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Trentino Industriale giugno-luglio 2026

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CHIAVE DI SVOLTA Le sfide della nuova generazione Competenza, visione, capacità di innovare: le imprese tra continuità e nuovi passi SPECIALE

Per il futuro dei territori e dell’Europa

ASSOCIAZIONE

Trasparenza salariale: obblighi e opportunità

EDUCATION

“Eureka! Funziona!” 2025-2026. Il backstage

GIUGNO LUGLIO 2026 ANNO 67 · N°03


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sommario

03

associazione

editoriale 7

Coraggiose prospettive di sviluppo

34

Green claims: obblighi e rischi per le imprese

37

PoC by Trentino: 20 idee per il futuro

38

Attrarre e trattenere talenti

39

Trasparenza salariale: obblighi e opportunità

41

Confindustria e Riva del Garda rilanciano il territorio

il punto 9

assoservizi

La radice del futuro 42

copertina

rubriche 10 Copertina 18 Speciale

10

Chiave di svolta: il cantiere dei Giovani

12

Il futuro delle imprese familiari

14

Essepi: evolversi significa cambiare

16

Illuminazione umano-centrica

education 45

speciale

42 Assoservizi

18

49

Per il futuro dei territori e dell’Europa

aziende

45 Education

“Eureka! Funziona!” 2025-2026. Il backstage

talenti

25 Aziende 34 Associazione

Retribuzioni: tre territori, una visione

Curiosità, sacrificio e ostinazione

internazionalizzazione 51

Catalogna: relazioni e prospettive di business

49 Talenti

25

Sicurezza, qualità e sostenibilità integrate

51 Internazionalizzazione

28

120 anni di iconica tradizione erboristica

30

Sessant’anni di pietra e valori

53

Nuova generazione d’impresa

32

Da startup a player mondiale

55

I volti del talento

53 Economia

economia


04 TRENTINO INDUSTRIALE Anno 67 | N. 03 Giugno - Luglio 2026

Direttrice Responsabile

Silvia Bruno

CHIAVE DI SVOLTA

Comitato di Redazione

Le sfide della nuova generazione Competenza, visione, capacità di innovare: le imprese tra continuità e nuovi passi SPECIALE

Per il futuro dei territori e dell’Europa

illustrazione ed elaborazione: GRAFFITI

Rocco Cristofolini Francesco Orefice Roberto Busato Alessandro Santini Nicolò Andreini Paolo Angheben Andrea Marsonet Eduard Martinelli Nicola Mascia Mario Pelanda Maria Cristina Poletto Luca Ribaga

ASSOCIAZIONE

Trasparenza salariale: obblighi e opportunità

EDUCATION

“Eureka! Funziona!” 2025-2026. Il backstage

Direzione, Redazione e Amministrazione

Palazzo Stella, Via Degasperi, 77 38123 Trento T 0461 360000 | F 0461 933551 Internet: www.trentinoindustriale.com e–mail: trentino.industriale@confindustria.tn.it Progetto grafico

GRAFFITI – It’s Communication Impaginazione e stampa

Litografica Editrice Saturnia Via Caneppele, 46 - Trento Stampata su carta Périgord dalla Cartiera del Garda, derivante da foreste gestite in maniera responsabile. Editore

Associazione degli Industriali della Provincia di Trento Pubblicità

Assoservizi Srl | Via Degasperi, 77 | Trento | T 0461 360000 Autorizzazione del Tribunale di Trento N. 71 del 10 febbraio 1990 Le tesi espresse nelle rubriche e negli articoli firmati impegnano soltanto l’autore e non rispecchiano quindi necessariamente le opinioni della rivista. Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana INFORMATIVA Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, si informano i destinatari del periodico che i dati dei medesimi sono conservati – con la garanzia di massima sicurezza – nell’archivio informatico del Titolare del trattamento: Associazione degli Industriali della Provincia di Trento via Degasperi 77 – 38100 TRENTO. Tali dati saranno utilizzati esclusivamente per l’invio del periodico e di eventuali allegati.Ai sensi dell’art. 7 del citato D.Lgs., i destinatari hanno diritto di conoscere, aggiornare, rettificare, cancellare i dati, nonché di esercitare tutti i restanti diritti ivi previsti mediante comunicazione scritta al Titolare del trattamento.

GIUGNO LUGLIO 2026 ANNO 67 · N°03

PUBBLICITÀ La pubblicità su Trentino Industriale significa: 6 mila copie ogni numero; invio a tutte le industrie aderenti a Confindustria Trento e ad un selezionato elenco di imprese artigiane, turistiche, commerciali e di servizi; invio ai professionisti trentini: ingegneri ed architetti, commercialisti e consulenti aziendali, notai ed avvocati, giornalisti...; invio a università, istituti di ricerca, scuole e centri di formazione professionale; articoli, servizi, firme autorevoli e interviste a personaggi di spicco; presentazione di aziende, loro attività e prodotti ad una vasta e competente platea di lettori; autorevolezza di una voce “targata” Confindustria.

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Assoservizi Srl T. 0461 360000 via Degasperi, 77 | Trento I prezzi indicati vanno maggiorati di IVA. L’editore si riserva di valutare di volta in volta la compatibilità con la rivista dei messaggi pubblicati proposti.

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• Quanto fumano i trentini? • Quanto alcol bevono? • Qual è la percentuale di persone con obesità e in sovrappeso in Trentino? • Quanta attività fisica facciamo? Quanta dovremmo farne? P E R L E R I S P O S T E A Q U E S T E E TA N T E A L T R E D O M A N D E , S C A N S I O N A I L Q R C O D E E V I S I TA I L S I T O P I R O L E .T N . I T


editoriale

07

Coraggiose prospettive di sviluppo Questo giornale va in stampa all’indomani della presentazione del piano “Trentino 2040”. Salutiamo con favore il varo di un progetto coraggioso, che traccia prospettive di sviluppo economico e industriale che tengono conto del contesto e delle priorità strategiche del nostro territorio. Il documento che ci è stato illustrato mette al centro le persone e le imprese del nostro Trentino: è ciò che andava fatto. Il manifatturiero sta attraversando una fase di forte complessità: contrazione dell’export, tensioni geopolitiche e l’impatto dei dazi penalizzano le imprese più internazionalizzate. Ma l’impresa rimane la principale forza motrice del nostro territorio e sostenerla - non mi stancherò mai di ripeterlo - significa sostenere decine di migliaia di lavoratori, le loro famiglie, il territorio sul quale il valore aggiunto prodotto diventa benessere. Per questo siamo felici di vedere accolte tante delle proposte che abbiamo contribuito a costruire in questi mesi di lavoro: strumenti rapidi, flessibili e soprattutto misurabili, pensati per tutelare la redditività e accompagnare le aziende nelle trasformazioni strutturali di medio-lungo periodo. La grande sfida senza tempo dei territori si gioca sull’attrattività dei talenti. Per portare qui le migliori competenze occorre agire sulle leve economiche, perché salari e produttività sono due facce della stessa medaglia, accelerare sulle risposte al tema casa e rafforzare le politiche di welfare. È fondamentale, inoltre, promuovere il Trentino all’esterno come territorio in cui costruire il futuro, creando un sistema integrato tra scuola, università e imprese per coltivare i giovani sul territorio. E farne un laboratorio di Autonomia responsabile, capace di essere modello virtuoso nella ricerca applicata e nella digitalizzazione, sull’energia e sulla sostenibilità, che interpreta le possibilità del credito come leva di sviluppo. Con una cabina di regia partecipata e un monitoraggio costante sui risultati degli investimenti, l’Autonomia trentina ha tutte le carte in regola per trasformare l’incertezza in sviluppo diffuso. Lorenzo Delladio Presidente di Confindustria Trento

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il punto

09

La radice del futuro Una chiave inglese che passa di mano, testimone di un’attività, di un patrimonio, di competenze che si tramandano: la copertina di questo Trentino Industriale valorizza uno tra i temi principali della delega affidata alla presidenza del Gruppo Giovani Imprenditori. Mi riferisco al passaggio generazionale, anche al centro delle prospettive di sviluppo del Piano Trentino 2040. In un tessuto produttivo come quello italiano, costituito in larga parte da imprese familiari, dire Giovani Imprenditori è spesso riferirsi alla straordinaria energia delle seconde, terze, quarte – a volte quinte - generazioni che ogni giorno entrano nelle nostre aziende familiari. Per Confindustria Trento e per il nostro Gruppo, la vera sfida strategica sta nel trasformare il passaggio generazionale in una transizione di valore: un cantiere aperto da affrontare non nella fase dell’urgenza, ma con visione, metodo e anticipo. In Italia, come confermano i dati dell’Osservatorio AUB e di Deloitte, le successioni aziendali stanno vivendo un’accelerazione senza precedenti e il 40% delle imprese familiari affronterà un cambio di leadership nei prossimi dieci anni. Non si tratta di un mero passaggio di proprietà, ma di un’opportunità strategica per ammodernare la governance, introdurre competenze manageriali e valorizzare il merito. Il lavoro svolto in questi mesi dimostra come la continuità aziendale sia un tema che intreccia aspetti tecnici, pianificazione patrimoniale e dimensione umana. Unire l’esperienza dei fondatori all’energia e alla visione delle nuove generazioni — attente all’intelligenza artificiale, alle nuove tecnologie e ai mercati esteri — è la chiave per mantenere competitive le nostre fabbriche. Ma la continuità è anche capacità di attrarre talenti. La sfida per il Trentino è duplice: affiancare le aziende di famiglia nel loro percorso di crescita e, al contempo, creare un ecosistema capace di far rientrare i giovani laureati con esperienze esterne per generare nuova imprenditorialità e innovazione diffusa. Garantire un supporto strutturato alle imprese in questo cammino è il nostro compito. Guardiamo al futuro con la certezza che proteggere il patrimonio di storie e competenze del nostro territorio significhi offrire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per guidare, con coraggio e responsabilità, l’industria di domani.

Roberto Busato Direttore Generale di Confindustria Trento

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10

copertina

copertina

Chiave di svolta: il cantiere dei Giovani Dalla continuità aziendale alla nuova impresa: traguardi e nuove sfide dei Giovani Imprenditori di Confindustria Trento nell’intervista al Presidente del Gruppo FRANCESCO OREFICE.

PRESIDENTE Orefice, il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Trento è da sempre un laboratorio di idee e visione. Su quali direttrici si sta concentrando la vostra azione? Inizierei col dire che tutto quello che facciamo ha l’obiettivo di creare valore per il territorio. Crediamo di potervi contribuire attraverso una solida visione strategica, un investimento continuo sulla formazione e le competenze, e la ricerca costante di coesione tra le persone. Nella prima fase di questa presidenza ci siamo concentrati con particolare forza su un tema decisivo per la sopravvivenza e lo sviluppo delle nostre aziende: la continuità e il passaggio generazionale. Attraverso il progetto “R-Evolution: radici del futuro imprenditoriale”, abbiamo voluto offrire agli imprenditori La transizione generazionale non è un fatto meramente privato o familiare, ma una responsabilità culturale e sociale.

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strumenti concreti per affrontare la transizione non come una criticità o un evento improvviso, ma come un’opportunità di rinnovamento strategico. Il progetto R-Evolution ha affrontato il tema del passaggio generazionale sotto molteplici aspetti. Qual è stato il percorso proposto alle imprese? Siamo partiti dalla consapevolezza che ogni impresa ha una storia, ma il suo vero banco di prova è la capacità di evolversi. Abbiamo così strutturato un percorso articolato in tre tappe complementari. La prima si è concentrata sugli aspetti tecnici, normativi e di governance familiare, approfondendo la pianificazione patrimoniale, la tutela della continuità e la


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managerializzazione delle strutture aziendali. La seconda fase ha fatto un salto di qualità sul piano umano, affrontando la dimensione emotiva del ricambio: le paure, le aspettative, le identità e i non detti che spesso condizionano il successo di una transizione. Infine, abbiamo portato la discussione a livello sistemico, illustrando come la sinergia tra l’esperienza dei fondatori e l’energia delle nuove generazioni sia la vera leva per l’innovazione.

Una sfida centrale riguarda la mobilità dei giovani laureati: dobbiamo creare le condizioni affinché l’esperienza maturata fuori dal Trentino possa rientrare e trasformarsi in nuova impresa.

Avete lavorato molto anche per connettere il Trentino al dibattito nazionale su questi temi. Esatto. Un momento cruciale è stata la tappa del roadshow nazionale “GenerAZIONI”, che abbiamo ospitato a Trento in collaborazione con l’Università. Portare al centro della discussione accademica e territoriale il tema della continuità d’impresa ha dimostrato che la transizione generazionale non è un fatto meramente privato o familiare, ma una responsabilità culturale e sociale. Il passaggio generazionale è un ponte che va costruito per tempo, quando non c’è urgenza. È una visione che trova riscontro anche nell’attenzione che le istituzioni provinciali stanno dedicando alle politiche industriali a sostegno delle transizioni.

Oltre alla formazione e alla consulenza, quanto conta la dimensione relazionale e la rete all’interno del Gruppo? Fare rete è fondamentale: non è una formula astratta, è un fatto di relazioni umane autentiche. Dalle giornate di teambuilding condivise con i colleghi del Gruppo Giovani ANCE fino ai momenti di condivisione chiamati “Cene con l’Imprenditore”, cerchiamo sempre di creare spazi informali di confronto, mentorship e dialogo intergenerazionale. Sono occasioni preziose per scambiarsi esperienze, fare squadra e rafforzare il senso di appartenenza al Movimento.

Dalla teoria siete passati all’azione con un’importante indagine sul campo e nuovi servizi per le aziende associate. Per guidare il cambiamento servono dati certi. Insieme a docenti ed esperti abbiamo promosso l’indagine “Dal fondatore alle nuove generazioni”, analizzando i modelli di governance e le criticità segnalate dalle aziende familiari del nostro territorio: ne parliamo nelle pagine successive. A partire da questi elementi l’Associazione ha attivato un servizio dedicato in partnership con MMA Studio. Offriamo alle imprese un supporto strutturato che copre gli aspetti economico-finanziari, organizzativi e legali, partendo da un’analisi iniziale gratuita per costruire progetti di transizione ritagliati su misura.

Guardando avanti, quali saranno le prossime sfide per il Gruppo Giovani Imprenditori? Continueremo ad organizzare visite aziendali e momenti di networking. E poi ci concentreremo con grande energia sulla seconda parte della mia delega, dedicata alla “nuova imprenditorialità”. Non parliamo soltanto di startup o digitalizzazione, ma della capacità dei giovani di interpretare il territorio e attrarre competenze. Una sfida centrale riguarda la mobilità dei giovani laureati: dobbiamo creare le condizioni affinché l’esperienza maturata fuori dal Trentino possa rientrare e trasformarsi in nuova impresa, innovazione e valore diffuso. Vogliamo che il nostro territorio sia una fucina di opportunità, capace di sostenere chi ha un’idea e vuole mettersi in gioco per costruire il futuro.

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Il futuro delle imprese familiari Una ricerca del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Trento e dell’Università di Trento rivela come la successione non venga più percepita come un passaggio da gestire, ma come una strategia da pianificare. di NICOLA MASCIA, Progetti Speciali, Confindustria Trento

LE imprese familiari rappresentano l’ossatura del sistema produttivo italiano: secondo l’Osservatorio AUB di AIDAF, UniCredit e Università Bocconi costituiscono circa i due terzi delle aziende con fatturato superiore ai 20 milioni di euro. Nei prossimi anni migliaia di queste realtà saranno chiamate ad affrontare il ricambio generazionale, una delle sfide più delicate per garantire continuità, competitività e capacità di crescita. Oggi, però, il passaggio generazionale non riguarda più soltanto il trasferimento della proprietà o della guida dell’impresa: coinvolge il modello di governance, l’organizzazione aziendale e la capacità di aprirsi a nuove competenze. È in questo contesto che si inserisce la ricerca promossa dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Trento insieme all’Università di Trento, realizzata su un campione di imprese rappresentative di oltre 3,5 miliardi di euro di fatturato e 15mila addetti. L’indagine restituisce un messaggio chiaro: nelle imprese familiari trentine è cresciuta la consapevolezza che il passaggio generazionale non sia un evento da affrontare all’ultimo momento, ma un percorso strategico. L’aspetto forse TRENTINOINDUSTRIALE.COM | GIU - LUG 2026

più interessante è proprio questo: successione, governance e apertura dell’impresa non vengono più percepite come temi distinti, ma come elementi di un’unica strategia per assicurare la continuità aziendale. Il profilo delle aziende partecipanti conferma il forte radicamento dell’imprenditoria familiare sul territorio. L’86% delle imprese è ancora controllato dal fondatore o dai suoi discendenti e l’età media supera i 55 anni, testimonianza di un patrimonio imprenditoriale costruito nel tempo e oggi chiamato a preparare il proprio futuro. Il primo dato che emerge è incoraggiante: il passaggio generazionale non è più un tabù. Il 99% degli imprenditori ritiene importante pianificarlo con anticipo e il 77% lo considera una delle principali sfide strategiche per il futuro dell’impresa. La pianificazione rappresenta però il prossimo passo da compiere. Oggi il 42% delle imprese dispone di un piano di successione, mentre un ulteriore 41% ha già avviato il confronto, pur senza averlo ancora tradotto in un percorso strutturato. Il quadro evidenzia quindi una diffusa consapevolezza dell’importanza del tema, accompagnata dalla necessità di consolidare gli strumenti con cui affrontarlo. La stessa dinamica emerge nella preparazione delle nuove generazioni. L’84% degli imprenditori ritiene che i ruoli debbano essere assegnati in base al merito e non ai legami familiari e l’82% considera indispensabili regole condivise per l’ingresso dei familiari in azienda e una formazione qualificata dei futuri leader. Principi ormai ampiamente condivisi che trovano però un’applicazione ancora parziale nella pratica: il 40% delle imprese richiede ai giovani un’esperienza lavorativa esterna prima dell’ingresso in azienda e poco più di una su quattro prevede un percorso formalizzato di approvazione. Più che una contraddizione, è il segnale di un cambiamento culturale già avviato, che può essere ulteriormente rafforzato attraverso strumenti e percorsi più strutturati di sviluppo manageriale. Anche sul fronte della governance emerge una direzione di marcia ben definita. Tre imprese su quattro dispongono già di un Consiglio di amministrazione e la grande maggioranza ri-


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conosce l’importanza di distinguere, pur mantenendole strettamente collegate, la governance familiare da quella aziendale. Cresce inoltre la consapevolezza del valore che amministratori e competenze esterne possono apportare alla crescita e alla professionalizzazione dell’impresa. Questa evoluzione culturale può ora tradursi in un utilizzo ancora più diffuso degli strumenti di governance: oggi il 42% delle imprese ha già inserito componenti esterni nel proprio Consiglio di amministrazione, segnale di un percorso di apertura destinato a rafforzarsi nei prossimi anni. La survey evidenzia infine un cambiamento culturale che sintetizza efficacemente l’evoluzione in corso. La continuità dell’impresa viene oggi considerata prioritaria rispetto alla sola conservazione dell’assetto proprietario: cresce l’apertura verso l’ingresso di soci non familiari

e quasi nove imprenditori su dieci non escludono una futura cessione dell’azienda qualora rappresenti la soluzione migliore per garantirne sviluppo e continuità. Un approccio pragmatico che mette al centro il futuro dell’impresa e la tutela del suo patrimonio di competenze, relazioni e valore economico. La fotografia che emerge dalla ricerca è quindi quella di imprese familiari che stanno evolvendo. Il passaggio generazionale non è più soltanto una successione tra generazioni, ma un progetto di continuità aziendale che intreccia governance, managerializzazione, apertura alle competenze e capacità di innovare. La sfida, oggi, non è tanto individuare la direzione da seguire, quanto accompagnare le imprese nel trasformare questa consapevolezza in strumenti concreti.

Quanto è rilevante la sfida del passaggio generazionale?

Qual è lo stato attuale della gestione del passaggio generazionale nella sua impresa?

1%

17%

22%

42%

77%

41%

Molto

Abbiamo un piano

Abbastanza

Ne stiamo parlando

Poco

Nessuna riflessione

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Essepi: evolversi significa cambiare Da realtà artigiana ad azienda industriale. L’impresa di Cavedine è oggi tra i più importanti player del settore, grazie al sapere artigiano, alla capacità di innovazione e al forte legame con il territorio. di ALESSANDRO DE BERTOLINI

NATA nel 1978 come piccola falegnameria artigiana, oggi è una realtà manifatturiera con 70 dipendenti, che affianca alla produzione di serramenti una business unit dedicata ai pannelli strutturali CLT/Xlam, autentico concentrato di made in Italy tra legno, tecnologia e visione. Questo il percorso di Essepi Srl, storica azienda della famiglia Pedrotti, cresciuta a Cavedine in Valle dei Laghi attorno alla figu-

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ra del fondatore Silvio Pedrotti. Da piccola bottega artigiana a realtà industriale, l’impresa si è sviluppata gradatamente affermandosi tra i più importanti player nazionali dell’edilizia in legno, senza perdere la propria identità e il forte radicamento sul territorio. Assieme al padre, la figlia Jlenia è presente nel board della società con il ruolo di operations manager. Ingegnere civile con una specializzazione all’estero, Jlenia è rientrata in azienda dopo un’esperienza di lavoro nel Regno Unito, portando competenze tecniche e una visione internazionale. Nelle sue funzioni, affianca Marco Pompili, general manager di Essepi Srl. “Il nostro percorso è stato graduale”, spiega Jlenia Pedrotti. Una storia di famiglia che affonda le radici nel Trentino degli anni ’70. “Quando papà fondò l’azienda – prosegue – l’attività si concentrava sulla produzione artigianale di arredi, mobili, finestre, porte in legno, scale e altre lavorazioni su misura. Con il tempo la specializzazione prese il sopravvento, orientando la produzione verso il settore dei serramenti in legno. Così, nel 1988, dopo l’acquisto dei terreni dove ancora oggi operiamo, fu costruito lo stabilimento per la produzione di finestre a struttura lignea, un prodotto che si affermò subito sul mercato nazionale per caratteristiche, peculiarità e design. Poi, nei primi anni Duemila la nostra offerta si ampliò con l’introduzione dei serramenti legno-alluminio, anticipando un’evoluzione del mercato orientata a prodotti sempre più performanti. Successivamente, dal 2009, maturò in azienda la riflessione strategica destinata a cambiare il profilo della nostra impresa: raddoppiare la capacità produttiva entrando in un nuovo segmento di mercato. Nasce così nel 2012 lo stabilimento dedicato alla produzione di pannelli CLT/Xlam”. Con l’apertura della nuova linea di prodotti, Essepi Srl diventa punto di riferimento nazionale per la progettazione e fornitura di strutture in legno per l’edilizia sostenibile. Proprio questa doppia anima – da un lato i serramenti, dall’altro i pannelli CLT/Xlam – rappresenta l’identità di Essepi Srl e uno dei suoi principali elementi distintivi. “Le due divisioni – spiega Jlenia – operano in modo indipendente, ma convivono


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sotto lo stesso tetto, condividendo competenze e visione imprenditoriale. In alcuni progetti, inoltre, le due filiere dialogano direttamente, con l’integrazione dei serramenti all’interno delle strutture CLT/Xlam, offrendo al cliente un prodotto sempre più completo e totalmente personalizzato”. Nella produzione, Essepi svolge in casa gran parte delle lavorazioni, sia per la parte serramenti, compresi gli aspetti legati ai profili in alluminio e alle verniciature, sia per la parte CLT/ Xlam, trasformando integralmente la materia prima fino al prodotto finito. Per i serramenti, l’azienda acquista il legname da Germania, Repubblica Ceca e da altri Paesi dell’Arco alpino. Per CLT/Xlam, la materia prima proviene per l’80% dall’Austria e per il 20% dal Trentino. Nei mercati di riferimento le due unità produttive si differenziano leggermente. I serramenti mantengono una forte vocazione territoriale: la posa diretta interessa soprattutto il Trentino e le aree limitrofe, pur non mancando forniture per grandi cantieri in altre aree italiane e la distribuzione attraverso la rete di venditori in varie regioni di centro e nord Italia. L’Xlam, invece, ha una dimensione decisamente più internazionale. Qui, Essepi è oggi tra i principali produttori in Italia e serve cantieri in tutte le regioni, con una presenza consolidata anche all’estero, soprattutto in Svizzera e in Spagna. Accanto allo sviluppo industriale, Pedrotti continua a considerare il territorio parte integrante della propria identità. Una scelta che oggi assume un valore culturale, oltre che economico. “Produrre in Italia – spiega Jlenia – è sempre più complesso e spesso non conviene, ma rappresenta per noi una scelta precisa e determinata. L’obiettivo non è soltanto realizzare prodotti di qualità, ma contribuire alla vitalità della nostra valle, creando occupazione stabile e mantenendo competenze manifatturiere in un’area montana”. Ogni giorno lavorano nello stabilimento circa settanta persone, molte provenienti dalla valle e molte altre da diverse zone del Trentino. Un radicamento che la famiglia Pedrotti consi-

dera patrimonio da preservare, nella convinzione che le valli debbano continuare a essere luoghi di lavoro e di impresa, non semplici territori residenziali. “Anche i progetti futuri – conclude Jlenia – seguono questa filosofia. Se prenderà forma l’idea di realizzare uno showroom aziendale, al quale stiamo pensando, questo sorgerà nello stesso luogo in cui tutto è iniziato: a Cavedine. Confermando un legame con il territorio che, dopo quasi cinquant’anni di attività, continua a rappresentare uno dei principali fattori identitari della nostra impresa”.

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Illuminazione umano-centrica B2 Labtech, grazie ad algoritmi proprietari, sviluppa soluzioni di illuminazione adattiva e circadiana. Tra le applicazioni più significative quella presso il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Belluno.

NATA da un’intuizione maturata in Danimarca e cresciuta all’interno dell’ecosistema dell’innovazione trentino, la startup B2 Labtech sviluppa soluzioni di illuminazione adattiva e circadiana che regolano automaticamente intensità e spettro della luce in funzione dei ritmi biologici umani. “Così – spiega Luca Benedetti – trasformiamo la luce in uno strumento di benessere, qualità dell’esperienza indoor e sostenibilità”. Giovanissima, come i suoi fondatori, la società nasce a Rovereto nel 2022 da un’idea di Luca Benedetti e Francesco Brocca.

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Dopo la laurea a Trento, Benedetti si specializza in Danimarca, dove getta le basi per sviluppare la sua idea. In Danimarca conosce il suo socio ed è qui che familiarizza con le nuove tecnologie dell’illuminazione circadiana: sistemi di illuminazione umano-centrici – Human Centric Lighting – progettati per adattare la luce ai bisogni biologici, psicologici e comportamentali delle persone. Ancora poco conosciuto in Italia, questo settore industriale sta attirando crescente attenzione a livello internazionale. Trainato dai Paesi scandinavi, il mercato globale dell’illuminazione umano-centrica vale 4 miliardi di euro, destinati a raddoppiare nei prossimi cinque anni. Dopo l’esperienza danese, Benedetti rientra in Italia, lavora a Milano per alcune multinazionali e quando torna in Trentino decide di dare vita alla sua impresa. Un passaggio fondamentale nel percorso di crescita arriva grazie a Trentino Sviluppo. La startup B2 Labtech partecipa al programma Trentino Startup Valley e si aggiudica il primo premio, ottenendo un sostegno che permette di investire in ricerca e sviluppo e di consolidare la presenza sul territorio. «Eravamo già costituiti come società, ma quel percorso ci ha aperto molte porte, consentendoci di accelerare lo sviluppo della nostra tecnologia». La crescita dell’azienda viene inoltre sostenuta da Fondazione Valorizzazione Ricerca Trentina e dall’ingresso nel capitale di Spreentech Ventures Srl, un acceleratore green di startup sviluppato in Trentino grazie a un progetto del Polo Edilizia 4.0, l’Associazione trentina che rappresenta il centro di innovazione e sviluppo del settore edile. Nel punto di partenza, il business di B2 Labtech era chiaro. “La luce – spiega Benedetti – non è solo qualcosa che ‘vediamo’ ma è anche qualcosa che ‘sentiamo’ e che influenza decisamente il nostro benessere, l’umore, la capacità di attenzione e le performance. Secondo diverse ricerche sul benessere negli ambienti di lavoro, una quota significativa di lavoratori opera in spazi caratterizzati da condizioni di illuminazione non ottimali, mentre gran parte degli edifici esistenti non è progettata per garantire un adeguato supporto ai ritmi biologici delle persone. Da qui nasce la nostra missione: sviluppare sistemi


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di illuminazione umano-centrica, o circadiana, capaci di adattarsi automaticamente alle esigenze fisiologiche dell’essere umano. La nostra tecnologia interviene su due parametri fondamentali della luce: lo spettro, cioè la distribuzione delle sue componenti cromatiche, e l’intensità luminosa. Entrambi vengono regolati automaticamente attraverso una piattaforma proprietaria”. Il cuore tecnologico dell’azienda è rappresentato dalla centralina elettronica IoT e dal software di controllo sviluppato internamente. Pur fornendo anche i corpi illuminanti, il valore aggiunto risiede nella capacità di governare il comportamento della luce attraverso algoritmi proprietari. L’azienda segue l’intera filiera, dalla progettazione alla realizzazione degli impianti. L’obiettivo è superare il concetto tradizionale di illuminazione statica ON/OFF, per arrivare a un sistema che si adatta in modo automatico e dinamico ai parametri che favoriscono il benessere della persona. Alla base del progetto c’è una logica opposta a quella tradizionale: non si parte dalla lampada, ma dall’essere umano. La luce viene progettata in funzione del momento della giornata, delle caratteristiche dell’ambiente e delle attività da svolgere. Questo approccio si basa su evidenze scientifiche relative ai ritmi circadiani. Sul punto, B2 Labtech ha condotto uno studio su un campione di 80 collaboratori di Trentino Sviluppo, sottoposti a test cognitivi e di performance in ambienti con differenti condizioni di illuminazione. L’obiettivo era misurare in modo scientifico gli effetti della luce sulle capacità cognitive e sul benessere percepito. I primi risultati hanno confermato il potenziale dell’approccio, mostrando effetti positivi sul benessere percepito e sulle performance cognitive. La sfida principale resta ora quella di conquistare quote di mercato in un settore che deve ancora consolidarsi. In Italia l’illuminazione umano-centrica è un concetto relativamente nuovo. Spesso il tema viene ancora associato semplicemente alla capacità di vedere bene. Ma il punto non è solo vedere: è capire come la luce influenza il nostro benessere e il modo in cui ci sen-

tiamo, lavoriamo e viviamo gli spazi. “I segnali sono incoraggianti”, spiega Benedetti. “L’attenzione delle imprese verso il welfare aziendale e la qualità degli ambienti di lavoro è in costante crescita, soprattutto nei grandi gruppi. E il mercato globale dell’illuminazione umano-centrica mostra prospettive di forte espansione”. A quattro anni dalla fondazione, oggi B2 Labtech guarda all’estero dopo aver consolidato ricerca, installazioni e primi investitori, sviluppando collaborazioni importanti con il mondo universitario. L’azienda lavora con il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento e ha avviato una nuova collaborazione con il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Nagasaki, tra i centri più avanzati nello studio dei ritmi circadiani. Il team di Benedetti conta cinque collaboratori a tempo pieno, età media 27 anni circa. “Ci concentriamo su tre macroaree: uffici e ambienti di lavoro, strutture ospedaliere e settore wellness. Tra le applicazioni più significative avviate finora c’è l’installazione della tecnologia nel reparto di Pediatria dell’Ospedale di Belluno, un contesto delicato in cui la qualità della luce può incidere sul benessere del personale sanitario e sull’esperienza di bambini e famiglie. Le maggiori soddisfazioni, fin qui, arrivano proprio dai contesti ospedalieri, per noi un settore in forte crescita”. Ma la visione resta una sola: trasformare la luce da elemento tecnico invisibile a strumento attivo per rendere gli spazi indoor più umani, intelligenti e sostenibili. (adb)

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Per il futuro dei territori e dell’Europa Investire nelle infrastrutture significa investire in sviluppo, competitività e benessere duraturo per il territorio. Il messaggio del Convegno di Confindustria Trentino - Alto Adige.

UNA rete di infrastrutture efficiente è un elemento decisivo per garantire sviluppo economico e benessere: serve quindi interconnettere meglio quelle esistenti, utilizzandole al massimo della loro capacità, progettandone di nuove al fine di realizzare un sistema moderno per la mobilità che possa contare su strada, ferrovia e intermodalità. Per questo occorrono soluzioni europee condivise, non divieti unilaterali. Tra le richieste delle imprese: la realizzazione del BBT e delle relative tratte di accesso per ampliare la capacità su ferro-

via, investimenti per rendere l’autostrada ancor più moderna, l’eliminazione dei divieti di transito notturno in Tirolo e la realizzazione di nuove infrastrutture di collegamento per facilitare gli spostamenti di merci e persone e decongestionare così quelle esistenti. È questo il messaggio emerso dal convegno sul tema “Infrastrutture a sostegno dei territori. Le vie dello sviluppo a nord e a sud del Brennero” organizzato da Confindustria Regionale Trentino-Alto Adige che si è svolto all’Itas Forum di Trento e che è stato aperto dal videomessaggio del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro per le infrastrutture e i trasporti Matteo Salvini. Il Ministro ha fatto il punto della situazione sugli investimenti infrastrutturali in corso nelle province di Trento e di Bolzano, con particolare riguardo per A22, la circonvallazione di Trento e il collegamento del Brennero. Di seguito i saluti istituzionali e i panel “Infrastrutture e innovazione a sostegno dei territori” e “La politica e l’industria in dialogo su infrastrutture e sviluppo”.

Lorenzo Delladio Presidente di Confindustria Trento “Quando si parla di trasporti e infrastrutture si pensa ai camion e alle aziende di autotrasporto, ma in realtà si parla di industria, di Made in Italy. Tutto il manifatturiero nazionale viaggia su strada, rotaia, cielo o mare. Pertanto, la rete infrastrutturale e l’organizzazione dei trasporti impattano direttamente sulla competitività delle imprese. Con questo evento abbiamo voluto richiamare l’attenzione sull’importanza di questi temi e sulla centralità di opere come il tunnel del Brennero e il quadruplicamento della ferrovia, dell’autostrada del Brennero e della rete di interporti e aeroporti del nord Italia che dovranno essere sempre più connessi per garantire la massima efficienza ai trasporti di persone e merci.”

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Alexander Rieper Presidente di Confindustria Alto Adige “Il corridoio del Brennero non appartiene a un singolo territorio: è un’infrastruttura europea che impatta dal Veneto alla Baviera, è la spina dorsale economica e sociale dell’Europa. Le soluzioni devono essere condivise, perché il tema riguarda tutti: trasporto merci e passeggeri, Tir e automobili. Il Tunnel di Base del Brennero in questo contesto è un’opera strategica, ma serve anche investire lungo l’autostrada esistente. I passi avanti fatti sul fronte delle emissioni dei veicoli dimostrano che le soluzioni ci sono. Ora dobbiamo trasformare il progresso tecnologico in progresso organizzativo e politico”.

Leopoldo Destro Vice Presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del Turismo “Il Brennero è l’asse portante del Corridoio ScandinavoMediterraneo e un’infrastruttura europea strategica per l’economia. Ogni anno attraverso i valichi alpini italiani transitano quasi 180 milioni di tonnellate di merci. L’efficienza delle infrastrutture transalpine è un fattore di politica industriale, ma oggi rappresenta un collo di bottiglia per la competitività italiana ed europea. Finora i valichi alpini sono stati gestiti con logiche nazionali e questo è il problema strutturale. Assicurare collegamenti efficienti e affidabili significa ridurre costi e incertezze per le imprese, accrescerne la capacità di competere, sostenere la crescita del sistema produttivo europeo e rafforzare il mercato unico Ue”.

Maurizio Fugatti Presidente della Provincia autonoma di Trento “La mobilità è decisiva per lo sviluppo dei territori alpini e per la connessione nord-sud dell’Europa. Il corridoio del Brennero rappresenta un’arteria vitale. Per questo sono strategici gli investimenti in sostenibilità, innovazione e sicurezza sull’A22 e nel trasferimento delle merci dalla gomma alla rotaia, grazie al tunnel di base e alle tratte di accesso. Fondamentali anche i nuovi collegamenti, come la Valdastico, per sostenere economia e territorio”.

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Daniel Alfreider Vicepresidente Provincia autonoma di Bolzano

Alberto Baban Presidente di Fondazione Nord Est

Thomas Baumgartner Past President ANITA con delega al Brennero

“Per la Provincia autonoma di Bolzano, disporre di infrastrutture moderne, performanti e sicure rappresenta una priorità assoluta. È proprio per questo che investiamo con determinazione nella realizzazione del Tunnel di Base del Brennero, un’opera destinata a segnare un autentico cambio di paradigma nel trasporto di passeggeri e merci. Allo stesso tempo, la mobilità su strada continuerà a svolgere un ruolo imprescindibile: per questo dobbiamo accelerare con decisione sulla decarbonizzazione e sulla digitalizzazione del traffico stradale”.

“Il Brennero non va più letto solo come un collo di bottiglia logistico da superare, ma come una frontiera infrastrutturale da riprogettare. Nel Novecento collegava fabbriche e mercati. Oggi deve collegare fabbriche, reti elettriche, idrogeno, dati e sicurezza energetica. La vera sfida è passare da una logica di attraversamento nazionale a una logica di piattaforma europea: il Brennero come infrastruttura condivisa tra Italia, Austria e Germania, al servizio di merci, energia, industria e decarbonizzazione. È qui che la cooperazione tra Stati diventa politica industriale europea”.

“L’asse del Brennero rappresenta il corridoio principale per il traffico import-export. Anche l’economia del Trentino Alto-Adige dipende fortemente dalle esportazioni continentali in continua crescita. Le produzioni regionali alimentari hanno i loro mercati naturali oltralpe e non troverebbero sufficienti sbocchi locali o nazionali. Le reti, ferroviaria e autostradale, attraverso il Brennero sono cruciali per la sopravvivenza e prosperità del sistema economico regionale. Le limitazioni imposte unilateralmente dal Tirolo ed in contrasto con le regole comunitarie sono un danno economico enorme per l’Italia e ancora di più per il Trentino Alto-Adige. La politica nazionale e regionale ha il compito di garantire la crescita del nostro sistema economico anche in futuro, adeguando la capacità delle infrastrutture alle esigenze di traffico, rendendole efficienti e utilizzabili”.

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Raffaele Boscaini Presidente Confindustria Veneto

Diego Cattoni Amministratore delegato Autostrada del Brennero Spa

“Serve investire su tre fronti decisivi per lo sviluppo. Il primo: una migliore gestione delle relazioni tra Paesi confinanti per trovare una soluzione condivisa relativa al passaggio di mezzi pesanti che concili competitività e sostenibilità del traffico. Il secondo: uno sviluppo reale dell’intermodalità. Il terzo riguarda due infrastrutture prioritarie per le imprese dei nostri territori: il completamento della Valdastico Nord, per la quale registro una domanda crescente dei territori interessati e auspico si riesca a recuperare il tempo fin qui perso nella scelta dell’una o dell’altra opzione per lo sbocco su Trento, e la realizzazione della galleria di base del Brennero”.

“Capita che tendiamo a dimenticarci del valore delle cose cui siamo ormai abituati, ma proprio per questo occorre ricordare che la A22 non è piovuta dal cielo e che, senza l’autostrada del Brennero, l’attuale livello di sviluppo del Trentino Alto Adige sarebbe impensabile”.

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Umberto Lebruto Amministratore di parte italiana Galleria di Base del Brennero BBT SE “La gestione della mobilità passeggeri e del traffico merci lungo l’asse del Brennero rappresenta oggi una delle principali sfide per l’efficienza e la sostenibilità dei collegamenti europei. In questo contesto, la Galleria di Base del Brennero costituisce un’infrastruttura strategica per favorire il trasferimento del traffico dalla strada alla ferrovia, rafforzare la resilienza dei flussi di trasporto e garantire la continuità di uno dei più importanti corridoi transfrontalieri d’Europa. L’attivazione del BBT garantirà anche un miglioramento del benessere economico, sociale ed ambientale in tutte le comunità attraversate”.


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Bertram Brossardt Direttore generale dell’Associazione dell’economia bavarese vbw

Matthias Danzl Delegato ai trasporti dell’Associazione Industriali del Tirolo (IV Tirol)

“Solo il Tunnel di base del Brennero, insieme alle tratte di accesso, porterà un reale alleggerimento del traffico. Finché questo progetto non sarà realizzato, dovremo sfruttare al meglio le capacità esistenti su strada e su ferrovia. Ciò significa, tra l’altro: eliminare le restrizioni al traffico, creare una piattaforma transnazionale per il coordinamento di tutti i lavori di costruzione e sviluppare strumenti di simulazione efficaci per il traffico transfrontaliero”.

“La galleria di base del Brennero rappresenta una grande opportunità per trasferire in misura maggiore il trasporto merci che attraversa le Alpi sulla rotaia. Affinché ciò si traduca in un effettivo alleggerimento del traffico, è necessario che le tratte di accesso, gli interporti e regole coordinate a livello europeo siano pronti in tempo. Solo se il trasferimento sulla rotaia si rivelerà economicamente sostenibile anche nella fase operativa potrà produrre effetti tangibili”.

Elisa De Berti Consigliere della Regione Veneto con delega alle Infrastrutture e all’Attuazione del programma “Il completamento del Corridoio del Brennero, il potenziamento e la messa in sicurezza dei collegamenti tra Veneto e Trentino, insieme alla riqualificazione delle principali direttrici, rappresentano interventi prioritari per sostenere la competitività del sistema produttivo e migliorare l’accessibilità dei territori. In questo senso, Brennero, Valdastico e Valsugana sono tasselli di una rete infrastrutturale che deve diventare sempre più sicura, integrata ed efficiente, capace di garantire maggiore competitività, fluidità dei traffici e migliore accessibilità ai territori per cittadini e imprese”.

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Sabrina De Filippis di FS Logistix incontra le aziende del trasporto del Trentino-Alto Adige

Mattia Gottardi Assessore ai trasporti della Provincia autonoma di Trento “Politica e industria devono dialogare e lavorare insieme per rafforzare gli investimenti sulla mobilità, che rappresentano un volano fondamentale per la crescita economica. I territori a nord e a sud del Brennero devono fare sempre più rete, condividendo una visione comune orientata allo sviluppo, all’innovazione e alla coesione europea, valorizzando le opportunità offerte dai grandi corridoi di collegamento e dalle nuove sfide della transizione”.

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Le opportunità offerte dal trasporto ferroviario e dall’intermodalità sono state al centro della riunione congiunta della Sezione Trasporti e Logistica di Confindustria Trento e dell’omologa Sezione di Confindustria Alto Adige, promossa dai rispettivi Presidenti, Stefano Pedot e Robert Hopfinger, per favorire il confronto sulle prospettive del settore. Ospite dell’incontro Sabrina De Filippis, Amministratrice Delegata di FS Logistix, che ha illustrato la strategia del Gruppo per sviluppare una logistica end-to-end sempre più efficiente, integrata e sostenibile. Dal confronto è emerso come ferrovia e autotrasporto siano modalità complementari: l’intermodalità rappresenta una leva strategica per rendere più ambientalmente sostenibile il trasporto di merci a lunga percorrenza, ottimizzare i flussi logistici e valorizzare il ruolo del corridoio del Brennero, infrastruttura chiave per i collegamenti europei, oggi spesso penalizzata dalle limitazioni al traffico su gomma. L’incontro è stato anche l’occasione per una visita all’Areale ferroviario di Bolzano di RFI.


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Sicurezza, qualità e sostenibilità integrate QSA Srl Engineering Consulting Training Società Benefit affianca le imprese nella gestione di salute, sicurezza, ambiente e qualità con competenza, visione e radicamento territoriale.

DAL 1998 QSA affianca le imprese negli ambiti della salute e sicurezza sul lavoro, dell’ambiente, della qualità e della sostenibilità, con un approccio che unisce competenza tecnica, aggiornamento normativo e attenzione concreta alle persone. Nata come studio professionale e poi sviluppatasi come azienda, QSA è cresciuta fino a diventare una realtà strutturata e riconosciuta, mantenendo sempre saldo il legame con il territorio in cui è nata. Oggi la società è composta da circa 30 collaboratori dipendenti, con sedi a Ziano di Fiemme (dove ha avuto origine il suo percorso), a Trento e a Bolzano. Una crescita costruita nel tempo, fondata su professionalità diverse e complementari, capaci di lavorare in modo integrato per rispondere alle esigenze reali delle imprese. Nel corso di oltre venticinque anni di attività, QSA ha costruito una propria identità chiara: essere non solo un consulente tecnico, ma un partner affidabile in grado di accompagnare le organizzazioni in percorsi complessi, dall’adempimento normativo alla crescita culturale e organizzativa. Per QSA la sicurezza non è soltanto un obbligo da presidiare, così come la soste-

nibilità non è una semplice risposta alle richieste del mercato. Sono, al contrario, dimensioni strategiche dell’impresa, leve fondamentali per costruire ambienti di lavoro più sicuri, organizzazioni più solide e modelli di sviluppo più evoluti. Lavorare ogni giorno accanto alle aziende significa confrontarsi con settori, bisogni e contesti diversi, ma anche riconoscere una sfida comune: affrontare la complessità senza perdere di vista le persone. È in questo equilibrio tra rigore tecnico, capacità di ascolto e attenzione alle specificità di ogni organizzazione che si definisce il metodo di lavoro di QSA. Ogni anno la società affianca oltre 500 aziende, un dato che testimonia non solo l’ampiezza dell’attività svolta, ma anche il rapporto di fiducia costruito con il tessuto imprenditoriale. Uno degli elementi che più caratterizzano QSA è la forte integrazione tra consulenza e formazione. La convinzione è che la vera efficacia nasca quando la competenza tecnica si accompagna alla capacità di coinvolgere, spiegare e trasferire consapevolezza. Per questo la formazione non è considerata un’attività accessoria, ma uno strumento concreto di cambiamento: significa aiutare le persone a comprendere il senso delle regole, a riconoscere i rischi, a sviluppare responsabilità

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e partecipazione. In altre parole, significa trasformare obblighi formali in cultura condivisa. Nel tempo QSA ha seguito progetti significativi, consolidando un metodo basato sulla qualità del servizio, sulla presenza costante e sull’ascolto. Tra le esperienze più rappresentative si può ricordare l’attività di consulenza svolta nell’ambito dei lavori di realizzazione del quartiere Le Albere di Trento. In questo contesto QSA ha operato nella gestione della sicurezza e degli aspetti ambientali di cantiere, contribuendo a un progetto di grande rilievo per il territorio. Di particolare importanza è anche il coinvolgimento nelle attività connesse alle Olimpiadi e Paralimpiadi per i siti di Bormio e della Val di Fiemme. Si tratta di un’esperienza complessa e altamente qualificante, che ha visto QSA impegnata in molteplici ambiti con un team di 30 tecnici: dalla sicurezza degli eventi di pubblico spettacolo, con la delega della Fondazione Milano Cortina 2026 nella richiesta e gestione della licenza di agibilità dei siti di gara, alla sicurezza e gestione dei cantieri relativi alla realizzazione delle strutture e impianti presso i siti olimpici e paralimpici con l’incarico di project manager, coordinamento della sicurezza in fase esecutiva, direzione lavori, collaudo strutturale e impiantistico, dal coordinamento delle emergenze presso i villaggi e i siti di gara. Un insieme di attività che conferma la capacità della società di operare anche in contesti di elevata complessità organizzativa, istituzionale e tecnica. Accanto ai progetti più rilevanti, resta centrale il lavoro quotidiano svolto a fianco delle impre-

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se: un’attività meno visibile, ma essenziale, che consiste nel supportare le organizzazioni nella gestione dei rischi, nel miglioramento dei processi, nella diffusione di una cultura della prevenzione e nella costruzione di modelli di sviluppo più responsabili e sostenibili. Guardare al futuro, per QSA, significa continuare a investire in innovazione, competenze e capacità di leggere il cambiamento. Le trasformazioni normative, la crescente attenzione ai temi ESG, la centralità del benessere organizzativo e la necessità di affrontare rischi emergenti richiedono oggi approcci nuovi, visione strategica e strumenti sempre più evoluti. In questo scenario, l’obiettivo della società è rafforzare ulteriormente la propria presenza sul territorio, sviluppare nuovi servizi, potenziare la formazione e ampliare i progetti legati alla sostenibilità e all’innovazione; per questo motivo QSA ha lavorato in questi ultimi anni per aggiungere ai propri sistemi di gestione certificati secondo gli standard ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001, il sistema di gestione per la parità di genere certificato secondo lo standard UNI PdR 125:2022, il MOG231, il rating ECOVADIS e la certificazione Bcorp. QSA intende continuare a crescere mantenendo saldo ciò che ne definisce l’identità: essere una realtà competente ma accessibile, strutturata ma vicina, tecnica ma profondamente umana. L’ambizione è quella di consolidare il proprio ruolo come interlocutore di fiducia per le aziende, contribuendo a diffondere una cultura del lavoro sicuro, sostenibile e responsabile, senza perdere il senso di appartenenza che ha sempre contraddistinto il percorso della società. QSA non è soltanto il nome di un’azienda. È un progetto condiviso, costruito nel tempo da persone che credono nel valore del proprio lavoro e nella responsabilità di metterlo al servizio delle imprese e della comunità. È da questa visione che nasce l’impegno quotidiano della società: accompagnare le organizzazioni verso modelli di lavoro più sicuri, consapevoli e sostenibili, continuando a costruire il futuro con competenza, passione e responsabilità. (adb)


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120 anni di iconica tradizione erboristica Nata nel 1906, Antica Erboristeria Dott. Cappelletti, è oggi un marchio conosciuto anche all’estero. Amari, liquori e aperitivi “portano nel mondo i sapori delle nostre montagne”.

LA storia di una famiglia, di un’impresa e del territorio che l’ha vista nascere e crescere. Quella dell’Antica Erboristeria Dott. Cappelletti è una storia di saperi tramandati, ma anche di ricerca e innovazione. 120 di esperienza nella lavorazione delle piante officinali che hanno trasformato quella che era un’attività locale in un marchio conosciuto a livello internazionale. Un traguardo importante celebrato presso la sede di Aldeno con una visita guidata alla cantina seguita dagli interventi istituzionali. “Antica Erboristeria Dott. Cappelletti – ha sottolineato Elio Pisoni, presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Trento – a partire dal 1906, ha saputo portare il Trentino nel mondo, restando però fedele alla materia prima e alla tradizione locale. La famiglia Cappelletti è sempre stata molto attiva in Confindustria Trento. In particolare, Gianpaolo, nei diversi incarichi che ha ricoperto, e Maddalena, nel suo attuale e apprezzatissimo ruolo di presidente della Sezione Alimentazione, hanno fornito un importante contributo alla crescita della nostra Associazione”. A seguire, Maddalena e Luigi Cappelletti hanno ripercorso le TRENTINOINDUSTRIALE.COM | GIU - LUG 2026

principali tappe della storia dell’impresa. “Cercare di tracciare la storia di questo lungo periodo – ha spiegato Maddalena – è ripensare anche alla storia del territorio trentino, del suo evolversi attraverso la costruzione di un patrimonio culturale e umano che passa attraverso quattro generazioni: Giuseppe, Ferrante e Gianpaolo Cappelletti che l’hanno fondata e fatta crescere nel tempo, fino a noi due fratelli, che oggi la portiamo avanti. Siamo orgogliosi di contribuire a fare crescere un’attività che mantiene, nella cura del prodotto, lo spirito delle origini, ma che ha saputo rinnovarsi negli anni, imparando a competere e ad affermarsi anche in un mercato internazionale”. “È un racconto di persone straordinarie – ha aggiunto Luigi – che con passione e dedizione hanno portato avanti una tradizione di rara bellezza legata al territorio. La nostra azienda non si limita ad esportare solo bottiglie, ma comunica anche l’autenticità e il rispetto di un territorio portando in giro per il mondo i sapori delle nostre montagne”. Tutto inizia nel 1906 nel cuore della città di Trento quando Giuseppe Cappelletti, cresciuto alle pendici delle Dolomiti, appassionato di botanica e medicina popolare, decide di fondare la sua erboristeria in via Oss Mazzurana per trasferirsi dopo qualche


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anno nella storica sede di Piazza Fiera. Giuseppe inizia così la vendita di erbe e coloniali all’ingrosso e al minuto e grazie alle sue competenze inizia a trasformare le piante officinali e aromatiche in preparati erboristici ed elisir a scopo curativo. Le sue mani esperte raccolgono e miscelano con mestiere le erbe che crescono spontanee sulle montagne trentine. A lui spetta il merito di aver inventato la ricetta dell’Elisir Novasalus, un amaro digestivo depurativo che aiuta la regolarità dell’organismo e a cui ancora oggi è associato il nome Cappelletti. Si produce ancora fedelmente con la ricetta originale di oltre 30 piante officinali e per la sua realizzazione sono necessari sei mesi di infusioni e decotti. Alla sua morte nel 1955 gli subentra il nipote Ferrante che con l’aiuto dei figli Gianpaolo, Sandra e Corrado prosegue l’attività. Erborista diplomato, sostenitore della coltivazione in montagna di erbe officinali, svolge una costante opera di conoscenza e sensibilizzazione sui loro benefici raccogliendo le sue scoperte in alcune pubblicazioni. Nel 1963 apre l’enoteca Baccus e amplia progressivamente la propria attività, che continua a crescere e che in seguito passa nelle mani dei tre figli. Le attività aziendali si moltiplicano e per questo i fratelli si suddividono i vari ambiti. Dal 1998 solo Gianpaolo prosegue con la produzione e commercializzazione di amari e liquori e nel 2001 decide di trasferire la produzione ad Aldeno. Il 2001 è stato un anno molto difficile per la famiglia Cappelletti: Gianpaolo muore improvvisamente. La moglie Tiziana con i figli Luigi e Maddalena riesce a

rimettere in moto l’azienda con la stessa serietà e con la stessa qualità dei prodotti. Attualmente l’azienda Cappelletti è guidata da Luigi e Maddalena, la quarta generazione custode delle vecchie ricette. Tutti i distillati vengono realizzati ancora oggi con cura artigianale: dalla raccolta e scelta dei fiori, delle radici, delle foglie… fino all’imbottigliamento. Tante etichette, tanti prodotti hanno accompagnato la storia dell’azienda per diventare punti di riferimento del territorio: amari, liquori, gin, grappe bianche e altri distillati realizzati con le erbe delle nostre montagne e i pregiati monovitigni con il marchio Trentino Grappa a garanzia di qualità. Da sempre importanti gli aperitivi: bitter a base di erbe e spezie ideali per tutti i tipi di cocktail tra cui “Il Specialino” il noto aperitivo che viaggia veloce nei cinque continenti. Infatti, oggi amari e aperitivi Cappelletti sono conosciuti e apprezzati anche all’estero: dagli Stati Uniti al Marocco, dalla Corea alla Danimarca, dalla Germania all’Australia, dal Canada alla Nuova Zelanda. L’azienda non si limita ad esportare solo bottiglie, ma comunica anche l’autenticità e il rispetto di un territorio portando in giro per il mondo i profumi e i sapori delle montagne trentine, il valore di una tradizione che cerca persone sensibili che vogliano scoprirla. I 120 anni di Antica Erboristeria dott. Cappelletti sono una parte importante della storia del Trentino, un traguardo unico che testimonia la forza e la passione di una famiglia che ancora oggi mantiene la stessa tradizione di chi raccoglieva le erbe officinali sui monti più di un secolo fa.

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Sessant’anni di pietra e valori Elppa festeggia il tragurdo con un evento dedicato a tutti coloro che hanno contribuito a rendere l’azienda ciò che è oggi. “Se possiamo permetterci di guardare avanti è grazie a queste persone”.

SESSANT’ANNI di storia, di lavoro e di legame con il territorio. Così, con un grande evento organizzato nel piazzale della cava, Elppa Srl di Albiano ha celebrato il prestigioso traguardo: un momento fortemente voluto dalla famiglia per rendere omaggio ai propri fondatori, ai collaboratori e alle persone che, nel corso dei decenni, hanno contribuito alla crescita dell’impresa. Presente nei settori dell’estrazione, della lavorazione e della pavimentazione del porfido da oltre mezzo secolo, l’azienda ha festeggiato l’anniversario come punto di arrivo e di ripartenza nel segno della continuità. “Ci sembrava giusto celebrare un traguardo così importante con grande attenzione e solennità”, spiega Mariagrazia Odorizzi, una delle titolari. “Esprimo a tutti la mia riconoscenza per essere intervenuti, ai dipendenti e agli ex dipendenti, alle autorità comunali e provinciali, ai rappresentanti delle ditte adiacenti e non. Con un particolare ringraziamento al vicedirettore di Confindustria Trento Alessandro Santini e a Tiziano Nerobutto, in rappresentanza dell’Associazione”. Per l’occasione, durante la cerimonia sono state collocate delle grandi tavole formate da blocchi TRENTINOINDUSTRIALE.COM | GIU - LUG 2026

di pietra come simbolo della storia e dell’identità dell’azienda. “Abbiamo voluto lasciare un segno concreto per dare un’impronta a questa ricorrenza”, sottolinea la titolare. La guida dell’azienda è oggi nelle mani della seconda generazione. Mariagrazia Odorizzi segue la parte amministrativa. Il fratello Raffaello è responsabile della gestione operativa, Fabrizio collabora attivamente, ancorché a capo di una sua azienda. Durante i festeggiamenti, il pensiero è stato rivolto ai fondatori: Faustino Bertuzzi, Ezio Odorizzi, Albino Gilli, Angelo Odorizzi e Lorenzo Odorizzi. “Furono loro, sessant’anni fa, a dare vita a quest’avventura affrontando non poche difficoltà”, sottolinea Mariagrazia. “Per riuscire ad avviare la cava – prosegue – furono fatti vari tentativi. Solo dopo numerosi sforzi venne individuato il lotto giusto, con caratteristiche tali da permettere lo sviluppo dell’attività. A quei tempi si faceva tutto a mano. Poi, poco alla volta, gli ausili della meccanizzazione migliorarono le condizioni di lavoro e la qualità della vita sul cantiere e in cava. Siamo cresciuti così, a piccoli passi, con tanto sacrificio e tanta fatica. Il significato dell’anniversario è questo: volevamo rendere omaggio a chi ci ha pre-


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ceduto, ricordare lo straordinario impegno profuso da quelle generazioni di imprenditori e di lavoratori e festeggiare insieme a tutte le persone che hanno contribuito a scrivere la storia della nostra azienda. Se oggi possiamo permetterci di guardare avanti è grazie a queste persone, alla loro forza di volontà, alla loro visione”. Il percorso di crescita non è stato privo di ostacoli. “Festeggiando i sessant’anni ricordiamo anche le difficoltà, i momenti complicati e le innumerevoli preoccupazioni. Negli anni, il settore del porfido ha attraversato fasi alterne e periodi di crisi, con la diminuzione delle commesse e un mercato non sempre favorevole. Abbiamo sempre cercato di operare con correttezza e serietà. Il tempo ci ha dato ragione e gli ostacoli ci hanno reso più forti e consapevoli. Oggi impieghiamo una trentina di dipendenti e la responsabilità verso chi lavora con noi è al primo posto delle politiche aziendali. Nostro padre ci diceva: ‘Prima pagate i dipendenti, poi penserete a voi’. Questi sono i principi che ci hanno trasmesso e gli insegnamenti che mettiamo in pratica. Sappiamo bene che dentro un’azienda le persone fanno la differenza. Sono loro il vero valore aggiunto. Abbiamo collaboratori che hanno iniziato a lavorare con noi da giovani e con noi sono arrivati alla pensione. Questo legame testimonia lo stretto rapporto con i dipendenti e con il territorio. Dal loro lavoro e dalle loro mani otteniamo l’estrazione e la lavorazione del porfido del Trentino, trasformato ad arte in pavimentazioni che impreziosiscono edifici, piazze, spazi interni ed esterni, opere pubbliche e private in Trentino, in Italia e all’estero”.

Recentemente è entrata in azienda anche la terza generazione, con l’ingresso di Giacomo, figlio di Mariagrazia. Ingegnere, laureato all’Università di Bologna, “ha acquisito parte delle quote della società che appartenevano a Saverio, quarto fratello, il quale, nell’aprile di quest’anno è giunto alla meritata pensione, dopo essersi dedicato con anima al settore delle terze lavorazioni”. Giacomo muove i suoi passi in continuità con la tradizione di famiglia. “L’ingresso dei giovani ha portato entusiasmo e nuove competenze. Il nostro è un settore che ha bisogno di innovazione. Noi, come seconda generazione, abbiamo introdotto i primi significativi cambiamenti. Ora spetta alla terza continuare questo percorso con dedizione al lavoro, nella consapevolezza che non sarà facile”. A sottolineare la volontà di crescita e innovazione, Elppa Srl è impegnata con costanti investimenti. Tra i più recenti figurano anche due nuove frese-segatrici finalizzate all’efficientamento dei processi produttivi. (adb)

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Da startup a player mondiale Fondata nel 2021, Elixe rappresenta un esempio concreto del valore strategico del trasferimento tecnologico che l’ha portata, in pochi anni, a diventare partner di un importante gruppo indiano attivo sui mercati globali.

DA startup innovativa a partner tecnologico di uno dei maggiori gruppi siderurgici mondiali. È il percorso che sta vivendo Elixe, la startup fondata a Trento nel 2021 da Alessandro Condini, che si è aggiudicata una commessa straordinaria da parte del gruppo indiano Jindal SAW Ltd, leader mondiale nella produzione di tubi in ferro e acciaio. L’azienda trentina è stata scelta per introdurre una tecnologia innovativa di verniciatura all’interno

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di alcuni dei maggiori stabilimenti del gruppo, superando la concorrenza dei grandi player internazionali, soprattutto olandesi e tedeschi. “Siamo stati gli outsider della trattativa”, racconta Alessandro Condini, ceo di Elixe. “Jindal ha riconosciuto nelle nostre competenze tecniche e scientifiche il valore aggiunto che cercava”. La trattativa, durata circa un anno, si è conclusa con l’affidamento a Elixe di un progetto che interessa tre stabilimenti del gruppo Jindal: uno in India, uno negli Emirati Arabi Uniti e uno negli Stati Uniti, con possibili ulteriori sviluppi in futuro. Al centro della commessa vi è la fornitura industriale di macchinari che consentono di applicare ai tubi di metallo un tipo di vernice protettiva a base di fotopolimeri. La tecnologia utilizzata, unica al mondo, è maturata all’interno di Elixe sulla base di un progetto di ricerca fortemente voluto da Alessandro Condini, sviluppato in collaborazione con l’Università di Trento e con il Politecnico di Torino e co-finanziato dalla Provincia autonoma di Trento. “Le soluzioni che abbiamo elaborato – sottolinea l’imprenditore – presentano caratteristiche tecnologiche superiori e ci permettono di dialogare con le più importanti multinazionali nel settore dell’acciaio e dell’energia. Siamo molto orgogliosi del nostro lavoro, consapevoli delle sfide che ci aspettano”. La società realizzerà non soltanto la tecnologia di verniciatura, ma l’intero impianto produttivo. Il cuore del sistema sarà una linea automatizzata in grado di far avanzare i tubi metallici a velocità comprese tra 15 e 30 metri al minuto, eseguendo in sequenza il pre-trattamento, la verniciatura e la successiva polimerizzazione. “La macchina che andiamo a realizzare – prosegue Condini – non ha precedenti”. Il sistema sviluppato da Elixe consente di abbattere drasticamente i tempi di lavorazione. Le vernici tradizionali richiedono generalmente da due a otto ore per completare il processo di essiccazione e indurimento. La tecnologia fotopolimerica di Elixe raggiunge invece la polimerizzazione in appena trenta secondi grazie all’utilizzo di raggi UV. I vantaggi non riguardano soltanto la produttività,


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ma anche la sostenibilità ambientale. Le vernici utilizzate sono prive di solventi, richiedono consumi energetici molto inferiori rispetto ai sistemi tradizionali basati su forni industriali e consentono il recupero completo del materiale non depositato sul manufatto. “Nulla viene disperso nell’ambiente”, sottolinea il fondatore. “Non ci sono emissioni in atmosfera e le industrie che adottano i nostri impianti non devono investire nell’installazione di costosi impianti di aspirazione”. Agli stabilimenti del gruppo indiano Jindal SAW Ltd verranno forniti gli impianti completi, consegna chiavi in mano, entro la metà del 2027. “Stiamo lavorando senza interruzioni, consapevoli della grande responsabilità che questa commessa comporta”. Per giungere fin qui ci sono voluti tre anni di ricerca, che hanno impegnato il team di Condini dal 2021 al 2024. Poi, sviluppata la nuova tecnologia, il prodotto è stato presentato sul mercato mediante la partecipazione alle fiere di settore in Italia, in Europa e su altre piazze internazionali. Grazie al forte contenuto innovativo delle soluzioni proposte, sviluppate in-house, e alla credibilità personale internazionale di Alessandro Condini, imprenditore di lungo corso, i committenti non hanno tardato a bussare alla porta. Ma, forse, nessuno si aspettava un successo di queste proporzioni. Con la commessa ottenuta da Jindal SAW Ltd, Elixe entra di fatto tra i principali protagonisti internazionali: un esempio concreto di come un progetto di ricerca ad altissimo livello possa trasformarsi in un’applicazione industriale reale e competitiva a livello globale. Estremamente positive, inoltre, le ricadute sul territorio trentino, non solo per quanto riguarda la crescita interna di Elixe. Per affrontare una commessa di queste dimensioni, Elixe ha scelto di costruire una rete di collaborazioni locali. Pur mantenendo internamente il controllo della tecnologia e delle componenti più strategiche, l’azienda si è affidata a partner del territorio per le diverse fasi progettuali. Sono coinvolti uno studio di progettazione meccanica di

Rovereto, una società di Trento specializzata in automazione industriale e un’impresa che seguirà la parte elettrica e impiantistica. “Ci siamo mossi come collettori di competenze», conclude l’imprenditore. “Noi realizziamo il cuore tecnologico della macchina e coordiniamo il lavoro degli altri partner. È una sfida enorme. Ma è anche la dimostrazione che, dall’innovazione sviluppata in Trentino, possono nascere soluzioni capaci di competere ai massimi livelli internazionali”. (adb)

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Green claims: obblighi e rischi per le imprese La nuova normativa ridisegna il modo in cui i messaggi ambientali vengono costruiti, validati e diffusi. L’obiettivo è una comunicazione più responsabile, trasparente e verificabile. di ADA ROSA BALZAN, founder & CEO di ARB SB, docente ed esperta di sostenibilità, indipendent expert alle Nazioni Unite

CON l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, in attuazione della direttiva (UE) 2024/825 comunicare la sostenibilità non è più questione di narrazione, ma di prova. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo 2026 e in vigore dal 24 marzo, data dalla quale modifica formalmente il Codice del Consumo, ridisegna il modo in cui i messaggi ambientali vengono costruiti, validati e diffusi, con effetti diretti su packaging, siti web, cataloghi, campagne pubblicitarie sui post pubblicati sui social. Le nuove disposizioni su green claims, durabilità e obbli-

ghi informativi sono applicabili alle condotte delle imprese dal 27 settembre 2026, termine che segna la fine del periodo di adeguamento riconosciuto alle aziende. Va ricordato che il Codice del Consumo resta pienamente operativo: anche prima della piena applicazione del D.Lgs. 30/2026 le aziende possono essere sanzionate per greenwashing sulla base delle norme sulle pratiche commerciali scorrette. La black list del decreto legislativo Il decreto aggiorna la «lista nera» delle pratiche in ogni caso ingannevoli con nuove fattispecie: esibire un’etichetta/logo di sostenibilità non fondata su certificazione di terza parte o su un’autorità pubblica; formulare asserzioni ambientali generiche senza dimostrare un’eccellenza riconosciuta; estendere all’intero prodotto o all’azienda una caratteristica che riguarda solo un aspetto specifico; dichiarare un impatto zero, neutro o positivo sulle emissioni basandosi unicamente su meccanismi di compensazione; presentare come vantaggio distintivo un requisito che la legge già impone a tutti; comunicare un bene con caratteristiche introdotte per limitarne la durabilità. Il punto cruciale: per queste condotte non è necessario dimostrare un inganno effettivo. La sola pratica è sufficiente a configurare la violazione. Una sintesi dei 10 “non” per le aziende. Il decreto codifica anche i “10 non” da tenere sempre presenti: 1. non usare claim green generici; 2. non evocare performance ambientali senza prove oggettive; 3. non promettere benefici futuri senza un piano dettagliato e verificabile; 4. non inventare etichette di sostenibilità; 5. non basare claim solo su offsetting; 6. non amplificare un singolo aspetto a tutto il prodotto; 7. non vendere come plus ciò che è semplicemente obbligo di legge; 8. non manipolare informazioni su aggiornamenti software; 9. non raccontare in modo fuorviante durabilità e riparabilità; 10. non spingere sostituzioni tecnicamente ingiustificate.

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Le sanzioni Nel quadro aggiornato del Codice del Consumo, l’AGCM può imporre sanzioni amministrative fino a 10 milioni di euro; per le infrazioni transfrontaliere che riguardano più Stati membri, il massimale sale fino al 4% del fatturato annuo realizzato nei Paesi interessati. Il decreto prevede inoltre misure inibitorie, ordini di pubblicazione di dichiarazioni rettificative e altre misure correttive. A ciò si aggiunge comunque un quadro normativo preesistente e tuttora vigente: l’art. 2598 del Codice Civile sulla concorrenza sleale, gli artt. 515 e 640 del Codice Penale su frode in commercio e truffa contrattuale, e il D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese. Il D.Lgs. 30/2026 è pensato per la tutela dei consumatori, ma ha effetti diretti anche sulla concorrenza: un’impresa concorrente che ritenga di subire un danno da green claims ingannevoli può attivare segnalazioni all’AGCM e agire in sede civile per concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c.. Come strutturare una comunicazione conforme Il vero cambio di paradigma imposto dal D.Lgs. 30/2026 è il passaggio da storytelling ad accountability: non basta più raccontare il valore, occorre dimostrarlo con dati, metodologie e controlli indipendenti. Il primo passo operativo è mappare tutti i green claims in uso su prodotti, servizi, canali digitali, campagne di marketing costruendo un inventario che includa testi e immagini. Ogni claim va classificato per tipologia (generico, specifico, riferito al prodotto o all’azienda, futuro, basato su compensazioni, associato a etichette) e sottoposto ad analisi di conformità al decreto. Per ogni asserzione è necessario verificare l’esistenza di prove metodologicamente solide. I claim non conformi vanno corretti o eliminati. Va inoltre istituita una procedura interna di approvazione dei messaggi ambientali che coinvolga funzioni tecniche (sustainability/quality), legali/compliance e marketing. Per i principali claim è opportuno

predisporre un dossier di supporto con descrizione, ambito, basi dati, metodologie e iter di controllo, a presidio sia dei rapporti con le autorità sia delle interlocuzioni con clienti e partner. La sostenibilità comunicata resta un asset competitivo prezioso, ma solo se poggia su dati solidi, verificabili e coerenti.

L’industria trentina del digitale all’AI WEEK di Milano Anche Confindustria Trento ha partecipato all’AI WEEK di Milano portando, insieme alle aziende associate Deda, GPI, HPA, Intacture e Konverto, Trentino Sviluppo, Fondazione Bruno Kessler e Università di Trento – Dipartimento di Ingegneria e Scienza, un esempio concreto di ecosistema dell’innovazione che unisce impresa, ricerca e territorio.

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PoC by Trentino: 20 idee per il futuro Dalla salute all’industria: il programma pensato per trasformare l’attività scientifica in nuove opportunità d’impresa entra nel vivo con i primi 20 progetti selezionati per favorire crescita e innovazione.

SONO 20 i team selezionati all’interno di PoC by Trentino, il programma promosso da Fondazione Bruno Kessler e Università di Trento con il sostegno della Provincia autonoma di Trento per trasformare i risultati della ricerca in nuove opportunità di impresa. Il progetto nasce con l’obiettivo di costruire un ecosistema capace di accompagnare la crescita dei giovani talenti e delle loro idee, mettendo a disposizione competenze, capitali e una rete di imprese pronta a garantire un virtuoso trasferimento di conoscenze tra la ricerca e l’innovazione industriale. Tra i partner strategici del programma, anche Confindustria Trento insieme ad alcune aziende associate: Dolomiti Energia, Gpi, Innova e Optoi. Ai progetti vincitori sono stati assegnati complessivamente 1,4 milioni di euro, per sostenere lo sviluppo tecnologico delle soluzioni e accompagnarne il percorso verso il mercato attraverso il modello del Proof of Concept (PoC). Dalla salute all’industria: le sfide affrontate dai team vincitori del PoC by Trentino con proposte innovative, sfidanti, ma anche già molto solide. Due dei progetti che si sono aggiudicati il podio - R.E.S.C.U.E.-CHD2 e

Brain Cancer Therapeutics del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata (CIBIO) dell’Università di Trento - si occupano di terapie innovative, mentre il secondo posto è andato a un progetto della Fondazione Bruno Kessler, MBS4INDUSTRY, per l’applicazione di metodi formali nell’ambito di sicurezza industriale. Otto i team selezionati per i premi speciali, sostenuti dai partner strategici che hanno riconosciuto l’alto valore delle proposte per impresa e sviluppo territoriale. I progetti premiati nella Sala Depero del Palazzo della Provincia di Trento entreranno nella fase di sviluppo, dando continuità al percorso di affiancamento e accompagnamento già avviato con il supporto della Fondazione Hub Innovazione Trentino (HIT), per poi arrivare alla conclusione del programma e alla presentazione dei risultati finali. Alla selezione hanno preso parte 175 partecipanti dal mondo della ricerca e accademico di FBK e UniTrento, presentando 41 idee nel settore energetico, della salute, dell’industria, della società, dell’agritech e della space-tech, a conferma dell’ampiezza e della multidisciplinarietà della ricerca sviluppata sul territorio. Dopo una prima fase di valutazione, 30 team sono stati ammessi al Pitch Day, durante il quale hanno presentato i propri progetti alla giuria: al termine della giornata sono stati selezionati i progetti premiati.

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Attrarre e trattenere talenti Un incontro sul tema, organizzato dall’HR Group, ha acceso il confronto su attraction e retention: nuove strategie per valorizzare i collaboratori e costruire organizzazioni più attente alle persone. di ANDREA MARSONET, Responsabile Area Lavoro e Welfare, Confindustria Trento

ATTRARRE, valorizzare e trattenere i talenti è oggi una delle sfide più rilevanti per il mondo delle imprese. Proprio a questi temi è stato dedicato un nuovo appuntamento dell’HR Group, svoltosi martedì 12 maggio presso la sede di Confindustria Trento, e organizzato in collaborazione con Umana Spa. Un incontro che ha offerto un’importante occasione di confronto sul ruolo delle strategie di attraction e retention e sul valore della previdenza come strumento di sviluppo organizzativo e di attenzione alle persone. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di Sara Campedelli, delegata lavoro, welfare e parità di genere di Confindustria Trento, Roberta Bullo, direttore generale di Itinere – divisione di Umana, e Andrea Marsonet, responsabile Area Lavoro e Welfare di Confindustria Trento. Nei loro interventi è stata sottolineata la necessità di affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro con un approccio sempre più strategico, capace di integrare benessere delle persone, competitività aziendale e sostenibilità nel lungo periodo. Il primo intervento è stato affidato a Paolo Vitale, responsabile Progetti di Itinere – divisione TRENTINOINDUSTRIALE.COM | GIU - LUG 2026

di Umana, che ha approfondito le leve concrete dell’attraction e della retention, evidenziando come la capacità di attrarre e fidelizzare le persone non dipenda esclusivamente dagli aspetti economici, ma anche dalla qualità dell’ambiente di lavoro, dalle opportunità di crescita e dalla costruzione di un rapporto di fiducia tra impresa e collaboratori. Un cambio di prospettiva che rende la valorizzazione del capitale umano un elemento sempre più determinante per la competitività delle organizzazioni. A seguire, Tiziano Neri, consulente esperto del Servizio di Strategie previdenziali, ha illustrato il contributo che gli strumenti di welfare e le strategie previdenziali possono offrire nel rafforzare il rapporto tra azienda e dipendenti. La previdenza complementare è stata presentata come una leva capace di generare valore nel tempo, contribuendo non solo al benessere delle persone, ma anche alla capacità delle imprese di distinguersi come datori di lavoro attenti e orientati al futuro. Il confronto si è poi arricchito con l’intervento di Gabriele Conte, cfo di Delta Energy, che ha portato la prospettiva manageriale attraverso l’esperienza diretta dell’azienda, condividendo riflessioni sulle sfide quotidiane legate alla gestione delle risorse umane e sull’importanza di adottare politiche che favoriscano il coinvolgimento, la crescita professionale e la fidelizzazione dei talenti. L’incontro si è concluso con un partecipato momento di dialogo tra relatori e pubblico, durante il quale sono emersi spunti, esperienze e buone pratiche utili ad affrontare le sfide che attendono le imprese. Il brindisi conviviale finale ha offerto un’ulteriore occasione di networking e confronto, confermando ancora una volta il valore dell’HR Group come spazio qualificato di condivisione e approfondimento sui temi che stanno ridefinendo il futuro del lavoro e della gestione delle persone.


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Trasparenza salariale: obblighi e opportunità Un webinar, organizzato da Confindustria Trento, ha illustrato le novità introdotte dal Dlgs. 96/2026. Non solo obblighi normativi, ma anche un’occasione di sviluppo aziendale. di KEVIN MARCHIONE, Area Lavoro e Welfare, Confindustria Trento

LA trasparenza salariale entra a pieno titolo tra i temi strategici per le imprese. È questo il messaggio emerso dal webinar organizzato da Confindustria Trento, dedicato alle novità introdotte dal Decreto legislativo n. 96/2026, che recepisce la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva e introduce nuovi obblighi destinati a incidere concretamente sulla gestione delle risorse umane e delle politiche retributive aziendali. Ad aprire i lavori è stato Andrea Marsonet, Responsabile dell’Area Lavoro e Welfare di Confindustria Trento, che ha evidenziato come il nuovo quadro normativo rappresenti una sfida organizzativa per le imprese, chiamate ad adeguare procedure, sistemi di selezione e politiche retributive. La prima parte dell’incontro è stata affidata all’avv. Giampiero Falasca di DLA Piper Italy, che ha illustrato le principali novità introdotte dal decreto. Tra gli aspetti più rilevanti figurano l’obbligo di indicare negli annunci di lavoro la retribuzione o il relativo range economico, il divieto di richiedere ai candidati informazioni sugli stipendi percepiti in precedenza e la definizione di criteri trasparenti e

oggettivi per aumenti, promozioni e progressioni di carriera. Ampio spazio è stato dedicato anche al diritto di informazione dei lavoratori e ai nuovi obblighi di rendicontazione sul divario retributivo di genere, strumenti pensati per favorire una maggiore equità e trasparenza all’interno delle organizzazioni. La seconda parte del webinar ha visto l’intervento dell’avv. Filippo Valcanover, dello Studio Legale Valcanover, che ha approfondito il confronto sindacale sul report retributivo, le nuove regole sul contenzioso e il rapporto con gli stakeholder. Particolare attenzione è stata riservata alla procedura di valutazione congiunta delle retribuzioni nei casi in cui emergano differenze salariali non giustificate tra uomini e donne, nonché al rafforzamento delle tutele contro le discriminazioni e del sistema sanzionatorio previsto dalla normativa. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento per le aziende associate, offrendo indicazioni concrete per affrontare con consapevolezza una riforma che non introduce soltanto nuovi adempimenti, ma invita le imprese a ripensare i propri processi in un’ottica di maggiore trasparenza, equità e valorizzazione delle competenze. Un cambiamento che, se affrontato con metodo, può trasformarsi in un’opportunità di crescita organizzativa e di rafforzamento della cultura aziendale.

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40 informazione pubblicitaria

Evento cyber: e alla fine, chi paga? Negli ultimi anni il rischio cyber è diventato una delle principali vulnerabilità per le imprese. Oltre alla prevenzione tecnologica, resta spesso in secondo piano l’impatto economico di un incidente informatico. Un rischio che riguarda tutte le imprese Lo scenario è sempre più complesso. Secondo il Rapporto Clusit, gli attacchi informatici gravi sono aumentati di quasi il 50% nell’ultimo anno e l’Italia è tra i Paesi maggiormente colpiti. A essere interessate non sono soltanto le grandi organizzazioni: anche le PMI, soprattutto nei settori manifatturiero, logistico e dei servizi, rappresentano obiettivi privilegiati. L’errore più comune è immaginare che un attacco sia esclusivamente un problema tecnico. Nella realtà, gli incidenti nascono quasi sempre dalla combinazione di fattori umani e vulnerabilità tecnologiche: un’e-mail di phishing, credenziali compromesse, procedure non aggiornate o sistemi non correttamente protetti. Il costo maggiore arriva dopo l’attacco Le conseguenze economiche vanno ben oltre il ripristino dei sistemi

informatici. Fermo produttivo, mancati ricavi, ritardi nelle consegne, penali contrattuali, perdita di clienti, consulenze specialistiche e gestione della comunicazione di crisi rappresentano spesso la parte più rilevante del danno. In molti casi il costo maggiore si manifesta nei giorni e nelle settimane successive all’attacco, quando l’azienda cerca di ripristinare la normale operatività. Dalla cybersecurity alla resilienza finanziaria In questo contesto diventa fondamentale affiancare alla sicurezza informatica una strategia di resilienza finanziaria. La polizza Cyber non sostituisce le misure di prevenzione, ma ne costituisce un’estensione naturale, intervenendo sulle conseguenze economiche dell’incidente. Oltre a coprire costi di ripristino, business interruption, consulenza legale, incident response e responsabilità verso terzi, una

polizza cyber moderna consente di attivare rapidamente un network di specialisti capace di supportare l’impresa nelle fasi più critiche. Prepararsi significa proteggere la continuità aziendale La domanda è se sia preparata ad affrontarne l’impatto senza compromettere continuità operativa, liquidità e reputazione. Per questo, Assiconsult affianca le imprese con un approccio integrato che parte dall’analisi dei rischi, verifica le coperture esistenti e sviluppa soluzioni assicurative coerenti con l’esposizione reale dell’azienda. Perché oggi la cybersecurity non riguarda soltanto la protezione dei sistemi, ma anche la capacità di garantire la continuità del business quando l’imprevisto si verifica. La domanda da porsi è semplice: la Sua azienda saprebbe affrontare, anche dal punto di vista economico, le conseguenze di un attacco informatico?

Attacco cyber, errore umano o difetto di sistema – e alla fine, chi paga? Dalla realtà tecnica alle conseguenze finanziarie

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Confindustria e Riva del Garda rilanciano il territorio Al centro del confronto tra i rappresentanti di Confindustria per l’Alto Garda e i vertici del comune gardesano la valorizzazione del settore industriale, il problema degli alloggi e la mobilità green.

NEI giorni scorsi in municipio a Riva del Garda il sindaco Alessio Zanoni e Livia Ferrario, assessora all’urbanistica e all’edilizia, hanno incontrato Stefano Cenedese, delegato per il territorio di Alto Garda e Ledro e Valle dei Laghi di Confindustria Trento, accompagnato da un gruppo di imprenditori e manager del territorio - Angelo Angeli, Leonardo Comperatore, Elio Pisoni, Roberto Di Pofi - che hanno presentato loro il documento di sintesi delle proposte per il Piano di sviluppo economico e industriale allo studio della Provincia per il rilancio e la crescita dell’economia trentina. Al centro del confronto l’opportunità di valorizzare il settore industriale, volano per tutti gli altri comparti economici e fattore decisivo per il benessere della comunità trentina: “L’industria – ha precisato Cenedese – contribuisce alla creazione di lavoro stabile e di qualità anche attraverso politiche di welfare. Le imprese concorrono alla crescita del territorio, promuovendo la transizione tecnologica ed ecologica, in generale verso i modelli più sostenibili. Inoltre, ha dimostrato e continua a dimostrare di essere sensibile alla peculiarità del territorio in cui è

inserita. Molto si è fatto per limitare l’impatto delle imprese, spesso inserite nel tessuto urbano, investendo ad esempio sull’abbattimento dell’inquinamento acustico e delle emissioni con la consapevolezza però che si è in molti casi al limite della fattibilità e requisiti aggiuntivi potrebbero non essere tecnicamente ed economicamente realizzabili”. Tra le priorità d’intervento condivise, l’urgenza di fornire soluzioni strutturali e rapide alla difficoltà del reperimento di alloggi a costi sostenibili: “Questo fattore – ha evidenziato Cenedese –, unito alla posizione geografica lontana dai grossi bacini di riferimento del mercato del lavoro e sfavorito da una viabilità alquanto complessa, incide sulle nostre organizzazioni anche sul versante delle risorse umane: diventa sempre più difficile attrarre e trattenere talenti, e in generale reperire personale qualificato sia tecnico-operativo che manageriale”. Di qui anche l’importanza di sviluppare una mobilità green che favorisca gli spostamenti dei lavoratori e di diffondere la conoscenza del tessuto industriale nel territorio attraverso sinergie tra scuole e industria. Sul fronte viabilistico si è condivisa la necessità di approfondire per tempo la questione riguardante i lavori di consolidamento sulla galleria che conduce alla val di Ledro: “La chiusura necessaria a fasce orarie – ha concluso Cenedese – avrà un impatto sui pendolari che per necessità devono recarsi nella Busa: occorrono quindi soluzioni sostenibili, da valutare tra istituzioni e stakeholder”. “Siamo contenti che Confindustria abbia richiesto questo confronto – spiega il sindaco Alessio Zanoni perché – la nostra è un’economia complessa nella quale la sfida è riuscire a far convivere nel modo migliore esigenze molto diverse e in parte contrastanti, e nella quale l’industria rimane una componente di grande importanza che porta lavoro e quindi stabilità e benessere. E per riuscire a far convivere al meglio e in modo armonico la pluralità delle componenti di una collettività, è nostra convinzione che la strada non possa che essere quella del confronto”.

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Retribuzioni: tre territori, una visione Il progetto, nato dalla collaborazione tra Confindustria Trento, Confindustria Alto Adige e Confindustria Verona, dimostra come fare rete significhi preparare le imprese alle sfide del futuro. di ELENA GIORDANO, Assoservizi

NEGLI ultimi mesi, tra Trento, Bolzano e Verona si è sviluppato un progetto che rappresenta un esempio concreto di collaborazione territoriale a servizio delle imprese. Le Confindustrie dei tre territori, insieme ai rispettivi enti di formazione associati: Assoservizi srl, CIM & FORM S.r.l e CTM - Centro di Tecnologia e Management hanno infatti scelto di affrontare in modo congiunto uno dei temi che oggi sta assorbendo maggiormente l’attenzione di imprenditori, direttori del personale e responsabili HR: la trasparenza salariale. Il percorso nasce dalla consapevolezza che la Direttiva Europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva non rappresenti soltanto un nuovo adempimento normativo, ma l’inizio di una profonda trasformazione culturale nel modo in cui le organizzazioni gestiscono il valore del lavoro, i sistemi premiali e le opportunità di crescita professionale. I contenuti sono stati moderati dalla società Niederdorf Italia, che ha guidato il percorso formativo mettendo a disposizione delle aziende competenze, metodologie e strumenti operativi per affrontare il cambiamento con un approccio concreto e strategico. Per molti anni il tema delTRENTINOINDUSTRIALE.COM | GIU - LUG 2026

le retribuzioni è rimasto confinato negli uffici delle direzioni aziendali. Oggi lo scenario sta rapidamente cambiando. La Direttiva UE impone infatti alle imprese una crescente capacità di dimostrare la coerenza dei propri sistemi retributivi, la correttezza dei criteri di attribuzione delle retribuzioni e l’assenza di discriminazioni legate al genere. Per le aziende non si tratta semplicemente di raccogliere dati o predisporre nuovi report. La vera sfida consiste nel comprendere se i modelli organizzativi costruiti nel tempo siano ancora adeguati a rispondere ai principi di equità, trasparenza e sostenibilità richiesti dal nuovo contesto normativo e sociale. È proprio per accompagnare le imprese in questa fase che è stato sviluppato il laboratorio interaziendale G.T.R. lab – Gestire la Trasparenza Retributiva, promosso con il coinvolgimento delle realtà associative dei tre territori. L’iniziativa ha rappresentato un vero e proprio percorso di apprendimento condiviso, durante il quale aziende appartenenti a settori e dimensioni differenti hanno potuto confrontarsi su problematiche comuni e individuare percorsi di miglioramento applicabili alle rispettive organizzazioni. Le imprese sono state accompagnate nell’analisi della propria popolazione aziendale per verificare la coerenza tra mansioni svolte, livelli contrattuali, responsabilità assegnate e trattamenti economici. Un’attività che consente di individuare eventuali criticità spesso sedimentate nel tempo: sovra-inquadramenti, sotto-inquadramenti, differenze retributive non supportate da elementi oggettivi o percorsi di crescita non sufficientemente strutturati. Questo lavoro preliminare permette alle organizzazioni di costruire basi solide per affrontare i futuri obblighi normativi, ma soprattutto offre l’opportunità di rendere più chiari e comprensibili i criteri che regolano la valorizzazione delle persone all’interno dell’impresa. Tra le novità più significative introdotte dalla normativa europea emerge il concetto di “lavoro di pari valore”. Non basta più confrontare ruoli con la stessa denominazione o appartenenti al medesimo livello contrattuale. Le aziende devono essere in grado di valutare e documentare il valore delle posizioni attraverso criteri oggettivi e verificabili. Nel per-


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corso formativo sono state approfondite cinque dimensioni fondamentali: competenze richieste, responsabilità, sforzo professionale, condizioni ambientali e condizioni organizzative. Attraverso questa metodologia diventa possibile valutare in maniera più rigorosa i diversi ruoli aziendali e verificare che il trattamento economico risulti coerente con il contributo richiesto. Si tratta di un passaggio che richiede metodo, analisi e capacità di lettura organizzativa, ma che può generare un significativo miglioramento nella qualità delle politiche retributive e nella percezione di equità da parte dei collaboratori. Un altro tema al centro del confronto è stato quello del Gender Pay Gap, argomento che la Direttiva considera prioritario. Le aziende sono chiamate a monitorare con attenzione eventuali differenziali retributivi tra uomini e donne e a verificare la presenza di motivazioni oggettive che possano giustificare gli scostamenti. In questo ambito il percorso formativo ha fornito indicazioni pratiche per leggere correttamente gli indicatori, interpretare i dati e predisporre eventuali azioni correttive. Ma la trasparenza salariale non è soltanto una questione di numeri. Rendere visibili i criteri che guidano le politiche retributive significa anche gestire con attenzione la comunicazione interna. Una trasparenza improvvisata o non adeguatamente supportata da regole chiare

potrebbe infatti generare incomprensioni e tensioni organizzative. Al contrario, una comunicazione ben progettata può rafforzare la fiducia verso il management, migliorare il clima aziendale e sostenere le strategie di employer branding. L’esperienza realizzata tra Trento, Bolzano e Verona dimostra come le sfide più complesse possano essere affrontate con maggiore efficacia attraverso la collaborazione tra territori, associazioni e sistemi formativi. La trasparenza salariale è destinata a diventare uno dei principali temi nell’agenda delle imprese nei prossimi anni. Per questo motivo la scelta di costruire momenti di confronto, formazione e condivisione delle buone pratiche rappresenta un investimento strategico per il tessuto produttivo. L’attività svolta ha consentito alle aziende partecipanti di acquisire maggiore consapevolezza, ma soprattutto, di comprendere come l’equità retributiva possa trasformarsi da semplice obbligo di legge a leva di competitività organizzativa. Perché oggi attrarre, motivare e trattenere le persone significa anche garantire sistemi chiari, comprensibili e percepiti come equi. E in un mercato del lavoro sempre più competitivo, la trasparenza non rappresenta soltanto una questione di conformità: è un elemento chiave per costruire organizzazioni solide, credibili e capaci di generare valore nel tempo.

PPWR, il 12 agosto i primi obblighi per le imprese Il Regolamento PPWR entra nella sua prima fase attuativa. Dal 12 agosto 2026 iniziano infatti ad applicarsi le prime disposizioni, segnando l’avvio di un percorso che porterà a una profonda revisione della progettazione, produzione e gestione degli imballaggi. Cosa cambia (elenco non esaustivo): Fabbricanti - dovranno garantire che gli imballaggi immessi sul mercato rispettino i nuovi requisiti, in particolare in materia di contenuto di sostanze pericolose (metalli pesanti e, per gli imballaggi a contatto con alimenti, PFAS), predisponendo la documentazione tecnica e la dichiarazione di conformità. Importatori - saranno tenuti a verificare la conformità degli imballaggi provenienti da Paesi extra-UE, assicurandosi che il fabbricante dia loro la documentazione tecnica e la dichiarazione di conformità. Distributori - dovranno assicurare che siano commercializzati esclusivamente imballaggi conformi al Regolamento. Confindustria Trento e Assoservizi sono a fianco delle imprese in questo momento di profondo cambiamento. TRENTINOINDUSTRIALE.COM | GIU - LUG 2026


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“Eureka! Funziona!” 2025-2026. Il backstage Dopo aver raccontato, nel numero precedente, l’ultima edizione del progetto, diamo ora spazio ai vincitori. Sfide, sconfitte e successi dei protagonisti di un’iniziativa che unisce sapere e saper fare.

INVENTARE, sperimentare, sbagliare, riprovare e, infine, riuscire. È questo il filo conduttore dei tre progetti vincitori dell’edizione 2025-2026 di Eureka! Funziona!, l’iniziativa promossa da Confindustria Trento che accompagna gli alunni della scuola primaria alla scoperta della tecnologia e della pneumatica attraverso la progettazione e la costruzione di un giocattolo funzionante partendo da un kit di componenti base fornito da Confindustria a tutti i gruppi di allievi. Dopo aver raccontato, nel numero precedente, l’ultima edizione del progetto, in queste pagine entriamo nel dietro le quinte dei giochi premiati. Un viaggio tra idee nate sui banchi di scuola, tentativi riusciti e falliti, cambi di rotta, entusiasmo e collaborazione. Perché il vero valore di Eureka! Funziona! non è soltanto il risultato finale, ma il percorso che porta bambine e bambini a confrontarsi, progettare, sperimentare e costruire insieme. A conquistare la giuria sono state la 3ª A dell’I.C. Riva 1, la 4ª B dell’I.C. Lavis e la 5ª dell’I.C. Cembra-Segonzano, vincitrici delle rispettive categorie con tre progetti diversi tra loro ma accomunati dallo stesso spirito: tra-

sformare un’idea in qualcosa di concreto attraverso creatività, metodo e lavoro di squadra. La storia del gioco di “Michael Jackson” Davanti al kit di materiali tutto sembrava possibile. Loreta, Ilinca, Mattia ed Eva, della 3ª A dell’I.C. Riva 1, avevano immaginato una giostra Tagadà, ma si sono presto accorti che era troppo complessa da realizzare. Invece di fermarsi, hanno cambiato prospettiva ed è nato “Michael Jackson”, un robot ballerino dal nome curioso e dalle braccia in continuo movimento. Il loro percorso è stato fatto di prove, ripensamenti e intuizioni. C’è stato perfino il tentativo di costruire una ruota panoramica, subito accantonato, finché il robot ha finalmente preso vita grazie a un meccanismo pneumatico realizzato con siringhe e tubicini nascosti in una scatola da scarpe. Poi sono arrivati i colori, i dettagli, i disegni tecnici e la pubblicità del progetto. La giuria ha premiato non solo il giocattolo, ma l’intero percorso di progettazione, valorizzando entusiasmo, collaborazione e capacità di documentare ogni fase del lavoro. Un esempio di come la curiosità possa trasformarsi in competenza.

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La storia del gioco di “Mini Sport” Alla 4ª B dell’I.C. Lavis le idee non mancavano: vulcani, razzi, macchinine e molto altro. Dopo un lungo confronto, Mattia, Sofia S., Sofia D., Viola e Matilde hanno deciso di trasformare il loro progetto in una piccola Olimpiade, dando vita a “Mini Sport”. Il diario di bordo racconta un continuo susseguirsi di confronti, prove e miglioramenti. Alcune discipline sportive vengono sostituite per rendere il gioco più efficace, il razzo ad aria prende il posto della ginnastica, il curling richiede diversi tentativi e anche qualche momento di discussione diventa occasione per imparare a trovare soluzioni condivise. Tra meccanismi pneumatici, colori e dettagli ispirati ai Giochi olimpici, prende forma un gioco pensato per coinvolgere più giocatori. La commissione ne ha premiato l’originalità, la varietà delle soluzioni tecniche e la capacità del gruppo di trasformare ogni difficoltà in un’opportunità di crescita. La storia del gioco di “Per sempre sul ghiaccio” La storia della 5ª dell’I.C. Cembra-Segonzano dimostra che, a volte, i progetti migliori nascono proprio da un cambio di direzione. L’idea iniziale era costruire una mongolfiera pneumatica, ma, nonostante numerosi tentativi, il pro-

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getto non riusciva a funzionare. Così Anthea, Emma, Gabriel, Mattia ed Erica hanno deciso di ripartire da zero. Nasce così “Per sempre sul ghiaccio”, un campo da mini hockey ispirato alle Olimpiadi invernali, dove due giocatori muovono la pallina soffiando attraverso un tubicino. Ognuno mette a disposizione le proprie competenze: chi progetta, chi costruisce, chi cura la comunicazione. Il lavoro prosegue anche fuori dall’orario scolastico, tra prove, correzioni, video, diario di bordo e pubblicità. La giuria ha riconosciuto il valore di un progetto capace di coniugare creatività, giocabilità e applicazione dei principi della pneumatica. Un risultato che racconta perfettamente lo spirito di Eureka! Funziona!: imparare facendo, collaborando e trovando nuove soluzioni anche quando la strada sembra cambiare. Tre giochi, tre storie e tre modi diversi di affrontare la stessa sfida. Dietro ogni progetto vincitore ci sono bambini che hanno imparato a osservare, progettare, confrontarsi e non arrendersi davanti agli ostacoli. È questo il lascito più importante di Eureka! Funziona!: un percorso che avvicina il mondo della scuola a quello dell’impresa, stimolando curiosità, creatività e competenze che accompagneranno questi giovani inventori ben oltre la conclusione del concorso.


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Istituto vincitore I.C. Riva 1

Istituto vincitore I.C. Lavis

Istituto vincitore I.C. Cembra-Segonzano

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NUOVE OPPORTUNITÀ DI BUSINESS? C’È UN MONDO CHE TI ASPETTA Trentino Export da oltre 50 anni è punto di riferimento per l’export trentino: una rete di 30 referenti nel Mondo, 21 lingue parlate e 55 paesi coperti rappresentano un’efficiente opportunità commerciale per aprire nuovi scenari di business per la vostra attività

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Nato in Cile e trasferitosi in Italia a dieci anni, Juseppe Dallaserra è oggi production planning and controlling manager in Dr. Schär. “Il karate mi ha insegnato l’autocontrollo e la gestione dei momenti difficili”.

DALLA linea di produzione alla governance aziendale, il percorso di Juseppe Dallaserra è figlio della curiosità, del sacrificio e dell’ostinazione. Metà trentino e metà cileno, è figlio di quella generazione di emigranti che partirono per il Cile dalla Val di Sole e dalla Val di Non nel dopoguerra. Erano gli anni ’50, quando le vallate faticavano a uscire dall’isolamento alpino e intravedevano da lontano lo sviluppo economico che cominciava a farsi strada nelle città del Nordest. I nonni di Juseppe emi-

grano in Cile a La Serena, una delle pagine più difficili dell’emigrazione trentina. Juseppe nasce in Cile, padre trentino e madre cilena, dove rimane fino all’età di dieci anni. Poi, la sua famiglia torna in Italia e con Juseppe si stabilisce in Trentino, in Valsugana. “Ci sentivamo quasi stranieri in casa nostra”, spiega. Ambientarsi non fu facile. Juseppe impara l’italiano nelle scuole della provincia e di lì intraprende il suo percorso. Dal 2024 ricopre il ruolo di roduction planning and controlling manager e sostituto del direttore di stabilimento nel sito produttivo di Borgo Valsugana di Dr. Schär, la multinazionale altoatesina con sede a Postal nei pressi di Merano, leader sul mercato mondiale di prodotti alimentari senza glutine e per specifiche esigenze nutrizionali. Quali sono stati i primi passi? Sono passati quasi vent’anni. Ero molto giovane quando cominciai a lavorare in quello che allora era lo stabilimento Gourmet Italia a Borgo Valsugana. Avevo interrotto gli studi in quarta superiore. Iniziai come operaio nelle linee produttive senza immaginare il percorso che sarei riuscito a compiere. Se qualcuno mi avesse detto che un giorno mi sarei occupato della produzione, della pianificazione, del controllo e che avrei collaborato nella gestione di un intero stabilimento, non ci avrei creduto. Cosa è successo? Svolgevo bene le mie mansioni e in poco tempo fui posto a coordinare il gruppo di operai che lavoravano con me nella linea produttiva. Ma capivo che le cose non stavano andando bene. L’azienda viveva un momento di sofferenza e le commesse diminuivano. Così, continuando a lavorare su turni di otto ore al giorno, decisi di iscrivermi alle scuole serali per ottenere il diploma e successivamente, terminati gli studi, mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Nel frattempo, Gourmet Italia viene acquisita dal Gruppo Dr. Schär, leader internazionale nella produzione di alimenti senza glutine. Il sito di Borgo Valsugana, dove ero

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Curiosità, sacrificio e ostinazione


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impiegato, diventa uno degli stabilimenti produttivi più grandi del Gruppo, dove si aprono per me nuovi scenari e grandi possibilità. Hai intravisto subito grandi possibilità di crescita? Devo moltissimo al management di Dr. Schär, principalmente ad Alberto Contessotto, che ha creduto fin dall’inizio nelle mie capacità. Ha visto in me qualcosa che io stesso non vedevo. Mi ha dato fiducia, ha puntato sulla mia crescita personale e professionale, portandomi fino al ruolo di sostituto direttore dello stabilimento. E nel frattempo ti sei laureato. Esattamente. Dopo essermi iscritto a Scienze Cognitive, non molti anni fa ho conseguito la laurea. Un ambito di studi molto diverso dalle problematiche economiche e imprenditoriali che affronto in azienda. Anche se, nella gestione dei rapporti umani, psicologia e management sono molto più vicini di quello che sembra. È più difficile gestire i bilanci o le persone? Numeri, budget e strategie sono certamente sfide impegnative, ma la parte più complessa resta la gestione delle persone. Ogni decisione deve trovare un equilibrio tra gli obiettivi economici dell’azienda e il benessere di chi lavora nella produzione e di chi opera a tutti i livelli. È questa la vera sfida. Quando ho scelto di studiare psicologia l’ho fatto per passione. Mi piaceva la materia. Non scelsi quella facoltà per fare carriera, ma perché mi interessava capire come funzionano le persone. Oggi mi rendo conto che quella formazione è fondamentale per consentirmi di svolgere al meglio il ruolo che ricopro; sia per gestire i team di lavoro sia per comprendere bisogni, attitudini ed esigenze dei singoli collaboratori. Mi rendo conto che le esperienze che vivo e che ho vissuto fuori dall’ufficio, quelle dovute alle mie attitudini personali, influenzano positivamente il modo in cui lavoro.

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Ce ne sono altre? Da molti anni pratico arti marziali, una passione che mi ha portato più volte a viaggiare in Giappone e non soltanto. Mi alleno quattro o cinque volte alla settimana. Il karate mi ha insegnato l’autocontrollo e la gestione dei momenti difficili. Una capacità, questa, che torna utile ogni giorno in azienda, dove bisogna prendere decisioni rapide mantenendo lucidità. Il prossimo passo? La curiosità guida ancora il mio percorso. Non so quale sarà il prossimo passo. Ciò che spero è di continuare a imparare, senza sedermi sulle posizioni raggiunte e continuando a mettermi in discussione. Guardandomi indietro, mi accorgo di non aver mai inseguito le posizioni che ricopro per ambizione. Non mi considero una persona particolarmente ambiziosa. Ma sono sempre stato testardo e curioso. Ogni scelta che ho fatto nasceva dalla voglia di imparare qualcosa di nuovo e non dal desiderio di ottenere un ruolo. Come ho detto, devo molto alle persone che hanno creduto in me, puntando sulla mia crescita. (adb)


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Catalogna: relazioni e prospettive di business Tra le regioni più ricche d’Europa, la Catalogna rappresenta per il Trentino un’opportunità interessante. Una nostra delegazione è stata a Barcellona per conoscerla da vicino. Le riflessioni di Busato e Fedrizzi. di NICOLÒ ANDREINI, Coordinatore Mercati Esteri e Dogane, Confindustria Trento

NEI mesi scorsi una delegazione del Sistema trentino per l’internazionalizzazione ha partecipato a una missione istituzionale e imprenditoriale a Barcellona, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del mercato catalano, sviluppare relazioni con i principali attori economici del territorio e favorire nuove opportunità di business per le imprese trentine. La missione ha coinvolto rappresentanti della Provincia autonoma di Trento, di Trentino Sviluppo, della Camera di Commercio, di Confindustria Trento, dell’Associazione Artigiani, della Cooperazione Trentina, di Trentino Export e una delegazione di 10 imprese trentine appartenenti a diversi settori produttivi. Di seguito le testimonianze e le riflessioni di Roberto Busato, direttore generale di Confindustria Trento, e di Barbara Fedrizzi, presidente di Trentino Export, che offrono una lettura complementare dei risultati raggiunti e delle prospettive emerse. Il valore strategico della Catalogna per il sistema produttivo trentino Roberto Busato | Direttore Generale di Confindustria Trento La delegazione ha tenuto nume-

rosi incontri funzionali a inquadrare il mercato, le sue opportunità e le occasioni di collaborazione con i diversi soggetti che compongono il panorama economico della Catalogna. Si tratta di una Regione fra le più ricche e dinamiche d’Europa, dotata anch’essa, come il Trentino ma con dimensioni economiche decuplicate, di autonomia governativa, istituti universitari, centri di ricerca, poli tecnologici e moltiplicatori industriali che coinvolgono settori e cluster diversi. Sebbene l’industria contribuisca con meno del 18,6% sull’economia locale, si tratta di valori molto consistenti, essendosi il PIL regionale attestato su 334 miliardi di euro nel 2025, su settori diversificati, ciascuno dei quali non copre più del 20% dell’export totale catalano: in ordine decrescente, Alimentazione e bevande, Chimica e plastica, Automotive, Metallurgia, Life Science, Macchinari, ICT, Tessile, Carta e materiali. Il sistema Italia presente in Catalogna potrà giocare un ruolo importante di facilitazione per l’accesso al mercato, accanto a quanto Trentino Export già sta facendo nell’attività di ricerca del business per le imprese partecipanti alla missione. A cominciare dal Consolato generale, dalla Camera di Commercio italiana e dai partner professionisti come lo stesso avv. Roberto Bosco, legale di stanza a Barcellona e partner stabile di Confindustria Trento per il supporto legale e fiscale in loco per le nostre imprese. Soprattutto, i soggetti economici catalani incontrati dalla delegazione hanno condiviso numerosi spunti, best practice e prospettive di collaborazione di cui l’industria trentina potrà certamente beneficiare. Anzitutto, i rappresentanti delle Associazioni spagnole del Foment del Treball Nacional, referente naturare di Confindustria che raccoglie le grandi e medie imprese, e PIMEC, per le piccole e micro aziende catalane, saranno utili partner per l’identificazione di partnership e opportunità nella Regione. Poi, strutture come ACCIO’, agenzia governativa per la competitività delle imprese, con i suoi 28 cluster di imprese su ciascun settore industriale, hanno fornito occasione di riflessione sulle opportunità che i cluster e le filiere d’impresa offrono alle aziende complementari che si uni-

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scano in progetti di informazione, formazione e sviluppo commerciale comune. Infine, molti utili spunti sono emersi dalle visite svolte a due organizzazioni specializzate su tecnologia, digitale, intelligenza artificiale e internet of things, ossia sui settori a cui appartenevano la maggioranza delle imprese componenti la delegazione trentina: DFactory, hub tecnologico e zona franca adiacente al Porto di Barcellona e specializzata in stampa 3D, robotica, AI, internet of things, blockchain, cybersecurity e logistica avanzata; e Marenostrum Barcelona Supercomputing Centre, ossia uno dei supercomputer più potenti al mondo, vera e propria “Fabbrica di AI”, con incredibile potenza di calcolo, architettura ibrida, utilizzato anche per affrontare alcune sfide dell’umanità, quali la medicina personalizzata con farmaci su misura o simulazioni di nuove soluzioni energetiche, compresa la fusione nucleare come fonte di energia pulita. L’Associazione si farà certamente parte attiva, in coordinamento con il Sistema trentino per l’internazionalizzazione, per approfondire e proporre alle imprese associate idee, soluzioni, opportunità e collaborazioni emerse durante la missione appena conclusa. Dalle relazioni alle opportunità concrete: il percorso business delle imprese Barbara Fedrizzi | Presidente di Trentino Export Trentino Export, su incarico della Provincia autonoma di Trento e di Trentino Sviluppo, è stata coinvolta, insieme con il suo referente in Spagna, nella gestione del percorso business di identificazione e incontro di potenziali clienti, agenti, distributori e partner commerciali spagnoli. Le nove aziende trentine coinvolte hanno incontrato, prima e durante la missione, in modalità online e dal vivo, vari interlocutori spagnoli, in vista – ci auguriamo – della definizione di nuovi contratti, commesse e collaborazioni. Sono state coinvolte nelle selezioni non soltanto imprese catalane ma anche aziende con sedi nelle altre Regioni spagnole con maggiori prospettive di crescita economica, compresi i Paesi

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Baschi, l’area di Madrid e la zona costiera comprendente Murcia, Alicante e Valencia. La grande parte della delegazione imprenditoriale trentina appartiene a settori con apporto di alta tecnologia : Arcoda Srl, che propone software per operations nei mercati di energia, acqua, telecomunicazioni, raccolta dei rifiuti e trasporti; Green Energy Storage Srl, che produce batterie di accumulo energetico rinnovabile discontinuo; Igloo Srl, che sviluppa piattaforme Internet of Things su misura; Innoitaly Srl, che produce sensori IoT battery-less con AI integrata per il monitoraggio ambientale e l’ottimizzazione dei processi agro-industriali; Nexgem Automation Srl, che sviluppa sistemi di automazione industriale e domotica avanzata; e Techneos, che fornisce consulenza strategica e organizzativa per la digital trasnformation. Si tratta di aziende che guardano al mercato catalano con cognizione di causa, consapevoli delle molte esperienze e specializzazioni che la Regione ha sviluppato nel corso degli ultimi decenni, divenendo uno dei principali territori europei per specializzazione tecnologica e digitale. La delegazione ha coinvolto anche aziende appartenenti a settori più tradizionali, quali il sistema casa, che ha avuto uno sviluppo consistente in Catalogna nell’ultimo decennio, e agroalimentare e meccanica, che rappresentano certamente i più tradizionali e consistenti settori di export italiano e trentino. Così, hanno partecipato: Gyform Srl, che produce divani e poltrone di alta gamma; Silvelox Group SpA, che sviluppa porte per garage, blindate, portoni industriali e sistemi di architettura di alta gamma; Carpano Speck Srl, che produce cibo e snack di carne e latticini; e Berteotti Giovanni Srl, che progetta e realizza stampi per la deformazione a freddo della lamiera, dell’acciaio inox e dell’alluminio e produce componenti metallici. Trentino Export e il suo referente in Spagna, supporteranno per i prossimi mesi le aziende coinvolte nella missione in un’attività personalizzata di follow-up dei contatti identificati, con l’obiettivo di massimizzare i risultati del progetto Spagna.


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Nuova generazione d’impresa Le successioni aziendali accelerano e il passaggio generazionale incontra una nuova imprenditorialità con competenze, sensibilità e priorità differenti che convogliano in nuovi e più competitivi modelli organizzativi.

QUANDO si parla di giovani imprenditori e imprenditrici, il pensiero corre spesso alle startup e alle nuove imprese. Ma questa è solo una parte della storia. Oggi una quota crescente della nuova imprenditorialità passa anche attraverso le aziende esistenti, chiamate ad affrontare una delle sfide più importanti per la loro continuità e competitività: il ricambio generazionale. Dal punto di vista delle nuove imprese, l’Italia e l’Europa non sembrano avere un problema di vocazioni imprenditoriali. Semmai, la vera sfida è trasformare questa propensione in imprese capaci di nascere, crescere e durare nel tempo. Secondo il rapporto “The Missing Entrepreneurs 2023” dell’OCSE e della Commissione europea, circa quattro giovani europei su dieci tra i 15 e i 30 anni preferirebbero lavorare in proprio piuttosto che come dipendenti. Eppure, solo il 5% è coinvolto nell’avvio di una nuova impresa e appena il 4% guida un’azienda nata da meno di tre anni e mezzo. Tra il desiderio di fare impresa e la sua realizzazione esiste quindi un divario ancora molto ampio, alimentato soprattutto dalle difficoltà di accesso ai finanziamenti, dalla limitata esperienza mana-

geriale e dalla necessità di ecosistemi capaci di accompagnare i giovani nelle prime fasi del percorso imprenditoriale. In un Paese come l’Italia, dove una quota rilevante del sistema produttivo è rappresentata da imprese familiari, una parte importante dei giovani imprenditori non crea però un’azienda da zero: raccoglie il testimone di un’impresa esistente. È qui che il tema della nuova imprenditorialità si intreccia con quello del passaggio generazionale. Secondo l’ultimo studio globale di Deloitte sulle imprese familiari, il 40% delle aziende affronterà un passaggio della leadership nei prossimi dieci anni. Anche in Italia il ricambio generazionale è ormai una transizione in pieno svolgimento. L’Osservatorio AUB (AIDAF, Università Bocconi, EY e UniCredit) evidenzia che tra il 2020 e il 2024 si sono registrati 960 passaggi generazionali nelle imprese familiari italiane con fatturato superiore a 20 milioni di euro, quasi quanti quelli avvenuti nell’intero decennio precedente (984 tra il 2010 e il 2019). Dal 2020 il ritmo delle successioni è quasi raddoppiato, passando da meno dell’1% all’anno a circa l’1,6% delle imprese osservate. Un’accelerazione che conferma come il ricambio alla guida delle aziende non sia più una prospettiva futura, ma un fenomeno già in corso. Ed è proprio osservando il ruolo della Next Generation che emerge un elemento particolarmente interessante. I giovani che assumono ruoli nelle imprese familiari non vengono inseriti principalmente nelle funzioni tradizionali, ma nelle aree chiamate a guidare la trasformazione aziendale. Secondo Deloitte, sono coinvolti soprattutto in tecnologia (51%), marketing e sviluppo commerciale (50%) e innovazione, ricerca e sviluppo (49%). Guardando al futuro, indicano come principali priorità la modernizzazione tecnologica (42%), l’intelligenza artificiale (42%), lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (40%) e l’espansione internazionale (39%). Il messaggio che emerge da questi dati è chiaro. La nuova generazione non rappresenta solo il naturale ricambio della precedente, ma porta nelle imprese competenze, sensibilità e priorità differenti. L’innovazione digitale, l’internazionalizzazione, la

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sostenibilità e l’apertura a nuovi modelli organizzativi diventano sempre di più gli ambiti attraverso cui i giovani contribuiscono a rafforzare la competitività delle aziende. Parlare oggi di giovani imprenditori significa quindi guardare contemporaneamente a due fenomeni. Da un lato, creare le condizioni affinché più giovani possano trasformare un’idea in un’impresa, riducendo il divario tra aspirazione imprenditoriale e iniziativa concreta. Dall’altro, accompagnare quella nuova generazione che già oggi sta entrando nelle imprese familiari e che rappresenta una delle principali leve per accelerarne l’innovazione e la crescita. Anche il Trentino si confronta con questa duplice sfida. Da un lato, sostenere la nascita di nuove imprese innovative e fornirgli gli strumenti per crescere e restare sul territorio. Pur avendo un numero di start-up innovative elevato sul territorio, solo meno del 20% sono gestite da under 35.

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Dall’altro, accompagnare il ricambio generazionale nelle imprese esistenti. È proprio quest’ultimo fenomeno a emergere dalla nostra indagine sulle imprese industriali trentine, che evidenzia come il passaggio generazionale stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nel tessuto produttivo provinciale e venga visto da quasi il 100% del campione come un’opportunità strategica per il futuro dell’impresa. La sfida fondamentale sarà quindi costruire una nuova generazione di imprenditori e imprenditrici capace di creare nuove imprese innovative e, parallelamente, raccogliere il testimone, interpretare il cambiamento e guidare la trasformazione delle aziende famigliari che costituiscono il cuore del nostro sistema produttivo. (nm)


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I volti del talento Premiati i maestri del lavoro trentini 2026. Donne e uomini che con il loro impegno, competenza e dedizione rappresentano l’eccellenza del territorio. Ecco le loro storie.

Laura Baldracchi (OMR Rovereto) Assunta nel 1996 come operaia semplice in OMR, è diventata in pochi anni capo reparto guidando con successo la transizione dall’attività manuale all’automazione avanzata. Ha mostrato un eccezionale attaccamento all’azienda trasferendo il proprio domicilio per seguire lo spostamento della sede da Pieve di Ledro a Rovereto. Responsabile di circa 30 addetti, è figura chiave nella formazione del personale e nella sicurezza. Ha inoltre ideato una riorganizzazione del layout produttivo generando un significativo incremento di produttività. Wanny Bertolli (Gobbi Srl) Entrato giovanissimo nell’azienda termoidraulica Gobbi, Bertolli ha saputo compensare la formazione scolastica di base con una straordinaria etica del lavoro e un aggiornamento tecnico costante. Promosso caposquadra, coordina oggi cantieri pubblici e privati di rilevanza, risolvendo in tempo reale complessità tecniche e organizzative. È un pilastro per l’azienda: molti clienti richiedono specificamente la sua presenza per la sua affidabilità e competenza. Roberto Calliari (Associazione Artigiani) In oltre quarant’anni presso l’Associazione Artigiani, il Rag. Calliari è stato il motore dell’evoluzione tecnologica della struttura. Dalla configurazione dei primi gestionali negli anni ‘80 fino alla nomina a responsabile dell’Area Sistemi Informatici nel 2020, ha gestito passaggi cruciali come la digitalizzazione dei documenti, la fatturazione elettronica e la migrazione verso piattaforme Windows e Linux. Il suo supporto è stato determinante durante il lockdown per garantire la continuità operativa. Luca Santoni (Cristofari Giuliano - Service Mercedes Benz) Entrato come apprendista nel 1987, è oggi l’unico tecnico diagnostico dell’officina, ruolo centrale che richiede altissime competenze meccatroniche certificate da Mercedes Benz. Grazie alla sua perizia, l’officina ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nazionali dalla casa madre per la soddisfazione del cliente. Responsabile della sicurezza e della manutenzione delle attrezzature, Santoni garantisce standard qualitativi eccellenti e una totale assenza di infortuni. È un punto di riferimento per i nuovi assunti e per gli istruttori nazionali Mercedes.

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Giuseppe Fedrizzi (Federazione Trentina della Cooperazione) Il Rag. Fedrizzi ha dedicato la carriera al settore delle Famiglie Cooperative, passando da impiegato a quadro direttivo. Ha gestito fasi critiche come l’introduzione dell’Euro e la complessa stagione delle fusioni societarie (passate da 220 a 70 realtà). Esperto in consulenza fiscale e contabile, ha formato generazioni di amministratori e dipendenti, contribuendo anche alla nascita della “Carta in Cooperazione”. È inoltre stimato per la sua capacità di ascolto. Fortunata Mazzeo (Dolomiti Energia Holding) Dopo un’importante esperienza in ENEL, dal 2008 ha ricoperto ruoli di vertice nel Gruppo Dolomiti Energia, prima come responsabile del Personale in Hydro Dolomiti Energia e poi come responsabile dell’area Affari Legali e Societari della Holding strutturando ex novo il team legale. Ha saputo armonizzare i processi legali in contesti normativi in continua evoluzione, promuovendo un modello di gestione basato su trasparenza ed efficienza. Giuliano Orsingher (Acciaieria di Borgo Valsugana) Figura storica dell’Acciaieria di Borgo Valsugana, Orsingher è stato richiamato in servizio dopo il pensionamento per la sua insostituibile competenza come responsabile dell’officina meccanica. Si occupa della progettazione, realizzazione e adattamento dei macchinari produttivi, con un focus prioritario sulla sicurezza degli operatori. La sua capacità di intervenire tempestivamente su guasti complessi ha evitato in numerose occasioni costosi fermi di produzione. Svolge un ruolo essenziale nell’inserimento e nella formazione dei giovani manutentori meccanici dell’impianto. Ivano Zottele (Menz & Gasser di Novaledo) Assunto nell’azienda Menz & Gasser nel 1989 come tecnico di laboratorio, Zottele ha scalato l’organigramma fino a diventare nel 2022 chief product officer (CPO), e dirigendo oggi 38 collaboratori nei settori qualità e innovazione. È stato un pilastro della resilienza aziendale, offrendo un contributo determinante nella progettazione del nuovo stabilimento Menz & Gasser di Novaledo dopo l’incendio del 2002. Si distingue anche per la capacità di coniugare la competenza tecnica con una dedizione che va oltre i propri compiti direttivi. Stefano Uccia (RAI Trento) Con oltre 35 anni di carriera in RAI, il Dott. Uccia (laureato in Fisica) è passato dal montaggio tecnico alla regia, fino all’attuale ruolo di programmista multimediale. Autore e regista di numerosi programmi di successo (come “Alla scoperta del Trentino” e “Trentino conosci te stesso”), ha saputo valorizzare l’etnografia, la scienza e la cultura locale. La sua produzione, vasta e di alto valore culturale, spazia dai documentari storici ai quiz sul territorio. Ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. Stefano Fadanelli (Arcese Trasporti Spa) Entrato in Arcese quando era ancora una realtà di modeste dimensioni, Fadanelli ne ha accompagnato la crescita fino a farla diventare un leader internazionale della logistica. Per 25 anni è stato responsabile della Business Unit FTL, il nucleo operativo centrale dell’azienda, dopo aver diretto i reparti controllo costi e assicurazioni. Ha gestito con estrema competenza l’evoluzione delle attività di trasporto su larga scala.

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Dati annuali aggregati disponibili al 28.5.2026

Le Banche dal cuore trentino

Le iniziative che abbiamo promosso nel campo della cultura sono più di 2.300

Le attività che abbiamo finanziato a favore dello sport sono più di 2.200

I progetti di volontariato che abbiamo sostenuto sono più di 800 casserurali.it


Periodico bimestrale di informazione e cultura | Poste italiane S.p.A. | Sped. in a.p. | D.L. 353/2003 /conv.in L. 27/02/2004 n°46) art.1, comma 1, DCB Trento | Diffusione gratuita | Contiene I.R.


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