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Camminando con fede 2 2016

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notiziario delle suore di santa marta


Editoriale 3 Editoriale

la Redazione

In missione 22 Nessun luogo è lontano ...ricordati, ricordami!

Parola di Dio

due ospiti della Casa per Ferie

25 Alla Madonna miracolosa di Taggia

4

Cercati... con passione!

la Comunità di Casa Madre

don Carlo Silva

26 Cinque anni di serenità

Attualità

Nadia Giugni

28 Insieme... “per animarci” a tutte le età

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Brexit... ancora un’Unione?

suor Eliana Martinelli

Viviana Abbondio

30 Santa Marta... di passaggio a Chiavari

Spiritualità e carisma

suor Cornelia Macina

32 Comunik... azione

10 Suore di Santa Marta... ...un nuovo viaggio!

11 Nelle tue mani... per sempre

35 Essere: “àncora”... sulla roccia dura

suor Claudia Valdés Retamal e suor M. José Casanova Muñoz

la Comunità di Viareggio

34 La nascita degli “Amici di Betania” in India le Comunità dell’India

12 Il Signore ci ha conquistato

36 Dove andare? ...Per di Qua!

le neo-Professe

i Genitori

14 In viaggio... verso di noi

38 Una porta sempre aperta

le Juniores

suor Aloysia Molteni

La parola a... Madre Carla 16 Chiedete... e... vi sarà dato

39 Un viaggio alla scoperta della natura

Percorsi di formazione 17 A che punto siamo nella realizzazione delle innovazioni e delle sperimentazioni

Notiziario delle suore di santa marta Via V. Orsini, 15 00192 Roma

suor Anita Bernasconi

19 Convegno di studio e aggiornamento per le Superiore, le Responsabili delle scuole, le Econome

suor Anita Bernasconi

Giusj, un’amica di Betania

maestra Elisa

Pagine aperte 42 Grazie, vescovo Silvano..

suor Damiana Spignoli

45 Alcuni brani del testamento spirituale del card. Piovanelli 46 Per suor Rufina - Masate

suor Carla Maria Roggero

47 Grazie!

Frammenti di santità 21

suor Rosetta

suor Andreina Macalli

48 Tic... tac... tic... tac...

da Vighizzolo

49 Un padre, un fratello, un amico

Quadrimestrale Anno LXXXIV

Redazione suor Alessandra F., suor Damiana, suor Francesca, suor Maria Pia, suor Mariana Suore di Santa Marta Via Montenero, 4 - 22063 Vighizzolo di Cantù (CO) Tel. 031.730159 camfede@istitutosantamarta.org Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio www.studioinpagina.it

suor Alessandra Fabrucci

50 Alzati e... costruisci ponti

Viviana Abbondio

52 Le mie le nostre cappelle

suor Maria Rossini

Con l’affetto della memoria 55

suor Fausta Danesi, suor Assunta Mondinelli


Editoriale

La Redazione

“Impariamo a guardare a Maria” senza uscita, è anche un immenso laboratorio di idee nuove, di progetti, di esperienze di giustizia, di pace e di solidarietà. Questo mondo porta nel grembo un altro mondo che cresce verso più consapevolezza, più libertà, più amore e più cura verso il creato. Nessuno potrà sradicare dalla terra il buon seme sparso da Gesù. Contempliamo la Vergine Maria che ci ripete l’invito ad ascoltare suo Figlio, a fare quello che ci chiede e che ci vuole suoi messaggeri non per intonare lamenti su un mondo segnato dal male, ma ad annunciare un capovolgimento: “Il Regno di Dio si è fatto vicino, è già in mezzo a voi”. Papa Francesco ci ripete: “Lasciatevi guardare da Lei! I suoi occhi sono ricolmi della tenerezza di Dio, della sua misericordia”. Invochiamola pieni di fiducia con la più antica preghiera con la quale i cristiani si sono rivolti a Lei:

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

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Nella Festa di Santa Maria Assunta ascoltiamo le parole di Papa Francesco: “…Credo che oggi ci faccia bene un po’ di silenzio… imparare a guardare Maria, a guardarla molto e con calma...a rimanere a contemplarla e a sentire la sua voce che ci rassicura: “Non ci sono forse io, io che ho l’onore di essere tua Madre? ” Ella ci ripete: sii mio messaggero, sii mio inviato per accompagnare tante vite, per asciugare tante lacrime! Viviamo in un periodo nel quale ci giungono ogni giorno notizie, a volte drammatiche, che ci turbano e ci fanno sentire impotenti. In queste ultime settimane si è avvertita la minaccia di una violenza che giunge a versare sangue innocente, uccidendo insieme a tanti altri un vecchio prete all’altare, un uomo buono, impegnato nel dialogo interreligioso. Il timore del male che è nel mondo ci abbaglia e ci può rendere incapaci di vedere il tanto bene intorno a noi. Gesù ha seminato il buon seme nel cuore degli uomini: molti vivono una vita buona, tanti cuori inquieti cercano uno spiraglio per aprirsi verso la luce, tanti dolori vissuti nella solitudine attendono una carezza per sbocciare alla fiducia. il mondo, che ci sembra avviato a una crisi


Parola di Dio

Cercati... con I

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l cap. 15 di Luca è il cuore del terzo Vangelo ed è segnato da due similitudini gemelle: •  quella della pecora perduta (15,4-7) •  e quella della moneta smarrita (15,8-10), che si aggiungono alla nota parabola del Padre prodigo d’amore. Destinatari delle tre parabole sono gli scribi e i farisei da una parte; i pubblicani e i peccatori dall’altra, quasi a dire sia coloro che si considerano giusti, sia coloro che sono ritenuti peccatori. Entrambi devono scoprire la novità dell’annuncio di Gesù perché sia i peccatori che i giusti sono chiamati a conversione. Sia gli uni che gli altri debbono mettere in discussione il loro modo di pensare, i loro stili di vita ed accogliere la proclamazione di Gesù e del mistero di Dio. Le tre parabole hanno temi similari ed anche il vocabolario si ripete. Vi è una realtà posseduta (le pecore, le dracme, i figli) che si perde e che solo alla fine di un percorso viene ritrovata, conducendo tutti a fare una grande festa. Vi è una progressione: •  le pecore sono animali che si posseggono e da cui si trae il sostentamento; •  le dracme sono parte dei beni della donna e il suo valore è perciò più grande; •  i figli, non certamente considerati possesso del padre, rivelano però una relazione unica e speciale. La proporzione poi decresce: una pecora su 100 è persa, una moneta su 10 è smarrita, i figli sono due ed entrambi si perdono, uno andando fuori di casa, l’altro all’interno dell’ambiente domestico.

Mentre cresce la preziosità, diminuisce la proporzione di ciò che si ha e si perde. La parabola della pecora perduta ruota attorno alla sollecitudine di un pastore, possessore di 100 pecore, che riversa tale sollecitudine verso una sola pecora perduta. Alla domanda di Gesù: “Chi di voi non lascia le 99 nel deserto per cercare quella perduta” ci saremmo aspettati come risposta “nessuno” per non perdere anche le altre. Si avrebbe avuto paura! Il racconto paradossale della parabola ci rimanda ad un brano dell’A .T. molto noto, quello del profeta Ezechiele 34,15-16 “Condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare… andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella ammalata…”. Il comportamento paradossale del pastore è quindi conforme alle Scritture. Ma ciò che l’uomo non è capace di fare, Dio è capace di farlo. Quella pecora, quell’unica pecora è importante e preziosa agli occhi del pastore a tal punto da mettere a rischio anche le altre 99 con la sua scelta. La cura di ogni persona è la preoccupazione di Dio che si appassiona e ama ogni persona nella sua singolarità, nella sua irripetibilità, nella condizione in cui questa si trova. Questo è il cuore della nostra religione! Tutte le altre si fondano su precetti e regole, qui invece c’è una passione… perché Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Povero o ricco, intelligente o ignorante, Dio è appassionato d’amore per me!


passione!

to che per cercare la dracma bisogna accendere una lucerna. Si spazza così la casa per far risuonare la dracma o per farla luccicare. Ma è soprattutto il possesso di 10 dracme a caratterizzare la povertà della donna, perché si tratta del salario di una giornata pari a un denaro. Ora la perdita di una dracma da parte di quella donna rappresenta un serio problema, certamente più grande, in proporzione, della perdita di una pecora su cento.

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Scoprire che Dio è un appassionato d’amore per me questa è la conversione vera. Ed è proprio questo l’atteggiamento che porta alla conversione: il peccatore è amato, cercato, ritrovato. Col racconto della dracma smarrita veniamo immersi nella vita quotidiana di una donna nella sua casa. C’era l’usanza femminile di far vedere le ricchezze per affermare pubblicamente il proprio censo. Il contesto socio-economico è molto povero. La casa non ha finestre, è misera, tan-

di don Carlo Silva


Parola di Dio

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Dunque il pastore e la donna sono tutti presi dalla ricerca di ciò che hanno perduto. Anche Dio è tutto preso dalla ricerca di chi si è perduto. Protagonista delle tre parabole è infatti sempre Dio rappresentato dal pastore, dalla donna, dal padre. Prima però che l’uomo cerchi il Signore, è il Signore che cerca l’uomo con cura, con passione. Dio è sempre alla ricerca di chi si è allontanato, fosse anche al termine della vita. Egli conosce quel seme di bene che l’uomo si porta dentro e che prima o poi germoglierà. Il Signore ci cerca non sempre sulla vie diritte, come spesso noi uomini pensiamo, ma anche e soprattutto sulle vie tortuose, sui sentieri della disperazione perché arriva a Lui il grido inespresso e silenzioso di chi desidera in fondo ristabilire un contatto, una comunione. In questo sta la misericordia di Dio: un Dio che fa comunione proprio con noi peccatori! E in questa ricerca, consapevole o no, si arriva a scoprire ed ad incontrare il volto di un Dio appassionato per l’uomo, per ogni uomo, chiunque egli sia. Gesù poi non si limita ad accogliere i peccatori, ma li cerca e li perdona. In questo sta la misericordia senza fine del Padre di Gesù.

In filigrana poi c’è anche la gioia immensa di Dio per aver ritrovato un peccatore. La gioia è il sentimento del cuore del pastore una volta ritrovata la pecora ed è il sentimento che la donna vuole condividere con le sue amiche al ritrovamento della dracma. La parabola parla della gioia del pastore non della pecorella. La gioia è per il ritorno del peccatore, ma il cambiamento del peccatore è una conseguenza del perdono. È infatti sempre Dio ad iniziare per primo, la conversione dell’uomo è solo una conseguenza. La confessione allora è il sacramento della gioia ritrovata. È un giorno di festa, come è un anno di festa l’anno giubilare della misericordia. Solo chi ha fatto questa esperienza di misericordia può diventare davvero testimone di misericordia! Solo chi si era smarrito ed è stato cercato con affanno, può narrare fino in fondo la tenerezza infinita di un Padre che non abbandona mai. Il messaggio di Dio è unico: c’è una sola parabola, quella della mia conversione, che riceve le onde per prenderle, lavorarle e trasmetterle.


Attualità

...ancora

un’Unione?

ra la fine degli anni ‘40, la seconda guerra mondiale era giunta al termine, come se mai una guerra possa finire da un giorno all’altro. Nei campi regnava assoluto silenzio… dopo anni che sembravano quasi interminabili, di paure, di orrori, di perdizione, la vita sembrava riprendere. Gli uomini, quei pochi rimasti, tornavano a casa, se una casa ancora l’avevano. Le famiglie, per come potevano, si riunivano nuovamente attorno ad un tavolo e aspettavano… aspetta-

vano che le parole, rinchiuse e dimenticate da anni, tornassero alla luce e a far risplendere e dar calore davanti ad un camino acceso. Nuove voci iniziavano a rompere il lungo silenzio. Era la fine degli anni ‘40, erano gli anni delle mani sporche dal carbone e del rumore assordante delle acciaierie. Erano gli anni della ricostruzione, dove uomini e donne vagavano di paese in paese per cercare un luogo di pace, di rinascita, dove dare nuova vita e dove crescere e ritrovarsi… un luogo da cui ripartire. Le parole: libertà, speranza, unione, insieme, echeggiavano nei cuori, nelle case e in quei campi ancora vuoti di vita. “Dobbiamo ricostruire la famiglia dei popoli europei in una struttura regionale che potremmo chiamare Stati Uniti d’Europa. Se, all’inizio, non tutti gli Stati d’Europa vorranno o saranno in

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E

di Viviana Abbondio


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grado di partecipare all’Unione, dobbiamo andare avanti, e congiungere e unire tutti coloro che vogliono e che possono.” (Winston Churchill, Primo Ministro Britannico, a Zurigo il 19.09.1946) In quegli anni, caratterizzati dalla voglia di ripartire, dalla voglia di ricostruire, erano in sei seduti attorno ad un tavolo. Sei Capi di Stato visionari che hanno ispirato la creazione dell’Unione Europea in cui viviamo oggi. Erano in sei, i primi, appoggiati da pochi altri, spinti da un desiderio e un credo di pace, di unità, di prosperità e di stabilità. I primi passi verso l’unione non sono stati semplici; hanno richiesto tempo e passione e impegno, verso un fine comune di ascolto, comprensione e desiderio di crescere insieme. Così il 25 Marzo 1957, allo svanire del giorno, a Roma, nasceva la CEE, la Comunità Economica Europea. “Nulla sarà più come prima.” (New-York Times, edizione 1957) Ci vollero diversi anni prima che nel 1968 i dazi doganali, per i sei paesi fondatori, fossero aboliti, dando vita al più grande raggruppamento commerciale del mondo. Il primo passo ormai era fatto, si era finalmente un’Unione, un insieme di popoli e culture che spingevano e desideravano crescere ancora.

Richiamando le parole di Churchill, l’Unione non era data, non era un diritto semplicemente acquisito. L’Unione era, ed è ancora oggi, un volere, un desiderare far parte di qualcosa di più grande e profondo del semplice “Io”. L’Unione è una visione e un credo per il futuro dell’individuo, di un popolo, di una nazione, di una comunità. “Noi inglesi non volteremo le spalle al continente europeo, né alle nazioni della Comunità. Noi siamo parte dell’Europa per geografia, tradizione, storia, cultura e civiltà.” (Edward Heath, Capo Delegazione Britannica, 1963) Era il 1⁰ Gennaio 1973, quando il Regno Unito, nonostante fosse stato uno dei promotori e sostenitori della necessità di divenire un’unità, entrò ufficialmente a far parte della Comunità Europea. “La prospettiva del Mercato Comune, dell’Unione Europea, ci spinge ad una decisione che, sotto molti aspetti, è più importante della decisione di entrare in guerra: è una decisione fredda e calcolata che potrebbe cambiare la natura della nostra esistenza… Abbiamo perduto un impero ma non abbiamo ancora trovato un ruolo. Non sappiamo chi siamo e quale sia il nostro posto nella gerarchia mondiale; non siamo ricchi o poveri, felici o no… Il mito britannico è stato eroso, e stia-


Attualità mettono in discussione la propria esistenza, la propria identità e non si riesce a trovare, o si è perso, il proprio ruolo o contributo al bene comune, la sola cosa che possiamo fare è ascoltare. Ascoltare e accompagnare con mano, nel tempo che ci vorrà, nei prossimi due anni, chi ha bisogno di provare nuovamente a camminare da solo. Il tempo aiuta a comprendere e a crescere, il tempo lenisce le ferite e ristabilisce la calma… il tempo è la chiave, ma è una chiave arrugginita se non la si olia con la comprensione, l’ascolto, l’aiuto nel cercare la propria strada… con una mano tesa, pronta a far tornare a casa, insieme, chi ha creduto in noi, in questa Europa e nel nostro futuro.

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mo vivendo il doloroso processo di ricostruzione di noi stessi, non per scelta ma per necessità. Stiamo vivendo una lenta agonia, ma difficilmente lo ammettiamo.” (Observer, edizione 20 giugno 1971) Questo era quanto pubblicava un quotidiano inglese, l’Observer, nel periodo in cui il Regno Unito si interrogava su cosa fare e cercava risposte… Oggi, la questione è di nuovo attuale. 23 Giugno 2016, una sola domanda: “Insieme o soli?” La risposta a questa domanda ha disorientato tutta l’Europa, ha creato un senso di vuoto e di paura… soli! Questo stato di disorientamento, col tempo, passerà. Quello che non passerà è il grido di aiuto di un popolo, di persone, che hanno bisogno di ritrovarsi, ritrovare la propria identità per poter essere nuova forza, linfa e vita, all’interno della comunità. Essere parte di una comunità, di un’unione, non è solo un legame di appartenenza. Vivere insieme, lavorare insieme, crescere insieme, richiede un continuo ascolto delle varie necessità, delle paure e timori di tutti coloro che ne fanno parte. Essere parte di una comunità, come in una famiglia, può rimettere in discussione domande segrete e profonde; può far perdere di vista se stessi per il bene comune, può far mancare le forze e non trovare il riscontro aspettato. Se nel cammino nasce un senso di vuoto, se si ri-


Spiritualità e carisma

Suore di Santa Marta... ...un nuovo viaggio!

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n altro anno è passato… …ed è già tempo di prepararsi a ripar-

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tire. Le scuole chiuse solo ieri, sono pronte a riaprirsi alle urla gioiose e ai pianti dei bambini; i servizi, quelli quotidiani di assistenza, di ascolto, di aiuto, per qualche settimana hanno lasciato il posto a momenti più intimi e sereni nelle varie comunità; i nostri uffici, per qualche settimana sono stati trasformati in una mano, in un aiuto nelle varie case che aprivano le loro porte nei mesi estivi e dove c’era più lavoro; gli studi, gli esami, i concorsi, hanno lasciato un po’ di respiro e dato il tempo di pensare a noi, ai nostri cari, alle nostre consorelle, alle nostre comunità. “Nel nostro servizio apostolico facciamo convergere al fine comune la varietà dei doni e i diversi compiti che ci sono affidati.” (Art.101 Costituzioni delle Suore di Santa Marta)

Un altro anno è passato… …ed è già tempo di prepararsi a ripartire, o, in molti casi, di prepararsi a partire. Quella chiamata… attesa, in alcuni casi, inaspettata, in altri, è arrivata nei primi di Giugno, quando tutto sembrava ancora così lontano. È arrivata quando ancora si era piene di tutto quello che può essere una fine anno scolastico; nel susseguirsi di attimi e azioni di una pianificazione di servizi assistenziali e infermieristici, prima dei mesi estivi… è arrivata nel momento in cui si pensava e che si attendeva, col cuore trepidante, col cuore un po’ fragile e incerto. “Ognuna di noi, nel suo apostolato, deve sentirsi sostenuta e inviata dalla comunità, poiché è proprio in suo nome che svolge l’attività affidatale.” (Art.101 Costituzioni delle Suore di Santa Marta) Un altro anno è passato… …ed è tempo di prepararsi a partire, una volta di più insieme, rinnovandosi e ricordandosi che non siamo sole. Siamo come un’unione, siamo una comunione, una comunità e ovunque andremo, saremo e resteremo noi… semplicemente noi, nel nostro servire, nel nostro ascoltare, nel nostro vivere in semplicità e verità. “Mettiamo generosamente a disposizione dell’apostolato i talenti, il tempo, la salute, l’infermità, la vita stessa. In ogni creatura raggiunta dal nostro amore è Cristo che chiede di essere amato e servito.” (Art.101 Costituzioni delle Suore di Santa Marta)


Nelle tue mani... per sempre iò che vale merita di essere atteso”, questa frase riflette ciò che portiamo nel cuore oggi mentre condividiamo la gioia dell’inizio di questo tempo di preparazione ai voti perpetui… siamo grate alla nostra Famiglia Religiosa per l’opportunità che ci dona di vivere questo periodo nel quale potremo approfondire il nostro carisma e la gioia di essere consacrate per sempre come Suore di Santa Marta. Ci piace ricordare che il nostro Fondatore ci voleva disposte a “volare in aiuto dell’indigenza” senza dimenticare che per primo siamo invitate a fare della nostra vita preghiera che di conseguenza diventi attenzione per i più piccoli dei nostri fratelli.

Siamo certe che la vostra fedeltà ci è di aiuto ed esempio nel diventare anche noi capaci di consegnarci alla volontà di Dio con gioia, come desiderava per noi il nostro Padre Fondatore dicendo: “è troppo felice chi ti serve e ti dà gloria”. Vogliamo che quest’invito diventi itinerario per la nostra preparazione alla Professione Perpetua e per tutta la nostra vita. Ci affidiamo alla grazia di Dio e alla vostra preghiera.

di suor Claudia Valdés Retamal suor M. José Casanova Muñoz

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Spiritualità e carisma

Il Signore

ci ha conquistato “Ecco, ti ho disegnato sul palmo delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me”

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l Signore è fedele: per godere la bellezza del suo amore e condividerlo con gli altri ci ha benedetto con il dono della vocazione. Proviamo una grande gioia per avere offerto la nostra vita e aderire al piano di Dio. Lo ringraziamo per averci scelto per questa vita e per custodirci sempre come sue figlie predilette. Siamo consapevoli che la gioia e l’amore che vengono offerti da Dio sono ben diversi da quelli del mondo. La luce della fede che


le neo-Professe suor Alphonsia, suor Swapna e suor Rani India

vandrum, che ha presieduto la celebrazione, durante l’omelia ci ha esortato di essere persone gioiose, fedeli alla promessa fatta oggi davanti a Dio per vivere sempre con impegno e entusiasmo la vita Religiosa. Ricordiamo con cuore grato tutte le persone che ci sono state vicine durante il percorso formativo. Un sentito grazie alla carissima Madre Generale per averci accolto in questa Famiglia Religiosa e accompagnato fino ad oggi. Sappiamo che il mondo attende da noi una vita che faccia trasparire l’amore e la misericordia di Dio. Vogliamo vivere, come Santa Marta, di fede, di accoglienza e di servizio. Chiediamo a tutte le nostre care consorelle di sostenerci con la loro preghiera, perché possiamo portare a compimento il progetto di Dio con amore, ovunque Lui vorrà inviarci! Grazie a tutti voi che ci siete stati vicino con la vostra preziosa preghiera. Con profonda gratitudine

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il Signore ha acceso dentro di noi arde sempre di più e ci spinge a recare aiuto e sollievo ai fratelli. Siamo convinte che il Signore ci ha conquistato e ci ama sul serio. Di fronte a questo grande amore ripetiamo il nostro “fiat” come Maria e gli ripetiamo: Eccomi sono la serva del Signore sia fatta la tua volontà. Offrendo totalmente la nostra vita a Dio, l’11 luglio 2016 abbiamo pronunciato i nostri primi Voti nelle mani di Suor Andreina, delegata della Madre Generale. L’arrivo della consigliera ha rallegrato il nostro cuore, lo ha riempito di gratitudine verso la nostra Famiglia Religiosa. Appena arrivata ci ha aiutato a prepararci a questo evento importante con la sua presenza gioiosa. Nei giorni prima della Professione ci ha arricchito facendoci conoscere l’insegnamento del nostro Beato Padre Fondatore. Davvero Il suo soggiorno tra noi ha lasciato un ricordo indelebile nei nostri cuori. Most.Rev- Soosa Pakiam, arcivescovo di Tri-


Spiritualità e carisma

In viaggio... verso di noi

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“Gesù ha lodato l’azione che nasce dall’ascolto della Parola. È necessario, quindi, congiungere la contemplazione all’azione, con la quale cerchiamo prima di tutto Dio solo e il suo amore come l’unico bene necessario, piene di sollecitudine per le cose sue.” le Juniores

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uest’anno lo Juniorato è stato focalizzato sull’importanza della Vita Spirituale per noi Suore di Santa Marta. Abbiamo potuto infatti cogliere che solo da un profondo e vero rapporto con il Signore è possibile portare avanti la nostra vita apostolica. Contemplazione e Azione: due realtà che non vanno scisse! Così ci ha sognato il nostro Fondatore e noi ci sentiamo invitate a custodire e conservare questo spirito. È stato molto bello riscoprire che i costanti richiami alla centralità della vita spirituale presenti nella nostra Regola di Vita dicono di noi che possiamo considerarci “monache nel mondo”. Proprio mentre approfondivamo la Costituzione Apostolica “Vultum Dei quaerere”, che Papa Francesco ha scritto sulla Vita Contemplativa femminile, ci veniva alla mente quella parola detta dal nostro Fondatore alle prime suore: «Non avendo per cella che una stanza comune, o le strade di una città, o le sale degli ospedali, non avendo per grata che il timor di Dio, non avendo per velo che la santa modestia, devono vivere in mezzo al mondo come se non vi fossero… e praticare nel seno stesso della dissipazione e dello scandalo le virtù del chiostro». Abbiamo potuto riflettere sulle diverse dimensioni della Vita Spirituale. Vari sono stati gli argomenti che ci hanno invitato ad appro-


L’invito essenziale è stato quello di essere delle donne con un sorriso autentico, che dica la gioia di essere consacrate a Dio in questa Famiglia Religiosa. Immancabili sono stati i momenti di festa e fraternità vissuti insieme alla Comunità di Roggiano, che, come tutti gli anni, con grande generosità ha aperto per noi la propria Betania. Infine abbiamo potuto gioire di una bella passeggiata al Lago Maggiore… ci siamo lasciate affascinare dalla bellezza del creato visitando Villa Taranto, l’Isola Madre, l’Isola Bella e Santa Caterina del Sasso Ballaro. Abbiamo condiviso la visita di questi luoghi insieme a Madre Carla e a Madre Lilian e ad alcune suore della comunità. Rendiamo grazie al Signore per tutto quello che ci ha donato, per la condivisione di questo tempo prezioso per la nostra formazione che si è concluso con gli Esercizi Spirituali.

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fondire l’argomento: il riconoscere le maschere che indossiamo e che possono condizionare il nostro rapporto con Dio; il metterci di fronte alla Parola e lasciarci leggere da essa e l’importanza dei riti e della loro ripetizione che ci permette di lasciar risuonare la Parola dentro di noi, avendola sempre presente. Particolare e sorprendente è stato l’incontro con il nostro fratello Pinocchio proposto da Madre Lilian e Madre Antonia attraverso il quale abbiamo potuto riflettere e scoprire nella trama delle sue “avventure” la presenza dell’animo umano. Inoltre l’incontro con Madre Carla ci ha sollecitato proprio a rinsaldare i principi che in questi giorni abbiamo potuto approfondire.


La parola a...

Madre Carla

Chiedete... e... vi sarà dato I

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n tempi come questi, questa frase del Vangelo ci risuona continuamente nell’anima e ci suscita tanti interrogativi. Cosa chiedere con la certezza che ci sarà dato? Cosa chiedere adesso in un momento storico in cui non riusciamo più a comprendere la realtà che ci circonda? Eppure tocca proprio a noi, implorare, intercedere presso Dio; tocca a noi invocarlo, come sanno fare i figli quando, proprio invasi dallo sgomento, scoprono che Lui è Padre e che sicuramente ci risponderà. Forse è proprio questo il tempo in cui siamo costretti a rendere ragione della speranza che è in noi (cfr. 1 Pt 3,15-16). Lui, il Signore Gesù, è il Padre che dice: “Mi sono fatto trovare anche da quelli che non mi invocano” (Rom. 10,10). Fare nostra questa certezza è recuperare la fede umile e forte di chi “sa in Chi ha posto la sua speranza” (2 Tm. 1, 12). Tocca a noi passare dal rumore delle notizie e dei commenti, all’ascolto attento di ciò che accade, tocca a noi ritrovare l’essenzialità, tocca a noi eliminare il giudizio facile e approssimativo per dare posto alla riflessione ponderata e alla compassione vera. La montagna di disprezzo, di paura, di odio, di dolore che si sta creando intorno a noi sembra schiacciarci, ma noi vogliamo credere che Dio si fa presente anche negli orizzonti scuri della storia, non per giudicarla, ma per condurla “oltre” la violenza, l’odio, l’incomprensione.

Dice il libro della Sapienza (12, 18-19): “Tu padrone della forza, giudichi con mitezza, e governi con molta indulgenza e con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare l’umanità”. Questa è la sfida grande: ritrovare forza e mitezza per amare questa umanità in cui ci tocca di vivere sapendo che Dio parla anche quando sembra tacere. Così pregava Soren Kiergherad: “Donagli Signore la consolazione di capire che tu taci per amore, così come parli per amore, al modo che sia che tu taccia sia che tu parli, sei sempre il medesimo Padre, sia che ci guidi con la tua voce, sia che ci educhi con il tuo silenzio”. (da G. Ravasi La Sacra Pagina)

Mettiamoci in ascolto!


Percorsi di formazione CONVEGNO NAZIONALE DELLA SCUOLA INFANZIA - PRIMARIA - SECONDARIA

Roma, 7-8 maggio 2016

A che punto siamo nella realizzazione delle innovazioni e delle sperimentazioni

di suor Anita Bernasconi

l Professor Cattaneo ci ha invitate a leggere la realtà delle nostre scuole con occhio critico. È stata fatta una riflessione e un confronto sulle proposte del MIUR e sulle scelte culturali, educative, metodologiche e operative nelle scuole della Congregazione delle Suore di Santa Marta. Si è fatto riferimento in particolare: • Al Profilo dello studente al termine del Primo Ciclo; • Al Curricolo in un’ottica verticale (Infanzia Primo Ciclo); • Alla Valutazione e Certificazione delle competenze (Valutazione degli apprendimenti e modelli di certificazione); • Al rapporto di autovalutazione (RAV) e al Piano di Miglioramento (PdM); In uno scenario così complesso e variegato la Scuola può trovare un riferimento unitario nella solida formazione della persona che apprende, sicché “l’alunno è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato” (dalle Indicazioni Nazionali 2012 p.9) e occorre fare riferimento alle 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente (Consiglio dell’UE 2006).

Il Professore dopo una ricca introduzione ha impostato il suo lavoro partendo dagli interventi fatti in Assemblea, così ha potuto cogliere i bisogni e le difficoltà per arrivare insieme ad una soluzione. Infatti si sono individuati problemi, criteri, si sono analizzate situazioni, identificate mete adeguate e così si cresce responsabilmente e costruttivamente, verificando la validità o meno dei nostri percorsi educativi, rispetto agli obiettivi, alle metodologie e l’incidenza educativa anche a livello di territorio. Nella seconda relazione sono stati presentati esempi di attività per la valutazione delle competenze, attraverso: • Compiti di realtà in cui si richiede di risolvere situazioni problematiche, vicine al mondo reale, utilizzando gli strumenti che si sono acquisiti nella pratica didattica. • Osservazioni sistematiche per osservare aspetti specifici della prestazione, come autonomia, relazione, partecipazione, responsabilità, flessibilità e consapevolezza. • Autobiografie cognitive strumento adatto per cogliere i processi e le dinamiche più personali che influiscono nell’apprendimento. L’alunno è chiamato a raccontare gli aspetti più interessanti del percorso scolastico, le emozioni provate, le riflessioni sulle difficoltà incontrate e sulle conquiste ottenute. Deve cioè comprendere il significato delle cose che fa, dire le intuizioni che l’hanno guidato. È importante anche l’aspetto metacognitivo.

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Percorsi di formazione

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• Rubriche di valutazione In un terzo momento sono stati condivisi i lavori fatti nelle scuole sul POF Triennale, sul RAV e sul PdM. Non viene richiesto un nuovo RAV per la scuola Primaria e Secondaria, ma si tratta di aggiornarlo, se le tabelle pubblicate lo richiedono. Mentre la Scuola dell’Infanzia deve predisporrre il RAV e il PdM entro Giugno. La lettura più approfondita dei dati presenti nel RAV e della loro interpretazione ha messo in luce le priorità che la scuola deve collocare nel PdM. La principale Priorità, necessaria per un cambiamento di mentalità e di prassi dell’attività dei docenti, è il lavoro per arrivare a progettare, programmare e valutare per competenze ogni alunno. Quindi è indispensabile pensare ad una didattica innovativa. Come indicato nell’Atto di Indirizzo del Coordinatore Didattico Pedagogico la Scuola Santa Marta nel PdM garantisce l’esercizio del diritto degli alunni al successo formativo e alla migliore realizzazione di sé in relazione alle caratteristiche individuali secondo i principi di equità e di pari opportunità. Come dice il Prof. Cattaneo queste non sono solo sigle ma azioni impegnative che abbiamo compiuto, anche se sono da rivedere e perfezionare per dare seguito alla cultura dell’autovalutazione per il miglioramento della proposta formativa delle singole realtà delle Scuole della Congregazione. Da ultimo siamo state invitate a rivolgere uno sguardo al futuro delle nostre scuole. A che punto siamo col Progetto di Evangelizzazione che deve senz’altro comparire anche nel POF Triennale, con apertura al futuro. Ci siamo chieste: che cosa è necessario per migliorare la qualità delle nostre scuole? Che cosa introdurre? A questo punto si sono profilati all’orizzonte diversi problemi, sono i problemi del mondo d’oggi che non possono lasciarci indifferenti. Occorre anche pensare quali risorse umane e professionali formare. Su questi problemi appena individuati, ritorneremo a discutere al prossimo incontro col Prof. Cattaneo: • Come vivere il nostro carisma di accoglienza di fronte a tanti interrogativi? Dobbiamo senz’altro dare con la Congregazione risposte chiare e precise.

• Internazionalità: come accogliere, chi accogliere, perché accogliere? • Il volontariato: educare nella scuola i bambini alla solidarietà, alla gratuità, al dono anche del proprio tempo. • Invecchiamento della società: educare al rispetto per gli anziani che possono ancora offrire risorse. •C ontinuità tra Scuola e Famiglia: partire dalla formazione che sappia coinvolgere e mettere la famiglia su un piano di continuità rispetto alla scuola nel gestire incontri, dialoghi, attività in favore di chi è nel bisogno. •L avorare in RETE: è la garanzia per sopravvivere. •C arenza di lavoro: i Comuni stanno offrendo prestazioni di lavoro, noi che cosa pensiamo di fare, che cosa possiamo offrire? •G ender: Come comportarci se chiedono l’iscrizione? È una situazione che andrà affrontata e studiata. L’incontro con il Prof. Cattaneo è stato particolarmente ricco, partecipato, aperto a tante problematiche su cui era necessario fare chiarezza. Come sempre la proposta del Professore soddisfa tutte perché è esauriente e ricca di stimoli. Gli interventi delle suore hanno offerto al Relatore occasioni per approfondimenti e analisi. Il momento dell’aggiornamento è sempre vissuto con entusiasmo perché è un’occasione propizia per trovare sistemi adeguati per aiutare l’alunno a fare esperienze positive in ogni campo, stimolato da un ambiente ricco di valori e da presenze educative che promuovono in lui la capacità di scelte libere e consapevoli che lo rendono gradualmente soggetto attivo della propria crescita. Il Convegno si è chiuso in modo molto positivo, il grazie al Professor Cattaneo è stato corale, pieno di gratitudine per la ricchezza della proposta e dei suggerimenti dati col cuore di chi ama tanto la scuola, come ama tanto le scuole delle suore di Santa Marta e la Congregazione. Il Professore a sua volta ha espresso il suo riconoscimento per la qualità del lavoro fatto durante il convegno e ringrazia per tutto il materiale ricevuto, dove c’è un crescendo di qualità. Augura a tutte una proposta educativa didattica nuova. Buon lavoro!


Roma, 23-24-25 Aprile 2016

Convegno di studio e aggiornamento

per le Superiore, le Responsabili delle scuole, le Econome

di suor Anita Bernasconi

e tre giornate intense, ben organizzate con interventi di carattere formativo, organizzativo si sono concluse in San Pietro con il Giubileo e con la Santa Messa celebrata da Sua Em. Il Cardinale Angelo Sodano. Tutto è stato vissuto con gratitudine alla Congregazione. Nella mattinata di sabato ha aperto l’incontro la Madre Generale, Madre Carla Maria Roggero, e rivolgendosi alle responsabili delle Comunità ha sottolineato il compito di servizio nei confronti delle suore della Comunità. Ha preso spunto da una lettera che Madre Ignazia Ongaro, Superiora Generale, aveva scritto alle superiore nel 1958. Così si esprime: – Dio ci chiederà conto di come abbiamo agito con le suore affidateci, Lui si è fidato di noi e noi dobbiamo operare nell’umiltà, carità, rettitudine, imparzialità senza compromessi; abituate alla preghiera, al raccoglimento, maestre nella disciplina, dimentiche di noi stesse, presenti in Comunità, povere, perché una Religiosa che non è povera è una povera Religiosa, capaci di collaborare con la massima disponibilità e condivisione. Tutto questo richiede un cammino di formazione continua e un lavoro interiore di cui siamo responsabili, accogliendo l’aiuto del Signore e della Congregazione –. La Madre invita a vivere con autenticità questo momento difficile del ridimensionamento e ad andare alle sorgenti del nostro Istituto, agli scritti del Padre Fondatore per metterli a confronto con la vita. Nel pomeriggio la parte tecnico amministrati-

va è stata affrontata con molta competenza dalla Segretaria Generale Suor Vittoria Longhese e dall’Economa Generale Suor Patrizia Gaspari che sono sempre molto attente a tutte le modifiche di carattere burocratico e perciò raggiungono tempestivamente le Comunità con i vari aggiornamenti. La Domenica 24 si è aperta con la Santa Messa celebrata da Sua Ecc. Mons. Carballo che ci ha invitate a vivere nell’Eucarestia la Risurrezione di Cristo, vivo e presente nella Parola e in quelli che incontriamo e nella Missione esprimere l’Amore, il Comandamento che Cristo ci ha lasciato. “Il servizio dell’autorità nell’anno della misericordia è il tema trattato da Mons. Carballo”. È un servizio centrato sull’essenziale che è Cristo, un servizio che ha la sua autorità nell’autenticità, un servizio che si esprime con profonda umanità, un servizio profetico, gioioso, portatore di speranza, un servizio che esprime la cultura dell’incontro. Non è facile parlare di autorità che spesso diventa autoritarismo: l’autorità fa crescere, l’autoritarismo soffoca, domina. L’autorità non è mai una complicità, un “laisser faire” per non complicare la vita, è un servizio umile e concreto. Quali sono le esigenze di questo servizio? 1. Una chiara visione di governo, cioè avere coscienza di chi siamo, cosa ha fatto il Padre Fondatore, ma chiederci anche che cosa farebbe il Padre Fondatore oggi, in questa situazione, come agire per raggiungere l’obiettivo. Chi siamo? C’è

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Percorsi di formazione

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un forte senso di identità da promuovere, non è la moda che segna il ritmo del nostro cammino. 2. Dove siamo nella vita spirituale, comunitaria, nella missione e dove andiamo. Occorre tenere presente l’oggi e il futuro. Facciamo progetti, ma scegliamo quello che realmente possiamo fare per migliorare. Tutto deve partire dal Vangelo. Attuiamo il principio della sussidiarietà e prestiamo attenzione ad ogni persona favorendo i rapporti. 3. Mezzi per esercitare l’autorità: la cultura della comunicazione: incontri, relazioni, rapporti interpersonali, valorizzare le persone. Il Signore vuole una santità umana. “Grazie, perdonami, per favore”, se non si sanno dire queste parole, non si può scegliere la strada della vita comunitaria, ma dell’eremo. Quando si riprende, bisogna farlo animati dalla carità, senza umiliare. 4. Manifestazioni del sevizio di autorità, che cosa ci chiede Dio? Il primato della vita spirituale, creare unità anche con le persone più difficili, quindi saper ascoltare e lasciarci interrogare e dialogare che non vuol dire dare ragione, ma cercare insieme la verità, suscitando responsabilità e la volontà di obbedire, rispettando la libertà, gestendo le diversità, saper prendere la decisione finale. 5. Altri obiettivi del governo: camminare e far camminare, con attenzione alla persona, al progetto di vita, alla formazione iniziale e permanente che non è riempire la testa, ma trasmettere la bellezza di un carisma, senza rinunciare a ciò che forma il cuore e la vita nel quotidiano. Ricordiamoci che Dio è Padre e Madre, usiamo misericordia con le nostre suore e amiamole. S. Francesco a un suo frate dice: “Se uno ti chiede perdono, daglielo, se non ti chiede perdono: offrilo”. Nel pomeriggio il Professor Montuschi ha sviluppato il tema: “L’autorità come dono e come servizio: problemi psicologici nelle relazioni interpersonali”. La domanda che ci poniamo: “L’autorità è un regalo o un controregalo? Quando sono stata nominata qual è il sentimento che ho provato?”, ma se qualcuno ci ha dato una responsabilità non lo ha fatto contro di noi. Dire che cos’è l’autorità non è cosa semplice, è come parlare di un abito che ognuno deve indos-

sare. L’autorità va costruita. È un dono procurato dalla fiducia, ma è anche un dono da restituire, è un servizio in una condizione di dialogo. Meglio essere autorevoli che autoritari. Autorevole è chi si esprime con la logica convincente e con rispetto. Papa Francesco ci insegna uno stile di vita: la persona autorevole sa camminare insieme, trasforma il giudizio in un intervento positivo e non crea sofferenze inutili. La Comunità non ha bisogno di sentirsi dire cose negative, perciò esprimiamo la positività che è segno di un cammino, è importante esprimere ciò che è bello e buono. L’autorità interviene a servizio del benessere, a servizio della persona che ha bisogno di camminare e di essere ascoltata. La persona che non si esprime è in conflitto con se stessa e si sente giudicata dall’altra. In Comunità a volte ci sono problematiche non superate, blocchi, non si parla, ma poi arriva il giudizio e la negatività. Al termine della relazione del Prof. Montuschi, l’Assemblea ha lavorato in piccoli gruppo sull’interrogativo che ci è stato rivolto: “Di quello che ho ascoltato che cosa mi ha interessato o preoccupato?” Un membro del gruppo ha poi riferito in aula e il Professore ha avuto modo di rispondere ad ogni interrogativo con commenti molto sapienti e chiari. Mi piace concludere con la parola di Papa Francesco che conferma quanto detto dai due relatori. Le Superiore sappiano sempre esercitare l’autorità accompagnando, comprendendo, aiutando, abbracciando tutti e tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride, le periferie esistenziali del cuore umano. Teniamo lo sguardo rivolto alla Croce: lì risiede ogni autorità nella Chiesa, dove colui che è Signore, si fa servo fino al dono totale di sé. I gesti e il magistero di Papa Francesco ci invitano ad una “conversione” nel nostro servizio ai fratelli: una conversione dei nostri atteggiamenti personali, delle nostre relazioni, della prospettive e dello stile della missione. Ci invitano a saper vedere nel campo il grano che cresce anche in mezzo alla zizzania, facendo conoscere l’amore di Dio per il mondo, impegnandosi a ri-costruire la fiducia, dando alle persone la possibilità di esprimersi.


Frammenti di santità Cara Suor Rosetta, Grazie per la tua presenza nella nostra vita. Grazie del tuo esempio di fedeltà, di preghiera continua, di riconciliazione, di disponibilità, di Vangelo vissuto; potevamo ricorrere a te in ogni momento, sicure che quello che ti dicevamo rimaneva nel tuo cuore, perché veniva assunto da te e accompagnato dalla tua preghiera. Grazie del tuo esempio di povertà veramente vissuta, di lealtà e di serenità. Aiutaci a vivere ora quello che ci hai insegnato. Suor Claudia Bruno Camminando con fede  2/2016

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Suor Rosetta passata alla casa del Padre il 6 marzo 2011


In missione

Nessun luogo è lontano

di due ospiti della Casa per Ferie

Chiavari

...ricordati, ricordami! “E

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ra di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato. A un miglio dalla costa…” (da ‘Il gabbiano Jonathan Livingston’, di Richard Bach) …c’è una casa, proprio lì, sull’angolo tra Corso Colombo e Corso Garibaldi lì, dietro la statua troneggiante di Colombo, sguardo sognante, rivolto al mare. Una casa che una volta era una colonia, che, come ieri, ancora oggi è una scuola, e che oggi è anche un luogo aperto a tutti coloro che cercano un porto sicuro… Una casa accogliente, calda, solare, punto di riferimento per viaggiatori ormai stanchi, carichi di ricordi e di vita da condividere; punto di riferimento per giovani, e non più giovani, avventurieri, desiderosi di posare il sacco, anche solo per qualche giorno, e ricordarsi cosa significhi vivere, cosa significhi respirare ed aspettare. A volte basta poco, pochi giorni, un’ora, un solo istante, e le nostre vite cambiano toni… Le nostre vite sono come una matita che a tratti incide, a tratti sfiora il foglio su cui lascia traccia dei ricordi di ieri, delle emozioni di oggi e dei sogni di domani. In un’alba leggera, ventilata, su quel treno che da Milano Centrale ci portava a Chiavari, su quel treno dove si intravedevano alcuni abiti


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bianchi, alcuni volti conosciuti, altri volti nuovi, non avremmo mai pensato di arrivare alla meta e assaporare e riscoprire il significato e l’importanza del tempo. Incontri inaspettati si sono susseguiti nell’arco dei giorni… …ed ogni istante era in funzione del tempo. Del tempo passato, volando sopra ricordi ancora nitidi, sorridendo a immagini di tanto tempo fa, fino a quelle più recenti, ricordando insieme Chiavari in un ventoso e freddo Marzo, quando le onde sembravano arrivare fino alla collina. Del tempo presente, delle mani che si sono intrecciate, degli sguardi che si sono incrociati, delle risate silenziose di spiriti insonni davanti ad una macchinetta del caffè al buio, delle parole che hanno vibrato, e riecheggiano ancora, nel salone del refettorio, o nel salottino, un po’ più riservato, per una fugace e sorridente pausa caffè. Del tempo futuro, di domani, di cosa ci attenderà e del desiderio di rivedersi, di riviversi e di dirsi un semplice “alla prossima”… …un saluto pieno di affetto, con gli occhi rossi e la voce rotta dall’emozione, di un cuore che piano piano si fa piccino e che culmina in un grande abbraccio, all’infinito.

Se si pensa che fino a ieri tutto questo non c’era… Questi incontri, questi incroci di vite, queste unioni di parole e di cuori, fino a ieri non si sarebbero mai immaginati… oggi, tutto si colora e assume sfumature in una moltitudine di toni. “Ci sono cose che non puoi vedere con gli occhi: devi vederle con il cuore e questo non è facile. Se trovi lo spirito della giovinezza dentro di te, con i ricordi di adesso e i sogni di allora, potrai farlo rivivere e cercare una strada nell’avventura che chiamiamo vita, verso un destino migliore. E il tuo cuore non sarà mai stanco ne’ vecchio…” (da ‘Il Delfino’, di Sergio Bambaren) Nessun luogo, in fondo, è lontano… Questo è per te, per me, per voi, per noi, per ricordare che anche questa è vita, purché lenta che sia, è la più bella e dolce vita… …dove non si chiede niente, e si accoglie tutto quello che viene a piene mani, con il cuore aperto e libero all’ascolto, con il cuore pronto a donare anche ad audaci avventurieri una nuova speranza, una ragione per un nuovo domani. Nessun luogo è lontano… ricordati, ricordami!


Alla Madonna miracolosa di Taggia

la Comunità di Casa Madre Ventimiglia

iamo un bel gruppo e vogliamo far sentire la nostra voce, anche se è l’ultimo canto del cigno. Quest’anno alla chiusura degli Esercizi abbiamo partecipato alla S. Messa al santuario della Madonna miracolosa di Taggia, patrona della Diocesi di Ventimiglia, per acquistare il Giubileo della Misericordia. Questa particolare Madonna di semplice gesso voltò gli occhi verso il popolo in diverse occasioni, anche quando giunsero gli

incaricati da Roma per dare conferma del fatto miracoloso. È costata fatica alle Suore malate raggiungere il Santuario, perché alcune sono in carrozzella o con il girello, ma insieme a Madre Carla abbiamo goduto un bel momento con tanta gioia. Ci hanno accompagnato anche le ragazze che lavorano con noi. Le suore malate felici porteranno il ricordo di questa mattinata nel loro cuore. 25 Camminando con fede  2/2016

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Cinque anni di serenità

di Nadia Giugni

Saiano

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a classe quinta della Scuola Primaria “San Giuseppe” è giunta al termine e io, in qualità di genitore e rappresentante di classe, mi trovo a scrivere alcune parole per ricordare il viaggio percorso insieme. Sono trascorsi cinque anni e ogni momento è stato vissuto in maniera serena e privo di complicazioni. Ricordo come fosse ieri il momento in cui mio figlio e i suoi compagni di classe hanno varcato per la prima volta la porta della scuola: erano piccoli, spaventati ed eccitati all’idea di iniziare una nuova esperienza “da grandi”; se possibile, noi genitori eravamo ancora più nervosi e timorosi, ma comunque consapevoli che affidavamo le nostre gioie più grandi a persone competenti. Da quel giorno, impresso inevitabilmente nel cuore di ogni genitore, è trascorso parecchio tempo anche se, in un luogo sereno come la scuola Casa San Giuseppe, il tempo sembra essere volato. Il rapporto con le insegnanti è stato sempre ottimo e professionale, ma anche aperto; il personale scolastico è sempre stato molto disponibile all’incontro con noi genitori e i problemi sono sempre stati risolti sul nascere; mai nessuno ha avuto modo di alimentarli e, per tale motivo, la serenità è sempre stata padrona in classe. Tutti gli anni scolastici sono stati memorabili, ma quello che resterà impresso nelle nostre menti e in quelle dei nostri figli è l’ultimo. Ineccepibile dal punto di vista didattico, ha regalato emozioni ed esperienze bellissime ai nostri ragazzi; da settembre fino a giugno hanno avuto la possibilità di conoscere nuovi punti di vista e nuove culture. Hanno avuto l’opportunità di visitare una città italiana importante per la storia del nostro Pa-

ese, Orvieto, e in particolare è stata data loro la possibilità di vivere un’esperienza di 2 giorni che farà sempre parte del loro bagaglio culturale e sociale; i nostri figli hanno avuto l’occasione giusta per cementare i legami con i loro compagni di classe che, purtroppo dovranno lasciare per iniziare un nuovo cammino. Oltre all’Italia, le insegnanti hanno dato la possibilità di conoscere un artista francese di fama mondiale, come Matisse. Con il progetto di arte, i ragazzi hanno conosciuto gli aspetti principali e le modalità di dipinto di questo autore, poi lo hanno emulato dipingendo ciascuno il proprio ritratto con l’aiuto di una pittrice e mamma di un alunno della scuola. L’emozione più grande l’abbiamo vissuta l’ultimo giorno di scuola quando noi genitori abbiamo partecipato alla S. Messa di ringraziamento animata dai ragazzi; in seguito abbiamo assistito allo spettacolo preparato dagli stessi intitolato “CION CION BLU” e ambientato in Cina. Un’emozione davvero incredibile che ci ha fatto capire come i nostri figli fossero veramente pronti per affrontare la nuova avventura della scuola media; li abbiamo visti cresciuti e maturi, sicuramente anche grazie alle insegnanti e alle loro competenze. Mi sento in dovere di ringraziare tutto il personale per il processo di crescita che i nostri figli hanno compiuto. Sicuramente mi sento dispiaciuta per il termine inevitabile di questo percorso, ma la scuola come la vita, è fatta di esperienze e questa, emozionante e ricca, è terminata nel migliore dei modi. Grazie per l’esperienza, la professionalità e la disponibilità. Tutto questo sarà sicuramente ricordato.


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Insieme... “per animarci”

a tutte le età P

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ensando ad una casa di riposo vengono alla mente figure di anziani soli, abbandonati, addormentati, trascurati… no, proprio no, se parliamo della Casa di Riposo S. Marta di Castel Gandolfo. Quello che salta subito agli occhi del visitatore è la bellissima struttura nuova, conosciuta ancora da pochi, situata sul Lago vulcanico di Albano in un ambiente naturale stupendo circondato da colli verdi e ondulati, popolata di signore anziane ben tenute, impegnate in varie attività: c’è chi passeggia, chi legge, chi gioca, chi ricama, chi lavora ai ferri e chi al merletto chiacchierino ecc… Le ospiti sono seguite da personale religioso e laico che funge da sostegno nelle loro attività. Il “Santa Marta” di Castel Gandolfo è una residenza con la finalità di accogliere quegli anziani che per le loro fragilità psico-fisiche e sociali hanno bisogno di vivere in una struttura. La nostra Famiglia religiosa ha preparato questa casa con tutti i confort possibili al fine di soddisfare i numerosi bisogni che possono avere le persone di una certa età per la limitazione della loro autosufficienza. Quest’opera è un dono per la comunità civile di Castel Gandolfo e per quelle dei dintorni perché qui le ospiti possono trovare una casa per poter vivere bene, serene, tenute attive e stimolate in tutte le loro potenzialità. A tale scopo la nostra casa di riposo è dotata di molte figure professionali che rispondono ai vari bisogni della persona anziana: l’infermiera che assiste è la figura di sostegno che cerca di rendere serena e familiare la vita di ogni momento; l’ducatore professionale che stimola nell’area cognitiva, sociale, musicale, manuale,

di suor Eliana Martinelli

Castel Gandolfo

in modo personalizzato verificando periodicamente il progresso o il regresso individuale; il medico che interviene in ogni patologia, dando tranquillità e sicurezza ai pazienti. Il Sacerdote che è presente ogni giorno per la celebrazione della S. Messa, è disponibile all’ascolto degli ospiti, somministra i Sacramenti e per ultimo il viatico verso il cielo. L’Assistente sociale offre il suo aiuto nei problemi familiari, relazionali e sociali degli ospiti e delle loro famiglie. Infine la Comunità Religiosa delle Suore di Santa Marta che dispone di Suore capaci di attivarsi in molti servizi, offre accoglienza, sostegno spirituale, aiuto fisico, professionalità assistenziale, organizzativa e di animazione, coinvolgendo tutti in un’unica missione di servizio perché la Fede ci fa riconoscere Gesù nei fratelli più bisognosi e tutto quello che facciamo loro è fatto a Cristo. Il Giubileo della Misericordia vissuto insieme alle nostre ospiti, preparato da P. Mariano, nostro Cappellano, ci ha visto varcare la Porta Santa al Santuario del Divino Amore con la partecipazione molti familiari. Abbiamo voluto introdurre le ospiti e i loro cari alla conoscenza del Beato Tommaso Reggio, ideatore e fondatore delle Suore di S. Marta e di ogni opera che ancora oggi la Provvidenza ci permette di svolgere con il nostro apostolato. Abbiamo presentato a tappe la Sua Vita, la sua spiritualità e il carisma che nella Chiesa ha lasciato come Pastore, giornalista, fondatore e autore di grandi opere di misericordia. Per fissarne la memoria abbiamo donato ai familiari la biografia di Tommaso Reggio.


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Santa Marta... di passaggio a S

ubito dopo gli Esercizi Spirituali, nell’ultima settimana di luglio 2016, sono stata nella nostra Casa di Chiavari dove, come sempre, mi sono sentita subito familiarmente accolta e affettivamente coinvolta nel dinamismo comunitario. Ma questa volta, forse motivata a fare discernimento dal training degli esercizi appena terminati o forse per uno stato d’animo più recettivo… mi son trovata a guardare le situazioni concrete della “Casa per Ferie” con occhi diversi, quasi fossero una cinepresa che mi proiettava a tratti su quel che fanno… sul come sembrano e come sono veramente le Suore alle quali il Beato T. Reggio ha dato nome “S. Marta”. La prima immagine che mi si è presentata è stata quella che le suore di santa Marta, mie conCamminando con fede  2/2016

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sorelle, sono in continuo accompagnamento nel servizio e nel dono della loro attenzione umana e spirituale ad ogni persona, dono di attenzione che dall’offerta del mattino all’altare, prende colore e forza per essere missione di ascolto e incessante dedizione. Le suore passano… salutano… sorridono… sembrano molto amiche del Gesù che portano sul cuore e si comportano come Marta appunto che lo accoglie con grande generosità nella sua casa adoperandosi con carità e abnegazione per lui e i suoi amici. Così loro fanno “molte cose” per il bene altrui lavorando con passione, con inventiva, audacia e intraprendenza proprio come Marta perché attraverso la loro amicizia discreta e cordiale, ogni persona incontri il Ma-


estro nella loro casa. La nostra presenza, infatti, trova il senso pieno nella relazione empatica vissuta come dono di Dio da far fruttificare nell’offrire cura, benessere e accoglienza. Gesù c’insegna appunto che il Padre è contento che portiamo “molto frutto” (Gv. 15,8). L’ultimo giorno della mia permanenza a Chiavari, è stata celebrata la festa di s. Marta con una bella partecipazione del personale che collabora nei servizi e con l’intervento di molti Ospiti alla celebrazione della santa Messa. La Cappella era gremita… c’era aria di festa. S. E. Mons. vescovo Alberto Tanasini, ha concelebrato con don Andrea Borinato e don Andrea Buffoli, altri due sacerdoti che frequentano la nostra casa, rivolgendo all’assemblea e a noi suore in particolare, un pensiero augurale breve e interessante. Ero in attesa di sentire il suo pensiero su santa Marta, a me cara specialmente da quando sono stata a Betania, il villaggio a Est, dietro il Monte degli Ulivi a pochi chilometri da Gerusalemme, e ancor più con le constatazioni provenzali della sua presenza ad Avignone e a Tarascona dove la Santa è molto venerata ed invocata… Ecco, durante l’omelia, attraverso le parole dell’Vescovo ho visto S. Marta in controluce al centro della casa di Betania ov’ella, mossa da affetto e devozione per Gesù, si affaccendava con sacrificio e affettuosa dedizione per offrirgli accoglienza e ristoro. Sua Eccellenza, epresentando la figura di Marta, ha detto con forza e ripetutamente che Marta ha ascoltato il Maestro, tante volte lo ha ascoltato, per essere tanto accogliente e premurosa nel preparare il miglior pranzo per lui e i suoi apostoli.

Ella, nel suo affaccendarsi non era motivata da altro che dall’amore per il Divin Maestro che ben sapeva ogni cosa, conosceva il cuore di Marta e desiderava solo che la sua presenza non provocasse affanno e agitazione. Il Vescovo. ci esortava quindi ad una presenza operativa, ma con la pace che viene dal sapere che stiamo compiendo la volontà di Dio ascoltando la voce del suo Figlio che ci orienta nel realizzare “molto’’ senza distrazione e dispersione perché, seguendo la sua voce saremo mosse da una cosa sola: l’amore! Tutte le persone presenti e noi suore, eravamo visibilmente edificate e commosse da questo “parlar chiaro” del Vescovo il quale concludeva dicendo che come santa Marta dobbiamo affrontare i fatti della vita con fede sicura affidandoci completamente a Dio e praticando la premurosa ospitalità di S. Marta. La S. Messa si è conclusa con la distribuzione di una immaginetta della Santa e all’uscita dalla cappella è stato molto bello ed edificante l’attenzione del Vescovo a suor Stefania che quest’anno celebra il cinquantesimo di Professione religiosa e che… ciliegina sulla torta… deve affrontare il trasferimento. Durante la colazione insieme, il dialogo conviviale si è esteso a tutta la comunità che ha condiviso le sofferenze e le preoccupazioni del suo Pastore circa la necessità di dialogo fraterno e costruttivo tra le comunità dei religiosi, le scuole, le opere sanitarie, mettendo in comune col proprio Vescovo le difficoltà emergenti interne ad ogni istituzione per avere da Lui consiglio e aiuto.

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Chiavari

di suor Cornelia Macina


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Comunik... azione A

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lla Scuola Santa Marta di Viareggio si imparano tante arti… anche quella difficile del comunicare! La comunicazione, quella vera, è una grande ricchezza che in questo periodo scarseggia nella nostra società: famiglia, lavoro, scuola, sport… Per questo nell’anno scolastico che si conclude abbiamo scelto la comunicazione come filo conduttore delle nostre attività. Alla festa di fine anno gli alunni di tutta la scuola, dal Nido alla Primaria, si sono esibiti in canti mimati e performance teatrali che avevano appunto la comunicazione per denominatore comune. Emozioni: imparare a scuola è stato l’argomento dei bimbi di 1^ e 2^ classe; il linguaggio del cuore è stato tradotto in una semplice ma sentita performance teatrale dagli alunni della terza; canti di amicizia in lingua inglese e francese sono stati interpretati dai ragazzi di 4^. Infine la classe 5^. Nel corso dell’anno gli alunni hanno seguito il Laboratorio di teatro e hanno messo in scena, con copione scritto da loro stessi, una performance incentrata sulla comunicazione con il “diverso”.

Oltre che rappresentarla ai genitori, gli allievi hanno partecipato a una Rassegna teatrale della Scuola primaria che si è tenuta il 28 aprile a Bagni di Lucca dove hanno riscosso un grande successo. I bimbi della Scuola dell’Infanzia hanno lavorato nei laboratori sulla comunicazione con il corpo esibendosi in gioiosi canti mimati. Il gruppo dei grandi, che hanno frequentato anche il Laboratorio di musica e canto con Suor Gabriella, hanno presentato due canzoni e dato saggio di un primo approccio a vari strumenti musicali quali il flauto, il tamburo e la tastiera a bocca. La consegna dei diplomi ai bimbini che lasciano definitivamente la scuola dell’infanzia è stata molto emozionante. La gioia dei bimbi ha contagiato le famiglie presenti in tutte le loro componenti: genitori, fratelli, nonni, zii e cuginetti e la festa si è conclusa facendo volare in cielo tanti palloncini e succhiando un buonissimo ghiacciolo… del colore preferito!

la Comunità di Viareggio


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La nascita degli “Amici di Betania” in India

le Comunità dell’India

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l 29 luglio 2016 in India a Pariyaram la celebrazione della festa della nostra protettrice Santa Marta è stata davvero speciale! Infatti nella gioiosa ricorrenza del trentesimo anno della presenza delle suore di S. Marta tra la gente di questa terra, è nato il gruppo degli “Amici di Betania”. Noi suore siamo proprio felici perché trenta persone hanno aderito alla proposta di condividere il nostro Carisma. In questo momento ci risuona nel cuore una frase delle nostre carissime suore italiane che hanno dato inizio a questa missione: “seminate, seminate senza stancarvi e con il tempo vedrete i frutti”. È proprio cosi. È maturato il tempo perché trent’anni fa le persone erano bisognose di tutto, sia materialmente che spiritualmente. Ora vedendo la loro crescita a tutti i livelli non possiamo non rendere grazie al Signore per averci usate come umili strumenti per poter essere di aiuto alla popolazione di questo amato villaggio. Oggi un bel gruppo di persone sono disponibili e desiderose di vivere lo spirito di Santa Marta che si sintetizza in tre piccole parole: fede, accoglienza, servizio. Da qualche mese ci stavamo preparando con incontri per conoscere e per pregare. In occasione della visita della consigliera Sr Sossy Madathinakam abbiamo riunito un gruppo. Per

volere di Dio era tra noi la Consigliera Generale Suor Andreina Macalli, incaricata delle studio della figura e della spiritualità del nostro Beato Fondatore, che con il suo gioioso e toccante racconto della vita di Mons. Tommaso Reggio, specialmente dei suoi rapporti con i laici, ci ha entusiasmato. Ha invitato i partecipanti, usando le parole del Padre Fondatore, a vivere il Vangelo dove svolgiamo il nostro compito quotidiano e, come Marta, a proclamare la fede in Gesù e a testimoniarlo con coraggio. Durante l’Eucaristia Fr. Joy Painadath ha esortato i partecipanti a essere “Betania” ovunque si trovano e in qualunque attività siano impegnati per evangelizzare con efficacia, attingendo forza da questo carisma. Le persone inserite nel gruppo sono molto entusiaste e interessate a conoscere meglio la vita del Padre Fondatore e lo spirito che ci ha donato. Infatti hanno espresso la convinzione che per pregarlo ed imitarlo è necessario conoscerne la vita e soprattutto lo spirito che lo ha sempre animato. Ora possiamo unire le nostre voci per glorificare e lodare il Signore, il Dio grande e misericordioso, che ci conduce a essere suoi coraggiosi collaboratori nella costruzione del suo Regno.


In missione i Genitori

Essere: “àncora”... sulla roccia dura Luco di Mugello

Luco di Mugello la Prima Comunione ha avuto un fascino particolare. È stata davvero un’emozione grande, vedere questi bimbi tutti così puri e candidi, pronti a ricevere nel loro cuore Gesù. Speriamo che ciascuno di loro, getti la sua Ancora sulla Roccia Dura… E che tutti gli insegnamenti ricevuti possano essere messi in pratica! Noi come genitori ci siamo sentiti coinvolti in prima persona, con letture, preghiere, offerte… tutto in un’atmosfera di raccoglimento e di preghiera. Non è mancata qualche lacrima nel vedere il proprio figlio ricevere Gesù con tanta gioia e fervore e forse anche il pensare a tanti anni fa, quando anche noi piccoli, siamo stati protago-

nisti di questo grande evento che ha risvegliato in ciascuno la tenerezza e la misericordia del Signore che ci ha permesso di rivivere questo particolare momento. Il tutto era stato preceduto da una giornata intera di Ritiro dove i ragazzi hanno potuto esprimersi liberamente, mettendo in evidenza i loro desideri di bene e le loro grandi aspettative. I bimbi, poi, con il loro vestito bianco e la lampada accesa hanno partecipato alla Processione del “Corpus Domini” come segno di luce, di gioia e di festa a Gesù. Un grazie caloroso alle Catechiste, al Parroco, alle Suore e a tutti coloro cha hanno preparato in modo solenne la festa.

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Dove andare? ...Per di Qua! G

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iugno 2016! Le sospirate vacanze sono arrivate per bimbi e ragazzi, ma gli adulti sono segnati da qualche tempo da un solo interrogativo: “Ed ora? Dove andare?” Ma sì, non c’è dubbio… andremo Per di Qua! Per di Qua… al Santa Marta, di via Montenero, dove c’è sempre posto per tutti, ancora per cinque settimane! E così più di 60 bambini, della scuola primaria ed alcuni della scuola media, dal 13 giugno al 15 luglio hanno iniziato un cammino nel deserto accompagnati, oltre che dalle maestre dell’Istituto, da due personaggi: i fratelli Ruben e Rebecca. Sono stati loro a far rivivere ai bambini e ragazzi il viaggio del popolo d’Israele dall’Egitto fino alla Terra Promessa. È il viaggio che ha donato la libertà agli Israeliti, ma anche simbolo del cammino che ciascuno di noi è chiamato a percorrere nel corso della propria vita. Ad accompagnare i due personaggi biblici l’inseparabile gatto Cleo, capace di offrire uno sguardo differente nei momenti di maggiore difficoltà. Dei due amici spiccano in particolare i grandi occhi curiosi: proprio attraverso di essi rileggeremo l’esperienza dell’Esodo così come è raccontata nella Bibbia. Danno inizio all’avventura dei nostri ragazzi i versetti dell’Esodo e la frase di Luca “Si mi-

sero in cammino” che segna l’inizio del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, riportati sul grande rotolo della Scrittura. I canti e le musiche di animazione, i laboratori, la realizzazione di un fondale tridimensionale sul quale venivano posti i personaggi della storia dell’Esodo, i simboli delle squadre con i nomi delle tribù d’Israele, hanno avuto una sola parola d’ordine: DIVERTIRSI in compagnia SPERIMENTANDO! Accanto ad essa altre 25 parole (come i giorni del Centro estivo)… …ricordare, desiderare, decidere, incontrare resistenza, celebrare, partire, dubitare, superare ostacoli, domandare, collaborare, orientarsi, lasciarsi guidare, sbagliare ,chiedere consiglio, avere pazienza, riconoscere, insistere, esplorare, scoraggiarsi, sentirsi rifiutati, svoltare, fidarsi, arrivare, ripartire… Ogni tappa di questo viaggio, corrispondeva ad un ambiente diverso: Egitto, mar Rosso, Deserto, monte Sinai, Terra Promessa. La giornata iniziava il mattino con la preghiera suggerita dai testi dell’Esodo, seguita da un salmo di lode o d’intercessione e si concludeva con un canto inerente alla proposta estiva e con la parola chiave che veniva affissa ad una parete e che riassumeva l’argomento della giornata.


la creatività, la fantasia delle insegnanti alle quali va principalmente il nostro ringraziamento, insieme ad alcuni giovanissimi animatori e alle suore coinvolte, ciascuna con il proprio contributo. Sicuramente l’impegno e la fatica non sono mancati, ma la realizzazione del Centro Estivo Santa Marta è stata possibile e con un riscontro molto positivo… tanto che in agosto è arrivata ancora qualche telefonata: “Forse per di là c’è ancora qualche settimana per fine agosto o per i primi di settembre?” Arrivederci al prossimo anno… per una nuova avventura e tante sorprese!

di suor Aloysia Molteni

Vighizzolo

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Nel pomeriggio dopo l’animazione con i bans, i bambini interpretavano la storia di Ruben, Simeone e del gatto Cleo. Sempre nelle ore pomeridiane si aprivano laboratori in cui si realizzavano oggetti che richiamavano gli argomenti della proposta: le pergamene (Egitto), cammelli (deserto), reti (mare), fiori di carta (Terra Promessa). Una volta la settimana, poi, veniva realizzata un’uscita avente come meta: Leolandia, Acquaworld, Pian dei Resinelli, Le Vele. Sono stati momenti di aggregazione, di gioia e di aiuto come nel Jungle raid park. Il clima era quello di una famiglia all’interno della quale la collaborazione e la solidarietà sono fondamentali. Le proposte della Fom, sempre molto avvincenti e capaci di creare un clima ricco di esperienze significative, hanno scandito le giornate e ci sono state di grande aiuto per stimolare


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Una porta sempre aperta

di Giusj, un’amica di Betania

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umerose ci siamo ritrovate il 3 giugno, dalle suore di S. Marta, per partecipare come “Amici di Betania” alla serata di preghiera. Il clima è sempre caldo e accogliente e ci mette subito nelle disponibilità dell’ascolto. Inoltre era stata preparata e troneggiava sul tavolo, la Madonna illuminata da ceri, sembrava ci aspettasse a braccia aperte. Come al solito ci è stata offerta una breve presentazione sulla devozione mariana del Beato TommasoReggio. Devozione tanto amata e consigliata come un valido aiuto e mezzo per trovare Gesù, come guida nel nostro cammino per crescere bene, “per diventare più buoni”. Quanto fervore e forza spirituale nelle ripetute omelie (81) del Beato! Il silenzio era già preghiera e Don Mauro Biodo ha iniziato il rosario speciale, meditato, dedicato alla famiglia, sottolineando i talenti dei quali il Signore ha fatto dono a tutti. Primo mistero il talento della Parola: Maria ci aiuti ad ascoltarla per costruire la Pace e viverla nel quotidiano.Viene portata il dono della vera Parola: la Bibbia. Secondo mistero il talento dell’Eucaristia: Maria ci conservi sempre il desiderio di questo nutrimento spirituale che è vita e forza per crescere in fraternità con gli altri. Viene portato come simbolo un cestino con il pane e l’uva, frutto del lavoro dell’uomo. Terzo mistero il talento della carità. Preghiamo Maria perché colmi il nostro cuore dell’attenzione all’altro, dei poveri, degli esclusi. Vengono offerti su un cuscino due fedi nuziali, segno dell’amore di Dio che sempre ci viene incontro con il suo perdono. Quarto mistero il talento della

Cuneo

comunione: con Maria vogliamo aprire la porta del nostro cuore e delle nostre case, perché il mondo diventi più fraterno e regni l’amore. Viene portato alla Madonna un mappamondo, segno universale dell’unità e dello sguardo del Signore sull’umanità. Quinto mistero il talento della fede: con Maria vogliamo ringraziare il Signore, per quello che abbiamo e per quello che siamo, perché sappiamo condividere tutti i talenti con gratuità. Viene presentata alla Madonna una lucerna, per essere noi luce che irradia, che rassicura, che dona speranza. La preghiera è terminata, il nostro cuore è più ricco, colmo della gioia che dona una vitalità nuova; sentiamo che il nostro sguardo è più luminoso, ottimista e benevolo. Lo spirito del BeatoTommaso Reggio ci accompagni sempre e mantenga in noi questo desiderio di bene operare. Alle nostre suore un grazie sentito perché ci offrono questa opportunità di trovarci e crescere nella fede, e perché ci sentiamo sempre accolte, aspettate proprio in un clima che ci fa sentire in famiglia, a casa nostra.


Un viaggio alla riscoperta della natura on un bus carico di tanta emozione e allegria, è iniziata la gita di classe di 1^ e 2^ primaria. Per i più piccoli si trattava del “primo vero viaggio” con la scuola e qualcuno era in piedi dall’alba per paura di perderlo. I più grandi non erano da meno e anche per me si trattava di un’esperienza nuova: la pri-

Chiavari

ma gita da insegnante della primaria. In tutto 42 bambini, io, suor Stefania, e le insegnanti Giulia, Lorenza e Giada: destinazione Quarrata, un piccolo paesino in provincia di Pistoia. Sulle colline, appena sopra all’abitato, sorge tra gli ulivi l’accogliente oasi agrituristica di Baugiano.

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di maestra Elisa


In missione Appena arrivati siamo stati accolti calorosamente dalla titolare Stefania e dal suo staff, tra i quali un insolito Peter Pan che è riuscito subito a conquistare la simpatia di tutti i bambini. Immerso nel verde e nella tranquillità si sarebbe potuto pensare ad un luogo di altri tempi, invece, qui il nuovo e il vecchio si incontrano e si combinano alla perfezione: da un lato pannelli solari di ultima generazione, utilizzo di computer e video per la didattica, internet; dall’altro la vita della fattoria fatta di valori saldi, il rispetto per la natura e i suoi prodotti, la cura verso il riciclo e quella legge antica e non scritta per la quale “nulla si butta via” ma si riutilizza in diversi modi.

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In una società nella quale regna il consumismo, in cui gli oggetti non si riparano più ma si comprano nuovi e le persone fanno ore di fila per l’ultimo modello di smarthphone, diventato vecchio appena uscito dalla vetrina, credo che, sensibilizzare i bambini, far loro conoscere un altro “mondo”, sia davvero importante. E proprio durante i laboratori didattici, nei quali, i bambini sono diventati protagonisti e cuochi per un giorno facendo il pane e il formaggio, noi adulti ci siamo resi conto di come, per molti, davvero fosse un’esperienza del tutto nuova. Anche la visita allo “Zoo” dell’agriturismo ha dimostrato quanto, giornate come queste, siano importanti per i bambini: alcuni non avevano mai visto da vicino gli animali della fattoria, non li avevano mai accarezzati né dato loro da mangiare.


ritorno, il loro panino da portare a casa, l’allegria e la soddisfazione, a fine anno scolastico, nell’assaggiare il “loro” formaggio ormai pronto.Ma soprattutto, i pensierini scritti, qualche giorno dopo in classe, che finivano quasi tutti con: “Vorrei tornarci con la mia famiglia”.

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Di tutta la gita mi rimane in dono il ricordo dei sorrisi, delle risate, degli occhi lucenti e felici dei bambini, la loro delicatezza con gli animali, l’orgoglio nel mangiare a pranzo il pane impastato da loro stessi, la cura con la quale hanno custodito, per tutto il viaggio di


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Grazie,

di suor Damiana Spignoli

vescovo Silva M

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entre scrivo queste righe il mio cuore batte più forte e nella mia mente si affollano tanti ricordi. Fare memoria del Cardinale Silvano Piovanelli vuol dire per me impegnare ancora di più la mia vita a “rispondere con un amore fresco e maturo all’amore di Gesù: questa è la ricchezza e la gioia della nostra vita e non ci è permesso, neppure un poco, allentare l’impegno” come mi scriveva qualche tempo prima di salire al Padre. Ho conosciuto Don Silvano quando ero giovane suora a Settignano. Era allora parroco a Castelfiorentino e ogni mese veniva all’Istituto per far visita a due bimbi nostri ospiti che erano suoi parrocchiani i cui genitori erano emigrati in Germania in cerca di lavoro. Li portava in paese e faceva loro fare merenda: un gelato se era caldo, una pasta quando faceva freddo. Conosceva le Suore di Santa Marta perchè avevano assistito suo babbo all’Ospedale di Luco di Mugello dove morì. Divenuto Arcivescovo di Firenze lo vedevo più spesso, anche se da lontano, durante le celebrazioni liturgiche e negli incontri con i religiosi. Quando andai in India mi benedisse e espresse il desiderio di incontrarmi al mio ritorno in Italia.

Quel soggiorno, anche se breve, fu per me un’esperienza forte che dopo tanti anni vive ancora nel mio cuore. Mi cercò e volle che gli raccontassi tutto. Mi commossi e gli dissi che non sarei voluta tornare in Italia. Mi abbracciò con tenerezza dicendomi: “Damiana, la tua India è Settignano!” Era appena terminato il Sinodo Diocesano. Avevo fatto parte della Commissione preparatoria e fu in quella occasione che potei apprezzare ancora di più il suo amore e la sua instancabile dedizione alla Chiesa e al Popolo di Dio che il Signore gli aveva affidato e che non era una massa indistinta ma un insieme di persone con le quali cercava sempre di stabilire una relazione. Lo invitammo diverse volte a scuola e venne sempre anche quando i ragazzi vollero festeggiare il mio 25° di Professione religiosa: durante l’Omelia fece ridere tutti perchè mi chiamò “Don” Damiano. Quando fui trasferita a Genova lo incontravo ogni anno perchè tornavo a Firenze per visite di controllo: trovava sempre un po’ di tempo da dedicarmi. Terminato il suo servizio come Arcivescovo di Firenze ha potuto dedicare più tempo a noi religiose che lo incontravamo ogni mese durante le giornate di Ritiro. Arrivava sempre


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sorridente, collegava subito il suo inseparabile PC per rendere più vivace e incisiva la riflessione anche perchè l’incontro era… alle tre del pomeriggio! Nello stesso periodo ha tenuto alcuni corsi di Esercizi anche a noi Suore di Santa Marta e le sue lectio sulle letture domenicali arrivavano in molte nostre comunità. Il giorno in cui dovevo partire per il Libano cominciavano gli Esercizi tenuti da Lui alla Casa Generalizia e così venimmo a Roma

insieme accompagnati da mio fratello che durante il viaggio gli pose le più svariate domande anche sulla sua persona e alle quali il Cardinale rispose con la semplicità che lo ha sempre caratterizzato. Il mattino seguente salutandomi mi disse: San Francesco partì dall’occidente verso l’oriente per incontrare il Saladino e portare la pace infranta al tempo delle Crociate. Tu lo devi imitare: si, perchè la pace è il dono più prezioso per l’umanità che ne ha tanto bisogno! L’ho incontrato l’ultima volta presso il Convitto Ecclesiastico di Firenze un mese prima della sua morte. Respirava a fatica ma era sorridente. Vedendo che trattenevo a stento le lacrime mi disse che era “sulla dirittura di arrivo” e che ringraziava Dio che gli concedeva il dono di essere ancora lucido di mente. Leggendo il suo testamento, dettato al segretario due giorni dopo la mia visita, ho trovato quello che, in sintesi, mi aveva detto durante il nostro incontro. Erano i pensieri e i sentimenti più belli che hanno sempre abitato il suo cuore di padre. Lasciai con fatica la sua stanza nella certezza che non l’avrei rivisto in questo mondo ma anche con la convinzione che dal cielo avrebbe continuato a seguire le vicende della Chiesa, della sua Chiesa di Firenze, e ad amare tutti quelli che aveva incontrato lungo il suo cammino. Esattamente un mese dopo, davanti alla sua salma, con il cuore colmo di gratitudine, ho saputo dire solo: Grazie Padre amatissimo!


Alcuni brani del testamento spirituale del card. Piovanelli el nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Sono in dirittura di arrivo e tutta la mia vita è rivolta verso il Signore, il quale ha riempito la mia esistenza. Lui solo è stato la luce dei miei giorni. Lui solo non ha abbandonato mai per un istante il mio cammino nel tempo. Il Signore ha talmente accompagnato ogni mio passo che non mi sono mai sentito solo ed è proprio Gesù che ora mi apre le braccia. Posso dire che passo dopo passo Lui è stato al mio fianco e ha riempito la mia mente, il mio cuore, tutto di me. Attraverso di Lui ho sentito di essere fratello di tutti gli uomini, particolarmente dei poveri, dei malati e delle persone sole ed abbandonate. Io sono nato povero e nonostante una vita piena di contatti con tante persone, tante situazioni e nonostante il mio percorso nella Chiesa, sono rimasto povero e quindi non ho nulla da lasciare; ho da lasciare soltanto amore; l’amore con cui ho cercato di incontrare gli altri, ed ora che sono ai momenti ultimi della mia vita intendo fare, mettendo tutto nelle mani di Dio, il dono di me al Signore. È un dono rinnovato e sento che il Signore sta per accoglierlo. Pensando a quanto il Signore ha sofferto per noi e per me, povero peccatore, devo dire che Lui, abbandonato sulla croce, mi sta risparmiando tanta sofferenza; Lui crocifisso e sanguinante, io curato ed assistito da tanta delicatezza ed affetto. Devo dire grazie in mille modi, è la mia Eucaristia. Non so se potrò celebrare ancora una Messa, ma sento che ora l’offerta della mia vita diventa vera Eucaristia. Desidero, anzi voglio, che la mia esistenza sia Eucaristia: ringraziamento per tutti, a cominciare dai sacerdoti a cui ho sempre voluto bene; a tutti, senza lasciar da par-

te nessuno. Ai sacerdoti fiorentini vorrei dare un abbraccio, ai singoli, dal caro Vescovo Giuseppe mio successore fino all’ultimo ordinato, ringraziandoli per quello che fanno e hanno fatto per il popolo di Dio. Vi dico: crescete nell’amore verso Gesù Cristo e verso i poveri, i malati, i piccoli, gli ultimi. E vogliatevi bene tra di voi. Non dimenticate mai quello che il Signore ha detto attraverso l’Apostolo Giovanni: “Amatevi come io vi ho amato”. Offro la mia vita perché il sacerdozio ministeriale sia vissuto proprio come un generoso, totale, entusiasta dono di sé al popolo di Dio, il popolo che il Signore ci ha affidato. Alle persone consacrate, le monache e i monaci di clausura, le religiose ed i religiosi desidero dire, augurare, pregare perché il Signore sempre più diventi l’unico della loro vita. E allargo le braccia per stringere nell’affetto ognuna ed ognuno di voi. Ai laici, al popolo di Dio, in mezzo ai quali ho trovato tante tracce di santità, per lo più nascosta ed anonima, dico di fidarsi sempre di Dio e guardare a Lui solo per far crescere l’edificio, di cui sono pietre vive, ognuna essenziale e complementare per la costruzione del Corpo di Cristo che è la Chiesa. La maggior parte dei volti che si affollano ora nella mia mente sono già nelle mani di Dio e sto guardando verso di loro, certo che mi vorranno accogliere tra di loro. Ora che sono in dirittura di arrivo però non mi volto indietro se non per ringraziare e corro verso il Signore per lasciarmi abbracciare totalmente da Lui. Miserere. Amen. Alleluia.

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29 maggio 2016

Per suor Rufina Masate

di suor Carla Maria Roggero

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ono molto contenta di essere qui oggi e ringrazio di cuore per l’invito. Qui con me è presente anche la Madre Vicaria Madre Lilian Doll e poi ci sono anche alcune Suore che hanno svolto il loro servizio apostolico in questo luogo e che sono qui per fare festa. Porto i saluti di tante Suore che per vari motivi non hanno potuto partecipare a questa bella iniziativa e in particolare porto il ricordo carico di affetto della Madre Antonia Dei che è stata per tanti anni Superiora Generale della Congregazione e che desiderava essere qui a far festa perché conosceva molto bene Suor Rufina e la realtà di Masate, ma problemi di salute le hanno impedito di essere qui con noi oggi. È sempre bello tornare a Masate: qui le Suore hanno vissuto anni intensi di bene, di dedizione… ma qui hanno anche ricevuto tanto. Masate è sempre stato un paese accogliente e le Suore si sono sempre sentite protette, stimate, perché hanno ricevuto attenzioni e premure semplici ma genuine. Suor Rufina sottoscriverebbe queste parole perché era facile sentirla raccontare quanto bene riceveva da tutti. Era una suora semplice e buona, di una bontà luminosa fatta di concretezza e di gesti “in-

Madre Generale

dovinati”. Il sorriso che le illuminava il volto, una parola buona, un’attenzione che non risparmiava sacrifici c’erano sempre.La sosteneva una fede viva soda: nella sua preghiera ricordava tutti credenti e non credenti senza distinzione. Così la ricorda chi ha avuto la fortuna di conoscerla e così la rimpiangiamo noi Suore di Santa Marta… perché è stata una presenza preziosa e insostituibile nella nostra Famiglia religiosa. Dedicare questa scuola dell’Infanzia di Masate a Lei è il più bel gesto che potevate fare e noi siamo molto grate al Parroco, alle autorità e a tutte le persone che hanno condiviso e sostenuto questa scelta. Suor Rufina che non amava “essere lodata” perché era una persona molto discreta, sa che quanto oggi viene fatto per lei è un segno di riconoscenza affettuoso e pieno di gratitudine della sua Masate, e sicuramente legge nel cuore delle sue consorelle la profonda gioia che ha invaso tutta la Famiglia delle Suore di Santa Marta per questa bella iniziativa. Ancora il nostro grazie a tutti voi qui presenti che avete voluto condividere con noi questa grande gioia.


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arissima suor Sossy e carissime consorelle residenti in India, la proposta della Madre Generale di venire in India per la professione religiosa delle tre novizie mi ha colto molto di sorpresa, sapevo che prima o poi sarei venuta, così è per le consigliere, ma non così presto né da sola. I docenti della scuola si sono proposti per insegnarmi un po’ di inglese, mi hanno anche prestato dei libri perché io potessi impararne gli elementi fondamentali ma a fine scuola e con gli esami di stato in corso non avevo certo testa per concentrarmi sull’apprendimento di una nuova lingua, ci ha pensato la Provvidenza che nel viaggio mi ha fatto incontrare le persone giuste che mi hanno aiutato, lì poi c’eravate voi che facevate da tramite per la comunicazione, grazie! Sì, davvero grazie per la vostra accoglienza che in ogni casa è stata speciale: i fiori, le danze, i doni… ma soprattutto il vostro abbraccio affettuoso e, per le più anziane, anche carico di ricordi, avreste voluto portarmi a vedere luoghi particolari ma, salvo per il pellegrinaggio sulla tomba di padre Zuccol, ho sempre detto di no, era più bello stare con voi e condividere in parte il ritmo di vita che segna le vostre giornate. Grazie per il clima che caratterizza ogni comunità: mi sono sempre sentita in famiglia: la cultura, il clima, le abitudini… tutto è diverso ma entrando in casa lo stile è uguale, così ho anche sperimentato in Cile quando sono andata

con suor Renata; siamo suore di santa Marta e questo spirito, sia pure con sfumature diverse, è presente ovunque. Ringraziamo il Signore: è un suo grande dono. Grazie soprattutto per il vostro desiderio di conoscere il Padre Fondatore! La sera, stanche per le fatiche della giornata, o il sabato stavate ad ascoltarmi per tempi lunghi, con una attenzione e una partecipazione che mi commuoveva. Il beato Tommaso Reggio continua a seguirci, come faceva con le prime suore, perché in noi germogli in modo sempre più forte quello “spirito buono”, come diceva lui, che ci deve aiutare ad imitarlo fino a che anche per noi sia vero il “Dio solo, Dio solo mi basta”. Era simpatico vedere i vostri tipi di reazione, di fronte alle battute ironiche, la risata era come una “ola”, cominciava a ridere chi comprendeva l’italiano e si completava dopo la traduzione per le più giovani. Era bello vedere la vostra commozione nel constatare quanto bene lui ci volesse, quanto insisteva perché imparassimo a volerci bene, ad essere umili, pazienti, fiduciose nella Provvidenza, a portare la croce senza trascinarla e portarla non da sole ma dietro di Lui, a “farci sante così ci troveremo tutti in Paradiso”. Grazie alle tre novizie che il giorno 11 luglio hanno fatto la loro professione religiosa, sono tornata portando nel cuore anche questa esperienza forte, il Signore aiuti suor Alphonsia, suor Swapna e suor Rani a godere sempre del dono.

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Grazie!

di suor Andreina Macalli


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Tic... tac... tic... tac... da Vighizzolo per salutare chi cambia comunità... ...e per accogliere chi arriva nella nostra!

Tic... tac... tic... tac... un semplice battito del nostro cuore Tic... tac... tic... tac... un semplice muoversi delle lancette di un orologio Tic... tac... tic... tac... un ritmo che ha scandito un intero anno e che ora ci introduce nel nuovo! Tic... tac... tic... tac... parole di un semplice canto di bimbi incise nel cuore degli adulti per dire che ogni cosa ha il suo momento. Tic... tac... tic... tac... ed è già Settembre l’estate lascia il posto all’autunno... Tic... tac... tic... tac... ...vecchi volti si incontrano con I nuovi

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Tic... tac... tic... tac... mani familiari che si tendono verso chi è un po’ spaesato! Tic... tac... tic... tac... occhi sorridenti che cercano volti familiari… Tic... tac... tic... tac... sguardi penetranti in cerca di chi ha lasciato il suo profumo ma è già lontano! Tic... tac... tic... tac... il cuore parla a suon di musica ma nessuno all’esterno ode... Tic... tac... tic... tac... ...annuncio di un oggi da vivere di un passato da custodire di un domani da costruire e sperare.


Un padre,

di suor Alessandra Fabbrucci

un fratello, un amico l 27 giugno u.s. è morto, a Vallecrosia (IM), il Vescovo Emerito della Diocesi di Ventimiglia Sanremo, Mons. Giacomo Barabino. Per 15 anni ha servito la Diocesi, dando nuovo impulso alle vocazioni sacerdotali, curando la formazione degli sposi, fondando il Consultorio familiare, incoraggiando i laici all’ impegno socio-politico e promuovendo molte altre iniziative. Ma quello che attirava in Lui erano la bontà e la semplicità con cui si rapportava con tutti. “Chi lo avvicinava” dice Mons Angelo Bagnasco nella messa esequiale, “si sentiva

beneficato dalla nobiltà della sua anima: essa ispirava uno stile rispettoso e positivo che, senza tacere la verità alta del Vangelo, donava fiducia, invitava a ricorrere alla santa Vergine, incoraggiava in qualunque difficoltà”. Ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza, nel raccoglimento e nella preghiera del seminario diocesano, Pio XI, assistito dalle Suore di Santa Marta e dai seminaristi. Era molto devoto del Beato Tommaso Reggio nostro Fondatore, che chiamava affettuosamente “il nostro Vescovo” e, in occasione della sua Beatificazione, nell’anno 2000, organizzò un grande pellegrinaggio dalla Diocesi che era stata per 15 anni governata appunto dal Beato. Per la celebrazione diocesana, di quella festa, collaborò direttamente con le suore perché la celebrazione fosse solenne e sentita in tutte le località della Diocesi, anche nelle più piccole. Come Tommaso Reggio aveva la preoccupazione del Seminario e delle vocazioni sacerdotali e citava spesso i suoi quindici anni di episcopato ventimigliese che erano stati piuttosto scarsi di ordinazioni. Disse testualmente a un gruppo di Juniores che visitavano l’episcopio di Ventimiglia che, prima di lasciare la Diocesi, avrebbe desiderato un numero di seminaristi almeno come ne aveva trovati Tommaso Reggio al suo arrivo, cioè sette (che poi si moltiplicarono fino ad arrivare a 80!). Ora Mons. Barabino, dal cielo, ha può vedere il suo seminario che attualmente ospita 14 seminaristi.

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Alzati e... “V

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eniamo da diverse parti del mondo, da continenti, Paesi, lingue, culture, popoli differenti. Siamo ‘figli’ di nazioni che forse stanno discutendo per vari conflitti, o addirittura sono in guerra. Altri veniamo da Paesi che possono essere in ‘pace’, che non hanno conflitti bellici, dove molte delle cose dolorose che succedono nel mondo fanno solo parte delle notizie e della stampa.” Era il 30 Luglio 2016, in Polonia, Cracovia, quando papa Francesco iniziava a parlare ai giovani seduti, raccolti insieme a lui nel Campus Misericordiae. “Ci sono situazioni che possono risultarci lontane fino a quando, in qualche modo, le tocchiamo. Ci sono realtà che non comprendiamo perché le vediamo solo attraverso uno schermo. Ma quando prendiamo contatto con la vita, con quelle vite concrete non più mediatizzate dagli schermi, allora ci succede qualcosa di forte, tutti sentiamo l’invito a coinvolgerci: Basta città dimenticate!”

In queste città dimenticate, non ci sono solo monumenti, sculture e opere d’arte; in queste città, ci sono anche case, persone, uomini e donne, giovani e bambini. In queste città dimenticate, vicine solo sullo schermo di una televisione o sulle pagine sporche di un giornale, c’erano occhi lucenti ormai spenti, pensieri liberi ormai prigionieri dietro le poche mura rimaste, c’erano sogni e speranze ormai soffocati dalla paura del domani. “La paura e l’angoscia che nascono dal sapere che uscendo di casa uno può non rivedere più i suoi cari, la paura di non sentirsi apprezzato e amato, la paura di non avere altre opportunità. Dove ci porta, la paura? Alla chiusura. Sentire che in questo mondo, nelle nostre città, nelle nostre comunità, non c’è più spazio per crescere, per sognare, per creare, per guardare orizzonti, in definitiva per vivere, è uno dei mali peggiori che ci possono capitare nella vita, e specialmente nella giovinezza. La paralisi ci fa perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. Ci allontana dagli altri, ci impedisce di stringere la mano.” Se fosse la paura, la sola paralisi del nostro tempo, non saremmo qui a rileggere il messaggio del papa ai giovani, alle migliaia di giovani che aspettavano un segno, una direzione. Papa Francesco indica un’altra paralisi, forse più silenziosa e insidiosa. Una paralisi che colpisce gli occhi, il cuore, le mani, i pensieri, il nostro profondo IO…


di Viviana Abbondio

costruisci ponti Quando abbiamo sentito il bisogno di fare un sorriso e tendere la mano? “Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta.” Anche i nostri passi lasciano impronte, a volte in fila ed ordinate, a volte a tratti e confuse. Quello che non sappiamo è quanto sia profonda, o se sia abbastanza visibile da essere seguita. L’ideale sarebbe un’impronta… accompagnata! Insieme tutto ha un gusto diverso. Ma come possiamo insieme? Dove sono i nostri ponti? Che la “divano-felicità” non sia solo una paralisi che colpisce i giovani? Forse no, una semplice ricetta ci sarebbe… Alzati, esci dalla stanza, cerca chi forse a lungo ti ha cercato, senza trovarti. Avvicinati, tendi la mano, semplicemente, piano. Cerca la mano, se per caso ti sfugge e siediti accanto. Ascolta e parla col cuore. Prendi tempo, offri il tuo tempo, e poi raccontaci… dei ponti che hai costruito. “È più facile costruire ponti che innalzare muri!”

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“Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la felicità con un divano! Credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore.” Alle varie domande rivolte loro, i giovani hanno fatto risuonare, echeggiare una sola risposta: hanno risposto solo Sì, ci sto! E noi, ormai non più giovani sulla carta d’identità, che ci sentiamo ancora giovani e che sentiamo di poter ancora offrire, creare, sognare… e noi dove siamo? “Gesù è il Signore del sempre “oltre”. Per seguirlo, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti.” Quando è stata l’ultima volta che ci siamo alzati, e abbiamo fatto un passo verso chi era davanti a noi? Non stiamo parlando di volti sconosciuti, non pensiamo solo ad un passo, un ascolto, una mano, verso l’affamato, l’assetato, il malato. I ponti da costruire non sono solo questi. I ponti più semplici e veri, sono a portata di mano. Sono ponti che non richiedono una grande progettazione, ma solo attenzione. Stiamo parlando di volti conosciuti, o quasi, stiamo parlando di un gesto, una parola, un sorriso verso l’amico, verso chi vive al nostro fianco, verso chi condivide i passi della nostra vita, anche se a distanza, anche se su terre diverse, terre straniere, ma unite dalla stessa voce. Quando abbiamo provato ad ascoltare con il cuore?


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Le mie le nostre L

a nostra vita, la mia vita religiosa si forma e cresce con la luce ed il calore della presenza reale di Gesù, nel Tabernacolo, in ogni Cappella delle case delle Suore di Santa Marta. Sempre, i miei numerosi trasferimenti, da una casa all’altra, hanno trovato buona accoglienza da parte della nuova comunità, e vero conforto alle mie lacrime, in cappella, accanto al Tabernacolo. La mia vocazione nasce a Vighizzolo nel giorno della festa dell’Immacolata; rivedo in quella piccola cappella: due file di banchi, al centro l’altare, ordinato e fiorito, ai lati due porte; una conduce in sacrestia, l’altra serve da confessionale, sormontate dai quadri di S. Giuseppe e Immacolata. In fondo, dietro l’inginocchiatoio della Madre c’era il coretto, stanza buia e fredda, ma rallegrata dai canti delle giovani studenti.

Cara, indimenticabile Cappella, dove è nata la mia vocazione! Nel lontano 8 dicembre 1942, incontro nel lungo corridoio Suor Assunta e le dico: “La Madonna mi ha detto di farmi suora!” Lei tenendomi per mano mi accompagna nello studio di Madre Ermelinda che mi ascolta e con fiducia prende un’immaginetta (la conservo tutt’ora!) sulla quale scrive “Alla cara Itala pregando Gesù che la mantenga un angioletto”. Da parte mia commozione e… silenzio, lungo silenzio fino al 1952 quando entro postulante. A Querceto:  la vecchia cappella era all’ingresso della casa, dopo la scala. Lunga, un po’ buia, troppo piccola per la nostra vestizione. Undici giovani! allora andiamo, come spose bianco vestite nella Parrocchia del paese, poggiando i nostri piedi sui viali ornati di fiori

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Roma

Vighizzolo


cappelle

di suor Maria Rossini

campestri e rametti di fresco alloro. Oggi a Querceto c’è una splendida cappella che abbraccia e protegge le camerette delle suore malate custodendo sofferenze e speranze di ciascuna. A Roma: • la prima cappella “al secondo piano”, stanza piccola, testimone di infinite promesse, preghiere, vestizioni, professioni… • la seconda nuova e solenne, ricca di stucchi e affreschi, di suoni e di canti per la festa del cuore… • l’ultima, quasi un eremo, situata nella exsala del trono dei Principi Gravina-Trabiae dove, ora, “regna Gesù” e aspetta… • e in Vaticano cappella cardinalizia, dove sussurra la brezza leggera della sera! A Bovisa:  continuamente ristrutturata e migliorata, molto spaziosa per accogliere cen-

tinaia di alunni chiassosi e capaci di stupore e ascolto. A Settignano:  raccolta, accogliente la prima, dedicata a Maria Bambina; grande e luminosa la seconda, con ampie finestre aperte su Firenze e i suoi inconfondibili monumenti. A Chiavari:  solenne, alta con vivacissimi affreschi intorno all’altare sostituiti oggi con il grande Crocifisso dalle braccia spalancate e qualche goccia di sangue sul legno della croce. A Vighizzolo:  nuova, signorile nata all’ombra della chiesa Parrocchiale, allietata dai rintocchi di campane che giorno e notte ricordano che “passa il tempo e l’uom non se n’avvede”. A Roggiano:  struttura unica, a sé, immersa nel verde, circondata da viali e campi-gioco,

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Chiavari


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Saiano

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illuminata da artistiche vetrate. Dall’urna dorata la cara Maria Bambina a quante preghiere, conferenze, speranze ha partecipato! Oggi neve, pioggia, vento e sole hanno costretto a riadattare un salone della casa in cappella, cuore pulsante e vicino ad ogni attività dell’opera. A Puria:  cappella costruita sulle fondamenta della casa quasi a sostenere salti e corse infantili e dove per qualche settimana abbiamo pregato intensamente. A Viciomaggio:  la primissima (1917) trasformata ormai in sala di accoglienza e la nuova (1960) grande, aperta al pubblico perché capace di offrire a tutti conforto e pace. A Viareggio:  situata nel cuore del Centro Didattico, davanti alla quale tu passi mille volte al giorno e spontaneamente mandi un “Ciao Gesù”. Accanto c’è la chiesa del De Sortis, per tutto il Varignano che l’ha voluta e costruita mettendo al centro dell’altare il prezioso quadro della Madonna Miracolosa. A San Remo:  la cappella che ha custodito e realizzato il sogno delle Suore di Santa Marta, provenienti da Ventimiglia e da Roma, di ritornare unite. A Genova:  rivedo in un ricordo lontano quella piccola situata a sinistra del vecchio portone. Salita a Porta S. Bernardino: poco luminosa ma semplice e tanto cara alle per-

sone desiderose di trascorrere ore serene con il Signore. E ora: quella stupenda, grande luminosissima, alla cui porta i tuoi passi si fermano a rimirare. Le artistiche vetrate filtrano l’aurora ed il tramonto di ogni giorno, e con le commoventi Via Crucis, ti accompagnano dal Padre Fondatore il “Beato” Tommaso Reggio. Lì il suo corpo riposa nel sacello bianco di marmi e di fede, arricchito da angeli ed innalzato dalle quattro virtù, ornato da bassorilievi per immortalare giornate storiche care al cuore. Lui, il Fondatore, solenne nei sacri parametri, volge lo sguardo di pastore alla sua Genova, congiunge la mani imploranti benedizioni, in attesa di te, sua figlia! A Paderno F.C.:  dove preghi bene e a lungo in compagnia dei sospiri degli anziani e delle dolci cantilene dei bambini. A Fabbrica:  casa del Sacro Cuore, si trovano tempo e silenzio per stare col cuore di Dio. Altare, tabernacolo, crocifisso, eleganti balaustre, banchi, tutto ben conservato dalla generosità del popolo. A destra e a sinistra si alterna la luce delle finestre come in un gioco di raggi sul volto della Madonna e sul manto rosso del Sacro Cuore. E oggi,come ieri e sempre “MIO BENE è STARE presso DIO


Con l’affetto della memoria

Carissime, stamane, dalla casa di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo per incontrare il suo Signore Suor FAUSTA DANESI nata a Rodengo Saiano (Brescia) il 2 aprile 1924, entrata in Comunità il 25 marzo 1946, professa dal 5 giugno 1949. Ha terminato il suo cammino con serenità e abbandonata alla volontà di Dio, purificata da una lunga malattia che l’ha resa inferma e bisognosa di tutto. Chi l’ha conosciuta mentre era in attività la ricorda pronta e sostenuta dalla sua fibra bresciana, attenta ai bisogni e alle mille necessità dei tanti bambini che hanno goduto delle sue cure. È stata una Suora sempre fedele ai suoi impegni: insegnante in numerose scuole materne, un’attenta educatrice nei vari collegi dove l’obbedienza l’ha

Roma, 09 luglio 2016 Carissime, nel pomeriggio di oggi, dalla casa di Castel Gandolfo (Roma), è salita al Padre Suor ASSUNTA MONDINELLI nata a Ome (Brescia) il 30 ottobre 1927, entrata in Comunità il 22 giugno 1950, professa dal 22 novembre 1952. Aveva fatto i suoi ultimi Esercizi Spirituali a Maggio alla Casa Generalizia ed era riuscita a realizzare il desiderio di “passare” dalla Porta Santa. Ricaricata spiritualmente sembrava pronta a “servire” ancora con la stessa determinazione di sempre, invece il suo fisico era più consumato di quanto lei cercasse di persuadersi. Se n’è andata in “fretta”, dopo

aver lavorato senza soste con un “esagerato” senso del dovere: è stata un’infermiera precisa e attenta alle necessità nei vari ospedali e cliniche dove l’obbedienza l’ha chiamata (San Gimignano, Roma-Sanatrix, Reggio Calabria, Poggibonsi, Paderno) servendo con generosità le persone a lei affidate. Quando l’età non gliel’ha più permesso, ha accettato di stare dove l’obbedienza le chiedeva cercando di rendersi utile, senza fare sconti al suo darsi finché le sono “bastate le forze”. Così è stata la sua permanenza a Castel Gandolfo dove ha continuato a servire con fedeltà il Signore e la sua Famiglia Religiosa. Invochiamola perché interceda per noi tutte le grazie che ci occorrono per vivere quotidianamente con fede. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO

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Roma, 09 luglio 2016

chiamata e si è sempre dedicata con generosità ad ogni servizio a lei richiesto in comunità, in parrocchia… e nelle varie attività apostoliche a lei affidate. Ha sempre cercato di rendersi utile e, quando non ha potuto più stare con i bambini, da brava Suora di Santa Marta, ha speso le sue energie con dedizione nella comunità di Saiano dove ha continuato a servire il Signore e la sua Famiglia religiosa fino al sopraggiungere della malattia. Chiediamo al Signore che l’accolga nella sua beatitudine e affidiamoci sempre alla Provvidenza certe che il Signore della vita non delude le attese di chi crede in Lui. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO


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“ Non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! ... a voi chiedo di essere protagonisti di questo cambiamento. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore... non guardate dal balcone la vita� Papa Francesco


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Camminando con fede 2 2016 by Congregazione delle suore di Santa Marta - Issuu