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Relazione Bonfiglioli 2026

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Relazione del Presidente Sonia Bonfiglioli

Care colleghe e cari colleghi, negli ultimi dodici mesi lo scenario internazionale si è ulteriormente complicato. Ai conflitti già aperti tra Russia e Ucraina e tra Israele, Gaza e Libano, si è aggiunta l’escalation che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, con la crisi di Hormuz a rappresentare un ulteriore fattore di instabilità per l’economia mondiale. In questo quadro, il confronto tra Stati Uniti e Cina continua a essere l’asse centrale delle tensioni globali, alimentato dalla competizione tecnologica, commerciale e strategica, con particolare attenzione ai settori dell’intelligenza artificiale, dei semiconduttori e, più in generale, degli equilibri geopolitici dell’area asiatica.

In questo contesto, il mercato americano continua a mantenere un ruolo trainante, reso ancora più rilevante dalla debolezza di altre aree economiche: il Golfo risente delle tensioni regionali, mentre in Europa i consumi restano stagnanti e numerosi comparti produttivi mostrano segnali di affaticamento ormai da mesi. Anche il tema dei dazi statunitensi, pur apparendo oggi meno insormontabile rispetto a quanto sembrasse in precedenza, continua a rappresentare un elemento di incertezza, soggetto a possibili cambiamenti repentini. Parallelamente, l’Estremo Oriente - e in particolare Cina, Giappone e Corea - accentua la pressione competitiva attraverso una capacità produttiva sempre più aggressiva, con l’immissione sui mercati internazionali di beni tecnologicamente evoluti a prezzi molto inferiori agli standard tradizionali.

La competizione internazionale si fa dunque più intensa e articolata, richiedendo alle imprese un’evoluzione non solo sul piano del prodotto, ma anche su quello dei servizi, dell’organizzazione e della capacità di differenziarsi oltre la leva del prezzo. Si tratta di una trasformazione che incide in misura particolare sulle realtà di minori dimensioni e meno strutturate, spesso maggiormente esposte ai mutamenti di scenario e con margini più limitati per investire.

Energia e forniture: una vulnerabilità che pesa sulla competitività

Il conflitto che coinvolge l’Iran e la crisi di Hormuz ha riportato con forza al centro il tema dell’energia. Più a lungo queste tensioni si protrarranno, più aumenteranno i tempi necessari per ristabilire condizioni di equilibrio. Oggi non sono a rischio soltanto petrolio e gas, ma anche numerose materie prime e materiali essenziali per molti processi produttivi. In questo scenario emergono con evidenza le fragilità di diversi sistemi economici, dall’India ai Paesi ASEAN, mentre l’Europa continua a mostrare difficoltà nel rafforzare una propria autonomia energetica. Per l’Italia, in particolare, il problema si traduce in un aggravio competitivo molto pesante, legato ai livelli raggiunti dai prezzi dell’energia.

Il confronto con la Spagna, Paese per molti aspetti simile al nostro dal punto di vista manifatturiero, è particolarmente significativo. Negli ultimi anni Madrid ha perseguito con maggiore continuità una strategia energetica fondata sull’espansione delle fonti rinnovabili, riducendo in modo marcato il peso di gas e carbone nella formazione del prezzo dell’elettricità. Secondo recenti analisi, la crescita di eolico e solare ha contribuito a ridurre del 75% l’influenza dei combustibili fossili sul prezzo dell’energia in Spagna dal 2019, mentre nel 2025 oltre il 75% della produzione elettrica spagnola risulta provenire da fonti a basse emissioni di carbonio. Nello stesso periodo, il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso si è attestato in Spagna intorno a 65 euro per MWh, contro circa 116 euro per MWh in Italia. Questo divario conferma quanto il costo dell’energia rappresenti oggi uno dei principali fattori di svantaggio strutturale per il nostro sistema produttivo. In questo contesto dobbiamo prestare attenzione a questi elementi:

catene di approvvigionamento che tendono a diventare più regionalizzate e meno lineari;

crescita del protezionismo industriale nelle principali aree economiche, dagli Stati Uniti all’Unione europea fino alla Cina; materie prime strategiche, energia e terre rare sempre più spesso usate come un valore geopolitico e leva di potere; inflazione e debito tornano a esercitare una pressione significativa su molte economie, incidendo anche sulle scelte di investimento delle imprese.

Trasformazione tecnologica e digitale: un nuovo terreno di confronto globale

La tecnologia è oggi uno dei principali terreni di confronto tra economie e sistemi geopolitici. Intelligenza artificiale, cybersicurezza non sono più ambiti separati o specialistici, ma veri e propri domini strategici nei quali si concentrano investimenti, competizione internazionale e nuove forme di influenza. Allo stesso tempo, le restrizioni all’export di tecnologie avanzate - come nel caso dei semiconduttori diretti verso la Cina - e la persistente scarsità di alcuni componenti rendono più instabili le filiere tecnologiche globali. A questo si aggiungono l’aumento dei cyber-attacchi, la diffusione della guerra informativa e la crescente difficoltà nel reperire competenze adeguate, elementi che impongono alle imprese una revisione più profonda delle proprie strategie organizzative e produttive.

Negli anni della pandemia la Cina ha rafforzato i propri investimenti industriali, consolidando una manifattura moderna, efficiente e fortemente competitiva. In Italia, invece, molti settori continuano a scontare un ritardo nell’aggiornamento dei processi, dovuto anche alla dimensione media più piccola delle imprese e alla tendenza a prolungare modelli organizzativi che in passato erano efficaci, ma che oggi mostrano limiti evidenti sul piano della sicurezza, della flessibilità e dell’efficienza. Ripensare i processi manifatturieri non è quindi soltanto una scelta utile per migliorare la produttività: è una condizione necessaria per restare competitivi, innovare con continuità

e rendere il lavoro industriale più attrattivo per le nuove generazioni dotate di competenze tecnologiche.

Demografia e valore del lavoro

La crisi demografica, segnata dall’invecchiamento della popolazione e dal calo delle nascite, rappresenta uno dei fenomeni più profondi e meno reversibili che stanno trasformando economia, società e sistemi produttivi. Non si tratta di un fattore congiunturale, ma di una dinamica strutturale destinata a incidere nel tempo sulla disponibilità di forza lavoro, sul ritmo della crescita e sulla sostenibilità dei sistemi di welfare. Meno lavoratori attivi significano infatti una minore capacità produttiva potenziale, una contrazione del dinamismo imprenditoriale e una pressione crescente su pensioni, sanità e finanza pubblica.

Per le imprese, gli effetti sono già concreti. La carenza di competenze non è più un problema temporaneo o ciclico, ma una condizione strutturale che riguarda in modo particolare la manifattura, la sanità, i servizi tecnici e molte attività ad alto contenuto operativo. In parallelo, si rafforza la necessità di investire in automazione, robotica, intelligenza artificiale e digitalizzazione, non come sostituti indiscriminati del lavoro umano, ma come strumenti per sostenere sicurezza e continuità operativa. In Italia tutto questo assume un rilievo ancora maggiore, perché colpisce direttamente l’industria manifatturiera, ossia uno dei pilastri della competitività del nostro territorio. Accanto alla dimensione quantitativa della demografia emerge poi una questione altrettanto decisiva: il cambiamento del significato attribuito al lavoro e al futuro. In un contesto segnato da crisi geopolitiche e trasformazioni tecnologiche accelerate, molte persone avvertono una crescente difficoltà nell’immaginare percorsi stabili e comprensibili. Questa perdita di fiducia pesa sia sulle scelte di vita sia sulle decisioni d’impresa, a partire dal passaggio generazionale nelle piccole e medie aziende, che richiede visione di lungo periodo, responsabilità e capacità di

immaginare continuità. Allo stesso tempo, nelle organizzazioni convivono oggi generazioni con aspettative molto diverse: per alcuni il lavoro resta un elemento identitario centrale, mentre per altri è una dimensione più fluida, da integrare con altri bisogni e priorità. A questo si aggiungono la crescente distanza tra proprietà e impresa reale in molti contesti e le ambivalenze generate dalle nuove tecnologie, che alimentano insieme aspettative di sviluppo e timori di disorientamento. Governare questa transizione significa quindi affrontare non solo un problema di numeri, ma una più ampia questione di senso, fiducia e coesione sociale.

Sicurezza e sostenibilità sul lavoro: un percorso di comunità

In questo quadro si colloca il percorso dedicato alla Human Centric Automation, promosso con l’obiettivo di sostenere la competitività delle imprese manifatturiere, rafforzandone al contempo sicurezza, sostenibilità ed efficacia operativa. L’automazione viene qui interpretata non come fine, ma come leva concreta per accompagnare una trasformazione avanzata dei processi produttivi. La scelta di partire dall’intralogistica risponde a una precisa impostazione strategica: si tratta infatti di un ambito trasversale ai diversi settori industriali, in grado di generare miglioramenti misurabili nell’organizzazione del lavoro, nella gestione dei flussi e nella qualità complessiva delle operazioni.

Nei magazzini e nei processi più automatizzati cresce il bisogno di competenze più avanzate, e a queste competenze corrispondono generalmente livelli retributivi più elevati. Questo fatto rafforza una visione dell’innovazione centrata sulla persona: automatizzare non significa semplicemente sostituire attività, ma riprogettare i contesti di lavoro per renderli più sicuri, efficienti e attrattivi. In questa prospettiva si colloca anche la ricerca preliminare sullo stato dell’intralogistica in Italia, sviluppata come base di conoscenza per orientare le scelte future e per accompagnare le imprese in percorsi di

trasformazione realistici e sostenibili. Su queste basi è stato avviato un percorso articolato, fondato su ricerca, formazione, confronto operativo e costruzione di partnership. A seguito del kick-off del progetto in ottobre 2025, sono stati realizzati cicli formativi rivolti a imprenditori e responsabili operations, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza strategica sul ruolo della logistica, dell’intralogistica avanzata, della digital factory e delle applicazioni della GenAI. A tali attività si sono affiancate esperienze dirette di approfondimento, quali la partecipazione a eventi di rilievo internazionale e le visite programmate presso tech center e realtà industriali avanzate, pensate per favorire apprendimento concreto e capacità comparativa.

Parallelamente, i gruppi di lavoro dedicati ai processi produttivi e all’IT/digital stanno supportando le imprese nell’avvio di progetti pilota, nella validazione di partner tecnologici e nella costruzione di convenzioni operative. Il percorso proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori validazioni, iniziative di roadshow e nuovi momenti di confronto internazionale, con la finalità di tradurre l’innovazione in strumenti accessibili, utili e immediatamente applicabili per le aziende del territorio.

Formazione e competenze per far crescere l’impresa e noi come imprenditori

In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche, carenza di competenze e crescente complessità organizzativa, la formazione si conferma una leva decisiva per la competitività delle imprese e per il rafforzamento della cultura imprenditoriale. Investire sulle competenze significa infatti intervenire simultaneamente su più fronti: accrescere la capacità delle aziende di affrontare il cambiamento, costruire nuovi percorsi di inclusione lavorativa e offrire agli imprenditori occasioni strutturate di aggiornamento, confronto e visione strategica. È in tale prospettiva che si collocano i progetti e le iniziative sviluppati negli ultimi mesi.

> Se scappi ti assumo

Tra le iniziative avviate sul fronte delle competenze rientra il progetto Se scappi ti assumo, pensato per rispondere da un lato al fabbisogno crescente di lavoratori espresso dalle imprese, dall’altro alla necessità di costruire percorsi concreti di inclusione per persone già presenti sul territorio. Il progetto si rivolge ai migranti ospitati nei CAS - Centri di Accoglienza Straordinaria - con l’obiettivo di accompagnarli verso un inserimento lavorativo stabile, attraverso un percorso che integra selezione, formazione linguistica e civica, orientamento, laboratori sul curriculum e sviluppo di competenze tecniche di base.

L’iniziativa nasce in risposta a un fabbisogno occupazionale molto rilevante: tra il 2024 e il 2028, in Emilia-Romagna, si stima la necessità di oltre 300.000 nuovi lavoratori, mentre il declino demografico continua a ridurre la disponibilità di forza lavoro. In questo quadro, la mappatura realizzata con le imprese ha fatto emergere 174 profili professionali richiesti, con una particolare concentrazione su autisti, addetti ai servizi di pulizia, addetti alla produzione e assistenti alla persona. Parallelamente è stato avviato il coinvolgimento delle persone interessate presenti nei CAS e, nel gennaio 2026, si sono svolte anche sessioni formative rivolte agli HR aziendali, per rafforzare le competenze nella lettura di CV non standardizzati e nella conduzione di laboratori con migranti. Ad oggi il progetto ha portato all’individuazione, alla formazione e all’inserimento dei primi 12 profili, mentre ulteriori 84 persone sono attualmente in formazione.

> La scuola degli imprenditori Accanto ai percorsi rivolti all’inserimento lavorativo, è stata riservata particolare attenzione anche alla formazione di imprenditori e CEO, con l’obiettivo di creare uno spazio qualificato di apprendimento, confronto e crescita condivisa. In questa direzione si colloca la prima edizione della Scuola degli imprenditori, realizzata il 5 e 6 febbraio 2026 a Rimini come seminario residenziale rivolto a imprenditori, amministratori e

future generazioni d’impresa. Le due giornate hanno offerto contenuti strutturati, momenti di approfondimento e occasioni di networking in un contesto idoneo a favorire lo scambio di esperienze tra aziende diverse, accomunate dalle medesime sfide di trasformazione.

La partecipazione registrata conferma l’interesse delle imprese verso questo modello formativo: hanno preso parte 196 partecipanti. Tutti i materiali sono stati resi disponibili sulla piattaforma Study in Action, in modo da prolungare nel tempo il valore dell’esperienza e renderla fruibile a tutti. Il percorso proseguirà con i nuovi appuntamenti previsti a FARETE e con la preparazione della seconda edizione del seminario residenziale, per febbraio 2027, nella prospettiva di consolidare una vera comunità di imprenditori che apprende, si confronta e cresce insieme.

L’associazione come motore per accelerare il business

> Passaggio generazionale

Tra le priorità che richiedono oggi una risposta strutturata vi è il tema del passaggio generazionale. Nel territorio di riferimento si contano oltre 400 imprese la cui figura apicale ha superato i 75 anni. Un dato che richiama con evidenza la necessità di accompagnare la continuità d’impresa e di evitare la dispersione di competenze, valore industriale e radicamento territoriale. In tale contesto è in fase di sviluppo un progetto dedicato alle aziende prive di un ricambio interno, volto a metterle in relazione con giovani interessati a intraprendere un percorso imprenditoriale pur non provenendo da famiglie d’impresa. L’obiettivo è definire un modello capace di valorizzare il territorio e i suoi valori, favorendo percorsi graduali di cessione e crescita che consentano di preservare un tessuto produttivo sano, competitivo e profondamente connesso all’economia reale. Il progetto sarà presentato con il completamento di alcuni primi casi pilota, avviati per verificarne sul campo la solidità e la scalabilità. L’attenzione è rivolta

in particolare a piccole imprese che sono escluse dai circuiti finanziari dei fondi e del private equity, ma che presentano potenzialità di sviluppo e valorizzazione sul territorio. L’intento è accompagnare tali realtà in percorsi sostenibili di transizione proprietaria, evitando la dispersione di competenze e identità imprenditoriale e rafforzando, al contrario, una continuità capace di generare prospettive di lungo periodo.

Crescita nei mercati: viaggi strategici per condividere esperienze e opportunità

Un ulteriore ambito nel quale l’associazione sta operando come fattore di accelerazione riguarda l’apertura verso i mercati internazionali. I viaggi strategici promossi in questi mesi non rappresentano semplici missioni istituzionali, bensì strumenti concreti per condividere esperienze, osservare da vicino le trasformazioni dei diversi Paesi e costruire relazioni funzionali allo sviluppo di nuove opportunità di business. In questa prospettiva si inserisce la prima missione realizzata nell’ottobre 2025 in Arabia Saudita, che ha coinvolto una delegazione di circa trenta imprenditori in un programma di incontri istituzionali, confronto con realtà imprenditoriali locali e visita al progetto Neom. Analogamente, ad aprile 2026, il percorso in Corea del Sud, sviluppato insieme a Confindustria Varese e Confindustria Bergamo, ha consentito di approfondire la conoscenza del Paese, dei suoi principali settori industriali e delle possibili traiettorie di collaborazione per la crescita internazionale delle imprese.

Questo percorso proseguirà con la missione prevista in autunno in Cina, utile ad osservare direttamente il livello di automazione raggiunto dalle imprese cinesi. Guardando oltre, durante le giornate di Rimini, sopra richiamate, sono già state condivise anche le possibili mete del 2027: Messico e Vietnam.

Nuove filiere per continuare a essere attrattivi

> Filiera dell’energia per supportare l’autoconsumo Tra le nuove filiere sulle quali stiamo lavorando, quella dell’energia riveste un ruolo particolarmente strategico, perché può contribuire in modo diretto a rafforzare l’autonomia e la competitività delle imprese. In questo ambito abbiamo dedicato attenzione ad un segmento poco conosciuto: la geotermia di superficie. Questa rappresenta una soluzione concreta per il raffrescamento e il riscaldamento anche degli stabilimenti industriali attraverso impianti poco invasivi, capaci di valorizzare il differenziale termico del sottosuolo e di ridurre il peso dei costi energetici nei processi aziendali. Si tratta di una tecnologia che, se correttamente applicata, può offrire benefici sia in termini di sostenibilità sia in termini di efficienza economica.. Per tradurre questa prospettiva in un’iniziativa operativa, abbiamo previsto l’avvio di un progetto pilota che coinvolgerà tra 10 e 15 aziende. Il percorso partirà da un’analisi preliminare delle aree potenzialmente idonee allo sviluppo di impianti geotermici di superficie, sulla base dei dati già disponibili. A questa fase seguirà un’attività di supporto diretto alle imprese, finalizzata alla realizzazione degli studi di fattibilità tecnica ed economica, alla progettazione degli impianti e alle successive fasi di realizzazione e collaudo. La presentazione ufficiale del progetto, accompagnata da una conferenza stampa, è prevista per il 29 giugno 2026.

Conclusione

Care colleghe e cari colleghi, il programma delineato si inserisce in una continuità di lavoro costruita nel tempo, grazie all’impegno di quanti hanno guidato l’associazione e al contributo costante della struttura che quotidianamente rende possibili progetti, relazioni e iniziative. A tutte le persone che hanno accompagnato questo mio primo anno va un sentito ringraziamento: è anche grazie a questo patrimonio di competenze, dedizione e collaborazione che è stato possibile avviare, in pochi mesi, percorsi concreti.

L’anno trascorso rappresenta l’avvio di una fase ulteriore di consolidamento, finalizzata a rafforzare un territorio che deve diventare sempre più solido e moderno. L’associazione rappresenta una delle principali realtà del Paese e un punto di riferimento per il sistema manifatturiero nazionale. Da questa responsabilità discende la necessità di coniugare visione strategica e capacità di realizzazione, nella consapevolezza che da tale equilibrio dipendono non solo la forza competitiva delle imprese associate, ma anche una componente rilevante del benessere del territorio e della qualità del suo sviluppo. La sfida è trasformare le analisi in scelte, i progetti in risultati e le relazioni in opportunità concrete. È su questa responsabilità condivisa che si intende continuare a costruire il futuro dell’associazione, delle imprese e della comunità produttiva di riferimento.

Buon lavoro a tutti,

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Relazione Bonfiglioli 2026 by Confindustria Emilia - Issuu