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Trentino Industriale aprile - maggio 2025

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H U B-I TAT DIGI TA LE Confindustria Trento al fianco delle imprese per affrontare le sfide della transizione digitale Strumenti, competenze e consulenze mirate per accelerare l’innovazione

SPECIALE

La meccanica trentina tra sfide e prospettive

ASSOCIAZIONE

“Produrre è un atto di cultura”

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Dazi Usa: è guerra commerciale

APRILE MAGGIO 2025 ANNO 66 · N°02


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UN'IMPRONTA 5.0 PER IL TRENTINO Confindustria Trento ha lanciato un Manifesto di azioni concrete per realizzare l’idea di un Trentino 5.0: equo, inclusivo, sostenibile, caratterizzato dal più alto grado di benessere diffuso. Le metteremo in pratica, come imprese. E le proponiamo alla comunità. 10 AZIONI PER UN’IMPRESA ATTRATTIVA Ridurre l’impronta carbonica dei processi•Introdurre pratiche di economia circolare•Adottare piani di mobilità sostenibile a livello aziendale o interaziendale•Favorire l’occupazione femminile, l’inclusione e l’equità lavorativa•Promuovere sistemi di welfare e wellbeing aziendali•Compiere azioni di impegno sociale per la comunità•Realizzare la transizione digitale in chiave 5.0•Aumentare la quota di internazionalizzazione•Perseguire la crescita dimensionale, anche attraverso reti di impresa e aggregazioni•Potenziare la formazione continua e collaborazioni con scuole e università 10 AZIONI PER UN TRENTINO ATTRATTIVO Incentivare e promuovere pratiche sostenibili e di tutela delle risorse naturali•Attivare un piano casa per i lavoratori e le loro famiglie•Rafforzare la viabilità e il trasporto pubblico per la mobilità di lavoratori e merci•Innovare il modello della sanità attraverso telemedicina e nuove tecnologie•Offrire servizi di supporto all’occupazione femminile e alla genitorialità•Introdurre percorsi di integrazione per lavoratori stranieri•Puntare su un sistema educativo e formativo di eccellenza e interconnesso con le imprese•Creare e rafforzare aree produttive funzionali e poli dell’innovazione strategici•Digitalizzare la P.A. e favorire la semplificazione delle procedure•Sviluppare un sistema educativo plurilingue e una complessiva offerta culturale di respiro internazionale


sommario

03

editoriale associazione 7

Scelte strategiche per il nostro futuro

il punto 9

Un "hub-itat" digitale per essere competitivi

39

"Produrre è un atto di cultura"

42

HR Group in versione regionale

44

Da 25 anni a fianco delle aziende trentine

46

Le novità del Decreto Bollette per il 2025

47

Age Management: il futuro delle imprese

50

Omnibus 2025: nuove regole per la sostenibilità

52

Il coaching e l’esperienza delle imprese

55

Olimpiadi MiCo 2026 in Trentino e l’Università

copertina 10

Innovazione come motore condiviso

12

Insieme per la trasformazione digitale

15

Pama innova per crescere globalmente

17

Intacture: il datacenter nel cuore della montagna

rubriche

speciale

10 Copertina

20

La meccanica trentina tra sfide e prospettive

20 Speciale

22

Poncial, eccellenza italiana nel mondo

25

Tradizione, innovazione, precisione

27

Da Trento al Golfo, l’innovazione corre sui tubi

30 Aziende

internazionalizzazione 57

Dazi USA: è guerra commerciale

59

Marocco: un trampolino per l’Africa

giovani 61

39 Associazione

30

Alemax: sicurezza a 360°

33

62 Education

Geoinference: AI al servizio dell’efficienza aziendale

35

Polizze catastrofali: la risposta di ITAS Mutua

64 Webook

37

100 anni di Brigl

61 Giovani

education

aziende

57 Internazionalizzazione

Passaggio Generazionale, sfida e futuro

62

Economia circolare, studenti a teatro

63

TU SEI: scuole e imprese insieme

webook 64

we|b|ook


4 TRENTINO INDUSTRIALE Anno 66 | N. 02 Aprile - Maggio 2025

Direttrice Responsabile

Silvia Bruno

H U B-I TAT DIGI TA LE

Comitato di Redazione

Confindustria Trento al fianco delle imprese per affrontare le sfide della transizione digitale Strumenti, competenze e consulenze mirate per accelerare l’innovazione

SPECIALE

La meccanica trentina tra sfide e prospettive

illustrazione ed elaborazione: GRAFFITI

Rocco Cristofolini Francesco Orefice Roberto Busato Alessandro Santini Nicolò Andreini Paolo Angheben Andrea Marsonet Eduard Martinelli Nicola Mascia Mario Pelanda Maria Cristina Poletto Luca Ribaga

ASSOCIAZIONE

“Produrre è un atto di cultura”

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Dazi Usa: è guerra commerciale

Redazione

Stefania Cipriani

APRILE MAGGIO 2025 ANNO 66 · N°02

Direzione, Redazione e Amministrazione

Palazzo Stella, Via Degasperi, 77 38123 Trento T 0461 360000 | F 0461 933551 Internet: www.trentinoindustriale.com e–mail: trentino.industriale@confindustria.tn.it Progetto grafico

PUBBLICITÀ La pubblicità su Trentino Industriale significa: 6 mila copie ogni numero; invio a tutte le industrie aderenti a Confindustria Trento e ad un selezionato elenco di imprese artigiane, turistiche, commerciali e di servizi;

GRAFFITI – It’s Communication

invio ai professionisti trentini: ingegneri ed architetti, commercialisti e consulenti aziendali, notai ed avvocati, giornalisti...;

Impaginazione e stampa

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Litografica Editrice Saturnia Via Caneppele, 46 - Trento

articoli, servizi, firme autorevoli e interviste a personaggi di spicco;

Stampata su carta Périgord dalla Cartiera del Garda, derivante da foreste gestite in maniera responsabile. Editore

Associazione degli Industriali della Provincia di Trento Pubblicità

Assoservizi Srl | Via Degasperi, 77 | Trento | T 0461 360000 Autorizzazione del Tribunale di Trento N. 71 del 10 febbraio 1990 Le tesi espresse nelle rubriche e negli articoli firmati impegnano soltanto l’autore e non rispecchiano quindi necessariamente le opinioni della rivista. Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana INFORMATIVA Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, si informano i destinatari del periodico che i dati dei medesimi sono conservati – con la garanzia di massima sicurezza – nell’archivio informatico del Titolare del trattamento: Associazione degli Industriali della Provincia di Trento via Degasperi 77 – 38100 TRENTO. Tali dati saranno utilizzati esclusivamente per l’invio del periodico e di eventuali allegati.Ai sensi dell’art. 7 del citato D.Lgs., i destinatari hanno diritto di conoscere, aggiornare, rettificare, cancellare i dati, nonché di esercitare tutti i restanti diritti ivi previsti mediante comunicazione scritta al Titolare del trattamento.

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editoriale

07

Scelte strategiche per il nostro futuro Lo scenario è preoccupante, ma le soluzioni sono alla nostra portata. Questo ci ha detto l’OCSE presentando il secondo capitolo del Rapporto sulla produttività, nato dal Tavolo provinciale sul tema. Ciò che emerge è che l’industria e il manifatturiero sono senza dubbio i settori più produttivi e ad alto valore aggiunto. Emerge però che il peso dell’industria è ancora troppo ridotto in Trentino in termini di numero di imprese e che la manifattura dei paesi europei comparati nel rapporto sta crescendo più velocemente di noi. Lo studio dimostra un’altra cosa importante: che una parte delle nostre microimprese è più produttiva del resto d’Italia, e che addirittura si posiziona ai livelli delle PMI. Tuttavia, come territorio, facciamo una gran fatica a far crescere dimensionalmente quelle microimprese e a fargli fare il salto che in altri territori esse riescono a fare. È infatti appurato che la dimensione aziendale è direttamente proporzionale alla produttività e puntare sulla crescita delle imprese non può che portarci benefici. Questo non vuol dire che tutte le imprese debbano essere grandi. Significa dare sfogo a tutto il potenziale di ogni tipologia di impresa, in base a settore, struttura e ruolo all’interno di filiere interconnesse. Le stesse analisi mostrano come i principali driver per la crescita della produttività siano l’innovazione e l’internazionalizzazione. Eccole, allora, le soluzioni: puntare su chi fa innovazione, su chi investe in Ricerca e Sviluppo e punta ai mercati internazionali. Perché se vogliamo davvero rendere il nostro territorio sempre più competitivo e resiliente ai mutamenti geopolitici e del mercato, dobbiamo necessariamente puntare sulle nostre imprese più produttive e capaci di generare maggior valore aggiunto. Va da sé che sempre di più dovremo ragionare guardando all’impatto che gli investimenti pubblici hanno da un punto di vista economico, oltre che sociale e ambientale. Un processo di selezione degli investimenti a maggior ritorno che è imprescindibile, soprattutto per un territorio come il Trentino, che grazie all’Autonomia definisce investimenti futuri in base al gettito che sarà in grado di realizzare. Solo così saremo in grado di modificare la tendenza che vede il Trentino aumentare la quota di lavori non qualificati a discapito di posizioni a elevata specializzazione. Sono queste le posizioni che i nostri giovani cercano all’estero e che noi dobbiamo essere in grado di fargli trovare qui da noi. In un contesto così incerto, il Trentino deve diventare il luogo ideale per crescere professionalmente e personalmente. Gli strumenti ci sono e, sempre di più, sono necessari interventi mirati e misurati per le caratteristiche del nostro sistema imprenditoriale: sostenere la riduzione dei costi dell’energia e stimolare la transizione, digitale e ambientale, favorire la crescita dimensionale, le reti e la patrimonializzazione, oltre che la formazione, a partire dall’ambito tecnologico. Ciò che però serve ancora di più è proprio la volontà di fare delle scelte strategiche che non sempre sono legate al consenso ma che, guardando in prospettiva, sono senza dubbio legate al futuro del nostro Trentino e di tutti noi.

Lorenzo Delladio Presidente di Confindustria Trento

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il punto

09

Un "hub-itat" digitale per essere competitivi Ci sono parole diventate talmente popolari da avere perso di significato. È il caso della “sostenibilità”. Ne abbiamo parlato e ne abbiamo sentito parlare così a lungo che “essere sostenibili” sembra diventata una banalità. Peccato che l’obiettivo di un “impatto zero” sia ancora oggi tutt’altro che raggiunto. Un altro concetto talmente abusato da suonare ormai quasi astratto è l’“innovazione”: che è invece da sempre il primo, concreto, motore del progresso e dell’evoluzione dell’umanità. È innovazione il bordo affilato di un ciottolo scheggiato dalla mano di un homo habilis, nell’Etiopia di due milioni e mezzo di anni fa. Sono innovazione, ovviamente, la stampa e il motore a vapore, la lampadina e il frigorifero, il computer e internet. Sarà innovazione ciò che sapremo realizzare attraverso altre innovazioni come l’intelligenza artificiale e il quantum computing. Che senso abbia innovare oggi, nel nostro contesto e per le nostre imprese, lo raccontiamo nella rubrica di apertura di questo giornale, dedicata al lavoro svolto dalla nostra Associazione nell’ambito della delega del vicepresidente Alfredo Maglione: all’Hub-itat digitale che dà il titolo alla nostra copertina. Realizzare la transizione digitale in chiave 5.0, ovvero attraverso l’integrazione di tecnologia, sostenibilità e welfare, è una tra le priorità d’azione di Confindustria Trento. Siamo convinti infatti che questa transizione offrirà al Trentino l’opportunità di diventare un territorio all’avanguardia, in grado di attrarre investimenti e talenti e di offrire ai suoi cittadini un futuro migliore. Se è fondamentale che le imprese siano incentivate a fare ricerca, è altrettanto necessario che i centri di ricerca e le Università siano a loro volta incentivate e guidate verso obiettivi di trasferimento tecnologico verso l’industria e il sistema imprenditoriale in generale. Il Trentino rappresenta un’eccellenza nella ricerca pubblica a livello internazionale: i risultati raggiunti devono potere essere trasferiti alle imprese locali, favorendone l’innovazione di prodotti e processi e la crescita della loro competitività. Il periodo storico che stiamo vivendo - un contesto globale fortemente influenzato dalle tensioni geopolitiche - ci ha mostrato come la qualità e l’innovazione di prodotti e servizi sia di per sé un vantaggio competitivo fondamentale. L’innovazione è ciò che può rendere l’industria, il nostro territorio, il nostro Paese, più competitivi. Allo stesso modo, in quello che appare a tutti gli effetti un circuito virtuoso, l’innovazione è favorita dalla presenza di settori industriali evoluti e ad alto valore aggiunto. Il nostro territorio può giocare insomma un ruolo importante. I nuovi poli sulle Scienze della vita e sull’Idrogeno saranno fondamentali per contribuire alla strategia europea sulla bioeconomia e sui trasporti sostenibili, oltre che alle strategie di decarbonizzazione in cui l’idrogeno verde ci auspichiamo possa incidere in maniera importante agli sviluppi futuri. In questo senso l’innovazione e la ricerca sono l’unico mezzo per raggiungere questo grande obiettivo.

Roberto Busato Direttore Generale di Confindustria Trento

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10

copertina

copertina

Innovazione come motore condiviso ALFREDO MAGLIONE, vicepresidente di Confindustria Trento, racconta strategie e sfide della transizione digitale. Formazione, ricerca e sicurezza i pilastri per la crescita di un territorio coeso e competitivo. intervista di STEFANIA CIPRIANI, Comunicazione Istituzionale e SOFIA GREGANTI, Innovazione e Digitalizzazione, Confindustria Trento

ALFREDO MAGLIONE , come vicepresidente di Confindustria Trento lei ha la delega alla Transizione digitale e Innovazione tecnologica. Può farci una panoramica dei punti di forza e delle sfide che il Trentino deve affrontare in questo ambito? Come Confindustria Trento, quali strategie sono in atto per supportare le imprese nei processi di innovazione? Faccio una premessa: l’innovazione è un motore essenziale per lo sviluppo del territorio, dal

punto di vista economico, ambientale e soprattutto sociale. Genera efficienza e competitività, aumenta la produttività e contribuisce alla crescita del valore aggiunto, incidendo positivamente sul gettito provinciale. In una Provincia autonoma come la nostra, questo circolo virtuoso è determinante per migliorare la qualità del lavoro e della vita della comunità e favorire un continuo progresso. Il Trentino si distingue come un territorio innovativo grazie a Centri di ricerca e un’Università di eccellenza riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Dispone di infrastrutture all’avanguardia, come i Poli di Meccatronica e Progetto Manifattura, cui si aggiungeranno presto nuovi hub dedicati alle scienze della vita e all’idrogeno. Inoltre, strumenti normativi come la Legge 6/23 hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo chiave nel supportare le imprese e incentivare gli investimenti in innovazione. Quali dunque le sfide da affrontare oggi? Il trasferimento tecnologico va potenziato, la propensione alla ricerca incentivata e l’investimento in innovazione incrementato. Sappiamo del ruolo strategico di Fondazione HIT (Hub Innovazione Trentino) nel creare connessioni tra centri di ricerca e imprese, facilitando il processo di innovazione. Un altro fattore determinante è la dimensione aziendale: per le piccole e medie imprese, l’innovazione può essere un potente motore di crescita, consentendo di sviluppare nuovi prodotti e servizi, accedere a mercati inesplorati e rafforzare la competitività. Per questo motivo, come Confindustria Trento, promuoviamo la creazione di reti, filiere e consorzi per la condivisione di risorse e competenze, tecnologie e facility, oltre a supportare le aziende nel loro percorso di digitalizzazione. Esempi concreti sono il progetto “ConfIN Hub” e l’iniziativa “DIPS – Digitalization and Innovation of Public Services”, attraverso cui offriamo alle imprese trentine un supporto personalizzato nella transizione digitale, garantendo l’accesso alle competenze di partner territoriali qualificati quali FBK, UniTN, HIT, EIT Digital, Federazione Trentina della Cooperazione, Intesa Sanpaolo.

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Il nostro territorio, caratterizzato da un tessuto imprenditoriale composto prevalentemente da Pmi, è particolarmente esposto a minacce informatiche. La recente Direttiva NIS2 dell’Unione Europea impone requisiti più stringenti in materia di sicurezza informatica. Come possono le aziende trentine prepararsi per adeguarsi a queste nuove normative e proteggersi efficacemente dalle minacce cyber? La direttiva NIS2 rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento della resilienza informatica nell’Unione Europea, introducendo obblighi più stringenti in termini di gestione del rischio e segnalazione degli incidenti. Per le imprese trentine, ciò significa adottare misure più rigorose per la protezione dei propri sistemi informatici. Dobbiamo farlo puntando alla progettazione e realizzazione di dispositivi e sistemi più sicuri, con implementazione di soluzioni tecnologiche evolute di cybersecurity, senza che questo appesantisca ulteriormente le nostre aziende di aspetti puramente formali o burocratici. Il nostro territorio, caratterizzato da un tessuto imprenditoriale composto prevalentemente da Pmi, è particolarmente esposto a minacce informatiche. Circa il 50% degli attacchi informatici sfrutta l’ingegneria sociale, facendo leva sul fattore “umano” per ottenere informazioni riservate in modo fraudolento, come nel caso del phishing. L’altra metà degli attacchi è invece legata a ransomware, con richieste di riscatto che possono arrivare fino al 15% del fatturato annuo di un’azienda colpita. Per affrontare queste sfide, è fondamentale adottare un approccio proattivo: valutare le

vulnerabilità specifiche, implementare sistemi di gestione della sicurezza conformi agli standard internazionali e redigere piani di risposta agli incidenti per minimizzare i tempi di inattività e le perdite economiche potenzialmente derivanti da un attacco informatico. Un aspetto cruciale è la formazione continua del personale: la sensibilizzazione è il primo passo per ridurre il rischio di compromissione dei sistemi. Confindustria Trento è attivamente impegnata nel supportare le aziende in questo percorso, offrendo consulenza e formazione per l’adeguamento alla normativa e il rafforzamento della resilienza informatica. Anche il capitale umano ha un ruolo fondamentale nell’innovazione. Quali sono le strategie che il sistema della ricerca e della formazione dovrebbe adottare per ridurre lo skill mismatch e favorire l’innovazione nelle imprese del Trentino? Un elemento chiave su cui il sistema della ricerca – e, aggiungerei, della formazione – deve giocare un ruolo centrale è il capitale umano. È essenziale rafforzare la sinergia tra istituzioni e imprese nella co-progettazione dei percorsi formativi, per ridurre il mismatch di competenze e garantire un collegamento costante tra studenti, ricercatori e aziende. Senza talenti, l’innovazione diventa più difficile. Al contempo, il sistema della ricerca è chiamato ad operare in sinergia con il mondo imprenditoriale e con l’ente pubblico per affrontare le grandi sfide tecnologiche, come intelligenza artificiale, cybersecurity, idrogeno verde, space economy e quantum computing. Il Trentino può giocare un ruolo di primo piano solo se si presenta come un sistema coeso.

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12 copertina

Insieme per la trasformazione digitale Dalla consulenza personalizzata alla rete di partner, Confindustria Trento accelera l’innovazione delle imprese con strumenti, competenze e consulenze mirate.

IN un contesto economico in rapida evoluzione, l’innovazione rappresenta una leva strategica per la competitività aziendale e Confindustria Trento si propone come punto di riferimento territoriale per accompagnare le imprese in percorsi di trasformazione tecnologica. Stimolando la creazione di filiere collaborative, valorizzando le competenze presenti sul territorio e facilitando l’accesso a soluzioni avanzate, l’Associazione opera attivamente a fianco delle aziende per aiutarle a cogliere le opportunità emergenti e sviluppare progettualità concrete, sostenute anche attraverso strumenti di finanza agevolata.

Tale attività di consulenza costituisce il primo tassello per definire una strategia di trasformazione tecnologica mirata a valorizzare le risorse già presenti e svilupparne di nuove. Si parte da un “check-up” della maturità digitale, analizzando come l’impresa si stia confrontando con le nuove frontiere digitali attraverso i principali macro-processi aziendali (Progettazione e Ingegneria, Produzione, Supply-Chain, Qualità, Logistica, Manutenzione, Risorse Umane, Marketing-Customer Care e Vendite). La grande novità è rappresentata dall’introduzione di un nuovo strumento pensato per le imprese già pronte, o quasi, a fare il salto di qualità: un indicatore di maturità in ambito Data Management e Data Governance, che permette di valutare in che misura l’azienda sia pronta ad integrare soluzioni di Intelligenza Artificiale sfruttando un approccio data-driven. Parallelamente, viene erogata anche un’attività di valutazione della Cybersecurity in azienda, per misurare il grado di preparazione contro il crescente fenomeno degli attacchi cyber, un tema che colpisce in modo particolare le PMI, che sappiamo essere cuore pulsante dell’industria trentina.

Maturità digitale e Cybersecurity Ma come può un’impresa che ambisce all’innovazione individuare il percorso ideale, orientarsi tra numerose soluzioni tecnologiche e capire quali processi o prodotti possano essere valorizzati? In questo contesto, ove la spinta verso la crescita e l’innovazione è palpabile ma risulta poco chiaro come avviare il percorso di trasformazione, Confindustria Trento offre alle imprese associate l’opportunità di ricevere una consulenza in ambito Innovazione e Digitalizzazione.

Innovation Manager certificati Un elemento distintivo dell’operato di Confindustria Trento è il contributo attivo di Innovation Manager certificati, con solida esperienza nel settore industriale, che collaborano con Assoservizi per garantire un supporto continuativo, anche a valle della prima consulenza. I “check-up” digitale e di cybersecurity non rappresentano un punto d’arrivo, ma punto di partenza per l’elaborazione di un piano strategico. Vengono individuate e suggerite una serie di iniziative concrete, calibrate in termini di complessità e tempistiche, da mettere in atto per rinnovare le infrastrutture digitali dell’impresa.

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Digital Innovation Hub Una volta definiti gli obiettivi, inizia il percorso di orientamento dell’impresa all’interno di un ecosistema d’innovazione estremamente dinamico e florido. Per questo motivo, l’Area Innovazione si avvale del supporto del Digital Innovation Hub,


13 copertina

Un elemento distintivo dell’operato di Confindustria Trento è il contributo attivo di Innovation Manager certificati, con solida esperienza nel settore industriale, che collaborano con Assoservizi per garantire un supporto continuativo, anche a valle della prima consulenza. sviluppato in collaborazione con HIT, che agisce da ponte tra il mondo della ricerca e quello industriale occupandosi di trasferimento tecnologico verso le imprese. Il concetto di Open Innovation è ciò che guida il Digital Innovation Hub. In quest’ottica, la collaborazione tra studenti e imprese assume un valore strategico, poiché dalle menti più giovani possono emergere idee originali e approcci innovativi, non condizionate da schemi consolidati. Al tempo stesso, l’esperienza di chi opera da anni nel contesto industriale rappresenta un patrimonio prezioso per orientare e supportare le nuove generazioni nello sviluppo delle loro intuizioni progettuali. Ne sono un esempio le challenge, quali l’AI Challenge, la Proto Challenge e l’IPSP (Industrial Problem Solving with Physics), che offrono alle aziende l’opportunità di collaborare direttamente con studenti e ricercatori. Open Innovation in Trentino Parlando di Open Innovation, significativa è la collaborazione con FBK, un polo di ricerca multidisciplinare, specializzato nel campo della tecnologia, dell’innovazione, delle scienze umane e sociali, che non si limita a produrre pubblicazioni, ma realizza soluzioni innovative a forte impatto socio-economico. Altro attore rilevante nell’ecosistema è l’Università di Trento, in particolare il Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione (DISI) che, tra le varie attività, offre dottorati di ricerca in innovazione industriale, in ottica di collaborazione tra imprese locali e mondo accademico. Le sinergie tra Confindustria Trento, FBK e DISI hanno portato alla

realizzazione degli Osservatori sull’Intelligenza Artificiale e sulla Cybersecurity, all’interno dei quali vengono organizzati seminari periodici che permettono agli imprenditori di aggiornarsi costantemente e di integrare nuove conoscenze nella loro strategia d’impresa. AI*Start per le imprese Tuttavia, non sempre è necessario rivolgersi al mondo della ricerca: in molti casi, la soluzione è già disponibile, ma può risultare meno immediata da individuare, soprattutto per le piccole e medie imprese. Per questo, l’Associazione collabora con aziende locali che possono portare valore aggiunto ai nostri associati tramite offerta di servizi o corsi di formazione. Ne è un esempio AI*Start, servizio che permette all’azienda di ricevere un’analisi sistematica di processi, flussi di lavoro e dati, individuando le soluzioni di IA maggiormente allineate agli obiettivi strategici dell’impresa. Sul fronte della formazione, stanno riscontrando ampio interesse sia corsi sull’utilizzo di Copilot, specifici per l’ufficio, sia percorsi formativi più generici su IA e Cybersecurity, pensati per potenziare le competenze delle singole risorse. SMACT Infine, la collaborazione con SMACT, il Competence Center nato nel Triveneto per promuovere la Digital Transformation, permette alle imprese associate di accedere ad ulteriori corsi e servizi di consulenza. Ad esempio, qualora un’azienda desideri esplorare soluzioni innovative o abbia una particolare esigenza SMACT mappa lo stato dell’arte a livello nazionale e internazionale, individuando e suggerendo possibili fornitori, tra cui l’impresa potrà scegliere. (sg)

Per ulteriori informazioni: Sofia Greganti T: 0461360016 E: s.greganti@confindustria.tn.it

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Pama innova per crescere globalmente Pama, leader nelle macchine utensili di grandi dimensioni, mira ai 200 milioni di fatturato entro il 2030. Al centro della strategia: innovazione continua, formazione locale e presenza globale. di ALESSANDRO DE BERTOLINI

L’INNOVAZIONE per la crescita: questa la strategia di Pama, tra i leader mondiali nella produzione di macchine utensili di grandi dimensioni. L’azienda trentina, che conserva a Rovereto il proprio headquarter, punta ai 200 milioni di fatturato entro il 2030 e lo fa mettendo al centro l’innovazione. “Innovazione di processo, innovazione di prodotto e innovazione tecnologica”, spiega Michele Dal Rì, direttore sviluppo e prodotto in Pama. “Questi tre livelli – continua – ci consentono di mantenere la nostra redditività nel breve, nel medio e nel lungo periodo e ci permettono allo stesso tempo di strutturare un percorso di crescita costante in termini di volumi e di fatturato”. Pama Spa impiega oltre 350 dipendenti presso la sede di Rovereto. Avvengono qui progettazione, ingegnerizzazione, assemblaggio e produzione delle macchine da destinarsi a molti settori industriali: aerospaziale, energetico, trasporti, oil e gas, costruzione di macchine, stampi, meccanica generale e movimento terra. Si trova a Rovereto anche il comparto ricerca e sviluppo. L’ufficio tecnico occupa 70 dipendenti – circa un quinto del totale – che operano in team con altissime qualifiche professionali.

Il fatturato di Pama si attesta attualmente sui 145 milioni all’anno. Ogni produzione è il rispecchiamento delle esigenze del cliente. Elevatissima è la personalizzazione. “Non produciamo mai due volte la stessa macchina” precisa Dal Rì. “Questo è il nostro obbiettivo: fornire soluzioni su misura ai grandi player internazionali che si rivolgono a noi”. Grazie ad affidabilità e precisione, Pama è spesso un passo avanti rispetto ai competitors. Le richieste giungono da tutto il mondo. “Realizziamo l’80% del nostro fatturato all’estero”. Il posizionamento sul mercato internazionale si deve anche alle alleanze strette da Pama con grandi partner internazionali. Si spiega così la recente acquisizione di Pama da parte di Nidec Corporation: un colosso giapponese da 110mila dipendenti e 13 miliardi di fatturato l’anno. Nel 2022 Nidec ha puntato gli occhi sull’azienda trentina e l’acquisizione raggiunta ha portato vantaggio a entrambi. “Siamo rimasti indipendenti all’interno

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del Gruppo – sottolinea Michele Dal Rì – lavorando in rete con gli altri stabilimenti”. Nella più ampia compagine del Gruppo, Pama opera anche attraverso altri stabilimenti propri: in Italia il sito produttivo di Brescia e in Cina quello di Shanghai. Varie sono le filiali o service di vendita, con una presenza negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in India e in Brasile. Nonostante un’internazionalizzazione spinta, Pama conserva un forte legame con il territorio. I collaboratori vengono formati selezionando i giovani più promettenti mediante percorsi di collaborazione con le università dell’Ateneo trentino e grazie al lavoro svolto dalla Pama Accademy: un’accademia interna che si muove a stretto contatto con gli istituti tecnici della provincia. “Cerchiamo di formare sul territorio professionisti qualificati che poi si fermino in azienda”. A orientare l’intero modello di business è l’innovazione. Un centro di gravità, per Pama, attorno al quale tutto ruota. “Per quanto riguarda l’innovazione di processo – spiega Michele Dal Rì – abbiamo introdotto nel ciclo produttivo un metodo di lavoro che ci consente di programmare con continuità l’attività di stabilimento e di gestire i picchi di richieste, anche se lavoriamo su commessa. Per quanto riguarda invece l’innovazione di prodotto, stiamo introducendo nel ciclo produttivo la

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possibilità di realizzare i nostri prodotti in modo modulare, così da ottenere grande varietà di personalizzazione con un numero contenuto di componenti. Vogliamo aumentare la nostra gamma prodotti riducendo la complessità del ciclo produttivo. In altre parole, processi di produzione più standardizzati per prodotti sempre più customizzati. Per quanto riguarda, infine, l’innovazione tecnologica, ci stiamo muovendo soprattutto sulla strada della digitalizzazione. Da un punto di vista tecnologico, la meccanica ha raggiunto livelli che difficilmente vedranno stravolgimenti. Perciò, l’area su cui si giocherà la competitività futura è legata alla capacità di utilizzo dei dati che raccoglieremo dal funzionamento delle nostre macchine e che potremmo sfruttare sia per migliorare la produttività della macchina presso il cliente sia per derivare idee innovative per lo sviluppo di nuovi prodotti”. In quest’ottica, a inizio 2025 Pama ha lanciato il progetto Operator, avvalendosi della nuova LP6/23 per gli incentivi alle attività di ricerca e sviluppo: “Il progetto Operator ambisce alla realizzazione di un ecosistema sostenibile per la gestione dei servizi digitali, e allo sviluppo di funzionalità innovative. Il sistema della ricerca trentino avrà un ruolo fondamentale nella realizzazione di queste attività”.


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Intacture: il datacenter nel cuore della montagna Un progetto unico in Europa trasforma una miniera attiva in un data center all’avanguardia, ridefinendo il concetto di infrastruttura digitale e coniugando tecnologia, sostenibilità e riqualificazione industriale. di GENNY TARTAROTTI

LE miniere hanno da sempre alimentato l’immaginario collettivo. Misteriose e affascinanti, evocano un misto di attrazione e timore. Nella letteratura, spesso emergono come scenari di sfruttamento. Eppure, c’è un aspetto meno esplorato, ma altrettanto potente: le miniere come capolavori dell’ingegneria e come opportunità di sviluppo e innovazione. È tempo di riscrivere la narrazione e dare nuova vita e nuovi significati a questi spazi sotterranei con idee senza precedenti. Un progetto unico in Europa e… (probabilmente) nel mondo A guidare questa rivoluzione sotterranea è Trentino DataMine, società frutto di un innovativo partenariato pubblico-privato istituzionalizzato e motore di Intacture, un progetto pionieristico destinato a lasciare il segno. L’obiettivo? Realizzare il primo data center in Europa ospitato all’interno di una miniera attiva, incastonata nel cuore della Val di Non. Un’idea visionaria che fonde tecnologia, ingegneria avanzata e sostenibilità per ridisegnare il futuro dell’innovazione digitale offrendo al tessuto produttivo locale un’infrastruttura solida e all’avanguardia su

cui costruire nuovi scenari di crescita. Trentino DataMine, costituita dall’Università di Trento - soggetto attuatore e guida scientifica del progetto - e un raggruppamento di aziende locali: Covi Costruzioni, impresa edile, Dedagroup (Deda), acceleratore di tecnologia e business, il Gruppo GPI, specializzato in digitalizzazione in ambito sanitario e ISA, Istituto Atesino di Sviluppo, holding di partecipazioni con quasi 100 anni di storia, sta ridefinendo il concetto di infrastruttura digitale accelerando sulla strada dell’innovazione. Grazie a una location dalle caratteristiche uniche, il data center, operativo dal 2026, avrà oltre l’80% della sua superficie sviluppata in ipogeo, raggiungendo una profondità di 100 metri all’interno di una miniera attiva. Questa configurazione lo rende un caso unico in Europa e uno dei rari progetti con caratteristiche simili a livello globale. “La protezione naturale offerta da 90 milioni di metri cubi di roccia dolomia (un volume per il cui trasporto occorrerebbero 900mila vagoni di un treno merci), in un ambiente dalla temperatura costante di 12° gradi e naturalmente asciutto, grazie alla protezione offerta da una sorta di cappello di scaglia rossa trentina – spiega Dennis Bonn, consigliere delegato di Trentino DataMine – , rappresenta una barriera capace di assicurare un altissimo livello di sicurezza

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elettromagnetica, digitale, idrogeologica e fisica, in grado di proteggere la struttura anche da eventi naturali e persino da incidenti aerei. Il patrimonio di dati che sarà ospitato nell’infrastruttura rimarrà dunque protetto e “intatto”. Il tema della data residency – aggiunge – è oggi particolarmente rilevante e urgente. Sapere che i propri dati sono custoditi in un’infrastruttura IT situata in Italia non è certo un dettaglio da sottovalutare. Inoltre, ogni impianto è ridondato, ossia duplicato, in modo da far sì che, se per qualsiasi motivo un ramo di alimentazione dovesse smettere di funzionare, il secondo possa entrare immediatamente in funzione”. Rigenerare gli spazi minerari: la proposta unica che cambia il futuro del sottosuolo Con un investimento totale di 50,2 milioni di euro – di cui 18,4 milioni provenienti dai fondi PNRR accordati all’Università di Trento (Missione 4 Componente 2 ‘Dalla Ricerca all’Impresa’ , Investimento 3.1 ‘Fondo per la realizzazione di un sistema integrato di infrastrutture di ricerca e innovazione’, Progetto ‘Trentino Datamine’) e circa 31,8 milioni da capitali privati – sta prendendo forma un’infrastruttura senza precedenti. Il progetto sta sorgendo nel cuore della miniera di dolomia dell’azienda Tassullo, un sito estrattivo attivo che, a differenza di quanto avviene tradizionalmente nelle miniere, viene scavato tenendo ben presente fin da subito il suo riutilizzo futuro. “Quello che siamo riusciti a creare è un vero e proprio ecosistema minerario – afferma Roberto Covi, ceo di Tassullo –. Gli scavi tradizionali prevedono la realizzazione di tunnel di grandi dimensioni che, terminato il lavoro, in base alla legge mineraria attualmente in vigore, vengono abbandonati chiudendone gli accessi. In questo modo però gli spazi rimangono inutilizzati. Grazie alla deroga concessa dalla Provincia Autonoma di Trento alla legge mineraria, possiamo procedere con scavi a geometrie specifiche, creando spazi ad hoc in base alle esigenze delle aziende partner”. Questo sistema non solo consente di

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ottimizzare l’uso del sottosuolo che, grazie ad un approccio di economia circolare, acquista nuova vita, destinando ad usi inediti i vuoti di cava, ma anche di minimizzare l’occupazione di suolo. “Se il progetto del data Center a regime venisse realizzato completamente in superficie – aggiunge Dennis Bonn–, occuperebbe l’equivalente di circa 20 piscine olimpioniche. Grazie invece alla sua struttura quasi completamente sotterranea ne occuperà poco più di quattro”. Dall’innovazione digitale all’agorà moderna In linea con le tendenze europee, indirizzate verso una graduale decentralizzazione dei data center, Intacture contribuirà a favorire una “data center economy” più competitiva e a posizionare l’Italia come un attore chiave di questo settore. Il data center, il cui avvio è previsto per il 2026, sarà un Regional Data Center progettato per ridurre la latenza e i costi di larghezza di banda, trattando i dati vicino alla loro origine. Con una potenza nominale fino a 5 MW, l’infrastruttura sosterrà vari settori, tra cui sanità, agricoltura e industria rispondendo in modo concreto alle esigenze di digitalizzazione e gestione dei dati delle imprese del territorio. Scopo di Intacture non è solo quello di realizzare un vero e proprio polo di innovazione per scienze della vita, intelligenza artificiale e cybersecurity, ma anche di creare un’infrastruttura integrata nel territorio. Nonostante la sua collocazione strategica, che lo rende impenetrabile da un punto di vista fisico, Intacture si aprirà alla comunità, offrendo spazi per eventi e progetti che coinvolgeranno persone e studenti. In linea con la mission dell’Università, sarà un’agorà moderna, progettata per favorire l’interconnessione tra innovazione e persone. La miniera acquista così un nuovo significato. Diviene allo stesso tempo un ambiente digitale e uno spazio “umano” che stimola la creazione di reti sociali e strumenti collaborativi aprendo la via a inedite possibilità anche per il mondo dell’impresa, chiamato oggi a innovare responsabilmente e a scegliere infrastrutture affidabili, vicine e sostenibili.


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La meccanica trentina tra sfide e prospettive Intervista a MARCO GIGLIOLI, Presidente della Sezione Meccanica, Meccatronica e Impianti di Confindustria Trento.

PRESIDENTE , lei guida una Sezione che potremmo definire “storica”. Può darne un quadro attuale? Certamente la meccanica è tra le anime più longeve della tradizione manifatturiera del nostro territorio. Si tratta peraltro di un settore estremamente eterogeneo: in Trentino, Confindustria Trento rappresenta oltre 120 aziende che operano nel comparto della produzione di macchinari, di componenti meccaniche, dell’installazione di impianti. È un mondo affascinante, che a conti fatti interagisce con tutte le altre filiere produttive: del tessile, dell’alimentare, della Marco Giglioli

plastica, della gomma… e che è diventato tanto più ricco di sfumature grazie all’impatto degli importanti investimenti in ricerca e sviluppo degli ultimi decenni. Oggi, alle storiche eccellenze meccaniche si sono affiancate le attività più innovative, nate dalla contaminazione con l’elettronica, la sensoristica, l’automazione. Lo scenario economico è, purtroppo, preoccupante. Il 2024 è stato un anno faticoso, come emerge da tutti gli indicatori più importanti: dalla produzione industriale, all’export fino agli ordinativi e alle prospettive occupazionali. Il tutto in un contesto caratterizzato negli ultimi anni da un esponenziale incremento dei costi che moltissime aziende non hanno trasferito a valle sui prezzi dei loro prodotti. Primo fra tutti ovviamente il costo dell’energia che in Italia è tra i più cari d’Europa e incide sulla nostra competitività. A livello generale febbraio 2025 è stato il 25° mese consecutivo di calo della produzione industriale, con un -2,7% rispetto al 2024. Sempre in forte calo l’automotive (-33,5%), anche se in ripresa su gennaio, il tessile (-12,3%) e, purtroppo, anche la meccanica (-9,7%). Guardando al bicchiere mezzo pieno, per quanto riguarda il nostro Trentino, il 2024 ha visto però un aumento delle esportazioni per il settore dei Macchinari e apparecchiature (+3,5%), altri prodotti manifatturieri (+4,5%) e apparecchi elettrici (+20%). Nel 2025 la situazione non sembra potere migliorare… L’industria trentina, al pari di quella degli altri territori italiani e europei, guarda con apprensione alle conseguenze dei tre pacchetti di dazi aggiuntivi che l’Amministrazione Trump ha per ora imposto al mondo. Ci aspettavamo la ripresa dei dazi su acciaio e alluminio già adottati dalla prima presidenza Trump, così come quelli sull’automotive, anche se il 25% di dazio addizionale è molto alto e ci preoccupa, soprattutto sulla componentistica automobilistica che è coinvolta e su cui lavorano molte imprese trentine. I cosiddetti “dazi reciproci” in vigore dal 9 aprile risultano anch’essi sproporzionati per l’Europa, che deve gestire un incremento dei dazi esistenti del 10% adottati su un gran numero di settori, compreso l’agroalimentare.

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Comprenderemo gli effetti concreti di questi dazi addizionali nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, quando le aziende definiranno con i propri importatori statunitensi come spartirsene la gestione e quanto trasferire ai consumatori statunitensi con costi incrementati dei prodotti sul mercato che rischiano di non essere competitivi, nonostante il buon nome del Made in Italy, con quelli prodotti nei paesi meno daziati. Un quadro che suggerisce una volta in più l’urgenza di un’alleanza di sistema che sappia valorizzare tutte le componenti dello scenario produttivo, a partire dalla presenza industriale. … che è all’origine di oltre un terzo del valore aggiunto, anche in Trentino. Il nostro territorio non è consapevole dell’apporto che le imprese industriali garantiscono al benessere e alla qualità della vita della nostra comunità. In quel mix di fattori che caratterizza il nostro Pil, le imprese giocano un ruolo imprescindibile. Il settore industriale è senza dubbio il settore a più alta produttività e con maggior potenziale di crescita e il Trentino ha bisogno di più industria per crescere. In questo senso è importante che la politica incentivi quelle imprese che innovano, si internazionalizzano e crescono dimensionalmente, tutti driver fondamentali per l’aumento della produttività e di conseguenza del gettito per le casse provinciali. La manifattura, insieme alla sua grande tradizione, torna protagonista con questa nuova presidenza trentina. “Riportare l’impresa al centro” è tra le priorità del quadriennio di presidenza di Lorenzo Delladio ed è un obiettivo che condivido pienamente. Significa riconoscere all’impresa – e in particolare alla manifattura – un ruolo non solo economico, ma anche sociale, culturale e strategico per lo sviluppo del nostro territorio. Nelle nostre aziende vediamo ogni giorno l’integrazione tra competenze ingegneristiche e visione umanistica, tra precisione tecnica e creatività. Siamo protagonisti di trasformazioni

che toccano la digitalizzazione, la sostenibilità, l’integrazione tra industria e ricerca, il benessere delle persone. Intanto resta complessa la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo per l’industria metalmeccanica. Mi accontento qui di condividere un auspicio: che le parti possano convergere responsabilmente verso una soluzione capace di sostenere la competitività delle imprese in un contesto di sostenibilità economica e sociale. In questa direzione si muove la proposta di Federmeccanica di un CCNL ESG, capace di dare risposte importanti alle persone e alle famiglie anche in prospettiva, e di rappresentare al contempo un volano per la competitività dell’intero Sistema. Ricordo che la proposta di rinnovo presentata alla fine dello scorso anno dalla delegazione datoriale conferma tutte le garanzie contrattuali in essere e aggiunge una serie di trattamenti migliorativi in ambiti di grande valore sociale, economico e normativo, volti a proseguire la strada del rinnovamento avviata con il rinnovo del 2016. Tra le altre cose, è prevista anche una serie di misure di welfare sociale e solidaristico, volte a sostenere chi ha oggi più bisogno e chi più ne avrà nel futuro. Tra queste spicca sicuramente su tutte l’introduzione, a partire dal 2026, di una copertura assicurativa a totale carico dell’azienda che garantirà alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici una rendita pari a 600 euro mensili netti in caso di insorgenza di non autosufficienza. Sono stati proposti anche incrementi sui contributi a carico dell’azienda per quanto concerne la previdenza complementare (più 0,2% per tutti i lavoratori; più 0,3% e più 0,5%, rispettivamente, per under 35 e per donne di nuova assunzione) e miglioramento delle prestazioni di assistenza sanitaria integrativa. Mi preme, infine, rammentare che il CCNL - benché scaduto - prevede una clausola di ultrattività: di conseguenza nel prossimo mese di giugno verranno riconosciuti sia l’adeguamento ex post dei minimi tabellari all’inflazione IPCA NEI sia i 200 euro netti di flexible benefits.

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Poncial, eccellenza italiana nel mondo Da oltre sessant’anni punto di riferimento nello stampaggio a caldo e nelle lavorazioni meccaniche. Know-how, innovazione e filiera interna per una crescita globale su misura del cliente.

“SIAMO partner

Adriano Malcotti

dei nostri clienti per fornire loro un prodotto finito totalmente personalizzato e lavorato ad hoc”: questo è l’obiettivo di Poncial Malcotti Srl, attiva da oltre sessant’anni nell’ambito dello stampaggio di metalli lavorati a caldo e nelle lavorazioni meccaniche. Fondata nel 1962 in Valle del Chiese da Francesco e Giovanni Malcotti come impresa artigiana, Poncial è oggi una realtà fortemente internazionalizzata, con una solida presenza nel territorio e rapporti commerciali in tutto il mondo. Adriano Malcotti, seconda generazione e CEO di Poncial, ha gestito l’evoluzione dell’azienda dalla dimensione locale e nazionale, rendendola una realtà industriale affidabile e professionale.

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Presso la sede di Storo – un’area produttiva di 14.000 metri quadrati, di cui 6.000 coperti – opera una sessantina di collaboratori altamente qualificati. Tutto il processo produttivo avviene internamente, senza esternalizzazioni. L’azienda ha saputo valorizzare il proprio know-how e il Made in Italy come leve di crescita costante. “Possiamo offrire questi servizi – spiega Maria Pia Russo, export manager e responsabile comunicazione – grazie al vasto know-how del nostro team di ingegneri metallurgici specializzati nella valutazione e trasformazione dei migliori acciai”. A condurre il team tecnico è lo stesso titolare e ceo, Adriano Malcotti, che svolge un ruolo di primo piano non solo nella governance, ma anche nei settori di ricerca e sviluppo per l’ideazione di soluzioni innovative. “Il nostro dipartimento tecnico – continua Maria Pia Russo – fornisce consulenza qualificata, rispondendo alle richieste più complesse del mercato e distinguendosi a livello internazionale per l’alta precisione del design e delle lavorazioni di eccellenza”. Dalla progettazione alla produzione fino alla vendita e consegna, ogni fase del processo è gestita internamente: un modello che consente a Poncial di presentarsi ai clienti quale unico partner. “Ci occupiamo direttamente in maniera innovativa della gestione e dei rischi di lavorazioni – prosegue Russo – che solitamente in altre realtà produttive vengono affidate a più fornitori. Grazie all’evoluzione della filiera corta, prendiamo in carico le commesse dalla fase iniziale alla consegna del prodotto finito, gestendo progettazione, design, forgiatura a caldo, trattamenti termici dedicati e molto altro. Disponiamo di macchinari ad alta precisione e trattamenti elettrochimici all’avanguardia, garantendo l’eccellenza in ogni singolo passaggio. Il nostro processo produttivo si avvale di tecnologie moderne, isole robotizzate e sale metrologiche high-tech, tutte monitorate da un dipartimento qualità costantemente aggiornato e all’altezza di ogni situazione”. Nel reparto di stampaggio dello stabilimento di Storo operano tre linee di stampaggio a bilanciere, dotate di forno elettrico a induzione, robot antropomorfi, impianti di sabbiatura, coniatura,


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tempra continua per acciai al boro, oltre a forni elettrici per distensione e ricottura isotermica. Il reparto di lavorazioni meccaniche, invece, esegue operazioni di fresatura, foratura, alesatura, maschiatura, barenatura e tornitura su materiali come alluminio, acciaio e metalli in genere. Grazie alla versatilità delle linee produttive, Poncial è in grado di offrire una vasta gamma di prodotti destinati a diversi settori industriali. La diversificazione è infatti una delle sue strategie chiave. “Siamo presenti in numerosi settori: dalle macchine movimento terra alla meccanizzazione agricola, dalla componentistica per ascensori al comparto mining e altro”. Poncial ha costruito la propria crescita puntando sulla qualità e sulla centralizzazione del cliente, personalizzandone l’assistenza e conquistando quote di mercato sempre più rilevan-

ti in tutta Europa e Nord America. “Collaboriamo con aziende e gruppi di grandi o medie dimensioni”, conclude Maria Pia Russo. “Siamo fortemente radicati in Europa, in mercati chiave come Germania e Austria, ma anche in Francia e Spagna. In Nord America, il Canada rappresenta per noi una nuova frontiera di crescita, un mercato in cui stiamo investendo con successo e ottenendo ottimi risultati”. (adb)

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Tradizione, innovazione, precisione Lo stabilimento di Meccanica del Sarca realizza oltre un milione di caricatori e 120mila componenti in legno l’anno. Tecnologia e manodopera locale al centro della strategia.

IL Gruppo Beretta – la holding da un miliardo e mezzo di fatturato l’anno, leader nella produzione di armi da fuoco leggere – si appoggia esclusivamente sullo stabilimento produttivo di Meccanica del Sarca (MDS) per l’intera realizzazione di componenti in legno e caricatori. Le lavorazioni del legno di noce e laminato sono destinate a produrre calci e aste per fucili da caccia e carabine. I caricatori per pistole vengono realizzati invece tramite un processo di stampaggio a freddo di bobine di acciaio. È questa l’importanza strategica di MDS e la straordinaria centralità del sito produttivo di Pietramurata nella vasta compagine della Holding Beretta (il colosso nato sulla scia della Fabbrica d’Armi Pietro Beretta Spa, una delle aziende più longeve al mondo, fondata da Bartolomeo Beretta 500 anni fa, nel 1526). “Siamo un team di 130 dipendenti – spiega Alberto Danese, general manager di MDS – impegnati su due linee produttive, una per la componentistica in legno e l’altra per la lavorazione dell’acciaio. Una novantina i collaboratori per la parte legno, gli altri per l’acciaio. A eccezione del sottoscritto, le persone che lavorano nello stabilimento sono tutte del territorio. Con ri-

ferimento alle nostre due linee di produzione, rispondiamo internamente all’intero fabbisogno del Gruppo Beretta, che, proprio per queste finalità, scelse di aprire una fabbrica in Trentino negli anni ’70”. Meccanica del Sarca nacque per questo motivo. Nel 1975 Beretta decise di aprire una fabbrica per produrre internamente i componenti in legno per fucili e quelli in acciaio per i caricatori delle pistole. Così venne fondata l’azienda di Pietramurata. “Ancora oggi – continua Danese – il 95% della nostra produzione è destinato alla domanda della casa madre, alla quale forniamo la quasi totalità dei componenti in legno e dei caricatori di cui ha bisogno per i suoi prodotti”. L’impianto produttivo di MDS rappresenta così il fiore all’occhiello per tutto il Gruppo e per le molte aziende controllate dalla holding, con una capacità produttiva di 120 mila componenti in legno e più di un milione di caricatori all’anno. Un luogo di innovazione, non soltanto di produzione. Se, da un lato, la produzione di MDS resta perlopiù standardizzata, dall’altro, Danese è chiamato a un continuo miglioramento nel

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rapporto qualità/prezzo della componentistica in legno e acciaio che produce. “Rispondiamo alla sfida costante di migliorare la qualità del prodotto a parità di costo. O viceversa, diminuire i costi lasciando inalterata la qualità. In termini di ricerca e sviluppo, il nostro ufficio tecnico si focalizza quindi sull’ingegneria di processo, non sull’ingegneria di prodotto. La nostra innovazione punta al miglioramento e all’efficientamento delle linee di produzione”. In questo senso, la missione di MDS è quella di coniugare la propria esperienza come contractor del Gruppo Beretta con investimenti in tecnologia, organizzazione e ingegneria tecnica, per raggiungere la migliore offerta qualità-prezzo e ottenere il 100% di soddisfazione del cliente. Non c’è il rischio, quindi, che il rapporto da quasi monopolisti con la casa madre possa influenzare negativamente la competitività del sito produttivo. Anche perché MDS conserva una certa autonomia di movimento. “Ciò che

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produciamo – spiega Danese – deve sempre essere concorrenziale sul mercato e porsi un passo avanti rispetto alle produzioni dei nostri competitors. Questo modo di operare è tra le principali politiche del Gruppo. Inoltre, una piccola parte del nostro fatturato, attorno al 5%, viene realizzato tramite vendita diretta”. A rendere lo stabilimento un luogo di eccellenza sono anche le risorse umane. Certe lavorazioni richiedono manualità. “Puntiamo decisamente sul valore aggiunto della manodopera”, conclude Danese. “Mi riferisco in particolare al comparto della lavorazione del legno. Qui, nella tecnologia del legno la nostra produzione conserva un elevatissimo contenuto artigianale. Sono i nostri collaboratori che, tramite la loro competenza, conferiscono valore ai manufatti. Viceversa, laddove non è richiesto questo impegno, cerchiamo di robotizzare le linee di produzione per migliorare le nostre capacità produttive”. (adb)


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Da Trento al Golfo, l’innovazione corre sui tubi Nata per proteggere i tubi dell’oil&gas, l’azienda trentina MPR è diventata leader mondiale. Oggi, con la guida di Condini, punta a nuovi mercati e tecnologie rivoluzionarie.

UNA storia di eccellenza e di straordinaria innovazione. Tutto comincia nel 2009 quando Alessandro Condini viene incaricato da un gruppo internazionale di investitori russo di sviluppare una nuova tecnologia per la protezione della superficie interna dei tubi che vengono usati nel settore oil&gas per l’estrazione del petrolio. Utilizzati dai più grandi player mondiali del comparto energetico e sottoposti a fortissime condizioni di stress, i tubi duravano poco e dovevano essere sostituiti continuamente. Condini raccoglie la sfida, si mette a capo di un team di proAlessandro Condini

fessionisti e inventa una vernice protettiva capace di triplicare il ciclo di vita dei tubi. Contestualmente, brevetta anche le tecnologie per la costruzione dei macchinari per l’applicazione della vernice all’interno dei tubi. Nel 2012, solo tre anni dopo, gli investitori russi fondano a Trento MPR Srl per la produzione e la commercializzazione della nuova tecnologia e in pochissimi anni l’azienda diventa leader sul mercato asiatico, con il 60% delle commesse. Oggi, quindici anni dopo l’inizio di quell’avventura, Alessandro Condini ha rilevato il 100% di MPR Srl. Ceo e proprietario unico della società dal 2022, è a capo di un gruppo di altre aziende collegate, che hanno ampliato e diversificato il business tradizionale. Elixe Manufacturing Solutions è il nuovo brand coordinato da MPR Srl che progetta e produce macchinari e impianti per l’applicazione di rivestimenti protettivi per tubi e profili metallici. Elixe Srl è la start-up innovativa (premiata con il Radlaunch 2022 in Florida, Stati Uniti) che studia soluzioni innovative per la protezione dei metalli in collaborazione con l’Università di Trento e il Politecnico di Torino. Elixe Middle East Trading LLC, con sede negli Emirati Arabi, segue infine l’attività commerciale nei Paesi del Golfo. L’headquarter è rimasto a Trento, nella sede di Spini di Gardolo, dove tutto ruota attorno a Condini e al suo staff di 12 collaboratori. Con un contenuto tecnologico elevatissimo e standard innovativi di processo e di prodotto che non hanno eguali tra i competitors, Elixe Manufacturing Solutions si rivolge a un mercato di nicchia, dove la qualità conta più di ogni altra cosa. L’utente finale – coloro i quali beneficiano delle tecnologie dei prodotti realizzati in Trentino – sono le grandi multinazionali dell’energia, dove un errore, anche minimo, può comportare conseguenze drammatiche. I committenti di MPR si rivolgono all’azienda sia per l’acquisto della vernice sia per l’acquisto dei macchinari che servono per applicarla. Tutto avviene in casa: progettazione tecnica, simulazione virtuale, prototipazione, realizzazione di componenti metallici, carpenteria metallica, impiantistica e automazione.

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Quando ripensa al suo percorso e ai momenti più difficili, Alessandro Condini torna al 2022: un giro di boa, quando decise di rilevare MPR. “Negli anni precedenti avevamo lavorato molto bene” racconta. “Il gruppo di investitori russo aveva finanziato il progetto, poi era stata fondata l’azienda e nel giro di pochi anni eravamo diventati leader nel mercato russo-asiatico affermandoci a livello internazionale. Ma nel 2022 è scoppiata la guerra in Ucraina. Questo ha cambiato tutto. Improvvisamente abbiamo dovuto interrompere tutti i rapporti con i nostri finanziatori. Mi si ponevano sostanzialmente due scenari. Lasciare tutto o rilevare l’azienda. Ho deciso di acquistare il 100% di MPR”. Nel 2022 MPR passa così con orgoglio alla piena proprietà italiana, inaugurando una nuova era di espansione strategica nel mercato globale. “In quel momento – continua il ceo – sapevo bene che avrei dovuto ricominciare da zero. Disponevo della gamma prodotti e di un esclusivo know-how, ma non avevo più un mercato. Scelsi di puntare su due strategie di crescita. La prima, l’internazionalizzazione. La seconda, un percorso di innovazione ancora più spinto per raggiungere una maggior diversificazione di prodotto e livelli qualitativi di eccellenza assoluta”.

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Si arriva in questo modo alla recente costituzione delle altre società, la rete di soggetti che oggi fa capo a MPR srl: la start-up Elixe Srl e la commerciale Elixe Middle East Trading LLC. “Per quanto riguarda la presenza sui mercati stranieri – conclude Condini – abbiamo puntato subito su Stati Uniti e Messico, dove ora lavoriamo molto bene. Contestualmente abbiamo deciso di aprire negli Emirati Arabi Elixe Middle East Trading LLC e definire accordi di collaborazione con partner già presenti sul mercato. Per quanto riguarda invece l’innovazione, ho concentrato le attività di ricerca e sviluppo nella start-up Elixe Srl, dove abbiamo ottenuto nuove tecnologie che nessuno degli altri player possiede. In particolare, oltre a nuovi traguardi nell’innovazione tecnologica delle nostre vernici protettive, abbiamo sperimentato una nuova tecnologia che polimerizza la vernice con raggi UV nella fase di applicazione. Un tipo di applicazione, questa, che possiamo ora svolgere in pochissimi minuti, con bassissimo consumo energetico e senza solventi, rispetto ai grandi forni utilizzati per le pitture tradizionali e che vengono ancora usati dai nostri competitors. Nell’ambito dell’applicazione all’interno di tubi e bombole siamo gli unici al mondo a disporre di questa tecnologia”. (adb)


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Alemax: sicurezza a 360° Con il trasferimento di Dama a Trento, il gruppo Alemax consolida il suo polo produttivo integrato, puntando su efficienza, formazione e consulenza.

NON basta vendere prodotti, bisogna costruire cultura. È da questa convinzione che è nata Alemax, unica realtà trentina in grado di offrire soluzioni complete e integrate nel campo della sicurezza sul lavoro”. Tutto è iniziato come nelle migliori storie imprenditoriali: in un garage, nel 1994, quando Alessio Paoli – fondatore di Alemax – decide di scommettere su un settore allora poco considerato: la sicurezza nei luoghi di lavoro. In un’Italia dove la prevenzione era ancora un concetto marginale, Alessio intuisce il potenziale di un mercato destinato a evolversi. Alessio Paoli

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A distanza di trent’anni, Alemax si conferma leader indiscusso nel campo della sicurezza e, con il trasferimento della sede di Dama a Trento – realtà mantovana già parte del gruppo e specializzata nel confezionamento di abbigliamento da lavoro professionale – compie un ulteriore passo verso la realizzazione di un ciclo produttivo completamente integrato. Un progetto ambizioso che abbraccia l’intera filiera: dalla gestione delle materie prime alla produzione e distribuzione del prodotto finito, fino a includere formazione e consulenza. “Il trasferimento di Dama rappresenta un passo strategico che ci permetterà di unire in un unico polo i diversi settori della nostra impresa – ha dichiarato Alessio – . Questa integrazione ottimizzerà i processi produttivi, migliorando l’efficienza e la qualità del nostro lavoro”. La produzione avverrà in un capannone situato a pochi passi dalla sede principale di Alemax, nel Compendio Ex Barison a Spini di Gardolo, secondo un nuovo asset strategico che integrerà l’attività dell’azienda con nuove opportunità di formazione e collaborazione. “Non puntiamo solo all’innovazione tecnologica – spiega – ma anche ad un impegno concreto verso la formazione dei giovani. In un periodo storico segnato dalla carenza di lavoratori, puntiamo ad attivare collaborazioni strategiche con scuole professionali, come il Cfp Centro Moda Canossa e l’Istituto Pavoniano Artigianelli. I giovani talenti avranno l’opportunità di lavorare fianco a fianco con esperti del settore, in un ambiente che favorisce l’apprendimento pratico e la crescita professionale. “La sicurezza sul lavoro – prosegue – non è solo un obbligo normativo, ma un investimento strategico sulla salute e sul benessere dei lavoratori. Ogni impresa deve considerarla un valore fondamentale, perché ridurre il rischio di infortuni significa garantire continuità operativa, efficienza e qualità della vita. La cultura della sicurezza non si improvvisa: si costruisce nel tempo, attraverso formazione, sensibilizzazione e l’utilizzo di strumenti adeguati. Non deve essere imposta con le sanzioni, ma condivisa con la consapevolezza che sia un vantaggio per tutti”. Dove molti vedevano un obbligo, Alessio ha visto un’opportunità: trasformare la sicurezza sul lavoro in un valore aggiunto per le aziende.


Grazie alla visione lungimirante del suo fondatore, Alemax ha saputo cambiare le regole del gioco, diventando un punto di riferimento per le aziende di tutto il Nord Italia. “Durante l’anno di leva sapevo di voler fare l’imprenditore, ma non avevo ancora trovato la mia strada – racconta – . Da ragazzo andavo spesso al cinema e vedevo nei film americani operai equipaggiati dalla testa ai piedi. Nel 1992 è uscita in Italia la legge 626 che ha introdotto nuove normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Appresa la notizia, mi si è accesa la lampadina e ho capito che quello era il settore in cui investire”. Nasce così l’idea di creare un’azienda specializzata in DPI e abbigliamento da lavoro. Gli inizi non sono stati facili. “Non c’era consapevolezza – ricorda – . I clienti chiedevano solo lo stretto necessario per evitare sanzioni”. Alessio però non si perde d’animo. Affitta un piccolo ufficio e un garage a Mattarello, assume la sua prima collaboratrice (tuttora parte del team) e inizia a girare le aziende con un furgone per mostrare dal vivo i prodotti. La strategia funziona. Con l’aumento della domanda, Alemax cresce: viene aperto uno showroom per l’abbigliamento da lavoro, acquistato un capannone a Trento Nord e ampliato il team con nuovi addetti al magazzino e alla contabilità arrivando a contare oggi 45 collaboratori. Ed è ancora una volta guardando all’America che ad Alessio viene un’altra idea: realizzare divise personalizzate. “Negli Usa – spiega – i lavoratori indossano divise brandizzate per rafforzare il senso di appartenenza e migliorare l’immagine aziendale. Ho capito che poteva funzionare anche qui”. Cinque anni fa, un’altra svolta: “Ho conosciuto un formatore e ho capito che dovevamo passare da venditori a consulenti”. Questa riflessione ha portato Alemax a ripensare radicalmente il proprio approccio al mercato. Non solo vendere dispositivi di sicurezza, ma offrire un servizio completo e personalizzato che copra ogni aspetto della gestione della sicurezza aziendale. Oggi il gruppo, oltre ad Alemax per la vendita e a Dama per la produzione, comprende an-

che Abilita per la formazione e la consulenza, e Buratti & Alemax, nata dall’acquisizione del ramo antinfortunistico della storica Buratti di Bolzano. “Roland Buratti ed io siamo stati concorrenti per anni, ma ci siamo sempre rispettati. Quando mi ha chiesto di acquisire la sua divisione sicurezza, ho colto l’opportunità”, racconta Alessio. Questa operazione ha rafforzato la presenza di Alemax in Alto Adige e ha dato nuova spinta a uno dei numerosi progetti di Alessio: promuovere sul territorio l’utilizzo dell’ esoscheletro (dispositivi studiati per ridurre gli infortuni muscolo-scheletrici) unendo le competenze delle due province. Oggi l’abbigliamento da lavoro è sempre più legato all’estetica, con marchi sportivi che fanno il loro ingresso nel settore. “Chi si veste con cura, si presenta meglio e lavora con maggiore motivazione”, afferma. Questo trend dimostra come l’immagine personale possa influire sulla produttività e sull’approccio al lavoro, facendo sì che l’abbigliamento professionale venga visto non solo come una necessità, ma come un elemento che contribuisce al miglioramento delle performance. (gt)

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Geoinference: AI al servizio dell’efficienza aziendale Il sistema di bin picking avanzato è solo l’ultimo traguardo di Geoinference, start up di soluzioni software e servizi tecnologici. “Non sviluppiamo sistemi di AI per sostituire l’uomo, ma per amplificarne le capacità”.

UN robot capace di riconoscere, afferrare e riposizionare oggetti in modo autonomo. È questa una delle applicazioni più innovative sviluppate da Geoinference, startup fondata nel 2019 da Eugenio Maffione e Stefano Martini, che realizza soluzioni software e servizi ad alto valore tecnologico basati su telemetria, sensoristica e Machine Learning. Grazie all’intelligenza artificiale Geoinference ha messo a punto un sistema di bin picking avanzato in grado di analizzare in tempo reale quali oggetti devono essere manipolati, calcolare il modo migliore per afferrarli e determinare la posizione corretta in cui riporli. Questa tecnologia sviluppata in collaborazione con Primabase, azienda trevigiana specializzata in automazione industriale, dimostra come la robotica intelligente possa ottimizzare i processi produttivi, ridurre gli errori e migliorare l’efficienza. “L’automazione può fare la differenza in molti settori, soprattutto in quelli dove i controlli sono complessi e ripetitivi”, spiega Stefano. Geoinference ha sede a Rovereto, ma Eugenio vive a Torino, così lui e Stefano collaborano da remoto. “Il nostro ufficio si chiama Zoom”, scherza Stefano, sot-

tolineando il fatto che oggi, grazie alle moderne tecnologie, è possibile implementare modelli di lavoro efficaci ed efficienti anche a distanza. Eugenio è esperto in computer vision e intelligenza artificiale, Stefano nella raccolta e analisi dei dati. Entrambi hanno lavorato per più di vent’anni in Telecom Italia, maturando una solida esperienza nel campo delle telecomunicazioni. Poi il desiderio di creare qualcosa di proprio e nel 2019 la nascita della start up. “L’idea alla base di Geoinference – racconta Stefano – nasce dall’attenzione al territorio trentino e alle sue esigenze specifiche, in particolare nel settore agricolo”. Stefano ed Eugenio hanno infatti iniziato la loro attività mettendo a punto dei dispositivi avanzati che, installati sulle macchine agricole, raccolgono dati in tempo reale, segnalando le zone meno produttive, calcolando la quantità di frutta raccolta e migliorando la gestione complessiva delle risorse. “Conoscere in tempo reale le condizioni di un campo può fare la differenza nella produttività di un’azienda agricola”, sottolinea. Per questa applicazione abbiamo anche vinto il premio dell’innovazione dell’Euregio ad Alpbach. Ma la tecnologia sviluppata da Geoinference trova applicazione nei più svariati

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settori grazie alla possibilità di realizzare progetti ad hoc per le singole esigenze aziendali. “In circa un mese – spiega Stefano – possiamo implementare delle soluzioni su misura per le esigenze specifiche dei nostri clienti”. In ambito ortofrutticolo, per esempio, è possibile conteggiare e calibrare le mele direttamente sul carro di raccolta, migliorando lo stoccaggio e la gestione della qualità associando le mele nel cassone ad un sistema di tracciabilità basato su tag. Per le cave sono stati messi a punto sistemi in grado di monitorare il processo di frantumazione delle rocce, rilevare eventuali anomalie e migliorare il controllo di produzione. “L’obiettivo non è solo raccogliere dati, ma fornire strumenti utili per prendere decisioni migliori”, aggiunge Eugenio. Un aspetto fondamentale su cui si basano la mission e la vision di Geoinference è la collaborazione con le altre realtà del territorio. “L’azienda – ci tiene ad evidenziare Eugenio – lavora a stretto contatto con realtà come FBK per la

ricerca, la Fondazione Edmund Mach per l’agricoltura, Telecom Italia per la connettività e vendita dei sistemi e Google per la gestione dei dati in modo da garantirne la sicurezza e privacy”. Nonostante Geoinference abbia stabilito una serie di legami e partneship con il territorio, uno degli ostacoli principali riguarda la visibilità sul mercato. “Farci conoscere è la vera sfida – dichiara Eugenio –. Le aziende ancora faticano a immaginare quanto queste tecnologie possano migliorare il loro lavoro”. Nonostante Geoinference abbia realizzato diverse campagne di promozione, anche attraverso contatti diretti con le imprese, il processo di diffusione di questi sistemi risulta essere piuttosto lento. Per questo, Geoinference sta sviluppando un accordo con TIM per ampliare la propria presenza e consolidarsi come leader nel settore dell’AI applicata alla meccanica. Molti potrebbero vedere in questo una minaccia nei confronti dei lavoratori, ma Eugenio rassicura: “Non sviluppiamo questi sistemi con l’intento di sostituire l’intervento umano, ma per ottimizzare e amplificare le capacità professionali e valorizzare le competenze distintive degli individui”. Una visione che non solo rispetta il valore del lavoro, ma che promuove un’evoluzione verso una realtà in cui tecnologia e talento umano coesistono e si completano a vicenda. (gt)

Surgiva festeggia mezzo secolo di storia Surgiva celebra con orgoglio 50 anni di storia. Un traguardo significativo all'insegna dell'eccellenza e di un costante impegno verso la sostenibilità. "Siamo orgogliosi di celebrare questo importante anniversario, 50 anni di storia fedeli alla nostra missione di valorizzare un’acqua minerale di eccellenza, lavorando nel rispetto dell'ambiente e in armonia con il territorio” commenta Matteo Lunelli, Presidente di Surgiva. “Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno reso possibile questo successo, dai nostri collaboratori ai clienti che ci scelgono ogni giorno."

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Polizze catastrofali: la risposta di ITAS Mutua Intervista ad Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale ITAS sull’obbligo per le imprese italiane di assicurarsi contro calamità naturali introdotto dal governo per rafforzare il sistema economico.

LA legge di bilancio 2024 (legge n. 213/2023) ha introdotto per tutte le imprese italiane tenute all’iscrizione nel registro previsto dall’art. 2188 del c.c., escluse quelle agricole, un sistema di assicurazione obbligatoria per i rischi fisici derivanti da eventi catastrofali naturali da attivare entro il 31 marzo 2025. Ma cosa rischia l’impresa che non si assicura? Secondo il comma 102 della Legge di Bilancio, del mancato rispetto dell’obbligo di assicurarsi, si deve tener conto “nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali”. Questo significa che le imprese inadempienti potrebbero non accedere ad agevolazioni o contributi pubblici. ITAS Mutua, compagnia assicurativa nata nel nostro territorio oltre 200 anni fa e membro di Confindustria Trento, si è attivata per tempo proponendo alle aziende un prodotto di alta qualità: ‘Naturalmente protetti impresa’. Abbiamo chiesto ad Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale ITAS il suo punto di vista.

Dottor Molinari, cosa pensa di questa nuova norma? Le calamità naturali non possono più essere considerate eventi eccezionali ma ordinari. È chiaro che il sistema economico nel suo complesso deve tenerne conto per evitare rischi ancora più importanti e definitivi. Sono conscio che la nuova copertura prevista dalla norma possa rappresentare un onere per le imprese, ma questi sono rischi indotti dai cambiamenti climatici che devono essere opportunamente coperti proprio per garantire la continuità aziendale. ITAS ha lanciato il suo prodotto Sì, con ‘Naturalmente protetti impresa’ abbiamo voluto fin da subito farci trovare pronti alle esigenze dei nostri soci assicurati offrendo un prodotto competitivo che permette di assicurare uno o più fabbricati, il relativo contenuto come macchinari, impianti e attrezzature e i terreni di proprietà dell’impresa. È possibile, inoltre, assicurare anche le merci contenute nel fabbricato stesso. Come incide in questo senso il vostro essere una Mutua? ITAS è da più di 200 anni l’assicurazione di questo territorio. Qui siamo nati, qui abbiamo la nostra sede e qui possiamo mettere in campo la forza, la capillarità e la competenza della nostra rete agenziale per garantire la migliore consulenza. Proprio il fatto di non dover redistribuire i dividendi a soci esterni ci permette di investire maggiori risorse nei servizi ai soci assicurati e quindi essere particolarmente sensibili alle loro, anche piccole, esigenze offrendo prodotti di eccellenza.

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100 anni di Brigl Brigl celebra il suo centenario con uno sguardo rivolto al futuro. Il nuovo centro logistico di Trento testimonia l’impegno dell’azienda per innovazione, efficienza e sostenibilità in un mercato in continua evoluzione.

IL 2025 è un anno di grande significato per Brigl: l’azienda celebra il suo centesimo anniversario. Ma non si tratta solo di una ricorrenza storica. Questo traguardo rappresenta anche l’occasione per guardare avanti e consolidare il proprio ruolo di leader nel settore della logistica. Una testimonianza concreta di questa visione è il moderno centro logistico di Trento, che oggi svolge un ruolo strategico nella rete di Brigl. Con una superficie di 5.400 metri quadrati, questo hub logistico è una risposta diretta alle crescenti esigenze del mercato in una regione caratterizzata da spazi limitati. Brigl ha saputo trasformare questa sfida in un’opportunità, creando una struttura che unisce innovazione, efficienza e sostenibilità. “Il Trentino-Alto Adige è una regione con una posizione strategica eccezionale, ma anche con grandi sfide logistiche”, spiega Andreas Goggi, managing director di Brigl. “Abbiamo paesaggi meravigliosi e un’economia in crescita, ma lo spazio per i magazzini è sempre più ridotto. La domanda di soluzioni di stoccaggio è in costante aumento e con questa struttura siamo pronti a soddisfare le richieste di un mercato sempre più esigente.”

Il magazzino di Trento rappresenta un vero punto nevralgico per la distribuzione delle merci. Grazie a un sofisticato sistema di scaffalature mobili, la capacità di stoccaggio è stata raddoppiata rispetto a un magazzino tradizionale: su una superficie che normalmente ospiterebbe 3.000 pallet, ora trovano spazio fino a 6.200 unità. Un risultato reso possibile dalla combinazione tra tecnologia avanzata e un approccio strategico alla logistica. Oggi la logistica è molto più di un semplice trasporto di merci: è un settore in continua evoluzione, in cui l’efficienza e la capacità di adattamento fanno la differenza. Brigl ha investito in un sistema di gestione del magazzino (WMS) all’avanguardia, che permette di monitorare e ottimizzare in tempo reale tutti i processi. “I clienti vogliono soluzioni su misura e risposte immediate alle loro necessità”, afferma Goggi. “Grazie al nostro sistema, possiamo garantire un’elevata flessibilità e ridurre i tempi di movimentazione, migliorando al contempo l’efficienza operativa.”

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Questa capacità di adattamento è particolarmente cruciale nel settore della logistica contrattuale. Mentre molte aziende puntano sulla completa automazione, Brigl ha scelto un approccio più bilanciato. “La tecnologia è essenziale, ma non tutto può essere automatizzato”, sottolinea Goggi. “Abbiamo clienti con esigenze specifiche, che richiedono la gestione di merci voluminose o dalla forma irregolare. Per questo, abbiamo mantenuto un alto grado di personalizzazione nei nostri servizi, combinando l’efficienza della digitalizzazione con la flessibilità del lavoro umano.” Un altro aspetto centrale della strategia di Brigl è la sostenibilità. Il centro logistico di Trento è stato progettato seguendo i più moderni criteri di efficienza energetica e sostenibilità ambientale. L’uso di materiali a basso impatto, l’ottimizzazione dell’illuminazione e la riduzione dei consumi energetici sono solo alcune delle misure adottate per ridurre l’impronta ecologica dell’azienda. Ma la sostenibilità non riguarda solo le infrastrutture. Brigl ha sviluppato strategie avanzate di pianificazione dei trasporti, ottimizzando i percorsi di distribuzione per ridurre le emissioni e miglio-

rare l’efficienza dei trasporti. “Siamo consapevoli della nostra responsabilità verso l’ambiente”, afferma Goggi. “Per questo investiamo in soluzioni che non solo migliorano il servizio ai clienti, ma contribuiscono anche a un futuro più sostenibile.” Il magazzino di Trento è solo uno dei tanti passi che Brigl sta compiendo verso il futuro. L’azienda sta già lavorando all’ampliamento delle proprie capacità logistiche in altre aree strategiche, come Brunico, con l’obiettivo di offrire soluzioni sempre più efficienti e personalizzate. Ma oltre alle infrastrutture, Brigl continua a investire nelle persone. “La tecnologia è importante, ma il vero valore di Brigl sono i nostri collaboratori”, afferma Goggi. “Senza il loro impegno e la loro competenza, nulla di tutto questo sarebbe possibile. Sono loro a rendere l’azienda forte e dinamica, e per questo continueremo a investire nella formazione e nello sviluppo delle nostre risorse umane.” Con un secolo di esperienza alle spalle e una visione chiara per il futuro, Brigl si conferma come un partner affidabile e innovativo nel mondo della logistica. E con la stessa passione che l’ha guidata fin dal 1925, è pronta ad affrontare le sfide dei prossimi cento anni.

Riccardo Felicetti è stato nominato Manager dell'anno Riccardo Felicetti, Amministratore Delegato dell'omonimo pastificio di Predazzo, è stato insignito del prestigioso titolo di "Manager dell'anno" nell'ambito del Premio Adige. Questo riconoscimento, giunto alla sua seconda edizione, è promosso dal quotidiano L'Adige per celebrare imprenditori e manager che si sono distinti nel corso dell'anno per visione, leadership e impatto nel proprio settore. La cerimonia di premiazione si è svolta nella suggestiva cornice delle Cantine Rotari di Mezzocorona, alla presenza di numerose personalità di spicco dell’economia trentina e altoatesina.

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"Produrre è un atto di cultura" In dialogo con Antonio Calabrò per ripensare all’industria come motore di umanità, bellezza e sapere. A Trento si apre una nuova narrazione della manifattura.

“DOBBIAMO lavorare sull’i-

dea che produrre è un atto di cultura. Insistere sulle dimensioni di una cultura politecnica che sappia coniugare ingegneria e filosofia, scienza e bellezza, fantasia e umanità. Ed evitare di schiacciare il Made in Italy sul piano del tipico: il Made in Italy è nella meccanica e nella meccatronica ad alto contenuto tecnologico, nella farmaceutica e nell’aerospaziale, nella bionica, nella gomma e nella plastica”. Così Antonio Calabrò, senior vice president Pirelli per la cultura e direttore della Fondazione Pirelli, al pubblico del talk organizzato da Confindustria Trento, con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento, per raccontare il valore sociale e culturale di fare Impresa. Moderato da Alberto Faustini, l’evento è stato aperto dai saluti di Lorenzo Delladio, presidente di Confindustria Trento e Achille Spinelli, assessore provinciale allo sviluppo economico, lavoro, università, ricerca della Pat. “Abbiamo scelto di affidare ad Antonio Calabrò l’abbrivio di un percorso di narrazione, di ricerca e di confronto sul valore e sui valori della nostra manifattura – ha spiegato Delladio –. Sappiamo bene che non c’è una consapevolezza

diffusa del contributo delle nostre imprese alla crescita e alla trasformazione sociale, anche del nostro territorio. Oggi, le imprese associate a Confindustria Trento realizzano oltre un terzo della ricchezza del Trentino, e assicurano i più elevati livelli di qualità della vita: ciò che è oggi in Trentino non sarebbe senza il valore aggiunto prodotto dall’industria. Dobbiamo andarne orgogliosi”. “Il dialogo con Calabrò è particolarmente utile per riflettere su una nuova visione di economia, sulla quale il Trentino, passo dopo passo, si sta attrezzando - il messaggio dell’assessore Spinelli -. Il nostro è un territorio sempre più attento alla sostenibilità, alla responsabilità d’impresa e al benessere dei lavoratori, che valorizza le proprie eccellenze mettendole a fattor comune per il bene della collettività.

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Ricordando Claudio Azzetti Claudio Azzetti se ne è andato alla fine di gennaio, dopo una vita di grande lavoro e serio impegno. Dopo essersi a lungo dedicato alla Camera di Commercio di Trento come funzionario addetto al Commercio Estero, era poi entrato nel mondo associativo collaborando con la locale Associazione Commercianti, per approdare da ultimo in Confindustria Trento e occuparsi in particolare dell’organizzazione e direzione di Assoservizi Srl. Erano gli anni in cui era divenuto necessario disporre anche di ulteriori funzioni specifiche, soprattutto nel campo della Formazione per la crescita delle conoscenze, della competitività e più in generale della cultura d’impresa dentro il Sistema Industriale Trentino. Una Formazione pensata sia per le giovani generazioni, sia per quanti, nelle aziende, avevano già ruoli di responsabilità, con la necessità quindi di un continuo aggiornamento delle proprie competenze. E in quegli anni venne anche creata Medica Srl, anch’essa affidata al coordinamento di Claudio Azzetti, come servizio alle aziende sulle varie problematiche legate ad una corretta gestione della Medicina e della Sicurezza sul Lavoro. Un’attività, anche questa, che ha positivamente inciso nel qualificare e connotare l’Industria trentina per qualità di azione e per un percorso di sviluppo sempre ispirato a valori profondi e condivisi. Tralasciando anche altre importanti attività che pure hanno contribuito a far crescere nel tempo il ruolo e la stessa dimensione di fatturato del Sistema Assoservizi dentro Confindustria Trento, ciò che va sottolineato è che il lavoro di Azzetti è sempre stato caratterizzato, oltreché da dedizione, impegno e correttezza tali da generare sempre eccellenti risultati, anche da una logica di sistematica coerenza e sinergia con l’Associazione, senza malintesi o sbavature. Insomma Claudio era della squadra e faceva squadra. Per tutto questo lascia un grande, positivo ricordo. Per tutto questo gli va tributato ancora una volta un sentito Grazie da parte di tutta l’Associazione. Di ieri e di oggi.

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Il sistema dell’università, ricerca e innovazione lavora a stretto contatto per far crescere le imprese. In questo ambito, l’industria è centrale, impegnata come sappiamo nelle sfide che riguardano internazionalizzazione, valore aggiunto, competitività, a vantaggio della crescita complessiva”. Antonio Calabrò è anche presidente di Museimpresa, della Fondazione Assolombarda e dell'Advisory Board di UniCredit Lombardia, è anche membro dei board di numerose istituzioni e società. Giornalista e scrittore, ha lavorato a L'Ora, Il Mondo, la Repubblica ed è stato Vice Direttore e poi Direttore Editoriale de Il Sole240re, Direttore de La Lettera Finanziaria, editorialista economico di La7 e Direttore dell'agenzia di stampa АРСОМ. Insegna all’Università Cattolica di Milano.


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HR Group in versione regionale L’incontro è stato l’occasione per approfondire le principali novità in materia di lavoro introdotte dalla Legge di Bilancio e dal Collegato Lavoro, nonché le misure spazio-temporali innovative del lavoro. di ANDREA MARSONET, Responsabile Area Lavoro e Welfare, Confindustria Trento

LO scorso 26 febbraio si è tenuto presso la Cantina Bellaveder di Faedo il periodico incontro organizzato nell’ambito del HR Group, dedicato agli HR manager delle aziende associate a Confindustria Trento, allargato per l’occasione a una delegazione di HR manager delle aziende associate a Confindustria Bolzano. La riunione, organizzata da Confindustria Trento, in collaborazione con Umana e in partnership, appunto, con il Gruppo HR Labor di Confindustria Bolzano, è stata l’occasione per fare il punto sulle molteplici novità introdotte in materia di lavoro dai recenti interventi normativi che si sono susseguiti tra il termine del 2024 e l’inizio dell’anno in corso. Al termine dell’iniziale welcome coffee organizzato per favorire un primo momento di network tra i partecipanti, ad aprire i lavori con i consueti saluti istituzionali ci hanno pensato Roberto Busato, direttore generale di Confindustria Trento, Andrea Baiardo, referente Gruppo HR Labor di Confindustria Bolzano, e Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana. In una sala piacevolmente gremita, il primo intervento tecnico è stato affidato a Leonardo Fabretti, responsabile area Legale TRENTINOINDUSTRIALE.COM | APR - MAG 2025

e Contrattualistica di Umana Spa, con un interessante approfondimento sull’attuale quadro normativo delle tipologie contrattuali del lavoro stagionale, della somministrazione del lavoro e dei contratti a termine, anche alla luce delle recenti modifiche attuate dal sopracitato Collegato Lavoro. In particolare, nel corso della presentazione ci si è soffermati sui numeri crescenti nell’utilizzo dei contratti di somministrazione a tempo indeterminato, strumento che tutela i lavoratori in termini di crescita e stabilità, garantendo alle aziende la necessaria flessibilità in un contesto, come quello attuale, fortemente caratterizzato da incertezza e da un costante aumento di carenza di forza lavoro qualificata e non. Successivamente sono intervenuti Andrea Baiardo di Confindustria Bolzano e Kevin Antonio Marchione di Confindustria Trento che insieme hanno analizzato le novità apportate dalla Legge di Bilancio e dal Collegato Lavoro in tema di nuovi requisiti contributivi per accedere alla NASpI, dimissioni per fatti concludenti in caso di assenza ingiustificata, premi di produttività e fringe benefit, misure a sostegno della genitorialità, periodo di prova nei contratti a termine, comunicazione obbligatorie per il lavoro agile, nonché conciliazioni in sede sindacale in modalità telematica. Non è mancato al riguardo un vivace confronto costruttivo tra le aziende su alcune delle sopracitate misure che ancora presentano diversi dubbi applicativi. Nella seconda parte della riunione ha invece preso la parola Roberto Ferrari, senior partner di ISMO, che ha portato all’attenzione dei partecipanti una tematica molto attuale per le aziende - anche di casa nostra - sempre più alle prese con richieste di implementazione di misure spazio-temporali innovative del lavoro, in un’ottica di valorizzazione della conciliazione tra vita privata e lavoro. Partendo da una disamina di alcuni dei principi cardine dell’organizzazione del lavoro, l’intervento ha offerto ai partecipanti interessanti spunti sui trend attuali e futuri del mercato del lavoro, con particolare focus su orari, luoghi e benessere personale e organizzativo, tematiche di assoluto interesse per


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gli HR impegnati nella costruzione e nel mantenimento di relazioni interne solide, base oggi imprescindibile per il raggiungimento di risultati aziendali importanti. L’incontro si è concluso con il consueto brindisi conviviale tra i numerosi partecipanti, occasione sempre gradita per stimolare il network tra le realtà del nostro territorio, una delle principali finalità dell’HR Group.

L’Associazione è già al lavoro per organizzare nuovi incontri di approfondimento di tematiche di particolare interesse per gli HR manager delle aziende associate.

A Trento nasce il Distretto dell’Economia Solidale Si è tenuta, presso la Sala Depero del Palazzo della Provincia autonoma di Trento, la cerimonia di sottoscrizione dell’Accordo per la creazione del Distretto dell’Economia Solidale, un’iniziativa che segna un importante passo avanti nell’inserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale. L’Accordo, firmato da 32 soggetti istituzionali e del terzo settore - tra i quali figura anche Confindustria Trento -, rappresenta un impegno concreto per il rafforzamento della responsabilità territoriale, la promozione di percorsi formativi e professionalizzanti, la creazione di nuove opportunità lavorative per i detenuti e il sostegno all’inclusione sociale anche dei minorenni sottoposti a provvedimenti giudiziari. Il Distretto dell’Economia Solidale si pone come un modello innovativo di collaborazione interistituzionale, volto a favorire il reinserimento lavorativo e sociale delle persone in esecuzione penale, con un approccio che integra la responsabilità delle istituzioni pubbliche con l’impegno del terzo settore e delle realtà economiche locali.

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Da 25 anni a fianco delle aziende trentine Assoenergia festeggia 25 anni di crescita, passando da 8 a oltre 80 aziende consorziate. Un punto di riferimento per le imprese tra sfide, risparmi e strategie nel mercato dell’energia. di FEDERICO DE COL

6 MARZO 2000 …6 marzo 2025.

Anniversario d’argento per Assoenergia, il consorzio di aziende trentine (e non) grandi consumatrici di energia elettrica e gas. Dalle 8 aziende fondatrici nel 2000 alle oltre 80 di oggi tra le quali sono ancora presenti le fondatrici Lemur Srl, azienda che è stata protagonista negli ultimi anni con la guida come presidente del Consorzio del proprio ad Mario Dorighelli, Alphacan Srl, Carpet Backing Spa, Texbond Srl, anche quest’ultima con il proprio presidente Giuseppe Gaspari alla guida del Consorzio per gli anni iniziali. Durante l’assemblea ordinaria dei Soci del 25 febbraio vi è stato un momento commemorativo di questo compleanno avente come ospiti i presidenti di Assoenergia (ricordiamo anche Giordano Farina di Funivie Madonna

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di Campiglio Spa alla guida le Consorzio dal 2012 al 2018), la vicepresidente di Confindustria Trento con delega all’energia Silvia Arlanch, il presidente del coordinamento consorzi di Confindustria Daniele Bianchi, l’assessore allo sviluppo economico, industria, università e ricerca della PAT Achille Spinelli, il direttore generale di Confindustria Trento Roberto Busato. Proprio con Confindustria Trento, un rapporto che negli ultimi anni è andato rafforzandosi e consolidandosi anche grazie alla gestione da parte di Assoenergia dei gruppi di acquisto di energia elettrica e gas per le piccole aziende associate. Alcuni numeri di Assoenergia degli ultimi anni: 80 aziende consorziate tra impianti di risalita, metalmeccanica, gomma e plastica, moda, ceramica, alimentare, legno, Gdo, estrattive, costruzioni. Una media di 220 milioni di kWh di energia elettrica gestita e ca 15 milioni di metri cubi di gas. Consulenze singole alle consorziate e associate in numero variabile tra le 150 e le 220 all’anno, gestione dei contratti di fornitura escluse. Certo in cinque lustri le cose sono cambiate in maniera significativa, in particolare nella gestione delle forniture: nei primi anni veniva effettuata una singola contrattazione per la fissazione del prezzo che veniva quindi mantenuto fino al nuovo anno. Con l’aumento dei prezzi dovuti ai vari avvenimenti internazionali ma anche con l’aumento e la varietà dei consorziati, si è passati a una gestione “per gruppi” mettendo a gara diversi profili di consumo o diverse categorie merceologiche. In termini di aumento dei prezzi, sicuramente il periodo maggiormente caldo e complicato è stato giugno 2021 – gennaio 2023: speculazione, energia elettrica incerta, gas introvabile ed a valori mai visti, richieste di cauzioni da parte dei fornitori. In quel frangente Assoenergia ha giocato un ruolo da protagonista, facendo risparmiare alle aziende tra power e gas ca 29 milioni di €. Ai giorni presenti con mercati volatili e troppo soggetti ai rumors internazionali, è fondamentale avere un occhio di riguardo all’argomento energia, che sia gestione delle forniture o consulenza per migliorare la situazione aziendale. Assoenergia in tutto questo continuerà ad essere un faro per le aziende trentine.


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Le novità del Decreto Bollette per il 2025 Il 2025 si apre con nuove sfide per il mercato energetico: il Governo interviene con il “Decreto Bollette”, stanziando 3 miliardi di euro per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia. di CHIARA CURZEL, Energia e fonti rinnovabili, Assoenergia Confindustria Trento

DOPO un 2024 che aveva fatto sperare in una stabilizzazione del mercato energetico, il 2025 si apre con nuove incertezze e conseguenti ripercussioni significative su famiglie e imprese. Per affrontare il caro energia, che è diventato uno dei temi centrali nel dibattito economico e politico, il Governo italiano ha varato il nuovo “Decreto Bollette”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 28 febbraio 2025 ed entrato in vigore il 1° marzo 2025. Tale decreto approva misure di sostegno a favore di famiglie e imprese stanziando 3 miliardi di euro di cui 1,6 destinati alle famiglie e 1,4 alle imprese. In particolare, per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica alle piccole e medie imprese alimentate in bassa tensione con potenza disponibile superiore a 16,5 kW, il decreto prevede l’azzeramento per un semestre della componente ASOS degli oneri di sistema. Si prevede una riduzione del costo finale della bolletta fino al 20%. Per le imprese energivore, incluse anche le Pmi, il decreto conferma l’anticipazione all’anno 2025 dei 600 milioni di euro per il finanziamento del Fondo per la Transizione Energetica ai fini di compensare i costi dell’energia legati al sistema ETS. TRENTINOINDUSTRIALE.COM | APR - MAG 2025

Questi fondi, finanziati con i proventi delle aste ETS del 2024, andranno a sostenere le aziende più colpite dall’aumento del prezzo dell’elettricità dovuto alle emissioni di CO₂. Alle famiglie con ISEE fino a 25 mila euro sarà invece destinato un contributo straordinario di 200 euro sulle bollette del prossimo semestre, che si aggiunge a quello già previsto di 320 euro destinato ai nuclei familiari con un ISEE inferiore a 9.530 euro. Passando ai clienti elettrici vulnerabili, è previsto il rinvio di due anni del passaggio al libero mercato. In particolare, l’ARERA dovrà disciplinare il servizio di vulnerabilità prevedendone la decorrenza da una data non anteriore alla conclusione del servizio a tutele graduali prevista per il 31 marzo 2027. Infine, il decreto introduce due ulteriori misure. La prima è relativa alla trasparenza e confrontabilità delle offerte dei mercati al dettaglio di energia elettrica e gas e prevede l’introduzione di contratti-tipo nel mercato libero su cui far maturare il miglior prezzo possibile che risponda ai criteri della libera concorrenza. La seconda misura prevede invece l’irrobustimento dei controlli, delle sanzioni e dei relativi incassi da parte di ARERA. Nonostante il Decreto Bollette rappresenti un passo importante per sostenere famiglie e imprese, il 2025 resta un anno cruciale per il settore energetico. Le incertezze continuano a segnare il panorama economico e solo con una strategia a lungo termine sarà possibile garantire una transizione energetica sostenibile, equa e duratura.

“Sostenibile, ma per chi?” Si è svolto lo scorso 27 marzo l'evento intitolato “Sostenibile, ma per chi? Imprese familiari, persone, territori: la nuova interpretazione della sostenibilità per crescere e competere” organizzato dal Dipartimento di Economia e Management, dall'associazione FABRI con il supporto di Confindustria Trento, Gruppo Cassa Centrale e Nexta. Al centro del talk le sfide delle PMI familiari italiane in tema di sostenibilità. Hanno portato la loro testimonianza imprese come Dallara Group, Gruppo Poli e Aquafil Spa.


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Age Management: il futuro delle imprese Road to Longevity: parte da Trento la terza edizione del Roadshow nazionale del Silver Economy Network con un focus sul futuro del lavoro e dell’Age Management.

PALAZZO Stella ha fatto da cornice alla prima tappa della terza edizione del Roadshow Nazionale del Silver Economy Network, rete italiana promossa da Assolombarda e dedicata alle imprese che sviluppano soluzioni innovative e servizi per la silver e longevity economy. L'evento dal titolo "Road to Longevity: Age Management come motore d’innovazione" organizzato dal Silver Economy Network e Confindustria Trento – con il supporto di Umana Spa – ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulle sfide e le opportunità legate all’invecchiamento della popolazione e all’Age Management come leva strategica per l’innovazione aziendale. Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali di Fausto Manzana, past È essenziale sviluppare modelli organizzativi inclusivi, capaci di valorizzare l’esperienza e le competenze di tutte le generazioni in azienda.

president di Confindustria Trento con delega alle Scienze della Vita, e Mariuccia Rossini, presidente del Silver Economy Network. “L’Age Management rappresenta una leva strategica fondamentale per garantire la competitività delle imprese in un contesto di rapida evoluzione demografica. È essenziale sviluppare modelli organizzativi inclusivi, capaci di valorizzare l’esperienza e le competenze di tutte le generazioni in azienda, soprattutto alla luce del mutamento della demografia in azienda. Negli ultimi 20 anni è raddoppiato il contributo degli over 50 in azienda, passati da 5 a 10 milioni. È essenziale sviluppare modelli organizzativi inclusivi, capaci di valorizzare l’esperienza e le competenze di tutte le generazioni in azienda", ha dichiarato Manzana. “La longevità non passa solo per la salute, ma interessa l’intero sistema economico e produttivo del nostro Paese. La società e le nostre imprese stanno vivendo un cambiamento importante che si riflette anche sui bisogni di una struttura demografica sempre più spostata verso le fasce di età superiori ai 65 anni. Nel 2050 gli over 65, oggi il 24% della popolazione, rappresenteranno il 35% della popolazione e dovranno essere parte attiva del nostro sistema sociale, produttivo ed economico, come anche sostenuto dalla Commissione Europea. La partnership tra sistema pubblico e imprese è fondamentale: come asset del sistema economico possiamo promuovere occupazione, percorsi di upskilling e reskilling, strategie HR che favoriscano maggiore scambio e collaborazione tra giovani e senior, come richiedono i nostri cittadini, dalla lettura dei dati del nostro Osservatorio “Scenario Longevità 2024”, presentato in occasione di AGEVITY. Anche questo è parte della nostra visione per l’Italia della longevità e siamo lieti di promuoverla con il sostegno di Confindustria Trento”, ha dichiarato Mariuccia Rossini. Dati e scenari concreti sono stati presentati nell’intervento di Felice Lopane, segretario generale del Silver Economy Network, che ha tracciato un quadro su demografia, occupazione e nuove sfide per il mondo del lavoro. La tavola rotonda "Scenari, sfide e opportunità per il mercato del lavoro", moderata da Felice Lopane, ha visto la partecipazione di Elena Andreolli, vicepresidente della Sezione Sanità e cura della

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Obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali con nuove scadenze Il Ministero dell’Economia ha ufficializzato il rinvio dell’obbligo Eventi catastrofali: una nuova normalità Terremoti, alluvioni, frane. Gli eventi catastrofali non sono più eccezioni, ma elementi strutturali del contesto climatico e territoriale italiano. Per questo motivo, la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto un obbligo per tutte le imprese di stipulare un’assicurazione a copertura dei danni da calamità naturali. A seguito del tavolo tecnico del 26 marzo 2025, il Ministero ha ridefinito il calendario di attuazione: • Grandi imprese (oltre 250 dipendenti e/o fatturato > 50 milioni €): obbligo a partire dal 1° aprile 2025, con una moratoria di 90 giorni per evitare penalizzazioni in caso di mancata copertura iniziale. • Medie imprese (50–250 dipendenti, fatturato fino a 50 milioni €): obbligo posticipato al 1° ottobre 2025. • Piccole imprese (fino a 50 dipendenti, fatturato fino a 10 milioni €) e Microimprese (meno di 10 dipendenti, fatturato fino a 2 milioni €): rinviato al 1° gennaio 2025 - Il Trentino Industriale - Nat obbligo Cat.pdf 1 28.03.2025 09:40:50 2026.

La proroga non protegge dai danni Per molte aziende, queste proroghe rappresentano un sollievo. Più tempo per valutare, più tempo per decidere. Ma attenzione: la proroga riguarda la norma, non i rischi. In caso di eventi estremi nei prossimi mesi, chi non ha una copertura assicurativa attiva non potrà accedere a fondi pubblici o a meccanismi di ristoro, come previsto dalla legge. Inoltre, la stipula di una polizza catastrofale non è un processo immediato. Richiede analisi dei rischi, valutazione dei valori assicurabili, eventuali adeguamenti dei fabbricati e delle coperture preesistenti. Chi aspetta l’ultimo momento potrebbe trovarsi impreparato o affrontare premi più alti per effetto dell’aumento della frequenza degli eventi climatici estremi. Agire per tempo è un vantaggio competitivo Le aziende che agiscono per tempo non solo si mettono al riparo da imprevisti, ma possono anche negoziare condizioni migliori con le compagnie assicurative, strutturare

coperture su misura e integrare la protezione all’interno di una strategia complessiva di risk management. Assiconsult: il partner giusto per una protezione su misura Assiconsult offre alle imprese un servizio completo: dall’analisi tecnica dei rischi naturali, alla consulenza normativa, fino alla scelta e stipula della polizza più adeguata. Con una presenza capillare sul territorio e una profonda conoscenza dei settori produttivi locali, ci poniamo come partner per una protezione che va oltre l’obbligo. È il momento di agire Non aspetti il prossimo evento estremo. Affidarsi ad Assiconsult significa scegliere trasparenza, competenza e valore nel tempo. Contatti oggi stesso i nostri consulenti per una valutazione gratuita del Suo profilo di rischio: www.assiconsult.com info@assiconsult.com

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Persona Confindustria Trento, Stefania Terlizzi, dirigente generale di Agenzia del Lavoro, e Andrea Stiz, head of human resources Suanfarma Italia Spa. I relatori hanno discusso delle strategie e best practice legate all'invecchiamento della forza lavoro, evidenziando l'importanza di promuovere l'inclusione, la formazione continua e il benessere dei lavoratori di tutte le età. A chiudere il convegno, le testimonianze di successo dal mondo delle imprese, con gli interventi di Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana Spa, e Sara Campedelli, HR Director di Aquafil Spa che hanno condiviso le esperienze delle rispettive aziende nell’ambito dell’Age Management. "Le riflessioni emerse oggi grazie anche al contributo dei molti esperti – ha sottolineato l'assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina – hanno portato a esempi concreti e a un modo diverso di lavorare rispetto ai dati sull'invecchiamento della popolazione che ci obbligano a operare in maniera differente rispetto al passato. Da parte mia confermo che la Provincia su questi

temi è presente e non potrebbe essere altrimenti, ne è testimone la strategia provinciale dove la parola chiave alla base delle azioni programmate è "prevenzione". Per essere realmente efficaci, è necessario, però, un confronto vero tra uffici, istituzioni, imprese e operatori del mercato del lavoro. Dobbiamo lavorare insieme e creare sinergie tra tutti gli attori perché attraverso la collaborazione si possono sviluppare politiche attive per il lavoro, come qualche impresa virtuosa sta già facendo, e rispondere alle esigenze di una società che sta invecchiando". Con questa prima tappa, il Roadshow Nazionale del Silver Economy Network inaugura il percorso di incontri del 2025 a partire dalla tematica cruciale dell’Age Management come motore di crescita e sviluppo per le imprese del futuro.

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Omnibus 2025: nuove regole per la sostenibilità Il pacchetto Omnibus punta a semplificare la rendicontazione di sostenibilità, riallineando obblighi e perimetri normativi per alleggerire il carico sulle imprese. di FEDERICO ROSSI, Strategy Director Sintesi Factory, Business Unit Director Sintesi Sostenibile

IL pacchetto Omnibus proposto dalla Commissione Europea il 26 febbraio 2025, mira a semplificare le normative esistenti in materia di sostenibilità, con l’obiettivo di stimolare la competitività, facilitare gli investimenti e ridurre gli oneri a carco delle imprese. L’ambito più interessato è sicuramente quello della rendicontazione di Sostenibilità (CSRD) che vede una rimodulazione dei perimetri di obbligatorietà delle aziende toccate dalla seconda tranche di applicazione, con l’innalzamento del tetto da 250 a 1.000 dipendenti, escludendo le PMI quotate. Per le imprese non soggette agli obblighi di rendicontazione della sostenibilità, la Commissione propone uno standard proporzionato, ad uso volontario, che si baserebbe su quello già previsto dall’EFRAG per le PMI (VSME). Allo stesso tempo verranno alleggerirti gli obblighi di monitoraggio e rendicontazione delle supply chain, escludendo di fatto le aziende esterne al nuovo perimetro. I futuri standard settoriali non saranno sviluppati. L’orientamento è quello di adottare un atto delegato per rivedere il primo set degli ESRS al fine TRENTINOINDUSTRIALE.COM | APR - MAG 2025

di semplificare, chiarire e razionalizzare il framework di rendicontazione che verrà ridotto privilegiando i dati quantitativi rispetto ai testi narrativi. Sarà coinvolta anche l’implementazione della tassonomia, con l’introduzione di un regime di “adesione volontaria” (opt-in), in base al quale le grandi imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto non superiore a 450 milioni di euro dovranno comunicare i loro KPI relativi al fatturato e agli investimenti in conto capitale (CapEx), mentre potranno scegliere se divulgare il KPI relativo alle spese operative (OpEx). Anche gli ambiti e le tempistiche di applicazione della Due Diligence (CSDDD) saranno sottoposti a revisione. A fronte di questo scenario la domanda sorge spontanea: nuova opportunità o brusca frenata? Soffermandoci solo alla CSRD, va ricordato che l’Omnibus è un pacchetto di proposte che andranno valutate e approvate dal Parlamento Europeo e dagli Stati membri dell’UE prima di entrare in vigore. Sebbene si voglia accelerare l’iter (l’obiettivo è l’adozione entro giugno 2025), il riferimento attuale resta la CSRD nella versione “rinforzata”. L’allentamento degli obblighi – per certi aspetti necessari in quanto la direttiva originale aveva ampliato troppo il perimetro imponendo a imprese con 250 dipendenti di rendicontare con le stesse logiche di una multinazionale – non deve, però, far perdere di vista i benefici legati a un percorso di misurazione della traiettoria sostenibile dell’azienda. La misurazione dei numerosi e diversificati aspetti che caratterizzano un’organizzazione complessa come quella aziendale e che non sono fotografati dai kpi tradizionali, deve rappresentare una bussola strategica in grado di supportare l’assunzione di decisioni consapevoli realmente data-driven. Il bilancio di sostenibilità deve, di conseguenza, evolversi in uno strumento essenziale di business e crescita aziendale, non trasformarsi solo in un obbligo di rendicontazione ex post, rappresentando altresì una guida forward-looking per il futuro dell’impresa.


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L’analisi degli IRO – richiesta dagli ESRS dev’essere centrale, non perché imposta da uno standard, ma perché si intreccia in modo profondo con un risk management sempre più influenzato da fattori ESG esterni. Lo stakeholder engagement deve diventare una pratica strategica e continuativa, non perché rappresenta un requisito di bilancio ma perché l’ascolto attivo dei vari interlocutori – soprattutto quelli più influenti – aiuta a prevenire quella conflittualità che potrebbe compromettere la business continuity. Più in generale, definire una strategia di sostenibilità non è solo una questione di compliance normativa, ma un elemento chiave per la competitività del modello di business. Il bilancio di sostenibilità, quindi, non deve essere percepito come un costo, ma come uno strumento di governance in grado di supportare concretamente la crescita e l’innovazione. Interpretare il bilancio di sostenibilità come una sorta di appendice del bilancio civilistico può costituire una pericolosa distorsione. La sostenibilità è solo in minima parte un tema finance, poiché siamo di fronte a una leva strategica, organizzativa e di innovazione (tecnologica, organizzativa e culturale) con una specifica connotazione tecnica. Un approccio realmente efficace dev’essere multidisciplinare e multifunzionale e deve prevedere il coinvolgimento attivo dell’intera struttura aziendale, bilanciando in modo armonico: accountability, comunicazione (interna ed esterna) e competenze tecniche legate agli impatti dei prodotti, dei processi e dei modelli organizzativi. Anche la dimensione comunicativa è stata indebolita da un quadro regolatorio che prevede la semplice inclusione del bilancio nella relazione di gestione e la produzione di un file in formato XBRL. È fondamentale evolvere la comunicazione della sostenibilità da uno storytelling valoriale verso uno storydoing concreto e il bilancio deve rappresentare il punto di partenza di questa nuova

narrazione basata su dati precisi, allineati anche con quanto previsto dalla nuova Direttiva Green Claims che andrà a sanzionare in modo pesante le pratiche di greenwashing e in grado non solo di valorizzare un vantaggio competitivo ma di alimentare una crescita culturale e di consapevolezza nelle filiere e tra i consumatori. La disclosure, invece, è stata fortemente orientata alle esigenze degli investitori finanziari, dimenticando che la sostenibilità, per sua natura, è un fenomeno multistakeholder e che le necessità informative sul reale comportamento dell’azienda impattano anche sulle scelte dei clienti, dei fornitori, dei collaboratori. Il tutto con ricadute importanti sul capitale reputazionale aziendale. Il risultato? Dopo una brusca accelerazione, che rischiava di renderci oggettivamente poco competitivi in uno scenario internazionale molto “ondivago” su queste tematiche, ci troviamo ora di fronte a un evidente rallentamento. La soluzione, probabilmente, stava nel mezzo. Si sarebbe potuto rendere obbligatoria una rendicontazione “completa” per le aziende con più di 750/1.000 dipendenti mentre per le aziende con più di 250 dipendenti sarebbe stato più efficace introdurre l’obbligo di uno standard semplificato, a tutt’oggi solo “suggerito” e quindi volontario. Un siffatto modello avrebbe permesso di sfruttare la spinta della compliance senza imporre un onere sproporzionato, accompagnando le aziende in un percorso evolutivo più sostenibile e finalizzato a costruire una sostenibilità reale.

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Il coaching e l’esperienza delle imprese Il coaching aziendale in Italia è ancora poco conosciuto, ma le imprese che lo adottano ne riconoscono l’efficacia nel migliorare comunicazione, coesione e competenze.

COSA dicono – e cosa sanno – le imprese italiane sul coaching? Pare non molto! Ce lo dice la ricerca “Indagine sul coaching in Italia nell’opinione e nell’esperienza delle imprese” citata in questi ultimi mese da numerose testate nazionali e specialistiche come Il Sole 24 ore, ItaliaOggi, Il Mondo del Lavoro. La ricerca aveva l’obiettivo di comprendere e analizzare il livello di conoscenza, percezione e utilizzo del coaching in azienda. Lo studio è basato su di 1.095 casi, il campione comprende piccole, medie e grandi imprese. Alla domanda “Conosce lo strumento del coaching aziendale?” il 20 % dice sì, il 36% ne ha sentito parlare, il 44% afferma di non sapere cosa sia. “Quali sono i benefici che avete ottenuto con il coaching?” Le aziende che hanno adottato programmi di coaching aziendale dichiarano per il 96% un miglioramento della comunicazione interna, per l’86% un risultato di maggiore coesione e di miglioramento del clima, per il 56% un avanzamento nello sviluppo delle competenze dei singoli. “Quanto è stato (o è stata) soddisfatta la Sua impresa del servizio ricevuto?” Il 94% del campione si dichiara “molto soddisfatto”. TRENTINOINDUSTRIALE.COM | APR - MAG 2025

Parlando invece di investimenti risulta che il 23% delle imprese ha investito in attività di miglioramento e sviluppo del personale e dichiara che aumenterà il budget nel 2025. Questo 23% di imprese si è rivolto per l’85% alla figura di un coach, a volte accompagnandolo con altri professionisti o consulenti. Questi dati, interessanti, ci dicono due cose: ci restituiscono l’efficacia dell’intervento ma anche la sua relativa conoscenza e diffusione. Che cosa è dunque un percorso di coaching? E quando sceglierlo? Proviamo a rispondere brevemente. Molte sono le definizioni di coaching, ne scelgo due. Quella di John Whitmore, uno dei padri fondatori del coaching, secondo il quale è “un modo di guidare e gestire le persone, un modo di pensare e quindi anche un modo di essere” e quella di Laura Borgoni e Laura Petitta, docenti di Psicologia delle Organizzazioni all’Università La Sapienza di Roma, che lo definiscono “un processo di supporto alla crescita personale che a partire da una riflessione sui punti di forza e sulle aree critiche del collaboratore, individua un traguardo di apprendimento da raggiungere e dei piani di azione concreti finalizzati al successo del percorso di crescita”. In pratica il percorso di coaching costruisce un ponte tra la situazione presente, in genere non positiva e di fatica, e la situazione desiderata. La persona con cui un coach lavora, chiamata coachee, è aiutata a individuare le azioni e ad assumersi la responsabilità e l’impegno di metterle a terra, in un tempo definito. In questo processo la persona apprende, cresce, comprende. Se lo pensiamo in azienda, in genere si parte da un accordo chiamato “triangolazione”: la situazione desiderata, e quindi gli obiettivi da raggiungere, sono indicati dal responsabile in base a bisogni specifici di cambiamento o di evoluzione. In un confronto aperto e diretto insieme a coach e dipendente, egli affida e chiarisce ad entrambe le aree di criticità su cui è necessario impegnarsi concordando tempi e modalità delle sessioni. Come lavora un coach? Gli strumenti sono prevalentemente tre, pur con necessari distinguo a seconda dell’approccio o


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della scuola di formazione del coach: 1. le domande potenti: sono domande aperte, chiare, dirette che aiutano a pensare e spingono all’impegno ed alla responsabilizzazione. 2. l’ascolto attivo e la riesposizione: il coach fa da specchio, aiuta la persona a vedere cose di cui non è consapevole e lo fa attivando un ascolto profondo e sincero. Il coach è sempre molto presente nella situazione dello scambio, coglie parole, comportamenti, non detti, e li restituisce creando uno spazio protetto di accettazione, crescita e considerazione. 3. il feedback: nel processo di evoluzione della persona, il feedback rappresenta uno strumento fondamentale che permette al coach di restituire le sue osservazioni rispetto a ciò che sta avvenendo: in questo modo il coachee ha a disposizione altri punti di osservazione della situazione. Un’ultima cosa, non meno importante: l’atteggiamento. Si definisce “egoless” e riguarda il fatto che un coach non dà soluzioni - e questa è una delle azioni più utili rispetto allo sviluppo della persona -.

Proprio attraverso le domande, Il coachee è aiutato a trovare risposte dentro di sé e ad attivare risorse nel suo processo di cambiamento. È lui il maggior esperto della sua vita! Quali sono le tipologie di coaching che è possibile proporre? In azienda abbiamo tre tipologie di intervento: l’executive coaching, riservato alle figure chiave dell’organizzazione, ai ruoli apicali; il business coaching, rivolto alle figure di leader e responsabili; il team coaching che potenzia l’efficacia di gruppi di lavoro aiutandoli a superare quei punti di criticità che gli impediscono di performare al meglio delle sue possibilità. Quali sono i risultati? Date queste condizioni di profonda relazione, di ascolto, di ricerca di nuove azioni e nuovi modi di vedere le cose, di opportunità di far evolvere le proprie convinzioni, le possibilità che un coach riesca ad aiutare una persona, una situazione, un’organizzazione a cambiare sono importanti. Il lavoro è personalizzato ed è difficile che non si inneschi un’evoluzione che il coach ha il tempo e lo spazio di monitorare e sostenere.

Save the date: 28 giugno 2025 importi in scadenza Fondimpresa Il 28 giugno 2025 avverrà il prelievo di una parte delle risorse Fondimpresa sul cassetto delle aziende aderenti. I fondi accantonati sul Conto Formazione di Fondimpresa devono essere utilizzati entro due anni dall'accreditamento. Le risorse non utilizzate entro il termine stabilito vengono riacquistate al Conto di Sistema del Fondo. Per non perdere la disponibilità diretta di queste somme ti consigliamo di presentare un piano formativo aziendale prima della data di scadenza. Hai smarrito le credenziali Fondimpresa? Vuoi cerificare gli importi? Vuoi prensentare un piano? Assoservizi rimane a disposizione per la progettazione, l’assistenza alla gestione dei Piani Fondimpresa e per l’erogazione della formazione.

Per informazioni: Elena Giordano E: e.giordano@confindustria.tn.it T: 342 7630745

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Olimpiadi MiCo 2026 in Trentino e l’Università Le Olimpiadi 2026 come motore di innovazione per il Trentino: UniTN contribuisce a creare una legacy duratura attraverso progetti su impiantistica, dual career e sport tech. di PAOLO BOUQUET

IMMAGINARE un nuovo Trentino facendo leva sulla spinta innovativa delle Olimpiadi. Paolo Bouquet, delegato del Rettore per lo sport dell’Università di Trento e componente del Coordinamento provinciale per le Olimpiadi e Paralimpiadi illustra l’apporto dell’Università degli studi di Trento in occasione dei Giochi del 2026. L’Ateneo darà un contributo importante al fine di dare nuove opportunità di crescita al territorio per mezzo di diversi progetti che coinvolgeranno anche le realtà economiche. “È diventato ormai un convincimento piuttosto diffuso – spiega Bouquet - che un grande evento come le Olimpiadi non possa e non debba essere valutato esclusivamente per il suo impatto immediato, ma soprattutto per la capacità di creare valore che resta nel tempo e aiuta il territorio che lo ha ospitato a svilupparsi, sia dal punto di vista sociale, sia da quello economico. In quest’ottica, anche l’Università di Trento sta cercando di contribuire a questo processo di costruzione della “legacy” delle Olimpiadi e Paralimpiadi del 2026. Qui vorrei provare a evidenziare tre progetti che, a mio parere, rappresentano molto

bene il tipo di contributo che il mondo universitario può dare al proprio territorio in occasione di un evento sportivo così importante”. Il primo progetto riguarda l’impiantistica sportiva. Troppo spesso, purtroppo, gli impianti rischiano di diventare strutture utilizzate per pochi giorni o poche settimane nel corso di una stagione sportiva, con costi che però sono distribuiti su tutto l’anno. Questo vale per i grandi impianti sportivi, come ad esempio gli stadi del calcio o i palazzetti del basket e della pallavolo, ma vale anche per le infrastrutture sportive invernali, nel nostro caso in particolare lo stadio del salto con gli sci a Predazzo, lo stadio del fondo a Lago di Tesero e lo stadio del ghiaccio a Baselga di Pinè. Le Olimpiadi invernali sono quindi una grande opportunità di ripensare alla sostenibilità (economica, ma anche sociale e gestionale) di questi impianti, facendo in modo che da costo per la comunità possono diventare una risorsa. In questo senso si inserisce il lavoro che l’Università sta facendo con la Provincia di Trento e altri attori del territorio per dotare questi impianti di un’infrastruttura tecnologica digitale che permetta usi diversi e remunerativi degli impianti stessi. Da un lato, infatti, l’infrastruttura digitale ne farà dei poli di eccellenza internazionale, rendendoli molto attrattivi come sede di sessioni di allenamento e per l’analisi dei dati di perfomance per atleti, squadre e federazioni di tutti i paesi del mondo, dall’altro permetterebbe la creazione di laboratori dove sviluppare competenze e professionalità che possano arricchire il territorio nei prossimi anni. Infine, un uso intelligente delle tecnologie installate e delle caratteristiche intrinseche degli impianti permetterebbe anche di immaginare un utilizzo a fini turistici degli impianti, creando delle esperienze per cui i visitatori siano disposti a pagare. Questo permetterebbe un uso destagionalizzato e differenziato degli impianti, con l’enorme vantaggio di produrre risorse a favore dello sport di base e della crescita di atleti che possano dare lustro allo sport Trentino e Italiano nei prossimi decenni. È un modello che in alcuni sport ha iniziato a svilupparsi anche in

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Paolo Bouquet

Italia, per esempio con i grandi club di calcio che costruiscono stadi di proprietà e ne gestiscono l’utilizzo in tutto l’anno. Questo tipo di approccio è molto meno diffuso per quanto riguarda gli impianti invernali, e il Trentino in questo potrebbe fare da pioniere, abilitando la crescita di un tessuto di competenze professionali e di aziende in un settore in espansione come quello dello Sport tech. Un secondo ambito riguarda il lavoro che da tanti anni l’Università di Trento sta facendo per supportare gli studenti-atleti di alto livello. Con il suo progetto denominato Top Sport, l’Università ha permesso ad atleti del calibro di Karen Putzer, Ruggero Tita, Nadia Battocletti o Davide Ghiotto di perseguire in parallelo la carriera sportiva di alto livello e la carriera di studio universitario. Le Olimpiadi potrebbero essere l’occasione per fare di questi studenti-atleti una preziosa risorsa anche per le realtà produttive del territorio, avviando progetti e tirocini che utilizzino le loro competenze, la loro rete e le qualità acquisite attraverso lo sport per contribuire al successo di attività economiche di varia natura. Specialmente in sport dove è difficile che un atleta possa vivere di rendita al termine della sua carriera sportiva, questo è particolarmente importante non solo per le aziende (che così potrebbero beneficiare delle loro competenze), ma anche per gli atleti stessi che potrebbero trovare una seconda strada di realizzazione personale nel mondo del lavoro post carriera sportiva. In questo senso l’Università di Trento è stata pioniere in Italia dei programmi di dual career, adesso sarebbe bello poter essere pionieri

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in questa integrazione nel tessuto economico e produttivo del territorio. Infine, voglio citare un’altra iniziativa che l’Università, in quanto componente del Coordinamento Olimpico Provinciale, ha lanciato già nel 2022 in collaborazione con il Tavolo dei Giovani dei Comuni della Val di Fiemme. Si tratta di una serie annuale di convegni internazionali sul tema della ricerca e della tecnologia nello sport che ha visto le prime due edizioni svolgersi a Cavalese, la terza presso il Polo di Lecco del Politecnico di Milano, e vedrà la quarta edizione, quella di fine ottobre 2025, tornare in Trentino nell’imminenza delle olimpiadi e paralimpiadi invernali. Il convegno è un’occasione per mettere insieme competenze di ricerca scientifica, di ricerca industriale, sportive e imprenditoriali per creare valore a 360° intorno al mondo dello sport. Il convegno del 2025 è un’opportunità per le aziende e le categorie produttive del territorio Trentino per conoscere quanto stanno facendo ricercatori, start-up e aziende nel mondo dello sport tech e immaginare come metterle a frutto in nuovi prodotti o nuovi servizi. Inoltre, il convegno ha lo scopo di stimolare la nascita di competenze professionali verticali in questo settore, dando l’opportunità a molti giovani laureati di sviluppare le proprie capacità o la propria imprenditorialità sul territorio trentino, senza dover abbandonare le valli dove sono nati per cercare lontano un lavoro che sia coerente con i propri studi e le proprie competenze. Si tratta ovviamente solo di tre tra i molteplici possibili spunti che possiamo provare a trarre da questa incredibile occasione che ci si presenta, ovvero quella di ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Pensare a questo evento come qualcosa che riempirà il nostro territorio e le televisioni di tutto il mondo per qualche settimana tra febbraio e marzo 2026 è sicuramente importante, ma molto riduttivo. Solo se sapremo immaginare qualcosa di nuovo per il Trentino grazie alla presenza dei giochi, potremo veramente dire che le olimpiadi e le paralimpiadi sono state un grande successo.


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Dazi USA: è guerra commerciale Washington ha introdotto dazi sui prodotti di molti settori, inclusi componenti auto e agroalimentare. Cresce l’allarme per gli impatti sull’export europeo, PIL e filiere locali, incluso il Trentino. di NICOLÒ ANDREINI, Coordinatore Mercati Esteri e Dogane, Confindustria Trento

L’AMERICA First Trade Policy, inaugurata nel 2025 dal Presidente Donald Trump, ha l’obiettivo di riequilibrare, a livello globale, il sistema commerciale internazionale contabilizzando i costi che gli USA ritengono di subire per effetto di una molteplicità di misure e prassi: i dazi, valutati più alti di quelli applicati dagli USA nei confronti dei prodotti non statunitensi; le imposte, inclusa l’IVA; le misure non tariffarie, quali le autorizzazioni e le certificazioni definite dalle normative nazionali; perfino le misure che causano la deviazione dei tassi di cambio dal valore di mercato. Ogni misura, quindi, che Washington ritiene discriminatoria e dannosa per i prodotti americani e per la loro competitività. Nel momento in cui si scrive, e limitandosi alle misure che producono effetti per le imprese europee e trentine, la politica daziaria statunitense si è concretizzata in tre gruppi di misure, a cui l’Unione europea preferisce ancora non reagire. Il 12 marzo sono entrati in vigore due provvedimenti statunitensi (Proclamation 10895 e 10896 del 10 febbraio) che impongono dazi addizionali del 25% su alcuni prodotti in acciaio e prodotti

derivati e un aumento dell’aliquota del dazio addizionale dal 10% al 25% su prodotti in alluminio o derivati, salvo per i prodotti la cui materia prima sia stata fusa e colata (“melted and poured”) negli USA. Questi dazi si applicano non solo alle materie prime acciaio e alluminio, ma anche a molti prodotti che le contengono, individuati secondo la classificazione doganale USA. Per tali prodotti, le imprese esportatrici europee sono tenute a presentare alla dogana statunitense la documentazione utile a definire il contenuto di acciaio o alluminio, su cui si applica il dazio. L’Unione europea calcola che questi dazi impattino, nel complesso, su circa 26 miliardi di euro di esportazioni europee e ha sospeso fino al 14 luglio la riattivazione e l’adozione di contro-dazi tali da compensare il danno, che si attiverebbero su un ampio numero di codici doganali identificati attraverso una consultazione pubblica svolta in marzo. La seconda iniziativa intrapresa dall’Amministrazione Trump è stata l’adozione, il 26 marzo, del Proclamation 10908, con cui è stato adottato un dazio del 25% su tutte le automobili prodotte fuori dagli USA (corrispondenti a 17 codici di classifica doganale statunitense), in vigore dal 3 aprile. Il 3 maggio 2025 entrerà in vigore l’applicazione del dazio addizionale del 25% anche per numerose componenti di automobili prodotte fuori dagli USA (corrispondenti 130 codici di classifica doganale statunitense). Terza iniziativa americana è stata, il 2 aprile, l’adozione dell’Executive Order “Regulating Imports with a Reciprocal Tariff to Rectify Trade Practices that Contribute to Large and Persistent Annual United States Goods Trade Deficits”. Si tratta di un ampio gruppo di misure daziarie globali, i cosiddetti dazi “reciproci”, tesi, negli intendimenti di Washington, a riequilibrare i dazi applicati sui prodotti statunitensi dagli altri Paesi del mondo. Relativamente all’Unione Europea, l’Executive Order ha previsto l’adozione, a partire dal 5 aprile, di un dazio addizionale del 10% sull’importazione negli USA di quasi tutti i prodotti europei (esclusi alluminio, acciaio e relativi semilavorati,

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oltre alle automobili, per cui già vige il dazio aggiuntivo del 25%), dazio che il 9 aprile avrebbe dovuto essere incrementato al 20%. Ma il 9 aprile stesso, il Presidente Donald Trump ha annunciato la sospensione per 90 giorni dei “dazi reciproci” al 20%, che rimangono quini al 10% almeno fino al 14 luglio, ad eccezione della Repubblica Popolare Cinese (verso cui il dazio addizionale è aumentato al 125%). Qualora il prodotto contenga almeno il 20% di componenti aventi origine Stati Uniti, il dazio addizionale è applicato solamente sul contenuto non originario degli USA. In attesa di approfondimenti da parte dell’Amministrazione Trump, il dazio addizionale per 10% non si applica ai beni elencati nell’Annex II dell’Executive Order, individuati secondo la classificazione doganale USA. Si tratta di prodotti appartenenti alle categorie chimico-farmaceutica, gomma-plastica, legno, metallurgico, elettronica e semiconduttori. I dazi addizionali vengono applicati in aggiunta ad ogni altro dazio, tassa o tariffa già applicabile. A titolo esemplificativo, per prodotti europei con dazio, ad oggi, del 15%, si applica dal 5 aprile un dazio del 25% e, dal 14 luglio, del 35%.

Le prime stime indicano che nel breve periodo, i citati dazi statunitensi produrranno una riduzione del PIL dello 0,4% per l’Unione europea, un calo doppio rispetto a quello americano (-0,2%). L’impatto sarà probabilmente maggiore se l’Unione europea imporrà contro-dazi sui prodotti statunitensi. Come l’economia europea e italiana, anche quella trentina subirà i contraccolpi della politica daziaria statunitense. Nel 2024 il Trentino ha esportato verso gli USA merci per un valore di 683 milioni di euro, pari al 13% dell’export totale, soprattutto nei settori della meccanica (macchinari e mezzi di trasporto), di bevande e alimentari e del tessile-abbigliamento. Le importazioni trentine dagli USA, per un valore di 42 milioni di euro, pari all’1% del totale, hanno invece riguardato i settori meccanico-metallurgico, gomma-plastica e tessile-abbigliamento. L’Associazione rimane a disposizione per approfondimenti (rif. Nicolò Andreini – Tel. 0461 360007 n.andreini@confindustria.tn.it).

Confindustria Trento incontra la rappresentanza diplomatica del Cile in Italia Il 31 marzo a Palazzo Stella, il Presidente Lorenzo Delladio e il Direttore Generale Roberto Busato, hanno incontrato una delegazione diplomatica della Repubblica del Cile, composta dall’Ambasciatore del Cile in Italia, Ennio Vivaldi Vèjar, dal Console Generale del Cile a Milano, Christian von Loebenstein Hufe, e dal Console Onorario del Cile in Trentino - Alto Adige, Aldo Albasini Broll. L’incontro è stato l’occasione per valutare possibili iniziative congiunte tese a incrementare l’interscambio commerciale fra Trentino e Cile, che nel 2024 si è attestato su un valore complessivo di 12,8 milioni di euro, con un netto disavanzo a sfavore del Trentino. Infatti, l’export trentino, pari a 3,3 milioni di euro nel 2024, è molto inferiore all’import, pari 9,5 milioni, soprattutto per effetto dell’importazione trentina di circa 8,3 milioni di Legno e Prodotti del Legno cileni. Le imprese trentine esportano in Cile soprattutto Macchinari e Apparecchi (per 1,4 milioni di euro), Articoli in Gomma e Materiali plastici (per 800 milioni di euro) e Prodotti tessili e di Abbigliamento (per 579 milioni di euro). L’Associazione si propone, nel breve periodo, di approfondire le opportunità di sviluppo del commercio trentino in Cile, grazie anche alla collaborazione della delegazione diplomatica cilena in Italia, che ha espresso massima disponibilità.

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Marocco: un trampolino per l’Africa Trentino Export rafforza la sua presenza internazionale con un nuovo referente. Opportunità in crescita per le imprese trentine in settori chiave come agroalimentare, metalmeccanica, automotive e infrastrutture. di GIORGIO ZAGONEL, Trentino Export

PER venire in contro alle sempre maggiori esigenze delle imprese trentine ed anche a causa delle continue incertezze presenti sui mercati esteri, Trentino Export, sì è dotato di un nuovo referente per il Marocco con sede a Casablanca. L’idea è quella di sfruttare il paese maghrebino come ponte per tutti gli altri paesi del Maghreb e per l’area dell’Africa Subsahariana in sinergia con il Desk Trentino Export di Città del Capo in Sud Africa. Il Marocco è per l’Italia un Paese strategico nella regione mediterranea in ragione della sua stabilità politica e macroeconomica oltre alle favorevoli previsioni di crescita economica, che rappresentano un’eccellenza nell’intera regione. Da un punto di vista economico e commerciale, il Marocco offre numerose opportunità per le imprese in termini di business e di investimenti. Ad oggi l’Italia è il quarto partner commerciale del Marocco, a livello europeo ma i margini di crescita sono notevoli, il Pil marocchino è in continua crescita e le proiezioni per il futuro fanno ben sperare. I maggiori settori di interesse per le aziende trentine sono al momento: quelli relativi ai prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura, della metalmeccanica e dell’automotive,

dell’elettronica ed ottica nonché quelli relativi alle apparecchiature elettromedicali e di misurazione. Altro settore di particolare rilevanza è quello delle infrastrutture, su cui il Paese sta puntando ampiamente per garantirsi sviluppo e competitività, come dimostrano la più importante rete aeroportuale della regione, il grande porto Tanger Med, collegato a 120 scali internazionali e la rete ferroviaria ad alta velocità che collega Tangeri a Casablanca. Strategico anche il settore edilizio, che affianca case popolari a villette, residenze di più alta gamma ad un crescente settore de l’Hotellerie, con l’indotto legato al design ed arredamento. Tramite un team di professionisti presente in loco, le aziende trentine avranno la possibilità di ottenere accurate ricerche di mercato, azioni di commercializzazione dei propri prodotti ed un sostegno a 360° su tutte le problematiche da affrontare per approcciare il mercato marocchino. Intenzione di Trentino Export è quella di rafforzare la propria rete di referenti esteri, diversificando le possibilità di export delle aziende trentine. Nei prossimi mesi le aziende associate avranno la possibilità di relazionarsi con altri nuovi professionisti della Cooperativa, con nuovi Paesi target. In un mercato globale è necessaria una visione globale.

Nuovo referente Trentino Export per il Centro America Trentino Export si è dotato di un nuovo referente in Messico, con sede a Mexico City, per sostenere l’export delle aziende trentine in questo Paese e nel Centro America con focus anche su Panama, Costa Rica, Nicaragua e Guatemala. I settori di particolare rilevanza per il nuovo desk sono i comparti della metalmeccanica, dell’impiantistica, dell’automotive e dell’agroalimentare. Trentino Export si propone così di aiutare le imprese trentine nel loro processo di internazionalizzazione anche su questi mercati emergenti.

Per informazioni: Trentino Export Soc. Coop. www.trentinoexport.it E: zagonel@trentinoexport.it T: 0461-931011 TRENTINOINDUSTRIALE.COM | APR - MAG 2025


NUOVE OPPORTUNITÀ DI BUSINESS? C’È UN MONDO CHE TI ASPETTA Trentino Export da oltre 40 anni è punto di riferimento per l’export trentino: una rete di 30 referenti nel Mondo, 21 lingue parlate e 55 paesi coperti rappresentano un’efficiente opportunità commerciale per aprire nuovi scenari di business per la vostra attività

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Un ciclo di incontri promosso dai Giovani Imprenditori di Confindustria Trento. Riflessioni, esperienze e strumenti per affrontare il ricambio generazionale nelle imprese.

“R-EVOLUTION - Passaggio Ge-

nerazionale” è il titolo del ciclo di incontri promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Trento, avviato nei mesi scorsi. Un progetto rivolto a tutte le aziende associate, nato per affrontare una delle sfide più complesse e strategiche per il futuro dell’impresa: il passaggio generazionale. Un momento delicato ma imprescindibile nella vita aziendale, come ha sottolineato Francesco Orefice, presidente del Gruppo Giovani, durante il primo incontro tenutosi lo scorso 20 febbraio a Palazzo Stella: “È un processo che richiede una pianificazione accurata, una visione strategica e la capacità di saper valorizzare il patrimonio di conoscenze ed esperienze delle generazioni precedenti, aprendosi al contempo all’innovazione e al cambiamento”. Nel corso di questo primo incontro sono poi intervenuti Guido Feller, head of Wealth Planning di Azimut Capital Management SGR e docente all’Università di Trento, e Alberto Albertini, strategic marketing Director di Antares Vision, docente, scrittore e business developer. Entrambi hanno offerto spunti pratici e riflessioni utili per affrontare questa delicata transizione in modo consapevole e strategico.

Di grande impatto anche la testimonianza di Alessandro Lunelli, vicepresidente di Ferrari Trento e Surgiva, ceo di Tenute Lunelli, che ha raccontato il percorso della propria azienda: un esempio virtuoso di passaggio generazionale capace di coniugare tradizione e apertura all’innovazione. Il secondo incontro, intitolato “Eredità Invisibili: le sfide emotive dietro il passaggio generazionale”, ha invece approfondito le dinamiche psicologiche e relazionali che si intrecciano in questa fase, spesso sottovalutate ma decisive. Dopo l’introduzione di Filippo Lamberti, vicepresidente del Gruppo Giovani, anche in quest’occasione è intervenuto Alberto Albertini, che ha evidenziato il “lato oscuro” delle imprese familiari: tensioni silenziose, aspettative irrisolte, rischi di conflitti generazionali. A seguire, Maura Pozzi, professoressa associata di Psicologia Sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha parlato dell’importanza di un equilibrio tra emozioni e razionalità per una transizione armoniosa e condivisa. A chiudere l’incontro, la testimonianza di Paolo Morandi, CEO di Siderweb Spa sb e Made in Steel Srl, nonché board member & partner di Morandi Group. La sua esperienza ha mostrato come innovazione e tradizione possano coesistere e rafforzarsi a vicenda, garantendo una continuità imprenditoriale fondata su valori solidi e visione futura. Entrambi gli appuntamenti si sono conclusi con un momento di confronto, in cui relatori e partecipanti hanno discusso esperienze concrete e possibili strategie per affrontare al meglio questa fase cruciale della vita d’impresa. (sc)

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Economia circolare, studenti a teatro Circa 240 studenti del progetto “Tu Sei” hanno assistito a uno spettacolo teatrale “Blue Revolution” sull’impatto ambientale dell’usa e getta e sulle soluzioni per un futuro più sostenibile. di MARIA CRISTINA POLETTO, Responsabile Area Formazione ed Education, Confindustria Trento

LUCA ARIGHI , vicepresidente di Confindustria Trento con Delega a Istruzione, formazione e politiche giovanili, e il direttore generale Roberto Busato, hanno presenziato all’evento intitolato “Blue Revolution: l’economia ai tempi dell’usa e getta”, realizzato in forma di spettacolo teatrale, presso la Sala della Filarmonica di Trento, il 12 marzo scorso. Un’occasione culturale riservata a un gruppo di circa 240 studentesse e studenti degli Istituti scolastici partecipanti al progetto “Tu Sei”, promosso da Confindustria Trento in partnership con la Provincia Autonoma di Trento, sostenuto dalla Banca per il Trentino-Alto Adige. Un one man show (interpretato dall’attore Alberto Pagliarino) che ha unito tre storie - la storia dell’economia dell’usa e getta, il dramma dell’inquinamento da plastica dei mari e la vicenda del giovane imprenditore Tom Szaky- per proporre una nuova visione del rapporto tra produzione, consumo e ambiente. “Con questa proposta, ha sottolineato il vicepresidente Arighi, attraverso la formula dell’intrattenimento educativo, è stata offerta agli studenti un’esperienza finalizzata a trasmettere come sia importante organizzarsi per TRENTINOINDUSTRIALE.COM | APR - MAG 2025

il riuso e minimizzare i consumi di beni non rinnovabili. Gli studenti che partecipano al “Tu Sei”, collaborando con le imprese di Confindustria, hanno d’altra parte sperimentato in questi anni quanto le aziende industriali stanno investendo per ridurre l’impatto sul clima e per valorizzare fonti energetiche sostenibili e materie prime provenienti dal reimpiego e dal riciclo”. “Tu Sei” è dunque spesso anche occasione di ritrovarsi per sperimentare diversi modi di fare scuola e per le aziende di essere per i giovani luoghi di stimolo e occasione di crescita delle proprie competenze. È un progetto educativo ben strutturato che offre ai giovani strumenti per comprendere e affrontare le sfide del futuro. Quando un›iniziativa risponde ai bisogni educativi emergenti, non si limita a trasmettere conoscenze e a favorire lo sviluppo di competenze specialistiche, ma sviluppa anche consapevolezza critica, senso di responsabilità e partecipazione attiva. Sensibilizzare le nuove generazioni su tematiche cruciali – come il cambiamento climatico, l’inclusione sociale, l’innovazione tecnologica e i diritti umani – significa dar loro la possibilità di diventare cittadini consapevoli e protagonisti del cambiamento. Presenti all’evento anche Giuseppe Rizza, sovrintendente scolastico provinciale e il vicepresidente della Banca per il Tentino Alto Adige, Ermanno Villotti.


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TU SEI: scuole e imprese insieme Nello stabilimento Menz&Gasser di Novaledo, si è tenuto l’incontro del progetto "TU SEI" dedicato a docenti e aziende. L’iniziativa punta a rafforzare il dialogo tra il mondo scolastico e quello imprenditoriale trentino.

SONO stati gli spazi dello stabilimento di Menz&Gasser Spa a Novaledo a ospitare un evento del progetto “TU SEI”, riservato ai docenti e ai referenti aziendali dei progetti in corso di realizzazione nell’ anno scolastico in corso. Come per ogni edizione del progetto "Tu Sei", iniziativa promossa da Confindustria Trento e Provincia autonoma di Trento per valorizzare il dialogo tra il mondo dell'impresa e delle scuole, continua la tradizione di riunirsi presso una azienda associata trentina d’eccellenza. Nel pomeriggio di mercoledì 26 marzo, si sono dunque incontrati dirigenti e docenti degli Istituti scolastici trentini e imprenditori e dirigenti delle aziende associate a Confindustria Trento, impegnati in partnership nelle attività, per conoscere da vicino una realtà aziendale e per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori, in vista del tradizionale evento finale di premiazione delle migliori realizzazioni, in programma il prossimo 29 maggio presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. All'incontro sono intervenuti Matthias Gasser, Titolare e Amministratore Delegato di Menz&Gasser Spa; Luca Arighi,

vicepresidente Confindustria Trento con delega a Istruzione, formazione e politiche giovanili, Giuseppe Rizza, Sovrintendente Scolastico Provincia autonoma di Trento e Gabriele Delmonte, Direttore Generale Banca per il Trentino-Alto Adige. Successivamente, è stata presentata la realtà di Menz&Gasser Spa, nata nel 1935 come azienda di lavorazione della frutta, specializzata nella produzione di confetture e semilavorati di alta qualità. A seguire, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di partecipare a una visita aziendale per approfondire il contesto operativo e le principali attività dell’impresa. Al rientro, Sergio Casetti, presidente della Commissione di valutazione, ha ricordato i criteri adottati per la valutazione dei progetti. Nel corso dell’incontro è stato annunciato che il vigente Protocollo d'intesa tra Provincia e Confindustria Trento per la realizzazione di progetti di collaborazione tra scuola e impresa è stato, in questi giorni, rinnovato dalla Provincia con apposita delibera e sarà a breve sottoscritto dai rispettivi Presidenti.

Gli studenti dell’ITE “A. Pilati” scoprono il mondo delle imprese L’Associazione ha organizzato un incontro per studenti dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “A. Pilati” di Cles per far conoscere l’attività e il ruolo che svolge a supporto delle imprese locali. All'incontro sono intervenuti due Funzionari di Confindustria Trento che hanno presentato i principali servizi e attività. Presente inoltre, Sofia Ghezzi, di Trafileria Punteria Ghezzi e membro del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Trento, che ha raccontato la sua esperienza professionale e il valore dell'appartenenza a Confindustria. L'incontro ha rappresentato un'importante occasione per far conoscere complessivamente il mondo delle imprese industriali e comprendere come Confindustria Trento contribuisca allo sviluppo del territorio e delle aziende.

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64 webook

we|b|ook Leadership collegiale per organizzazioni agili, dinamiche e performanti di Monica Margoni

Guerini Next, 2024 192 pagine, 25 Euro

Re senza corona. Come Ulisse si sta, tra le onde della vita di Andrea Corona

Edizioni ArPeVita 301 pagine,19 Euro

Il lavoro delle donne? Una questione redistributiva di Luisa Corazza

FrancoAngeli, 2025 222 pagine, 25 Euro

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La complessità delle sfide che le organizzazioni si trovano ad affrontare aumenta ogni giorno di più: costruire un vantaggio competitivo nell’era digitale, accrescere la capacità di adattarsi ai cambiamenti, saper essere attrattive per nuovi talenti, sperimentare nuovi modi di intendere la leadership. Le strutture interne sono obsolete e non più al passo coi tempi. I processi decisionali lunghi impediscono una risposta competente e veloce al cliente. Occorrono strutture, pratiche, processi che permettano ai team di assumere responsabilità, di esprimere il loro potenziale creativo e innovativo. In questo libro vengono presentati approcci che intendono la leadership non come una competenza personale, bensì come una funzione che tutti, all’interno di un’organizzazione, possono esercitare. La Leadership Collegiale di Claudia Schröder e Bernd Oestereich dà vita a organizzazioni che vogliano essere agili, dinamiche e performanti. È un percorso evolutivo che i responsabili di oggi possono intraprendere insieme ai propri collaboratori, perché per rispondere alla complessità l'intelligenza di pochi non basta. L'azienda guidata collegialmente è un modello di leadership che, di fronte alle nuove sfide, sa reagire in modo inclusivo, veloce ed efficace. Siamo all'inizio di un'epoca che ci riserverà grandi cambiamenti: la Leadership Collegiale è la strada da seguire per chiunque voglia creare un›organizzazione a prova di futuro.

“Re senza Corona” è una autobiografia che parla di autorevolezza più che di autorità, mettendo al centro l’uomo e i suoi valori. L’autore, in questo libro, racconta con sincerità la sua storia personale e professionale, fissando su carta ricordi e immagini per lasciare ai figli e ai lettori un’eredità umana e familiare. Un cammino che si sofferma su luoghi persone ed eventi con un messaggio di fede sui valori profondi che danno senso alla vita: la famiglia, l’amicizia, l’onestà, la coerenza e la capacità di affrontare le sfide con coraggio e dignità. In un tempo segnato da una crisi più sociale che economica, il libro vuole essere un faro di speranza oltre che una testimonianza di resilienza e coraggio capace di portare il lettore a riscoprire la forza di certi valori autentici e dalle lontane radici. I ricavati sono interamente devoluti a ArPeVita Onlus (www.arpevita.it) per un progetto di aiuto e supporto a persone in difficoltà.

I dati empirici indicano il persistere della penalizzazione delle donne nel mercato del lavoro remunerato. Indagando le cause e l’esatta distribuzione di questa diseguaglianza, è possibile proporre un nuovo programma, che affianchi al diritto antidiscriminatorio policies in grado di superare il gender pay gap. Dal pensiero della differenza all’analisi intersezionale, questo libro propone una rilettura critica degli strumenti giuridici e delle politiche pubbliche che mirano a promuovere il lavoro delle donne, per comprendere dove si annidano le radici redistributive delle diseguaglianze di genere e valutarne le azioni di contrasto.


Periodico bimestrale di informazione e cultura | Poste italiane S.p.A. | Sped. in a.p. | D.L. 353/2003 /conv.in L. 27/02/2004 n°46) art.1, comma 1, DCB Trento | Diffusione gratuita | Contiene I.R.


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