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Le nuove del Pais 2019_1

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Anno LV • Febbraio - Aprile 2019 • N. 1

Le nuove del Pais Bollettino del decanato di livinallongo 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

In una Chiesa che non morirà, una Chiesa che muore (Chiudere gli occhi, far finta di non vedere, o interrogarsi sul come siamo chiamati a vivere la nostra fede, ad amare il Signore, dentro una chiesa che muore?) Chiese chiuse diventano pub o moschee: il declino del cristianesimo in Europa

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l fenomeno è cominciato da diversi anni nel Nord Europa per poi espandersi all’Italia, Francia e Spagna. In Svezia ormai meno del 5 per cento frequenta regolarmente la chiesa. Percentuale che scende al 3 per cento in Norvegia. In Danimarca circa 10 mila persone hanno abbandonato la chiesa nel giro di soli tre mesi, tra aprile e giugno del 2016, in seguito ad una massiccia campagna pubblicitaria promossa dalla società atea, una delle associazioni che riceve più fondi privati nel paese. In Olanda la gerarchia cattolica stima di dover dismettere due terzi delle proprie chiese entro il 2025. E quelle protestanti non se la passano meglio. Anche in Germania la chiusura delle chiese è all’ordine del giorno. In Belgio centinaia di chiese chiudono e vengono “riconvertite”. Solamente a Bruxelles oltre 100 luoghi di culto rischiano la chiusura. Non

sta meglio la chiesa anglicana. Il numero dei “non religiosi” ha superato ampiamente il numero dei “religiosi” in tutta la Gran Bretagna. Tra il 2012 e il 2014 la percentuale di britannici che si identificano come anglicani è scesa dal 21 al 17 per cento. Dati che hanno fatto prevedere ad alcuni esperti che entro 15 anni l’anglicanesimo sarà praticamente sparito. In Austria, paese dalla grande tradizione cattolica, addirittura il 75 per cento delle parrocchie rischia la chiusura. L’arcidiocesi di Vienna ha avviato un drammatico piano di ridimensionamento che la porterà a contare 150 parrocchie al posto delle 660. Mancano i

fedeli, ma anche i preti, tanto che da tempo è permesso officiare i funerali a semplici fedeli. Pratica che sta difondendosi anche in Italia, in particolare nella diocesi di Bolzano-Bressanone. D’altronde, restando nella dioce-

si di Bolzano-Bressanone, entro 20 anni si stima che i sacerdoti scenderanno da 177 a 50, problema riscontrabile in centinaia di diocesi in tutta Europa. Edifici di culto che diventano tutt’altro. Ad Arhhein in Olanda, la grande chiesa di S. Giuseppe è diventata una sala di skateboard. La chiesadi Saint Paul a Bristol è divenata una scuola di circo. A Edimburgo una chiesa Luterana è diventata un pub con decorazioni di Frankestein. Altrove diventano librerie, negozi, cinema, supermercati. Ma accade sempre

più spesso che le chiese restino edifici religiosi. Solamente sono dedicate ai fedeli di altre religioni. In Francia ci sono quattro esempi di chiese cattoliche trasformate in moschee: a Lille, Nantes e Grauhet. D’altronde la popolazione europea continua a invecchiare e la natalità continua scendere. I cristiani in Europa dovrebbero essere 100 milioni di meno entro il 2050. In Gran Bretagna il numero dei mussulmani praticanti dovrebContinua a pag. 2


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«Le nuove del Pais»

be a breve superare quello dei cristiani praticanti. È l’età a fare la differenza, come chiarisce il dato della Francia, dove il 65 per cento dei cattolici praticanti ha più di 50 anni mentre il 73 per cento dei mussulmani praticanti ne ha meno di 50. Nel frattempo il presidente turco Erdogan continua a finanziare la costruzione di importanti centri di culto mussulmani in Europa, come la nuova moschea di Strasburgo,

che costerà all’incirca 30 milioni di euro. La stessa cosa la fanno da tempo Qatar e Arabia Saudita. Al contrario l’Europa vive tra due pericolosi estremi: il “politicamente corretto” che fa sparire le croci dalle scuole, dalle pubblicità e i pericolosi estremismi di destra. E la spiritualità? Quella rischia di andare a farsi benedire. La messa “è sospesa”. Resta da capire se è rinviata a data da destinarsi oppure è davvero finita.

Due più due fanno quattro! Il nostro Dio è il Dio della vita! Dove non c’è lui manca la vita e dove non c’è la vita Dio non c’è . Siamo chiamati a vivere se vogliamo trovare Dio e siamo chiamati a cercare Dio se vogliamo trovare la vita.

LA PAROLA DIO Nella parola di Dio andiamo a cercare una lettura che illumini la nostra fede e il nostro tempo. Troviamo la necessità del riconoscimento del nostro peccato, la fedeltà e la potenza della misericordia di Dio, che nel “piccolo resto” realizzerà le sue promesse. La chiesa quindi, luogo dell’azione, dell’amore e della salvezza di Dio non verrà meno. Forse Dio sposterà semplicemente la sua tenda, e la piccolezza e la debolezza permetteranno a Dio di mostrare la sua grandezza. Gesù era ebreo, Maria era ebrea, i dodici discepoli erano ebrei, e le prime comunità cristiane erano chiamate comunità giudaico cristiane, quindi di ebrei. Lungo la storia il cristianesimo presso il popolo ebraico è praticamente velocemente scomparso. (C’è un detto che racconta che, quando il popolo degli ebrei si convertirà, verrà la fine del mondo). L’Africa del nord ha avuto una stagione di grande spiritualità, di grandi santi, (S. Agostino, S. Monica, S. Fosca, S. Antonio Abate, ecc.), di un numero grandissimo di martiri, di eremiti del deserto, ma attualmente il cristianesimo nell’Africa del Nord è pressoché inesistente. Ma la Chiesa non è morta! Dio ha semplicemente spostato la sua tenda. Conclusioni: Non è la Chiesa che muore, ma muore qui per vivere, per risorgere, altrove. Con questa verità, in questa realtà siamo chiamati a vivere, a credere, ad amare. Non “mancano” i preti, le suore, i frati, i fedeli: è una chiesa che muore. Abbiamo delle responsabilità, dei peccati? Dio non dimentica, è fedele. Semmai siamo noi che abbiamo dimenticato e non siamo stati fedeli. Possiamo invocare, fidarci, guardare la fede dei nostri fratelli. Niente e nessuno potrà toglierci Gesù Cristo.

Daniele 3,34-43 34 Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non rompere la tua alleanza; 35 non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo tuo amico, di Isacco tuo servo, d'Israele tuo santo, 36 ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare. 37 Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione, ora siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. 38 Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia. 39 Potessimo esser accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. 40 Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c'è confusione per coloro che confidano in te. 41 Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto. 42 Fa' con noi secondo la tua clemenza, trattaci secondo la tua benevolenza, secondo la grandezza della tua misericordia. 43 Salvaci con i tuoi prodigi, da' gloria, Signore, al tuo nome.

Baruc (2, 12-13.19-35) Signore, Dio di Israele, 12 abbiamo peccato, siamo stati empi, siamo stati ingiusti, o Signore Dio nostro, riguardo a tutti i tuoi precetti. 13 Si allontani da noi il tuo sdegno, perché siamo rimasti pochi tra le nazioni dove ci hai dispersi. 29 "Se non ascolterete la mia voce, di sicuro, questa grande moltitudine sarà ridotta a un piccolo numero tra le nazioni dove io li disperderò; 30 poiché io so che non mi daranno ascolto, essendo un popolo di cervice dura. Tuttavia nel paese del loro esilio rientreranno nel loro cuore 31 e riconosceranno che io sono il Signore, Dio loro. Allora io darò loro un cuore e orecchi che ascoltano 32 ed essi mi daranno lode nel paese del loro esilio, si ricorderanno del mio nome 33 e si convertiranno dalla loro durezza e dalle loro azioni malvagie, poiché ricorderanno la condotta dei loro padri che peccarono contro il Signore. 34 Io allora li ricondurrò nel paese che giurai ai padri loro, ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ne avranno il dominio. Io li moltiplicherò e non diminuiranno. 35 Io stabilirò con loro un'alleanza perenne per cui io sarò per essi il loro Dio ed essi saranno per me il mio popolo e non scaccerò più il popolo mio Israele dal paese che ho dato loro"».

Isaia 10,20-22 20 In quel giorno il resto di Israele e i superstiti della casa di Giacobbe non si appoggeranno più su chi li ha percossi, ma si appoggeranno sul Signore, sul Santo di Israele, con lealtà. 21 Tornerà il resto, il resto di Giacobbe, al Dio forte. 22 Poiché anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà; è decretato uno sterminio che farà traboccare la giustizia.


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 6 gennaio Cari parrocchiani, il 1° Gennaio, come ogni anno a questa data, è stata celebrata la giornata mondiale della pace. È bello aprire l’anno nuovo augurandoci un tempo sereno e propizio nel quale tutti desideriamo la pace. Ma la pace si costruisce insieme. A questo riguardo Papa Francesco ha usato queste parole: la pace è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. Possiamo cogliere tre dimensioni che non si possono dissociare le une dalle altre: la pace con sé stessi che fa rifiutare la collera, l’impazienza e l’intransigenza che porta ad esercitare “un po’ di dolcezza verso sé stessi” per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”. La pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta in sé. La pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire. Sentiamoci insieme responsabili di questa pace che si può costruire facendo ciascuno la propria parte per il bene di tutti, qui a Fodom e nel mondo che abitiamo con tanti altri uomini e donne. (sdv)

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo. e ci metteremo d’accordo per un momento che vi va bene. E senza la solita scusa della paura di disturbare! Sono qui apposta e quando mi chiamate sono doppiamente contento in quanto sono sicuro di fare qualcosa che desiderate. Ho scelto per voi un opuscolo intitolato “L’Abc dell’amore”: sei parole per costruire e custodi-

re la famiglia. Forse non dice grandi novità, ma ribadire certi concetti fa sempre bene. Penso che serva anche a chi è solo in quanto viviamo anche la “famiglia” del vicinato e la “famiglia” più grande del paese: sarebbe proprio importante costruirla e custodirla visti i tempi che stiamo vivendo dove tutto invita a dividersi e

"Bondì e Bon Ann, vignon a se perié la Bambona!"

Domenica 13 gennaio Cari parrocchiani, questa settimana comincerò la visita e la benedizione delle famiglie. È un giro impegnativo, ma nello stesso tempo piacevole per la vostra accoglienza e per la possibilità di rivedervi. So che l’orario non è il più adatto per incontrare tutti, in particolare quelli che sono al lavoro, ma è difficile trovarne uno migliore. Però, ve lo dico sempre: se ci tenete e non potete essere presenti, telefonate

a stare per conto proprio. Non sarebbe male che noi cristiani contribuissimo a determinare un’inversione di tendenza. (dd)

Domenica 20 gennaio Cari parrocchiani, ci troviamo nel bel mezzo della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che ha luogo ogni anno dal 18 al 25 gennaio. È davvero umiliante che coloro che credono in Cristo siano divisi, quando proprio il Maestro esprimeva il suo più grande desiderio: “che siano una cosa sola, come tu, Padre sei in me e io in te... perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. E che le nostre divisioni siano una delle grandi cause dell’incredulità dei nostri tempi penso sia evidente. L’accento della settimana di preghiera di quest’anno è stato messo sul fatto che non basta essere uniti nella fede, ma bisogna esserlo anche nell’aiuto e nel sostegno reciproco. Il Papa afferma che “Le feste stesse esortano il popolo alla giustizia, ricordando l’uguaglianza fondamentale tra tutti i membri, tutti ugualmente dipendenti dalla misericordia divina, e invitando ciascuno a condividere con gli altri i beni ricevuti. Rendere onore e gloria al Signore nelle feste dell’anno va di pari passo con il rendere onore e giustizia al proprio vicino, soprattutto se debole e bisognoso”. Come per dire che se ci fermiamo alla teoria non succede nulla: bisogna arrivare alla concretezza della vita. (dd)

Domenica 27 gennaio

Anche quest'anno diversi gruppi di bambini sono passati per le case e gli alberghi di Arabba ad augurare Buon Anno!

Cari parrocchiani, qualche mese fa, durante una notte, in un momento insonne (dicono che i vecchiotti sono soggetti e mi sembra sia vero!) mi è venuta in mente un’idea che potrei chiamare anche un sogno. Pensavo alle tante coppie di fatto ormai consolidate, magari


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con figli, che per vari motivi non hanno celebrato il sacramento del matrimonio pur non essendo contrari. Molte volte la scelta di non celebrarlo è determinata dall’impegno finanziario, anche se avendo il coraggio di andar oltre le tradizioni il costo sarebbe vicino allo zero; oppure dal non voler essere in prima persona sotto gli sguardi di tutti o dalla moda del momento o dalla casa o dal lavoro o da altre circostanze che lo rendono difficile. Mi sono detto: perché non proporre un matrimonio “comunitario” di 3, 5... o più coppie organizzando poi una bella festa sotto il tendone dove tutti

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Domenica 3 febbraio (giornata per la vita) Cari parrocchiani, “È VITA, È FUTURO”. È questo il titolo dedicato alla giornata di oggi che ogni anno viene celebrata la prima domenica di febbraio. È la festa della vita, e la presenza di molti bambini radunati oggi in chiesa ce lo manifesta in modo tutto particolare e gioioso. Per questa occasione, i Vescovi ci ricordano che “per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata

noi la Terra. Ciò lo vediamo tra di noi nei rapporti buoni con chi abbiamo vicino, nell’accoglienza della vita che nasce, nella cura dell’anziano portatore di sapienza e di esperienza, nell’accoglienza di chi da fuori entra nella nostra vallata... Tutti gesti questi che sono per la (sdv) vita.

Domenica 10 febbraio Cari parrocchiani, ci sono tanti modi di dire tra i quali, uno che si ripete spesso, è “a fin di bene”. Lo si dice quando si vuol fare qualcosa di buono, ma buono non è il modo con cui lo

LA NEVE RIDIMENSIONA LA “FESTA DELLA VITA” Domenica 3 febbraio, a Pieve di Livinallongo, è stata celebrata la “Festa della Vita”. Purtroppo le abbondanti nevicate, con conseguente pericolo di valanghe, non hanno favorito la partecipazione delle famiglie e molti genitori sono stati costretti a rimanere a casa con i loro bimbi. La festa ha visto ridotte le presenze ma non la cerimonia, vivacizzata dalle voci del “Piccolo Coro”.

vengono invitati con la possibilità di contribuire liberamente, senza problemi di regali e di complicazioni varie? Qualche coppia con cui ho parlato ha apprezzato l’idea e ha dimostrato una certa disponibilità. Si potrebbe fare insieme la preparazione dopo Pasqua e a settembre organizzare l’evento. Ora sta a chi è interessato giocarsi la proposta: io aspetto adesioni! (dd)

e bisognosa dell’essenziale... Ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione... Non vanno dimenticati gli attentati alla salute della “casa comune” che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale” cioè riguarda la custodia di ogni forma di vita: dalle piante, ai paesaggi, agli animali (e in questo la gente di montagna sa trasmettere tutta la sua passione), ai nostri fratelli e sorelle che abitano con

si fa. È un argomento che ha fatto discutere e fa discutere un mucchio di persone. Uno dei più famosi è Macchiavelli che diceva che “il fine giustifica i mezzi”. Oppure si parla di “buone intenzioni” (a proposito delle quali si dice che ne è lastricato l’inferno). Non è così facile districarsi tra queste parole, ma bisogna dire che la responsabilità morale delle nostre azioni dipende dall’intenzione con cui le facciamo,

stando ben attenti a chiarire il dubbio qualora non fossimo sicuri della bontà di quanto stiamo per fare. Frequentemente si dicono bugie “a fin di bene”. È un terreno scivoloso come le nostre strade in questi giorni: ci si può far male. La verità è sempre quella che aiuta di più le buone relazioni e la fiducia reciproca: altri modi di dire sottolineano come “le bugie hanno le gambe corte” e “il diavolo fa le pentole senza coperchio”. Ma in realtà può capitare che la verità non venga capita o provochi reazioni esagerate che una piccola bugia potrebbe evitare: qualcuno direbbe che, non potendo far altro, è meglio scegliere il male minore. È comunque sempre assai rischioso specie quando capita di frequente. (dd)

Domenica 17 febbraio Cari parrocchiani, domenica 3 febbraio a Longarone c’è stato il Convegno Diocesano. Il relatore Enzo Biemmi ha fatto alcune osservazioni che propongo alla vostra riflessione e sarei anche curioso di sapere cosa ne pensate. Con una battuta che ha strappato un applauso, Biemmi ha detto che «era molto più facile fare il parroco nel 1960 e sarà molto più facile anche nel 2060». In questi anni di passaggio, invece, nelle parrocchie è necessario accompagnare la transizione da una fede di tradizione a una più consapevole, senza recriminare: «non si tratta di cacciar via chi ancora chiede i sacramenti, ma accompagnare la gente che chiede i sacramenti verso la fede». Nelle domande dei presenti la richiesta di che cosa si può fare subito, senza aspettare il 2060 ma nel 2019 – che sarà comunque un anno in cui le parrocchie celebreranno le prime comunioni, le prime confessioni, le cresime di bambini o ragazzi – fratel Enzo ha notato come i Vescovi italiani abbiano già dato una preziosa indicazione: «di primo annuncio siano innervate tutte le azioni pastorali»: nessuna celebrazione, per quanto tradizionale, può essere esclusa a


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priori dall’annuncio che «Gesù ha dato la vita per te e che è presente nella tua vita per donarti il suo amore». Non so se quest’ultima frase sia per voi una novità e se la consideriate importante per sentirvi cristiani . (dd)

Domenica 24 febbraio Cari parrocchiani, ogni anno il Vescovo invia alle comunità parrocchiali alcuni orientamenti, alcune linee di comportamento da tener particolarmente presenti. Tra le altre cose, quest’anno siamo invitati ad “alzare lo sguardo”. Si sa che non stiamo attraversando un periodo particolarmente facile come cristiani e per questo tendiamo a lamentarci spesso perché la chiesa non è più piena come una volta, perché i ragazzi non vengono a messa,

perché i giovani... Dato che sappiamo che Gesù ha promesso “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, siamo invitati a non scoraggiarci, anzi, ad alzare lo sguardo perché altrimenti corriamo il rischio di perdere di vista tutto il bene che comunque esiste nelle nostre comunità. In concreto – ci viene detto – “Impegniamoci nelle occasioni di incontro a scambiarci ‘parole buonè portatrici di echi evangelici. Ne sentiamo il bisogno ovunque. In parrocchia è da aiutarsi ad ‘alzare lo sguardo’, a non restare imprigionati nei ‘luoghi comuni’, nei pregiudizi, nella lettura al negativo della realtà. Favoriamo sul territorio iniziative che alimentino fiducia verso il futuro e capacità di costruire insieme". Farà bene a tutti, a comin-

Sotto lo sguardo attento di Nevis, la nuova “sourastànte”, gli uomini della vijinànza di Pieve allestiscono il paesaggio pasquale. A Nevis, Luigina e Luciano Crepaz che hanno accettato di aiutare il Comune in questo prezioso servizio, auguriamo buon lavoro e di riuscire a coinvolgere tanti paesani! Grazie al Sisto che negli ultimi anni è stato un sourastànte attento e operoso, confidiamo di vederti sempre attivo!

ciare dal parroco, essere meno lamentosi e guardare con fidu(dd) cia la nostra realtà.

I NALP (leggere con enfasi :-)) Ci presentiamo: siamo i NALP! Vi chiederete chi siamo, in effetti il nome può sembrare un po’ strano: ora ve lo spieghiamo! NALP sta per…no, ve lo sveleremo in seguito. Siamo nati per aiutare gli altri, diffondere allegria e stare insieme divertendoci. Per rendere le cose meno astratte, facciamo qualche esempio: abbiamo aiutato una signora a portare i “lenzuoi dal fen dala majon alla stala”. Credeteci, è stato faticoso ma nel contempo divertentissimo. Qualcun altro aveva bisogno di noi per portare della legna in casa per fare fuoco e ripulire la stradina dalla neve: noi non abbiamo esitato e siamo entrati in azione!! Ma il pezzo forte è stato il 4 Marzo: LA FESTA DI CARNEVALE. Ci abbiamo impiegato un mese per prepararla ma alla fine ne è valsa la pena. Impegnativo ma soddisfacente! È stato bello vedere i sorrisi dei bambini che si divertivano giocando e ballando con noi, era la cosa fondamentale che volevamo trasmettere: un pomeriggio alternativo diverso da altri. Ah sì…ci siamo dimenticati che, anche a Natale, abbiamo pensato agli altri impastando casunciei e creando segnaposti per far passare un pranzo di Natale speciale per qualcuno, che altrimenti sarebbe rimasto solo. Molte volte gli adolescenti vengono definiti nullafacenti… ecco, infatti noi siamo i Nullafacenti Al Lavoro Per… e ogni volta aiutiamo una persona diversa per renderla felice: è la nostra missione. Se avete bisogno contattateci al numero: 370 317 0613. Alyssa, Aurora L, Aurora R, Danilo, Evan, Federico, Linda, Mirella, Monika, Stefania, Paola, sr Elisa

Domenica 3 marzo Cari parrocchiani, il 13 Marzo prossimo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferirà a 29 giovani tra gli 11 e i 20 anni un attestato d’onore per essersi distinti come modelli positivi di cittadinanza e costruttori di comunità. Nei più svariati modi hanno saputo mettere a frutto i propri talenti, in un servizio spesso silenzioso, ai propri paesi e comunità. Tra questi, Claudia che ha ideato un progetto per sensibilizzare gli studenti sui disturbi dell’apprendimento coinvolgendo molte classi; Alberto che svolge attività di volontariato in una casa di accoglienza per donne sole e con minori; Marcos che è affetto da tetraparesi spastica ed è attivo nella difesa dei diritti dei disabili; Angelica impegnata nell’assistenza del nonno malato di Alzheimer; Leonardo che ha reagito al bullismo impegnandosi a favore dei più deboli. Il presidente valorizza questi giovani perché mostrano uno spaccato dell’Italia buona, pronta a farsi prossima a chi ha bisogno. Anche a Fodom abbiamo ragazzi e giovani che si stanno mettendo in gioco: nel primo soccorso e in varie associazioni di volontariato; nel creare momenti aggregativi per altri; nel sostenere anche con lavori manuali chi può


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aver bisogno di un aiuto; nel valorizzare gli anziani mettendosi in ascolto della loro esperienza e dei loro racconti di vita; rendendosi disponibili in prima persona a preparare alcune iniziative della parrocchia che a breve vivremo... Grazie per tutta questa generosità che ci incoraggia a continuare insieme per il bene di tutti. (sdv)

Domenica 10 marzo Prima di Quaresima Cari parrocchiani, mercoledì scorso, “mercoledì delle ceneri”, abbiamo iniziato la quaresima. Nella messa ho proposto a me e a chi mi ascoltava due parole d’ordine: “alzare lo sguardo” che è l’impegno proposto dal Vescovo per questo anno pastorale come scrivevo due settimane fa. La seconda parola d’ordine all’insegna della conversione e della penitenza: “vietato lamentarsi”. In sostanza sono il dritto e il rovescio della stessa medaglia. Le lamentele derivano dalla nostra insoddisfazione e tendono ad attivare negli altri un senso di pena, ma non servono a niente e sono un buco nero nel quale la nostra energia si disperde. Non solo, ma ci impediscono di trovare una soluzione, generano uno stato d’animo negativo e influenzano le nostre relazioni con gli altri. C’è tutta una cultura che mette in atto questo modo di essere e gli italiani ne fanno largo uso: non va mai bene niente! Probabilmente lo facciamo così spesso che non ce ne accorgiamo neppure. L’esperienza dice che se vogliamo cambiare il nostro stato d’animo dobbiamo modificare il nostro modo di parlare: ecco allora una buona occasione per essere più contenti a costo zero: facciamo a meno di lamentarci e così saremo costretti ad accorgerci anche di quello che e bello e che va bene. Buona quaresima! (dd)

Domenica 17 marzo Cari parrocchiani, 19 marzo, festa di S. Giu-

seppe. A lui è intitolata la nostra Casa di Riposo, Villa S. Giuseppe. È un bel dono avere da noi una struttura, bella, funzionante, né troppo grande, né troppo piccola dove si può continuare a sentirsi in famiglia. Sarebbe ancor più confortevole se non ci fossero gli inghippi burocratici che non permettono ancora di usufruire a pieno della ristrutturazione eseguita. Il massimo è quando tanti paesani la frequentano in modo da far sentire gli ospiti ancora inseriti nell’ambiente nel quale hanno vissuto la loro vita. Sempre a proposito di S. Giuseppe, mi viene in mente un’altra piccola penitenza quaresimale da aggiungere e

quella della settimana scorsa “vietato lamentarsi”. S. Giuseppe risalta per il suo silenzio: nel Vangelo non viene riportata nemmeno una parola sua. Noi sappiamo che il silenzio è importante: aiuta a riflettere, a entrare in contatto con noi stessi e da noi, se vogliamo, non manca. Spesso però accade anche a noi di parlare prima di aver pensato, con conseguenze che non sono sempre piacevoli: si rischia di offendere, di malignare, di calunniare, di rovinare le nostre buone relazioni. Se serve, la parola d’ordine potrebbe essere: “accendere il computer prima di far funzionare la stampante!”, come per dire: pensare prima di aprir bocca. (dd)

Domenica 24 marzo Cari parrocchiani, da tanti anni in quaresima si rilancia l’iniziativa “Un pane per amor di Dio”: dovrebbe essere il frutto di quello a cui noi rinunciamo tradotto in aiuto concreto per tante persone che vivono una vita difficile dal punto di vista materiale. Ne abbiamo sentito parlare, ma forse non ci rendiamo conto abbastanza della gravità di tante situazioni. Quest’anno il ricavato della raccolta andrà a favore di sei progetti ben definiti che fanno capo ai nostri missionari: due in America Latina, due in Africa uno in Pakistan e uno in Tailandia. Non è però il solo modo

In ricordo di Padre Agostino I ricordi sono tanti, impossibile scriverli tutti: uomo di grande umanità e cultura, amicone di tutti. Ricordo in particolare una messa di fine anno con ospite Romano Prodi (allora presidente della Commissione Europea) che veniva invitato dal nostro Padre Agostino all'altare per un saluto, suscitando la sorpresa della sua scorta e la meraviglia di tutti...ma Padre Agostino era così... Padre Agostino non era il solito frate con le maniche larghe e basta, ma una persona che da subito si è fatta voler bene, specialmente dai bambini. Pensate che per immedesimarsi a loro, per il Carnevale si era travestito da suora suscitando risate a non finire di piccoli e grandi. Di indole pacifica, era sempre allegro e di buon umore con tutti, ma quando perdeva la pazienza mandava tutti a “quel paese”. Ligio al dovere, era sempre presente in parrocchia e si fermava volentieri dopo la messa a chiacchierare amabilmente con tutti. Grande affetto ed amicizia col “Bèrto de Toratìa” e l’Aldo, rispettivi organista e capo coro che gli facevano presente le nostre tradizioni con processioni e altari, specialmente alle feste dell'Ascensione e del Corpus Domini.

Arrivava spesso a casa nostra e pranzavamo insieme. Portava a mia mamma tre uova in un sacchetto che riportava la scritta “un uovo la mattina tira su anche la Pierina”. Della sua voce rauca dava la colpa ad un “peccato di gioventù” in cui aveva iniziato a fumare e si vergognava di non essere riuscito a smettere. Lui, sempre puntuale sull'altare, ricordo una volta che il Gustele (nostro sagrestano) era tutto agitato e preoccupato perché aveva suonato la campana, la chiesa era piena e Padre Agostino non si vedeva. Il Gustele era partito in quarta ed era andato a cercarlo in canonica. Morale: si era addormentato sulla panca! E poi alla gente in chiesa si era scusato con le seguenti parole: “chi di voi non si è mai addormentato al calduccio scagli la prima pietra!” Caro Padre Agostino!

Io, al tempo, ero capo frazione e ricordo con passione il rifacimento del tetto della chiesa. Padre Agostino era in pensiero in merito al pagamento in quanto c'erano pochi soldi a disposizione ma al momento del saldo, con grande sorpresa vedevamo che erano arrivate tante offerte dai parrocchiani e non c'era più bisogno di altro; con grande soddisfazione di tutti e in special modo di Padre Agostino. Spesso, poi, metteva la falda e nel giardino della canonica si vedeva piantare i fiori, fare legna e ripulire il giardino. Successivamente era stato trasferito e non era raro vederlo arrivare a bordo della sua Panda blu per farci un saluto. Pensate, partiva da Chiampo (VI) e si faceva 3 ore di viaggio perché aveva voglia di vederci e poi ripartiva con gli occhi lucidi. Se né andato in silenzio senza più venire a salutarci ma noi lo ricordiamo con tanta stima ed amicizia. Caro Padre Agostino, riposa in pace. Il Signore saprà darti la dovuta riconoscenza assieme agli Angeli e ai Santi nella Lode perenne che ci hai sempre insegnato dal pulpito e che adesso sia per te un inno di lode perenne. Grazie del tuo insegnamento di fraternità religiosa. Ora, dall'alto dei Cieli mandaci la tua fraterna benedizione. Gottfried


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di aiutare e di essere partecipi. Anche lo scorso anni vari giovani hanno fatto esperienza in terra di missione. Riporto quella di Caterina S. di Belluno, dal libretto che accompagna la quaresima. Dalla Tanzania: “Shìkamoo” è un saluto che si rivolge agli anziani o alle persone degne di rispetto; io per loro ero una straniera, un'ospite e una bianca e loro (i bambini) mi salutarono così, io non potevo fare altro che ricambiare con un sorriso. Questo, evidentemente, li tranquillizza un po' perché i più temerari si fanno sempre più vicino, afferrano le mie mani e le mie braccia e pian piano si stringono attorno a me, tanto che dopo qual-

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che minuto non riesco più a muovermi. Lottavano tra di loro per essere i più vicini a me, per incrociare il mio sguardo e ricambiare il mio sorriso, non tanto per risultare i migliori tra gli altri o per ottenere qualcosa in cambio da me, volevano semplicemente starmi accanto. Mai mi ero sentita così accolta e preziosa senza dover dare o fare nulla per meritarmelo, erano sufficienti semplicemente lamia presenza e il mio essere. (dd)

Domenica 24 marzo Cari parrocchiani, non è un lamento, è un avviso. Tempo fa c’è stato un gran parlare di vacci-

ni, di “immunità di gregge” con la preoccupazione che non rispuntino certe gravi malattie che hanno afflitto intere popolazioni in passato. Ogni tanto riaffiora in me il dubbio che battesimo, comunione e cresima siano considerati proprio una sorta di vaccino spirituale: una volta che lo hai fatto ti preserva per sempre da... e qui non so rispondere, o meglio, non voglio pensar male. Certo è che non funzionano come un vaccino: basta farlo e sei a posto. Funzionano come un seme che si mette nella terra: se si vuole che cresca e si sviluppi, bisogna innaffiarlo, alimentarlo, proteg-

gerlo, tenerlo libero dalle erbacce. Non si può neppure dire: “Tanto non fa male” perché non è vero. Se uno non si prende un impegno non si può dir nulla; invece, una volta preso l’impegno, se non lo si onora, non è una buona cosa e si manca di parola. Non voglio scendere nei dettagli perché sono sicuro che chi vuol capire, può capire; però sento la necessità di dirvi che, una volta che noi vecchiotti ce ne saremo andati, qualcuno provvederà a trasferire il museo del maestro Franco nella nostra bella chiesa parrocchiale perché possa servire ancora a qualcosa! (dd)

Gesù Bambino in viaggio

'avvento, come sappiamo, è un tempo di preparazione al Natale. Così abbiamo voluto ripescare una vecchia tradizione di questo periodo, un atto simbolico che si compiva nelle famiglie dei bambini: ospitare Gesù Bambino nelle nostre case. Quando noi eravamo piccole si andava al catechismo, e in avvento i catechisti facevano una lista delle famiglie in cui la statuetta di Gesù Bambino si sarebbe fermata per un giorno e una notte, per sentirLo più vicino a noi e poter pregare accanto a Lui. Con il passare del tempo questa tradizione è andata perdendosi; il che è un peccato, perché noi bambini non vedevamo l'ora di avere Gesù a casa nostra. Allora abbiamo pensato di riproporre questo "viaggio" di Gesù Bambino nelle famiglie di Fodom che lo desideravano. Inizialmente le adesioni sono state poche ma in seguito, con l'aiuto delle Sorelle Discepole del Vangelo, più persone ci hanno contattato e Gesù ha fatto una bellissima vacanza di ben 14 giorni in giro per Fodom. Alla fine lo abbiamo riportato in Chiesa a Pieve per la messa della notte di Natale. Insieme a Gesù è girato nelle famiglie anche un quadernetto su cui in molti hanno scritto una preghiera o un ringraziamento. Eccone alcuni:

• "Grazie Gesù Bambino per essere venuto nella nostra casa a portarci gioia e serenità, ci sentiamo fortunati perché non ci manca niente: abbiamo una famiglia, la salute, un tetto sopra la testa e un lavoro. Ti preghiamo dunque di non lasciare mai soli quelli meno fortunati di noi. Ti preghiamo anche di far cessare le violenze, la povertà, la fame nel mondo e la cattiveria. Spero che i nostri figli possano ereditare un mondo migliore e non un mondo che fa paura." Lara • "Grazie Gesù Bambino per essere passato anche nella nostra casa, ne approfittiamo per chiederti di starci sempre vicino, di donarci la pace, la

serenità e soprattutto la salute. Aiuta anche le persone sole che sono in difficoltà. Grazie!" Marisa e Stefano • "Benvenuto Gesù Bambino. Grazie di averci protetti durante l'alluvione, aiutaci nei momenti di difficoltà. Ciao da Milena" • "Finalmente sei qui con noi Bambinello Gesù. Ti vogliamo tanto MA tanto bene! La tua presenza ci riempie il cuore di felicità. Ti ringraziamo perché con la tua presenza rendi la nostra famiglia ancora più ricca di amore e di fede. Vogliamo pregare insieme a te Dio Nostro Padre perché doni a tutti un buon Natale e perché tutti si accorgano che tu, Gesù, sei

venuto a portare al mondo la Gioia." Anna e Adolfo • "Grazie Gesù Bambino di essere venuto a casa nostra. Intorno alla tua culla, per un po’ abbiamo lasciato i nostri pensieri da parte e abbiamo condiviso un momento di preghiera con le nostre amiche. È stato bello." Virginia È stato davvero interessante riproporre questa usanza, e anche Gesù è stato felice di aver passato un giorno in ciascuna delle nostre case. Infatti, sta aspettando di rifare questa vacanza anche il prossimo anno, forse in più famiglie ancora! Benedetta & Cristina


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«Le nuove del Pais»

Na sëra da carlescé e de solidarieté

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ërt garatada la manifestazion per l zenter de Padre Pavel a Tbilisi.

Ciántie, teater, bai, mujica e mascre à fat da soeja, sabeda 2 de merz ntel self dei congresc de Reba, a la manifestazion metuda a jì dal Coro Fodom n colaborazion col Grop Insieme si Può Fodom e i tosac de la pruma mesana de Brenta. Nstouta, s’à volù sostegnì l’ativité del zenter per jent con disabilité dei peresc camiliani a Tbilisi n Georgia, ulache l Coro Fodom à cianté n ocajion del viade fat d’auton via. L zenter, metù su e mané n avánt dal preve polaco Padre Pavel, l ospiteia zirca 50 utenc, n gran pert jovegn, con disabilité desvalive. Jent che l stato georgián no dáida. La penscion che l ie passa l’é demé de 50 euro al meis: tánt che nia per podei se mpermëte de se curé o ester cialei soura. L zenter coche l é ades l é sté inauguré ntel 2012, grazie ence al finaziament de la Fondazion Cariverona e al aiut de la Diozeji de Belum. Sabeda da sëra, davò che l Coro Fodom l à giourì la manifestazion co nen valgune ciántie acompagnade al

El grop da bal “I Legar” dal Comelico.

orghen da mántesc da Marco Renon, l é sté proieté trei video che à mané Padre Pavel

Na scena del teater dei tosac de la pruma mesana.

Artisti a Villa San Giuseppe

Chi l’ha detto che anche a 80-90 anni non si possa continuare ad essere un po’ artisti? È quello che accade ai nostri anziani di Villa San Giuseppe che, tra laboratorio di pittura, lavori a maglia e uncinetto… sanno realizzare cose per le quali un tempo, a scuola, avrebbero preso un bel “lodevole”! Lana colorata, ferri, ago e

per testimonié l’ativité del zenter e dei troc volontari che laora laite. N video l é

filo, pazienza e precisione… sono gli ingredienti con i quali vediamo realizzarsi guanti, calzini, scialli, coperte… e perfino tappeti, che è possibile anche ordinare! Questi ultimi sono realizzati, da una cooperativa di ragazzi diversamente abili, grazie ai gomitoli di cordone che le nostre nonne della casa di riposo mettono assieme intrecciando con le dita fili di lana di colori diversi… Chiunque voglia unirsi a noi di Villa San Giuseppe per passare un po’ di tempo in compagnia e, tra una chiacchiera e l’altra, intrecciare un po’ di filo colorato lo può fare: le porte sono aperte!!

sté giré aposta per rengrazié l Coro Fodom de la scomenciadiva, con duc i utenc che per l’ocajion à ntoné la ciántia per talián “Santa Lucia”. Emozionánt ence chël ulache doi utenc, un su la carozina, i à fat n bal: chël che i à volù njigné per dé l benvegnù al Coro Fodom a Tbilisi. La sëra l’é juda n avánt col teater per fodom dei tosac da scola, nviei via da Isabella Marchione e da Denni Dorigo, dal titol “N batejimo dut bagné”: na sćiona duta da ride ma ence n cin da pensé su, su coche i sciori che ven da fora i veiga noste tradizion e nost modo de ester. Dassën bravi i tosac che à rezité con pascion e con sou e che à descorëst n bel fodom. N’ocajion per vedei e capì

l’emportánza del insegnament del ladin a scola, che mpermët de tignì su e trasmëte ence a le nuove generazion nost descore e noste tradizion. Dal teater s’é passei po al bal co l’ejibizion del grop da bal “I Legar” (Alegri/Contenc ndr) de Casamazzagno, dal Comelico. N grop, coche à conté la presentatrice, nasciù ntei agn ’80 percieche no vade perdù la tradizion dei bai del paisc. L Comelico, defati, l à na gran tradizion de bai e de mujica auna a chëla del Carlescé. Ogni paisc de la val à sua mascherada. I scomencia a se vestì su e jì ntourn per la vila con mujica e bai bele da le 5 dadomán. E la festa la dura dutoldì fin da sëra tert. “I Legar” i à fat vedei n valgugn de chisc bai, con gran aprezament del publico. Come da tradizion, a la fin duc s’à biné sun paladina a fè n cin damat e cianté per fenì via la sëra n alegria. N dut auna l é sté trat su na bona zifra (debota 1.500 euro ntra le ofierte de la sëra, chële del Coro Fodom e del Grop Insieme si Può e de troc de autri che à fat avei suo contribut davoprò), beleche manada via a Padre Pavel per i debujens de sua strutura. (SoLo)

Padre Pavel, del ordine dei "Ministri degli infermi - Religiosi Camilliani", responsabile de la strutura dei disabili a Tbilisi ulache l é jù dute le ofierte de la sëra. Na curiosité: la "Croce Rossa Internazionale" l'à tout suo simbol proprio dai Camilliani, che i la porta bela grana su la gabana.


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«Le nuove del Pais»

A cura del maestro Giuseppe Di Nunno - Cattedrale San Sabino con il Gruppo Scout di Canosa di Puglia che ringraziamo per il contributo. Il Venerdì Santo la storia e la fede rivivono la memoria della Crocifissione di Gesù di Nazareth e la Chiesa Cattolica celebra il mistero salvifico della Crocifissione del Figlio di Dio. Nel silenzio, anche in Chiesa si legavano le funi alle campane, i cui rintocchi tacevano, come oggi, nella fede e nella pietà popolare. In sostituzione dei Sacri Bronzi veniva usata, ieri come oggi, la Troccola (a Fodom “bàtola” ndr), strumento liturgico sacro, campana di legno, come riporta la cultura dell’Italia meridionale fino alla Sicilia, alla Sardegna, alle Marche, al Veneto. In provincia di Enna nel Venerdì Santo dicono che “lu Venniri è di lignu la campana”. La Troccola è una tavoletta di legno, composta da maniglie di ferro che ruotando in senso alternato con l’impugnatura della mano, sbatte su chiodi di ferro infissi nel legno, producendo un suono stridente, un crepitio, che rievoca i colpi di ferro sui chiodi infissi nel legno sacro della Croce di Gesù, (…) La radice etimologica del termine risale al greco τροχός (trokòs), “ruota”, allo strumento latino Crotalum, composto da due valve di legno o ferro e corrisponde nel suono al Crepitaculum di un antico strumento. (…) Il “crepitacolo” religioso figura nell’Enciclopedia Cattolica e nel Vocabolario liturgico veneto, associato al nome di bàttola o raganella, diffusa nel Veneto. (…) La versione della raganella (o racanella) è la ruota dentata su cui scorre un lamella di legno, presente anche a Canosa (…). La raganella, trae il nome onomatopeico dal gracidare della ‘ranocchia’ (ragana) (…) La Troccola figura come tavoletta in Puglia (...) a Siracusa in Sicilia, a Belvedere Maritti-

I Rintocchi di legno del Venerdì Santo La Troccola in Italia o Matraca in Spagna e Sud America a Rio de Janeiro del 26 luglio 2013, nella G.M.G. alla presenza di Papa Francesco. Lo attesta la foto dell’Archivio dell’Osservatore Romano. Così a Canosa di Puglia,

Trokos (la campana del Venerdì Santo) Il rintocco più povero, fatto di legno e di ferro, La Matraca-Moixent di Valencia (Spagna).

mo (Cosenza) con il nome di “maschitto”, nell’Alto Sannio del Molise, nelle Marche a Belvedere Ostrense, nella Lombardia, a Mantova con il

(cricchetto) nel giorno del Karfreitag (Venerdì Santo), portata dai bambini per strada nell’ora santa del Venerdì Santo.

il rintocco più storico, perché risuonò sul Golgota, il rintocco eco del tempo, quando si fece buio sulla terra, il rintocco più stridente, nel dolore della Croce,

La Racoeta di Salvatronda (TV).

nome di ‘bàttola’, nel Veneto con la “ràcola” nella Cattedrale di Vittorio Veneto (TV) o “racolèta” nella Marca Trevigiana; nel Veneto, in provincia di Belluno, lo strumento figura fra le Dolomiti con il nome di “bàtola”, a Pieve di Livinallongo e a Campitello di Fassa nel Trentino. Ma la Troccola figura ancora oggi anche… in Hallschlag, nella Germania meridionale con il nome di Ratschen

E la Troccola del Venerdì Santo, strumento liturgico in uso in Italia, è presente anche nella Spagna (…) e nelle Chiese del Messico, sotto il nome di Matraca, che viene portata mano a tavoletta o diventa monumentale nei campanili delle Cattedrali di Spagna, come a Santiago de Compostela, e del Messico, come a Morelia. (…) La Matraca è stata usata da quattro Scout del Brasile, nella Via Crucis

il rintocco più sacro sulla Via del Venerdì Santo, il rintocco più vicino alla Chiesa, perché scende dai Campanili per andare in mano per le strade, il rintocco di tanti Continenti, d’Italia, di Spagna, del Sud America, Troccola, Matraca, Raganella, Bàtole, tablillas, a mani nude, a piedi scalzi, il rintocco che si fa preghiera sulla Via Crucis del Cristo Morto,

Le “bàtole” di Andraz.

il rintocco che si fa eterna fede, nella luce del Cristo Risorto.


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nella Processione del Venerdì Santo, dalla Chiesa della B. V. del Carmelo, gli Scout precedono il rito con la sacra Troccola, nelle comuni radici cristiane d’Italia, d’Europa e del Sud America. Lo spirito di oggi, immerso in tanti rumori, ha bisogno, nel silenzio sacro del Venerdì Santo, di percepire lo scuotimento della terra nella Crocifissione e Morte di Gesù. Il rischio di svuotare di storia e di fede i rintocchi di legno del Venerdì Santo, può accadere anche ai simulacri della cristianità, ma questo non deve portare a farli scomparire, quali segni di spiritualità, di storia, di fede. É un suono che scuote l’udito e lo spirito umano, nel dolore, ma nella fede del suono di gloria della Pasqua, perché “Gesù Cristo ha vinto la morte… ed è RISORTO!” (Seconda lettera dell’Apostolo Paolo a Timoteo, v. 10). Questi nonni ci consegnano oggi, nelle mani, i rintocchi sacri del Venerdì Santo, che dovrebbero essere riportati per le strade del paese, nell’ora più santa dell’umanità, all’ora nona del Venerdì Santo. Il crepitacolo religioso ha la stessa dignità di una campana, dei Sacri Bronzi, e pur essendo di legno povero, è quasi un big bang del Golgota e continua a rievocare: “si fece buio su tutta la terra… e la terra si scosse”, mentre gli uomini si inginocchiano ai piedi della Tua Croce, o Signore.

La Troccola di Canosa di Puglia (BT).

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Via Crucis dei giovani 2019 Forania di Agordo e Decanato di Livinallongo Anche quest’anno alcuni giovani di quassù hanno costruito, insieme ad altri dell’agordino, la Via Crucis che si è tenuta venerdì 5 aprile tra Caprile e Santa Maria delle Grazie. Alcune giovani di fodom e di Colle hanno immaginato i pensieri di Maria Maddalena rivolti a Gesù, a distanza di anni dalla vicenda pasquale che l’ha vista coinvolta, raccontata nel Vangelo di Giovanni (20,1-18). Sono passati anni dall’evento che ha cambiato la vita non solo a me ma a tanti, ma ricordo bene, come se fosse oggi, tutti i particolari. Era stato drammatico vederti sulla croce, un dolore che mi divorava dentro. Non riuscivo a rassegnarmi e anche quella domenica mattina, venire al sepolcro per vedere e profumare il tuo corpo… era l’ultima cosa che mi restava. Il buio che precedeva l’alba di quel mattino era il buio interiore che mi abitava. Ma sarebbe durato ancora per poco… ricordo ancora la confusione di quel momento, sembrava tutto così irreale: la pietra era stata tolta dal sepolcro e non sapevo da chi. Ero corsa da Pietro e da Giovanni a cercare il loro aiuto: l’ultima cosa di te che c’era rimasta… ci avevano portato via anche quella. E loro cos’hanno fatto? A queste mie parole mi hanno lasciata lì e, presi dallo sconcerto, hanno cominciato a correre… volevano vedere con i loro occhi. Sembravamo tutti impazziti: Giovanni correva più veloce ma ad un certo punto si era fermato. Aveva visto i teli posati là ma non aveva avuto il coraggio di entrare: la sua curiosità era tanta, ma altrettanta la sua paura… come quando stai per capire fino in fondo una cosa ma non hai il coraggio di fare il passo decisivo. Pietro invece arrivato dopo, senza fiato, non aveva esitato ad entrare lì… era strano: il sudario posato lontano dalle vesti… perché? Si poteva intuire che qualcosa di strano era accaduto… una cosa era certa: il corpo non c’era più e anche loro avevano visto che non mi stavo inventando tutto, che non ero una pazza. Io, lì fuori, continuavo a piangere e, alzato lo sguardo, non ho più visto né Pietro né Giovanni: ma perché se ne sono tornati a casa? Forse sono rimasti delusi da questa realtà insicura e imprevedibile che ti spiazza? Nell’incomprensione, hanno preferito tornare nel loro luogo sicuro, ma perdendo l’occasione di cercarti e incontrarti. Se hai un’occasione e la prendi puoi sperare di trovare ciò che cerchi, ma se abbandoni in partenza questa opportunità ogni possibilità è persa. Io avrei fatto di tutto pur di trovarti e non ho voluto tornarmene a casa come loro, ho voluto fare le mie scelte. Era più importante cercare te che chiudermi in un

mondo sicuro, ma irreale, dove non ti avremmo trovato. Ancora non avevamo capito niente. Tu ce l’avevi detto in diverse occasioni cosa sarebbe successo ma forse noi non ti avevamo ascoltato fino in fondo. Come quando a scuola ascolti e poi ti chiedono: cos’ho detto? E ti rendi conto che stavi ascoltando ma la testa era da un’altra parte. Ed è per questo che continuavo a piangere… ma me lo sentivo che qualcuno sarebbe arrivato a cambiare le cose. E così è stato: Tu arrivi sempre a consolarci quando abbiamo bisogno, non ci lasci soli. Tu ci metti accanto delle persone, degli angeli, che ci aiutano quando siamo in difficoltà e siamo accecati dai pensieri tristi che ci paralizzano e non ci permettono di vivere una vita piena. Se non ci fossero stati questi due angeli nel giardino ad alzare il mio sguardo da terra, non mi sarei girata e non ti avrei visto. Ti eri nascosto sotto le sembianze di quel custode ma eri proprio tu, non ti smentisci mai, sei un Dio nascosto ma sempre presente, che arriva quando meno te lo aspetti… anche nelle persone che ti sembrano normali in apparenza, ma celano un grande cuore. Tu ci conosci come il pastore conosce le sue pecore, ma siamo noi che spesso non capiamo che ci sei. Ma non ti stanchi di questo: ci fai le domande giuste al momento giusto perché possiamo riconoscerti. Per due volte, in quel giardino, mi sono sentita rivolgere la domanda: “Chi cerchi?”. In quel momento mi sono detta: ma sto cercando qualcuno che non c’è più o qualcuno che è ancora vivo? In quel momento mi sono sentita chiamare per nome: “Maria”, e lì ho capito che eri Tu ed eri vivo!!! Ti avrei voluto lì con me ma mi hai detto di non trattenerti come se Tu avessi avuto un appuntamento importante cui non potevi mancare. Poteva sembrare di nuovo un addio, ma in realtà Tu avevi in mente solo noi: saresti potuto salire subito al Padre e invece prima sei venuto a consolarmi e a mandarmi dagli altri a dire loro che eri ancora vivo. Se fossi rimasto lì con me forse ti avrei avuto solo per quel momento, invece salendo al Padre sei rimasto con noi, per sempre. Anna (15 anni), Alice (19 anni), Benedetta (17 anni), Cristina (16 anni)


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Parrocchia di Colle

Inizio della quaresima: Grazie, Signore! S

ignore, ti diciamo grazie, questa sera, per il dono della fede che tu continui a tenere accesa in noi. Ti diciamo grazie, Signore, per la fede del nostro paese e della nostra comunità cristiana. Ti diciamo grazie, Signore, per la fede che ci hanno tramandato coloro che ci hanno preceduto. Ti diciamo grazie, Signore, per la fede dei nostri genitori, dei nostri nonni, della nostra famiglia. Ti diciamo grazie, Signore, per la fede dei nostri catechisti, dei nostri sacerdoti.

Ti diciamo grazie, Signore, per la fede che vive nella bontà dei buoni, in quanti amano, in coloro che pregano. Ti diciamo grazie, Signore, per la fede che accendi nel cuore dei bambini, che fai vivere nel cuore dei giovani. Ti diciamo grazie, Signore, per i fratelli di fede che ci metti accanto. Ti diciamo grazie, Signore, per la fede di coloro che si impegnano nel bene a servizio degli uomini. Ti diciamo grazie, Signore, per la fede degli umili, dei piccoli, di coloro che sono nel dolore.

Campeggio al mare?

Prima confessione

Da domenica 16 a sabato 22 giugno andremo al mare con i bambini di 3°-4°-5° elementare e i ragazzi di 1° e 2° media.

Prima Comunione Domenica 12 maggio alle ore 10.00 celebreremo a Colle la santa Messa di Prima Comunione di 12 bambini di Colle e di Selva.

Sabato 4 maggio, a Colle alle ore 16.00, celebreremo la prima confessione di 5 bambini e la confessione di preparazione alla festa della Prima Comunione.

Cresima Domenica 17 maggio alle ore 17.00 celebreremo a Selva la Cresima di 16 ragazzi di Selva e di Colle.

Lotto edificabile La parrocchia di Colle possiede un lotto edificabile per due unità abitative. Vorrebbe renderlo disponibile se qualcuno fosse interessato. Naturalmente lo rende disponibile soprattutto per i locali.


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Vita parrocchiale

Festa della Vita Domenica 03 febbraio anche a Colle un piccolo gruppo di bambini ha sfidato con i genitori le strade ricoperte da un metro di neve per partecipare alla Giornata della Vita. I bambini delle scuole dell'infanzia avevano preparato un fiore il cui stelo era stato ricavato dai rami raccolti nel bosco dopo la tempesta di fine ottobre, ricoperti poi con un filo di lana. Non è mancata, alla fine, una bella foto ricordo; l'aver visto anche bambini nati da pochi mesi in braccio alle loro mamme speriamo sia di buon auspicio per questa che deve essere una primavera di rinascita per tutti noi.

Un nuovo crocifisso a Rucavà

N

el corso del mese di marzo è stato sistemato il crocifisso che si trova a Rucavà a lato della SR 203 delle Dolomiti la cui base aveva ceduto a causa del forte vento della notte tra il 29 e il 30 ottobre scorsi. Se nei giorni successivi alla tempesta il crocifisso era stato provvisoriamente

messo in piedi, nelle scorse settimane Pietro e Lorenzo Agostini hanno provveduto a rimetterlo a nuovo. Pietro si è occupato del basamento, Lorenzo invece ha pensato al resto della struttura: da consuetudine infatti la manutenzione dello stesso spetta da tempo immemore proprio alle due famiglie

Una croce nel vuoto Uno spettacolo insolito quello al quale hanno potuto assistere gli abitanti di Costalta la mattina del 22 febbraio scorso: appena poco dopo essere sorto, il sole ha creato un particolare gioco di luce sulla “Croce dei missionari” che si trova sul muro perimetrale del cimitero facendola apparire come una croce sospesa nel vuoto. Un fenomeno sicuramente molto particolare, al quale prestar attenzione il prossimo anno.

(prima del primo conflitto mondiale il crocifisso si trovava 50 metri più in basso, sul bordo della vecchia strada, nel prato dei “Possiei”; successivamente, con la realizzazione dello “stradon” il crocifisso è stato spostato nel prato “de chi de Vijio”). Sfortunatamente negli scorsi anni il simbolo sacro è stato soggetto più volte a furti; sicché l’attuale Cristo che si trova sulla struttura lignea non è più l’originale, bensì un sostituto. Complimenti per il bel lavoro svolto e un ringraziamento a tutti coloro che hanno provveduto a piallare il legname e a fornire qualsiasi altro materiale per la realizzazione dello stesso.


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Dal mondo della scuola

Attività della scuola primaria

Nei mesi di gennaio e febbraio abbiamo partecipato al corso di nuoto presso la piscina dell’Hotel Nigritella.

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uest’anno l’Istituto Comprensivo di Alleghe sostiene con il progetto”Educazione alla solidarietà 2018-2019” l’Associazione “Pettirosso Agordino”che si occupa di assistenza gratuita ai malati terminali e alle loro famiglie. Ogni plesso sensibilizza gli alunni invitando i rappresentanti dell’Associazione a cui andrà il ricavato dell’Istituto. La scuola media di Caprile ha programmato e realizzato un primo incontro a carattere formativo-divulgativo per tutti gli alunni con la Presidente Nadia Dell’Agnola e la collaboratrice Chiara Roilo il 19 ottobre. I ragazzi si sono dimostrati molto interessati e dopo aver ascoltato le varie informazioni, esperienze e testimonianze hanno voluto esprimere le loro sensazioni e opinioni: 1A Per noi oggi è stata una lezione di vita molto interessante, importante e ci ha fatto riflettere : quando si sta male si capisce il dolore e la fatica che le persone ammalate provano ogni giorno. Noi e i nostri compagni abbiamo apprezzato il fatto di parlare dei malati incurabili, senza drasticità, ma con felicità del vissuto e le volontarie Nadia Dell’Agnola e Chiara Roilo ci hanno

Mercoledì 13 marzo siamo andati al centro fondo Peronaz per una mattinata sulla neve. Dopo una lezione di sci di fondo abbiamo fatto una piccola staffetta. Bravissimi tutti!

Educazione alla solidarietà 2018-2019 spiegato con semplicità quello che hanno vissuto nel bene e nel male. Abbiamo apprezzato il fatto che i volontari dedichino il loro tempo ad aiutare le persone malate e che non le lascino sole. Grazie per il grande contributo e per averci fatto comprendere i veri valori della vita! 2A Ringraziamo di cuore i volontari che sono venuti a scuola per farci capire e riflettere su come aiutare le persone gravemente ammalate che hanno bisogno oltre che di cure, anche di attenzione, affetto, amore, allegria. Alcune frasi ci hanno davvero colpito, come “Ognuno di noi è speciale ed ha una biografia umana straordinaria ed è irripetibile”, oppure “Ogni persona cara che muore resterà sempre impressa nel cuore e anche se non la vediamo è sempre accanto a noi e ci protegge e ci aiuta”, oppure “Ogni esperienza ci fa rinascere”. Quando ci siamo salutati abbiamo sentito una grande emozione e le abbiamo ringraziate con profondo affetto. 3A L’incontro di oggi è stato

molto utile e istruttivo: è servito a farci aprire la mente e riflettere sulle persone ammalate e capire di stare loro più vicini, impegnarci per farle stare bene; Nadia Dell’Agnola e Chiara Roilo ci hanno fatto comprendere l’immenso valore di ogni singola azione e di ogni nostro piccolo gesto e che a volte ciò che facciamo senza pensare è invece desiderio di chi è impossibilitato a fare perchè infermo. Da oggi daremo più importanza a tutto ciò che noi abbiamo e potremo compiere. Questa lezione è stata molto apprezzata perchè molto diversa dal solito e ci ha fatto piacere sapere che anche nell’Agordino ci sono persone sempre disponibili ad aiutare chi ha bisogno. Ci siamo sentiti coinvolti anche quando la Presidente ha raccontato la sua storia personale. Abbiamo compreso il significato dalla parola “ Volontario” e abbiamo riflettuto molto sulle frasi, esempi e abbiamo colto aspetti nuovi su alcuni bisogni. È stato coinvolgente anche quando la volontaria Chiara ha letto alcune pagine del libro “Braccialetti Rossi”: abbiamo provato molte emo-

zioni !!! Grazie di cuore per la vostra disponibilità, generosità, pazienza, Grande Cuore e Amore e Amicizia. Molti sono gli alunni che si sono impegnati a partecipare, a partire dal mese di settembre, al corso di teatro per la realizzazione dello spettacolo natalizio a favore dell’Associazione “Pettirosso Agordino”. Il 18 dicembre è stato rappresentato lo spettacolo teatrale "Il giornalino di Gian Burrasca" nella palestra della scuola media di Caprile. Lo spettacolo è stato diretto dal regista Bepi Santuzzo, con la collaborazione della prof.ssa Miriam Dell’Andrea per la scenografia e del prof. Vito De Marco per i brani musicali. L’esperienza è stata molto impegnativa, ma coinvolgente ed emozionante soprattutto per i giovani attori che hanno sperimentato nuove forme di espressività, diverse da quelle usualmente adottate nella normale attività didattica, hanno inoltre acquisito una maggiore coscienza delle proprie potenzialità e si sono dimostrati responsabili nella realizzazione di un progetto concreto di solidarietà.


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«Le nuove del Pais»

Sani maestra Maria Sief

Cara maestra Maria, no avesane mai vulu, ma el 19 de marz del 2019 v’aon portà sun cortina, ajà che avà arjont la bela età de 89 agn. Na vita longia e piena la vosta, scomenzada del 1929 ente Posauz, con vuos fradiei Gioani e Lino. Prest da Posauz sie peada via fin a Trent a studié da maestra, come vosta meda, la maestra Luigia. E po come èla, avé scomenze jovena a insigné fora per Badia e po sa Vinaulonch e po enta Col, ulà che v’avè maridà con Clemente Agostini e sie ruada a sta enta la Vila. Na vita dedicada a la famea, a la scola e a vost pais: Col. Na vita de mare, e pì inavant de nona, auna a barba Clemente e a vuos trei fioi: Roberto, Federico e Luca e po a le nore e ai neoi. Na vita pasada a insigné, e no doma ente scola. Fa la maestra per voi no n eva doma en laor, l eva na vocazion, parceche insigné per voi voleva dì arlevà e paricé i tosac a deventà granc. Cuante storie de i tosac da scola che m’ave contà, storie da ride e storie da bragé. Ave bu a ci fa con generazogn de scolari! E in ultima v’à tocà incia la direzion del Circolo didattico in Alie. E po fora de scola, incia darè che sie juda in pension, coi tosac injignevà da fa teatro, con le bele comedie de la maestra Luigia scrite per da Col. Chi elo che no se regorda chela de le spiote o chela de La sorda e tante autre. Avé semper bu a caro el descore da Col e zercevà de ne corege canche no se l descoreva pulito. Per no dì de le poesie che injignevà per tante ocasiogn: da noze, da sentà ite en nuof paroco o per calche festa de famea e incia per depenje Col, che co i agn el cambiava. A voi duc ve portava respet, parceche no avà paora de dì chel che pensevà, semper con bele maniere, ma semper con na zerta autorità. Avà na morale e na fede ciara. No fevà tante storie e no volevà onori. Canche a scomenze a se muove valch per sostignì el descore e la cultura da Col, voi sievà ilò e con voi è nasuda la Union dei Ladign da Col ente l 1982. Sie stada Presidente per tanc de agn, fin del 1996. Agn vif con tante robe fate: teatro, mostre, liber, e tante

La presidente maestra Maria Sief con na bela rappresentanza de la Union de i Ladign da Col el 14 de luio del 1996 in ocasion de ”INANT ADUM”, la gran scontreda di Ladins de Gherdeina, Badia, Fascia, Fodom y Col e Anpezo. bele feste a la nosta moda paesana. Ente vosta stua l’eva semper valgugn che vigniva a descore con

voi o a enrejì fora valch, ajà che co valgugn domandava de savè valch del pais, de sua storia, del descore

Per regordà la Maestra Maria

1. En pico inom, pico l paìs; ma ntel bel posto che l s’à ciatà, con ziel e crode, ntel vert e al sol, l é n paradis. Picole cese slargiade fora, 2. majogn apede e buse e rive, dut ci che vol per se tirà l vive. Jalpé l é Roei, 3. oasi ntel bosch; madur ilò ven i pom e incia i susign co l é sua ora. Pi in su de dut l é Cianazei, 4. sota Sfesura, che semper l é l prim a vignì sbianchesà, no basta d’invar, incia d’istà. 5. Ma, a cont el varda po sorafora e dut el vede: i vif e i morc ju nte cortina, anter fiori e cros. 6. Nia da manco é Costa e Tie la Zuita e l Pelmo no i fas de tort co fioris el sol e can che cala le ombrie. 7. E po l é Costauta, Ru, Pont, Sopradaz; incia lori con aria fina, l bosch che i defent,e l sol che i sauda. Nia da invidié a chi che é lajù jalpé. 8. Posauz l é ilò darè ite, ulà che le rive de Pore rua ju a se bagné i piei enfin ente ru. 9. Sua zima, ilò bel de sora, l é dele ote che la fas paora: e vent e piova e fret la i sdrava ados e sgriz e saete, sdram, gonfedade

COL

che proprio le rua enfin nte i os. 10. L eva na ota en ciampanil, pi in su, sa la Piza; senza ciampane, de dura crepa. 11. Segn de Posauz e monument. La gran malora del sessantassiei l à portà via con dut el pé e i toch é ruai ju per Pienpont. 12. E Codalongia, tradida in chel viaz dal ru che centava davant sue porte con la musica dei suoi mulign, 13. L’à vardà fit, co la boa che urlava, e dut se robava, enfin le mote da sota i piei de cese, mulign e tabiei. 14. Via, del dut fora de man, l é Calcuch, sunsom en col. L é l pi curios de duta la banda e l scota le ciampane dute: de Vinaulonch, de Laste, la Rocia po l sa le nuove de chi che l vol. 15. Pien, Pezei, Fossal, La Pavia con Coltoront i sen sta comodi, sentai ju, ulà che l taren manco dort se slaga e che nuos vege ciamava “pien”. 16. Lori seguro no i fas fadia per sta impontai, da semper beati che la livina no i à desturbai. E Reciavà? 17. L é ulà che de Col se despartis le strade per girà l mondo, in fora e in ju. L é del paìs el “crocevia” che ne mena dalonz.

e de tant de auter, duc i diseva: jì a i domandà a la maestra Maria. E voi avà a caro de descore con duc. Ente vosta stua tante ote l’eva incia el prof. Vito Pallabazzer. Se chele fodre podese descore! E incia el banch apede a la Cesa de Jan l’eva el luoch per descore volentiera con voi de tante robe, intant che sguselevà ente voste maie o intant che fevà calzeti. Ciatevà semper calche storia da se la ride sota i bafi, o calche modo de dì che encora no cugnesvane. L’eva en piazer se la contà. Per dut chel che m’ave insigne, per la bona compagnia che s’aon fat, per tant che avé fat per el pais, ve ringrazie de cuor e ve salude. Son sigura che avaré la giusta ricompensa da chi che dut vede e sa. Sani meda Maria Paola Agostini (per la Union de i Ladign da Col)

18. E chi che sen siva, dagnora a cugnù pasà da tempi antichi via Reciavà. Ma canche i tornava aria de Col i sentiva tirà, l cuor se slargava tant bel i sava tornà. Grandiera la é semper stada 19. La Vila, “granda”da duc ciamada. Ilò su per Col ben impontade cese e majogn e palaz che la storia conta de nost paìs. 20. Darè la gesia de Santa Luzia pea ju n rivon, che a se smodèe se sen va in ruina; demà se se ferma ja la Fiorentina. 21. Oramai dut un l é Palua e Riz, Costa e Sopause. Puoch pi de vege chilò l é restà: dut en vile e “condomini”, cussì i se ciama chi casermogn che somea sfurmiar che, a par a par fas su sta jent. 22. La spiculazion ruada é cassù e, puoro Col, unico al mondo, l paìs pi bel che sava da cesa, da ruste, da mont, noi t on vendù. 23. E mi che son vegia, te prèe perdon per chel che t’on fat: l incressedum me resta per ti, de come che t’eve e no t’es pi. 24. Cussita incia ju per Varaza; l’eva chi prai fiorii d’ainsuda e che d’istà stofava da fen, tant puorec i é ades restai percè che le strade i à duc sberdai. Maria Maddalena Sief


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Attualità - suzede nta col

Novità....dal passo Giau Ampliamento del ristorante “Da Aurelio”

Il “Piatto della Solidarietà” del rifugio Fedare

Giovedì 13 dicembre la famiglia Dariz ha inaugurato l’ampliamento realizzato nel loro risorante in località Piezza.

Particolare l’iniziativa di solidarietà che Ivan e l’intera famiglia Troi hanno attivato nel corso dell’appena trascorsa stagione invernale. Per ogni

Una struttura in legno e vetro che accoglierà non solo nuovi posti a sedere per il ristorante ma pure delle camere da affittare. L’augurio è che queste migliorie possano portare molta gente nuova tra le nostre montagne.

“piatto dello sciatore” venduto (piatto formato da patate, uova e speck) 50 centesimi sono stati accantonati per essere devoluti a una delle associazioni volontaristiche di Colle che hanno operato nei giorni dell’alluvione dell’ottobre scorso.

Comune di Colle: 54.000 euro di aiuti L'amministrazione comunale di Colle ringrazia tutti coloro che in questo particolare momento hanno voluto contribuire con una donazione alla rinascita del paese. Alla data del 31.12.2018 sull'Iban del comune di Colle Santa Lucia erano stati donati 54.368,09 euro e proprio in quei giorni la giunta si è riunita per deliberare come ripartire tale somma. Dalla delibera del 29.12.2018 si legge che: 35.000 euro verranno destinati a cittadini privati che hanno riportato danni materiali, 6.000 euro (2.000 euro a testa) all'associazione Onlus Amici dei Vigili del Fuoco Volontari di Colle Santa Lucia, alla Croce Bianca e al Soccorso Alpino Val Fiorentina per il lavoro svolto nei giorni post – alluvione e la rimanenza (12.968,09 euro) verrà aggiunta alle donazioni che potrebbero ancora arrivare nell'anno corrente e destinata all'acquisto di dotazioni e materiale per il locale corpo di protezione civile. Per quanto riguarda la cifra destinata ai privati verrà emesso un bando contenente i criteri per l'assegnazione del contributo. Sul sito del

Ciasparun 2019

Sabato 09 marzo si è tenuta al passo Giau la 9^ edizione della Ciasparun. Sul percorso di cinque chilometri allestito per l’occasione 140 concorrenti hanno camminato e corso per poi arrivare al rifugio Fedare e cenare con un gustoso goulasch con balote. La novità dell’edizione di quest’anno è che la prova non era cronometrata; di conseguenza la classifica ha tenuto conto esclusivamente delle posizioni di arrivo e non del tempo. Il podio maschile è stato formato da Stefano Lorenzini (3°). Paolo Donnazolo (2°) e Ruggero Berolo (1°) che ormai da molte edizioni è l’indiscusso vincitore del percorso; 3° posto femminile per Marta dal Farra, 2° per Beatrice Colleselli e 1° per Emanuela Zaetta. Il buono spesa invece da 300 euro, concesso gentilmente dal Vertical Ski Racing di Zoldo Alto e destinato a coloro che avevano effettuato sia la Baitnight di Pescul che la Ciasparun, è andato a estrazione al giovanissimo Giulio Troi. A seguire, tanti premi a estrazione per tutti gli altri partecipanti.

Aiuti e Solidarietà post alluvione comune di Colle Santa Lucia www.comune.collesantalucia.bl.it si potranno trovare tutte le informazioni del caso.

La Maratona dles Dolomites in aiuto di Colle e Fodom Da anni la Maratona dles Dolomites, manfestazione ciclistica conosciuta a livello mondiale, decide di destinare una parte del ricavato delle 9.000 iscrizioni a scopi benefici. In seguito al disastro ambientale che ha colpito le nostre zone nello scorso ottobre, il Comitato Maratona dles DolomitesEnel ha deciso di organizzare una raccolta fondi da destinare ai comuni di Colle Santa Lucia e Livinallongo che da anni vedono transitare l’immenso gruppo dei ‘maratoneti’. Per questo, oltre alle 388 iscrizioni di beneficenza previste da regolamento, ne sono

Aiuti da Ponzano Veneto.

state previste altre 70 “ad hoc” per i due comuni: metà sono state vendute il 28 novembre 2018 e metà il 28 marzo 2019. Si tratta di 40 iscrizioni Gold al prezzo di 250 € e 30 iscrizioni Platinum al prezzo di 500 €. L'intero introito di queste 70 iscrizioni sarà poi devoluto ai due Comuni che ne disporranno per andare in aiuto a specifiche

La Proloco di Colle e le associazioni volontaristiche del paese hanno anche quest’anno saputo organizzare al meglio l’evento, garantendo l’assistenza ai partecipanti sia lungo il

percorso coi volontari del soccorso Alpino e col ristoro con pausa aperitivo, che a Fedare coi membri di Proloco e Croce Bianca, tenendo sicuramente qualche asso nella manica per il 2020, quando si terrà la 10^ edizione della manifestazione. situazioni di emergenza.

Musile di Piave in aiuto a Colle Aiuti al comune di Colle arriveranno anche dal comune di Musile di Piave in provincia di Venezia. Sabato 09 febbraio nella sala consiliare del Comune di Musile alla presenza delle autorità locali, della Confraternita dei Risi e Tochi, del Cenacolo delle Briciole, dell'assessore al turismo del comune di Colle Maurizio Troi e del direttore dell'Istitut cultural ladin Cesa de Jan Denni Dorigo è stato presentato il progetto "Chi Ama Dona". Questo prevede una raccolta fondi da destinare a cause specifiche che variano di anno in anno e che quest'anno sarà interamente devoluta al paese di Colle. Tramite una trentina di salvadanai posti in vari negozi e ristoranti di Musile, Fossalta e San Donà di Piave la gente potrà mettere la propria offerta e aiutare la popolazione di Colle; poi, a maggio, nel corso di una specifica cerimonia i ragazzi delle scuole di Musile li spaccheranno e consegneranno Continua a pag. 6


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«Le nuove del Pais»

il ricavato al nostro comune.

Solidarietà da Ponzano Veneto Sabato 23 marzo alcuni rappresentanti della contrada Via Loschi - Postioma di Ponzano Veneto sono saliti fino a Colle per donare al comune 1.000 euro

che avevano raccolto in occasione di una lotteria da loro organizzata. Uno degli accompagnatori, essendo stato volontario a Rocca Pietore nei giorni del disastro, si è ricordato delle nostre zone ed ha voluto così portare un aiuto anche alla nostra comunità. Grazie di cuore!

Un momento della cerimonia a Musile di Piave.

Il riso dell’associazione Cucchini per i volontari

Anche quest’anno l’associazione Cucchini di Agordo ha distribuito sul territorio un notevole quantitativo di riso. Essendoci stato l’uragano Vaia alla fine di ottobre, il riso non è stato venduto come accadeva gli altri anni, bensì donato ai membri delle associazioni che in quei lunghi giorni hanno operato sul territorio. Una parte del riso è arrivata non solo alla Croce Bianca, ma anche al nostro gruppo di Vigili del Fuoco volontari. Grazie di cuore a tutti!

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sorvola i nostri boschi Martedì 12 marzo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato in provincia di Belluno per una visita ufficiale. Nel corso della mattinata, dopo aver visitato il cimitero di Fortogna e aver commemorato le vittime del Vajont, il presidente è arrivato a Belluno dove nel teatro comunale ha potuto incontrare le autorità provinciali, il corpo di protezione civile e i gruppi che hanno aiutato in occasione dell’alluvione. Hanno allietato l’incontro i ragazzi di Belluno Alza la Voce che hanno cantato per il presidente il brano da loro cantato e realizzato per la raccolta fondi pro alluvione. Tra di loro c’era pure una delegazione dei Musicol, coro dei giovani di Colle. Non è mancato, nel mezzo della mattinata, un giro in elicottero che Mattarella ha fatto accompagnato dal presidente della regione Veneto Luca Zaia sui luoghi del disastro di fine ottobre. Dal video pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, Mattarella è stato ripreso proprio mentre passa sopra il paese di Colle e analizza, assieme al governatore, la situazione dei boschi del paese. “Bella Chiesa” sono le parole che Mattarella ha proferito per descrivere lo spettacolo che si è trovato davanti, ma anche, subito dopo nel vedere la situazione dei comuni limitrofi, “Che disastro tutti questi boschi”.

“Saor da feste” per tutte le famiglie Molti di voi avranno sicuramente nella loro libreria la pubblicazione “Saor da Feste” che la Union dei Ladign da Col assieme alle unioni ladine di Fodom e Anpezo aveva dato alle stampe una ventina di anni or sono. Da quella data nei nostri paesi si sono formate nuove famiglie...e i libri in magazzino sono ancora tanti; quindi per le famiglie di Col, Fodom e Anpezo che ancora non l’avessero in casa e avessero piacere di averla, basterà passare presso l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan e ritirarne una copia gratuita.


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«Le nuove del Pais»

S

ono iniziati verso il 20 marzo i lavori boschivi per ripulire l’enorme appezzamento di bosco abbattuto dall’alluvione nel versante che, passando sotto il Belvedere, prosegue verso l’abitato di Rovei e va a terminare sopra le gallerie della sp 20 della Val Fiorentina. Questa è stata totalmente interdetta al traffico il 23 gennaio; una chiusura dovuta sia all’effettivo pericolo derivante dai massi e dagli alberi che avrebbero potuto cadere nella sede stradale, sia per facilitare le future operazioni di rimozione del legname che si effettueranno nei mesi primaverili. Responsabile della rimozione del legname, non solo dai versanti posti sopra la strada di Marzeluch ma dall’intero territorio comunale, è il sindaco Paolo Frena che, come altri suoi colleghi, è stato nominato dal governatore Luca Zaia soggetto attuatore delle operazioni di pulizia dei versanti. Il soggetto attuatore e la Regola Granda, in accordo con Veneto Strade, hanno quindi fatto redigere un progetto per le operazioni di rimozione del legname da questo primo appezzamento. Le operazioni, che a causa delle funi poste a più di 15 m di altezza dal suolo hanno abbisognato dei pareri dell’Ente Nazionale Aviazione Civile, avverranno utilizzando 34 funi

È iniziata la pulizia dei nostri boschi Le zone di Colle sottoposte a pericolo valanghivo.

Il progetto per le funi da sistemare sulla strada della Val Fiorentina.

dislocate in diversi punti della valle. Ca. 86.700 i metri cubi di legname che dovranno essere ripuliti dall’intero territorio comunale, si spera, entro la fine di ottobre, per un danno stimato di ca. 4 milioni di euro. I privati che hanno avuto alberi caduti nelle loro proprietà entro la fine di marzo hanno potuto decidere se provvedere autonomamente alla pulizia degli stessi o se affidare il tutto al comune. In ogni caso, le zone a rischio valanghivo (che nel comune

di Colle sono cinque, concentrate nei versanti tra Rucavà e la frazione di Tie) dovranno per il momento essere lasciate al loro stato di fatto, almeno fino a quando Veneto Strade e Arpav non presenteranno progetti ad hoc per la rimozione delle piante abbattute e per la contestuale messa in sicurezza dei versanti dal pericolo delle valanghe. Dai calcoli effettuati dai tecnici dell’Arpav, oltre alla strada regionale che sale da Rucavà verso Colle, in pericolo ci sarebbero le frazioni

L’inizio delle operazioni di pulizia dei versanti tra l’Antonia e il Belvedere.

di Costa di Tie e Rovei che, nel caso di forti nevicate, dovrebbero essere evacuate. La speranza è quindi che già per il prossimo inverno si riesca a mettere qualcosa in sicurezza, pur essendo consapevoli che vi sono molte altre zone della provincia che versano nella identica situazione.

L Almanach Ladin N nuof apuntamento dedicà a la cultura e al aprofondiment de nosta storia e de noste tradiziogn chel che l Istitut cultural ladin Cesa de Jan l à metù a jì coi prim de marz. Ogni stemana su la radio la jent la podarà scotà “L Almanach ladin : curiojité, storie e tradizion de la jent ladina”, n apuntament de zinch minuti ulache ven contà del sol, de la luna, del sant del di e de tradiziogn, cultura e usanze dei nuos pais fora per le desferente sajogn del an. La mujiga che acompagna le registraziogn del Istitut l é l toch “Tiera Ladina” che l maestro anpezan Antonio Rossi l à scrit per la Banda da Fodom che, per sta ocajion, l’é stada pensada derta e significativa. De ota in ota i aprofondimenc i vegnarà liec ju nte le trei varianti fodoma, anpezana e da Col. L Almanach l vegnarà fat scotà su Radio Più de lunes da le 08.30, de martes da le 12.25 e de marcui da le 18.25. Giornade e ore desferente inveze per Radio Cortina: ilò la trasmission la sarà da podé scotà de domenie da le 11.30, de martes da le 12.50 e de juobe da le 07.45. Per chi che no zafiasse al scotà, l aprofondiment l vegnarà ciarié stemana per semana sul sito e su la pagina Facebook del Istitut cultural ladin Cesa de Jan. Chilò la jent la podarà ciatà incia n video

ulache la vedarà scrit dareman l testo che ven liet intant la trasmission. N ultima, chi che volarà, i podarà ciapà la registrazion del Almanach su Whatsapp mandando n mesagio al numer 393 9597990.

Come che varda fora l video del Almanach Ladin.


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Marco, architetto e musicista svizzero dalle radici collesi (Seconda e ultima parte) La passione per la musica

Oltre che architetto, Marco è anche musicista. La sua passione per la musica nacque ancora nella vecchia casa di Colle: lì, rinchiuso in una stanza col giradischi, ascoltava per ore musica di tutti i generi e poi, una volta arrivato in Svizzera, continuò a coltivare questa sua passione. La seconda ginnasio fu per lui un momento di svolta: lui assieme ad altri amici si unirono e formarono una piccola band che si fece conoscere e le cui esibizioni divennero nel corso di poco tempo richieste e molto apprezzate a Bellinzona e dintorni. “Le Bratte”, nome dato loro dal pizzaiolo calabrese che c’era nel locale dove si esibivano, divennero ospiti fissi della domenica pomeriggio della balera “La Palma” e ogni settimana ca. 300 giovani della zona si ritrovavano lì per ballare e passare un pomeriggio in allegria. Il pizzaiolo infatti, equiparandoli ai Beatles, aveva dato loro un nome dal medesimo significato (scarafaggio) nella sua lingua madre, il calabrese. Negli anni’70 le loro esibizioni arrivarono in tv e in radio e, sebbene poi l’età portò ognuno per la propria strada, Marco proseguì attivamente il suo percorso musicale fino ad arrivare all’attuale progetto dei “Blueguitars”. “È un progetto nel quale io sono l’elemento “fisso” - ci racconta Marco - nel quale in base alla disponibilità dei singoli si alternano vicino a me altri artisti di fama europea come Marco Marchi, Oscar Trabucchi, Gabor Lesko e altri ancora. Teniamo concerti in tutta la Svizzera e, quando si parte, il primo scopo è quello di divertirsi”. L’obiettivo di Marco non è infatti soddisfare semplicemente questo suo hobby, ma trasmetterlo anche alla gente. Per questo ha recen-

temente organizzato degli workshop per far conoscere l’ attività dei “Blueguitars” e, assieme al comitato Chitarre ai Castelli di cui è fondatore e presidente, si propone di diffondere tra la gente una cultura musicale globale, distinta da stili e generi musicali.

La sua visione dell’architettura e della formazione:

“Un architetto a parer mio è capace non perché è riconoscibile dallo stile col quale opera ma perché sa essere vincente e adatto nei diversi ambienti con i quali si confronta, di qualunque natura essi siano – racconta Marco - I problemi, anche urbanistici, devono essere affrontati con criterio ed è necessario interagire col contesto e non forzarlo con propri stili o idee precostituite. Io personalmente infatti non ho nessun “grande” dell’architettura come riferimento, cerco da ogni situazione di estrarre il meglio possibile; sono fermamente convinto che la nostra professione comporti anche una sorta di “responsabilità paesaggistica”. Una passione, una dedizione davvero esemplari, che hanno portato Marco molto

Marco durante uno dei suoi concerti.

in alto, a raggiungere grandi obiettivi. “Il mio spirito indipendente mi ha portato a maturare delle scelte non scontate, a compiere un percorso di vita e scolastico su cui molti non avrebbero scommesso. Molti giovani, a causa anche di come vengono formati, arrivano ora sul posto di lavoro con scarse cognizioni pratiche; per questo non disdico assolutamente la scelta di chi opta per la scuola - lavoro, l’importante è fare le cose con voglia, costanza e molta passione”. E, quando gli chiediamo quando pensa di tornare a Colle, Marco ci dice così: “Vengo molto volentieri a sciare nelle splendide Dolomiti e quando ci sono le feste di classe esserci è fondamentale! In ogni

caso porto Colle nel cuore con la gastronomia. Assaporo spesso ancora volentieri balote e casunziei, di solito mia madre o qualche mia zia li prepara per tutti. Ma se penso a Colle un grazie dal profondo del cuore va sicuramente ai miei nonni che mi hanno insegnato la vita, al Maestro Sommavilla che durante le scuole elementari ci ha trattati tutti come figli suoi e a Lili, carissima compagna di classe delle elementari la quale mi tiene costantemente legato alle mie origini”. Alla fine di questa chiacchierata, un consiglio si sente di dare ai giovani. “Non deve esistere il “Non sono capace” ma il “Ci provo e ci metto il massimo”. (Giulia Tasser)

Colle:

nel 2018 c'è una ripresa demografica Contrariamente a quanto vi avevamo raccontato l'anno scorso (un calo demografico che aveva portato la popolazione a scendere sotto i 360 residenti), nel 2018 la popolazione di Colle é cresciuta di tre unità, ritornando ai valori del 2015 (360 persone). Un segnale positivo che non è stato dovuto al saldo naturale che è stato pari a 0 (3 nati e 3 deceduti), ma bensì a quello migratorio: 11 le persone che hanno preso residenza (4 uomini e 7 donne) e solo 8 le persone andate via (3 uomini e 5 donne), per un saldo positivo, appunto, di +3. Curioso il fatto che, a giusti dieci anni di distanza, il 2018 abbia registrato 11 persone immigrate proprio come nel 2008 e che il saldo naturale sia stato nullo come nel 2007 (3 nati e 3 deceduti anche in quell'occasione). Sebbene negli ultimi anni il numero di donne sia in costante aumento, Colle rimane ancora un comune dove risiede un maggior numero di uomini: al 31 dicembre 2018 c'erano infatti 183 uomini e 177 donne.


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«Le nuove del Pais»

RICORDI DAL PASSATO FOTO RICONOSCIUTA

Nello scorso numero delle Nuove del Pais vi avevamo proposto una foto sconosciuta, di cui ci sarebbe piaciuto sapere i nomi dei presenti. Molte sono state le vostre segnalazioni e di questo vi ringraziamo di cuore! Da quanto siamo riusciti a ricostruire si tratterebbe della “Messa Noela” di Padre Armando Agostini celebratasi a Colle nel giugno 1966. Presenti nella foto ci sono i ragazzi delle classi 1956, 1957, 1958, abitanti di Villagrande, delle frazioni limitrofe e il coro parrocchiale. Nella foto vediamo: 1. Agostina Lezuo (de Lorenzo Nessol), 2. Gemma Pallua (da Pont), 3. Maria Rosa Bonata (Sech), 4. Ester Agostini (de Bepo Vijio), 5. Pia Colleselli (Palate), 6. Berta Colleselli (del Maestro), 7. Pierina Codalonga (del Chin), 8. ? 9. Cecilia Agostini (d’Agustin), 10. ?, 11. Daniela Pallua (de Longaro), 12. Margherita Sief ( de Cianazei), 13. Paola Lezuo (de Lorenzo Nessol), 14. Liliana Grisotto (de Calcuch), 15. Marco Lezuo (del maestro Lejio), 16. Carla Lezuo (del maestro Lejio), 17. ?, 18. Francesca Codalonga in Agostini (d’Agustin), 19. Corona Rossi (de Snaider – Maestra), 20. Maria Lezuo in Sommavilla (Maria Regina), 21. Lucia Sommavilla, 22. Angelo Frena (Monech), 23. ?, 24. Deodato Agostini (da Roei), 25. Maria Antonietta Colcuc (de Batista de Calcuch), 26. Vito Agostini (d’Agustin), 27. Serafino Bonata (Sech), 28. Giovanni Carlo Chizzali (Janio), 29. Angelo Pezzei (de Ru), 30. ?, 31. Clemente Agostini (d’Agustin),32. Massimiliano Frena (Mano Monech)?, 33. Pio Colcuc (Garit), 34. Luigia Lezuo (Maestra), 35. ?, 36. Alessandro Pezzei (de Bernart), 37. Giovanni Pezzei (de Bernart), 38. Chiara Sommavilla, 39. Serafino Bonata (Sech), 40.?, 41.?, 42.?, 43.?, 44?. Curioso sarebbe riuscire ad identificare tutti, anche se ci rendiamo conto non sia semplice, tuttavia se aveste altre soluzioni ce le potete inviare.

Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile passare direttamente in Canonica oppure effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).

Classe 1936

Pochi ma buoni: questo potrebbe essere un buon motto per definire questa foto dei coscritti della classe 1936. Considerato che il giorno della visita di leva a Caprile i coscritti erano accompagnati dalle autorità del paese, la foto potrebbe essere stata scattata proprio in quell’occasione. Da sinistra troviamo: Antonio Chizzali (Todesch), Sisto Pallua (de Longaro), Marino Colcuc (Garit) e Fortunato Dariz (Nato Moro). Seduti davanti troviamo il sindaco Rodolfo Agostini (Snaider) e il messo comunale Albino Pallua (de Cianazei).

FOTO Sconosciuta L’inverno 2018/19 è stato tra i meno nevosi degli ultimi decenni. Il caso vuole che, scartabellando tra gli appunti metereologici che i prof. Floriano Chizzali e Vito Pallabazzer avevano redatto sul loro volume “Colle Santa Lucia Vita e Costume” troviamo notizia del fatto che anche cent’anni fa, nell’inverno 1918/19 ci fu pochissima neve. Un fatto questo sicuramente molto curioso. Intanto, per assaporare un po’di neve almeno in fotografia, abbiamo trovato questo curioso scatto realizzato presumibilmente negli anni ‘70 in località Brussa che ritrae un gruppo di giovani che si sta preparando per “jì ncontra” agli abitanti di Colcuc nello spalare la loro strada. La tradizione orale ci racconta che spesso erano gli uomini di Rucavà e di Villagrande a partire per aiutare chi abitava di là nello spalare una strada che spesso era invasa da enormi valanghe e che altrimenti sarebbe rimasta interdetta per giorni e giorni. Mentre spalavano, gli abitanti di Colcuc spesso si fermavano in silenzio, per ascoltare eventuali voci o rumori di badili che giungevano dall’altra parte, in modo da capire dopo quanto ci si sarebbe incontrati. Chi si riconosce o riconosce qualcuno dei giovani presenti nella foto? Se avete la soluzione scrivete a giuliatasser@libero.it .


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«Le nuove del Pais»

Gli alberi caschati dal vento

Storie di uomini e boschi tra Colle Santa Lucia e Caprile (XVI-XXI) di Silvia Grego – Prima parte

L

’Archivio del Principato Vescovile di Bressanone (APVB), che conserva la maggior parte della documentazione antica di Colle Santa Lucia, si trova oggi nell’Archivio di Stato di Bolzano. Il viaggio in giornata, da Mestre, dove vivo, o da Colle Santa Lucia, dove trascorro le vacanze, non è breve. Non restano molte ore per la consultazione in sala studio. Per fortuna la distribuzione del materiale è veloce, così, appena arrivo, richiedo alcuni fascicoli del fondo dell’APVB che devo esaminare. Nell’attesa decido, dopo debita autorizzazione, di fotografare l’indice dell’archivio vescovile per studiarlo con calma a casa. Casualmente, tra i capitoli, leggo: “Relazione sul ciclone: 1613-1616”1. Ricordo. Anche ad agosto avevo visto il titoletto, ma non gli avevo dato molta importanza. Ora a gennaio con gli occhi ancora pieni della desolazione dei boschi caduti alla fine dell’ottobre scorso tra Colle e Caprile ho grande curiosità di aprire il fascicolo. Contiene per lo più relazioni all’Amministratore, Consiglieri e Locotenenti del Principe Vescovo di Bressanone (d’ora in poi PVB) redatte da Giovanbattista Piazza di Colle Santa Lucia, fattore dei forni di Andraz, Caprile, dell’economia del legno a Buchenstein, Thurn, Fassa, Prags e Tiers, fattore della miniera del Fursil (ufficialmente dal 1606, ufficiosamente era subentrato al padre già dal 1596). Sono relazioni originali, firmate e siglate. Ottimo! “Conosco” il Sig. fattore: i suoi scritti sono sempre interessanti. La scrittura è chiara, ordinata e regolare, in lingua italiana, con qualche parola ladina. Le relazioni, per capitoletti di interesse, sono ricche di considerazioni e valutazioni di ordine commerciale e politico. Il fattore G.B. Piazza, ritenuto uomo di fiducia a Bressanone, gestiva le proprie mansioni con autorità, incrementando il proprio prestigio personale e gli interessi familiari tra Colle Santa Lucia, Val Badia e Cadore. Nel novembre del 1613, un ciclone aveva atterrato il Bosco delle Roazze2 tra Colle e Caprile, insieme ad altri boschi sopra il paese di Colle Santa Lucia. Se, in generale, ci si preoccupò di trovare acquirenti di legname e si prepararono gli alberi caduti per la consegna, per questo bosco fu necessaria una lunga trattativa tra PVB e Venezia. Fu proprio GB Piazza a condurla.

Due Principi, due paesi: un bosco e un forno

Il bosco delle Roazze si estende a Nord di Caprile, tra il paese e le rocce d’El Crep (Belvedere di Colle Santa Lucia). Gode di una certa fama tra le carte degli archivi di Venezia e di Bolzano, perché oggetto di questioni confinarie secolari. Argomenti dominanti delle denunce di violazione e degli illeciti, sono gli sconfinamenti di pascolo e i tagli di legname. Perché sia collesi che caprilesi erano convinti di poter reclamare diritti su quest’area? In questo contesto, probabilmente, la presenza del forno da ferro di Caprile, è origine del complicato incastro di consuetudini, diritti, usi comuni, che hanno alimentato, per 1 2

BOLZANO, Archivio di Stato di Bolzano (ASBz), Archivio del Principato Vescovile di Bressanone,(APVB) L. 70,20. ETTORE DE TONI, Il bosco delle Roazze , "Archivio per l’Alto Adige", 1911

molto tempo, il contenzioso, intorno alla definizione di un confine tra Colle e Caprile. Confine che doveva, necessariamente, passare in mezzo al bosco delle Roazze e attraversare Pian di Sala. Il binomio boschi e forno va tenuto in considerazione. I forni non si costruivano, se nelle vicinanze non c’era facilità di accesso all’acqua e al legname. Le antiche investiture garantivano agli impresari minerari la disponibilità delle foreste circostanti, il sito minerario e i forni di fusione. Nel 1277 c’era sicuramente un forno a Caprile e dal 1295 sappiamo che era «in località de supra rivuum»3. Nel 1356 Bonaventura, figlio di Agostino di Caprile, otten-

Il bosco sopra Caprile distrutto dall'uragano dell'ottobre 2018.

ne dal Patriarca di Aquileia, per sé e i suoi soci, l’investitura di territorio e forno di Caprile con i boschi e foreste con pascolo, silvis et nemoribus, tanto in territorio di Caprile, quanto in Livinallongo4. Infine, un disegno del XVI secolo, mostra un grande forno da ferro nel villaggio di Caprile: sottomonte, alle spalle dell’abitato, sopra il centro del paese5. Fino alla fine del 1500, il forno era di proprietà di privati cadorini: Il PVB ne teneva a livello (affitto) una metà, l’altra era di cadorini. Il dodici dicembre del 1597, il PVB affrancò, da Jacopo della Lienarda di Selva, il livello della metà del forno per 30 rainesi e divenne, quindi, proprietario di questa parte6. I boschi circostanti rifornivano il forno di Caprile. Lo attestano i registri annuali di gestione del forno di Caprile7. Anche se, nel passare dei secoli, le proprietà dei boschi si affrancarono dalla proprietà del forno, la percezione di un confine ben definito restò, probabilmente, confusa dalle consuetudini precedenti.

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VITO PALLABAZER-FLORIANO CHIZZALI, Colle Santa Lucia, vita e costume Belluno, 1994, p. 105, dove si cita un antico registro di vendite livinallese “1295 Pietro Negrello di Caprile acquistò la sesta parte di un forno da ferro sito in località De supra rivum". VENEZIA, ASVE, Provveditori Sopra Camera dei Confini, d’ora in poi PSCC, b. 199. VENEZIA, ASVe, PSCC b. 199 disegno 1. BOLZANO, ASBz , APVB , 68,7 12/12/1597. BOLZANO, ASBz , APVB L. 68, 8 Registri del forno di Caprile 1596,1597,1598, 1600, 1601-02,1603,1605,1606,1618-20.


«Le nuove del Pais»

Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia a cura di Silvia Grego – undicesima e ultima parte

Il tesoro nel campo Il sito minerario del Fursil era certamente conosciuto fin dal medioevo. In epoca moderna alcuni masi abitati come Costalta, Pont, Pian, Bonata, Troi si trovavano a poca distanza dagli imbocchi delle gallerie. L’individuazione di una nuova vena mineraria avveniva facilmente proprio per opera dei locali, ma la scoperta poteva essere tenuta nascosta per decenni, prima di essere registrata presso l’autorità competente. Un alone quasi magico avvolgeva la scoperta di una nuova vena, come racconta Mattia della Valiera1 abitante a Pian intorno al 1580. L’ubicazione della vena veniva confidata e tramandata a parenti o vicini di casa, come si desume dai documenti sulla miniera da Pont2. L’anziano Mattia riferì all’amico Gregorio da Pont che, recatosi un tempo da due donne presunte veggenti della Val di Fassa per altri motivi personali, avrebbe poi ricevuto un’informazione preziosa. Presso Pont della Rinsa3, sopra la casa nel campo del Sabbion si sarebbe presto trovato un tesoro! (La speranza di trovare una vera e propria vena di oro o argento era costantemente viva,anche se poi il minerale presente in quantità veramente rilevante nei giacimenti dolomitici erano per lo più il ferro, il piombo, il rame) Effettivamente una vena mineraria tra Pont e Costalta c’era. Anche Antonio della Scola, una sorta di tecnico scavatore di nuove gallerie, lo affermava nel 1629-30 dicendo di ”aver cercato e scavato tanti anni fa su ordine dell’eccelsa superiorità bressinese nel campo del Sabbion appartenente al maso di Costalta,una miniera, e di aver trovato ogni sorta di indizi minerari, ma allora non gli fu concesso di scavare oltre, ma di desistere”. Un certo Antonio de Costa gli avrebbe suggerito di scavare più giù, nel campo dove lui aveva trovato “in mezzo a due bordi, sotto casa, in profondità schiusa una miniera”. Francesco Costa abitante in quel luogo, tuttavia, gli avrebbe ordinato di richiuderla temendo, a suo dire, di perdere il maso. Dell’imbocco nel campo sotto la casa, a Costalta, raccontano anche, nei primi decenni del ‘600, molte persone anziane. Era noto, infatti, che un tale, che viveva lì con il suo cavallo, trasportasse spesse volte fino a Schwaz il minerale di argento estratto nel campo sotto casa e tornasse carico di grano4. Ogni volta che terminava di estrarre il minerale, ricopriva l’imbocco della galleria, per tenerla nascosta. Alla luce di queste dichiarazioni non è, probabilmente, un caso se due componenti la famiglia Costa, Tita e Zuan Maria, quest’ultimo morto in miniera nel 1585, subirono un processo a Bressanone nel 1569 proprio per aver venduto ferro di contrabbando5. Intorno al 1629, mentre dissodava il suo terreno, Gregorio de Pont “trovò ogni sorta di pietre metallifere” nel suo campo e in quello del vicino Hans (Zuane) Costalta. Proprio là dove, molti anni prima, Antonio Costa aveva indicato esserci una miniera ad

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Registro Parrocchiale Colle, d’ora in poi RPCSL, Defunti 2.04.1586. Archivio di Stato di Bolzano , BAB Lade 67, 21 C, Scheda ricostruzione famiglie minatori miniera di Pont desunta da RPCSL. Bellissimo toponimo, l’appellativo deriva da rinsal, rinsai al pl., pali particolari conficcati nel terreno a monte di una strada sovrastata da pendii ripidi, per creare una barriera di protezione. Effettivamente sopra la località descritta “campo del Sabbion, oggi detto prà del Saulon, vi è un’erta significativa. Fin dal Medioevo Schwaz era la miniera d’argento più importante dell’area alpina orientale. Nel 1510 era la seconda città austriaca dopo Vienna. Schwaz era diventata la metropoli centrale dell’argento di tutto il mondo conosciuto. Già nel XV secolo Schwaz era nota anche oltre i confini della regione, e quindi molti commercianti affluivano nella città per comprare l’argento. Solo Tita è nell’elenco dei minatori autorizzati sotto giuramento all’estrazione presenti nell’elenco del 1558 Pallabazzer, op. cit..

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Antonio della Scola: “in mezzo al campo tra due bordi sotto la casa digradante verso la valletta”6. Infine, l’indicazione di una buona vena, riportata ai commissari del Vescovo da Gregorio da Pont nel 1629-30, venne considerata seria e fu accolta la richiesta di costruzione di una galleria. Già nel gennaio del 1630 iniziarono a lavorare alla nuova miniera, a Pont sotto Costalta, proprio Antonio della Scola e suo figlio Piero. La “soma de vena” (l’assaggio del minerale per valutarne la qualità) fu trasportata per un controllo a Bressanone, da Zuan Longiarù. Dal 28 marzo al 7 luglio del 1630 e per altre nove settimane mastro Gallo Taxer, probabilmente di Brunico, lavorò a Colle insieme ad altri 2 canopi tedeschi: mastro Martin Bogner e suo figlio Gregorio. I canopi tedeschi, dopo un sopralluogo insieme ai minatori collesi su tutti i luoghi “ove si crede esser minere”, lavorarono all’apertura della miniera di Pont. Ad essi si unirono altri due canopi e una donna, provenienti dalla Carinzia, arrivati nell’agosto dello stesso anno e che poi partirono per il Primiero. Partecipò ai lavori anche Domenego da Pont, figlio di quel Gregorio da Pont che aveva presentato dichiarazione al fattore. Nell’estate, due padri di famiglia collesi, Piero della Scolla e Simon de Costa7, figlio di Antonio Costa (uno dei testimoni della dichiarazione), effettuarono altri lavori nella miniera da Pont “in alzar, slargarla che per avanti lavoratta li Cnoppi Todeschi, cioè Gallo et compagni, quale era tropo bassa, et stretta”. I lavori di scavo, eccettuate le spese di illuminazione e ferramenta furono pagati dal fattore Tommaso Piazza. Un campione di materiale venne inviato a Venezia due volte, per essere esaminato8. Ritroviamo discendenti delle famiglie Costa e Da Pont, che annoveravano componenti già minatori nel 1558, negli elenchi di minatori del 1681-82 e 1717. Il cognome dei La Scola, invece, probabilmente discendenti di Piero de La Scola minatore nel 1558, non è più rintracciabile in seguito, tra i minatori e conduttori di minerale, nonostante i dodici figli di Piero di Antonio nati tra il 1624 e il 1647. I lavoratori definiti nei documenti canopi erano vere e proprie squadre di tecnici, quasi sempre tedesche. Alcuni, come mastro Gallo Taxer e mastro Martin Bogner e figlio, godevano probabilmente buona fama a giudicare dai viaggi di andata e ritorno che il Taxer fece, mentre lavorava a Colle, verso il Primiero, poi a Brunico dove incontrò anche il vescovo ed, infine, dal fattore di Valparola. La loro prestazione professionale veniva spesata con salario e vitto. Altri, come i canopi provenienti dalla Carinzia, erano gruppi più anonimi, che si spostavano da una zona mineraria all’altra in cerca di lavoro. Anch’essi furono, comunque, pagati per vitto e lavoro per i due giorni in cui restarono a Colle. Nell’elenco spese per il vitto e salario di quest’ultimi, è inserita anche la donna, che quindi non accompagnava i due, ma, a tutti gli effetti, costituiva parte della squadra9. Gallo Taxer e compagni lavorarono insieme ai minerali10 di Colle e non sembrano aver suscitato alcun problema alla popolazione. Essi, comunque, arrivarono in un momento molto particolare: proprio in quei mesi la popolazione collese subiva, a causa della peste, una delle più gravi crisi di mortalità della sua storia11. L’epidemia che colpì Colle, imperversando per mesi tra la fine del 1629 e la metà del 1630, fece il maggior numero di vittime proprio nella fascia della popolazione attiva, compresa tra i trenta e i cinquant’anni di età12. (Fine) 6 7

Archivio di Stato di Bolzano, BAB Lade 67, 21 C. Subentra a mastro Antonio della Scola , padre di Pietro ,morto nell’aprile del 1630 a settant’anni di età, verso la fine dell’epidemia di peste . ( maggio del 1630). 8 Archivio di Stato di Bolzano BAB Lade 66, 12 ad A, Istit… 9 ibidem. 10 Così si indicavano i minatori all’epoca nei doc. in lingua italiana. 11 Per convenzione si ha una crisi di mortalità nella popolazione di un data città o paese quando il numero di decessi in un determinato anno è uguale al raddoppio rispetto alla media dei decessi sui 6 anni precedenti. 12 Dati desunti da RPCSL.


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comunità in cammino

Nozze d'oro

Il 15 aprile 2018, attorniati da familiari e nipoti, Giacomo Colcuc e Lia Forcellini hanno festeggiato nella Chiesa Arcidiaconale di Agordo il 50° del loro matrimonio. Nell'occasione hanno ricordato il lontano 6 aprile 1968 allorché celebrarono le loro nozze a Perth (Gosnells) in Australia, dove erano emigrati per lavoro. Le più vive congratulazioni alla coppia giungano anche dalle Nuove del Pais, con l'augurio di vivere insieme ancora per molti anni!

Laurea

Venerdì 22 febbraio Beatrice Colcuc ha concluso il suo percorso di laurea magistrale in Linguistica Romanza presso la Ludwig – Maximilians Universität di Monaco di Baviera discutendo la tesi dal titolo “Quali confini per la Ladinia? Uno studio percettivo tra i parlanti sulla classificazione dialettale in area dolomitica”. Alla neodottoressa le più sentite congratulazioni giungano anche dalla redazione delle Nuove del Pais, con l'augurio di un futuro lavorativo ricco di soddisfazioni!

1. Armando Dell'Andrea (Pian) Nato a Colle Santa Lucia il 26.03.1938 e deceduto a Belluno il 19.02.2019. Coniugato con Bernardina Bernardi, padre di quattro figli.

2. Brigida Pallua (Canazei) Nata a Colle Santa Lucia il 16.06.1925 e deceduta a Villa San Giuseppe (Livinallongo) il 13.03.2019. Vedova di Fortunato Sief, madre di sei figli, di cui tre già deceduti. 3. Maria Maddalena Sief (Villagrande) Nata a Colle Santa Lucia il 30.10.1929 e deceduta ad Agordo il 16.03.2019. Vedova di Clemente Agostini, madre di tre figli.

Nati Clea Agostini (Selva di Cadore) di Piergiorgio (Varazza/Colle) e Giulia Moè, nata a Feltre il 13.03.2019.

Fuori parrocchia

NELLA PACE DEL SIGNORE

90 volte Auguri!

Fuori parrocchia

Flora Pallua (La Valle Agordina) Nata a Colle Santa Lucia il 12.03.1949 e deceduta ad Agordo il 03.02.2019. Vedova di Egidio Da Roit, madre di tre figlie.

Fuori parrocchia

Giuseppe Foppa (Bolzano) Nato a Colle Santa Lucia il 22.07.1923 e deceduto a Bolzano il 21.03.2019. Vedovo di Zenzl Nössing.

Lo scorso 30 marzo a Pedavena Alma Pallabazzer ha festeggiato i 90 anni in compagnia dei suoi familiari. Tanti tanti auguri alla cara Alma arrivino anche dalle Nuove del Pais, con la speranza che possa festeggiare molti altri compleanni assieme ai suoi cari!


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Storia - ARTE - cultura - tradizioni

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

FOTO conosciuta

FOTO RICONOSCIUTA

La famiglia di LEZUO ANACLETO – Arabba 1. Lezuo Anacleto - Arabba (1908) - 2. Grones Anna – Varda (1912) I figli 3. Ilda (1936) – 4. Agnese (1937) – 5. Enrico (1938) – 6. Angelo (1940) – 7. Frida (1941) – 8. Paolina (1943) – 9. Lina (1945) – 10. Alma (1947) – 11. Rita (1950) – 12. Lorenzo (1952) – 13. Daniela (1958). (La foto viene proposta specificando che i figli sono 11 – non 10 come erroneamente scritto sul n°3 del 2018).

FOTO Sconosciuta

"Sánta Maria Maiou" 1931. Chi saralo ste jovene, dërt fetre?

La foto sconosciuta del N.4/2018. Si tratta della famiglia di Roncat Pietro - Castello. In pedi da sinistra, i figli Oliva, Angelo, Cristiano e Severino. Seduti, da sinistra Severina, Rosa, la mamma Annamaria, il papà Pietro e Maddalena. La foto è stata riconosciuta da Teresa Delazer "Biertola”, figlia di Maddalena.

N ricordo de Mëda Nina "Roila" Chilò sun sta fotografia son mi, Romana Roila, sul grëm de mia nona, Nina Roila, scatada da mio śio frate, Pater Franz, ntourn al 1960. La nona l’eva nasciuda via n Colcuch ntel 1894. Mi sonve la plu picola dei fradiei e la me clamáva “picola pitòla”. Me recorde che mia nona duc i dis la se vestiva col guánt da fodoma, la se metëva i corei dal bon e co la jiva a spas o via La Plié la se metëva ence l ciapel! Chelche viade la se tolëva l cëst con ite i speisc e la ciauza e la jiva ntal Conte (Excelsior de ades) a se fè na ciacolada! L’eva na mëda assè particolar e troc sciori co i la vedëva i se fermáva a ie fè fotografie.

FOTO Storica Un tempo, nei freddi mesi invernali, durante la notte la casa rimaneva fredda, gelata. Le persone anziane, più degli altri, avevano difficoltà a raggiungere il gabinetto che si trovava generalmente sul pianerottolo delle scale. Per ovviare a questo disagio veniva spesso adottato una soluzione ingegnosa. Sulla parete della camera a fianco del salotto, detta “stangòrt”, dove abitualmente dormiva il capofamiglia con la moglie, veniva praticata un’apertura sulla parete accanto ai letti, nella quale veniva collocato il vaso da notte in modo che non emanasse odori durante la notte. Il mattino seguente il vaso veniva prelevato dall’apertura, comunicante con la prima, che si trovava nel corridoio esterno alla camera e veniva svuotato e ripulito nel gabinetto.

Uno stratagemma contro il freddo notturno…


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V

i sono degli odori e dei sapori che, risentendoli nell’arco della vita, evocano ricordi d’infanzia: per me, uno di questi è il profumo del pane appena sfornato. Verso la fine degli anni cinquanta, la maggior parte delle famiglie faceva il pane in casa, con la farina delle granaglie coltivate in luogo: orzo, segala ed anche fava, aggiungendo farina di frumento che doveva essere acquistata, perché a Livinallongo questo cereale non cresceva. La panificazione avveniva una volta all’anno, generalmente verso la fine del mese di maggio o inizio giugno, poiché in primavera l’aria più asciutta ne facilitava l’essicazione, inoltre, terminati i lavori nei campi ed essendo ancora troppo presto per falciare l’erba, ci si poteva dedicare con maggior tranquillità a questa attività. Era una mansione impegnativa e pesante, tutti i componenti della famiglia in grado di lavorare si trasformavano in panettieri. Spesso era chiesta la collaborazione di vicini di casa o conoscenti, che venivano trattati con particolare rispetto e con un’alimentazione adeguata all’impegno ed alla fatica del ruolo. Tra le famiglie girava il detto che bisognava trattare bene gli operai “percié che i no se tole da dì”, tradotto: perché non portino giudizi negativi in altre case. In acqua tiepida, veniva riattivato il lievito madre conservato dall’anno precedente, vi si aggiungeva lievito di birra ed iniziava la panificazione. Nella moutra da pán, contenitore in legno, si manipolava la pasta lavorandola molto sino a renderla morbida e omogenea, quindi la si lasciava lievitare. In seguito l’impasto veniva spezzettato formando delle piccole pagnotte tonde, le pinze, che poste su delle apposite assi e coperte, lievitavano una seconda volta. Nel frattempo, si spazzava il forno e lo si accendeva. Raggiunta la giusta temperatura, si iniziava ad infornare e cuocere. Questo lavoro generalmente era svolto da un uomo. A Contrin ogni abitazione aveva il proprio forno, mentre a Corte e Cherz v’erano i forni frazionali dove si accedeva a rotazione. Era un lavoro lungo, nelle famiglie numerose

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Storie da nzacan a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla”

Prezioso pane

mica. Era d’uso che noi bambini, fiutando nell’aria il profumo del pane appena sfornato, andassimo a chiedere una pinza. Era ammirevole la generosità delle persone che, pur vivendo in ristrettezza, ce la donava sempre. Negli anni sessanta questo lavoro cominciò a scomparire: due volte all’anno ci si facevano preparare le pucce dal fornaio, togliendo al contadino questo pesante incarico, ma anche il profumo che, nella tarda primavera, aleggiava nelle frazioni.

N bocon de pán

La Panificazione a Col d’Ornella, anno 1920 (foto fdeltedesco). durava una settima impegnando anche parte della notte. Una volta cotto, il pane veniva posto nella ciaurola, cassetta in legno con i lati svasati e portato nei ballatoi del fienile per essere essiccato; se lungo il percorso si incontrava qualcuno gli si donava una pinza. Lo si stendeva e trascorsi alcuni giorni lo si sistemava per l’essicazione, concé pán a madona: le pucce venivano posate ritte in fila sul pavimento, appaiate a due a due come le mani giunte. In questa operazione bisognava porre molta attenzione perché se ne cadeva una si innescava l’effetto domino.

Lo si conservava in soffitta nel blavé, granaio in legno a cassoni. Oltre alle granaglie veniva conservato anche il pane che doveva bastare per un anno. Non tutte le pucce riuscivano tonde e regolari, quelle schiacciate o a chiocciola si dicevano frugnocol, termine che si usava anche per i bambini piccoli e gracili. Naturalmente il prezioso alimento diveniva secco e croccante, non v’erano problemi per chi possedeva una buona dentatura, mentre per i piccini e gli anziani veniva ammorbidito immergendolo nell’acqua della vasca della stufa econo-

Te scinche n bocon de pán nasciù da doi spie de orde e de siala, da iega de festil piada nte sala, da mán che laora che mëna la pasta, da n bon cuor che te sporc ciauda na pinza. Te scinche n bocon de pán che sà de farina de clapons che sciauda deplen nte fourn, de jent che laora straca e suada ma co l’anima n pesc la se fesc na sciolada. AC

Il 3° concorso “Andreas Crepaz” Qualcuno si porrà certamente una domanda: “Cosa ne è stato del 3° concorso che doveva essere indetto all’inizio dell’attuale anno scolastico?” Giusta domanda, dal momento che era stato pubblicizzato da mesi. La scaletta era stata preparata; tutto era pronto per informare scolari e studenti. Purtroppo, a volte, accadono seri imprevisti. Ed è quanto accaduto. Il colpevole? Qualcuno contro il quale è difficile, speriamo non impossibile, avere la meglio. Mi riferisco Pieve, Sala Consigliare 2015. Dorothea scrive una dealla malattia che ha colpito la Signora Dorothea, dica sul libro d’onore del Comune. nipote dello scultore Andreas. A volte il male infierisce: Dorothea si è pure vista portar via il fratello Arno che ben ricordiamo a Fodom in occasione della premiazione delle prime due edizioni del concorso. Con rammarico e tanta tristezza abbiamo preferito non divulgare queste tristi notizie. Le teniamo per noi, certi che capirete il motivo per il quale non avete più sentito parlare del 3° Concorso. Posso però affermare con certezza che Dorothea, non vede l’ora di ritornare, anche se solo per breve tempo, a Fodom e fra i fodomi. (Fr. Del.)


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La vicinia di Corte 1 puntata a

Questa vicinia è sistuata fra la Pieve e Soraruaz sul pendio del monte alla sinistra del Cordevole in faccia ad Ornella. Nel villaggio principale, la Corte, esiste la chiesa della Beata Vergine della Neve, consacrata e assai frequentata dai devoti del paese e dai vicini stranieri dei Veneti Comuni della Rocca di Pietore, Alleghe e Selva e dai Badiòti che più volte all’anno intervengono in processione. Dietro l’altare maggiore di questa chiesa si conservano diversi ritratti e insegne ai miracoli operati per l’intercessione della Beata Vergine. Questa chiesa è dotata di considerabile rendita di offerte e legati fatti da molti devoti stranieri e della Patria. Ogni sabato e ancor in altri giorni della settimana vien celebrata la St. Messa da un sacerdote della Parrocchia che dista tre quarti d’ora. I luoghi appartenenti a questa vicinia sono i seguenti: sopra la Corte c’è Lasta con due case abitate dalle famiglie Lasta. Un quarto d’ora distante, ai piedi dei monti di Cisa (Incisa) e Col di Lana, c’è Contrin situato in fra rivi che più in basso si uniscono e prendono il nome di rio Contrin che precipita per

Pietro FAVAI

NOTIZIE STORICHE TOPOGRAFICHE E RELIGIOSE DI LIVINALLONGO (a cura di Franco Deltedesco)

Corte nel 1900 (archivio di Arnaldo Vallazza). un profondo canale circondato da tutte due le parti da orrende rupi e, in Ruaz, si unisce al Cordevole e, nel suo giro, forma i limiti della vicinia della Corte e Soraruaz. Questo luogo, per esser vicino ai monti è molto frigido e sterile al contrario a mò delle belle Alpi e prati per qui passa la via che, dalla Corte, per il monte Zissa (Incisa) arriva a

Corvara ma non sempre praticabile in tutte le stagioni per essere questo monte aperto a tutte le tempeste e molto paludoso. Poco distante, sotto la Corte v’è Federa con due case e tre famiglie. In questo luogo, secondo le osservazioni del defunto Rev.do Sig. Parroco Faber, in tempi antichi abitavano i pastori delle pecore che avevano i ricoveri per le medesime che

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erano numerose in questo paese, e dai badioti, nel loro idioma vengono chiamate le fede e i Livinallonghesi, i fodomi cioè, gli uomini delle pecore. Federa, secondo alcuni scrittori, deriva dalla voce tedesca “Futter” (foraggio): forse qui si conservava il fieno per invernare le pecore. Sotto Federa c’è Trou con due case e due masonali, adesso distrutto dalla rottura del monte sopraposto. Al fondo della valle, appresso al Cordevole vi è Vallazza di Dentro con tre case e sei famiglie. Alla destra della Corte, sopra il dosso del monte, c’è il luogo chiamato Ronch, persino l’anno 1795 con una casa abitata da famiglie. In questo anno levata dalla slavina e non più rifabbricata. E, poco sopra, il luogo di Sief, il più elevato di questa vicinia con una casa e due famiglie. Le campagne di questa vicinia sono divise in 14 masi. Eccettuate quelle di Contrin sono fertili; gli abitanti non hanno però sufficienti pascoli e boschi per mantenere, secondo il loro modo, una proporzionata quantità di animali. Il numero delle famiglie è di 38 = 7 delle quali hanno il cognome di Sief - 1 Dorigo - 6 Lazzer - 4 Lasta - 1 Masarei - 2 Gasperini - 1 De Martin - 2 Federa - 7 Vallazza - 1 Doné - 1 Livinè- 2 Marin- 2 Vallazza e 1 De Cassian. (continua)

Mani che creano I numerosi piccoli/grandi artigiani di Fodom continuano a stupire.

Alfredo CREPAZ di Agai presenta il suo rustico in scala 1:15. Il lavoro è esposto al Museo Etnografico di Pieve.

Carlo COSTA di Arabba con caparbietà e tenacia ha realizzato il particolare edificio esistente ad Andraz, con l’abitazione di Faber Alfredo e Pierina, ora abitata dalla figlia Nives, collegata al rustico tramite un ponte aereo.


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I

nverno dei primi anni 1950, da qualche mese il “Krosti”, un vero mostro spazzaneve, sbuffava fumi neri che si mescolavano con forte contrasto al bianco della neve nei vortici che le pale del mezzo sollevavano nel tentativo di liberare la statale n° 48 da Arabba a Pieve. Il passo Pordoi rimaneva chiuso fin dalle prime nevicate e riaperto solo in occasione del giro ciclistico d’Italia. Alla guida della macchina c’era Eugenio Furgler di Arabba aiutato nel suo lavoro da personale dell’ANAS, il capo cantoniere, Domenico Crepaz (Neno Mariuc) e Giuseppe Gliera (Bepo Becolé) operario. Sono ricordi che Laura, figlia di Eugenio Furgler, ha bene impressi nella sua memoria. La incontriamo nella sua casa ad Alleghe; accetta volentieri di ricordare gli anni della sua giovinezza ad Arabba, direttrice, commessa, segretaria… un tutto fare insomma, per qualche anno, nell’albergo di famiglia, Pordoi, ad Arabba. Signora Laura facciamo un passo indietro: Furgler è un cognome tipico nelle zone di lingua tedesca Quando e perché è comparso a Livinallongo? “Mio nonno Giovanni era originario di Terlano in provincia di Bolzano. Era stato assegnato ad Arabba come comandante di una compagnia di Kaiserjager. Qui conobbe e sposò Emma Enrich di Collaz, già madre di un figlio, Eugenio, che venne riconosciuto prendendo il cognome del patrigno.” In che modo i Furgler vennero in possesso del Pordoi? “Lo stipendio che prendeva mio nonno Giovanni era buono tanto che gli consentì di mettere da parte un bel gruzzolo. D’accordo con la moglie Emma acquistano l’albergo Pordoi da Giovanni Dander di Pieve. L’immobile viene intestato ad Emma perché Giovanni, ufficiale dell’esercito austriaco, non avrebbe potuto lasciare in eredità l’immobile acquistato perché alla sua morte, mi sembra, sarebbe stato incamerato dallo stato.

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Cenni di vita e vicende della famiglia Furgler di Arabba (di Celestino Vallazza)

La famiglia Furgler al completo: in primo piano, seduti, i nonni Emma e Giovanni. In mezzo a loro la nipote Elsa e sulla destra Walter. In secondo piano da dx: il Papà Eugenio, la moglie Maria Maier e la figlia Laura. Il primo skilift costruito ad Arabba forse negli anni 1930 - 1935 è opera del nonno, che aveva anticipato di qualche decennio, con lungimiranza il futuro sviluppo turistico della frazione” Combattente nella prima guerra mondiale Eugenio, classe 1898 salvata la pelle, ritorna ad Arabba, e nel 1938 sposa in seconde nozze Maria Maier di Novacella dal cui matrimonio nasceranno Laura, Walter e Elsa. “In prime nozze aveva sposato Marianna Pezòla di Contrin che morì senza lasciare figli.” Quale rapporto aveva con suo padre dopo l’assunzione di responsabilità di conduzione dell’albergo. “Mio padre era una persona dinamica, non sopportava facilmente la vita di albergo, tra clienti, scartoffie, bar e cucina preferiva fare il taxista (Erano in due in tutto nel Livinallongo ad avere l’automobile e tutti e due facevano il taxista, l’altro era Arturo Finazzer di Pieve). Avevo fatto un patto con il papà. Io, la più grade dei tre figli avrei pensato a sbrigare la parte burocratica, accogliere i clienti, mentre lui avrebbe pensato al personale, agli acquisti e alla parte logistica. Non ha rispettato i

patti, preferiva viaggiare, fare il meccanico, per cui, passa un giorno passa l’altro, mi ritrovai tutta la responsabilità dell’albergo sulle spalle. Ero caduta in depressione, sempre stanca e insoddisfatta. Da bravo meccanico aveva costruito un centralina elettrica sul torrente Boè; dava corrente a tutto l’albergo.” E allora?

“Allora ho alzato la voce e ho detto arrabbiata, ma arrabbiata veramente: “0 rispetti i piatti o domani me ne vado, pianto tutto!” Da allora le cose sono cambiate. Papà prima di uscire col taxi chiedeva sempre a me il permesso.” E la Mamma? “La mamma era una sgobbona, pensava ad allevare 5-6 maiali, una quindicina di pecore, le oltre cento galline di razza livornese e a cucinare per gli ospiti dell’albergo. Tra le pentole e gli animali era lei l’addetta alla pompa di benzina situata sulla piazza davanti alla facciata dell’hotel.” Suo padre nei mesi invernali era assunto dall’ANAS di Bolzano per condurre il mezzo spazzaneve uno dei primi che si vedeva in azione sulla statale 48 da Pieve ad Arabba. A bordo del “Krosti” prima e della Till poi andava su e giù ma un giorno successe qualcosa… “Il 13 dicembre del 1954, successe un gravissimo in-

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13 Dicembre 1954. L’ammasso dei rottami del “Krosti” in località pause. Ben visibile la scia lungo la quale precipitò il mezzo abbattendo gli alberi e fermandosi davanti a un tronco. In alto si intravvede il bordo della strada statale.


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cidente, il “Krosti”, questo il marchio di fabbrica, pesante mezzo che guidava, precipitò lungo la ripida scarpata in località bosco di Ruaz, spezzando alberi e fermandosi 150 metri giù sotto grazie ad una grossa pianta che bloccò il mezzo in località Pàuse. Mi pare che la causa fosse da ricercare in un guasto meccanico. Quali furono le conseguenze? “Il mezzo distrutto e mio padre gravemente ferito con una profonda lesione che gli squarciava il cranio, costole ammaccate ed ematomi su tutto il corpo. Venne ricoverato all’ospedale di Belluno dove rimase per lungo tempo sotto le cure del prof Angelini che, al momento del ricovero, non ci aveva dato alcuna speranza per la vita di Papà. Per la famiglia è stato un momento difficilissimo, andare a Belluno a trovarlo in quegli anni era un’avventura.” “Un giorno sono scesa, da sola, bambina di 11 o 12 anni. Papà era ricoverato in una stanza a sei letti. Appena lo vidi mi fece grande impressione con la testa avvolta nelle bende; vedevo solo gli occhi, il naso e la bocca. Una lunga degenza, poi le dimissioni dall’ospedale e la convalescenza, dopodiché riprese la sua solita vita e i suoi interessi: il taxi, l’officina e l’albergo. Ma una conseguenza dell’incidente lo segnò per sempre: la capacità di memorizzare e di ricordare erano due facoltà leggermente compromesse.” Ha nostalgia di Arabba, Lei che viva ad Alleghe da quando si è sposata “Arabba non è più la piccola Arabba di contadini e di turisti, c’era vita, c’erano bambini, c’era la scuola. Oggi non ci sono più bambini, non c’è più la scuola elementare, la piazza anche in pieno giorno è deserta, Solo a poche decine di metri passano ogni giorno migliaia di turisti dello sci ma sono appesi a delle funi seduti sui seggioloni o stipati nelle cabine, guardano e passano. A causa del collegamento via “Arabba Fly” tra due stazioni di partenza, la Burz e per Porta Vescovo il centro di Arabba ne soffre.”

LA FAMEIA DE NINO DEL ZENZ

N

ino del Zenz l eva nasciù sun Chierz ai 23 de dizembre del 1903 e per chëst suo pere Bepo e sua mere Lisa Baiola da Liviné i ava metù inom Natalino. L eva l secondo de siech fioi, trei per sort. Ai 20 de jugn del 1933 l s’ava maridé a La Plié co la Lisa del Lecio de Majarei. La pruma fia la se clamáva Maria, ma la se n eva morta l medemo di che l’eva nasciuda. I agn davò i ava bù set fioi: l Tone, la Pina, la Rita, l Pepi, la Pia, la Lucia e la Viola. De chi agn l eva fazile vedei fameie con tánc de fioi. La Lisa, davò che l’ava compré la Viola, la s’ava malé de cuor e l’eva trop al ospedel e nlouta i ava mossù ie dé sta picola a na jermana, Teta Baiola, che ie la arleve n toch n avánt. La mere se n eva morta trei agn davò co l’ava demè 48 agn. Per la fameia chi l eva zis sté agn rusti, percieche, auna a la miseria che ava porté la viera, i ava ence da se paié l ospedel. Mán mán che i fioi i vegniva da tánt, l pere l ie njignáva le massarie su mesura: restiei, fauc, fource, sëjole e duc daidáva pro ntei laur de la campagna o i jiva pastri de le vace o de le cioure. Le fie maiou, ence se ncora tánt jovene, i ava da pensé a fè da mangé, neté, fè la lesciva, fè pán, concé l guánt e dut chël che l eva debujen per tegnì cesa. Sua sántola, Verginia del Zenz, che la s’ava maridé nte la medema cesa e la no n ava bù fioi, la ie nsignáva n cin coche i ava da se njigné. Del 1957 l Nino ava volù se fè fè la fotografia de fameia, davánt che i fioi, un al viade, i se n vade per sua strada (La Pina l’eva bele maridada da n per de meisc). L Tone l s’à maridé e l

à manè n avánt la cesa de Chi del Zenz sun Chierz. La Pina e la Rita le s’à maridé nta Fodom: la pruma ja Ruac e la seconda via Ornela e i à dediché sua vita a la fameia, a la cesa e a la campagna. L Pepi l à fat la scola da carabinier a Roma e, davò n prum temp n Sardegna, l à fat suo servizio n Provinzia de Bolsán e l s’à fat la fameia n Gherdëna. La Pia l’é stada n servizio nte na fameia a Brescia e po la s’à maridé e l’é juda a vive e l’à metù su fameia a Corvera. La Lucia l’à mparé l mestier de sartorëssa. Da maridada l’à vivëst per n valgugn agn a Liviné e po la s’à sposté co la

fameia jun Egort. La Viola, davò la scola, l’à scomencé a laoré ntei alberghi e la s’à fat la fameia ja Col. Sebenche i no vive tánt dalonc l un dal auter, no n é fazile che i set fradiei i abe l’ocajion de se nconté de duc e nlouta sto isté i à volù se biné nte la stua de Chierz per se fè ncora n viade na fotografia auna, ades che i é duc noni e chelcheun ence bisnono. La discendenza de la Lisa e del Nino del Zenz la conta 7 fioi, 24 neodi, 45 pro-neodi e, fin a ncuoi, 7 pro-pro-neodi. (Virginia – una dei 24 neodi)

Davossù n pe: Rita, Pepi e Pia – de davánt: Pina, Viola, l pere Nino, Lucia e Tone.

Davossù n pe: Lucia, Pepi, Pia e Viola – de davánt sentei: Pina,Tone e Rita.


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’ancora di salvezza e il salvagente con la scritta Patria. È la strana storia di una cartolina militare della Grande guerra uscita dal suo nascondiglio, dopo più di un secolo, a causa del vento tremendo che il 29 ottobre si è abbattuto sul Triveneto provocando lo schianto di milioni di alberi. Le raffiche di scirocco toccarono i 192 km/h scoperchiando i tetti di tanti vecchi fienili; proprio da uno di questi, presso Pian di Salesei, nel paesino dolomitico di Livinallongo (Belluno), è emerso il delicato reperto. Il proprietario del capanno lo ha trovato accanto al fasciame distrutto del fienile e, qualche giorno fa, ha deciso di donarlo all’amico Arnaldo Vallazza, collezionista locale di militaria e cartoline. Questi ha pubblicato la cartolina su vari gruppi Facebook. L’abbiamo sottoposta al Luogotenente dell’Esercito Danilo Amato, profondo conoscitore della posta militare che ha da poco esposto la sua ricca collezione di cartoline del ’15-‘18 presso il Sacrario delle Bandiere, al Vittoriano. Coincidenza tra le coincidenze, fra queste vi era anche un esemplare identico a quello ritrovato a Salesei. Spiega il sottufficiale: «Il testo è semicancellato dal tempo e dall’umidità, dal poco che si legge la cartolina sembra spedita a un “mitragliere...Manelli” dalla città di Iglesias (Cagliari) il (3?-13?23?), agosto del 1917». Come ricorda Vallazza: «Salesei durante la guerra era stata sgomberata da tutti i cittadini, all’epoca sudditi dell’Impero asburgico: era infatti zona di guerra, vi erano le brigate Calabria e Torino che davano l’assalto al Col di Lana. I fienili erano spesso adibiti a ricovero per i soldati e la cartolina doveva essere stata ricevuta da uno di loro». Da un controllo sull’Albo dei Caduti, effettivamente risulta un Manelli Fernando caduto sul Monte San Gabriele il 5 settembre 1917. Apparteneva all’1175° Re-

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Posta in trincea Cartoline di storia Parole e pensieri della Grande Guerra (di Andrea Conci, da Il resto del Carlino di Domenica 17 Marzo ’19 – per gentile concessione)

La tempesta di vento dell’ottobre scorso ha scoperchiato un fienile ed è spuntato il cartoncino: risale all’agosto 1917.

Momenti di relax in trincea durante la Grande Guerra: scrivere a casa e ricevere posta era importantissimo per il morale dei soldati. parto Compagnia mitraglieri Fiat la cui cartolina incredibilmente – era anch’essa esposta al Vittoriano. Il soldato aveva 23 anni e morì per ferite riportate in com-

battimento. Che si trattasse proprio di lui? Con molta attenzione, nel testo si riesce ancora a leggere: “...Mando saluti... da me... per nota...”. Sul mittente, invece, per

ora si possono formulare solo ipotesi. Continua Amato: «A Iglesias certo non si combatteva, ma vi giungevano dai Balcani migliaia di prigionieri austro-ungarici. Venivano raccolti prima all’Asinara e poi nel Sulcis dove lavoravano nelle miniere di carbone e metalli. Il mittente poteva essere – forse – un marinaio con mansioni di guardia carceraria o controllore dei lavori». Altrimenti, perché mandare a un soldato dell’Esercito impegnato sul fronte alpino una cartolina della Marina? Forse era un fratello, o un amico, anch’egli sotto le armi. Il sistema postale italiano durante la Grande Guerra era una potente macchina di supporto psicologico-motivazionale: vi lavoravano più di 120mila postelegrafonici e i soldati disponevano di cartoline in franchigia che giungevano a destinazione presso le loro famiglie in appena 3-4 giorni. Il telefono e la radio erano usati, infatti, solo per scopi militari. Il morale delle truppe era questione strategica e quindi le cartoline, oltre a consentire un conforto emotivo per i soldati al fronte e le loro famiglie erano anche ricche di illustrazioni propagandistiche, molte delle quali di gran pregio essendo state disegnate da famosi artisti. Un ufficio apposito orientava i temi e i motti a seconda del momento: alcune ridicolizzavano il nemico, altre incoraggiavano all’arruolamento e ai prestiti di guerra, oppure esaltavano vittorie e imprese eroiche, come quelle di d’Annunzio (pensiamo al Volo su Vienna o alla Beffa di Buccari) che ebbero sempre grande ed efficace risalto mediatico. Le cartoline erano il mezzo di comunicazione preferito dai soldati che credevano davvero in quei simboli e motti che parlavano di coraggio, patria, affetti familiari, sacrificio e onore. Parole al vento, come vorrebbe qualcuno? Forse no, anzi. Il vento ce le ha restituite.


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dal mondo delle associazioni Kritisch-Baten 2019

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arito contro moglie, padri contro figli, fratelli contro fratelli, amici contro amici. Queste non sono le notizie di cronaca che si sentono quasi ogni giorno ai telegiornali, ma le squadre che si sono affrontate nell’ormai tradizionale torneo di Kritisch-Baten organizzato dal Gruppo Alpini Col di Lana durante il periodo di carnevale. Nelle serate del 28 febbraio e 1 marzo, giovedì e sabato grasso, 20 squadre si sono affrontate in un torneo all’italiana che ha visto la vittoria, come lo scorso anno, dell’affiatata coppia Pierino Devich e Flavio Delmonego. Chi vince dice che è bravura, chi perde che è sfortuna …. La verità forse sta nel mezzo. Anche quest’anno è stato riproposto il toto-kritisch, una sorta di schedina simil totocalcio, il cui ricavato è stato destinato per l’erogazione di un contributo a favore di chi ha subito danni dagli eventi atmosferici dell’ottobre dello scorso anno. Il Gruppo Alpini Col di Lana ha deciso di contribuire con una donazione di 1.000,00 euro. La riuscita di questa manifestazione va soprattutto a tutti coloro i quali hanno sponsorizzato l’iniziativa e ai quali va ancora un grande ringraziamento. (LD)

Il podio del torneo di Kritisch 2019.

50.000 euro per Associazioni e Frazioni Cinquantamila euro per sostenere l’attività delle associazioni e le Frazioni. Questo l’importo che l’amministrazione comunale di Livinallongo, guidata dal sindaco Leandro Grones, ha stanziato a favore di varie realtà della vallata che hanno organizzato manifestazioni ed eventi durante la scorsa estate. Aiuti anche per le “Vijinánze” che hanno messo in cantiere piccoli interventi di manutenzione al territorio. Il contributo più sostanzioso è andato alla Banda da Fodom, con 12.800 euro, dei quali 8.000 per la scuola di musica e 4.800 per l’organizzazione della sfilata di Ferragosto ad Arabba. 6.800 euro, di cui 4.800 per l’organizzazione del tendone in occasione della Siegra de S. Iaco e 2.000 per la trasferta in Georgia sono andati al Coro Fodom. Al Gruppo Alpini Col di Lana ed all’associazione Eugubini nel Mondo è stato concesso un contributo di 5.500 euro per la pubblicazione di un libro sulla festa in occasione dei 100 anni dalla festa dei ceri, tenutasi il 5 agosto a Pian di Salesei. 4.000 euro sono andati a Sci Club Arabba (a sostengo dell’attività), Vigili del Fuoco volontari (corsi di aggiornamento all’uso del defibrillatore), Croce Bianca Fodom (attività dei volontari), Soccorso Alpino (corsi di aggiornamento all’uso del defibrillatore ed acquisto attrezzatura) ed

al Istitut Cultural Ladin per il servizio sul Castello di Andraz della trasmissione “Linea Bianca su Raiuno e l’attività dell’“Andraz Museum”. Tra le domande ricevute e finanziate anche quella del Coro Femminile Col di Lana per il concerto con il Coro Vos de Mont (1.000 euro), dell’Union dei Ladins da Fodom per l’organizzazione della festa di Sánta Maria Maiou (2.400 euro), dell’Unione Sportiva Fodom per l’acquisto delle piastre per il defibrillatore in dotazione al campo sportivo di Cernadoi ed il corso di Blsd (450 euro) e dell’’Associazione Allevatori di Livinallongo/Bacagn de la Ladinia per l’organizzazione della Rassegna della Razza Bruna Alpina ad Arabba (450 euro). 350 euro sono infine stati concessi alla Provincia di Belluno per la pubblicazione del libro sul premio Pelmo d’Oro dal 1998 al 2017. Quasi 8.000 euro sono andati invece alle Frazioni che hanno presentato richiesta per coprire i costi di alcuni lavori di manutenzione sul territorio. Di questi 4.600 a quella di Contrin per la sostituzione delle canaline di scolo delle strade, 1.390 a Pieve – Sorarù per l’abbellimento floreale della piazza di Pieve, 1.000 euro a quella di Corte per la sistemazione della strada “Lasta – Ciámp” ed infine 407 a quella di Davedino per spese sostenute nel corso del 2018. (SoLo)

News dall’associazione Pettirosso Agordino (già Cucchini Agordino) Il 28 febbraio si è tenuta l’assemblea ordinaria dell’Associazione durante la quale è stata focalizzata l’attività svolta nell’ultimo anno, che ci ha visti impegnati nel corso di formazione sulla demenza, aprendo un nuovo filone di attività accanto al malato di demenza e alla sua famiglia, continuando l’impegno a favore del malato oncologico e affetto da altre malattie degenerative e inguaribili. È stato un grande lavoro di sensibilizzazione quello svolto in questi dieci anni di attività, per far conoscere le cure palliative, assicurate da leggi specifiche promulgate in materia, tutte recenti in Italia e far sì che l’accesso alle cure stesse diventi realtà anche da noi. Ora fi-

Il pettirosso Agordino cambia vertice. Nadia Dell’Agnola lascia dopo 10 anni.

nalmente sappiamo che l’Unità di cure palliative è operativa anche nei nostri paesi e ciò permette molte volte ai malati di essere assistiti a casa! Quando richiesti, i volontari del “Pettirosso” integrano l’operato dell’equipe per le cure palliative, formata dal medico, dagli infermieri e dalla psicologa. Potete trovare i nostri volontari nelle case, in ospedale ad Agordo nel reparto di medicina-lungodegenza, ora anche nelle strutture per anziani gestite da ASCA, sempre ad Agordo. Nel corso dell’Assemblea c’è stato un importante passaggio di testimone: Nadia Dell’Agnola, che ha contribuito alla costituzione

dell’Associazione e l’ha seguita per dieci anni come Presidente instancabile, per motivi personali lascerà Agordo e al suo posto Sonia D’Agostini guiderà i nuovi passi dell’Associazione, coadiuvata dal nuovo consiglio formato da Michela De Dorigo, Morena Farenzena, Ileana Corazzin e Donella Masoch. A Sonia e al nuovo consiglio direttivo auguriamo buon lavoro, mentre un GRAZIE GRANDE va a Nadia che insieme ai vari consiglieri che si sono succeduti negli anni, più volte è salita anche a Fodom per portare il buon messaggio di Vita di cui il “Pettirosso” vuole farsi messaggero, per i malati nelle nostre case e per le loro famiglie! (Chiara Roilo)


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La scuola di musica nel ricordo di Benigno “Gobo”

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edicata a “Begnigno Gobo” la scuola di musica della Banda da Fodom. Il locale dell’ex palestra di Pieve, riadattato dopo la ristrutturazione, ospiterà le prove e le lezioni di musica. La Banda da Fodom ora ha una sede tutta nuova. L’ensemble musicale nato nel 2005 grazie all’intuito ed all’iniziativa di Nani Pellegrini e della moglie Willy, che conta ad oggi una cinquantina di musicisti, finora aveva trovato spazio per le prove e le lezioni nella sala al piano terra dell’ex Hotel Dolomiti. Un locale però non propriamente adatto allo scopo: senza riscaldamento autonomo al quale si provvedeva con una fornella a kerosene, non isolato e soprattutto che doveva venire sgombrato dagli strumenti ogni qualvolta si tenevano delle elezioni per far spazio ai seggi. Così qualche tempo fa il direttivo della Banda ha chiesto al Comune la concessione del locale che ospitava l’ex palestra di Pieve. La struttura, che si trova sotto un piccolo parcheggio nel centro del paese, è stata da poco recuperata nell’ambito del progetto per la ristrutturazione della scuola elementare finanziato con il Fondo per i Comuni di Confine. Nell’ampia sala, per anni era stata usata come palestra, erano state ricavate due aule, che hanno ospitato altrettante classi della scuola durante i due anni trascorsi per il completamento dei lavori. Con il via libera del Comune, la banda ha effettuato in proprio alcuni lavori di adattamento. In particolare la rimozione di alcune tramezze divi-

La targa con l’intitolazione a Benigno “Gobo” della scuola di musica.

sorie per trasformare il locale in un’unica sala, ampia, luminosa, riscaldata e dotata dei neces-

sari servizi igienici. Per l’inaugurazione ufficiale l’ensemble diretto dal maestro Giulia-

Spazi più adeguati per le prove e le lezioni di musica.

no Federa e presieduto da Nani Pellegrini ha organizzato una festa, cui hanno preso parte, oltre ovviamente ai musicisti, i famigliari ed i rappresentanti delle diverse realtà musicali che può vantare la vallata fodoma. Pellegrini ed il sindaco Grones hanno scoperto una targa all’entrata della sala che riporta l’intitolazione ufficiale della scuola di musica della Banda a Benigno Pellegrini “Gobo”, il compianto fondatore del Coro Fodom e direttore del Coro Parrocchiale S. Iaco, scomparso lo scorso anno all’età di 91 anni. “La richiesta di questa dedica è venuta dalla stessa popolazione fodoma – ha detto Grones – per ricordare Benigno, il “papà” della musica a Fodom. “Proprio lui – ha ricordato il sindaco – durante un concerto della banda mi aveva fatto notare l’importanza dello studio della musica. Ecco, ora i nostri giovani hanno uno spazio dove farlo.” (SoLo)

Coro de Gliejia "S. Iaco" - Na giornada sun Pescoi

L Coro Sán Iaco l à urté na giornada de or per se la marené auna e se passé n puó de ore n compagnia sul fenì de la stagion del inviern. Chilò son sun Pescoi, l’ultima domënia de merz, nte n spetacol

de monc e nei bela bláncia sluminada da sorogle. Bel decà onva l ristoro Pescoi del Zucher, ulache ne spetáva na marëna “coi fiocchi” njignada pro da la Moira con suo brao cuogo. Coles no podëva mancé

nosta bela cartada da ne fè desmentié finamei de se la cianté nánterite, coche de solito fajon. L temp l cor e nte n prëst l eva da tourné ju per no risćé de resté a pe. La DMC l’eva ilò duta per nos njignada a fè l’ultima corsa. Spo, con sorogle ncora aut ntel ciel, grazie ence a l’ora nuova, on mossù stentan tò sarevede da chël paradisc! Volon ringrazié l Signour per chëst regal de mesa Carësuma e n bel Diotelpaie a don Dario e a duc chi che à tout pert e contribuì al bon resultat de la giornada, compresa la Marilena che à ciafié a vegnì n rapresentánza del coro de gliejia da Reba. Sté auna n amicizia dëida a se capì meio e a se volei ben. Stela


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ATTUALITà - SuzEde nta fodom

Boschi schiantati: la Regione interverrà anche sui terreni privati

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abrizio Stella, direttore di Avepa, l’agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura, soggetto attuatore per il settore rilievo e opere agricolo – forestali e Gianmaria Sommavilla, direttore dell’Unita Operativa Forestale Est, soggetto attuatore per il ripristino ambientale, forestale e della viabilità silvo – pastorale sono saliti nelle settimane scorse a Fodom per spiegare, in una riunione indetta dal Comune, le modalità di intervento dei privati sui boschi di proprietà per l’esbosco e la rimozione delle piante schiantate dopo la tempesta Vaia. Una riunione convocata alle 3 del pomeriggio di un giorno lavorativo, che non ha permesso la partecipazione di molte persone interessate, ha criticato qualcuno. “Ma altrimenti non si poteva fare – è stata la spiegazione del sindaco Leandro Grones – causa l’indisponibilità dei

Strade silvo – pastorali: “I soldi ci sono ma i tempi saranno lunghi”

Da sx: Fabrizio Stella, il sindaco Leandro Grones, Gianmaria Sommavilla, durante l’incontro promosso dal Comune sulle modalità di esbosco dei terreni privati a seguito della tempesta Vaia.

associazioni per capire quanto bosco sarà ripulito con l’assegnazione della legna e contributi in legname. Ma i privati? I due funzionari han-

I NUMERI

131.000 metri cubi di piante schiantate 326 ettari di bosco interessati sul totale comunale di 5.000 41.000 su aree valanghive 90.000 al di fuori 75.000 di questi su terreni comunali 15.000 su terreni privati relatori che – ha precisato – devono occuparsi di tutta la Regione. Con l’avvicinarsi della bella stagione, anche i privati proprietari di boschi hanno cominciato a preoccuparsi della rimozione delle piante schiantate dopo la tempesta Vaia dello scorso 29 ottobre. Intervenire si, ma con quali modalità? In questi mesi del dopo disastro ci sono state tanta confusione, tanta incertezza ed anche una certa inerzia nell’affrontare il problema da parte delle autorità competenti. Situazioni che hanno creato confusione nei cittadini, titubanti e spaesati sul come muoversi. Causa anche le tante e discordanti voci che circolavano. Una prima riunione pubblica si era tenuta per informare la popolazione sull’accresciuto rischio valanghe su ampie aree boschive, dove sarà vietato asportare legname fino a che non saranno realizzate le opere artificiali di difesa. Il Comune ha convocato Sourastáć ed

no spiegato cosa possono e non possono fare.

Dove non arriva il privato interverrà la Regione

Il ruolo ei compiti di Avepa in quanto “soggetto attuatore” nominato dalla Regione sono stati spiegati dal direttore Fabrizio Stella. “A noi – ha detto – spetta la delimitazione e la valutazione delle zone interessate dagli schianti per poi intervenire con l’esbosco e la pulizia. In altre parole, Avepa interverrà in quelle aree dove non lo farà il privato o il Comune. Il privato che ha un bosco da ripulire potrà cercare una ditta specializzata alla quale affidare l’incarico dell’esbosco e procedere alla vendita del legname recuperato. Se invece lo stesso privato, o perché non è riuscito a trovare una ditta o per semplice disinteresse ed inerzia,

non interverrà, lo farà Avepa. “Ma che sia ben chiaro un concetto – a scandito Stella. “Noi non venderemo il legname. Noi semplicemente affideremo, tramite bandi, la pulizia dei boschi a ditte specializzate. Lavoro che sarà pagato con soldi pubblici. In pratica il privato cercherà di vendere il suo legname al miglior offerente. Noi affideremo la pulizia dei boschi alla ditta che fa il prezzo più basso. Ma quanto tempo hanno i privati per attivarsi? Il direttore ha spiegato che l’ordinanza di protezione civile ha effetto fino al 31 ottobre del 2019. Un’eventuale proroga può essere decisa solo dalla Protezione Civile. Se i lavori di pulizia non saranno eseguiti entro quella data, la Regione potrà intervenire con un preavviso al massimo di 3 giorni. Ma questo non significa che tutti i boschi saranno ripuliti. “Nelle zone più impervie dove non si andava prima, non si andrà neanche adesso – ha precisato Stella. Per la pulizia del bosco la Regione ha emesso delle “Linee Guida”; alcune regole da seguire principalmente per garantire la sicurezza. Ad esempio lasciare una “taia” di almeno 4 metri sulle ceppaie divelte per evitare il ribaltamento. Oppure piazzare di tanto in tanto qualche pianta di traverso tra una ceppaia e l’altra per fermare la caduta di sassi. Queste linee guida verranno pubblicate sul sito della Regione e del Comune, dove potranno essere consultate. Come detto restano “off limits” le zone individuate da Arpav dove c’è il pericolo di slavine. Per poter esboscare qui, ci vorrà un progetto approvato da Arpav.

Altro problema affrontato, quello delle strade – silvo pastorali. Per questi interventi il soggetto attuatore è l’Unità Operativa Forestale Est. “I soldi per i lavori ci sono – ha spiegato il direttore Gianmaria Sommavilla – ma i tempi saranno lunghi. E questo non solo perché i finanziamenti non arriveranno tutti insieme, ma circa 300 milioni all’anno. Ma anche perché in molti casi si tratta di rifare completamente le strade, per le quali ci vuole una lunga fase di progettazione e di quella conseguente di affidamento dei lavori. Abbiamo già un piano degli interventi. Progetti ed appalti dovranno essere conclusi entro il 30 settembre. Quindi è chiaro che tutto non si riuscirà a fare quest’anno. Ci vorranno almeno 3 anni per completare le opere. Per i lavori meno impegnativi potranno intervenire le squadre dei servizi forestali. Sommavilla ha poi sollevato un altro problema: quello dell’impatto sulla viabilità ordinaria che avranno tutte queste operazioni di esbosco. “Solo, ad esempio, per trasportare i circa 21 mila metri cubi che finora ha previsto di esboscare il vostro Comune ci vorranno duemila camion, Che si andranno a sommare, più a valle, con quelli che rimuoveranno ghiaia e materiale. Un problema non da poco, con il quale bisognerò fare i conti. Qualche privato ha chiesto di potersi “aggregare” alle ditte che troverà il Comune. Cosa che potranno sicuramente fare i privati che hanno boschi contermini ai boschi comunali dove si interverrà per l’esbosco, ha confermato il sindaco.

Autocertificazione del legname: si potrà scaricare da internet

Sul sito della Regione sarà anche possibile scaricare il modello di autocertificazione di provenienza del legname, che il privato deve consegnare alla ditta che esegue l’esbosco. Ai privati che ripuliranno una superficie maggiore di un ettaro, la Regione chiede anche di segnalarlo, a solo fine statistico, su un apposito modello, anche questo scaricabile dal sito della Regione. (SoLo)


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19 nuove zone a rischio valanghe D

iciannove nuovi siti valanghivi creati dagli schianti del 29 ottobre scorso. Quasi 200 case a rischio in caso di forti nevicate. Questi i numeri usciti dall’incontro pubblico, organizzato dal Comune insieme ad Arpav e Genio Civile per informare la popolazione sul rischio slavine a seguito della devastazione dei boschi. Liviné e Andraz le aree più critiche. Ma sindaco e tecnici frenano gli allarmismi. “Situazione che si potrebbe verificare solo in caso di fenomeni paragonabili a quelli del 2009 e del 2014. Ma dobbiamo essere pronti per le possibili emergenze. Tecnici del Cnsas e dei Carabinieri Forestali monitoreranno lo strato nevoso che si accumulerà sopra le piante schiantate. Per gli abitanti di Liviné, Andraz, ma anche Salesei e Colaz e per i proprietari dell’albergo Cesa Padon a Pieve nei prossimi inverni si aggiungerà una preoccupazione in più. Quella di vedersi costretti ad evacuare le proprie case in caso di forti nevicate. Le frazioni infatti si trovano sotto ampie aree boschive completamente devastate da Vaia e che ora, mancando la protezione naturale degli alberi, sono diventate a rischio valanghe. Sul territorio fodom Arpav con la collaborazione di studi tecnici specializzati, in questi

La zona degli schianti sopra Liviné, una delle nuove aree più a rischio di valanghe.

mesi ha censito e perimetrato ben 19 nuovi siti valanghivi. Nuove zone di pericolo, che si sommano a quelle “storiche” già conosciute. D’altra parte Livinallongo è “nomen omen”. Non è un caso che i latini l’avessero chiamata “livinallis longhi” ovvero “la valle dalle lunghe slavine.” Naturalmente sono state considerate principalmente quelle che potrebbero mettere a rischio abitazioni o tratti della viabilità. E sono Bosch da Ruac – Pausse, Lasta – Sief, Liviné, sotto Liviné, Davedino A e B, l’albergo Villa Padon a Pieve, strada di Palla – Agai, Brenta, Foppa, Sottinghiazza, strada Davedino, Collaz, strada Cherz, Francia, Andraz, sopra Agai, Salesei,

strada Fondovalle. Studi e valutazioni fatte grazie anche all’ausilio di un modello matematico sviluppato dal centro valanghe di Davos, in Svizzera, con il quale collabora da tempo il Centro Valanghe di Arabba. “Anche da loro c’erano stati schianti e vi hanno studiato gli effetti della neve” – ha raccontato il direttore Alberto Luchetta. “Ma non avevano vai visto un fenomeno come quello avvenuto qui da noi.” Come valutare quindi il momento in cui si verificheranno le situazioni di potenziale pericolo? “In così poco tempo – ha spiegato Anselmo Cagnati di Arpav – non era ovviamente possibile mettere in sicurezza con paravalanghe tutte le zone.

Così non si può far altro che prevedere dei piani di emergenza che gli enti, Comune in primis, dovranno adottare in caso di forti nevicate. Abbiamo adottato un sistema di allerta semplificato, che considera solo due parametri. La neve al suolo e le precipitazioni. Saranno i tecnici del Cnsas a dei Carabinieri Forestali a monitorare lo strato del manto nevoso accumulato. Il primo grado di attenzione scatta quando il 50% delle piante sarà sommerso dalla neve.” Sono cinque i gradi di allerta, con i conseguenti provvedimenti, individuati. Al primo sono in pericolo 123 abitazioni, al secondo 142, al terzo 159, al quarto 162, fino ad arrivare al quinto dove si potrebbero dover evacuare ben 191 fabbricati. “Stiamo lavorando per censire le persone da evacuare e quanti potrebbero trovare alloggio da parenti. – ha concluso il sindaco Grones - Nelle prossime settimane invieremo alle famiglie dei moduli informativi. Intanto, grazie al contributo dell’associazione “Buoni seminatori” di Padova abbiamo acquistato 40 ricetrasmittenti ed installeremo un ponte radio a Sief. È previsto inoltre di attivare una sede decentrata del Coc ad Arabba per monitorare la situazione nel centro turistico”. (SoLo)

Il cuore e le mani di cinque bambini per i danni della tempesta Vaia

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ra le varie iniziative di solidarietà organizzate per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione dopo la tempesta Vaia dell’autunno scorso, originale e piena di significati è quella che hanno organizzato cinque bambini di Fodom: Lorenzo e Carolina Becker, Gabriele Da Rin, Kate Pellegrini e Matteo Ruaz. Di loro completa iniziativa e dimostrando grande amore per la loro terra hanno confezionato tanti piccoli oggetti usando il legno degli alberi schiantati dalla tempesta della fine di ottobre. Corone e piccole medaglie, abbellite con nastri e colori che poi hanno venduto durante le feste natalizie ai turisti in un mercatino allestito presso l’Hotel Portavescovo. Un modo originale e significativo per far comprendere anche ai turisti la devastazione che ha colpito i nostri boschi e raccogliere il loro piccolo aiuto da destinare alla ricostruzione. Più che importante il ricavato, ben 420 euro, che i cinque ragazzi hanno inviato al sindaco Leandro Grones, il quale li ha subito versati sul conto corrente aperto dal Comune. Un gesto grande, che ha colpito lo stesso sindaco che ha preso carta e penna per ringraziare i suoi giovani concittadini. “Carissimi Carolina, Kate,

Gabriele, Lorenzo e Matteo, a nome mio personale, dell’Amministrazione comunale e della Comunità Fodoma tutta, desidero esprimere la più viva gratitudine per l’esemplare iniziativa da voi intrapresa; realizzare piccoli oggetti, utilizzando i legni dei nostri boschi distrutti dalla tempesta Vaia, al fine di aiutare le famiglie che hanno subito danni, è stata un’idea davvero originale a testimonianza della vostra bontà e del vostro forte senso di responsabilità. Sono commosso per il vostro pensiero e per il vostro cuore; entrambi denotano i valori della partecipazione, dell’impegno per il prossimo e della solidarietà. Il vostro gesto racconta di come voi avete pienamente compreso sia i valori capaci di segnare positivamente le coscienze, sia i valori che contraddistinguono lo spirito della nostra piccola comunità, così pesantemente colpita dalla tempesta di fine ottobre. Questi valori, forti e coinvolgenti, li avete fatti vostri. Portateli sempre con voi, nel corso della vita, e non dimenticate ciò che è accaduto, ciò che avete provato e questa voglia che vi è nata dentro di aiutare gli altri. (SoLo)

Il piccolo mercatino allestito all’Hotel Portavescovo.

Carolina, Kate, Gabriele, Lorenzo e Matteo mentre consegnano al sindaco Leandro Grones il ricavato della loro iniziativa.


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«Le nuove del Pais»

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abato 23 marzo nella chiesa di Santo Stefano a Belluno si è tenuto un concerto corale di solidarietà alle zone colpite dal maltempo di fine ottobre 2018, in particolare l’Alto Agordino e Livinallongo del Col di Lana. A organizzare la serata, dal titolo «Il vento non sussurra», è stato il Coro San Martino di Belluno con Asac Veneto, l’Associazione per lo sviluppo delle attività corali, che hanno voluto così mantenere alta l’attenzione sul dramma vissuto da molte comunità delle terre alte, rimaste senza casa e senza boschi. Il ciclone “Vaia” non è stato un sussurro, un alito di vento. L’emergenza ora sembra finita, ma non per tutti e non dappertutto. Lontane dai riflettori restano storie di persone sole, che magari ancora non ce la fanno a sollevarsi,

«Il vento non sussurra», concerto solidale

Il Coro San Martino consegna alla comunità fodoma quanto raccolto durante la serata di beneficenza. L'introito, di ben 1.550 euro, è stato interamente versato sul conto corrente del Comune, istituito per le donazioni emergenza maltempo ottobre-novembre 2018. (nella foto da sx. i direttori dei cori, il Sindaco di Livinallongo, il Presidente del Coro Fodom e la rappresentante del S. Martino)

come nella comunità di Fodom, dove la vita è più dura che altrove. Le loro storie non possono lasciarci indifferenti.

Ora il canto ha potuto lenire il dolore e unire le persone nel nome del bosco ferito e nella speranza di una rinasci-

ta. Nella chiesa di Santo Stefano gremita di pubblico, presentati da Dino Bridda, si sono esibiti il Coro San Martino, diretto da Radmila Visentin; al pianoforte Carmelo Latino; il Coro Fodom di Livinallongo, diretto da Lorenzo Vallazza; il Coro Ctg di Belluno, diretto da Sebastiano Sitta. La presenza del gruppo corale ladino è il segno dello spirito dì solidarietà che lega le molte comunità bellunesi quando il bisogno chiama senza fare rumore. La serata ha goduto del patrocinio del Comune di Belluno. (da l'Amico del Popolo)

Comun da Fodom Comune di Livinallongo del Col di Lana Ringraziamento donazioni

Rengraziament donazion

A nome dell’Amministrazione Comunale e di tutta la Comunità di Livinallongo del Col di Lana, porgo un sincero ringraziamento per la generosità da Voi dimostrata con le donazioni effettuate in occasione dell’emergenza correlata agli eventi atmosferici che hanno duramente colpito il nostro Comune.

A inom de l'Aministrazion Comunal e de duta la Comunité da Fodom, Ve rengrazie de cuor per Voste donazion che ei volù fè al Comun n sceguito ai dejastri gauja l ruo temp de fin de otobre che trop l à desfat nte nost bel Fodom.

Nell’assicurarVi che ogni centesimo da Voi versato sarà destinato a favore dei cittadini che hanno subito danni alle abitazioni in conseguenza dell’emergenza stessa, Vi saluto cordialmente.

Ntel Ve seguré che Voste donazion, fin a l ultimo centejimo, le sarà destinade a favor de le fameie che à bu i maiou dagn dal ruo temp, Ve salude e che Diovelpaie ben tánt.

L Capocomun Leandro Grones

GRAZIE DI CUORE! Quando, in seguito agli eventi atmosferici del 29 ottobre, a Corte ci siamo trovati con la casa scoperchiata è stato un momento tremendo. Sentirsi impotenti e non sapere a quale santo rivolgersi. Per fortuna il cuore si è tranquillizzato abbastanza presto, non appena ci siamo resi conto che non eravamo rimasti soli. Devo dire che “la solidarietà esiste” ed è stata grande. Esprimo un sentito GRAZIE di cuore all’AMMINISTRAZIONE COMUNALE, ai FRAZIONISTI e ai tanti VOLONTARI per l’aiuto morale e soprattutto materiale che ci hanno dato. Lucia Sief e famiglia (Corte)


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«Le nuove del Pais»

Un nuovo look per le piazze di Pieve e di Arabba

L

’amministrazione comunale ha deciso di investire in un progetto di riqualificazione delle piazze di Pieve e di Arabba i 500 mila euro che annualmente vengono assegnati dal Fondo Comuni di confine messi a disposizione dalle province autonome di Trento e Bolzano. L’elaborato per la fattibilità tecnica ed economica è stato redatto dall’architetto Emanuel Kostner di Corvara e prevede una spesa di 365 mila euro per i lavori. I restanti 135 mila se ne andranno in oneri per la sicu-

rezza, Iva e costi di progettazione. Si tratta di un investimento per abbellire il paese – spiega il sindaco Leandro Grones. Come cambierà quindi in concreto il look delle due piazze? L’intervento più visibile è previsto nella piazza antistante la chiesa di Arabba, dove sarà realizzata un “conchiglia” in legno per ospitare concerti o manifestazioni musicali al pari di quelle che si vedono in tutti i paesi dell’Alto Adige. Con lo stesso intervento sarà rifatta anche la pavimentazione davanti alla fontana in

pietra che si trova sotto alla chiesa. Analogo abbellimento urbano è previsto sulla piazza antistante il Comune e la chiesa di Pieve, dove saranno sistemati con una nuova pavimentazione gli spazzi davanti al monumento ai caduti ed a Caterina Lanz. Previsto anche il rifacimento delle fognature e l’installazione di un idrante, importante presidio contro gli incendi di cui è sprovvista proprio la piazza principale del capoluogo. Nella stessa delibera l’amministrazione ha deciso di dare già un in-

dirizzo chiaro per vincolare gli interventi previsti per i prossimi anni con i 500 mila euro annuali dal Fondo Comuni di confine. Priorità sarà data al completamento del campo di calcio di Freine con la realizzazione dell’illuminazione notturna e la messa a norma degli spogliatoi, la riqualificazione della sala congressi di Arabba e della caserma dei pompieri, “l’ultima delle tre associazioni di protezioni civile che non ha ancora una sede adeguata” conclude il sindaco Grones. (SoLo)

Il Dolomites Bike Day 2019 si allarga a Pordoi e Fedaia Il Dolomites Bike Day 2019 diventa il più lungo d’Europa. Una domenica di solo bici su 108 chilometri di strade tra Arabba, Alta Badia e, da quest’anno, anche Pordoi e Fedaia.

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itorna domenica 16 giugno, per la terza edizione, la giornata in cui si liberano dal traffico veicolare le strade delle Dolomiti per lasciare libero sfogo alle biciclette di migliaia di appassionati. Sport ed eco sostenibilità. In questa direzione è nato due anni fa il Dolomites Bike Day, evento non competitivo, pensato per tutti gli amanti della bicicletta, in ogni sua forma, dalla bici da corsa, alla mountain bike, all’e-bike, per vivere una gior-

Il comitato organizzatore del Dolomites Bike Day.

nata immersi nella quiete e negli scenari unici delle Dolomiti. Un evento reso possibile grazie alla collaborazione e l’accordo tra i sindaci di Livinallongo del Col di Lana, Rocca Pietore e Canazei, oltre ai loro colleghi di Corva-

ra e Badia ed alle rispettive organizzazioni turistiche. Il percorso tradizionale, che prevede il tratto Alta Badia, Arabba, Passo Falzarego e Passo Valparola, si è dunque arricchito quest’anno di un ulteriore anello di indiscusso prestigio. Il percorso com-

plessivo, chiuso al traffico motorizzato dalle ore 9 alle 15 raggiunge pertanto i 108 chilometri complessivi, grazie all’aggiunta dell’anello Arabba, Passo Pordoi, Canazei e Passo Fedaia. E per i grimpeur a caccia di ascese da scalare, il dislivello a disposizione è superiore ai 3.800 metri. Ogni partecipante potrà decidere liberamente dove partire e seguire il percorso che più si addice alla propria preparazione. Il senso di marcia consigliato è quello antiorario, e nonostante la chiusura delle strade si raccomanda di prestare attenzione alle regole del codice della strada al fine di godere in totale sicurezza dell’evento. (SoLo)

Park Val de l’Hotel, in primavera il riavvio dei lavori Dopo due anni di stop causati dal rinvenimento di un ordigno bellico, durante la primavera prenderà il via l’opera di sminamento che sbloccherà il cantiere. Previsti in totale quasi due chilometri di perforazioni per assicurarsi che non vi siano altre bombe inesplose nel terreno. Il cantiere per la realizzazione del nuova park in Val del Hotel, alle porte del capoluogo Pieve era stato aperto nella primavera del 2017 ma immediatamente chiuso dopo due giorni a causa del rinvenimento, durante la fase di scavo, di una bomba risalente alla Prima Guerra Mondiale. Il progetto, finanziato con il Fondo Comuni di confine per un importo di 1,3 milioni di euro, porterà alla costruzione di un parcheggio da 75 posti auto su due piani più alcuni posti per le moto. Dopo lo stop si è aperta una lunga

procedura burocratica che ha, tra l’altro, interessato lo speciale ufficio regionale per la bonifica dei campi minati, il quale ha richiesto un dettagliato progetto di sminamento e messa in sicurezza. Progetto e relativo preventivo hanno dovuto poi passare il vaglio dell’ufficio della Provincia di Trento che segue i progetti del Fondo Comuni di Confine e del Comune di Rocca Pietore, comune capofila della serie di interventi del quale fa parte anche quello relativo al park di Val del Hotel. L’ultima riunione tecnica si è tenuta alcune settimane fa alla quale hanno preso parte oltre al sindaco Grones, i tecnici comunali di Livinallongo e Rocca Pietore, il direttore dei lavori, un rappresentante della ditta Biotto incaricata delle opere di sminamento e della Edilcostruzioni, appaltatrice dei lavori del parcheggio. L’intervento per

la messa in sicurezza dell’area prevede ben 125 perforazioni da 1 a 3 metri, 25 da 3 a 5 metri e 19 per più di 5 metri, per un totale di circa 2 chilometri. “Avremo potuto iniziare i lavori di allestimento della strada di accesso per la perforatrice già a gennaio – spiega il sindaco Grones – ma con il terreno ghiacciato sarebbe stato troppo pericolo accedere con questo mezzo.” Quanto ci vorrà per completare questo intervento? “Dovrebbe essere un lavoro relativamente veloce. Per sicurezza ho già allertato la Prefettura per avere sul posto durante il lavori gli artificieri dell’Esercito in modo da poter disinnescare subito eventuali altri ordigni che potrebbero essere rinvenuti ed evitare così ulteriori ritardi nella ripresa dei lavori.” Costi dell’intervento? “Intorno ai 50 mila euro, che copriremo con il ribasso d’asta sul costo dell’opera.” (SoLo)


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«Le nuove del Pais»

L’ENRESCIDA I é ben 666.787 i euro che ntel 2017 i é stei brujei ntel juoch a la brusca nta Fodom. L lo disc na nrescida clamada “L’Italia delle slot 2” del Visual Lab del grop editorial Gedi. Machinete mángiascioldi ntei bar, grata e vadagana, loterie; i fodomi i continua a se śoghé fora na vera e propria fortuna ogni ann. Se se considereia defati che l Comun l à zirca 1.300 abitánc, con laprò ence i tosac sot ai 18 agn che i no pò śoghé a chisc juoc a scioldi, ven fora che n media ogni fodom ntel 2017 l à dezedù de “nvestì” nte la fortuna ben 512 euro. Ma i conc, coche tres suzede ntel juoch a la brusca, i no tourna. O almánco per la maiou pert de chi che pensa de podei cambié sua vita demè a tenté la fortuna. Se da na pert defati ven śoghé plu de 600 mile euro, n ven vadagné 464 mile. L rest l va n pruma de dut al Stato, al gestor de le machinete e al gestor del bar o del local ulache chëste ven nstalade. (…) PENSIER DEL SINDACO Grones: “Problem che crësc. Se pò valuté limitazion” “Limitazion a le machinete mángiascioldi? Se l problem l chersciarà ncora se podarà valuté de fè chelche ordinánza.” Coscita respon l Capocomun Leandro Grones davánt ai resultac de l’enrescida sul juoch a la brusca nta Fodom. “Ndesplec – disc Grones – vedei che ence nta Fodom

La “fioura” del juoch a la brusca nta Fodom de Lorenzo Soratroi ven smazé via duc sti scioldi nte machinete mángiascioldi e grata e vadagna. Ma chël che fesc rabia l é pensé che l é ence l Stato che nte dut chëst l ne n vadagna lassoura. Co te vade ntei bar te veighe le tabele che disc che l juoch l crea dipendenza. Bel l medemo sui pacheti de le ciche che i te scrif che l fum fesc mel. Ma fossa come se su le strade no se mëte degun lime de velozité, ma tabele che disc che a jì mprescia se pò se fè mel. N’assurdité.” N valgugn comuns i à bele tout a mán l problem con limitazion che i é ruade finamei a no conzede de mëte le machinete ntei bar e ntei locai publizi. Se podësselo pensé de l fè ence nta Fodom? “Se se ciala i dac – disc ncora Grones – vedon che Fodom no l é l comun ulache se śoga deplù. N é de autri ulache l problem l é ben plu sentù. Ma no pò no sauté al ogle chëst aument de scioldi fenis nte le machinete che l é sté dal 2016 al 2017. Chëst ne disc che l fenomen l va su pert e de chëst toca n tignì cont. L é n ciampanel de alarm. Per

Corso di Informazione e Formazione sull’Affido Familiare Anche quest’anno i Centri per l’Affido e la Solidarietà Familiare (CASF) dell’ULSS n° 1 Dolomiti organizzano un corso informativo e formativo sul tema dell’affido familiare, che si terrà a Belluno a partire dal prossimo 9 maggio. Il corso è rivolto a famiglie, coppie e persone singole che desiderano conoscere la realtà dell’affido familiare. È importante parlare di affidamento familiare perché anche nel territorio bellunese vi è sempre la necessità di avere famiglie disponibili ad accogliere nella propria casa un bambino che, per vari motivi, si trovi temporaneamente privo di un ambiente familiare in grado di garantire quelle attenzioni e cure di cui avrebbe bisogno per la sua crescita. L’accoglienza può avere forme e durata diverse; si va infatti dalle poche ore al giorno all’accoglienza residenziale, in cui il bambino può trascorrere qualche giorno o l’intera settimana presso la famiglia affidataria, mantenendo i contatti con i propri genitori attraverso visite o rientri regolari in famiglia. Anche una piccola disponibilità di tempo può essere preziosa! Consultorio Familiare, via Sala n.35, loc. Cusighe BELLUNO Giovedì 9 – 16 – 23 maggio 17.30 – 20.00 La partecipazione è gratuita Per informazioni e iscrizioni contattare (entro venerdì 3 maggio 2019) CASF DI BELLUNO Tel. 0437/514975 Email: centroaffido.bl@aulss1.veneto.it CASF DI FELTRE Tel. 0439/883170 Email: centroaffido.fe@aulss1.veneto.it

chëst son a dispojizion per pensé a n’ordinánza che mëte chelche limitazion. Autri comuns i l à fat. Ma no n é coscita saurì. D’autra pert vigniun l pò fè ci che l vol de suoi scioldi. Ma chisc l é proprio scioldi smazei via. On bù nta Fodom casi critizi proprio gauja l juoch. E no se capisc copa che la jent la vade a passé ore e ore davánt a na machineta mángiascioldi cánche l’assa trope ma trope autre oportunité da se passé la giornada o chelche ora. On de bele mont da podei jì a spas. Ma on ence n mondo del volontariat scialdi rich e che à n gran debujen de jent che dáide pro. Pense a Vila S. Ijep o auter. Temp douré polito e che no te fesc spëne scioldi.” (ls) LA RIFLESCION DEL PLEVÁN Don Dario: “On perdù i veri valour. Conta deplù avei che ester” “Se se buta ntel juoch a la brusca percieche máncia i veri valour de la vita.” Chësta la valutazion de scior pleván don Dario Fontana. “L juoch

a la brusca – l spiega – coche se sà l é na malora. Ma na malora se la ciapa n frëgo al viade. E chësta la ven percieche máncia i valour. Ncuoi l é conscideré i scioldi l maiou valour. Avei i scioldi vol dì podei se mpermëte chël che se vol. Troc spo i prova la strada del avei plu scioldi che la va e plu mprescia che la va, aldelà e aldessoura de chële che l é sue poscibilité che ie ven dal laour o da la vita. E coscita no n é plu na fin. Co sonva a Belum è bù a ci fè con doi casi de jent che s’à mangé fora dut. E no pa doi persone de bas livel cultural. Chëst problem - disc ncora scior pleván – l ven dal clima de melasegurëza ulache vivon. E i scioldi i ven vedus come la soluzion che mpermët de otegnì chësta segurëza. Coscita i valour come la solidarieté i va davò breia ju. Basta vedei chël che ne mostra i reclam. Ven fat na gran confujion ntra ester e avei. E chël che i te fesc crei l é che demè se t’as trop nlouta t’es valgugn. Nveze no n é coscita.”

Classe 1978

Sabato 27 ottobre 2018 Dalle colline del veronese per festeggiare e brindare insieme I nostri 40 anni ! W la classe 1978! Un ricordo va a tutti I nostri compagni mancanti nella foto, impossibilitati a partecipare alla gita, ma che sabato 22 settembre erano tutti presenti alla celebrazione della S. Messa con successivo momento conviviale. GRAZIE a tutti e al prossimo ritrovo!


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«Le nuove del Pais»

comunità in cammino Nati Devich Stefanie (Salesei di Sopra) di Pierino e Farenzena Nadia, nata a Belluno il 20.01.2019

Decima Rossana (TaibonSorarù) di Simone e Demattia Irene, nata a Belluno il 19.03.2019.

Valt Nickolas (Cherz) di Francesco e Crepaz Debora, nato a Brunico il 10.03.2019.

Masarei Camilla (Cherz) di Mauro e Calì Elisa, nata a Belluno il 22.03.2019.

Defunti

Crepaz Giannina (Cherz-VSG), nata a Cherz il 16.04.1940 e deceduta a Belluno il 27.03.2019. Nubile.

Pellegrini Maria Teresa (Varda), nata a Renaz il 20.07.1924 e deceduta ad Agordo il 30.03.2019. Vedova di Dander Giovanni Battista.

Avviso ai collaboratori Daberto Sisto (Pieve), nato a Pieve il 24.02.1932 e deceduto a Belluno il 15.01.2019. Celibe.

Irsara Maria Gabriella (Benevento-Arabba), nata ad Arabba il 05.12.1947 e deceduta a Benevento il 30.01.2019. Coniugata con Zamparelli Paolo, madre di 3 figli.

Vallazza Brigida (Corte-VSG), nata a Corte il 16.07.1933 e deceduta ad Agordo il 31.03.2019. Vedova di Lezuo Ernesto, madre di 1 figlio.

Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro mercoledì 21 giugno 2019

Offerte

Pellegrini Paula (Belluno-VSG), nata a Salesei il 22.09.1922 e deceduta a SorarùVSG il 12.02.2019. Vedova di Pezzei Vittorio, madre di 4 figli.

Troi Carlo Alberto (Bolzano), nato a Livinallongo il 20.10.1942 e deceduto a Bressanone il 06.03.2019. Coniugato con Tommaselli Rosanna, padre di una figlia.

Leonardi Wilma (Canazei-Passo Sella-Arabba), nata ad Arabba il 19.03.1942 e deceduta a Canazei il 07.03.2019. Vedova di Bonello Elio, madre di 1 figlio.

Padre Agostino Faedo

All’età di 88 anni ci ha lasciati padre Agostino Faedo. Frate minore e presbitero, è stato amministratore parrocchiale di Forno di Zoldo dal 1992 al 2000, svolgendo anche il ministero di assistente religioso della casa di riposo di Ciamber e collaborando nella parrocchia di Goima; dal 2000 al 2006 fu ad Arabba come amministratore parrocchiale, amatissimo dalla comunità, da cui si staccò con sofferenza per curare una seria malattia tumorale. È mancato venerdì 1° febbraio all’affetto di tutta la sua comunità, dei suoi cari e di quanti l’hanno conosciuto; i funerali sono avvenuti martedì 5 febbraio nella chiesa del beato Claudio a Chiampo (Vicenza). (www.chiesabellunofeltre.it)

PER LE CHIESE DI PIEVE Bassot Nevio, fam. Vallazza Giovanni e Pezzei Michele, Detomaso Frida, Costa Davide e Rita. PER IL BOLLETTINO Bassot Nevio, Denicolò Carmen, Pompanin Antonio, Palla Paolina, Pezzei Clementina, Crepaz Eugenio, Sgobino Andrea, Julia Oberhollenzer, De Grandi Elio, Davare Giuliana, Del Negro Mario e Erica, Demattia Paolo, Gabrielli Giuseppe, Gabrielli Virginia, Foppa Paolo, Reberschak Maurizio, Selle Roberto, Crepaz Rosa, Sorarui Rita, fam. Vallazza Giovanni e Pezzei Michele, Senoner – Crepaz Annalisa, Fant Giuseppe, Riva Amabile, Demarch Bruna Noemi, Palla Irma, Colleselli Maria Francesca, Olivo Crepaz, Dagai Rolando, Cortesi Flaminio, Detomaso Frida, Palla Edoardo, Lardschneider Agostini Sandra, Tartaglia Beatrice Somma,

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno

Costa Roberta, Codalonga Assunta, Testor Zita, Francesco Avoscan, Troi Carlo, De Lazzer Santo, Da Tos Giuseppina, Roilo Maria, Bagnara Gasparino, Schweigkofler Antonio, Delazer Paolo (Agordo), Delazer Rina (Tai di Cadore), Ranzato Carlino e Marisa, Motta Santino, Vittur Maria, Delmonego Loredana, Denicolò Rosa (De Cassan), Crepaz Alfredo, Cesarina Fontanella, Dariz Giuseppe, Dagai Angelo, Enrich Fernanda, Giacomina Baldissera, Vallazza Antonio Alfonso, Ungaretti Sauro, Costa Davide e Rita, Demattia Enrico e M. Concetta, Vallazza M. Lodovina, De Lazzer Giusy, De Riva Adima, Gabrielli Dagai, Dalla Vedova Elvira, Palla Maria, Da Tos Giuseppe, Della Putta Giuliano, Berrera Assunta, Foppa Giuseppe, Costantini Renata, Roilo Maria Pia, Delazer Elsa Maria, Crepaz Ugo, Masarei Cherubina, Demarch Anna, Crepaz Bruno, Ida e Gody Stierli.

Coordinamento: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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