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Le nuove del Pais 2020_3

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Anno LVI • Maggio-Luglio 2020 • N. 3

Le nuove del Pais Bollettino del decanato di livinallongo 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Piedi per terra e cuore oltre le nuvole

H

o sfogliato tutti i bollettini dal 1982 al 1993 per avere un’idea di quanto ha fatto don Gabriele nel periodo in cui è stato parroco ad Arabba. Si presenta con questo titolo sull’articolo di prima pagina del bollettino n. 5 del 1982: «Solo per “colpa” di Dio». Lui è fatto così: sempre originale, quasi sempre contro tendenza, critico, a volte sembra dissacrante, per accorgersi — proseguendo la lettura — che la sostanza del pensiero era tutt’altro. Insomma, pensava con la sua testa senza lasciarsi condizionare dal modo comune di sentire. Parlando con lui non eri mai sicuro di tornartene con le idee con cui eri venuto. Ben lo definiva scherzando Albino Demattia “volpe argentata” (argentata per via dei capelli!). Mi sono chiesto: «Ma dormiva di notte?», perché le iniziative che proponeva erano davvero tante. Ne ricordo solamente qualcuna: gli incontri del martedì per i giovani, i pellegrinaggi e le gite, i campeggi a Val Morel, la Via Crucis a Cherz, le gare “preti sulla neve”, la Madonna delle mamme voluta dai bambini a Cherz, Radio Fides, la cooperativa edilizia, e le molteplici celebrazioni allestite con segni vistosi e sempre originali... Non tutti e non sempre condividevano le sue scelte… ma lui sceglieva! Nel 1988 era stato deciso il suo trasferimento in Alpago, ma poi il vescovo Ducoli ritornò sui suoi passi. La parte del bollettino riservata ad Arabba cominciava sempre con una preghiera «Signore, ti scrivo»: era un

nel cuore di chi, insieme a lui, li ha vissuti. Di questi segni ora lui non ha più bisogno. DD

Signore, lasciami sfogare!

Riflessione scritta da don Gabriele durante la quarantena

S momento privilegiato nel quale affidava al lettore, oltre che a Dio, i suoi sentimenti, le preoccupazioni e le difficoltà, sempre con lo stile provocante che spiazzava chi lo leggeva: ne verrebbe fuori un bel libro. Fin qui per giustificare la prima parte del titolo: «Piedi per terra». Ma «cuore oltre le nuvole»? Le preghiere di cui parlavo ne fanno parte, ma soprattutto riguarda la sua fede e il suo desiderio più grande di cui non faceva mistero a nessuno: quello di incontrare il Signore. Noi tutti, se ci crediamo, lo desideriamo, ma poi, in genere, si precisa che non abbiamo fretta; lui invece lo voleva proprio e una delle cinque parole importanti della sua vita (dal suo testamento) era «ti aspetto». Il suo cuore era già oltre. È stato accontentato nel giorno di Pentecoste, e mi viene in mente la foto di una cresima ad Arabba dove si vede pendere dall’alto una nuvola di lingue di fuoco. Spero che tutti i «segni» con i quali ha spiegato la Parola rimangano indelebili

ignore, lasciami sfogare! Invidio quei giudei che hanno voluto la tua condanna. Per te, per la tua morte, hanno gridato. Noi non sappiamo aprir bocca. Invidio Giuda che ti ha venduto per trenta denari e alla fine si è impiccato. Noi non ti abbiamo equiparato nemmeno a un pacchetto di sigarette, o a un quotidiano. Invidio i soldati che ti hanno inchiodato a una croce. Noi semplicemente non ci siamo. Invidio il rinnegamento di Pietro, che diventa pianto. Invidio il pianto delle donne. Noi non piangiamo perché il cuore di lacrime è vuoto. Invidio il Cireneo che porta la croce con te. Noi siamo rimasti nei campi. Invidio il soldato che ti ha trafitto il cuore. Noi non lo facciamo perché non ci interessa se sei vivo o morto. Invidio i due ladroni, anche quello che ti insolentiva. Entrambi ti guardavano e ti parlavano: uno per la salvezza terrena e l’altro per la salvezza eterna. Noi non ti guardiamo e non ti parliamo perché l’una salvezza pensiamo non sia nelle tue mani ma nelle nostre, e all’altra non ci crediamo. Invidio gli apostoli che ti hanno lasciato solo, perché abbandonandoti si sono consegnati alla paura che li ha portati a chiudersi insieme nel cenacolo. Noi siamo nella paura senza abbandonarti, e quindi senza un cenacolo che ci accolga. Signore, fà che le lacrime sostituiscano il mio sfogo.


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«Le nuove del Pais»

Testamento spirituale di Don Gabriele (10.08.2018) Ringrazio Dio del papà, della mamma e dei fratelli che mi ha dato. Lo ringrazio dei parrocchiani di Longarone, di Limana, di Arabba, di San Giovanni, di Ornella, di Cencenighe, di San Tomaso, di Anzù, di Salzan e di quelli che mi sta per donare di Colle Santa Lucia e di Selva di Cadore. Ringrazio il Signore di avermi donato Gerusalemme, che è stata ed è la mia vita.

morte, ma devono condividere con me quelle gioie che il Signore mi permette di vivere in questo momento. Stiano certi che non dimentico in cielo quanti non ho dimenticato in terra. Ringrazio e porto con me quanti mi vogliono bene, un bene che ho sempre pensato di non meritare. Ringrazio il Signore di avermi donato la Chiesa, di avermi donato di servirla, di avermi insegnato ad amarla e a soffrire per essa.

Lo ringrazio dell'amicizia che mi ha concesso di ricevere e di donare.

Grazie Signore di tutto: della vita e della morte, delle gioie e del dolore, dell'amore e della solidarietà, della Il pensiero della morte, realtà meravi- Don Gabriele e Martina, nel giorno del suo batte- fede e della luce, delle tenebre e delgliosa dentro all'amicizia tra il Signore simo (Colle - Autunno 2019). Lo sguardo del Buon la notte, delle preghiere, del perdono e me, mi ha sempre dato e continua Pastore incrocia quello della sua Pecorella, ed è che mi hai donato e del bene che a darmi gioia. Morte che ho sempre subito intesa! che ti sei degnato di operare in me e atteso intensamente dall'età di 14 attraverso di me. anni e che affido sorridendo alle mani della Vergine mia Madre del Cielo, perchè mi generi a quella vita che ho Grazie dell'umanità che mi hai fatto incontrare, soprattutcostantemente desiderato. to di tutti coloro che mi hanno aiutato a compiere il bene Quanti mi vogliono bene non possono piangere la mia a ad avvicinarmi a Te.

La Pasqua di don Gabriele Segnalata da don Fabiano Del Favero, riprendiamo la riflessione che don Gabriele aveva preparato per le parrocchie del Poi per le feste pasquali: «Dice molto del suo sguardo e della sua fede, da uomo e credente, prima ancora che da prete», commenta don Fabiano.

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arissimi, il vostro parroco mi ha pregato di raccontarvi qualche cosa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Parlare di ciò che si ama è molto più difficile che parlare di ciò che si odia o che non interessa. Si ha l’impressione di sciupare ciò che ci sta a cuore. Vi posso dire che quando una persona arriva alla Basilica del Santo Sepolcro, che gli ortodossi chiamano Basilica della Risurrezione, sente di “essere arrivato”. In quel luogo rimasto vuoto, dove Gesù è stato deposto, vicino al Calvario (30 metri) dove Gesù è stato crocifisso, tutti vogliono arrivare. Quanti sacrifici, quanti viaggi, quante guerre, quante preghiere, lungo i duemila anni di storia del cristianesimo, per arrivare lì, e quante lotte per la volontà empia di volersi appropriare di quel luogo. Al Santo Sepolcro grazie alle divisioni tra le varie comunità, Cattolici, Ortodossi, Armeni, Etiopi, si prega giorno e notte, per non perdere il diritto di pregare e di celebrare. Ricordiamo le crociate, i milioni di pellegrini, i grandi appuntamenti della storia, le lacrime versate. Ho visto tante persone in pianto all’arrivo al Santo Sepolcro. Un uomo mi ha confidato che aveva fatto un mutuo per venire a Gerusalemme. Arrivare a Gerusalemme è sentire di aver raggiunto la propria madre, e nel sepolcro vuoto si intravvede il grembo nel quale si genera la vita. Il Calvario ci ricorda i dolori del parto, il prezzo dell’amore, il Sepolcro vuoto ci parla della vita “che se ne è andata”. Non è qui! Se non è qui vuol dire che è vivo, che è altrove. Dove? Ho avuto la fortuna di vivere al Santo Sepolcro per più di un decennio. Posso testimoniare che quando uno lascia il Santo Sepolcro, che io ho lasciato per obbedienza, ma lo stesso soffro di averlo abbandonato, non sa più dove andare per dare pienezza alla sua ricerca.

Anche nella distrazione più grande è difficile dimenticare Gerusalemme con il suo Sepolcro vuoto di Cristo. Ricordo quanto tempo passato a guardare quel sepolcro e a ripetergli: “Che sepolcro sei, se hai perso il morto, e non perché te l’hanno rubato, ma perché è vivo. Sei proprio un sepolcro fallito.” E quando le varie comunità presenti al Santo Sepolcro nelle loro celebrazioni facevano processionalmente tre giri attorno a lui, io gli dicevo: “Vedi, ti stanno prendendo in giro”. Ma un Sepolcro che non riesce a trattenere la morte, e nemmeno la vita, ti parla di risurrezione. Questa è la sua grandezza, la sua misteriosità. Penso al Venerdì Santo sera, alla sepoltura del corpo di Gesù. Penso al tragico grande silenzio del Sabato Santo, e poi la notte. Dentro a quella notte, la domenica di Pasqua. Chi lo cerca morto trova il vuoto di un sepolcro. Il “girare” le spalle al Sepolcro è la condizione per vedere Gesù, per incontrarlo, per sentire la sua voce. Andare, guardare, vedere colui che non è lì e credere per mettersi nella condizione di incontrarlo. Ripeto spesso in questi giorni, dimenticando tutto, o lasciando perdere tutto: “Ho bisogno di te, Signore, ho bisogno di ritrovarti, per questo ho bisogno di cercarti, e lo desidero, lo voglio”. Quanto il sepolcro vuoto ha nutrito la mia fede nel risorto! Alle mie chiese vuote chiedo la stessa cosa. E non parlo solo delle mie chiese di pietra. E lui mi dice: “Devo andare al Padre”, “andate in Galilea, lì mi incontrerete”. Andare in Galilea aspettando di incontrarlo, pensandolo al Padre. La Galilea non è soltanto la “Galilea delle genti” (terra pagana), ma la terra dove ci ha chiamati, dove l’abbiamo incontrato, conosciuto, abbiamo imparato a lasciarci condurre, a seguirlo, ad amarlo, a servirlo. Non cercarlo tra i morti perché è vivo, credere che non è qui perché è risorto. La morte che mi dice che è vivo, la sua assenza che mi parla di risurrezione. “Nessuno può vedere Dio e restare in vita”! Ecco perché mi ritrovo spesso a ripetere: “quando vieni”?


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«Le nuove del Pais»

Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 12 aprile PASQUA DI RISURREZIONE

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Sorelle Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Alle donne che vanno al sepolcro per cercare Gesù, l’angelo dice: “È risorto, non è qui!” Gesù va cercato fuori, altrove, diversamente, è in giro per le strade, è il vivente, un Dio da cogliere nella vita. Auguriamoci di saperlo scorgere ogni giorno nelle innumerevoli situazioni che viviamo perché altrimenti rischiamo di non vederlo mai.

Domenica 19 aprile Cari parrocchiani, è passata la quaresima, è passata la Settimana Santa, è passato il giorno di Pasqua… siamo ancora quasi tutti vivi. Quasi tutti, perché qualcuno ci ha lasciato in questo periodo: Irma Zorz, Marietta Crepaz, Maria Giuseppina Crepaz, Carmela Pellegrini, Carlo Grones e, giovedì scorso, Maddalena Delfauro: ricorderemo insieme tutte queste care persone in modo conveniente non appena ci sarà data la possibilità. Tornando a noi, quanto ci sono mancati gli appuntamenti della nostra fede in questo periodo di solito così intenso? come li abbiamo vissuti in modo diverso? Può darsi addirittura che li abbiamo sentiti e vissuti in maniera più profonda e consapevole, oppure abbiamo scoperto che, tutto fatto, possiamo vivere tranquillamente anche senza? Certamente una spia che ci fa conoscere come stiamo con la nostra fede è quanto il Signore è presente nella nostra vita personale e famigliare. E la preghiera fatta insieme è un indice molto importante: se diciamo di essere credenti, non dovrebbe mai mancare. Nelle pagine interne, al po-

sto delle letture della domenica che potete trovare sul foglietto della messa sempre a disposizione in chiesa, o ascoltare nelle celebrazioni alla TV, vorrei mettere alcuni spunti per rendere questa preghiera un po’ più varia, più personale, così da contrastare l’abitudine che tende a togliere autenticità a quello che facciamo. (dd)

Domenica 26 aprile Cari parrocchiani, siamo in attesa di essere liberati da questa situazione che ci tiene chiusi nelle nostre case: da quanto posso aver visto, direi che siamo stati proprio bravi e anche il risultato ci dà ragione. Pensavo che l’attesa allunga il tempo, quanto più è coinvolto il desiderio e il cuore con i suoi sentimenti. L’attesa riguarda anche il “come sarà” dopo. Tutti dicono che non sarà uguale e si tende a dire che sarà peggio: in effetti abbiamo tutti gli elementi per prevedere varie difficoltà soprattutto economiche. Qualcuno dice che sotto certi aspetti potrebbe andare anche meglio. Il collaudo di qualsiasi cosa ne rivela i pregi e i difetti, ma lo si fa soprattutto per evidenziare i limiti di ciò che si collauda in modo da poter rimediare. Sarebbe cosa buona perché in questo “collaudo” limiti ne abbiamo visti abbastanza. Purtroppo succede, e lo abbiamo già sperimentato, che nell’emergenza affiora il meglio di quello che c’è in ciascuno di noi, ma, passato il momento, tutto tende a ritornare – quando va bene – come prima. Perché? Perché, quando si trat-

ta dell’uomo, è il suo cuore che deve cambiare: si tratta di un lavoro difficile, lungo e impegnativo al punto che il Figlio di Dio è venuto tra noi per accompagnarci in questa impresa dandoci la forza di compiere il cammino che si chiama “salvezza”. Ma noi siamo bravi: lo stiamo vedendo e sempre più persone gli dicono di non averne bisogno! Meditate, gente, meditate! (dd)

Domenica 3 maggio Cari parrocchiani, il 22 aprile il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato 25 giovani “Alfieri della Repubblica” che si sono distinti “come costruttori di comunità” attraverso la loro testimonianza, il loro impegno, le loro azioni coraggiose e solidali. Rappresentano modelli positivi di cittadinanza. Tra questi possiamo ricordare innanzitutto due ragazzine, le più giovani di soli 9 anni: Mavi che ha donato i suoi capelli lunghi perché ne facessero parrucche per i malati oncologici; poi Nola che ha chiesto attraverso un video che venissero tolte le barriere architettoniche. C’è poi Cosmas che si è distinto per l’impegno a prevenire e contrastare forme di odio, razzismo e antisemitismo che possono riprodursi nelle società; e ancora: Sofia che è una scout che ha preso parte l’estate scorsa insieme ad altri 600 ragazzi al progetto del Club alpino italiano e dell’Agesci per il recupero dei sentieri danneggiati dalla tempesta Vaia. Il paese è pieno di esempi di questo valore e la solidarietà è ciò che fa da impalcatura alla nostra convivenza. Lo abbiamo visto

soprattutto in questo tempo di pandemia dove davvero in tanti non si sono tirati indietro per il bene di tutti. Anche nella nostra comunità non sono mancate persone, soprattutto giovani, che si sono prestati ad aiutare chi aveva bisogno. A tutti e ad ognuno un grazie per l’impegno e la disponibilità per l’attenzione nel farsi prossimi (sdv) verso gli altri.

Domenica 10 maggio Cari parrocchiani, sembra che si stia aprendo una finestra anche per le nostre celebrazioni: la data sarebbe lunedì 18 maggio ma attendiamo che ci vengano date disposizioni precise. Nell’attesa di rivederci - anche se con le mascherine – vi proporrei di riflettere un po’ sul periodo che abbiamo passato in modo da trarre da questa esperienza ogni utile insegnamento. Di sicuro la nostra fede è stata passata al setaccio, “la è steda tamejada”: che cosa ne è rimasto? Come rispondere alla domanda? Se quello che chiamavamo “fede” era semplicemente abitudine, in questo lungo periodo forse l’abbiamo persa e continueremo a farne a meno in quanto abbiamo visto che si può fare benissimo senza. Se invece la nostra fede consiste in una relazione viva con il Signore, certamente abbiamo trovato il modo di continuare diversamente con la preghiera, la riflessione, la lettura del Vangelo e ma-gari usufruendo dei mezzi (vedi TV o altro) che avevamo a disposizione. Un altro segnale che può verificare ulteriormente la salute della fede potrebbe essere il contenuto della nostra preghiera: ci siamo rivolti a Dio per chiedere aiuto, per la salute, perché fermi il coronavirus... o la nostra preghiera è prevalentemente un dialogo fiducioso simile a quello che si instaura con le persone alle quali vogliamo bene? Se pensiamo a Dio come uno che ci risolve i problemi e basta è un


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«Le nuove del Pais»

povero dio e centra assai poco con quello di cui ci ha parlato Gesù. (dd)

Domenica 17 maggio Cari parrocchiani, Lunedì rientreremo in chiesa per partecipare nuovamente alla S. Messa. Sono parecchie le attenzioni da avere per preservare la nostra salute e quella degli altri, ma non è una novità in quanto nel vangelo di Marco c’è una nota al cap. 7, 3-4 che dice così: “I farisei infatti e tutti i giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti”. Probabilmente avevano imparato a loro spese, dall’esperienza, a difendere la loro salute. Gesù li rimprovera perché, a fronte di tanta preoccupazione per la salute del corpo, non se la prendevano tanto per le infezioni dello spirito che contagiano in maniera ancor più grave e profonda. All’ingresso delle nostre chiese c’è la “pila” dell’acqua santa: ricordo del battesimo e segno di purificazione. Ora troverete il “gel” (che forse qualcuno è tentato di benedire!): non sarebbe male comunque che ci ricordasse che abbiamo bisogno di disinfettare il anche nostro spirito e che i germi del male sono più contagiosi e dannosi del “covid19”. Dato che anche noi dobbiamo attenerci a molte prescrizioni, facciamo in modo di non lamentarci di continuo, ma approfittiamo per farlo volentieri con il desiderio di aiutare le per-sone che avviciniamo a star bene e a vivere sicure. (dd)

Domenica 24 maggio Ascensione Cari parrocchiani, nel giorno dell’Ascensione dopo la messa di solito ci recavano al cimitero ricordando le parole di Gesù: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”

(Gv. 14,3). In questo modo si festeggia questa promessa immaginando Gesù e i nostri cari nella nuova dimora (che non è il cimitero!). Quest’anno non potremo andarci per i motivi che conosciamo, ma mi sembra giusto ricordare i nostri cari che, dall’Ascensione dello scorso anno, han cambiato “residenza”. Sono: Pellegrini Adalberto, Devich Albertina, Masarei Vanessa, Dorigo Bruna, Foppa Regina Maria, Grones Felice, Lezuo Enrico, Devich Maria Letizia, Trebo Elio, Crepaz Fiorenza, Quellacasa Vigilio, Zorz Irma Amabile, Crepaz Maria Caterina, Crepaz Maria Giuseppina, Pellegrini Carmela, Grones Carlo, Delfauro Maria Maddalena, Detomaso Paolo, Palla Maria Caterina e Crepaz Maria Chiara. Li ricordiamo con affetto, sicuri che Gesù mantiene le sue promesse. Questa consapevolezza ci aiuti a dare il giusto valore ad ogni cosa della nostra vita perché spesso dimentichiamo che dovremo traslocare e che il bagaglio al seguito non sarà fatto di cose materiali e di conti correnti, ma di tutto il bene che abbiamo fatto agli altri. (dd)

abbiamo bisogno per essere migliori e per custodire il creato: sempre attraverso di noi. Lo Spirito Santo è come l’energia elettrica: siamo così abituati che non ci pensiamo neppure ma, quando manca, non c’è luce, non c’è calore, non c’è movimento, non si comunica più: si ferma tutto, comprese tutti le nostre sofisticate apparecchiature. L’esempio calza. Preghiamolo insistentemente perché venga nella nostra vita sapendo che questa preghiera non serve a convincere lui che non si fa mai pregare, ma a convincere noi ad accoglierlo perché la sua presenza, lo abbiamo capito, ci impegna e per questo spesso preferiamo rimanere così come siamo.

Domenica 7 giugno SS Trinità Cari parrocchiani, le condizioni restrittive che abbiamo vissuto negli ultimi mesi sembrano allentarsi e si apriranno probabilmente possibilità per il turismo; stiamo infatti avvicinandoci “fisicamente” un po’ di più rispetto all’inizio della pandemia, anche se non ancora del tutto. Non è che questa situazione ci abbia lasciato però qualcosa che ci può tornare utile? Fare i conti con il limite e la fragilità della condizione umana che abbiamo sperimentato in modo più forte, forse ci ha spaventato, ma aver vissuto tutti nella stessa

Festa del Signour

Domenica 31 maggio Pentecoste Cari parrocchiani, oggi, Pentecoste, si impone una riflessione sullo Spirito Santo perché è una realtà così presente che si rischia di non accorgersi che ci sia, come l’aria. Lo Spirito Santo è Dio che raggiunge la nostra vita con il suo Amore: tutto quello che avviene nella nostra relazione con lui avviene attraverso lo Spirito Santo. Noi sappiamo che Dio agisce nel mondo, in sostanza, solamente attraverso di noi: per mondo intendo gli uomini e le cose. Quello che succede, quello che può essere cambiato (noi, gli altri, le relazioni, il clima, la terra e, in parte, i fenomeni naturali) avviene attraverso di noi. E, se lo desideriamo, la bontà di Dio agisce in noi con lo Spirito Santo che ci fa comprendere meglio, ci aiuta a fare le scelte più giuste, ci dona la forza di cui

I Kropya che à cianté la Mëssa nla Festa del Signour co le ciantarine bele vestide da fodoma.

Pur senza podei fè la prozescion coi Sánc e coi biei autei dei Vangeli, on podù lo stescio vive la solenité de la Festa del Signour con spirito de devozion e ntel confort che ne dà l miracol del Santiscimo. Davò n valgugn meisc che on vivëst sarei via, col scur nte l’anima per i festidesc e le poure che ne dà l pensier de la mort e l desplajei per le fameie che l’à vivësta da damprò, poure che ne ven bele da na situazion che no s’ava ncora cugnisciù, l pensier che l Signour l é con nos ntel pán e ntel vin del Santiscimo l é come ressuscité a Vita Nuova. A se mëte nte Sue mán e se calé ntel mistero del Corpus Domini n’à daidé la bela Mëssa zelebrada da don Dario e ciantada con devozion dai Kropya, che davò tánt i é stei bogn de se biné auna per dé solenité a la Festa, ence se la roda de la vita i à portei un per luoch. No n à mancé gnánca i sens de noste tradizion per la prejenza del Capocomun, de la presidenta de l’Union dei Ladins con suo mesalana, dei Scizeri nte sua mondura e con sua bela bandiera, de le ciantarine dei Kropya vestide col guánt da fodoma. Col aiut del Signour se provon de tourné a vive e de fè comunité.


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«Le nuove del Pais»

situazione è diventata occasione per collaborare. Fare i conti anche con un modo diverso di vivere il tempo è stata una possibilità per guardare con più calma le nostre montagne, curare i nostri orti e i nostri fiori, magari insieme alla famiglia, gustando questo tempo in modo sereno. Forse ci siamo resi conto anche, che a volte, ci fanno credere che possiamo programmare tutto e controllare tutto; ma i nostri anziani ci insegnano bene che non tutto dipende da noi, ad es. quando ci raccontano che era necessario ascoltare la natura e sperare nella provvidenza per poter lavorare nei prati e fare un buon raccolto. Forse in certi momenti in cui cadiamo in modi che la società ci impone possiamo recuperare questa sapienza della vita che tanti “fodomi” ci insegnano e che ci può far vivere più serena. (sdv)

Domenica 14 giugno Corpus Domini Cari parrocchiani, per comunicare con gli altri abbiamo bisogno di “materializzare” i pensieri e i sentimenti che sono dentro di noi in modo che gli altri possano percepirli con i loro sensi, e, interpretandoli, capiscano quanto volevamo dir loro. Lo facciamo con la voce, scrivendo, con i gesti, con l’arte, con gli atteggiamenti del nostro volto. In questo periodo di “mascherine”, il viso nascosto dei nostri interlocutori ci rende più difficile capire quello che dicono con le parole; anzi, col volto coperto, ci sembra quasi di non poter comunicare al punto che si fa fatica a salutarsi! Anche il Signore comunica con noi mediante segni: quelli più importanti li chiamiamo “sacramenti” che si realizzano attraverso elementi materiali come l’acqua, l’olio, il pane e il vino: ci fa capire che è vita, purificazione, consacrazione, medicina e alimento per la nostra vita. Il pane e il vino sono gli elementi della festa di oggi nella quale celebriamo Cristo, cibo che sostiene la nostra vita, perché anche noi possiamo donarla ai fratelli.

Noi pure rispondiamo al Signore con “segni”: le nostre opere come risposta ai suoi inviti, la nostra presenza alle celebrazioni, la preghiera fatta insieme, il canto, i segni esteriori della fede (le croci, i capitelli, le immagini sacre nelle nostre “stue”), le processioni, compresa quella che oggi ci mancherà di più. A questo riguardo però credo che la nostra fantasia dovrebbe trovare anche qualche altra manifestazione più comprensibile per i tempi che viviamo. (dd)

Domenica 21 giugno Cari parrocchiani, sto sfogliando una raccolta del bollettino parrocchiale per scrivere un ricordo di don Gabriele sul prossimo numero. Appena arrivato, scriveva una serie di riflessioni che intitolava “Cantiere comunità” e volta per volta si fermava su qualche aspetto

particolarmente importante per costruire una vera comunità civile e parrocchiale. L’articolo che ho sotto gli occhi è intitolato: “Comunità: una realtà da costruire con la propria scelta”. Trascrivo qualche pensiero. “Non basta essere nati nello stesso posto, parlare la stessa lingua, avere la stessa età, pensarla allo stesso modo, avere gli stessi usi e costumi, essere dello stesso sesso o estrazione sociale, avere la stessa religione, per essere o fare Comunità. Non basta la forza del “si è sempre fatto così” per parlare di Comunità, ma occorre la volontà di tutti i componenti di scegliersi l’un l’altro e di scegliere di camminare insieme. La Comunità, come la Persona del resto, non è una realtà prestabilita da copiare, ma una realtà da sognare, da inventare, da scoprire, da amare, da servire, da realiz-

zare. Se la nostra umanità e la nostra fede non diventano progetto di Comunità, l’una resta chiusa e sterile, l’altra priva di speranza e di salvezza”. Penso che su queste parole possiamo riflettere e capire se non ci sia qualcosa da fare da parte di ognuno per rendere più viva la nostra Comunità. (dd)

Domenica 28 giugno Cari parrocchiani, sono un po’ preoccupato per come faremo quest’estate con la partecipazione alla messa. Finora il numero dei posti distanziati disponibili si è dimostrato sufficiente, ma quando arriveranno i turisti comincerà ad essere un problema. In vita mia non mi è mai capitato di dire alla gente: “non c’è più posto” perché eventualmente lo capivano da soli, dato che non poteva-

FESTA DEL SACRO CUORE DI GESÙ Nell’ottava del Corpus Domini si celebra la festa del Sacro Cuore di Gesù, rappresentato nel bel quadro antico che per l’occasione viene esposto in chiesa a Pieve presso l’altare di S. Giuseppe. La statua del Cuor di Gesù è comunque posta alla sommità dell’altare Maggiore della nostra chiesa ed è quindi sempre in mezzo a noi. Papa Francesco per questa Solennità ha scritto “Il Signore ci guarda sempre con misericordia. Non abbiamo timore di avvicinarci a Lui! Ha un cuore misericordioso!”. Inoltre, la presenza degli Schützen a questa bella festa, qui ripresi in piazza dopo la S. Messa, si ricollega e rievoca un evento storico risalente all’aprile del

I fuochi in onore del Sacro Cuore in loc. Seleracia sopra Arabba.

1796 quando il Tirolo, di cui si faceva parte, fu attaccato dai francesi. I tirolesi, per affrontare il pericolo, cercarono l’aiuto di Dio affidando le loro terre al Il bel quadro del Sacro Cuore di Sacro Cuore Gesù esposto in chiesa a Pieve. di Gesù. Le truppe tirolesi guidate da Andreas Hofer vinsero inaspettatamente la battaglia contro i francesi e i bavaresi e quella domenica fu proclamata “del Sacro Cuore di Gesù”. La sera stessa della festa, com’è tradizione in tutto il Tirolo ed ex Tirolo, vengono pure accesi dei grandi fuochi a cura degli Schützen in punti strategici delle nostre montagne, spesso a forma di croce, di cuore o del nomen sacrum IHS o INRI. Anche quest’anno i nostri Schützen hanno acceso i fuochi in varie località del paese: Ossario del Pordoi, Seleracia del Campolongo, Ciadiniei di Col di Lana e a Colle sopra Belvedere


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no entrare. Ma ora, a occhio, sembra che il posto ci sia, ma non si possono accogliere altre persone. E non bisogna fare i furbi perché girano già le notizie di come queste cose si pagano. Bisognerà adattarsi, avere pazienza: metteremo un

altoparlante fuori della chiesa se occorre, qualche celebrazione sarà possibile all’aperto, magari da qualche altra parte dove c’è spazio. Naturalmente a qualcuno andrà bene e a qualcun altro no, come sempre.

Sarebbe comunque bello — nel caso in cui capiti di dover rinunciare a partecipare alla messa — che il dispiacere non sia per aver interrotto un’abitudine o per aver tralasciato un adempimento, ma nella nostalgia di non aver

potuto incontrare Qualcuno che ci sta a cuore. In quel momento però ci sentiremo subito dire: “Guarda che io sono qui e non mi dimentico mai di te: non devi preoccuparti!” Che sia una buona estate per tutti! (dd)

Momenti di speranza In ricordo di Don Gabriele Bernardi Ciao Don, non avrei mai pensato di salutarti così, dopo la tua partenza repentina e del tutto inaspettata. Però non voglio soltanto salutarti ma anche e soprattutto ricordarti. Io ti ho conosciuto quando eri arrivato ad Arabba come parroco, un parroco speciale per tutte le cose, oltre alle funzioni religiose che avevano comunque un sapore inconfondibile, ma per l'impegno tuo verso i giovani. Negli incontri del martedì ci proponevi delle riflessioni e iniziative interessanti e impegnative ma che tu sapevi rendere accessibili a tutti. Però la tua più grande sfida a Fodom è stata senz'altro la costituzione della coop. Edilizia Villa Roma, con la quale sei partito dicendo: “Proviamo, forse ce la facciamo!”. La tua competenza e caparbietà hanno fatto centro e così la Cooperativa con gli anni è divenuta una realtà importante per Livinallongo ed ha fatto capire a tutti che è possibile andare, e quindi operare, in una certa direzione. Dopo alcuni anni hai lasciato a me l'incarico di presidente. Ho accettato con non poche perplessità e incertezze ma con la consapevolezza di potermi fidare di te, perché sapevo che in ogni momento avrei potuto contare sui tuoi consigli, che ho chiesto tantissime volte e che tu mi hai sempre “donato” con competenza e puntualità. Caro Don Gabriele, a Fodom tu hai lasciato un ricordo indelebile in tutti, ma soprattutto in me: mi sei sempre stato vicino nei momenti non tanto belli della mia vita ma anche nei momenti di gioia e allegria; mi hai insegnato a voler bene alla mia terra e alla mia gente e ho capito che vale la pena impegnarsi per far sì che in qualche modo anche altri riescano a capire che il voler bene al proprio paese e alle persone che ci circondano è un valore irrinunciabile. Sono sicuro che anche tu Don hai sempre voluto bene alla gente e ai luoghi dove hai prestato servizio, compreso l'ultimo tuo incarico. Dovevo incontrarti per vari motivi, e tu lo sai, ma per la situazione attuale (covid) non ci siamo più visti e questo mi dispiace tanto ma sono sicuro che anche da lassù saprai darmi dei buoni consigli. Vorrei concludere con le parole che tu hai scritto un mese fa alla mia famiglia in occasione di una circostanza triste: “Siamo tutti appesi ad un filo. Possiamo vivere la paura che il filo si rompa oppure la gioia di essere appesi e quindi sostenuti. Io non voglio aspettare di non morire voglio vivere l'attesa della morte che è un incontro che desidero anche se non è facile crederlo con continuità, gioia e intensità”. Diotelpaie Don Gabriele! (Damiano) Certamente don Gabriele sarà ricordato da tutti per la sua grande umanità, il suo gran cuore aperto e sempre disponibile all’ascolto, alla comprensione e al consiglio. Il suo tempo dedicato ai piccoli, ai giovani, con i quali aveva un particolare carisma, con gli sposi e gli anziani. Lui aveva un sorriso e una buona parola a tutti. Dopo la Messa o dopo i Rosari lo aspettavamo i piazza per una chiacchierata. Uomo dai tanti talenti e capacità, e profonda umanità, sempre disponibile anche nella vita della comunità laica. Era il prete delle sorprese e grandi feste. Battesimi, prime Comunioni, matrimoni erano momenti di festa per tutti. Per noi di Arabba era normale aiutarlo nelle vigilie ad addobbare la chiesa. “La Chiesa - lui diceva - è la nostra casa!” Ricordo in particolare una prima Comunione con ai lati dell’altare due

grandi aceri trapiantati la sera prima in vasi, con appesi tanti sacchetti contenenti pane, e poi distribuiti dai comunicandi a tutti gli invitati il giorno dopo. All’esterno tanti palloncini bianchi coi loro nomi, la data e il luogo di partenza, poi liberati dai bambini... Un palloncino è stato poi trovato addirittura in Austria! E da qui era nata una bella amicizia con una comunità tirolese. Il Don era molto amato dai piccoli anche per questo mettersi in gioco con loro. I suoi 11 anni ad Arabba e curazie hanno lasciato un ricordo indelebile. Per questo, la notizia della sua morte improvvisa ci ha lasciati sgomenti e increduli. Noi, conoscendolo bene, sapevamo che da sempre ambiva alla Casa del Padre. Vogliamo pensare che la sera della festa di Pentecoste è stata la Sua Festa più bella nell’abbraccio di quel Dio che ha così tanto amato e servito su questa terra, e per lui gioia immensa. Ciao Don e grazie di tutto... e prega per noi da Lassù. (Gotfried) Una parola sola esce spontanea dal cuore nel ricordo di don Gabriele: Grazie! Grazie del tanto bene seminato tra di noi. Per undici anni abbiamo beneficiato della sua presenza preziosa, vivace, solare, espansiva, gioviale, schietta, attenta, attiva, anzi super attiva, e all'occorrenza discreta. Traspariva in lui tantissima fede che per far crescere anche in noi trovava sempre tante novità con segni concreti e parole profonde per le nostre celebrazioni, in particolare nei tempi forti, Avvento e Quaresima e nelle Solennità. Grazie Don Gabriele! Ti sentiamo vicino e dal Paradiso insieme con Gesù aiutaci ad attuare quelle parole che ci hai lasciato nell'ultima messa celebrata ad Arabba: Vogliatevi bene! (Andreina) È con tristezza e sofferenza che abbiamo ricevuto la notizia della morte prematura di Don Gabriele. Nei lontani anni '80, quando iniziammo il convegno dei preti toscani ad Arabba, egli ci accolse con tanta cordialità e fraternità. Ora come spiga feconda e matura è sorvolato nei granai del Buon Dio e, sono sicuro che pregherà per noi tutti che l'abbiamo conosciuto ed apprezzato. (Don Raffaello Piagentini - Carrara)

La “volpe argentata” che anelava al Cielo.


«Le nuove del Pais»

Diotelpaie Madalena, ousc e anima de la Crousc Bláncia Reba! S'à destudé ai 16 de auril, a l'eté de 91 agn, Maria Maddalena Delfauro, vëdua Delmonego. Madalena l'é stada per agn e agn la ousc e l “centralin” de la Crousc Bláncia Reba: associazion che l'ava metù su ntel 1973 auna a suo om “Frido da la lum” (Sigifrido Delmonego). Sebenche co na gran fameia de ben 11 fioi da arlevé su, l'eva tres enjignada 24 ore su 24, festa e veia, pro l telefono a respone a le clamade de la jent che ava debujen de l'ambulánza. Chëst finche no l é sté metù su l numer ugnol per le clamade de emergenza 118. Per chëst prezious servisc ntel 2007 l Comun da Fodom l l'ava onorada col premio “Sánta Maria Maiou”. Ntei ultimi agn l'eva nte la cesa de paussa Vila S.Ijep, asistida dal personal, dal dotor Piere Demattia e da chi de fameia.

Enrico ha preso l’ultimo treno Il Coro Fodom piange uno dei suoi fondatori. Enrico Roilo si è spento martedì 9 giugno all'età di 77 anni, dopo aver combattuto a lungo contro un male incurabile. Enrico viveva con la famiglia a Fortezza (BZ) dove si era trasferito fin da giovane per lavorare prima come meccanico, poi come bigliettaio ed infine come macchinista di treni. Un lavoro che ha svolto sempre con grande passione. Ma senza mai dimenticare la sua terra fodoma, dove per oltre 40 anni ha cantato nel Coro Fodom. Per i coristi, oltre Enrico con la divisa del che un amico, è stato un esempio di impegno ed Coro Fodom. attaccamento al sodalizio. Partecipare alle prove infatti per lui significava sobbarcarsi settimanalmente gli 86 chilometri che dividono Fortezza da Fodom. Enrico lascia la moglie Maria Lucia ed i figli Martina, David e Stephanie. La cerimonia funebre si è tenuta giovedì 11 giugno nella chiesa parrocchiale di Fortezza. (SoLo)

Addio “Frau Lehmann” Il 16 aprile si è spenta a Karlstadt am Main, in Germania, all’età idi 81 anni,

Elisabeth Lehmann. Alla maggior parte dei lettori questo nome non dirà niente. Per i coristi del Coro Fodom invece la “Frau Lehmann” come amichevolmente la chiamavano - anche se lei preferiva venisse usato il suo nome di battesimo, Elisabeth, è stata un personaggio che ha segnato la storia del gruppo. Tutto ebbe inizio in quel Frau Elisabeth Lehmann e Benigno in occasione maggio del 1979 in piaz- dei festeggiamenti per il trentennale dell’amiciza S. Pietro a Roma, du- zia Fodom-Karlstadt (Arabba 2011). rante la storica udienza ed incontro, dopo quello sulla Marmolada, con Papa Giovanni Paolo II. Il Coro Fodom, nel settore della piazza a lui assegnato, si trovò vicino ad un gruppo di ragazzini dagli 8 ai 12 anni con flauti dolci e chitarre di Karlstadt am Main, splendida cittadina tedesca della Franconia, vicino a Würzburg, sulle rive del Meno. Il gruppo si chiamava “Flöte un Gitarren Singspielkreis” ed era diretto da una energica signora di 40 anni: la Frau Lehmann. I due gruppi si scambiarono quattro parole, gli indirizzi e con la visita a Fodom dei piccoli suonatori tedeschi nel 1980, poi ricambiata l’anno successivo dal Coro Fodom in quel di Karlstadt, nacque un’amicizia che dura tutt’ora. A distanza di ben 40 anni. In questi quattro decenni il coro ha effettuato diverse trasferte: circa una ogni 3/4 anni e con alcune famiglie il legame è rimasto molto forte. Nonostante il gruppo si fosse sciolto pochi anni dopo, la “Frau Lehmann” è sempre stata presente finché la salute glielo ha permesso. Donna tutta d’un pezzo, insegnante di religione alle scuole elementari, molto attiva nel sociale, pronta a intraprendere battaglie per difendere i diritti degli ultimi, come migranti o richiedenti asilo, la “Frau Lehmann” aveva una vera e propria venerazione per il coro, i suoi canti, molti dei quali conosceva a memoria, e per Fodom, dove tornava qualche volta ospite della Concetta di Renaz. Durante i rinfreschi e gli incontri nel suo giardino, non mancava mai un mangiacassette in bella vista che “macinava” a ciclo continuo le prime cassette incise dal coro. Particolare ed unico il legame con il compianto maestro Benigno. Nonostante non “spiaccicassero” una parola di tedesco lui e di italiano lei, riuscivano ad intendersi benissimo, grazie a quelle “connessioni” misteriose che solo la musica unita all’amicizia riescono a creare. Negli ultimi anni la malattia, unita ad un’invalidità subita in tempo di guerra, non le hanno permesso più di poter tornare ad ascoltare il coro. Ma quando poteva non mancava mai di mandare un pensiero al coro, a Fodom a quegli amici, così lontani, eppure così vicini. Sarevede Elisabeth! (SoLo)

Resoconto amministrativo delle parrocchie per l’anno 2019 PARROCCHIA DI PIEVE La contabilità dell’anno 2019 si conclude con € 63.204,64 di entrate ed € 64.454,18 di uscite e quindi un deficit di € 1.249,64 dovuto alla spesa straordinaria sostenuta per la riparazione del campanile (€ 17.783,39): senza questa uscita l’attivo sarebbe stato di € 16.533,75. Prendendo in considerazione le singole voci principali, sono state raccolti € 6.881,43 di offerte in chiesa (3.200,10 in meno del 2018), € 11.917,89 per il bollettino (€ 1.754,81 in meno rispetto allo scorso anno). Invece la voce che ha dato “respiro” è stata “Affitti e Rendite” pari a € 28.863,52 (13.931,66 nel 2018) così suddivisa: Azioni Pordoi spa € 3.900,00, azioni Col di Lana 5.683,20 più 8.880,00 a cui si aggiunge l’attivo dell’affitto della Majon pari a € 10.400,32. C’è stata anche una diminuzione di € 989,00 delle “Elemosine Imperate” (Missioni, seminario, un pane, ecc). Per quanto riguarda le uscite, oltre a quanto è stato detto per il campanile, sono aumentate le spese per il bollettino e sono stati spesi € 2.227,24 per ripristinare Radio Fides che ora trasmette la messa festiva alle ore 9 da Pieve. In cassa al 31.12.2019 ci sono € 111.545,16: una cifra che si va assottigliando di anno in anno, sperando che non si debbano affrontare grandi spese. Ora c’è la copertura in rame del tetto della chiesa verso la piazza da sostituire: circa metà sarà pagata dall’assicurazione e l’altra (per non vedere per sempre il rattoppo) la sostituiremo a nostre spese. Altra spesa sarà la rifusione della campana di Larzonei.

PARROCCHIA DI ARABBA Nel corso dell’anno ci sono state entrate per € 33.880,31, uscite per € 19.900,95 con un attivo di € 13.979,36. Le voci più rilevanti delle entrate. Le offerte raccolte durante le messe ammontano a € 8.177,90 e le offerte per il bollettino 3.575,00 (€ 1.361,00 in meno del 2018). Le altre voci sono sostanzialmente stabili. Le uscite. Altra voce da considerare è quella delle “Attività parrocchiali” (bollettino) che registra un’uscita di 4.054,80 € (maggiore di 1.374,50 € rispetto al precedente anno), da imputare all’aumento del costo del bollettino a colori. Ultima cosa da notare alla voce “Elem. imperate – legati” (le offerte per le missioni, seminario… ecc.) e che la cifra è in costante diminuzione. In cassa al 31.12.2019 ci sono € 72.601,74. Un’osservazione comune riguardo al bollettino parrocchiale – Le Nuove del Pais – che viene atteso ed apprezzato da tutti. Vengono inviati per posta 881 copie (724 per Pieve e 157 per Arabba). Data la situazione, mi son preso la briga ci contare su quattro numeri in un anno il numero delle persone che si preoccupano di inviare un sostegno con il conto corrente postale: ne ho contate 312. Noi lo inviamo più che volentieri e non vogliamo ricorrere ad abbonamenti di sorta, ma speriamo che chi lo legge, se può, si ricordi anche di sostenerlo.

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Parrocchia di Colle «Le nuove del Pais»

Una singolare geografia…

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la tarda mattinata di giovedì 18 giugno, esco dalla canonica di Colle per osservare dall’alto l’intera zona. Il venticello discreto soffia fra le bandiere, in cielo un gioco di nuvole che si rincorrono cede il passo ad un non difficile esercizio di fantasia. Tornano alla mente con una certa facilità i volti dei confratelli che si sono susseguiti al servizio di questa nostra comunità: vado un po’ a ritroso nel tempo, così come nel passato prossimo…alcune narrazioni fanno da sfondo, mentre nella memoria del cuore tornano alcune espressioni e la singolare bellezza di alcune giornate trascorse ancora seminarista proprio in canonica, insieme a coloro che ora sono fratelli sacerdoti. Ripeto a me stesso l’affascinante bellezza del Creato, che dal colle della chiesa allarga il cuore ed eleva lo spirito. Il campanile si staglia in modo del tutto singolare nel cielo terso. Le campane sono un segno di vita, i bronzi narrano la storia di una comunità: il tempo della gioia e della festa, così come della mestizia e del distacco. Ripenso a quello che ora stiamo vivendo…la narrazione evangelica ci parla dello Spirito quale presenza sotto forma di colomba: in un batter d’ali, all’imbrunire della grande festa di Pentecoste, queste nostre comunità di Colle e della Val Fiorentina hanno salutato il proprio pastore, giunto da poco in mezzo a loro, eppure capace di parlare al cuore dell’uomo, perché il suo stesso cuore era assetato di verità e di Dio. Quante volte la vita del prete è avvolta dal silenzio, e noi ce ne rendiamo così poco conto! I silenzi

di chi ascolta i nostri affanni e li porta nella preghiera, il silenzio dell’uomo che non può condividere certi pesi se non con Colui che lo ha inviato ai fratelli e sorelle di una o più comunità, il silenzio delle amarezze e sofferenze personali, quando non si sente del tutto compreso o accettato, il silenzio della sua preghiera personale dinanzi al Tabernacolo, il silenzio della sua abitazione a sera, quando chiusa la porta si fa umile presenza, pastore in mezzo al popolo che gli è affidato. Non so proprio quale silenzio abbia avvolto don Gabriele, ma credo fermamente come, al termine della Pentecoste, di questo giorno nel quale gli apostoli timorosi e titubanti hanno compreso fino in fondo il loro mandato ad essere testimoni della straordinaria vicenda del Vangelo, anch’egli apostolo abbia risposto ad una chiamata, quella all’eternità. Sì, lo sguardo spazia sull’intera vallata…Colle si staglia su di essa, ma soprattutto la chiesa. Se tutte le campane suonassero a festa, penso proprio ne nascerebbe un’armoniosa melodia; capace di far cogliere all’orecchio esperto le singole caratteristiche, ma al tempo stesso la gioia che insieme sono capaci di manifestare, di narrare. Penso ed immagino la fatica di un cammino da condividere; sono argomenti delicati, ho l’ardire nel credere di saperne qualcosa, vivendo il servizio ad alcune comunità dalle molteplici sfaccettature, storie, vicende ed anche vicissitudini. Eccola, la singolare geografia del cuore: ciascuno di noi legato intimamente alla vicen-

da della propria comunità, eppure spronato dal Vangelo stesso ad “andare verso”. Ripenso all’esperienza degli apostoli: quanta diversità fra loro, quante aspettative così diverse, quanti sogni, dei più disparati. Da un desiderio di “gloria” mandando avanti la mamma (e sovvengono Giacomo e Giovanni, i “figli del tuono”) alle divagazioni politico/sociali di Simone lo zelota, passando per un appassionato e sfrontato Pietro capace di nascondersi di fronte ad un primo accenno di testimonianza… fino a Tommaso, l’uomo della “fede ragionata”, cercatrice di risposte plausibili. La vicenda umana della Chiesa passa attraverso la loro biografia, attraverso il loro sguardo, addirittura attraverso le loro incomprensioni…eppure offre allo studioso di ogni tempo un’affascinante vicenda

di relazioni. Ed al credente l’accattivante invito alla sfida, che penso le nostre comunità possano raccogliere anche ora - forse soprattutto ora mentre nelle intenzioni e nei desideri di molti si ripete la stessa domanda: chi ci verrà donato? Il Vangelo non ha perso la sua forza e la sua efficacia, è l’affascinante ripetersi dell’antica alleanza fra Dio e l’uomo, capace di far risuonare le corde più profonde della nostra esistenza e quelle diverse della nostra sensibilità e storia personale e comunitaria…un parroco ci verrà affidato…le nostre comunità verranno affidate ad un parroco. E il misterioso scambio continuerà, in quella geografia capace di riempire il cuore di stupore e gli sguardi di un reciproco cercarsi… don Fabiano

Ed ora?

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el corso dell’incontro fra il vescovo ed i membri dei consigli parrocchiali delle nostre comunità, nel pomeriggio di domenica 07 giugno scorso, è stata data comunicazione di come don Fabiano Del Favero assumerà il servizio quale “amministratore parrocchiale” delle comunità in attesa dell’arrivo di un sacerdote parroco. Ringraziamo il vescovo per la celerità con la quale ha voluto venire incontro alle nostre esigenze, manifestando così l’attenzione della Chiesa diocesana. Egli potrà contare

nei fine settimana sulla preziosa disponibilità di don Sandro Capraro, che già abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare. Don Fabiano cercherà di esserci vicino nel limite delle sue possibilità, rimanendo parroco di cinque comunità nella Conca agordina: Rivamonte (dove risiede), Tiser, Gosaldo, Frassenè e Voltago. Una volta a settimana sarà in mezzo a noi. Lo si può raggiungere telefonicamente allo 0437 69124 oppure al cellulare 333 82 81 116 o via mail a donfabiano@virgilio.it.


«Le nuove del Pais»

Ricordando Don Gabriele

C

aro don, Non è mica semplice ritrovarsi qui, ora, a raccontare di Te. Di Te che scrivevi pagine e pagine, mai vuote bensì sempre intrise di significato. Non è facile ora scrivere di Te, un Tuo ricordo, soprattutto perchè per Te parlavano i gesti, i consigli, le parole amiche, il confronto diretto che offrivi a chiunque avesse bisogno. Non lasciavi nulla al caso perchè l'amore per i dettagli era per Te fondamentale per essere vicino alle tue comunità, alle persone, a tutti coloro che ne avessero bisogno. Nello scorso numero delle Nuove del Pais avevi scritto molto...eccome se avevi scritto! Ne avevamo parlato al telefono e mi avevi risposto: “Beh, ho avuto tempo queste settimane...cosa volevi che facessi sennò?” e poi, continuando la nostra chiacchierata avevo percepito in parte quanto in realtà avessi sofferto e stessi soffrendo tale sitazione di chiusura, di costrizione. Un periodo questo degli ultimi mesi dove avevi manifestato disagio e insofferenza per la situazione impostaci, ma anche la determinzaione, non appena fosse stato possibile, di riprendere tutte le attività parrocchiali. Col senno di poi mi verrebbe da dire che forse nessuno di noi ha in realtà compreso come Tu abbia vissuto tale periodo e viene da chiedersi se, limitatamente alle norme imposte, come Comunità non avremmo potuto fare qualcosa in più per Te... Se pensiamo a quel lunedì di Pentecoste di prima mattina, verso meno un quarto alle 9, quando alcuni di noi si apprestavano a salire in chiesa e altre persone stavano già scendendo, il primo pensiero è stato “I posti sono già esauriti? Non c'è più posto?” ma, quando invece abbiamo capito che la Messa non ci sarebbe stata e per quale motivo, è subentrata una sensazione di sconcerto, sgomento e impotenza di fronte a una situazione troppo grande per noi come comunità, di fronte alla quale non abbiamo trovato altra soluzione che radunarci in chiesa e, durante l'ora dove ci sarebbe stata la Messa, continuare a pregare tutti assieme. Com'era possibile che il giorno prima Tu fossi ancora tra noi, a celebrare la Messa, i Vesperi e le ore di adorazione e che poi, il

giorno dopo, non ci fosse più nulla di tutto ciò? Molti di coloro che erano giovani negli anni '80 hanno subito rivisto in tale situazione l'improvvisa dipartita di don Pietro Crepaz “don Piere” e si sono visti ricatapultati a quei momenti dove anche erano regnati sgomento, tristezza e incertezza. Il parroco è infatti, soprattutto ancora nelle nostre piccole comunità di montagna, un pilastro fondamentale, che sostiene e dà linfa alla comunità e quando questo pilastro crolla improvvisamente, tutti ci sentiamo più soli, più orfani e decisamente smarriti. Mi verrebbe da dire che anche in questo tuo ultimo momento terreno tu abbia voluto farci riflettere. Porre domande, indurre al ragionamento...erano aspetti per te quotidiani, ma che in questo caso ci hanno messo davanti alla realtà che forse spesso tendiamo a non voler ricordare di quanto breve e incerta sia la nostra esistenza terrena e di

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come ogni giorno sia regalato. Nell'ultimo incontro di catechismo che avavemo avuto a febbraio prima del lockdown avevi portato ai ragazzi un piccolo pensierino direttamente dalla Terra Santa. Un regalo fisico, al quale era seguita una riflessione. Volevi far loro una sorpresa, un regalo di quelli che potessero ricordare perchè dicevi che ormai hanno di tutto. “Cosa gli si può regalare affinchè rimanga qualcosa nei loro cuori?” avevi detto più volte a noi catechiste e a qualche genitore. Siamo poi venute a sapere che in realtà, come sempre, questa tua domanda era una domanda retorica che aveva già nel tuo intimo una risposta ben precisa: a dicembre ti sarebbe piaciuto portare i futuri cresimandi in Terra Santa, loro e i familiari che avessero voluto, per andare a prendere una statua di Gesù Bambino che avevi già ordinato in Spagna e che lì, in Terra Santa, sarebbe stata benedetta e poi portata in chiesa a Colle per iniziare il periodo di Avvento. Non c'è dubbio che tale gesto sarebbe rimasto non solo nelle menti, ma anche nei cuori dei ragazzi, come segno indelebile da portarsi appresso per sempre. Il riempire la quotidianità, soprattutto coi piccoli gesti, era per te molto importante: se a Pasqua di comune accordo con chi organizza i mercatini e le corone dei Santi e dell'Avvento e i vigili del fuoco avevi fatto recapitare una colomba

era potuta celebrare la Messa, le tue prime parole nel vedere la gente erano state “Che dire, ho il “groppo”, sono felice di rivedervi tutti!”. Il vento di Pentecoste, lo Spirito ti ha chiamato a sé il giorno della sua festa e il vento ha anche contraddisitinto la cerimonia di Santa Maria delle Grazie martedì 02 giugno dove le tue comunità parrocchiali passate e presenti e tutti coloro che ti hanno conosciu-

e una lettera pasquale per famiglia, il giorno antecedente alla festa della mamma tutte le mamme, giovani e meno giovani, sono rimaste sorprese nel vedersi recapitare da parte dei vigili del fuoco volontari una rosa che personalmente avevi acquistato per ciascuna di loro. Un modo per stare vicino alle famiglie quando ancora il distanziamento sociale si faceva sentire e infatti, non appena la domenica dell'Ascensione si

non ti impegni a vivere la terra con libertà. A volare si impara, ma se non voglio mettermi tra la terra e il cielo non mi serve. Volare è andare incontro al cielo, ”percorrerlo”. È rischioso, ma solo così la terra non diventa la nostra schiavitù e la nostra tomba. Dio si è fatto uomo, è venuto sulla terra per portare noi in cielo, per insegnarci a a volare”. Grazie di tutto, don Gabriele Giulia

to, stimato e voluto bene hanno potuto salutarti. Molto ci hai insegnato. Questa tua presenza tra noi ci ha insegnato il valore della vita, dell'essere felici, del sorridere, del “Saper Volare”. In merito a ciò mi piacerebbe chiudere questo tuo ricordo con le parole che avevi scritto in uno degli ultimi foglietti settimanali. “Le ali che permettono alla tua mente di volare sono i sogni, l'umiltà dell'ascolto. Le ali che fanno volare il tuo cuore sono il tuo amore e la tua fede. Tutto risulta inutile se non ti attira il cielo e se


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«Le nuove del Pais»

Il ricordo dei bambini

E adesso? Il futuro delle nostre comunità parrocchiali

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A

ssieme ai ragazzi di quarta e quinta che proprio con don Gabriele avevano ricevuto la loro prima comunione nel maggio 2019, noi catechiste abbiamo pensato di trovare un modo “pratico” per ricordare la brevissima ma significativa presenza di don Gabriele tra noi. Tutti hanno accettato di buon grado la proposta e così nei giorni successivi al funerale, muniti di mascherina, colori, forbici, fiori e foto abbiamo realizzato due cartelloni dove abbiamo messo da una parte i ricordi di vita comunitaria e dall'altra disegni e pensieri che lo ricordano e che ci piacerebbe giungessero, almeno col pensiero, a lui. Un grazie dal cuore, don Gabriele, per il tempo trascorso tra noi e per la profonda impronta che hai lasciato in tutti i nostri cuori. Siamo sicure che non solo tra noi adulti, ma anche tra i ragazzi ciò che hai seminato porterà buon frutto

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uesto pensiero caro don è per te. Dopo la tua scomparsa, nonostante tu abbia lasciato un vuoto incolmabile, i tramonti tra queste cime che ci attorniano sembrano più luminosi. Ci emozionano di più, soprattutto ripensando alle tue parole. Volevamo ringraziarti non solo per il prezioso servizio svolto in questa nostra piccola comunità, ma soprattutto per il coraggio e la voglia di andare avanti che hai trasmesso a noi come coro di giovani. La realtà che ci circonda a volte ostacola il nostro operato e tu giocavi un ruolo fon-

ono indubbi il forte scossone emotivo e l'incertezza conseguiti alla prematura dipartita di don Gabriele. Nel pomeriggio di domenica 07 giugno il Vescovo mons. Renato Marangoni ha desiderato incontrare nella sala dell'Azione Cattolica di Colle i rappresentanti dei consigli pastorali delle comunità di Colle e Selva per analizzare quale sarà la vita parrocchiale che si prospetta per l'estate 2020. Dopo aver comunicato la nomina del vicario foraneo don Fabiano Del Favero come amministratore parrocchiale e le possibilità che vi sarebbero state nel fatto che don Sandro Capraro accettasse nuovamente (come aveva fatto nell'estate precedente alla nomina di don Gabriele) l'incarico di salire nei weekend a celebrare le messe coadiuvato nel tempo infrasettimanale da don Virgilio Agostinelli di Selva, mons. Marangoni ha parlato di come non sia possibile la nomina di un nuovo parroco prima di settembre/ottobre. Non ha nascosto le difficoltà che vi sono a livello non solo diocesano (causa gli scarsi numeri di sacerdoti e una serie di nuove nomine avvenute appena lo scorso settembre), ma pure più ampio e generale nel sistemare tali situazioni, tuttavia ha manifestato fiducia nel riuscire a trovare una nuova continuità ecclesiale e spirituale per le tre comunità. Una continuità che sappia dialogare nel futuro anche con le realtà contermini, al fine di saper collaborare e creare nuove dinamiche organizzative per la gestione della vita religiosa in queste piccole e disperse comunità di alta montagna. Di fronte a numeri che vedono le ordinazioni sacerdotali in netto calo rispetto al passato, saranno infatti necessarie ulteriori riorganizzazioni dell'assetto esistente, naturalmente ora difficili da prevedere ma anche solo da immaginare. (Giulia Tasser)

Parole da Musicol In ricordo di don Gabriele damentale in ciò, venendoci spesso incontro con una parola di conforto, un consiglio, qualsiasi gesto che facesse accrescere in noi la voglia di continuare e di superare qualsiasi problema. Sì, forse è tardi per dirlo, ma tante volte cantare era soddisfacente e gratificante soprattutto per leggere nei tuoi occhi la commozione e la soddisfazione che avevi nei nostri confronti. Sotto la tua guida abbiamo impa-

rato pure che la messa domenicale, oltre ad avere uno sfondo religioso, era importante anche come ritrovo per tutti noi. Per scambiarci un sorriso e magari due parole, dopo una dura settimana di impegno. Le tue parole e i tuoi aneddoti infatti erano spesso spunto per una risata o per una profonda riflessione. Non dimenticheremo mai il tuo ultimo periodo ente nost bel Col, da secoli ormai simbolo per tutti noi

di forte legame tra tradizione e religione, legame che tu hai sempre promosso ed incrementato. Con ciò vogliamo farti una promessa, caro don Gabriele: vogliamo ricambiare questo spirito di comunità che ci hai insegnato e ti promettiamo che tutto ciò che faremo lo porteremo avanti con costanza e con il sorriso, per te, per ringraziarti, ma soprattutto come segno di ammirazione verso la carica positiva che sempre cercavi di trasmetterci. Ciao don, ti inviamo un saluto e un caloroso ringraziamento. Giacomo per Musicol


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«Le nuove del Pais»

La benedizione dei veicoli D

omenica 7 giugno dopo la Santa Messa da lui celebrata, il vescovo mons. Renato Marangoni si è portato con la folla nella piazza del paese dove sotto una pioggia battente ha impartito la benedizione a tutti i veicoli presenti e alle mascherine offerte come omaggio. Non solo automobili, ma anche mezzi agricoli e quelli utilizzati dalle nostre associazioni per prestare servizio e soccorso. Per stare vicino alle comunità di Colle e Selva nella domenica successiva alla dipartita di don Gabriele, il vescovo ha

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voluto celebrare le Messe sia il sabato che la domenica, benedendo poi i mezzi a Colle. È stata rinviata invece a data da destinarsi la benedizione del crocifisso fatto preparare “In ricordo di Vaia per aver protetto e preservato le vite della gente di Colle” prevista proprio per domenica 07 giugno dopo la S. Messa e la benedizione dei mezzi.

Solidarietà dalle riserve di Caccia

n questi mesi dove tutti noi siamo stati messi alla dura prova dall’emergenza Coronavirus un significativo gesto di solidarietà è arrivato da parte delle riserve di caccia di Colle e Livinallongo a Villa San Giuseppe. “Verso fine febbraio, quando le prime avvisaglie di Covid 19 iniziarono a manifestarsi in Italia, tutte le associazioni di Cacciatori a livello nazionale iniziarono a muoversi per raccogliere fondi da destinare all’acquisto di materiale sanitario” – racconta Alberto Colleselli, presidente della riserva di caccia di Colle - “Per quanto riguarda la nostra piccola realtà mi ero già messo in contatto con Oscar Troi, presidente della ASP Fodom Servizi, al fine di destinare queste risorse in un luogo vicino a noi che probabilmente in un futuro non troppo lontano ne avrebbe avuto bisogno”. Tutti i

L’incontro a Villa San Giuseppe. Da sinistra Dino Costa (Riserva di caccia Livinallongo), Oscar Troi (Presidente ASP Fodom Servizi), Mara Case (Direttrice Villa San Giuseppe) e Alberto Colleselli (Riserva di caccia Colle).

cacciatori sono stati subito d’accordo con l’iniziativa e alla sezione di Colle si è aggiunta anche quella di Livinallongo. “Ciò che hanno raccolto le altre sezioni di caccia agordine è stato devoluto al pronto soccorso di Agordo. Questa emergenza ci ha fatto comprendere che la solidarietà deve partire sempre dal basso, dalle persone che vivono nei luoghi a favore delle re-

altà a loro vicine. Sono davvero felice e soddisfatto che tale contributo sia andato a buon fine – aggiunge Colleselli - l’azione di tutte le riserve di caccia è andata a servire il nostro territorio e penso non vi fosse destinazione migliore. Parlando anche alla luce dell’esperienza che purtroppo ho vissuto sulla mia pelle, ho visto con i miei occhi quanto in

questi mesi ci fosse bisogno negli ospedali e nelle strutture sanitarie di questi dispositivi e delle risorse per poterli reperire. Ho compreso ancor di più, ma credo che lo abbia fatto anche ognuno di noi, l’importanza che ha la prevenzione, la cura e l’assistenza dei nostri anziani e dei nostri ammalati. Gli anziani presenti nelle nostre strutture non sono infatti “parcheggiati” ma sono assistiti con amorevoli cure ed è nostro dovere sostenere l’operato di chi è al loro servizio”. La cifra, devoluta ancora nel corso del mese di marzo, è stata riconvertita in mascherine, disinfettanti e dispositivi di protezione individuale, mentre l’incontro tra i rappresentanti delle due riserve di Caccia e di quelli di Villa San Giuseppe è avvenuto poi a giugno, quando le condizoni normative lo hanno concesso. (Giulia Tasser)


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«Le nuove del Pais»

Notizie dalla Croce Bianca C

iao a tutti vi vogliamo comunicare che a causa della pandemia da Corona virus l’assemblea generale dell’associazione si terrà verso l’autunno e in tale occasione si provvederà alla presentazione dei bilanci ed alla elezione del nuovo consiglio amministrativo che è in fine mandato. Durante il periodo di chiusura generale la nostra associazione era attiva sul territorio ma per fortuna nessuno è stato male ed ha richiesto il nostro intervento, abbiamo però collaborato con il comune per la distribuzione delle mascherine alle famiglie. Grazie al Rotary Club la nostra associazione, come quelle del triveneto e gli ospedali abbiamo ricevuto

Corpus Domini

delle mascherine chirurgiche che ci sono state consegnate direttamente dal Presidente della stessa Associazione. Ora con la guida del nostro Direttore sanitario Dott. Mentasti Riccardo, il 118 ed il personale formatore della Aulss 1 Dolomiti, nonché i facilitatori della nostra associazione, in base alle normative vigenti riprenderemo l’attività di formazione ripasso ed apprendimento delle pratiche di soccorso, chi fosse interessato a diventare volontario dell’ambulanza si può mettere in contatto con l’associazione per info tel 3294282111 o via mail cb.collesantalucia@gmail. com. La Croce Bianca di Colle

Ruinada n autra de le tabele mitude ju da la Lia da Mont Fodom-Col

G

eppur non fosse possibile fare la processione a causa delle strette norme di sicurezza imposte dell’emergenza Covid-19, il giorno del Corpus Domini alcune ragazze di Colle sono arrivate a Messa ugualmente abbigliate col “vestì a la paesana” e, per la prima volta nella storia, con la mascherina come nuovo accessorio. Seppur copra i loro bei sorrisi, la mascherina lascia però intravedere i loro occhi colmi di felicità e orgoglio nel portare abiti che hanno secoli di storia da raccontare. Brave ragazze!

S

nanca l coronavirus no l ferma l vandalo de le tabele. Nte ste stemane passade valgugn con gran despiazer se n’à intendù che su n Forzela de Antersass, ulà che se passa a jì su n Pore a pèe su da Giao, valgugn s’à ciot la briga de sié via n cianton de una de le tabele mitude ju da la Lia da Mont Fodom-Col: ulà che l eva scrit “Piza de Pore” ades l é restà domà “Pore”. No l é la prima ota che suzede na roba del genere: bele anter l 2016 e l 2017 autre trei tabele i eva sparide, una via n Costa da Pescol, una ntai Staloc e una sun Zopei, e del 2019 valgugn s’à portà via incia la tabela de localizazion che l eva stat mitù su la ponta de Pore,

chela ulà se se ciata cuant auc che s’é e le coordinade. N dan no da puoch: passe l cost de la tabela, per quant che a 25 € l’una no i te le tira zerto darè, ma l laor de le mete ju l ven fat debant e ntel suo temp libero da jent che se cruzia de nuos trioi, e fà na malagrazia del genere vol propio dì i spudà sora a suo laor. E po, n cont l é chi che se ciol na tabela, cha con n frego de tira e spenz i zafia a la zarà via, ma chi che l à combinada sta ultima ota i se l à pensada bel davanfora e i s’à ciot darè le massarie aposta no per se la ciò, ma per la ruinà e bon. A ce pro? Forsi che no i comodava la parola “piza”? Martino Pezzei


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«Le nuove del Pais»

Momenc de Storia: La borasca del 1613 e la viera del Friul (1615 – 1617) de Ivan Lezuo, Cuinta pert L conte Maximilian1, luogotenent de l Tirol 15.04.1616: L pericol al confin l é pa trop. L é saurì passé confin a Puechenstain2, po n curt se rua a Carfara, da ilò n bel teriol passa Calfuschg fora per l giudizio de Wolkenstein, saurì nfin fora a Clausen, Collman, Castlrutth, Heinfels e Presls. Da Carfara nte 5 ore a pe t’es a Collman. Da Puechenstain peia via terioi che porta a Padratsch3 po ntel Fleimbs4, a Neumarkt o da l’autra pert a Primör, ma ence a Tiers e Heinfels. Da Carfara nveze se podëssa jì fora a l giudizio de Thurn5, Enneberg e fora fora pro n paisc clamé Mantua6 nia tán’ dalonc da Braunegg. Rué lafora l nemich l podëssa concuisté e devasté dut l Pusterthal. Dut chëst se podëssa l evité se a Puechenstain fossa metù su n “corpo di guardia”7 e na Schildwache8 da ie tò al nemich vigni poscibilité de passé confin. E ajache Puechenstain l é de competenza de Persenon sarà lori a mossei se cruzié per defende nosta patria, duta la popolazion del Tirol e del vescovè de Persenon9. L fator Tita Piazza: 25.04.1616: L vësco l à ciapé n avis dal cont del Tirol e l vol ester nformé

soura i fac chilò sui confins, ence per podei se njigné delviers sepropio, sebenche i veneziagn, coche someia, i fesc duc chisc preparamenc demè per sua defendura e per poura. Eco che contra Primiero i veneziagn i à metù 50 belumac con sue guardie ajache nánter Egort e Primiero se pò passé saurì e no n é da fè su fortificazion. Ntel Canal che ven da Egort su delviers de Cencenie la strada la se spartisc, una contra S. Pelegrin giurisdizion de Moena, l’autra contra Ciourì. Nánter Egort e Cencenie nte na strenta i à ndavò metù man de fè su n vegle mur ju n roina. Ence ilò i vol mëte su guardie. A S. Pelegrin i mana omegn del luoch. Ntel Canal da Egort su nia dalonc da Ciourì chi de Alie i fesc guardia di e not, degugn saudei foresc! Nia de nuof da La Rocia e Ciourì. Guardie ence a Sëlva, ma jent del luoch. Delà de confin a duc i ëi cernus fora i’é sté dé le erme e i’é sté comané de no se n jì dal paisc senza lizenzia. Se la va n avánt coscita ruássa pa pro chisc confins tropa jent ma se nos ciapon i dërc ordini sonse, ence se de puoc, bogn da se paré. Fintánche no rua saudei foresc, no on da se cruzié! Se nost vësco l à velch sospet, ence se mi no

1 Maximilian II. l eva luogotenent de l Tirol da l 1595 a l 1618. L ava chisc titoi: Erzherzog zu Österreich, Herzog zu Burgund, Administrator des Hochmeistertums in Preußen, Meister des Deutschordens in deutschen und welschen Landen, Graf zu Tirol. 2 I inom de i luoch i é stei lascei coche nte l originai. 3 Pardac/Predazzo 4 val de Flem 5 ciastel de Tor 6 Montal 7 ladavò l original 8 per talian: sentinella 9 Da la lëtra de l conte de l Tirol Maximilian a l amnistradou e al consei

l crei, podaron mëte guardie sui pasc, ma puoc. L fossa saurì ostacolé i veneziagn: contra Ciourì l é na strenta nte n luoch che se clama Pezze, contra Col damprò l mesc Roei, da La Rocia ca l é n cin plu dalviert contra Vinaulonch, contra Fascia chi da La Rocia i podëssa avei via libera ma i fasciagn i podarà i contrasté sun mont de Fedaia. Plu saurì l é l passagio nánter Col e Sëlva. Ilò fossa da mëte le guardie nte doi luosc: viers le miniere e su la strada comunal. Forteze no se pò le fè su. Mosse scrive al vësco che feje mané erme e munizion e zachei che comane e che nsegne via chisc omegn da chilò comeche i à da le douré co l é debujen10. 25.04.1616: Na bona nuova! Ai 12 de auril da mesdì l é rué a Ciourì l proveditor del Ciadoure. L m’à fat clamé, m’è tout mpera l vichere, l gastald e doi omegn da Col e son ju a Ciourì. L proveditor n’à dit che l é vignù aposta per l bosch da le Roaze. L eva sté mel nformé e per chëst l volëva se senzieré dël nstës. L m’à damané se l podëva passé senza sospet per Col per se n tourné ntel Ciadoure. Mi davándedut l è rengrazié che l é vignù a tò a mán

la fazenda che la jibe fata. L vedarà con suoi ogli l dann che nost comun l à bù ntel bosch da le Roaze e l capirà tost noste motivazion. Per l rest i’è dit che l podarà passé a Col senza impediment. No podon vieté che passe jent e mercanzia, chësta l é la volonté de nost vësco. Coscita l à fat paricé i ciavai e con sua servitù de 12 persone e l governator son piei su per Col. Chi de Ciourì i volëva l compagné, ma dël: “No! No voi che vos passeibe via vosta gliejia”, e i se n é restei nte suo paisc. Ajache son ruei nte bosch da le Roaze i è fat vedei i confins, i’è spieghé l contignù del acord del 1609 e dël l se outa dal governator e ie disc: “Veighe che duc trei i ponc portei davánt dal comun da Col i stimeneia: che l bosch l marcësc, che no pò reolì su i peciuoi e la pastura no se pò la douré.” L é ncora compagné al confin con Sëlva e dël l m’à mpermetù de nformé l senat e, ciapé na resposta, l m’assa delongo scrit speran che dut vade n ben. Per via de la viera ence Feltre l à mané omegn contra la Scala, Tesin e Primiero, compagn de Egort. Chi de Pieve de Ciadoure nveze i no n à plu gran speránza de pesc ence se l proveditor la pensa autramente11.

de Persenon dei 15 de auril 1616. Scrita per todësch a Innsbruck e ruada a Persenon ai 18 de auril. Davò chësta lëtra l é sté dut n scrive via e ca nnanter Innsbruck e Persenon. Per l aministradou de Persenon i fajëva bele assé. I assa metù su guardie pernanche i s’assa nentenù de velch pericol. L damanava munizion e erme e l volëva che Innsbruck paiassa le speise. I giudizi de l vescovè i no i à da i spartì su e l comando l se mossëssa dé ai capitans de l vescovè. Maximilian nveze davò ester rué soura che nnanter Ampëz e Fodom e a Ciourì nnanter Fodom e Venezia ncora a la fin de auril i no n ava metù guardie, mascima nta Col ulache se podëva saurì passé l confin, l à fat prescion su Persenon de contribuì a la defendura de l paisc. Se l nemich l vol invade l Tirol l lo fesc a la sconëta e pò, l disc, l é bele massa tert. 10 Da la lëtra de l fator Tita Piazza firmada ence da l vize vichere Tomesc Soratroi ai signour de Persenon dei 25 de auril 1616. Scrita per talian nta Fodom. 11 Da la lëtra de l fator Tita Piazza a l aministradou, a l consei e a l luogotenent de Persenon dei 25 de auril 1616: Scrita per taliana nta Col e ruada a Persenon ai 28 de auril.


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Gli alberi caschati dal vento

Storie di uomini e boschi tra Colle Santa Lucia e Caprile (XVI-XXI) di Silvia Grego – sesta parte

Il ciclone del novembre 1613

A

metà febbraio non è ancora stato eletto un nuovo Capitano del Cadore. Cade troppa neve e il Provveditore, che fa le veci del Capitano, non si reca a Caprile e Selva come aveva annunciato. In quei giorni il fattore Piazza trova l’occasione di fare un viaggio e due servizi. Zaccaria Sagredo lo invita a Borca, a inizio quaresima 1616, per affari legati al forno da ferro di Borca di sua proprietà1. Con l’occasione organizza una colazione, disnar, di lavoro, a Borca, cui invita, insieme al fattore Piazza, anche il Governatore del Cadore. Convince quest’ultimo a fissare per Piazza udienza presso il Provveditore a Pieve di Cadore. L’incontro avviene nello stesso pomeriggio e si conclude con la promessa del Provveditore e di Sagredo di <<affaticarsi caldamente >> per una soluzione circa gli alberi caduti nel bosco delle Roazze2. Una decina di giorni dopo il cadorino Niccolò Palatino, su mandato del Provveditore veneziano, invita G.B.Piazza a Caprile: i tempi sembrano maturi per l’accordo3. All’incontro si presentano il fattore, il Gastaldo di Colle e due uomini del comune. Da principio si propone di fare a metà del bosco, poi si chiede che Colle acquisti gli alberi caduti nella parte di Caprile. Viceversa, Caprile avrebbe acquistato la parte di Colle (lasciandola a terra per paura delle frane?) a un prezzo minore. Nessuna delle due proposte viene accettata e si attendono nuove istruzioni da Bressanone. Nemmeno tra caprilesi e Palatino c’è accordo. Piazza preme: è un uomo pratico, occorre giungere al più presto ad un accordo: gli alberi atterrati perdono valore commerciale giorno dopo giorno. “Il bosco sia il suo come il nostro per mercanzia ormai valera poco e quando se vorà cavar qualche cosa bisogna subito venire a un fine e veder sel fosse ancora qualche legno almeno mediocre farla in taia avanti che passi le altre taie (acquistate dai mercanti in altri boschi e in transito da Ruaz) che sarà in circa 20 giorni, passate che sarà niuno le torà più e le finirà al marcir e questo è quello che in ciò posso scriver hora”4. Tre i danni denunciati dalla permanenza degli alberi atterrati: il legno marcisce, gli alberelli nuovi non riescono a crescere, il pascolo è inagibile. Percorrendo la strada che da Caprile, attraverso Colle, porta a Selva, Palatino promette al fattore Piazza di interessarsi personalmente presso il Provveditore. Il panorama doveva essere simile a quello di quest’anno, perché anche i boschi sopra Colle Santa Lucia erano caduti per il vento. Piazza informa che erano già stati tolto suso e i tronchi attendevano i mercanti, che l’abbondante nevicata aveva rallentato. Finalmente il 12 aprile 1616 giunge a Caprile il Provveditore veneziano. Piazza, il Gastaldo di Colle e due collesi vengono convocati. Prima di sottoporre al Senato Veneziano la questione, il provveditore chiede di poter esaminare di persona il bosco colpito dal vento. Un piccolo corteo lascia Caprile a cavallo: Il Provveditore, dodici persone del suo seguito, il fattore delle miniere GB Piazza, il Gastaldo di Colle Tita de Gasper e altri due collesi. Fino alla chiesa di S. Bartolomeo di Caprile accompagnano anche alcuni caprilesi, da lì in poi il Provveditore non volle proseguisse-

ro. Arrivati al bosco, Piazza mostra i confini al Provveditore, che si rivolge così al proprio governatore :<<io vedo che delli tre ponti che se hano agravati, tuti tre sono veri, cioè che il bosco infruttuosamente se marciscono, che non lassa crescer il picolo et che non se puol goder il pascolo>>. Al confine con Selva, sul Codalonga, il Proveditore veneziano saluta GB Piazza con la promessa che, al più presto, il Senato sarà informato e deciderà velocemente, con la speranza che tutto andrà per il meglio. Il 30 giugno5 1616 a Caprile, dopo aver ricevuto ordine di trattare dal PVB, G.B. Piazza accetta una proposta di acquisto dal cadorino Niccolò Palatino. Il prezzo proposto è di 100 fiorini. Infine con l’atto di vendita del 27 luglio 1616, G.B. Piazza <<dà, vende, cede>> a nome della Comunità di Colle Santa Lucia e con approvazione dell’Amministratore e Consiglieri di Bressanone le piante cadute sopra la strada, nel bosco delle Roazze di Colle, a Niccolò Palatino di Pieve di Cadore per 125 Rainesi (fiorini tedeschi). Palatino avrà tempo un anno per portarle via6. Tutto ciò, senza nulla togliere alla sentenza sui confini del 1609, che restò sempre esecutiva. La vendita riguardava piante stese a terra, non un prodotto già diviso in legname da opera e legna da ardere. Il deprezzamento subìto era notevole, anche perché il legname era sul terreno da 2 anni e mezzo. Piazza afferma che si possono salvare solo poche taglie e che tutto è in procinto di marcire. Ipotizziamo che Palatino abbia acquistato tutti gli alberi atterrati al costo del legname di scarto atto solo a far legna da ardere. Il prezzo del legname da opera e da ardere fu in continuo rialzo nel corso del CinqueSeicanto. Possiamo farci un’idea sui prezzi delle taglie all’origine della filiera con i dati relativi al bacino fluviale del Cordevole tra il 1587-1638: dal 1587 al 1638 i prezzi variarono del 38,5%7. Tra il 1600 e il 1615 il prezzo aumentò solo dello 0,87% . Se ipotizziamo la stessa percentuale di aumento per il prezzo della legna da ardere , la quantità di legna da carbone comprata da Piazza nel 1597 per 30 Rainesi nel 1615 sarebbe costata 30,2 Rainesi . Con 125 Rainesi, Palatino ne avrebbe acquistato poco più di quattro volte tanto. Per un peso di 210 tonnellate, cifra che supera l’intera quantità di legname ipoteticamente caduta per il vento nei boschi di Colle sopra Caprile nel 1597. Per approssimazione utilizzando la proporzione tra peso e taglie, calcolata quindi sul 70% del peso delle piante, (1000:164=X : 147) risulta una quantità di taglie pari a 896, cioè approssimativamente 298 abeti caduti per il vento nel 1613 solo nella parte di bosco delle Roazze di proprietà di Colle (2473 mq). Si tratta di calcoli, lo ripeto, con il solo valore dell’ipotesi. Mi sembra interessante ricordare che il 16 novembre 1618, soltanto due anni dopo la vendita del legname, atterrato nel bosco delle Roazze , e negli altri boschi di Colle, il gastaldo di Colle Baldesar de Troi e una delegazione di collesi ottenne il riconoscimento di un nuovo statuto sui diritti boschivi. Furono formate le tre Regole di Colle Santa Lucia. La Regole Grande , Regola di Mezzo e Regola di Posalz8. (Continua...)

1 _ Nel 1616 SAgredo acquistò 2800 Kubel di minerale dalle miniere del Fursil. Ne aveva acquistati 1800 nel 1615 e ne avrebbe acquistati 2000 nel 1617. Il prezzo fu stabile dal 1614 e il più basso dagli inizi del ‘600: 16 Kreuzer al Kubel . PAOLO ALBERI AUBER, Una miniera, un forno per il ferro e due uomini di scienza, Firenze p.24

4

_ BOLZANO, ASBz, APVB, L. 70,20 c.27, 11/03/1616

5

_ BOLZANO, ASBz, APVB, L. 70,20 c.22 25/04/1616

6

_ BOLZANO, ASBz, APVB, L. 70,20 c.33

7

_ OCCHI, Boschi e mercanti, Il Mulino , Bologna 2006,p. 106

8

_ PALLABAZZER -CHIZZALI, Colle Santa Lucia, p. 114

2

_ BOLZANO, ASBz, APVB, L. 70,20 c.29 23/02/1616

3

_ BOLZANO, ASBz, APVB, L. 70,20 c.29 23/02/1616


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«Le nuove del Pais»

comunità in cammino NELLA PACE DEL SIGNORE

Fuori parrocchia

Nati

Don Gabriele Bernardi Nato a Loria (Tv) il 02.10.1948 e deceduto nella sua abitazione di Selva di Cadore il 31.05.2020.

1. Abel Daberto (San Tomaso Agordino) di Sisto e Valentina Rossi (Colle/San Tomaso), nato a Belluno il 25.05.2020.

Fuori parrocchia

BATTESIMO

Lisa Maria Giuseppina Pallua Nata a Colle Santa Lucia il 19.03.1934 e deceduta a Ortisei (Bz) l'08.04.2020. Vedova di Carlo Palla, madre di tre figli.

Laurea

1. Melanie Agostini (Rucavà) di Paolo e Catia Sief, nata a Brunico il 19.02.2020 e battezzata a Colle il 13.04.2020.

Famee...da zacan

Il 02.04.2020 Serena Vallazza di Pian ha conseguito la laurea triennale presso l'Università degli studi di Verona in Lingue e culture per il commercio e il turismo internazionale discutendo la tesi di storia del turismo dal titolo: “Lo sviluppo di una località turistica: il ciclo di R.W.Butler applicato alla realtà del comprensorio sciistico del Civetta”. Relatore il prof. Dott.Riccardo Cella. Congratulazioni vivissime giungano a Serena anche da parte delle Nuove del Pais, con l'augurio di un futuro ricco di soddisfazioni!

Come sostenere le Nuove del Pais

La musica è stata da sempre una forma di intrattenimento semplice da realizzare e con effetto assicurato. In questi mesi di chiusura molti di noi hanno rispolverato i propri strumenti che magari da troppo tempo giacevano in un angolo, dimenticati a causa della fretta e dei molteplici impegni. Un tempo invece, quando la vita era sì impegnata ma meno frenetica, il tempo per stare in compagnia e per suonare buona musica c'era sempre...e i suonatori non erano solo ragazzi ma anche ragazze! In questa bella foto una giovane Adele Dariz “Finka” di Posalz stava suonando la fisarmonica seduta sui prati nei pressi della sua abitazione. Uno spaccato di vita passata sicuramente inedito, ma che ci dimostra quanto la vera passione trovasse sempre il modo e il tempo di manifestarsi.

La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).

Avviso ai collaboratori Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro venerdì 18 settembre 2020


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Storia - ARTE - cultura - tradizioni

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

FOTO conosciutE

Famiglia di Pellegrini Natalino “Nadalìn Chech” – Renaz (1) e Denicolò Maria Teresa “de la Ina” di Agai (2) – Anno 1903 circa. I figli, da sx, Lodovico, morto in Austria (3), Mansueto – padre di Pellegrini Teresa e Caterina “Teresa e Nina de Mansueto” (4), Antonio (5), Giuseppe – disperso in guerra (6), Maria Maddalena – sposata a Bolzano (7), Francesco – classe 1892 – morto a Bressanone nel 1997, a 104 anni.

FOTO Sconosciuta

La famiglia di Pellegrini Antonio “Tòne Chech” – Renaz e Lezuo Giuliana “Uliana de Jàn - Janòla” di Arabba, Profughi a Lutach (BZ). I figli da sx, Benigna, Maria, Fiore, Giuseppe, Palma e Carmela. Fiore, terminata la 2^ guerra mondiale, si salvò miracolosamente durante il viaggio di ritorno da Cefalonia, allorché la nave su cui era imbarcato affondò durante la traversata.

FOTO StoricHE

FOTO cURIOSA

Quando anche i carretti trainati a mano dovevano avere la targa... (foto di Guglielmo Gabrielli “Cuco”).

18 agosto 1915: Pieve brucia, sotto i colpi dell'artiglieria austriaca! 26 agosto 1915: Arabba brucia, colpita dal fuoco italiano!


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«Le nuove del Pais»

N

el periodo della fienagione i ruoli tra maschi e femmine erano ben distinti. Gli uomini erano i setous, coloro che falciavano, mentre le donne erano le tiradum e il loro compito era di spandere l’erba, tré treina cioè ammucchiare il fieno che rimaneva indietro e preparare i pasti. Rastrellare era compito di entrambi. Nelle famiglie in cui v’era carenza di donne, durante la fienagione in alta montagna veniva assunta una o più tiradum. La maggior parte di queste provenivano dall’Agordino; ancora oggi a La Valle le ricordano come: “quelle che andavano a Fodom a tirà treina”. Dovevano adattarsi alla vita di alpeggio: lavorando tutto il giorno nei prati, cucinando nella ciasota su fuoco aperto, delimitato da tre pietre e dormendo nel fieno assieme alla famiglia proprietaria. Il sabato sera si tornava in paese per trascorrevi la domenica, giornata in cui anche le lavoranti erano libere. Io questo periodo l’ho vissuto nei racconti di mio padre e mio nonno che negli anni ‘30, ’40 e probabilmente primi ‘50 beneficiavano della collaborazione di una tiradum. Quanto il pa era bambino, durante l’estate lavorava con loro Rita, una ragazza giovane, svelta nel lavoro e che, soprattutto, amava narrare storie. Mio padre era affascinato dai suoi racconti e nelle serate dopo cena seduti nel prato, sotto le stelle, le parole di Rita fluivano spedite alimentando la fantasia di chi l’ascoltava. Alle volte si rivolgeva a mio nonno chiedendo: “Ve disturbo paron?” Lui, con un sorriso, la incitava a continuare. Storie che sono state tramandate anche a noi ed ai nostri figli; ricordo con una certa ironia quella del matto ed il savio.

Storie da nzacan a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla”

Le tiradum In seguito ci fu Caterina, donna più anziana, piena di timori e di nostalgia di casa. Aveva paura di am-

che e mort n te stò tabià e n te i tabià de dut l mondo”. Il nonno la rassicurava dicendo che lì non era morto

malarsi, lei non entrava nella ciasota se prima non era stato acceso il fuoco per disinfettare l’ambiente. Pregava spesso, anche durante il lavoro borbottando a mezza voce avemarie in un latino stropicciato. Alla sera, prima di dormire, era usanza recitare insieme le orazioni ad alta voce; al termine lei aggiungeva un’invocazione: “Per chi

nessuno e che le persone decedute nei fienili erano poche. Una mattina trovarono Caterina, tutta agitata, frugare nel fieno dove aveva dormito, supplicando Sant Antonio e la Madonna che l’aiutassero. Nonno Mattia le chiese cosa avesse perso ma lei non osava dirglielo e, continuando a cercare, implorava dicendo: “Santi del paradiso femele trovà che su ste mont l è tant fret!”. Dopo una buona mezzora, il nonno spazientito, la mise alle strette. Arrossendo, con titubanza e pudore le disse di aver perso le mutande. Spostando il fieno con la forca gliele trovò subito e, invece di ringraziarlo, la tiradum sentenziò che le forze del cielo avevano fatto un miracolo. Nei pomeriggi domenicali Caterina passeggiava per le mulattiere di Contrin leggendo il breviario; mio padre aveva visto che teneva il libro aperto sottosopra, allora capì che lei era anal-

Lo sfalcio dei prati di alta montagna è finito. Vallazza Brigida ritorna a casa con la "valis", anno 1970 (dal libro "Corte" di Celestino Vallazza, per gentile concessione).

fabeta, ma, rispettandola, finse sempre di non accorgersene. Negli anni successivi venne una signora proveniente di Agordo la cui figlia lavorava in un’altra famiglia fodoma. La madre, prima di andarsene, fece una raccomandazione ai miei: se avessero parlato con qualcuno del loro paese di dire che da noi erano state in ferie, perché la figlia si vergognava di venire a fare la tiradum. Allora nell’Agordino v’era parecchia miseria e poter lavorare durante la fienagione era un’opportunità: guadagnavano qualcosa ed avevano vitto e alloggio, non era poco per quei tempi! Con queste lavoranti spesso si instaurava un rapporto di amicizia che proseguiva negli anni: so che i discendenti di alcune famiglie si frequentano ancora!

Vita da mont Sciola i setous con fauc e codè taia la lama se forma i laudagn. Me cor tra le mán chël’asta sotila bine la ierba per fè na rodela. La ciasota la fuma l fuoch stenta a erde mëne la polenta parëce da marëna. Se pò paussé puoch l temp l manacia l é n mucio de fen da biné e restelé. Strac dal laur sentei sun pre coi cianciariei nte fana se cëna sourì. Sot n ciel plen de stële se se conta de vita de fazende da nviade e de speránza sul davignì. AC


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«Le nuove del Pais»

NEVE, FREDDO E, COME SE NON FOSSE STATO SUFFICIENTE… di Renato Roilo – cl. 2° Media I “racconti del nonno”, scritti annualmente dagli scolari fra il 1980 e il 1989, sono stati raccolti e conservati dal maestro Franco Deltedesco che si augura possano dare vita ad una bella quanto importante pubblicazione. n inverno, durante la notte nevicò molto. Fu così che mio nonno, che abitava ad un chilometro e mezzo dalla scuola, si vedeva bloccato. Però, pur di non rimanere in casa ed essere costretto a lavorare, indossò le racchette da neve “le ciaspe” e s’avviò verso la scuola. Ad un certo punto, constatato che la cinghia che fissava una delle due racchette si era rotta, decise di toglierla dal piede: certo, così faceva molta fatica a camminare perché con un piede restava a galla e con l’altro sprofondava nella neve soffice. Tosto decise di togliere anche l’altra, purtroppo la fatica si faceva sentire sempre maggiore. Era ancora mezzo chilometro distante dalla scuola quando sentì i rintocchi dell’orologio del campanile: erano le otto. Aveva i piedi bagnati e gelati e le mani rosse come un peperone però era deciso a proseguire. Quando arrivò a destinazione non sentiva più le sue mani tanto erano intirizzite e a stento riuscì ad aprire il portone della scuola. Tolto quel suo povero vestito pesante e inzuppato entrò in aula e si sedette al suo banco ma fu allora che fu assalito da un gran sonno. In aula faceva caldo ed era proprio il tepore della stufa a legna che lo faceva sbadigliare. - Perché mai sono partito questa mattina; perché non sono rimasto a casa? - pensava tra sé e sé - quanto sono stato sciocco a fare tutta questa fatica! Così

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rimuginando, si addormentò sul banco. I suoi compagni, quelli che erano riusciti a raggiungere la scuola, si misero a ridere ed il maestro, che era rivolto verso la lavagna, si voltò e chiese il motivo di quelle risate ma non ebbe risposta, così continuò la lezione. I compagni risero nuovamente perché mio nonno aveva incominciato a russare. Fu proprio quel rumore che fece nuovamente girare il maestro e, questa volta, il colpevole fu scoperto! Prese in mano la bacchetta, si avviò verso il dormiente e la fece cadere pesantemente sulle sue mani arrossate. Mio nonno si svegliò di soprassalto. - Alzati - tuonò il maestro - e mettiti in ginocchio dietro alla lavagna! Come se non fosse sufficiente gli fece sollevare le braccia, gli mise in mano un’asse alquanto larga e su questa pose dei libri. Gli fece una lunga predica e lo avvisò che, terminata la lezione di aritmetica, lo avrebbe interrogato in storia. Preoccupato non

lo era perché in storia era preparato; ciò nonostante, in quel momento gli passò il sonno. Poco dopo il maestro chiamò mio nonno, che si diresse verso la cattedra. La storia la sapeva ma il maestro non si accontentò e lo interrogò pure in matematica, cosa che non aveva mai fatto: logicamente gli chiese ciò che aveva spiegato mentre lo scolaro dormiva. Il momento non era dei migliori: in classe non volava una mosca. Fortuna volle che stava per entrare in aula il maestro di lingua tedesca! A mio nonno stava per ritornare la forte sonnolenza ma, questa volta, rimase sveglio perché sapeva che il maestro di tedesco era ancora più severo. Finalmente quella lunga e movimentata mattinata terminò e mio nonno, giunto all’aperto, respirò a pieni polmoni e, con passo deciso si avviò verso casa, cadendo di tanto in tanto nella neve e scivolando nel fango. Era bagnato e infangato ma anche sorridente perché aveva ormai dimenticato i guai della giornata.

Pieve, primi anni ‘80 - L’indimenticato Nino Bertini, promotore e “sponsor” de “I racconti del nonno”, insieme alla moglie Evelina e agli insegnanti.


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RICORDI La miseria dei Fodom - Japé del Col de Lana Con questo numero inizia la pubblicazione del manoscritto “Ricordi” (1922) del Parroco don Santo Palla. Trascrizione a caratteri di stampa a cura di Franco Deltedesco. a outa i Fodomi i eva ben puori e miserabili, ma i se ncontentȃvapa ence col puoch. La spéisa principale, masima d’invièrn, l’eva i scionsciòni, se jiva n goc de lat laprò o en cazuol de liron pesté, i eva conténc sedenò i li mangiȃva suc. I badiòc i ne coionȃva e per cȃst i dijȃva “ite da chi siòni”. Ma è oservié che davȃnt la vièra, che l’à scomencé del 1914, i vegniva ite e menȃva fòra ciarie da ciavàl de scionsciòni percié che, tȃn de bogn scionsciòni che caìte no se n ciapa tȃnt saurì: lé bele l clima e la bona tièra che i fès tȃnt bogn, ma i fodomi i sapa ence da i cuoje, nò come i taliagn che i li cuos n te na gran fana lèrgia plena de ièga e li sala puoch e nia e, nveze de i lasé suié su duta la ièga, i la sièrta via; i scionscioni i mosa avéi le monice nfizàde e l bol, spò i e bogn. Ence ai tosac da scòla ie dà n valgufgn scionscioni nte fonda per la marȃna ma valgugn i se i mȃngia béle sun strada autri, plu furbi, i se i sparagna e i baràta sun pȃn: a le oute sen ciapȃva ence da Sior Plevȃn, ma i eva coc a la badiòta e i non eva tȃnt bogn come chi da cèsa. Ence de le fave valgugn mosȃva tegnì cont e le vegniva magari contade, en tȃnte per un. Zenza, le vegniva majenàde da polénta; vèlch outa l fréit le glaciȃva, ence magari sun favè ma, cȃla polénta de fave glaciade l’eva feter doucia e vȃrda ma la jent la mangiȃva mpò, masima sa mont. E cȃla la parȃva la fam. Ades negugn i no mȃngia plu polénta de fava ma i la barata con sorch. L sorch, na outa, l eva n garnél prezious. I jiva per sciòlito en Egort per se n compré en sach e i lo mesedȃva col òrde o la fava per polénta e jufa. Valgugn i se tolȃva na ciaria de ciadìns de cìrum e i jiva ju per Egort a i vȃne e per ògni ciadìn i ciapȃva en ciadìn plen de sorch. Ence col pȃn

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i sparagnȃva: tȃnc i nou n’ava degun e senò l vegnìva spartì a duc secondo l’età: en pȃn de cȃl bon e un de cȃl ruste (de zisons). Plu che tréi oute al dì i no mangiȃva mèi: da domȃn, da mesdì e da sȃra; davomesdì mèi nia. Epur jent la vegnìva vegla, magari de plu che adés. E, col guȃnt i savȃvapa da sparagné: i portȃva i ciapiéi co la copula torona “de Ascalon” i e dijȃva e i jiva a Durreg (Deffonggau) a se i compré e i durȃva na eternité; se n veiga ncora un o l àuter; el corpeto de drap gris, per le feste de scurvȃrt, le bràie curte de pel, le ciauze blȃnce o bleve, i ciauzèi dal tai lonch per sparagné pel. Le ȃle con cȃl burt mesalana che no l evapa dagnȃra de lana ma tȃnt de oute de tȃla o stopa. Âi e ȃle, i dis da laour i portȃva dèrmene e zòcoi de len, ciauzèi demè de feste e domȃnie; ades dut va en ciauzèi; come che dut se muda! La causa de la misèria tȃn de oute l’eva la tempesta, specialmente da Col de Lana ju la vegniva giȃn e la tocȃva Pala e Daghè, Andrac, Costa de Salejéi e la Plié. Sun som Col de Lana i mantegnìva na crous de fièrn: sun cȃla l eva nvidé su en bosol de bȃnda e, nte cȃst bosol i metȃva ite ròbe benedȃte per se paré da la tempesta. Ades l’è sparida ence

cȃsta crous e nvéze se ciapa, ogni tȃnt, na picola crous de len sul molimént de chèlche saudé che lé sepolì ilò. Cȃsta maledȃta guera l’à desfat debòta dute le crous en Vinallongo. Ogni tȃnt dinogia la strada, davȃnt l eva en Crist, adés no se nvéiga plu un, e no né da sen fè de marevoia se la misèria ven dagnȃra maiou. N nàutra cauja de la misèria l’è che i spartìs masa i luos. Se lé magàri en paron che l pò tegnì cé de bestiàm, l fès magari doi pert, ven spartì cèsa e majon; le faméie e la popolazion se aumenta, no crȃs nia plu per duc da mangé, i mosa ji tȃnt a bonora fòravìa a servì, i mpara de dut a ji per el mondo, valgugn ben ence vèlch de polito specialmente da artejȃn. Cȃl se mosa dì: njegnȃoi i è i fodomi ma spò, cȃn che i à na cèrta eta, duc vòl se maridé e la misèria scomencia da capo. E’ cugnisù na fameia che ava demè n lenzòl sol da se concé l let el dì de la noza. N nautra misèria specialmente ades davò la vièra l’è la ciarestìa de legna, percié che i bòsc i è stei desfac dai saudèi a l’ultima moda. Chi che veiga su per la Court la pruma outa davò la vièra mosa cialé fit per se cugnȃse fòra ulà che lé, lé dut daramé ju e no se veiga auter che i crȃp e i sas. Ntourn la gliejia l eva saldi bosch,


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ades no se cugnȃs gnȃnca plu ulà che l’eva la gliejia. Na outa chi da Colac i ava tȃnt en bel bosch soura le cèse, i ié dijȃva “chi dal Bosch”, ades lé dut campagna raja. I taliagn i à fat ilò na sieia a vapor e i à mené de mez le breie da fè barache su per cȃle mont e ja Ciauri, che po' da la ritirada i à fat jì dut en fum. E ades che i à tȃnt da fabriché, ven en nautra tampesta soura i bosc. Ven ben fat su le cèse de mur ma travi e breie se doura mpò. Davȃnt jiva le stue e ence le ciaune nflorade fòra de breie, ades lé dut stue de mur, en tòch plu rie da saudé che davȃnt. Ulà tolaraimo la legna? I no n à plu gnȃnca la legna da se cuoje i scionscioni! Mosȃsa ester en valgò na cava de ciarbon fosile: cȃla fosa na manna! Forsi che i se dȃida co la forza de Maria. Bele davȃnt la vièra valgugn i se saudȃva la stua co la lum eletrica che la vegniva da la central fata nta Renac, sot la gliejia. I metȃva en bel pico fornel de fiern magari nta mesa stua e i la saudȃva cojì. Ence per fè da mangé i se serviva de cȃsta lum, e da sopersé. Ma lé proprio picé che ié stèi tȃnt mac de jì a se vȃne la central a foresti. La vignarà ben fata su da nuof, ma i paiarà de segur el fio cèr. En nauter nemico dei bosc che l se mostra adés lé en tèl chelfer che l se ficia nȃnter la scòrza e l len e, zacò che l se njegna, l fès sicé la plȃnta: i po' ben mȃte guardiaboschi ma mpèr che i no siebe bogn de ie tò la outa. Cȃst chèlfer l laora peso de la manèra. Na outa ence i fodomi i ava lignam da vȃne: me recorde che nte Valacia i fajȃva la “stua” per pié su le taie che i lasȃva jì fòra per ièga e l lièch de Alie l se binȃva plen de taie. Troc i se recorda ncora i “menadous” come che i laorȃva diningia la ièga fòra. La Ditta Manzoni che l à ence n bel palaz en Egort la comprȃva su dut e la s’à fat rica e, seben che plu tèrt l’è juda en tòc e datrac l’à ence mosù pièrde, l’apa ben sapù da fè che ie reste sòldi asè per scomencé da nuof. Ades fosa debujen che i fodomi i jisa n Egort a se compré lignam, come che i ampezagn i va ence fòra en Ciadoure a mené ite lignam. E, di fato, ades per refè su Fodom i mana lignam da Egort su. Plu che i desfès i bosc e mȃnco che i crȃs e ven plu freit, el vent pò plu prò, el vent da saren souradut e dut se ntardivéia: ma duc i no vòl la capì e, se i à na bela plȃnta nvalgò i se la vȃn e i se compra magari caprizi.

«Le nuove del Pais»

Zacan el bòsch l jiva n tòch plu nsù che ades: se veioga ncora su per ste mont aute de gragn ciuc, sen che lé ste de gran plȃnte. Ence co l mondo la va come co la jent che la scomencia a se pelé, che ie toma fora i ciavéis: lé sen che i ven vegli e che i rua plu damprò a la mort. No demè taie i ava zacan da vȃne ma i brujȃva ence ciarbon per el vȃne. Fin che l’eva le miniere de Egort i vegniva su a compré ciarbon che i lo dourȃva per colé l fiern e i lo portȃva ju coi mui da soma. L eva proprio bel a vedéi cȃle mule ciariade a pasé ju n Andrac e fòra per Foram con doi gran ciȃste de ciarbon, una per pèrt su la scȃna: na longia procesion. Ades i no fes plu nia gnȃnca ju n Egort. Vol dut che i ciape legna da brujé ciarbon che i doura tȃnt. L’eva ence ja Col na cava de fiern “ferro dell’agnello”, ma i condujȃva el material per la strada della Vena, fora en Valparola ulà che l Vȃsco l ava na gran baje e ilò i lo colȃva; ma ence nte cȃsta cava i no laorȃva plu. Davȃnt la viera l’eva sun diverse cèse feriade de cȃst fiern ma, ntȃnt la viera ence cȃste ie ruade de mez. Ja Col i è ncora su la cèsa Chizzali de Bonfadini. El fosa ben plu che conveniente, se la domana la giustizia che el governo el refèje ence i dagn del bosch ma mpèr che i stenta: se i paiȃsa demè doi o trei lire per plȃnta, vegnisa bele fòra na soma da fè spavent. I fodomi i mosapa ben ence avéi na cura speciale dei bosc: mplanté ite da nuof, almȃnco mȃte el “bando” per certi posti, mantegnì na sié dintourvia e principalmente no lasé mené degun bestiam fòra del pais. I mosa tegnì

cont del beriàm aciò che i pobe, col temp, endavò se nfloré fòra le stue percié che l governo cȃst l no fès. I descor finamèi che chis puori fodomi i mose ncora paié davò al Governo per le cèse che ven fate su percié che i vòl demè paié l pries de la cèsa vegla; ma la cèsa nuova la costa n bel puoch de plu per via che le opere dei artejagn i è stravaganti: en muradou o n maringon che l laora demé vòt ore al dì l vadagna plòu de 20 lire a giornada. Ma mi dighe la verité che i fodomi i no pò mèi paié na tel zifra: ulà alipa da tò i sciòldi masima adés che i po tegnì tȃnt puoch bestiam, dato che i no n à negune stale e majon. E po penseve che dut l inventario ntȃnt la vièra lé ju a remengo: cȃl che no ne ste brujé lè ste porté via; con cȃl tȃnt de guȃnt che i ava ndòs e forsi ncora vèlch n te ceston i à mosù se nsciampé e, cȃn che i e vegnus de ritorno i no n ava nia gnȃnca n cazuol, deguna roba da let, negugn atrezi per la campagna, nia mefo. Ven ben fat ence vèlch dal governo, ma mèi tȃnt che i podȃse se njigné ite come davȃnt percié che ades le dut vint o trȃnta oute plu cèr che davȃnt via. Da cȃst pò ogni un vedei e capì che la miseria dei fodomi l’è grana e la restarà en cèsa per 20 o 30 agn fin che i s’avarà remetù. Ben negugn chilò dintournvia i à patì e sofrì tȃnt da la viera come Vinallong; chi del Sest po ester ma ilò da cȃl che se sent e se liec nte i fòlgi i fès avȃnti col rifabriché e i fes su cèse magari maiou de co che i eva davȃnt e i se mostra generosi co la popolazion. (continua)

El Scarpin – Crespino

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egli anni ’50 i cespugli di crespino “scarpin” erano alquanto diffusi. Noi ragazzi raccoglievamo i rossi frutti che erano simili a grani di riso, raccolti in piccoli grappoli per masticarli, anche se avevano un sapore alquanto acidulo. Infatti, alcuni dei nostri nonni, usavano questi frutti per produrre l’aceto. Il cespuglio in fotografia che fiorisce lungo la strada che dall’Hotel Dolomiti porta a Pian di Brenta è veramente grande e in piena fioritura!


«Le nuove del Pais»

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a sig.ra Antonia Riha di Innsbruck è stata ospite di Carolina Demattia l'estate scorsa e, tra le altre cose, ha visitato anche il castello di Andraz. Affascinata dalla sua storia e dalla sua bellezza, ha voluto scrivere una poesia ad esso dedicata, che qui pubblichiamo in versione italiana. Da ricerche storiche sull’emigrazione forniteci da Luciana Palla risulta che Antonia ha origini fodome e precisamente di Davedino. La sua trisavola era Demarch Caterina, nata Dallago. Il suo trisavolo (evidentemente marito di Caterina) era Josef Demarch. Essi hanno avuto tre figli e due figlie (Giobatta, Leone, Antonio, Marianna e Maria Maddalena). Marianna Demarch sposò Giuseppe Demattia ed ebbero una figlia di nome Scolastica, che nacque a Davedino nel 1899 e che è la nonna di Antonia Riha. Nel 1922, dopo il suo matrimonio, Scolastica si trasferì ad Innsbruck con i figli nati a Bolzano. Non riuscì più a tornare a Fodom, ma ne ebbe sempre nostalgia. Morì ad Hall in Tirol nel 1992.

Antenate della sig.ra Antonia Riha: a sinistra la trisavola Caterina Demarch, al centro la nonna Scolastica Demarch, a destra la bisnonna Marianna Demarch.

Nuova Vita per la campana di Larzonei

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o scorso ottobre gli abitanti di Larzonei si sono accorti che la campana grande suonava in modo strano. Qualcuno è andato a vedere e ha constatato che c’era una fessura ben visibile. Ci è stato detto da quelli del mestiere che è un problema che si verifica spesso con le campane fuse dopo la Prima Guerra in quanto fatte con una lega povera. Si è deciso di rifonderla. La campana riporta fregi e scritte di quella che c’era prima: c’è la raffigurazione di san Silvestro con sotto la scritta “Sancte Silvester ora pro nobis”, e, verso il bordo, un’altra scritta in latino che tradotta dice: “Mi ha rotto il furore del nemico e dal bronzo del nemico sono tornata in vita cantando con voce squillante Dio e l’Italia”. Martedì 30 giugno è stata rimessa sul campanile. È stato cambiato anche il battaglio della campana piccola e il battente che suona le ore. Adesso quelli di Larzonei si sentono in pace!

Il dettaglio della fessura e la nuova campana rifusa.

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Visita del Vice-Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano e incontro con la Consulta Ladina

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’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan il 28 giugno ha incontrato il VicePresidente della Provincia Autonoma di Bolzano nonché Assessore Ladino Daniel Alfreider. All’incontro, svoltosi nella seicentesca “Cesa de Jan” di Colle Santa Lucia, hanno partecipato anche i rappresentanti della “Consulta Ladina de Souramont”, organismo costituito dalle tre Amministrazioni Comunali e dalle tre Unioni Ladine di Anpezo, Col e Fodom, che ha lo scopo di consolidare e valorizzare lo spirito di ladinità delle tre comunità e di rinsaldare i legami esistenti con le altre valli ladine di Badia, Gardena e Fassa. La Presidente dell’Istituto Elsa Zardini, il Vice Presidente Paolo Frena e il Direttore Denni Dorigo hanno illustrato ad Alfreider le principali attività dell’Istituto, soffermandosi in particolare sulle progettualità riguardanti l’insegnamento del ladino nelle scuole, lo studio della toponomastica e il lavoro lessicografico. In seguito il Direttore Denni Dorigo, che ricopre anche il ruolo di Rappresentante delle tre Amministrazioni Comunali nell’Euregio, ha presentato al Vice-Presidente Alfreider una serie di proposte progettuali che vanno dal rafforzamento del ruolo delle tre comunità ex-tirolesi all’interno dell’Euregio

al potenziamento del trasporto pubblico sull’asse Colle Santa Lucia-Corvara con lo scopo di favorire la mobilità dei numerosi studenti che frequentano le scuole superiori o l’università nella Regione Trentino Alto Adige. Si è proposto ad Alfreider anche di attivare una più stretta collaborazione con l’intendenza Scolastica Ladina di Bolzano al fine di poter continuare a garantire l’insegnamento del ladino e del tedesco nelle nostre scuole. Infine, non poteva mancare il confronto sul Referendum Costituzionale tramite il quale, nel 2007, la stragrande maggioranza della popolazione dei tre comuni ladini ex tirolesi ha chiesto di

essere riaggregata amministrativamente alla Regione Trentino Alto Adige, da cui le tre comunità sono state distaccate nel 1923 a causa di un decreto fascista. È emerso che la questione è tutt’altro che dimenticata e che la popolazione continua a chiedere con forza alle istituzioni di tenere monitorato l’iter che a Roma sembra essersi insabbiato. L’Assessore Alfreider ha infine ringraziato per l’accoglienza riservatagli ed ha assicurato il suo sostegno per tutte le progettualità che rafforzino il legame storico, identitario e culturale con i ladini sudtirolesi e che favoriscano lo scambio, la mobilità e le relazioni fra le realtà contermini.

Al “Istitut Cesa de Jan” un contributo di 80 mila euro dalla Regione T.A.A.

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a Regione Trentino – Südtirol sostiene con un contributo di 80 mila euro l'attività dell'Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan di Colle S. Lucia. La specifica delibera, approvata nelle scorse settimane dal consiglio regionale, riunitosi in videoconferenza, è stata presentata dall’assessore Giorgio Leonardi, competente per le minoranze linguistiche, integrazione europea e Giudici di Pace e si basa sulla legge 3/2018 “Norme in materia di tutela e promozione delle minoranze linguistiche cimbra, mochena e ladina della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol”. La delibera è stata presentata con il sostegno dell'assessore Manfred Vallazza il quale sottolinea che "il contributo assicurato dalla Regione consente all'Istituto Cesa de Jan di portare avanti un'attività importante per la conservazione e la promozione della lingua e cultura ladina". La legge, in particolare, promuove la collaborazione transfrontaliera e interregionale, nonché quella intercomunale, inclusi i Comuni con i quali condivide legami storici e linguistici, come ad esempio, i Comuni di Cortina d’Ampezzo-Anpezo, Livinallongo del Col di Lana-Fodom e Colle Santa Lucia-Col; sostiene, anche con la propria adesione, organismi, associazioni e istituti che si occupano di tematiche connesse alla tutela

e la promozione dei gruppi linguistici e delle lingue minoritarie. L’Istituto Culturale Ladino “Cesa de Jan” opera nel settore della cultura ed in particolare nella promozione, tutela e valorizzazione dell’identità culturale e linguistica ladina della popolazione dei territori comunali di Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana rientranti nell’ambito territoriale della Regione Veneto e parte dell’area storica brissino-tirolese della minoranza linguistica dei Ladini delle Dolomiti. Svolge, in particolare, compiti quali lo studio a livello scientifico della lingua, della storia e della cultura dei ladini delle Dolomiti, l’incentivazione dell’uso della lingua ladina scritta e parlata anche in collaborazione con amministrazioni pubbliche e scuole. È impegnato inoltre nella conservazione e tutela della cultura ladina e il potenziamento di tutte le misure volte alla promozione e allo sviluppo della lingua ladina scritta e parlata attraverso i mass-media, la diffusione di pubblicazioni, scritti e ricerche, la raccolta e il riordino attraverso strutture museali di materiali attinenti alla storia, all’economia, alla lingua ai costumi e usi della gente ladina, la promozione di eventi pubblici di interesse turistico-culturale e storico-culturale. (SoLo)


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dal mondo delle associazioni Gruppo Alpini

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l periodo di “lockdown”, ossia il confinamento forzato imposto dalle autorità a decorrere da metà marzo, per ridurre il contagio dalla pandemia di Coronavirus, ha inevitabilmente influito sull’attività del gruppo alpini Col di Lana. Numerose sono infatti le manifestazioni che il gruppo normalmente organizza e le iniziative a cui il gruppo di solito partecipa, che non si sono potute svolgere. L’annuale adunata nazionale, prevista per metà maggio e che si doveva tenere a Rimini, è stata annullata e spostata a maggio 2021. Stesso dicasi per il raduno triveneto previsto ad Asiago che è stato rinviato al 2021. Altre manifestazioni, quali il raduno della Sezione di Belluno del Col Visentin sono state annullate mentre il raduno nazionale al rifugio Contrin (Val di Fassa), previsto per il 30 giugno, è momentaneamente sospeso con data da destinarsi. L’annuale salita a Cima Lana assieme ai Militari della Caserma dei Kaiserjager di Lienz del 17 aprile, data in cui ricorre l’anniversario dello scoppio della mina del Col di Lana è stata annullata, così come la trasferta in terra austriaca per la cerimonia del Jagerbattailon 24 di Lienz. Speriamo che questo periodo possa presto terminare

Cerimonia al Rifugio Contrin del 2019 - foto di repertorio.

e che dia la forza per poter riavviare tutte le iniziative ancora con più slancio. Luca

Se tourna a cianté e a soné

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ánda e cori scomencia ndavò le prove ntel respet de le nuove regole. Ma resta difizile mëte a jì conzerc. Davò plu de trei meisc dalonc un dal auter, senza podei se nconté e se biné per le prove, le associazion mujicai le scomencia pián pián ndavò l’ativité. Ntánt i ciántarins e sonadous i tournarà a soné e cianté auna demè per le prove. Per fè mujica, se sà, le prove deberiada i é n esercizio fondamental se se vol mantignì e afiné l “feeling” nánter i desvalis strumenc e le desvalive ousc. Ntánt l lockdown duc à zerto bù gran temp per se prové da soi i toc e le pert de componimenc. Ma trei meisc senza avei la poscibilité de mëte auna le ousc e i strumenc i é troc per podei demè pié ite come se nia fossa sté. Ence per i musicisc´ plu talentuosc. Plu difizile pensé, per ades, a chelche conzert o manifestazion. Massa strente e difizili da apliché le norme ntra distanziament e azes per l publich. Le “linee guida” pervedude ntel Dpcm del 11 de jugn le perveiga plu o mánco i medemi adempimenc da mossei osservé, siebelo per le prove che per n’ejibizion. I sonadous i mossa jì sul palco, o ntel self de le prove, co la mascra su la bocia e mantignì la distánza un dal auter de almánco

Ai 20 de jugn La Banda da Fodom l’à tourné a se biné per l prum viade davò l "lockdown", defora e a organich smendré, per podei respeté le regole anticovid.

n metro. Per chi che sona strumenc a fle chësta la aumenta a 1,5 metri. Per i otons se mossa pervedei na copa ulà desciarié la condensa del strument con ite n licuido dijinfetánt. Per i cori, i ciántarins i mossa sté dalonc almánco n metro un dal auter e a 2 metri da chël dedavánt. Distánza chësta ultima che mossa tignì ence l diretor da la pruma fila dei ciántarins che l à dedavánt. Pervedù ence n modul da scrive ju e da tignì per almánco 14 dis con duc i inom de chi che à tout pert a le prove. Se no se pò seguré chëste distánze, toca pervedei pareis de plexiglas o auter material per despartì la jent.

Coche se pò capì, apliché chëste regole vol dì mossei avei a dispojizion luosc e self trop trop plu gragn de chi che cori e bánde à a dispojizion per le prove. Ma ence per n conzert, che resta limité al mascimo a 200 persone se l é daite con distánziamenc de n metro ntra i spetadous e posc´ signei davántfora. Coscita le associazion fodome i à prové de se adegué e se organisé per podei ndavò pié via. E la formula plu adotada l é sté chëla de scomencé a pichi grop, per ousc o per sezion de strumenc. La Bánda da Fodom l’à fat sua pruma prova, defora, nte la plaza dai jousc davánt al

Self del Taulac a La Plié. Massa pico l nuof self nte la ex palestra da La Plié per podei mantignì le distánze ntra i cuaji 50 componenc duc auna. “La mujica l’é dintourn a nos, no toca fè auter che la scouté” i à scrit sul grop facebook per anunzié l event, auna a nen bel video. L medemo criter l é sté adoté dal Coro Fodom che con vender 26 de jugn l à scomencé ndavò le prove. Ence per l grop nsigné via dal maestro Lorenzo Vallazza l self de le prove l é massa pico per podei respeté le nuove regole. Coscita i ciántarins i à scomencé ndavò a se biné de puoc al viade, una o doi ousc a la setemana. L Coro de le Ële Col de Lana, nsegné via da Anna Devich, l à pensé nveze per ntánt de tramudé le prove ntel self del Taulac, ulache l é lerch assè per podei fè prové dute auna le ciantarine. L Coro de Gliejia S.Iaco, da cánche la jent l’a´ podù tourné a Mëssa, l à scomencé ndavò a acompagné le funzion con organich smendré per respeté l distánziament sun cantoria. A pichi varesc spo se prova de tourné a la normalité. Ntánt che se speta e se spera che l virus vade ndrio deldut e che pián pián le regole le devente tres mánco strente e se pobe al plu prëst tourné a cianté e soné un dinongia l auter e souradut co la jent dedavánt. (SoLo)


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«Le nuove del Pais»

ATTUALITà - SuzEde nta fodom

Un ascensore per il Municipio Abbattimento delle barriere architettoniche in Municipio: c'è il progetto per l'ascensore e si pensa alla ristrutturazione del primo piano.

D

ella ristrutturazione della sede comunale a Pieve di Livinallongo si parla ormai da anni. Un intervento quanto mai necessario, ma sempre procrastinato dalle varie amministrazioni, consce del consistente impegno finanziario che comporterebbe mettere mano allo storico edificio, situato in fianco alla chiesa nel centro del capoluogo. Risorse che il Comune aveva annunciato di avere, almeno in parte, reperito nel lontano 2008, quando l'allora amministrazione Pezzei aveva incassato ben 1 milione di euro grazie ad una, discussa, perequazione a Precumon, con la quale aveva concesso un cambio di destinazione d'uso di una zona alberghiera, destinata alla costruzione di un albergo da 2.500 metri cubi a zona residenziale, sulla quale poteva sorgere un con-

In progetto un ascensore per eliminare le barriere architettoniche nella “Cesa de Comun”.

dominio da 16 appartamenti. Quei soldi, vincolati alla ristrutturazione della “Cesa de Comun”, sono rimasti sempre in cassa. Ma non inutilizzati. Anzi. Negli anni sono diventati la “musina” con la quale anticipare i pagamenti dei progetti del Fondo Comuni di Confine. Pagamenti che tardano sistematicamente ad arrivare da Trento, dove si gestiscono i fi-

nanziamenti. Per un periodo si era parlato anche di trasferire tutti gli uffici nell'ex Hotel Dolomiti. Opzione anche questa sfumata dopo la decisione di adibire lo storico edificio a centro culturale. Negli anni scorsi l'amministrazione Grones ha intaccato il gruzzoletto per finanziare qualche progetto, tra questi uno per la videosorveglianza sulle strade, poi abbandonato

per confluire in uno più ampio a livello provinciale cofinanziato dal Consorzio Bim, tanto che attualmente si sarebbe ridotto a poco più di 700 mila euro. Tanti ma comunque pochi per mettere mano in toto all'edificio. Così l'esecutivo sta pensando ad interventi parziali, per cercare di renderlo funzionale. Il primo step quello dell'abbattimento delle barriere architettoniche, con la realizzazione di un ascensore. Il progetto di fattibilità prevede un costo di 128 mila euro. Di questi 50 mila con soldi comunali. I restanti 79 mila il Comune spera di reperirli da un contributo regionale grazie ad un bando approvato il 14 febbraio 2020 proprio per interventi sull'abbattimento delle barriere architettoniche. Per ora l'amministrazione non ha impegnato formalmente nessuna cifra, in attesa della risposta che arriverà da Venezia. Intanto si pensa anche alla ristrutturazione del primo piano, come ha annunciato nel corso dell'ultimo consiglio comunale il sindaco Grones. (SoLo)

Nuovi posti letto accreditati: calano le rette a Villa S. Giuseppe

B

uone notizie per gli ospiti della casa di riposo Villa S. Giuseppe. In accordo con il CDA della Asp Fodom Servizi, che gestisce la struttura, l'amministrazione comunale ha deciso infatti di ridurre di 1 euro al giorno sia la retta alberghiera sia quella per il servizio a tariffa dell’accoglimento diurno. Un'operazione che è stata resa possibile dopo l'accreditamento di altri 16 posti nell'ala della struttura appena ampliata, che garantiranno maggiori entrate finanziarie. «Una rimodulazione – precisa l'amministrazione comunale – che permette di dare un concreto segnale a vantaggio degli utenti garantendo nel contempo l'elevato livello delle prestazioni offerte. Queste le nuove tariffe mensili approvate: retta alberghiera 44,79 €, integrazione quota sanitaria per utenti non autosufficienti senza impegnativa 14 €. Maggiorazioni: camera singola 6 €/giorno, camera con balcone 0,70 €/giorno, camera singola con balcone 6,70 €/giorno, servizio biancheria 0,70 €/giorno. Servizi a tariffa: accoglimento diurno (colazione, pranzo e cena) 34,10 €/giorno, accoglimento diurno (colazione e pranzo) 27,10 €/giorno, servizio infermieristico 4,5 €/giorno, fornitura pasti 7,70 €/pasto, trasporto

al diurno 0,60 €/km. Confermato anche l'aiuto da parte del Comune con l'integrazione alla retta di 1,25 €/giorno per le persone residenti nel Comune di Livinallongo da almeno 10 anni, con esclusione di quelle per le quali rimane obbligato il Comune di provenienza come domicilio di soccorso e per le persone originarie nate nel Comune di Livinallongo o residenti al momento della nascita nel Comune stesso. È partita intanto la campagna per la sensibilizzare la destinazione del 5 per mille, che l'amministrazione destina ogni anno interamente proprio a Villa S. Giuseppe. Quest'anno, in piena emergenza Covid, il sindaco Leandro Grones ha comunicato che quanto raccolto dalla firma sulla dichiarazione dei redditi sarà destinato all'acquisto di sistemi di sanificazione da posizionare all'ingresso delle stanze degli ospiti. “Una forma di prevenzione fondamentale che accrescerà la sicurezza e che sicuramente contribuirà a mantenere in buona salute i Nostri Anziani. La solidarietà in un gesto, una firma che non costa nulla ma importantissima per la nostra azienda” - conclude Grones. Nel 2018 il Comune ha incassato dal 5 x mille 2850 €. (SoLo)


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«Le nuove del Pais»

L

a storia infinta del parcheggio in località Val del Hotel continua. Dopo due anni dallo stop, causato dal ritrovamento di un ordigno durante l’inizio degli scavi, è ora emerso un grave errore di progettazione. Così com’era stato concepito, il parcheggio non sarebbe potuto stare in piedi. Il primo progetto viene avviato nel 2003, grazie anche a un contributo regionale per lo studio preliminare. Il costo preventivato è di 700mila euro per la realizzazione di 75 posti auto. Tutto rimane in sospeso per qualche anno. Si tratta di una somma considerevole per un comune piccolo come quello di Livinallongo, anche se il capoluogo ha un grande bisogno di posti auto in più. Il primo progetto viene bocciato dai geologi a causa delle caratteristiche del terreno interessato, non idonee alla fabbricazione. Nel frattempo, vengono istituiti i “Fondi Odi”, che diventeranno poi “Fondo Comuni Confinanti”. Nel 2011, viene presentato e approvato un secondo progetto, che coinvolge vari interventi in alcuni comuni dell’Agordino. Per gestirli tutti viene nominato Rocca Pietore quale comune Capofila. Ai primi di luglio del 2017 viene avviato il cantiere che, tuttavia, è chiuso rapidamente: dopo pochi giorni dall’inizio degli scavi, la ruspa s’imbatte infatti in una bomba della Prima Guerra. Ciò dà origine ad una lunga trafila burocratica, con l’obiettivo di bonificare la zona – tra perizie, progetti e carotaggi per oltre due chilometri – per avere la certezza di non trovare altro materiale esplosivo sotterraneo. Allorché anche questo imprevisto sembra risolto, si individua un problema nella progettazione dell’opera. “Il progetto – spiega il sindaco – è andato avanti di pari passo con la perizia geologica. Questa prevedeva che prima di dare inizio ai lavori si sarebbero dovute fare delle analisi geognostiche per capire con che tipo di terreno si avesse a che fare. Il progetto avrebbe dunque dovuto prevedere lo scenario peggiore, quello di trovarsi a dover gestire la peggior tipologia di terreno possibile. Così non è stato fatto. La struttura, così com’era stata progettata, non sarebbe stata in piedi”. Per poter continuare il lavoro sarà necessario effettuare una variante e prevedere altri micropali, per una somma di 180mila euro. Soldi che il Comune ha già stanziato dall’avanzo di am-

Lavori pubblici Progetto senza fine: altri 600mila euro per terminare il parcheggio in località Val del Hotel ministrazione del 2019. Questo non basterà però a completare i lavori; si tratterà soltanto di un passaggio per formalizzare il progetto da parte del Comune di Rocca Pietore. Il resto dell’intervento verrà gestito con un progetto comunale. Una trafila burocratica, obbligata dalla gestione del Fondo Comuni Confinanti. “Con i 180mila euro – spiega Grones – termineremo il parcheggio “alla meno peggio”,

solo per fare in modo che questo possa essere collaudato e si riesca così a concludere l’iter progettuale. Il risultato sarà un parcheggio “brutto” e noi non vogliamo di certo avere una tale struttura alle porte del paese. Per questo il secondo step, gestito direttamente dal Comune, servirà per realizzare tutti gli interventi di completamento – dalle porte, alle ringhiere, all’illuminazione – e, infine, permetterà anche

di aggiungere qualche ulteriore posto auto rispetto a quelli previsti”. Un lavoro extra, che costerà al Comune dai 4 ai 500mila euro in più e che l’amministrazione prevede di finanziare con un’annualità di 500mila euro del Fondo Comuni Confinanti; ciò porterà il costo totale dell’intervento dal milione e 300mila euro – precedentemente previsto – a quasi 2milioni di euro. Ls

Viabilità Intervento da 250 mila euro sulla strada di Palla – Agai

P

roseguono, dopo lo stop invernale, i lavori di Vaia, è stato “finito” dalla neve bagnata e pesanconsolidamento di un tratto della strada di Pal- te arrivata a novembre. Gli ultimi alberi ancora in la – Agai, poco prima dell’incrocio con la strada piedi erano stati rovesciati in strada e, in alcuni per Plán da la Lasta. Il cantiere era stato aperto punti, si era verificato anche un leggero cedimento nell’autunno scorso, ma anche immediatamente del terreno, tanto da rendere il percorso nuovamenchiuso a causa delle repentine nevicate di novem- te inagibile, in particolare nel tratto tra il Bosch del bre. Il lavoro era stato concepito come “pronto in- Impero e i Ripari. Una vera disgrazia, considerata tervento” per rimediare al continuo smottamento la recente sistemazione grazie a un intervento da del tratto stradale, che andava via via peggiorando. 190mila euro, finanziati con un contributo europeo Ogni volta che si presentava un del Programma di Sviluppo nuovo cedimento lo si riempiRurale 2014 – 2020 per le strava con dell’asfalto, finché non de forestali. La manodopera reè più stato possibile procrastigionale ha fatto un buon lavoro nare ulteriormente l’intervento. nel tagliare e impilare tronchi, “Basta osservare lo strato di pulire rami e stanghe attorno asfalto che si è accumulato nealla strada. “Non appena verrà gli anni; – commenta il Sindaco concluso l’intervento a Palla – Leandro Grones – assomiglia a spiega il Sindaco – gli operai di quello formatosi sulla strada di De Prà termineranno il lavoro Costes da l’Ega a Corvara. e sistemeranno la strada cominPer fare la scarpata – spiega ciando dai Ripari verso il bas– si è deciso di utilizzare il siso. Un poco più sotto al Bosch stema delle terre armate invece del Impero verrà anche sistedi quello dei sassi a scogliera. I lavori sulla strada di Palla-Agai. mato un piccolo smottamento, Questo, più che altro, per una dove la scarpata è franata. questione di sicurezza: più in basso, nella valle, passa la SR48 delle Dolomiti e il Danni per la neve di novembre: firmato il decrepericolo che uno di quei grossi massi potesse roto- to per i comuni alluvionati lare giù era reale”. Per un tratto di circa una quarantina di metri È stato pubblicato il decreto governativo riguarè stata scavata la scarpata nella parte sottostante, dante i comuni alluvionati colpiti dal maltempo tanto che attualmente la larghezza della carreg- nel novembre del 2019. Per intenderci, quello che giata è limitata esattamente a quella di un’auto. a Venezia aveva portato l’acqua alta ad un livello Con l’occasione, verranno anche incanalate le ac- record. In quel frangente anche Fodom aveva subique del vicino ruscello – da dove parte la strada per to notevoli danni e per questo il Comune è stato inPlán da la Lasta – e spostate circa 70 – 80 metri più serito tra quelli alluvionati. La neve pesante aveva a valle, in modo da evitare che si facciano strada rovesciato molte piante e, in alcuni luoghi, causato sotto il terreno, creando ulteriore pericolo. L’inter- frane. I danni più significativi erano stati registrati vento è stato finanziato con 250mila euro prove- nella zona tra Lasta e Contrin e da Arabba in su. nienti dai contributi deliberati per la tempesta Vaia “In questa zona saranno stati abbattuti dagli 800 ai e gestiti dal Comune. I lavori sono stati appaltati 900 metri cubi di legname, che vanno a sommarsi alla ditta De Pra. a quelli già sradicati da Vaia. Si è aperto inoltre anche qualche nuovo fronte vaDi nuovo aperta la strada per il Col di Lana langhivo. Per fortuna, niente di preoccupante, si tratta di slavine “da scivolamento”, come si dice in Nel corso della primavera i Servizi Forestali Re- termini tecnici. In ogni caso, noi lo abbiamo segnagionali sono intervenuti per liberare dalle piante lato tempestivamente agli organi competenti, con ribaltate la strada che da Palla porta al Plán da la la speranza di ottenere qualche finanziamento che Lasta e ai Ciadiniei. Ciò che non aveva distrutto ci consenta di attuare qualche intervento”.


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«Le nuove del Pais»

Albero cade sulla strada per Davedino: Il sindaco: “Prioritari i lavori per i paramassi” Albero schiantato da Vaia piomba sulla strada comunale per Davedino

I

l sindaco Leandro Grones lancia l'allarme sull'urgenza di avviare i lavori di messa in sicurezza delle strade: “Più rischi e pericoli per la caduta di sassi e piante che delle valanghe. Servono subito i paramassi.” Agli inizi di maggio una grossa pianta, lunga almeno una ventina di metri, è piombata sopra la strada comunale che porta alla frazione di Davedino, una delle più disagiate ed isolate del Comune di Livinallongo. Ad accorgersi dell'accaduto una pattuglia della locale stazione dei carabinieri di Arabba di passaggio per un controllo di routine del territorio. L'albero, già abbattuto durante la tempesta Vaia, è scivolato lungo il ripido versante soprastante forse a causa del vento che aveva soffiato per gran parte dei giorni precedenti, o forse perché non più trattenuto dal terreno a causa del disgelo. Solo la fortuna e le poche macchine in transito per Davedino, dove ormai vivono solo due abitanti, hanno scongiurato una possibile tragedia. Sul posto è prontamente intervenuta una squadra dei vigili del fuoco volontari di Livinallongo che ha provveduto a tagliare la pianta, a liberare e mettere in sicurezza la carreggiata. Un episodio che richiama nuovamente a puntare l'attenzione sul pericolo rappresentato dalle grandi quantità di alberi abbattuti dalla tempesta Vaia che da un anno e mezzo incombono su chilometri e chilometri della viabilità nelle zone più colpite dalla calamità della fine di ottobre del 2018. Un pericolo più volte segnalato sia dalle autorità locali che dai cittadini, che chiedono interventi urgenti

L’albero caduto sulla strada di Davedino.

per la messa in sicurezza del territorio. “Tutti si sono concentrati sul problema delle valanghe. Ma il vero pericolo sono la caduta sassi e delle stesse piante. Il rischio delle valanghe si può verificare per qualche giorno nei mesi invernali, ma il resto dell'anno ad incombere sulla

sicurezza di automobilisti e gente di passaggio sono i sassi” – lancia per l'ennesima volta l'allarme il sindaco Leandro Grones. “Come Comune già da qualche tempo, insieme ad Arpav, Veneto Strade e tutti gli altri enti commissariali per i lavori di ripristino da Vaia, ci siamo messi al lavoro con il supporto di un tecnico per ricalibrare gli interventi in questo senso. Sopra gli abitati va bene prevedere i paravalanghe, ma sopra le strade la priorità sono i paramassi”. (SoLo)

Iniziative d’altri tempi! I

n quei lunghi giorni di quarantena, non sapendo cosa ci avrebbe riservato il futuro, e avendo molto tempo per pensare, mi è venuta in mente un idea. Parlando con le persone anziane di Brenta, sono usciti dei ricordi di parecchi anni fa, in particolare, legati all’ agricoltura a Fodom. Quelli che

oggi sono prati da falciare, una volta, erano campi adibiti alla semina della segale, dell’orzo e delle patate. Quindi, a poco a poco, la mia idea ha preso corpo e dopo aver trovato il posto adatto e soprattutto gli attrezzi (aratro, trattore con il verricello, zappe e rastrelli) ho deciso di tentare questa piccola impresa

un po’ ardua, visto che quel pezzetto di terra, nei pressi della “levina de Livinadac”, era da molti decenni non più coltivato. Così, in poco più di due giorni e con qualche aiutante, il campo era pronto ed ora, dopo la semina, aspetteremo ottobre per vedere i frutti che ci darà! Alois


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«Le nuove del Pais»

Bacagn da Fodom

E

cco, ci risiamo! Ci troviamo davanti ad una stagione non poco faticosa: i prati da falciare, tenere pulita la nostra valle, sia a casa che in montagna… tempo permettendo. Il nostro Grazie lo diciamo ai nostri “Bacagn da Fodom”. Al sorgere dell’aurora stanno già lavorando, è un lavoro che non conosce tramonto, sia d’estate che d’inverno. Quanti sacrifici! Come diceva la nostra poetessa Pierina de Ján “Signour dáideme con sto di a l passé con Ti!”. Speriamo e auguriamo un tempo favorevole, un bel sole, che vale più di tutto. Certo siamo nelle mani di Dio e quelle sono mani sicure!

CORONAVIRUS - merz 2020

N

te sto chiet senza degugn sciusciuri i disc che n “quarantena” mosson se n sté se volon paré l virus per l isté. Sarei daite a cialé defora l é proprio na gran desolazion l paisc l é vuot, no l é plu deguna comunicazion! Ence i sciori, co i à sentù, se n é tost sciampei e bel mprescia son duc sarei. I lifc,´ le piste, i alberghi, l é dut saré su n tel spavent no n on pa mei vedù. Fin nnier duc laoráva e duc corëva degugn ava temp de se fermé e ades sarei daite, mosson se n sté. N pico virus co la corona sul ce, l é rué da la Cina a volei ne comané. Nos che sonva usei a core come treni duc i dis da domán fin da sëra, finche sonva sfinis, no badonva plu a le feste comanade Pasca e Nadel, i eva cuaji desmentiade. Ence nosta Tiera la n'à fat capì da trop temp che coscì la no va, l é massa encuinament.

Offerte OFFERTE PER LE CHIESE DI PIEVE In memoria di Foppa Regina Maria, N. C., Giovanni Vallazza e Biancamaria, Gabrielli Beatrice e Bruno, Davide e Rita. OFFERTE PER LE CHIESE DI ARABBA Fam. Dander Marilena, per la chiesa di Renaz in memoria di Lezuo Enrico. PER IL BOLLETTINO Detomaso Paolino, Crepaz Giuseppe, Crepaz Alfreider Antonietta, Soppelsa Moè Ivana, Ruffato Vilma, Dagai Graziosa, Lezuo Federico, Demarch Angelica, Gasparini Annamaria, Pallua Remigio, Demarch Tschaffert Bruna Noemi, Dagai Gabrielli Ernesta, Gliera Alberto, Coreggioli Lasta Gabriella, Forestan Ruggero, Del Negro – Vallazza, Senoner Crepaz Annalisa, Gabrielli Giuseppe, Gabrielli Virginia, Agostini Sandra, Irsara Lucia, Dorigo Florinda, Pini Pallavicino, Colleselli Eugenio, fam. Dander Marilena, Dagai Angelo, Bruno Crepaz, Da Tos M. Assunta, Nicolodi Carlo, Foppa Roberto, Delfauro Aldo, Crepaz Rosa, Fontanella Cesarina, Pallabazzer Floriano, Crepaz Silvana, Delunardo Ivo, Foppa Paolo, De Cassan Silvio, Furgler Elsa, Tartaglia Beatrice Somma, Davare Giuliana, Della Putta Giuliano, Bacher Maria Luise, N.C., Sorarui Renato, Livia Crepaz, Bonifacio Renato e Crepaz Annamaria, Troi Rosanna, Annamaria Crepaz, Eraih Fernanda, Dorigo Rosalia, De Toffol Silvio, Bonifacio Renato e Crepaz Annamaria, Denicolò Rosa, Frena Barbana Genoveffa, Colleselli Riccardo, Crepaz Iolanda, Girardi Elsa, Costa Olga, Dellavedova Elvira, Palla Maria Annunziata, Colcuc Cesare, Pallua Armando, Pittino Luigi, Riccardo Pallabazzer, Fant Giuseppe, Callegari Maria Teresa, Palla Giuseppe, Delunardo Renato, Nicolai Valli, Delu-

nardo Fiorenzo, Dellavedova Maddalena, Francesco Avoscan, Bellenzier Giovanni, Crepaz Olivo, Devich Sergio, Davide e Rita, Demattia Enrico e M. Concetta, Finazzer Bruno, Davare Giuliana, Costa Marina, Schweigkofler Antonio, Costantin Arcangelo, Baldissera Giacomina, Gabrielli Camillo, Quellacasa Irene, Vallazza Giuseppe Marin, Zanella Cristina, Federa Maria, De Rigo Giovanni, Roilo Flavia, Vallazza Guglielmo, Sief Romana, Quellacasa Gilgen Maria, Lucia Irsara, Dariz Leonardo, Delazzer Giusy, Vittur Rosetta e Maria, Delmonego Loredana, Bellenzier Annalisa, Mura Invino, Dagai Rolando, Fraccaro Gianna e Loretta, Palla Ezio, Dina Soratroi Battistello, Roilo Maria Pia, Testor Zita, Tavella Guido, Demattia Walter, Crepaz Edoardo. Vallazza Antonio, Sotera Nadia, Barbana Fiorenza, Sief Paolina, Chenet Silvana, costa Maria, De Maldè Franco, Maria Luisa Delfauro, Daberto Rolando, Sief Fiorenzo, Renata Costantini, Pezzei Pollicino Margherita, Crepaz Rita, Forestan Ruggero, Dorigo Vito, Guido Bortolot, Favaretto Ennio, Clementina Pezzei, Valt Simonetta, Foppa Bruno, Foppa Daniela, Frena Paolo, Morellato Evelino, De Grandi Elio, Crepaz Francesca Cecilia, Chizzali Gotsch, Crepaz Arturo, Im… Giovanni, Dorigo Olga, Splendore Patrizia, Laura Caterina Palla, Chiarini Agnese, Lorenz Giuliana, Testor Vanda, Sorarui Osvaldo, Berrera Assunta, Soia Stefano, Codalonga Assunta, Dalvit Paolo, Crepaz Rosanna, Crepaz Bruno, Sabrina Pezzei, Grandesso Marcello, Gasparini Anna Maria, Giovannina Testor, Rosa De Vallier Chenet, Delazer Elsa Maria, Agostini Maurizio, Bacher Maria Luise, Masarei Cherubina, Antonello Lino, Robazza Teresa, Giacomo Gabrielli, De Cassan Cassiano, Lezuo Forte Eleonora, Morandi Giampiero.

On desplanté bosc´ e prei on encuiné l'aria, ence le ieghe de nosta brenta no i é plu bone e no dijon dei pësc ntei mer che i à la plastica ntel stome! La Tiera l'à dit basta! L cont da paié, l é rué trop salé. Ence nost Signour da pert onso lascé? Ades l é rué l temp che on da ie pensé volëvelo sto virus a ne fermé a medité? Sto pico “microrganismo” che no se l veiga a ogle l à metù dut l mondo n jenogle. Ma nte cesadafuoch, ntánt, son deventade dute brave a fè pán e foiadine come nviade, cajunciei, balote e tircle e rizete desmentiade. E po se recordon de chël che ne dijëva nuosc vegli “tignì pa su dut, no sté a buté via nia, pò vignì dut bon e servì co l é ciarestia”. E coscita nte sto temp l on aprezé ntánt l é rué ence l'aisciuda coi suoi biei dis a ne fè n cin ben e la ne nsegna che davò l ruo tourna l saren. Se auguron che co l é fenì sto temp no l desmentionbe ence che l é sté cruent. Dessegur velch l n'à nsigné a aprezé l valour de la liberté. Sté duc plu auna, se cordé, se daidé fora se volei plu ben e podei festegé la fin de sta malora. Per ultimo n pensier a duc chi che s'à malé, al personal dut dei ospedei e n gran encherscedum per chi che n'à lascé. MA.GO.


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«Le nuove del Pais»

comunità in cammino Defunti

Nati

Caretta Isabel (Val Badia - Pieve) di Alberto e Castagnetti Eva, nata a Brunico il 10.04.2020.

Battisti Iris (Siusi – BZ), nata a Fondo (TN) il 12.10.1926 e deceduta a Castelrotto il 19.01.2020. Vedova di Rossi Emilio “Giaiol”, madre di 4 figli.

Cortesi Flaminio (Nembro - BG), nato a Bergamo il 23.04.1927 e deceduto a Nembro il 22.01.2020. Vedovo di Rossi Maria “Giaiola”.

Mastella Alberto (San Vito al Tagliamento – PN), nato a San Bonifacio (VR) il 05.07.1956 e deceduto a San Vito al Tagliamento (PN) il 09.04.2020. Coniugato con Roncat Maddalena, padre di 1 figlia.

Delfauro Maria Maddalena (Varda), nata ad Andraz il 30.10.1928 e deceduta a Sorarù-VSG il 16.04.2020. Vedova di Delmonego Sigifrido, madre di 11 figli.

Detomaso Paolo “Pech” (Alfauro), nato ad Alfauro il 30.08.1934 e deceduto ad Alfauro il 21.04.2020. Coniugato con Costa Emma, padre di 4 figli.

Palla Maria Caterina “Nina de Fráncia” (Andraz), nata a Franza il 21.11.1928 e deceduta a Sorarù-VSG il 22.04.2020. Vedova di Demattia Guido, madre di 4 figli.

Crepaz Maria Chiara “Clara” (Cherz), nata a Cherz il 21.02.1923 e deceduta a Sorarù-VSG il 24.04.2020. Vedova di Crepaz Rodolfo, madre di 4 figli.

Deiaco Angela (Bolzano – La Valle/Wengen – Pieve), nata a San Martino in Badia (BZ) il 30.05.1929 e deceduta a Bolzano il 15.05.2020. Coniugata con Daberto Rolando, madre di 2 figlie.

De Gol Edoardo “Dodo” (Belluno – Sottocrepa), nato a Livinallongo il 05.12.1947 e deceduto a Belluno il 18.05.2020. Coniugato con Franca, padre di 1 figlio.

Roilo Enrico (Fortezza - BZ / Salesei di Sopra), nato a Salesei il 26.08.1942 e deceduto a Fortezza il 09.06.2020. Coniugato con Pellegrini Maria Lucia, padre di 3 figli.

Palla Maria (Svizzera), nata a Franza il 25.03.1928 e deceduta a Berna il 12.06.2020. Vedova di Gerardo Steen, madre di un figlio.

Crepaz Federico (Le Roe) di David e Crepaz Miriam, nato a Brunico il 20.06.2020.

Doppietta di 100 e lode

Anche Simone, come la sorella Marianna 7 anni prima, ha concluso il suo percorso scolastico portando a casa un bel 100 e lode. Congratulazioni da parte dei genitori, che augurano ad entrambi un buon proseguimento nel mondo del lavoro.

BATTESIMO

Soratroi Sara (Salesei di Sotto) di Sandro e Sottil Sabrina, nata a Belluno il 14.09.2019 e battezzata a Pieve il 21.06.2020.


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