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Rivista Fare n.71 - 2026

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Autorizzazione del Tribunale di Bologna n.6858 del 26.11.1998

Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale 70% - Aut. MBPA/CN/BO/0008/2015.

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Dicembre 2020

Aprile 2026

In questo numero: ISSN 2785-3071

in questo numero:

AGENDA 2030 ONU

1° SEMINARIO IMPRENDITORI

L’attività di Confindustria Emilia per uno sviluppo sostenibile

A Rimini si è svolta una due giorni di alta formazione promossa dall’associazione

PREMIO MASCAGNI 2020

FARETE 2026

Trentadue storie di tenacia, impegno e cultura d’impresa

Il 14 e 15 settembre la tredicesima edizione al Bologna Congress Center

PREMIO ESTENSE

SE SCAPPI TI ASSUMO

Aquila d’Oro 2020 ex aequo a Pablo Trincia e Concetto Vecchio

Partito il progetto per l’inclusione lavorativa dei migranti

Rimini, 5 - 6 febbraio 2026

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numero 71 aprile 2026

DIRETTORE RESPONSABILE

Raffaella Mazzali

EDITORE

FARE S.r.l.

via San Domenico, 4 - 40124 Bologna tel. 051 6317111 - fax 051 356118

DIREZIONE E REDAZIONE

Confindustria Emilia Area Centro

ART DIRECTOR

Emanuele Serpentini - Confindustria Emilia Area Centro

STAMPA

LABANTI e NANNI Industrie Grafiche Srl viale Marconi, 10 40011 Anzola dell’Emilia (BO)

PUBBLICITÀ

FARE S.r.l.

via San Domenico, 4 - 40124 Bologna tel. 051 6317111 - fax 051 356118

PUBBLÌ concessionaria editoriale S.r.l.

corso Vittorio Emanuele 113 41100 Modena tel. 059 212194 - fax 059 226627 pubbli@pubbli.it

FOTO

Archivio Confindustria Emilia Area Centro, Francesca Aufiero, Elisabetta Baracchi, Serena Campanini, Nicola De Luigi, Giacomo Maestri

Presidente Sonia Bonfiglioli

Direttore Generale

Tiziana Ferrari

Sede legale e operativa: via San Domenico, 4 - 40124 Bologna tel. 051 6317111 - fax 051 356118 www.confindustriaemilia.it

Autorizzazione del Tribunale di Bologna n. 6858 del 26.11.1998

Poste Italiane S.p.A.

Spedizione in abbonamento Postale 70% Aut. MBPA/CN/BO/0008/2015. Gli articoli presentati possono non rispecchiare le posizioni di Confindustria Emilia che comunque li ritiene un contributo sul piano dell’informazione e dell’opinione

vita industriale di Marco Taddei, Laura Ansaloni, Silvia Conforti, Raffaella Mazzali, Marianna Saguatti

Marco Taddei

Se Scappi, Ti

di Marianna Saguatti

di Marco Taddei, Silvia Conforti e Raffaella Mazzali

TECHNOLOGY FOR PASSION

Un grande Gruppo per grandi traguardi. Cinque realtà al servizio dei settori: Formula 1, Motorsport, NASCAR, Aeronautica, Elicotteristico.

Scriviamo questo editoriale qualche giorno dopo la partenza di un nuovo conflitto, i cui perimetri non sono ancora certi e che ci auguriamo non apra una lunga stagione di guerre, morti inutili e instabilità diffusa. È un momento in cui parlare di futuro sembra quasi fuori luogo. Eppure è proprio nei momenti di maggiore incertezza che si misura la solidità di una visione imprenditoriale.

La storia economica ci insegna che le crisi geopolitiche hanno un impatto immediato su una variabile cruciale per le imprese: il costo dell’energia. Una variabile che, oggi più che mai, appare difficilmente controllabile, esposta a tensioni internazionali, dinamiche speculative e scelte politiche sovranazionali. In questo scenario, l’autoconsumo non è più soltanto una scelta sostenibile o un’opportunità di efficientamento: diventa una leva strategica di autonomia. Tutto ciò che riusciamo a produrre e consumare internamente riduce l’esposizione al rischio, aumenta la prevedibilità dei costi, rafforza la nostra indipendenza. È una questione di resilienza industriale prima ancora che di transizione energetica. A breve presenteremo un progetto associativo in tal senso, mi auguro che sarete in tanti a seguirci.

Allo stesso modo, ogni processo che riusciamo ad automatizzare rappresenta un investimento strutturale in sicurezza, efficienza e solidità organizzativa. L’automazione non è solo tecnologia: è controllo dei parametri produttivi, standardizzazione delle procedure, riduzione dell’errore umano e continuità operativa. In uno scenario instabile, stabilizzare i processi significa proteggere margini, qualità e reputazione, costruendo assetti capaci di assorbire gli shock esterni senza arretrare in competitività.

Ma c’è un ulteriore elemento strategico: l’automazione libera le persone dalle attività più gravose, ripetitive e usuranti, quelle che oggi faticano sempre più a trovare disponibilità sul mercato del lavoro. Riducendo i lavori duri e a basso contenuto professionale, l’impresa può riallocare le competenze verso funzioni a maggiore valore aggiunto: controllo qualità, programmazione, manutenzione evoluta, analisi dei dati, miglioramento continuo.

In questo modo non si sostituiscono le persone, ma si innalza la qualità del lavoro e la qualificazione dei collaboratori, rafforzando motivazione, attrattività e capitale umano. L’automazione diventa così non solo leva di efficienza, ma strumento di evoluzione organizzativa e crescita professionale. In questo quadro si inseriscono le riflessioni emerse nella nostra due giorni di Rimini, che ci offrono una chiave di lettura più ampia.

Alec Ross ci invita a guardare il mondo nella sua complessità, a leggere le trasformazioni in atto non come minacce indistinte, ma come spazi di posizionamento. Ogni mercato, anche il più maturo o turbolento, presenta interstizi, nicchie, segmenti ancora inespressi. Il compito dell’imprenditore è individuarli, delimitarli, presidiarli con coerenza strategica. Non si tratta di essere ovunque, ma di scegliere con lucidità il proprio angolo di mercato e difenderlo con competenza e specializzazione. Enzo Baglieri, dal canto suo, richiama l’attenzione su un punto essenziale: il valore aggiunto. In un contesto in cui i costi possono diventare imprevedibili e la concorrenza globale sempre più aggressiva, l’unica vera difesa è la capacità di generare valore percepito dal cliente finale. Non basta produrre bene; occorre produrre ciò che risolve un problema specifico, che migliora la performance del cliente, che lo rende a sua volta più competitivo. La focalizzazione sul valore sposta l’attenzione dal prezzo alla proposta distintiva, dal breve periodo alla costruzione di relazioni solide.

Siamo imprenditori.

Tenere la barra salda significa rafforzare l’autonomia energetica, spingere sull’efficienza dei processi, scegliere con precisione il proprio spazio competitivo e difendere con determinazione il valore che offriamo al mercato. Non possiamo controllare gli scenari globali, ma possiamo controllare le nostre decisioni strategiche.

Ed è da lì che dobbiamo ripartire.

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Strada Collegarola, 91

Tel. 059 9122400

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Marco Taddei

Laura Ansaloni

Silvia Conforti

Raffaella Mazzali

Marianna Saguatti

ADHR GROUP SI CONSOLIDA CON NUMERI DA GRANDE E NUOVA GUIDA AL FEMMINILE

Un nuovo direttivo e un piano di sviluppo che punta a rafforzare la presenza in particolare su Emilia-Romagna e Lombardia. ADHR Group ha inaugurato il 2026 con la nomina di Elisabetta Bressan a direttore generale, affiancata da Marina Azzola, sales director della business line Permanent Recruitment e da Michele Zanichelli, sales director della business unit Temporary Staffing. Una squadra manageriale che combina visione strategica, competenze operative e una forte continuità interna, segnando una fase di ulteriore consolidamento dell’agenzia per il lavoro con headquarter a Bologna e attiva in modo capillare in tutto il centro-nord Italia.

Bressan, entrata nel 2016 come Permanent Recruitment operation manager, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in un percorso interno che oggi culmina nella direzione generale. Azzola rappresenta un esempio concreto di crescita meritocratica: entrata nel 2015 attraverso il programma annuale “HR Talent Program”, oggi è dirigente under 40 e guida l’area Permanent, mentre Zanichelli è entrato in ADHR nel 2020 come district manager ed era già regional manager nel 2024. “Nuovo direttivo, colleghi giovani cresciuti velocemente. Marina ne è testimonianza, entrata in stage e oggi una dei tre dirigenti dell’azienda: questo è concreto. Siamo in forte espansione e chi ha ambizione e capacità trova spazio. L’azienda investe in percorsi di crescita rapidi: questo è un tema centrale per noi”, sottolinea Bressan. La sua nomina assume anche un valore simbolico e culturale. “Quando l’ho ricevuta ero in attesa. Pensavo sarebbe stata posticipata. In molte aziende accade. In ADHR non è successo. È stato il riconoscimento di un lavoro ben fatto. Questo mi ha trasmesso il senso di un’azienda realmente meritocratica, dove essere madre non lede la carriera. È una visione contemporanea, fondata sulla fiducia”, aggiunge Bressan. I numeri fo-

vita industriale

tografano inoltre una leadership inclusiva strutturata. Nel management di prima linea il 62,5% dei ruoli è ricoperto da donne, mentre nella seconda linea la quota femminile è pari al 50%, nel Permanent Recruitment la presenza femminile nei ruoli manageriali raggiunge il 100% e nel Temporary Staffing le donne rappresentano l’83% della prima linea e oltre il 68% della seconda. La crescita del Gruppo è altrettanto significativa. Il fatturato è passato da 80 milioni di euro nel 2021 a 130 milioni nel 2025, con l’obiettivo di raggiungere i 200 milioni nel 2027. Le aziende clienti sono aumentate nello stesso periodo da 2.142 a 2.904, con target di 3.350 entro il 2028, le filiali sono salite da 51 nel 2021 a 77 nel 2025 e diventeranno 96 nei prossimi anni, arrivando a 101 considerando i poli di Permanent Recruitment. Lo staff è cresciuto da 166 a 281 persone, con un incremento previsto di ulteriori 50 risorse nel biennio ‘26-’27. È inoltre in programma un’acquisizione strategica nel corso dell’anno, ulteriore segnale di solidità finanziaria e capacità di espansione. “La crescita che stiamo registrando non è casuale, ma il risultato di una strategia chiara e di investimenti costanti. In pochi anni abbiamo aumentato in modo importante il fatturato, ampliando significativamente la rete di filiali e uf-

fici così come il numero delle aziende clienti. Sono dati che raccontano solidità, capacità organizzativa e una visione imprenditoriale di lungo periodo. Il nuovo direttivo è stato strutturato per sostenere un’ulteriore fase di espansione volta a rafforzare il nostro posizionamento attraverso nuove aperture e operazioni di crescita. Vogliamo essere un partner sempre più strategico per le imprese, un’azienda che attrae nuovi talenti e capace di crescere in modo strutturato e sostenibile”, commenta con orgoglio il presidente di ADHR Group, Leonardo Nieri. Per info www.adhr.it

NASCE AM.AI DI ALBERTO MASOTTI, LA TRADIZIONE INCONTRA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Si chiama AM.AI il nuovo brand che reinterpreta la seta fondato da Alberto Masotti, storico presidente de La Perla e oggi presidente della Fondazione Fashion Research Italy (FFRI). Il progetto - che unisce la memoria artigianale italiana

Elisabetta Bressan, direttore generale di ADHR Group

alla tecnologia generativa - trasforma l’Archivio tessile di FFRI in una nuova fonte di ispirazione. L’idea germoglia all’interno dei caveaux della Fondazione, custodi di oltre 30.000 disegni originali provenienti da studi grafici italiani e internazionali. Da questa traccia visiva nasce una nuova forma di creatività: l’intelligenza artificiale diventa strumento per restituire voce al patrimonio artistico del passato, generando combinazioni inedite di forme, fantasie e nuance. “Ho trascorso una vita immerso nella bellezza, nei gesti, nei dettagli: ogni disegno custodito nei nostri archivi è un universo fatto di milioni di dati invisibilitrame, colori, intuizioni - che raccontano il lavoro, l’emozione e la visione di chi lo ha creato. Con AM.AI ho voluto dare a tutto questo una nuova possibilità di vita. L’intelligenza artificiale diventa un mezzo per far riaffiorare quella ricchezza sommersa, per combinare due disegni e generare infinite forme, linguaggi e suggestioni. Ma la tecnologia, da sola, non basta: non sostituisce mai l’uomo, ne diventa alleata. È l’occhio umano, infatti, che sceglie, interpreta, ne riconosce il fascino. Continuo a credere che l’innovazione più grande sia quella che nasce dal rispetto per la memoria, per la mano, per l’anima del creare”, dichiara Alberto Masotti, fondatore del marchio. AM.AI, un progetto in cui la tecnologia si evolve in linguaggio artistico, in strumento per far riaffiorare dal passato nuove forme di espressione.

Attraverso sistemi generativi come GAN e DALL·E, l’intelligenza artificiale intreccia e rielabora due disegni storici dell’Archivio FFRI, dando vita a un flusso continuo di visioni possibili. È allora che interviene lo sguardo umano: la scelta, la cura e la sensibilità che trasformano l’infinito digitale in visione compiuta. Le immagini selezionate prendono forma su pura seta e tessuti pregiati presso l’azienda tessile Ostinelli Seta, dove la precisione digitale incontra la maestria artigianale. Il risultato è infatti una collezione interamente made in Italy. Non semplici accessori, ma tracce di cultura da indossare, frammenti di tempo e storie che tornano a vivere attraverso la materia. Ognuno di loro racconta una diversa emozio-

ne: dalle sfumature liquide di H2O, che richiamano la libertà dell’acqua, alla forza felina di Blue. Dalla nostalgia sottile di Saudade alla tensione spirituale di Nawi. Insieme compongono una narrazione visiva, un equilibrio tra intuizione umana e visione artificiale, in cui la tecnologia si fa tessuto e il segno diventa memoria, custodendo la sensibilità, la cura e la precisione che definiscono l’anima del brand. Così, in ogni intreccio di fili e pixel, AM.AI racconta la possibilità di un’estetica nuova: umana, algoritmica, viva. Una nuova idea di lusso consapevole e culturale.

ANNOVI REVERBERI

PUNTA SULL’INNOVAZIONE E ACQUISISCE ARC

Un passo strategico nel percorso di crescita e innovazione di Annovi Reverberi. Il Gruppo modenese di riferimento nello sviluppo e nella produzione di pompe a pistoni ad alta pressione, pompe a membrana, idropulitrici e soluzioni per il settore industriale annuncia l’acquisizione di ARC, realtà di Cognento, in provincia di Modena, specializzata nella progettazione e produzione di schede elettroniche e soluzioni avanzate per applicazioni industriali. L’operazione si inserisce nel piano di sviluppo tecnologico e di evoluzione del prodotto che Annovi Reverberi Group ha avviato e che intende portare avanti nei prossimi anni, con l’obiettivo di garantire un costante miglioramento delle prestazioni, dell’affidabilità e

dell’innovazione dei propri prodotti. ARC è riconosciuta per l’elevato know-how tecnologico nel campo dell’elettronica applicata e per la capacità di sviluppare soluzioni su misura grazie a un approccio orientato alla personalizzazione, competenze che andranno a rafforzare in modo significativo le attività di ricerca e sviluppo del Gruppo Annovi Reverberi, favorendo una maggiore integrazione tra componenti meccaniche, elettroniche e sistemi intelligenti, sempre nell’ottica di supportare i clienti nello sviluppo di soluzioni affidabili e innovative. “L’ingresso di ARC nel nostro Gruppo rappresenta un passaggio fondamentale per sostenere la nostra strategia di innovazione e sviluppo tecnologico. Le competenze elettroniche di ARC sono perfettamente allineate alla visione di Annovi Reverberi Group e ci permetteranno di accelerare lo sviluppo di soluzioni sempre più evolute, affidabili e orientate alle esigenze future dei nostri clienti”, evidenzia Ruggero Ferrari, general manager del Gruppo Annovi Reverberi. “Entrare a far parte di Annovi Reverberi Group significa poter contribuire a un progetto industriale solido, orientato all’innovazione e con una forte presenza internazionale. Questa operazione apre nuove opportunità di crescita e ci consentirà di valorizzare ulteriormente le nostre competenze tecnologiche all’interno di un gruppo di eccellenza”, commenta il management di ARC. L’operazione, oltre a potenziare l’integrazione dell’elettronica nei prodotti Annovi Reverberi, rappresenta anche un’importante leva di sviluppo per ARC. L’azienda, che vanta una consolidata esperienza e una propria rete di clienti attivi in diversi comparti industriali, potrà beneficiare della solidità organizzativa, della struttura internazionale e del network commerciale del Gruppo Annovi Reverberi, mantenendo al contempo il proprio know-how specialistico e la propria identità tecnologica. Unire artigianalità italiana e innovazione e continuare a innovare i propri prodotti associando qualità e saper fare italiano alle nuove esigenze dei propri clienti è la mission di Annovi Reverberi fin dalla sua fondazione, nel 1958. Con questa acquisizione, Annovi Reverberi Group conferma il

vita industriale

proprio impegno negli investimenti in tecnologia, competenze e innovazione, rafforzando la propria capacità di sviluppare prodotti sempre più avanzati e competitivi a livello globale, coniugando la propria storia con l’ambiente internazionale in cui opera. L’operazione consolida inoltre il legame del Gruppo con il territorio modenese, valorizzando competenze altamente specializzate e contribuendo al rafforzamento del tessuto industriale locale, da sempre caratterizzato da una forte vocazione manifatturiera e tecnologica.

AREM ITALIA, UN PASSO CONCRETO VERSO L’ECONOMIA CIRCOLARE

Arem Italia accelera sulla sostenibilità e compie un passo concreto verso l’economia circolare. L’azienda con sede a San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, specializzata nella personalizzazione di abbigliamento con ricami e stampe realizzati internamente, ha avviato infatti dall’inizio del 2026 un accordo con un’altra realtà del territorio che consente di rimettere in circolo il TNT (tessuto non tessuto), principale materia prima utilizzata nei processi produttivi. Il risultato è una drastica riduzione dei rifiuti: l’indifferenziato si attesta oggi tra il 5 e il 10%, mentre la quasi totalità degli scarti viene recuperata e riutilizzata.

“Un traguardo che ha un duplice impatto, ambientale ed economico. Da un lato, diminuisce sensibilmente la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento; dall’altro, si prevede una riduzione dei costi di gestione

fino all’80% entro la fine del 2026. Un risultato che conferma la direzione intrapresa dall’azienda, impegnata da quasi un decennio in un percorso strutturato di transizione ecologica”, spiega Riccardo Giovannini, direttore generale di Arem Italia. Gli investimenti realizzati negli anni raccontano una strategia coerente: tre impianti fotovoltaici installati sui tetti degli stabilimenti garantiscono una significativa quota di autoconsumo energetico; l’illuminazione è stata completamente convertita a sistemi a basso consumo; infissi e coperture sono stati sostituiti per migliorare l’isolamento termico. Sul fronte produttivo, l’introduzione di nuovi macchinari da ricamo ha consentito una riduzione dei consumi energetici del 35% e un incremento della produttività del 20%. “Il percorso non si ferma qui. Tra gli obiettivi a breve termine figurano l’introduzione di un furgone 100% elettrico e l’installazione di sistemi di accumulo per l’energia prodotta, con l’ambizione di raggiungere una quasi totale indipendenza energetica entro il 2027”, prosegue Giovannini. L’attenzione alla sostenibilità si estende anche all’offerta commerciale. Arem propone da tempo capi in cotone organico e prodotti in poliestere riciclato per l’abbigliamento da lavoro, abbinati a tecniche di personalizzazione a basso impatto, come le stampe a base d’acqua e i ricami realizzati con filati in poliestere riciclato “Polirecy”. Un approccio che integra qualità, durabilità e responsabilità ambientale. Fondata nel 1979, Arem Italia è oggi una realtà industriale che conta 25 professionisti e opera in uno stabilimento di 2.500 metri quadrati. L’azienda gestisce internamente l’intero processo produttivo, dal reparto grafico alla finitura e alla logistica, realizzando ogni anno circa 1,4 milioni di prodotti personalizzati destinati ai settori lavoro, promozionale e sportivo, con spedizioni in oltre 15 Paesi. L’esperienza di Arem dimostra come anche una realtà manifatturiera possa coniugare innovazione, competitività e sostenibilità, trasformando la gestione delle risorse in un fattore strategico di crescita.

Un modello che guarda al futuro con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare all’efficienza produttiva, contribuendo allo sviluppo di un sistema industriale sempre più responsabile. “Negli ultimi anni, oltre agli interventi in chiave energetica, la struttura è stata adeguata alle normative antisismiche e dotata di sistemi e scaffalature progettati per garantire la massima sicurezza operativa. Un investimento che rafforza la continuità del servizio e la tutela delle persone, elementi centrali nella nostra visione aziendale”, conclude Riccardo Giovannini.

AUTOCOMMERCIALE, L’ESPERIENZA

AL SERVIZIO DELLE IMPRESE

Semplificare la mobilità aziendale, ottimizzare i costi e garantire un’esperienza di guida sicura, efficiente e moderna. Con questi obiettivi Autocommerciale, conces-

Donatella Patelli, amministratore unico di Autocommerciale

sionaria Volkswagen e Skoda con una lunga tradizione nel settore automotive, approccia l’ambito della fornitura di soluzioni di mobilità per imprese di ogni dimensione, offrendo un servizio completo che va dalla consulenza nella scelta dei veicoli fino alla gestione dell’intero ciclo di vita della flotta. Forte dei decenni di esperienza che le con-

vita industriale

A.ELLE TRAVEL: TRENT’ANNI DI PASSIONE, EVOLUZIONE E VIAGGI SU MISURA

“Da 30 anni, A.Elle Travel non si limita a organizzare trasferimenti; noi creiamo esperienze che risuonano con la vostra essenza, trasformando ogni spostamento in un momento di crescita, sia esso un’escursione di puro piacere, un’avventura di profonda scoperta o una missione strategica di lavoro. La nostra agenzia è il risultato di una lunga, ricca e diversificata esperienza maturata tra i segmenti leisure e business travel, un patrimonio di conoscenza che mettiamo quotidianamente al servizio dei nostri clienti, per soddisfare ogni loro desiderio con la massima competenza”: è così che la fondatrice Livia Liberti racconta il viaggio che ha portato A.Elle Travel a essere tra le società protagoniste del settore. Fondata a Bologna nel 1990, la sua storia affonda le radici in una partnership d’eccellenza, iniziando come rappresentante esclusivo per l’Emilia-Romagna di British Airways, per diventare A.Elle Travel nel 1995. “Questo primo, prestigioso traguardo ha subito delineato l’ambizione e lo standard qualitativo che ci contraddistinguono. Forti dell’esperienza accumulata nei primi anni, l’agenzia si è evoluta, trasformandosi in un hub di conoscenza e servizio a 360 gradi per la clientela”, prosegue Livia Liberti. Il salto di qualità determinante è avvenuto nel 1997 con la specializzazione nel business travel. Entrando a far parte del consorzio Lufthansa City Center, un network internazionale composto da agenzie selezionate per la loro competenza distintiva, A.Elle Travel si è posizionata come partner strategico per aziende leader nei rispettivi settori. "Per i nostri clienti business, non siamo semplici fornitori, ma veri e propri travel manager attenti e sempre disponibili. La nostra promessa è quella di alleggerire il carico aziendale, garantendo un risparmio tangibile di tempo, costi ed energia, soddisfacendo ogni esigenza di mobilità. Il nostro impegno corporate si estende all’ideazione e alla realizzazione di viaggi incentive ed eventi aziendali di impatto, momenti di condivisione che generano va-

lore misurabile per l’azienda e ricordi preziosi per ogni partecipante”. Certamente, anche il settore vacanze rappresenta da sempre il cuore pulsante dell’attività. Dal 2006, sono state potenziate le offerte verso i clienti privati, aderendo al circuito Welcome Travel del gruppo Alpitour in qualità di agenzia indipendente, permettendo di ampliare l’orizzonte delle possibilità, mantenendo l’identità di consulenti esperti. Il culmine di questo percorso è rappresentato dal lancio, nel 2017, degli A.Elle Leisure Planner. Questi professionisti non sono semplici agenti di viaggio; sono consulenti d’élite che fondono una profonda conoscenza delle mete più spettacolari del mondo con un’empatia unica verso i desideri più autentici di ogni cliente. I 30 anni di A.Elle Travel, festeggiati nel 2025, non sono stati solo una misura del tempo, ma un accumulo di milioni di chilometri percorsi, migliaia di sogni trasformati in biglietti e, soprattutto, una fiducia costruita giorno dopo giorno con chi ha scelto di affidarsi all’agenzia bolognese. Per celebrare un traguardo così importante, è stato creato un evento che incarnasse l’essenza stessa del viaggio, lo spirito dell’avventura e la magia della scoperta. L’evento si è trasformato in un’esperienza sensoriale a tutto tondo. La location, una serra architettonicamente spettacolare trasformata in una lussureggiante “giungla urbana”, ha immediatamente trasportato gli ospiti lontano dalla quotidianità. Il concetto centrale, “Il giro del mondo in 80 minuti”, è stato un omaggio visionario in cui, invece di treni e navi, gli ospiti hanno viaggiato sulle ali della musica. Gli 11 talentuosi elementi del gruppo Novensemble hanno narrato il globo, fondendo l’eleganza della musica classica con l’immediatezza del pop e l’energia del rock. Un ponte sonoro tra tradizione e innovazione, specchio della filosofia di A.Elle, sempre salda nell’esperienza ma proiettata verso il futuro del turismo mondiale.

sentono di garantire competenza, affidabilità e un rapporto diretto con il territorio, la realtà bolognese, i cui valori fondanti sono da sempre serietà, trasparenza e attenzione al cliente, ha affiancato ai servizi tradizionali la specializzazione nella fornitura aziendale. “Per noi ogni cliente è un partner strategico, professionisti che ogni giorno fanno

muovere persone, merci e aziende”, spiega l’amministratore unico Donatella Patelli, “e sappiamo bene quanto sia complesso il loro lavoro. Gestire una flotta significa prendere decisioni rapide, ottimizzare i costi, garantire sicurezza, ridurre fermi macchina e, allo stesso tempo, guardare al futuro con soluzioni sostenibili. Negli ultimi anni il

settore automotive è cambiato profondamente: elettrificazione, digitalizzazione, nuovi modelli di mobilità, normative in continua evoluzione. Per fare la differenza mettiamo tutto il nostro impegno nel supportare i nostri clienti con soluzioni concrete”, continua Patelli. Così, l’officina offre un servizio rapido, affidabile e pensato

vita industriale

Porrini Group progetta soluzioni di Logistic Transport su misura, accompagnando il cliente verso soluzioni personalizzate. A supporto della Supply Chain In & Out, la divisione Logistica studia e progetta Idee grazie ad una Business Unit di Giovani e motivati ingegneri logistici.

per ridurre al minimo i tempi di fermo dei veicoli e opera esclusivamente con tecnici qualificati, attrezzature moderne e ricambi originali, garantendo interventi precisi e conformi agli elevati standard qualitativi del costruttore. Un team interamente dedicato a questo business offre assistenza continua, vendita e noleggio a lungo termine con un servizio di consulenza personalizzata per la costruzione o il rinnovo della flotta aziendale, soluzioni green con veicoli elettrici e ibridi, incluse analisi dei costi e supporto alla transizione energetica e servizi post-vendita dedicati tra i quali la manutenzione programmata o l’assistenza prioritaria.

“Il profilo del tessuto imprenditoriale bolognese, ambito territoriale in cui si muove la nostra azienda, è uno dei più dinamici e strutturati d’Italia. Bologna ha costruito negli anni un ecosistema economico che combina manifattura avanzata, servizi ad alto valore aggiunto, ricerca, internazionalizzazione e una forte cultura cooperativa con un’importante presenza di pmi altamente specializzate, spesso leader di nicchia. In questo contesto la consulenza del nostro fleet manager, Alessandro Delli Carri, e del suo staff possono veramente fare la differenza con la loro capacità di relazione e la loro competenza”, conclude l’amministratore unico di Autocommerciale, Donatella Patelli.

AUTOMOBILI LAMBORGHINI:

CRESCITA

GLOBALE

E PERSONE AL CENTRO

Prosegue il percorso di crescita di Automobili Lamborghini che, anche nel 2025, ha superato la soglia delle 10mila vetture consegnate, migliorando ulteriormente il risultato dell’anno precedente e stabilendo un nuovo record assoluto. Con 10.747 vetture distribuite in tutto il mondo, infatti, la Casa di Sant’Agata Bolognese conferma la forte risposta del mercato e il successo della strategia di ibridizzazione della gamma, accolta con entusiasmo dai clienti del brand a livello globale. “Siamo molto orgogliosi dei risultati raggiunti nel 2025, che confermano la capacità di Lamborghini di

distinguersi anche in uno scenario globale complesso”, commenta Stephan Winkelmann, chairman e CEO di Automobili Lamborghini. “Le performance registrate riflettono la nostra capacità di interpretare i mercati e di compiere scelte strategiche che rispondono in modo concreto alle aspettative dei nostri clienti”. Nel dettaglio, anche nel 2025 i risultati si confermano solidi in tutte e tre le macroregioni: l’area EMEA rimane il principale mercato con 4.650 vetture consegnate, seguita dalle Americhe con 3.347 unità e dalla regione Asia Pacifico, che registra 2.750 vetture distribuite. Un risultato reso possibile anche dal contributo della rete di concessionari e da una strategia di rafforzamento del brand, combinata con una distribuzione attenta a preservare l’esclusività dell’offerta. Parallelamente ai risultati di mercato, Automobili Lamborghini ottiene per il tredicesimo anno consecutivo la certificazione “Top Employer Italia”, un riconoscimento conseguito in maniera costante dal 2014 che dimostra come l’impegno verso un ambiente di lavoro positivo e un benessere diffuso dei dipendenti rappresenti una missione chiara e definita. La certificazione viene rilasciata alle imprese che soddisfano gli elevati standard della HR Best Practices Survey, che analizza in profondità ambiti come people strategy, work environment, learning, diversity, equity & inclusion e wellbeing. “Il Top Employer Italia rappresenta un riconoscimento concreto alle iniziative che ogni giorno sviluppiamo per rendere il contesto

di lavoro un luogo positivo, inclusivo e in cui ogni persona possa sentirsi valorizzata e rispettata”, sottolinea ancora Winkelmann, ribadendo come l’attenzione verso i dipendenti sia una filosofia imprescindibile per l’azienda. Questo approccio si riflette in una visione che mette le persone al centro, combinando inclusione, sostenibilità

e processi di trasformazione in cui i dipendenti assumono un ruolo attivo e determinante. Ne sono esempio il programma di benessere aziendale Feelosophy, fondato sui pilastri body, mind e purpose, e le politiche introdotte con il Contratto Integrativo e di Partecipazione, che stanno già producendo risultati misurabili in termini di equilibrio tra vita privata e professionale. Accanto al benessere, lo sviluppo delle competenze rappresenta un pilastro strategico per accompagnare l’evoluzione dell’azienda. Dalla formazione tecnica del progetto DESI - Dual Education System Italy, alla Motor Valley Academy, fino ai percorsi dedicati a digitalizzazione e intelligenza artificiale, Lamborghini investe nella crescita professionale delle persone come leva fondamentale per sostenere l’innovazione e affrontare le sfide future del settore automotive. I risultati del 2025 confermano così un percorso di crescita che non si ferma al prodotto, ma abbraccia l’intero universo aziendale, rafforzando il ruolo della Casa di Sant’Agata Bolognese come eccellenza industriale della Motor Valley e del territorio emiliano.

vita industriale

ARCHLIVING, QUINDICI ANNI DI PROGETTAZIONE INTEGRATA E VISIONE CULTURALE

Quindici anni di attività, di concorsi pubblici vinti, di infrastrutture e rigenerazioni urbane progettate, ma soprattutto di un metodo che unisce tecnica e cultura. Lo scorso 30 gennaio Archliving ha celebrato a Ferrara questo traguardo con il convegno “L’essenziale e il superfluo: evoluzione e predizione dei paradigmi contemporanei nella cultura e nelle professioni”, un momento di confronto tra istituzioni, università e professionisti sui cambiamenti che attraversano il mondo della progettazione. Fondata nel 2011 e guidata dagli amministratori Piero Loffredo e Pierluigi Pascale, Archliving opera nella progettazione integrata di infrastrutture e interventi di rigenerazione urbana, individuando nel settore pubblico il proprio core business. La partecipazione a gare e concorsi rappresenta uno degli ambiti principali di attività: è qui che la società sviluppa processi complessi capaci di coniugare architettura, ingegneria e management, affrontando la dimensione tecnica e normativa tipica degli appalti pubblici. L’organizzazione interna si fonda su un modello gestionale customizzato ispirato ai principi dell’agile management: flessibilità operativa, coordinamento multidisciplinare, pianificazione per obiettivi e monitoraggio continuo costituiscono gli strumenti con cui il team affronta la complessità degli interventi, mantenendo al centro qualità progettuale e controllo dei processi. Un approccio che ha consentito ad Archliving di crescere in modo strutturato e di consolidare una reputazione di affidabilità e competenza. Tra i risultati più significativi figurano la vittoria del concorso per la nuova sede dell’Agenzia delle Entrate di Bologna e la progettazione della nuova sede del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Verona. A questi si aggiungono la progettazione dei tracciati di gara dello “Stelvio Alpine Centre” e del “Cortina Olympic Stadium” a Cortina d’Ampezzo, venue dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano-Cortina 2026, oltre all’ingresso-auditorium Duca degli Abruzzi presso la Fondazione Biennale di Venezia e alla rigenerazione urbana del Real Albergo dei Poveri a Napoli. Gennaio 2026 ha portato anche un riconoscimento nazionale: Archliving si è posizionata infatti al 30° posto tra le Top 200 Società di Architettura (e Design) della classifica Guamari, confermando una crescita costante e un consolidamento nel panorama italiano del settore. La società svolge inoltre un ruolo attivo all’interno di RemTech Expo di Ferrara, hub tecnologico ambientale di riferimento, contribuendo alla definizione dei contenuti e alla

LA CERTIFICAZIONE PER LA PARITÀ DI GENERE

B. Braun, una delle maggiori imprese al mondo nel settore delle tecnologie e dispositivi medici, ha comunicato a dicembre scorso di aver ottenuto da CertiQuality la Certificazione per la Parità di Genere secon-

Da sinistra: Piero Loffredo, socio e amministratore delegato, Pierluigi Pascale, socio e presidente del Consiglio di Amministrazione, e Irene Ferroni, direttrice tecnica, di Archliving

promozione di momenti di confronto su sostenibilità, innovazione e rigenerazione. In questo contesto Archliving si propone come facilitatore di relazioni tra interventi pubblici, università e operatori economici, costruendo reti di competenze legate alle gare e promuovendo una cultura della progettazione condivisa. Il convegno del 30 gennaio ha rappresentato la sintesi di questa vocazione. I saluti del prefetto di Ferrara Massimo Marchesiello e dell’assessore Matteo Fornasini, insieme agli interventi, tra gli altri, degli onorevoli Patrizio Bianchi e Giovanni Legnini, moderati dalla direttrice tecnica Irene Ferroni, hanno evidenziato la necessità di un cambio di paradigma non solo operativo ma culturale. Al centro del dibattito, la domanda su cosa sia davvero “essenziale” per il cittadino. Nel lavoro di Archliving, essenziale è il benessere e il senso di appartenenza ai luoghi, in un processo progettuale che si estende nel tempo e che supera la sola dimensione tecnica. L’architettura diventa così spazio di relazione tra istituzioni e comunità, tra innovazione e memoria, tra funzione e identità. A quindici anni dalla fondazione, Archliving conferma il proprio ruolo nel panorama nazionale: una società di progettazione integrata per il settore pubblico e, al tempo stesso, una piattaforma di dialogo tra istituzioni, università e sistema economico, con una visione orientata al futuro dei territori.

do la UNI PdR 125:2022, riconoscimento che attesta l’impegno concreto del Gruppo nella promozione di un ambiente di lavoro equo, inclusivo e rispettoso delle diversità. La certificazione rappresenta il punto di arrivo di un percorso strutturato intrapreso dalle due aziende del Gruppo, B. Braun Avitum Italy e B. Braun Milano, per dare concretezza ai principi di diversità, equità e inclusione integrati nella strategia di soste-

nibilità sociale di lungo periodo. “Per noi questa certificazione è il segno tangibile di un modo di lavorare che mette al centro le persone; un approccio che rafforza il senso di appartenenza e mira ad offrire pari opportunità di crescita, carriera e sviluppo a colleghi e colleghe, in un percorso virtuoso in cui ciascuno possa sentirsi valorizzato e parte di un progetto comune, rendendo la nostra azienda sempre più attrattiva per i

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B. BRAUN OTTIENE

talenti”, dichiara Sara Boldrini, HR director del Gruppo B. Braun in Italia. E anche i numeri raccontano questo impegno. A settembre 2025, nelle due sedi aziendali di B. Braun Milano e di B. Braun Avitum Italy, la presenza femminile è stata pari al 63%. Un equilibrio che si riflette anche nei ruoli di responsabilità: nelle sedi principali la percentuale femminile nel team di leadership sfiora il 40%, mentre nell’area produttiva del sito di Mirandola rappresenta il 100% della forza lavoro. Nel percorso che ha portato a questo riconoscimento, B. Braun ha introdotto numerose iniziative per favorire un cambio culturale: da momenti di formazione dedicati al rispetto delle differenze e consapevolezza dei pregiudizi, a percorsi di crescita e valorizzazione del talento femminile, fino a corsi di linguaggio inclusivo e leadership al femminile. A questi progetti si affiancano politiche per agevolare flessibilità, smart working e bilanciamento tra vita professionale e privata, così come la codifica di percorsi di carriera e sistemi di incentivazione mirati alla equità retributiva basata sulla performance. La prassi UNI/PdR 125:2022 valuta le performance aziendali attraverso KPI in sei ambiti chiave: cultura e strategia, governance, processi di gestione delle risorse umane tra cui prevenzione e gestione di molestie e discriminazioni, opportunità di crescita e inclusione, equità remunerativa, tutela della genitorialità e conciliazione vita lavoro. “In questo contesto, ci siamo distinti in particolare per le politiche di selezione inclusiva, opportunità di carriera e di empowerment femminile professionale.

Crediamo che un ambiente di lavoro rispettoso e attento alle persone possa migliorare non solo il benessere individuale, ma anche il benessere organizzativo, rafforzando il legame con il territorio.

Questa certificazione porterà un’attenzione sempre maggiore verso i temi di sostenibilità e sensibilizzazione alla parità di genere come leve motivazionali al cambiamento culturale”, conclude Sara Boldrini.

BARBIERI & ASSOCIATI, LE NOVITÀ DIGITALI E IL CUORE

“UMANO”

DELLE AZIENDE

“Partecipando ai Factory tour, l’iniziativa di Confindustria Emilia per far conoscere dall’interno il patrimonio industriale che ci circonda, è inevitabile vedere i cambiamenti che accadono dietro portoni che, normalmente, restano chiusi agli sguardi esterni”. Parola di Gianfranco Barbieri, partner di Barbieri & Associati Dottori Commercialisti che continua: “La modernità è evidente: dati che scorrono, schermi accesi prima ancora delle macchine, tablet appoggiati ai banchi, codici che sostituiscono le vecchie schede cartacee, sensori che registrano temperature, vibrazioni, tempi di fermo. Eppure, dietro questa modernità, la scena resta sorprendentemente umana. La tecnologia misura, ma l’esperienza interpreta; il dato suggerisce, la persona decide”. Dentro l’azienda si nota una continuità più che una frattura: un tempo l’operaio regolava la macchina “a orecchio”; oggi osserva un in-

dicatore di processo. Cambia lo strumento, non la responsabilità. Ieri si temeva il fermo macchina; oggi si teme l’arresto del sistema informatico. Prima si controllava la materia, oggi si controllano anche le informazioni che la accompagnano: lotti, tracciabilità, certificazioni, sostenibilità della filiera. “La produzione non è più solo fare bene un oggetto, ma dimostrare come è stato fatto. Questa è forse la differenza più profonda tra ieri e oggi: la fabbrica contemporanea non produce soltanto beni, produce anche fiducia. Il cliente non chiede solo qualità, chiede garanzie, trasparenza, coerenza. E così dentro gli uffici vi sono persone impegnate a verificare fornitori, controllare documenti, monitorare consumi energetici, misurare scarti. Attività che nel passato sarebbero state invisibili o addirittura impensabili, e che oggi fanno parte integrante del lavoro industriale”, prosegue Barbieri. La bellezza sta proprio in questa convivenza: robot e intuizione, algoritmi e mestiere. “All’interno delle fabbriche si vede la competenza”, spiega Barbieri. “Tecnici che interpretano un disegno, confrontano misure, scelgono la soluzione più adatta; magazzinieri che muovono merci con una precisione quasi istintiva; persone che affiancano i nuovi arrivati nei primi giorni di lavoro. È un sapere costruito negli anni, fatto di errori, tentativi e miglioramenti progressivi. Oggi si chiama ‘processo di miglioramento continuo’, ma nella sostanza è la stessa tensione di sempre a fare meglio del giorno prima. Si vede anche la cura: la qualità nasce spesso in quella frazione di secondo in cui qualcuno decide di non accontentarsi, e questo non è programmabile: nessun software può sostituire del tutto il senso di responsabilità”. E continua: “Non possiamo non accorgerci dell’innovazione quotidiana: non solo macchinari avanzati, ma idee organizzative: riunioni brevi attorno a una lavagna, schemi disegnati a mano, appunti condivisi; l’innovazione, nella pratica, è spesso un piccolo cambiamento che evita uno spreco, riduce un errore, semplifica un passaggio.

Ma emerge anche il valore delle relazioni, perché le fabbriche sono comunità prima ancora che sistemi produttivi. Da fuori non si vede, ma dietro ogni prodotto finito c’è

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Gianfranco Barbieri, partner di Barbieri & Associati Dottori Commercialisti
Al centro, seduta, Sara Boldrini, HR director di Gruppo B. Braun in Italia

quasi sempre un gruppo di persone che ha lavorato insieme, con obiettivi comuni”. “Infine, la dignità che ci fa capire come l’economia non sia un grafico o un indice, ma una trama di competenze, responsabilità e fiducia reciproca”, conclude Barbieri. “Le fabbriche contemporanee sono più digitali, più controllate, più connesse rispetto al passato; tuttavia, la loro sostanza resta la stessa: persone che trasformano materia, tempo e conoscenza in qualcosa di utile per altri”.

BONFIGLIOLI CONSULTING, 25 ANNI DI LEAN THINKING ALLA MANIERA ITALIANA

L’industria italiana continua a dimostrare una forte capacità di adattamento in uno scenario segnato da instabilità geopolitica, pressione sui costi, carenza di competenze e accelerazione tecnologica. Ma la resilienza, oggi, non è più sufficiente. A fare la differenza è la capacità delle imprese di evolvere i propri modelli operativi in modo strutturato, integrando processi, persone e tecnologia. È quanto emerge dal Benchmarking Study “What’s Next nelle Operations?” di Bonfiglioli Consulting, società di consulenza con sede a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, che dal 1973 è al fianco delle imprese per sostenerne la crescita e l’affermazione sui mercati globali. “Lo studio, che ha coinvolto oltre 100 aziende di 22 settori industriali, restituisce una fotografia chiara: buoni livelli di maturità in ambito Operational Excellence e Sostenibilità, ma un ritardo ancora evidente nella Digital Transformation e nell’utilizzo evoluto dei dati a supporto delle decisioni. La maggior parte delle aziende si colloca infatti tra un approccio reattivo e uno proattivo; solo una minoranza riesce oggi ad anticipare i problemi e guidare il cambiamento in modo preventivo”, dichiara Michele Bonfiglioli, CEO di Bonfiglioli Consulting.

Il messaggio che emerge è netto: il miglioramento continuo resta un tratto distintivo del made in Italy industriale, ma deve cambiare passo. Non può più limitarsi all’efficienza dei processi o alla riduzione degli sprechi. Serve una visione più ampia,

capace di integrare Operations, digitalizzazione, organizzazione e sviluppo delle competenze. È in questo contesto che si inserisce l’uscita del nuovo libro “25 anni di Lean Thinking alla maniera italiana” di Michele Bonfiglioli. “A venticinque anni dalla pubblicazione di ‘Lean ThinkingPensare snello alla maniera italiana’, considerato un testo pionieristico per la diffusione della cultura Lean nel nostro Paese, il volume propone una rilettura matura e aggiornata di questa filosofia manageriale, alla luce delle sfide che oggi stanno ridisegnando l’industria: intelligenza artificiale, sostenibilità, complessità delle supply chain

e nuovi equilibri globali”, racconta lo stesso Michele Bonfiglioli. Una visione che trova applicazione concreta anche nelle iniziative sviluppate negli anni: già nel 2012, con il patrocinio dell’allora Unindustria Bologna, Bonfiglioli Consulting, oggi presente con 12 uffici nel mondo, in tre continenti, oltre 100 collaboratori diretti e più di 15.000 casi di successo realizzati in Italia e nel mondo, ha dato vita alla Lean Factory School®: una scuola di formazione innovativa, pensata per applicare concretamente i concetti del Lean World Class® e sperimentare la

Digital Transformation in un ambiente che riproduce fedelmente la realtà aziendale. Il libro di Michele Bonfiglioli si distingue per un approccio concreto e pragmatico. Accanto alla riflessione strategica, trovano spazio infatti esperienze reali e casi aziendali che mostrano come il Lean Thinking possa evolvere da metodologia operativa a vero e proprio modello di governo dell’impresa. Un Lean del futuro che integrandosi con tecnologia e persone diventa leva di competitività in uno scenario sempre più incerto. “Per imprenditori e manager industriali, il volume rappresenta così non solo una testimonianza di 25 anni di esperienza sul campo, ma anche una bussola per orientarsi nel cambiamento e costruire organizzazioni capaci di durare nel tempo”, conclude il CEO di Bonfiglioli Consulting.

BONFIGLIOLI, CERTIFICAZIONE TOP EMPLOYER È A LIVELLO INTERNAZIONALE

Per il terzo anno consecutivo, Bonfiglioli Riduttori ha ottenuto la certificazione Top Employer Italia, a conferma dell’impegno costante del gruppo bolognese nella valorizzazione delle persone e nello sviluppo di un ambiente di lavoro positivo, inclusivo e orientato alla crescita. Il risultato evidenzia un ulteriore miglioramento del rating complessivo, che colloca Bonfiglioli nel primo quartile delle aziende certificate in Italia, riconoscendo la solidità e l’evoluzione delle politiche HR adottate.

Il 2026 rappresenta inoltre un traguardo significativo per il gruppo: per la prima volta, la certificazione Top Employer si

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Michele Bonfiglioli, CEO di Bonfiglioli Consulting

estende anche a livello internazionale. Oltre alle sedi italiane, hanno infatti ottenuto il riconoscimento anche le realtà Bonfiglioli in India, Slovacchia e Stati Uniti, insieme a Selcom Italia, con punteggi compresi tra l’86% e il 91%. Un risultato che testimonia l’adozione di standard condivisi e pratiche HR coerenti nei diversi contesti geografici in cui il gruppo opera.

La certificazione, rilasciata dal Top Employers Institute, premia un percorso di sviluppo strutturato fondato su quattro direttrici principali: attrazione e inserimento dei talenti, attraverso il rafforzamento dell’employee value proposition, colloqui individuali e un processo di onboarding strutturato a partire dall’Induction day; formazione e sviluppo, con l’implementazione del processo di performance appraisal a livello globale e il lancio dell’International trainee program dedicato a giovani laureati in ambito STEM, che vedrà una nuova edizione internazionale nel corso del 2026; wellbeing e salute, promossi grazie a iniziative di welfare aziendale, alla partnership con la piattaforma Wellhub e a programmi di prevenzione sanitaria come il Bonfiglioli health care project, che nel 2025 ha reso disponibili quasi 500 visite cardiologiche gratuite; diversità e inclusione, rafforzate dal conseguimento della certificazione UNI/ PdR 125 per la parità di genere e dall’avvio del progetto Empowered together, sviluppato in collaborazione con Fondazione Libellula, con l’obiettivo di promuovere una cultura organizzativa sempre più inclusiva. E l’impegno del gruppo bolognese riguardo alla formazione ha portato all’inaugurazione della nuova training room, all’interno del plant EVO di Calderara di Reno: è uno spazio progettato per supportare la crescita continua delle competenze e rafforzare un modello di lavoro sempre più collaborativo, concreto e orientato all’innovazione. Questa training room è concepita come un ambiente dinamico in cui teoria e pratica si incontrano.

Una vera e propria palestra aziendale pensata per allenare competenze, mindset e lavoro di squadra: favorisce l’apprendimento esperienziale, la sperimentazione e lo scambio continuo, trasformando le conoscenze in capacità pratiche immediatamente applicabili ai progetti quotidiani. È completa-

mente integrata nel Bonfiglioli progression system (Bps) e include un’area dedicata alla sicurezza con contenuti approfonditi sulle golden rules e sull’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale (Dpi). Lo spazio è dotato di banchi di addestramento elettro-idraulici, completi degli stessi componenti utilizzati sulle linee di produzione e assemblaggio di Bonfiglioli, permettendo un apprendimento pratico strettamente collegato a scenari operativi reali. Grazie all’integrazione di strumenti digitali e videoconferenze, la training room supporta inoltre la collaborazione e la formazione tra diversi stabilimenti nel mondo, aiutando a superare le distanze geografiche e a rafforzare un metodo di lavoro condiviso.

BPER CONFERMATA

“TOP EMPLOYER

ITALIA”

E SI “ILLUMINA DI MENO”

Per il settimo anno consecutivo, BPER conquista la certificazione “Top Employer Italia”, un riconoscimento assegnato dal Top Employers Institute alle aziende che si distinguono per l’eccellenza delle politiche e delle strategie di gestione delle risorse umane e per il loro impegno nel promuovere il benessere dei dipendenti. Anche quest’anno, BPER ha soddisfatto gli standard internazionali richiesti dalla HR best practices survey, che analizza in profondità sei macroaree e 20 topic specifici, tra cui people strategy, digital HR, talent acquisi-

tion, performance, wellbeing e sustainability. Nel 2025, il programma Top Employers ha certificato oltre 2.400 aziende in 125 Paesi del mondo. In Italia, le aziende certificate sono 143, di cui 11 nel settore bancario, a conferma del posizionamento di BPER tra le realtà più attente alla costruzione di un ambiente di lavoro positivo, inclusivo e innovativo.

“Il riconoscimento come Top Employer per il settimo anno consecutivo non è solo un attestato di qualità, ma la conferma che il nostro percorso di trasformazione culturale sta producendo risultati concreti”, spiega Andrea Merenda, chief people officer di BPER. “Proseguiremo quindi nel lavoro di innovazione, formazione e benessere perché crediamo che la crescita della banca passi dalla crescita delle persone. Il nostro obiettivo è continuare a costruire un ambiente inclusivo e stimolante, capace di attrarre talenti e di affrontare con successo le sfide di un mercato in continua evoluzione”. Benessere dei dipendenti ma anche sostenibilità e attenzione all’ambiente: BPER Banca ha aderito anche quest’anno all’iniziativa “M’illumino di meno”, la Giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, istituita dal Parlamento con la Legge n. 34/2022.

Per l’occasione, BPER ha spento le insegne del proprio centro direzionale di Modena e di 748 filiali sul territorio nazionale, ribadendo il proprio impegno verso la cultura della sostenibilità ambientale e delle tematiche ESG. L’edizione 2026, celebrata il 16 febbraio, ha portato con sé un messaggio innovativo: “M’Illumino di Scienza”, un invito a unire il risparmio energetico alla conoscenza scientifica per affrontare la crisi climatica. La riduzione degli sprechi energetici è un pilastro fondamentale nelle strategie di BPER.

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Nel quadro del proprio Piano energetico al 2030, la società ha pianificato diverse azioni di efficientamento che mirano a ridurre del 50,2% le emissioni dirette entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. “La conoscenza è la chiave per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. Partecipare a ‘M’Illumino di meno’ significa non solo ridurre i consumi energetici, ma anche promuovere consapevolezza scientifica e responsabilità individuale”, ha commentato Giovanna Zacchi, responsabile ESG strategy di BPER.

“Vogliamo essere un punto di riferimento per famiglie e imprese nel percorso di transizione ecologica, offrendo soluzioni finanziarie che sostengano un futuro giusto e sostenibile. Il nostro impegno è chiaro: unire innovazione, competenza e attenzione per l’ambiente, contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità”.

“PANE E CHILOMETRI”,

CASA DI SPEDIZIONI GAZZOTTI

SI RACCONTA IN UN LIBRO

Ci sono libri che nascono per essere letti, e altri che nascono per essere tramandati.

“Pane e Chilometri” appartiene alla seconda categoria: è il gesto silenzioso e potente di un uomo che, arrivato a un certo punto della sua lunga vita operosa, decide di lasciare una traccia, un ponte, un’eredità morale prima ancora che storica. Così il

volume autobiografico di Carlo Gazzotti, fondatore della Casa di Spedizioni Gazzotti di Sassuolo, nel modenese, insieme ai fratelli Venanzio e Domenico, ripercorre quasi un secolo di vita familiare e imprenditoriale intrecciando memoria, valori e visione del futuro.

Due serate di presentazione, una a Magreta nel cuore del distretto ceramico, una a Toano dove tutto è partito: più di 3.000 copie già distribuite. Dalle prime pagine si comprende che questa non è semplicemente una biografia: è un atto d’amore verso la propria famiglia, la propria terra e un mestiere che ha attraversato quattro generazioni. La forza di quest’opera risiede nella sua autenticità. Gazzotti non costruisce un racconto idealizzato: recupera lettere del 1947, fotografie ingiallite, ricordi di guerra, episodi di povertà e di coraggio.

rantire continuità, rapidità e un rapporto diretto”. Il futuro passa poi alla nuova generazione. Alessandro Gazzotti, responsabile della sede di Pero, Milano, parla di equilibrio tra storia e cambiamento: “Innovare processi e tecnologie senza snaturare i valori che ci hanno reso credibili nel distretto ceramico”.

Ma “Pane e Chilometri” non è solo memoria del passato: è anche l’epopea di un mestiere, quello del trasportatore, vissuto come missione familiare fin dagli anni ’20, quando Antonio Gazzotti guidava un Fiat 621 del 1927. C’è poi un altro filo, più intimo, che attraversa il libro: quello dei sogni, che Carlo ha annotato per decenni perché in essi riconosceva “un modo per rivedere chi non c’era più” e, talvolta, una guida nei momenti difficili. Infine, il libro è anche un ponte verso il futuro: i ricavi destinati alla missione boliviana de La Casa de los Niños, diretta da Aristide Gazzotti, testimoniano una continuità di valori che va oltre la famiglia. Carlo Gazzotti, presidente, riassume così il senso di un’impresa costruita ‘un chilometro alla volta’: “La nostra storia nasce dal sacrificio e dalla volontà di non arrendersi mai…la vera crescita non è solo nei numeri, ma nella reputazione che lasci ogni giorno sulla strada”. Accanto a lui i vicepresidenti, Venanzio e Domenico Gazzotti, responsabile della sede di Torino, ricordano quanto conti la presenza sul territorio: “Essere vicini ai clienti significa comprenderne le esigenze. La sede di Torino è nata per ga-

Al centro resta Sassuolo, cuore operativo: Alberto Gazzotti sottolinea che “la logistica è parte integrante del processo produttivo”, e richiede “precisione, flessibilità e affidabilità assoluta”. Nella sede di Sassuolo operano nei settori strategici dell’azienda anche Massimo Gazzotti, responsabile logistica spedizioni estero, Lina Gazzotti, responsabile amministrativa Italia, Antonio Gazzotti, responsabile logistica spedizioni Italia, Daniela Gazzotti, responsabile amministrativa estero, e Giosuè Gazzotti, responsabile CED e fatturazione Italia. In un settore in continua evoluzione, Gazzotti continua a investire in mezzi, competenze e organizzazione, consapevole che la logistica è oggi uno dei pilastri della competitività industriale. Una storia che guarda avanti, ma che non dimentica mai da dove è partita: dalla strada, dalla famiglia e da una cultura del lavoro che continua a fare la differenza.

CEE OTTIENE

LA CERTIFICAZIONE PER LA PARITÀ DI GENERE

CEE, il Consorzio Esperienza Energia nato nel 1999 dal sostegno delle associazioni di categoria territoriali Confindustria Emilia, Legacoop Bologna e Legacoop Estense, ha ottenuto a dicembre scorso la certificazione per la parità di genere. La società di servizi, che dal 2014 è accreditata come ESCo dal GSE, ha da sempre posto grande attenzione ai temi della parità di genere e dell’inclusione, parte integrante del più ampio impegno in ambito di sostenibilità che nel 2025 ha portato alla pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità e alla definizione degli obiettivi strategici, tra cui il conseguimento della certificazione secondo la UNI PdR 125:2022 finalizzata a formalizzare e rendere misurabile una cultura organizzativa già consolidata.

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I tre fratelli Gazzotti, da sinistra: Domenico, Carlo e Venanzio

CEE è una realtà caratterizzata da una composizione del personale equilibrata tra donne e uomini, con una distribuzione sostanzialmente paritaria, che riflette un approccio da tempo orientato alla valorizzazione delle competenze e delle responsabilità, indipendentemente dal genere. Tra le iniziative già attive rientra un piano di welfare strutturato, con un’attenzione specifica al sostegno della maternità e della paternità.

L’azienda, infatti, accompagna concretamente i genitori nella conciliazione tra vita lavorativa e vita privata, riconoscendo il benessere delle persone come elemento centrale per la sostenibilità dell’organizzazione. L’adesione alla certificazione UNI PdR 125:2022, approvata dal Consiglio di Amministrazione a luglio 2025 e supportata anche dai fondi messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Unioncamere, è stata avviata a settembre con la definizione della politica per la parità di genere e con la somministrazione di una survey interna rivolta a tutto il personale, volta a valutare il livello di parità di genere percepito.

I risultati hanno evidenziato una realtà estremamente matura rispetto ai temi, confermando la solidità del clima aziendale, e rafforzando al contempo l’impegno verso un percorso di miglioramento continuo. Sono state quindi realizzate attività di formazione e informazione su temi specifici, tra cui il contrasto alle molestie e l’uso del linguaggio inclusivo, in coerenza con i principi e i requisiti previsti dalla UNI PdR 125:2022. CEE ha inoltre rafforzato le

proprie procedure in ambiti chiave quali il recruitment e la gestione delle carriere, con l’obiettivo di assicurare criteri trasparenti, equi e inclusivi, orientati alla valorizzazione delle competenze e alla garanzia di pari opportunità di accesso, sviluppo e crescita professionale per tutte le persone dell’organizzazione. In tale contesto, è stato definito un piano strategico supportato da KPI specifici per tutte le aree rilevanti, funzionali alla definizione di obiettivi di miglioramento e a un monitoraggio periodico, così da rendere i progressi nel tempo misurabili e confrontabili.

“La certificazione UNI PdR 125:2022 consente a CEE di formalizzare e rendere sistematiche pratiche già presenti, integrandole in un quadro strutturato che ne rafforza la coerenza con i valori aziendali e i processi interni, assicurando la piena applicazione dei principi di parità di genere e inclusione nei processi operativi e decisionali dell’organizzazione”, commenta Fabio Zambelli, direttore generale di CEE.

CHEF

EXPRESS E GRUPPO HERA

SI RAFFORZA LA PARTNERSHIP SULLA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Continua la partnership strategica, per alimentare la mobilità sostenibile, tra il Gruppo Hera e 184 cucine Chef Express (Gruppo Cremonini) di tutta Italia per il recupero degli oli vegetali esausti (OVE).

Grazie, infatti, a questa importante collaborazione gli oli raccolti nei punti di ristoro Chef Express e di altri marchi (Roadhouse, Calavera e Wagamama) vengono trattati e conferiti alle bioraffinerie per essere poi trasformati in biocarburante. Nel 2025 il progetto ha raccolto ben 118 tonnellate di OVE, che sono andati così ad alimentare la transizione ecologica dei trasporti, uno dei settori dove è più complessa la sfida della decarbonizzazione. Complessivamente, dal 2022, anno di partenza del progetto, sono state valorizzate ben 485 tonnellate di oli.

In particolare, gli OVE sono stati raccolti in 184 cucine distribuite su tutto il territorio nazionale, con una più forte concentrazione in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. Il processo certificato di recupero segue un iter ben preciso che inizia con la separazione e lo stoccaggio degli oli di scarto nelle cucine di ogni ristorante da parte di personale appositamente formato da Chef Express.

Tali scarti (ad esempio, gli oli di frittura) sono poi prelevati da Hera direttamente nei ristoranti e sottoposti a un pretrattamento secondo i rigidi parametri di qualità della multiutility, che consente l’ingresso nelle bioraffinerie, dove avviene la trasformazione in biocarburante. Hera, inoltre, cura trasparenza e tracciabilità dell’intero percorso, certificato da un istituto indipendente secondo lo standard AFNOR XP X30-901, il principale riferimento internazionale per l’implementazione di un sistema di gestione per progetti in ambito economia circolare. “Per Chef Express l’impegno per migliorare le performance ambientali rientra nell’idea stessa di qualità e sicurezza che vogliamo offrire ai clienti, è per questo che il recupero degli oli vegetali esausti si inserisce nel quadro di una più ampia collaborazione del Gruppo Cremonini con il Gruppo Hera sull’economia circolare, che prevede, fra le altre cose, anche il recupero delle eccedenze alimentari e la produzione, dagli scarti organici, di biometano utilizza-

vita industriale

Fabio Zambelli, direttore generale di CEE
Da sinistra: Giulio Renato, direttore centrale servizi ambientali e flotte Hera, e Sergio Castellano, chief quality & ESG officer di Chef Express

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to per i trasporti pubblici”, sottolinea Sergio Castellano, chief quality & ESG officer di Chef Express.

Notevole, infatti, l’impatto del progetto in termini di riduzioni di emissioni a sostegno di un importante processo di decarbonizzazione: il biocarburante ricavato dagli OVE raccolti nel 2025 ha consentito una mancata emissione, lungo l’intera filiera, di 334 tonnellate equivalenti di CO2 rispetto alla medesima produzione da fonti fossili, un contributo alla qualità dell’aria pari a circa 3.346 alberi a medio fusto. “Il progetto, pienamente coerente con l’impegno sulla decarbonizzazione previsto dal piano industriale del Gruppo Hera, parte da un presupposto rilevante: in Italia circa il 38% degli oli vegetali esausti, pari a oltre 100 mila tonnellate, viene generato da industria alimentare, ristorazione e artigianato; attività come questa permettono quindi di valorizzare un potenziale ancora in gran parte inespresso, contribuendo a rafforzare l’autonomia energetica e la sostenibilità dei trasporti nel nostro Paese”, conclude Giulio Renato, direttore centrale servizi ambientali e flotte Hera.

CIRCULAR IDENTITY,

L’INGEGNERIZZAZIONE DELLA MATERIA

Manifattura evoluta e filiera circolare per ingegnerizzare la materia. Con questa ambizione è nata, nel 2023, Circular Identity, realtà modenese specializzata nella rigenerazione industriale di polimeri tecnici ad alte prestazioni per valorizzare sottoprodotti e flussi post-processo in nuove materie prime ad alto valore aggiunto. La società, che fa parte di un gruppo internazionale di rilievo globale, ha una missione chiara: portare la circular economy su un piano industriale concreto. Al centro c’è la “materia”, nel senso più nobile del termine, considerata origine di ogni processo industriale: non si tratta più soltanto di trasformare polimeri, ma di generarne valore attraverso competenza tecnica, controllo di processo e visione strategica. E, a meno di tre anni dalla sua fondazione, Circular Identity di strada ne ha fatta. Dopo aver completato nel 2024

l’acquisizione di un’impresa del settore, con insediamento produttivo a Modena, consolidando una capacità industriale superiore a 5.000 tonnellate annue grazie a investimenti di significativa portata, oggi l’azienda conta 30 collaboratori, un fatturato attorno ai 10 milioni di euro e una struttura in continua espansione.

Tra gli investimenti più significativi: una divisione interna dedicata alla rigenerazione controllata dei polimeri per il controllo diretto delle materie prime rigenerate; l’integrazione di un compounder locale, il raddoppio del laboratorio e l’assunzione di nuove risorse tecniche dedicate a R&D e alla qualità; senza tralasciare l’investimento di una linea di estrusione ad alta tecnologia che ha portato l’azienda a disporre di otto linee di estrusione industriali e di una linea di laboratorio.

Oggi Circular Identity riesce a integrare internamente l’intera filiera produttiva, dalla rigenerazione dei polimeri alla produzione di compound tecnici e compounding reattivo, fino allo sviluppo di masterbatch e prodotti colorati, garantendo un controllo completo del processo e standard qualitativi elevati.

Questo assetto consente di portare la produzione su scala industriale: ogni materiale viene sviluppato a partire dall’applicazione finale, con particolare attenzione alla stabilità di processo, alla ripetibilità e alle performance nel tempo. L’azienda modenese collabora inoltre con clienti industriali per reintegrare nel ciclo produttivo materiali tecnici post-processo, trasformandoli in nuove materie prime ad alto valore ag-

giunto. Questo approccio di closed loop consente di ridurre l’impiego di risorse vergini e migliorare l’efficienza complessiva dei processi, mantenendo elevati standard prestazionali. Elemento distintivo di Circular Identity è l’adozione di strumenti di Digital Product Passport per assicurare la tracciabilità dei lotti e la piena trasparenza sulla composizione dei materiali lungo tutta la catena del valore, in linea con l’evoluzione normativa europea. Circular Identity è inoltre membro di Plastics Recyclers Europe, associazione che rappresenta oltre 730 impianti e 30.000 professionisti del settore a livello continentale, rafforzando così il proprio allineamento agli standard industriali più avanzati in materia di qualità, riciclabilità e progettazione responsabile.

“Con una struttura produttiva solida e un modello integrato, sviluppiamo e forniamo soluzioni materiali per diversi settori industriali, operando su scala internazionale e servendo mercati in tutto il mondo. Per noi l’ingegnerizzazione della materia rappresenta un cambio di paradigma: integrare sostenibilità e performance trasformando competenza tecnica in valore concreto per l’industria. From matter to value: è questa la sintesi del nostro percorso industriale”, concludono da Circular Identity.

CISMAC, LA FORZA

DELLE PERSONE

CHE COSTRUISCONO VALORE

Competenza tecnica, visione strategica e costante investimento in innovazione. Sono le coordinate che da oltre cinquant’anni orientano il solido percorso di CISMAC, realtà modenese di rilievo internazionale nel campo dell’automazione industriale.

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GRUPPO FABBRI HA CELEBRATO 75 ANNI DI ATTIVITÀ

Alla fine del 2025, Gruppo Fabbri ha celebrato il proprio 75° anniversario con un evento speciale che ha riunito management e collaboratori dall’Italia e dall’estero, ripercorrendo una storia industriale italiana iniziata nel 1950 e oggi proiettata verso il futuro. Un momento di condivisione che ha messo al centro le persone, le storie e i valori che hanno accompagnato la crescita del Gruppo in oltre sette decenni di attività. Fondato nel cuore dell’Emilia, Gruppo Fabbri è oggi uno dei principali player internazionali nel settore del packaging alimentare, riconosciuto per aver contribuito in modo determinante all’evoluzione del confezionamento degli alimenti. Dalla prima automazione dei processi fino allo sviluppo di un sistema integrato che unisce macchine e film, il Gruppo ha costruito nel tempo un modello industriale distintivo, capace di garantire performance, qualità e sicurezza alimentare. Nel corso dell’evento celebrativo, l’azienda ha voluto rendere omaggio alle persone che hanno fatto e continuano a fare la differenza: collaboratori di lunga data, nuove generazioni, competenze tecniche e visione manageriale. Un patrimonio umano che rappresenta uno dei principali fattori competitivi del Gruppo e che sostiene, ogni giorno, la capacità di innovare e di rispondere alle esigenze di un mercato globale in continua evoluzione. Oggi Gruppo Fabbri opera a livello internazionale con una presenza strutturata sui principali mercati e un’offerta che spazia dalle soluzioni di confezionamento automatico ai film alimentari, sviluppati in stretta sinergia con le tecnologie di confezionamento. Un approccio integrato che consente al Gruppo di affiancare i clienti come partner industriale, offrendo soluzioni complete, affidabili e orientate alla creazione di valore lungo tutta la filiera. Tra le priorità strategiche più recenti figurano il rafforzamento dell’organizzazione, la focalizzazione sul core business e un impegno costante in ricerca e sviluppo. In particolare,

Gruppo Fabbri continua a investire in innovazione tecnologica e in soluzioni di packaging sempre più evolute, con attenzione alla sicurezza alimentare, all’efficienza dei processi e alla sostenibilità, affrontata in modo concreto e responsabile. Tra le ultime novità lanciate dal Gruppo figura un nuovo film stretch monomateriale 100% riciclabile, in linea con il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR). A partire da settembre 2025, Gruppo Fabbri ha inoltre reso disponibile sul mercato una nuova gamma di termosigillatrici compatte, pensata per le piccole realtà del settore alimentare: macellerie, pescherie e gastronomie. Progettate come soluzioni entry-level, queste macchine uniscono facilità d’uso, prestazioni affidabili e adattabilità ai materiali moderni, inclusi gli imballaggi monomateriale riciclabili e i film compostabili. Di fronte a una domanda crescente di soluzioni compatte, flessibili ed eco-responsabili, Gruppo Fabbri conferma il suo impegno nel proporre sistemi completi e accessibili, adatti alle esigenze dei piccoli dettaglianti. La nuova gamma rappresenta un perfetto equilibrio tra innovazione tecnologica, semplicità d’uso e riduzione dei costi energetici, contribuendo attivamente agli obiettivi di sostenibilità del settore. Nella primavera 2025, Gruppo Fabbri si è inoltre espanso in Spagna, dove ha acquisito lo storico dealer locale “G.F. Packaging España”, incaricato del consolidamento e dello sviluppo del mercato nella penisola Iberica e nelle Americhe. Il 75° anniversario non rappresenta quindi solo una celebrazione del passato, ma un punto di partenza per le sfide future. Come emerso durante l’evento, il percorso di Gruppo Fabbri prosegue nel segno della passione industriale, dello spirito di innovazione e della volontà di continuare a essere un riferimento nel mondo del packaging alimentare. Il viaggio continua.

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L’azienda, che dispone di uffici tecnici e di ricerca interni sia in ambito meccanico che elettrico, gestisce commesse in tutto il mondo coordinando ogni fase del progetto: dall’analisi preliminare alla progettazione, dalla realizzazione all’installazione e avviamento degli impianti di movimentazione e manipolazione del prodotto, fino all’assistenza post-vendita.

“Ci avvaliamo di sistemi informatici e telematici avanzati, orientati a un futuro in continua evoluzione, per realizzare prodotti realmente ‘made in CISMAC’. Per noi significa qualità, affidabilità e controllo diretto di ogni processo produttivo”, evidenzia l’amministratore unico Marco Baldini. L’integrazione tra competenze tecniche, digitalizzazione e automazione consente all’azienda di ottimizzare tempi, costi e performance, garantendo standard elevati e risultati misurabili.

Ogni progetto nasce da un approccio su misura, capace di coniugare innovazione tecnologica, affidabilità e qualità costruttiva. “Non esistono soluzioni standard, ma percorsi studiati insieme al cliente, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza produttiva e aumentare la competitività. L’attenzione al dettaglio, la scelta accurata dei materiali e la continua ricerca di soluzioni evolute rappresentano elementi distintivi che rendono ogni impianto unico e riconoscibile”, continua Baldini. Impegno, passione e cura rappresentano il propellente che guida CISMAC nella realizzazione di singole sezioni di impianto o nella fornitura di fabbriche complete chiavi in mano, sempre uniche e

progettate per durare nel tempo. Un metodo di lavoro che valorizza l’ascolto del cliente e la capacità di trasformare le sfide produttive in soluzioni concrete ed efficienti, in ambito movimentazione e manipolazione del prodotto in genere - laterizio, carta, cemento e altri settori industriali. La forza di CISMAC risiede nelle persone: professionisti che mettono competenza, responsabilità e spirito di collaborazione al servizio di un obiettivo comune. “La nostra mission è chiara: creare un’azienda solida perché fatta di persone che crescono attraverso determinazione, responsabilità, passione, duro lavoro e reciprocità, mettendosi in gioco ogni giorno per riconoscere le difficoltà e trasformarle in opportunità di miglioramento, con un atteggiamento proattivo e orientato al risultato. Crescere significa investire nelle competenze, nella formazione continua e nella condivisione delle conoscenze, affinché ogni collaboratore possa contribuire attivamente allo sviluppo dell’azienda”, sottolinea Baldini. La solidità di CISMAC è confermata anche dal conseguimento del Rating di Legalità e del Rating ESG, che attestano l’impegno concreto verso principi di trasparenza, correttezza, sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e buona governance. Valori che non rappresentano soltanto certificazioni formali, ma linee guida operative che orientano ogni scelta strategica e gestionale. “Il nostro obiettivo è ottenere clienti soddisfatti, che riconoscano in CISMAC una realtà affidabile, credibile e capace di continuare nel tempo; un partner solido per chi

vuole fare la differenza oggi e costruire con visione e concretezza il domani, affrontando le sfide dell’industria con soluzioni innovative, sostenibili e orientate al futuro”, conclude Baldini.

CONSORZIO COLIBRÌ, A BOLOGNA

NASCE LA FORESTERIA GRATUITA PER GLI INFERMIERI

Grazie alla collaborazione tra il Consorzio Colibrì, punto di riferimento per la qualità dell’assistenza e delle cure a Bologna e in Emilia-Romagna, e il Comune di Bologna nasce in città una soluzione abitativa pensata per i professionisti della salute fuori sede. È la foresteria dedicata a infermieri e operatori sociosanitari ricavata all’interno di un immobile in via di trasformazione di proprietà di Villa Bellombra, una delle realtà fondatrici del Consorzio Colibrì, protagonista di un progetto pionieristico nel panorama cittadino e regionale che proseguirà fino al 31 dicembre 2026.

La struttura, completamente rigenerata, offre una risposta alla carenza cronica di alloggi a Bologna e una soluzione strategica per i professionisti che arrivano da altre regioni d’Italia o dall’estero e si trovano di fronte al problema principale: trovare una casa. In particolare, l’ex edificio ospedaliero è stato completamente ristrutturato ed è composto da 24 camere singole, ciascuna dotata di bagno privato, organizzate in tre nuclei abitativi da otto camere; ogni nucleo

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dispone inoltre di una cucina attrezzata, una lavanderia e una zona comune per favorire la socializzazione.

“Quando mettiamo a disposizione alloggi organizzati e di qualità, non stiamo semplicemente offrendo un tetto: stiamo costruendo una condizione concreta perché le nostre strutture possano continuare ad avere gli infermieri di cui hanno bisogno e perché questi professionisti possano davvero pensare al nostro territorio come a un luogo in cui fermarsi, crescere e restare. L’esperienza di Villa Bellombra dimostra come, grazie a investimenti mirati e a una collaborazione istituzionale, sia possibile offrire un supporto reale ai professionisti della salute e contribuire alla sostenibilità del sistema sociosanitario. Auspichiamo che possa diventare un modello replicabile per ampliare le risposte”, afferma il Cavaliere del Lavoro Averardo Orta, amministratore delegato del Consorzio Ospedaliero Colibrì.

Il progetto abitativo, che ha visto un investimento pari a 250.000 euro, proseguirà fino al 31 dicembre 2026.

“Offrire un alloggio temporaneo gratuito in un periodo in cui a Bologna domina un mercato immobiliare con canoni di locazione sostenuti, significa non solo alleviare la pressione economica legata agli affitti in città, ma anche supportare il benessere e la stabilità dei dipendenti che si trasferiscono per lavoro, dando loro la possibilità di integrarsi nella vita lavorativa e cittadina. In questo contesto, l’iniziativa del Consorzio Colibrì si distingue come un valore aggiunto concreto per chi muove i primi passi professionali o si trasferisce per nuove opportunità.

Un plauso va anche per aver creato spazi comuni attrezzati come la cucina, una sala relax con Wi-Fi e Tv e una sala giochi (ping pong e biliardino) che favoriscono momenti di svago e socializzazione, contribuendo a creare un ambiente conviviale e accogliente”, queste le parole di un professionista sanitario, che ha trovato alloggio proprio nell’ex ospedale Villa Bellombra. Con un importante e concreto investimento, il Consorzio Colibrì conferma il proprio ruolo strategico nello sviluppo di soluzioni a beneficio dei propri dipendenti offrendo concreta attrattività per il territorio.

DOXEE ANNUNCIA

LA COLLABORAZIONE CON ENBW

Doxee, realtà multinazionale high-tech con sede a Modena, punto di riferimento nelle soluzioni in ambito customer communications management e customer experience management, ha annunciato lo scorso dicembre la collaborazione con EnBW - Energie Baden-Württemberg, una delle principali utility in Europa, con oltre 29.000 dipendenti e 5,5 milioni di clienti serviti nei settori elettricità, gas, acqua e telecomunicazioni.

Il Gruppo opera con oltre 250 società affiliate a livello internazionale ed è impegnato in un ambizioso percorso di trasformazione da tradizionale fornitore di energia a gestore di infrastrutture sostenibili, con investimenti mirati nello sviluppo delle energie rinnovabili e delle reti di distribuzione e trasporto di elettricità, gas e idrogeno. Grazie alla Doxee Platform, EnBW ha realizzato la EnBW Output Factory, un’infrastruttura enterprise centralizzata che automatizza e orchestra le comunicazioni con i clienti integrando nativamente funzionalità di customer communications management e output management system, per una gestione completa, efficiente e scalabile dell’intero ciclo di vita comunicativo. Il progetto, avviato nel 2017 a seguito di una gara europea, integra anche componenti tecnologiche Infinica, acquisita nel 2023 e oggi parte del Gruppo Doxee, e Compart, garantendo una piena interoperabilità tra sistemi di input e canali di output e mantenendo la connessione ai sistemi legacy. Il sistema, operativo in tutto il Gruppo, gestisce annualmente oltre 82 milioni di documenti, per un totale di 204 milioni di pagine inviate attraverso canali fisici e digitali. La percentuale di output digitale gestito con la EnBW Output Factory ha raggiunto nel 2024 il 65%, raddoppiando rispetto al 2019, a conferma di un progressivo allontanamento dalla comunicazione cartacea e della conseguente riduzione di tempi, costi e impatto ambientale. Al centro del progetto, la necessità di gestire un ampio portafoglio di marchi e società con esigenze molto eterogenee, garantendo tempi di risposta

rapidi, conformità normativa, scalabilità e piena interoperabilità con le più disparate tecnologie. Attraverso la Doxee Platform, basata su architettura cloud-native e multi-cloud, EnBW ha potuto adottare un approccio standardizzato ma flessibile, sviluppando oltre 1.000 template di comunicazione personalizzabili, con una gestione centralizzata di dati provenienti da più di dieci sistemi sorgente e la distribuzione automatizzata su oltre dieci canali di output. Grazie a processi più efficienti, EnBW è oggi in grado di produrre la documentazione per nuove offerte o adeguamenti tariffari in poche ore, anziché in giorni, accelerando sensibilmente il time-to-market. EnBW sta inoltre portando avanti l’evoluzione della piattaforma con lo sviluppo di EnBW Output Factory Cloud, un ambiente cloud complementare progettato per estendere l’infrastruttura on-premise esistente. La soluzione mira a rafforzare l’autonomia dei reparti specializzati attraverso funzionalità di self-service controllato, consentendo modifiche più rapide ai template e integrazioni cloud semplificate, nel pieno rispetto degli standard e della governance aziendale. “La Doxee Platform si conferma una tecnologia di riferimento a livello europeo per standardizzazione, interoperabilità e automazione. Siamo orgogliosi di contribuire alla trasformazione digitale di un player europeo come EnBW, in una collaborazione che unisce innovazione, sostenibilità e un’attenzione concreta alla riduzione dell’impatto ambientale”, commenta Paolo Cavicchioli, amministratore delegato e co-fondatore di Doxee.

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Paolo Cavicchioli, amministratore delegato e co-fondatore di Doxee

DUCATI

È TOP EMPLOYER ITALIA

PER IL 12° ANNO CONSECUTIVO

Una cultura aziendale fondata sull’attenzione alle persone, sullo sviluppo delle competenze e sulla qualità dell’ambiente di lavoro. È il patrimonio valoriale che, per il dodicesimo anno consecutivo, è valso a Ducati un posto tra i migliori datori di lavoro in Italia. Ad attestarlo è il Top Employers Institute, l’ente di certificazione globale che valuta l’eccellenza in ambito risorse umane sulla base di standard internazionali. Il processo di analisi prende in considerazione aree chiave come people strategy, work environment, talent acquisition, learning, diversity, equity & inclusion e wellbeing che, integrate tra loro, contribuiscono a delineare un modello di impresa responsabile e di valore.

Al termine del processo di valutazione, Ducati ha ottenuto anche per il 2026 la certificazione Top Employer Italia, a riconoscimento della solidità del proprio modello organizzativo e dell’approccio adottato nella gestione dei dipendenti, in cui il benessere aziendale è considerato un elemento strategico per la crescita nel tempo.

sultato che testimonia quanto investire nelle nostre persone faccia davvero la differenza”, dichiara Raffaella Ponticelli, direttrice risorse umane e organizzazione di Ducati.

La strategia di risorse umane della Casa motociclistica di Borgo Panigale mette infatti le persone al centro, puntando sullo sviluppo dei talenti e sulla valorizzazione delle competenze in un ambiente di lavoro che incoraggia collaborazione, responsabilità e senso di appartenenza. Un impegno quotidiano che prende forma attraverso percorsi di formazione strutturati, un’attenzione alla diversità e alla parità di genere e una gestione consapevole dei processi di digitalizzazione e sicurezza informatica, con l’innovazione tecnologica intesa come leva di crescita condivisa. “Ricevere per la dodicesima volta consecutiva la certificazione Top Employer Italia è un ri-

“In Ducati c’è un patrimonio umano fatto di passione autentica, competenza e voglia di superare i limiti. Sono le nostre persone, con il loro contributo quotidiano, a rendere possibile lo sviluppo, l’innovazione e i traguardi che raggiungiamo in ogni ambito della nostra attività. Per questo lavoriamo per creare un ambiente che le sostenga, che alimenti il loro talento e che permetta a ciascuno di esprimersi al meglio. Non è un principio: è una scelta quotidiana, concreta, che guida il nostro modo di essere e di costruire il futuro”, conclude Ponticelli. La certificazione Top Employer Italia arriva, tra l’altro, all’alba dell’anno che segna il centenario della Casa motociclistica, chiudendo un 2025 particolarmente significativo anche sul fronte sportivo, con una stagione MotoGP da incorniciare e culminata con la conquista della Tripla Corona. La prova di come eccellenza industriale e successo sportivo possano crescere insieme, alimentati dalle persone che ne sono il vero motore.

EMILIANA SERBATOI, CRESCITA INTERNAZIONALE

UNITI

Emiliana Serbatoi, azienda di Campogalliano, in provincia di Modena, attiva in tutto il mondo nel settore della produzione di serbatoi e sistemi di stoccaggio, trasporto e

distribuzione di carburante, consolida e rafforza il percorso di crescita internazionale annunciando importanti sviluppi strategici sui mercati degli Stati Uniti e dell’India, attraverso la costituzione di due nuove realtà operative che fanno capo all’azienda: ESUSA ed ESIL.

Un progetto che si inserisce in una visione globale di sviluppo di lungo periodo e che risponde alla volontà di presidiare in modo sempre più diretto e strutturato mercati prioritari per il futuro industriale e commerciale. La scelta di investire contemporaneamente in contesti diversi, ma accomunati da forti prospettive di crescita, testimonia l’approccio concreto e progressivo di Emiliana Serbatoi all’internazionalizzazione: un percorso costruito nel tempo, basato su conoscenza dei mercati, prossimità ai clienti e capacità di adattare il proprio know-how alle specificità locali.

“Gli Stati Uniti rappresentano oggi il primo mercato export del Gruppo e per questo motivo abbiamo deciso di sviluppare una presenza diretta in questo Paese attraverso la nascita di ES USA Corp. Un progetto che scaturisce dall’esigenza di avvicinarci ulteriormente ai nostri clienti statunitensi e di superare le complessità operative legate alla distanza geografica”, dichiara Gian Lauro Morselli, CEO di Emiliana Serbatoi. La società, riconducibile a Emiliana Serbatoi, ha sede legale nel New Jersey, mentre il polo operativo e logistico è a Miami, Florida, area strategica per la gestione dei flussi logistici e per il presidio del mercato nordamericano. L’avvio operativo è avvenuto a gennaio 2026, con attività logistiche

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Gian Lauro Morselli, CEO di Emiliana Serbatoi

e commerciali già iniziate nelle settimane precedenti. ESUSA promuove l’intero catalogo Emiliana Serbatoi, adattato alle esigenze del mercato locale, per favorire la realizzazione di soluzioni completamente “made in USA” e valorizzare la collaborazione con fornitori e partner locali. I prodotti sono commercializzati col marchio proprietario AM-TANK. Parallelamente al consolidamento negli Stati Uniti, il Gruppo ha avviato un ulteriore tassello del proprio percorso di internazionalizzazione in Asia, con la nascita di ESIL - Emiliana Serbatoi India Private Limited, società a prevalente partecipazione di Emiliana Serbatoi, con sede legale e hub principale localizzati a Mumbai, in India, individuata come centro strategico per il coordinamento delle attività commerciali e logistiche. “Il lancio produttivo si è concentrato su uno dei prodotti di punta di Emiliana Serbatoi: Hippotank da 960 litri, serbatoio in polietilene omologato per il trasporto di gasolio, soluzione apprezzata a livello internazionale per sicurezza e facilità di utilizzo”, spiega ancora Morselli. Nel medio-lungo periodo, ESIL punta a diventare non solo un punto di riferimento per il mercato domestico, ma anche una piattaforma strategica per l’accesso ad altri mercati del Far East e del Medio Oriente. “Questi due progetti rappresentano un passaggio fondamentale nel percorso di crescita di Emiliana Serbatoi. India e Stati Uniti sono mercati molto diversi tra loro, ma accomunati da un enorme potenziale. Con ESUSA ed ESIL vogliamo essere più vicini ai clienti, comprendere a fondo le esigenze locali e portare la nostra esperienza, la qualità e la cultura della sicurezza che da sempre contraddistinguono il nostro modo di fare impresa. È una visione di lungo periodo, orientata a uno sviluppo solido, sostenibile e realmente globale”, conclude il CEO Gian Lauro Morselli.

ENERGY GROUP, DA 30 ANNI

AL SERVIZIO DELL’INNOVAZIONE

NEL MANIFATTURIERO

Ha tagliato il traguardo dei 30 anni di attività nel 2025 Energy Group, una delle imprese che hanno maggiormente contribuito all’in-

novazione nel settore manifatturiero in Italia, in particolare nell’additive manufacturing. È nata infatti nel 1995, sulla scia dell’intuizione dei tre soci fondatori Lucio Ferranti, Cinzia Milioli e Mirco Paltrinieri, e da allora ha supportato nel campo delle tecnologie di stampa 3D professionali alcune delle più importanti aziende del nostro Paese. Sono le parole di Lucio Ferranti, pronunciate il 13 novembre scorso in occasione dell’evento “Beyond now, shaping tomorrow” con cui la realtà di Bentivoglio, in provincia di Bologna, ha celebrato il proprio anniversario, a dare un’idea dell’importanza di questo traguardo: “Questi

30 anni sono il frutto di passione, ma anche di duro lavoro e di relazioni con clienti e partner. Siamo passati dal proporre i plotter da disegno come strumento per riprodurre i progetti 3D realizzati con i software di cui eravamo rivenditori alle macchine per la stampa 3D. Una tecnologia all’epoca sconosciuta ai più e decisamente poco diffusa, che ci ha portati pertanto a dover fare cultura in materia. Il business è poi cresciuto al punto da farci decidere, nel 2005, di concentrarci sull’intero ecosistema della stampa 3D: in seguito siamo perciò diventati rivenditori ufficiali di Stratasys e abbiamo instaurato rapporti con realtà come Xact Metal, Desktop Metal, DyeMansion, Boston Micro Fabrication e Formlabs, ma anche con realtà impegnate nel supporto alla digitalizzazione delle imprese come Dinova e Info Consulting”, ha evidenziato. L’evento celebrativo ha visto una tavola rotonda che ha coinvolto alcuni tra i principali partner tra

clienti e fornitori per ripercorrere i momenti più significativi di questi ultimi 30 anni. Tra questi Andreas Langfeld, CRO di Stratasys, si è soffermato sulla crescita dei volumi produttivi nell’ambito della stampa 3D con polimeri; Robert Keogh, business director di Boston Micro Fabrication, si è invece concentrato sul tema della microfabbricazione; Giovanni Cristofori, CEO di Info Consulting, ha posto l’accento sul tema dell’innovazione in Italia; Davide Ferrulli, regional manager Southern Europe di HP, ha approfondito i concetti di mass customization e di custom manufacturing; Juan Mario Gomez, CEO di Xact Metal, ha affrontato il tema della stampa 3D in metallo. Così, attraverso la voce di alcuni dei protagonisti che hanno contribuito, insieme a Energy Group, alla promozione della produzione additiva in Italia, e non solo, la tavola rotonda ha messo in luce il potenziale già espresso di questa tecnologia e le possibilità che aspettano solo di essere applicate nelle imprese di ogni settore. “Il futuro è in costante evoluzione e, pur essendo concentrati attualmente sull’additive manufacturing, non possiamo ignorare le nuove tecnologie che si stanno affacciando sul mercato, come ad esempio l’IA. Indipendentemente da cosa ci riserverà il domani, il nostro obiettivo è quello di continuare a offrire il miglior servizio possibile”, commenta Mirco Paltrinieri, co-fondatore dell’azienda. E per raccontare i propri 30 anni di storia, Energy Group ha fatto una scelta non convenzionale realizzando un fumetto insieme all’agenzia LiPRO - Storie di impresa: “Si tratta di un racconto snello ma fedele di quanto avvenuto in questi tre decenni. Ci sono le cose belle e quelle meno belle, perché tutto ha contribuito a rendere Energy Group ciò che è oggi: una realtà formata da tecnologia, competenza, partnership e soprattutto persone, cioè io, Lucio, Mirco e tutti coloro che negli anni hanno accompagnato la crescita dell’azienda”, conclude la co-fondatrice Cinzia Milioli.

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I tre soci fondatori di Energy Group: Mirco Paltrinieri, Cinzia Milioli e Lucio Ferranti

ICOS DI LEONELLI MARINO, 75 ANNI DI QUALITÀ NELLA LAVORAZIONE DELLE LAMIERE

Li ha compiuti l'anno scorso, ma li festeggia ora: ICOS nel 2025 ha toccato i 75 anni di attività nel settore della lavorazione delle lamiere e dello stampaggio metalli a freddo in Emilia-Romagna, distinguendosi come una delle realtà più solide e longeve dell’industria meccanica bolognese. Fondata nel 1950 da Marino Leonelli, l’azienda nasce da una sua passione per la meccanica coltivata fin da giovane, quando lavorava presso la ditta Alfieri Maserati. Dopo il trasferimento a Bologna, Leonelli si specializza nella lavorazione dei metalli, per poi decidere di fondare la propria impresa in via Emilia Ponente.

“Da quel momento, ICOS ha iniziato un percorso di crescita continuo, evolvendosi da piccola officina a impresa strutturata nel settore metalmeccanico, capace oggi di offrire un servizio completo sulla lavorazione della lamiera che include taglio laser (2D e 3D), deformazione e stampaggio a freddo, attrezzeria e costruzione stampi, oltre a servizi avanzati di saldatura/carpenteria meccanica”, spiegano dall’azienda. L’evoluzione di ICOS ha avuto una svolta importante nel 1968 con l’acquisto dell’attuale sede produttiva a Zola Predosa, alle porte di Bologna, dove l’azienda ha potuto espandere la propria attività e servire un numero crescente di clienti.

Alla guida dell’impresa, oggi, ci sono i figli del fondatore - Piero, Paolo e Carmen - che portano avanti l’attività con la stessa passione, puntando su innovazione tecnologica e qualità del servizio. “La qualità è da sempre un elemento centrale del lavoro di ICOS: lo testimonia il fatto che la nostra azienda è in possesso di tutte le certificazioni necessarie per la lavorazione dei metalli”, evidenziano i fratelli Leonelli. In particolare, per quanto riguarda la gestione del sistema qualità ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001:2015 e ISO 3834-4. “L’esperienza e la formazione del nostro staff, unitamente all’impiego di tecnologie produttive all’avanguardia e processi di lavoro meticolosamente organizzati, ci permettono di

ECM ENTRA IN NORMEC:

L’ECCELLENZA ITALIANA

DIVENTA GLOBALE

“Crediamo che Normec sia il partner giusto per supportare ECM nella sua prossima fase di crescita”. È il commento di Luca Bedonni, amministratore delegato di Ente Certificazione Macchine, all’annuncio dell’acquisizione dell’organismo notificato nato nel 1998 a Savignano sul Panaro, in

realizzare prodotti pienamente rispettosi delle normative di riferimento. Il nostro personale è sempre a disposizione dei clienti per illustrare le varie possibilità di progetto e per definirne le specifiche”. ICOS ha un parco macchine moderno e una struttura produttiva efficiente, in grado di soddisfare le richieste dei settori più esigenti: oil & gas, automotive, impiantistica, meccanica di precisione, piccoli elettrodomestici, macchine automatiche. “Nel 2022, abbiamo compiuto un ulteriore passo verso il futuro, con l’acquisizione di un nuovo capannone di duemila metri quadri, adiacente alla sede principale, per aumentare la capacità produttiva e ottimizzare i flussi di lavoro, migliorando ulteriormente efficienza e tempi di consegna”, ricordano ancora Piero, Paolo e Carmen Leonelli. “Operiamo da sempre con un approccio orientato alla sostenibilità ambientale e sociale, offrendo supporto tecnico e consulenza a tutte le imprese che cercano un partner affidabile nella lavorazione lamiere e meccanica di precisione”. Settantacinque anni di storia, una gestione familiare orientata all’innovazione, radicamento nel territorio e apertura al mondo: questi sono i valori che rendono ICOS un partner ideale nella lavorazione lamiere. Oggi come ieri, ICOS continua a operare con passione, guardando al futuro con determinazione e con l’obiettivo di offrire sempre il massimo in termini di tecnologia, efficienza e personalizzazione del servizio.

provincia di Modena, e oggi attivo con il proprio headquarter a Castello di Serravalle, Valsamoggia, nel bolognese, da parte di Normec, gruppo olandese attivo nei servizi di Testing, Ispezione, Certificazione e Compliance (TICC). “Normec condivide il nostro focus sull’eccellenza tecnica, l’imparzialità e lo sviluppo a lungo termine. Oltre a rafforzare la nostra posizione in Italia, questa partnership ci permette di sviluppare ulteriormente le relazioni internazionali esistenti, inclusa la cooperazione con i partner locali e i team di gestione in

Cina”, evidenzia Bedonni, che continuerà a guidare ECM garantendo la continuità per clienti, partner e dipendenti, con il forte supporto di Normec. Con oltre vent’anni di esperienza nei campi della conformità normativa, certificazione di prodotto e valutazione della sicurezza, ECM è un’organizzazione accreditata di certificazione e testing, specializzata in servizi di certificazione, collaudo, ispezione e formazione per macchinari, apparecchiature elettriche e dispositivi medici. Ampiamente riconosciuta per professio-

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nalità, imparzialità e competenza tecnica, ECM agisce attraverso le sue quattro divisioni operative - certificazioni, prove di laboratorio, ispezioni e formazione - ed è in grado di offrire un’ampia gamma di servizi integrati in materia di qualità e sicurezza per supportare i produttori italiani e internazionali nel raggiungimento della conformità agli standard normativi europei e internazionali. Grazie a un’attenzione particolare ai mutamenti del mercato e del contesto regolatorio, ECM promuove innovazione e sviluppo, supportando le aziende verso processi di miglioramento continuo delle performance, in termini di sicurezza, qualità, efficienza e sostenibilità. L’organizzazione è tra l’altro accreditata per la certificazione dei sistemi di gestione della qualità, inclusa la norma ISO 13485, e opera come laboratorio di prova accreditato secondo la norma ISO/IEC 17025. Con questa acquisizione Normec rafforza ulteriormente il proprio portafoglio nel settore Healthcare e Certification ed espande la propria presenza nell’Europa meridionale: “L’acquisizione di ECM rappresenta un passo importante nell’ulteriore sviluppo delle attività di Normec nel settore Healthcare e Certification. ECM porta con sé una forte competenza tecnica, una solida reputazione e una profonda conoscenza dei quadri normativi in mercati altamente regolamentati. Siamo orgogliosi di dare il benvenuto a ECM in Normec”, commenta Joep Bruins, CEO di Normec Group. Con un forte focus su competenza, qualità e spirito imprenditoriale, Normec aiuta le organizzazioni a soddisfare i requisiti normativi e a migliorare la sicurezza e le prestazioni.

EXPERT.AI, UN PROGETTO PER LE VISURE IMMOBILIARI DI ARC REAL ESTATE

Expert.ai, realtà modenese di riferimento nell’implementazione di soluzioni enterprise di intelligenza artificiale per creare valore di business, e ARC Real Estate, primo info-provider e special servicer indipendente italiano specializzato in business information, debt collection, real estate valuation e distressed credit NpL, hanno annunciato a febbraio scorso una collaborazione strategica per migliorare le visure immobiliari, trasformando raccolte statiche di documenti in conoscenza “intelligente”, dinamica e immediatamente fruibili. Nel mercato del credito immobiliare, sempre più caratterizzato da complessità normative e volumi di dati crescenti, l’uso dell’AI per accelerare la trasformazione digitale è un fattore chiave per garantire decisioni più efficienti, basate su processi di business information affidabili e sostenibili. La partnership fra ARC Real Estate ed Expert.ai nasce con l’obiettivo di evolvere l’interazione con gli archivi documentali, superando la logica di repository tipicamente statici, consultabili ma difficilmente interrogabili. La capacità di combinare le potenzialità dell’AI neurosimbolica con modelli linguistici di grandi dimensioni e AI generativa, migliora la business information, trasformando grandi volumi di documentazione complessa in conoscenze subito fruibili. Nel contesto delle visure immobiliari, ciò si traduce in processi di credito e valutazione del rischio più agili, informati e coerenti. “Nel credito immobiliare l’innovazione è oggi una necessità strategica e l’intelligenza artificiale non è più solo un supporto ma un motore operativo che trasforma i documenti in conoscenza attiva”, dichiara Massimiliano De Castro, CEO di ARC Real Estate. “Abbiamo scelto Expert.ai come partner di riferimen-

to per l’adozione dell’AI, partendo dalle visure immobiliari, cuore storico di ARC Real Estate e leva centrale nell’istruttoria fidi e nella valutazione dei rischi. La piattaforma che abbiamo sviluppato non sostituisce il professionista: ne amplifica le capacità, garantendo sicurezza, controllo e valore nei processi decisionali”. Sfruttando tool e soluzioni disponibili in EidenAI Suite, Expert.ai ha implementato un’avanzata piattaforma di AI conversazionale, accelerando la trasformazione dei processi del dipartimento di business information di ARC Real Estate.

Interagendo in linguaggio naturale con la knowledge base di ARC Real Estate, analisti, quadratori e revisori possono sfruttare il meglio dell’AI per semplificare le visure immobiliari, riducendo il carico operativo e liberando spazio per attività a maggior valore aggiunto. Ogni pratica è interrogabile

in linguaggio naturale, con risposte sempre tracciabili e ancorate alle fonti documentali originali. Le funzionalità della piattaforma di ARC Real Estate potenziata con l’AI da Expert.ai garantiscono maggiore standardizzazione della qualità, riduzione degli errori e rafforzamento dell’affidabilità nei processi di revisione, perizia e valutazione del rischio. “Il percorso di adozione che abbiamo intrapreso con ARC Real Estate è un esempio concreto della nostra visione di un’AI a servizio delle organizzazioni”, spiega Andrea Ricotti, SVP Channel Development EMEA di Expert.ai. “L’AI non sostituisce il giudizio umano ma contribuisce a renderlo più consapevole. E aumentare questa capacità in un ambito critico come quello della business information immobiliare significa lavorare sulla qualità delle decisioni, trasparenza e fiducia, elementi fondamentali per il settore finanziario”.

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Andrea Ricotti, SVP Channel Development EMEA di Expert.ai

LEONARDO FESTEGGIA IL SUO PRIMO QUARTO DI SECOLO

Il Duomo di Firenze, l’Oratorio del Duomo di Siena, la Basilica di San Domenico e quella di San Petronio a Bologna, i pilastri della Cattedrale di Ferrara; e ancora, alcuni edifici simbolo dell’architettura moderna italiana quali la Tomba Brion e il complesso dell’Archivio Centrale di Stato a Roma, la Moschea di Şeyh Süleyman a Istanbul, l’House of Commons a Ottawa e il Jefferson Memorial a Washington DC. Sono solo i più recenti interventi dell’impresa bolognese Leonardo, punto di riferimento a livello internazionale nel campo del restauro, che nel 2025 ha festeggiato il proprio 25° anniversario. Un quarto di secolo in cui l’azienda fondata da Francesco Geminiani e Rossana Gabrielli ha contribuito a restauri di rilievo nazionale e internazionale, prendendosi cura di numerosi monumenti del nostro immenso patrimonio artistico e architettonico. Un percorso costruito sul valore condiviso dei fondatori e del team di collaboratori che, ogni giorno, operano con competenza, dedizione e passione in contesti di grande importanza in Italia e nel mondo. Dalla Reggia di Caserta alla Pinacoteca di Brera, fino alla Cattedrale di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, affrontando ogni progetto con un approccio multidisciplinare che integra conoscenze storico-architettoniche, competenze ingegneristiche, analisi dei materiali, tecniche diagnostiche avanzate, gestione delle emergenze e strategie di conservazione sostenibile. Per celebrare l’importante ricorrenza Leonardo ha organizzato un momento di riflessione collettiva con una tavola rotonda dal titolo “Come cambia il restauro. Esperienze, visioni e prospettive in un dialogo tra chi progetta, realizza e tutela il nostro patrimonio”, che si è svolta lo scorso 5 dicembre a Palazzo De’ Toschi, a Bologna, riunendo figure di primo piano del mondo del restauro nazionale: istituzioni, università, enti locali, associazioni di categoria, imprese, progettisti e ricercatori. Al confronto, moderato da Nicola Berlucchi (ingegnere tra i massimi esperti di restauro di teatri in Italia tra cui La Fenice di Venezia, docente della Sapienza di Roma e del Politecnico di Milano), hanno partecipato Maria Adelaide Ricciardi (arch. della Presidenza del Consiglio), Antonino Libro (Agenzia Regionale Ricostruzioni Emilia-Romagna), Elisa Franzoni (Università di Bologna - direttrice scientifica Centro Ceramico), Francesca Brancaccio (architetto, amministratore unico e direttore tecnico B5) e Sergio Bettini (docente Accademia di Architettura di Mendrisio - Svizzera). Dalla tavola rotonda sono emerse tre indicazioni nette per il mondo del restauro: la necessità di non perdere il patrimonio artigianale del saper fare sul campo grazie a maestranze adeguatamente formate e a imprese

specializzate; quella di proseguire sulla via della interdisciplinarità e della sinergia imboccata in modo particolare dopo il sisma del 2012 in Emilia-Romagna; quella di governare le trasformazioni in atto grazie alle nuove tecnologie digitali, tra cui l’AI. E l’elemento distintivo di Leonardo è la capacità di far dialogare saperi diversi in modo organico: il team interno - composto da architetti, ingegneri, storici dell’arte, diagnostici, ricercatori e tecnici specializzati - collabora stabilmente con università, enti di tutela, istituti di ricerca e partner internazionali. Questo approccio ha permesso all’azienda bolognese di sviluppare metodologie operative innovative, in un modello integrato che negli anni le ha consentito di affrontare anche situazioni complesse, come quelle legate alla ricostruzione post-sismica. Un quarto di secolo rappresenta indubbiamente un traguardo importante per una realtà che, fin dalla sua fondazione, ha saputo coniugare tradizione e innovazione nel settore del restauro dei beni culturali. La celebrazione del 25° anniversario non rappresenta solo un momento di bilancio, ma un’occasione di ascolto e di visione; l’obiettivo è alimentare un dibattito collettivo sulla trasformazione del settore, sul ruolo delle imprese e delle istituzioni e sulle prospettive aperte dalle nuove tecnologie. Leonardo intende continuare a essere un attore di riferimento nella ricerca applicata al restauro, nella valorizzazione delle competenze interdisciplinari e nella diffusione di un approccio responsabile, sostenibile e scientificamente fondato sulla conservazione del patrimonio.

vita industriale

FINOM, L’IMPORTANZA

DELLA FINANZA DIGITALE

Le Pmi italiane perdono quasi otto settimane lavorative per gli adempimenti fiscali e lo status quo frena la crescita. Di fronte a questa situazione, le piattaforme di finanza digitale aiutano gli imprenditori a recuperare la risorsa più preziosa, il tempo. “Finom opera non solo in Italia, ma in tutta Europa, focalizzandosi sulla semplificazione della gestione finanziaria e contabile. È autorizzata come istituto di moneta elettronica, propone un conto business ‘all-in-one’ con Iban, carte fisiche/virtuali e servizi di fatturazione elettronica integrati”, spiega Alessandro Camilotti, CFO di Finom. “È pensata soprattutto per le piccole e medie imprese, freelance e liberi professionisti, offrendo diversi piani adatti a diverse esigenze di volume d’affari. In particolare, include la riconciliazione automatica dei pagamenti, la possibilità di dare l’accesso al commercialista e un’app mobile per la gestione in mobilità”. Ed è su questo che Finom insiste nel proporsi come strumento di aiuto nel passaggio dal sottostare al peso burocratico alla possibilità di una nuova agilità industriale: perché la finanza digitale è il nuovo standard del manifatturiero e dei servizi. L’Italia, secondo il Bureaucracy Index 2024, è penultima tra i 27 Stati Ue per ostacoli burocratici. Le conseguenze sono quanti-

gli imprenditori non hanno strumenti governativi efficienti per ridurre l’attrito. L’esperienza italiana con la fatturazione elettronica offre un precedente rilevante. Dal 2019, le imprese si sono adattate rapidamente all’obbligo. Un ecosistema di imprese maggioritariamente conservatore è stato costretto a adottare strumenti fintech su larga scala, migliorando significativamente la conformità secondo la Commissione europea.

tizzati l’accesso a specialisti finanziari per gestire le eccezioni. L’obiettivo non è eliminare l’uomo dalla finanza, ma fare sì che dedichi la sua attenzione alle decisioni cruciali”, concludono da Finom.

FLODRAULIC ACQUISISCE

IDROVER E RAFFORZA

LA PRESENZA IN EUROPA

ficabili: l’84% delle imprese afferma che la routine amministrativa frena lo sviluppo. Il problema non è solo normativo. L’Italia è sei punti sotto la media UE per qualità dei servizi pubblici digitali alle imprese;

“La stessa dinamica si sta ora manifestando in modo più ampio. Il tessuto imprenditoriale italiano presenta una disconnessione strutturale tra il luogo in cui viene svolto il lavoro e il luogo in cui vengono gestite le finanze. Piattaforme come Finom sono concepite come tessuto connettivo tra i due, fornendo una gestione finanziaria integrata che si muove alla velocità delle operazioni, non alla velocità del ciclo di riconciliazione mensile”, ricorda Camilotti. La differenza concreta è visibile al livello del team. Le carte aziendali con limiti di spesa individuali e monitoraggio in tempo reale sostituiscono il recupero mensile degli scontrini. I bonifici vengono eseguiti in giornata tramite SEPA. Le strutture tariffarie sono rese note in anticipo, senza i prezzi a scaglioni che rendono difficile la previsione dei costi nei conti aziendali tradizionali. “Quando osserviamo i nostri clienti manifatturieri italiani, lo schema è sempre lo stesso: quelli che dedicano meno tempo alla riconciliazione manuale sono quelli che avanzano più rapidamente nelle decisioni di CapEx”, conferma Camilotti. “Liberare quella capacità di attenzione può determinare se un produttore del made in Italy rimane regionale o diventa europeo”. Questa distinzione tra amministrazione e strategia guida Finom: l’automazione gestisce la routine, ma le situazioni complesse richiedono un processo decisionale. “La società affianca ai flussi automa -

Flodraulic Europe, punto di riferimento globale nelle soluzioni di automazione e tecnologie dei fluidi, con sede a Cadria -

no, nel bolognese, prosegue il proprio percorso di espansione e rafforzamento in Europa attraverso l’acquisizione di Idrover, azienda specializzata nella produzione di blocchi oleodinamici (manifolds) e nella distribuzione di componenti idraulici. “L’operazione si inserisce all’interno di un disegno industriale volto a individuare realtà altamente specializzate nei diversi ambiti dell’oleodinamica, con l’obiettivo di consolidare il ruolo di Flodraulic come system integrator di riferimento”, spiega Massimo Dovesi, presidente di Flodraulic Europe. “Le aziende europee del Gruppo operano oggi all’interno di tre principali macroaree applicative: industriale, mobile e fluid conveyance, garantendo una copertura completa delle esigenze del mercato in termini di progettazione, produzione e fornitura di soluzioni integrate”.

Con l’acquisizione di Idrover, Flodraulic rafforza ulteriormente la propria strategia di verticalizzazione della catena di fornitura, integrando competenze chiave nella produzione dei manifolds e aumentan -

vita industriale

Alessandro Camilotti,
di Finom

do il controllo su qualità, tempistiche e flessibilità produttiva. L’ingresso di Idrover nel perimetro Flodraulic conferma la volontà del Gruppo di costruire un ecosistema sempre più integrato, capace di offrire ai clienti, sia nel mondo mobile che industriale, soluzioni coerenti, rapide, affidabili e ad alto valore aggiunto. “L’operazione consente inoltre di internalizzare competenze fondamentali per la gestione autonoma della produzione dei blocchi oleodinamici, con un impatto diretto sulla puntualità delle consegne. Un aspetto particolarmente rilevante per il mercato mobile, che richiede elevata flessibilità e rapidità, sia per produzioni in serie che per lo sviluppo di prototipi”, prosegue il presidente Dovesi. In questo quadro, la scelta di Idrover non implica un posizionamento generalista nella produzione di manifolds, ma risponde alla volontà di sviluppare una capacità interna mirata a progetti strategici e clienti selezionati, in coerenza con la visione industriale del Gruppo. Situata alle porte del Triveneto, la sede di Idrover rappresenta un rilevante snodo logistico e commerciale, contribuendo a rafforzare la presenza di Flodraulic nel nord-est Italia e a rendere più efficiente la distribuzione in un’area geografica strategica.

Il contratto di distribuzione con HydraForce si configura inoltre come un asset di valore per la catena di fornitura del Gruppo. Idrover conta 12 collaboratori e, per garantire continuità operativa e preservare il know-how aziendale, il precedente proprietario resterà coinvolto nelle attività. Subito dopo il closing sono stati avviati i primi investimenti, con l’acquisto di una nuova macchina per la prototipazione, a conferma della volontà di potenziare la capacità produttiva di Idrover. Nei prossimi mesi verrà avviato un percorso di integrazione tra Idrover e le business unit Flodraulic, in particolare Mobile Manifolds, Flodraulic Motion Systems e Flodraulic Industrial, per sviluppare sinergie operative e tecniche. “La strada per completare l’unicità del modello Flodraulic è tracciata e la crescita che abbiamo vissuto in quasi dieci anni di attività ne conferma il successo: questo ci motiva a proseguire con la stessa energia e la stessa passione del primo giorno”, conclude Massimo Dovesi.

FONDAZIONE A.C.A.RE.F.,

QUANDO LA CURA

DIVENTA INCLUSIONE

Le malattie rare rappresentano una vera sfida per la società, andando ben oltre il semplice aspetto sanitario. L’Atassia Spinocerebellare (SCA) è una patologia genetica rara, progressiva e altamente invalidante. Questa malattia non solo compromette le capacità motorie e cognitive, ma influisce profondamente anche sull’equilibrio emotivo, sociale ed economico dell’intera famiglia. In Emilia-Romagna, circa cento persone convivono con questa diagnosi, ma se consideriamo anche i familiari e i caregiver che offrono supporto quotidiano, il numero reale di persone coinvolte è almeno triplo. Da questa consapevolezza nasce il progetto “Sostegno Integrato Famiglie con Atassia - Emilia-Romagna” promosso e coordinato dalla Fondazione A.C.A.RE.F., il cui obiettivo è migliorare concretamente la qualità della vita dei pazienti e alleviare il carico assistenziale sulle famiglie. L’iniziativa propone un modello di assistenza integrata, umano e sostenibile, che si affianca ai servizi già offerti dal Servizio Sanitario Nazionale. Il cuore del progetto è una rete territoriale, che coinvolge i principali ospedali della regione, in grado di rispondere ai bisogni reali delle persone con SCA. A questa rete si aggiunge un sistema di servizi essenziali, completamente gratuiti per i beneficiari, pensati per superare le barriere economiche e logistiche che spesso ostacolano la continuità delle cure. Come spiegano dalla Fondazione

A.C.A.RE.F., il programma prevede un monitoraggio dedicato dei pazienti, percorsi di fisioterapia personalizzati per mantenere le capacità motorie e un supporto psicologico strutturato per i caregiver, che sono figure centrali ma spesso invisibili, esposte a stress, isolamento e burnout. Tra i servizi innovativi spiccano il supporto fisiatrico, fisioterapico, neurologico, logopedico e psicologico oltre al trasporto gratuito: per molte famiglie, soprattutto in aree periferiche, raggiungere le strutture sanitarie può infatti essere un ostacolo insormontabile. “Garantire l’accesso alle cure significa, prima di tutto, assicurarsi che le persone possano effettivamente arrivarci”, sottolinea il presidente di Fondazione A.C.A.RE.F., Silvio Sivieri. Il progetto, che avrà una durata di dodici mesi, coinvolgerà circa 300 beneficiari diretti tra pazienti e familiari, dando priorità a chi si trova in situazioni di maggiore fragilità. In parallelo verrà attivato un sistema di monitoraggio e valutazione dell’impatto per misurare i benefici clinici, psicologici e sociali e per sviluppare un modello che possa essere replicato in altre aree. Per garantire la gratuità e la continuità dei servizi, la Fondazione A.C.A.RE.F. ha lanciato una campagna di raccolta fondi con l’obiettivo di raccogliere 25.000 euro.

“Questo investimento non è solo economico, ma rappresenta una scelta di responsabilità sociale: sostenere le famiglie con Atassia significa prendersi cura della parte più vulnerabile della comunità e contribuire a costruire un sistema di welfare più giusto, inclusivo e centrato sulla persona”, conclude il presidente Sivieri.

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Silvio Sivieri, presidente di Fondazione A.C.A.RE.F.

FONDAZIONE SANT’ORSOLA, RACCOLTA FONDI PER LA NUOVA CASA DI ACCOGLIENZA

Una raccolta fondi in cui si riconosca tutta la città di Bologna per la realizzazione di una nuova casa di comunità e accoglienza con 46 posti letto. L’obiettivo? Raccogliere 100 mila euro entro la fine di aprile 2026. La presentazione del progetto e il via alla raccolta fondi si sono svolte il 18 febbraio scorso nella sede di Confindustria Emilia, a Bologna, in una conferenza stampa che ha visto protagonista il presidente della Fondazione Sant’Orsola, Andrea Moschetti, alla presenza del direttore generale dell’associazione, Tiziana Ferrari. La nuova casa di Fondazione Sant’Orsola sorge a 600 metri dall’ospedale, tra via Clotilde Tambroni e via Leandro Alberti. Una villa padronale e altri due edifici, con uno spazio verde riservato, dove potrà raddoppiare l’accoglienza e saranno realizzate tante altre attività capaci di dare forza alla comunità.

Nei 46 posti letto a disposizione, in stanze singole o matrimoniali, tutte con bagno, potranno essere accolte tante famiglie che arrivano da fuori regione per ricevere le cure di cui hanno bisogno, ma anche le persone di Bologna che, vivendo sole, possono avere bisogno di un sostegno durante un percorso di cura. Nelle sale comuni troveranno posto, oltre al refettorio, le sedute di logopedia precoce per i bimbi con sindrome di Down, gli incontri di musicoterapia per gli anziani con Alzheimer così come la scuola di volontariato e i corsi di meditazione. Sarà davvero una casa di accoglienza e comunità, che aiuterà tutti a vivere le proprie fragilità mettendosi in gioco.

“Vogliamo che le fondamenta di questa esperienza”, spiega il presidente della Fondazione Sant’Orsola Andrea Moschetti, “siano larghe, che coinvolgano più persone e più imprese possibile. Sarà concretamente l’abbraccio della città a chi vive un momento difficile, per ritrovare insieme la forza e la bellezza di essere comunità”. “È una sfida ambiziosa”, commenta il direttore generale di Confindustria Emilia Tiziana Ferrari, “ma è così che si deve fare se si vuole continuare a crescere e a dare un’attenzione vera alle persone, come Fondazione Sant’Orsola ha

sempre fatto in questi anni”. Il cantiere è aperto da oltre un mese, ma la raccolta fondi non si ferma: come si diceva, occorrono 100 mila euro e l’idea della fondazione è permettere a tutti di contribuire per arrivare a cinquemila mattoni. Mattoni che daranno vita a un’opera che arricchirà il muro che delimita il giardino della casa su via Tambroni, per rendere presenti a chiunque entrerà nella casa i nomi di chi donando ha permesso di aprirla. Con 20 euro si acquista un mattone, una donazione alla portata di tanti, pari al costo di una pizza e una birra consumati in un locale; con 200 euro i mattoni sono 10, per le famiglie che possono fare questo gesto di generosità in più; e con 2.000 euro si arriva a 100 mattoni, per i grandi donatori e le imprese.

Nella nuova struttura si amplierà, innanzitutto, l’attività di accoglienza che Fondazione Sant’Orsola sta portando avanti dal settembre 2021 con 17 appartamenti e una quarantina di posti letto.

Uno sviluppo richiesto dai numeri: nel 2025, sono state aperte le porte a 580 famiglie, ma sono state rifiutate quasi altrettante richieste per carenza di posti letto. Famiglie che arrivano a Bologna per ricevere cure salvavita, che possono trovare al Sant’Orsola. Lo sviluppo non sarà però soltanto quantitativo. I 46 nuovi posti letto di via Tambroni permetteranno anche di sperimentare nuove modalità di accoglienza per gli anziani di Bologna. I dati raccontano che in città quasi un terzo degli over 65 vive da solo, e la percentuale sale al 50% tra gli over 80. Alcuni hanno comunque una rete familiare su cui contare, ma tanti altri no e quando arriva la necessità di affrontare un percorso di cura le cose si complicano.

GRAF IDEAS CONTEST JUNIOR:

STEM E ORIENTAMENTO

CON IL GRUPPO GRAF

Grande successo per l’evento conclusivo del 2° “GRAF Ideas Contest Junior”, che si è svolto nell’ambito del Festival della Cultura Tecnica della Città Metropolitana di Bologna lo scorso 29 novembre presso l’Aula Magna del plesso di Ingegneria e Architettura Unibo.

Ideato dal gruppo industriale fondato nel 1994 a Nonantola, in provincia di Modena, come naturale evoluzione dei “Laboratori di Robotica - STEM”, che da oltre 5 anni il Gruppo GRAF promuove e organizza presso le scuole secondarie di 1° grado, il progetto nasce con l’obiettivo di offrire a studenti e famiglie una panoramica completa per orientarsi con maggiore consapevolezza nella scelta del percorso scolastico di 2° grado e combina formazione e informazione: prende il via da un laboratorio di robotica dedicato al potenziamento delle competenze STEM e al sostegno della parità di genere nelle discipline tecniche e termina con il contest dove ragazze e ragazzi possono mettere in pratica le conoscenze acquisite affrontando temi di attualità legati alla sostenibilità, per aggiudicarsi il premio in denaro messo in palio dal Gruppo GRAF. Durante l’evento finale pubblico si tengono interventi e vengono fornite testimonianze provenienti da istituti superiori delle province di Modena e Bologna, università e dal mondo del lavoro, per offrire a studenti e famiglie una visione completa e concreta delle opportunità future. A seguito del laboratorio

vita industriale

di robotica, l’evento conclusivo del “GRAF Ideas Contest Junior” ha rappresentato, per i ragazzi delle cinque scuole delle province di Modena e Bologna partecipanti, l’occasione di ideare progetti in cui le loro competenze fossero applicate a un tema di attualità: “Zero dispersioni: energia e clima sotto controllo”, un approccio che punta a eliminare ogni forma di spreco - energetico, ambientale ed economico - garantendo efficienza, comfort e sostenibilità. Alla fine dell’evento, gli studenti si sono cimentati in una esibizione pratica per il pubblico presente, mettendo alla prova su un circuito appositamente realizzato i robot costruiti e programmati durante i laboratori. La giornata, che ha visto anche la partecipazione di esponenti delle istituzioni, ha dato largo spazio all’orientamento scolastico con interventi di numerosi rappresentanti del mondo accademico, pensati per allargare lo sguardo verso temi come l’accesso al mondo universitario e tratteggiare possibili orizzonti e opportunità per il collegamento tra scuola secondaria, formazione universitaria e mondo del lavoro. Una tavola rotonda organizzata con i docenti delle scuole superiori è stata poi l’occasione per rispondere alle domande dei ragazzi su percorsi didattici, laboratori, offerte formative, clima e ambiente scolastico, fornendo una panoramica utile ad individuare il percorso scolastico più adatto ad aspirazioni e attitudini. Questa iniziativa, in crescita anno dopo anno, conferma l’impegno del Gruppo GRAF nel promuovere la cultura tecnica, sostenere l’educazione STEM e valorizzare le competenze dei giovani, affinché possano costruire un futuro più sostenibile e innovativo a beneficio di tutti.

GVS INVESTE NEL FUTURO

CON UN IMPIANTO

NEL REGNO UNITO

Un nuovo stabilimento a Lancaster, nel Regno Unito, progettato per massimizzare efficienza e qualità: ad annunciare l’investimento strategico, pietra miliare nel proprio piano di crescita globale, è stata lo scorso gennaio GVS, tra i principali produttori mondiali di soluzioni avanzate di filtrazione per applicazioni critiche in mercati altamente regolamentati nei settori medtech, transfusion medicine, life sciences, safety ed energy & mobility.

Dopo l’inaugurazione del moderno sito produttivo in Cina nel 2025, questa nuova apertura conferma la volontà dell’azienda con sede a Zola Predosa, alle porte di Bologna, di rafforzare la propria presenza internazionale e di rispondere alle esigenze

dei mercati globali. La struttura, moderna e innovativa, integra sotto lo stesso tetto produzione, laboratori, cleanroom, magazzini e uffici, ribadendo l’impegno di GVS verso innovazione, sostenibilità ed eccellenza operativa. La scelta di Lancaster non è casuale: la vicinanza all’autostrada M6 e al centro città garantisce accessibilità e visibilità ottimali, rendendo il sito un hub ideale per logistica efficiente e collegamenti rapidi. Questa posizione rafforza la capacità di GVS di servire clienti e partner con tempi di consegna più rapidi e un servizio migliorato. Centralizzare le operazioni in un ambiente controllato riduce spostamenti inutili, aumenta la sicurezza del team e crea spazio per l’automazione avanzata. Il risultato include qualità superiore dei prodotti, processi più snelli e un’esperienza cliente affidabile, tutti pilastri fondamentali dei valori GVS. “Con l’inaugurazione del sito di Lancaster compiamo un passo decisivo nel nostro percorso di crescita globale. Riunire tecnologie avanzate, competenze e processi in un unico hub ci permetterà di servire i clienti con maggiore velocità, qualità e affidabilità. Questo progetto è stato concepito con criteri di sostenibilità che riducono l’impatto ambientale, perché per GVS innovazione e responsabilità procedono insieme”, evidenzia Massimo Scagliarini, group CEO di GVS. Il nuovo stabilimento introduce tecnologie produttive all’avanguardia per garantire precisione e performance su più linee di prodotto: dallo stampaggio a iniezione automatizzato alla saldatura a ultrasuoni, fino alla produzione di filtri avanzati e mi-

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La nuova sede GVS recentemente inaugurata a Lancaster, nel Regno Unito

ni-pleating HEPA/ULPA. La sostenibilità è parte integrante del progetto: il sito è alimentato interamente da energia rinnovabile e utilizza pompe di calore per recuperare e riutilizzare energia termica. Inoltre, piantumazioni e sistemi di gestione idrica contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale, rafforzando l’impegno di GVS verso una produzione responsabile.

Per i clienti i vantaggi sono evidenti: tempi di consegna costanti, qualità migliorata e capacità produttiva ampliata per supportare una gamma di prodotti più innovativa. Allo stesso tempo, il nuovo stabilimento crea posti di lavoro qualificati nel settore tecnico e ingegneristico, favorisce collaborazioni con fornitori e istituzioni locali e offre programmi di apprendistato e formazione per sviluppare i talenti del futuro. Il sito di Lancaster è molto più di un impianto: è la base per la crescita futura. GVS punta ad attrarre e trattenere professionisti altamente qualificati, in particolare ingegneri e specialisti tecnici, ampliando le competenze interne in test di laboratorio, prototipazione e design. Questi investimenti accelereranno lo sviluppo di nuovi prodotti e garantiranno a GVS una posizione di riferimento in innovazione e sostenibilità.

IMA ACQUISISCE

L’AZIENDA IRLANDESE PROSYS

Nuova acquisizione per il gruppo bolognese IMA, colosso della progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè. Lo scorso febbraio l’azienda ha annunciato di aver concluso con ProSys Sampling Systems Limited un accordo che prevede l’acquisto della maggioranza delle azioni della società irlandese, rafforzando così la propria presenza nel campo della tecnologia degli isolatori asettici e di contenimento.

Fondata nel 1997, con sede a Cork, in Irlanda, ProSys è uno dei principali fornitori mondiali di apparecchiature per isolatori e campionamento per il mercato biofarmaceutico globale.

Il co-fondatore Michael McLoughlin negli ultimi 29 anni ha trasformato l’azienda in uno dei principali fornitori di tecnologie per isolatori e apparecchiature di campionamento per il mercato biofarmaceutico globale. I ricavi attesi per il 2026 sono di circa 30 milioni di euro e l’azienda conta oltre 100 dipendenti. Michael McLoughlin manterrà la carica di amministratore delegato di ProSys, che continuerà ad operare come azienda indipendente, collaborando a stretto contatto con Michele Arduini, vice president del business IMA Life. Come evidenziano dal gruppo bolognese, “per ProSys, entrare a far parte del Gruppo IMA rappresenta un’eccellente opportunità per supportare lo sviluppo aziendale e la crescita a lungo termine. ProSys è lieta di contribuire con le proprie conoscenze nella tecnologia asettica, di contenimento e di campionamento al portafoglio combinato e di entrare a far parte del team IMA, uniti da una cultura aziendale condivisa”. Prosegue inoltre per IMA

Applicate (FISA). “Le macchine automatiche tradizionali possono gestire un insieme limitato di prodotti e formati e il passaggio da un prodotto all’altro, o da un formato all’altro, richiede di norma lunghe riconfigurazioni”, spiega Dario Rea, direttore ricerca e innovazione del Gruppo IMA. “Grazie ai progressi tecnologici e digitali, oggi siamo in grado di superare queste limitazioni e progettare macchine automatiche robotiche i cui movimenti complessi e coordinati possono essere modificati tramite software, consentendo una flessibilità e una capacità di adattamento senza precedenti. Con APACHE svilupperemo anche strumenti software in grado di progettare automaticamente traiettorie robotiche efficaci in scenari complessi, soddisfacendo al contempo i vincoli imposti da specifiche attività di manipolazione e ottimizzando le prestazioni”, aggiunge Marco Carricato, professore al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Alma Mater e coordinatore del progetto. “E realizzeremo anche un sistema robotizzato basato sull’intelligenza artificiale, capace di identificare una serie

la preziosa collaborazione con l’Università di Bologna: l’ultimo progetto congiunto vuole ideare nuovi sistemi tecnologici per il packaging, guidati anche da tecnologie di intelligenza artificiale, per dare vita a una nuova generazione di macchine automatiche per il confezionamento nei settori dei processi farmaceutici e dell’e-commerce. Il progetto, partito alla fine del 2025, si chiama APACHE, ha un costo di 5 milioni di euro ed è finanziato con 2,7 milioni di euro dal Fondo Italiano per le Scienze

di prodotti eterogenei e ordinarli in una configurazione ottimizzata all’interno del contenitore di imballaggio più appropriato”, conclude Rea.

Il gruppo IMA, guidato dal CEO e presidente Alberto Vacchi, è presente in oltre 80 Paesi in tutto il mondo, conta oltre 7.600 dipendenti (il 61% circa in Italia) e ha chiuso il fatturato 2024 con ricavi consolidati superiori a 2,3 miliardi di euro e una quota export attorno all’88%.

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L'azienda irlandese ProSys, di cui IMA è diventata azionista di maggioranza. A destra, Alberto Vacchi, CEO e presidente del Gruppo IMA

IMAS AEROMECCANICA:

LA SICUREZZA DELL’ARIA COME LEVA DI COMPETITIVITÀ

Negli ambienti produttivi moderni, la qualità dell’aria non è più solo una questione di comfort, ma un fattore determinante per la sicurezza, la salute dei lavoratori e la sostenibilità dei processi industriali. Le aziende che operano nei settori delle lavorazioni meccaniche, del legno, delle materie plastiche, delle gomme, dei compositi o degli inerti generano quotidianamente polveri, trucioli, fumi, vapori e nebbie oleose che, se non correttamente gestiti, rappresentano un rischio concreto per le persone e per l’ambiente.

È in questo contesto che si inserisce l’esperienza di Imas Aeromeccanica, realtà con sede a Ozzano dell’Emilia, nel bolognese, da più di 50 anni specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti di aspirazione e filtrazione dell’aria pensati per intercettare gli inquinanti direttamente alla fonte, prima che si disperdano negli spazi di lavoro o vengano immessi in atmosfera. Soluzioni tecniche su misura che consentono alle imprese di coniugare sicurezza, efficienza produttiva e rispetto delle normative. L’assenza di un’adeguata aspirazione espone infatti i lavoratori all’inalazione di polveri fini e vapori potenzialmente nocivi, con possibili conseguenze sulla salute che vanno dalle irritazioni delle vie respiratorie alle malattie professionali croniche.

“Gli impianti sviluppati da Imas Aeromeccanica contribuiscono a ridurre in modo significativo la concentrazione di agenti inquinanti nell’aria, migliorando la salubrità degli ambienti e il benessere delle persone”, spiegano dall’azienda. Un ulteriore aspetto cruciale riguarda la sicurezza degli impianti in presenza di polveri combustibili. In alcuni contesti industriali, l’accumulo di polveri può generare atmosfere potenzialmente esplosive.

“Per questo Imas Aeromeccanica integra nei propri sistemi componenti certificati ATEX, dispositivi di isolamento, pannelli di sfogo e soluzioni di prevenzione che riducono il rischio di incendi o esplosioni, in conformità con il D.Lgs. 81/08 e le direttive europee”, evidenziano ancora da Imas Aeromeccanica.

Oltre alla tutela della salute e della sicurezza, un ambiente di lavoro pulito e ben aspirato ha ricadute dirette anche sull’efficienza produttiva: migliore visibilità sui piani di lavoro, maggiore affidabilità delle macchine e riduzione dell’accumulo di polveri su superfici, componenti meccaniche e quadri elettronici. Tutto questo si traduce in minori costi di manutenzione, meno fermi impianto e maggiore continuità operativa. “Gli impianti di aspirazione e filtrazione aria di Imas Aeromeccanica svolgono un ruolo fondamentale anche sul fronte ambientale. L’aria captata viene trattata prima della reimmissione in atmosfera, con l’abbattimento delle particelle solide, dei fumi e delle nebbie oleose, contribuendo a ridurre le emissioni e l’impatto ambientale delle attività industriali. Investire in sistemi avanzati di aspirazione e filtrazione significa quindi guardare al futuro con responsabilità: Imas Aeromeccanica accompagna le imprese in questo percorso, trasformando la sicurezza dell’aria in un vero fattore di competitività e sostenibilità”, concludono dall’azienda bolognese.

VENTURE CON CEMENTERIA COSTANTINOPOLI

Lo scorso gennaio è stata siglata una nuova partnership strategica tra Kerakoll Group, multinazionale attiva nel settore dell’edilizia con sede a Sassuolo, nel modenese, e la società Cementeria Costantinopoli. Fondata nel 1990 dalla famiglia Rabasco a Barile, in provincia di Potenza, Cementeria Costantinopoli è polo di riferimento nel settore dei materiali da costruzione, specializzato nella produzione di cementi e leganti idraulici. L’azienda, che conta oggi circa 400 collaboratori, tra diretti e indiretti, si distingue per una visione strategica che ha permesso di costruire un posizionamento solido e ampiamente riconosciuto nel mercato del Centro e Sud Italia. L’obiettivo della nuova joint venture, che vedrà Kerakoll partecipare con una quota di maggioranza, è lo sviluppo di materiali innovativi e sostenibili per le costruzioni e prevede la realizzazione di un impianto produttivo nell’area industriale di San Nicola di Melfi, nel potentino. Kerakoll e Cementeria

Costantinopoli, entrambe di proprietà familiare, condividono infatti una visione imprenditoriale di lungo periodo, che pone la sostenibilità

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KERAKOLL SIGLA NUOVA JOINT

MARPOSS, FRANCESCO POSSATI NOMINATO PRESIDENTE

Marposs, azienda globale specializzata nelle soluzioni per il controllo qualità e la misura di precisione dei processi industriali, ha annunciato a gennaio scorso la nomina di Francesco Possati a presidente del Gruppo. Francesco subentra al padre, il Cavaliere del Lavoro Stefano Possati, che ha guidato l'azienda dal 1990 assieme ai fratelli Edoardo e Alberto portandola a diventare un punto di riferimento internazionale con una presenza in 34 Paesi nel mondo. Stefano Possati assume il ruolo di presidente emerito. La nomina rappresenta il naturale passaggio alla terza generazione della famiglia Possati alla guida dell’azienda fondata a Bologna nel 1952 da Mario Possati, confermando la solidità di un modello imprenditoriale familiare che ha fatto della continuità, dell'eccellenza tecnica e dell'innovazione i propri valori distintivi. Francesco Possati, laureato in giurisprudenza all'Università Bocconi, ha iniziato la sua carriera in Marposs nel 2013 nella sede cinese del Gruppo a Nanjing, dove per due anni si è occupato di ottimizzazione dei processi produttivi. Rientrato nel 2015 nella sede centrale di Bentivoglio, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: prima in ambito HR, poi come responsabile prodotto e infine come capo divisione per la misura manuale. Oltre alla carica di presidente del Gruppo, Francesco Possati - che dal 1° giugno 2022 è inoltre impegnato negli organi associativi di Confindustria Emilia in qualità di delegato aggiunto della filiera Elettronica e Meccatronica per il quadriennio 2022-2026 - mantiene anche il ruolo di direttore generale di Spa. Con circa 3.200 dipendenti nel mondo e un export che rappresenta il 94% della produzione, Marposs è oggi fornitore di riferimento di tutti i maggiori costruttori di macchine utensili e automotive, nonché partner strategico in settori chiave come aerospaziale, biomedicale, semiconduttori e difesa. “Assumo questo ruolo consapevole della responsabilità che ne deriva e con la determinazione di procedere in continuità con il percorso tracciato da mio padre Stefano, dai suoi fratelli Edoardo e Alberto e da mio nonno Mario. Stiamo tutti vivendo in un contesto economico e tecnologico in continua e rapida trasformazione e che richiede una capacità di risposta senza precedenti. Il nostro

al centro delle rispettive strategie di sviluppo, puntando alla creazione di valore per le aziende, per le persone che ne fanno parte e per le comunità in cui operano. In particolare, il nuovo impianto servirà il mercato del Sud Italia che, già da alcuni anni, sta evidenziando una richiesta sempre crescente di prodotti e soluzioni sostenibili di alta qualità.

“Questo investimento conferma la volontà del Gruppo Kerakoll di continuare a crescere in Italia e rappresenta un ulteriore passo avanti nella nostra strategia di decarbonizzazione, in continuità con la recente

percorso è molto chiaro: una crescita continua, solida e sostenibile attraverso quello che è sempre stato il DNA Marposs: integrità tecnica, innovazione tecnologica e investimento costante nel capitale umano”, dichiara il neopresidente Francesco Possati. Stefano Possati, che ha guidato Marposs per oltre tre decenni attraverso importanti fasi di sviluppo e internazionalizzazione, commenta: “Assieme ai miei fratelli Edoardo e Alberto abbiamo voluto, con questo passaggio, ribadire l’impegno della famiglia nella continuità e nello sviluppo del Gruppo. Il ricambio generazionale è un momento critico e fondamentale per qualsiasi impresa familiare: Francesco ha dimostrato negli anni competenza e profonda comprensione dei valori che guidano Marposs dalla sua fondazione. È proprio questa dimensione che ci ha permesso di pensare sempre al lungo termine, di investire in innovazione e nelle persone, e di costruire relazioni solide con i nostri clienti in tutto il mondo”.

acquisizione della società olandese Caltra, specializzata nella realizzazione di soluzioni per materiali a basse emissioni di CO2; abbiamo trovato nella famiglia Rabasco degli imprenditori, ma soprattutto delle persone con cui condividiamo valori e visione rispetto alle sfide e alle opportunità che caratterizzano il settore delle costruzioni in questa fase storica”, dichiara Fabio Sghedoni, vicepresidente esecutivo di Kerakoll Group. La partnership tra Kerakoll e Cementeria Costantinopoli avrà anche ricadute sociali, occupazionali ed economiche per il territorio: la joint venture prevede

di portare a regime l’assunzione nel nuovo impianto produttivo a Melfi di circa 40 persone.

“Questa partnership nasce dalla volontà di unire due realtà imprenditoriali che condividono valori e visione. Le sinergie tra le nostre aziende e tra le nostre famiglie rappresentano un patrimonio prezioso, che ci permette di affrontare insieme le sfide del settore e di cogliere nuove opportunità di crescita. Con Kerakoll abbiamo trovato non solo un partner industriale di grande competenza, ma anche una proprietà con cui condividiamo la stessa attenzione alla

vita industriale

Da sinistra: Francesco Possati, nuovo presidente Gruppo Marposs che subentra al padre, il Cavaliere del Lavoro Stefano Possati

sostenibilità, alle persone e al territorio. Siamo certi che questa collaborazione porterà benefici concreti e duraturi”, sottolinea Claudio Rabasco, presidente di Cementeria Costantinopoli.

LABIRINTO FIRMA LA CAMPAGNA DI SANFELICE 1893

BANCA POPOLARE

Raccontare l’evoluzione di una banca senza perdere il legame con le proprie radici. È da questa esigenza che è nato il progetto di comunicazione sviluppato da Labirinto, agenzia di comunicazione modenese specializzata in branding, digital marketing e pubblicità packaging, per Sanfelice 1893 Banca Popolare, realtà storica del territorio che ha saputo rinnovarsi nel tempo mantenendo saldi i propri valori fondanti. Il percorso intrapreso punta a valorizzare un’identità costruita nel tempo, fondata sulla prossimità, sulla fiducia e su una relazione diretta con clienti e comunità locali. Non un semplice aggiornamento dell’immagine, ma un lavoro più ampio di posizionamento che ha messo al centro la continuità tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione. La banca si presenta così come un interlocutore capace di evolvere, integrando servizi e strumenti digitali senza rinunciare alla dimensione umana che da sempre la contraddistingue. In questo contesto si inserisce l’ultima campagna pubblicitaria, frutto della collaborazione tra Labirinto Comunicazione e il noto conduttore emiliano Andrea Barbi, pensata per un target locale nella fascia over 40 e costruita attorno a un insight tanto semplice quanto attuale: essere una banca che non si nasconde

dietro a un click. “L’idea creativa è nata dall’esigenza di valorizzare il modello di relazione personale che caratterizza Sanfelice 1893, sottolineando al contempo la capacità di coniugare l’efficienza del digitale con il valore insostituibile del contatto diretto. Per interpretare questo equilibrio, la banca ha scelto Andrea Barbi, conduttore e direttore commerciale di Trc, come volto della campagna. Una scelta coerente con il posizionamento del brand, che punta su autenticità, riconoscibilità e forte radicamento territoriale”. Dallo scorso mese di novembre è on air il primo di due spot televisivi da 30 secondi, pianificati anche per il 2026 sull’emittente locale Trc. In collaborazione con l’ufficio marketing della banca e con il regista Fabio Fasulo, l’agenzia ha curato tutte le fasi del progetto: dall’ideazione alla direzione artistica, dal copywriting alla produzione video, fino al coordinamento del piano media locale. Ne è risultata una comunicazione coerente ed efficace, capace di parlare con immediatezza a un pubblico che continua a riconoscere nella filiale un punto di riferimento, non solo un servizio. In un contesto in cui la progressiva riduzione degli sportelli bancari rappresenta un tema sempre più attuale, Sanfelice 1893 sceglie di rafforzare la propria presenza sul territorio, ribadendo il valore della relazione e della fiducia. “Abbiamo voluto raccontare una banca che resta vicina alle persone,

senza rinunciare alla modernità. In un momento in cui la desertificazione bancaria è un tema reale, Sanfelice1893 sceglie di esserci, con il volto di chi questo territorio lo conosce e lo rappresenta davvero”, commenta il direttore creativo di Labirinto. Una narrazione che mette al centro le persone e che conferma come, anche nell’era digitale, il fattore umano resti un elemento distintivo e strategico.

LB TECHNOLOGY:

I PROGETTI DI INNOVAZIONE SUI MERCATI GLOBALI

Dall’Europa alla Cina, la crescita internazionale di LB Technology, realtà di riferimento nella progettazione e realizzazione di impianti per il trattamento delle polveri nel settore ceramico e non solo, con sede a Fiorano Modenese, prende forma attraverso progetti industriali concreti, oggi in fase di avviamento. Due nuove forniture, che stanno entrando in funzione proprio in questi mesi del 2026, confermano il valore strategico della tecnologia LB Hybrid e il ruolo sempre più rilevante dell’azienda sui principali mercati globali della ceramica e del trattamento materie prime in genere. I contratti, firmati tra la fine del 2024 e il 2025, hanno avuto come oggetto impianti destinati a operare in contesti molto diversi per dimensioni, obiettivi e scenario competitivo.

Un elemento comune emerge con chiarezza: la capacità di LB Hybrid di rispondere alle esigenze di un’industria che chiede soluzioni efficienti, sostenibili e flessibili, capaci di adattarsi a modelli produttivi differenti. In Europa, il progetto si colloca in un mercato maturo, dove la competitività passa dalla razionalizzazione dei processi e da una gestione sempre più attenta delle risorse. “L’adozione della tecnologia LB Hybrid consente un miglioramento dell’efficienza complessiva dell’impianto, con benefici che interessano l’intero ciclo produttivo. La riduzione degli sprechi, l’ottimizzazione dei tempi e una maggiore continuità operativa si traducono in un vantaggio industriale concreto, particolarmente rilevante in un contesto caratterizzato da elevata pressione sui costi e crescente attenzione ai temi ambientali”, evidenziano da LB. Di scala e impatto ancora più ampi è il progetto asiatico, che rappresenta una delle forniture più significative nella storia recente dell’azienda modenese. L’intervento comprende 24 linee complete di macinazione a secco con microgranulazione e si inserisce in un programma nazionale di transizione ecologica promosso dal governo cinese. Negli ultimi anni, infatti, la Cina ha avviato un profondo ripensamento del proprio modello industriale, orientando gli investimenti verso tecnologie capaci di sostenere produzioni più

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efficienti e responsabili. In questo scenario, la scelta di LB Technology come partner riflette un riconoscimento internazionale fondato su competenze consolidate e soluzioni distintive. LB Hybrid nasce da un percorso strutturato di ricerca e sviluppo, presentato per la prima volta nel 2022 alla fiera Tecna di Rimini e realizzato con il supporto del Ministero dello Sviluppo economico e la collaborazione del Cnr-Issmc di Faenza. Alla base della tecnologia c’è un sistema integrato che unisce macinazione a secco e granulazione evoluta, progettato per adattarsi a produzioni diverse e a mercati con esigenze specifiche. Questi due progetti, appunto operativi in questi mesi, raccontano una direzione chiara. L’innovazione tecnologica diventa leva di internazionalizzazione e strumento di dialogo tra Paesi, industrie e modelli produttivi differenti. “È su questa capacità di portare valore oltre i confini nazionali che LB Technology, che quest’anno celebra il 53esimo anniversario dalla fondazione, continua a costruire la propria presenza globale, accompagnando l’industria ceramica e del trattamento polveri e materie prime verso un futuro più efficiente, competitivo e consapevole”, concludono da LB.

MAKROS, LA NUOVA SFIDA

È PROTEGGERE

IL PATRIMONIO FOTOGRAFICO

Proteggere il patrimonio fotografico per conservarlo ed evitarne il degrado. È la nuova sfida di Makros, azienda ferrarese che opera nel campo della tutela e conservazione dei beni culturali, annunciata a

inizio 2026 nel corso di un incontro istituzionale cui hanno preso parte il referente territoriale di Confindustria Emilia, Giacomo Pirazzoli, il presidente di Fondazione Estense, Riccardo Maiarelli, e i vertici di Sipro, nei cui incubatori Makros si trova. Il tutto all’interno del consueto evento aziendale di inizio anno, in cui Massimo Luise, CEO di Makros, riunisce a Ferrara, a Palazzo della Racchetta, il network di professionisti, consulenti, distributori e commerciali dell’azienda per fare il punto sull’anno appena chiuso e sulle prospettive di quello in corso. In numeri, sono state 36 le installazioni effettuate nel 2025. Per citarne alcune:

l’Archivio Centrale di Stato di Roma (14 chilometri), l’Archivio di Stato di Campobasso (8 chilometri), il Politecnico di Torino (5 chilometri), il Max Planck Institut di Firenze (2 Km). Nota per il Blockfire e il Blockbacteria, i due sistemi archivistici (che possono convivere) per la protezione del patrimonio culturale dal fuoco e dai batteri, Makros continua a promuovere la ricerca grazie al comitato tecnico scientifico di cui si è dotata. Ha così dato avvio, in

collaborazione con il CNR di Firenze, a uno studio per la tutela del materiale fotografico e cinematografico, fatto di ‘negativi’, pellicole, stampe, che spesso non vengono conservati in ambienti adeguati, alle giuste temperature.

La ricerca, che è stata illustrata da Andrea Ienco, dirigente ricercatore del CNR di Firenze, nonché membro del comitato, prevede in estrema sintesi l’utilizzo di cocristalli e l’attivazione - grazie a sensori che rilevano la curva di proliferazione - di un software che individua problemi, attiva alert e suggerisce le operazioni da eseguire tra quelle codificate e presenti nell’ambiente. Lo studio, “oggi a buon punto”, puntualizza Luise, sarà completato entro fine 2026. “Le fotografie sono spesso soggette ad autocombustione e ci siamo chiesti come poterle conservare nel tempo. Così abbiamo coinvolto il CNR di Firenze e lo studio, oggi a buon punto, sarà completato entro l'anno”, ha spiegato il fondatore di Makros. Giacomo Pirazzoli ha evidenziato come Makros, oggi realtà altamente competitiva e strutturata, sia un’eccellenza del territorio puntualizzando come sia importante e significativo che abbia mantenuto il proprio centro operativo a Ferrara. Riccardo Maiarelli, infine, ha rimarcato l’importanza dell’informatizzazione in ambito culturale, ricordando come

digitalizzazione e conservazione degli originali non siano processi alternativi, ma complementari per la fruizione del patrimonio.

vita industriale

Massimo Luise, CEO di Makros

MARCHESINI GROUP:

PARTNERSHIP STRATEGICA

CON AST

Una partnership strategica che unisce competenze, tecnologie e una presenza globale. È quella avviata da Marchesini Group, realtà di eccellenza nata a Pianoro, nel bolognese, nel 1974, che da oltre 50 anni è attiva nella produzione di impianti per il confezionamento farmaceutico, e AST, player statunitense di riferimento nel settore della produzione di impianti farmaceutici, con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel settore della produzione sterile con soluzioni sempre più complete e all’avanguardia.

Questo accordo offrirà a entrambe le aziende una maggiore capacità produttiva e una rete globale più estesa per garantire maggiore assistenza tecnica e supporto, consolidando al contempo le reti di distribuzione e i canali di vendita in Nord America, Europa, Asia e altre regioni strategiche. Sfruttando la solidità e la storicità dei due marchi, la partnership amplierà la presenza sul mercato senza perdere, però, il legame con i mercati locali.

L’accordo consentirà, infatti, di sviluppare tecnologie sofisticate, guidati da una visione comune: creare valore per i clienti, ampliare la presenza sul mercato e promuovere l’innovazione. “Questo investimento conferma la volontà di proseguire la crescita insieme a partner che condividono la nostra stessa visione”, dichiara Maurizio Marchesini, presidente di Marchesini Group. “Non lo facciamo per semplice ambizione, ma per costruire collaborazioni strategiche che ci permettano di offrire ai nostri clienti soluzioni sempre più complete e tecnologicamente avanzate. Questo è particolarmente importante nel campo del confezionamento in asettico, dove la protezione del prodotto e l’innovazione richiedono impianti all’avanguardia. Ci tengo però a precisare che l’ingresso nel Gruppo di AST e lo sguardo verso il mercato americano non implica uno spostamento della produzione fuori dal nostro territorio. Continueremo a puntare sull’Italia rafforzando la nostra presenza, come dimostra il recente ampliamento dello stabilimento di Barberino di Mugello e la già prevista espansione

dell’area produttiva Corima a Siena”. Nel dettaglio, Marchesini Group ha acquisito il 44,39% di Automated Systems of Tacoma (AST), arricchendo così ulteriormente il proprio portafoglio di soluzioni nel campo del confezionamento in ambiente asettico. Le tecnologie di AST, sistemi avanzati di riempimento e chiusura in asettico per le industrie farmaceutiche e biotecnologiche, completeranno quelle dei due stabilimenti produttivi del Gruppo: Corima, eccellenza toscana e punto di riferimento in Italia per il riempimento di prodotti sterili, e MAR, specializzata in macchine per il riempimento e la tappatura di precisione per prodotti liquidi e in polvere.

“Con questa operazione andiamo ad ampliare il nostro portfolio di macchine per il confezionamento in asettico”, sottolinea Valerio Soli, amministratore delegato di Marchesini Group. “Il mercato farmaceutico sta investendo molto nella ricerca di nuove terapie, come gli antitumorali, ma anche in complessi processi di produzione biotecnologica che richiedono standard di confezionamento elevatissimi. La partnership con AST ci consentirà di rafforzare il nostro know-how e di specializzarci ancora di più nella progettazione di impianti su misura. Inoltre, questa collaborazione ci

permetterà di consolidare la nostra presenza negli Stati Uniti, confermando la volontà di crescere in un mercato strategico e in continua evoluzione”.

MECHINNO APRE

UNA NUOVA FILIALE

A TIRANA

Un nuovo tassello si aggiunge nel piano di espansione di Mechinno con la costituzione di una società in Albania, che permetterà di rafforzare le capacità progettuali e garantire un supporto sempre più strutturato ai progetti in corso e futuri. La società fondata nel 2006, con headquarter a Calderara di Reno, alle porte di Bologna, e una sede a Milano, fornitrice di servizi di progettazione, ingegneria, prototipazione e additive manufacturing per le imprese manifatturiere, ha annunciato infatti a febbraio scorso la nascita di Mechinno Albania Shpk, un progetto che segna una tappa importante nel percorso di crescita e ampliamento dell’azienda. La scelta di espandersi in Albania nasce dalla volontà di ingrandire e rafforzare la propria struttura, guardando con lungimiranza oltre i confini del terri-

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Da sinistra: Valerio Soli e Maurizio Marchesini, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Marchesini Group, Joe Hoff, presidente e CEO di AST, e Marco Marchesini, direttore industriale di Marchesini Group

torio italiano. Tirana rappresenta, infatti, un’opportunità strategica grazie a talenti con ottima formazione ingegneristica, un contesto economico in crescita, poche barriere linguistiche e culturali e una posizione geografica favorevole.

La nuova società ha l’obiettivo di offrire servizi di progettazione, ingegneria e sviluppo prodotto, operando in stretta connessione con la holding in Italia. Il team albanese lavora su progetti in diversi settori - automotive, off-highway, machinery, difesa ed energia - adottando le metodologie e le best practice Mechinno.

Negli scorsi mesi alcuni professionisti albanesi sono stati accolti presso la sede bolognese per un periodo di formazione: un’occasione per conoscerli da vicino e integrarli nei vari team, trasmettendo loro lo spirito di collaborazione che contraddistingue la stessa Mechinno. Intanto, a Tirana ha preso avvio la T&D Academy, un programma intensivo di tre mesi che unisce moduli teorici e training on the job, con il supporto di mentor italiani, per formare i giovani ingegneri pronti a lavorare su progetti reali. Il piano di sviluppo prevede l’assunzione progressiva di professionisti nei prossimi due anni, in un’ottica di crescita sostenibile, coerente con la pipeline di commesse provenienti dall’Italia. In questo modo sarà possibile garantire equilibrio tra capacità operativa e carico di lavoro, oltre a creare nuove opportunità per i talenti locali e contribuire allo sviluppo del territorio. “La costituzione di una nostra società in Albania, non è solo un traguardo aziendale, ma un ponte culturale di competenze e professionalità tra i due Paesi.

È il risultato dell’impegno di tutti e rappresenta un ulteriore passo verso un futuro di crescita condivisa, in cui le persone restano al centro”, commenta Fabio Di Martino, CEO di Mechinno. Alla luce di questo, inoltre, Mechinno ha avviato in Albania relazioni con atenei tecnici locali, con l’obiettivo di sviluppare sinergie orientate alla crescita e all’innovazione. Tali collaborazioni mirano a favorire opportunità di stage, attività di ricerca congiunta e iniziative di scouting di giovani professionisti. In parallelo, si stanno definendo anche accordi quadro con università ed enti formativi settoriali, per creare un filo diretto tra mondo accademico e professionale, valorizzando le competenze emergenti e sostenendo la formazione di profili specializzati.

MEDIAMORPHOSIS

RIPORTA A CASA

IL POLITTICO GRIFFONI

Il Polittico Griffoni è tornato simbolicamente a casa, all’interno della cappella di San Vincenzo Ferrer nella Basilica di San

Petronio, a Bologna. Non si tratta dell’opera originale, smembrata nel corso dell’Ottocento, ma di una fedele e suggestiva riproduzione ad alta tecnologia che consente di ammirare il capolavoro - uno dei più importanti del Rinascimento ferrarese e bolognese - nella sua originaria interezza, riunendo idealmente le 16 tavole originali disperse in vari musei del mondo, tra cui la National Gallery di Londra e il Louvre, a Parigi. La ricostruzione, presentata alla comunità lo scorso mercoledì 17 dicembre, è stata realizzata da Quadricroma attraverso fotografie ad altissima risoluzione su progetto di Piero Brighetti, CEO e direttore creativo dell’agenzia di comunicazione bolognese Mediamorphosis e grazie alla donazione de L’Operosa.

La storia dell’opera è eccezionale: il Polittico Griffoni, capolavoro di Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, fu realizzato tra il 1470 e il 1473 per l’altare della famiglia Griffoni nella cappella di San Vincenzo Ferrer. Rimasto in loco fino al XVIII secolo, venne smantellato quando il patronato passò al cardinale Pompeo Aldrovandi: le tavole dipinte furono trasformate in quadri da stanza e, nell’Ottocento, si dispersero in nove musei diversi, molti dei quali all’estero. A partire dalla fine del XIX secolo prese avvio un ampio lavoro di ricostruzione critica, che vide protagonisti studiosi come Gustavo Frizzoni, Roberto Longhi e, più recentemente, il contributo decisivo del ritrovamento di uno schizzo settecentesco di Stefano Orlandi, fondamentale per la comprensione dell’assetto originario. La ricostruzione oggi restituisce al pubblico la complessità dell’opera: il registro principale unito da un paesaggio continuo, le figure trattate come statue entro uno spazio porticato illusionistico, il registro superiore su fondo oro con i santi Floriano e Lucia. Si tratta di un progetto che permette di riscoprire appieno la visione scenografica e innovativa concepita da del Cossa e de’ Roberti, protagonisti di uno dei sodalizi artistici più significativi del Quattrocento italiano. “Il progetto è nato con l’obiettivo di restituire alla città e ai visitatori la visione d’insieme di un’opera a lungo smembrata e dispersa, valorizzandone il contesto storico, artistico e spaziale attraverso una ricostruzione accessibile e rigorosa”, evidenzia

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infatti Piero Brighetti. “Un risultato reso possibile grazie a L’Operosa, il cui sostegno è stato determinante, e alla Basilica di San Petronio, che ci ha affidato con fiducia un intervento di grande valore culturale. Crediamo che progettare per il patrimonio significhi creare ponti tra passato e presente, mettendo competenze e visione al servizio della conoscenza e della condivisione”, conclude con orgoglio il CEO dell’agenzia di comunicazione bolognese.

MODULA INAUGURA LA NUOVA SEDE IN GERMANIA

Modula, azienda emiliana punto di riferimento nel settore dell’intralogistica, dopo anni di intenso lavoro e consolidamento sui mercati internazionali, ha celebrato un nuovo traguardo strategico con l’inaugurazione a dicembre scorso della nuova sede Modula GmbH a Gersthofen, in Germania, una tappa chiave nel percorso di internazionalizzazione e digitalizzazione dei processi aziendali. La presenza di Modula in Germania si estende ormai da molti anni, grazie a una rete solida e diffusa in vari distretti del Paese. Con l’inaugurazione della nuova sede di Gersthofen, nel cuore della Baviera, l’azienda stabilisce qui il centro delle proprie attività tedesche, rafforzando la prossimità ai clienti e la capacità di garantire un servizio completo e integrato. Situata in un’area industriale strategica, la nuova sede si sviluppa su tre piani per una superficie complessiva di 2.200 metri quadrati e rappresenta una sintesi perfetta tra architettura moderna, efficienza funzionale e customer experience. Spazi ampi, luminosi e accoglienti ospitano gli uffici sales, back office, finance e customer care, oltre a un team tecnico altamente qualificato che costitui-

sce il nucleo operativo di Modula GmbH. Al piano terra del building si trova inoltre l’Experience Centre: un ambiente immersivo dove clienti e partner possono conoscere da vicino le tecnologie Modula, scoprendo le soluzioni più avanzate per lo stoccaggio automatico. Un luogo concepito per raccontare non solo il prodotto, ma anche l’approccio e i valori dell’azienda: innovazione, appeal ed eccellenza, oltre che vicinanza al cliente. “La nuova sede di Gersthofen rappresenta un passo decisivo nel nostro percorso di crescita internazionale. È un edificio che incarna la nostra visione: coniugare architettura moderna e tecnologia avanzata per creare ambienti di lavoro efficienti, sostenibili e orientati all’innovazione, dove persone e tecnologia possano crescere insieme”, ha dichiarato Franco Stefani, presidente di Modula. L’inaugurazione ufficiale ha visto la partecipazione di tutto il team internazionale, lo staff tedesco insieme al sindaco di Gersthofen, ai rappresentanti della Camera di Commercio e ad altre autorità istituzionali, che hanno preso parte al taglio del nastro in un clima di grande entusiasmo e orgoglio condiviso. Il 2025 è stato un anno particolarmente dinamico per Modula, con l’apertura di nuove sedi in Colombia, Singapore, Australia, Danimarca e India, oltre al raddoppio del building americano in Ohio (+15.000 metri quadrati). Con la nuova sede di

binando innovazione tecnologica, cura del cliente e cultura industriale in un progetto che guarda con decisione al futuro, con un cuore “made in Italy”.

MOLPASS, INNOVAZIONE SCENOTECNICA PER IL TEATRO LIRICO DI CAGLIARI

Gersthofen, Modula conferma la propria missione di portare nel mondo l’eccellenza della logistica automatizzata italiana, com-

Molpass, azienda bolognese attiva nel settore dell’ingegneria scenotecnica, ha annunciato a fine 2025 di aver completato l’ammodernamento del sistema di tiri motorizzati del Teatro Lirico di Cagliari, intervento aggiudicato tramite gara d’appalto per un valore complessivo di circa 1,7 milioni di euro. L’intervento ha riguardato la sostituzione dei 50 argani Statec, ormai obsoleti, con un sistema di ultima generazione fornito da ASM Steuerungstechnik. “I precedenti impianti, giunti a fine vita, non erano più in grado di garantire i livelli di precisione e affidabilità richiesti dalla complessità crescente degli allestimenti scenici. Il nuovo sistema consente invece una gestione più sicura e performante dei movimenti, migliorando la velocità di esecuzione e la qualità complessiva delle produzioni di opera, balletto e prosa”, spiega l’ingegnere Giorgio Molinari, CEO di Molpass. Il Teatro Lirico di Cagliari, una delle dodici Fondazioni Lirico-Sinfoniche riconosciute dal Ministero della Cultura, rappresenta un punto di riferimento per la scena musicale nazionale e internazionale. In questo contesto, l’aggiornamento della macchina scenica assume un valore strategico, permettendo alla struttura di sostenere una programmazione artistica sempre più articolata e competitiva. La progettazione esecutiva, coordinata da Molinari, si è sviluppata attraverso un articolato processo tecnico che ha incluso la dismissione completa degli impianti esistenti, con smontaggio di argani, funi, pulegge e quadri di comando

vita industriale

La nuova sede Modula a Gersthofen, in Germania

MEDTRONIC MALLINCKRODT DAR CELEBRA 40 ANNI DI ATTIVITÀ

Da sinistra: Paola Pirotta, amministratrice delegata di Medtronic Italia, Luca Spinardi, direttore del sito produttivo Medtronic Mallinckrodt Dar, Luigi Ganzerli e Claudio Trazzi, pionieri quarant'anni fa di questa avventura imprenditoriale

Medtronic, azienda attiva nell’HealthCare Technology, ha celebrato a dicembre 2025 i quarant’anni di Medtronic Mallinckrodt Dar, uno dei siti produttivi simbolo del distretto biomedicale mirandolese, nel modenese, tra i principali poli di eccellenza a livello internazionale. Medtronic Mallinckrodt DAR ha festeggiato questo importante traguardo insieme alla comunità con una giornata dedicata agli interventi istituzionali e con un plant tour aperto ai dipendenti e alle loro famiglie: un momento conviviale che ha voluto mettere al centro la storia dello stabilimento, il valore delle persone e la visione futura del sito. Fondata nel 1985 da un gruppo di soci guidati dal visionario Mario Veronesi, pioniere del biomedicale mirandolese, Dar muove i primi passi in quella che viene oggi definita la “Silicon Valley del biomedicale europeo”. Nel 1993 entra nella competizione globale grazie all’acquisizione da parte di Mallinckrodt, seguita da quelle di Tyco nel 2000 e Covidien nel 2007. Nel gennaio 2015, con l’acquisizione di Covidien da parte di Medtronic, la realtà assume la denominazione attuale di Medtronic Mallinckrodt Dar. In questi quarant’anni, l’azienda ha saputo unire radici solide nel territorio e visione internazionale, investendo con continuità in innovazione e qualità. “Questo traguardo va oltre il territorio: Mirandola non è solo un sito produttivo, ma un simbolo di eccellenza, innovazione e impegno per la salute. Qui nasce il cuore pulsante della produzione Medtronic di dispositivi per anestesia e terapie respiratorie. Ogni giorno da Mirandola partono soluzioni che raggiungono ospedali e pazienti in tutto il mondo, contribuendo a salvare la vita di due persone ogni secondo. Ser-

viamo oltre 79 milioni di pazienti l’anno e investiamo più di 2,7 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, con oltre 2.700 brevetti e 174 studi clinici attivi. Tutto questo grazie alle nostre persone, che combinano conoscenza del corpo umano, dati, intelligenza artificiale e robotica per rendere le cure più sicure, personalizzate e accessibili”, dichiara Paola Pirotta, amministratrice delegata di Medtronic Italia. Lo stabilimento di Mirandola, infatti, impiega circa 330 persone e costituisce una struttura industriale avanzata capace di integrare competenze operative e specialistiche in un unico ecosistema di innovazione orientato all’attenzione al paziente e alla responsabilità sociale. Il sito conferma un modello produttivo solido, efficiente e competitivo che unisce radicamento territoriale e visione internazionale. Ogni anno vengono realizzati più di 47 milioni di dispositivi medicali destinati agli ospedali di tutto il mondo, tra cui filtri respiratori utilizzati in anestesia e terapia intensiva, circuiti di ventilazione impiegati per convogliare i gas respiratori nelle applicazioni cliniche più critiche e oltre 400.000 dispositivi Ty-Care, fondamentali per la gestione e l’igiene delle vie aeree dei pazienti intubati o tracheostomizzati, contribuendo in modo determinante alla qualità e alla sicurezza delle cure. “Celebriamo un traguardo importante: 40 anni di presenza a Mirandola e investimenti che guardano al futuro. Negli ultimi cinque anni abbiamo destinato 20 milioni di euro per rendere lo stabilimento più moderno, efficiente e sostenibile. Abbiamo introdotto automazioni sulle linee produttive e realizzato un impianto fotovoltaico da 1 MW all’anno, un passo concreto verso gli obiettivi di sostenibilità di Medtronic e l’am-

bizione di essere Net Zero entro il 2045. Questi investimenti confermano la volontà di Medtronic di puntare su Mirandola come sito strategico per qualità, capacità produttiva e responsabilità sociale. Il merito è delle nostre persone, vero fiore all’occhiello dello stabilimento”, sottolinea Luca Spinardi, direttore del sito produttivo Medtronic Mallinckrodt Dar.

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e successivo smaltimento, e l’adattamento delle infrastrutture, attraverso la modifica degli ancoraggi e la lavorazione delle pulegge per l’impiego di funi di diametro maggiore, in conformità alla normativa UNIEN 17206.

“Abbiamo installato i nuovi argani ASM sulla graticcia a 25 metri dal palcoscenico, con modelli differenziati per rispondere alle diverse esigenze sceniche, integrandoli con il sistema di controllo Genesis dotato di doppia console e rete dedicata per una gestione sincronizzata e sicura dei movimenti”, evidenzia ancora il CEO di Molpass. “Il collaudo del 7 novembre 2025 ha confermato la piena operatività dell’impianto”.

La nuova configurazione scenotecnica, classificata come “sistema complesso di sollevamento” ai sensi della Direttiva 2006/42/ CE, consente movimenti sia singoli sia accoppiati dei tiri, con la possibilità di gestire carichi elevati grazie all’impiego di barre e ripartitori di carico.

Un sistema progettato non solo per le esigenze attuali, ma anche per garantire flessibilità e adattabilità nel tempo. Particolare attenzione è stata inoltre riservata alla manutenzione preventiva, con la definizione di un piano strutturato volto ad assicurare continuità operativa e durabilità delle attrezzature. “Questo intervento non è solo un ammodernamento tecnologico, ma un investimento nella sicurezza e nella qualità artistica del Teatro Lirico di Cagliari”, sottolinea ancora l’ingegner Molinari.

“I nuovi argani ASM, grazie al controllo avanzato e alla possibilità di movimentazioni sincrone e asincrone, permettono di affrontare con maggiore efficienza anche gli allestimenti più complessi, migliorando i tempi di produzione e la competitività del teatro a livello internazionale”, conclude il CEO di Molpass. Un progetto che dimostra come l’innovazione tecnologica possa rappresentare un elemento chiave per valorizzare il patrimonio culturale, rafforzando al contempo il ruolo delle imprese italiane specializzate in ambiti ad alta competenza.

NCV LOGISTICA EVOLUTA

PROMUOVE LA CULTURA

INCLUSIVA IN AZIENDA

Promuovere una cultura di inclusione e rispetto all’interno del proprio ambiente di lavoro: con questi obiettivi NCV Logistica Evoluta, realtà di Valsamoggia, nel bolognese, ha dato il via a “Lavorare in pace”, un innovativo progetto formativo. L’iniziativa è nata dall’impegno concreto della società cooperativa, attiva a livello locale e nazionale nei settori del trasporto, della movimentazione, del magazzinaggio e della logistica integrata, nel valorizzare le differenze culturali, religiose e di genere quali elementi di ricchezza e coesione sociale. In particolare, il progetto è nato per sensibilizzare tutto il personale su temi quali

il linguaggio inclusivo, il superamento dei pregiudizi inconsci e l’importanza della collaborazione interetnica e interreligiosa. In NCV il personale femminile rappresenta il 20% del totale dei circa 350 addetti, provenienti da 28 nazionalità diverse, contribuendo con esperienze e punti di vista preziosi alla cultura aziendale. Il percorso formativo, pensato per essere accessibile e agile, si compone di moduli brevi fruibili da smartphone, costituiti da pillole audio-video multilingue su temi quali le parole che accolgono, il riconoscimento dei bias attraverso i quali vediamo il mondo, il rispetto delle differenze e i piccoli gesti quotidiani che favoriscono l’inclusione. Parte integrante del progetto sono state le interviste a soci, socie e dipendenti, che hanno raccontato esperienze e riflessioni personali dalle quali sono emersi messaggi come l’importanza di uno spazio sicuro dove “ciò che racconti è ascoltato con rispetto”, il valore di parole gentili e la necessità di una comunicazione chiara e rispettosa. “Crediamo che il rispetto e la comprensione reciproca siano la base di ogni organizzazione sana e duratura. Con questo progetto vogliamo rendere sempre più consapevoli le persone del valore delle differenze e del potere delle parole. È un percorso che parte da noi, dalla nostra comunità di lavoro, e che può generare un impatto positivo anche fuori dall’azienda”, spiega Samanta Zucca, presidente di NCV Logistica Evoluta.

E, a conferma del proprio impegno sui temi dell’inclusione e della sostenibilità sociale, NCV ha ricevuto, per il secondo anno consecutivo, il “Premio HR Mission”, promosso da AIDP e dalla Fondazione AIDP Lavoro e Sostenibilità. Il riconoscimento è stato assegnato a seguito della candidatura del progetto “Network con il territorio”, che racconta il percorso della cooperativa nel creare relazioni solide con enti, associazioni e organizzazioni per favorire l’inserimento lavorativo e la coesione sociale. Negli ultimi anni NCV ha infatti avviato un percorso di crescita che integra sviluppo aziendale e responsabilità sociale, con al centro le persone, la formazione e l’inclusione.

La cooperativa ha aderito alla Carta Metropolitana per la Logistica Etica, adottato un

vita industriale

codice etico e una politica anticorruzione, e ottenuto il rating di legalità. Parallelamente, ha sviluppato una rete di collaborazioni con enti e organizzazioni del territorio, tra cui Insieme per il Lavoro, Diaconia Valdese, Antoniano e Comunità di Sant’Egidio, per promuovere l’inserimento lavorativo di persone in situazione di fragilità. L’impegno è stato riconosciuto anche dall’UNHCR Italia, che ha premiato NCV nel progetto Welcome - Working for Refugee Integration negli anni 2024 e 2025.

NIMAI LANCIA “I AM IN” MARKETING INTEGRATO PER LA CRESCITA DELLE AZIENDE

In un contesto internazionale complesso e ad elevata velocità di cambiamento, NIMAI, agenzia bolognese indipendente full-service di marketing e comunicazione, presenta il nuovo posizionamento strategico “I AM IN”, un modello integrato per la crescita delle imprese su tutti i mercati. I AM IN segna un’innovazione nel modo di fare marketing in cui strategia, creatività, tecnologia, dati e gestione dei canali si integrano nella promessa “Think. Create. Make it happen” per creare valore e risultati concreti per imprese e brand. NIMAI, che nell’ultimo triennio ha triplicato il fatturato, rappresenta un punto di riferimento in Emilia-Romagna per tutte le aziende B2C e B2B che vogliono usare il marketing come

potente leva di reputation e crescita del business attraverso tutti i media. Tra i suoi clienti ci sono realtà multinazionali come Acque Minerali d’Italia, BASF, Birra Peroni, UniCredit e molti player del comparto industriale emiliano-romagnolo come Amadori, Aceto Balsamico Monari Federzoni 1912, Camst Group, GranTerre, Jingold, Marchesini Group, Officine Maccaferri, Villani Salumi. “NIMAI è lo specchio di I AM IN, la nostra risposta alle complesse sfide relazionali del mondo in cui viviamo. Significa dire ‘io ci sono’, ‘noi ci siamo’

al fianco dei nostri clienti e delle persone in un momento in cui le nuove tecnologie e i cambiamenti sociali e culturali espongono le relazioni a continue trasformazioni. E le aziende hanno sempre più bisogno di partner strategici che sappiano accompagnarli lungo tutto il customer journey; in questo contesto, il nostro scopo è aiutare i nostri

clienti ad abbracciare il cambiamento e creare relazioni autentiche, rilevanti e di valore, migliorando la comunicazione tra le persone e tra le persone e i brand”, dichiara Tommaso Stefani, fondatore e amministratore unico di NIMAI. L’agenzia affianca imprese in progetti che spaziano dallo sviluppo dei piani di marketing, alle campagne per il lancio di nuovi prodotti, da quelle pubblicitarie cross-media, a quelle di definizione della brand identity, dalla gestione dei social media alla progettazione di siti web ed e-commerce. Un modello che consente di rendere il marketing non solo uno strumento di visibilità, ma una leva strutturale per generare new business e risultati misurabili.

Questo approccio si traduce in progetti innovativi di comunicazione che integrano strategia, creatività, contenuti e attivazione sui canali, con l’obiettivo di costruire narrazioni coerenti lungo tutti i punti di contatto tra il brand e i suoi clienti. Il progetto di rinnovamento del go-to-market di NIMAI è stato accompagnato anche da un rafforzamento della governance, con Tommaso Stefani che ha portato la propria partecipazione al 74%, e da un aggiornamento dell’identità visiva, con un nuovo logo e un nuovo sito web.

CERTIFICAZIONE

“TOP EMPLOYER ITALIA” PER OPOCRIN

Opocrin è stata riconosciuta Top Employer Italia 2026, una certificazione che attesta l’eccellenza delle politiche e delle pratiche HR e valorizza la qualità dell’ambiente di lavoro costruito nel tempo dall’azienda farmaceutica internazionale, con sede a Formigine, a pochi chilometri da Modena. Il riconoscimento rappresenta uno sguardo esterno autorevole su ciò che in Opocrin accade ogni giorno: relazioni professionali

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Tommaso Stefani, CEO & founder di NIMAI

fondate sulla fiducia, un impegno concreto per il benessere delle persone e percorsi di crescita strutturati che orientano e consolidano lo sviluppo delle competenze, all’interno di una visione evoluta del capitale umano capace di integrare valorizzazione del talento, coinvolgimento, inclusione e miglioramento continuo dei risultati. Testimonia un impegno condiviso che mette al centro le persone come elemento chiave per la solidità e l’innovazione dell’organizzazione. La Certificazione Top Employer, infatti, offre un vantaggio competitivo nel mercato del lavoro alle aziende che stabiliscono e mantengono standard

elevati nelle pratiche HR. Il Top Employers Institute opera dal 1991 e, nel 2026, ha certificato quasi 2.500 organizzazioni in 131 Paesi. Questi Top Employer certificati hanno un impatto positivo sulla vita di oltre 14 milioni di dipendenti in tutto il mondo. Basata su un’analisi approfondita dei dati, la survey include domande chiave sui principali temi HR per misurare la performance delle organizzazioni e l’implementazione delle pratiche HR; supportata da un’ampia ricerca, viene aggiornata ogni anno per riflettere l’evoluzione delle tendenze e delle best practice del settore. Oltre a una testimonianza dell’attenzione alle persone, allo stesso tempo, la certificazione Top Employer è per Opocrin una responsabilità. Uno standard da mantenere e far evolvere, per accompagnare i cambiamenti dell’azienda e della vita professionale di chi ne fa parte, in un contesto scientifico e industriale in continua trasformazione.

“Questo riconoscimento non è solo una conferma del nostro impegno quotidiano, ma una responsabilità che assumiamo con grande serietà”, ricorda Federico Saetti, group CEO & vicepresident.

“In Opocrin, crediamo fermamente che il successo dell’azienda passi attraverso il benessere e la crescita delle persone che la compongono. Per questo motivo, continueremo a creare un ambiente di lavoro che stimoli la curiosità, promuova la collaborazione e incoraggi lo sviluppo professionale continuo”. L’azienda modenese conferma che mettere le persone al centro della scienza significa creare un ambiente in cui l’expertise si approfondisce, la curiosità è incoraggiata e la responsabilità è realmente condivisa; un luogo di lavoro in cui il valore umano e quello scientifico crescono insieme, contribuendo allo sviluppo sostenibile dell’azienda e alla qualità del suo impatto. Opocrin è un’azienda farmaceutica internazionale impegnata nella cura di malattie del sangue, nella prevenzione di trombosi e complicazioni post-operatorie, nel trattamento della malattia venosa cronica nonché nella neuroprotezione del glaucoma. Opocrin conta tre headquarters, quattro stabilimenti di produzione e quasi 400 dipendenti.

La ricerca è centrale nella strategia del gruppo che collabora infatti con università di eccellenza in molti paesi europei, per lo sviluppo di nuove e innovative soluzioni terapeutiche.

POGGI TRASMISSIONI MECCANICHE:

INNOVAZIONE CONCRETA

TRA

MAGAZZINO E DIGITALE

Poggi Trasmissioni Meccaniche, storica realtà di Villanova di Castenaso, alle porte di Bologna, specializzata nella produzione di pulegge, rinvii angolari e altri organi di trasmissione, ha completato nei mesi scorsi l’aggiornamento del software di gestione del magazzino automatico (WMS), al termine di un progetto durato circa un anno e orientato a migliorare l’efficienza delle attività logistiche.

“L’implementazione del nuovo WMS ha permesso di migliorare significativamente la gestione dei traslo elevatori e dei prodotti presenti in magazzino, consentendo una maggiore flessibilità nella riclassificazione degli articoli, nella gestione del picking e del refilling, nonché una tracciabilità più

puntuale degli stock”, spiega Antonio De Gregorio, project manager e IT manager di Poggi Trasmissioni Meccaniche. In parallelo, l’azienda ha portato a termine, a dicembre 2025, il revamping dei componenti elettromeccanici del magazzino automatico, composto da cinque trasloelevatori e dieci corsie.

L’intervento, del valore di oltre un milione di euro, ha interessato l’intero impianto, con l’obiettivo di ridurre i tempi di movimentazione dei prodotti finiti e rendere più fluida la gestione delle spedizioni.

Tra gli elementi distintivi, l’adozione di soluzioni 5.0 che consentono il recupero dell’energia generata dai trasloelevatori e la sua reimmissione in rete, in linea con le strategie aziendali di sostenibilità ed efficientamento energetico. Il percorso di ammodernamento proseguirà nel 2026 con il revamping del sistema di handling, attraverso la sostituzione del cablaggio da Profibus a Profinet e l’aggiornamento dei PLC Siemens 300 alla versione 1500. Un intervento che permetterà di ottimizzare ulteriormente i percorsi delle unità di carico, riducendo i tempi di trasporto e migliorando ulteriormente le operazioni di picking. Fondata nel 1958 da Pierluigi Poggi e oggi guidata dalla seconda generazione, l’azienda continua inoltre a investire nello sviluppo del sistema MDCONN, piattaforma proprietaria per il monitoraggio dei centri di lavoro, e un controllo puntuale dei tempi di produzione e dello stato delle commesse.

L’interconnessione delle macchine ha reso possibile anche l’introduzione di sistemi intelligenti per la gestione di aspiratori, compressori e climatizzazione, con una ridu-

vita industriale

Federico Saetti, CEO e vicepresidente di Opocrin

zione significativa dei consumi energetici e dell’impatto ambientale. “L’aggiornamento del WMS e il revamping del magazzino automatico rappresentano un passo importante nella modernizzazione dei nostri processi logistici. Grazie a una progettazione attenta e alla collaborazione interna, siamo riusciti a migliorare l’efficienza operativa, ridurre consumi energetici e rendere più flessibile la gestione degli articoli, senza interrompere le attività quotidiane”, sottolinea Antonio De Gregorio.

L’aggiornamento del WMS e il revamping del magazzino non sono l’unica novità in casa Poggi Trasmissioni Meccaniche. L’azienda, negli scorsi mesi, ha infatti lanciato un nuovo sito web, caratterizzato da un’interfaccia intuitiva e da una piattaforma 3D che consente ai progettisti di scaricare file tecnici e richiedere preventivi. Integrato anche l’e-commerce, che facilita l’accesso a oltre 23.000 articoli e supporta il percorso di internazionalizzazione del gruppo.

“Nel complesso, gli interventi realizzati confermano la volontà di Poggi Trasmissioni Meccaniche di rafforzare competitività e presenza sui mercati, puntando su innovazione tecnologica, digitalizzazione e sostenibilità come leve strategiche di crescita”, concludono dall’azienda.

IN FLORIM UN BESS CHE NASCE DALLA VISIONE CONDIVISA

CON PROTEO ENGINEERING

Un BESS (Battery Energy Storage System), progettato per garantire autonomia energetica, continuità produttiva e sostenibilità industriale all’impianto fotovoltaico Florim di Fiorano Modenese. È quello realizzato da Proteo Engineering, società all’80% del Gruppo Marchesini, per l’azienda della ceramica con cui vanta una collaborazione consolidata. Partendo dalla convinzione comune secondo cui l’energia non deve più essere una variabile esterna da subire, ma una leva strategica da governare, le due realtà hanno avviato un’analisi finalizzata a dimensionare il giusto impianto per stoccare gli esuberi di energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici di Florim duran-

te il giorno, per essere poi utilizzati nel processo produttivo durante le ore notturne. L’impianto Florim, primo in assoluto nel panorama ceramico mondiale, consente di ridurre in modo strutturale la dipendenza energetica da fonti esterne, garantendo per lunghi periodi dell’anno la disponibilità di energia elettrica 24/7, nonché di prevenire le microinterruzioni per anomalie della rete. “Investire oggi in infrastrutture energetiche avanzate significa difendere domani produzione, occupazione e capacità di stare sui mercati globali. ln un Paese come l’Italia, dove l’energia elettrica è tra le più costose per l’industria ma il sole rappresenta una risorsa strutturale, la sfida non è produrre di più, bensì governare meglio. È qui che si gioca una partita decisiva di politica industriale: costruire autonomia energetica, ridurre la dipendenza dai mercati e restituire alle imprese la capacità di programmare il proprio futuro”, afferma Maurizio Marchesini, presidente di Marchesini Group e socio di maggioranza di Proteo Engineering, che da tempo spinge tutte le società del gruppo bolognese verso un’innovazione capace di anticipare i cambiamenti strutturali dell’industria.

“ln Florim consideriamo l’energia un fattore fondamentale della competitività industriale e non una variabile indipendente. Viste le recenti turbolenze sui mercati dell’energia e gli alti consumi nel nostro processo produttivo, la scelta di integrare l’autoproduzione di energia elettrica con un sistema di accumulo di nuova generazione consente di minimizzare il costo, eliminare fermi produttivi ed essere indipendenti. ln questa prospettiva il progetto assume anche una valenza più ampia; quando imprese come Florim e realtà industriali come il Gruppo Marchesini scelgono di investire insieme in innovazione si realizza una forma concreta di politica industriale costruita nei territori, nelle fabbriche, laddove cioè è possibile trasformare la sostenibilità in competitività reale”, commenta Claudio Lucchese, presidente di Florim. Il sistema installato è un Battery Energy Storage System da 5 MWh con PCS di tipo stringa, progettato come infrastruttura energetica integrata.

L’architettura consente una gestione estremamente precisa dei flussi energetici, incrementando efficienza, resilienza operativa

e flessibilità. Le batterie LFP, il raffreddamento a liquido intelligente e i sistemi avanzati di monitoraggio completano una soluzione pensata per operare in modo affidabile anche in contesti industriali ad alta intensità energetica. Fin dall’origine, il progetto è stato concepito secondo criteri di scalabilità e replicabilità industriale: un modello modulare, estendibile ad altri reparti produttivi, capace di adattarsi a differenti profili di carico e di accompagnare nel tempo la crescita dell’impresa.

“La fabbrica del futuro sarà sempre più un sistema integrato, capace di governare in modo intelligente energia, processi e tecnologia. Non parliamo solo di sostenibilità ambientale, bensì di solidità industriale: imprese in grado di programmarsi, adattarsi e crescere perché hanno il controllo delle proprie infrastrutture critiche”, conclude Lucchese.

QUANTURE DIVENTA

HPE PLATINUM PARTNER

Un riconoscimento che attesta le competenze tecniche e consulenziali di eccellenza maturate da Quanture e l’impegno decennale condiviso con HPE nel garantire la massima qualità nell’erogazione delle soluzioni, segnando il passaggio dal precedente livello Gold al Platinum per le aree Hybrid Cloud e Storage e Compute. La società di consulenza IT, con sedi a Formigine, alle porte di Modena, e Bologna, specializzata in progetti avanzati di infrastruttura IT,

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cloud ibrido, data protection e servizi alle aziende, raggiunge il massimo livello di partnership Hewlett Packard Enterprise diventando HPE Platinum Partner per entrambe le specializzazioni.

Si tratta di un risultato che consolida una collaborazione di lungo periodo, nata da una visione comune sull’innovazione e costruita su competenze certificate, progettualità solide e una costante evoluzione verso modelli IT-As-A-Service, sempre più orientati alla flessibilità e all’efficienza operativa. Quanture è l’unica azienda Partner HPE fondata in Emilia-Romagna a conseguire una certificazione Platinum, distinguendosi per un centro di competenza dedicato sul territorio. Questo riconoscimento conferma la capacità della società di abbracciare la trasformazione edge-to-cloud e di offrire ai clienti infrastrutture ibride scalabili, sicure e sostenibili, attraverso servizi gestiti e soluzioni personalizzate. “Il passaggio al livello Platinum è il risultato di un percorso di crescita costante e di un impegno profondo nella specializzazione tecnica,” dichiara Simone Ponzoni, CEO di Quanture. “Rappresenta la conferma di una partnership che va oltre la tecnologia: condividiamo con HPE una visione di innovazione concreta, che aiuta le aziende a costruire architetture cloud e hybrid sempre più performanti, sicure e sostenibili. Questo risultato è frutto dell’incessante e costante volontà di concentrarci vicendevolmente nell’acquisire piena e totale competenza sulle soluzioni HPE”, conclude il CEO della società di consulenza IT che conta su un team di oltre 100 professionisti. La partnership tra Quanture e HPE si fonda su una storia di fiducia e innovazione, iniziata con progetti di successo e riconosciuta nel

2017 con l’HPE Innovation Award per il miglior progetto dell’anno in ambito VDI e Mobility. Oggi la collaborazione evolve ulteriormente, estendendosi alle aree Data services, Storage e Disaster recovery, con soluzioni come HPE Zerto Disaster Recovery che garantiscono la continuità operativa e la resilienza dei dati anche negli scenari più complessi.

“Quanture rappresenta perfettamente il valore del nostro ecosistema di partner,” sottolinea Paolo Delgrosso, Italy Channel sales director di Hewlett Packard Enterprise Italia. “La sua crescita costante e la capacità di interpretare la strategia di HPE, che si sviluppa intorno ai tre concetti chiave di innovazione, competenza e profittabilità, dimostrano come l’unione tra consulenza, tecnologia e prossimità territoriale possa generare valore concreto per le imprese”.

QUIX ENTRA

NEL GRUPPO HORSA

E ACQUISISCE HORSA GROW

Quix, società di consulenza tecnologica d’eccellenza con sede a Modena, ha annunciato nelle scorse settimane il perfezionamento di un’importante operazione strategica di integrazione con il Gruppo Horsa, player di riferimento nel panorama dell’innovazione digitale in Italia, che supporta le imprese nel percorso di trasformazione digitale attraverso l’implementazione delle migliori tecnologie software e hardware. L’operazione, strutturata per massimizzare le sinergie operative e di mercato, si sviluppa su due direttrici simultanee: da una parte, l’acquisizione da parte di Quix di “Horsa Grow”, specializzata nell’ecosistema Salesforce; dall’altra, l’ingresso di Horsa nel capitale di Quix. Per Quix, questa operazione non rappresenta solo un’evoluzione societaria, ma l’ingresso formale in un grande gruppo industriale. Grazie a questa partnership, la tech company modenese, specializzata nella progettazione di soluzioni digitali su misura, con un forte focus sull’innovazione, lo sviluppo software e la consulenza strategica IT, getta le fondamenta per un nuovo e ambizioso ciclo di crescita, beneficiando della solidità e della

capillarità del Gruppo Horsa, pur mantenendo intatto il proprio DNA di innovatore.

L’integrazione di Horsa Grow permetterà a Quix, dal 2019 consultant partner certificato Salesforce impegnato ad assistere le imprese nella adozione della famosa piattaforma Crm, di consolidare una posizione di leadership verticale su Salesforce, integrando competenze e talenti in un’unica struttura sinergica. “Siamo entusiasti di annunciare questa operazione, che segna un punto di svolta fondamentale nella storia di Quix”, commenta Claudio Masini, CEO dell’azienda modenese. “Entrare a far

parte di un ecosistema prestigioso come il Gruppo Horsa ci permette di scalare il nostro modello di business e di confrontarci con sfide di mercato sempre più ampie. La soddisfazione è doppia: non solo acquisiamo Horsa Grow, ma ci posizioniamo come hub di riferimento all’interno del gruppo, sia per quanto riguarda la practice su Salesforce sia per i progetti di innovazione tecnologica più evoluti. Questa operazione pone le basi per una crescita sostenibile e ci permette di offrire ai nostri clienti un portafoglio di competenze unico sul mercato”, conclude il CEO di Quix. L’integrazione permetterà all’azienda di operare come motore dell’innovazione all’interno di Horsa, mettendo a fattore comune l’agilità tipica della tech-company modenese con la forza d’urto di un player nazionale.

L’unione delle competenze su Salesforce e sulle tecnologie emergenti trasforma Quix

vita industriale

Claudio Masini, CEO di Quix
Simone Ponzoni, CEO di Quanture

A RENNER ITALIA IL “PREMIO NAZIONALE ADRIANO OLIVETTI”

L’amministratore delegato Lindo Aldrovandi premiato dal ministro Adolfo Urso tra i rappresentanti delle Camere di Commercio di Cosenza e Bologna

Renner Italia ha conquistato l’edizione 2025 del “Premio Nazionale Adriano Olivetti”. L’azienda di Minerbio, in provincia di Bologna, punto di riferimento nella produzione di vernici industriali, si è affermata come vincitrice assoluta tra 108 realtà selezionate in tutta Italia. A decretarlo sono stati la Fondazione Adriano Olivetti, la Camera di Commercio di Cosenza e Unioncamere. Il prestigioso riconoscimento è stato ricevuto lo scorso 25 novembre a Roma, nella Sala degli Arazzi di Palazzo Piacentini, dall’amministratore delegato di Renner Italia, Lindo Aldrovandi. Renner Italia ha ottenuto il riconoscimento per il suo programma di welfare abitativo, rivolto a giovani immigrati in cerca di stabilità lavorativa e di condizioni abitative dignitose. Un’iniziativa che interviene in due aree di crisi ben identificate: la carenza di manodopera segnalata da numerose industrie manifatturiere e la fragilità abitativa. Uno scoglio, quest’ultima, che in provincia di Bologna riguarda tutti, ma risulta altissimo per chi arriva in Italia senza una rete di supporto. Il welfare abitativo di Renner Italia mette insieme formazione, contratto a tempo indeterminato e alloggio, in collaborazione con l’Opera Salesiana di Castel de Britti. Una formula che riduce l’attrito tra domanda e offerta di lavoro: non una soluzione ideologica, ma un intervento molto concreto sul funzionamento della filiera produttiva. Alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, l’amministratore delegato, Lindo Aldrovandi, ha ricordato un principio spesso evocato nelle analisi economiche sulla competitività occidentale: “Olivetti ci ha insegnato che l’impresa non è solo produzione e bilancio, ma un progetto di civiltà. Che l’industria può e deve essere un luogo

in un polo di attrazione per i talenti e in un partner di riferimento per le aziende che puntano alla trasformazione digitale 4.0. “Con questa operazione rafforziamo

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dove il lavoro costruisce non solo prodotti, ma dignità e relazioni. Il nostro progetto di welfare abitativo nasce proprio da questa visione”. Il CEO ha poi descritto con chiarezza il nodo da cui nasce l’iniziativa: “Da una parte, Renner Italia è alla ricerca di operatori motivati, disposti a svolgere con serietà mansioni manuali che molti giovani italiani, come ricorda anche il Centro Studi di Confindustria, non vogliono più intraprendere. Dall’altra, ci sono giovani immigrati che cercano lavoro, integrazione autentica e dignità, in un contesto abitativo spesso difficilissimo. Abbiamo offerto loro formazione, un contratto a tempo indeterminato e un tetto, in collaborazione con l’Opera Salesiana di Castel de Britti, senza la quale questo progetto non sarebbe stato possibile. Rimaniamo convinti che questo sia un modello utile per far progredire l’impresa made in Italy. Il riconoscimento conferma la bontà della nostra azione”. “Attraverso il Premio Olivetti s’intende promuovere l’impegno nell’innovazione attraverso iniziative di sostenibilità ambientale, welfare aziendale e territoriale garantendo il sostegno alla competitività delle imprese attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale nonché lo sviluppo e la promozione del turismo, l’orientamento al lavoro e alle professioni e alternanza scuola-lavoro, anche in collaborazione con altri soggetti economici, agenzie, istituzioni locali e di ricerca del territorio”, spiegano i promotori. “In Italia, modelli come quello da noi tracciato, e già rilanciato da altre imprese, possono contribuire a sbloccare nodi strutturali che pesano da anni sul sistema produttivo. In un Paese che fatica a conciliare crescita economica e inclusione, iniziative come il welfare abitativo rappresentano un laboratorio interessante: non una teoria, ma un tentativo pratico di far dialogare due fragilità complementari”, conclude l’azienda.

in modo significativo l’offerta Horsa in ambito Salesforce e customer experience, oltre a rafforzare le competenze inerenti l’AI. Il nostro modello di sviluppo punta alla cre-

azione di poli di eccellenza altamente specializzati, capaci di integrare consulenza, tecnologia e innovazione. Quix rappresenta per Horsa il partner ideale per guidare que-

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Lindo Aldrovandi e il direttore dei Salesiani di Castel de Britti Carlo Caleffi

sto percorso: condivide la nostra cultura, la nostra visione industriale e l’attenzione alla qualità dei risultati per i clienti”, dichiara Luca Bruno, vicepresidente di Horsa e CEO business line Horsa Digital Solutions.

REINOVA LANCIA IL PRIMO

CENTRO IN ITALIA DI RICICLO

TOTALE DELLE BATTERIE AL LITIO

Con l’avvio del primo Centro di riciclo integrale delle batterie al litio, parte in Italia un nuovo progetto industriale dedicato alla gestione e al recupero delle batterie a fine vita per la mobilità elettrica. Reinova, polo di eccellenza per lo sviluppo e la validazione di componenti per veicoli elettrici e ibridi, con sede a Soliera, nel modenese, ha annunciato lo scorso gennaio di aver completato con successo la fase di trial

mato l’efficacia di un impianto di triturazione e separazione di nuova generazione. L’impianto è progettato per trattare le chimiche oggi più diffuse sul mercato, NMC (nichel-manganese-cobalto) e LFP (litio-ferro-fosfato), che rappresentano circa il 98% delle batterie installate nei veicoli elettrici. Dal processo emergono litio, nichel, cobalto, rame, alluminio e persino metalli preziosi come oro e argento, pronti per essere reinseriti nella filiera produttiva come Raw Material per nuove celle”, spiegano dall’azienda modenese. Il progetto risponde in modo puntuale al Regolamento UE 2023/1542, che impone criteri stringenti su riciclo, tracciabilità e sostenibilità delle batterie. In questo contesto si inserisce anche l’adozione del Digital Battery Passport, strumento chiave per garantire la trasparenza dell’intero ciclo di vita del prodotto. La partnership si fonda su una chiara divisione

tecnologico di un hub industriale unico nel suo genere in Europa, progettato in partnership strategica con A&C Ecotech e il gruppo slovacco-coreano BTS & Saker. Il nuovo impianto, situato in Sud Italia, rappresenta oggi l’unica soluzione europea in grado di gestire l’intero ciclo di vita delle batterie agli ioni di litio: dallo screening iniziale fino alla produzione di Black Mass ad altissimo grado di purezza, pari al 99,6%. Un valore che stabilisce un nuovo benchmark industriale e che consente il recupero quasi totale delle materie prime critiche contenute nelle batterie esauste, trasformando un rifiuto complesso in una risorsa strategica. “Dopo oltre diciotto mesi di ricerca e sviluppo, i test condotti su due tonnellate di batterie esauste hanno confer-

delle competenze: Reinova coordina l’architettura di sistema, gli standard di sicurezza e la tracciabilità digitale; A&C Ecotech governa il quadro regolatorio, la logistica e il trattamento nell’hub operativo del Sud Italia; BTS & Saker apporta tecnologie avanzate di pretrattamento e know-how operativo maturato in impianti pilota internazionali. “Abbiamo dimostrato che ciò che sembrava possibile solo in dieci anni può diventare realtà oggi; non si tratta di un semplice centro di stoccaggio, ma di un generatore di valore industriale. Siamo in grado di ritirare batterie in tutta Europa, processarle e restituire al mercato materie prime di altissima qualità, chiudendo finalmente il cerchio della mobilità sostenibile”, dichiara Giuseppe Corcione, CEO di Reinova. Con una ca-

pacità di pretrattamento stimata in 12.000 tonnellate annue, l’impianto rappresenta un modello industriale replicabile su scala nazionale ed europea. Un tassello strategico per ridurre la dipendenza dell’Unione dai mercati extra-UE e rafforzare la sovranità sulle risorse critiche, in un momento in cui la transizione energetica passa sempre più dalla gestione intelligente dei materiali.

“TAKE YOUR SHOT”, SEGAFREDO INAUGURA

IL NUOVO POSIZIONAMENTO GLOBALE

Il 2026 si è aperto come un anno di profonda evoluzione per Segafredo. Il brand, parte di Massimo Zanetti Beverage Group, ha inaugurato questa nuova fase forte di risultati economici consolidati e di una strategia di sviluppo ben definita. Il Gruppo, infatti, ha chiuso il 2025 con un fatturato di circa 1,3 miliardi di euro. Segafredo ha contribuito in modo determinante a questo risultato, registrando nel mercato italiano una crescita a doppia cifra. Numeri che confermano l’efficacia di un percorso di crescita strutturato e costante nel tempo. La strategia del brand si basa su un pilastro fondamentale: il valore si costruisce nel luogo in cui il caffè prende vita. “Segafredo è nata dietro al bancone di un bar, ed è lì che ha costruito la propria autorevolezza. È nel confronto quotidiano con baristi e professionisti che si misura la qualità, che si affina il prodotto e si valida la credibilità del marchio. Da questa esperienza concreta nasce la forza di trasferire la stessa competenza e la stessa coerenza agli altri canali, dalla grande distribuzione all’e-commerce. Il bar, dunque, non è un semplice canale di

vita industriale

Giuseppe Corcione, CEO di Reinova

vendita: è l’origine e il punto di riferimento di tutto il percorso”, spiegano da Segafredo. Su queste fondamenta poggia il nuovo posizionamento globale sintetizzato nel claim “Take Your Shot”. Non un semplice rebranding, ma una scelta strategica: superare i codici tradizionali della categoria e rafforzare il ruolo del caffè come gesto che precede l’azione, la decisione, il mettersi in gioco. “Il nuovo percorso si fonda su tre direttrici concrete: un’identità più definita e riconoscibile, una qualità che si estende con coerenza dal bar al consumo domestico, e una responsabilità industriale diffusa lungo tutta la filiera. Una visione che unisce dimensione globale e radicamento locale”, evidenziano ancora da Segafredo. L’innovazione non passa solo attraverso nuove referenze, ma tramite la creazione di concept integrati capaci di rispondere alle esigenze del cliente a 360 gradi. Segafredo punta a offrire ai partner professionali soluzioni complete: dal prodotto agli strumenti di comunicazione, fino al supporto strategico al punto vendita, con l’obiettivo di garantire un’esperienza coerente al consumatore finale in ogni contesto. In questo scenario, il legame con il territorio resta centrale. Lo stabilimento di Pianoro, alle porte di Bologna, rimane il cuore produttivo e simbolico del brand: un presidio di competenze, qualità e innovazione industriale da cui si sviluppa una presenza internazionale che oggi copre oltre 110 Paesi. La sostenibilità è parte integrante di questa evoluzione. Dalle partnership per l’approvvigionamento del caffè verde allo sviluppo di soluzioni di packaging più efficienti, fino ai progetti nei Paesi d’origine, Segafredo coniuga responsabilità e competitività in un mercato

globale sempre più complesso. Per il brand, il 2026 non è solo un cambio di linguaggio, ma rappresenta un rafforzamento strategico e industriale, costruito su risultati concreti e su una visione chiara: crescere nel mondo mantenendo solide radici nel territorio.

SESITEK LANCIA RUGGTEK,

COMPUTER PER USO INDUSTRIALE

E IN AMBIENTI ESTREMI

Ruggtek è un marchio italiano specializzato nella progettazione e distribuzione di dispositivi mobili ultraresistenti (rugged), destinati principalmente all’uso professionale, industriale e in ambienti estremi. Il marchio è di proprietà di Sesitek, realtà con sede a Sassuolo, in provincia di Modena, che vanta una lunga esperienza nel settore dei computer industriali e software per l’automazione. “Siamo un’azienda fondata da un gruppo di veterani dei pc industriali con oltre 30 anni di esperienza, con un’anima italiana. Il luogo dove le idee prendono forma e dove si gestiscono gli uffici di vendita e assistenza”, spiegano dalla società. Dalla progettazione alla fornitura rapida, Sesitek offre soluzioni personalizzabili con configurazioni hardware e software pensate per soddisfare ogni esi-

genza del settore industriale. Che si tratti di computer touch screen o di un tablet PC rugged, ogni prodotto è progettato per integrarsi perfettamente nei processi operativi industriali, garantendo affidabilità e prestazioni.

“In particolare, il nostro marchio Ruggtek non produce computer per l’utente domestico medio, ma si focalizza su dispositivi progettati per resistere a cadute, polvere, acqua e temperature estreme. Questi prodotti sono certificati secondo standard militari (come il MIL-STD-810) e hanno gradi di protezione IP elevati (IP65 o superiore)”, rimarcano dall’azienda di Sassuolo.

E proseguono: “La gamma Ruggtek è suddivisa principalmente in quattro categorie: tablet industriali, disponibili con schermi fino a 13” leggibili sotto la luce diretta del sole e touchscreen utilizzabili anche con guanti da lavoro; palmari e smartphone rugged, dispositivi compatti dotati di strumenti integrati come lettori di codici a barre, lettori RFID e batterie a lunga durata (sostituibili in autonomia dall’operatore); computer veicolari, terminali progettati per essere montati su carrelli elevatori, macchine movimento terra, e mezzi pubblici; panel pc: computer industriali da incasso in chioschi e totem interattivi, oppure fissi a bordo macchina”. L’azienda si rivolge a mercati specifici dove l’affidabilità e la continuità operativa è fondamentale: logistica e magazzino per la gestione delle scorte, picking, scansione merci; industria 5.0 per il monitoraggio delle linee di produzione e manutenzione; servizi sul campo come l’ingegneria civile, geolocalizzazione, pubblica sicurezza, am-

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biente; trasporti per la gestione delle flotte e il monitoraggio dei mezzi.

Ruggtek offre flessibilità e personalizzazione: si propone come un partner per aziende che vogliono un hardware “brandizzato” o modificato tecnicamente, anche con volumi produttivi medio-piccoli, rendendo la personalizzazione accessibile anche a medie imprese o system integrator.

Inoltre, garantisce un rapporto diretto e un supporto locale: ha un centro di riparazione sia in Italia sia presso i partner dislocati in Europa; in caso di riparazioni, i tempi di intervento sono brevi.

“Da segnalare anche la continuità del prodotto: Ruggtek tende a garantire la disponibilità dei modelli per periodi più lunghi, un particolare importante per le aziende che non vogliono ricertificare i propri dispositivi e software ogni uno o due anni o che hanno bisogno di ricambi identici per una flotta esistente. Infine, Ruggtek mantiene la flessibilità di fornire sistemi Windows, Android e Linux; il sistema è ‘standard’ ossia non sono installate utility proprietarie per evitare problematiche e conflitti di integrazione software”, concludono dall’azienda di Sassuolo.

LA CERTIFICAZIONE PER LA PARITÀ DI GENERE

“Siamo orgogliosi di questo importante riconoscimento, che testimonia come la valorizzazione dell’eguaglianza di genere, delle pari opportunità, della diversità e dell’inclusione siano per SETA una scelta strategica, che si riflette nelle politiche aziendali e nelle iniziative di miglioramento organizzativo che abbiamo intrapreso e che promuoveremo in futuro”. Sono le parole con cui la presidente di SETA, Elisa Valeriani, commenta l’ottenimento della certificazione della Parità di genere da parte dell’azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico locale su gomma nei territori provinciali di Modena, Reggio Emilia e Piacenza. L’ente certificatore indipendente Certiquality ha infatti attestato la conformità del sistema di gestione della gender equality imple-

mentato dalla società alle linee guida della UNI/PdR 125:2022, la prassi di riferimento che definisce criteri e indicatori per valutare e promuovere l’eguaglianza di genere all’interno delle organizzazioni. SETA ha avviato il percorso per il conseguimento della certificazione nel luglio 2024 con l’istituzione del Comitato guida per la parità di genere, cui è stato affidato il compito di promuovere e garantire l’eguaglianza di genere all’interno dell’azienda, definendo obiettivi e piani strategici per sostenere e diffondere la cultura della non discriminazione e dell’inclusione e per valorizzare le diversità, garantire pari opportunità ed equità retributiva, favorire il work-life balance e creare un ambiente di lavoro equo e rispettoso per tutti i dipendenti.

Grazie all’impegno del Comitato guida, il raggiungimento della certificazione è arrivato nel dicembre 2025 ed è stato sancito con la cerimonia ufficiale di consegna dell’attestato alla presidente Valeriani e ai membri del Comitato da parte di Elena Lavelli di Certiquality, alla presenza di Alessandra Camporota, assessora alle Politiche di genere del Comune di Modena, e di Fabiana Montanari, presidente della 9^ Commissione consiliare Diritti umani, pari opportunità e città internazionale del Comune di Reggio Emilia. “La certificazione non costituisce un punto di arrivo, ma è per noi un inizio, una spinta a mi-

gliorarci ulteriormente, in coerenza con i principi e i valori della Responsabilità Sociale d’Impresa cui abbiamo aderito a partire dal 2017”, sottolinea la presidente Elisa Valeriani. Le fa eco Riccardo Roat, amministratore delegato di SETA e membro del Comitato guida per la parità di genere, che precisa: “Il progetto ‘Parità di genere’ si sviluppa su un piano strategico triennale, un’attenzione organizzativa specifica e un processo costante di monitoraggio e previsione di eventuali azioni integrative. Vogliamo rendere SETA attrice di un’evoluzione culturale dapprima interna, ma che deve arrivare a definire e qualificare l’identità e l’operato aziendale anche nell’erogazione dei servizi di trasporto pubblico”. L’azienda ha infatti messo in campo una serie di iniziative del reclutamento del personale che intendono favorire l’incremento dell’occupazione femminile: “Per noi la certificazione è il compimento di un impegno radicato: da anni mettiamo in atto concretamente istituti di conciliazione vita-lavoro e di sostegno alla genitorialità per i dipendenti, con una politica di attenzione alle necessità delle persone che è alla base della gestione del patrimonio umano di SETA ed è portata avanti in un’ottica di continuo confronto e condivisione con i rappresentanti dei lavoratori”, conclude Costanza Righi Riva, direttrice delle risorse umane e membro del Comitato guida di SETA.

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La consegna a SETA del Certificato UNI/PdR 125:2022 e del Certificato di “Eccellenza Gold” Certiquality

SIR ROBOTICS, IL FUTURO

DEI ROBOT UMANOIDI

NASCE A MODENA

SIR Robotics, global robotic system integrator modenese, ha presentato a fine gennaio a Milano una nuova generazione di robot umanoidi dedicati a industria, sicurezza, intrattenimento e accoglienza, anticipando quello che è ormai un trend industriale inarrestabile. Nelle fabbriche di domani, infatti, sempre più robot assembleranno componenti con precisione millimetrica.

Negli hotel, accoglieranno gli ospiti servendo bevande e scattando foto ricordo, mentre nelle aree industriali pattuglieranno gli spazi, rilevando anomalie in tempo reale. Questo scenario, fino a ieri confinato nei laboratori di ricerca, sta diventando realtà: secondo la società di ricerca Research Nester, infatti, il mercato globale dei robot umanoidi ha superato i 2,7 miliardi di euro nel 2025 e si prepara a una crescita esponenziale, con previsioni che indicano 70 miliardi entro il 2035, pari a un incremento complessivo di oltre il 2.500%. Un’espansione con un tasso annuo del 38% che sta trasformando interi settori produttivi. L’Italia osserva questa rivoluzione da una posizione privilegiata: con 8.783 nuovi robot industriali installati nel 2024 e una densità di 228 robot ogni 10.000 dipendenti manifatturieri, secondo il World Robotics Report 2025 della International Federation of Robotics (IFR), il nostro Paese si colloca al secondo posto in Europa. Il Piano Transizione 4.0 ha creato il terreno

fertile, ma la robotica umanoide rappresenta ora il salto evolutivo: non più solo bracci meccanici ancorati a una postazione, ma veri e propri collaboratori mobili, adattabili e capaci di muoversi negli stessi spazi delle persone.

In questo panorama, SIR Robotics, con oltre 3.900 applicazioni installate nel mondo, ha realizzato la più completa gamma di robot umanoidi, capaci di lavorare fianco a fianco con l’uomo in ambiti che vanno dall’automazione industriale alla sicurezza, dall’accoglienza alla pulizia di ambienti complessi.

L’elemento distintivo di SIR è la capacità di trasformare una tecnologia robotica avanzata in soluzioni cucite su misura per ogni cliente italiano. Grazie a un sistema open source che permette ad ogni azienda di definire, costruire e disegnare le attività dei robot in base alle proprie esigenze, SIR Robotics accompagna il cliente dalla configurazione iniziale fino alla messa in opera finale, agendo sul software per personalizzarlo completamente. “Abbiamo voluto portare in Italia non solo la tecnologia, ma l’intelligenza dei robot umanoidi; grazie al nostro Data Factory, siamo riusciti a sviluppare un ecosistema robotico che apprende, si adatta e collabora con le persone in modo naturale. Il nostro know-how italiano ci permette di offrire un supporto completo: quando un robot arriva, deve imparare esattamente ciò di cui ha bisogno. Se un’azienda opera, ad esempio, nel biomedicale, configuriamo il robot per assemblare con precisione millimetrica quei componenti specifici; se serve integrare una mano robotica su un braccio meccanico esistente, gestiamo l’integrazione sia hardware che software. È come un tessuto raffinato cucito su misura per ogni realtà. Non si tratta di sostituire il lavoro umano, ma di liberare tempo e valore, restituendo centralità al talento delle persone e aprendo nuove possibilità per l’industria italiana”, dichiara Davide Passoni, CEO di SIR Robotics.

SKYBACKBONE ENGENIO E NICIM

A MECSPE 2026

PER IL “RE-MADE IN ITALY”

Valorizzare il patrimonio industriale italiano attraverso soluzioni innovative, costruite su competenze solide e una profonda conoscenza maturata in oltre 30 anni di esperienza nei rispettivi ambiti. Questo l’obiettivo con cui il managed service provider modenese Skybackbone Engenio ha organizzato la propria partecipazione congiunta a MECSPE 2026 insieme a Nicim, la cui mission è trasformare la gestione delle fabbriche attraverso un approccio integrato e intelligente. La fiera internazionale per l’industria manifatturiera, che si è svolta a BolognaFiere dal 4 al 6 marzo scorsi, si è confermata anche quest’anno un luogo in cui visioni, tecnologie e competenze si incontrano per delineare il futuro della produzione.

In questo contesto, la partecipazione di Skybackbone Engenio e Nicim ha rappresentato una fruttuosa occasione di confronto diretto con imprenditori, direttori di produzione e professionisti del settore. Le due realtà sono unite da una visione condivisa che ruota attorno al concetto di “Re-made in Italy”: riportare al centro delle imprese valore, tecnologia e capacità decisionale, rafforzandone autonomia, resilienza e competitività sui mercati globali. E durante la fiera sono state presentate alcune soluzioni emblematiche di questo approccio. Tra queste, Nicim AI, l’assistente virtuale di produzione progettato per supportare decisioni operative e strategiche in tempo reale. La soluzione interfaccia in modo nativo i dati di contesto delle piat-

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Davide Passoni, CEO di SIR Robotics
Paolo Campo, CEO di NEOS, e Luca Bulgarelli, sales director di Skybackbone Engenio

taforme Nicim, dal planning al MES, e si integra con i principali sistemi aziendali, tra cui ERP, PLM e repository di documentazione tecnica. Attraverso l’utilizzo del linguaggio naturale, operatori e responsabili possono interrogare l’assistente e ottenere risposte basate sull’analisi del passato, del presente e delle proiezioni future dell’azienda. Le informazioni sono fruibili tramite interfacce operatore, totem in linea di produzione o dispositivi mobili e possono essere restituite come testo o integrate nei sistemi di reporting e business intelligence. Accanto a Nicim AI è stata presentata Nicim Cloud Solution, la piattaforma sviluppata in collaborazione con Skybackbone per estendere le funzionalità dei sistemi MES in modalità completamente cloud, che permette di arricchire l’ecosistema produttivo senza necessità di installazioni locali, garantendo flessibilità, sicurezza, rapidità di adozione e contenute economie di accesso alla soluzione.

Particolare attenzione è stata riservata anche a Nicim Defence, l’insieme di soluzioni dedicate alla cybersecurity industriale. In un’era caratterizzata dalla fabbrica relazionale e dalla crescente interconnessione tra sistemi IT e OT, Nicim Defence affronta il tema della protezione delle infrastrutture critiche, supportando le imprese nella difesa dei processi produttivi, della continuità operativa e del patrimonio informativo industriale. Ha completato l’offerta HUMAN 5.0, la soluzione cloud dedicata alla formazione e allo sviluppo delle competenze, che consente alle aziende di gestire in modo strutturato e continuo i percorsi formativi, monitorare gli stati di avanzamento e ottimizzare tempi e risorse, valorizzando il capitale umano come elemento centrale dei processi di trasformazione digitale. “L’interesse e il riscontro ricevuti in fiera confermano una crescente consapevolezza, da parte delle imprese italiane, della necessità di adottare soluzioni concrete, flessibili e orientate ai risultati. Skybackbone e Nicim continueranno a collaborare con l’obiettivo di supportare le aziende nel costruire un futuro più efficiente, resiliente e autenticamente ‘Re-made in Italy’, attraverso l’innovazione dei processi e la valorizzazione delle competenze”, concludono da Skybackbone Engenio.

CERTIFICAZIONE TOP EMPLOYER:

I MAGNIFICI SETTE

DI SMURFIT WESTROCK ITALIA

Sette: tanti sono gli anni consecutivi che hanno visto la multinazionale del packaging a base carta eccellere nella gestione delle proprie persone e conquistare la certificazione Top Employer.

Attrarre, motivare, fidelizzare le persone per un futuro sostenibile. Questi gli obiettivi della politica HR di Smurfit Westrock Italia. Un impegno declinato in numerose attività, progetti e interventi, che ancora una volta hanno valso all’azienda punto di riferimento mondiale per soluzioni di imballaggio a base carta, la certificazione Top Employer. Il 2026 porta, infatti, all’azienda il settimo sigillo consecutivo: un riconoscimento basato su un’approfondita analisi di dati e risultati finalizzati a ottenere una HR Best Practices Survey, che analizza sei aree chiave: People Strategy, Work Environment, Talent Acquisition, Learning, Diversity Equity & Inclusion, Wellbeing. Alla base della strategia HR di Smurfit Westrock Italia (2.200 dipendenti in 25 sedi del nostro Paese, tre delle quali in Emilia-Romagna) una mission ambiziosa quanto concreta: “Be the employer” essere l’azienda per cui tutti vorrebbero lavorare.

“Le nostre attività dedicate alle nostre persone si reggono su due aggettivi per noi fondamentali: sicuro e inclusivo”, commenta il CEO di Smurfit Westrock Italia, Gianluca

Castellini. E spiega: “Così deve essere il posto di lavoro dove ognuno riesce a dare il massimo, esprimersi al meglio con serenità perché certo di operare in un ambiente dove salute e sicurezza sono al primo posto, così come la capacità di valorizzare le differenze di ognuno di noi affinché nessuno si senta emarginato o giudicato”. Guardando ai risultati della certificazione, l’azienda ha migliorato ulteriormente la valutazione generale rispetto agli anni precedenti, grazie alle numerose iniziative di cui ricordiamo le principali nei diversi ambiti. Al primo posto c’è l’attenzione alla sicurezza: attraverso formazione, incontri a tutti i livelli e l’uso di nuove tecnologie, l’azienda continua ogni anno a perseguire il suo obiettivo di “Target Zero” che significa zero infortuni. Tra le più recenti applicazioni introdotte, le nuove soluzioni “e-safe” per l’intervento 100% in sicurezza sulle macchine di produzione.

“Si è lavorato molto sull’ascolto delle persone: l’indagine MyVoice, nuovamente realizzata nel 2025, ha raccolto le valutazioni e i commenti degli oltre 2.000 dipendenti. Sicurezza sul lavoro, comunicazione, benessere e inclusione sono le aree ampiamente riconosciute come “vincenti” nel modello di lavoro Smurfit Westrock”, prosegue il CEO Castellini. Grande attenzione al wellbeing, con iniziative dedicate alla salute fisica e mentale dei dipendenti e al coinvolgimento di manager e preposti sui temi dello stress. In collaborazione con LILT sono stati promossi incontri su nutrizione e salute maschile per la prevenzione oncologica, mentre MySupport resta attivo a supporto di dipendenti e famiglie. Proseguiti i percorsi di empowerment femminile con Valore D e l’iniziativa “CEO per un giorno”. Ampio anche il piano formativo su project management, Sales Excellence e

vita industriale

Gianluca Castellini, CEO di Smurfit Westrock Italia

Shopfloor Leaders Excellence. Continua il programma EveryOne. Con le varie iniziative WeareWomen, Welcome, FreetobeMe, alLEIamoci l’intento è di creare ambienti di lavoro che accolgano e valorizzino l’unicità di ciascuno, consentendo al contempo lo sviluppo di un contesto di comunità. “Perché la diversità di tutti noi è ciò che ci permette di innovare, crescere e guardare al futuro con nuove prospettive”, conclude Gianluca Castellini.

STS ITALIANA

SUPPORTA ALCAR UNO CON PACKAGING EVOLUTIVI

Strategia, innovazione e attenzione al mercato: STS Italiana supporta Alcar Uno nell’espansione sul mercato consumer attraverso packaging evolutivi e attenzione alla sostenibilità. In un contesto globale in cui competitività e innovazione tecnologica si intrecciano sempre più con l’attenzione ai processi produttivi, STS Italiana, agenzia di comunicazione modenese con oltre 50 anni di esperienza, annuncia il completamento di un progetto significativo del cliente Alcar Uno, punto di riferimento nel comparto carni e salumi. In particolare, STS Italiana ha seguito le fasi di indirizzo strategico, design e pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità consolidato del gruppo, contribuendo allo sviluppo di un percorso di collaborazione orientato ai mercati internazionali.

Per STS Italiana, il lavoro sul brand va oltre l’aspetto estetico e si inserisce in un percorso strategico per stimolare la crescita e favorire i percorsi di internazionalizzazione. Il progetto ha accompagnato il posizionamento del brand come espressione del made in Italy, in linea con le aspettative dei mercati e con i requisiti di sostenibilità richiesti dai principali retailer europei e internazionali. In questo contesto, il bilancio di sostenibilità si configura come uno strumento chiave di dialogo con i partner B2B internazionali, contribuendo a rafforzare la percezione di affidabilità e l’orientamento di lungo periodo dell’impresa. Per quanto riguarda la strategia di immagine e di prodotto, uno dei pilastri è l’evoluzione del

packaging. L’adozione di soluzioni di ultima generazione, come PaperSeal da parte di Alcar Uno, è stato ii fulcro intorno a cui l’agenzia modenese ha costruito la progettazione dell’intera linea di prodotti e rappresenta una scelta che sposa perfettamente la sostenibilità ambientale con le necessità operative del mercato B2C e del food service. La tecnologia PaperSeal consente di ridurre la percentuale di plastica utilizzata rendendo l’imballo riciclabile come carta. Il prodotto resta pienamente visibile, impeccabile alla vista e protetto. La natura ecosostenibile dei materiali si unisce a un design compatto, ideale per la logistica e per il posizionamento nei banchi retail, dove la visibilità del prodotto è il primo driver d’acquisto. “Alcar Uno da oltre 60 anni è specialista nella selezione e lavorazione di tagli primari di carne suina, personalizzandoli secondo le richieste di mercato”, dichiara Matteo Barbieri, sales manager del gruppo Alcar Uno. “Questa nuova sfida volta al mercato consumer con una linea di prodotti ad alto contenuto di servizio è solo l’ultimo tratto di un lungo percorso di ricerca e sviluppo. Per noi, STS Italiana è un partner solido e strutturato, che ci affianca e sostiene quotidianamente”. “Il ruolo delle agenzie è connettere la visione delle aziende con le esigenze dei mercati globali”, evidenzia Andrea Manfredini, direttore creativo di STS Italiana. “La case history Alcar Uno non riguarda solo il design, ma anche l’ingegneria della comunicazione in ogni suo aspetto. L’adozione di materiali innovativi, la scelta di presidiare nuove aree di consumo, sono sinonimo di un’azienda che amplia i propri orizzonti investendo anche nelle idee”. Fondata nel cuore della food valley, STS Italiana dimostra come la longevità derivi dall’aggiornamento costante, dall’attenzione ai trend del mercato e alle opportunità che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione.

Con questo progetto, l’agenzia conferma che la comunicazione strategica trasforma la sostenibilità in valore, aiutando le eccellenze italiane a conquistare nuovi mercati con autorevolezza.

SYMBOOLIC RIDEFINISCE L’AI

CON LA PIATTAFORMA “PERSONA”

Symboolic, società con sedi a Modena e Sassuolo, nasce nel 2022 dalla visione di Giovanni Tardini e Alessandro Bigi, con un obiettivo preciso: trasformare l’intelligenza artificiale da strumento di supporto a infrastruttura organizzativa. Non un assistente, ma un modo nuovo di strutturare il lavoro, le decisioni e la conoscenza dentro le imprese.

Da questa visione è nata “Persona”, la piattaforma con cui Symboolic porta l’AI nelle aziende in modo sicuro e governato. “Persona si integra con le infrastrutture dati esistenti, supporta modelli commerciali, open source o custom, e definisce perimetri di compliance e sicurezza. I progetti spaziano dal manifatturiero al banking, dal fashion all’IT: help desk automatizzati, assistenti documentali, sistemi di sales suggestion integrati nei CRM, knowledge base per gruppi industriali complessi”, spiegano dall’azienda. Ma Persona è anche, il gioco di parole è voluto, il blocco costitutivo di qualcosa di più ambizioso: un organigramma fatto di Persone artificiali.

vita industriale

“Da Symboolic puoi acquisire un team di agenti sintetici - marketing, finance, sviluppo, operations - che lavorano al servizio della tua azienda in modo autonomo, si coordinano tra loro, e coinvolgono un essere umano solo quando la decisione lo richiede. Non per sostituire le persone, ma per restituirle al loro ruolo naturale. Il mondo del lavoro è già cambiato: il valore di un professionista non sta nella fatica di eseguire un processo, ma nella qualità di ciò che quel processo produce”, sottolineano ancora i fondatori dell’azienda. “L’uomo non va tolto dal lavoro, va messo dove la sua responsabilità conta davvero. Qui entra in gioco il cuore del nostro approccio: la maieutica applicata alle macchine. Ogni azienda, infatti, custodisce un patrimonio enorme di conoscenza non formalizzata, criteri decisionali, intuizioni, sapere costruito in anni di esperienza che vive nella testa delle persone. Noi abbiamo progettato agenti che, quando incontrano un’incertezza ad alto impatto, si fermano e formulano la domanda giusta alla persona giusta”, evidenziano da Symboolic.

Un esempio di tutto questo: un agente che gestisce un catalogo rileva un calo di conversione che non riesce a spiegare con i dati. Si ferma e chiede all’esperto commerciale: la risposta viene integrata nel contesto operativo e diventa patrimonio condiviso. Al ciclo successivo, l’agente lavora con una comprensione che prima non esisteva. Il sapere tacito emerge mentre si lavora, e ogni interazione rende gli agenti più adattivi,

l’organizzazione più consapevole di ciò che sa e resistente al turnover.

E proprio su queste basi è nato Symboolic Zero: un e-commerce reale, interamente gestito da agenti autonomi organizzati in un organigramma eseguibile (CEO, marketing, curator, etc.). Zero è in produzione, genera revenue, e dimostra che un’organizzazione progettata secondo questi principi può operare sul mercato. “E ora ci stiamo muovendo da ‘Zero’ verso ‘Many’. Zero ha validato il concetto: un’organizzazione autonoma che opera sul mercato. Ora la visione è Many: interi team di agenti sintetici, marketing, finance, R&D, che qualsiasi azienda può acquisire e integrare nella propria struttura. Team che imparano dall’organizzazione, ne fanno emergere il sapere sommerso, e lo trasformano nel contesto operativo che li rende sempre più efficaci. Il tutto a costi accessibili a pmi che non avrebbero mai potuto permettersi interi reparti dedicati. Dal deployment dell’AI alla progettazione di imprese capaci di apprendere in modo continuo: questo è il percorso che con Symboolic stiamo costruendo; senza retorica e senza salti nel vuoto”, concludono dall’azienda modenese.

TECO E FONDAZIONE GOLINELLI:

L’APPRENDIMENTO

COME ESPERIENZA CONCRETA

La collaborazione tra TECO, azienda bolognese attiva nel campo dell’automazione industriale, e Fondazione Golinelli è una sinergia che unisce competenze in ambito industriale, know-how educativo

e attenzione al territorio. Dal 2022, con la 1^ edizione della rassegna “Automazione e robotica”, le due realtà hanno sviluppato un percorso continuo, orientato a far conoscere alle nuove generazioni le opportunità offerte dall’automazione e dalla robotica combinando esperienza pratica, creatività e orientamento scolastico. Un’intesa che si fonda su valori condivisi: concretezza, innovazione e capacità di trasformare la tecnologia in uno strumento di apprendimento attivo. Nel tempo, la rassegna si è consolidata attraverso appuntamenti e cicli di attività che hanno portato a tre edizioni - 2022, 2025 e 2026 - coinvolgendo complessivamente oltre 600 studentesse e studenti provenienti da 40 scuole secondarie di primo e secondo grado.

Se nel 2022 il focus era stato sul rapporto uomo-macchina e sulle sfide tecnologiche future e nel 2025 si è ampliato puntando su creatività e innovazione applicate all’automazione, l’edizione 2026, dal 2 al 31 marzo scorsi, ha confermato la continuità del percorso. Laboratori pratici, basati su didattica per progetti e challenge based learning, hanno permesso agli studenti di scoprire come tecnica e creatività possano convergere per trasformare le idee in solu-

Kit didattici innovativi e robot educativi sono stati gli strumenti attraverso cui le classi hanno sperimentato processi di automazione e progettazione, simulando scenari di lavoro reali e stimolando competenze trasversali come analisi, piani-

vita industriale

zioni concrete.
Giovanni Tardini, fondatore di Symboolic

I 40 ANNI DI SPIN TRA AUTOMAZIONE, SICUREZZA E INNOVAZIONE

Progettazione, sicurezza e automazione di impianti industriali per offrire alle imprese soluzioni complete e integrate. È questa l’identità di Spin, realtà con sede a Campogalliano, in provincia di Modena, che da oltre quarant’anni affianca le imprese nei processi di innovazione tecnologica. “Spin Automazioni nasce nel 1985 a Campogalliano dalla volontà di due soci: mio padre Fausto Gozzi e Gianni Raimondi. Si erano conosciuti all’istituto Fermi di Modena, poi si sono ritrovati a lavorare nella stessa azienda e hanno deciso di mettersi in proprio. Con l’obiettivo condiviso di offrire soluzioni tecnologiche avanzate, hanno fondato una società specializzata nella gestione ottimizzata di impianti produttivi e macchinari, intervenendo dal software di comando fino alla diagnostica”, racconta Alberto Gozzi, socio dell’azienda insieme ad Andrea Cucchiara.

Il 2025 ha segnato un traguardo significativo: i quarant’anni di attività. Per celebrare questo importante anniversario, Spin ha organizzato a fine novembre scorso una serata speciale al PalaPanini di Modena, casa del Modena Volley, di cui è sponsor dal 2021. All’evento hanno partecipato dipendenti, collaboratori e clienti storici, riuniti in un momento di condivisione che ha ripercorso le tappe principali della crescita aziendale, tra memoria, relazioni e visione futura. “Festeggiare il nostro anniversario al PalaPanini di Modena ha avuto per noi un significato particolare, perché da sempre lavoriamo per costruire un legame autentico e duraturo con il territorio. Proprio in occasione del completamento di un revamping particolarmente complesso, trasformato quasi in una scommessa, abbiamo deciso di diventare sponsor ufficiale. Dal 2024 sosteniamo anche il Cittadella Vis Modena,

squadra di calcio che attualmente milita nel campionato di Serie D”, spiega Alberto Gozzi. La serata, caratterizzata da un clima conviviale e informale, si è aperta con un aperitivo di benvenuto, seguito da una cena a buffet. Musica, intrattenimento e momenti di festa hanno accompagnato il racconto della storia dell’azienda, rendendo l’evento un’occasione per rafforzare relazioni e consolidare il senso di appartenenza.

A questa dimensione relazionale e territoriale si affianca un approccio fortemente orientato alla qualità del servizio e alla gestione completa delle commesse, che rappresenta uno dei principali elementi distintivi della realtà modenese. “Riteniamo che il nostro punto di forza sia la capacità di offrire una soluzione completa: dalla consulenza iniziale fino al collaudo e alla certificazione finale dell’applicazione. Eseguiamo in modo puntuale tutte le fasi delle commesse: progettazione elettrica, realizzazione dei quadri elettrici, sviluppo del software (sia PLC che interfaccia uomo-macchina e supervisione), fino al collaudo presso il cliente finale, in Italia e all’estero”, prosegue Gozzi. In questo contesto, Spin ha progressivamente ampliato le proprie competenze, sviluppando un’offerta che comprende anche l’assistenza tecnica avanzata, dall’analisi del parco macchine alla gestione operativa degli impianti, con interventi sia da remoto sia on-site. Accanto a questa attività, il revamping e l’ammodernamento degli impianti rappresentano oggi un ambito strategico, parte di un percorso di crescita coerente con l’evoluzione delle esigenze industriali. “Un percorso costruito nel tempo che, dopo quarant’anni, conferma la solidità dell’azienda e la sua capacità di accompagnare le imprese nelle sfide della trasformazione industriale”, conclude Alberto Gozzi.

I due fondatori di Spin, Gianni Raimondi e Fausto Gozzi, la presentatrice

Da sinistra: Andrea Cucchiara e Alberto Gozzi, i due titolari di Spin ficazione, sostenibilità e lavoro di squadra. Il contributo di TECO garantisce l’accesso gratuito per le scuole all’iniziativa, riaffermando l’impegno dell’azienda nel promuovere valore sociale e culturale sul territorio. Un momento chiave del percorso 2026 è stato l’Open Day del 12 marzo presso gli stabilimenti TECO di Castel Maggiore che, nell’ambito del progetto di orientamento Future by Design, hanno ospitato la classe 1A della Scuola delle Idee Marino Golinelli per una giornata che ha previsto un tour di magazzino e uffici, incontri con professionisti e momenti di confronto diretto su ruoli, competenze e prospettive, offrendo un’esperienza immersiva per coniugare teoria e pratica, scuola e impresa: un’occasione concreta per restituire valore

vita industriale

della serata Francesca Ganzerla e i titolari attuali Andrea Cucchiara e Alberto Gozzi

al territorio, mostrando come la formazione possa integrarsi con le realtà produttive locali, stimolando curiosità, responsabilità e consapevolezza nei giovani partecipanti. “La partnership tra TECO e Fondazione Golinelli dimostra che innovazione e formazione possono camminare insieme: grazie alla continuità del percorso, alla concretezza delle esperienze proposte e all’apertura verso il territorio, ogni edizione della rassegna genera un impatto tangibile. Studenti più consapevoli, competenze trasversali rafforzate, relazioni tra scuola e impresa consolidate: questo è il valore concreto di una collaborazione strategica, capace di preparare le nuove generazioni a un futuro industriale e tecnologico che richiede curiosità, creatività e responsabilità. In un mondo che evolve rapidamente, percorsi come questo diventano strumenti essenziali per sviluppare talenti e favorire una cultura dell’innovazione che sia inclusiva, sostenibile e orientata alla crescita del Paese”, dichiarano da TECO.

OBSCURAME BY TEKAPP

LA NUOVA FRONTIERA DELLA CYBERSECURITY

Negli ultimi quindici anni la cybersecurity ha smesso di essere una questione tecnica per diventare un tema di governo d’impresa. In questo percorso, Tekapp, società modenese specializzata in soluzioni di sicurezza informatica altamente innovative, affianca ogni giorno numerose aziende nella protezione delle proprie infrastrutture, accompagnandole nell’evoluzione normativa e organizzativa della sicurezza, che non riguarda più soltanto i sistemi informativi, ma la continuità operativa, la responsabilità degli amministratori e la solidità delle relazioni di filiera, in un territorio, come l’Emilia-Romagna, tra le aree manifatturiere più avanzate d’Europa, in cui la crescente interconnessione con clienti e fornitori internazionali amplia in modo esponenziale la superficie di attacco.

Oggi, infatti, il contesto delle minacce è cambiato radicalmente: esistono campagne automatizzate in grado di compromettere un’identità digitale in meno di trenta se-

condi. L’intelligenza artificiale viene impiegata in chiave offensiva per generare codice malevolo, personalizzare phishing mirati, analizzare vulnerabilità su larga scala. In questo scenario, modelli organizzativi frammentati, strumenti non integrati e governance poco strutturate mostrano tutti i loro limiti. Molte imprese hanno investito in tecnologie; poche hanno costruito un sistema. La compliance rappresenta un passaggio necessario, ma non sufficiente. Framework e certificazioni senza processi operativi continui, responsabilità decisionali chiare e capacità di risposta nelle prime ore di un incidente rischiano di trasformarsi in esercizi formali. La sicurezza, invece, richiede presidio costante e visione manageriale. “La nostra esperienza, maturata negli anni, nell’offensive security e nella gestione diretta di incidenti complessi ha evidenziato un punto centrale: per difendersi in modo efficace è necessario comprendere in profondità le logiche dell’attacco. L’analisi delle superfici esposte, la simulazione di scenari realistici e il coordinamento nelle fasi di crisi hanno contribuito a sviluppare un knowhow che supera l’implementazione tecnica e si colloca sul piano della resilienza organizzativa”, spiega Daniel Rozenek, CEO di Tekapp. Da questa consapevolezza nasce Obscurame. Non un semplice rebranding, ma l’evoluzione di un modello che mira a integrare la sicurezza nei processi decisionali dell’impresa.

“Abbiamo deciso di verticalizzare ulteriormente la nostra competenza perché il

mercato è cambiato radicalmente: ora l’obiettivo è trasformare la cybersecurity in un sistema continuo, misurabile e coerente con la governance aziendale; in questo quadro, l’AI non è una parola di tendenza, ma una necessità operativa. Contrastare attacchi basati su algoritmi evoluti richiede capacità di correlare eventi, ridurre il rumore informativo, distinguere falsi positivi da minacce reali e accelerare le decisioni. Significa affiancare il management con dati affidabili e processi strutturati, non con allarmi sporadici”, continua Rozenek. Senza tralasciare che normative come la NIS2 rafforzano ulteriormente questa esigenza, rappresentando non un adempimento formale, ma un ripensamento della catena decisionale, dei flussi di notifica e delle responsabilità del vertice. In un contesto in cui il rischio cyber incide direttamente su produzione, reputazione e continuità aziendale, la vera sfida non è adottare un nuovo prodotto, ma costruire un sistema capace di prevenire, rilevare e reagire con metodo. “Per questo governare il rischio informatico significa oggi esercitare leadership. Non una voce di costo, ma una scelta industriale orientata al futuro”, conclude il CEO di Tekapp.

TENUTA GALVANA SUPERIORE, VINI BIO DI QUALITÀ

Un progetto vitivinicolo profondamente legato al territorio e alle sue tradizioni: è Tenuta Galvana Superiore, fondata nel 1974 sulle colline di Castelvetro di Modena, grazie alla visione del fondatore Marino Leonelli, e che nel tempo ha ricevuto importanti riconoscimenti attraverso i suoi vini. L’azienda opera secondo principi di agricoltura biologica, sostenibilità ambientale e rispetto della biodiversità, integrando pratiche agronomiche naturali, vendemmia manuale, basse rese e valorizzazione dei vigneti storici. Dal 2020, tutti i vigneti e i prodotti sono certificati Bio. La proprietà si estende su circa 13 ettari di vigneti di collina immersi in un contesto naturale preservato, con boschi, laghi e habitat tutelati. I terreni fanno parte della zona MonteBarello 155

vita industriale

Daniel Rozenek, CEO di Tekapp

del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, distretto vocato alla produzione di vini Bio di alta qualità. La produzione annuale è di circa 25.000 bottiglie, tra Lambrusco Grasparossa Bio Doc, Pignoletto Bio Doc, spumante metodo classico e vini ancestrali. ll Lambrusco Grasparossa Dop Cà Imperatore Bio ha ottenuto importanti riconoscimenti.

Nella Tenuta Galvana l’arte della vendemmia avviene ancora con metodi tradizionali, generalmente tra agosto e metà ottobre, con raccolta manuale in cassetta. “La nostra tenuta nasce nel 1974 dalla passione dei nostri genitori, Marino Leonelli e Bruna Donini, che con tenacia hanno saputo

valorizzare un territorio che rispecchiava le loro origini e tradizioni. Una passione di famiglia che ha radici profonde, nate in una zona con caratteristiche geologiche e di microclima perfette, che beneficia di un’ottima esposizione”, spiegano dall’azienda. “La nostra proprietà si estende su una superficie di circa tredici ettari, ed è caratterizzata da vigneti storici curati con dedizione da circa cinquant’anni. È in questo contesto ideale di natura altamente preservata che le uve delle nostre vigne crescono dando origine ai nostri caratteristici e ottimi vini. Pratichiamo il sovescio per dare un prezioso apporto naturale alle vigne”.

Le uve vengono raccolte a mano, vinificate con metodo sia ancestrale che Charmat. Natura, sostenibilità ambientale, passione e innovazione sono il cuore della nostra

attività, diventata agricoltura Biologica da qualche anno nel pieno rispetto della biodiversità. Terreni di superficie sono costituiti per lo più da argille sabbiose, grazie alle quali il Lambrusco Grasparossa riesce a dare una produzione non abbondante, ma di buona qualità, con caratteristiche molto marcate.

“La gamma delle nostre bottiglie comprende il metodo Charmat con il Lambrusco Grasparossa Doc Cà Imperatore, il Pignoletto Doc La Guardia e lo Spumante Brut Metodo Classico Marino per poi passare al metodo ancestrale con il Lambrusco”, concludono dall’azienda. La cantina è visitabile su prenotazione ed è possibile acquistare i prodotti sia direttamente in azienda sia online.

TRASCAR, L’EVOLUZIONE DEL G2P

CON WONDERBOT_AMR

Una nuova gamma di soluzioni goods to person (G2P) che rappresenta un’evoluzione concreta dei modelli tradizionali di preparazione ordini; una risposta pensata per i magazzini moderni, chiamati a gestire volumi crescenti, SKU sempre più frammentate e livelli di servizio elevati, senza rinunciare a flessibilità e controllo dei costi. Si chiama WonderBot_AMR e, basata su AMR e robot e progettata per automatizzare il picking in magazzini ad alta variabilità operativa e in continua evoluzione, va a rafforzare la proposta per l’automazione intralogistica di Trascar.

La soluzione G2P dell’azienda modenese nasce con un obiettivo chiaro: rendere l’automazione rapidamente implementabile e in grado di crescere insieme al business. “A differenza dei sistemi goods to person tradizionali, WonderBot_AMR è progettato come una piattaforma modulare, standard ma altamente configurabile, adattabile a layout e flussi operativi differenti, riducendo tempi di avviamento e complessità progettuali. Il sistema si fonda su una gestione sinergica delle movimentazioni orizzontali e verticali, elemento chiave per ottenere prestazioni elevate anche in magazzini ad alta densità”, evidenzia Matteo Ranuccini,

sales manager di Trascar. La movimentazione orizzontale è affidata agli AMR Q1P

Tote Runner, mentre quella verticale è gestita dai robot CTU, in grado di servire una o più corsie in funzione del carico di lavoro e delle priorità operative.

L’integrazione nativa tra i due sistemi consente una gestione fluida delle cassette tra aree di stoccaggio, buffer intermedi e workstation di picking; questa architettura elimina i colli di bottiglia tipici dei flussi tradizionali, consentendo di raggiungere una performance di oltre 200 cassette/ora con l’asservimento della manodopera all’interno del magazzino e la consegna alle baie. Il risultato è un processo di fulfillment più veloce, stabile e facilmente replicabile. Un ruolo centrale è svolto dal Robot Control System (RCS), che dialoga in modo nativo con WMS ed ERP aziendali, offrendo una visibilità completa e in tempo reale su inventario, missioni dei robot e stato delle operazioni.

Questo livello di digitalizzazione consente un’ottimizzazione continua dei processi e decisioni basate su dati affidabili. Il RCS trasforma il magazzino in un sistema data-driven, consentendo decisioni basate su dati affidabili e un’ottimizzazione continua dei processi. L’adozione della soluzione G2P WonderBot_AMR porta vantaggi concreti e misurabili: massima flessibilità e scalabilità; maggiore velocità e accuratezza; ottimizzazione dei processi e visibilità totale. “Rispetto agli impianti tradizionali, spesso vincolati al singolo corridoio, WonderBot_ AMR introduce un modello più flessibile

vita industriale

Matteo Ranuccini, sales manager di Trascar

e resiliente. I robot della gamma possono cambiare corsia, riconfigurare i flussi e sostituire dinamicamente altre unità, garantendo continuità operativa e adattabilità anche in caso di variazioni improvvise dei volumi o di fermo macchina. Con WonderBot_AMR abbiamo voluto superare i limiti delle soluzioni tradizionali, offrendo un G2P realmente modulare e scalabile. È una tecnologia pensata per accompagnare la crescita dei nostri clienti, permettendo loro di partire in modo graduale e di evolvere il sistema nel tempo, senza rigidità e con un rapido ritorno sull’investimento”, conclude Ranuccini.

VALSOIA ACQUISISCE IL 70%

DELLA SLOVENA KELE & KELE ED

ENTRA NEL MERCATO DEL KEFIR

Valsoia, società bolognese punto di riferimento nel mercato italiano dei prodotti per l’alimentazione salutistica, quotata sul Mercato Euronext Milan gestito da Borsa Italiana, ha annunciato a dicembre 2025 di avere acquisito il 70% dell’azienda slovena Kele & Kele. Fondata nel 1992 vicino a Lubiana dalla Famiglia Kelečevič, la società Kele & Kele è specializzata nella produzione e commercializzazione di Kefir tradizionale a marca “Krepko”. Il Kefir Krepko è l’autentico kefir, prodotto col metodo tradizionale caucasico, solo da veri grani di kefir vivi: con oltre 30 diversi probiotici, vanta importanti proprietà salutistiche anche nelle versioni bio e delattosato. Ad oggi, il business di Kele & Kele è sviluppato unicamente sul territorio sloveno dove la marca Krepko, con una percentuale del 30,2% di quota di mercato a valore e una crescita al consumo del +3,5% sull’anno precedente, è al vertice nel mercato del Kefir con una copertura distributiva superiore al 75% in Slovenia nel canale modern trade, oltre a una distribuzione diretta nei canali

out of home e door to door. In particolare, l’operazione ha previsto un controvalore iniziale pari a circa 3 milioni di euro per il 70% della società, sulla base di un Enterprise Value totale di 5,4 milioni di euro. Il restante 30% delle quote rimane agli attuali soci fondatori che, per un periodo minimo di tre anni, manterranno un ruolo attivo nella gestione aziendale, con l’obiettivo di affiancare e supportare il management di Valsoia nel processo di graduale e completo trasferimento delle competenze, del know-how produttivo e tecnologico, unitamente alla conoscenza approfondita del business e dei processi aziendali. Al termine dei tre anni, Valsoia avrà il diritto a procedere, attraverso un meccanismo di put and call, alla possibile acquisizione del restante 30% del capitale sociale; l’operazione è stata totalmente finanziata con risorse già disponibili di Valsoia.

“L’acquisizione della marca di Kefir Krepko rappresenta un’operazione di significativo valore prospettico per la nostra società. Oltre all’ingresso nell’estremamente dinamico mercato del Kefir con la marca leader in Slovenia, riconosciuta per il suo posizionamento unico e premium nel vero Kefir tradizionale, rafforziamo la nostra presenza diretta in Europa”, spiega Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Valsoia. “Questa acquisizione amplia inoltre, ulteriormente, la diversificazione strategica del nostro gruppo sotto il coerente ombrello dei prodotti salutistici e funzionali, accelerando il percorso di crescita all’estero e certamente anche in Italia”, conclude Sassoli de Bianchi.

VENTIVENTI, AFFINAMENTO PIÙ LUNGO PER CINQUE VINI DI PUNTA

Nel distretto vitivinicolo a nord di Modena, Ventiventi continua a definire il proprio percorso nel Metodo Classico con un approccio contemporaneo che unisce visione familiare, precisione tecnica e attenzione al territorio. La cantina della famiglia Razzaboni ha annunciato nei mesi scorsi un’evoluzione significativa: l’allungamento dei tempi di affinamento sui lieviti per i cinque vini di punta. Una decisione nata in modo naturale, seguendo l’evoluzione delle basi in cantina. Quello che inizialmente era stato progettato come un affinamento di circa 30 mesi ha preso una direzione diversa, grazie agli assaggi e alla capacità di ascoltare il vino nel tempo.

“Essere giovani significa avere il lusso di lasciarsi sorprendere. Avevamo previsto 30 mesi, ma all’assaggio abbiamo capito la vera potenzialità dei nostri vitigni”, spiega Andrea Razzaboni, “abbiamo obbedito, scoprendo che, a 40 e 50 mesi, la freschezza non svaniva ma si vestiva di un’eleganza che non osavamo immaginare. Modena non è solo velocità. In cantina, abbiamo imparato che l’eleganza ha bisogno di lentezza”. Per una realtà giovane, scegliere di aspettare più a lungo ha significato accettare un cambio di tecnica e di stile. L’obiettivo era verificare quanto i vitigni potessero evolvere senza perdere il loro carattere immediato e territoriale.

“Diciamo che questo passaggio di affinamento è stato, a tutti gli effetti, una scommessa sulla curva evolutiva che, per un’azienda giovane, è una vera sfida. Abbiamo scoperto che le nostre basi possiedono un potenziale di invecchiamento superiore alle aspettative, dove la terziarizzazione degli aromi non copre la varietalità, ma la esalta, creando una sinergia perfetta tra lo stile modenese e l’eleganza del Metodo Classico”, continua Andrea Razzaboni. L’allungamento dei tempi di permanenza sui lieviti ha portato a vini più completi e armonici, senza rinunciare alla bevibilità che rappresenta uno dei tratti distintivi delle bollicine emiliane. Anche la scelta

vita industriale

Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Valsoia

dei dosaggi si è orientata verso livelli contenuti, lasciando che fossero il tempo e il vitigno a guidare l’equilibrio finale.

“Pignoletto, Lambrusco di Sorbara e Lambrusco Salamino di Santa Croce sono vitigni eccezionali. In partenza temevamo che affinamenti eccessivi potessero far svanire la freschezza delle singole varietà e far perdere l’autenticità delle bevute modenesi, estremizzando la complessità e rischiando di creare forzature”, racconta ancora Razzaboni, “in realtà il risultato ottenuto è stato l’opposto: spumanti eleganti che non necessitano di grandi dosaggi, perché già in grado di raccontare il vitigno ed esprimere pienamente il lavoro svolto in campagna e il lungo affinamento sui lieviti”. Il risultato di questa evoluzione si traduce nei nuovi tempi di affinamento dei cinque Metodo Classico simbolo della cantina: Blanc de Blancs V.2021, Rouge de Noirs V.2021, Ventiventi Rosé V.2020, Ventiventi Brut V.2020 e Ventiventi Pas Dosé V.2020.

Più che inseguire uno stile prestabilito, Ventiventi, la cui storia ha inizio nel 2014 con l’acquisizione dei terreni che, a Medolla, in provincia di Modena, ospitano i 70 ettari di proprietà, di cui 30 vitati, e la cantina ha scelto di seguire il ritmo naturale dei propri vini, lasciando che fossero il tempo e l’esperienza a definire la direzione. Una scelta che racconta bene l’identità della cantina: giovane e dinamica, ma capace di rallentare quando serve. Questa nuova fase si inserisce con coe-

renza nella visione della famiglia Razzaboni, che fin dall’inizio lavora per offrire una lettura contemporanea delle bollicine emiliane, valorizzando i vitigni locali attraverso il Metodo Classico e una filiera completamente controllata.

VERTIV ACQUISISCE PURGE RITE: ECCELLENZA NEI SERVIZI

PER IL LIQUID COOLING

Vertiv, fornitore globale di infrastrutture digitali critiche con sede anche a Bologna, ha annunciato alla fine del 2025 l’acquisizione della società PurgeRite Intermediate LLC, attiva nella fornitura di servizi di lavaggio meccanico, spurgo e filtrazione per data center e altre strutture mission-critical. L’acquisizione, del valore di circa un miliardo di dollari, potenzia le capacità di Vertiv nei servizi di gestione termica e ne consolida la posizione di rilievo globale nei servizi di thermal chain di nuova generazione per sistemi di raffreddamento a liquido. “Siamo entusiasti di dare ufficialmente il benvenuto a PurgeRite in Vertiv, ampliando e approfondendo le nostre competenze nei servizi di gestione dei fluidi”, dichiara il CEO Giordano Albertazzi. “La loro esperienza specializzata nei servizi di gestione dei fluidi completa il nostro portfolio e migliora la nostra capacità di offrire supporto completo, tra prodotti e servizi, per le ap-

plicazioni di calcolo ad alta densità e per l’AI, dove una gestione termica efficiente è fondamentale per prestazioni e affidabilità”. L’high-performance computing (HPC) e le AI Factory richiedono oggi tecnologie di raffreddamento a liquido ed è essenziale implementare e mantenere i circuiti fluidi puliti per massimizzare le prestazioni di raffreddamento. Ciò inizia con un flusso ottimale durante la messa in servizio, assicurando un refrigerante ultra-pulito, privo di aria e chimicamente stabile, e preservando tale equilibrio per mantenere le prestazioni durante l’intero ciclo di vita del sistema. Come sottolineano da Vertiv, l’integrazione delle competenze di PurgeRite con il suo attuale portfolio di gestione termica offrirà vantaggi significativi ai clienti, tra cui: prestazioni del sistema implementate grazie a un miglior trasferimento di calore e all’efficienza delle apparecchiature; minori rischi

Giordano Albertazzi, CEO di Vertiv di inattività grazie all’eccellenza operativa e una maggiore capacità di servizio a supporto delle operazioni globali con qualità costante.

Con sede a Houston, Texas, PurgeRite si è affermata come player di riferimento nel settore del lavaggio meccanico, dello spurgo e della filtrazione per applicazioni data center mission-critical, con solide relazioni con hyperscaler e fornitori di colocation di livello 1. Porta con sé competenze ingegneristiche, tecnologie proprietarie e la capacità di scalare per soddisfare le esigenze dei complessi programmi dei data center, abilitando applicazioni avanzate di raffreddamento a liquido lungo l’intera thermal chain, dai refrigeratori alle CDU (coolant distribution

vita industriale

Da sinistra: Vittorio Razzaboni con i figli Tommaso, Riccardo e Andrea

unit). I servizi dell’azienda si integreranno con le attuali soluzioni di liquid cooling di Vertiv per offrire soluzioni di gestione termica end-to-end, dall’intero edificio alle singole sale, fino alle file di rack e ai rack stessi.

WONDER, SOLUZIONI NATURALI

PER GLI ALLEVATORI

DI COLOMBI VIAGGIATORI

Era il 2013 quando, da un’intuizione del suo fondatore Cristiano Paltrinieri sviluppata insieme al partner Leonardo Levagnini, advisor finanziario a livello internazionale, nasceva Wonder, azienda specializzata nella distribuzione a proprio marchio di mangimi complementari per colombi viaggiatori. I colombi viaggiatori da competizione sono veri e propri ‘atleti alati’ che percorrono settimanalmente centinaia di chilometri e necessitano di cure e preparazione specifici per poter affrontare con successo gare dove i vincitori diventano vere e proprie star, pagate sul mercato di settore anche centinaia di migliaia di euro.

Da qui il grande interesse degli allevatori a fornire loro il massimo supporto in termini

di salute, di alimentazione e di benessere animale. “L’idea iniziale di business si concentrava sull’introdurre nel mercato di riferimento prodotti innovativi e all’epoca sconosciuti basati sulle proprietà dei monogliceridi di acidi grassi; oggi, a più di dieci anni dalla fondazione, Wonder è presente nei mercati di tutto il mondo, con distributori in Europa, Cina, Australia, Sudafrica, Giappone e Middle East”, spiega il CEO di Wonder, Cristiano Paltrinieri. L’azienda modenese si caratterizza quindi come realtà innovativa con il know-how e le competenze per portare nel mercato dei colombi viaggiatori da competizione soluzioni efficaci già brevettate per il livestock market, come nel caso di Wonder Air e Wonder Tonic, prodotti sviluppati insieme ad A.W.P., player di riferimento nella ricerca sulle proprietà antibatteriche e di supporto al sistema immunitario delle fitomolecole e degli olii essenziali. Testati con risultati straordinari nel 2024 e 2025 in Italia e in Belgio, attraverso trial di veterinari specializzati, Wonder Air e Wonder Tonic si caratterizzano quindi come un aiuto fondamentale sia a livello di prevenzione delle possibili infezioni batteriche sia per il supporto a una efficiente attività respiratoria, utile a performare al meglio durante lo sforzo sportivo. “L’aspetto che ci rende maggiormente orgogliosi è essere riusciti dal nulla a diventare un partner credibile per migliaia di appassionati, unica azienda italiana in un mercato dominato da Belgio e Olanda, paesi leader del nostro settore”, continua Paltrinieri. L’acquisto di Wonder Tonic e Wonder Air consente infatti al distributore di qualificarsi con una proposta efficace ed esclusiva e, al tempo stesso, garantisce al cliente finale una soluzione in grado di tenere sotto controllo la salute dei colombi viaggiatori in modo naturale, minimizzando e, in alcuni casi addirittura eliminando, l’utilizzo di antibiotici, come da indicazioni delle recenti normative europee in merito.

“Qualità, ricerca e partnership strategiche con aziende italiane all’avanguardia nella produzione di soluzioni per il mercato zootecnico hanno permesso a una piccola realtà come la nostra di differenziarsi in un mercato di nicchia estremamente competitivo con player di dimensioni completamente diverse dalle nostre. Oggi, senza ombra di dubbio, posso confermare che siamo un punto di riferimen-

to per il settore, con proposte commerciale e di marketing innovative, grazie alla mia esperienza ultratrentennale, da un lato come appassionato e allevatore di colombi viaggiatori, e quindi come utilizzatore finale, dall’altro come esperto di comunicazione e pubblicità, mondo dal quale provengo culturalmente e professionalmente”, conclude Cristiano Paltrinieri.

ZANASI GROUP, IN COSTRUZIONE UNA NUOVA SEDE A FIORANO MODENESE

Un nuovo e importante traguardo per Zanasi Group: nel corso del 2026 ci sarà infatti l’apertura di una nuova sede ai piedi delle colline di Fiorano Modenese, nel modenese. “Questo nuovo centro assistenza rappresenterà il cuore pulsante delle competenze artigianali e tecniche del gruppo”, spiegano dall’azienda. “Ci permetterà di lavorare in modo ancora più efficiente e coordinato, migliorando i processi e ampliando i servizi offerti. L’obiettivo resta quello di garantire ai nostri clienti soluzioni sempre più complete, mantenendo intatti i valori che da sempre ci contraddistinguono in termini di qualità, cura del dettaglio ed eccellenza. Le nostre maestranze altamente specializzate potranno offrire ai clienti Ferra-

ri un’ampia gamma di servizi dedicati a tutte le vetture, a partire da quelle attuali fino alle storiche, con interventi sia di meccanica che di carrozzeria”. Il gruppo è nato con la fondazione di Carrozzeria Zanasi, un’eccellenza storica di Maranello, nel 1961. Tutto ebbe inizio quando Enzo Ferrari, alla ricerca di arti-

vita industriale

Cristiano Paltrinieri, CEO di Wonder

giani capaci di riparare le sue vetture, incontrò Umberto Zanasi, talentuoso carrozziere locale. “La vera svolta avvenne nel 1970 con l’arrivo del battilastra Sergio Martinelli e del verniciatore Adriano Giusti”, raccontano dall’azienda. “All’epoca la carrozzeria Scaglietti, stabilimento nel quale si producono le scocche e i telai

a Modena, cessò di riparare le vetture di serie dei clienti Ferrari, che passarono in gran parte alla Carrozzeria Zanasi. Allo stesso tempo, la casa automobilistica di Maranello concesse un riconoscimento ufficiale a quel semplice rapporto part-time iniziato tempo prima e basato solo sulla stima reciproca di Umberto Zanasi ed Enzo Ferrari, trasformandolo in una vera partnership industriale”. Negli anni, grazie alla visione imprenditoriale di Marco Zanasi che, in collaborazione con l’amministratore delegato Stefano Levoni, ha scelto di adottare una struttura manageriale, l’azienda di Maranello è cresciuta ulteriormente e si è evoluta integrando al suo interno diverse aziende e sviluppando ulteriori professionalità per offrire al cliente un servizio ancora più completo e strutturato. Nasce così “Zanasi Group” con i propri brand Carrozzeria Zanasi, SIM Maranello, Atelier Zanasi e con partnership con eccellenze locali come SCP, Turn Cover Solutions, Letteraf, Peluso Automotive Group. Nel corso del 2024 si è espansa ulteriormente con l’acquisizione di Motor Service, Officina autorizzata Ferrari, realtà modenese con una lunga e importante storia al fianco del Cavallino Rampante. Michele Aporti, direttore generale dell’azienda, continua: “Nell’ultimo anno, abbiamo ulteriormente ampliato la nostra offerta con l’integrazione del reparto vendita vetture Ferrari pre-owned: un servizio esclusivo pensato per chi cerca l’eccellenza. In

qualità di Service ufficiale Ferrari, garantiamo la massima qualità e affidabilità delle vetture da noi trattate, continuando a esaltare l’eccellenza e l’esclusività, caratteristiche imprescindibili di ogni Ferrari”. Zanasi Group è frutto della profonda conoscenza del territorio e del tessuto imprenditoriale in cui opera, che permette di comprenderne a fondo le dinamiche e di interpretare con anticipo le esigenze future, così come di innovare senza perdere la propria identità, in un giusto equilibrio tra radici e futuro. “A sottolineare l’importanza delle tecnologie, abbiamo sviluppato al nostro interno un ente dedicato alle tecnologie, una sorta di reparto di ricerca e sviluppo, con il compito di osservare anche al di fuori del nostro settore e individuare soluzioni innovative capaci di migliorare costantemente efficienza e qualità”, concludono dall’azienda di Fiorano Modenese.

ZANASI, NUOVA EVOLUZIONE

NELLA MARCATURA INDUSTRIALE

Le nuove teste NZ 2.0 per il mondo DOD (drop on demand) costituiscono una significativa evoluzione della marcatura industriale, con cui Zanasi si conferma eccellenza italiana al servizio dell’industria globale. Fondata a Sassuolo, l’azienda ha saputo coniugare negli anni la flessibilità del made in Italy con una costante spinta all’innovazione e rappresenta da oltre quarant’anni un punto di riferimento internazionale nel settore della codifica e marcatura industriale. Progettando e producendo internamente sistemi di stampa a getto d’inchiostro, Zanasi non si limita a fornire macchinari, ma sviluppa soluzioni integrate capaci di adattarsi alle linee di produzione più complesse, producendo in casa anche software e inchiostri. La missione aziendale è chiara: garantire tracciabilità, precisione e affidabilità totale, permettendo alle imprese di ottimizzare i processi e tracciare l’identità del proprio prodotto in ogni fase della filiera. Al centro della strategia di sviluppo di Zanasi vi è un impegno concreto verso la sostenibilità e l’efficienza operativa, sintetizzato nella filosofia delle 3R: robust, reliable, repairable. Questi tre pilastri non sono solo obiettivi tecnici, ma vere e proprie “milestone” proget-

tuali che trovano la loro massima espressione nella tecnologia DOD. Un sistema robust è costruito per durare; reliable significa garantire continuità operativa senza imprevisti; repairable è l’elemento chiave per estendere la vita del sistema e mantenere sotto controllo i costi operativi. I sistemi sono infatti progettati per essere aperti, accessibili e facilmente manutenibili, permettendo interventi rapidi che proteggono l’investimento del cliente nel lungo periodo. In settori come cementifici, acciaierie, legnifici e produzione di tubazioni, le condizioni ambientali (polveri, alte temperature e vibrazioni) sono estreme. È in questo contesto che Zanasi annuncia il lancio delle nuove teste di stampa NZ 2.0. “Nate per elevare gli standard della tecnologia DOD, le NZ 2.0 sono perfettamente integrabili con i sistemi Z402, Z408 e Z408 Pi (quest’ultimo specifico per inchiostri pigmentati). Grazie alla loro struttura modulare e resistente, le teste NZ 2.0 assicurano una stampa sempre nitida e leggibile, riducendo drasticamente i fermi macchina e i costi di gestione”, spiegano dall’azienda sassolese. “Il lancio delle NZ 2.0 intercetta perfettamente l’attuale evoluzione del mercato, sempre più orientato verso la stampa di codici 2D. Siamo nel pieno di una transizione epocale, guidata dalle direttive internazionali GS1 (Sunrise 2027), che vede il tradizionale codice a barre cedere il passo a soluzioni più evolute come il QR Code e il GS1 DataMatrix. I sistemi Zanasi sono pronti per questa sfida, gestendo con estrema precisione la complessità dei codici bidimensionali, capaci di racchiudere una mole di dati infinitamente superiore (lotto, scadenze, certificazioni e link digitali) in spazi estremamente ridotti. Grazie alla rotazione libera della testa e alla precisione del getto, le NZ 2.0 garantiscono una leggibilità perfetta anche su superfici irregolari, assicurando la piena conformità agli standard globali di tracciabilità”, concludono da Zanasi.

vita industriale

INNOVAZIONE E TUTELA DEVONO MUOVERSI INSIEME.

MODENA MILANO PERUGIA TRENTO PADOVA
BREVETTI MARCHI DESIGN

1° Seminario residenziale imprenditori di Confindustria Emilia associazione

A Rimini, il 5 e 6 febbraio, è andata in scena una due giorni di alta formazione, networking e visione strategica sulle sfide future dell’impresa

Una due giorni di alta formazione riservata a imprenditori, CEO e alle future generazioni del tessuto produttivo locale, con l’obiettivo di favorire aggiornamento, confronto e crescita personale e professionale. Un’occasione per sospendere la corsa quotidiana e dedicare tempo alla riflessione, allo scambio di esperienze e alla raccolta di nuovi stimoli da tradurre in azioni concrete, promuovendo al contempo opportunità di networking qualificato. Il 5 e 6 febbraio scorsi, nella cornice del Grand Hotel di Rimini, si è svolto il primo seminario residenziale per imprenditori promosso

da Confindustria Emilia, un’iniziativa inserita nei progetti di mandato della presidenza Bonfiglioli. Il programma si è articolato in tre momenti principali. Il pomeriggio inaugurale è stato dedicato all’analisi del contesto internazionale e al tema della servitization, con gli interventi di Alec Ross (Bologna Business School) ed Enzo Baglieri (SDA Bocconi), che hanno accompagnato i partecipanti nella lettura dei macro-trend globali e nell’esplorazione delle opportunità offerte dall’innovazione dei modelli di business. A seguire, c'è stato spazio per una cena di networking per favorire la contaminazione di esperienze. La seconda giornata si è aperta con approfondimenti trasversali su filiere ad alto potenzia-

le evolutivo - precise agriculture, aerospace, biomedicale e robotica - attraverso il confronto con imprenditori, manager e accademici: Valter Mazzarolo (Free Green Nature), Nabore Benini (NPC Italy), Paola Pirotta (Medtronic) e Bruno Siciliano (Università Federico II di Napoli e PrismaLab). Il pomeriggio conclusivo ha invece posto l’attenzione sull’analisi delle soft skill, di strategie individuali e fattori organizzativi, con l’intervento del professor Marcello Russo (Università di Bologna e Bologna Business School). Quello di febbraio rappresenta soltanto il primo capitolo di un percorso pluriennale: il secondo appuntamento è già programmato per settembre, nell’ambito di FARETE.

Meno arbitro e più giocatore, l’Italia e l’Europa guidino la rivoluzione dell’IA fisica Alec Ross

In un intervento senza filtri, l’esperto di tecnologia e geopolitica, già consigliere di Barack Obama, Alec Ross ha delineato davanti alla platea di imprenditori partecipanti al primo seminario residenziale organizzato da Confindustria Emilia una visione lucida e pragmatica sul futuro dell’economia globale, esortando l’Italia e l’Europa a passare dalla “difesa all’attacco”. Tra geopolitica, innovazione e la necessità di un nuovo contratto sociale, il messaggio di Ross è stato chiaro: per non soccombere, l’Europa deve smettere di regolare il gioco altrui e ricominciare a giocare la propria partita. All’inizio del suo speech, Ross ha spiegato come l’ordine geopolitico sia mutato drasticamente: dopo il dualismo del periodo della Guerra Fredda tra capitalismo democratico, “sponsorizzato” da Stati Uniti ed Europa dell’Ovest, e comunismo sostenuto dall’URSS, dal 1990 in poi si è fatta avanti l’idea del trionfo del modello del capitalismo democratico, ma in realtà abbiamo visto la crescita di altri modelli, ibridi. Da un mondo caratterizzato per decenni da istituzioni come G20 e G8 si è passati infatti a un mondo “GZERO”, contraddistinto dall’assenza di una leadership globale condivisa e in cui le istituzioni multilaterali appaiono frammentate. In questo scenario sono emersi quelli che vengono chiamati “geopolitical swing states”, nazioni che non scelgono più di indossare una maglia fissa (ad esempio quella degli Stati Uniti, degli URSS o della Cina), ma muovono i propri capitali e le proprie alleanze sulla base di interessi specifici e mutevoli. “Non indossano più una maglia”, ha spiegato Ross, citando come esempio la gestione della crisi energetica russa da parte dell’India e di altri stati sovrani nel mondo. Questo, ha sottolineato Ross, ha creato il disordine che vediamo oggi. Secondo Ross, negli ultimi trent’anni l’Europa ha rinunciato a giocare la partita economica e tecnologica, limitandosi al ruolo di arbitro che fischia falli e mostra cartellini gialli, tramite una regolamentazione asfissiante, nella partita tra Stati Uniti e Cina. “Ma l’arbitro non vince mai”, ha evidenziato Alec Ross. Questo eccesso di burocrazia è stato paragonato da Ross a correre una maratona con uno “zaino pieno di sassi”

che rallenta la crescita rispetto a competitor come Stati Uniti, Cina e India, Arabia, che invece possono correre leggeri. Il risultato? L’Italia si trova al 182° posto su 196 stati sovrani nel mondo per tasso di crescita annuale del PIL composto negli ultimi 45 anni: una stagnazione che alimenta la fuga dei giovani

talenti per cercare opportunità all’estero, ad esempio nella Silicon Valley. “I talenti italiani ci sono e sono ovunque: ad Apple, Amazon, Facebook, Google, ma dobbiamo smettere di vivere in una perenne ‘paralisi da analisi’ alimentata dal mito della crisi”, ha incalzato Ross. “Questo è un decennio iniziato e che si concluderà con volatilità, lo so bene. Ma invece di rannicchiarci in una posizione di

difesa, dobbiamo sfruttare le opportunità offerte da questo momento di transizione per passare dalla difesa all’attacco, facendo progetti innovativi e investendo in modi diversi e in nuovi talenti”. Ross ha poi spostato il focus sulla tecnologia, spiegando che in dieci anni siamo passati da 15 a 75 miliardi di dispositivi connessi alla rete nel mondo grazie alla digitalizzazione di processi e settori che non consideriamo tradizionalmente digitali. Una curva che continuerà a crescere grazie all’Intelligenza Artificiale che, ha evidenziato Ross, è molto più di ChatGPT e si articola in quattro tipologie. L’AI Percettiva, che ha la capacità di comprendere dati sensoriali come immagini e suoni (ad es. FaceID o Alexa), ormai consolidata; l’AI Generativa (es. ChatGPT, DeepSeek), in grado di creare contenuti originali, tra cui testi e immagini, un settore sul quale l’Europa è ormai in ritardo per competere sui modelli fondamentali; l’AI Agentica, ossia la fase in cui i sistemi diventano capaci di ragionare, pianificare e agire in modo autonomo, la vera sfida del prossimo anno; infine, l’AI Fisica, che sottolinea l’interazione dell’IA con il mondo fisico tramite robotica, droni e veicoli a guida autonoma. È proprio sull’AI Fisica che l’Italia può eccellere. Ross ha citato esempi d’avanguardia: dai robot dei magazzini di una nota catena statunitense di grandi magazzini costruiti in Abruzzo, alle piattaforme di agricoltura di precisione milanesi che gestiscono milioni di ettari in Brasile, sottolineando che anche il territorio emiliano ha già diversi casi di successo. Infine, Ross ha affrontato il tema del contratto sociale, sostenendo che siamo in una nuova “pausa di Engels”: una fase di transizione tecnologica in cui il vecchio patto industriale è quasi morto e va riscritto. Ross ha poi descritto il concetto di “capitalismo degli stakeholder”, che includa la condivisione del benessere (ad esempio, stock options disponibili per i dipendenti) e ribadito come, per trattenere i giovani, siano necessarie una vera meritocrazia e la valorizzazione delle donne, definite la risorsa più sottovalutata dell’economia italiana. “Oggi o si fa l’Europa o si muore”, ha concluso Ross rimarcando che solo l’ottimismo e l’audacia possono guidare la transizione dalla difesa all’attacco e permettere alle imprese italiane di diventare protagoniste sulla scacchiera globale. “Ottimismo e leadership. Solo gli ottimisti cambiano il mondo. I pessimisti piangono

nel loro caffè e si lamentano di un mondo immaginato, inventato e gestito dagli ottimisti”.

Oltre il prodotto: la servitizzazione come nuova frontiera del valore Enzo Baglieri

Nel contesto di una “tempesta perfetta” fatta di instabilità geopolitica, guerre commerciali e una velocità tecnologica che supera la nostra capacità di adattamento sociale, il mondo industriale si trova a un bivio. Enzo Baglieri, docente di gestione della tecnologia alla Bocconi e alla University of San Diego, ha lanciato un monito chiaro alla platea di imprenditori di Confindustria Emilia: “Dobbiamo cambiare prospettiva: il modello di manufacturing tradizionale, così come lo abbiamo insegnato e vissuto finora, è finito”. Non si tratta di smettere di produrre, ma di comprendere che dal prodotto “nudo” non è più possibile estrarre il valore necessario per sostenere la crescita in un mercato globale saturo e demograficamente stagnante. L’Italia, e in particolare il cuore pulsante dell’Emilia, eccelle nella creazione di prodotti straordinari, frutto di una cultura millenaria che trasforma la meccanica in arte. Tuttavia, Baglieri avverte che questa eccellenza artigianale rischia di diventare una trappola. La tecnologia aumenta la produttività, ma se la domanda non cresce, frenata da un inverno demografico che colpisce le economie avanzate, i prodotti tendono a diventare commodities. Quando l’unica leva di differenziazione rimane il prezzo, l’impresa è destinata a perdere valore a favore di chi controlla o è vicino all’ultimo anello della catena: il servizio e la relazione con il cliente finale. Le PMI emiliane, con un fatturato medio di circa 30 milioni di euro, sono spesso troppo piccole per competere frontalmente con i colossi globali in una logica di puro volume. La strategia di difesa e attacco non può dunque essere solo tecnologica, ma deve riguardare il modello di business. La risposta a questa crisi di valore è la servitizzazione: l’integrazione e l’arricchimento del prodotto fisico con servizi che ne massimizzino l’utilità durante l’intero ciclo di vita. In questo nuovo paradigma, il prodotto non è più il fine ultimo del lavoro aziendale, ma diventa il veicolo per instaurare una relazione continua e proficua con il cliente. Da un modello transazionale si passa a un modello relazionale. La tecnologia digitale e

l’Intelligenza Artificiale non sono minacce, ma i veri motori della servitizzazione. Grazie alla sensoristica e all’analisi dei dati, le imprese infatti possono monitorare le macchine in tempo reale, prevedere i guasti e ritarare le performance da remoto. Guardando ai prossimi vent’anni, Baglieri identifica nella

robotica umanoide il “salto quantico” paragonabile a quello che fu l’automobile per il XX secolo. Le aziende della componentistica emiliana hanno una straordinaria opportunità: la similarità tecnologica tra l’automotive e la robotica umanoide è altissima. Qui l’Italia può eccellere e fare la differenza aggiungendo la “bellezza” e l’empatia nel design dei robot, creando robot che non facciano paura, supe-

rino la freddezza dei modelli puramente funzionali e siano “compagni” (ad esempio per l’assistenza agli anziani). Baglieri ha identificato una scala evolutiva della servitizzazione citando classici di supporti al possesso, come il leasing o i pacchetti di manutenzione, modelli più avanzati come il pay-per-use, dove il cliente paga per l’effettivo utilizzo del bene, o il performance-based, il più complesso, in cui il fornitore viene remunerato (almeno in parte) in base ai risultati ottenuti. Implementare la servitizzazione è complesso perché la logica del servizio (reattività, gestione dell’imprevisto) è l’opposto della logica del manufacturing (pianificazione, stock a magazzino). Per innovare davvero, il consiglio di Baglieri è radicale: “Ripensare il modello di business, creando unità separate dedicate ai nuovi modelli di business e affidandole ai giovani”. Questa trasformazione richiede un salto culturale, l’esempio emblematico è l’auto elettrica cinese: non viene concepita solo come mezzo di trasporto, ma come una batteria mobile integrata nella rete elettrica. Quando è parcheggiata, l’auto continua così a creare valore gestendo i picchi di energia, trasformando un asset statico in una fonte di ricavo ricorrente attraverso il servizio. In un mondo che va verso la deglobalizzazione, la frammentazione delle imprese italiane diventa una vulnerabilità. “Piccolo è bello” non è più un dogma sostenibile quando ci si scontra con giganti globali. La soluzione risiede nella collaborazione di filiera che rappresenta il modo migliore per mitigare il rischio della servitizzazione: le imprese devono imparare a lavorare in modo aggregato, condividendo piattaforme di sperimentazione e conoscenze, pur rimanendo distinte. Solo attraverso la massa critica e la capacità di vendere performance anziché semplici oggetti, il manifatturiero emiliano potrà continuare a trasformare la propria maestria artigianale in ricchezza durevole. “La sperimentazione dei nuovi modelli di business dovrebbe essere affidata a unità dedicate, composte da giovani - i ‘giovani pistoleri’ - capaci di pensare fuori dagli schemi tradizionali e di dialogare con le nuove generazioni di clienti che preferiscono l’accesso al possesso. Attrarre talenti richiede di offrire un sogno, una visione che vada oltre il mantenimento del fatturato, puntando a obiettivi ambiziosi come la sostenibilità e l’innovazione di rottura. Chiamate i ‘giovani pistoleri’, dategli spazio e lasciateli sperimen-

tare. Il mondo non è mai stato cambiato da un business plan, ma da chi aveva un sogno”.

Le sfide di Precise Agricolture, Aerospace e Biomedicale

Valter Mazzarolo, Nabore Benini e Paola Pirotta

La sessione mattutina di venerdì 6 febbraio si è aperta con gli interventi di tre speaker provenienti dal mondo dell’imprenditoria:

Valter Mazzarolo, fondatore della startup innovativa Free Green Nature, ha delineato la via per un’agricoltura profondamente

trasformata dalla tecnologia; Nabore Benini, presidente di NPC - New Production Concept, ha raccontato come è riuscito a trasformare un’eccellenza della meccanica emiliana in una protagonista della nuova corsa allo spazio; Paola Pirotta, amministratrice delegata e CFO Italia di Medtronic, ha sottolineato come la sfida per il biomedicale sia quella di mettere la salute delle persone al centro di ogni scelta tecnologica.

Valter Mazzarolo, inventore di numerosi dispositivi e macchine industriali, tra cui robot agricoli autonomi, sistemi UV-C per la viticoltura senza pesticidi e soluzioni innovative

in diversi settori industriali, ha raccontato la difficoltà di reperire in Italia ingegneri in grado di sviluppare codici di altissimo livello. Per questo motivo, ha costruito una squadra cosmopolita: “Nella nostra azienda parliamo solo lingua inglese“, ha spiegato l’imprenditore, sottolineando come l’IA non sia una ‘scatola magica’, ma un rigoroso sistema matematico capace di garantire precisioni milli-

metriche, ad esempio, nella navigazione e nel riconoscimento della crescita fogliare. Nel suo focus sul mondo dell’agricoltura di precisione, Mazzarolo ha analizzato la differenza tra motore ibrido (diesel di ultima generazione e batterie al litio) e full electric evidenziando come, in un contesto agricolo dove i campi non sono ancora elettrificati, l’ibrido permetta al robot di operare h24, lavorando in modalità elettrica e silenziosa di notte vicino alle abitazioni e ricaricandosi quando necessario. “L’elettrico puro nel settore agricolo è ancora prematuro”, ha affermato, stimando che entro 10 anni il mercato dei trattori sarà

per l’80% a guida autonoma. “Un Paese che non ha ricerca non potrà più andare avanti”, ha evidenziato ancora il fondatore di Free Green Nature esortando a investire in tecnologie proprietarie e microprocessori per non dipendere da potenze estere: “Se avete buone idee portatele avanti, perché solo le buone idee ci distinguono dagli altri”, ha concluso Mazzarolo. Sul palco è poi salito Nabore Benini che durante il suo intervento ha tracciato la rotta di un viaggio che parte dalla via Emilia per arrivare all’orbita terrestre, ribaltando i paradigmi tradizionali del settore. “Se lo fanno in America, lo pos-

siamo fare anche noi”. Con questa folgorazione, nata nel 2012 durante un incontro con un professore del Cal Poly in California, Benini ha costituito l’anno seguente all’interno di NPC (che era stata fondata nel 2002) una nuova business unit denominata Spacemind, dedicata al settore aerospaziale. Spacemind, la cui missione ha la sostenibilità come uno dei pilastri principali, è una realtà italiana che lancia satelliti italiani, utili al sistema imprese, per calcoli, monitoraggi e cloud di dati: un patrimonio importante da conoscere per preservare la proprietà dei nostri dati. Benini ha spiegato come il settore abbia vissuto un

In alto da sinistra: Valter Mazzarolo, Nabore Benini e Paola Pirotta

cambio di passo radicale: se un tempo per un satellite da 600 kg occorrevano 7 anni di lavoro e un miliardo di investimento, oggi la miniaturizzazione permette di ottenere risultati in 7 mesi con un milione di euro. Questo rovesciamento di paradigma, la rivoluzione “1 Billion-1Million”, ha reso lo spazio accessibile anche alle piccole e medie imprese, permettendo applicazioni che spaziano dall’osservazione della terra alla gestione dei dati agricoli. L’imprenditore ha poi richiamato l’attenzione sulla necessità di una sovranità tecnologica italiana sottolineando come l’Italia abbia tutte le competenze meccatroniche e di cybersecurity. Benini ha evidenziato le criticità del settore, tra cui la complessità delle nuove leggi sullo spazio e la fuga di giovani talenti. Il suo invito finale è rivolto alle imprese del territorio: la filiera meccatronica emiliana è già pronta per lo spazio, mancano solo la pianificazione a lungo termine e gli input per nuove missioni.

network Medtronic. Con un fatturato di un miliardo di dollari nel nostro Paese e circa 1.500 dipendenti, l’azienda trova nel tessuto dell’Emilia-Romagna un “fiore all’occhiello”, in particolare nel distretto di Mirandola che, insieme alle sedi di Rolo e Reggiolo, non rappresenta solo una capacità produttiva, ma una filiera pratica fatta di competenze di altissima qualità. In una regione che incide per il 15% sul fatturato nazionale del settore (pari a 20 miliardi di euro), il biomedicale si conferma un motore economico e un attrattore di capitali esteri vitale per il sistema Paese. Pirotta ha poi delineato le sfide di un sistema sanitario che deve affrontare l’invecchiamento della popolazione (l’Italia è il terzo paese più longevo al mondo) e la gestione delle malattie croniche, che colpiscono il 40% della popolazione. La risposta a questo dilemma tra bisogni crescenti e sostenibilità economica è, secondo Pirotta, l’innovazione tecnologica grazie a

“Siamo dei system integrator”, ha concluso Benini, “abbiamo però bisogno di obiettivi per mettere a frutto l’eccellenza che ci contraddistingue come territorio”. Paola Pirotta, amministratrice delegata di Medtronic Italia e presidente di Assobiomedicali (Confindustria Dispositivi Medici), citando il fondatore di Medtronic, l’ingegner Bakken, ha ricordato che l’obiettivo dell’azienda punto di riferimento mondiale nell’healthcare technology non è “limitarsi” a costruire dispositivi medici, ma continuare a investire e innovare in soluzioni e strumenti capaci di avere un impatto sulla vita delle persone migliorandone la qualità. Medtronic aiuta oggi due pazienti ogni secondo in oltre 150 Paesi in tutto il mondo e l’Italia ricopre un ruolo strategico fondamentale, posizionandosi al quinto posto nel mondo per importanza all’interno del

frontiere che sono già realtà come IA, robotica e tecniche mini-invasive. Per passare da un sistema “buono” a uno “eccellente” Pirotta ha sottolineato la necessità di guardare in faccia la realtà: l’innovazione non può essere a “macchia di leopardo”. Il principale ostacolo oggi non è la mancanza di talenti o competenze

- che le università italiane formano con eccellenza - ma la rigidità burocratica. I tempi di immissione sul mercato dei dispositivi medici sono infatti spesso troppo lunghi rispetto ai cicli di innovazione. La conclusione è un appello alla collaborazione: imprese, istituzioni e clinici devono agire come un’unica squadra. Perché, come ha ricordato Paola Pirotta, “la tecnologia non è il futuro, il futuro è ciò che facciamo insieme con la tecnologia”.

L’umanesimo tecnologico: la sfida italiana tra intelligenza fisica e centralità dell’uomo Bruno Siciliano

“La robotica è la connessione intelligente tra percezione e azione”. Con questa definizione, quasi un mantra per chi da oltre 35 anni insegna la materia, Bruno Siciliano, professore ordinario alla Federico II di Napoli e tra i massimi esperti mondiali di robotica, ha

aperto il suo intervento davanti alla platea di imprenditori partecipanti al primo seminario residenziale di Confindustria Emilia. Siciliano non si è limitato a una panoramica tecnica e di dati di mercato, ma ha tracciato una visione filosofica e geopolitica del futuro: l’umanesimo tecnologico. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sembra dominare ogni discorso sul progresso, Siciliano ha riportato

infatti l’attenzione sulla fisicità, sull’interazione e sul valore intrinseco della persona, ricordando che la tecnologia è, e deve restare, un mezzo per potenziare l’intelligenza naturale. I numeri della Federazione Internazionale di Robotica (IFR) presentati da Siciliano parlano chiaro: nel 2024 si sono registrate circa mezzo milione di nuove installazioni di robot per applicazioni industriali a livello globale, con una crescita stabile, e oltre 200.000 unità nella robotica di servizio, con una crescita del 9%: è in quest’ultimo ambito, che spazia dall’agrifood al biomedicale, che si gioca la sfida dell’innovazione più vicina al sociale. In questo scenario, l’Italia si conferma sesto mercato mondiale (secondo in Europa dopo la Germania) in un settore dominato dalla Cina che ormai da anni fa la parte del leone, specialmente nel comparto degli umanoidi. La vera rivoluzione è quella dello sviluppo di quella che Siciliano definisce Physical AI (Intelligenza Artificiale Fisica). Se l’IA “cognitiva” (come ChatGPT) elabora dati e testi, la sfida della robotica è l’embodiment: dare a questi algoritmi un corpo capace di interagire con il mondo sensibile, un’intelligenza non solo

integrare sensori tattili avanzati (Internet of Skills) per interagire con l’ambiente e con l’uomo in modalità “plug and play”, tipica dei Cobot (robot collaborativi). Nonostante l’attrattiva dei robot antropomorfi visti al CES di Las Vegas, Siciliano ha voluto smitizzare l’ossessione mediatica per i robot umanoidi invitando al realismo: “Siamo ad almeno 20 anni di distanza da un umanoide domestico che possa diventare un prodotto commerciale di massa”. Al momento, queste macchine presentano costi proibitivi (4-5 volte superiori a un braccio robotico su base mobile) e sfide ingegneristiche complesse, come la stabilità

neuronale, ma anche corporale. È il passaggio dall’ICT (Information & Communication Technology) all’InterAction Technology (IAT), in cui la vera sfida non è solo elaborare dati, ma tradurli in azione fisica sicura ed efficace. Proprio come un neonato impara toccando il mondo, i robot del futuro dovranno

della deambulazione bipede. Siciliano ha poi messo in guardia l’uditorio dall’“effetto sandwich” che schiaccia l’Europa tra due colossi: da un lato gli Stati Uniti, con una mentalità imprenditoriale spregiudicata, alimentata da enormi capitali di rischio e dall’altro la Cina, che grazie a una massiccia azione

governativa sta diventando il leader indiscusso della produzione. La sfida europea, e italiana in particolare, deve essere dunque quella dell’umanesimo tecnologico, l’integrazione tra tecnologia e valori. “In Europa e in Italia la centralità della persona è fondamentale”, ha ribadito Siciliano. Questo si traduce, ad esempio, nella robotica indossabile: gli esoscheletri non sono più chimere da laboratorio, ma strumenti già disponibili a costi contenuti, una tecnologia già matura che può migliorare la qualità del lavoro, riducendo i disturbi muscoloscheletrici e permettere agli operatori di svolgere compiti gravosi con posture ergonomiche trasformando il lavoro fisico in un’attività meno logorante. Il settore biomedicale rappresenta la frontiera più avanzata di questa visione: dalla chirurgia assistita allo sviluppo di capsule robotizzate per interventi meno invasivi, l’obiettivo è elevare lo standard di cura. Siciliano ha parlato di Internet of Skills, un’evoluzione dell’Internet of Things dove non si scambiano solo dati, ma competenze fisiche, permettendo la remotizzazione di lavori complessi. Questa evoluzione porta con sé sfide etiche enormi,

dato che con l’avvento della robotica fisica, il tracking non riguarderà più solo i nostri dati digitali, ma il corpo stesso, rendendo la cybersecurity una questione di integrità fisica. Fondamentale, dunque, sarà la roboetica, che non riguarda la coscienza dei robot, ma quella di chi li progetta e li utilizza per progettare macchine che rispettino la privacy, la sicurezza e la sostenibilità. Il professor Bruno Siciliano ha chiuso con un appello a investire nell’integrazione tra questa tecnologia robotica e Intelligenza Artificiale

con l’intelligenza naturale: “La tecnologia alza l’asticella: affidandole i compiti routinari e stressanti guadagneremo tempo e lucidità per esprimere al meglio e liberare la nostra intelligenza naturale”. Il messaggio finale di Siciliano è un invito all’ottimismo tecnologico, ma con giudizio: “Chi fa ricerca deve sognare”, ha concluso, ma il sogno deve essere sempre ancorato al valore della persona e alla sostenibilità del nostro futuro.

Oltre il mismatch: la nuova grammatica del lavoro tra generazioni e flessibilità

Marcello Russo

In un mondo del lavoro in rapida trasformazione, il divario tra chi guida le imprese e chi vi entra per la prima volta non è mai stato così profondo. Durante il suo intervento, Marcello Russo, docente di organizzazione aziendale presso l’Università di Bologna e direttore del Global MBA presso la Bologna Business School, ha delineato i contorni di quello che definisce un mismatch pericoloso: una frattura tra le aspettative delle nuove generazioni e le pratiche manageriali consolidate. Russo ha aperto la sua riflessione scardinando uno dei pregiudizi più radicati nelle culture aziendali italiane: l’associazione tra presenza fisica e impegno. Attraverso un esperimento psicologico, ha dimostrato come i manager tendano a giudicare più positivamente dipendenti come “Giovanni”, una figura

ipotetica sempre presente in ufficio, anche nei weekend, assegnando loro etichette di devozione e affidabilità a prescindere dai risultati reali. Questo bias cognitivo, secondo Russo, è un retaggio del passato che la pandemia ha messo in crisi, ma che molti faticano ad abbandonare. La realtà odierna vede convivere quattro generazioni (Baby Boomers, Gen X, Millennials e Gen Z), ciascuna con interpretazioni della carriera diametralmente opposte. Se per i più anziani il lavoro è spesso sinonimo di sacrificio e presenza, per i giovani i pilastri sono il work-life balance, la flessibilità e la ricerca di un significato che vada oltre il semplice profitto. Russo ha invitato poi a superare la narrazione del “giovane pigro” o dipendente dallo smartphone. I dati citati, come alcuni report di Deloitte, mostrano una generazione Z at-

tenta alla salute mentale e alla trasparenza. Il problema può nascere secondo Russo quando i manager proiettano le proprie ambizioni sui collaboratori: “L’errore è pensare che i colleghi siano pronti a sacrificare tutto per raggiungere quella che è spesso un’ambizione personale del leader”, ha ammonito Russo. Questo approccio non fa che alimentare il turnover, poiché i giovani oggi non hanno timore di alzare la mano e dichiarare di essere in difficoltà o di cercare altrove un ambiente più stimolante. Per ricomporre questa frattura, Russo propone l’adozione di un “paradoxical mindset”: la capacità di gestire simultaneamente obiettivi apparentemente contrapposti, come l’autonomia del dipendente e la necessità di controllo dell’azienda. Invece di scegliere tra A (ufficio) e B (casa), le organizzazioni devono trovare una terza via che sintetizzi le esigenze. Esempi virtuosi arrivano da realtà che hanno riorganizzato il lavoro in modo partecipativo, come Medici Senza Frontiere, dove i processi sono stati ridisegnati non in base al numero di giorni a casa, ma alla natura delle attività da svolgere. Anche nel settore manifatturiero, dove lo smart working è più complesso, la sfida è rendere attrattivo il ruolo del “blue collar”, puntando ad esempio sulla formazione specializzata e sul riconoscimento del valore sociale del lavoro. In conclusione, secondo Russo la sostenibilità di una carriera non si misura più solo in termini di produttività, ma anche di felicità e salute fisica e mentale del lavoratore. Il consiglio finale di Russo per le imprese è un cambio di prospettiva nel processo di inserimento: invece di chiedere al nuovo assunto “cosa puoi dare tu a questa azienda?”, i leader dovrebbero iniziare chiedendo: “Che cosa possiamo fare noi per metterti in condizione di raggiungere i tuoi obiettivi?”. È in questa apertura al servizio e all’ascolto che risiede la chiave per trattenere i talenti e garantire il futuro del tessuto imprenditoriale.

Se Scappi, Ti Assumo associazione

Al via il progetto di Confindustria Emilia per l’inclusione nel mondo del lavoro dei migranti ospitati nei centri di accoglienza in provincia di Bologna

Tra il 2024 e il 2028 si stima per l’Emilia-Romagna un fabbisogno di oltre 300.000 nuovi lavoratori, rappresentando l’8,4% del fabbisogno nazionale totale della forza lavoro. Secondo i dati Ocse, nel 2060 in Italia ci sarà una mancanza del 34% di forza lavoro. Per affrontare la crescente carenza di manodopera e offrire alle imprese nuove opportunità di incontro tra domanda e offerta, Confindustria Emilia ha presentato lo scorso 9 dicembre nel corso di una conferenza stampa nella sede di via San Domenico il progetto “Se Scappi, Ti Assumo”, un percorso di inclusione nel mondo del lavoro rivolto ai migranti già ospitati nei CAS - Centri di Accoglienza Straordinaria presenti sul territorio, a partire da quello della Città Metropolitana di Bologna. Nel 2025 sono arrivate in Emilia-Romagna 4.290 persone di 47 nazionalità diverse, accolte in strutture CAS. Gli ospiti dei CAS possono essere assunti dalle imprese, purché siano in possesso di un permesso di soggiorno che consenta l’accesso al mercato del lavoro. Nella Città Metropolitana di Bologna nel 2024 si contavano 3.558 posti di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, con la maggior parte degli utenti in età lavorativa (35% tra 18-25 anni). La media settimanale dei nuovi arrivati da gennaio a ottobre 2025 (dati ISTAT) era di 22 persone a Bologna, 8 a Ferrara e 16 a Modena su un totale di residenti stranieri al 1° gennaio 2025 che per Bologna è pari a 123.343, a Ferrara 37.429 e a Modena 95.314. Il progetto, realizzato in collaborazione con Seneca Impresa Sociale e Arca di Noè, ha preso il via il 16 settembre scorso con un incontro di presentazione alle imprese, dura 12 mesi comprensivi di fasi di

selezione, formazione linguistica e civica, laboratori per il cv e corsi di formazione per lo sviluppo di competenze tecniche e ha l’obiettivo di inserire al lavoro 250 migranti. Grazie alla mappatura dei fabbisogni delle imprese, realizzata per raccogliere informazioni sui profili più richiesti e sulle competenze necessarie, sono emersi 174 profili professionali, tra cui i più ricercati sono: autisti, addetti ai servizi di pulizia, addetti alla produzione e assistenti alla persona. Contemporaneamente, è stato avviato il percorso di inclusione delle persone ospitate dalle strutture CAS che hanno manifestato interesse a intraprendere il percorso di inclusione lavorativa. I profili che hanno aderito hanno fatto colloqui con job

specialist che li hanno supportati nella creazione del bilancio delle competenze narrativo e del curriculum vitae e sono stati inoltre organizzati corsi di italiano di base e professionalizzante di durata diversa a seconda della competenza delle persone. A gennaio 2026, poi, si sono svolte alcune sessioni di formazione dedicate agli hr delle imprese, finalizzate a sviluppare competenze specifiche nella lettura e nella valutazione di cv non standardizzati e nella conduzione di laboratori con migranti, e si avvieranno in collaborazione con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil corsi sul tema “Diritti e doveri dei lavoratori”. Ad oggi, sono circa una decina i candidati già assunti o in fase di primo inserimento in un’a-

zienda del territorio. “Il progetto mira a costruire una società più inclusiva, valorizzando sia le com petenze già acquisite sia quelle sviluppate dai lavoratori migran ti già presenti sul territorio e che hanno già una prima, seppur temporanea, soluzione abitati va. L’iniziativa punta a facilitare l’integrazione e a rispondere alla crescente carenza di pro fili tecnici e manodopera sul territorio, garantendo alle imprese coinvolte di accedere a candidati già pronti all’inserimento, con competenze e abilità legate ai loro fabbisogni produttivi”, dichiara Sonia Bonfiglioli, presidente di Confindustria Emilia Area Centro. “‘Se Scappi, Ti Assumo’ permette di trasformare l’accoglienza in un percorso di atti vazione immediata: lingua, competenze, orientamento e accompagnamento al lavoro. Lavoriamo insieme alle imprese per valorizza re le competenze delle persone migranti già presenti sul territorio e offrire candidati real mente pronti all’inserimento. I primi risul tati mostrano che questo modello funziona:

imprese coinvolte e i primi colloqui già avviati. È un progetto che unisce inclusione e risposta ai fabbisogni produttivi del territorio”, afferma Renzo Colucci, direttore generale di Seneca Impresa sociale. “Cgil, Cisl e Uil parteciperanno e offriranno il contributo delle rispettive organizzazioni per garantire una formazione di base, nelle proprie sedi, riguardo i diritti e i doveri sul la-

voro, la conoscenza dei contratti e della legislazione sul lavoro. Oggi, assistiamo ancora ad una sensibile disparità tra i cittadini italiani e stranieri in termini di salario, precarietà, sicurezza sul lavoro e accesso alla casa e il lavoro rappresenta da sempre il primo volano di integrazione e dignità sociale, è quindi importante che sia accompagnato e ben tutelato. Per queste ragioni abbiamo salutato positivamente il progetto ‘Se Scappi, Ti Assumo’ ed accolto la proposta di coinvolgimento che ci è arrivata dalla presidente di Confindustria Emilia Area Centro”, dichiarano congiuntamente le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. “Il progetto di Confindustria Emilia è un’operazione molto bella, lungimirante e di civiltà che incrocia le esigenze delle imprese provando a dare ai migranti un’occasione per costruirsi un futuro dignitoso in Emilia-Romagna. Chi arriva nelle nostre città, spesso dopo esperienze drammatiche, deve avere la possibilità di integrarsi attraverso il lavoro. In questo modo gli imprenditori possono trovare nei giovani appositamente formati la manodopera da inserire nei processi produttivi e, contemporaneamente, si allontanano i ragazzi dai pericoli della strada. ‘Se Scappi, Ti Assumo’ è un’esperienza pilota innovativa di economia sociale, modello da emulare e ampliare, che la Regione vuole sostenere. Dimostra l’importanza di lavorare insieme, fra associazioni imprenditoriali, cooperative sociali e organizzazioni sindacali, e deve servire a tutti noi per guardare con occhiali nuovi al tema delle migrazioni”, conclude Vincenzo Colla, vicepresidente con delega a sviluppo economico e green economy, energia, formazione professionale, università e ricerca della Regione Emilia-Romagna.

servizi emilia

Il 14 e 15 settembre

torna l’appuntamento con FARETE

di MT

Lunedì 14 e martedì 15 settembre 2026 torna FARETE, l’evento annuale dedicato alle imprese, promosso e orga nizzato da Confindustria Emilia. L’edizione 2026 della manifestazio ne, la tredicesima, si svolgerà in una nuova location, il Bologna Congress Center Piazza della Costituzione 4/a. “Il coraggio di trasformarsi” sarà il tema che guiderà il nuovo format della due giorni, che nasce dall’evoluzione del concept Codice Emilia, per valorizzare l’identità imprenditoriale del territorio e trasformarla in un’esperienza integrata di networking, formazione e innovazione. Un contenitore dinamico in si limitano a partecipare, ma costrui scono relazioni, aprono nuove pro spettive di crescita e trasformano le idee in opportunità. Un hub di contenuti il cui obiettivo è generare valore mettendo al centro cultura d’impresa e visione strategica, formazio ne qualificata (per imprenditori, manager e professionisti, prime linee, responsabili di funzione, tecnici e giova ni talenti), condivisione di best practices aziendali, B2B nazionali e internazionali ad alto potenziale e workshop. Come di consueto, ad aprire la manife stazione sarà l’Assemblea Pubblica Confindustria Emilia, in programma lunedì 14 settembre alle ore 10 sul palco del Teatro EuropAuditorium, mentre a chiudere la due giorni il po meriggio del secondo giorno sarà l’evento organizzato dal Gruppo Giovani Imprendi tori di Confindustria Emilia. Nel corso dell’edizione 2026 di FARETE saranno diverse le opportunità a disposizione di imprese e visitatori, a partire dalla seconda puntata del Seminario Imprendi-

tori di Confindustria Emilia. La sessione pomeridiana di lunedì 14 settembre sarà dedicata alla scoperta dei principali trend tecnologici e di mercato del prossimo futuro con l’introduzione ispirazionale del divulgatore digitale Rudy Bandiera alla quale presentazioni di le più importanti del portfolio di CDP Venture, accompagnate da una sessione di analisi dei relativi settori tecnologici di rifericon un focus specifico su quattro tematiche: Industria 4.0 & Manufacturing; Energia pulita, decarbonizzazione ed efficienza energetica; AI, Quantum & Cybersecurity; Persone, Sostenibilità & Soluzioni per la forza

mattinata di martedì 15 settembre vedrà invece il momento formativo legaHuman Centric Automation di Confindustria Emilia con una sessione, organizzata insieme a Boston Consulting Group, che avrà l’obiettivo di fare il punto sullo stato dell’arte delle possibili applicazioni, attraverso case studies, e descrivere quali siano i settori che maggiormente stanno traendo beneficio dalla loro adozione.

Un piano dell’ex Gam sarà poi dedicato al mondo della Subfornitura, della supply chain e delle operations per favorire incontri B2B e momenti di networking tra le imprese aderenti alla Piattaforma della Subfornitura

di Confindustria Emilia e visitatori e operatori del settore. Non mancheranno nemmeno le tradizionali aree tematiche promosse da Confindustria Emilia. L’International Club, anche quest’anno, offrirà gratuitamente alle imprese manifatturiere associate l’accesso privilegiato a incontri B2B con buyer internazionali selezionati, provenienti da Europa, America Latina e Africa. Il Desk Tax & Legal Global Services, invece, metterà come di consueto a disposizione consulenze specialistiche one to one in ambito fiscale, legale e societario, con oltre 40 professionisti esperti in normative italiane ed estere.

Per i visitatori la partecipazione a FARETE è sempre gratuita e quest’anno sarà consentito a tutti, registrandosi sul sito della manifestazione, accedere alle agende di appuntamenti per fissare incontri B2B con le aziende presenti.

È possibile prendere parte attivamente a FARETE 2026 attraverso spazi B2B, riservati in via prioritaria alle aziende manifatturiere (subfornitura, buyer, HR manager) nei quali sarà possibile incontrare, tramite un’agenda di appuntamenti da gestire in autonomia, clienti, partner e buyer in un contesto professionale e qualificato. Come di consueto sarà poi possibile per le imprese organizzare dei workshop tematici, occasioni formative e promozionali dedicate, in sale professionali da 50 a 120 posti, con slot da 60 o 90 minuti. Per ricevere maggiori informazioni sull’evento e sulle possibilità di partecipazione e sponsorizzazione è possibile contattare i seguenti riferimenti: farete@confindustriaemilia.it; 051 6317322 / 0532 067403 / 051 6317242

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associazione

4^ edizione Osservatori di Filiera: crescita, innovazione ed export trainano le imprese di Confindustria Emilia

La

quarta edizione degli Osservatori di filiera fotografa un sistema produttivo solido, competitivo e fortemente orientato alla crescita, capace di mantenere performance

superiori alle medie nazionali e regionali nonostante un contesto economico complesso

In un contesto economico complesso e incerto, il sistema produttivo del territorio emiliano conferma la propria tenuta.

È il quadro che emerge dalla quarta edizione degli Osservatori di filiera di Confindustria Emilia Area Centro, realizzati in collaborazione con CRIF; lo studio, basato sui dati raccolti nel 2025 e riferiti al triennio 2022-2024, propone come di consueto un’analisi comparativa delle performance economico-finanziarie delle imprese associate rispetto ai benchmark provinciali, regionali e nazionali.

Il progetto si propone di fornire una fotografia puntuale dello stato di salute delle filiere produttive, con particolare attenzione al comparto manifatturiero che rappresenta la spina dorsale dell’economia locale. Attraverso un sistema strutturato di indicatori economici, finanziari e di performance, elaborati per ciascuna filiera e per i diversi anelli della catena del valore, gli Osservatori mettono a disposizione delle imprese associate strumenti di riferimento utili per valutazioni strategiche e confronti oggettivi.

La comunità di Confindustria Emilia raggruppa oltre 3.400 imprese distribuite tra le province di Bologna, Modena e Ferrara che, nel 2024, hanno espresso un fatturato complessivo superiore ai 97 miliardi di euro e hanno impiegato circa 278 mila

lavoratori. Numeri che testimoniano la centralità del sistema produttivo emiliano nel panorama nazionale e il suo contributo determinante alla crescita del territorio.

La resilienza del sistema produttivo emiliano

Nonostante una congiuntura economica complessa, segnata da rallentamento della domanda internazionale, tensioni geopolitiche, pressioni inflazionistiche, incremento del costo del lavoro e livelli ancora elevati dei tassi di interesse e dei costi energetici, le imprese associate hanno mostrato una significativa capacità di tenuta. Il fatturato medio e il numero medio di dipendenti risultano superiori rispetto alle medie nazionali, regionali e delle tre province di riferimento. Anche gli indicatori di redditività e di performance si mantengono su livelli più elevati rispetto ai contesti territoriali comparati.

In particolare, nel 2024 la maggior parte delle filiere ha registrato un fatturato sostanzialmente allineato a quello dell’anno precedente. Va tuttavia precisato che il decremento complessivo di circa 2 miliardi di euro che si registrato è riconducibile a modifiche nei criteri di contabilizzazione dei ricavi e non a una contrazione delle attività operative. In particolare, la filiera Facilities evidenzia un calo legato proprio a questo cambiamento contabile. La flessio-

ne della filiera Energia è invece attribuibile principalmente all’andamento decrescente del prezzo del gas e dell’energia, registrato nello slot temporaneo oggetto dell’analisi, mentre la crescita della filiera Automotive è stata sostenuta dall’espansione di diverse imprese associate, a partire dai produttori di automobili, oltre che dall’ingresso di un nuovo e rilevante associato.

Redditività e investimenti nel triennio 2022-2024

Sotto il profilo della redditività, i risultati del triennio 2022-2024 confermano un trend positivo e si mantengono su valori superiori rispetto ad altre aree geografiche. Pur in un contesto complesso e in continua evoluzione come quello del periodo 20222024, la comunità di imprese di Confindustria Emilia dimostra una significativa capacità di tenuta.

I risultati relativi a fatturato, export, Ebitda e utile ante imposte, dipendenti, export e indice di innovazione confermano infatti la resilienza del sistema produttivo territoriale di fronte alle variabili che hanno caratterizzato il periodo e si mantengono superiori o in linea alle medie registrate nelle varie aree geografiche. Allo stesso modo, i livelli di investimento e la posizione finanziaria netta evidenziano strutture aziendali solide e orientate alla crescita futura. Nel triennio 2022-2024 è proseguito il

trend di crescita dell’Ebitda sul fatturato delle imprese associate: dall’11,4% nel 2022 si passa al 12% nel 2023, fino al 12,2% nel 2024. Il dato medio del periodo si attesta al 12%, a fronte di una media nazionale dell’8,6%. Ancora superiore è la performance delle cinque filiere top performer: Packaging, Energia, Automotive, Digital, Costruzioni e Infrastrutture, nelle quali l’Ebitda medio supera il 18%, evidenziando punte di eccellenza che trainano l’intero sistema. Anche l’utile ante imposte conferma risultati significativi: 6,8% contro una media nazionale del 5,1% e gli investimenti in rapporto al fatturato si attestano al 5,9%, rispetto al 5,2% della media nazionale. Si tratta di indicatori che riflettono non solo la capacità di generare valore, ma anche la volontà di reinvestire risorse per sostenere la crescita futura, rafforzan -

do strutture aziendali già solide sotto il profilo finanziario.

Export e innovazione come leve competitive

L’export rappresenta un altro pilastro della competitività delle imprese associate a Confindustria Emilia Area Centro. Considerando le società di capitali con fatturato superiore ai 500 mila euro, circa il 54% delle imprese associate sono esportatrici, in crescita rispetto al 53% rilevato nel 2023. L’incidenza dell’export sul totale del fatturato si attesta al 34,6%, anch’essa in lieve aumento rispetto al 34,4% dell’anno precedente. Se poi si considerano le dieci filiere top performer, (Automotive, Costruzioni e Infrastrutture, Digital, Energia, Home, Macchine, Moda e Lusso, Packaging, Plastica, Veicoli industriali), i dati risultano

ancora più elevati: oltre il 76% delle imprese è attivo sui mercati internazionali e l’export incide per più del 41% sul fatturato complessivo (rispettivamente 74% e 40% nel 2023). Ciò conferma la forte vocazione internazionale del tessuto produttivo emiliano, capace di competere con successo in mercati complessi e altamente selettivi. In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e da mercati sempre più selettivi, la capacità di presidiare i mercati esteri costituisce un fattore competitivo determinante. I risultati registrati testimoniano la qualità dei prodotti, la solidità delle relazioni commerciali e la capacità delle imprese di innovare e adattarsi alle richieste della domanda internazionale.

Accanto ai risultati economici e commerciali, il tema dell’innovazione assume un ruolo centrale nell’analisi. Secondo l’Innovation Score elaborato da CRIF, che valuta

il livello di innovazione delle aziende, il 29,5% delle imprese associate ha ottenuto 1, il massimo punteggio, a fronte del 10,4%, registrato tra le aziende con sede nel resto d’Italia (sempre considerando le società di capitali con fatturato superiore ai 500 mila euro). Un dato che certifica come le imprese di Confindustria Emilia Area Centro siano tra le più innovative del Paese. La percentuale supera il 45% se si considerano le cinque filiere top performer, Chimica e Farmaceutica, Veicoli industriali, Packaging, Macchine e Salute, dove investimenti in ricerca e sviluppo, brevetti registrati e tecnologie adottate testimoniano un orientamento strutturale verso l’innovazione. Va tuttavia evidenziato che il dato complessivo risulta in calo rispetto al 2023, quando la quota di imprese

con punteggio massimo era pari al 34%.

Un elemento che suggerisce la necessità di continuare a mantenere alta l’attenzione sulle politiche di sostegno agli investimenti in ricerca e sviluppo e trasformazione digitale in un contesto in cui la competitività si gioca sempre più sulla capacità di anticipare le trasformazioni tecnologiche e di mercato.

La quarta edizione degli Osservatori di filiera restituisce l’immagine di un sistema produttivo che, pur operando in un contesto complesso e instabile, dimostra capacità di adattamento, e orientamento alla crescita. I risultati relativi a fatturato, Ebitda, utile ante imposte, export, occupazione e innovazione confermano la resilienza del tessuto imprenditoriale territoriale e la sua capacità di mantenersi su livelli superiori o in linea rispetto alle medie nazionali e regionali. Con questo lavoro di analisi e monitoraggio, Confindustria Emilia Area Centro consolida il proprio ruolo di riferimento per il sistema produttivo locale. I numeri del triennio 2022-2024 non si limitano a certificare la resilienza delle imprese: delineano un percorso di sviluppo che punta su innovazione, apertura ai mercati esteri e nuovi investimenti come leve decisive per rafforzare la competitività nei prossimi anni.

I Il Club dei Quality Manager ospite di S.I.T. - Società Italiana Tecnospazzole

l 6 novembre scorso S.I.T. Società Italiana Tecnospazzole, azienda storica di Casalecchio di Reno, Bologna, che fabbrica soluzioni professionali e applicazioni industriali e sportive su misura destinate alla finitura superficiale che esporta in oltre 70 Paesi, ha ospitato il primo meeting in presenza del Club dei Quality Manager, nato all’inizio del 2024 sotto l’egida di Confindustria Emilia. Questo primo appuntamento offline ha fatto seguito a una serie di precedenti meeting online del Club, che hanno riguardato, tra l’altro: la misura dell’efficacia dei sistemi di gestione per il management aziendale; la mappatura dei processi; i metodi e le tecnologie per governarli; la scelta degli indicatori per i processi mappati; i KPI economico-finanziari relativi.

L’appuntamento ha avuto lo scopo di illustrare l’esperienza S.I.T. nella strutturazione e gestione dei processi di valutazione dei fornitori e di progettazione innovativa per stimolare il confronto con i membri del Club e riceverne un feed-back di giudizi e di idee. I relatori sono stati introdotti dall’amministratore delegato di S.I.T. Alessandro Acquaderni, che ha presentato l’azienda e i capisaldi strategici in cui è inscritto il disegno dei processi organizzativi: “Abbiamo voluto aprire le porte di S.I.T. ai colleghi Quality Manager di Confindustria Emilia con uno spirito molto chiaro: condividere in modo trasparente i nostri processi e metterli a disposizione del confronto. Lasciare che i nostri manager presentassero il proprio lavoro è stato un atto di apertura e di responsabilità, ma soprattutto un’opportunità di crescita. Il dialogo che ne è nato, ricco di osservazioni e spunti di miglioramento, conferma una convinzione che per noi è centrale: l’innovazione non è un evento, ma un processo continuo. L’open innovation e l’ongoing innovation fanno parte della ragione esistenziale di S.I.T., e momenti come questo ne sono una concreta espressione”. Il meeting ha poi visto gli interventi di Fabrizio Tagliapietra, responsabile ufficio acquisti

di S.I.T., che ha illustrato il processo di valutazione e gestione dei fornitori e Luca Degli Esposti, responsabile ufficio tecnico S.I.T., che ha illustrato invece il processo di progettazione innovativa, con la chiosa dei rispettivi discussant Alberto Mari, valutatore di sistemi qualità ISO9001 AICQ-SICEV ed esperto UMIQ e Nicola Gigante, ispettore Accredia. Gli interventi proposti hanno suscitato l’interesse dei membri del Club intervenuti: “È stata un’ottima opportunità per fare networking conoscendo colleghi del settore con i quali scambiare esperienze, metodi e soluzioni su temi rilevanti che ci accomunano. Nello specifico ho apprezzato il risultato che ha raggiunto il team S.I.T. nel processo di valutazione e gestione dei fornitori di cui Fabrizio Tagliapietra è responsabile. Il metodo adottato restituisce una visione completa del parco fornitori, valutando in modo congruo e pesato secondo le necessità di S.I.T. diversi aspetti ritenuti rilevanti di differente natura. Inoltre, l’automatizzazione del software permette un’analisi dei dati mirata e tempestiva; condizione necessaria a una realtà che fa della gestione della catena di fornitura un processo rilevante”, evidenzia Antonio Canalicchio, QHSE manager presso Flodraulic Europe. “Sono rimasta particolarmente colpita dalla chiarezza e dalla coerenza con cui Luca

Degli Esposti ha illustrato ogni passaggio del flusso di progettazione in S.I.T. La sua preparazione, unita alla profonda conoscenza ed esperienza della materia, ha reso immediatamente comprensibile come efficienza e efficacia siano integrate nel processo. Ho apprezzato il forte orientamento verso l’ottimizzazione del flusso di progettazione e la volontà concreta di migliorare tempi e risultati, con un approccio strutturato e orientato alla qualità. Un modello stimolante per chi, come me, si occupa di qualità”, sottolinea invece Simona Pianetti, QHSE manager di Labanti & Nanni Industrie Grafiche. Il Club continuerà la propria attività anche nel 2026 con iniziative per i Quality Manager, tra cui altri incontri in presenza in Labanti & Nanni Industrie Grafiche sulla cultura della qualità e in NIER sulla declinazione settoriale dei sistemi di gestione, mentre a tutti i membri del Club garantirà la possibilità di svolgere gratis una valutazione flash della misura dell’efficacia ed efficienza del sistema di gestione in uso.

Per iscriversi al Club e per maggiori informazioni è necessario rivolgersi a Gian Franco Poggioli: g.poggioli@confindustriaemilia.it

cultura

Teatro Comunale di Bologna,

un’infrastruttura

culturale che guarda al futuro

di MS

Restauro, rinnovamento gestionale e alleanze con il sistema produttivo: il Teatro Comunale di Bologna attraversa una fase di trasformazione che riguarda spazi, modelli organizzativi e relazione con la città

La sovrintendente Elisabetta Riva racconta il percorso che accompagna il ritorno alla sede storica nel 2027 e il ruolo del Teatro Comunale di Bologna come infrastruttura culturale e produttiva per il territorio.

Sovrintendente Elisabetta Riva, che cosa significa oggi parlare di rinnovamento per il Teatro Comunale di Bologna?

Il rinnovamento che abbiamo avviato non è soltanto un fatto architettonico: non riguarda esclusivamente il rifacimento di spazi e infrastrutture, ma rappresenta prima di tutto un cambio di postura. È il modo in cui scegliamo di evolverci e trasformarci

senza tradire la nostra storia, restando coerenti con la nostra identità. Innovazione e tradizione non sono opposti ma una responsabilità comune: tenere insieme continuità e cambiamento è ciò che definisce l’identità di un’istituzione profondamente radicata nel proprio territorio come il Teatro Comunale.

In che modo il restauro del Teatro si collega a una trasformazione più ampia dell’istituzione?

Il Comune ha compiuto uno sforzo rilevante, reperendo oltre 20 milioni di euro attraverso il PNRR e altri strumenti di finanziamento. È il più grande restauro teatrale avvenuto in Italia negli ultimi quindici

anni: un investimento che riconosce il Teatro come infrastruttura culturale strategica per la città. Parallelamente, la governance del Comunale si è assunta la responsabilità di accompagnare questo processo con un percorso di rinnovamento coerente con la sua identità produttiva e con il ruolo che il Teatro svolge nel sistema culturale bolognese. All’avvio del mio mandato non erano previsti interventi interni: il progetto riguardava principalmente il restauro strutturale. Nel confronto con il Comune, proprietario dell’immobile, con CDI e con la struttura è però emersa una riflessione più ampia: un’istituzione che evolve nei contenuti deve interrogarsi anche sulla coerenza dei propri spazi. Si è quindi scelto di ac-

compagnare il restauro con una visione più estesa, cogliendo l’occasione per rendere gli ambienti più funzionali alla missione produttiva del Teatro e più fruibili per la città.

Perché il Teatro Comunale può essere considerato una vera infrastruttura produttiva della città?

Il Teatro Comunale è una delle più importanti fabbriche culturali dell’Emilia-Romagna. La Fondazione impiega in modo continuativo circa 250 dipendenti che costituiscono il nucleo permanente della struttura organizzativa e produttiva e garantiscono la continuità artistica, tecnica e amministrativa delle attività istituzionali. Accanto alla pianta organica stabile, la programmazione artistica genera annualmente oltre 1.000 contrattualizzazioni temporanee per collaborazioni artistiche e professionali. Questa doppia dimensione - una struttura permanente affiancata da un ampio sistema di collaborazioni professionali - consente al Teatro di sostenere un modello di economia culturale dinamica, capace di attivare competenze altamente specializzate, favorire la circolazione internazionale di artisti e professionisti e contribuire allo sviluppo dell’intero comparto creativo. In questa prospettiva il Teatro Comunale di Bologna non è soltanto un luogo di spettacolo, ma un ecosistema culturale e produttivo. Un sistema che attiva una filiera complessa: dalla creazione artistica alla produzione tecnica, dalla progettazione scenografica alla comunicazione, dalla formazione dei giovani artisti alla diffusione culturale sul territorio. In termini di creative economy, istituzioni come il Comunale rappresentano piattaforme capaci di generare valore economico, occupazione qualificata e innovazione creativa, contribuendo al tempo stesso alla coesione sociale e alla vitalità culturale delle città.

Quali interventi riguarderanno gli spazi del Teatro nei prossimi anni?

In questa prospettiva, gli interventi in Teatro interesseranno l’intera filiera del lavoro: dal palcoscenico e dalla torre scenica – cuore della macchina organizzativa e produttiva – agli uffici e agli spazi destinati al pubblico. In questo contesto si inserisce il contributo di Alfasigma, che ha già

destinato un milione di euro al progetto sostenendo il rifacimento degli uffici della Sovrintendenza, della direzione artistica e dell’area marketing, la realizzazione di un ascensore, il recupero e la valorizzazione della Sala Cappelli e la creazione di una cucina a servizio del Foyer Rossini e della terrazza, rendendo questi spazi più adatti anche a eventi aziendali e convegnistici. Accanto a questi interventi sono state attivate opere di manutenzione e riqualificazione di ulteriori ambienti, comprese le aree destinate alle attività commerciali - quelle che in un’azienda manifatturiera potremmo definire showroom e retail e che per noi sono

Elisabetta Riva, sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna

gli spazi per il pubblico: biglietteria, bar, bookshop - con l’obiettivo di rendere il Teatro sempre più vivo e frequentabile anche oltre il momento dello spettacolo.

Quale ruolo hanno il fundraising e il dialogo con le imprese nel progetto di rilancio del Teatro?

Oltre a PNRR e lavori finanziati da Alfasigma, a rendere possibile questa ulteriore fase di manutenzione della sala sono gli 850 mila euro raccolti fino a oggi attraverso “72 Nostoi”, programma strutturato di fundraising e corporate membership avviato a novembre e orientato al rinnovamento

sia del contenitore sia del contenuto. Le sei grandi donazioni destinate al restauro manutentivo - Alfasigma, IMA, Marino e Paola Golinelli, Pelliconi, Rekeep, Stefano Golinelli - insieme alle circa quaranta adesioni tra nuove imprese e conferme destinate ai progetti artistici rappresentano già un risultato significativo, non solo in termini economici ma per il modello di collaborazione che esprimono. L’obiettivo entro la fine del 2026 è arrivare a 72 aziende stabilmente al nostro fianco. “72 Nostoi” non è una semplice campagna di raccolta fondi ma un percorso di alleanza con il sistema produttivo. Ogni adesione implica una scelta di corresponsabilità: investire in un progetto definito, misurabile e orientato alla qualità dell’infrastruttura culturale. Si consolida così una comunità di imprese che riconosce nel Teatro non solo un luogo di programmazione artistica, ma una piattaforma strategica per il territorio. Cos’erano i “72 Nostoi”? Erano le storie degli eroi che insieme a Ulisse tornavano a casa dopo la guerra di Troia, metafora di un Ritorno a Itaca che per noi avverrà grazie a questi 72 mecenati, il prossimo 14 febbraio 2027.

Quale opportunità rappresenta oggi questa fase di trasformazione per il Teatro e per la città?

L’eventuale attrazione di ulteriori risorse consentirebbe di estendere gli interventi e rafforzarne l’impatto, cogliendo pienamente l’opportunità di trasformazione in atto. Gli interventi riguardano un manufatto storico-artistico di proprietà pubblica e saranno realizzati sotto la supervisione della Soprintendenza, nell’ambito di un accordo di programma che garantisce rigore amministrativo e trasparenza. Qualora nuove risorse lo consentano, il perimetro dei lavori potrà essere ampliato con ulteriori 400 mila euro destinati alle scale e al restauro interno dei palchi. Investire oggi nel Teatro significa contribuire in modo diretto e strutturale alla qualità futura di un’istituzione che non è soltanto un luogo di spettacolo, ma una grande infrastruttura culturale e produttiva della città: una piazza coperta della musica, sempre più accogliente, efficiente e vitale, dove generazioni, linguaggi e comunità diverse possano incontrarsi e riconoscersi in un centro comune.

sociale

La Casa dell’Amicizia: un luogo aperto alla città

Nel cuore di Bologna, la Comunità di Sant’Egidio costruisce uno spazio di accoglienza, relazioni e servizi che racconta una presenza quotidiana accanto ai più fragili, intrecciando preghiera, attenzione ai poveri e impegno per la pace

In via delle Lame 50 a Bologna c’è una casa che nasce non per essere semplicemente un edificio, ma per diventare un luogo. Un luogo attraversato da storie diverse, da fragilità che chiedono ascolto e da relazioni che prendono forma nel tempo. È la Casa dell’Amicizia, il progetto avviato dalla Comunità di Sant’Egidio a Bologna poco più di un anno fa all’interno dei locali del Santuario di Santa Maria della Visitazione, ricevuti in comodato d’uso dalla Congregazione dei Poveri di San Rocco. Uno spazio che viene restituito alla città come centro di incontro, di solidarietà, di cultura e di preghiera aperto a tutti. La Casa dell’Amicizia nasce dall’esigenza di offrire, in un luogo fisico accessibile e accogliente, una serie di servizi sociali integrati e coordinati alle persone che si rivolgono alla Comunità. Qui trovano posto la preparazione delle cene itineranti per le persone senza fissa dimora, la scuola di lingua e cultura italiana, uno sportello sociale aperto due giorni a settimana per orientare e accompagnare ai servizi, l’“Armadio dei poveri” per la raccolta e la

distribuzione di vestiti, scarpe e coperte, oltre a spazi dedicati al coordinamento dei progetti attivi in città e alla promozione di conferenze, incontri e momenti formativi su temi come la pace, il servizio ai poveri, le migrazioni. Questo progetto rappresenta oggi il cuore operativo di una presenza che a Bologna dura da circa dieci anni e che si inserisce in una storia molto più ampia. La Comunità di Sant’Egidio nasce infatti nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, per iniziativa di Andrea Riccardi, in un liceo del centro di Roma. Da allora è cresciuta fino a essere presente in oltre

70 Paesi nel mondo, raccogliendo uomini e donne di ogni età e condizione, uniti da un legame di fraternità nell’ascolto del Vangelo e nell’impegno volontario e gratuito per i poveri e per la pace, con una particolare attenzione alle periferie e ai periferici. Preghiera, poveri e pace sono i riferimenti fondamentali della Comunità. La preghiera, basata sull’ascolto della Parola di Dio, è la prima opera di Sant’Egidio e accompagna e orienta tutta la sua vita. I poveri sono i fratelli e gli amici della Comunità: anziani, senza dimora, migranti, disabili, detenuti, bambini delle periferie. L’amicizia con chiunque si

trovi nel bisogno è un tratto distintivo che si ritrova anche nell’esperienza bolognese. A Bologna, la Comunità è impegnata nella distribuzione della cena itinerante, di coperte, vestiti e beni di prima necessità a circa 150 persone senza fissa dimora che vivono lungo le strade della città. Il servizio si svolge due sere alla settimana per tutto l’arco dell’anno e consente di instaurare relazioni che vanno oltre la semplice consegna di beni materiali, aiutando le persone a uscire dallo stato di isolamento e, in alcuni casi, ad avviare percorsi di uscita dalla strada. Si affiancano a questa iniziativa l’accoglienza notturna durante i mesi più freddi, l’accompagnamento al lavoro, il supporto nelle pratiche burocratiche e nelle visite mediche. Nel tempo, la Comunità ha inoltre favorito la creazione di un tavolo di coordinamento con istituzioni, associazioni, parrocchie e realtà impegnate sul tema della grave marginalità adulta, contribuendo a costruire risposte condivise e più efficaci. A questi servizi si aggiungono alcuni momenti di forte valore simbolico e comunitario, come il pranzo di Natale nella Chiesa della Santissima Annunziata, che accoglie circa 300 persone in difficoltà, la messa in ricordo di Modesta Valenti e di tutte le persone morte a causa della durezza della vita di strada, e la cocomerata di Ferragosto. Nel quartiere della Bolognina, Sant’Egidio è presente anche con la Scuola della Pace, un doposcuola che coinvolge oltre 50 bambini di diverse nazionalità, accompagnati da giovani volontari nello studio, nel gioco, nell’apprendimento e nell’integrazione. Un ambiente in cui ciascuno è accolto e valorizzato e che diventa punto di partenza per costruire un quartiere pacifico e inclusivo. Nello stesso contesto si sviluppa anche il servizio di visita e accompagnamento agli anziani soli, spesso invisibili e fragili. La Casa dell’Amicizia si inserisce dunque come sintesi e rilancio di queste esperienze: un luogo che rende visibile una presenza quotidiana fatta di relazioni, ascolto e responsabilità condivisa. Un progetto che guarda al futuro senza perdere il legame con ciò che ha generato la Comunità di Sant’Egidio: l’idea che la fraternità, se vissuta concretamente, possa diventare una risposta reale alle difficoltà della vita e una risorsa per tutta la città.

È possibile sostenere la “Casa dell’Amicizia” attraverso un bonifico bancario a: Comunità di Sant’Egidio Emilia Romagna ODV

IBAN: IT98G0306909606100000159641

Causale: Casa dell’Amicizia.

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A MECSPE 2026

LA COLLETTIVA DI 20 IMPRESE DELLA SUBFORNITURA

Confindustria Emilia prosegue nel valorizzare la subfornitura meccanica ed elettronica come leva strategica per la competitività del sistema manifatturiero. Dopo il lancio della Piattaforma della Subfornitura, a cui le imprese sono costantemente invitate ad aderire, e le iniziative collettive realizzate in occasione di MECSPE 2025 e della Piazza della Subfornitura a FARETE 2025, l’Associazione ha rinnovato la propria presenza a MECSPE 2026, per il secondo anno consecutivo, con una nuova collettiva di aziende. Con un programma articolato su tre filoni tematici, formazione, digitalizzazione e sostenibilità, ispirati ai pilastri della crescita in chiave 5.0, MECSPE si è confermato il principale appuntamento dedicato all’innovazione per l’industria manifatturiera. La manifestazione, organizzata in 13 saloni sinergici, si è tenuta dal 4 al 6 marzo scorsi a BolognaFiere. All’interno del Padiglione 26 - Stand B95, Confindustria Emilia ha organizzato una collettiva di 20 imprese del comparto della subfornitura meccanica ed elettronica: Antoniana Minuterie, BPM Meccanica, CMS,

Cosma, Farbo, Fonderia Fomar Ghisa, Fratelli Vignoli, Gaser, Gulinelli, Vaccari Mauro, Gecam, Icos, Meccanica Sarti, Montek, Montirone, Pasquali, Sa&Bar, Studio Emme, Suzzi e Zani. Ogni impresa disponeva di uno spazio espositivo dedicato, affiancato da

dalle minuterie metalliche di precisione alle lavorazioni CNC a 3, 4 e 5 assi, dalla carpenteria alla lavorazione della lamiera, fino alla costruzione di macchine e gruppi completi chiavi in mano. Accanto a queste competenze, trovano spazio realtà attive nelle fusioni in ghisa e alluminio, nella pressofusione di leghe leggere e nella produzione di ingranaggi e componenti meccanici finiti, oltre a trattamenti termici e superficiali, rivestimenti funzionali e finiture ad alta resistenza. La collettiva si è distinta inoltre per la pre -

senza di imprese specializzate in pneumatica e vuoto per l’automazione industriale, lavorazioni di gomma, plastica e materiali compositi, utensileria speciale, elettronica industriale, bobine e avvolgimenti elettrici, fino agli assemblaggi elettromeccanici e alla realizzazione di quadri elettrici. Un’offerta integrata che trova applicazione in numerosi ambiti, dall’automotive al packaging, dall’automazione al medicale, fino all’aerospace, al food e all’energia.

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un’area condivisa pensata per favorire incontri B2B e momenti di networking con visitatori e operatori. Il progetto ha inoltre previsto, per le aziende interessate, un’attività strutturata di ricerca di clienti esteri, con supporto operativo durante i giorni di fiera.

Le imprese presenti compongono una filiera articolata e altamente specializzata, capace di coprire l’intero ciclo produttivo: dalla progettazione alla realizzazione di componenti e sistemi complessi. Si va

FIRMATO UN PROTOCOLLO

D’INTESA PER PREVENIRE LE INFILTRAZIONI

MAFIOSE

Confindustria Emilia Area Centro, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e il Tribunale di Bologna hanno sottoscritto lo scorso 1° dicembre un Protocollo d’Intesa per la diffusione

di una cultura della legalità economica volto a rafforzare il sistema produttivo regionale e a contrastare in modo più efficace i fenomeni di infiltrazione mafiosa nelle imprese dell’Emilia-Romagna. L’accordo è stato firmato presso il Tribunale di Bologna dal presidente di Confindustria Emilia Area Centro, Sonia Bonfiglioli, dal presidente del Tribunale di Bologna, Pasquale Liccardo, e dal procuratore della Repubblica, Paolo Guido.

L’Emilia-Romagna è una delle regioni economicamente più avanzate d’Europa, caratterizzata da un tessuto imprenditoriale competitivo, innovativo e fortemente radicato nel territorio. Tuttavia, la complessità delle filiere produttive e il ricorso crescente a subforniture e appalti hanno incrementato la vulnerabilità rispetto a tentativi di infiltrazione criminale. L’accordo mira a promuovere una collaborazione stabile tra Tribunale di Bologna, Procura della Repubblica e Confindustria Emilia per diffondere la cultura della legalità nelle imprese, favorire lo sviluppo di strumenti tecnologici a supporto delle misure di prevenzione, monitorare e contrastare le infiltrazioni mafiose nell’economia regionale e diffondere modelli organizzativi virtuosi e codici etici.

Confindustria Emilia promuoverà percorsi formativi per le imprese, capaci di diffondere la conoscenza sulle modalità sempre più invasive dell’economia illegale, anche mediante lo studio e l’analisi di fenomeni concretamente vissuti nel recente passato. Il Protocollo, inoltre, prevede l’istituzione di un Osservatorio permanente, coordinato dal Tribunale di Bologna e dalla Procura di Bologna, con la partecipazione di Confindustria Emilia, Forze dell’Ordine, Prefetture e della Regione Emilia-Romagna. Il Protocollo ha durata triennale, è rinnovabile e aperto ad altre adesioni istituzionali, ed è previsto un monitoraggio dopo il primo anno. “Preservare il nostro tessuto imprenditoriale significa proteggere un patrimonio di com -

petenze, lavoro e innovazione costruito in decenni. Con questo Protocollo vogliamo ribadire che la competitività delle imprese passa necessariamente da un contesto sicuro, equo e di corretta libera concorrenza. Per questo metteremo in campo formazione e strumenti di prevenzione concreti”, afferma Sonia Bonfiglioli, presidente di Confindustria Emilia.

“Le istituzioni della giuridicità penale sono chiamate, sempre più spesso, ad un’opera di presidio dell’economia per il tramite di una strumentazione normativa che deve essere capace di leggere la mutevole ed articolata realtà dell’economia illegale, promuovendo una cultura della legalità che superi la singola vicenda giudiziaria per radicarsi e diffondersi nel tessuto imprenditoriale”, sottolinea

LA BORSA DI STUDIO

“MARIO POSSATI” 2026

ASSEGNATA A VIKTOR KISS

È stata assegnata a Viktor Kiss la Borsa di studio “Mario Possati” 2026, riconoscimento giunto quest’anno alla sua trentaquattresima edizione. È infatti dal 1992 che la Borsa, promossa e finanziata da Confindustria Emilia Area Centro e Marposs e intitolata alla memoria dell’imprenditore bolognese, fondatore dell’azienda punto di riferimento mondiale nelle soluzioni per il controllo qualità e la misura di precisione dei processi industriali, permette a giovani talenti specializzandi nella sede bolognese della SAIS (School of Advanced International

Pasquale Liccardo, presidente del Tribunale di Bologna.

“Per una terra così fertile e operosa, motore dell’intero Paese, c’è bisogno di sinergia e condivisione tra le Istituzioni e le imprese. E se tra chi fa controllo di legalità e chi lo subisce nasce un progetto comune per stanare chi lo evita o lo schiva, vedo speranze di sviluppo sano e mercato libero”, dichiara Paolo Guido, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna.

Studies) dell’Università americana Johns Hopkins, di perfezionare la propria formazione presso una delle principali realtà accademiche nel campo degli affari internazionali a livello mondiale. La scelta di premiare lo studente ungherese Viktor Kiss rappresenta una conferma della vocazione originaria della Borsa di Studio "Mario Possati", riaffermando l’impegno a sostenere i percorsi formativi degli studenti provenienti dall’Est Europa. Questo riconoscimento si inserisce

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Da sinistra: Alberto Possati, membro del CDA di Marposs, Viktor Kiss, vincitore della Borsa Possati 2026, Stefano Possati, presidente emerito di Marposs, Tiziana Ferrari, direttore generale di Confindustria Emilia, Edoardo Possati, vicepresidente di Marposs, e Renaud Dehousse, Rettore della Johns Hopkins University SAIS Europe

in una linea di continuità che conferma l’impegno a offrire opportunità concrete a studenti meritevoli provenienti da diversi Paesi e contesti culturali, sostenendo percorsi di studio orientati alle relazioni internazionali, alla diplomazia e alla cooperazione tra Stati. Interessatosi sin da giovane alle dinamiche delle relazioni internazionali e della geopolitica, Viktor Kiss ha conseguito una laurea in International Relations and Diplomacy presso la Ohio State University, affiancando al percorso principale approfondimenti in public policy, filosofia e scienze politiche.

Attualmente frequenta il Master of Arts in International Affairs (MAIA) presso la Johns Hopkins University SAIS Europe di Bologna, dove concentra i propri studi sui temi della politica estera dell’Unione Europea, delle dinamiche dei conflitti e degli strumenti di coercizione economica nelle relazioni internazionali. Prima di entrare alla SAIS Europe ha svolto il primo anno di studi presso la Diplomatic Academy di Vienna, con un percorso focalizzato su diritto europeo, diplomazia tecnologica e sistemi finanziari internazionali.

Nel corso del suo percorso accademico e professionale ha maturato esperienze di ricerca e analisi nel campo della sicurezza internazionale e della geopolitica dell’energia, collaborando con istituti di ricerca e partecipando a progetti e forum dedicati ai temi della difesa e delle relazioni internazionali. Accanto all’impegno accademico, ha ottenuto risultati di rilievo anche nello sport, diventando campione del mondo e più volte medagliato ai campionati europei nel tiro a segno olimpico.

Alla cerimonia di consegna, che si è svolta lo scorso 12 marzo nella sede della Johns Hopkins University a Bologna, oltre a Viktor Kiss, sono intervenuti: Stefano Possati, presidente emerito di Marposs, Alberto Possati, membro del CDA di Marposs, Edoardo Possati, vicepresidente di Marposs, Tiziana Ferrari, direttore generale di Confindustria Emilia Area Centro, e Renaud Dehousse, Rettore della Johns Hopkins University SAIS Europe, insieme al direttore associato

allo sviluppo, Clarissa Ronchi. Hanno preso parte alla cerimonia anche gli studenti delle classi 3^ e 4^ del Liceo Steam International di Bologna che hanno avuto modo di conoscere il destinatario della Borsa Possati e approfondire le opportunità e i corsi della Johns Hopkins University.

SOTTOSCRITTO UN PROTOCOLLO

PER LA PROMOZIONE

DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Confindustria Emilia Area Centro, CGIL territoriali di Bologna e Imola, CISL Area Metropolitana Bolognese e UIL Emilia-Romagna hanno sottoscritto a novembre scorso un Protocollo per la promozione della mobilità sostenibile presso le imprese del territorio metropolitano di Bologna. Il documento nasce con l’obiettivo di favorire l’adozione di misure utili a ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro, contribuendo al tempo stesso a migliorare la qualità e la sicurezza degli spostamenti dei lavoratori. Il Protocollo prevede la promozione, presso le imprese che rientrano nei requisiti di accesso alle agevolazioni pubbliche, di iniziative quali l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale con le relative forme di scontistica disponibili, la partecipazione al progetto “Bike-to-work 2024-2026” e ulteriori attività di sensibilizzazione sui temi della mobilità sostenibile.

Le parti coinvolte si impegnano a sostenere la diffusione di tali strumenti nelle imprese del territorio, con l’obiettivo di incoraggiare comportamenti virtuosi, favorire scelte di mobilità più sostenibili e contribuire alla riduzione complessiva delle emissioni legate agli spostamenti quotidiani.

CI HANNO LASCIATO

È scomparso, a inizio novembre 2025, all'età di 88 anni, Mario Rossi, presidente della Nobili, azienda storica di Molinella,

in provincia di Bologna, fondata nel 1945 e specializzata nella produzione di trince, irroratrici ed elevatori. Rossi era entrato nella Nobili nel 1962 come dipendente e nel 1969 ne aveva preso il comando, diventandone poi proprietario. Alla guida ora ci sono i figli.

È deceduto, a metà dicembre 2025, all’età di 80 anni, Cleto Brunetti . Insieme ai fratelli, guidò per lungo tempo l’azienda Brunetti Utensileria, fondata nel 1929 a Bologna, che ancora oggi, grazie alla guida dei nipoti, fornisce molte delle industrie metalmeccaniche più importanti di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria.

È venuto a mancare, a fine gennaio, Giuseppe Franciosi , all’età di 84 anni. È stato uno dei soci fondatori, insieme ai fratelli della concessionaria Franciosi. L’attività, iniziata come officina meccanica nel 1970, oggi ha diverse sedi sia nel modenese che nel ferrarese e conta oltre un centinaio di dipendenti.

È scomparsa, a metà febbraio, Nicoletta Rosi , titolare della O & N, azienda di Nonantola, nel modenese, specializzata nel settore tessile casa, focalizzata sulla produzione e distribuzione per la GDO e il bricolage. In azienda rimane il marito Oriello Fontana e i figli.

È venuto a mancare improvvisamente a metà febbraio Andrea Gnudi , amministratore delegato dell’azienda Paioli di Sant’Agata Bolognese. Faceva parte di una famiglia di imprenditori che si ricollega a Ricciotti Paioli che fondò l’azienda nel 1911 a Bologna. Presidente di Paioli, specializzata in componentistica meccanica, è il figlio Riccardo Paioli.

È deceduto a inizio marzo Primo Ori , presidente onorario e figura storica delle Distillerie Moccia di Ferrara, all’età di 94 anni. Nel 1973 salvò l’azienda Moccia, prima entrando nella società con il 50% delle quote, poi acquisendone la totalità delle azioni. Alla guida dell’azienda continua la tradizione familiare la figlia Cinzia Ori.

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