notiziario delle suore di santa marta
Editoriale 3 Editoriale
la Redazione
Percorsi di formazione 18 Un’autorità a servizio della fraternità e della formazione
Parola di Dio 4
L’incontro con il Cristo risorto
Mons. Claudio Doglio
suor Anita Bernasconi
22 Abbracciare il futuro con speranza
suor Anita Bernasconi
24 Aiutare i giovani a rischiare per la promessa di Dio
suor Anita Bernasconi
Attualità 6
La via della fratellanza
suor Damiana
Frammenti di santità 26
Ricordare e... vivere 8
Il tempo
Mons. Tommaso Reggio
Spiritualità e carisma 10 Padre, consacrali nella verità!
suor Anita
13 Donne gioiose
suor Ignazia Bou e consorelle
14 Canteremo in eterno le tue meraviglie
suor Adriana Gajardo e consorelle dei 50 e 25 anni
La parola a... Madre Carla 16 La Suora di Santa Marta che vive e soffre nella Chiesa
suor Marta Gavazzi
In missione 27 Lourdes, breve sosta di spiritualità e di amicizia
suor Annetta Conte, Sanremo
28 Il Santa Marta si popola... anche di domenica!
suor Giacinta Caraffa, Vighizzolo
30 Sulle orme di Francesco d’Assisi
La voce dei Collegi Universitari Cattolici, Pisa
32 Il dono della Pasqua
la comunità, Santiago
34 “ComunicAzione”
classi 4a e 5a Scuola Primaria, Chiavari
37 Un’occasione gioiosa
da Casa San Giuseppe, Rodengo Saiano
38 Flash dall’educandato Maria SS. Bambina
da Roggiano
40 Ri-sintonizziamoci... per ricaricare le batterie
Notiziario delle suore di santa marta
i docenti, Vighizzolo
42 Festeggiamo Gesù che entra in Gerusalemme
Via V. Orsini, 15 00192 Roma
da Puria
43 Un’esperienza fuori dell’ordinario
Quadrimestrale Anno LXXXVII
Redazione suor Alessandra F., suor Damiana, suor Maria Pia, suor Mariana, suor Stefania Suore di Santa Marta Via Montenero, 4 - 22063 Vighizzolo di Cantù (CO) Tel. 031.730159 camfede@istitutosantamarta.org Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio www.studioinpagina.it
suor Stefania Benini, Genova
Con l’affetto della memoria 44
Suor Adele Colombo; suor Fortunata Spadaro; suor Maria Angela Mauri; suor Irma Bocchicchio; suor Carla Capoferri; suor Benedetta Ricchiuto; suor Bruna Ferrario
Editoriale
La Redazione
Il bello che deve accadere amore, di vicinanza, di speranza e una proposta di stile di presenza significativa accanto ai giovani. Si chiede a tutti di rinnovare lo sguardo che deve diventare capace di “valorizzare e alimentare i germi di bene seminati nel cuore dei giovani”. Nella conclusione si legge: “La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci!”. La fiducia e la gioia che la Chiesa ha nelle nuove generazioni ci dicono l’atteggiamento da assumere di fronte al futuro: qualcosa di bello deve ancora accadere! È l’atteggiamento della speranza cristiana, quella speranza fondata non soltanto sulle nostre capacità, ma prima di tutto sulla Parola di Dio e questa speranza ci fa intuire che, come dice il salmo 145, ogni generazione ha opere di Dio da narrare all’altra. Ciascuno di noi è invitato ad avere orecchi per ascoltare la voce dello Spirito che giunge a noi attraverso le parole di Papa Francesco e a pregare perché i giovani prendano sul serio la loro vita nella consapevolezza di essere preziosi e indispensabili alla missione della Chiesa per la costruzione di un mondo umano e fraterno come Dio lo ha pensato per noi.
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In un mondo che ama la giovinezza, ma meno i giovani e dimostra attraverso le parole e le scelte di far loro poco credito e di dar loro poco spazio come se avesse quasi paura che rubino qualcosa agli adulti, Papa Francesco arriva ancora una volta a “mischiare le carte in tavola”, cosa che peraltro gli riesce molto bene! Dopo la scelta profetica di indire un Sinodo sui giovani nel quale li ha coinvolti coraggiosamente sia nella preparazione che nello svolgimento, Papa Francesco ha indirizzato direttamente a loro l’Esortazione apostolica “Christus vivit” che traccia orizzonti nuovi per dare respiro alla Chiesa e al mondo intero. L’Esortazione apostolica apre, nello spirito della Evangelii Gaudium, un processo inarrestabile perché, porre i giovani al centro del discorso, vuol dire aprirsi alla novità e mettere le generazioni in dialogo, un dialogo che cambia sia chi parla che chi ascolta. Non si può negare che molti giovani non hanno nulla da chiedere alla Chiesa e molti desiderano di… essere lasciati in pace, ma si vuole comunque far arrivare a tutti un messaggio ricco di calore e di speranza. L’Esortazione apostolica non raccoglie un elenco di cose da fare e di passi da attuare dopo il Sinodo, ma è un messaggio pieno di
Parola di Dio
L’incontro con il L’
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intero capitolo 21 del Vangelo secondo Il consiglio che Gesù offre è carico di simboGiovanni appare come un racconto aglismo: «Gettate la rete dalla parte destra della giunto, dopo la prima conclusione, dal redatbarca e troverete». Il riferimento alla “parte detore finale, per mostrare la situazione dei distra” è una probabile allusione al lato destro del scepoli impegnati nella missione universale di tempio, da cui sgorga la sorgente d’acqua viva evangelizzazione, nei tempi e negli spazi della che zampilla e risana il mare, rendendolo pestoria e del mondo. Il lungo racconto si articola scosissimo, come aveva annunciato Ezechiele: in tre momenti più una conclusione: il fallimennel capitolo 47 quel profeta aveva parlato di una to, l’incontro e il dialogo. sorgente prodigiosa e di pescatori che potranno Anzitutto: il fallimento. I personaggi sono sette raccogliere quantità enormi di pesci in un maper richiamare l’universalismo della missione re che prima era morto. Quella profezia è stata che è tradizionalmente descritta come una «periletta dai cristiani a proposito di Gesù Cristo: è sca». L’ambiente non è più Gelui il nuovo tempio e la sorgente rusalemme, ma il lago di Galilea: salvifica è sgorgata dal suo costa«Gettate le reti sembra di essere tornati indietro, to trafitto, facendo uscire il dono dalla parte destra all’inizio della storia di Gesù; indello Spirito Santo, che porta la vece siamo andati avanti e, grazie salvezza a tutto il mondo. Solo in della barca al simbolo dei pescatori all’opera, unione al sacrificio di Gesù e in e troverete» l’evangelista ci vuole raccontare ascolto della sua parola il lavoro l’inizio della storia della Chiesa. apostolico può raggiungere un In una notte di sudore, senza Gesù, la fatica successo, perché la «pesca di uomini» è possibiapostolica è vana: non prendono nulla, nonole solo con l’opera dello Spirito di Cristo. stante la loro missione di liberatori degli uomiIl risultato è eccezionale: viene dato anche il nuni dalle acque della morte. La notte è proprio mero dei grossi pesci pescati, 153. Questo nul’immagine della incapacità umana di ottenere mero è sicuramente simbolico, ma non è ben frutti validi per la salvezza. chiaro agli esegeti il suo preciso significato: gli Poi: l’incontro. La presenza di Gesù coincide antichi e i moderni si sono sbizzarriti a trovarvi con lo spuntare della luce e sulla sua parola significati, ma con poco successo. Ci accontenla pesca ha un successo strepitoso: è il segno tiamo di capire che erano assolutamente sprodell’efficacia della missione affidata ai discepoli porzionati alle loro attese. grazie alla sua presenza divina e salvifica. Allo Il primo che riconosce il Signore è il discepolo spuntar del sole spunta la luce interiore, arriva che Gesù amava: è lui che arriva primo al sepolColui che è la luce del mondo: e la situazione cro e crede per primo; è sempre lui che, proprio cambia! Gesù è presente alla fatica degli apoin forza dell’amore, riesce ad arrivare al riconostoli, ma i discepoli non si sono accorti di quescimento della presenza divina, giacché la relasta presenza, non sanno riconoscere che è Lui. zione d’amore con Gesù Cristo riesce a superare Deve essere Lui, ancora una volta a prendere ogni ostacolo. Ma è Pietro che si butta in acqua, l’iniziativa. Comincia chiedendo qualche cosa a compiendo un gesto strano: si cinge, poiché era loro, come se avesse bisogno; ma sarà Lui, poi, a spogliato! In genere avviene il contrario; ma andare loro qualche cosa, in modo esageratamenche qui Giovanni racconta in modo simbolico. te abbondante. Il verbo “cingersi” serve a richiamare quello che
Cristo risorto
di mons. Claudio Doglio
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fece Gesù, prima di lavare i piedi agli apostoli: ora Per questo Giovanni insiste sul dialogo che caè detto di Pietro, che supera così la sua nudità. ratterizza il banchetto, in cui vengono illustrate Nudo come Adamo, dopo il peccato, Pietro non le condizioni del discepolato. Dapprima si tratta si nasconde e non fugge; ma assume l’atteggiadi riabilitare Pietro, che aveva rinnegato tre volmento di Cristo e si butta in acqua per raggiunte Gesù, attraverso una triplice professione di gerlo. Il suo è un percorso che potremmo definifede amorosa in Gesù risorto. Per tre volte Gesù re “battesimale”: attraverso le acque il discepolo gli rivolge una domanda e Pietro abbassa il tiro peccatore arriva all’incontro con il Cristo. ogni volta; Gesù è disposto a scendere con lui, L’incontro è sotto il segno della collaborazione: ma non si arrende. Comincia a chiedergli se lo il Cristo non ha bisogno degli apostoli, ma vuole ama più degli altri; Pietro risponde di volergli aver bisogno di loro e chiede il loro contributo. bene; Gesù scende e gli chiede se lo ama, PieHa chiesto a loro il cibo che non potevano datro ribadisce di volergli bene; per la terza volta re; poi, ha dato loro la possibilità di Gesù lo interroga proprio su quel pescare tanto; adesso offre lui un livello: «Ma è vero che mi vuoi be«Maestro, cibo già pronto, eppure chiede ai ne?». Pietro aveva giurato di non tu sai tutto, discepoli di mettere la loro parte. conoscerlo; adesso insiste nella sua Pietro giunge a riva ed esce dall’acdedizione: «Maestro, tu sai tutto, tu sai che ti qua per tirare lui stesso la rete tu sai che ti voglio bene!». voglio bene!» colma; la traduzione italiana ha Al discepolo viene così affidato il aggiunto un particolare inutile ed primato dell’amore, legando streterrato, dicendo che Pietro salì “sulla barca” per tamente il ministero pastorale alla relazione tirare la rete. Di solito i marinai scendono dald’amore che l’unisce a Gesù: se è vero che gli la barca per tirare a riva la rete: ma forse quel vuole bene, si prenda cura del suo gregge. Se traduttore non si intende di pesca e non ha mai vuole bene a Gesù, ami e curi coloro che sono fatto il bagno in mare! Non sa che l’emersiotanto cari a Gesù: i piccoli e i poveri. Questa è ne dall’acqua costa un po’ di fatica e segna un l’autorità nella Chiesa: il servizio ai fratelli. Gesù cambiamento: è proprio quello che avviene a ne parla attraverso le immagini del giovane e Pietro. L’emersione dalle acque è la sua “risalita”, del vecchio. Da giovane Pietro era autonomo e la riabilitazione del discepolo traditore: emerge senza limitazioni: faceva di testa sua e sbagliava! nuovo ed è lui che tira a riva la rete, che non Ora sta invecchiando, sta diventando maturo, si si spezza. Come la tunica di Gesù: anche questa arrendendo a Gesù: diviene consapevole di sta rete sta a significare l’unità profonda che il dipendere da un Altro e si lascia portare. AllarMessia riesce a creare intorno a sé, poiché dove ga le braccia per farsi cingere dalla croce come agisce lui si crea unità e non divisione. Gesù: il vero discepolo è “pescatore di uomini” Gesù disse loro: «Venite a mangiare»: il riferise assomiglia a Gesù, se vive e muore come il mento eucaristico è evidente. Gesù invita la cosuo Maestro. munità apostolica all’Eucaristia, al nuovo banAdesso Pietro è davvero pronto a seguirlo. chetto che Egli stesso ha preparato. Il vertice di Adesso avviene l’autentica vocazione del discetutto il racconto è, dunque, l’incontro intorno polo e inizia la sua feconda missione. Questo alla mensa eucaristica, in cui gli uomini divenvale per i discepoli di tutti i tempi, quindi anche tano “discepoli”. per noi.
Attualità
La via della fra P
apa Francesco nei giorni 30 e 31 marzo si è recato in Marocco, uno dei paesi più tolleranti del mondo musulmano. Il viaggio fa seguito a quello effettuato negli Emirati Arabi agli inizi dello scorso febbraio. In quella occasione il Papa ad Abu Dhabi ha firmato, insieme al grande Imam di AlAzhar Hhmad al Tayyeb, un importante documento dal titolo “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” che rappresenta un passo di grande importanza nel dialogo tra musulmani e cristiani e un potente segno di speranza per il futuro dell’umanità. In quella circostanza il Papa aveva messo in rilievo che la sua visita nei Paesi Arabi coincideva con l’ottocentesimo anniversario dell’incontro di San Francesco d’Assisi con il Sultano d’Egitto El Kamil, avvenimento che costituisce uno dei più stra-
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ordinari gesti di pace nella storia del dialogo tra Islam e Cristianesimo. L’accoglienza riservata al Pontefice in Marocco è stata calorosa e il Re Mohammed VI ha coinvolto tutto il Paese per far conoscere al Papa la collaborazione che esiste fra musulmani e cristiani. Il Marocco, la cui popolazione è per il 90% musulmana, fa sul serio per sradicare i fondamentalismi e fare passi avanti sulla tutela dei diritti umani. Le armi del dialogo, le uniche che funzionano veramente, sono conoscenza, educazione e studio. Il Re, convinto di questa verità, ha fondato l’Istituto Mohammed VI perché gli Imam, i predicatori e le predicatrici abbiano una formazione adeguata per contrastare tutte le forme di estremismo che portano spesso alla violenza e al terrorismo e che, in ogni
tellanza Ultimo appuntamento prima di lasciare il Paese è stata la celebrazione Eucaristica nel complesso sportivo “Principe Moulay Abdellah”. Il Papa ha chiesto ai fedeli di continuare a collaborare con i fratelli musulmani e ad essere servitori della speranza di cui il mondo ha tanto bisogno. “Che la vostra carità si faccia sempre attiva e sia così una via di comunione tra i cristiani di tutte le confessioni presenti in Marocco”. Francesco confessa di aver pianto vedendo i filmati dei fili con i coltelli costruiti sulle frontiere fra Marocco e Spagna a cui sono state aggiunte lamette per ferire coloro che cercano di scavalcare! “Mettiamo ponti nei porti invece che innalzare quei muri che finiscono per rinchiudere gli stessi che li costruiscono! ” Prima di impartire la benedizione il Papa ha ringraziato per la festosa accoglienza riservatagli dal Re, dal suo seguito, dai cristiani, dagli ebrei e dai musulmani, ma soprattutto per l’impegno di tutti per costruire la fratellanza universale che ha la sua fonte in Dio. Anche noi sentiamoci chiamati per nome dal Signore e a guardare ogni persona come a un fratello e salire su un’arca, l’arca della fratellanza, per solcare insieme i mari del mondo in tempesta nella certezza che Lui, il Principe della pace, è sempre con noi!
di suor Damiana
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caso, costituiscono un’offesa alla religione e a Dio stesso. Papa Francesco, al suo ventottesimo viaggio internazionale, è andato in Marocco per seminare speranza, per incoraggiare il piccolo gregge cattolico, ventitremila fedeli su trentacinque milioni di musulmani, per sostenere il dialogo interreligioso e chiedere protezione per i migranti. Papa Francesco, incontrando i migranti e i rifugiati, ha ribadito con forza che bisogna offrire loro possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione facendo notare che questo è uno degli obiettivi principali stabiliti dal Patto mondiale ratificato in Marocco lo scorso dicembre e a cui purtroppo l’Italia non ha aderito. L’immigrazione infatti non si ferma con la forza ma con la generosità, gli investimenti educativi e quelli economici. Il Papa ha poi ribadito che non ci si può “rassegnare” alle morti in mare, alle torture nei campi dove vengono riportati i respinti, ricordando che sulla gestione del fenomeno migratorio è in gioco “il volto che vogliamo darci come società e soprattutto il valore di ogni vita.” Nella Cattedrale di Rabat, nel segno dell’ecumenismo, Francesco ha incontrato preti, religiose e religiosi, ma anche esponenti delle altre Chiese e Confessioni presenti in Marocco.
Ricordare e... vivere
Il tempo
di suor Aloysia Molteni
Come Tommaso Reggio «riempiva» il suo tempo
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egli anni che vanno dal 1851 al 1877, Tommaso Reggio è Abate nella chiesa di S. Maria Assunta in Carignano. • Alzata: ore tre del mattino: Apre la Chiesa della Madre di Dio, che e una delle Chiese dei quartieri più poveri di Genova, si mette a disposizione della gente (Messa, Confessioni, Catechismo, ecc.).
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• È direttore di un quotidiano: Ogni giorno deve mandare in macchina degli articoli, deve quindi scrivere, confrontarsi, leggere, discutere dei problemi, essere aggiornato sempre. Dal 1863 a scrivere sul giornale rimangono solo in due! Per dirigere un giornale, e per di più un quotidiano, è necessario anche mantenere contatti con altri giornali, conoscere e verificare puntualmente le notizie, sentire «il polso della realtà» via via che si evolvono i problemi sociali, economici, politici, culturali.
• È promotore della nascita di un partito cattolico: Ha un grosso impegno politico, che lo costringe a viaggiare, a promuovere idee e dibattiti, a mantenere i rapporti anche con uomini politici. Le 78 lettere a Cesare Cantù sono una «miniera» di notizie a proposito. • È assistente spirituale dei volontari della Compagnia della Misericordia (assistenza ai carcerati). In carcere Tommaso Reggio ci va di persona per conoscere le situazioni e i drammi delle famiglie dei carcerati. • È assistente spirituale dei vincenziani e della Compagnia di Francesco di Sales: Questo voleva dire essere presente a tutte le riunioni, dare le «linee guida» per operare nella realtà, predicare gli esercizi, essere coinvolto in tutte le decisioni.
“Ricordare e… vivere”
vuole essere una “piccola finestra” che si aprirà in ogni numero di questo notiziario e da cui si potrà “guardare” sia la vita e la spiritualità del Beato Tommaso Reggio che i cammini iniziali della Famiglia Religiosa. La commissione del Beato Tommaso Reggio
• È franzoniano: I franzoniani promuovevano la cultura cattolica. In quegli anni Tommaso Reggio è curatore di una ricchissima biblioteca che diventa un circolo culturale in cui si ritrova spessissimo con gli amici e fa catechesi nei quartieri più poveri. • È missionario rurale: Almeno due volte l’anno va in giro a predicare gli esercizi e le missioni.
• È insegnante di Teologia alla Facoltà universitaria. • È assistente spirituale dei vari monasteri: è richiesto come confessore, come predicatore degli Esercizi spirituali. È Lui che completa la Regola delle Figlie di nostra Signora dell’Orto e collabora con Teresa Solari nella fondazione delle Suore della Provvidenza.
Il “tempo” per servire l’uomo… “sempre”! Da Ventimiglia aveva scritto al Papa: «Prego Vostra Santità di sollevarmi dall’incarico di Vescovo e di tomare ad essere un semplice sacerdote. Temo, Santo Padre, che diventando lento per l’età il Vescovo, tutta la
Diocesi si addormenti. Chiedo di essere dimesso in pace come un servo fedele e di affidare ad altri di me più giovane, un compito tanto grave». Il S. Padre rispose nominandolo Arcivescovo di Genova.
Mai dire… «ormai!» La stampa locale così informa: «... La vigilia della festa di N.S. della Guardia, dopo 23 giorni di assenza faceva ritorno alla città sua Ecc. Rev.ma, reduce dalla visita pastorale a 18 parrocchie dei Monti Liguri. L’amato pastore, si trovò, in tutto il tempo della visita, sempre contentissimo, in mezzo a quelle buone popolazioni e quei buoni contadini accompagnarono, di parrocchia, in parrocchia, l’Arcivescovo adornando le alpestri strade, con rami, fiori, archi trionfali esternando il loro amore con cantici e preghiere. Monsignore era portato sulla sedia dalle braccia robuste dei giovani contadini e transitava benedicendo. Le società operaie di Bobbio, Vallenzona e quelle di Mongiardino, Paglíaro, Verdagna fecero benedire, da sua eccellenza, il loro vessillo… Molti della popolazione di Torriglia accorsero, in modo che, sulla vetta si trovarono un trecento persone… Altra cosa da notare è
che le popolazioni di Crocefieschi, Pagliaro e Rocchetta Ligure, della diocesi di Tortona, vollero avere la consolazione di ricevere, dal Reggio, la benedizione del Signore. In ciascuna di queste parrocchie, e nei vari giorni, tutti i parrocchiani esultanti, con a capo il clero, mossero incontro a riceverlo e improvvisarono ricevimenti che, certo, saranno sempre cari alla memoria di Tommaso Reggio. Monsignore, deve ancora recarsi, prossimamente, a Torino, per il Congresso Eucaristico, a Bobbio per le feste di S. Colombano e verso la fine di settembre, intraprenderà un altro turno della visita pastorale. Auguriamo a sua Ecc. Rev.ma, che ancora per lunghi e lunghi anni, possa portare, con tutta robustezza il peso di queste veramente apostoliche fatiche, per il bene delle anime nostre e per la gloria della Chiesa genovese». (La visita pastorale di Mons. Arcivescovo in La settimana religiosa, A XXIV, maggio - settembre 1894)
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Maggio 1894… Tommaso Reggio ha 76 anni!
Spiritualità e carisma
Padre, consacrali nella verità!
di suor Anita
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stro”, quindi sono l’occasione per una revial 6 al 13 ottobre 2018 siamo a Quercesione di vita per tutte e in particolare per le to per gli Esercizi Spirituali: sono una tre consorelle della Casa di Querceto che al bella esperienza, un dono che il Signore ci termine degli Esercizi ricorderanno e festegoffre ogni anno. Dio ci conduce nella solitugeranno il 50° di Professione religiosa: dine, ci vuole parlare per far rinascere in noi • Suor Irene Vadalà l’entusiasmo di un giorno, di quel giorno in • Suor Paola Venuti cui abbiamo detto il nostro Sì. Per una setti• Suor Serena Melchiorre mana soli con Lui, per goderlo e approfondire Questo è il grazie e l’augurio che abbiamo rila nostra intimità, è quanto ci ha raccomanvolto alle suore all’inizio della Celebrazione dato Madre Carla durante l’incontro, all’inizio Eucaristica: degli Esercizi. “Vi diciamo grazie, carissime consorelle, per Dio vuole riempire il nostro cuore e renderci tutto il bene che avete fatto, in una sequela più felici, più ricche. Per questo dono dobbiagenerosa, nel quotidiano immo rispondere a tutte le atpegno di donazione, in un tese della Chiesa che chiede L’importante cammino di santità. alle consacrate la santità. C’è Avete incontrato nel vostro anche l’attesa del mondo che è vivere apostolato bambini, famicerca bontà, serenità e pace, nella preghiera, glie, ammalati, bisognosi e un senso alla sua vita. Tocnel silenzio, a tutti avete regalato gesti ca a noi rispondere, perché in ascolto di Dio, d’amore. Avete vissuto con sappiamo che l’unica salvezfedeltà la Regola di vita, i za viene da Cristo. in rapporto Consigli evangelici, la vita Abbiamo bisogno di misuintimo con Lui comunitaria e apostolica. rare il nostro modo di vivePreghiamo per voi perché re per vedere se è nella fede forti della fedeltà del Signore e del suo amore e per fare questo bisogna riflettere molto. continuiate a camminare liete nella speranL’importante è vivere nella preghiera, nel siza, forti nella tribolazione, perseveranti nella lenzio, in ascolto di Dio, in rapporto intimo preghiera fino alla comunione piena e perfetcon Lui perché ha tante cose da dirci. Nel ta con il Signore vostro sposo. silenzio e nella preghiera si rivede anche il Carissime sorelle avete ancora della strada da nostro rapporto con gli altri, la nostra carità, percorrere, vivete sempre per Gesù, scompala nostra vita comunitaria. rite in Lui come dice il nostro Padre FondaIl tema degli Esercizi, dettati da Padre Tertore e vivete per il suo corpo che è la Chiesa. rinoni è: “Discepole alla sequela del Mae-
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Spiritualità e carisma
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diane, da trasmettere non solo con il servizio Siete madri, vi auguriamo di avere sempre un apostolico alle molteplici necessità dei fratelli, cuore grande che sa accogliere. ma anche e soprattutto con la nostra stessa Il Signore è stato sempre vicino a voi in ogni vita. La verità sia la nostra continua ricerca. momento di gioia o di sofferenza e difficoltà È una verità da conoscere, ma non finiremo e dopo 50 anni di donazione fedele, siete qui mai di leggere, studiare, medicon noi per ringraziare il Sitare la Parola di Dio. Dalla vegnore di questo straordinario rità nasce l’unione con Dio e dono di appartenere a Lui in Siamo immerse tra di noi e Gesù prega perché questa bella Famiglia religiosa nella verità noi tutte siamo una cosa sola. delle Suore di Santa Marta”. Papa Benedetto nel primo gioLa prima giornata di Esercizi stessa di Dio, vedì santo dopo la sua elezione, Padre Terrinoni l’ha dedicata nell’unica verità parlando della consacrazione alla Consacrazione religiosa. che illumina religiosa dice che comporta Siamo consacrate da Dio, è Lui la vita un passaggio di proprietà, si che ha messo nella nostra vidiventa proprietà di Dio, non ta il suo progetto d’amore e la più del mondo, entrando in cosa più grande che possiamo un Istituto dobbiamo mettere a disposizione fare è portare alla perfezione questo progetto. della Chiesa tutte le nostre ricchezze. Siamo Essere consacrati significa appartenere a Dio, consacrati sempre, nella giornata tutto è saessere possesso suo, essere nelle sue mani cro: la preghiera, il lavoro, la fatica. Il granstrumenti di amore e di redenzione portata de Sì detto alla Professione perpetua bisogna da Gesù. prolungarlo con tanti piccoli sì. Col passare degli anni dobbiamo avvicinarci Ringraziamo il Signore di averci scelte e diasempre di più alla persona di Cristo, tanto da mo la nostra risposta nel quotidiano attraveridentificarci in Lui, mostrarlo chiaramente, so il nostro servire. Noi in Comunità dobbiaessere trasparenza di Gesù, Vangelo vivente. mo agire così, se vogliamo essere secondo il Gesù nella sua preghiera al Padre, durante Vangelo. la cena pasquale, quando dà l’addio ai 12 Per accogliere il dono di Dio abbiamo accettadice: “Padre, consacrali nella verità”. to di lasciare tutto e aprirci unicamente all’aSiamo immerse nella verità stessa di more di Dio stesso, così si spiega la serenità Dio, nell’unica verità che che spesso traspare da certe religiose consaillumina la vita, vecrate a Dio e che vivono in una comunione rità da realizzaintima con Lui. re nelle nostre Quante suore di Santa Marta sono vissute coscelte quotisì e sono scomparse in punta di piedi, hanno vissuto per tutta la vita, senza medaglie, nella fedeltà, nell’umiltà, nel silenzio. Vogliamo anche noi essere schiave per amore di tutti quelli che hanno bisogno.
Chiavari febbraio 2019
di suor Ignazia Bou e consorelle
Donne gioiose
pomeriggio dividendoci in tre gruppi. In un clima di semplicità e di apertura ognuna ha potuto esprimere il proprio vissuto, parlare delle proprie esperienze dialogando e confrontandosi con le consorelle provenienti da diverse comunità e arricchendoci le une con le altre. Sia sabato che domenica ci sono stati spazi bellissimi di profonda preghiera comunitaria e personale durante i quali abbiamo rinnovato al Signore l’offerta della nostra vita consacrata a Lui e aperta alle necessità dei fratelli. La Commissione spiritualità ha saputo guidare i lavori con competenza, attenzione e cordialità. A loro un grazie per l’efficace lavoro. Ringraziamo anche la nostra Madre Generale che ogni anno ci offre queste belle opportunità per incontrarci e per arricchire la nostra formazione permanente. Un grazie a Don Enrico che ci ha guidate nelle riflessioni e ha accolto le nostre testimonianze. Infine grazie alla comunità di Chiavari che ci ha fatto gioire con un’ospitalità affettuosa e fraterna. Ci auguriamo che possano ripetersi queste giornate di profonda spiritualità, perché il dono dell’incontro con il Signore e con le consorelle dà una carica nuova e che possiamo ritornare alle nostre comunità desiderose di testimoniare quello che abbiamo vissuto e interiorizzato.
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“L’
incontro con Dio nella nostra vita quotidiana deve renderci donne gioiose, capaci di dialogo, di comunione, di testimonianza evangelica all’interno delle nostre opere apostoliche”. Questo era il tema proposto per le giornate di spiritualità nella casa di Chiavari, casa molto amata da tutte noi, dove l’accoglienza è sollecita e affettuosa. Lì ognuna di noi si è sentita veramente a casa perché caldo è stato il benvenuto e il semplice clima comunitario ha favorito la partecipazione gioiosa di tutte. Monsignor Enrico Bacigalupo ci ha guidate nell’approfondimento di questa tematica e ci ha aiutate a riflettere sulla santità dell’ordinario, presentandoci il pensiero del Padre Fondatore in parallelo a quello espresso da Papa Francesco nell’esortazione “Gaudete et exultate”. Durante la mattinata Don Enrico ha sottolineato infatti come queste due figure si somiglino e come siano attuali i loro insegnamenti: “La nostra vita sia una testimonianza serena di pace, di tranquillità… donne di aspetto gioioso e padrone di sé, capaci di dialogo, pronte a comunicare con Dio in ogni circostanza. Molto importante poi il silenzio: silenzio dell’ascolto, della vicinanza attenta, della comunione”. Il lavoro di riflessione è stato portato avanti nel
Spiritualità e carisma
Canteremo in eterno le tue meraviglie
di suor Adriana Gajardo e consorelle dei 50 e 25 anni Santiago
“L’
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incontro con Dio nella nostra vita quotidiana deve renderci donne gioiose, capaci di dialogo, di comunione, di testimonianza evangelica all’interno delle nostre opere apostoliche”. Questo era il tema proposto per le giornate di spiritualità nella casa di Chiavari, casa molto amata da tutte noi, dove l’accoglienza è sollecita e affettuosa. Lì ognuna di noi si è sentita veramente a casa perché caldo è stato il benvenuto e il semplice clima comunitario ha favorito la partecipazione gioiosa di tutte. Monsignor Enrico Bacigalupo ci ha guidate nell’approfondimento di questa tematica e ci ha aiutate a riflettere sulla santità dell’ordinario, presentandoci il pensiero del Padre Fondatore in parallelo a quello espresso da Papa Francesco nell’esortazione “Gaudete et exultate”. Durante la mattinata Don Enrico ha sottolineato infatti come queste due figure si somiglino e come siano attuali i loro insegnamenti: “La nostra vita sia una testimonianza serena di pace, di tranquillità… donne di aspetto gioioso e padrone di sé, capaci di dialogo, pronte a comunicare con Dio in ogni circostanza. Molto importante poi il silenzio: silenzio dell’ascolto, della vicinanza attenta, della comunione”. Il lavoro di riflessione è stato portato avanti nel pomeriggio dividendoci in tre gruppi. In un
clima di semplicità e di apertura ognuna ha potuto esprimere il proprio vissuto, parlare delle proprie esperienze dialogando e confrontandosi con le consorelle provenienti da diverse comunità e arricchendoci le une con le altre. Sia sabato che domenica ci sono stati spazi bellissimi di profonda preghiera comunitaria e personale durante i quali abbiamo rinnovato al Signore l’offerta della nostra vita consacrata a Lui e aperta alle necessità dei fratelli. La Commissione spiritualità ha saputo guidare i lavori con competenza, attenzione e cordialità. A loro un grazie per l’efficace lavoro. Ringraziamo anche la nostra Madre Generale che ogni anno ci offre queste belle opportunità per incontrarci e per arricchire la nostra formazione permanente. Un grazie a Don Enrico che ci ha guidate nelle riflessioni e ha accolto le nostre testimonianze. Infine grazie alla comunità di Chiavari che ci ha fatto gioire con un’ospitalità affettuosa e fraterna. Ci auguriamo che possano ripetersi queste giornate di profonda spiritualità, perché il dono dell’incontro con il Signore e con le consorelle dà una carica nuova e che possiamo ritornare alle nostre comunità desiderose di testimoniare quello che abbiamo vissuto e interiorizzato.
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La parola a...
Madre Carla
La Suora di Santa Marta che vive e soffre nella Chiesa È
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sempre bello e interessante “tuffarsi” angolo della terra: là dove molti uomini e molte donne servono la Chiesa e muoiono per la nelle nostre origini, rileggere le pagine Chiesa. che raccontano di noi, quelle che mettono “a L’elenco dei martiri di oggi e di quelle popolafuoco” quale idea fondante sta alla base della zioni o minoranze che rimangono eroicamente nostra Famiglia Religiosa. aggrappate alla loro Chiesa, non sempre comDà freschezza a noi Suore di Santa Marta scoprire che “senza borsa, né sacca, né sandali” pare sui giornali, ma deve far vibrare la nostra siamo state mandate e ci siamo fede. Non è tempo di sentirsi incamminate sui sentieri della sole e sperdute, non è tempo storia per incontrare gli uominé di giustificare chi sbaglia, né Non è tempo ni con i loro bisogni e “servirli” di assolvere, direbbe Tommaso di sentirsi sole cammin facendo. Reggio: è tempo di credere e di e sperdute […] Il mandato era infatti “servicredere fortemente. è tempo di credere re” e il Fondatore mise subito Sappiamo che Tommaso Rege di credere gio di fronte al dolore di cerin chiaro che non da sole, non te situazioni, non si fermava a solo perché “legate” ad una Refortemente gola, ma… dentro la Chiesa, commiserarsi, ma si metteva per la Chiesa, con la Chiesa. in ginocchio e passava ore e La passione evangelica del Beato Tommaso ore a pregare per la Sua Chiesa. Reggio traspare da ogni suo scritto, e l’amore Era abituato a guardare “oltre” gli eventi, oltre per la Chiesa ha segnato col fuoco “l’intera” il quotidiano e i quotidiani, e sapeva leggere sua esistenza e quindi, secondo il suo sogno, nella piccola grande storia “le righe” della fede doveva segnare anche la nostra. (da giornalista qual era) indicando sempre con Per questo anche oggi siamo in cammino, molta chiarezza, nelle sue pastorali, come rimanere ancorate alla roccia della Chiesa. siamo mandate dalla Chiesa e non possiamo Percorriamo sicure le strade del mondo e in permetterci di essere stanche, tristi e deluse umiltà e semplicità viviamo il nostro tempo, come dicevamo i discepoli di Emmaus: “credevamo!”. Talvolta, è vero, proviamo la sensaziocerte che la Provvidenza che ha condotto la ne che scendano le tenebre e il Cristo… diventi piccola barca della Chiesa sui mari tempestosi irriconoscibile. della storia, la guida e la sostiene anche oggi. Invece proprio oggi, dentro una Chiesa che Viviamo caricandoci ogni giorno di una fede soffre, per gli abusi, i tradimenti, le chiusure, viva e libera da pregiudizi, pronte sempre alla le condanne… proprio oggi dobbiamo senticompassione per ogni uomo perché anche il re il profumo del bene che si espande da ogni fratello che sbaglia è sempre nostro fratello!
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Percorsi di formazione
Un’autorità a ser della fraternità e D
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al 5 al 7 aprile 2019 la Madre Generale Madre Carla Roggero ha organizzato a Roma un convegno per l’aggiornamento delle Superiore, delle Responsabili delle scuole e delle Econome. Il primo incontro è stato tenuto dal Vescovo, Mons. Josè Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata. La richiesta della Madre ha trovato subito la risposta positiva da parte di Mons. Carballo, così abbiamo goduto per l’intero pomeriggio la sua relazione così incisiva e preziosa da coinvolgere tutte le suore; molti sono stati gli interventi in Assemblea. Tre sono i temi affrontati: • La formazione • La vita fraterna in comunità • Il servizio dell’autorità
Primo argomento: la formazione Siamo in un momento di transizione, di cambiamento epocale, ha sottolineato il relatore. Nel giro di pochi anni ci sono state grandi trasformazioni per cui ogni Congregazione deve pensare alla formazione permanente dei suoi membri: è un’urgenza, se non lo fa non ha diritto ad accogliere altre vocazioni. La formazione ben organizzata in base ai bisogni, se è autentica deve cambiare la vita e il cuore, e porta alla trasformazione della persona. La formazione permanente è di vitale importanza per il futuro, per cui il nostro Istituto dà vita a iniziative sia a livello centrale che locale.
Una delle finalità è quella di formare comunità mature, evangeliche, fraterne, capaci di vivere la formazione permanente nel quotidiano. La Comunità religiosa è il luogo dove gli orientamenti diventano operativi, dove si realizza il processo di crescita di ciascuno, dove ognuno è responsabile della crescita dell’altro e dove ci si aiuta a rispondere alle necessità degli ultimi. Due aspetti meritano un’attenzione particolare nella formazione: la dimensione comunitaria dei Consigli evangelici e il Carisma.
Secondo argomento: La vita fraterna in Comunità È essenziale nella vita religiosa, viviamo sotto lo stesso tetto, ma è difficile creare nel quotidiano relazioni positive, perché se voglio essere accettata e amata devo accettare e amare. Non pensiamo di essere comunità perfette, ma Comunità vere, autentiche che sanno partire dalle proprie debolezze e fragilità per costruirsi. Il tutto in un clima di fiducia, in cui si possa parlare con libertà e ci si sappia ascoltare, invece molte volte manca questo atteggiamento per cui si dice una cosa, se ne pensa un’altra e si agisce diversamente. Per vivere da sorelle è necessario un cammino di liberazione interiore. Tale cammino chiede il coraggio della rinuncia a se stessi, nell’accettazione e accoglienza dell’altro. Vivere la gioia pur in mezzo alle difficoltà del cammino umano e spirituale. Tale testimonianza di gioia costituisce una grandissima attrazione verso la vita religiosa, una fonte di nuove vo-
vizio della formazione di suor Anita Bernasconi
Terzo punto: Il servizio dell’autorità Tutto fa capo all’Autorità per cui molteplici sono i suoi impegni. Nella vita consacrata l’autorità è prima di tutto una autorità spirituale, obiettivo al quale è possibile avvicinarsi soltanto in un clima di preghiera e di umiltà. Per essere in grado di promuovere la vita spirituale nelle sue suore deve prima di tutto coltivarla in se stessa con la familiarità della preghiera e della Parola di Dio. Deve garantire alla Comunità il tempo e la qualità della preghiera. L’autorità deve far crescere l’altro, dare libertà, ma esigere responsabilità. Tutto è favorito dagli strumenti di crescita comunitaria trasmessi dalla tradizione e raccomandati per una concreta formazione spirituale: condivisione della Parola, progetto comunitario, revisione di vita, discernimento, correzione fraterna. È chiamata ad essere la prima obbediente al Vangelo, al proprio Carisma, alle proprie Regole, alla Chiesa. Deve tener vivo il carisma della propria famiglia religiosa e questo esige profonda conoscenza del carisma per poi calarlo nella vita fraterna, ecclesiale e sociale. Deve essere in discernimento continuo per separare quello che viene da Dio da quello che
non viene da Dio. In Comunità ciascuna intrattiene con l’altra un prezioso dialogo per scoprire la volontà di Dio e che cosa lo Spirito dice alla Comunità con attenzione ai segni dei tempi, alle esigenze dei poveri e dell’ evangelizzazione, alle indicazioni della Chiesa e dei Capitoli generali. Il Papa dice che discernimento non è una moda ma una necessità per crescere. Il discernimento è fondamentale per il ridimensionamento e nel discernimento poniamoci due domande: Signore che vuoi che io faccia? Sorelle che cosa dobbiamo fare? Siamo condizionate da pregiudizi perciò arrivare ad una decisione comune non è facile. Non aspettiamo che il tempo decida per noi, decidiamo noi. Le forze sono diminuite, andiamo dove ci vuole il Signore con le forze che abbiamo. Non sono le opere che contano, ma è la vita, la qualità della vita e la testimonianza. La nostalgia che guarda solo al passato non è evangelica. L’autorità deve dare priorità alle persone perché crescano in tutte le dimensioni, umana e cristiana, tenendo conto del contesto in cui vivono. Deve far dono ad ognuna della propria stima e considerazione positiva. Un buon governo deve avere una progettualità, non si può improvvisare. Deve avere chiari i mezzi per governare ed è fondamentale che i mezzi guardino al fine. L’obbligo della Superiora è la correzione fraterna, invece nella Comunità manca. Altro elemento fondamentale è creare unità, prestando attenzione alle diversità. Un mosai-
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cazioni. La gioia è una splendida testimonianza dell’evangelicità di una comunità religiosa. “Lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera” (Rm. 12,12).
Percorsi di formazione co è bello perché le tessere sono diverse. Deve inoltre creare equilibrio nella vita comunitaria, attraverso un progetto di vita armoniosa e ognuno in una giornata dedica tempo a Dio, a sé, agli altri, all’opera. Deve aiutare le consorelle a mantenere rapporti positivi non solo fuori, ma in casa. Deve ancora curare la propria formazione e quella delle sorelle, curare la sua capacità di rapportarsi con gli altri: capacità di ascolto, nel rispetto di quello che ognuno dice, senza il diritto di mettere in dubbio la sua parola. Compito sempre più importante da parte dell’autorità è quello di accompagnare le persone a lei affidate con attenzione alla crescita normale di ciascuna, in ogni stagione dell’esistenza per rendere la persona consacrata sempre più conforme ai sentimenti di Cristo. La superiora deve saper prendere la decisione finale e deve avere anche il coraggio di dire no e fare in modo che quello che è stato deciso
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si compia, facendo poche cose essenziali che si devono realizzare. Esercitare l’autorità in mezzo alle sorelle significa servirle sull’esempio di Cristo che lavò i piedi ai suoi discepoli, perché a sua volta la Comunità sia a servizio del Regno. Madre Carla nel suo lungo e appassionato intervento condivide quanto Mons. Carballo ha detto anche a proposito della comunicazione. È importante comunicare, esprimere il proprio pensiero, anche il proprio sentire, occorre saper entrare nella parte più intima di noi, ma è difficile, perché siamo superficiali. Non possiamo sempre dire – non so, non sono stata coinvolta –. Non possiamo chiuderci solo nella nostra esperienza – io penso così – e valutare in funzione dei propri interessi. È importante dire i propri problemi in Comunità, durante gli incontri e quando si sente il bisogno, anche se si coglie un atteggiamento di indifferenza nelle
Cerchiamo di aiutarci ad abbracciare il futuro con speranza. La speranza rifiorirà quando saremo più capaci di vivere intensamente la nostra vita di consacrate: più spirituali, più capaci di donare la nostra vita, più capaci di collaborare, di fare comunione. È stato poi lasciato molto spazio alla Segretaria generale, Suor Vittoria Longhese e alla Economa Generale suor Patrizia Gaspari che hanno dato indicazioni precise secondo il loro ruolo. È importante da parte della Superiore e delle responsabili nei vari ambiti seguire le istruzioni che vengono date perché l’organizzazione delle opere non venga meno per disattenzione o per dimenticanza di quanto comunicato. La Madre Generale ha dato ancora molto spazio per gli interventi, sono stati numerosi per cui è stata offerta una ricca lettura e interpretazione dei vari problemi presentati. La Madre pur coinvolta in tante situazioni difficili che sembrano non dare pace, trasmette fiducia durante gli incontri in assemblea perché valorizza la Congregazione e ciascuna di noi che pur con le fragilità presenti ha ancora molto da donare con generosità e responsabilità. Perciò ci ripete: Continuiamo a prestare il nostro servizio alla Chiesa con la nostra Congregazione e le forze che ancora abbiamo. Viviamo il nostro carisma tracciato dal nostro Padre Fondatore che ci invita a fare bene ogni cosa: ad approfondire la nostra interiorità, a vivere la fraternità nel quotidiano, ad accompagnare le sorelle più giovani nel dialogo comunitario, nella nostra missione nella scuola, con i malati, gli anziani, nel comunicare il Vangelo con la testimonianza della nostra vita. E allora coraggio e il Padre Fondatore interceda presso il Signore sante vocazioni, di cui abbiamo tanto bisogno, per continuare a fare quello che Lui ci ha insegnato. Il discorso si è fatto piuttosto lungo, ma mi spiaceva perdere tanti particolari emersi nelle relazioni e negli interventi, perché possono essere di aiuto a ciascuna di noi.
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consorelle o quando manca la condivisione e la collaborazione. Lasciamo cadere certe abitudini, modifichiamoci. Interveniamo anche per esprimere il proprio soffrire quando in comunità ci sono problemi. La famiglia religiosa è unica, il dolore è di tutte, ma la sofferenza si trasforma in energia per andare avanti e scrivere la nostra storia in alleanza con il Signore. Abbiamo sempre qualcosa da imparare da tutto quello che avviene nel nostro tempo. Gli incontri comunitari con ritmo settimanale sono importanti, si condividono i problemi della Comunità e della Chiesa. La vita fraterna ha bisogno di questi momenti per crescere. La mancanza di comunicazione genera l’indebolimento della fraternità. La Madre ancora ci dice che è la nostra vita che deve cambiare in base alle scelte che abbiamo fatto, disponibili all’azione della Grazia. Dobbiamo interpretare il nostro vissuto in riferimento a punti essenziali: che cosa ho imparato dalla vita in relazione a persone che ci hanno accompagnato, che cosa è importante per me, che cosa cerco, che cosa mi interessa, perché agisco così, che cosa ho costruito in riferimento alla Parola e alla Regola, ho grande senso di responsabilità verso gli altri, che cosa costituisce la mia identità di consacrata, sono fedele alla preghiera, alla relazione, alla missione? Siamo persone fragili però possiamo costruire la nostra esistenza con libertà, per realizzare il progetto di Dio con l’aiuto della Grazia. La Madre ha poi riferito la sua esperienza nelle terre di missione: Libano, India, Chile, dove c’è grande attività apostolica, e la missione è vissuta intensamente e con competenza. Iniziano però anche lì i problemi: aumentano in Cile le suore malate, diminuiscono in Cile e India le vocazioni. In Italia stiamo vivendo il problema delle scuole, come affrontare il ridimensionamento, che crea grande sofferenza. Come preparare i laici ad assumere le responsabilità di conduzione di una scuola.
Percorsi di formazione di suor Anita Bernasconi
Abbracciare il futuro con speranza È
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molto importante richiamare alla memoria la relazione tenuta dalla Madre Generale, Madre Carla Roggero, il 1° e il 2 Dicembre 2019 a Roma con le suore responsabili della scuola. Il problema è quello delle nostre scuole, luogo di crescita e di evangelizzazione per la Comunità religiosa, per gli insegnanti, i ragazzi e le famiglie. La Madre suddivide il tema in due momenti: il primo è il commento della Parola di Dio, il secondo è un’analisi delle nostre realtà scolastiche. Faccio una breve sintesi dell’argomento, richiamando alcuni punti fondamentali che è bene che tutti conoscano. Nella Bibbia diversi personaggi sono di esempio a noi, nel momento difficile che stiamo vivendo. Dio per realizzare la sua opera di salvezza si fida di uno che era balbuziente e fuggitivo, perché ricercato dal Faraone, Mosè esegue quanto il Signore gli chiede. Dobbiamo imparare da lui a lasciarci guidare da Dio nell’attraversare il deserto, luogo inospitale e pauroso, ma anche luogo di fede e di purificazione, luogo di Grazia e di incontro con Dio. Il deserto è la nostra vita attuale nella scuola. Il Signore ci dà la prova, ma anche la forza per superarla. Ci dà il deserto ma anche la forza di proseguire. Una domanda ci assilla: “Come possiamo ancora parlare del futuro della nostra Famiglia religiosa per quello che riguarda i nostri servizi apostolici e in particolare la scuola?” Il discernimento personale e comunitario ci aiuta ad acquisire la consapevolezza della nostra situazione e a coniugare correttamente i nostri tempi: accettando realisticamente il pas-
sato, vivendo con impegno il presente e andando con fiducia incontro al futuro. Purtroppo noi siamo in questa situazione: si rimpiange in continuazione il nostro passato di gloria, si vive di nostalgie e questo ci fa temere automaticamente il futuro, accontentandoci di un presente sempre più precario. La Madre ci invita a collaborare nella ricerca di un percorso valido da offrire al Consiglio generalizio a cui spetta il compito di prendere le decisioni in merito. Il modo giusto di guardare la nostra realtà è questo: “Vivere qui e ora con responsabilità la nostra esistenza, impegnandoci qui e ora perché il passato sia senza rimpianti e il futuro più ricco di promesse e di speranze, perché come dice il documento, “Vita consecrata”, “non abbiamo solo una gloriosa storia da raccontare, ma una grande storia da costruire”. La nostra Famiglia religiosa avrà futuro solo se sarà più relazionale, di quanto non lo sia ora. È fondamentale recuperare il senso e il valore della nostra relazione con il Signore, tesoro della nostra vita, con la Chiesa, con il mondo, con i poveri e con chi è escluso dalla relazione. Vivere bene questa relazione è la condizione per una vita davvero fraterna all’interno delle nostre Comunità, sempre più aperte e protese verso il “tu” che la vita ci fa incontrare come compagno di viaggio nello stesso cammino verso l’identica meta. Il nostro compito è evangelizzare e per realizzare questa missione occorre che ci sia in noi l’amore per coloro a cui vogliamo portare la buona novella. È importante che noi crediamo a questa missione evangelizzatrice che è l’espressione del nostro carisma che il Padre Fondatore ci ha donato. Sarà un futuro sicura-
1. Professioniste competenti o donne di Dio? Chiediamoci: • Le nostre scuole vivono l’obiettivo dell’annuncio della buona notizia dell’amore di Dio? • Creiamo nostalgia di Dio, desiderio di vedere il suo volto? • Siamo percepite come fornitori di servizi o come donne di Dio? • Questi punti potrebbero essere il vero oggetto del nostro discernimento. 2. Qualità del coinvolgimento dei laici • C ’è condivisione vera e propria da parte dei laici della spiritualità carismatica e non solo di alcuni aspetti di essa? • C ’è il principio della circolarità carismatica: trasmettiamo il carisma che ci viene restituito in modo riletto secondo la sensibilità laicale? 3. Le nostre periferie: • Domandiamoci: Quali periferie ci sono per noi? • Quali sono i poveri che noi serviamo nelle nostre scuole? Come li serviamo? • Vedere dove lo spirito ci chiama, pur nella consapevolezza realistica di una situazione faticosa. È opportuno e necessario prendere decisioni, occorre avere il coraggio.
Decisioni finali
Siamo chiamate a dover affrontare problemi non indifferenti per le nostre forze. Siamo consapevoli che non possiamo portare avanti tutte le nostre scuole. Quali chiudere e quali conservare?
Noi non decidiamo nulla nei nostri incontri, perché è il Consiglio Generalizio che ha questo potere decisionale. Noi possiamo dare il nostro contributo per una scelta oculata. Altro problema importante è il coinvolgimento dei laici, quindi dobbiamo pensare a un cammino di formazione per la condivisione del carisma. La salvezza è la Pentecoste, il dono dello Spirito che ci apre al mondo nella scelta di itinerari nuovi, di decisioni corrispondenti alla soluzione di problemi.
Seconda parte Suor Chiara Fumagalli ha collaborato molto con la Madre Generale per l’analisi delle nostre scuole e ha steso una sintesi di quanto emerso dai lavori inviati dalle scuole al Prof. Cattaneo e la sua restituzione. Nell’incontro di Marzo 2018 a Roma, in cui erano presenti tutte le suore che operano nella scuola, era stata individuata la vision e la mission delle nostre scuole, caratterizzate da valori comuni e condivisi, quali: l’attenzione alla formazione, l’evangelizzazione, il carisma, la testimonianza, la centralità della persona, l’inclusività e la comunità religiosa. Le medesime indicazioni, con la presenza del prof. Cattaneo Piero, erano state poi condivise a Roma con tutte le responsabili di comunità, le presidi e le econome nell’aprile 2018. Perché il Consiglio Generalizio possa arrivare alla stesura di un piano strategico con chiare linee guida sul disegno futuro delle nostre scuole, deve avere tutti gli elementi di lettura e valutazione dei vari contesti scolastici, elementi che suor Chiara ha fornito in maniera completa nella sua relazione. Sarà importante definire percorsi formativi sia per il personale laico che per le suore. Ma quali i punti su cui fare riferimento? Che cosa deve stare al centro perché le nostre scuole non perdano la loro identità? A noi non interessa solo che le nostre scuole funzionino, ma che siano “spazi di luce” dell’amore accogliente di Dio verso ogni uomo/bambino che ci è affidato.
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mente diverso ma che dobbiamo affrontare con questo spirito, abbracciare e amare il mondo d’oggi senza pregiudizi e nemmeno con semplice benevolenza, ma con la capacità prima spirituale e poi psicologica di scoprire il desiderio di infinito che c’è nel cuore dell’uomo d’oggi. A noi interessa solo donare la nostra vita al Signore e agli altri senza calcoli e senza misure. E ora fermiamoci su alcune importanti osservazioni che possono servire a noi religiose per le nostre opere:
Percorsi di formazione la Commissione vocazionale
Aiutare i giovani a rischiare per la promessa di Dio P
roponiamo alcuni stralci del messaggio di Papa Francesco per la GMPV di quest’anno. Ci sono parecchi spunti per la nostra riflessione che possono aiutarci a vivere con nuovo slancio il nostro servizio alla Pastorale delle vocazioni in qualsiasi nostra attività. Il Papa ci ricorda che tutti quanti abbiamo sentito una volta nella vita la forza rinnovatrice e creatrice di un incontro che ci ha cambiato la vita. Per noi suore di S. Marta ha significato il fascino della vita consacrata e la promessa di una gioia capace di saziare la nostra vita. Questa esperienza ci rende capaci di dire con la nostra stessa vita che non c’è gioia più grande che rischiare la vita per il Signore! Tutta la Chiesa, quindi pure noi, è invitata a cre-
are spazi di ascolto e discernimento attraverso la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, l’adorazione eucaristica e l’accompagnamento spirituale, in modo di permettere ai giovani di scoprire il progetto d’amore di Dio sulla loro vita. In questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni preghiamo in particolare per i giovani che faticano a scegliere l’orientamento definitivo della loro vita, per coloro che hanno paura di dare una risposta agli appelli del Signore e nello stesso tempo affidiamo al Signore coloro che sono sulla soglia di una scelta importante per la loro vita. Chiediamo al Signore per loro e per noi il coraggio di vivere la vocazione fino in fondo.
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dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 56ª GMPV - 12 maggio 2019
Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio Cari fratelli e sorelle, dopo aver vissuto, nell’ottobre scorso, l’esperienza vivace e feconda del Sinodo dedicato ai giovani, abbiamo da poco celebrato a Panamá la 34ª Giornata Mondiale della Gioventù. Due grandi appuntamenti, che hanno permesso alla Chiesa di porgere l’orecchio alla voce dello Spirito e anche alla vita dei giovani, ai loro interrogativi, alle stanchezze che li appesantiscono e alle speranze che li abitano. …In questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni vorrei riflettere su come la chiama-
ta del Signore ci rende portatori di una promessa e, nello stesso tempo, ci chiede il coraggio di rischiare con Lui e per Lui. Come nella storia di ogni chiamata, accade un incontro. È successo così con la persona con cui abbiamo scelto di condividere la vita nel matrimonio, o quando abbiamo sentito il fascino della vita consacrata: abbiamo vissuto la sorpresa di un incontro e, in quel momento, abbiamo intravisto la promessa di una gioia capace di saziare la nostra vita.
doti, religiosi, animatori pastorali, educatori – perché si offrano, soprattutto ai giovani, occasioni di ascolto e di discernimento. C’è bisogno di una pastorale giovanile e vocazionale che aiuti la scoperta del progetto di Dio, specialmente attraverso la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, l’adorazione eucaristica e l’accompagnamento spirituale. Come è emerso più volte durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Panamá, dobbiamo guardare a Maria. Anche nella storia di questa ragazza, la vocazione è stata nello stesso tempo una promessa e un rischio. La sua missione non è stata facile, eppure lei non ha permesso alla paura di prendere il sopravvento. Il suo «è stato il “sì” di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa. E domando a ognuno di voi: vi sentite portatori di una promessa? Quale promessa porto nel cuore, da portare avanti? Maria, indubbiamente, avrebbe avuto una missione difficile, ma le difficoltà non erano un motivo per dire “no”. Certo che avrebbe avuto complicazioni, ma non sarebbero state le stesse complicazioni che si verificano quando la viltà ci paralizza per il fatto che non abbiamo tutto chiaro o assicurato in anticipo». In questa Giornata, ci uniamo in preghiera chiedendo al Signore di farci scoprire il suo progetto d’amore sulla nostra vita, e di donarci il coraggio di rischiare sulla strada che Egli da sempre ha pensato per noi.
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…La chiamata del Signore non è un’ingerenza di Dio nella nostra libertà; non è una “gabbia” o un peso che ci viene caricato addosso. Al contrario, è l’iniziativa amorevole con cui Dio ci viene incontro e ci invita ad entrare in un progetto grande, del quale vuole renderci partecipi, prospettandoci l’orizzonte di un mare più ampio e di una pesca sovrabbondante. …La vocazione è un invito a non fermarci sulla riva con le reti in mano, ma a seguire Gesù lungo la strada che ha pensato per noi, per la nostra felicità e per il bene di coloro che ci stanno accanto. …Nell’incontro con il Signore qualcuno può sentire il fascino di una chiamata alla vita consacrata o al sacerdozio ordinato. Si tratta di una scoperta che entusiasma e al tempo stesso spaventa, sentendosi chiamati a diventare “pescatori di uomini” nella barca della Chiesa attraverso un’offerta totale di sé stessi e l’impegno di un servizio fedele al Vangelo e ai fratelli. Questa scelta comporta il rischio di lasciare tutto per seguire il Signore e di consacrarsi completamente a Lui, per diventare collaboratori della sua opera. Tante resistenze interiori possono ostacolare una decisione del genere, così come in certi contesti molto secolarizzati, in cui sembra non esserci più posto per Dio e per il Vangelo, ci si può scoraggiare e cadere nella «stanchezza della speranza». Eppure non c’è gioia più grande che rischiare la vita per il Signore! In particolare a voi, giovani, vorrei dire: non siate sordi alla chiamata del Signore! Se Egli vi chiama per questa via, non tirate i remi in barca e fidatevi di Lui. Non fatevi contagiare dalla paura, che ci paralizza davanti alle alte vette che il Signore ci propone. Ricordate sempre che, a coloro che lasciano le reti e la barca per seguirlo, il Signore promette la gioia di una vita nuova, che ricolma il cuore e anima il cammino. Carissimi, non è sempre facile discernere la propria vocazione e orientare la vita nel modo giusto. Per questo, c’è bisogno di un rinnovato impegno da parte di tutta la Chiesa – sacer-
Frammenti di santità La chiamavo “Quercia” perché tale mi appariva. Alta, robusta, pronta al sorriso accogliente, contenuto, alla parola amichevole verso le consorelle, verso le signore ospiti, verso chi suonava alla porta. Esprimeva il suo pensiero con garbo, sulla linea dell’esperienza umana, religiosa, che sapeva presentare sempre con tono rispettoso. La ricordo con negli occhi un’espressione vivace, di chi sa vivere al meglio l’andirivieni specifico dell’ufficio di accoglienza, dell’accompagnare alla porta chi usciva e dell’abbracciare chi entrava sapendo di essere atteso. Era la Marta di Betania che con sguardo acuto e con mani solerti sapeva offrire alle ospiti secondo le loro precise esigenze concernenti la permanenza temporanea nell’Istituto.
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Suor Marta aveva il dono di saper essere onnipresente. Dalla cappella alla sala da pranzo, dalla portineria al refettorio passando per la cucina, univa i luoghi con passo sollecito e spesso stanco ma sempre puntuale. Era la Marta di Betania pronta a porgere pietanza e asciugamano, saluto di arrivo e di partenza lasciando ad ogni ospite la carta di credito del buon ricordo, dell’arrivederci. Suor Marta “quercia” nei miei ricordi, è nella lista dei nomi con i quali “vado oltre” anch’io. Suor Irene Tealdi
Suor Marta Gavazzi passata alla casa del Padre il 13 gennaio 1994
In missione di suor Annetta Conte
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n invito a sorpresa dalle suore di Santa Marta di Ventimiglia per partecipare al pellegrinaggio a Lourdes con il gruppo degli amici di Betania e simpatizzanti. Una bella occasione da non perdere anche se il viaggio di andata e ritorno di notte mi preoccupava un po’ (forse per l’età…). Ma arrivando a Lourdes tutta la stanchezza scompare davanti alla grotta nella celebrazione Eucaristica nel primissimo mattino. Ci ha pervaso un senso grande di gioia, di gratitudine, ci siamo sentite protette, confortate, aiutate a presentare il nostro cuore, la nostra anima alla Madonna con tanto desiderio di purificazione, di generosità, ricordando quanti avevano bisogno del suo aiuto e della sua protezione. Anche il pio esercizio della Via Crucis è stato un momento intenso di partecipazione alla Passione, prova suprema dell’amore che il Signore ci ha donato. Con fervida preghiera e in un silenzio meditativo abbiamo raggiunto tutte le stazioni fino al calvario, sentendoci veramente deboli e piccoli di fronte a tanto amore. Anche donare alla Madonna il grande cero ci ha aiutato a prendere consapevolezza di quello che il cero rappresentava: un sereno passaggio dal passato delle nostre debolezze a un presente di luce, la luce della Risurrezione che trasforma la nostra vita.
Nel ritorno le risonanze della bella esperienza e sul volto di tutti la gioia e la gratitudine. È stata spontanea l’intercessione che tutti hanno chiesto alla Madonna perché sempre ci resti accanto, ci illumini e riscaldi ad ogni istante della nostra vita e ci guidi verso il suo figlio Gesù. Lourdes è stata per tutti, ma specialmente per me, una forte esperienza di fede che ha dato vigore alla mia spiritualità, al mio essere suora oggi, e mi ha legato con benevolenza a quanti hanno partecipato al pellegrinaggio, condividendo il desiderio di continuare ad amare la Madonna perché con Lei siamo sicuri di amare anche Gesù. Maria è veramente il più grande dono di Gesù! Chiediamo a Lei la sua materna benedizione che ci accompagni sempre.
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Lourdes, breve sosta di spiritualità e di amicizia
Sanremo
In missione
Il Santa Marta si popola... anche di domenica! di suor Giacinta Caraffa
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el programma della visita pastorale dell’Arcivescovo S.E. mons. Mario Delpini nella Comunità Santa Maria delle Grazie del 31 marzo 2019 è stata prevista una sosta all’Istituto Santa Marta di Vighizzolo, dove l’arcivescovo ha fatto un saluto alle famiglie dei ragazzi dell’iniziazione cristiana. L’arcivescovo è stato accolto con tanta gioia e in un clima di festa. L’augurio che ha fatto ai presenti di saper vivere l’azzurro che c’è in ogni persona, quell’azzurro che apre alla speranza, alla gioia e all’amore per la vita sembrava proprio riflettersi nell’atmosfera del cortile del plesso scolastico sotto un cielo azzurro azzurro, privo di nuvole… “quel cielo di Lombardia”, che come dice il Manzoni, “così bello quand’è bello, così splendido, così in pace…” Nel cortile della scuola, gremito anche da tanti genitori e alunni del Santa Marta, ha fatto eco al saluto e al messaggio dell’arcivescovo un semplice ringraziamento che le suore, fuori programma, hanno voluto rivolgere a Mons. Delpini: Grazie, Eccellenza! Glielo diciamo unite a Dio, per potenziare con questa semplice parola tutta la profonda gratitudine che si merita un Pastore, testimone e corrispondente del Cielo. A nome di tutte noi, Suore di Santa Marta, esprimo la gioia di questo incontro, il desi-
derio vivo di camminare fedelmente nelle vie del Signore, alla luce della sua Parola e alla Scuola – Guida, dello Spirito Santo. Lo invochiamo senza sosta perché ci abiliti, con la sua presenza, a realizzare tutto il bene che il suo cuore di Padre desidera. Ogni giorno, siamo pronte ad andare in onda, sintonizzate sugli spazi e i tempi della Divina Volontà, in questo apostolato dentro la scuola, per la crescita e l’Evangelizzazione di tutti: alunni, genitori, insegnanti, per formare cristiani convinti e testimoni. Grazie ai Santi nostri intercessori, in particolare, al nostro Fondatore, il Beato Tommaso Reggio, Pastore degno di favori divini. Essi accendono di luce fulgida il Crocifisso, per vincere le paure e trasfigurare la sofferenza, in beatitudine. Grazie anche ai Ministri di Dio, i nostri degni Sacerdoti, per la preziosa opera apostolica in questa amata parrocchia. Essi orientano con la Parola, alimentano con il Pane di Vita, edificano il Regno di Dio, portano gioia, pace e salvezza. Ci ammaestrano ad elevare, sulle dissonanze della vita, il coro intonato della lode, della riconoscenza e dell’intercessione. Grazie per la sua visita Eccellenza, per noi momento di festa che ci fa intonare un Magnificat tutto speciale. Grazie, per il tempo che ci sta donando: è occasione di verifica, di rilancio, di crescita nell’amore di Dio!
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Sulle orme di Francesco d’Assisi
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“Ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza d’anima e corpo” Il nostro viaggio alla scoperta della nostra affettività continua sulle Orme di Francesco d’Assisi
Assisi 24 marzo 2019 trari, le fatiche o i fallimenti: piedi piantati a terra e cuore che punta in alto. 3 dicembre “Metti in circolo il tuo amore”. In questo ultimo incontro vengono presentate le testimonianze del gesuita Padre Matteo, i coniugi Giuliano e il volontario di “Amici della strada” Matteo, spiegando come l’affettività entra in gioco nelle diverse scelte di vita: la vita consacrata, la famiglia e il servizio. Le serate degli incontri, svolte all’Istituto Toniolo, sono state sempre ben partecipate e con la gita ad Assisi si è concluso questo percorso chiedendo a san Francesco di suggerirci, attraverso i suoi luoghi e la sua vita, il modo di riconciliare ogni fibra del nostro cuore con Dio, con gli altri e anche con la natura, suggerimento che anche il Papa ci offre nel tempo di Quaresima, in cui attraverso la conversione e la condivisione possiamo ritrovare il “giardino” della comunione con Dio… Una splendida giornata primaverile, infatti, ci ha permesso di sperimentare questa armonia con il Creato e anche di renderci sempre più consapevoli di quanta responsabilità abbiamo verso la nostra casa comune. Marianna, una universitaria del Santa Marta, ci ha accompagnato nella visita ai diversi luoghi della spiritualità francescana, aiutandoci a cogliere la profondità dell’esperienza umana e di fede di Francesco e Chiara. Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli abbiamo ammirato la Cappella della Porziuncola dove morì san Francesco e dove abbiamo partecipato alla celebrazione eucaristica. L’esperienza di incontrarci come giovani e responsabili dei Collegi è positiva, ci fa sperimentare la bellezza di riflettere e condividere, superando fatiche per i tanti impegni e gustando la ricchezza della Chiesa.
La voce dei Collegi Universitari Cattolici
Pisa
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omenica 24 marzo 2019 i Collegi di San Giuseppe, Santa Marta, Toniolo, Padre Agostino, Santa Chiara e Maria Ausiliatrice si sono dati appuntamento a Pietrasantina per iniziare il viaggio verso Assisi. Un gruppo numeroso che per poco non ha toccato i 100 partecipanti si è messo in marcia sulle orme di San Francesco. Anche quest’anno i giovani universitari residenti nei diversi Collegi cattolici della città hanno realizzato un percorso di 3 incontri sul tema dell’affettività: “E TU, DA COSA SEI AFFETTO? Alla scoperta di chi siamo quando l’affettività suona nelle nostre corde” e di come ci muove a realizzare scelte nella vita: studio, relazioni, volontariato, arte… Ci aiutano nella riflessione i testi di alcune canzoni che danno il titolo ai nostri incontri: 15 ottobre “Ci sono anch’io”. I giovani presenti hanno condiviso e preso coscienza che l’affettività è unica e irripetibile e ci muove verso dimensioni importanti della vita: gli altri, lo studio, le scelte hanno preso consapevolezza che spesso convivono luci e ombre: l’affettività ci rende vulnerabili ma ci permette di vedere le cose o le persone da un punto di vista diverso, ci spinge a dare il meglio di noi stessi; a volte però ci fa fare l’esperienza della delusione e della fatica. 12 novembre 2018 “Il ballo delle incertezze”. L’affettività vive una continua tensione tra il desiderio di andare verso gli altri, di farci uscire da noi stessi e la paura di perdersi; viviamo slanci e chiusure. I giovani in gruppo riflettono sulle parole del canto e condividono quali esperienze richiamano le strofe ascoltate. Lo spazio della condivisione è sempre un momento ricco che aiuta ad esprimere il proprio pensiero senza blocchi o paure; sr Rossella Passalacqua attraverso una piccola esperienza aiuta i giovani presenti a riflettere su come “governare” e condurre la barca della nostra vita al suo approdo nonostante i venti con-
In missione
Il dono della «Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza».
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iversi sono stati quest’anno i richiami di Papa Francesco ad essere vicini ai giovani, ad ascoltarli e accompagnarli nel loro cammino di discernimento, ed è per quello che quest’anno come comunità abbiamo voluto rischiare su qualcosa di nuovo per poter essere vicine alle giovani che bussano alle porte della nostra Betania per cercare risposte ai desideri del loro cuore, per cercare la volontà di Dio sulla loro vita. I giorni santi della Pasqua sono stati per noi il tempo opportuno, il Kairòs, per venire incontro alle inquietudini delle giovani che desiderano far parte della nostra Famiglia Religiosa. Abbiamo perciò invitato 4 ragazze per una esperienza di ritiro nella nostra comunità di Santiago. Insieme a noi hanno potuto vivere la ricchezza e la profondità del Triduo Pasquale e la bellezza e la semplicità della nostra vita fraterna. La giornata è incominciata il venerdì mattina con una breve introduzione e l’augurio di poter vivere in profondità giorni di riflessione che il Signore aveva preparato per loro. Poi in mattinata ci siamo incamminate verso la Cattedrale Castrense per ascoltare una bellissima riflessione su San Paolo dettata da Mons. Santiago Silva. La profondità e chiarezza della riflessione ha coinvolto molto le giovani soprattutto sul tema di rivedere le motivazioni delle nostre di scelte, di trovare in Cristo, come Paolo, l’unica ragione del nostro vanto. Tornate a casa abbiamo condiviso il pasto e poi verso le tre del pomeriggio ci siamo ra-
Pasqua la comunità Santiago
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dunate in Chiesa per vivere insieme la liturgia della Passione del Signore, concludendo il pomeriggio con una bellissima Via crucis preparata da Madre Nazarena e Suor Jessica, che aveva come stazioni i diversi ambienti della nostra casa. Il punto di partenza è stato l’infermeria: commovente inizio che ci ha permesso di condividere con le nostre sorelle malate un tratto di strada nel cammino della croce che loro hanno già hanno percorso con tanta fede e speranza. Il giorno dopo, celebrate le Lodi, le ragazze si sono riunite con Madre Mariela e Suor Luisa per riflettere su alcuni punti della Esortazione apostolica sul Sinodo dei giovani riguardanti in particolare la vocazione e il discernimento. La lettura dei testi scelti e la condivisione nel gruppo è stata molto arricchente ed illuminante in risposta alle domande che le ragazze portavano nel loro cuore. Alla sera la solenne Veglia Pasquale, presieduta da Padre Claudio Verdugo, è stata curata in ogni piccolo dettaglio per poter vivere in profondità la liturgia della solennità di Pasqua. È stato proprio bello vedere come ogni consorella della comunità desiderava che queste giovani vivessero un tempo di arricchimento nel loro cammino di discernimento, e ognuna di noi nel suo piccolo si è impegnata per creare un clima gioioso e fraterno. Preghiamo per queste giovani perché possano ascoltare la voce di Dio che parla al loro cuore e, nella certezza della sua chiamata, intraprendano con decisione e con gioia il cammino tracciato per loro dal Padre datore di ogni bene.
In missione
“ComunicAzione” Classi 4a e 5a Scuola Primaria
L’
anno scolastico in corso ha avuto come filo conduttore il motto “comunicAzione”, ideato all’inizio dell’anno da tutti i docenti del nostro Istituto, al fine di portare all’attenzione dei nostri bambini e ragazzi, sia l’importanza di riflettere e comunicare in modo libero e attivo, pensieri, emozioni ed informazioni, sia, nello stesso tempo, il valore dell’ascolto e della capacità di immedesimarsi nei panni del prossimo, dal quale si può sempre imparare qualcosa che ci aiuta a crescere come individui. Tra le varie iniziative, è stata pensata un’uscita didattica a Genova, indirizzata alle classi 4a e 5a primaria, programmata per il giorno 27 febbraio 2019.
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Chiavari
I bambini e le insegnanti si sono recati al Porto di Genova per visitare il Museo Galata e, successivamente, intraprendere un percorso speciale chiamato “Dialogo nel Buio”. Giunti al Museo, è stata visitata la sezione MEM - Memoria e Migrazioni, nella quale si racconta l’emigrazione italiana via mare e la recente immigrazione verso l’Italia. Con 1200 metri quadrati ed oltre 40 postazioni multimediali, molte delle quali interattive, il percorso racconta come le migrazioni hanno segnato e segnino la società italiana. L’allestimento che, a partire dal mondo contadino italiano del XIX secolo – il grande serbatoio dell’emigrazione – passa per la ricostruzione della Genova ottocentesca e i suoi vicoli che
no situazioni reali di vita quotidiana nelle quali occorre imparare “un altro vedere”: non si usano gli occhi ma i sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto e del gusto. Un percorso fuori dal comune dove non c’è niente da vedere, ma molto da imparare. E da capire. Idee e percezioni non visive che appartengono alla cultura dei non vedenti diventano il punto di partenza per scoprire l’invisibile intorno a noi. Dialogo nel Buio non è una simulazione della cecità, ma l’invito a sperimentare come, la percezione della realtà e la comunicazione, possano essere molto più profonde e intense in assenza della luce. La giornata è stata piena e intensa di emozioni. Nei giorni successivi, in classe, le insegnanti hanno dato ai bambini la possibilità di elaborare e comunicare sensazioni e pensieri relativi alle esperienze vissute quel giorno. Hanno così preso vita elaborati scritti e disegni, successivamente assemblati per la creazione di due cartelloni, esposti nell’atrio della scuola. L’esperienza vissuta ha insegnato tanto a tutti, bambini ed insegnanti.
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accolsero (e sfruttarono) l’emigrazione, la ricostruzione del piroscafo ‘Città di Torino’ che nella sua lunga carriera trasportò centinaia di migliaia di quelli che gli americani definivano ironicamente “steerage passengers” (passeggeri di stiva). Interessanti anche le ricostruzioni ambientali che ricordano le destinazioni molto diverse degli italiani: quelle urbane, come la Boca, il coloratissimo quartiere di Buenos Aires ma anche quelle rurali, a volte perse nella foresta, come in Brasile, per terminare in quella più nota, Ellis Island, isolotto situato nella baia di New York. Dopo il pranzo al sacco consumato sul mare, i bambini si sono avventurati nel percorso sensoriale “Dialogo nel Buio”, promosso dalla “David Chiossone onlus”, centro di eccellenza a livello nazionale per l’handicap visivo. Le classi hanno potuto compiere un “viaggio” in totale assenza di luce che trasforma luoghi e gesti familiari in un’esperienza straordinaria. A piccoli gruppi sono stati accompagnati da guide non vedenti attraverso ambienti nell’oscurità che, in completa sicurezza, riproduco-
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Ripensiamoci | Riflessioni di alcuni bambini MEM: MUSEO MEMORIA E MIGRAZIONI “I migranti ci sono ancora oggi, arrivano in Italia in condizioni terribili, viaggiano su gommoni di fortuna, dove hanno posto poche persone… ma ci stanno in tanti perché si vogliono salvare. Loro hanno molti sogni, che però non possono realizzare.” “ Visitare il Museo per me è stato bellissimo! Sono rimasto colpito da quando partivano gli italiani e tutti dicevano che non era bella la vita in quei posti, ma loro dovevano cercare un lavoro e quindi ci sono andati lo stesso. Un po’ come succede ora con le persone che raggiungono l’Italia con i barconi.”
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“Se io fossi un migrante mi metterei a urlare a squarciagola dalla paura!” “I migranti spesso non sono accettati. Si mettono davanti ai negozi a chiedere elemosina perché non hanno nulla da mangiare, ma nessuno si azzarda a mettere una monetina. Ogni tanto bisognerebbe dargliene qualcuna perché sono persone come noi!” “Spero che un giorno non ci siano più persone costrette a migrare, perché vorrebbe dire che non ci sono più ingiustizie nel mondo.”
DIALOGO NEL BUIO “Ho provato un’emozione strana, da una parte bella, dall’altra brutta. Alcune persone non vedenti non sanno neanche com’è il loro volto… ed è una cosa terribile.” “ Non mi ero accorta di quanto fossero importanti i cinque sensi. Le persone che non vedono, grazie al tatto e all’udito, riescono a vivere una vita “normale”, anche se in modo più faticoso.” “Ho pensato che d’ora in poi farò caso alle barriere architettoniche della mia città. Cercherò di dire a tutti di stare attenti a posteggiare auto e biciclette sui marciapiedi. Potrebbe passare qualcuno che non vede, che potrebbe trovarsi in difficoltà.” “ Quel buio non era un buio normale… era un buio diverso, intenso e spaventoso.” “ Mi sono reso conto che è proprio vero che si capiscono le cose solo se si vivono in prima persona.” “Ho provato per quaranta minuti come si sentono i non vedenti per tutta la vita. Ho capito quanto può essere difficile.”
Un’occasione È
il 19 marzo, Solennità di San Giuseppe e Festa del papà. La giornata si presenta bella, il sole la illumina di un colore particolare: intenso, primaverile, significativo… inizio di un giorno di scuola allegro e colorato come solo il Carisma della nostra scuola riesce a rendere così. Fin dalle prime ore del mattino a scuola si respira “aria di festa”. A darsi da fare per la realizzazione della buona riuscita della giornata alunni, insegnanti e suore della Comunità hanno saputo mettere a disposizione con grande amore ed entusiasmo le loro capacità e doni particolari. Anche il pranzo è stato un momento piacevole perché arricchito da cibi gustosi, quelli che piacciono ai bambini e dal dolce, sempre gradito e apprezzato da tutti. Sono le 15.15, è l’ora della vera festa! In Chiesa sono presenti: la Comunità Religiosa, la comunità scolastica e la comunità parrocchiale per condividere la festa e vivere un bel momento insieme: emozione e commozione sono evidenti sul volto di tutti i presenti. La gioia è palpabile e il ricordo di San Giuseppe ci rende gioiosi e propositivi. La Messa è animata dai bambini con canti, preghiere e gesti significativi. Il celebrante, don Benedetto, è stato accolto con il canto: “Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore…”. Molto apprezzata la sua riflessione: ha saputo infatti coinvolgere ragazzi e adulti spiegando alcuni episodi importanti della vita di S. Giuseppe, raffigurati sull’altare. È riuscito a catturare l’attenzione dei bambini facendo un confronto tra il modo di educare di S. Giuseppe, papà di
da Casa San Giuseppe
Rodengo Saiano
Gesù, con il modo di educare dei papà di oggi. Prima di concludere la riflessione il Padre ha dato ai ragazzi un compito, un impegno da espletare tornando a casa: “Abbracciare il papà, come segno di ringraziamento per tutto quello che è e fa per loro, dargli un bacio per dimostrargli l’affetto e portargli la Benedizione di Dio ricevuta a conclusione della S. Messa”. I bambini erano emozionati e sui loro visi era visibile l’affetto che essi provano per i loro papà espresso nei gesti della consegna ricevuta. La giornata di festa ha rivelato entusiasmo e coinvolgimento da parte degli alunni e di tutti i partecipanti risultando un’esperienza molto positiva. Siamo lieti di ricordare questo grande Santo e orgogliosi che la nostra Casa porti il suo nome infatti si celebra la festa del papà il 19 marzo di ogni anno, ma non sempre viene ricordato San Giuseppe, il “papà” di Gesù. Ci auguriamo di replicare questa festa ogni anno con crescente ed entusiastica partecipazione.
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gioiosa
In missione
Flash dall’Educandato TANTE ATTIVITÀ DENTRO E FUORI LA SCUOLA Mentre il primo quadrimestre si avvia alla fine, all’Educandato di Roggiano si preparano tante attività che vedranno gli alunni impegnati dentro e fuori la scuola. Con la fine di gennaio, infatti, arrivano i tre giorni di flessibilità dedicati ad attività di potenziamento e recupero di tutte le discipline e all’approfondimento, anche grazie all’intervento di esperti, del “tema dell’anno”, che è questa volta quello ambientale, sintetizzato dallo slogan “Io ci tengo”. Nelle prossime settimane, inoltre, inizieranno le uscite: quelle sportive e culturali per la scuola secondaria di primo grado e l’alternanza scuola-lavoro per il Liceo. La prima delle attività, che si svolgerà nell’ambito del progetto di continuità, sarà l’esperien-
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za di sci di fondo che vedrà gli alunni di 5a della scuola primaria e delle classi prime e seconde della scuola media impegnati sulle piste di Cunardo. Seguirà l’uscita per seguire il musical in lingua inglese “The Canterville Ghost”, che i ragazzi stanno studiando con l’insegnante madrelingua che affianca le docenti curricolari per un’ora alla settimana in ciascuna classe della secondaria di primo e secondo grado. Arriveranno poi le visite didattiche a Firenze, Parma e Lisbona ed anche a Villa Della Porta Bozzolo, sito del Fondo Ambiente Italiano che un nutrito gruppo di alunni di Roggiano conoscerà nell’ambito del progetto FAI Scuola “Apprendisti Ciceroni”. Questi sono solo alcuni dei tanti impegni che l’Educandato propone nell’offerta formativa agli alunni di ogni ordine e grado, mettendosi
da Roggiano
Maria SS. Bambina GIORNATA DELLA MEMORIA Anche all’Educandato di Roggiano si è commemorato l’olocausto portando gli alunni ad una riflessione sulle leggi razziali. Il percorso della memoria è stato fatto attraverso l’incontro con Ilaria Mattioni, docente dell’Università Cattolica di Milano e autrice di “Stelle di panno” (Lapis editore): a partire dalla storia dell’amicizia tra le giovani protagoniste di questo romanzo, interrotta dall’imposizione delle leggi razziali in Italia, si sono affrontati i temi della discriminazione, dell’intolleranza e dell’indifferenza. L’autrice si è soffermata su questo aspetto, messo in luce da tanti testimoni delle deportazioni come Liliana Segre, alla quale si ispira uno dei personaggi principali di “Stelle di panno”: antisemitismo, rastrellamenti e deportazioni sono avvenuti sotto lo sguardo indifferente di tanti, troppi, e l’indifferenza che pervade la società di oggi è un nemico che bisogna affrontare ascoltando la voce della coscienza. Questo dunque il messaggio lasciato agli alunni: la scuola è un luogo di crescita umana e di formazione di senso critico, che passa sì attraverso la conoscenza della storia, ma soprattutto attraverso la memoria e la pratica dei diritti umani. LA SCUOLA PRIMARIA DI ROGGIANO SI FA GREEN Pesa, conta, calcola, ripesa, riconta, ricalcola non è affatto facile il percorso di certificazione “Green School”, ma dallo scorso autunno gli scolari della scuola primaria dell’Educandato
di Roggiano hanno lavorato con grande determinazione ed entusiasmo. Risparmio idrico e raccolta differenziata sono stati i due “pilastri” scelti e così i bambini si sono impegnati nel monitorare l’uso dell’acqua corrente, in particolare contando gli sciacquoni nei bagni, e a pesare i rifiuti di ogni genere. Sono così arrivati a capire, da un lato, che è possibile risparmiare acqua stando più attenti alla chiusura dei lavandini e mettendo una bottiglietta d’acqua nel serbatoio dei servizi igienici per ridurre la quantità di acqua utilizzata; dall’altro, il meticoloso lavoro di pesatura dei rifiuti ha portato gli alunni a scegliere di consumare merendine prive di confezione (“sballate” come dicono loro) e di portare la borraccia per l’acqua, così da limitare sensibilmente l’uso della plastica. Durante la giornata del venerdì nella scuola primaria sono state sospese le lezioni tradizionali per dare spazio a laboratori, attività ludico-didattiche, visione di filmati e dibattiti sul tema del rispetto ambientale. Non ultimo, i piccoli di 3a primaria hanno presentato agli alunni della scuola secondaria di primo e secondo grado il loro operato, con l’intenzione di sensibilizzarli sulla riduzione e differenziazione dei rifiuti come passo fondamentale e alla portata di tutti per la difesa dell’ambiente. Sebbene il cammino per la certificazione “Green School” sia appena iniziato e ancora molto debba essere fatto, si può certamente dire che il messaggio “Io ci tengo” – quello che da settembre echeggia a Roggiano quale motto dell’anno scolastico in corso – è arrivato forte e chiaro, reso ancora più vigoroso dal senso di responsabilità dei più piccoli, testimoni di un impegno concreto e tenace.
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in ascolto e in dialogo con il territorio e ponendo sempre gli alunni al centro, come insegna la pedagogia dell’accoglienza delle Suore di Santa Marta.
In missione i docenti
Ri-sintonizziamoci... per ricaricare le batterie Vighizzolo
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isintonizziamoci è stata la parola chiave che ha fatto da eco al tema di questo anno scolastico “Sintonìzzati”. Dopo un’intensa attività didattica di oltre quattro mesi, intervallata solo dalle vacanze natalizie, c’era bisogno di una pausa per rinvigorire le menti e vivere giornate di scuola per recuperare motivazione, slancio e rinnovare l’impegno. La Scuola Santa Marta di Vighizzolo, ha vissuto, dopo la consegna della tanto attesa scheda di valutazione, frutto di fatiche e di investimento di energie, quattro giorni di scuola in modo diverso rispetto all’ordinario. Nessuna campanella, quasi nessun compito né verifica o interrogazione… per grande gioia degli alunni. Ma allora come sono state vissute queste giornate? I ragazzi della scuola secondaria di primo grado hanno cominciato la loro esperienza martedì con il film d’animazione “Zanna Bianca”: il contesto del Teatro Fumagalli, nota struttura sul territorio canturino per proiezioni di alto livello culturale, ha aiutato i ragazzi a vivere un’esperienza di sintonia con la natura, con le avventure e le sfide che il protagonista ha dovuto affrontare. Un altro film poi ha portato avanti il tema della settimana, “L’Ottava nota” il cui protagonista, un ragazzo di 12 anni, deve imparare a sintonizzarsi con la musica, con il suo maestro e soprattutto con il suo cuore per poter trovare finalmente la felicità e la serenità che merita. Nel corso della settimana i ragazzi hanno potuto ascoltare la preziosa testimonianza del Maestro Francesco D’Auria, docente di percussioni presso il Conservatorio di Milano. Il Maestro D’Auria ha saputo appassionare raccontando episodi della sua lunga carriera musicale e sot-
tolineando l’importanza dell’ascolto attivo in molte circostanze dell’esperienza quotidiana. A bocca aperta i ragazzi sono rimasti fermi ad ascoltare il suono della musica di Francesco per poi lasciarsi coinvolgere dal grande maestro nel suono di strumenti a percussione. Altro momento significativo è stata la mattinata vissuta all’insegna del sintonizzarsi con i testimoni della Shoa. La dottoressa Cristina Macor, studiosa ed esperta della Shoa, ex alunna della scuola Santa Gemma di Milano, ha offerto le sue preziose conoscenze, frutto di studi, di ricerche e di testimonianze dirette con sopravissuti. A partire dalla realtà dei ragazzi ha saputo mantenere alti ascolto e interesse per l’intera mattinata. Con gli occhi fissi allo schermo e il cuore carico di emozioni, gli alunni hanno seguito senza alcuna distrazione le interviste e i filmati proposti. Coinvolti emotivamente, sono stati scossi nel loro animo e si sono immedesimati nei testimoni sopravvissuti intervistati da Cristina. Nella seconda parte dell’intervento i ragazzi hanno interagito vivacemente con domande, curiosità, delucidazioni, commenti, riflessioni personali tanto che alle ore 13 si è posto fine agli interventi, rimandando ad altro momento e agli insegnati della scuola un eventuale spazio per dare a tutti la possibilità di esaurire i loro interventi. Andare a scuola ogni giorno non significa solo acquisire nozioni, vuol dire anche educare l’animo a sintonizzarsi con il mondo, con le persone intorno a noi e con le nostre stesse emozioni. Ne sono proprio convinti gli insegnanti del Santa Marta! Al termine delle due mattinate i ragazzi poi, guidati dai loro insegnanti, si sono immersi
nell’arte sottile ed affascinante degli origami: gru, rane e farfalle hanno popolato e colorato tutte le classi. Il significato di tale attività laboratoriale è da ricondurre al monumento che si trova a Hiroshima, Giappone, dedicato a Sadako Sasaki, una giovane ragazza che morì di leucemia a seguito delle radiazioni emanate dalla bomba atomica sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945. Si racconta che poco prima di morire, ella abbia avuto una visione che le suggeriva di creare mille gru. Una tradizione giapponese infatti dice che se si creano un migliaio di gru, si realizza un desiderio. Il desiderio di Sadako era quello di avere un mondo senza armi nucleari. Da allora migliaia di gru origami provenienti da tutto il
mondo vengono offerte e deposte intorno al suo monumento. Settimana intensa dunque… perchè essere in “sintonia” non significa solo interagire con le poche persone che ci circondano, ma significa saper cogliere la ricchezza e le occasioni di crescita negli incontri, nelle esperienze e nelle novità che sperimentiamo ogni giorno. “Risintonizziamoci”, un periodo di tempo che i ragazzi hanno sfruttato per ricaricare le batterie nella vita frenetica che vivono tutti i giorni… tra lezioni, verifiche e compiti pomeridiani.
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Festeggiamo Gesù che entra in Gerusalemme L
a domenica delle palme, che apre le celebrazioni della grande festa di Pasqua, segna l’inizio della settimana più importante dell’anno per i cristiani di ogni confessione. I bambini della Scuola materna “A. Bay” sono stati preparati a vivere la Settimana Santa con i suoi riti in modo attivo e con le loro famiglie anche quest’hanno animato la liturgia di questo giorno solenne. Dopo che il celebrante ha benedetto gli ulivi il tragitto dal sagrato all’interno della chiesa, è stato percorso in processione fra i canti e l’agitare festoso dei rami di ulivo decorati dai bimbi a scuola con colorate colombe della pace.
In una chiesa gremita di fedeli è iniziata poi la celebrazione della Messa allietata da canti che ricordano i fatti narrati nel vangelo, partecipati da tutti i fedeli. Anche la lunga lettura a più voci del Vangelo che narra la Passione del Signore è stata seguita con attenzione dai piccoli che nei giorni precedenti erano stati preparati all’ascolto di questo lungo ma coinvolgente brano. Anche la celebrazione liturgica dei Triduo pasquale era stata oggetto di riflessione da parte dei piccoli a scuola.
da Puria
Un’esperienza fuori dell’ordinario
di suor Stefania Benini
l Triduo Pasquale di quest’anno è stato vissuto dalla nostra Comunità all’insegna di una bella novità! Un gruppo di undici scout di Torino con le loro guide, Roberto e Sara, hanno chiesto di pregare e vivere con la Comunità Religiosa questo intenso momento spirituale e liturgico. Già a febbraio Rebecca, una ragazza di sedici anni che aveva trascorso la settimana vocazionale con le nostre Suore ad Arenzano la scorsa estate, aveva espresso il desiderio di venire con il suo gruppo scout da noi a trascorrere insieme il Triduo Pasquale, semplicemente a vivere questo momento come lo vivono le religiose! In un primo momento siamo rimaste titubanti, poi tutta la comunità si è espressa a favore nell’accogliere questa semplice richiesta. Abbiamo voluto così dare ascolto all’esortazione del Papa che ripete di dare fiducia ai giovani. Abbiamo messo a disposizione le sale da gioco dove i ragazzi si sono velocemente organizzati anche per il pernottamento: erano entusiasti di fare una nuova esperienza comunitaria. Sempre presenti ai nostri incontri di preghiera ne hanno condiviso la conduzione e la coralità. Hanno vissuto le celebrazioni del Triduo Pasquale con noi in parrocchia e hanno preso parte attiva alla lavanda dei piedi, all’adorazione al sepolcro, alla Via Crucis itinerante. Hanno sostato a lungo in preghiera con noi all’Adorazione della Croce nella nostra cappella, mostrando un vivo desiderio di stare con Gesù,
di conoscerlo di più, di amarlo e servirlo; tutto in un profondo silenzio! Ci sono stati anche momenti di conoscenza e di condivisione, è stata una bella esperienza anche per noi assaporare la semplicità del dialogo e la freschezza della fraternità. È stato molto bello vedere questi giovani impegnati e servizievoli nel preparare la tavola, i cibi e nel riordinare gli ambienti. Hanno pregato con noi sulla tomba del Padre Fondatore e si sono interessati ponendo domande significative e intelligenti sulla vita e sulle opere della Congregazione. La fiducia accordata a questi giovani è stata ripagata in tanta gioia per tutta la Comunità che ha avuto una splendida opportunità di vivere quest’anno il Triduo Pasquale in comunione profonda per un’esperienza fuori dell’ordinario.
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Con l’affetto della memoria con Lui. È sepolta nella sua Masate e da lassù insieme alle nostre carissime Consorelle intercederà per noi e chiederà al Signore tutte le grazie che ci sono necessarie ogni giorno. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO Roma, 7 gennaio 2019 Roma, 11 settembre 2018 Carissime, nella serata di oggi, dall’ospedale di Careggi in Firenze, è salita al cielo la cara Consorella Suor ADELE COLOMBO
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nata a Masate (Milano) il 31 marzo 1927, entrata in Comunità il 20 maggio 1947, professa dal 18 dicembre 1950. Desiderosa di vivere bene la sua vita di Suora di Santa Marta ha risposto alla chiamata del Signore dedicandosi ai vari servizi nelle comunità dove l’obbedienza l’ha inviata (Lucca, Puria, Milano Bovisa, Poggibonsi, Vicchio, Malmantile, Saiano, Vighizzolo…). Ha consumato i suoi giorni soprattutto in cucina lavorando e cercando di “fare cose buone” per le sue consorelle e per tutti coloro che avrebbero gustato quanto da lei preparato con cura.Ha lavorato con impegno e generosità fino a quando le forze glielo hanno permesso e, quando la salute si è particolarmente aggravata, ha terminato il suo lungo cammino a Querceto nella casa di infermeria dove ha cercato di offrire al Signore tutto quello che poteva per il bene delle persone a lei care e in particolare per la sua Famiglia Religiosa, preparandosi all’incontro
Carissime, stamane, nella casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è deceduta Suor FORTUNATA SPADARO nata a Mandanici (Messina) il 14 settembre 1956, entrata in Comunità il 25 gennaio 1981, professa dal 15 ottobre 1983. Suor Fortunata ci ha lasciate per tornare alla casa del Padre dopo aver percorso con fedeltà il suo cammino di Suora di Santa Marta. Il mistero della sofferenza che l’ha accompagnata in modo particolare in questi ultimi tempi sicuramente ha messo alla prova la sua fede e l’ha purificata per godere ora del premio che il Signore ha preparato per coloro che lo amano e lo servono con gioia. Il Signore l’aveva visitata anni fa con una malattia che affrontata sembrava risolversi. Invece le tappe che il Signore le preparava sulla strada del dolore sono diventate via via tante. Suor Fortunata ha cercato con le sue forze e con l’aiuto della fede di continuare il cammino accettando “le dosi quotidiane” della prova che il Signore via via disponeva per lei, soffrendo tanto e continuando a lavorare. Infermiera precisa e attenta, premurosa nel soccorrere con le sue cure quanti si affidavano a Lei, ha svolto il
suo lavoro come una missione nei diversi ospedali in cui l’obbedienza l’ha inviata (Roma Sanatrix, Poggibonsi, San Gimignano) e dove ha operato sempre con competenza e responsabilità come ricordano le persone che hanno collaborato con lei. Ha avuto anche incarichi di responsabilità nella comunità dove è stata chiamata a svolgere il suo servizio (Poggibonsi, San Gimignano, Querceto…) e ha cercato sempre di essere disponibile a quanto le chiedeva la sua Famiglia Religiosa che ha amato e servito con generosità. Il Signore l’accolga nella sua pace e Suor Fortunata insieme alle tante Suore di Santa Marta che già godono della beatitudine della vita eterna continui a pregare per le sue consorelle specialmente per quelle che a Sesto e a Querceto l’hanno curata e seguita con amore e interceda dal Signore benedizioni speciali per i suoi familiari in particolare per la mamma, il papà e la sua sorella Sara che con tanta dedizione le è stata vicina fino agli ultimi giorni della sua vita. Preghiamo per lei e chiediamo al Signore di aiutarci a vivere con gioia la vita che lui ci dona per poi incontrarlo nella pace nel giorno in cui ci richiamerà nella Sua Casa. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Carissime, stamane, dalla casa di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo Suor MARIA ANGELA MAURI nata a Monza (Milano) il 23 gennaio 1923, entrata in Comunità l’8 settembre 1942, professa dal 4 ottobre 1948. Nel corso della sua lunga vita Suor Maria Angela ha cercato di rispondere con gioia e fedeltà alla chiamata del Signore dedicandosi come educatrice ed insegnante alla cura dei bambini più piccoli là dove l’obbedienza l’ha chiamata a servire (Badia Prataglia, Luco di Mugello, Chiavari, Carcegna…). A Lucca e a San Gottardo è stata una insegnante attenta e affettuosa prendendosi cura in modo particolare dei ragazzi e dei bambini provati dalle sofferenze e dalle difficoltà familiari. Allegra ed espansiva si è resa disponibile nel corso della sua vita a svolgere i vari servizi a lei richiesti (cucina guardaroba, portineria) a Poggibonsi, Reggio Calabria, Viareggio…, offrendo al Signore
Roma, 31 gennaio 2019 Carissime, stamane dalla casa di Curicò (Chile) è salita al cielo Suor IRMA BOCCHICCHIO nata a Candida (Avellino) il 31 ottobre 1925, entrata in Comunità il 28 luglio 1945, professa dal 6 gennaio 1948. Dopo una breve ma grave malattia Suor Irma ha terminato la sua lunga vita tra le Suore di Santa Marta. Giovanissima, spinta dalla sua vocazione missionaria, era arrivata in Chile nel lontano 1949 con il secondo gruppo di Suore che sostenute da una fede grande avevano sfidato l’oceano per seguire la chiamata del Signore a servirlo con generosità e tanto spirito di sacrificio in questa terra lontana. È vissuta in Cile per ben 69 anni svolgendo il suo apostolato là dove l’obbedienza l’ha chiamata (Talca, Vallenar, Osorno) e a Curicò dove per molti anni ha
vissuto con particolare dedizione la sua missione di insegnante e di educatrice senza mai perdere l’entusiasmo, l’intraprendenza e l’operosità che le hanno consentito di spendersi con generosità per tantissime giovani che in lei hanno trovato un punto di riferimento importante per la loro vita. Insegnante competente e organizzata ha formato menti e cuore di tanti alunni, cercando di far passare il carisma della sua Famiglia Religiosa che ha amato e servito con generosità finché le sono bastate le forze. Molte sono le persone che la ricordano con affetto e gratitudine e custodiscono i suoi preziosi insegnamenti. Invochiamola nella nostra preghiera e chiediamole di continuare a “guardare” da lassù la nostra Famiglia Religiosa, la sua amata terra cilena, le consorelle della sua comunità di Curicò, i suoi familiari e le tante persone che le hanno voluto bene. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO 45 Camminando con fede 1/2019
Roma, 14 gennaio2019
tutto quello che lungo il cammino le sembrava più faticoso. Provata dalla malattia e ormai anziana ha trascorso numerosi anni nella casa di Querceto dove non le sono mancate le occasioni per purificarsi e per offrire al Signore ogni sofferenza per il bene della sua Famiglia Religiosa. Mentre preghiamo per lei perché possa godere la gioia eterna le chiediamo di intercedere dal Signore le grazie di cui la nostra Famiglia Religiosa ha tanto bisogno. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Con l’affetto della memoria
Roma, 15 marzo 2019 Carissime, stamane, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo la Consorella Suor CARLA CAPOFERRI
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nata a Rovato (Brescia) il 19 maggio 1932, entrata in Comunità il 01 novembre 1950, professa dal 14 agosto 1953. Il Signore l’aveva visitata con una malattia dolorosa e non facile da accettare, ma Lei si era affidata alle cure con una rassegnazione piena di abbandono alla volontà del Buon Dio e disponibilità ad accettare tutto quello che comportavano le cure. Era da pochi giorni arrivata
alla Casa di infermeria ma già molto provata dal dolore che comunque l’aveva trovata paziente e capace di sopportare le non poche sofferenze senza lamenti. Con il passare degli anni si è via via impegnata ad essere sempre più capace di vivere bene la sua consacrazione e a Viciomaggio, dove ha trascorso i suoi ultimi anni, si è resa disponibile per essere d’aiuto alla comunità come poteva e con molta serenità. Intelligente e preparata aveva svolto il suo ruolo educativo con i ragazzi come insegnante per tanti anni e successivamente come segretaria nelle varie case in cui l’obbedienza l’aveva inviata (Conservatorio Firenze, Milano Bovisa, Genova, Chiavari, Settignano, Saiano…). Il Signore l’ha purificata e resa pronta a entrare nel suo Regno e poter godere della gioia dell’incontro con Lui. Preghiamo per lei e le chiediamo di intercedere per noi, per tutta la nostra cara Famiglia religiosa, per le consorelle di Querceto che l’hanno accolta e accompagnata negli ultimi suoi giorni. Ma le chiediamo soprattutto un ricordo speciale per le consorelle della sua Comunità di Viciomaggio che con tanta cura, generosità e dedizione l’hanno accompagnata e sostenuta nella sua dolorosa e lunga malattia. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Roma, 20 febbraio 2019 Carissime, nella notte, improvvisamente, il Signore ha chiamato a Sé dalla casa di Vicchio, Suor BENEDETTA RICCHIUTO nata a Torrebruna (Chieti) il 26 ottobre 1925, entrata in comunità il 12 febbraio 1950, professa dal 23 giugno 1958. L’obbedienza l’aveva chiamata nel 1961 a Vicchio, la sua casa per tanti anni! Lei, però, non è mai diventata “padrona”, è rimasta sempre nella semplicità autentica di chi ha consegnato davvero la sua vita al Signore e sa che servire è un dono. Si spegne con lei l’ultima delle Suore chiamate solitamente “Angioline”… che il Cardinal Elia della Costa aveva chiesto alla nostra Congregazione di accogliere nel lontano 1955. È morta nella notte
Roma, 04 aprile 2019 Carissime, nel tardo pomeriggio di oggi ci ha lasciato per immergersi nella pace del Regno del suo Signore Suor BRUNA FERRARIO nata a Monza (Milano) il 27 novembre 1925, entrata in Comunità il 15 settembre 1945, professa dal 04 ottobre 1948. Suor Bruna avrà trovato certamente una schiera di angeli in festa ad accoglierla e… stupita e confusa si sarà meravigliata di tanto clamore riservato a lei. Semplice e buona ha trascorso gli anni della sua consacrazione religiosa tra le Suore di Santa Marta cercando di fare tutto il bene che poteva senza misurare i sacrifici e senza lamenti. Silenziosa, ma aperta agli altri, capace di dire una parola buona: sempre era una presenza rasserenante, pacificatrice. Anche tra le pentole e nei lunghi anni in cui è stata in cucina ha preparato cose buone per il Regno con una particolare attenzione per i bambini e per le consorelle, là dove l’obbedienza l’aveva chiamata a servire (Roma, Chiavari, Innocenti Firenze,
Malmantile, San Piero a Grado, Viareggio…). I miti di cuore come lei passano talvolta inosservati, ma lasciano il profumo del bene compiuto in silenzio e fecondano la terra. La ricordano così tutte le consorelle che hanno goduto della sua presenza in particolare a Roma e poi a Querceto dove ha trascorso gli ultimi tempi della sua vita. Preghiamo per Suor Bruna e a lei chiediamo di continuare a vegliare su di noi, sulla Famiglia Religiosa, sui suoi cari, sulle sue nipoti, in particolare su Giovanna e Rossella che sempre le sono state vicine e stiamo certe della sua intercessione presso quel Dio che lei ha saputo amare “lavorando finché le sono bastate le forze”. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
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quasi senza accorgersene, dopo aver lavorato tutto il giorno, come sempre, rendendosi utile senza pretendere di esserlo. Attenta alla cucina, capace di consigliare e guidare chi l’aiutava nel lavoro, aveva l’amore per la casa e riusciva a “sbriciolare” questo amore alle persone con cui viveva perché, nella sua disarmante semplicità, sapeva farsi amare. Così la ricordano le consorelle della sua comunità, le persone che hanno condiviso con lei il servizio fino all’ultimo giorno e le anziane ospiti della Villa Concordia. Ora tutti sentono profondamente il vuoto da lei lasciato. La popolazione di Vicchio, presente numerosa al suo funerale, testimonia quanto il “servire” in silenzio e senza cercare ricompense diffonda il profumo del bene che tutti sentono. Chiediamole di invocare presso Dio per tutte noi suore di Santa Marta la semplicità e la generosità che hanno caratterizzato il suo servizio e di intercedere grazie e benedizioni per i suoi famigliari, per le persone che hanno vissuto e lavorato con lei, per le consorelle e per tutta la popolazione di Vicchio che ha tanto amato e che ha dimostrato tanta riconoscenza per la sua preziosa presenza. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Maria, Madre della Chiesa, donaci un nuovo ardore di risorti per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte. Dacci la santa audacia di cercare nuove strade perchè giunga a tutti il dono della bellezza che non si spegne. (Papa Francesco)
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