiutare a liberarci da tanti idoli e a scegliere Dio che solo basta. Oggi la gente ci chiede, nella nuova evangelizzazione, non tanto di parlare di Dio, quanto di farglielo vedere, e la cosa più convincente è quella di vedere Comunità che sono un cuor solo e un’anima sola. Buon lavoro a 360 gradi!
Frammenti di santità
Voglio dirti grazie Non conservo scritti che possono rivelare qualcosa di te, ma ho nella mente e nel cuore alcune “tracce” che mi hai lasciato e che trovavo inscritte nella tua quotidianità. Pregavi con la Sacra Scrittura, m’insegnavi a confrontarmi con la Parola di Dio, a condividerla: doveva guidare la mia vita, Matteo 25 era la sintesi della risposta alla chiamata del Signore. Amavi molto il Padre Fondatore: il Beato Tommaso Reggio, mi hai insegnato a conoscere la sua vita, a leggere i suoi scritti, a parlarne a tutti con passione. Hai intessuto la tua vita di fede, con questo spirito leggevi gli avvenimenti e la storia della nostra Famiglia Religiosa, della Chiesa, vivevi l’unione dei carismi come ritorno alle origini.
Hai vissuto nell’umiltà, in silenzio, senza ricercare te stessa, eri felice e volevi che anche gli altri lo fossero.
Suor Marcellina Fumagalli passata alla casa del Padre il 22 ottobre 2012
Grazie, suor Marcellina, per la tua vita che hai scritto nel silenzio e con i fatti, hai già incontrato lo Sposo che sempre hai ricercato nella tua esistenza. Suor Rosanna Parola
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Ti regalavi tutti i giorni un piccolo spazio di tempo per stare sola con il Signore, volevi stare con Lui come la sposa sta con lo Sposo e desideravi che anch’io avessi questa esigenza.
In missione
A Fabbrica...
di suor Maria Rossini
Fabbrica
iniziativa piccola ma... importante!
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anti e brevi letture che, con gioia e semplicità, in una sorta di umile riflessione sono trasformarti in preghiera comunitaria; così recita l’invito esposto sulla porta d’ingresso della Parrocchia e posto agli angoli delle strade principali di Fabbrica. Nel primo pomeriggio di domenica 13 novembre noi invitati, a piccoli gruppi, attraversiamo il portone della millenaria PIEVE di Fabbrica e prendiamo posto a sedere sulle lucide panche: un tepore caldo ci avvolge e vediamo là, sull’altare, intorno alla mensa, un bel gruppo di cantori adulti che tengono ancora chiuso il libro dei canto. Chiara, ideatrice e promotrice dell’iniziativa, dà l’ultimo ritocco ai leggii, all’altoparlante, ai microfoni, ai foglietti e, rispettando l’orario, alle 15.30, chiama per nome le cantanti: bambine dai 5 agli 11 anni. Entrano composte, sicure, sfoggiando la camicetta blu con la scritta a caratteri rossi: “Il vero obiettivo è… volersi bene”. Con gli occhi sempre fissi alla direttrice dell’esibizione, le bambine si muovono, leggono, com-
mentano, accompagnano le note alte dei canti, con l’innocenza del loro cuore. L’atmosfera diventa davvero preghiera cantata, partecipata, vissuta e una forte commozione pervade tutta l’assemblea che riesce ad esprimere ogni sentimento con lunghi applausi di incoraggiamento e ringraziamento. Ecco perché anche il parroco don Maris esprime con soddisfazione il suo “grazie” e lo accompagna con l’augurio che il piccolo seme di oggi, diventi un albero e l’impegno di queste bambine possa essere lievito che trasforma la mente e il cuore di ciascuno. Per tutta l’ora del trattenimento c’è stato ascolto silenzioso e ora, uscendo dalla chiesa, risuonano in noi le parole cantate da voci bianche sostenute dal coro degli adulti e si crea sul piazzale l’armonia che avvolge l’anima in pensieri di pace. Emozioni profonde che diventano espressioni umane, buone, celesti. Brave, bravissimi tutti: piccoli, adulti, cantori, uditori! La soddisfazione generale è negli sguardi e nei sorrisi sinceri.
Un inizio di anno scolastico speciale
una mamma
per diventare una gustosa polenta! La loro vivace curiosità, la loro attenzione, le domande intelligenti e simpatiche hanno messo le premesse per un futuro… da mugnai! Insomma, già nella prima parte dell’anno, le nostre care Suore e l’insostituibile maestra Caterina hanno regalato ai nostri piccoli tanti momenti felici, hanno coltivato le loro menti come giardini fioriti, hanno alimentato il loro desiderio di conoscere e sperimentare. Per tutto questo le ringraziamo con tutto il cuore!
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n laboratorio organizzato quest’anno dalle nostre Suore e dalla maestra Caterina nella nostra Scuola dell’Infanzia di Puria in Valsolda ha avuto per tema l’ALIMENTAZIONE ed ogni attività ha sottolineato un aspetto diverso di tale argomento. I bambini si sono cimentati in varie attività che, pur semplici e ordinarie per noi adulti, sono state “scoperte” con gioia dai bimbi che hanno impastato, spianato, tagliato, fatto biscotti, preparato la macedonia e gustato il frutto del loro lavoro, scoprendo anche l’arte culinaria di paesi lontani. E hanno imparato non trascurando l’aspetto ludico che deve accompagnare ogni apprendimento. Il tema dell’alimentazione è stato presente anche nelle uscite didattiche. La visita al mulino li ha coinvolti in modo particolare e la macinatura del granturco ha suscitato un grande entusiasmo. A ciascun bimbo è stato donato un sacchetto di farina gialla… pronta
Puria
In missione
1966-2016:
le Consorelle del Libano
Tempo di dono generoso all’amato Libano S ono passati 50 anni da quando un piccolo virgulto del grande albero delle Suore di Santa Marta è stato trapiantato in terra libanese. Il Libano, nominato più di 70 volte nella Bibbia per esaltare le sue foreste di millenari cedri, i greggi pingui, i vini succulenti e le fresche acque, ha accolto il 22 marzo 1966 le Suore di Santa Marta. Il Dott. Farid Aboujaoude era venuto a Roma in Vaticano per cercare delle religiose a cui affidare la direzione del suo ospedale in Jal el Dib, quartiere di Beirut. La nostra Famiglia Religiosa fu interpellata e acconsentì a mandare le Suore che fin dal
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loro arrivo furono accolte come membri della famiglia Aboujaoude. Con grande generosità e spirito di adattamento le suore si dedicarono alla cura dei malati e, incoraggiate dalla disponibilità del Dottor Farid e della sua consorte M.me Souad che accoglievano tutte le loro richieste, organizzarono l’ospedale rendendolo famoso in tutto il Libano. Tante sono state le consorelle che hanno speso la loro vita donando tempo, amore, accoglienza e competenze nell’ospedale. Nell’oggi di Dio tutte sono presenti e lo sono anche nel cuore di chi ha condiviso la loro attività e di chi ha ereditato tutto il bene da loro seminato.
segna della gratitudine per i tanti doni ricevuti da Dio anche nei tempi della lunga e sanguinosa guerra fratricida. Le suore infatti, anche se invitate insistentemente dai Superiori e dai famigliari a lasciare il Libano restarono a fianco dei malati, dei feriti e della popolazione impaurita e stremata da 15 anni di combattimenti. L’abbandono fiducioso alla Provvidenza, la preghiera e la dedizione nel servizio ad ogni persona hanno guidato i passi delle Suore di Santa Marta in questa terra intrisa di santità. Mentre diciamo il nostro grazie al Signore per le meraviglie del suo amore, chiediamo alla Vergine Maria Regina della pace, venerata da cristiani e musulmani ad Harissa, di accogliere tutti sotto il suo manto. 21 Camminando con fede 3/2016
Durante questi anni diverse giovani hanno condiviso il carisma del Beato Tommaso Reggio nostro Fondatore entrando a far parte della Famiglia Religiosa delle Suore di Santa Marta, arricchendola di una profonda spiritualità e spirito di preghiera. Ora le Suore che operano nel Paese dei Cedri sono otto: cinque presso l’ospedale e tre nella Betania di Sehaile dove oltre a prendersi cura delle ospiti del pensionato accolgono gruppi di preghiera per giornate di ritiro e di aggiornamento. L’anniversario è stato celebrato solennemente il 7 dicembre dal Nunzio Apostolico Mons. Gabriele Caccia alla presenza della Madre Carla Roggero, Superiora Generale e di Suor Vittoria Longhese, Segretaria Generale, all’in-
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Un evento straordinario
la Comunità di Saiano
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utta la Scuola è in festa! Sono le ore 9.00 del giorno 27 ottobre. Un applauso entusiasta ha accolto l’arrivo del Vescovo Luciano Monari accompagnato dal suo Segretario e dai parroci delle quattro Comunità parrocchiali che formano l’Unità Pastorale “TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE ”: don Luciano, dom Benedetto, don Duilio e don Renato. L’incontro è iniziato con un canto festoso e il Vescovo, stupito e meravigliato di tale accoglienza e della gioia che illuminava gli occhi di tutti i presenti, si è unito al coro dei ragazzi e si è messo a cantare con loro. Terminato il canto un’alunna della classe quinta ha rivolto al Vescovo, a nome di tutta la Comunità scolastica, il saluto di benvenuto: «Benvenuto tra noi, caro Vescovo! Noi alunni della Scuola “Casa San Giuseppe” gestita dalle Suore di Santa Marta, siamo molto felici di incontrarti e di accoglierti per un’occasione così speciale come l’Istituzione dell’Unità pastorale delle nostre Parrocchie. Siamo contenti di conoscerti e vogliamo esprimerti il nostro grazie per il sostegno dato e che continui a dare, ai nostri Sacerdoti e alle nostre Suore. I disegni che vedi in questo salone li abbiamo realizzati noi con l’aiuto delle nostre insegnanti, essi parlano di accoglienza, di amicizia, di amore. Ci auguriamo che questi sentimenti non solo guidino la nostra crescita, il nostro cammino, il nostro operato, ma siano il fondamento della collaborazione tra le nostre parrocchie e tra le scuole presenti sul nostro territorio. grazie per essere qui, ora, in mezzo a noi: la tua presenza ci rende gioiosi!» Subito dopo il Vescovo ha preso la parola, ha puntualizzato l’importanza dell’incontro, ha parlato della fratellanza, dell’amicizia, della necessità di voler bene a tutti, indistintamente ma
specialmente ai parroci. Ha insistito sulla necessità di pensare e di fare sempre bene il bene a qualunque costo… Questo discorso ha suscitato nel cuore degli alunni un’infinità di domande che hanno espresso con molta semplicità e con il linguaggio tipico dei ragazzi. “Buongiorno Vescovo, mi chiamo Matteo, volevo chiederti : sei felice di essere vescovo?” – “Perché hai scelto di venire a trovarci a scuola?” – “Perché ti è venuto in mente di istituire l’Unità Pastorale? Che cosa significa di preciso? Ce lo spieghi?” – “Mi piacerebbe sapere come vivi la tua giornata, che cosa fai tutto il giorno?” – “Quante volte preghi al giorno?” – “Come si fa a stare sempre con Gesù? – “Quale Papa ti ha eletto Vescovo e quanti anni fa?” – “Sei mai stato in missione?” – “Quando hai pensato di farti vescovo?” e tante altre domande molto interessanti. A tutte le domande Sua Eccellenza ha risposto con simpatia, semplicità, chiarezza, in modo esauriente, e con un linguaggio semplice, ma allo stesso tempo profondo, vivace, sentito, in grado di toccare le corde del cuore dei ragazzi e degli adulti. Ha stupito tutti! Mentre il Vescovo parlava nell’ambiente si respirava una gioia e una pace testimonianza della presenza dello Spirito di Dio. Il momento conclusivo dell’incontro non poteva che esprimere il ringraziamento più sentito per la disponibilità che il Vescovo ha dimostrato e che tutti hanno recepito come un dono. I bambini sono proprio stati bravi, hanno dimostrato di aver compreso l’importanza di questo evento. Il Vescovo, prima di lasciare la scuola ha visitato la Chiesa dell’Istituto e ha voluto salutare tutta la Comunità Religiosa riunita per una benedizione e per congratularsi per l’accoglienza e per la preparazione a questo incontro.
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12 Novembre 2016
Profumo di ieri... di oggi e di domani! di Viviana Abbondio
Vighizzolo
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l luogo, anche quest’anno, è quello conosciuto, è lo stesso di 25 anni fa, via Montenero 4, Vighizzolo di Cantù. Dopo una settimana di pioggia, di freddo, di vento, il cielo ha lasciato spazio a un dolce tepore, ad un sole, seppure timido, che ha scaldato i cuori, illuminato i visi e accompagnato i passi delle centinaia di audaci ma fedeli, pronti a prendere il via. Un nuovo anno, un nuovo percorso, nuovi volti accanto a volti conosciuti tanti anni fa, quasi irriconoscibili al primo sguardo, si stringevano l’uno all’altro sulla linea di partenza. I più saggi, consapevoli del tempo passato, restavano sulla linea esterna, con lo sguardo rivolto a centinaia di bambini, di ragazzi, pronti
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a scattare al via a tutta velocità, che con le loro voci coprivano e ponevano in secondo piano i discorsi del Sindaco e della Preside. 600 erano i partecipanti, pronti a scattare al via, dettato da un avventuroso taglio del nastro effettuato dal Sindaco, che si è visto travolgere dal desiderio di esserci, di partecipare. Molti di più erano i partecipanti all’arrivo… C’era chi, affaticato dalla camminata ma pur sempre sorridente, era pronto a ricevere un the caldo e una fetta di pane e nutella, e c’era chi assonnato dalla sveglia del mattino, accoglieva uno ad uno, tutti coloro che tagliavano il traguardo e, tendendo loro le mani, offriva qualcosa per scaldarsi, per gioire del traguardo raggiunto, per far parte insieme di questo
senza essere parte attiva della scuola, si avvicina come amico. Il Santa Marta non è solo un Istituto, ma un insieme di persone: di suore, di insegnanti, di genitori, di piccoli avventurieri, guidati e mossi da un carisma semplice, caldo, vivo, da riconfermare anno dopo anno.
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giorno speciale della XXV edizione della StraSantaMarta che resterà unica negli anni, irrepetibile. Ognuno a modo suo era lì, per stare insieme, per ricordare il passato, per vivere il presente, per affermare una volta di più e a gran voce che il Santa Marta c’è e loro ne hanno fatto parte, ne fanno parte ancora oggi, insieme a voi. C’era un profumo speciale nell’aria, quasi inebriante… …un profumo di ieri, di chi ha iniziato con un sogno e ha lottato per esso; …un profumo di oggi, di chi crede e desidera far parte di qualcosa di più grande che un voto, un piano di studi, una scuola; …un profumo di domani, di quello che sarà, del rinnovamento che inevitabilmente si dovrà affrontare insieme e continuare a crederci. Il rinnovamento, chiamato, sottolineato e ritrovato anche nel discorso del Sindaco, non è fatto solo di parole. Il rinnovamento sono le persone… quelle di ieri, che non potevano esserci; …quelle dell’oggi, che mosse dal cuore e dalla malinconia di quello che è stato, erano lì cariche di ricordi, di affetti e di voglia di abbracci e parole, da ricevere e da donare; …quelle di domani, appena arrivate, ancora perse, un po’ intimidite, che osservano e cercano legami nuovi per iniziare a costruire insieme. Sono proprio loro, i cosiddetti ultimi arrivati, che hanno la responsabilità, spero non il peso, di dare continuità. Il Santa Marta è una casa accogliente, calda e le persone di oggi sono loro che devono favorire e rinnovare questo sentimento. Un sentimento intriso di gesti, veri e semplici, accompagnati da parole di affetto, da mani tese ad accogliere chi bussa alla porta e che, anche
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Un’esperienza speciale e indimenticabile A
nche quest’anno si è presentata l’ occasione provvidenziale per partecipare ad un Campo vocazionale ad Arenzano, organizzato da Padre Andrea, carmelitano, che si occupa delle vocazioni maschili e che per il secondo anno ha aperto il “Campo” anche alle
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ragazze, coinvolgendo noi religiose di diverse Congregazioni di Genova. Eravamo presenti alcune Suore: Immacolatine, Brignoline, Carmelitane e Suore di Santa Marta Una settantina di ragazze, dai 10 ai 20 anni, divise in quattro gruppi, hanno avuto modo di riflettere approfondendo l’esperienza di Giuseppe, dal libro della Genesi. Le giovani si sono mostrate coinvolte ed interessate all’argomento, disposte a confrontare la loro vita con la scrittura. Attraverso tavole rotonde, lavori di gruppo e giochi organizzati le ragazze hanno avuto la possibilità di scambiarsi esperienze, di solidarizzare e fare gruppo. Nel primo anno ci fu datala possibilità di presentare i nostri carismi; quest’anno, per promuovere una maggiore conoscenza reciproca, abbiamo invitato il gruppo delle ragazze nelle diverse comunità per un momento di convivialità, di fraternità ed ogni visita terminava con la celebrazione della Santa Messa. Questo per far conoscere maggiormente il ca-
Campo vocazionale ad Arenzano 31 luglio - 6 agosto 2016 di suor Saly e suor Karem
Genova
mangano isolate e destinate solo all’estate, ma che si possono organizzare anche nel corso dell’anno.
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risma delle varie Congregazioni. Una giornata l’abbiamo dedicata ad un pellegrinaggio a Sassello, paese originario della Beata Chiara Badano. Alcune sue compagne sono venute a presentare la breve ma intensa e profonda vita di Chiara per fare alcune testimonianze. Anche il pellegrinaggio è stato un momento forte di riflessione, un momento significativo per la vita delle giovani. L’ultimo giorno ci siamo salutate con una bella celebrazione eucaristica alla quale hanno partecipato anche i genitori, poi il pranzo finale e infine le ragazze hanno allestito un piccolo spettacolo per i loro genitori. Siamo sicure che queste semplici esperienze hanno lasciato un segno nell’anima delle partecipanti e le sproneranno a una vita di generosità e di donazione. A noi suore che abbiamo partecipato con gioia e abbiamo donato il nostro tempo e la nostra testimonianza resta la gioia di aver comunicato e testimoniato ciò in cui crediamo e che consideriamo un tesoro inestimabile da condividere e diffondere. Vorremmo impegnarci e avere creatività sufficiente perché queste esperienze non ri-
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La creatività è la naturale estensione dell’entusiasmo
di maestra Laura B
Vighizzolo
“L
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a creatività è la naturale estensione dell’entusiasmo.” (Florence Nightin-
gale). Questa frase, che intitola il presepio realizzato dai bambini della scuola primaria dell’Istituto Santa Marta durante il laboratorio “Lunedì insieme”, ne riassume anche il significato e simboleggia il processo che ha portato alla sua stessa realizzazione. Il presepe che quest’anno abbiamo scelto di creare come simbolo più semplice e autentico del Natale che sta per arrivare, è nato attraverso il riciclo di materiali di ogni genere. Ogni bambino della scuola ha creato una statuina usando come struttura la parte interna di un rotolo di carta igienica e il disegno di una faccia di carta colorata. Queste sono state le uniche indicazioni su come lavorare, fornite ai bambini e alle loro famiglie, che affidandosi completamente al potere della fantasia e della creatività, hanno costruito personaggi dalle straordinarie qualità, riciclando ogni tipo di materiale e rendendo il presepe uno scenario di protagonisti straordinari e unici nel loro genere. La costruzione della statuina ha permesso di rendere concreta e tangibile
quella collaborazione tra scuola e famiglia di cui spesso si parla ma che non è sempre facile promuovere. L’idea di realizzare un presepe con i bambini è nata questa estate durante la stesura del progetto annuale “Piantiamo un seme di…”. Ci piaceva che a scuola venisse creato, attraverso l’unione della fantasia di ciascuno, qualcosa che simboleggiasse il Natale nella sua essenza: la nascita di Gesù Bambino. Il laboratorio “Lunedì Insieme”, partito quest’anno a settembre, ci ha dato modo, durante i primi due mesi di scuola, di esperire e toccare con mano quanto sia importante per i bambini avere la possibilità di “sporcarsi le mani”, di “avere le mani in pasta” e mettersi all’opera per realizzare prodotti comuni attraverso la somma del contributo di ciascuno. Così, immediatamente dopo aver creato la Mascotte della scuola, il laboratorio è stato improntato ed interamente dedicato all’ideazione e costruzione del presepio. È molto difficile cercare di riassumere il lavoro che, giorno dopo giorno, ha portato alla nascita di quello che oggi potete osservare in refettorio.
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Non è stato frutto di lunghi tempi di progettazione o di ideazioni a tavolino. Il presepe della scuola è stato, piuttosto, un sogno in divenire. Ci piace definirlo così perché abbiamo cominciato a lavorarci semplicemente procurandoci numerosi fogli di carta da pacco e facendoli spugnare di tempera colorata attraverso attività in piccoli gruppi. Dalla colorazione degli sfondi per le montagne e per il cielo stellato, è nata poi, attraverso una concatenazione e uno scambio continuo ed inarrestabile di idee tra insegnanti e bambini stessi, la realizzazione di tutto il resto: pecorelle create con tappi di sughero e cotone, casette e personaggi con rotoli di carta igienica, palme con cartoncini colorati e sagomati, tenda con vecchi ritagli di stoffa e legnetti recuperati nel bosco, capanna con una radice anch’essa reperita nel bosco. È bastata un po’ di segatura per ricreare il deserto, qualche spruzzo di farina qua e là per rendere l’effetto delle cime innevate, e la capacità di
vedere in semplici scarti di materiali qualcosa che poteva essere trasformato e reso speciale. Ogni fase del presepe è stata “entusiasmo esteso in creatività”. Ogni elemento nato è stato oggetto di emozione e stimolo ad arricchire lo scenario e ad arricchirci. Il presepio della scuola, le sue statuine inanimate che mentre le guardi sembrano prendere vita e ringraziarti di essere lì, le fotografie che lo contornano e ne testimoniano la nascita e la crescita, ma soprattutto gli occhi dei bambini ogni volta che entrano nella stanza dove è situato e si “incantano”, testimoniano la potenza della creatività e la valenza del lavoro insieme. E con questo presepe, risultante della partecipazione di ogni singolo bambino che, offrendo la propria mano, ha permesso di creare e riproporre per chiunque vorrà visitarlo, la magia inesauribile del Natale, auguriamo ad ogni visitatore e lettore un sereno e Santo Natale.
Il presepe della speranza
la Comunità Educante
a Scuola Santa Marta in questo Natale si veste di Fede, Speranza e Attualità! “La cronaca italiana ci ha messo davanti a fatti che non potevano lasciarci indifferenti”, spiega Debora una delle rappresentanti della classe quinta che per tradizione è incaricata di realizzare, durante il periodo di Avvento, il Presepe della Scuola. Nelle menti, ma soprattutto nei cuori, nasce l’idea di voler inscenare un tema attuale: il devastante terremoto! A pensarci bene non si può nemmeno considerare un’idea, quanto una vera e propria ispirazione. Infatti i genitori più che dalla mente si sono lasciati ispirare dai sentimenti e a guidarli è stata una luce: quella della Speranza che esplode da ogni angolo della creazione. I materiali usati sono stati riciclati dai vecchi presepi, ma scelti e posizionati con un disegno
ben preciso. Voluminosi pezzi di polistirolo sono accatastati a rappresentare le rovine, le macerie di case, chiese e palazzi, una pezza di panno marrone bruciato inserito come pavimentazione a rappresentare il terreno frantumato dalla violenza delle scosse. Questo scenario apocalittico è però protetto dalla Sacra Famiglia illuminata da luci colorate e da un cielo blu profondo a ribadire con forza che il mondo va avanti nonostante i tragici avvenimenti per la Speranza alla quale, come un’ancora di salvezza, tutti si possono aggrappare.
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Viareggio
da Roggiano
L’Educandato in festa: valori, premi e solidarietà O
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ltre 350 alunni, insegnanti e suore dell’Educandato Maria SS Bambina si sono ritrovati al Sacro Monte di Varese per celebrare il Giubileo della Misericordia e la Messa di inizio dell’anno scolastico. Prima di varcare la Porta Santa la Preside dell’istituto ai piedi della statua bronzea di papa Montini ha ricordato che fu lui ad affidare la guida dell’Educandato alle Suore di Santa Marta e che rimase sempre legato alla Scuola. Il 22 novembre è una data fondamentale nella vita e nel calendario scolastico dell’Educandato di Roggiano: si celebra, infatti, il Beato Tommaso Reggio, padre fondatore delle Suore di Santa Marta, presenti da quasi 60 anni – manca ormai poco all’anniversario – a Roggiano, con la loro missione educatrice. Insieme alle premiazioni delle prime competizioni sportive dell’anno, la Marcia Longa Competitiva e la Corsa Campestre, dal 2000, in questa occasione, la scuola riconosce una borsa di studio – il “Premio Tommaso Reggio” – ad alunni della 5a classe della Primaria, delle classi 3e della Secondaria di primo grado e della 5a Liceo: si tratta di ragazzi che si sono distinti per generosità, solidarietà, capacità comunicativa e
per aver valorizzato questi talenti dentro e fuori della classe, diventando significativi protagonisti della crescita individuale e sociale che avviene nell’ambiente scolastico. Di fronte alle acclamazioni dei compagni e alla commozione dei genitori, hanno ricevuto il Premio 2016: Patrizio Tavernini e Marco Salvini per il Liceo delle Scienze Umane, Elisa Mattioni e Eleonora Zannoli, rispettivamente di 3A e 3B della scuola media, e Megan Voegtli e Federico Taurisano della Primaria. Sempre in tema di valori e solidarietà, un altro momento di grande importanza è stata la consegna alla scuola di un defibrillatore da parte del Lions Club di Luino, a cui va la nostra grande riconoscenza, rappresentato dalla presidente 2015/2016 Patrizia Ghiringhelli, dal presidente della circoscrizione Alberto Frigerio e dalla segretaria Zoraide Peregalli in occasione del Novantesimo anniversario dell’Educandato. Ricordando poi l’impegno del Beato Tommaso Reggio, allora Vescovo di Ventimiglia, durante il terribile terremoto che ha sconvolto il ponente ligure, la raccolta di fondi realizzata con un pranzo a base di pasta all’Amatriciana, sarà devoluta a favore delle scuole terremotate.
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Va’ e infiamma il mondo...
le Suore della commissione vocazionale
«L
siamo impegnate a pregare le une per le altre, perché ciascuna di noi viva con gioia e pienezza la propria risposta alla chiamata del Signore, curandone la radicalità, la fedeltà, la coerenza e l’autenticità. (Cfr. Lettera della Madre Generale per l’indizione dell’Anno Vocazionale, 5 dicembre 2015). È solo a partire dalla preghiera che il nostro apostolato sarà fecondo; è solo a partire dal servizio che la nostra preghiera diventerà concreta e visibile per quanti attendono “la presenza di Cristo” accanto alla loro sofferenza. La preghiera costruisce la comunione, il servizio è l’espressione della condivisione che favorisce gesti concreti di apertura agli altri per poter sentire con la Chiesa e servire la Chiesa. Siamo grate dell’accoglienza che sia in Italia che all’estero, ogni comunità ha manifestato per i sussidi di preghiera che sono stati inviati. Le diverse comunicazioni pervenute e il poter sentirci unite come sorelle davanti al Signore nella preghiera e nell’offerta sono stati per noi motivo di incoraggiamento e di gioia. Ora siamo invitate a portare nel nostro apostolato e nelle nostre comunità il “fuoco” dell’amore di Cristo. Soltanto irradiando questo amore nel quotidiano, quasi senza accorgerci, diventeremo vere animatrici vocazionali. Saremo “fuoco che infiamma altro fuoco”! Ancora una volta sentiamo nel cuore di essere CHIAMATE, CONQUISTATE, INVIATE.
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a chiamata, partendo dal cuore di Dio, deve sempre trovare la via al cuore dell’uomo. E tuttavia: proprio perché arrivi nei cuori degli uomini è necessaria anche la nostra collaborazione. Chiederlo al padrone della messe significa certamente innanzitutto pregare per questo, scuotere il suo cuore e dire: “Fallo per favore! Risveglia gli uomini! Accendi in loro l’entusiasmo e la gioia per il Vangelo! Fa’ loro capire che questo è il tesoro più prezioso di ogni altro tesoro e che colui che l’ha scoperto deve trasmetterlo!”» (Benedetto XVI, 14 settembre 2006). Le parole di Papa Benedetto XVI racchiudono l’intento di quest’anno vocazionale: chiedere al Signore di donare alla Chiesa e alla nostra famiglia religiosa nuove e sante vocazioni. Ma non solo, quest’anno vocazionale ci ha permesso di crescere come Suore di Santa Marta, infatti, ci
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Un uomo di Dio che è passato fac V
i sono persone che ingigantiscono con il passare del tempo. Vi sono credenti per i quali il passare degli anni evidenzia la vera statura della loro vita, il passare del tempo li evidenzia come miti storici, icona nella vita di un popolo e di una società. Il grande Vescovo di Talca, Mons Manuel Larrain, di cui si ricordano i 50 anni del suo trapasso, è una di queste figure che diventano indimenticabili con il passare degli anni, manifestando la statura
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di un profeta nella storia della Chiesa e del popolo cileno. Era nato a Santiago nel 1900 e dopo gli studi Universitari entrò nel Seminario Maggiore nel 1922 Fu ordinato sacerdote nel 1927 a Roma. Ordinato Vescovo restò alla guida della diocesi di Talca dal 1938 al 1966 anno della sua morte. Durante questi anni promosse la presenza e la partecipazione attiva dei cattolici negli organismi sociali convinto che i cattolici sono chiamati anche a questa missione.. Vescovo “visionario”, testimone di Gesù Cristo, coraggioso evangelizzatore, visse sempre unito alla carità di Gesù Cristo, diceva spesso anche nelle sue omelie “la carità di Cristo ci spinge”. Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-65) come capo dei Vescovi del Sud America e Fondatore e Presidente del CELAM che è tutt’ora l’organismo che coordina la vita della Chiesa in America Latina. Il suo ricordo rimane vivo in ogni angolo della città di Talca e soprattutto nel cuore della Famiglia Religiosa delle Suore di Santa Marta. Infatti il Signore si è servito di Mons Larrain per far si che la nostra Congregazione giungesse in Chile avendo per culla la Diocesi di Talca e per padre e pastore il suo Vescovo .che accolse e guidò le prime Madri e suore che arrivarono nel lontano 1948 e si stabilirono al Barrio Oriente. Era attentissimo a provvedere non solo ai bisogni materiali delle Suore ma soprattutto alle necessità spirituali delle “sue figlie” come lui le chiamava.
le Consorelle dell’America Latina Chile
endo il bene luglio scorso. Nella chiesa gremita di fedeli molti piangevano ricordando “don” Manuel e la sua instancabile opera per stabilire la giustizia per i poveri e soprattutto per i lavoratori della terra. Lui che ha guidato i primi passi della nostra Congregazione in Chile dal cielo gioisce nel vedere la sua espansione in altri Paesi del continente Sudamericano e sicuramente continua a intercedere per noi perché diventiamo come lui è stato, veri testimoni della carità per gli uomini e le donne del nostro tempo.” “La carità di Cristo ci spinge”.
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È bello ascoltare le sorelle “maggiori”, come le chiamiamo noi, che lo sentirono padre premuroso anche nel seguire la costruzione della nuova casa. Il suo sogno era quello di aiutare tante bimbe, ospitate dalle suore nel collegio, a formarsi come donne cristiane, a vincere la povertà, acquisire una professione che permettesse loro di vivere dignitosamente. La Comunità delle Suore di Santa Marta in Chile ha ricevuto la grazia e il privilegio di poter partecipare alla celebrazione in cui è stato ricordato durante la solenne Eucaristia il 22
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“Dono” straordi incontro con l’Am ...È
così trascorso un mese dalla stupenda esperienza in America Latina, il pensiero ritorna spesso a quella terra, ai quei luoghi ma in particolare alle consorelle. È stata grande la nostra sorpresa e la nostra gioia quando la Madre Generale ci ha comunicato che avremmo visitato la missione in America Latina per conoscere le nostre comunità e le realtà delle nostre opere. Un dono grande accolto come la volontà di Dio e con gioia, certe che Egli guida i nostri passi secondo il suo piano per renderci capaci di cogliere tutto il bene che vuole donarci con questa visita.
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Il cuore è ancora colmo di impressioni, suggestioni, emozioni così belle e forti che, dopo aver sperimentato tanta accoglienza, possiamo dire apertamente “ci siamo sentite bene”. Abbiamo vissuto intensamente quel mese, dal 10 di Agosto al 12 Settembre, tempo passato troppo in fretta, con ritmi incalzanti, per avere la possibilità di visitare ogni opera, senza la-
nario: merica latina
di suor Sossy e suor Patrizia
di Delegazione, anche delle giovani ancora in formazione. Il nostro grazie dal profondo del cuore a Madre Carla, a Madre Nazarena e a tutte le consorelle che abbiamo incontrato nelle varie comunità e i cui volti sono ora impressi nel nostro cuore, che ci hanno fatto “dono” di questo tempo offrendoci l’opportunità di fare una straordinaria esperienza e di assaporare la GIOIA della nostra appartenenza a questa Famiglia Religiosa.
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sciare spazio alla stanchezza. L’arrivo in ogni comunità del Cile, Brasile, Argentina e Messico, ci ha regalato l’esperienza dell’accoglienza festosa: il momento di sosta in cappella e la convivialità della relazione sembravano dare vita a un tempo di “dono” reciproco. Tutto il tempo era dedicato a noi. Le consorelle, aiutate dai loro collaboratori, si organizzavano per avere tempi liberi per l’agape fraterna e la visita al paesaggio e poter cogliere le straordinarie bellezze della natura. Una leggenda cilena racconta che quando Dio creò il mondo con l’aiuto degli angeli essi tornarono, dopo aver compiuto la loro missione, presentando tante meraviglie “avanzate” chiesero al Creatore cosa ne dovevano fare ed Egli indicò un luogo e disse: gettate tutto laggiù! Quel luogo era il Chile! L’esplosione poi di canti, di cueca e di balli di ogni tipo eseguiti dai tanti alunni che frequentano i nostri collegi, hanno arricchito quei momenti significativi di incontro… con gli Amici di Betania, con i genitori, tutti caratterizzati da quello stile gioioso tipico del popolo cileno, che apertamente e con grande riconoscenza proclamavano: “il nostro Padre Fondatore, il Beato Tommaso Reggio”! Abbiamo visitato tutte le comunità ma il nostro punto di riferimento è sempre stato Santiago ed era bello ogni volta, al nostro rientro dalle varie comunità, assaporare l’attesa gioiosa di tutte le consorelle della Comunità
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Natale: la parola e diventa vita M
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ercoledì 21 dicembre, come ogni anno si è svolta nella nostra scuola la festa di Natale! Alunni, genitori, nonni, parenti e amici, tutto il personale scolastico si è raccolto per il consueto scambio degli auguri di un Santo Natale in un clima caldo e familiare… Gli alunni hanno dato nuovamente prova delle loro capacità “artistiche” ma soprattutto “umane” intrattenendo i presenti con lo spettacolo “IL CANTO DI NATALE” di C. Dickens ed esibendosi con gioia e vivacità in canti tipici gioiosi, allegri, natalizi. Come ogni anno i ragazzi hanno saputo stupirci e ricordarci come sia fondamentale che la Scuola rappresenti un ambiente caldo, accogliente: una vera famiglia.
Nel momento tanto atteso del Natale è proprio l’idea della famiglia che va rivalutata, valorizzata… la famiglia come punto di incontro, scambio di idee, di comprensione, di dialogo, di emozioni, di aiuto reciproco, e soprattutto di perdono. Un’altra idea preziosa che ci ha fatto molto riflettere e che non dobbiamo mai più dimenticare ce l’ha offerta Suor Valeria: in Maria, ha detto, donna attenta, che ascolta e accetta la Parola con il suo sì, la Parola entra dentro di Lei, fiorisce e diventa vita: Gesù. Come Maria, ha aggiunto, la Parola deve essere accolta, accettata, interiorizzata anche da noi per ottenere la luce, quella vera, che ci illumina, ci guida, ci fa muovere, ci fa camminare, ci fa essere attenti ai bisogni di chi vive
fiorisce di maestra Chiara
Saiano
re sempre nell’intimo, specialmente quando qualche nuvoletta si affaccia all’orizzonte del nostro cielo, quel bellissimo invito: “RALLEGRIAMOCI!” Sì, rallegriamoci davvero e sempre perché il Signore è venuto per stare con noi come uno di noi, per vivere insieme a noi e come noi!
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accanto a noi, di chi vive con noi e quelli del mondo intero. Se noi la interiorizziamo la Parola fiorisce anche dentro di noi e questa fioritura abbellisce le strade del mondo, le strade che noi percorriamo tutti i giorni e l’ambiente in cui viviamo. Tutto il mondo allora apparirà ai nostri occhi un incanto, una bellezza straordinaria che invita ad essere ottimisti, buoni e a guardare tutto e tutti con occhi sempre nuovi. Ringraziamo le Suore, le insegnanti e le famiglie per la collaborazione e il sostegno, ed in primis i nostri alunni per il fantastico lavoro svolto. Ci auguriamo di poter sempre trovare dentro di noi la gioia e l’allegria che ci hanno accompagnato in questi giorni di festa e di senti-
In missione
Natale mette le ali U
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na nuova esperienza ha preso il via dal mese di settembre 2016, una nuova avventura che si è presentata da subito ricca di appuntamenti, novità ed attività didattiche innovative ed esperienziali. La nostra scuola dell’infanzia Santa Marta Casa Betania è attenta e aperta alle problematiche del territorio e alle necessità della comunità di Velletri, soprattutto ai bisogni delle nostre famiglie, e in effetti anche questa prima parte di anno ci ha visto coinvolti in numerosi momenti di aggregazione. Come consuetudine, dopo il periodo iniziale di inserimento dei più piccoli, per il secondo anno consecutivo è partita l’iniziativa che ha visto coinvolte tutte le famiglie. Questa attività ha promosso una sensibilizzazione maggiore per il nostro pianeta per il rispetto dell’ambiente, ed è proprio per questo che il 21 novembre, “Festa mondiale degli alberi”, i nostri bimbi hanno intonato canti, mentre una sfilata di sbandieratori incantava con mille colori gli occhi di grandi e piccini e il suono dei tamburi che a ritmo inneggiava la piantumazione di un alberello che simbolicamente rappresenta la vita che si alimenta, che non perde mai la speranza. Una speranza che non deve mai perdersi anche quando nel tran tran di ogni giorno, in quello scorrere così veloce di eventi, la terra trema così forte da causare danni irreversibili a persone e cose. Tutto assume un’aria diversa, persino i bimbi assorbono questa tristezza ma noi ne facciamo un’arma e pensiamo a come concretizzare il nostro comune desiderio di portare un po’ di gioia in un luogo dove tutto sembra perso. Intanto
gli Amici di Betania Velletri
avvicinandoci al S. Natale decidiamo di organizzare una raccolta fondi per la città più colpita di Italia, Amatrice, ed è così che in un mese o poco più i bambini di Santa Marta, le famiglie, le insegnanti e tutta la comunità religiosa diventano una grande catena di montaggio, all’opera nella realizzazione di piccoli manufatti con materiali di riciclo, biglietti di auguri creati dai bimbi di cinque anni, libri e tanto altro con un unico scopo: realizzare uno stand impegnando tutti nella vendita. Abbiamo “messo il cuore” in un’iniziativa che si è dimostrata vincente. Per concludere questo mese intenso i nostri bambini hanno portato in scena uno spettacolo di recitazione e canto, carico di emozioni e gioia. I piccoli protagonisti hanno dimostrato l’impegno e la volontà di esprimersi, in una storia d’amore, di generosità e di amicizia, che illuminata dalla Natività, ha allietato gli occhi di tutti. La scuola ha avuto l’onore di avere la signora Marina, una superstite di Amatrice che ha raccontato la sua esperienza esortandoci con queste parole: “godetevi la gioia di vivere poiché in sette minuti ho vissuto l’inferno”. L’inferno, proprio così, poiché in quel tragico evento ha perso il marito che tanto amava. Ecco dunque che a pochi giorni dal Natale l’unica cosa che dovremmo prefiggerci, in un clima di paura, è di accogliere in noi la Speranza e la Fede, affinché così “illuminati” possiamo anche noi, come le luci degli alberi e dei presepi, “abbracciare” senza distinzione coloro che ci avvicinano, in particolare i nostri bimbi e le loro famiglie perché solo se lo vogliamo noi, il Natale “ti mette le ali”.
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In missione
Momenti di festa Q
uest’anno per la prima volta, ho partecipato alla festa dei nonni che si è svolta nella Scuola dell’Infanzia Santa Marta di Chiavari. Ho un nipotino di tre anni e sono venuta incuriosita dai suoi inviti fatti con insistenza: “Nonna devi venire perché è la tua festa e noi preghiamo e cantiamo”. Non immaginavo certo di assistere ad uno spettacolo così ben preparato e suggestivo. Vedere tanti bimbi che cantavano con tutto il cuore e suscitavano in noi tante emozioni con parole molto belle e profonde: “I nonni insegnano senza
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parlare che senza amore il mondo muore”. È stata un’esperienza meravigliosa e mi sono resa conto che quel bimbo piccolo, che curo con amore e dedizione, era già capace di capire il valore della mia presenza. Un grazie alla Scuola che dedica tante cure ai bimbi con intelligenza e passione e una preghiera fervida al Signore affinchè renda capaci noi anziani di insegnare ai bambini che la vita è un dono che va riempito di bontà e generosità. una nonna
...testimonianze
da Chiavari
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ono la mamma di una ragazza di terza media che il 22 novembre scorso ha ricevuto la borsa di studio “Tommaso Reggio” e che frequenta questa scuola ormai da otto anni. Sono sempre stata molto soddisfatta dei risultati scolastici di mia figlia ma quello che mi ha sempre colpito di più è stata la cura della formazione della persona che lei riceveva nella scuola, oltre a vivere in un ambiente religioso, sereno e aperto, ricco di stimoli positivi, di iniziative culturali e ludiche. Purtroppo questi anni sono volati e mia figlia farà il passaggio alla scuola superiore ma sono certa che continuerà sicura nel suo percorso perché ha avuto una formazione di base ampia e ottima. Sono molto riconoscente a questa scuola, alle suore e alle insegnanti perché si riconosce e si vive in mezzo a loro il calore del carisma del Beato Tommaso Reggio. una mamma bbiamo partecipato con gioia ed emozione alle feste di Natale dei nostri due bimbi che rispettivamente frequentano la Scuola Primaria e dell’Infanzia. Sono stati due momenti molto belli e pieni di emozioni per i temi sviluppati, per la coreografia ma soprattutto per la preparazione con cui i bambini hanno interpretato il significato del Natale. Quelli della Scuola Primaria, attraverso la leggenda della capanna venduta, hanno messo a fuoco il problema dei terremotati e con parole significative ci hanno fatto riflettere sul dovere della condivisione: “Natale è ricordare chi soffre, chi ha perso tutto e ha bisogno di sentire il calore della solidarietà.” La presenza sul palco di tre volontari della Protezione Civile (uno era il nostro bambino), ha sollecitato il nostro cuore e… la nostra borsa per un gesto significativo di solidarietà.
Belli ed eseguiti perfettamente i canti e i balletti della festa dei più piccoli. Siamo rimasti ammirati e commossi per i messaggi profondi che i bambini hanno saputo trasmetterci e anche per la dedizione dimostrata da insegnanti e suore che nella gioia della festa ci hanno ricordato i valori più alti della vita. due genitori
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Carissimi
di suor Anita Bernasconi
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i penso tutti impegnati nell’organizzare la 25a Strasantamarta, sabato 12 novembre 2016. Io c’ero quando è nata questa bellissima inziativa. Ho collaborato con un gruppo favoloso, simpatico, creativo. Ogni tipo di scuola: elementare, media, psicopedagogico, economico aziendale era rappresentato dai genitori, tutti desiderosi di collaborare. Sembrava un evento difficile da concretizzare, ma non ci siamo mai scoraggiati, per il mal tempo o per l’inizio della stagione della caccia, così l’entusiasmo per questa realizzazione dura ancora dopo 25 anni. Nulla veniva trascurato durante gli incontri per i preparativi, intercalati da momenti di relax, con una fetta di torta, un buon caffè o un bicchierino e tante battute… Prima di tutto bisognava decidere il luogo della Maratona, il percorso, la lunghezza che fosse praticabile da tutti: bambini, adulti, anziani, pensare al budget, ai gadgets che potessero far piacere a tutti, al pettorale, al ristoro nel bosco, alla preparazione dei panini col salame e la nutella per momento dell’arrivo, alla punzonatura, ai premi per il primo arrivato dei bambini, dei papà, delle mamme, dei nonni, il nonno ottantenne di Cabiate, sempre presente, delle suore, di cui l’ultima arrivata era sempre suor Agnese che entrava nel cortile, col suo mazzo di fiori di campo e col sorriso capace di coinvolgere tutti con simpatia. C’era anche la premiazione riservata alla classe con il maggior numero di iscritti, ed era sempre una classe delle elementari, e a favorire il numero era il Signor Milani che incitava
insistentemente alla partecipazione e alla collaborazione. Ma non è finito l’elenco degli impegni: bisognava guardare alla sicurezza del percorso, chiamare la Croce rossa, con il nostro carissimo Mauro che garantiva sempre il servizio con la presenza di un medico; invitare sponsor, collaboratori, volontari, fornitori per il cibo: l’acqua, il pane, il latte, i salumi; contattare l’Ufficio tecnico per l’autorizzazione a svolgere la maratona, chiedere la presenza dei vigili urbani. Importante anche la fase per pubblicizzare l’evento, la preparazione dei maxi striscioni e pensare anche a chi reclutare per lasciare tutto in ordine dopo la maratona. E poi… tutti pronti per la partenza! Il Signor Milani col megafono dava il via con tono solenne e alto. Ma non è finita, per gli organizzatori c’era poi la famosa cena con la “casoela” preparata nella nostra cucina dalle mamme e dai papà, cena con lotteria… perchè si doveva pensare a un fondo cassa per altre iniziative. Il clima in cui si svolgeva la maratona lo lascio pensare a voi, tutti vivevano la gioia dello stare insieme, e tutti erano felici di avere preso parte ad una esperienza così intensa. Tanti hanno potuto collezionare parecchie medaglie per la partecipazione e mostrarle orgogliosi agli amici. Questi sono i miei ricordi… Io 12 novembre non ci sarò personalmente, ma col cuore, col ricordo, con l’affetto sì, voi sapete che cosa ha voluto significare per me il Santa Marta di Vighizzolo. Vi saluto con tanto affetto e vi abbraccio Suor Anita.
100 anni...
di Liliana Cervetto
un ambito traguardo lcuni mesi fa sono andata a trovare la zia Maria a Chiavari e, mentre gioivo della sua lucidità e memoria, le ho raccomandato di impegnarsi ad arrivare a compiere 100 anni, perché non avevo mai avuto un famigliare tanto longevo e non intendevo certo perdere l’occasione. Lei mi ha risposto con un sorriso un po’ birichino, dandomi da intendere che tanto chi decide tutto è “Quello Lassù”! Per quasi sessant’anni Maria, zia Maria per alcuni di noi, Maria de Muneghe per il resto del paese, è stata un’istituzione inossidabile per il Collegio di Campora, una presenza umile e discreta… Quanto lavoro svolto in lavanderia, stireria, e ovunque ci fosse bisogno, anche in parrocchia! Servizio e dedizione alle suore di S. Marta culminato con la scelta di autorizzare l’unica figlia, Giacomina, ad entrare in convento per seguire la sua vocazione e diventare Suor Laura.
1916-2016 ora i 100 anni li ha raggiunti, i suoi primi cento anni, come ha commentato il sacerdote celebrando la S.Messa, il giorno del suo compleanno! Con gioia ha partecipato ai festeggiamenti in suo onore, circondata da nipoti, pronipoti, amici, vicini di casa e naturalmente dalle suore dell’Istituto di S. Marta di Chiavari, dove attualmente risiede insieme a sua figlia. Un bel traguardo che affronta col sorriso nonostante gli acciacchi dell’età e i ricordi dolorosi delle persone care scese dal treno della vita prima di lei. È il prezzo che si paga se si vive così tanto… però è grande l’affetto di chi le sta accanto, ripagato dalle sue costanti e quotidiane preghiere! Le ho detto: “Zia, non pensare mai di essere inutile o di peso… sei quella che fa di più, perché con le tue preghiere ci tieni tutti in piedi!”
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Un nuovo inizio... insieme di Madre Rossella Chiara e sorelle tutte
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arissimi fratelli e sorelle, pace a voi! Nei primi giorni dell’anno liturgico e del tempo di avvento, vi aggiorniamo sulla nostra situazione, come tanti di voi ci stanno chiedendo. Grazie di cuore per il sostegno che, da più parti e nella fantasia dello Spirito, ci offrite: il vostro aiuto è un dono della Provvidenza e un prezioso segno di comunione fraterna ed ecclesiale. Come sapete, la terra marchigiana è molto provata; la nostra comunità, insieme alla città di San Severino, non fa eccezione e sta vivendo nella precarietà e con tante difficoltà. La diminuzione dell’intensità e della frequenza delle scosse sta aiutando tutti a recuperare un po’ di serenità, anche se non mancano momenti di paura e di sconforto. Per questo, avvertiamo le parole del profeta Isaia come una chiamata del Signore per noi: “Consolate, consolate il mio popolo”. Il tempo di Avvento con il suo invito alla speranza e alla fiducia, con la sua attesa del Diocon-noi, giunge come balsamo per le nostre ferite. L’invocazione Vieni Signore Gesù sorge dal profondo del nostro cuore e ci promette un nuovo inizio in Colui che apre una strada nel deserto e fa germogliare cose nuove. La nostra gente sta cercando un nuovo inizio: un ritorno alla normalità, una nuova stabilità, nuovi alloggi, nuove sistemazioni per incontrarsi e per pregare.
Così la nostra comunità sta ricostruendo la sua quotidianità e, pur in mezzo a tante fatiche, sta desiderando e accogliendo il suo nuovo inizio, che affidiamo alla vostra preghiera e alla vostra carità. Tanti di voi ci stanno sostenendo con aiuti ed offerte che ci danno respiro e sollievo; tanti tra voi ci hanno chiesto di proporre progetti concreti da appoggiare e sostenere. Nella libertà della nostra amicizia, possiamo dirvi che il progetto che più ci sta a cuore in questo momento è la ricostruzione e la messa in sicurezza del noviziato: è da qui che vuole partire il nostro nuovo inizio. Il noviziato è la parte della comunità che ospita le giovani in formazione, insieme alla formatrice. Si tratta di una piccola struttura di due piani: il piano terra, dove ci sono le stanze per gli incontri e una cappellina, non ha subito gravi danni; mentre il primo piano, dove
lavori per sistemare il noviziato e dare a queste ragazze l’ambiente vitale necessario, insieme a una sicurezza e serenità di fondo, che sono condizioni fondamentali per il cammino di discernimento che stanno compiendo. Gli aiuti che ci sono arrivati, come quelli che, grazie al vostro affetto, al vostro ricordo, alla vostra vicinanza, ci arriveranno li destineremo tutti a questo progetto: ogni offerta, ogni gesto, ogni pensiero, è e sarà per noi un dono prezioso. Ricordandovi nella nostra riconoscente preghiera, vi ringraziamo per la presenza costante, anche se lontana, e invochiamo per voi, per le vostre famiglie e comunità l’intercessione di Maria Immacolata. Con affetto fraterno e con profonda gratitudine.
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si trovano le camere, è gravemente lesionato perché la facciata rischia di crollare e ci sono brutte crepe. Dal terremoto del 26 Ottobre, le sorelle del noviziato stanno dormendo in tre in una piccola stanza della foresteria. Attualmente, infatti, dopo 12 anni in cui non abbiamo più avuto nuove entrate, sono con noi due giovani che stanno vivendo il tempo del postulato. Sono un segno di speranza e di futuro che la bontà del Signore dona alla nostra fraternità. All’orizzonte, c’è anche un’altra ragazza che vorrebbe sperimentare la nostra vita, ma non possiamo accoglierla perché non c’è spazio sufficiente per tutte. Siamo in attesa della autorizzazione degli organi competenti… non appena ci verrà concessa, è quindi per noi prioritario eseguire dei
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Una Domenica D
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omenica 7 agosto: una giornata particolare davvero! Lo sapete chi è tornata per un giorno, dopo 12 anni, nella sua Chiesa, tra la comunità di S. Stefano tanto amata? SUOR FILIPPINA! E quasi non ci pareva vero che regole tanto severe, per una volta, le avessero – ci avessero – fatto un dono cosi generoso… Tino e Nadia sono andati a prenderla a Chiavari, dove, ogni anno, trascorre un breve periodo di riposo nell’Istituto delle suore di S. Marta e noi l’abbiamo ritrovata nella piccola chiesa che ti accoglie, appena arrivi a S. Stefano, raccolta eppur gioiosa nel fresco del verde che la circonda, ancor piu linda nella giornata azzurra e serena di piena estate. La ritrovi così, nel suo abito nero, raccolta nella preghiera e, guardandola, hai conferma che la preghiera è l’orologio della sua vita e questo ti conforta, perché sai che, anche tu, anche ciascuno di noi è presente ogni giorno al suo dialogo con Dio.
E poi le foto con tutti, con bambini diventati uomini e giovani donne diventate nonne e l’infinita processione di chi arriva da vicino e da lontano per salutarla, per abbracciarla… tanto tempo è passato ma lei è sempre la stessa, con quel suo modo silenzioso, composto, quasi regale, di gestire le proprie emozioni, ma le brilla il viso quando in uomini fatti, riconosce e chiama per nome quei bambini che, proprio ieri, metteva in fila e sistemava nei banchi. Dopo la Messa ha voluto recarsi al cimitero per far visita a don Carlo, l’indimenticato don Carlo per cui lei aveva una venerazione. II pranzo in canonica è stato buono e abbondante, le giovani cuoche, soprattutto, hanno dato prova di ability nelle torte dolci e salate. Per loro una nota di merito e di ringraziamento. Ma la cosa più emozionante per tutti, è stata la colonna sonora: Ugo ed Eralda hanno fatto scorrere su un grande televisore un po’ “vintage”, le immagini delle feste di Carneva-
Speciale una mamma
Campora
Il viaggio di ritorno verso Chiavari è stato silenzioso, forse perchè l’emozione, quando è così forte, toglie la parola. Quello che ora possiamo fare per lei, quello solo che lei ci chiede, è di farle una telefonata, ogni tanto, sappiamo quanto questo sia importante, sappiamo quanto l’abbiamo sentita contenta di ascoltare la nostra voce, di tanto in tanto… e anche oggi mi sento di ripetere quanto le scrissi nel lontano 2004, nel salutarla definitivamente: “oggi non deve essere triste, perché i fiori che ha seminato sono tutti sbocciati e, intorno a lei, è fiorito un grande, variopinto giardino e, se lei guarda, passando, le nostre finestre, vedrà colorati di identici fiori, anche tutti i nostri davanzali…” Arrivederci, cara Suor Filippina!
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le, delle feste della Mamma, delle recite indimenticabili in cui noi, allora giovani genitori, dimenticavamo di essere adulti per divertire i nostri bambini e ci divertivamo come pazzi, bambini anche noi, bambini più di loro. E straordinario è stato l’omaggio a Suor Filippina da parte dei bambini di allora: donne fra poco madri e uomini presto padri anche loro, che sfilano davanti a lei battendo i cucchiai come strumenti della stessa musica, cantando la stessa filastrocca, chissà quante volte provata e ripetuta, perché Suor Filippina era esigente e non si accontentava mai! La commozione è stata forte, perché abbiamo visto passare davanti ai nostri occhi tutta la nostra vita, con le sue gioie, le sue preoccupazioni, i suoi problemi, i suoi dolori, anche. Ma non è forse grazie a lei che abbiamo vissuto momenti indimenticabili di autentica gioia, di vera condivisione? Dobbiamo esserle grati, perchè pur nel suo austero sorriso, questi momenti erano doni che lei voleva farci, un’espressione di grande amore per tutti noi. Nel pomeriggio, Ivana e Annattilia l’hanno accompagnata al Santuario della Madonna della Guardia e, per lei, e stato un enorme regalo, trovarsi a tu per tu con Maria, in un colloquio senza intermediari.
Con l’affetto della memoria Roma, 31 agosto 2016 Carissime, nel primo pomeriggio di oggi, dal Pronto Soccorso dell’Ospedale di Arezzo, dove era stata ricoverata in mattinata per un improvviso malore, è partita per il Cielo Suor GIOVANNA RIZZI
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nata a Cirimido (Como) il 9 gennaio 1932, entrata in Comunità il 22 maggio 1954, professa dall’8 dicembre 1956. Sembrava soltanto un “malore” invece era giunto il “momento” del suo passaggio alla vita vera, all’incontro con lo Sposo divino da lei amato e servito con gioia e fedeltà nella sua vita di Suora di santa Marta. L’hanno sicuramente accolta in festa tutte le Consorelle che ha amorosamente curato e circondato di attenzione nel suo servizio infermieristico che ha svolto con professionalità e dedizione. Si è chinata sui malati e sulle persone bisognose non solo per curare le ferite del corpo ma soprattutto per lenirle con l’olio della tenerezza e della parola buona che dona conforto e speranza. Ha svolto con responsabilità e dedizione il suo servizio di Superiora, infermiera e caposala in diversi ospedali e Case di Riposo (Poggibonsi, San Gimignano, Reggio Calabria, Roma, Borgo San Lorenzo, Luco, Latte, Vicchio…) dove l’obbedienza l’ha chiamata e dove tante persone la ricordano per il bene ricevuto. Ha lasciato nel dolore e nello sconcerto per l’improvvisa scomparsa la sua comunità di Viciomaggio dove è stata una presenza serena e premurosa, sempre molto attenta ai bisogni di tutti. Pensiamola a godere della beatitudine eterna dopo aver lavorato fino all’ultima
ora da vera Suora di santa Marta, “finché le sono bastate le forze”. Dal cielo continuerà a ricordarsi dei suoi cari, delle consorelle della sua comunità e di tutta la sua Famiglia Religiosa che ha amato e servito sempre con fedeltà e generosità. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Cara zia, sarebbe facile, o meglio, sarebbe scontato, scrivere pensieri gonfi di dolore, in un giorno come questo, da parte nostra: noi che siamo tuoi parenti, noi che aspettavamo quei 10 giorni in cui lasciavi la tua amatissima Toscana per venirci a trovare, noi che, come direbbero i toscani, “ci si telefonava in tanti piccoli momenti di vita”. Ma chi ha avuto la possibilità, chiamiamola pure fortuna, di venirti a dare l’ultimo saluto a casa tua, in Toscana, è tornato pieno di orgoglio, perché è lì che abbiamo veramente conosciuto i tuoi 60 anni di matrimonio con Cristo, che anche oggi continuiamo a celebrare. La conferma più bella della donna che hai saputo essere l’abbiamo avuta negli occhi di chi ti ha conosciuta a casa tua: le tue consorelle, le maestre, le fisioterapiste, i dottori, le donne delle pulizie, le cuoche, tutti a dire la stessa cosa: “Suor Giovanna è stata una donna vera, una donna di fede e una donna di preghiera”. Una donna instancabile, capace di
mettersi sempre al servizio degli altri, soprattutto idei più deboli; una donna che ha saputo vivere la preghiera con piccoli e grandi gesti quotidiani, pur espressamente consapevole che anche chi vive la preghiera cristiana è un peccatore. Ti salutiamo con le parole usate ieri dalla tua Madre Superiora, che rivolgendosi alla tua comunità, ha detto “Ciascuno di noi guardi nel proprio cuore e si chieda cosa può imparare da Suor Giovanna”. Un nipote
Ciao. Voglio dire a nome di tutti i tuoi fratelli quello che non abbiamo potuto dirti nel momento del trapasso. Grazie per tutto quello che hai rappresentato per noi: il faro sempre acceso della nostra vita, il tuo sorriso, la tua serenità e la fermezza con la quale hai svolto il tuo apostolato in mezzo ai sofferenti, saranno sempre nel ricordo di chi ti ha conosciuto e ti ha voluto bene. O Maria, che intravedi e comprendi la sofferenza umana e sei Madre di Misericordia e Madre Amabile accogli e offri a Gesù quest’anima che ti ha invocato fino all’ultimo respiro: dona conforto, coraggio e protezione a tutti noi familiari che ci sentiamo orfani e alla sua comunità che tanto ha amato. Dall’alto dei cieli risuoni ancora l’inno di gioia poiché ogni persona che muore unita a Gesù, rinasce a risurrezione ed è festa in cielo. Un fratello Amen
Le nozze di suor Giovanna Il 1° settembre 2016, nella Parrocchia di S. Martino in Viciomaggio, il parroco ha celebrato la Santa messa per le “nozze” di Suor Giovanna, deceduta il 31 agosto 2016. Le campane hanno suonato a festa, il
Viciomaggio 1 settembre 2016
Roma, 4 novembre 2016 Carissime, nella serata di oggi, dall’Ospedale di Careggi a Firenze, dove era stata ricoverata il giorno precedente, è salita al cielo per incontrare il suo Signore Suor CLEMENTE GASPARIN nata a Trevignano (Treviso) il 6 dicembre 1929. Entrata in Comunità il 25 febbraio 1950, ha emesso la Professione religiosa il 28 agosto 1952. Ha terminato il suo cammino di consacrazione religiosa con serenità, purificata dalla lunga malattia che l’ha resa inferma e bisognosa di tutto. Chi l’ha conosciuta mentre era in attività la ricorda pronta, generosa, ordinata, fedele ai suoi impegni. È stata in numerose case della Congregazione dove ha svolto dapprima la mansione di guardarobiera a
Castellina Scalo, Pisa, Viareggio De Sortis, Castelletto di Cuggiono, Saiano, San Piero a Grado (Pisa), in seguito le è stato affidato il servizio di cuoca nelle case di Chiavari, Querceto, Roma Casa Generalizia, servizio che ha svolto con passione e sacrificio da vera Suora di Santa Marta. Negli ultimi anni è stata nella Casa di Viciomaggio. La sua è stata una presenza semplice, delicata, ha donato a piene mani preghiera, accoglienza sacrificio. In comunità era semplice e molto riconoscente per ogni delicatezza che riceveva. Era tra le prime a scendere in cappella a pregare: la corona del Rosario l’accompagnava sempre. Durante la permanenza nella casa di infermeria a Querceto mentre la malattia si aggravava è sempre stata molto riconoscente per le cure e le delicatezze che riceveva. A lei, che ora riposa nella pace del Signore con i suoi cari e le tante consorelle che già hanno raggiunto il traguardo della vita, chiediamo di pregare perché tutte possiamo vivere con fedeltà e gioia la nostra consacrazione al Signore. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Carissima suor Clemente Suor Clemente ha trascorso nella nostra comunità di Viciomaggio 13 anni, una comunità dove la disabilità regna sovrana. La sua è stata una presenza semplice, delicata, ha donato a piene mani preghiera, accoglienza, sacrificio. I contatti umani che ha intessuto con i ragazzi sono stati caldi, sereni e silenziosi; con queste persone non servono molte parole, sono i gesti che contano. Faceva trovare loro la biancheria da tavolo sempre
pulita. Si occupava del guardaroba, tutto doveva essere pulito, stirato e in ordine. Andava personalmente a consegnare l’occorrente perché poteva vedere i ragazzi ad uno ad uno ed intessere con lo sguardo un dialogo che solo con il cuore si capisce. In comunità era semplice e molto riconoscente per ogni delicatezza che riceveva. Cercava la compagnia perché le piaceva condividere i suoi stati d’animo e le sue riflessioni. Ha trascorso la malattia con la speranza nel cuore, pensava sempre di vincerla, anche se in fondo aveva coscienza della sua gravità. Non si sentiva sola, perché le consorelle l’attorniavano di molte delicatezze e le regalavano il loro tempo. Suor Clemente era consapevole di ciò che riceveva e quando si trovava con le suore le ringraziava con un grande sorriso. Per noi è stato un distacco vederla partire per la nostra comunità di Querceto, tuttavia eravamo certe che quella casa avrebbe soddisfatto ogni sua necessità. Fu così, dopo il primo 51 distacco e la nostalgia della comunità di Viciomaggio, ci ha ringraziato, perché aveva trovato, nell’infermeria di Querceto tanta competenza, comprensione, sacrificio, amore. Un giorno mi disse: “Dovunque andiamo troviamo il sigillo della Suora di Santa Marta, qui ho trovato degli angeli che si prendono cura di me.” Ieri l’abbiamo salutata tutte, eravamo presenti come qui, a Viciomaggio. Il Signore ha permesso che la sua comunità si ricomponesse attorno alla sua bara per darle l’ultimo saluto. Ora riposa nel suo cimitero di Trevignano dove l’aspettavano i suoi genitori e la sorellina che ha tanto amato. Camminando con fede 3/2016
parroco ha indossato i paramenti dorati delle grandi feste, è stato cantato il Gloria, i testi della S.Messa sono stati quelli della Consacrazione Perpetua. Perché? Suor Giovanna, tanti anni fa, ha fatto la sua professione perpetua, con i sacri Voti si è legata a Cristo suo Sposo promettendo a Lui fedeltà per sempre. Ora Suor Giovanna ha incontrato Cristo suo Sposo e si è per sempre realizzato questo sposalizio. Suor Giovanna ha bussato alla Porta e Cristo le ha aperto la Porta del Paradiso dicendole: “Vieni mia sposa, ricevi la corona che io ti ho preparato fin dall’eternità!” Ora pensiamo Suor Giovanna felice per sempre, con la certezza che continua ad accompagnarci con il suo affetto, le sue premure, i suoi preziosi consigli.
La Comunità di Viciomaggio
Anche se l’orizzone di una mèta ci appare lontano, anche se a volte è naturale sentirsi scoraggiati, non dobbiamo fermarci. La storia ha bisogno di noi. Nella storia c’è una pagina bianca che siamo chiamati a scrivere. È nostra, ci è affidata. È Dio che ci dice: “Scrivila tu”. Luigi Ciotti
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