notiziario delle suore di santa marta
Frammenti di santità
Editoriale 3 Editoriale
Parola di Dio 4
Quel filo rosso che lega noi e il Signore
don Andrea Buffoli
Attualità 6
Il Papa di pace in un Egitto di pace
suor Damiana
Ricordare e... vivere 8
Un temperamento di legislatore
p. Giuseppe De Libero D.O.
Spiritualità e carisma 12 Suore di Santa Marta... ...unite nella diversità
suor MP.M
13 “Alzati, va’ e non temere”...
la Commissione Vocazionale
14 Evangelizzare con creatività
le Suore Partecipanti
16 Come Tommaso Reggio chiamate a tuffarci nel “sogno” di Dio
21
suor Claudia Valdés e suor M. José Casanova
In missione 22 Che grande emozione la visita del Cardinale Ernest Simoni!
da Querceto
24 Il sottopasso ferroviario della discordia
suor Adriana Turavani
26 Cara scuola ti scrivo...
Scuola Santa Marta Chiavari
29 Con gli amici a 4 zampe
Maestra Benedetta
30 90 anni di storia: Educandato in festa
da Roggiano
32 Il Papa a Milano: noi c’eravamo... è stato bellissimo
la Comunità di Vighizzolo
34 Quaresima 2017... “Il Seminatore”
maestra Samantha
36 Natura... da scoprire e da conoscere
da Genova
38 Palazzo Quarantotti aperto al pubblico
Rosa Pardi
40 Verso una Pasqua di speranza “nuova”
La parola a... Madre Carla 18 Le piccole grandi virtù necessarie...
19 “Nella vita consacrata l’autorità è prima di tutto un’autorità spirituale”
suor Anita Bernasconi
Mariangela Melica
42 In Valdossola è sbocciata la primavera
Percorsi di formazione
Notiziario delle suore di santa marta
suor Ambrogina Tiberti
la Redazione
da Puria
Pagine aperte 43 Grazie, cara Madre Ambrogia
le Tue Novizie
45 Carissima Madre Nazarena
Via V. Orsini, 15 00192 Roma
Madre Carla
46 La Firenze nascosa nella carità e nell’arte
Quadrimestrale Anno LXXXV
Redazione suor Alessandra F., suor Damiana, suor Stefania, suor Maria Pia, suor Mariana Suore di Santa Marta Via Montenero, 4 - 22063 Vighizzolo di Cantù (CO) Tel. 031.730159 camfede@istitutosantamarta.org Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio www.studioinpagina.it
prof. Clara Birello
Con l’affetto della memoria 48
suor Tommasa Bonini suor Saveria Cazzaniga suor Iolanda Maffioletti suor Ambrogia Bellasio suor Teresa Zambonin suor Vincenza Valenti
50 Con l’affetto della memoria
suor Alfonsina Frigerio
Editoriale
La Redazione
“Pace a voi”
chiuderci alla novità che vuole portare nella nostra vita. Spesso però siamo stanchi, delusi e tristi: il male che è in noi e nel mondo è grande e pensiamo di non farcela. Non chiudiamoci in noi stessi, non rassegniamoci mai! Dio può tutto e non ci sono situazioni che Lui non possa cambiare, anche le più disperate. Facciamo memoria di quello che Dio ha fatto per noi, per ciascuno di noi. Allora crederemo davvero che la speranza non è morta ma è viva, sì perché è Lui la nostra speranza e continua a ripeterci: “Pace a voi, non abbiate paura”. La Vergine Maria, la discepola fedele, ci aiuti ad aprirci alle sorprese di Dio e a sentirlo presente in ogni momento della nostra vita come il Vivente!
3 Camminando con fede 1/2017
Le manifestazioni di Dio sono sempre novità perché Dio continua a essere creatore! Il Vangelo della Pasqua ci parla delle donne, le discepole fedeli di Gesù, in cui ciascuno di noi si può immedesimare. Sono davanti al sepolcro tra il dolore e l’incapacità di rassegnarsi, di accettare che tutto debba finire così. E se facciamo uno sforzo con la nostra immaginazione possiamo trovare in quei volti quelli di tante madri, nonne, sorelle, il volto di bambini, di giovani che sopportano il peso di tanta umana ingiustizia. Nel loro dolore esse hanno il volto di tutti coloro che vedono crocifissa la loro dignità e anche noi come le donne possiamo sentirci spinti a camminare e a non rassegnarci al fatto che l’egoismo quotidiano seppellisca la dignità di molti. È vero portiamo in cuore la certezza della fedeltà di Dio che non viene meno alle sue promesse ma, quasi senza accorgerci, possiamo abituarci a convivere con il sepolcro e così con il Maestro muore anche la nostra speranza. Anche a noi, come alle donne in quel luminoso mattino, qualcuno ci viene incontro dicendo: “Non temete” perché “È risorto come aveva detto”. Tale è l’annunzio che di generazione in generazione risuona nella notte santa e ci assicura che la nostra speranza non è morta. Ma anche noi davanti al nuovo di Dio proviamo timore e spesso preferiamo tenere gelosamente strette le nostre piccole e fragili sicurezze. Sì, abbiamo timore delle sorprese di Dio. Lui però continua a sorprenderci: Il Signore è così e ci chiede di non
Parola di Dio
Quel filo rosso che lega noi e il Signore L
Camminando con fede 1/2017
4
a Pasqua segna un chiaro passaggio tra l’esperienza dei discepoli prima di tale evento e il tempo successivo. I tre anni della vita pubblica di Gesù sono per i discepoli l’occasione di “stare con lui”, di ascoltare la sua parola, intuendo nei suoi vari gesti la missione affidatagli dal Padre. In tanti passi però gli evangelisti ci raccontano dell’incomprensione e della fatica nel capire ciò che egli stesse dicendo loro. Evidenziano gli evangelisti la fatica dei discepoli nel capire ogni gesto accompagnato dalla promessa di “risorgere dai morti”. Cosa significava questa promessa? Ancora l’evangelista Giovanni al capitolo 20 presentando la tomba vuota, dice dei due discepoli che andarono al sepolcro “non avevano infatti ancora compreso la scrittura, che Egli doveva risorgere dai morti” (cfr Gv 20,9). Anche la nostra stessa esperienza di credenti non ha significato senza la risurrezione: gesti, parole, segni, miracoli… tutto questo e molto altro senza quell’evento decisivo perde di senso. Gli evangelisti lo fanno capire fin da subito: Gesù introduce i discepoli a quello che sarà il suo futuro, perché solo così il discepolo di allora come il discepolo di oggi può capire la vera vita e essere introdotto nel suo mistero di morte e risurrezione. Quanto anche la nostra esperienza di fede dice la nostra incredulità? Quanto il cammino quaresimale è stato cammino di “guarigione” dalle nostre piccole e grandi incredulità? Certo è che la morte aveva “appiattito” tutto, i discepoli avevano “messo una pietra sopra”, oltre che sul loro rapporto con Gesù, su tutte
le attese e le speranze che avevano di una vita nuova e piena. In tutti i vangeli ci viene detto che, dopo la risurrezione, Gesù appare alle donne e ai discepoli con alcuni temi di fondo: • il tornare in Galilea per poterlo vedere, • il rimprovero per la durezza dei cuori, • il mandato missionario di annuncio del Vangelo a ogni creatura. Gesù chiede ai discepoli che tornino alle origini perchè solo da lì possono comprendere tutto il cammino precedente alla luce della risurrezione. Ogni nostro cammino chiede sovente un “ritorno alle origini”, alle nostre vocazioni… a quel momento decisivo e sorgivo (la nostra vocazione) dove tutto è cominciato… dove qualcuno ci ha chiamato e là ci siamo sentiti guardati, quindi amati. I discepoli non lo avevano capito prima perché il loro cuore era indurito… anche noi ascoltando nella veglia pasquale il profeta Ezechiele abbiamo chiesto un cuore di carne al posto del cuore di pietra. È la grande sfida del nostro discepolato: chiediamo al Signore continuamente che ci doni un cuore nuovo, pronto ad ascoltarlo. La Risurrezione dona al discepolo la capacità di rinnovare il proprio cuore alla luce di Cristo che ha vinto la morte: in Lui ogni durezza può essere accompagnata e custodita fino ad essere sciolta. Da questa novità del cuore parte poi il mandato missionario: la prima testimonianza è l’ascolto della parola di Gesù, che alla luce della risurrezione diventa cammino nuovo, parola da mettere in pratica.
per riscoprire la sua presenza e il suo amore senza misura; • il riconoscerlo alla cena come i discepoli a Emmaus, qui Gesù chiede di essere riconosciuto nel pane spezzato, nei gesti della cena. A tutti noi, dall’Ascensione in poi, è chiesto di riconoscere la fonte della nostra fede nel pane spezzato, nella vita che Gesù ha donato per ciascuno di noi. L’Eucarestia rimane ancora oggi il luogo dove il Risorto è presente e ci chiede di ascoltare la sua parola e spezzare il pane, perché la nostra vita abbia senso nuovo; • il recupero dell’amicizia: tutti lo avevano lasciato solo, Pietro lo aveva addirittura rinnegato. Gesù cerca di riannodare quell’amicizia che era stata interrotta, mostrando quindi un Dio che ci viene a cercare sempre. “Pietro mi ami?” domanda diretta ripetuta per tre volte a ricordare i tre rinnegamenti… domanda che restituisce dignità a Pietro e a ciascuno di noi. In apparenza pare che a Gesù la risposta quasi non interessi… è Dio che ci viene di nuovo a cercare chiedendoci, nella povertà delle nostre risposte, la capacità di rialzarci grazie al suo amore. Questa è la nostra resurrezione oggi! “Molti altri segni sono stati compiuti… ma non sono stati scritti in questo libro” Per ben due volte Giovanni al capitolo 20 e 21 ci ripete questa frase: “non tutto è stato scritto”. Mi piace pensare che non tutto è stato scritto perché ora tocca a noi scrivere il Vangelo… con la nostra vita, le nostre gioie e dolori, i nostri sorrisi e le nostre lacrime. Possano le nuove pagine del Vangelo portare l’impronta del nostro volto, i nostri segni, la nostra vita. Partecipiamo anche noi della risurrezione di Cristo e apriamo il cuore al nostro cammino verso di Lui.
di don Andrea Buffolli
5 Camminando con fede 1/2017
Il tempo pasquale è il “tempo della chiesa”: nessuno può sentirsi escluso da questo tempo, ma ciascuno di noi con la sua vita può e deve annunciare il Vangelo di Cristo. L’evangelista Giovanni narra più nel dettaglio le apparizioni del Risorto ai discepoli. Dopo l’apparizione a Maria di Magdala, la quale ha il compito di annunziare ai discepoli ciò che ha visto e udito, Gesù appare per due volte ai discepoli. La prima (cfr Gv 20,19-29) dove è narrato l’incontro con il gruppo dei discepoli e la seconda alla presenza di Tommaso. Non ci viene detta l’incredulità o almeno lo stupore e la diffidenza del gruppo degli undici, ci viene narrata invece l’incredulità di Tommaso che sta davanti a Gesù con tutta la sua persona e la sua intelligenza: vuole vederci chiaro, fino in fondo. Non mi pare sia giusto stigmatizzare il modo di fare di Tommaso che ci mostra un percorso di fede desideroso di chiarezza e verità. Gesù proclama al termine di questa pagina una delle beatitudini più nostre: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno”. Siamo proprio noi, testimoni non oculari, che siamo chiamati a credere pur non avendo visto, facendo ogni giorno i conti con l’incredulità, con il dubbio, con il nostro cammino di credenti. Lo stesso nostro cammino è già luogo di beatitudine, possibilità con cui noi possiamo crescere nella fede e nel nostro legame con Dio. Tommaso chiede un segno, chiede una presenza viva. Il tempo pasquale ci aiuta a scorgere la presenza del Risorto la nelle pieghe più quotidiane della nostra vita. La seconda apparizione (cfr Gv 21, 1-23) ha dentro di sè una molteplicità di contenuti e significati: • il miracolo operato da Gesù è la pesca sovrabbondante: un tema già caro al Vangelo prima della passione e che ritorna ora. Il Risorto cammina accanto a noi, e rende la nostra vita un miracolo, un’occasione continua
Attualità
Il Papa di pace in un Egitto di pace di suor Damiana
P
Camminando con fede 1/2017
6
apa Francesco non è andato solo in Egitto: gli è restato accanto Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli. Insieme hanno incoraggiato il Grande Imam, lo Sceicco Ahamad Mohamed al Tayyib, nel suo lavoro per contrastare e riparare i danni che continuano a provocare i fondamentalisti dell’Islam. L’incontro, tenutosi presso la moschea di Al Azhar dove risiede l’Università punto di riferimento per i musulmani sunniti di tutto il mondo e istituzione promotrice di una conferenza internazionale improntata alla pace, è avvenuto in un clima di grande cordialità. Anche Bartolomeo nel suo intervento ha tra l’altro ribadito che “l’Islam non è equiparabile al terrorismo perché il terrorismo è estraneo a ogni religione”.
Il Grande Imam ha fatto cenno alla “Costituzione di Medina”, documento stilato da Maometto nel 622, che regola i rapporti tra musulmani e non musulmani. L’Imam è convinto che una rilettura approfondita di questo documento contribuirebbe sicuramente a “svuotare” il conflitto ideologico, culturale e religioso tra le scuole che interpretano il Corano. Inoltre questa prestigiosa Università che controlla centinaia di scuole coraniche nel mondo, con circa quattrocentomila alunni solo in Egitto, sa bene che l’istruzione ha un compito fondamentale nella lotta contro i movimenti estremisti. Bartolomeo e Francesco al Cairo insieme hanno voluto essere vicini ai cristiani copti, che in Egitto si sono sempre sentiti non
partecipazione non solo dei cattolici, circa trecentomila fedeli, ma anche degli ortodossi e degli islamici. L’intero popolo egiziano ha vissuto con profondo entusiasmo il viaggio di papa Francesco e la sua partecipazione alla Conferenza internazionale sulla pace all’ Università di Al-Azhar è stata accolta con grande gioia anche dalle persone semplici e poco istruite. L’ultimo momento della visita del Papa è stato l’incontro con il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi, uomini e donne in cui Francesco ha visto la bellezza della Chiesa in Egitto e che si è concluso con la celebrazione della Parola e la rinnovazione delle promesse della vita consacrata. L’Egitto per noi è stato sempre un segno di speranza, di rifugio e di aiuto: quando imperversava la carestia, Giacobbe con i suoi figli si recò in Egitto e fu salvato, la Santa Famiglia di Nazaret emigrò sulle rive del Nilo per scampare alla violenza di Erode. Chiediamo al Signore di benedire e proteggere sempre il popolo egiziano e di guidarlo sulla via della prosperità, della fraternità e della pace!
7 Camminando con fede 1/2017
minoranza ma cittadini a pieno titolo e che non si sono lasciati intimidire dai numerosi attentati che hanno subito non esitando a proclamare martiri i loro morti, simbolo di chi non ci sta a perpetuare lo scontro tra civiltà. Quando un kamikaze ha seminato morte nella chiesa di San Pietro e Paolo nel dicembre scorso, i primi ad entrare per soccorrere i feriti sono stati alcuni islamici. Dopo gli attentati della Domenica delle Palme i vicini musulmani sono stati i primi a esprimere le condoglianze e hanno partecipato con profonda commozione ai funerali delle vittime. I cristiani, in Egitto come in ogni nazione della terra, sono chiamati ad essere lievito di fraternità e l’incontro di Francesco con il Papa dei copti ortodossi Tawadros II è stato un forte segno di comunione, reso più visibile con la firma di una Dichiarazione Congiunta dalla quale traspare il cammino di avvicinamento compiuto negli ultimi anni che ha portato ad eliminare quasi tutte le differenze teologiche fra le due confessioni. La celebrazione della Santa Messa allo Stadio dell’aeronautica militare del Cairo ha visto la
Ricordare e... vivere “Ricordare e… vivere”
vuole essere una “piccola finestra” che si aprirà in ogni numero di questo notiziario e da cui si potrà “guardare” sia la vita e la spiritualità del Beato Tommaso Reggio che i cammini iniziali della Famiglia Religiosa. La commissione del Beato Tommaso Reggio
Un temperamento di legislatore
di p. Giuseppe De Libero D.O.
L Camminando con fede 1/2017
8
eggendo attentamente la vita di Tommaso Reggio e percorrendo gli atti del suo lungo e travagliato governo, esaminando le molte iniziative della sua attività pastorale, si resta meravigliati al delinearsi naturale della sua figura di legislatore, all’imporsi del suo forte temperamento di legislatore. Era certamente un dono, perfezionato dalla sua vita ascetica. Il legislatore ha una sua unità interiore alla quale riduce tutte le cose dell’esistenza, ed ha quindi la capacità di ridurre ad unità anche le anime che guida. Il vero legislatore ha una potente vita interiore, la quale, mentre sagoma l’uomo ad unità, questa unità umana poi, ricongiunge a Dio. L’uomo di governo anche intelligente, anche animato da buone intenzioni, ma che non ha il temperamento, il genio del legislatore, che non ha una vita interiore sviluppata, uno slancio
soprannaturale, vede gli inconvenienti, i mali, i guasti solo alla superficie e corre ai ripari con rimedi empiristici, con mezzucci con provvedimenti di fortuna, e riesce a niente o a poco! Fa come il medico che cura la manifestazione della malattia, ma ne lascia la radice infetta, e la malattia non tarda a manifestarsi di nuovo. Ne abbiamo la prova nella legislazione così detta “laica” e, in genere nella legislazione “democratica” oggi di moda: sono migliaia e migliaia di leggi, leggine, decreti, una vera selva, nella quale anche un giurista esperto non sa dove metter le mani, col risultato di un disordine che spesso non si arresta ma cresce! Tutti gli Stati moderni muoiono di questa molteplicità di mezzi di vita, che sono le leggi, come tutti vedono e lamentano. Tommaso Reggio nel suo lavoro incessante di governo, interviene sì con provvedimenti specifici ed opportuni richiesti da casi urgenti o
va più ampia di quanto siamo venuti dicendo. Il consenso nel quale si chiuse la sua esistenza laboriosa è poi la testimonianza più lusinghiera che un uomo di governo possa desiderare.
Sicurezza consapevole Al suo primo entrare, per dire così nella vita sociale, noi lo vediamo subito procedere con sicurezza consapevole ad agire in profondità, e con ampiezza di decisioni che superano i casi singoli per andare alla totalità, in quella sintesi, che è rappresentata da ordinamenti, norme, legislazione. Non possiamo seguire l’uomo saggio in tutte le sue disposizioni, perché occorrerebbe molto più che un articolo e ci fermeremo ai punti più salienti ed ai momenti più importanti della sua opera. Non possiamo omettere tuttavia un cenno della sua condotta nella riforma della vita di seminario, dove egli fece opere di legislazione in miniatura dal punto di vista materiale, ma opera importante di vera legislazione, come importante è l’istituto sociale ed ecclesiastico di un seminario. Del resto anche la miniatura può essere opera di arte e grande arte. Triste era la condizione dei seminari al tempo di Tommaso Reggio, per lo spirito di sovversione generale, e difficile a ricondurre l’istituto alle sue origini. Tommaso Reggio nominato rettore del seminario di Chiavari non si indugiò in misure poliziesche di disciplina, ma fece un profondo lavoro di riforma nell’indirizzo, nelle norme scolastiche, nella pietà, nei trattenimenti accademici che destavano entusiasmo, emulazione. Le cose più disparate e le pratiche più differenti, che sembravano a sé stanti, erano, invece, dominate da un’unica ispirazione e le associazioni interne, i colloqui spirituali coi giovani, le varie forme di devozione, il culto mariano, gli stessi divertimenti si completavano. Degno di molta considerazione è il cenacolo di intellettualità e di spiritualità che egli seppe adunare poi nell’Abazia della Basilica di S. Ma-
9 Camminando con fede 1/2017
isolati, ma vede sempre l’origine lontana di un male, di un disordine; intuisce subito il procedimento basilare, per una costruzione, e mette mano all’opera. Noi troviamo pertanto una serie ben lunga di ordinamenti che vanno di là del bisogno, del momento, e mettono le fondamenta di una vita nuova. Egli si trovò a vivere ed essere capo in un tempo ed in un luogo ben tristi, dove le necessità più grandi urgevano in ogni senso, non per colpa dei suoi predecessori, ma degli eventi che maturavano, eventi di rivoluzione politica e sociale e cioè di disordini, di violenze, di smarrimenti paurosi. Le rovine erano grandi da per tutto ed anche nella sua terra. Con una grande calme, senza parole forti o gesti teatrali, com’è proprio dei demagoghi o dei faciloni, Tommaso Reggio si mise all’opera per ricostruire, talvolta coi rottami che trovava sulla sua via, ed il mezzo principale fu quella sua legislazione che non lasciava indietro nessun male, nessun gruppo di persone, nessuna specie di convivenza sociale. Questo lato della sua vita non è stato ben messo in luce, mentre è veramente il più grande in un pastore di anime, in una persona di autorità. Certo i confini entro i quali si svolse la sua attività di legislatore non furono grandi; prima una diocesi ordinaria, poi archidiocesi di Genova, ma ciò non diminuisce il suo merito. Il colpo d’occhio da legislatore, l’energia, la prontezza dell’uomo di governo si sarebbero spinti più in là, se più in là fossero stati i termini del territorio affidato alle sue cure. Dopo tutto i grandi legislatori, dei quali abbiamo fatto cenno innanzi, e cioè gli elaboratori di regole monastiche, la maggior parte delle volte, avevano dinanzi solo un piccolo gruppo di uomini e qualche fabbricato, e tuttavia la loro opera di legislatori non cessò di essere grande. Il risultato talvolta rapido, talvolta lento, talvolta seguito a distanza di tempo, come comporta lo sviluppo delle opere sociali, dà la pro-
Ricordare e... vivere
Camminando con fede 1/2017
10
ria in Carignano, con l’intervento delle migliori intelligenze del clero e del laicato di Genova. Non vi era alcun regolamento, ma solo un filo interno, come una legge sottintesa che guidava le discussioni ed i propositi di quei buoni. Opera di più ampio respiro fu quella svolta da Tommaso Reggio nella costituzione della “Piccola Casa della Divina Provvidenza” per le Orfanelle fondata da Teresa Solari, pia ed intelligente donna. Tommaso Reggio ebbe il merito di comprendere quell’anima generosa, di difenderla, indirizzarla nella nobile fatica; fu lui anche che scrisse la regola, concretizzando nella formula scritta l’opera silenziosa della sua direzione ed assistenza alla Solari. Nel 1851 ebbe l’incarico dalle Figlie di Nostra Signora dell’Orto, fondate da S. Antonio Maria Gianelli, di condurre a termine le Regole del loro Istituto che dal Fondatore erano state soltanto abbozzate. Mons. Reggio con la dottrina ed esperienza di cui era ricco, riordinò e completò il testo che fu poi approvato dalla Santa Sede. Ma il suo spirito di ordinatore, di legislatore ebbe un campo più delicato e più vasto nel dovere pastorale delle due diocesi da lui rette. A Ventimiglia, dove fu mandato vescovo nel 1877 e dove restò per quindici anni, egli fece opera di restaurazione generale con la ripresa del seminario vicino a finire, con la fondazione di un convitto vescovile, con la “Unione di Preghiere per ottenere buoni sacerdoti”. Fatica grande di riordinamento sociale ed ecclesiastico furono le sue “Visite Pastorali” che implicavano disposizioni, decreti, indirizzi vari. Però come Mons. Reggio sapeva che le più belle e buone opere si dissolvono nel niente, senza una vigilanza ed una guida costante, così egli istituì “La Congregazione della S. Visita” chiamandovi gli ecclesiastici più degni e competenti per la realizzazione completa di quanto era stato disposto e di tutte le leggi ed i decreti emanati.
Imprese più durature ancora, più importanti per la vita di una diocesi sono gli istituti di cultura ed i “sinodi diocesani”; i primi pongono le fondamenta di una profonda costruzione intellettuale i secondi una trasformazione morale e spirituale. I sinodi si possono considerare come vere assemblee legislative ed hanno avuto sempre importanza di primo ordine nella Chiesa. Mons. Reggio in ordine alla cultura fondò l’Accademia di S. Tommaso che elevò la cultura filosofica e teologica del giovane clero, specialmente, e suscitò una generosa emulazione. I sinodi poi che furono ben tre, tolsero abusi, crearono provvidenze necessarie, dettero ordine nuovo e completarono la struttura della legislazione diocesana, per ogni bisogno e per ogni caso. Ognuno sa che l’insegnamento della dottrina cristiana è quello che assicura la continuazione della vita religiosa in una parrocchia, però molto spesso un tale insegnamento languisce e si riduce a niente o a simulacro di insegnamento, per le difficoltà inerenti a tale attività. Mons. Reggio risolve il grave problema con un’altra opera di legislazione, la “Congregazione della Dottrina Cristiana” vero sodalizio di attività civile e religiosa, con un suo minuto regolamento ed un meccanismo quanto mai pratico di risultati sicuri. Vennero altre istituzioni e fondazioni come “L’Orfanotrofio di S. Marta” e la “Casa della Misericordia” di Sanremo per le quali egli divenne veramente padre degli orfani, ma non possiamo oltre dilungarci nella rassegna. La diocesi di Ventimiglia fu così messa in punto di affrontare tutte le difficoltà e le lotte della vita in quei torbidi tempi. L’attività pastorale di Mons. Reggio a Genova fu sostanzialmente la stessa, ma più ampia, più difficile, com’è facile intuire. Anche qui sinodi, visite pastorali e decreti, iniziative di ogni genere. Sono da ricordarsi tuttavia la riforma delle circoscrizioni parrocchiali, l’Ufficio del Con-
tenzioso Ecclesiastico, la Pontificia Facoltà Giuridica, istituzioni tutte che conferirono snellezza, forza, luce di pensiero alla vasta archidiocesi di Genova.
L’opera maggiore
fatta e poi soggiungeva: “Stavolta sbagliate voi e converrà lasciare come ho scritto”. Mezzo secolo di vita ha collaudato la fermezza delle regole e costituzioni che anche oggi presentano una modernità, una attualità sorprendente. Queste regole, nella loro schematicità, per, chi sa leggervi, rivelano lo spirito, la vita interiore, l’alta mente, il pensiero costruttivo di Mons. Reggio, la sua fisionomia di guida, di pastore. Mons. Reggio con la sua assistenza alle Suore, con le sue lettere, più tardi, sviluppava come un commento delle regole, non solo nel loro valore disciplinare, ma anche in quello spirituale ed ascetico. Chi osservasse completamente tali regole potrebbe divenire gran santo. Non intendiamo dire che le altre regole non abbiano questa capacità, vogliamo solo far notare che esse apprestano quelle forme moderne e sempre evolventesi che la santità riveste nei diversi momenti della storia. Le regole della Congregazione di S. Marta si presentano come un blocco solo, solido, suscettibile di tutte le forme di apostolato. Da “CAMMINANDO CON FEDE” Numero unico (Celebrazione 50° della morte di T. Reggio 22 novembre 1901-1951 pagg. 21-26)
11 Camminando con fede 1/2017
Ma l’opera maggiore di Mons. Reggio, e per la quale il suo nome e la sua benemerenza sono passati e resteranno nella Chiesa universale è la giovane, ma già robusta Congregazione delle Suore di S. Marta. L’idea della fondazione gli fu suggerita appunto da quel suo talento di legislatore… Per una sua opera di apostolato, egli non trovò né soggetti, né istituti convenienti ed allora disse a se stesso: Creerò io un istituto di Suore. A Ventimiglia avvenne la fondazione. Egli si impegnò a dare una formazione alle prime giovani che risposero al suo appello ed a una vocazione. E quale sia stata poi questa formazione mostrarono le prove dure che le suore ebbero presto ad affrontare, estrema povertà e sacrifici inauditi, prove che avrebbero potuto distruggere un’opera meno solida. Il capolavoro di Mons. Reggio fu la regola delle Suore di S. Marta, regola che fu prima vissuta, sperimentata, poi lentamente scritta, meditata e finalmente applicata, codificata ed ebbe infine la sanzione suprema della Chiesa. È bello veder il modo attraverso un episodio, che Mons. Reggio teneva nel compilare la sua regola. Egli ne dava lettura alla Comunità, a mano a mano che elaborava gli articoli e sentiva con interesse le osservazioni delle suore: voleva anzi che parlassero con confidenza, senza alcuna riserva. Se le osservazioni erano giuste, le accoglieva, le inseriva nel testo: se non erano giuste, egli faceva vedere il lato debole dell’osservazione
Spiritualità e carisma
Suore di Santa Marta... ...unite nella diversità! di suor MP.M
U Camminando con fede 1/2017
12
n fascio di luce bianca che illumina un piccolo angolo del nostro mondo. Un fascio di luce costituito da vari colori che pur nella loro diversità si fondono in un unico blocco rifratto… questa è la comunità delle Suore di Santa Marta. Unità nella diversità con denominatori comuni: accoglienza fatta di vicinanza e di calore, legami affettivi autentici, rispetto della sensibilità di ciascuna e della diversità di ruoli. Perde terreno l’accentratore, il controllore e il sospettoso; il loro vaglio vigile e attento si dissolve. “In comunità portiamo, con i nostri doni, anche i nostri difetti e i nostri limiti. Viva ed esigente la comunità ci stimola ad una continua conversione”. (Art.69 Costituzioni delle Suore di Santa Marta)
La pienezza di una relazione vissuta in comunità, dove si impara a perdonare e ad essere perdonati, può rendere fecondo l’incontro con l’altra persona, guardata e amata con rispetto, senza compatimento o atteggiamento di superiorità. “Riconoscendo la nostra fragilità, viviamo in un dialogo sincero, il valore del perdono”. (Art.69 Costituzioni delle Suore di Santa Marta) Per accogliere la diversità è necessaria la conoscenza dell’altro, “si ama solo ciò che si conosce” (Saint-Exupery) e la conoscenza vera si attua nella condivisione del quotidiano con i suoi problemi, le sue aspettative e dinamiche di vita. Stare a distanza e rimanere arroccati sulle proprie posizioni fa innalzare barriere; una vicinanza di affetti, di stima e di benevolenza getta ponti che permettono all’altro di salirvi e di entrare in comunione. “Sentiamo l’esigenza di riconciliarci con Dio e tra di noi, rinnovando i vincoli della carità con l’umiltà di chi, avendo molto da farsi perdonare, sa comprendere e perdonare gli altri con generosità e prontezza”. (Art.69 Costituzioni delle Suore di Santa Marta) Allora in questo modo si comprende che non è la differenza di lingua o di cultura a dividerci ma sono i valori umani e cristiani condivisi a renderci sorelle e figlie di uno stesso Padre. Chiediamo allo Spirito Santo la grazia di saperci sempre relazionare con l’altro come ad una persona che racchiude in sé un suo dono da condividere con gli altri.
“Alzati, va’ e non temere”... le Commissione Vocazionale
Sospinti dallo Spirito per la missione
L
L’esperienza dello “scambio spirituale” ci ha reso consapevoli del fatto che «Dio viene ad aprire le porte della nostra vita, delle nostre visioni, dei nostri sguardi». (Papa Francesco) E uniti nella preghiera sentiamo l’invito di alzarci, di non temere e di andare sospinti dallo Spirito per compiere la nostra missione.
Chi volesse iscriversi online all’iniziativa dello scambio spirituale può farlo da questo QR Code
13 Camminando con fede 1/2017
a 54a GMPV ci aiuta a fare memoria della nostra storia vocazionale, di quei momenti in cui ci siamo sentite chiamate dal Signore ad “uscire” da noi stesse per vivere in continuo esodo; la nostra missione è stata sempre rassicurata da un pressante invito a “non temere” ad andare ovunque il bisogno ci chiama. La nostra esperienza di fede e la nostra appartenenza al Signore ci permettono di “raccontare” agli altri, attraverso il quotidiano della nostra vita donata, la bellezza della chiamata; di coinvolgere tutti nella realizzazione della nostra vocazione, del nostro essere Chiesa e vivere già ora la comunione dei beni spirituali. Quest’anno come commissione vocazionale abbiamo proposto di creare un’iniziativa di preghiera, chiamata “scambio spirituale”, con coloro che avviciniamo nel servizio apostolico: è stato molto bello scoprire che tante persone si sono sentite coinvolte nella nostra iniziativa e che insieme a noi intercedono il dono di sante vocazioni. Nello stesso tempo questa nuova esperienza “allarga” il nostro essere missionarie e ci rende “prossime” ai bisogni dei nostri fratelli.
Spiritualità e carisma
Evangelizzare con creatività le Suore Partecipanti
Chiavari
A
ncora una volta la nostra Famiglia Religiosa ci ha donato la possibilità di vivere due giorni ricchi di condivisione fraterna, due giorni di sosta per un incontro personale con Colui che riempie la nostra vita di luce e di creatività. L’incontro si è tenuto a Chiavari e, come sempre, è stato organizzato anche nei minimi particolari dalle Suore della Commissione Spiritualità. Inoltre l’accoglienza squisita della Comunità chiavarese ha reso veramente piacevole il nostro soggiorno. In questi due giorni ci ha accompagnato Mons. Stefano Mazzini, Rettore del semina-
Camminando con fede 1/2017
14
rio di Chiavari che per approfondire la Parola di Dio ci ha proposto le sue riflessioni sulla Trasfigurazione, sulla parabola del figliol prodigo, sulla samaritana e su alcuni articoli della Gaudium et Spes. Con molta chiarezza e incisività don Stefano ci ha aiutato a gustare e interiorizzare gli insegnamenti di questi brani per poi trasmetterli a quanti incontriamo. La nostra missione è quella di avvicinare i lontani, coloro che per vari motivi si sono allontanati dal Signore e i tanti che non hanno ancora avuto la possibilità di conoscerlo e quindi non hanno ancora scoperto e speri-
ché anche noi come la Maddalena cerchiamo il Signore nei solchi delle nostre giornate, scoprendo poi che Lui è sempre accanto a noi per donarci la sua Luce, la sua Gioia ed inviarci ad annunciarlo al mondo con la nostra vita. Come consacrate ogni giorno ascoltiamo la voce del Signore che ci dice “Vai e Vivrai”, un invito a lasciare le nostre sicurezze, le nostre attese e pretese per vivere radicate in Lui, facendoci modellare da Lui perché ci faccia creature felici e la nostra identità di Suore di Santa Marta cresca giorno dopo giorno e non venga mai meno.
15 Camminando con fede 1/2017
mentato la vera gioia, quella che nasce dall’incontro con il Maestro. Sono stati di grande arricchimento per ognuna di noi i momenti di condivisione nei quali ci siamo sentite davvero interpellate personalmente. Ascoltando le riflessioni delle nostre consorelle abbiamo colto quanto sia importante per la nostra vita e per il nostro cammino il sentirci sempre amate dal Signore, da Lui volute, da Lui cercate e da Lui sempre attese. Anche noi, come la samaritana, tante volte cerchiamo altrove l’Acqua che può dissetare quella grande sete d’Amore che c’è in noi. È stato bello sentirci ripetere ancora una volta che è proprio nella relazione fraterna vissuta tra noi che possiamo sperimentare la vera Gioia, una gioia che nasce dall’incontro personale con il Signore e che si rinsalda e ci arricchisce sempre di più, ci fa capaci di trasmetterla, di donarla a coloro che avviciniamo. Abbiamo concluso queste due giornate in compagnia di Maria Maddalena, donna della ricerca e dell’annuncio, figura femminile nella quale ognuna di noi si è ritrovata per-
Spiritualità e carisma
Come Tommaso
chiamate a tuffarci S
iamo grate al Signore che ci ha colmato di tanti doni in questo periodo di più immediata preparazione alla nostra professione perpetua. Infatti, abbiamo avuto la possibilità di partecipare al XXXII Seminario su direzione spirituale e accompagnamento promosso dalla CEI dal 18 al 21 aprile a Gallipoli (LE), incentrato sulla figura di don Tonino Bello: “Ascolto dei ‘sogni’ e coraggio di parole ‘scomode’”.
Camminando con fede 1/2017
16
Ancora una volta abbiamo compreso che prima di “uscire” incontro agli altri c’è bisogno di “entrare” in noi e scoprire la nostra fragilità per poter fare esperienza della Misericordia di Dio e il “sogno” che Lui ha per ciascuno di noi. Solo così possiamo metterci al suo servizio senza paura con tutto ciò che siamo. Gallipoli è stato questo per noi: un mettere insieme il percorso che con tanti aiuti abbiamo fatto finora nel nostro cammino di formazione. Nello stesso tempo è stato bello fare esperienza di comunione con la Chiesa: tutti cerchiamo di accogliere in noi le chiamate del Signo-
Reggio
di suor Claudia Valdés e suor M. José Casanova
nel “sogno” di Dio so agli inizi della nostra formazione in Cile. Ci piace ringraziare ciascuna delle consorelle che abbiamo incontrato perché la loro accoglienza ci ha fatto fare l’esperienza di essere un’unica famiglia sparsa nel mondo. Sentiamo rivolto a noi l’invito di custodire questi “tesori” in modo da poter un domani donarli a coloro che verranno e alle persone che saremo inviate a servire. Un grazie di cuore alla nostra carissima Madre Generale e alla nostra amata Famiglia Religiosa per le innumerevoli possibilità di bene che abbiamo ricevuto in questo tempo di speciale preparazione.
17 Camminando con fede 1/2017
re e diventare a nostra volta “chiamanti” per i giovani di oggi. Ma il dono più grande l’abbiamo vissuto dal 22 al 26 aprile, camminando per le strade che il nostro Padre Fondatore ha calpestato, incontrando nelle diverse comunità della Liguria che abbiamo visitato, la fragranza del suo “profumo”, custodito con l’amore filiale che man mano abbiamo potuto ricevere. È stato bello confermare ciò che ci è stato trasmes-
La parola a...
Madre Carla
Le piccole grandi virtù necessarie... S
Camminando con fede 1/2017
18
tiamo vivendo e assistendo ad avvenimenti importanti che avranno un peso nella storia, stiamo sperimentando in questo vivere vorticoso quanto sia difficile “discernere” e scegliere ciò che dà spessore al nostro vivere quotidiano. La celebrazione dei 70 anni dell’Unione Europea ci ha quasi costretto a “ritornare” sui valori che possono e debbono tenerla insieme. Come dice il Papa infatti: “L’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocollo e procedure da seguire, ma è una vita, un modo di concepire l’uomo e la sua dignità trascendente e inalienabile…” (Cfr. Discorso ai capi di Stato europei). L’aveva già detto DE GASPERI: “Se noi costruiremo soltanto amministrazioni, comuni, senza calore, senza vita ideale, l’Europa potrebbe offrire una struttura superflua e oppressiva” (da Avvenire-M. Romana De Gasperi). Umiltà e fierezza servono sempre per tenere il passo e andare verso situazioni pregnanti di
vita. I trattati, le regole, le misure concordate, possono essere strumenti importanti e necessari ma rimangono lettera morta se dentro non c’è lo spirito vitale, l’anima che ne anima il senso. È così anche per noi! Vivere insieme liberandoci dalla cultura del sospetto e della diffidenza, superando la paura della difficoltà e delle incomprensioni reciproche… è una sfida! Sono sempre più necessarie le “piccole grandi virtù” della pazienza, della saggezza, della reciproca comprensione; sono queste che aprono i “confini” e “abbattono i muri” sono queste che ci aiutano a fare i “miracoli” necessari ogni giorno per vivere bene insieme. Essere testimoni di bene concreto e palpabile è necessario proprio in questo mondo, in questa nostra Europa, perché è sempre più vero quello che diceva il nostro indimenticabile Paolo VI: “Il mondo crede più ai testimoni che ai maestri”.
Percorsi di formazione di suor Anita Bernasconi
“Nella vita consacrata l’autorità è prima di tutto un’autorità spirituale” I
gimento per rendere le persone responsabili. Dobbiamo saper animare la vita di una Comunità e questo significa prima di tutto: promuovere la persona, in tutte le sue dimensioni, renderla consapevole delle sue risorse ed impegni, perché la vita di ciascuna sia realizzata in pienezza. Nostro compito essenziale è creare fraternità e corresponsabilità, che non è solo vivere l’una a fianco dell’altra, ma vivere l’una con l’altra e porre la vita e i doni a servizio della comunione, passando dall’io al noi, con attenzione ai bisogni delle consorelle. La Superiora dovrebbe vivere l’esercizio della sua autorità, come fosse una lunga Eucarestia, perciò accoglie, perdona, ascolta, riflette, offre, fa comunione, diventa missione, a imitazione di Gesù nella vita di ogni giorno. Quanto detto non è solo compito della superiora, ma di tutta la Comunità che risponde agli impegni della vita comune configurandosi a Cristo. Nel pomeriggio si è lavorato in gruppo seguendo la traccia di lavoro predisposta dalla Madre. Al termine di questa attività, in assemblea le
19 Camminando con fede 1/2017
l convegno nazionale per l’aggiornamento e la formazione delle responsabili delle Comunità e delle Scuole, svoltosi a Roma nella Casa Generalizia, dal 29 aprile al 1° maggio, ha avuto come titolo: “Nella vita consacrata l’autorità è prima di tutto un’autorità spirituale”. L’argomento è in linea di continuità con il tema affrontato nell’aprile 2016 e proposto da Mons. Josè Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione degli Istituti di Vita consacrata: “ll servizio dell’autorità nell’anno della misericordia” e dal Prof. Montuschi: ”L’autorità come dono e come servizio”. L’incontro è stato guidato dalla Madre Generale, Madre Carla Maria Roggero, con molta chiarezza, con tante attese e con riferimenti espliciti allo stile e ai documenti di Papa Francesco. La Madre invita prima di tutto noi responsabili, a vivere quanto ci viene comunicato, per non rischiare di agire in modo diverso da come pensiamo e diciamo. Riportiamo alcuni punti significativi dell’intervento di Madre Carla. Il compito di essere guida non è facile, richiede coerenza, deve essere illuminato dalla Parola e perciò ispirarsi all’atteggiamento di Gesù servo che lava i piedi ai suoi discepoli. I gesti e il magistero di Papa Francesco ci invitano ad una conversione, nel nostro servizio alle sorelle che ci sono affidate, nella ricerca assidua della volontà di Dio. “Sappiate esercitare l’autorità, dice il Papa, accompagnando, comprendendo, aiutando, amando, abbracciando tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride: le periferie esistenziali del cuore umano”. Rivediamo perciò il nostro servizio perché sia di aiuto attraverso il dialogo, l’ascolto, il coinvol-
Percorsi di formazione
Camminando con fede 1/2017
20
segretarie dei 5 gruppi hanno letto le relazioni che sono state consegnate alla Madre. Tutte le Comunità hanno formulato il progetto dopo una lettura reale della propria situazione, in cui sono emerse fragilità e bisogni e ispirandosi alla prima decisione del Capitolo hanno scelto obiettivi e mezzi per realizzare percorsi concreti di vero aiuto per una crescita individuale e comunitaria. La Lectio ha aiutato a rivedere il nostro modo di vivere. Non possiamo dire che sia venuto meno il Primato di Dio, ma dobbiamo riconoscere che è venuta meno la qualità e l’entusiasmo in questo rapporto. L’attenzione alle mozioni del Capitolo aiuta davvero a riqualificare alcuni aspetti della nostra vita religiosa, occorre però continuità nell’impegno con la collaborazione da parte di tutte, perché il progetto possa cambiare ciascuna in maniera radicale. La giornata successiva si è aperta con la riflessione guidata da Padre Bruno Secondin sul tema: ”Cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro” (2Tim 2,22). È quanto Paolo scrive a Timoteo invitandolo a cercare la Fede ed è quanto Barnaba, attraverso l’ascolto della Parola realizza nella sua vita e nella missione. Tra gli innumerevoli personaggi positivi di cui parla la Bibbia, spicca un uomo straordinario: Barnaba, un levita originario di Cipro, un esperto del culto e delle sue regole. Luca negli Atti degli Apostoli lo descrive come “uomo dabbene”, pieno di Spirito Santo e di Fede. A Gerusalemme difende Saulo, è capace di intuire l’autenticità del neoconvertito. Lo presenta agli Apostoli, garantisce per lui. Leggendo gli Atti si coglie in Barnaba una qualità meravigliosa, ancora oggi molto importante: sapeva incoraggiare, sapeva scoprire e vedere il bene che germoglia, anche se i segnali di vita di quel bene sono quasi inesistenti. La sua disponibilità non era rivolta solo verso i bisogni dei suoi fratelli, ma si allargava a chi aveva il più grande bisogno, cioè quello di conoscere l’Evangelo, la salvezza eterna in Gesù Cristo, perciò parte per la grande Evangelizza-
zione dei Gentili, ad Antiochia. È lui che va a Tarso a ricuperare Paolo e così ha inizio lo straordinario legame di unità di intenti tra questi due compagni di missione e ferventi predicatori dell’Evangelo. Come responsabili di comunità possiamo attingere molto dall’esempio di Barnaba. Era l’uomo dell’incoraggiamento, col desiderio di ricuperare tutti e sempre. Sapeva vedere il bene, credeva nel cambiamento delle persone, dava fiducia. C’è bisogno che ciascuno di noi nel suo quotidiano sia un Barnaba, e questo vuol dire persona pacificata dentro, senza ambizioni, persona non perfetta ma che fa respirare gli altri, che dà coraggio, che promuove il bene e che sa vederlo dove è appena germogliato, che sa consolidare la Comunità in un quotidiano di qualità: preghiera, ascesi, discernimento, collaborazione. È importante lasciarsi condurre dalla Parola perché abbiamo tutte bisogno di crescere in una rinnovata fiducia nell’azione salvifica del Signore, dovendo spesso registrare nella vita quotidiana ripetute sconfitte che a volte ci paralizzano nella crescita spirituale e umana e ci bloccano nella nostra azione apostolica. Nel pomeriggio di domenica non è mancato l’intervento della Segretaria generale Suor Vittoria Longhese e dell’Economa Generale suor Patrizia Gaspari che ci hanno chiarito alcuni nostri impegni relativi alle relazioni annuali e all’aspetto amministrativo. Ci viene chiesta precisione e chiarezza in queste attività che poi faranno parte della storia della nostra Famiglia religiosa. Il Convegno è stato molto ricco di proposte, di interventi, di iniziative come quella del gemellaggio tra le varie Comunità con l’impegno della preghiera reciproca e si è concluso con la visita alla Basilica di S. Maria Maggiore e di S. Prassede. Durante la Santa Messa ci siamo affidate a Maria e poi con una guida preparatissima abbiamo gustato l’arte e la storia di queste Basiliche. Siamo ripartite arricchite da questa esperienza intensa col desiderio di trasmettere tutto alle nostre Comunità per coinvolgerle in un rinnovato impegno di miglioramento della propria vita personale e comunitaria.
Frammenti di santità da Ventimiglia
Cara Suor Ambrogina sono trascorsi molti anni dal giorno in cui ti sei trasferita nella casa del Padre, eppure la scia luminosa che hai lasciato ovunque sei passata, si consolida sempre di più. I seminaristi di allora (ormai anziani sacerdoti) ricordano il tuo materno servizio svolto con umiltà, semplicità e sollecita carità per ognuno di loro. Il tuo occhio vigile giungeva a scoprire ogni loro necessità e, in silenzio, provvedevi in modo meraviglioso. Specialmente durante l’ultimo conflitto mondiale, quando in seminario regnava la povertà che minacciava la salute precaria dei più deboli. Tu, come una mamma attenta e previdente, hai fatto anche l’impossibile per procurare loro ciò che era necessario perché potessero perseverare negli studi e raggiungere la meta desiderata.
Le Suore del Seminario
Suor Ambrogina Tiberti passata alla casa del Padre il 2 gennaio 1986
21 Camminando con fede 1/2017
Sei stata sempre, in ogni occasione, in comunità e nell’apostolato, la Marta nascosta, umile, solerte, caritatevole, operosa, sognata dal Beato Tommaso Reggio. Ma non eri sola, il tuo esempio attirava le consorelle a imitarti e, la tua testimonianza fedele fino alla fine, ci è ancora oggi di stimolo nel nostro operare. Aiutaci ad essere Marte dal cuore ardente d’amore per Dio espresso nel servizio dei suoi ministri che si preparano a salire il “santo altare” e a uscire poi per le vie del mondo ad annunciare con gioia la buona notizia dell’amore e della misericordia.
In missione
Che grande emozione la visita del Cardinale Ernest Simoni! da Querceto
U
Camminando con fede 1/2017
22
n incontro pieno di gioia e commozione per i piccoli alunni della scuola dell’infanzia Santa Marta, delle loro maestre e di tutte le suore della Villa Tommaso Reggio che hanno accolto con tanta emozione il cardinale Ernest Simoni. Questo grande porporato è nato a Troshani, in Albania nel 1928, è stato ordinato sacerdote nel 1956 ed ha avuto una vita “normale”fino al 24 dicembre 1963 quando fu arrestato dalle autorità comuniste per aver celebrato una messa in suffragio del presidente americano Fitzgerald Kennedy assassinato a Dallas. Fu condannato alla fucilazione, pena che poi fu commutata in venticinque anni di lavori forzati. Per trent’anni la sua vita è stata un susseguirsi di tormenti continui e torture indicibili, ma lui non ha mai perso la speranza ed è stato padre spirituale dei suoi sfortunati compagni nei campi di lavoro.Per lui la liberazione arriva il 5 settembre 1990, dopo undicimilacentosette giorni di prigionia. Il 21 settembre del 2014 Papa Francesco durante la sua visita apostolica in Albania lo incontra e si fa raccontare tutte le sofferenze subite. Il 9 ottobre il Sommo Pontefice dà l’annuncio della nomina a cardinale per Ernest Simoni. Una “sorpresa immensa”, ebbe a dire il sacerdote albanese che ha visto in faccia la morte per ben cinque volte.
Ma torniamo al primo giorno delle Ceneri nella bella chiesa linda e accogliente dell’Istituto Tommaso Reggio in Querceto, dove un folto nugolo di bambini festanti hanno anche preparato una canzoncina in onore del Cardinale che si è commosso nel vedere tanto impegno in questi piccoli volti euforici ed eccitati. Li ha benedetti tutti, uno ad uno, ed ha celebrato la messa con padre Alberto, parroco di Querceto. Ha benedetto personalmente tutti i presenti ed ha poi ricevuto in una saletta del convento le persone che volevano parlare con lui. Una giornata importante per Querceto, una giornata che non sarà dimenticata. Fuori dalla chiesa un bellissimo sole ha accolto tutti coloro che sono andati a salutare l’anziano prelato ed ha fatto da cornice alle numerose foto che sono state scattate nel bel giardino della Villa Tommaso Reggio. Chi ha fatto ritorno a casa, percorrendo via del Ghirlandaio, ha avuto anche la gioia imprevista di essere salutato dal gesto della mano di Ernest Simoni che, seduto accanto all’autista tornava a Firenze, portando negli occhi, ma soprattutto nel cuore la gaiezza dei bambini e la letizia degli adulti che hanno veramente apprezzato l’incontro con quest’uomo provato e stanco, ma non tanto da impedirgli di continuare a dare il suo apporto e sostegno spirituale a chiunque l’abbia richiesto.
Camminando con fede  1/2017
23
In missione
Il sottopasso fe della discordia
È
Camminando con fede 1/2017
24
dagli anni sessanta che ci sono trattative per sopprimere, sulla linea ferroviaria dello Stato, i passaggi a livello per il potenziamento di itinerari ferroviari di particolare rilevanza. Nasce la necessità di sopprimere anche quello in prossimità di Via San Secondo, a Ventimiglia, dove sorge lo storico Istituto Santa Marta, immerso nel verde. Dopo anni di intese, nel 2015, decidono di passare all’azione. Viene espropriata una buona parte del lussureggiante giardino e viene chiuso il passaggio a livello. È panico in tutto il quartiere e nell’Istituto Santa Marta. I genitori, per portare i propri figli a scuola, sono stati costretti a seguire un percorso più lungo sia in macchina che a piedi. Per accontentarci, è stata montata una scala in metallo con 72 gradini e tutti ci siamo adeguati: suore, genitori, nonni, bambini della materna e della scuola primaria. Ora è piacevole vedere la scala popolata di bambini, mettono allegria. Pe i nonni non è così. I primi mesi sono stati duri per tutti, anche per il quartiere, perché ci siamo dovuti adattare alle nuove disposizioni che hanno sconvolto le nostre abitudini. È interessante conoscere i diversi interventi che sono stati fatti in casa e nel giardino prima di iniziare i lavori. Nel luglio del 2015, arrivano due fotografi da Milano con l’incarico di fotografare tutte le crepe presenti nelle stanze dell’Istituto. In seguito è arrivata anche
la ruspa e ha scavato nel giardino per deviare le reti dei vari servizi. Con un altro macchinario hanno fatto un sondaggio per sapere se nel sottosuolo giacevano bombe inesplose. Il 27 gennaio 2016, sotto la guida del Direttore tecnico del cantiere, geometra Di Iorio Stefano, iniziano i lavori per proteggere la nostra casa. Lo storico Istituto Santa Marta deve resistere a tutte le vibrazioni prodotte dai macchinari che agiranno con rispetto, ma facendo il loro dovere. In tale giorno una ruspa è stata piazzata nel nostro giardino e ha schiacciato tanti fiori, ha sradicato tutti i ficus e gli oleandri. Hanno abbattuto anche la maestosa palma, ammirata dalle generazioni che sono passate in questa casa. Oggi, tanti ricordi finiscono nella spazzatura. Noi, commosse, abbiamo fissato un ultimo sguardo su tutto e poi, accompagniamo la devastazione con la nostra presenza silenziosa. Ma qualche fiore sfida la ruspa e ci mostra ancora la sua bellezza. Poi una Perforatrice “Casagrande C6” con asta e antenna perforante alta 21 metri è stata trasbordata sul nostro giardino con Autogru “Terex”. Hanno proceduto ad un consolidamento del terreno mediante l’iniezione di cemento ad alta pressione fino ad una profondità di 21 metri con pressione fino ad 800 bar. Successivamente è stata cambiata la macchina perforatrice, mettendone una seconda, ti-
rroviario
di suor Adriana Turavani Ventimiglia
25 Camminando con fede 1/2017
po “Comacchio” per la realizzazione di una Berlinese di Micropali. Nella zona lato monte, dove verrà posizionato l’ascensore, la disposizione dei micropali è a quinconce in doppia fila, fino a una profondità di 21 metri. Dopo hanno proceduto al getto dei micropali e alla realizzazione di una trave in cemento armato da mettere in testa ai micropali per consolidare la paratia. Per un ulteriore stabilità dell’edificio, hanno provveduto ad eseguire una Tirantatura mediante l’inserimento nel terreno di tiranti in acciaio lunghi 24 metri. Ora il Direttore dei lavori assicura che si procederà presto alla realizzazione del piccolo Tunnel sotto ai binari che, finalmente, unirà Via San Secondo con la rotonda di Largo Torino. E allora finiranno tutte le discussioni, saranno fugati tutti i timori e le paure e non andranno più in Comune, in cerca del Sindaco per tutelare i propri diritti. Avremo anche l’ascensore che, dopo il Tunnel, ci porterà “a riveder le stelle”.
In missione
Cara scuola ti scrivo...
da Scuola Santa Marta
E
Camminando con fede 1/2017
26
ro solo e mi sentivo sperduto e pieno di paura, aspettavo che chiamassero la prima classe. Queste erano le mie emozioni all’inizio della scuola media. Pensavo di non riuscire nell’impresa che ritenevo impossibile: affrontare il nuovo corso di studi. Con il tempo, ho capito che l’eroica avventura era alla mia portata e, scomparsa la paura, ho iniziato a capire come funzionava il mondo inesplorato delle medie. Mi sentivo come Ulisse quando, tornando dalla guerra, spinto dalla curiosità, esplorava terre e luoghi lontani che nessuno prima di lui aveva visitato. Durante questo viaggio, Ulisse affrontò enormi difficoltà proprio come mi accingevo a fare io! Così pensavo al mio percorso nella scuola media: “un’Odissea” in cui io ero come un nuovo Ulisse e le mie esperienze a scuola erano straordinarie avventure, sfide, che però ho saputo superare egregiamente. Certo all’inizio del mio percorso ho trovato molte difficoltà che mi scoraggiavano, ma ho deciso di non arrendermi davanti ad esse e di superare gli ostacoli a testa alta. Ho imparato questa grande forza di volontà alla scuola elementare grazie alle mie maestre che mi hanno insegnato la tenacia e la costanza nell’affrontare le più grandi sfide. All’inizio della terza media, in alcune verifiche, soprattutto di matematica, non ottenevo buoni risultati, ma sono riuscito a trasformare gli ostacoli in sfide da superare e ancora adesso continua la mia dura battaglia contro
Chiavari
i compiti di matematica e geometria. Non mi sono arreso e grazie all’impegno e al sacrificio ho fatto molti progressi. Ringrazio molto questa scuola per il sostegno e l’aiuto che mi ha saputo dare in questo mio percorso personale dalle elementari sino alle medie. Porterò sempre con me i ricordi e le esperienze che ho accumulato in questi lunghi, ma bellissimi anni. Grazie di tutto!!! Lorenzo (3° media)
Cara scuola ti scrivo…
Sono ormai otto anni che sono qui e che tutti i giorni condivido momenti speciali: belli, brutti, bizzarri e noiosi… una tale collezione di ricordi che solo per elencare i più belli servirebbe un intero quaderno. Ho scelto di raccontare quelli che mi hanno accompagnato e fatto crescere maggiormente, facendomi diventare la persona che sono. Ancora mi ricordo il primo giorno della scuola elementare. Arrivai a metà del primo anno e la maestra mi chiese di scrivere un “pensierino” su: “Oggi è il mio primo giorno in una nuova scuola…” e ai miei compagni, da subito molto accoglienti, di scrivere su: “Oggi è arrivata una nuova compagna…” Questo è uno dei miei primi ricordi in questa scuola, uno di quelli che ancora oggi ho in mente chiaramente come del resto la mia aula, i miei insegnanti e i miei amici, molti dei quali mi accompagnano qui anche oggi. Mi
primi voti. Non sono mancati i momenti tristi, di sconforto e debolezza, ma, come piace dire a me, senza di questi non si apprezzerebbero i momenti felici. Siamo cresciuti, divertendoci, ma imparando; tra rimproveri e momenti di comprensione; tra le mille emozioni che lentamente abbiamo imparato a controllare (più o meno!) In questi tre anni di scuola media ci siamo sostenuti a vicenda nei momenti difficili e abbiamo riso insieme in quelli spensierati. Abbiamo imparato a prenderci le nostre responsabilità e a “spalleggiarci” a vicenda, a essere sempre l’uno per l’altro. In ogni angolo di questa scuola c’è qualcosa che ci riporta ai vecchi ricordi, a persone e a attimi: in palestra, in mensa, in aula informatica, in terrazzo, in campetto e nelle aule. Nonostante i nuovi amici, le nuove esperienze e il nuovo ambiente che ci attende l’anno prossimo, credo che nessuno di noi potrà mai dimenticarsi di questa scuola. Elena (3° media)
27 Camminando con fede 1/2017
ricordo di come (sempre alle elementari) piano piano abbiamo imparato a fare gruppo, a stare insieme, a sostenerci. Inizialmente non era per niente semplice! Per esempio, io giocavo molto a calcio con i maschi, ma in quanto femmina e pure scarsa, mi era categoricamente proibito! Con il passare del tempo, però, crescendo, abbiamo cominciato a “migliorare” e ad accettarci diversi e particolari come tutt’ora siamo. Tra questi ricordi non potrò mai dimenticare le ricreazioni in terrazza, in campetto, le sgridate, con le quali siamo cresciuti e la grandissima pazienza di maestre, suore e professori nel ripeterci per la milionesima volta: “Basta!!!”. Per quanto riguarda la scuola media, ho troppi ricordi, troppi momenti che vorrei raccontare, descrivere, come se, così facendo, potessi riviverli. Sono stati anni indimenticabili, anche se all’inizio la paura di certo non mancava. I primi compiti, le prime verifiche e interrogazioni, i
In missione Cara scuola ti scrivo…
Camminando con fede 1/2017
28
Voglio ringraziarti di tutto quello che mi hai insegnato: è grazie a te che ora sono così, mi hai fatto maturare e mi hai insegnato (oltre alle lezioni di storia e scienze…) i valori della vita e dell’amicizia facendomi incontrare e conoscere persone meravigliose che ora sono i miei migliori amici. Dopo il cambio della scuola, mi hai ridato la capacità di fidarmi dei miei compagni e un’istruzione ottima! Hai donato a me e ai miei amici momenti felici e di orgoglio: indimenticabili sono stati la vittoria della coppa vinta nel corso indetto dal Panathlon e le miniolimpiadi nelle quali, anche se non siamo arrivati sul podio, ci siamo divertiti e abbiamo collaborato come una vera squadra. Ricordo il mio primo giorno all’interno delle tue braccia protettive: ero terrorizzata all’idea di incontrare nuovi professori (nella mia testa crudeli) e compagni di classe istruiti a comportarsi come soldati; mi ero sbagliata: i nostri insegnanti sono sempre disponibili e i miei compagni sono affettuosi. Non dimenticherò mai la mia piccola aula dove ho trascorso questo anno e mezzo. Rimpiango quasi il tempo che è trascorso troppo velocemente: ora l’incertezza è talmente tanta che vorrei rimanere per sempre nelle tue materne e accoglienti mura bianche. Presto dovremo affrontare il primo gradino importante della nostra vita: l’esame di terza media; poi diverrà solo un ricordo, ma ti prometto, cara scuola, che, ogni volta che avrò il tempo, verrò a salutarti. Grazie per avermi fatto crescere e per avermi permesso di far parte dei tuoi alunni in modo da riuscire a valere come studente, amica e persona. Grazie per tutti gli adulti che, forse grazie a te, sono diventati apprezzabili lavoratori e grandi persone. Anche mia mamma (spero te la ricordi) ha frequentato questa scuola ed ora è direttrice di un’azienda navale: una donna da prendere come esempio. Grazie per tutte le gite che ci
hai permesso di fare nelle quali abbiamo imparato, ci siamo divertiti ed abbiamo rafforzato il nostro rapporto diventando, giorno per giorno, sempre di più una classe. Con queste gite ci hai anche dimostrato che se noi “facciamo bene il nostro dovere” veniamo premiati. Grazie per averci insegnato che Dio ci può far sentire meno soli rendendo la nostra vita più felice. Grazie perché mi hai insegnato che la vita può essere fatta di cose belle o brutte; dentro le tue mura mi sono resa conto che la vita sarà dura, ma è sempre bene cercare di vedere il lato positivo, migliorandosi giorno dopo giorno. Mi sono resa conto che, in questo poco tempo, ho fatto un percorso di maturità e ringrazio i miei genitori per avermi affidata a te, cara mia scuola. Ancora grazie per avermi permesso di far parte dei tuoi alunni. Non credo di poter desiderare una scuola migliore di questa perché, nonostante la fatica quotidiana, ci sono sempre stati i miei compagni e i miei professori che sono riusciti a rendere tutto più bello. Lorenza (3° media)
Con gli amici a 4 zampe
di Maestra Benedetta Scuola Primaria
Viareggio
A
29 Camminando con fede 1/2017
Il progetto ha visto i bambini della classe lla scuola Santa Marta di Viareggio si è seconda cimentarsi con collari, guinzagli, appena concluso il progetto di “Attività pettorine, shampoo, spazzole e bocconcini assistita con animali”, un percorso che per otnell’ottica di sperimentare il contatto fisico e to incontri ha emozionato adulti e bambini. la cura degli animali. I bambini hanno rifletIl progetto, realizzato da Luca Profeti retuto sulle conseguenze di certi sponsabile del Centro Educa“Se impariamo atteggiamenti, propri ed altrui, zione Cinofila “Io e il cane”, ha rispetto agli amici a 4 zampe, condotto per mano i bambini a ad amare mettendo in atto dinamiche emconoscere ed approfondire, sia gli animali patiche ed accrescendo l’autostiin teoria che in pratica, aspetti come meritano ma personale. legati all’evoluzione del cane, alsaremo molto L’osservazione fra le parti del la lettura dei suoi atteggiamenti, vicini a Dio” proprio corpo e quelle degli aniall’interpretazione ed al rispetto mali ha permesso ai bimbi di didei suoi bisogni. Madre Teresa di Calcutta ventare “piccoli scienziati” che I bambini protagonisti insieme da questo confronto ne hanno imparato la agli amici a quattro zampe, Tilly, pastore tedeterminologia specifica. sco di 10 anni, Meg e Olga ,due Weimaraner Ultimo, ma non meno importante, il raggiunpiù giovani e Aran uno dei 400 lupi dell’Apgimento della finalità di aver accresciuto la pennino ancora presenti in Italia, hanno porelazione e l’interazione di bambini con dituto sperimentare sulla propria pelle imporsturbi psico-relazionali e della comunicaziotanti emozioni: alcune paure iniziali, diffidenne insieme a tutto il gruppo classe. ze, inibizioni che si sono presto dileguate per Un sentiero è stato tracciato. Non resta che lasciare spazio ad un clima di “ascolto” e di continuare il cammino. “relazione”, fatto di contatto e di cure.
In missione
90 anni di storia: Educandato in festa da Roggiano
L
Camminando con fede 1/2017
30
a storia dell’Educandato Maria SS. Bambina di Roggiano inizia nel 1926, quando un prete, don Giuseppe Bardella, gettò le fondamenta di quella che sarebbe diventa la struttura che conosciamo. All’inizio il complesso, ben più piccolo rispetto ad oggi, era destinato all’accoglienza delle giovani del territorio, molte delle quali orfane di guerra, a cui veniva impartita una educazione basata sui valori cristiani e finalizzata all’apprendimento dei lavori agricoli e domestici. Con il passare del tempo la struttura andava allargandosi: alla prima casa, donata dal Cavalier Santagostino, si aggiunsero la Colonia della salute, la Cappella e la grotta dedicata alla Madonna di Lourdes. Intanto l’Educandato si specializzò come Scuola Agraria Industriale. Ma dopo la Seconda guerra mondiale, in una società che mutava velocemente, anche questa scuola dovette cambiare, per poi trasfor-
marsi del tutto grazie all’arrivo delle Suore di Santa Marta, avvenuta il 5 settembre 1957. Le suore di Santa Marta misero la parola accoglienza al centro del loro impegno educativo, rivolto prima a chi evidenziava gravi ritardi scolastici e, subito dopo, alla formazione attraverso la Scuola Materna ed Elementare. Seguì un corso per addette di segreteria, la Scuola Media nel 1961, quella Magistrale ed infine l’Istituto magistrale nel 1969. Vennero aggiunti gli impianti sportivi e rimodernati i dormitori, la mensa, le aule. Negli anni ’80, mentre diminuiva il numero delle studentesse “interne”, la scuola cominciò ad organizzare il servizio di trasporto con l’autobus e così ad aumentare il numero degli studenti. Fu sotto la guida di Suor Carla che nacque l’Istituto magistrale ad indirizzo psico-sociopedagogico e che la scuola venne aperta an-
che l’Educandato è una vera famiglia che sa ricordare e dire grazie, che nei momenti di difficoltà si unisce ancora di più, che si raccoglie in preghiera, che sa fermarsi a riflettere e insieme cantare gioiosamente. Questo clima caratteristico e inconfondibile ha accolto monsignor Agnesi, che ha officiato la Messa insieme a tanti altri sacerdoti amici di Roggiano, ed è rimasto nell’aria dapprima nel silenzio e poi nell’esplosione degli applausi spontanei che hanno accompagnato i ricordi tra sorrisi e lacrime, che hanno bagnato gli occhi di molti nel sentire il nome di Suor Melania, la religiosa che, con quasi 40 anni di presenza a Roggiano ne è diventata l’icona. Una festa sì, ridotta nella forma, ma non nella sostanza: celebrare i 90 anni all’Educandato che sono volati come i palloncini colorati lasciati andare verso il cielo dai bimbi più piccoli al termine della cerimonia e i 60 anni trascorsi con le Suore di Santa Marta, il cui carisma, radicato saldamente a Roggiano, vedrà in futuro il fiorire di molte altre generazioni, di molto altro bene.
31 Camminando con fede 1/2017
che ai ragazzi; con Suor Anita venne avviato il Liceo della Comunicazione e l’Istituto professionale per i servizi sociali e su questa linea, attraverso le riforme scolastiche, proseguirono le scelte compiute da Suor Renata ed oggi da Suor Andreina. Insieme a queste, molte altre sono le suore che hanno donato il loro servizio, la loro professionalità di insegnanti e le loro preghiere ai giovani e alle loro famiglie e prima di tutte ricordiamo Suor Melania. Da sempre l’Educandato è un luogo di pace e di tranquillità dove intere generazioni di studenti, con le suore, hanno scritto e scriveranno la loro storia. Molti di questi studenti, famiglie, insegnanti e suore parteciperanno domenica 9 aprile al “90° compleanno” dell’Educandato, per un pomeriggio di festa, preghiera, memorie fotografiche e testimonianze, giochi e musica. La festa dei 90 anni, che è stata volutamente contenuta rispetto al programma previsto in segno di rispetto per la sofferenza che ha colpito la comunità dell’Educandato: nell’incidente avvenuto sulla strada provinciale poche ore prima dell’evento, infatti, sono stati coinvolti una maestra e una coppia di genitori. Nonostante il clima di gioia sia stato congelato da questa notizia, l’abbraccio intorno al palco della festa è stato enorme, sentito, commosso e insieme entusiasta. E non poteva essere diversamente, come anticipavano le numerose risposte positive ricevute dalla segreteria nelle settimane precedenti. Moltissime sono state le persone che sono salite all’Educandato, tanti ex alunni, tanti ex insegnati e tante suore, tra le quali Suor Carla Maria Roggero, a Roggiano dal 1973 al 1995, ora Madre Generale delle Suore di Santa Marta. Tutte le testimonianze portate – i discorsi ufficiali dal palco e, soprattutto, quelli intimi tra le persone che si sono ritrovate, magari dopo anni – hanno raccontato quello che, in poche ore, si è potuto misurare concretamente:
In missione
la Comunità
Il Papa a Milano: noi c’eravamo... è stato bellissimo! Vighizzolo
Camminando con fede 1/2017
32
È
trascorsa ormai una settimana dalla visita di papa Francesco in terra ambrosiana e anche noi del “Santa Marta” possiamo dire: “c’eravamo!”… ed è stato bellissimo! All’incontro dei cresimandi a San Siro hanno partecipato i ragazzi delle prime medie, alla Messa celebrata nel parco di Monza erano presenti alcune suore, insegnanti e diverse famiglie della nostra scuola. Sicuramente chi ha partecipato a questo evento ha vissuto una straordinaria esperienza di Chiesa! Abbiamo potuto vedere e vivere la bellezza di una fede condivisa, abbiamo potuto assaporare un clima di vera festa, abbiamo potuto sperimentare l’emozione di incontrare un Papa che ama stare in mezzo alla gente e che sa sorridere in modo unico e travolgente! La mattinata ha visto il Santo Padre visitare
la dolente periferia delle “Case bianche” dove, ha detto, “entro da sacerdote”. Poi l’arrivo in Duomo dove, dopo l’adorazione silenziosa nella cripta, ha incontrato i sacerdoti, religiosi e religiose ai quali ha raccomandato di “non temere le sfide” e di farsi presenti dove più è calpestata la dignità umana e dove l’ingiustizia fa da padrona. Al carcere di S. Vittore, dove ha dichiarato ai detenuti (più di 800): “Con voi mi sento a casa,” sorride stringendo la mano ad alcuni di loro. Durante la celebrazione dell’Eucarestia nel Parco di Monza, alla presenza di circa un milione di persone, il Papa ha ricordato che “davanti ai nostri smarrimenti tre sono le chiavi che l’Angelo dell’Annunciazione ci offre per aiutarci ad accettare la missione che ci viene affidata:
realizzare il tutto esaurito, gli ottantamila posti erano tutti occupati. Il papa è stato accolto con le “ola” di vari colori secondo le zone di provenienza dei ragazzi e da stupende coreografie realizzate dai ragazzi dei vari Oratori della Diocesi. Papa Francesco dialogando con loro ha dato tre consigli per crescere nell’amicizia con Gesù: Parlare con i nonni – Giocare con gli amici – Pregare, andare a Messa e in oratorio. A tutti gli educatori, e quindi a tutti gli adulti, ha parlato di un’educazione basata sul pensaresentire-fare, cioè un’educazione con l’intelletto, con il cuore e con le mani. “Educare all’armonia dei tre linguaggi, al punto che i giovani, i ragazzi, le ragazze possano pensare quello che sentono e fanno, sentire quello che pensano e fanno e fare quello che pensano e sentono. Non separare le tre cose, ma tutte e tre insieme”. Se sapremo fare questo il mondo sarà migliore perché tutti saremo felici! Sicuramente la visita di Papa Francesco a Milano può essere vista come un gigantesco cambio di prospettiva. La città è sembrata preparata a questo cambio… Tutto parlava di una Milano con il cuore in mano e le braccia aperte. Un segno concreto di tutto questo è stato il dono fatto a Francesco di 55 appartamenti da assegnare ad altrettante famiglie bisognose della città.
33 Camminando con fede 1/2017
• Evocare la Memoria. Come Maria, figlia dell’Alleanza, anche noi siamo chiamati a fare memoria per non dimenticare da dove veniamo, dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato, comprese due guerre mondiali, per arrivare fin qui. È il migliore antidoto a tanti discorsi che seminano fratture e divisioni. • L’appartenenza al popolo di Dio. Siete milanesi, ambrosiani, ma siete parte del grande Popolo di Dio, formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività. Un popolo che non ha paura di abbracciare i confini. Un popolo che non ha paura di dare accoglienza perché sa che lì è presente il suo Signore. • La possibilità dell’impossibile. Nulla è impossibile a Dio, dice l’Angelo a Maria. Ed è ciò che aprendosi all’iniziativa di Dio si può superare il pessimismo. Dio continua a cercare alleati, uomini e donne capaci di credere, di fare memoria, di sentirsi parte del suo popolo per cooperare con la creatività dello Spirito. Facciamo memoria e custodiamo nel cuore queste parole per poi tradurle nel quotidiano, nei luoghi dove si svolge la nostra vita, certi che così facendo renderemo il mondo migliore e saremo più felici. Allo stadio di San Siro, dove né il Milan né l’Inter né i grandi divi della musica riescono più a
In missione
Quaresima 2017... “Il Seminatore” G
li unici semi che siamo abituati a ritrovarci fra le mani sono quelli della frutta che mangiamo o delle verdure che cuciniamo da buttare via fra i rifiuti organici, se vogliamo aiutare l’ambiente. Finito lì. In pochi compiono gesti differenti da questo, perché convinti di avere fra le mani solo scarti, inutilizzabili. Niente di più sbagliato. Fermandosi a riflettere sale il ricordo lontano della piccolezza, dell’importanza di quel
Camminando con fede 1/2017
34
semino fondamentale per generare la vita, scontato e puro come un bambino, ma ormai sottovalutato così tanto da non volersene prendere più cura. Ma noi no. Sappiamo che è, appunto, dalle piccole cose che hanno origine le grandi, ci curiamo ogni giorno di chi è immaturo e lo accompagniamo per mano nella sua crescita, come quel semino dimenticato che è diventato il fulcro del percorso della Quaresima affrontato a scuola.
di maestra Samantha
Querceto
35
sorrisi erano un “grazie” puro e sincero per aver ottenuto un buon risultato, per essere stati ripagati di tanto impegno, a dimostrazione che spesso è utile credere nelle piccole cose per ottenere le felicità più grandi. Quaranta giorni intensi in cui abbiamo imparato moltissimo: non buttare via, ma seminare; no alla fretta, sì al valore dell’attesa; mai dare niente per scontato, ma ringraziare dei risultati ottenuti. Certi che la direzione giusta sia sempre e soltanto una sola, quella indicata dai nostri girasoli: guardando l’alto, con le braccia aperte verso il Cielo.
Camminando con fede 1/2017
Nel giorno delle Ceneri, infatti, i bambini del Nido e della Scuola dell’Infanzia “Santa Marta” di Querceto, con in mano qualche piccolo seme e un po’ di terriccio, hanno intrapreso un nuovo viaggio colmo di speranza. Sì, si sono improvvisati “buoni seminatori” credendo fin da subito in quel miracolo chiamato vita; attendendo con fiducia il momento della nascita delle loro piantine. I bimbi non hanno buttato via quei granelli miracolosi, ma li hanno piantati per osservarne la trasformazione, di giorno in giorno più visibile e tangibile, nonché carica di emozione. È così che dal momento iniziale siamo passati ad assaporare la gioia dell’attesa, a sperimentare l’impazienza quanto il dubbio della riuscita, impegnandoci a curare le piantine più deboli o a sostenere quelle più forti. Tutti con il solito obiettivo: ottenere un buon risultato. Abbiamo avuto fortuna, la nostra “terra buona” ci ha dato ottime soddisfazioni. Quando è arrivato il momento di raccogliere il frutto di tanta fatica, tutti i bimbi stringevano in mano il loro vaso con le piantine di girasoli ormai grandicelle, magari pronte per essere travasate, così da dare libero sfogo al loro potenziale ancora inespresso, ma adesso visibile. I loro
In missione da Genova
Natura... da scoprire e da conoscere I
Camminando con fede 1/2017
36
l progetto didattico di quest’anno scolastico 2016/2017, alla Scuola dell’Infanzia Santa Marta di Genova, si basa sul mondo dell’alimentazione. Da qui si è partiti per poter fare acquisire ai bambini una corretta abitudine alimentare, favorendo la conoscenza, prima in modo raffigurato dei vari cibi, attraverso la piramide alimentare, disegni, canzoncine, filastrocche, per poi passare all’assaggio di alcuni alimenti. Tutto questo si inquadra nel favorire una migliore comprensione di questa catena alimentare che non è legata al puro concetto didattico fatto in classe, ma nel far toccare con mano la sua origine che non parte dal banco del supermercato, ma attraverso il lavoro dell’uomo e il meraviglioso meccanismo della natura. È un progetto ecologico; il bambino infatti, attraverso l’esperienza diretta, vede con i suoi occhi e tocca con mano tutte le fasi di crescita dei frutti della terra, seguendo l’alternarsi delle stagioni in quanto ogni periodo dell’anno è diverso e i cibi vegetali cambiano. Con il “progetto orto” si spera di poter far interiorizzare una serie di concetti e di abitudini sane per poter crescere meglio e vivere la natura secondo i suoi cicli. Tutto questo viene proposto in maniera ludica perché è bello e divertente che i bambini possano “sporcarsi” un po’ le mani con la terra scavando, mescolando, scoprendo così come da un piccolo seme nasce il miracolo della vita! Creare un orto, in questo caso “il nostro orto” è, da sempre, un’occasione fertile, gioiosa, che aiuta i bambini ad entrare in contatto con elementi che costituiscono e nutrono il terreno, acqua, piante, fiori, frutti. L’orto è uno spazio speciale, un polo che attrae per quello che richiede… preparare il terreno, seminare, innaffiare ogni giorno…per poter, infine… raccogliere. I gesti, i tempi che il terreno e i semi richiedono
insegnano ai piccoli non solo il rispetto dell’ambiente, ma anche e soprattutto ad attendere… Nulla cresce in fretta, ogni creatura ha i suoi tempi per nascere, crescere e fiorire. La preparazione del terreno si svolge in modo organizzato e veloce. Alcuni genitori hanno donato un po’ del loro tempo per vangare e fare i solchi. I bambini hanno seminato a varie riprese e secondo i loro desideri. L’acqua non manca nei solchi e qualche piantina già spunta a ricevere sole e aria… nel frattempo i bambini comprendono quanto ci vuole perché la terra doni ciò che loro mangiano o vedono nei negozi. Verdura e frutta compiono un percorso più o meno lungo prima di giungere nella loro casa. Ovviamente l’attività dell’orto è intesa e realizzata in modo ludico così che l’interesse del bambino si trasformi in conoscenza e memoria e nello stesso tempo si formano una nuova sensibilità ecologica e uno spirito generoso come è la terra, si allenano ad amarla e a difenderla nel rispetto dell’ambiente. È una sfida educativa quello che si sono proposto le insegnanti, infatti l’educazione ambientale dispone a fare quel salto verso il mistero da cui un’etica ecologica trae il suo senso più profondo, come dice papa Francesco in “Laudato sì”. Bello e interessante è stato reimpostare l’itinerario pedagogico in modo da aiutare gli alunni a formarsi e a crescere nella solidarietà, nella responsabilità difronte al creato.
Camminando con fede  1/2017
37
In missione
Palazzo Quarantotti
di Rosa Pardi
delegata-Scuola Fai di Pisa
aperto al pubblico N
ei giorni 25 e 26 marzo in occasione delle giornate FAI di primavera, la casa delle suore di Santa Marta, lo storico palazzo Quarantotti, è stata aperta al pubblico e visitata da diverse centinaia di persone che hanno potuto apprezzarne la bellezza e la complessità. Un successo veramente straordinario reso possibile dalla grande accoglienza che le suore hanno riservato agli organizzatori e ai visitatori.
Camminando con fede 1/2017
38
Il palazzo, situato nel cuore medievale della città di Pisa, presso la piazza delle Vettovaglie e a due passi dal Lungarno, è stato abitato e modificato da tre grandi famiglie – i Carnesecchi, i Celati e i Quarantotti – nell’arco di due secoli, il Seicento e il Settecento, prima di diventare proprietà delle suore di Santa Marta che lo hanno trasformato
richiesto un notevole lavoro sia per i ragazzi che per gli insegnanti che li hanno preparati, ma alla fine il risultato è stato raggiunto poiché i numerosi visitatori hanno mostrato di gradire le esposizioni dei ragazzi. Ecco alcune testimonianze degli apprendisti ciceroni: «L’esperienza di alternanza scuola-lavoro come apprendista cicerone è stata ottima dal punto di vista formativo perchè ci ha messo davanti ad una situazione reale a contatto col pubblico che doveva essere gestita al meglio, facendo fronte a possibili imprevisti. Do quindi la mia completa disponibilità per ripetere tale progetto in futuro. Ringrazio infine le suore per la piena disponibilità fornitaci!» «La mia esperienza come apprendista cicerone è stata molto gratificante dal punto di vista culturale e mi ha dato la possibilità di approcciarmi, seppur per un breve periodo, a una categoria di lavoro ben preciso, avendo la possibilità di riscontrarne sia i molti aspetti positivi ma anche le quotidiane problematiche. Esperienza assolutamente positiva!»
39 Camminando con fede 1/2017
in pensionato universitario femminile, funzione che svolge ancora oggi. I volontari del FAI giovani e gli Apprendisti Ciceroni, ragazzi degli istituti superiori “Carducci” e “Russoli” di Pisa e “Pesenti” di Cascina, hanno accolto e guidato i visitatori alla scoperta del palazzo attraverso una sorta di viaggio nel tempo: i resti di affreschi medievali, il muro di un’antica casa torre, lo stupefacente salone delle feste, la grazia degli stucchi settecenteschi di Giovanni Ridolfo Frullani, l’alcova e la sala decorati verso gli anni ’40 del Settecento da Gian Domenico Ferretti. Un cenno speciale merita l’argomento degli affreschi: il trionfo della virtù. Sul soffitto del salone in un cielo terso, Pan seduto sul globo e assistito dalla Abbondanza e dalla Pace rivolge lo sguardo verso la Felicità assistita dalla Prudenza – lo specchio – e dal Consiglio – un uomo anziano. Infine nell’alcova e nell’antialcova, troviamo rappresentate le arti liberali e meccaniche disposte su nuvole, le grazie ed altri episodi edificanti tratti dalla Bibbia ove il bene trionfa. La comprensione delle immagini allegoriche e delle tecniche con cui sono state realizzate ha
In missione
Verso una Pas di speranza “n I
l coro di alcuni genitori intona un canto di grande impeto per un Re che cavalcando la sua asina compie un ingresso umile e grandioso a Gerusalemme, ed è così con questo splendido passaggio che ha inizio la Santa Messa della “Domenica delle Palme”.
Camminando con fede 1/2017
40
I bambini della Scuola dell’Infanzia e del doposcuola della Primaria con le rispettive famiglie e molta altra gente della comunità delle Suore di S. Marta di Velletri, si stringono anche quest’anno attorno al grande dramma della storia dell’umanità: il tradi-
qua nuova”
di Mariangela Melica Velletri
famiglie bisognose della comunità di Velletri tramite la Caritas. Tutto questo ci riempie di gioia immensa, questi sono gli obiettivi che possiamo raggiungere e concretizzare ispirati alla parola di Dio ed è per questo che in occasione di queste festività dovremmo essere più indulgenti. Il valore della solidarietà deve essere parte integrante, motore della vita, forza che ci fa cambiare e che ci aiuta e ci trasforma verso atti di amore pe il mondo. L’augurio più bello per il futuro che possiamo fare è citato nella frase di Dante Alighieri: “Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini”. I bambini… il futuro della vita.
41 Camminando con fede 1/2017
mento, le torture, il verdetto ingiusto e una morte sofferta, per aspettare l’alba del mattino di Pasqua. È meraviglioso e commovente vedere come una storia si ripeta attraverso il Vangelo e come i nostri cuori, soprattutto quello dei piccoli, si avvicinino con grande calore al ripetersi di quell’evento. Le palme benedette puntate al cielo, gli occhi attenti, le orecchie tese ad ascoltare Don Filippo della comunità dei “Padri di Don Orione”, che dona suggerimenti per una vita concreta fatta di gesti e parole semplici, nei confronti di grandi e piccini, una spinta verso una ricerca del vero che risiede solo in noi stessi. In un momento attuale di avvenimenti che turbano quotidianamente la serenità dell’anima, sono certamente parole che hanno una forte risonanza e se non altro sono parole nelle quali tutte noi possiamo trovare rifugio verso un cammino di speranza nuova. Quali sono quindi le azioni che possono migliorare questo mondo pieno di affanni e sofferenze? Una domanda che sia le Suore, in primis la nostra superiora Sr. Luisa, e noi operatori laici ci chiediamo in vista di questa preparazione alla Resurrezione non solo di Cristo Re, ma più personale, più intima. Ed è così che noi, supportati dalle famiglie degli alunni, mettiamo in piedi un’iniziativa di beneficenza raccogliendo viveri di ogni genere che prima di Pasqua consegneremo a tutte le
In missione
a i r Pu
in Valsolda è sbocciata la primavera
Camminando con fede  1/2017
42
Pagine aperte
Grazie,
le tue Novizie
cara Madre Ambrogia epararsi da una persona cara è sempre doloroso però separarci dalla nostra cara Madre Ambrogia significa accettare la volontà di Dio e imparare a vivere non della sua presenza né delle sue parole ma del suo esempio e dei suoi insegnamenti. Madre Ambrogia è nata a Cantù (Como) nel 1926 e, piccolissima, fu educata alla fede dai genitori. È cresciuta come tutte le bimbe del suo tempo desiderando le bambole e i dolci che le piacevano tanto: da grande avrebbe voluto sposare un… pasticcere! Saliva sulle seggiole per prendere i biscotti che la mamma nascondeva negli armadi più alti! Frequentando la parrocchia imparò il Catechismo vincendo anche molte volte il premio all’oratorio. Modellò la sua vita di giovane allegra, lavoratrice e credente giocando sulla neve con il fratello, imparando da sua mamma a fare il tipico “pizzo di Cantù”, e collaborare così alla economia familiare; guardando il suo papà che costruiva mobili andava modellando la sua personalità di giovane allegra, laboriosa e credente. Sentì la chiamata del Signore alla vita consacrata e scelse la Congregazione delle Suore di Santa Marta. Dovette però aspettare che terminasse la tragedia della Seconda Guerra Mondiale per andare a Roma e realizzare così il suo sogno di entrare nella Congregazione. Con lei partirono alla volta di Roma anche la futura Madre Celestina Erba e Suor Riccarda
Mascheroni (che sono state con lei in Chile) e altre sette giovani. Gli anni del dopoguerra non furono facili e bisognava lavorare sodo per provvedere il necessario. Madre Ambrogia faceva parte del gruppo che si dedicava al ricamo. Le sue compagne raccontano che spesso mangiava solo la metà del suo cibo per regalare l’altra metà alle novizie che erano occupate nei lavori pesanti. Si innamorò dell’apostolato vedendo i “filmini” che le religiose missionarie proiettavano nella sua parrocchia e da qui nacque il suo desiderio di prendersi cura dei bimbi che “vivono sotto i ponti” per far loro conoscere Gesù, l’unico bene necessario, in qualunque luogo la Provvidenza l’avrebbe inviata, anche al di là dell’oceano! Quando arrivò in Chile, dopo la Professione Perpetua, aveva 24 anni ed era piena di sogni e di entusiasmo per la missione. Nei primi anni le furono affidati i bimbi più piccoli, i suoi preferiti, che ancora ricordano che nel mese di maggio pregavano Maria insieme alla cara Madre Ambrogia. In seguito l’obbedienza la chiamò a dedicarsi alla formazione, servizio che portò avanti per più di trent’anni con impegno e saggezza ammirabili. Madre Ambrogia seppe formare noi sue figlie come Gesù faceva con i suoi apostoli quando insegnava, correggeva e li inviava in missione. Si, Madre Ambrogia ci ha insegnato soprattutto ad amare Gesù, a fare di Lui il centro
43 Camminando con fede 1/2017
S
Pagine aperte
Camminando con fede 1/2017
44
della nostra vita. Quando ci parlava tutto il suo essere si infiammava e lo mostrava con il suo volto allegro e luminoso. Era abile nell’insistere che dovevamo rispondere alla domanda: “Perché e per chi sono qui?”. Sempre disponibile ai colloqui ci ascoltava con attenzione e aveva parole di incoraggiamento e di consolazione per aiutarci a continuare il cammino. Non insegnava solo con le parole ma con il suo esempio con il quale confermava quello che diceva, rendendo così facile il leggere nella sua vita come doveva essere una suora di Santa Marta. Amica della virtù, della mortificazione, dell’austerità sapeva però anche animare la ricreazione o giocando o raccontando le classiche barzellette, sempre le stesse, ma con una diversa narrazione. La sua vita di preghiera, personale e comunitaria che non tralasciava mai, la sua delicatezza nel trattare le cose di Dio ci mostravano che, quanto più entravamo in intimità con lo Sposo, tanto più eravamo pazienti e dolci nell’accogliere gli altri, cominciando dalle consorelle che vivono con noi nella comunità. Nella sua missione di Madre Maestra ci correggeva e quando notava qualcosa che riteneva sbagliata ce lo diceva con chiarezza specialmente quando ciò che notava le sembrava contrario allo spirito del nostro Padre Fondatore anche se sapeva che questo poteva provocare delle reazioni. Con dolcezza e fermezza materne segnò la nostra vita e molte di noi possono dire che, senza la sua guida, sarebbero andate errando nella vita abbandonando il cammino intrapreso. Quando sbagliava o le sembrava di essere stata troppo dura, non esitava a ritornare sui suoi passi e di chiedere umilmente perdono, anche se si trattava dell’ultima giovane arrivata. Come Gesù, la Madre ci preparava anche per la missione insegnandoci con la sua frase “niente domandare, niente rifiutare” a essere sempre disponibili alle richieste dell’obbedien-
za e a scorgere in ogni avvenimento della vita l’immensa possibilità di offrire noi stesse a Gesù come sacrificio, senza cercare né aspettare momenti straordinari. In fine… è quasi impossibile riassumere in queste parole quello che ha significato la vita della Madre Maestra per ciascuna di quelle fra noi che l’hanno avuta per formatrice e per le altre consorelle che si confidavano con lei accogliendone i consigli e l’esempio. A pochi mesi dal termine della sua prolungata fatica nel servizio di formatrice, l’obbedienza la chiamò ad essere guida delle comunità dell’America Latina come Delegata della Madre Generale… Raccontava che, quando la Madre Generale Madre Antonia Dei le comunicò questa decisione, passò tutta la notte in casa guardando dalla finestra le auto che passavano e pensando come avrebbe potuto assolvere questo impegnativo compito. Collaborò sempre con le Madri in tutto quello che chiedevano, anche quando le sembrava che le richieste fossero superiori alle sue forze… Cercò sempre di rendere forte l’unione della Delegazione con Roma in modo che la Congregazione fosse sempre una sola e si sviluppasse come Dio e il Padre Fondatore la volevano. Nell’accoglienza dei benefattori e delle persone che la frequentavano aveva sempre una parola opportuna da cui traspariva il suo spirito religioso, una parola che orientava a Dio e a vivere secondo i suoi desideri, che invitava a cercare solo quello che è necessario per vivere in pienezza ed essere felici. Grazie cara Madre Maestra, con la tua vita e la tua presenza fra noi ci hai insegnato ad amare Gesù e la Congregazione. Ci lasci un compito impegnativo che vogliamo realizzare ogni giorno della nostra vita, in ogni decisione, in ogni nostro operare… Contiamo sulla tua intercessione, certe che ci guiderai anche di lassù!
11 marzo 2017
a lei, a Suor Sara, alle Suore della comunità di ferto e pregato per ogni Suora e per tutta la ConSantiago, a tutte le Suore di Santa Marta della gregazione. Delegazione dell’America latina, ai familiari e a Sono certa di avere anch’io un altro “angelo spetutte le persone che condividono con noi questo ciale” in cielo che mi accompagna e sostiene nel momento di dolore, desidero esprimere la mia mio cammino. Lei che ha conosciuto le sofferenze, vicinanza, carica di affetto e di prele fatiche, le preoccupazioni di chi ha ghiera, per il ritorno alla casa del la responsabilità della guida di una “Beati i puri Padre della nostra carissima Madre Congregazione mi sarà di aiuto dal Ambrogia. cielo in un modo tutto speciale. di cuori Tutta la Famiglia delle Suore di E così sarà per tutte voi che l’avete perché Santa Marta, sparsa nel mondo, curata, assistita, seguita con partisoffre per la perdita di questa cacolare affetto, dedizione, senza rivedranno Dio” rissima Madre che ha speso tutta la sparmiare nulla di quanto poteva sua vita alla sequela di Cristo con essere utile per lei soprattutto negli fedeltà e generosità, cercando sempre il bene anni della vecchiaia e della malattia. Non posso della Congregazione che ha amato e servito con non ricordare l’amorosa dedizione di Suor Luisa tanta passione e spirito di sacrificio. Sono certa Molina e le cure straordinarie perché cariche di però che per voi, Suore dell’America latina, il tanto affetto e stima del dottor Soncini a cui dedolore è davvero grande perché, più direttamenvo tutta la mia gratitudine per quanto ha fatto te avete goduto del suo amore, del suo coraggio, per la Madre Ambrogia e continua a fare per della forza della sua fede che l’hanno accomtante Suore della nostra Congregazione. pagnata e sostenuta fino all’ultima tappa del Non ho parole adatte per dire il mio grazie a voi cammino della sua vita. Suore, al Dottor Soncini e a tutte le persone che Oggi, certamente sentite ancora più forte la sua oggi condividono il nostro dolore. mancanza: in tutte voi ritorneranno alla menAssicuro però il mio ricordo nella preghiera per te i numerosi ricordi legati alla lunga vita che tutte e anche da lontano, dall’Italia, la patria la Madre Ambrogia ha vissuto intensamente in della Madre, desidero farvi giungere il mio riMissione e ciascuna Suora porta nel cuore il becordo carico di affetto e di riconoscenza. ne grande ricevuto. Allo nostra cara Madre Ambrogia, mentre le Mentre sento il dolore della separazione mi viedico il mio grazie per essere stata un dono per ne spontaneo ringraziare il Signore per il dono tutte noi, le chiedo di intercedere dal Signore della Madre Ambrogia, per i lunghi anni che è pace e gioia per ogni Suora di Santa Marta, per stata con noi e per quanto ciascuna di noi ha pola Congregazione, in particolare per l’amata tuto ricevere dalla sua presenza forte e significaDelegazione, per i familiari e per le tante pertiva fino all’ultimo. Il nostro dolore si trasforma sone che l’hanno conosciuta e che oggi condivicosì in preghiera e gratitudine perché sappiamo dono questo momento di dolore. che ora è ancora più vicina a ciascuna di noi, Con affetto ora può chiedere più direttamente al Signore Suor Carla Roggero quanto nella sua vita ha sempre desiderato, ofSuperiora Generale
45 Camminando con fede 1/2017
Carissima Madre Nazarena,
di Madre Carla
Pagine aperte
La Firenze C
Camminando con fede 1/2017
46
iao, siamo noi i giornalisti angiolini! Ancora una volta abbiamo il piacere di farci leggere su un argomento di scottante attualità e più volte espresso dal Papa Francesco durante le varie omelie: la gioia del “dare”. Il nostro sguardo è sceso verso una realtà terrena, non sempre oggetto di adeguata attenzione e sensibilità: solidarietà nei confronti di coloro, che per motivazioni diverse (guerre, carestie, violenze religiose ed etniche) hanno dovuto abbandonare le loro case, le loro terre, la loro patria con tradizioni, usi costumi propri per emigrare in paesi non sempre “accoglienti” e disponibili a dividere con coloro, meno fortunati ciò che hanno. Fortunatamente la città di Firenze si è sempre contraddistinta per lo spirito del cosiddetto “samaritano”, tanto che la prima Arciconfraternita (la cosiddetta “Misericordia”) è sorta
nella
all’interno della prima cerchia muraria nel 1200. Ancor oggi, non lontano dalla nostra scuola, sorge l’antica “Buca” di sant’Antonio Abate, fondata nella città metropolitana nel 1485, la cui sede risulta essere in via degli Alfani 47, dove ogni 15 giorni volontari caritatevoli distribuiscono generi alimentari di prima necessità a coloro, soprattutto extracomunitari, che per le motivazioni sopraelencate, non sono in grado di sopravvivere dignitosamente. Anche noi angiolini, per tradizione, stiamo portando avanti questo progetto altamente educativo, tanto da essere parte integrante del POF, per cui siamo soliti raccogliere all’interno della nostra scuola generi alimentari
nascosta
di prof. Clara Birello
carità e nell’arte carità e di misericordia (miseris cor dare) che animano le nostre intenzioni. A voi lettori, quindi, il desiderio di voler conoscere di persona questo gioiello nascosto fiorentino, ricco di storia sia laica che religiosa, di cui la città è particolarmente orgogliosa. Vi invitiamo a visitare gli ambienti, poiché, quando abbiamo avuto l’opportunità di poter fruire di tanto “sapere,” siamo rimasti piacevolmente colpiti, tanto che le nostre garrule voci, per una volta, hanno dato vita e quindi allegria alla Compagnia di Sant’Antonio che nel XVII era detta “del Silenzio”, poiché era vietata la parola senza l’autorizzazione del Governatore!
47 Camminando con fede 1/2017
in varie occasioni dell’anno. Non solo, ogni qualvolta partecipiamo alle più importanti funzioni liturgiche, presso la Basilica della SS. Annunziata, raccogliamo grazie alla generosità degli intervenuti: genitori, nonni, amici quel poco o tanto in denaro che serve per pagare le bollette di coloro che traggono sostentamento dalla Buca. E di tutto ciò ne siamo giustamente orgogliosi, poiché anche se siamo piccoli e quindi “nascosti” allo sguardo dei “potenti” siamo convinti che con il nostro piccolo contributo diamo a qualche bambino come noi l’opportunità di vedere il futuro arricchito dai colori dell’arcobaleno della speranza, della solidarietà, della condivisione grazie allo spirito di
Con l’affetto della memoria
Roma, 28 dicembre 2016 Carissime, oggi, dall’ospedale di Careggi in Firenze, dove era stata ricoverata da un giorno, è salita al cielo la Consorella Suor TOMMASA BONINI
Camminando con fede 1/2017
48
nata a Pieve Fosciana (Lucca) il 19 maggio 1927, entrata in Comunità il 3 maggio 1952, professa dall’11 novembre 1954. Ricoverata da poco era tranquilla e disposta a collaborare per recuperare un po’ di salute. Nel pomeriggio di oggi mentre era intenta a parlare con una consorella improvvisamente ha smesso di rispondere… e ha continuato la sua conversazione con le “altre“ nostre Consorelle che in cielo sicuramente l’hanno accolta per raccontarle la beatitudine preparata per lei dal Buon Dio. Ha vissuto la sua consacrazione religiosa svolgendo per tanti anni la sua missione di infermiera in vari ospedali (San Gimignano, Poggibonsi, Querceto e Reggio Calabria) e cercando sempre di essere serena e premurosa nell’accostarsi ai malati. Ha interrotto il suo lavoro per andare nella casa di infermeria a Querceto, prestando inizialmente il suo aiuto e compiendo in
seguito quello che via via riusciva a fare. Col trascorrere del tempo le sue condizioni di salute sono peggiorate e per diversi anni è vissuta pregando e cercando di offrire al Signore la sua sofferenza per il bene della Congregazione. Ricordiamola al Signore e preghiamo perché interceda per tutte noi le grazie di cui abbiamo tanto bisogno. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO Roma, 12 gennaio 2017 Carissime, oggi, verso le ore tredici, è salita al cielo la cara Consorella Suor SAVERIA CAZZANIGA nata a Crescenzago (Milano) il 30 settembre 1914, entrata in Comunità il 03 novembre 1937 e professa dal 31 luglio 1940. Ha concluso la sua lunga esistenza serenamente e si è incamminata verso i sentieri del cielo dove il suo Sposo, amato e seguito fedelmente per tutta la vita, sicuramente l’aspettava per premiarla. Ha
tessuto la trama dei suoi giorni da brava Suora di Santa Marta, dando tutta se stessa con passione, impegno e spirito di fede, là dove è sempre stata una presenza serena, paziente, attenta, generosa e pronta ad andare incontro ai bisogni delle persone che via via ha incontrato nei lunghi anni del suo servizio apostolico. Educatrice saggia e premurosa con i bambini e con le ragazze che le hanno sempre voluto bene, ha svolto con saggezza e amabilità il suo servizio di assistente e di insegnante in diverse realtà apostoliche (Paderno, Castelferro, Vighizzolo, San Gimignano...). È stata anche responsabile di comunità (Velletri, Vicchio…) dando sempre testimonianza di serenità e di delicatezza. Nei numerosi anni trascorsi alla Bovisa, addetta alla segreteria e poi alla portineria, è stata una presenza particolarmente significativa per gli insegnanti, gli alunni e le famiglie che trovavano in lei un sicuro punto di riferimento quotidiano. Ha dato se stessa con naturalezza, riservatezza e sempre fedele ai suoi impegni senza risparmiarsi e senza lamenti fino a che le forze glielo hanno permesso. Ha vissuto serena e sempre abbandonata alla volontà del Signore anche nell’ultimo tratto della sua esistenza, nei tre anni trascorsi nella Casa di Infermeria sempre grata per le cure e le attenzioni che le Suore le prestavano. Chiediamole che interceda per noi dal Signore le grazie di cui tanto abbiamo bisogno per noi e per la nostra Famiglia Religiosa che lei ha servito e amato e facciamo tesoro del suo esempio perché sia uno stimolo per tutte noi che ancora siamo in cammino verso la Patria celeste. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Carissime, nella tarda serata di oggi, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo Suor IOLANDA MAFFIOLETTI nata a Buscate (Milano) il 30 novembre 1923, entrata in Comunità il 15 novembre 1943 e professa dall’8 dicembre 1946. Ha raggiunto nella pace eterna dei beati la sua amata sorella Suor Melania, dopo essersi purificata in una lunga sofferenza che l’ha messa alla prova ma che ora le permetterà di immergersi nella beatitudine eterna che il Signore ha preparato per lei. Tutti l’abbiamo conosciuta come infermiera brava e molto apprezzata per le sue competenze, per la serietà professionale, per le qualità che le permisero di essere presente in sala operatoria quando fu operato il nostro amato PAOLO VI! Ha “operato” sempre cercando di sollevare dal dolore i tanti pazienti che spesso affrontavano operazioni rischiose
Roma, 11 marzo 2017 Carissime, nella Casa di Delegazione a Santiago, all’alba di oggi, amorosamente assistita e accompagnata dalle preghiere delle Consorelle è salita al cielo Suor AMBROGIA BELLASIO nata a Cantù (Como) il 26 ottobre 1926, entrata in Comunità il 30 gennaio 1944, professa dal 12
aprile 1948. Giovane Suora, Suor Ambrogia, con tanto entusiasmo e passione, ha seguito il Signore che la chiamava in Cile dove da pochi anni era iniziata la Missione delle Suore di Santa Marta. Si è dedicata inizialmente alla cura dei bambini nell’Hogar a Santiago e successivamente l’obbedienza la impegnò come responsabile della formazione delle giovani nel Noviziato della Delegazione, servizio che svolse per più di 30 anni con tanta dedizione e saggezza. Quante giovani, quante Suore di Santa Marta sono state formate dai suoi insegnamenti che avevano sempre al centro Gesù, la sequela incondizionata a Lui, l’osservanza della Regola di Vita e un attaccamento particolare alla Famiglia Religiosa che ha amato e servito fino all’ultimo istante della sua vita!
49 Camminando con fede 1/2017
Roma, 18 febbraio 2017
e delicate, senza dimenticarsi di essere attenta alle sue consorelle malate o bisognose di cure. Ha prestato il suo servizio in diversi ospedali e cliniche (Luco di Mugello, Sanatrix di Roma, Reggio Calabria, Poggibonsi…) e per molti anni si è dedicata con generosità e dedizione all’assistenza infermieristica presso il Centro di Riabilitazione di Viciomaggio. Dentro al suo carattere risoluto, c’è sempre stata la voglia di darsi con spirito di sacrificio e premura per sollevare almeno un poco ogni sofferenza fino al momento in cui le forze sono venute meno ed è stato necessario il suo trasferimento nella Casa di Riposo a Querceto dove ha trascorso gli ultimi suoi anni circondata dalle cure delle sue consorelle. Ora ha raggiunto il “grande” Medico dell’umanità, lo Sposo che ha servito con generosità e fedeltà e siamo certe che invocherà su ciascuna di noi la salvezza e la pace. Ricordiamola al Signore perché l’accolga nella Vita che non ha fine. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Con l’affetto della memoria
Camminando con fede 1/2017
50
Il suo insegnamento era però avvalorato dalla testimonianza della vita: tutta la sua persona diceva quanto forte fosse l’amore per la vita consacrata e quanto desiderasse aiutare le giovani a divenire vere Suore di Santa Marta. Con dedizione, spirito di sacrificio e tanta disponibilità a rispondere alle necessità delle comunità e delle Suore, ha svolto con generosità e responsabilità l’incarico di Delegata della Madre Generale in America Latina, collaborando con i Superiori maggiori nel desiderio forte che la Congregazione, al di qua e al di là dell’oceano, fosse una sola e fosse come Dio e il Padre Fondatore la volevano. È stata una missionaria entusiasta e impegnata a portare nella terra cilena tutta la ricchezza del nostro carisma, quello spirito di accoglienza e di servizio che il Padre Fondatore aveva affidato alla nostra Congregazione e che Suor Ambrogia insieme alle altre Suore italiane fin dai primi anni ha saputo inculcare in profondità nelle giovani che davano inizio alla Delegazione. Ha trascorso gli ultimi anni della sua lunga vita nella preghiera e nell’offerta continua fino alla consumazione delle sue forze donate con generosità per il bene della Chiesa, della Congregazione e in particolare della Delegazione. La ricordiamo con gratitudine ed affetto e le chiediamo di continuare a intercedere presso il Signore per tutte noi, perché la vita di ogni Suora di Santa Marta sia donata totalmente al Signore come ha saputo fare lei. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Roma, 22 marzo 2017 Carissime, stamane, dalla casa di infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo Suor TERESA ZAMBONIN nata a Oppeano (Verona) il 21 giugno 1935, entrata in Comunità il 26 marzo 1955, professa dal 15 ottobre 1957. Al termine del suo cammino di consacrazione si è ricongiunta alla schiera delle numerose consorelle che da lassù intercedono per noi. Da diversi anni era nella casa di Querceto dove ha cercato di prestare il suo aiuto con dedizione fino a quando le sue forze glielo hanno permesso.
Negli ultimi tempi le sue condizioni di salute l’hanno resa molto fragile e bisognosa dell’assistenza amorosa delle consorelle. Nel corso della sua vita di Suora di Santa Marta ha ricoperto con impegno le diverse mansioni a lei affidate nelle varie comunità dove l’obbedienza l’ha chiamata: Castelgandolfo, Chiavari Seminario, Velletri, Firenze Innocenti, Rivisondoli, Vicchio… A Settignano, dove ha prestato il suo servizio per un tempo molto lungo, cercando sempre di essere utile alla comunità come meglio poteva e anche visitando le persone anziane e malate della parrocchia, è stata sepolta come era suo desiderio. Chiediamo per Lei pace e serenità che sicuramente il Signore della vita, che conosce ogni desiderio del nostro cuore, le darà in dono e a lei chiediamo di intercedere sempre per tutte noi che la ricordiamo e preghiamo per lei. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Con l’affetto della memoria Cara Suor Teresa, ti ho conosciuta diversi anni fa a Settignano nella casa che svolgeva opera educativa e benefica per i molti bimbi ospitati per vari mortivi, bisognosi di assistenza e di affetto. La nostra casa di Settignano, anche per la sua ridente posizione su uno dei bellissimi colli fiorentini, era definita uno scorcio di paradiso.
Suor Alfonsina Frigerio
Roma, 27 marzo 2017 Carissime, questa notte dalla casa di infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino è tornata alla casa del Padre Suor VINCENZA VALENTI nata a Rodengo Saiano (Brescia) il 27 giugno 1924, entrata in Comunità il 7 maggio 1947, professa dal 31 ottobre 1949. Dopo una lunga malattia che l’ha resa bisognosa di tutto, ha consegnato al Dio che conosce i perché della sofferenza tutto ciò che le era rimasto. Lunga infatti è stata la sua permanenza a Querceto dove era arrivata nel 2001.Piano piano le sue forze sono venute meno e anche la possibilità di badare a se stessa. Il mistero della sofferenza sicuramente ha messo alla prova la sua fede e l’ha purificata per godere ora del premio che il Signore ha preparato per coloro che lo amano e lo servono con gioia. Ha svolto con impegno il suo apostolato come insegnante
di scuola dell’Infanzia ed è stata responsabile di numerose comunità (Rivisondoli, Varese Ligure, Masate, Crescenzago, Fabbrica, Genova San Gottardo, Puria, Cassina Nova, Sarno). Si è dedicata con amore e attenzione ai piccoli così come ha cercato di essere una presenza serena nelle comunità a lei affidate. Ora pensiamola nella luce e nella pace e chiediamole di invocare un aiuto speciale per la sua cara sorella Suor Stefania che si trova nella casa di infermeria a Santiago in Cile e di intercedere per noi tutte le grazie di cui abbiamo bisogno ogni giorno. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
51 Camminando con fede 1/2017
Insieme, abbiamo lavorato, goduto gioie, sopportato sofferenze, con vero spirito fraterno. L’Istituto ai nostri tempi ospitava centinaia di bambini e bambine a cui veniva impartita, con amore, un’educazione sana e gioiosa. Abbiamo trascorso insieme anni di serenità, accudendo i piccoli e godendo della loro gioia e vivacità. Ieri ho appreso del tuo desiderio di essere sepolta nel cimitero di Settignano; sono stata contenta e ho goduto, perché mi hanno detto che saresti stata tumulata ai piedi della nostra carissima e indimenticabile Madre Paola, che tanto ancora ricordiamo e ringraziamo per la sua grande e generosa dedizione per tutte le consorelle della Congregazione. Grazie, carissima suor Teresa, per l’attività che hai sempre svolto con tanto amore e sacrificio. Ora che godi la pace, nella luce di Dio, prega anche per me e per tutte noi che ti abbiamo voluto bene. Sesto Fiorentino, 24 marzo 2017
“Chiediamo a Maria di fare della nostra vita un cammino pasquale nell’accogliere la sofferenza di ogni giorno nella fede… non per fermarci alla Croce, ma per contemplare ciò che la Croce esprime, per vedere, al di là della Croce, la Luce e la Gioia della Pasqua” Madre Paola Ruggeri
Camminando con fede 1/2017
52