notiziario delle suore di santa marta
Editoriale 3
Editoriale
la Redazione
In missione 20 80Vita... una giornata di accoglienza, di amicizia e di ricordi
Parola di Dio 4
La Chiesa è missionaria!
Padre Ubaldo Terrinoni
Attualità 6
Il Vescovo Tommaso Reggio ci parlerebbe così
† Giulio Sanguineti Vescovo
La parola a... Madre Carla 8
Le radici... e... il futuro
Spiritualità e carisma 10 Corro per la via dell’amore
le Suore professe perpetue
12 Pellegrine sulle orme del Padre Fondatore
suor Maria Rossini
14 L’esperienza del XVI Capitolo Generale
23 Coraggio... con la forza del Beato Tommaso Reggio
don Carlo Silva Parroco
26 Una chiamata del Beato Tommaso Reggio alle sue Figlie
suor Silvana Bessegato
28 Il racconto delle cose
suor Michela Pinna
30 Ohi ohi che levataccia! ...ma ne valeva la pena
Clara Birello
32 Una giornata di gioia e di riflessione
Chiara Leocata
33 Indimenticabile giornata!
le collaboratrici del Santa Marta
34 Lassù... a Cevo
suor Rosalba Bernareggi
35 La Madonna Pellegrina nelle famiglie
suor Annetta Conte
suor Anita
Pagine aperte
Percorsi di formazione 16 Della scuola c’è ancora bisogno?
suor Maria Pia Mucciaccio
18 Cultura, fede, testimonianza
suor Anita Bernasconi
36 Ex allieve ricordano e ringraziano
Frammenti di santità 19
suor Maria Grazia Repetto
le ex allieve
38 Mi affretterò... sapendo di essere “attesa”
Notiziario delle suore di santa marta
suor Anita Bernasconi
Gianna Pastore
40 Allora ventenni... oggi ottantenni
suor Emilia Rusmini
41 Signore prendimi per mano
Via V. Orsini, 15 00192 Roma
Con l’affetto della memoria
Quadrimestrale Anno LXVII
42 A Suor Teresa non è mai mancato l’olio della fedeltà Redazione suor Alessandra F., suor Damiana, suor Francesca, suor Maria Pia, suor Mariana Suore di S. Marta Via della Colonna, 34 - 50121 Firenze Tel. 055.2478051/2/3 scuolasmangeli@tiscali.it Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio
43 Con passo svelto... 44 Carissima Suor Amedea 45 Ciao Suor Fortunata 46 Le quattro del pomeriggio 47 Cara suor Fortunata
Editoriale
La Redazione
La speranza non delude di relazionarci con gli altri. Anche noi possiamo porre a Gesù la domanda del dottore della legge: Che cosa devo fare per raggiungere la vita eterna, per realizzare fino in fondo la mia vocazione? Il Maestro ci risponde con un invito a seguirlo nell’amore verso il Padre e verso il prossimo che è un uomo cioè una persona che si trova nel bisogno, in situazione di disagio e di difficoltà. Per fare questo è necessario riscoprire ogni giorno i doni che Dio ci fa. Ne potremmo fare un elenco lunghissimo: la vita, il mondo, gli affetti e ancora la sua Parola, lo Spirito Santo, l’Eucaristia, ma anche la chiamata a sentirci responsabili della sua missione di Salvatore come membra vive del suo corpo che è la Chiesa, che è la nostra Famiglia Religiosa. Il Beato Tommaso Reggio, nostro Fondatore, diceva che non si è cristiani soltanto in chiesa o per “l’uso passivo” dei Sacramenti, ma dappertutto adempiendo l’invito del Signore: “Mi sarete testimoni fino ai confini della terra”.
3 Camminando con fede 2/2009
Si sono conclusi i lavori del XVI Capitolo Generale della nostra Congregazione, un evento ecclesiale che in ogni Famiglia Religiosa fa riscoprire una realtà molto importante: Non abbiamo solo una gloriosa storia da raccontare, ma un futuro da costruire, attente ai segni del tempo sempre illuminato dalla luce della Resurrezione. La sua fecondità non si ferma a Gesù ma si propaga, raggiunge prima fra tutti Maria che diviene segno di speranza e ci ricorda che anche noi saremo raggiunti dalla potenza della redenzione. Anche se ci può dare turbamento il dilagare di tanta oscurità nelle vicende umane, se cogliamo oggi la presenza di tanti segni di morte, siamo sicuri che Dio l’ha vinta per sempre e con essa ha vinto il male. Abbiamo nel cuore la certezza che Dio è attento agli umili, solleva i deboli, rende beati i poveri, consola gli afflitti e dona la sua grazia a quanti si aprono alla novità del Vangelo e collaborano perchè tutte le sue promesse abbiano compimento. Possiamo così guardare con occhi illuminati dalla speranza a noi stessi, alla nostra Comunità e al mondo intero per comprendere meglio dove Dio vuole condurci, cosa ci dona e cosa ci chiede perchè possiamo essere anche noi, sull’esempio di Maria, “piccoli servi” della sua Parola. Il cammino dei seguaci di Gesù è spesso in salita, ma Egli ci guida con i suoi insegnamenti. Credere in Lui significa tendere a far nostro il suo modo di vivere, di giudicare,
Parola di Dio
La Chiesa è missionaria! di p. Ubaldo Terrinoni
1. La “missio ad gentes” La Chiesa scopre nel proprio essere la vocazione missionaria. Senza la missione, la Chiesa e il singolo cristiano perderebbero la propria identità e anche la propria ragion d’essere, perché “evangelizzare è la grazia e la vocazione essenziale della Chiesa, la sua identità più profonda” (Ev. Nunziandi, 14). E il Concilio Vaticano II conferma: “La Chiesa peregrinante
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per sua natura è missionaria, in quanto trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno del Padre” (Ad Gentes, 2). Negli Orientamenti pastorali della Conferenza episcopale italiana (CEI) per il primo decennio del Duemila, che portano il titolo Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, viene ribadita la direzione del cammino postconciliare della Chiesa italiana in chiave missionaria: “La missione ad gentes non è soltanto il punto conclusivo dell’impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza” (n. 32). Ne consegue che ogni battezzato, per vivere coerentemente la propria vocazione e per esprimere in modo adeguato la propria presenza nella Chiesa deve attendere diligentemente alla formazione personale, richiamandosi soprattutto allo stile e al metodo missionario del Maestro Gesù. Il Maestro chiama non sulla base di qualità, pregi, capacità o particolari motivi di attrattiva (che pure non saranno mancati nelle persone dei Dodici), ma chiama perché li ha nel cuore, li ama, ha un amore di particolare predilezione per loro. È un amore che non trova e non troverà mai sufficienti giustificazioni a fil di logica, sulla base della ragione umana. Egli chiama, perché ama! Chiama, perché vuole che il discepolo stia con lui! Quel che realmente più conta è il rapporto immediato e intimo del singolo discepolo con la sua Persona.
2. Il discepolo missionario Dopo “lo stare” viene “l’andare”; dopo la formazione viene la missione; allo “stare con lui” segue “lo stare con i fratelli”, dopo l’impegno dell’ascolto si passa alla missione con la parola e l’azione. Si noti un’interessante precisazione nel testo di Marco: “Li chiamò, perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,15). Sono mandati in missione soltanto coloro che stanno con Gesù, perché istruiti da lui e perché la loro autorità è fondata su di lui e non sulla forza delle loro argomentazioni. Ciò vuol dire che la loro attività missionaria non deve risultare il frutto di una iniziativa o di una programmazione personale, ma deve essere la risposta generosa a un progetto del Maestro, al quale essi si assoggettano con docilità e dedizione. Lo stile missionario del Maestro e, conse-
guentemente, del discepolo, non è quello di fondarsi sulla potenza, forza, sicurezza, prestigio, ricchezza e abbondanza di mezzi e di strumenti, bensì su un atteggiamento di benevolenza, pazienza, umiltà e aperta accoglienza per tutti. Non fa ricorso a toni aggressivi e arroganti, ma si presenta con la sola forza dell’amore e della misericordia. L’evangelista Matteo descrive il metodo missionario di Gesù con i cinque verbi ripresi da una citazione di Isaia (Is 42, 1-4): “…Affinché si adempisse Ciò che era stato detto dal profeta Isaia: “Ecco il mio Servo che io ho scelto (…): non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante” (Mt 12,17-20). Quale il messaggio missionario? Il discepolo non deve annunciare se stesso e la propria personale cultura, ma unicamente Gesù Cristo, suo Maestro e modello, così come risulta dal Vangelo. Quindi, annunciare non un Maestro “aggiornato” o accomodato o accomodante, bensì scomodante; un Maestro che rimanda direttamente alle dure esigenze evangeliche; annunciare il Cristo Crocifisso, che è vivo e che deve essere testimoniato più con la vita che con le parole. Questo annuncio missionario raggiunge certamente il cuore degli ascoltatori (“che cosa dobbiamo fare?” At 2,37), li porta alla conversione (“pentitevi e fatevi battezzare” At 2,38) e li aggrega alla comunità (“in quel giorno si unirono a loro circa tremila persone” At 2,41). Si, è precisamente l’annuncio evangelico con la forza (dynamis) della sua logica interna che aggrega nuovi salvati, fa sorgere dovunque nuove comunità cristiane e dilata il regno di Dio. E così, l’annuncio missionario che salva, costituisce nuove comunità di credenti.
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“Stare con lui” comporta mettersi in cammino con lui, seguirlo dovunque, vivere, lavorare, agire, soffrire e subire umiliazioni, persecuzioni ed esclusioni, condividendo tutto con lui. Il Maestro vuole risultare il centro, il fulcro, il costante punto di riferimento del discepolo. Quanto più il discepolo si sente familiare e intimo con il Maestro, tanto più si accosta alla verità di se stesso e prende coscienza di ciò che è e di ciò che deve essere. Ed esattamente per questo insostituibile rapporto personale, il discepolo rimarrà sempre discepolo, non uscirà mai completamente da questo ruolo. E ciò perché il discepolo non è soltanto impegnato a comprendere intellettualmente il messaggio di Gesù, ma è impegnato soprattutto ad accoglierlo nella vita, a tradurlo in vita, a metterlo in pratica (Mt 7,24-25). Gesù stesso afferma che deve “rimanere nella sua parola” (Gv 8,31). In realtà, la parola di Dio supera di gran lunga le capacità del discepolo e quindi questo non potrà mai esaurirne la ricchezza.
Attualità
Il Vescovo Tomm ci parlerebbe co I
Camminando con fede 2/2009
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nvitato a scrivere un contributo per il notiziario della sempre cara Congregazione delle Suore di S. Marta, in questo anno sacerdotale, chiedo a loro di aiutare, pregando e spronando, i presbiteri a realizzare quanto, qualche anno fa, (con qualche aggiunta di oggi) da vescovo diocesano, dicevo a loro. Il cristiano, di più il presbitero, può diventare un alter Christus solo se diventa sempre più uomo; simultaneamente si avvicina sempre più a Cristo. “È una gioia incontrare persone che sono riuscite a maturare in questa direzione, che sono veri uomini che vivono nel mondo, con gli occhi rivolti a Cristo, con un anelito profondo di vivere in unione con Lui e, contemporaneamente, integrati nello stesso scenario umano, non solitari, bensì persone capaci di arricchire una comunità con la loro personalità, capaci di servire gli altri con i loro doni e il loro carattere”. Noi preti, fra noi e con i fedeli, siamo costituiti di socialità, dall’essere con all’essere per l’altro. Si potrebbe dire che non è prima l’individuo che sceglie di entrare in relazione, ma che prima è la relazione che costituisce l’individuo. Relazione è fidarsi dell’altro, è prendersi cura dell’altro. Relazione è non dire “io ci sono”, ma dire “eccomi”: questo è il segno del saper leggere i bisogni sul volto dell’altro e rispondervi con “eccomi”. La nota CEI “il volto missionario delle parroc-
chie in un mondo che cambia” chiama questo atteggiamento col nome di “ospitalità”: “essa va oltre l’accoglienza offerta a chi si rivolge alla parrocchia per chiedere qualche servizio. Consiste nel saper fare spazio a chi è, o si sente, in qualche modo estraneo, o addirittura straniero” (n 13). Questa è la vera responsabilità. Ciò che ha spinto il Figlio di Dio a farsi uomo è la situazione esistenziale dell’umanità: “Ho udito le grida del mio popolo”. Ne derivano atteggiamenti tanto necessari: solidarietà, un darsi a priori, un ascolto non giudicante. È l’amore per ogni essere umano. Questo è il punto nodale: ciò che costruisce l’individuo è la relazione. Relazione è dire implicitamente all’altro: a te ci tengo, ti amo, mi mancheresti se tu non ci fossi. La relazione resta anche quando fra due persone le idee sono diverse od opposte e gli interessi contrastanti. Qualunque cosa succeda resta che apparteniamo l’uno all’altro, che siamo uomini, che mai si può dire “io sono”: la profonda verità è che “io siamo”. La diversità mi arricchisce perché ciascuno è una parola detta per comporre il grande libro della vita. I nostri impegni pastorali dovrebbero permetterci di dire anche “io non ho fretta”. Qui entra il ruolo del vescovo (o del Superiore), cui compete non oberare di impegni i sacerdoti; ma non è esente il singolo presbitero,
maso Reggio sì...
Vescovo
re in prestazioni da compiere: nella relazione con Dio non si dicono preghiere, ma si prega, cioè si ascolta Lui, ci si abbandona a Lui, Lo si accoglie nella propria vita come determinante per ogni scelta. Sono certo che se i nostri presbiteri sapessero di avere alle spalle i loro Vescovi uniti alle religiose, i religiosi, i fedeli che li sostengono con l’incoraggiamento e la preghiera darebbero vita a relazioni veramente ecclesiali.
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che dovrebbe darsi una regola di vita, sapiente e realista, contemperando con intelligenza la preghiera, il lavoro e il riposo. La relazione con l’altro non resta consistente se non si fonda sulla relazione con l’Altro. Perché questa continui ad essere bene orientata ed alimentata non bastano preghiere da recitare, sacramenti da amministrare, parole sante da dire: è una relazione di amore, e questa non può consiste-
di † Giulio Sanguineti
La parola a...
Le radici... e... il futuro T
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ornare alle radici significa sempre risentire il buon sapore della linfa e garantirci la freschezza, la genuinità… Il ritorno alle radici, per noi Suore di Santa Marta, è il bisogno di riscoprire le ricche e preziose testimonianze delle persone che hanno messo “le fondamenta” del nostro Istituto, per renderci più familiare e intima la nostra storia, la piccola grande storia della nostra Famiglia Religiosa. Ho sempre creduto che “fare memoria del passato” non voglia dire solo “ricordare” ma “approfondire” la conoscenza degli eventi di coloro che ne sono stati i protagonisti: significa quindi leggere i loro scritti trasportandoli nel presente per renderli attuali tanto da trasmetterci sentimenti, idee, stimoli… Penso in questo momento soprattutto alle Suore giovani che hanno bisogno di conoscere quel patrimonio ricco di esperienze e di ricordi per costruire dentro di sè una “memoria” essenziale per alimentare un forte senso di appartenenza. Così è successo riprendendo in mano la corrispondenza delle nostre Madri: da quelle pagine ingiallite dal tempo “è salita una ricchezza stupenda e inesauribile”, ci è parso in certi momenti di rientrare nelle prime case e di vivere la trepidazione, l’entusiasmo e la fede incrollabile di queste “donne” semplici ma grandi nella loro intraprendenza e noi, al confronto, ci siamo sentite piccole, ma molto fiere di avere avuto Madri e Suore come loro. La fedeltà all’unico Amore, la priorità del-
l’ascolto e della disponibilità, l’amore fraterno mite ed umile, la vita comunitaria come “sorgente di salvezza” nel buio delle difficoltà e nella fragilità delle loro persone… sono valori che “trasudano” dalle lettere e conducono il cuore a capire che davvero la Provvidenza “si è vestita a festa ogni giorno” e ha condotto la nostra Famiglia Religiosa fin qui… Ci è capitato di vedere stendersi davanti a noi il panorama della storia vissuta dalle nostre prime consorelle piene di vita, di pensieri, di preghiere e capaci di tanti sacrifici. Constatiamo come hanno saputo affrontare e superare le difficoltà più gravi: erano poche, spesso malate, con la precarietà della fedeltà di alcune Suore nella loro scelta di vita, con tanti debiti da pagare e con tanta fatica lavoravano giorno e notte… ma avevano in cuore fede grande, coraggio e determinazione a portare avanti il Progetto che il Padre Fondatore, il Beato Tommaso Reggio, aveva loro affidato. Le loro speranze hanno allargato le “soglie del Regno” e noi siamo qui illuminate dalla loro feconda bontà. Scopriamo così che anche le nostre prime Suore, pur con i loro limiti e la pochissima preparazione culturale, non solo insegnavano a dire le preghiere ma a dirle come espressione della mente e del cuore, non solo a imparare il catechismo ma sapervi collegare i loro e gli altrui destini, non solo ad andare in Chiesa ma a considerarla come tempio sacro delle leggi del vivere. Così evangelizzavano!
Madre Carla
a r d ici e l . . .
Possiamo dire quindi con loro e grazie a loro che “l’alba non è lontana”. Risentire le loro voci, fare memoria della loro esperienza ci dà la certezza che noi oggi, se vogliamo aprire la nostra Famiglia Religiosa ad un futuro di Speranza, dobbiamo affondare le nostre “radici” là dove le nostre prime Madri e consorelle hanno attinto linfa e forza: una fede incrollabile nel Signore Gesù e un amore appassionato alla nostra Famiglia Religiosa!
e
i
. . . o r u t u f l
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Spiritualità e carisma
Corro per la via N
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ella vita di ogni persona ci sono momenti talmente forti e importanti che rimangono impressi nell’anima e segnano una traccia indelebile. Sicuramente il 24 maggio 2009 è stato per ognuna di noi uno di questi momenti: essere consacrate per sempre da Dio tra le Suore di Santa Marta. E allora ecco il nostro correre per la Sua via, per mettere la nostra vita definitivamente nelle Sue mani: è un gesto che sorprende e affascina il cuore, che riempie di stupore nella quotidiana scoperta del disegno che Lui ha su ognuna di noi. Il Signore ci ha chiamato per nome: Suor Maria Soledad, Suor Claudia, Suor Chiara, Suor Reena e Suor Rani e ci ha condotte per mano fin sulla soglia della Betania della nostra Famiglia Religiosa. Noi Lo ringraziamo perché ha concesso a noi la gioia di assaporare la bellezza di una vita dedicata solo a Lui. E con la professione dei voti perpetui abbiamo chiesto e chiediamo a Dio il dono di una fedeltà genuina, totale perché sempre più impariamo a “servire” Gesù Signore e Maestro così da essere pronte a ri-conoscerlo ogni volta che un fratello bisognoso entrerà nella nostra vita e chiederà il pane dell’accoglienza. Con il cuore colmo di stupore e gli occhi spendenti di meraviglia vogliamo, povere, caste e obbe-
Suor Maria Soledad Vergara Suor Claudia Elena Cáceres Suor Chiara Fumagalli Suor Reena Kunnel Suor Rani Appasseril
dienti, camminare lungo i sentieri del mondo con tanta umiltà ma capaci di confidare solo nella forza che Lui sa dare a chi si dona con gioia. Ci piace rappresentare questa nostra vita con Lui come una corsa verso un “premio” che ci sembra spesso vicino e spesso irraggiungibile se non portate da Lui. In una realtà dove tutti corrono verso mille obiettivi, sempre sommersi dalla frenesia del lavoro e degli ingranaggi del mondo attuale, vogliamo, con la nostra risposta definitiva al Signore, sussurrare all’uomo di oggi di fermarsi un momento, per ascoltare la Sua voce per poi ripartire a correre con la consapevolezza di essere stati conquistati da Gesù. La parola “perpetua” fa oggi paura perché rappresenta l’impossibilità di cambiare o di tornare indietro. La nostra professione invece è per noi quella gioia più grande che ci permette davvero di “correre” verso Dio. Qualcuno dice che in un viaggio ciò che conta non è la Meta, ma il tragitto. Noi crediamo di aver raggiunto una meta e cioè la scelta definitiva e unica di Cristo. Il tragitto inizia ora e nel tragitto certamente incontreremo tante persone che hanno il diritto di leggere nei nostri occhi e nei nostri gesti proprio quella “Meta” che il 24 maggio è diventata davvero e per sempre nostra. Accanto a noi, a condividere questo momento di intensa gioia e di profonda commozione, tante persone care ci hanno accompagnate in questo viaggio. A loro il nostro grazie e la nostra preghiera, assicurando loro che con l’aiuto del Signore, di Maria e del nostro Fondatore, il Beato Tommaso Reggio, saremo sempre pronte a correre per la via dell’Amore.
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dell’Amore... 11
Spiritualità e carisma
Pellegrine sulle orme del Padre Fondatore D
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a Roggiano a Roma: nella convinzione che sulle fondamenta nasce il nuovo e all’insegna del tempo particolarmente favorevole al clima di comuni intenti. Le giornate itineranti sono vissute in sintonia sia con i luoghi, in strade e autostrade e sia con soste programmate. Tutte concluse sempre la sera, prima del riposo, sotto un cielo estivo generoso di stelle luminose e di una bella luna silenziosa. Molte le visite interessanti e struggenti. Abbiamo attraversato i bei noti paesaggi e percorso i sentieri delle belle regioni d’Italia. Il programma indicava tappe in alcuni luoghi religiosi, ricchi di storia, di arte e di esperienze personali. Quanta gioia rivivere, con profonda nostalgia ogni piacevole incontro!… soprattutto con le Consorelle che ci hanno incaricato di rappresentarle al Capitolo, raccomandandoci di collaborare al
rinnovamento della nostra Congregazione, in linea con la Chiesa di oggi. Le Comunità di Roggiano, Genova, Ventimiglia, Chiavari, Castelgandolfo hanno riservato alle trenta Capitolari, una festosa accoglienza e scambio di doni, com’è nel nostro stile. Bellissima l’icona russa autentica, contrassegnata dalla data del XVI Capitolo, offerta dalla Superiora Generale a queste Case; e, tra gli altri regali, utili e graditi, il grembiulino di lavoro a monito del nostro carisma: il servizio. Vivissime, quanto personali, le emozioni, vissute ogni volta che le soste erano legate ad importanti ricordi del Padre Fondatore. A partire da Genova: qui, nel sarcofago, degno di Lui, dove riposa il Suo corpo, preghiamo e siamo felici di ricordare l’operosità di un testimone di Cristo, il quale ha voluto che la nostra scelta vocazionale si attui nel monito “Fate fiorire il bene”. A Triora, al Palazzo Stella: nella stanza dove Lui è morto ci inginocchiamo sapendo e riflettendo che la malattia e la sofferenza, se accettate, predispongono all’incontro promesso con Dio, come Cristo sulla Croce. È a Ventimiglia, dove il ricordo del Padre Fondatore ha scosso nel profondo il nostro animo. Visitiamo: la Cattedrale
Luglio-Agosto 2009
stro compito quotidiano è stato affrontato con serenità, serietà e (speriamo) sia fruttuoso. Gli impegni inerenti al Capitolo, non hanno impedito di partecipare in S. Pietro alla commemorazione di Paolo VI, a Castelgandolfo all’incontro con il Papa Benedetto XVI, a S. Maria Maggiore per ottenere ancora dalla Madonna, la Sua benedizione, come già nel 2000 per la Beatificazione del Padre Fondatore. Per concludere: nella sala-ricordi del Fondatore, tra canti di lode e abbracci di amicizia ha inizio un rinnovato cammino di fedeltà e di speranza.
di Suor Maria Rossini per le Capitolari
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dove Lui, per quindici anni, ha parlato di Dio e con Dio e il Palazzo Vescovile, dove l’appartamento a Lui riservato, rievoca i suoi progetti pastorali, le Sue speranze, i Suoi interventi tempestivi ed incisivi anche sulle realtà sociali. In particolare, che bello vedere le “tre stanzette” della rinnovata Casa Madre dove una targa documenta – 15 ottobre 1878 – la vestizione delle prime otto giovani donne per essere Suore di S. Marta. Eccoci a Chiavari: la sorpresa che ci attende fa palpitare fortemente il cuore: nella Sala dei Ricordi, viene esposto un grande quadro che raccoglie le fotografie delle nostre Madri Generali: tutte, proprio tutte. Poi, a ciascuna di noi viene consegnato, in formato piccolo, questo prezioso documento. Lo teniamo tra le mani con venerazione, con occhi umidi e tra di noi passano espressioni significative. Così viviamo momenti storici della nostra vita religiosa. A Roma, con questa carica spirituale, il no-
Spiritualità e carisma
L’esperienza del XVI Capitolo Generale
di Suor Anita
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A tutte le Suore Vorrei comunicare a tutte voi che cosa è stata per noi Capitolari l’esperienza del Capitolo. Speriamo di riuscire a tradurre il nostro entusiasmo e le convinzioni che via via sono maturate. È stato un evento grande per la Chiesa e per la nostra Congregazione: momento importante per un rinnovamento personale e comunitario, pertanto occasione di conversione e di ricupero dello slancio apostolico. Abbiamo avuto la possibilità di leggere a 360 gradi la vita delle nostre Comunità con le loro luci e ombre, ricchezza e limiti, passione apostolica e stanchezze che si fanno sentire sempre di più. Tutti i tempi sono stati belli, ma ci sono stati momenti particolarmente significativi: l’incontro col Santo Padre a Castelgandolfo, la sosta serena presso le nostre suore di Castello, i momenti di confronto e di scambio nelle assemblee generali e durante i lavori di gruppo, interessanti per una visione concreta dei
problemi delle nostre Comunità. Abbiamo lavorato sempre in un clima di disponibilità, di apertura, di ascolto reciproco, di libertà nell’esprimere il proprio pensiero, di rispetto delle idee degli altri, per giungere insieme a decisioni ponderate. Lo Spirito aleggiava tra noi, si avvertiva la sua presenza. Vi abbiamo sentite vicine con la preghiera e l’offerta. Ognuna di noi pensava alla propria Comunità che era in attesa di risposte e di proposte e noi non volevamo deludere nessuno. Questo ci spronava a lavorare con molto impegno per portare nelle case un soffio di vita nuova. Nel Capitolo abbiamo parlato tanto di Comunità, di comunione, di carisma, di corresponsabilità, di preghiera, di risposta alla chiamata, ci auguriamo che queste non restino solo parole-chiave, ma diventino vita.
“Quello che abbiamo visto Quello che abbiamo ascoltato Lo annunciamo a voi. Atti, 4,20”
Roma, 15 Agosto 2009 Solo la vera fraternità può favorire la qualità della nostra vita consacrata perchè diventi segno profetico in un mondo bisognoso di fraternità e di amore, un mondo che vuol vedere nelle nostre case luoghi di relazione vera, di incontro, di fiducia, di serenità, di festa. Insieme, nei lavori di gruppo, abbiamo cercato di individuare le prospettive per il futuro della nostra famiglia religiosa, attraverso percorsi formativi che ci aiutino a riscoprire lo stupore di essere state chiamate, convocate, inviate da Dio per ritrovare lo slancio iniziale che ci renda capaci di essere nella Comunità, nella Chiesa, nel mondo presenze gioiose della “caritas” dell’Eterno. La seconda fase del Capitolo si è chiusa in Santa Maria Maggiore con la consacrazione a Maria e con la preghiera al nostro Padre Fondatore nella sala dei ricordi: Siamo convinte che solo se siamo esperte di comunione con Dio e con i fratelli sapremo: annunciare la Parola “pregata” e “vissuta”, testimoniare la gioia dell’appartenenza al Signore, rimanere aperte ai bisogni della Chiesa e del mondo, essere impegnate con passione nell’attività apostolica e saremo anche capaci di aprire il cuore del fratello al desiderio di Dio. La Madre Generale, Madre Carla, ha espresso grande soddisfazione per il lavoro compiuto nella continuità della riforma del XV Capitolo Generale e gratitudine a Madre Antonia per tutto il patrimonio di bene costruito in 18 anni di guida della Congregazione. Mi piace chiudere questa comunicazione con un’immagine suggerita dalla Dott. Costacurta all’apertura degli Esercizi: il sogno di Dio. Dio nel creare il mondo ha espresso un suo progetto, un suo sogno. Dio ha un sogno anche per la nostra Congregazione, tocca a noi collaborare per la sua realizzazione. A tutte l’augurio per vivere pienamente nelle Comunità quanto gli Atti capitolari ci indicheranno. Il Padre Fondatore ci aiuti in questo.
15 Camminando con fede 2/2009
Questa seconda fase del Capitolo ha avuto una premessa molto bella che ci ha aiutate poi a vivere il Capitolo in un clima di profonda riflessione e motivazione: gli Esercizi Spirituali a Roggiano e il Pellegrinaggio. Gli Esercizi dettati dalla Dott. Costacurta si sono collegati al tema del Capitolo:-Sguardi di speranza per un “oltre” che risvegli in noi e negli altri la nostalgia di Dio. La proposta è stata davvero coinvolgente; abbiamo goduto e ricevuto a piene mani il commento dei testi biblici che ci venivano proposti con lo scopo di purificare il nostro cuore nell’“ascoltare, comprendere, fare la Parola”, per suscitare negli altri la nostalgia di Dio. Il pellegrinaggio in Liguria, nei luoghi del Padre Fondatore, oltre a farci cogliere da vicino il suo spirito, la sua vitalità, la sua presenza, ci ha consentito di fare esperienza viva del nostro carisma di accoglienza nelle Comunità che ci hanno ospitate. A questo si aggiunge la gratitudine per tutte le Comunità che nella fase preparatoria del Capitolo, hanno lavorato seriamente in un’analisi vera e concreta dei bisogni, delle attese di oggi, inviando a Roma la loro documentazione da cui il Capitolo è partito nell’affrontare le varie tematiche. Tutto ha alimentato in noi, come sottolineato da Madre Carla, il desiderio di lavorare per il bene della Congregazione, tenendo desto il patrimonio che il nostro Padre Fondatore ci ha affidato. Tutte vi aspettate molto dal Capitolo, forse novità, ma non ci sono novità eclatanti; la vera novità è quella di avvertire il bisogno di una rivitalizzazione delle Comunità, per essere testimoni autentici nella Chiesa e nel mondo. È necessario riscoprire e vivere le ragioni della nostra chiamata, il valore della preghiera come sorgente di speranza per noi e per gli altri, la vita comunitaria come luogo di condivisione della speranza e la corresponsabilità come mutuo aiuto nella missione per far conoscere Cristo nostra Speranza.
Percorsi di formazione
Della scuola c’è ancora bi Q
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uante volte questo interrogativo risuona nelle nostre menti e quante volte tale domanda passa di bocca in bocca! Le risposte che seguono sono le più svariate, se ci sono, perché qualche volta si rimane anche incerti e perplessi. La scuola Santa Marta di Vighizzolo si è posto spesso questo interrogativo e nel Convegno del 2-3 settembre 2009 ha tentato di offrire una risposta ai 150 insegnanti partecipanti provenienti dalle diverse scuole del territorio. È questo un tradizionale appuntamento di inizio d’anno, che costituisce un momento forte, perché dona a tutti un po’ quella “linfa vitale” di cui si ha bisogno per l’intero anno e a cui si attinge soprattutto nei momenti di maggior frastuono. Avviare, quindi, un nuovo anno scolastico con un momento di formazione e di aggiornamento è già tentare una risposta. Ma per averne una più esauriente, gli insegnanti hanno dovuto mettersi in ascolto della prima relazione: “LA SCUOLA EDUCA ALL’ASCOLTO”, tenuta dalla Dott.ssa Lucia Todaro, psicopedagogista e consulente di formazione “Sportello Scuola Volontariato”. La relatrice ha esordito sottolineando che siamo in “una scuola delle parole”, mentre dovremmo essere in “una scuola che educa all’ascolto delle parole”. Certo ascoltare è difficile, impegnativo, soprattutto a scuola…, ma è un atto necessario per creare relazioni comunicative efficaci (sei un insegnante competente, capace cioè
di aiutare ad accrescere nei tuoi alunni l’abilità dell’ascolto? sei una persona disponibile all’ascolto attivo e capace di utilizzarlo nel contesto scolastico relazionale con colleghi, genitori, alunni?). Il silenzio è condizione fondamentale per poter ben comunicare (tu hai un buon rapporto con il silenzio, o ti imbarazza, ti pesa, fatichi a crearlo o gustarlo, come persona prima ancora che come insegnante?). Nel silenzio, poi, si riesce a percepire il proprio mondo emotivo interiore (sai arrivare a questa intimità con te stesso per poi poterne comunicare il senso, il valore e le tecniche agli alunni a cui chiedi di “riflettere a bocca chiusa”? hai verificato se, forse parlano perché hanno “paura del silenzio”?). Alcuni ragazzi non ascoltano, forse perché hanno solo un bisogno più urgente dell’ascoltare che è quello di essere ascoltati! La dott.ssa Todaro termina il suo intervento con l’immagine di due fidanzati che, via via che aumenta la loro intimità, non hanno più bisogno di tante parole… anzi queste via via diminuiscono sempre più! Tacere, infatti, non soffoca le emozioni e l’aggressività, ma le trattiene, mette ordine dentro di esse. Parlando, le emozioni vengono fatte continuamente vorticare, nel silenzio possono posarsi. Allora se la scuola può educare all’ascolto, “l’educazione non è finita”. È questo il contributo dato dal secondo relatore, prof. Duccio
Comunità di Vighizzolo
bisogno? Demetrio dell’Università Bicocca di Milano. Nel presentarci il suo nuovo libro “L’educazione non è finita”, il professore universitario, stanco di vedere lo sfascio delle istituzioni educative intorno a lui, si chiede dove si è nascosta l’educazione e ricerca, quindi, idee per difenderla. Ma di quale educazione si tratta? Dell’educazione sfinita dei genitori e degli insegnati davanti ai tentativi falliti? No!, anche se l’educazione sembra smarrita, sbiadita, non è finita. L’educazione è memoria, è innanzitutto condizione per raccontarsi, è autodisciplina, perché l’educazione è già dentro di noi, si tratta solo di ascoltarla! Al termine del suo saggio, il professore fa un ultimo elogio dell’educazione, “perché ogni lezione possa sempre ricominciare”: L’educazione è speranza… sa riconciliarsi con il male di vivere; L’educazione è sempre un annuncio, un’epifania che non vuole conoscere in anticipo il suo destino. L’educazione ci apre gli occhi, se poco prima troppo erano chiusi sul mondo. L’educazione è l’incontro con uno spiraglio di luce. L’educazione è risveglio nei nostri cammini di foschia. L’educazione è accorgersi che la saggezza
e la sapienza si addensano proprio là dove la solitudine non ci appariva come terra promessa. L’educazione è la disponibilità ad abbandonare alla deriva ciò che non ci insegna più nulla. L’educazione è accogliere la lontananza, la distanza, la differenza di ciascuno dall’altro. L’educazione è accettare di rinnovarsi, anche quando ci si accontenta della propria sorte. L’educazione è saper vegliare, quando il sonno appare un inutile passatempo. L’educazione è scegliere il cunicolo, è inoltrarsi nei suoi meandri senza paura, è camminare sfidando i precipizi, lasciando le vie vecchie per le nuove, riscoprendo le antiche. L’educazione è lo stupore iniziatico per un’emozione che ancora non ci aveva visitato. L’educazione è l’incanto ritrovato ogni volta dinanzi all’imperfezione, alle inquietudini della ragione. La seconda giornata, dopo l’accoglienza dei partecipanti e l’affidamento a Maria, Donna dell’ascolto e Discepola della Parola, ha avuto inizio con “Il risveglio
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di Suor Maria Pia Mucciaccio
Percorsi di formazione
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dell’ascolto”, relazione tenuta dal dr. Ivan Sirtori, psicologo e leggistorie. Per i partecipanti è un incantatore! Con la sua arte di leggistorie, capace di trasformare simboli in suoni, emozioni e immagini, è soprattutto un esempio gioioso dell’amore per la lettura, un modello capace di portare testimonianza attraverso l’essere e il fare, un animatore passionale, che in modo appassionato comunica una passione. Gli aridi e morti segni d’inchiostro stampati sulle bianche pagine prendono vita e sanno risuonare negli antri nascosti dell’animo umano. Un ascolto non passivo quello dell’assemblea, ma profondamente attivo, che ha messo in gioco le capacità di attenzione, concentrazione, memoria, pensiero logico, costruzione di immagini mentali, elaborazione di vissuti emotivi a partire dagli stimoli corporei. È proprio “la magia” dell’ascolto! Attraverso l’ascolto si incontrano due mondi: da un lato quello esterno, del testo letto e del contesto, dall’altro il mondo interno, quello sterminato territorio che definisce l’individualità dell’ascoltatore, fatto di esperienze, conoscenze, competenze, credenze, fantasie, emozioni, desideri, ecc. Da questo incontro nasce qualcosa di nuovo per tutti, una nuova dimensione creativa, una scintilla di trasformazione.
Ed infine la quarta ed ultima proposta: “Quando l’ascolto diventa un problema – ho in classe un bambino che…”, da parte della relatrice dr.ssa Sara Trabattoni, Medico Chirurgo e Specialista in Neuropsichiatria Infantile presso la “Nostra Famiglia” di Bosisio Parini. Anche la dr.ssa ha coinvolto l’assemblea nella problematica dell’alunno che fatica ad ascoltare per la presenza palese o latente di disturbi specifici di apprendimento legati a diversi fattori. La competenza evidenziata e la concretezza delle esemplificazioni e dei riferimenti hanno talmente preso i partecipanti che nella grande palestra dell’Istituto Santa Marta il tempo sembra essersi fermato, anche quando i rintocchi dell’orologio Campanile della Chiesa segnano le dodici e mezzo. Nessuno si muove, nessuno sembra respirare… è un clima bellissimo! Ma il convegno è proprio giunto al suo termine… La scuola è stata messa alla prova: dalla pedagogia alla didattica dell’ascolto! Così la Comunità Educante del Santa Marta porge a tutti l’augurio per un sereno anno scolastico. Ora, arricchiti di nuovi strumenti, ci si avvia a coniugare l’istruzione con l’educazione per ritrovare anche nella fatica quotidiana lo stupore e l’entusiasmo di essere autentici educatori, vivendo ogni giorno dell’a.s. con quella carica emotiva ricevuta in queste due giornate di formazione e di aggiornamento. È questo il desiderio e la speranza di ciascuno!
Frammenti di santità Cuneo, 8 settembre 1963 Madre mia, fiducia mia! Carissima…, oggi è l’anniversario della sua Professione e della mia Vestizione. Data quindi indimenticabile per le nostre anime che ci ricorda la nostra donazione, donazione allo Sposo che non esisterebbe, se egli stesso non ci avesse chiamato, predilette, prescelte fra mille altre, forse migliori di noi… “Di Amore eterno ti amai, per questo a me ti trassi, pieno di compassione”. Rispondiamo alla chiamata divina con generosità sempre crescente. Ricambiamo il suo Amore con l’esatta osservanza dei tre voti, e facciamo sempre più nostra la piccola via… composta di umiltà - carità - obbedienza. Non è possibile essere caritatevoli senza essere umili, perché fare la carità è privarsi di qualcosa per “dare”, ed è appunto quello che si fa con l’umiltà: ci si nasconde per far brillare gli altri, ci si priva di qualcosa che accontenterebbe il nostro io, per “far contenti gli altri”, ecc… ecc… E infine non è possibile essere umili senza essere sottomessi, cioè obbedienti, quindi: umiltà - carità - obbedienza si danno per la nostra vita religiosa se vogliamo viverla nella pienezza del dono totale. Ricominciamo ad ogni istante, con l’entusiasmo di quel giorno indimenticabile, ma con una sempre crescente intensità d’Amore. Sempre unite in C. I.
Suor Maria Grazia Repetto passata alla casa del Padre Domenica delle Palme 8 aprile 2001
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la mano a vicenda e sono indispensabili
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80Vita ...una giornata di accog di amicizia e di ricordi B
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envenuti a tutti. Sono contenta di rivedervi. Tornare al S. Marta per un qualsiasi motivo è sempre bello, ma oggi ritornare per ricordare insieme gli 80 anni di fondazione di questo Istituto è davvero una dolce ed entusiasmante avventura, una pausa meravigliosa nel pesante stress dei nostri giorni. L’occasione dell’ 80° anniversario della presenza delle Suore di Santa Marta a Vighizzolo rappresenta una circostanza singolare per incontrare tutti voi. Singolare perché questa giornata si colloca nella continuità educativa dell’Istituto che in questi 80 anni ha cercato di perseguire l’obiettivo della formazione di tanti bambini, ragazzi e giovani, campo in cui ha investito, con generosità e costante impegno, tante risorse umane e spirituali. Singolare perché il dinamismo della nostra progettualità trova attuazione anche in questa giornata che ci auguriamo sia vissuta intensamente e tutti desideriamo sia davvero la giornata dell’accoglienza, dell’amicizia, del ricordo. L’oggi che stiamo vivendo può essere un osservatorio molto efficace per verificare, nei confronti degli ex, non più gli esiti scolasti-
ci, ma il profilo di persone mature sul piano umano e cristiano, perciò di persone che hanno assunto personalmente le proprie responsabilità. È una giornata di distensione per ricordare momenti sereni vissuti insieme, perché accanto all’impegno scolastico abbiamo cercato di far gustare il benessere dello “star bene insieme”, durante le gite, le giornate sportive, di spiritualità, le feste di fine anno, le camminate, gli indimenticabili carnevali con le simpatiche imitazioni dei Prof e delle Suore. Questo momento di respiro goduto insieme a tanti amici, nei luoghi della propria infanzia, adolescenza, giovinezza, scende nell’anima e fa riaffiorare tanti ricordi mai assopiti.
dai Suor Anita Bernasconi Vighizzolo
lienza, che in quest’opera hanno speso il fior fiore della loro vita. Penso a Madre Ermelinda, Madre Caterina, Madre Valeria, Suor Ignazia, Suor Aloysia, Suor Serafina, Suor Matilde, Suor Paola, Madre Francesca, Madre Antonia e ai vari docenti capaci di vera collaborazione e dedizione. Tutte amavano molto Vighizzolo, trovavano questa scuola particolarmente bella, accogliente, serena. Laici e religiose avevano scommesso sull’educazione e intendevano prolungare nella storia, attraverso la scuola, la creatività e la fecondità del carisma del nostro Padre Fondatore, il Beato Tommaso Reggio. L’opera ha sempre mantenuto fede alla sua natura, impegnandosi in modo efficace ed efficiente nel campo educativo e pastorale. Non ha cambiato dunque la sostanza, solo le forme della struttura, come via via i tempi richiedevano. Infatti l’opera sorta nel 1928 come convitto per bambine orfane, quindi come servizio prevalentemente educativo-assistenziale, col passare degli anni è divenuto più pressante il bisogno di una Scuola Elementare aperta al territorio. Nel 1940 venne aperta la Scuola Media, frequentata negli anni cruciali della guerra, oltre che da alunne del luogo, da molte altre convittrici sfollate anche da Milano!
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A ciascun ex dico: tra le tante cose che avevi da fare, hai scelto di venire qui perché non volevi perdere l’occasione troppo bella di confonderti tra tanti volti, cercare di riconoscere i tuoi compagni di classe e con loro percorrere i vari corridoi per entrare in classe e rivivere momenti simpatici o no, mentre ti si spalanca un mondo carico di memoria e quel viaggio dentro la tua scuola acquista dentro di te il sapore di cose che non hanno preso la grigia patina del tempo. Con te altri compagni si guardano attorno desiderosi di vedere, confrontarsi e tutti parlano con accenti di stupore e di meraviglia e da tutti traspare un unico sentimento: la gioia di toccare con mani e piedi la scuola dove sei cresciuto. Sfilano davanti ai tuoi occhi i tuoi insegnanti, le suore, i compagni, gli amici, ti guardi intorno e vedi quel ragazzo di un tempo divenuto uomo, circondato dai suoi bambini ai quali racconta di sé. Come viene spontaneo ricordare e ringraziare per questa bella opportunità! Chissà che i nostri giorni col loro incalzante procedere non ci riserbino ancora, tra qualche anno, un ritorno in questo luogo per continuare a rivivere e a ricordare. In questo anniversario, noi suore non possiamo non fare memoria delle tante consorelle
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• Negli anni 50 venne legalmente riconosciuto l’Istituto Magistrale e negli anni 80 si pensò di avviare una Scuola Sperimentale a duplice indirizzo: Psico-Pedagogico ed Economico Aziendale. Si è trattato di una scelta innovativa considerevole elaborata e proposta dal corpo dirigente e docente con il Consiglio di Istituto, con l’allora Presidente il Prof. Lino Gorla, dopo aver fatto un’inchiesta nella zona per individuare quale tipo di scuola avrebbe incontrato maggiori consensi perché più rispondente ai bisogni del territorio. È stata una scelta indovinata perché l’inserimento nel mondo del lavoro, nei rispettivi settori professionali, ha confermato, a livello operativo, una buona preparazione con sicure competenze esecutive. Le cose da dire sarebbero tante ed è difficile per me sintetizzare tanti anni di storia, ma anche tanti anni vissuti insieme a voi, prima come alunna, poi come insegnante e preside ed ora come responsabile della Comunità. Come non amare questa opera, questa gente di Vighizzolo e dintorni da cui mi sono sentita tanto amata e che amo intensamente perché qui ho lavorato con cuore aperto con alunni, insegnanti, genitori. Dico il mio grazie al Signore per tutto il bene che ci ha dato di compiere; grazie a tutte le Suore che sono passate per questa casa, lasciando un’impronta di bene; ai docenti che
hanno amato tanto questa scuola e l’hanno sempre dimostrato con la loro collaborazione e attenzione a tutti; grazie ai genitori sempre presenti e capaci di condividere ogni responsabilità educativa; grazie ai ragazzi che sono stati il nostro punto di riferimento sempre; grazie ai Sacerdoti che ci hanno aiutato con il loro sostegno spirituale, col consiglio, ma soprattutto credendo nella nostra presenza e nell’azione educativa e pastorale che l’Istituto ha svolto e continua a svolgere sul territorio. Grazie alla nostra Madre generale, Madre Carla, che avrebbe desiderato essere presente, ma i numerosi impegni l’hanno trattenuta a Roma, ma ci ha fatto pervenire il suo saluto che io estendo a tutti. Grazie per la storia che insieme abbiamo scritto, vorrei che ciascuno di voi continuasse a fare l’esperienza del sentirsi molto amato da Dio, attraverso la famiglia delle Suore di Santa Marta. Vi abbraccio tutti di cuore
Coraggio...
di Don Carlo Silva Parroco Vighizzolo
con la forza del Beato Tommaso Reggio
Omelia di don Carlo durante la Santa Messa per ’80° dell’Istituto
N
so Reggio e mi sembra molto bello riproporlo durante questa celebrazione eucaristica, perché nella storia del Santa Marta c’è stato un susseguirsi di figure umane che hanno lasciato e continuano a lasciare in mezzo a noi, un segno indelebile di vita, e, prima di tutte loro, è doveroso ricordare il Beato Tommaso Reggio. Egli ha saputo far partecipe la sua gente, il suo popolo e soprattutto le sue Suore del senso di amicizia, del rapporto delicato e forte che aveva con tutti, del bisogno di arricchire l’intelligenza per dare una ragione e un senso alla vita e alla fede, ma ancora ha fatto partecipe la sua gente del desiderio di essere utile nell’affrontare situazioni complesse di dolore e di distruzione. Tutto questo è stato consegnato
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on sono solito e non sono capace di fare delle commemorazioni, preferisco fare delle celebrazioni di vita, per la vita di noi oggi. Credo che questo sia davvero molto più utile per i nostri tempi e soprattutto per i tempi futuri, anche perché noi dobbiamo metterci davanti ad una constatazione molto elementare, molto semplice e però molto veritiera, cioè che la storia umana come la storia della Chiesa è ritmata dalla presenza di persone che hanno intensamente vissuto la loro umanità e proprio perché l’hanno vissuta, queste persone hanno suscitato intorno a sé, attenzione, disponibilità, e soprattutto sequela negli esempi. Questo concetto è stato sviluppato da Don Giorgio Basadonna nel giorno della Beatificazione di Mons. Tomma-
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in un progetto educativo sublimato dalla fede: una fede cristallina, penetrante, e questo ha potuto farlo perché Mons. Tommaso Reggio non si è mai dimenticato dei suoi maestri di vita, mai. Pregava per loro, li ringraziava perché lo avevano aiutato a leggere prima di tutto il suo progetto di vita. Ecco io mi chiedo se noi siamo disponibili a dire grazie ai nostri maestri, ai nostri educatori nella misura in cui ci hanno aiutato a scoprire il progetto di vita che Dio ha pensato per ciascuno di noi. Non è un optional questo, ma un atto dovuto. Le Suore di Santa Marta nate per il servizio nel seminario, successivamente si sono impegnate nel servizio della carità, nell’assistenza ai malati di colera, e poi sono corse a prestare la loro assistenza durante la drammatica situazione sociale e morale dovuta al funesto e tormentato terremoto che aveva sconvolto la zona dell’entroterra ligure in particolar modo Bussana. In quella occasione nacquero le prime case di accoglienza. Le Suore di Santa Marta si sono lasciate educare, sostenere e persino organizzare dal loro Fondatore, dal loro Vescovo. Col tempo si sono aperte ai nuovi orizzonti pastorali, impegnandosi in una ascesi spirituale serena e sempre gioiosa: questa era la condizione. E così deve essere ancora oggi, carissime sorelle! Sempre gioiose, serene nell’accoglienza,
perché, vedete, Betania non può esistere nella rassegnazione, sarebbe una contraddizione. Betania esiste perché alla base ci devono stare i valori del vivere, quei valori che sono stati la regola di vita del vostro Padre Fondatore. In sostanza l’evangelizzazione, anche nell’accoglienza, non è uno degli impegni, ma il valore assoluto nella scuola libera e cattolica. Una scuola che, diciamolo subito, non è un privilegio, ma dovrebbe (e qui il condizionale è necessario), essere un diritto di tutti, ma in Italia la scuola libera e cattolica non è un diritto per tutti, per tanti motivi che non sto a sottolineare. La scuola libera e cattolica nasce da un profondo desiderio del Padre Fondatore. Mons. Tommaso Reggio aveva una biblioteca molto ricca e aggiornata e l’aveva messa a disposizione di sacerdoti e laici, perché diventasse il luogo di una riflessione culturale, morale, spirituale e formativa. Doveva essere il luogo di un confronto aperto, rispettoso; giravano le idee, perciò era il luogo per difendere, promuovere, attuare la verità nella libertà. Questo è il progetto di vita della scuola cattolica: una scuola che non ha paura della cir-
avere paura, si può sempre ricominciare, ci si può riprendere. Con la forza di Mons. Tommaso Reggio dico a voi tutti: coraggio, e di coraggio ne occorre molto; fatevi sentire con la vostra testimonianza attiva in tutti gli ambienti in cui operate perché è anche così che si costruisce il Regno di Dio, è anche così che si fa vivere il Santa Marta oggi. Il fare memoria in questa giornata deve diventare un impegno di vita cristiana qualificata per tutti noi. E che dire ancora? Avanti per tanti anni perché davvero la formazione cristiana non può avere mai fine. Questo è il mio augurio: che possiate continuare ad animare la scuola cattolica con la vostra presenza in mezzo alla nostra comunità parrocchiale. In alto nella cupola è raffigurato il vostro Padre Fondatore, perché quando veniva consacrata questa chiesa dei SS. Pietro e Paolo, 80 anni fa, voi Suore di Santa Marta iniziavate la vostra azione apostolica qui a Vighizzolo. È bello pensare a questa straordinaria coincidenza, è come un invito a continuare a lavorare insieme per il Regno di Dio. Questo è ancora quanto desidero per voi e con l’augurio il mio grazie per la vostra presenza.
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colazione delle idee, perché è una scuola che deve farsi carico delle diversità, dell’annuncio, della formazione ad ogni livello, dell’evangelizzazione che non deve venire mai meno. In questi 80 anni, con la collaborazione di insegnanti capaci e motivati dall’unico e sempre valido progetto di vita, la scuola è diventata fino ai nostri giorni, luogo di formazione umana e cristiana di tante persone, bambini, ragazzi, giovani, genitori, famiglie che hanno creduto nella sua proposta. Alcune domande sono necessarie, d’obbligo, domande provocanti per fare di questa celebrazione un motivo di vita e di riflessione. A distanza di 80 anni dobbiamo chiederci: È sempre e solo l’identità cristiana ad essere proposta e ad essere scelta? O è piuttosto il comodo? Questo progetto di vita al quale si appellano e fanno riferimento gli insegnanti, gli educatori, i genitori, gli alunni del Santa Marta, oggi è in sintonia con il progetto educativo di Mons. Tommaso Reggio? E ancora, il vostro vissuto conferma questa visione di un progetto di vita cristiana? È il vissuto che dà testimonianza, non sono le parole o le belle circostanze. Certo non è un compito facile quello che sto proponendo, oggi ci sono molte difficoltà da superare, anche nella testimonianza di fede, ma io credo che non si deve mai mai scoraggiarsi o tirarsi indietro. E se per caso riscontriamo un certo qual rilassamento nella nostra testimonianza cristiana, non dobbiamo
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Una chiamata del Beato Tomm L
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a famiglia di origine italiana, Domenech, della città di Pilar che dista una decina di chilometri da Derqui, da tempo desiderava cedere ad una istituzione religiosa, seria e responsabile, la Casa per anziani costruita con tanto amore dal loro filantropo genitore. Conosciute le Suore di Santa Marta attraverso i Legionari di Maria in Pilar e le opere apostoliche di Derqui, le figlie e i nipoti dell’estinto fondatore Domenech, decisero di donare la Casa con i 68 ospiti alle Figlie del Beato Tommaso Reggio, genovese come loro. Nel giugno del 2008 Suor Silvana Bessegato presentò il progetto a Roma. La carissima Madre Antonia Dei, Superiora Generale, rispose di rivolgersi alla Delegazione del Cile. Così fu. Madre Lilian Doll, Delegata dell’America La-
tina, fu accompagnata a visitare questa struttura: grandissimi locali, con Cappella, refettorio, servizi igienici, dormitori, cucina… ma tutto da restaurare, imbiancare, rinnovare. Gli anziani ospiti manifestarono tutta la loro trepidante attesa d’una più felice sistemazione. “Rimanete con noi, abbiamo bisogno di voi! Vi attendiamo da tempo, stiamo pregando la Madonnina del Pilar”. Così si esprimevano gli anziani e la risposta non tardò: Madre Lilian comunicò alla famiglia Domenech l’intenzione di incontrarla, lasciandole la scelta della data. L’avvocato, la farmacista, la psicologa e la famiglia fissarono la data: il 22 novembre. Proprio il 22 novembre?! Sapevano questi signori il significato di questo giorno per le Suore di
Il linguaggio apostolico del Signore è misterioso
maso Reggio alle sue Figlie
di Suor Silvana Bessegato Pilar - Argentina
Marta in breve avremo un ricovero degno ed accogliente. I cittadini e i parenti sono felici e ringraziano la Famiglia del Beato per l’assistenza spirituale e fisica che prestano le Suore in quel SANTUARIO DELLA VITA.
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Santa Marta? Affatto! Le preghiere dei Legionari, la situazione di quelle creature mossero il cuore del Beato T. Reggio e di Madre Lilian affinchè quel santuario della vita fosse abitato dalle sue Figlie desiderose di donarsi con generosità e amore. E così nel giorno della nascita al cielo del Beato T. Reggio, la Congregazione ha cominciato il suo apostolato in Pilar. Attualmente vi sono, la responsabile sr. Luigia Sciutto, genovese pure lei, tre infermiere cilene, sr. Patricia Morale, sr. Ana Alderete, sr. Carolina Rojas aiutate da 12 laici. L’opera continua e porta frutto! Nel noviziato di Santiago in Cile si trova una ragazza di 29 anni, Rita Gongalez che ha fatto esperienza presso la comunità di Derqui. Aiutata dal sacerdote Ugo Lovatto e dalla testimonianza delle Suore ha deciso di entrare in questa Famiglia Religiosa! Le autorità civili ed ecclesiastiche ringraziano la Congregazione di Santa Marta. La Divina Provvidenza piano piano viene in aiuto per eseguire i lavori più urgenti. Il Municipio ha rinnovato l’ascensore, un benefattore cileno ha donato tovaglie per l’ampio refettorio, un altro ha cambiato i seggioloni sfasciati… e così con la pazienza e soprattutto con la Fede di Santa
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Il racconto delle cose A
giugno inoltrato, il pullmino giallo del Comune ci ha portato a “Casa d’Erci”. La giornata è iniziata con l’ansia dell’attesa della partenza che non arrivava mai. Finalmente si parte… quanta gioia! Per raggiungere la meta abbiamo fatto un tratto a piedi con la possibilità di scattare fotografie alla campagna, ai vigneti, ai boschi,
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agli uliveti e a tanti animali che furtivamente apparivano lungo la strada. Eccoci arrivati! L’accoglienza del signor Ciabattini è stata veramente cordiale! Depositato gli zaini, abbiamo cominciato a visitare Casa d’Erci con il suo museo della civiltà contadina, situata in un paesaggio che sembra un giardino, in mezzo ad una “natura
di Suor Michela Pinna
Scuola dell’Infanzia - Luco di Mugello
È stata una bella esperienza che ci ha riportato ai tempi dei nonni e bisnonni, che sapevano adattarsi ad ogni circostanza. Il sole ormai stava calando, era ora di rimetterci sulla via del ritorno. È stata una stupenda giornata, ma di più la buona schiacciata calda con il sale. 29 Camminando con fede 2/2009
che appare come creata e coltivata non per trarne frutto o un guadagno, ma solo per il piacere di goderla”, così scrive uno dei tanti viaggiatori incantati dalla vista del Mugello. La casa colonica sembra uscire da un libro di ricordi. Su un lato, a piano terra, l’ampia cucina con il focolare e il forno per cuocere il pane, la madia per impastarlo. Al primo piano le camere con tanti letti per accogliere i numerosi membri della patriarcale famiglia. Sul lato opposto della casa ci sono, le stalle e gli attrezzi di i tutti i mestieri: il panettiere, il calzolaio, il tessitore, il fabbro, l’allevatore di pecore di mucche e di ogni sorta di animali domestici. Siamo entrati in cucina e insieme ad un esperto abbiamo preparato il pane da portare alla mamma e la schiacciata bella calda da mangiare al momento. Nel pomeriggio i bambini, sull’antica aia, hanno giocato come una volta, divertendosi tantissimo!
O
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Ohi ohi che ...ma n
re 7: al Giardino D’Azeglio di Firenze ritrovo dei partecipanti alle Mini Olimpiadi che si terranno il 22 maggio 2009 presso lo Stadio Comunale di Cantù e presso gli spazi aperti dell’Istituto Santa Marta di Vighizzolo di Cantù. I piccoli atleti appartengono alle classi Prima (25) e Seconda (18) Media del Conservatorio Santa Maria degli Angeli. I 43 gladiatori erano tenuti malamente a freno dai tre accompagnatori di cui due super partes (professore di tecnologia e lettere) mentre colui che con allegria aveva allenato settimanalmente le due squadre tentava di dare organicità a questa Armata Brancaleone che si appropinquava a mettere in luce le sue doti psicofisiche in quelle terre lontane abitate fino a pochi anni fa da Vichinghi. Prima di arrivare alla meta Suor Mariana ha invitato i docenti a fare una sosta a Lecco e dintorni, al fine di illustrare de visu i luoghi descritti dal Manzoni nei suoi Promessi Sposi. Infatti giunti a Lecco verso le 13.00, dopo un abbondante pranzo costituito da panini farciti, l’allegra brigata ha avuto l’opportunità di visitare il convento di Pescarenico, la biforcazione in cui il pavido Don
Abbondio incontra i due bravi di Don Rodrigo, e infine, il portone autentico dell’eventuale (della presunta) casa di Lucia. Terminata la visita culturale, docenti ed allievi si sono diretti all’albergo per usufruire di un meritato ristoro e riposo al fine di ritemprare le forze necessarie per non lasciarsi sopraffare dagli avversari sportivi che avrebbero incontrato il giorno successivo allo stadio di Cantù. Infatti le gradinate di quest’ultimo erano ricoperte dai sei colori umani degli alunni della scuola secondaria di I° grado che provenivano da Genova azzurro, Chiavari arancione, Milano giallo, Roggiano rosa, Vighizzolo bianco, Firenze verde. L’entusiasmo era alle stelle; la bellissima musica dilatata da casse risonanti coinvolgeva emotivamente il cuore e la mente delle suore, degli organizzatori, degli atleti e degli accompagnatori. Il Carisma dell’Accoglienza, della Congregazione delle Suore di Santa Marta, aleggiava nello stadio entusiasmando i giovani e commovendo coloro che avevano qualche capello argentato in più. L’avvio è stato dato dall’accensione (con una certa difficoltà) della fiaccola olimpica, seguito dall’Inno di Mameli cantato a voce unica da tutti i partecipanti. Subito dopo la Superiora, Suor Anita, dell’Istituto Santa Marta di Vighizzolo ha salutato i partecipanti con un discorso ben augurante, seguito dalla Preside suor Maria Pia che ha invitato gli atleti a prestare giuramento di rispettare i valori della lealtà e della correttezza nelle gare sportive poiché importante è partecipare. Immediatamente tutti
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levataccia! ne valeva la pena! di Clara Birello
insegnante Conservatorio S. Maria degli Angeli Firenze
to sul male, sull’ingiustizia, sull’emarginazione, sulla disuguaglianza. Subito dopo le premiazioni, nelle quali le ragazze della Classe Seconda Media del Conservatorio Santa Maria degli Angeli sono state premiate con la targa Fair Play, e “un si fa per dire ma Firenze ll’è la culla dell’eleganza ne’ modi, ne’ gesti e negli atteggiamenti: chi vol’esser lieto sia”… le Suore di Vighizzolo hanno offerto a tutti i partecipanti bibite e gelati, grazie ai quali, come un miracolo, la stanchezza è sparita. Pertanto l’Armata Brancaleone, stanca ma felice, si è diretta verso l’Arno, allo scopo di lavare… i panni sporchi e, anche se in ritardo, con gratitudine, ringrazia di vero cuore le Suore che hanno preso parte a questa bellissima manifestazione di fratellanza, gli organizzatori, sempre professionalmente validi e disponibili, ma soprattutto gli atleti, provenienti dalle varie Scuole della Congregazione, i quali, tra qualche anno, potranno dire “c’ero anch’io”!
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i partecipanti alle diverse gare si sono diretti nelle varie postazioni cercando di dare il meglio di sé con gioia, entusiasmo, allegria che hanno reso quell’atmosfera pregna di fuochi d’artificio. Dopo la pausa pranzo le squadre si sono dirette all’Istituto di Vighizzolo all’esterno del quale nel primo pomeriggio si sono svolte altre gare non competitive che miravano a rinforzare ulteriormente i legami di amicizia scaturiti da un breve ma intenso momento di conoscenza. Gli spazi aperti erano paragonabili ad alveari multicolori dove piccoli e grandi, suore, insegnanti, allenatori e genitori in un frastuono incredibile di grida, musiche, si mescolavano come se facessero parte di un mondo variopinto e colorato dove le distanze all’improvviso e quasi per gioco, anzi con il giuoco non esistevano più. Eravamo concretamente diventati tutti fratelli in quanto tutti figli di un Cristo Risorto e Vittorioso sulla morte ma soprattut-
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Una giornata di gioia e di riflessione di Chiara Leocata
mamma di Anna Conservatorio S. Maria degli Angeli Firenze
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La mattina del 20 maggio, in una splendida giornata di sole, si è svolta l’annuale gita della Scuola dell’Infanzia “Conservatorio S. Maria degli Angeli” di Firenze. Noi mamme, i bambini e le insegnanti ci siamo dati appuntamento in piazza D’Azeglio, da dove siamo partiti con due pullman in direzione di Fiesole. L’emozione dei bambini era grande: avrebbero vissuto una nuova “avventura”! E noi mamme eravamo felici di poter stare al loro fianco e di vederli ridere e giocare insieme. Ma una lieta sorpresa ci attendeva. Perché mentre i pullman raggiungevano la meta, è accaduto qualcosa. Qualcosa che ha trasformato una gita in uno straordinario momento di condivisione e preghiera, qualcosa che ha fatto capire a noi mamme il perché della nostra presenza, che non eravamo state chiamate come semplici spettatrici di un evento, ma per vivere e condividere in prima persona un momento di gioia. Chi conosce lo sguardo di Suor Gabriella potrà già intendere di cosa stiamo parlando,
perché è lo stesso sguardo che riserva a tutti i nostri bambini ogni qualvolta giungono al Conservatorio S. Maria degli Angeli, un invito a vivere completamente la Parola del Vangelo, a portarla nella vita di tutti i giorni, anche durante una gita. E mentre le parole di Suor Gabriella ci guidavano alla preghiera e al raccoglimento, con una nuova speranza nel cuore siamo giunte a Fiesole. La giornata, così com’era stata organizzata, è stata straordinaria. Abbiamo ammirato le antiche rovine del Parco Archeologico, lo splendido Teatro Romano e i preziosi reperti conservati nel Museo. Successivamente ci siamo trasferiti in un grande parco, ospiti di una mamma, dove abbiamo pranzato e trascorso ancora un po’ di tempo insieme. E se, sulla via del ritorno, nei nostri occhi continuavano a susseguirsi i colori di una splendida giornata di Primavera, nei nostri cuori conserviamo ancora lo sguardo e le parole di Suor Gabriella: un invito ad affidarci sempre all’amore di Nostro Signore e a proseguire, con umiltà e costanza, il nostro ruolo di genitori e cristiani.
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In missione
Lassù... a Cevo
di Suor Rosalba Bernareggi
“Lassù, nella pineta, dal campo s’alza un canto e l’eco risponde da lontan: Ohè! Ohè! Ohèèèè....!”
È
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il canto che ogni sera, prima di fare ritorno alla colonia, i bambini della Scuola Santa Gemma di Milano dedicano alla pineta. Durante l’estate è lì, a Cevo, tra i monti della Valsaviore, che trascorrono giorni di vacanza, destinati a rimanere nel tempo, piacevoli e indimenticabili. Immersi nella natura, sui pendii dell’Adamello, nei boschi profumati di resina, questi “fanciulli di città”, insieme alle loro suore, ritrova-
no il sapore rigenerante di un’esperienza che, ogni anno, diventa momento tanto atteso. La dimensione del salire è da sempre “scuola di vita”, tempo di crescita per chi sa sperimentare, nel cammino, la fatica gioiosa di arrivare alla meta: Loa, Fabrezza, i rifugi Prudenzini e Lissoni… il lago Salarno e quello di Saviore… paesaggi ameni e stupendi che qui la montagna regala in certe mattine di sole o nelle fresche sere tra le nubi maestose, che si stagliano all’orizzonte, cariche di benefica pioggia. La gioia dello stare insieme è condivisa ogni giorno nella piccola cappella, poi a tavola, durante i giochi organizzati, nelle spensierate capriole in pineta o nella costruzione di fortini realizzati con i più rudimentali mezzi che la natura offre alla creatività dei bambini e ancora… nei suggestivi momenti di canto che l’eco nel vento trasporta lontano. Alla sera, infine, ognuno nel proprio lettino assapora uno spensierato riposo, nella speranza che il nuovo giorno sia pieno di sole, per poter così nuovamente godere dell’aria cristallina, della purezza delle sorgenti e delle verdi valli, lassù… tra le montagne… a Cevo.
La Madonna Pellegrina nelle famiglie
di Suor Annetta Conte Novate Milanese
veramente straordinaria l’iniziativa che il gruppo “Amici di Betania” di Novate Milanese ha manifestato nell’affidare i sacerdoti a Maria in quest’anno dedicato dal Santo Padre Benedetto XVI proprio ai ministri di Dio. L’iniziativa trova la sua realizzazione nel far pellegrinare la statua della Madonna di Fatima nelle famiglie, questo non solo per far rifiorire la devozione a Maria, ma soprattutto perché con la preghiera Lei guidi, sostenga, assista e incoraggi i sacerdoti nel loro ministero e vegli con sguardo amorevole su tutti loro invocando da Gesù, suo diletto figlio, numerose vocazioni. L’adesione da parte delle famiglie di accogliere la statua della Madonna pellegrina tutte le settimane del 2010 è stata entusiasmante e commovente. La Madonna partirà ogni domenica
dalla Scuola dell’Infanzia per raggiungere una famiglia e vi rimarrà sette giorni, con l’impegno da parte di tutti i familiari di recitare , ogni giorno, tre Ave Maria e l’atto di affidamento e consacrazione. Oggi c’è tanto bisogno di sacerdoti santi, di profeti, di annunciatori della Parola di Dio, dispensatori di perdono, apostoli e difensori della fede, nonché operatori di unità e soprattutto testimoni della grande misericordia di Dio. Grazie, a tutti i componenti il gruppo “Amici di Betania”, in particolare a Francesca e Roberto ideatori del cammino amorevole con Maria che desidera benedire tutte le famiglie della nostra Parrocchia. A Dio la nostra gratitudine per il dono immenso e grande dei sacerdoti che perpetuano la sua presenza in mezzo a noi.
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È
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Ex allieve
le ex allieve Roggiano
ricordano e ringraziano A
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ttraverso articoli apparsi su Famiglia Cristiana ed Avvenire, siamo venute a conoscenza di due importanti anniversari per le Suore di Santa Marta: i 50 anni di presenza a Roggiano (Varese) e i 150 anni di fondazione. Queste ricorrenze hanno risvegliato in noi tanti ricordi ed emozioni. Siamo ex allieve che hanno frequentato l’Educandato negli anni 60-70 del secolo scorso e attraverso la vostra rivista vogliamo donare la nostra testimonianza ed esprimere riconoscenza. In queste poche righe vorremmo ricordare e ringraziare tutte le Suore e gli Insegnanti che all’epoca hanno contribuito alla nostra crescita, formazione e educazione, tutti coloro che non senza sacrificio, hanno messo le loro doti a servizio delle future donne; dai più piccini della scuola materna alle signorine delle magistrali. Come oggi, anche allora non erano tempi facili; per i cambiamenti in atto nella società, in campo educativo e religioso; e l’Educandato proseguendo l’opera iniziata anni prima, senza esitazione ha continuato a camminare al passo coi tempi gettando solide fondamenta, dando modo a chi è venuto dopo, di continuare a costruire sempre in meglio. Non vogliamo essere nostalgiche, ma a distanza di anni, di Roggiano abbiamo ancora bei ricordi, visto che la provvidenza ci ha dato l’occasione di incontrarci di nuovo ne approfittiamo per manifestare la nostra gratitudine. L’Educandato sito sulla collina in diversi caseggiati (la chiesetta, la scuola materna e elementare, la Villa, la Selvetta, la scuola media e magistrale,
il refettorio e il dormitorio) tutto immerso nel verde, all’ombra dei maestosi cedri del Libano, il campo da tennis, la pista per l’atletica, i corsi di pianoforte e chitarra, la possibilità di andare al mercato a Luino (da sole), la partecipazione ai cineforum nelle gelide sere di inverno a Luino, (allora sì che faceva un freddo bestiale), le gite scolastiche di una settimana e più (erano pochi gli istituti che potevano permettersi gite tanto lunghe), la proiezione del cinema settimanale “nella sala della moquette”, i ritiri spirituali nei tempi forti dell’anno liturgico, e il tanto poco amato “ASSETTO” (ma quanto ci è stato utile!) e tante altre attività, per noi ragazze venendo da altre scuole, era un mondo nuovo, moderno per i tempi di allora. Educate al rispetto e fiducia reciproca, ad essere responsabili delle
Teresa Canu, Sr. Michela, Sr. Giuseppina Canu, Sr. Giacomina B., Sr. Giuliana B., Sr. Maria F., Sr. Rita G. ed i professori: Florida, Franca e Mario Gattoni, Fioravante Rossinelli, Silvano Tartaini, la dottoressa Maria Pedroni, Vittorio Minelli, l’insegnante di pedagogia signora Landoni; i Sacerdoti: l’anziano parroco di Roggiano, don Elvio di Brissago, don Giuseppe Rossi di Curiglia, don Domenico Colombo, don Natale; i nostri “angeli custodi” i coniugi Caterina e Giovanni, e tutte le inservienti che hanno lavorato per renderci un soggiorno piacevole, (c’era anche un cane lupo accudito da Sr. Enrica e una gatta, Romina, per la felicità dei più piccini). Qualche nome ci è sfuggito, non la persona, dopo quasi 40 anni, la memoria!!! Alcuni ci hanno lasciato, ma vivono sempre nel nostro ricordo e nei frutti nati dai semi da loro gettati; a tutti gli altri, un giorno giovani, ora pensionati e a riposo, va tutto il nostro AFFETTO e il nostro GRAZIE. Potremmo mai dimenticarti caro Roggiano? Lì abbiamo trascorso i giorni belli della nostra adolescenza, non tutte rose e fiori, qualche spina ma necessaria per la nostra crescita; non siamo più ritornate, la vita ci ha portato lontano, ma chissà forse un giorno… La preghiera che recitavamo il mattino terminava così: “Signore, la scuola sia una grande famiglia che apre i giovani alla loro missione nella società”, questo era e lo è tuttora l’opera dell’Educandato e delle Suore di Santa Marta del beato Tommaso Reggio.
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nostre azioni, a saperci mettere a servizio dei bisogni altrui, oltre l’istruzione e i valori morali e religiosi, tutto ciò che a Roggiano abbiamo ricevuto lo abbiamo donato ad altri, prima come spose, poi mamme e in ultimo nonne. Eravamo una grande famiglia, molte frequentavamo da interne, la vita quotidiana gomito a gomito non sempre semplice, ma possiamo dire ora, costruttiva. Sono rimaste nel nostro ricordo: le superiore Madre Eugenia Bonvini, Madre Francesca Fredella, Madre Irene Re; le presidi: Sr. Fernanda Rossini, Sr: Federica Carpani, Sr. Anita Bernasconi; le insegnanti: Sr. Maria Rossini e Sr. Luciana Colombo (anche economa) entrambe autiste, non si contano i chilometri fatti con la Fiat familiare su e giù per i bricchi dell’alto varesotto; Sr. Enrica Romano direttrice della scuola materna e insegnante di tirocinio, Sr. Giacinta Caraffa, Sr. Emilia R., Sr. Giovanna, poi Sr. Marina alla scuola materna, Sr. Laura, Sr. Maria Dina (guardarobiere), Sr. Marta, Sr. Angela, Sr. Maria (libanese), la nostra cara Sr. Virginia da tutte tanto amata per la premura nel curare oltre la nostra anima anche il nostro corpo, (come dimenticare risotti, pizze e saltainbocca alla romana?), Sr. Maria Bresciani, un’altra Sr. Maria (dalle guance colorite), le Suore impegnate nello studio: Sr. Paola Cremonesi, Sr.
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Mi affretterò... sapendo di ess H
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o conosciuto le Suore di S. Marta in uno dei periodi tempestosi della vita, come spesso capita nell’esistenza della maggior parte delle persone, quando tutto d’improvviso si capovolge e si viene sradicati dagli affetti familiari, dalle amicizie importanti, dal proprio progetto di realizzazione nel lavoro e nello studio. L’esperienza che resta, in comune con persone che hanno attraversato questo tempo infinito di disorientamento, è quella del vuoto, della solitudine e della perdita, e si verifica molto spesso la stessa sensazione che sembra ripetersi ogni volta: gli eventi dolorosi tendono, infatti, a presentarsi insieme seguendo la regola del “grappolo”, cioè con tanti chicchi che si aggiungono in breve tempo e che rendono difficile presagire
quando si è giunti a staccare l’ultimo chicco! Conoscere le Suore di S. Marta quando, come dice il Poeta “…mi ritrovai in una selva oscura”, significò per me scoprire, nella testimonianza dei fatti, il carisma e la spiritualità di Marta non disgiunti da quelli di Maria, ambedue sorelle di Lazzaro nel Vangelo di Giovanni (Gv.11), le donne che accolsero Gesù, in cammino verso Gerusalemme, nella loro casa in Betania nel Vangelo di Luca (Lc. 10,38-42). Per comprendere il messaggio evangelico spesso, nei testi, si usano questi due verbi: “Vieni e vedi!”. Ecco anch’io, attraverso il movimento di questi due verbi, ho sperimentato la portata evangelica di questo carisma che è cresciuto, nell’imitazione delle relazioni di autentica amicizia e nello stile disinteressato del servizio, come si viveva nella casa del Vangelo, in Betania. A distanza di tempo, mentre lentamente si spegnevano i fuochi del mio dissesto esistenziale e la matassa della vita si dipanava nelle situazioni nuove da accettare, ripresi in mano i brani del Vangelo dedicato a queste due donne, e vi rilessi il mio incontro con le Suore di S. Marta, incontro che,come capita nelle grandi amicizie, non si è mai affievolito nel tempo nè è stato impoverito dalla distanza. Nella lettura del testo evangelico, vi ritrovai lo stile, l’accoglienza, l’attenzione previdente, la signorilità del tratto umano, l’amicizia e la
Una testimonianza sulle Suore di S. Marta: “Dal saper fare di Marta al saper essere di Maria”
condivisione fino alla fine che sperimentai,in prima persona, con le Suore di S. Marta. Mi permetto di condividere con voi la rilettura dei testi soffermandomi sui passi più salienti che danno spessore, a mio modesto parere, al vostro carisma. Betania è una delle case più frequentate da Gesù, dopo la casa di Simone Pietro di Cafarnao: una casa di amicizia che accoglie ospitando (“Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa”. Lc.10,38-39); una casa ove si resta in ascolto dell’ospite e lo si riconosce nel suo mistero (“Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola”. Lc. 10,39-40); una casa ove per l’ospite si superano le convenzioni sociali e i pregiudizi del non amore (“E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento…” Gv. 12,2-4); una casa ove la sofferenza del corpo si alleggerisce perché ognuno fa la sua parte e il dolore si volge alla speranza nella fedeltà della condivisione amica (“Marta disse a Gesù: ‘Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà…’ ‘Dove l’avete posto?’. Gli disse-
di Gianna Pastore
ro: ‘Signore, vieni a vedere!’. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i giudei: ‘Vedi come lo amava!’…” Gv. 11,21-23.34-36). Ecco nelle case di Betania, sorte per l’intuizione e l’impegno del Beato Tommaso Reggio, si vive il motto del Fondatore: “Mai stanche per Dio!”, il Dio che si incarna ogni giorno nelle situazioni sempre nuove e imprevedibili che toccano le comunità delle Suore di S. Marta. Dicono che l’imprevedibilità sia il biglietto da visita del Signore che passa! Quando torno a Roma, ove vi ho vissuto per 40 anni, so dove andare perché le Suore di S. Marta me lo ripetono ogni volta, quando riparto: “Questa è casa sua… lei è come una di noi!”. E, infatti, ho imparato i loro nomi, conosco le abitudini e gli orari della comunità, seguo le loro feste delle professioni o delle ricorrenze, prego per gli appuntamenti importanti della comunità, come il Capitolo. Ma, soprattutto, ho imparato che le Suore di S. Marta sanno incarnare nella storia di oggi la Marta del Vangelo perché non si sono mai allontanate da Maria, attenta e affascinata ascoltatrice della parola del Maestro e donna capace di rendere permanente un “amore che non passa”! Dal “saper fare” di Marta al “saper essere” di Maria! “A… rivederci, la prossima volta, Suore di S. Marta!” quando, scendendo dal treno, mi affretterò a raggiungere la casa di Betania sapendo di essere “attesa”.
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sere “attesa”
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“Beato chi è fedele ai Suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore” Sal. 118
Allora ventenni... oggi ottantenni D
esideriamo far conoscere alle consorelle la grande gioia che si prova nel ringraziare il Signore per tutti questi anni che abbiamo potuto trascorrere “nel Suo servizio ai fratelli”; chiediamo anche a voi di aiutarci a ringraziarLo. Crediamo inoltre di fare cosa gradita trascrivendo la preghiera che a Roggiano, durante il corso dei Santi Esercizi, abbiamo recitato. Oggi, 28 agosto 2009, nel ricordare il sessante-
simo anniversario della nostra PROFESSIONE RELIGIOSA: Suor Clarice Parrini, Suor Lucrezia Bresciani, Suor Angela Busnelli e Suor Emilia Rusmini, vogliamo ringraziare l’Autore di ogni BENE per aver ravvivato in questi lunghi anni la grazia della nostra consacrazione e per chiedere di saper rinnovare la nostra gioiosa donazione quotidianamente secondo la volontà di DIO perseveranti nel servizio dell’unico SIGNORE della nostra vita.
di Suor Emilia Rusmini
Comunità di Vighizzolo
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Querceto, 28 agosto 1949 Roggiano, 28 agosto 2009
Signore, prendimi per mano
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e conducimi lungo i giorni di questo anno scolastico. A Te voglio affidare i miei passi! Prendi la mia buona volontà, i miei desideri, i miei sogni, le mie paure e le mie fatiche, prendi le idee che ho dentro di me e che tu mi hai dato perché possa realizzarle giorno per giorno, passo dopo passo, nelle piccole cose di oggi, di domani e lungo tutto questo anno scolastico. Prendimi per mano, poniti davanti per lasciarmi la tua impronta, mettiti dietro per afferrarmi se vado incontro a pericoli. Rimani sempre accanto a me e, se fosse necessario, portami sulle tue spalle, perché io possa andare dove Tu vuoi che vada. Aprimi il cuore alla speranza, dammi un animo disponibile ad accogliere i tuoi disegni; traccia ogni giorno sulla mia strada la certezza che non sono solo, che non sono poi così debole, perché la tua mano sicura mi renderà capace di grandi prodigi. Prendimi per mano, Signore! AMEN
Con l’affetto della memoria Roma, 16 luglio 2009 Carissime, oggi, nella Casa di Delegazione in Santiago (Cile), alle ore 12 (ora cilena), ci ha lasciato per raggiungere in cielo la dimora eterna Suor TERESA NUÑEZ ARQUEROS
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nata ad Antofagasta (Cile) il 30 dicembre 1930, era entrata in Comunità il 19 febbraio 1956 ed aveva emesso la prima Professione il 10 febbraio 1959. La Madonna del Carmine, patrona del Cile, l’ha sicuramente condotta passo dopo passo, da Santiago dove ha trascorso i suoi ultimi tempi, al suo Gesù e Lei, con la lampada carica di un olio pregiato come quello della sua ininterrotta fedeltà, “è entrata danzando nel palazzo del Re”. Semplice, generosa, davvero buona e con una fede limpida non ha avuto cedimenti, anzi nell’ora della prova si è consolidata nella ricerca del Signore e della sua volontà. Per molti anni si è dedicata con tanto amore alla cura dei bambini nelle scuole dove l’aveva inviata l’obbedienza (Talca, Osorno, Valdivia, La Union, Vallenar, Quinta de Tilcoco, Coltauco). È stata sempre capace di “intravedere” la mano della Provvidenza in ogni situazione tanto che ha fatto della malattia un momento prezioso da offrire per il bene della sua Famiglia Religiosa che ha amato con una dedizione e una voglia di bene incontenibile. Con la sua vita ci ha insegnato che la virtù vera si veste di semplicità
e sa “vedere” semi di bene anche quando sono nascosti dalle tante ombre della vita quotidiana. Ora la invochiamo perché interceda per noi tutte la grazia di essere sempre più capaci di vivere come lei, con tanta umiltà e serenità, per spargere attorno a noi solo semi di bontà in ogni situazione. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
A Suor Teresa non è mai mancato l’olio della fedeltà Suor Teresa è nata ad Antofagasta (Cile) ed stata la terza di sette figli. Quelle di noi che hanno avuto la gioia di conoscerla e di vivere con lei, sentono nel cuore soltanto parole di ringraziamento a Dio, per la bontà che lei ha seminato con la sua presenza nelle comunità… Suor Teresa, infatti, senza aspettare i tempi che qualunque seme ha bisogno per trasformarsi in pianta, riusciva a farci assaporare subito i frutti che lasciava nel cuore di chi le viveva accanto. È stata una suora molta semplice,
la fretta del tempo, la complessità della vita, le angosce senza senso, i pregiudizi, non sono riusciti a contaminare la sua semplicità di bambina, lontana da infantilismi, ma carica di una trasparenza di fede che sapeva scoprire la mano di Dio, anche nella sofferenza senza ribellarsi. Conosceva la sua malattia e l’inesorabile vicinanza della fine, ma non l’avrebbe colta di sorpresa perchè alla sua lampada non è mai mancato l’olio della fedeltà alla volontà di Dio. Per Suor Teresa tutte le persone erano buone e se qualcuna sbagliava nei suoi confronti oppure, la feriva…, era volontà di Dio, purificazione del cuore, segno dell’ amore del Padre che sempre cerca il bene dei suoi figli. Amava con tenerezza la sua Famiglia Religiosa e per essa aveva solo parole di riconoscenza. Spesso invocava il Padre Fondatore per il quale aveva grande venerazione. Il suo amore verso i Superiori era benevolo, rispettoso e leale, diceva che nessuna limitazione, oppure, nessuna fragilità umana potrebbe ostacolarci di veder in essi gli autentici rappresentanti di Dio. Le sue Consorelle erano tutte buone. Recentemente mi diceva che c’era bisogno di trattarle bene così come Gesù faceva con noi. Aveva un profondo amore alla Vergine che chiamava “la Madre di Gesù”. La Vergine Santa attenta a questi gesti di amore di Suor Teresa ha voluto ricompensarla ed è venuta a prenderla proprio nel giorno tanto caro per noi cileni: “La Solennità della Vergine del Carmelo” e Lei, la migliore delle Madri, l’ ha presentata al suo Figlio, con la sua lampada di fedeltà accesa. Suor Teresa riposa in pace. Sor Josefa Mendoza
Carissime, oggi, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, ci ha lasciato per raggiungere il suo Signore Suor AMEDEA TONOLI nata a Brescia il 1 maggio 1915, entrata in Comunità il 21 novembre 1932, professa dal 10 giugno 1935. Con la sua forte tempra bresciana aveva saputo affrontare serenamente le fatiche che comportava la vita quotidiana senza “il suo braccino”, come diceva Lei. Quel “braccino” lacerato nel corso di un bombardamento durante la guerra mentre ella cercava di portare in salvo una ragazza accolta nell’Istituto. La sua vita, trascorsa per tanti anni a Settignano è stata infatti intessuta di sacrifici affrontati e vissuti con generosità, in allegria che spesso la aiutava a dissimulare i disagi e le fatiche dei suoi “viaggi” a Firenze, dove non c’era pietra che lei non conoscesse. Dall’alto guarderà la “sua” Settignano e rivivrà insieme alle Consorelle la lunga storia di un’opera che le era cresciuta sotto gli occhi ma soprattutto le era entrata in ogni fibra del cuore... Ora riposa, come aveva chiesto, sulle colline profumate di ginestre nel cimitero di Settignano e, nella contemplazione del Signore, gode la pace meritata dopo una vita vissuta sempre “di corsa” nell’ansia di servire, anche “oltre” le sue forze, la sua amata Famiglia Religiosa.
Preghiamo per lei e chiediamole che interceda per noi dal Signore la grazia di riuscire a servirLo sempre serenamente e senza riserve. Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Con passo svelto… Rivolgo un saluto di benvenuto a suor Amedea che è entrata per l’ultima volta nella nostra chiesa che le era molto cara, come le era caro il nostro paese con il quale aveva un rapporto profondo. Suor Amedea si sentiva nostra compaesana perché a Settignano ha trascorso quasi tutta la sua vita religiosa, perché qui conosceva tutti ed era da tutti conosciuta. L’episodio che aveva consacrato il suo legame con Settignano, del quale è rimasto il ricordo, risale al 5 agosto 1944 quando, verso le cinque del pomeriggio, una bomba
le ha portato via un braccio. La portarono all’ospedale i confratelli della Misericordia con un viaggio avventuroso, durante il quale dette prova di grande forza d’animo, quella forza che ha mostrato anche nella malattia che l’ha condotta alla morte. Risale a quel periodo la simpatia che si era stabilita fra lei e alcune persone del popolo ebraico con le quali ha conservato amicizia fino alla morte. Senza rendersene conto ha anticipato i tempi: allora non si parlava degli ebrei come “i nostri fratelli maggiori”. Siamo qui stamani per renderle omaggio e per affidarla al Signore nel quale ha creduto e che ha molto amato. Le parole del Vangelo che abbiamo ascoltato mi pare che ci facciano cogliere l’aspetto fondamentale della sua vita di credente e di religiosa. Suor Amedea aveva, per indole e per grazia, un animo di bambino. Possedeva quell’ infanzia spirituale della quale parla Gesù. L’espressione di Gesù non richiama niente di puerile, ma indica una capacità di fiducia, di serenità, di affidamento che suor Amedea possedeva. La possedeva nel suo rapporto con Dio, nel suo accettarne la volontà, nel suo pregare. La sua intimità col Signore aveva degli aspetti che potevano far sorridere, perché ne avvertiva la presenza, ne parlava come se avesse un rapporto diretto, come delle visioni. Ma chi ci dice che nelle sue esperienze interiori vissute con semplicità, nella fiducia più totale e in modo intenso non ci
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Roma, 20 agosto 2009
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fossero davvero momenti luminosi di grazia che non sono concessi a tutti? Si illuminava di gioia, una gioia quasi infantile, se poteva avvicinare persone importanti della Chiesa. Quando andava a Roma e le capitava di vedere il Papa tornava felice e le piaceva raccontare le sue emozioni. Quante volte ci ha parlato dei suoi incontri col card. Piovanelli! Le bastavano anche i saluti del suo parroco, sempre accompagnati da un breve scambio di parole che la confortavano e che le permettevano di esprimere la sua amicizia affettuosa e devota. La vita di suor Amedea si svolgeva nella sua comunità, nella quale partecipava anche alle attività coi ragazzi. Tante persone venute dopo anni a chiedere il certificato di cresima, che erano state al Santa Marta, chiedevano sempre di lei. Il fatto che fosse l’unica che ricordavano qualcosa significa. La si vedeva camminare per strada col suo passo svelto, col suo sorriso e col suo ottimismo. Aveva tanti amici perché aveva una grande immediatezza nei rapporti. Il suo apparire “piccola”, nel senso evangelico, la rendeva capace di trasmettere serenità, di dare testimonianza di una vita religiosa vissuta lietamente, capace di dare alle persone il conforto di parole vere, il conforto della promessa di una preghiera che non poteva che essere gradita a Dio. Nella nostra comunità la ricorderemo ancora a settembre, quando il paese si sarà ripopolato
anche per raccogliere la memoria della sua bontà e della sua amicizia. Suor Amedea è morta pochi giorni dopo la festa dell’Assunzione della Madonna, verso la quale nutriva affettuosa confidenza. Il giorno della festa ho ricordato come nelle icone ortodosse il mistero che noi celebriamo per l’Assunta sia rappresentato con l’immagine della Dormizione di Maria. La Madonna è dipinta distesa su un prezioso giaciglio nel momento della sua morte con intorno gli apostoli. In alto è raffigurato il Cristo risorto rivestito di gloria che porta nelle sue braccia una piccola bambina: è l’immagine dell’anima della Vergine che il Figlio suo conduce nella gloria dell’eternità. È molto bello pensare alla morte di suor Amedea allo stesso modo. Il suo corpo è qui circondato da noi, ma lo spirito di lei che ha saputo farsi “bambina”, è introdotto da Gesù, portato fra le sue braccia, nel regno eterno dei cieli.
Don Giorgio Parroco di Settignano
Carissima Suor Amedea Parlare di te non mi torna difficile poiché per molti anni ho vissuto insieme a te nell’Istituto Santa Marta di Settignano, ridente collina fiorentina a te cara e che tu portavi in cuore, con tutti i suoi abitanti, specialmente il parroco don Giorgio non disgiunto dal cardinale Silvano Piovanelli,
i Figli di Dio, il Vescovo Abate Tiribilli da te conosciuto nella sua adolescenza, i tanti ospiti del Collegio ai quali non è mancato mai il tuo sorriso e la tua carezza. Non è facile parlare della tua instancabile attività apostolica di suora di S. Marta. Firenze ti ha conosciuta ovunque, in ogni angolo e nei numerosi Uffici per il disbrigo delle tante pratiche che l’opera richiedeva. Hai vissuto, a Settignano gli anni del secondo conflitto mondiale del quali hai portato le conseguenze fino ad oggi nella perdita di un braccio a causa del bombardamento su Firenze e mentre correvi per mettere in salvo i piccoli ospiti dell’Istituto. A molte persone, ancora oggi sono note le tue corse per raggiungere le fermate del l’autobus che da Settignano porta a Firenze. Se si potesse anellare le migliaia di passi percorsi in Firenze e dintorni sicuramente formerebbero una lunga catena fino a raggiungere la soglia del Paradiso, ove già ti pensiamo. Prima di essere introdotta nel regno della luce senza fine hai fatto un’imprevedibile sosta di attesa sofferente durante la quale abbiamo visto la tua forza, la tua fede il tuo amore a Cristo Crocifisso. Suor Amedea, siamo certe che con le consorelle che già godono della pace senza fine, continuerai ad intercedere per tutte noi che ti abbiamo voluto bene e per quanti hai amato quaggiù.
Sr Alfonsina Frigerio
Carissime, stamane, dalla Clinica Multimedica di Sesto San Giovanni (Milano), la nostra cara Suor FORTUNATA MIOLO è tornata alla casa del Padre per ricevere il premio promesso a chi ha scelto di seguire il Signore con fedeltà e amore totale. Era nata a Piombino Dese (PD) il 29 febbraio 1948, ed entrata in Comunità il 27 luglio 1964, aveva emesso la prima Professione il 24 settembre 1967. Le tante consorelle che già godono della Pace eterna hanno sicuramente fatto festa con lei che, dopo lunga sofferenza, è entrata nel gaudio eterno. La malattia che l’aveva sorpresa nel pieno dell’attività, l’ha gradualmente aggredita fino a consumarle tutte le forze. Durante questo periodo, però, era riuscita ad avere momenti di tranquillità e di sollievo, nei quali le cure affettuose e amorevoli delle consorelle e di tante persone a lei care le ridonavano gioia e speranza. Intelligente e attenta ai problemi del mondo, amava tenersi informata per essere all’altezza dei suoi compiti di docente e, negli ultimi anni, anche di preside. Impegnata a Roggiano e a Vighizzolo attraverso l’insegnamento nella formazione dei ragazzi, che ha amato e seguito con cura e attenzione, ha operato con passione fino a quando le forze l’hanno sostenuta. Spesso, lavorando per approfondire gli scritti del
Fondatore, ritrovava le linee portanti del suo pensiero e della sua operosità: forse è stata proprio questa personale interiorizzazione di molte testimonianze del Beato Tommaso Reggio a confortarla nella sua dolorosa malattia e ad accettare e “adorare” i disegni misteriosi della Provvidenza che hanno messo alla prova la sua fede. Lascia un vuoto incolmabile nel cuore della sorella, del fratello, dei nipoti carissimi e delle sue consorelle che ora potrà continuare ad amare e proteggere avvolta nella beatitudine eterna. Quanti l’hanno conosciuta da vicino e hanno goduto della sua affettuosa presenza serbano di lei un ricordo vivo e palpitante. Affidiamola al Signore che conosce i nostri cuori e ci aiuterà a vivere i nostri giorni cantando “quanto amabili sono le tue dimore o eterno Signor delle schiere…” Aff.ma Madre CARLA ROGGERO
Ciao Suor Fortunata, ti salutano con me tutte le tue consorelle che vorrebbero essere qui con noi oggi. Mi è caro ricordare il lungo tempo vissuto insieme a Roggiano collaborando nella scuola dove tu, attenta e premurosa, cercavi di spendere tutte le tue energie per il bene degli alunni preoccupandoti sempre della loro crescita umana, culturale e cristiana. Là dove l’obbedienza ti ha chiamata hai servito sempre con una forte passione educativa e l’intraprendenza
della tua intelligenza. Di questo ti siamo grate. Penso che il nostro Padre Fondatore ti avrà accompagnato sulla soglia del Regno. Ora continuerai con Lui lo studio dei suoi scritti: sarà Lui ad ammaestrarti, a farti gustare “da vicino” ciò che tanto ti stava a cuore. Qui a Vighizzolo, dove sei arrivata carica di volontà di bene, ti ha sorpreso la malattia che hai affrontato con coraggio e dignità affidandoti al Dio che sa soccorrere sempre i suoi figli. Sei ora insieme a tante nostre consorelle tra le braccia della sua Misericordia e noi siamo certe che passerai il tempo a invocare benedizioni sulla tua cara sorella, sul fratello, sui nipoti carissimi e su tutte noi che vogliamo credere anche oggi alla forza misericordiosa di un Dio che non ci abbandona mai, neanche nella prova. Ci mancherai tanto e ti porteremo sempre nel nostro cuore e nella nostra preghiera. Ciao Suor Fortunata!
Madre Carla Roggero
45 Camminando con fede 2/2009
Roma, 14 settembre 2009
Con l’affetto della memoria Le quattro del pomeriggio
Camminando con fede 2/2009
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C’è un’ora per tutti ed è stato così anche per te, Suor Fortunata. Mercoledì scorso 9 settembre, erano le quattro del pomeriggio e mi sono incontrato con te e attraverso me ti sei incontrata con il Signore Crocifisso e Risorto e hai terminato la tua esistenza terrena lunedì 14, festa dell’Esaltazione della Croce. In questo lasso di tempo, dal mercoledì al lunedì, sei andata a vedere e hai deciso di rimanere con Lui: alle quattro del pomeriggio. A questo incontro, carissima sorella ti sei preparata attraverso un percorso complesso, a volte difficile, ma vittorioso. Ricordo quando ti ho visitata la prima volta all’ospedale di Niguarda subito dopo il primo intervento. Ero venuto a casa turbato perché avevo percepito la gravità del tuo male, anche grazie a quanto i medici avevano comunicato e mi sono recato subito dalle tue Consorelle per chiedere di fare una novena al beato Padre Fondatore. Le Suore immediatamente hanno dato il via a questa novena con la partecipazione di tutta la Parrocchia. Il Miracolo è avvenuto perché ha permesso al tuo organismo di rimettersi in moto dopo giorni di ansia e di preoccupazione profonda. Il Miracolo però non consiste nella tua guarigione fisica, ma nell’averti concesso il tempo per poter andare, vedere e rimanere. Così, in questo lasso di tempo, nell’affrontare la tua sofferenza
hai messo in gioco il tuo carattere forte, deciso, ligio al compito che avevi nella scuola e che desideravi riprendere al più presto, ma via via ti accorgevi che non erano queste le tue sicurezze, incominciavi a capire che c’era qualcosa di più importante. E allora poco alla volta ti sei lasciata plasmare dalle mani di un perfetto vasaio e addirittura ti sei lasciata cesellare dalla mano di Dio di cui conoscevi molto bene il suo agire: era l’amore misericordioso del Crocifisso. Ne abbiamo parlato a lungo e ti sei innamorata di Lui. Attraverso la direzione spirituale che attendevi con gioia, perché venivi a portarmi anche il tuo turbamento interiore, attraverso i consigli che tu annotavi scrupolosamente sul tuo diario, come un tuo programma di vita, hai compiuto il tuo percorso con grande disponibilità. Anche attraverso la lectio divina della quale non perdevi una parola perché trascrivevi tutto e quando non eri presente in comunità, perché eri un po’ a riposo a Chiavari o impegnata nelle cure, chiedevi alle Consorelle che registrassero tutto perché non volevi perdere l’incontro con la Parola. Il Crocifisso è diventato il Segno della Comunione profonda. Quante volte ti ho detto che era importante, come scriveva Don Tonino Bello, mettersi dietro la Croce e proprio lasciandosi appendere dietro al Crocifisso toccare la spalla di Gesù con il dito e dirgli: “guarda che io sono qui”. E tu sorridevi quando ti dicevo queste cose e replicavi
col dirmi che senza questo amore crocifisso e risorto non avresti potuto comprendere il significato di questa ora che l’evangelista Giovanni ha segnato: le quattro del pomeriggio. Vertice del tuo cammino è stato l’incontro di mercoledì proprio alle quattro. Entrato nella tua camera eri assopita; Suor Anita, accompagnata dal fedele Moscatelli che si è prodigato in ogni ora e in ogni istante ad accompagnare le Suore perché tu desideravi anche la sua presenza, ti chiamava e ti richiamava e tu hai rivolto lo sguardo verso di lei e verso Moscatelli, ma non sapevi che ero presente anch’io, anche se la sera prima avevi chiesto di incontrarmi. Una volta che ti sei accorta che io ero lì, il tuo volto si è trasfigurato in una gioia immensa, mi hai guardato con quella intensità con cui il Crocifisso ama guardare tutte le persone che si affidano a Lui. Allora io mi sono avvicinato a te e ti ho detto: “guarda Suor Fortunata, non sapevo che cosa portarti, mi è rimasta soltanto una cosa: l’amore di Gesù nei sacramenti”. E tu mi hai risposto: “Sì questo amore io desidero”. E hai ricevuto i sacramenti, proprio con quella partecipazione, con quella serenità, con quel candore che, soltanto una sposa può riservare per il suo sposo: Cristo Gesù. Così ti sei consegnata a Lui e quando alla fine io ti ho chiesto, dopo le cose che ci siamo dette vicendevolmente, se avevi sentito anche fisicamente la mano del Signore che stringeva la tua perché
Don Carlo Silva parroco
Cara suor Fortunata, in questi giorni ci è venuto spontaneo cercare e inseguire il ricordo di te nei mille momenti vissuti insieme. Ci fa star bene far rivivere e fissare nella memoria del cuore quelle
immagini, quel volto, quelle parole che sono entrate, anche inconsapevolmente, a far parte della nostra storia. Sai, ci succede una cosa strana… affiora di tutto un po’, anche il ricordo, ora sfumato e leggero, di quei momenti in cui non tutto andava per il verso giusto e noi dicevamo di te “Mamma mia, oggi non è giornata!” e non sempre ci veniva da pensare al peso delle tue responsabilità. Ciò che davvero è strano è la fatica che facciamo nel richiamare alla memoria qualche episodio concreto, qualche motivo scatenante un’arrabbiatura, un’incomprensione, un disagio. Perché il ricordo del bene, della complicità che sono fiorite fra di noi è vincente, si impone e dà gioia. Ci è facile ricordarti in presidenza a raccogliere i nostri sfoghi, le nostre confidenze; in sala insegnanti appassionata donna di cultura, nei consigli di classe a sostenere i progetti più audaci… desiderosa di far parte del gruppo dei prof, quei prof che tu nel tempo hai sentito sempre più tuoi. Così sentivi tuoi anche quegli alunni un po’ “sopra le righe”, quegli alunni dagli occhi di tempesta che ti piaceva sfidare, ma che poi cercavi e amavi. Ti ricordiamo lungo la spiaggia, in un giorno di gita, camminare fianco a fianco a un’alunna che aveva bisogno di te e che tu hai saputo ascoltare e proteggere con quella dolcezza che sapevi tirar fuori quando serviva. Una dolcezza che non sempre emergeva (vedevamo di più in te l’energia e la
risolutezza) ma che non mancava mai quando necessario. E intanto ci insegnavi che in una relazione educativa, per amore, si può decidere di avere tanti volti, anche quelli che non affiorano spontanei. Ci piace anche ripensarti con il grembiule da cucina o manovale con noi per preparare l’open day o altro mentre qualcuno dei capi, per proteggerti, ti suggeriva di risparmiarti un po’. Ma è stato anche in quella semplicità del quotidiano che abbiamo imparato a sentirti vicina, corresponsabile. Vedi, il Bene è fiorito, ha messo radici e ha fatto sbiadire i ricordi meno dolci. Niente di più speciale ci poteva accadere. In un’altra tasca del nostro cuore, poi, conserveremo caro il ricordo di te nella malattia, il tuo essere testimone del dono di una vita a cui hai saputo dare senso. Ci abbracciavi, noi in lacrime, e ci consolavi con un piccolo sorriso accogliendo ancora le nostre preoccupazioni. Fino all’ultimo siamo stati nei tuoi pensieri e ci hai fatto sentire la tua famiglia e anche tu sei stata ogni giorno nei nostri. Ora, nel salutarti, come tante volte abbiamo fatto in questi due anni, vorremmo rivolgerti la solita domanda: “Come stai, suor Fortu?” sicuri di trovare sul cellulare la tua solita risposta, questa volta piena di certezza e di gioia: “NON PREOCCUPATEVI, STO BENE!”
I tuoi prof.
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voleva fare perfetta comunione con te, tu mi hai detto di sì e sei stata contenta così. Da quel momento sei entrata nell’attesa per rimanere per sempre con il tuo Signore, non hai più voluto parlare, non hai più voluto essere disturbata, eri concentrata con questo amore Crocifisso, con questo Gesù che hai imparato veramente ad amare. Carissima Suor Fortunata potrei continuare a lungo, ma non è il momento. Il Signore conosce tutti segreti che ci siamo scambiati ma io ho una richiesta da farti. Prega il Signore che ti è vicino perché faccia sorgere vocazioni religiose e io ti chiedo, sono di parte, anche vocazioni sacerdotali. Continua a proteggere la tua Congregazione e la tua comunità religiosa e scolastica che hai sempre amato moltissimo. E quando hai dovuto lasciare un poco alla volta i tuoi compiti, io ho letto sul tuo volto e nel tuo cuore la sofferenza, ma nel medesimo tempo ti sei lasciata plasmare da questa azione purificatrice che Dio continuava a costruire dentro di te. Ebbene io ti chiedo: “prega anche per me, perché mi lasci plasmare così dal Gesù crocifisso e risorto”.
Sono ministro del Signore è necessario che io sia santo, dunque si mettano in pratica tutti i mezzi per diventarlo. Costi quanto costi, bisogna arrivarci!. Mons. Tommaso Reggio