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Le nuove del Pais 2019_3

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Anno LIV • agosto-ottobre 2019 • N. 3

Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

RISURREZIONE Risurrezione non è il ritorno della vita di prima, nemmeno alla vita di prima, ma la vita di prima passata attraverso la morte. Forse l’immagine del seme che marcisce, che muore, e che germoglia può donarci un’idea della risurrezione, della sua novità. Anche nella morte della chiesa dobbiamo cercare di morire con Cristo per poter risorgere con Lui. Non avrebbe senso parlare di Chiesa al di fuori di Gesù Cristo. Fino a quando non sapremo vivere il Calvario, non passeremo attraverso il silenzio, l’assenza del sabato santo, e non andremo alla tomba per visitare “il morto” non troveremo mai il vuoto di quella tomba e non vivremo l’incontro con la risurrezione.

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UN’ALLEANZA, UNA TERRA, UN POPOLO

o credo che tutti siamo chiamati a rivisitare la nostra fede, in continuazione, personalmente e comunitariamente. E siamo chiamati a rivisitarla non con letture sociologiche, psicologiche, antropologiche, statistiche, politiche, filosofiche, ma alla luce della parola di Dio. La fede è una relazione, e come tutte le relazioni devono essere “rivisitate” in continuazione, pena la loro scomparsa. Anche la fede, per vivere e per essere viva, ha bisogno di essere rivisitata. Sono indispensabili alcuni atteggiamenti per una rivisitazione che sia vera: libertà, ricerca, fede, amore. La prima cosa richiesta è quella di “credere” nella fede. E non è un gioco di parole. Poi ci è richiesta la libertà per fare spazio alla novità della vita che vive, e anche della vita che muore. Quindi l’impegno della ricerca, e non da ultimo l’amore per quello che cerchiamo, che crediamo, e che vorremmo vivere. Andando alla Parola di Dio che è la sola sorgente di luce per la nostra fede, noi cogliamo già nell’Antico Testamento questi tre grandi contenuti di una promessa: un’alleanza, una terrà, un popolo. La promessa naturalmente chiede di fidarci. Dio promette un’appartenenza reciproca (sarò il tuo Dio e tu sarai il mio popolo), promette una terra (dove scorre latte e miele), una discendenza (numerosa come le stelle del cielo e la sabbia del mare). La prima terribile grande domanda: che

ne abbiamo fatto della nostra appartenenza a Dio? E della nostra terra? E della nostra umanità? Tragica risposta: Dio posto in un angolo, la terra inquinata e abbandonata, l’umanità umiliata in balia di tanti idoli. Dalla Parola di Dio abbiamo questa indicazione: la promessa è legata all’osservanza dei comandi che il Signore ci ha dato. Come possiamo riassumerli? Così: Ama il Signore, ama il prossimo, fate questo in memoria di me, annunciate il Vangelo, servitevi gli uni gli altri (con una attenzione particolare per il bisognoso), accogliere i bambini. Al di fuori di una obbedienza leale a questi comandi è impensabile l’attualizzarsi del contenuto delle promesse. Le promesse hanno bisogno di accoglienza, di annuncio, di servizio, di amore, di “ricordo”. Sono i pilastri dell’alleanza, che è la vera origine, il vero contenuto, la vera meta della vita. La vecchia alleanza è sancita dalle tavole della legge. Non è stata “rottamata”, ma su di lei si inserisce una nuova alleanza. Il Cristo è la nuova alleanza tra Dio e gli uomini e la grande Continua a pag. 2


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possibilità per l’uomo di rapportarsi a Dio. All’appartenenza si aggiunge la comunione, alla terra si aggiunge il cielo, al popolo si aggiunge la risurrezione. Fate questo in mia memoria ci dice Gesù, donandoci l’eucaristia, lavandoci i piedi, donandosi sulla croce, e parla di una nuova alleanza. Siamo così abituati a pensare alla risurrezione che dimentichiamo la strada necessaria per potervi accedere: morire. Allora, come la nostra morte introduce alla casa del Padre in una esperienza di risurrezione, che non è il rivitalizzare ciò che è morto, ma è una novità assoluta, dove Dio riprende in mano le nostre sorti, così anche l’esperienza quotidiana di morte è premessa di risurrezione. La morte non ci fa più pau-

ra, anzi, diventa la nostra migliore amica. Questo vale pure per la nostra fede, per la nostra chiesa. Tutto questo per invitarci ad andare al Cristo per riscoprire la nuova alleanza, il mistero della morte e risurrezione. Guardare a Lui, appoggiarsi a Lui. Evidentemente il luogo privilegiato per questo è la celebrazione della Messa, dove trovano spazio la parola di Dio, l’incontro tra fratelli, l’azione dello Spirito, il dono che Gesù fa di se a noi. Don Gabriele

“Morti” o “defunti”?

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e non si trattasse di un argomento molto serio, la domanda del titolo potrebbe farvi certa mente ridere: “Caro parroco, o morti o defunti, alla fin fine, non è che cambi poi molto!”. Effettivamente potrei darvi anche ragione, ma potrei anche dire: ‘dipende’. La liturgia si rifiuta di seguire l’uso popolare che chiama «giorno dei morti›› quello che la Chiesa chiama «commemorazione di tutti i fedeli defunti», perché se facciamo ricorso al significato vero delle parole (all’etimologia), ci convinceremo che le cose stanno diversamente. Quando si dice «morto››, ci si mette un punto fermo e si intende che è proprio finita. Dopo «defunto» invece, ci va un punto e virgola perché il pensiero attende di essere completato. Il termine latino che verrà cristianizzato come tanti altri, «defunctus››, significa «che ha svolto la sua funzione». Defunto, significa dunque che «ha portato a compimento la sua vita››. Il defunto è colui che ha realizzato la prima delle sue «vocazioni››. Egli ha vissuto. Bene? Male? ln maniera splendida o mediocre? A prima

vista, importa poco: ha vissuto una vita d’uomo o di donna, ed è arrivato alla fine. Non alla fine della vita, ma alla fine di un impegno, di una parte della sua vita. La fede cristiana si fa dunque responsabile di questa vita: l’ha accompagnata con la preghiera e i sacramenti, e ora non l’abbandona, ma intercede perché Dio, nella sua misericordia, conceda ai defunti il perdono e la pace del Regno. Infatti è evidente che per il cristiano il compito della vita non ha senso se non nella fedeltà al Signore. La preghiera incalzante della Chiesa non ignora che noi siamo peccatori. E questo è il significato della sua intercessione: essa prega per coloro, uomini e donne che le furono affidati, e non vuole la perdita neppure di uno di loro. Ecco dunque una festa di fede e di

speranza. Ma se volete un pensiero proprio personale che non vuole condizionare in nessun modo la vostra fede, io penso che Dio non ha proprio bisogno che lo convinciamo di aver misericordia per i nostri cari defunti, né delle nostre raccomandazioni perché apra loro le porte del paradiso. Come si dice, “sfondano una porta aperta” che è quella dell’amore sconfinato con il quale Dio avvolge tutta la vita di ciascuno, prima e dopo il “punto e virgola”. Le preghiere, le intercessioni servono a noi per tener vivo il filo che ci lega, a ricordarci che sono vivi più di noi, ancora partecipi della nostra esistenza e a far buon uso del tempo che ci viene donato. Don Dario


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 14 luglio 2019 Cari parrocchiani, credo che sia opportuno che ci confrontiamo con la pagina del vangelo di questa domenica che, come avrete capito dall’immagine, parla del buon samaritano per farci comprendere chi dobbiamo considerare come nostro “prossimo”. È importante capirlo bene perché poi, se vogliamo continuare a chiamarci e ad essere cristiani, questo prossimo lo dobbiamo amare. Mi rendo conto per primo che a parole siamo tutti bravi e disponibili: funziona nelle situazioni di emergenza (e lo abbiamo largamente sperimentato), ma nella normalità della vita la cerchia del prossimo diventa sempre più ristretta. Gesù, per non lasciare dubbi, sceglie come protagonista un samaritano, nemico dichiarato degli ebrei. Così ci insegna che “prossimo” è ogni persona che in qualche modo incrocia la nostra vita che abbia bisogno di essere sostenuta, aiutata, difesa, amata… È il più importante impegno di ogni cristiano. Oggi siamo spettatori, purtroppo, di infinite situazioni di questo genere che facciamo fatica ad affrontare per vari motivi, e allora cerchiamo scuse e difficoltà a volte vere, a volte provocate dal nostro egoismo e dalle nostre paure: bisognerà star molto attenti per non dover prender atto, a un certo punto, di non essere più cristiani. (dd)

Domenica 21 luglio 2019 Cari parrocchiani, parecchi di voi hanno potuto vedere qualche momento del lavoro fatto per risistemare la punta del nostro campanile di Pieve: un’operazione, mi diceva l’artigiano (65 anni!), che non ammette distrazioni: pensare ogni

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo. movimento e alle sue conseguenze. Ora il campanile è a posto, completo. È bello vedere i nostri paesi segnati dai vari campanili con la loro chiesa accanto. Si comincia salendo da Digonera e si vede Pieve appollaiata sul versante, proseguendo ad un certo punto su una curva ora appare anche la chiesa di Andraz, poi Corte e Ornella dall’altra parte, in fondo, S. Giovanni per concludere la carrellata in piazza ad Arabba. Proprio come dei segnaposto o dei sigilli pronti a certificare qualcosa. Dovrebbero indicare la presenza di una comunità cristiana viva che custodisce valori profondi di fede e di umanità; persone aperte, laboriose, disponibili e accoglienti; dovrebbero dare un senso di sicurezza a chi vive in questi luoghi e a chi li visita. Sarebbe bello che fosse davvero così. A ciascuno di noi il compito di cambiare il condizionale “sarebbe” e farlo diventare ogni giorno presente: “è bello” perché è così! (dd)

potuto leggere da altre parti e come vi sarete accorti, c’è qualche difficoltà, specialmente nella parte matura e giovane, sempre con le dovute eccezioni. È diventata problematica l’educazione alla fede nelle famiglie e i sacramenti spesso vengono richiesti per abitudine, tanto è vero che non c’è seguito agli impegni che comportano. Cosa si può fare? Andare avanti così in modo che un po’ alla volta tutto si spenga, oppure cominciare a scegliere responsabilmente: se si vuol essere cristiani (la libertà è sovrana!), se battezzare i bambini, se fare la Comunione e la Cresima… Fa un po’ male dirlo, ma fare tutto questo solo perché si è sempre fatto così o per scaramanzia, non è il motivo migliore. Avremo la possibilità di affrontare in seguito questo argomenti. Per ora godiamoci la festa con tutto il bene che la nostra comunità porta con sé e chiediamo a S. Giacomo di chiarirci bene le idee in modo da fare le scelte migliori. (dd)

Domenica 28 luglio 2019

Domenica 4 agosto 2019

Cari parrocchiani, oggi, nella festa del patrono della nostra parrocchia, S. Giacomo, è normale che il pensiero si fermi sulla nostra comunità. Per prima cosa bisogna ringraziare il Signore (e S. Giacomo!) per tutto il bene e il buono che c’è: notevole sensibilità religiosa da parte di molti, disponibilità verso gli altri e quella famigliarità che fa così bene al cuore. Per quanto riguarda la comunità di fede, come avete

Cari parrocchiani, domenica 28 luglio abbiamo festeggiato il patrono della parrocchia di Pieve, San Giacomo. Come di consuetudine in questa ricorrenza si festeggiano gli anniversari di matrimonio, inoltre quest’anno abbiamo avuto la gioia di ricordare anche il 50° dell’ordinazione sacerdotale del nostro parroco don Dario. Il clima che si è respirato in questa bella domenica mattina era festoso e sereno. Si percepiva una comuni-

tà riunita insieme, accomunata dall’amicizia e dal desiderio di festeggiare un momento significativo per la propria famiglia, assieme alle altre famiglie della nostra comunità cristiana. I volti che si incrociavano in quella circostanza erano lieti e sinceri. È bello vedere che la vita donata agli altri, nella diversità delle scelte, è una vita bella, perché porta frutti di bene nel tempo. Ringraziamo quindi il Signore per la loro presenza. Da parte nostra, ci sentiamo inoltre di dire un grazie ad ognuno perché, la fedeltà di una vita vissuta insieme è fonte di gioia, donata e trasmessa attorno a sé. Auguriamo quindi a questi sposi e a don Dario di continuare nelle fedeltà e nel dono gratuito di sé. (sdv)

Domenica 11 agosto 2019 Cari parrocchiani, “Santa Maria Maiou” è alle porte e viene avvertita, per vari motivi, come una delle feste “più feste” (!) della nostra valle. È bene che sia così. Ma ora desidero considerare con voi il motivo più importante che ci permette di festeggiare e di essere contenti; motivo che – come capita il più delle volte – viene sommerso dalle manifestazioni esteriori che hanno il sopravvento. Ma noi vogliamo dare sostanza alla nostra festa. Comincio con una domanda: potremmo essere davvero contenti se fossimo certi che la morte mette fine a tutto per quanto ci riguarda? Non sarebbe decretare il fallimento della nostra vita fin dal suo inizio? Invece, la Vergine Maria, esattamente una di noi, con la sua assunzione al cielo ci dice che la nostra vita, anche nella speciale materialità del nostro corpo che porta con sé i valori che hanno arricchito la nostra esistenza, è destinata ad espandersi oltre il tempo, per sempre. Questo ci incoraggia

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a fare scelte quotidiane concrete che tengano conto di questa prospettiva, e non potranno essere che scelte positive nei confronti delle persone e dell’ambiente nel quale viviamo. Inoltre il passare del tempo e l’avvicinarsi della vecchiaia non saranno più vissuti come l’attesa di una “condanna a morte”, ma l’avvicinarsi di una nuova – misteriosa sì – nascita a una vita straordinaria. Con questa convinzione radicata nel cuore la festa è completa! (dd)

Domenica 18 agosto 2019 Cari parrocchiani, ogni anno, il 16 agosto, viene celebrata la Messa a Davedino dove non c’è una chiesetta e neppure una piazza. Allora viene preparato un tavolino sulla strada vicino al capitello della Madonna di Lourdes, si dispongono varie panche come il terreno lo permette e si celebra la Messa. Dopo, come sempre, si continua la festa con tutte le specialità locali che vengono preparate in abbondanza, accompagnate dalla musica di Mario e Fabiano. Durante la Messa, distraendomi, pensavo che quello era il posto giusto per celebrarla. Infatti non è un punto di arrivo, un impegno che bisogna assolvere, una specie di tassa che bisogna pagare al buon Dio perché ti tenga chiuse le porte dell’inferno. È una sosta per prender fiato e per nutrirci in modo da rinnovare le forze per poter continuare un cammino che richiede energie. Proprio come quando si va in montagna: c’è una meta da raggiungere che ci attira per il bello che promette, ma c’è anche un cammino faticoso da affrontare. Per questo ogni tanto ci si ferma per un panino e un sorso d’acqua che ci danno la forza di proseguire. Così noi cristiani: per poter vivere come Gesù ci insegna, specialmente per volerci bene, abbiamo bisogno di questa sosta e di questo Cibo che ci sostiene. (dd)

Domenica 25 agosto 2019

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Cari parrocchiani, Il 1° settembre si celebra la 14^ Giornata della Custodia del Creato. Ora non ci sono più solo notizie allarmanti come succedeva alcune decine di anni fa: ora ci sono fatti allarmanti e anche noi ne sappiamo qualcosa! Nonostante questo sembra che chi avrebbe la possibilità di cambiare le cose sia sordo e cieco. Da quanto si sente in TV, perché vadano bene le cose ogni stato dovrebbe produrre sempre di più (famosa crescita del PIL). Non sono un’economista o esperto in questi settori, ma, a naso, mi son detto che ad un certo momento ci si dovrà pur fermare. Per produrre di più bisogna consumare di più; per far consumare di più c’è la pubblicità che fa diventare necessarie le cose inutili; per consumare di più bisogna lavorare di più, due persone in una famiglia. Lavorando di più non c’è tempo per stare insieme, per i figli, per il volontariato, per gli impegni sociali, per la fede, per il dialogo tra i coniugi con tutte le conseguenze che ne derivano e che ormai stiamo sperimentando largamente. Vivere per lavorare! A vantaggio di chi? Pensiamoci. Per questo, da tempo, si parla di “sviluppo sostenibile” per non rovinare e impoverire la nostra terra e soprattutto la qualità vera della nostra vita che ci è stata donata da Dio perché la vivessimo in maniera degna e possibilmente felice. (dd)

Domenica 1 settembre 2019 Cari parrocchiani, eccoci ormai giunti al mese di settembre! Questo è un tempo particolare, tempo segnato da molti cambiamenti: finisce l’estate e inizia l’autunno; per ragazzi e giovani si concludono le vacanze estive (alternate magari da qualche esame…) e ricomincia il tempo della scuola, dell’università. Inizia anche un tempo di riposo per chi in questi mesi ha lavorato assiduamente. Per noi sorelle Discepole

del Vangelo questo periodo è particolarmente importante. Il 29 settembre, nel duomo di Castelfranco Veneto, sorella Lucia e sorella Chiara, assieme ad altre due sorelle, Sara e Francesca, pronunceranno il loro “sì’” definitivo al Signore. A questo proposito Chiara e Lucia vogliono condividere il loro grazie: “Ci sentiamo di ringraziare il Signore e in modo particolare la comunità locale, per i piccoli e quotidiani gesti di bontà, segni della presenza di Dio in mezzo a noi, che vediamo attorno a noi e ci incoraggiano a dire oggi il nostro “sì”! Grazie per trasmetterci valori importanti come l’onestà, la solidarietà. Pensiamo all’impegno dei genitori che continuano con amore e dedizione nel loro compito; alla tenacia di lavoratori e artigiani che ci trasmettono la passione per questa vallata; al coraggio di giovani che intraprendono strade importanti nella loro vita. Non ultimo alla dignità e alla speranza degli anziani e di coloro che vivono situazioni di limite e sofferenza. Che “Dio vel paie” per il bene che vediamo diffondersi giorno dopo giorno, che non fa rumore ma c’è, affinché il dono di grazia che riceviamo nel giorno della nostra professione definitiva possa estendersi anche a tutti. Ci affidiamo alla vostra preghiera”. (sdv)

Domenica 8 settembre 2019 Cari parrocchiani, mi convinco sempre più che il fatto di essere “imperfetti” (tradotto dal latino vuol dire “non finiti”, “non completi”) sia una delle risorse più belle che abbiamo. Sembra paradossale, ma se fossimo perfetti, non avremmo più sogni, desideri, obiettivi da raggiungere, strade da percorrere per essere migliori; non avremmo prospettive per un futuro più grande. Insomma, una vita piatta, piuttosto stagnante, senza grandi novità. Ecco che da questo punto di vista, quello che di solito consideriamo un limite, aspetti della nostra vita che ci danno fastidio, diventano dei

punti di vista promettenti che ci motivano per andare avanti e migliorare. Come esempio, pensate alla soddisfazione dei lavori di ristrutturazione che non si potrebbe avere se tutto fosse già a posto. Nel foglietto precedente si parlava di “ripresa”. A dire il vero, in una zona turistica come la nostra, le “riprese” sono tante, ma l’inizio dell’anno scolastico effettivamente segna molto la vita delle famiglie. Sarebbe interessante, dato che abbiamo anche uno spirito che si nutre di fede, che ci fosse una ripresa per migliorare anche in questo settore. Se ci pensiamo solo poco, ci convinciamo che non bastano i soldi e le cose per dar senso pieno e rendere serena la vita. Però la fede, per incidere, deve essere consapevole, informata e alimentata perché sul “pressappoco” non si investe nulla di importante. Quest’anno sarà proposta qualche iniziativa per le persone adulte e per le famiglie, perché è da qui che si parte: ci auguriamo che sia utile ed interessante. (dd)

Domenica 15 settembre 2019 Cari parrocchiani, mercoledì scorso c’è stata la messa di inizio anno scolastico e, assieme ai ragazzi, agli insegnanti e agli altri presenti abbiamo riflettuto, partendo da un brano della lettera di s. Giacomo, sulla lingua! Dice s. Giacomo, al capitolo 3, che “se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto...” e poi porta alcuni simpatici esempi sulla potenza in bene e in male di questo piccolo organo del nostro corpo: vale la pena leggerlo. Ma vale la pena anche spendere qualche parola in proposito perché, se la parola ha fatto sempre grandi danni, oggi, potenziata com’è dai mezzi di comunicazione, è diventata micidiale. Anche nel nostro piccolo: quando ci scappa dalla bocca o dal telefonino, non si sa dove può arrivare e i fatti di cronaca ce ne danno quotidianamente notizia. Fermiamoci anche solo al linguaggio che è di- ➥


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Momenti di Speranza “Ciao Vanessa, il tuo sorriso resterà sempre con noi”

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rande emozione e dolore ha suscitato la prematura scomparsa di Vanessa Ma-

sarei. La giovane, martedì’ 10 settembre, stava scendendo con la sua Citroen C3 verso Cencenighe quando, per cause sconosciute, l’auto è sbandata finendo contro un furgone che sopraggiungeva dalla parte opposta ed ha finito la sua corsa a bordo strada. Ai soccorritori giunti sul posto le condizioni di Vanessa sono apparse subito gravissime e la giovane è stata trasportata con l’elicottero all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove durante la notte ha cessato di vivere per i traumi subiti. La notizia si è presto diffusa, anche tramite i social, lasciando nello sconcerto la vallata fodoma, dove Vanessa era nata e cresciuta e quella della Valle del Biois dove viveva da qualche tempo ed aveva trovato lavoro come parrucchiera ed anche l’amore. Alle esequie, che si sono tenute sabato 14 settembre nella chiesa di Pieve, tanta, tantissima la gente che si è stretta intorno a mamma Martina, che però non ce l’ha fatta a prendere parte alla funzione, a nonna Linda, allo zio Elvio, al compagno Federico ed ai famigliari. A cominciare dai compagni di scuola, della Banda da Fodom, del Gruppo Folk, del Coro Femminile Col di Lana e della squadra del Calcio Femminile Fodom. Grup-

➥ ventato sporco, violento e ir-

rispettoso, si direbbe “da piccoli in su”, ma è più giusto dire “da grandi in giù”. Le conseguenze sono quelle di una vita più difficile, più ruvida e meno serena. Potremo impegnarci, con un po’ di autocontrollo, ad essere più gentili gli uni con gli altri in modo da favorire buone relazioni e salvaguardare la nostra dignità di persone umane intelligenti che, prima di aprir bocca, fanno funzionare il cervello ed il cuore. (dd)

Domenica 22 settembre 2019 Cari parrocchiani, Il prossimo mese sarà un

pi dei quali aveva fatto parte con l’entusiasmo e l’allegria di una ragazza piena di talenti. Tra questi appunto quello per la musica, che Vanessa aveva condiviso con mamma Martina proprio nella banda e nel coro. E poi tanta, tanta gente arrivata dalla Valle del Biois che la chiesa non è riuscita a contenere. Due comunità, scosse da questa tragedia che si è portata via una giovane piena di vita. Vogliamo ricordare qui Vanessa con le parole di saluto lette in chiesa da un’amica del cuore, Martina Palla: “Cara Vane, è perié nona Linda de podei te scrive sta lëtra e de te la lieje ncuoi, ma davò dut l temp che on passé auna, me rende cont che no n é parole per podei te dé n ultimo salut... Co se felo a te lascé jì, co se felo a lascé ji na bela giornada de autonn, ulache l vent l te deslesereia dai pensier, i colour i

“ottobre missionario straordinario” per mettere in rilievo la necessità urgente di annunciare il vangelo non solo in quelle che noi chiamiamo “missioni”, ma anche da noi. Tuttavia noi non possiamo non essere orgogliosi dei nostri missionari che continuano a dare la vita lontano da qui: abbiamo p. Giuseppe in Etiopia e suor Agnese in Pakistan. (dd)

Domenica 29 settembre 2019 Cari parrocchiani, sono ormai setta anni che mi trovo tra voi e un po’ mi conoscete: ho i miei difetti, ma non credo che possiate dire che sono una “lagna”,

emplenësc l cuor de speránza e legrëza, l sorogle te cocola, te embracia e l te fesc sentì dut suo amour. Co che è tres fat, me toca proprio te l dì, ti no t’es mei stada normale, e cotánt che te plajëva te l sentì dì... Ti t'eve ti, demè ti stëssa nte ogni moment, n'esplojion de matade e folia, na forza de la natura che fajëva desmentié i problemi, le noie, l dolour. T’eve na concentrazion de imperfezion, le plu bele, bone e autentiche che ebe mei vedù... Per chëst ai ogli de duc t'es tres stada «La solita Vane», unica e speciale sun sto mondo! Grazie a ti è capí la forza de se riauzé e jì n navánt col sorijo, è capí che ogni moment l é n donn e che perchëst toca se azeté ntel bon e ntel mel, ma souradut è capí che per sté ben basta puoch, che le persone che fesc sté ben i é puoce, e toca se le mbracé, se le bussé e ie lascé l brac ntier se le domana na mán! Ades bala e ciánta ndavó sui terioi a piesc desnus, sladete ntei prei da mont, ulache chël bel vërt de la ierba l te fajëva sentì n pesc, fete l bagn ntei rus frësć e lucenc, e mbracete chël bel nono Sergio che, sun Paradisc, l no vedëva l’ora de te avei ndavó pro dël... T'eve n'amica, na sorela, na compagna, na neoda e na fia ecezional! Ades t’es ntel cuor de duc nos e ilò te restaras per l'eternité!!!”

pronto ad ogni piè sospinto, a lamentarmi di voi, o di non essere rispettoso della libertà delle vostre scelte. Però ho un pensiero che mi gratta l’anima: il fatto che non mi lamento, che non riprendo nessuno per il rispetto che ho delle proprie idee, non è che possa essere interpretato che per vivere da cristiani vada bene anche così, in modo che uno si reputa cristiano “anche se non...” quando in questo “anche se non...” ci sono troppe cose? Il pensiero mi è stato provocato dalla quasi totale mancanza di ragazzi alla messa domenicale che è segno di ben altre assenze. D’inverno, mi dicevo che è a causa delle gare sciistiche

(mi avevate avvertito quando sono arrivato!), ma d’estate e d’autunno la scusa non tiene. “Ci sono le vacanze, siamo al mare, la voglia di dormire...” e questo importante appuntamento (importante per uno che è cristiano!) arriva sempre per ultimo e solo nel caso che ci sia la voglia. Se non ci si crede, se non si ritiene importante questo e altro, il rispetto per scelte diverse che vengono fatte è totale e nessuno ha niente da dire; però bisogna essere anche coerenti quando per alcuni appuntamenti ci si movimenta al massimo, ma forse più per l’esteriorità che per la sostanza. Vi voglio bene ugualmente, ma pensateci! (dd)


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DAI NOSTRI MISSIONARI PAKISTAN – Suor Agnese Grones racconta la sua vita in Missione 40 anni in Missione, tra soddisfazioni e persecuzioni «Grazie ai bellunesi, gente di montagna che ama la sua terra, ma che sa guardare anche oltre…» Mi fa strano vedere suor Agnese vestire con l’abito da religiosa “europeo” . Sono a casa di sua sorella, che la ospita per questo periodo di riposo in Italia. In Pakistan, dove vive dal 1980, veste il tipico abito shalwar kameez, composto da una camicia e un pantalone azzurro, accompagnato da uno scialle bianco. Questo abbigliamento non è solo un segno di integrazione culturale, ma anche un rifugio dalle possibili accuse degli estremisti islamici. Sono passati ormai dieci anni da quando andai a trovarla nella città di Karachi, una megalopoli da 15 milioni di abitanti affacciata sul Mar Arabico. Mi accoglie con il sorriso e un abbraccio di una madre e una sorella, complici di aver condiviso un piccolo periodo insieme.

GIOIE E SODDISFAZIONI L’ottobre missionario straordinario è ormai prossimo e, seduti sulla panca della cucina tra le nostre montagne, provo a capire da lei alcuni aspetti della sua vita missionaria, così che le persone che incontreremo in questo mese in diocesi potranno vivere anche loro questa ricchezza. “Suor Agnese, dimmi, quali sono le gioie e le soddisfazioni nella tua vita missionaria in Pakistan”, le domando. “Ricordo quando sono arrivata 40 anni fa, rimasi colpita di come mi hanno accolto pur essendo straniera. La relazione con le persone è indubbiamente la gioia più grande che ho avuto. È emozionante l’attenzione di quando parli a loro di Gesù. Quando vedono film sulla storia del Nazareno spesso si commuovono. A Karachi, ma anche a Lahore, questi incontri li facciamo lungo le strade, nei quartieri delle persone più povere. Posizioniamo un telo nei vicoli stretti della città o dei villaggi e lì proiettiamo i filmati... Senza la presenza di Gesù non ce l’avrei fatta, non conoscevo la lingua, le strade... mi dicevano

che in certi luoghi era pericoloso, avrei dovuto avere dei permessi speciali, ma anche nei posti di blocco nessuno mi fermava. Ricordo la mia prima uscita, ero a nord di Islamabad, un autista mi ha portato fino a un certo punto, poi lui è sceso e ho dovuto guidare io sulla montagna per arrivare a destinazione”, dice scoppiando in una risata. Però la gioia di vedere quella gente! Fanno di tutto per rendere accogliente la tua venuta, sono persone povere; ma fanno di tutto per farti sentire a casa.

PROBLEMATICHE E INGIUSTIZIE Sorrido con lei, e intanto la sorella Bruna posiziona sul tavolo due belle tazze di caffè. La guardo e le chiedo: “Quali problematiche e ingiustizie hai vissuto in questi anni?” “La blasfemia è una piaga grave nel paese. Se una persona viene accusata di bestemmia contro il Profeta ti mettono in prigione, senza verificare se è vero o falso. Spesso sono casi di ritorsione tra persone che hanno problemi personali, di invidia o... Woris, un nostro collaboratore in libreria fu arrestato, con questa motivazione. L’hanno tenuto in prigione tre giorni solo perché lavorava da noi. La libreria poi fu chiusa per un periodo, perché, a loro modo di vedere, denigrava il Profeta. I militari erano venuti a casa per prendere anche noi, ma non t r o vandoci hanno arrestato lui. Quarant’anni fa, potevamo uscire anche la sera, ora è molto più pericoloso, c’è tanta violenza. Per fortuna ci sono dei gruppi di islamici con

cui si può dialogare, ma ci sono anche gli estremisti. Ti ricordi quella giovane madre, arrestata per blasfemia?” mi domanda. “Asia Bibi?” rispondo io. “Esatto! Quando è stata liberata è successo il finimondo. Noi siamo rimaste chiuse in casa in quei giorni”. Risponde alzando le braccia, come per non dare peso all’accaduto. “E gli altri cristiani come fanno a vivere una situazione così difficile?” le domando. Suor Agnese mi guarda e con tono sommesso: «I cristiani che vivevano vicino a noi se ne sono andati dalla nostra via. Non c’era futuro per i figli. Sono emigrati soprattutto in Australia, Canada e Inghilterra”. Il caffè nel frattempo non l’ho ancora toccato ed è diventato freddo. Questo dialogo mi porta in luoghi lontani e in situazioni di vita difficili da immaginare. Suor Agnese non si scompone, la serenità del suo viso contrasta umanamente con quello che mi sta raccontando. È emozionante vedere come nel suo racconto non prevalga mai il sentimento di rivalsa o di odio verso gli artefici di queste persecuzioni, e di come riesca a vedere il bene in tutto quello che mi racconta. Ogni› tanto mi tocca una spalla, e mi riporta alla realtà. È un peccato che solo io possa gustare questa testimonianza e incontrare questa grande donna.

AI BELLUNESI VORREI DIRE “Suor Agnese, se potessi incontrare tutti i bellunesi cosa vorresti dir loro?” intervengo io, rompendo il silenzio di alcuni secondi. “Direi loro che sono molto grata ai bellunesi che sono così sensibili verso le Missioni, che danno del loro per le persone povere. Ripenso all’enorme sforzo che avete fatto per aiutare le persone colpite dal terremoto, con l’aiuto dell’iniziativa “Un pane per amor di Dio”. Questi segni, oltre ad alleviare la sofferenza delle persone, mi ricordano le mie origini. Gente di montagna che ama la sua terra, ma che sa guardare anche oltre”. Josè Soccal Da L’Amico del Popolo 19 sett. 2019. N. 37

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ETIOPIA – News da Padre “Bepo” Detomaso ➥

Carissimo don Dario e paesani, ho ricevuto con piacere l’ultimo numero del foglio parrocchiale che con tutte le sue notizie mi tiene in contatto con Fodom mio amato paese di origine. Anche se ormai sono passati 47 anni dall’inizio della mia vita missionaria in Etiopia, il sangue, la vita e tutte le tradizioni fodome non si sono spente. Spesso dopo aver sfogliato tutte le pagine del foglio mi domando: “Ora per far vedere che sono qui in Etiopia anche a nome di tutti i fodomi, e che mi sento unito a loro, racconto qualche episodio della mia vita missionaria che unito a tanti altri contribuisce alla crescita del regno di Dio. Facciana è una località che ha una fiorente comunità Cristiana, dove recentemente ho amministrato 45 battesimi, due matrimoni e 15 prime comunioni. La cappelletta in fango e lamiere, posta sul declivio di un vasto altipiano è raggiungibile solo con l’aiuto dell’angelo custode. Vi arrivai alle otto e mezza del mattino. Brandendo con una mano il mio solito bastone e con l’altra una vecchia borsa contenete, assieme al necessario per la messa; rosari, crocifissi, medaglie e anelli, entrai nella cappelletta, mentre i cantori cantavano “Oggi è venuto Gesù”. Qui, quando arriva il missionario, se tutto va bene una volta al mese, fanno ancora festa. Dopo i saluti e le preghiere del mattino, cominciai l’esame dei catecumeni con una prima domanda “Vediamo se sapete fare il segno della croce”. Tutti alzano la mano dicendo “io, io”. Scelgo a caso alcuni che mi fanno, non uno

scaccia mosche, ma un bel segno della croce. “Bravi dissi”, la prima domanda l’avete superata. Ora passiamo ad altre domande, “Chi sa il credo?” di nuovo una alzata generale di mani. “Tu, che sei la più piccola, prova a recitarlo”. Con una semplice vocetta me lo recita tutto senza impappinarsi. Continuo con alcune domande su Gesù, sulla Madonna sui sacramenti, sulla confessione e comunione. Alla fine dissi: “Bravi tutti ragazzi e adulti, avete superato l’esame e potete ricevere il battesimo”. Il catechista mi chiede di fare una domanda sulla via crucis. Con mia sorpresa mi sento scandire tutte le stazioni senza nessun sbaglio. Terminai con un battito di mani sia per i catecumeni che per il catechista che li aveva così bene preparati. Poi, iniziai la Santa Messa con l’amministrazione dei battesimi, delle prime comunioni e la benedizione di due matrimoni. Come segno dei sacramenti ricevuti, diedi una medaglia miracolosa ai più piccoli, un crocifisso ai ragazzi adolescenti, e un rosario agli adulti. Conclusi con un ultimo pensiero: “Quando in una famiglia nasce un bambino si fa festa. Oggi nella nostra comunità sono nati 45 nuovi cristiani. Facciamo festa, ringraziamo Dio e benediciamo e abbracciamo insieme questi nostri nuovi fratelli”. Qualcuno poi, ha pensato anche di ringraziare questo povero missionario che in fondo sta realizzando le parole di Gesù: “Andate in tutto il mondo, predicate il mio vangelo e battezzate. Io sono con voi fino alla fine del mondo”. Ormai è mezzogiorno

passato, riprendo borsa e bastone, uscendo di chiesa, non posso rifiutare l’invito per un povero e semplice cibo locale, preparato con amore. Finito tutto, ripresi la strada del ritorno, dopo due ore ero di nuovo a casa, ringraziando Dio della giornata. Qui a Daye stiamo ultimando la costruzione del salone parrocchiale con ufficio, magazzino e due stanze per ospiti. Stiamo anche ampliando la scuola media con una nuova aula scolastica per gli studenti della classe ottava. Gli scolari che vengono alla nostra scuola sono più di 600. Purtroppo tutte queste opere non si possono realizzare senza i soldi che continuamente siamo costretti a chiedere. Anche il lavoro pastorale sta dando buoni frutti che si traducono in un crescente numero di cristiani che ci obbligano ad aumentare il numero delle cappelle. Mentre i cristiani aumentano, noi preti stiamo diminuendo in numero e aumentando in anzianità. Il prossimo anno verrò in vacanza anche per celebrare il 52esimo anno di messa. Ultimamente nel sidamo abbiamo avuto dei disordini politici razziali con decine di morti. Con l’intervento in forza della polizia federale è ritornata la calma. Le distruzioni di hotel, uffici governativi e negozi, causate da bande di giovinastri hanno rovinato il bel nome dei Sidamo. Governo, chiese e anziani stanno facendo riunioni per la pace. Noi stiamo tutti bene e preghiamo che simili fatti non si ripetano. A tutti auguro ogni bene. p. Giuseppe

Dal Consiglio Pastorale Parrocchiale

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MAGARI CI PENSIAMO UN PO’

elle ultime sedute del Consiglio Pastorale Parrocchiale Unificato di Pieve e Arabba, è stata intavolata una discussione sull’importanza dei sacramenti dell’inizio della vita cristiana: Battesimo, Comunione e Cresima: come vengono capiti dalla comunità? Perché vengono richiesti? Si è consci della loro importanza per la crescita del cristiano o sono considerati una semplice incombenza di calendario, un adempimento da soddisfare giunti ad una determinata età? Ci si è fatti la domanda perché, una volta ricevuto il sacramento – nella grande maggioranza dei casi – non cambia nulla, non c’è alcun

seguito, nonostante impegni e promesse. Crediamo che queste scelte, soprattutto oggi, debbano essere fatte con la convinzione e la libertà che la fede suppone, e non dalla scadenza determinata dall’età o perché lo fanno gli altri. Per rendere praticamente possibile questa libertà di scelta abbiamo pensato di stabilire un’età dalla quale è possibile fare la Comunione e la Cresima: dagli 8 anni in poi si potrà fare la Comunione e dai 12 in poi la Cresima, togliendo così l’appuntamento “obbligato” da cui per vari motivi è difficile sottrarsi. Riteniamo che le fami-

glie, nel momento in cui sceglieranno questi sacramenti per i loro ragazzi, debbano richiederlo esplicitamente e accettare di seguire il percorso di formazione previsto (una serie di incontri sia per i ragazzi che per le famiglie). Questo affinché quello che viene fatto non resti una formalità, ma sia in grado di determinare una conoscenza più profonda della fede e di conseguenza anche una vita cristiana vissuta con maggior consapevolezza. Iniziamo questo tentativo dal 2020. In pratica, riassumendo, per la Comunione l’età è dagli 8 anni in poi: quindi la si

potrà fare anche a 9, 10, 11, 12 … (o non farla) a seconda della convinzione della famiglia e della relativa maturità dei ragazzi. Valuteremo anche la possibilità di farla tutti insieme o a piccoli gruppi. Per la Cresima dai 12 anni in poi con le stesse modalità. In questo modo, forse, la Prima Comunione e la Cresima potrebbero diventare punto di riferimento nel cammino cristiano dei nostri ragazzi, delle famiglie e, quindi, anche della comunità cristiana. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale Unificato


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Sorelle Discepole del Vangelo

Il “Sì, per sempre” di Chiara, Lucia, Sara e Francesca “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno” (Lc 12,32)

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abato 21 settembre 2019, in preparazione alla Professione religiosa definitiva di quattro sorelle tra le Discepole del Vangelo, abbiamo vissuto un momento di ascolto e meditazione nel santuario di Santa Maria delle Grazie. La preghiera è stata accompagnata dalla vicenda biblica della regina Ester, diventata regina non per se stessa, ma per essere a servizio del suo popolo… e dall’invito di Gesù a non temere perché al Padre nostro è piaciuto darci il suo Regno: la sua cura, il suo amore… con i quali è possibile affrontare con coraggio ogni difficoltà e preoccupazione. È stata una serata bella, resa vivace dalla presenza di persone di tutte le età e di tanti luoghi vicini e lontani da fodom… dalla Val Badia a tutto l’agordino, dalla valbelluna al feltrino fino al trevigiano e veneziano da dove in molti ci hanno raggiunti insieme alle sorelle che vivono nella fraternità principale delle Discepole del Vangelo a Castelfranco Veneto e nelle altre fraternità della pianura. Serata ricca di segni, canti, testimonianze e delle parole

del vescovo Renato che ha concluso la veglia riprendendo quel “Non temere piccolo gregge” come immagine che nelle nostre terre dolomitiche possiamo sentire particolarmente vicina. Ma lasciamo la parola in particolare ai giovani che hanno partecipato alla veglia e l’hanno vissuta da vicino anche mettendosi a servizio in vari modi. La veglia è riuscita a coinvolgere tutti, sia le persone più giovani che le più anziane. Mi è piaciuto il fatto che non fosse monotona, tutta uguale, ma suddivisa in diversi momenti. Questo ha permesso a tutti non solo di riflettere ma di trovare qualche spunto per la propria vita. (Alessia, Sovramonte) Il tema scelto poteva arrivare un po’ a tutti e sicuramente era un momento di preghiera e vicinanza alle sorelle, ma eravamo un po’ tutti chiamati a riflettere sulla nostra vita e questa cosa mi è piaciuta molto e l’ho sentita molto vicina. Grazie della possibilità! (Federica, Ponte nelle Alpi) Mi ha fatto riflettere sul chi sono io e cosa posso trasmettere agli altri con la mia piccola esperienza di cristiano! Dobbiamo riuscire più spesso a sollevare domande come queste soprattutto nei giovani, con queste serate, perché il mondo

Lucia, Sara, Francesca e Chiara in un momento della Professione.

di oggi non ce le pone. (Luca, Vallada Agordina) Mi è rimasto impresso il clima di fratellanza che si respirava nonostante fossimo in tanti e provenienti da luoghi diversi. (Erica, Agordo) La prima cosa che mi ha toccato… è stato lo spirito di collaborazione tra le sorelle, non solo Chiara e Lucia, ma tra tutte quante. La seconda cosa che mi è piaciuta è stata come la serata sia stata lunga, ma comunque molto bene equilibrata e pensata… E la terza cosa sono state Chiara e Lucia con i loro interventi in cui si percepiva come siano

giovani donne diverse tra loro ma che comunque hanno una finalità comune. (Giovanni, Falcade) La cosa che più mi ha colpito e che ho portato a casa è la frase “Non temere piccolo gregge” … quel “non temere” che fa sempre bene al cuore perché in qualsiasi momento della nostra vita e in qualsiasi vita ci sono sempre dei momenti in cui uno non sa bene dove andare, non sa bene cosa fare, non sa bene che strada prendere… vedere che delle persone condividono e pensano pienamente che questo “non temere” arrivi dall’alto è bello ed è potente e dà una forza bellissima. (Fabio, Caviola) È stata una serata molto profonda nella quale mi sono interrogata su quale sia la mia vocazione. Ho conosciuto anche le Discepole del Vangelo perché non conoscevo le particolarità del loro stile di vita… C’è stata una partecipazione attiva dei ragazzi non soltanto di fodom ma anche di diverse parrocchie sia nel canto (è stato molto bello partecipare e interagire con giovani che vengono da diverse parrocchie) ma anche nella piccola recita che è stata fatta da

Il Coro di giovani che ha animato la veglia.

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questi giovani… Oltretutto la partecipazione attiva di questi ragazzi fa capire quanto la Chiesa sia viva e quanto sia vicina a tutti. (Mara, Caviola) Come la storia di Ester, ho pensato a che particolari situazioni della loro vita avessero potuto vivere queste giovani donne che hanno deciso di dire il loro sì e ho pensato a quanto amore ci abbia messo Dio nel preparare le circostanze sia della loro vita, per dar loro il coraggio di dire un sì, sia poi nella vita di ognuno di noi che in quel momento eravamo tutti nella stessa identica circostanza per lo stesso motivo… Un’altra cosa bellissima della veglia è stata il vedere varie persone, vari giovani, vari luoghi riuniti della nostra forania in un unico momento dedicato ad altre persone. Credo che questo sia stato toccante perché ha fatto percepire un clima di vicinanza e preghiera molto forte in cui penso che ognuno si sia sentito unito all’altro e unito in preghiera a queste persone. (Giulia, Caviola) Mi è piaciuta veramente molto perché delle serate così particolari di preghiera se ne fanno poche con video così e testimonianze fatte vedere in chiesa… Significativo anche il fatto che il vescovo avesse voluto far leggere il vangelo ad una persona che non fosse un prete, ma un ragazzo o una ragazza. (Floriana, Laste) È stato particolarmente suggestivo andare anche di sera in Val Cordevole, che ormai era buio, e trovare la chiesa tutta preparata, viva, accogliente… In generale è stato un bel momento di preghiera, di ascolto e di fede. I ragazzi di Castelfranco che hanno interpretato la storia di Ester hanno fotto proprio bene… Bella la testimonianza di Chiara e Lucia e sarebbe bello in futuro poter approfondire questa esperienza con i giovani in un incontro a parte. Grazie per aver invitato i giovani perché c’è sempre più bisogno di incontrarsi il più possibile… anche perché bisogna capire che oltre al nostro paesino ci sono

La festa presso la Casa Madre a Castelfranco.

dei gruppi, altre realtà e questo è proprio importante per i nostri ragazzi che devono un po’ scoprire di più Dio e qualcosa di più grande. A tutti è piaciuto cantare insieme, sapevamo che non eravamo proprio un gruppo bravo a cantare, ma tra tutti alla fine è andato bene e son rimasti tutti contenti i ragazzi. Infine un ringraziamento a voi tutte sorelle anche perché grazie alla vostra presenza a Livinallongo con questo incontro, ma con tutto, arricchite la vita di tutti noi. (Sisto con il gruppo giovani di Vallada) *** Domenica 29 settembre, giorno della Professione religiosa definitiva a Castelfranco Veneto abbiamo avuto il dono di una bella rappresentanza fodoma che ha condiviso con noi questo momento, così raccontato da alcuni: Abbiamo avuto l’opportunità di vivere una giornata speciale ricca di emozioni e di condivisione reciproca. La celebrazione eucaristica presso il duomo di Castelfranco Veneto con il rito della profes-

sione religiosa definitiva delle sorelle Lucia, Chiara, Sara e Francesca è stata molto toccante: belle le preghiere, le letture, i canti, l’omelia di padre Gardin e molto sentita la partecipazione dell’assemblea a questa grande festa. Altrettanto nel momento conviviale vissuto presso la casa madre delle suore Discepole del Vangelo dove le varie comunità si sono ritrovate stringendosi alle festeggiate e a tutte le sorelle con sentimenti fraterni, di amicizia e di affetto. Come un gregge pasciuto siamo tornati alle nostre case contenti e arricchiti nella fede, consapevoli dei doni e della grazia di Dio che riceviamo attraverso le sue discepole della cui presenza abbiamo la gioia e la grazia di beneficiare anche nella nostra comunità di Fodom. Un gran “Diovelpaie” e l’impegno anche da parte nostra di camminare insieme nel gregge che vi è stato affidato. (Stella) È stato un bel momento perché sentire che delle ragazze giovani vivono la propria fede così intensamente da dedicare la loro vita futura a Gesù per me è un bellissimo mistero che mi stupisce e

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mi meraviglia sempre. Poi si è sentito molto uno spirito di unione sia in chiesa che anche alla festa, l’unione che c’è tra di voi Discepole del Vangelo, il sostegno che tutte date anche alle nuove, quindi penso che chi entra si senta molto sostenuta anche dal gruppo delle sorelle e… è una bella cosa, si è sentita questa unione tra di voi. E comunque penso anche il fatto che voi possiate svolgere un lavoro qualsiasi nonostante facciate la Professione, forse questo aiuta nella scelta. Può essere più difficile stare nel mondo del lavoro professando una fede perché visto al giorno d’oggi magari qualcuno non viene capito però forse da un altro punto di vista può essere più facile perché non vi staccate dal mondo, ma vivete concretamente e intensamente anche nella realtà di oggi in vari ambienti di lavoro e quindi… non so se questo può essere una cosa che renda semplice la vostra fede o più difficile da professare. (Luigina) Ho avuto l’impressione di un momento di grande profondità determinato dal fatto che ci siano giovani donne che decidono di voler vivere insieme il vangelo di Gesù mettendosi a servizio degli altri. (don Dario) La Professione è stata bella e commovente e sprizzava di gioia e “di fede”. (Andreina) La celebrazione è stata un momento molto forte e importante sia per le sorelle che per noi tutti che eravamo lì e anche il momento conviviale mi è piaciuto tanto perché è bellissimo far festa insieme da voi più che altro per i ragazzi che pensano che dalla suore si preghi e basta: in realtà non è per niente vero e ci si diverte un mondo! (Cristina) N gran diovelpaie a duc che con vosta prejenza, vost pensier e vosta preghiera ei tout pert con nos a sta bela ocajion! Chiara, Lucia, Sara e Francesca e sorele dute!

Grazie alle sorelle Discepole del Vangelo da tutta la comunità di Fodom!


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Ama e dillo con la vita

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e c’è una cosa che la maggior parte dei giovani di questa epoca non conosce è la bellezza del mettersi in cammino con lo zaino in spalla. Ed è proprio questo che abbiamo fatto: a fine luglio in circa 40 ragazzi delle superiori della nostra diocesi di Belluno-Feltre siamo partiti per una settimana di pellegrinaggio, il nostro pellegrinaggio, in Sicilia. La prima tappa era Palermo: città stupenda per molti aspetti e degradata sotto altri. L’abbiamo raggiunta in treno (dopo ben 17 ore di viaggio!) e da qui è iniziata la nostra avventura: la visita alla città e l’incontro con delle ragazze che ci hanno raccontato di Padre Pino Puglisi (conosciuto anche come 3P – soprannome datogli dai ragazzi del quartiere Brancaccio di Palermo), ci hanno procurato emozioni molto intense e spunti da cui partivano le nostre riflessioni. Il giorno seguente abbiamo iniziato il cammino vero e proprio, camminando da Polizzi Generosa a Petralia Sottana; siamo partiti prima dell’alba, camminando per circa sei ore, prima che facesse troppo caldo. Durante il pomeriggio invece prima dormivamo per recuperare le ore di sonno della notte e poi facevamo i “turisti” per i borghi (bellissimi, per questo denominati “Borghi più belli d’Italia”) in cui eravamo ospitati. Lo stesso è avvenuto nelle tappe successive: Gangi, Sperlinga e Nicosia. Dopo tutta la fatica del pellegrinaggio però

abbiamo ricevuto una bellissima e appagante sorpresa: l’ultimo giorno in Sicilia, a Catania (che abbiamo raggiunto in autobus), siamo andati al mare e ce lo siamo goduto tutto. “Inizialmente pensavo che sarebbe stato solo faticoso, una fatica sprecata. Poi, però, passo dopo passo, ho capito che la mia fatica era tutt’altro che vana. L’esperienza che ho fatto condividendo il cammino, la fatica, le emozioni con le mie amiche e con persone a me sconosciute mi ha sicuramente insegnato a crescere e ad avere la forza di aspettare. E di camminare con pazienza. Passo dopo passo. E poi i tramonti e le albe che abbiamo visto non sono cose che ci capitano tutti i giorni. E, infine, lo zaino. Quello è stato tutto. Dentro c’erano i vestiti, le creme muscolari, la crema per le vesciche, la borraccia dell’acqua, il libretto del cammino, le paure e i sogni.” (Cristina, 16 anni) “Mi è piaciuta molto come esperienza perché, oltre ai bei posti e al cammino in sé, sono tornata a casa con un bagaglio di vita in continua crescita... pari alla crescita delle vesciche. Abbiamo condiviso tantissime cose: dall’acqua ai momenti di riflessione, dalle stanze ai letti, a volte anche con persone estranee. Durante il cammino, grazie anche alle proposte di riflessione, sono riuscita anche a fare silenzio ed ascoltarmi di più. I posti in cui siamo stati non erano solamente belli per QUELLO che ci trovavamo ma soprattutto per CHI, abbiamo trovato, sempre almeno una persona per luogo che stava aspettando proprio noi a braccia aperte. Se avete occasione andate a fare questi tipi di esperienze perché vi scaldano il cuore e vi fanno riflettere, perché non sempre troviamo quello che pensiamo e a volte o diamo le cose troppo per scontato oppure ci diamo troppo peso.” (Morena, 17 anni)

C o n i g i o va n i d i B e l l u n o a G u b b i o I m e d i a d e l l’ u m b r i a da n n o n o t i z i a d e l c a m m i n o “ f r at e l lo s o l e ”

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on passano inosservati… ...ma è un bel segno. A non passare inosservati sono i giovani della nostra diocesi, in cammino con il Vescovo da La Verna ad Assisi. Ne parlano i media dell’Umbria, evidenziando il gemellaggio di Livinallongo con Gubbio, risalente ai tempi della grande Guerra, perché il 15 maggio 1917 la festa dei ceri venne celebrata anche sul Col di Lana. Così scrive di loro il TGRmedia, ripreso dalla stampa locale: «10 Agosto 2019 - 50 ragazzi della diocesi di Belluno-Feltre, guidati dal vescovo Renato Marangoni con l’aiuto del segretario personale e responsabile della Pastorale giovanile don Roberto De Nardin, hanno camminato in questi giorni lungo la Via di Francesco da La Verna ad Assisi. L’organiz-

zazione del pellegrinaggio ha che ha avuto modo di cono- to qualche anno fa nel cuore avuto inizio molti mesi fa con scere Gubbio, dove i ragaz- della Basilica papale. Silenzio, i vari contatti negli eremi e zi si sono fermati due giorni meditazioni, preghiera e molnelle parrocchie delle tre dio- e hanno avuto la possibilità ta allegria hanno caratterizcesi Umbre e quella toscana di girare la città e arrivare in zato il cammino dei ragazzi interessate, per poi confluire funivia alla basilica di sant’U- provenienti dalla vasta diocesi in un sopralluogo avvenuto baldo. Domenica 11 è previsto veneta, dove all’interno c’è il intorno la metà di giugno. I l’arrivo ad Assisi, il passaggio paese di Livinallongo, luogo ragazzi sono partiti domenica sulla tomba di san Francesco famoso per i ceri realizzati sul 4 agosto da Belluno in dire- e la registrazione del grup- fronte di guerra oltre 100 anni zione La Verna, un momento po alla Statio Peregrinorum, fa (…)». (http://www.chiesadi preghiera, la benedizione l’ufficio dei pellegrini istitui- bellunofeltre.it) dei frati toscani e la partenza per Citerna con l’inizio del pellegrinaggio. Da lì le tappe principali con città di Castello, Pietralunga, Gubbio, Valfabbrica e Assisi. Lungo tutto il cammino sempre presente il vescovo Renato Il bel gruppo di giovani davanti alla Basilica di S. Francesco ad Assisi.


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S. Iaco 2019 Grazie don Dario per il tuo servizio alla comunità!

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on queste parole la comunità fodoma si è stretta, riconoscente, intorno al parroco don Dario Fontana per festeggiare i suoi 50 anni di sacerdozio, durante la S. Messa in occasione della festa del Patrono S. Giacomo Maggiore. Don Dario è stato ordinato sacerdote nel 1969 e dopo aver prestato il suo servizio in diverse parrocchie della Diocesi dal 2012 si è trovato a dover “gestire” entrambe le parrocchie di Pieve di Arabba, a causa della mancanza di sacerdoti. Un compito arduo, al quale don Dario ha sopperito letteralmente sdoppiandosi tra le due canoniche per fare in modo che nessuno percepisca l’assenza del parroco. Domenica 29 luglio, al termine della S. Messa solenne, come da tradizione si è tenuta la premiazione delle coppie di sposi che quest’anno ricordano i 25, 40 e 50 anni di matrimonio. Chiamati ad uno ad uno, sono saliti verso l’altare per ricevere dalle mani del parroco e del sindaco Leandro Grones un omaggio floreale e la pergamena ricordo.

“Last but not list” come si dice, il semplice ma sentito momento di festa e di riconoscenza per la ricorrenza giubilare di don Dario. Andrea Crepaz, a nome del consiglio pastorale parrocchiale ha letto la “laudatio”, nella quale ha esternato tutta la riconoscenza della comunità per il grande servizio che le rende con la sua presenza ed il suo lavoro e nel guidarla sul non sempre facile sentiero della fede. Come segno esteriore di ringraziamento a don Dario è stata regalata un’opera dell’artista fodom Diego Rossi: un bassorilievo in legno con raffigurato Gesù a braccia aperte che tiene su una mano la chiesa di Pieve e sull’altra quella di Arabba. Opera significativa, per ricordare il grande lavoro del parroco nel dover gestire due parrocchie. Conoscendo l’amore che ha per la lettura, con le offerte raccolte tra i parrocchiani, gli è stato inoltre consegnato anche un buono per l’acquisto di libri. Parole di ringraziamento sono arrivate anche dall’amministrazione comunale per

Le coppie di sposi che hanno ricordato il 25° - 40° - 50° di matrimonio.

Il bassorilievo, opera di Diego Rossi, dono della comunità fodoma a don Dario per i suoi 50 anni di sacerdozio.

bocca del sindaco Leandro Grones, che si è ricordato dell’altra grande passione di don Dario: la tecnologia. Ecco allora per lui un altro buono acquisti da spendere in apparecchi “hitech”. La pioggia battente ha costretto a proseguire la festa anziché all’aperto, nelle

sale parrocchiali, dove era presente il gruppo Insieme si può Fodom con i dolci della tradizione ladina di Fodom, il cui ricavato della vendita sarà devoluto ai missionari fodomi. Ottimo successo anche per la pesca di beneficienza. Il quiz di quest’anno consisteva nell’indovinare quante canne ha l’organo della chiesa di Pieve (vd. riquadro a parte). Come da tradizione, dal venerdì a domenica sera, la “siegra” è stata ravvivata dal tendone organizzato dal Coro Fodom. Causa il maltempo invece, è stata annullata la “Vertical KM Col de Lana”. (SoLo)


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L’intervista

Esperienze e ricordi, nel racconto del Don Don Dario, quando è iniziata la tua strada di sacerdote? “Sono entrato in seminario nel 1954, a 11 anni. Ho fatto le scuole medie nel seminario di Feltre, che era il “Seminario Minore”. Per il ginnasio, il liceo e la teologia mi sono invece trasferito a Belluno, dove c’era il “Seminario Maggiore”. Sono stato ordinato sacerdote il 31 maggio 1969 e ho celebrato la mia prima messa ad Alleghe il 1° giugno. Come primo incarico, lo stesso anno, sono stato inviato cappellano a Longarone. Poi, dal 1970 al 1977 sono stato cappellano a Calalzo. In seguito sono stato nominato parroco a Campolongo in Comelico dove sono rimasto 5 anni, fino al 1982; da qui sono arrivato a Sospirolo dove sono rimasto ben 16 anni. Dal 1998, per 4 anni, sono stato direttore del Centro di Spiritualità “Papa Luciani” a Santa Giustina. Finita questa esperienza sono stato parroco di Cavarzano a Belluno e nel 2012 sono arrivato Fodom.” Puoi raccontarci qualche ricordo delle comunità dove sei stato? “Tieni presente che quando ho iniziato la mia vita sacerdotale erano gli anni dopo il Concilio. Anni “ruggenti”, come si dice, aperti, pieni di aspettative. Durante i primi anni a Calalzo, dove sono stato per più tempo, l’attività di giovane sacerdote la si faceva soprattutto coi ragazzi. Si organizzavano, ad esempio, molti campeggi. Attività questa che ho portato avanti anche a Sospirolo dove ho fondato il gruppo degli scout. Erano bei tempi perché i giovani non avevano tante distrazioni. Partecipavano alle attività, si davano da fare, erano pieni di interesse. Ho sempre seguito in particolare anche le famiglie, perché è mia convinzione che se non si parte dalla famiglia non si comincia proprio. Sia a Calalzo, sia a Sospirolo avevo avviato un “gruppo famiglie”. Ho collaborato e collaboro tutt’ora con un gruppo che si chiama “Incontro Matrimoniale”. Con questo svolgiamo delle attività con le coppie di sposi e di fidanzati che desiderano vivere più intensamente la loro relazione anche come cristiani: diciamo che funziona! Sono sempre stato molto interessato anche alla catechesi. Ho cercato di tenermi aggiornato in questo ambito tentando di individuare e avviare dei percorsi nuovi. Ma è un settore non facile. Anche in questo caso è di fondamentale importanza la presenza delle

Don Dario Fontana il giorno della sua Prima Messa, ad Alleghe il 1° giugno 1969. Sulla destra don Ferruccio Bassanello, allora parroco a Colle di S. Lucia.

famiglie. Altrimenti si rischia di perdere tempo.” A Longarone sei arrivato 6 anni dopo il disastro del Vajont. Che situazione hai trovato in una comunità che aveva sofferto una disgrazia così grande, decimata, è proprio il caso di dirlo, con più di 2000 morti? “La comunità, i pochi che erano rimasti, cercava di rialzarsi dopo quel colpo così forte che l’aveva pressoché annientata. La chiesa era ancora in un prefabbricato, così come la canonica. Per questo io abitavo a Castellavazzo. A Longarone avevo iniziato l’attività con i ragazzi. Si trattava sì di una comunità spaesata, ma che nell’estrema difficoltà, aveva saputo stringersi insieme.” A Sospirolo invece hai dovuto occuparti della sistemazione della chiesa. “Sì, quando sono arrivato la chiesa era inagibile perché l’intonaco di una parte del soffitto aveva ceduto e per alcuni anni è stata chiusa perché non si sapeva esattamente come intervenire. Poi sono cominciati i lavori di ristrutturazione. L’abbiamo inaugurata la notte di Natale del 1986. È stata una bella festa con la gente è arrivata in processione da tutte le frazioni con le fiaccole accese.” Un lavoro non facile quello di intervenire sulle chiese, che sono sotto la giurisdizio-

ne della Sovrintendenza. “Sì, la Sovrintendenza vuol far sistemare e mantenere gli edifici storici secondo le sue regole: ciò non è semplice e soprattutto ha costi estremamente alti. Anche a Sospirolo abbiamo avuto numerose discussioni ma alla fine abbiamo individuato una soluzione anche grazie al fatto che in quell’occasione la Sovrintendenza ci era venuta incontro con un contributo (Oggi non succede più!).” E dei 4 anni trascorsi al centro Papa Luciani cosa ti è rimasto? “Durante il periodo trascorso a Sospirolo ad un certo punto sentii il bisogno di fare un’esperienza nuova. Come spesso succede, senza cercarla, giunse anche l’opportunità. Ma quella del centro Papa Luciani è un’attività molto particolare, che vede i suoi momenti più intensi durante il fine settimana quando arrivano i gruppi per i ritiri. Durante la settimana, invece, se si ha solo quell’incarico, non c’è molto da fare. D’estate arrivano vari gruppi con i loro animatori e sacerdoti che si gestiscono autonomamente. Presso il Centro c’erano anche alcune suore ed un altro sacerdote che solitamente seguivano i gruppi che arrivavano. In genere io mi occupavo dei genitori. Inoltre, essendo in grado di arrangiarmi in molte cose, mi facevo spesso di piccoli lavori di ma- ➥


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Pesca di beneficenza

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nche quest’anno, come ogni estate in occasione della Siegra de San Iaco, ha riaperto i battenti la pesca di beneficenza organizzata dalla parrocchia. Nei giorni precedenti la domenica 28 luglio, le sale parrocchiali si sono animate di un fervido brulichio di donne e ragazze intente a preparare i biglietti per la pesca e gli oggetti da esporre. Grazie alla generosità di tante persone, gli scaffali e gli scatoloni si sono ben presto riempiti di colorati oggetti; morbidi peluches, berretti, borse, collane, quadri, palloncini, giocattoli e tanti altri articoli per la casa e per il tempo libero. Il sabato sera tutto era pronto per l’apertura della pesca, che è continuata la domenica con la consegna di piccoli e grandi premi fino all’esaurimento dei biglietti. I più fortunati hanno partecipato nella serata di domenica all’estrazione dei tre primi premi della lotteria e della pesca e di un’altra serie di circa quaranta premi della lotteria. Un caloroso grazie va ai volontari che hanno montato gli scaffali per la sistemazione degli oggetti e a coloro che hanno dedicato diversi pomeriggi e serate a preparare e numerare i premi per poi distribuirli quando la pesca si è aperta. Un sentito “Diovelpaie ben tánt” d’obbligo per tutti coloro che, puntualmente come ogni anno, hanno fornito i numerosi articoli e offerto buoni premio. Senza il loro aiuto sarebbe difficile organizzare un simile evento di beneficenza. Infine un ringraziamento doveroso va a tutte quelle persone, paesani e villeggianti, che hanno acquistato i biglietti, contribuendo così alla buona riuscita della pesca. (MR) nutenzione. Ma questo, finché si tratta di

➥ farlo come passatempo può andar bene, altrimenti non sarebbe proprio il lavoro del sacerdote... Accadeva spesso che la domenica celebrassi la Messa al mattino e poi non avessi molto altro da fare. Quello che mi è mancato di più in quegli anni è stato il contatto quotidiano con la gente, perché lì c’è il “mordi e fuggi”. Per questo mi piace di più la parrocchia.” In questi anni si è manifestato con sempre maggior urgenza il problema della mancanza di sacerdoti. E questo ha portato all’unione delle parrocchie, come è successo a Fodom. Come vedi il futuro in questo ambito? “Sì, e non finirà così. L’unica soluzione sarà quella che i cristiani, se lo vogliono, dovranno darsi sempre più da fare per svolgere compiti e incarichi che spettano a loro. Negli anni in cui c’erano preti in abbondanza noi ritenevamo di essere i migliori in tutto e così abbiamo sottratto ai laici anche quelli che erano i loro ruoli specifici nella comunità parrocchiale.” Per esempio, nel concreto? “Penso alla gestione amministrativa della parrocchia, al catechismo, alla

pastorale dei malati, preoccuparsi della manutenzione degli edifici, organizzare i pellegrinaggi, ecc. Dovrebbe essere un po’ come il coro parrocchiale qui a fodom che sta ben attento che il parroco non ci metta troppo lo zampino! Il nostro compito di sacerdoti è quello di evangelizzare - compito questo di tutti i battezzati - e quello di celebrare i sacramenti. Se si continuerà questa tendenza il sacerdote dovrà dedicarsi soltanto a questo impegno.” Sul tema della crisi di vocazioni, da più parti viene detto che una delle cause principali sarebbe quella del celibato dei sacerdoti. Sembra che la Chiesa cominci a pensare di dover rivedere qualcosa in questo ambito. È solo questa la causa o ci sono altri motivi? “Dal mio punto di vista ritengo che questa decisione dovrebbe essere libera. Perché un padre di famiglia, con sani principi, non potrebbe essere ordinato sacerdote e la domenica celebrare messa? Penso ad esempio qui a Fodom nelle varie frazioni. Per quanto riguarda me stesso, se dovessi tornare indietro non cambierei la mia scelta perché il mio desiderio è sempre stato quello di potermi dedicare interamente alla comunità.” Una crisi, quella delle vocazioni dove pe-

sano, forse, anche gli scandali che hanno coinvolto la chiesa negli ultimi tempi, quali ad esempio la pedofilia. “Senza voler ridurre la gravità del problema, che intendiamoci esiste, occorre dire che su questo tema si sono fatti grandi processi mediatici e si è fatto di tutta l’erba un fascio. Ad esempio non è mai stato detto nulla di tutti quei preti accusati ingiustamente, che alla prova dei fatti non avevano fatto assolutamente nulla. Così si è arrivati oggi al punto che se dici una mezza parola in più su questo argomento sei “finito”. La mancanza di vocazioni penso venga anche dal fatto che oggi un giovane cresce con una fede senza radici, perché in famiglia il più delle volte non si parla e tantomeno si vive di fede.” “Tecnicamente” da qualche mese sei in pensione. Cosa farai da pensionato? “Per una decisione della diocesi, quando un prete raggiunge i 75 anni, viene sollevato dall’incarico di parroco. Questo per consentirgli dedicarsi ad altro, se ne ha le forze, ancora per qualche anno. In febbraio ho compiuto 75 anni e ho dato le dimissioni. Il vescovo le ha accettate ma nello stesso tempo mi ha chiesto di rimanere qui come “amministratore parrocchiale”. Ho accettato volentieri.” (SoLo)


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Il campanile di Pieve di Livinallongo

iorni fa in uno degli ormai decennali miei passaggi turistici nella Valle del Biois, con l’immancabile sosta a Pieve per fare un saluto a San Giacomo, lo sguardo al bel campanile è stato attirato dalla cima sfolgorante, illuminata dai bagliori del sole pomeridiano. Subito mi sono chiesto quale impresa richiede la manutenzione di una guglia così appuntita come del resto tutto il tetto, che sempre si presenta in forma perfetta. La risposta alle mie domande mi è stata fornita dal Bollettino del Decanato, che regolarmente ricevo a casa mia in quel di Faenza, fino dai tempi di Don Bruno De Lazzer poi passato a Caviola. Nel numero 2 maggio-giugno 2019 infatti ho visto l’immagine del restauro resosi necessario dopo i terribili eventi atmosferici di un anno fa. Certamente una impresa impegnativa, non priva di rischi e di grande spesa, a stare con quanto riferito nell’articolo relativo. La mia ammirazione (e non soltanto la mia) va a chi ha curato tutta l’operazione e mi piace sottolineare come in ogni dove i Campanili sono un segno inequivocabile del richiamo al Cielo e a tutto ciò che significa, inoltre contraddistinguono i territori, i paesi e certificano una presenza secolare della nostra terra. Se scomparissero i Campanili, tanto si perderebbe della no-

Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE Crepaz Pietro, Finazzer Bruno e Gabriella Crepaz in memoria di Dorigo Bruna. PER LE CHIESE DI ARABBA Fam. Pollicino Pezzei, In memoria DI Pellegrini Adalberto. PER IL BOLLETTINO Annamaria Dalvit Bertoli, Dander Dorigo Gabriella, Sief Fiorenzo, Donè Franco, Roilo Fabio, Schuveigkofler Katharina, Dalvit Paolo, Diana Battistella, Dorigo Rosalia, Crepaz Francesca, Crepaz Ugo, Testor Pierina, Vignone Isabella, Bruno Finazzer, Riccardo Agostini, Angelina Vallata, De Cassan Tea, Ragnes Miriam, Crepaz Pietro, Gemma Sottil, Della Vecchia Tiziana, Irsara Lucia, Palla Rita, Gabrielli Camillo, Vallazza Sabina, Vallazza Giuseppe, Callegari Angelo e Dosolina, Giacomina Baldissera, Delmonego Luigia, Pedratscher Luigi, Gilardoni Giuseppina, Foppa Bruno e Daniela, Daberto Beppino e Gioseffi Grazia, Vanzo Daurù Laura, Denicolò Rosa, Crepaz Gabriella, Forestan Ruggero, Sorarui Osvaldo, Guadagnini Alessandro, Bassot Nevio, Dalvit Mario.

stra storia e delle nostre radici umane, culturali e religiose. In zona di montagna come da voi, i campanili sono vere opere d’arte che richiamano anche al bello e formano una cornice preziosa al panorama di per sé meraviglioso. Questi pensieri buttati giù alla buona vogliono essere espressione di gratitudine ai “custodi” di tanto patrimonio, ma anche un dovere nei confronti di chi mi ha permesso di conoscere ed amare le montagne e nello specifico le Dolomiti e le sue valli. Non posso tacere che fra i principali protagonisti che hanno sviluppato questo “amore” devo collocarci il carissimo Don Bruno del quale mi onoro di essere amico fraterno, ancor oggi che sta per lasciare Caviola, e che sono certo abbia lasciato a Pieve un caro ricordo e tanti amici. Ringrazio la Redazione per il regolare invio del Bollettino e in particolare dico Grazie a Don Dario per quanto fa per i suoi fedeli e per “gli amici della montagna”. Se queste poche righe vengono pubblicate su “Le nuove del Pais”, mi sentirò ancor più legato a Pieve di Livinallongo. Enrico Argnani.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno -Coordinamento: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com

Avviso ai collaboratori

Grazie Enrico, per il tuo scritto e per l’amore alla montagna e ai nostri paesi che traspare dalle tue parole! La Redazione

Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro venerdì 20 dicembre 2019

Conteggio delle canne dell’Organo Mascioni (1929) della Chiesa Decanale di Pieve di Livinallongo 2 manuali di 54 tasti ciascuno 1 pedaliera di 27 pedali REGISTRI GO (Grand’Organo) Principale 8 > 66 canne (54 estensione reale + 12 canne ritornello “8^ Alta”) Gamba 8 > 66 canne Flauto 8 > 66 canne Corno Camoscio 4 > 66 canne Dolce 4 > 66 canne Ottava 4 > 66 canne Ripieno 5 file di cui 3 con ritornello acuto e 2 senza > (66 x 3) = 198 > (54x2) = 108 > Tot. 306 canne

OP (Organo Positivo) Principale Violino > Bordone 8 > Voce Umana > Flauto 4 > Tromba 8 >

66 canne 66 canne 54 canne (ottava grave mancante) 66 canne 66 canne

BASSERIA Subbasso 16 Ottava 8 Violoncello

27 canne 27 canne 27 canne

> > >

Tot. 1101 Canne + 22 Canne mute sulle ali laterali della facciata. In facciata suonano solamente le 15 canne della cuspide centrale. TOT. 1123 CANNE (di cui 22 mute in facciata) 105 costruite in legno di abete 1018 costruite in lega metallica


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Parrocchia di Colle LA CANONICA

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urante l’estate, con gioia ospitiamo (sia chiaro che non affittiamo) nella canonica di Colle S. Lucia persone che vogliono passare alcuni giorni in quel luogo meraviglioso, non solo per la bellezza della natura, ma anche per il suo fascino spirituale, dato dal cimitero, un giardino (curatissimo), e dalla Chiesa che sta al suo interno, altrettanto curatissima e bella. C’è un altro motivo per parlare di fascino spirituale, ed è dato dal continuo accedere di gente, soprattutto della gente del luogo, che va a visitare e curare le tombe dei loro cari, e non dimentica di passare per la chiesa. È quel meraviglioso triangolo: noi andiamo dai nostri defunti, e loro ci portano a Dio, andiamo da Dio, e Lui ci porta dai nostri cari. Naturalmente anche molti ospiti salgono a visitare la Chiesa che si offre per tanti motivi, non ultimo quello dell’invito alla preghiera. Nel mese di settembre la canonica ha ospitato un gruppo particolare di persone: una comunità di suore benedettine di clausura che , provenienti da Pienza (SI), dove hanno il loro convento, si sono fermate per più di due settimane. Hanno saputo essere presenti senza perdere le loro caratteristiche di comunità di clausura. Il pensiero di sapere che lì c’era un gruppo di donne che

si dedicavano alla preghiera, ci è stato davvero motivo di gioia. Le abbiamo poi viste ad animare le messe di due sabati a Colle e di due domeniche a Selva. Abbiamo apprezzato il loro canto, la loro vitalità e la loro gioia. Forse abbiamo anche intuito l’importanza della loro vita dedicata alla ricerca e di Dio e abbiamo pure colto la fatica di una strada tanto ardua. Quando qualcuno si mette davanti a noi e traccia un cammino, noi vediamo solo le spalle e ci lascia il mistero di quello che lui sta intravvedendo.

IL MERCATINO MISSIONARIO

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nche quest’anno, durante l’estate a Colle ci si è attivati per l’alles-timento del mercatino missionario e annessa pesca. C’è il lavoro organizzativo, il lavoro manuale, l’offerta dei doni, l’allestimento, il ritrovarsi, la fatica, ma anche la gioia di lavorare insieme, e lavorare nella gratuità e con il

solo scopo di donare gratuitamente. Euro 2.000 sono già stati inviati a Padre Sisto che opera in Etiopia. Il resto del ricavato è in attesa di destinazione. Il tutto diventa un’occasione di ritrovo e nello stesso tempo di vivacità attorno al centro della vita della nostra comunità che è la nostra Chiesa. Risulta

una nota di bellezza simpatica pure per gli ospiti che vengono a passare un po’ di tempo in mezzo a noi durante l’estate, e sono tanti. Quei tanti che partecipano alle nostre celebrazioni Eucaristiche rendendole colorate e festose,

aiutandoci nella nostra fede e nella nostra preghiera.

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

S. MESSA D’INIZIO D’ANNO SCOLASTICO

omenica 6 ottobre, a Colle, Dario e Eleonora hanno voluto celebrare il loro 25° anniversario di matrimonio, le nozze d’argento. Il 13 e il 20 ottobre hanno celebrato il loro 30° anniversario Luigi e Franca e Antonio e Cristina, e il 26 ottobre il loro 45° anniversario Adelmo e Viola. Interessante come più passano gli anni, più il metallo che rappresenta le date significativa degli anniversari, si fa prezioso. Forse per ricordarci che l’amore non è una torta da mangiare, e quindi in via di esaurimento, ma una storia che nel suo procedere diventa sempre più preziosa. Infatti l’amore non ha conclusione, si proietta ad di là della stessa morte. Con loro ringraziamo il Signore, ma diciamo anche grazie a loro, per il dono che il Signore dà a noi nel loro donarsi reciprocamente. L’amore è vita, e il loro amore è vita della loro casa, vita del nostro paese, vita per la nostra umanità e la nostra fede. Con il grazie, un grande augurio d’amore e una preghiera. Il Signore li benedica, “possa sempre dire bene di loro”, li protegga e protegga il loro amore.

artedì 24 settembre, ci siamo ritrovati nella chiesa di S. Fosca con i bambini della scuola materna e delle elementari, con le loro maestre, con il personale della scuola e un bel gruppo di nonni e genitori, per la celebrazione della “S. Messa di inizio d’anno scolastico”. Credo sia un momento di preghiera, di importanza educativa, di bellezza e di gioia. Ritrovarsi insieme davanti al Signore c’è tutto da guadagnare. Domanda: “I bambini sono un dono che il Signore ci regala, o un dono che noi siamo chiamati a regalare al Signore”? Risposta: Sono un dono.

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PARTECIPAZIONE: TU CI SEI? QUALCUNO FORSE TI CHIAMA

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e non c’è disponibilità Lui non ti chiama. Dio desidera coinvolgerti nel suo disegno. Ma siccome il suo disegno è un disegno di vita e di amore, non ha bisogno divederti schierato dalla sua parte per credere in te, e niente gli toglie l’amore, e

per coinvolgerti ha bisogno di donarti tutta la libertà. Dio ti desidera, ti attende, ha bisogno di te, del tuo sì, perché tu sei soprattutto il tuo sì. Ha bisogno di te per rendersi presente, per costruire il suo popolo , per servire e amare i suoi figli, per trovare casa

al suo Spirito e dare corpo al suo Figlio. Se lo ascolti nella disponibilità di dire il tuo sì, sentirai la sua voce. Se ti renderai disponibile ad accogliere la vita, Lui ti condividerà la sua. Se renderai disponibile il tuo cuore ad amare e a lasciarsi amare, sentirai il suo amore

e la dolcezza di poter amare con Lui. Trova una strada dove cercare il Signore, cerca un “cantiere” dove rendere disponibile il tuo servizio, se vuoi incontrare il Signore, di il tuo sì. Per la tua comunità cosa puoi fare? Che cosa ti chiede il Signore?

SACERDOTI: “CONVERGENZE” e “COLLABORAZIONI” (La verità più vera) “La verità più vera” è che facciamo tanta fatica a vivere e tenere viva la nostra fede. Stiamo vivendo una povertà spirituale (pensiamo alla nostra preghiera e alle nostre celebrazioni della Messa), un’altrettanta povertà morale (pensiamo alle nostre famiglie, al rapporto uomo-donna, alla corruzione in tutte le sue espressioni), e pure una povertà antropologica (pensiamo alle forme di degrado, di emarginazione che rendono sempre più grande il numero dei disadattati, alla povertà demografica). Tutto questo ci rende estranei e incapaci di comprendere, di accogliere e di vivere il Vangelo. Siamo diventati degli estranei, a noi stessi, agli altri a Dio. Cristo non ci dice più niente, ci è diventato un personaggio tanto lontano, muto ai nostri

orecchi, alle nostre menti e ai nostri cuori. Perso Lui, la vita cristiana non ha più indicazioni, riferimenti. La verità più vera è Lui, perso Lui, tutto è perduto. Lui è la “vera convergenza”. Tutto questo per introdurci a degli orientamenti che il Vescovo della nostra diocesi ci sta proponendo, nel proposito di rendere annun-ciatrice del vangelo la nostra chiesa, per il nostro tempo. Più prosai-camente si tratta di “riorganizzarci” per vivere e testimoniare la nostra fede nel nostro tempo, considerando le nostre forze spirituali e rivedendo le nostre strutture sia materiali che pastorali. Detta banalmente: “È finita l’era dei campanili”. Fino a ieri ogni campanile poteva contare sulla presenza di un sacerdote e, attorno a lui, di una comunità più o me-

no numerosa, ma significativa, di credenti. Oggi sono venuti meno sia quelli che questi. Per questo il Vescovo ha ridotto le foranie a sei, chiamandole convergenze, e rendendole punto di riferimento di quelle che lui ha chiamato collaborazioni. Per restare in casa nostra, la convergenza dell’agordino è formata da tre collaborazioni. Alto agordino, formato dal decanato, con Selva di Cadore, Pescul, Rocca, Laste, Caprile, Alleghe, S. Maria delle Grazie, la collaborazione della Val del Biois e la collaborazione del Rivamonte con la plaga di Agordo. In tutto questo forse siamo chiamati ad accorgerci che il tempo dei campanili è finito per ritrovare una chiesa dei fratelli di fede. “La verità più vera”? Il Cristo che ci ama da

amare. Aneddoto: In un villaggio dell’Africa saccheggiato e distrutto, un bambino si trova solo, ha perso tutto, sta correndo verso la chiesa. Gli viene chiesto: dove corri? - Vado alla chiesa. - Non c’è più la chiesa, gli viene detto. E il bambino, continuando la sua corsa: - Quando arriverò lì la chiesa ci sarà.-

15 agosto 2019: impressioni

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empre più gente è impegnata nel corso del mese di agosto, ma è bello vedere come ugualmente si riesca ancora a tener viva la celebrazione della “Madona d’agosto”. Qui alcune impresisoni fotografiche della celebrazione tenutasi nel pomeriggio, con il canto dei vesperi e la processione.


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L’Alta via dell’orso

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entinaia le persone arrivate a Colle nella mattinata del 15 agosto per partecipare all’inaugurazione dell’Alta via dell’orso. Ispirato al famoso romanzo dello scrittore Matteo Righetto, il percorso di nove chilometri si aggira tra i boschi di Colle e Livinallongo permettendo a chi lo intraprende non solo di scoprire scorci spettacolari, ma pure di camminare in mezzo ai luoghi che hanno ispirato lo scrittore nella stesura dello stesso. Alla passeggiata inaugurale c’era pure Righetto che, per l’occasione, ha donato al comune di Colle una statua raffigurante un orso realizzata dall’artista alleghese Denis Rudatis. Il percorso, che parte dal centro di Colle, prosegue attraverso Sopradaz, Forzela, Col

di Larzonei, Colcuc, Canazei fino a rientrare a Colle e sarà solo il primo di una serie di altre “Vie dell’Orso” che verranno realizzate a Colle negli anni a venire. Il percorso è dotato di appostita segnaletica con annesse citazioni del romanzo, invitiamo quindi chi non l’abbia ancora provato a farlo al più presto!

Raisc Crepade: uno sguardo su Vaia

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enerdì 16 agosto nei locali dell’Istituto culturale ladino Cesa de Jan è stata inaugurata la mostra “Raisc Crepade”. Nata dalla

Col in Festa 2019

personale reintepratazione artistica che Paola Agostini ha avuto dell’evento, la mostra vuole far comprendere in senso cronologico come il paese si sia rimesso in piedi molto velocemente dopo il disastro. Distante da Colle nei giorni del cataclisma, Paola ci è giunta solo tempo dopo e, raccogliendo foto e testimonianze materiali del disastro, durante un periodo di studio presso l’accademia delle belle arti di Valencia ha concretizzato i manufatti esposti ora in Istituto. L’inaugurazione è stata l’occasione per ringraziare sentitamente ancora una volta tutti i volontari e la gente di buon cuore che ha contribuito nelle settimane successive al disastro a rimettere in piedi il paese. La mostra rimarrà visibile anche nella stagione invernale.

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l 24 e il 25 agosto il centro di Colle si è riempito di colori e festa per la tradizionale festa paesana. Non solo cibi tradizionali, musica e divertimento presso gli stand dislocati nel centro storico e nel tendone in piazza, ma anche un particolare occhio di solidarietà per raccogliere fondi per sistemare i sentieri e le strade distrutti da Vaia. Qui di seguito qualche impressione dei due giorni di festa.


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SUZEDE NTA COL

LAVORI PUBBLICI POST VAIA E NON SOLO

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a tempo l’amministrazione comunale lavora di concerto con i funzionari regionali per risolvere tutti i problemi che l’evento del 29 ottobre scorso ( ribattezzato VAIA) ha creato sul nostro territorio. Per quanto riguarda gli interventi riferiti all’annualità 2019 entro il termine fissato del 30 settembre sono dunque stati appaltati lavori per un totale di 1.325.000 euro per i seguenti interventi : • interventi di ripristino della strada comunale di Codalonga per 135.000 euro • interventi di ripristino strada comunale della Vena 180.000 euro • interventi di ripristino della strada silvopastorale della Vena 280.000 euro • interventi di ripristino della strada silvopastorale Villagrande- PiancolCanazei de Sora 195.000 euro • interventi di ripristino della strada silvopastorale I Spign -Pien Pont 195.000 euro • interventi di ripristino della strada silvopastorale Colcuc – Larzonei 70.000 euro • interventi di ripristino della strada silvopastorale Canazei de Sora i Coi 195.000 euro • interventi di regimazione delle acque nei pressi della fraz. Di Pont a monte della frana 75.000 euro Alcuni lavori si concluderanno già quest’ autunno mentre altri proseguiranno dopo la pausa invernale anche perchè contestuali, in molti casi, all’allestimento ed asporto del legname schiantato. Prosegue nel frattempo la programmazione per ricevere i finanziamenti re-

lativi all’annualità 2020 con un particolare attenzione alle situazioni più difficili delle strade comuali di Rovei, Colcuc e Tie (interessate anche da importanti e difficili lavori di esbosco), alle rimanenti strade silvopastorali ancora inagibili (caratterizzate da frane e cedimenti vari), alle frane che interessano gli abitati (Fossal, Varazza e Soppause) nonché quelle insistenti sulla viabilità comunale e provinciale. Grande in questo senso è il dispendio di energie da parte di tutti per rispettare le perentorie scadenze della Regione e per risolvere al meglio le situazioni di criticità ben ancora presenti sul nostro territorio. Operazioni di ripristino funzionale di alcuni sentieri anche in vista degli ospiti estivi che hanno frequentato il nostro paese sono stati eseguiti dalle squadre dei servizi forestali nella zona a monte dell’ abitato di Colcuc, tra Costa e Zarnadoi nonché tra Fossal e Gef Grant; certe situazioni di pericolo e disagio sono state risolte dai volontari, altre durante l’esercitazione di protezione civile regionale nel mese di giugno, alcune direttamente con fondi reperiti dal bilancio comunale. La speranza è che con lungimiranza e pazienza e con la piena collaborazione di tutti (privati, enti regolieri ed enti pubblici) il paese possa tornare ancora più attrattivo e funzionale alle esigenze di noi collesi che lo viviamo tra mille difficoltà con tenacia e perseveranza. Prosegue anche la programmazione ordinaria dei lavori; in particolare ad inizio estate si sono conclusi i lavori di messa in sicu-

rezza di un tratto della strada silvopastorale nei pressi di Bernart (per consentire il transito in sicurezza dei mezzi agricoli per la fienagione) per un totale di 40.000 euro finanziati interamente con un contributo statale. Il consiglio comunale nella seduta del 27 luglio scorso ha poi provveduto ad acconsentire all’ impegno di parte dell’avanzo di amministrazione (fino all’anno scorso inservibile per regole di bilancio statale) per 50.000 euro da destinare al completamento e messa in sicurezza dei magazzini comunali adibiti a sede delle associazioni di volontariato e COC (i lavori verranno eseguiti nella primavera 2020). Ulteriori lavori di asfaltatura e sistemazione delle strade comunali avranno luogo tra l’autunno e la primavera ventura.

DONAZIONI Importante è stato anche nel 2019 il sostegno da parte di associazioni e comuni del Veneto nei confronti del nostro piccolo comune : i fondi raccolti con apposite manifestazioni ed eventi permetteranno al nostro comune di dotarsi di generatori nuovi ed efficienti a servizio dell’edificio comunale e dei magazzini sede della Croce Bianca e Vigili del Fuoco, nonché di attrezzature a servizio della squadra manutentiva e di protezione civile.

PROTEZIONE CIVILE Durante il mese di maggio alcuni volontari hanno deciso di prendere parte ai corsi base di Protezione Civile organizzati tra Agordo e Limana: tutti hanno superato il corso unendosi così a coloro che già facevano

parte del gruppo. Un doveroso ringraziamento va a queste persone hanno messo e metteranno a disposizione la propria professionalità per aiutare il prossimo nelle situazioni di pericolo e disagio. Durante il mese di luglio il comune ha inoltre ricevuto in donazione dal sig. Andrea Piccin (trevigiano di origini agordine) un Land Rover 4x4 che verrà utilizzato con fini di protezione civile e non solo.

DAGLI UFFICI COMUNALI Il 1 ottobre c’è stato un avvicendamento di personale per quanto riguarda l’area della ragioneria del comune di Colle S. Lucia: la nuova dipendente dott. Tancon Cristina, finora alle dipendenze del comune di S. Tomaso Agordino sostituisce la dott. Baiolla Silvia che dopo aver operato in questi anni con efficienza e professionalità ha scelto di proseguire altrove la propria esperienza lavorativa.

RINGRAZIAMENTI L’amministrazione comunale intende ringraziare tutti coloro che con impegno, perseveranza e senso civico hanno contribuito alla pulizia e sfalcio dei sentieri e prati nei pressi dei centri abitati e non solo garantendo così un buon decoro dell’ambiente circostante ed un forte senso dell’ordine sul territorio. In un paese come il nostro caratterizzato da poche, ma ben strutturate aziende agricole a conduzione familiare, passione e capacità imprenditoriale aiutano infatti di riflesso a far crescere anche il settore turistico e non solo. Il Vicesindaco, Carlo Agostini


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ASPETTANDO L’INVERNO... I MAESTRI DI SCI A COLLE S. LUCIA

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L MAESTRO DI SCI ALPINO è una professione che nasce dallo sport più praticato nelle nostre valli. L’approccio è a 4/5 anni frequentando i corsi sci riservati alla scuola materna ed elementare, durante il periodo invernale. L’obiettivo iniziale è di far conoscere al bambino gli attrezzi di questo sport i quali gli permetteranno di scivolare lungo i pendii delle nostre montagne: i maestri di sci hanno, dunque, il delicato compito di insegnare la tecnica per scendere ma soprattutto per controllare la velocità e di conseguenza frenare in sicurezza. Gli anni successivi, fino all’età di 7/8, sono fondamentali per imparare la tecnica ma soprattutto per far loro conoscere il divertimento, iniziando a sciare sulle piste del comprensorio, fare piccoli salti, scendere lungo facili e brevi percorsi nel bosco e iniziare con le prime discese tra i pali da slalom. Dopo i dieci anni, i bambini pian piano diventeranno ragazzi ed entreranno in un periodo più impegnativo ma sicuramente ricco di soddisfazioni: inizieranno a conoscere i primi allenatori poiché la parte agonistica diventerà sempre più importante. Durante questa fase i genitori ricoprono un ruolo fondamentale per sostenere il ragazzo dal punto di vista logistico, scolastico ed economico. All’età di 18 anni il livello tecnico e la maturità

formativa raggiungono livelli molto alti che permettono di accedere alla selezione regionale; superata questa prima fase, si accede al corso di formazione della durata di un anno circa (la durata varia da Regione a Regione o Provincia), tenuto dai Collegi regionali dei Maestri di sci (nel nostro caso quello della Regione Veneto). Il Comune di Colle Santa Lucia è sempre stato a vocazione turistica, in particolare quella invernale, rappresentata dagli impianti Uno dei primi impianti di risalita sorto a Colle. di risalita del Passo Giau, i quali esistono dai primi anni Settanta, e perciò il maestro di sci ha sempre avuto principale delle nostre valli, pertanto il un ruolo importante nello sviluppo econo- ruolo del maestro di sci sarà sempre più mico della vallata. Ad oggi, nel Comune di specializzato nell’insegnamento delle tecniColle S. Lucia, 11 sono le persone diventate che sciistiche e preparato nella conoscenza maestri di sci: Troi Giovanni e Codalonga delle lingue straniere, fondamentali per Riccardo sono stati i primi a conseguire il accogliere i nuovi flussi turistici. La Scuola titolo nella stagione 1969/70, il primo oggi Sci Val Fiorentina auspica nei prossimi è purtroppo scomparso mentre il secondo anni l’arrivo di nuovi maestri di sci per è attualmente in pensione, poi De Michiel garantire il ricambio generazionale: con Gianni, De Michiel Debora, De Michiel questa occasione facciamo i complimenti Patrik, Colleselli Davide, Dall’Acqua Nico- e i migliori auguri per una carriera ricca di la, Pallabazzer Vittorio, Vallazza Ruggero, successi e soddisfazioni alla nuova arrivata Vallazza Serena, Vallazza Genny tutti in VALLAZZA GENNY. attività. Lo sport o turismo invernale rima(La Scuola Sci Val Fiorentina) ne oggi, e nei prossimi anni, l’economia

Passato e presente dei maestri di sci di Colle. Da sinistra: i primi maestri Giovanni Troi e Riccardo Codalonga e l’ultima arrivata Genny Vallazza.

e v e n i d e l l e t t Fri

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na curiosità della scorso inverno che ci è stata inviata da Severino Bernardi. La neve, cadendo dagli alberi, ha formato delle strane forme simili a frittelle. Chissà se quest’anno le potremo ancora vedere!


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Gli alberi caschati dal vento STORIE DI UOMINI E BOSCHI TRA COLLE SANTA LUCIA E CAPRILE (XVI-XXI) a cura di Silvia Grego – terza parte

Nuovi equilibri Gli uomini giunti a Caprile il mattino del 10 novembre 1567, erano armati con armi inhastate e schioppi e spade con mazze da fer da uomo d’arme.I collesi e livinallesi erano scesi a Caprile, lungo il sentiero nel bosco delle Roazze e non avevano forzato nessuna guardia di confine. Per comune interesse tra Baccheta di Livinallongo (Bukenstein) e Caprile, il passaggio era libero. Solo in tempi sospetti, per rischio di contagio o di guerra, uomini di Caprile sorvegliavano il confine, per evitare che vi transitassero sconosciuti, estranei ai paesi limitrofi. Gli uomini armati furono riconosciuti: alcuni erano di Pieve di Livinallongo, altri di Colle Santa Lucia. Mi soffermo sui collesi Pietro Piazza, Tommaso Piazza e Battista di Chisalé (Chizzali), Francesco Troi, Chiliano Costa che si fermarono, insieme al vicario di Livinallongo, nell’osteria di Pietro Coya a pranzare … Verranno tutti banditi dal Cadore per tre anni, ma questa lista è interessante, perché riunisce i personaggi allora emergenti di Colle Santa Lucia. Troviamo: Battista di Chisalé (Chizzali), padre di Zuane ( Jan), Luca, Giacomo, Domenico.1 Le iniziali di questi quattro fratelli sono dipinte sullo stipite della porta della Césa de Jan, oggi sede dell’Istitut Ladin Cèsa de Jan. Zuane Chizzali divenne, nella prima metà del ‘600 mercante facoltoso a Venezia e continuò ad investire anche a Colle Santa Lucia e dintorni. Nel 1631 Zuane Chizzali acquistò patente di nobiltà tirolese, Luca e Domenico nel1638. I Bonfadini-Chizzali, figli di Zuane, furono aggregati al Patriziato Veneziano il

1 ibidem

29 novembre 16482. Pietro Piazza era Gastaldo di Colle nel 1567, Tommaso Piazza era controtessera (vicario) del fattore delle miniere in quello stesso anno, e, probabilmente, padre di Chiliano e nonno di Giovanbattista e Tommaso Piazza.3La lotta intestina tra le famiglie nobili ladine dei Colz e dei Prak si concluse tragicamente nel 1582 con l’omicidio di Franz Wilhelm Prak von Asch e l’esilio e la confisca dei beni dei Colz suoi assassini. Nuovi spazi si aprirono negli ambiti dell’amministrazione del PVB a beneficio di famiglie ladine non nobili. La congiuntura fu favorevole alla famiglia Piazza di Colle Santa Lucia che nel 1591 acquistò anche il castello di Freieck a Piccolino in Val Badia. I Piazza furono fattori delle miniere del Fursil per gran parte del XVII secolo, si occuparono anche dei forni del PVB e dell’economia del legno. Nel 1621 anche questa famiglia ricevette blasone nobiliare tirolese.4 Negli ultimi decenni del XVI secolo il PVB cercò di sfruttare le risorse boschive e minerarie del Capitanato di Andraz, prendendone in carico direttamente la gestione, affidandosi a fattori locali5 Tra questi, determinante fu la figura di Chiliano Piazza e dei figli Giovanbattista e Tommaso. Ebbero anche una certa cura degli interessi dei lavoratori locali, ponendosi in alcune situazioni come intermediari presso il PVB, per l’aumento dei 2 PALLABAZZER-CHIZZALI, Colle S. Lucia, p. 89 3 Archivio parrocchiale di Colle Santa Lucia, Registri Battesimi e Matrimoni 1585-1685 4 PALLABAZZER- CHIZZALI, Colle S. Lucia, p. 175 5 Elenco dei fattori in ANTON ,STEINHAUSER Die Gerichte Buchenstein und Turn an der Gader, 1500-1590 , San Martin de Tor , Istitut Ladin Micurà de Rù, 1979 p.98

salari o il miglioramento delle condizioni di lavoro. L’apporto di Giovanbattista Piazza fu sicuramente importante anche nelle trattative sul confine tra Colle e Caprile. Come i commissari veneti, era convinto che un accordo avrebbe favorito gli affari legati al settore minerario e i commerci in genere. Il 27 giugno del 1609 a Caprile per l’accordo sui confini , erano presenti per le parti: il Commissario Veneto, Scipione Benzoni e il Commissario del Vescovo Principe di Bressanone, Cristoforo Recordin. Dalle relazioni di Scipione Benzoni sappiamo che il fattore delle miniere G.B. Piazza aveva collaborato personalmente alla trattativa e si era adoperato per giungere ad una definizione condivisa e, per quanto possibile, duratura. Il Benzoni, lo aveva incontrato più volte e ne aveva avuto una impressione favorevole: <<mi si è mostrato molto benevolo il fattor delle Minere (Giovanbattista Piazza), il qual ha grandissima autorità con l’Illmo Vescovo, e ha fatto e tuttavia fa profittevolmente buonissimi offitij>>6 Con l’accordo del giugno del 1609, Colle Santa Lucia acquistava ufficialmente la giurisdizione sulla frazione di Rovei, la parte del Bosco delle Roazze superiore alla strada (l’attuale sentiero che da Rovei porta a Caprile ) e metà del Pian di Sala. Doveva rinunciare alla giurisdizione su Sottcrepaz e sulla fiera. Caprile, otteneva la giurisdizione su Sottcrepaz e sulla fiera, la parte del bosco delle Roazze inferiore alla strada e metà Pian di Sala. Doveva rinunciare a Rovei . (Continua...)

6 VENEZIA, ASVe, PSCC b., 199 03.VII,1608


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Momenc de storia: La borasca de l 1613 e la viera de l Friul (1615-1617) de Ivan Lezuo - Seconda pert N auter argoment che vigniva traté nte le lëtre l eva chël dei “moti” ntel Veneto, cugniscius coche “viera de Gradisca”, “viera dei uscochi” o “viera del Friul” (1615-1617). I uscochi ntel Cinchcënt i eva sciampei dai otomani e i s’ava lascé ju su la costa de la Dalmazia, davò l 1536 i é ruei a Senj nte la frontiera militar daite del teritore del Innerösterreich1 ulache comanáva i Asburgo. I uscochi i eva n mescedoz de plu etnie e i se vedëva coche crociati catolizi che combatëva contra i mussulmagn e duc chi che fajëva comerz con lori, nánter chisc i veneziagn. L arziduca Ferdinand, suo sovrán, i li lasciáva fè, siebe percieche i jiva contra i turchi, siebe percieche i tacáva ence i veneziagn, vegli rivai dei Asburgo. I pirac uscochi con sue picole barche i atacáva le galere veneziane e i paisc veneziagn su la costa, tánt che ntel 1615 i veneziagn i à metù mán a na campagna militar contra postazion austriache del Innerösterreich del arziduca Ferdinand e i à scomencé l assediament de Gradisca. L Imperadou alincontra, jermán del arziduca, l se tigniva fora. Sebenche i combatimenc i eva plu che auter ntel Friul, l é sté n gran busiament ence ntel Ciadoure ulache vigniva mané saudei e guardie. L Tirol da sua pert l pariciáva la defendura dei paisc de confin per podei senancajo, co l eva pericol, paré demez i veneziagn. Fodom e Col, sul confin del vescovè de Persenon, i à vivëst da vejin chëst conflit, tánt che l vësco e suo aministradou i damanáva de ester informei delviers dal capitán e dal fator de la Herrschaft Buchenstein su vigni novité e moviment de trupe nte la Republica de Venezia. No n eva saurì rué pro a le dërte informazion. Se contáva, se dijëva e trop se ciacoláva. Ntánt de autonn del 1615 l eva mort l capitán d’Andrac Hans Lutz. Per mez ann Fodom l eva senza capitán; nte ciastel, nfin l’aisciuda del 1616, l é resté demè l fiol de chëst Lutz, Michael. Chi avelo da organisé la defendura de la val? Nte chi meisc l fator Tita Piazza l s’à proé de manejé dut cánt a la meio. De mei del 1616 po l é sté senté ite n Hauptmannschaftsverwalter, n aministradou, nte la persona de Christoph Carl Waidmann. L no n é sté n cajo: dël l ava tout pert a diesc campagne militar, l eva sté per 14 agn sourastánt de capitanac nte l’Ungheria, Croazia e Transilvania, dal 1608 capitán a Veldes nte la Slovenia. L ava propio na gran esperienza, mascima ntel ciámp militar.2 Nte le lëtre ven tres auzé fora la volonté del vësco de mantignì la pesc, ma ence la poura de Venezia che saudei foresc i podëssa devasté paisc veneziagn o che trupe passe l confin per jì a sostignì l eserzito del arziduca Ferdinand. Se liec ence del cruzio de Maximilian, cont del Tirol e fradel del Imperadou, che i veneziagn i passe l confin e i bruje ju paisc del Tirol. I impiegac nta Fodom i cialáva de no esageré massa, de no sciaudé i animi e no fè massa crabal, mpo i consieia de se njigné ca per vigni eventualité. I goviergn de Innsbruck e Venezia nte la poura reziproca i sburláva per fè fortificazion, mëte su guardie, mané saudei, seguré i pasc. La viera l assa podù danejé scialdi l’economia da Fodom e feré l’esportazion de legnam o l’importazion de blava. Per l ben del comerz i impiegac de la giurisdizion, mascima l fator Tita Piazza, i cialáva de sistemé via dut cánt a na moda bindebò diplomatica. Col tratat de Madrid ntel 1617 rua ndavò la pesc. I veneziagn i mossa dé n zeruch ai Asburgo dut ci che i ava concuisté, l arziduca Ferdinand, che ntel 1619 fossa deventé Imperadou, l à mpermetù de paré demez i uscochi da Senj. La corespondenza3: L capitán Hans Lutz: 1 L Innerösterreich l tolëva ite la Carinzia, la Stiria, la Carniola, l ruava nfin a Triest e a la costa setentrional de la Croazia. Sovran l eva l Arziduca de la fameia dei Asburgo. 2 Da “Die Hauptmannschaft Buchenstein und die Pflege Thurn an der Gader 1591-1677”, disertazion de Margareth Niedermair, Innsbruck, 1982. 3 Mpé de la traduzion leterala de l original ven publiché l contignù n forma de diario. Scentimenc e pensier descric i é na nterpretazion de l autor. Contignus che no n à nia da ci fè co l argoment medicé i stei lascei demez.

18.11.1613: Ai 12 de november son sté nte bosch da le Roaze a cialé i dagn che à fat la borasca. Esse scrit delongo a Persenon ma volëve speté ci che la comunité de Ciourì assa dezedù del legnam sot strada. È nciarié l fator Tita Piazza de se nformé e de me fè a l savei. Mi son de chëla che le plánte rebaltade soura strada le reste a la comunité de Col, chële dessot pò se le tò Ciourì. L é vera, l acordo de l 16094 disc che per le plánte taiade s’à da paié na contravenzion a la gliejia de Ciourì, ma nte chëst cajo l no n é sté un de chi da Col, l é sté l vent a le rebalté! Podonsa fè n bel numer de taie, le lascé ju nte ru, le vëne e se trè fora n bel vadagn. Le ponte e i ram i pò i douré la jent da Col.5 La comunité da Col: mez de jenè 1614: L é bele passé doi meisc e ncora no on ciapé degun comandament da Persenon coche nos da Col onsa da se stilé ntei confronc de Ciourì. Al fator Piazza ie sté dit de mané nost Gastald ja Ciourì per ie damané se i é auna a ne daidé de remoné su almánco l legnam ntamez l teriol. I lo doura pa ence lori per rué via Sëlva! La resposta de CiourÌ? Che onbe da speté e avei n puo’ de pazienza, daván’ de tò na dezijion i mossa damané l capitán del Ciadoure. Bona che i à fat mprescia, coscita l di davò Pasca Tofania s’on ciapé con n valgugn berbisc da Ciourì e on deliberé la strada da dut chël sotessoura. Ntel sen de bona vijinánza e ntel respet de la pesc, avisa davò la volonté de nost signour, l vësco. On concé via a pila la legna n puo’ soura, n puo’ sot teriol, l’on ncrojada e nost Gastald l l à signé con sua merscia. Po l’on lasciada ilò e ades speton ci che on da fè. Fossa pa ben bon se nost Signour l ne lasce remoné su ence dut l rest, daván’ che se nfraidisce dut l legnam. Almánco chël soura strada nte nost comun da podei n avei velch utol e deliberé la pastura. Coscita se sparagnonse de taié fora plánte ntei puoc bosc ncora restei.6 L capitán Hans Lutz: 15.03.1614: Auna al fator e l gastald da Col son sté ntel bosch da le Roaze ulache s’on netenù che nuof pert de dut l bosch i é stade rebaltade dal vent, no l é mpe gnánca la dezima pert. Se l legnam nte nosc teritore l fossa bel frësch se podëssa fè 500 taie “de pe”7 e n bon numer “sot pe”. N bel vadagn per l prinzipat! E le ponte e i ram se podëssa i lascé a la popolazion de Col. Le plánte rebaltade, plu che auter len de pëc, i tignissa pa ben su le levine e i sasc, mefo che nte 4 o 5 agn i se nfraidësc, senza le podei plu douré. E pò fossa pa ben chi de Ciourì a se le tò! Se vignissa su n bosch joven nveze l defendëssa meio l paisc de Ciourì da levine e smolinade. Ma chi da Ciourì, coscita è sentù, i pertendëssa suoi dërc. L acordo del 1609 disc sci che per vigni plánta siada da nos da Col se mossëssa paié 10 pfunt a la glieia de Ciourì, ma l legnam taié chël l l restëssa dagnëra nost. Meio speté mez ann o n ann ntier per cialé ci che Ciourì pensa de fè de chël legnam tomé sot teriol, che l no n é pa trop.8 (l và navant nte la proscima edizion...) 4 Bele ntan le tratative per l acordo de l 1609 Col e Fodom ava damané de podei mëte ite na clausola che dijëva: “Però se per fortuna di vento, ó movimento de sassi cascasse qualche legno nell’bosco delle Ruaze sopra la strada, che quelli da Colle S. Lucia li possino tuore et convertire in suo utile. Come ancho quelli da Caprile sotto la strada.” L vichere de Fodom Andrea Barbi e l fator Tita Piazza i contava che nte l bosch da le Roaze chëst l suzedëva daspëss (Lëtre dei 16 de merz 1609, capsa 69 fasc. 7). La clausola la no n é stada njontada pro. 5 Da la lëtra scrita per todësch a Glatsch damprò Cluse da l capitan Hans Lutz a l vësco de Persenon, a suo aministradou e a l consei dei 18 de november 1613. 6 Da la lëtra de la comunité de Col a l aministradou e a l consei de Persenon. Scrita per todësch e ruada a Persenon ai 16 de jenè 1614. Nteresciant l é vedei cotant che dourava na lëtra nfin a Persenon. Nte chëst cajo za. na setemana. Le lëtre de sciolito le vigniva portade da n mescio. Ntei pruns agn de l Siechcënt l patrimone boschif de la Herrschaft Buchenstein l s’ava bele scialdi smendrì gauja le miniere de Fursil. Co l legnam se fajëva ciarbon per le fujine e se metëva n segurëza i medoi (le galarie). 7 na mesura 8 Da la lëtra de l capitan Hans Lutz a l vësco, suo aministradou e consei dei 15 de merz 1614. Scrita per todësch nte ciastel d’Andrac e ruada a Persenon ai 27 de merz.


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FOTO STORICHE

COMUNITÀ IN CAMMINO NATI

Eleonora Pezzei (Villagrande) di Fabiano e Nicole Deola, nata a Belluno il 25.08.2019.

I

n questa foto scattata ad Innsbruck nel 1944 sono ritratti alcuni collesi. In prima fila da snistra riconosciamo Troi Luigi “Gigio de la Ruoja”, Pallua Crescenzia “de chi da Pont”, il signor Jordan con la moglie Maria “de Simon de Palua”, Dariz Arturo “Finch” e Pallua Erminia (sorella di Crescenzia) “de chi da Pont”. In seconda fila si riconoscono invece Pallua Giovanni con la figlia Maria “de Palua”, Pallabazzer Isidoro “Nich”, n.n., Lezuo Loretta, Dariz Otto (fratello di Arturo) “Finch”, Lezuo Floriano (padre di Loretta) e Finazzer Oreste.

Noah Lorenzini (Costa) di Omar e Debora De Michiel, nato a Belluno il 19.09.2019.

BATTESIMI Martina Pellegrini di Paolo e Roberta Codalonga, battezzata a Colle Santa Lucia il 08.09.2019.

Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@ libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 - Colle Santa Lucia - BL).

NELLA PACE DEL SIGNORE - fuori parrocchia -

U

no dei passatempi prediletti dai nostri antenati, in mancanza di smartphones e tecnologie varie era il ritrovarsi a recitare, a “fà comedia”. Molti sono i testi teatrali scritti in passato e bello sarebbe, magari riproporli in qualche occasione. Questa foto é stata scattata “il 15 agosto 1936 dopo la commedia fatta dalla maestra Luigia”. Qualcuno di voi saprebbe riconoscere gli attori dell’epoca?

Cristina Vallazza Nata a Colle Santa Lucia il 06.02.1933 e deceduta a Peri (Vr) l’11.06.2019. Vedova di Aldo Zuani, madre di sei figlie.

Amabile Codalonga Nata a Colle Santa Lucia il 03.07.1934 e deceduta a Tolmezzo (UD) il 09.09.2019. Vedova di Stelio Rainis e madre di un figlio (deceduto). Amabile era figlia di Isidoro e Caterina Codalonga di Rucavà.

Marco Rainis Nato in Svizzera il 10.02.1961 e deceduto a Tolmezzo (UD) il 27.09.2019. Marco era figlio di Amabile Codalonga di Rucavà e Stelio Rainis di Villa Santina (UD).

Renzo Pallua Nato a Colle Santa Lucia il 10.09.1940 e deceduto a Malcesine (VR) il 27.09.2019. Lascia la moglie Maria Grazia, tre figli e cinque nipoti.

Gramarzé! L'11 settembre mi trovavo a Colle Santa Lucia e al mattino ho accusato un malore. Prontamente soccorsa da Orsolina e poi da chi prestava servizio (il figlio di Costante e l'altro del compianto Sandro, professionalemente molto preparati), sono stata curata in neurologia a Belluno e dimessa dopo 12 giorni. Un dovuto ringraziamento a tutti voi, con riconoscenza distinti saluti. Maria Maddalena Dariz "de Odo Finch"


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STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

LA FOTO SCONOSCIUTA

LA FOTO STORICA

Pieve - 1910 L’ Albergo Stella (Zum Stern)

LA FOTO CONOSCIUTA 1946 - La famiglia dei “Batoi” di Costa di Ornella Il padre Crepaz Felice e la moglie Caterina. In mezzo a loro il piccolo Luigi. Vicino alla mamma la carissima Maria Vittoria. Dietro, da sinistra, il giovincello Bepo, poi Erminio, Piere, Tita e il più carino e tanto caro e amato Genio con un bel vestito di velluto grigio con il “corpeto sot”. Così raccontava lui: “Il sarto aveva avanzato della stoffa e mi chiese: “Vuoi che ti faccia anche un “corpeto sot?” – ed io:“Sì sì!”. La mamma mi brontolò perché con quella stoffa si poteva fare un paio di “braie”....” Tempi passati! (Senoner Annalisa ved. Crepaz – Ortisei)

Storie da nzacan a cura di Antonietta Crepaz “Pecula” - foto di Franco Deltedesco

Generosa dispensa

S

in dai tempi più antichi, nei periodi in cui il cibo abbondava era d’uso conservarlo per i periodi di magra. Non essendoci ancora frigoriferi e congelatori, questo avveniva mediante essiccazione, affumicatura, cottura oppure con l’ausilio di conservanti come olio, aceto, sale e zucchero. Così si faceva anche a Fodom fino a tutti gli anni sessanta. Il pane lo si faceva una volta all’anno, veniva essiccato e conservato in un luogo asciutto. La maggior parte delle famiglie allevava un maiale, solitamente lo macellava quan-

do raggiungeva il quintale di peso e nel periodo invernale, in modo che la carne non si avariasse con il caldo. Solo i primi giorni si potevano mangiare lo spezzatino e le bistecche, tutto il resto veniva lavorato, tramutato e conservato. Si spianavano le cosce, le spalle e la pancetta per fare l ciociol (speck): i pezzi venivano posti in un mastello di legno, dove si formava la salamoia, con la quale venivano irrorati ogni giorno. Si passava quindi all’affumicatura ed all’asciugatura, in seguito li si poneva in cantina perché preservassero la giusta umidità e qui si formava ➥


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➥ un sottile strato di muffa di protezione. Con parte della carne si facevano le salsicce, alcune si conservavano mediante l’affumicatura, altre si consumavano fresche. Con i ritagli meno nobili come cotenne, parti grasse e l’aggiunta di poca carne, venivano fatti i museti (piccoli cotechini) da consumare in tempo breve. Il grasso che avvolgeva l’addome sonja (sugna) veniva posto ad asciugare e usato per ungere attrezzi vari e le terciole (corde in pelle), ma anche per le screpolature delle mani. Altre parti grasse venivano diluite con il calore per formare pench (strutto) e

le frisce (ciccioli). Nei periodi in cui il latte abbondava si facevano il formaggio, i zigri (formaggette a cono con ricotta ed erba cipollina) ed il burro. Il formaggio ed i zigri, venivano posti dapprima ad asciugare in luogo arieggiato, poi conservati in cantina nella moschiera (madia con un lato in rete per creare un passaggio d’aria senza che vi entrassero le mosche). Il burro veniva diluito mediante cottura e posto in un recipiente di terracotta per la conservazione. Da noi, quando scioglievano il burro, nella pentola ponevano una puccia secca che, ammorbidendosi e assorben-

do l’unto, diventava un prelibatezza ipercalorica, ma goduriosa! All’inizio dell’autunno andavamo a raccogliere i mirtilli, dapprima quelli neri ed in seguito quelli rossi, per farne marmellata da usare come contorno per molti cibi tradizionali. Ogni frazione aveva i propri luoghi per la raccolta, noi di Contrin andavamo sul Col da la Roda, dove ci trovavamo con gente di Corte, di Sief, di Federa ma anche di Cherz, che, in verità, ritenevamo sconfinanti! Con i primi freddi si raccoglievano i cappucci e si procedeva alla lavorazione per farne i crauti. I cespi di

cavolo si tagliavano a striscioline con un apposito attrezzo cortiei dal craut. Quindi si ponevano a strati nel brent (piccolo tino), alternandoli a sale grosso e pestandoli con un ceppo in legno con manico, finché affiorava l’acqua. Sopra si poneva un coperchio lasco con un peso, in modo tale che fossero costantemente coperti di salamoia. I crauti erano l’unica verdura durante l’inverno. Oggi possiamo aprire i nostri frigoriferi in qualsiasi stagione e trovare di tutto, sembra impossibile che cinquant’anni fa vivessimo così: seguivamo la natura od era la natura che seguiva noi?

L a s t o r i a d e l d e c a n at e d e l e g l i e j i e da F o d o m de Ivan Lezuo – pruma pert

L gran decanat ladin nte la storia Na curta storia de gliejia de le val ladine l’é stada scrita da Karl Wolfsgruber. Autri autor che s’à dé ju con chëst argoment l é Georg Tinkhauser, Berta Richter-Santifaller, Josef Gelmi e Bepe Richebuono. Werner Pescosta l à biné auna dut nte na gran publicazion. La storia del decanat e de le gliejie da Fodom n particolar se pò la lieje ntel pico liber de Sergio Masarei “Pieve di Livinallongo: Chiesa decanale di S. Giacomo Maggiore” o, plu detalié, nte la “Breve storia del Decanato di Livinallongo” de Carlo Ragnes vignuda fora da l 1964 a l 1977 nte le Nuove de l Paisc. Ijidoro Vallazza e Piere Favai i é stei nánter i prums a n descore. E la no n é fenida chilò. Material assè per cugnësce meio nosta storia. L é mpo tres ceze de nuof che se scon nánter chi vegli documenc, ceze de valuda per la storia de Fodom, de Col e la Ladinia ntiera. L gran decanat ladin cis et ultra montes – ci che ne conta i storizi L decanat ladin cis et ultra montes i autor i lo fesc nasce ntel 1603 ntánt la sinoda diozejana. L tolëva ite le pleva-

nie de le trei val ladine de Fascia, Fodom e Mareo con Badia (senza Calfosch che auna a Gherdëna audáva pro la plevania de Laion). La senta del gran decanat ladin, coscita disc i storizi, la mudáva. Per Wolfsgruber de sciolito l eva nte la val de Fascia o n val Badia, puoce oute nta Fodom. Ence Carlo Ragnes l nen descor, mefo che co na njonta nia da puoch: Jacobus Salcis l é sté degán de Livinallongo dal 1596 al 1602. Copache l gran decanat ladin l é sté istituì ntel 1603 depierpoi che Fodom l ava n suo degán bele davánt? Che Ragnes l s’abe falé? La sinoda del 1603 Dai 23 ai 26 de setember 1603 ven fat na sinoda diozejana a Persenon clamada ite dal vësco Christoph Andreas von Spaur, ulache l é sté nvié l clero del vescovè. Le relazion de le vijitazion dei agn davánt i ava sburlé l vësco a fè chëst vare. La situazion nte le desvalive plevanie l eva scialdi problematica. Nte la diozeji n eva troc de prevesc concubinari, finamei con fioi, n eva ence de chi che śogáva e se nciocáva. Vigni secondo preve, coscita se podës-

sa calcolé, l ava na concubina. Dal 1550 za. nfin ai prums agn del 1600, nte le plevanie ladine de Fascia, Fodom, Mareo e nte le gliejie de Gherdëna medicé steva prevesc e frati ruei da paisc taliagn (Napoli, Iesi, Como, Padova, Milán...), velch outa sciampei dai convenc, armei e senza i documenc de consacrazion. L fin de la sinoda – ntel spirit de controriforma del Conzilio de Trënt – l eva chël de regolamenté la vita eclesiastica, visé i prevesc, controlé la popolazion e organisé meio l vescovè. Da chësta encontada ven fora i “decreta synodalia”: na sort de regolament per la liturgia, la cura de le anime, i dovei e i dërc dei prevesc e l’organisazion del vescovè n general. La sinoda e i decanac rurai Sot al capitol “De Gubernatione Dioeceseos” se liec la motivazion de l’istituzion dei decanac: podei visé e controlé meio nte suo laour i prevesc che vif fora ntei paisc. La diozeji l’é stada spartida su nte plu capitula. A vigni capitulum l é sté assegné n dato numer de plevanie con sue gliejie e benefizi, a na moda da podei le visé plu saurì. A ce de vigni capitol l eva n degán. N dut i eva diesc: Clusinense (Laion), Livinalis longi,

Toblacense (Innichen), Bruneggianum, Sterzingense (Stilfes), Matranense, Oenipontanum, Schwazense (Fügen), Telfense (Flaurling), Imbstense. No ven dit ci plevanie e gliejie che i eva pro l decanat “Livinalis longi” (Livinallongo per talián, Buchenstein per todësch), ma de segur se trata del gran decanat ladin. Nteresciánt ci che se ciapa nte la lista dei “Nomina eorum qui ad Synodum Brixinensem convocati fuerunt, anno 1603” nte la capsa 10/1 ntel Archif de Stato de Bolsán. Ilò ven conté su duc i prevesc nviei, nánter chisc i “Decani rurales”: un de lori l eva l “Dominus Joannes Baptista de Thono Decanus et Parochus Livinalis longi”. Ence l Visitationsprotokoll del 1603 l descor de n degán nta Fodom - data de la vijitazion 3-4 de lugio, ncora davánt che peie via la sinoda. Se i degáns rurai i eva stei nviei a la sinoda – e l envit l eva ju fora bele n valgugn meisc davánt-, copa che i decanac, se disc, i é stei fondei mpermò nte chëla sinoda? Avelo rejon Ragnes? (continua)


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La vicinia di Corte 2^ e ultima puntata

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ue luoghi abitati di questa vicinia furono totalmente distrutti: l’uno Ronch. Una gran casa abitata da 29 persone. La notte del 26 dicembre 1795 fu improvvisamente soverchiata e sepolta sotto la gran massa di neve con tutte le 29 persone da una slavina che piombò dal pendio soprastante e raggiunse il fondovalle a Vallazza. Radunati il giorno seguente gli abitanti delle vicinie spalarono le nevi, con gran fatica, per più giorni. Dieci individui furono trovati ancora in vita e 19 cadaveri che, con pianto dei compatrioti, furono accompagnati alla sepoltura. Questa casa, per non esporsi ad altri pericoli non fu più rifabbricata: i 10 abitanti salvati in villa si ritirarono alla Corte e tengono qui solo due masonali. Il secondo infortunio che distrusse il luogo di Trou seguì ai 15 di giugno l’anno 1827 disturandosi una parte della campagna di Plàn de Uie sopraposta sul pendio a questo luogo. Questa gran massa di terra e sabbia, spinta dall’acqua di una sorgente che si Pg 167 Scaturì in questa radura rovesciò tutto quello che in-

Pietro FAVAI

notiziE StoricHE toPograFicHE E rELigioSE Di LiVinaLLongo (a cura di Franco Deltedesco)

Corte con Lasta a N e Federa a S.

contrò nel suo giro con le due case e un masonale e condusse seco tutto fino al fondo della valle, in Vallazza. Gli abitanti in 4 famiglie avendo reperto otto giorni prima un segno di questo sfracello si sono ritirati con la loro roba e animali in la Corte. Il loro danno fu poi importante perché, oltre la perdita dell’abitazione furono aspenate le loro campagne con una parte dei beni dei contadini di Vallazza che, per il timore di un secondo avvenimento che minacciava, si erano ritirati con la loro roba e animali nelle

vicine case di Ruaz. Nel luogo di Lasta, nel secolo XVI° fu sgravata una femmina di una fanciulla col corpo ben proporzionato ma con due teste. Divenne grande e visse per diversi anni e, avendo questo corpo due teste, era considerata per due persone che ciascheduna, separatamente, aveva le sue regolari funzioni nel parlare e nel prender l’alimento. Dal popolo erano tenute in venerazione per essere un’apparizione mai udita e erano

nominate le “Pupace di Lasta”. Nel volgo si raccontano ancora diversi predetti di avvenimenti che non merita farne menzione. Di questa famiglia Lasta vive un meritevole sacerdote Giuseppe di Lasta nato ai 31 di marzo 1778, sacerdote dai 3 di aprile 1802, al presente Curato in Campillo nel Decanato di Marebbe, morto 1804. A guisa delle altre vicinie della Patria ancor molti giovani della Corte arbandonarono il luogo della loro nascita per stabilirsi in Vienna. Più felici furono Sabo Sief maestro tentore morto in vecchia data l’anno 1825. Lasciò una considerabile facoltà al suo fratello pure in Renaz Pg 168 Di mestiere tentore e adesso possessore della Casa di suo fratello Silvestro Federa pure maestro tentore morto ai 11 di novembre l’anno 1824 in età di 31 anni. Lina, sua sorella, vive pure in questa città come serva. Domenico De Marin, maestro tentore, nato in Contrin, un uomo benestante è ancora in vita. Domenico Federa detto il Ronch, maestro tentore, è morto in avanzata età l’anno 1871. Pietro Vallazza di Contrin, maestro tentore. Mattia Federa, lavorante tentore di Contrin. Gasparini e suo fratello, tessitori De Cassian, ferraio di Vallazza, al presente in lingeria. (fine)

“Mie prume parole” ades deventa ence n e-book “Mie prume parole“ l é n liber per pichi e gragn de Sara Moling con mile parole nte cater lengac: ladin, talián, todësch, ingleje e co na mascia de biei dessens de Gabi Mutschlechner che tol ite plu che 50 argomenc: da le sajon ai animei, da la scola ai mestier. L proget del liber l eva sté nvié via ncora ntel 2014 n colaborazion co la Val Badia e con Gherdëna, e n particolar co l’Union dei Ladins de la Val Badia e col Istitut Cultural Ladin Micurá de Rü. L obietif l eva chël de realisé n liber compagn per vigni idiom de le cinch val ladine. Chëst bel liber l é sté stampé per fodom ntel 2015 e ades l é vegnù fora n verscion multimediala, co la poscibilité de vedei duc i dessens e dute le parole online a computer, podei scouté

“Sally” e “Merendina” prejenta l e-book “Mie Prume Parole” ai tosac de la scola da Fodom.

vigni parola nte duc cater i lengac e fè na mascia de juosc co le parole. Se sà che i tosac i à n gran gusto e che i fesc saurì col computer e

chëst ie mpermët de mparé ncora plu mprescia e plu saurì. Sabeda ai 4 de mei nte la scola elementera da La Plié l é sté la presentazion de chësta nuova verscion online del “Mie prume parole”. L nuof e-book l é sté presenté da Denni Dorigo e da Isabella Marchione del Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan e co la colaborazion de doi clown Sally e Merendina nterpretei da Silvia e Edith, che à fat divertì damac i tosac co nen valgugn juosc del nuof liber online e co na mascia de autre matade. N gran Diovelpaie a duc chi che à tout pert a la presentazion de chëst bel laour, che de segur l avarà gran suzes nte le scole e nte le fameie. Isabella Marchione


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Giornata della Cultura a Innsbruck A Franco Deltedesco la Verdienstmedaille (medaglia al merito) del Land Tirol e Premio Sánta Maria Maiou a Dorothea Crepaz “Polonëta”

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’alta onorificenza viene consegnata ogni anno a personalità della Regione del Tirolo che si sono distinti nel campo del sociale e della cultura. Fino a 192 le persone che ogni anno possono essere selezionate: 144 dal Nord Tirolo e 48 dal Sudtirolo. Non è la prima volta che questa riconoscimento viene conferito a personalità che vivono e operano nei territori che facevano parte del Tirolo fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Il primo fu, nel 2003, Bruno Trebo, ex sindaco di Livinallongo, presidente per 40 anni della Riserva di Caccia di Livinallongo e cofondatore dell’Union dei Ladins da Fodom. L’anno successivo il premio fu conferito a Sergio Masarei, maestro, poeta e redattore del settimanale “La Usc di Ladins”. Franco Deltedesco è nato a Livinallongo nel 1942. Dopo gli studi dell’obbligo, elementari a Livinallongo e medie a Bolzano, nel 1962 ha conseguito il diploma magistrale all’Istituto Giovanni Pascoli di Bolzano. Ha subito intrapreso l’attività di insegnante nelle diverse scuole allora aperte a Fodom: S. Giovanni, Ornella e poi a Pieve fino al 1994, anno in cui è andato in pensione. Fin da giovane si è dedicato alla ricerca e alla documentazione, in particolare fotografica, della storia, usi, costumi e tradizioni della sua terra di Fodom. Dal 1967 al 1972 ha collaborato alla redazione e stampa de “El Feral”, primo periodico ladino della sua vallata. Fin dalla sua fondazione collabora con il foglio parrocchiale “Le Nuove del Pais” ed è stato consigliere dell’Union dei Ladins da Fodom. Negli anni in cui a Fodom era ancora molto presente l’attività agricola a conduzione famigliare, Franco ha raccolto un’immensa documentazione fotografica degli antichi lavori legati alla terra, con la quale ha realizzato diverse pubblicazioni. Con l’Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali ha pubblicato Lavori contadini a Fodom (1983), Livinallongo-Fodom – Aspetti storico-geografici (1985), Jent da mont: momenti di vita della comunità ladina di Livinallongo-Fodom (1993), L’artigianato del legno e del ferro a Fodom (1995), L’artigianato della lana, della canapa e del cuoio a Fodom (1995). Con le edizioni Grafiche Bronca di Mosnigo di Moriago ed il contributo del Comune di Livinallongo e l’Union dei Ladins da Fodom ha pubblicato poi nel 2006 Storia,

usi, costumi e tradizioni della gente ladina di Livinallongo del Col di Lana e nel 2008 “Doi ciacole nte stua”. Al suo attivo anche molti CD e DVD che raccolgono un’ampia documentazione su ricerche e varie attività culturali della vallata fodoma. Nel 1994 ha ricevuto l’incarico dal Comune di Livinallongo di allestire e gestire il Museo Ladino Fodom. Progetto che ha visto la luce dopo due anni di lavoro e di raccolta del materiale, tra cui vecchi attrezzi e documenti donati da diversi cittadini fodomi. Negli anni il museo, che si trova nell’attico del vecchio Hotel Dolomiti a Pieve, si è arricchito di altre due sezioni: una storica dedicata alla Prima Guerra Mondiale ed una allo scultore di origini fodome Andreas Crepaz, vissuto e morto ad Hall in Tirol (Austria), grazie alle donazioni della nipote Dorothea Crepaz. La cerimonia di consegna del premio si è tenuta, come da tradizione, il 15 agosto nella storica Riesensaal der Kaiserlichen Hofburg (SoLo)

Il racconto del “maestro” Due sono stati i momenti che hanno caratterizzato la giornata della cultura nella ridente cittadina di Innsbruck il 15 agosto scorso. Già il giorno precedente Franco e la maestra Bruna Grones erano stati accolti da Dorothea Crepaz “Polonëta” e avevano preso alloggio all’Hotel Sailer (ma guarda un po’!).

1° Momento La giornata del 15 è iniziata con la partecipazione alla Santa Messa officiata dal Prelato Raimund Schreier nella Jesuitenkirche; immancabile la presenza di Dorothea e Victor von Strobel. A questa ha fatto seguito un momento folcloristico sulla piazza antistante la chiesa con la sfilata di numerosi gruppi nei loro sgargianti costumi e accompagnati dal corpo bandistico locale. Ha quindi avuto luogo la parte centrale della cerimonia, con la premiazione di ben 140 persone che si erano distinte per aver prestato la loro opera nel campo sociale e culturale. Non sono mancati brevi interventi da parte del Landeshauptmann del Tirolo, Günter Platter e del Landeshauptmann del Südtirol il Dr. Arno Kompatscher. Ha fatto seguito la consegna della “Verdienstmedaille” (medaglia al merito) del Land Tirol, accompagnata da una sintetica motivazione, che per il sottoscritto era la seguente: “Per aver allestito e gestito per 25 anni il Museo Etnografico Fodom e per aver sostenuto la cultura con pubblicazioni, CDDVD e filmati vari.” La mattinata, resa quanto mai vivace dai calorosi applausi rivolti ad ogni singolo premiato, si è conclusa in piazza dove era stato allestito un ricco buffet. Continua a pag. 27

Il maestro Franco Deltedesco riceve la Verdienstmedaille dai Governatori del Tirolo Platter e del Südtirol Kompatscher.


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2° Momento

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Al pomeriggio ha avuto luogo il momento che personalmente ritengo essere stato maggiormente sentito e toccante: la consegna alla signora Dorothea Crepaz “Polonëta” del PREMIO SÁNTA MARIA MAIOU 2019 da parte del Comun da Fodom e dell’Union dei Ladins, premiazione che era stata programmata in occasione della festa dell’Assunta, a Pieve di Livinallongo ma a cui Dorothea non avrebbe potuto partecipare. La cerimonia ha avuto luogo, in forma privata, nella sala dell’Hotel Sailer. Presenti, oltre alla festeggiata: Franco, Bruna e Victor. E’ stato un momento importante nel vero senso della parola. Innanzitutto perché il premio era ampiamente meritato, ma soprattutto per l’attaccamento di Dorothea a Fodom, terra natia del nonno Andreas, e per quello che lei ha fatto per la valle e per gli scolari e gli studenti fodomi, in particolare con il finanziamento dei due Concorsi “Andreas Crepaz” del 2012 e del 2015. Per noi che eravamo presenti, ed in particolare per la premiata, sono stati momenti toccanti quando Franco, a nome del Comun da Fodom e dell’ULF, ha letto e consegnato la pergamena in ladino e quando Bruna le ha consegnato il trofeo: una stella alpina forgiata a mano dall’artista “Mastro 7”, fissata ad un blocco di roccia dolomitica. Nell’insieme simboli di amicizia, di tenacia e di attaccamento alla terra che fu di suo nonno Andreas.

Dorothea mostra la pergamena e la stella alpina (premio Sánta Maria Maiou) appena ricevute dalle mani di Franco e Bruna, in rappresentanza del Comun da Fodom e dell’ULF.

(Franco Deltedesco)

Dorothea Crepaz “Polonëta” – Franco Deltedesco – Istitut Cultural Ladin “Cesa de Jan” – Scuole Fodom Anno Scolastico 2019-2020 3° CONCORSO “Andreas Crepaz”

*Croce d’Oro della Repubblica Austriaca* Carpac (Fodom)1877

Hall in Tirol 1963

Riservato agli studenti delle Scuole Elementari e Medie di Fodom SCUOLA ELEMENTARE : 1° ciclo (1^ - 2^) SCUOLA ELEMENTARE : 2° ciclo (3^- 4^ - 5^) SCUOLA MEDIA: 1^ -2^ - 3^ Tutti potranno partecipare con uno dei seguenti elaborati: a) UNO SCRITTO IN PROSA O IN POESIA in fodom o in italiano al quale dovrà essere allegato UN DISEGNO CHE LO ILLUSTRA b) UN LAVORO DI ARTIGIANATO o PICCOLA SCULTURA NB: ogni elaborato dovrà essere accompagnato da UNA BUSTA CHIUSA contenente NOME, COGNOME, SCUOLA e CLASSE dello scolaro. Sull’elaborato NON dovrà comparire il nome dell’autore o qualsiasi altra informazione che possa ricondurre ad esso. Gli elaborati dovranno essere consegnati ALLA SCUOLA o a FRANCO DELTEDESCO ENTRO FEBBRAIO 2020. Per gli organizzatori Franco Deltedesco


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Premi Sánta Maria Maiou 2019

I premiei en ocajion de Sánta Maria Maiou.

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nce n stouta l’Union dei Ladins deberiada col Comun i à volù se recugnësce con chelche persona che à fat trop per mantegnì e valorisé nosta cultura fodoma. L é sté pensé a doi de la val che à bù velch n comun: chël de tegnì vis i ultimi doi molins del paisc. *** Per l molin de Reba l Berto de Toratia. Na gran moia de no ester ruei adora, l se n é mort a la fin de jugn de chëst ann, ma se l à sentù come se l fossa nánter nos e sua fameia ruada sun palch a ritiré l premio. L Berto no l é sté demè mulinè, ánzi chël l l à fat nánterite davò che l Comun ava restauré l molin de Reba, per dé demostrazion souradut ai sciori de chësta mportánte ativité. L molin che va l é l simbol de nosta vita, de na cultura viva. No per nia l eva sté metù su la cuartela del vocabolar fodom de suo berba padre Adalberto Pellegrini. L Berto l é sté contadin, apicoltor, stradin, cantor, organist, sourastánt, studafuoch, donadou de sánch e l é sté ence l ultimo caleghè ntel paisc: te ie portáve doi stelfri debota da no se fidé e l te tiráva fora n per de ciauzei come nuos! Per no descore de suo

enjin e sua disponibilité a fè su cichemei, come i ciar de frazion e l prejepio de gliejia, arichis da chelche sua invenzion e artefiz da resté ncantei. Coche à scrit don Luigi Del Favero “una de chële persone nezesciarie nte n pico paisc per chël suo savei da fè dedut e n sánt de la porta damprò per sua disponibilité ai autri”. Na gran lezion de vita per duc nos e de chëst ie dijon n bel Diotelpaie al Berto che de segur l premio S. Maria Maiou l se l giaudarà sun Paradisc. *** Per l mulin consorzial de Andrac l Franco Moch, l famojo Deltedesco Pietro Franco, cugnisciù n lonch e n lerch per chësta bela e interesciánte ativité; tout ju e intervisté da le televijion, vijité da le scole, mujei e autri esponenc de la cultura e de l’agricoltura, nterescei a volei savei dut su coche ven fat a majené, a fè panicia e farina de vigni sort. L Franco l é sté ence segat sa Cernadou e n puo’ de agn sui impiánti, ma senza l à dagnára fat l bacán e l mulinè: n’ativité mparada ncora da tosat da suo pere e che l à tres porté n avánt con scrupol e pascion. Ncora al di da ncuoi l é chi che rua con blava

Nlouta dijon Diotelpaie Berto, Diotelpaie Franco, la iega cor, la roda gira e dut al mondo passa che cuaji pedia no lascia; ma per chël che ei fat e majené volon dassën ve ringrazié: panicia e farina i é jude a strita, on tres bù nost pán de vita! E po l Signour ten cont de ogni garnel: v’ei mplenì chël bon blavè sun Ciel! da majené: chelche paeján, ma ence jent e aziende da foravia, souradut con orde da fè panicia o sorch da polenta. L molin, come ence la sieia, l fesc pert del patrimonio rural e del vive de nosta comunité, l é simbol de na cultura che se manten viva. N temp l eva dut che jiva su nuosc rus, ogni vijinánza ava suo mulin o ence plu che un: l eva nost pán de vita. Perchëst speron che l Franco l pobe majené ncora a le longe e che siebe ntratánt valgugn che mpare nou e ciape l temp

e l gusto da podei sceguité chësta mportánte ativité. Per l’ocajion n Sánta Maria Maiou davomesdì l Franco l n’à dé demostrazion pro suo mulin de coche ven fat a majené e a puliné e de dut chël che auda laprò. N gran Diotelpaie e complimenc al Franco per suoi laour de segat e de mulinè e suo gran savei de la vita n general de na tipica fameia da bacán fodoma. Se auguron che la roda de chël bel molin che on nt’Andrac la pobe sceguité a giré fin che la iega va!


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N senn istituzional per le feste de paisc

L Capocomun da Fodom Leandro Grones co la medaia scincada da l’Union dei Ladins da Fodom.

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eva da nen toch che l’Union dei Ladins da Fodom la descorëva de porté ence nta Fodom n’usánza che l é ntei paisc de Tirol e de Südtirol. Chëla che l capocomun, n ocajion de feste religiose, culturai o folkloristiche ulache la lege la no perveighe de porté senns istituzionai come nte nost cajo l tricolor, l se mëte dintourn al col na medaia. N modo come n auter per se recugnësce e dé spo lustro e dignité istituzionala a la festa. L'ocajion per la prejenté l'é sté proprio n ocajion de la festa de Sánta Maria Maiou: festa simbol de chële ulache l Capocomun l podëssa ester prejent con chëst senn. Coscita sun paladina, davò la premiazion dei benemeriti, la prescidenta de l'Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner l'a scinché al Capocomun Leandro Grones la bela medaia co la morona de aniei con lassù l stema del Comun da Fodom. «No n é n premio al Capocomun – l'a prezijé – chësta medaia la ven scincada a na moda simbolica al Capocomun da ades e a duc chi che vignarà davoprò, co la speránza che i la porte nte dute chële feste ladine, religiose o culturai che ven fat nte nosta val». L prum zitadin l à rengrazié la prescidenta per l pensier e la scomenciadiva. (SoLo)

Sun Pordou na comemorazion dei morc n viera dal fle europeich

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é sté na comemorazion dei morc n viera dal fle europeich chëla che s’à tignù sabeda 24 de agost al ossario sun Pordou. La scomenciadiva l’é stada nviada via dal Volksbunde Deutsche Kriegsgräberfürsorge: n’associazion umanitaria todëscia, che à sua senta a Kassel, metuda su ntel 1919, recugnisciuda come de servisc publico, che la se nterescia de sté davò a la manutenzion de le cortine de viera. Per chësta comemorazion l é sté nvié raprejentánc de la Schwarzen Kreuz, l'associazion jemelina autriaca: ence chësta metuda su ntel 1919, che la colaboreia col Ministero de la Difesa per tignì viva la memoria dei morc n viera e censì i luosc ulache l é sepolì saudei austriaci, siebelo n Austria che foravia, dei Ministeri de la Difesa ungherese e talián. Auna a le autorité ence raprejentánze militar n er-

me dei cater paisc che davánt 100 agn i eva en viera un contra chël auter e nchëstadì i s’à ciapé auna per recordé chëla gran desgrazia. No podëva mancé raprejentánze co le mondure storiche dei Kaiserjäger austriazi, del Südtirol, unghereji de la marina austroungarica e ence n valgune Crocerossine. Ntra le autorité l Console General austriaco de Milán Wolfgang Spadingerence, l Capocomun da Fodom Leandro Grones, l comandánt de la cajerma dei carabinieri de Reba Marescial Tiziano Turra. Le delegazion le s'à biné da la una davomesdì davánt a la porta del ossario ulache l é sepolì zirca 8.500 saudei austriaci e todësć de la pruma e de la seconda viera mondial. A giourì la comemorazion l dr. Dirk Reitz, del Kriegsgräberfürsorge coi saluc ufiziai che à lascé ler-

N moment ntratánt la comemorazion.

ch po a la Bánda da Fodom che à soné i inns nazionai talián, austriaco, todësch e unghereje. L é sté spo la outa dei intervenc del Consol General austriaco e del senator Wolfgang Wieland, vizeprescident del Kriegsgräberfürsorge, ntercalei da toc mujicai, che i à recordé ci che l é suzedù davánt 100 agn su per ste mont e l'emportánza de continué a mëte a jì ocajion come chëste per recordé e no lascé che dut vegne desmentié. La zerimonia l'é juda n navánt spo co na orazion catolica, luterana e calvinista

e la depojizion de n valgune corone de orer. L moment ufizial de comemorazion l é sté sotlineé ence da nen menut de chiet e da le trombëte de n alpin e n saudè austriaco che à soné “Il Silenzio”, l “Ungarische Zapfenstreich” e “Der Gute Kamerade”. La zerimonia l'é stada sarada ite da la sbarada a salve fata da la compagnia dei scizeri da Fodom auna ai fasciagn. A la fin duc i presenc i s’à biné ntel piazal davánt a la cesa del guardián del ossario per n pico marendel njigné ca dai scizeri da Fodom. ls


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Sci Club Arabba

Gruppo Alpini

DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI Commemorazione al Col di Lana Come ogni anno, la prima domenica di agosto, il Col di Lana invita tutti a raggiungere la sua cima per commemorare i caduti della prima guerra mondiale, cerimonia organizzata dal Gruppo Alpini Col di Lana e dal Comune di Livinallongo. In questi ultimi anni la cerimonia al sacro monte aveva assunto significati particolari, per i numerosi eventi che hanno caratterizzato e coinvolto la nostra comunità, a ricordo doveroso nel centenario dell’immane tragedia della prima guerra mondiale. Quest’anno, anno del centenario di fondazione dell’Associazione Nazionale Alpini, si è ritornati ad una commemorazione “ordinaria”. Ma la cerimonia al Col di Lana non è mai “ordinaria”, lo testimoniano: • il concerto del sabato sera del Coro Femminile Col di Lana che con il Coro Cima Tosa di Bolbeno ha cantato preghiere di pace. • La massiccia presenza degli amici di Gubbio, rappresentati dall’Assessore Comunale Giovanna Uccellani e dal presidente degli Eugubini nel mondo dott. Pierotti Mauro a conferma dell’amicizia che lega i due Comuni. • La presenza degli AMICI del Jaegerbattailon 24 di Lienz, con i quali ormai da molti anni il 17 aprile viene celebrata assieme una cerimonia a Cima Lana per ricordare l’anniversario della mina.

Il momento de “La Preghiera dell’Alpino”.

• La presenza delle numerose autorità e associazioni d’arma presenti: il Sindaco Leandro Grones, il direttore generale dell’ANA Adriano Crugnola, il Consigliere Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini Michele Dal Paos, i Consiglieri della Sezione Alpini di Belluno Cesare Colbertaldo, Giorgio Sartori e Alberto Padoin, il Past President della sezione ANA di Belluno Franco Patriarca, il Tenente Colonnello Mauro Da Corte del 7° reggimento alpini di Belluno, il 1° luogotenente Palabazzer Vittorio comandante della base logistica della caserma Gioppi di Arabba, il marescial-

lo dei carabinieri Turra Tiziano comandante della stazione di ArabbaLivinallongo, Werner Lamprecht rappresentante dell’ Altkaiserjäggerclub di Innsbruck, i rappresentanti della Schuetzenkompanie Buchenstein-Fodom con in testa l’Hauptmann Testor Walter e i numerosi labari e gagliardetti presenti. Dopo i saluti delle autorità, la cerimonia è proseguita con la Santa Messa concelebrata dal Cappellano Militare don Lorenzo Cottali e da don Armando Minelli dei ceraioli di Gubbio, accompagnata dal coro parrocchiale di Pieve diretto dal maestro Denni Dorigo. LD

Elisa Darman alla guida dello Sci Club Arabba Cambio al vertice dello Sci Club Arabba: Elisa Darman succede ad Alessio Manzato Il nuovo consiglio, in gran parte rinnovato, si è riElisa Darman è la nuounito per la prima va presidentessa dello volta nelle settimaSci Club Arabba. ne scorse. Punto principale all’ordine del giorno il rinnovo delle cariche. Vista l’indisponibilità del presidente uscente Manzato a proseguire l’incarico, il consiglio ha fatto il nome di Elisa Darman. Con lei, a guidare lo storico sodalizio per i prossimi due anni ci saranno la vicepresidente e segretaria Simona Paghera, il tesoriere Kurt Pernthaler, un veterano ed esperto del settore come Paolo Davare che si occuperà del settore gare, Andrea Palla e Federico Pellegrini ai quali spetterà l’importante compito di organizzare il trasporto degli atleti, Alessandro Franzini addetto ai tesseramenti e Luciana Selle, responsabile del magazzino. Alcune conferme ma anche nomi nuovi. “Sì – spiega Elisa - in particolare spia-

ce per l’ex segretario Flavio Crepaz, che ha seguito lo sci club per tanti anni. A lui un ringraziamento particolare.” Fatto il direttivo ci sono già diverse questioni da affrontare. “Come primo atto abbiamo deciso di anticipare all’estate le iscrizioni che di solito si aprivano in autunno, Questo principalmente per riuscire ad organizzare con largo anticipo il trasporto con i pulmini, gli allenatori e la pre-agonistica in palestra. Altra priorità, l’acquisto di un nuovo pulmino. Abbiamo chiesto un contributo al Bim ed anche il Comune ha promesso un aiuto. L’altra novità è che per la prima volta nella storia dello sci club nel consiglio siedono anche due esperti del settore come Paolo Davare e Federico Pellegrini. Una cosa che ho voluto fortemente in modo da avere sempre un contatto diretto tra direttivo ed allenatori. Così che i problemi si possano risolvere sul nascere e non si trascinino fino alla fine della stagione come è suc-

cesso in passato. Abbiamo intenzione anche di rifare il gruppo della pre-agonistica avanzata. Questo per favorire la preparazione dei giovani intenzionati ad entrare nel gruppo agonistico. Confermata anche la collaborazione con la Scuola Sci Dolomites Reba, la sola che ci ha risposto, per la parte pre-agonistica.” Tempi stretti, perché la stagione agonistica quest’anno inizierà presto. “Sì, infatti abbiamo in programma già per domenica 22 e lunedì 23 dicembre una gara Fis Junior. Per il Lattebusche invece dobbiamo aspettare la definizione del calendario.” Come si prospettano le iscrizioni? “Quest’anno avremo un cospicuo numero di atleti che usciranno dalle categorie Baby e Cuccioli per passare ad Allievi e Ragazzi. Speriamo proseguano nell’attività agonistica. A livello locale si prospettano un paio di anni con pochi ragazzi: infatti anche alle elementari ci sono due pluriclassi. Ma speriamo nel futuro.” (SoLo)


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MATRIMONIO

Donatori di sangue Fodom

15^ Camminata “Caminon su le pedie de nuosc vegli”

“La Polenta l’é cota!” – annuncia soddisfatto il gruppo di corvé.

Anche quest’anno il direttivo della sezione di Fodom ha organizzato la tradizionale camminata che si è svolta Domenica 14 Luglio lungo il percorso Reba – Savinè – Plan Boè – Bec de Roces – Plàn Festil e ritorno verso Arabba. Ci siamo trovati al mattino presso il

parcheggio del Garnì Rù de Mont per incamminarci verso Plan Boè. Al “cason dei pastri” (lago artificiale Sit Boè) ci attendevano i donatori Nini e Renato con un buon “marendel” per poi continuare il nostro percorso. Sullo splendido terrazzamento dei Bec abbiamo preparato il pranzo con polenta, pastin, costicine, dolci e caffè. La giornata non era male e fino a mezzogiorno il sole ci ha sempre accompagnati. Ringrazio tutti quelli che hanno preso parte all’iniziativa e il personale del rifugio Bec de Roces per la gentile collaborazione. Vi aspettiamo per un’altra camminata l’anno prossimo sperando di poter accedere a tutti i sentieri del territorio di Fodom. Saluto e ringrazio tutti. Per il direttivo, il segretario Fabio Denicolò

Auguri! Giulia Roilo e Andrea De Dea Del Fabbro si sono sposati in Comune a Belluno il 31 agosto scorso. Ci piace condividere con i lettori de Le Nuove del Pais questo giorno di festa. Grazie! Chiara

Gita a Dolo (Mirano) sul fiume Brenta Domenica 22 settembre siamo partiti di buon ora con il pullman da Arabba per proseguire il viaggio verso Venezia. Dopo una breve pausa presso la località di Malcontenta, siamo saliti su un battello per visitare le ville venete, in particolare villa Pisani, la più grande e possente di tutta la riviera. Verso l’una ci aspettava un buon pranzo in un ristorante molto particolare, ricavato da un vecchio

mulino. Purtroppo il tempo non era dei migliori, ma abbiamo comunque trascorso una giornata alternativa. Al rientro non poteva mancare la tappa alla Birreria Pedavena dove, come sempre, si mangia e si beve di buon gusto. Ringrazio chi ha preso parte all’iniziativa, agli autisti e alla nostra Marisa che con impegno e volontà ha organizzato la gita. Alla prossima! Per il direttivo, Denicolò Fabio

Il gruppo sulla scalinata di “Villa Widmann“ (Mira).

La TOMBOLA del Mercoledì a VSG

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Gotto chiama al microfono i numeri della tombola via via estratti in attesa del “grido” di vittoria dei nonni!

l “Goto” si presenta ogni mercoledì a Villa San Giuseppe per allietare i nonni con il gioco della tombola, dopo aver portato “meglio di un corriere” le notizie fresche “de chi glacei da Rèba”. Rimane sempre entusiasta della precisione e della cura che hanno i partecipanti al gioco nel controllare i numeri che vengono estratti di volta in volta da Loris (e dai suoi sostituti come Angelo Pezzei) e valorizzati dal microfono che utilizza per raggiungere l’udito di tutti. Molto concentrati si alzano per gridare “ambo”, “terna” o “quaterna” o “cinquina” o “Tombola”!!! Segue la distribuzione dei premi che sono sempre più allettanti, grazie a tutti coloro che li offrono frequentemente e con generosità. Il “Goto” aggiunge ogni settimana una serie di suoi quadri dipinti sul legno con vari colori. Il tutto avviene sotto la supervisione di Erica che scrive i numeri alla lavagna e degli operatori che sostengono l’attività. Di questo momento così dice il Goto: «la prima bella notizia di ogni mercoledì è che trovo tutti gli ospiti pronti e concentrati per iniziare il gioco, vedo che mi aspettano con trepidazione ricordando a me e a loro che “è mercoledì!”. Il tutto è aggiornato di settimana in settimana sulla pagina facebook di Goffredo Dander se qualcuno volesse andare a visitarla. È bello svolgere questo servizio in casa di riposo, sono stato gratificato anche con una bella dedica in occasione del mio compleanno da parte di Zeli che l’ha composta con grande creatività!».


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«Le nuove del Pais»

ATTUALITÀ - SUZEDE NTA FODOM

Interventi post Vaia Da Davedino a Contrin e sulle barriere di protezione stradali: a Livinallongo al via diversi cantieri per sistemare i danni da Vaia.

Davedino

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l Servizio Difesa del Suolo della Provincia di Belluno ha avviato nelle settimane scorse un importante cantiere di messa in sicurezza della strada comunale di Davedino. Si tratta di una serie di interventi di consolidamento del dissesto franoso che ha coinvolto una parte di versante attraversato dalla strada comunale per la caratteristica ma disagiata frazione, che dista 2 km circa dal capoluogo comunale ed è abitata anche da una signora ultraottantenne. L’arteria, realizzata alla fine degli anni ‘90 è ben nota per essere stata frequentemente oggetto di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria a causa della fragilità del versante sul quale insiste. Il movimento franoso si è attivato a seguito dell’evento alluvionale della tempesta Vaia. Poi, le ripetute intense precipitazioni di aprile, maggio, luglio e agosto hanno fatto il resto, aggravando la situazione. Tanto che il dissesto si è riattivato fino a ridurre sensibilmente le dimensioni della carreggiata, arrivate ormai al limite della praticabilità in condizioni di sicurezza. Per questo motivo l’amministrazione comunale è stata costretta a emettere un’ordinanza di divieto di transito, dal ponte sul Rio Daghè fino all’abitato. Il 6 agosto è stato effettuato un sopralluogo da parte dei tecnici della Provincia, i quali hanno constatato una continua e costante evoluzione dei dissesti. Nello specifico, hanno rilevato che in corrispondenza del ponticello di attraversamento del Ru Daghè, le acque di piena avevano asportato i parapetti del ponticello, danneggiato in parte l’impalcato in tavole di legno,

ed eroso le sponde a valle del ponticello, con conseguente franamento parziale del ciglio stradale, per un tratto di circa 7 metri. Danneggiata risulta anche la fondazione del muro destro del ponte. Più avanti, poco prima dell’abitato di Davedino, gli stessi eventi hanno provocato il franamento del ciglio stradale verso valle per un’altezza di circa 4 metri e una lunghezza di 15. Di qui la decisione di avviare un intervento d’urgenza, dal costo stimato di circa 250 mila euro, in quanto la strada è l’unica via di accesso viabile alla frazione. Due gli interventi previsti: la sistemazione del ponticello sul Ru Daghè, prioritario per garantire condizioni di sicurezza nell’allestimento della logistica e indispensabile per l’accesso al cantiere principale e quindi il successivo ripristino delle condizioni di viabilità d’accesso alla frazione. L’intero progetto è stato completamente elaborato dal Servizio Difesa del Suolo e prevede, tra l’altro, la realizzazione di un nuovo muro di sostegno in calcestruzzo armato, con una serie di tubazioni di drenaggio. Saranno necessari anche interventi di edilizia specializzata per garantire un miglior ancoraggio al terreno sottostante. Prima dell’esecuzione del consolidamento del versante, si procederà con la sistemazione del profilo dissestato mediante la realizzazione di opere di sostegno con tecniche di ingegneria naturalistica. Il passo successivo sarà la realizzazione dell’opera di consolidamento per permettere il ripristino funzionale del piano viabile, realizzando un’opera di sostegno lungo il ciglio stra-

Lo smottamento vicino al ponte sul Ru Daghè.

Il punto dove la frana ha eroso la carreggiata della strada.

dale di valle per una lunghezza di circa 15 metri. L’intervento sarà completa-

to con il ripristino del sottofondo stradale e della pavimentazione. (SoLo)

Contrin e Palla-Agai

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e da una parte la Provincia è intervenuta con un importante cantiere per rimettere in sicurezza e riaprire la strada per la frazione di Davedino, dall’altra anche il Comune ha in programma l’avvio di alcuni lavori sulla viabilità comunale per sistemare alcune criticità causate dall’alluvione

di quasi un anno fa. Tutti interventi che saranno finanziati con i fondi per l’emergenza post Vaia. Il primo sarà sulla strada che porta alla frazione di Contrin, in prossimità del ponte sull’omonimo rio. In quel punto, come per il Ru Daghé sulla strada di Dave- ➥


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Strada di Zorz: c’è il progetto Un passo avanti per la strada di Zorz. La Sit Boè presenta il progetto di fattibilità con un nuovo tracciato che assicurerà l’accesso alla frazione anche in inverno.

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a frazione sopra Arabba, ai piedi del Mont Burz è una delle poche nel comune a non essere raggiungibile in automobile. O per essere più precisi, transitabile in tutto il periodo dell’anno. La ripida carreggia, non asfaltata, infatti, nel corso dell’inverno viene coperta dalla neve per fa posto alle piste da sci che scendono dal Monte Burz, dove ogni giorno passano migliaia a e migliaia di sciatori che percorrono la Sellaronda. Se fino a qualche decennio fa la situazione veniva in qualche modo accettata dai residenti, gli stessi, tra cui una signora anziana e qualche proprietario di seconda casa, da ormai qualche tempo hanno chiesto con forza al Comune di trovare una soluzione. Dopo vari tentativi di trovare un accordo con la società Sit Boè che gestisce le piste da sci lungo le pendici del Burz, un anno e mezzo fa il Comune decise di alzare la voce imponendo un aut aut perentorio: o la società proponeva una soluzione o l’amministrazione non avreb-

be rinnovato la concessione del passaggio delle piste sui terreni comunali. Soluzione estrema alla quale si sapeva fin da subito non si sarebbe mai arrivati, ma che evidentemente è servita a smuovere le acque. Recentemente la società presieduta da Diego De Battista ha presentato al Comune un progetto di fattibilità, nel quale si prevede un nuovo tracciato che permetterebbe di tenere aperta la strada anche in inverno. “La Sit Boè ha rispettato quanto le era stato chiesto – esordisce il sindaco Grones – e non solo una vaga ipotesi progettuale, ma una proposta concreta sulla quale poter discutere”. I nodi da sciogliere infatti non sono semplici. Il tracciato segue quello attuale che passa vicino alla stazione di partenza della seggiovia del Burz fino alle ultime case di Arabba per poi proseguire in fianco al bosco fino a raggiungere le case di Zorz. Qui, oltre ad alcuni parcheggi, è previsto un sottopasso che dovrebbe essere usato in inverno.

dino, le acque del torrente ingrossate dalle abbondanti precipitazioni della fine di ottobre del 2018 avevano eroso in maniera importante e pericolosa la scarpata in fianco alla spalletta del ponte che conduce alla caratteristica frazione ai piedi del Settsass. L’intervento, dal costo preventivato di 132 mila euro, prevede la costruzione di una scogliera con massi ciclopici in modo da rinforzare il muro di sostegno del ponte nonché la strada soprastante. Intervento quasi analogo è in programma lungo la strada che da Pieve porta alle frazioni di Palla e Agai, ai piedi del Col di Lana. Anche qui uno smottamento del ciglio dell’arteria, lungo circa 50 metri, aveva ristret-

to fortemente la carreggiata, compromettendo la sicurezza della viabilità. Ora, con un progetto dal costo di 250 mila euro, sarà realizzata una scogliera che ripristinerà la larghezza originaria della sede stradale. Frane e smottamenti non erano stati però gli unici eventi a causare danni alla viabilità. Con la caduta delle piante, in quella notte furono distrutti o comunque gravemente danneggiati anche chilometri e chilometri di barriere protettive, assolutamente indispensabili a garantire la sicurezza per chi transita su strade di montagna che si inerpicano perlopiù lungo ripidi pendii. Ecco allora, prima che arrivi l’inverno e con esso la neve, che

Il tracciato previsto per la nuova strada di Zorz

Mentre l’estate si passerebbe in fianco per permettere l’eventuale passaggio anche di mezzi pesanti. Una soluzione dal costo non certo irrisorio, “sulla quale la società sta ancora ragionando” continua Grones. “Ma con questo progetto si potrà trovare una soluzione anche all’annoso problema del campo scuola sci ed alla regimazione di alcune acque di scolo.” Ma chi sosterrà i costi? “Questo aspetto lo dobbiamo ancora definire. L’approvazione del progetto spetta comunque al Comune.” Bisognerà attendere quindi i tempi della burocrazia. Per questo nel corso dell’ultimo consiglio comunale è stata concessa una proroga di tre anni. “Un tempo non lungo che la cosa cada nel dimenticatoio, ma sufficiente perché il progetto faccia il suo iter – precisa Grones. Che conclude. “Proprio nei giorni scorsi ho incontrato gli abitanti di Zorz per ribadire loro che la questione della loro strada è tra le priorità dell’amministrazione.” (SoLo)

Alcuni versi di speranza ad un anno da Vaia

Resina amica Profumo di bosco, non di bosco morto resina amica filo di vita, pigna matura che porti il suo seme feconda la terra tra aghi d’abete ripopola il monte per quietare il mio pianto. Giovani piante succhieranno la linfa di precedenti radici, la terra copre ingloba e perdona placando tormento donando rinascita dopo tanto furore. Antonietta Crepaz Pecula

Il dissesto sulla strada di Contrin.

con circa 130 mila euro, il Comune conta di ripristinare la gran parte dei gard rail

lungo tutta la viabilità comunale che porta alle frazioni. (SoLo)


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«Le nuove del Pais»

Sciatori in aumento: la nuova seggiovia “Le Pale” sarà a 8 posti

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el 2020 la prima seggiovia 8 posti singoli impianti di risalita ha superato la ad Arabba. L’impianto sostituirà capacità di trasporto per i quali gli stessi la seggiovia 4 posti “Le Pale” nel impianti erano stati pensati non più di 20 circuito del Sellaronda e potrà arrivare anni or sono. Sotto la forte spinta delle società che ad una portata di 3.400 persone/ora e sarà la prima seggiovia di questo tipo operano nelle provincie di Bolzano e ad essere realizzata nel comprensorio di Trento anche le società che operano nelArabba e nel Veneto. La società Sit Boè di la provincia di Belluno sono quindi ogArabba ha presentato in Provincia la verifica di assoggettabilità alla Via per il progetto di una nuova seggiovia ad 8 posti. L’attuale seggiovia “Le Pale”, insieme a quella del Burz, permettono il col- Il rendering delle stazioni di valle e di arrivo della nuova seggiovia. legamento sciistico tra Arabba ed il Passo Campolongo. L’im- gi costrette ad adeguare i propri livelli di pianto nel 2020 raggiungerà il 20 anno di servizio a quelli imposti dallo standard funzionamento e per le normative vigenti di qualità del Dolomiti Superski. Il flusdovrebbe essere sottoposto ad un radi- so di sciatori lungo il carosello ha ormai cale ed oneroso intervento di revisione raggiunto con continuità portate molto generale. Per questo la società ha deciso elevate che spesso generano code e disdi attuare un intervento radicale per au- servizi alla clientela laddove, lungo il cirmentarne la portata. Nel corso degli ultimi cuito, sono oggi presenti impianti con quindici anni infatti, il livello qualitativo portate teoriche di trasporto inferiori a delle infrastrutture sciistiche dei compren- quelle degli impianti presenti sulle valsori che gravitano attorno al circuito del li limitrofe. Uno di questi casi è rappreSellaronda è aumentato con continuità sentato dalle seggiovie “Arabba – Monte tanto da raggiungere i massimi livelli di Burz” e “Le Pale – Bec De Roces” che deeccellenza a livello mondiale. La realiz- vono essere obbligatoriamente utilizzazazione di nuove piste da sci, l’amplia- te dagli sciatori che percorrono il circuimento di quelle esistenti e l’estensione a to del Sellaronda in senso antiorario nel tutto il demanio sciabile degli impianti di passaggio da Arabba verso il Passo Camproduzione neve hanno determinato un polongo. Considerando i flussi determicostante aumento dell’affluenza sui singoli nati dagli sciatori che percorrono il cirimpianti di risalita con il risultato che, in cuito del Sellaronda e quelli determinati molti casi, l’afflusso medio di sciatori ai dagli sciatori che ricircolano sulla tratta

“Marmolada – Corvara” le portate teoriche di 2.400p/h che caratterizzano queste due seggiovie non risultano più adeguate e la formazione di lunghe code agli imbarchi delle due seggiovie è ormai un fenomeno frequente. La Sit Boè ha deciso di intervenire prima sul “Le Pale” in quanto, come spiega il presidente Diego De Battista, «per la Burz servirà ancora un po’ di tempo, perché sono in fase di discussione delle opere urbanistiche importanti per ovviare al problema della congestione a stretto contatto con il paese e della sicurezza degli utenti, anche non sciatori, che si muovono nella zona.» Le caratteristiche dell’impianto La seggiovia seguirà il tracciato di quella attuale per una lunghezza di 921 metri che saranno coperti in solo 3 minuti di viaggio ad una velocità di 5 m/s. Con la portata iniziale di 3000 persone/ ora sarà dotata di 44 seggiole chiuse da una cupola per aumentare l’offerta qualitativa, che diventeranno 55 in caso di aumento a 3.400 persone/ora. I piloni saranno 12. Nel progetto sono previsti anche alcuni interventi sulle piste servite dalla seggiovia. In particolare sarà reso meno ripido il tratto finale che scende dal Burz che si raccorda con l’accesso alla nuova seggiovia. (SoLo)

VIVA I 60!

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oi coscritti del 1959 ci siamo ritrovati sabato 14 settembre in chiesa per ringraziare del traguardo raggiunto e ricordare Paolo, Attilio e Serafino che ci hanno lasciato prematuramente. Dopo la messa, ritrovo alla Cesa Mesdi per la cena in amicizia e convivialità. Gabriel


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Fodom – Servizi: una legge blocca la nomina di Alessandro Denicolò Nuovo cda della “Fodom Servizi”: una norma blocca la nomina alla presidenza dell’ex assessore Alessandro Denicolò. Oscar Troi resta in carica per altri due anni.

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ei giorni scorsi il sindaco di Livinallongo Leandro Grones ha proceduto alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione della “Fodom Servizi”, l’azienda speOscar Troi ciale di servizi alla persona che gestisce la casa di riposo Villa S. Giuseppe e la mensa delle scuole. Il cda può essere formato da un minimo di tre ad un massimo di cinque componenti, compreso il presidente, ai quali viene chiesto di svolgere l’incarico senza alcun compenso o rimborso. Lo statuto, approvato nel 2015 dal consiglio comunale, prevede che la nomina sia competenza esclusiva del primo cittadino. Una norma contestata dall’allora gruppo di minoranza dell’ex sindaco Ruaz ed anche da quello attuale capeggiato da Daniela Templari, secondo i quali invece la competenza dovrebbe essere del consiglio comunale. Il cda resta in carica cinque anni, come l’amministrazione comunale. Dopo la sua elezione il sindaco ha tre mesi di tempo per provvedere alla nomina dei nuovi consiglieri e del presidente. Ma proprio sul nome di quest’ultimo ecco arrivare la sorpresa. In campagna elettorale infatti, il sindaco Grones aveva annunciato che per quella poltrona, al posto dell’uscente Oscar Troi, ex sindaco di Colle S. Lucia, aveva già destinato l’allora assessore, ma non più ricandidato, Alessandro Denicolò, che da anni si occupa della casa di riposo Villa S. Giuseppe. Il sindaco aveva fatto però i conti senza l’oste: ovvero una

norma che vieta agli ex amministratori pubblici di ricoprire incarichi in società controllate dal comune o funzionali ad esso per almeno due anni dopo che hanno terminato il loro mandato. Norma ci cui Grones non era a conoscenza, ma che non è sfuggita invece al segretario comunale. “Si tratta di una legge molto vecchia – spiega il sindaco – ma ancora in vigore. Ed il segretario, ovviamente, me lo ha evidenziato quando si è trattato di stendere il decreto di nomina del nuovo cda della Fodom servizi.” Così il primo cittadino ha dovuto in fretta e furia correre ai ripari e chiedere al presidente uscente Troi la disponibilità a continuare il suo mandato. Incarico che avrà comunque la scadenza temporale dei due anni previsti dalla legge, al termine dei quali Grones provvederà alla sostituzione con Denicolò. “Nel frattempo – spiega – gli conferirò comunque un incarico ufficiale a seguire la gestione di Villa S. Giuseppe.” Con Troi, nel nuovo cda riconfermato il nome di Adele Denicolò, mentre al posto di Elena Pallua entra Maristella Palla. “Ringrazio Oscar Troi per la disponibilità a continuare l’incarico – conclude Grones – In questi tre anni e mezzo ha svolto un ottimo lavoro per gestire una struttura con 40 dipendenti ed un bilancio che sfiora il milione e mezzo di euro. Sono soddisfatto anche per l’entrata nel cda di Maristella Palla, che con la sua pluriennale esperienza della macchina burocratica pubblica come ex dipendente comunale, potrà dare un contributo prezioso. (SoLo)

LAUREE Denicolò Davide (Arabba) il 15 luglio 2019 ha conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria dell’Informazione presso l’Università degli studi di Padova, discutendo la tesi “Dal controllo analogico a quello digitale: analisi e confronto dei due metodi”.

De Riva Giulia (Sorarù) il 19 luglio 2019 ha conseguito la Laurea triennale in Economia e Management presso l’università degli studi di Padova con la votazione di 110, discutendo la tesi “Imprese ibride e creazione del valore sociale: strategie implementate in caso di presenza di tensioni tra elementi eco e sociali.” Congratulazioni e auguri per il tuo futuro dai tuoi familiari e amici.

Crepaz Marco (Andraz) il 19 luglio 2019 ha conseguito la Laurea magistrale in Ingegneria Civile presso l’università degli studi di Trento discutendo la tesi “Studio aerodinamico del profilo alare”.

Pezzei Alessandro (Digonera) il 25 settembre 2019 ha conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria dell´Informazione presso l’Università degli studi di Padova discutendo la tesi “Progettazione di un sistema di controllo per la stabilità laterale di un veicolo”. Si congratulano per il traguardo raggiunto familiari ed amici.

Congratulazioni a Davide, Giulia, Marco e Alessandro da tutta la redazione de LNdP!


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«Le nuove del Pais»

COMUNITÀ IN CAMMINO BATTESIMI

Grones Verena (Crepaz) di Peter e Marchi Jessica, nata a Brunico il 03.06.2019 e battezzata ad Arabba il 22.09.2019.

Fiorin Giulia (Pieve) di Antonello e Gliera Nicoletta, nata a Belluno il 16.05.2019 e battezzata ad Arabba il 29.09.2019.

MATRIMONI

DEFUNTI

Palla Claudio (Merano), nato il 24.07.1955 e deceduto il 19.04.2019. Coniugato e padre di 3 figli.

Devich Stefanie (Salesei di Sopra) di Pierino e Farenzena Nadia, nata a Belluno il 20.01.2019 e battezzata a Pieve il 06.10.2019.

NATI

Sorarui Iris (Cernadoi) di Giorgio e Cadorin Morena, nata a Belluno il 29.08.2019.

Rech Omar e Roilo Erica (Gosaldo - Pieve), sposati a Pieve il 31.08.2019.

Pellin Francesco e Martini Daniela (Sedico - Ornella), sposati ad Ornella il 07.09.2019.

Soratroi Sara (Salesei di Sotto) di Sandro e Sottil Sabrina, nata a Brunico il 14.09.2019.

Vallazza Maria Giuliana (Cortina d’Ampezzo), nata a Corte il 08.09.1935 e deceduta a Cortina d’Ampezzo il 02.08.2019. Vedova di Zardini Romeo, madre di 2 figli.

Crepaz Ines, (Borgo alla Collina – AR), nata a Ruaz il 09.09.1939 e deceduta a Bibbiena (AR) il 11.08.2019. Coniugata con Torelli Guido, madre di 2 figli.

Finazzer Egon “de Maria Mòra” (Caldaro-BZ), nato a Bolzano il 19.07.1929 e ivi deceduto il 29.08.2019. Coniugato con Ilse, padre di 1 figlio.

Sellemond Juliana “de la Lena del Lecio de Majarei” (Bressanone), nata a Velturno (BZ) il 27.05.1929 e deceduta a Bressanone il 30.08.2019. Coniugata con Prantner Alois, madre di 5 figli.

Crepaz Teopista (Taibon), nata a Ruaz il 26.12.1954 e deceduta ad Agordo il 03.09.2019. Coniugata con Soccol Aldo.

Devich Albertina (Sorarù), nata a Salesei di Sopra il 07.07.1933 e deceduta ad Agordo il 05.09.2019. Madre di 2 figli.

Masarei Vanessa (Salesei-Falcade), nata a Belluno il 17.04.1997 e deceduta a Treviso il 11.09.2019. Nubile.

Dorigo Bruna (Brenta), nata a Pieve il 16.07.1925 e deceduta a Brenta il 12.09.2019. Coniugata con Crepaz Alfredo, madre di 1 figlio.

Sorella Margherita Feltrin – Discepola del Vangelo, nata a Ponte di Piave il 02.10.1922 e deceduta a Castelfranco V.to il 31.05.2019 dagli anni ’70 ha frequentato la vallata.

Sorella Annamaria Feltrin – Discepola del Vangelo, nata a Ponte di Piave il 12.07.1926 e deceduta a Castelfranco V.to il 18.07.2019. Negli anni ’90 ha abitato a San Giovanni.


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