Anno LVIII • luglio 2023 • N. 3
Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I
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no degli aspetti più preziosi e nello stesso tempo anche impegnativi della vita di un credente è quello della preghiera, il nostro rapporto con Dio. Si racconta che un giovane monaco chiese a un padre del deserto: “Abba, dimmi qual è l’opera più difficile del monaco” e l’altro rispose: “Dimmi tu quale pensi che sia”. Il giovane monaco disse: “Forse la vita comune”, ma il padre rispose: “No, no, figliolo prima o poi gli uomini, per cattivi che siano, a forza di stare insieme, si vogliono bene”. Il giovane monaco riprese: “Forse la castità?” “No, figliolo, tu senti la castità come un problema grosso perché hai vent’anni, ma aspetta ancora qualche anno e tutto si acquieterà”. “Forse la teologia, studiare Dio, parlare di Dio?”. “No, figliolo, guardati intorno: quanti ecclesiastici parlano di Dio dalla mattina alla sera! È tanto facile parlare di Dio!”. “A questo punto dimmelo tu, padre, qual è l’opera più difficile del monaco!”. Gli rispose: “È pregare, pregare dando del tu a Dio, dirgli Padre”. Spesso capita anche a noi di avere l’impressione di non saper pregare o quante volte diciamo
Un tempo da non sprecare per tenere aperto il cuore a Dio che mentre preghiamo siamo distratti. Questo è un dato di fatto ma è pur vero che sempre si può “imparare”. Ma come posso imparare a pregare? La risposta è che si impara a pregare pregando. Come si impara a suonare uno strumento musicale? Suonando o meglio esercitandoti, ed è così per ogni arte e questo “metodo” vale anche per “l’arte della preghiera”! Ma concretamente da dove si può incominciare? Iniziando la tua giornata facendo con fede il segno della croce! “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo!” con il segno della croce, segno della nostra fede entri in rapporto con Dio. Quel Dio Padre che ti parla attraverso suo Figlio Gesù, che ti fa dono del suo Spirito! Ogni esperienza di comunione con Dio che si chiama appunto preghiera incomincia sempre dal riconoscere che per Dio tu sei unico, prezioso, amato. Lui ti conosce così bene che ti chiama per nome, ti ama e per lui sei unico, per questo tu puoi rispondergli dandogli del Tu! Per entrare in questa comunione di preghiera con Dio c’è una strada molto privilegiata: è quella del Vangelo. Scegli una pagina di Vangelo, leggila e apri il cuore a questa Parola: è Gesù che ti parla, ti coinvolge in questo dialogo. Ascoltare la sua Parola, conoscere quello che pensa, che sogna, che desidera
il Signore è la prima tappa per imparare a pregare. Nella sua Parola è come stare alla presenza del Signore. In questo stare in silenzio, senza dir nulla, nell’ascolto di Lui impara ad ascoltarlo, a lasciarti avvolgere dalla sua Parola. Ci capita a volte di dire che non c’è il tempo per pregare, presi da mille impegni e preoccupazioni. Ma se un po’ alla volta gustiamo il sapore della preghiera ci accorgeremo che il tempo del pregare diventerà uno degli appuntamenti più preziosi della nostra vita. Il tempo è poco ma dobbiamo un po’ tutti imparare ad usare bene il tempo che ci è donato ed essere capaci anche di selezionare le cose importanti da quelle meno importanti, anche a prezzo di qualche rinuncia. Pregare significa far entrare stabilmente Dio nella vita come una persona amata, come una luce che illumina, come un amore che fa vivere e fa crescere! Non aspettarti di colpo nella tua vita trasformazioni clamorose. Dio non è un prestigiatore, con la bacchetta magica! Né ci tratta da burattini! Semplicemente, senza fretta, attendi e invoca la sua presenza nella tua vita… Il Signore, senza che tu lo avverta, per opera dello Spirito Santo, se sei fedele all’appuntamento di preghiera, visiterà e trasformerà il tuo cuore! E la tua vita sarà diversa; come pure le relazioni con gli altri: saranno più sem-
plici, più vere, più pure! È la più grande rivoluzione che Dio possa compiere in te! A volte è faticosa e impegnativa la concentrazione nel momento della preghiera. Non preoccuparti delle distrazioni, ricorda che la preghiera è cosa del cuore, non solo del cervello! Le distrazioni fanno parte del bagaglio umano: vengono e poi se ne vanno... Ciò che conta è che tu sappia ricominciare sempre. Sii perseverante, senza perderti di coraggio, anche quando pregare è una lotta! Nella preghiera, Dio è presente: ti parla, ti ama, ti chiama. Tu lo ascolti, gli rispondi, lo ami. Ripeti più volte: “O Dio, vieni in mio aiuto! Non abbandonarmi, Dio della mia salvezza!” Dio non ha bisogno di grandi discorsi: “Pregare è pensare a Dio amandolo”, diceva san Carlo de Foucauld. La preghiera è stare con il Signore a tu per tu, in silenzio, in ascolto, in amore. La preghiera è quel quotidiano incontro nel mistero di Dio. San Francesco di Sales era solito dire, in modo paradossale ma indicativo e pungente: “Bisogna pregare almeno mezz’ora al giorno, tranne quando si è molto impegnati: allora bisogna pregare un’ora”. Il tempo estivo può essere una possibilità per fermarci a pregare un po’ di più: un grande dono, una grande possibilità. N bon isté a duc cánc! Il Decano don Andrea
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VITA PARROCCHIALE CHE COSA RENDEREMO AL SIGNORE PER QUANTO CI HA DATO? NON POSSIAMO CHE RENDERE GRAZIE
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nche quest’anno, dopo la celebrazione della Pasqua, le nostre comunità hanno vissuto momenti speciali di grazia, giornate e celebrazioni che ci hanno riempito il cuore di vera e profonda gioia umana e spirituale: il Signore ha e continua a donare con abbondanza il suo amore sulla nostra valle. Il 14 maggio nella chiesa di Pieve hanno ricevuto la Prima Comunione Alice, Lukas, Nicola, Elisa, Diego, Thomas, Alberto, Nicole, Nadine e Michael. Ad Arabba il 21 maggio hanno ricevuto la Prima Comunione Greta, Giulia, Marica, Tiziano, Joel, Isaac, Victoria, Jessica, Melany, Liam e Simone. Come possiamo non “rendere grazie” al Signore per questi doni, che sono stati elargiti non soltanto ai nostri bambini e alle loro famiglie ma anche a vantaggio spirituale di tutta la comunità? I doni che il Signore ci ha dato vanno accolti con riconoscenza e attendono di essere vissuti con fedeltà da parte di coloro che li hanno ricevuti perché possano portare frutti buoni nella vita di ogni giorno. Nel mese di giugno abbiamo poi vissuto due appuntamenti importanti ed emo-
La festa del Corpus Domini a Pieve.
zionanti perché avvolti da un alone di solennità ma anche di “festa comunitaria”: sono la solennità del CORPUS DOMINI – FESTA DEL SIGNOUR e la festa del SACRO CUORE – CUOR DE GEJÙ. Accolti dal suono delle campane, la messa solenne e la processione, l’aria di festa che sigilla l’originalità e la bellezza di queste due giornate. La fede è vissuta con la
complicità delle nostre nobili tradizioni, con la gioia della festa, con il piacere di stare insieme, con il vestito tipico della festa, con la presenza dei gruppi e delle associazioni. Le nostre due belle chiese di Pieve e di Arabba gremite di gente, guidate e incantate dal bel canto del coro: la processione solenne, con i suoi altari, le soste, i suoi antichi canti, pubblica espressione
La festa del Cuor di Gesù ad Arabba.
di fede manifestata lungo le strade dei paesi, segnata dal ritmo lento dei passi, preghiere e il suono della banda. Un vero e sincero pellegrinaggio per onorare il paesano per eccellenza: il Signore Gesù. Tutto questo è memoria di una tradizione che conserva il passato, consacra il presente, fa crescere e garantisce il futuro. Noi siamo ciò che ricordiamo di essere sta-
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ti. Perché la memoria è l’anima della nostra storia, l’orizzonte del nostro procedere verso il domani. Custodiamo dentro di noi la bellezza di questi momenti e portiamo nel nostro cuore la benedizione del Signore, testimoniando l’amore che ci ha redenti e la fraternità e l’amicizia che ci lega gli uni agli altri. A ciascuno ripeto la gioia mia e la mia gratitudine. Possiamo dire che queste feste a noi così care raccolgono tutte le altre feste che il nostro Fodom ancora celebra. È facile vedere e sentire che le nostre ricorrenze, con tutte le sue più belle tradizioni, sono un unico messaggio di esultanza, di condivisione, di forza, di speranza. Non dimentichiamo mai che la dimensione comunitaria è una ricchezza in ogni circostanza. Le cose fatte insieme sono più belle, più ricche, più varie, più divertenti, più efficaci e coinvolgenti di qualunque altra cosa, anche di quella progettata dal più geniale degli artisti sociali. La comunità ha bisogno di tutti, tutti sono – siamo - importanti e in questa importanza riscopriamo la nostra bellezza e la nostra ricchezza. L’attaccamento alla propria terra e alle proprie origini, è
un modo per sentirsi ancora parte integrante di una comunità, per condividerne la stessa storia, le stesse tradizioni e la stessa identità culturale. Conoscere la cultura e le tradizioni della propria terra non è mai tempo perso, ma è sempre un valore in più. Per questo di fronte alla dimenticanza o al progressivo allontanamento dalla pratica e dal culto delle proprie tradizioni è fondamentale far ricordare e rivivere quella cultura di cui sono evidenti molti dei nostri segni, è doveroso far rivivere la memoria delle tradizioni che perdurano e promuoverne la conoscenza e la diffusione anche tra i più giovani affinché possano comprenderne l’importanza e valorizzarne gli aspetti più significativi. La maggior parte delle tradizioni che sono arrivate fino a noi riguardano le feste della Chiesa proprio per il carattere profondamente religioso delle popolazioni ladine. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno collaborato alla buona riuscita delle due feste. Non faccio l’elenco perché sicuramente potrei dimenticare qualcuno e non sarebbe corretto. A tutti va un “Diovelpaie ben tánt”. L Pleván don Andrea
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Anche quest’anno i bambini/ragazzi de Le Roe e Renaz si sono ritrovati ogni sera per il fioretto del mese di maggio nella chiesetta della Madonna Nera.
Il Cristo restaurato a Larzonei
Il 27 Giugno, con una semplice ma sentita cerimonia, è stato benedetto il nuovo crocifisso restaurato alle porte della frazione di Larzonei. Ai suoi piedi un giardino di fiori e al suo fianco una panchina con un tavolino invitano a fermarsi in questo luogo circondato da una bellezza incantevole lontano da rumori, traffico e frenesia della vita di ogni giorno. Grazie a chi custodisce, cura e rispetta questi simboli cristiani, sperando che non rimangano solo un fattore estetico posti qua e là nelle nostre vallate, ma che siano una fonte viva di accrescimento della nostra fede. Nerina
Prime Comunioni
I bambini della prima comunione di Pieve e di Arabba.
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Sagre di paese Numerosi sono in primavera gli appuntamenti che vedono riunite in festa le nostre piccole comunità per la ricorrenza delle sagre nelle frazioni interessate
1° maggio – Digonera S. Giuseppe artigiano, patrono anche della nostra casa di riposo, ci richiama in tale data a Digonera nella bella chiesetta contemporanea a lui dedicata. Oltre alle statue lignee del presbiterio raffiguranti Gesù Cristo che ci accoglie a braccia aperte con ai lati san Giuseppe lavoratore e la Madonna, la chiesa è arricchita di alcune opere del nostro artista Gianni Pezzei: il pannello in cirmolo, piede dell’altare, raffigurante san Giuseppe artigiano con Gesù e Maria e lungo le pareti della navata la preziosa via crucis in bronzo dorato. La comunità di Digonera si rende molto attiva sia in chiesa che sul sagrato per accogliere festosamente gli intervenuti a onore del loro santo patrono. Non possono mancare i tipici crafons e ogni bendidio che si degustano in sana e allegra amicizia e qualche ballo con l’accompagnamento gioioso di fisarmonica e chitarra dei sempre gettonati Mario e Fabiano. Dopo tanti anni, peraltro, Digonera ha la gioia e la grazia di avere due chierichette, che aiutano don Andrea nella santa messa. Come vedete nella foto Caterina e Maria, oltre che brave sono bellissime e felici del compito che svolgono con attenzione e amore. Grazie bambine!
27 maggio – corte
Come di consueto, l’ultimo sabato di maggio ci siamo recati a Corte per la S. Messa in onore della Madonna della Neve nel bel santuario a lei dedicato, a cui la gente è da sempre molto affezionata e devota. La chiesa contiene, oltre alla statua della Madonna, la quale venne messa in salvo durante la Grande Guerra spostandola prima nel paese di Contrin e poi a Corvara, anche l’antico crocifisso che, pur trovandosi accanto alla chiesa quando essa venne bombardata, rimase intatto superando indenne il conflitto. Nel centro dell’abitato si è fatta poi festa tutti assieme, godendo della bella giornata, dei prati verdi e fioriti e dei crafons e altre specialità dolciarie preparate dalle donne della vicinia, nonché dei prelibati salumi e speck lavorati artigianalmente e affumicati nell’edificio adiacente dalla famiglia Dorigo. Una volta sbarazzati i tavoli, questi sono serviti per gli appassionati del gioco a carte, che a Corte non mancano di certo, i quali fra una vittoria e una sconfitta, un brindisi e una battuta, hanno prolugato e completato la sagra in bellezza.
4 giugno – andraz La sagra di Andraz nella festa della SS. Trinità, a cui prendono parte anche le vicinie di Palla Agai e Castello, è sempre un richiamo molto importante e sentito. L’antica e bellissima chiesa, elevata a curazia nel 1940, conserva ancora numerosi elementi di pregio artistico non essendo stata danneggiata durante la guerra. Oltre all’altare maggiore in stile barocco dedicato alla SS. Trinità, riccamente decorato, è da notare l’altare di sinistra proveniente dal castello di Andraz, di autore ignoto, e la statua della Madonna Immacolata dello scultore Domenico Moling di Badia. La copertura dei tetti è ancora in scandole di larice e il campanile è rimasto l’unico in valle con la caratteristica forma arrotondata di impronta barocco-asburgica.
La chiesa, bella ripulita e addobbata per la ricorrenza, ci ha ben predisposti alla S. Messa e all’ascolto dell’omelia del nostro parroco, improntata sull’amore conviviale diversificato della SS. Trinità. La celebrazione è stata resa solenne dai bei canti del gruppo gio-
vanile “MusiCol” di Colle Santa Lucia. Successivamente, anche nella piazza di Andraz ci aspettava lo stand predisposto dalla vicinia con prodotti culinari tipici e bevande e con l’aroma del buon caffè di Luigina invitante a varcare la soglia dell’adiacente bar
“Edelweiss”. Alle ore 12 in punto il tradizionale “ciampanoz” suonato da Oscar, Sebastiano, Stefano, Diego, Paolo e Marco, ha ricordato a tutti la maestosità della festa e lo schiocco dell’orario per ritirarsi in famiglia a proseguire la sagra.
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13 giugno – pian di salesei La festa di S. Antonio di Padova ci porta, come da tradizione, a Pian di Salesei in quanto la cappella del sacrario militare è dedicata proprio a questo santo tanto invocato. Più numerosi del solito quest’anno i pellegrini che si sono recati in processione con partenza da Sorarù lungo la piacevole strada comunale che porta a Salesei-Mulinat (opportunamente sistemata e falciata da qualche volenteroso frazionista), per proseguire lungo un tratto di SP e poi per sentieri e prati fioriti fino a raggiungere Pian di Salesei. La processione, con Lara che portava la croce (in sostituzione dell’immancabile Berto Barca che ci ha lasciati a gennaio di quest’anno), e don
Andrea che ci ha aiutati a pregare e a cantare, ivi comprese le litanie in onore di sant’Antonio, è stata molto familiare e raccolta grazie anche al bel percorso naturalistico che ci avvicina al Creatore. La chiesetta era gremita di fedeli, accorsi anche in maniera diversa, dal vicino abitato di
Digonera e da altre località dei nostri comuni. La celebrazione, come sempre, è stata caratterizzata da un’atmosfera di profonda devozione e commozione: due grandi loculi all’interno della cappella ci ricordano i resti di innumerevoli soldati ignoti ivi conservati, oltre alle salme di 650
caduti ospitati nei muretti esterni del sacrario, disposti a croce. La vita di sant’Antonio di Padova, come si coglie anche nell’immagine della pala dell’altare, è simbolo di purezza e di pace e ci è di esempio quale patrono dei poveri e dei sofferenti e per la sua intimità con Dio.
24 giugno – San Giovanni La sagra di S. Giovanni è una ricorrenza molto sentita per gli abitanti di Soraruaz e anche per quelli di Cherz, che fanno parte della stessa curazia, divenuta tale nel 1940. La bella ed accogliente chiesa riporta l’immagine del santo titolare sulla pala dell’altare maggiore. A destra la statua di san Francesco d’Assisi e a sinistra quella di sant’Antonio di Padova. L’altare laterale è dedicato alla Madonna Immacolata. Sulla facciata esterna, sopra la porta principale, un bassorilievo della Cena Domini del famoso artista Andrea Crepaz Polonët, originario di Carpac, e ancora all’interno un quadro a forma di medaglione raffigurante l’Ecce Homo e la statua del Sacro Cuore di Gesù, doni di un altro scultore di Soraruaz, Fortunato Costa – Nato de Costacia. La chiesa fu molto danneggiata durante la
Grande Guerra e nella ricostruzione furono effettuate alcune modifiche soprattutto al campanile che prima aveva la tipica forma a cipolla. Dopo la S. Messa, cantata dal coro parrocchiale di Pieve con Arabba, c’è stato un bel momento conviviale sia all’esterno che all’interno della ex
canonica e scuola adiacente la chiesa, preparato a cura delle nostre suore “Discepole del Vangelo” e degli abitanti delle due vicinie nonché allietato dalla fisarmonica del nostro bravo e disponibile Sisto Giaiol, per la gioia dei tanti presenti venuti da più parti del comune e anche di qualche turista.
29 giugno – Arabba La comunità di Arabba anche quest’anno si è riunita nella bella chiesa parrocchiale per celebrare i suoi patroni Pietro e Poalo. Come sempre la chiesa, tutta bella di fiori preparata con cura e amore da Andreina, ha accolto i numerosi parrocchiani che hanno partecipato alla Santa Messa solenne, presieduta da don Vito De Vido e cantata dal Coro parrocchiale, accompagnato dal nostro organista Diego. Don Vito, ritornato nell'occasione del
suo 25° anniversario di sacerdozio nella sua "prima" parrocchia dove è stato amato e stimato dalla gente di Fodom, ha celebrato dando solennità e mettendo al centro le figure sempre attuali dei patroni Pietro e Paolo testimoni, anche con la vita, dell’amore per Cristo, il Vangelo e la Chiesa. Dopo la messa un momento conviviale fuori dalla chiesa con una tavola imbandita di ogni “ben di Dio”, come una vera sagra, usanza da non lasciare perdere.
Un vivo ringraziamento a tutti coloro che si adoperano per il mantenimento e la buona riuscita di queste ricorrenze. Seguirà poi la notevole festa patronale di San Giacomo Maggiore nella chiesa decanale di Pieve. Sono questi momenti di incontro molto importanti per le nostre piccole comunità, occasioni per stare insieme in sana amicizia e condivisione e per conoscere meglio e valorizzare le nostre realtà. A tal proposito si invita, chi fosse interessato a saperne di più, a
voler consultare gli opuscoli raccolti nel cofanetto “Cugniscion noste Vijinánze – Alla scoperta delle Vicinie di Fodom” edito dall’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, a cui si è fatto riferimento per alcuni dati storicoculturali riportati nelle descrizioni sopra, e/o a prendere parte alle visite guidate alle vicinie che anche quest’estate vengono organizzate dallo stesso Istitut Cultural secondo i percorsi previsti negli opuscoli medesimi. Stella
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“Conzert d’Aisciuda” per i 25 anni di sacerdozio di don Andrea Con il “Conzert d’Aisciuda”, che si è tenuto sabato 20 maggio nella chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore, la comunità fodoma ha omaggiato i 25 anni di sacerdozio del decano don Andrea Constantini. Un concerto interamente “fatto in casa”, visto che ai piedi del Col di Lana non mancano certo musicisti e cantori. Per l’occasione, infatti, si sono mobilitati gran parte dei gruppi corali e musicali della vallata: dalla Banda da Fodom, all’ensemble “Kropya”, il Coro Fodom ed il Coro parrocchiale S. Giacomo insieme ad alcuni componenti dei cori parrocchiali di Arabba e Colle S. Lucia. Vario e di qualità il programma dei brani proposti a testimonianza della incredibile vitalità musicale che rie-
Gran finale a cori e banda uniti per il “Christus Vincit” e il “Lodate Dio”.
sce ad esprimere una piccola vallata di appena 1200 anime come quella fodoma. Il concerto, presentato da Gianpaolo Soratroi, è stato aperto
dalla soprana Marina Dorigo, accompagnata all’organo da Oscar Nagler. Visibilmente emozionato per l’omaggio, don Andrea ha ringraziato ri-
cordando che “momenti così sono il segno che queste non sono comunità morte e senza futuro, ma vive ed attaccate alle proprie tradizioni”. SoLo
Don Andrea con i maestri dei gruppi che hanno dato vita al concerto.
Il 3 maggio 2023 nella chiesa di Cortina d’Ampezzo i due cori di Anpezo e Fodom hanno cantato insieme per i 25 anni di sacerdozio di don Andrea; erano presenti alla Santa Messa anche una rappresentanza di chierichetti e chierichette di Livinallongo.
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Vita di Villa San Giuseppe Una mattina in compagnia del Coro Fodom Domenica 25 giugno sono venuti a trovarci e a cantare per noi gli amici del Coro Fodom. La mattinata è stata davvero stupenda: i loro canti ci hanno fatto emozionare, commuovere, divertire e soprattutto ricordare! Non soltanto il ricordo è riaffiorato nel cantare insieme a voi le canzoni che conoscevamo, ma ci hanno fatto ricordare le nostre montagne, le nostre valli, la nostra identità. Nelle vostre parole abbia-
mo ricordato la nostra gioventù e nel vedervi così pieni di entusiasmo, ci siamo ricordati quanto sia meraviglioso
vivere, donando un pezzettino di noi al nostro prossimo. Grazie del tempo che ci avete dedicato anche terminata l’e-
Che relax!!! Vogliamo condividere con voi una meravigliosa novità di Villa San Giuseppe. Esiste un bisogno psicologico primario, che ha sempre accompagnato l’uomo nella sua natura, ovvero il bisogno di rimanere da solo in silenzio. Non si intende la solitudine sociale, ma un bisogno di sganciarsi per un breve momento dalla vita con gli altri per poter poi ritornare con piacere a stare insieme. Per rispondere a questa esigenza dei residenti di VSG, in quest’ultimo anno abbiamo lavorato per realizzare una stanza molto speciale. Come già detto, la vita in comunità è sicuramente una grande opportunità soprattutto per l’anziano: poter stare in compagnia e non rimanere soli, poter chiacchierare con qualcuno, passare il tempo, raccontarsi, sono sicuramente i
vantaggi del vivere in una casa di riposo, ma per noi era importante anche poter rispondere al bisogno di quiete, ecco perché abbiamo pensato ad allestire la “stanza del relax”. Fin da subito abbiamo visto che molti residenti, ma anche i loro parenti, l’hanno molto apprezzata: motivo per il quale abbiamo continuato ad abbellirla con delle belle poltrone comode, grandi foto di montagne alle pareti, un dispositivo di aro-
materapia naturale in cirmolo, una lampada di sale e delle piante verdi. Qui è possibile leggere, sonnecchiare, oppure incontrare i parenti in un salottino tranquillo. La stanza si trova al piano terra, dove vi erano precedentemente collocati gli uffici, ora spostati al piano secondo. La stanza del relax è diventata davvero magica, uno spazio dove ritrovare se stessi all’interno di uno spazio comunitario. Venite a vederla! Andrea Monica
La nuova “stanza del relax” al piano terra di VSG.
sibizione, lo avete fatto con il cuore e lo abbiamo sentito. Cari amici del Coro Fodom, continuate così! Continuate in questo splendido servizio alla nostra comunità, perché attraverso quest’arte è possibile anche portare avanti i giusti valori per le prossime generazioni, l’amore per la musica, per la nostra storia e per il nostro territorio. Che dire di più? Tornate presto a trovarci! I nonni di VSG
Riaprono le porte! Si avvisa la popolazione che in seguito al termine dell’emergenza Covid 19, Villa San Giuseppe è lieta di riaprire le sue porte a tutti. Ricordiamo che vi è anche la possibilità di partecipare alla Santa Messa delle ore 9.30 tutti i giovedì. Vi aspettiamo!!
A vos Operatori Ei le plus de vigni colour che nsomiei i prei n flou. Sclitei da n piz a n canton, ntel debujen, sei vos che nos clamon. Ci voleiso mei, on tánt lauré che ades, le magagne, ne fesc tribolé. Ma vost bon cuor ne dáida a sleseré che ogni tánt, ruon de se le desmentié. Sánta Pazienza n ei da avei sourafora, ma l Signour ve ciaria l cuor, che dadomán la rua a sëra. Pion via col se descedé, spo ne speta n bon gosté. A mesa strada davò tánt batolé ne sporjei ence n bon got de té. A roda ne clamei per ne dé na sgrofolada che plu ladina ne passa ence la giornada. Spo rua l mesdì e ence la sëra e ngalin l é ndavò ora de jì a la paussé fora. Son chilò, e ve mbracion duc e dute bel dassën ne dei l muot de levé su dadomán. A nos che vedon puoch, ne prestei vuosc ogli e se i brac i é fiachi, ne sporjei i vosć. Co noste giame no rua plu de fè n pas spenjei l carët e ne portei ence a spas. Diovelpaie de dut chël che fajei per nos che n’Aimaria no manciarà mei per vos. Ades saron via, no ston a slongé che a plu de un ie sciámpa da piscé!! Da pert dei noni, le none e ospiti duc. Marietta
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Parrocchia di Colle
Sogno una Chiesa aperta… D
urante il giro d’Italia l’elicottero ha sorvolato la chiesa di Colle, regalandoci delle immagini stupende. Ogni giorno ammiro questa chiesetta in cima al colle, che guarda in alto, che unisce il Civetta al Pelmo ed intravvede la Marmolada… E mi viene facile pensare al futuro della nostra comunità cristiana, e sogno. Non una folla che preme per entrare, ma poche persone che vivono l’ importanza dell’ incontro con il Signore nella sua chiesa, nel suo giorno di festa, poche persone il cui primo pensiero è di riconoscenza verso il Signore, che ama rendersi realmente presente nella celebrazione dei sacramenti, e verso chi ne è lo strumento, verso il sacerdote, che con tanto amore ed umiltà celebra i santi misteri. Nella chiesa che sogno non ci sono barriere né di lingua né di tradizioni; si ricorda il proprio vescovo non
chiamandolo “eccellenza”, ma “padre”, si invita il proprio sacerdote, che sia parroco od altro non interessa, ad essere santo, a portare a tutti l’ amore e la presenza del Signore Gesù. Nella chiesa che sogno il sacerdote è sostenuto, incoraggiato e gratificato soprattutto
dalla preghiera che tante persone fanno per lui e per tutti i sacerdoti. E’ facile criticarlo, ma è più costruttivo amarlo, non tanto per la sua povera persona, quanto per la sua missione. Nella chiesa che sogno le tradizioni del passato (che si riducono sostanzialmente a processioni, a preghiere a volte poco comprensibili, ma che hanno il grande vantaggio di unire le persone, e quindi vanno rispettate e coltivate) si amalgamano con i problemi del presente e del futuro, senza nostalgia e con un pizzico di coraggio e fantasia. Nella chiesa che sogno
vorrei che fosse sempre Lui, Gesù Cristo, il centro di tutto e di tutti, il motivo del nostro essere, del nostro incontraci, del nostro soffrire e morire. Ho vissuto in chiese-comunità ricche di attività, di strutture, di persone.. era il tempo di una vita molto attiva, frenetica. Ora anche per me è il tempo della contemplazione. Una volta ero un prete fin troppo attivo; ora mi accontento di celebrare la Messa e portare l’ amore di Cristo alle poche, ma care persone che vivono in questa stupenda valle, nel rispetto della libertà di essere accolto. Don Renato
SCUOLA DI PREGHIERA A SANTA FOSCA Nei giorni 25-26 e 27 luglio, alle ore 21.00, nella chiesa di Santa Fosca viene offerta una breve SCUOLA DI PREGHERA: 1. Pregare e dire preghiere; 2. La preghiera della Chiesa; 3. La preghiera di Gesù. Gli incontri sono aperti a tutti.
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Feste e Processioni Il mese di giugno ci ha donato anche quest’anno la possibilità di fare le consuete processioni in occasione del Corpus Domini e del Sacro Cuore. Sebbene quella del 2023 sia stata una primavera particolarmente piovosa, in tali occasioni il tempo ha concesso ai fedeli di svolgere come da tradizione il giro per via Villagrande fino alla Costa e ritorno. Qui alcune impressioni delle nostre feste, dove i colori vividi e la partecipazione non mancano.
La catechesi post-Cresima Il 25 aprile del 2022 un gruppo di 16 ragazzi/e hanno ricevuto la Cresima dal nostro vescovo mons. Renato. Qualcuno ha pensato che fatta la cresima, è finito l’impegno di catechesi. Ma noi abbiamo voluto continuare, nella convinzione che proprio il post-cresima è importante per la formazione cristiana dei nostri ragazzi. Abbiamo iniziato a trovarci ogni venerdi pomeriggio in canonica a Colle, unendo momenti di formazione su vari temi anche di attualità a momenti di lavoro, di svago… Abbiamo festeggiato a fine novembre Cristo Re e Signore, con un incontro serale, con una cena condivisa e poi con una simpatica veglia di preghiera. Abbiamo concluso quest’anno di formazione la vigilia di Pentecoste, iniziando con una lauta cena in canonica, per poi passare in cappella per una Veglia di preghiera allo Spirito Santo ed infine dedicare un po’ di tempo riscoprendo vecchi giochi all’ aperto. Il don vuole mantenere il contatto con tutti, creando un gruppo in Whatsapp: ha già iniziato ad inviare messaggi settimanali. In futuro? Si vedrà. Le catechiste I ragazzi che hanno ricevuto la cresima nel 2022.
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DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Fuoch del Sacro Cuor Domenia ai 18 de jugn i Scizeri da Col i à imbastì incia chest an i fuoch in ocajion del Sacro Cuor coche voto e tradizion che da secui i ven portai navant. Coche l an passà, incia chest an l é stà fat doi fuoch: un sai Magoec e un sun Forcia. N gramarzé de cuor ai parogn dei prai che à inconsentì de renovà incia chest an la tradizion e n gramarzé a duc chi che è vegnui a passà na bela sera duc auna!
L fuoch sai Magoec.
L fuoch sun Forcia.
I pompieri agordini in aiuto alle popolazioni alluvionate Successivamente agli eventi alluvionali accaduti alla fine del mese di maggio nelle zone dell’Emilia Romagna anche alcuni Vigili del Fuoco dell’Agordino si sono recati per prestare aiuto alle popolazioni colpite da questo evento di notevole intensità. Dal 24 al 28 maggio il nostro Caposquadra Grisotto Gabriele insieme a quattro componenti del Distaccamento di Caprile si sono recati per prestare soccorso in Provincia di Ravenna e più precisamente nel Comune di Faenza, che si trova in una delle zone più colpite e martoriate dall’alluvione. Hanno operato con motopompe e le attrezzature in dotazione per svuotare scantinati, garage e abitazioni che sono state invase da fango, acqua e detriti. Durante la permanenza nelle zone colpite hanno potuto apprezzare la generosità e la tenacia delle popolazioni colpite nonostante i danni siano stati ingenti e molte persone abbiano perso tutto quello che avevano. Come già successo in passato durante altre catastrofi i Pompieri dell’Agordino come tutti i Vigili del Fuoco sono sempre disponibili e pronti a partire per prestare aiuto anche lontano dai nostri piccoli paesi.
Alcune impressioni delle giornate a Faenza.
Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).
Offerte UN GRAZIE a chi sostiene il Bollettino: De Riva Carlo; Bonifacio Renato; Frena Lucia; Sief Paola; Colcuc Beatrice e Dani; Frena Cecilia; Rudiferia Mirko; Pallua Adele e Susanna; Sief Margherita e Pramaor Arturo.
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«Le nuove del Pais»
Imparà a fà fortaie e grafogn N daremisdì passà n bona compagnia co la Union dei Ladign da Col, per imparà a fà da rustì
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ndomenia ai 25 de jugn la Union dei Ladign da Col l a organiza na lezion per vede e impara come che se fas da rustì per i di de festa. Mercedes Agostini da Col, che per tanc de agn l a fat la pasticera, l a spiega e fat vede come che se fas i grafogn n pasticeria, n sistema pi svelto de chel nostran, e le fortaie bele spesse e a forma de sciuois. Na dosena de persone le s’a donca ciata daremisdì via a Pien, nte na cesa mituda a dispojiozion da na sozia de la Union che la e contenta che se la duore co l e ora da fa da rustì (na roba miga saurida da fa nte le cese moderne): nte zinch ore chi che a partezipa i a pudu impara calche segreto e calche sistema puoch cugnessu per slejiera l laor de fa da rustì , parceche no l e scrit dego che per fa le magnalie da na ota l e incia da fa fadia come na ota.
La rizeta dei grafogn
La rizeta de le fortaie Ce che va ite (per zirca na dejina de fortaie): 200 grami de farina, 50 grami de zucher, 20 g de smauz, ¼ de litro de lat (fret), 3 vof, n bicerin de sgnapa e doi piziade da sal. Prima de dut se met su l ont a se sauda , che pol ester oio de barbagigi o strutto. Po se zarn i ros de vof da le ciare, e nte na scudela fonda se sbat i ros col zucher con na scoeta e n frego a la ota se jonta ite la farina e l lat, l smauz delega e n ultima la sgnapa e na piziada de sal: n ultima a da vignì fora na pasta pitost pesoca. Nte n autra scudela se monta le ciare a nef bela ferma con na piziada de sal e n cazuol de zucher, e se le jonta a chel autra pasta: l e da le smeseda n pressa, dal bas n aut, parceche no le se smonte, e duora la pastela delongo. Co l ont l e ciaut giusto (no massa puoch che le fortaie le ven fora onte, no massa ciaut che seno le se bruja) se ciaria l priul e se fas jì ju la pasta
ntel ont a dijigne na spirale dal zenter n fora. Canche la fortaia la e cota de sot, se la gira con na ciaza e se la fas cuoje da chel autra banda, po se la ciol fora e se la met sun na carta a se suie. Per le ota saurì e per
fa na bele fortaia a forma de sciuois l e meo duora na padela picola con puoch de oio, seno la pasta la scampa, e no l e fa toma la pasta sora de autra pasta, seno no la se lassa cuoje bela valiva.
Ce che va ite (per zirca 50 grafogn): 8 vof intier e 8 ros de vof, 200 grami de zucher, 250 grami de smauz, ¼ de litro de lat, 1 kilo e 250 grami de farina, 100 grami de gherm, mez got scarso de sgnapa. Se met nte na scudela i 8 vof intier e i 8 ros e se i sbat n bon frego col zucher con na scoeta. Se sauda l lat fin che l ven tievet (sauda a no pi de 35 gradi), se met ite l gherm e se smeseda che l se desfaje, e se l jonta ai vof col zucher. Po se met auna l smauz delega , la farina e l sal, se mena la pasta bel pulito co le magn o col gancio de l machina da impasta , e se la met a leva fin che no la siebe deventada almanco l dopio, n ora o incia de pi: parceche no la tache su la scudela se i met n frego de farina soraju . Co la pasta la e bela levada se la sarta fora sul as, e se scomenza a fa fora le bale dei grafogn: con na spatola se taia fora na strisola de pasta e po se la taia n tanc de toch, che se i mena co le magn per i fa deventa de picole bale de zirca 35 grami. Se met ste bale sui as, se le schiza n frego co le magn parceche no i devente massa auc a i rustì , e se le met iaro a leva curvide co le canevaze parceche no le se sece. Intant se scomenza a mete su l ont, sempr strutto o oio de barbagigi che l e chel meo da rustì . Dare almanco na mejora se pol scomenze a rustì i grafogn che i sara iaro levai: l e da varda che l ont l siebe giust che no i se tira ite massa ont, e gnanca negher de fora e ncora cruf daite. Co i e coc se i tira fora e se i met a se suie sun na carta, e se pol scomenze a i impienì con n sac a poche, con marmelata, crema o pava . Co la medema pasta se pol fa incia i grafogn da janoge. Martino Pezzei La Usc di Ladins 25/2023
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L coro MusiCol à voia de ji semper pi in avant! L mes de mai, per duc noi che ston sa mont, l é l temp de le piante che fioris, de i animai che girolea e de la jent che à voia de robe nuove. L é propio per la voia de fa valch da nuof che ai 6 e ai 20 de mai, l Ensemble MusiCol a injigné sua prima masterclass. La maestra Raffaella Benori, dipolomada in “Musica Liturgica Prepolifonica e Canto Gregoriano” al Conservatorio “B. Marcello” de Venezia, la é vignuda nta Col per ne insigné co miorà la tecnica del centà. Nte doi leziogn peade via darè marenda e finide da dasera, la maestra la n’à insigné tecniche de respirazion, arpeggi e calche centia. La
part manco saurida l è stà de sigur imparà a ciapà l fie nte la derta maniera (col diaframma pitost che coi polmogn, chest permet de avè na os pi lineara e de tignì le note pi in lonch). De pi, aon imparà coche se saudà la os davant dai conzerc, ce posture tignì co s’é davant a la jent e aon ciapà incia tanc de consei su come studié le part musicale. Volon sporje incia chilò n gramarzé a la maestra Raffaella che la é vignuda nta Col, l à bù la passienza de ne insigné e la n’à spent a portà in avant nosta voia de centà. Per noi l é stà doi di rich de robe nuove, piegn de legreza e bonumor.
La masterclass la s’à sarà via col invit de la maestra Raffaella a centà auna a ela e a suo coro ai 27 e 28 de agost a La Ila in Badia e a La Pli de Mareo. Ve speton de tanc! Nte realtà come la nosta, no l é semper saurì portà in avant passiogn come chela del centà. Chesta masterclass la n’à fat capì l bel de fa valch che ven mitù in pé col contribut de duc. MusiCol e l coro de gejia i é semper davarc a chi che abe gusto de centà, no domà per fa prove, centà messe o fa conzerc, ma incia per se giaude e stà auna. Ve speton! L Coro MusiCol
Foto storiche Ci sono arrivate in redazione queste due foto storiche. La prima dovrebbe essere la Prima Comunione dell’anno 1940, la seconda dovrebbe essere stata scattata in occasione di una delle fiere del bestiame che si tenevano a Colle i decenni scorsi. Riuscite a riconoscere qualcuno? Fatecelo sapere!
Prima Comunione anno 1940.
Una storica Fiera del Bestiame.
Ricorrenza 7 dicembre 1982 / 7 dicembre 2022: Quarant’anni sono un soffio, ma il dolore è duro a lenire. L’amore più grande è dare la vita per i PROPRI amici !!! Grazie Olivo per esserti SACRIFICATO per tutti noi. Ricordiamo qui anche la tua carissima Oliva
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«Le nuove del Pais»
STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI
L’angolo dei ricordi
Foto sconosciuta
Foto conosciuta
(foto di Claudia Chinnici - Palermo) 1) Delunardo Alessandro - Pieve 2) Lezuo Fortunato - Sorarù 3) Chinnici Gianpiero - Palermo (Sottocrepa, fratello di Claudia) 4) Non individuato 5) Crepaz Eugenio - Pian di Salesei 6) Soratroi Franco - Pieve 7) Non individuato 8) Non individuato 9) Non individuato 10) Pordon Claudia - Pieve (figlia di Crepaz Germana) 11) Degasper Monica - Contrin 12) Colleselli Riccardo - Sorarù 13) Fersuoch Doriano - Sottocrepa 14) Non individuato 15) Lezuo Carlo - Sorarù 16) Chinnici Claudia - Palermo (Sottocrepa) 17) Crepaz Ines - Pian di Salesei 18) Soratroi Gianpaolo - Pieve 19) Non individuato
Foto storica
(Stella)
Foto riconosciuta Si tratta della foto sconosciuta pubblicata sul numero di aprile, riconosciuta da Cecilia Lezuo che così ci scrive: "Arabba 1953 - Sono io con i miei nonni, Donè Andrea "Moz" e Colli Maria Giuliana, di Pezzei. Il nonno era fratello del Moz de la zentral.
Errata Corrige Nel numero di aprile, alla rubrica "Foto riconosciuta" di pagina 18, lo "Zio de l'Alpe", per mero errore di trascrizione, è stato indicato tale Pietro Demichiel (che è riferito ad altra persona); si tratta invece di JOSEF DECASSIAN. Mi scuso con la Redazione. (Fernanda Ragnes)
13 ottobre 1923 – Palla Caterina, moglie di Crepaz Eugenio “berba Neno”, capostradino a Livinallongo con sede a Brenta. Caterina lavorava come scrivana nell’ufficio del comune, allora situato presso l’Hotel Dolomiti a Pieve.
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«Le nuove del Pais»
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Storie da nzacan
on potevo astenermi dallo scrivere un racconto sulle api, in primis perché mio padre era un appassionato apicoltore, poi perché ammiro quest’insetto che dà vita ad una società complessa e organizzata, ed infine anche perché negli anni cinquanta e sessanta molti compaesani tenevano alcune arnie per produrre il miele per le necessità famigliari e venderne l’eccedente. Mio padre era affascinato dalla vita delle api e dalla dolcezza del miele tanto che, ancora ragazzo, costruì arnia, telaini per i favi, melari, affumicatore e comprò uno sciame. A Contrin v’erano altri tre piccoli apicoltori: Ángelo Marin, Severino Marin e Teio Cecol, cui chiedeva consigli nell’intraprendere questa nuova avventura. In pochi anni, sciamando1, il nucleo di api si moltiplicò sino ad arrivare a quattro famiglie. Un malaugurato giorno comprò alcune arnie da un apicoltore a cui le api erano morte, le usò senza disinfettarle e fu così che anche le sue si ammalarono di peste europea e perirono tutte. Grande fu il dispiacere: comprarne altre costava e capiva di dover approfondire la conoscenza di questo prezioso insetto per poterlo allevare meglio. Bepo de Majarei, vedendolo amareggiato, gli disse: “Ragazzo vedo che hai un 1
Di alcuni insetti (api, formiche, termiti, ecc.), formare uno sciame, abbandonare in gruppo il proprio nido per fondare una nuova colonia.
a cura di Antonietta Crepaz “Pecula”
Le api
Per il Tita è tempo di mettere in funzione la smielatrice.
La sciamatura porta alla colonizzazione di posti inaspettati!
grande interesse per le api, in merito a questa tua passione ti regalo uno sciame”. Grazie all’incoraggiamento e alla bontà di questa persona, mio padre riprese l’attività e per aumentare la sua competenza acquistò il libro Cinquant’anni con le api e gli apicoltori di don Giacomo Angeleri, che ancor oggi è considerato la ”bibbia” per tale mestiere. Negli anni cinquanta pochi possedevano la smielatrice e per estrarre il miele erano costretti a strizzare e distruggere l’intero favo. Tita, dopo aver visto e studiato i nuovi strumenti di smielatura, ne costruì uno semplice in cui stavano tre favi da nido o sei da melario; con questo macchinario, quando il miele era uscito da
un lato, bisognava girare il favo per estrarlo dall’altro. Nel corso degli anni il numero delle arnie aumentò, quindi costruì un ricovero coperto (albina) per porle al riparo, la sceratrice solare2 per recuperare la cera togliendo le impurità, lo stampo per fare i fogli cerei3, le arnie nella misura standard europea e molti altri attrezzi. Costruì anche una smielatrice più grande e radiale per non dover girare i favi e, dopo averne calcolato la giusta velocità tramite degli ingranaggi, la dotò di un motorino. Prima di arrivare al vasetto di miele pronto sul tavolo per la colazione, molto è il lavoro da fare durante tutto l’anno: in primavera le api hanno molta covata e bisogna controllare se hanno cibo a sufficienza. In caso contrario, le si alimenta con delle boccette contenenti acqua zuccherata, poste direttamente sopra l’arnia. Verso fine maggio iniziano a sciamare. Un tempo si tentava di fermarle
I spins tourna a florì L temp no l mesura doi zagri che gira nte n’ora. Ades l é l temp de reisc che chier gote de iega nte l’arsura de na tiera strabaciada, de jent che lascia vita e speránza co n son d’agonia tra le onde del mer, de persone che no ntёn plu l sciusciuro del vent
e le ciántie de uciei dadomán ma i urli de bombe e mortai. L é ence l temp de ciapé ite coscienza, finache l sgol de le ef feconda elbri e prei e i spins tourna a florì, finache n venter de mere deventa n scrin d’amour de na vita voluda, finache l é ogli che no se astala ntel scur de la not ma i deciern l’elba del davignì. AC
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La sceratrice permette di sciogliere la cera dai telaini dismessi per poterla poi riutilizzare nella creazione di nuovi fogli cerei. Esistono due modelli di sceratrice: solare e a vapore. Il foglio cereo è un supporto che l’apicoltore offre alle api per facilitare e indirizzare la costruzione del favo. Si tratta di una sottile lamina di cera d’api su cui vengono stampate, su entrambi i lati, le impronte delle celle da operaia.
spruzzando goccioline d’acqua e imitando il rumore del tuono. Una volta che le api si sono assestate e formano un folto grappolo ronzante, si individua la regina per porla nella nuova dimora, così l’intera popolazione la segue. Quando hanno riempito di miele l’arnia per la scorta invernale, si pongono sopra i melari per la produzione. Dopo il primo sciame, serve controllare il nucleo principale e distruggere eventuali celle reali affinché non sciamino nuovamente per formare altre famiglie deboli che non sopravviverebbero all’inverno. Uno dei timori degli apicoltori è la rugiada mielata dei larici che avviene periodicamente. Se le api riempiono i favi con questo miele bisogna smielarlo immediatamente perché si solidifica e in pochi giorni diventa irremovibile, lasciando i favi inutilizzabili. La smielatura dà molto lavoro: bisogna far uscire le api dai melari, toglierli, disopercolare i favi, centrifugarli, colare il miele in vasi grandi e lasciarlo maturare per qualche tempo in modo che successivamente la parte zuccherina non discerna da quella solida. In questo lavoro v’è un sapore e sensazione di benessere che non scorderò mai: è il piacere nel succhiare l’opercolo che sapeva di dolcezza, di cera e di casa. In autunno si preparano i nidi per la stagione fredda: isolandoli, dando lo spazio giusto per il volume del ceppo e valutando che abbiano cibo a sufficienza. In inverno, nelle nostre zone serve far attenzione che la neve non copra l’entrata dell’arnia e ci si organizza con il materiale per le stagioni successive. In tutto l’arco dell’anno v’è la necessità di controllare la salute dell’intera famigliola: api e covata. Nel corso degli anni le api di Tita si ammalarono nuovamente, ma non rimase più senza, arrivò sino a più di quaranta arnie, praticando l’allevamento delle regine, l’apicoltura stanziale e anche quella nomade. Spesso solleva ricordarci le parole di Einstein: “Se le api scomparissero dalla terra, agli uomini non resterebbero più di quattro anni di vita”.
«Le nuove del Pais»
E
h sì, era proprio bello andare all’altro capo della nostra Italia, andare a Livinallongo del Col di Lana. Paese dal nome lunghissimo di cui era difficile far comprendere ai compagni di scuola palermitani come fosse meraviglioso, tra cime innevate anche d’estate, boschi profumati e fragole e lamponi a portata di mano. Per i miei compagni, a quei tempi (sono nata nel ’64), le Dolomiti erano spesso immagini sui libri di scuola ed io mi sentivo una privilegiata perché, grazie alle origini di mia mamma che aveva fatto nascere anche me lassù, d’estate lasciavamo papà a Palermo e noi tre fratelli e la mamma andavamo dai nonni che vivevano nella grande casa di sassi tra le montagne. Il lunghissimo viaggio, 30 ore tra treni ed un autobus che saliva da Belluno e sembrava non arrivare mai, era compensato dalla gioia di riabbracciare i nonni e dalla certezza che avremmo vissuto emozioni indimenticabili seppure fatte semplicemente dalla condivisione della vita quotidiana dei nostri cari. Andare con la nonna alla stalla, aiutarla in qualche faccenda, andare a fare la spesa attraversando il bosco erano per noi bei passatempi che ci facevano sentire grandi. E poi fare il fieno – oh si! Questo era per noi bambini un lavoro entusiasmante (probabilmente anche grazie alla nonna che ci faceva fare le cose meno pesanti…) che culminava con dei tuffi nel fieno profumato. In casa non c’era acqua
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“Ci bel che l eva jì a Fodom!”
Claudia, a Sottocrepa, con il fratello Gianpiero ed i nonni Ioia (Teodora) Foppa ed Ermanno Vittur.
corrente né il bagno come siamo abituati oggi eppure non vedevamo tutto ciò come un disagio ma come una novità e ricordo ancora il buon sapore dell’acqua bevuta dal mestolo che era sempre vicino ai secchi dell’acqua tenuti in casa. Così come ricordo la porta sempre aperta e le scarpe lasciate fuori dalla porta. I pomeriggi ci si riuniva con gli altri bambini delle frazioni vicine e si giocava un po’ ovunque all’aperto, facendo attenzione alle rare auto di passaggio. Spesso i conducenti si fermavano per un saluto affettuoso a noi “boce foresti” e invitavano la mamma ad una visita per offrirci i prodotti dell’orto, che dopo il rigido inverno era prodigo ovunque di ortaggi e “salate” dal gusto unico. Erano pomeriggi che non finivano mai e spesso ci si trat-
teneva a giocare all’aperto anche con il buio o ci si rivedeva dopo cena: a differenza della città il buio non ci intimoriva e questo senso di libertà era un ingrediente che rendeva ancor più indimenticabili le nostre vacanze. Alcune estati ci aggregammo alle gite settimanali organizzate dall’infaticabile don Bruno. Le mie gambe di ragazzina di città mi facevano vergognare per la mia scarsa resistenza ed ero sempre indietro nel gruppo dei gitanti ma i paesaggi che mi circondavano erano una grande emozione e mi sentivo parte dell’universo. Un altro bel ricordo sono le visite alle amiche della nonna: le “Stine”, la “Milia”, la Maria, Natalia e altre “mëde” di cui non ricordo il nome ma l’affettuosa accoglienza tra “tocio”, foie, biscotti fatti in casa, tè ed aranciata.
A ferragosto la grande festa del paese “Santa Maria Maiou” era una giornata piena di allegria ed il paese si riempiva di turisti. Il suono lieto delle campane, che cadenzavano tutte le giornate con i rintocchi che tutt’oggi mi trasmettono serenità, attraversava la vallata chiamando tutti alla messa solenne, cui le fodome partecipavano indossando i costumi tradizionali ed anch’io facevo un bel cesto di fiori da portare a benedire. Dopo quella festa ci si avvicinava però al giorno della partenza, del rientro in città dove ci aspettava il torrido caldo estivo. Dovevamo prendere un autobus prestissimo al mattino e quella poca luce rendeva tutto più triste. Si abbracciava la nonna con una lacrimuccia e la promessa di una lettera appena giunti a destinazione. Da adolescente, con la nonna che era andata a vivere a “Villa San Giuseppe”, i pomeriggi diventarono le visite alla nonna e alle altre anziane sue “coinquiline”, in compagnia del caffè e di un mazzolino di fiori raccolti nel bosco. Iniziata la vita lavorativa le giornate “samont” sono diventate un ricordo in fondo al cuore. Per fortuna anche mio marito si è innamorato di Fodom e con gioia ogni tanto si torna lassù per farci abbracciare dal Civetta ed ascoltare il rumore del vento. Claudia Chinnici (figlia di Maria Vittur di Sottocrepa)
Classe 1958 La classe ‘58 in gita per festeggiare il bel traguardo dei 65 anni Ci troviamo a Ottava Presa di San Stino di Livenza (VE). Dopo aver visitato la pregiata cantina “Tenuta Polvaro” con annessa degustazione, ci siamo accomodati nell’accogliente agriturismo “Agrimargherita” gestito da Pietro di Tita Pecul da Contrin. Con un occhio di riguardo, Pietro ci ha sfamati e dissetati “coche Dio comana!” Abbiamo trascorso una splendida giornata. Grazie Pietro! Una della classe.
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L é na vegla strada, ërta da no dì, che al di da ncuoi l’é batuda demè da ciaciadous e apascionei de mont. La passa ju ulache l Ru de Grëola l se nconieia nte sua val sotila e plena de sauc. Nviade la vigniva dourada d’inviern via da mené ju l fen de Mont da Andrac. Su l’ultima mpontada, puoch davánt de rué su dai ponc, la strada l’é giavada ite nte la crëpa. Chël toch l ven clamé “Sa le Crëpe de Sánt Antone”. Bel ilò, defato, l é ncora da podei capì percieche le se clama con chël inom: chi vegli i à tres conté de n chël viade che sánt Antone l s’ava pensé de jì da chëla su. Rué sun chële crëpe, l ava mponté l bachët su nen sas per se daidé su: tánt dassënn l ava druché col bachët, che l ava lascé direto n busc nte chël sas che se pò ncora l vedei al di da ncuoi! ... cialéie puro a la fotografia se no me cherdei... Chële crëpe colassù le degor ncora del suour de nuosc vegli. Sun chël ërt, co i vigniva ju d’inviern co la ciaria de fen, i mossëva fè core le morone sot i luostri de la stroza fora da feré e no ciapé massa sgonfa. Ntei scecoi le morone i à tánt sgracené sun chële crëpe, drucade ju dal
Le crëpe de Sánt Antone
Le crëpe de Sánt Antone.
peis dei luostri, che i à splaié fora na souc ntel sas vif ulache le passáva e i à giavé n sen che se veiga ncora. Tost dessoura, su nen lersc, l é n auteriol con ite sánt Antone. L eva
L busc del bachët de Sánt Antone.
sté metù ilò da n bacán da Andrac per ringrazié l sánt, copache n di che l vigniva ju co na ciaria de fen, l ava ciapé massa sgonfa: l eva ju fora de la strada batuda, e l eva ju a se
mponté co la stroza nte chël lersc che, se l no fossa sté, zachei assa podù jì a se l cherì da d’aisciuda jun chi busc de Ru de Grëola! Oscar Nagler
JOHANN MATTHIAS PESCOLLER (1875-1951) PITTORE E DECORATORE Nella piccola “Vila di Grones”, a 1500 metri sul livello del mare, sotto il massiccio della Gardenaccia e di fronte al “Sas dla Crusc”, nel comune di Badia sulla sinistra orografica del torrente Gader, il 15 maggio del 1875 nacque Johann Matthias Pescoller. Il padre Josef morì solamente un anno dopo la nascita di Johann Matthias e la madre Rosa Valentin si trovò a dover gestire da sola i 3 figli: Josef, Alois e Johann Matthias, con le difficoltà che possiamo immaginare, considerando che la Vila di Grones dista circa un’ora di cammino da Badia. Quando Johann Matthias, quattordicenne, finì la scuola, si trasferì a Badia da un parente del padre e lì scoprì il suo talento nel disegno e nella pittura. Si recò quindi a Bressanone presso il pittore, decoratore e doratore Josef Barth, dal quale imparò le nozioni basilari. Si trasferì poi dal maestro August
Autoritratto (1909).
Chiesa di Andraz, incrocio dei “Costoloni” - S. Pietro.
Valentin ove si specializzò nel restauro e nella costruzione di altari. Il lavoro lo portò in giro per tutto il Tirolo, in particolare a Landeck (A) ed in Val Venosta. Nell’inverno del 1897-98 fu ad Ortisei per frequentare la scuola d’arte e seguire gli insegnamenti di Josef Moroder Lusenberg. Dall’autunno 1898 e per parte del 1899 assolse il servizio militare. Nel suo spostarsi per lavoro co-
nobbe Emma Schnabel, che sposò ad Absam, vicino ad Innsbruck, il 21 gennaio 1902. Nel 1903 dovette assolvere dei richiami militari e fu qui che lo raggiunse la lieta notizia della nascita del figlio primogenito, anche lui chiamato Johann Matthias (che poi si scoprirà avere talento nella pittura e che seguirà le orme del padre). Seguirono poi gli altri figli: Anna (1906), Emma (1907) Maria (1908), Rudolfine
(1911) e Ludwig (1912). La famiglia lo seguiva nei suoi trasferimenti, finché nel 1909 a Monguelfo si presentarono le giuste condizioni per costruirsi una casa, ove si stabilì in fissa dimora. Artista ricercato, lavorò in tutta la Pusteria e anche nelle valli Ladine: a Cortina decorò la chiesa parrocchiale, la chiesa della Madonna della Difesa e la chiesa di Zuel. Lavorò poi a Colle S. Lucia, ad Arabba e ad Andraz. Un piccolo aneddoto proprio legato al lavoro nella chiesa di Andraz (1928): ricordo che gli anziani raccontavano che per pitturare la chiesa furono raccolte moltissime uova. Questo perché in quel periodo, invece di usare la calce, era diventato “di moda” preparare la tempera con dei gessi e come collante utilizzare… l’albume! La ditta Pescoller è attiva ancora oggi con la quarta generazione (www.pescoller.it). VN
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Co le parole n poejia de “I spins tourna a florì” (che ciapei nte la pagina Storie da nzacan de chëst numer ndr) la poetëssa fodoma Antonietta Crepaz “Pecula” l’à vadagné nchëstadì a Trënt l prum premio nte la sezion poejia al Premio Melchionna, concors artistich leterar metù a jì da l’associazion “Prodigio” per recordé suo fondadou Giuseppe Melchionna e curé da la scritrize Martina dei Cas. Dal 2016, ann che l é mort, à tout pert al concors leterar e fotografich n sua memoria plu de mile partecipánc e trope clasci de scole da duta Italia e da foravia. Demé chëst ann, per chësta setima edizion, l é rué ite ben 233 poejie, storie e foto de autors dal Triveneto ma ence da autre region d’Italia e finamei da la Germania e dal Canada. L tema de chësta edizion l eva: “L é temp de”. Le parole de “I spins tourna a florì” i a persuajo la giuria che i à coscita sintetizé l giudize con chësta motivazion: la sagëza e la belëza de le sonorité ladine le se mescëda nte na lirica evocadiva che reolisc e n’envieia a vive n’ejistenza pazifica n armonia co la natura e l rest de l’umanité. “È ciapé fora de chëst concors su internet – conta Antonietta – e l m’à delongo nterescé per l argoment: l temp. Mascima cánche è liet la storia de Giuseppe Melchionna che nte sto contegnù l vegniva recordé. A la giu-
La poejia de Antonietta Crepaz vadagna l Premio Melchionna a Trënt
Antonietta ntánt la premiazion, con Martina Dei Cas e Nadia Martinelli.
ria de la premiazion, l eva l diretor de “Vita Trentina” e chëst m’à dé na gran emozion percieche cánche sonva tosata mio pere l eva aboné. Me recorde che spetónva l giornal con despazienza percieche l eva su na storia a puntade e da sëra l pa ne la liejëva. A sentì descore de sto folgio m’é vegnù i ogli plens a pensé a chëst tánt davò agn. Nta Fodom i eva troc abonei a “Vita Trentina” e i se lasciáva vegnì ence “La Strenna Trentina”. Pense che siebe sté l liam che i ava cánche i eva col Imper Austroungarich e Fodom, Ampëz e Col i ava l’aministrazion scolastica a Trënt. Mia poejia “I spins tourna a florì” la descrif
i temp del di da ncuoi: l clima che muda, che fesc disastri co l’arsura o la iega, n pensier a chi che chier na meio vita e muor sefoiei nte le onde del mer, a chi che i é n viera e nveze de sentì le ciántie dei uciei i sent i urli de le bombe e i mortai. Ma la dà ence n sburle per ciapé coscienza e cialé de n vegnì fora, finache le ef mpolineia elbri e prei, i spins tourna a florì, finache nasc de pichi tosac volus e i ogli no se ferma al scur de la not ma i ciala al ciaro del davignì. L titol l vol recordé che l é proprio da n ram sëch e plen de spins che no te te spete plu nia e nveze l pò fè ciof. L é cánche t’es japé deldut che te mosse tourné nsu e se pò ie dé na outa a sto temp sladamé. Chëst l é sté ence l ejemple de Pino Melchionna e tánc de autri. Son stada contenta del premio – siera ite Antonietta - ma plu contenta de dut son stada a vedei tánc de tosac de le scole mesane che ava scrit. I ava scrit polito con coscienza de chël che son che vivon, ma ence con speránza e con voia de ressané sto temp. M’è dit: “Se n di lascion chëst mondo a lori l lascion nte bone mán”. SoLo
L pico becalen fesc sua coa ence nta Fodom
Gran suzes per la pruma e nuova publicazion interladina e interativa fata su mesura per i mendri Na storia scempla, n protagonist dagusto, n liber che fesc n sonn: no n à servì auter per ntenje de entujiasm n davomesdì de ploia come chël de n domënia 23 de auril nte self del Taulac, plen de pichi e gragn vegnus adanlerch per cugnësce la nuova publicazion de l’Union Ladins da Fodom “L pico becalen”. Na scomenciadiva piada via debota davánt doi agn da la Uniun Ladins Val Badia e che s’à po slargé fora co na colaborazion nánter le
autre Union de le cinch val ladine. “Co l é sté da pensé a na fegura che pobe plajei ai tosac, che abe da ci fè con dute le val ladine e, ntel medemo temp, che feje n sonn, n’é tomé ite l becalen” spiega Milly Crepaz, che fesc pert del grop de laour del proget interladin. “L sonn l eva, nfati, nánter i maious aspec da tegnì da cont per la creazion de n liber interatif, auna – senz’auter – a la sostenibilité, spo on ideé n modul dut de len: n pico bech da podei bate tratánt che se liec la storia per fè davò al animel, che l é drio a laoré dassënn per se fè fora sua coa”. Per no se lascé sciampé l’ocajion, l é vegnù nvié a la prejentazion ence l dr. Gianpaolo Soratroi, espert n scienze forestai, che l à prejenté chëst ucel de nuosc bosć dal pont de veduda scientifich, contan n valgune curiojité sul carateristich sonn che l produsc: “L becalen pò rué senza problemi a bate ntel len fin a 100 oute nte n menuto, col aiut de n particolar mecanism “a susta” che l à nte suo ce”. Davò avei liet l liber deberiada, le ciántie del Pico coro “Col de Lana” i à tegnù aut l umour del publich
L pico becalen ven prejenté a la comunité.
L Taulac no vanzáva plu na cariega vuota.
e, per fenì via n belëza, i tosac i à podù tò pert a n’ativité manual, ulache duc s’à godù a se fè su n pico ucel coi fis de lana. Contenta ence la prescidenta de l’Union La-
dins da Fodom Manuela Ladurner: “La sensibilité per l ladin la nasc bele da pichi nsu. Chëst liber, bele rué nte le cese dei tosac de la scolina, l sarà de segur n bel aiut”. Milly Crepaz
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Tignì su l savei da nzacan ntra ourc e vegli laour Bel davomesdì cultural al Taulac per prejenté l liber sul proget Bio Col Alp e l documentar del Istitut Cesa de Jan su coche se fajëva na baraca de fen
F
orsci mei come nte chisc ultimi agn, saralo sté l avei vedù i burc efec de la globalisazion, saralo sté ence n cin la pandemia, da plu pert se tourna a cialé co nen ogle nuof al temp passé, cánche a la fè da paron l eva la blota vita da bacán. Co nen ogle nuof percieche no se trata de ncherscedum per na vita stentosa, che degugn volëssa e fossa plu bogn de tignì fora, ma per tò ca, tourné a fè vive e a ciarcé chël che de blot e sćet la sporjëva. N velch che nveze ncuoi ven deldut metù da na pert da na sozieté e da na vita che ciala trop a la paruda. Ence na fëta tres plu grana de turism la scomencia a damané de ciapé l mangé “a chilometro zero” e le particolarité del luoch. E proprio da chësta idea l é pié via l proget Biol Col Alp, finanzié con scioldi del Interreg Italia–Austria e che à vedù se mëte auna n valgugn comuns del Agordin. Ntra chisc Fodom, S. Tomesc, che à fat da capofila, Valada e La Rocia per la pert taliana e chël de Assling ntel Osttirol per la pert austriaca. Na scomenciadiva che ava l obietif de recuperé la biodiversité dei ourc da mont col jì a cherì ca semenze de plánte desmentiade e che se jiva a risćio de pierde. Ierbe e plánte che po vigniva dourade nte la speisa da nzacan. Ntel comun da Fodom l é sté recuperé l ultimo pugn de semenze del liron e del fajuol da Davedin. “Na sorpresa dal pont
La publicazion sul proget “Bio Col Alp”.
de veduda agronomich”, à dit i tecnizi. “Mei s’ava vedù chësta sort de leguminosa madurì soura i 1500 metri”. E, grazie a nen valgune mëde che i à tres semenei, ence i res da capuc. Ntel comun da La Rocia, nveze, l é sté sperimenté de semené l zaferán, nte la śona de Bramezza la fava e a S. Tomesc e Valada n valgune sort de sorch e fajuoi. L proget l é pié via ntel 2018 sot la coordinazion de Giuseppe Pellegrini “Bepe Gobo” e Orazio Andrich, Cesare Andrich come tecnich, Christian Vogel de l’université de Vienna e l tecnich Johannes Keinzel come partner austriach. Ntardivé a gauja del Covid, l é po ju nnavánt grazie a la colaborazion de n valgugn privac che à semené chëste se-
La baraca de fen: l'original e la ricostruzion.
menze nte suoi ourc. N prum resultat del proget l eva sté prejenté davánt doi agn al restoránt “La Stua dei Bacagn”, ulache liron, res da capuc, fajuoi da Davedin, zaferán e coscita nnavánt i eva stei dourei per n menù “gourmet”. De dizembre l é sté saré ite l proget co nen convegn a S. Tomesc. Chilò, nte le ex scole de la frazion de Celat, l é sté creé la “biblioteca de le semenze”, ulache ntel davignì se podarà se le mpresté per tourné a le porté a fin stagion. Nchëstadì al Taulac l é sté nveze prejenté la publicazion che tira auna duc i dac e l material scientifich vignù fora da chësta esperienza. Ntra i intervenc chël de Orazio Andrich, che à conté de dute le fasi del proget e chël de Johannes Keinzel che l à sotlineé l’emportánza per n teritorio de avei ence ciámp laorei e no demè na monocultura coche podëssa ester chëla dei prei da fè fen. L vare che ven davò a dut chëst proget ades assa da ester chël de la comercialisazion de chisc prodoc. De chëst viers l capocomun da Fodom Leandro Grones l se dejiderássa che vegne metù su na cooperativa.
Massarie da nzacan che tourna a vive La seconda pert del davomesdì l’é stada dedicada a la prejentazion de na scomenciadiva del Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan per tignì su l savei e dut chël
patrimone “imaterial” de nosta tiera. “Come Istitut s’on damané, ma ci n saralo n domán de dute chëste massarie che avaron ntei mujei, se po degugn savarà plu da le douré – conta l diretor Denni Dorigo. “Sessaben che degugn avarà plu debujen ntel davignì de douré n frel o na beguocia, ma no podon se mpermëte de pierde chëst savei de nosta jent”. Perchëst l é sté nvié via n proget per realisé ogni ann n documentar che tole su coche vegniva douré chësta o chëla massaria. S’é piei via col laour de mené fen da mont ju. N laour pesoch e scialdi carateristich de noste val da mont. Grazie a l’esperienza de n valgugn “atori”, come Michele Pellegrini “de la Goba” da Salejei, che à fat da maestro, e Attilio Demattia “Melena” da Liviné e Lorenzo Pellegrini “Gobo” da Salejei come fameis, l é sté realisé n video, sot a la regia de Lorenzo Cassol, che documenteia ntel menù coche se fajëva na baraca de fen. La ncontada l’é stada sarada ite co nen aperitif deldut particolar e a “chilometro zero” a baje de scianscioni a la fodoma con liron e fajuoi da Davedin concei ju. “Na dimostrazion de coche, ence col puoch che ven da nosta tiera, se pobe mëte auna velch de bon e de desferent senza mossei jì a cherì chissacié – siera ite Denni Dorigo, sodisfat de la scomenciadiva che à mplenì l self del Taulac. SoLo
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a celeberrima ed immortale storia scritta da Carlo Collodi è stata portata in scena domenica 23 aprile nella sala congressi di Arabba, gremita come in rare occasioni, grazie agli alunni delle classi quarta e quinta della scuola elementare in collaborazione con la Banda da Fodom, diretta per l’occasione da Eleonora Demattia. “Deus ex machina” dell’intero progetto è stata Isabella Marchione che ha scritto in fodom l’intero copione e seguito la preparazione dei piccoli attori, affiancata dalla maestra Emanuela Gabrieli e consigliata dall’esperta di teatro Erika Castlunger. L’idea è nata in collaborazione tra l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan e l’Istituto Comprensivo di Alleghe che ha accolto fin da subito con entusiasmo il progetto realizzato nell’ambito delle ore di ladino e che ha coinvolto i musicisti del sodalizio bandistico fodom, che già da qualche tempo avevano preparato le parti del racconto in musica “Pinocchio, storia di un burattino” del compositore Enrico Tiso, composto appositamente per banda nel 2016 e pubblicato da edizioni Scomegna. L’opera musicale è composta da 25 brani, di varia durata, che “dipingono” i vari personaggi della favola
Pinocchio parla in ladino
Tutti gli attori insieme sul palco.
del celeberrimo burattino di legno: Pinocchio, Mastro Geppetto, il Grillo Parlante, il Gatto e la Volpe, la Fata Turchina e così via. Nella composizione l’autore ha inserito anche una voce narrante che per questa occasione è stata adattata alla rappresentazione teatrale dei ragazzi. In alcuni frangenti è stata invece la sola musica a raccontare parti della storia: come quando gli assassini rincorrono Pinocchio, o quando viene inghiottito dalla balena. I ragazzi hanno iniziato la preparazione del teatro già dall’autunno scorso prendendo come base il libro “Pinocchio, storia de n buratin”,
scritto in ladino insieme alla versione originale in lingua italiana. Collodi, pseudonimo dello scrittore fiorentino Carlo Lorenzini, scrisse la favola nel 1881 a Firenze. Inizialmente pubblicò l’opera a puntate su un giornale per ragazzi. Dopo 8 episodi però, l’intenzione di Collodi era di concludere il racconto con il burattino che, impiccato, “stirò le gambe e, dato un gran scrollone, rimase lì come intirizzito.” Tuttavia, in seguito alle numerose proteste dei piccoli lettori, il giornale convinse Collodi a continuare la storia, giungendo al classico finale che oggi si conosce, con il burattino che assume le fattez-
Una scena: Pinocchio con il Gatto e la Volpe.
ze di un ragazzo in carne e ossa. Con oltre 240 traduzioni in altrettante lingue, si tratta del libro più tradotto della letteratura italiana. SoLo
Teater “Vita de paisc” de la scola mesana da Fodom N mertesc da sëra ai 30 de mei, nte calonia da La Plié, i tosac de la scola mesana da Fodom i à prejenté a la jent suo teater dal titol “Vita de paisc”. L spetacol l é sté l resultat de n cors de teater dal inom “Tutti sul palco!”, un dei progec che fesc pert del program Pon (Program Operatif Nazional), che l empermët a le scole de rué pro a fondi europei per podei mperferì ai studenc ativité de plu sort: mujica, bal, teater, lengac e auter ncora. Per vigni ativité l é pervedù n valgune ore n plu da fè a scola davomesdì via, ulache na persona esperta cualificada la fesc n percors auna ai tosac, che l porta tres a n resultat final. Pro l espert l é dagnëra ence n insegnánt “tutor”, che sosten e coordineia dute le ativité. L cors de teater “Tutti sul palco!” l é sté tegnù da l’esperta Erika Castlunger, cugnisciuda nte trope scole de le val ladine per fè de bele ativité de teater con studenc pichi e gragn. A fè da tutor l é sté l’insegnánta de ladin Isabella Marchione e a mëte n pe l spetacol à daidé pro ence Elisa Costa, che l’à tres gusto a scrive ju poejie e teatri per fodom. L percors l é pié via a la fin de jenè e l pervedëva 15 lezion vigniuna de doi ore, spo 30 ore n dut. L é sté delongo na bona adejion al proget: 20 n dut i tosac de le classi pruma, seconda e terza mesana che s’à scrit ite e che vigni mertesc s’à fermé a scola per tò pert al
I scolari-atori de le scole mesane.
cors. L’esperta Erika Castlunger la i’à fat fè troc juosc e ativité per i usé via a fè velch auna, a se cugnësce deplù e se confronté, a se cialé e se scouté, a descore tra de dëi e davánt ai autri, a se azeté e porté respet un con chël auter. Chëste ativité i é le fondamenta de vigni teater de suzes, frut de n bon laur “de scuadra”. N plu, l percors l pervedëva che fosse i tosac nstësc a se pensé fora e a mëte n pe deberiada n spetacol teatral e coscita i à ence bù l muot de fè laoré la fantajia e la creativité e de se gode a pensé fora n valgune scene de “Vita de paisc”, che po i é stade metude auna per dé forma a n pico teater, per fodom e per talián, dut da ride, da ie mostré a la jent. Chëste l é de segur esperienze bele e de gran mportánza, che le nsegna e le dáida a avei a ci fè e a comuniché coi autri, no demè ntel fè n teater auna, ma n general nte la vita da
Na scena del teater.
vignidì. Chi che fesc teater, e coscita ence la jent che ie ciala pro, i prova emozion che no vegnarà desmentiade tánt saurì. De segur nfati l’emozion no l’é manciada nte nuosc atori de “Vita de paisc”, nte le fameie e la tropa jent ruada adanlerch e che i’à batù le mán. N gran diovelpaie a duc chi che à daidé pro e speron che pobe ester ncora de tel bele ocajion per noste scole. SoLo
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DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Alpini presidente della sezione di Belluno Lino De Prà. Presente anche l’Amministrazione comunale, per l’occasione rappresentata dal consigliere e alpino Alois Bredariol. Ha inoltre reso più intensa la solennità della cerimonia la Fanfara Alpina di Borsoi.
Appuntamenti primaverili Come è consuetudine, la primavera ha portato con sé numerosi appuntamenti per il Gruppo Alpini. Il 14 aprile gli amici Kaiserjäger di Lienz, nella piazza principale della cittadina, hanno organizzato una cerimonia commemorativa, dove sono stati ricordati anche il Col di Lana ed i tragici eventi della Prima guerra mondiale.
Il 13 e 14 maggio, nonostante il tempo uggioso, eravamo presenti di una decina all’Adunata Nazionale ad Udine.
Il 17 aprile, Alpini, Kaiserjäger e Schützen sono inoltre saliti insieme sul Col di Lana per ricordare e commemorare i Caduti, ed in particolare quelli della mina, fatta brillare proprio il 17 aprile del 1916. Il sabato seguente (22 aprile) a Pian di Salesei, con la presenza del Labaro nazionale (per la prima volta a Pian di Salesei), del presidente
Col di Lana, deposizione delle corone.
nazionale Sebastiano Favero ed una parte del Consiglio nazionale abbiamo reso solennemente gli onori a quanti lì riposano. All’evento erano presenti moltissime delegazioni con in testa il
In marcia per raggiungere la “Hauptplatz” di Lienz.
Il 17 giugno abbiamo collaborato all’organizzazione della gara di mountain bike “Hero Dolomites” e nella stessa giornata abbiamo anche partecipato alle cerimonie di contorno del Raduno Triveneto tenutosi a Belluno. Domenica 18 giugno, sempre nell’ambito del raduno, abbiamo non solo preso parte alla cerimonia/sfilata, ma contribuito anche al servizio di vigilanza, vista la moltissima gente presente. Il capogruppo Valerio Nagler
Belluno, Raduno Triveneto, aspettando la sfilata: Max, il “factotum” Alois, Luca e Walter.
Union dei Ladins
Cors “Mparon a fè scofons”.
Assè garaté l cors “Mparon a fè scofons”, metù a jì da l’Union Ladins da Fodom doi dis a la setemana dal 22 de mei ai 7 de jugn. L é da se n fè de marevoia che s’abe scrit ite n tel bel numer de ële e ence cater tosate de le scole mesane che no n ava mei ciapé i speisc nte la mán. Le maestre de laour Anna, Teresa, Paolina, Gemma e Daniela i à bù suo bel dafè a nsigné via da n viade al auter l prozediment no deldut saurì per rué a fè n scofon. Chële plu jovene i é stade metude a fè liam e l’ultima lezion ence a mparé a se mëte su i lac sul speich, a na moda che le pobe nstësse se rangé a se fè chelche pico laour a maia. E coche i à pa mparé delongo! N auter viade se pò ie dé ence a dële i cinch speisc per mparé a fè scofons. Zacò dute, maestre per prume, i é stade adacordo sul debujen de refè l cors (magari nte n self maiou) acioche dute pobe vegnì plu fránche con chisc biei laour, che ence al di da ncuoi i é ncora aperjiei e l é n passatemp che dà sua bela sodisfazion. Chisc i inom de chële che à tout pert per mparé: Giulia, Valentina, Nadia, Lucia, Nerina, Sandra, Lola, Stella, Manuela, Claudia, Cinzia e le tosate da scola Vittoria, Allison, Irene e Ilaria.
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Croce Bianca Assemblea generale Si è tenuta il 14 aprile 2023, presso la sala Boè di Arabba, la consueta assemblea generale della Croce Bianca di Fodom; serata che ha visto la partecipazione, oltre che dei volontari, anche di alcune autorità e di alcuni ospiti. Ha aperto la riunione la caposezione Antonella con un saluto ai presenti e un ringraziamento a tutti coloro che in qualche misura sostengono l’associazione, prestando particolare attenzione ai volontari, veri protagonisti dell’operato del sodalizio, che rappresentano una delle espressioni migliori dell’essere umano, quali la solidarietà e l’attenzione verso i più deboli. È stato inoltre rivolto un pensiero di riconoscenza ad Andreas, il nostro caposervizio/amico, che con grande sensibilità e capacità da tanti anni ci sta vicino. C’è stato quindi un momento istituzionale durante il quale si sono svolte le elezioni di due volontari delegati che rappresenteranno la nostra sezione all’assemblea generale di Bolzano; gli eletti sono Crepaz Michele, Palla Andrea e, in qualità di delegato supplente, Crepaz Milly. Il caposervizio Andreas ha quindi presentato il bilancio dell’attività dell’anno 2022, evidenziando gli aspetti più significativi dell’operato, tra cui il
record di interventi effettuati, che ha visto le nostre ambulanze impegnate per ben 777 volte, per un totale di quasi 57.000 km percorsi dai volontari, a soccorrere 813 pazienti: una media di 2,13 interventi al giorno. Tale attività è stata svolta per circa il 70% dai volontari e il rimanente dai dipendenti. L’associazione è impegnata annualmente anche per l’assistenza sanitaria in occasione di una ventina di eventi sportivi. I numeri sopraelencati ci dicono che in questi dieci anni di attività c’è stato un aumento costante di interventi sul territorio di Fodom, anche per la richiesta di servizi di trasporto per conto degli ospedali della provincia, il tutto effettuato da circa 39 volontari. Andreas, alla fine del suo intervento, con affetto e commozione ha idealmente abbracciato tutti i volontari, ringraziandoli di cuore. La capogruppo dei giovani Martini Elisa, ha quindi preso la parola spiegando che, dopo il periodo di pandemia, sono riprese anche le attività del gruppo giovani, che vede all’attivo 12 giovanissimi seguiti da alcuni accompagnatori; il gruppo dei ragazzi si è preparato per una gara di pronto soccorso che si è tenuta il 10 giugno a Vipiteno tra tutti i gruppi dei giovani della Croce Bianca, con risultati sorprendenti. È seguito quindi l’intervento del consigliere
I premiati con l’onorificenza per i dieci anni di attività (manca Crepaz Daniela).
provinciale Prisca Gasser, del sindaco Leandro Grones e della presidente dell’AFT Michela Lezuo, che si sono congratulati per quanto fatto in questo primo decennio, dove inizialmente si sono presentate sfide complesse e dove è stato necessario operare scelte non facili, ma che però hanno permesso di perseguire e raggiungere importanti obiettivi. Alla fine della serata sono stati ringraziati con l’onorificenza per i dieci anni di attività, i seguenti volontari: Crepaz Daniela, Martini Elisa, Detomaso Giorgio, Dorigo Denni, Demattia Jonni, Fiorin Valentina e Crepaz Silvano; è stato augurato loro che la Croce Bianca, comunità che ha la responsabilità di svolgere un servizio delicato incontrando momenti di fragilità e di dolore, sia ancora per tanto tempo luogo di crescita e di soddisfazioni in cui mettere il proprio entusiasmo, ma soprattutto il proprio “cuore”. Ora la Croce Bianca guarda al futuro, puntando su sostenibilità e arruolamento di nuovi volontari, convinti e consapevoli che i nostri giovani abbiano la giusta visione aperta al mondo e che ciò costituisca una ricchezza per tutti noi; a tale proposito diamo un gran benvenuto alle due nuove volontarie Irsara Mara e Nicolao Valeria. Ringraziamo inoltre tutti i soci sostenitori che sono numerosi e con il loro tesseramento sostengono le nostre attività. Antonella
Volontari, dipendenti e autorità al termine della serata.
Sci Club e Cai Nuova sede Sci Club Arabba e Cai – Lia Ladina da Mont Fodom–Col traslocano nel Centro Servizi di Arabba per essere più vicine alle attività turistiche. Da anni le due associazioni avevano la loro sede nel Centro Dolomiti - Cesa de la cultura fodoma, nel capoluogo Pieve, che ospita altri sodalizi come ad esempio il Coro Fodom, il Coro Femminile Col di Lana, l’Union Ladins da Fodom. Col tempo entrambe si sono accorte che questa collocazione era troppo distante da quello che è il baricentro della loro attività, ovvero Arabba. Così hanno chiesto al comune una nuova sede, che l’amministrazione ha trovato proprio in due locali di proprietà comunale nel grande complesso del Centro Servizi. “Per noi è sicuramente più funzionale avere
la sede ad Arabba perché siamo più vicini alle piste da sci dove si allenano i nostri atleti”, spiega il presidente dello Sci Club Arabba Roberto De Lazzer. “Sede che possiamo usare anche come ufficio gare quando organizziamo qualche competizione”. “Finalmente dopo cinquant’anni dalla sua fondazione anche il Cai – Lia Ladina da Mont di Livinallongo ha una sede degna di questo nome, dove poter fare le riunioni del direttivo o raccogliere le iscrizioni dei soci”, commenta il presidente Giuseppe “Bepi” Cappelletto. “Quella di Pieve non era certamente idonea. Ed inoltre di poter disporre anche di un magazzino dove riporre gli attrezzi che usiamo per la manutenzione dei sentieri”. Ma nei progetti del presidente c’è anche altro. “Ora che siamo nel centro turistico della vallata, possiamo concretamente pensare di aprire l’ufficio al pubblico; magari due ore alla settimana per un paio di
giorni nei mesi di agosto e settembre, dove dare informazioni a turisti ed escursionisti. L’idea è nata in quanto molto spesso veniamo contattati dalle impiegate dell’ufficio turistico di Arabba per avere informazioni più specifiche da dare agli escursionisti che vogliono fare ad esempio una ferrata o affrontare un sentiero particolare o un percorso ad anello. Informazioni che il turista magari non trova nell’albergo o sulle cartine. Noi conosciamo bene il territorio e dalle domande che ci pone il villeggiante forse riusciamo a capire meglio che tipo di escursione vuole intraprendere e di conseguenza dargli delle informazioni ad hoc, magari anche sull’abbigliamento da usare visto che fin troppo spesso si vedono in montagna escursionisti mal equipaggiati. Come associazione poi abbiamo una fornita biblioteca di pubblicazioni specifiche. È un peccato non poterla mettere a disposizione”. SoLo
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Gruppo "Insieme si può" Teatro di beneficenza per emergenza terremoto in Siria e Turchia Nella notte tra il 5 e 6 febbraio un violento sisma ha devastato un’estesa regione tra Siria e Turchia con oltre 40 mila vittime e migliaia di feriti. La Siria era già allo stremo a causa del tragico conflitto interno che si protrae ormai da un decennio. INSIEME SI PUÒ… da tempo è vicina a queste popolazioni, essendo già da anni in contatto diretto con i missionari presenti ad Aleppo. Riceviamo infatti richieste di aiuto da padre Bahjat che con altri volontari è impegnato giorno e notte sul campo. Presso di loro trovano ospitalità famiglie sia di cristiani che di musulmani. Anche le chiese sono messe a disposizione per accogliere i senzatetto. Nel nostro piccolo anche noi ci siamo subito attivati, mettendo a disposizione il frutto dei nostri mercatini pasquali e invitando la compagnia teatrale di Brunico per una serata di beneficenza. Quest’anno ci è stata presentata la commedia brillante “Albergo alla Tranquillità” che, ironia della sorte, è stata tutt’altro che tranquilla! Gli attori, sempre più bravi e professionali, hanno portato in scena un variopinto cocktail di situazioni
Uno scorcio della commedia, messa in scena ad Arabba sabato 15 aprile.
esilaranti che ha riscosso grande successo ed applausi da parte del caloroso pubblico. Un grazie di cuore al prof. Antonio Loguercio e a tutto il suo staff per averci caldamente supportato in questo progetto. Tutto ciò, insieme alle numerose offerte, ha contribuito ad aiutare queste popolazioni molto provate. Complessivamente sono stati spediti 2800 euro. Un “Diovelpaie ben tánt a duc”! A nome del gruppo, Marilena Gli attori con alcuni membri del gruppo ISP, a fine serata.
Coscritti classe 1963: Viade n Sicilia Co ben s’à saré pro la stagion da d’inviern, n puoc de chi de la classe del 1963 i é partis a la outa de la Sicilia per la gita dei 60 agn. Ai 18 de auril da le 2 dadomán son partis da Reba del viers de Venezia per ciapé l aereo da jì a Palermo. Da le 8 sonve beleche ruei n Sicilia. Davò gosté son jus a se cialé bel mprescia la pert vegla de Palermo con dute sue gliejie e monumenc storizi. No podonve se lascé fora un dei cater marcèi tradizionai che l é a Palermo: chël de Ballarò. Chëst l é n gran marcé ulache vigni di ven venù fora fruti, verdure, cern, pësc e manduche pariciade davántfora da podei se porté demez e se mangé a cesa, ma ence ulache se pò ciarcé l “street food” e l mangé “de strada”. No se podëva propio se lascé sciampé dut chëst bendedio e cánche l é sté na dërta ora s’on senté ju pro na taula e on ciarcé n frëgo dut chël che ne vegniva proponù come mangé del luoch. Da sëra son passei al secondo marcé storich, chël clamé la Vucciaria, per fè n cin de festa.
L di davò on tout la ferata e son jus a Cefalù. Chilò on podù vedei l “lavatoio medioevale”: l luoch ulache vegniva fat lesciva. N seguito on podù amiré l Dom de Cefalù e davò on tout n trenin eletrich co na guida che ne contáva la storia de chëst pico paisc. Chi che à volù i s’à fat na
picola caminada fin a la Rocca de Cefalù. Chëst l é n mont aut 268 metri e ilò s’à podù vedei i mur dei molins e de le vasche ulache i bináva la iega de la ploia per podei la douré; sunsom a chëst mont l eva ruine de mur del Medioevo, mur de n ciastel del XIIIXIX scecol; da ilò se vedëva ju l
paisc e l mer bel vërt. L terzo e ultimo di son jus a se cialé Palermo n cin plu alalergia e valgugn i é jus ence a vijité la catedral de Monreal, e po prëst l é sté ora de jì a tò l aereo che ne portáva a Venezia. Da Palermo son piei via co nen ora de ritardo e da mesanot sonve a Venezia. Son ruei nta Fodom da le 3 dadomán co la nei che n’à dé l bondì. No sonve de tánc, ma l é sté bel. S’on giaudù chisc trei dis che on podù sté n compagnia e se conté nánterite de chël che se fajëva a 20 agn. Sabeda ai 21 de auril s’on ciapé con chi che no n à podù vegnì n gita per recordé co na mëssa le doi ële de nosta classe che no i é plu: la Anna e la Maria Grazia. Spo son jus a se mangé na pizza duc auna. On saré ite l dut co la convinzion che no jiarà via tánt che se ciaparon ndavò per mëte auna n auter bel viade de deplù dis. Ntánt se penson bele ci fè da d’autonn. La classe del ’63
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ATTUALITÀ - SUZEDE NTA FODOM
Notizie dal Comune Il Comune di Livinallongo azzera l’addizionale Irpef per i redditi fino a 10 mila euro Secondo la recente statistica del Corriere delle Alpi relativa ai redditi dei contribuenti nei vari comuni della Provincia di Belluno a beneficiarne sarà ben il 28,98 % dei contribuenti fodomi, per la maggior parte pensionati. “Si tratta di un segno di attenzione verso le categorie con i redditi più bassi”, commenta il Sindaco. La decisione è stata ratificata nel corso dell’ultimo consiglio comunale, nel quale è stata anche confermata l’aliquota allo 0,6% dell’imposta per tutti i redditi sopra a questa cifra, che garantirà comunque al comune un’entrata presunta di 132 mila euro.
Bilancio di previsione e triennale e lavori pubblici Tra i punti all’ordine del giorno anche quello relativo al bilancio previsionale che pareggia
sugli importi di 15 milioni 931 mila euro per il 2023, 12 milioni 481 mila euro per il 2024 e 7 milioni 154 mila euro per il 2025. Le entrate più sostanziose per il comune arriveranno da Imu (570 mila euro), dai nuovi canoni patrimoniali che hanno sostituito la Cosap (45 mila euro), dai trasferimenti statali (160 mila euro), dai permessi a costruire (62 mila euro) e dalle aree di sosta a pagamento (45 mila euro). Dalla tassa di soggiorno, le cui tariffe sono state adeguate lo scorso anno, arriveranno nelle casse dell’ente circa mezzo milione di euro. “In nove anni di amministrazione mai acceso un mutuo”, ha commentato il sindaco Grones. Tra i lavori pubblici già appaltati ed avviati per i quali, nei prossimi mesi, il comune passerà alla fase di completamento e rendicontazione vi sono: la sistemazione della frana del rio Greola e di un’area boschiva disastrata ad Agai, la realizzazione di alcuni tratti di marciapiedi ad Arabba e la sostituzione di un ulteriore lotto di serramenti presso la scuola media. Ci sono poi le opere approvate, da appaltare: il nuovo wellness di Arabba, il nuovo asilo nido “La coa dei pichi”, gli interventi di miglioramento del campo da calcio di Freine, il nuovo acquedotto a servizio della Malga Castello, il primo stralcio dei lavori sulla strada della frazione di Varda, la ristrutturazione del secondo piano del muni-
cipio. Nell’elenco sono poi citati anche i lavori in previsione per i prossimi anni: la ristrutturazione della sala congressi di Arabba, un intervento di mitigazione del rischio idrogeologico all’ecocentro di Renaz, i nuovi marciapiedi ad Arabba nella zona di Precumon e Varda ed interventi a servizio della parte bassa della frazione di Cherz. Dall’elenco sono esclusi gli interventi di sistemazione dei danni provocati dalla tempesta Vaia.
La maggioranza perde un consigliere Il consiglio comunale ha inoltre preso atto delle dimissioni del consigliere Christian Grones. Eletto tra le file del gruppo di maggioranza, Grones ha motivato la sua rinuncia per motivi personali e di lavoro. Al suo posto, come previsto dalla legge, avrebbe dovuto subentrare Catia Delunardo, prima dei non eletti nella lista “Auna per Fodom” che sosteneva il sindaco Grones. La stessa ha tuttavia rifiutato l’incarico, anche lei per motivi di lavoro. Per questi ultimi scampoli di legislatura il consiglio comunale resterà dunque composto da dieci consiglieri. SoLo
Bilancio positivo per i nuovi parcometri ad Arabba I parcheggi a pagamento ad Arabba fruttano al comune 30 mila €. Il sindaco: “Saranno reinvestiti nella sicurezza stradale” Il grande afflusso di turisti durante la stagione turistica, confermato dai dati dei passaggi sugli impianti, si è tradotto anche in un buon incasso per le casse comunali dai parcheggi a pagamento. Dai primi conti fatti dagli uffici, dopo l’installazione dei nuovi parcometri, gli introiti ammontano a ben 28 mila €. A questi bisogna aggiungere i pagamenti effettuati con l’app Easy Park che non sono ancora stati contabilizzati. “Siamo soddisfatti di questo risultato” – spiega il sindaco Grones - “Il parcheggio più utilizzato è stato quello denominato ‘Mesdì’, vicino alla casa cantoniera, perché è quello più comodo per raggiungere gli impianti sui due versanti della valle, insieme a quello di Arabba centro, sotto la chiesa. Meno frequentato invece, come negli anni scorsi, quello di Precumon. Buono anche l’utilizzo
degli stalli in quello vicino all’area camper, a pagamento da quest’anno. Più deludente invece il riscontro per quanto riguarda gli abbonamenti: solo una quarantina quelli emessi. Ma questo è da attribuire sicuramente al fatto che siamo partiti tardi ed a stagione già in corso. Successo invece per il Baby Pass dedicato alle neo mamme: i quattro posti disponibili sono andati subito esauriti”. A vigilare sul rispetto della nuova regolamentazione la presenza costante della polizia locale, “ma senza controlli eccessivamente pressanti” – precisa il Sindaco. “La gente in linea di massima paga, anche se qualche verbale alla fine è stato elevato. Anche perché con i nuovi parcometri il controllo è molto più semplice. Non serve esporre il tagliando. Al momento del pagamento l’utente deve inserire la targa del veicolo ed al vigile è sufficiente scannerizzarla con il telefonino per verificare se è stata pagata la sosta”. Visto l’esito della stagione invernale, il comune si attende un buon introito anche per
quella estiva che è scattato dal primo giugno. “I soldi incassati – conclude il primo cittadino - saranno totalmente reinvestiti nella sicurezza stradale, come ad esempio asfalti o barriere di sicurezza”. Per gli autoveicoli la tariffa oraria estiva è di 1 € al giorno e di 1,50 € quella invernale, mentre quella giornaliera è di 5 € in estate e 7 € in inverno. Auto-caravan e pullman invece pagano 1,5 € l’ora in estate e 2,25 € in inverno, mentre il costo di una sosta giornaliera estiva è di 7,5 € e di 10,50 € quella invernale. Per gli abbonamenti con targa si va dai 90 € per il periodo estivo, ai 110 € per il periodo invernale. Quello annuale è di 190 €. Sugli abbonamenti l’amministrazione ha previsto una serie di agevolazioni per residenti con targa ed attività commerciali. Per quello estivo il costo è di 50 €, mentre per l’invernale si pagano 60 € e 90 € per l’annuale. Le tariffe previste per le attività commerciali invece sono state stabilite in 70 € per il periodo estivo, 90 € per quello invernale e 150
€ per tutto l’anno. Sono esenti dal pagamento i mezzi di soccorso e di emergenza in servizio, quelli del Comune di Livinallongo, della Provincia di Belluno e della Regione del Veneto (chiaramente identificabili), dello Sci Club Arabba e quelli impegnati in operazione di carico e scarico merci e possessori del Baby Pass. Una volta messi in funzione, l’esenzione sarà estesa anche alle auto in sosta nei quattro stalli per la ricarica elettrica dei veicoli nel parcheggio di “Arabba centro” e nei due di “Precuomon”. La modulistica per richiedere abbonamenti e Baby Pass si può scaricare dal sito del comune. SoLo
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nizieranno prossimamente i lavori di ristrutturazione del secondo piano della “Cesa de Comun”, voluti dall’amministrazione del sindaco Leandro Grones al fine di recuperare superfici attualmente non utilizzate che permetteranno di garantire maggiori spazi per utenti, amministratori e personale dipendente. Si tratta di uno dei tanti stralci attraverso cui, negli anni, le varie amministrazioni sono intervenute per adeguare il vecchio edificio sulla piazza principale del capoluogo. Il primo passo era stato quello di portare l’ufficio tecnico al piano interrato. Si è poi passati all’adeguamento del piano terra, dove trova spazio anche l’ufficio postale ed infine al primo piano, dove sono ubicati altri uffici, tra cui quello del sindaco. Ora si metterà mano al secondo piano, attualmente inutilizzato, nel quale sarà ricavata finalmente una sala consigliare degna di questo nome. Quella utilizzata finora si trova
Una nuova sala consigliare per la “Cesa de Comun” al primo piano, dove i consiglieri comunali sono costretti in uno spazio angusto intorno ad un tavolo con il pubblico letteralmente sulle spalle. Grazie alla nuova dislocazione degli spazi si ricaveranno anche due wc ed un bagno completo per disabili oltre che due nuovi uffici. Questi saranno separati dalla nuova sala consigliare da una parete mobile, che potrà essere smontata al bisogno nel caso ci fosse la necessità di maggiore spazio. Anche il secondo ufficio sarà dotato di una parete a vetro che permetterà di avere due postazioni di lavoro. L’ascensore invece sarà realizzato nell’attuale tromba delle scale che dal piano interrato porta ai piani superiori. Come spesso accade quando si interviene in edifici datati, non è stato semplice per i progettisti dello studio Lazzaretti di Belluno prevedere l’inserimento
di questo nuovo elemento. La forma della tromba delle scale infatti è fortemente irregolare oltre che di larghezza molto contenuta. Altro problema che ci si è trovati davanti è quello della ringhiera in ferro, che dovrà essere smontata e rimontata in posizione più rientrante rispetto al bordo degli scalini. Per adattarsi con quest’ultima, l’ascensore sarà realizzato in una struttura metallica di color grigio chiaro, con le pareti laterali in vetro, mentre le altre due saranno lasciate cieche. Restano esclusi dagli interventi il terzo piano ed il sottotetto, dove attualmente trovano spazio gli archivi comunali. Qui si eseguiranno solo piccoli lavori di manutenzione. L’amministrazione, per mancanza di risorse e non solo, ha deciso infatti in questa fase di dare priorità al secondo piano. Il progetto prevede
una spesa di 216 mila euro, interamente finanziati con fondi propri del comune. L’apertura del cantiere è prevista nel corso dell’estate e per tutto il tempo dei lavori gli uffici comunali saranno trasferiti nella sala Taulac. “La legge sull’abbattimento delle barriere architettoniche risale al 1989. Piano piano anche noi arriveremo ad adeguarci”, commenta il sindaco Grones. “Con questo progetto riusciamo a mettere a norma gran parte degli edifici comunali. Ci siamo già con la scuola elementare di Pieve e la sala Taulac. La scuola dell’infanzia di Arabba e la media di Brenta lo sono in parte. Manca la sala congressi di Arabba. Ma per quest’ultima aspettiamo di poter accedere a qualche corposo contributo perché si tratta di lavori per almeno un milione di euro”. SoLo
Partito l’iter per il nuovo centro wellness ad Arabba Ci sono voluti sette si trova il fabbricato anni di discussioni ma a servizio della pista ora l’amministrazione di pattinaggio, che guidata dal sindaco verranno entrambi Leandro Grones ha dedemoliti, e l’area di ciso: il centro wellness sosta camper, che sarà ad Arabba si farà. Certo, spostata più verso est rispetto alle prime ipoe riqualificata. Prosetesi progettuali l’opera è guendo ulteriormente stata ridimensionata, sia verso est l’amministrain termini di costi che di zione prevede infine servizi offerti. Dai 6 mila possibilità in futuro lioni di euro iniziali si è di realizzare anche un passati ai 5,2. L’aumento camping. Sempre nella dei costi dell’energia di stessa zona è in progetquesti ultimi anni ha poi to la futura sede della convinto l’amministraprotezione civile con la zione a non prevedere nuova sede per i vigili opzioni costose come del fuoco volontari. Il L’area dove sorgerà il nuovo centro wellness. piscine o altri servizi centro wellness sorgedove sia necessario riscaldare grandi quantità d’acqua. “Sarà comun- rà su due piani per una superficie di 2.500 metri quadrati. Il primo que un centro di qualità, calibrato per una realtà come Arabba, e sarà riservato al centro idromassaggio provvisto di hall di ingresso con non una cattedrale nel deserto” precisa il sindaco Grones. L’obiettivo reception e corner shop, spogliatoi con adiacenti locali docce e wc, di questa struttura, scrive il comune nella relazione presentata alla bacini coperti interni ed esterni con aree relax pertinenziali, vasche provincia, mira a superare alcune criticità del comprensorio dell’Alto tematiche, postazione per gli addetti all’assistenza degli utenti, locale Agordino: l’assenza di strutture di qualche rilevanza dedicate al be- bar e ristorante. Il secondo sarà adibito a reparto wellness con tutti nessere della persona, un’ offerta ricettiva priva, o quasi, di prodotti e i principali servizi idroterapici: saune, bagni di vapore, argillarium, servizi legati al wellness in un contesto territoriale fortemente vocato trattamenti salini e relativi spazi complementari come sale relax e al turismo montano, la scarsa attitudine all’investimento in questo tisaneria, che avranno accesso ad un’ampia terrazza panoramica pesettore da parte degli imprenditori locali (…), nonché la necessità rimetrale eventualmente collegata al versante boschivo retrostante, di differenziare e integrare l’offerta di servizi della stazione montana dove potrà venire allestito un percorso natura. Il cronoprogramma di Arabba per allinearla a quella delle limitrofe località concorrenti. dei lavori prevede per il 2023 l’approvazione del progetto definitivo La struttura sorgerà in via Piagn, ai margini sud orientali dell’abi- ed esecutivo, nel 2024 l’indizione della gara d’appalto ed il via ai tato di Arabba sulla destra orografica del Cordevole, a 250 metri dai lavori che dovrebbero essere terminati nel 2026 con il collaudo e parcheggi degli impianti del Portavescovo. Nella zona attualmente l’approvazione della rendicontazione dei costi. SoLo
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La rinnovata piazza di Arabba benedetta insieme al busto del Kaiser Franz Joseph
U
n anno e mezzo fa Fodom perdeva il suo grande artista ed ex sindaco Gianni Pezzei. Pezzei era riuscito ad unire passione politica ed impegno civile con le sue grandi capacità artistiche e l’amore per la sua terra. Grande la sua produzione artistica lasciata in eredità tra quadri, sculture, affreschi su edifici pubblici e privati. Tra queste vi è anche una scultura in bronzo raffigurante l’imperatore Francesco Giuseppe: un pezzo unico, realizzato con la tecnica della cera persa, delle dimensioni di 1,8 m di larghezza e 0,6 m di profondità e dal peso di 145 kg che l’amministrazione ha acquistato dalla famiglia dell’artista per porla ad ornamento della piazzetta sotto
la chiesa di Arabba, da poco completamente rimessa a nuovo grazie ad un contributo dal Fondo Comuni di Confine.
Domenica 18 giugno vi è stata la cerimonia di benedizione di entrambe le opere. “Era il 2008 – ha ricordato il sindaco Leandro Grones – quan-
do Pezzei mi disse: - Devi pensare a qualcosa per Arabba perché è il solo paese senza una piazza, e ad ornarla con qualcosa che ricordi la storia e le nostre tradizioni. - I lavori per la piazza sono quasi terminati e così abbiamo pensato di acquistare quest’opera. Non ci poteva essere collocazione migliore di questa. Un segno in ricordo di Gianni, ma anche per ricordare da dove vengono le nostre tradizioni e la nostra cultura”. La cerimonia è stata accompagnata dall’esibizione della Banda da Fodom, al termine della quale il parroco don Andrea Constantini ha benedetto la piazza e la Compagnia degli Schützen ha sparato una salva d’onore mentre veniva scoperto il busto. SoLo
Trenta volontari per una valle più pulita
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ono stati oltre 30 i volontari che hanno risposto all’appello del Comune di Livinallongo in occasione della tradizionale giornata ecologica “Remonon su nuosc luosc” organizzata in contemporanea nei comuni ai piedi dei passi del Sella di Canazei, Corvara, Selva e S. Cristina in Val Gardena. Armati di guanti e sacchi delle immondizie, le squadre, partite di buon mattino rispettivamente da Pieve capoluogo e da Arabba, hanno setacciato le scarpate ed i bordi delle strade lungo i passi Valparola, Falzarego, Pordoi e Campolongo, nonché alcuni tratti della SR 48 delle Do-
lomiti tra Pieve ed Arabba e della comunale di Fondovalle. Il risultato di questo grande lavoro lo si è visto una volta raccolti tutti i sacchi pieni di ogni tipo di immondizia
che sono stati ammassati nei magazzini comunali per essere poi smaltiti. “Occupavano almeno 12 metri cubi”, racconta il vicesindaco Francesco Martini che insieme al
collega assessore Gianni Palla ed il consigliere comunale Alois Bredariol hanno coordinato l’iniziativa. Al termine del lavoro i volontari si sono ritrovati nella sala Taulac a Pieve, dove il Gruppo Alpini di Livinallongo aveva preparato una grigliata ristoratrice per tutti. “È il terzo anno che la nostra amministrazione organizza questa giornata ed il numero di partecipanti è sempre rimasto costante”, conclude soddisfatto Martini, al quale si aggiungono i ringraziamenti del sindaco Leandro Grones per il grande lavoro svolto dai volontari. SoLo
La Plié: paisc da vive? No sè cotán’ de oute che esse volù fotografé La Plié dal Hotel Dolomiti fin via n Ru de Gliejia per ve mostré ci bela che l’é. Magari! La foto nveze l’é per ve mostré ci che vol dì ncuoi passé La Plié!! Chësta se podëssa la moltipliché feter vigni di… Ci ne dighela? A mi la me fesc vegnì ogni viade la pel de pita e me pense tres: n viade o l auter i ne ncola su per sti mur!! Ulà élo l tunnel che nuosc vegli ava bele pervedù davánt plu de 60 agn che l é ncora ntel Piano Regolatore del Comune? O saràlo sté nte chël “Piano” che a Venezia l é jù perdù? E… sarevede, ence l tunnel magari!! Fajonse coragio: l PRG no l é rué ntel Canal Grande, ánzi, è sentù che l é sté doné al Comun finamei l “Progetto del tunnel” davánt chelche ann: saralo fenì sun sofita? Me sà
che chëla vegla cesa decà da Ru de Gliejia la no pò ester tocada percieche ilò partissa la bocia del tunnel: NCAN? Cialon al stradon che passa fora per La Plié: la 48 de le Dolomiti, laur de gran marevoia, l’é stada fata davánt plu de n scecol e de segur i no n ava pervedù che l assa mos-
sù tegnì su peisc fora de mesura; camion ciariei de taie o de ogni sort de trasport, lonc da no crei! E nos struchei su per i mur co la poura che velch ne rue ados! La fossa tánt bela La Plié con sua picola plaza, come che dijëva l scior Bertini (ve l recordeiso?): “È un gioiello, un salotto da godersi a pieno, se togliamo le macchine!” Ma nos vedonso l bel de nosta Plié? O passonso demè de corsa a mezfora? Tolonse del temp de se fermé nte plaza a se dì doi parole e domanonse duc auna: “Se meritonso finalmente l tunnel?” … e po La Plié tournarà n “Paisc da vive”!! B.G. (Una che se metëssa gián la cesa su cater rode per la trè dezes da stradon)
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COMUNITÀ IN CAMMINO Quattro generazioni
La piccola Emma Menegaz con la mamma Silvia Croce, la nonna Flavia Roilo e la bisnonna Giuseppina Dorigo (Andraz - Moena).
MATRIMONI
GRANFO Samuele e VILLANELLA Katrin, il 06.05.2023 a Loreo (Rovigo).
BATTESIMI
SORATROI Liam (Foppa), di Gianluca e Vallata Elisa, nato a Feltre il 20.10.2022 e battezzato a Pieve il 09.07.2023. PALLA David e VALCOZZENA Anna, il 27.05.2023 al Castello di Andraz.
NATI
WIESER DELMONEGO Maximilian (Badia), di Jan Clemens e Delmonego Sara, nato a Belluno il 13.05.2023.
DE CRIGNIS Gabriele e SORATROI Lisa (Retiz), a Pieve il 17.06.2023.
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Momenti di speranza “Na stua vuota” – En ricordo de Bepo de Maciuo Caro Nono, ence ti t’es rué chilò dedavánt, oramei parëva cuaji imposcibile. Son segur che se te podësse dezide te tolësse su dut e te te n jisse japé de gliejia, apëna daite da porta a mán ciámpa, ilò l eva tuo posto per chissà cotán’ de mësse, per po te n sciampé fora davánt de duta la jent e jì mprescia su dal Alpino e dal Stela col Iaco a ve la conté. T’es dagnára sté ben, ence se nte chisc ultimi agn secondo ti la no jiva plu, e la caminada fin ite da pont oramei, coche te dijëve, “l é deventé n viz”. E fin a cinch agn fesc la strada a pe da Digonera fin a La Plié la domënia e la juoba te te la fajëve come ride. Ci bel che l eva te vedei tourné davò ore de caminade su per chi bosć che te te strozáve na longia rama plu grana de ti, o a te vedei douré mez stradon
avánti e ndrio con tua gran careta. Esse volù vedei l mus de miei coleghi co on mossù te porté nte ospedel, cánche ntel “Archivio Clinico” i à ciapè demè trei analisi del sánch e na vijita oculistica. T’eve cruzié che tua mere, la Nona Veronica, la s’abe desmentié de vignì ju a te tò, come che te la periáve da diversi agn. Asto vedù che la s’à recordé, e
ades l’é che la te porta da duc tuoi fradiei a fè ndavò l’arclapada dei De Maciuo. Siech meisc t’es sté bon de sté senza la Nona Neri. Me la veighe mpoiada su le sparángole del pontin del Paradisc pro Sán Piere, col gurmel blef fin sot ai jenogli che la te ciala da suoi gragn oglei e la disc plena de estro “Vege! Esto rué encia cassù?”. Davò 63 agn auna s’ava formé n ecuilibrio, va ben de
brontolade, ma n ecuilibrio che a sté senza l é sté sclët. Ades a nos ne resta na stua vuota, col bánch da fornel frué e l canton del Sacro Cuor co na memoria n plu che se njonta. Ma fajarè a na moda che nte mia testa restarà: rué nte stua, sentì l bon tof de le pinze del Fele metude a sicé n riga sun fornel, e ti senté ju a tuo posto che te das n ogle al giornal e n ogle a la plaza de Digonera, col ciapel sun taola pronto da te l mëte sul ce per jì via dal Andrea e da la Daniela co rua le siech davomesdì, e la nona che te roda ntourn senza pesc. De puoce parole Nono, ma dagnára chële dërte per te fè pensé o per te la sgnaché. Te ne manciaras Nono, e ades voi te saludé come che fajëve da pico: “Ciao Nono, e grazie de la marëna, de la cëna e… del marendel!” Giuly
Ciao Gaspare Gaspare Billitteri (Palermo - 7.3.1960/22.6.2023) Ti vogliamo ricordare, Gaspare, col tuo entusiasmo e la cordialità di sempre, volenteroso e disponibile con tutti tra monti e mare, amico di tanti anche qui a Fodom. Ricordando i bei momenti vissuti insieme nella nostra famiglia, ti ringraziamo e serbiamo per te un posto perenne nel nostro cuore. Lola e Famiglia - Salesei
DEFUNTI
LEZUO Federico “da Palua” (Corvara), nato a Bolzano il 27.02.1943 e deceduto a Corvara il 09.06.2023. Coniugato con Crepaz Paolina, padre di 6 figli/e.
PALLA Giuseppe “Bepo de Maciuo” (Digonera), nato ad Agai il 23.10.1927 e deceduto ad Agordo il 18.06.2023. Vedovo di Murer Rina, padre di 2 figli/e.
PALLA Mario "Birt" (Lima Perù), nato a Palla il 18.10.1948 e deceduto a Lima il 03.07.2023. Coniugato con Prieto Norma, padre di 3 figli/e.
La tomba di Padre Giuseppe Detomaso nel cimitero dei missionari ad Awassa in Etiopia. Sulla lapide è riportata la frase di S. Daniele Comboni: “All’Africa ho dedicato la mia mente ed il mio cuore, il mio sangue e la mia vita”. Anche per te è stato esattamente così Padre Bepo, prega per noi!
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In Irlanda con Oxford School of English
Laurea Il 17 novembre 2022 CHIARA MARTINI di Roberto e Roberta Costa (Selva di Cadore - Andraz) si è laureata presso l'università degli studi di Ferrara in Tecnica della riabilitazione psichiatrica con votazione 110 e lode con menzione di merito, discutendo la tesi "Pratiche educative e problemi psicologici dei figli: una ricerca bibliografica.
Anche quest’anno 26 ragazzi delle scuole medie dell’Agordino hanno intrapreso un viaggio studio di due settimane alla scoperta della verde Irlanda e della lingua inglese. Il viaggio è stato organizzato dalla Oxford School of English Dolomiti e ad accompagnare gli studenti in questa magica avventura l’insegnante di inglese Claudia Soppelsa. Anche 5 dei nostri ragazzi della scuola media di Fodom si sono uniti in questa bellissima esperienza: Vittorio Roilo, Gianni Festa, Sophia Grones, Alice Delmonego e Angela Dellavedova.
Offerte per il bollettino
"Diovelpaie de cuor", anche a tutti i benefattori anonimi non presenti in elenco. Chiediamo scusa per possibili errori o involontarie omissioni che vi preghiamo di segnalarci.
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Pio, Pellegrini Delazer Ida, Detomaso Paolino, Crepaz Albino, Bassot Dario, Testor Giovannina, Antonello Lino, Sief Fiorenzo, Bologna Walter, Gliera Alberto, Dagai Angelo, Battistella Dina, Detomaso Flora, Costa Dino, Delmonego Agnese e Vallazza Sisto, Baldissera Maria Teresa, Speccher don Carlo, Favaretto Ennio.
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