notiziario delle suore di santa marta
Editoriale 3
Editoriale
Frammenti di santità 22
Madre Leonarda Piazzola
la Redazione
Parola di Dio 4
«Io devo essere nelle cose del Padre mio» don Claudio Doglio
In missione 23
“Bajando el rio”... Grupo de pastoral
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Una visita speciale la Confraternita della Misericordia
Attualità 8
A common word: una parola in comune fra voi e noi
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Creados para amar y se amados sor Adriana Gajardo
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Il volto di Cristo è alla tua porta la Comunità di Derqui
suor Damiana
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Suore di Santa Marta a Fabbrica un giovane
La parola a... Madre Antonia 10
Il coraggio dell’accoglienza
Spiritualità e carisma 12
Con Maria fedeli per sempre all’Amore
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le Insegnanti
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Mi promesa laical
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Servire nella gratuità suor Anita Bernasconi
Ti farò mia sposa per sempre... le Suore Perpetue
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Cinquecento Angiolini la Comunità del Conservatorio
Va’ e anche tu fa’ lo stesso Le Juniores
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Sestesi in festa S.N.
Percorsi di formazione
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Festa dell'Oratorio don Piero
Paola Reyes U.
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In piena attività una mamma
Le Suore del 50°
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Un poliziotto per amico
Evangelizziamoci per evangelizzare suor Anita Bernasconi
Pagine aperte 36
Canta il sogno del mondo p. David M. Turoldo
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È tempo di gratitudine Patrizia Renzoni
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Faresti meglio a rallentare Sentirsi graziati suor Fortunata Miolo
Notiziario delle suore di santa marta
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Con il cuore pieno di gioia la Comunità Parrocchiale
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Via V. Orsini, 15 00192 Roma
Un giovane riflette... Stefano Bondesan
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Quadrimestrale Anno LXV
Mi accogli... sorridendo suor Francesca Verdorfer
Redazione suor Cecilia, suor Cornelia, suor Damiana, suor Francesca, suor Mariana Suore di S. Marta Via della Colonna, 34 - 50121 Firenze Tel. 055.2478051/2/3 scuolasmangeli@tiscali.it Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico In.pagina di Bergamaschi Fabio
Con l’affetto della memoria 44
A tutti voi: Grazie!
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Un dono per noi
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Scopri i tuoi talenti
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Grazie!
Editoriale C’era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore – si sa – sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece. Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere?». Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?». La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle. E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all’ombra dei pini. Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava. Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro» e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse. «Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata. «Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dal gregge». «La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c’era posto con gli altri nell’albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!». La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù. «Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!». Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò
stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana. Gesù si svegliò e le bisbigliò nell’orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!». La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria»…
Ciascuno di noi si senta questa pecorella e resti stretto stretto a Gesù per essere salvato.
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Il Natale del Signore rende presente in mezzo agli uomini la misericordia del Padre.
La Redazione
«Io
nelle cose N
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ella contemplazione della famiglia di Gesù, le feste natalizie orientano la nostra attenzione al mistero del figlio, mostrando come tale realtà sia importante per capire la nostra relazione con Dio. Emblematica è la vicenda di Gesù dodicenne, figlio perduto e ritrovato, chiave di lettura per comprendere che nostro impegno fondamentale è «stare in co-
Parola di Dio di Claudio Doglio
devo essere
del Padre mio» Gesù diventa adulto Il racconto inizia proprio con il verbo del viaggio: la meta è Gerusalemme e l’occasione la festa di Pasqua. L’episodio, dunque, è inquadrato in un contesto molto significativo: per Luca, infatti, il viaggio è il segno caratteristico di Gesù e tale pellegrinaggio costituisce il raccordo fra l’infanzia e il suo ministero adulto. Quando il ragazzo ha dodici anni i genitori riprendono la pia usanza israelita di salire in pellegrinaggio al tempio: quell’età è importante, perché segna il passaggio alla vita adulta e alla piena responsabilità morale. Il ragazzo diventa bar mizwah, cioè figlio del precetto, ed è tenuto a osservare tutti i precetti della legge: si tratta di un rito familiare,
presieduto dal padre del ragazzo, e consiste in una consegna della legge con l’invito ad osservarla fedelmente. È un passaggio di consegne da padre a figlio nei confronti dell’alleanza stipulata da Israele con il Signore. Questo rito giudaico, però, non viene raccontato da Luca, secondo una sua abitudine: non racconta la circoncisione, né la purificazione, non descrive la presentazione al tempio né il riscatto del bambino. Li accenna, ma racconta altro: e così fa anche qui. Il contesto, tuttavia, è importante, perché getta luce nuova sul riferimento — alla fine dell’episodio — che Gesù fa alle «cose del Padre», insistendo sul suo dovere da compiere.
Dramma nel tempio Anche la festa di Pasqua viene solo accennata, non descritta. Tutta l’attenzione del narratore cade su un fatto increscioso che conclude il soggiorno: «e i suoi genitori non lo conobbero». C’è una situazione di non conoscenza da parte dei genitori; lui resta e loro non sanno. L’evangelista vuole sottolineare che Maria e Giuseppe hanno una conoscenza non piena, non sanno tutto, hanno difficoltà a capire chi sia questo ragazzo, che ormai è diventato un uomo. La situazione drammatica viene raccontata in modo dettagliato. La scoperta dell’assenza genera il panico e determina il ritorno a Gerusalemme e una ricerca affannosa: il tutto
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munione con il Padre», compiere in pieno il suo progetto e fare della nostra vita un dono riconoscente. Il racconto di Luca sulla vicenda di Gesù dodicenne nel tempio di Gerusalemme (Lc 2,41-52) ha come obiettivo principale quello di offrire al lettore un anticipo del dramma pasquale di morte (perdita) e risurrezione (ritrovamento).
Parola di Dio
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dura tre giorni ed è al terzo giorno che avviene il ritrovamento. Tutti questi particolari devono essere evidenziati, perché contengono un deciso valore simbolico: alludono ad un’altra festa di Pasqua, anche caratterizzata dalla drammatica perdita di Gesù crocifisso, a cui fa seguito, il terzo giorno, il ritrovamento del Cristo risorto. Lo trovano proprio nel tempio in mezzo ai dottori. Non è detto che Gesù sia intronizzato in mezzo ai professori di teologia, facendo loro da maestro. Il narratore vuole semplicemente mostrare un ragazzo molto interessato al “catechismo”: è capace di ascoltare l’insegnamento, esprime il suo desiderio di conoscere, facendo domande, e dimostra una brillante intelligenza nelle risposte che dà ai dottori. Era normale una simile scena sotto il portico di Salomone nella spianata dell’antico tempio, invasa abitualmente da folle di pellegrini, interessati ad ascoltare i vari maestri che tenevano lezioni. Scene simili si incontrano numerose nei racconti evangelici, che mostrano Gesù impegnato a discutere coi dottori: questa è la prima volta in cui Gesù, divenuto adulto, resta affascinato dall’incontro con la teologia, con persone che spiegano, raccontano e insegnano. Tuttavia una ricostruzione dell’episodio troppo realistica non è corretta al fine di comprendere il racconto in profondità: non è tanto importante che sia andata così; è più importante notare che Luca l’ha raccontato per comunicare un insegnamento teologico.
Sintesi teologica in due domande Come i dottori che lo ascoltano, anche Maria e Giuseppe sono stupiti, quando lo ritrovano. La madre, quindi, non gli muove un rimprovero, ma gli pone una domanda fondamentale: «Figlio, perché ci hai fatto così?». Constata con formula educata e umile la dolorosa situazione della famiglia: «Tuo padre e io ti abbiamo cercato con angoscia»; ma tutto l’accento cade sulla domanda, il cui sapore teologico
va ben al di là di una ricostruzione realistica della scena. In essa emergono i termini fondamentali della parentela: figlio e padre; ma soprattutto viene formulato un generico e grave «perché?». La sua risposta rovescia la domanda in modo strano: «Perché mi cercavate?». È facile capire perché lo cercavano; è più difficile comprendere la reazione di Gesù, il quale insiste con un’altra domanda, formulata in modo retorico per sottolineare una conoscenza che doveva essere chiara. «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»: una simile frase deve essere stato un colpo doloroso per Giuseppe. Maria finemente aveva parlato di lui come del padre, ma Gesù mostra di riconoscere un altro padre e afferma di essere rimasto nella casa di suo padre. Inoltre con enfasi sottolinea che i genitori non sanno e non capiscono fino in fondo la sua persona e il suo compito. Letteralmente l’espressione greca adoperata da Luca dovrebbe essere tradotta così: «Nelle [cose] del Padre mio è necessario che io sia». Occorre tradurre in questo modo, per notare che il verbo principale è «essere», non «occuparsi»; mentre resta nell’ambiguità il riferimento a ciò che è legato al padre, dal momento che la stringata formula greca non lo esplicita. Gesù ha preso sul serio l’impegno di conoscere la legge e osservarla. Egli si impegna nella relazione con Dio che riconosce suo Padre: l’accento non cade tanto sul fare, quanto sull’essere. Il suo desiderio forte è quello di essere inserito nel progetto del Padre, per compiere in pieno la sua volontà. Egli sente questo dovere, riconosce che è necessario e inevitabile: soprattutto vuole compiere ciò che deve. Il narratore conclude, annotando che i genitori di Gesù non capirono il senso di tale discorso. Sembra proprio una provocazione ai lettori, perché si impegnino a comprendere tale senso, in base alla piena esperienza della vicenda di Cristo.
Come avviene a proposito di tutti i racconti dell’infanzia, a maggior ragione per questo ultimo episodio vale il fatto che la Pasqua getta luce sul Natale. L’esperienza decisiva degli apostoli è stata pasquale e la conoscenza della comunità cristiana è maturata a Pasqua: dopo la tremenda esperienza della morte in croce, nell’incontro con il Cristo risorto, i discepoli hanno cominciato a capire il senso di quello che era accaduto. Ed è proprio il mistero pasquale che viene anticipato nell’episodio dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù. La chiave di lettura è offerta dalla ambientazione liturgica: avviene durante la festa di Pasqua e il ritrovamento è al terzo giorno. Il dramma della comunità cristiana è impersonato proprio dalla madre e dall’angoscioso «perché?». È la domanda più profonda che possiamo porre al Signore: «Perché morire per salvarci, perché questa strada?». È la grande questione esistenziale che si potrebbe anche formulare così: «Perché c’è la sofferenza, perché si muore?», oppure «Perché a me è toccato questo?». La perdita del figlio e l’angoscia della ricerca sono il segno vistoso e drammatico dell’umanità che ha perso il motivo di vivere e ne cerca il senso; ma al contempo nell’incontro con il bambino ritrovato si può riconoscere la gioia stupita della comunità cristiana che incontra il Cristo risorto. Nella reazione di Maria si intravede la comunità fedele che di fronte al Cristo risorto resta a bocca aperta, meravigliata, incapace di capire perché il Messia abbia fatto così. Nel capitolo 24 di Luca, in cui si narrano gli episodi della risurrezione, ritornano ben tre volte questi stessi concetti, con particolare sottolineatura della formula impersonale «bisogna, è necessario» (deî) che si trova sulla bocca di Gesù dodicenne. L’angelo, sulla tomba vuota, dice alle donne: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando
era ancora in Galilea, dicendo: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, che sia crocifisso e risusciti il terzo giorno”» (Lc 24,5-7). È la strada che gli apostoli non hanno capito e non hanno voluto accettare fin dall’inizio, tentando in molti modi di fargli cambiare idea. La stessa idea viene ripetuta nel cuore dell’episodio dei discepoli di Emmaus, a cui il Signore risorto muove questo rimprovero: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,25-26). Il progetto di Dio, preparato dai profeti e rivelato da Gesù deve compiersi: se gli apostoli non lo capiscono sono stupidi e, se non l’accettano, sono teste dure. Per la terza volta la stessa idea viene ribadita nel cenacolo, la sera di Pasqua, dal Cristo risorto che, apparso in mezzo ai discepoli, spiega loro il senso delle Scritture e della sua esistenza: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Lc 24,44). L’opera compiuta dal Cristo risorto è aprire la mente degli apostoli affinché capiscano le Scritture: in tal modo comprendono che questa è la strada di Dio e quel che è avvenuto è giusto e salvifico. Eppure continuano ad avere difficoltà nell’accettare tale strada; proprio come noi. È una vita che sappiamo queste cose: la via della salvezza è la croce; eppure ogni volta che la incrociamo sul nostro cammino la rifiutiamo e ci domandiamo perché? Il narratore Luca, partendo da un elemento storico e biografico, ereditato dalla tradizione giudeo– cristiana, ha proiettato la comune situazione — nostra e degli apostoli — nel momento di passaggio di Gesù dall’infanzia all’età adulta, proprio come il crinale della scelta. La maturità di Gesù coincide con la scelta di fare la volontà del Padre, per essere disponibile in modo totale e compiere fino in fondo il progetto di Dio.
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Un anticipo del dramma pasquale
Attualità di suor Damiana
A common word d
una parola in comune f U
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n documento di una ventina di cartelle seguite da 138 firme di qualificati Ulema, un testo che, rivolgendosi al Papa e ad altri 26 leaders cristiani, si rifà a un celebre versetto del Corano (terza sura): “O genti del libro! Venite a una parola comune tra noi e voi”. E questa “parola comune” viene individuata nel duplice comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo. Si può riassumere così la lettera aperta “A common word” scritta da un gruppo molto significativo di guide musulmane, pubblicata il 13 ottobre 2007 in occasione della festività che concludono il mese sacro di Ramadam. Un documento per molti versi inedito e accolto, pur con sfumature diverse, con grande interesse da tutto il mondo cristiano. La lettera dei 138 si rifà indirettamente al discorso pronunciato da papa Benedetto XVI a Ratisbona che suscitò non poche polemiche nel mondo islamico. In questo documento si pone specificatamente la questione dei rapporti tra cristiani e musulmani ed esso testimonia uno sforzo significativo di conoscenza delle Scritture cristiane. I 138 firmatari provengono da 43 nazioni isla-
miche e non; si tratta di un gruppo non eccentrico che vuole proporsi come punto di riferimento anche se, va tenuto presente, tra i firmatari compaiono figure che in passato si sono rese protagoniste di affermazioni contrarie allo spirito di “A common word”. La lettera parte da un dato di fatto: Insieme – si legge nell’introduzione – musulmani e cristiani formano ben oltre la metà della popolazione mondiale. Senza pace e giustizia fra queste due comunità religiose non può esserci una pace vera nel mondo. Ma – prosegue il testo – la base per questa pace e comprensione esiste già, fa parte dei principi fondamentali di entrambe le fedi: l’amore per l’unico Dio e l’amore per il prossimo”. E la declinazione di questi due comandamenti nelle Scritture di entrambi occupa la maggior parte del documento. E’ significativo che come testo di riferimento per l’affermazione dell’unicità di Dio accanto alla Shahadah (non c’è Dio se non Iddio) sia citato Deuteronomio 6,4 cioè lo Shema Yisrael, la preghiera più cara ad ogni ebreo. Per quanto riguarda l’amore del prossimo, vicino a un detto del Profeta, questi leaders islamici citano le parole di Gesù in Matteo 22,38-40, Marco 12,31 e il comandamento del Levitico 19,17-18. Ma le affermazioni più impegnative si trovano nella terza parte della lettera. I 138 scrivono che musulmani, cristiani ed ebrei dovrebbero essere liberi di seguire ognuno quello che Dio comandò loro perché Dio dice in un passo del Corano: “Non c’è coercizione nella religione”.
rd: d:
fra noi e voi rischiano di lasciarsi trascinare dall’ideologia della violenza. Anche noi Suore di Santa Marta che viviamo con i ragazzi per tanto tempo, soprattutto nell’attività scolastica e nella catechesi, dobbiamo sentire l’urgenza di impegnarci per ridare valore alla vita e educarli a una fede illuminata e dialogante e costruire così una società diversa, capace di assumere al tempo stesso autenticità e modernità.
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Naturalmente la lettera ha innescato un dibattito fra i cristiani. Il mondo anglicano e protestante ha reagito molto positivamente. Dal Vaticano la reazione del Papa è arrivata il 20 novembre attraverso una lettera del Card. Bertone e in seguito direttamente con uno scritto dove egli esprime il suo profondo apprezzamento per lo spirito positivo che ha ispirato il testo e per l’invito a un impegno comune per la pace nel mondo. È lecito sperare che il dialogo islamico-cristiano faccia un salto di qualità? Impossibile oggi dirlo. Un fatto è certo: senza Ratisbona e senza questa lettera dei 138 una tale prospettiva non sarebbe stata nemmeno immaginabile. In questo tempo in cui tutti gli uomini guardano alle proprie guide religiose per trovare il modo di rispondere all’attuale situazione di violenza presente nel mondo dobbiamo accogliere ogni segnale, ogni sforzo per riscoprire le radici comuni e questo può nascere solo dall’effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana. Sullo studio del documento si impegneranno, invitati dal Papa, un gruppo di firmatari e un gruppo di specialisti cristiani. Senz’altro occorre far crescere una nuova generazione che promuova il rispetto e l’accettazione reciproca. Sono i giovani infatti che
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dell’
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La parola a...
Madre Antonia
Il coraggio
l’accoglienza ttraverso i vari mezzi di comunicazione, quasi quotidianamente vengono trasmessi episodi di violenza, di mancanza di tolleranza, di rifiuto dell’altro…, notizie che hanno una risonanza prolungata nel tempo e suscitano reazioni che normalmente non vanno oltre l’indignazione o la condanna. Siamo saturi di “mode”; sì, perché il male ci fa male, entra dentro di noi e ci disturba, ci toglie ogni sicurezza, ci destabilizza. È facile allora trovare “soluzioni”, è quasi un bisogno, una necessità. È ovvio e naturale cominciare a “ripulire” la nostra realtà come se il male venisse tutto “da fuori” e il bene stesse tutto dentro. Semplicistica e quasi ingenua, questa interpretazione… che è, però, oggetto di dibattiti, di confronti, di studi, di casistiche ecc… Vogliamo una città sicura, una casa sicura, una vita sicura… e basta. La sicurezza pensiamo coincida con il piccolo giardino “recintato” di casa nostra, con la nostra nazione, con la nostra gente… E il calore dell’accoglienza? E la fraterna condivisione con chi sta peggio? Qui non si tratta di “buonismo”, ma di apertura all’altro, di visione meno miope di una realtà economica, sociale, culturale che cambia sotto i nostri occhi e crea squilibri e chiede risposte concrete.
Se è vero che in cuore abbiamo l’idea che ogni uomo ha il diritto di vivere da uomo, se è vero che libertà vuol dire anche rispetto, amore e comprensione, dobbiamo imparare dai molti che nella storia ci hanno dato lezioni di umanità, di dignità, di eroismo quotidiano. Il coraggio della mitezza, la gioia del pane spezzato, il dono di un sorriso accogliente, il bene di una carezza regalata sono “ancora” i binari su cui si può viaggiare in cerca di “ sicurezza”. Mi vengono in mente le parole riferite ai Martiri d’Algeria. Uomini in pienezza, capaci di vivere e di condividere l’esistenza anche con chi non sarebbe mai stato capace di raccogliere ciò che essi seminavano. Il seme del loro dono di vita germoglierà nelle generazioni che verranno, perché il bene fa fiorire la terra, e l’altro è comunque lui stesso bene in quanto rappresenta la possibilità che ci viene offerta di amare e di condividere. Le barriere, i recinti, le paure si vincono con un supplemento d’amore e di accoglienza vera. L’umanità è cresciuta così. L’eredità dei santi, dei martiri, anche “contemporanei”, ci porta verso la certezza che “abitare” il nostro pianeta è possibile, meglio ancora è compito nostro vivere e fare in modo che tutto il mondo divenga terreno fertile ove fiorisce quel “BENE” per cui è quasi naturale chiamare fratello “l’altro” che vi abita.
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Spiritualità e carisma
Con Maria fedeli Q
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uesto il pensiero, il desiderio, il proposito di noi “cinquantenni” che abbiamo ripetuto il nostro “sì” alla fedeltà di Dio, il 12 novembre, u.s. Con gioia ci siamo ritrovate a Roma nella Casa generalizia per prepararci al grande evento, e il nostro stato d’animo era più da “professine”… che da cinquantenni!!! Gioia di ritrovarci con la Madre Generale, la Madre Vicaria, le Consorelle, gioia di ritrovarci tra noi, alcune dopo 25 anni!!! Con Padre Giordano abbiamo ripercorso il cammino spirituale di Maria; il Suo “sì”, la Sua carità verso la cugina Elisabetta, il Suo smarrimento alla perdita di Gesù nel Tempio e alle Sue parole: - Non sapevate…? Abbiamo guardato retrospettivamente la nostra vita: l’entusiasmo del “sì” al servizio di carità che l’obbedienza ci ha richiesto nelle varie situazioni, i momenti delle prove, quando non abbiamo sentito il Signore vicino, non abbiamo capito il Suo linguaggio… Con Maria abbiamo inneggiato alla fedeltà di
Suor Eugenia Filippini Suor Teresa Zambonin Suor Giuseppina Dotti Suor Antonietta Banfi Suor Angela Yepes Boscan Suor Lucia Macelloni Suor Alessandra Fabbrucci Suor Giacinta Caraffa Suor Annetta Conte
Dio, che ci ha permesso, pur nella nostra pochezza, di rimanere fedeli e di poterlo lodare e ringraziare per le grandi opere che ha compiuto nella nostra debolezza. Madre Carla è stata la nostra guida per quattro giorni, in tutti i sensi, ci ha seguite nelle riflessioni, ci ha accompagnate all’udienza del Papa (diluvio universale!), al Santuario del Divino Amore, dove abbiamo pregato intensamente per tutti e affidato alla Madonna la Congregazione, i Superiori, le vocazioni, le nostre Comunità, i nostri cari; alla Basilica di San Paolo, munite di piantina e apparecchio auricolare, abbiamo scoperto tutte le sfumature storiche, artistiche e spirituali di quel bellissimo luogo; finalmente agli scavi della Basilica vaticana, anche lì con una guida molto illuminata e sapiente che ci ha riportate indietro nel tempo, agli albori della fede, e ha rinsaldato oggi, la nostra fede! L’incontro con la Madre Generale è stato molto aperto e stimolante, e spontanee sono state le nostre riflessioni di verifica, sugli obiettivi di formazione. Con gli Esercizi Spirituali, guidati da Don Fabrizio Pieri, abbiamo intensificato il nostro percorso di introspezione, per vedere, con San Paolo, quanto il Cristo sia parte della nostra vita, cioè il nostro cammino di “cristificazione”. La festa finale, preparata con amore dalle consorelle è stata il degno coronamento di questo “tempo di grazia” e mentre eleviamo il nostro “GRAZIE!” a Dio e alla Congregazione, siamo seriamente consapevoli che dobbiamo ripartire, ogni giorno, con la certezza che Cristo cammina con noi!
i per sempre
le Suore del 50°
Roma Novembre 2007
all’Amore
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Spiritualità e carisma di Paola Reyes U.
Mi promesa laical C
Amiga de Betania Valdivia
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uando fui llamada para pronunciar mi promesa laical y me presentaron por primera vez el texto, comprendiendo lo que decía y más aún lo que esto significaba, me negué inmediatamente, de hecho lo leí sólo una vez sin darle gran importancia, luego de eso lo guardé y no volví a retomarla. Cuando Sor Adriana me propuso nuevamente que hiciera la promesa. Debo reconocer que al decir Sí, me afloraban tas dudas y tantos miedos… Una de las frases que se dice al pronunciar esta promesa… “Servir a la Iglesia” pensé: “yo realizo ese servicio en mi parroquia, soy monitora de confirmación y tengo una vida sacramental, alimentando mi vida cada domingo con la misa, junto con cumplir fielmente los mandamientos. Pero fui entendiendo que mi participación en la parroquia era consecuente con lo fundamental que contiene la promesa. Además, se dice en el texto de la promesa “Seguir las auténticas huellas de Santidad del Beato Tomas Reggio”… pensé que eso era imposible,
pero cuando volví a leer con atención, el compromiso era, pedir luz y gracia al Dios de la vida para seguir esas auténticas huellas… o sea, significa para mí hacer oración para ser una buena persona y seguir los pasos del Beato Tomás Reggio, además, sè que en este camino no estoy sola, porque puedo guiarme y pedir ayuda directa a quienes saben y conocen màs de cerca el carisma: las Religiosas de Santa Marta, de quienes también se habla en el compromiso: “Trabajar en el terreno fecundo de la Congregación”. La verdad es que eso es algo que traigo desde niña, siempre me he sentido parte de esta congregación, y si bien a veces un poco ausente, trato de reafirmar esa pertenencia día a día Todo lo que sigue del compromiso sólo lo puedo cumplir con la oración. El retiro que realizamos en San Francisco de Mostazal, obviamente fue distinto para mí, pues pude disfrutar de la Gracia de Dios, con personas de mi comunidad que sentí muy maternales y con quienes pude compartir la fuerza del compromiso. El tener miedo estaba bien, pero nunca debo dejar de sentirme sin dignidad para pertenecer a esta comunidad, todo lo contrario, agradecida nuevamente de los instrumentos y herramientas que Dios ha puesto en mi camino para llegar hasta aquí. Me doy cuenta que este retiro dejó mi corazón hinchado de felicidad y espero seguir así, junto a Dios y a todos quienes estuvieron conmigo en el abrazo fraterno y a quienes estuvieron también a través de la oración.
Percorsi di formazione
Va’ e anche tu
in Italia
fa’ lo stesso
ccoci entusiaste nel rendervi partecipi del nostro meraviglioso tempo trascorso a Roggiano. Anche quest’ anno abbiamo avuto la possibilità di trascorrere insieme giornate ricche di gioia di studio, di preghiera, di condivisione ma anche di tanto divertimento.
Al centro delle nostre riflessioni e del nostro stare insieme c’è stata la parabola del buon Samaritano. Guidate dalla cura della nostra responsabile, Madre Carla, attraverso momenti di ascolto e di riflessione, attività di studio e condivisione, abbiamo cercato di comprendere che cosa significhi per noi ama-
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le Juniores
Percorsi di formazione
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re prendendosi cura dell’altro, mettendo da parte i propri impegni e soccorrendo con quanto si ha a disposizione. È stato molto bello lasciarci guidare dal Signore alla scoperta di che cosa vuol dire ESSERE PROSSIMO nella vita di ognuna e delle nostre comunità. Ci siamo interrogate e confrontate sulla nostra capacità di tessere relazioni significative, sulla modalità con cui ci accostiamo a coloro che incontriamo…, abbiamo pregato perché il Signore potesse trovare in noi cuori disponibili e volontà decise a compiere ciò che Egli ci chiede, ad accogliere la sua Parola e a renderla nutrimento della vita per poter offrire al prossimo i gesti significativi della nostra carità. L’approfondimento della spiritualità del nostro Padre Fondatore, il Beato Tommaso Reggio, ci ha fatto comprendere ancora una volta che Lui con la sua vita ci mostra la bellezza del saper scorgere nell’altro l’immagine di Dio, valorizzandone la sua unicità e diversità, e nei documenti della nostra Famiglia religiosa abbiamo letto l’importanza di non stancarsi mai di andare verso gli altri, amandoli nella semplicità e nell’umiltà di Marta. Al termine di questo prezioso tempo di formazione, il nostro cuore trabocca di gioia profonda e la nostra vita si colora di speranza. Sappiamo che Gesù è con noi e il suo amore farà fiorire in noi un sempre rinnovato impegno di testimonianza. La nostra gratitudine va a tutta la Famiglia religiosa per questo prezioso tempo e per il bene e la cura con cui veniamo accompagnate in questa tappa tanto importante della vita. Siamo desiderose di riprendere i nostri cammini cariche di tanta ricchezza da poter condividere, impegnandoci a fare di ogni giorno un gesto d’amore per il prossimo perchè il bene fiorisca dappertutto.
Servire n “C’
è posto per la gratuità vera nella nostra comunità? Siamo capaci di servizio gratuito nei confronti di tutti, a partire da chi ci sta vicino?”. Sono queste le domande che la Madre Generale ha rivolto alle responsabili delle Comunità e della Scuola nell’ultimo incontro tenuto a Roma il 27-28 novembre 2007. Per questo siamo state fondate, per servire, e la nostra Regola di vita ce lo ricorda, mettendo a fondamento di tutto l’umiltà. La Madre Generale ha illustrato il Progetto di Evangelizzazione 2007-2008 “Servire nella gratuità”, attingendo dal Vangelo di Giovanni alcuni passi che ci possono aiutare nella Lectio e nelle verifiche comunitarie. Ha indicato le linee generali del cammino e soprattutto lo spirito che lo deve rendere vivo e concreto. Gli itinerari di questo sessennio sono strettamente collegati tra di loro e tutti gradualmente ci hanno aiutato a “gustare il dono”, a renderci consapevoli che davvero “gratuitamente abbiamo ricevuto tutto e gratuitamente dobbiamo donare, disponibili a un servizio di carità che abbraccia tutti i luoghi e tutte le persone, come dice il nostro Padre Fondatore”. Questi atteggiamenti di dono e di servizio gratuito nascono dall’ascolto della Parola: “Fate quello che vi dirà” Gv 2,1; dalla certezza che l’amore del Signore è in mezzo a noi, nella nostra vita di uomini perché la “parola eterna di Dio, divenuta uomo, è entrata in dialogo di amicizia con l’umanità” Gv 1,1; dall’imitazione di Cristo che con il dono della sua carne e del suo sangue, cioè con il sacrificio di tutta la sua vita fino alla croce, salva il mondo; dalla convinzione che si “raggiungono le persone morendo a se stessi, come fece Gesù, morendo come Lui nelle mani degli altri e per gli altri”;
nella gratuità
di suor Anita Bernasconi
Al termine del convegno la Madre, dopo un momento di preghiera comunitaria, ha rivolto a tutte il suo saluto affettuoso e l’augurio, quasi una preghiera, di continuare nelle varie Comunità un cammino spirituale e fraterno di conversione del cuore, di gesti d’amore gratuito di cui c’è tanto bisogno perché la vita consacrata sia rinvigorita e vissuta in pienezza. La Madre nel darci questa consegna ha sottolineato la qualità del nostro impegno costante sereno, umile senza ostentazione, secondo quanto ci suggerisce il Vangelo e la Regola di Vita. Lo Spirito ci doni entusiasmo e costanza per collaborare alla “missione della Chiesa che è chiamata a comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. Possiamo e dobbiamo affrontare tutte insieme il compito dell’evangelizzazione contemplando il volto di Gesù e ascoltando la sua Parola. Solo così potremo assumere uno stile missionario per portare a chi avviciniamo un’esperienza di fede che nasce dalla vita quotidiana, ricca di amore fraterno e aperta al dialogo.
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dalla consapevolezza che “per servire come lui è necessario inginocchiarsi per lavarci i piedi gli uni gli altri, partendo dalla comunità”; dal bisogno di testimoniare l’amore di Dio, ascoltando la voce di Gesù come Pastore e seguendolo fuori dai nostri recinti egoistici. Tutto questo si può realizzare se ci lasciamo guidare dallo Spirito, che è “luce capace di illuminare e purificare ogni nostro pensiero e ogni nostra realtà, è amore misericordioso che sana ogni nostro male”. È importante sentirci coinvolte nel rendere un servizio gratuito con gesti di pazienza, generosità, perdono, che la vita comunitaria e apostolica ci chiede ogni giorno, uscendo dai nostri individualismi, indifferenze, ripiegamenti per essere più attente nei confronti di chi abita con noi o di chi ci avvicina. L’intervento di Padre Petrilli è servito per puntualizzare ed approfondire l’identità dell’evangelizzatore che si identifica nel discepolo amato, “diventa come lui profeta di speranza in mezzo alle difficoltà e parla con la sua vita con l’eloquenza silenziosa del suo essere in Dio”.
Percorsi di formazione
“Ti farò mia sposa nella benevolenza, nella fedeltà e nell’amore” (Osea 2, 21-22)
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a per sempre...
le Suore Perpetue degli ultimi cinque anni
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continua di tanti traguardi, un cammino di crescita interiore che ci dona pace e serenità. La fedeltà così viene intesa come il desiderio di vivere oggi quello che portiamo dentro. Non ci è mancato l’incontro con la Madre Generale, che ci ha presentato la figura esemplare di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, una piccola suora che ha saputo vivere, nella semplicità del quotidiano, l’offerta umile e fedele di tanti piccoli sacrifici… Madre Carla ci ha seguito passo per passo in questi giorni, organizzando con attenzione i nostri tempi e le varie attività. Ringraziamo di cuore tutti per le possibilità di crescita che ci sono offerte, per l’accoglienza affettuosa e speriamo vivamente di “far memoria” degli insegnamenti ricevuti, traducendoli in opere concrete nella quotidianità della vita.
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ccoci ancora una volta! Nei giorni dal 6 al 9 dicembre noi, suore degli ultimi cinque anni dei voti perpetui, ci siamo incontrate di nuovo nella nostra carissima Casa generalizia a Roma, per rinnovare l’entusiasmo di continuare per la strada che il Signore ci indica ogni giorno come Suore di Santa Marta, e per riprendere forze nel vivere con fedeltà e coerenza la nostra chiamata. Siamo davvero riconoscenti per i tempi di formazione che la nostra Congregazione ci dona, rendendo possibili i nostri spostamenti con la generosità delle nostre consorelle che ci sostituiscono nei vari uffici e ci fanno gustare il senso di appartenere a una famiglia che si prende cura di noi. Nella riflessione spirituale siamo state guidate da Don Fabrizio Pieri, che ci ha fatto entrare nel cuore della fede di Abramo, percorrendo quattro importanti tappe: la vocazione (Gen. 12), l’alleanza (Gen. 15), la corrispondenza (Gen. 17), la fedeltà che diventa fecondità: (Gen. 22). Abramo ha vissuto momenti di durissime prove, ma il Signore non lo ha mai lasciato solo così come non lascia mai sola ciascuna di noi, aiutandoci a fare esperienza della sua Provvidenza e ricordandoci che siamo solo pellegrine in questo mondo. “Per rimanere nella fedeltà abbiamo bisogno di essere dimore di Dio, abbandonandoci alla sua volontà”. Con il Professor Ferdinando Montuschi ci siamo soffermate a riflettere invece sull’aspetto umano della fedeltà. Egli ha insistito a lungo sul fatto che la fedeltà si identifica con tutti i momenti della vita e che non è un traguardo al quale si arriva e basta, ma è la ricerca
Chiavari - dicembre 2007
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questo l’impegno che il Capitolo del 2003 ha dato a tutte noi, per cui nessuna si può sottrarre e più ci lasciamo interpellare dalla Parola, più diventiamo capaci di comunicarla agli altri e farla vivere. Ci vengono in aiuto due documenti del settembre 2007: quello della Congregazione per l’Educazione Cattolica “Educare insieme nella scuola cattolica” e quello del MIUR “Indicazioni per il curricolo”. Il primo ci invita a trovare le risposte adeguate nell’azione educativa che non deve limitarsi a fornire conoscenze, ma deve condurre gli alunni a esperienze di forte condivisione con educatori capaci di orientare le energie migliori degli studenti verso la ricerca della verità, verso la positiva costruzione di sè e della vita, nell’orizzonte di una formazione integrale. Questa prospettiva interpella tutte le Istituzioni scolastiche, ma ancor più direttamente la Scuola Cattolica come luogo di formazione della persona umana attraverso un chiaro Progetto Educativo che ha il suo fondamento in Cristo. Tale progetto educativo condiviso da tutta la comunità educante diventa un appello che spinge la scuola a qualificarsi come luogo di esperienza ecclesiale, quindi luogo di evangelizzazione. Educare oggi in questa società complessa è impegno serio che non si improvvisa e deve essere sostenuto da un progetto di formazione capace di fornire gli strumenti più efficaci per attuare una “missione educativa condivisa” da tutti gli educatori religiosi e laici, come si esprime il documento. Per rispondere a questa esigenza sono stati organizzati per le nostre scuole vari incontri di formazione che ci hanno aiutato a capire che evangelizzare nella scuola non è cosa riservata all’insegnante di religione, ma compete a tutti i docenti e si realizza attraverso le varie discipline per condurre gli alunni ad una crescita non solo in conoscenze e competenze, ma anche in umanità. L’aggiornamento tenuto a Chiavari il 1°-2 dicembre dal Professor Cattaneo è stata un’ ulteriore occasione per definire un itinerario ope-
Percorsi di formazione di suor Anita Bernasconi
Evangelizziamoci
per evangelizzare La scaletta dei lavori predisposta dal Prof. Cattaneo era molto articolata, si è lavorato intensamente, anche se non in modo esaustivo; un secondo incontro che si terrà Roggiano il 21-22 giugno 2008 consentirà di completare questo itinerario in tutte le sue parti. Dopo il convegno di Chiavari l’impegno di ogni responsabile della scuola è quello di trasmettere nei Collegio docenti la sintesi dei lavori e organizzare momenti di studio, facendo riferimento ai criteri dati dal professor Cattaneo: formazione integrale, condivisione dell’impegno educativo tra religiosi e laici. È interessante fare anche un confronto tra i due documenti per cogliere gli elementi comuni, ma dove viene taciuta la dimensione spirituale, la scuola cattolica deve intervenire con un PEI che faccia vivere questa dimensione per la formazione integrale della persona. Da qualche tempo non partecipo agli aggiornamenti della scuola pur interessandomi sempre per condividere i risultati positivi con la commissione scuola della quale faccio parte. Il convegno di Chiavari è stato senz’altro proficuo ed efficace per alcuni motivi: per l’organizzazione di Madre Carla, per la presenza e la proposta del Prof. Cattaneo, per la forte motivazione dimostrata da tutte le suore che hanno lavorato in gruppi per ordine di scuola o in gruppi misti, per l’abilità delle relatrici nell’esporre le sintesi dei lavori, per il clima di convivialità serena che la comunità di Chiavari ha offerto. Con queste premesse si può senz’altro affermare che nella scuola c’è molta passione educativa, vivo entusiasmo e desiderio di essere in grado di rispondere alle richieste educative di oggi. Il Signore ci sostenga e ci accompagni in ogni nostro sforzo di bene.
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rativo di evangelizzazione in ambito scolastico, partendo dal presupposto condiviso del primo incontro tenuto da Don Doglio nel dicembre del 2006: L’evangelizzazione è intesa come relazione d’aiuto con una persona per farle conoscere “la buona notizia”, attraverso una esperienza formativa in ambito scolastico. Il Prof. Cattaneo ha dato inizio ai lavori, presentando una sintesi delle proposte e dei contributi inviati a lui dalle varie scuole. Si è colta molta sintonia nella definizione dei principi fondamentali: Evangelizzazione, Progetto educativo, Accoglienza, Relazione; nella scelta dei valori: Centralità della persone, Comunicazione, Dialogo, Cultura, Fede, Testimonianza; nella proposta di argomenti, riferimenti culturali, iniziative, attività. Dopo questo momento assembleare si è lavorato in gruppo per l’analisi della premessa del documento del MIUR e per l’identificazione dei traguardi di ogni disciplina, con l’impegno di tenere sempre presente il nostro PEI e la finalità della Scuola cattolica che è quello dell’evangelizzazione. Nei gruppi sono state scelte tipologie di attività, esperienze, iniziative da realizzare durante l’anno per allievi, genitori, personale docente e non docente. Si sono individuate modalità comunicative e informative da utilizzare nelle classi per facilitare l’incontro tra gli allievi e la Parola del vangelo. Si è parlato pure di predisposizione e organizzazione di un ambiente di apprendimento della Parola, attraverso situazioni formative che prevedono la partecipazione attiva di tutta la comunità educante, tenendo presenti i tempi, le feste significative di tutto l’anno.
Frammenti di santità Santiago 1/12/1986 Carissima Suor… la ritrovo a Roma dove aveva già lavorato per tanti anni! Col Buon Natale le auguro anche un felice lavoro da compiere sotto lo sguardo del Signore che misura il nostro sforzo, lo aiuta con la sua grazia, lo benedice con il suo amore. E lei ha tante possibilità di riamarlo e di farlo amare da tanti sofferenti a cui presta le sue cure. Gesù infatti amava i malati, per loro ha operato tanti miracoli e vuol essere ravvisato nelle loro infermità e debolezze. È sempre Lui immobile nel letto o zoppicante lungo i corridoi… benedette quindi le mani che portano sollievo e il cuore che semina speranza… tali grazie le troverà per sé al momento dell’estrema chiamata. La ricordo, l’abbraccio con affetto, Camminando con fede 3/2007
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le auguro un lieto Natale del Signore Aff.ma Suor Leonarda
Suor Leonarda Piazzola - missionaria in America Latina - passata alla Casa del Padre il 12 aprile 1987
In missione
“Bajando el río”... de la mano de Dios que está en nuestras vidas
Grupo de pastoral de Vallenar
esde el 25 al 27 de mayo estuvimos en Curicó, un grupo de jóvenes, 8 que partimos desde Vallenar a encontrarnos con El Señor, disfrutando y compartiendo de una jornada de enriquecimiento espiritual, por el cuál aprendimos más del Señor y como podemos llegar a ser líderes positivos, de gran carisma y llevando en el corazón a Jesús y el mensaje de nuestro Beato Monseñor Tomás Reggio. Llegamos de todas partes del país, Vallenar, Coquimbo, Valparaíso, Quinta de Tilcoco, Requinoa, Coltauco, Curicó, Talca, Valdivia y Osorno. Fue un encuentro grato, lleno de alegría, donde compartimos nuestras experiencias, vimos y vivimos distintas realidades, donde el espíritu de superación fue fundamental para nuestra educación cristiana. Asimismo, con crecer en la fe en Jesús fortalecimos lazos de amistad entre los alumnos y alumnas de los distintos colegios a lo largo de nuestro hermosos país. Pudimos ver que a pesar de la distancia entre un colegio y otro, el espíritu de Santa Marta se vive en todo grupo de pastoral. Los días se nos pasaron rápidamente, entre los temas, las canciones, dinámicas, que nos hicieron vivir momentos de gran gozo.
Damos gracias a todas las personas que colaboraron a que se hiciera posible este encuentro de líderes, porque supieron poner en alto los valores de servicio y de acogida a Jesús en el hermano. Gracias a las comunidades religiosas, especialmente Curicó, que nos abrió sus puertas para darnos la oportunidad de crecer como personas; a las familias que amable y cariñosamente nos acogieron como uno más en sus hogares. GRACIAS POR TODO!!! Esperamos en Dios que este no sea el último encuentro, sino uno de los tantos que vendrán en el futuro, que nos darán la fuerza de vivir como jóvenes creyentes en Cristo y líderes en donde quiera que vayamos. Jesús es nuestro Lider y nosotros queremos seguir su ejemplo y sus pasos… Así sea.
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In missione
Una visita speciale “I
l mio rientro in Italia, avvenuto nel 2003, è stato uno dei momenti più importanti della mia vita”. Il principe Emanuele Filiberto di Savoia ha trascorso un’intera giornata ospite della “Misericordia” e dell’Istituto “Elisabetta De Sortis” della città. È giunto in visita ufficiale nel primo pomeriggio alla Misericordia di Viareggio accompagnato dal vice-sindaco di Camaiore Ales-
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sandro Santini, coordinatore per la provincia di Lucca dell’Associazione Culturale “Valori e Futuro” movimento d’opinione fondato dallo stesso Principe nel 2005. Ad accoglierlo c’era il Presidente della Confraternita viareggina fondata nel lontano 1826, dottor Roberto Monciatti, che ha voluto ricordare al giovane principe la visita del bisnonno, il Re d’Italia Vittorio Emanuele III avvenuta nel 1926.
la Confraternita della Misericordia Viareggio
Viareggio, che ospita ragazzi affidati dal Tribunale dei Minori. Qui le Suore di S. Marta, che si occupano dell’affidamento dei bambini e del Centro Didattico Varignano-Viareggio, hanno preparato una bella e simpatica festa per salutare S.A.R. Emanuele Filiberto, accolto dai bambini ospiti dell’Istituto con un caloroso applauso. La Superiora, Suor Aurelia, nel suo saluto ha ricordato che il fondatore della loro Congregazione, (Suore di S. Marta, 1878), beato Tommaso Reggio, nell’agosto del 1900 celebrò a Roma le esequie del Re Umberto I di Savoia, assassinato il 29 luglio a Monza. Il Principe, non in visita di circostanza, ha ringraziato per l’ospitalità e si è intrattenuto con i ragazzini per conoscerli uno ad uno e per giocare con loro. “È la giornata delle emozioni – ha commentato – ho guardato negli occhi questi fanciulli e mi sento felice di avere avuto con loro un momento di gioia e di serenità”. Oggi nel nostro Paese non ci sono più corone da onorare, ma persone nobili sì. E da queste sarebbe bene prendere esempio e con nuovi impulsi adoperarci nell’interesse delle persone più bisognose della nostra città e dei nostri ideali di cristianità.
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“In occasione del primo centenario della fondazione della Misericordia di Viareggio – ha detto il presidente Monciatti – S. M. il Re d’Italia onorava l’Istituzione con una sua visita e, presiedendo l’inaugurazione dell’Asilo Notturno, oggi a 81 anni da quell’evento, il pronipote del Re viene in visita alla più antica associazione di volontariato della città e presenzia ad una iniziativa di beneficenza a favore delle nostre opere di solidarietà cristiana e sociale”. Emanuele Filiberto ha quindi visitato la Sala del Consiglio dove ha visionato uno storico filmato risalente al 1926 quando il suo bisnonno, Re Vittorio Emanuele III, inaugurò l’Asilo Notturno della Misericordia che, ancora oggi, completamente ristrutturato e messo a norma, ospita le persone meno fortunate. “Sono profondamente emozionato – ha replicato il principe – e nel vedere queste immagini, patrimonio preziosissimo dell’archivio della Misericordia di Viareggio, mi sento di esprimere profonda gratitudine a questa Associazione, ma anche al mio bisnonno che volle essere presente di persona alla inaugurazione dell’Asilo Notturno. Evviva la Misericordia”. La delegazione composta dal Principe, dal Consiglio di Amministrazione della Misericordia, si è poi spostata nella periferia viareggina dove ha sede l’Istituto Elisabetta De Sortis, parte integrante della Misericordia di
In missione sor Adriana Gajardo
Creados para amar y ser amados... U
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na vez más hemos constatado lo maravilloso que es el don de la vida humana. Durante cinco días hemos contemplado este misterio del Amor infinito de Dios por su criatura y cómo nuestra Congregación, abierta a los signos de los tiempos, sigue ofreciéndonos oportunidades para continuar formándonos como persona en todas sus dimensiones: corporal, sicológica, espiritual… Con temor, pero con muchas esperanzas hemos acogido la invitación a participar en el Curso de “SEXUALIDAD Y AFECTIVIDAD” solicitado y gestionado por nuestra Comisión responsable de la Formación de todas las religiosas aquí en la Delegación de Chile y América Latina, realizado entre el 17 y el 21 de julio, en nuestra Casa de la Delegación. Este curso, denominado “Teen STAR”, dictado por la Doctora Sra. Pilar Vigil, Académica de la Universidad Católica de Chile y miembro de la Academia Pontificia para la Vida, junto a un equipo de profesionales de diferentes disciplinas, no dejó ningún aspecto del desarrollo humano sin ser analizado y reflexionado, tal como nos lo enseña el mensaje y la persona de Jesús. Creo que todas las hermanas que pudimos participar compartimos las mismas opiniones: el curso ha sido un gran acierto, una posibilidad de crecimiento personal, un hermoso desaf ío para responder con mayor eficacia a las demandas educativas de los jóvenes de hoy, en un área que adolece de grandes carencias y al mismo tiempo,
como nunca informados o quizás mal informados en lo que significa vivir la sexualidad, tal como se desprende del proyecto de Dios. ¡Gracias, Comunidad de Santa Marta por ayudarnos a vivir en la esencia de ser mujeres consagradas! Tuvimos unos días de encuentros profundos con Aquel que se encarnó sólo por amor, para enseñarnos que fuimos creados para amar y ser amados, redescubriendo una y otra vez la belleza del ser hombre y ser mujer, especialmente en estos tiempos en los que “la cultura parece decidida a barrer con las diferencias entre el hombre y la mujer. No podemos hacer esto en el plano f ísico sin cambiar todas las células de nuestro cuerpo. Pero parecemos pensar que podemos hacerlo psicológicamente, intelectualmente, socialmente y religiosamente. Hay un intento en nuestra sociedad (y en teología) de hacer del hombre una sombra de la mujer y viceversa. ¡Qué pérdida conllevaría aquello!” (cfr. Teología del Cuerpo, R. Brungs, S.J.). Junto con aprender las herramientas necesarias para educar y orientar a nuestros niños y jóvenes en el conocimiento y valoración de su sexualidad hemos tenido la gracia de alabar y bendecir al Dios de la Vida, ya que toda la creación ha sido diseñada por Dios a su imagen, agradecerle el testimonio de laicos inmensamente comprometidos con el Cristo encarnado, pues todos los profesionales y sobre todo, la doctora, en todo momento no hicieron otra cosa que mostrarnos el rostro del Dios que vino a nuestro mundo para darle el verdadero sentido a lo humano y corporal. A nosotras, solamente nos queda el desaf ío de responder a tantos dones que enriquecen la vocación de entrega a Dios y al prójimo, seguir cultivándonos con realismo para existir en el corazón del Otro, así como nos lo repetía muchas veces la profesora.
la Comunità di Derqui
Il volto di Cristo è alla tua porta na ventina di giovani missionari guidati dal Rev.do Padre Facundo Berretta e dalle Suore di Santa Marta, mossi dal progetto della pastorale diocesana “SCELTA PREFERENZIALE PER GLI ULTIMI”, hanno realizzato attività apostoliche di evangelizzazione, agli inizi del mese di agosto, nel rione periferico di Derqui. Tra di essi vi erano pure Maira e Luca, due giovani della Lombardia che hanno offerto le loro ferie per la missione del terzo mondo. Ammirabile esempio! La nostra modesta ma accogliente Betania ha aperto loro cuore e porte durante la missione, sia per l’alloggio che per le celebrazioni inerenti ai programmi pastorali da svolgere durante le giornate del PASSAGGIO DEL SIGNORE. Hanno pregato, si sono organizzati e sono partiti per le strade infangate del settore, guidati dall’esperto e audace Don Facundo e dalle Suore di Santa Marta che collaboravano con i gruppi. “ANDATE A PREDICARE IL MIO VANGELO, IO SARÓ CON VOI”. Con entusiasmo e fede hanno iniziato la prima missione di porta in porta. Le credenziali? L’immagine della Vergine di Luján e la Sacra Scrittura. Che volete? Che cosa cercate? Chiedevano le famiglie. IL VOLTO DI CRISTO È ALLA TUA PORTA. Desideri conoscerlo? Egli ti vuol parlare… Vuoi ascoltarlo? Ha un messaggio interessante da comunicarti: La Santa Chiesa e la Vergine nostra Madre. Non tutte le famiglie hanno accettato la visita ma la maggioranza sì! E questo ha incoraggiato i giovani missionari a presentare la Chiesa come santuario del Dio Vivo e di Gesú fattosi uomo che per noi offrì la sua vita. Inoltre Maria, la Madre di Gesú che primeggia tra i poveri del Signore, ha bisogno di conoscere il vostro intimo, i vostri sentimenti, infondervi
speranza e abbandono nel Signore della vita. Con queste parole si sono rivolti a chi li accoglieva. Il mattino lo hanno occupato nelle escursioni missionarie, il pomeriggio invece, dopo il pranzo frugale, la preghiera comunitaria e la condivisione degli incontri con le famiglie e lo spezzare IL PANE DELLA PAROLA ai vari gruppi invitati nella Casa del Bambino Santa Marta. Volti stanchi, scarpe infangate però felici di compiere l’itinerario del missionario. Sappiamo bene che, in ogni tempo la missione é stata fonte di fatiche, ma anche di felicità; per chi ha dedicato la sua vita per il Regno, il Signore dice: SE QUALCUNO MI SERVE, MIO PADRE LO ONORERÀ. Questi giovani missionari e le Suore sono luminosi testimoni della bellezza e del fascino delle verità cristiane. Il Sacerdote infatti ha messo in risalto la necessità che uomini e donne siano autentici “Apostoli” ovvero testimoni della fede che umanizza. La seconda missione di porta in porta si è svolta nei giorni 12 e 13 Ottobre con le stesse caratteristiche. Nel pomeriggio dell’ultimo giorno, la celebrazione della Parola di Vita con la partecipazione dei fedeli del Rione Monterrey – Derqui è stata davvero edificante. Numerosi sono accorsi per saziare le loro anime con il messaggio di vita e di salvezza, di pace e di speranza, doni che solo il Signore può dare in abbondanza.
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In missione
Suore di Santa Marta
storia e attualità di una pres C
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redo che non sia possibile parlare delle attività che ruotano attorno alla Scuola dell’Infanzia del Sacro Cuore di Fabbrica senza inserirlo nel contesto nel quale vive. E questo richiede anche qualche breve cenno storico per cercare di comprendere come un edificio di mattoni possa diventare una “istituzione” nel senso vero del termine e come la presenza delle Suore abbia avuto in questo un ruolo primario. La costruzione risale agli anni ’40 e la presenza delle Suore, al 1949. Mia nonna spesso racconta come mia zia, nata nel 1954, da piccola andasse dalle Suore ad imparare l’arte del ricamo… la storia è fatta dalle piccole storie di tutte le persone che hanno ruotato attorno a questo edificio. Una cosa è sicura: dagli anni ’50 in molti si sono rivolti alle Suore per imparare a far qualcosa, per trascorrere un po’ di tempo, per dare una mano, per ricevere una parola di conforto o anche solo per chiedere un piatto di pasta quando non ne avevano. Mi si potrà rimproverare che l’oggetto di queste poche righe è la presenza cristiana delle Suore a Fabbrica oggi, mentre sto parlando di quella che si potrebbe chiamare presenza nel sociale, ma lo faccio in piena fedeltà al dettato conciliare della “Gaudium et spes” quando dice che “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi
è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS 1). Adesso c’è da fare il salto, passando dagli anni ’50 agli anni ’80-’90, durante i quali chi scrive, è venuto a contatto con questa realtà; racconto la mia storia simile a quella di molti altri ragazzi: a tre anni sono andato alla Scuola materna dalle Suore ma non ero molto contento infatti la Scuola può risultare pesante anche con i migliori insegnanti, tuttavia la mia opinione è andata modificando negli anni successivi. Come accade anche adesso, i ragazzi delle Elementari tornavano in luglio all’asilo con i ragazzi più piccoli e le Suore. Per quale motivo, mi chiedevo all’epoca, pur essendo anche questa una Scuola si sta molto meglio che alle Elementari? Sono riuscito a comprenderlo solo qualche anno dopo ma già allora ero in grado di viverlo: si stava meglio rispetto alla Scuola perché non si aveva paura di dire che quando due o tre sono riuniti c’è qualcun altro che viene ad arricchirli della Sua presenza: Gesù. Questa grande verità, sempre intuita con il cuore ma conosciuta solo in età più matura, è quella su cui si fondano tutte le attività che dall’inizio ad oggi, hanno ruotato e ruotano attorno all’Asilo. Dopo questa lunga, ma necessaria introduzione, posso rispondere alla domanda: che cosa ci fanno tre Suore a Fabbrica? Abbiamo sentito parlare di “chiusure” e qualcuno si domanda perché la Congregazione, colpita dalla diffusa crisi vocazionale, deve cercare in ogni modo di mantenere le Suore in mezzo a noi? Non parlo dell’affetto personale e della comunità cristiana verso Suor Eugenia, Suor Anastasia e Suor Giuliana, dico senza mezzi termini che quello che fanno in mezzo a noi è tenere desta la coscienza verso valori diversi rispetto a quelli che il mondo propone. La loro vita ci dice
un giovane
a a Fabbrica
esenza cristiana de!) ci si aspetta una notevole solidarietà, infatti ci sono anche associazioni non di ispirazione cristiana che operano sul territorio. Proprio da loro ci arriva un segnale importante: nel destinare delle offerte (in denaro ma anche di altra natura), il primo pensiero va subito alle Suore. Concludo come ho iniziato: riferendomi alla “Gaudium et Spes”: “Se non c’è niente di veramente umano che non trova eco nel cuore dei cristiani è anche vero che non c’è niente di genuinamente cristiano che non trova eco nel cuore degli uomini, anche dei non credenti. Ecco che la vera vita cristiana è il migliore degli strumenti che possano esserci per l’evangelizzazione”. Quindi le Suore, a Fabbrica o dovunque esse siano, sono anzitutto “serve dell’Evangelo” (se mi è consentito esprimermi così), serve della buona notizia che con la loro vita contribuiscono a diffondere in mezzo agli uomini. E sono il modo, concreto e storico, attraverso il quale sperimentiamo uno dei più bei nomi che la Scrittura attribuisce a Dio: l’Emmanuele, il Dio-con-noi.
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che si può vivere con finalità diverse rispetto a quelle della carriera, del denaro, del potere: che la carità arricchisce e ripaga molto più di tutte queste cose; che Gesù può coronare la vita di una persona in modo da portarla al dono totale di sé, che va dal martirio fino al sorriso regalato a tutti. Le Suore a Fabbrica contribuiscono a rendere presente Gesù in mezzo a noi. Con quali mezzi lo stanno facendo da quasi 60 anni? Il primo dei mezzi che devo elencare è sicuramente l’attività di Scuola dell’Infanzia (o Scuola materna, come piace dire a noi). In questa attività le Suore si prodigano per buona parte della loro giornata e direi in maniera proficua: i bambini iscritti sono sempre in aumento. Il secondo mezzo credo che sia la fattiva collaborazione con la Parrocchia. Non c’è da nascondere che, senza le Suore, la nostra Parrocchia avrebbe notevoli difficoltà ad andare avanti. Infatti sono sempre in prima fila nel servire. Il terzo dei mezzi che le Suore usano per rendere presente Gesù è il più importante soprattutto perché è il più evangelico. Sto parlando dell’accoglienza. In questo devo dire che a Fabbrica c’è sempre stata molta attenzione al ruolo di Marta oltre che a quello di Maria! Infatti attorno all’Asilo di Fabbrica ruotano molte attività, alcune che partono dalle stesse Suore, altre che le coinvolgono a vario titolo. Credo che non ci sia, in tutto il paese, una persona che non abbia avuto occasione di frequentare l’Asilo, pur non avendo bambini piccoli. Infatti dalle cene di vari gruppi agli incontri di preghiera per adulti e giovani, alle feste parrocchiali per ragazzi, alla promozione di una sfilata in costume medievale, tutto questo da anni ruota intorno alle Suore che con gioia e dedizione sanno accogliere tutti. Da questo paese con una grande vitalità cristiana (che per essere in Toscana è veramente gran-
In missione le Insegnanti
Un poliziotto per amico I
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l giorno 23 ottobre 2007 le classi quinte sez. A e B dell’Istituto Santa Marta di Vighizzolo di Cantù hanno vissuto una straordinaria esperienza: un pullman della polizia di Stato della caserma Donnarumma di Milano è venuto a prenderci e ci ha accompagnati a Milano per la visita alla caserma. Non poco stupore ha destato nei passanti di Vighizzolo la nostra partenza scortata da ben due camionette della Polizia i quali guardavano increduli un tale dispiegamento di forze per una classe di scolari del nostro Istituto. L’arrivo a Milano non è stato da meno: increduli abbiamo visto il vastissimo piazzale della Caserma con tutti i mezzi schierati e i poliziotti pronti ad accoglierci. Il Comandante in persona ci ha ricevuti e dopo un breve cenno di saluto e un intenso discorso sull’importanza di intrattenere un positivo rapporto con le forze dell’ordine, ha omaggiato tutti i bambini di quaderni, cappellini, posters, e anche le insegnanti di un bellissimo cubo se-
rigrafato con lo stemma della Polizia. Anche noi abbiamo donato un piccolo oggetto in pizzo prodotto tipico della nostra città per ringraziare dell’accoglienza calorosa e grandiosa. I bambini poi sono stati fatti accomodare in palestra dove hanno assistito a una dimostrazione di difesa personale da parte dell’Istruttore di Difesa Personale Assistente Capo Moreno Ragosa il quale ha molto insistito sull’importanza di rivolgersi sempre con fiducia al poliziotto che è al nostro servizio per aiutarci e difenderci. Tutti gli specialisti della caserma hanno poi permesso ai bambini, divisi in piccoli gruppi, non solo di vedere ma fare un giro su tutti i mezzi a disposizione: il blindato, le camionette, il trattore, l’ambulanza, che a sirene spiegate, per la gioia dei piccoli, hanno fatto un giro del perimetro della vastissima caserma. Per tutti poi c’è stata una dimostrazione dell’unità cinofila dove a tutti i bambini seduti in cerchio è stato spiegato il lavoro dei cani poliziotto e della differenza tra loro e il famoso cane Rex che più che poliziotto è un cane attore! In Piscina poi l’Istruttore di Nuoto V. S. Inzerillo con l’aiuto di due poliziotti ha dimostrato come effettuare il salvataggio in acqua ma soprattutto ha comunicato le principali regole di comportamento sicuro da adottare in caso di pericolo o necessità. Che dire poi del pranzo servito dagli stessi poliziotti? Un vero momento di amicizia e simpatia che resterà per sempre non solo nei nostri ricordi ma nei nostri cuori. Un bambino ha affermato che è la più bella uscita mai fatta e un altro per ringraziare della
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bella esperienza ha voluto abbracciare la maestra! Non ci sono commenti! Il saluto poi sul piazzale dell’arrivo è stato commovente tutti i bambini volevano abbracciare i poliziotti che ci hanno “scortati” fino a casa in loro, e non è retorica, hanno trovato degli amici, delle persone disponibili che hanno fatto comprendere quanto importante sia il servizio reso dalla polizia alla cittadinanza. Meglio un’uscita così che mille lezioni di educazione alla cittadinanza! I lavori che i bambini faranno saranno occasione per un nuovo incontro perché dell’Istruttore di Difesa Personale Assistente Capo Moreno Ragosa verrà personalmente a ritirarli per esporli in caserma e inviarli al Ministero dell’Interno. L’intero reportage fotografico è stato realizzato con grande perizia dall’Ispettore Capo Rosario Pellizzoli che ci ha seguito per tutta la giornata nelle varie attività. Ma il nostro percorso di amicizia e vicinanza alle forze dell’Ordine non finisce qui: martedì 20 novembre nel cortile dell’Istituto tutti i bambini della scuola Primaria hanno partecipato a un incontro con una rappresentanza della Guardia di Finanza del distretto di provinciale di Como con sede a Ponte Chiasso.
Il Maresciallo Romanelli ha illustrato ai bambini attentissimi il lavoro della Guardia di Finanza alle frontiere e agli aeroporti e i pericoli che devono evitare quando qualcuno che non conoscono si avvicina loro, oltre all’importanza di riferirsi sempre ai genitori e agli insegnanti in qualsiasi situazione non chiara. Non è entrato nello specifico, vista l’età dei bambini, sul discorso droga, ha però illustrato bene che certe sostanze nocive possono essere offerte sotto forma di caramelle o figurine o altro che a loro interessa, ma non deve mai essere accettato da sconosciuti! La parte più coinvolgente è stata la dimostrazione dei cani poliziotto, due bellissimi pastori tedeschi che hanno riconosciuto una valigia sospetta tra tante e una persona sospetta tra i volontari docenti che si sono prestati per farsi annusare. È stato ben spiegato il tipo di allenamento a cui sono sottoposti i cani che si basa sul gioco e sulla ricompensa e, come i cani con il loro acutissimo fiuto annusino tutto pur di poter trovare il loro gioco. Molti alunni sono stati invitati a provare a togliere il manicotto ai cani e si sono divertiti a giocare con loro che hanno ricevuto carezze e applausi da tutti per la loro bravura. Ha concluso l’incontro una foto di gruppo di ogni classe e i cani da veri superstar hanno posato con ogni gruppo. I due incontri fanno parte di un progetto di educazione alla cittadinanza, dove vicino alla prevenzione e alla sicurezza si propone ai bambini un’immagine positiva delle forze dell’ordine che sono al servizio dei cittadini e della loro salvaguardia. Soprattutto in questo periodo in cui la cronaca ci propone fatti inquietanti di assalti alle forze dell’ordine pare importante dare ai bambini un messaggio di rispetto per tante persone che rischiano la vita per noi. Inoltre questi incontri mirano a tutelare i bambini da situazioni pericolose e a fare prevenzione in modo coinvolgente e motivante.
In missione una mamma
In piena attività “L’
autunno già si accende di molti colori…” cantano e mimano le tante vocine dei bambini della Scuola dell’Infanzia di Madonna dell’Olmo, che ha riaperto i battenti già dai primi giorni di settembre. Quest’anno sono 84 i bambini che hanno iniziato il loro iter educativo con la guida attenta e sollecita delle insegnanti: Suor Luigia Faccoli, Valentina Badino, Micol Solavaggione per la parte didattica e Donatella Vallati per il sostegno al Laboratorio di Arte e Immagine. Completeranno inoltre l’offerta formativa per i bambini i Laboratori di Inglese e Psicomotricità, con insegnanti qualificati. Il grande albero coloratissimo, affrescato all’ingresso della Scuola, con due simpatici scoiattoli che fanno capolino tra i rami, accoglie i piccoli all’arrivo, per introdurli, anche visivamente, al Progetto che farà da filo conduttore a quest’anno scolastico e che si intitola “Con Cip e Ciop alla scoperta delle quattro stagioni”.
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Le unità didattiche saranno perciò finalizzate, oltre alla conquista dell’autonomia, della responsabilità, allo sviluppo dell’affettività e della socializzazione, proprio all’osservazione dell’ambiente naturale, per cogliere il mutare delle stagioni e per rispettare e amare il mondo che ci circonda. Trascorreremo un anno piacevole con osservazioni, giochi a diretto contatto con la natura. Saranno inoltre previsti momenti particolari, durante l’evolversi delle stagioni, legati alle ricorrenze religiose di Natale e di Pasqua. “I primi giorni di scuola” precisano le insegnanti “sono stati dedicati in particolare all’accoglienza e al graduale inserimento dei nuovi arrivati e questo momento si è protratto volutamente, con giochi e situazioni collettive, per far sì che i piccoli si trovassero a proprio agio, abituandosi gradualmente al nuovo ambiente”. E se le lacrime non ce l’hanno fatta talvolta a non uscire, ecco che una simpatica canzoncina cantata in coro e una caramella hanno cercato di sdrammatizzare la situazione, assieme all’allegra e ritmata filastrocca “NINNA NANNA DELLE STAGIONI”. La festa degli Angeli Custodi è stata preparata decorando un piccolo angioletto portato a casa, a cui ciascun bambino si affiderà ogni giorno con una graziosa preghierina.
Festa dell’Oratorio di Don Piero Parroco di Puria
dei pirati per le strade di Puria, la merenda e infine uno splendido spettacolo di giocolieri ed equilibristi che hanno divertito tutti, piccoli e grandi. È stata una splendida giornata proprio perché siamo stati bene insieme, c’era la voglia di conoscerci, di buttarci in una nuova esperienza. Tutto ciò perché è forte la certezza che Gesù è presente in mezzo a noi e ci fa Chiesa: abbatte i muri e i rancori e ci raduna intorno alla sua tavola. Con questa fiducia vogliamo continuare: il nostro ritrovarci deve però sempre prendere di più la forma di Dio. Una forma che è accoglienza, fiducia, speranza e perdono. Chiedo ai tanti parrocchiani della Valsolda una preghiera particolare per i ragazzi dell’oratorio, perché possano trovare una comunità viva che testimoni la sua fede in Cristo Risorto. Insieme alle preghiere lancio anche un piccolo appello: se ci sono mamme, papà, nonne, nonni disponibili ad aiutarci si facciano pure avanti, c’è tanto da fare per il bene dei nostri ragazzi e perché l’oratorio continui a vivere. Grazie mille!
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omenica 7 ottobre si è svolta in tutte le comunità parrocchiali della Valsolda la festa dell’oratorio, che ha segnato l’inizio delle attività, all’interno dell’importante progetto che è l’educazione cristiana dei nostri ragazzi. Il tutto ha avuto inizio in chiesa per la celebrazione eucaristica, con una numerosa presenza di bambini e genitori; non è stato un caso iniziare la festa lì: il nostro trovarci insieme, la nostra educazione cristiana partono proprio dal contatto col Signore che si fa realmente presente in mezzo a noi, nella Santa Messa. Canti e gesti simbolici ci hanno aiutato a capire come tutti noi siamo protagonisti all’interno della comunità cristiana. Poi il tutto è continuato nell’oratorio di Puria con il lancio dei palloncini: la nostra gioia d’aver incontrato il Signore deve essere condivisa, annunciata, così ad ogni palloncino era legato un messaggio. La condivisione della nostra fede si è espressa anche nello stare insieme a tavola, momento organizzato dai volontari e dalle Suore di Santa Marta, segno di un’amicizia reciproca, di una disponibilità all’aiuto. Il pomeriggio è stato pieno di attività: il gioco
In missione
Sestesi in festa U
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na numerosa schiera di autorità religiose, civili e militari,ma soprattutto una vera e propria folla di sestesi ha partecipato il 15 settembre al taglio del nastro per l’inaugurazione del nuovo polo sanitario della Misericordia di Sesto in piazza S. Francesco. Il Governatore della Confraternita che affonda le sue radici nel XVI secolo, ha ricordato la storia di questo benemerito ente che dai primi del 1500 ha operato nei vari settori nella sede di Piazza della Chiesa. Don Silvano Nistri ha poi spiegato che la Misericordia raccoglie l’eredità e il testimone di tante persone semplici che hanno fatto la storia di questa importante istituzione. Alla costruzione della nuova sede hanno contribuito tanti benefattori e bisogna far sì che non venga meno lo spirito che li ha sempre animati. Non sono mancati gli interventi del Sindaco di Sesto e del Vice Presidente della Regione Toscana. Il Cardinale di Firenze, S.E. Mons. Ennio Antonelli, presente con il Vescovo ausiliare
di S.N.
Mons. Claudio Maniago, benedicendo i locali così si è espresso: “Il fatto che a questa inaugurazione partecipi tanta folla dimostra che la Misericordia è una realtà profondamente integrata nel territorio e il mio augurio è che possano esserci sempre più volontari per far fronte alla crescente richiesta di servizi”. Al primo piano è stata costruita anche una Cappella dove le Suore di Santa Marta, presenti alla Misericordia da quasi sessanta anni, e i volontari potranno sostare in preghiera: è dal rapporto con il Signore infatti che prende significato il servizio che laici e Suore prestano all’interno della Confraternita. Alla abitazione delle Suore è riservato l’appartamento situato all’ultimo piano. Domenica 16 settembre, al termine della processione da Piazza della Chiesa fino alla nuova sede, è stata celebrata la santa Messa, seguita dalla visita guidata alla nuova sede. La giornata si è conclusa con un “Concerto di solidarietà”.
la Comunità del Conservatorio
Cinquecento Angiolini orreva l’anno 1507 quando sei donne fiorentine si riunirono a vita comune dando inizio al Convento di S. Maria degli Angiolini. In cinque secoli di storia sono racchiuse le esistenze di tante monache che tra queste mura hanno speso la loro vita nella donazione a Dio e nella educazione delle fanciulle. Alla metà del ’900 noi Suore di Santa Marta siamo venute presso questo Convento, chiamate dall’Arcivescovo di Firenze il Card. Elia Dalla Costa, per aiutarle a continuare la loro opera. Oggi restano vivi solo due membri della Comunità originaria: Suor Pierina Tanga, ospite a Querceto e Suor Benedetta Ricchiuto ancora sulla breccia nell’opera di Villa Concordia, a Vicchio di Mugello. Siamo state contente di poter commemorare i 500 anni della nascita del Convento con un concerto tenuto nella seicentesca stupenda chiesa riaperta lo scorso anno, in tutto il suo splendore. L’ensemble, diretto dal Maestro Gianluca Lastraioli, ci ha offerto l’esecuzione
di musiche di devozione, fra il ’500 e il ’600. Una folla veramente numerosa ha potuto gustare il suono dello stupendo organo seicentesco, anch’esso recentemente restaurato, del clavicembalo, del flauto, dell’arciliuto, nonché il canto dell’eccezionale soprano Santina Tomasello. La Comunità del Conservatorio è grata al Presidente e a tutto il Consiglio di Amministrazione, che ha reso possibile questo evento col quale si è voluto rendere omaggio affettuoso alle tante monache che hanno vissuto fra queste mura e di cui la nostra Famiglia religiosa ha raccolto l’eredità.
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Canta il sogno del mondo P. David M. Turoldo
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Ama Saluta la gente dona perdona ama ancora e saluta. Dai la mano aiuta comprendi dimentica e ricorda solo il bene. E del bene degli altri godi e fai godere. Godi del nulla che hai del poco che basta giorno dopo giorno: e pure quel poco – se necessario – dividi. E vai, vai leggero dietro il vento e il sole e canta. Vai di paese in paese e saluta saluta tutti il nero, l’olivastro e perfino il bianco. Canta il sogno del mondo: che tutti i paesi si contendano d’averti generato.
È tempo di gratitudine. di Patrizia Renzoni Viciomaggio
Gratitudine perché... enso che uno dei doni più importanti e preziosi che si possa fare ad una persona sia la condivisione della gioia. E vorrei condividere con voi tutta la felicità e le emozioni vissute in questi due anni appena trascorsi, i miei primi anni da insegnante…
Mi chiamo Patrizia, ho trenta anni e abito a Viciomaggio, un piccolo paese della periferia di Arezzo, nel cui centro sorge l’Istituto Riabilitativo “Medaglia Miracolosa” con la scuola dell’Infanzia e quella Primaria, gestito dalle Suore di Santa Marta.
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Pagine aperte Questo Istituto ha rappresentato da sempre per il paese di Viciomaggio un motivo di vanto e orgoglio sin dai tempi in cui venne costruito (1917). Gli anziani del paese ricordano ancora con entusiasmo e commozione come si mobilitarono per la realizzazione di questo importante progetto. Fin da quando ero bambina questo Istituto ha esercitato su di me un fascino particolare: gli anni dell’asilo, le iniziative promosse dalle Suore che coinvolgevano tutta la comunità, gli incontri settimanali per le prove di canto… Avevo solo cinque anni quando mi scoprii a pensare che mondo meraviglioso fosse quello dell’insegnamento e ad esprimere il desiderio di diventare maestra e ora, come in una sorta di bellissimo sogno, mi ritrovo a lavorare come insegnante di scuola dell’Infanzia in questo stesso Istituto. L’accoglienza e la disponibilità delle Suore di Santa Marta hanno fatto sì che i timori e le
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preoccupazioni che inevitabilmente accompagnano l’inizio di nuove esperienze si dissolvessero con facilità: ho riscontrato in loro oltre che professionalità, competenza e organizzazione, sentimenti profondi e oggi rari, come umanità, comprensione e dedizione. Vorrei rivolgere un grazie particolare alle colleghe che condividono questo importante cammino con me: Sara e Suor Francesca Peroni che, con costante disponibilità e dedizione ci ha accolte e incoraggiate giorno dopo giorno. Il mio saluto e il mio attestato di stima, inoltre, è per tutte le Suore di Santa Marta per l’impegno che quotidianamente portano avanti, così bene in armonia con l’abito che testimonia la loro scelta di vita, e per l’aiuto e l’amore che portano alle famiglie e alle persone più bisognose. Vorrei rinnovare infine la mia felicità e gratitudine per il mio bel sogno realizzato.
Faresti meglio a rallentare Hai mai guardato i bambini in un girotondo? o ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra? Hai mai seguito lo svolazzare irregolare di una farfalla? O osservato il sole allo svanire della notte? Faresti meglio a rallentare.
Questa poesia è stata scritta da una giovanissima malata terminale
Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Quando dici “Come stai?” ascolti la risposta? Quando la giornata è finita ti stendi sul letto con centinaia di problemi che ti passano ancora per la testa? Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce. Il tempo è breve. Quando corri così veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci. Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno è come un regalo mai aperto e gettato via. La vita non è una corsa. Prendila piano. Ascolta la musica.
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Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Hai mai detto a tuo figlio “lo faremo domani” senza notare, nella fretta, il suo dispiacere? Hai mai perso il contatto con una buona amicizia che poi è finita perché tu non avevi mai avuto il tempo di chiamare e dire “Ciao”? Faresti meglio a rallentare.
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Sentirsi graziati
di suor Fortunata Miolo
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entirsi graziati è un’esperienza bellissima, è un godere della bontà di Dio e della tua Famiglia religiosa. L’avventura di quest’anno mi ha fatto cogliere una volta di più e in modo davvero profondo quanto è bello essere famiglia e come è vero che il Signore ci dona il cento per uno. Nel momento della sofferenza, nel momento in cui la vita normale, quotidiana, è stata stravolta mi sono sentita stretta da un abbraccio d’amore. Nulla mi è mancato: né le cure, né le attenzioni, né, soprattutto, l’affetto e la preghiera della mia famiglia religiosa, dei miei
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cari e di quanti ho conosciuto e con cui ho vissuto in questi anni. Se il mio grazie va ai medici, alle infermiere, ai miei cari, a quanti si sono interessati di me e con me hanno sofferto, gioito e sperato, in modo unico va a tutta la mia Congregazione che mi ha sostenuta, aiutata e che ha continuato a pregare per me. Il Padre fondatore, pressato da così numerose voci, si è sicuramente fatto intercessore presso il buon Dio, ottenendo l’esito positivo di un percorso che sembrava difficile e faticoso. Ho sperimentato la delicatezza non solo dei miei familiari, ma soprattutto quella delle mie consorelle, la loro discrezione e disponibilità ma soprattutto il loro amore. Sono stata oggetto di amorose cure da parte di medici e infermiere ma soprattutto sono stata ricolmata dalla sicurezza che viene dalla famiglia che ti circonda, che vive con te momento per momento, che ti fa sentire il suo calore oltre che volere per te il meglio delle cure, pur lasciandoti libera nelle scelte. Il grazie nasce spontaneo e vero anche perché, con questa esperienza, il buon Dio mi ha fatto un dono bellissimo: la capacità di godere delle piccole mille cose che diamo per scontate, quasi fossero un diritto. Godere del potersi muovere, di un paesaggio che è sì usuale ma ogni volta che lo guardi è stupendamente diverso e bello, godere del poter vivere una vita normale. So solo che posso dire che veramente il Signore è grande e “Quanto è bello vivere insieme!” Grazie.
la Comunità Parrocchiale
Con il cuore pieno di gioia... di Luco
hanno fatto alle nostre famiglie; care persone, tante delle quali non ci sono più, e che sappiamo essere vicine al cuore di Dio…! Nel giorno del suo giubileo, evento straordinario per la nostra comunità, facciamo memoria anche di loro, unendoci al canto di lode e di gratitudine al Signore in un abbraccio stupendo per esprimere ed esprimerci vicendevolmente la gioia di un Grazie! Buon giubileo! Possa il Signore, insieme con quanti ama, custodirla nel palmo delle Sue mani, oggi e sempre! Con affetto e riconoscenza. 41 Camminando con fede 2/2007
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arissima Suor Antonietta, a nome di tutta la comunità parrocchiale vogliamo esprimerle la nostra vicinanza, il nostro affetto e il nostro bene. La ricorrenza del suo 50° di Professione è per tutti noi motivo di grande gioia, nel condividere con lei il rendimento di grazie al Signore per il dono della sua vocazione; vocazione che si concretizza nel vissuto della sua vita consacrata e che si esprime in ogni gesto di accoglienza e di disponibilità verso quanti incontra quotidianamente, adulti e bambini, all’interno della Scuola dell’Infanzia e della stessa comunità parrocchiale. Partecipare alla festa della sua Professione Religiosa ci riempie il cuore di gioia e di commozione. Insieme con lei vogliamo ringraziare il Signore per i tanti doni ricevuti e manifestarle il nostro grazie e la nostra riconoscenza. Siamo qui per partecipare ad un evento straordinario, non per contare gli anni o il tempo che passa, ma per celebrare la bellezza del dono di sé, la fedeltà al suo Signore con la rinnovata promessa di continuare a dare testimonianza e a spargere ovunque semi di bene. In questo specialissimo giorno affidiamo alle sue preghiere i bisogni di ciascuno, certa di essere, per noi, carissima Suor Antonietta, strumento prezioso e Bene offerto alle nostre vite. Nel rinnovarle il nostro affetto e il nostro augurio vogliamo salutare e ringraziare le Consorelle presenti insieme a tutta la sua Famiglia Religiosa ed esprimere un pensiero affettuoso anche alla tante sue Consorelle che hanno calcato questa terra di Luco e che tanto bene
Pagine aperte di Stefano Bondesan
Un giovane “...F riflette...
Classe 5a superiore Vighizzolo
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ai buon viaggio della vita, finchè c’è una strada e vai non è mai finita… nel coraggio di ogni giorno, se un incontro è già un addio, un’andata è già un ritorno, c’è tutta una vita intorno a NOI!” …Sì, ha ragione Claudio Baglioni mentre canta questa canzone: la vita non è semplice. Ci sono momenti stupendi ma anche, se non soprattutto, difficoltà, addii e bugie ma… la vita è pur sempre LA VITA: un dono, un mistero, un VIAGGIO! Un viaggio sì, e come per ogni viaggio bisogna portare con sé ciò di cui si ha bisogno, ciò che veramente ci è indispensabile, sapendo che ogni cosa superflua non farà altro che rallentare o appesantire il passo… Portiamoci dietro solo ciò che realmente è necessario per noi, e per NOI soltanto, perché ognuno è diverso, ognuno si prepara al viaggio della vita in modo unico! E non pensiamo MAI di essere arrivati al dunque, alla fine, alla certezza di conoscere tutto e tutti… perché in realtà non conosceremo MAI neanche noi stessi, anche se forse ci arriveremo molto vicini!… La Vita è un viaggio misterioso, perché ciascuno di noi è misterioso. …che sta succedendo?! …ormai siamo grandi: siamo diciottenni… siamo “UOMINI”, “DONNE”! Eppure è tutto così strano, ciò che prima era scontato, ora non lo è più… Avevamo la certezza che la nostra vita avesse preso una direzione… chi con i suoi sogni immensi, chi invece ha deciso di rimanere un po’ più con i piedi per terra: ognuno con i suoi sogni, ognuno con le sue speranze ma tutti certi di avere un futuro che, sotto qualsiasi forma si sarebbe pre-
sentato, sarebbe stato proprio quello… nulla di veramente individuato, ma per lo meno certo… …Sono passati ormai quasi cinque anni da quel giorno in cui, quattordicenne un po’ impaurito ma entusiasta, varcavo per la prima volta la porta di questa scuola... Ora tutto è cambiato, sì, certo sono più grande, ma anche le scelte da prendere sono cresciute con me… Ci eravamo illusi che ormai tutto fosse deciso per noi, tra le mura protettive di questa scuola eravamo al sicuro, certi di avere in mano le redini della nostra vita! E invece… eccoci qua un po’ confusi, non sappiamo che cosa ci sta succedendo! Lavoro o università?!... ma prima l’esame di maturità… che paura!… Ora cominciamo un po’ a capire come funziona veramente il mondo… ma la cosa che più ci spaventa, è ciò che sentiamo dentro di noi!… il caos più totale… che ingenui, concentrati sulla nostra presunzione non ci eravamo accorti che il nostro viaggio era solo all’inizio!!! …ALT!!!… bisogna fermarsi, riflettere e capire perché così proprio non va!… in realtà è questo lo scopo del Ritiro di preghiera: FERMARSI! Fermarsi e riflettere è indispensabile nelle cose importanti, come nel viaggio della nostra VITA!!! …e allora sì che trovi, in mezzo a 10000000000 paure, quella LUCE, quelle motivazioni che ti spingono a continuare a correre e allo stesso tempo ti tranquillizzano e… quando capisci che NON SEI SOLO…, allora sì che si riaccende l’entusiamo!
di suor Francesca Verdorfer
Mi accogli... sorridendo uando ricevetti ad ottobre la telefonata che mi annunciava la scomparsa di Don Bruno provai subito smarrimento: – quale Don Bruno? – E dopo una brevissima spiegazione, capii quale Don Bruno!!! – Sentii un vuoto dentro di me e, confesso, a fatica trattenni le lacrime. Ognuno di noi lungo il cammino della vita ha sicuramente incontrato una persona unica, una persona speciale per… un momento speciale; io, persone così le chiamo – angeli –: persone che con te percorrono un tratto di strada, né dietro, né davanti, ma a fianco. Ecco, questo angelo per me è stato, e lo è ancora, Don Bruno. Sono sicura e di ciò ne sono veramente contenta, molti parenti, amici, confratelli, alunni, collaboratori lo ricordano e lo portano nel cuore con immensa gratitudine ed affetto. Apparteneva alla Famiglia dei Salesiani ed era direttore del Centro Psicologia Clinica ed Educativa in Milano e la Comunità educante delle nostre Scuole di Milano-Bovisa e di Roggiano ne hanno potuto apprezzare le sue non comuni doti personali e professionali. Dunque appartiene un pochino anche a noi, anche a me che ebbi il dono di incontrarlo tante volte durante la mia permanenza nella Comunità di Bovisa, dal 2002 al 2004. Chi l’ha conosciuto conserva nel cuore un
aspetto di Don Bruno che gli è particolarmente caro. Io porto dentro quello che ancora oggi mi aiuta a camminare, a rialzare la testa. Mi permetto di condividere queste parole perché sia ancora un GRAZIE a Don Bruno e un augurio che tutto quello che ha seminato nella sua vita sacerdotale e professionale porti molto frutto. Autostima, fiducia, forza interiore, creatività… sono quelle perle che Don Bruno mi ha lasciato in eredità; non per tenerle nello scrigno ma per mostrarle a chi mi sta vicino in tutta la loro bellezza. Ecco, mi infondeva coraggio, mi dava la spinta e la voglia di riprendere in mano la mia vita e dire: POSSO FARCELA! Talvolta zoppicando, ma sempre camminando su quella via tracciata dal Creatore, nella certezza che posso rendere BELLA la mia vita, come quelle perle che Don Bruno, colloquio dopo colloquio, mi ha donato. Il Signore, nella Sua infinta Provvidenza e Bontà, sempre ci mette vicino un angelo: a volte sussurra, a volte scuote… Don Bruno sempre mi accoglieva con un sorriso che già mi diceva: FORZA! È così che lo porto nel cuore, è così che lo voglio ricordare, ed è così che voglio far brillare le sue perle che ora sono le mie… Grazie Don Bruno. Da lassù, lo so, mi sorridi e io quaggiù riprendo il mio cammino.
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Con l’affetto della memoria A tutti voi: Grazie!
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Vorrei rivolgere questa preghiera a tutti voi che avete lasciato questa nostra terra e ora siete nel misterioso silenzio di Dio. Grazie perché la vostra vita ha segnato la mia. Grazie per tutto quello che mi avete donato di bello e di grande. Grazie per i gesti e le parole che mi avete regalato. Grazie per il vostro amore, presente per sempre nel mio cuore. Grazie per la luce del vostro volto e la limpidezza del vostro sguardo. Grazie per tutto quello che ho potuto leggere nel profondo dei vostri occhi. Grazie per i sentieri percorsi insieme, per le lunghe traversate, talvolta faticose e dure, che abbiamo avuto la fortuna di affrontare insieme. Grazie per il vostro lavoro, la vostra pazienza e il vostro coraggio. Grazie per le vostre risa e le vostre lacrime. Grazie anche per le vostre esitazioni, le paure e grazie anche per il vostro errare. Grazie per tutti i dubbi e anche per gli sbagli. Tutto questo fa parte della vita. Il vostro posto è irrimediabilmente vuoto e la vostra assenza mi fa male. Mi mancate oggi e mi mancherete ancor più domani… Grazie di avermi dato il coraggio di andare ancora avanti, diretto verso Colui che mi attende sull’altra riva, là dove ora voi conoscete già la Pace, l’Amore e la Gioia. Christine Reinbolt
Carissime, nella notte di oggi, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, ci ha lasciate per andare dal suo Signore Suor ROSALIA FUSI nata a Gossau (Svizzera) il 3 ottobre 1909, entrata in Comunità a Chiavari l’11 gennaio 1930, professa dal 26 febbraio 1933. Da tanto viveva ormai nella casa di infermeria dove finché è stata lucida ha saputo essere una presenza serena, “simpatica”, calda, discreta. Ha trascorso la sua vita intera nell’operosità gioiosa sempre accompagnata dal sincero e fattivo bisogno di soccorrere tutti, di essere accanto ai suoi bambini
Roma, 22 novembre 2007 Carissime, alle prime luci dell’alba di oggi, dalla Casa Madre di Ventimiglia, è salita al cielo ed è entrata nel regno del Suo Signore Suor CORINNA INCERTI FORNACIARI nata a Bagnolo in Piano (Reggio Emilia) il 19 maggio 1917, entrata in Comunità il 6 marzo 1937, professa dal 12 ottobre 1939. Benevola e carica di desideri di pietà ha sempre cercato di lavorare per il suo Signore in modo generoso, attento, delicato
sia quando l’obbedienza l’ha chiamata a stare con i malati o con i bambini, sia quando è stata nel Seminario di Bordighera dove ha avuto a cuore il benessere dei futuri sacerdoti favorendo il clima di accoglienza propria della Casa di Betania. In questo senso molti sacerdoti la ricordano testimoniando di aver trovato in lei un significativo esempio di virtù semplici, ma preziose. E forse non è casuale il fatto che il Signore l’abbia chiamata proprio il giorno in cui ricorreva il dies natalis del Beato Tommaso Reggio, fondatore del seminario di Bordighera. Spendendosi e cercando di fare del suo meglio per aiutare tutti, Suor Corinna ha sparso attorno a sé tanta semplicità e serenità. Negli ultimi anni ha intensificato le sue offerte e le sue preghiere per il bene della nostra Congregazione e per le vocazioni. Ringraziamo il Signore di averci regalato una consorella così buona, semplice, serena e chiediamo a Lui il dono di una vita sempre più intrisa di bontà. Aff.ma Madre ANTONIA DEI
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Roma, 29 ottobre 2007
regalando loro tanta allegria, tanta freschezza, tanta bontà. Così la ricordano nelle numerose Case dove è stata inviata dall’obbedienza. Così si è mantenuta anche quando le forze venivano meno. Ogni tanto andava a “ricaricarsi le pile”, come diceva lei, si concedeva cioè, un attimo di riposo durante la giornata e poi riprendeva il suo lavoro, senza lamenti, senza pretese, senza ripiegarsi su se stessa preoccupata solo di rendere “lieve” la vita di chi le viveva accanto. Ci lascia ora un messaggio di bontà, di lavoro e di preghiera continua, ci lascia la voglia di diventare anche noi creature che riempiono la vita di bontà vera, semplice e feconda. Affidiamola a Dio e pensiamola intenta a divertire le consorelle lassù nel beato paradiso. Aff.ma Madre ANTONIA DEI
Con l’affetto della memoria
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Un dono per noi
Scopri i tuoi talenti
Suor Corinna era una persona semplice e umile, ma molte persone si sono mosse alla notizia della sua morte per darle l’ultimo saluto. Era originaria dell’EmiliaRomagna ma la sua numerosa famiglia era emigrata in Liguria. Tutti la ricordano pronta ad aiutare silenziosamente quanti avevano bisogno. Nelle opere in cui ha svolto il suo apostolato è stata sempre amata e apprezzata; al seminario di Bordighera era la sentinella del mattino: sempre pronta a salutare con un sorriso i seminaristi che, anche dopo l’ordinazione, venivano a trovarla e si interessavano di lei. La Santa Messa del suo funerale è stata una conferma di questo affetto della famiglia, della gente e dei sacerdoti. Nella chiesa, affollata di Consorelle e di Religiose di altre Congregazioni, di parenti e conoscenti, la concelebrazione ha visto all’altare numerosi sacerdoti, anche Mons. Lupi ora Vescovo di Savona, che hanno voluto così esprimere ancora la loro gratitudine a Suor Corinna. Le consorelle di Casa Madre la ricordano come una malata modello: tutto le andava bene e sempre stendeva la mano sorridendo per ringraziare anche di averla solamente visitata. Grazie Suor Corinna per quello che sei stata per noi.
A dieci anni dalla morte è sempre vivo in me il ricordo dell’amata Madre Irene Re. E sono certa che siamo in tanti a portarla nel cuore! Quando si arrivava a Roggiano per il corso di Esercizi spirituali, ci accoglieva con una cordialità e attenzione che ti facevano sentire bene. Ma il mio affetto e la gratitudine per lei si sono approfonditi negli anni in cui l’ho avuta Superiora a Settignano. Arrivò nel 1977, anno in cui il primo centenario della nascita della nostra Congregazione. Ricordo come era attenta perché questo importante evento fosse vissuto da ciascuna soprattutto nell’intimo, approfondendo il carisma donato a noi e alla Chiesa dal nostro Fondatore. Ci diceva che Fede, Accoglienza e Servizio dovevano germinare nel cuore per essere poi regalati a quanti incontravamo. Aveva un dono grande: saper trarre fuori, dopo averla scoperta, la parte migliore di ciascuno. Non mi era mai capitato che qualcuno mi facesse sedere davanti a sé e, scrutandomi nel profondo, mettesse in evidenza i miei comportamenti sbagliati e contemporaneamente qualità che li avrebbero potuti correggere. Anche quando ebbe responsabilità dirette sulla Congregazione tutta, come Vicaria Generale, metteva sempre al primo posto la persona, il suo bene, la sua serenità. Sorrideva del mio desiderio di essere missionaria “ad gentes” e quando mi ascoltava raccontare
Suor Lucia P.
con entusiasmo la mia prima brevissima esperienza fatta in India, gioiva nel vedere che qualcosa di bello era maturato in me. Quando in seguito andò lei a Trivandum per prendere contatti e iniziare laggiù il Noviziato, fu conquistata dalla missione: l’India e la sua gente le rimasero sempre nel cuore. La sua presenza laggiù continua non solo nelle nostre Comunità ma anche nella bellissima opera, realizzata con l’aiuto di suo fratello e di alcuni amici, che accoglie circa trecento bambini dando loro affetto, istruzione e cibo. Sono certa che Madre Irene ha un posto privilegiato in cielo insieme a quanti hanno visto Gesù nel povero, nel nudo, nell’affamato: “Venite benedetti dal Padre mio…” Grazie Madre! Suor Damiana
In questa domenica la Parrocchia di Luco di Mugello celebra in suffragio di Suor Costantina Campora una S. Messa. Ed è giusto e doveroso ricordarla anche se tanti, specie giovani, non hanno avuto la fortuna di conoscerla. Infatti Suor Costantina, pur lontana dalla Parrocchia, per il suo intenso servizio all’interno della Congregazione delle Suore di S.Marta, che l’ha portata in giro per l’Italia ricoprendo incarichi di grande responsabilità, ha conservato sempre nel cuore la “sua” Parrocchia di S. Stefano seguendone l’attività e accompagnandola con la preghiera.
La sensibilità del suo cuore è espressa in una breve lettera che abbiamo ritrovato e che ci piace pubblicare. “La mia consacrazione a Dio è un dono meraviglioso. Dono gratuito che non merito, per le mie innumerevoli miserie e limitazioni. Dono bello, grande, che mi ha dato la possibilità di essere tra le Suore di Santa Marta, mia amata Congregazione, dalla quale ho avuto tanto bene e della quale penso, con l’aiuto di Dio e per grazia Sua, di far parte fino alla morte. La consacrazione, che si costruisce giorno per giorno,
da quando ho detto il mio sì nella Prima Professione, la sento in me viva col desiderio di trasmetterla agli altri. La sento come una libertà, che mi porta a guardare sempre a Lui, che mi ama e mi ha voluta sua, nonostante la mia poca corrispondenza. Questa mia consacrazione deve anche mostrare agli altri la gioia spirituale e l’autentica testimonianza del Vangelo”. Gli amici di Luco
47 Camminando con fede 3/2007
Grazie!
Maria, sola tra tutte le creature, amò Dio con amore materno: ecco perché, meglio di ogni altra, insegna a noi ad amarlo come figlio. Ella è la Madre dell’Unigenito Figlio di Dio Padre. Beato Tommaso Reggio