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Camminando con fede 1 2007

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notiziario delle suore di santa marta


Editoriale 3

Editoriale

In missione 22

Siamo genitori figli di Tommaso Reggio Monica Ilari

la Redazione

24 Parola di Dio

Abriendo el corazón a Dios y a los otros Pastoral vocacional

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“Resta con noi, Signore!” I discepoli di Emmaus

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Ubaldo Terrinoni

Dal territorio proposte formative entusiasmanti! le Insegnanti

Attualità

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Un laboratorio “decoupage” le mamme del gruppo

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“Siano una cosa sola perché il mondo creda”

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La Pasqua e il silenzio Spiritualità e carisma

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“Il Beato nostro Padre Fondatore ci parla ancora” le Suore partecipanti

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“La Palabra de Dios es viva y eficaz”

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Sulle orme del Fondatore

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Pagine aperte 35 36

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Caminando junto a la Palabra que nos da vida y nos lleva e Él las Junioras 2007

Notiziario delle suore di santa marta

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Via V. Orsini, 15 00192 Roma

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I care: mi prendo cura suor Francesca Verdorfer

Frammenti di santità

Il mio bene è stare vicino a Dio suor Maria Rossini

Percorsi di formazione In ascolto del Beato Tommaso Reggio

Dalle pozzanghere al cielo... René Manieri

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Giuliana Taddei

Le “penne nere” portano gioia la Comunità

le Juniores

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A testa in giù Martina Pozzi e Ottavia Terrano

Amigos de Betania

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Gracias Señor las Hermanas de Chile

La parola a... Madre Antonia 9

Un giorno diverso dagli altri le Suore della Comunità

suor Damiana

Martedì 9 gennaio con il “Beato Tommaso Reggio” don Stellino Bartolomeo

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Haciendo memoria de nuestra vestición religiosa... Gruppo "Amen”

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Riflettere e stupirsi Eleonora Schiavo

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10° anniversario del Hogar Santa Marta Emilia

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Sì, con l'aiuto di Dio lo voglio! don Carmine Vitolo

Madre Crocifissa Torre

Con l’affetto della memoria

Quadrimestrale Anno LXIV Redazione suor Cecilia, suor Cornelia, suor Damiana, suor Francesca, suor Mariana Suore di S. Marta Via della Colonna, 34 - 50121 Firenze Tel. 055.2478051/2/3 scuolasmangeli@tiscali.it Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico Fabio Bergamaschi

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Despedida de Sor Martina Casucci

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A novantacinque anni l'abbraccio di suor Martina con il Signore

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Ricordo di Suor Emma Casini

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Testamento spirituale

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Carissima Suor Antonietta

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Grazie Signore!


Editoriale

La Redazione

C’erano anche alcune donne I

l Venerdì Santo le donne hanno sfidato il pericolo che si incontrava nel mostrarsi apertamente a favore di un condannato a morte. Gesù aveva detto: “Beato chi non si scandalizzerà di me”(Lc 7,23): e loro sono le uniche che non si sono scandalizzate di lui e sono state le prime a credere nella sua risurrezione. Non risulta dai vangeli che le donne abbiano fatto soffrire Gesù. Nessuna è coinvolta nella sua condanna, neppure l’unica pagana menzionata nei racconti, la moglie di Pilato, che si dissociò dalla sua condanna. Certo Gesù è morto anche per i peccati delle donne, ma storicamente esse possono dirsi innocenti del suo sangue. Ci si è sempre chiesti come mai le “pie donne” sono le prime a vedere il Risorto e a ricevere l’incarico di annunciarlo agli apostoli. In quel tempo infatti la testimonianza di una donna non aveva alcun peso: gli apostoli stessi presero le loro parole come un vaneggiamento e non credettero. Gli autori antichi diedero varie risposte a questa domanda, ma la risposta vera è questa: le donne sono state le prime a vederlo risorto perché sono state le ultime a lasciarlo da morto e anche dopo la morte venivano a portare aromi al suo sepolcro (Mc 16,1). Ma perché le donne hanno resistito allo scandalo della croce? Perché gli sono rimaste vicine anche quando tutto sembrava finito e i discepoli più intimi lo avevano abbandonato? La risposta l’aveva già data Gesù stesso quando disse della peccatrice a Simone: “Ha molto amato”. Le donne avevano seguito il Maestro per Lui stesso, per gratitudine del bene ricevuto, non per la speranza di fare carriera. Lo seguivano, è scritto, “per servirlo” (Lc 8,3) ed

erano le uniche, dopo sua Madre, ad avere assimilato lo spirito del Vangelo. Nel giorno di Pasqua esse sono protagoniste e Gesù le sceglie ancora oggi come testimoni, affida loro l’annuncio per gli stessi apostoli e le invia in missione. Anche noi Suore di Santa Marta ci sentiamo “discendenti” di quelle donne. Gesù continua a inviarci nella Chiesa e nel mondo ad annunciarlo risorto con la forza e la fedeltà dell’amore. La nostra Famiglia Religiosa proprio in questi giorni ha accolto con gioia l’invito della Chiesa ad annunciare il vangelo in una nuova missione, a Tizimìn nel Messico, inviando tre religiose a prestare il loro servizio apostolico in una immensa parrocchia. Sia questo un segno della fedeltà delle donne che, con i valori propri della loro femminilità, si dedicano a servire l’umanità che soffre, proclamando a tutti che Cristo è risorto: sulla morte trionfa la vita, l’odio è vinto dall’amore, la guerra è sconfitta dalla pace.


Parola di Dio

“Resta con noi, I discep 1. Un autentico capolavoro In un dipinto dalle modeste proporzioni, gelosamente custodito nel museo del Louvre, il genio di Rembrandt ha riprodotto in modo perfetto la scena narrata da Luca. Sul tavolo, nella nuda tovaglia, c’è un pane che sta per assumere la dimensione sacramentale. Gesù, il pellegrino, si raccoglie per la benedizione del pane, ed è proprio in questo istante che “gli occhi” dei due viandanti si aprono: uno di loro, pieno di stupore, abbozza il gesto di

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tirarsi indietro; l’altro, nella calma interiore, assume l’atteggiamento di devota adorazione. Ma… improvvisamente il misterioso pellegrino scompare. È una pagina lucana che comunica al lettore una carica di intensa suggestione. È un autentico capolavoro letterario e teologico. Qual-


di Ubaldo Terrinoni

, Signore!” epoli di Emmaus (Lc 24,13-30)

2. Il ritorno a Emmaus e l’incontro col Risorto (vv.13-32) I due, profondamente smarriti e delusi, abbandonano il gruppo di coloro che erano rimasti con gli Undici e lasciano anche la città,

dove la tragica fine del loro Maestro ha spezzato l’ultimo filo di speranza, facendoli precipitare nel buio più fitto. Sono convinti che l’affascinante avventura con Gesù appartiene ormai ad un passato che…non torna più. Però, noi sappiamo che quel Gesù di cui parlano è lì accanto a loro, si è affiancato come un pellegrino, come uno che chiede un po’ di compagnia; e domanda e ascolta. Gli parlano di Gesù come di uno consegnato alla storia; i verbi infatti sono al passato: “fu profeta, lo hanno consegnato,l’hanno crocifisso, noi speravamo, sono passati tre giorni…”. Gesù, dopo averli ascoltati, prende la parola e, invece di rianimarli, li rimprovera, apostrofandoli come “stolti e tardi cuore”. Li rimprovera non perché non l’hanno riconosciuto, ma per essere “tardi di cuore” a credere al piano di salvezza preannunciato. Essi avevano accarezzato nel loro cuore soltanto speranze nazionalistiche, nel desiderio di scrollarsi di dosso il giogo dei romani. Gesù, nel rimproverarli, usa un verbo all’imperfetto: “non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (v.26). Lascia intendere che egli ha già portato a termine la sua missione secondo il piano sapiente e amoroso del Padre. Subito dopo, strada facendo, passa a dare loro una lezione di esegesi biblica: “E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”

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che studioso la definisce “la perla del vangelo di Luca”. È certamente una delle pagine più caratteristiche del terzo vangelo. L’autore conduce la narrazione in modo lineare, semplice, senza ricerca d’effetti. Mette bene in risalto i sentimenti dei protagonisti, i quali passano da una profonda tristezza (per gli eventi sconvolgenti dei quali sono spettatori) ad una improvvisa esplosione di gioia per l’incontro personale col Risorto. La narrazione si divide chiaramente in due parti. La prima (vv.13-27) presenta i due discepoli (che immersi in una invincibile tristezza, tornano a casa, a Emmaus, per riprendere la vita d’un tempo) e anche il pellegrino “sconosciuto” che li affianca lungo la via e intreccia con loro un dialogo su tutto “ciò che riguarda Gesù Nazareno” e spiega, attraverso le Scritture, “ciò che si riferiva a lui”. La seconda parte (vv.28-35) descrive il capovolgimento del quadro narrativo; il loro viaggio subisce un’inversione di rotta: Gesù viene riconosciuto e i due discepoli fanno ritorno a Gerusalemme “senza indugio” per comunicare la strabiliante notizia e per ricomporre la comunione con gli Undici e con gli altri.


Parola di Dio

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(v. 27). Quella mini-assemblea ha la fortuna, “la grazia” di un magistero unico! Il Verbo di Dio si fa esegeta delle divine Scritture. E le interpreta in modo così chiaro e affascinante da far ardere il cuore! Ed è così che essi vengono preparati a riconoscerlo nella frazione del pane. Ormai, però, sono giunti al villaggio ed egli “fa come se dovesse andare più lontano” (v. 28). Perché mai? Intende lasciarli liberi di invitarlo o meno a fermarsi da loro. Fino ad ora, era stato lui a prendere varie iniziative: raggiungerli per strada, accostarsi a loro, interessarsi della loro tristezza, spiegare le Scritture e far ardere il loro cuore. Ora, giunti a Emmaus, non prende lui l’iniziativa…! Sono loro che la prendono, perché non vogliono separarsi da lui, non intendono perderlo, perché si è determinato un mutuo profondo legame tra lui e loro: - Resta con noi - Entrò per rimanere con loro - Quando fu a tavola con loro… Gesù cede volentieri alle loro pressioni. Però, il preciso motivo della cordiale ospitalità non è il pur necessario riposo, ma “loro”. Si ferma per loro. I tre siedono a mensa. E, secondo le buone usanze, toccava all’ospite di riguardo dare l’avvio alla cena, pronunciando la benedizione sul pane. Il rituale che compie è indicato con quattro verbi: “prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”. Sono i quattro gesti che egli aveva compiuto tre giorni prima (Lc 22,18). “Ed ecco, si aprirono i loro occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista” (v. 31). 3. La missione (vv.33-35) “Partirono senz’indugio” (v. 33). La scoperta che hanno fatto è troppo grande per circoscriverla a loro due. Sentono l’urgenza di comunicare agli altri la straordinaria esperienza. Resta confermato così che l’incontro con Gesù eucaristico rimanda ai fratelli. Dalla

comunione con lui si passa alla missione per i fratelli; dal Corpo eucaristico al Corpo mistico, dall’amore a Gesù all’amore al prossimo; dall’esperienza personale alla testimonianza. “Fecero ritorno a Gerusalemme” (v. 33). Il verbo “tornare” (ypostréphein) lo usa Luca e ben 24 volte nel vangelo. Ma, dove tornano? Là dove si svolge la propria esistenza col suo ritmo quotidiano, tra le pareti domestiche, presso amici e conoscenti. Come tornano? Con occhi e cuore nuovi, con la vita trasfigurata dall’incontro col Risorto. Essi sono passati dall’esperienza del vedere senza conoscere, all’esperienza del conoscere senza vedere. Hanno riconosciuto Gesù attraverso i due sacramenti di cui tutti noi ora disponiamo: la Parola e il Pane, la mensa della Parola e la mensa del Pane. Tornano a Gerusalemme, perché quella è la sede della loro comunità, ma anche perché vogliono attuare il progetto salvifico del Padre che è di ripartire da qui per la missione verso tutti i popoli: “…cominciando da Gerusalemme” (v. 47). Vanno non tanto per portare certezze di fede imparate, quanto invece per mostrare una “Vita” assimilata, vissuta e testimoniata. L’autore degli Atti confermerà che gli apostoli “rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù” (At 4,33). Nell’andare missionario si annuncia la verità fatta vita; si tratta di una vita con cui non si intende dimostrare nulla a nessuno, ma semplicemente mostrare quanto di meraviglioso ha compiuto il Risorto. Ed è così che si è autentici testimoni in quanto si è fatta sintesi vitale tra ciò che si crede e ciò che si è, tra vita e fede. Il testimone non ha che da esistere, la sua stessa esistenza è un appello, un discorso molto efficace.


Attualità

“Siano una cosa sola perché il mondo creda”

di suor Damiana

iù ci avviciniamo alla Croce di Cristo più ci avviciniamo agli altri. La solidarietà nella sofferenza ci porta a una comunione più profonda con la sua passione. In questo modo comprendiamo meglio la profondità e l’ampiezza dell’amore di Cristo per l’umanità: Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico figlio per salvarlo. Se cogliamo la grandezza straordinaria di questo amore, comprendiamo di più il cammino personale e comunitario che dobbiamo intraprendere per realizzare la preghiera che Gesù rivolge al Padre prima della sua passione: “Fa’ che siano una cosa sola… perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). L’amore supera ogni distanza, abbatte ogni barriera: coloro che amano infatti sanno spendere la propria vita per gli altri e servirli, partendo dai più deboli. Gesù si identifica con i poveri, i malati, i piccoli. I miracoli che compie realizzano fin d’ora la dimensione

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Attualità

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escatologica della sua missione, vincendo il peccato e il male che esso provoca in tutta la creazione. Spesso però noi non vogliamo ascoltare il grido dei poveri, mentre le situazioni di sofferenza in molti luoghi del mondo, lontani ma anche vicini alle nostre case, impongono ai cristiani di agire insieme per alleviare la sofferenza umana e ristabilire la dignità di ogni persona. Ciò che ci unisce nel desiderio di dare questa testimonianza è il nostro comune battesimo. È nel battesimo che siamo uniti: in esso diveniamo fratelli e sorelle fra noi, perché siamo adottati da Dio e in questo dono Gesù diventa nostro fratello. Nel suo corpo siamo uno, così che quando una parte soffre, tutto il corpo è sofferente. Lo spirito delle Beatitudini, vissuto in modo autentico, ci spinge a prenderci cura gli uni degli altri. Ricordiamo Abramo che accolse i tre visitatori, gente straniera che non apparteneva alla sua tribù, e così facendo accolse Dio, il totalmente Altro, nella sua tenda. In Italia siamo quotidianamente in contatto con coloro che hanno lasciato la loro terra, la loro casa, i loro affetti, a volte per la guerra e per la fame, in vista di un luogo “migliore”. Troppo spesso ci tappiamo le orecchie alle loro richieste di aiuto. Sappiamo che vi è sempre un rischio quando si apre la porta di casa a qualcuno che è sconosciuto. Il nostro grande nemico è la paura, che ci fa chiudere e mantenere serrata la porta del nostro cuore. Il testo scelto per la riflessione durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani “Fa sentire i sordi e fa parlare i muti” (Mc 7,37) ci aiuta a riflettere sul significato dell’unità come “comunione con” tutti, particolarmente con i poveri. Compren-

dere con il cuore la natura trinitaria di Dio che crea, salva, guarisce, ascolta la supplica dei poveri, rompe il silenzio rende noi cristiani capaci di prendere su,lle nostre spalle la responsabilità di tutto il creato, di tutta la famiglia umana. Poiché siamo creati a immagine e somiglianza di Dio dobbiamo essere in comunione gli uni con gli altri per poter entrare in comunione con Lui. Era questa l’armonia che regnava alle origini, prima che il peccato entrasse nel mondo. La violenza di ogni genere, che viene perpetrata continuamente nella nostra società, spinge i cristiani a parlare contro di essa con una sola voce. È questo un “ecumenismo della vita” che prende vigore dalla preghiera fatta insieme e si attua combattendo il male che è presente nel mondo. Le radici di questa passione per l’ecumenismo non affondano in una ideologia ma nella consapevolezza di essere chiamati a rispondere al comando del Signore che è rivolto a ciascun battezzato. È per questo che ci mettiamo in ginocchio e, con un’unica voce, eleviamo al Padre, nel nome di Gesù, nella potenza dello Spirito, la nostra supplica accorata per ottenere l’unità che non è solo comunione di fede con gli apostoli, ma anche con la loro vita e testimoniare l’unicità del nostro Signore nella società contemporanea.


La parola a...

Madre Antonia

La Pasqua e il silenzio utto avviene nel silenzio. Dentro gli urli di una folla che vuole Dio morto e crocifisso c’è l’odio di chi non ri-conosce i segni di un re e si sente tradito. Nel silenzio che segue la morte c’è un’eloquenza intrisa di palpiti d’amore: i discepoli sono rimasti “spiazzati” davanti alla CROCE ed ora tacciono quasi storditi dall’esperienza di un AMORE che svela loro una grandezza incontenibile anche nella morte. Attorno all’evento più grande della storia si muove il silenzio, sì, tanto silenzio. Non può essere che così! Per imparare dal Maestro occorre tacere e contemplare. Non si può rompere il silenzio di Dio che è l’eloquenza per eccellenza. Anche il riposare di Gesù nelle viscere della terra, anche il suo dormire nella tomba ci insegnano. Le donne, soprattutto le donne, osservano in silenzio il luogo e il modo in cui Gesù viene sepolto; meditano, pregano e si preparano ad onorare Gesù con i loro unguenti come per un re, come per l’amico carissimo, per il più prezioso. Tutto si rompe e si sconvolge! Che cos’era quel silenzio che sembra silenzio di morte? Che cos’è quel silenzio che da venti secoli continua? Il silenzio di Dio è l’annuncio della Parola: Dio è parola, parola che crea la vita come all’inizio. Gesù, ucciso, inchiodato alla croce, è vivo e si presenta silenzioso là dove era stato sepolto, e aspetta.

Qualcuno ritorna, ma tutto è cambiato, tutto è nuovo ed esige un cuore nuovo perché nascano nuovi cieli e nuova terra. Ora, però, tutto deve continuare, tutto deve essere ri-letto nella luce nuova della risurrezione perché la vittoria sulla morte non cancella l’impegno… anzi, ne segna il tracciato. Vivere è amare, è andare dietro il Maestro che “tace” nei momenti più dolorosi e così facendo lascia che la verità trionfi. Gesù risorto richiama non alla gioia egoistica, ma alla gioia che impegna, alla gioia che scaturisce dall’offerta continua, silenziosa, ma traboccante di luce e d’amore. Impariamo il silenzio, impariamo a farlo filtrare dentro quell’evento straordinario della Risurrezione che ancora oggi tocca ogni uomo anche se non lo vuole. C’è un crocifisso che offre salvezza mentre subisce ingiustizia, c’è un Dio che trasforma l’odio in amore. C’è un Dio che non “parla” di pace, ma la crea, la tesse mentre cresce intorno il polverone di chi pretende di offrirla con delle formule fallimentari. Forse raccogliendo in cuore il suo messaggio dobbiamo alimentarlo ogni giorno di una consapevolezza nuova: la Pasqua ci riconsegna allo splendore di una vita che può e deve nutrirsi nelle profondità quotidiane di un amore silenzioso, trepido e noncurante del successo. Stiamo adoranti davanti alla Pasqua, a questo tempo di Pasqua… nel “silenzio operoso”.

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Spiritualità e carisma

“Il Beato nostro Padre A

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ll’inizio di questa Quaresima l’incontro di spiritualità tenutosi a Genova nel luogo dove, in uno splendido monumento, riposano le venerate spoglie del Beato nostro Fondatore, è stato davvero un dono di grazia significativo, di cui ciascuna delle Suore partecipanti è rimasta particolarmente arricchita e la cui risonanza interiore certamente perdurerà a lungo. “Le parole del Beato Padre Fondatore che alimentano la nostra vita”: questo il tema offerto alla nostra riflessione, trattato in modo veramente singolare ed efficace da Don Giorgio Basadonna, il quale, da profondo conoscitore del Beato, ci ha presentato una ricca messe di espressioni di Tommaso Reggio, corredandole di appropriato commento, idoneo a renderle sollecitazione attuale per la nostra vita di consacrate. Non è infatti mancata una risonanza molteplice nel cuore di ognuna nel momento successivo di preghiera presso il sacello del Padre Fondatore “a tu per tu con il Beato Tommaso Reggio” e nell’incontro pomeridiano in cui, dopo aver gioiosamente seguito la proiezione di significative immagini illustranti alcune sue espressioni incisive, ci è stata offerta l’opportunità di una condivisione fraterna inerente l’esperienza vissuta.

Il secondo giorno dell’incontro ci ha riservato un ulteriore richiamo al Beato Tommaso Reggio poiché don Claudio Paolocci, Sacerdote Franzoniano che ha celebrato la Santa Messa, durante la quale con una Consorella che ha ricordato il 25° di professione abbiamo rinnovato i Voti, ci ha manifestato la sua profonda e devota conoscenza del Fondatore. Infatti all’inizio della celebrazione eucaristica e durante l’omelia ha fatto costanti richiami al Beato, ripercorrendo le tappe della sua Vita Santa, in cui si è sempre mostrato autentico testimone del Vangelo, Pastore e Guida mirabile del popolo di Dio oltre che Fondatore della nostra Famiglia Religiosa. Così, interiormente arricchite, siamo giunte all’ultimo incontro di preghiera “Il Beato Padre Fondatore ci parla” durante il quale abbiamo risposto ai suoi inviti, pregando e invocandone l’intercessione, in sincerità e semplicità. Al termine della preghiera ci è stato offerto un dono del tutto singolare: un “evidenziatore” sul quale è scritto il seguente invito “Evidenzia le parole che danno vita”. Ci è sembrata buona cosa incominciare ad usare subito il dono ricevuto, sottolineando le seguenti espressioni del Beato Nostro Fondatore. Ecco quali sono gli effetti che la carità produce nel cuore del vero seguace di Cristo: distacco da sé e dalle cose transitorie; raccoglimento interiore che permette però di essere sensibile alle esigenze altrui; amore alla pietà; zelo per la gloria di Dio; amore verso i fratelli; e quando non si potesse fare ciò, gemere, pregare, supplicare perché il Signore ci sia propizio. “La Parola di Dio che dà vita alle nostre parole”. Questo il tema del secondo incontro di formazione al quale hanno partecipato a Roma


e Fondatore

le suore partecipanti

ci parla ancora”

Don Claudio ci ha offerto ricchi spunti tratti da alcune pagine del vangelo di Giovanni nelle quali viene presentato l’incontro di Gesù con alcune figure femminili che raffigurano il popolo dell’alleanza con le sue infedeltà e i suoi ritorni ma anche ciascuna di noi con il suo desiderio di meternità e di ricerca di Lui, l’amato Maestro Sposo e Signore: le nozze di Cana (2,1-11), Gesù e la samaritana (4,1-26), Gesù e la donna adultera (8,1-11), la Madre e il discepolo (19, 26-27), Maria Maddalena che incontra il Risorto (20, 11-18). La strada della salvezza è quella del coinvolgimento totale, della partecipazione, della solidarietà. Si può essere vere donne solo se si è incontrato Dio! Si possono dire parole vere solo se ci caliamo sempre più nella Parola di Dio; è un cammino di vita, dentro il quale anche una carezza, un sorriso, uno sguardo, un abbraccio diventano Parola di Dio perché il cuore ne è pieno.

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numerose Suore provenienti da diverse Comunità e che si riallaccia al Progetto annuale di formazione e riflessione di quest’anno: “Parole che danno vita”. In queste preziose riflessioni ci ha guidato, con la sua poliedrica preparazione la sua coinvolgente oratoria, Don Claudio Doglio e, grazie alle Consorelle organizzatrici delle giornate, abbiamo potuto sostare davanti al Signore con ricchi spunti che ci hanno aiutato nella nostra meditazione. Noi parliamo tanto, questo è vero, ed è altrettanto vero che le nostre parole possono fare bene o male, guarire ma anche ferire. La cosa migliore è parlare bene e per questo ci viene in aiuto un’invocazione del Salmista: “Poni Signore una custodia alle mie labbra”. La Parola di Dio dà vita alle nostre parole se diventa la nostra parola, ma anche qui dobbiamo stare attenti: c’è infatti il rischio di “parlare troppo devoto” o di banalizzare le parole di Dio. Le nostre parole, se vengono da Dio, valorizzano il femminile e l’umano che è in noi, chi ci ascolta trova in noi una sorella, cioè una donna che si fa vicino con affetto vero, che parla dalla pienezza del cuore, un cuore abitato da Dio! Abbiamo un’importante ministero da compiere, quello della Parola e tutto dipende dalla maturità della persona e questa va di pari passo con l’ascolto della Parola; occorre lasciarsi trasformare per acquisire la mentalità di Dio, allora la nostra bocca parla di Lui e non di stupidaggini.


Tercer encuentro de formación

Spiritualità e carisma

“La Palabra de Dios es viva y eficaz” amigos de Betania Chile

Se realizó en la casa de Ejercicios San Francisco Javier en Santiago. Objetivo: Lograr un acercamiento a la Sagrada Escritura a fin de comprender mejor la Oración de las Horas y la Lectura Orante de la Palabra de Dios. Se inicio el encuentro con la celebración de Sexta y un análisis del avance del Proyecto Encontrarse en Betania, en nuestras 11 Comunidades de Chile. Como ya es habitual en nuestros encuentros rezamos la oración de las Horas: Laudes, Sexta, Vísperas y Completas. Diariamente la Eucaristía “Intercambien salmos, himnos y cánticos espirituales, que el Señor pueda oír el canto y la música de sus corazones” Efesios 5,19

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El día de la finalización del encuentro formativo recibimos a Madre Carla, Madre Lilian y Madre Ambrogia. Para quienes se nos encargó la misión de guiar al grupo y para los laicos fue muy emotivo significativo que nos visitara la madre Carla. Pudimos contarle lo que estamos viviendo, ella pudo conocer a la Comunidad de Chile que, aunque proceden de 11 Comunidades locales muy distantes geográficamente se ha logrado una gran unidad gracias a que ya hemos establecido dos encuentros anuales: un retiro y una jornada formativa. Para este encuentro concurrieron 86 personas. Inicialmente éramos más de 100: la partida de nuestra querida misionera Sor Luciana impidió asistir a algunos hermanos. Fue una hermosa oportunidad para agradecer a Madre Ambrosia y saludar a nuestra nueva Delegada la Madre Lilian Doll, con su sen-

cillez. Sentimos su admiración por nuestra Comunidad de Laicos en formación lo que nos compromete más cada día. Compartimos con ellas la Eucaristía final, experimentando profundamente la “comunión” con toda la gran Familia de Santa Marta. Nos despedimos con el corazón pleno de gozo llevándonos algunos compromisos: • Hacer un calendario de encuentros sistemáticos de estudio, oración etc. en cada comunidad. • Terminar de estudiar la Constitución Dei Verbum. • Realizar lectio Divina en cada Comunidad. • Continuar profundizando en los escritos del Padre Fundador. • Realizar jornadas de retiro encontramos que nos falta mucho para conocer su espiritualidad en Comunidades Locales. • Prepararse espiritualmente, con oración, estudio y acciones concretas para tomar un compromiso serio y más definitivo durante el próximo encuentro nacional, que será un retiro espiritual entre Abril y Mayo de 2007. • Existe mucho deseo de tomar un compromiso oficial en la Comunidad laical Amigos de Betania. Hemos experimentado nuevamente la presencia del Señor entre nosotros, reunidos en Comunidad que ora y vive la fraternidad. Cada día nos conocemos más y se refuerzan los lazos de amistad teniendo al Amigo Jesús como centro de nuestra vida fraterna. Hacemos nuestras las palabras del Apóstol: “Estén siempre alegres, oren sin cesar y den gracias a Dios en toda ocasión; esta es, por voluntad de Dios, su vocación de cristianos” (1ª Tesalonicenses 5,16-18.)

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CONTENIDOS DEL ENCUENTRO 1. Importancia de la Sagrada Escritura según la constitución Dogmática “Dei Verbum” Modalidad: Conferencia, trabajo grupal, puesta en común. - Interrumpimos nuestro encuentro y asistimos todos al funeral de Sor Luciana. Vivimos muy intensamente este momento de dolor y gozo como familia de Santa Marta. 2. La oración Bíblica contextualizada en mi vida: los Salmos. Este tema culminó con un trabajo personal que consistió en escribir el Salmo de la propia vida. Fue un momento de profunda oración personal y muy emotivo para todos. 3. Estructura de la Lectio Divina. 4. Lectio Guiada con el texto San Juan 3, 1-21 5. Claves para leer el Nuevo Testamento 6. l momento esperado fue un encuentro con la Madre Carla Ruggiero. 7. La noche del sábado se vivió un hermoso rosario meditado por los jardines de la casa, iluminado por los escritos del Padre Fundador, el cual terminó con un compromiso, ante la virgen, de cada una de las comunidades.


Spiritualità e carisma

Sulle orme del Fondatore le Juniores

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L

a nostra vita è come un pellegrinaggio in cui Dio offre ad ogni persona momenti ed esperienze il cui ricordo non si può cancellare. Così è stato per noi Juniores, che prossimamente faremo la Professione Perpetua, durante il pellegrinaggio sui luoghi del nostro Beato Fondatore: quattro giorni trascorsi, insieme alla carissima Madre Vicaria, a ripercorrere le tracce e a rivivere il carisma che il nostro amato Fondatore ci ha lasciato.


chiesto al Signore che continui a benedire e a proteggere questa Famiglia. Percorrendo le colline di Triora e le stradine di Bussana Vecchia abbiamo ammirato l’entusiasmo e la forza d’animo che spingevano il beato vescovo a “volare là dove i suoi figli amati erano nel bisogno”. Durante le varie soste nelle diverse comunità abbiamo constatato quanto è forte e vivo il nostro carisma, quanto fa bene al cuore l’esperienza di un autentico amore fraterno e preghiamo il Signore perchè ogni Suora dell’Istituto del Beato Reggio possa vivere in pienezza ciò che lui ha desiderato creando le “sue Suore”. Le parole del salmista: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore” (Sal 116,12-13), ci vengono in soccorso per dire il nostro Grazie a Dio per il dono che ci ha fatto e che porteremo sempre nel nostro cuore.

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I racconti delle suore che hanno avuto la fortuna di vivere in questi luoghi e la lettura degli scritti di Tommaso Reggio hanno sempre acceso in noi un grande desiderio di vedere con i nostri occhi e toccare con le nostre mani la terra dove questo grande pastore ha speso la sua vita per il gregge a lui affidato. Siamo molto riconoscenti alla nostra Famiglia Religiosa e in particolare alla Madre Generale che con cuore materno e premuroso ci ha offerto la grazia di realizzare il nostro sogno. Troppi sono i ricordi e sicuramente non ci bastano le parole per raccontare quanto si è inciso profondamente nel nostro cuore. La prima tappa del nostro pellegrinaggio è stata la splendida casa di Chiavari, un luogo importante della storia della nostra Congregazione dove il Fondatore ha svolto con tanto entusiasmo la sua missione di rettore del seminario. A Genova, attorno al monumento del Fondatore, abbiamo goduto la gioia di essere le figlie che oggi vogliono continuare a stare accanto ad un Padre affettuoso come lui. Le emozioni che abbiamo provato entrando nella Casa Madre a Ventimiglia Alta sono indescrivibili!. Con gli occhi dell’immaginazione ci siamo ritrovate in mezzo alle prime suore ad accogliere gli insegnamenti dell’amato Fondatore che, con la tenerezza e la pazienza di un padre buono, seguiva la nascita del nostro “piccolo Istituto”. Come già era successo visitando lo scorso mese di marzo la Casa di Querceto, la presenza delle nostre care consorelle anziane, che hanno consumato tutte le loro forze per il bene della Famiglia Religiosa, ha rinforzato il desiderio del dono totale della nostra vita al Signore e al servizio dei fratelli. Con tanta riconoscenza abbiamo ricordato la grande eredità e gli esempi di vita che ci hanno lasciato e


Percorsi di formazione di Giuliana Taddei

In ascolto del Beato Tommaso Lettera pastorale Reggio “Parola di Dio” (Ventimiglia 1882)

Per una maggior operosità nella carità

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on il nuovo anno liturgico 2006-2007 che ci invita subito a contemplare l’Incarnazione del Verbo di Dio, sono iniziati anche gli incontri mensili che le Suore di S. Marta realizzano con gli “Amici di Betania” per conoscere e riflettere sulla vita e sugli scritti del Beato Tommaso Reggio. Quest’anno avremo la possibilità di conoscere alcuni scritti del Beato, in modo particolare le lettere che l’allora Vescovo di Ventimiglia e Genova indirizzava ai suoi fedeli in occasione delle Visite pastorali. Abbiamo iniziato con la lettura e l’approfondimento della lettera pastorale “La Parola di Dio” scritta a Ventimiglia per la Quaresima del 1882; come laici ci avviciniamo ai suoi

scritti per trovare alimento necessario per progredire nella nostra opera missionaria. Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli che la Parola, annunciata dalla Chiesa, deve essere da noi interiorizzata, incarnata, quindi testimoniata nella vita d’ogni giorno. Non possiamo non sapere, non vedere, non annunciare, non testimoniare! Il mondo di oggi, come già diceva il B. Tommaso Reggio nella sua lettera pastora “è cristiano nelle coscienze, ma non lo è più nella struttura sociale… ignora la Legge di Cristo… ma noi possediamo la PAROLA ETERNA” da qui nasce la nostra fede e di conseguenza le buone opere. Consapevoli quindi che la Parola si traduce in annuncio e in operosità, noi, “Amici di Betania”, sollecitati dalle Suore di Santa Marta, uniti al gruppo missionario parrocchiale, abbiamo messo in opera un piccolo laboratorio presso la Betania di S. Gimignano per preparare bigotte, collanine, pupazzi ed altri oggetti. Questa iniziativa ha innanzitutto lo scopo di sensibilizzare la popolazione locale al problema missionario e dare un contributo al progetto “Un fondo sanitario per il Libano” proposto dalle Suore per la loro missione in questa terra colpita ultimamente da un disastroso conflitto bellico. Una goccia in un mare di bisogni, ma quello che conta è l’Amore che ci unisce tra di noi e con quelli che hanno meno di noi!


Caminando junto a la Palabra que nos da vida y nos lleva e Él C

on el corazón lleno de gozo y de gratitud a Dios, por todo lo que cada día nos regala nuestra querida familia religiosa, deseamos expresar de manera sencilla lo que hemos vivido en el período del “Juniorado 2007”, días intensos, de formación espiritual, humana, y también intelectual, días que han sido muy enriquecedores y de profunda ayuda para nuestro crecimiento como personas consagradas. Es necesario detenernos para hacer mención al especial curso de Ejercicios Espirituales en el cual participamos todas las junioras, curso que fue dirigido por el Rev. do Padre Marcos Buvinic, centrado principalmente en la figura de nuestra Madre, la Virgen María, y como Ella acogió y asumió el Plan de Dios en su vida; todo esto nos ha ayudado a acercarnos más a Ella y a aprender a acoger y vivir con generosidad, las “Anunciaciones” que en el trascurso del día el Señor nos hace a cada una. Con esta riqueza y energía espiritual recibida en los ejercicios espirituales, se dio inicio el día 06 de Fe-

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las Junioras 2007


Percorsi di formazione brero al período de Juniorado 2007, dirigido por el Reverendo Padre Pablo Rojas, quien nos presentó el Evangelio de San Lucas en todos sus detalles y nos explicó los textos que serán utilizados en nuestro trabajo anual, realizado con la ayuda de nuestro Proyecto de Evangelización: “Parole che danno Vita”. En forma paralela, participábamos de un Taller de Comunicación expuesto por la Sra. Debie Bustamante, Orientadora y Psicóloga, en el que hemos aprendido, distintas formas para mejorar nuestra comunicación y relaciones fraternas, para poder así alcanzar el arte de estar siempre dispuestas a escuchar y lentas al ha-blar, lo que no se aprende con técnicas manuales de buena educación, sino que se aprende de rodillas delante de Jesús, buscándolo en el silencio, donde El se deja encontrar. En este período de formación, además, hemos sido privilegiadas con un curso de Lectio Divina, dirigido por la Sra. Rebeca Guzmán, curso que ha sido de gran ayuda, para poder interpretar y entender lo que el Señor nos desea decir a través de su Palabra, Palabra que crea, que nos genera como criaturas de Dios y hace nacer en nosotras palabras que sanan, curan, levantan, perdonan, recreando relaciones más claras y genuinas. Llenas de asombro y agradecidas por el don de Dios, que nos llama, cada día, a adherir totalmente al misterio de su amor, hemos renovado con alegría nuestra respuesta de fidelidad a nuestro amado Jesús, con la cual deseamos manifestar que Él es nuestro único bien necesario y que sin Él no podemos hacer nada. Agradecidas a nuestro querido Esposo, que se ha ido manifestando en cada una de nosotras de una manera tan delicada, haciéndonos sentir su gran amor y misericordia que nunca nos abandona y que nos guía por sendas de Salvación y Resurrección, deseamos dar gracias a nuestras formadoras, que han sido un medio de la manifestación de Dios para con nosotras, a nuestra Congregación que siempre está velando por sus hijas; en especial a nuestra querida Madre General que se ha hecho presente en este momento de formación, siendo ella, para nosotras, un ejemplo de entrega alegre y jovial; expresando siempre palabras que nos animan a seguir nuestro camino de consagración, en fidelidad y entrega. Somos conscientes que hemos sido formadas por el mismo Creador, a su imagen y semejanza, pero cada una con un sello único, que la diferencia de las demás, y a pesar de las diferencias, aun así, tenemos en nuestros corazones el mismo ideal, que es centrarnos en Cristo y volver siempre a El, porque nuestro corazón no tendrá descanso, hasta que no repose en Él.

Caminando junto a la Palabra que nos da vida y nos lleva e Él

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di suor Francesca Verdorfer

Imicare: prendo cura nche quest’anno non è mancato l’appuntamento a Roma che ha visto riunite in due momenti le religiose impegnate nel campo educativo. Incontri sempre utili in quanto, con l’aiuto di persone competenti, possiamo fare il punto della situazione dell’Istruzione in generale e, attraverso scambi di esperienze, informarci su ciò che avviene nelle nostre Scuole, per poi ripartire nella certezza che non siamo sole, ma tutte coinvolte in questa grande missione educativa.

Sono state date preziose informazioni relative alla Scuola soprattutto riguardo alle novità apportate dal ministro Fioroni: il rafforzamento dell’autonomia didattica-organizzativa, l’abolizione della figura del tutor, l’abolizione degli anticipi per la Scuola Primaria, la revisione delle Indicazioni Nazionali soprattutto per il Primo Ciclo, la rivalutazione del Portfolio che conserva la funzione di documentazione, le nuove modalità d’Esame al termine della Scuola Secondaria di I grado. Alla luce d’una rilettura dei due incontri av-

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Percorsi di formazione

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venuti, a gennaio per la Scuola dell’Infanzia, a febbraio per la Scuola Primaria e Secondaria di I e II grado, si trova un elemento in comune. Pur considerando le diverse esperienze e realtà, in questi incontri si è ribadito l’importanza di tener sempre presente, formulando le linee progettuali, che tutto è finalizzato allo sviluppo della persona (bambino, allievo, ragazzo) come precisato nelle Indicazioni Nazionali. Per quanto riguarda il bambino della Scuola dell’Infanzia si è precisato come sia necessario intensificare i rapporti di amorevolezza e di affetto perché è attraverso le relazioni che si formano le persone. Talvolta risulta difficile, perché i bambini possono mettere in difficoltà l’insegnante con il loro comportamento che si manifesta sempre più egocentrico, ma può anche capitare di trovare un’insegnante problematica in quanto ha difficoltà personali ancora non affrontate o non risolte. È importante rafforzare questa dimensione dell’amore fin dai primi anni: il bambino impara ad amarsi, accettarsi, amando e accettando gli altri e solo noi adulti possiamo aiutarlo in questo cammino fondamentale. Occorre saper gestire queste dinamiche, aiutando il bambino a riflettere, a prendersi le proprie responsabilità, a dire le cose come stanno. Dobbiamo far loro sentire il nostro amore nella verità e non dimenticare che spesso la loro iperattività è un modo per richiedere attenzione e considerazione. A noi educatrici è richiesto un passo importante: far sperimentare al bambino la stima che proviamo per lui, la gioia che ci dà quando è con noi. E in questo compito così delicato ed importante, la famiglia svolge un ruolo fondamentale. È vero che a volte, avanza molte pretese, ma noi dobbiamo andare incontro ai genitori e il bambino stesso può aiutarci a tessere questa preziosa collaborazione. Anche agli insegnanti di Scuola Primaria e Secondaria è richiesta un’attenzione particolare

ai bisogni formativi degli allievi, in modo da effettuare scelte mirate tra modalità operative, contenuti e saperi. Devono essere messi in atto, dunque, tutti gli strumenti di cui attualmente disponiamo: PSP (Piani di Studi Personalizzati), le UDA (Unità di Apprendimento), i Laboratori, le varie fasi di valutazione e verifica, non dimenticando il valore educativo di quanto stiamo attuando. Un concetto ripreso e chiarito è stato quello della funzione della prova (verifica). Innanzitutto l’insegnante deve costruirla in modo che l’allievo non solo sia in grado di eseguirla, ma abbia anche chiari gli obiettivi da raggiungere e sia strumento di autovalutazione. Una funzione dunque altamente formativa, utile non solo per il percorso di crescita del ragazzo ma anche per favorire una relazione positiva e costruttiva con i genitori. Altro elemento caratterizzante la nostra missione nella Scuola è il rapporto tra evangelizzazione, educazione e formazione, anche se comporta delle difficoltà. Conoscere, testimoniare, accogliere, prendersi cura, essere coerenti non sono forse elementi comuni all’educazione e al Vangelo? Riconosciamo che è una bella sfida…! Eppure occorre sperimentare e far sperimentare, mettersi in gioco ed essere disponibili al cambiamento, perché questo è l’elemento essenziale per crescere e far crescere coloro che ci sono affidati.


Frammenti di santità Chiavari 22 dicembre 1929 Carissime, stacchiamoci generosamente dalla terra, strappiamo ogni filo, fosse anche d’oro, che tiene avvinto il nostro cuore, stendiamo le nostre ali e teniamoci pronte al volo appena ci verrà dato il segnale di partenza. Intensifichiamo le preghiere particolari e comuni perché le difficoltà non mancheranno, ma tutto vinceremo, con la forza che certamente ci verrà dal cielo, se sapremo invocarla con fede e confidenza. Sono sicura che il nostro venerato Padre Fondatore, che dal cielo sempre ci guarda benigno e ci accompagna, oggi esulta ed intercede per la Comunità che vuole essere Congregazione di sante, e specialmente benedica il primo gruppo di sue figlie che, generose missionarie, stringendo fortemente al petto Gesù Crocifisso ripetono “Tu, mio Gesù, sei tutto per me; Tu la mia sola ricchezza, Tu la mia famiglia e la mia patria!” e si preparano Preghiamo! La preghiera fatta con fede e confidenza commuove Iddio il quale non sa negare grazie a chi le chiede con umile costanza.

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ad andare ove Iddio le chiamerà.


In missione

Siamo genitori figli di Tommaso A

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ll’Istituto Santa Gemma di Milano non aspettiamo grandi ricorrenze per riunirci a festeggiare; basta uno spunto, un invito, una piccola proposta e tutto prende vita coinvolgendo genitori e amici che s’incontrano per preparare una festa. E le feste, si sa, danno sapore alla vita! Quest’anno noi genitori ci siamo prodigati per una completa organizzazione di eventi piccoli e grandi, sino a raggruppare oltre seicento persone allo stesso tavolo: momenti d’impegno ma anche di gioia e di nuove conoscenze. L’accoglienza è stata vissuta e condivisa con ampio respiro. Chi ha allestito la “location”, chi ha cucinato, chi ha distribuito il companatico e chi si è stretto per far accomodare un amico in più. Tutti insieme abbiamo contribuito a raddoppiare l’allegria, animati da un comune spirito di socializzazione. Come non ricordare, poi, i gruppi che hanno cantato e suonato dal vivo? È un regalo: dalla passione per il violino di una mamma, ecco qua l’intero coro dei “Gospel” sul nostro palco con i loro canti di gruppo; che hanno elevato il tono delle serate! Così è nata anche la

presenza del gruppo “country “Alcuni genitori hanno intrattenuto gli invitati con musica, senza neppure dimenticare la coreografia: luci, abiti a tema ed effetti speciali per momenti suggestivi e di calore umano. E che dire del profumo che permeava l’intera scuola in quei giorni: di carne alla griglia, di pop-corn, di castagne, di gnocco fritto, tanto per citarne alcuni. Il Carisma di Santa Marta è contagioso…, le Suore hanno contagiato i genitori. Tommaso Reggio Ti immagino sorridente e soddisfatto del raccolto che Tu hai seminato! Certo la Bovisa è solo una piccola goccia del tuo immenso mare, ma è bello appartenere ad un mare così buono e rispettoso delle individualità, dove nulla è imposto: all’improvviso ti senti pian piano coinvolgere, ti lasci cullare dalle tiepide acque e ti ritrovi a navigare insieme a tanti altri con il sorriso sulle labbra, felici di poter contribuire ad un progetto. E per il prossimo si sono già mossi i primi passi. In questo caso non si può che sottolineare l’importanza dell’evento: quest’anno è speciale, per la Santa Gemma ricorre infatti un doppio Anniversario: il 60° anno dalla nascita del nostro Istituto e l’80° anno di


di Monica Ilari

o Reggio dal punto di vista umano che sociale e spirituale. E pian piano ci avvicineremo alla tappa finale, quella tanto attesa del 12 maggio quando ci sarà il rientro degli ex alunni… genitori… amici e suore che con la loro presenza hanno costruito la storia del “S. Gemma” a Milano. 23 Camminando con fede 1/2007

presenza delle Suore di Santa Marta nel quartiere della Bovisa in Milano. Il cammino è stato avviato dalle Suore con il concorso “Inventa il logo”. Complimenti a Terraneo Giacomo della classe 2a Secondaria di 1° grado che ha meritato il primo posto! Una casa stilizzata che racchiude un libro aperto rappresenta in maniera appropriata il perfetto dualismo delle “nostre” Suore. Una casa perché donano ai nostri figli amore e calore familiare; un libro perché attraverso i canali dell’amore arrivano ad illuminare le loro menti e i loro cuori. La ormai prossima maratona “Andemm al Domm” del 24 marzo sarà la nostra prima occasione per sfoggiare le magliette con stampato il logo. Nel frattempo si stanno muovendo anche gli organizzatori, lo avverto la mattina quando esco da scuola dopo aver accompagnato le mie due figlie ed incontro sulla mia strada i gruppetti di genitori che discutono. Questo non è che il preludio di una serie di incontri serali per allargare a tutti gli altri la possibilità di confronto delle proprie idee, di crescita e maturazione sia


In missione

Abriendo el corazón L

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a pastoral vocacional del Liceo Santa Marta Talca (séptima región) nos da la instancia en la que nos favorece el crecimiento espiritual y humano de nosotras las jóvenes, buscando una respuesta a nuestras inquietudes que son básicamente: ¿Cómo sé cual es mi misión? ¿Cómo sé que estoy llamada? La pastoral vocacional cuenta con alrededor de 6 niñas, las que cada jueves después de nuestra jornada escolar, compartimos momentos de reflexión y oración junto a nuestra asesora Sor Ana Maria Acevedo. Durante el año, participamos de diversas actividades, una de ellas han sido los viajes, en donde hemos compartido con otras Casas como por ejemplo: Osorno, Valparaíso, Requinoa, Curico. Asistiendo a charlas con sicólogas y monjitas las cuales comparten sus historias y reflexiones bíblicas que nos permiten conocer más la vida de Jesús y cómo Él va obrando en nuestros corazones ese interés y entrega que manifiesta cada una de nosotras. A comienzo de año, nos reunimos todas las casas del país en un determinado lugar dando inicio a las misiones vocacionales, por ejemplo: el año 2006 fuimos a Pelarco (Séptima Región) en donde estuvimos en un sector llamado Santa Margarita compartiendo siete días. Logrando formar una pequeña comunidad en la que distribuimos y realizamos las labores de la casa, vivenciamos también momentos de preparación para ir a misiones, instancias de oración, misiones puerta a puerta en donde vamos a las casas de las personas que allí habitan, compartimos ideas y formamos pequeños proyectos que entregamos a las personas del lugar y también contamos con nuestros momentos de reflexión, donde dimos a conocer

a Dios y a nuestras experiencias, metas y logros. Así, a base de todas estas actividades vamos conociendo diferentes vidas paralelas a las de nosotras. Observando diferentes casos como el que nos tocó vivir en Pencahue “misiones 2004” en donde una señora que de muy niña había quedado huérfana y no le llamaba mucho la atención lo que Dios Padre nos entrega para ella, la vida era sólo algo de rutina, un camino en que cada persona esta sola. Cuando nosotros llegamos golpeando a su puerta se sorprendió mucho y nos preguntó qué era lo que queríamos. Le contamos que éramos jóvenes que queríamos compartir un momento la palabra de Dios, que veníamos de diferentes lugares sobre todo para estar con la gente y entregarles toda nuestra ayuda. Nos hizo pasar a su casa que era muy humilde pero muy linda y estuvimos conversando un buen rato. Ella nos contaba de su familia y como vivían, luego comenzamos con una oración leyendo una cita Bíblica, que comentamos. Este momento nos causò mucha atención por el hecho que ella sólo nos escuchaba y no rezaba; nos imaginámos que era de otra religión, pero en ese instante se puso a llorar y abrió su corazón. Fue capaz de contarnos entre lágrimas que ella no sabia rezar y menos hacer la señal de la cruz. Ante esta confesión una de nuestras compañeras le enseño a persignarse. Y en conjunto rezamos el “Angel de la guarda”. Al terminar de rezar nos marchamos de su hogar, dejando en su casa la palabra de Dios y llevando en nosotras una nueva experiencia, llena de fortaleza, sentimientos y paciencia.


Pastoral Vocacional

n

Talca

a los otros

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In missione le Insegnanti

Dal territorio proposte formative entusiasmanti! N

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el quadro delle numerose iniziative proposte dal Comune di Viareggio per le Scuole dell’Infanzia e Primarie, quella accolta con entusiasmo dalla nostra scuola in questi anni è senza dubbio il “Progetto CONI”. Tale progetto prevede di avvicinare i bambini allo Sport attraverso le varie discipline sportive: atletica, pallavolo, pattinaggio, basket, triathlon, equitazione, bocce, tennis, judo, tiro con l’arco, canoa. I dieci incontri preliminari monodisciplinari previsti, della durata di un’ora, hanno cadenza settimanale, sono suddivisi lungo il corso dell’anno scolastico in tre periodi e sono tenuti

da Istruttori delle Federazioni sportive nazionali e dagli Enti di promozione sportiva. Le discipline a cui ha aderito la nostra scuola sono: equitazione, atletica, triathlon, pattinaggio, pesistica, tennis. I bambini, inutile dirlo, hanno accolto con gioia la proposta e non è stato difficile coinvolgerli nei vari sports. Anche per gli insegnanti questa è stata un’ottima occasione per “incontrare” il territorio e collaborare nella costruzione di “reti sociali” in grado di favorire nel bambino un equilibrato e sereno processo di crescita. Inoltre questa esperienza ha un valore formativo veramente importante perché riesce


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a recuperare l’evento sportivo e a inserirlo in una progettualità ricca di significato. Di particolare interesse è stato l’incontro con l’equitazione. I bambini attendevano con entusiasmo il momento di salire a cavallo: il contatto con l’animale infatti è molto importante per loro. Questa esperienza ha favorito anche l’apprendimento della lingua italiana attraverso la discussione e lo scambio di esperienze. Si è inoltre verificato come la dimensione corporea occupi un posto primario nella crescita armonica della persona. Ci auguriamo di poter ripetere anche in futuro questa attività, cercando di indirizzare verso la cooperazione piuttosto che verso la competizione, verso giochi con regole condivise in uno spazio in cui si ha la certezza di essere accettati, capiti, rispettati, in cui si può agire e anche sbagliare, divertendosi. È in questa ottica di formazione che abbiamo aderito anche al progetto, offerto sempre dal Comune di Viareggio, “I VOLTI DELLA PACE”. A ogni scuola è offerta l’opportunità di scegliere le diverse attività che si inseriscono nelle unità di apprendimento interdisciplinare. Il tema di quest’anno scolastico è “Ogni passo per la dignità del lavoro è un passo verso la pace” che si svilupperà nelle unità di apprendimento: “Angoli di pace” e “Una città a misura di bambino”. Riflettere insieme, collaborare, comunicare, promuovere iniziative sono atteggiamenti che aiutano a sviluppare una vera educazione alla pace. Questa iniziativa è stata attuata insieme agli alunni della Scuola dell’infanzia all’interno del progetto continuità. Pensiamo che sia molto importante aderire a valide proposte del territorio che consentono di fare esperienze altrimenti impossibili per

la singola scuola, sia per l’aggravio economico che ne deriverebbe, sia per le numerose e specializzate risorse umane che sono richieste e di cui la singola scuola non può certo disporre.


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Un laboratorio “decoupage” U

n invito a sorpresa a lavorare per la Missione dell’India ha trovato un’adesione impensata! Entusiasmo e passione, amicizia e generosità hanno legato un gruppo di mamme della Scuola dell’Infanzia guidato da Simona ed Emmanuela, che in passato avevano fatto esperienza personale dell’arte del decoupage, hanno realizzato dei capolavori lavorando coppi, mattonelle, piatti, vasi, umidificatori, cornici, bauletti… ogni oggetto è stato abbellito da ritagli meravigliosi di fiori, animali, e altre mille preziosità.

le mamme del gruppo Scuola dell'Infanzia - Novate Milanese

È stato bello lavorare insieme, ma soprattutto è stato proficuo trovarci per condividere esperienze, per creare amicizie, per godere quell’atmosfera gioiosa che diventava una risorsa spirituale per le nostre giornate così frenetiche. Grazie, care suore, per l’opportunità che ci avete offerto: continuate ad aiutarci a trovare sempre un soffio di respiro di Dio.


In missione

Un giorno

le Suore della Comunità

diverso dagli altri È

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stato un giorno particolare il 6 dicembre a Villa Abignente, perché è venuto il nostro Vescovo Mons. Gioacchino Iliano per stare un po’ con noi, approfittando quest’occasione per farci gli auguri di Buon Natale. Ci ha portato un dolce pensiero e, con la sua visita, ha dimostrato quell’affetto paterno che non esclude nessuno dal suo amore. Ha trascorso piacevoli momenti con noi, parlando e scherzando. Ha mostrato una particolare attenzione verso le ospiti, interessandosi della loro salute, dello svolgimento della giornata e ciò ha donato tanta gioia a tutte. Inoltre ha chiesto informazioni riguardo la nostra Famiglia Religiosa. Abbiamo condiviso la nostra gratitudine con un’agape fraterna. Il vescovo si è veramente dimostrato un pastore a cui stanno a cuore tutte le sue pecorelle. Prima di lasciarci ha benedetto la statua del Beato Padre Fondatore ed ha promesso il suo ricordo nella preghiera.


In missione

Gracias Señor, D

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amos infinita Gracias a Dios por la inmensa manifestación de amor que ha tenido durante estos últimos años hacia nuestra Congregación en América Latina, dándonos la oportunidad de vivir los Ejercicios Espirituales, contando con la presencia y el acompañamiento de nuestra querida Madre General; presencia y acompañamiento que nos renuevan y nos animan tanto en lo humano como en lo espiritual, logrando un acercamiento sencillo vivenciado en lo cotidiano. Durante estos años, hemos sido testigos de su entrega incondicional a la voluntad divina, de su fidelidad al carisma de la Congregación, de su acogida y preocupación por las necesidades de cada una de sus hijas, que va guiando hacia una mayor configuración con Cristo, nuestro Divino Esposo. Experimentamos que así como Jesús guió a sus discípulos llevándolos a cumplir la voluntad del Padre, voluntad que les fue manifestando por medio de sus sencillas predicaciones y ejemplos de vida, así también ella, dócil a la voluntad del Padre, nos enseña y nos ayuda a ir conociéndonos a nosotras mismas, para ser un Don generoso para los hermanos, tejiendo relaciones claras y genuinas, en nuestras Betanias. ¿Cómo no agradecerle el significativo regalo, del paso por nuestra tierra, de la

querida Madre Carla, quien fue difundiendo alegría, serenidad y sencillez en cada lugar visitado?. Estamos conscientes, y así lo hemos recibido, de que estas virtudes nacen de la experiencia de Dios, de la vida donada a los hermanos por el amor al Esposo, quien espera de sus elegidas completar su misión. Nuestro Padre Fundador siempre fue en ayuda de los más desposeídos, trató de estar abierto a los signos de los tiempos e infundió en sus hijas un espíritu de fe y servicio que las llevara a estar dispuestas para ir allí donde la Iglesia las solicitara; acogiendo este deseo de nuestro Padre Fundador hemos recibido con humildad y alegría, la invitación a extendernos a una nueva misión apostólica, en la ciudad de Tizimín, estado de Yucatán, México; lugar que nuestra querida Madre Antonia visitó, acompañada de Madre Lilian Doll, Delegada para América, y Sor Leticia Ibarra, superiora de la futura comunidad. En dicha ocasión, efectuada el 8 de Febrero del 2007, la Rev.ma Madre se interesó en conocer los detalles de la labor apostólica parroquial que desarrollarán las hermanas allí destinadas, además el lugar y la cultura donde se insertarán sus hijas; sosteniendo reuniones con el Señor Arzobispo de Yucatán y el párroco de Tízimín.


las Hermanas de Chile

por tu presencia entre nosotras en la persona de nuestra

querida Madre Antonia fronteras y pedimos a nuestra Santísima Virgen de Guadalupe nos acompañe en esta nueva misión que el Señor encomienda en nuestras manos. Agradecemos, una vez más a nuestra querida Madre General, su presencia, cercanía, apoyo y preocupación por cada una de nosotras. Le aseguramos la constante oración por sus intenciones, por sus necesidades y por el bien de nuestra Familia Religiosa.

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Conscientes de que nuestro Instituto no crecerá por méritos humanos, sino por pura Gracia Divina, nos abandonamos confiadas en sus manos providentes y encomendamos desde ya a las oraciones de todas las hermanas de la Congregación, a Sor Leticia Ibarra, Sor Marcela Valenzuela y Sor Terezinha Cardoso, sobre todo su acción evangelizadora, en medio del pueblo mexicano. Damos gracias a Dios, por abrirnos nuevas


In missione

A testa in giù Musical indimenticabile realizzato dalle classi 3a A/B, con la collaborazione di tutti gli alunni della Scuola Secondaria di 1° grado - Istituto S. Marta di Vighizzolo

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uest’anno, come sempre, il progetto teatro ha suscitato grandi emozioni dentro tutti noi. Ma proprio quest’anno per noi è stato il più bello. Per prima cosa questa volta siamo in terza media, ed è l’ultimo anno in cui staremo in questa meravigliosa scuola, e per sempre ne avremo un bel ricordo. Come seconda ragione del nostro particolare piacere è che questo copione è stato intera-

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mente creato dai ragazzi di terza A, mentre le musiche sono state selezionate dai compagni di terza B, con l’ausilio delle professoresse Baldo e Ballabio. Questo ci dà una sensazione di bravura e di competenza. Come altro motivo di contentezza c’è la gioia del protagonismo: a differenza degli altri anni, la terza media significa l’essere protagonisti del Musical. Noi cantiamo da solisti, recitiamo, balliamo con i compagni.


di Martina Pozzi e Ottavia Terranno classe 3a A - Vighizzolo

Ma il vero scopo del progetto teatro è stato raggiunto solo nell’ultima settimana, a teatro, dove tanti ragazzi messi su un palco hanno dovuto collaborare. In questa maniera abbiamo scoperto come sia bello essere tutti diversi, comunque accomunati da un obiettivo: una bella serata di divertimento! E questo era anche un messaggio dello spettacolo “A testa in giù”: la bellezza della diversità e la tolleranza. Dobbiamo dire che lo scopo è stato raggiunto: si tratta di viverlo sempre. Un “piccolo aiuto” è stato dato anche dalle mamme… L’aula di scienze è stata il ritrovo delle mamme “costumiste” e credete, senza esagerare ma con un po’ d’immaginazione, sembrava d’essere nel laboratorio teatrale degli Arcimboldi!!!… Si, proprio così, tale era l’impegno e la concentrazione da far sembrare gli elaborati dei veri e propri costumi per professionisti! Tanto impegno dunque, ma anche libertà di fantasia, divertimento, scambi di opinioni e tante “gradevoli chiacchiere”. Quale occasione migliore per scoprire un lato facile e piacevole del mestiere di genitore?… Facile perché chiunque poteva dare il meglio di sé (senza valutazione!)… Piacevole perché vedere i nostri figli (alla loro età) soddisfatti di noi adulti, è una cosa molto rara!!!… E la soddisfazione è diventata totale quando si è aperto il sipario: i ragazzi erano lì, emozionati e impassibili al tempo stesso, calati nella loro parte come dei veri attori… Non indossavano costumi firmati da grandi stilisti, ma sono certa che la “griffe” di questo entusiasmante spettacolo è stata incisa nei loro cuori!

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È una magnifica sensazione, anche se quella sera l’emozione ci ha impedito il corretto svolgimento di tutto! Inoltre, tutti gli insegnanti hanno donato del tempo nelle loro lezioni in modo che la sera del 17 febbraio tutto fosse perfetto. La collaborazione di tutti, secondo noi, è stata fondamentale per la riuscita della serata, anche se gli errori sono comunque arrivati. Anche se agli spettatori non è sembrato, dietro una sera “spettacolare” c’è stato il lavoro di mesi. Il primo passo è stato la creazione del copione: l’idea della storia cui è venuta in una mattinata uggiosa, in cui la professoressa Ballabio era particolarmente ispirata (forse era andata a Messa…). Dal libro “Una lite sull’arca di Noè” e da uno spettacolo dell’oratorio di Brenna è nata l’idea di uno spettacolo ambientato sull’arca di Noè. Così è iniziato l’estenuante lavoro di stesura di un copione che fosse almeno leggibile. Tante volte siamo stati sull’orlo di mollare l’impresa e di mettere in scena uno spettacolo già preparato, ma la nostra tenacia è stata premiata. Ogni qualvolta che una scena veniva terminata, la professoressa Baldo e la terza B si mettevano a cercare le musiche adatte. Il tempo incalzava, così tutto il lavoro è stato poi riveduto dalle due professoresse, che hanno sistemato le inesattezze. Da quel momento, è iniziato il lavoro di assegnare le parti cantate e recitate in modo equo, per non scontentare nessuno. Poi è giunto il tempo di studiare i nostri compiti: prima singolarmente, poi con le persone divise per scene. Gli insegnanti ci facevano provare nelle lezioni, per dare espressività alle frasi. Così, dopo questi passaggi di studi, per due sabati mattina siamo andati a scuola per provare le parti, senza il movimento.


In missione

Le “Penne nere” portano gioia la Comunità Latte

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li alpini del Gruppo di Ventimiglia hanno un rapporto veramente speciale con la Casa di Risposo “Ernesto Chiappori” di Latte. In occasione delle Feste gli alpini incontrano gli anziani donando gioia e allegria con la loro presenza e con regali che vengono consegnati solitamente dopo la Celebrazione Eucaristica. Anche il rapporto con noi Suore di S. Marta, che prestiamo il nostro servizio nella struttura, è molto cordiale. Lo scorso Natale il pranzo è stato servito, con la supervisione attenta della Superiora Suor Maddalena, dagli alpini stessi e allietato dalla

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loro chitarra e dal loro coro. Gli alpini hanno uno spirito di appartenenza e di solidarietà proprio eccezionali con la Casa di Riposo e questo li ha spinti anche a ripulire e riordinare il vasto parco che circonda l’Istituto. Era bellissimo vederli, coordinati da Suor Ignazia e armati di decespugliatori, roncole, rastrelli, scope, trasformare il giardino in un “paradiso terrestre”. In futuro se ne vedranno ancora delle belle perché, si sa, gli alpini, e non solo quelli del Gruppo di Ventimiglia, non hanno limiti alla creatività e generosità.


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Dalle pozzanghere al cielo... René Manieri

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Passeggiavo per viuzze di campagna… Quante pozzanghere! Cercai di schivarle, d’un tratto però cominciai ad amarle perché per esse, davvero! Si chiarì ancor più in me Un grande, grande mistero. Vidi in esse, riflesso svettante, un alto cipresso, bianche nuvole reduci dal cattivo tempo e più forte, dopo il temporale il luccicar del sole pur nell’acque non chiare. Insomma: “uno squarcio di cielo”. Allora dissi: non è forse così che noi tutti ogni dì me compreso intendiamo come pozzanghere siamo? Penso di si. Ma sebbene sporchi di fango per fede convinto rimango che impressa portiamo nel cuore l’immagine di Cristo Signore. Suvvia, o figli d’Adamo di schivarci più non cerchiamo, fratello dal fratello non resti diviso. Regaliamoci l’un l’altro un sorriso. E da veri cristiani vogliamo al prossimo dire “Ti amo!” Non basta. Noi dobbiamo farlo capire con l’umile dolce servire. Infine impariamo a salire con cuore sincero in compagnia di Maria da piccole cose su su verso il vero….


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Il Beato Tommaso Reggio due appuntamenti speciali p e

Martedì 9 gennaio con i Il mio bene è stare vicino a Dio a lunga lettera agli Ebrei che in questo di suor Maria Rossini

L

a giornata del 22 novembre inizia in una cornice di sapore francescano: aria tiepida nell’aurora autunnale fiori rossi e bianchi sull’altare cappella illuminata a festa e religiose disposte a corona intorno al monumento per pregare lodare, implorare per tutti, bambini e alunni che arrivano “silenziosi e ordinati” davanti al Fondatore e lasciano disegni innocenti e firme adolescenziali.

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La festa continua con giochi di squadra, profumi nuovi in cucina, un dolce in più a pranzo, e, in segreteria, la gioia per le numerose iscrizioni alla 1° elementare. La sera, nel tramonto stampato di fuoco rosario, vespri, vita fraterna che segue nella cena vissuta nella gioia, nel rispetto, soprattutto nei ricordi personali di lontane vestizioni e professioni.

L

periodo dell’anno liturgico seguiamo come prima lettura, ci indica la sollecitudine degli Apostoli (e primo fra di loro San Paolo) di trasmettere la fede ai loro fratelli ebrei. Non ha importanza che sia scritta dalla mano di Paolo o di qualche suo discepolo come vogliono gli esperti: questa testimonianza di sollecitudine pastorale esce limpida. Essa deve caratterizzare tutti i pastori della Chiesa, massimamente i Vescovi, successori degli Apostoli che hanno ricevuto il mandato. Ed è bello per noi oggi constatare questa sollecitudine pastora nel beato Tommaso Reggio, Vescovo di Ventimiglia (1877-1892) e poi Arcivescovo di Genova (1892-1901), morto il 22 novembre 1901 a Triora, beatificato il 3 settembre 2000. A noi interessa soprattutto perché ha fondato la Congregazione delle Suore di Santa Marta, che svolgono parecchi servizi liturgici ed umanitari in mezzo a noi, e oggi fanno festa. La Congregazione è stata da lui fondata il 15 ottobre 1878, dopo appena 14 mesi da quando era stato nominato Vescovo; voleva che fossero nella Chiesa la Betania, dove Gesù è stato accolto, amato e servito nei poveri e nei bisognosi. Il beato Tommaso Reggio era nato a Genova il 9 gennaio 1818 da una nobile famiglia di marchesi (Giacomo Reggio e Angela Maria Pareto). La mamma apparteneva alla discendenza di Benedetto Pareto, cui apparve la Madonna e diede origine al Santuario di S. Maria della Guardia. Il nostro Bea-


p er chi lo ricorda con affetto e desidera conoscerlo meglio

to nel 1894 incoronò la nuova preziosa statua della Madonna nel grandioso Santuario. La vocazione al Sacerdozio sorse in lui quando era già laureato in giurisprudenza (a vent’anni), frequentò il Seminario e si laureò in teologia. A ventitré anni era Sacerdote e propagandò gli ideali cristiani fondando il primo giornale cattolico genovese: “RELIGIONE E CIVILTA’”; tredici anni dopo (1861) fondò un altro giornale: “LO STENDARDO CATTOLICO” e lo diresse per altrettanti tredici anni, durante il periodo in cui era Rettore del Seminario di Chiavari. Divenuto Vescovo, continuò ad avere cura dei Seminari, delle sue Suore, quale formatore di personale delicato e profondo per l’apostolato. Fu un uomo di grande preghiera e di vita austera, ed insegnava prima con il suo esempio che con la parola. Un suo segretario di Ventimiglia, lo definì “un uomo dal fare semplice, che trova piacere ad intrattenersi con gli umili”. Un altro suo segretario a Genova lo descrisse “di temperamento gioviale e mite, indulgente ma non debole”. Il Card. Martini lo definì “maestro di umanità”, il Card. Siri (anche lui genovese e Vescovo della sua città) lo descrisse come “un grande spirito equilibrato e superiore”. Dal punto di vista umano la sua figura è molto simile a quella di Papa Giovanni XXIII. Come metodo

di don Stellino Bartolomeo

di apostolato rispecchia il pensiero e l’operato del suo contemporaneo Don Bosco. Infatti, entrambi si occuparono di vocazioni sacerdotali e religiose femminili: Tommaso Reggio prendendosi cura della formazione nei Seminari e fondando la Congregazione delle Suore di Santa Marta a Ventimiglia, che ultimamente si è estesa ed è presente in Libano, Brasile, Cile, Argentina ed India; don Bosco fondando i Salesiani e le Salesiane (1872). Il nostro Tommaso Reggio, sempre affezionato a Ventimiglia, volle andare a Triora per inaugurare sul monte Saccarello la statua del Redentore; ma non potè giungere sul monte perché durante il tragitto (aveva 83 anni) fu colto da un malore e si fermò nel paesino di Triora. Dal 13 settembre 1901 le sue condizioni peggiorarono sempre più, finchè sopraggiunse la morte e si aprirono per lui le porte del Paradiso. Era il 22 novembre 1901. Questo è l’uomo di Dio che noi veneriamo insieme con le sue Suore e nostre sorelle.

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il “Beato Tommaso Reggio”


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Haciendo memoria de nuestra vestición ¡Chiavari, 10 de febrero de 1967!

E

n la Capilla espléndidamente engalanada, con una comunidad viva y entusiasta, con un gran número de religiosas, familias y alumnos, cuatro jóvenes chilenas, (actualmente Suor Adriana Gajardo, Suor Manuela González, Suor Elena Vidal, y Suor Nazarena Donoso) recibíamos el hábito religioso de Santa Marta. La experiencia vivida en esa fecha es imborrable, la vivencia de ese día de gracia, sigue siendo un hito clave en la maravillosa historia de amor que Dios viene recreando en nosotras día a día, regalándonos constantemente su bondad y paciencia. Su fidelidad

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es el don que no tiene precio y frente a éste, lo único que debemos repetir: ¡gracias, Señor, ten piedad de nosotros!, pues son incontables los beneficios que seguimos recibiendo de la Providencia Divina a través de nuestra querida familia religiosa de Santa Marta. Junto con recordar la liturgia de vestición del hábito religioso que fue celebrada con gran solemnidad un lejano y a la vez tan cercano diez de febrero de 1967, presidida por Monseñor Luigi Maverna, es justo y muy necesario hacer memoria de las queridas: Madre Ignacia Ongaro, Madre Ermelinda Rollero, Madre Letizia Samuelli (primera Madre Maestra), di Suor Matilde Scoglio, responsable del hermoso coro de niños que animó la celebración, cantando con tanta seguridad y armonía; aún siento en mis oídos la melodía de una canción nuestra “María, tú eres mi madre”, interpretada al término de la ceremonia. De corazón, ¡gracias! Madres y hermana, desde el Cielo continúen dándonos una manito para que no desperdiciemos tantos dones recibidos, conscientes que la fidelidad es sobre todo obra del Espíritu Santo, pero que requiere siempre nuestra colaboración. Por lo tanto, la intercesión de ustedes que viven las Bodas Eternas nos hará muy bien. Emoción, alegría, nerviosismo, en fin, de todo experimentamos ese día. Era tan grande nuestra felicidad que al vestir el hábito ni nos dimos cuenta de los alfileres puestos en la basta para evitar que se arrugasen, de tal forma que entramos a


Gruppo “Amen” Adriana, Manuela, Elena y Nazarena

n religiosa...

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dad, porque en muchas ocasiones nos ganó el egoísmo, siendo tibias en el servicio de Dios, alejándonos del amor a nuestra vocación. Pero, el amor del Señor es más fuerte, entonces “llenas de asombro y agradecidas por el don de Dios que nos llama a adherirnos totalmente al misterio de su amor, comprendemos que, por Él, todo lo demás pierde valor” (Regla de Vida Nº 32); por lo tanto, renovamos nuestro Sí confiándonos totalmente a su Amor Fiel, seguras que su gracia nos ayudará a mantener el propósito de perseverancia.

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la Capilla con ellos. Estaba presente la querida Madre Ambrosia y ella al darse cuenta, con disimulo fue pasando al lado de cada una como queriendo arreglarnos el hábito, extrayendo de esta forma los alfileres. ¡Una anécdota que no olvidamos! Estoy escribiendo este sencillo testimonio hoy diez de febrero de 2007, al cumplirse los cuarenta años, con la convicción que mis otras tres hermanas comparten plenamente estos pensamientos y con el único propósito de manifestar nuestra gratitud a Dios y a nuestra amada Congregación por el inmenso don con el cual fuimos enriquecidas al llevarnos a la cuna de nuestra Familia Religiosa y vivir allí los dos años de nuestro Noviciado. Recordando vivamente ese bellísimo momento, hoy, al intentar hacer un balance de nuestra vida, solamente tenemos que alabar y bendecir a Aquel que conquistó nuestro corazón. Sin mérito alguno, por pura gratuidad y benevolencia, las Superioras de la Congregación estimaron oportuno permitirnos hacer el Noviciado en Italia, el primer año en Velletri con una nueva Madre Maestra, la inolvidable Madre Paola Ruggeri, y el segundo, en otras comunidades (Cavi di Lavagna, Casina Nuova, Crescenzago, Pisa). Junto a la gratitud también está muy viva la conciencia de no haber respondido al cien por ciento a tantos dones. Porque no hemos sido capaces de darnos con generosi-


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Riflettere e stupirsi L

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a voglia di riflettere e una tremenda voglia di vivere ci unisce. Ogni giorno siamo sommersi da milioni di informazioni, siamo coinvolti in situazioni più o meno piacevoli, passiamo le nostre giornate tra scuola, impegni ed amici. Siamo noi, i ragazzi delle superiori, che, come tutti quelle della nostra età, viviamo ogni giorno al cento per cento. E così c’è poco tempo per fermarsi a riflettere. Ma chi è più grande di noi e ci conosce, sa che abbiamo bisogno di riflettere, sa che questo è importante per la nostra crescita. Pertanto, durante l’anno, ci vengono offerte occasioni per stare insieme, conoscerci e riflettere sul senso della nostra esistenza. All’inizio di questo anno scolastico abbiamo avuto l’opportunità di andare a Bolbeno, in Trentino, per un week-end: un fine settimana diverso, non caratterizzato da pub e discoteche, bensì da momenti di preghiera, condivisione e tanto divertimento. Non è stata una “vacanza religiosa”, nel senso di pura conoscenza di Dio, ma piuttosto di conoscenza di noi stessi e di come Dio sia presente nella nostra vita, attraverso la lettura di brani scelti e grazie a momenti di riflessione collettiva e individuale sul tema del cammino lungo la strada della nostra vita. L’esperienza infatti si è conclusa con un vero e proprio pellegrinag-

di Eleonora Schiavo classe V Superiore Istituto S. Gemma - Milano

gio alla Madonna del Lares, che ci ha insegnato come si può arrivare alla meta attraverso la fatica, la perseveranza anche nelle difficoltà, e come la presenza di amici attorno a noi ci sproni a non perdere l’entusiasmo. A questo proposito, anche quest’anno, abbiamo intrapreso un percorso spirituale che ci accompagnerà nei momenti forti della Liturgia, riflettendo sulla frase: “Quelli che udirono si stupirono…”. Bisognerebbe infatti conservare lo stupore di quando si è bambini, per non dare per scontato nulla di tutto quello che abbiamo e per vedere, anche nelle realtà più difficili, quella bellezza che Dio ha messo in tutte le cose. Questi momenti di preghiera non sono caratterizzati soltanto dalla lettura di un brano della Bibbia, ma piuttosto incontri in cui anche le cose semplici, come le canzoni del nostro tempo, vengono ascoltate in quel momento, con un’attenzione diversa: riflettendo. Alla fine di ogni momento ci viene regalato un simbolo che esprime il tema preso in considerazione. Dobbiamo ringraziare le persone che preparano l’incontro e il materiale e tutti coloro che collaborano per offrirci questa opportunità di riflessione, senza la quale forse non ci fermeremmo nel nostro vivere frenetico e non sapremmo stupirci per tutto quelle che riceviamo ogni giorno.


di Emilia (una abuelita)

10° anniversario del Hogar Santa Marta

recordamos en la oración y las llevamos en nuestro corazón. Tuvimos una celebración inolvidable. La convivencia con las hermanas y las jóvenes en formación era la alegría de una sola familia; así lo hemos sentido, porque aquí hemos encontrado amor, alegría y sobre todo la paz necesaria en el ocaso de nuestras vidas. Todo se lo debemos al Beato Tomás Reggio que vive en nuestros corazones y a las Religiosas que han cumplido con creces la labor inspirada por su Padre Fundador: nuestro Hogar es la hermosa realidad de un sueño cumplido en una gran Comunidad Gracias Beato Tomás Reggio y gracias a las Religiosas por la gran obra: gracias, gracias, gracias!

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E

l Hogar Santa Marta fue fundado el 22 de Noviembre de 1996 como gesto de agradecimiento de la Congregación por las numerosas vocaciones que el Señor le ha otorgado de América Latina. El fin de este Hogar es acoger 10 abuelitas en total indigencia, proveyéndoles todas las necesidades humanas y especialmente las espirituales. El día 22 de Noviembre las Religiosas nos han preparado una hermosa fiesta para celebrar el 10° aniversario de nuestro querido hogar, donde actualmente convivimos ocho abuelitas. Hubiéramos querido celebrar con las primeras que han formado esta familia, pero Dios Padre nos tocó con su mano este año y llamó a tres de ellas, Sra. Ana (88 años), Sra. Clementina (98 años), Sra. Elba (95 años): las


Pagine aperte di don Carmine Vitolo

Sì, con l’aiuto di Dio

Sarno

lo voglio! È

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con grande gioia che scrivo al vostro giornale, dopo l’invito di Suor Cecilia, Suor Maria e suor Agnese. Scrivo soprattutto per ringraziare il Signore per il dono del Sacerdozio e per raccontarvi la gioia che ho dentro. Abbiamo vissuto a Sarno un evento così grande, così importante che ci ha visti “una cosa sola” nella grande Concattedrale; anzi dico di più, si percepiva fortemente che noi stessi eravamo la Cattedrale di Dio, la Chiesa viva fatta di noi. Usavo bene i termini al plurale, perché mentre ricevevo l’unzione, era la stessa Chiesa di Nocera – Sarno a ricevere la mia consacrazione, dono di Dio per tutti. Fortemente mi hanno accompagnato, lungo gli anni di formazione, la preghiera instancabile delle Suore di S. Marta e la loro premurosa attenzione mi faceva sperimentare l’appartenenza a una famiglia più grande che ha “a cuore” il sacerdote e la sua vita. Non posso dimenticare l’amicizia stretta con Suor Roberta e Suor Daniela: da loro mi sono sentito sempre accolto e incoraggiato nel mio cammino! La cura premurosa che mi è stata prestata mi ha fatto sentire sempre accompagnato; questo mi ha insegnato che un sacerdote è proprio colui che accompagna, ammaestra, sostiene, ama come un padre, eleva a Dio preghiere per i suoi fratelli: È proprio quello che ci chiede Gesù! A Pietro dice: mi vuoi bene? Certo, tu lo sai! E ancora: pasci le mie pecorelle! Solo se vogliamo bene a Gesù possiamo amare, accompagnare, incoraggiare, sostenere, ammaestrare il gregge di Dio. Carissime tutte, sono convinto che il vostro sostegno e la vostra preghiera al Padrone della messe è forte ed instancabile, grazie perchè la vostra vita diventa il segno tangibile di una donazione completa per il sacerdote, secondo il carisma trasmesso da Tommaso Reggio. Il Signore doni anche a voi sante vocazioni!


Con l’affetto della memoria Carissime, oggi, dalla casa di Valparaiso, è partita per la sua patria definitiva che è il cielo Suor MARTINA CASUCCI nata a Battifolle (Arezzo) il 19 marzo 1912, entrata in Comunità il 15 settembre 1933, professa dal 10 maggio 1936. Aveva lasciato l’Italia nel lontano 1950 quando piena di entusiasmo e di ardore missionario era arrivata in Cile. Le colline e le strade di Valparaiso la videro entusiasta e piena di energia a cercare tutto quello che serviva alle numerose alunne interne del collegio. Nulla ha mai trascurato per andare incontro “agli ultimi”, tutti la ricordano impegnata ogni giorno a preparare con dedizione e delicatezza il pane per i poveri che suonavano alla porta. Non sarà facile dimenticare la sua umiltà festosa, la sua serenità, la voglia di spendere ogni energia per la terra cilena che ha sentito come sua e che ha fatto fiorire dopo averla fecondata con i semi di una generosità intraprendente, delicata e sempre fresca anche quando l’età non sosteneva più le sue energie. È stata anche un’anziana felice tutta tesa a raccontare e a trasmettere agli altri le tradizioni e le ricchezze della sua Congregazione che tanto amava. Ora riposa nella terra cilena ricordata e rimpianta dai molti che hanno goduto dei suoi doni. Dal cielo sicuramente intercede per noi e ci segue lungo i cammini che portano la nostra famiglia

religiosa in altri angoli del mondo dove il bene da seminare è tanto. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

Despedida de Sor Martina Casucci Sor Martina, nació en Arezzo un 19 de Marzo de 1912, Festividad de San José por quien guardó siempre una profunda veneración y en su honor, fue bautizada con el nombre de Giuseppina. Hija de la Toscana italiana, donde se habla de arte y belleza. Arte y belleza con la que ella cultivó y adornó su preciosa amistad con Jesús, por quien había optado desde muy temprana edad, como el único dueño de su vida. Era la penúltima de las seis hijas de Don Pascual Casucci y de la Señora Anatalizia Rossi, matrimonio del que dos de sus hijas: Sor Beatriz y Sor Martina fueron religiosas de Santa Marta. También dos de sus sobrinas pertenecen a nuestra Familia Religiosa, una de ellas, misionera como la tía y hoy presente entre nosotros, la querida Sor Angélica.

Después de algunos años vividos en Italia en donde sirvió a la Iglesia en los oficios confiados por nuestra Congregación, en pleno período de guerra, y sintiendo el llamado misionero, Sor Martina llegó a nuestra patria en 1950, donde por 56 años trabajó sin escatimar ni esfuerzos ni sacrificios, en todo aquello que le fuese solicitado por sus superiores. De estos 56 años 45 los vivió en esta comunidad de Valparaíso, a la que tanto quiso, sin poner limites a su cariño, y en la que entregó lo mejor de su vida. Los cerros y las calles de Valparaíso la vieron joven y entusiasta, llena de energía, llevando a sus hermanas a las Parroquias a ser catequesis, buscando alimentos para numerosas alumnas internas que hospedaba el colegio, visitando enfermos, contemplando las bellezas de su Puerto o solidarizando con los más necesitados, para quienes cada día preparaba con esmero y delicadeza el pan, que entregaba gozosa cuando golpeaban nuestra puerta. 43 Amó entrañablemente nuestra Familia Religiosa, lo dio todo por ella, ofreció su enfermedad y su muerte. Terminó su carrera pero nos queda su testimonio generoso, su trabajo realizado - el más importante – en el corazón de cada una de nosotras sus hermanas y de cuantos pudieron descubrir en ella El Rostro de Dios, en su profundo espíritu de oración, en su humildad festiva, en esa sencillez y ternura del niño que renace en el corazón del anciano, agradeciéndolo todo, también el dolor, para hacer por sobre todas las cosas “ la voluntad del Señor”. Camminando con fede 1/2007

Roma, 18 gennaio 2007


Con l’affetto della memoria

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Nos queda de ella el recuerdo de la persona pródiga en virtudes, de la anciana feliz, de su firme fidelidad a Cristo y de su esfuerzo incesante por comunicarnos las riquezas y tradiciones de los comienzos de nuestra Congregación. Tenemos certeza de su cercanía, desde donde los proyectos y los sueños ya son realidades definitivas, donde todas las interrogantes encuentran respuesta plena y gozosa. Ella ya está con Dios. Ella ya goza de Dios y no estaremos ausentes quienes tuvimos la dicha de habernos sentido enormemente queridas por ella. Gracias, Señor, por el regalo de Sor Martina, por el regalo de su fidelidad, por el regalo de saber que un nuevo ángel vela en el cielo por quienes aún seguimos caminando por las calles de la vida, necesitadas de ayuda para ser fiel, “no en el tiempo” sino en nuestros compromisos de santidad, los cuales “sin la gracia” es imposible realizar. Querida Sor Martina, descanse en paz. Sor Josefa Mendoza. Valparaíso - Chile

A novantacinque anni l’abbraccio di suor Martina con il Signore Le parole del salmo «cammineró alla presenza del Signore nel paese della vita” sono la sintesi del suo passo in questa terra di Suor Martina. La fede è stata l’anima e la forza della sua vita terrena e la sua

identità è stata l’essere segno di Dio per il mondo, soprattutto con i poveri ai quali provvedeva sempre a offrire il pane con tanta carità e affetto e con altrettanto garbo. Sorprendente è l’ampiezza della rassegna di testimonianze. Cuore aperto e generoso, anima grande nella fede, perchè l’unica ragione che giustificaba il suo “essere religiosa” era la sua consagrazione. Mentre scrivo, torna alla memoria una sua espressione molto significativa: “non siamo entrate in convento per insegnare, per assistere i malati, ma a causa di “Qualcuno”, del Signore e del fascino che Lui esercita su di noi...” e questo si è concretizzato con le nozze eterne, con l’abbraccio del suo Dio che tanto ha amato e servito nel prossimo. Suor Stefania Valenti.

Roma, 2 febbraio 2007 Carissime, oggi, dalla Casa Madre a Ventimiglia, se n’è andata verso il suo Signore Suor BIANCA CORRADI nata ad Andagna (Imperia) il 7 luglio 1922, entrata in Comunità il 10 maggio 1947, professa dall’8 settembre 1950. Ci ha lasciato dandoci l’esempio di come si può vivere la malattia in atteggiamento di accettazione e di preghiera. Soprattutto negli ultimi tempi, ormai immobile nel letto, docile alla volontà del Signore ha testimoniato di voler offrire tutto

per la sua Congregazione che ha amato e servito in letizia. Non ha mai goduto di buona salute, ma ha sempre cercato di rendersi utile soprattutto in mezzo ai bambini che assisteva con amorevole cura. Ultimamente si dedicava ai malati e mentre amministrava la comunione riservava loro tante affettuose delicatezze. Nel tempo libero leggeva volentieri e, quando poteva, arricchiva gli altri con ciò che aveva imparato... sono le molte persone che le volevano bene, poi, sapeva mantenere una fitta corrispondenza fatta di consigli, di buone parole e di conforto. In tanti erano presenti al suo funerale perchè volevano renderle l’omaggio di un saluto commosso e affettuoso come quello che sapeva dare lei sempre con la sua amabilità e la sua accoglienza squisita. Preghiamo per lei e chiediamole che interceda per ciascuna di noi il dono di tanta fede e di tanto amore per l’unico nostro insostituibile Signore. Aff.ma Madre ANTONIA DEI


Roma, 5 febbraio 2007 Carissime, questa notte, dalla casa di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al suo Dio Suor EMMA CASINI

senza nulla chiedere in cambio! Preghiamo per lei e chiediamole di intercedere perchè mai ci venga meno la sicurezza che Dio conosce ogni palpito del cuore e vede ogni gesto fatto con amore. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

Ricordo di Suor Emma Casini Poniamo sulla tua gelida fronte, più che amata Suor Emma, il nostro caldo e affettuoso saluto di separazione nel ricordo di lunghi, laboriosi giorni trascorsi insieme in questa casa di Roggiano che

tanto amavi e dove spendevi ogni tua energia perché fosse sempre più accogliente e ornata di fiori. Qui vive il tuo ricordo. Le tue consorelle insieme a tante persone, specialmente bimbe e ragazze, che ti hanno apprezzata come religiosa esemplare e sentita vicina come una mamma, sono certe che il cielo luminoso si spalanchi per te e il Padre, datore della vita, ti accolga nelle sue braccia amorose. Ti portiamo nel cuore e nella nostra preghiera sicure che anche tu non ci dimentichi al cospetto del tuo Signore. Le Consorelle di Roggiano

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nata a Civitella in Val di Chiana (Arezzo) il 24 giugno 1919, entrata in Comunità il 4 ottobre 1935, professa dal 24 giugno 1938. Purificata da una malattia lunga e tanto dolorosa che l’aveva resa inerme e bisognosa di tutti e di tutto si è consegnata alla misericordia del Signore che l’aspettava per darle le consolazioni che solo Lui sa preparare per coloro che lo amano. Ora sicuramente con la sua ritrovata energia suor Emma si sarà messa al lavoro per preparare alle consorelle che ha trovato lassù le cose buone e gustose che sapeva presentare con la cura e la fantasia dell’amore. Si è davvero spesa con tanta generosità per gli altri, spesso chiedendo troppo a se stessa. La ricordano con grande affetto le ragazze per le quali è stata una mamma attenta, generosa e rigorosa. Le interne delle case di Settignano e di Roggiano potrebbero scrivere una lunga bellissima storia della loro giovinezza trascorsa in collegio! La ricordano anche le numerose Consorelle che hanno avuto la fortuna di conoscerla e di apprezzare in lei un esempio di rettitudine e di austerità di vita non disgiunto da intense e calde relazioni fraterne. Lasciamo a Dio il compito di narrare il tanto amore donato


Con l’affetto della memoria pace con voi l’anima mia. Chiedo perdono a tutti quelli cui, anche involontariamente, sia stata motivo di disgusto e di dispiacere e a tutti coloro ai quali non ho fatto il bene che avrei dovuto fare. Perdono tutti quelli che mi hanno in qualche modo offeso nella mia vita. Ecco le mie ultime volontà. Per la mia sepoltura lascio la decisione ai miei Superiori e ai miei parenti. Arrivederci in cielo

Roma, 9 febbraio 2007 Carissime, questa sera dalla casa di infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino è salita alla casa del Padre per vivere serenamente e per sempre nella Sua gioia Suor FAUSTINA BALATRESI

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nata a Ghizzano di Peccioli (Pisa) il 16 maggio 1921, entrata in Comunità il 3 maggio 1952, professa dal 22 novembre 1954. Buona e spontanea ha trascorso la sua vita cercando di diffondere la gioia e la serenità, in modo semplice e umile, ovunque si trovasse. Ha servito così la sua famiglia religiosa, impegnandosi a svolgere il suo servizio apostolico nel miglior modo possibile. È stata per tanti anni alla clinica Sanatrix di Roma impegnata soprattutto come centralinista, ma rendendosi disponibile anche per altri compiti che la sua debole vista le permetteva di svolgere. Trasferita poi nella casa di infermeria di Querceto, finché ha potuto, si è resa utile con la semplicità e la disponibilità di sempre. Poi la malattia l’ha assalita e l’ha consumata purificandola. È salita a Dio che sicuramente ha accolto l’offerta della sua penosa sofferenza. Preghiamo questa cara consorella e chiediamole che interceda per noi presso il Padre la grazia di affrontare i momenti di prova con il sostegno della sua amorevole misericordia. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

Suor Faustina

Testamento spirituale 1982 - Roma durante i Santi Esercizi Spirituali Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Ti amo mio Dio, sopra ogni cosa. Ti adoro, Sommo Dio, uno e trino. Ti ringrazio di avermi fatto cristiana e specialmente di avermi chiamato alla vita religiosa e di avermi conservato fino a questa età e a questi Esercizi Spirituali. Tutto è per grazia tua e gloria tua. Mentre ti chiedo perdono dei miei peccati e della mia ben scarsa corrispondenza alle tue innumerevoli grazie, ti prego ardentemente di voler accettare l’offerta di questo tempo della vita che ancora mi rimane con tutte le sue gioie e i suoi dolori. Dammi Signore la perseveranza finale con una morte accettata per tuo amore e nella grazia tua. Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima mia agonia. Gesù, Giuseppe e Maria fate che spiri in

Roma, 23 marzo 2007 Carissime, questa notte, dalla Casa Madre in Ventimiglia, è passata alla dimora eterna del Padre Suor ANTONIETTA DE CANIS nata a Lavina (Imperia) il 5 aprile 1912, entrata in Comunità a Ventimiglia l’8 settembre 1931, professa dal 28 giugno 1934. Aveva vissuto i suoi ultimi anni nella Casa di Infermeria in Ventimiglia cercando di essere serena e di affrontare i problemi della vecchiaia e della malattia senza lamentarsi, ma offrendo tutto al suo Signore. Egli le aveva concesso lunga vita dandole la possibilità di comunicare e di testimoniare le sue doti di umanità e di ricchezza interiore che via via sapeva trasmettere a tutte le persone incontrate sul suo cammino di consacrata e nella missione apostolica. Vari gli incarichi, anche di responsabilità, ricoperti nella Famiglia religiosa: a Badalucco dove fu molto ben voluta per l’attenzione alle Suore e ai piccoli


Pensiamola intenta a “ricamare” le lodi al suo Signore e occupata a intercedere per le nostre Comunità favori e grazie come faceva spesso quando era ancora tra noi, con l’insistenza di chi sa che Dio ascolta la supplica dei piccoli e li esaudisce. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

Carissima Suor Antonietta, siamo qui insieme per darti l’ultimo saluto in terra, ma siamo certe che dal cielo continuerai a pregare per l’amata Congregazione, per tutte noi e specialmente per le vocazioni. Sei sempre stata buona e per noi novizie eri come una mamma, anche quando ci rimproveravi per il nostro bene. Infatti desideravi che fossimo Suore tutte d’un pezzo, senza mezze misure, Suore di preghiera, di sacrificio e amanti della Santa Regola. Amavi tutte le Suore ma per ognuna avevi un’attenzione particolare che commuoveva. Se ci sapevi in difficoltà trovavi il modo di raggiungerci con l’affetto, la preghiera e il consiglio saggio. Fino a pochi mesi fa sapevi raggiungerci anche con lo scritto che riempiva il nostro cuore di gratitudine. Ti ringraziamo dal profondo del cuore per quanto ci hai donato: per il tuo amore per la Parola di Dio e per la preghiera ma specialmente per la testimonianza della tua vita, anche durante la malattia che ti ha trovato sempre

docile alla volontà del Signore. Ricordiamo molto bene quando, giovani Suore, ci raccomandavi di pregare per quando le forze fisiche sarebbero venute meno. GRAZIE Suor Antonietta, noi tutte ti porteremo nel cuore e pregheremo per te e ora che hai raggiunto lo Sposo tanto amato, ci aiuterai ad essere Suore secondo il cuore di Dio, come ci voleva il nostro Beato Padre Fondatore e come ci indica la nostra Regola di Vita. GRAZIE!! Le tue Novizie

Grazie Signore! Desidero ringraziare Dio, il Signore misericordioso, che ci ha donato Suor Antonietta. Di lei ricordo la vocazione autentica, la fede incrollabile, la gioia interiore che trapelava dal suo sguardo e il suo ottimismo. Quante preghiere per tutti e per tutto! Le poche volte che ci incontravamo ci ricordava che ogni giorno le eravamo presenti in quella preghiera che ci rende fratelli fra noi perché figli di Dio e stabilisce quella comunione di spirito che è più forte della vicinanza fisica. Adesso Suor Antonietta, liberata dal suo corpo mortale, è sicuramente vicina a Dio e alla zia Suor Prosperina che durante la lunga malattia ha potuto godere della sua delicatezza e delle sue cure premurose. Sono sicura che intercede presso Dio grazie e benedizioni per la sua Comunità e per tutti noi. Tua cugina Bianca

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ospiti in difficoltà; allo stesso modo, nell’Istituto Assistenziale di Ventimiglia dove inviata più volte come Superiora, si prese a cuore la situazione di tanti orfani e disagiati sociali con una sensibilità materna veramente grande. Anche presso il Seminario di Bordighera si prodigò, con molto zelo, in favore dei futuri sacerdoti, avendo particolare attenzione all’arredo liturgico. La cura maggiore, però, Suor Antonietta l’aveva riservata per le giovani che si preparavano alla vita religiosa, nel periodo in cui fu Maestra delle Novizie; si era, infatti, impegnata ad essere modello autentico di preghiera sentita e vissuta come bisogno dell’anima mentre testimoniava spirito di sacrificio e di attaccamento alla Congregazione nella quale ricoprì per qualche anno l’ufficio di Consigliera Generale. Sapeva ricamare in modo splendido e i suoi lavori diventavano “regali” inimitabili a chi si spendeva generosamente per la Famiglia Religiosa in particolare per i Sacerdoti e i missionari.


Anche noi cerchiamo Cristo nel sepolcro della vita. Non è qui. Ma qui possiamo in qualche modo goderlo, come, dopo la risurrezione, lo godettero i discepoli e le pie donne. (Beato Tommaso Reggio)


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Camminando con fede 1 2007 by Congregazione delle suore di Santa Marta - Issuu