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Camminando con fede 2_2018

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notiziario delle suore di santa marta


Editoriale 3 Editoriale

la Redazione

In missione 21 3000 Bresciani dal Papa Piccolo diario di bordo

Parola di Dio

Mirella Damiani

24 A Castelgandolfo... la casa di Marta

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Marta e Maria

don Marcello Brunini

26 A lezione di cittadinanza e Costituzione

Attualità 8

Giovani non lasciatevi rubare i vostri sogni

suor Damiana

da Roggiano

27 Centro estivo 2018

Sara Sormani

28 Centro estivo: grande successo al Santa Marta di Genova

Ricordare e... vivere

da Castelgandolfo

suor Stefania

30 Il circo in fattoria

10 8 maggio 1943

31 I passi della gioia... una comunità che marcia!

Mons. G.B. Montini

Spiritualità e carisma 13 Il mio bene è stare vicino a Dio

suor Lissy e suor Vineetha

da Novate Milanese

la Comunità di Ventimiglia

32 Dammi una fede forte

Anna Maria

34 Gratitudine e affetto di un’intera comunità

14 “È troppo felice chi ti serve e ti dà gloria”

36 Oltre lo spazio infinito... fai fiorire il bene

le Suore del 50°

La parola a... Madre Carla 16 Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi?

da Puria

la Comunità di Velletri

38 Per una volta... tutti insieme!!!

suor Cornelia Macina

40 Saluto alle Suore di Santa Marta

Percorsi di formazione 18 Crescere insieme

Giuseppe e Lucia Todaro

Frammenti di santità

Notiziario delle suore di santa marta

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da Fabbrica

42 Storia di una presenza

suor Maria Rossini

44 Tutti... all’opera. Un’estate al Santa Gemma

la Comunità di Bovisa

Pagine aperte

suor Cecilia Cagnoni

46 Tempo di ricominciare

Charles Singer

47 Un debito di riconoscenza

Via V. Orsini, 15 00192 Roma

Quadrimestrale Anno LXXXVI

Margherita Bernoni

48 Testimonianza

Redazione suor Alessandra F., suor Damiana, suor Maria Pia, suor Mariana, suor Stefania Suore di Santa Marta Via Montenero, 4 - 22063 Vighizzolo di Cantù (CO) Tel. 031.730159 camfede@istitutosantamarta.org Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio www.studioinpagina.it

suor Shali

49 Lettera di una “dirimpettaia”

una vicina “dirimpettaia”

Con l’affetto della memoria 50 Suor Lucia Monsalve Leyton; suor Antonietta Banfi; suor Ernestina Bianchi; suor Pia Lobos Nunez; suor Anna Bertoli, suor Mercede Castellazzi; suor Giuliana Bergantino; suor Giacinta Bruno; suor Marta Bonetti; suor Irene Cavati

55 Ciao Suor Irene


Editoriale

La Redazione

Alziamo lo sguardo la Madonna sotto la croce del Figlio, sono l’immagine e il segno più evidenti che il Signore non ci abbandona, ma ci precede. È l’ora della grande vicinanza. Siamo certi che nel cuore di ognuno stia crescendo per Genova un amore ancora più grande, convinto che essa lo merita, che non può essere dimenticata da nessuno, e che la sua vocazione è scritta nella sua storia di laboriosità e di tenacia. Alziamo lo sguardo: la Madonna Assunta al cielo ci invita anche in questo momento a guardare in alto, verso Dio, fonte della speranza e della fiducia. Guardando a Lui eviteremo la disperazione e potremo tornare a guardare con coraggio il mondo, la vita, la nostra amata Città. Potremo guardarci gli uni gli altri e riconoscerci fratelli, perché figli dello stesso Padre ben oltre ogni differenza. Potremo rinnovare la fiducia reciproca e consolidare la vicinanza di queste ore. Potremo costruire ponti nuovi e camminare insieme.

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Il crollo del ponte Morandi sul torrente Polcevera ha coinvolto il mondo intero e non si esaurisce nelle commemorazioni e nelle critiche. Riportiamo le parole che il card. Bagnasco ha pronunciato nell’omelia della celebrazione dei funerali di Stato per le vittime della tragedia di Genova. «Siamo qui per affidarci alla misericordia e alla consolazione che solo Dio può dare. Sappiamo che qualunque parola umana, seppure sincera, è poca cosa di fronte alla tragedia, così come ogni doverosa giustizia nulla può cancellare e restituire. L’iniziale incredulità e poi la dimensione crescente della catastrofe, lo smarrimento generale, il tumulto dei sentimenti, i “perché” incalzanti, ci hanno fatto toccare ancora una volta e in maniera brutale l’inesorabile fragilità della condizione umana. Ma proprio dentro a questa esperienza, che tutti in qualche modo ha toccato, si intravvede un filo di luce. Quanto più ci scopriamo deboli ed esposti, tanto più sentiamo che i legami umani ci sono necessari: sono il tessuto non solo della famiglia e dell’amicizia, ma anche di una società che si dichiara civile. Gesù mostra che di Dio ci possiamo fidare anche se non sempre ci sono chiare le vicende umane. La fede, infatti, non dissipa tutte le nostre tenebre, ma illumina il cammino passo dopo passo, giorno dopo giorno. La sua risposta ai nostri tormenti è innanzitutto una presenza che ci accompagna: Gesù crocifisso, e


Parola di Dio

Marta e Maria M

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(Lc 10,38-42)

entre essi erano in cammino, egli entrò Gesù entra nel villaggio e viene accolto da una in un villaggio e una donna, di nome donna. Si fa fatica a vedere nel giudaismo una Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nodonna amministrare i propri beni, dirigere la me Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, sua casa e, soprattutto, accogliervi un uomo. ascoltava la sua parola. Marta invece era diEssere accolti in casa da una donna è un gesto stolta per i molti servizi. Allora si fece avanti nuovo, inconsueto e inatteso. Normalmente è e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia il capo famiglia che accoglie gli ospiti. sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille Gesù, da parte sua, accoglie l’ospitalità che una dunque che mi aiuti». donna gli offre. Questo evento è una novità in Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti relazione al tempo di Gesù. Un rabbino non affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa avrebbe mai accettato una tale ospitalità. Gesù sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte mimostra una grande libertà. Instaura un tipo gliore, che non le sarà tolta». di rapporto con le famiglie, con le Gesù è in cammino in compagnia persone, con le situazioni che esu«Maria ha la dalla tradizione rabbinica. dei suoi discepoli. scelto la parte A ospitare Gesù è una certa MarSembra tutto ovvio, ma non lo è. ta. Un tale nome ha diversi signiI rabbini per lo più stavano fermi migliore, che ficati: «colei che domina», «signoin un luogo, era la gente ad andare non le sarà ra», «padrona», ma anche «colei da loro. Gesù fa il contrario: è in tolta” che ospita». cammino, va verso la gente; è “in Il suo gesto è molto significativo uscita” direbbe papa Francesco. non solo per lei, ma anche per Gesù: riconoGesù affronta la fatica fisica del camminare e, sce a Gesù un ruolo prioritario e si dispone a insieme, la curiosità di attraversare luoghi nuovi e ancora la gioia di stabilire relazioni plurali, servirlo con tutte le attenzioni del caso; lui accolto viene trasformato da viandante in ospite. in situazioni che mettono sempre alla prova L’ospitalità data a Gesù è sempre particolare, per la loro immediata imperscrutabilità. perché lui porta nella casa una “parola” che Gesù ha una meta prestabilita al suo camminare: Gerusalemme. coinvolge le abitudini e lo stesso stile di vita Appena compiuta la decisione di dirigersi verordinario. so Gerusalemme e iniziato il cammino, Gesù Marta ha una sorella – forse più piccola – di non viene accolto nella città dei samaritani, nome Maria. Tale nome ha diversi significati: che erano contrari al tempio di Gerusalemme, «colei che illumina il mare – da qui il titolo ma anche perché non intendono seguirlo nella mariano “Stella maris” – «mare amaro», «signora», «alta, somma». sua scelta radicale: andare a Gerusalemme significa andare verso la morte. Questo rifiuto Sarebbe del tutto logico che nella circostanza contiene un insegnamento particolare: appena particolare della visita di Gesù, anche Maria si Gesù decide di offrire un amore più grande e rimbocchi le maniche e collabori perché l’accoglienza riesca alla perfezione. impegnativo, viene rifiutato.


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di don Marcello Brunini

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Parola di Dio

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Al contrario, senza badare alle cose da fare, ella si «accovaccia ai piedi del Signore». Luca, dicendo che Maria «stava ai piedi del Signore», non intende comunicare una notizia sulla sua postura, ma informare sulla devozione che ella aveva nei confronti del Maestro e l’attenzione al suo insegnamento. In una parola: Maria ha la postura del discepolo. È questa la novità da sottolineare. In ambiente giudaico, mai un rabbino avrebbe accettato che una donna prendesse di fronte a lui l’atteggiamento del discepolo. Lo studio della Legge e la partecipazione alla scuola erano interdette alle donne. La donna non poteva aspirare a diventare «discepolo», tanto che non esisteva neppure il termine «discepola». Rabbi Eliezer sentenziava: «Meglio bruciare la Legge che trasmetterla alle donne». Un rabbino non insegna ad una donna: Gesù sì! Accettando che Maria si ponga ai suoi piedi in contraddizione con le usanze del tempo, Gesù non solo infrange una tradizione e un’usanza del suo popolo esponendosi a reazioni critiche, ma rivela la sua intenzione di accogliere Maria come sua discepola. D’altra parte, sedendosi ai piedi del Signore, Maria si comporta come un maschio. Ella trascura il suo dovere di assistere la sorella nella preparazione del pranzo e, di conseguenza, violando una consuetudine sociale stabilita, porta vergogna nella casa. Poco prima del nostro racconto, Luca aveva ricordato la vera identità della famiglia di Gesù (Lc 8,19-21). Maria ripropone l’atteggiamento di coloro che il Maestro aveva definito madre e fratelli suoi: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (8,21). Coloro che ascol-

tano la sua parola sono la sua autentica famiglia e sono davvero i «beati». Maria è accolta in questa beatitudine familiare. Soffermiamo, di nuovo, la nostra attenzione su Gesù. È accolto in una casa: è un ospite. È ascoltato come un Maestro che dice la sua parola, che espone il suo insegnamento: è un Maestro che insegna e un formatore di discepoli e discepole. È riconosciuto come Signore (Kyrios). Un Signore che si manifesterà nella morte e nella resurrezione, nel suo vero servizio, non più a tavola, ma per il mondo tutto. «Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Se accogliamo la tensione che il verbo induce ad esprimere, possiamo descrivere l’atteggiamento di Marta nel modo seguente: per un verso è una donna «molto occupata», dato anche il fatto che è la padrona di casa, per altro


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verso possiamo dire che è fortemente sovracvalli il suo punto di vista. Si rivolge a lui per parlare a Maria, quasi a dire: «Non tanto io, caricata di impegni. ma Gesù stesso desidera, anzi ti ordina di veMarta è occupata «per i molti servizi» e prenire ad aiutarmi nelle faccende domestiche… para tutto quello che serve, perché l’ospitalità Caro Gesù questa mia sorella non ha cuorisulti davvero una festa per il Signore. Tuttare, mi ha abbandonato; tu devi dirle adesso via, Marta “fa troppo”. Legando insieme l’attegche si prenda cura di me, che partecipi al mio giamento con il servizio emerge una precisa servizio». figura di Marta. Nel cuore di Marta sembra far capolino un Ella accoglie Gesù con un gesto generoso. pensiero “perverso”: «Io sono un modello di Eppure la sua accoglienza rischia di trasforbontà e di dedizione, mia sorella è una persona marsi in una occupazione che crea tensione. senza cuore, pigra, indolente». E questo provoca una sorta di inversione. Al Di fatto, Gesù stesso è un maestro centro dell’attenzione non c’è più che viene richiamato ad essere un l’ospite bensì le esagerate prepo’ più coerente con ciò che inoccupazioni per il servizio della «Signore… segna. tavola. La sua “troppa attività”, dille dunque Il rimprovero di Gesù non è sul comprensibile ma sproporzionache mi aiuti» suo servizio alla casa e alla menta, le impedisce di vivere l’essensa, ma sull’atteggiamento con cui ziale del momento presente: la è fatto. Il servizio di Marta è cacompagnia con l’ospite. ratterizzato da eccessiva dispersione, inquieMarta, tutta tesa e completamente agitata per i tudine, preoccupazione. molti servizi che deve compiere, trattiene denGesù, attraverso Marta, sottolinea un pericolo tro di sé tutta l’ansia della sua prestazione fino ricorrente nella vita del discepolo: gli affanni, a «scoppiare». un eccessivo attivismo, possono allontanare Marta vuole essere all’altezza della situaziodalla vita di fede. Il pericolo, poi, sembra tanto ne. È arrivato un ospite – il Maestro – in casa più grande in quanto queste preoccupazioni sua e intende fare bella figura. Non sopporta materiali si presentano allo spirito del discepodentro di sé che Gesù e Maria se ne stiano in lo come forma di servizio. disparte e non si occupino di quello che c’è «Maria ha scelto la parte migliore, che non le da fare. Questa condizione di forte tensione sarà tolta». Cosa significa la «parte migliore»? interiore conduce Marta ad assumere degli atUna prima risposta è sicuramente l’ascolto. teggiamenti e dei giudizi fortemente “critici”. Maria si è posta alla presenza del Signore e in Colui che doveva essere accolto, ora viene ascolto della sua parola, ciò è la «parte buona», rimproverato: «Signore non ti importa…?». la «cosa migliore». Questa parola è molto dura. È lo stesso terGesù era entrato nella casa delle due sorelle mine che usano i discepoli rivolgendosi a Genon per mangiare, ma per donarsi come cisù nel mezzo della tempesta: «Non ti importa bo, per essere accolto con affetto e riempire il che moriamo?» (Mc 4,38). Marta si sente nella cuore di chi sapeva comprendere il senso della tempesta, vede il crollo della sua reputazione sua presenza. di fronte all’ospite. Gesù viene accusato di non Tutto finirà, ma la presenza di Cristo donacapire la situazione: è entrato in una casa e vi ta, rimane. Questo vale per ciascuno di noi, porta disordine, quasi disturbo. se scegliamo di riproporre l’atteggiamento di Marta si sente abbandonata, lasciata sola, vitMaria. In questo modo verrà illuminato anche tima della situazione. Marta pensa che Gesù il nostro servizio. faccia secondo i suoi desideri, crede che av-


Attualità

Giovani non las M

igliaia di giovani si sono preparati all’appuntamento con Papa Francesco percorrendo ben 114 itinerari dal nord al sud della penisola per raggiungere il Circo Massimo, prima tappa dell’incontro. Sono venuti a Roma a piedi, svegliandosi all’alba, percorrendo le grandi vie dei pellegrinaggi millenari, pregando e riscoprendo il gusto di parlarsi, di progettare, di proporsi scelte di vita, anche coraggiose. La vivacità della folla del Circo Massimo ha dimostrato che le nuove generazioni sono pronte a rispondere anche alle proposte più impegnative: il prossimo evento in ottobre sarà il Sinodo e poche settimane più tardi, a fine gennaio, la GMG a Panama.

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La sfida per la Chiesa, ma si può senz’altro dire per tutta la società, è una sola: Sapersi mettere in ascolto delle storie dei giovani, di ciò che sgorga dal loro cuore e offrire “cammini impegnativi” capaci di liberare le risorse di cui sono ricchissimi. Oggi invece ci sentiamo giovani fino a sessanta anni, non crediamo più che il mondo giovanile è una ricchezza. Ci stiamo abituando a fare a meno dei giovani con grande danno, non solo per la Chiesa ma anche per l’intera società. Dobbiamo riconoscere che siamo noi adulti ad avere problemi a rapportarci con loro e dobbiamo impegnarci per recuperare gli elementi fondamentali della fede che sono quelli della gioia e della festa, convinti che solo una fede gioiosa può interessare tutti, specialmente i giovani! Il Papa ne è convintissimo e continua a darne prova in ogni suo incontro e discorso. Nel pomeriggio di sabato 11 agosto il Circo Massimo si presenta come un mare dai mille colori


ciatevi rubare

di suor Damiana

i vostri sogni Domenica in Piazza San Pietro, gremita di giovani, alla preghiera dell’Angelus, dopo la Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, Papa Francesco si è rivolto ai giovani dicendo: “Non basta non odiare, bisogna perdonare, non basta non aver rancore, bisogna pregare per i nemici, non basta non essere causa di divisione, bisogna portare la pace… In questi giorni avete camminato molto perciò siete allenati e posso dirvi: camminate nella carità, camminate nell’amore!” Sentiamo rivolte anche a noi le parole e le esortazioni del Papa ai giovani perché tutti siamo chiamati dal Signore a percorrere i cammini impegnativi della fede nella gioia e nella festa, a sognare in grande, a testimoniare l’amore tenero e forte con cui Dio ci ama, ad impegnarci per costruire un mondo più solidale e fraterno: è di fraternità e di accoglienza che il mondo ha bisogno!

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dove decine di migliaia di giovani attendono l’arrivo di Francesco con entusiasmo sentendosi già “abbracciati” da lui. Nelle numerose interviste si evidenzia la gioia di vivere questa occasione come momento di incontro, di scambio di idee, di condivisione della fatica che è sempre presente in ogni cammino, soprattutto in quello interiore. “Per mille strade… siamo qui” non è soltanto un’etichetta ma un’ideale dichiarazione di intenti che è il senso di questo appuntamento. Papa Francesco risponde alle domande che gli erano state anticipate abbandonando spesso il testo scritto e parlando a braccia. L’intervento di un giovane infermiere descrive la chiesa come la vedono la maggioranza dei giovani: distante e chiusa nei suoi rituali… ai giovani non sono più sufficienti le imposizioni dall’alto ma servono delle prove e una testimonianza sincera… gli inutili fasti e i frequenti scandali rendono ormai la chiesa poco credibile. Francesco ha fatto proprio questo inervento che denuncia una chiesa ancora chiusa e formalista. Alla folla immensa di giovani che ha davanti a sé Francesco rivolge l’invito a sognare “…I vostri sogni sono la vostra responsabilità e il vostro futuro… fanno un po’ paura agli adulti… ma voi non lasciatevi rubare i vostri sogni”! Il Papa parla anche di libertà, di amore, di testimonianza: senza testimoni la Chiesa è fumo!


Ricordare e... vivere

8 maggio 1943

Omelia tenuta da Mons. G.B. Montini alle Suore di Santa Marta

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Di qui nasce l’obbligo di far corrispondere a tamani si è compiuto per voi un rito un esteriore plasmato sulle regole un cuore trasformatore. Avete risposto all’invito tutto di Dio. del Maestro: «Chi vuole venire dietro a me, Così vi renderete utili, saprete abbassarvi, esprenda la sua croce e mi segua», e avete preso sere buone anche con chi non merita le vostre la vostra croce. Quelle che hanno professato cure, saprete vedere Gesù negli altri e sarete hanno espresso tutta la loro personalità nella capaci di tollerare ogni rossore per lui che si è formula dei voti, hanno giocato la loro vita. rivelato nel sacrificio, trovando in lui che ci si Le altre hanno iniziato la preparazione a queoffre nell’Eucarestia in un gesto di sto passo. immolazione, la forza per vivere in Avete assunto l’obbligo di perfe«Signore, un continuo atto di coraggio che vi zionarvi, di rinunciare alla mentarenderà degne del cielo. lità che porta ad amare il proprio io amo più Te, «Vergini prudenti» definisce il comodo, in una parola avete ase lascio Vangelo quelle che sanno aspettasunto l’impegno a trasformarvi. Si tutto!» re e si preparano ad accogliere lo danno, però, due specie di perfeSposo che viene: sono le persone zione: una formale (che non è perche si offrono a Gesù che viene sempre. Cofezione), la quale consiste nell’aderire alla reraggio e letizia sono i due sentimenti che sogola, mostrarsi esatte esternamente: non è un stengono e rafforzano l’autenticità delle scelte male ma è insufficiente, perché si può essere fatte. al proprio posto, nel proprio banco di preÈ il momento di dirci il significato di questa ghiera, e cercare il proprio comodo, cercare cerimonia: sentiamo il bisogno di esprimere i di allontanare ciò che fa soffrire. molti pensieri che si affollano nell’anima conNoi abbiamo promesso che seguiremo Gesù siderando ciò che il rito racchiude di innocenportando la croce: quindi questa vita comoza, di splendore e di amore. da non fa per noi. Bisogna essere coraggiosi, Per riassumere in uno sguardo solo, mi paeroici, per essere esempio di virtù. Il metro re che possiamo definire la cerimonia della della perfezione è la capacità di sacrificio. vestizione una trasformazione: siete entrate Tanto andremo avanti quanto saremo capaci figlie di questo mondo e ne uscite figlie di di fare violenza a noi stessi: il religioso deve Dio, siete entrate figlie di genitori amati e ne vigilare per non lasciare che le antiche passiouscite che siete solo di Cristo. Indossavate l’ani rinascano travestite. bito bianco, simbolo della vostra giovinezza e Se Gesù ha avuto una parola spietata è stata delle vostre speranze giovanili, ora avete inper quelli che nascondevano sotto un esteriodossato l’abito nero servile. re buono, una vita disordinata e cattiva.


la sua leggiadria, che cosa di più caro che la vita, le speranze, i contatti sociali? Ebbene, questo distacco che oggi sembra definitivo, voi dovrete ripeterlo una, dieci, cento volte al giorno: rinuncia al desiderio di avere una famiglia propria, una posizione, un grado, una funzione, e soprattutto (ciò che è più doloroso) rinuncia a voi stesse. Una sapienza luminosa, arcana, vi ha illuminato, e voi con coraggio superlativo, quello dei santi, avete fatto il vostro calcolo e avete concluso: nella vita presente tutto è vanità, io gioco tutto, do tutto al Signore, non ho più niente. Quando nel vostro cuore risorgerà una nostalgia, un rimpianto, una malinconia, ricordatevi che questa mattina ai piedi dell’altare avete rinunciato a tutto. Il secondo aspetto dell’atto che avete compiuto è più difficile perché è invisibile, interiore,

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In questa cerimonia di trasformazione ci sono due aspetti: uno molto visibile e reale, e uno invisibile e mistico. Il primo visibile è la rinuncia, il distacco, il congedo da quello che fino a ieri vi era caro. È necessario – non per farvi tremare – che io vi dica ciò che avete perduto, lasciato, ciò a cui avete eroicamente rinunciato. Avete lasciato la vostra casa dove siete cresciute care a tutti, e non siete sole in questo distacco perché anche i vostri cari sentono e piangono questo strappo. Dite addio a una famiglia piena di affetto, di gioia, di confidenza: tutto lasciate e per sempre, non perché non volete più bene a queste dolcissime persone, ma nel confronto avete detto: «Signore, io amo più Te, e lascio tutto!». Che cosa c’è di più caro a una fanciulla dell’abito attraverso il quale mostra le forme del-


Ricordare e... vivere

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Che cosa ha fatto Gesù? Ha amato gli uomini mistico. Quest’atto non rappresenta soltanto pur conoscendone tutta la malizia, ha predidistacco, rinuncia, morte; ma, come dice S. letto quelli che sembravano meno amabili, i Paolo, «spogliatevi dell’uomo vecchio e rivepoveri, i piccoli, i piangenti. E noi dobbiamo stitevi del nuovo». Questo concetto di assuavere gli stessi suoi sentimenti. Assumiamo in mere in sé una personalità nuova, è una parola noi la sua persona, la sua legge, i suoi gusti, il che ha fatto i santi. Sant’Agostino, ancora oggi suo amore. così vivo, così vicino a noi, ha assunto in sé la La nostra vocazione, per viverla bene, ha bipiù grande applicazione della parola dell’Aposogno di due grandi sentimenti: grande coragstolo. Nel momento decisivo della sua vita ha gio per rinunciare a tutto e sempre. Il Signore sentito questa parola che lo ha travolto. «Rivenon vuole i cuori vili e timidi, stitevi di Gesù Cristo!». ma cuori forti, saldi e generosi, Mentre è chiaro il concetto di ri«spogliatevi ardenti, giovani che sanno fare nuncia, ci resta misterioso il sicon franchezza i sacrifici necesgnificato, il valore e la portata di dell’uomo vecchio sari. Bisogna avere l’anima piena questa nuova acquisizione. Non e rivestitevi di coraggio. Per quante avversità si capisce bene quello che una del nuovo» e, Dio non voglia, persecuzioni religiosa va acquistando. possano abbattersi sulla vostra Siete definite «vergini prudenti» persona, sul vostro abito, non abbiate timore! che aspettano lo Sposo. Questa attesa, questa Da stamani non dovete avere più paura. vigilanza, rappresenta il tempo nel quale anAltro sentimento: grande letizia! Abbiate nel drete rivestendovi del Signore. Il pensiero docuore la letizia primo effetto della grazia, seminante, risolutivo, l’aspirazione più presente gno della presenza di Dio nell’anima. Siate nelle vostre coscienze, deve essere di rivestirvi lietissime! di Cristo. Ma come? Innanzi tutto dovete coE quando, nella vostra vita o alla fine della vonoscerlo: in Lui c’è sempre qualcosa di infinitastra giornata, vorrete sapere se la via è giusta, mente nuovo, infinitamente buono e sapiente: guardate alla letizia che avete nell’anima: se è una cosa da innamorare le menti più lucide, siete contente, è segno che siete sulla buona più profonde, più intelligenti. Ha pronunciato strada. Siate liete, ora che avete spalancato le parole che sono oro, sole, di cui ci dobbiamo braccia per accogliere lo Sposo, siatelo sempascere e illuminare il nostro spirito, parole pre! Il vostro gaudio sia completo! capaci di rendere piena e gaudiosa l’anima.

“Ricordare e… vivere”

vuole essere una “piccola finestra” che si aprirà in ogni numero di questo notiziario e da cui si potrà “guardare” sia la vita e la spiritualità del Beato Tommaso Reggio che i cammini iniziali della Famiglia Religiosa. La commissione del Beato Tommaso Reggio


Spiritualità e carisma

Il mio bene è stare vicino a Dio di suor Lissy e suor Vineetha

per averci offerto questa esperienza di crescita, Madre Lilian che ci ha guidato quest’anno sempre molto attenta verso di noi, custodendoci come una mamma. Non possiamo dimenticare la presenza di Madre Antonia che ci ha arricchite con nuove conoscenze. Siamo grate a Madre Sossy, a Madre Annie e a Suor Jancy per averci accompagnato con amore durante il nostro cammino. Ricordiamo con gratitudine le Suore delle comunità dell’Italia dove abbiamo fatto positive eperienze, specialmente quella di Roma. Non potremo dimenticare il pellegrinaggio nei luoghi del nostro amato Padre Fondatore. Con questa eperienza e con i racconti delle suore anziane che abbiamo incontrato abbiamo potuto approfondire l’origine della nostra Congregazione. Le riflessioni di Don Giuseppe sono state preziose per aiutarci a vivere con calma e serenità come figlie di Dio. Grazie anche al Prof. Montuschi che ci ha condotto a rirovare noi stesse come persone. Vorremmo trasmettere a tutti la gioia che abbiamo nel cuore e rimanere con Colui che ci ha chiamate nella certezza che la potente mano di Dio sarà con noi sempre. Vi chiediamo di pregare per noi!

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criviamo queste righe con cuore pieno di riconoscenza. Prima di tutto ci inchiniamo davanti a Dio che ci ha benedetto regalandoci il dono della vocazione per servire i figli di Dio, invitandoci nella Congregazione delle Suore di Santa Marta per partecipare alla comunione fraterna di Betania. Se valutiamo la vita che abbiamo trascorso possiamo vedere una pioggia di benedizioni. Nei momentI difficili, nelle tentazioni della vita, nei nostri limiti e nelle nostre gioie le mani invisibili di Dio ci hanno sostenuto. Sono tante persone che dobbiamo ringraziare: i genitori che ci hanno dato vita e ci hanno cresciuto nella fede cristiana, le persone che ci hanno aiutato a sviluppare le nostre doti, a sperimentare la profondità dell’amore di Dio, la nostra famiglia religiosa sempre unita a noi nella gioia e nel dolore. Il periodo di formazione in India, l’anno trascorso in Italia ci hanno segnato positivamente con profonde esperienze. Abbiamo avuto la fortuna di vivere con consorelle di altre culture e godere la bellezza della diversità. Tra studio, lavoro e viaggi quest’anno è passato in fretta, ma l’esperienza che abbiamo fatto in questo periodo ci è stata di grande aiuto. Ricordiamo con cuore riconoscente Madre Carla


Spiritualità e carisma le Suore del 50°

“È troppo felice chi ti serve e ti dà gloria” S

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ono passati velocissimi questi 50 anni e atitudine del NADA TE TURBE. È un progetto adesso che ci troviamo a “rivederli” ci pasambizioso, ma zoppicando, camminando, indusano dentro al cuore in sequenze moltissime giando… sappiamo che la spinta quotidiana ce immagini, ricordi, momenti belli e intensi… la darà il Signore. Mentre godiamo di una beatitudine immensa Il nostro Padre Fondatore diceva: “È troppo fee seguiamo questi giorni sereni intrisi di rifleslice chi Ti serve e Ti dà gloria”, la felicità di cui sioni, di incontri, di momenti di preghiera, ci lui parlava però era intrisa di preghiera quotisentiamo invase da uno stupore che ci sembra diana e della forza mite e audace del bene comquello degli “inizi” della nostra vipiuto con amore disinteressato. ta religiosa. Ora sappiamo che aveva ragione: Anzi, potremmo dire che questo senza amore e senza preghiera si è “non affannatevi, stupore è libero dalle paure che sterili e infelici. guardate i gigli allora avevamo ed è pieno di nuoAll’ombra delle Sue ali abbiamo del campo…” ve certezze. trovato sempre rifugio e conforto. L’evidenza della nostra pochezza, Ora a noi tocca non dimenticarci della nostra inadeguatezza poquel bellissimo brano del vangelo trebbe schiacciarci, invece il Signore, anche ora, che ci ripete: “Non affannatevi, guardate i gigli ci sta colmando di doni: è più grande e invadendel campo…” te la gioia di ciò che ha fatto Lui, della tristezza Sì, né l’età, né gli acciacchi, né il venir meno deldi quello che non abbiamo saputo fare noi. le forze, né le emergenze quotidiane innegabili, Quando si va in montagna e si sale capita a volte ci devono “affannare”. di fermarsi un attimo a guardare il cammino A noi tocca il canto di lode per la nostra famifatto e godere improvvisamente del paesaggio glia religiosa alla quale vorremmo restituire alche camminando con gli occhi fissi sul sentiero meno un “pizzico” del molto che ci ha donato. non si era riusciti a vedere. A noi tocca un grazie enorme alle nostre care Ecco, ora il Signore ci fa vedere il paesaggio e ce Madri, Madre Carla, Madre Lilian, Madre Anlo fa gustare, per questo non ci fa paura il pezzo tonia per aver curato così bene anche questo di strada che ancora ci resta da fare. Suor Emanostro tempo di preparazione. nuela, Suor Ilaria, Suor Fortunata, Suor MarVorremmo che capitasse anche a noi quello ta… ci hanno superato e il loro passo aveva altri che capita alle spighe di grano…” Si levano e ritmi… Chissà?… alzano la testa dritta e fiera finché sono vuote, Adesso, ci rimane da investire nuove energie ma quando sono piene di chicchi cominciano a proprio contando sulle nostre fragilità, accetumiliarsi e a chinare il capo”. tandole quasi come una “risorsa” che ci dà il Se il Signore vorrà i nostri giorni si riempiranno senso del limite nostro e la chiarezza di chi è il di lode; ci sale dal cuore un canto che vorremmo vero seminatore. sommessamente sussurrare all’orecchio di chi è Un solo progetto abbiamo in cuore: passare dalsfiduciato e si sente solo “NADA TE TURBE… la paura al sorriso, credere ogni giorno alla beSOLO DIOS BASTA”


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La parola a...

Madre Carla

“Che cosa è

perché te

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L’indifferenza, la chiusura egoistica, la voglia regare il Salmo 8 è bello, è ridiventare ogni volta più consapevoli dell’idea di sicurezza, la paura… impediscono che “il splendida che il salmista ha dell’uomo. pane della dignità” venga distribuito per tutti Così dice: “L’hai fatto poco meno degli angeli”. sulla terra. Il Salmista, a un certo punto, sembra spostare Eppure anche il Vangelo non fa sconti: “Gli ultimi saranno i primi!” C’era forse bisogno di “l’obiettivo”, dal creato che lo incanta e lo avvolge, alla creatura piccola di frondirlo? te a tanta immensità per dirci che Probabilmente sì, perché anche ai la meraviglia più grande è proprio tempi di Gesù non era così facile “L’hai fatto l’uomo. riconoscere che ogni uomo ha la poco meno Sì l’uomo di ogni tempo, di ogni sua inconfondibile identità: qualdegli angeli” cosa si era capovolto e i primi conetà, di ogni cultura, di ogni razza. tavano decisamente di più degli Non siamo uomini piccoli e spauriti in un universo immenso, ma ultimi. unici, irripetibili e inconfondibili perché Dio ci Gesù lo grida in tutto il Vangelo: non contano riconosce ad uno ad uno, ci identifica, ci chiala provenienza, il peccato, la virtù, l’osservanza ma figli e lo siamo realmente. della legge, lo stato di vita… ma ciò che conta è Mistero splendido questo per chi crede! Sì, mil’essere uomo e come tale capace di amare e di stero, non favola per piccoli. rispettare l’altro come fratello. In tempi in cui la “dignità” di ciascuno viene Ci sarà una resa dei conti (sempre prevista dal riconosciuta o negata a seconda delle situaVangelo!) che avverrà sul calcolo nudo della zioni, dei problemi, delle appartenenze, ecc., verità calda dell’amore donato: “Avevo fame e sale dall’anima facilmente un grido: “Che cos’è mi hai dato da mangiare, ero nudo e mi hai vestito, carcerato e mi hai visitato…” (Mt 24,31). l’uomo perché te ne curi?” Per chi crede l’incontro ci sarà con quel Dio È quasi spontaneo chiedersi: “Ma è vero che che ci ha sempre tenuti sotto il suo sguardo… Dio si cura di ciascuna creatura? Come?” Forse ci dimentichiamo che c’è un’azione di Dio e ci ha riconosciuto proprio perché abbiamo che passa nella storia proprio attraverso l’agicercato le sue creature. re degli uomini di oggi. C’è un filo rosso della È così: “alle nostre mani deboli e spesso egoistiche è affidata l’intera gamma delle creatuProvvidenza che lega gli uomini con vincoli re perché le abbiamo custodite e comprese”. di verità e di amore o che inesorabilmente si (Cfr. Ravasi: L’incontro, pag. 64) spezza quasi per l’inerzia e la noncuranza.


l’uomo

ne ricordi?” (Sal. 8)

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Percorsi di formazione

Crescere insieme D

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avanti a questo schermo, e tastiera, con cui ho preparato a febbraio le slides e il materiale per la formazione delle Suore di santa Marta a Chiavari …oggi provo a riflettere sull’esperienza vissuta. Ogni volta che ho un’occasione di incontro con le suore di Santa Marta… l’occasione si trasforma in molteplici opportunità. Anche lo scorso week end di formazione (17 e 18 febbraio) proposto a Chiavari è diventato ora un ricordo, intenso e affettivamente pregnante, di tante emozioni vissute, condivise e interiorizzate. È bello “sentire” come il cuore di tante suore batta all’unisono quando si riflette sul meraviglioso servizio dell’Educare… e mi arricchisce pensare che ci sia in tutte l’umiltà, –nonostante la preparazione, le competenze e l’esperienza – di mettersi in gioco per crescere sempre di più nella capacità di far stare bene i fratelli che Dio pone sul nostro cammino… Ed è una gioia grande che ci sia l’entusiasmo delle giovani suore… di appartenere ad un gruppo, eterogeneo per etnia, lingua e cultu-

ra, ma coeso per legami e obiettivi. Così come mi riempie di tenerezza e speranza per il futuro sentire la forza e la dolcezza con cui le suore più anziane – ops… “esperte”! – trasmettono, accolgono e condividono con le nuove generazioni… Il clima che si respira sempre (anche nelle mie precedenti occasioni di formare per Santa Marta – Roma, Milano, Roggiano, Querceto, Vighizzolo) è di fraterna condivisione; a Chiavari ancor più è stato bello tutto, pregare e pranzare insieme, ridere e far giochi di gruppo, incontrarsi per le scale – di una struttura che se non fosse così grande definirei “un nido di amore fraterno” – … Quest’anno Chiavari resterà nel mio cuore e nella mia mente anche perché ho condiviso questa esperienza con mio marito… che – come al solito – vuol dire la sua in merito all’esperienza (vissuta, tra l’altro, nel giorno del suo compleanno!). Allora ecco… Giuseppe ti lascio la tastiera del computer… per il tuo parere maschile…

Lucia


di Giuseppe e Lucia Todaro

o sempre qualche dubbio nell’accompagnare mia moglie durante i suoi “pellegrinaggi professionali”. Ma l’insistenza di Lucia è stata tanta ed inoltre l’impegno coincideva con il mio compleanno che… ormai… spero di far dimenticare alle persone vicine ma soprattutto a me. Sono entrato in punta di piedi in questa “reggia” di Chiavari. Una posizione fantastica, un Hotel dotato di ogni confort, ma soprattutto un’accoglienza che ti fa sentire “in famiglia”. Come una casa in cui qualcuno attende sempre i propri figli siamo stati accolti sin sul cancello e poi coccolati sino alla partenza con grandi sorrisi. Ecco, questo è proprio ciò che mi è rimasto di più in mente, un gruppo di suore che sanno trasmettere attraverso lo sguardo ed il sorriso la gioia che il Signore ha infuso nel loro cuore. Ed allora anch’io “burbero uomo rude” mi sono abbandonato a questo abbraccio.

Un abbraccio che sento ancora presente nonostante il tempo passato perché, ne sono veramente convinto, le mie amiche suore mi stanno pensando e stanno pregando anche per me. GRAZIE per avermi fatto vivere un compleanno speciale.

Giuseppe

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Frammenti di santità Conservo gelosamente nel cuore il ricordo di Suor Cecilia che ho conosciuto nella mia infanzia durante la guerra. Le sue coccole erano speciali e accompagnate sempre da qualcosa di buono: essendo addetta alla cucina preparava sempre qualche sorpresa! Abbiamo vissuto di nuovo insieme quando ero novizia a Settignano. Allora era addetta al guardaroba. Mi insegnava molte cose e ci teneva che fossi una “brava” suora. Sensibile e semplice godeva di ogni delicatezza che cercavo di non farle mancare! Pregava molto anche quando lavorava e in guardaroba proponeva sempre la recita del S. Rosario in cui ricordava tutti: il Papa, la Chiesa, i sacerdoti, la Congregazione… Era semplice e …credulona e a volte in comunità ci si divertiva a raccontarle cose assurde che nella sua semplicità era portata a credere, suscitando l’ilarità di tutte. Così avevamo un tacito accordo per un mio cenno che la aiutasse a non fare “brutte figure”!

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Quando le facevo visita durante la sua lunga permanenza nella casa di Querceto parlavamo di Foresto Sparso, il suo paesello natio, dell’amata sorella Suor Camilla ed esprimeva il desiderio di essere sepolta nel piccolo cimitero di Foresto accanto a lei, ai genitori e all’amato fratello. Ringrazio il Signore per il dono di questa consorella che, sono sicura, gode per sempre la gioia che Lui riserva ai semplici e puri di cuore! Suor Cecilia Cagnoni passata alla casa del Padre il 5 settembre 2006


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3000 Bresciani dal Papa di Mirella Damiani

Piccolo diario di bordo n occasione del Sinodo dei giovani e della canonizzazione di Paolo VI, la Diocesi di Brescia organizza un incontro con Papa Francesco. Anche la Parrocchia di Cristo Re di Saiano risponde all’invito e decide di partecipare con un gruppo di ragazzi, con catechiste ed educatori.

6 aprile Ore 6.00 partenza dal piazzale della Chiesa di Cristo Re (tutti puntuali come orologi svizzeri!) I partecipanti sono 40 di cui 29 ragazzi e 10 accompagnatori (catechisti ed educatori) guidati da “Big Don Mauro”. Arrivo a Roma alle ore 14,50. Nel pomeriggio visita di Roma: Piazza Venezia, Altare della Patria, Piazza Navona, Fontana di Trevi, Chiesa del Gesù, Chiesa di Aracoeli, Chiesa di San Luigi dei francesi, Quirinale, Fori imperiali e Colosseo (vista dalla terrazza) Panteon e Campidoglio. Al termine della dura giornata, preghiera e… tutti a nanna.

7 aprile Finalmente udienza con Papa Francesco… in sala Nervi (o Sala Paolo VI).

Al nostro arrivo alle ore 9.00 circa, le guardie ci hanno assegnato il posto a sedere, mentre gli altri 2.960 bresciani (cosi’ scrive il giornale di Brescia… 3.000 bresciani dal Papa…) erano già ai loro posti di… combattimento! Che dire… “fortissima emozione, grande gioia e veduta stratosferica”. Presente anche la nostra Banda di Orzinuovi che ci allieta con musiche fantastiche. Il nostro Vescovo, Pierantonio Tremolada, prende la parola e ci invita a riflettere sulla figura del Papa: “Due le parole da ricordare: ROCCIA e PASTORE”. “Il Papa è per noi la ROCCIA, con lui ci sentiamo sicuri. La pietra su cui poggia la chiesa è forte, non possiamo temere nulla, se restiamo con Cristo. Il Papa è come il papà, ama i figli e desidera che rimangano uniti tra di loro; così Papa Francesco, il pastore universale, tiene unito il suo popolo (la Chiesa), un grande popolo unito a Gesù”. In attesa del Papa preghiamo, cantiamo ed ascoltiamo “parole e gesti” dei testimoni con la lettura di stralci della vita di alcuni

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SAIANO A ROMA


In missione te eccezionale. Quale mente umana può realizzare simili bellezze, se non la mano di Dio?

8 aprile È già giunto il giorno del rientro… Ma non si lascia Roma senza visitare le Catacombe di San Callisto. Una visita guidata da un Sacerdote che, magistralmente, ha stregato i nostri ragazzi che davvero sono rimasti colpiti da questo luogo e dalle sue parole. A conclusione del pellegrinaggio, S. Messa celebrata da Don Mauro, in una piccola chiesetta situata sul terreno ove si trovano le catacombe. Si crea un clima di profondo silenzio e Don Mauro nell’omelia ci aiuta a comprendere al meglio la parola del Vangelo con una riflessione semplice ma molto incisiva. Gesù è davvero qui. È proprio qui, con un piccolo gruppo di ragazzi, educatori e catechisti, una suora e un gruppetto di bresciani… Sono tre i punti che riassumono questa grande esperienza: la comunità dei cristiani che si trovavano insieme a pregare e a spezzare il pane, come noi; l’incontro, nel Vangelo del giorno, con S. Tommaso che non crede alla Risurrezione di Gesù, ma poi fa la grande professione di fede: “Mio Signore e mio Dio”. E il busto di Paolo VI a fianco della porta d’ingresso. Nulla avviene a caso. Tutti noi abbiamo gustato e fatto esperienza di quel Gesù che San Tommaso desiderava tanto vedere e toccare. Qui è la vera gioia, la vera Pace. Questo importante momento, vissuto in comunione con Cristo, ci ha veramente riempito il cuore. Cosa dire, ancora, se non un grande grazie a tutti coloro che hanno reso possibile ciò che sembrava impossibile! Grazie a Don Mauro, ai catechisti, agli educatori, a Suor Shali e ai nostri ragazzi.

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giovani santi (Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati) e brevi riflessioni tratte dai discorsi di Paolo VI. Finalmente alle ore 12,30 arriva Papa Francesco! Esplosione di Gioia! Dopo brevi saluti Francesco inizia il suo intervento dicendo: “Davvero i Vescovi credono che i giovani possono aiutarci a cambiare la Chiesa? Ma Voi, credete che si possa cambiare? Ma Voi, siete disposti davvero a cambiare qualcosa di Voi stessi? …Ma io, sono disposto a fare miei i sogni di Gesù? il sogno di Gesù è l’Amore con Dio e fra di noi. Questo è il regno di Dio. Gesù per salvarci ha bisogno della nostra collaborazione. Allora chiediamo: “Gesù dammi un cuore come il tuo, pieno di amore per te”. Se stiamo in silenzio, allora nell’Eucarestia, nelle persone sofferenti o escluse Gesù si fa incontrare. Lui ci dà il coraggio di andare controcorrente. I Santi ci dimostrano questo. Paolo VI era un ragazzo come voi. Com’era prima di diventare Papa? Com’erano i suoi sogni? Era come noi, ma Lui ha saputo ascoltare ed accogliere Gesù. Ecco, impariamo da Lui”. Queste le parole del Papa, ora tocca a noi! Poi si intrattiene con il Vescovo e con i partecipanti seduti nelle prime file, e esce dalla parte centrale e tutti, compreso il nostro gruppo, si accalca vicino alle transenne per poter toccare, salutare o fotografare Papa Francesco. L’abbiamo visto e toccato e vi assicuro che è una grande emozione! Il suo sguardo è quello del Cristo, e le sue mani che stringono e accarezzano trasmettono tutta la sua tenerezza e bontà. Il tempo è passato veloce: sono già le 14.00 e decidiamo di visitare la Basilica di S. Pietro, guidati da Don Mauro, super professionista, che attraverso gli auricolari descrive nei dettagli quanto i nostri occhi increduli possano vedere. È tutto maestoso, straordinariamen-


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A Castelgandolfo... P

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er la festività di S. Marta abbiamo voluto fare una piccola rappresentazione per farla conoscere come discepola del Signore e come nostra patrona a partire dalla narrazione evangelica di S. Luca e dagli scritti di S. Agostino. Un architetto ha disegnato la scena: una casa della Palestina come pure Gesù vicino alla casa di Betania per permettere un dialogo fra Lui e S. Marta. Il personaggio importante era quello di Marta interpretato da una nipote di una delle ospiti, di nome Marta, mentre le amiche di Marta sono state interpretate dalle ospiti della casa di riposo dando loro così modo di partecipare attivamente! C’erano tante persone presenti: familiari, Suore amiche, il medico curante, il cappellano e tutti hanno gradito la rappresentazione seguita poi da una convivialità fraterna e gioiosa…

e Gesù amava stare a tavola con i suoi, perché era un modo per dialogare e anche per trasmettere i suoi pensieri, ma soprattutto per far sentire la sua vicinanza, la sua tenerezza, la sua affabilità, il suo essere vero Dio e vero uomo. Questa fatica la condividevo con le mie amiche sollecite e presenti che mi erano di grande aiuto. Ti ricordi Ruth quella buonissima zuppa di frumento, orzo, ceci, fave e lenticchie insaporite con sale e erbe aromatiche?

Inizio della recita

SUSANNAH: Io Susannah portavo i sicomori che mio marito coglieva con tanta cura nel nostro orto.

Mi chiamo Marta, sono nata a Betania, un piccolo villaggio a 3 Km. da Gerusalemme e tutti mi conoscono perché Luca, nel suo Vangelo, racconta che ho accolto spesso nella mia casa Gesù e i Suoi apostoli. Un’ esperienza meravigliosa!!! Una gioia immensa!!! Il Verbo fatto “carne” è stato a casa mia! Lui considerava me, mio fratello Lazzaro e mia sorella Maria, suoi cari amici e, quando si sentiva stanco, amava rifugiarsi nella nostra casa. Ogni volta era come se fosse la prima ed ero sempre emozionata, anche un po’ affannata e ansiosa perché desideravo che tutto si svolgesse nel migliore dei modi per dare a Lui e a suoi un’ospitalità veramente degna. In me c’era sempre la paura di non farcela! Dovevo pensare a tutto: ad accogliere un buon numero di persone e permettere loro di riposare in modo adeguato, di rifocillarsi, di lavarsi, di rinfrescarsi e, soprattutto dovevo curare la convivialità perché, come in tutte le famiglie, era importante stare a tavola

RUTH: Al Signore è piaciuta moltissimo e ha rivelato di essere un buongustaio! E tu HANNAH ti ricordi le brocche d’acqua che portavamo dal tuo pozzo per rinfrescare il Maestro e i suoi discepoli? HANNAH: Sì gli apostoli apprezzavano queste attenzioni e trasmettevano tanta serenità!

RACHELE: Ed io Rachele portavo latte e miele che sono espressione di piacevolezza e abbondanza. REBECCA: Ed io Rebecca portavo le cipolle, i porri e l’aglio che servivano per insaporire il vitello ingrassato appositamente per la festa. SARAH: Ed io Sarah preparavo una zuppa di zucca con agnello e spezie tra cui il cumino e la ruta. NAOMI: Ed io Naomi preparavo una salsa composta da aceto, datteri, fichi e uva passa. Gesù la gradiva tantissimo! JUDITH: Io Judith preparavo un bollito misto secondo la ricetta che Dio stesso dettò al profeta Ezechiele e che lui descrive nel capitolo 24 del suo libro: dice il Signore: “Metti la pentola, mettila e versaci acqua. Mettici dentro i pezzi


Festa di Santa Marta 2018

la casa di Marta

da Castelgandolfo

SHARON: Io Sharon preparavo un buonissimo succo di melograno, definito nel “Cantico dei Cantici” la “Bevanda degli innamorati” e ci stava proprio bene perché noi tutte eravamo “innamorate” di Gesù, cosi affabile, delizioso ed attraente. Come vedete c’era grande frenesia e grande operosità in questa casa, ma Maria mia sorella non mi aiutava! Lei stava ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola e da lì non si muoveva tanto che a un certo punto ho chiesto al Maestro: “Dille che mi aiuti”! E Gesù mi ha risposto: “Marta, Marta tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno! Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta”! Allora ho

capito che questo mio desiderio di efficienza aveva stravolto il senso delle cose: Il verbo fatto “carne” era davanti a me e io avevo perso di vista quella verità! Grazie a quel rimprovero affettuoso mi sono resa conto che la capacità di ascolto silenzioso e di contemplazione che caratterizza la vita di mia sorella, non dovrà mancare mai anche nella mia vita. Io voglio essere attiva e accogliente, voglio prendermi cura degli altri ascoltando e adorando Gesù, centro e riferimento di tutte le mie azioni! Questa è la parte che mi è stata assegnata, una parte faticosa, ma voglio viverla fino in fondo, perché so che passerà la fatica e arriverà il riposo. Raggiungerò il PORTO dove mia sorella è già arrivata perché affronterò le onde e le tempeste di questo mondo, galleggiando trasportata dal legno della Sua Croce, allora, liberata da ogni preoccupazione siederò a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe e Lui il Signore mi servirà, cioè, mi nutrirà della VERITÀ e mi permetterà di contemplare “BEATA” il Suo VOLTO.

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di carne, tutti i pezzi buoni, la coscia e la spalla, riempila di ossi scelti e prendi il meglio del gregge. Mettici sotto la legna e falla bollire molto si che si cuociano dentro anche gli ossi. Ammassa la legna, fa divampare il fuoco, fa consumare la carne, riducila in poltiglia e il brodo è pronto! Ed è veramente squisito!”


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A lezione di cittadinanza e Costituzione da Roggiano

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ei giorni in cui ricorre la Festa della Repubblica, gli alunni della scuola secondaria di primo grado sono stati impegnati in due significative lezioni di Cittadinanza e Costituzione. Venerdì 1 giugno, a conclusione di un percorso progettuale incentrato sul 70° anniversario della nascita della Costituzione e svolto secondo il modello della flipped classroom (la classe capovolta), gli alunni di seconda, con l’aiuto di qualche compagno di terza, hanno tenuto una lezione sulla storia della Costituzione e sui 12 principi fondamentali, illustrandoli attraverso un cartellone e un video elaborato da loro stessi. Lunedì 4 giugno il focus è stato spostato un passo indietro ovvero sulla conquista della libertà che ha permesso la nascita della Repubblica. I professori Emilio Rossi e Carlo Banfi hanno, infatti, tenuto una lezione sugli sviluppi della Seconda Guerra mondiale e sulla lotta partigiana, raccontando ai ragazzi le vicende dei Martiri della Gera, vicende rese ancora più vive dalla testimonianza della

signora Mariagrazia Baggiolini, membro della famiglia che ospitò i partigiani. Negli ultimi giorni di scuola si sta anche concludendo il progetto di continuità tra scuola primaria e secondaria, con attività di educazione tra pari e giochi didattici preparati dagli alunni della prima classe della secondaria per i bambini di quarta e quinta della primaria. Inoltre venerdì 8 giugno si sono giocati i tornei di calcio e di pallavolo tra le classi e gli studenti di quinta e terza della scuola secondaria hanno ricevuto festosi “in bocca al lupo”, auguri che gli studenti si scambiano per augurare un buon esito delle impegnative prove d’esame. Al termine della mattinata non poteva mancare un gioioso scambio di saluti e un augurio di buone vacanze fra suore, docenti e alunni!


Centro estivo 2018 uest’anno la FOM ha proposto, come sempre, un tema invitante e interessante. Dopo aver contemplato la bellezza del creato, come splendido dono di Dio (estate 2017) siamo stati coinvolti a metterci all’opera con Lui, perché tutto il creato attende la nostra parte. I nostri bambini e ragazzi hanno conosciuto i tanti e diversi ambienti del mondo. Sono stati invitati a seguire le fantastiche vicende dei protagonisti del racconto: in falegnameria, in cantiere, in miniera, nell’atelier di moda, al ristorante. Sono adulti che si mettono al lavoro per trasformare quanto il Signore ha affidato all’uomo. La preghiera di ogni giorno preparava l’argomento che avrebbero affrontato durante la giornata. I canti animati e gestualizzati coinvolgevano tutti, grandi e piccoli. I giochi a tema, la creatività nella realizzazione di lavoretti, hanno reso piacevole lo stare insieme. Le proposte delle gite sono state gradite, quelle più gettonate: Leolandia ma ancor di più il Parco Avventura di Borno, una giornata in mezzo al verde di una splendida pineta, dove i ragazzi hanno dimostrato coraggio e destrezza nel superare le difficoltà dei percorsi sugli

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alberi. Nel pomeriggio ci siamo destreggiati in un “orienteering”. Anche per queste uscite i bambini frequentano con piacere il Centro estivo. Mi piace essere coinvolta in questa attività e tutti gli anni mi offro a dare un aiuto alla scuola Santa Marta dove posso esprimere la mia carica di entusiasmo e di vivacità ai bambini che mi vengono affidati.

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di Sara Sormani


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Centro estivo:

di suor Stefania

grande successo al Santa Marta di Genova U

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n bel gruppo di sessanta bambini della Scuola dell’Infanzia e una ventina di ragazzi della Primaria hanno partecipato con gioia ed entusiasmo al Centro Estivo presso la Scuola S. Marta di Genova. È stata davvero un’esperienza di condivisione e di divertimento offerta dalla Scuola, scaturita dall’attenzione alle esigenze delle famiglie al termine dell’attività scolastica: non è molto facile offrire ai bambini e ai ragazzi occasioni per stare insieme, sostenendo anche i genitori che, nella maggior parte dei casi, lavorano entrambi! Le attività del Centro Estivo si sono svolte soprattutto negli ampi e verdeggianti spazi del meraviglioso Istituto: nei campetti, nel boschetto e nella bella terrazza con vista sulla città con lo sfondo azzurro del mare! I bambini e i ragazzi si sono lasciati coinvolgere in divertenti laboratori di pittura, di fotografia, di manualità, di musica e danza, in giochi di gruppo e in giochi d’acqua nella grande piscina allestita nel nuovo campo da tennis. Non è mancata l’attività motoria e soprattutto la divertente precisa arte del Taekwoondo con il maestro campione olimpionico Maurizio Cheli! Apprezzate le gite settimanali con i nostri pulmini: alla bellissima Villa Serra di Bolzaneto, alla Villa Imperiale, al Porto Antico e, per concludere, la gita a Chiavari, sulla spiaggia della Scuola Santa Marta, ospitati ed accolti “favolosamente” dalle gentili suore della Casa. Assai piacevoli le uscite per andare in piscina a S. Fruttuoso. È bello e dà molta speranza per il futuro vedere bambini provenienti da diverse scuole ritrovarsi insieme a condividere momenti di vita comune

all’interno di luoghi simbolo come il campetto, la terrazza, il giardino, compresa l’attività educativa nell’orto didattico dove i bambini sperimentano dal vivo il miracolo della natura: dal seme al frutto! Emblematica è l’esclamazione di una bambina, proveniente da una scuola del Centro città, che per la prima volta entra nel nostro giardino esclamando: “oh l’Euroflora!”, e un altro bambino passando davanti alla fontanella della Madonna dice al papà: “senti papà com’è buona quest’acqua della fontanella della Madonnina, sai è sempre fresca!”. E Lucia ha detto: “Le mie compagne che non vengono non sanno cosa si perdono!”. E noi che ci abituiamo alle bellezze che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno e talvolta non le apprezziamo! C’è molta tenerezza nelle semplici osservazioni dei bambini che vedono e apprezzano tutto come un dono! Convinte che la vacanza dell’estate è un’ottima occasione di crescita anche per lo spirito, siamo certe che l’esperienza ricca di proposte e di valori, vissuta dai ragazzi è da approfondire e sperimentare ogni giorno. Un grazie alla generosa ed esperta competenza delle suore. Tutto nasce dalla comune preghiera del mattino, condivisa da tutti con entusiasmo e fede genuina in Dio Padre. Per tutti il Centro Estivo rimarrà senz’altro un ricordo indelebile! Speriamo che sia anche seme ed un futuro frutto, nel cuore dei nostri piccoli, carissimi amici. Un grazie di cuore alle competenti insegnanti che si sono impegnate con professionalità e generosità per rendere più bella e accogliente questa vacanza!


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Il circo in fattoria G

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iovedì 6 giugno, giorno tanto atteso dai piccoli della Scuola dell’infanzia Sacra Famiglia, è finalmente arrivato! I bimbi hanno lavorato molto e con impegno per preparare uno spettacolo da rappresentare sul palcoscenico per i nonni. Le maestre si sono impegnate per formare vari gruppi omogenei scegliendo le coreografie adatte per ogni gruppo e insegnare i vari movimenti e la coordinazione. I nonni sono intervenuti numerosi, ansiosi di vedere i loro piccoli, attenti a non perdere un solo attimo della rappresentazione per poterla ricordare e portarla per sempre nel loro cuore. L’inizio è stato bellissimo con l’ingresso dal fondo della sala di tutti i gruppi abbigliati secondo il tema della rappresentazione e preceduti da una banda di tamburini e majorettes. Hanno sfilato nei corridoi tra le poltrone in modo tale che tutti i nonni li potessero vedere da vicino. L’abbigliamento dei vari gruppi rivela che lo spettacolo ha per tema “Il circo”! Sul palcoscenico iniziano le esibizioni: il gruppo delle mucche, ben abbigliate seguite dal gruppo dei coniglietti equilibristi, con le lunghe orecchie, ci sono poi i cagnolini e che dire dei maialini che giocano con i cerchietti? Un tocco di colore poi lo danno le galline ballerine in co-

stume bianco e rosso sgargiante a cui seguono i forzuti che sicuri della loro forza alzano pesi enormi come fossero piume. I trapezisti nei loro colorati costumi girano attorno al palo come appesi alle funi! Chiudono la sfilata le bianche e docili pecorelle che attirano carezze con il loro bianco e soffice manto. Al termine della rappresentazione nonni e nipoti si riuniscono sotto l’ampio gazebo dell’oratorio dove è stato preparato un rinfresco ricco di torte, delle più svariate qualità di biscotti abilmente preparati dalle nonne e dalle mamme, patatine, popcorn e salatini… il tutto “bagnato” da bibite di ogni tipo. La festa è stata davvero un gran successo, un momento “magico” ricco di emozioni e di tantissima gioia!

da Novate Milanese


la Comunità

I passi della gioia... una comunità che marcia! D

Ventimiglia

Erano passi di gioia che invitavano tutti ad intraprendere lo stesso cammino nella vera gioia che è Cristo. La Maratona è divenuta testimonianza semplice e diretta del fatto che il Signore ci accompagna lungo le strade della nostra vita, ogni giorno. Tale iniziativa ha permesso anche di far conoscere alla città di Ventimiglia il progetto educativo del nostro Istituto e, soprattutto, la bellezza della comunità viva di Santa Marta caratterizzata ed animata da autentici legami di stima, fiducia e collaborazione. Raggiunta la meta, i piccoli hanno premiato le loro famiglie con una medaglia, segno di gratitudine e riconoscenza verso i genitori e i loro cari ed hanno lasciato volare in alto i palloncini colorati perché giungessero nel più alto dei Cieli per ringraziare il Padre. Un lieto rinfresco ha poi concluso le attività della giornata. A seguito del grande entusiasmo manifestato da tutti i partecipanti alla Maratona, le Insegnanti e le Suore si impegneranno a riproporre l’iniziativa perché tutta la Comunità possa continuare in questo meraviglioso cammino con “passi di gioia”!

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omenica 20 maggio, si è svolta, in Ventimiglia, la prima Maratona della Famiglia, organizzata dall’Istituto Santa Marta alla quale hanno partecipato i bambini della Scuola Materna e le loro famiglie. Alle ore 9:00 tutti i partecipanti si sono ritrovati nel Santuario di San Secondo per la Celebrazione della Santa Messa, presieduta dal Parroco Don Marco Castagna. In tale circostanza, i bambini, che a settembre frequenteranno la scuola primaria, hanno ricevuto il diploma di merito ed un piccolo dono consegnato dalla Superiora Suor Aurelia e dalla Dirigente Scolastica Suor Carmen, gesto che ha suscitato grande emozione da parte di tutti. Al termine della Celebrazione Eucaristica, dal piazzale del Santuario, le Insegnanti e le Suore hanno dato il via alla Maratona che ha condotto i bambini e le loro famiglie lungo le vie della città in uno splendido mattino domenicale. Le voci dei bambini che portavano ciascuno un palloncino colorato, i loro sorrisi e il gioioso vociare hanno contagiato i passanti che già di buon mattino passeggiavano in città, imbattendosi nel festoso corteo diretto al “Resentello”, l’assolato piazzale in prossimità del mare.


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Dammi una S

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iamo il gruppo di Amici di Betania di Pisa. Il 16 giugno, si è svolta la nostra ultima riunione prima della pausa estiva. La Superiora, Suor Anita, ci ha invitati a dedicare questo incontro alla Misericordia del Signore. Ci ha ricordato il pensiero e le parole del Papa S. Giovanni Paolo II, di Papa Francesco e del Beato Tommaso Reggio, Padre Fondatore delle Suore di Santa Marta, il cui ministero è stato caratterizzato dalla misericordia verso tutti i bisognosi. Abbiamo recitato la coroncina alla Divina Misericordia, che alcuni di noi non conoscevano. È stata una preghiera che abbiamo seguito con attenzione e devozione crescente. È seguito poi il momento che, generalmente, dedichiamo alla meditazione e alla discussione relative a qualche brano di carattere religioso. Questa volta ci siamo occupati della preghiera di San Francesco al S.S. Crocifisso, preghiera che, come ci ha detto Suor Anita, è stata formulata agli inizi della conversione del Santo, in una situazione di forte tensione spirituale. La preghiera è questa, sintetica, ma molto profonda: O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà. Amen.

Queste poche parole, dettate dalla fede del Santo, contengono spunti di seria riflessione: • l’umiltà per il Santo è fondamentale, infatti la ricorda subito dopo le tre virtù teologali; • le virtù sono accompagnate da aggettivi (ora scritti in grassetto) che le determinano, e che fanno pensare; • in ultimo poi, la necessità che la ricerca della volontà del Signore, compito ineludibile del cristiano, sia guidata da “senno e discernimento”. Come sempre, siamo stati accompagnati dalla sensazione di essere in un’oasi di pace e di comunione; questa volta però la nostra “oasi” era immersa in un’atmosfera di festa che coinvolgeva tutta la città. Il 16 giugno è infatti la vigilia della festa del nostro Patrono, San Ranieri. È una festa molto sentita dal punto di vista sia religioso che civile; è naturalmente celebrata con le dovute funzioni religiose, ma è anche accompagnata da varie manifestazioni fra cui possiamo ricordare la regata in Arno, detta appunto “Regata di San Ranieri”, che si volge il giorno della festa e che mette in competizione i quattro quartieri della città. Ma la manifestazione più importante è, nella sera della vigilia, la “Luminaria di San Ranieri”. È una cosa straordinaria: circa centomila lumini, sostenuti da telai in legno verniciati di bianco, che sottolineano le forme architettoniche di Chiese, palazzi e torri, adornano gli edifici che si affacciano lungo il tratto dell’Arno che attraversa la parte centrale della città.


fede forte

Un’eccitazione gioiosa si diffonde fra tutti. Finalmente il sole tramonta e nei Lungarni esplode l’incanto delle migliaia di luci, che con il loro oscillare rendono l’idea di un qualche cosa di vivo e che provocano l’ammirazione della folla di persone che si assiepa lungo il fiume. Anche noi, abbiamo lasciato la nostra “oasi”, rinfrancati dalla preghiera e pronti ad accogliere con il sorriso la festa della nostra città.

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L’accensione dei lumini incomincia nelle prime ore del pomeriggio e questo dà il via alla festa. La gente, soprattutto i bambini, si riversano sulle strade, compaiono i venditori di palloncini, di giocattoli luminescenti, di “brigidini”, il dolce tradizionale di questa festa. Il tutto accompagnato dai solenni rintocchi delle campane della Cattedrale che annunciano la festa del nostro Santo.

di Anna Maria


In missione

Gratitudine e di un’int C

ome è consuetudine al termine dell’anno scolastico, domenica 27 maggio alla Scuola dell’Infanzia “Don Andrea Bay” si è tenuto lo spettacolo dei nostri piccoli che aveva per tema l’EDUCAZIONE STRADALE. La scena è stata allestita con mezzi di trasporto giocattoli: auto, pullman, moto, biciclette, camion, gru e ogni bambino portava sul petto un segnale stradale realizzato in classe. Tanti piccoli vigili urbani cantavano mentre dirigevano il traffico agitando le palette verdi e rosse! Gioia e commozione ha poi suscitato la consegna, da parte delle Suore e della maestra Camminando con fede  2/2018

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Catia, dei diplomi a dieci bimbi che a settembre inizieranno a frequentare la Scuola Primaria. Un ringraziamento speciale è stato espresso a Suor Flora, a Suor Luigia, alla maestra Catia per la loro particolare dedizione e uno particolarissimo alla cara Suor Amelia che dopo undici anni di permanenza fra noi deve salutarci. Per lei tutta la Comunità di Valsolda ha organizzato un saluto speciale per esprimerle riconoscenza per tutto quello che è stata e ha fatto per tutti, in particolare per i bambini.


affetto era comunità da Puria

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno” Madre Teresa di Calcutta Grazie Suor Amelia di aver fatto parte del nostro oceano, grazie per averci proposto una meta importante: crescere ogni giorno di più come comunità. 35 Camminando con fede  2/2018

Durante la celebrazione della Santa Messa si è ringraziato il Signore per il dono che è stata per tutti. I bimbi di ieri e di oggi hanno preparato un bellissimo striscione con tutte le loro firme e l’hanno accolta fuori della chiesa con un lunghissimo applauso. Non poteva mancare un ricco rinfresco durante il quale tutti i paesani hanno potuto salutare Suor Amelia commossi esprimendole la loro gratitudine. Suor Amelia infatti è entrata nella vita dei bambini di Puria, li ha amati, accuditi, coccolati, aiutati a crescere, conquistando il cuore dei genitori e nel tempo anche quello dell’intera comunità di Valsolda.


In missione

Oltre lo spazio infinito... fai fiorire il bene

la Comunità

I

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l tempo trascorre velocemente e un nuovo ciclo ha compiuto il suo percorso. E’stato un anno scolastico entusiasmante, ricco di attività e di esperienze didattiche ma anche di vita: i bambini hanno attinto saperi ma soprattutto esperienze di vita. La nostra scuola dell’infanzia ha saputo aiutarli a crescere lavorando in piena sintonia con la famiglia. Il progetto didattico “Missione nello spazio” che ci ha accompagnato quest’anno ci ha permesso di condurre i bambini alla scoperta dell’universo, del sistema solare e in particolare del nostro amato pianeta. Ammirando la straordinaria missione “VITA” del nostro connazionale, l’astronauta Paolo Nespoli, i bambini hanno vissuto le fasi di quel lancio nello spazio immedesimandosi nel ruolo di cosmonauti sognando, divenuti grandi, di solcare nuovi orizzonti. Ci siamo inoltre avvalsi dell’opera di professionisti del settore come i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma che hanno installato un planetario mobile nella nostra palestra e attraverso filmati 3D e proiezioni di altissimo livello hanno offerto ai bambini la possibilità di ammirare i segreti meravigliosi del mondo intorno a noi La stessa squadra di professionisti ci ha accompagnati presso la sede dell’Istituto di Astrofisica a Monteporzio Catone (Frascati) dove è stato

Velletri

offerto ai bambini un programma che prevedeva una parte teorica e una pratica. I bambini sono stati invitati a costruire il proprio razzo usando materiale di riciclo. I razzi sono stati lanciati nel cielo davanti ai visi meravigliati dei piccoli che seguivano attenti il volo del proprio razzo. Nel corso dell’anno abbiamo continuato a seguire la tematica spaziale affiancando a questo progetto la lettura del capolavoro di SaintExupèry “Il piccolo principe”. La musica che accompagna il racconto ci ha suggerito di realizzare un piccolo saggio presentato il 9 giugno scorso. I bambini di tutte e cinque le sezioni si sono esibiti fra rose rosse, piccoli principi e pianeti ricordando ai presenti, soprattutto ai genitori che “l’essenziale è invisibile agli occhi”! L’anno scolastico si è concluso con la consueta Festa della famiglia tenutasi il 17 giugno. La festa pomeridiana, protrattasi fino a sera, ha visto suore, insegnanti e famiglie insieme nella gioia e anche nella commozione che sempre ha il sopravvento quando vengono consegnati i diplomi ai bimbi che lasciano la Scuola dell’Infanzia per iniziare a settembre il percorso della Scuola Primaria. Ci piace immaginare che quest’anno, nell’universo di cui il nostro pianeta fa parte, echeggino le note dell’amato inno “Fai fiorire il bene”.


VELLETRI

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In missione

Per una volta... tutte insieme!!! È

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stata la prima volta che le suore di Viciomaggio, insieme a tutto il personale ausiliario dell’Istituto, hanno trascorso una giornata fuori sede, realizzando un pellegrinaggio e una gita… con guida turistica! L’occasione ci è stata data dalla vincita alla lotteria di un biglietto offerto da un’Agenzia di viaggi di Arezzo il cui valore si poteva spendere solo in viaggi. L’idea di visitare un Santuario mariano era nell’aria e dopo le “doverose” consultazioni si è deciso di andare a Montenero, sopra Livorno alla chiesa della Madonna delle Grazie protettrice della Toscana. Nella Chiesa dedicata a Maria Santissima, la sosta orante è stata arricchita dalla celebrazione Eucaristica che iniziava al nostro arrivo e da un tempo libero per pregare e visitare le adiacenze del Santuario. Scendendo dal monte ci siamo recate a Pisa presso il nostro Pensionato universitario che occupa il Palazzo Quarantotti. Siamo arrivate a Pisa proprio all’ora del pranzo che è stato davvero un “happy hour” deliziosa e molto confortevole. Abbiamo trovato un’accoglienza fantastica, gioiosa ed entusiasta come il sorriso affettuoso delle nostre carissime consorelle suor Anita, suor Mariana, suor Vittoria e suor Alice che ci son venute incontro con affabile premura, bibite e gustosità invitanti. Poi, accompagnate da Suor Rosanna, tutte le suore, ma specialmente le nostre collaboratrici, sono rimaste strabiliate nel vedere la

preziosa bellezza artistica che avevamo sotto gli occhi. Ad un tratto siamo state sollecitate ad uscire dal palazzo perchè la guida ci stava aspettando e subito, munite di auricolari, abbiamo iniziato la visita alla città. Tutte hanno apprezzato la competenza del professor Ulrich buon conoscitore delle vicissitudini storiche italiane, dei personaggi che nel tempo hanno vissuto in città e soprattutto ottimo esperto in storia dell’arte. È riuscito ad appassionarci con la presentazione delle straordinarie bellezze di Pisa. Alla fine si è congratulato con tutte noi perché non eravamo venute “solo per scattare foto alla torre di Pisa” ma desiderose e attente uditrici di quanto ci veniva presentato. Ci è piaciuto sentire le sue erudite spiegazioni esposte con semplicità e vivo sentimento religioso: dalla presentazione del Palazzo Quarantotti alla piazza dei Cavalieri con la famosa Università “Normale”, le Chiese, la casa natale di Vincenzo Galilei padre di Galileo, il Lungarno, l’interno del Duomo, il Battistero, il Camposanto, tutta la Piazza dei Miracoli con i suoi recenti scavi. È stato un meraviglioso viaggio ricco di scoperte e notizie interessanti. Il tempo passa veloce e l’ora di lasciare Pisa era arrivata! Non potevamo essere più felici e soddisfatte!

di suor Cornelia Macina


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A PISA

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A MONTENERO


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Saluto alle Suore di Santa Marta da Fabbrica

29 Luglio 2018 - Festa di Santa Marta

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ono passati quasi 71 anni da quando quattro suore della Congregazione di Santa Marta: suor Annetta, suor Clemente, suor Noemi e suor Marina, arrivarono in mezzo a noi ed in seguito avrebbero preso dimora in questa Casa per servire la comunità parrocchiale di Fabbrica. Questo asilo fu fortemente voluto dall’intraprendente parroco di allora, il pievano don Giuseppe Marmugi che, da profeta qual era, seppe cogliere i segni dei tempi di una società che nel primo dopoguerra stava pian piano cambiando ed esigeva una Chiesa che le stesse al passo, rispondendo ai nuovi bisogni della gente. Ed ecco allora che con la “processione del mattone”, gli uomini, le donne e i ragazzi di Fabbrica iniziarono la costruzione portando i materiali dalla fornace di Montelopio e poi da altri luoghi circostanti sul terreno adiacente la Pieve e, pietra su pietra, giovani e uomini, sot-

to la direzione di Isolano Isolani, diedero vita all’asilo Sacro Cuore. Pietre che ben presto divennero pietre vive grazie ai molteplici servizi che le suore misero in piedi, sempre a vantaggio dei bambini, dei giovani, delle famiglie: dall’asilo, all’insegnamento alle ragazze delle arti del cucito e del ricamo, dall’accoglienza delle giovani con difficili situazioni familiari al servizio ai parroci e alla parrocchia, all’aggregazione dei giovani, secondo il carisma trasmesso alle suore dal loro fondatore, il beato Tommaso Reggio. Come Marta, una casa sempre accogliente e sollecita al servizio; come Maria, suore dedite ai fratelli, passando prima dall’amicizia con il Signore. Tante e tante suore si sono succedute fino ad oggi e tanti e tanti sono stati i gesti di amore di cui la nostra comunità ha sempre beneficiato, secondo le modalità proprie di ogni epoca, alla quale hanno sempre adeguato il loro servizio. Tutti coloro che in questi 70 anni hanno vissuto a Fabbrica possono dire di aver ricevuto un segno di affetto dalle suore, di aver incontrato Cristo nel loro servizio, sempre premuroso, attento, instancabile. Molti di noi tutt’oggi presenti possono dire di avere impresso nella loro formazione di uomini, di


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compagnare le ultime suore del nostro Asilo: suor Maria, suor Aloisia, suor Adele; siete state per noi una benedizione, che il Signore vi ricolmi della sua grazia e di quella gratitudine di cui noi non saremmo capaci. Il Signore non lascia mai soli i suoi servi fedeli: ed ecco arrivare una nuova Congregazione di suore, le Suore Missionarie della Carità, le accogliamo con grande gioia e grande fiducia! L’Asilo va avanti, una nuova stagione ci attende per una messe, crediamo e preghiamo, ancora abbondante per la nostra parrocchia e per il territorio sul quale vive.

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donne e di cristiani un tratto del carisma delle nostre suore. Dall’altra parte, pensiamo che le suore abbiano sempre trovato una comunità cristiana accogliente e pronta a sostenerle. Questa interazione tra suore e comunità ha dato nei vari tempi frutti abbondanti di bene per tutti ed anche vocazioni religiose, sia all’interno della Congregazione di S. Marta che in altre Congregazioni, l’ultima suor Letizia nelle Apostoline del Beato Giacomo Alberione. Ma le suore sono state sicuramente alimento anche per le molte vocazioni sacerdotali che la nostra parrocchia ha avuto e, non ultime per importanza, le tante vocazioni laicali alla famiglia e al servizio ai fratelli nelle varie forme in cui questo si esprime, che esse hanno sostenuto e alimentato. Ed oggi, mentre al termine di questo percorso tracciamo un bilancio, non possiamo che esprimere la nostra gratitudine al Signore per l’immenso dono che per 71 anni ha fatto alla nostra parrocchia. Un dono della cui grandezza ci rendiamo conto solo adesso che le suore di S. Marta ci vengono a mancare. E mentre allora diciamo grazie al Signore per la benevolenza con la quale ci ha guardato, Gli chiediamo di continuare a sostenere e ad ac-


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Storia di una

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a presenza delle Suore di Santa Marta nel paese di FABBRICA (Pisa) risale al lontano 22 ottobre 1947 quando arrivarono le prime tre suore (Madre Clemente Frugoni, suor Annetta Fattori, suor Marina Pelleschi) “all’imbrunire”. Era ormai sera ma non è mancata l’accoglienza luminosa e festosa da parte di tutti gli abitanti: Parroco, mamme, bambini, anziani, operai di ritorno da un faticoso lavoro. La motivazione della grande gioia degli abitanti va cercata e trovata nella richiesta/bisogno di avere nel paese le suore: “persone capaci di educare i bambini, confortare malati e anziani, aiutare il popolo nelle funzioni liturgiche dove con la preghiera si ravviva la fede e crescono la speranza e l’amore”.

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Qui nell’Alta Val d’Era, tra uliveti e vigneti, cipressi e girasoli, le suore, nell’arco di 70 anni, sono state e si impegnano ancora per essere testimoni del carisma dato loro dal Beato Tommaso Reggio: Fede - Accoglienza - Servizio, con dedizione quotidiana nella Scuola Materna, nella catechesi, nell’evangelizzazione, nella Parrocchia. Ancora oggi SCUOLA MATERNA-SUORE è un binomio inscindibile che si coniuga nello spirito e nel sostegno umano e cristiano di ogni attività in conformità alla volontà del Buon Dio. Anche il Vangelo di questi giorni ci aiuta a riflettere sulla nostra vita qui a Fabbrica. San Pietro dice a Gesù: “Noi abbiamo lasciato tutto… per seguirti…”.


presenza di suor Maria Rossini

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Gesù risponde a lui, a noi: “Chi ha lasciato casa, padre, madre, fratelli, sorelle, figli e campi… Riceverà il centuplo in case, sorelle…” Sempre mantenuta, la promessa! Qui a Fabbrica le sessanta suore di Santa Marta, durante i 71 anni di presenza, hanno, abbiamo ricevuto il centuplo da voi, da ciascuno di voi: saluti, stima, confidenze, affetto, conforto, lavoro… Raccogliamo quanto avete fatto in due parole: CUORE e LAVORO. La struttura è stata fatta dai vostri nonni ed abbellita, curata, migliorata da voi padri e figli. E sempre con intelligenza, competenza, generosità. Sempre pronti a intervenire, mettere in ordine, riparare, pulire, rendere bello. Il Vangelo continua: Gesù ai due discepoli che gli chiedono di essere uno a destra e uno a sinistra del suo regno, risponde: “No, no. Voi siete servi, meglio servitori, fate un servizio”. In questo paese, le suore di Santa Marta, per 71 anni, hanno dato il meglio di se stesse… Tutto! Pur con tanti limiti, fragilità, lacune, errori… abbiamo trascorso anni, mesi, giorni con voi, per voi; contente, riconoscenti per il vostro lavoro, la collaborazione, i viaggi, la generosità per la casa, per il giardino, la scuola, la cappella, la nostra persona. È stato ed è un abbraccio continuo per tutti, per ciascuno! Posso dire con sincerità, cinque anni a Fabbrica è stata una primavera. Ho le mani e il cuore ricolmi di attenzioni, cura, affetto… E i fiori della primavera portano frutti: LODE A DIO E BEVEVOLENZA AL PROSSIMO. Oggi, sempre, ovunque ci troviamo o ci troveremo, viviamo all’insegna di quanto scritto da Mons. Ovidio Lari, fabbrichese e per 30 anni vescovo di Aosta: “Le suore di Santa Marta a

Fabbrica hanno testimoniato Cristo, evangelizzato piccoli e grandi, mostrato la maternità della Chiesa.”


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Tutti... all’opera Un’estate al Santa Gemma

la Comunità

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ome negli anni precedenti, l’Istituto Santa Gemma ha offerto alle famiglie e agli alunni il servizio del centro estivo. In continuità con lo scorso anno, il tema “All’opera, secondo il suo disegno”, è stata un’occasione per scoprire e riflettere, un invito “all’ azione”, all’agire consapevole dell’uomo nel rispetto del creato. Dobbiamo riconoscerlo: il creato è bellissimo. Eppure si tratta di una bellezza incompleta. Incompiuta. In attesa di ulteriore perfezione. Dio ci chiede di partecipare alla creazione, per accrescerne la bellezza.

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Bovisa

Il creato non può vivere senza di noi. Dio non si rassegna all’idea di coinvolgerci nel suo disegno, ci chiede di partecipare e di metterci all’opera con Lui. Attraverso la dimensione ludica e laboratoriale, gli insegnanti hanno voluto aiutare bambini e ragazzi a scoprire questa straordinaria dimensione del nostro essere uomini e abitanti di questo mondo. Mettersi all’opera significa non solo agire, ma anche incontrare tante realtà differenti,


stati pensati dai responsabili con cura e attenzione affinché, anche nel contesto ludico e creativo, ogni bambino potesse realmente mettersi all’opera e sentirsi accolto e coinvolto. Grazie alla passione e all’entusiasmo degli insegnanti e alla vivace partecipazione dei bambini… ecco che la nostra scuola si è trasformata in un vero e proprio laboratorio, in luogo di incontro. Non soltanto perché al suo interno si sono svolte molteplici attività, ma soprattutto perché essa è diventata un contesto in cui bambini, ragazzi e docenti hanno avuto non solo l’occasione di vivere un’esperienza divertente e formativa, ma hanno avuto l’opportunità di agire e sentirsi partecipi di un’opera ancora più grande e straordinaria.

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incontrare il mondo del lavoro umano, la sua capacità di trasformare la natura e di trarne il necessario per la vita. Giochi, tanto divertimento e fantasia hanno caratterizzato le cinque settimane di centro estivo. Filo conduttore e spunto di riflessione sono stati, anche quest’anno, dei racconti che hanno avuto come protagonisti quattro ragazzini: Chicco, Lele, Celeste e Ambra e come sfondo integratore cinque diversi ambienti di lavoro. Grazie a originali costumi e creativi oggetti di scena, questi quattro compagni di viaggio e tutti personaggi da essi incontrati, sono stati quotidianamente “interpretati” dalle insegnanti, le quali per prime hanno scelto di mettersi “all’opera” e di mettersi in gioco a 360° con grande entusiasmo e senso dell’umorismo per offrire ai bambini interessanti spunti di riflessione. Inoltre, al termine di ogni racconto, è stato introdotto un “quizzettone” sulla storia del giorno che ha visto coinvolti i membri delle diverse squadre, i quali hanno partecipato con grande curiosità e attenzione. Questa modalità ha fatto sì che quello della narrazione diventasse un significativo momento volto a stimolare pensieri e condivisioni. Oltre ai racconti, grande rilevanza hanno avuto i giochi e i laboratori pomeridiani i quali sono


Pagine aperte

Tempo di ricominciare Camminando con fede  2/2018

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Grazie, Signore, per le settimane d’estate, per le scoperte e per gli incontri, per la bellezza contemplata, per il silenzio e l’amicizia, per l’amore rinnovato e il riposo! Grazie per questo tesoro: lo conservo nel mio corpo e nel mio cuore. Ora è tempo di ricominciare: bisogna ritornare alle cose ordinarie. Ma non ritornerò alle cose di sempre, alle pratiche del passato; non ricomincerò con le mie abitudini. Ritornerò con il desiderio di lottare, con la voglia di amare, con la dolcezza che accoglie. Ritornerò con la misericordia ed un sorriso aperto, con limpidezza e coraggio. Ritornerò, ancora una volta, con la gioia contagiosa del Vangelo. Ora è tempo di ricominciare: vieni con me, Signore! (Charles Singer)


Un debito

di Margherita Bernoni

Luco di Mugello

di riconoscenza to Religioso delle nostre Suore perche là dove sono chiamate ad operare possano accogliere e servire come Marta del Vangelo. All’uscita della Messa le persone hanno avuto un ricordo per tutte le Suore che non ci sono più, di quanto mancano a questa comunità. Ricordi e pensieri di riconoscenza da parte delle persone che hanno vissuto la propria relazione d’amicizia con ognuna di loro. Un momento carico di malinconia, ma con la consapevolezza di aver goduto per tanti anni della loro presenza con la testimonianza della fede che illuminava ogni gesto.

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A

un anno di distanza dal saluto alle nostre Suore da parte della comunità di Luco, oggi domenica 29 luglio festa di Santa Marta, il parroco don Cristian – nonostante che la Liturgia domenicale prevalga sulle festività dei santi – ha ricordato e dedicato la S. Messa per l’Istituto delle Suore di Santa Marta. Nell’introduzione alla Messa, di fronte al quadro che raffigura la Santa posto al lato del presbiterio, ha spiegato il valore e il significato di Marta del Vangelo, che accoglie e serve così come ha voluto il Beato Tommaso Reggio, Fondatore della Congregazione delle Suore di Santa Marta, fossero le Sue Suore. Anche noi abbiamo avuto la gioia e la grazia di avere a Luco una “piccola” Betania per tanti anni. Le persone presenti alla Messa non hanno nascosto la loro commozione soprattutto nel momento in cui il parroco ha ricordato con tanto affetto ogni suora esprimendo gratitudine e riconoscenza per l’opera svolta nella testimonianza gioiosa del loro servizio, e di quanto oggi più che mai sentiamo la mancanza della loro preziosa presenza non solo fisica, ma soprattutto orante. Ognuno di noi, ogni famiglia ha un debito di riconoscenza verso queste Donne che hanno scelto di servire il Signore nei fratelli più bisognosi e non solo. Preghiamo per tutte loro, quelle conosciute e quelle più lontane nella memoria, vive e defunte, ma sempre presenti nel nostro cuore; preghiamo soprattutto per coloro che in questo momento vivono una fragilità di salute; preghiamo per tutte le suore sparse nel mondo, per le vocazioni e tutto l’Istitu-


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Testimonianza

di suor Shali

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on grande entusiasmo e gioia, ho fatto parte anch’io del gruppo che ha partecipato all’incontro con il Papa organizzato dalla Diocesi… senza essere giovanissima nè bresciana. Ero lì a godere questo incontro come catechista e per di più come unica rappresentante delle Suore di Santa Marta. Dopo tanta attesa e varie prove di saluto, arriva il momento dell’incontro con Papa Francesco. Tutti correvano verso le transenne. Anch’io mi faccio spazio tra la folla e mi trovo al punto giusto, come se avessi preso un appuntamento: il Papa è davanti ai miei occhi e riesco a toccare la sua mano. L’ho tenuta stretta a lungo, finchè ho sentito la voce dei suoi accompagnatori che mi dicevano: “basta sorella”. Mentre davo la mano al Papa, sapevo di farlo per tutte quelle persone che, per vari motivi, non lo possono vedere da vicino. Grazie! Papa Francesco ha lasciato anche un compito ai ragazzi bresciani: “Pensiamo a Giovanni Battista Montini, Paolo VI: noi siamo abituati, giustamente, a ricordarlo come Papa; ma prima è stato un giovane, un ragazzo come voi, di un paese della vostra terra. Io vorrei darvi un compito, un “compito a casa”: scoprire com’era Giovanni Battista Montini da giovane; com’era nella sua famiglia, da studente, com’era nell’oratorio… quali erano i suoi “sogni”… Ecco, provate a cercare questo! La conclusione del nostro pellegrinaggio alle catacombe di San Callisto è stata molto sentita, commovente. Il piccolo gruppo, con il suo

Pastore, durante la celebrazione eucaristica si è immerso in un mistico e celestiale raccoglimento. Un grazie riconoscente a Madre Carla per avermi permesso di vivere un’esperienza così ricca spiritualmente. Grazie anche a tutti coloro che hanno collaborato per la realizzazione dell’incontro con Papa Francesco.


Lettera di una

una vicina “dirimpettaia”

“dirimpettaia” Carissime Suor Maria e Suor Aloisia,

Con affetto grande e profonda gratitudine

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ormai siamo arrivati agli ultimi giorni di vostra permanenza e sento il bisogno di salutarvi scrivendo queste poche righe perché la commozione mi impedirebbe di farlo a voce. Attraverso di voi va il mio ringraziamento a tutte le suore della vostra Congregazione che sono passate da questa casa, punto di riferimento della mia infanzia, dell’adolescenza ed anche dei primi anni della giovinezza.   Abitare davanti all’asilo è stato per me e per la mia famiglia considerare le suore parte di noi, vivere insieme a loro i momenti belli, ma anche quelli tristi che non mancano mai nella vita di ciascuno. Abbiamo partecipato alle loro gioie e ai loro dolori così come loro hanno fatto con noi.   Hanno aperto sempre questa casa a tutti, l’hanno resa centro di aggregazione e ci hanno fatto vivere momenti di allegria e di serenità.   Per quanto mi sarà possibile cercherò di rendermi utile nel cambiamento che adesso ci aspetta, nel ricordo di chi, per lungo tempo, tanto ha dato alla comunità di Fabbrica e a ciascuno di noi.   Un abbraccio forte a Suor Maria e Suor Aloisia, abbraccio che vorrei arrivasse a tutte le suore che in questi anni sono passate da Fabbrica compiendo la loro missione con amore, gioia e generosità.


Con l’affetto della memoria Roma, 26 aprile 2018 Carissime, all’alba di stamane, dalla Casa di Delegazione in Santiago (Cile), il Signore ha chiamato a sé Suor LUCIA MONSALVE LEYTON

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nata a San Clemente - Talca (Cile) il 27 gennaio 1931, entrata in Comunità il 22 marzo 1952, professa dall’11 febbraio 1955. Ha vissuto la sua vita di Suora di Santa Marta con fedeltà, dedizione e sempre attenta a rispondere con generosità a quanto il Signore via via, nello scorrere del tempo, le chiedeva preparandosi momento per momento a questo incontro con Lui. Dotata di una particolare sensibilità e delicatezza sapeva cogliere anche nelle piccole cose di ogni giorno la presenza straordinaria del Signore e del bene, trasformando con molta facilità la ricchezza del suo sentire in poesia. Ha amato la sua Famiglia Religiosa e i luoghi dove l’obbedienza l’ha chiamata a servire (Curicò, Vallenar, Requinoa, La Union, Quinta, Valparaiso, Osorno, Coquimbo…) svolgendo con passione, competenza e amore la sua missione di educatrice e di insegnante. Le persone che l’hanno conosciuta ricordano la sua dedizione, la cura e l’attenzione che aveva per tutti in particolare per chi era nel bisogno. Ha trascorso gli ultimi anni nella casa di Infermeria a Santiago e anche quando la malattia l’ha resa più fragile e bisognosa di tutto ha continuato ad essere una presenza serena e gioiosa per tutte e in particolare per le consorelle che l’hanno curata e accompagnata con

tanta dedizione. Ringraziamo il Signore per il dono di Suor Lucia, preghiamo per lei sapendo di avere un angelo in cielo che continua a vegliare sulla nostra Famiglia Religiosa che lei ha tanto amato e sui suoi famigliari che sempre le sono stati vicini. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

Roma, 18 maggio 2018 Carissime, oggi, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo e ha raggiunto la pace meritata Suor ANTONIETTA BANFI nata a Cologno Monzese (Milano) il 12 maggio 1935, entrata in Comunità il 07 maggio 1955, professa dal 15 ottobre 1957. Suor Antonietta ha sicuramente trovato ad accoglierla il Signore della vita per il quale ha vissuto donandosi con fedeltà, generosità e mitezza là dove l’obbedienza l’ha chiamata, in particolare nelle diverse scuola dell’infanzia (Cassina Nuova, Crescenzago, Fabbrica, Paderno, Luco di

Mugello…) dove ha svolto il suo servizio apostolico. I tanti bambini che hanno avuto la fortuna di averla accanto come educatrice attenta, delicata e premurosa sono cresciuti pieni di tenerezza e di bontà. La ricordano con gioia tante persone che hanno goduto della sua presenza sempre pronta ad accogliere e a farsi carico dei bisogni di ciascuno. Disponibile sempre, ha cercato di rendersi utile anche quando non ha più potuto dedicarsi ai bambini: ha svolto con dedizione il suo servizio di portinaia all’Istituto De Sortis di Viareggio. Era difficile sentire da lei qualche lamentela: sapeva offrire, amare, lavorare senza sosta per il Regno. Così ha fatto finché le sono bastate le forze accettando poi la malattia e offrendo con gioia le sue sofferenze. Ogni attimo della giornata era valorizzato dalla sua offerta e dalla preghiera costante: tra le mani sempre teneva il rosario che recitava quasi incessantemente. La ricordiamo così e le chiediamo di intercedere dal Buon Dio tante benedizioni per tutte noi, per la sua Famiglia Religiosa e per i suoi cari a lei tanto affezionati e che le sono sempre stati vicini. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO


Carissime, stamane, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo Suor ERNESTINA BIANCHI nata a Borgo a Mozzano (Lucca) il 5 luglio 1927, entrata in Comunità il 5 giugno 1943, professa dall’8 dicembre 1946. Suor Ernestina ha cercato di vivere con fedeltà la sua consacrazione religiosa tra le Suore di Santa Marta svolgendo con impegno e dedizione i servizi vari che via via le sono stati chiesti. L’abbiamo conosciuta come una suora “fragile” di salute e bisognosa di cure ma sempre impegnata a servire il Signore come poteva e con tanto desiderio di rispondere ai bisogni della comunità. Finché ha potuto ha svolto il suo lavoro come educatrice di Scuola Materna a Chiavari, Velletri, Firenze Innocenti e di portinaia a Genova, a Reggio Calabria e al Conservatorio di Firenze.

Precisa e ordinata, mite e pronta all’obbedienza, da parecchi anni ora si trovava nella casa di infermeria a Querceto dove col passare del tempo le sue condizioni di salute si sono via via aggravate fino a perdere completamente la sua autonomia. Affidiamola al Signore perché l’accolga nella sua pace e a lei chiediamo di intercedere per tutte noi, per la Famiglia religiosa che ha amato e servito con generosità. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

Roma, 29 maggio 2018 Carissime, nella serata di oggi, a Santiago Casa di Delegazione in Cile, è stata chiamata dal Signore a godere della pace eterna Suor PIA LOBOS NUÑEZ nata a Santiago (Cile) il 10 gennaio 1931, entrata in Comunità il 1 marzo 1952, professa dall’11 febbraio 1955. Nel corso della sua lunga vita Suor Pia ha risposto con gioia e fedeltà alla chiamata del Signore consacrando a Lui tutta la sua vita. Fu una religiosa molto entusiasta e desiderosa di incarnare nella sua vita le virtù della Suora di Santa Marta. Suor Pia con generosità straordinaria e tanto spirito di sacrificio, ha servito con gioia, dedizione e amore la sua Famiglia Religiosa, là dove l’obbedienza l’ha voluta non badando a fatiche e a stanchezze (Curicò, Talca, Coltauco, Coquimbo, Valdivia, Requinoa).

È stata una insegnante molto attenta con i suoi alunni, sempre preoccupata di aiutare la crescita umana, spirituale e culturale delle persone a lei affidate: sapeva ascoltare, consigliare pronta a condividere le preoccupazioni delle persone che volentieri si rivolgevano a lei. Si è dedicata all’insegnamento, all’educazione delle giovani, alla catechesi parrocchiale con tanta passione e creatività fino a quando le forze le hanno permesso di svolgere questi servizi. Suor Pia ha saputo accettare poi con serenità la sua infermità ed ha vissuto per alcuni anni nella casa di Infermeria a Santiago con pazienza e totalmente affidata al Signore. Nella preghiera che l’accompagnava quotidianamente tutte le persone a lei care erano sempre presenti. Ringraziamo il Signore per il dono di Suor Pia e ci affidiamo alla sua intercessione perché insieme alle tante consorelle che già in cielo godono il premio eterno, interceda dal Signore benedizioni e grazie su tutta la Famiglia Religiosa e sui suoi cari. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

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Roma, 26 maggio 2018


Con l’affetto della memoria

Roma, 20 giugno 2018 Carissime, nella mattinata, dall’ospedale di Sanremo (IM), è salita al cielo assistita dalle Consorelle Suor ANNA BERTOLI

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nata a Lumezzane (Brescia) il 20 aprile 1928, entrata in Comunità il 14 ottobre 1948, professa dal 19 luglio 1951. Era stata ricoverata la sera precedente per l’aggravarsi improvviso della sua salute dopo una giornata trascorsa serenamente e partecipando all’incontro con le Madri in visita alla comunità. Da alcuni anni si trovava in Casa Madre e proprio alla vigilia di iniziare gli Esercizi Spirituali il Signore l’ha chiamata a sé al termine di una lunga vita vissuta con fedeltà e tanta generosità. Suor Anna ha dedicato tutte le sue energie con tanto spirito di sacrificio per accogliere ed educare i bambini a lei affidati nelle varie case dove l’obbedienza l’ha chiamata (Genova, Crescenzago, Varese Ligure, Chiavari, Firenze “Innocenti”, Viareggio, Castelferro, Viciomaggio, Velletri, Campora…). Il suo desiderio e il suo impegno erano per aiutare i

bambini a crescere, a diventare sempre più capaci di gestire bene la loro vita e in particolare la sua dedizione era per quelli che avevano più bisogno di cure e soprattutto di un cuore capace di amare. È stata “la mamma” di tanti ragazzi che sono rimasti a lei molto affezionati e sono tante le persone che la ricordano per il bene ricevuto. È stata una presenza serena e disponibile a quanto a lei richiesto dai Superiori anche negli ultimi anni quando le forze sono venute meno e non potendo più dedicarsi alla cura dei bambini, con generosità ha continuato a servire la sua Famiglia religiosa in altro modo prestando l’aiuto a lei richiesto a Chiavari e a Pisa e poi in Casa Madre. Ricordiamola al Signore perché l’accolga nella sua pace e a lei chiediamo di intercedere per tutte noi Suore di Santa Marta che siamo ancora in cammino verso la meta, per i suoi cari e per le tante persone che la ricordano con tanto affetto e riconoscenza. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO Roma, 27 giugno 2018 Carissime, oggi dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo Suor MERCEDE CASTELLAZZI nata a Basiano (Milano) l’11 novembre 1922, entrata in Comunità il 25 marzo 1946, professa dal 04 ottobre 1948. Purificata dalla sofferenza che l’ha accompagnata in questi ultimi anni di permanenza nella casa

di infermeria, Suor Mercede ha raggiunto il suo Signore che ha servito con fedeltà e generosità nella sua lunga vita. Sempre pronta e sollecita nel darsi “finché bastavano le forze” ha lavorato per tutta la vita in guardaroba, per alcuni anni in terra di missione in Cile e poi per tanti anni nell’ospedale di San Gimignano. Tanti la ricordano come una Suora capace di sacrificio e di qualche buona parola che nella sua essenzialità andava dritta al cuore. Molto generosa e disponibile ad andare incontro ai bisogni degli altri è sempre stata molto attenta e precisa perché tutto ciò che occorreva ai malati fosse pronto e in ordine. Quando per l’età e per la salute non ha più potuto lavorare in ospedale ha continuato a servire con generosità la sua Famiglia Religiosa là dove l’obbedienza l’ha chiamata: nella Casa generalizia in Roma, infatti, ha impiegato il suo tempo per rendersi utile alla comunità e essere sempre disponibile alle richieste delle sue consorelle. L’affidiamo al Signore perché l’accolga nella sua pace e la ricompensi per i tanti sacrifici fatti con tanta dedizione e le chiediamo di intercedere dal Signore benedizioni e grazie per tutte noi e per i suoi cari che tanto la ricordano. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO


Carissime, stamane, dalla casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo Suor GIULIANA BERGANTINO nata a S. Agata di Puglia (Foggia) il 07 febbraio 1922, entrata in Comunità il 03 ottobre 1940, professa dal 15 ottobre 1946. Il Padre della vita che ama le sue creature l’ha purificata attraverso i giorni del dolore e l’ha resa pronta per l’incontro finale. La ricordiamo intenta a preparare cose buone nella sua cucina senza risparmiare mai sacrifici e lavorando finché le sono bastate le forze e oltre, là dove l’obbedienza l’ha chiamata (Vighizzolo di Cantù, Roma Casa Generalizia, Querceto di Sesto Fiorentino). E la ricordano particolarmente

le Consorelle di Querceto dove la sua presenza è stata per tanti anni particolarmente preziosa per il suo servizio e la sua operosità rendendosi utile in tanti modi fino a quando le è stato possibile. Mite e silenziosa sapeva ascoltare le consorelle e pregare per i loro bisogni tenendosi sempre lontana dalle chiacchiere e mostrando la sua vicinanza tanto discreta e buona quanto intensa e fattiva. Sentiamola vicina e pronta a preparare per noi e per le persone a lei care “cose buone” e celesti benedizioni ora che gode la beatitudine eterna circondata dalle consorelle che l’avranno accolta in festa. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

Roma, 23 luglio 2018 Carissime, oggi, dalla Casa Madre in Ventimiglia, è salita al cielo la cara Consorella Suor GIACINTA BRUNO nata a Roccaspinalveti (Chieti) il 3 marzo 1920, entrata in Comunità a Ventimiglia il 27 novembre 1938, professa dall’8 settembre 1941. Dopo una lunga vita vissuta con fedeltà alla chiamata del Signore, Suor Giacinta ha raggiunto il suo sposo amato e servito con gioia e generosità. La ricordiamo tutte come una suora laboriosa, sempre pronta a dare il meglio di sé là dove l’obbedienza la chiamava e disponibile a svolgere vari servizi (Genova Sampierdarena, Madonna dell’Olmo…)

Ha curato in modo speciale per tanti anni la cucina a Ventimiglia in via San Secondo dove tante persone la ricordano per la cura nel preparare con fantasia e competenza i gustosi pranzi per le Suore e per i bambini. È stata una “Marta” attenta e sollecita ad ogni bisogno della comunità non risparmiando fatiche fino a quando le sue condizioni di salute glielo hanno permesso. Sono tante le persone che hanno goduto del suo bene e la ricordano per la sua presenza attenta e generosa nel trovare sempre il modo per andare incontro a chi aveva particolarmente bisogno. Da due anni si trovava in Casa Madre e nonostante la malattia l’avesse resa dipendente in tutto ha continuato ad essere una presenza serena e gioiosa. L’affidiamo al Signore perché l’accolga nella sua pace e chiediamole di intercedere presso il buon Dio per noi e per le tante persone che la ricordano con affetto e riconoscenza Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

53 Camminando con fede  2/2018

Roma, 04 luglio 2018


Con l’affetto della memoria Roma, 26 luglio 2018 Carissime, oggi, nella casa della Delegazione dell’America Latina, a Santiago in Cile, è salita al cielo Suor MARTA BONETTI nata a Saiano (Brescia) il 19 marzo 1927, entrata in Comunità l’8 maggio 1947, professa dal 31 ottobre 1949. Giovane suora ha risposto con entusiasmo e generosità alla chiamata del Signore che la voleva alla sua sequela come missionaria in Cile, dove ha vissuto con fedeltà il suo lungo cammino di Suora di Santa Marta. Appassionata e fedele alla sua Famiglia Religiosa, ha testimoniato in terra cilena l’accoglienza e il servizio di Marta senza risparmiarsi. Disponibile sempre a svolgere i vari servizi a lei richiesti si è particolarmente dedicata all’insegnamento di

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tante giovani nelle varie scuole dove l’obbedienza l’ha chiamata (Curicò, Vallenar, Requinoa, Valparaiso, La Union, Talca, Osorno, Coltauco, Derqui (Argentina), ecc.) e dove ha anche coperto incarichi di responsabilità sia nella comunità come nella scuola. È stata una presenza molto attenta e delicata in ogni suo servizio e nell’insegnamento ha profuso le sue doti di intelligenza, di precisione e di amore gratuito. Ora l’accoglie la terra cilena che ha fecondato con la sua presenza umile, fedele e generosa. La ricordano le tante persone che hanno goduto delle sue cure, le consorelle e particolarmente quelle che l’hanno seguita e accompagnata in questi ultimi anni trascorsi nella casa di infermeria a Santiago Affidiamo al Signore Suor Marta e a lei chiediamo di continuare a pregare e a intercedere per la sua Famiglia religiosa e per i suoi cari, per i suoi fratelli in particolare che anche da lontano l’hanno sempre seguita e accompagnata anche quando la comunicazione, per la malattia, era diventata molto difficile. Il Signore l’accolga nella sua pace e le doni la gioia senza fine. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

Roma, 19 agosto 2018 Carissime, stamane, all’ospedale di Lavagna, è deceduta Suor IRENE CAVATI nata a Passirano (Brescia) il 26 giugno 1938, entrata in Comunità il 4 settembre 1955, professa dal 14 settembre 1958. Se n’è andata troppo in fretta, senza darci il tempo di ringraziarla come avremmo voluto. Ha vissuto con fedeltà e gioia la sua consacrazione religiosa tra le Suore di Santa Marta, sempre pronta al sacrificio, alla dedizione vera, con il desiderio di far contenti tutti coloro che le stavano intorno. Consapevole che la sua salute, minata da tempo, le toglieva sempre più le forze, ha continuato comunque fino all’ultimo a “cucire” insieme amore operoso e preghiera silenziosa. Nelle comunità dove l’obbedienza l’ha chiamata (Viciomaggio, Viareggio presso l’Istituto De Sortis…) ha riempito i suoi giorni di un amore tenero e fecondo verso tanti bambini, in particolare verso quelli più disagiati, in difficoltà e problematici, che in lei hanno trovato la cura, l’attenzione, l’affetto di una mamma sempre pronta a soccorrerli di giorno e di notte. Ci ha insegnato a seminare il bene, senza “curarci” d’altro. Ci è stata di esempio anche nella malattia, vissuta con dignità, senza lamenti e senza pretese. A Lei, a cui bastava la ricompensa di un “grazie”, Dio donerà il premio riservato a coloro che “fecondano” la terra e la lasciano scintillante di luce.


La ricordiamo così e le chiediamo di continuare a pregare per i suoi familiari, per tutte noi Suore di Santa Marta e in particolare per le consorelle della sua comunità di Chiavari che, con tanto amore e delicatezza, l’hanno accompagnata, custodita e curata negli anni della sua malattia e che ora sentono il grande vuoto da lei lasciato, pur nella certezza di averla sempre vicina nella preghiera e nel ricordo del bene ricevuto. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

Ciao Suor Irene, così ti abbiamo detto la mattina quando sei andata a fare la trasfusione. Avevi l’aria molto stanca in questi ultimi tempi e camminavi lenta come quando “ti era finita la benzina”. Così ti dicevamo. Ti ricordi? Era finita proprio ogni tua risorsa. Adesso ripensiamo a te e facciamo fatica a entrare in aula di comunità: la tua sedia vuota ci intristisce troppo! Stiamo cercando insieme di recuperare l’allegria e l’ironia che ti piacciono tanto. Stiamo fermando dentro di noi il tuo ricordo perché si trasformi in voglia di vita vissuta senza lamenti, senza pretese come è stata la tua. Ci mancherà “il tuo ordine” la tua cura attenta e puntuale nel sistemare e aggiustare tutto; ci mancherà il tuo tocco preciso nel sistemare l’ambiente, ma soprattutto ci mancherai tu! È facile quando qualcuno se ne va “mitizzare” tutto. Invece vogliamo ricordarti nella tua quotidianità. Ciò che ti caratterizzava era il tuo consumarti silenziosamente come se fosse una cosa normale.

Consapevole che le forze erano sempre meno, sembravi spremere oltre modo dalla tua fibra bresciana ciò che poteva essere ancora dato in dono: lavoro, attenzione, cura. Le tue mani non stavano mai ferme; c’era sempre la preoccupazione “esagerata” di non poter far bene e fare tutto come avresti voluto. Non seguivi “la moda” dell’avere un po’ di tempo per te stessa! Ti era entrato nel DNA quanto aveva detto il Fondatore “attenderanno a santificarsi con il lavoro e la preghiera amando e servendo” (cfr.Sanguineti pag. 255). Era bello vederti incuriosita andare a cercare le pagine che leggevamo insieme sul Fondatore, per ritrovare quello che ci era sfuggito!!! Sai, sapere che adesso hai ripreso le energie e corri nei prati del cielo, ci rende felici. Quel Dio che hai servito con amore tenace e senza riserve, non saprà come fare per ricompensarti e ti regalerà gioie “a grappoli” ogni giorno. Ciao Suor Irene.

Le suore della Comunità di Chiavari

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Ciao Suor Irene!


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La Chiesa resta fissa e forte nelle vicende di questo mondo, per predicare a tutti il Vangelo e la salvezza eterna; rimane in attesa del ritorno finale e trionfale di Gesù Salvatore. Questo noi vogliamo ricordarvi, una lampada, una speranza per tutti che non si spegne e che dà senso e bellezza anche alla vita presente Papa Paolo VI

(Domenica 25 settembre 1977 - Angelus)

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Camminando con fede 2_2018 by Congregazione delle suore di Santa Marta - Issuu