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2005 1

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notiziario delle suore di santa marta

Camminando con fede 1/2005

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Editoriale 3

Due Pontefici

In missione 21

la Redazione

Parola di Dio 3

Maria: donna “eucaristica”

Un anno in Fattoria una mamma

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Ricordare e trasmettere

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Un’esperienza divertente e... strabiliante!

p. Ubaldo Terrinoni

le Insegnanti

Attualità 6

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le Suore di Santa Marta

GMG 2005: i giovani dietro la stella suor Damiana

Cantare con il cuore

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Foto e... ricordo Jessica

Spiritualità e carisma 10

Eucaristia: “prova estrema dell’amore di Cristo per l’uomo” suor Mariana

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Vita consacrata: innamorati del progetto di Dio

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“... l’avete fatto a me” suor Francesca Verdorfer

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Cuccioli d’uomo alla ricerca del tesoro Rita Romanò

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Una scuola per la vita Paola Introzzi

suor Annetta

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Che segno sei?

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Storia di un sogno realizzato Anna Maria Pizzighello

suor Barbara, suor Gilda

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Dio solo... e per sempre!

Pagine aperte

suor Angelica Olivares, suor Mariela Osa, suor Nirma Camilo

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Come pane spezzato nelle tue mani

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Un nuovo giorno nonno Aldo

le suore del 25°

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Morena soy, pero hermosa

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Testimone di gioia Marta

Junioras de América Latina

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Es hermosa nuestra vida si hay amor...

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Sapersi ascoltare una Consorella

suor J. R.

36 La parola a... Madre Antonia 17

Vivere insieme alla luce dell’Eucaristia

Percorsi di formazione

Grazie del bene seminato! suor Cornelia

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Proprio una famiglia! Flavio Fedi

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Fantastiche le consolazioni di Dio! suor Elisabetta Lunardi

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Conoscerci e conoscere le urgenze del momento presente

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Notiziario delle suore di santa marta

Frammenti di santità 20

Madre Ermelinda Rollero

Sorella neve suor Maria Rossini

suor Anita

Con l’affetto della memoria 40

Quadrimestrale

Ha fatto dell’accoglienza un suo principio di vita Comunità parrocchiale di Puria

Redazione suor Cecilia, suor Cornelia, suor Damiana, suor Francesca, suor Mariana

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Suore di S. Marta Via della Colonna, 34 - 50121 Firenze Tel. 055.2478051/2/3 scuolasmangeli@tiscali.it

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Stampa Àncora Arti Grafiche - Milano Progetto grafico Fabio Bergamaschi

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Strumento prezioso dell’amore di Dio Margherita Bernoni

Luco ricorda le “sue” Suore Consiglio parrocchiale di Luco di Mugello

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Carissima Suor Giacomina Le tue Consorelle

Sapeva parlare con il cuore... suor Francesca Meacci


Editoriale

La Redazione

«A

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prite, anzi spalancate le porte a Cristo!» Queste parole, questo grido uscito dal cuore di Giovanni Paolo II il giorno della sua elezione non è stato soffocato neppure dal silenzio forzato delle sue ultime settimane di vita. Ricordandolo a pochi mesi dalla sua morte, insieme al dolore affiorano alla mente gli straordinari e numerosi viaggi apostolici, i gesti profetici, gli insegnamenti, le numerose battaglie combattute. Ma non possiamo ricordare Giovanni Paolo II senza inserirlo nel contesto dell’eredità che egli ha ricevuto dal suo predecessore PaoloVI e senza renderci conto di quella da Lui lasciata a Benedetto XVI. La Provvidenza, che guida la Chiesa e la storia, ha dato in eredità a Papa Wojtyla l’ardua missione di accompagnare la Chiesa e l’umanità nella non facile transizione dal secondo al terzo millennio. Sicuramente la Chiesa e il mondo ricevuto in eredità da Giovanni Paolo II non esistono più, non sono più come prima. La svolta epocale di cui tanto si parla e si scrive ha profondamente cambiato il nostro pianeta e forse per questo Papa Wojtyla, prendendo la croce del pontificato, scelse subito di fare del suo servizio apostolico un “pontificato itinerante”. La fede incrollabile nella sua missione di successore di Pietro e la sua passione per l’uomo e per Cristo spiegano il vigore con cui ha sempre difeso la vita, la famiglia, i giovani, i diritti umani e la pace, incoraggiando il dialogo fra le culture e le religioni, dimostrandosi anche maestro nell’uso dei mezzi della comunicazione sociale. La vita dei papi, come quella di ogni cristiano, è come una corsa allo stadio (1Cor 9,24), come una staffetta: l’atleta riceve il testimone da chi lo precede e corre con tutto l’impegno il tratto di strada che gli compete, pronto a passare il testimone a chi correrà dopo di lui. Benedetto XVI riceve in eredità una Chiesa viva e proprio per questo non esente da tensioni e problemi irrisolti. Ma riceve anche due grandi amori che sono stati il segreto della straordinaria fecondità apostolica del pontificato del suo predecessore: l’amore per i giovani, che lo hanno seguito con entusiasmo fino alla morte: «Vi ho cercato, ora voi siete venuti da me. Vi ringrazio» e l’amore a Maria, la Madre della Chiesa, cui ha costantemente e fedelmente affidato il suo ministero fino all’ultimo respiro. Totus tuus. Giovanni Paolo II un giorno aveva confidato a un sacerdote: «La chiave del mio pontificato è la Divina Misericordia». Non si può non scorgere un segno di predilezione da parte di Dio nel fatto che Egli sia morto nella vigilia dell’ottava di Pasqua, da lui dedicata appunto alla Divina Misericordia, giusto in tempo per celebrarne la Festa in Cielo.


Parola di Dio

Maria:

donna “eucaristica”

I

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l pittore domenicano fra Giovani da Fiesole (1387-1455), più noto col nome di Beato Angelico per la sublimità della sua arte, decorò con affreschi il chiostro e le celle del convento (ora museo) di San Marco a Firenze. Qui, tra gli altri, si può contemplare l’affresco dell’Ultima Cena, dove l’artista raffigura Gesù che distribuisce l’eucaristia ai suoi. A destra ci sono tre apostoli devotamente in ginocchio, altri sono disposti in piedi lungo due mense; sulla sinistra, sola, in profonda adorazione, la Madre di Gesù. Ci si chiede: come mai l’artista raffigura Maria nel Cenacolo quando i Vangeli tacciono sulla sua presenza? – Il silenzio degli evangelisti non è argomento sufficiente per confermare l’assenza delle donne e di altri nella cena pasquale. Anzi, era costume diffuso nel contesto giudaico, che fosse proprio la madre di famiglia a preparare e poi ad accendere le lampade per la Cena. I Vangeli ci informano che Maria era presente a Gerusalemme in quei giorni e che accompagnò suo Figlio fino al Calvario (Gv. 19,25-27); anche altre donne lo seguivano lungo la «via dolorosa» (Lc. 23,28-31), e saranno proprio le donne a dare l’annuncio della risurrezione (Mt. 28,1-8). È quindi probabile che Maria e altri discepoli (Lc. 24.13-23) siano stati presenti al grande evento dell’istituzione dell’eucaristia.

«Il Vangelo tace su questo tema – aggiunge il Santo Padre –. Si sa invece che ella era presente tra gli Apostoli, “concordi nella preghiera” (At. 1,14), nella prima comunità radunata dopo l’Ascensione in attesa della Pentecoste. Questa sua presenza non potè certo mancare nelle Celebrazioni eucaristiche tra i fedeli della prima generazione cristiana, assidui “nella frazione del pane” (At. 2,42)» (EdE, 53). Non possiamo non pensare che quando nelle prime riunioni liturgiche fraterne si distribuiva la carne e il sangue di Cristo, Maria vi avrà partecipato con singolare intensità, sapendo di cibarsi della carne e del sangue del Figlio di Dio che lei aveva alimentato nel suo seno verginale. E i cristiani avranno espresso calorosa devotissima riconoscenza anche a lei, perché se il miracolo del pane eucaristico era possibile sulla mensa dell’altare era anche in grazia di questa Madre. Così, nel Cenacolo, i primi cristiani, come Maria e con Maria si nutrivano di preghiera, celebravano la Parola per una crescente e più profonda comprensione del mistero di amore e spezzavano il pane di vita «con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo» (At. 2,46-47). Anzi, la riflessione dei Santi Padri ha colto ben presto la


di p. Ubaldo Terrinoni

Maria: unica esegeta del suo Figlio Maria è la presenza indispensabile alla vita e alla crescita nella fede e nell’amore del cristiano di ogni generazione. Lei è la Madre che si fa trovare sempre per un incontro tenero e materno e che accetta volentieri di starci accanto per farsi nostra maestra e parlarci e spiegarci il mistero del suo Figlio e nostro fratello Gesù. Lei ci insegna a farci silenzio orante, perché la nostra vita risulti tutta preghiera: nel lavoro, nelle sofferenze, nelle gioie, nelle incertezze, nelle paure… Ci insegna a farci silenzio accogliente della Parola e dello Spirito, il quale viene per donare una vita nuova, un cuore e uno spirito nuovo. Maria, in un lontano giorno nel Cenacolo per gli Apostoli, e oggi per noi nel nostro vivere fe-

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profonda relazione tra la Madonna e l’eucaristia. Nel secolo IV, S. Efrem il siro designa Maria come «tabernacolo nel quale ha abitato il Verbo fatto carne». Gli fa eco, ai nostri giorni, Giovanni Paolo II, nell’enciclica «Ecclesia de Eucaristia», dove afferma che Maria è «il primo tabernacolo della storia» (EdE, 55). «Il rapporto di Maria con l’eucaristia si può indirettamente delineare a partire dal suo atteggiamento interiore. Maria è donna "eucaristica" con l’intera sua vita. La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata a imitarla anche nel suo rapporto con questo mistero santissimo» (EdE, 53).

riale, svolge il singolarissimo ruolo di unica e insostituibile esegeta del mistero del Dio Incarnato. Nessun altro sa e può parlare e spiegare il suo Figlio come è capace lei di farlo, partendo dall’annunciazione, alla visitazione, alla nascita del Bambino a Betlem e poi, su su fino alla missione, al Cenacolo e Calvario visti come unica suprema rivelazione dell’amore di Gesù per noi! Nel Cenacolo è la presenza orante, profondamente raccolta, ma è anche la presenza vigile e dinamica, come quando a Cana fu la sola ad accorgersi che stava per mancare il vino e ottenne il primo miracolo da Gesù (Gv. 2,1-12). A lei non sfugge nulla di noi: non una lacrima, non un dolore, un sospiro, una tribolazione, un affanno, una paura, uno smarrimento… Lei legge nel cuore (intuetur cor) afferma S. Bernardo. Le nostre mamme terrene riescono a leggere negli occhi dei loro figli, ma questa Madre è l’unica che è capace di leggerci nel cuore, nel nostro intimo! Lei è “la piena di grazia”, e per questo è oggetto di particolarissima benevolenza divina, sovrabbonda di grazia, è immersa in Dio come spugna nel mare. Ora, nel tempo della Chiesa, la sua missione materna la porta ad essere anche “canale di grazia” per la prima generazione di cristiani, per noi e per tutti quelli che verranno fino alla fine dei tempi. Alla scuola di Maria, lasciamoci guidare da lei per una scoperta e un’esperienza sempre nuova e unica del mistero eucaristico, sfuggendo alla tentazione dell’abitudine (che dà tutto per scontato) e assumendo invece l’impegno di conformarci a Cristo e alla sua logica evangelica, per vivere profondamente inseriti nel contesto sociale ed essere sale, lievito e vita.


Attualità

GMG 2005:

i giovani dietro la stella

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orse il sacrificio maggiore che il Signore ha chiesto a Giovanni Paolo II chiamandolo a sé il 2 aprile scorso è stato la rinuncia all’appuntamento con i giovani a Colonia per la XX Giornata Mondiale della Gioventù. Il tema da Lui voluto per la GMG di quest’anno è l’adorazione dei Magi «Siamo venuti per adorarlo» ( Mt 2,2). Benedetto XVI ha accolto con gioia questa preziosa eredità del suo predecessore e, come aveva annunciato al termine del Conclave, ha incontrato i giovani a Colonia. Credo che siano principalmente due le ragioni per cui i giovani hanno partecipato alla GMG quest’anno: sentire l’abbraccio dei due Papi e imparare dai Magi, le cui reliquie sono venerate nella cattedrale di Colonia, a lasciarsi guidare da Cristo, unica vera stella capace di illuminare la nostra esistenza. Sono sicura che la maggior parte di colo-


di suor Damiana

tello che lo accompagnava lungo il Reno, acclamato sulle sponde da centinaia e centinaia di giovani che – si direbbe – lo conoscono da sempre ed hanno per lui un affetto istintivo che esploderà più tardi nelle strade e nelle piazze di Colonia. E il Papa si rivolge a loro come può farlo solo uno che li conosce a fondo: «spalancate il vostro cuore a Dio, lasciatevi sorprendere da Cristo, concedetegli il diritto di parlarvi durante questi giorni». I giovani sono venuti da tutto il mondo mossi da questo desiderio e chi ricorda loro questa necessità perché la loro vi-

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ro che leggono ha seguito in diretta gli incontri e le celebrazioni, sentendosi fiero di appartenere a una Chiesa che, pur formata da persone fragili e imperfette, brilla della luce del suo Signore quando, nella persona del Vicario di Cristo, apre le braccia per accogliere ogni uomo, invoca la misericordia di Dio per le scelte che non sono state secondo lo Spirito e si impegna concretamente nella ricerca della giustizia e della pace. Non sarà facile dimenticare il volto pieno di stupore di Benedetto XVI sulla prua del bat-


Attualità ta sia piena è Pietro sulla prua di una barca, come duemila anni fa. Anche durante la veglia a Marienfeld Benedetto XVI ha dato credito alle nuove generazioni presentando senza sconti la figura di Cristo. E i ragazzi lo hanno sommerso di applausi, che a loro modo rappresentano un impegno: cominciare un pellegrinaggio interiore di conversione, proseguimento di quello fisico che li ha condotti a Colonia. Il culmine della GMG è stata la celebrazione Eucaristica alla quale hanno partecipato circa un milione di giovani. Come in tutti gli altri momenti di incontro la presenza di Giovanni Paolo II era palpabile, reale. L’omelia del Papa è stata una completa e chiara catechesi che ha presentato l’Eucaristia come un dono immenso d’amore e una gioia tanto grande che non si può tenere per sé. Mi sembra che il messaggio della GMG di Colonia sia sintetizzato nelle parole conclusive

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dell’omelia stessa: «Io so che voi aspirate a cose grandi, che volete impegnarvi per un mondo migliore. Dimostratelo a tutti gli uomini che aspettano proprio questa testimonianza dai discepoli di Gesù Cristo e che, soprattutto mediante il vostro amore, potranno scoprire la stella che noi seguiamo. Andiamo avanti con Cristo e viviamo la nostra vita da veri adoratori di Dio!». Anche noi, resi giovani nel cuore dalla novità dello Spirito, siamo invitati a seguire la stella che è Cristo e a iniziare il pellegrinaggio interiore che si chiama adorazione, chiedendo a Lui di guidarci. Faremo parte anche noi di quella schiera di santi, di cui i Magi sono i primi, uomini e donne che nella loro vita hanno cercato costantemente con il loro sguardo la stella di Dio e mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto e sfogliato le pagine del Vangelo. E questo Egli sta facendo tuttora.


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Spiritualità e carisma

Eucaristia:

di suor Mariana

“Prova estrema dell’amore di Cristo per l’uomo”

«R

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esta con noi, Signore»… L’uomo ha bisogno dell’incontro col Signore in modo quasi istintivo, si direbbe “fisico” e Cristo, il figlio del Dio vivo, si fa vivo per noi in un pezzo di pane, continuamente spezzato e donato. Prima di essere il maestro e il Signore, Gesù «è un cuore che vuole incontrare altri cuori, un amico che vuole incontrare amici. Ognuno è importante, ognuno è unico, la sola gerarchia che rimane è quella dell’amore» (J.Vanier). I Santi lo hanno capito bene… questi amici di Dio hanno creduto veramente in Gesù Eucaristia e la Chiesa ce li propone come modelli, come aiuto nel cammino quotidiano. Uno di questi è il Beato Tommaso Reggio, fondatore delle Suore di S. Marta, zelatore del culto eucaristico e che nel 1897, a Genova, ripristina la celebre processione del Corpus Domini. Il suo messaggio insistente è attualissimo in quest’anno dedicato all’Eucarestia; egli definisce l’Eucarestia «La prova estrema dell’amore di Cristo per l’uomo». Di questo suo amore eucaristico riempì la sua esistenza fatta di sacrificio, di penitenza, di mortificazione, di amore per i più bisognosi. Il Reggio passava lunghe ore dinanzi al SS.mo Sacramento. «L’amor suo a Gesù eucaristico appariva, oltrechè nella celebrazione della S.Messa, nelle predicazioni e nella visita al SS.mo Sacramento. Parlando dell’Eucarestia, soprattutto nei discorsi ai chierici e alla suore, il suo volto s’infiammava e si capiva che le sue parole scaturivano da un cuore innamorato di Gesù.

Quel fervore sovrannaturale lo attingeva dalla sua intima e continua unione con l’Agnello immacolato e dalle frequenti orazioni davanti al tabernacolo» (dalla Positio). Nei Discorsi del 1859 leggiamo: «Lodo e ammiro tutte le devozioni approvate dalla Chiesa… ma che cosa sono mai tutte le immagini devote e le più venerate reliquie di fronte al Corpo santissimo, vivo e vero dello stesso nostro Salvatore Gesù Cristo? Questa che io chiamo la devozione per eccellenza, la devozione più propria a ogni cuore cristiano… Il sacramento dell’Eucarestia è l’oggetto di tutto il culto cattolico, è l’unico sacrificio della nostra religione. È dunque un grande esercizio di fede e una pubblica confessione di fede la pietà verso il Sacramento Eucaristico». Sono parole che ci richiamano, per la loro attualità, la Lettera apostolica “Mane nobiscum Domine” in cui Giovanni Paolo II attualizza questa icona scrivendo: «Sulla strada dei nostri interrogativi e delle nostre inquietudini, talvolta delle nostre cocenti delusioni, il divino Viandante continua a farsi nostro compagno per introdurci, con l’interpretazione delle sacre Scritture alla comprensione dei misteri di Dio, Quando l’incontro diventa pieno, alla luce della parola subentra quella che scaturisce dal “Pane di vita”, con cui Cristo adempie la sua promessa di “stare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo”» (cf. Mt 28,20) (n.2). È così che l’Eucarestia apre la vita del credente, gli orizzonti all’ampiezza della vita di Gesù, culmine ed origine di ogni esperienza di vita.


Il Beato Tommaso Reggio

Vita consacrata:

di suor Annetta

innamorati del progetto di Dio

P

“

Per la suora di Santa Marta la vita di consacrazione è anche fedeltà al carisma fondazionale: FEDE E SERVIZIO. Una fede limpida che non conosce limiti, che sa vedere oltre le apparenze; che mette sempre al centro Lui e, come Santa Marta, sa acclamare “Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. Un servizio generoso, accogliente, che sa farsi samaritano con chi ha bisogno. Così ci voleva il Beato Tommaso Reggio: consacrate capaci di riconoscere la presenza di Gesù in ogni persona, per amarla, capirla, accettarla, servirla con l’amore che viene da Dio e a lui ritorna, nella persona degli uomini suoi figli.

È troppo felice chi Lo serve e Gli dà gloria Beato Tommaso Reggio

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arlare di vita consacrata al mondo d’oggi può far sorridere o meravigliare. È strano, o forse troppo impegnativo, un cammino di totale donazione a Dio della propria vita. Chi sceglie di mettere Dio al primo posto, di farne l’assoluto della propria vita, della propria storia, gode di un’avventura meravigliosa perché scopre come l'immagine di Dio scolpita dentro allarghi confini della mente e del cuore, renda capace di amare in un modo nuovo con gratuità e semplicità di relazioni. Dio non fa preferenze di persone; c’è una chiamata per ogni uomo! La risposta è personale, ognuno ha un compito da svolgere con responsabilità e libertà. Chi risponde alla chiamata del Signore non è migliore degli altri, è solo uno strumento nelle mani di Dio, perché è la misericordia e la bontà di Dio che trasforma e dona il desiderio di appartenerGli. Consacrarsi è fidarsi di questa novità di vita, è dare tutto: tempo, originalità, doti, amore, sentimenti. Questo abbandono rende forti e dona coraggio. Chi scopre questo grande tesoro percorre un cammino di ascesi e diventa profeta, annunciatore di un Dio che non dimentica l’umanità, anche quando il buio della storia può far pensare che si è dimenticato degli uomini. La vita religiosa è ancora oggi un forte richiamo ai valori evangelici. Il mondo travagliato da guerre e immoralità, impegnato in una corsa sfrenata al piacere, al successo, al denaro, ha ancora bisogno di queste presenze che vivono la loro esistenza con stupore, gratuità e radicalità. Persone che pregano e che strutturano il tempo e lo spazio all’insegna dell’AMORE.


Spiritualità e carisma di suor Barbara e suor Gilda

Prima Professione Roma, 8 dicembre 2004

Che segno sei? È

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una domanda che può essere fraintesa, specie in tempi in cui cartomanti e guaritori sembrano avere la meglio su una buona e salutare preghiera davanti al Crocifisso. Eppure, “segno” è ciò che siamo diventate dal momento della nostra Prima Professione. «Pinguino, non è troppo caldo per te oggi?», oppure: «Non basta un velo per fare quello che fai»; e ancora: «Suora, preghi per me e la mia famiglia, lei che è più vicina a Dio»: sono alcune espressioni, a volte parecchio “colorite”, con cui le persone che ci incontrano esprimono i loro sentimenti nei confronti di chi ha fatto una scelta di consacrazione. Il nostro “essere” Suore di Santa Marta ha quindi un significato quando si trasforma in “fare” in mezzo alla gente, quando ci chiediamo che messaggio dia, o con le nostre persone, a dispetto di qualsiasi soggettiva interpretazione. La gioia grande, profonda, tanto intima e personale provata il giorno della Prima Professione è il risultato di un cammino cominciato nella consapevolezza di una Presenza che non ci ab-

bandona, che ci chiede di vivere in prima persona quell’amicizia con Cristo che siamo chiamate a testimoniare nella nostra realtà quotidiana. Chi vive con noi l’esperienza della vita, nelle sue manifestazioni più ordinarie come il lavoro o la scuola, è esigente nei nostri confronti, vuole da noi consacrati coerenza ed esempio: lo ha dimostrato concretamente Giovanni Paolo II, che ha presentato Cristo in modo maturo e tremendamente esigente, ma le persone gli hanno risposto positivamente, perché era lui che in prima persona viveva quello che proponeva. La Madre di Dio, che ha sperimentato la “contraddizione” di cui suo Figlio era segno (cfr Lc 2,34), ci custodisca sotto il suo manto materno; in lei ci abbandoniamo fiduciose all’inizio di questo nostro cammino di consacrazione.


di suor Angelica Olivares suor Mariela Osa suor Nirma Camilo

Dio solo… e per sempre! F

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piano è cresciuta in noi la gioiosa certezza che la scelta non si appoggia sulle nostre forze, ma su Dio: l’unica Roccia di salvezza (Sal. 62,3). Solo Lui non ci farà vacillare nel desiderio di essere per sempre sue. Ringraziamo di cuore per questi doni che ci sono stati elargiti dalle mani di Dio, siamo desiderose di farli fruttificare nelle nostre Betanie sparse nel mondo, desideriamo portare Dio al cuore d’ogni uomo. I tesori raccolti in questo tempo rimarranno per sempre impressi nei nostri cuori, insieme a coloro che ci sono stati vicini come presenza viva perché ci hanno incoraggiato a vivere il progetto amoroso di Dio su noi.

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are della propria vita un’offerta gradita a Dio non è cosa da poco…Anzi, ci spaventava, ma anche ci affascinava pensare che, per sempre, consegnavamo a Lui il nostro essere con i suoi desideri più profondi per lasciarLo fare di noi il Suo sogno… Sapevamo che Lui, Padre buono, ci avrebbe sorpreso con i suoi doni, eravamo anche coscienti che seguirLo implica vivere ogni giorno nell’ottica della “scintilla pasquale”, del morire per vivere, del “rapporto misterioso tra la rinuncia e la gioia” (Cost. Art. 30), sapevamo che avremmo dovuto seguirLo là dove nemmeno immaginavamo ci potesse inviare… La scoperta della sua chiamata, la crescita nella certezza che Dio ci voleva donne consacrate tra le suore di Santa Marta, ha guidato il nostro cammino e alla fine del percorso della formazione iniziale, siamo arrivate dal Cile a Roma per un periodo di arricchimento spirituale. L’anno di preparazione è stato un periodo propizio per ri-cordare, cioè, riportare al cuore quanto avevamo vissuto e imparato, ri-leggere la nostra storia con gli occhi di Dio. Nel cammino siamo state accompagnate dalle nostre Madri, Sacerdoti, Consorelle, Professori e pian


Spiritualità e carisma

Come pane spezzato nelle tue mani F

le suore del 25°

esteggiare la nostra consacrazione, pensando ai 25 anni della nostra storia personale e comunitaria, non è stato per noi un momento per i ricordi ma un’occasione per metterci di fronte al dono di Dio, alla preferenza immensa che ha avuto, e chiederci perché Dio abbia scelto proprio noi e a come abbiamo risposto fin qui, a come continuiamo a rispondergli. Questi giorni sono stati l’occasione per rivedere la grandezza dell’azione di Dio in ciascuna, quindi giorni speciali e non un piccolo particolare in mezzo all’apparente quotidianità. In questi giorni abbiamo cercato di cogliere come Dio si è rivelato svelandoci il suo progetto e capire il senso nuovo del nostro essere donne e suore di Santa Marta, in mezzo ad una società che oggi facilmente disprezza ciò che riguarda Dio.

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Queste considerazioni fanno sgorgare in noi il desiderio vivo di esprimere la nostra gratitudine alla Comunità e a coloro che generosamente hanno messo a nostra disposizione i propri “talenti” per rendere proficua e gioiosa questa sosta di grazia. Il filo conduttore del nostro percorso di riflessioni è stata la certezza che in qualsiasi situazione o circostanza, Dio ci ama, ed essere amate vuol dire accettare di essere nelle mani di Dio, come “pane benedetto, spezzato e dato ai fratelli”, verità grande e nobile, intuita riflettendo sulla vita del nostro Padre Fondatore che ci ha insegnato a riconoscere Dio come unico nostro bene. Chiediamo al Signore che ci benedica e benedica tutta la nostra Famiglia Religiosa per continuare a testimoniare la sua presenza ovunque ci invia.


Junioras de América Latina

Morena soy, pero hermosa E

ello hemos reflexionado “La Lectura Espiritual sobre el Cantar de los Cantares” de Arrigo Chieregatti; a través del cual hemos podido experimentar en nuestra vida personal y comunitaria la grandeza del amor de Dios que ha estado junto a nosotras desde la eternidad y que no nos ha abandonado en ningún instante de nuestra existencia, incluso en los momentos en los que nos ha parecido experimentar su ausencia -así como la experimentó el pueblo de Israel en el Desierto- Él ha estado allí junto a nosotras. Durante este periodo más intenso de formación, ha sido crucial la frase “Morena soy, pero hermosa...” (Ct.1,5), ya que nos hizo entrar en contacto con nosotras mismas y con el misterio de cada hermana, y nos ha abierto al diálogo con el Amado que se revela a sí mismo y a la vez al otro que se hace espejo en el que podemos descubrir reflejada nuestra propia belleza y nuestra propia verdad como imagen y semejanza de Dios. Nace desde lo más profundo de nuestros corazones agradecer a Dios por tan hermoso don y a nuestra Familia Religiosa por brindarnos todos los medios para fortalecer nuestro espíritu y enriquecer nuestra formación como mujeres, cristianas y como Religiosas de Santa Marta. Agradecemos a nuestras superioras, formadoras y a todas las hermanas que han hecho posible este encuentro, ya que solícitas colaboran silenciosamente con nuestra formación.

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n este tiempo, en el que nuestro mundo está tan inmerso en el ruido de una humanidad que clama en busca de sentido, de verdad y libertad; el Señor nos ha dado la gracia de reunirnos desde nuestras distintas comunidades para darnos la posibilidad de profundizar y compartir nuestra experiencia de su amor infinito, manifestado en la relación fraterna con nuestras hermanas y en la vivencia de nuestro carisma. Desde el 24 de Enero al 01 de Febrero, el Señor nos ha hecho entrar en un conocimiento más profundo de nosotras mismas para llegar con su gracia a ser un DON TOTAL; junto a Sor Erica Gómez hemos realizado un arduo trabajo en la comprensión del texto de Amedeo Cencini “Relacionarse para compartir” ahondando así los diversos niveles de la dimensión relacional que pueden constituir un elemento de novedad y renovación eclesial, y de la Vida Consagrada especialmente y sobre todo porque la relación pone en circulación el don de todos y de cada uno, reavivando la disposición a compartir. Con Sor Jacqueline Espinosa hemos podido profundizar algunos rasgos de nuestro carisma, ayudadas por los escritos de nuestro Padre Fundador, la Regla de Vida y nuestro Proyecto de Formación; en ellos hemos encontrado un manantial de vida que brota de la intimidad con Dios y que se realiza en la relación con las hermanas. Juntas a Madre Lilian Doll hemos redescubierto como Dios viene a nuestro encuentro, para


Spiritualità e carisma

Es hermosa nuestra vida si hay amor... di suor J. R.

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El amor misterioso de Cristo por nosotros sigue animando nuestras vidas y su Espíritu se posa a nuestro lado y quiere que irradiemos tanta alegría y serenidad, desde nuestra pequeñez, en las diversas tareas que nos encomienden. Hace pocos días hemos vivido una jornada espiritual guiada por el p. José María Guerrero, sj. Nos movieron internamente sus palabras enriquecidas con su experiencia personal entregadas con tanta sencillez, claridad y mucho humor. Realmente se siente el llamado del Espíritu a una renovación, a una nueva conversión, desde lo más profundo del alma hasta los gestos más simples que nos permiten compartir con el otro. Creemos que es importante, sentir el sabor a hogar dentro de la comunidad, llegar a vivir junto a las hermanas el Misterio Trinitario, que se perciba latente el amor entre nosotras, sin necesidad de tantas palabras muchas veces verdaderas enredaderas en nuestras relaciones. El mayor trabajo después de una jornada, es la de bajar al corazón todo lo que se entendió mediante la razón, comenzar una especie de trabajo de traductor de la vida a la luz del Espíritu del Señor. Quizás podemos llegar a sentir que es muy pequeña nuestra experiencia en comunidad, pero nos incentiva compartir lo poco que hemos vivido, el pensamiento de que la alegría de vivir en comunidad y la esperanza que tenemos en ella, siempre irá creciendo, y es magnifico saber que sólo una lo percibe así sino que muchas de las hermanas jóvenes. Existe una certeza sobre todo enriquecida por el testimonio vivo de muchas hermanas mayores que nosotras, que se esfuerzan por construir comunidades armoniosas y serenas, a veces yendo contra lo que el mundo impone de moda: la individualidad. Agradecemos inmensamente por la alegría que nos contagia cada hermana con las cuales compartimos la vida, en nuestras comunidades y también a aquellas de las cuales de un medio u otro recibimos sus testimonios que son escuelas vivas para nosotras, convirtiéndose en ejemplos a seguir, y fortaleza de nuestra perseverancia... Hay que darse por entero, “hasta que duela”, “hasta que las fuerzas no existan ya”, siempre con alegría y en comunión. Hagamos resonancia en el corazón que “en la comunidad ya no ’soy’ sino que ’somos’”, que “es hermosa nuestra vida si hay amor...”.


La parola a...

Madre Antonia

Vivere insieme alla luce dell’Eucaristia a nostra vita è una vita al “plurale”. Sì, nessun istante è solo nostro e nemmeno solo tra Dio e noi, perché in mezzo c’è sempre un altro amore che ci incalza, che ci misura, che ci fa consapevoli: quello che ci chiede di amarci le une le altre perché solo così possiamo crescere nell’amore di Lui e, solo misurandoci nella fedeltà alla vita comunitaria, possiamo essere certe della fedeltà a Lui. È l’amore per Lui che è sorgente dell’amore tra noi. Dandoci quell’unico comandamento “amatevi come io vi ho amato” il Signore Gesù ci ha chiarito cosa significhi amarlo. C’è di più! Noi abbiamo scelto di stare insieme, anzi di vivere insieme; noi abbiamo un unico progetto, quello di vivere all’unisono perché abbiamo un grande polo che ci unisce, l’Eucaristia, cioè il cuore del Signore. È Lui il centro, il movente! L’amore per Lui ci rende partecipi del suo dono con il vivo desiderio di conformarci a Lui: di essere cioè capaci di offrirci in dono fino a farci “mangiare”, fino a farci serve le une delle altre perché è il servire l’umile vero scambio dell’amore. Questo però accade solo se il cuore batte all’unisono col Suo, se dentro la monotonia grigia del quotidiano, dentro i giorni che sembrano logorare i rapporti più che costruirli, noi facciamo quanto ci ha insegnato Lui e cioè prendiamo in mano la nostra vita e la doniamo come ha fatto Gesù stesso. Egli, infatti, ha preso il pane e l’ha dato in cibo, ha preso il vino e l’ha distribuito perché fosse bevuto… e ben sappiamo che tutto questo, nel mistero, significava il suo donarsi totale e per sempre. Impariamo da Lui a donarci e a rendere grazie in ogni momento; a offrirci senza chiedere perché, senza nulla ricevere in cambio, fino all’ultima briciola d’amore. Impariamo da Lui il quale, volendo rimanere sempre con noi nel sacramento dell’Eucaristia fino alla fine del mondo, non sceglie dove e da chi andare, ma per chiunque e da chiunque viene spezzato e mangiato e si

offre anche a chi non sa apprezzare il dono e non “gusta” il Suo cibo d’amore. Impariamo da Lui non solo a ripetere nella nostra vita i suoi gesti, ma a ripeterli insieme, perché deve trasparire, nelle piccole circostanze come nelle grandi, la nostra fedeltà all’unico Amore che insieme ci muove verso il servizio di carità, dove Egli ci chiama. Rendiamo quindi tangibili la bontà del Signore e i suoi mille modi d’amare: siamo e vogliamo essere particelle di un pane che abbiamo assaporato, che ci ha nutrito, che ci amalgama… e non chiediamo altro che di nutrirci di Esso. Diventiamo così consapevoli che, non appena l’amore scambievole è ferito, Cristo viene messo alla porta. Corriamo il rischio, infatti, di abituarci a “stare insieme” più che “a vivere insieme” e la consuetudine, a volte, ci riduce a rapporti formali, quasi di tolleranza. Ci scordiamo che, per coloro che seguono Gesù, la legge del vivere insieme prevede la logica della croce che comporta la disponibilità a saper perdere. Sì, perché non c’è nessuna rivendicazione legittima o giustificabile… C’è un solo modo per vivere insieme come vuole Lui: vincere l’altro con un supplemento d’amore, di offerta, di perdono, di benevolenza. La vita insieme è fatta di piccoli perdoni e, di conseguenza, ci porta a dimenticare le pene sopportate, le ingiustizie sofferte, ci colloca nella semplicità di un cuore libero anche dal ricordo amaro, perché la memoria dell’Amore di Cristo che sempre si dona, sempre mostra benevolenza e fiducia, ci insegna a farci pane le une per le altre. Questo miracolo diventerà realtà solo se tutte insieme ci nutriamo di quel Pane che è Lui, ci incontriamo con Lui ogni giorno perché solo Lui è capace di dare senso al nostro amore, di ridonare vita a ogni gesto, di fare scintillare il “divino” nelle nostre case. Bello davvero è lo spettacolo sognato dal Fondatore: è lo stesso che la Parola di Dio ci propone quando afferma che gli altri guardandoci dovrebbero dire: “ Come si amano!”

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Percorsi di formazione

Conoscerci

e conoscere le urgenze

del momento presente di suor Anita

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L’incontro di Roma delle Superiore e Presidi, convocate dalla Madre Generale dal 23 al 25 aprile per un momento di verifica sulla realizzazione del progetto di Evangelizzazione dell’anno 2004/2005: “Conoscersi… per un dono totale”, ha avuto come punto di riferimento costante la consegna del Capitolo generale: «LASCIARSI EVANGELIZZARE da Cristo con la Riforma della vita spirituale personale e comunitaria, della vita fraterna in comunità, della vita apostolica».


1 La Santa Messa di introduzione celebrata da Don Giulio Cirignano. Nell’omelia è stata puntualizzata l’importanza della vita spirituale che deve essere luce, forza interiore, ricchezza, dinamismo nella nostra vita di consacrate. La vita spirituale è luce per vedere se stesse nella verità profonda del proprio mistero per non perdere di vista la propria identità. È forza, energia che sta dentro la nostra vita per non sfuggire alle difficoltà e assumere una distanza critica di fronte a ciò che accade per non “naufragare nel frammento”. È patrimonio, cioè insieme di esperienze, di doni ricevuti, di risorse esistenziali a cui possiamo attingere per vivere con coerenza. È cammino, dinamismo verso una meta: la maturazione spirituale e umana che ci consente di valorizzare pienamente la nostra vita consacrata. 2 Guidate dalla biblista, dott.ssa Bruna Costacurta, abbiamo sostato su alcuni testi del vangelo di Giovanni, relativi alla Cena, al Golgota e alla Resurrezione di Cristo. Il Cristo che dobbiamo annunciare è un Cristo che non muore subendo gli eventi, ma assumendo liberamente la violenza degli uomini porta fino in fondo il dono della vita, per cui guardando a Lui non si può che desiderare di dare la vita. L’annuncio del Risorto lo porta Maria, è lei che diventa testimone del mistero di salvezza: «Ho visto il Signore», cioè «ho fatto esperienza di Lui». Gesù apparendo a Pietro sulle rive del lago chiede un amore più grande e Pietro da rinnegatore diventa capo della chiesa. In lui non c’è più l’angoscia del peccato, perché il peccato perdonato diventa espressione di amore e Pietro entra nell’alleanza che si fonda sulla fedeltà di Dio.

Anche noi dobbiamo metterci nel ruolo di Pietro: tranquille perché Dio è fedele e sicure del suo amore nonostante i nostri tradimenti. 3 L’incontro con la Madre Generale è stato significativo: • per esprimere le nostre risonanze sull’incontro formativo del Novembre 2004 guidato dal Prof. Montuschi e da padre Cencini. • Per confrontarci, durante i lavori di gruppo, sul progetto di evangelizzazione che si stava studiando nelle varie comunità. • Per affrontare il problema del ridimensionamento e ristrutturazione delle nostre opere. Tutto il materiale è stato già inviato nelle Comunità dalla Madre Generale e tutte lo abbiamo attentamente analizzato per rispondere alle richieste del Consiglio Generalizio. Primo compito che coinvolge tutte è l’annuncio del Regno “anche se ci sentiamo poche, anziane e deboli”. Questo è possibile solo ponendosi di fronte a Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne. Solo l’ascolto continuo del Verbo della vita, solo la contemplazione costante del suo volto ci permetteranno di comprendere chi è il Dio vivo e vero, ma anche chi è l’uomo. Altro impegno è pregare e mettersi in ascolto del Signore per comprendere quello che Lui vuole da ciascuna di noi e dalla nostra Famiglia Religiosa. È un momento non semplice, come dice la Madre, ma deve essere vissuto con dignità e fede. Ci sono motivi reali che ci inducono al ridimensionamento delle opere e non è più possibile soprassedere: calo delle vocazioni, media alta dell’età delle suore, diminuzione di iscrizioni per alcune scuole, pesanti problemi economici a cui non sempre è facile far fronte. Questi i criteri da tener presente nel ridimensionameto delle opere. Tutto sarà possibile se, con l’aiuto del Signore, ci impegniamo in primo luogo a “vivere il quotidiano con sano realismo, accettando le persone e la storia con la certezza che il Signore compirà il miracolo”.

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Tre sono stati i momenti significativi che hanno offerto spunti di riflessione e di confronto:


Frammenti di santità Inaugurare questa nuova sezione del nostro Notiziario riportando questo affettuoso e significativo scritto di madre Ermelinda, vuole invitare tutte a estrarre, dal “tesoro” dei propri ricordi, scritti e pensieri delle Madri e Consorelle che ci hanno preceduto aiutandoci a camminare dietro al Signore con fedeltà e gioia soprattutto nei momenti non facili. Roma 2 ottobre 1974

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Sempre carissima Suor Cornelia, ricevo in questo momento il suo scritto e rispondo immediatamente. Grazie! Le sue notizie buone, mi confortano tanto perché le voglio bene e la stimo capace di raggiungere una non comune altezza di perfezione. Dal nostro distacco da ciò che è transeunte dipende la nostra santità. Ascolti la voce di Dio e sia fedele alle sue ispirazioni. Raggiungerà la gioia vera. Le parlo sempre per esperienza, sia come un raggio di sole tra le Consorelle: ogni fiore assume il colore suo proprio e… vario sotto la carezza del raggio solare. Rendiamoci fautrici di pace nella carità. Saluti cari a tutta la Famiglia. L’abbraccio con tanto affetto. Sua Sr. Ermelinda Rollero


In missione

Un anno

una mamma Scuola dell’Infanzia S. Maria degli Angeli Firenze

in Fattoria glio di esperienze). L’anno scolastico è stato così scandito da sei unità di apprendimento, che hanno avuto il compito di accompagnare i bambini nelle tappe di avvicinamento e conoscenza della fattoria in cui, un posto di primo piano tra gli altri, hanno rivestito la musica e l’arte creativa (uso di materiali naturali,scoperta del ri-uso, collage, assemblaggio…). Anche i genitori hanno preso parte a questo percorso attraverso tre importanti appuntamenti che come sempre hanno segnato, per gli

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N

el corso dell’anno scolastico 2004-2005 i bambini della Scuola dell’Infanzia “Santa Maria degli Angeli” hanno lavorato “con, intorno e dentro la fattoria”, un mondo sconosciuto ai più, che ha regalato ai piccoli protagonisti la possibilità di arricchire la propria capacità emotiva, culturale e sociale. Il progetto si è posto in continuità verticale con l’attività didattica, e trasversale con la sfera personale (ogni famiglia ha cercato, infatti, di aiutare i propri figli ad arricchire questo baga-


In missione adulti momenti di conoscenza e di presa di coscienza del mondo in cui vivono i propri figli, e per i piccoli occasioni di crescita: il Natale, la Festa di fine anno nella nuova fattoria, che non poteva concludersi senza un’esperienza diretta del mondo rurale che ha offerto a Suor Gabriella l’occasione per iniziare la gita con un momento di preghiera sul “pullman delle mamme”. Ha richiamato il “Buon Pastore”, citato dalle “pecorelle” durante la recita di fine anno, Colui che non solo ci guida, ma anche ci porta in braccio con molta tenerezza proprio nei nostri periodi più difficili. Tale momento si è concluso con il gradito dono a ciascuna mamma del “Messaggio di Tenerezza”, che invita a svolgere questo rassicurante ruolo nella propria famiglia. L’appuntamento ha avuto luogo giovedì 9 giugno presso lo Zoo di Poppi, un ambiente naturale in cui coesistono più specie animali, dome-

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stiche e selvatiche. La gita ha fornito agli insegnanti l’occasione per indicare ai bambini molti risvolti educativi: • dalla teoria alla pratica per facilitare lo sviluppo delle potenzialità di scoperta: è stato molto interessante ascoltare il verso degli animali mentre si muovevano nel loro ambiente; • percezione dell’ambiente rurale come complesso sistema di relazioni: accudire gli animali è un lavoro duro e faticoso che comporta impegno e attenzione; • per aiutare il recupero della cultura e delle tradizioni del proprio territorio, ma anche per la comprensione delle relazioni tra sistema produttivo, consumo alimentare, tutela dell'ambiente; per una sensibilizzazione ad un corretto utilizzo delle risorse del territorio. Proprio da questo ultimo punto partirà il programma didattico del prossimo anno incentrato sull’alimentazione.


Ricordare e trasmettere icordare e trasmettere”: questo il senso dell’iniziativa che ha coinvolto lo scorso 8 aprile 2005 un gruppo di bambini della scuola dell’Infanzia di “Santa Maria degli Angeli” e gli anziani della Casa di Accoglienza di Borgo Pinti. Il progetto ha presente sia l’opportunità per i bambini di entrare in contatto con il mondo degli anziani “reali” (non frutto di immagini stereotipe e non appartenenti alla propria famiglia di origine), sia l’importanza per gli anziani di recuperare competenze che hanno fatto parte della loro identità e sviluppare una nuova dimensione in sostituzione della perdita di ruoli ricoperti nella propria vita. Il terreno comune per questo incontro è stato il tema elaborato dalla scuola materna nel corso

dell’anno, “la fattoria”. Infatti, anche gli anziani di Borgo Pinti hanno realizzato alcuni elaborati sulla vita in fattoria; e su questo argomento e sulla scomparsa di Papa Giovanni Paolo II (di cui proprio quel giorno si stavano celebrando i funerali), i bambini e i vecchietti si sono “incontrati”, dando vita ad uno spazio di espressione sul significato e sul valore delle piccole e grandi esperienze della vita. Con mezzi semplici, ma con la regia intelligente della coordinatrice della scuola materna, Suor Gabriella, e delle assistenti della casa degli anziani, è stato rappresentato – attraverso un cortocircuito di parole, musica e immagini – il senso della vita dell’uomo: il passaggio dall’infanzia alla vecchiaia sul filo della memoria. Infatti, molta commozione ha suscitato vedere come anche chi era sofferente di leggere forme di demenza, grazie ad alcuni automatismi quali le filastrocche in musica (tutti insieme hanno cantato “Nella vecchia fattoria”) o il contatto fisico con i bambini, riuscisse a far affiorare parole ed emozioni felici. Un’esperienza importante per i bambini, che hanno avuto la possibilità di percepire un altro importante aspetto il mistero della vita.

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le Insegnanti Scuola dell’Infanzia Madonna dell’Olmo - Cuneo

Un’esperienza divertente e... strabiliante!

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iovedì, 3 febbraio, grande festa per i bimbi della Scuola dell’Infanzia! Come promesso, è venuto a trovarci un “mago” molto speciale: un amico di grandi e piccini, pronto a far divertire tutti con il suo spettacolo di magia colorata. Nell’aria si respirava un clima di trepidazione per l’attesa, che sprigionava dai visetti emozionati ed incuriositi dei nostri piccoli. Il signor Claudio Troisi, animatore e creatore di questo gioioso intrattenimento, si è presentato all’appuntamento con tutta la sua attrezzatura ed ha allestito il suo spettacolo nel salone dei giochi. Già dal primo momento i bambini sono stati coinvolti direttamente in giochi, scenette divertenti, piccoli scherzetti, che hanno animato e rallegrato la nostra mattinata di festa. Le “parole magiche” suggerite dal “mago”: SACALA MACALA - IACALA - ci hanno permesso di entrare in un’atmosfera particolare nella quale…

fazzoletti cambiavano improvvisamente colore, bacchette magiche si piegavano, forbici non tagliavano, bastoni si trasformavano in fiori. I bambini hanno poi fatto conoscenza con due amici speciali del “mago”: SLIM POMERIGGIO e SMIGOL. Il primo, invisibile, si è divertito a fare scherzi birichini, come sfoderare completamente un ombrello per far poi ritrovare la sua fodera in un sacchetto a parte. Il secondo, invece era un serpente di stoffa racchiuso in una cesta dalla quale usciva solo per svolgere mansioni di “aiutante”. È stato particolarmente divertente veder apparire, dal suo contenitore la buffa testa ed il lungo collo del serpente, frutto di un sapiente meccanismo che creava questo “effetto speciale”, e vederlo poi prendere in bocca palline colorate o carte da gioco, secondo il comando che i bimbi gli davano. Abbiamo vissuto momenti di gioiosa condivisione, trascorrendo simpaticamente e serenamente la mattinata del giovedì grasso.


Cantare con il cuore di Novate e Cassina Nuova

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na festa carica di gioia a Cassina Nuova: un tocco magico e meraviglioso per la ristrutturazione del plesso scolastico ha reso più solare e accogliente la Scuola Materna. Il risultato di tanti sacrifici, attese, viaggi, ansie, ha visto tutta la comunità parrocchiale e le Suore di Santa Marta delle località vicine, per il taglio del nastro che ha dato avvio, dopo le parole del Parroco, del Vicario, di Suor Giuliana e dell’Architetto, alla visita dei locali interni.

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le Suore di Santa Marta


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Il grazie è scaturito spontaneo e l’apprezzamento, la gioia erano espresse nel vociare che riempiva la casa come musica di una sinfonia meravigliosa. Sì, ognuno si sentiva a proprio agio, piccoli e grandi; ognuno sicuro, protetto perché respirava il calore e l’aria di casa. Vorremmo, noi Suore di Santa Marta che operiamo in questo territorio, che tale spirito di simpatia, di condivisione, di accoglienza, rimanesse nel cuore di tutti e continuasse nel tempo. Vorremmo che in ogni nostra casa regnasse il clima, il calore di “Betania”, dove Gesù era atteso e dove trovava amicizia e amore. Allora ci viene spontanea una preghiera: Signore Gesù, conservaci in questa unità, fa che non sia solo il desiderio di una domenica, aiutaci a respirare con questi piccoli l'amore che oggi abbiamo incontrato, per cantare con la voce e con il cuore la nostra vita!


Foto e... ricordo fogliando l’album fotografico di Noemi, la mia bambina, mi trovo davanti la foto del primo giorno di frequenza alla Scuola dell’Infanzia dove appare dolce, chiusa in quel bianco grembiulino. Fermandomi, riesco ancora a percepire l’agitazione di quel momento, la gioia nel vederla ad un primo piccolo traguardo della vita, la speranza che tutto potesse andare sempre bene. E ora che sono trascorsi tre anni, altre sensazioni si fanno largo nella mente: la malinconia perché questa meravigliosa esperienza di vita è ormai terminata e il timore perché, guardando avanti, mi chiedo se la mia bambina troverà nella Scuola Primaria statale le stesse attenzioni ricevute dalle care e materne Suore di Santa Marta. Essere madri non è sempre semplice: ed è per questo che, ringraziandovi e guardandomi indietro posso dire: care Suore – e in questo momento ricordo con affetto e gratitudine la sempre cara Suor Giulia, Suor Lucina, Suor Luigia e Suor Benedetta – siete state oltre che guide importanti per Noemi, un aiuto fondamentale per me che, giovane mamma, ho fatto tesoro dei vostri consigli e osservazioni.

Scuola dell’Infanzia di Puria-Valsolda

È davvero importante che ogni bambino sia accostato in età tenerissima al Signore e voi, care Suore, con dolci canti, racconti e preghiere siete un aiuto fondamentale per noi che viviamo in una società che tende sempre più a creare falsi valori e a schiacciare le cose più vere. Riempie il cuore sentirmi richiamare alla preghiera dai miei bambini: ”Mamma, prima di mangiare c’è la preghiera!”. È un richiamo forte per noi che viviamo nella fretta e nell’ansia di tante cose da fare, rendersi conto che Gesù parla attraverso di loro, grazie ai vostri insegnamenti che ricordano anche a noi adulti quanto sia importante fermarsi e dedicare qualche minuto alla preghiera. Sicura di non essere ripetitiva, vorrei ringraziare Gesù che vi ha messo sulla mia strada e pregarlo perché altre mamme, ricche, povere, bianche o nere possano essere così fortunate di avervi vicine perché il dono della maternità sia sempre più apprezzato. Vi voglio bene, care Suore, non vi stancate mai di DONARVI ai nostri bambini. 27 Camminando con fede 1/2005

S

Jessica, una mamma


In missione

“... l’avete fatto V

iciomaggio, una realtà per i più poco conosciuta, eppure quando ne vieni a contatto, scopri una sorprendente vitalità. L’opera, presente nel paese dal 1917 è sorta con lo scopo di accogliere gli orfani della 1° guerra mondiale, col passare degli anni ha subito notevoli modifiche, ma l’impronta originaria non è cambiata: qui si dà particolare attenzione ai più deboli nel fisico e nella mente, soprattutto dal 1957 con la integrazione scolastica dei diversamente abili (portatori di handicap). Nella tranquillità di un paese che, per chi viene da una grande città, all’inizio quasi disorienta, trova posto il nostro Centro che accoglie varie attività educative, come la Scuola dell’Infanzia, quella Primaria e altre attività riabilitative e socio sanitarie.

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Pur nel nostro piccolo, cerchiamo quei valori che caratterizzano la persona umana; non solo curiamo le membra doloranti del corpo, ma lavoriamo anche perché tutte le giunture siano in continuo esercizio come allenamento. Per noi cristiani è importante tenere desta la fede, rinvigorirla, testimoniarla e comunicarla; è quello che cerchiamo di fare a Viciomaggio, in un cammino di fede che sta coinvolgendo i gruppi nascenti di questa Parrocchia. Per noi Suore non è stato quindi difficile trovare collaborazione anche nel cammino di apertura ai laici, con una serie di attività che ci aprono continuamente all’altro, per testimoniare insieme la nostra fede nell’unico Signore.

Oltre la catechesi, nella quale varie Suore sono coinvolte insieme ad altri laici, ci ritroviamo nella Chiesa Parrocchiale ogni sabato pomeriggio per l’adorazione eucaristica; con loro animiamo il Rosario nel mese di maggio e diamo un valido aiuto anche nel coro con la partecipazione della sottoscritta! È capitato anche d’essere chiamata in un paese vicino per testimoniare ad un gruppo di ragazzi la mia scelta di consacrata! La gente si accorge di noi, sa che può contare su questo piccolo gruppo per quelle attività che rendono bella la Chiesa di Dio. Siamo pochi ma il seme piantato è destinato a dare i suoi frutti. Di questo siamo certe, perchè l’unico ispiratore delle nostre azioni è lo Spirito di Dio.

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a me ”

di suor Francesca Verdorfer


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Spettacolo teatrale della scuola Primaria S. Marta di Vighizzolo di Cantù

Cuccioli d’uomo

alla ricerca del tesoro

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igri, scimmie, lupi, alberi, frutti tropicali… ma dove siamo? Questa era la domanda che si poteva porre chiunque si avventurasse nei corridoi della Scuola Primaria del Santa Marta nell’ultimo periodo prima della fine della scuola, tutto era immerso in una fantastica e coloratissima giungla indiana, girando nei corridoi era molto probabile incontrare farfalle coloratissime, ananas e noci di cocco a grandezza d’uomo, cespugli lussureggianti e tanti piccoli animali dai più temibili ai più innocui e giocherelloni che si muovevano a ritmi scatenati e divertenti…

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La chiusura di quest’anno scolastico è stata ancor più spumeggiante del solito, anche se non sono mancate la fatica e l’impegno per una realizzazione teatrale di grande effetto, che non ha mancato di stupire tutti i fortunati che sono stati ammessi, con pass obbligatorio, alla sala del Teatro Fumagalli la sera di giovedì 9 giugno. Il progetto annuale “Cuccioli d’uomo alla ricerca del tesoro” quest’anno ha coinvolto tutte le classi, che con modalità diverse, si sono avvicinate alla lettura di questo classico della letteratura per ragazzi.


di Rita Romanò

“

PECUP Primo Ciclo d’Istruzione

”

spetto e che richiama gli altri ai propri doveri. Il tesoro che ogni “cucciolo d’uomo”, ognuno dei nostri piccoli cuccioli d’uomo, speriamo, avrà trovato alla fine del suo personale percorso di crescita, è costituito dalla somma delle esperienze positive che avrà saputo accumulare e fare proprie nel corso dell’anno, come: lo stringere rapporti di amicizia, la collaborazione, il rispetto e la valorizzazione dell’altro come diverso da sé e portatore di valore, la scoperta dell’utilità delle regole che governano la società. Il carisma particolare della nostra scuola che si fonda sull’accoglienza, si rispecchia in questa modalità di mettere al centro le potenzialità del bambino e di farne il protagonista del suo progetto di crescita, un piccolo Mowgli curioso e desideroso di imparare in un ambiente sereno, gioioso e ricco di stimoli. Lo spettacolo ricco di colori: scenografie, costumi, balletti ha riscosso l’approvazione e l’ammirazione di tutti coloro che hanno potuto assistervi, ma la gioia più grande che ha gratificato anche noi insegnanti è stata quella di vedere l’entusiasmo dei bambini, la loro sicurezza nell’affrontare il palcoscenico e la felicità di essere i soli protagonisti.

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I bambini hanno trovato un nuovo amico, Mowgli, un “cucciolo d’uomo”che diventerà un ragazzo, la sua è un’esperienza di crescita particolare: sarà allevato dai lupi e sarà educato da una pantera nera e un orso, che gli insegneranno a vivere in un ambiente difficile e a parlare il linguaggio degli animali. La lettura de “Il libro della giungla” di R. Kipling ha permesso ai bambini di entrare in un mondo fantastico che però non è completamente distaccato dalla realtà, tanto da riproporre, attraverso Mowgli, temi oggi vivamente dibattuti quali il rapporto uomo-animali, uomo – piante – animali, e lo stato di natura che coinvolge tutti gli esseri viventi per la sopravvivenza. È stato inoltre raggiunto un importante obiettivo educativo: riconoscere che ogni comunità naturale ha le sue leggi, i suoi codici di comportamento, la sua dignità che pretende ri-

Si può essere ogni volta diversi pur rimanendo sempre se stessi


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Una proposta didattica solidale per un futuro migliore

di Paola Introzzi Classe 4° psicopedagogico

Una scuola per la vita

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Vighizzolo - È opinione comune che i giovani d’oggi siano superficiali, in realtà mentre il mondo continua la sua frenetica evoluzione senza fine tanti ragazzi si fermano ad aspettare colui che va più lento, che ha bisogno di un supporto. I dati parlano chiaro, il numero di giovani coinvolti in attività di volontariato aumenta di anno in anno. Non tutto ciò che riguarda questa generazione è indice di un moto involutivo, di un vortice impetuoso teso a raggiungere la trasgressività, l’egocentrismo. Il volontariato testimonia un’evoluzione morale proiettata ad un futuro migliore, ad una convivenza civile tra gli inquilini di questo mondo. L’Istituto Santa Marta, consapevole di questa necessità, propone ai propri studenti della scuola superiore di entrambi gli indirizzi, Economico Aziendale e Psicosociopedagogico, innumerevoli occasioni per aiutare gli altri. Alle ragazze dell’indirizzo Psicosociopedagogico viene proposto di impegnarsi nei seguenti enti, con i quali l’Istituto mantiene buoni rapporti da anni le cooperative sociali: • Il “Gabbiano” di Cantù, dove le alunne una volta alla settimana svolgono attività di biblioteca, ovvero di apprendimento letterario con i ragazzi disabili; oppure, attività informatica. • Il “Noivoiloro” di Erba. Le studentesse svolgono settimanalmente con i ragazzi disabili attività di vario tipo al computer. Per evitare problemi logistici, l’attività di volontariato si svolge nell’Istituto Santa Marta e non a Erba. • La scuola primaria dell’Istituto Santa Marta. Alcune studentesse sono impegnate nel sup-

portare costantemente l’apprendimento scolastico degli alunni della scuola dell’Istituto. • In collaborazione con il CIF (Centro Italiano Femminile) di Como, sono stati proposti dei corsi teorici riguardanti l’approccio all’handicap. La scuola partecipa e promuove, con il sostegno dei propri alunni, molti progetti, quali: • Il progetto “Scuole in movimento”, organizzato dal Ministero e dal CONI, in collaborazione con la cooperativa sociale “Noivoiloro” di Erba. Gli studenti di prima, seconda, terza sperimentale e della quarta psicosociopedagogico hanno collaborato al progetto “Scuole in movimento”, il quale include un concorso che premierà coloro che avranno utilizzato un metodo didattico ottimale nell’approccio del disabile all’educazione motoria. • Il progetto “Cultura e solidarietà” intitolato “Battito d’ali, dal cuore al cielo e ritorno”, in collaborazione con la cooperativa EOS, l’ospedale di Cantù e quello di Naggalama in Uganda. Fiore all’occhiello e segno di continuità della scuola, il progetto “Cultura e solidarietà” ha mobilitato tutti i cicli scolastici per finanziare la figura di un aiuto infermiere, amico dei bambini ricoverati nell’ospedale di Naggalama in Uganda, e l’associazione “Giuseppina Ballerini” di Cantù. Una scuola di vita che non si propone di formare solo ottimi lavoratori o studenti universitari, bensì donne e uomini di coraggio, di quel coraggio ormai estinto e di cui la società ha bisogno. Una scuola per gli altri.


di Anna Maria Pizzighello

ella parrocchia di S. Carlo in via Balbi, a Genova, è nato alcuni anni fa il laboratorio di cucito per realizzare il sogno di mia figlia Alessandra, portatrice di handicap. Padre Giovanni e i suoi collaboratori ci hanno aiutato e sostenuto accogliendo la nostra richiesta e con la solidarietà di tante persone il laboratorio è divenuto una “centrale” di creatività sotto la guida preziosa di Suor Maria Pesce, una Suora di Santa Marta che ha le mani d’oro e tanta esperienza. Si realizzano sciarpe, coperte, bavaglini, addobbi natalizi, si impara a cucire, ricamare, lavorare a maglia e a uncinetto… Ultimamente il gruppo che partecipa al laboratorio è stato arricchito dalla presenza di alcune ragazze senegalesi e nigeriane che si impegnano molto per imparare anche a cucire a macchina. Ma l’aspetto più bello del nostro ritrovarsi al

pomeriggio di ogni mercoledì è l’amore che unisce le persone… si parla, si canta (Suor Maria ha anche una bellissima voce) e si prega insieme. Inoltre ognuno è libero di proporre le proprie idee e di tanto in tanto ci si riunisce per fare il punto della situazione. Dire che Alessandra è felice è dir poco, attende con ansia che arrivi il mercoledì per poter vedere le sue amiche Elisabetta, Barbara, Rita, Isabel e nonna Carmela, zia Rosa, zia Ida e Suor Maria… e sì… ora anche lei vuole imparare a ricamare insieme alle altre… Ce la farà nonostante la malattia che le impedisce di coordinare i movimenti? Io credo che la forte solidarietà del gruppo, le nostre preghiere e la benedizione di Padre Giovanni… faranno il “miracolo” e Alessandra ricamerà! Grazie di cuore per questa iniziativa che si consolida e si sviluppa per il generoso impegno di tante persone. Ciao!

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Storia di un sogno realizzato N

mamma di Alessandra Genova


Pagine aperte

Un nuovo giorno Nonno Aldo ricordando Giovanni Paolo II

È l’alba ed il suo pallido chiarore

toglie il velo alle terrene cose, con gioia di vivere e profumo di rose l’uom al Ciel rende onore. S’avvia l’estate: stagione di sole, cielo sereno, limpido mare, monti eccelsi; non ristare! Un sano impiego del tempo libero, è quel che ci vuole. Gusterai la bellezza della natura, apprezzerai dell’arte il genio umano, gli eventi di Roma ci daranno una mano per meglio capire la vita futura.

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Vediamo, or, al soglio di “San Pietro”, propagator di luce nella notte, tanta gente, con mestizia, a frotte, onorar un Grande, cui i potenti corron dietro, perché Papa “Magnus”, uomo di pace, che ama la vita, creata per nascere, i nati per vivere e, con dignità, morire.


Testimone di gioia

di Marta

ex alunna del Santa Marta di Vighizzolo

Roma 6 aprile 2005

uando si vive un’emozione grande, si ha il desiderio, il bisogno di raccontarla ad altri, di far sapre a tutti la gioia di quell’esperienza, come le donne che, dopo essere andate al sepolcro di Cristo, l’hanno trovato vuoto e hanno scoperto che era risorto e sono corse a raccontare agli altri la loro gioia. Vedere il Papa, incontrarlo sul suo letto di morte: un’emozione senza pari! Giovanni Paolo era lì, steso su quel letto, immobile e bianco… Eppure era molto di più! Quel corpo è testimone di un Mistero davanti a cui non è possibile restare passivi: è una forza che provoca. Credenti e non, curiosi e fedeli… tutti, sfilando in processione davanti alla sua salma, siamo rimasti colpiti. Abbiamo iniziato il nostro cammino fra centinaia, migliaia di altre persone alla mattina. Era impressionante la folla: mai vista davvero una cosa simile! E le immagini televisive, per quanto realistiche, non danno che una parziale idea di quello che è veramente. Mi sono chiesta più volte durante il cammino, soprattutto nei momenti di sconforto (che non sono mancati!) cosa fossimo lì a fare, tutti insieme… Non esiste una risposta: ne esistono milioni: tante quante erano le persone lì presenti. Ognuno camminava verso quell’incontro portando con sé la proprie motivazioni, le preghiere, la curiosità… sicuramente convinti di andare incontro ad un mistero! Personalmente ho vissuto questa esperienza

con grande emozione e non è retorico dire che ne porterò per sempre il ricordo! Ho incontrato tantissimi volti, ho camminato con persone amiche, ho pensanto a quel cammino come alla vita: è ricca di volti di persone che ci stanno vicine e che più o meno segnano la nostra esperienza. Ho camminato alle volte a fatica, percorrendo solo pochi passi in tante ore; altre volte il passo era più veloce e spedito. La stanchezza si sentiva, lo scoraggiamento anche: più di una volta abbiamo pensato di lasciare il cammino e un po’ sfiduciati abbiamo pensato: “ma chi me l’ha fatto fare!”. Eppure, insieme, mano nella mano, per sostenerci reciprocamente, siamo giunti dopo 10 e più ore di cammino, sulla soglia della basilica di San Pietro: ce l’abbiamo fatta! L’emozione era troppo grande! Finalmente il Papa era lì, davanti ai nostri occhi, che ci parlava, dicendo a ciascuno qualcosa di diverso e personale. Davanti a Karol ho pregato, ho pianto, ho provato una gioia immensa: è la gioia di Pasqua! Lui è stato un testimone e so che è vivo! Le parole sono certamente parziali e limitate per raccontare una gioia simile! Proprio perché davanti al Mistero non c’è spiegazione che tenga! È la forza dirompente della Bellezza, quella Bellezza che salverà il mondo, che si impone agli occhi e ti costringe a contemplarla, a restare zitto, chinare il capo e pregare… Arrivederci, Giovanni Paolo! E grazie, Signore, per avercelo donato!

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Pagine aperte

Sapersi ascoltare

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i piace comunicare a chi legge un’esperienza, semplice se vogliamo, ma da me vissuta in modo profondo e intenso. Premetto che nel mese di novembre 2004 ho avuto la fortuna di seguire il seminario tenuto a Roma dal Prof. Montuschi, il cui tema centrale è stato “Conoscersi” e, anche se sono intimamente convinta che l’uomo, per quanto si impegni nella ricerca della conoscenza di sè rimane comunque e necessariamente “mistero a se stesso”, tuttavia mi ha giovato per “sapermi ascoltare” in una circostanza dolorosa. Io non so se il “conoscersi” è conseguente al “sapersi ascoltare” o viceversa (la parola agli esperti), so solo che ascoltandomi forse ho sperimentato una piccola parte del meglio di me stessa. La sera del 23 gennaio 2005 mi trovavo a Querceto, dove in quel giorno una vita si era serenamente spenta per incontrarsi con il Dio della Vita, e un’altra lottava per spegnersi. Io ero presente a quel capezzale, impotente a tanto

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una Consorella di Velletri

dolore e alla fatica, diciamocelo chiaramente, di lasciare il proprio corpo – perché anch’esso era un dono da conservare – solo osservavo e mi ascoltavo. Come scenario non era certamente dei più confortevoli ma, strano a dirsi, in quel contesto apparentemente triste, sentivo una pace interiore che non so ridire, che mi dava sicurezza, che accresceva la mia speranza nel futuro di Dio; e queste sensazioni belle me le hanno offerte le mie consorelle che con la loro tenerezza, la loro premura, la loro delicatezza, unite alla loro competenza, “gestivano” silenziose e sollecite il dolore della Consorella che lottava per ricongiungersi al Padre, allo Sposo. Ho ringraziato in cuor mio il Signore per questa esperienza e da quel giorno lo prego tanto per tutte le mie Consorelle samaritane perché, con il loro esempio, hanno fugato le emozioni dolorose e sono state “per Dono” offerto. Grazie!

Grazie del bene seminato!

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oi tutte Suore di S. Marta, con il cuore colmo di gratitudine, eleviamo un vivissimo “Grazie” a Dio per la presenza di don Giorgio Basadonna in mezzo a noi e per i 60 anni di Sacerdozio ch’egli ha celebrato nella Diocesi di Milano, dove abitualmente svolge il suo ministero. Ci associamo gioiose a questo avvenimento, mentre riceviamo dalle sue mani il nuovo libro “Cristiani di nome o di fatto?” che Egli ha dedicato con viva amicizia, come un invito, ad ognuno dei lettori che hanno occasione di avvicinarlo. In tutti questi anni Don Giorgio ci ha dedicato

molto del suo tempo per darci chiavi di lettura evangelica della complessa e contradditoria realtà in cui siamo chiamate a svolgere il nostro apostolato. Da lui abbiamo appreso soprattutto che il servizio educativo è testimonianza di vita e missione evangelizzatrice e che Dio ci fa grandi regali se solo sappiamo riconoscerli. Egli infatti ci ama di un amore fedele ed è sempre vicino a noi anche nelle difficoltà e nella sofferenza, donandoci la vera gioia. Siamo certe che il dono a lui più gradito è il vederci crescere alla luce della Parola del Signore!


di Flavio Fedi

Proprio una famiglia!

Pediatra

orreva l’anno 1970 quando, per la prima volta, entrai in qualità di pediatra all’Istituto “De Sortis” di Viareggio e, con tutta franchezza, mi sembrò di entrare in una famiglia sempre conosciuta. Questo Istituto si è posto sempre come scopo primario quello di educare e soddisfare i bisogni affettivi dei bambini ospitati, dando loro una visione cristiana della vita. È gestito da personale laico e religioso; quello laico aiuta e divide con le Suore i compiti educativi e i servizi (soprattutto alimentari, con una buona cucina toscana). I bambini ospitati sono in numero variabile da venti a trenta, dai quattro ai quattordici anni e più.

Le Suore non sono molte, ma ammirevoli per il lavoro quotidiano che svolgono. In questi trenta anni si sono avvicendate varie Madri superiori: da Suor Elisabetta Lunardi a Suor Luisa De Capite, da Suor Teresa Bertoni (viareggina) a Suor Pasqualina Furnari fino all’attuale Suor Aurelia Salvadori. Un ricordo particolare per un’altra viareggina, Suor Eugenia Bonvini, che è tornata alla Casa del Padre. Ricordo per l’ammirevole devozione verso i bambini Suor Carla, Suor Marta, Suor Fortunata, Suor Benigna, Suor Ernesta e tutte le altre, nonchè l’instancabile Suor Irene e Suor Mariangela, tuttora presenti nell’Istituto. Un ringraziamento particolare alla dottoressa Anna Bergamini, che segue incessantemente questi bambini per l’aspetto giuridico. 37 Camminando con fede 1/2005

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Pagine aperte di suor Elisabetta Lunardi

Fantastiche le consolazioni di Dio! N on so se capita solo a me, o se invece è esperienza comune, il cercare un punto d’appoggio (sempre dopo Dio) capace di consolarti nei momenti in cui affiora in te la nostalgia e la sofferenza del distacco da luoghi e cose che tanto ti hanno riempito gli occhi e il cuore di bellezze veramente godute in profondità. A me è capitato, in misura più o meno intensa, più volte. Bellezze architettoniche maestose e solenni, chiostri racchiusi da fughe di colonne e dolci arcate dove si respira un’atmosfera mistica, rappresentazioni pittoriche armoniche nelle

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forme, delicate ed eteree nei colori. Bellezze espresse comunque dalla mente e dalla mano dell’uomo, che mi hanno portato, quasi d’incanto, proprio vicino, vicino a Dio! Di queste bellezze sento veramente la nostalgia! Ma siccome il Signore è imprevedibile e fantastico proprio perchè imprevedibile, ora prova a consolarmi con bellezze diverse, così ch’io possa capire meglio l’uomo nella sua grandezza, fatto a immagine e somiglianza di Dio, e nel contempo apprezzare maggiormente la natura anch’essa opera delle sue mani. Ora i rumori notturni non sono più voci e schiamazzi, talvolta anche volgari, che giungevano dalla strada, ma il soffio del vento o il picchiettare della pioggia, oppure il verso di qualche uccello notturno in cerca del suo nido; non è più il camion della nettezza che inesorabilmente passa, raccoglie, stritola con il suo rumore sempre uguale quasi rabbioso, ma è la melodia degli uccelli che inconsapevolmente richiamano a rendere lode a Dio, a gioire per il nuovo giorno e poi i colori dei fiori baciati dal primo sole, il profumo dell’erba tagliata, i monti che ti circondano e che al tramonto si rivestono di tinte stupende, riposanti. È allora che mi viene più congeniale e spontaneo pregare con il Salmista: “o Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!” (Sal. 8). Concludo dicendo che: tutto è bello perché tutto è buono e tutto è buono perché è sempre lo stesso Autore che ama sbizzarrirsi, ora mediante l’intelligenza dell’uomo, ora attraverso i miracoli della natura; tutto sta nel saperne godere! E questo è ancora una delicatezza di Dio che si chiama GRAZIA.


di Suor Maria Rossini

Sorella neve l guardare queste foto di Genova sotto la neve nei primi giorni di marzo rimanda ad un piacevole ricordo, sia per gli alunni felici di scambiarsi pallate, sia per Suore e Insegnanti divertiti a sollevare dai viali e piazzali il soffice manto.

“SORELLA NEVE”, come la chiama Padre Turoldo, ha ripulito tetti, davanzali e scalette e ci ha fatto dimenticare l’irruzione della pioggia, la scompostezza del vento, il grigiore invernale, le burrasche del mare. Bianca, discreta ci ha invitati allo spettacolo della sua presenza utile, gratuita, diffusa. Così fosse la nostra presenza nella CASA del PADRE! Così anche noi ci riconoscessimo nelle virtù del FONDATORE! Così la COMUNITÀ religiosa gioisse come creatura del cielo sulla terra!

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Con l’affetto della memoria Roma, 10 dicembre 2004

Roma, 23 gennaio 2005

Carissime, oggi, nella casa di infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al cielo la cara Consorella

Carissime, oggi dalla casa di Querceto di Sesto Fiorentino è partita per il cielo Suor GIULIA PEZZOTTI

Suor ADA POGGI

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nata a Donnini di Reggello (Firenze) il 26 settembre 1916, entrata in Comunità dal Conservatorio S. Maria degli Angeli l’11 febbraio 1956, professa dal 22 aprile 1957. Aveva vissuto tanti anni dedicandosi con generosità a quanti rivolgendosi a lei la trovavano accogliente e disponibile sempre. Nelle Case di Querceto e di Colle Val d’Elsa prima e infine nel suo ufficio di portinaia al Conservatorio S. Maria degli Angeli di Firenze, trovava spazio per dare tanti buoni consigli a quanti la cercavano e per coinvolgerli nella devozione alla Madonna alla quale Suor Ada dedicava lunghi tempi di preghiera. La sua vecchiaia è stata intessuta da lunga sofferenza, ma anche da abbandono alla volontà di Dio che l’ha preparata piano piano a entrare nel suo Regno non senza averla prima purificata attraverso una grave, penosa malattia. Preghiamola e chiediamo per lei e per noi l’amore vero e la pace di chi sa che il Cuore misericordioso del Signore è sempre lì ad attenderci. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

nata a Rodengo Saiano (Brescia) il 15 maggio 1922, entrata in Comunità il 22 novembre 1943, professa dall’8 dicembre 1946. Il suo venire meno nella salute fisica si è manifestato in modo inaspettato e altrettanto improvvisa è stata la sua dipartita verso la casa del Padre. Suor Giulia, infatti, ormai anziana, ma ancora in forze per rimanere nel campo dell’apostolato, è stata aggredita da una malattia grave che l’ha resa improvvisamente bisognosa di tutti e di tutto. A questo punto si è affidata al Signore della vita accettando momento per momento la sua volontà: ha infatti consegnato nelle Sue mani “ogni suo progetto” e con serenità e consapevolezza si è preparata all’incontro con lo Sposo celeste. Lui non si è fatto attendere: ben presto è giunto e se l’è portata via nel suo Paradiso. La serenità, la fiducia in Dio, la riconoscenza verso le consorelle che la curavano hanno segnato gli ultimi giorni della vita di questa cara Consorella che ha speso i suoi lunghi anni donandosi con amore per il bene di tanti bambini e per la sua famiglia religiosa. Nelle case dove ha ricoperto l’incarico di maestra di scuola materna e di responsabile

della comunità (Puria, Malmantile, Varese Ligure, Bovisasca, Luco, Fabbrica, Viareggio, Masate) è ricordata per il suo tratto pacato e gentile, per la sua bontà e comprensione materna. Invochiamola e chiediamo a Suor Giulia di intercedere dal Signore per tutte noi l’aiuto necessario per lavorare alacremente per il Regno senza mai dimenticare di essere creature sue, sue spose predilette. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

Ha fatto dell’accoglienza un suo principio di vita Il giorno 6 febbraio la comunità parrocchiale di Puria ha ricordato con una santa Messa la carissima Suor Giulia Pezzotti delle Suore di Santa Marta, deceduta lo scorso 23 gennaio. La notizia della sua morte ha lasciato nel dolore e nello sgomento quanti la conoscevano, soprattutto per il modo repentino e inaspettato con cui ci ha lasciato; infatti solo fino a qualche mese fa la cara Suor Giulia era in mezzo a noi, ai nostri bambini, alla nostra gente. È stata presente, giovane suora, nella nostra comunità intorno agli anni quaranta occupandosi della Scuola Materna e dell’attività parrocchiale. Dopo molti anni, durante i quali ha esercitato il suo apostolato in varie case della Congregazione, nel 2001 è ritornata fra noi a condividere il


Strumento prezioso dell’amore di Dio

carisma di Betania. Averla ritrovata dopo tanti anni, aveva suscitato molta emozione, tanta quanto ora la notizia della sua morte. La comunità di Puria si stringe intorno a Suor Giulia con affetto e infinita riconoscenza per quanto ella ha dato a ciascuno di noi, con la certezza che continuerà a seguirci dal Cielo. La comunità parrocchiale di Puria

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nostro quotidiano con la stessa generosità che i nostri anziani avevano già sperimentato che ricordano con apprezzamento. Al suo ritorno l’emozione più grande l’avevano provata gli ex alunni, cresciuti ed educati da Suor Giulia, oggi padri e madri dei bambini che attualmente frequentano la Scuola Materna. Persona amabile, sempre sorridente e disponibile all’ascolto ha fatto dell’accoglienza un suo principio di vita, testimoniando il

Carissima Suor Marta, mi scuso per l’intrusione… ma non posso tacerle la mia gratitudine per avermi permesso di stare vicina, per quanto possibile, alla cara Suor Giulia alla quale mi sento legata da affetto e stima personale oltre al rapporto di amicizia che la lega alla mia famiglia, maturato negli anni; prima per aver cresciuto i nostri figlioli alla scuola materna, poi per aver condiviso gioie e dolori che la vita ci ha riservato… Insomma un punto di riferimento importante che ha lasciato traccia in tutti noi per la testimonianza resa sia come Religiosa, soprattutto come Suora di S. Marta, che come persona. Non voglio celebrarne doti e virtù, sarebbe troppo riduttivo e non ne sarei capace, poiché il rischio è quello di enfatizzare sentimenti che appartengono alla sfera personale di ciascuno di noi, difficili da quantificare o da misurare; sono sentimenti solo da vivere intimamente, così come li sentiamo, ciascuno il proprio sentire e la propria emotività, con la certezza di aver ricevuto tanto in bene e generosità. Per questo ringraziamo il Signore per avercela messa nel nostro tempo e sul nostro cammino… E siccome Lui si serve degli uomini, e delle donne, per manifestarci il Suo Amore, ci piace pensare che Suor Giulia è stato uno strumento prezioso per la nostra formazione e la nostra vita.Quindi grazie, grazie davvero Suor Marta, per avermi permesso di “restituire” e condividere con voi i


Con l’affetto della memoria suoi momenti di sofferenza… E di impotenza… Ho sentito da parte di tutte le Suore la coralità dell’affetto e la condivisione profonda intorno a quell’evento che stava per compiersi, come a sorreggere e sostenere quell’abbandono nelle braccia di Dio… Ho provato una sensazione straordinaria e vissuto un’esperienza che mi ha segnato positivamente nell’intimo… Con affetto, Margherita Luco, 25.01.05

Luco ricorda le “sue” Suore

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A distanza di qualche giorno l’una dall’altra sono venute a mancare due carissime Suore, appartenenti alla Congregazione delle Suore di Santa Marta, ben conosciute ed amate dalla nostra comunità e non solo, e che hanno fatto la “storia” della Scuola Materna San Giuseppe di Luco. Il 23 gennaio è deceduta, dopo breve malattia, Suor Giulia, presente nella nostra comunità come direttrice e insegnante della Scuola Materna negli anni ’80. Le generazioni degli attuali ventenni, o giù di lì, e le loro famiglie hanno un ricordo molto vivo dell’operato di Suor Giulia, della sua dedizione verso i bambini e in parrocchia. Persona discreta e riservata e per questo capace di accoglienza, disponibile all’ascolto verso tutti con il suo sorriso, per una buona parola o un consiglio. Stimata da tutti per la sua personalità, ha lasciato un ricordo indelebile per la

sua testimonianza di religiosa e di insegnante tanto che anche dopo il suo trasferimento da Luco il suo ricordo è sempre stato presente soprattutto in coloro che avevano ricevuto sostegno e condivisione nei vari momenti, più o meno belli della vita. Grazie Suor Giulia per essere passata per le nostre parti e di averci preso per mano per un lungo tratto del nostro andare… Mentre pensiamo a lei il pensiero e il ricordo va ad un’altra, straordinaria figura nella persona di Suor Giacomina, anch’essa deceduta improvvisamente il primo di febbraio. A lei, unitamente all’indimenticato Don Dino Margheri, dobbiamo totale riconoscenza per l’instancabile lavoro, per la tenacia e la determinazione nell’aver realizzato anche “materialmente” la nostra Scuola Materna negli anni ’60, resa ancora più bella ed accogliente grazie sì ad interventi strutturali, ma anche grazie e soprattutto alle “cure” delle Suore che via via si sono succedute nella gestione. Di Suor Giacomina, oltre alla sua testimonianza di religiosa, ricordiamo la sua abilità nel ricamo, nella musica, nell’organizzazione delle “pesche” di beneficenza; tutto sempre finalizzato alla raccolta dei fondi per la realizzazione della nuova scuola. Tanti di noi, ormai cinquantenni, anno più anno meno, abbiamo impresso nella mente e nel cuore le cure e l’attenzione di questa piccola grande Suora che ci ha accolto bambini in quella stanza buia della vecchia canonica resa luminosa dall'inventiva e dalla straordinaria capacità di

Suor Giacomina di trasformare tutto “in bello”… L’ultima volta che l’abbiamo incontrata è stato per l’8 dicembre 2003, festa dell’Immacolata, per l’inaugurazione dei nuovi locali, con annessa una piccola cappella, della Scuola Materna. La sua presenza ha riempito di gioia le decine e decine di persone ognuna delle quali aveva da ricordare un episodio dei tempi passati e, seppur “segnata” dal tempo, ha entusiasmato i presenti per la sua lucidità e la tanta memoria nel ricordare eventi e persone ormai adulte. Grazie anche a te, Suor Giacomina, per il bene che hai seminato in questa comunità; comunità che oggi si stringe a te, unitamente alla carissima Suor Giulia, in un abbraccio riconoscente e affettuoso mentre esprime solidarietà e vicinanza alla Congregazione delle Suore di Santa Marta alla quale le sue Suore appartenevano. Il Consiglio Parrocchiale di Luco di Mugello


Carissime nel pomeriggio di oggi, dopo una breve permanenza nella casa di infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, è salita al Padre la cara Consorella

ricordano con affettuosa simpatia per le attenzioni che dimostrava loro nel rendere meno faticoso il distacco dalla famiglia. Preghiamo il Signore per lei e invochiamola perché ci aiuti a intridere i nostri giorni di fede e di bontà. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

Suor GEROLAMA EGIDIO nata a S. Giovanni Rotondo (Foggia) il 7 aprile 1919, entrata in Comunità il 4 novembre 1936, professa dal 31 agosto 1939. La malattia l’aveva visitata da tempo e lei, sofferente, aveva cercato di offrire il suo disagio e la sua infermità al Signore della vita per il bene della Chiesa e della Congregazione. Ricordiamo tutte la sua voce forte e chiara che rendeva le nostre cerimonie piene di melodie intense… la ricordiamo anche mentre ricopriva incarichi di responsabilità e riempiva di vivacità la vita di tanti bambini e di tante ragazze che ha conosciuto e amato. Le Suore che sono state con lei non dimenticano la sua benevolenza, le sue attenzioni materne e la capacità di creare attorno a sé un clima sereno e gioviale. Infatti nella nostra Famiglia Religiosa Suor Gerolama è stata per molti anni Superiora in diverse Comunità: a Carcegna, Colle Val d’Elsa, Velletri Penotti, Genova, Saiano, Castelletto, Pisa. Precedentemente, per diversi anni, ha ricoperto l’ufficio di responsabile delle postulanti. Le giovani di quel tempo la

Roma, 1 febbraio 2005 Carissime, nel pomeriggio di oggi, dalla casa di Querceto di Sesto Fiorentino, è tornata al Padre la Consorella Suor GIACOMINA RIVETTI nata a Neive (Cuneo) il 28 gennaio 1919, entrata in Comunità il 24 giugno 1934, professa dal 6 gennaio 1938.

Ha affrontato il passaggio da questa vita all’altra con una naturale serenità quasi incredibile: pregando e invocando la Madonna ha risposto “eccomi” senza esitare, come sapesse già che quella era “la sua ora”. Alle consorelle accorse per prestarle aiuto ha dichiarato con tutta tranquillità la sua contentezza di poter andare incontro alla Vergine Santa che l’attendeva. E così, in un breve spazio di tempo, il cuore ha cessato di battere mentre sul volto rimaneva lo stupore di chi aveva già fissato il suo sguardo nell’invisibile. Insegnante di Scuola Materna, Suor Giacomina aveva tessuto la sua esistenza colmandola di dedizione ai bambini e assolvendo incarichi di responsabilità nelle case di Cassina Nuova e di S. Gimignano. Quando le forze fisiche hanno incominciato a venir meno e la fatica a farsi sentire, ha cercato comunque di rendersi utile e in ogni modo si sforzava di reagire di fronte alla malattia che periodicamente la colpiva. Alla Bovisa, dove ha trascorso quasi tutta la fase ultima della sua vita, ha lasciato un bel ricordo sia nelle consorelle che nelle persone che la incontravano quotidianamente alla porta pronta ad accogliere i bambini e i genitori ai quali prometteva preghiere alla Madonna. Preghiamo per lei e impariamo ad aspettare il Signore come lo Sposo che viene e ci “sorprende” con il suo amore fedele e misericordioso. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

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Roma, 25 gennaio 2005


Con l’affetto della memoria Carissima Suor Giacomina,

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le consorelle della Comunità di Bovisa, ultima casa in cui hai svolto il tuo servizio apostolico con quella carica di zelo che ti ha sempre caratterizzato, ti inviano il loro saluto fraterno animate da sincero affetto. Siamo rimaste stupite di fronte alla notizia dell’ improvvisa rapida tua dipartita per entrare nella vita senza fine. È stato motivo di edificazione per noi il sentire che tu, avvertendo vicina la morte, abbia manifestato serenità e gioia pensando di incontrarti con la Madonna. Ti siamo grate anche per questa ultima testimonianza a nome anche di tante persone a cui hai fatto del bene. Alla Santa Messa di suffragio, celebrata nella Cappella, si sono uniti alla Comunità Religiosa molti alunni e genitori che ti hanno conosciuta e benvoluta per il tratto gentile e il sorriso con cui accoglievi tutti coloro che passavano in portineria. Pertanto, carissima Suor Giacomina, ora che sei entrata nella vita senza fine, continua a volerci bene per mantenere in noi, in forza della Comunione dei Santi, la certezza che “non si perdono mai coloro che possiamo amare in Colui che non si può perdere” (S. Agostino). Le tue Consorelle

Roma, 27 febbraio 2005 Carissime, oggi, dalla casa di infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino ci ha lasciato per raggiungere il suo Sposo,

sue braccia e invochiamola perché interceda per noi e ci faccia intendere com’è gradita a Dio una vita vissuta semplicemente solo per Lui. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

Suor EUGENIA MATTIOLI nata a Serraglio (Arezzo) l’8 dicembre 1915, entrata in Comunità l’8 dicembre 1939, professa dal 16 luglio 1943. Mite e riservata viveva ormai da molti anni con le suore malate che si trovano a Querceto a causa della sua salute malferma e della sua fragile persona. Ha così ricolmato i suoi giorni di preghiera e di offerta tanto più gradita a Dio, quanto più è coltivata nella segreta intimità con Lui. Si è spenta silenziosamente così come aveva vissuto ed è tornata tra le braccia del suo Signore portando in dono gli anni del suo lavoro in cucina e tutto il bene fatto con umiltà e pazienza. Le Suore che sono solite recarsi periodicamente in visita alle ammalate presso la casa di Querceto, la ricordano per la festa che faceva loro quando passavano dalla sua camera per salutarla: in piene facoltà mentali, pur consumata nel suo aspetto fisico, godeva quando poteva intrattenersi con loro per avere informazioni sulla comunità e sull’opera da dove venivano e per affidare loro il ricordo per le consorelle e la sua preghiera per tutte. Ricordiamola nelle nostre orazioni perché il Signore l’accolga tra le

Roma, 8 aprile 2005 Carissime, oggi, dalla Casa di Delegazione in Santiago (Cile), il Signore ha chiamato a sé la nostra carissima Consorella Suor CELESTINA ERBA nata a Monza il 29 dicembre 1927, entrata in Comunità il 15 ottobre 1944, professa dal 15 ottobre 1947. Nella mia recente visita in Cile ho avuto la gioia di poterla incontrare e di poterci comunicare tante cose; soprattutto avevamo avuto la gioia di parlare insieme di tutto ciò che la vita e la nostra consacrazione ci avevano donato. Dio, il nostro grande ed insostituibile Re, ora l’ha introdotta nel Regno e io riesco solamente a dirle grazie per ogni suo gesto di fedeltà, per ogni attimo di bene vissuto con amore, per aver offerto in dono alla nostra Congregazione i suoi respiri, anche quando le erano diventati tanto faticosi. Le trombe dell’alleluja che hanno suonato pochi giorni fa per il papa Giovanni Paolo II, ora hanno suonato anche per lei e quel suono ha fatto sicuramente


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anche in questa preziosa missione le Consorelle hanno trovato in Madre Celestina il coraggio, la forza e la saggezza per procedere nell’opera con passi sicuri. Il suo Re e Signore la appagava e a Lui, che l’aspettava, ha preparato nell’ultimo tratto della sua vita “ceste di dolore” arricchite da grappoli d’amore.

Noi l’affidiamo al Signore del cielo e della terra con affetto grande e Lo imploriamo affinché, quanto lei ha abbondantemente seminato, germogli e cresca nella nostra Famiglia Religiosa che lei ha tanto amato e continuerà ad amare. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

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vibrare le consorelle che lassù, insieme con il nostro Beato Padre Fondatore, si saranno unite ad accoglierla con gratitudine per la sua vita totalmente offerta al Signore e con il desiderio di raccontarle le infinite gioie del Paradiso. L’obbedienza l’aveva chiamata in terra di missione nel lontano 1950 e quel suo “eccomi” l’aveva saputo prolungare con gioia e senza esitazione anche nel tempo della malattia vissuta nell’offerta, nell’abbandono, nella fede umile e vera. Con grande forza ha cercato di vivere i suoi giorni per il Signore e per la nostra Famiglia Religiosa pregando molto perché il nostro carisma diventasse linfa vitale di ogni Suora per la sua amata missione dell’America Latina. Nell’assumersi le responsabilità a lei affidate, è stata infatti Delegata dell’America Latina dal 1981 al 1997, ha cercato sempre di mettersi davanti a Dio in umiltà e allegrezza convinta che Lui lavora anche nella nostra piccola grande storia. Quando infatti doveva destinare le consorelle a nuove obbedienze si metteva davanti al quadro delle comunità, che lei chiamava il suo “secondo tabernacolo”, e procedeva invocando luce e sapienza dallo Spirito. Allo scadere poi del suo mandato di Delegata, destinata alla missione del Brasile in qualità di responsabile dell’opera di Ibiporà, è stata capace di incarnarsi in questa nuova realtà con lo stesso entusiasmo dei suoi primi anni trascorsi in Cile. E


Con l’affetto della memoria Sapeva parlare con il cuore…

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Di fronte alla morte c’ è soltanto il silenzio. In esso si racchiude, dolore, gratitudine, nostalgia , speranza, preghiera… Ma oggi, dopo alcuni giorni dalla morte di Madre Celestina, vogliamo balbettare qualche parola per ricordarla e parlare di lei. Chi di noi, Religiose di santa Marta, non ha conosciuto Madre Celestina? La sua vita fu una storia ancorata alla fede profonda, in una profonda fedeltà alla sua vocazione di Consacrata. Amò la Chiesa e amò la nostra Famiglia religiosa. Mai ebbe parole di biasimo o di mormorazione verso chiunque e tantomeno verso un Superiore. L’obbedienza, da chiunque venisse, fu sempre per lei la voce di Dio. Scriveva dietro una immagine ritrovata in un libro di meditazione: “Il SI deve essere libero e, una volta pronunciato, bisogna viverlo nella gioia che è segno della libertà dei figli di Dio”. E come non ricordare i quattro anni vissuti con lei, qui nella Comunità di Ibiporã? Amò questa sua Comunità cercando sempre con il suo esempio l’“unum necessarium” anche se non le sono mancate incomprensioni e sofferenze. Qui era “a Madre”, per tutti quelli che la conobbero e il suo agire era sinonimo di bontà, generosità, umiltà, capacità di ascolto. Seppe, nel silenzio d’una serenità straordinaria, portare la “grande

croce” della difficoltà di padroneggiare la lingua portoghese ma sapeva parlare con il cuore ed è per questo che molte persone (non solo quelle semplici ma anche professionisti e funzionari pubblici) si recavano da lei per un colloquio dove cercavano una risposta alle loro inquietudini e una parola di conforto ai loro problemi. Seduta pazientemente nel piccolo “economato”aspettava i genitori e nell’attesa le sue mani non stavano oziose: ora preparava un piccolo ricordo per l’incontro con i professori, ora invece per per le giornate di preghiera organizzate per gli alunni. In altri momenti sferruzzava per fare scarpette e sciarpe... L’ultimo suo lavoro, quadretti per fare delle coperte per i poveri, è rimasto inconcompiuto. Durante le ricreazioni la si poteva vedere in mezzo agli alunni sempre sorridente e attenta perchè nulla di male potesse loro succedere. Dove c’era un bisogno, un’ emergenza là era presente! A volte si lamentava per non poter dare di più, ma noi sappiamo che dette tutto per tutte con amore e anche quando gli anni cominciavano a pesarle continuò con lo stesso entusiasmo fino a quando le bastarono le forze. Quando una volta le fu chiesto perchè era venuta in Brasile dopo 47 anni passati in Cile, rispose che alla volontà di Dio mai si poteva dire di no. Ma tutte noi sapevamo che il Cile stava silenziosamente nel suo cuore e Dio premiò questa sua generosità. L’ultima volta che telefonicamente parlammo con lei, con voce

tremante ci ringraziò e senza esitare ci disse: “Grazie per avermi dato la possibilità di ritornare in Cile e qui essere curata”. La nostra Comunità piange per aver perduto una Madre, una consigliera, un’amica, ma la certezza che lei ora sta accanto a Dio ci conforta, ci anima, ci fa credere che l’avremo sempre vicina e che mai abbandonerà la nostra Famiglia religiosa e neppure questa Missione e questa Comunità che tanto in vita ha amato. Con profondo affetto e gratitudine Suor Francesca Meacci Ibiporà

Roma, 25 aprile 2005 Carissime, oggi, dalla Casa di Infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, ci ha lasciato per raggiungere la vita che non ha fine Suor ZELINDA STUCCHI nata a Villasanta (Milano) il 4 luglio 1925, entrata in Comunità il 29 luglio 1945, professa dal 6 gennaio 1948. Dopo essere stata impegnata inizialmente nell’educazione dei bambini presso le Scuole Materne di Chiavari, Fabbrica e di Caprona, si è occupata dell’andamento della casa nelle comunità di Brescia Casa lavoro, Querceto, Velletri, Reggio Calabria per rimanere poi dal


Roma, 11 maggio 2005 Carissime, questa notte, nella nostra casa d’infermeria di Querceto di Sesto Fiorentino, ci ha lasciato per salire al cielo 1969 a oggi nella Comunità di Querceto. La ricordiamo sempre preoccupata e attenta a intuire in quale modo poteva essere utile e forse necessaria la sua presenza; guidava la macchina e volentieri si prestava per portare le malate presso gli ambulatori per visite o cure o per accompagnare alla stazione le consorelle che transitavano da Querceto in visita alla Casa di infermeria. Anche negli ultimi anni infatti, mai si è tirata indietro per pensare a se stessa perché sempre ha nutrito di gesti concreti di bene le sue giornate e ha cercato così, da buona Suora di Santa Marta, di servire finché le sue forze le fossero bastate. Da tempo, tuttavia, la sua salute dava segni di cedimento finché il suo fisico non ha più reagito e dalle cure affettuose delle consorelle è passata, silenziosamente e con volto sereno, all’altra sponda dove l’attendeva lo Sposo celeste. Pensiamola nella pace del Signore dove vengono accolte dalle

Suor DARIA COSTAGLI nata a Lastra a Signa (Firenze) il 3 marzo 1927, entrata in Comunità l’11 novembre 1945, professa dal 4 ottobre 1948. La sua ultima invocazione è stata: “Signore, vieni a prendermi!” e si è spenta con questa supplica che era diventata quasi una preghiera ripetuta varie volte.

Il Signore l’aveva purificata e preparata all’incontro attraverso una lunga e dolorosa malattia che l’ha messa alla prova rendendola sofferente e ansiosa. Suor Daria lascia di sè il ricordo di una persona molto generosa: serviva con amore e disponibilità totale. Anche quando le forze non rispondevano più alle necessità del compito che aveva sempre svolto, il cercare di rendersi utile è stata la sua preoccupazione costante. Così, quando non ha più potuto curare i malati, per i quali è stata una delicatissima presenza soprattutto nella Clinica Sanatrix di Roma, si è dedicata generosamente ai bisogni della casa trascurando spesso anche la sua malattia. Lo sanno infatti le sue Consorelle delle Case di Vicchio, di Settignano e di Querceto. La carità con cui svolgeva l’umile lavoro delle sue mani, si nutriva di fede profonda e di una fedeltà totale all’Amore al quale aveva consacrato la sua vita, resa sempre più feconda con la prova e la sofferenza. Affidiamola al Signore che sicuramente premierà la sua vita generosa e ricca di bene e chiediamole che interceda per noi perché diveniamo capaci di spenderci servendo alacremente in qualsiasi posto e in qualsiasi ufficio, compreso quello del “tappa buchi”, come, negli ultimi anni, scherzosamente, la stessa Suor Daria definiva la sua attività. Aff.ma Madre ANTONIA DEI

47 Camminando con fede 1/2005

braccia misericordiose del Padre tutte le persone che hanno cercato di lavorare e di amare con cuore generoso e instancabile. Aff.ma Madre ANTONIA DEI


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2005 1 by Congregazione delle suore di Santa Marta - Issuu