Anno LV • N. 1 - Gennaio 2020
Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I
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ALMENO COME I PASTORI I pastori se ne tornarono... lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. (Lc 2,20)
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no dei temi più difficili da affrontare e da discutere, per noi giovani, è quello dell’ascolto. Nella lettura del Vangelo abbiamo trovato un aiuto incontrando il modo di ascoltare di alcune persone, più precisamente, di alcuni pastori in una notte di 2000 anni fa. Questi uomini hanno ascoltato con fiducia, lasciando ciò che avevano, senza farsi troppe domande e soprattutto dando credito alla parola di un angelo, di un messaggero: una cosa che non è proprio da tutti! Nonostante i pastori abbiano provato paura in quel momento non sono scappati via, ma sono rimasti: lo hanno ascoltato pur senza sapere chi fosse o se li stesse prendendo in giro. A noi può sembrare una cosa irreale ascoltare in un modo così aperto e fiducioso eppure, per qualche strana ragione, loro lo hanno fatto: sono partiti senza avere prove concrete, senza sapere che cosa aspettarsi, si sono fidati di qualcosa che ancora non aveva-
no chiaro. E non possiamo fare a meno di chiederci: “perché?”. Insomma, ora come ora, non vai a dare retta al primo che passa! E se fosse stata solo una trappola per poi rubare le pecore? Nonostante la paura hanno rischiato e sono tornati entusiasti. Come mai hanno ascoltato in questo modo? Beh, probabilmente erano abituati ad un ascolto attento perché erano soliti avvertire se c’era un pericolo per le pecore; erano abituati ad avere lo sguardo fuori di loro, più che rivolto a sé. La cosa strana è che sono rimasti in silenzio mentre l’angelo parlava: non hanno replicato, non l’hanno travolto di domande, non hanno fatto un sacco di ragionamenti complicati, non hanno voluto avere l’ultima parola e non hanno voluto a tutti costi essere loro per primi ascoltati. Hanno ascoltato e basta! Certamente quelle dell’angelo non sono state parole qualsiasi… abituati a “sopravvivere” è arrivato da lui un invito a “vivere” davvero: un annuncio di gioia cha ha intercettato in loro un desiderio di vita diverso. Hanno seguito una “curiosità buona” che li ha portati a mettersi alla ricerca di qualcosa di promettente per la propria vita. La gioia non è che la programmi, arriva e basta quando meno te l’aspetti. Dopo
questo fatto i pastori non si sono arricchiti e nemmeno hanno fatto fortuna: hanno continuato a fare i pastori, ma con qualcosa di diverso dentro di loro. Ora ci sorge spontanea la domanda: come accoglieremmo noi un annuncio di questo tipo? A volte facciamo fatica ad accogliere e ascoltare Dio perché siamo presi da mille cose da fare e ci concentriamo su queste; a volte invece abbiamo paura di non farcela oppure ci scoraggiamo o temiamo il giudizio degli altri. Questo ostacola un po’ il nostro ascolto, ma quando vediamo che Dio si fida di noi, che gli altri credono in noi… ci rendiamo conto che basta solo fidarsi a nostra volta e questo è il vero ascolto. Quando ad esempio viviamo delle sofferenze (ci viene a mancare una persona cara o ci troviamo in situazioni difficili da sopportare) in qualche modo Dio ci dice di stare tranquilli e di fidarci di Lui. Forse a volte basta solo buttarsi un po’ nelle scelte importanti, che ci rendono felici e, come hanno fatto i pastori, in questo modo diventiamo più sicuri e coinvolgiamo anche altri in qualcosa di buono. Dobbiamo saper dare alle cose il peso che hanno e dare maggior importanza alle cose che ci rendono più felici. In fondo la felicità è raggiungere la virtù e la virtù, ci pare di capire, è anche saper ascoltare. Una virtù che si impara non solo ascoltando se stessi, ma anche gli altri. È quello che hanno fatto i pastori: dall’ascolto dell’angelo hanno fatto un’esperienza unica per la propria vita che non hanno potuto trattenere per loro, rendendo felici anche altri… per oltre 2000 anni! (Anna 15 anni; Benedetta 17 anni; Cristina 16 anni)
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«Le nuove del Pais»
Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com
Domenica 6 ottobre 2019 Cari parrocchiani, Papa Francesco, per il mese di ottobre del 2019 ha chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud di Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). Il titolo del messaggio che ha scritto è uguale al tema dell’Ottobre missionario: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Questo mandato missionario è un mandato che ci tocca da vicino perché: “io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione” dice Papa Francesco e questo è un invito che non esclude nessuno, anzi... è rivolto ad ogni uomo e donna, adulto o giovane, che chiamato a vivere la sua vita con amore. Infatti, il Papa sottolinea che: “chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. Come invita Papa Francesco, affidiamo la nostra personale e quotidiana missione assieme a quella di tutta la Chiesa, a Maria che, si è messa in movimento, ancor prima che Gesù nascesse. Ed è così che facciamo anche noi quando siamo solidali gli uni con gli altri, quando ci prendiamo cura di chi ha bisogno, quando regaliamo un sorriso, quando rendiamo felici le persone. Questo è portare il vangelo con la nostra vita. (sdv)
Domenica 13 ottobre 2019 Cari parrocchiani, per questo ottobre missionario straordinario una testimonianza dal Congo. (dd)
Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Sorelle Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo. R. D. Congo, 30 Luglio 2019 “Sono padre Flavio Pante, originario di Lamon – Missionario della Consolata in Congo Carissimi, vengo per dirvi grazie di cuore a nome dei miei Pigmei Bambuti per quanto avete fatto per loro con “Un pane per amor di Dio” durante la scorsa Quaresima. Quando si parla di R.D. Congo ormai tutti pensano a Ebola, insicurezza per gruppi armati, lotte tribali, diamanti, oro, coltan, che sanno di sangue. Sono purtroppo tutte realtà che non posso negare e che vivo in qualche modo in prima persona anch’io. Però questa non è tutta la realtà del Congo. Anche un cielo nuvoloso riserva pur sempre uno squarcio di sole che fa sperare il temporale finisca e ci sia un giorno migliore. Io vivo in foresta con i Pigmei e continuo a credere e sperare a questo giorno migliore in cui anche loro possano vivere da uomini figli di Dio, essere riconosciuti dagli altri come tali e possano progressivamente integrarsi con le altre tribù, visto che anche la foresta viene ormai rubata ai Pigmei, invasa dai cercatori d’oro e dai tagliatori d’alberi. È un momento per loro molto difficile. Questo loro mondo si scontra ora, giorno per giorno, con le realtà completamente diverse “della nostra civiltà”..., e ne escono perdenti. Il nostro sforzo è di accompagnare i pigmei adulti ad un’integrazione meno traumatica possibile, cercando di salvaguardare anche i loro valori e cercando di ri-
spondere allo stesso tempo alle emergenze in cui si trovano. Pensando poi al futuro, stiamo facendo uno sforzo grande perché i bambini pigmei possano andare a scuola. Fare in modo che la nuova generazione possa avere le basi per leggere, scrivere, saper contare, sapersi far valere e difendersi, senza vergognarsi o negare di essere Pigmei. Questa lunga panoramica per dirvi in cosa consiste la mia Missione e nello stesso tempo dirvi che quanto da voi donato sarà speso per la scuola dei bambini Pigmei. Continuate però anche a pregare per noi perché non ci perdiamo di coraggio e che quello squarcio di cielo diventi realtà d’un giorno migliore per i nostri Pigmei e per il Congo. Un saluto con grande riconoscenza a tutti.”
Domenica 20 ottobre 2019 Cari parrocchiani, per questo ottobre missionario straordinario una testimonianza dalla Patagonia. (dd) Neuquén, 25 Luglio 2019 “Sono Suor Dionella Faoro, originaria di Lamon – Missionaria in Patagonia (Argentina) Nessuno mi rubi la gioia di essere missionaria. Dopo trentacinque anni di missione in Ecuador, come Abramo, Dio mi chiede a 75 anni di “lasciare....” e di iniziare un nuovo viaggio come missionaria nella lontana Patagonia, a Neuquén in Argentina. Sono serena e contenta di fare la Volontà del Signore, anche se il dolore di abbandonare l’Ecuador, la mia seconda Patria, è grande.
La vita missionaria non è facile, ma mi dà felicità. Il Buon Dio mi chiama per nome e mi invia, in questo tempo difficile, a testimoniare e a condividere con tanti fratelli e sorelle la vita, la fede, la speranza... L’incontro personale e comunitario con Gesù mi incoraggia, mi spinge, mi dà forza e mi rende leggera, nonostante le mie povertà, per l’Annuncio del Vangelo della gioia in altre periferie, con gente di diversa etnia e religione, semplice e povera. Lui, il mio Signore, mi chiede di essere donna e donna consacrata di misericordia, e mi fa incontrare famiglie, ammalati, anziani, giovani, bambini, persone prive di libertà nelle carceri, per stare con loro in un profondo ed attento ascolto dei loro bisogni, problemi, speranze, lotte, gioie, in un dialogo rispettoso e prudente, per essere illuminata dalla luce della Parola e l’annuncio del Regno di Dio. Il Signore mi aiuti a mantenere ancora viva l’ansia salvifica della nostra Beata Elisabetta (la fondatrice delle T. Francescane Elisabettine ndr.): “Vedo Dio pazzo di amore per le sue creature. Questo mi dà ali per portargli anime. Sì, anime, anime voglio io, per soddisfare un amante così grande...”. Gesù è fedele! Questa è la ragione del mio essere discepola e missionaria ed Egli mi invita a scoprire in ogni volto, sguardo, parola, sorriso, lacrima, atteggiamento... la tenerezza di un Dio fatto uomo.
Domenica 27 ottobre 2019 Cari parrocchiani, forse avrete constatato anche voi che l’argomento di cui si parla di più in assoluto in TV e compagnia bella sono i soldi, a qualsiasi livello: i dazi di Trump, l’euro dell’Europa con tutte le sue regole e imposizioni, il Pil, lo Spread, il bilancio dell’Italia, l’Iva e le tasse che tutti dicono di diminuire e, alla fine, crescono sempre. Il risultato (così mostra-
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no le statistiche) è che da trent’anni in qua quelli che erano poveri non ce la fanno più, quelli che stavano abbastanza bene sono diventati poveri e i ricchi ingrassano sempre più i loro conti in banca. Questi ultimi, attraverso la politica, ci dicono che bisogna crescere, che bisogna incrementare i consumi per favorire la produzione (= i loro conti). Alla fine nelle nostre famiglie devono lavorare, a scapito delle relazioni, del volersi bene e dell’educazione dei figli che necessita soprattutto di tempo per stare con loro senza farci chiudere la bocca dalla televisione. Perché questa analisi grossolana, fatta a spanne, e sentita tante volte? È un timido invito per fare attenzione a tanti altri VALORI che danno senso e importanza alla vita, assai più grandi del denaro che pur serve. “Serve” è la parola giusta e vuol dire che non deve fare da padrone: è un mezzo, non lo scopo della vita. Non saremo noi a stravolgere le cose, ma forse, con un po’ di attenzione in più, potremmo vivere meglio. (dd)
Domenica 3 dicembre 2019 Cari parrocchiani, è stato bello ieri, festa di tutti i Santi, incontrare le tante persone tornate al loro paese di origine per ricordare i propri genitori e parenti, congiungendo poi, con una lunga processione, il paese al cimitero, come per dire che il filo della vita accomuna noi e i nostri defunti in un’unica esistenza che viviamo in modo diverso, ma che la fede ci fa capire come fasi nelle quali si realizza il sogno di Dio, nostro padre, per ciascuno di noi. Molto però dipende da noi e Gesù ce lo insegna puntualmente in questi giorni: “Beati i poveri, i miti, coloro che hanno fame e sete della giustizia, gli operatori di pace...” oppure: “Venite benedetti,... mi avete dato da mangiare, mi avete dato da bere, mi avete ospitato, siete venuti a trovarmi...”. Sono tutte parole che comprendiamo senza dif-
ficoltà, istruzioni per una vita (anche la nostra presente) felice: si tratta di metterle in atto anche se esigono impegno. Quello più grande, secondo me, è andare contro corrente rispetto alla mentalità del nostro tempo che predica altre regole per la felicità, ma che, come constatiamo, alla fine non ottengono risultati. Quanto ci dice Gesù invece porta a destinazione. (dd)
Domenica 10 novembre 2019 Cari parrocchiani, è trascorso un anno dalla tempesta “Vaia” che ha colpito la nostra provincia in modo particolare; si possono vedere ancora i segni che ha lasciato e il tanto lavoro che c’è ancora da fare per ricostruire quanto è stato rovinato. Possiamo ricordare quanto tutti si siano messi all’opera per riportare alla normalità e per dare protezione ad ogni persona il più possibile, data la pericolosità di certe situazioni. È stata dimostrata da parte di tutti una grande solidarietà che ha dato occasione di mettersi insieme per proteggerci e tornare alla vita normale. Così scriveva don Gigetto de Bortoli (un prete della nostra diocesi) a questo riguardo: “Vaia fu una prova di comunità, una comunità messa a dura prova. Reazione rapidissima e corale di aiuto spontaneo e disinteressato. Immediata la difesa di vita, case, cose, strade, sentieri... tutto ridotto all’essenziale: ritrovarsi e operare a darsi protezione... nessun tempo a lamentarsi... uscita subito dalla solitudine per darsi subito una mano. La gente bellunese diede di sé una forte immagine di vera comunità operativa... Perché non farne un modello di valore così che resti e si consolidi nella vita quotidiana?” (sdv)
Domenica 17 novembre 2019 Cari parrocchiani, ogni tanto capita che qualcuno mi chiami don Alfredo anche se sono passati sette anni da quando è andato via
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da Livinallongo, e poi seguono le scuse imbarazzate per lo scambio di nomi. In verità non mi sono mai sentito né sminuito, né offeso, anzi, mi sentivo onorato di condividere l’affetto e l’attaccamento verso questo parroco che aveva servito la comunità di Livinallongo per 12 anni. Domenica 10 novembre ha concluso la sua vita qui, dopo qualche settimana di malattia. Voi lo avete conosciuto e lo ricordate assai meglio di me e a lui saranno legati tanti momenti della vostra vita, lieti e anche di sofferenza. Era arguto, rispettoso, mite, ma anche determinato. Molti avrebbero voluto partecipare ai suoi funerali a Falcade, suo paese natale, ma il tempo non ha permesso il servizio del pullman che era stato richiesto: in queste cose però le distanze non contano molto: sono sicuro che vi siete ricordati ugualmente nella preghiera. Ho pensato che celebreremo una S. Messa per lui domenica 8 dicembre data più vicina al trigesimo della morte. Ora lo pregheremo di avere un occhio di riguardo continuando ad occuparsi della nostra parrocchia che, dal punto di vista della fede, ha sempre più bisogno di aiuto. (dd)
Domenica 24 novembre 2019 – Cristo Re Cari parrocchiani, si conclude con questa domenica l’”anno liturgico”. L’anno liturgico è il modo con il quale la Chiesa scandisce lo scorrere del tempo per i cristiani, segnandolo con gli avvenimenti che fanno riferimento alla nostra fede. Più concretamente siamo chiamati non solo a ricordare, ma a rivivere i momenti importanti di quella che chiamiamo “storia della salvezza” che è incentrata su Gesù, appunto, il Salvatore. Salvezza è dar senso alla nostra vita, alimentare positivamente le nostre relazioni, superare i limiti che sappiamo di avere, soprattutto il nostro egoismo... La forza che ci manca per realizzare tutto ciò nel corso della nostra vita ci viene data rivivendo l’attesa, la nascita, gli insegnamenti, la sofferenza e la risurrezione di Gesù che diventano veri ed efficaci, oggi, per ciascuno di noi. Allora è il caso che ci si chieda come e in quali situazioni ci siamo sentiti sostenuti dalla fede, quando abbiamo percepito la forza o l’ispirazione, arrivate inaspettate in un momento di difficoltà, o la serenità che ci veniva non dalle nostre bravure, ma dalla ➥
S. Cresima
Arabba, 24.11.2019
I ragazzi che hanno ricevuto la Santa Cresima con il Vescovo emerito Mons. Giuseppe Andrich, il Parroco don Dario e la catechista S. Elisa. Da sx. Eleonora Delmonego, Daisy Grones, Greta Da Rin, Noemi Sief, Matteo Crepaz, Andrea De Cassan, Nicola Costa, Andrea Franzini.
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«Le nuove del Pais»
di Qualcuno che ci vuol bene e mai ci abbandona. Così si capisce e si sperimenta che non è solo un fatto di calendario il susseguirsi delle nostre feste, ma è il Signore che ci raggiunge nella nostra vita. (dd)
mo: forse il nostro è proprio un bel contributo nel far star bene tanta gente, spesso presa dalla frenesia e dai problemi della città. Forse anche questa può essere un po’ “una nostra missione” nel mondo di oggi in cui viviamo. (sdv)
Domenica 1 dicembre 2019 – Prima di Avvento
Domenica 8 dicembre 2019 – Immacolata
Cari parrocchiani, l’abbondante nevicata scesa tempo fa ha portato alla decisione di aprire la stagione sciistica prima del previsto. Questo significa che molte persone di questa vallata, ma non solo, siano disponibili e pronte a partire iniziando la lunga e spesso faticosa stagione invernale. Nel campo turistico di certo il lavoro qui non manca, in un tempo in cui in altre zone la crisi si fa sentire. Da quello che noi stesse viviamo e da ciò che diverse persone ci condividono, il lavoro, oltre ad essere fonte di guadagno, è occasione per conoscersi meglio, per darsi una mano, sostenersi nei problemi e condividere le gioie. Che si stia in ufficio, sugli impianti, in un albergo... che sia un lavoro ripetitivo o più creativo, una cosa è certa: attraverso il lavoro di tutti si dà la possibilità a tanti di trascorrere quassù tempi sereni, di riposo e di divertimento. È bello vedere che tante volte nascono bei legami tra chi viene quassù e noi che, anziché far vacanza, lavoria-
Cari parrocchiani, la stagione turistica, quella invernale in particolare, è molto impegnativa per i molteplici servizi richiesti dai turisti, spesso sempre più incontentabili e pieni di pretese: ma bisogna capire anche loro dato che avvertono dolorosamente le notevoli voci in uscita dal conto corrente! Insomma, chi per un verso, chi per un altro, c’è il pericolo di diventare nervosi e di perdere la calma. Allora, da parte di tutti, bisogna fare mente locale e chiedersi sempre quali sono i valori importanti da preservare per non rovinare tutto. Ci sono cose che non costano niente né da una parte, né dall’altra e diventano, per contro, grandi “valori aggiunti” e sono la calma, la gentilezza, il sorriso e la pazienza. Se utilizzati, concorrono a rendere la vita più fluida e meno faticosa e stressante. Inoltre, se ci riteniamo cristiani, sono atteggiamenti concreti nei quali inquadrare le nostre relazioni con gli altri che non sono solo clienti o fornitori di servizi, bensì persone che “Qualcuno” ci affida allo scopo di rendere
➥ sicurezza di essere nelle mani
Pieve, Al Taulac - 21 dicembre 2019. Annuale incontro di coloro che collaborano, a titolo di volontariato, a favore degli anziani di “Villa San Giuseppe”.
RORATE Pieve Sabato 21 dicembre. È sempre un’emozione partecipare all’antica e riscoperta tradizione del Rorate. Il buio, il silenzio e la pace… E poi quella moltitudine di candele accese che ci ricordano che la Luce sta per tornare! Un grazie di cuore al Decano, agli scolari e a tutti coloro che hanno collaborato. Denni
più bella e serena la loro vita. Viste così le cose, forse può venirci la voglia di tentare! Buon lavoro a tutti. (dd)
Domenica 15 dicembre 2019 Cari parrocchiani, quello che racconta il vangelo di questa domenica fotografa una situazione che si verifica assai spesso quando siamo messi al confronto con novità che si scontrano con le convinzioni da tanto tempo acquisite, specialmente nel campo della fede. Giovanni Battista, in carcere, è disorientato perché Gesù, che lui stesso ha indicato come messia, non si comporta come lui si aspettava. In questi ultimi anni la fede ci è stata presentata con sottolineature fortemente diverse da come noi l’avevamo appresa e questo sconcerta molti: come si spiega? La fede è qualcosa di vivo che fa riferimento alle nostre esigenze profonde e dato che la nostra vita si trasforma, la fede si adatta per rispondere a queste esigenze nuove. C’è quindi una crescita nella fede: per capirlo si porta l’esempio della persona umana che da piccola cresce, diventa giovane, adulta... ma è sempre lei, non è un’altra persona. Inoltre i continui studi e approfondimenti in questo campo portano in luce aspetti che prima erano lasciati in ombra. Per questo penso che le novità, le nuove sottolineature che sono tutte a favore di una
relazione più serena e profonda con Dio siano da accogliere con fiducia, anche perché non riusciremo mai, non dico ad esaurire, ma nemmeno quasi a sfiorare la conoscenza di Dio. (dd)
Domenica 22 dicembre 2019 Cari parrocchiani, ad essere pessimisti, al Natale di religioso è rimasto ben poco e Gesù che nasce è quasi scomparso dalla scena. Ma, cambiando occhiali, tra le feste cristiane, il Natale è certamente quella che ha lasciato un segno fortissimo in tutto il mondo. Natale è la festa della bontà e dell’umanità. Esse possono presentarsi sotto molti aspetti: nel fare regali, nel celebrare, nell’aver tempo gli uni per gli altri, nel giocare con i bambini, nel dialogo reciproco a lungo atteso, nella preghiera e nella liturgia. Ovunque avvenga questo o qualcosa di simile, in molti matrimoni, famiglie, gruppi di amici e comunità si accende la luce di Natale che illumina una piccola, ma autentica oasi di umanità. Può sembrare poco, ma in un mondo sempre più caratterizzato da cruda violenza e spaventosa mancanza di pace, momenti così sono estremamente preziosi. Dato che in questa atmosfera si respira così bene, non potremmo farla durare più a lungo? Potrebbe essere un augurio di buon Natale per tutti! (dd)
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Deo, Gloria in excelsis voluntatis! e a n o b s u ib in m o et in terra pax h
Scorci di Natale a Fodom.
Domenica 29 dicembre 2019 Cari parrocchiani, in questi giorni ci scambiamo gli auguri: il “buon Natale” è passato ed ora tocca al più impegnativo “buon anno”. È bello farsi gli auguri perché esprimono un desiderio di bene che predispone in modo positivo il nostro animo nei confronti degli altri: manifestano la speranza che i fatti della vita siano favorevoli, la salute buona e il lavoro redditizio... Tutto questo lo affidiamo alla “fortuna” o alla “buona sorte” che è lo stesso, o, per chi ci crede, alla “Provvidenza” che è Dio che ama i suoi figli. Lui non si distrae e segue con attenzione la nostra vita; certamente anche la no-
stra preghiera per gli altri ha un effetto benefico. Ma, se siamo seri e sinceri, possiamo fare molto altro per dare sostanza ai nostri auguri e questo si traduce nei nostri comportamenti, attenti a non creare sofferenza negli altri o a prevenirla con il nostro aiuto; contribuiamo al “buon anno” per le persone che vivono con noi mantenendo buone relazioni, esercitando la pazienza, o, semplicemente, salutandole volentieri quando le incontriamo. È veramente tanto quello che possiamo fare per la vita degli altri in modo che l’augurio abbia concrete conseguenze. Altrimenti è ipocrisia, e di quella ce n’è fin troppa! (dd) Buon 2020 Che sia un anno sereno!
Domenica 5 gennaio 2020 Cari parrocchiani, è iniziato da pochi giorni il 2020 con alcuni messaggi e fatti significativi che possono farci da guida per tutto l’anno. Primo tra questi è stato il discorso del presidente Mattarella che ci ha invitato a ritrovare fiducia nel futuro e ha così definito il nostro Paese: la nostra nazione è “quella dell’altruismo e del dovere” e ha ricordato i vigili del fuoco e il sindaco di Rocca di Papa che tempo fa hanno sacrificato la vita per salvare altre persone. Anche papa Francesco ha parlato di speranza in questo tempo a volte faticoso ma che può essere accettato se conduce verso una meta. “La speranza ci mette in cammino...
perfino quando gli ostacoli ci sembrano insormontabili”. Ci ha invitato ad essere costruttori, artigiani della pace, aperti al dialogo senza escludere nessuno. Dialogo, riconciliazione, conversione ecologica, di cui hanno parlato il Papa e il Presidente della Repubblica, sono stati anche i temi intrecciati durante la marcia della Pace a Belluno che ha visto insieme realtà diverse per uno scopo comune. Il Vescovo alla fine ha ricordato come anche la cura del territorio sia a favore di una vita buona per tutti e quindi della pace. In questo senso allora anche il desiderio di prenderci cura della nostra vallata è già una scelta per la pace. Altrimenti è ipocrisia, e di quella ce n’è fin troppa! (sdv)
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Momenti di Speranza N ricordo de Maria “Mora”
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cola qua la mama! Maria “Mora”, nasciuda ai 5 de otobre del ‘28 nte stua dei “Mori” via Liviné. Mi crei che t’abe nchersciù trop davò tuo paisc natìo; na oglada te ie la deve ogni di e po te dijëve: vè che ades i à mpié la lum ja cesa dei “Mori”. Madoia sci, t’as pa conté ceze de chi da Liviné e de le baronade che te fajëve co la “Zicotola” e tuoi fradiei. N fossa n liber da scrive. Bel l eva a te sentì: mei nia de ruo o de mel, demè baronade da tosac. E po de Col de Lana, ince ilò no se fenissa plu de conté. Segur ei ince tánt laoré e strozé nte chi lenzuoi dal fen! Te contáve ence del Tita tuo fradel, che l eva postin, cánche l passáva a te dé n saluto. Se sà, nlouta no se ciapáva tán’ de posta e capitáva chelche viade nte n
ann, ma l Tita vigniva tres a damané come che la jiva. E po nlouta i jiva demè a pe, da n paisc al auter. Chësta l é na foto che te tol ju soridente davò n gran laour a fè cajunciei per duta tua jent. Na vita dedicada a tua fameia. Na vita a pensé ci ne mëte nte piat co sonva pichi, percieche nviade l eva ciarestia e nos sonva de 7; ma ti t’es stada brava, a dut t’as dagnára ciapé na soluzion. Co te fajëve tua pria… mmmm ci bona, le balote (che de una te n ave beleche assè, da tánt grane che te le fajëve), i crafons, i canifli, la jufa, i gnoch, le tircle e tue foie. Dut portáva a fè na gran festa co te fajëve da rostì, percieche cichemei, fat da ti, l eva dut plu bon. E po vedei che finionva fora dut te fajëva contenta. Mi me sà che chël che te fajëve l eva mefo “speciale”. E po te n ave tres per duc, a costo de resté senza ti. Mi no sè come che te fajëve… è prové tán’ de viadesc ma no son mei stada bona de ie dé la medema sou. Ince miei fioi i à dignára dit che la crostata
de la nona l’eva la meio...la nona l’eva e restarà la nona! Ti, che t’as cugnisciù tán’ de jent da dut l mondo, t’as sapù trè fora dagnára de biei discorsi tignus su con tua bela gran cultura general. Te t’as fat rispeté e recordé da duc. T’as sapù ie conté tánte storie de Fodom e le aventure de tua fameia e te t’as fat cugnësce come na gran ëla, plena de forza. Ince i meio posti da jì a fonc te ie nsignáve a chi che vigniva da foravia, e mi me vigniva na gran rabia, … uffa. Ma ti t’eve coscì! Bastáva che te tocásse na plánta e chëla floriva l dople. N ram sëch, se mplanté da ti, l piáva. Cara mama, t’è volù n gran ben! Ntei momenti mportánti t’eve tres prejente. Ence ades che no t’es plu, n chelche modo te continue a ester con mi. On bù la fortuna de te avei con nos fin de 91 agn, n cin su, n cin ju, ma tres bona de conté velch de bel. T’as cugnisciù l dolour bele da jovena, cánche chël tuo bon pere se n é jù massa bonora, po tua sorela
Ana, la picola Lucia… Cotán’ de viadesc che te m’as conté de lori e de dut chël che l é sté. Ndavomán se n é jù autra tua jent, tua mere, tuoi fradiei, tuo om, tuo neou e per ultimo tuo fiol. Ades te veighe colassù sun Ciel con duc chisc che t’à lascé davántfora. Me pense che te siebe bele che te ciacole co la tua amica, chëla che te podëve ie conté dute tue sventure. Ades podei ve la contè “all’infinito”. No te máncia plu nia, ades, su dal Pere, chël Gran, l Pere Nost. Sto ann sarà n Nadel ju de corda senza vos duc, ma sè che ti no te ne vos avelis. T’as lascé n gran vuot, ma me resta l cuor plen de tuoi ricordi, dei tuoi soriji e del ben che te nas lascé, che degugn podarà mei me porté via. Tuo ricordo no podarà vignì smarì dal temp e se esse da vive ence 100 agn descorarè de ti daperdut. Me recorde che n viade n tuo neou t’à dit coscì: - Nona, ti t’es l mio “arcobaleno”! - da tánt grana e bela che l te vedëva. E sarà coscì ogni viade che n vedarè un, ti te saras nte chi colour. Paussa n pesc mama, te te l merite dut chël “Eterno Riposo” che tánt te spetáve. Fiera de avei bù na mama coscì. Tua fia Paola.
SAREVEDE DON ALFREDO!
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on Alfredo, all’età di 87 anni si è spento domenica 10 novembre, all’ospedale di Belluno, dove era ricoverato dal 5 ottobre. Era nato a Falcade il 5 aprile 1932. Venne ordinato sacerdote in Cattedrale a Belluno il 2 luglio 1955. Dopo il primo servizio come cappellano a Cadola, nel 1957 divenne il primo parroco di Col di Cugnan, dove si prodigò per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, dedicata a san Giuseppe. Passò poi a Pieve di Zoldo, dove vi rimase fino al 2000, incarico a cui negli ultimi cinque anni si aggiunse quello di amministratore parrocchiale di Zoppè di Cadore. Dal 2000 al 2012 fu parroco-
decano di Pieve di Livinallongo. Dal 2012 in poi si ritirò a Belluno. Venne insignito dell’onorificenza di Cappellano del Papa. Nella vita di don Alfredo si nota anche l’impegno nel volontariato civile e nel campo sociale: fu a lungo donatore di sangue e con tanta dedizione si impegnò nel pensionato di Pieve di Zoldo per i figli dei gelatieri. Per l’impegno sociale profuso nel 1989 gli venne conferito il Cavalierato dell’ordine al merito della Repubblica.
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No podon zerto fè de mánco de recordé nost caro don Alfredo Murer che l n’à lascé ai 10 de november passé per fè suo ultimo viade sun Paradisc. L à dagnára bù na gran pascion dei cori n general, souradut de chël de gliejia, e ence n gran gusto a viagé: pelegrinagi e gite culturai n Italia
e foravia. Co l eva de ritorno l sava da te conté per la menuda, ence a distánza de agn, dut chël che i ava vedù, da te nsomié de avei fat pert de la comitiva. Chilò l vedon a Roma nánter l Coro Fodom e l coro parochial “Sán Iaco” a l’udienza de papa Benedetto XVI°, ulache nuosc cori ava bù l muot de tò pert nte la bela e memorabile trasferta del setember 2006. Don Alfredo l é sté 12 agn con nos a Fodom e co l é rué a Belum l à sceguité a tegnì i contac e a ie tende, ence coi folgi, a dute le nuove de nost paisc. Con dël on vivëst de biei momenc auna e on spartì l bel e l burt de chël che l é sté nte chi agn da se l sentì pert integránt de nosta vita, coche suzede con duc i pleváns vegnus ndavomán. Perchëst no podon l desmentié, e davò l avei recordé e tout sarevede con encherscedum n la festa de la Ma- ➥
«Le nuove del Pais»
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Arrivederci, vescovo Pietro! Si è spento nella notte del 5 dicembre a Tolmezzo. Fu nostro vescovo dal febbraio 1996 al gennaio 2001. Lo ricordiamo nelle parole di Don Lugi del Favero e Don Vito De Vido Il sorriso di mons. Brollo Sentire il nome del vescovo Pietro Brollo, nostro pastore dal 1995 al 2000, è subito evocare un volto sorridente, perennemente atteggiato ad un sorriso aperto, cordiale, forse timido, mai forzato. E davanti all’immagine buona che ritorna davanti agli occhi è inevitabile, a distanza di anni, interrogarsi sul segreto di quel sorriso. Che non fosse superficiale lo si capiva subito. L’umanità del Vescovo era infatti ben solida. L’intelligenza penetrava gli avvenimenti ed era capace di diagnosi precise. Presto aveva colto con un certo stupore che il nostro male stava tutto nelle profonde divisioni, che riscontrava radicate tra vallate, presenti nella società civile e pure nella Chiesa bellunese e feltrina. La volontà era tenace e, anche se nella sua azione pastorale aveva preso il passo lento del montanaro, sapeva dove avrebbe voluto condurci. Il progetto del Sinodo diocesano doveva essere lo strumento per condividere un cammino nuovo. Metteva serietà in tutto, anche nel praticare lo sci con autentica passione sportiva. Dunque si può ben dire che ci deve essere una sorgente nascosta per quel sorriso che ha dato speranza a tante persone. Il Vangelo ce ne suggerisce l’origine quando proclama: «Beati i miti, perché erediteranno la terra». I miti: co-
loro che non praticano il possesso né di cose né di persone né di avvenimenti. Non pretendono che la realtà sia quale la pensano o la desiderano loro. Piuttosto l’accettano con rispetto, vogliono conoscerla, la amano; poi l’accompagnano sapientemente, con grande pazienza. Appunto, sorridendo. Cercando una definizione del vescovo Pietro, si arriva vicini al vero dicendo che aveva la stoffa dell’educatore che sa mettersi accanto per trarre fuori il bene nascosto in uomini e situazioni. Confidava di essere stato lui pure ri-educato dai terremotati quando, dopo il terremoto che aveva semidistrutto il Friuli nel 1976, a Gemona aveva condiviso per quattro anni la vita nei prefabbricati, gomito a gomito con la sua agente. «Erediteranno la terra» potrebbe essere tradotto con un’altra espressione: «Saranno amati». Vedranno cadere muri, sciogliersi diffidenze, aprirsi la fiducia. Parlando dei cinque anni di ministero episcopale a Belluno-Feltre come di un sogno, forse mons. Brollo rileggeva così la sua esperienza tra noi. don Luigi Del Favero Il Vescovo della mia ordinazione «Abbiamo il vescovo nuovo! ed entrerà per la Mauria, dal Cadore!». L’arrivo di Mons. Pietro Brollo fu un evento memorabile. Il corteo delle auto che scendeva dal Passo della Mauria, era salutato dalle campane di tutto il Ca-
Diovelpaie don Alfredo per dut chël che V’ei prodighé e per le atenzion e l sosten a vigniun de nos. De chëst Ve perion ades ncora dal Ciel. Stella
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Don Alfredo a Roma nánter l Coro Fodom e l Coro S. Iaco.
➥ dona de dezember, co na bela gliejia de jent e na neola de cantori e ministránc, volon ie cianté ncora n viade duc auna “O bela val, o bel Fodom, dut l nost cuor nos Ve donon”.
Le forze le se n jiva, la vista caláva e l eva pesoch lascé Vost pico bel cuartier a Belum: mpo l é ora de “passé su l’autra riva”! Vigni meis l ne spetáva, Don Alfredo, e mei son tournade co la sportela vuota davò che onve mplenì l congelator con velch che ie comedáva a se l sciaudé o se l cuoje: bossoi de bon brodo per se cujiné laite doi balote al viade o se fè na “minestrina” o la pasta e fajuoi o demé n minestron e i vuof de la Gabriella i no ie manciáva mei ence cánche la volp i’ava destrighé le pite! Davò che le “massere” i ava fat via i
dore. Non contemporaneamente, ma di monte in monte, di valle in valle. Suono di campane che si ripeterà di nuovo per accogliere papa Giovanni Paolo II a Pieve, salutato e accolto proprio da mons. Brollo. Ripetevamo spesso, noi del Cadore, che il vescovo Pietro era il “nostro” vescovo. Un largo sorriso, un accento familiare, uno sguardo azzurro e profondo, attento e acuto, le mani grandi sempre aperte per stringere altre mani, accarezzare teste di bambini, battere sulle spalle forti dei giovani o consolare spalle curvate dagli anni e dalle fatiche. Sì, ci siamo sentiti amati, compresi, incoraggiati. Un’iniezione di fiducia nelle nostre capacità, comprensivo verso il nostro essere schivi e riservati. L’immagine del Pastore buono, con il sorriso largo e le braccia aperte e le mani protese all’accoglienza. Ecco come desidero ricordare il Vescovo della mia ordinazione, abbraccio sincero e parole buone. Dio ricompensi chi lo ha servito con dedizione e ci ha amati con cuore grande. don Vito De Vido (www.chiesabellunofeltre.it)
scuf, deberiada jonve a marëna “Dal Gino” che corëva ntourn come n sautamartin a vedei che onbe mangé assè e l se lamentáva che se beëva massa puoch vin! Davánt de ne saludé l metëva su n bon café co na fëta de velch de douc. On tres nvidié sua gran memoria: l se recordáva de duc e “…saludeme duc chi che se recorda de mi!”. Plu o mánco l eva per Dël e per nos n apuntament da no pierde e chëla outa che onve verjumé de chelche setemana, cánche i’on telefoné per vedei se l di davò l no n ava per cajo autri impegni: “Pensavo proprio che mi aveste dimenticato!” No s’onve desmentié e ades che Sei sun Paradisc no sté Vos a Ve desmentié de nos: ne mancei tánt, sarevede Don Alfredo e Diovelpaie de dut! Voste massere... una tantum
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«Le nuove del Pais»
Come celebravano la Messa nei primi tempi della Chiesa Dalla «Dottrina dei Dodici Apostoli» L’Eucaristia • «Così rendete grazie: dapprima riguardo al calice: Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la santa vite di Davide, tuo servo, che ci hai fatto conoscere per mezzo di Gesù tuo servo; gloria a te nei secoli. • Poi riguardo al pane spezzato: Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù, tuo Servo; gloria a te nei secoli. Come questo pane spezzato era disperso sopra i monti e, raccolto, è diventato una cosa sola, così sia radunata la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo Regno; perché tua è la gloria e la potenza per Gesù Cristo nei secoli. • Nessuno mangi e beva della vostra Eucaristia, se non coloro che sono stati battezzati nel nome del Signore. A questo proposito il Signore ha detto: «Non date le cose sante ai cani›› (Mt 7, 6). • Una volta saziati poi, così ringraziate: Ti rendiamo grazie, o Padre santo, per il tuo santo nome, che hai fatto abitare nei nostri cuori, e per la conoscenza, la fede e l’immortalità che ci hai manifestato per mezzo di Gesù tuo Servo. Glo-
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’Avvento è il periodo di preparazione al Natale e noi abbiamo deciso di prepararci in modo... alternativo... ospitando la statuetta di Gesù Bambino. Analogamente allo scorso anno, molte famiglie ci hanno contattato per ospitare per un giorno Gesù Bambino a casa loro. Per parecchi è stata un’occasione speciale per riunire la famiglia e il vicinato in un momento di dialogo e di preghiera, condividendo con noi alcuni scatti dell’esperienza. L’ultimo giorno di Avvento, il 24 dicembre, Gesù Bambino è arrivato anche alla
ria a te nei secoli. Tu, Signore onnipotente, hai creato tutto a gloria del tuo nome; hai dato a gustare agli uomini cibo e bevanda perché ti ringraziassero, mentre a noi hai donato un cibo e una bevanda spirituale e la vita eterna per mezzo del tuo Servo. Soprattutto noi ti ringraziamo perché sei potente. Gloria a te nei secoli. Ricordati, 0 Signore, della tua Chiesa, preservala da ogni male e rendila perfetta nella tua carità. Radunala dai quattro venti, santificala nel tuo regno, che per lei hai preparato. ` Perché tua è la potenza e la gloria nei secoli. Venga la tua grazia e passi questo mondo. Osanna al Dio di Davide! • Se qualcuno è santo, si accosti; se no faccia penitenza. Maranathà: vieni, Signore Gesù! Amen. • Nel giorno del Signore, riunitevi,
spezzate il pane e rendete grazie, dopo aver confessato i vostri peccati, perché il vostro sacrificio sia puro. Chiunque invece ha qualche discordia con il suo compagno, non si raduni con voi prima che si siano riconciliati, perché non sia profanato il vostro sacrificio. Il Signore infatti ha detto: “In ogni luogo e in ogni tempo mi si offra un sacrificio perfetto, perché un grande Re sono io, dice il Signore, e mirabile è il mio nome fra le genti.”
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È vero che noi che partecipiamo alla messa avremmo voglia che fosse diversa, più viva, più vera, più partecipata, meno formale: sarebbe bello! Ci capita di invidiare quanto succede in Brasile o in Africa dove la Messa ha le caratteristiche di una festa partecipata da tutti, ma quando sentiamo che dura varie ore… diciamo: “fuori il dente…!” Ecco perché dovremmo chiederci invece se il cuore, l’intensità e il desiderio sono simili a quelli delle giovani comunità cristiane delle missioni o del breve racconto che abbiamo appena letto.
Gesù Bambino ritorna in viaggio!
Villa San Giuseppe, in casa di riposo. Una tappa molto significativa, sia perché gli anziani sono stati felicissimi di poter accogliere tra di loro il piccolo Gesù sia perché Egli è in grado di raggiunge il cuore di tutti, specialmente dei più deboli e degli ammalati. Gesù ha infine terminato il suo viaggio la notte di Natale alla S. Messa di Pieve. Gesù, come noi, è stato molto contento del viaggio fatto, portando gioia e serenità nelle case delle famiglie che lo hanno accolto con disponibilità e desiderio. Grazie!! Benedetta & Cristina
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TERRA SANTA, OTTOBRE 2019
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ull’onda di fresche emozioni, con la mente ricolma di un intero mondo di luoghi ed esperienze, il mio pensiero va alla moltitudine di persone incontrate durante questo nostro pellegrinaggio in Terra Santa. Pellegrini da tutto il mondo, di varie religioni ed etnie, riuniti in un’unica preghiera al nostro Dio. La terra d’Israele, ricca di storia, di chiese, di basiliche e moschee, di vegetazione a tratti lussureggiante, a tratti desertica per chilometri, ci ha accolto con i suoi 42 °C alle sorgenti del fiume Giordano e
più o meno così ci ha accompagnato durante la nostra settimana di permanenza. Il nostro gruppo, benché di parrocchie diverse, si è subito amalgamato in condivisione ed amicizia con il nostro accompagnatore-guida spirituale don Gabriele. La visita di vari luoghi, dalla basilica dell’Annunciazione, alla chiesa che ricorda la moltiplicazione dei pani e dei pesci, al monte delle Beatitudini, al fiume Giordano per il rinnovo delle promesse battesimali. La Spianata del Tempio, Betlemme, la Grotta dei Pasto-
Il muro del pianto.
Foto di gruppo a Gerusalemme.
ri, poi Gerusalemme. La visita al quartiere ebraico, il Muro del Pianto con migliaia di ebrei in preghiera. Ovviamente polizia e controlli ovunque. L’orto degli Ulivi, la Via Crucis, il Calvario, il S. Sepolcro (altro bagno di folla) infine la Basilica della Risurrezione. Abbiamo camminato ai confini del Libano, della Siria, toccato con mano la Palestina, sfiorato i paesi arabi a sud del Mar Morto. Al di là di tutto, terre meravigliose. Siamo ritornati “pieni” di emozioni e gratitudine, forse “migliori” come ha detto qualcuno. Abbiamo pregato insieme, accompagnati da quella presenza invisibile ma viva che è Gesù.
DAI NOSTRI MISSIONARI ETIOPIA – Buon Natale e Buon Anno da Padre “Bepo” Detomaso Daye, Natale 2019 Carissimi, è dall›Etiopia, dalla missione di Daye nella regione del Sidamo, che mando a voi tutti che mi conoscete questo breve scritto per augurare un Santo Natale ed un felice anno nuovo. Con l›arrivo di questa bella festa, la tradizione vuole che in tutte le case ci sia l›albero di Natale, rivestito di luci con accanto il presepio che ci ricorda quello che avvenne a Betlemme più di due mila anni fa, la nascita di un bambino divino, Salvatore del mondo. Qui, in tutte le cappelle e le capanne della missione di Daye, questa tradizione non c›è perché ogni capanna, e poi anche ogni cappella è un presepio vivente. Quando entro in una capanna e vedo una giovane donna che, con una mano tiene in braccio il primo figlio nato e con
l›altra mescola il contenuto di una pentola di terra cotta messa sul fuoco, e poi vedendo un uomo inginocchiato accanto al focolare che attizza il fuoco, mi chiedo se non sono veramente alla presenza di Maria e di Giuseppe. Quando poi alzo gli occhi, e nella semi oscurità della capanna intravedo una mucca, un asino e qualche pecora mi domando, cosa ci manca perché questo non sia un vero presepio vivente, dove assieme alla povertà c’è anche vita. Quando poi, entro nella povera cappella e durante la celebrazione della santa messa vedo tutti i cristiani, in gran parte pastori, che portano le loro povere offerte al piccolo Gesù bambino messo su una foglia di banana, non mi rimane che dire: “Ecco il più vero presepio visto in vita mia”. Dato che, dopo tanti anni di vita missionaria, ho ancora un po› di sangue Fo-
Gesù: ti abbiamo cullato nella Grotta di Betlemme Ti abbiamo cercato sulle strade di Israele Ti abbiamo accompagnato sulla via dolorosa Ci siamo inginocchiati con Maria ai piedi della croce Con fede ti sentiamo vivo in mezzo a noi A nome di tutto il gruppo un sentito grazie di cuore a don Gabriele per la sua pazienza e disponibilità, per le celebrazioni delle sante messe e per averci fatto condividere con profonda spiritualità momenti indimenticabili. Marilena
dom, non posso fare a meno di adornare in un angolo della casa l›albero di Natale, cercato con cura nel bosco della missione e ai piedi aggiungervi alcune piccole statuette, così da avere almeno in casa, un po›della nostra aria natalizia. Certo il nostro Natale è diventato una bella festa, a volte solo dei consumi ed una poesia che ci fa dimenticare le angustie di questi due profughi della Galilea, Maria e Giuseppe, che a Betlemme sono senza casa e devono affrontare la cruda realtà di dare al mondo un figlio (quello di Dio) in una situazione di estremo disagio. Spesso, quando festeggiamo il Natale tra canti, luci, bei vestiti, doni e pranzi, non dovremo dimenticare il vero Natale di due mila anni fa, e quello che ancora oggi vediamo in tante povere famiglie del mondo. Il mio augurio è che, a Natale i nostri occhi che guardano al bambino di Betlemme, si alzino a guardare anche tutti i bambini poveri che non hanno trovato l›amore di un padre e di una madre. Buon Natale ed un felice anno nuovo. P. Giuseppe.
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Vita di Villa san Giuseppe (a cura della Direzione della Casa)
* Il Concerto del Coro Fodom
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omenica 3 novembre 2019 abbiamo avuto la fortuna di avere tra noi il Coro Fodom, quasi al completo, con la presenza anche di molti familiari dei coristi. La bellezza dei canti di montagna ha riportato gli anziani alla memoria delle cose tanto care del passato e la fisarmonica di Marco ha fatto rivivere il clima del ballo nelle “majon”. È stata un’occasione di memoria anche degli anziani che, in quei giorni e nei mesi scorsi, ci hanno lasciato. Ma anche per stare insieme con gioia tra i canti e i saluti dei coristi molto apprezzati dagli anziani, che hanno rivisto volentieri volti conosciuti. Se in quel mattino, fuori dalla finestra, non era che il grigio delle nuvole a regnare, in Villa San Giuseppe “splendeva il sole”, che la forza della musica e dei legami ha la capacità di far nascere in ogni occasione. Ma ecco le parole degli anziani in merito: Mi è piaciuto molto il canto perché una volta anch’io cantavo (Claudia) Mi son molto piaciute la canzoni fodome (Tonin) - Proprio bravi! È dal 2012, da quando sono qua che li ascolto (Lucia) Molto bello! E li ammiro perché son capaci di far canzoni nuove e hanno diversi giovani che hanno passione! (Marietta) Mi è piaciuto perché ho visto mio nipote e pronipote cantare nel coro. E son stata contenta. Sono nonna e bisnonna! (Milia) – Da lodare. Mi è piaciuta di più la canzone del “galletto” e della Marmolada, la più armoniosa (Angelo P.) - Bravi, bravissimi a cantare e bravo il maestro! Mi è piaciuto più di tutto sentire “Ulà che la Marmolada… con en gran capot de nei”! (Nina) - Mi è piaciuto ‘n cin tutto! I canti per fodom come parole li conoscevo, ma come musica no. Hanno cantato tanto, è stato bello! È diverso ascoltarli dal vivo! (Caterina) - Chi ha una bella voce è un gran dono. Io invece… Mia mamma cantava molto a casa “ma mi no tire davò”… non le assomiglio. Un’altra volta vengono ancora, vero? (Giannina) - Ci voleva, è stato bello. E che tornino anco-
ra. In modo particolare la canzone portata dalla Sardegna, quella è stata meravigliosa (Davide) - Un grande esempio della vita! Perché quella [nominata nelle canzoni] era vita! Bello per le canzoni meravigliose e ben composte. Io ero vicinissima al direttore (Ida) - Sono stata tanto contenta di vedere che ce n’erano tanti di giovani che cantavano. Molto bello. Mi sarebbe piaciuto che anche mio nipote e i miei parenti sentissero. Ne ho conosciuti alcuni cantori, in particolare il Davìde e il Renzo (Maria Tonia) - È la prima volta che li sento. Molto bravi, non ho capito tutto ma bello! (Augusta) - Mi è piaciuto altroché! Ho cantato anch’io quelle che sapevo (Celina) - È stato bello. Ma alcune non le sapevo e non ho capito alcune parole. Mi sono molto piaciute l’Ave Maria, Me compare Giacometo, Ulà che la Marmolada (Loris) - Bellissimo! Ho passato una bella ora in compagnia. Mi son molto piaciute le canzoni fodome e quelle che sapevamo anche noi (Angela) - Bellissimo, ma più di tutto mi è piaciuta la fisarmonica… l’ho detto subito io, neanche parlarne! (Teresa B.) - Mi è piaciuto un po’ tutto. In quel momento è venuto a trovarmi mio figlio, ma io non son voluta uscire dalla sala. Gli ho detto che entrasse lui! (Attilia) - Mi è piaciuto sentire il coro e poi fare il “barista” dando a tutti un po’ di aranciata! (Angelo D. B.) - Anche se son voluta stare in corridoio sentivo tutto “polito”! (Menta) - Tutti i canti mi son piaciuti. Li conoscevo quasi tutti. Soprattutto “Me compare Giacometo”! (Genia) - Bravi! Non li avevo mai sentiti. Quanti saranno in tutto? Io capivo poco però ho cantato con loro “Ulà che la Marmolada” e anche “Me compare Giacometo”. Quando Benigno ha fatto nascere il coro ha fatto una bella cosa! Perché erano bravi sti fodomi a cantare! Ho avuto la possibilità di ascoltare il coro da quando sono in Villa San Giuseppe perché prima non riuscivo ad andare ad ascoltarlo (Angela P.)
* San Nicolò
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el pomeriggio del 5 dicembre è arrivato san Nicolò, alto e bello con la mitra e il pastorale... un vero vescovo! È giunto in “stua” dov’eravamo tutti riuniti e ci ha salutati uno a uno stringendoci la mano, facendoci un dono e suscitando in alcuni di noi anche un po’ di commozione. Ma non è finita qui: si è fatto vedere anche nelle camere dov’erano gli anziani che non potevano muoversi e ci ha fatto gli auguri con i suoi angeli! Grazie a san Nicolò che ci ha fatto visita con grande attenzione insieme ai suoi angeli e ai “malagn” al suo seguito, del tutto particolari… perché diavoletti piccoli e buoni!
* Visita di Gesù Bambino
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nche in Villa San Giuseppe è passato il Gesù Bambino, che è rimasto per un giorno in molte famiglie della vallata. Gli anziani lo hanno accolto il giorno della vigilia di Natale con commozione, col desiderio di prenderlo tra le braccia e di esprimere i propri pensieri. Hanno voluto dire a questo “bambinello” il loro esserci, il bene per lui e gli hanno rivolto la richiesta di poter avere salute e felicità per loro e per tutti: la concordia nelle famiglie, fra la gente e fra gli Stati in questo mondo travagliato che ha bisogno di pace. Dalla casa per anziani la statua del Gesù Bambino è arrivata alla messa della notte a Pieve: segno che Dio sceglie in modo privilegiato i piccoli e i deboli e tutti coloro che hanno bisogno.
«Le nuove del Pais»
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unedì 11 novembre, giorno di san Martino, ci siamo mangiati le castagne… ma senza vin! Ci è piaciuto molto perché siamo stati in armonia e in bella compagnia! Mangiando castagne, facendo due chiacchiere e cantando. Ma questa volta il coro eravamo noi, guidati da alcune brave “signore canterine” che spesso di lunedì vengono a cantare con noi. Tra un canto e l’altro ci siamo anche raccontati le varie tradizioni di San Martino proprie delle diverse zone dell’agordino. Mentre a fodom non ci sono usanze particolari, nel resto dell’agordino i bambini andavano, e ancora vanno, per le case cantando una filastrocca e chiedendo qualcosa di buono da gustare…
* La Castagnata
• San Martin, me manda qua che me fé la carità. La carità de doi, trei pom, san Martin l é tanto bon! Ma se non si riceve nulla ecco pronta un’altra strofa per protesta: San Martin ‘l m’à mandà qua e sula porta l’è n gran vilàn! (MariaAntonia). Ma non è questo l’unico modo di
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dire, dalla voce dei nostri anziani ecco altri detti: • San Martin l é dut a scola, l à ciapà la schitarola e l’à fata sui scalin, viva viva san Martin! (Ida) • San Martin, me manda qua a vede se me fé la carità. La carità del bicerìn, viva viva san Martin! (Caterina) • San Martin sull’asinello ha incontrato un poverello che chiedeva la carità. San Martin col suo coltello il mantello lo tagliò. Lo dà mezzo al poverin, viva viva san Martin (Ester) • San Martin in Ungheria, in compagnia de ‘n gran leon. Ogni anno a sta stagione si rallegra il paronzin. E viva sempre viva, viva viva san Martin (Luigia)
* Tombola di Natale
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a mattina di Natale non è mancata la tombola del mercoledì, con Goffredo, questa volta un po’ speciale perché a ricevere regali sono stati i vincitori ma anche tutti gli altri… con la bella sorpresa di un piccolo Babbo Natale col suo folletto arrivati come un bel regalo per tutti i nonni.
Siegra de Larcionei
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ultimo del ann, davánt de la Mëssa de ringraziament a La Plié co la bela lauda del Te Deum, se rua ence adora a jì a siegra sa Larcionei. I é restei de puoc nte chël bel paisc de incánt, frazion-regola fin a no tán’ de agn fesc, ma per chësta ocajion i se dà n chero dafè. Demè no i à breia de soné le ciampane che duc floca lo stescio! Jent da Fodom e da Col e da de autri comuns dintourn, e nánterite ence sciori. Chi che rua su col auto e chi a pe, profitan de le bele giornade e del bel panoram. Fameie con tosac e joventù che porta vita e contentëza, tánto che no ocor che i abe n coro, che duc ciánta nte chëla picola e folpa gliejia ntitolada a Sán Salvester. L auté, bel fat su per Na-
L auté de la glieja, bel fat su per Nadel col Bambin a mez.
del col Bambin a mez che ne clama coi brac slargei, l é sté zuplé fora dal artist del luoch Ingenuino Degasper ntei agn '20, co l eva sté trat su la gliejia desfata da la pruma viera. La
pala del auté col suo sánt l é opera del pitor Orazio Gaiger. A mán ciámpa la statua de S. Antone da Padova e a mán dërta chëla de S. Linert. A rué nte gliejia, da le pert, l Sacro
Cuor de Gejù e la Madona. Davò la S. Mëssa tánt sentuda, co va ju sorogle, se se tira de duc nte era dei Zanchëc, ulache se ciapa de ogni ben de Dio: tece con té e brulé bon ciaut, crafons de vigni sort, tircle, crostate, pán, ciociol e formai… Ci se volelo deplù? Dijon n bel Diotelpaie a la vijinánza de Larcionei co la Beatrice davántfora e a le autre picole comunité che à sua gliejia, per tegnì su chëste bele tradizion che ne dà l muot de se nconté e se giaude auna. A se vedei spo a siegra del ann che ven, ncora plu solene col sonn de le ciampane dedicade a S. Salvester e S. Linert, che don Dario à chëla de fè renové a festa. Stella
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Spettacolo a Castelfranco
“Nel cuore del falco”
“Nel cuore del falco” è il titolo dello spettacolo che domenica 1 dicembre, nella fraternità “Jesus Caritas” delle Discepole del Vangelo, è stato al centro del 103° anniversario della morte di Charles de Foucauld (figura alla quale le sorelle si ispirano). Se nella giovinezza di frère Charles l’esperienza della lontananza da Dio, della tristezza profonda, di un vuoto doloroso… è stata una “notte” nella quale Dio non è mai venuto meno, nella vicenda di Cosimo Rega (detto Sumino ‘o falco, ex camorrista condannato all’ergastolo, oggi semi-libero) il buio del rimorso e dei ricordi ha svelato nel tempo una luce insperata. È attraverso queste storie di colpa, di verità e di perdono che siamo stati invitati a riflettere prima dal “gruppo giovani Charles de Foucauld” e poi dall’atto unico scritto e interpretato da Cosimo Rega e Daniela Marazita e regia di quest’ultima. L’esperienza della fragilità, che spesso reputia-
mo lontana da noi, fa invece parte della nostra quotidianità – così i giovani ci hanno introdotto alla riflessione. A volte è più semplice non porci troppe domande su quello che davvero viviamo, sulla persona che abbiamo davanti (chi è? Da dove viene? Qual è la sua storia?) per non doverci mettere in discussione, per far stare quieta la nostra coscienza. Ma come scrive C. Bobin: ‘’La bellezza della vita sta nel suo essere fragile, timida, mortale: umana’’. La consapevolezza di essere fragili può essere la nostra forza. Dall’imperfezione e da una ferita può nascere una forma di bellezza nuova esteriore e interiore. Ma che cosa, anche nella caduta, nella colpa… può condurre a essere l’essenza di una “nuova opera”? L’esperienza che esista qualcuno che ama le tue fragilità perché è lì che crollano le barriere, senti che puoi perdonarti, accettarti e riesci a mostrarti davvero per come sei, riprendendo in mano la tua vita e ricominciando un cammino. Ed è a più di metà del “cammino della sua vita” in carcere, che Cosimo Rega (avendo come sfondo la Divina Commedia) si ritrova nel buio della sua cella e della
È bello lavorare in compagnia!
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iovedì 5 dicembre (ce lo ricordiamo bene perché alla sera arrivava San Nicolò con gli Angeli e … i Krampus), dopo scuola siamo state a pranzo a San Giovanni dalle suore e al pomeriggio abbiamo fatto alcuni lavoretti per il mercatino di Natale del gruppo “Insieme si può”! Fra palline, nastri, barattoli e lumini, ci siamo divertite un sacco! Direttrice dei lavori era la nostra prof. di religione, suor Lucia, mentre suor Flavia ci ha coccolato con la cioccolata calda! È stato un bel pomeriggio di volontariato, divertimento e amicizia! Ciaoo! Chiara, Linda, Miriam, Miriam, Marika (II media)
sua interiorità a fare i conti con i suoi ricordi, il suo passato, le proprie colpe irreversibili. È un uomo che si ritrova in una condizione di “inferno” per aver sfidato Dio, rompendo il patto con Lui, credendo di avere il potere assoluto sulla propria vita e su quella dei suoi simili… per aver scelto l’orgoglio e l’ambizione di essere uno “di quelli che contano”. Non può chiedere perdono facilmente: non è una regola matematica. Di fronte alla sentenza giusta degli uomini, pagherà. Ma è il legame con la moglie Gelsomina (interpretata da Daniela Marazita) che lo conduce lentamente verso una luce nuova. Il suo amore per lui supera “il muro” del carcere e il senso della famiglia, che porta in sé, restituisce a Cosimo la realtà che resta marito e padre anche nella distanza e nel decadere della potestà genitoriale. Progressivamente si riconosce bisognoso di un cuore diverso, capace di sentire anche il dolore del pentimento. La fede della moglie che, non chiede per sé, ma desidera l’incontro di Cosimo con il Dio che supera ogni morte, ogni dolore, ogni colpa… fa sì che lui faccia l’esperienza di un Padre che continua ad amare, sempre e
senza misura. Ecco allora l’esperienza del “paradiso”, di una riconciliazione, di una pace… che si può vivere anche in una condizione che rimane limitante. “Se ami devi credere, e se credi, capisci e perdoni” sono le parole pronunciate da Gelsomina e riprese dal nuovo vescovo di Treviso, Michele, che ci ha fatto dono della sua presenza e che ha espresso la grandezza di quel perdono che resta sempre difficile da accogliere e da dare. Ma per Dio non c’è male così grande da non poter essere perdonato perché Gesù stesso è sceso nel male più profondo. È il “cuore del falco” il centro della storia rappresentata, ma è il cuore di ciascuno interpellato dell’esperienza condivisa. Solo scendendo nella profondità della propria coscienza è possibile risalire e fare un cammino di libertà da ciò che ci rende schiavi e ancor più vulnerabili. E forse è da un cuore liberato che nasce quello sguardo sull’altro che non giudica, ma sa “amare e credere”: sa vedere il buono e credere che attraverso di esso un cammino nuovo è sempre possibile per ogni uomo e donna. Sorelle Discepole del Vangelo
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Parrocchia di Colle IL CANE E LA VOLPE
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i racconta che un giorno a pranzo Romano Prodi chiede a Michail Gorbaciov: “Mi dica, lei che è cacciatore: Corre di più il cane o la volpe?” Risposta di Gorbaciov: “La volpe”. “Sa perché?” Al silenzio di Gorbaciov, Romano Prodi continua: “Perché la volpe corre “in proprio” mentre il cane corre per il padrone”. Gesù corre in proprio, perché siamo suoi, gli apparteniamo. Per questo si rende disponibile a dare la vita, a lasciarsi consegnare, tradire, disponibile alla morte di croce, al silenzio della presenza, a farsi cibo, perché noi viviamo, nell’Eucaristia. L’appartenenza è la grande forza, la gioia della relazione, dell’amore, del dono, del si, del sacrificio. Dire “mio” è una gioia”, se non esprime tanto padronanza, dominio, ma contenuto del cuore. Nel suo vangelo san Giovanni per ben cinque volte si autodefinisce “il discepolo che Gesù amava”. Lo dice nell’ultima cena, dove si trovava accanto al Signore. Lo dice sotto la croce, al Calvario. Lo dice il giorno di Pasqua,
quando corre al Sepolcro e arriva per primo. Lo dice al lago di Tiberiade, quando riconosce Gesù che appare sulla riva, e sempre in riva al lago, quando è vicino a Pietro, al quale Gesù chiede per tre volte se gli vuole bene e lo invita a seguirlo. È presente, riconosce, corre chi ama, e di più chi è amato. Corre chi sente sua la cosa per la quale corre. Questo vale anche per la nostra fede, per la nostra appartenenza alla Chiesa, al Signore, alla comunità. Se non appartieni e non ti appartengono è difficile che tu doni la presenza, la tua ricerca, la tua disponibilità, il tuo amore. L’esempio più luminoso è dato dall’innamorato che sente suo l’amato e sente di appartenergli. Un altro esempio è quello della mamma che sente suo il figlio e sente di essere la sua mamma. Potremmo continuare con tanti altri esempi. Ci permettiamo di tirare questa conclusione: Anche nella fede, se non vive un’appartenenza attiva e passiva è difficile che la fede ci sia e viva. Credere che apparteniamo al Signore, ai fratelli di fede, alla comunità e sentire nostro il Signore, che sono nostri i fratelli di fede, che la comunità è “mia”, è un atteggiamento e un impegno fondamentale. L’alternativa è: “Non appartengo e non mi appartiene”.
ERA UN UOMO
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morto, nella notte di giovedì 5 dicembre Mons. Pietro Brollo, vescovo della nostra diocesi dal 1996 al 2000. Aveva seminato gioia e fiducia. Sapeva sorridere, guardare, ascoltare, rendersi presente restando in disparte. Proprio perché uomo rispettava e riconosceva gli uomini, perché credente godeva dei credenti,
vescovo che amava i sacerdoti, che non chiamava mai i “suoi preti” riconoscendo la loro umanità, la loro ecclesialità, la loro missione, la loro sacralità. Non sentiva il bisogno di “pesarli”, perché troppo impegnato a credere in loro. La chiesa era la sua casa, la sua vita. Alcuni aneddoti personali: Una sera in macchina nei pressi della mia canonica: Viene su a prendere qualcosa? “No, che è tardi!” Ci ripensa: “Si, voglio vedere la tua casa”. La prima volta che è venuto a cresimare a Cencenighe, alla porta della chiesa prima di entrare mi da la mano e mi dice: “Guardi che qui siamo
CATECHISMO
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abato 30 novembre 2019,nella chiesa di Colle S. S.Lucia, i bambini del catechismo della valle assieme alle loro famiglie ,alle catechiste e a Don Gabriele hanno iniziato il catechismo con una veglia di preghiera. Il tema era espresso dalla luce rappresentata da un bicchiere contenente una piccola candelina. Ogni bambino l’ha portata a casa e potrà accenderla ogni sera recitando una preghiera. Chi lo vorrà decorerà il bicchiere e lo riporterà in chiesa durante la Messa di Natale per illuminare il Bambino Gesù. Sandra
a casa sua e noi faremo tutto quello che lei ci dice”. Ad Avoscan in risposta al sindaco che dandogli il benvenuto si era sperticato in elogi per il parroco: “Signor sindaco, lei non sa quanto bene fa al Vescovo sentir dir bene di un suo prete!” Quando gli ho chiesto di fare una scelta che poteva essere un po’ discutibile mi disse: “Chi sono io per dirti di no?” A me che avevo una quindicina d’anni meno di lui, e che ero un prete davanti al Vescovo, ci ha messo un po’ di tempo prima di darmi del tu, e penso lo abbia fatto su mio invito. Era un uomo libero che credeva nella libertà dell’altro.
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«Le nuove del Pais»
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n invito che nasceva dalla Parola di Dio che il giorno dopo, prima domenica di avvento, ci invitava a vegliare e ad essere pronti. Il momento lo abbiamo voluto alla sera, proprio per sottolineare quella veglia che richiama la notte da vivere per qualche cosa di grande che deve accadere. La cosa grande è la venuta del Signore. Ci siamo trovati con il desiderio di non lasciare in soffitta “Gesù bambino”. Se il Natale non ci parla di bambini e non lascia parlare i bambini, è un Natale spento, e il Natale, non possiamo dimenticarlo, è luce. C’è chi veglia, perché non è capace di dormire, chi perché non può dormire, chi per lavorare, chi per assistere, chi per divertirsi, chi per ubriacarsi, e c’è chi veglia per rendersi disponibile all’attesa. A Natale la messa della sera della vigilia a S. Fosca, e a Colle, ha visto arrivare molti bambini, e soprattutto a S. Fosca molti con il loro bicchiere di luce che si è unito alla luce trovata in chiesa arrivata da Betlemme.
S. LUCIA
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iornataccia quest’anno il giorno di s. Lucia, ma che non ha scoraggiato i più. Per cui la partecipazione alla festa, con la S. Messa presieduta da don Dario e concelebrata da P. Piero, d. Franco e d. Gabriele, e con il relativo rinfresco in piazza è risultata ricca di entusiasmo. Molte le persone che ritornano o arrivano anche da “fuori”. Santa Lucia, era una giovane, che come tantissime altre giovani, ha dato la sua giovane vita al Signore.
NOVENA DI NATALE
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nche quest’anno a Colle abbiamo celebrato la novena di Natale, tutte le sere. Il Natale chiede attesa, chiede di vegliare. Lo si può fare svegliandosi presto al mattino, oppure entrando svegli nella notte. Si tratta di attendere il “giorno” oppure di attendere nella notte. Con soddisfazione e gioia abbiamo constatato una generosa partecipazione. Un grazie al Signore per i “fedeli” che ci dona.
HANNO DETTO SI
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rovocati dal parroco, un gruppo di giovani, naturalmente sotto lo sguardo attento di Francesco, hanno accettato di fare il presepe in chiesa. Sembra che sia la prima volta che accade. Il risultato è stato molto bello e piacevole. “Carissimi giovani, ogni tanto mi prendo la gioia di pensarvi uno per uno. Non credo di conoscervi tutti ancora, ma abbastanza, e mi impressiona il vostro numero. La mia gioia però si trasforma velocemente in malinconia, se non addirittura in tristezza qualche volta. Questo non per la qualità del “contenuto” che siete voi, che sinceramente vi trovo vivi, belli, intelligenti, disponibili, presenti, ma per la mia incapacità di sapermi mettere avvicinare a voi e mettere a frutto con voi per il bene della comunità il “capitale” che siete. Non voglio continuare oltre. Solo desidero che voi lo sappiate. E dopo c’è di mezzo anche Lui, il Signore.”
Bilanci solo economici della parrocchia di Colle Entrate 2019 Uscite 2019 Attivo 2019 Civanzo 2018 Attivo al 31.12.2019
E. 38.883,00 E. 38.178,00 E. 705,00 E. 8.584,00 E. 9.289,00
Le cifre (lievitate) si spiegano, per le uscite, con le spese per i danni del tetto della canonica e del campanile, e per le entrate per il risarcimento delle assicurazioni e il contributo del mercatino.
«Le nuove del Pais»
SIONARIES . 132 COMBONI MIS ideta; K.15; House No opia Sub City: L 81 Addis Ababa – Ethi P.O. Box 55 0)11-551.52.10; tel. +251-( 251910037536 Mobile:# 00 tusa@gmail.com e-mail: xys HE PROVINCIAL 49 OFFICE OF T 12/GC 2019-20 / MCCJ Ref: /EC 20 3 2012 / Nov 26, 2019 Date: 16 0
Carissimi amici della Parrocchia di Colle, Vi mando un saluto da Addis Abeba dove risiedo anche se alcuni mi danno la qualifica di essere sempre in giro ed è vero e cerco di spiegarlo ora che si avvicina il S. Natale di Gesù, nato anche lui fuori della casa del Padre celeste, in una casa che era più una stalla, come tante di questo mondo; nato mentre i suoi “erano in giro” per la doverosa registrazione civile, accolto trepidamente da alcuni e meno da altri; e poi lungo i secoli accettato da alcuni, ignorato da altri e da qualcuno perfino rifiutato. E’ un po’ quello che posso esperimentare anch’io e che posso vedere durante le mie visite alle Missioni e ai missionari presenti nel Sud e nell’Ovest dell’Etiopia tra le genti Sidama, Gujji, Gede’o, Gumuz, Berta, Shinasha, Agau. Si direbbe come S. Paolo per l’area Mediterranea dei suoi tempi, che il Vangelo di Gesù è ormai conosciuto dappertutto anche qui tra tutte le ottanta e più Popolazioni dell’Etiopia, grazie anche alla facilità dei mezzi di comunicazione che esistono e grazie a quasi un 60 per cento di battezzati in Etiopia, ma non equamente distribuiti in tutte le zone del paese. Stando poi ad Addis Abeba il mio compito è di vedere che ci sia il personale sufficiente in ciascuna delle Missioni, che siano bene accompagnati quelli che nei seminari si stanno preparando alla Missione, vedere che ci sia armonia e accordo tra tutti i cristiani presenti in Etiopia, che i nostri missionari abbiano i mezzi sufficienti per continuare il ministero apostolico e tante altre cose. Ma è soprattutto nelle missioni che serviamo alla periferia, tra le popolazioni più necessitate di tutto che si vede come Gesù viene accettato e nasce volentieri e ancora, stabilendo la sua dimora anche là dove sembra che non ci sia tanta speranza, tanto futuro. Commuove alla volte la pazienza e la bontà di tanta gente che proprio attraverso la loro esperienza di sofferenza, di miseria e di umiliazione, hanno facilmente incontrato il Signore della Croce, coronato di Spi-
ne e hanno intravvisto la luce gloriosa del futuro; alle volte mi sorprendo a pensare e a meravigliarmi di come queste missioni dove siamo presenti siano tra le più belle missioni della Chiesa nel mondo di oggi e le offro al Padre di ogni bontà, con tutte le difficoltà e speranze che racchiudono; dico questo nonostante vessazioni e persecuzioni di varia matrice che hanno visto molta gente scappare e trovare rifugio, anche col loro bestiame nel recinto della missione; nonostante folle di rifugiati che scappavano ( e scappano) al vedere sulla loro casuccia o capanna il marchio che le destinava a essere incendiate e nonostante un eccidio avvenuto proprio il giorno di Pasqua, di almeno300 persone di cui io so, cosa di cui è perfino difficile parlarne se non al Signore. Il Primo Ministro Etiopico che veramente vive di persona le ansietà, le disfatte e le semplici gioie della gente povera e umile (moglie e lui hanno adottato per esempio un bambino di strada), ha ricevuto in Ottobre il premio Nobel per la Pace e molto meritatamente, ma lui stesso deve assistere a storie ed eventi sconsiderati che potrebbero portare a lotte sociali e perfino a guerra civile e deve inventare reazioni governative e ufficiali che non portino o non rispondano con violenza a violenza; noto anch’io senza tanto cercare, qualche divisione etnica e odio razziale, alle volte anche violenza che può avere la sua origine in sentimenti religiosi mal gestiti, chiese bruciate, gente allontanata e perfino ministri sacri uccisi. E’ bello vedere come molti Cristiani, anche Cattolici, da tutto il mondo reagiscono (Il CRS, il Catholic Relief Service dei Cattolici Degli USA per citare un esempio così visibile) e intervengono molto caritatevolmente per alleviare le pene dei rifugiati anche interni, degli emarginati, dei miserabili e tentare di mettere freno a tanta corruzione. Qui voglio riconoscere quello che
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con tanta perseveranza, generosità e squisita Carità (es.: il Mercatino Missionario di cui proprio qualche giorno fa ho ricevuto il provento) fate con belle iniziative di appoggio alle missioni qui in Etiopia e ringrazio tutti anche a nome del P.Giuseppe Detomaso, da Sotil che continua, spesso a piedi, le sue visite apostoliche, cercando di raggiungere tutti con un messaggio di pace, di concordia e di santità, nelle valli e sui monti, attraversando torrenti e aggrappandosi alle scarpate scoscese, ma sempre ben abitate, di montagne che raggiungono quasi i 3500 m di altezza). Noto la gente anche qui nella Metropoli di Addis Abeba, pregare di più, Musulmani e Cristiani ugualmente, in queste circostanze difficili che veramente preoccupano tutte le famiglie. Noto anche nei giovani della Chiesa Cattolica, un interesse maggiore non solo per una buona educazione e una carriera, ma anche per una vita di fede e noto un cambio nella filosofia dominante, dalla tendenza a negare o almeno trascurare Dio per glorificare l’uomo a un incontro con l’umanità di tutti i giorni per arrivare al Creatore, Redentore e vivificatore di questa nostra amabile umanità e di questo bel Creato. Con questo oso chiedere a tutti, preghiera per l’Etiopia e le nostre genti qui e per le comunità Cristiane con cui viviamo e preghiamo e che sentono fortemente e gioiosamente la comunione possibile, attraverso l’unione in Gesù Cristo, con tutte le comunità ecclesiali nel mondo. Ecco dunque Gesù Dio che è nato e arriva a nascere ovunque, accettato o respinto che sia, nato una volta a Betlemme e ora sugli altari di questo mondo, per restare ad abitare in mezzo a noi tutti. Rinnovo il mio grazie di sempre per la vostra simpatia cristiana e per il vostro aiuto a noi missionari di Gesù e del suo Vangelo, lieti di servire così da vicino una missione apostolica della quale tutti voi partecipate. Auguro un Buon Natale, appunto con la Presenza di Gesù bene accolto tra di noi tutti! Buon Anno, ricevuto come dono di Grazia e di Provvidenza! Vi ricordo tutti con una buona speranza di rivederci per la prima parte della Quaresima, fino forse a S. Giuseppe. Abba Sisto
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SCUOLA PRIMARIA
L’Alta via dell’orso
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l 24 de otobre, noi de la scola elementare de Santa Fosca sion jui a fà l'Auta Via del Ors con Cesare Masarei. Sion partii da Calcuch e sion ruai, per n triol, fin a Col de Larzonei, ulache on vedù la ciarisara vegia de 300 agn. Dopo sion jui su per en stradon per
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ji a vede na ceja con en parafulmine, l' unica de la su e darè dies minuti sion ruai nte bosch ulache on sentù rumor de la natura tant rilassanti che non sentivane da tant temp come i guziei che centava e el vent che feva spostà le ponte dei lares.
Darè na mes'ora sion ruai a na cros de le strade, ulache un dei trioi l portava al lares dela Freina: sion jui su per chel triol e on provà a vede cotanc de boce che serviva a fà l giro dela pianta. La eva cussita granda che ncora per en cin no ie riussivane. Po, per n triol, sion ruai a Sopradaz: ilò ne spetava l pulmin per tornà a ceja.. Sarave bel fà semper scola cussita!
Biscotti
l 9 dicembre 2019 noi della scuola primaria abbiamo fatto i biscotti con Paolo Frena e Ivan Troi. Mentre la maestra Lucia preparava l’impasto alla mandorle, Paolo stava facendo l’impasto per i topolini, che sono dei biscotti con le ciliegie candite e Ivan impastava quelli con le gocce di cioccolato. Irene e Antonella stavano tagliando le ciliegie candite per i biscotti, mentre altri bambini facevano gli ovis mollis. Successivamente abbiamo fatto gli occhi di bue: dei biscotti con la marmellata e poi altri bambini mettevano dentro agli occhi di bue la marmellata di fragole. Alla fine abbiamo fatto più di 100 pacchettini di biscotti che abbiamo venduto per dare un contributo all’associazione Auser e per la scuola. E’ stato bellissimo, però per noi di quinta purtroppo è l’ultimo anno!
Vijite speziai a Scola
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ncuoi, ai 20 de dezember, l è stà per noi boce de la scola elementar de Santa Fosca n bel di! N’à fat vijita
doi persone speziai: don Gabriele che l n’à portà l gelato e che, visto che l eva l ultimo di davant d le vacanze de Nadal,
l à fat i auguri a duta la scola; l’autra persona spezial l é stada Babbo Natale che l é vegnù a ne ciatà. On fat n pico conzert
cil flauto e on centà canzogn da Nadal: sion stai cussita bravi che l n’à regalà n paco pien de caramele.
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Sostegno all'Auser
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uest'anno l'Istituto Comprensivo di Alleghe sostiene con il progetto "Educazione alla solidarietà 2019-2020" l'Associazione "Auser" che si occupa di assistenza gratuita agli anziani. Ogni plesso sensibilizzerà gli alunni invitando i rappresentanti dell'Associazione a cui andrà il ricavato dell'Istituto. La scuola media di Caprile ha programmato e realizzato un primo
incontro a carattere formativo-divulgativo per tutti gli alunni con il Presidente Alvio Peratoner e i collaboratori Pietro Urpi, Rino De Monte Fagiunto e Liviana Sorarù il 24 ottobre . I ragazzi si sono dimostrati molto interessati e dopo aver ascoltato le varie informazioni, esperienze e testimonianze hanno voluto esprimere le loro sensazioni e opinioni:
1A L'incontro di oggi è stato molto utile ed istruttivo. Il signor Pietro Urpi ha presentato in modo molto chiaro, preciso e coinvolgente le diverse occupazioni dell'Associazione "Auser": quest'anno ne ricorre il ventennale. Tutti i volontari svolgono con grande amore molte attività per aiutare le persone anziane e non solo quando stanno male, ma anche per farli sentire meno soli e organizzano anche feste e gite. Grazie per il grande contributo e per
re delle barriere insormontabili: hanno bisogno di affetto, di amore e di attenzione da parte di tutti. Siete favolosi! Vi ringraziamo per tutte le persone che aiutate. 2A L'"Auser" è un'Associazione molto utile non solo per gli anziani ma anche per le famiglie. Anche noi vorremo partecipare quando ne avremo l'età. E' importante che oltre ad aiutare gli anziani si preoccupino di organizzare molti eventi per farli stare insieme. Molto utile è stata la dimostra-
averci fatto comprendere i veri valori della vita e del volontariato! 1B "Auser" significa Autogestione dei Servizi e tale Associazione è davvero molto importante soprattutto qui in montagna dove ci sono più anziani che vivono in posti isolati. E' stato molto istruttivo vedere le loro attrezzature e simulare un trasporto di anziani. Abbiamo provato una sensazione di "felicità"nei confronti degli anziani che vengono così aiutati a supera-
zione davanti alla scuola con i vari ausili. Il loro è un grandissimo gesto: grazie! 3A Pensiamo che l'Associazione "Auser" sia molto importante per noi dell' Alto Agordino, dato che siamo lontani dall'ospedale. Siete davvero bravi sia ad aiutare le persone in difficoltà, sia a donare loro felicità e sollievo. E' stato importante l'incontro di oggi per capire ancora di più il significato dell'aiuto e della disponibilità verso gli anziani:ci avete aperto una strada! Grazie!
La “botega”: l'anima di un paese
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n occasione di una trasmissione di approfondimento sui piccoli negozi di Colle e Fodom che ho avuto il piacere di realizzare con la Rai di Bolzano ho avuto modo di parlare approfonditamante col nostro caro Giancarlo, l”anima” della bottega che si trova a Colle. Dopo avergli posto delle domande specifiche sul suo lavoro (orari, difficoltà sempre maggiori delle piccole attività, lungaggini burocratiche), abbiaamo avuto modo di conversare sulla storia vera e propria del negozio che lui, e prima
di lui lo zio Guido, attualmente gestisce. Ebbene mi si è aperto un mondo: dai racconti delle persone anziane sapevo che originariamente il negozio era al piano terra dello stabile delle scuole e del municipio almeno già dal 1939 (ne è testimonianza anche il cortometraggio “Il postino di Montagna” girato nel 1951, ndr), ma poi, quando l'albergo Posta fu acquistato dalla famiglia Chizzali dai Pallua “da Pont”, il tutto fu trasferito nalle sede dell'attuale bar Posta, dividendo i locali tra bar e negozio, fino a quando, in tempi più recenti, il negozio è stato portato nell'attuale sede. Un tempo ogni piccolo villaggio aveva un negozio dove poter trovare un po'di tutto e, se ci pensiamo bene, a Colle abbiamo ancora questa fortuna: ferramenta, cartoleria, giardinaggio, mangimi, dolcumi o farine particolari: dove
L'albergo Posta e il negozio prima dei lavori di rifacimento degli anni '80.
La Cooperativa di consumo nella sede dell'ex municipio (Foto tratte da “Il postino di montagna”)
dovremmo arrivare a comprare tutto ciò se non ci fosse la nostra “botega”? A noi sembra dovuto e scontato, ma il fatto che quello di Colle sia l'unico negozio con tale formula che è sopravissuto in zona ci fa capire che scontato non lo è proprio. Un grazie quindi a Giancarlo e alla sua famiglia per il fatto di riuscire ancora a tenere in piedi questo importante servizio dopo più di 80 anni di storia, augurandoci che nel nostro piccolo paese ciò non venga mai a mancare.
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DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI NOVITÀ DALL'ASSOCIAZIONE TURISTICA
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n occasione delle festività natalizie, l'ufficio gestito dall'associazione turistica Colle Santa Lucia Dolomiti ha riaperto i battenti con tante novità. Non solo un punto dove ricevere informazioni turistiche: l'ufficio si è infatti trasformato anche in un piccolo negozio dove poter acquistare souvenirs ma anche piccoli ar-
ticoli regalo. Molti sono stati i curiosi, paesani e non, che hanno voluto vedere coi loro occhi questa novità e che hanno espresso il loro apprezzamanto. Invitiamo dunque tutti coloro che non fossero ancora passati, a venire a trovarci, anche solo per fare due chiacchiere: bello sarebbe infatti che l'intero paese sentisse un po' “suo” quest'ufficio, che nel futuro questo possa diventare un punto di riferimento un un paese che, purtroppo, essendo in calo demografico soffre sempre di più la mancanza di servizi. Vi aspettiamo! L'associazione turistica Colle Santa Lucia Dolomiti
TESSERAMENTO CROCE BIANCA
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urante le festività natalizie è iniziato il nuovo tesseramento della Croce Bianca. L'importo è di 11,00 € a persona e sono esclusi dal tesseramento i bambini/ragazzi fino al termine delle scuole medie. Sarà possibile effettuare il tesseramento presso i
volontari presenti in piazza nei giorni di festa e poi al Bar Posta. Ls Croce Bianca di Colle Santa Lucia coglie l’occasione per porgere i più sinceri auguri di Buone festività a tutti i collesi residenti e non residenti. (L’amministrativo della Croce Bianca)
CONCERTI A COLLE
Il concerto del Coro Una Voce
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giorni antecedenti all'Epifania sono stati ricchi di eventi e concerti nel nostro piccolo paese. Venerdì 03 gennaio nei locali delle ex scuole elementari il musicista Paolo Fornasier ha allietato una sala gremita di gente con un concerto in ricordo di Eugenio “Geno” Colleselli. Un piacere per chi già lo conosceva di poterlo ascoltare proprio a Colle, una vera sorpresa invece per chi non l'aveva mai sentito prima di poter incontrare la sua musica! Il giorno successivo, sabato 04 genna-
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CALENDA 2020
VIGILI DEL FUOCO VOLONTARI
UNION DEI LADIGN DA COL
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stato presentato il giorno di Santa Lucia il nuovo Lunare 2020 edito dall’Union dei ladign da Col. “L laor de nuos noni” è il titolo di quest’anno poiché attraverso foto in bianco e nero racconta i svariati tipi di lavoro ai quali erano chiamati i nostri antenati per poter sopravvivere in montagna. Troviamo il lavoro in casa, quello dei boschi, quello di prati e campi; il tutto rappresentato da volti che a molti ricoardano la loro infanzia. Il Lunare si può acquistare in tutti i negozi e locali del paese, scrivendo una mail a uniondeiladigndacol@gmail.com o telefonando a Martino (340 4722510).
io, la chiesa di Colle ha invece ospitato le voci del Coro Una Voce di Martellago (VE). Il contatto col coro è nato qualche mese fa per interessamento di alcuni coristi che avevano passato in gioventù o passano ancora attualmente dei periodi di vacanza a Colle e così, con un repertorio natalizio che ha spaziato su più lingue e culture, le loro voci hanno riempito la chiesa dopo la messa prefestiva. Così grande è stata l'emozione loro e della loro direttrice/maestra Monica Barbiero che non escludono assolutamente di riproporre più avanti un concerto nella nostra chiesa...magari, così hanno detto, “assieme a qualche altro coro”.
urante le festività natalizie abbiamo potuto vedere più volte un gruppo di Vigili del fuoco volontari che presentava agli interessati il loro nuovo calendario 2020. Impostato in un formato bello grande, il calendario ha ripercorso vari momenti del lavoro del vigile del fuoco volontario: interventi, mezzi, attrezzatura, il tutto alternando foto a tratti spontanee a foto a tratti più artistiche e studiate. Attraverso le immagini è possibile far capire a piccoli e grandi cosa comporti il compito del volontario. Chissà che questo bel lavoro non stimoli la curiosità dei più piccoli nel voler entrare da grandi a far parte di questo corpo! Attualmente il calendario si trova in tutti i locali e negozi di Colle; per maggiori informazioni o per copie si può contattare il capodistaccamento Andrea Chizzali al 3409977537.
Il concerto di Paolo Fornasier.
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Gli alberi caschati dal vento STORIE DI UOMINI E BOSCHI TRA COLLE SANTA LUCIA E CAPRILE (XVI-XXI) a cura di Silvia Grego – quarta parte La particolare congiuntura meteorologica, che ebbe inizio negli anni ’90 del cinquecento, portò alla piccola glaciazione del XVII secolo, che ebbe fine solo negli ultimi decenni del XVIII secolo. L’inverno del 1607 fu il più freddo del secolo e, in Italia, lunghissimo. Le temperature più basse tendevano ad abbassare il limite delle foreste e a rallentare la crescita degli alberi.1In questi anni, forti venti colpirono ripetutamente l’alta valle del Cordevole Da un acquisto di legname di G.B. Piazza (fattore dal 1596 del forno di Andraz) veniamo a conoscenza di un episodio di forte vento che nel 1597 (o forse 1596) interessò i boschi di Caprile e del Castello di Andraz.
Quanto legname aveva comprato? Tanta legna, al prezzo di 30 Rainesi (il fiorino tedesco), da poter fare 200 sacchi di carbone. Con 200 sacchi di carbone si sarebbe potuto fondere ferro nel forno per poco meno di dieci giorni. Si tratta, comunque, di una quantità di legna da carbone di alcune decine di unità superiore a quella acquistata annualmente per il forno di Caprile nel 1598 e nel 1599 (176 sacchi di carbone).3 Questi gli scarsi dati concessi dai documenti. Per farci un’idea, vaga, ma sempre meglio di niente, sulla quantità di legname comprato possiamo giocare con un altro dato che emerge da una relazione di Piazza nel 1602. Una poiata (carbonaia) nella zona produceva circa 60 sacchi di carbone.4 Per farne 200 servivano quindi quasi 3,5 poiate. La quantità di legna necessaria per una carbonaia è variabile, a secon-
da della qualità di legname utilizzato e dei luoghi. Per il carbone di legna dolce, quale è quello di abete, dovrebbe aggirarsi sui 150-200 quintali .5 Considero il valore più basso. Secondo questi parametri, la quantità di legna acquistata sarebbe pari a 52,5 tonnellate. Piazza ci avverte che il legname da carbone è dato dallo scarto dell’albero: cima e rami. La parte della pianta commerciabile per opere è costituita, invece, dalla talia . Lo scarto di un abete si aggira sul 30% dell’intera pianta.6 Il restante 70% costituisce la parte commerciale del legname utilizzata per fare opere. Ne deriva che la quantità di legname atterrato dal vento nel 1597 è almeno tre volte superiore alla quantità di legna da carbone comprata. Calcolando approssimativamente: intorno alle 173 tonnellate (52,5 x 3,3) E’ tanto? è poco? Un dato ci viene in aiuto: una fornitura di 1000 taglie mercantili (il principale prodotto del tronco d’albero) dai boschi di Val Parola per i mercanti di legname Bortolo e Giacomo Maccarini nel 1587, comportava la movimentazione di non meno di 164 tonnellate7. Quanti alberi? Considerando che un abete in media può fornire tre taglie di diverso diametro,8 l’intera fornitura di 1000 taglie deriverebbe da circa 333 alberi tagliati. Dalle 173 tonnellate di legname che ipotizzo atterrate nel 1597 calcolo il 70%: il peso del legname da opera. Circa 121 tonnellate. Utilizzo i dati ottenuti per costruire una proporzione: 1000 taglie : 164 t.= X : 121 t. Ora, se ottengo circa 1000 taglie da 164 tonnellate di legname, da 121 t posso ricavare 738 taglie che divise per tre, danno 246 abeti. In valori approssimativi, nei boschi sopra la strada per Caprile, nella parte collese, nel 1597 sarebbero stati atterrati dal vento intorno ai 246 abeti. GB Piazza considerava il trasporto al
1 FRANCO BASTIANON, Codice Paulini, Economia, Ecologia, Politica in un codice del ‘600, Venezia 2017 2 BOLZANO, ASBz, APVB, L. 68,7 GB Piazza autunno 1597, senza data anteriore al 14/12/1597. 3 BOLZANO, ASBz, APVB, L. 68,8 Registri del forno di Caprile 4 BOLZANO, , ASBz, APVB, L. 68,7 c.72 GB Piazza 1597
5 http://www.factorysne.com Il museo del carbonaio di Borgo Pace, PEDROCCO -LUCERNA, 25/04/2011 6 Ringrazio, per l’interessamento e l’informazione data, Umberto Kerer. 7 GIGI CORAZZOL , Piani particolareggiati, Feltre 2016 p.177 8 Un abete medio produce circa 3 taglie. ANTONIO LAZZARINI, La trasformazione di un bosco, Belluno 2006, p. 64
“Ho comprato da quelli di Colle le cime delle talie e altri legni caschati dal vento sul confine con Caprile” e aggiunge che “Item più in bosco al Castel (di Andraz), sono alquanti legni caschati dal vento che si potra far alquante taie…”2
forno di Andraz del legname acquistato troppo costoso e suggerì ai suoi superiori di utilizzarlo, invece, al più presto, nel forno di Caprile. Temeva che alcuni caprilesi lo facessero sparire. Il legname era troppo vicino al paese e nel 1597 il confine nel bosco, tra PVB e Cadore, ancora controverso. Nell’accordo stilato da Benzoni e Recordin, nel 1609, si specificò proprio riguardo al bosco: <<Il Bosco delle Rovazze sopra la strada sia compreso nella pertinentia e giurisdition Episcopale, et il Bosco sotto essa strada sia nella pertinentia e giurisditon veneta>>9.. Si proibiva, però, che, nel bosco, sia sopra, che sotto la strada, Veneti e Episcopali, potessero tagliare, o far tagliare alberi senza espressa licenza dell’uno e dell’altro principe. Faceva eccezione il legname per sistemare la strada, che spettava, ad anni alterni, a Collesi e Caprilesi. Ai Caprilesi era concesso il taglio di alberi nella parte superiore della strada, qualora fosse necessario per la sua sistemazione. Ciò fu deciso per la difesa della chiesa di San Bartolomeo e dell’abitato di Caprile, ma tagliare un albero, nella foresta tra Colle e Caprile, divenne un vero e proprio “affare di stato”. L’area di bosco vincolata era costituita da circa 3876 mq.: 2473 mq. di Colle, 1403 mq. di Caprile. Colle Santa Lucia, che aveva la proprietà di circa due terzi del bosco, ne usciva così svantaggiata. L’impegno speso per giungere ad un accordo il più possibile condiviso, non fu premiato: dopo pochi anni un ciclone, nel novembre del 1613, mise in crisi l’equilibrio faticosamente raggiunto. Nel saggio << Il Bosco delle Roazze >> pubblicato in Archivio per l’Alto Adige nel 1911, Ettore De Toni 10 fa riferimento a questo evento e al problema degli alberi caduti che ne derivò. Ritenne, allora, il caso risolto da una perizia di Paolo Sarpi, sulla base dei soli documenti dei fascicoli dei Provveditori sopra la Camera dei Confini di Venezia. In realtà, da quanto emerge dai fascicoli dell’Archivio del Principato Vescovile di Bressanone, la questione fu molto più lunga e si risolse in modo opposto a quanto Sarpi aveva proposto. (Continua...) 9 VENEZIA, ASVe , PSCC, b.191, 27/06/1609, DE TONI, Il bosco delle Roazze , p. 275 10 ibidem p.260
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Momenc de storia: La borasca de l 1613 e la viera de l Friul (1615-1617) de Ivan Lezuo - Terza pert L fator Tita Piazza: 24.05.1614: Chisc dis l é passé chilò l comerzánt de legnam Sagredo che l à da jì fora n Badia ulache l ombolt Sompont i’à mpermetù mile taie. I’è fat vedei l scrit del acordo e i confins del bosch da le Roaze e dël nstës l à remarché che Ciourì l no n à degun dërt sul bosch soura strada. Demè se le plánte i é mpe vel l acordo, ma nte chëst cajo... L m’à ence consié che nost vësco l scrive na lëtra al senat de Venezia – se degugn se muof Ciourì l vignarà dessegur con sue preteje. A Venezia n curt i metëssa n ciaro dut cánt.1 22.10.1615: Chisc dis passei i comisciar del vësco, i sciori Metich e Shelia, i m’à consigné na lëtra da mané al capitán del Ciadoure per via del bosch da le Roaze. L è delongo fat, ma è sentù che l capitán l é jù a Venezia ulache puoch davò l é mort. Ades toca fè n’autra istánza, sto viade al senat de Venezia nstës, sedenò chilò marcësc dut e reston senza nia.2 05.12.1615: Eco che se descor de viera ence chilò da nos. N juoba daván’ de pié via da Fodom per jì a Bornech son vignù a l savei che la Republica de Venezia l’à dé da ntëne a suoi podestà e retor de la tiera ferma de njigné i saudei beleche armei, davò che l arziduca Ferdinand, se disc, l à brujé ju paisc e copé tropa jent ntel Friul. Ence chilò a Bornech se n descor.3 27.12.1615: La viera la va n navánt e no someia che se n vegne fora. Venezia l’à mané munizion ntel Ciadoure, a Egort e Zoldo e i à fortifiché i pasc. Davò le feste da Nadel someia che vegne mané ntel Ciadoure n condotier de la nobilté con saudei foresć. La sajon la daidássa pa ben pro, ma nei nou n é tropa da no podei cavalché soura i jous. Mossarè scrive al vësco se no l fossa meio mëte n’autra guardia al ciastel, l moviment chilò ntourn l é gran e no se sà se per poura o con chëla de fè velch dann. Saudei foresć a Sëlva e Ciourì ncora i no n é ruei. Ci fortuna! Ma se disc che n vignarà via n Ampëz. Nscioma chilò nte chisc luosc l é dut n descore de viera. L nuof capitán del Ciadoure ncora l no n é rué nte sua senta, perchël spete davánt de ie scrive del bosch da le Roaze. 4 L vize vichere Tomesc Soratroi: 18.01.1616: Venezia l à proibì de esporté proviánda e l vin treviján nte le tiere foreste. I li doura per aprovigioné i saudei cajù. Nia bon per nos. Domënia passada nta Vinaulonch un l é rué da miei parenc. L vigniva da Venezia con oio e malvasie e l à dit che ntel viade l no n à bù degun impediment. L à sentù che i veneziagn i vol scombate demè i uscochi e nia auter ma i à debujen de concuisté Gradisca e Gorizia e i fesc gran reforniment de saudei. Chëst sci l podëssa gaujé velch festide! Coche l m’é sté comané son sté nte ciastel ulache l é 40 moschetons, ntra de bogn e sclëc, máncia mefo munizion. De polver n é demè doi liere, de plom n é 60. Nta La Plié nuof moschec e puocia munizion. A custodì le erme nte ciastel l é demè l scior Michael Lutz, n auter berba e trei tosac. I fesc ci che i pò! I’è comané de saré dut.5 1 Memorial del fator Tita Piazza al aministradou e al consei de Persenon dei 24 de mei 1614. Scrit per talián nta Col e rué a Persenon ai 31 de mei. L senat de Venezia l à dé na nciaria a Paolo Sarpi. Dël l vol studié e analisé avisa la cuestion e de jugn del 1614 l rua a chësta conlcujion: l é dërt che vegne deliberé la strada dal legnam (per auter bele fat de jenè de chël ann), ma dute le plánte rebaltade i ava da resté ulache i eva percieche l eva da respeté l acordo del 1609: l bosch l assa mossù defende Ciourì se i elbri i eva mpe, l medemo l mossëva valei ence per chële tomade (trat fora da: “Il bosco delle Roazze” de Ettore De Toni, nte: Archivio per l’Alto Adige, 1911, fasc. III-IV, p. 259 ss.) 2 Da la lëtra del fator Tita Piazza al aministradou e al consei de Persenon dei 22 de otober 1615. Scrita per talián nta Col e ruada a Persenon ai 25 de otober. 3 Da la lëtra del fator Tita Piazza ai signour de Persenon dei 5 de dizember 1615. Scrita per talián a Bornech. 4 Da la lëtra del fator Tita Piazza ai signour de Persenon dei 27 de dizember 1615. Scrita per talián nta Col. 5 Da la lëtra del vize vichere Tomesc Soratroi al vësco de Persenon, a suo aministradou e al consei dei 18 de jenè 1616. Scrita per talián nta Fodom.
L fator Tita Piazza: 25.01.1616: La lëtra de nosc signour da Persenon dei 7 de jenè l’é ruada mpermò ai 23 e da Ciourì su! L percié no l sè. I me damana soura i movimenc de viera ntel Veneto. I’esse pa bele scrit, ma l vichere l m’à dit che l é sté nciarié dël de l fè. I sceguita a mané soldatesca a pe e a ciaval via n Friul, su la tiera e dal mer. La setemana passada chilò ntel Ciadoure i é ruei autri 200 omegn d’Alpago. I prums i muor bele dal freit e de fam. Sourafora se sent che i veneziagn i à na gran poura che i tiroleji i sconfine ntel Ciadoure. Ciourì e Sëlva nfin ades i é stei bogn de convince l goviern de Venezia de i sparagné dai saudei foresć, sebenche l proveditor ie n volëva mané. L é la jent del luoch che fesc guardia di e not. Per via de la proviánda ncora la no rua chilò da nos! L negozié e l descore chilò l é scialdi, via n Ampëz l é plu sospet de fè passé jent nia cugnisciuda. A Egort vignarà mané n proveditor con 500 belumac per guardia dei trei pasc de Primiero, Flem e chilò e l é rué ence scialdi erme e munizion. Mi son segur che i veneziagn da chëste pert i no fajarà degun dann e che i se parëcia a sta moda demè per se defende se propio assa da suzede ceze. De nost vescovè i no n à degun sospet. Ma l fossa pa ben mpo ben – a la socrëta – de mené erme e munizion nte ciastel da podei le douré co l é debujen, plu per le incurscion de saudei foresć che de nuosc vejins veneziagn. La munizion se podëssa la porté saurì da Valparola nfin al ciastel. Per ci che reverda l bosch da le Roaze per l moment no ruon nniò. L nuof capitán del Ciadoure nominé l à recusé e fintántche l é chëst proveditor i no n sentarà ite n auter. Se sto proveditor l ven a Sëlva e Ciourì coche se disc, me ciape con dël e ie descore per rué ngalin a na fin. Senancajo se l vësco l me l comana me n vade mi ntel Ciadoure. L proveditor, se disc, l é pa n om valent, bonac, un che l é dessegur bon de convince la Republica a ressolve la cuestion. Senza no se n vignon plu fora tán’ prëst e l legnam l ven fret. Nte sti dis no n é saurì ciapé zachei che porte la posta a Persenon. Enciarié n mescio aposta per picole robe costássa pa, cialon mefo chësta setemana se un l à da jì fora da ie podei dé le lëtre.6 6 Da la lëtra del fator Tita Piazza al aministradou, al consei e al luogotenent de Persenon dei 25 de jenè 1616. Scrita per talián nta Col e ruada a Persenon ai 6 de faurè.
Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 Colle Santa Lucia - BL).
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B e n v e n u to 2 0 2 0 !
Martino Pezzei nuovo redattore di Souramont della Usc di Ladins
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l 2020 ha portato cambiamenti nel settimanale La Usc di Ladins. A partire dal due gennaio infatti l'incarico di coordinamanto della redazione di Souramont che per cinque anni era stato ricoperto da Giulia Tasser è
passato in mano a Martino Pezzei. Laureato in giurisprudenza e fino all'anno scorso dipendente dell'Istituto culturale ladino Cesa de Jan, Martino ha da sempre dimostrato grande curiosità e passione per la lingua e la cultura la-
COMUNITÀ IN CAMMINO BATTESIMI
3. Eleonora Pezzei di Fabiano e Nicole Deola, battezzata a Colle il 20.10.2019.
dina (è anche membro dell'Union dei ladign da Col, ndr). Gli auguriamo quindi tanta fortuna e motivazione per il suo nuovo lavoro, sicuri che saprà rappresentare al meglio la nostra piccola comunità all'interno del mondo ladino!
Il nuovo redattore Martino Pezzei.
Bondì e Bon an!
M
ercoledì 1 gennaio i bambini delle scuole elementari e medie hanno girato per le case delle persone anziane per i tradizionali auguri di “Bondì e Bon an”. Quest'anno hanno portato in dono delle piccole lanterne confezionate col feltro e il nastro; un regalo che è stato molto apprezzato e che molti nonni hanno già pensato dove collocare!
4. Alice Mudoni di Diego e Lara Deola, battezzata a Colle il 20.10.2019.
LAUREA Il giorno 25 ottobre 2019 Greta Chizzali di Pezzei ha concluso il suo percorso di laurea magistrale in Interpretazione di Conferenza presso l’Università di Innsbruck discutendo la tesi: “Interferenze linguistiche in italiano riscontrate negli esami orali di bilinguismo di Bolzano a livello B1”. Giungano alla neo dottoressa le più sentite congratulazioni da parte dei suoi familiari e di tutti gli amici con l’augurio di un futuro lavorativo ricco di soddisfazioni!
DEFUNTO
1. Ernesto Pezzei (Coltoront) Nato a Colle Santa Lucia il 26.12.1931 e deceduto a Forno di Zoldo il 17.01.2020. Coniugato con Anna Frena, padre di sei figli.
FAMEE...DA ZACAN
C
i piacerebbe, da quest’edizione in poi, pubblicare volta per volta almeno una foto delle “famee da zacan”, di quelle famiglie numerose così belle da vedere e che in occasione di una foto ufficiale sfoggiavano le più belle pose e i più bei abiti. Iniziamo con questa bella foto datata 1964 della famiglia di Vigilio Bernardi “Caregheta” di Fossal e della moglie Adele Dariz “Finka” di Posalz. In alto da sinistra: Bernardi Agostino, Bernardi Bernardina e Bernardi Pierina. 2^ fila da sinistra: Bernardi Severino, Dariz Adele, Bernardi Vigilio e Bernardi Teresa. Davanti al gruppo: Bernardi Giulio e Bernardi Anna Lucia. Sorge spontanea una riflessione: in un’epoca dove tutti facciamo quotidianamente foto coi nostri cellulari a tutto ciò che ci circonda, quanti di noi in realtà pensano ancora a farsi fotografare coi propri cari? E, soprattutto, quanti di noi si prendono ancora la briga di sviluppare le foto in modo da avere un ricordo anche materiale degli eventi? Un tempo farsi fare una foto era una sorta di evento, un qualcosa dove ci si preparava per apparire al meglio in quanto, una volta scattata, la foto difficilmente si rifaceva...non sarebbe bello in quest’era digitale ritornare quindi a dar valore ad alcuni aspetti più concreti del nostro vivere?
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STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI
L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco
LA FOTO SCONOSCIUTA
LA FOTO STORICA
Pieve, anni 50’: la “zonèra” che si trovava affiancata alla base del muro maestro, sul lato Sud dell’Albergo Posta di Pieve. Per anni un punto di incontro, di passatempo e di competizione per molti fodomi.
LA FOTO CONOSCIUTA Ornella 1961- scolari di 1^ elementare 1- Pezzei Delia - di Pezzei Antonio “Tone Patìn” 2- Palla Tarcisio - di Palla Giovanni “Nani Cut” 3- Crepaz Rosa - di Crepaz Giuseppe “Bepo de Ventura” 4- Delunardo Rodolfo - di Delunardo Eugenio “Genio dal Còl” 5- Crepaz Iolanda - di Crepaz Giuseppe “Bepo de Ventura” 6- Pezzei Elsa - di Pezzei Antonio “Tone Patìn” 7- Pezzei Paolo - di Pezzei Giuseppe “Bepo Crust” 8- Pezzei Anna - di Pezzei Augusto “Gusto Patìn” 9- Palla Rosalba - di Palla Giovanni “Nani Cut” 10- Dorigo Ivo - di Dorigo Giuseppe “Bepo Šcòco”
Dal prossimo numero inizierà la pubblicazione del manoscritto: RICORDI - del Parroco don Santo PALLA La miseria dei Fodom - La ricchezza dei Fodom
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Storie da nzacan a cura di Antonietta Crepaz “Pecula”
Partire Austriaci e ritornare Italiani
Len da mont Len da mont vegle contadin mplanté co le reisc tra i sasc e la tiera.
A
lla sera, dopo aver cenato e recitato il rosario, ci sedevamo attorno alla stube per goderne l’ultimo tepore. Il nonno raccontava sovente della guerra, di quando nel luglio del 1914 era stato arruolato e mandato a combattere in Galizia. Narrava di lunghe marce, di aver patito molta la fame e della crudeltà dei “Bosgnacchi” che andavano all’assalto dopo aver bevuto rum. Ferito alla testa, tornò a casa in licenza nel maggio del 1915, proprio quando l’Italia dichiarò guerra all’Austria. Così Livinallongo, da terra di confine, diventò terra di frontiera e gli abitanti di Rocca Pietore e Caprile, da vicini, divennero nemici. Il resto della guerra lo trascorse sull’Adamello in Trentino. Mentre parlava un’ombra gli lambiva il viso. Ritornando al paese a guerra terminata dal primo inverno del 1918, trovarono le case completamente distrutte, la campagna devastata dai buchi delle granate, schegge di bombe, filo spinato, trincee, il bosco interamente abbattuto. Non possedevano nemmeno la stessa nazionalità di quando erano partiti: se n’erano andati Austriaci, avevano fatto ritorno Italiani. Oltretutto, mancavano molte persone che al fronte o da profughi avevano perso la vita. Nei primi tempi si sistemarono nelle baracche dei soldati e con la primavera iniziarono a ricostruire le case e a sistemare la campagna. V’era ancora molta fame, il nonno rammentava un episodio: una donna aveva raccolto una gerla di ortiche, la gente la guardava con invidia e la considerava fortunata perché la natura devastata faticava a donare anche le erbe spontanee. Nel sistemare la terra esplosero mine provocando altre vittime, ma proseguirono con forza e speranza. A Contrin erano rimaste in piedi, anche se danneggiate, due abitazioni: quella dei Marins e quella dei Datonesc. Il nonno era sarto, aveva dimestichezza con numeri e misure, così fece il progetto di casa nostra e sullo stesso ne furono successivamente edificate altre due. Il paese fu ricostruito in quattro anni, anche con l’ausilio di operai agordini. Nonno Mattia era una persona con un’infinita pazienza, si arrabbiava solo quando noi bambini dicevamo: “Ho fame”. Ci arrestava con lo sguardo e rispondeva: “Non dite così, voi non sapete cosa significa aver fame!” Ci ha insegnato molto, soprattutto a non lamentarci per niente e ad affrontare e superare le avversità.
Tempré da la vita zuplé dal sorogle vivëst doi viere ciouzei da le broce l pán mesuré. Te sporje l vis al vent e a la ploia: na tëla de sfësse cërcli de agn lerc per chi meio da toch per chi sclëc. Ogli saregn come lièc sot ai crëp.
Del ‘48
*** Ecco come i fodomi ritrovarono la propria valle al rientro dalla guerra (Pieve e l’Hotel Tirol – Inverno 1918, dalla collezione privata di Arnaldo Vallazza).
L eva del carántavot e doi tose col capot co la roda a pedalé da Renac fin a La Plié le se n jiva ogni di da la “Ciufola” a mparé a cujì Le 2 tose l eva Teresa Pellegrini “de Manuseto” e Carmela Pellegrini “de Tone Chech" (Agnese da Renac).
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L a s t o r i a d e l d e c a n at e d e l e g l i e j i e da F o d o m de Ivan Lezuo – seconda pert
Nasc l gran decanat ladin Doi lëtre ntel Archif de Stato de Bolsán, capsa 27/21, ne dáida a nrescì fora l ann de l’istituzion del gran decanat ladin: 1) Lëtra del vichere general de Persenon al vësco de Costanza e de Persenon cardinal Andreas von Österreich, datada Persenon 25 de jenè 1597: l vichere bele plu oute l ava recordé al vësco che nte le gliejie filiai de le “welschen Pfarren Buechenstain Evas Marebi etc.” (col inom “welsch” se indicáva siebelo l ladin che l talián ) i prevesc i é puoch adatei e nia de ejemple. Per chël fossa debujen de ie assegné n degán rural co la nciaria de ie abadé acioche i vive delviers e plu disciplinei. Davánt da puoch, coscita l vichere, tost davò che l vësco l eva pié fora nte sua residenza a Merseburg, l nuof pleván da La Plié Jacobus Salcis, nzacan arzidiacon de Egort, l s’ava baudié pro l luogotenent e l vichere de Persenon. Ie savëva massa sclët l titol de scemple pleván e coscita l periáva de nterzede pro l vësco acioche ie vegne ndavò dé l titol de arzidiacon. L vichere l n à profité e i’à conferì l titol de degán auna a la nciaria de souraverda dei frati. 2) La resposta del vësco l é dei 11 de faurè 1597, scrita a Merseburg: l vësco i’ava bele conzedù al vichere de ie dé a le nzacotánte plevánie ladine (“etlichen welschen Pfarren”) n degán rural per controlé meio i prevesc. Ades che l vichere i’à dè chësta nciaria al pleván de “Puechenstain” Jacobus Salcis l vësco l ratificheia chësta dezijion. L medemo Jacobus Salcis nte na lëtra dei 10 de dizember 1600 l menzoneia l “universum huius mei decanatus districtu”. I documenc i conferma ci che disc Ragnes: nta Fodom l eva n degán bele davánt l 1603. Nuof l é nveze che l degán l steva soura al gran decanat ladin. La nasciuda, spo, de chëst decanat se mossa l’antizipé de za. 7 agn, a la fin del 1596 o de jenè del 1597. Chi evelo Jacobus Salcis? Jacobus Salcis, fiol de Prosdocimo, l eva de cesa ntel teritore venezián. Dal 1560 al 1595 l é sté arzidiacon de Egort, dal 1596 al 1602 degán del gran decanat ladin. Salcis ntourn l 1601/1602 l scrif na lëtra de dimiscion al vësco de Persenon (Konsistorialakten 558, Buchenstein Pfarre I, Archif diozeján de Persenon). Vignon a savei che ntel 1596 l eva sté fat pleván da Fodom e
che nte chisc agn l à tres vivëst a La Plié. Ades con suoi 63 agn l no n é plu bon de jì n navánt per via del clima grove, la dificolté dei terioi ërc, zis d’inviern e per autre gauje ncora („...ob aeris intemperiem, viarumque dictae regionis praeruptarum difficultatem, praecipue hiemali tempore...“). Per chëst l dà su la plevania e l la dà n zeruch de sua posta nte le mán del vësco con duc suoi dërc e sue pertinenzie. Suo suzessor sarà Tita de Thono da Col. De Thono ai 7 de mei 1602 l eva bele pleván; ntel Visitationsprotokoll del 1603 se liec che l eva sté consacré preve siech agn davánt (1597) e l eva pleván nta Fodom da n ann nca. Del Salcis se n descor bele nte na lëtra del 1586. Nlouta se dijëva che l vësco i’assa volù dé la plevania. La resposta de la popolazion del Gericht Puechenstain l’eva ciara e motivada: i no volëva n savei del arzidiacon de Egort. A la pruma suplicazion del meis de merz 1586 l vësco no i’ava responù, ades i ie mana na seconda, ruada a Persenon ai 16 de auril 1586, co nen valgugn ponc njontei. Chëste le motivazion dei fodomi (i desvalis ponc i é na traduzion plu o mánco leterala dal original todësch): 1) Ncora no s’on desmentié coche la puora bachëta (signoria per talián, Herrschaft per todësch) e i vegli da nzacan i à patì la viera veneziana. L é sté paré demez la jent, l é vegnù a mancé bestiam, i à brujé ju le cese. 2) Ben se sà de le stritarie che nosta bachëta l à patì nte chisc temp coi veneziagn per via de la pastura e l tai del legnam sul confin. I s’à tout ence del nost. 3) I veneziagn i n’à saré l pas da no podei plu rué ja Ciaurì. Se nos on ceze da damané i no ne scouta, nveze nos i lascion vignì supert per suoi afar. L fajon demè per no i provoché. On sentù che i no pò gnánca descore con nos se onsa da jì ju. 4) Pro l ultimo marcé de S. Martin a Ciaurì nost vichere l à protesté ajache i à metù le guardie daite de la giurisdizion del vësco e i no l à lascé jì nte plaza, da chësta pert, ulache l é l marcé. L eva ilò ence i sciori de la Sanité de Egort e chisc i i’à consié de ne fè passé nfin sun plaza. N valgugn dei nosć i à vedù coche l arzidiacon l à fat n senn e davò chëst chi de Ciaurì i no n à plu volù sposté sue guardie. Se l é vera, spo fossa n sen che l no ie vol pa ben a nost vësco e n tel berba vol ester nost preve? L fajëssa pa ben suo dovei coche preve, ma nos chi-
lò son sul confin e nia demè nos, ence i Pustri e i Ampezagn i à tres da se beghé con lori per sti confins, e ncandenò podëssa sclopé fora na viera, e se l arzidiacon o suoi amisc i fossa nte nosta plevania, i confinánc, nosć nemisc, i assa n bon spion – che po l arzidiacon l é de cesa nia tán’ dalonc da nos ntel teritore venezian. L é nasciù ilò e perchëst l à pa ben plu crëta de lori che de nos. 5) Mosson abadé a chi che passa chilò sun chisc terioi e chisc confins, bona e ria jent. Zispa a chi poltrons che rua da sot nsu plutost che da autre pert, nánter chisc lasarons e bandic. Basta na parola ence da nia da i fè ndessené coche l’esperienza la n’à bele nsigné tánte de chële oute. Pernánche i ven a l savei che chilò nte calonia l é un de lori i ven su e i ciapa albierch da dël o autrò. Chëst arzidiacon l é n berba de gran reputazion e perchël nos son cruziei che vigni sort de jent la vade a l ciaté. 6) La blava nánter chëste mont l é cera e nos cialon de no la dé via. Dël l podëssa pensé che la blava che ie speta la siebe sua e l la dà ai veneziagn e coscita la costássa ncora deplù e nos onsa gran miseria.” N tel preve venezián l fossa n gran cruzio per l vësco e per duta la popolazion. Perchëst i damanáva che pobe resté l preve da davánt, l fascián Andrea Macell, e se i assa da l sosituì che no siebe l arzidiacon. Diesc agn davò Salcis l é mpo degán. De ci mossëvelo se cruzié l degán? Col gran decanat ladin se podëva gestì meio le plevanie. L seminario nasciù a Persenon puoc agn davò la sinoda l daidáva pro, ajache da ilò vigniva fora ence prevesc ladins. L degán l se cruziáva dei prevesc, de sua moralité, che i feje polito suo laour, ma ence de la netijia e del aredament de le gliejie. Bele Tita de Thono nte na lëtra dei 7 de mei 1602 l se proáva de sostituì chi sclëc con prevesc valenc. “...Il governo deli frati in queste bande non passa senza qualche grosso disordine ... Non ò mancato di refferir ... la volunta di Vostra Signoria al s.r pievanno di Marebbe, che deba mandar via il suo frate et provedersi de un Capellano prete, ma mi pare che sia tropo favorevole, et amico de frati, io son messo in buona speranza di poter far qualchcosa per haver gia trovato preti che me anno promesso de venir à servir questo vescovato, et ne trovaro ancora...” (continua)
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“La tiza per remëte mpe l Battalion Enneberg” Garaté l referat de le compagnie ladine dei scizeri
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e compagnie ladine dei scizeri da La Plì, Al Plán, Fodom e Anpezo, su scomenciadiva del Major Emanuel Delmonego, i à metù a jì ntel self de la Ciasa Runcher a Badia na sëra de storia soura l Battalion Enneberg, ulache i scizeri da nlouta de Badia, Fodom e Anpezo i eva stei metus auna co l é sclopé la Pruma Gran Viera per defende i confins dal ejerzito talián. N toch de storia ben documenté nte n liber dé fora davánt n valgugn agn proprio da la compagnia da La Plì e che nchëstadì l é sté fat rivive
per no desmentié l sacrifize fat da chi nuosc vegli per defende la Heimat; ma no demè. Davánt che n burt inzident l se l tole, l mei desmentié Günther Obwegs, scizer e storich, l ava en proget: chël de remëte mpe l Battalion Enneberg. N proget che ava ciapé ndavò na poscibilité de vedei la lum davò che l eva sté refondé le compagnie de Ampëz ntel 2007 e de Fodom ntel 2011. Idea che ades s’à tout su a cuor Emanuel Delmonego, da puoch nominé Major e raprejentánt dei scizeri ladins ntel Schützenbund. “L
Le compagnie ladine dei scizeri en ativité con sue bandiere.
fin de na sëra come chësta – l à dit nte sue parole de salut – l’assa da ester la tiza che mpeia ndavò l fuoch per rué a chëst obietif.” Sun taula dei reladous sabeda passada, davánt a nen bel publich de scizeri ma ence de jent ruada a scouté pro, auna a Emauel i eva sentei ju i comandánc e i vize de le compagnie da La Plì, da Al Plán, da Fodom, da Ampëz. La sëra l’é piada via col referat de Reinhold Tasser che l à conté n curt, la storia dei scizeri ladins e dei fac storizi de maiou mportánza. Davò che l Kaiser Maximillian I ava metù su chëst corp de defendura teritorial, l prum viade che i scizeri ladins i se ciapa a combate auna l é n ocajion de l’invajion dei franzeji de Napoleon ntel 1796. Davò plu de n scecol de relativa pesc, sclopa la viera co l’Italia e i scizeri i ven clamei a defende i confins del Tirol del sud, ajache l ejerzito l eva bele mpegné da nen ann n Galizia contra la Russia. Ven metù su coscita l Battalion Enneberg
formé da cater compagnie: (…) la cuarta coi scizeri de Fodom e Ampëz, comanei dal Hptm. Bartholomäus Alvera´ (Cortina). No se sà cotánc de omegn che l’ava ma de segur troc percieche chëla da Fodom l eva la plu grana de dut Tirol. L Battalion l ava 25 ufiziai e 940 scizeri, comanei dal Major Franz Kostner da Corvera. Ntánt la viera el Battalion el vignarà dezimé e restarà plù demè doi compagnie. Co la fin de la viera e l passagio sot a l’Italia finirà ence la vita del Battalion Enneberg. La sëra l’é juda po n navánt co la prejentazion de dute cater le compagnie. Una per una à conté n cin de sua storia, de sua ativité, de la mondura e de la bandiera. Per l’ocajion l é sté mostré ence la vegla bandiera dei scizeri de Badia e de Calfosch. “Chissà che– à dit Emanuel – ence chilò n di o l auter no vegne remetù mpe la compagnia”. A la fin duc i partezipánc s’à biné auna per doi ciacole e sté n cin n compagnia. (SoLo)
Curiosité
Na Madona del 1400 e autre opere d’ert scincade al Comun Robert Kuglmeier da Landshut à volù coscita recordé suo viade a pe da Monaco a Venezia Protagonist de chëst bel e particolar gest de generosité Robert Kugelmaier, fiscalist de 75 agn de Landshut, bela zité a mesavia ntra Monaco de Baviera e Regensburg (Ratisbona). Kuglmeier l ven da na gran fameia de colezionisć de opere d’ert. Na pascion che ence dël à porté n navánt auna a sua profescion. Kuglmeier defati l eva titolar de un dei plu gragn studi de fiscalisć de Landshut che ntel 2012 l à lascé su al fiol Cristoph. Davánt diesc agn Kuglmeier l à dezedù de se ngrinté nte n’aventura che forsci l eva la ciauriada de sua vita: chëla de fè l viade a pe da Monaco de Baviera a Venezia e de ritorno. Sul viade l eva passé ence per Fodom e l eva rué su la ponta de Boè. N particolar l eva resté afasciné da la picola capela de Pordou. Coscita, davò n valgugn agn da chëla esperienza l à volù la recordé col scinché al Comun da Fodom na bela statua de la Madona
del 1400 da mëte sul auté auna a de autre opere d’ert de gran valour. L à contaté l Capocomun da Fodom e de no- Robert Kuglmeier (a mán ciámpa) con Sul auté de la capela de Pordou ence vembre via l é scior pleván don Dario Fontana e l fral crist e le doi ciandële con portarué a porté l bel del nte la capela de Pordou e sourassù ciandëla. regal acompagné la statua de la Madona del 1400. da suo fradel che, per respeté la tradizion de fameia, l n cuor de filigrana de arjent e n cuadro grafesc l restauradou. Auna al Capocomun e a feté su viere. I regai i é stei azetei dal Comun scior pleván don Dario Fontana i é jus su da co nen at formal e po i é stei consignei a la la capela per porté la bela statua de la Ma- Gliejia nte le mán de scior pleván. dona e la mëte, come da volonté de Kuglme“Conscideré l gran valour de la statua de ier, sul auté. la Madona del 1400 e che la capela de PorAuna a chësta l à scinché al Comun en- dou l’é tres dalvierta e senza degugn che ciace doi portaciandële barochi co le ciandële, n la soura, spiega Grones, son che penson de n crist baroch de len, na vegla crousc de roure, mëte una posticia”. Ls
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ISTITUT CULTURAL LADIN Cesa de Jan
Na Sëra Ladina con premiazione del Concorso Nazionale “Mendránze n Poejia” Sabato 21 settembre 2019, nella Sala Congressi di Arabba, gremita come nelle grandi occasioni, si è conclusa la Xª edizione del Concorso Nazionale di Poesia per le lingue minoritarie “Mendránze n Poejia”. Il concorso era stato ideato nel 2005 dalla compianta maestra Teresa Pezzei, allora assessore del Comune di Livinallongo del Col di Lana, con l’intenzione di tenere unite e vive le minoranze linguistiche d’Italia tutelate dalla legge 482 del 1999. L’obiettivo che si era prefissata Teresa era quello di unire il sentimento identitario delle comunità minoritarie e condividere la voglia di far conoscere e valorizzare la propria lingua con la passione per la poesia, forma letteraria difficile ma che arricchisce il linguaggio e il patrimonio culturale di ogni minoranza linguistica. Per l’occasione è stato pubblicato anche un nuovo volume che raccoglie le poesie vincitrici delle ultime tre edizioni. Quest’anno, la cerimonia di premiazione è stata inserita in una serata culturalmente molto ricca, dal titolo “Na Sëra Ladina” (una serata ladina), durante la quale si è festeggiato il 15° anniversario di fondazione dell’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan e la 10^ edizione del concorso di poesia, senza dimenticare i 10 anni dalla scomparsa dello studioso collese ed ex Presidente dell’Istitut, il prof. Vito Pallabazzer. La serata si è aperta ufficialmente con l’Inn Ladin che ha preceduto il saluto del Sindaco di Livinallongo Leandro Grones; la serata, coordinata magistralmente da Gianpaolo Soratroi, si è avviata con un breve ma apprezzatissimo concerto della Banda da Fodom diretta dal M° Giuliano Federa. Si sono succeduti poi gli interventi istituzionali della Presidente dell’Istitut Elsa Zardini e della Presidente dell’“Union Generela dei Ladins dla Dolomites” Milva Mussner. Si è arrivati quindi al cuore della serata, ovvero la premiazione del Concorso “Mendrán-
ze n Poejia”: Per la “sezione scuole” sono state premiate le seguenti poesie: - 1° premio alla Classe IV della Scuola Primaria Pavel Petričič di San Pietro al Natisone (Udine), per la poesia “Benečija” – “Benecia” in lingua slovena delle Valli del Natisone. - 2° premio alla Scuola Media “Ernesto Renon” di Livinallongo/Fodom (BL), per la poesia “Nos, n tosat” – “Noi, un bambino” in lingua ladina, scritta dall’alunna Grones Monika. - 3° premio alla Scuola Primaria Cristoforo Colombo di Mereto di Tomba (Udine), per la poesia dal titolo “I nui” – “Le nuvole” in lingua friulana, scritta dalle alunne Emma e Nicole. Per la “sezione poeti” sono state premiate le seguenti poesie con la preziosa “Naghena”,
simbolo del concorso ed opera in edizione unica ed irripetibile in oro ed argento incastonata su pietra preziosa, lavorata a mano dall’artista “Mastro 7” di Trento . - 1° premio: alla poesia “Àltaz nisnóataz tàuć” –“Vecchio cimbro inutile” in lingua cimbra dei tredici comuni veronesi, del Sig. Andrea Oxilia. - 2° premio: alla poesia “Fia” – “Figlia” in lingua fodoma, della emozionatissima Sig.ra Antonietta Crepaz, con la seguente motivazione. - 3° premio: alla poesia “Timetable” – “Timetable” in lingua slovena, della Sig.ra Marina Cernetig. È seguito poi un piccolo sketch teatrale in lingua ladina realizzato dai ragazzi che hanno partecipato alle attività del centro estivo “Isté Ladin”, che fin dalle sue origini dedica sempre una particolare attenzione
Il “podio” del concorso con il sindaco Grones.
Il riconoscimento agli ex Presidenti dell’Isitut.
alla cultura e alla lingua ladina. Le curatrici sono state Lucia Foppa, Anna Valcozzena, Isabella Marchione e la prof. De Bartolo. Il teatro è stato sviluppato sulla storia scritta dal Maestro Sergio Masarei dal titolo “La Madalëna”. In occasione dei 15 anni di fondazione sono state poi consegnate due targhe di riconoscimento a due politici che molto si sono spesi per la “causa ladina”: 1. L’ex assessore provinciale ladino della provincia autonoma di Bolzano-Südtirol, Florian Mussner, del quale è stato soprattutto ricordato il grande lavoro svolto per concedere ai comuni di Livinallongo, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo di avere un proprio rappresentante nell’Euregio Tirolo-Sudtirolo-Trentino e per aver reso possibile il recupero e la realizzazione del bellissimo vestito ladino-fodom ora diventato divisa ufficiale dalla Banda da Fodom. 2. L’ex assessore regionale ladino della regione autonoma Trentino-Südtirol, Beppe Detomàs, che grazie alla legge regionale n.3 del 2018, ha reso possibile l’adesione e il sostegno formale della Regione Trentino-Südtirol all’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan. La ricca serata si è conclusa con un ringraziamento particolare agli ex-presidenti dell’Istitut che si sono susseguiti in questi primi 15 anni: vale a dire Paolo Frena, Giovanni Pellegrini, Luca Agostini. Un particolare premio alla memoria è stato riservato al prof. Vito Pallabazzer mancato dieci anni fa e anch’egli ex Presidente dell’Istitut: a lui è stata dedicata una apposita “laudatio” letta e scritta da Beatrice Colcuc in suo onore. La serata non poteva concludersi che con il canto all’unisono dell’inno fodom “Ula che la Marmolada”, sulle note della tradizionale “Bozner March” suonata dalla Banda da Fodom.
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L Andrazmuseum fa il pieno di visitatori Il castello di Andraz piace e sfiora i 6000 visitatori durante l’estate. Eleonora Demattia: “Merito dei nuovi percorsi culturali”.
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DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI I giovani della Croce Bianca incontrano il Soccorso Alpino
I ragazzi del Gruppo Giovani della Croce Bianca Fodom con i volontari del Soccorso Alpino.
A
conclusione di un’estate ricca di nuove esperienze, gli accompagnatori del Gruppo Giovani della Croce Bianca Fodom (gruppo nato poco più di un anno fa per avviare i giovani dai 12 ai 18 anni all’attività di primo soccorso) hanno organizzato un incontro con la stazione del Soccorso Alpino di Livinallongo. L’obiettivo principale era quello di far conoscere ai ragazzi un’altra associazione che opera nell’ambito del soccorso e con la quale la Croce Bianca si trova spesso a collaborare. “I volontari del soccorso alpino – racconta Elisa Martini, una delle accompagnatrici del Gruppo Giovani - si sono subito resi disponibili ad organizzare un pomeriggio per presentarci la loro attività. Ci siamo ritrovati presso la palestra di roccia di Castello dove, dopo aver spiegato le particolarità e le caratteristiche della loro associazione, ci hanno dato dimostrazione delle loro tecniche e dei loro strumenti di lavoro. Corde, moschettoni, chiodi, nodi, barelle
e ancoraggi hanno subito catturato l’attenzione e la curiosità di tutti e in alcuni ragazzi hanno fatto nascere un particolare interesse che li hanno spinti a fare molte domande. Le simulazioni di intervento che ci hanno presentato, e in particolare la dimostrazione di un recupero in parete di un ferito, hanno fatto capire ai ragazzi come le nozioni di primo soccorso che hanno appreso siano utili anche per un soccorso in montagna. Ma hanno anche potuto capire le difficoltà che hanno i soccorritori a dover operare in un’ambiente così impervio. A conclusione di una così bella giornata non poteva mancare un buon “marendel” per scambiare ancora qualche aneddoto. Ricordiamo – conclude Elisa – che le porte del Gruppo Giovani della Croce Bianca sono aperte per tutti i giovani dai 12 ai 18 anni. Per entrare a far parte del nostro Gruppo basta contattare uno dei nostri accompagnatori (Elisa, Francesco, Chiara, Martina, Ulrica o Valentina).” (SoLo)
Croce Bianca
I
l 13 ottobre si è chiusa ufficialmente la stagione di apertura continuata al pubblico e con le prime nevicate anche le visite guidate. Ed ora per il castello di Andraz è tempo di bilanci. Da luglio ad ottobre sono stati ben 5.800 i visitatori ad aver valicato le soglia delle antiche mura Un evento tra le mura del maniero. per partecipare alle visite guidate o assistere ai molti eventi culturali proposti. Numeri positivi ed in crescita, grazie soprattutto ai nuovi percorsi culturali avviati proprio quest’anno. “Uno dei progetti che ha avuto maggior riscontro in termini di afflusso alla struttura – spiega Eleonora Demattia guida e coordinatrice delle attività del castello di Andraz - è stato certamente il Cultural Trail. Un percorso che comprendeva le visite anche al Museo Cazzetta di Selva di Cadore, alle Miniere del Fursil e all’Istitut Ladin Cesa de Jan di Colle S. Lucia. Al visitatore veniva consegnata una tessera sulla quale apporre un timbro per ogni visita e che dava il diritto a sconti su determinate attività in programma. Questa collaborazione con le realtà culturali a noi vicine ha portato di certo una visibilità al castello. Il progetto, come detto, è appena partito e deve ancora farsi conoscere. Ma già dopo questa prima stagione abbiamo notato un grande interesse, soprattutto da parte delle scuole, dalle quali stanno arrivando molte richieste. Ad attrarre visitatori ed appassionati ha contribuito senza dubbio anche il fitto programma di eventi ed attività all’interno ed all’esterno del castello, pensato per soddisfare i gusti e gli interessi di una platea sempre più ampia di persone. Dalla mostra di fotografie di Alberto Battarelli a quella di Dunio Piccoli, passando per i sempre apprezzati concerti serali con cori o gruppi strumentali fino alle attività per i più piccini legate alla storia con l’associazione Tramedistoria. L’altra novità di quest’anno – continua Eleonora – era legata alla filosofia ed è stata curata dal professor Paolo Casari. Un po’ inaspettatamente, vista la materia, anche questa è stata un vero e proprio successo. Penso soprattutto grazie alla particolarità del format, diverso dalla classica conferenza che, se non abbinata a qualche attività pratica, ormai non risulta più attrattiva. La dimostrazione l’abbiamo avuta con la serie di incontri sul tema delle spade. Quando era abbinata l’attività pratica c’era sempre il pienone. Il castello è certamente un luogo affascinante, dove però le attività sono sempre legate al tempo meteorologico ed agli spazi, che piccole camere tra le antiche mura di certo non offrono. Per questo si attende con impazienza la conclusione dei lavori alla vicina Malga Castello, il cui recupero è finanziato con i soldi del Fondo Comuni di Confine e dove è prevista la realizzazione di spazi al servizio del castello. Insieme alla parte commerciale con le camere, il bar ed il ristorante – spiega ancora Eleonora – ci sarà un book shop ed una sala polifunzionale, dove svolgere le attività pratiche. La fine dei lavori è prevista per il 2021. Poi si dovrà pensare alla forma di gestione. Ma penso che le due attività, quella commerciale e quella culturale potranno essere complementari. La gente oggi ricerca molto la proposta culturale come alternativa a quelle di massa. SoLo
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DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI
Gruppo Alpini
Assemblea 2019
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omenica 24 novembre il Gruppo Alpini Col di Lana ha organizzato l’annuale assemblea ordinaria, con ritrovo a Pieve di Livinallongo con autorità civili e militari e rappresentanti dei vari Gruppi dell’Agordino. Al termine della Santa Messa celebrata dal decano don Dario Fontana, è seguita la deposizione di una corona al Monumento dei Caduti, accompagnata dall’esecuzione del “Silenzio” da parte del socio del gruppo Alois Bredariol. Prima di iniziare la relazione, il Capogruppo Luca Deltedesco ha ricordato il Socio del gruppo “andato avanti”, Pezzei Guido, già cassiere del gruppo alpini per molti anni. Sono state quindi illustrate le attività svolte nel 2019 dal gruppo:
le partecipazioni alle manifestazioni a carattere nazionale (l’adunata di Milano, il premio Fedeltà alla Montagna a Ovindoli sezione Abruzzo, il raduno Triveneto a Tolmezzo, il pellegrinaggio a Milovice-Repubblica Ceca ove sono sepolti migliaia di soldati italiani della prima guerra mondiale) e le attività svolte a livello locale (la commemorazione di tutti i Caduti della Prima Guerra Mondiale al Col di Lana il 4 agosto e la cerimonia al Sacrario di Pian di Salesei il 27 ottobre). Numerose le iniziative di solidarietà: il brulè di Natale, il cui ricavato, assieme a quello dei gruppi dell’alto agordino, è stato destinato all’acquisto di giochi per la scuola materna di Cencenighe Agordino; la vendita di colombe per l’Associazio-
Commemorazione a Pian di Salesei
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omenica 27 ottobre il Gruppo Alpini “Col di Lana”, in collaborazione con il Comune di Livinallongo, ha celebrato l’annuale commemorazione dei caduti di tutte le guerre presso il Sacrario Militare di Pian di Salesei che, come ogni anno, viene organizzata per l’ultima domenica di ottobre. La cerimonia, iniziata con la deposizione di una corona, accompagnata dal suono della tromba di Linda Dorigo, è proseguita con la celebrazione della Santa Messa officiata dal Cappellano Militare don Lorenzo Cottali. Presente il labaro sezionale e numerosi gagliardetti dei gruppi alpini della zona, il labaro del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valor Militare della Provincia di Belluno. Numerose le autorità presenti: oltre al Consigliere comunale Alois Breda-
riol, in rappresentanza del Comune di Livinallongo, il luogotenente Boemo Stefano della base logistica di Corvara, il primo luogotente Vittorio Pallabazzar della caserma Gioppi di Arabba, il maresciallo Tiziano Turra della stazione carabinieri di Arabba, i rappresentanti delle Associazioni d’Arma dei Carabinieri, il Consigliere della sezione Alpini di Belluno Costante Ganz. Da segnalare la consueta e gradita presenza degli amici di Gubbio, rappresentati dal Presidente degli Eugubini nel Mondo, dott. Mauro Pierotti. Negli interventi del capogruppo Luca Deltedesco e del Consigliere comunale Alois Bredariol, il pensiero è stato rivolto allo scorso anno, alla tempesta Vaia che ha imperversato nelle nostre zone, sinonimo di distruzione ma anche di molta solidarietà.
ne Donatori Midollo Osseo; il contributo di 1.000€ per i danni provocati dalla tempesta Vaia. Sono stati ricordati inoltre i momenti di amicizia che legano il gruppo con i Kaiserjager di Lienz e con la città di Gubbio. L’assemblea ha quindi proceduto alla votazione per il rinnovo del Consiglio Direttivo, con la riconferma di Luca Deltedesco Capogrup-
po per i prossimi 3 anni. Consiglieri sono stati eletti Petri Walter, Nagler Valerio, Crepaz Massimo, Roilo Serafino, Pallua Massimo, Rossi Sisto, Gabrielli Guglielmo, Palla Gianni, Sief Antonio e Alois Bredariol. L’assemblea è terminata con il pranzo al Ristorante Al Tablè di Arabba, allietato dalla fisarmonica di Mario Detomaso e dalla chitarra di Fabiano Nicolao.
Vijita a la ciaunademur dal vin de Laimburg
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a compagnia dei scizeri de Fodom – Col la mët a jì per vender 24 de auril na vijita a la ciaunademur dal vin de Laimburg, damprò a Bolsán. Se trata de na strutura de la Provinzia de Bolsán duta sgiavada nte la crëpa. L program l perveiga de pié via da Fodom da le 5 davomesdì (da La Plié) per ester fora ntourn le 8 da sëra. La vijita la durarà zirca n’ora e mesa e vignarà spieghé le ativité portade n navánt nte chësta strutura, auna a na degustazion de n valgugn vins. A la fin de la vijita l é pervedù n bon marendel. L viade l é dalviert a duc. L cost a ce l é de 45€ con coriera, entrada a Laimburg, marendel e ciárce de vin. Se piarà ite de ritorno ntourn le 11 da sëra per ester ndavò nta Fodom per la 1 de not. I scizeri i se nconforta de na vosta partecipazion. Per informazion e per se scrive ite clamé su 3805315533 (Iris Lezuo) o 3470786337 (Christian Sala).
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te dell’Hotel Cesa Padon per la cena, molto apprezzata per la raffinatezza e il buon cibo! Un vivo grazie a Marinella, Luciano e tutto lo staff. Con la lettura del bilancio e le varie problematiche a livello provinciale (trasfusionale) si è arrivati al momento della consegna delle benemerenze:
C
i siamo incontrati sabato 14 dicembre per la consueta cena e assemblea della nostra sezione. Abbiamo iniziato con la S. Messa nella cappella di Pieve e vorrei complimentarmi con il nostro decano per le sue bellissime parole e il capovolgimento del
gagliardetto che ci ha fatto capire molte cose semplici ma significative sulla donazione e sulle motivazioni che spingono i volontari a donare il proprio sangue: “Grazie tánt Scior Pleván Don Dario!” Dopo la messa ci siamo avviati verso il ristoran-
• Merito trasfusionale (8 donazioni): Azzolini Christian e Pezzei Cristian. • Medaglia di bronzo (16 donazioni): Detomaso Nadia, Federa Mara, Lezuo Daniela e Sorarui Valentina. • Medaglia d’argento (24 donazioni): Del Negro Jessica e Detomaso Silvio.
• Medaglia d’oro (50 donazioni): Crepaz Gemma e Roilo Carlo. Il Direttivo si è congratulato con tutti i premiati! La serata è culminata con un plauso di tutti i presenti a un donatore molto particolare: è la prima volta che la sezione di Livinallongo gode di un evento speciale e cioè la donazione, addirittura doppia, del midollo osseo da parte del nostro giovane donatore Crepaz Matteo di Pallua! A seguito di questa bella notizia, mi sento di fare un appello ai giovani: ricordatevi che basta poco per avere delle grandi soddisfazioni nella vita!!! Per il direttivo il Segretario Fabio Denicolò
Donatori di sangue
Cena annuale e consegna benemerenze
Temp de elezion de la nuova Komandantschaft per la compagnia dei scizeri da Fodom che sabeda 14 de dizembre la s’à biné per la sentada anuala. Davò avei tout pert a la S. Mëssa a La Plié, i scizeri i s’à biné al taulac per fè ju i conc, trè auna l’ativité del 2019 e per renové le enciarie del diretif. Walter Testor a l’unanimité l é sté riconfermé Hauptmann de la compagnia. Suo vize, come Oberleutnant, l é sté voté Davide Testor. L tol la luoga de Emanuel Delmonego, che à mossù la dé ju davò ester sté nominé referent dei scizeri ladins ntel Schützenbund a Bolsán. Muda ence l Fahnenleutnant (tenent de la bandiera): l’enciaria che nte sti ultimi trei agn l’eva de Daniele dell’Andrea la sarà touta su da Ivan Lezuo. Christian Sala, davò troc agn de gran laour, l à dé su nveze l laour de cassier a Christian Troi. Riconfermei nveze Christian Lezuo come Oberjäger e Lorenzo Soratroi come Fähnrich. Ntel giourì la sentada l Hauptmann Walter Testor l à recordé n curt le manifestazion ulache i scizeri à
tout pert. L’ativité l’é scomenciada bele d’inviern via cánche, ai 20 de fauré, na delegazion co la bandiera l’é juda a Mantova per la comemorazion anuala de la fucilazion de Andreas Hofer. De merz, tres na delegazion l’à tout pert a S. Jochan n Ahrntal al Bezirktag de Puster, la giornada ulache se nconta dute le compagnie del Bezirk. Feste comanade per i scizeri l é la Festa del Signour, co la prozescion a La Plié e l Cuor de Gejù che sto ann l é sté festegé co na mëssa nte la Gliejia d’Andrac. La domënia, come da tradizion, l é sté mpié i fuosc su le mont. I scizeri i eva prejenc ence a la festa per recordé la rifondazion de la compagnia de Mühlwald n Ahrntal, sun Col de Lana coi alpini e i Kaiserjäger de Lienz el 17 de auril e la pruma domënia de agost, a la sfilada de S. Maria Maiou e de Reba e nte la cortina de viera de Valparola per la comemorazion dei morc n viera. L 24 de agost la compagnia l’à daidé pro a la comemorazion metuda a jì dal Volksbund Deutsche Kriegsgraberfur-
Scizeri
Walter Testor resta a ce dei scizeri da Fodom
Scizeri n sfilada.
sorge auna a la Crousc Neigra Austriaca e al Ministero de la Difeja Ungherese al ossario de Pordou ulache l à sbaré na salva e njigné pro l marendel per le delegazion ruade da Germania, Austria, Ungheria. L ann l é sté saré ite l di dei Sánc, co la zerimonia de comemorazion dei morc n viera nte la bela picola cortina a Bornech. Per l 2020 la manifestazion plu grana sarà l Alpenregiontreffen n Val Passiria
ulache se binarà plu de 10 mile scizeri dal Nord, Sud e Welschtirol e da Bayern. Per chësta ocajion le compagnie ladine le marciarà auna. Se tolarà ence a mán la ristruturazion de la plota de mermol scolpida ntánt la Pruma Viera al Grinbold che la vignarà metuda al mujeo sun Pordou e nte sua luoga n vegnarà metù una na posticia; vegnarà ence restruturé l crist de Valparola che l é che l va a remengo. (SoLo)
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VITA DI CORO
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u invito del “Gruppo Amici di don Claudio” di Belluno, domenica 13 ottobre scorso il Coro Decanato di Livinallongo, composto dalla fusione dei cori parrocchiali di Pieve, Colle Santa Lucia e Arabba, ha partecipato alla Rassegna di Cori nella Liturgia della Diocesi Belluno-Feltre presso la chiesa parrocchiale di Farra d’Alpago, presentata da don Sergio Sacco, fratello del compianto don Claudio. Era questa la 10^ edizione del “Memorial don Claudio Sacco”, conclusiva del percorso voluto da alcuni amici (fra cui Flavio Reolon, Sandro Busetti, Alessandro De Michieli e Giacomina Roilo, nostra compaesana), iniziato cinque anni fa e che ha coinvolto oltre 1300 cantori delle varie parrocchie del territorio bellunese. Sono trascorsi dieci anni dalla morte di don Claudio, avvenuta nella notte del 2 Dicembre 2009 splendente di luna piena e di candida
C
o rua S. Zezilia ai 22 de november, protetrize dei cori e de la mujica, velch se vol fè per la festegé, magari demè n pico, coche on fat chëst ann. Per l’ocajion on cianté la mëssa de la domënia davò, che onva lascé dì per la Vanessa vegnuda a mancé con gran desplajei de duc l 11 de setember. La Vanessa l’ava fat pert a suo temp del Pico Coro, del Grop da Bal Fodom, del Coro de le ële “Col de Lana” e de la Bánda da Fodom.
X° MEMORIAL - don Claudio Sacco Rassegna di Cori nella Liturgia
neve fresca, mentre scendeva dal Monte Pore sul versante di Larzonei, ma il suo ricordo è sempre vivo soprattutto nelle parrocchie ove ha operato e negli innumerevoli brani sacri di lode al Signore che abilmente ha composto. La nostra corale, coi maestri Denni Dorigo e Mattia Troi alternatisi nella direzione e col nostro organista Oscar Nagler, ha esibito in sua memoria l’Ave Maria Caelorum da lui composta e altri tre brani del nostro repertorio, compreso il Magnificat. Il concerto si è concluso con la sua “Santa Maria del Cammino”, cantata insieme da tutti i cori intervenuti. Ai rispettivi cori è stato donato il prezioso libro curato da Alessandro De Michieli “Cantiamo al Signore” contenente le composizioni e gli
arrangiamenti di canti per la liturgia scritti da don Claudio. I singoli coristi hanno ricevuto il libro di don Claudio “Lettere da Sakasso” scritte dalla sua missione in Costa d’Avorio negli anni dal 1980 al 1986. Ringraziamo gli amici promotori per questa bel-
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Il coro Decanato di Livinallongo alla Rassegna di Cori nella Liturgia per il X° Memorial don Claudio Sacco – Farra d’Alpago 13 ottobre 2019.
Sánta Zezilia 2019 Speron che S. Zezilia s’abe tout pro dëla chësta nosta jovena mujizista e che la dáide sua fameia a podei se giaude ncora la melodia de la vita. N chëla domënia, solenité de Cristo Re, l eva la festa dei Alpini, che i à recordé l Guido Baiol mort de mei e pro i autri morc che vegniva recordé s’ava njonté ence l Mauro Birt, mort n Perù proprio de chi dis e che nta Fo-
la opportunità ed esperienza vissuta insieme nella musica e nel canto, sulle note e sulla scia luminosa dell’Amico don Claudio Sacco. Con sensi di gratitudine per il patrimonio che ci ha lasciato sappiamo che sulle montagne del Paradiso non cesserà di aprire nuove vie e intonare nuovi canti di lode al Signore e alla Madre del cammino di tutti noi. Stella
dom se l recordon duc de cuor. Tres n chëla festa l eva la Crejima sa na Reba, coscita plu tert, col coro da Reba, s’à cianté na bela mëssa. Per S. Zezilia auda ence podei se gode auna, cianté, soné, balé se la deventa, e trè a le cherte. Chëst l on fat l vender davò co s’on biné a se mangé na pizza duc auna. Vel’ viade ven da pensé che
I cori de gliejia de La Plié e de Reba che festegeia Sánta Zezilia – La Plié, 29.11.2019.
al di da ncuoi l coro de gliejia no l abe plu grán valour ajache trope oute le gliejie i é mese vuote. Nveze l coro l dáida a se biné e sté auna con spirito de solidarieté e po, coche se ntitoleia nost CD e che da puoch ence don Dario n à recordé, on da pensé (per chi che crei) che se ciánta per nost Signour. Con chësta bona intenzion cialon de jì n navánt de bona voia, n armonia e amicizia, daidei dal gusto de la mujica e del cianté. (SP)
«Le nuove del Pais»
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ATTUALITÀ - SUZEDE NTA FODOM
Razza Bruna Alpina e Pezzata Rossa Ladina in mostra ad Arabba
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estione della fauna selvatica e regole uniche tra le Regioni per le vaccinazioni del bestiame. Questi i temi caldi del momento per gli allevatori, scaturiti nel corso della Rassegna della Razza Bruna Alpina e della Pezzata Rossa Ladina, rassegna organizzata da ARAV (Associazione Regionale Allevatori Veneto) in collaborazione con i “Bacagn da Fodom” (l’associazione locale degli allevatori di Livinallongo) che si è svolta come da tradizione l’ultimo sabato di settembre ad Arabba. Cervi e lupi nel mirino: i primi per i danni che questi provocano nei prati, i secondi, ritornati da un paio d’anni a ripopolare la montagna bellunese, per il pericolo che rappresentano per le mandrie al pascolo. Da tempo gli allevatori chiedono alle istituzioni, in particolare Regione e Provincia, che vengano approvate regole e leggi per tenere sotto controllo la popolazione di questi animali selvatici e se, del caso, anche di poter intervenire con azioni di abbattimenti più sostanziosi. Ma se per il cervo Regione e Provincia possono decidere, quasi in autonomia, per il lupo la questione è più complessa. Tutelato da leggi nate per contrastarne l’estinzione, mai riviste anche se adesso questo pericolo non esiste più, ora arriva anche un pronunciamento della Corte Costituzionale ad introdurre una disparità di azione tra le stesse istituzioni, stabilendo, di fatto, che esistono lupi “speciali” e lupi “ordinari”, a seconda della Regione nella quale predano. A denunciarlo lo stesso sindaco di Livinallongo Leandro Grones nel corso del suo intervento alla rassegna: “Sono da ieri note le motivazioni con cui la Corte Costituzionale ha re-
spinto le eccezioni del Governo alle leggi di Trento e Bolzano che prevedono forme di gestione e controllo del lupo. La Consulta ha giustificato la legittimità delle norme di Trento e Bolzano per la loro autonomia. In poche parole, la gestione del lupo è possibile fino ai passi Pordoi e Campolongo e in Veneto no.” Per questo il primo cittadino ha chiesto che almeno si avviino urgentemente alcuni provvedimenti importanti per il settore: adeguati indennizzi per le aree ReteNatura 2000, sottoprogramma specifico per le vere aree montane, fondi per la ricomposizione fondiaria, indennizzi adeguati e immediati per i danni da fauna selvatica, indennità per i costi di trasporto latte per le piccole latterie di montagna. Sul tema delle vaccinazioni è intervenuto invece Franco Scalari, veterinario dell’Uls1. “Il problema – spiega Olivo Daberto, presidente degli allevatori di Livinallongo – nasce nel momento in cui si devono portare dei capi di bestiame da una Regione all’altra, che hanno norme spesso molto differenti per quanto riguarda la questione delle vaccinazioni. Questo ci crea grossi problemi, in particolare nel momento della monticazione. È urgente – conclude Daberto – trovarsi intorno ad un tavolo con Arav e le Regioni del Nord- est e del Tirolo dell’Est per trovare u-
na soluzione. Alla mostra erano presenti una cinquantina di capi provenienti, oltre che dal comune di Livinallongo, anche dalle limitrofe località di Colle S. Lucia e Laste di Rocca Pietore. Queste le classifiche. Per la Razza Bruna Alpina, valutate dall’esperto Lorenzo Degano sono state premiate: vitelle da 8 a 12 mesi, prima classificata, Susi, di Bernardino Dorigo, seconda Dega Falco Fatima e terza Dega Candece Calico dell’ azienda Degafarm di Paolo Degasper; manze da 21 a 24 mesi, primo e terzo posto per P.Z. Vicenza, proclamata anche campionessa della mostra, e P.Z. Vip di Erwin De Zaiacomo, secondo posto per Dega Narco Mediso di Degafarm; manze con più di 29 mesi, primo e terzo posto con Meghi e Noa di Bernardino Dorigo, secondo posto per Blossom di Erwin De Zaiacomo. Per la Pezzata Rossa, valutate dall’esperta Bruna Daniel Vicenzi: vitelle da 5 a 10 mesi, en plein per Ezio Dorigo con Simba, Resi e Rumba; manze e giovenche da 12 a 13 mesi, primo posto per Wafer di Erwin De Zaiacomo, secondo e terzo posto per Sielei e Belasimp di Hannelore Miribung; manze e giovenche da 21 a 26 mesi, primo e terzo posto per Sissi e Hella di Hannelore Miribung e secondo posto per Erbi del Maso chi del Gross. (SoLo)
Nuova fermada Dolomitibus a Brenta
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Ok de la Provinzia a la dománda del Comun
a Provinzia de Belum che gestisc l servisc de trasport publich co la sozieté Dolomitibus l’à dé l via libera tecnico a l’istituzion de na nuova fermada de la coriera nte la frazion de Brenta. La dománda de chësta nuova fermada l’eva stada fata dal Comun. L meio post l
é sté individué ntel piazal davánt al distributor del “Bet”, da la pert de strada che ven da Reba del viers de La Plié. N luoch ideal, co na bona visibilité, a puoc metri dal semaforo a clamada a servisc dei tosac de la scola mesana, che garantësc la segurëza de la jent a pe.
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«Le nuove del Pais»
Diego De Battista nuovo presidente del Cifam
David Palla, il tecnico degli esplosivi fodom che scava il tunnel del Brennero
iego De Battista è il sidente, per la “Società Funivie nuovo presidente del Marmolada”, Diego Cazzaniga Cifam, il Consorzio (Arabba Fly), Francesco MarImpianti a Fune Arabba Mar- tini (Sofma), Marco Grigoletto molada. De Battista, che è an- (Padon), Gianpaolo Soratroi che vicepresidente regionale e (Pordoi) e Stefano Illing (Col membro del consiglio naziona- di Lana). Naturale chiedersi e chiele dell’Anef, l’associazione degli esercenti funiviari nonché dere al neo presidente cosa cambierà presidente della nelle politiche Sit Boè, succede del Consorzio a Stefano Illing, e quali progetalla guida del ti ci sono all’oconsorzio dal rizzonte. “Per 2009. Il rinnoora – spiega – vamento è stato porteremo adettato, oltre che vanti l’ordinaria dalla sopraggiunamministraziota scadenza natune. Ma come rale del vecchio Diego De Battista è il nuovo gruppo di magdirettivo, anche presidente del Consorzio gioranza del e soprattutto dal Impianti a Fune Arabba Consorzio stianuovo assetto Marmolada. mo facendo dei che si è formato all’interno delle società che test di marketing che vorfanno parte del Consorzio remmo condividere anche dopo la nascita del Gruppo con le altre società. La priFunivie Arabba, capitanato dal- ma idea è quello di avviare la Sit Boé. Dopo aver acquisi- un progetto di comunicazioto la maggioranza delle azioni ne sul territorio insieme ai della Sofma, in questi ultimi consorzi turistici di Arabba e mesi la società ha comprato della Marmolada. Si tratta di anche il 94% delle quote della un›iniziativa a mio modo di società Padon che gestisce gli vedere fondamentale per sviimpianti sul lato bellunese del luppare l›offerta turistica ed Passo Fedaia. Un’operazione una promozione che differenche ha cambiato radicalmente zi e caratterizzi le particolarii “pesi” all’interno del Consor- tà della nostra zona. Sia per zio. “Il direttivo era scaduto già l›inverno che per l›estate. Non a maggio – spiega De Battista possiamo più perderci in pro– e dopo le nuove acquisizioni mozioni generalistiche; anche e la nascita del Gruppo Fu- perché non abbiamo le risornivie Arabba c’era bisogno di se dei nostri vicini.” E del colrivedere la composizione del legamento con Cortina cosa direttivo, nel quale nel frattem- ne pensa? “La questione non po era mutato anche il ruolo è mai stata discussa a livello di alcuni suoi membri. Attilio di Consorzio. Penso che priGorza ad esempio non rappre- ma si debbano fare le dovusentava più la Sofma, oppure te considerazioni in base alle Diego Cazzaniga che da di- carte ed ai numeri. E capire rettore della Pordoi è passato quali sono gli interessi comualla Sit Boé. Così come Tullio ni. Personalmente queste carPitscheider non poteva più te non le ho mai viste. Credo farne parte a nome della Pa- però che adesso come adesso don. Il consiglio è formato da ci siano altri collegamenti che un membro per ognuna delle hanno bisogno di essere aiucinque società che raggruppa tati e finanziati. Come quello il Cifam: De Battista per la Sit tra Arabba e la Marmolada atBoé, Mario Vascellari, vicepre- traverso il Padon. (SoLo)
tare. Ma nello stesso tempo operiamo considerando l'esplosivo come un normale strumento di lavoro.» È così che, dopo aver ottenuto l’appalto, la Pravisani ha mandato David nel cantiere del tunnel del Brennero proprio David el grande cantiere a seguire la costruzione del del tunnel ferroviario progetto che prevede la rechiamato Bbt (Brenner alizzazione del più grande Basis Tunnel) che va da For- tunnel del mondo, lungo 64 tezza a Innsbruck il giovane chilometri, che unirà l’Itauscito dal prestigioso e stori- lia e l'Austria da Fortezza a co istituto tecnico di Agordo Innsbruck. I tunnel in realtà studia e progetta le volate1 sono tre: uno di ispezione ed con l’esplosivo. David lavora altri due, distanti 40 metri udal 2010 con la Pravisani, una no dall›altro, dove dal 2028, ditta friulana che si occupa data prevista per la fine dei del commercio e fornitura di lavori, correranno in un senesplosivi per i cantieri nelle so e nell'altro i treni. Per Daminiere, cave o appunto per vid quel cantiere è diventato la costruzione delle gallerie. ormai la sua seconda casa, “La Pravisani – racconta David considerato che ogni giorno – aveva rilevato a suo tempo si eseguono delle volate per la Ital–esplosivi, una ditta che demolire la roccia. “Dalla loper tradizione del suo titolare calità di Mules, che si trova attingeva proprio alla scuola circa a metà del tratto italiadi Agordo per assumere i suoi no, fino al Brennero si procetecnici. Una tradizione che la de quasi esclusivamente con nuova proprietà ha voluto l›esplosivo. Verso Fortezza inmantenere ed è così che sono vece con le grandi trivelle. Il stato assunto subito dopo il di- tunnel di ispezione è più aploma di maturità.” L’azienda è vanti di qualche mese con una delle poche ad operare in i lavori e serve per sondaquesto particolare e delicato re la roccia. Con queste insettore ed oltre a fornire gli formazioni studio e progetto esplosivi per i cantieri inter- le volate, ovvero la quantità viene spesso con i suoi tecnici di esplosivo da usare.» Il tunnegli interventi più particolari. nel ha una sezione di 70 meL›ultimo la demolizione di uno tri quadrati ed un diametro dei piloni del Ponte Morandi di 8 metri. Ogni giorno vena Genova. Per poter operare gono usati dai 2.500 ai 3.000 con gli esplosivi bisogna ot- chilogrammi di esplosivo che tenere il patentino di fuochi- permettono di avanzare di 7 no. “È un lavoro dove non ti metri con il tunnel. “Non è puoi permettere di sbagliare l›unico cantiere che seguiamo perché, come si dice nel no- in Alto Adige – conclude Dastro ambiente, chi lo ha fatto vid. Abbiamo realizzato annon ha mai potuto raccon- che le gallerie della Val d›Ega ed ora saremo impegnati a S. 1 Nella tecnica mineraria, lo scoppio Lorenzo in Val Pusteria, docontemporaneo, o con piccoli intervalli di tempo prestabiliti, di un certo numero ve si sta realizzando l'ingresdi mine praticate nel fronte d’avanzata di una miniera. so alla Val Badia.» (SoLo)
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«Le nuove del Pais»
Bonifica all'ex discarica dopo Vaia: lavori per 900 mila euro
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i vorranno ben 894.000€ per bonificare e mettere in sicurezza un tratto dell’ex discarica di Fondovalle. Qui, a causa delle piogge torrenziali nei giorni della tempesta Vaia, il Cordevole ha eroso gli argini, riportando alla luce le vecchie immondizie che si sono poi sparse lungo il corso del torrente. “Nessun allarme inquinamento dell’acqua” rassicura il sindaco Grones che ha prontamente fatto eseguire accurate analisi. Sopra quella discarica negli anni è stata persino costruita una centralina idroelettrica. L’area in questione si trova in località “Taiadice”, tra Pian di Salesei e Molinat, vicino all’alveo del Cordevole. Negli anni ‘80 la zona era stata adibita a discarica comunale. Chiusa definitivamente nel 1986 era stata inertizzata: ovvero ricoperta con un abbondante strato di terra dove con il tempo era anche cresciuto un folto manto erboso. Di quella discarica, con il tempo, tutti si erano dimenticati, tanto che alcuni anni fa è stato concesso addirittura il permesso di costruirvi sopra una centralina idroelettrica che sfrutta le acque del Cordevole. Le immondizie accumulate negli anni, erano arrivate a lambire il greto del torrente, senza che all’epoca fosse prevista alcuna opera di difesa spondale. Così con la piena nei giorni di Vaia, le acque hanno cominciato a erodere l’argine fino a far tornare alla luce le vecchie immondizie, che sono finite disperse lungo l’asta del Cordevole. “L’autunno scorso, con tutte le emergenze che avevamo a causa di Vaia nessuno si è accorto di quanto era successo” – racconta il sindaco Grones. “Solo questa primavera sono arrivate le segnalazioni, prima da parte di un privato e poi da parte dei pescatori. Segnalazioni che hanno fatto scattare immediatamente le verifiche del caso.
I rifiuti riemersi dalla ex discarica di Fondovalle.
Il codice ambientale, spiega il sindaco, pone in capo al Comune la competenza per queste situazioni. Così l’amministrazione si è subito mossa ed ha avviato un’analisi ambientale sul torrente per determinare se ci fosse in atto un inquinamento delle acque. È vero che si tratta di immondizie vecchie di trent’anni ed inertizzate” – continua. “Ma dato che si tratta di ambiente e di acque, non si poteva lasciare niente al caso. Bisognava andare sul sicuro ed avere dati certi in mano che confutino ogni dubbio su qualsiasi possibile inquinamento in atto.» Le analisi condotte dalla ditta Bio Program, con campionamenti di acque dalla zona dell’ex discarica fino al lago di Alleghe hanno, per fortuna, fornito dati tranquillizzanti: l›acqua sull›intero tratto è pulita, ed addirittura di buona qualità. Il passo successivo è stato quello di redigere un progetto che prevede la messa in sicurezza e la bonifica della zona, che ha un ampiezza di 20 metri di larghezza, 50 di lunghezza per uno spessore di 3 metri. Progetto dal costo stimato di 894 mila euro, che l›amministrazione ha reperito dai finanziamenti per il ripristino dei danni provocati da Vaia. Esso avverrà in due fasi: la prima prevede la costruzione di due scogliere, dal costo di 390 mila euro, che serviranno a proteggere il bordo dell’ex discarica da altri possibili erosioni. La seconda con la bonifica mediante il recupero e lo smaltimento, per un costo rispettivamente di 227 e 243 mila euro. Un› intervento non facile, vista tra l›altro, la difficoltà di accedere alla zona, per il quale sarà necessario l›intervento di più mezzi, tra i quali anche l›elicottero e la supervisione di tecnici specializzati. I lavori dovrebbero iniziare già nel corso dell›autunno. (SoLo)
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Nuovo Postamat a Pieve
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ai primi di novembre è stato attivato a Pieve il servizio di Postamat. Lo sportello si trova accanto all’ufficio postale. Era da ben tre anni che il capoluogo della vallata fodoma era privo di questo servizio essenziale per il prelievo di contanti, ma anche per l’espletamento di molte operazioni online: quali ad esempio la ricarica del cellulare o altri pagamenti. Era infatti il 2016 quando la cassa Raiffeisen della Val Badia, che ha una sua filiale ad Arabba, aveva chiuso il bancomat, posto nella stessa piazza, accanto al Bar Stella. Alla base di quel provvedimento, che aveva portato alla chiusura di una mezza dozzina di altri sportelli anche in Val Badia, questioni di sicurezza sul lavoro e gli altri costi per il rifornimento del contante. Con l’approvazione di nuove norme, la banca non poteva più far svolgere al proprio personale le operazioni di rifornimento del contante. Troppo rischio per i dipendenti. Rischi che, ovviamente, l’istituto non voleva assumersi. Per questo il servizio era stato affidato ad una ditta specializzata di portavalori. Il quale però avrebbe avuto un costo troppo elevato per assicurarlo anche ai piccoli bancomat al di fuori delle sedi principali. Per gli abitanti della zona più ad est della vallata, non restava altro che recarsi fino ad Arabba per prelevare il contante. Con tutto il disagio conseguente. Da subito l’amministrazione si era attivata con Poste Italiane per chiedere l’apertura di un Postamat a Pieve oltre a quello che nel frattempo era stato aperto presso l’ufficio postale di Arabba. Dopo tre anni di pressioni un primo segnale positivo è arrivato nell’ottobre scorso, quando, nell’ambito di un convegno a Roma, proprio Poste Italiane ha annunciato di essere intenzionata a portare più servizi nei piccoli comuni. “Un aiuto importante – spiega il sindaco Grones - ci è arrivato anche dall’onorevole Federico d’Incà, che ringrazio vivamente.” Il Postamat, ha tutte le funzioni del bancomat e può essere utilizzato quindi con tutte le carte, di qualsiasi banca. Oltre ovviamente a fornire i molti servizi di Poste Italiane: tra questi la ricarica della Postepay o la carta libretto. Quest’ultima molto usata dagli anziani. (SoLo)
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Autovoelox fisso a Brenta dal 2020
La postazione per l autovelox a Brenta, che dal 2020 diventerà fisso.
Dal 2020 autovelox fisso a Brenta e controlli anche sui passi. Il sindaco Grones: “Non vogliamo uno stato di polizia ma neanche la deregulation.”
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empi duri dal prossimo anno per chi ha il piede pesante sull’acceleratore e si troverà ad attraversare la vallata fodoma. Con una delibera approvata nei giorni scorsi l’amministrazione comunale ha deciso di affittare un apparecchio autovelox, che funziona senza la presenza dell’operatore, da posizionare nella colonnina già esistente a Brenta, lungo la sr 48 delle Dolomiti, di fronte al distributore di carburanti. Nella delibera si parla di un servizio sperimentale della durata di sei mesi. Ma dalle dichiarazioni del sindaco appare chiaro che l’intento sarà quello di lasciare posizionato ed attivo l’apparecchio per tutto l’arco dell’anno. Un’azione drastica di disincentivo ai casi di eccessi di velocità nelle zone più sensibili, come nei centri urbani o in prossimità di attraversamenti pedonali. Come nel caso proprio della frazione di Brenta, alle porte del capoluogo Pieve, dove oltre al distributore di carburanti, c’è la fermata dello scuolabus
e l’accesso alla scuola media. “Molti cittadini che vivono in prossimità della strada regionale ci chiedono da tempo di installare più autovelox – spiega il sindaco Grones. Sono diversi i tratti della regionale dove è arcinoto che gli automobilisti usano il piede pesante sull’acceleratore e paradossalmente accade maggiormente per i locali, che sanno bene che la colonnina dell’autovelox per la maggior parte del tempo è vuota, salvo poi essere ovviamente i più multati in caso di controllo. I passanti che vengono da fuori infatti, alla vista della postazione, rallentano. Così abbiamo pensato che la soluzione sia quella di lasciare attiva l’apparecchiatura per tutto l’anno. “L’amministrazione ha scelto la strada dell’affitto dell’autovelox, che è stato stipulato con la Sd Service di Rovigo, che ne curerà anche la gestione. “Acquistarlo e gestirlo in proprio non conviene – continua Grones. Non abbiamo personale, bisogna fare i collaudi periodici e con le nuove tecnologie le apparecchiature diventano presto obsolete”. L’operazione per il Comune avrà un costo di 18 mila euro, che ovviamente, dovrà essere ripagato con l’entrata dalle sanzioni. In tutto il territorio, lungo la sr 48, sono ben 7 le colonnine predisposte per l’autovelox che il Comune avrebbe intenzione quindi di usare d’ora in poi più spesso. Soprattutto sui passi. “Faremo più controlli anche a Pieve e Arabba nel fuori stagione e chiederemo le autorizzazioni per farne di più sui passi per contrastare chi, in particolare durante le manifestazioni automobilistiche, scambia le strade per una pista da corsa. Con questo non vogliamo instaurare uno stato di polizia. Ma nemmeno lasciare spazio alla deregulation. Si tratta comunque della sicurezza dei cittadini.” (SoLo)
Gita dei 30 agn n Austria
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abeda e domënia ai 26 e ai 27 de otober nos del ‘89 son partis a l’aventura per festegé nosć 30 agn! S’on biné de na bela compagnia, puoc ma bogn! Partis bonora dadomán co nen ciel bel saren, son outei del viers de Innsbruck, ma davánt de rué n tiera austriaca on volù se beibe ncora n bon café n tiera taliana. Ruei a destinazion, la pruma tapa de nost itinerario l eva l mujeo de la Swarovski de Wattens, dinongia Innsbruck. Ncora n frëgo ndormenzei, s’on delongo descedé fora co s’on ciapé dedavánt l mus de n gran berba, con doi de gragn ogli che ne cialáva e na bocia da ulache degorëva fora iega: l gigánte che custodisc l gran tesoro de la Swarovski. A jì ite son restei de marevoia a vedei dut chël starlucé de cristai e lum de vigni sort e de vigni colour, ciaune coi pareis o col celour che starluciáva e opere d’ert fate dute de cristal. Son tournei fora coi ogli che ncora slumináva e on fat na caminada ntel bel parch che l é dintourn al mujeo. Nte n prëst
sonáva da mesdì e l eva ora de na bona Wiener Schnitzel! Davò marëna on vijité le miniere de arjent de Schwaz: na picola ferata n’à porté fin a 800 metri de profondité nte le vegle galerie giavade sot tiera ite, ulache na guida n’à conté l’ativité de chëste gran miniere de arjent e l laour e la vita dei puori minadous ntánt l Medioevo. Da sëra on cené e festegé n alegria nte le bele ostarie de Innsbruck, ulache l eva na mascia de jent e na bela atmosfera da festa! Domënia dadomán, co nen bel sorogle, on vijité l Alpenzoo de Innsbruck, ulache on podù ie cialé da damprò a na mascia de animei che vif souradut sun noste mont e su le Elpe: uciei de vigni sort e de vigni colour, cioure, bëc, vace, porciei, louf, lors e tánc de autri ncora. Davánt de se n tourné n ite, s’on giaudù ncora n’ultima bona marëna n compagnia e col venter bel plen, i ogli e l cuor contenc son tournei nta Fodom co la speránza de se biné ndavò prëst per n’autra plu bela! (La classe ‘89)
Chi de la classe ‘89 che à tout pert a la gita davánt al mujeo Swarovski de Wattens, damprò Innsbruck. Da m.c.: Jakob Crepaz, Francesco Martini, Jessica Del Negro, Marco Crepaz, Isabella Marchione, Nicolò Agostini, Francesca Delmonego, Jessica Foppa, Roberta Roncat.
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La clasce fodoma del 1969 n tiera de Boemia
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eva da nen toch che se l’onva dezeduda, po studiada e a la fin pariciada a pontin, chësta gita per i nuosc prums 50 agn de esperienza de vita. De 13 son partis n vender 18 de otobre a la outa de Praga, maiou zité de la Boemia e capital de la Republica Ceca. Mpruma de ciapé l sgol da Venezia, s’on fermé a marené e po viaaa… soura le mont fora, son passei tra München e Salzburg e nte zirca n’ora son atolei ntel aeroport de Praga. L bel albierch, damprò l zenter, l n’à mpermetù de giré trop a pe e, come da nosta tradizion, no n
é mancé na bela caminada su per chelche còl ulache se rua a vedei sourafora! On scouté su per na mesa giornada nosta guida taliana che con semplizité e simpatia l n’à dé na nfarinada de storia, politica, religion e realté de Praga e de la Republica Ceca. La bela catedral de S. Vito, ulache l é sepolì nte n gran monument de arjent l Sánt Ján Napomucemo, protetor dei ponc, la n’à rivelé le richëze dei scecoi passei. Auna a l’otima bira ceca e ai piac de
LAUREE
vigni sort de cern da se leché ite i bafi, chël che s’on giaudù plu de dut l é sté l’amicizia, l’armonia e la bona luna de duc chi de la clapada del ’69
Auguri!
Crepaz Federica (Santa Giustina - BL) il 12.07.2019 ha conseguito la Laurea Magistrale in Lingue Orientali-Cinese presso l’università Ca’ Foscari di Venezia discutendo la tesi “L’attivismo femminista nella Cina contemporanea”. Congratulazioni e auguri da familiari e amici.
Nicole Promberger ed Emanuel Delmonego si sono sposati civilmente a Badia il 30 ottobre 2019.
e al rest de la clasce che no n à ciafié a vignì, ie auguron e se auguron de cuor che siebe ence lori laprò per l proscimo traguardo dei 55.
Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE Montanucci Prisca. PER LE CHIESE DI ARABBA Benicchio Rosa Domenica, Vallazza Antonietta, in memoria di Pellegrini Adalberto. PER IL BOLLETTINO Quellacasa Giuseppe, Vallazza Annamaria, Angelo Morell, Gianpiero Morandi, Daberto Anna, Testor Paola, Menardi Dario e Costa Isabella, De Cassan Cassiano, Palla Mario Perù, Dariz Remo, Elisabetta Dorigo De Martin, Dorigo M. Clementina, Ines Michielli, Crepaz Ezio, Vallazza Isidoro Pio, De Grandi Elio, Pezzei Daniele, Degasper Anna Maria, Crepaz Aurelia, Tea e Guido, Delazer Dina, Delazer Paolo, Lasta Luca, Testor Oliva, Delunardo Ivo Achille, Lorenzini Ermenegildo, Bidoli Daniela, Delazer Adele, Zanvit Dino, Gabrieli Bondio Marcella, Crepaz Carlo Augusto, Dorigo Augusta, Paghera Simona, Delazer Ida, Vallazza Maria, Sief Federico, Baldissera Davide, Fontanive Giovanni, Sief Dina, Murer Bruna, Moranduzzo Erge, Rigo Maria, Tasser Silvia, De Biasio Tito, Daurù De Dorigo, Vallazza Guido, Bonini Elda, Pedratscher Luigi, Meneghel Sartor Gabriella, Pezzei Roberto, Pitscheider Dorigo Luigia, Da Tos Giuseppe, Crepaz Alma, Federa Albino, Palla Bruno, Rizzi Mariano, Palla Paolina, Trebo Luciana, Devich Laura, Da Boit Luigi, Baldissera Maria Teresa, Lezuo Chenet Agnese, Detomaso Frida, Luciano Questi, Palla Maria (Cortina).
Finazzer Matteo (Sorarù) il 23.10.2019 ha conseguito la Laurea Magistrale in Fisica presso l’Università degli studi di Trento discutendo la tesi “A silicon chip for heralded singlephotons generation via intermodal four wave mixing”. Congratulazioni da parte di familiari ed amici.
Colle Santa Lucia, Pizzeria “Fursil” - 19 dicembre 2019. Annuale incontro dei collaboratori de “Le Nuove del Pais".
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COMUNITÀ IN CAMMINO NATI
BATTESIMI
Muroni Maurizio (Lasta) di Gaetano e Costa Valentina, nato a Belluno il 06.11.2019. Cesca Veronica (Alpago) di Carlo e Federa Valeria, nata a Belluno il 13.11.2019. Dorigo Anna (Caprile) di Denni e Savio Monica, nata a Belluno il 14.12.2019. Costa Evelyn (Col di Ornella) di Mirco e Delmonego Francesca, nata a Brunico il 14.01.2020. Avviso ai collaboratori Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro venerdì 20 marzo 2020
Maceri Riley (Alfauro) di Federico e Troi Licia, nata a Brunico il 20.09.2018 e battezzata ad Arabba il 08.09.2019.
Valt Nickolas (Cherz) di Mauro e Crepaz Debora, nato a Brunico il 10.03.2019 e battezzato ad Arabba il 20.10.2019.
Masarei Camilla (Cherz) di Mauro e Calì Elisa, nata a Belluno il 22.03.2019 e battezzata ad Arabba il 20.10.2019.
DEFUNTI
Senoner Raimund “da Rescion” (Ortisei), nato a Ortisei il 15.07.1938 e deceduto a Bolzano il 29.08.2019. Coniugato con Oliva Testor, padre di tre figlie.
Baldissera Ugo (Laste) nato a Rocca Pietore il 15.02.1947 e deceduto il 10.10.2019. Padre di 1 figlia.
Crepaz Suor Elvira - Maria Emilia (Merano), nata a Colsottochiesa il 25.09.1929 e deceduta a Merano il 29.10.2019.
Foppa Regina Maria - “Maria Mora” (Cherz), nata a Liviné il 05.10.1928 e deceduta a Sorarù-VSG, il 01.11.2019. Vedova di Crepaz Bonaventura, madre di 7 figli.
Murer Mons. Alfredo Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana (Belluno), nato a Falcade il 05.04.1932 e deceduto a Belluno il 10.11.2019.
Palla Mauro “Birt” (Lima-Perù), nato a Palla il 22.6.1951 e deceduto a Lima il 18.11.2019. Coniugato con Luz Aurora Velarde Heredia, padre di 1 figlia.
Dibona Quirina Loredana nata a Belluno il 03.04.1930 e deceduta a Nicolosi (CT) il 21.11.2019. Vedova di Sotera Gaetano, madre di 3 figli.
Brollo Mons. Pietro nato a Tolmezzo (UD) il 01.12.1933 e ivi deceduto il 05.12.2019.
Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548
Grones Felice “Moler” (Arabba), nato ad Arabba il 15.11.1928 e deceduto a Belluno il 15.12.2019. Vedovo di Federa Anita, padre di 2 figli.
Pezzei Albino “de Batista” (Lucerna - Svizzera), nato ad Ornella il 01.10.1934 e deceduto a Lucerna il 21.12.2019. Coniugato con Heidi Guggenbühl, padre di 2 figlie.
Lezuo Enrico “Cleto” (Alfauro), nato ad Arabba il 06.12.1938 e deceduto ad Agordo il 08.01.2020. Coniugato con Crepaz Anna Maria, padre di 1 figlio.
Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno -Coordinamento: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com