Anno LVI • maggio-luglio 2021 • N. 2
Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I
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i sente dire spesso, riguardo al periodo di pandemia che sembra ci stiamo lasciando alle spalle, che “niente sarà come prima”, oppure, come il titolo, “non dobbiamo ritornare come prima”: perché? Forse perché ci siamo accorti che “prima” non andava tutto così bene, specialmente limitando la riflessione al nostro essere cristiani. Papa Francesco lo ha detto chiaramente, prima ancora che quasi sapessimo cosa fossero le mascherine: “Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca.” E aggiungeva che non si tratta di cambiare qualche atteggiamento esteriore, una strategia diversa o qualche aggiustamento nel nostro modo di fare, ma di una trasformazione che parta dal cuore e porti all’esterno le sue conseguenze per un mondo più umano e quindi più cristiano. Perché il periodo che abbiamo vissuto segna il cambiamento? Perché ci ha spogliato delle apparenze e delle illusioni. Abbiamo dovuto rinunciare alla Messa per alcuni mesi e alcuni si sono agitati e hanno reclamato come se la vita cristiana consistesse solo in questo (importante comunque); altri si sono tranquillamente accontentati di vederla in TV (che è la stessa cosa di andare a pranzo per telefono) e i restanti hanno capito che si viveva tranquillamente anche senza. Come se la vita cristiana si
Un gerrmoglio di speranza...
Non dobbiamo
RITORNARE
come prima
concentrasse esclusivamente in un’ora la domenica. Ci siamo anche trovati di fronte a due modi di pregare, rivelatori; - Una preghiera rivolta a Dio perché ci dia la forza di attraversare questa crisi con senso di responsabilità e gratitudine nei confronti di chi (scienziati, medici, infermieri e amministratori pubblici) si è speso e si spende per superarla quanto prima, a volte rimettendoci la vita. - Un’altra preghiera, fin troppo presente nel nostro cristianesimo, che invece parte da una falsa creduloneria religiosa e superstiziosa che si appella a Dio perché, magari con un evento straordinario e miracoloso, ci risolva il problema e ci dia salute e guarigione, “saltando” la natura, la medicina, la scienza e un buon governo. La preghiera dei cristiani non è quella
che si rivolge a un dio tappabuchi che interviene solo se alimentiamo una catena di messe e di rosari, a un dio pieno di rancore e tiranno che vuole punire la superbia umana con il flagello del coronavirus. La preghiera dei cristiani è quella che, da un lato, si rivolge a Dio, onnipotente nell’amore e nella misericordia, «apre il cuore dei credenti e li rende capaci di vedere il dolore del mondo con gli stessi occhi del Dio compassionevole rivelatoci da Gesù, in un mondo segnato dall’egoismo e dall’ingiustizia» e, dall’altro, sollecita i credenti a cambiare modo di vivere e a sentirsi responsabili soprattutto verso i poveri e i sofferenti. La crisi provocata dalla pandemia è l’occasione per liberarci definitivamente da ogni falsa immagine di Dio e per guardare a Gesù che, dinanzi al dolore degli uomini e delle donne, si è fatto loro vicino con compassione, ha pianto le loro lacrime, si è indignato per il male svelandoci, così, un solo volto di Dio: il Dio dell’amore che ha cura di noi e vuole la nostra totale liberazione e felicità. Da qui si parte per essere cristiani e, con l’occhio attento alla vita che scorre attorno a noi, sapremo trovare le strade per renderla più bella e luminosa, come Dio la sogna per ciascuno. Non sarà come prima! Don Dario.
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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com
Domenica 11 aprile 2021 Cari parrocchiani, questa lieta notizia è apparsa in un quotidiano pochi giorni fa: “Abbiamo un magazzino pieno di pasta, riso, olio, farina. Senza vergogna alcuna scriveteci in privato, ma fatelo solo se realmente ne avete bisogno, consci che se non fosse vero, sarebbe come rubare. Non fatevi problemi a chiedere aiuto, magari un giorno noi avremo bisogno di chiederlo a voi e ci piacerebbe contare su qualcuno”. Con questa lettera pubblicata su Facebook un cuoco di Asiago ha aperto il suo magazzino a chi aveva bisogno sorprendendosi che il suo invito non fosse passato inosservato. Lo ha spinto a questa azione il fatto che un suo cliente abituale era andato a ritirare il pranzo da asporto, ma questa volta l’ordine era particolarmente abbondante. Vicino a casa sua c’era una famiglia in difficoltà economica e voleva donare ad essa qualche pietanza. Ecco il gesto che ha spinto quel cuoco a donare a sua volta. C’è chi nel vicentino ha dato cibo perché ne aveva in deposito, ma chi anche a Fodom sta donando il suo tempo “rimasto in magazzino”: c’è chi, senza lavoro, sta regalando del tempo a qualcuno che sta vivendo un momento faticoso della sua vita; ci sono giovani disoccupati che si stanno dedicando quotidianamente alla cura della casa e dei familiari e altri che hanno occupato il proprio tempo per creare qualche lavoretto pasquale da regalare ad altri come gesto di vicinanza. Sono solo alcuni esempi, ma chissà quanti altri ce ne saranno che non conosciamo... una cosa è certa: ci rendono tutti più umani. (sdv)
Domenica 18 aprile 2021 Cari parrocchiani, forse siamo così abituati al susseguirsi delle varie feste che celebriamo da viverle senza chiederci il perché, ma solo come occasioni per varia-
Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo. re un po’ quella che sarebbe la monotonia del trascorrere dei giorni. Lo scopo delle varie feste che viviamo nell’anno liturgico, invece, è quello di aiutarci a ricordare e a vivere le realtà che sfuggono ai sensi, ma che possono incidere profondamente nella nostra vita. Ad esempio, il tempo pasquale in cui ci troviamo vorrebbe ricordarci che Gesù risorto è presente, ci accompagna e vive nella nostra comunità. Ma cosa ci sta a fare? Continua oggi l’opera che ha iniziato duemila anni fa: cambiare l’esistenza delle persone in modo che fin d’ora possano essere contente e vivere in modo degno. Ma oggi lo può fare solo attraverso di noi e il suo intervento consiste nel farci capire come dobbiamo fare e dandoci la
forza e la capacità di realizzare questo sogno. Da soli sarebbe un impegno impossibile: vediamo quanto sia raro il verificarsi di comunità dove si vive gli uni per gli altri. Per questo ogni domenica, ogni festa, prendiamo in considerazione un insegnamento, un aspetto della vita di Gesù o quello che ha fatto, per capire come oggi noi possiamo farlo diventare concreto. (dd)
Domenica 2 maggio 2021 Cari parrocchiani, sabato 1° maggio la festa di S. Giuseppe lavoratore. La comunità di Digonera di solito festeggia questo patrono in tale giorno, ma nella situazione in cui ci troviamo si farà diversamente dagli altri anni.
Anche il Papa, che ha indetto nel 2021 l’anno di San Giuseppe, afferma essere una figura da riscoprire “straordinaria – scrive – tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi... S. Giuseppe non era dotato di carismi particolari, non appariva speciale agli occhi di chi lo incontrava... non era famoso e nemmeno si faceva notare... eppure attraverso la sua vita ordinaria, ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio. Tra le sue molte virtù una che emerge è il servizio: fu per lui un alto ideale e divenne regola di vita. Si adattò alle varie circostanze con l’atteggiamento di chi non si perde d’animo se la vita non va come si vuole...tutto coltiva nella pazienza.” Se oggi san Giuseppe fosse tra noi non sarebbe forse diverso da quei lavoratori che vivono la loro attività con sacrificio, passione e spirito di adattamento e, insieme a questo, che sono legati alla propria famiglia con tutto se stessi. Possiamo pensare come sia stato importante per Maria essere so-
SÁNTA CREJIMA N domënia ai 25 de auril, ence per i tosac de la 3^ mesana da La Plié, l é rué l’ora de la S. Crejima. Chi da Reba i l’ava bele fata de dezember; i ava mossù se smesé gauja sta malora. Per mán de nost Vësco don Renato i à ciapé l donn del Spirito Sánt: Miriam Festa, Anja Costa, Chiara Palla, Wendy Daberto, Marika Lorenzini, Miriam
Foppa, Giacomo Dorigo e Manuel Foppa. I se ncontáva n videochiamata n viade a la setemana con suor Elisa che, col suo bel estro, l’à daidé a i paricé pro. L é sté na festa trop sentuda e solene ence per la mëssa ciantada dal Coro de gliejia. Auguron de cuor dut l ben a nuosc tosac e che la strada de la vita la siebe plëna de sodisfazion.
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stenuta da lui, ma forse anche come Giuseppe sia stato continuamente incoraggiato dalla cura e dall’esempio di fiducia di Maria, che in questo mese di maggio ricordiamo in modo particolare. (sdv)
PRIMA COMUNIONE
Domenica 9 maggio 2021 Cari parrocchiani, la “stagione” storica che stiamo vivendo viene chiamata “postmodernità”. Non pretendo di riassumerne la descrizione in quattro righe, ma solo accennare a qualche aspetto. Come punto di cambiamento si prende il 1968. Prima le persone tendevano ad avere un’idea abbastanza comune sui valori importanti della vita; poi gradualmente si è passati a voler decidere autonomamente quali erano le cose importanti o meno, quelle giuste o quelle sbagliate, e spostando l’attenzione su se stessi: “prima io” in poche parole, il culto di sé. Una delle tante conseguenze che ne sono derivate è il “giovanilismo”, il non voler diventare adulti, il non voler invecchiare, per cui ci si trova in una società dove i quarantenni si definiscono “ragazzi” e di conseguenza dove mancano veri adulti! Di questa situazione ne ha approfittato il commercio (sempre vigile e attento) usandola come grimaldello per assicurarsi un’entrata sicura nei portafogli degli “adulti” con i vari prodotti “anti-età”: le creme per le rughe, i rimedi per vincere la forza di gravità cui sono soggette le varie parti del corpo, le mode da adolescenti, le lozioni per arrestare la caduta dei capelli (mentre si sa che la capacità di arrestarne la caduta la possiede solo il pavimento!), ecc. ecc. ... Giudicate voi a che punto siamo dalle nostre parti con questa mentalità e quanto sia sana. Vi sarete chiesti il senso di un discorso come questo sul foglietto della parrocchia. La prossima volta tenterò di spiegarvelo. Per ora vi auguro una buona settimana. (dd)
Domenica 16 maggio 2021 Cari parrocchiani, vi ho promesso qualche
Arabba 9 maggio 2021: Alice Delmonego, Sophia Grones, Rayan Grones, Isi Pallua, Nicole Pezzei hanno ricevuto Gesù per la prima volta.
spiegazione sul periodo chiamato “postmoderno” e la fede cristiana. Una delle caratteristiche principali del postmoderno, si diceva, è lo spostamento dell’attenzione dagli altri, dai valori della vita condivisi, all’attenzione verso se stessi, tenendo conto di chi ti circonda se serve alla propria realizzazione. Questo, con parole meno gentili, è l’essenza dell’egoismo dove ciò che è materiale, ciò che riguarda il corpo, quello che è mio ha priorità assoluta; e deve essere subito, perché io voglio così. Ora mettete insieme a questa descrizione le esigenze che Gesù esprime nel Vangelo quali la comunità, i valori dello spirito, la cura degli altri, anzi, il dare la vita per gli altri; quello che è giusto, non solo quello di cui si ha voglia; quello che dura, non quello che è di un momento. Troverete che sono due modi assolutamente opposti di concepire la vita che si escludono reciprocamente. Per questo non meraviglia il fatto che ai nostri contemporanei – non più condizionati dall’ambiente in cui vivono – si allontanino da una fede che, tra l’altro, forse non hanno mai scelto, e la percepiscano come insignificante. C’è da aggiungere però che anche chi crede, spesso vive la fede in modo assai distante da quelle che sono le esigenze vere e genuine del Vangelo che, per questo, ha perso l’attrattiva che dovrebbe avere. (dd)
Domenica 30 maggio 2021
Domenica 13 giugno 2021
Cari parrocchiani, oggi è la festa delle buone relazioni: è la festa della SS. Trinità. Spesso si parla anche di “mistero” della Trinità. Purtroppo per capire questo aspetto della vita di Dio si inforca tante volte la strada dell’aritmetica e si cerca di far “quadrare” il “triangolo” del tre = uno e uno = tre e i conti non tornano a allora ci si rifugia nel mistero dove tutto (dato che non si vede) è possibile. Fino in fondo, è vero, non è possibile capire, dato che si tratta di Dio di fronte al quale le nostre capacità devono arrendersi, ma se invece dell’aritmetica usiamo il “cuore”, allora si arriva ad intuire. Se Dio non è altro che amore e l’amore è una relazione di più persone, allora Dio non può essere solo e in lui l’amore è senza misura per cui l’unione è totale: Gesù, il Padre e lo Spirito, una sola famiglia: Dio. E noi? Le relazioni, a partire da quelle familiari, ma anche tutte le altre, sono la sostanza della nostra vita, la rendono bella, intensa oppure invivibile a seconda della loro qualità. Ed è proprio nelle relazioni che può risplendere la nostra umanità “immagine e somiglianza di Dio”. Lui che ci desidera così ci darà capacità e forza per realizzare la nostra vita con buone relazioni. Auguri a tutti! (dd)
Cari parrocchiani, le varie vicende di intolleranza religiosa degli ultimi tempi mi portano a chiedermi come si può pensare di fare il male, di uccidere in nome di Dio! È veramente sconcertante non rendersi conto della contraddizione che comporta. Eppure, andando un po’ indietro anche nella storia del nostro cristianesimo c’è una vasta collezione di misfatti compiuti dalla stupidità umana in nome di Dio. Guerre, stermini di popoli, persecuzioni fatte dai cristiani, condanne e violenze con un Vangelo che non è assolutamente possibile interpretare in questo modo. Eppure l’uomo stupido e quello intelligente, malvagio e assetato di potere riesce a servirsi di qualsiasi cosa per raggiungere i suoi obiettivi. Sarebbe bello aver imparato che in nome di Dio non si può fare del male a nessuno, che la fede non può mai dividere le persone e creare barriere, che bisogna sconsacrare i campanilismi e che nessuno si può appropriare dei santi segni per questioni di parte. Al riguardo ci sono ancora parecchie cose da cambiare, con attenzione e sguardo critico, per far risplendere il nostro essere cristiani come si deve! Molte volte tutte queste cose vengono giustificate dalle cosiddette “buone intenzioni”, ma si è detto anche che di buone intenzioni è lastricato l’inferno! (dd)
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Domenica 20 giugno 2021 Cari parrocchiani, Domenica scorsa sono stato invitato in località “Salerace” dove si accende uno dei fuochi in onore del S. Cuore. Ci ho pensato poco per accettare l’invito: la giornata era bella e sono partito abbastanza presto dato che era un po’ che non verificavo la mia camminata, ma sono arrivato senza problemi e mi sono goduto un bellissimo tramonto disteso sul prato. Per il falò abbiamo dovuto aspettare abbastanza perché fosse un po’ buio: Prima si è acceso quello sul Pordoi, poi sul Col di Lana e il nostro. Siamo rimasti a lungo anche in silenzio a contemplare la vivacità di questa fiamma alimentata anche da un vento alquanto sostenuto. La storia di questa tradizione la conoscete bene e non sarò certo io a dovervela ricordare. Pensavo invece alla potenza di questo amore di Gesù simboleggiato dalla fiamma e alla nostra risposta così tiepida (quando va bene) simile al falò
È
stato questo il titolo dell’annuncio inserito nel foglio parrocchiale settimanale di Livinallongo di domenica 8 novembre 2020. Don Dario proponeva a tutti i parrocchiani che ne fossero interessati di trovarsi un’ora alla settimana, il giovedì sera dalle 20,30 alle 21,30, con modalità on line utilizzando internet, per approfondire la conoscenza della nostra fede. Così scriveva: “La proposta è motivata dal fatto che non possiamo essere contenti ed entusiasti della nostra fede se non la conosciamo abbastanza”. Il suggerimento è stato quindi di prendere in considerazione un libro di Battista Borsato “Il sapore della fede”, attraverso il quale, con un capitolo settimanale spedito per mail, ci si poteva incontrare virtualmente per scambiarsi opinioni, dubbi, discutere in massima libertà. E l’avventura è partita il 3 dicembre 2020 con incontri settimanali intercalati da qualche breve pausa e che si sono conclusi lo scorso mese di aprile.
Il fuoco in onore del S. Cuore, organizzato dalla Schützenkompanie Buchenstein, in località “Salerace”.
che abbiamo catturato sui nostri telefonini: immagini belle e vivaci, ma se ci dovessimo scaldare...! Dov’è andata a finire quella fede che ha dato origine a questa usanza? Se avessimo dentro un po’ di fuoco, probabilmente saremo capaci di inventarci anche qualcosa di diverso per manifestarla anche noi. (dd)
Domenica 27 giugno 2021 Cari parrocchiani, vi condivido parte di una mail che ho ricevuto. “Sono un’infermiera di 31 anni della
provincia di Rovigo, che purtroppo si è trovata due anni fa a rivedere tutte le proprie scelte di vita, a fare molti errori e ad affrontare le conseguenze di ogni decisione presa. È stato proprio in questo momento difficile della mia vita, che mi sono trovata ad affrontare anche la pandemia causata dal virus SARS-Cov-2. Essendo io infermiera presso l’Aulss 6 Euganea, nella sede di Schiavonia, dove ci sono stati i primi casi dei pazienti positivi di Vo’ nel Padovano mi sono trovata con tanti colleghi in un contesto “apocalittico”, dove abbiamo
dovuto imparare a indossare tute e visiere e a fare il nostro lavoro con un carico emotivo e fisico fuori dal comune. Quando ieri mi sono seduta tra i banchi, mi guardavo attorno e ammiravo la pace e la bellezza che traspariva da ogni angolo di quella piccola chiesa di Arabba. Il Vangelo sembrava riassumesse il percorso di questo anno e mezzo turbolento, tutte le mie domande, le mie paure, i miei sbagli. “Il Signore NON ci salva DALLA tempesta, MA NELLA tempesta”: questa la frase che mi si è stampata nel cuore e nella mente. Non possiamo pretendere che, vista l’onnipotenza di Dio, Egli ci risparmi ogni sofferenza, ogni angoscia, ogni arrabbiatura, ogni preoccupazione. Qualche volta potremo dimenticare di essere amati e accompagnati da Dio in ogni momento della nostra vita, ma auspico che questo “abbraccio” di Dio da cui mi sono sentita avvolta ieri, duri il più possibile e che ritorni a stringermi ogni volta che mi sentirò persa”. Turista in villeggiatura. (dd)
Diamo corpo alla proposta
Quindici persone hanno mandato la loro mail a don Dario, animati da sentimenti diversi, per interesse, per curiosità, per voglia di capirci meglio... Ci siamo trovati di fronte ad uno schermo, chi in parte si conosceva, chi si è presentato per la prima volta, provenienti da Arabba, da Pieve, da Salesei, da Digonera, ma anche da
Vicenza e da Padova. All’inizio eravamo un po’ titubanti, non si sapeva bene come si poteva parlare, come intervenire, a volte ad ognuno sembrava che il proprio parere fosse poco importante. Invece un po’ alla volta si è preso confidenza con il testo che ci veniva inviato, si è iniziato a capire lo stile letterario, l’immediatezza di molte frasi e anche
le provocazioni che alcune parole stimolavano. Don Dario ci ha dato la possibilità di esprimerci liberamente, ha raccolto i vari punti di vista, alla fine di ogni incontro riepilogava le varie riflessioni. Abbiamo masticato frasi importanti come: la lieta notizia del Vangelo è l’annuncio che è possibile vivere bene, vivere meglio, per
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tutti; è possibile avere la vita in pienezza, qui, ora e per sempre. Gesù ne possiede la chiave. … E allora devi rallentare e fermarti davanti alle fessure di luce che le parole aprono. Si abbandona il Dio come dovere e lo si riscopre come stupore, lo lasci come obbligo e lo ritrovi al centro del cuore, come desiderio e promessa di felicità. Dio seduce perché parla il linguaggio della gioia. È stato valorizzato il dialogo interiore, non solo la ricerca con la ragione, che divide,
scompone, frammenta, ma con il cuore pensante, con l’intelligenza affettiva. Il credente è uno che legge la Bibbia e il giornale: nella Bibbia l’uomo si incontra con la mentalità di Dio, nel giornale si incontra con i problemi dove è nascosto il pensiero di Dio. Abbiamo molto discusso sul Dio presentato da Gesù: non è un Dio che esige ma è un Dio che dà, non è un Dio che chiede sacrifici ma un Dio Padre che chiede venga accolto il suo amore, non è un Dio lontano ma in relazione continua
con l’umanità. Le frasi ripetute spesso sono state: Nella creazione vediamo l’impronta di Dio Gesù è un Dio che ci ama alla follia, ci ama da morire…
Abbiamo molto ragionato sulla fatica di operare un cambio di passo, togliersi le abitudini del passato, i modi di dire che hanno condizionato il nostro pensiero, che ci hanno fatto perdere di vista la fiducia nella nostra libertà, dono divino.
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I ricordi della nostra infanzia, le esperienze personali, il racconto di fatti di vita vissuta hanno arricchito i nostri incontri, ove ognuno ha ascoltato con rispetto, attenzione e comprensione il pensiero dell’altro… Nell’ultimo appuntamento, ci siamo salutati con emozione e con la voglia di riprendere questa esperienza che attraverso incontri a distanza ha coltivato legami di vicinanza. Milena (Vicenza)
SORELLE DISCEPOLE DEL VANGELO
Inaugurazione lavori canonica di San Giovanni Giovedì 24 giugno a San Giovanni di Livinallongo, alla presenza del vescovo Renato, del sindaco Leandro Grones, dei sacerdoti, degli amici della vallata di Fodom e giunti da lontano, assieme a quanti hanno lavorato alla ristrutturazione, abbiamo inaugurato la canonica dopo i lavori di restauro. Una casa la cui storia risale a più di un secolo e mezzo fa e che necessitava di una serie di interventi di risistemazione; una canonica progettata e costruita per volere di un parroco originario della frazione, don Cristiano Crepaz. Il sacerdote si era preso a cuore, in modo particolare, la situazione degli anziani e delle giovani madri che non riuscivano ad accedere ai sacramenti e dei ragazzi che non avevano la possibilità di ricevere l’istruzione, a causa delle distanze e del pericolo di valanghe nel raggiungere il centro più vicino. Aveva lasciato in eredità 4000 fiorini per la costruzione di un edificio che fungesse da canonica e da scuola nei pressi della chiesa di san Giovanni, eretta già intorno al 1600. Dalla sua edificazione, questa casa, è stata un punto di riferimento importante per le famiglie della zona fino a 50 anni fa, finché la scuola ha continuato a svolgere la sua funzione. Ma la canonica di San Giovanni è stata un luogo importante anche per noi Discepole del Vangelo quando, negli anni ’70, abbiamo iniziato la nostra esperienza di vita religiosa. Pur essendo nate nei pressi di Castelfranco Veneto, possiamo dire di ritrovare a San Giovanni di Livinallongo le nostre
radici, quelle della nostra spiritualità. Le prime sorelle molto impegnate nel lavoro, nel servizio delle persone e della parrocchia, hanno cercato un luogo per fermarsi, stare insieme, riflettere e pregare. Dal trevigiano, dopo varie ricerche, sono approdate a Fodom dove l’allora parroco di Arabba, don Alfredo Levis, ha proposto loro la canonica di San Giovanni che, durante l’estate, non accoglieva la scuola e che dal 1969 non era più la sede di un curato. Trascorrendo lì i mesi estivi le sorelle hanno iniziato a conoscere la gente del luogo sperimentando, grazie ad essa, una dimensione più calma e contemplativa della vita. «Potremmo dire – afferma Nazarena, una delle sorelle fondatrici – di aver vissuto già allora quell’esperienza di “Chiesa in uscita”, che papa Francesco continuamente incoraggia, meno preoccupata di “dover dare” in ogni situazione e aperta a ricevere ciò che le persone che incontriamo ci donano imparando da loro a crescere insieme nella via del Vangelo». In quegli anni, infatti, dal legame con i fodomi le sorelle hanno fatto esperienza di una vita semplice ed essenziale, in ascolto dei tempi che la natura stabilisce, e nella contemplazione del creato. Hanno visto e ricevuto la saggezza e la fede, soprattutto degli anziani, nel Dio provvidente che mai fa mancare il necessario per vivere fino al momento ultimo della morte (vissuto qui in modo particolare, con quella naturalezza
che la fa essere realmente parte dell’esistenza e incontro con il Creatore). Dal 1991 ci siamo stabilite nella canonica di San Giovanni condividendo sempre più la vita, la fede, le relazioni fraterne con gli abitanti della vallata e con le tante persone che abbiamo accolto nella nostra casa. Assekrem è il nome che abbiamo dato in questi anni alla fraternità, ricordando l’altopiano algerino in cui Charles de Foucauld (il santo dalla cui esperienza spirituale attingiamo) trascorreva tempi di preghiera e di condivisione con gli abitanti del luogo. Desideriamo ancora oggi continuare l’esperienza che da più di 40 anni viviamo in questo luogo insieme agli abitanti della vallata e a quanti hanno l’esigenza di trascorrere giorni di spiritualità e fraternità. In modo particolare, nella
nostra casa, sarà possibile vivere: un tempo di fraternità e di preghiera condivisa con noi sorelle, nella nostra vita quotidiana; l’esperienza dell’eremo (uno spazio autonomo dove persone singole possono vivere giorni di ritiro e preghiera, nella semplicità e nell’essenzialità); l’accoglienza di piccoli gruppi che per uno o più giorni desiderano un’opportunità di formazione e spiritualità da condividere con noi. Un grazie particolare a tutti coloro che in questo tempo hanno continuato a sostenerci nel vivere la nostra missione e alle persone che hanno collaborato, con competenza e passione, alla ristrutturazione della casa affinché continui ad essere un luogo di fraternità e di cura della vita spirituale, nel valore della quotidianità e nella contemplazione della storia e del creato. (SDV)
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Momenti di speranza
“Diotelpaie, dotor Piere!” LA FAMIGLIA Caro zio, mai avrei voluto che quella notizia ci arrivasse in una fredda mattina d’estate. E mai avrei voluto scrivere queste righe. Ma la vita non chiede permesso, la vita fa. E così ci ritroviamo qui a darti un saluto. Un saluto che non voglio sia l’ultimo… e non sarà l’ultimo perché in fondo non ci lascerai mai. In questo momento ci è impossibile capire il perché di certi disegni della vita, ma ti preghiamo, faccelo capire tu. Vieni nei nostri pensieri, torna a farci compagnia con il tuo umorismo e fa che pian piano le lacrime lascino spazio al sorriso del tuo ricordo. Ora che hai raggiunto tua sorella Gemma e i tuoi genitori, veglia insieme a loro sulla zia Sonia, sui tuoi fratelli e le loro famiglie, sui tuoi nipoti e su tutti noi. A te piaceva tanto cantare. E allora ti chiedo Dio del Cielo, Signore delle cime lascialo andare per le tue montagne. Che la terra ti sia lieve, caro zio. Guardaci e guidaci da lassù. Beatrice con tutti i tuoi cari
VILLA SAN GIUSEPPE Caro Piere, hai cominciato a lavorare a Villa S. Giuseppe nell’aprile del 1993. Hai dunque
collaborato con la direzione per ben 28 anni per offrire cura e assistenza impeccabili agli anziani. In questi anni i nostri nonni entravano in casa di riposo con polipatologie sempre più complesse ed in particolare l’anziano affetto da demenza ha messo a dura prova le nostre competenze. Ma con studio e ricerca la cura e l’assistenza sono diventate eccellenti; la qualità della vita degli anziani ti stava veramente a cuore! Sappiamo che eri molto orgoglioso di
essere il medico di Villa S. Giuseppe. Abbiamo avuto l’onore di avere un medico che sapesse non solo curare ma anche parlare con gli anziani: ti sentivano vicino come un familiare. In questi anni un momento molto sentito e soprattutto atteso da tutti era la gita estiva da te proposta, voluta ed organizzata in un rifugio della zona. Occasione in cui tutti ma proprio tutti, personale, volontari, associazioni e famiglie seguendo le tue fila, si mettevano insieme per regalare ai nostri anziani una giornata spensierata ed indimenticabile tra le nostre montagne. Organizzavi tutto nei minimi dettagli scegliendo una meta che fosse facile raggiungere e, all’arrivo al rifugio, dopo la S. Messa, seguiva il pranzo da te scelto e rivisto insieme al nostro cuoco, perché ci tenevi che tutto fosse perfetto anche secondo i gusti dei nostri nonni. Non potevano poi mancare canti e balli insieme per chiudere in bellezza la giornata. Purtroppo a causa del covid dopo l’uscita del 2019 non è stato possibile organizzarne altre, ma speriamo di poter fare presto una giornata di festa all’aperto con i nostri nonni ed anche in quel giorno non mancherà di rivolgere uno sguardo lassù, in alto nel cielo e ricordarti. “Diotelpaie ben tánt de dut chël che t’as fat per nuosc noni e per nos!” Grazie Piere! Grazie Dotor! Tutta Villa S. Giuseppe
Anziani e accompagnatori di VSG in occasione dell’ultima gita organizzata dal Dotor Piere al Rifugio Burz (Luglio 2019).
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N ricordo de “Fránzela Vica” Cara Fránzela, te te n es juda massa mprescia, t’as lascé n gran vuot nte la comunité da La Plié. T’as dediché duta tua vita per l ben de la parochia, a scomencé da tuo prum laour con chi pichi del ajilo che segur te i’as dé dut l cuor. T’as fat tánt con “chële de la Caritas” (nlouta clamada). No se disc po dut chël che te t’as dé da fè tán’ de agn col Pico Coro. Cotánt de viadesc che t’as acompagné con lori i funerai de nuosc parochiani! Davò t’as tánt laoré e bù pazienza con chi nuosc noni del ricovero. Ilò t’es stada troc agn e te t’as vadagné da te compré n bel pico cuartier. Co l eva la pesca per le miscion no te manciáve mei a daidé pro. Don Alfredo po l é sté chël che te i’as fat da massera e te i’ave ence tánt volù ben. T’as daidé fora trop tuoi parenc col cialé davò a chële picole tosate, che t’eve come na nona.
La Fránzela col Pico Coro e i chierichetti da La Plié n gita a l’Alpe de Siusi (agn ’73-’75).
Fránzela, grazie de dut chël che t’as fat, per duc! Ades te saras ruada a ciaté l Stefano che nte sti ultimi agn
t’as dagnára bù ntel cuor, con gran dolour. Diotelpaie, paussa n pesc! Lena
Vita di Villa San Giuseppe Ricordi del passato… la festa del Corpus Domini
P
er noi era la più grande festa dell’anno, dopo Pasqua e Natale, perché portavamo fuori tutti i santi dalle chiese. Qualcuna di noi esclama: “Io ho portato Sant’Anna che ha un peso… ma eravamo in otto per darci il cambio. L’ho portata per tanti anni”. A Pieve ci trovavamo tutti insieme: partivamo dalle frazioni e arrivavamo a piedi nella chiesa decanale con i gonfaloni delle varie vijinánze… quello di Andraz era il più grande. Lì si celebrava la Messa solenne. Dopo la Messa si faceva la processione e la benedizione del tempo. A Pieve c’erano le benedizioni con i quattro vangeli davanti alla chiesa, in piazza grande, vicino alla cappella e, in questi anni, a “Villa San Giuseppe”. L’ultima volta che si è potuto vivere questo momento, qualcuno di noi, che non è della vallata, è rimasto molto colpito perché sentiva un senso particolare di devozione. C’era la banda con tutti gli strumenti. Qualcuno ha esclamato: “Bellissimo! Così non avevo mai
visto! Commovente! Erano tutti in costume e portavano le statue”. C’erano i pompieri con Sán Florián, le donne con Sant’Anna, le giovani con l’Immacolata, i falegnami con San Giuseppe. I giovani coscritti con San Luigi, i bambini della Prima Comunione con Santa Teresina e il Gesù Bambino. Ad Arabba invece la processione si faceva attorno alla chiesa, sul prato di Freine. C’erano quattro uomini con la statua di San Giuseppe, i quattro ceri e i quattro ferrai e il prete con il Santissimo sotto al ciel (il baldacchino). C’era anche la statua dell’Angelo custode. Le donne in costume, col gurmel bianco e la ghirlanda in testa, portavano la Madonna. Vi erano anche le accompagnatrici: quattro ragazze giovani con le vesti bianche e con un giglio in mano che accompagnavano le quattro donne con la Madonna. C’era sempre anche la mere de le jovene che le vestiva al mattino. Ci chiediamo se oggi sia ancora così: “Ci saranno ancora le ragazze dalle vesti bianche?”.
Sarebbe bello, ma sappiamo anche che negli anni, da quando è iniziato il lavoro negli alberghi, hanno cominciato ad esserci anche meno paesani a questa festa. Finita la processione si pranzava dopo che si era tornati a casa a piedi… una volta la gente era più forte, abituata al duro lavoro e ad andare sempre a piedi. A Colle Santa Lucia era una festa molto sentita da tutti e al massimo dell’ordine: una Messa solenne, la processione con il Santissimo, le statue e i gonfaloni. Durante la processione c’erano dei canti molto da festa e nel pomeriggio cantavamo anche i vespri solenni. Le donne e le giovani avevano il costume tipico: non c’è vestito a festa che superi il vestito tipico! Anche in agordino era una festa molto sentita: a San Tomaso Agordino si faceva la Prima Comunione nel giorno del Corpus Domini e poi i bambini in processione gettavano i petali di fiori per terra. Anche ad Al-
leghe quando partiva la processione suonavano le campane e poi ci si fermava in piazza vecchia, dove si era preparato il banchetto, si pregava e anche qui si gettavano i petali continuando il cammino. Così era anche a Santa Maria delle Grazie, a Selva di Cadore e a Falcade. A Taibon si faceva l’altare in piazza per la processione. Era bello e si era giovani. I bambini erano tutti pronti col cesto per buttare i petali per strada: si faceva una via che andava e una che tornava, separata dai fiori, e poi si cantava. Quest’anno è un anno particolare nel quale tante cose non si sono potute fare. Ci è dispiaciuto non poter godere di questa processione che a Pieve passava per Villa San Giuseppe. Speriamo però che il prossimo anno si possa fare. È proprio da chiedere al Signore che ci doni un tempo favorevole sia per le campagne che per tutta la situazione che stiamo vivendo. Gli anziani di Villa San Giuseppe
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«Le nuove del Pais» Relazione Amministrativa delle Parrocchie anno 2020
Relazione ViAmministrativa delle Parrocchie anno 2020 presento il rendiconto delle parrocchie di Pieve ed Arabba riferito all’amministrazione del 2020, accompagnato da
V
i presento il rendiconto delle parrocchie di Pieve ed Arabba riferito all’amministrazione del 2020, accompagnato da alcuni chiarimenti. Complessivamente la situazione si presenta nella norma con qualche somma da parte: non sono grandissime risorse, viste le numerose chiese da mantenere. Quando succede qualche imprevisto raramente le spese sono contenute (lo sapete bene anche per le vostre case), e avere qualcosa da parte dà una certa tranquillità. Ricordo il significato di alcune voci: “questue ordinarie” sono le offerte in occasione della benedizione delle famiglie; “cassa anime” sono il 10% delle offerte raccolte in chiesa che serviranno per la celebrazione di messe per le anime dei defunti; “elemosine imperate” sono le offerte destinate a scopi particolari (missioni, seminario…). Come osservazione di carattere generale le entrate di quest’anno sono state di alcune migliaia di euro inferiori rispetto al passato probabilmente a causa dei limiti imposti dal Covid. La benedizione delle famiglie a Pieve è stata interrotta a Sorarù causa Covid e per questo l’introito è inferiore allo scorso anno. Le entrate affitti e rendite sono relativi ai proventi di chi soggiorna nella Majon dei Monesc e dalla rendita delle azioni degli impianti di risalita che a suo tempo un’anima buona ha lasciato in eredità alla parrocchia. Le entrate straordinarie sono il contributo della Diocesi (8x1000) per le spese della sistemazione del campanile danneggiato da Vaia. La voce “carità” è vuota perché non abbiamo potuto fare la pesca di beneficenza; tuttavia non abbiamo fatto mancare il solito aiuto ai nostri missionari P. Bepo e suor Agnese. Le “spese di culto” si riferiscono in gran parte (14.000 € circa) alla rifusione della campana di Larzonei e alle spese straordinarie al tetto della chiesa di Pieve in parte coperto dall’assicurazione e in parte sostenuto dalla parrocchia per non fare un lavoro a metà.
alcuni chiarimenti. Complessivamente la situazione si presenta nella norma con qualche somma da parte: non sono grandissime risorse, viste le numerose chiese da mantenere. Quando succede qualche imprevisto raramente le spese ordinarie” nonanche si perversamento pere avere la stampa l’uscita anime” che comsono“Questue contenute (lo sapete bene le vostre case), qualcosadei da parte dà una“cassa certa tranquillità.
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Ricordo il significato di alcune voci: “questue ordinarie” sono le offerte in occasione della benedizione delle famiglie; famiglie, dato che non è stata ve che paga l’intera fattura il non versate. “cassa anime” sono il 10% delle offerte raccolte in chiesa che serviranno per la celebrazione di messe per le anime Come vedete ci sono alcufatta, ma va sommata alle “of- cui costo viene ripartito: Verrà dei defunti; “elemosine imperate” sono le offerte destinate a scopi particolari (missioni, seminario…). Come osservazione di carattere generale entrate di quest’anno sono state (sarà di alcune migliaia euro inferiori l’età!), ma, ditranquilli, non dovuto essere registrata. “Uscite perle un ammontare di 2.217,55 rispetto al passato limiti voce impostinon dal Covid. bollettino” non probabilmente è stato fatto ailcausa€.deiAltra coerente è va perso niente!
ENTRATE
USCITE
ORDINARIE
ORDINARIE
Offerte raccolte in chiesa Candele votive Offerte servizi Bollettino Questue ordinarie Offerte enti-privati Affitti - rendite Carità
3.643,17 2.493,39 405,00 12.735,04 2.775,00 7.645,07 22.968,13 0,00
STRAORDINARIE Offerte - entrate straordinarie
Totale entrate
Carità
4.768,86 0,00 16.577,97 11.440,84 10.702,22 894,54 2.500,00
STRAORDINARIE 19.000,00
PARTITE DI GIRO Cassa anime Elem. imperate - p. giro
Imposte - Assicurazioni Remunerazioni - stipendi Spese di culto Bollettino Spese Gestionali Manutenzione fabbricati
Spese straordinarie
22.126,80
PARTITE DI GIRO 404,80 1.442,00 73.511,60
Cassa anime Elem. imperate - p. giro Totale uscite
2.282,79 1.442,00 72.736,02
RIEPILOGO Totale entrate Totale uscite Attivo o deficit anno 2020
Pieve di Livinallongo
73.511,60 72.736,02 775,58
abbiamo fatto mancare il solito aiuto ai nostri missionari P. Bepo e suor Agnese. Le “spese di culto” si riferiscono in gran parte (14.000 € circa) alla rifusione della campana di Larzonei e alleanni spese straordinarie al tetto della chiesa di Riporto precedenti 91.319,42 Pieve in parte coperto dall’assicurazione e in parte sostenuto dallaAttivo parrocchia peralnon fare un lavoro a metà. o deficit 31/12/2020 92.095,00
La benedizione delleEfamiglie è stata interrotta a Sorarù causa Covid e per questo è inferiore allo N T R AaTPieve E U S C Il’introito TE scorso anno. Le entrate affitti e rendite sono relativi ai proventi di chi soggiorna nella Majon dei Monesc e dalla ORDINARIE renditaORDINARIE delle azioni degli impianti di risalita che a suo tempo un’anima buona ha lasciato in eredità alla parrocchia. Le entrate straordinarie sono il contributo della Diocesi (8x1000) per le spese della sistemazione del campanile Offerte da raccolte 4.249,80 Assicurazioni 2.567,34non danneggiato Vaia.inLachiesa voce “carità” è vuota perché non abbiamoImposte potuto-fare la pesca di beneficenza; tuttavia Candele votive Offerte servizi Bollettino Questue ordinarie Offerte enti-privati Affitti - rendite Carità
11.269,60 210,00 2.205,00 2.413,81 2.269,00 17,14 0,00
STRAORDINARIE Offerte - entrate straordinarie
Totale entrate 2020
Carità
0,00 2.410,81 658,70 5.773,47 3.080,49 0,00
STRAORDINARIE 0,00
PARTITE DI GIRO Cassa anime Elem. imperate - legati
Remunerazioni - stipendi Spese di culto Bollettino Spese Gestionali Manutenzione fabbricati
Spese straordinarie
3.266,83
PARTITE DI GIRO 472,20 571,00 23.677,55
Cassa anime Elem. imperate - legati Totale uscite 2020
2.122,26 571,00 20.450,90
RIEPILOGO
Arabba
Totale entrate Totale uscite Attivo o deficit anno 2020 Riporto anni precedenti Attivo o deficit al 31/12/2020
23.677,55 20.450,90 3.226,65 72.601,74 75.828,39
“Questue ordinarie” non si riferisce alla benedizione delle famiglie, dato che non è stata fatta, ma va sommata alle “offerte enti-privati” dove avrebbe dovuto essere registrata. “Uscite bollettino” non è stato fatto il versamento per la
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«Le nuove del Pais»
Parrocchia di Colle La parrocchia di Colle non fa notizia, eppure...
P
er finire sui giornali, anche su quelli locali, bisogna che capiti qualcosa di strano, di originale, di drammatico… In parrocchia a Colle tutto questo non avviene eppure… Il fatto più “originale” e più importante che possa essere vissuto almeno da alcune persone è l’incontro reale, profondo ed umano e divino con il Signore Gesù. Per 4 giorni alla settimana questo si realizza nella nostra chiesa di Colle. Celebrare 2 battesimi (ed altri 2 sono in programma nel prossimi mesi) sembra un evento da routine, ma è grandioso, non solo perché la vita rifiorisce, il futuro ha il volto bello di questi bambini, ma anche perché c’è una comunità cristiana
che cresce, non tanto a parole, ma con i fatti, anzi con le persone. E così sarà per il matrimonio del 24 luglio. I giornali non ne hanno fatto nemmeno un cenno, ma il nostro Consiglio Pastorale si è incontrato più volte, anche con la presenza del Vescovo mons. Renato per capire e progettare un futuro che è alle porte. Quale chiesa stiamo costruendo, quali sono le attese e le speranze della nostra gente, dei nostri ragazzi, giovani ed anziani: domande che hanno provocato una lunga riflessione, non risposte a tavolino, ma ricerca che continua, sostenuta anche dalla preghiera di chi vive l’ appartenenza alla chiesa come un dono ed una responsabilità. Più volte abbiamo voluto che il Signore Gesù, sotto i segni eucaristici, passasse per le nostre strade, in un breve ma molto partecipato pellegrinaggio: non ha fatto
notizia, ma è stata una benedizione per tutti noi. Abbiamo visto alcune case e fienili andare distrutti in poco tempo. Ci siamo mobilitati, anche come comunità parrocchiale/i, e qualcosa abbiamo fatto, piccolo segno di solidarietà e di vicinanza. La stagione estiva è iniziata. Non siamo albergatori, ma proponiamo a chi viene quassù di visitare la nostra bella chiesa, motivo di preghiera, di pace interiore. Offriamo la possibilità di un cammino spirituale e sacramentale, che tonifica l’anima e il corpo, che eleva oltre i 1453 metri di Colle. Vorremmo fare di più; ci impegniamo a fare di più. Ben vengano perciò le richieste, gli stimoli per nuove iniziative, nella speranza che alla proposta segua l’impegno in prima persona. Don Renato – Parroco
L Crist del Gramarzé Nuova stazione per la Via Crucis
Domenica 2 maggio dopo la S. Messa è stato benedetto nella zona vicina ai magazzini comunali il nuovo Crist del Gramarzé. Un crocifisso issato in quella posizione per ringraziare il Signore per aver preservato gli abitanti di Colle nella notte della tempesta Vaia e per aver fatto guarire tutti coloro che in questi mesi si erano ammalati di Covid -19. Erano presenti le delegazioni di Vigili del Fuoco, Croce Bianca e Soccorso Alpino, associazioni che sono state in prima linea nei giorni dell’emergenza Vaia. È emersa la speranza che un
simile evento non accada più, ma anche e soporattutto la consapevolezza che i nostri paesi senza una capillare rete di volontari pronti ad intervenire sul territorio sarebbero molto più poveri. La struttura in legno è stata realizzata dal falegname Leonardo Vallazza (una simile ma di dimensioni più contenute è stata anche installata a Pian, ndr), mentre della pittura della statua del crocefisso si è occupata Paola Agostini. Un bel monumento che invita tutti i passanti, a piedi o in auto, a fermarsi per essere contemplato in tutta la sua grandezza e bellezza.
Quella stazione della Via Crucis, la prima scendendo dalla piazza di Colle lungo la “Salejada”, aveva proprio bisogno di essere manutentata. La neve, gli agenti atmosferici e la sua particolare posizione l’avevano portata a marcirsi. Fortunatamente il buon cuore di Francesco Pezzei aiutato da Umberto Kerer e da altre persone volenterose ha permesso di reinstallare la croce della prima stazione e di aggiungervi una piccola nicchia dedicata a Maria. Sabato 12 giugno don Renato ha benedetto il nuovo manufatto e adesso tutti coloro che avranno piacere di camminare lungo il percorso della Via Crucis intitolata al compianto vescovo mons. Vincenzo Savio la potranno ammirare in tutta la sua bellezza.
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«Le nuove del Pais»
VITA PARROCCHIALE Prima Confessione
D
opo una preparazione durata quasi un anno e con un po’ di emozione, i bambini del 3° e 4° corso di catechismo hanno incontrato Gesù nel sacramento della Riconciliazione. La celebrazione è avvenuta il 25 aprile nella chiesa di san Lorenzo a Selva di Cadore, un incontro breve e semplice, ma molto significativo e sicuramente sentito da tutti i presenti. Inizialmente, i bambini hanno sostato insieme a don Renato davanti al fonte, per rinnovare le promesse battesimali. Dopo aver ascoltato
L’avvicinarsi dell’estate con la graduale serie di riaperture ha concesso alla nostra comunità parrocchiale di poter celebrare con la dovuta solennità tutte le ricorrenze della primavera.
una riflessione incentrata sulla parabola della pecorella smarrita, i bambini si sono recati individualmente al presbiterio, dove era stato allestito il confessionale. I bambini ricordano così quest’esperienza: Ero felice e un po’ emozionata (Emily); Della Confessione mi è piaciuto quando il prete mi ha messo le mani in testa. Ero molto emozionata (Aurora); Mi sentivo molto strana quando il prete mi ha messo le mani in testa, ma comunque è stato molto bello (Nicole);
Mi sono sentito perdonato e mi sono sentito meglio (Manuel); Ero agitato e felice ed ero contento (Simone); Della Confessione mi è piaciuto quando mi sono confessata e quando don Renato ni ha dato la collanina di ferro a forma di croce e quando ho incollato un cuore su un cartellone: che gioia! Infine abbiamo concluso la confessione insieme al prete. Questi sono stati i momenti più belli (Alisa); È stata un’esperienza bella come un abbraccio, una liberazione dal male (Ariane); Sono stata felicissima perché ho
Feste primaverili Le rose donate alle mamme nel giorno della loro festa.
Abbiamo iniziato il 9 maggio col celebrare la Festa della mamma. È stata l’occasione per donare a tutte le mamme della nostra comunità una rosa da mettere sul balcone o in giardino, un pensiero per ricordarle tutte e ringraziarle di quanto fanno per noi ogni giorno.
Domenica 23 maggio abbiamo invece celebrato la S. Messa per il termine dell’anno catechistico. Un grazie particolare al Signore che ci ha concesso in questo anno davvero turbolento di poter organizzare con una discreta regolarità tutti gli incontri coi ragazzi.
Domenica 30 maggio, SS. Trinità, abbiamo effettuato la
ricevuto dal parroco la collana (Asia); È stato bello, il prete mi ha fatto delle domande (Michael). Purtroppo, a causa delle restrizioni dovute al Covid, non è stato possibile festeggiare tutti insieme al termine della celebrazione, ma don Renato ha invitato le famiglie a far festa nelle proprie case, per gustare in modo completo la gioia derivante da questo incontro intimo e personale con Gesù che non ha ricadute solo a livello individuale, ma giova all’intera comunità cristiana. La catechista
benedizione di tutti i mezzi di trasporto e dei conducenti. In omaggio ogni autista ha ricevuto una confezione di gel igienizzante da tenere in macchina.
Domenica 6 giugno, festività del Corpus Domini la nostra comunità non ha potuto effettuare la consueta processione, tuttavia ha comunque vissuto un momento di preghiera e raccoglimento. È stato molto bello e significativo vedere diverse donne e ragazze col “Vestì a la paejana”.
La benedizione dei veicoli. Le ragazze del coro parrocchiale in occasione del Corpus Domini hanno tutte indossato le “Massarie a la paejana”.
Domenica 13 giugno, festività del S. Cuore di Gesù si sono accesi i consueti fuochi sulle nostre montagne. A Colle il fuoco è stato acceso sa I Magoec grazie alla gentile concessione dei proprietari dei terreni e alla buona volontà degli Scizeri e dei ragazzi che hanno dato una mano nel trasportare i materiali.
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«Le nuove del Pais»
Processione del Corpus Domini dell’anno 1966 Ci sono arrivate dalla Germania queste interessanti foto della processione del Corpus Domini dell’anno 1966. Rappresentano un’autentica testimonianza di come il nostro paese e la nostra società siano mutati in mezzo secolo. Più che le parole lasciamo che le foto parlino da sole e ve le lasciamo guardare con calma. Ringraziamo Sara Agostini per aver voluto condividere con tutti i lettori questa importante testimonianza storica.
Padre Sisto Agostini: 50 anni di vita missionaria Nel mese di giugno appena trascorso il nostro P. Sisto Agostini ha ricordato in Etiopia i 50 anni di vita missionaria. L’ordinazione avvenne infatti il 26 giugno 1971 e seguì di esatti cinque anni quella del fratello Armando che era avvenuta il 26 giugno 1966. Purtroppo quest’anno Padre Sisto non farà ritorno in Italia, ma la nostra speranza è di poterlo avere al più presto a Colle in modo da ricordare e festeggiare assieme nel luogo dove la sua vocazione è nata questo importante e lusinghiero traguardo della sua vita missionaria. P. Sisto nel giorno della sua prima messa a Colle.
P. Sisto assieme ai genitori all’esterno della sua casa a Rucavà.
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«Le nuove del Pais»
DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Notizie dalla Croce Bianca RELAZIONE ATTIVITà SVOLTA ANNO SOCIALE 2020 Sig. Soci, durante l’anno 2020, come negli anni precedenti, l’Associazione ha svolto come compito primario, il soccorso in emergenza e il trasporto degli ammalati verso le strutture ospedaliere. I volontari si sono resi disponibili per il trasporto delle provette dai distretti di Caprile e Canale d’Agordo verso il laboratorio analisi
dell’ospedale di Agordo. I chilometri percorsi con l’ambulanza per il primo soccorso sono stati 2.149, per viaggi secondari di tesserati richiesti da ULSS 190. I chilometri percorsi per il trasporto delle provette del san-
BILANCIO CONSUNTIVO DAL 01/01/2020 al 31/12/2020 FONDO CASSA AL 01/0112020 ENTRATE TESSERAMENTI 2020 CONTRIBUTI VOLONTARI CONTRIBUTI DA ENTI RIMBORSI KM ULSS 2019 RIMBORSI KM ULSS 2020 VIAGGI EXTRA CONVENZIONE INCASSI 5 X 1000 ANNO 2018 INCASSI 5 X 1000 ANNO 2019 INTERESSI ATTIVI C/C BANCA CR DOLOMITI DI FASSA PRIMIERO E BELLUNO INTERESSI LIBRETTO POSTALE ANNO 2020 TOTALE ENTRATE
€ 90.437,61 € 1.700,00 200,00 125,82 6.887,54 5.741,06 — 1.713,56 1.933,27 2,26 0,06 € 18.303,57
USCITE ASSICURAZIONI € 2.400,00 ASSICURAZIONE RC AUTO 1.146,00 MANUTENZIONE ORDINARIA 143,38 ACQUISTO CARBURANTE 1.084,53 SPESE POSTALI 8,50 CANCELLERIA — SPESE AMMINISTRATIVE — SPESE VARIE € 2.265,95 SPESE X GARAGE — SPESE TELEFONINO 129,36 ATTREZZATURA AMBULANZA 416 ,48 SPESE GESTIONE C/C BANCARIO 125,95 QUOTA COORDINAMENTO 200,00 RIMBORSO A VOLONTARI PER TRASPORTO PROVETTE — SPESE GESTIONE LIBRETTO POSTALE — TOTALE USCITE € 7.920,15 FONDO CASSA INIZIO ANNO ENTRATE TOTALE USCITE
€ 90.437,61 18.303,57 108.741,18 7.920,15
FONDO CASSA AL 31/12/2020 di cui in buonipostali cassa c/c libretto postale carta pre-pagata
100.821,03 — 546,95 99.386,60 885,17 2,31 € 100.821,03
gue sono stati 9.510. Causa la pandemia dovuta al Covid-19 nell’anno 2020 non è stato possibile svolgere né i consueti corsi di aggiornamento per i volontari attivi né corsi per la formazione di nuovi volontari. Durante l’anno 2020 le conferenze con i vertici delle Associazioni del Coordinamento Agordino Zoldano e i dirigenti ULSS 1 Dolomiti si sono svolte on line. Principalmente per raggiungere l’accordo sulla stipula della nuova convenzione, in quanto quella attualmente in atto risulta scaduta nel 2018 e
temporaneamente prorogata da ULSS fino a fine settembre. In collaborazione con “INSIEME SI PUO’ “ l’ Associazione continua il progetto di un’adozione a distanza, iniziato nell’anno 2009. Con le festività natalizie è ricominciata la campagna tesseramento per l’anno 2021. Visto il momento di difficoltà, per molti anche economica dovuta alla pandemia, l’Associazione ha stabilito il tesseramento gratuito a tutti i tesserati per l’anno 2021. Presidente Paolino Pezzei
BILANCIO DI PREVISIONE 2021 FONDO CASSA RIMASTO AL 31.12.2020 € 100.821,03 ENTRATE TESSERAMENTI € 200,00 CONTRIBUTI VOLONTARI € 300,00 RIMBORSO KM ULSS RESIDUI DEL 2020 + ASSI CU.+ GASOLIO 4.664,21 RIMBORSO KM ULSS ANNO 2021 ASSICU.+ GASOLIO 10.000,00 INTERESSI MATURA TI NELL’ANNO 2020 C/C BANCARIO 4,00 INTERESSI MATURATI NELL’ANNO 2019 C/C POSTALE 0 ,07 INTROITI DA 5 X 1000 ANNO 2020 1.800 ,00 CONTRIBUTI VARI 500,00 TOTALE ENTRATE 17.468,28 TOTALE GENERALE ENTRATE € 118.289,31
USCITE ACQUISTO NUOVE DIVISE € 15.000 ,00 ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA VOLONTARI 3.200,00 ASSICURAZIONI MEZZI (AMBULANZA E VW CADDY) 1.300,00 MANUTENZIONE ORDINARIA E STRAORDINARIA 3.000 ,00 ACQUISTO ATTREZZATURA E MATERIALE CONSUMO PER AMBULANZA 2.000,00 BOLLO AUTOMEZZO TRASPORTO PROVETTE 0 ,00 ACQUISTO CARBURANTE 1.600 ,00 SPESE POSTALI 110,00 CANCELLERIA 750,00 SPESE VARIE 6.000,00 SPESE TELEFONINO 140,00 SPESE GESTIONE C/C BANCARIO CR DOLOMITI 160,00 QUOTA ISCRIZIONE COORDINAMENTO 200,00 CONTRIBUTO PER SOSTEGNO A DISTANZA 324,00 SPESE PER NUOVO UFFICIO AMBULANZA 8.800,00 SALDO FINALE BANCA PREVISTO 4.300,00 SALDO FINALE CASSA PREVISTO 505,31 SALDO LIBRETTO POSTALE PREVISTO 900,00 ACCANTONAMENTO 70.000,00 TOTALE USCITE € 118.289;31
«Le nuove del Pais»
Un Grazie speciale Un grazie speciale in questa primavera 2021 vorremmo dedicarlo a tutti i volontari che ogni anno ripuliscono i sentieri e le strade forestali da schianti, smottamenti, impedimenti vari e che si preoccupano della manutenzione dei manufatti presenti nei nostri boschi. Un gesto quello loro che rende più bello e accogliente il territorio in primis per i residenti, ma anche per chi tra le nostre montagne passa un periodo di vacanza. Il “dopo Vaia” ha reso fragili e vulnerabili i nostri boschi e le nostre strade e il fatto che vengano ripristinate anno per anno è indice di presidio e cura del territorio, elementi che in altre realtà magari sono meno presenti. Quando abbiamo quindi la fortuna di passeggiare per una strada totalmente libera da ingombri e magari con l’erba appena falciata riflettiamo sul fatto che nel nostro piccolo siamo davvero fortunati ad avere in paese gente volenterosa ed impegnata e che magari potremmo anche noi, nella cerchia della nostra frazione, aiutare a mantenere il tutto pulito e ordinato!
Il nuovo festil di Pianaz.
Dalla Scuola dell’Infanzia
Una bellissima sorpresa degli ultimi giorni di Scuola dell’Infanzia è stato viaggiare col nuovo bellissimo scuolabus di Colle. Silenzioso, con le cinture di sicurezza, con la videocamera... bimbi entusiasti!
Ultimo giorno di scuola: buona e solare estate a tutti!
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Nuova cartellonistica per l’Alta Via dell’Orso Sicuramente molta gente di Colle ma anche semplicemente gli amanti del nostro paese si saranno accorti di questa bella e significativa novità sui nostri sentieri. Nel corso della primavera 2021 la collaborazione tra Associazione Turistica di Colle Santa Lucia e i volontari della Lia da Mont sezione di Colle ha permesso l’installazione dalla nuova segnaletica lungo tutto il percorso nato due anni fa ispirato dal romanzo “La pelle dell’orso” di Matteo Righetto. Potrebbe essere l’occasione per chi non l’avesse ancora affrontato di scoprire questo percorso che, passando nelle alte praterie tra Colle e Larzonei, offre vedute e paesaggi davvero meravigliosi!
Il nuovo scuolabus È arrivato il nuovo scuolabus del comune di Colle Santa Lucia per il trasporto dei bambini e ragazzi della scuola dell’infanzia e primaria (26 posti + quello del conducente e dell’accompagnatore). L’amministrazione comunale, seppur consapevole dello spopolamento in corso e della crescente denatalità che colpisce anche il nostro territorio, decide ancora una volta di avere un occhio di riguardo verso il servizio di trasporto pubblico dei bambini. Un nuovo mezzo che affiancherà dunque quello già presente nel comune di Selva di Cadore con cui già da svariati anni si collabora con l’ottica di migliorare i servizi al cittadino. Un ringraziamento particolare va al consorzio Bim Piave che ha finanziato l’acquisto del nuovo mezzo per un totale di ca. 75.000 euro.
Incontro in chiesa con don Renato per un ringraziamento dell’anno scolastico.
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«Le nuove del Pais»
ATTUALITÀ - SUZEDE NTA COL Venerdì 4 giugno la nostra comuntà ha dovuto assistere attonita ed inerme ad un evento catastrofico senza precedenti. Nel primo pomeriggio un enorme incendio ha letteralmente divorato tutta la parte antica e caratteristica della frazione di Canazei, portandosi via due abitazioni, un fienile e la grande casa-fienile che era “simbolo” della frazione. Il forte vento che soffiava incessantemente ha purtroppo espanso le fiamme in più direzioni, rendendo molto difficile per i vigili del fuoco accorsi in loco un contenimento delle stesse. Grande il dispiegamento di mezzi dei vigili del fuoco di Colle, dei paesi limitrofi, di Agordo e di Belluno che hanno fatto spola per quasi 24 ore fino al torrente Codalonga per recuperare l’acqua necessaria allo spegnimento delle fiamme. Fortunatamente la parte più bassa dell’abitato è rimasta indenne o quasi, con danni che dove ci sono stati non sono andati a compromettere l’abitabilità degli stabili. C’è però chi in tutto questo ha perso la propria casa di abitazione, chi ha perso la casa dove è cresciuto, chi ha perso il fienile con tutta l’attrezzatura per lavorare nei boschi e nei prati. Tutte le famiglie di Canazei hanno purtroppo perso qualcosa del loro mondo che nessuno di noi può restituire loro e, seppure i ricordi e gli affetti non possano essere cancellati dalle menti, manca ora per sempre il luogo dove materializzarli, dove renderli vivi. Manca il non avere più la propria casa, il proprio
ATTIVAZIONE RACCOLTA FONDI TESORERIA DEL COMUNE DI COLLE SANTA LUCIA IBAN IT 15 A 02008 61000 000002713253 Causale: Incendio a Canazei di Colle Santa Lucia del 4 giugno 2021
Incendio a Canazei
letto, la propria cucina, il non avere più una zappa per l’orto, il non poter più andare nelle antiche stue e trovare i crocefissi negli angoli sopra i tavoli e le antiche foto di
famiglia. Mancano tantissime altre cose e toglie il fiato il pensiero di non aver potuto salvare nulla di questo piccolo mondo antico, pena il pericolo di rimanere avvolti dalle
Incontro storico alla Cesa de Jan Nella mattinata di mercoledì 19 maggio si è tenuto presso la Cesa de Jan un importante e storico incontro tra i tre presidenti e i tre direttori degli istituti culturali ladini Cesa de Jan, Majon di Fascegn e Micurà de Rü. Nel corso dell’incontro sono state gettate le basi per iniziative e progetti da portare avanti unitariamente, oltre alla volontà che tale incontro diventi un appuntamento fisso di dialogo e confronto per le attività e i progetti delle tre realtà.
fiamme. È ancora forse troppo prematuro parlare di una possibile ricostruzione dell’abitato (si parla di milioni di euro di danni, ndr); nel frattempo il comune di Colle si è attivato aprendo un conto corrente dove poter aiutare le famiglie di Canazei e prossimamante una ditta specializzata incaricata provvvederà a rimuovere le macerie dall’abitato.
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«Le nuove del Pais»
Emigrazione dalle Dolomiti nel corso del Novecento Tra inverno e primavera è stato dato alle stampe “Emigrazione dalle Dolomiti nel corso del Novecento”, la nuova pubblicazione che la storica Luciana Palla ha realizzato come lavoro di approfondimento del fenomeno dell’emigrazione avvenuta nell’ultimo secolo dalle nostre valli verso l’Europa e gli altri continenti. Un lavoro lungo e approfondito, che ha coinvolto in primis le comunità di Fodom, Colle, Rocca Pietore ma che si è poi espanso per certi aspetti anche ad alcu-
ne vicende di Selva di Cadore, Alleghe e altre comunità, volto a raccontare le dinamiche del fenomeno emigratorio e le storie di vita che, grazie al gentile contributo di diversi privati, è stato possibile ricostruire. Dopo la mostra sull’emigrazione organizzata a Colle nel 2019 e poi trasferita in diversi luoghi (tra cui Belluno e Bolzano), il libro arriva ora come ulteriore approfondimento e come testimonianza perpetua della storia locale. Si parla degli uomini che tra ‘800 e ‘900 tentarono la fortuna emigrando in
Argentina e Australia, ma anche degli stagionali che nel corso del ‘900 facevano i muratori o le cameriere in diverse località europee; ci sono storie di famiglie che poi sono ritornate nel loro paese natale, ma anche di altre che nel luogo di lavoro hanno trovato le condizioni per poter iniziare una nuova vita. Il libro parla quindi ad ognuno di noi: se scoviamo nelle storie delle nostre famiglie troveremo sicuramente qualche antenato che era emigrato. Un libro quindi per aiutarci a capire un po’ di più della nostra storia.
Architettura rurale a Livinallongo, Colle Santa Lucia e Ampezzo Questo volume, a cura dell’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, raccoglie una documentazione del 1942 – 43 riguardante i comuni ladini di Fodom, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo. Durante la seconda guerra mondiale tutti i paesi interessati dal fenomeno delle opzioni (tra cui anche le nostre tre comunità) furono oggetto di uno studio approfondito, nel quale i singoli villaggi, i beni artistici, culturali e architettonici furono accuratamente registrati. Questa documentazione
Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@gmail.com) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).
porta alla luce come in questo studio sia stata dedicata una particolare attenzione all’architettura rurale, alla pianificazione del territorio e, in generale, alla cultura edile contadina di ciascun luogo. Entrambe le pubblicazioni sono reperibili presso l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, presso l’Associazione Turistica di Colle Santa Lucia e presso il bar Posta.
Due nuove stalle La primavera 2021 ha visto l’attivarsi di due nuove stalle sul nostro territorio comunale. Massimo Colcuc, la cui famiglia da sempre porta avanti un’attività agricola, ha potuto ultimare e aprire alle sue mucche la nuova stalla che ha costruito adiacente al fienile realizzato già qualche anno fa nei prati sotto la chiesa di Santa Lucia. Una struttura ampia, moderna e funzionale, dove avranno posto decine di capi. Il giovane Marco Tasser di Colcuc ha invece avviato una nuova attività agricola aprendo una stalla di sole capre camosciate. Oltra alla vecchia “majon”, un’aggiunta realizzata alla precedente struttura ha consentito di poter ospitare le caprette in un ambiente spazioso e molto luminoso. Un grande in bocca al lupo ai due giovani contadini e alle loro nuove strutture, con la speranza che le loro attività portino loro molte soddisfazioni!
La stalla e la majon di Massimo Colcuc poco sopra l’abitato di Pezzei.
La nuova stalla di Marco Tasser a Colcuc.
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«Le nuove del Pais»
COMUNITÀ IN CAMMINO BATTESIMI
Abel Daberto Nato a Belluno il 25.05.2020 e battezzato a Colle Santa Lucia il 13.06.2021.
NELLA PACE DEL SIGNORE
Fuori parrocchia
Fuori parrocchia
Paolina Codalonga (Rucavà) Nata a Colle Santa Lucia il 15.04.1936 e deceduta a Villa San Giuseppe (Livinallongo) il 27.06.2021. Nubile.
Maria Lucia Frena Nata a Colle Santa Lucia il 03.05.1934 e deceduta ad Alleghe il 04.04.2021. Vedova di Gino Bellenzier, madre di 4 figli.
Suor Maria Pezzei Nata a Colle Santa Lucia il 01.06.1929 e deceduta a Padova il 04.06.2021.
Offerte RINGRAZIAMO PER AVER DA LORO RICEVUTO UN'OFFERTA PER IL BOLLETTINO:
Masarei Mirella, Detomaso Elena, Pezzei Angelo, Dell'Andrea Arturo, Chizzali Wilma, Pallua Cirillo, Detedesco Rita e Nadia, Chizzali Annamaria, Frena Cecilia, Agostini Bruno, Colcuc Giacomo, Linda Sief, Piai Luigi, Pallabazzer Ernesto e Volpe Dina, Zallot Stefano, Crepaz Marco e De Nard Tamara, Graham Andrew Alistar, Pallabazzer Monica Felicita, Piai Adolfo, Agostini Albino e Colleselli Dorina.
Aurora Pallua Nata a Belluno il 17.10.2020 e battezzata a Colle Santa Lucia il 20.06.2021.
Suor Maria Pezzei Originaria di Colle Santa Lucia (Belluno) dove era nata il 1 giugno 1929, era entrata nella famiglia elisabettina nel 1949. Professata nel 1952, fu inviata a vivere la missione elisabettina nel campo educativo. Conseguito il diploma, esercitò il compito di insegnante mettendo a servizio dei bambini con tanta passione le sue doti umane e intellettuali. Dopo alcuni anni di insegnamento in Ancellato e all’Istituto Santa Caterina di Padova, insegnò nella scuola di Bassano del Grappa (VI) e, per quasi trent’anni, a Roma presso “Villa Flaminia”, scuola gestita dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Ritirata dalla comunità nel 1997, suor Maria rimase a Roma, prima nella comunità “San Francesco” e poi alla “E. Vendramini”, prestandosi per ogni bisogno della comunità fino a quando le forze glielo consentirono. Nel 1989 aveva conseguito il magistero in scienze religiose alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con la tesi “Fede e arte: la gloria del Bernini e la Cattedra di Pietro” per cui, terminato l’insegnamento, poté mettersi al servizio della Chiesa di Roma quale guida turistica spirituale durante l’Anno Santo 2000, impegno che continuò anche successivamente. Il 2014 segnò un passaggio importante nella sua vita. La sua salute veniva meno e suor Maria con grande disponibilità all’obbedienza passò all’infermeria “Regina Apostolorum” di Taggì di Villafranca. Qui con sua grande gioia, pur nella sua fragilità, poté donare ancora il suo entusiasmo per le bellezze di Roma, in particolare di San Pietro, intrattenendo suore e ospiti. Infine la sua salute andò declinando fino alla consegna definitiva al Signore. Suor Maria ci lascia l’esempio di una sorella buona, amante della preghiera, servizievole, attenta ai bisogni della persone in difficoltà, appassionata dell’arte soprattutto religiosa e desiderosa di donare quanto appreso. Le siamo grate e la accompagnamo con la nostra preghiera. Ringraziamo i nipoti per la vicinanza e l’affetto dimostrato in questi anni, ringraziamo il personale e coloro che hanno avuto cura di lei fino alla fine con accurata attenzione e professionalità.
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«Le nuove del Pais»
STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI
L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco
Foto conosciuta
La famiglia Foppa “Iacuc” di Retiz L’originale è un cartoncino sul quale è stato incollato un dagherrotipo. Si tratta di un particolare procedimento fotografico, antesignano della fotografia, che si ottiene utilizzando una lastra di rame su cui è stato applicato elettroliticamente uno strato d’argento, quest’ultimo sensibilizzato alla luce con vapori di iodio. La lastra deve, quindi, essere esposta entro un’ora e per un periodo variabile tra i 10 e i 15 minuti. L’immagine così ottenuta non è riproducibile. Lo scatto presumibilmente è stato fatto intorno al 1906/1907. Foppa Giacomo, di Retiz e Deltedesco Annamaria, originaria di Andraz, ebbero ben 13 figli, dei quali 3 nati morti o deceduti in tenerissima età. In alto da sinistra: Maria,
Foto sconosciuta
Annamaria con in braccio Angela, Giacomo con in braccio Elisabetta, Clara. Seduti da sinistra: Caterina, Francesco, Teresa e Maria Maddalena. Mancano: Giovanni, nato nel 1909 e morto nel 1928 all’età di 19 anni a causa di una grave malattia invalidante e Angelo, nato nel 1910, divenuto poi frate con il nome di Padre Sebastiano. Giacomo insieme al figlio Francesco combatterono tutta la prima guerra sul Col di Lana con i Landesschützen. Il 10 agosto del 1918 rimasero entrambi feriti mortalmente dallo scoppio di una granata rinvenuta mentre stavano falciando un prato a Foppa. Giacomo morì immediatamente a causa delle ferite; Francesco il giorno dopo a La Villa in Badia, durante il trasporto all’ospedale di Bolzano. (SoLo)
Foto storica
Palla Iosef “Birt” di Palla con la sua motocicletta!
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egli anni Sessanta nei nostri paesi sussistevano ancora molte tradizioni popolari e religiose. A metà estate, le giornate si accorciavano, ma il sole scaldava parecchio, l’erba matura tendeva a seccarsi ancorata alla terra: si stava avvicinando il termine della fienagione in alta montagna. La stanchezza del pesante lavoro del contadino, sempre teso a scrutare il cielo per riuscire a rastrellare prima della pioggia, era compensata dall’incanto del panorama e le amichevoli chiacchiere scambiate con il vicino di prato. In questo scenario aspettavamo con gioia Sánta Maria Maiou, la solennità dell’Assunta, il quindici agosto. A Livinallongo era una delle feste più sentite, la tradizione della benedizione dei fiori si fondeva con la fede, rendendo la giornata spirituale e gioiosa. Il giorno antecedente la celebrazione andavamo a cogliere i fiori. Trovarli non era semplice. Nei prati riarsi molti erano appassiti, li cercavamo nell’ombra, fra i cespugli e sotto i larici; alcuni li coltivavamo nell’orto di casa, nell’angolo dedicato proprio a loro. Coglievamo: margherite, fiori di millefoglie, festuche, ciof de trogna (genziane con stelo lungo che crescono nei cespugli), astri, semprevivi, flou rosse (calendule) ed altri ancora. Formavamo un mazzo intervallato con il verde della ruta, contornato con foglie di iris, legato e abbellito con un nastro colorato. Il rintocco festoso delle campane che chiamava alla funzione si disperdeva nella valle, dalle varie frazioni la gente accorreva: donne e bam-
«Le nuove del Pais»
Storie da nzacàn a cura di Antonietta Crepaz “Pecula”
Sánta Maria Maiou
Canton sot a n lersc No sté a sié chёl canton de pre sot a n lersc, ulache milefolie e cёnebone i é floride da puoch: è da fè l ciof de Sánta Maria Maiou. Vestida da festa col guánt metù a sbamporé, ciouzei de curam col sbousc bicsenei, nte la mán n maz de flou de ourt e de pre, camine svelta per strada co n fro’ de baldánza per rué a ora e temp
a mёssa grana e cianté. Mpoie mio maz per l fè benedì davánt al auté de Maria, l é sua festa l é dёrt se la recordé. Davò chelche di milefoglie e cёnebone le stierne ntel fen per la sanité de stala, jent e bestiam. Diotelpaie de no avei sié chёl canton de pre sot a n lersc.
bine arrivavano sfoggiando il vestito migliore e portando orgogliose il proprio mazzo. Lo deponevano dinnanzi all’altare delle Madonna e durante la messa solenne, cantata dal coro, veniva benedetto. A casa ci aspettava il pranzo delle feste importanti: canederli con il pane bianco di frumento accompagnati da gulasch di manzo ed insalata. Inoltre, ben in mostra sul tavolo, c’erano i peruc de Sánta Maria Maiou, piccole e dolci pere che, per tradizione, quel giorno i setous regalavano alle tiradum. Il mazzo benedetto veniva posto in un vaso con dell’acqua, donandoci la sua bellezza ancora per molti giorni. Quando iniziava ad appassire, i fiori venivano sparpagliati nel fieno della majon (fienile posto sopra la stalla): rito ancestrale per chiedere la salute al bestiame e perché non accadessero disgrazie nel lavorare insieme. Bisogna tener presente che, allora, tre mucche erano il sostentamento e la ricchezza di un’intera famiglia. Con il mutare del lavoro e dell’economia, negli anni Settanta molte tradizioni iniziarono a scomparire, tra queste anche Sánta Maria Maiou. Ormai erano pochi i fiori che venivano benedetti. Fortunatamente persone di buona volontà con il cuore legato alla propria terra, l’hanno ripristinata e rinnovata, arricchendo la festa religiosa con la sfilata di carri frazionali che rievocano i mestieri d’un tempo. Anche i mazzi si sono impreziositi: le donne sfoggiano il costume tradizionale portando cesti e gerle di mille colori. Antonietta Crepaz Pecula
“Ci gusto a mparé da la nona a fè crafons!” Na foto che descor plu de tánc de referac e ncontade su l’emportánza de nsegné ai jovegn a tegnì su le tradizion. Linda Dorigo, 20 agn, la mpara a fè crafons lonc da siegra da sua nona mëda Ana Ioscia, 87 agn. L’ultima sabeda de mei l é siegra sa La Court e per l secondo ann de sceguito, a gauja del Covid, no s’à podù la fè co na bela festa. Ma mpo chi da La Court no s’à perdù de animo e fora per chelche cesa l é sté trat fora i asc da la pasta per fè foie e crafons.
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(terza pert) a fontana de le richeze dei fodom lé el bestiam: i à dut bestiam gris, de bel bestiam, lesiér, bon da laoré, bon su la pastura. L va fòra per cȃle rive come le cioure; le vace i le fièra d’isté. L è n gran ben che ogni vijinȃnza l’à sue pasture e, na pastura separada per le vace e per i mȃnc, per le cioure e per le biese. I fodom i arleva i vediéi che nasc da dauton e d’inviern, ma davò mèrz i no arleva plu; i marzuoi i no i à giȃn per via che i è masa tardìs per podei i douré da mené fen l secondo auton. Da San Luca, che l’è la maiou fiera i “parigleia” per i mànc e i fès de bele “cubie”, valìs e compagn come doi pòles. Maiou pert del bestiam l va ju pert, souradut i mȃnc, le vace le và ence scialdi fòra pèrt: medicé vempa mercȃnti dal Longolades, Nònes, da cȃle pèrt da Bolsȃn, sì ence da la Germania dal Baden e Würtenberg e Baviera per via che lé en bestiam che ie plès; ence da Sterzing, ilò che i à ence bestiam gris en vempa ite a compré. E cȃl sì se mosa ie l lasé ai fodom: senziér i è e i no trapoléia nia, co l scone vèlch defet, o co l indiché n temp fauz, cȃn che i à da fè vedel, e cȃst lé necesario nò demè per la giustizia ma per el bon inom che sedenò i no ven plu a compré. Ades, davò la
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A
Ricordi di don Santo Palla - 1922 Trascrizione a caratteri di stampa a cura di Franco Deltedesco
La ricchezza dei fodom Japé del Col de Lana
“Na fontana de le richeze dei fodom lé el bestiam: i à dut bestiam gris, de bel bestiam…”
vièra, i a ben puoch bestiam ma, col temp i se remȃtpa ben. L peso lé che i à compré de tèl bestiam ros, o che la raza se mbastardeie, ma cȃn che miamèi i po’ i vapa ben con cȃst bestiam ros. I mȃnc ie ten per sòlito demè doi agn, buoi de trei o cater agn i è rari; chi gragn de Chierz o l Furlȃn da Larcionei i n’à mefo velch outa. Ciavai n’è, pense afatto: i òsč che a le menade per
causa del Covid, per il secondo anno consecutivo la città umbra non ha potuto celebrare, il 15 maggio, la sua storica e famosa “Corsa dei ceri”. Così una rappresentanza dell’Associazione Eugubini nel Mondo è salita in terra fodoma per onorare le copie dei tre ceri custodite nel sacrario di Pian di Salesei. Qui infatti, nel 1917, i soldati eugubini impegnati nei combattimenti sul Col di Lana durante la Prima Guerra Mondiale, organizzarono lo stesso la corsa, vietata per la guerra nella loro città, costruendo tre “macchine”, come vengono anche chiamati i ceri, per poi portarli di corsa lungo il pendio fino a Salesei. Un fatto storico per anni rimasto sconosciuto. Ma non a Gubbio, che nel 2014 ha portato alla firma del gemellaggio ufficiale con il Comune di Livinallongo e nel 2017 alla grande festa per il centenario dell’avvenimento. La Corsa è conosciuta in tutto il mondo e richiama in città migliaia di persone che si uniscono alla popolazione ad assistere alla discesa dei grandi Ceri portati in spalla dai “ceraioli”, che si lanciano di corsa lungo le strette strade cittadine. Un evento ovviamente non compatibile con l’attuale situazione sanitaria. Per questo, già il 19 aprile scorso, in accordo con le varie as-
el magasin e le boteighe ten ciavai, i contadins rare oute: ma col temp i no sapa gnȃnca plu ci fè coi ciavai no, percié che ades i scomencia bele a mené co “l’auto” e, chi sa se col temp se ven ence la ferata. *** En gran beneficio per i fodom lé ste che i à metù su la Casa de Risparmio. Davȃntvia chi che i ava vèlch sciòldi i ie lasȃva ite
mòrc (fermi) e i no portȃva negun fit: ma spò che i à metù la Casa l eva sciòldi asè e jent se ciapȃva ence da se mpresté per podéi fè suoi afari. Zacan, per sòlito, fra paejagn i mosȃva compré “a speta” e paiȃva masima i mȃnc permò l an davò cȃn che ie venȃva. Dopo che l’è ste la Casa duc comprȃva e venȃva a sciòldi pronti. Come che la sautarà fora co la Casa ades davò la guera, lé en afar sèrio; in ogni cajo duc i mosarà pièrde puoch o trop, bele per la valuta tȃnt arbasada. Verso la fin del secol 19° i fodom i à scomencé a se desedé e a se dè le mȃn dintourn. L eva na outa n certo “Sofer” che brujȃva ièga de vita anziana sun mont da Ciastel; plu tert lé vegnù n todȃsc da Luson che ava scomencé a fè bira en te na baraca nte ru de Gliejia ma là ben prȃst lasé. Inocce à spò metù su na bireria nt Andrac berba Seppl Finazzer: suo fi Celestin che lé ncora n vita, lé ste l prum birèr; el ne n fajȃva tropa e l’eva ence nia mèl la bira en t’Andrac, ma la no se tegniva nia a le longe: el ne menȃvapa ence da Ciaurì ju e per Egort e là fat sòldi. Per consilio del Dottor Erlacher che là ence maridé na Finazzer, l’à ence njigné ite n bagn ma l no vegnivapa cis frequenté: i fodom i jivapa plu en Badia ai bagn. (continua)
Corsa dei ceri Evento annullato a Gubbio: gli Eugubini in pellegrinaggio a Pian di Salesei sociazioni delle famiglie ceraiole, il sindaco di Gubbio Filippo Stirati, aveva firmato l’ordinanza che vietava la manifestazione, sostituita, come lo scorso anno, da un programma più sobrio. Grande ovviamente il dispiacere e la delusione per tutta la città. Dal 1160 infatti, anno in cui è stata istituita la corsa in onore del Vescovo, poi patrono della città, S. Ubaldo, neanche le grandi epidemie di peste nera del 1348 e del 1622, di tifo del 1817, di colera del 1855 e di febbre spagnola del 1918-19 avevano fermato la festa, sospesa solo in occasione delle due ultime grandi guerre mondiali. “I giorni prima del 15 maggio Gubbio era una città blindata per la paura di assembramenti collegati al clima della ricorrenza”, spiega Mauro Pierotti, presidente dell’Associazione Eugubini nel Mondo. “Invece la popolazione ha dato prova di grande responsabilità”. Ma il sentimento ed il trasporto per questa
festa è così forte negli Eugubini che non hanno saputo resistere ad onorarla ed in qualche modo a celebrarla. Così Mauro, insieme al fratello Domenico, sono saliti fino a Pian di Salesei, dove hanno appeso uno stendardo raffigurante i tre ceri sulla porta della piccola cappella del sacrario. “La sospensione di questa festa secolare rappresenta un fatto assolutamente eccezionale e per noi Eugubini molto doloroso”, ha scritto Pierotti nel libro degli ospiti del sacrario. “Per questo, per rendere questo giorno meno angosciato, siamo giunti, oggi 15 maggio 2021, a Pian di Salesei dove nel 1917, mentre a Gubbio la festa, a causa della guerra, era vietata, i nostri nonni, soldati su questo fronte, hanno con grande impegno voluto celebrarla ugualmente, come ricordano ai visitatori i “Ceri” conservati nella cappella di questo Sacrario. Speriamo, conclude speranzoso, di poterla recuperare a settembre.” SoLo
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DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI Roberto De Lazzer è il nuovo presidente dello Sci Club Arabba
Sci Club Arabba
atleta, stimolato da una grande passione per lo sci, per l’agonismo e per l’insegnamento di questa disciplina ai giovani. “Ho sempre avuto a cuore lo Sci Club – racconta Roberto – il mio obiettivo, da quando sono diventato maestro di sci, è sempre stato quello di poter insegnare e allenare qui ad Arabba. Dopo una lunga carriera da allenatore ho pensato che avrei potuto ancora mettere a disposizione tempo, energie ed esperienza per portare avanti l’associazione e questo sport.”
Da atleta ad allenatore, una vita per lo Sci Club. Uno degli obiettivi è il potenziamento del preagonismo. Roberto De Lazzer è il nuovo presidente dello Sci Club Arabba. Questo il risultato delle elezioni tenutesi alcune settimane fa per eleggere il nuovo consiglio. De Lazzer prende il posto di Elisa Darman, al vertice dell’associazione durante gli ultimi due anni e che aveva deciso di non rinnovare la sua candidatura. De Lazzer aveva già ricoperto la carica di presidente dal 1988 al 1990. Da allora, per ben 28 anni (un anno l’aveva saltato) è stato allenatore. Una vita nello Sci Club, iniziata da
Qual è il tuo programma in ruolo di presidente? Che cosa vorresti cambiare, cosa tenere e quali sono le nuove iniziative che vorresti portare avanti? “Uno dei settori che vorrei provare a sviluppare è quello del preagonismo. A mio avviso, negli ultimi anni non si è fatto molto a riguardo. Tralasciamo quest’ultimo anno, che è stato particolarmente difficile per l’ex-presidente a causa della pandemia. Penso sia fondamentale avvicinarsi ai più giovani e invogliarli a entrare a far parte dello Sci Club. Per fare ciò c’è bisogno di incentivare i rapporti con i genitori per far loro capire come lo sci, sebbene sia uno sport caro, possa essere co-
munque alla portata di tutti e per tutti. L’altro aspetto che vorrei potenziare è quello della programmazione di un’attività continuativa, che accompagni i ragazzi per tutto l’anno. Durante l’inverno c’è lo sci, ma d’estate si potrebbe pensare a corsi di bicicletta o ad altre attività che tengano sempre collegati i bambini e gli atleti allo Sci Club. Risultati agonistici, negli ultimi anni, ne sono arrivati. Per esempio, nella scorsa stagione abbiamo avuto belle soddisfazioni dalla nostra Vittoria Cappellini. L’obiettivo, dunque, è quello di continuare a lavorare affinché dallo Sci Club nascano atleti in grado di raggiungere alti livelli.” Com’è l’adesione da parte dei giovani della valle? “Siamo in un momento difficile a causa della pandemia. Abbiamo avuto meno adesioni anche perché, per via delle limitazioni, lo scorso inverno non abbiamo potuto creare il gruppo del preagonismo. Speriamo di poter ripartire il prima possibile. In ogni modo, è compito nostro avvicinare i ragazzi allo Sci Club.” Del consiglio fanno parte rappresentanti di entrambe le scuole di sci di Arabba. Quello
dei rapporti fra le scuole di sci è sempre stato un tema delicato. Come pensi di gestirlo? “Quando ho notato che nel consiglio sono entrati questi due consiglieri non ho nascosto qualche perplessità, tuttavia penso che la loro presenza sia un fattore positivo. Io ad ora mi trovo in una posizione neutra e reputo che, com’è sempre stato, lo Sci Club nelle sue decisioni debba essere indipendente dalle scuole di sci: avere dei contatti con entrambe ci assicura, in ogni caso, di avere a disposizione i maestri necessari. Di certo se le due scuole si riunissero in una sola sarebbe meglio, ma questo è tutt’altro tema. Sono contento che del direttivo faccia parte anche Diego De Battista, presidente del gruppo Arabba Funivie. Sicuramente ci darà una buona mano per gli sponsor, per le piste e per nuove idee”. Il resto del consiglio è composto da: Luca Palla (vicepresidente), Luca De Cassan (tesoriere), Simona Paghera (segretaria), Diego De Battista (pubbliche relazioni e sponsor), Aldo Fedeli e Simeone Giovanni (rapporti con i genitori), Graziella Crepaz (rapporti tra le scuole di sci insieme a Luca Palla) e Laura Radoani. (ls)
Lia da Mont
50° di Fondazione della sezione La Lia da Mont Fodom–Col (Cai sezione di Livinallongo) programma l’estate: una festa per il 50° di fondazione e tanto lavoro per la manutenzione dei sentieri. Il presidente Cesare Cappelletto fa appello ad associazioni e frazioni della vallata fodoma: “Collaboriamo per sistemare i tracciati.” La situazione della pandemia non permetterà neanche quest’anno di programmare gite ed escursioni. Ma la Lia da Mont Fodom–Col non vuole e non
può far passare in sordina un traguardo importante: quello del 50° di fondazione. “Una ricorrenza che vorremmo festeggiare nel migliore dei modi possibili” – spiega il presidente. “La nostra idea è quella di organizzare una festa dedicata soprattutto alla gente del posto e per i soci delle altre sezioni. Il programma di massima dovrebbe prevedere una giornata con diverse escursioni tematiche: una per gli appassionati delle arrampicate, una storica,
un’altra dedicata alla geologia ed una più naturalistica. Al termine vorremmo ritrovarci tutti in un luogo, all’aperto, per un momento conviviale”. C’è già una data? “Si, il 12 settembre. Stiamo pensando ad un qualcosa di semplice, senza grandi assembramenti, per stare un po’ insieme ed ovviamente anche spendere due parole di rito. D’altra parte se a Fodom esiste una rete di percorsi e sentieri questo è in gran parte meri-
to della sezione del Cai, dei suoi presidenti, dei soci e dei volontari che in questi anni hanno speso tempo e lavoro per realizzarli e mantenerli. A cominciare dal compianto Gilberto Salvatore, che nel 1971, fondò la sezione”. E proprio la manutenzione e soprattutto il ripristino della rete sentieristica dopo il disastro di Vaia e le grandi nevicate degli ultimi inverni sarà l’altro fronte importante sul quale si concentrerà l’at-
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tività anche per questa estate. Qual è attualmente la situazione dei sentieri? “Gli ormai periodici eventi climatici estremi hanno fatto diventare questo un lavoro senza fine” – continua Cappelletto. “Grazie al lavoro dei volontari del Cnsas e di alcuni frazionisti eseguiti l’anno scorso, i sentieri sono ormai quasi tutti aperti. Resta da intervenire sul quello che da Castello porta al Passo Falzarego. Dovremo poi pensare alla sistemazione dei percorsi intorno al Sass di Stria e della segnaletica verticale ed orizzontale, in particolare sul Col di Lana. In questi due anni abbiamo censito oltre 30 sentieri meritevoli di essere valorizzati. Circa la metà non erano registrati nel catasto regionale.
Volontari al lavoro per ripristinare i sentieri.
Questo ci porterà a passare da 90 a 150 chilometri di sentieri di nostra competenza. Il grande problema è lo sfalcio
dell’erba. Per questo chiedo la collaborazione di associazioni e frazioni di Fodom. Stiamo anche lavorando per far inse-
rire alcuni sentieri nella carta Tabacco della nostra zona, che è attualmente in aggiornamento. Con gli impiantisti e la Sat di Trento c’è un accordo per valorizzare il sentiero geologico di Arabba. Da qui passa anche il “Sentiero Italia – Cai”, una sorta di cammino di Santiago di Compostela che da S. Maria di Leuca, risale tutta l’Italia, attraversa le Alpi e termina a Muggia, per un totale di 6 mila chilometri, che vorremmo promuovere”. C’è poi il problema della sede. “Si, dopo 50 anni la sezione non ha ancora una sua sede, se non una stanza magazzino nell’ex Hotel Dolomiti. Abbiamo chiesto al sindaco, ma attualmente non ci sono locali a disposizione”.
Iagri e Scizeri rencura e comëda i sens de la fede de nosta val
Iagri e Scizeri
Refat l crist sa Le Fontane e metù nuos portaciandële per l auteriol del Belvedere I é troc i sens de la fede de nosta jent che se nconta dinongia terioi o ntei paisc fora per nosta val. I rencuré l é tres sté n velch che la jent à sentù e sent ncora come n dovei. Daspëss l é chelche associazion che se tol su chëst laour, souradut ntei ultimi agn, davò che Vaia e le gran nevere le n à ruiné su troc. Nchëstadì i Iagri da Fodom i é ntervegnus su per Col de Lana per comedé l bel crist pro l teriol che rua sa Le Vasche. Le gran nevere del 2019 le l ava rebalté e l s’ava rot. I doi portaciandële scinchei per l auteriol de via L Crep.
L crist de Le Fontane davánt e davò che l é sté comedé dai Iagri da Fodom.
Nos del Grop da Bal Fodom son ndavò de n bon puoc e onsa debujen de mëte aposto i guánc che on: l é ncora chi de noste none e bisnone! On bele fat fè chelche ciapel e chelche ciamëja, ma difizile l é ciapé la stofa giusta da fè i gurmiei e i fazolëc. Ie tignon tánt a nosta cultura e tradizion, spo damanon se percajo fossa valgugn che à guánc da fodoma, siebelo da ël che da ëla, da podei ne scinché o ne vëne, ence demè chelche toch. Sedenò ence savei da ne dì ulà podei jì a cherì la
stofa da se fè i gurmiei e i fazolëc. *** Noi del Gruppo Folk Fodom siamo di nuovo numerosi e ci troviamo nella necessità di sistemare i nostri
costumi: spesso indossiamo ancora gli abiti delle nostre nonne e bisnonne! Abbiamo già fatto confezionare dei nuovi cappelli e camice, ma è difficile trovare la stoffa per i fazzoletti e i grembiuli
tradizionali. Siamo orgogliosi della nostra cultura che vogliamo contribuire a mantenere. Chiediamo pertanto il vostro aiuto per reperire, anche a pagamento, eventuali costumi alla fodoma sia da uomo che da donna (anche singoli pezzi). Sono ben accetti inoltre consigli o indicazioni di possibili rivenditori dove poter reperire la stoffa per i grembiuli e i fazzoletti. Contatti: folk.fodom@gmail. com – 3348759344 (Lucia). Ringrazion e saludon. L Grop da Bal Fodom
Grop da Bal Fodom
“Appello” Grop da Bal Fodom: “Cherion guánc da fodoma. Ve perion de ne daidé a tignì su noste tradizion!”
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«Le nuove del Pais»
ATTUALITÀ - SUZEDE NTA FODOM Via le macchine davanti al Monumento ai Caduti. Arrivano le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Piazze con un nuovo look e più “green”. Grazie al contributo dei Fondi di Confine l’amministrazione comunale ha intrapreso un progetto per il miglioramento e il recupero dell’arredo urbano di Pieve ed Arabba.
“Piazza Nuova”: arriva il disco orario Una prima parte di questi interventi previsti dal Comune si sono già visti nella “Piazza Nuova” a Pieve; l’asfalto nuovo e la segnaletica dei parcheggi completamente rifatta, così come la siepe a bordo scarpata della zona verde. Quest’ultimo è un lavoro che si attendeva da tempo, visto lo stato marcescente della siepe esistente, con conseguente pericolo di cedimenti e caduta nella scarpata sovrastante il Rio Chiesa. Vicino alla pizzeria Klematys è stato previsto un cancello per poter spingere proprio verso il Rio Chiesa la neve rimossa. Prima della posa dell’asfalto sono stati posizionati tutti gli impianti elettrici per futuri allacciamenti in occasioni di manifestazioni, quali la sagra di Sán Iaco, e anche per l’installazione delle colonnine di
Nuovo look per le piazze di Pieve e di Arabba ricarica. I posti macchina sono stati ridotti, ma aumenta lo spazio libero per le manovre. Con l’occasione l’amministrazione comunale ha deciso di introdurre una regolamentazione a tempo sulla parte più meridionale della piazza, davanti alla zona verde e alle abitazioni circostanti. “Nella parte limitrofa al paese – spiega il sindaco Leandro Grones – abbiamo voluto privilegiare e incentivare la soste brevi, per acquisti o altro”. L’intervento è stato realizzato con fondi della cassa comunale per un importo che si aggira sui 50mila euro.
Meno autovetture e nuova illuminazione nella piazza piccola La maggior parte del contributo di 500mila Euro che il Comune di Livinallongo del Col di Lana riceve ogni anno dai Fondi di Confine sarà destinato ai lavori per la piazza piccola davanti alla chiesa parrocchiale. Un intervento che muterà l’aspetto del “salotto buono” del paese, anche se le
auto non spariranno. Il progetto prevede innanzitutto il rifacimento dell’accesso dalla “Piazza Nuova” sottostante; sul passaggio fra il municipio e il campanile, con problemi di infiltrazioni, sarà rifatto il selciato attualmente viscido e pericoloso in occasione di pioggia. Sulla piazza saranno rimossi i posti auto di fronte al monumento dei Caduti che verrà così maggiormente valorizzato; lì sarà realizzato un selciato a due colori e una piccola fontanella sarà posizionata vicino al campanile. Di fronte al monumento di Caterina Lanz, che resterà al suo posto, sarà rimossa la prima scalinata discendente verso la chiesa. A completamento del lavoro sarà installato un idrante antincendio e la nuova illuminazione. Quindi maggior spazio pedonale, ma non spariranno i posti auto, che permarranno di fronte all’albergo Alpino e al municipio, dove ci saranno i parcheggi riservati ai disabili. “Di più non si poteva fare senza il tunnel che dovrebbe attraversare il paese – spiega il sin-
“Piazza Nuova” di Pieve con il nuovo asfalto.
daco; ci si è confrontati anche con le attività commerciali che danno sulla piazza. Va anche a loro interesse che la gente non parcheggi tutto il giorno in piazza piccola; per questo abbiamo cercato di incentivare le soste brevi per un caffè, un acquisto o una commissione all’ufficio postale. Coloro che desiderano sostare più a lungo dovranno parcheggiare nella piazza grande.
Arabba, la piazza diventa zona pedonale Le autovetture non potranno più parcheggiare nella piccola piazza sotto la chiesa. Qui sarà rifatto il selciato con porfido e il marciapiede vicino alla strada; inoltre sarà spostata la fontana più verso il centro per far diventare quest’angolo una zona pedonale dove poter anche sedersi su nuove panchine. Adiacente al parchimetro sarà installata una colonnina fornita da Enel per la ricarica elettrica con quattro attacchi: tre per le auto e uno per le moto. (SoLo)
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Parcheggio “Val del Hotel”: riaperto il cantiere Dopo quattro anni di stop a causa del ritrovamento dell’ordigno della Prima Guerra Mondiale e la successiva opera di bonifica, durante il mese di giugno è stato riaperto il cantiere del parcheggio in “Val del Hotel” a Pieve. Una grossa macchina perforatrice ha iniziato l’attività di carotaggio per pali di fondazione lungo la SR 48 dove, fino al 6 agosto, il traffico sarà a senso unico alternato, regolato da semaforo. La domanda che ora nasce spontanea è: “Sarà la volta buona affinché i lavori possano andare avanti e il nuovo parcheggio veda la luce?” Per alleggerire maggiormente la struttura dovranno essere realizzati sette parcheggi interrati, chiusi e separati l’uno dall’altro e la pavimentazione dovrà essere in quarzo piuttosto che asfalto. A questi si aggiungeranno altri in-
Sono ricominciati i lavori per il nuovo parcheggio in “Val del Hotel”. Sarà la volta buona per portare a compimento l’opera?
terventi inizialmente non previsti che porteranno ad un incremento di costi di 145 mila euro. I fondi necessari verranno attinti dal bilancio comunale, spiega il sindaco
Leandro Grones, che chiude con una battuta: “La responsabilità di tutti i costi “extra” verrà comunque attribuita al sindaco che non si è accontentato di vedere
un lavoro fatto a metà e male, ma realizzato nella sua completezza e con tutti i crismi”. A conti fatti, l’opera avrà un costo superiore ai 2 milioni di Euro: tre volte quanto preventivato nel 2003. E per quanto concerne i tempi di realizzazione? “Si tratta di un intervento molto complicato – spiega ancora Grones – non è semplice operare in un’area di tale pendenza. È in ogni caso un’opera strategica e indispensabile, di cui Pieve ha gran bisogno. L’impresa Edilcostruzioni, che si è aggiudicata l’appalto, proseguirà i lavori sicuramente fino ad ottobre inoltrato. L’opera vedrà tuttavia il suo completamento nel corso del 2022. Ci tengo a ringraziare anche il Comune di Rocca Pietore che ha fatto da capofila in questo progetto”. (ls)
Claudio Talamini è il nuovo direttore di VSG L’insediamento ufficiale è avvenuto lo scorso primo marzo, grazie alla collaborazione concretizzatasi nell’estate 2020 con la struttura per anziani di Cortina “Angelo Majoni” dove già opera Talamini. Il posto era vacante a Villa S. Giuseppe dalla fine di agosto del 2020, quando l’ex direttrice Mara Case, alla guida della struttura fodoma per più di 27 anni, aveva lasciato. Negli ultimi 5 anni, dopo essere andata in pensione, la dr.ssa Case aveva mantenuto l’incarico prima come libera professionista e poi a titolo gratuito grazie ad una convenzione con il Comune di Livinallongo. “Con questa nomina – spiega il presidente della Asp Fodom Servizi Oscar Troi - resa possibile grazie alla lungimiranza dell’amministratore unico dell’Assp Cortina Paolo Stocco, al consenso e all’intermediazione delle amministrazioni comunali di Cortina e Livinallongo e figlia di una specifica convenzione, si è concluso un iter reso lungo a causa dell’emergenza Covid-19. Claudio Talamini è persona di spessore e di grande esperienza
da sx: Oscar Troi, Claudio Talamini e Leandro Grones.
professionale e sta dando, con le sue competenze, un nuovo vigore alla gestione quotidiana di questa complessa realtà che, siamo felici di poter dichiarare, è stata sempre Covid free”. Dalla fine di febbraio la quasi totalità di ospiti ed utenti è stata vaccinata con entrambe le dosi previste. Questo ha permesso alla struttura di alleggerire le norme che non permettevano le visite dei
parenti. Di recente è stato allestito un vano che consente, in piena sicurezza, il contatto fisico tra ospiti e famigliari, sottoposti entrambi alla dura prova della pandemia. “Il risultato – commenta Troi - è stato veramente commovente. Non è facile – continua – trovare professionisti che si occupino di Rsa, tanto più in questa fase di pandemia. Ad essa si aggiunge anche la nostra posizione geo-
grafica decentrata che, di fatto, è poco attrattiva tanto per le figure apicali quanto per quelle sanitarie quali infermieri e altri operatori. Avere una pianta organica al completo che ci consenta di mantenere i nostri standard non è semplice”. In questo momento il pensiero ed il ringraziamento del presidente e dei consiglieri del cda della Fodom Servizi Adele Denicolò e Pierina Foppa vanno alla ex direttrice Mara. “Ha saputo trasmettere le sue competenze al personale in modo eccellente, rendendoci una delle Rsa più appetibili del Bellunese. Questo grazie a un lavoro certosino basato sull’assistenza a 360 gradi che non ammette la contenzione fisica dell’anziano e mette al centro la persona e la sua dignità”. Ringraziamento che estendono anche al personale “per la grande dedizione e professionalità dimostrata in questo anno anomalo per tutti. Noi e tutta la comunità fodoma vi siamo grati, così come ai volontari”. Soddisfatto della nomina anche il sindaco Leandro Grones: “Da parte mia i migliori auguri di buon lavoro al nuovo direttore”. SoLo
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Notizie dal Comune
A
vvicendamento nel consiglio dell’Unione Montana Agordina per il rappresentante del gruppo di maggioranza del sindaco di Livinallongo Leandro Grones. Il consigliere Alois Bredariol prenderà il posto di Christian Grones, che ha rassegnato le dimissioni a causa di sopraggiunti impegni di lavoro. La nomina è stata confermata nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Grones era stato eletto nel consiglio dell’ente comunitario nel 2019, a seguito delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale. Tra i vari punti all’ordine del giorno nella stessa seduta sono state approvate anche tre convenzioni. Una con l’UMA per la gestione in forma associata dei tributi e delle riscossioni coattive delle entrate comunali e dei due nuovi regolamenti che andranno a disciplinare, come prevede la legge, il canone unico patrimoniale. Questo a seguito della trasformazione da
tributo a canone della Tosap, dell’imposta per l’occupazione del suolo pubblico e sull’insegna pubblicitaria. Confermate le agevolazioni e le esenzioni esistenti, alle quali è stata aggiunta l’esenzione per l’installazione di colonnine di ricarica elettrica da energie rinnovabili. Le altre due rispettivamente con la Regione Veneto per la gestione dell’ufficio informazioni turistiche di Arabba e con l’Onor Caduti per la custodia e la manutenzione del sacrario di Pian di Salesei. I consiglieri infine hanno aderito alla proposta dell’Anci di conferire la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto in occasione del centenario dalla traslazione della bara al Vittoriano. “Il 28 luglio 1914 iniziò una guerra tra le più sanguinose che l’umanità ricordi – ha detto nel suo intervento il sindaco Leandro Grones. Una guerra che ha segnato profondamente
Demolizione per la caserma dell’esercito ad Arabba
la storia di Livinallongo. Testimoni ne sono il Col di Lana, prima linea del fronte e teatro di lente e sanguinose battaglie di posizione, la cappella di Cima Lana, il recupero dei percorsi della Memoria, i Musei della Grande Guerra di Pieve e del Pordoi e i due Mausolei: il sacrario militare di Pian di Salesei e l’ossario germanico del Passo Pordoi che raccolgono le spoglie di oltre 13mila soldati tra italiani, austriaci, ungheresi e tedeschi. Il Milite Ignoto è diventato in ogni Paese europeo simbolo di sacrificio di tutti gli uomini che caddero in guerra, sacrificio che deve rimanere impresso nella memoria collettiva a ricordo di quella tragedia, perché l’uomo dalla storia deve imparare i valori della pace. Al Milite Ignoto va il nostro più profondo rispetto, siamo pronti ad accoglierlo come parte della nostra comunità, nostro concittadino”. Lorenzo Soratroi
Bel Crist pro teriol…
Dopo quasi un secolo dalla costruzione è stata presa la decisione di smantellare il fabbricato, non più utilizzato ed in condizioni fatiscenti. Alla fine di giugno sono iniziati i lavori di demolizione della vecchia caserma dell’esercito nel centro di Arabba, intitolata ad Antonio Gioppi, ufficiale del Settimo reggimento del regio esercito italiano, ucciso da una granata sul Pasubio durante la prima guerra mondiale. L’edificio risaliva alla fine degli anni ’20, costruito dal Comune e poi ceduto all’Esercito. Era ormai da tempo che gli operatori turistici evidenziavano con disappunto le condizioni fatiscenti dell’edificio, ormai sul punto di crollare e che era un grosso segno di degrado proprio nel centro di Arabba nonché un triste biglietto da visita per le migliaia di persone che annualmente ci passano davanti. Nel corso degli ultimi anni è stato fatto qualche intervento di ripulitura e di riparazione dei danni più evidenti, ma il problema maggiore, ovvero il degrado generale del fabbricato, rimaneva evidente. Il sindaco Leandro Grones fa sapere che l’amministrazione aveva chiesto di poter avere l’appezzamento di terreno, insieme ad un altro a fianco della nuova caserma, ma il Comando Truppe Alpine non ha acconsentito perché è in corso di valutazione l’utilizzo dell’area in occasione dei Giochi Olimpici di Cortina del 2026. (MP)
Claudio Foppa “Iacuc”, l vif da n toch a Capriana n Val de Fieme ma co nen puo’ de Fodom ntel cuor.
Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno
La vecchia caserma “Gioppi” ad Arabba, di cui è iniziata la demolizione.
Coordinamento: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com
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Alex Martini nuovo istruttore nazionale di sci Grande soddisfazione per il maestro della Scuola di Sci Arabba che afferma: “Ho raggiunto il mio obiettivo”. Alex Martini lo sport ce l’ha nel sangue. Infatti ha trasformato la sua grande passione per lo sci nella sua professione, che lo vede impegnato come maestro presso la Scuola Sci Arabba. Ma oltre a questo Alex è anche uno degli atleti di punta della squadra di calcio di Fodom e da alcuni anni, grazie alla sua passione per il ciclismo, lavora nella carovana rosa del Giro d’Italia.
Alex com’è iniziata la tua passione per lo sci? “Tutto è iniziato quando facevo parte dello Sci Club Arabba, con i maestri della Scuola di Sci Arabba, il mio allenatore Roberto De Lazzer e il bel gruppo dei ragazzi delle classi ’85 e ’86. Poi i miei genitori mi hanno sempre sostenuto e spronato a coltivare questa passione. Dallo Sci Club sono poi passato allo Ski College Veneto di Falcade, che mi ha aiutato a crescere sia dal punto di vista scolastico che dal punto di vista atletico. Fino ai 18 anni ho sempre ottenuto buoni risultati e questo mi ha permesso di entrare nel gruppo delle Fiamme Oro della Polizia, dove sono rimasto per 4 anni. Dopo questa esperienza ho abbandonato lo sci alpino per dedicarmi allo Ski Cross, disciplina per la quale ho gareggiato 3 anni in Coppa Europa. Poi nel 2010 sono diventato maestro di sci.” Perché hai rinunciato alla carriera agonistica? “Ho avuto un po’ di sfortuna e due stagioni non sono andate bene… così ho pensato di cambiare il mio obiettivo e puntare a diventare prima un maestro di sci e poi un istruttore”. Quanto è durato il corso? “Ho iniziato con le selezioni a Livigno a fine settembre 2019, poi a causa del Covid tutto è stato sospeso per un anno. Ho concluso l’iter il 23 aprile di quest’anno. Era la sesta volta che provavo a superare il corso, il primo tentativo lo avevo fatto nel 2011”. Com’è strutturato il percorso per diventare un istruttore? “Non è facile. Per poter accedere al corso bisogna superare una prima selezione con una prova a tempo di Slalom gigante. Su 100 iscritti ne passano circa la metà. Il secondo passo è superare la valutazione di una commissione d’esame. Questa fase dura 5 giorni durante i quali la commissione valuta anzitutto la tua tecnica sciistica e poi ti sottopone a una valutazione teorica su tutte le tematiche che hanno a che fare con il mondo dello sci. Tutto ciò ti fa guadagnare i crediti necessari per poter accedere all’esame finale composto da 3 prove in pista. Superato questo, si inizia il corso che prevede 5 moduli di 5 giorni
Da poco Alex è diventato istruttore nazionale di sci. Una qualifica molto importante che lo porta a far parte dell’élite dei tecnici di sci alpino a livello nazionale. Un gruppo, di circa 160 istruttori, che si occupa della preparazione e della formazione dei nuovi maestri di sci. Il percorso che lo ho portato a raggiungere questa qualifica è stato lungo e faticoso, fatto di sacrifici e passione; ce lo facciamo raccontare in questa intervista.
tempo. E pretendono. Bisogna anche essere più preparati dal punto di vista tecnico e nel dare le spiegazioni richieste”. Da istruttore, quali caratteristiche, qualità e predisposizioni deve avere un ragazzo che vuole diventare maestro di sci? “Prima di tutto la passione. Poi serve la preparazione, che di solito, ma non sempre, si acquisisce facendo parte di uno sci club. Serve poi pazienza per assecondare le richieste del cliente e una buona capacità di adattamento. Non è un mestiere per tutti.”
ciascuno, sia in pista che presso la sezione della Fisi per studiare i regolamenti e la normativa. Successivamente si fanno 20 giorni di praticantato con un istruttore. Si accede così all’esame finale di 4 giorni a Livigno durante i quali una commissione valuta 5 prove tecniche. Bisogna anche presentare una piccola tesi, io l’ho fatta sul Free Ride, specialità ideale da praticare a Fodom”. Com’è cambiata in questi anni la professione del maestro di sci? “È condizionata dalle persone. Sono finiti i tempi dei vecchi maestri che “portavano anche a spasso” i clienti. Al giorno d’oggi ti pagano e non vogliono perdere
Come ti vedi come istruttore? “Sarò sicuramente severo. A me nessuno ha mai regalato niente. Ci sono dei parametri per valutare il candidato maestro di sci e li seguirò, ma allo stesso tempo cercherò di essere obiettivo, cercherò sempre di motivare il mio giudizio in modo da aiutare l’aspirante maestro che ho davanti”. Della stagione invernale 2020-2021 nessuno avrà niente da ricordare, e tra questi anche i maestri di sci. Pensi che questo possa scoraggiare qualcuno a continuare con questa professione? “I maestri più anziani sicuramente no. I più giovani forse sì, perché hanno visto che è un mestiere che non garantisce sicurezza. Bisognerà avere pazienza e ci vorrà un po’ di tempo prima che sulle piste torni la folla degli ultimi anni. Per questo credo che il maestro di sci dovrà essere capace di reinventarsi”. (SoLo)
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a prima nomina come supplente arrivò a soli vent’anni: il 18 settembre del 1979 Antonella ricevette la telefonata con la quale le veniva conferito il suo primo incarico da insegnante nella Scuola Elementare di Corte: quasi un gioco della sorte, visto che proprio a Corte, qualche anno più tardi, Antonella si sposerà e lì si stabilirà con la sua famiglia. Negli anni a seguire Antonella insegna in svariati Comuni dell’Agordino: da Colle Santa Lucia a Selva di Cadore, da Alleghe a Rocca Pietore fino alla Valle del Biois. Per l’anno scolastico 1985/1986 viene inviata a Cortina d’Ampezzo: nonostante l’inverno particolarmente nevoso e le numerose difficoltà nel dover affrontare quotidianamente il Passo Falzarego, l’esperienza in terra ampezzana risulterà molto edificante e ricca di bei ricordi. A Fodom, Antonella ha poi insegnato anche nelle scuole di Larzonei e di Arabba. Particolarmente significativo è stato l’anno scolastico 1989/1990, durante il quale Antonella ha insegnato ad Ornella: qui aveva due classi con un totale di due alunni! Quello fu anche l’ultimo
La maestra Antonella è andata in pensione Dopo una vita fra i banchi, il meritato riposo
La maestra Antonella con una delle sue tante classi. Qui alle elementari di Arabba.
anno di apertura della scuola di Ornella e Antonella è ricordata come “l’ultima maestra”.
Cara Antonella, davò 42 agn de onorato servizio, te te n vade e te ne lasce da sole nte sto suplizio! L é rué l’ora de te saludé e de dut cuor te rengrazié. Te recordeto ncora co t’as scomencé? T’eve jovena e ncora da maridé... e ntei prums agn de suplenze a Fodom, ntel Agordin e a Cortina no t’ave poura da nia, gnánca da la levina! E po t’es ruada nte scola da La Plié, ulache t’es stada contenta de te fermé. Chilò t’as nsegné per 30 agn, t’ave i tosac pichi e ades i é vegnus gragn! Cotánte batalie coi coleghi a Fodom: nrabiade, polemiche, ma ence tánte sodisfazion! Te rengrazion per dut chël che t’as nsegné,
All’inizio dell’anno scolastico 1990/1991 le viene assegnata la cattedra a Pieve di Livinallongo: tale data coin-
cide anche con il passaggio di ruolo. Da allora centinaia sono gli alunni fodomi passati sotto la sua “giurisdizione”, fino ad arrivare agli ultimi anni in cui in classe la maestra Antonella si è ritrovata “la seconda generazione”, ovvero i figli dei suoi primi alunni. Tantissimi i ricordi legati ai colleghi, soprattutto quelli fodomi con cui ha collaborato per più tempo: dalla maestra Maria Sief alla maestra Bruna, dal maestro Franco al maestro Sergio… e poi la maestra Gemma, la maestra Florina e la maestra Teresa fino ad arrivare alle colleghe degli ultimi anni, in particolare la maestra Manuela con cui ha lavorato fianco a fianco per tanti anni. Dopo 40 anni di insegnamento, ora è giunto il tempo del meritato riposo: un augurio sincero affinché il Buon Dio le doni salute e serenità. Diotelpaie ben tánt per dut chël che t’as fat e… ad multos annos!!!
i tosac da ti trop i à mparé: talián, storia, desen e ciancion… nte dut chëst t’as metù gran gusto e pascion! Cuánta pazienza con chi verbi: trapassato prossimo e remoto e co l eva ora de la A co l’H… oi oi, ci teremoto! Detati, temi e riassunti: ci na gran fadia... Taji che ades no t’as plu da te cruzié de nia! Davánt de te lascé jì, ncora chëst volon te dì: che a laoré auna se crësc e se mpara ogni di… come nte na fameia se se vol ben e, se l é chelche niol, tourna prëst l saren! E ades giaudete puro tua bela penscion, ma ogni tánt, cánche te ncrësc, tourna puro a scola, che te speton! Le tue coleghe da La Plié
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COMUNITÀ IN CAMMINO MATRIMONI
NATI
De Zaiacomo Sebastian (Masarei), di Erwin e Dalle Cort Valeria, nato a Brunico l’11.05.2021.
Rech Arianna (Taibon Agordino), di Omar e Roilo Erica, nata a Belluno il 19.05.2021.
Enrich Anastasia (Santa lucia di Piave), di Nicola e Pallua Martina, nata a Belluno il 28.06.2021.
Crepaz Jakob e Massa Tania (Gliera di Arabba) il 29.05.2021 ad Arabba.
BATTESIMI
Crepaz Federico (Le Roe) di David e Crepaz Miriam, nato a Brunico il 20.06.2020 e battezzato ad Arabba il 23.05.2021.
Decima Martino (Taibon) di Simone e Demattia Irene, nato a Belluno il 24.10.2020 e battezzato a Pieve il 13.06.2021.
Froner Jeremy (Costa di Pian) di Matteo e De Zaiacomo Nicole, nato a Belluno il 19.10.2020 e battezzato a Pieve il 20.06.2021.
Offerte
Costa Evelyn (Col di Ornella) di Mirco e Delmonego Francesca, nata a Belluno il 14.01.2020 e battezzata a Pieve il 16.05.2020.
Agreiter Roman (San Cassiano Badia), di Robert e Roncat Roberta, nato a Brunico il 06.05.2021 e battezzato a San Cassiano il 20.06.2021.
PER LE CHIESE DI PIEVE: Nagler Valerio, Bassot Nevio (per la campana di Larzonei), Vallazza M. Teresa. PER IL BOLLETTINO: Crepaz Graziella, Dagai Angelo, Detomaso Erica, Davare Giuliana, Delfauro Maria Luisa, Delmonego Loredana, Sief Federico, Demaldè Franco, Dariz Sisto, Morandi Giampiero, Demattia Maria Maddalena, Ambrogini Carmen, Crepaz Rita, Crepaz Arturo, Crepaz Aurelia, Dagai Rolando, Crepaz Ezio, Antonello Lino, Quellacasa Irene, Martini Ines, Murer Lina, Da Tos Giuseppe, Dorigo Vito, Famiglia Demattia, Splendore Patrizia, Roncat Ivo, Dalvit Pio, Quellacasa Ilario, De Grandi Elio, Vignone Isabella, Palla Quintino, Vittur Rosetta e Maria, Battistella Dina, Foppa Claudio, Roilo Gemma, Baldissera Giacomina, De Biasio Adelina, Testor Vanda, Crepaz Ugo, Perathoner Iris, Palla Stella. Negli ultimi due bollettini precedenti sono stati pubblicati due elenchi di offerte uguali: uno, per sbaglio, è stato cancellato. Mi scuso. Don Dario.
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DEFUNTI
Demattia Giovanni (Hansi) “Comuc” (Bolzano), nato ad Appiano sulla Strada del Vino (BZ) il 13.07.1931 e deceduto a Bolzano il 13.04.2021. Coniugato con Martha Strohmeier, padre di tre figlie.
Soratroi Antonio (Sedico), nato a Costa di Salesei il 07.09.1949 e deceduto a Sedico il 21.04.2021. Celibe.
Dorigo Maria Loreta (Vallazza), nata a Corte il 16.06.1932 e deceduta a Sorarù-VSG il 15.06.2021. Vedova di Detomaso Federico, madre di un figlio.
Devich Francesca “Fránzela Vica” (Sorarù), nata a Salesei di Sopra il 13.12.1940 e deceduta a Sorarù il 22.06.2021. Nubile.
Avviso ai collaboratori
Demattia Pietro “Piere dotor” (Renaz), nato a Pieve il 17.02.1960 e deceduto a Belluno il 01.07.2021. Coniugato con Dariz Sonia.
Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro Venerdì 17 settembre 2021
Lauree
Nozze di Diamante
Il giorno 22 giugno Dorigo Antonio e Grones Anna hanno raggiunto il bel traguardo di 60 anni di matrimonio. Con gioia hanno festeggiato il giorno 26 (giorno dell’88° compleanno di Antonio) con la S. Messa celebrata da don Dario nella chiesa di Corte. Un grazie alla Vita e un Augurio speciale da parte dei figli con le loro famiglie, che possano trascorrere ancora insieme e in salute i prossimi anni.
DELLEA ELDA (Caprile) il 23.03.2021 ha conseguito la Laurea Magistrale in Farmacia presso l’università di Trieste con voto finale di 110 e lode. I nonni Roberto e Fernanda di Digonera con parenti tutti augurano un futuro ricco di soddisfazioni!
ROBERTO MARCHIONE (Salesei di Sotto) il 10.06.2021 ha conseguito con 110 e lode e menzione d’onore la laurea magistrale in Strumenti a Percussione presso il Conservatorio Monteverdi di Bolzano con la prova strumentale e relativa discussione della tesi incentrata sul brano “Time & Money” - La musica incontra il gesto e l’elettronica - di Pierre Jodlowski. Questo bel traguardo da te raggiunto con passione e impegno ti porti ogni bene per l’avvenire e meritate soddisfazioni nella musica, che dà colore alla vita. Congratulazioni! I tuoi familiari
PALLA MICHELE (Sorarù) il 23.04.2021, presso l’Università Cà Foscari di Venezia, ha conseguito la laurea in Lingue, Civiltà e Scienze del Linguaggio in ambito Politico-Internazionale presentando la tesi dal titolo: ‘’Bitcoin evolution: a perspective on its future’’.