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Le nuove del Pais 2018_4

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Anno LIII • ottobre 2018 - gennaio 2019 • N. 4

Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

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a cosa hai fatto? Che cosa hai combinato? Ma come: da Longarone a Colle e Selva? Che cosa l’ha portata qui? Come ha fatto ad arrivare qui? Sono le domande che spesso mi sono state rivolte dai miei amici, dai paesani di Longarone, di Selva e di Colle, dai miei confratelli e non ultimo dai miei familiari. Il riassunto di tutto: Perché questo “castigo”? Si aggiungano a queste domande esplicite i sorrisi e gli sguardi, resi delicati da un certo pudore e dall’affetto, ma espressioni di un interrogativo facilmente visibile, a volte accogliente, solidale, comprensivo, altre volte sofferto. Qualcuno, con sicurezza e senza ombra di dubbio mi ha detto: “tu dovevi dire di no”. Dico subito che questi interrogativi sono passati anche per la mia mente, con la tentazione di cogliere un’esperienza di umiliazione, ma solo per un attimo. Successivamente sono entrati nel cuore e l’umiliazione ha cambiato volto, direzione, significato. Gli interrogativi hanno lasciato spazio alla libertà, alla gratuità, al dono, alla gioia, anche a costo di mettere nel cas-setto, non senza dolore, un desiderio grande che porto nel cuore. È entrato a gamba tesa il Signore. Mi ha illuminato e mi ha mostrato l’umiliazione che questi pensieri offrivano alla bellezza di queste montagne, alla storia di questi paesi, all’umanità dei suoi abitanti. Anche solo il sospetto che non meritassero, che non ”ne valeva la pena” perché piccoli paesi, dimenticando che sono delle

Umiliazione... perle, perché in alta montagna, dimenticando la bellezza e la vicinanza del cielo, perché c’era un’umanità numericamente “modesta”, dimenticando che era amata da Dio, era la mia vera sofferenza. Il Signore, da subito, mi ha fatto comprendere che era questa umiliazione che io dovevo soffrire e cancellare, prima di tutto dentro di me, con la gioia di una presenza, frutto di un dono che ricevevo e che dovevo essere. Il passaggio alla gioia di essere arrivato qui è stato relativamente facile, aiutato dalla fede, ma anche dalla bellezza nella quale ero caduto e dall’accoglienza di una umanità che avevo deciso doveva diventare “mia” perché qualcuno me l’aveva donata. Pur con tutta la coscienza della mia debolez-

za e della mia povertà, che io amo pensare supporti ad una mia esperienza di libertà, mi pare di aver intuito, e di aver deciso in questa direzione, che la gioia e la libertà del mio si, erano il modo più efficace per cancellare quell’umiliazione, non tanto nascosta, riservata alla montagna e alla sua gente. È anche questa una delle ragioni per cui ho desiderato “arrivare” un po’ in silenzio: per rispetto ad una realtà che non aveva certo bisogno di me per essere grande, nella quale avevo deciso di credere fin da subito. Tutto questo per dire che sono contento di essere arrivato dove mi trovo, convinto che se il Signore ha stabilito così era per un dono, e aiutato dall’accoglienza ricevuta, mi pare di cominciare a vederlo.

Un piccolo aneddoto personale. Quando nel 1982 arrivai ad Arabba, in una delle prime lezioni di catechismo, che allora si facevano a scuola, una bambina di nome Michela mi chiese: ha già disfatto le valigie? Io riposi: perché me lo chiedi? Perché penso che lei resterà qui con noi per poco tempo, mi disse. Io risposi: questo lo vedremo. Ci restai 11 anni. Sto guardando. Vorrei incominciare ad ascoltare. Piano, piano, vorrei conoscere, per capire e per vivere incontrando la vita. Voglio esserci e desidero che voi “ci siate”. Il grande impegno è: crederci! Il tuo “crederci” ti fa vivere, fa vivere i tuoi amici, il tuo paese, la tua comunità, la tua chiesa. Se non ci credi sei già un estraneo alla vita, a te stesso, al tuo paese, al mondo, a Dio. Io voglio provare a crederci. Don Gabriele

Il nuovo anno! 2019 Un dono per un cammmino! Buon Anno! ➥


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«Le nuove del Pais»

Ci siamo lasciati alle spalle le feste di Natale: ora è carnevale, ma poi arriverà la quaresima e la Pasqua. Dato che il nostro giornale arriverà dopo, voglio infilare qui un pensiero per questo lungo periodo.

Tra Natale e Pasqua la storia di un “pollo”

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ggi si è continuamente alla ricerca di tutto quello che può appagare immediatamente; non si perde occasione di cogliere qualsiasi piacere ci passi accanto, qualsiasi soddisfazione, qualunque motivo di gioia concreta. Non ci si chiede se è bene o male: l’unico pensiero è che mi piaccia. In questo caso l’imperativo è “beccare”, cioè prendere, acquistare, soddisfare la voglia, avere l’oggetto del desiderio che può essere il nuovo modello di televisore, l’arredamento o l’abbigliamento o lo smartphone appena uscito. Tutte queste cose, una ad una, possono essere un bene, talvolta sono necessarie, spesso utili. Ma quello che fa scattare l’allarme è la mentalità che dà origine ad un comportamento simile a quello della gallina, che da quando lascia il pollaio fino al rientro, la sera, unica preoccupazione è beccare sempre, beccare tutto quello che trova di suo gradi-

mento. Perché è fatta così: l’istinto dice che deve beccare. Non pensa “Dai, mangia perché devo fare l’ovetto per la mia padrona, o perché (il galletto) voglio essere in forma per il mio “chicchirichì!”, o perché voglio metter su famiglia, o perché quando sarò grassottella diventerò la gioia di molti palati. Non si fa nessuna domanda: l’importante è beccare e basta. E lo fa bene, svelta e precisa, da brava gallina. Se siete d’accordo che gli ideali della vita dell’uomo - della vita di ognuno di noi - sono gli ideali del pollo (che non ne ha), allora è giusto e doveroso non rinunciare a qualsiasi piacevolezza ci capiti tra i piedi; se invece pensate che ci sia qualche differenza tra noi e questi utili animali e che la vita abbia qualche scopo che vada oltre la sua materialità, si capisce al volo

che bisogna scegliere con attenzione quello che è opportuno “beccare” o se non sia molto più importante qualcos’altro. Mi sono ricordato di aver letto una storiella che ci farà capire meglio l’argomento. Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una gallina. L‘aquilotto nacque insieme alla covata di pulcini e crebbe con loro. Per tutta la sua vita l’aquila fece ciò che facevano i polli, credendo di essere un pollo. Razzolava in cerca di vermi e insetti. Chiocciava e faceva coccodè. E agitava le ali alzandosi di poco da terra come i polli. Dopo tutto è così che vola una gallina, no? Gli anni passarono e l›aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide molto alto sopra di lei nel cielo limpido un magnifico uccello, che fluttuava maestoso e pieno di grazia, tra le forti correnti dei venti, e che batteva solo di tanto in tanto le sue possenti ali dorate. La vecchia aquila lo osservò

piena di reverenziale timore. «Chi è quello?», chiese al suo vicino. «È l’aquila, la regina degli uccelli», il vicino rispose «Ma non ci pensare. Tu ed io siamo diversi da lei». Così l'aquila non ci pensò più. Morì pensando di essere una gallina. (ANTONY DE MELLO) Corriamo il rischio di morire senza sapere chi siamo, a meno che l’aquila non ci faccia venire qualche dubbio sulla nostra vera identità. A Pasqua ho capito chi è l’aquila per noi. Gesù risorto ci dice: “Guarda come sei chiamato a diventare; rispecchiati nella mia vita perché sei stato pensato così: anche tu un risorto, anche per te una vita per sempre!” Che lo Spirito di Cristo cambi il nostro cuore di polli e metta dentro di noi un cuore di aquila che non si accontenti più del beccare e dello starnazzare nel recinto del pollaio, ma faccia sorgere desideri di alti voli e di orizzonti sconfinati degni di uomini risorti. Don Dario

CASA DI RIPOSO – VILLA SAN GIUSEPPE

Auguri e ringraziamento ai volontari A Te che porti allegria ai nostri utenti.. A Te che doni del tuo tempo per le attività ludico-ricreative… A Te che porti regali per la tombola e per le altre attività.. A Te che passi solo per un saluto.. A te che hai collaborato per il mercatino... A te che ci aiuti nelle esigenze della Casa … A tutti Voi che durante l’emergenza maltempo ci avete aiutato per il benessere degli Anziani e con la Casa A tutti Voi che rallegrate, che aiutate, che portate qualcosa e che collaborate con noi… giunga il nostro più sincero

GRAZIE!!! Il Consiglio di Amministrazione, la Direzione, il Personale e gli Utenti di “Villa S. Giuseppe”

Alla Casa di Riposo di Livinallongo, gli auguri di Natale del 24 dicembre sono stati l’occasione per riunire i volontari e ringraziarli per la preziosa collaborazione. Sono un gruppo veramente numeroso (ben 32) e molto affiatato. La Direttrice, dott.ssa Mara Case, ha portato i saluti del Presidente e del Consiglio di Amministrazione. Li ha ringraziati uno per uno offrendo un piccolo dono in segno di gratitudine. Molto significativa è la presenza di numerosi familiari di persone che hanno passato in casa di riposo gli ultimi anni della loro vita, a testimonianza del fatto che si sono sentiti parte di questa grande famiglia. La psicologa, Dott.ssa Milena Maia, che coordina e forma il volontariato, ha ribadito che il successo del progetto di “assistenza libera da contenzione” è anche merito loro. Molti volontari si sono commossi.


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«Le nuove del Pais»

Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Pieve, domenica 7 ottobre 2018

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Dopo la Santa Messa ha luogo la processione con la statua della Madonna del Rosario.

Per ultimo, non voglio perdere neppure in questa occasione l’opportunità di sottolineare la necessità, per chi si ritiene cristiano, della preghiera in famiglia che sta alla base dell’educazione alla fede. Vi ho detto ancora che se non si prepara il terreno, nessuno potrà seminarvi qualcosa. (dd)

Domenica 21 ottobre Cari parrocchiani, in questi giorni è arrivato il nuovo numero del bollettino “Le nuove del pais”: cinque pacchi pesanti. Vi dico la verità che in nessuna parrocchia in cui sono stato spariscono come qui da noi. Già tempo

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Domenica 14 ottobre Cari parrocchiani, in una ventina di giorni i bambini battezzati nelle nostre parrocchie saranno sei, gli ultimi due domenica prossima. In totale quest’anno quattordici: sette a Pieve e sette ad Arabba. Un buon segno per le nostre comunità perché indica fiducia nella vita e nel futuro. Fa capire che i valori veri sono ancora radicati e tutto questo si traduce in ottimismo per le nostre zone montane spesso abbastanza trascurate da chi di dovere. Questo per la vita. E per la fede? I segnali dei tempi che stiamo vivendo non sono incoraggianti: tante persone si allontanano, magari non sono neppure contrarie, ma non interessa e questa indifferenza preoccupa ancora di più. È un fenomeno avvertito chiaramente anche da noi. Devo dire però che la mia impressione per quanto riguarda il battesimo, non è che lo si chieda per pura tradizione o per conformismo, ma che ci sia un’esigenza sincera, anche se non avvertita chiaramente, di Qualcuno che dia senso più profondo alla vita. Sarebbe interessante avere idee più precise di questo “Qualcuno” che potrebbe riempirla davvero la vita. Mi fa anche bene vedere più frequentemente genitori con i loro piccoli partecipare alla messa.

prima mi si chiede se è pronto il bollettino. Insomma, lo si attende con desiderio e coloro che lo distribuiscono, appena sanno che è arrivato, vengono a prenderlo per portarlo a destinazione. Si vede che lo fanno volentieri anche perché, ho pensato, deve essere piacevole essere attesi dalle famiglie che non vedono l’ora di leggerlo. Anche a Villa S. Giuseppe, quando arrivo con il pacco, sono tutti contenti. Questo è un bel segno per una comunità interessata e ansiosa di leggere notizie della vita dei parrocchiani, delle

50° di MATRIMONIO Domenica 14 ottobre, Pezzei Guido e Delazer Teresa (Liviné) con la sorella Paolina e Pellegrini Michele (Salesei) hanno festeggiato le nozze d’oro insieme alle loro famiglie. Prima la Santa Messa nella chiesa decanale e poi un momento conviviale alla pizzeria Klematis. Teresa e Paolina si erano sposate lo stesso giorno, nella chiesa di Pieve. Era il 26 settembre 1968. Congratulazioni e Auguri agli sposi!

Ai cari Genitori e Noni Guido e Teresa - Michele e Paolina per l 50° de matrimonio (1968-2018) L é passé mez scecol da cánche nte gliejia da La Plié, ai 26 de setember del 1968, v’ei dit vost “scì” con amour e convinzion. Le nuice i ava l guánt blánch bel compagn per no ester, davánt al Signour e al nuic, l’una da deplù o da de mánco de chël’autra. La Teresa la fossa ruada nte cesa dei Baioi dagnëra a Liviné, la Paolina nte cesa dei Michiei de la Goba via Salejei. Doi fameie da bacán con stala e na gran campagna. I assa vivëst n cesa pro l sier e la dona e de autri ncora de la fameia dei nuic Guido e Michele. Ie spetáva n gran laour, se pò crei, e na situazion de segur no saurida. Ma le no se n à fat davántfora e i à afronté dut con coragio, bona voia de fè e fiduzia nte la Providenza. Un ndavò l auter son nascius nos fioi: cinch via Liviné e cater via Salejei. On ciapé na cesa confortëola, bona ciauda e bela florida de vigni

colour, ulache on podù respiré amour, respet e contentëza ntel cuor. E no basta: on respiré ence chël bon tof da rostì, da formai e da zigher e dute chële bone speise da contadin che on podù giaude e che ven dal laour de la stala, dei ciámp e dei ourc dintournvia (e da la braura de le cuoghe!). N seguito l é rué ence i neous che i à bù l muot e la fortuna de avei la preziosa presenza dei noni e se n tò ite de suoi bogn insegnamenc. Ades che ei arjont chëst bel traguardo e sei ncora chilò a ne nsegné a se volei ben e a fè dut polito, volon ve ringrazié de cuor per dut chël che ei fat e che fajei per nos con spirito de sacrifizio e dedizion; per la vita de laour che no v’à dé l temp de ve conzede distrazion, senza perauter mancé de tò pert e ve dé ju ntel vive del paisc; per l ejemple de union e de onesté che ei trasmetù n fameia e nte la comunité fodoma. N gran Diovelpaie de dut! I fioi e i neous


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«Le nuove del Pais»

S. CRESIMA Pieve, 18 novembre 2018 I ragazzi che hanno ricevuto la Santa Cresima con il Vescovo Renato, il Parroco don Dario e la catechista Paola.

“partenze”, dei “nuovi arrivi”, di quanto è accaduto nel periodo e dei ricordi di una volta. Anche i numeri sono interessanti: se ne stampano 1130 copie per Pieve, 470 per Arabba e 460 per Colle; a Pieve ne vengono distribuite circa 340 e spedite in Italia e all’estero ben 750; ad Arabba se ne distribuiscono 250 e ne vengono spedite 170. Questo fa capire come il giornale sia atteso particolarmente da chi è lontano ed è richiesto anche da tanti ospiti abituali dei nostri paesi. Ancora un gran “Dio vel paie” a Lorenzo Vallazza e a Giulia Tasser che si sobbarcano gran parte del lavoro e a tutti quelli che in diversi modi collaborano.

Domenica 28 ottobre Cari parrocchiani, questa settimana la dedicheremo in modo particolare al ricordo dei nostri cari che sono morti: messe, preghiere e fiori attestano il nostro affetto e la nostra riconoscenza. È giusto e doveroso che lo facciamo anche se la nostra fede ci dice che sono sicuri nelle mani di Dio che li ama con tutta la sua tenerezza. Avrete notato che nei funerali sottolineo quasi sempre che siamo noi il problema di Dio per quanto riguarda la felicità della nostra vita e che questa dipende in larghissima misura dalla capacità che abbiamo di superare il nostro egoismo per occuparci della gioia degli altri perché, alla fine, è l’unica strada che ci permette di essere contenti. Allora nella preghiera di-

ciamo ai nostri cari defunti che intercedano per noi perché, per prima cosa, ci convinciamo di questa realtà che il più delle volte non è di immediata comprensione, e poi, perché ci venga data la forza di agire di conseguenza. Alla fine Dio, come ogni padre del resto, non desidera altro per noi: la nostra gioia. Ci è stata promessa per quando saremo con lui (e i nostri cari la vivono), ma vorrebbe che realizzassimo questo suo sogno anche ora, e dipende soprattutto da noi perché lui, di sicuro, la sua parte la fa. (dd)

Domenica 4 novembre Cari parrocchiani, abbiamo passato una settimana difficile quale non l’avremmo potuta immaginare. Molti i danni che tutti conosciamo, ma per fortuna nulla di grave alle persone, da noi. Pian piano si ritorna alla vita normale. Prima di tutto un ringraziamento a tutti coloro che si prodigano per alleviare i danni e i disagi, a cominciare dal Sindaco e gli operai del Comune, Vigili del fuoco, Protezione Civile, Soccorso Alpino, Veneto Strade, Enel… e tutte le tantissime persone che si sono mobilitate per dare un aiuto dove c’era bisogno: in queste circostanze si manifesta la parte migliore delle nostre comunità. Ora speriamo che chi ha avuto danni possa essere convenientemente risarcito e che tutto possa essere messo in sicurezza. Certo, vedere i boschi così devastati fa venire un nodo alla gola e questa è una ferita che avrà

bisogno di molti decenni per guarire. Essendo stati privati per alcuni giorni di energia elettrica e di telefono, abbiamo avuto modo anche di sperimentare che normalmente viviamo sostanzialmente una vita confortevole: magari adesso apprezziamo di più questi servizi ai quali siamo abituati, e forse ci siamo anche resi conto che la vita di una volta non era poi così serena e romantica come a volte si vuol far credere. (dd)

chi è più adulto di rendere i giovani protagonisti in un cammino di vita fatto insieme. Il Papa, alla chiusura del Sinodo, ha lanciato questo appello a tutti i giovani: Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti della vita, siate il presente, siate il futuro più luminoso. Ringraziamo il Signore per i giovani di Fodom che in vari modi, anche dentro una ricerca di una vita buona e onesta, si stanno spendendo per il bene della nostra vallata. (sdv)

Domenica 11 novembre Domenica 18 novembre Cari parrocchiani, tanta solidarietà si è vista nei giorni seguenti all’uragano che ha colpito tutta la nostra provincia. Sulle nostre Dolomiti infangate e denudate dagli alberi molti cittadini e tante associazioni si sono prodigati a dare una mano per riportare la situazione ad una certa normalità. Tra tutti questi molti sono stati i giovani che si sono messi all’opera in modo sollecito e instancabile sia nell’ambito del primo soccorso che in quello della riparazione dei tetti e lo sgombero delle strade. Non è poi così vero quello che a volte si sente dire che i giovani non sono intraprendenti e altruisti. È proprio di loro che si è parlato al Sinodo dei Vescovi a Roma conclusosi due domeniche fa. Papa Francesco e altri Vescovi da tutto il mondo hanno messo in luce il valore di questa età giovanile; l’importanza che ci siano accanto ai più giovani adulti che li accompagnino a trovare il proprio posto nella società, nella chiesa, nel mondo; l’impegno da parte di

Cari parrocchiani, questa domenica dieci dei nostri giovani più giovani (terza media) riceveranno il sacramento della Cresima. Il periodo di preparazione è stato alquanto sacrificato anche per gli eventi che abbiamo subito. Ho partecipato a qualcuno di questi momenti guidati da suor Elisa e da Paola De Pizzol (Costa) di Arabba che ringrazio tantissimo. Ho imparato molto dal loro modo di fare assai diverso da quello al quale noi eravamo abituati e molto più efficace perché i ragazzi sono cambiati. E a proposito di questi chiassosi adolescenti devo dire che mi hanno sorpreso per la serietà e l’impegno con il quale affrontavano quanto veniva loro proposto e anche per la profondità delle loro riflessioni. Per questo, ancora una volta, ho concluso che bisogna andare oltre la scorza per arrivare al cuore dove il più delle volte c’è il meglio di ciascuno. Di sicuro questa considerazione la possiamo estendere


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«Le nuove del Pais»

a tutte le età. Molte delle difficoltà che incontriamo nelle nostre relazioni dipendono dal modo con cui ci presentiamo agli altri, condizionati dalle nostre paure, dai nostri sensi di inferiorità che ci mettono in difesa di fronte a chi ci avvicina: tutto ciò fa emergere gli spigoli del nostro carattere. Se con un po’ di pazienza e di fiducia sappiamo andar oltre, ci troveremo di fronte persone del tutto diverse da come ci sembrano. (dd)

Domenica 25 novembre CRISTO RE Cari parrocchiani, molti di voi staranno ancora smaltendo la grande fatica dei giorni dell’emergenza che, per fortuna, stiamo lasciandoci alle spalle. Il lavoro ora continuerà in modo più normale per ripristinare quanto l’acqua e il vento hanno rovinato. Anche la chiesa di Pieve ha avuto i suoi problemi: oltre la cima del campanile il vento ha sollevato dal tavolato circa metà del tetto verso la piazza: sistemeremo anche questo. Ora inizia l’impegno della stagione turistica invernale così importante per l’economia della nostra valle. In questi periodi il lavoro con i suoi tempi stringenti rischia di inaridire la vita. Ci sono delle cose, oltre il nutrirsi, che bisogna continuare a fare anche se c’è poco tempo: uno spazio per la vita famigliare con le sue relazioni e, se pensiamo che sia importante, uno spazio anche per la nostra fede. Ognuno saprà come organizzarsi, ma sarebbe un magro

guadagno avere la discreta disponibilità di denaro e povertà di affetti e di prospettive rassicuranti per la nostra vita. Auguri a tutti, allora, per una intensa, proficua ma anche serena stagione invernale. (dd)

chiede perché io sono dolce e buono devo dire: “Perché sono il servo di uno assai più buono di me. Se sapeste com’è buono il mio Gesù”. (sdv)

Domenica 2 dicembre 1^ di AVVENTO

Cari parrocchiani, l’argomento “soldi”, come avrete capito, non è uno dei miei preferiti, ma ogni tanto è giusto far sapere come vanno le cose. Il giorno 25 novembre, solennità di Cristo Re, si è celebrata in tutta Italia la Giornata Nazionale di sensibilizzazione al sostentamento del clero diocesano. Ho fatto accenno a qualche messa, ma poi per motivi vari, ho deciso che vi avrei informato diversamente. I sacerdoti diocesani sono affidati alle offerte dei fedeli secondo il sistema scaturito dai valori del Concilio Vaticano II, che auspica una effettiva solidarietà nazionale tra i fedeli e i loro sacerdoti. In realtà le offerte che vengono raccolte nella nostra Diocesi coprono solo 1,5%; il 16,8% da redditi e patrimoni diocesani, il 64,9% dai fondi dell’otto per mille e il resto da altre fonti. I fondi dell’otto per mille, di per sé, dovrebbero servire per altri scopi, per cui i fedeli sono esortati, nei limiti del possibile, a contribuire. Per concludere faccio notare che il sacerdote riceve, da quanto sopra, uno stipendio che gli permette di vivere decorosamente: tutte le altre offerte raccolte – a parte 10€ dell’offerta della messa - vanno alla cassa della parrocchia. (dd)

Cari parrocchiani, in questa domenica, come sorelle Discepole del Vangelo, ricordiamo i 102 anni dalla morte di Charles de Foucauld, la figura di beato a cui ci ispiriamo. Anche alcune persone di qui verranno a Castelfranco per vivere un momento fraterno insieme ad amici e conoscenti da varie zone e tanti altri sappiamo condivideranno a distanza questo momento con noi. La missione che Charles de Foucauld, in tutta la sua esistenza, ha cercato di vivere con tutti è stata quella “della bontà”. Quest’anno, infatti, è proprio all’insegna dei “gesti di bontà” che trascorreremo questo pomeriggio insieme con testimonianze, racconti, interviste... “Gesti buoni” che viviamo e che vediamo attorno a noi, quelli che spesso non fanno notizia ma che costruiscono l’umanità ... che fanno la differenza in certi momenti anche tra di noi nella nostra vallata. Nei suoi diari Charles de Foucauld si annotava i tanti gesti che riceveva, le attenzioni che lui si proponeva di avere e in che cosa si prometteva di perseverare per creare stima e fiducia negli altri. E perché tutto questo? Aveva scelto di vivere tutto ciò perché diceva: Se si

Ritorna a trasmettere RADIO FIDES

Domenica 9 dicembre

Ad Arabba a suo tempo don Gabriele aveva avviato la radio parrocchiale, “Radio Fides”, appunto. Poi c’è stato un lungo silenzio, ma la frequenza è stata mantenuta e ultimamente ci è stata data la possibilità di riattivarla. La si può ascoltare sulla frequenza di Radio Piave 90,60 Mhz. In teoria avremmo la possibilità di trasmettere 1 ora al giorno. Per il momento ci limiteremo a mandare in onda la messa domenicale e festiva di Pieve alle 9.15 e qualche altra celebrazione

Domenica 16 dicembre Cari parrocchiani, alcuni giorni fa una persona di Digonera, facendo da portavoce, mi ha detto che nelle feste di Natale e Pasqua preferiscono venire alla messa parrocchiale a Pieve. Mi è parsa una decisione di buon senso perché soprattutto in queste feste è bello che tutta la comunità si trovi riunita a celebrare in modo solenne e non sotto tono, come necessariamente avviene. Si fa l’obiezione delle persone anziane che non hanno mezzi di trasporto: bella occasione per offrir loro un pas-

8 dicembre: con alcune ragazze di Fodom abbiamo cucinato dei biscotti da regalare ad alcuni anziani del luogo. Le Sorelle discepole del Vangelo.


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«Le nuove del Pais»

saggio; così avranno modo di incontrare amici e amiche che non vedono da tanto tempo. Sia bene inteso che non voglio fare alcun colpo di mano: finché avrò forza, finché mi manderanno un aiuto, finché non me lo direte voi, manterrò quest’abitudine come pure quella della messa domenicale “a rotazione” nelle quattro frazioni, anche se le regole diocesane dicono che è possibile celebrare una terza messa solo a patto che ci sia la presenza di almeno 25-30 persone, cosa che normalmente non si verifica. Che sia più comodo avere la messa sulla porta di casa è vero, ma che sia più bello trovarsi tutti insieme è più vero ancora. Sempre possibile invece la celebrazione nei giorni feriali. (dd)

Domenica 23 dicembre “Signore Gesù, noi ti vediamo bambino e crediamo che tu sei il Figlio di Dio e il nostro Salvatore. Con Maria, con gli angeli e con i pastori

noi ti adoriamo e ci affidiamo a te. Ti sei fatto povero per farci ricchi con la tua povertà: concedi a noi di non dimenticarci mai dei poveri e di tutti coloro che soffrono. Proteggi la nostra famiglia, benedici i nostri piccoli doni, che abbiamo offerto e ricevuto. Fa’ che regni sempre tra noi questo senso di amore che rende più felice la vita. Dona un buon Natale a tutti, o Gesù, perché tutti si accorgano che tu sei venuto a portare al mondo la gioia. Amen”.

Domenica 30 dicembre Cari parrocchiani, un anno sta per finire: ci seguono i ricordi, i fatti, le persone che questo tempo della nostra vita ci ha fatto incontrare. Momenti lieti e anche momenti tristi. Sono passati: non ci sono più. Avranno valore se in qualche modo ci serviranno a vivere meglio. Si presenta un anno nuovo

San Silvestro a Larzonei

S. Messa ore 15.00 – Canta il Piccolo Coro Col di Lana.

che forse ci auguriamo migliore di quello trascorso, magari con qualche sogno da realizzare... Ma ancora non c’è. Se restiamo troppo affacciati alle finestre del passato e del futuro, perdiamo il nostro Tempo perché tempo vero a nostra disposizione per realizzare la nostra vita, è unicamente l’attimo che stiamo vivendo al presente. Con questo si prendono le decisioni, si aiutano le persone, si vive

la fede, si ama e si è contenti. Solo vivendo il momento presente possiamo costruire la nostra vita. Allora, facciamo tesoro del passato, sogniamo e desideriamo il futuro, ma sempre attenti a questo istante che non si ferma e che bisogna prendere al volo! Auguri a tutti per vivere un anno intenso, pieno di realizzazioni e di gioia costruite giorno per giorno. BUON ANNO! (dd)

Consigli pastorali: impensabile farne a meno Il Santo Padre ancora nel 2013 è intervenuto sull’argomento mettendo a fuoco la dinamica di una parrocchia che voglia aprirsi alla comunità attraverso i conigli pastorali, parrocchiali, diocesani, forania li ecc. Anche il nostro vescovo è intervenuto con note ufficiali sull’argomento dettando le linee guida per la pastorale. L’innovazione introdotta con le riforme del Vaticano II ha trovato presso i parroci un’accoglienza non uniforme: qualcuno ha indetto con sollecitudine una consultazione per una designazione democratica dei futuri componenti del consiglio pastorale. Altri hanno tergiversato e dilatato un poco i tempi. Altri ancora erano scettici e lo sono ancora.

Parlando del Decanato di Livinallongo e in particolare della parrocchia di Pieve, l’allora pievano Don Lorenzo Irsara sacerdote molto sensibile a seguire le indicazione che venivano da Roma e convinto della necessità di rinnovare la liturgia dopo le incrostazioni di secoli e di responsabilizzare i laici nell’organizzazione della parrocchia, indisse una consultazione dalla quale ne usci il primo coniglio pastorale parrocchiale. Da allora non ci fu più soluzione di continuità: Don Bruno De Lazzer subentrato a don Lorenzo Irsara nominato Pievano di Cortina d’Ampezzo, don Alfredo Murer e don Dario Fontana l’attuale parroco, hanno continuato a lavorare con il consiglio pastorale rinnovandolo puntualmente ad ogni scadenza

Da sx. Don Bruno Delazzer, Stella Palla, Edoardo Palla, Pio Crepaz, Antonio Martini, Giovanni Battista Sief, Agnese Delunardo.

come da statuto. La foto, qui a lato, molto probabilmente risale alla prima seduta del rinnovato consiglio pastorale di domenica 12 dicembre 1977, preside don Bruno Delazzer parroco decano fino al 2000. Così si legge tra l’altro nel verbale vergato dal maestro Edoardo Palla segretario della seduta e pubblicato sul n° 1 del febbraio 1977 del giornale della parrocchia. “…. Il presidente ha ringraziato i membri di aver accettato la nomina ricordando che tale incarico comporta un impegno più specifico e responsabile nell’apostolato; li ha esortati a lavorare con ottimismo ed essere aperti e sempre animati da carità fraterna”. Sono citati poi i nomi dei nuovi eletti, (il volto di tanti non compaiono nella foto). Palla Stella – Delfauro Pierina - Demattia Gemma – Pellegrini Giuseppe – Demattia Attilio – Crepaz Pio - Grones Anna in Dorigo – Delfauro Rita in Costa – Pellegrini Augusta in Demattia – Pellegrini Michele – Dorigo Antonio – Pezzei Guido – Martini Antonio – Delunardo Agnese – Da Pian Bianca Maria in Vallazza. Membri di diritto: Palla Edoardo membro del consiglio pastorale diocesano – Demattia Albino presidente dell’Azione Cattolica – Sief Giovanni Battista, presidente assistenza gruppo ammalati. Celestino Vallazza.


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«Le nuove del Pais»

Natale risplende... visto con gli occhi di un bambino

Ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia (Luca 2,9-12)

VILLA SAN GIUSEPPE

PIEVE

ANDRAZ

DIGONERA

ARABBA

ORNELLA

RENAZ


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«Le nuove del Pais»

DAI NOSTRI MISSIONARI

Padre Giuseppe Detomaso ci scrive dall’Etiopia Daye, novembre 2018 Carissimi amici e paesani, era il 14 di settembre dell’anno 1972, festa della Santa Croce. Prima di lasciare il mio paese e partire per le nuove missioni comboniane nel sud dell’Etiopia, dove i superiori mi avevano destinato, con mio papa e mia mamma feci un pellegrinaggio al santuario della Santa Croce in val Badia, per chiedere la grazia di poter portare tra le popolazioni Sidamo che avrei incontrato, quella croce di salvezza che molti secoli prima era stata portata nelle nostre valli. Era una bella fresca giornata, i prati erano coperti dalle prime brine e I boschi si stavano tingendo di giallo. Da quel lontano settembre sono passati ben 46 anni durante i quali ho avuto una speciale grazia di poter annunciare la buona novella del vangelo alle popolazioni sidamo dell’Etiopia, dando inizio a diverse comunità cristiane nelle quali la croce di Cristo è diventata segno di salvezza. A Dura, bel posto sulle pendici del monte Garamba, c’è una delle più fiorenti comunità cristiane della missione di Daye, che recentemente si è costruita da se stessa una nuova chiesetta. È verso di essa che, il giorno della festa della santa croce, assieme ad alcuni cristiani mi recai per benedirla e per celebrare la santa messa. Però a causa delle forti piogge della notte, dovetti lasciare la macchi-

È la Festa della Santa Croce. Anche Padre Bepo fa la sua parte lungo l’impervio sentiero verso Dura, dove verrà benedetta la nuova chiesetta e celebrata la Santa Messa.

Presso la nuova cappella, con le Stazioni della via Crucis per essa realizzate.

na ai bordi della strada principale. Assieme a coloro che mi accompagnavano, ci caricammo sulle spalle una grande croce e tutte le stazioni della via crucis che avevamo fatto fare per questa nuova chiesa. Ci incamminammo su per un erto sentiero. Dalle capanne molta gente, per lo più pagana e protestante, usciva per vedere la strana processione. Dopo due ore di faticoso cammino, arrivammo alla cappella dove tutti i cristiani, cantando e danzando gioiosamente ci accolsero. Mentre nella cappella recitavano il Rosario e sistemavano sulle pareti la croce e le stazioni della via crucis, io sotto una grossa pianta ascoltavo le confessioni. Dato che la fila era molto lunga, forse 150 persone, e poco il tempo a disposizione e grande desiderio di sentirsi dire “io ti assolvo”, feci venire attorno alla mia sedia i penitenti in gruppi di dieci, li feci inginocchiare e confessare sottovoce i loro peccati. Penso che Dio ha orecchie più fini delle mie e sente tutto, poi atto di dolore, assoluzione individuale con rito abbreviato e la formula: “io ti assolvo … poi recita di una “salve regina” come penitenza. Un po’ di tempo, prima o dopo, fu riservato alla confessione individuale per casi più gravi. Finita la riconciliazione con Dio, iniziai la santa messa con una buona aspersione di acqua benedetta, usando un mazzo di foglie, colte da una pianta sacra che gli anziani usavano nei loro riti per chiedere la pace. Anche se la santa messa è durata due ore, non vidi nessuno che facesse certi segni o che guardasse l’orologio, se lo aveva, anzi

alla fine della messa mi sentii dire: “Padre perché hai fatto una predica così corta?”. Finita la celebrazione fu di regola andare in una capanna per assaggiare un cibo locale, chiamato wasa, preparato dalla moglie del catechista, che come la manna del deserto aveva tutti I sapori. Al posto dell’acqua e del vino poi, c’era una ciottola di latte che, essendo di prima qualità, puro yogurt, lo bevetti con gusto. Alla fine del pranzo poi dovetti dedicare un po’ di tempo per ascoltare gli anziani che mi fecero presenti i problemi della cappella con la richiesta di aiuti. Così, dopo le confessioni, le benedizioni, la messa, i lunghi canti e il pranzo, siamo giunti alle prime ore del pomeriggio. Il cielo si era coperto di dense nubi e cominciava a tuonare. Un temporale si stava avvicinando. In fretta, raccogliemmo tutte le nostre cose, salutammo, e in tutta fretta scendemmo lungo uno scivoloso sentiero che ci portò dove la macchina ci attendeva. Nel caso la pioggia ci avesse raggiunto l’unico ombrello a portata di mano sarebbero state le foglie del banano selvatico. Quel giorno fummo fortunati, lo scroscio di pioggia e grandine ci raggiunse quando eravamo in macchina, ormai al sicuro. Così la nostra visita alla cappella di Dura dedicate alla s. Croce si è conclusa, e la preghiera fatta molti anni prima nella chiesa di Santa Croce in val Badia è stata esaudita e la croce di Cristo, fonte di salvezza è stata piantata anche tra i cristiani di Dura e le popolazioni Sidamo. A tutti coloro che leggono questo breve scritto i miei più cari saluti. P. Giuseppe

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Avevo appena finito di scrivervi questa lettera quando mi è giunta la disastrosa notizia di tutti i danni causati ai nostri paesi da un devastante ciclone di vento e di pioggia che ha distrutto molti dei nostri boschi, scoperchiato case, interrotto strade, linee elettriche e telefoniche, e perfino rovinata la cima del campanile di Pieve. Specialmente per noi che siamo lontani e che spesso ci vantiamo del nostro bel paese, ora vedendolo cosi ferito, siamo rimasti scossi e ci siamo domandati il perché di tutte queste improvvise devastazioni. Penso che la risposta la si può trovare sia guardando i tanti crocifissi che adornano frazioni e strade sia guardando quel gruppo di giovani di Andraz, che dopo aver faticato con motoseghe e picconi per riaprire la strada, stanno prendendosi un momento di riposo. Sembrano essere contenti e sorridenti. Si sono rimboccati le maniche per riparare tutte le rovine e sentirsi vicini a tutti i bisognosi di aiuto. Questi giovani e meno giovani di Andraz insieme a tutti coloro che si sono impegnati a ricostruire l’ambiente fodom sono un esempio di come in momenti di dolore e disgrazie, aiutandosi, ci si sente più fratelli. In questi giorni mi sono venute in mente le preghiere che da chierichetti cantavamo all’inizio della messa “a fulgore et tempestate libera nos Domine Iesu Criste.” Anche qui da noi ci sono dei disastri e non meno dannosi. Ieri, a Dilla c’è stata una conferenza, organizzata dalla chiesa cattolica, con la partecipazione di autorità politiche, religiose e rappresentanti


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delle nazioni unite e dell’America, per vedere come aiutare le migliaia di sfollati che a causa di guerre, carestie e lotte tribali, stanno soffrendo nei campi profughi. Speriamo che ci siano anche oggi, come a Fodom, tante persone di buona volontà che pensano non solo alle proprie sofferenze ma anche a quelle degli altri. Prima di scrivere queste righe, ero reduce da un funerale di una ragazza di 15 anni violentata mentre andava alla fontana a prendere acqua e poi morta dissanguata per mancanza di cure mediche. Durante il funerale, guardando I due gruppi famigliari che si guardavano in cagnesco, pronti a menare mani e bastoni, sono riuscito a dire solo poche parole invitando tutti in nome di Dio a non spandere altro sangue innocente ed a riconciliarsi anche in vista del prossimo Natale. Ecco come va il mondo: c’è ci soffre per la violenza umana e chi soffre per le violenze della natura. Diceva il Manzoni alla fine della storia dei Promessi Sposi: “I guai quando vengono o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore”. Per concludere auguro a tutti un buon Natale, un po’ più sofferto, ma più vero. P. Giuseppe.

Alla vigilia di Natale Padre Bepo scrive ancora... Vi ringrazio, in modo particolare don Dario, per avermi ricordato in occasione del mio cinquantesimo di ordinazione sacerdotale. Non mi meritavo così belle parole. Quello che si fatto è principalmente per opera di Uno che ci ha donato la vita e la vocazione missionaria e che in fondo è stato il vero autore delle comunità cristiane sorte e delle opere sociali e religiose realizzate. (…) Per voi oggi è la vigilia di Natale, per noi lo sarà tra 15 giorni. Questa sera, per non perdere in nostro Natale, mi sentirò il dischetto del coro parrocchiale con il Gloria di Franz Krieg (messa di Natale). Grazie delle tue notizie e delle tue parole, Padre Bepo, ti ricordiamo nella preghiera con gli auguri di ogni bene per il nuovo anno!

Momenti di speranza Ciao "Ruby" Il 21 settembre la notizia della tua dipartita ha percorso velocemente tutto il paese colpendo i compaesani, che sicuramente si sono fermati a pensare. Ad Andraz eri sempre presente: in inverno con la pala a pulire la strada dalla neve e poi finiti i tuoi mestieri, pronto ad aiutare chi ne avesse bisogno. In estate altrettanto, o con la scopa o con falce e rastrello, a volte per conto tuo, a volte per la frazione e per il decoro del paese. Se c’era qualche problema per la chiesa sempre pronto a proporti… Dopo i mestieri capitava di ritrovarci dalla Luigina… era bello parlare con te, ricordavi fatti, persone e in particolare le date… Hai lasciato un grande vuoto non solo nella tua famiglia ma anche fra tutti noi. Ciao Ruby pausa en pesc!! Ieio

Ruby col Gonfalon d’Andrac ntánt la procescion del Corpus Domini. (foto F. Deltedesco)

In ricordo di Giovanni Ragnes (25.05.1957 - 16.02.2013) Giovanni caro, anche se sono ormai trascorsi 6 anni da quando hai intrapreso il tuo viaggio, il ricordo dei momenti felici che ci hai regalato non ci abbandonerà mai, ma sarà per noi un balsamo per il tempo a venire, in attesa di incontrarci tutti nuovamente. I tuoi cari e tutti coloro che ti vogliono bene.

Giovanni (in basso a destra) nel 2006 in piazza San Pietro con il Coro Parrocchiale e il Coro Fodom in occasione della trasferta romana da lui stesso promossa e organizzata. “Te recordon ence nos con encherscedum, caro Gianni, Diotelpaie!” I Cori Fodom e de Gliejia

In ricordo di Robert Pellegrini Un ricordo… Un pensiero al grande, immenso Robert, gigante buono! Per tutti un po’ papà e un po’ consigliere, sempre amico e pronto ad aiutare tutti. Lavoratore instancabile, grande allevatore con gran passione e capacità, fecondatore laico per una vita con sacrifici indescrivibili! Il patrimonio genetico del bestiame di Livinallongo e non solo, lo dobbiamo a lui! Potremmo dire e scrivere milioni di frasi, ma non basterebbero… Semplicemente immenso Robert! Che Dio tel paie! Non ti dimenticheremo… guardaci da lassù… Paolo Degasper, a nome di tutti i “Bacagn da Fodom”

Robert in occasione della Rassegna della Razza Bruna Alpina 2013 quando gli venne conferito il premio quale rappresentante del mondo contadino, per aver portato avanti per più di 30 l’attività di fecondatore artificiale e per la sua grande disponibilità nell’aiutare tutti i contadini senza risparmiarsi.


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Una scelta di vita non facile, che sta cominciando a dare i suoi frutti positivi, quella che Simona e Gianluigi Ceretti hanno fatto nel decidere di trasferirsi da Brescia a Fodom. Un cambiamento di vita che li ha portati a “lavorare per vivere” e non più a “vivere per lavorare”.

Persone - talvolta per rendersi conto del bello che si possiede c’è bisogno che qualcuno te lo racconti e te lo faccia apprezzare. Questa è la storia di Simona e Gianluigi Ceretti, moglie e marito di Brescia, che insieme ai due figli Linda e Valerio tre anni fa hanno deciso di lasciare la loro vita ed il loro lavoro di città per trasferirsi e vivere a Fodom. Questo per vivere più tranquilli, meno stressati e per recuperare un vivere più sano, più vicino ai figli, per essere loro vicini in questi anni di crescita. Abbiamo pensato di chiedere a Simona la disponibilità a raccontarci la sua storia e le ragioni che hanno portato lei e suo marito a lasciare tutto per arrivare a Fodom e stabilirsi nella frazione di Ruaz. Lei, ben lieta, ci ha aspettato nella sua cucina appena ristrutturata e con i suoi occhi sereni e luminosi ci ha raccontato che la scelta di dedicarsi maggiormente al vivere giorno dopo giorno ed essere più vicini ai figli ha davvero cambiato in meglio la loro vita.

Una vita solo per il lavoro Lavorare per tutta la giornata con la fortuna di poter lasciare i bambini dai nonni: questa la vita che facevano Simona e Gianluigi a Brescia. Abituati fin da piccoli a concentrarsi sul lavoro e sulla produzione, a non rimanere con le mani in mano, entrambi avevano raggiunto posizioni di riguardo: Gianluigi era direttore di una grande latteria, Simona invece con la sua passione per i cavalli, era diventata responsabile di un maneggio sul Lago di Garda. “Sebbene dal punto di vista lavorativo avessimo una situazione invidiabile eravamo stanchi che il lavoro ci assorbisse totalmente - ci racconta Simona - Con i nostri bambini

“Cambiare la nostra vita per tornare ad essere una famiglia”

Simona e Gianluigi insieme ai figli Valerio e Linda.

vivevamo nella periferia di Brescia e, coi nonni che abitavano vicino, avevamo la fortuna di avere qualcuno che potesse accudirli dopo la scuola. Era una vita tutta di corsa, fatta di continue pianificazioni, sempre in affanno, e per questa ragione siamo arrivati alla conclusione che avevamo bisogno e volevamo qualcosa di più tranquillo”.

La pace trovata a Fodom Era il 2013 e già da qualche anno la famiglia Ceretti trascorreva le proprie ferie a Corvara. Le Dolomiti, con le loro meraviglie, potevano essere un luogo piacevole non solo per passarvi le vacanze ma adatto anche per viverci. “Quell’anno Abbiamo cominciato a cercare qualcosa da comprare in Val Badia - ci racconta Simona ma, nel vedere che sia le località sia soprattutto i prezzi non corrispondevano alle nostre aspettative, abbiamo allargato la ricerca alle valli limitrofe. Ad un certo punto siamo venuti a conoscenza di un’occasione di una casa in vendita a Colsottochiesa. Decisi di venire a vederla, ci siamo organizzati e ai primi di gennaio del 2014 eravamo a Fodom per vedere la casa”. Come molti ricorderanno il 2014 è stato l’inverno della grande neve e dopo le grandi nevicate del periodo dopo Natale Gianluigi e Simona avevano subito capito che non erano luoghi facili in cui vivere. “Abituati a frequentare queste loca-

lità solo d’estate abbiamo capito che i periodi fuori stagione e l’inverno non erano semplici - dice ancora Simona - ma la pace che si respirava ha avuto il sopravvento e così abbiamo deciso che, trovato il modo per vendere le proprietà di città, saremmo tornati a Fodom per approfondire ed eventualmente comprare tutto. Nel frattempo eravamo tornati a vedere la casa in primavera e durante le ferie di quell’estate avevamo avuto l’occasione di parlare con la Coldiretti di Belluno, il presidente della latteria di Fodom e altre associazioni che si occupavano di allevamento e delle attività di montagna. Avevamo in mente infatti di portare qui il mio cavallo e di avviare qualcosa di nostro con gli animali. Ritornati in autunno avevamo trovato alloggio dalla Rosanna a Corte ed è proprio grazie a lei e al presidente della latteria Christian Grones che ci siamo fatti coraggio ed abbiamo avviato i primi contatti con il vivere dei contadini a Fodom. Ma in quell’occasione avevamo saputo anche che la casa che ci piaceva era stata venduta. Un problema per noi perché nel frattempo avevamo trovato il modo per vendere le nostre proprietà, per cui non rimaneva altro che trovare una soluzione alternativa.”

La soluzione trovata a Ruaz Di fronte a questa novità il primo pensiero di Simona e suo marito è stato quella di

ricercare subito una nuova soluzione. “Ci siamo rivolti all’agenzia immobiliare di Arabba dove ci è stato detto che c’era una casa con fienile in vendita a Ruaz - racconta ancora Simona - ci siamo subito recati a vederla e, anche se era piuttosto malmessa, ho subito avuto una vibrazione positiva e ho capito che sarebbe potuta essere la nostra casa. In breve tempo abbiamo fatto la nostra offerta, a fine gennaio 2015 abbiamo concluso il preliminare e, a maggio, casa, fienile e prati erano nostri. Strano a dirsi ma da quel momento in poi ogni cosa è andata al suo posto. Siamo venuti quell’estate per seguire i lavori di ristrutturazione e subito, già a settembre, abbiamo trovato lavoro entrambi.” Simona adesso lavora tra un negozio ad Arabba e la latteria di Renaz mentre Gianluigi, dopo un primo lavoro sugli impianti di risalita e poi come pastore a malga Cherz, ha trovato anche lui lavoro in latteria così da poter mettere in pratica le sue competenze acquisite negli anni di lavoro a Brescia. “Lavorare in latteria è stata l’occasione per conoscere le persone perché si trova al centro della vallata ed è un posto dove tutti si ritrovano almeno una volta ogni tanto”.

Una casa, una stalla ed il sogno del maneggio Ruaz è una piccola frazione di Fodom che si trova fra Pieve di Arabba dove oggi vivono una quindicina di persone. Un paesino a valle della statale su una bella “terrazza” soleggiata, a una trentina di metri dal Cordevole che per Gianluigi e Simona è diventato il paradiso. “Forse abbiamo un pochino sconvolto le persone quando siamo arrivati. Ora, dopo 3 anni che siamo qui, posso dire che ci aiutiamo reciprocamente. Quando arriva gente estranea per comprare casa il più delle volte è per ferie; la nostra intenzione era invece quella di stabilirci qui e diven-


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tare parte di questa valle e di questa comunità. Abbiamo un buon rapporto con i proprietari precedenti che sono stati lieti di constatare che abbiamo cercato di avere rispetto per il luogo”. La proprietà acquistata era in gran parte da ristrutturare ma, eseguiti i lavori più urgenti, la famiglia Ceretti ha ritenuto di sistemare il resto un po’ alla volta. “Abbiamo sostituito ciò che era indispensabile - dice la padrona di casa - e del resto abbiamo cercato di mantenere tutto quello che si poteva.” Al piano terra Simona vorrebbe realizzare un piccolo bed and breakfast (ha già cominciato a organizzarsi in tal senso) e adibire gli altri due piani superiori all’abitazione per la sua famiglia, e se possibile, ad un piccolo museo per i villeggianti che avrà ospiti. “Abbiamo qui un intero laboratorio da falegname con tutti gli attrezzi, senza contare tutto quello che c’è nel fienile! Sono cose che per la gente del posto magari hanno poca importanza ma per me e per tutti coloro che arrivano da fuori sono cose che hanno un valore enorme, cose che si possono vedere esclusivamente al museo etnografico. Le prime volte che venivo qui, vedendo le case abbandonate ho sempre pensato che fosse un peccato mortale; con l’enorme patrimonio culturale e storico che c’è basterebbe davvero imparare a promuovere meglio queste località”. Simona e Gianluigi hanno portato con sé tre cani, una cavalla ed ora hanno iniziato ad allevare altri cavalli e qualche alveare, col sogno di poter aprire un vero e proprio maneggio. “Ci piacerebbe realizzare un piccolo maneggio perché vi ho lavorato per anni in pianura e vorrei portare anche qui a Fodom questo servizio. Non abbiamo tuttavia fretta di fare alcunché, anche perché siamo proprio scappati dalla fretta.”

Una nuova vita in funzione dei figli Per preparare i suoi figli a questo passo Simona aveva già cominciato a domandare loro se gli fosse piaciuto un giorno lavorare con gli animali e fare qualcosa tutti insieme. “Ci

guardare la televisione e, al più, leggiamo i giornali. Mio papà era tipografo a Brescia quando ancora c›era la composizione a caratteri mobili e per me il giornale è una cosa di casa che mi ha sempre affascinato e che mi aiuta a capire meglio i fatti. Meglio leggere sulla carta che sul telefono.”

“Nella vita si può cambiare anche tutto basta volerlo”

I cavalli, la grande passione di Simona.

siamo trasferiti qui in un momento in cui Linda e Valerio non avevano ancora grandi amicizie. Linda aveva appena finito la quarta e Valerio la prima. E’ stato complicato proteggerli dalle nostre preoccupazioni, il pensiero di andarsene o meno, ma poi, quando a giugno del 2015 li abbiamo portati a vedere la scuola dove sarebbero andati il settembre successivo e vedere che adesso ci sono ambientati e che vanno a fare sport e musica con i loro compagni, ci ripaga totalmente della nostra decisione sofferta. Le scuole a Fodom - ve lo dice una che ha studiato lingue - sono davvero avanti come offerta formativa e i bambini imparano molto di più. Qualche volta provano anche a parlare in fodom perché, a forza di sentirlo, diventa naturale. Senza contare che nell’abitare in un paesino così piccolo si sono ritrovati come fratello e sorella perché prima si vedevano solamente la sera. Ora giocano, baruffano, stanno insieme. Non c’è dubbio tuttavia che se ci fossimo trovati male saremmo ritornati in città”. Una decisione di vita quella dei due genitori che, come stanno andando avanti le cose sembra essere stata indovinata. “Noi siamo adulti – ci racconta ancora Simona – e loro subiscono le nostre decisioni. Ritengo tuttavia che gli abbiamo aperto la strada per conoscere l’ambiente e speriamo di essere per loro un esempio di come nella vita si possa andare oltre la routine. Per stare meglio, organizzandosi per bene, si possono prendere decisioni anche impegnative. Vivendo qui a Fo-

dom, con ritmi più tranquilli e leggeri hai modo di tornare ad essere genitore dei tuoi figli. Quando vai a prenderli a scuola raccogli le loro gioie e preoccupazioni, cosa che prima facevano i nonni. Ora facciamo tante cose insieme, viviamo finalmente con i nostri figli e, soprattutto, si mantengono i rapporti con le persone non per convenienza ma per il piacere di vivere nello stesso luogo. Prima avevamo un certo stile di vita, forse più alto di quello di adesso, ma almeno quello di oggi è un vivere vero, pieno di relazioni umane, di contatto con i figli e con i vicini; è un vivere con la V maiuscola. Siamo tornati ad essere padroni del nostro tempo, che non è cosa da poco. Dopo anni abbiamo ricominciato a dormire bene, cosa che per noi, a causa delle responsabilità degli incarichi che avevamo, non era più possibile. Ci siamo abituati a non

Una testimonianza così forte di come una mamma ed un papà possano decidere di cambiare totalmente la loro vita per il bene della famiglia ci deve far riflettere. Non dovremmo forse tutti noi prenderci un po’ più tempo per stare con i nostri familiari, con coloro che ci vogliono più bene? Pensare magari alla fortuna che abbiamo di stare in un luogo dove il contatto con le persone è ancora vivo? “Ognuno, se vuole, può cambiare la propria vita – conclude Simona - Dipende da quello che uno si pone come obiettivo. Per noi, avere una vita più tranquilla era un bisogno forte. I nostri genitori hanno sofferto un po’, ma nel constatare che siamo contenti ora sono contenti anche loro. Si può fare tutto, basta avere il coraggio, la fiducia e la determinazione. Una tal decisione la riprenderei anche domani! (Giulia Tasser La Usc dei Ladins traduzione a cura di Lorenzo Vallazza)

La frazione di Ruaz dove si è stabilita la famiglia Ceretti.


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La vita è una missione In occasione della GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2018 papa Francesco ha affermato: La vita è una missione. Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa e attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Conosco bene le luci e le ombre dell’essere giovani, e se penso alla mia giovinezza e alla mia famiglia, ricordo l’intensità della speranza per un futuro migliore. Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione, ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere. Ognuno di noi è chiamato a

riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo». […] Nessuno è così povero da non poter dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è. Mi piace ripetere l’esortazione che ho rivolto ai giovani cileni: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci. Ognuno di voi pensi nel suo cuore: molta gente ha bisogno di me». Il Centro missionario della diocesi di Belluno-Feltre, riprendendo queste parole, ha voluto interpellare alcuni giovani di Fodom che stanno vivendo la loro missione anche per il bene della nostra comunità territoriale, in particolare dopo l’emergenza dello scorso ottobre. Di seguito la testimonianza di Elisa Martini e Giorgio Sorarui.

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ono 5 anni che faccio volontariato presso la Croce Bianca di Livinallongo. Molte sono state le esperienze vissute durante questo mio cammino e tante sono le persone che ho avuto la possibilità di incontrare ed aiutare. Poter aiutare chi si trova in difficoltà intervenendo con manovre di primo soccorso, ma anche semplicemente tenendo loro la mano se stanno soffrendo o hanno paura, sono cose che ti fanno sentire utile e importante. Il sorriso di chi accompagni all'ospedale e la semplice parola grazie sono la ricompensa più bella per il tempo e l'impegno che devi dedicare a questo tipo di servizio. Saper di aver aiutato qualcuno che era in difficoltà e di aver fatto del tuo meglio per provare a farlo stare bene ti riempie il cuore di gioia e ti fa tornare a casa con il sorriso anche dopo un turno di 12 ore, durante il quale magari non sei neanche riuscito a pranzare. Elisa

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I

l risveglio all’alba del 30 ottobre 2018 è stato un colpo al cuore. La parte di mondo che ammiravo ad ogni risveglio non era più la stessa. Solo devastazione, nulla era più come prima. La strada davanti casa completamente ostruita dai bellissimi abeti schiantati sull’asfalto, nessun collegamento telefonico o internet funzionante, niente elettricità. Un silenzio surreale dopo i fragori di vento e pioggia della notte precedente. Un momento di angoscia e smarrimento. Un vuoto. Un’occhiata casuale verso l’entrata di casa e lo sguardo si

ferma su quella giacca rossa dallo stemma giallo. D’un tratto ho la soluzione e il mio animo si ricarica della forza e del coraggio vissuti con lei in tanti soccorsi in montagna! Prendo dal cassetto la mia radio ricetrasmittente e, come in tante esercitazioni ed interventi, l’accendo. In pochi minuti risponde il primo amico della mia Stazione di Soccorso Alpino che ha avuto la stessa idea, il secondo, il terzo, il quarto …. Riesco così a capire la situazione di molte frazioni della mia vallata e ad accertarmi che tutti stiano bene! Nelle ore successive, la mia radio porta messaggi anche da altri Comuni e dal capoluogo di provincia. Non sono più solo, anche in questa devastazione

gli amici del Soccorso Alpino sono stretti e pronti ad affrontare questa emergenza. La mattina del 31 ottobre il cielo si apre, lasciando spazio ad uno squarcio di azzurro. In quel momento, sento il rumore del primo elicottero arrivato in valle. Sono gli amici delle Stazioni di Soccorso dei Comuni più fortunati, che arrivano entusiasti di poterci finalmente aiutare. Corde, scarponi e moschettoni questa volta vengono usati per sistemare i tetti spazzati via dalla forza del vento. Lo spirito di appartenenza, l’impegno e l’enfasi che hanno animato queste gesta, sono stati i medesimi di quelli che animano un’azione in montagna. A seguito di questa difficile esperienza, mi sento ancora più motivato e fiero di appartenere alla mia seconda famiglia: il Soccorso Alpino. Molto spesso essere volontario in un Corpo non è semplice. L’impegno, il tempo libero sottratto alla famiglia e alle altre mie passioni, a volte scoraggiano. Ma ho avuto l’ennesima prova che l’appartenenza a un gruppo di volontari, come il Soccorso Alpino nel mio caso, ripaga di ogni sacrificio! Giorgio


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Parrocchia di Colle Natale nel segno dell’alluvione

Bondì e Bon An! Sono partiti in una decina, di diverse età, divisi in tre gruppi i bambini che quest'anno sono girati per le case di Colle ad augurare “Bondì e Bon An” cantando delle canzoni natalizie e donando un piccolo pensiero. Generose, davvero molto generose le famiglie che li hanno accolti, tant'è vero che dopo essere andati tutti assieme la stessa sera a mangiare una pizza, hanno deciso quest'anno di destinare il ricavato delle bambone alle esigenze post alluvione del paese.

Il fortissimo vento misto a pioggia che ha devastato tutto l’alto Agordino nella notte tra il 29 e il 30 ottobre scorso ha lasciato una forte impronta nell’immaginario delle nostra gente. Così quest’anno a Colle si è deciso di realizzare un presepio molto particolare, riproducendo in parte il paesaggio che ci siamo ritrovati davanti agli occhi la mattina del 30 ottobre e realizzando sia parte della statue che le decorazioni dell’albero con materiali rinvenuti in loco da alberi schiantati. Il risultato non sarà sicuramente una raffinata opera artistica, ma per le nostre genti ha un’enorme valenza simbolica.

Un aiuto all'associazione Pettirosso Agordino

Festa della Madonna della Salute

I ragazzi di prima media che hanno fatto la Prima Comunione nell'autunno 2017 avevano realizzato in occasione della loro cerimonia dei sacchetti profumati da vendere. Il ricavato di 533,88 euro è stato devoluto all'associazione Pettirosso Agordino. Qui li vediamo ritratti assieme alla catechista Sandra nel momento della consegna dell'assegno.

Coltivazioni prodigiose

Mercoledì 21 novembre in occasione della festa della Madonna della Salute come da tradizione si è celebrata nel tardo pomeriggio una messa nella chiesetta di Pian. Successivamente, tutti hanno potuto fermarsi da Silver per stare un po'assieme e per gustare uno sfizioso rinfresco preparato dalle abili mani delle donne della frazione.

L'autunno 2018 con le sue temperature miti e insolite ci ha permesso a Colle di vedere e assaporare delle coltivazioni insolite. A Costalta l'ottima stagione estiva ha permesso alla pianticella di uva fragola coltivata nei pressi dell'abitazone di Umberto Kerer di prosperare e di regalare ai proprietari della buonissima uva a km 0! In quel di Pian invece la piccola Lucia Dell'Andrea ha raccolto nel suo orto un “raf da coda”dal peso di ben 2 kg! La vediamo qui sorridente e soddisfatta col bottino da poco estratto dal suo orto! Grande la sua soddisfazione e non può mancare un ringraziamento a nonna Frida per la “somenza” che, in quest'occasione, è stata più che mai produttiva!


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VITA PARROCCHIALE GRAZIE ANTONIO

cimitero ho trovato te con il coro quando sono arrivato a Colle. Con stima, riconoscenza e affetto!” Don Gabriele

FESTA DI SANTA LUCIA

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on il nuovo anno liturgico Antonio, che da quando si è sposato, da quasi trent’anni, è stato presente per molti anni nella vita del coro della chiesa di Colle, ha pensato di lasciare la direzione del coro al giovane Mattia, pur dichiarandosi sempre presente e disponibile nel continuare a cantare. “Caro Antonio, sono l’ultimo arrivato, ma voglio lo stesso dirti un grande grazie. Lodare il Signore con il canto è una delle possibilità più belle e più grandi che abbiamo di vivere la nostra fede. Si dice che in cielo ci sarà una liturgia senza fine. Di un canto , per dire il suo splendore, si dice che è un canto “celestiale”. Immagino il grande tuo impegno, le tante fatiche, l’umiltà che spesso ti sarà stata richiesta in questi molti anni, per restare fedele non soltanto al Signore, ma anche alla comunità. Il gruppo del canto, che nel suo cammino ti ha visto presente e guida, certamente ha cambiato volto, cambiando il volto dei coristi. Insieme ai vari sacerdoti che si sono avvicendati, ti sarà stato spesso motivo di sofferenza, non lasciandoti senza problemi. Non ti saranno mancate le tentazioni di “lasciare” andandotene. Il Signore e la tua disponibilità, forse di più la tua fede, te l’hanno impedito. Anche in questo momento hai ritenuto opportuno, per il bene della nostra comunità di metterti in disparte, ma restando, non lasciando. Ti conosco poco, ma ci sono alcuni segni che mi permettono di pensare che non ti manca il carattere, di cogliere quanto è preziosa la tua presenza per la tua comunità, per il coro, per le nostre liturgie, di apprezzare la tua fede. Per tutto questo, e per quanto solo tu sai, e per quanto sa il Signore, il mio grazie, il grazie della comunità e il grazie del Signore. Non mi sarà facile dimenticare che alla porta del

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anta Lucia ci ha trovati in tanti nella chiesa di Colle il 13 dicembre. Con la presenza bella e qualificante del coro abbiamo celebrato la santa Messa in suo onore con grande partecipazione. Notevole anche la partecipazione di devoti provenienti dai paesi vicini. Notevole anche il rinfresco preparato nella sala delle scuole. E’ un momento di fede, di preghiera, di incontro e di “paesanità”, decisamente bello e dal Grande valore comunitario.

BENEDIZIONE DELLE CASE Un po’ in ritardo, ma alla fine ho avuto la gioia di passare in molte case per la benedizione, che a Colle solitamente viene fatta dopo la festa dei Santi. Ho avuto l’occasione di percorrere tutte le strade, la possibilità di vedere e di incontrare molte persone. E’ stata un’esperienza molto piacevole per tanti motivi. Ho incontrato fede, eleganza, cordialità, generosità. Nel mio cammino non mi sono privato di alcune considerazioni. Quante seconde case! Quanto geograficamente “dispersi”! Ho concluso con la percezione di quanto sia importante il riferimento alla chiesa e alla fede per tutti noi, se non vogliamo perdere l’appartenenza ad una storia e ad una umanità: quella del nostro paese. Mi sono reso conto di quanto abbiamo bisogno di conservare alcune tradizioni, e nello stesso tempo ho sentito la fatica di vivere quei grandi contenuti che le hanno generate, se non vogliamo “perderci”.

NOVENA DI NATALE Quante volte ripetiamo “una volta …”. Lo facciamo spesso anche citando il “Rorate” che una volta si celebrava al mattino presto nel tempo di Avvento. Provocati da questo ricordo, di più dal bisogno di

preparare il Natale, ci siamo dati appuntamento tutte le sere alle 20.00 nella Cappella di Colle per la novena di Natale. Siamo partiti dal pensiero del vegliare che può essere applicato al “svegliarsi” del mattino presto, ma anche al vegliare all’arrivo della notte, precisamente la sera del giorno che scompare. E’ stata un’esperienza piacevolissima, semplice, che ci ha visti, una quindicina, con semplicità, fedeltà e gioia presenti ad un appuntamento di preghiera, ad un appello del Signore.

LA BELLEZZA NON HA CONFINI Ho bisogno di andare a Colle per contemplare la bellezza della Val Fiorentina, ed ho bisogno di essere a Selva per contemplare la bellezza di Colle. Quello che ammiro io lo ammirano quanti si danno la possibilità di guardare, e lo hanno ammirato nei secoli coloro che ci hanno preceduto. Tutto questo mi inebria, mi porta ad amare questa terra. Anche il cielo non propone confini. Nel cielo troviamo il sole, la luna, le stelle, anche le nubi, ma mai confini. La fede ci apre al cielo e ci parla di un unico Padre, ci racconta che gli uomini sono fratelli. Quando diventerà esperienza intensa di appartenenza per i credenti la loro fede? Quando proveremo la gioia di riconoscerci come credenti? Quel giorno sarà un grande giorno.


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DAL MONDO DELLA SCUOLA

Saluto alla dottoressa Il 28 settembre i bambini hanno salutato affettuosamente la dottoressa Lucia Pirolo che ha lasciato, con il mese di ottobre, la Val Fiorentina per iniziare la sua attività di medico di base a Belluno. I bambini sono molto affezionati alla dottoressa e ai suoi bellissimi cani Moka, Mia e Pesca. Da queste pagine giunga a Lucia un grande "Grazie" per il suo prezioso lavoro svolto per la comunità e un invito a continuare a farci visita a scuola portando anche i suoi amati cuccioloni.

In miniera Il 24 ottobre, accompagnati da Maurizio Troi, i bambini hanno visitato la miniera dei Vauz nei pressi della frazione di Posalz. Bellissima esperienza e altrettanto bellissima passeggiata calpestando un tappeto sonoro di foglie dai mille colori. Ecco i vari gruppetti pronti ad entrare in miniera.

Scuola primaria La classe prima

Primi emozionanti giorni per i sette bambini che hanno iniziato quest'anno la scuola primaria di S. Fosca.

Messa di inizio anno

La corsa campestre Martedì 9 ottobre 2018, noi alunni della classe quinta siamo andati a Caprile per partecipare alla corsa campestre. Ci hanno accompagnati la maestra Franca e la maestra Erica. Appena scesi dal pulmino abbiamo incontrato i ragazzi di Pieve e dopo un po' abbiamo visto arrivare i ragazzi di quinta di Alleghe e con loro abbiamo fatto un po' di amicizia. In quel momento non ero molto agitata, perché l'anno scorso l'avevo già fatta e quindi sapevo cosa mi aspettava. I primi a partire sono stati i maschi di cl 5^ e poi a seguire tutte le altre classi. Noi eravamo i più piccoli e quindi abbiamo fatto solo un giro (circa 700800 metri). Noi femmine siamo partite intorno alle 10:15 e al via è iniziata la corsa. Tutte le ragazze sono partite velocemente ma poi le più forti sono andate in testa. All'arrivo ero un po' stanca anche se dopo con un bicchiere di the mi sono ripresa. Gli spettatori, che erano quasi tutti alunni delle altri classi, mi hanno fatto il tifo. Le premiazioni si sono svolte intorno alle 12:00; io sono arrivata seconda e sono molto contenta di come mi sono classificata. Come premio ho ricevuto una medaglia di colore argento. Nel ritorno abbiamo riso e scherzato. Mi sono divertita molto, anche perché ho rivisto tutte le mie amiche della scuola media. Spero di avere l'opportunità di poter rifare la corsa campestre anche nei prossimi tre anni!!!! (Lara)

FOTO SCONOSCIUTA Santa Messa di inizio anno scolastico celebrata da don Gabriele Bernardi.

Tempo di biscotti

Venerdì 7 dicembre gli alunni della Scuola Primaria di S.Fosca si sono cimentati nella realizzazione dei biscotti natalizi con il prezioso aiuto dei due cuochi Paolo e Ivan!

Ci è stata portata in redazione questa foto scattata a Colle qualche decennio fa. Qualcuno ci saprebbe dire in che occasione è stata scattata e chi sono i personaggi? Magari qualcuno di voi si riconoscerà tra la mischia dei bambini! Se riusciste a riconoscere qualcuno potrete scrivere a giuliatasser@ libero.it oppure cercando Giulia Tasser su Messenger.

ERRATA CORRIGE Nella foto conosciuta pubblicata nello scorso numero delle Nuove del Pais dove compaiono i coscritti del 1921 la persona col numero 1 era stata erroneamente indicata come Emilio Chizzali. In realtà il numero 1 era Olivo Chizzali “dei Lene”, nato nel 1921 e morto durante la seconda guerra mondiale. Ci scusiamo coi lettori per l’errore incorso.


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«Le nuove del Pais»

DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Notizie dalla Croce Bianca

Riapre l'Ufficio Turistico

Vi informiamo che con il 25 dicembre è iniziato il nuovo tesseramento della Croce Bianca. L’importo è di 11,00 € a persona e sono esclusi dal tesseramento i bambini/ragazzi fino al termine delle scuole medie. Sarà possibile effettuare il tesseramento presso i volontari presenti in piazza nei giorni di festa e poi al Bar Posta. Vogliamo ringraziare di cuore l’Associazione Pettirosso Agordino che ha voluto regalare del riso a tutti i nostri volontari aggiungendo un pensiero molto particolare, in segno di sostegno per l’operato dell’associazione durante il periodo dell’alluvione dello scorso ottobre. Cogliamo l’occasione per porgere i più sinceri auguri di Buone festività a tutti i collesi residenti e non residenti. (L’amministrativo della Croce Bianca)

Da metà ottobre ha riaperto al pubblico l’ufficio turistico di Colle. L’intento dell’amministrazione è che da ora in poi l’ufficio rimanga aperto tutto l’anno in modo da garantire sia un punto d’informazione fisso sul territorio sia la gestione del sistema dell’Ospitalità Diffusa. Attualmente l’addetta all’ufficio è Francesca Troi di Posalz. Auguriamo a Francesca e all’associazione turistica Colle Santa Lucia Dolomiti di riuscire a mantenere attivo questo punto d’informazione fisso sul territorio necessario, quanto indispensabile.

Grazie a tutti! Ad un paio di mesi dal triste evento che ha coinvolto le nostre valli senza risparmiare il piccolo paese di Colle, come capodistaccamento dei Vigili del Fuoco volontari di Colle ci terrei a condividere con voi alcune impressioni e riflessioni di quei momenti. Siamo tutti concordi sul fatto che l’alluvione del 29 ottobre scorso sia stata un evento di portata straordinaria ed imprevedibile e che fortunatamente ci possiamo limitare a fare la conta dei danni materiali e non quella delle vite umane o dei danni a persone. La notte tra il 29 e il 30 ottobre i nostri Vigili del Fuoco volontari hanno girato sino al mattino nelle varie frazioni per

monitorare e controllare la situazione delle persone, delle loro abitazioni e dei loro fienili. Un’operazione questa che, a causa di frane e boschi abbattuti, non è sempre stata semplice, che ha implicato ore di tempo per raggiungere località di solito raggiungibili in pochi minuti, ma che è stata ampiamente ripagata dai molti sorrisi, dai “grazie” e dagli occhi carichi di speranza che abbiamo visto quella notte. Abbiamo incrociato sguardi affranti e sconcertati dal finimondo, ma che erano sollevati nel vedere qualcuno arrivare e portar loro almeno una parvenza di normalità e rassicurazione. Ciò ci ha riempito il cuore e ha dato un senso profondo a

Alcuni vigili del Fuoco di Colle al lavoro durante l'emergenza dell'alluvione.

tutti i sacrifici e ai pericoli affrontati in quei momenti. Quest’operazione di controllo capillare del territorio non sarebbe però stata possibile se non ci fosse stato in loco un distaccamento di Vigili del Fuoco volontari e questo è una riprova di quanto, seppur piccoli, tali gruppi siano fondamentali per garantire un’azione immediata nell’emergenza. La fortuna è stata avere in paese ancora un distaccamento attivo, fornito di attrezzature e mezzi che ci ha permesso di iniziare ad agire tempestivamente, anche se talvolta abbiamo operato ben al di fuori delle nostre mansioni canoniche, ma questo si spiega con l’attaccamento emotivo che va oltre a quello che abbiamo nei confronti della divisa. Con orgoglio, ci terrei quindi a ringraziare anche in questa sede i nostri volontari, una squadra che nel bisogno si è compattata ed ha lavorato per giorni e giorni in maniera instancabile, affiancata dai colleghi di Selva di Cadore e Cortina, dai membri del Soccorso Alpino e da numerose altre persone volonterose formando così una macchina operativa che nel giro di poco più di una settimana ha riportato il paese ad una pseudo normalità. Un grazie doveroso a tutti coloro che sono arrivati dai paesi e province limitrofe per portarci aiuto e un grazie a tutta la gente di Colle che ha contribuito alla gestione della mensa, delle pulizie, del

ripristino del centro. Un grazie anche ai ragazzi più giovani che, con passione e dedizione, stanno iniziando l’iter per diventare Vigili del Fuoco volontari: nei giorni più critici anche loro, nelle loro possibilità, ci hanno aiutati. Tre di loro (Omar Masarei, Paolo Masarei e Fabiano Pezzei) venerdì 14 dicembre hanno superato a Belluno l’esame che permetterà loro di entrare a pieno titolo nel corpo dei nostri Vigili del Fuoco e ben cinque sono i ragazzi in attesa delle visite e dei corsi e altri ancora stanno attendendo di raggiungere la maggior età per poter collaborare attivamente. L’iter per diventare Vigile del Fuoco volontario non è dei più semplici, ma fortunatamente le procedure sono in parte state snellite e questo speriamo sia di buon auspicio per coloro che intraprenderanno questo percorso nei prossimi anni. Un augurio a tutti per un 2019 prospero e felice, ringraziando tutti coloro che sempre in diverse maniere contribuiscono a sostenere l’attività della nostra associazione. Ricordiamo infine che è disponibile nei vari esercizi del paese il nostro nuovo calendario per il 2019 e che, chi volesse sostenerci, lo può fare attraverso il 5 per mille. Per qualsiasi informazione potete contattare il capodistaccamento Andrea al 3409977537. Il capodistaccamento Andrea Chizzali


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Lunare 2019: Col 29.10.2018

S

to an la Union de i Ladign da Col l’à pensà de augurà a paejagn, amizi e foresti n bon 2019, col pensier che l an nuof l posse ester meo de come che s’à sarà via l 2018. L lunare “Col 29.10.2018“ l vol defati contà con nvalgune foto ce che nost bel Col à vivest in chela sera a gauja de le aive grosse e den vent da no podè crede, ma incia come che nosta jent ladina la s’à delongo vertèe per comedà le malore che dal dì darè, indarè man, se zafiava a vede: cese e majogn senza pì l cuart, boe daperdut, corente che manciava e bosch intier destirai a let… chest l é valch che degugn se zaurea de podè vede in vita sua, per de pì nte na ota sola. Col lunare del 2019 la Union dei Ladign da Col la vol incia ringraziè duc chi che à dat na man nte sta desgrazia, dal Comun, ai Pompieri volontari da Col, a la Cros

Biencia, al Socorso Alpino, ai volontari da Col e a duc chi da fora, semplizi zitadign o asociaziogn che con gran cuor i a mitù a dispojizion suo temp e sue magn per podè delongo inconsentì a Col de vardà con pì serenità al nuof an che se injignon a vive. La speranza l’é che ntel 2019 se posse zafié a comedà gran part de le malore che chel dì l n à lassé per tornà a vede noste cese iaro a sosta, noste strade segure, nosc prai siei come davant e nosc bosc ben netai su demodo da inconsentì a la jent de continuà a crede, e donca a vive e fà vive nost bel Col. De sigur l 29 de otobre del 2018 l é na data che à signé e continuarà a signé in lonch l nost bel Col, la nosta comunità ladina, l nost vive de ogni di. (L sorastant de la Union de i Ladign da Col Carlo Agostini)

Poesia Col 29.10.2018 Zenà a lum de ciandela someava cuasi na roba bela. Ma l’eva na sera ria e scura na sera da avè paora.

Bande dai cuarc otade su, na gran lagrema che ven ju: somea na burta zaureada, no somea posibile che la siebe capitada.

Almanco nte Comune l é ciaro e de vede sta lum duc à a caro. N’é semper n mucio da fà da organizà e da coordinà.

Piova dassen da trei di che davero no sen pol pi. Con n’aria ciauda malsana e ven na piova rossa sahariana.

Ma no joa nia, la é ilò da vede, incia se no se vol crede; l bosch de Zingela dut come sié, a luoch sotesora e nia pi in pe.

E da fà da marenda a chi che laora e in dà na ciauda a chi che é de fora darè doi di dal ziel i ven a vede de noi che sievane isolai e on bù da fa da soi.

Da da sera pea ju le prime boe e i pompieri i scomenza a muove, l’e darè a ruà na gran malora, no se sà da ulache la sauta fora.

E sun Forcia na gran culetada l’apocalisse chilò la é ruada… pore bosch de la Regola Granda, culetà da ogni banda.

Incandenò autra jent l é ruà da dintorvia a ne deidà e s’à capì che malore n’eva per duc Vinaulonch, Rocia, Alie, Selva e daperdut.

L sdrama, l sofia e l scraia l vent l tira dal sot in su e ce che mai l ciata l vol delongo l tirà ju.

Ma come diaul alo pudù Ester dut cuji malmitù? Strade sarade dan monton de pez che bogna delongo ció de mez.

E pi coragio s’à ciapà a vede che auter i é ruai a deidà. Incia chi da Col foravia i s’à dat da fà tante robe e da magné i à fat ruà.

Rua n vent furibondo che l porta l finimondo e crabal de bande levade, crabal de bande ingulizade.

Pai de la lum e fii crepai, senza la lum sion mal ciapai i Pompieri e duc chi che pol pea via dassen a daurì strade e a vede che duc stai ben.

Cotant resta ades da comedà, ma intant l peso l’on passà, incia che Col l é strasomèe con dut el bosch vignù a mancé.

Crabal de cuarc tirai ju crabal che no s’à mai sentù crabal da scrachesà crabal da culetà.

No se sà ce che l é suzedù dintor via, parceche corente non n’è per nia; no và telefoni e celulari, puoce machine e machinari.

Ma chel che nte la gran malora n’à fat ben l’é che duc laurava auna dassen: cruzi e lagreme on mitù da banda per tignì auna a la granda.

E l bosch intier che ven ju nte n tal vent gnanca no se l à sentù incandenò dut tas --ma cuanta roba jabas!

No se pol muove per jì a scola o a laurà e cussita i é duc nta Col a deidà con ben puoce masarie e con tante gran fadie.

Per comedà in pressa cese e majogn e iaro fà chel de ogni di come che s’eva bogn. E podon a duc l dì puro che aon pensà e scrit “NOI TIGNON DURO”!

Domai co torna l di del dut s’à pudù capì bande ruade nte piaza e nte pra auna a dut chel che l à pudù ciapà.

Granc e tosac ciapa ite e i se dà da fà: chi a scoa su, chi a binà chel che l’e stat sonà da ogni banda e slargé fora dintor a la granda.

La Vila sasinada con Reciavà, Calcuch e Cianazei e encora no i bastava, incia Costa, Pont e Fossal.

Martiei e ciodi e motoseghe, dut i comeda nten vede e no vede. Incia S. Luzia la s’a dat da fà n gran generator ju da Giao l’a fat ruà.

(Paola Agostini)


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ATTUALITÀ - SUZEDE NTA COL

Alluvione 2018 Colle, 29 ottobre 2018 Un evento senza precedenti quello che ha colpito le Dolomiti e, nel nostro specifico, il paese di Colle, nella notte tra il 29 e il 30 ottobre scorsi. La pioggia insistente che già batteva dalla giornata di sabato 27 è poi stata accompagnata nella serata di lunedì da un fortissimo vento che gli esperti hanno stimato abbia avuto raffiche fino ad oltre 200 km/h. Ingenti i danni che già a partire dalle primissime ore di martedì 30 si sono potuti stimare sul territorio comunale: 14 le case scoperchiate tra Colcuc, Rucavà, Canazei, Costa e Villagrande, 8 i fienili scoperchiati tra Rucavà, Canazei, Pont, Fossal, Villagrande e Rovei, gravi danni a causa delle frane e degli alberi caduti alle strade di Posalz, Codalonga, Tie e Colcuc (i lavori di somma urgenza sono costati 260.000 euro, ndr), all’acquedotto di Tie, e ad una casa di Fossal e, a tutto ciò, si sono sommati ettari di bosco

totalmente rasi al suolo (essendo stato colpito maggiormente il versante del comune dal ru de Pignazza fino a Costa da Pescol la Regola Granda è sicuramente la Regola che più di tutte ha subito danni); il tutto per un totale di danni di ca. 10 milioni e mezzo di euro. A tutto ciò si è sommato un’isolamento totale da tutto e da tutti, in quanto dalle 18.07 di lunedì sera erano venute a mancare l’energia elettrica e la rete cellulare/internet e le principali vie di comunicazione

coi paesi vicini erano state totalmente ostruite da centinaia di alberi caduti. Nonostante l’enorme paura, già dalle primissime ore di martedì tutti erano al lavoro per ripristinare la situazione allo stato precedente. I vigili del fuoco di Colle, avendo girato tutta la notte, avevano riportato un quadro chiaro della situazione e dei danni e quindi nel giro di una decina di giorni case e fienili hanno avuto di nuovo un tetto, la strada regionale verso Caprile è stata liberata, gli ac-

Crocifissi illesi Nei giorni successivi all'alluvione discordanti sono stati per certi versi i pareri sull'evento. “Come alo podù l Signor permete tant? No podevelo vardà ju”? diceva una perte della gente; “Varda, degugn s'à fat mal, l Signor l à davero vardà ju” diceva qualcun'altro. Indipendentemente da quale sia la nostra posizione in merito, tutti però dobbiamo essere concordi sull'eccezionalità di quanto accaduto ai nostri crocifissi e alle nostre edicole: eccetto quelli che avevano il basamento in condizioni precarie, tutti gli altri sono infatti rimasti illesi. Molti erano in mezzo a boschi che sono stati totalmente devastati, ma a loro non è accaduto nulla. Basti pensare al Crist da Roei, a quello di Peze o a quello di Forcia: attorno a loro la desolazione, ma loro sono rimasti come vigli sentinelle forse per comunicare a noi persone umane che in fondo, quella notte, qualcuno ha vegliato sulle nostre vite.

quedotti sistemati e tutte le case sono state fornite di un generatore di corrente. A partire dal giovedì sono arrivati aiuti anche dall’Alto Adige, dai paesi vicini e dal Veneto e, per tutti coloro che lavoravano, i ristoratori e i volontari del paese avevano allestito una mensa nelle ex scuole elementari che forniva più di 100 pasti al giorno. Sebbene da metà dicembre vi sia di nuovo la normale corrente elettrica in tutte le frazioni grazie al lavoro di centinaia e centinaia di tecnici Enel e le strade danneggiate siano state messe in sicurezza, ad ora vi sono ancora delle abitazioni non agibili a causa dei danni subiti dalla pioggia che, entrata dai tetti, ha compromesso seriamente le parti interne in legno e muratura. Un evento sconvolgente, nel quale bisogna ringraziare che non vi siano stati morti o feriti, che ha cambiato la fisionomia di alcuni luoghi e che porterà delle conseguenze ad ora non ancora immaginabili.


«Le nuove del Pais»

Il Natale 2018 ed il nuovo anno 2019 giungono a ridosso di un periodo di grandi difficoltà causate dagli eventi metereologici dei mesi scorsi. Un Natale particolare quindi, dove ognuno di noi spero possa trovare anche un momento per riflettere su questi eventi, ringraziare quanti ci hanno aiutati e sostenuti nelle molteplici forme e per sottolineare ancora una volta la forza dimostrata da tutti noi che abbiamo saputo reagire con grande senso di appartenenza a questa comunita’. Comunità che ha saputo sopportare con grande dignità e spirito di sacrificio le tante difficoltà causate da questi eventi L’Amministrazione comunale superata questa difficile prima fase, caratterizzata dalla messa in sicurezza dei numerosi tetti di case e fienili coadiuvata in modo esemplare dai tantissimi volontari, sta ora lavorando per cercare di contenere al massimo il disagio per quanto riguarda la viabilità comunale seriamente compromessa da tali eventi. Sistemata la strada a servizio della frazione di Posalz, si sta lavorando alacremente con procedura di “somma urgenza” in collaborazione con Veneto strade, per quanto riguarda la viabilità al servizio delle frazioni di Colcuc, Codalonga e Tie dove sono maggiori le problematiche e le criticità. Momenti difficili per gli amministratori e per i dipendenti comunali, sempre in prima linea per cercare di rappresentare il nostro territorio nelle sedi op-

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Cari collesi...

portune, per coordinare i vari interventi e per supportare i cittadini alle prese con l’ inevitabile burocrazia che ci “accompagna” sempre in questo paese. Mi fermo un attimo quindi per scrivere queste poche righe senza grandi pretese, con l’intento di portare tutti voi ad una serena riflessione, che conduca magari anche al desiderio di trovarci per un confronto sui temi “aperti” da questi eventi, che meriterebbero veramente uno spazio dedicato per non far scivolare il tutto nel dimenticatoio. La grande propensione al “fare” di noi tutti, deve a mio avviso lasciare anche uno spazio dedicato al confronto, cosa che non facciamo solitamente volentieri perchè ritenuto una perdita di tempo da dedicare ad altro. Una comunità che utilizza come unico mezzo di confronto i mass media o altri sistemi informatici supportati anche dalle più sofisticate tecnologie è destinata inesorabilmente a spegnersi. Coltivare il desiderio del confronto a tutti i livelli ci può

aiutare a lenire le oggettive quotidiane difficoltà del vivere lontani dai maggiori centri di servizi, ma soprattutto è una forma importante di socializzazione e di crescita che rafforza una comunità sotto tutti gli aspetti. La parola scambiata, magari al bar prima di andare a lavorare, dandosi appuntamento alla sera per concludere il discorso, magari parlando anche di cose frivole e divertenti, possono bastare per affrontare la giornata nelle sue molteplici difficoltà, per poi tornare alla sera stanchi ma contenti di poter dedicare ancora del nostro prezioso tempo al nostro paese e alla nostra gente. Mai gli avvenimenti accadono senza lasciare anche delle cose positive, quindi sull’onda di quanto è successo non lasciamo cadere questa opportunità e confrontiamoci senza timore e particolari riverenze su temi qualificanti che spesso restano chiusi in un ambito domestico o forse nemmeno, in quanto preferiamo non comprometterci o peggio ancora ci riteniamo orgogliosamente depositari di

tutte le risoluzioni, di tutti i saperi e verità. Guai chiudersi in se stessi, ma coltiviamo sempre il desiderio di ricerca dell’altro come fonte di arricchimento del quale ogni persona necessita per vivere meglio ma soprattutto per stare meglio all’interno di una comunità di appartenenza. Uno per tutti e tutti per uno quindi, per affrontare il nuovo anno con uno spirito nuovo che scaturisce anche da quanto è successo e da quanto abbiamo saputo imparare da questa recente esperienza. Con sentimento di stima e gratitudine en bon an a duc de cuor. El vost capocomun Paolo Frena

Musica di beneficienza Il coro Musicol è stato parte integrante della cinquantina di artisti bellunesi che ha collaborato nello scorso dicembre alla realizzazione del brano “Alziamo la voce”. La canzone, presentata ufficialmente a Belluno il 12 dicembre, è stata ideata per avviare uan raccolta fondi a sostegno delle popolazioni colpite dall'alluvione di fine ottobre. Il brano ha attualmente totalizzato 27.000 visualizzazioni su You Tube e può essere acquistato sul sito ufficiale di Belluno Alza la Voce. Il ricavato verrà destinato alla ricostruzione del

I partecipanti al concerto di Caviola.

parco fluviale di Lambioi a Belluno. Sempre a fini benefici è stato organizzato anche il concerto ”Note di Rinascita” tenutosi il 29 dicembre nella chiesa di Caviola. A questo hanno partecipato non solo i Musicol, ma anche Paolo

Fornasier, Jessica Lena, Giovanni Melchiori e il Female Vocale Group Nova Cantica. Una dimostrazione del fatto che anche il canto può essere uno strumento di aiuto per portare aiuto a chi, nella disgrazia, è stato meno fortunato. I Musicol a “Belluno Alza la Voce”.


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«Le nuove del Pais»

…La piazza è colorata da divise di ogni genere dei numerosi volontari, e all’ingresso delle ex scuole elementari una donna vestita d’arancio, che da giorni è lì di servizio dalla mattina alla sera e che prima di essere una soccorritrice della Croce Bianca è madre e moglie, si sta asciugando gli occhi umidi. Passando di là sparo un paio di idiozie nel tentativo di farla ridere, al che lei, cingendomi con un braccio, ci fa: “Scusate ragazzi… Questi giorni ho la “coccodrillite” acuta!” Sto ripensando a questa scena di poche ore fa, mentre nell’oscurità della mia cucina mi avvicino alla finestra per dare un’occhiata alla valle ormai più o meno illuminata, e poi più in alto a cercare Orione che dovrebbe nascere or ora tra il Pelmo e lo Spiz del Corf. Niente stelle stasera: il cielo è al buio pure lui. Allora faccio tre passi indietro e invece di cercare l’accendino a tastoni per mettere in moto la candela ormai esausta, pigio un interruttore e… Click… La luce è fatta. Sì, perché la corrente elettrica è finalmente tornata dopo cinque giorni: la lavatrice in bagno sta già girando come una giostra e nello stereo i Pink Floyd han ripreso a suonare. L’emergenza primaria sta rientrando, la maggior parte dei tetti scoperchiati è stata provvisoriamente rattoppata, e le vie di comunicazione rese perlopiù agibili. Tra qualche giorno ognuno tornerà alla sua vita di sempre, risucchiato dalla propria routine, ognuno in fondo perso per i fatti suoi. Lo show, come si dice, deve andare

L got mez pien

La mensa allestita nelle ex scuole elementari.

avanti, e così sarà. Ma questa mezza sciagura (solo mezza sì, perché se non altro ha risparmiato quasi interamente vite umane, che a differenza degli alberi non sarebbe stato possibile reimpiantare) lascia dietro di sé segni profondissimi. Soprattutto, ovviamente, danni. Quelli alle abitazioni e ai fienili, elargiti dal destino in modo non certo equo, alla rete stradale, statale e comunale, specie per alcune frazioni già disagiate di per sé. E poi il disastro dei boschi, che vede rasa al suolo una buona fetta del nostro patrimonio boschivo delle Regole. Tutto ciò con le inerenti problematiche che ne conseguiranno per l’economia, il turismo e la vita di tutti i giorni della nostra valle. Ma al di là degli inevitabili aspetti negativi ciò che forse rimarrà più indelebile nell’eccezionalità dell’evento, sarà l’incredibile reazione di un paese intero che dopo esser stato messo al tappeto nella notte da un colpo durissimo, l’indomani, seppur

Tutti al lavoro nel centro storico per ripulire le strade dalle lamiere e dai travi.

stordito, s’è rialzato con orgoglio, tenacia e determinazione, senza implorare aiuto e senza piagnistei, sapendo di poter contare al momento solo su sé stesso per sanare le ferite più gravi. Tale azione ha visto affiancati agli insostituibili volontari delle associazioni (Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Croce Bianca) un numero impressionante di volontari “civili”, scesi in piazza a chiedere se si poteva dare una mano, nella formazione di un consistente numero di squadre di lavoro impegnate su tutto il territorio a sistemare tetti, liberare strade e ripulire macerie. Ogni singolo ha messo a disposizione il proprio mestiere, i propri mezzi e la buona volontà (come i cuochi - strepitosi davvero che per una settimana hanno regalato a tutti i lavoratori una mensa da favola con gli esigui mezzi a disposizione), collaborando fianco a fianco lasciando da parte per l’occasione banali antipatie, vecchie ruggini o screzi tra vicini. In particolare vor-

rei rendere un grande inchino alle donne del nostro paese, da quelle rimaste aggrappate per giorni alle radio della Protezione Civile, a quelle che hanno trasformato le vecchie scuole in una grande, calda casa per tutti, accogliendoci rintronati all’alba col caffè e pieni di melma o di “siadiz” la sera con un sorriso ed un enorme bicchiere di brulè, senza dimenticare quelle rimaste a casa a vegliare sulla famiglia e sulla loro paura. E ancora, una birra pagata a quella gang di ragazzini terribili che, devastati dalla tristezza per dover far “plao” forzatamente, si sono sbattuti come pochi per aiutare come potevano, nei quali non è difficile intravedere il futuro del nostro paese. Certo, tali pensieri non restituiranno un tetto nuovo di palla a chi l’ha perso, ma forse attenueranno l’istinto (talvolta ammiccante) di staccare il primo biglietto aereo di sola andata per scappare via, lontano da qui. (Simone)

Solidarietà dalla Val Badia

Solidarietà per Colle

In seguito all'alluvione che ha pesantemente colpito i nostri paesi alla fine di ottobre, nel corso del mese di novembre i Cunsëis de Formaziun de Badia e Corvara in collaborazione con le famiglie di una sessantina dei cresimandi di tutta l'Alta Badia hanno realizzato una serie di mercatini con oggetti realizzati a mano da loro per devolvere poi il ricavato alle scuole di Selva e Santa Fosca. 7.681 euro il ricavato che è stato poi consegnato nelle mani delle insegnanti della scuola dell'infanzia il giorno lunedì 17 dicembre.

Ben 131 sono stati i pacchetti realizzati e distribuiti a tutte le famiglie, al parroco e agli esercizi pubblici di Colle ricavati dalle eccedenze di scorte alimentari arrivate in paese nei giorni dell’alluvione. Grazie ancora a chi ci ha sostenuto da lontano!


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«Le nuove del Pais»

Gita della classe 1951 Come facciamo ogni anno da ormai parecchio tempo, anche quest’anno noi coscritti del 1951 ci siamo voluti ritrovare per passare un’allegra giornata in compagnia! Domenica 15 dicembre siamo quindi partiti in direzione Conegliano per farci un buon pranzo a base di pesce. Avendo dovuto rimandare la data, purtroppo non tutti hanno potuto esserci, ma ugualmente eravamo un bel gruppetto. Quest’anno abbiamo voluto ricordare e festeggiare i 40 anni di sacerdozio del nostro coscritto don Lino Agostini e così il pranzo è stata l’occasione per donargli una casula che potrà utilizzare per le future messe che officerà. Auguri ancora tanti a don Lino e a rivederci nel 2019!

W i coscritti! Il giorno 15 dicembre noi coscritti del 2000 di Colle e Selva ci siamo ritrovati per festeggiare l’atteso traguardo dei 18 anni. Alle 18 abbiamo partecipato alla messa celebrata a Colle dal nostro parroco Don Gabriele e animata dal coro parrocchiale. La serata è proseguita con una cena in allegria nei pressi di Conegliano. Speriamo che questa sia stata la prima di tante future occasioni per ritrovarci insieme e trascorrere dei bei momenti in compagnia!

I diciottenni di Colle e Selva la sera della loro festa. In prima fila da sinistra troviamo Emanuele Sief, Giacomo Colcuc, Anna Mazzini, Naomi Callegari, Sara Caronti, Marianna Colcuc, Giorgia Monico, Nicola Lorenzini e Kevin Alfier. In seconda fila da sinistra invece troviamo Norman Crepaz, Cristofer Rossini e Riccardo Masarei.

Festa della classe 1958 di pesce, accompagnati tutto il giorno dalla piacevole fisarmonica di Giovanni che ringraziamo per la sua disponibilità. Abbiamo passato il pomeriggio nella rinomata birreria Mahnic, poco distante, in piacevole allegria. Poi, in tarda serata, siamo rientrati alle nostre case tutti molto soddisfatti per la bellissima esperienza con l'impegno di ritrovarci ancora così numerosi in futuro. È stata una bella occasione per rivedersi dopo tanti anni aver lasciato la scuola media di Caprile. In occasione della festa di Santa Lucia a Colle durante la S. Messa abbiamo pregato per i coscritti vivi e defunti con un ricordo particolare al nostro caro compagno Vittorio che che ci ha lasciati troppo presto ancora molto giovane. Un “gramarzé” a tutti di cuore per la bella compagnia e la piacevole giornata trascorsa in amicizia. Un abbraccio, Davide

Come sostenere le Nuove del Pais I coscritti di Colle.

Sabato 27 ottobre i coscritti dell'anno 1958 di Colle, Selva, Rocca e Fodom si sono trovati insieme per passare una giornata in amicizia e allegria per festeggiare il traguardo dei primi 60 anni. Siamo partiti di buon mattino da Caprile con un bus di Pizzocco Viaggi, organizzato dalla gentilissima Gabriella che ringraziamo di cuore. Superato Trieste, oltre il confine, abbiamo visitato le stupende grotte carsiche di San Canziano in Slovenia. Successivamente, ci siamo diretti verso Pirano, sul mare, per gustare un ottimo pranzo a base

La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile passare direttamente in Canonica oppure effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).


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«Le nuove del Pais»

COMUNITÀ IN CAMMINO

Fuori parrocchia

BATTESIMI

3. Emilie Sief (Canazei) di Fausto e Giulia Treve, nata a Belluno il 17.06.2018 e battezzata a Colle Santa Lucia il 15.12.2018

Nina Dall'Acqua (Agordo) di Nicola e Laura Dorigo, nata a Feltre il 25.03.2018 e battezzata ad Agordo il 30.09.2018

Quattro generazioni!

...a Pian Nella foto vediamo la piccola Desy Dellavedova tra le braccia dei bisnonni Bernardina Bernardi e Armando Dell'Andrea (che nel 2018 ha compiuto 80 anni, ndr) assieme alla mamma Maryen Costa e alla nonna Carla Dell'Andrea.

Questa foto la dedico a voi neo bisnonni, ma soprattutto a te nonno Armando. A te che ti sei sempre preso cura di me quando ero piccina, A te che non mi hai fatto mai mancare nulla A te che mi imboccavi sulla tua gamba destra perché la sinistra ti faceva male A te che mi portavi in giro con l'ape a fare la spesa A te che ogni volta che andavi da qualche parte mi compravi un regalino A te che mi hai insegnato ad andare in bicicletta, prima togliendo una rotella poi l'altra A te che hai comprato valanghe di cerotti per le mie ginocchia sbucciate perché ero sempre con le gambe all'aria A te che mi aiutavi a fare i compiti A te che mi hai dedicato ore, giorni e notti A te che hai lasciato un segno indelebile nella mia infanzia Sei stato e sei tutt'ora piu che un nonno; che cosa posso dirti se non grazie, grazie di cuore per tutto cio che hai fatto per me... é stata una grandissima soddisfazione farti raggiungere questo traguardo da bis! Non dimentichero mai tutto cio che hai fatto per me! Peccato che le tue forze non siano più le stesse, sono sicura che saresti stato un super bis per Desy, una persona dalla quale dovrebbe solo prendere spunto!!! Ti voglio tanto bene! La tua nipotina Maryen

...a Canazei Non solo quella della piccola Desy, ben due sono state le quattro generazioni a Colle nel 2018 appena concluso! Qui vediamo la piccola Emilie Sief di Canazei ritratta in braccio a mamma Giulia e attorniata dalla nonna Gloria e dalla bisnonna Annalisa. Auguri a queste due “quattro generazioni”!

NELLA PACE DEL SIGNORE 3. Anna Masarei (Rucavà) Nata a Colle Santa Lucia il 18.05.1934 e deceduta a Taibon Agordino il 22.10.2018. Vedova di Luigi Colcuc, madre di tre figli.

Laurea

Il giorno 10 ottobre 2018 DENISE SIEF di Canazei si è laureata al corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Udine con la votazione massima di 110 e lode discutendo la tesi dal titolo “Fattori prognostici della Graft Versus Host Disease acuta dopo trapianto allogenico: ruolo dell'attivazione dell'endotelio misurato con lo Score Easix”. Relatore il prof. Renato Fanin. Congratulazioni vivissime alla neo dottoressa giungano da tutti i suoi familiari e anche dalla redazione delle Nuove del Pais, con l'augurio di un futuro lavorativo ricco di soddisfazioni!


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«Le nuove del Pais»

STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

FOTO STORICA

FOTO SCONOSCIUTA

Primi del ‘900 - das Gasthaus Grünwald, poi locanda al Boscoverde. “Un’osteria di paese è una bottega e una scuola, un incrocio e un faro. L’osteria è un luogo della parola, e non ci sono uomini completamente soli, e nessuno è perduto finchè ne rimane aperta una”. (Matteo Labeti, scrittore).

È la famiglia…?

FOTO RICONOSCIUTA 1. ROSSI Giuseppe (classe 1878) “Giaiol”; 2. DELAZER Carolina – 3. Rossi Albino; 4. Rossi Maria; 5. Rossi Candida; 6. Rossi Matteo; 7. Rossi Maddalena; 8. Rossi Emilio.

La Famiglia dei Decristoforo / Chi de Jann Risulta che… Ad Ornella, via en Palua, vicino al ru de la Boa esiste un fienile. Risulta che quel luogo sia chiamato “via la Zana” - potrebbe essere invece “via la Jana”? ZANA: potrebbe riferirsi al maso dove era nato il famoso pittore della corte reale asburgica, Iakob Zanusi? JANA: potrebbe riferirsi al maso dove erano vissuti Chi de Jan (Decristoforo)? Qualcuno ha notizie più precise? Grazie Fr. Del. 1917- La famiglia del Dottor Peter/Pietro Decristoforo (Corte 1874 / Zams-A 1953): 1. Peter Decristoforo (marito) – 2. Maria Niederkircher (moglie) con i figli – 3. Guido (padre di Gabriele vd numero Aprile 2018 LNdP) – 4. Maria – 5. Bruno – 6. Augusta – 7. Elisabetta – 8. Hugo – 9. Gabriele (Gabriella). Manca l’ultimo figlio, nato nel 1918.

La maestra Leda Saporetti di Ravenna Ricordi dello scolaro Celestino VALLAZZA anno scolastico 1952-‘53 La maestra Leda Saporetti, grande, grandissima maestra che ricordo con immensa gratitudine anche se una volta, una sola volta, mi ha messo in castigo dietro la lavagna perché quel giorno ero troppo indisciplinato. Un altro giorno stavo male, ricordo che mi teneva la mano e poi mi ha accompagnato a casa (a due passi dalla scuola) e mi ha consegnato alla mamma. Ricordo che una volta era venuto un giovanotto a trovarla …. Ci chiedevamo chi fosse, il fidanzato? Era di alloggio dai signori Sief Giuseppe “Simon” e mada Angela de Salvéster. Celestino, avendo frequentato le scuole elementari a Corte è stato in grado di riconoscere tutti gli scolari ritratti sulla fotografia pubblicata nel numero di ottobre de “Le Nuove del Pais”. ERRATA CORRIGE: su detta foto due scolari non sono riportati col nome corretto. Il n. 6. Sief Antonio Eugenio “Simon” è in realtà Sief Eugenio Pasquale “Simon” mentre la n. 26. Sief Rita “Majola” è Masarei Rita “Majola”.

La maestra Leda Saporetti (alla destra di Don Luigi Pescollderung) alla festa degli alberi - anno 1952-‘53


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«Le nuove del Pais»

ei nostri paesi anche nei mesi invernali, quando la neve cadeva copiosa e ricopriva con il suo manto bianco il paesaggio creando un’atmosfera di serenità e pace, non mancavano i lavori da svolgere. Il ritmo era rallentato rispetto all’estate, ma non ci si poteva permettere di trascorrere i giorni solo in stua. Il fieno che nell’autunno non si era riusciti a trasportare con il carro, doveva essere recuperato dai fienili d’alta montagna. Le famiglie che avevano prati limitrofi, si accordavano per andare a fè strada. Partivano di buonora con le ciaspe (racchette da neve) e la pala per comprimere il più possibile la neve tracciando un percorso per scendere con le slitte cariche. La speranza era che non nevicasse e che il sole di giorno sciogliesse leggermente il manto in modo che raffreddando la notte si formasse un sottile strato ghiacciato rendendo la strada più stabile e scorrevole. Nella pesante attività erano coinvolti soprattutto gli uomini, ma nelle famiglie dove questi erano pochi, partecipavano anche le donne. Ricordo che, agli inizi degli anni sessanta, mio nonno confezionò diversi paia di pantaloni di drap (panno in lana infeltrita), destinati alle signo-

Storie da nzacan a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla”

Lavori invernali re che dovevano svolgere tale lavoro. Anche se questo era oggetto di critiche, per una moda e morale discutibile, il nonno era irremovibile: sosteneva che con il gravoso freddo invernale, tutti avevano diritto di coprirsi bene. Con indosso gli scarponi protetti dalle ghette di panno (calzoni) e la luosa da fen (slitta da fieno) sulle spalle, al mattino di buonora quando era ancora buio, partivano per raggiungere il fienile. Dopo aver spalato lo spiazzo antistante (palé portou) caricavano il piano della slitta comprimendo il fieno il più possibile, e legandolo con le terciole (corde in pelle). Era d’uso abbellire il carico con la “ghirlanda”: ad un terzo dalla cima, con un rastrello dall’asta corta (strigle), si estraeva del fieno per formarne una corona tutt’attorno. Questa non era solo per dare un tocco di grazia, ma anche per dimostrare l’abilità del conducente: nelle discese le cadute erano frequenti e

Presepio Fodom Anche quest’anno Natalia Colleselli e Marino Demarch hanno allestito il loro PRESEPIO “FODOM”.

considerate disonorevoli, era destrezza arrivare in paese con la ghirlanda integra. V’era una superstizione, tramandata da chissà quale fatto: chi trasportava l’ultimo fieno, (la mula) non doveva assolutamente cadere, altrimenti durante quell’anno sarebbe morta la padrona di casa. Si riuscivano a compiere due o anche tre viaggi al giorno se i fienili erano vicini. Verso i sedici anni andai anch’io con il pa a condurre il fieno. Mi dette la luosa da bagoc, slitta leggermente più piccola di quella da fen. Nel tablé, mentre con la forca stavamo caricando, il fieno si mosse e ne uscì una lepre bianca che a balzi fuggì dalla porta e saltando sul prato innevato si mimetizzò sparendo nel candore. Io rimasi immobile e stupita da tale bellezza, mio padre, più pratico, disse chiaramente che sarebbe diventata un buon gulasch.

(foto di FDeltedesco)

N

Jì a fen Corëva la luosa i luostri scioláva eve i bafi glacei l vent da saren clamáva bon temp. La fadia de n chël di l’é mpaiada dal sgol de na gacia da mont dal blánch de la nei che curësc duc i prei. A cesa me speta la stua bona ciauda l rebalton dei tosac tra l ride e l scraié na fëmena laorenta che me parëcia l café.

La nascita di Gesù l’hanno ambientata nel Fodom con il bosco distrutto dal vento del 29 ottobre: adulti e ragazzi lavorano per cercare di riportare il tutto alla normalità sorretti dal Bambinello che ha voluto nascere in mezzo a loro. Il presepio è visitabile tutti i giorni fino al 3 febbraio 2019 e si trova lungo la strada che dal centro di Pieve va verso le scuole elementari. Le comete tutt’oggi indicano il percorso!


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«Le nuove del Pais»

La classe 5^ de la scola elementera da La Plié l’à vadagné l prum premio al concors “Il Milite non più Ignoto” metù a jì da la Region.

(Scola) La classe 5^ de la scola elementara da La Plié, nsignada via da la maestra Sofia Lorenzini, ntel ann 201718, l’à tout pert a nen concors metù a jì da la Region del Veneto dal titol “Il Milite non più Ignoto”. L laour che ie vegniva damané de fè l eva chël de cherì fora un de chi inom scric sul monument ai tomei n viera che l é nte plaza da La Plié e mparé a cugnësce sua storia: ulache l eva nasciù, sua cesa, sua fameia, sua destinazion ntánt la viera e l di e l luoch ulache l eva mort. Dut chëst l ava da servì a nsigné ai tosac na pert de storia de suo paisc che la no n é tánt dalonc ma che mpo, per lori, l é davánt zirca cater generazion. Co la colaborazion de chelche fameia i à scomencé a sturté su le memorie dei saudei rencurade fora per ste cese e velch auter material come fotografie e lëtre dal front e i à dezedù de conté la storia de Vincenzo Roncat. Chëst saudè fodom del 4° Kaiserjäger l eva nasciù ai 3 de dezember del 1889 a Ruon de Larcionei da Giobatta e Caterina e l ava doi sorele Annamaria e Maria Angela. Ai 23 de faurè del 1914 l s’ava maridé a La Plié con Felicita Crepaz. Ai 31 de dezember del medemo ann nascëva la fia Maria Oliva, morta ai 3 de merz del 1916 a gauja del ruscle a Sopradaz de Col ulache l’eva profuga con sua mere e la śia Maria Angela. Ence sua fëmena Felicita de 30 agn la se n eva morta via Col set meisc davánt de dël. Vincenzo l ava lascé scrit che l ava dé a suo pere 496 corone. Se l fossa mort, n viade fenida la viera, sua sorela Angela con chi scioldi l’assa bù da jì al Santuario de Caravaggio a perié (forsci a lascé dì Mësse) per dël e sua fëmena. L se n é mort ai 13 de setember del 1918 a Campi damprò Riva del Garda (Trënt). La premiazion del concors l’é stada fata n sabeda 20 de otobre a Piazzola sul Brenta (PD) nte la Villa Contarini ulache la Region à organisé n di ntier de manifestazion per saré

Premiada na nrescida de la scola fodoma su la Pruma Viera

L Assessor regional a l’Istruzion Elena Donazzan consegna l prum premio ai tosac de la classe cuinta de la scola elementera da La Plié. Davossù: Francesca Favino del Ufize scolastich regional, la maestra Sofia Lorenzini, l Capocomun de Piazzola sul Brenta Enrico Alfonso Michele Zin e l preside del Istitut Comprensif de Alie Giovanni Paolo Zanin.

pro i avenimenc metus a jì nte sti agn per recordé i 100 agn da la Gran Viera. I tosac da La Plié, che nte sto ann de scola i é de cuinta, i à tout pert a la zerimonia auna a la maestra Sofia, al Preside G.P. Zanin e a n valgugn genitori. L prum premio, del valour de 2.000,00 Euro l ie sté consegné diretamente dal Assessor a l’Istruzion de la Region del Veneto Elena Donazzan. Davò la premiazion l Coro ANA de Oderzo l à tegnù n conzert sui scialins davánt porta de la Villa e l à clamé su ence duc i tosac a daidé pro a cianté le plu famoje canzon dei alpini. No n é l prum viade che la medema clasce à la sodisfazion de vedei premié suo laour. De mei del 2017, a Padova nte la senta regional de l’associazion mutilei e invalidi de viera (ANMIG), l ava vadagné l secondo premio per avei cherì le “Pietre de la Memoria”: monumenc, lapidi e cippi de la Pruma Viera che l é ntourn nta Fodom. Per recordé con dignité Vincenzo Roncat n domënia 28 de otobre i tosac i à tout pert a la zerimonia e a la S. Mëssa che ogni ann l ANA “Col

de Lana” organiseia al Sacrario militar de Plán de Salejei per onoré la memoria dei tomei nte dute le viere. Congratulazion ai tosac per suo bel laour, a la maestra Sofia che s’à pensé de tò pert e s’à cruzié de mëte auna e mané ite

La memoria del saudè fodom del 4° Kaiserjäger Vicenzo Roncat da Ruon de Larcionei.

i documenc, a le fameie che à cherì e metù a dispojizion suoi ricordi de viera, al Luca Deltedesco del Comun e al Pleván don Dario che à daidé pro per consulté date e inom scric ntel archivio comunal e ntel archivio parochial. (v.d.)

Storie de vita plëne de colour L é sté nvié via chëst ann n bel proget volù da la Mara del ricovero per i noni de Vila S.Ijep e le scole da La Plié. A chësta ativité tol pert le classi 2^ e 3^ elementare co le maestre Daniela e Isabella e co la colaborazion del artist Gianni Baiol. Na outa a la setemana, de vender, i tosac i ven portei al ricovero per se fè conté dai noni storie, memorie e esperienze de sua longia vita. I tosac i scouta e i se prova de mëte n cherta chël che ie ven conté dai noni, un al viade. N seguito l laour l ven perfezioné a scola e completé al ricovero co nen desen a lapis fat da vigni tosat n riferiment a le storie che i’é sté conté. L Gianni l ie dà l dërt aiut acioche i desens i resulte ncora plu biei e particolar. Spetarà po ai noni de i fenì pro con de biei colour! L é pervedù che de chëst material devente decannavò n pico liber. Bon laour a noni e tosac, che come tres i se la ntën polito! Isabella I tosac che fesc l dessen de la storia che i'é sté conté dai noni.


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«Le nuove del Pais»

Gruppo Alpini

DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI Assemblea Annuale

Commemorazione Caduti

D

omenica 28 ottobre il Gruppo Alpini “Col di Lana”, in collaborazione con il Comune di Livinallongo, ha celebrato l’annuale commemorazione dei caduti di tutte le guerre presso il Sacrario Militare di Pian di Salesei. Cerimonia “intima”, celebrata all’interno della cappella a causa delle pessime condizioni meteo. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, alcuni bambini della classe 5^ della scuola primaria di Pieve, accompagnati dalla maestra Sofia Lorenzini, vincitori del concorso, “Il Milite non più ignoto. (vd. articolo a sé ndr) Alla Santa Messa, officiata dal Cappellano Militare don Lorenzo Cottali ed accompagnata dal Coro Parrocchiale San Giacomo di Pieve erano presenti il labaro sezionale e i gagliardetti dei gruppi alpini della zona e del gruppo della Protezione Civile di Montebelluna. Molte le autorità presenti: per l’amministrazione comunale il sindaco Grones Leandro, gli alpini della caserma Gioppi di Arabba, il maresciallo Turra Tiziano comandante della stazione carabinieri di Arabba, i rappresentanti delle associazioni d’Arma dei Carabinieri in congedo, il presidente della Sezione Alpini di Belluno Angelo Dal Borgo e una significativa presenza di amici di Gubbio.

Domenica 25 novembre è stata organizzata l’annuale assemblea ordinaria, con ritrovo a Pieve di Livinallongo con autorità civili e militari e rappresentanti dei vari Gruppi dell’Agordino. Alla Santa Messa, celebrata dal decano don Dario Fontana ed allietata dal Coro Fodom, è seguita la deposizione di una corona al Monumento dei Caduti, accompagnata dall’esecuzione del “Silenzio” da parte di Paolo Demattia. Prima di iniziare la relazione, il Capogruppo Luca Deltedesco ha rivolto un pensiero alla popolazione che ha avuto danni a causa del maltempo di fine ottobre e ricordato il Socio Sorarui Felice “andato avanti”. Sono state illustrate le attività svolte nel 2018 dal gruppo. Sono state ricordate, oltre che le partecipazioni alle manifestazioni a carattere nazionale, l’adunata di Trento, il raduno triveneto a Vittorio Veneto, il premio Fedeltà alla Montagna assegnato ad un’azienda agricola di Faedis (UD) - e le attività a livello

Donatori di Sangue

Alcuni scolari della 5^ elementare di Pieve con la maestra Sofia, in un momento della cerimonia.

locale, organizzate dal gruppo: - la cerimonia per il centenario della fine del primo conflitto mondiale al Col di Lana del 5 agosto con la partecipazione della Banda da Fodom diretta dal maestro Giuliano Federa e dei Cori Fodom, Femminile Col di Lana, parrocchiale San Giacomo di Pieve e parrocchiale di Colle Santa Lucia, - la cerimonia al Sacrario di Pian di Salesei del 25 ottobre. Numerose le iniziative di solidarietà, tra cui: - il brulè di Natale, il cui ricavato, assieme a quello dei gruppi dell’alto agordino, è stato destinato all’acquisto di giochi per la scuola materna di San Tomaso Agordino, - la vendita di colombe per l’Associazione Donatori Midollo Osseo. Sono stati ricordati inoltre i momenti di amicizia che legano il gruppo con i Kaiserjager di Lienz e con la città di Gubbio. La giornata è poi proseguita con il pranzo all’Hotel Malita, allietato dalla fisarmonica di Mario Detomaso e Fabiano Nicolao.

La deposizione della corona al Monumento dei Caduti.

Cena ed assemblea annuale Sabato 15 dicembre 2018 la Sezione dei Donatori di Sangue da Fodom ha deciso di riunirsi per la consueta assemblea con relativa cena di sezione. E’ iniziata con la S. Messa a Pieve celebrata da nost Scior Pleván Don Dario, che ringraziamo vivamente, per poi avviarci al Ristorante Al Forte per la cena, lettura del bilancio per l’anno 2017 e consegna delle benemerenze, di seguito elencate: Merito trasfusionale (8 donazioni): Crepaz Matteo - Medaglia di bronzo (16 donazioni): Detomaso Ezio - Medaglia d’argento (24 donazioni): Unterhofer Christina - Me-

daglia d’oro (n.50 donazioni): Denicolò Adele e Costa Clelio. Con una eccellente accoglienza da parte della famiglia Waillant e una gustosa cena, abbiamo trascorso la serata in compagnia ed allegria. Porgo un benvenuto ed un elogio ai nuovi giovani donatori, sono ben sette e a loro va un augurio particolare! Da parte del direttivo della sezione, colgo l’occasione per augurare a tutti un buon 2019. A cura del Segretario di sezione, Fabio Denicolò “Cru”

Alcuni dei premiati con il Segretario di sezione.


20 anni Gruppo Giovani

I

l Gruppo Giovani della Croce Bianca accoglie ragazzi tra i 12 e 18 anni ed è finalizzato all'avvicinamento dei giovani al mondo del volontariato ed alla conoscenza delle manovre di primo soccorso che ogni persona può praticare (non quelle che facciamo noi soccorritori). Dopo quasi due anni dalla fondazione della sezione fodoma il bilancio è più che positivo: undici ragazzi fanno attualmente parte del gruppo e altri si sono già informati per iscriversi. In questi due anni i giovani hanno avuto la possibilità di partecipare a molte attività; tra queste, gli incontri mensili, dove hanno appreso le manovre di primo soccorso ma hanno anche potuto divertirsi insieme. I ragazzi e gli accompagnatori che li seguono nelle varie attività hanno anche avuto modo di partecipare agli eventi organizzati per tutti i gruppi giovani della Croce Bianca di Bolzano quali la gita a Gardaland e la festa per i 20 anni del Gruppo. Vogliamo condividere con voi i ricordi dei quest’ultima esperienza attraverso le parole di Ulrica e Isabel. (e.m.) ***

I giovani della sezione della Croce Bianca di Livinallongo nella giornata di festa sul Renon.

L

o scorso 29 settembre, noi ragazzi della sezione di Livinallongo del Gruppo Giovani della Croce Bianca siamo andati sull'altopiano del Renon per festeggiare i 20 anni di attività del Gruppo Giovani assieme ai nostri compagni delle varie sezioni. Per l’occasione gli accompagnatori hanno organizzato una giornata perfetta, piena di giochi e divertimento. Il primo gioco, per noi il più innovativo, consisteva nel costruire una torre con le casse delle bottiglie, e per farlo il giocatore doveva arrampicarsi sulle casse e con l'aiuto dei compagni che gli passavano il

materiale, scalare appeso con l'imbrago e impilare il maggior numero di casse rimanendo in equilibrio su di esse. Per la nostra sezione il miglior risultato è stato quello di Lorenzo, con ben 9 punti su 10! Gli altri giochi erano altrettanto belli, per esempio, presso le Piramidi di Terra ci hanno fatto un quiz riguardante le curiosità più importanti del Gruppo Giovani. A seguire abbiamo giocato a freccette dove come bersaglio avevamo dei palloncini per nulla facili da far scoppiare! In un altro gioco invece dovevamo far passare una pallina attraverso dei tubi,

e creandole il percorso giusto, farla arrivare in un cestello. Nell'ultimo gioco dovevamo spegnere un "fuoco" portando prima l'acqua in una pompa e con tanta forza pomparla poi verso "l'incendio" per domarlo. Per ogni tappa avevamo a disposizione della frutta, acqua e anche dei Loacker per riprendere un po’ le forze. Abbiamo quindi passato un pomeriggio divertentissimo, che non si è concluso con i giochi, infatti la sera ci aspettava il party finale. Infatti quando tutti i gruppi hanno concluso il loro percorso di giochi ci siamo ritrovati insieme presso la sede dei Vigili del Fuoco dove ci aspettava una cena speciale. Nella sala poi, mentre mangiavamo, hanno proiettato su uno schermo tutte le foto della giornata facendoci rivivere i momenti più belli trascorsi insieme. La cena si è conclusa con una splendida e buonissima torta di compleanno per il gruppo, e dopo il dolce ci siamo scatenati sul palco grazie al Dj della serata che ci ha fatto ballare come dei pazzi! Insomma, una giornata indimenticabile che speriamo si possa ripetere al più presto! Isabel e Ulrica

"Musica per le nostre montagne"

“M

usica per le nostre montagne” è il titolo del concerto tenutosi al teatro Gran Fenice di Venezia sabato 8 dicembre alle ore 18, voluto e organizzato dalla città di Venezia, dal sindaco Brugnaro, dal teatro stesso e curato dal maestro Bepi de Marzi. Il ricavato è stato interamente devoluto alle popolazioni colpite dalla devastazione del mal tempo di fine ottobre, motivo per il quale il Coro femminile Col di Lana, unitamente al Coro Agordo sono stati invitati a portare la loro testimonianza, attraverso i loro canti, di quanto accaduto nelle zone di loro provenienza. Al concerto, diretto dal maestro Bepi de Marzi, erano presenti il sindaco di Venezia Brugnaro, la presidente del senato Maria Elisabetta Casel-

Il Coro Femminile sul Palco della Fenice.

lati la quale ha incontrato il sovrintendente del teatro La Fenice Fortunato Ortombina e i sindaci bellunesi, portando il messaggio di sostegno alle popolazioni colpite. Oltre ai cori di montagna si è esibito anche il coro Marmolada di Venezia che ha aperto la serata, seguito dagli altri due

cori, a loro volta intervallati dalla musica lirica del soprano Chiara Isotton e dal tenore Walter Fraccaro, accompagnati al pianoforte dal maestro veneziano Ulisse Trabacchin e al violino da Alessandro Cappelletto. I vari cori si sono alternati sul palcoscenico veneziano facendo cantare anche il pub-

Croce Bianca

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blico col canto finale di “Signore delle cime”, al quale è seguito un lungo, interminabile applauso generale, sentito, e pieno di commozione che trapelava dai volti delle persone della platea. Il coro femminile col di Lana ha partecipato all’evento con la presenza di tutte 21 le coriste accompagnate nell’avventura da amici e simpatizzanti. Quando è giunto l’invito dall’organizzazione del teatro stesso, non hanno esitato ad accettare l’allettante proposta di esibirsi in un così prestigioso teatro riconosciuto anche a livello mondiale. L’emozione ha riempito i cuori, ma soprattutto le voci che, anche se tremolanti per l’eccitazione, si sono fatte più forti, più intonate e più coraggiose, consapevoli dell’unicità dell’esperienza vissuta.

Coro Femminile Col di Lana

«Le nuove del Pais»


Coro Fodom

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«Le nuove del Pais»

Dalle Dolomiti al Caucaso - Il Coro Fodom in Georgia REPORTAGE (di Lorenzo Soratroi)

UN PONTE DI MUSICA E CULTURA TRA FODOM E LA GEORGIA La cultura ladina e quella georgiana si sono incontrate per quattro giorni durante la trasferta che il Coro Fodom ha intrapreso dal 28 settembre al 3 ottobre nel paese ai confini tra Europa ed Asia. Un viaggio storico per il sodalizio diretto da Lorenzo Vallazza, nato a margine di un progetto pilota della Comunità Europea per incentivare e modernizzare la produzione di formaggio in Georgia al quale hanno lavorato Giuseppe “Bepe” Pellegrini “Gobo” ed il suo collega Battista Attorni, che hanno accompagnato il coro nel viaggio. Grande l’accoglienza che i coristi hanno raccolto tra la gente del posto ed i gruppi musicali incontrati nei quattro giorni trascorsi tra la capitale Tbilisi e la cittadina di Bolnisi. Ma anche grande soddisfazione per l’incontro e l’attenzione ricevuta da personalità importanti come il vice ambasciatore italiano in Georgia Stefano Crescenzi ed il nunzio apostolico Mons. Josè Betancourt, che hanno invitato il coro a tornare al più presto in Georgia. Durante la trasferta è stato anche siglato un accordo di collaborazione con il locale coro “Sakhioba”, che presto sarà ospite a sua volta a Fodom. IL PAESE DEL “VELLO D’ORO” E DELL’OCCUPAZIONE RUSSA

Giunti nella capitale Tbilisi alle prime luci dell’alba dopo qualche intoppo alla dogana dell’aeroporto in quanto i funzionari georgiani non riconoscevano le nuove carte d’identità digitali, ai coristi sono state concesse poche ore di sonno prima di tuffarsi nel caotico traffico cittadino che molto ricorda quello di Roma o Napoli. Prima destinazione il Museo Nazionale Georgiano, orgoglio della cultura e l’identità dei georgiani, dove vengono conservati i suoi tesori più preziosi. Tra questi diversi gioielli e monili d’oro. Non per niente la Georgia è il paese dove la mitologia ha fatto approdare gli argonauti alla ricerca del mitico “Vello d’oro”. Tra le attrazioni, anche i reperti di ominidi primordiali datati 1,8 milioni di anni fa. Il solo di quell’epoca ritrovato al di fuori del continente africano. Il gruppo è stato poi affascinato anche dal settore dedicato ai costumi tipici e la vecchia armatura. Mentre la visita al reparto dell’occupazione russa, soprattutto quella recente, è stata molto

Con il Vescovo (a sinistra) ed il parroco ortodossi di Bolnisi davanti alla Basilica di Bolnisi Sion.

emozionante. Anni bui, fatti di persecuzioni e deportazioni, che vengono raccontate con emozione e coinvolgimento emotivo dalle due guide, Irina e Teona. Quest’ultima è nata in Abkhazia, zona ancora oggi sotto il controllo dei russi, cosi come l’altra - la Samachablo nota come l”Ossezia del Sud”. Il papà è morto durante l’occupazione del 1993. Teona ha imparato l’italiano in Sicilia, dove è stata ospitata insieme ad altri bambini sfollati. SAPORI ED ARMONIE DI UN POPOLO ORGOGLIOSO Prima di partire per Bolnisi, piccola cittadina a circa 70 chilometri di distanza dalla capitale dove si terrà la prima esibizione, il gruppo ha modo di assaggiare qualche piatto tipico della cucina georgiana, come il Khachapuri, una sorta di focaccia al formaggio che si trova ovunque. Non piace invece il “coriandolo”, una sorta di prezzemolo, che i georgiani aggiungono praticamente ad ogni piatto. Si fanno apprez-

zare invece i vini. Durante il viaggio verso Bolnisi si cominciano a vedere le contraddizioni del paese. La modernità all’occidentale della capitale è in netto contrasto con la povertà e l’abbandono dei paesi rurali, dove la gente vive della poca agricoltura che permette un terreno brullo ed arso. Bolnisi è un piccolo paese dove è difficile trovare un locale aperto dopo le dieci di sera; se si esclude un chiosco sulla strada aperto 24 ore su 24. Ma l’accoglienza che la Municipalità (Il Comune) riserva al coro è grande. E gli riserva una cena tipica georgiana, che qui viene chiamata “supra”, dove il gruppo ha modo di assaggiare altri piatti tipici e di ascoltare per la prima volta il tipico canto polifonico georgiano, considerato patrimonio dell’Unesco. Altra tradizione georgiana sono i brindisi, almeno 14 in una “supra”, ai quali invita il “Tamadà”, ovvero il capotavola. Un onore per i georgiani poter ricoprire questo ruolo. Il giorno successivo, domenica, il coro prende parte ad una messa ortodossa nella storica basilica di Bolnisi Sion. Il rito dura tre ore, interamente cantato, fuorché la predica, con l’accompagnamento di brani religiosi e Vespri. Alla funzione partecipa anche il Vescovo di Bolnisi, che al termine della Messa incontra il Coro Fodom il quale gli dedica il canto dell’Ave Maria di De Marzi e qualche canto fodom. Nel pomeriggio a Bolnisi prende il via la grande festa chiamata “Bolnisoba”. Il vecchio quartiere tedesco, colonizzato 200 anni fa da gente di

Il presidente ed il direttore del Coro Fodom insieme al direttore del coro “Sakhioba” mostrano l’accordo di collaborazione tra i due gruppi.

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Un coro georgiano con il costume tipico.

L’esibizione durante la festa “Bolnisoba”.

TBILISI, UNA CITTÀ TRA MODERNITÀ E SEGNI DEL TEMPO Il giorno dopo il gruppo torna a Tbilisi, dove si va a visitare il movimentato centro storico. Una città con un piede nel futuro, con le sue costruzioni moderne, come il futuristico “Ponte della pace” in ferro e vetro progettato dall’architetto italiano Michele De

Lucchi con i vecchi edifici che raccontano delle molte culture e popolazioni passate nel paese. Tra questi i tristi e fatiscenti palazzoni in cemento costruiti nel periodo sovietico. Contraddizioni che vivono una accanto all’altra e che danno alla città un’identità tutta sua. Dall’alto, dove arriva una moderna cabinovia, si distinguono le chiese cristiano ortodosse e quelle armene, la cattedrale cattolica, la sinagoga, la moschea (la sola al mondo dove Sunniti e Sciiti pregano insieme) e i resti del tempio degli zoroastriani (Lo zoroastrismo è la religione basata sugli insegnamenti del profeta Zarathuštra ed è stata in passato la religione più diffusa dell’Asia centrale). Religioni che qui convivono apparentemente senza conflitti. La giornata si chiude con la tradizionale “Supra” dove viene firmato l’accordo di collaborazione con il coro “Sakhioba”. MTSKHETA ED I RAGAZZI DI PADRE PAVEL L’ultimo giorno in Georgia viene dedicato alla visita della città di Mtskheta, antica

capitale del paese, ancora oggi ritenuta il vero centro spirituale della Georgia. Sulla collina sopra la confluenza di due fiumi, Mtkvari e Aragvi, svetta il santuario di Jvari (Santa Croce), una delle prime chiese cristiane in Georgia. Il centro della città è dominato dalla Cattedrale di “Svetitskhoveli”, dove la tradizione vuole sia sepolta la veste che Gesù portava sul Calvario. Nel pomeriggio il coro viene chiamato a cantare nel centro per disabili gestito dai Padri Camilliani e che ha la sua anima in Padre Pavel, giovane e carismatico sacerdote polacco. L’emozione è grande quando i giovani ospiti offrono a loro volta un piccolo spettacolo in onore del coro. A sorpresa durante l’esibizione del Coro Fodom, arriva in visita il Nunzio Apostolico in Georgia Mons. José Betancourt. Il gruppo ha poi modo di visitare il centro per disabili, vero gioiello, non solo per la Georgia. Il coro decide così di avviare una iniziativa volta a raccogliere fondi da destinare alla struttura. Chi fosse interessato può reperire le informazioni sul sito del Coro Fodom o rivolgendosi direttamente al direttivo.

UNA LINGUA UNICA AL MONDO Una delle particolarità delle Georgia è sicuramente la lingua. Il Georgiano, o cartvelico, fa parte della famiglia delle lingue sud caucasiche o cartveliche e non ha alcuna parentela con altre lingue asiatiche o europee. Non a caso viene chiamato dagli stessi georgiani “Kartuli” ed il paese “Sakartvelo”. Il georgiano è caratterizzato da un alfabeto, anche questo unico, formato da 33 segni che rappresentano altrettante lettere e suoni. Esistono due alfabeti, nati prima di quello attualmente in uso, dai quali deriva quello attuale e che vengono mantenuti, studiati ed usati principalmente per i testi sacri. Nel georgiano non esiste la distinzione tra maschile e femminile e non si usa l’articolo davanti ai nomi, che non vengono scritti con la lettera maiuscola. I georgiani sono molto orgogliosi della loro lingua e nei secoli hanno dovuto combattere più volte per difenderla, l’ultima durante l’occupazione russa che voleva cancellarla definitivamente.

I lagri da Fodom

origine germanica, si trasforma in un mercato a cielo aperto, con musica e canti. Il clou arriva alla sera, dove sul grande palco allestito per l’occasione, si esibiscono ben 8 cori provenienti da tutta la Georgia. Il Coro Fodom ha l’onore di chiudere le esibizioni davanti alla presenza del vice ambasciatore italiano in Georgia Stefano Crescenzi. L’esibizione viene trasmessa dalla televisione nazionale e su facebook dal sito ufficiale dell’Ambasciata Italiana. Infine l’esibizione del corpo di ballo nazionale georgiano Sukhishvili che lascia tutti a bocca aperta per la bravura. La giornata non poteva che terminare con una “supra” che dura ben quattro ore.

Dai ciaciadous da Fodom... N domënia ai 2 de dezember l é sté dit la mëssa per i iagri da Fodom. Ntánt la predica, Scior Pleván don Dario Fontana l à lodé i iagri per ester custodi de la natura. Davoprò s’on biné duc auna al Malita per la marëna ulache on ciapé na bona speisa e nte sta ocajion l é sté ence premié l ciaciadou Ewald Lezuo per le sue 60 licenze de ciacia e ie sté dé n pico prejente col batimán de duc i ciaciadous. No n é mancé n per de bele parole da pert del presidente Giuliano Palla. Dander Goffredo

I iagri a la fin de la Mëssa.

L presidente Giuliano consegna l premio al Ewald.


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ATTUALITÀ - SUZEDE NTA FODOM

L’alluvione di fine ottobre Fodom tra le zone più colpite dalla “tempesta perfetta” 1000 ettari di boschi rasi al suolo, 11 case scoperchiate, imprecisato quello dei fienili e dei “tablei” distrutti, strade divorate dalla furia dell’acqua e linee elettriche abbattute. È questo l’apocalittico bilancio del maltempo del 28 e 29 ottobre scorso. Un bilancio che, fortunatamente, non contempla vittime umane ma solo, si fa per dire, tanti danni alle infrastrutture. L’ondata di abbondante pioggia, seguita nella notte tra lunedì 28 e martedì 29 ottobre da un fortissimo vento che si stima abbia superato i 200 km/h, ha colpito duramente tutta l’alta Provincia di Belluno. Dal Comelico fino all’Alto Agordino in quella notte è cambiato letteralmente lo scenario ed il profilo del paesaggio. Interi boschi sono andati distrutti, con conseguenze che si potranno valutare solo negli anni avvenire. L’allerta meteo era scattata già nel fine settimana a causa delle abbondanti piogge previste. I primi effetti a Fodom si sono visti nella giornata di lunedì, quando uno smottamento di fango e acqua sceso dalle pendici del Burz ha invaso tutto il centro del paese lungo la sr 48, mandando sott’acqua anche alcuni scantinati e garage. Ma la catastrofe si è consumata solo in serata. Verso le 19 in quasi tutta la vallata è mancata la corrente elettrica, segno e presagio che qualche cosa di eccezionale stava accadendo. Di lì a poco infatti e per quasi tutta la notte, un vento fortissimo ha spazzato boschi e paesi, radendo al suolo migliaia e migliaia di piante e scoperchiando il tetto di una dozzina di case e decine e decine di fienili. Un disastro che si è consumato nel buio più totale. Il sinistro frastuono delle piante che si spezzavano, delle lamiere che si sollevavano e dei tetti che volavano ha tolto il sonno a tutta la popolazione in una notte da incubo che tutti ricorderanno. Alle prime luci dell’alba il paesaggio era da apocalisse. Il profilo delle montagne, quello dei boschi e dei crinali era completamente mutato. Un paese irriconoscibile, mutato per sempre nei suoi scorci, nei suoi panorami. La quasi totalità delle linee elettriche era stata abbattuta, lasciando senza corrente tutte le frazioni. Anche i cellulari, salvo qualche eccezione,

erano desolatamente muti. Un senso di isolamento irreale, sconosciuto a noi che ormai siamo abituati con una normalità quotidiana ad accendere l’interruttore della luce e collegarci a internet con il cellulare o il pc. Dopo il primo momento di comprensibile smarrimento i fodomi non si sono però fatti prendere dalla disperazione. Con un auto-coordinamento “naturale e istintivo” che non ha avuto bisogno di messaggi o appelli particolari, in poche ore oltre 200 volontari si sono attrezzati con motoseghe, scope e rastrelli e, coadiuvati da mezzi meccanici di privati, del Comune e di quelli messi a disposizione dagli impianti a fune, hanno cominciato ad aprirsi varchi tra le migliaia di piante che ostruivano le principali vie di collegamento. Un lavoro immane, silenzioso, se non fosse stato per il ronzio delle motoseghe, tanto che già in serata si riusciva a transitare sulla maggior parte della viabilità comunale e sulla sr 48 tra Pieve ed Arabba. Nel Centro Operativo Comunale (COC) istituito, come in tanti comuni allertati dall’arrivo del maltempo, per monitorare la situazione e rimasto aperto tutta la notte, cominciavano ad arrivare le prime richieste di aiuto per tetti di case scoperchiati e strade chiuse dalle frane. Un enorme lavoro di coordinamento che ha visto impegnati tecnici e dipendenti comunali, amministratori e volontari per diversi giorni dopo il picco dell’emergenza. Ben presto, al primo importantissimo lavoro dei volontari, sono subentrati i corpi specializzati della Protezione Civile, come i vigili del fuoco ed il soccorso alpino, che nei giorni successivi hanno operato senza sosta per riparare tetti, tagliare piante, sgombrare strade e portare aiuto alle persone in difficoltà, soprattutto

anziane. Squadre di soccorritori sono arrivati dal Veneto, dalle vicine vallate ladine di Badia e Fassa, da Bolzano e persino dal Piemonte. I danni maggiori, oltre alla case, si sono verificati a Contrin, dove l’acqua ha spazzato via un pezzo di acquedotto e causato una frana, a Cherz per uno smottamento all’entrata del paese, lungo la strada di Fondovalle, letteralmente “divorata” dal Cordevole nel tratto dove raccoglie le acque del “Ru Daghè”. Cordevole che ha intaccato in più punti anche la sr 48 delle Dolomiti dopo l’abitato di Arabba. Uno smottamento di fango ha invaso la carrozzeria e l’officina “Crepaz” ad Arabba. Emblematica la foto, che ha fatto il giro dei social, del maso di Costa d’Andraz, dove il vento ha scoperchiato la grande ed antica casa ed il fienile dove abita un’anziana. Fortunatamente le strutture turistiche, come impianti a fune ed alberghi, non hanno avuto danni significativi. Non è stata risparmiata nemmeno la chiesa, ed in particolare il campanile. La grande sfera di rame con il caratteristico gallo, sono stati piegati dalla forza del vento. Un’immagine che in molti hanno letto come l’emblema di questo avvenimento: ovvero di una comunità piegata ma non spezzata e che, come poi è accaduto, in poche settimane ha saputo rialzarsi e ripartire. Ora si fa la conta dei danni, stimati in centinaia di migliaia di euro. Capitolo a parte il patrimonio boschivo, per il quale ci vorrà un grande piano per recuperare il legname e tornare a ripristinare i boschi. La speranza è che alle promesse dei tanti politici arrivati in sopralluogo seguano anche i fatti (ovvero le risorse finanziarie). La gente ha dimostrato, fin da subito, di “esserci”. Ora tocca alle istituzioni. (SoLo)


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Danni al Campanile Anche la cima del Campanile di Pieve ha dovuto soccombere alla furia del vento durante l’alluvione di fine ottobre. La croce ed il perno di sostegno della palla si erano piegate ed è stato necessario provvedere alla loro rimozione temporanea perché letteralmente in bilico sopra la piazza. Il 14 dicembre la ditta Kaiser & Wolf di Dobbiaco ha rimosso e portato a terra i 2 elementi danneggiati. In primavera la sistemazione.

La rimozione…

I danni…

Nella palla sono stati ritrovati: una Corona del Rosario, una Croce e una Medaglia del Sacro Cuor di Gesù. Erano in un vaso di vetro assieme a un documento di carta su cui purtroppo non si leggeva più nulla in quanto immersi nell’acqua.

Il contenuto…

Finalmente a terra…

Iniziative di solidarietà post alluvione Passata l’emergenza del post maltempo che alla fine di ottobre ha colpito duramente anche Fodom è partita la gara di solidarietà di associazioni ed enti per raccogliere fondi da devolvere alle popolazioni che hanno subito danni a causa del vento o delle frane. Tre in particolare quelle che hanno riguardato direttamente la nostra vallata. Domenica 11 novembre il Gruppo Insieme si può Fodom ha preso parte al tradizionale “Marcé dl Kufer” a Corvara. “Il ricavato – spiega la presidente Marilena Dander – lo devolveremo a chi è stato più colpito da questa catastrofe. Un ringraziamento va ai tanti badioti che si sono avvicinati al nostro banchetto ed in particolare a Siglinde che ha contribuito con offerte per la nostra valle.” Domenica 25 novembre è stata la volta della “Filodrammatica d’Anpezo”, arrivata anche quest’anno nella sala congressi di Arabba per proporre uno dei suoi pezzi di teatro in ladino – ampezzano dal titolo “Bar da Giulivo”. Un’esibizione preparata apposta per il pubblico fodom. Durante l’autunno infatti la compagnia si è esibita in più serate all’Alexander Girardi Hall di

Cortina portando sul palcoscenico la commedia “Qualcuno volò sul nido del cuculo” tratta dal libro di de Ken Kesey con la traduzione di Giovanni Lomardo Radice. Rappresentazione che, per ragioni di spazio, non poteva essere portata nella sala congressi. L’esibizione, tenutasi nel pomeriggio, ha riscosso anche quest’anno il tutto esaurito nonostante la concomitanza di diversi altri eventi. L’intero incasso, per volontà de “Ra Filodrammatica d’Anpezo” è stato devoluto per i danni dell’alluvione. Infine anche l’organizzazione della Maratona dles Dolomites, ha deciso di avviare una raccolta fondi da destinare ai comuni di Livinallongo e Colle S. Lucia che da anni vedono transitare l’immenso gruppo dei ‘maratoneti’. Oltre alle 388 iscrizioni di beneficenza previste da regolamento, saranno vendute altre 70 iscrizioni a prezzo maggiorato; metà il 28 novembre 2018 e metà il 28 marzo 2019. Si tratta di 40 iscrizioni Gold al prezzo di 250€ e 30 iscrizioni Platinum al prezzo di 500€. L’intero introito di queste 70 iscrizioni sarà devoluto ai due Comuni “Un piccolo contributo per aiutare questi magnifici posti a tornare alla normalità – dicono gli organizzatori. Il 28

novembre scorso sono state vendute le prime 35 delle 70 iscrizioni. Oltre alle 35 previste ne sono state vendute ulteriori 4 Crystal da 1.500 Euro ciascuna. A marzo ci sarà poi ancora la possibilità di accedere ad ulteriori 35 iscrizioni.

Il Gruppo Insieme si Può Fodom al “Marcé dl Kufer”.

“Ra Filodrammatica d’Anpezo” sul palco della sala congressi di Arabba.


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La Sit Boè rileva la maggioranza di Sofma

S

L'Orchestra della Speranza (www.orchestradellasperanza. it) è composta da circa 25 musicisti provenienti da tutto il Veneto che si sono impegnati in questo progetto in forma assolutamente gratuita. Membro e attuale Vice Direttore l’amico Marco Renon. A lui, all’orchestra e al comune di Tombolo il grazie del Sindaco e di tutta la comunità fodoma.

G

rande partecipazione di allevatori ed appassionati, lo scorso 29 settembre ad Arabba di Livinallongo, in occasione della Mostra del bestiame selezionato della razza Bruna e della seconda rassegna Ladina della pezzata rossa, organizzate in collaborazione con l’Associazione Provinciale allevatori di Belluno. Nella splendida cornice di Livinallongo è stato possibile ammirare splendidi esemplari di bovini della razza Bruna e della pezzata rossa, che hanno ottenuto importanti risultati nel corso delle valutazioni. Dopo il saluto delle autorità presenti, tra cui il sindaco di Livinallongo, Leandro Grones, il presidente Coldiretti Alessandro De Rocco, il direttore Arav, Adriano Toffoli, il presidente dell’Apa di Belluno, Milo Veronese ed il presidente della sottosezione regionale Arav della Razza Bruna, Marcello Martini Barzolai. Si riportano di seguito i risultati delle due importanti manifestazioni…

abato 24 novembre 2018 si è tenuta l’assemblea annuale dei soci della società Impianti Turistici Boè S.p.A. che ha approvato i risultati di esercizio al 30 giugno 2018 con un incremento del fatturato del 12,6% e degli utili del 24,6% rispetto all’anno precedente. L’ultima stagione invernale si è conclusa con un miglioramento dei risultati in tutti i settori, sia quello degli impianti che quello della ristorazione nei rifugi, con il raggiungimento di un fatturato record per la società. A margine dei dati molto positivi, è stata comunicata ai soci un’importante novità in termini di assets aziendali. Nel corso del mese di Ottobre Impianti turistici Boè ha acquisito un’altra importante quota in Sofma S.p.a. di cui deteneva già il 29,81%, che le consente ora di raggiungere il 50,01% del capitale sociale. La finalità di tale operazione, per la Impianti Turistici Boe S.p.a., è certamente quella di consolidare il reparto impianti a fune sul territorio, per creare sinergie tra le società e la possibilità di gestire in maniera più uniforme le rispettive aree di competenza. Viste

nel loro complesso le società in questione gestiscono 13 impianti, 4 rifugi e possiedono importanti potenzialità di sviluppo alberghiero, con un valore della produzione complessivo di circa 18 Milioni di euro e più di 220 dipendenti durante la stagione invernale. Gli obbiettivi a breve termine saranno certamente quelli di una riorganizzazione generale con la prospettiva di diventare un gruppo trainante e di riferimento per l’intero comparto turistico dell’area di Arabba/Marmolada, andando a creare una destinazione concorrenziale nei confronti di aree limitrofe che già negli ultimi anni hanno investito molto nella crescita e nello sviluppo. “Abbiamo prima di tutto la necessità di lavorare sul territorio, con progetti concreti per creare un prodotto turistico non esclusivamente legato al mondo degli impianti a fune, che dia un’identità alla destinazione”, dichiara l’amministratore delegato della Sit Boè De Battista. “Grandi margini di crescita li troviamo anche nel potenziamento del periodo estivo e nella destagionalizzazione”.

Mostra del bestiame selezionato della razza Bruna e 2^ rassegna Ladina della pezzata rossa 794 a Dega Narco Medison di Degafarm. Premio partecipazione: azienda agricola Crepaz Gilberto e Maso de chi del Gross.

Alcuni momenti della manifestazione.

Razza Bruna Vitelle da 9 a 12 mesi: 1^ Dega Narco Medison di Degafarm - 2^ Fanta di De Zaiacomo Erwin – 3^ Bianchina di Dorigo Bernardino. Manze e Giovenche da 23 a 25 mesi: 1^ Patti di Dorigo Bernardino – 2^ Dega Bloom Viki di Degafarm – 3^ Falke di

De Zaiacomo Erwin. Manze oltre i 30 mesi: 1^ Lisa di De Zaiacomo Erwin – 2^ Fiamma di Dorigo Bernardino – 3^ Luna di Dorigo Bernardino. Campionessa mostra: Patti di Dorigo Bernardino. Campionessa di riserva: Dega Narco Medison di Degafarm. Premi speciali: Miglior Ite:

Pezzata Rossa Vitelle da 12 a 14 mesi: 1^ Erbi di De Zaiacomo Erwin – 2^ Sissi di Miribung Hannelore (Colle Santa Lucia) – 3^ Hella di Miribung Hannelore (Colle Santa Lucia). Manze e giovenche oltre i 30 mesi: 1^ Flora di De Zaiacomo Erwin – 2^ Mila di Dorigo Ezio (Laste). Campionessa mostra: Flora di De Zaiacomo Erwin. Campionessa di riserva: Rosy di Miribung Hannelore (Colle Santa Lucia). Premi speciali: Miglior Ida: 772 Erbi del Maso de chi del Gross.


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Feste di classe

2000 1958

Classe 1958

Il gruppo di Fodomi all’uscita delle Grotte di Skocjanske.

Di sicuro non si poteva saltare un appuntamento così importante ed allora alla fine di ottobre (meglio tardi che mai) ci siamo aggregati ai Coscritti di Laste, Rocca, Colle e Selva e abbiamo passato una giornata in allegria. Sabato 27 ottobre siamo partiti di buon’ora (una cinquantina di sessantenni) direzione Slovenia, per poter visitare in mattinata le grandiose grotte di “SKOCJANSKE”. Abbiamo poi affrontato un micidiale pranzo di pesce (solo perché lo scrivente non mangia pesce), e poi dopo un'altra tappa ancora nelle terre balcaniche, siamo rientrati nelle zone natie. Sabato 17 novembre ci siamo nuovamente ritrovati a Pieve e dopo una S. Messa, per ricordare i nati del 1958 che non ci sono più, abbiamo avuto ancora un momento conviviale. Nell'occasione ai presenti è stato dato a ricordo dei nostri primi sessant’anni un “SAUDA MBERCION” (Riscalda ombelico) che dopo qualche momento di apprensione è stato molto gradito.

Coscric del 2000

E

nce nos del nuof milenio on volù mané n avánt la tradizion dei coscric e duc e 17 s’on metù delongo a organisé nosta festa. Duc ava suo compito: chi ristoránte, chi discoteca, chi ciapiei, chi cartelons. A la fin l‘idea che l é sauté fora l é sté de se n jì fin ju a Vicenza. Davò la beliscima mëssa dita da Don Dario, son partis delongo copa che ne spetáva n viade abastánza lonch. Onva prenoté la cëna nte na tratoria e ince se ven da pensé che onbe mangé polenta e giat, nveze i n à fat na cëna coi fiochi! Co la páncia plena e n puo’ de prosecco de Valdobbiadene n zircolo, son partis per se cherì la discoteca. Co nen cin de poura che valgugn de nos no i assa podù jì ite per i agn, a la fin on passé duc auna na bela not nte n local cuaji da VIP. On bù ince fortuna nte la scelta de la data copa che proprio nte chëla not cambiáva l’ora e ONSA podù sté ilò n’ora n plù; dighe ONSA percié che a la fin

duc jonve a ora vegla e degugn s’à pensé, o meio, s'on pensé co oramei sonve bele nte coriera! Ma degun problema, savonve che mpo onsa ciapé valgugn sa Fodom che

ne lasce se n jì daite. Co son ruei no l é sté proprio coscì. Sonve n cin bonoris, l Stella l eva ncora saré e nos sonve sot al temp. Plens de freit, on dezedù de cherì albierch

No te desmentiarè mei! EMILIO PALLUA (sulla destra nella foto) classe 1935, anche quest’autunno, sia pur per breve tempo, ha desiderato fare ritorno al suo Fodom, a quell’angolo di Dolomiti a lui tanto caro. Suo padre Eugenio era emigrato in Argentina nel 1924; nel 1933 aveva fatto ritorno a Fodom per sposare Rita Martini per poi fare ritorno in Argentina. Dalla loro unione, nel 1935 nacque Emilio. Rimasto ve dovo, in seconde nozze ha sposato un’argentina, Maria Rosa Ridl Ciancio. Emilio attualmente abita a San Martin nella provincia di Buenos Aires. Accompagnato dalla moglie ha anche desiderato visitare il Museo Etnografico di Pieve. (fd)

da una de nos, che ava la cesa ilò damprò. N bon café e na sciaudada davò mur da fornel i n’à delongo trat su ndavò e con tacchi, borsette e i nuosc beliscimi ciapiei son tournei via La Plié. Sto ann s'on ince pensé de fè n cin de matade via per chi stradons e col aiut de n valgune none, on fat n puo’ de speisa fodoma da ie ofrì a chi che passáva, fodomi ma ince foresti che i s’à chero gusté foie e buchteln. Chi dadomán, chi da mesdì e chi da sëra, pián pián s'on trat a cesa, strac ma tánt tánt contenc. Ringrazion de cuor duc chi che ince con puoch i à cialé de ne daidé, n particolar Don Dario che n’à mpresté la Sala Parochial per noste riunion, la Sabina che n’à fat chi beliscimi ciof per l ciapel e l Roberto per n’avei fat l set fotografico. Se scuson se tánc no n à podù vedei nost cartelon, ma tra vent e ploia degugn sà plu ulache l sarà rué. I coscric del 2000.


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Trasmëte l gusto per l bon vin Alessandra Pezzei, jovena fodoma apëna deventada sommelier, conta de sua pascion per l mondo de l’enologia

“L

chësta viertola se se la ciacoleia de vin.”

a vita l’é massa curta per beibe vins sclëc.” Alessandra Pezzei, 23 agn, da Liviné, no l’à metù a cajo chëst aforism de Wolfgang Goethe sun suo profil facebook. Da puoch defati l’à passé l ejam per deventé sommelier. N vare che l’à volù fè per coltivé e porté n avánt souradut a livel profescional, sua pascion per l mondo de l’enologia. Co nen proget nte lada: porté ntra i jovegn la cultura de n bon beibe e fè cugnësce i vins. Alessandra, da ulà éla piada via chësta tua pascion? “Dut l é scomencé co sonva n terza al istitut Alberghier de Falcade e on studié proprio dut chël che roda dintourn a chëst argoment. N particolar m’ava nterescé la pert de la produzion. Po n cuarta, grazie a nen professor che savëva de chësta mia curiosité, son stada clamada a fè n concors resservé ai istituc alberghieri, che nos on nzentré proprio ntourn al tema del vin.” Co se deventelo sommelier? “Toca fè n cors spartì fora nte trei liviei. Al ultimo se mossa passé n ejam. Mi è bù l muot de l fè percieche l é sté metù a jì da l’associazion dei sommelier nte n ristoránt de Belum. N cors che se mossa sessaben se paié nstësc. Perchël che è podù l fè demè davoche m’è fat n valgune stagion de laour nte locai publizi.” No demè na pascion spo, ma ence n’oportunité per avei na cualifica sul laour. “Si zerto. L intent l eva proprio chël de avei na márcia n plu co se va a damané laour.” L sommelier élo ncora vedù come na profescion plu da ël o élo ence ële che se fesc n avánt?

Te nsomeielo spo che pián pián ence i jovegn i scomence a tò su chël slogan, che se sent da agn, de beibe mánco ma beibe meio? “Mosse dì che è noté nte plu ocajion jovegn che se comana n got de bon vin nveze che la classica bira. Si forsci n cin la mentalité la muda.” Chei élo i vins che te sà plu bogn? “Mi è plu pascion per i blánc e n particolar per i aromatizi, come l Gewürtraminer.”

Alessandra Pezzei con suo diplom da sommelier.

“Ntei ultimi agn l’é scialdi mudada e se veiga tres plu ële che se nterescia al mondo del vin e vol deventé sommelier. Ence se a dì la verité al cors che è fat mi a Belum, la maiou pert, siebelo ntra i ëi, che i eva mpo deplù, che ntra le ële, i l’à fat demè per pascion e no per laour.” Nte le stagion ntei locai ulache t’as laoré, asto podù te nentëne se i clienc i damana de avei na persona che ie consieia i vins o i abinamenc col mangé cánche i va a cëna o a marëna? “L’é coscita. Co t’as a ci fè con chi che va coi schi, da mesdì duc i à na gran prescia e i no stà tánt ilò a cialé ci che i bei e i tol chël che te ie prejente sun taula. Da sëra nveze, co i va a cëna, nlouta i se tol del temp de cialé la cherta dei vins e se fè consié. Ence chilò la mentalité l’é mudada trop. Ncuoi l scior l abada trop deplù a mëte pro l dërt vin a chël che l

à ordiné da mangé. Chi plu curiousc e nterescei l é i foresti. Souradut chi dei paisc del nord Europa. Forsci percieche lori no i à la cultura del vin coche on chilò n Italia. Perchëst i é scialdi curiousc de savei ci vin che l é, percieche te ie l as consié con chël mangé e via de seguito. L talián nveze n general l cugnësc bele n cin i vins e po no l é zerto debujen de ie dì da ulache i ven.” Cánche te vade ntourn da sëra, magari con tua compagnia de amici, te beibeto plu gián n got de vin o vasto ence ti su la bira, coche fesc chilò la maiou pert dei jovegn? “Sci, plu gián me ordineie n bon got de vin. Per l gusto de ciarcé plu sort. Toca dì che ades ntei locai se ciapa ence de bona cualité de vin al got. E coscita suzede che ence chi che i é con mi e che i sà che son deventada sommelier, i me damana de ie consié n bon vin. E con

Sentì n tof o na sou particolar nte n vin, magari de fruta o de n ciof, élo na dote che un à o élo cuestion de pratica? “Al cors de sommelier i te nsegna che le ële, de sua costituzion, i é plu portade a sentì i tof o le sou. Ma n general trop l é la pratica. Al cors i te disc de jì nte na boteiga e prové a sentì e memorisé le sou e i tof de la fruta, la verdura per savei da i cugnësce nte n vin. Vol spo alenament.” Asto n tuo proget profescional ades che t’as chësta cualifica? “Nte l’associazion dei sommelier t’as la poscibilité de deventé ciarciadou ufizial, de jì a nsegné a chi che fesc l cors e via de seguito. Ma vol avei trop temp da dediché. Mi me savëssa bel podei coltivé chësta pascion ntel mondo del laour, magari nte na enoteca co na bela ciaunademur de vins per porté la jent a se beibe n bon got de vin nveze che na bira, a sfaté l mito che l prosecco se pò l beibe con dut e a fè cugnësce e aprezé ncora deplù i vins aromatizi. Nscioma fè cultura del bon vin e del bon beibe.” (ls)


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«Le nuove del Pais»

COMUNITÀ IN CAMMINO BATTESIMI

Tiozzo Pagio Daniele (Cherz) di Alessandro e Crepaz Tania, nato a Brunico il 02.02.2018 e battezzato ad Arabba il 07.10.2018.

Palla Elia (Palla) di Igor e Del Zenero Lucia, nato a Brunico il 24.02.2018 e battezzato a Pieve il 21.10.2018.

Pallua Caterina (Quellecase) di Roberto e Costantini Federica, nata a Brunico il 08.06.2018 e battezzata ad Arabba il 07.10.2018.

Costa Christian (Col di Ornella) di Mirco e Delmonego Francesca, nato a Belluno il 14.04.2018 e battezzato a Pieve il 21.10.2018.

MATRIMONI

Tiziani Daniela (Cherz) di Luca e Crepaz Wanda, nata a Brunico il 26.10.2017 e battezzata ad Arabba il 25.11.2018.

NATI Maceri Riley (Alfauro) di Federico e Troi Licia, nata a Brunico il 20.09.2018.

Caretta Alberto e Castagnetti Eva (Pieve-Reggio Emilia), sposati a Reggio Emilia il 01.09.2018.

Detomaso Asia (Alfauro) di Ilario e Dal Pont Debora, nata a Brunico il 28.09.2018. De Zaiacomo Natalie (Masarei) di Erwin e Dalle Cort Valeria, nata a Brunico il 22.09.2018.

Simonini Delmonego Leonardo (Varda) di Lorenzo e Delmonego Angelica, nato a Brunico il 06.12.2018.

Nicolai Stefano e Rudatis Laura (Selva di Cadore-Varda), sposati ad Arabba il 20.10.2018.


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«Le nuove del Pais»

DEFUNTI

Lauree Colleselli Sisto (Varda), nato a Colle Santa Lucia il 27.03.1942 e deceduto a Livinallongo-VSG il 23.10.2018. Coniugato con Tidal Maria Luigia, padre di 2 figli.

Sorarui Felice (Andraz), nato ad Andraz il 04.11.1948 e deceduto ad Agordo il 04.11.2018. Coniugato con Vattai Adriana, padre di 3 figli.

Soratroi Emma (Salesei di Sotto), nata a Sottil il 12.07.1920 e deceduta a Salesei il 27.10.2018. Vedova di Soratroi Giovanni Battista, madre di 4 figli.

Lezuo Carlo (Arabba), nato ad Arabba il 13.04.1926 e deceduto ad Agordo l’11.11.2018. Coniugato con Favai Ave Maria, padre di 1 figlio.

Fersuoch Kevin (Pieve) il 27 settembre 2018 ha conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria dell’Energia, presso l’Università degli studi di Padova discutendo la tesi “Pompe di calore: caratteristiche ed applicazioni”. Si congratulano per il traguardo raggiunto familiari e amici. Congratulazioni a Denise e Kevin da tutta la redazione de LNdP!

Palla Denise (Sorarù) il 19 ottobre 2018 ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie presso l’Università degli Studi di Padova, discutendo la tesi “Le Unità Didattiche Dedicate come contesto di apprendimento nel tirocinio clinico per le professioni sanitarie: proposta di attivazione nel Corso di Laurea in Educazione Professionale.”

Nuove gerazion sun Pala Benvegnù Giovanni (Agordo-VSG), nato ad Agordo il 23.10.1933 e deceduto a Belluno il 11.11.2018. Vedovo di Manfroi Maria Teresa, padre di 3 figli.

Pezzei Sergio (Belluno-Ornella), nato ad Agordo il 27.03.1964 e deceduto a Belluno il 13.11.2018. Padre di 2 figli.

Pezzei Pietro (Ornella), nato a Ornella il 30.05.1929 e deceduto a Belluno il 20.11.2018. Coniugato con Crepaz Annalisa, padre di 5 figli.

Murer Angelo (Digonera), nato a Rocca Pietore il 30.08.1935 e deceduto ad Agordo il 23.11.2018. Coniugato con Dalla Rosa Elena, padre di 1 figlia.

Demattia Albino (Renaz), nato a Pieve il 04.04.1926, deceduto a Livinallongo-VSG il 07.12.2018. Vedovo di Pellegrini Augusta, padre di 4 figli.

(Plán da la Lasta - Isté 2018) Nuove generazion sun Pala: Diego e Veronica Irsara, Denise e Lukas Verginer, Zoe e l’ultimo rué Elia Palla!

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno

COORDINAMENTO: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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