Anno LIII • agosto-settembre 2018 • N. 3
Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I
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na grande tentazione, che tradisce la verità e imbroglia l’uomo, mettendolo in una situazione di menzogna, che lo depaupera della sua grandezza e della sua dimensione misteriosa, è quella di pensare che il futuro sia per il bambino, il presente per il giovane e il passato per il vecchio. Le conseguenze? Al bambino è negato il passato e rubato il presente, mettendolo in una provvisorietà inutile. Al giovane è negato il passato e rubato il futuro, ponendolo in una situazione di nudità che lo rende estremamente vulnerabile, non potendo contare nel passato e confidare nel futuro. Al vecchio poi è rubato il presente e negato il futuro, relegandolo in un passato sorgente di sterilità, che gli rende triste il presente, e indesiderabile il futuro. Il passato parla di inizio, di creazione, di genitori, di progetto, di disegno. Il presente parla di coloro che sono con noi, di figli, di fratelli, di ricordi, di attese, di cammino, di relazioni. Il futuro parla di mistero, di morte, di risurrezione, di eternità. Il passato chiede fede, il presente carità, il futuro speranza. Il tempo accolto nei suoi tre volti di passato, presente, futuro ci parla di storia, che a sua volta ci propone l’esperienza di paternità e di figliolanza, l’esperienza di fraternità e di amicizia, di comunione, l’esperienza di Dio. Slegare i tre volti con i quali il tempo e la vita si
Il passato, il presente e il futuro: insieme fanno la storia propongono è perdere la storia, perdendo i pezzi della vita stessa. Non c’è più posto per i desideri, per l’impegno, per l’amore. Perdono il loro posto l’uomo, Dio, il paese, la famiglia. Si sente persa la verità, i grandi valori dell’uomo non riconoscono più se stessi, la bellezza non sa più qual è la sua casa, le grandi esperienze del’uomo non sanno più se hanno un senso. Il passato ci da sicurezza, il presente ci fa vivere, il futuro ci fa camminare. Su tutto è richiesta l’umiltà che consiste nella libertà per essere disponibili a conoscere il passato, comprendere il presente accogliere il futuro. Il presente in parte ci appartiene, e per questo ne
siamo un po’ responsabili, il passato non è affatto nelle nostre mani al di fuori della possibilità di prenderlo attraverso la conoscenza, e ancor meno il futuro che ci sarà dato ma che non ci è ancora stato dato. E’ in altre mani per il momento. Se applichiamo queste nostre riflessioni ad alcuni ambiti della nostra vita, quali saranno i risultati, le conseguenze, le conclusioni? Per esempio: nella nostra vita personale quale spazio hanno il passato, il presente e il futuro? E nella nostra famiglia? E a riguardo del nostro paese, delle nostre relazioni? E che cosa concludere a proposito della nostra fede, e della nostra Chiesa? Diamo spazio a
giudizi, lamentele, nostalgie, piagnistei, gratitudine, sogni, rimpianti, silenzi, fiducia, disponibilità, attese, …? O ci poniamo in un atteggiamento di ricerca della verità nel desiderio di non perdere l’essenziale? Cioè, quello che non deve essere perso? Ultima domanda: Che cosa dobbiamo “non perdere”?Se dovessimo usare un’immagine penso che non ci sia di meglio per esprimere il tempo della vita: il seme, il fiore, il frutto. d. Gabriele
A proposito di storia Con “Le nuove del Pais” ho vissuto un tratto di strada abbastanza lunga e piacevole nel passato, ora sono invitato a percorrere nel presente un altro tratto di strada, e mi auguro altrettanto piacevole, e lo sarà certamente se il futuro sarà la nostra guida. E’ un po’ originale e curioso ritornare nel decanato all’altro angolo. Ma credo che l’imprevedibilità del Signore non abbia limiti. E non me ne dispiace affatto. Quello che Lui dispone mi va davvero bene. Don Gabriele
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«Le nuove del Pais»
Sinodo dei giovani In occasione del Sinodo, che vedrà i vescovi riuniti in assemblea nel mese di ottobre per ascoltare la realtà dei giovani, era stata lanciata ai ragazzi la proposta di “mettersi in cammino” durante l’estate appena trascorsa. Da tutta Italia migliaia di giovani si sono messi in cammino per raggiungere Roma l’11 e il 12 agosto e ritrovarsi insieme con papa Francesco. Anche dalla nostra zona qualcuno si è messo lo zaino in spalla ed è partito con altri 100 e più giovani della diocesi
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vendo già fatto un pellegrinaggio quando mi è stato detto: “Ci vieni al Sinodo dei giovani quest’estate?” ho subito pensato che questa esperienza non me la potevo lasciar scappare. Così ad agosto è arrivata l’ora di preparare lo zaino, per un cammino che sarebbe durato dal 6 al 10. Inizialmente mi spaventava l’idea di camminare con altre 130 persone, lo vedevo un po’ come qualcosa di dispersivo e caotico, ma per fortuna le mie preoccupazioni si sono rivelate infondate. Eravamo in molti e ovviamente ci conoscevamo solo in pochi, però è stato molto bello vedere come le amicizie nascessero spontaneamente all’interno del gruppo, senza cellulari o cuffiette che facessero interferenza. Il pellegrinaggio è poi stato arricchito da un’ora di silenzio che ci veniva proposta per riflettere circa alcune domande che Sr Elisa e Don Roberto ci proponevano. Domande come: “Che cosa mi sta appesantendo nel cammino della vita che vorrei lasciarmi indietro?” oppure, per farci spostare lo sguardo dalle scarpe a quello ci stava intorno: “Cosa mi stupisce di quello che è intorno a me e cosa di tutto ciò riconosco essere un dono?” e ancora: “Quali sono le relazioni significative che hanno segnato e segnano la nostra vita?” ed infine: “Per chi sono io? Cosa posso fare per costruire un mondo più giusto e bello?” Domande su cui credo ogni tanto sarebbe giusto meditare … E così, cammina cammina, il 10 agosto siamo arrivati a Siena per poi raggiungere in corriera Roma, la tappa fi-
nale del nostro viaggio. Qui abbiamo vissuto momenti indimenticabili, primo fra tutti l’incontro con papa Francesco al Circo massimo. Ovviamente non avrebbe avuto tempo di dare attenzione a ciascuno dei 90.000 ragazzi che lì erano riuniti, ma è stato comunque significativo vedere come il Papa abbia ascoltato le testimonianze di alcuni giovani ed ascoltare poi i consigli che rivolgeva a ciascuno di noi. Dopo questi momenti ricchi di canti e preghiere è arrivato il momento della notte bianca, durante la quale abbiamo prima assistito al concerto al Circo massimo, per poi proseguire la nottata per le vie di Roma, visitando le chiese che per tutta la notte sono rimaste aperte. Infine è arrivata la domenica e in mattinata abbiamo avuto la fortuna di partecipare alla messa con papa Francesco in piazza San Pietro. È giunto così al termine il nostro cammino ed in serata ci aspettava un lungo viaggio per ritornare a casa. Di questa esperienza mi porto sicuramente tanti bei ricordi di nuove amicizie, delle testimonianze che alla sera ciascuno di noi condivideva durante gli incontri e di tutti i piccoli grandi gesti che spontaneamente nascevano durante il pellegrinaggio (chi si fermava ad aspettare il compagno che era rimasto da solo, chi portava lo zaino all’altro perché non ce la faceva più, chi condivideva l’acqua con chi l’aveva già finita …). Tutti piccoli doni che uno faceva spontaneamente all’altro e che sicuramente non dimenticherò, prendendoli come esempio nelle mie esperienze future. Floriana Dagai
di Belluno-Feltre (percorrendo a piedi quattro tappe della via francigena, in Toscana, da San Miniato a Siena e raggiungendo poi Roma con i mezzi). È stato un cammino faticoso, ma bello … metafora del “viaggio della vita” che non è semplice, ma se affrontato con la speranza e la certezza della meta, nella fiducia e nella condivisione, diventa la più grande esperienza che ci è donata! Floriana e Gaia ci raccontano che cosa è stato per loro questo “cammino”…
I Giovani dell’agordino.
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isté apëna passé pos dì che l siebe sté un dei plu biei che ebe vivëst ntei miei 17 agn de vita. M’è riciapé a fè tánte esperienze che m’à daidé tánt a crësce, a mparé a cugnësce mie capazité che eve dignára sotvaluté o che no savëve de avei, ma souradut a cialé e conscideré la vita da n’autra prospetiva, tánt plu bela, ulà che t’as voia de vive, de te la gode e nia de auter. Una de chëste esperienze l é ste proprio l pelegrinagio del viers de la via Francigena che è fat i prums de agost co la diozeji de Belum-Feltre per po rué a Roma e tò pert al SINODO ulà che nos jovegn on podù se nconté con papa Francesco. A raprejenté la diozeji sonva de 100 con de autri animatori, prevesc e suore, ntra chisc Don Roberto, l Vësco Renato e Suor Elisa. Mosse dì de avei cugnisciù tán’ de jovegn de duta la provinzia, che ncora
ades son n contat. Velch che propio no me spetáve l eva de n vedei coscì troc ruei da l Agordin e per chëst m’à savù veramente bel e pos dì n pert de me avei sentù come a cesa! L moment plu bel de chësta esperienza resta segur la ncontada con papa Francesco al Circo Massimo e davò n Plaza Sán Piere, ma mosse ence dì che la no fossa stada coscì bela senza avei fat l pelegrinagio. Ve domanarei se l’é stada sfadiosa e mi ve respone de scì, abastánza, ma po co te pense che t’es drio a caminé per rué a Roma, le giame le scomencia a jì sole e tra ciacole e ridëste… t’es bele che rué. Fajonva nzirca 20 km al di, se partiva da le 4 e mesa da domán per rué da mesdì e po podei paussé dut l davomesdì. Sonve de troc scì, ma l é ste bel coscì, copa che se daidonva un con chël auter se un fajëva fadia a se porté l poch, ma a la fin l é dërt co-
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«Le nuove del Pais»
Momento di riflessione e condivisione con il Vescovo Renato
scita, mefo a chësta maniera se crea n bon spirito de scuadra! Davánt de rué a Roma mi no n eve deguna idea de cotánc de jovegn che sonsa stei da duta Italia ilò binei per nconté l papa, ma po, co è vedu cotánc che sonva, no podëve crei, continuáve a damané con marevoia cotánc che podonva ester nduc auna e po son vignuda a l savei… zirca 90 mile jovegn! Massa bel! Le ncontade col Papa i é stade tánt bele, da te fè ence vignì le legreme, come che vos magari avarei podù vedei su Rai 1 la sabeda da sëra l 11 de agost...N’autra bela roba l’eva vedei sti jovegn, coscita come nos, resté sot al sorogle che batëva dassën; sonve ilò, duc auna, co na sodisfazion senza confins, a scouté ci che ne dijëva l papa con tánt de cuor. Grazie a chësta esperienza m’è sentù mudada n meio, da na pert me sente plu viva e plena de energie de fè e de dé ncora deplù de chël che feje bele ades… e de chëst ringrazie de cuor! Nscioma, dijon che sarà sté 100 km, fac a pe e fac con fadia, ma n à paié de segur la speisa! Diovelpaie a duc! Gaia Denicolò
Durante il cammino.
AL CIRCO MASSIMO COL PAPA... PASSATO A UN METRO DA NOI
Uno stralcio del discorso che papa Francesco ha fatto ai giovani I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato; non potrà capire la vita, la forza della vita. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità. Ecco, voi avete nel cuore queste stelle brillanti che sono i vostri sogni: sono la vostra responsabilità e il vostro tesoro. Fate che siano anche il vostro futuro! E questo è il lavoro che voi dovete fare: trasformare i sogni di oggi nella realtà del futuro, e per questo ci vuole coraggio, come abbiamo sentito da tutti e due. Alla ragazza dicevano. “No, no: studia economia perché con questo morirai di fame”, e al ragazzo che “sì, il progetto è buono ma togliamo questo pezzo e questo e questo …”, e alla fine non
è rimasto niente. No! Portare avanti con coraggio, il coraggio davanti alle resistenze, alle difficoltà, a tutto quello che fa che i nostri sogni siano spenti. Certo, i sogni vanno fatti crescere, vanno purificati, messi alla prova e vanno anche condivisi. Ma vi siete mai chiesti da dove vengono i vostri sogni? I miei sogni, da dove vengono? Sono nati guardando la televisione? Ascoltando un amico? Sognando ad occhi aperti? Sono sogni grandi oppure sogni piccoli, miseri, che si accontentano del meno possibile? I sogni della comodità, i sogni del solo benessere: “No, no, io sto bene così, non vado più avanti”. Ma questi sogni ti faranno morire, nella vita! Faranno che la tua vita non sia una cosa grande! I sogni della tranquillità, i sogni che addormentano i giovani e che fanno di un giovane coraggioso un giovane da divano. E’ triste vedere i giovani sul divano, guardando come passa la vita davanti a loro. I giovani – l’ho detto altre volte – senza
sogni, che vanno in pensione a 20, 22 anni: ma che cosa brutta, un giovane in pensione! Invece, il giovane che sogna cose grandi va avanti, non va in pensione presto. Capito? Così, i giovani. E la Bibbia ci dice che i sogni grandi sono quelli capaci di essere fecondi: i sogni grandi sono quelli che danno fecondità, sono capaci di seminare pace, di seminare fraternità, di seminare gioia, come oggi; ecco, questi sono sogni grandi perché pensano a tutti con il NOI. Una volta, un sacerdote mi ha fatto una domanda: “Mi dica, qual è il contrario di ‘io’?”. E io, ingenuo, sono scivolato nel tranello e ho detto: “Il contrario di io è ‘tu’” – “No, Padre: questo è il seme della guerra. Il contrari di ‘io’ è ‘noi’”. Se io dico: il contrario sei tu, faccio la guerra; se io dico che il contrario dell’egoismo è ‘noi’, faccio la pace, faccio la comunità, porto avanti i sogni dell’amicizia, della pace. Pensate: i veri sogni sono i sogni del ‘noi’. I sogni grandi includono, coinvolgono, sono estroversi, condividono, generano nuova vita. E i sogni grandi, per restare tali, hanno bisogno di una sorgente inesauribile di speranza, di un Infinito che soffia dentro e li dilata. I sogni grandi hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza. Tu puoi sognare le cose grandi, ma da solo è pericoloso, perché potrai cadere nel delirio di onnipotenza. Ma con Dio non aver paura: vai avanti. Sogna in grande. (papa Francesco)
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«Le nuove del Pais»
Verba volant, scripta manent… “Perché difendo il Decanato di Livinallongo”
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ei mesi scorsi ho avuto modo di esprimere in varie occasioni la mia assoluta contrarietà alla soppressione del Decanato di Livinallongo: in queste righe cerco di spiegare il perché. Ritengo che il nostro Decanato non sia solo un “vicariato”, ovvero una semplice aggregazione di parrocchie, ma sia anche qualcos’altro: trovo stupefacente ad esempio che su un’enciclopedia online vengano citati i Decanati di Ampezzo e di Livinallongo come eccezioni a livello nazionale, poiché in una Diocesi come quella di Belluno dove i vicariati sono detti “foranie”, per queste due realtà è stato deciso di mantenere l’antico appellativo di “decanato” proprio in virtù della valenza storico-culturale che essi rappresentano. Ecco, io credo che il Decanato di Livinallongo non rappresenti banalmente solo una raggruppamento di parrocchie ormai obsoleto, superato o che semplicemente non esiste più, il Decanato rappresenta e racchiude in sé stesso anche una ricchezza storico-culturale che va preservata, sostenuta e incentivata. Si pensi che risale al Sinodo Diocesano di Bressanone del 1603 l’istituzione dei Decanati di Livinallongo, Marebbe e Fassa. La storia ci dice che addirittura le Parrocchie di Colfosco e Corvara per oltre 150 anni hanno fatto parte del nostro Decanato e che la Parrocchia di Caprile (e forse anche quella di Rocca Pietore) è stata per oltre 500 anni alle dirette dipendenze del Decano di Fodom. I tre decanati storici della diocesi di Bressanone hanno addirittura avuto per decenni una sede comune con un unico Decano e sovente la preferenza di tale carica ricadeva proprio sul Decano di Livinallongo. Tuttavia la conformazione attuale del Decanato di Livinallongo risale al 1824 quando esso assume la totale indipendenza dai Decanati di Marebbe e di Fassa. Sappiamo
poi che nel 1964 in seguito al riordino delle Diocesi Italiane da parte di Papa Paolo VI, il Decanato viene staccato dalla Diocesi di Bressanone e annesso alla Diocesi di Belluno e senza nemmeno interpellare o informare le popolazioni, viene affossata la plurisecolare storia di questa istituzione. Questa come sappiamo è una pagina buia della storia locale e non solo: questa operazione venne
fatta sì per la volontà politica di uniformare i confini diocesani a quelli provinciali (che fra l’altro avvenne qui ma non altrove), ma soprattutto per un vero e proprio “scambio” fra la politica e le istituzioni ecclesiastiche. Sappiamo che a qualcuno conveniva che in queste comunità si sviluppasse una società “filo italiana” che guardasse ai partiti maggioritari italiani e non “filo sudtirolese”
da sempre a maggioranza autonomista. Ma tornando ad oggi, possiamo senza dubbio affermare che il Decanato rappresenta e racchiude in se stesso una ricchezza storico-culturale e questo non perché lo dico io, ma perché c’è una fetta di popolazione (maggioritaria o minoritaria questo poco importa) che riconosce nell’insieme delle tradizioni, dei riti, dei usi e costumi anche religiosi e nel modo di vivere e percepire la fede un valore grande, unico e straordinario che va difeso, sostenuto e incentivato. Il vestire “l guánt da fodoma” in occasione di specifiche festività, l’esecuzione di antiche melodie in lingua latina, alcune processioni ricche di simboli e significati che appartengono alla nostra storia, l’uso della lingua ladina in alcune celebrazioni, il grande rispetto nei confronti dei defunti e l’impegno gravoso della presenza del coro a tutti i funerali, l’attivismo capillare nel mondo dell’associazionismo e del volontariato, sono solo alcuni piccoli aspetti che caratterizzano le nostre comunità e sono i fattori che in qualche modo, seppur fra mille difficoltà, permettono di arginare un modo di vivere e di pensare “globalista”, secondo il quale tutti dobbiamo fare e pensare nello stesso modo. Credo quindi che il cuore della questione non sia difendere qualcosa di superato, chiudersi in sé stessi o apparire antagonisti della chiesa diocesana, bensì trovare una soluzione che soddisfi da una parte l’esigenza pastorale di una maggior condivisione con le realtà che ci circondano e dall’altra rispettare la sensibilità delle singole persone che vivono nelle nostre comunità che con il loro contributo, piccolo o grande che esso sia, hanno garantito e a volte arricchito la vita delle nostre comunità parrocchiali. Denni Dorigo
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«Le nuove del Pais»
Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com
Domenica 15 luglio Diotelpaie Padre Bepo! Cari Parrocchiani, voglio dedicare questa paginetta a p. Giuseppe Detomaso che il 27 giugno ha festeggiato i 50 anni della sua ordinazione sacerdotale avvenuta proprio qui a Pieve. Lui è stato uno di quelli che hanno accolto l’invito del Signore che nel vangelo di oggi manda in missione suoi discepoli. È stato sempre, e lo è tutt’ora, attivo, appassionato e intraprendente sia per quanto riguarda l’annuncio del vangelo che per l’aiuto concreto per la vita delle persone che la missione gli affidava. Per quel poco che l’ho conosciuto, ho capito che quando decide una cosa, in un modo o nell’altro, arriva a completarla. Ultima, la costruzione della nuova chiesa che ha realizzato a Daye: l’abbiamo vista in corso d’opera e sul prossimo numero de “Le nuove del Pais” la vedremo finita e inaugurata. P. Giuseppe ci rende sempre partecipi della sua vita e delle sue avventure attraverso le lettere che abbiamo sempre pubblicato. Lui ci tiene ad essere rappresentante dei fodomi in terra africana: ci fa onore e lo ringraziamo. Speriamo di poterlo festeggiare “dal vivo” al più presto perché sta cercando di avere un permesso speciale per venire in Italia e poi tornare, in quanto, essendo pensionato, non è più riconosciuto come insegnante e per questo non gli permetterebbero di rientrare in Etiopia. (dd)
Domenica 22 luglio San Iaco Cari Parrocchiani, oggi vi faccio scrivere da San Giacomo che richiama ciascuno di noi ad essere imparziali. “Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcu-
Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.
peso alle cose della vita a seconda della sua educazione, dei suoi pensieri e della sua esperienza. Per “cose della vita” intendo i “valori” che riteniamo più importanti e che danno senso al nostro vivere. Su questi si basano le nostre scelte, su come distribuiamo il tempo delle nostre giornate: a volte non ci pensiamo molto da dove partono i motivi di quello che facciamo, ma ne varrebbe la pena perché non sempre ci si indovina al primo colpo, e in palio non c’è una bicicletta, come per sant’Anna, ma la nostra vita e quella degli altri! (dd)
Domenica 5 agosto Sabato 28 Luglio gli anziani della Casa di Riposo “Villa San Giuseppe” in trasferta al P.so Campolongo. Pranzo offerto dal dr Demattia, al rifugio “La Tambra”. Nella foto un momento della S. Messa.
no con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?” Il nostro Patrono ci suggerisce oggi un bell’impegno e se ci viene da dire che non ne abbiamo bisogno, pensiamoci un po’. Concludo, a nome di tutti, con un vivo augurio di ogni bene per le coppie che quest’anno festeggiano un anniversario significativo del loro matrimonio. (dd)
Domenica 29 luglio Cari Parrocchiani, “Quanto pesa sant’Anna?” È la domanda che è stata fatta 450 volte nei giorni della Siegra de S. Jaco, in seguito alla simpatica “trovata” di tirare in ballo questa santa che fa bella mostra di sé nella nostra chiesa parrocchiale. Ho dato un’occhiata anche al quaderno fatto da Cristina per trovare a colpo sicuro il vincitore: si va da puntate di 28,4 kg a 199,9 kg! Valutazioni ad occhio, tutte “molto” personali a seconda dell’esperienza e del senso pratico di ciascuno. Proseguendo su questo pensiero mi dicevo che siamo davvero diversi, vediamo in modo diverso le cose e ognuno dà
Cari Parrocchiani, come quel “sior” ben vestito di cui parla il canto “Crist da mont”, che si aggira per i sentieri ascoltando i suoni della montagna e gustando i paesaggi, così anche noi vediamo tra le nostre frazioni persone di varie provenienze e culture. Più di qualcuno si ferma incuriosito chiedendo di conoscere la storia, le tradizioni, la vita del luogo... Qualcun altro cerca anche le proprie “radici”, perché i suoi antenati sono partiti da qui, e ha il desiderio di capire come sta continuando la vita a Fodom. Sono occasioni di scambio, dove vediamo volti compiaciuti quando si racconta quello che un po’ caratterizza la nostra vallata. Quando si incontrano altre persone da fuori spesso nascono opportunità per far conoscere tutto questo, come potrà accadere la prossima settimana per alcuni giovani della nostra zona che parteciperanno al “Sinodo dei giovani”: si incontreranno dapprima con altri ragazzi del bellunese, camminando sulla Via Francigena, e poi con altri giovani italiani a Roma, insieme al Papa, l’11 e il 12 agosto. Sarà anche per i nostri giovani un’occasione per arricchire altri con ciò che La statua di S. Anna, di cui si doveva indovinare il peso (Kg. 50,5)
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portano della vita di quassù, e arricchirsi grazie all’esperienza con altri coetanei. Una preghiera e un pensiero particolare vanno allora a questi ragazzi che, nella grande famiglia che è la Chiesa, condivideranno il desiderio di amicizia e di ricerca del proprio credere. (sdv)
FESTA A DEVEDINO Come di consuetudine, il giorno seguente Sánta Maria Maiou, il Parroco don Dario celebra la S. Messa a Davedino. Nel paesello si fa gran festa con tanti invitati. Complimenti agli organizzatori.
Domenica 12 agosto Cari Parrocchiani, quando sei anni fa sono arrivato tra voi, una delle cose piacevoli è stata rivivere nell’ambiente di montagna che da tanti anni mi mancava. Ricordo la meraviglia che provavo per i posti suggestivi, i fiori che crescono spontanei anche ai bordi delle strade e la neve. D’inverno mi sembrava di vivere in una cartolina. Adesso mi piace, ma manca quella meraviglia che mi rallegrava la vita. Questa è la conseguenza dell’abitudine che in certe cose ci facilita rendendo tante nostre azioni quasi automatiche, ma dall’altra fa mancare il bello della sorpresa e spesso toglie attenzione e importanza anche ai valori anche più grandi. Pensate ad esempio quello che combina l’abitudine nella vita degli sposi: eppure sono sempre quelli che un tempo erano follemente innamorati! Sto pensando ai discorsi che Gesù ci fa nei vangeli di queste domeniche parlando del Pane di vita: noi ci crediamo che è lui questo pane, ma poi in pratica non sembra che ci teniamo proprio tanto a nutrircene, anche qui forse per abitudine. Invidio quelli che si convertono da adulti per la freschezza e la convinzione della loro fede, cose che il più delle volte noi non abbiamo provato perché ci sono state insegnate da sempre, ci siamo abituati e “non fanno più effetto”. Ogni tanto mi prendo ancora il tempo di ammirare la natura che mi circonda e mi accorgo che un po’ di quella meraviglia rinasce dentro di me. Forse dedicare un po’ di più tempo farebbe bene anche alla nostra fede. (dd)
re cambiato con la repressione o il castigo: è dentro, il cuore, che deve guarire e questo è un intervento difficile, così difficile che Gesù, figlio di Dio, si è accompagnato alla nostra vita per aiutarci a capire come fare e per darcene la forza. San Paolo dice che “in nessun altro c’è salvezza”. E i fatti sembrano dargli ragione. (dd)
Domenica 2 settembre
festa” perché la festa la si deve anche vedere e sentire. Abbiamo bisogno di questi momenti nei quali stare insieme contenti, gratis, senza secondi fini se non quello di far festa. A tutto questo contribuisce sostanziosamente anche il passato, presente nei ricordi, nell’immaginazione e nei bei vestiti di altri tempi. Mi chiedo però: tra cinquanta, cento anni, che cosa ricorderanno di noi? Lasceremo ai posteri qualche memoria speciale e propria del nostro modo di vivere? Avranno la possibilità di ricordare con orgoglio valori che noi abbiamo vissuto e onorato? Ci saranno tratti inconfondibili delle nostre comunità tali da essere ricordati con nostalgia? Bisogna pensarci, perché non possiamo accontentarci di tramandare soltanto un passato vissuto da altri, ma abbiamo il dovere di incrementare questo bagaglio storico e culturale con qualcosa di nuovo, di nostro, di originale. Potrebbe essere una buona verifica per la nostra vita.
Domenica 26 agosto Cari parrocchiani, io credo che ci sia tantissimo bene in noi e nel mondo, ma in genere le novità del telegiornale non sono buone novità, anche perché il male e le disgrazie attirano di più gli ascoltatori. A partire dal clima che cambia e che ha manifestazioni sempre più violente, dalla corruzione e dai fenomeni mafiosi che sottraggono risorse alle comunità, per arrivare alla droga che distrugge le vite, ai femminicidi all’ordine del giorno e all’incompetenza delle persone che occupano posti importanti per raccomandazioni... Tutto per avidità di denaro, di potere e di sesso, espressioni primarie dell’egoismo umano. Ogni volta si sentono propositi di cambiamento, di repressione e rassicurazioni che non succederà più e invece non cambia nulla. Perché? Le malattie non si curano limitandosi a togliere il dolore, ma ciò che causa il male. Così l’agire dell’uomo non può esse-
Cari parrocchiani, Fra pochi giorni si apriranno le scuole per l’inizio del nuovo anno. Dopo un meritato periodo di vacanze, i bambini e i ragazzi sono chiamati ad affrontare questo n do al presente e al futuro. Il presidente della Repubblica, rivolgendosi ai ragazzi in uno dei suoi discorsi, ha usato proprio queste parole: “Il futuro vi appartiene, ma il futuro comincia ogni momento; anche con fatica. Nella scuola si cresce, ci si incontra, si sviluppano cultura, affetti, solidarietà, conoscenza reciproca. Si sperimenta la vita di comunità, il senso critico”. E a tutto il personale educativo ha detto: “La scuola contribuisce, in misura determinante a far crescere la personalità dei ragazzi, a radicare in loro valori, a definire e consolidare le loro speranze, a metterne alla prova intelligenza, socialità e creatività. Vi si prepara il domani della nostra civiltà e della nostra democrazia. A scuola si disegna il futuro”. Unendoci a queste parole, aiutiamoci anche noi, piccoli e grandi, a cercare e vivere insieme i valori che fanno il presente e il futuro della nostra comunità fodoma e della comunità più grande che è il mondo in cui viviamo. Bon ann de scola a duc cánc! (sdv)
Domenica 9 settembre l’impegno della nostra comunità cristiana e in particolare del Consiglio Pastorale Parrocchiale Unificato che comincerà la sua attività guidato dalle indicazioni del nostro vescovo Renato. (dd)
Domenica 19 agosto Domenica 16 settembre La festa di santa Maria Maiou è il giro di boa dell’estate. Una festa allegra, variopinta e sonora! Possiamo proprio dire “una
Cari parrocchiani, mi rendo perfettamente conto che quello che vi dirò
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Domenica 30 settembre
Pieve 12 Settembre 2018 - Il nuovo anno scolastico inizia con la S. Messa
in queste pagine darà adito a discussioni e perplessità. Siete tutti al corrente che molte cose dette da papa Francesco trovano resistenza all’interno della stessa chiesa e che il suo pensiero non è condiviso da un certo numero di vescovi e curiali. Semplificando al massimo per capire da dove partono le discordanze, vi dirò che ci si gioca sostanzialmente sulla risposta che si dà a questa domanda: al centro della nostra fede c’è Dio o l’uomo? Sembra evidente rispondere che al centro della fede ci deve essere Dio. Per questo Dio deve essere adorato, bisogna prostrarsi di fronte a lui e bisogna ubbidirlo. Tutto questo lo conosciamo assai bene. Ma da cinquant’anni in qua comincia a farsi strada un altro modo di pensare. Un particolare: a messa prete e fedeli guardavano tutti nella stessa direzione; poi gli altari sono stati girati e ci si guarda reciprocamente. È un esempio, ma anche un segno di un pensiero nuovo. Noi crediamo che Dio in Gesù si è umanizzato, è diventato come noi. Vuol dire che dobbiamo essere davvero importanti per lui se è arrivato fino a questo punto. Apriamo e leggiamo il Vangelo: troveremo momenti in cui Gesù ci parla del Padre (e come ci parla del Padre!) e momenti in cui si rivolge a lui nella preghiera, ma sostanzialmente in tutta la sua vita si è dedicato alle persone che incontrava perché fossero guarite, consolate, restituite alla loro grande dignità di persone umane. Possiamo
ben dire che al centro del cuore del Padre ci siano gli uomini ai quali ha mandato suo Figlio (anche lui diventato uomo) e che al centro del cuore di Gesù ci sia l’uomo e la sua felicità! Allora concludiamo: è Dio che ha messo al centro l’uomo e quindi è l’uomo al centro della nostra fede. Questo non significa che l’uomo è più grande di Dio, ma che per noi la strada per raggiungere Dio sono i nostri fratelli uomini. Vogliamo onorare Dio? Vogliamo “servirlo”? C’è un solo modo: lo possiamo fare esclusivamente attraverso gli altri. Proviamo a leggere il Vangelo da questo punto di vista e ci accorgeremo che i conti tornano perfettamente. Capiremo anche subito che la “seduzione per il divino” (andare a Dio direttamente) è molto più comoda che raggiungerlo e onorarlo attraverso le persone che vivono con noi! Tornando da papa Francesco, ora si capisce bene per ché tutto quello che dice si riferisce sempre all’atteggiamento concreto che noi cristiani, se ci teniamo ad esserlo ancora, dobbiamo avere verso gli altri. (dd)
Domenica 23 settembre Cari parrocchiani, sto pensando che un po’ di benevola ironia non può fare altro che bene e allora sostituirò per un po’ di tempo le immagini “serie” che stampo su questo foglietto, con queste vignette che propongono i vari momenti del vangelo buttandola sul ridere. Per me non sono affatto
irriverenti e le disegna don Giovanni Berti, prete veronese, che ho avuto modo di conoscere personalmente. Come sempre c’è chi non approva (perché i veri cristiani non possono ridere!): a me piacciono perché le cose presentate con ironia fanno breccia dentro di noi senza che si senta il bisogno di difendersi, così la sostanza del messaggio arriva e viene capita: una specie di cavallo di Troia. Inoltre le vicende dei tempi di Gesù vengono tradotte con parole e situazioni che viviamo noi oggi. Provate a pensare quanto ci si tenga ancora ai vari titoli, come se aggiungessero qualcosa a quello che siamo; tutti sanno che non contano nulla, ma tanti li desiderano. Anche gli apostoli che erano alla scuola di Gesù si chiedevano chi fosse il più grande, e lui, Gesù, sullo sfondo... (dd)
Cari parrocchiani, “La Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere ed accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza.” (card. Baldisseri) Papa Francesco ha molto a cuore i giovani; li riconosce come coloro che possono aiutare la Chiesa ad annunciare la buona notizia del vangelo di Gesù al mondo d’oggi. Per questo, già da tempo e precisamente un anno fa, Papa Francesco aveva annunciato che ci sarebbe stato un Sinodo, cioè una convocazione, per riflettere con i giovani e per i giovani. Lo scorso 13 gennaio è stato presentato un documento preparato dai Vescovi per l’assemblea che si svolgerà in Ottobre2018. Il Papa inoltre ha scritto una lettera ai giovani ed anche dalla nostra diocesi sono arrivati contributi a Roma. Dalle risposte è emerso che i giovani di oggi, contrariamente a quanto a volte pensiamo, hanno grande voglia di diventare protagonisti di un mondo migliore e di una Chiesa più giovane e vera, desiderano far sentire la loro voce ed essere coinvolti in questo rinnovamento. Sarebbe bello allora continuare a dialogare insieme e a condividere. Per questo è a vostra disposizione, nelle Chiese di Arabba e Pieve, una scatola per raccogliere le vostre domande e i vostri pensieri. Saranno un prezioso aiuto. Grazie! (sdv)
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«Le nuove del Pais»
Domenica 7 ottobre Madonna del Rosario Cari parrocchiani, il mese di ottobre è il mese missionario. Il Papa, nel suo messaggio per questa occasione vuol farci comprendere sempre meglio ciò che il Signore vuole dirci: Ogni uomo e donna è una missione, è questa la ragione per cui si trova a vivere sulla terra...
vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Tutti possiamo essere missionari nella nostra situazione di vita: possiamo scorgerlo in tante persone intorno a noi, nei papà che dedicano le giornate lavorando con serietà e responsabilità, nelle mamme che con pazienza e amore fanno crescere i loro figli, nei giovani che si aprono alla vita con entusiasmo
e si chiedono a che cosa sono chiamati per contribuire al bene di tutti, in chi si dedica con passione al suo impegno educativo e lavorativo. Possiamo dire allora che tutti siamo in missione quando diamo senso al nostro vivere. C’è inoltre, chi si ritrova insieme, donando del proprio tempo a preparare oggetti vari per poi venderli e dare il ricavato a chi ne ha bisogno, come il gruppo delle “donne del marte-
dì”, il gruppo “insieme si può”. Ma hanno una missione anche tutte quelle associazioni che nella nostra vallata sono pronte ad aiutare in caso di bisogno. Non possiamo dimenticare poi i nostri missionari fodomi che sono partiti per terre lontane da qui per condividere la vita con chi è più bisognoso. Sono davvero tante le opportunità dove possiamo esprimere il nostro essere missionari. (sdv)
Momenti di speranza Pierde la vita per la sita – N ricordo de Stefano Devich
Juoba ai 2 de agost, co la burta nuova la s’à tost slargé fora, duta la val da Fodom l’é restada senza parole: Stefano Devich, maringon de 48 agn, l é sté ciapé mort sot a nen elber su per Mont d’Andrac a gauja de la sita. Stefano l eva n ciaciadou, n gran apascioné de la natura e daspës l se tolëva su l rucsoch, coche fesc ogni bon iagher, per jì a se cialé i animei; l eva un che abadáva, che cugniscëva la mont. Per chëst, la desgrazia l’é stada ncora plu difizile da azeté. L destin l lo spetáva ilò. Nciournis e senza parole da la nuova duc i amisc e la jent che i lo cugniscëva polito. N particolar chi del Coro Fodom, ulache Stefano l ciantáva da cuaji vint agn come tenor
prum. Na pascion chëla per la mujica che l’é de fameia nte cesa dei “Vic” da Salejei. La sorela Anna l’é maestra del Coro de le Ële Col de Lana. La śia, Fránzela, l’ava nsegné via per troc agn l Pico Coro Col de Lana, ulache ence Stefano, sessaben, l ava cianté come troc de autri tosac per po passé ntei cori “maious” de la val. Stefano l eva trop atìf ntel volontariat: per agn l ava fat pert del diretif de la Riserva de Ciacia da Fodom e da puoch l eva sté liet ntel consei de la Cooperativa da La Plié. Per chëst, l di de la sepoltura la gliejia no l’é stada bona de tignì duta la jent ruada adalerch per l saludé l ultimo viade. Ence l maestro Bepi De Marzi,
gran amich de la sorela Anna, del Coro de le Ële e del Coro Fodom, l à volù vignì da la sua Arzignano per ie ester damprò nte chëst burt moment co la mujica. Co l Coro Fodom l s’à metù a cërcle davánt al vascel de Stefano, De Marzi l à ntoné e acompagné al orghen le note de sua ciántia, cugnisciuda da duc, “Signore delle cime”. E po le parole dei ciaciadous, co la “Orazion del ciaciadou de le Elpe” e dei compagn de la clasce 1969. Per l ultimo salut nte cortina, nveze che l tradizional “Magnificat”, l Coro Fodom, l Coro de Gliejia, l Coro de le Ële e i raprejentánc de autri cori i à cianté l’Ave Maria sot la direzion de De Marzi. ( ls )
N ricordo de Aldo Qualizza
Caro Aldo, Ti te sas che co i ne clama, nos on da jì… Te sas che on da ester tres njignei per monté su na ambulánza, magari co le sirene che scraia... Te sas ence che nos no podon avei poura, co l é ora de avei a ci fé co la jent che stà mel o che s’à fat mel, o ence con chi che no ie la fesc e ne muor sot i ogli… Ma no Te sas cotánt difizile che l é tò sarevede da un de nos, da un de nosta fameia de la Crousc Bláncia,
a chëst no, no son usei! Chelche viade, co meton nosta divisa, ne pèr che siebe dut plu saurì, de podei daidé duc, de podei salvé duc… ma trope oute, e ncuoi l’é una de chëste, mosson amëte chël che disc nost Signour: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. Nos Te perion de no Te desmentié de nos, ence se tue “vie” no sarà plu le noste… co leva l sorogle ciala soura a chi che à l turno via per l di, co leva la luna recordete de chi
che fesc la not. No savon Aldo ulà che t’es, no savon se chëst gilet de Tua divisa l te servirà ncora per sceguité a fè del ben, ma l Signour Iddio l t’à segur resservé na bela luoga, damprò da chi che à n bon cuor e s’à dé ju per i autri. No savon Aldo percieche l Signour l t’à clamé: ma nos savon, che co i ne clama, nos on da jì… A se vedei e Diotelpaie de dut. N volontario de la Crousc Bláncia Fodom.
Luisa Ribacchi
Ricordo della maestra Luisa Ribacchi con i suoi alunni, a Roma, dove ha insegnato fino alla pensione, prendendosi a cuore anche i problemi personali dei suoi ragazzini. Tutti l’abbiamo conosciuta, in quanto veniva in vacanza a Fodom già verso la fine degli anni ’50, alloggiando negli alberghi o affittacamere di Pieve. Si è sempre sentita affezionata al nostro paese, di cui apprezzava in particolare l’aria salubre e la natura coi suoi fiori, nonché ai suoi abitanti con cui socializzava con molta naturalezza e facilità. Per questi motivi, nel 1997 aveva vendu-
to la casa al mare ed acquistato un appartamento a Salesei, nel condominio “Cesa de Mëda Luisa”, intitolato volutamente a lei quale proprietaria più anziana e caratteristica. Quivi è rimasta stabile per 13 anni circa, appoggiandosi sul buon cuore della gente, nonostante il suo “caratteraccio” come le veniva attribuito (senza peraltro che portasse rancore) e come lei stessa ammetteva. Durante la sua permanenza, infatti, amici, conoscenti e soprattutto i vicini di casa sono stati per Luisa un riferimento sia per la compagnia che per qualsiasi altra
necessità, non avendo lei più nessuno di famiglia (se non qualche nipote). In seguito, per motivi di salute, è stata ospite della Casa di soggiorno di Taibon, quindi del Polifunzionale di Agordo ed infine presso la nostra Casa di Riposo. Vogliamo ricordarla in particolare per il suo spirito giovanile, la sua grinta nell’affrontare la vita e la sua sensibilità d’animo con cui è riuscita ad invadere anche un pezzetto del nostro cuore. Ora le concediamo di stare ancora in mezzo a noi, nel nostro cimitero, al sole, contornato dai monti.
«Le nuove del Pais»
Padre Bepo “Tono” l resta nte la “sua” Africa: “Se vegne a cesa i no me lascia plu jì de ritorno”
Sán Iaco 2018
L miscionario l assa bù da ester nta Fodom per la Siegra de S. Iaco La siegra de S. Iaco l’é per tradizion na giornada dedicada ence ai miscionari fodomi. Da agn ven fat la pesca a fin de ben con troc premi pichi e gragn, scinchei da la jent e de le oute da le aziende che ven trac fora a la brusca. Sun plaza, da nen toch nca, ence l Grop Insieme si Può Fodom l se dà da fè co nen bánch plen de speisa fodoma da dé fora per trè su ofierte per nuosc miscionari. A rodol un o l auter i tourna nta Fodom davò agn de miscion per paussé e per sté n cin con chi de fameia o magari per festegé e recordé l aniversario de ordinazion. Coche fossa sté sto ann per Padre Giuseppe Detomaso “Tono”, che ai 27 de jugn l é rué al bel traviert dei 50 agn de vita da preve e da miscionario. Ma a ruiné la festa che duta la comunité eva enjignada a ie fè proprio ntel di de la Siegra de S. Iaco, s’à metù demez la burocrazia. Padre Bepo, classe 1942, da n puo’ de temp nca l é n penscion e l no ven plu ricugnisciù come insegnánt atif da pert de l’Etiopia, paisc ulache l laora nte la miscion de Daye. Per chëst l ava poura che, na outa tourné n Italia, ie vegne nié l permescio de tourné via. Na dezijion che mostra dut l ben e la dedizion a sua vita de miscion, a “sua”
En momento de la Mëssa.
Le copie de nuic festegiade nla Siegra de S. Iaco.
La speisa fodoma sul bánch del Grop “Insieme si Può Fodom”.
Padre Bepo Detomaso “Tono” no l à podù festegé nta Fodom i suoi 50 agn de vita da preve (foto dal scito “centromissionario. diocesi. it”)
Pronti per giourì la Pesca.
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Africa e a chëla jent puora che dël dáida dal 1972, ann che l é rué colavia. N miscionario “imprendidou”: i é trope defati le scole e le gliejie che l à fat su nte sti 50 agn de Africa. L’ultima proprio nte la miscion de Daye, fenida e inaugurada da puoch. Medemo problem per Padre Sisto Agostini da Col. L’à podù nveze tourné nta Fodom dal Pakistan Suor Agnese Grones. Ence se no l’eva chilò, Padre Bepo l é sté mpo recordé nte la S. Mëssa del di de la siegra e col cuor duc i fodomi i eva n Etiopia damprò dël che, coche à recordé scior pleván don Dario Fontana, l ie ten a ester raprejentánt dei fodomi nte la tiera de l’Africa. A la fin de la Mëssa, come da tradizion, Gliejia e Comun i à recordé e premié le copie de nuic che sto ann festegeia plu agn de noza: trëdesc chële che n recorda 25, 8 che n festegeia 40, 10 che n fesc 50 e una, Detomaso Paolo e Costa Emma, ruada ai 60 agn de vita auna. La siegra l’à vedù le bele ativité de ogni ann: l tendon del Coro Fodom nte Plaza Nuova, l bánch del “Insieme si Può”, la pesca ntei locai de la calonia e l moment de sport co la Vertikal Col de Lana. Tropa curiosité nveze à descedé l juoch de ndeviné el peis de la statua de S. Ana che l’é nte gliejia da La Plié: ence chëst per trè su velch da destiné a fin de ben. Ntel tendon l é sté taché fora na gran foto de la statua, che chëst ann nla Festa del Signour, davò troc agn, l’é ndavò stada portada n prozescion da vot jovene. Tropa jent à prové de endeviné. Domënia da sëra la resposta: la statua la pësa giust 50, 5 chili. (ls)
La partenza de la “Vertical” dei tosac.
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«Le nuove del Pais»
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BERTO “DE TORATIA”:
ersone - Nasciù a Reba ai 5 de auril del 1941, Adalberto Pellegrini (per i fodomi Berto “de Toratia”, ndr) l é cugnisciù da tánc nánter Fodom e Badia per ester sté per na vita stradin proprio su le strade che va da Reba a Corvera fin a Sán Laurenz. Pro chëst, tanc l cugnësc ence come caleghè e come organista da Reba. I prums agn de vita a Reba Nasciù a Reba nte la fameia de “chi de Toratia” (sto inom l ven da Dorotea Grones “Toratia” da Verda, sua bisnona, ndr), l Berto l à bù bele da pico da tignì fora doi burte desgrazie: sua mere l’eva vignuda a mancé cánche dël l ava 4 agn e, dei doi jemelins suoi fradiei, l fradel l eva mort de n ann e mez de meningite. L eva resté demè sua sorela Angelina e suo pere Paolo. L’é sté na ia, mëda Lena, sorela de suo pere che à daidé fora l fradel a crësce su i tosac e a dé na mán coi laour de stala. Vignuda plu grana, sua sorela Angelina la dezide de se fè munega ntel ordine de le “Suore de Carità de S. Croce” e la se n peia via del viers de la Valsugana; l Berto nveze l resta a Reba ulache l empara da suo pere l mestier de caleghè e, ntel medemo temp, l se ten ence la stala con trei ce de bestiam. Del 1966, a demè 56 agn, ven a mancé ence suo pere, spo i laour de stala i resta n te le mán de dël e sua ia. “Sol me stentáve e mia ia, che l’eva del 1909, la no n eva plu tánt jovena – l ne conta l Berto – spo del 1972 è dezedù de saré la stala e de jì n zerca de n auter laour”. Berto e l laour de stradin nánter Reba e la Val Badia Sarada la stala, l Berto l ava ciapé da laour co la dita che fajëva paralevine sun Ciaulonch. N laour de na sajon, e po l à
Berto da pico auna a sua sorela Angelina.
stradin, organista e caleghè N curt la storia de la vita e de le pascion de Adalberto “Berto” Pellegrini da Reba.
Berto nte sua berstot da caleghè.
delongo ciapé l posto de stradin, mantignù fin al 2000, ann de la penscion”. Nte duc sti agn l Berto l à vedù l mudament del laour da stradin, con modi e massarie tres nuove che, ntei agn, i à nconsentì de reduje l numer de laoránc su le strade. “Cánche eve scomencé mi, ogni laoránt l ava n toch de strada da se tignì e de chël l ava da se cruzié per dut l ann – l ne conta – A scomencé mio capo l eva l Raimondo (Mondo) Delmonego da Brenta e mi eve l toch de strada da Reba fin al hotel Boè de Ciaulonch; po, ju n penscion l colega che l fajëva l Ciaulonch da la pert de Corvera, è ciapé su ence chël. La no n é juda nnavánt a le longe che, puoc agn davò i à scomencé a ne mané ntourn n scuadre; la 244 l’eva longia e i laour da fè i eva troc, se se pensa che onve da rué da Reba fin sun jou de Gherdëna e po ju fin a S. Laurenz. I prums agn se fajëva dut a mán: co l eva da scoé su le giare da d’aisciuda o da neté su l stradon se fajëva dut co la garnera e la careta e, d’inviern, se steva n pe sun camion a slargé fora a mán la giara che l eva sun casson. (…) I ciauzei e le ef: doi bele sodisfazion Extra suo laour de stradin che ie mpermetëva de se trè l vive, al Berto i à dagnára sapù bel laoré “co le mán”. Sua gran pascion l’é chëla de laoré da caleghè, mestier mparé da suo pere Paolo e dagnára fat per chi che ava debujegn. “Ncora ncuoi me
sà bel me n jì jun berstot a matié, de sté fermo no son proprio bon. L’unica diferenza da davánt a davò la penscion l é sté che no n è plu bù da cialé su l’ora, ma per l rest l laour l no m’à mei fat poura o festide”. Cánche nveze rua la bona stagion, e se pò sté n frëgo plu de fora, l Berto l ie tende a n valgune albine de ef, come che fajëva ence suo pere, ilò damprò l molin da Reba. (…) Le lezion de don Vincenzo Frena per mparé a soné l orghen N’autra pascion che l Berto l à dagnára podù porté nnavánt per dut l temp del ann, l é sté chëla per la mujica. Cánche l ava mpermò 12 agn, auna a n suo jermán, l Berto l ava scomencé a jì a cianté col coro de gliejia da Reba e, de zirca vint agn, l ava scomencé ence a mparé a soné l orghen. “De chi agn l eva don Elio a Reba e nte gliejia l eva demè n armonium. Su idea de don Elio eve scomencé, d’inviern, a jì a lezion de pianoforte a Chëlfosch da don Vincenzo Frena da Col, de chi agn preve lafora. Jive fora n coriera, doi ore a la setemana, nte stua de calonia ulache l ava n pianoforte. Da nlouta è dagnára soné. La mujica l’é na pascion che dà tánt ma che damana ence suo impegno per ester portada nnavánt”. “L vero saut de cualité l onve fat cánche don Paolino l ava dezedù de mëte nte gliejia n pico orghen a cane – l ne conta – Sonve jus a l vedei, l on compré,
e no te dighe ci bel che l eva podei sentì l sonn de n orghen vero nte na gliejia, auter che n armonium!”. Ades, a gauja de problemi de salute che l à bù davánt chelche ann, l no n à plu la medema sensibilité nte le mán e l se stenta n frëgo a soné. Sebenche l abe fat per agn sto servizio. (…) “Ades come ades nta Fodom on chelche joven proprio bravo – l disc dut orgolious - pense al Oscar Nagler che sona a La Plié, ma ence al Diego Detomaso che l sona chilò a Reba: crei che siebe ntei jovegn l davignì, ma chelche viade che l Diego no ciafieia a ester a Reba sone ncora mi”. Na vita nte le associazion, a servisc dei autri Pro la pascion per la mujica l Berto l à dignára bù ence de autri interesc e ativité. A puoch plu de vint agn l deventáva difati sourastánt da Reba; “Sonve un dei sourastánc plu jovegn che l eva de chi agn” l contal Berto. Puoch davò, cánche del 1972 l Benigno “Gobo” l metëva su l Coro Fodom, l Berto l eva un dei prums che dezidëva de tò pert. “Ntei agn votánta, jà che stentáve a porté nnavánt l Coro Fodom e l coro da Reba, è dezedù de jì nnavánt demè con chëst ultimo”. N spirito de volei fè velch per i autri, chël del Berto, che ntei agn l l à porté a daidé fora associazion e autra jent nte la vita de suo paisc. Simbol de chëst l é ence la medaia de or che l à ciapé per sua ativité come donator de sánch, fata per plu e plu agn, (…). “È passé operazion e autre robe – l ne conta - ma l emportánte l é jì nnavánt e se tignì mpegnei e mei ester ju de corda”. (…) Ades, pere de doi fioi e nono de doi neode, l Berto l vif dignára a Reba nte chëla cesa che la l à vedù nasce. Nte dël, nte l’intervista che i’on fat, on ciapé na persona semplize, saurida, umile e che, conforme a chël che la vita i’à metù davánt, l à dagnára sapù cierne fora l meio. Na gran lezion de vita, ulache on duc velch da mparé e de chëst l ringrazion de cuor. Diotelpaie Berto! (Giulia Tasser) Da La Usc di Ladins del 23 de merz 2018 – mudé per fodom da Lorenzo Vallazza
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«Le nuove del Pais»
Parrocchia di Colle Arrivederci don Sandro!
Grazie! Un sentito ringraziamento dalle Nuove del Pais da parte di tutta la comunità di Colle arrivi a don Sandro Capraro e a Don Franco Decima per aver assistito in questi mesi la nostra comunità in tutti i suoi bisogni spirituali. Siamo sicuri che non sarà sempre stato facile, ma proprio per questo il nostro ringraziamento è ancora più grande e sentito! Con affetto e gratitudine La comunità di Colle
Dopo circa sei mesi passati senza la presenza costante di un sacerdote in paese, domenica 16 settembre la comunità di Colle ha potuto dare il benvenuto a don Gabriele Bernardi che agli inizi di settembre aveva preso commiato dalla comunità di Longarone. Con una cerimonia d’insediamento che lui stesso ha richiesto fosse molto semplice, don Gabriele è stato accolto davanti alla chiesa dai chierichetti, dal consiglio pastorale, dalle autorità, dalla gente e dal coro che ha intonato il “Cantate Domino”. Dopo un breve saluto da parte del sindaco, la processione si è portata dentro la chiesa dove, prima di entrare in sacrestia, don Gabriele ha sostato un attimo in corrispondenza delle balaustre per poi entrare, prepararsi e celebrare la S. Messa.
Don Sandro durante la sua ultima messa a Colle.
Un momento della processione del 15 agosto.
M
graziato tutti per l’accoglienza ricevuta in questi mesi e ha fatto appello al fatto di proseguire uniti come comunità, quell’unità che lui ha visto in un paio d’occasioni durante i funerali e che l’ha lasciato stupito. “Soprattutto proseguite uniti” - ha detto don Sandro - “e perseverate nei vostri usi e in ciò che vi caratterizza come comunità”. Ringraziandolo delle belle parole e degli utili consigli che ha sempre elargito nel bisogno, un grande “grazie” arrivi a don Sandro anche dalle pagine delle Nuove del Pais, con i migliori auguri per il suo cammino futuro.
ercoledì 15 agosto, giorno della “Madona d’Agosto”, è stata l’occasione per la comunità di Colle per salutare don Sandro Capraro prima che lasciasse definitivamente il nostro paese. Dallo scorso aprile, dopo la dipartita di P. Giampietro, don Sandro ha infatti garantito assieme al parroco di Rocca Pietore don Franco Decima sia la celebrazione delle S. Messe che l’officiatura di cerimonie particolari come battesimi e funerali, abbinate all’aspetto gestionale della parrocchia stessa. Con visibile commozione, dopo il vespero e la processione pomeridiana don Sandro ha rin-
Benvenuto don Gabriele! LA CELEBRAZIONE All’inizio della messa don Gabriele ha ringraziato l’intera comunità di Colle per aver accettato, come da lui richiesto, di non fare il classico insediamento alla presenza di altri parroci o del vescovo: una scelta questa che lui ha spiegato essere stata dettata dal voler porre maggiormente l’attenzione sulla comunità stessa che sulla cerimonia che, a suo dire “Queste comunità hanno dovuto fare troppo spesso negli ultimi anni”. Al termine dei ringraziamenti, il parroco ha consegnato due regali alla comunità: un sasso proveniente dal monte Calvario e dell’incenso proveniente
Alcuni momenti della prima messa di don Gabriele a Colle.
da Gerusalemme. Un legame quello del sacerdote con la Terra Santa di cui la comunità era a conoscenza (11 sono stati gli anni che vi ha trascorso) e del quale ha tenuto conto durante l’offertorio: infatti, assieme a pane, vino, ad una candela, ad un cesto di prodotti tipici e alle chiavi della chiesa, a Don Gabriele sono stati consegnati 1.000 euro del ricavato del Mercatino Missionario da destinare alla Terra Santa. Durante la sua prima Messa, don Gabriele ha evidenziato in più di un’occasione l’importanza dei bambini e dei giovani in una comunità. Sono loro infatti, a suo dire, i forieri di novità e di vitalità. “È proprio nei bambini che si ha la piena espressione della
felicità del Signore – ha detto il parroco - e se Lui fosse messo maggiormente al centro della nostra vita di tutti i giorni vivremmo sicuramente meglio e non ci sarebbero tutti questi problemi. Dopo 11 anni trascorsi ad Arabba, 11 in Terra Santa e 11 a Longarone, spero solo di passarne molti anche qui a Colle, tra queste belle montagne”. Tra volti che già conosceva dai tempi in cui era ad Arabba e altri più giovani mai visti, inizia per don Gabriele un nuovo cammino al servizio del Signore, come anche per la comunità di Colle inizia un nuovo percorso assieme ad una nuova guida spirituale. Con la speranza che, come ha detto il sindaco di Colle, “La comunità di Colle non la lasci mai solo, don Gabriele”. (Giulia Tasser)
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«Le nuove del Pais»
VITA PARROCCHIALE Don Lino Agostini: 40 anni di lavoro a servizio del Signore Domenica 09 settembre don Lino Agostini è ritornato a Colle per celebrare la S. Messa a ricordo dei suoi 40 anni di servizio sacerdotale.
Don Lino a Colle durante la messa del 40° di sacerdozio.
DON LINO AGOSTINI: L’INFANZIA Nato a Villagrande il 13 gennaio 1951 come ultimo di otto fratelli da barba Iaco e meda Francesca “Cisca” Codalonga di Rucavà, don Lino Agostini ha trascorso a Colle i suoi primi anni di vita fino a quando, dopo le scuole medie frequentate a Caprile, si trasferì a Belluno per il prosieguo degli studi. Dopo un anno alla scuola sacerdotale di Frascati, il 28 dicembre 1977 venne nominato diacono nella chiesa di San Rocco a Belluno e, nel corso dell’anno successivo, arrivò la nomina di sacerdote. Nei ritagli di tempo dove non studiava, Lino ha sempre aiutato la famiglia nell’attività agricola, ha coltivato la passione per la musica sia con la chitarra che con l’organo e, una
volta divenuto sacerdote, ha sempre cercato di organizzare e predisporre molte attività tra i giovani e per i giovani. Sulle Nuove del Pais del 1978, don Lino veniva definito come “il primo sacerdote secolare di Colle proveniente dalla diocesi di Belluno”. Primo, ma che sin ora è stato pure l’unico: se nello stesso numero delle “Nuove” si accennava al fatto che l’ordinazione di don Lino arrivava dopo 34 anni dalle ultime ordinazioni sacerdotali avvenute in paese (don Oreste Chizzali e Don Vincenzo Frena), ora da quel 1978 di anni ne sono passati 40 e nessun
altro sacerdote è più stato ordinato a Colle. LA “MESSA NOVELLA” DI 40 ANNI FA Il 10 settembre 1978 don Lino officiava la sua prima messa nella chiesa di Colle, dove il giorno prima era stato ordinato sacerdote dall’allora vescovo di Belluo mons. Maffeo Ducoli. In occasione dei due giorni di festa la comunità aveva preparato archi, fiori, poesie e, oltre ai molti sacerdoti arrivati in paese, ad allietare il tutto era intervenuta pure la banda musicale di Colfosco. Successivamente
Don Lino nel giorno della sua prima messa. Dietro a lui si possono intravedere il vescovo mons. Maffeo Ducoli e l’allora sacerdote don Pietro Crepaz.
alla sua ordinazione, don Lino iniziava il suo operato già il 26 settembre come cappellano a Longarone per poi, dopo altre esperienze come vicario parrocchiale di Belluno – Cavarzano e di Polpet e come sacerdote a Cencenighe – San Tomaso, giungere a Antole - Sois e Bes dove opera dal 2011. Negli anni trascorsi a Polpet, don Lino si è molto attivato per istituire e sostenere il locale gruppo degli Scout, legame che mantiene ancor oggi e che è emerso nella celebrazione del 9 settembre a Colle. Proprio una loro delegazione era infatti arrivata per cantare e accompagnare la messa e, durante la predica, non sono mancate da parte del parroco parole di ringraziamento e stima nei confronti di quella che per lui è stata ed è una famiglia. Un augurio speciale per aver raggiunto questo traguardo giunga a don Lino anche da parte delle Nuove del Pais, con la speranza che possa servire il Signore per ancora molti anni, ma anche con la speranza che nei nostri paesi possano sorgere nuove vocazioni sacerdotali. Ad multos annos, don Lino! (Giulia Tasser)
Da Longarone a Colle: gli Esercizi spirituali comunitari itineranti Dal 24 al 26 agosto 2018 la diocesi di Belluno - Feltre ha organizzato lungo un tratto del “Cammino delle Dolomiti” gli Esercizi spirituali comunitari itineranti. Tre giornate di fine estate che nel cammino da Longarone a Colle hanno lasciato intravedere ai pellegrini un primo assaggio di autunno, in quanto nella notte tra il 25 e il 26 agosto la neve aveva lambito le nostre frazioni più alte, attestandosi a 1600 m di quota. Il tema di quest’anno era “Osservare con gli occhi del cuore” che è stato poi declinato nelle tre diverse giornate: nel
primo giorno, da Longarone alla Val di Zoldo, i pellegrini si sono concentrati sull’essere creativi prendendo spunto dall’arte delle chiese della Val di Zoldo; il secondo giorno, da Zoldo alla Val Fiorentina, la riflessione si è spostata sull’essere contemplativi e ciò è stato facilitato dall’attenta osservazione della natura che i pellegrini hanno effettuato lungo il percorso per poi terminare il terzo giorno, a Colle Santa Lucia, con una giornata di riflessione sull’essere liberi. Oltre alle soste nei vari musei ed edifici sacri dislocati lungo il percorso, i pellegrini hanno
ricevuto in omaggio una pubblicazione di Francesco Laveder sulle origini del toponimo Fiorentina che, alla luce di nuovi studi e letture, sembrerebbe derivare da un particolare tipo di mulino da ferro che era presente in valle all’epoca dello sfruttamento minerario del Fursil e non da patronimici o da altri contesti che, per anni, sono stati ritenuti i più plausibili. Un’esperienza positiva, che vede come coincidenza il fatto di aver avuto come località di partenza e arrivo le medesime di don Gabriele Bernardi, partito da Longarone e arrivato a Colle.
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Mercatino missionario 2018
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Il Vescovo in ferie a Colle
Lunedì 29 luglio il vescovo di Belluno – Feltre mons. Renato Marangoni è arrivato a Colle assieme ad alcuni seminaristi per passare qualche giorno in alta montagna come già aveva fatto l’anno scorso. Non è mancata, martedì 30 luglio alle 18.00, una S. Messa da lui celebrata nella parrocchiale di Colle dove la riflessione si é portata sul santo del giorno, S. Ignazio da Loyola, e sulla sua esperienza di vita.
Con tante belle novità fatte a mano e con tanti premi ad estrazione destinati alla pesca si è svolto anche quest’anno dal 29 luglio al 02 settembre nei locali dell’Azione Cattolica il Mercatino missionario di Colle. Il ricavato di quest’anno, al netto delle spese sostenute, è stato di 5.724,00 euro che è stato così ripartito: - 2.000 euro alla missione in Etiopia di P. Sisto Agostini, - 1.000 euro a don Gabriele Bernardi da destinare all’ospedale pediatrico di Betlemme, - 500 euro all’associazione Pettirosso Agordino,
Nuova vita e color ntei auterioi da Col Fora per l mes de jugn i Scizeri da Col i à provedù a netà fora e mete aposto i doi auterioi che se ciata ntel pais: chel de S. Antone ntei Vauz e chel del S. Cuor che se ciata via l Crep. Sta operazion l’é stada incia l’ocajion per mete davant da le statue doi biei zesc de fiori injegnei ca da meda Marina Lezuo, che con suoi 92 agn l è la “nona” del pais, ma che i agn no la i sent e
che con sue magn de oro la sen laora ncora cotant. Che siebe per i auterioi che per la gejia o per fa pi biei archi e gherlande de dasse, meda Marina la laora semper volentiera con suoi fiori e no la se infenz a n fa su de ogni sort. Na vera arte chela che sta meda la manda navant, n’arte che nte sua semplizità la porta color e vita ulachemai. Gramarzé de dut meda Marina!
- 500 euro alla chiesa di Colle, - 500 euro alla Mensa dei poveri di Mussoi (BL), - 500 euro a Precious, ragazza nigeriana accolta nella comunità delle suore “Discepole del Vangelo” di Castelfranco Veneto che ha realizzato alcune borse e astucci per il mercatino missionario di Colle. - I 724 euro rimanenti verranno utilizzati come fondo cassa per il mercatino del 2019. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno realizzato i manufatti o che hanno contribuito alla pesca missionaria!
L Piz da le Parole Eccoci qui con un altro appuntamento del “Piz da le Parole”! Ecco la nostra spiegazione delle parole proposte l’altra volta: Belora: Donnola (Mustela nivalis) Maguoia: Capsula del papavero Priul: imbuto a manico lungo per preparare le fortaie Le parole che raccogliamo nel nostro Piz da le Parole e che proponiamo questa volta sono:
GRAMOLOGN, PIZACRAZE, ZAMBISCÀ Se qualcuno di voi conoscesse il significato di almeno uno dei tre termini può mettersi in contatto con l’Istitut cultural ladin Cesa de Jan al 0437-720609 o scrivere a info@istitutoladino.org.
Don Gabriele Bernardi – Contatti Don Gabriele Bernardi, come già padre Giampietro Pellegrini e gli altri parroci venuti prima, ha preso dimora presso la canonica di Selva di Cadore. Sarà reperibile telefonicamente allo 0437 720113 o allo 345 8770816. Per chi lo volesse incontrare direttamente a Colle, don Gabriele sarà disponibile ogni martedì e ogni venerdì mattina al termine della messa delle 08.00.
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DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI
Musicol: un nuovo coro di giovani
Autunno 2017. Alcuni giovani membri del coro parrocchiale di Colle S. Lucia iniziano, attraverso un’idea lanciata quasi per scherzo, a mettere alla prova le proprie capacità canore in maniera autonoma. Il primo obiettivo era quello di cantare alcuni brani durante la Santa Messa della Notte di Natale, e così i giovani collesi, diretti da Mattia Troi e accompagnati all’organo da Eleonora Troi, hanno esegui-
to la Missa dom. VII in hon. S. Cassiani Martyris di I. Mitterer. È così iniziata un’avventura musicale del tutto nuova per Colle, possibile anche grazie all’aiuto dei due amici fodomi Oscar Nagler e Roberto Marchione. Accomunati dalla passione per la musica e il canto, i giovani collesi hanno saputo dare voce al loro entusiasmo creando un gruppo canoro autonomo. In un paese piccolo come il nostro non è facile riuscire a stare insieme in maniera coesa orientandosi tutti verso un unico obiettivo, eppure questi giovani ci sono riusciti: si dice che la musica unisce ed è
Alcuni membri del neonato coro.
proprio vero. Le prove di canto sono un pretesto per allenare le corde vocali ma, allo stesso tempo, per passare tempo in compagnia in maniera sana e genuina. Inoltre va ricordato che Colle, complice anche l‘esiguo numero di abitanti, non ha conosciuto un grande periodo di ricchezza canora e musicale, come accade ad esempio nelle valli ladine vicine alla nostra dove cori, bande e complessi musicali in generale rappresentano un elemento molto importante per l’assetto culturale locale. I giovani di Colle hanno sì potuto contare sull‘appoggio del coro
parrocchiale, ma non hanno conosciuto iniziative simili alla loro nella nostra comunità. In un certo senso, essi sono i pionieri del canto giovanile nel nostro paese. Tuttavia, passo dopo passo, sono riusciti a far nascere un’iniziativa positiva, propositiva e nuova per il paese di Colle. La forte partecipazione di valligiani e turisti ai due concerti tenutisi nel mese di luglio 2018 ha dato un grande stimolo per continuare l’attività! Siamo tutti invitati a seguire e sostenere le prossime attività e gli appuntamenti dei MusiCol in paese e anche sui social network. (Beatrice per il Coro Musicol)
21 luglio 2018: I Musicol durante il loro primo concerto nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Selva assieme al coro parrocchiale San Biagio di Alleghe.
28 luglio 2018: Primo concerto casalingo dei Musicol assieme al coro parrocchiale San Giacomo di Livinallongo e al coro parrocchiale di Colle.
Col in Festa 2018 Da venerdì 17 a domenica 19 agosto tutto il paese di Colle ha vissuto l’atmosfera di “Col in Festa”. Novità di quest’anno, oltre alle varie bancarelle disposte nel centro storico del paese, sono state le molte attività proposte ai bambini: c’era lo stand dall’associazione “Trame di storia”, i giochi con conigli e altri animali proposti dai “bacagn” di Colle, le attività in cima al colle proposte dai Pompieri volontari, attività legate ai libri e al disegno coordinate da Chiara Sommavilla e i giochi e il palo
della cuccagna predisposti in piazza dal Soccorso Alpino. La presenza di artigiani del legno, pittori e altri artisti ha dato colore al centro storico. Non è mancato l’accompagnamento musicale (venerdì sera dei It’s Only Rock’n’Roll e sabato dei Die Jägerkrainer). La festa si è conclusa domenica 19 con “La Triolada”, manifestazione non competitiva dove i partecipanti hanno potuto sia correre che camminare sul percorso che da Colle saliva verso Canazei, Pianaz de sora, Fossal, Pont, Costa e Colle mentre, per i più piccoli, era stata predisposta
la “Mini Triolada” sulla strada che gira attorno al colle di S.Lucia. Il tempo è stato molto clemente e la Proloco e tutti gli organizzatori sono stati più che soddisfatti della buona riuscita dell’evento. Arrivederci al prossimo anno!
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ATTUALITÀ - SUZEDE NTA COL LAVORI PUBBLICI Sono stati completati nella prima metà di settembre il lavori di allargamento ed asfaltatura dell’ultimo tratto di strada che porta alla frazione di Costalta. Si è inoltre provveduto, come da programmazione, ad asfaltare il piano viabile nei pressi dei nuovi magazzini comunali, della Croce Bianca e Pompieri volontari di Colle Santa Lucia. Nel 2019 secondo le capacità di bilancio si provvederà al miglioramento del piano viabile presso altre frazioni del comune. Sono stati eseguiti inoltre lavori di manutenzione straordinaria della soletta carrabile in corrispondenza dei garage interrati in loc. Fossal; nel 2018 il comune ha poi provveduto come da previsione ad alienare anche l’ultimo garage rimasto. Stanno inoltre per essere terminati e rendicontati i lavori previsti per il 2018 con particolare riguardo ai magazzini comunali, alla sistemazione, allargamento e messa in sicurezza della “Strada da la Vena“ e alle manutenzioni operate sul territorio comunale (paravalanghe a Posalz e tombotto a Fossal) dai Servizi forestali regionali. Conseguentemente alla legge di bilancio 2018 che prevede contributi per “interventi riferiti a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio” è
stato redatto, approvato ed inserito nel programma delle opere pubbliche 2018/2020 il progetto di fattibilità tecnico economica di “ristrutturazione globale per la messa in sicurezza con adeguamento sismico dell’edificio comunale adibito a sede municipale, biblioteca, ufficio postale ed ambulatorio” per l’importo di 2.780.000 euro. Al momento il progetto risulta in graduatoria, ma non è stato finanziato. CONTROLLO ELETTRONICO DELLA VELOCITA’ In seguito all’approvazione del progetto definitivo per l’installazione di n.2 dispositivi fissi di videosorveglianza e rilevamento della velocità in loc. Piezza e Burs presso la strada provinciale n. 638 del Passo Giau sono stati eseguiti ad inizio estate i lavori in loco; in seguito è stato affidato il servizio di noleggio, installazione, manutenzione ordinaria e straordinaria di una postazione fissa omologata per la locazione di un sistema di rilevazione della velocità in modalità automatica per la rilevazione in entrambi i sensi di marcia oltre che dei servizi amministrativi collegati alle norme del Codice della Strada, gestione del procedimento sanzionatorio compreso software di gestione e personale qualificato all’utilizzo (due an-
nualità), del servizio in argomento a favore della ditta SD service SRL, con sede in ROVIGO (RO), risultata vincitrice della gara. SERVIZIO DI TRASPORTO SCOLASTICO E’ stato rinnovato anche per l’anno scolastico 2018/19 l’accordo tra il Comune di Colle Santa Lucia e quello di Selva di Cadore per garantire il servizio di trasporto scolastico ai 21 alunni iscritti alla scuola d’infanzia di Selva di Cadore (svolto dal comune di Colle) ed ai 27 iscritti alla scuola primaria di Santa Fosca (svolto dal comune di Selva). Quest’accordo permette di rendere più efficiente, coordinato e meno dispersivo il servizio in considerazione del limitato numero di bambini e ragazzi che lo usufruiscono nonché della ristrettezza dei bilanci, del personale dipendente e accompagnatore in capo ai comuni. L’autovelox installato a Piezza.
RINGRAZIAMENTI L’amministrazione comunale intende ringraziare tutti coloro che con impegno, perseveranza e senso civico hanno contribuito alla pulizia e sfalcio dei prati e sentieri nei pressi dei centri abitati e non solo garantendo così un buon decoro dell’ambiente circostante
ed un forte senso dell’ordine sul territorio. In un paese come il nostro caratterizzato da poche, ma ben strutturate aziende agricole a conduzione familiare, passione e capacità imprenditoriale aiutano infatti di riflesso a far crescere anche il settore turistico e non solo. (Il vicesindaco Carlo Agostini)
“Impero Sotterraneo” a Colle “Impero Sotterraneo” è il nome di un progetto che la M Produzioni assieme ad un gruppo di appassionati sta portando avanti dal novembre 2017 per realizzare un docufilm sulla storia mineraria del bellunese. Naturalmente non potevano mancare nel progetto le miniere del Fursil e così, a metà luglio, il gruppo di lavoro è venuto in visita alla Galleria Breda per vedere come effettuare le riprese nel mese di agosto. Nel mese di ottobre alcune scene verranno girate anche nei pressi del castello di Andraz e il tutto verrà poi integrato con altro materiale raccolto della zona del Primiero – Vanoi, della Val Imperina e di altre zone della provincia, del Veneto e del Tirolo. Il docufilm racconterà l’economia mineraria del passato attraverso storie di mercanti e dei rapporti che c’erano tra Venezia e il Tirolo; da qui l’idea di realizzarlo anche in inglese e in tedesco. Seguirà una seconda parte in cui verrà raccolta tutta la parte documentaristica e d’archivio, in modo da poter racchiudere in un’unica opera la vasta storia mineraria che si sviluppò tra il Tirolo e Venezia. Un momento della visita in galleria. (foto: Carla Silvestrin)
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Marco, architetto e musicista svizzero dalle radici collesi (Prima Parte) L’architetto Marco Pallua.
O
riginario della frazione di Pallua, Marco Pallua è ora un affermato architetto che opera in tutto il territorio svizzero. Nato a Padova nel 1962, Marco ebbe già da piccolo una vita movimentata: prima il trasferimento dalla casa vecchia di Pallua a quella più confortevole e nuova; successivamente, all’età di 10 anni, l’emigrazione in Svizzera. Una decisione questa che non prese di sua volontà, ma che fu conseguenza del lavoro che lì avevano trovato la madre e i suoi zii. Sino a quel momento Marco aveva vissuto a Colle assieme a tutti i suoi compagni e amici con le cure dei nonni Rodolfo e Filomena. “Ricordo felicemente le corse con la slitta fino al caselo per portare il latte – ci racconta Marco – ma pure tutta la neve che abbiamo versato nelle “zume” per mascherare il latte che inavvertitamente avevamo rovesciato lungo il tragitto. Mi ricordo dei prati da rastrellare e dei mestieri che c’erano sempre da fare quando si tornava a casa da scuola”. La Svizzera non gli era però estranea: tutte le estati trascorreva lì infatti le vacanze, vicino a Locarno, in compagnia dei parenti. Quando però, alla fine delle elementari, arrivò il momento di trasferirsi, Marco lasciò Colle con grande nostalgia: non sapeva però che lo aspettava un futuro si ricco di sacrifici, ma anche di enormi soddifazioni che, se fosse rimasto a Colle, probabilmente non avrebbe potuto ottenere. DA FALEGNAME AD ARCHITETTO Appena arrivato, Marco si trovò davanti al dilemma su che scuola frequentare. Dopo due anni di ginnasio arrivò la decisione di intraprendere un apprendistato da falegname.
“Lì ho imparato il sacrificio che comporta alzarsi ogni mattina alle 06.00, lavorare dieci ore e arrivare a sera con le mani sfinite – ci racconta Marco – un’esperienza che sicuramente mi ha forgiato il carattere e mi ha fatto capire l’importanza e il valore del lavoro”. L’esperienza pratica maturata in questo periodo aveva fatto crescere in lui un certo interesse per il disegno e l’arredo, ma non c’erano nè il mercato nè le scuole adatte per diventare architetto. “Non era sentita come professione e non se ne percepiva il bisogno – continua nel racconto - frequentai 4 anni di scuola superiore per acquisire competenze nella conduzione dei lavori e nell’organizzazione dei cantieri, combinate a quelle di un geometra e di un architetto, e trovai subito lavoro in uno studio dove c’erano 10 dipendenti e mi occupavo della direzione lavori”. Questa mansione permise a Marco di apprendere molto e, nel 2000, di riuscire ad aprire un proprio studio. Congiuntamente a ciò, iniziò a valutare se tentare o meno l’esame da architetto professionista, esame che ha poi sostenuto e superato brillantemente a Berna nel 2013 davanti a una commissione di 15 architetti conseguendo la qualifica più alta della sua categoria. “L’aver operato per una decina d’anni nella commissione del paesaggio ticinese mi ha aiutato moltissimo – dice Marco - soprattutto per dare alla formazione prettamente pratica che avevo anche una parte squisitamente accademica. Il raggiungimento di questo traguardo mi ha permesso, anche se tutti i clienti erano già soddisfatti del mio lavoro, di acquisire ancora maggior credibilità”. Attualmente Marco e i suoi 4 collaboratori si occupano sia di lavori pubblici che privati. La
Uno dei lavori di Marco a Sementina, vicino a Bellinzona.
loro filosofia è seguire un cantiere in tutte le sue fasi, dalla progettazione fino alla consegna passando per la direzione dei lavori. Questa è una sostanziale differenza rispetto al sistema italiano dove vi sono più professionalità coinvolte nelle varie fasi del cantiere. “Lavoro qui ce n’è ancora – dice Marco - ma non nascondo che non mi dispiacerebbe il confronto con altre realtà per poter applicare le mie conoscenze anche all’estero”. Marco ci racconta ancora delle difficoltà insorte negli ultimi anni nella gestione dei cantieri, dettate perlopiù dalle difficoltà comunicative che sussistono tra la direzione dei lavori e operai che, nella maggior parte dei casi, sono stranieri e
non conoscono la lingua. “Dalla manodopera mediterranea siamo ora passati a qualla dell’ex Jugoslavia e dell’est Europa – ci racconta – e questo crea spesso problemi di comunicazione. La velocità delle comunicazioni e delle decisioni alle quali siamo sottoposti oggi ci porta infatti a dover dare risposte veloci e risolutive, a scapito di un’attenta riflessione che il più delle volte sarebbe consigliabile e questi fattori messi assieme portano ad un impoverimento della qualità lavorativa. È un lavoro sempre molto impegnativo quello dell’architetto, con la differenza che ora è più logorante”. (Giulia Tasser – traduzione da “La Usc di Ladins” del 18.11.2016 – Continua...)
Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile passare direttamente in Canonica oppure effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).
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Frammenti di vita religiosa e contadina È sempre interessante parlare coi nostri anziani dei tempi ormai trascorsi e di come l’aspetto religioso e cerimoniale scandisse i ritmi della quotidianità delle loro famiglie. Nelle settimane scorse abbiamo avuto modo di fare una chiacchierata con Marina Lezuo di Pian e ne è emerso un quadro che sicuramente a noi, generazioni più giovani, fa riflettere. Ora siamo ad ottobre, mese che un tempo era quello della “Madona del Rosare” e, quindi, da quanto ci ha raccontato Marina, quello dell’ultima processione dell’anno liturgico. Un tempo l’aspetto religioso dava ritmo e cadenza alla vita quotidiana delle famiglie; basti pensare che praticamente ogni mese c’era almeno una festa importante da ricordare: a gennaio S. Antonio Abate, a febbraio la Candelora, il 25 marzo la “Madona de marz”, il 25 aprile la messa e la processione di San Marco e tra maggio, giugno e luglio tutte le festività successive e conseguenti alla Pasqua con, curiosità, il fatto che l’Ascensione e il Corpus Domini venissero ricordati e festeggiati di giovedì. La stagione delle processioni religiose e votive iniziava il 25 aprile, giorno di san Marco, occasione nella quale si tornavano a sfoggiare i grembuli in seta, in quanto nel periodo invernale dalla “Madona del Rosare” in
poi si vestiva la lana. Non c’erano solo le cadenze canoniche come la Pentecoste e il Corpus Domini, ma anche le rogazioni, le messe votive e altre funzioni che venivano officiate per particolari esigenze anche nel bel mezzo della settimana. Non dimentichiamo le giornate “di missione”, dove arrivavano in paese alcuni missionari a predicare ed esporre riflessioni inerenti la fede cristiana. “Mi ricordo che dopo la dipartita di don Albino Pezzei venne organizzata una settimana di “missioni” - ci racconta Marina – in quell’occasione arrivò a predicare don Paolo Pescosta. Era proprio la settimana prima delle Pentecoste e l’intero paese doveva anche attendere ai lavori della campagna. La cosa curiosa e che ricordo sempre con stupore è che, nonostante fossimo assidui nel frequentare questi incontri da lui proposti, non per questo i lavori di campagna rimasero indietro, quasi ci fosse stata una sorta di provvidenza venuta in aiuto”. Meda Marina ci racconta inoltre che don Paolo Pescosta fece un’ultima riflessione prima di lasciare il paese “Ci raccomandò di mettere in pratica i precetti che lui ci aveva esposto e di non fare come i “sacchi delle ali degli aereoplani” che, una volta in volo e allontanatisi dall’aereoporto, iniziano progressivamente a sgonfiarsi; que-
sto per dire che non dovevamo dimenticare quanto di buono avevamo imparato”. Questo era l’auspicio, ma bisogna anche dire che difficilmente c’era il rischio che la fede venisse meno, in quanto l’aspetto religioso era coltivato pressochè nel quotidiano: il rosario serale davanti al crocifisso delle “stue” era solo uno degli aspetti, assieme ai pellegrinaggi ai santuari vicini e lontani (si ricordano in particolare quelli a S. Antonio di Rivamonte, a S. Croce in Badia, alla Madonna della Neve di Corte e, occasionalmente, anche a quelli più lontani). “Mio nonno Ingenuino “dei Mori”, suo fratello Piere e Tone “Burio” andarono in pellegrinaggio a S. Antonio da Padova – racconta Marina – assentandosi dal paese e dalle famiglie per cinque giorni: due di andata, uno di permanenza e due di ritorno. Era giugno, la temperatura era afosa, in pianura i lavori dei campi erano già avanzati e la prima sera chiesero ospitalità in un casale di campagna presso una famiglia numerosa. Mentre cenavano, il “pater familias” dispose di trasferirsi tutti nella stalla per la recita del rosario e, vedendo che mio nonno e gli altri due collesi si stavano addormentando, disse loro: “Me par che a voi ve piaje pi dormir che pregar”...probabilmente invece erano solo stanchi”.
Primi anni ‘30: un gruppo di donne collesi in processione dietro la chiesa. Sarebbe interessante riuscire a riconoscerne almeno qualcuna!
Anche Colle, seppur nel suo piccolo, era meta di pellegrinaggio da parte delle comunità dei paesi vicini. “C’era chi arrivava in occasione di S. Lucia - ricorda Marina – ma anche le donne di Zoldo che venivano in paese in occasione del S. Cuore. Avevano il fazzoletto nero “da le zarle” in testa e ricordo che ricevevano ospitalità nelle case di Colle. Finita la festa, tonavano a casa coi “cuor dei capuz” da mettere nell’orto perchè dicevano che solo a Colle si trovavano piantine così belle”. Momenti dunque sì di vita religiosa, ma che diventavano occasioni anche di incontro e di socializzazione ben diversa, e forse più sana, di quella attuale offerta dai social network. (Giulia Tasser)
La foto conosciuta
Classe 1948
Grazie a diverse segnalazioni siamo riusciti a capire chi siano le persone raffigurate in una delle due foto sconosciute della scorsa edizione del bollettino parrocchiale! Sulla foto dovrebbero esserci: 1. Emilio Chizzali (Milio “Lena”), 2. Guido Codalonga (Guido “del Chin”), 3. Isidoro Pallabazzer (Isidoro “Nik”), 4. Oreste Masarei (Oreste “dei Marchi”), 5. Candido Troi (Candido “del Zot”), 6. Giovanni Battista Colcuc (Batista “de Calcuch”), 7. Giovanni Bernardi (Nani “de Bernart”), 8. Arturo Dariz (Arturo “Fink”), 9. Oreste Chizzali (don Oreste), 10. Pietro Pezzei (Piere “de la Mora”) e 11. Francesco Frena (Checo “Monech”). Da quanto ci è stato riferito, i ragazzi in posa dovrebbero essere i coscritti della classe 1921, tuttavia non si è riusciti ad identificare il luogo dove è stata scattata la foto. Grazie di cuore a chi ci ha dato una mano nel riconoscerli!
In questa bella foto vediamo i coscritti del 1948 di Colle nel giorno della loro Prima Comunione. Da sinistra vediamo un giovanissimo don Pietro Crepaz dopo aver celebrato la messa di Prima Comunione di Gino Colleselli, Lorenzo Agostini, Paolo Pallua, Germano Pallabazzer, Flora Codalonga, Angelica Troi, Agostino Bernardi, Maurizio Pallua, Beniamino Colcuc e Modesto Agostini. Dietro al gruppo si riconoscono la maestra Luigia Lezuo e la maestra Aurelia Colleselli. Se avete altre foto datate che potrebbero esser interessanti mandatele a giuliatasser@libero.it.
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Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia a cura di Silvia Grego – decima parte
Una delibana di nome Barbara ...È un fenomeno quasi generale che questi fanciulli trascorrono a letto la maggior parte della domenica, per rimettersi un poco dallo sfinimento della settimana; la chiesa e la scuola vengono frequentate solo da pochi, e di questi pochi i maestri lamentano la grande sonnolenza e l’abbrutimento, nonostante il grande desiderio di apprendere. Lo stesso avviene per le fanciulle più grandi e per le donne, che vengono sovraccaricate di lavoro nel modo più brutale. Questo sfinimento, che quasi sempre viene portato fino ad un grado estremamente doloroso, non manca di avere i suoi effetti sul fisico. La conseguenza prima di una fatica così eccessiva è che tutte le energie vitali vengono assorbite dallo sviluppo unilaterale dei muscoli, così che particolarmente i muscoli delle braccia e delle gambe, della schiena, delle spalle e del petto, che nel tirare e nello spingere vengono adoperati più degli altri, si sviluppano in modo eccessivo, mentre tutto il resto del corpo, per la mancanza di sufficiente nutrimento, si deforma [...] Gambe storte, ginocchia curvate in dentro, piedi in fuori, deformazione della spina dorsale e altri difetti in queste circostanze, e data la debolezza costituzionale, vengono provocati con grande facilità dalla posizione quasi sempre innaturale del corpo durante il lavoro [...]. Particolarmente le donne sembrano soffrire molto del lavoro, e raramente, se non addirittura mai, sono diritte come le altre donne. Si afferma anche qui che il lavoro delle donne nelle miniere provoca deformazioni al bacino e, di conseguenza, parti difficili e spesso mortali.” Forse nelle miniere del Fursil gli orari di lavoro non erano pressanti come nelle miniere industriali inglesi del XIX secolo, in quanto a Colle si era pagati a cottimo e spesso si estraeva più di quanto fosse richiesto, ma, per il resto, le condizioni lavorative non dovevano essere molto differenti. L’impiego di bambini, per portare fuori dalle gallerie il materiale, era antichissimo, come leggiamo da un autore greco del II secolo a.C. che descrive il lavoro degli schiavi in miniera ”…Dei bambini entrano fin nelle cavità, raccolgono con fatica i frammenti di minerale staccati e li portano fuori dalla galleria...”. Dalle fonti sappiamo che ad ogni
minatore corrispondeva un portatore, quindi è possibile ipotizzare che, a seconda dei periodi, lavorassero nella miniera del Fursil tra i 15 e i 35 ragazzi. Se consideriamo che nel 1600 vivevano potenzialmente1 a Colle circa cinquanta ragazzi tra i dieci e i diciannove anni e nel 1620 circa 60 ragazzi,2 è possibile concludere che, nei periodi di più intenso sfruttamento, più della metà di loro venisse impiegata nella miniera. Barbara morì nel 1613. Altri incidenti mortali avvennero a scadenze ravvicinate: nel 1622, nel 1624, e nel 1628 (due morti) e coinvolsero altri due ragazzini. Da una semplice osservazione dei dati demografici, per verificare se il lavoro in miniera avesse lasciato conseguenze pesanti sulle giovani donne, si nota che non ci sono differenze significative tra le donne sposate originarie di Colle e le sposate originarie di un altro paese. Tra il 1584 e il 1650 le donne che ebbero un solo figlio e furono sepolte a Colle furono circa una cinquantina3. Avere un solo figlio, allora, poteva facilmente essere conseguenza di parti difficili, ma la percentuale registrata del 50% tra donne collesi e non, porterebbe ad escludere cause legate al lavoro in miniera. Morti neonatali di primi figli si verificarono a Colle nel 1619 e nel 1624 in famiglie di minatori con mogli collesi. Nel caso registrato nel 1619, a pochi mesi dal parto, morì anche la mamma del neonato. Nelle famiglie con spose non collesi, le morti neonatali di primi figli si verificarono nel 1599, nel 1601 e nel 1602. Tre casi, in due dei quali viene registrata anche la morte della madre. Non è possibile, comunque, né escludere né affermare che anche queste donne avessero qualche attinenza con l’attività mineraria. La scarsità di dati non permette di prendere adeguate conclusioni. Dato certo è che lo sfruttamento delle miniere dal 1599 agli anni venti del seicento fu, certamente, intensivo e crescente. La pericolosità del lavoro aumentava quando si cercavano nuove vene. Queste, infatti,
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Va ricordato che alcuni ragazzi migravano verso Venezia o altri luoghi per fare i garzoni, e quindi potevano essere assenti da Colle per lunghi periodi. Dati approssimativi ricavati dalla analisi per fasce d’età della popolazione grazie ai dati ricavati dai registri parrocchiali. D’ora in poi Registri Parrocchiali Colle Santa Lucia abb. RPCSL Ho considerato solo queste donne perché per altre , in assenza di altri dati riguardanti la loro famiglia, è ipotizzabile l’emigrazione dopo il I figlio. RPCSL
le considerazioni del fattore Tommaso Piazza nel dicembre del 1632:4 ” … circa le minere da Fero, vero è che li Anni passati sono venute al Basso, et quasi perse. .. In resto, per quello che per li tempi passati, non se ha volesto ad arbitrio de minerali (i minatori), et in beneficio del’Ecc.sa Camera, lassar cavar et cercar minere nove, causa fù che la Gente hanno abandonato tal Mistero, et cercato la fortuna, et sustentatione, con qualche arte per Venetia massimamente li putti et putte che devono portare su per le Buse sopra le spalle, come alle SS.VV. à bocca più oltre ho referto.” I frequenti incidenti degli anni venti del ‘600, avevano portato alla decisione di impedire nuovi liberi scavi di ricerca di nuove ”vene”. Il provvedimento della Camera di Bressanone e, probabilmente, anche la considerazione da parte dei minatori che il rischio fosse troppo elevato cominciavano ad avere ripercussioni sull’equilibrio economico del paese. Il fattore segnala preoccupato il fenomeno dell’emigrazione verso Venezia. Soprattutto i ragazzini prendevano la via di Venezia che, falcidiata dall’epidemia di peste del 1629-30,5 aveva estremo bisogno di garzoni. Ben presto, comunque, la situazione si stabilizzò. I lavori di ricerca e consolidamento delle gallerie, avviati da Tommaso Piazza, ebbero un buon sviluppo e resero possibile l’attività estrattiva ancora per molti anni. Se le fonti non ingannano, non ci furono incidenti mortali per parecchi decenni. (Continua...)
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Archivio di Stato di Bolzano HA BR 15888 1632 Tommaso Piazza, Istituto Ladin…. Nel 1630-31 la peste colpì Venezia. La crisi demografica che ne seguì determinò una carenza di garzoni che spinse nel 1634 il capitolo generale dei forneri a ridurre il periodo di garzonato nuovamente a due anni. Capitolo 01.08.1634 . In DELLA VALENTINA M., I mestieri del pane a Venezia tra seicento e settecento, Atti dell’Istituto Veneto, estratto 1991. La maggior parte dei fornai di Venezia e loro garzoni proveniva allora proprio da Buchenstein e Cadore. I forneri veneziani che si reputavano una della più antiche arti della città scrivono nella loro Mariegola che all’origine, ai tempi di Attila, essi erano vivandieri e fruttaroli che provvedevano all’approvvigionamento della città, poi per l’aumento del fabbisogno avrebbero chiamato ”in soccorso gli uomini di Livinallongo, Selva di Cadore, Colle S. Lucia e Solt (Zoldo), Rucchiavà Rucavà “ASVE Inquisitori alle arti b.34 fasc. Forneri, Mariegola dell’arte della città (I forneri si costituirono in arte nel 1445)
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COMUNITÀ IN CAMMINO NATI
Fuori parrocchia
BATTESIMO
Desy Dellavedova (Costa) di Desmon e Maryen Costa, nata a Belluno il 26.07.2018.
Lucrezia Appamea di Gregory e Federica Todesco, nata il 18.05.2018. Lucrezia è in parte anche di Colle, in quanto Gregory è figlio di Cristina Frena di Posalz e di Germano Appamea.
Era il 1998...
Sono già passati 20 anni da quel 1998, anno che a Colle fece registrare il record di nascite: ben sette bambini in un solo anno. Numeri che, da quell’anno in poi, non sono mai più stati raggiunti. Ora questi bellissimi bambini sono ormai dei ragazzi adulti: qualcuno lavora, qualcuno ancora studia, ma tutti comunque stanno inseguendo i loro sogni. Visto che la foto fu scattata proprio nell’autunno 1998, ci è parso carino riproporla a giusti vent’anni di distanza. Da sinistra vediamo Genny Vallazza (Pian), Eleonora Troi (Posalz), Matteo Kerer (Varazza), Veronica Lezuo (Fossal), Marco Tasser (Colcuc) e Roberto Pallua (Soppause). Nella foto mancava solo Nicoletta Lezuo (Pian). Che sia possibile, magari tra qualche anno, vedere ancora classi così numerose nel nostro piccolo paese?
Heidi Daberto (San Tomaso) di Sisto e Valentina Rossi, nata a Belluno il 03.04.2018 e battezzata a Colle il 30.09.2018.
Auguri barba Pio! Lo scorso 2 agosto barba Pio Colcuc “de Jan” ha raggiunto l’invidiabile traguardo dei 90 anni. Per l’occasione si sono riuniti a Colle davanti a una bella torta riccamente addobbata con un bel “90” tutti i suoi nipoti e pronipoti. Lo vediamo qui nella prima foto con le pronipoti Ilenia, Gaia e Rebecca; nella seconda invece anche con i nipoti Annalisa, Sabrina, Elena, Massimo e Francesco. Auguri al nonno (e bisnonno) calzolaio anche da parte dell’intera comunità di Colle e dalla redazione delle Nuove del Pais, con la speranza che il nostro Pio rimanga ancora per tanti anni un pozzo di storia e di scienza dal quale attingere per imparare molte cose. È sempre piacevole infatti passare in centro e trovarlo fuori dal suo negozio per poter scambiare quattro chiacchiere!
Prossima uscita Nuove del Pais Il termine per l’invio di materiale per il prossimo numero sarà venerdì 21 dicembre.
Dalle Nozze di Diamante... verso quelle di Pietra Recentemente Fortunato Dariz (nato a Colle il 28.08.1932) e sua moglie Severina Surian (nata a Eraclea il 29.09.1933) oggi residenti a Mestre hanno festeggiato il loro 61° anniversario di matrimonio, oltrepassando quindi il già notevole traguardo delle Nozze di Diamante raggiunto lo scorso anno e proiettandosi verso quello delle Nozze di Pietra (65 anni). I più vivi auguri alla coppia arrivino non solo dai familiari, ma anche dalla redazione delle Nuove del Pais, con l’augurio di poter vivere assieme per ancora molti anni!
Grazie di cuore dott. Pirolo! Dal 30 settembre la dott. Lucia Pirolo ha terminato il suo servizio come medico di base presso le comunità di Colle e Selva. Durante il mese di ottobre il servizio verrà garantito dal dott. Giuliano Federa, in attesa poi di trovare a novembre un nuovo medico che arrivi a coprire il servizio di base nelle nostre zone. Dalle pagine delle Nuove del Pais ci teniamo a ringraziare di cuore la dott. Pirolo per il periodo che ha trascorso nei nostri paesi come medico, ma anche come conoscente e amica di molti di noi, augurandole tutto il meglio per il suo futuro personale e professionale!
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STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI
L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco
SCOLARI DI UN TEMPO Andraz – anno 1942 circa
Plaza de La Court, ann de scola 1952-53
Da Sinistra: 1^ fila Daberto Serafino (Cernadoi), Vallazza Luigi (Corte), Luigi Daberto (Serol). 2^ fila Romeo Trebo, Daberto Angelo da Ciastel, Nesto Mariuc, Renzo Crepaz (de neno), Giorgio Palla (de Franza). 3^ fila Anna e Albina Daberto (de Tito), Maria Antonietta Dagai (da Molinat), Anna Sorarui (de Linert), Caterina Palla (Franza), Marietta Palla (Franza). 4^ fila Rita Daberto (de Tato), Silvana Scaronella (Cernadoi), Fernanda Ragnes, Linda Delfauro (de Mes), Lina Daberto (del Tato da Castello). (Foto di Aldo Dagai)
Pluriclasse unica, 33 scolari e “duc stimàva biei chiec e valenc” (dalla didascalia in calce alla foto). Il detto “non è mai troppo tardi” si è avverato. Gli scolari di Corte, fotografati dalla “Rita”, figlia del nostro fotografo Devich “Bepo Vic” hanno un nome. ll merito di aver dato ad ogni scolaro il proprio nome va al maestro Celestino Vallazza che ringrazio sentitamente anche a nome della maestra Leda Saporetti. 1. Sief Ivo “de Milio Simon”, 2. Ferruccio Federa “Ciëcol”, 3. Vallazza Antonio “De Gigio Birt”, 4. Dorigo Siro “de chi del Moro”, 5. Vallazza Celestino “Jepol”, 6. Sief Antonio Eugenio “Simon”, 7. Dorigo Vincenzo “Scoco”, 8. Vallazza Albino “del Pico”, 9. Dorigo Vito “de chi del Moro”, 10. Dorigo Alberto “de chi deI Moro”, 11. Vallazza Giuseppe “De chi de Martin”, 12. De Mattia Dorina “del Tin Melena”, 13. Vallazza Veronica “de Mino Birt”, 14. Palla Brigida “Ghitta”, 15. Vallazza Maria “Marina”, 16. Vallazza Rita “Marina”, 17. Sief Annetta “de Milio Simon”, 18. Dorigo Silvia “Scoca”, 19. Masarei Alma “Majola”, 20. Vallazza Maria Teresa “de Gigio Birt”, 21. Sief Vittorina “Simona”, 22. Demattia Giuseppina “Comucia”, 23. Vallazza Filomena “De Mino Birt”, 24. Vallazza Antonietta “Jepola”, 25. Vallazza Maria Lodovina “dei Datonesc”, 26. Sief Rita “Majola”, 27. Vallazza Teresa “Jepola”, 28. Saporetti Leda (maestra da Ravenna), 29. Don Luigi Pescollderung (pleván da la Plié), 30. Vallazza Giuseppe Angelico “de Gigio Birt”, 31. Vallazza Guglielmo “dei Datonesc”, 32. Vallazza Otto “de Severino Marin”, 33. Sief Remo “Luster” (Baba Iute), 34. Dorigo Giuseppe “Scoco”, 35 Dorigo Eugenio “de chi del Moro”.
LA CAVA DEL MARMO NERO DI RUCAVÀ
FOTO SCONOSCIUTA L’ estrazione – anno 1934, Ditta: Ing. Tebaldi di Bolzano 1. Costa, detto Copa (Cencenighe), 2. Luigi Callegari, detto Paulone, 3. Bisin (Cencenighe), 4. Ignoto (Avoscan), 5. Ignoto (Rocca Pietore), 6. Isidoro Codalonga (Rucavà), 7. Dolfo (Avoscan), 8. Tillio, detto Rana (Caprile), 9. Gianni dei “Noni” (Saviner di Laste). Isidoro era il nonno di Roberta e papà di Francesco Codalonga, dal quale ho avuto le fotografie. (fdeltedesco) È la famiglia…?
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opo un solo mese di scuola, la commemorazione dei defunti ci portò la gioia di una breve vacanza, a cui si aggiunse quella della neve. Convincemmo il nonno a prenderci le slitte ancora appisolate, dal ripostiglio di souraera. La contagiosa allegria coinvolse anche gli altri bambini del paese, così, insieme, iniziammo le prime discese invernali. Fu una spensieratezza passeggera, presto fummo richiamati in casa, vista la copiosità e la pesantezza della bufera. Continuò a nevicare per l’intera giornata, con la caduta di piante sulla linea elettrica mancò la luce, così accendemmo candele, feral e lumiera. Verso sera iniziò a tuonare, qualcuno pronunciò il vecchio detto locale: “cánche d’inviern l tona son a mesa tempiada.” (quando in inverno tuona siamo a metà della perturbazione.) Leggevamo preoccupazione sui volti degli adulti, la neve cadde copiosamente anche durante la notte accumulandone oltre un metro. Il mattino successivo la temperatura, sostenuta da un vento caldo, si alzò trasformando i fiocchi in gocce di pioggia, che sciolsero il manto. I rigagnoli si tramutarono in ruscelli, le strade in torrenti; dal fondovalle si udiva un fragore sordo di acque più grosse che
Madre o Matrigna Materna m’ accogli montagna, nel tuo grembo di boschi e di valli. Salgo i tuoi pendii con il sentore di non essere sola, m’accompagna il gorgoglio dei ruscelli, il frusciare d’ali, il passaggio furtivo d’un animale tra i pini. Sul tuo capo di nuda roccia l’animo vola alto,
Storie da nzacan a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla” - foto di Franco Deltedesco
Novembre 1966 L’ALLUVIONE trasportavano tronchi e sassi. La pioggia non cessava. Contrin è ricco d’acqua, in primavera si svegliano numerose ed innocue fontanelle, ma in questa particolare situazione, si ingrossarono spaventosamente divenendo pericolose: sul pavimento della nostra cantina ne scorreva una abbondante e minacciosa. Quella sera si fece buio presto, continuava a piovere, la gioia del giorno prima era ormai dimenticata. Tutte le persone che avevano un minimo di forza e capacità stavano fuori sotto le intemperie, per cercare di deviare acqua e fango per preservare abitazioni e stalle. In casa rimanemmo io, la nonna e mia sorella Pia. Nonna Zia andò a prendere l’incenso e l’ulivo benedetto, lo bruciò chiedendo l’intercessione di Dio per il pericolo che stavamo correndo. Raccogliendoci attorno al flebile
chiarore della lumiera, recitammo il rosario con la fede rinvigorita dagli eventi. Dove non arrivavano le forze arrivava la preghiera. Il mattino seguente, con grande sollievo il sole riprese a splendere. Noi bambini, calzando alti stivali di gomma, andammo in avanscoperta per vedere i danni provocati dalle intemperie. Pia essendo la più piccola faticava a seguirci, ma noi eccitati per l’avventura, non l’aspettavamo.
Molte frane si erano staccate nella campagna sotto Contrin: avevamo un intero prato coperto da detriti di uno smottamento soprastante, in altre parti la terra ci era stata sottratta. La frazione era isolata per il crollo del primo ponte, rimanemmo senza luce per una settimana. Tutti gli abitanti si dettero da fare per ripristinare danni e collegamenti, nel bisogno v’era unione e solidarietà. Nei giorni successivi venimmo a conoscenza dei disastri provocati dall’alluvione non solo nel fondovalle Agordino, ma anche in altre località italiane: allagamenti, paesi devastati da detriti e fango, abitazioni distrutte o rese inagibili, gente sfollata, ferita ed anche molte vittime. Tuttora in Italia è considerata una delle più grandi alluvioni del 1900: vi furono 42.000 sfollati, 87 morti di cui 26 nella sola provincia di Belluno.
tocca il cielo, m’inebria il panorama. All’improvviso circondato da nubi s’incupisce il tuo volto, scrosci di pioggia cadono insistenti, ruzzolano i sassi, s’ingrossano i torrenti, si staccano le frane.
L’elicottero dei soccorsi, atterrato in Piazza nuova a Pieve.
Scossa e tradita ti porgo la mano ma non ti trovo, allora mi chiedo: montagna sei madre o matrigna?
(scritto in occasione della frana a Borca di Cadore di qualche hanno fa che ha chiesto due vite) La piazza di Caprile completamente allagata.
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La vicinia di Ornella 3^ e ultima Puntata
Della famiglia Daberto in Vallazza, un figlio dell’infelice Cristiano partì giovane dalla Patria e, nella sua fiorita età si fece volontariamente soldato e non si hanno notizie della sua fine. Un figlio di Giov. Battista, figlio di Cristiano vive ancora in Vienna con un suo nipote figlio del suo fratello Pietro Antonio, il primo damascaro e l’altro tentore. Di un’altra famiglia Daberto, al presente estinta, fu in Vienna Giuseppe, sensale di droghe morto l’anno 1818 che lasciò, alla sua sorella in Patria, una eredità di circa 1.400 fiorini. Non c’è quasi famiglia di questa vicinia che non abbia uno o più individui che furono costretti ad abbandonare la loro Patria e domiciliarsi nella città o applicarsi al servizio contadinesco in luoghi della Pusteria o dell’Aisac (Isarco). Diversi fecero la loro fortuna e si procacciarono, con la loro economia e lealtà, dei beni di fortuna e il rispetto dei loro concittadini. Oltre i due memorabili fratelli Francesco e Giov. Battista Favai, fondatori del Beneficio nella chiesa di questa vicinia, abbiamo pure altri due individui di questa famiglia: Valentino e Domenico Favai domiciliati in Venezia che, coi loro costumi e distinzione fecero onore a questa famiglia. Di questa stirpe Favai sono al presente in due famiglie: quattro individui presero la via per Vienna; tre figlie del defunto Sebastiano Favai rimasero in Pescosta, Pietro al presente maestro damascaro e scritorale in un magazzino di questo genere, autore della presente raccolta; giov. Battista morto in Vienna l’anno 1817 e Pietro Antonio lavorante damascaro. (Inser. Pg4 1831). Di altra famiglia di Giuseppe Favai domiciliata nella vecchia casa paterna (origine di questo nome “favè”) fu in questa capitale Giov. Battista
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Pietro FAVAI
NOTIZIE STORICHE TOPOGRAFICHE E RELIGIOSE DI LIVINALLONGO (a cura di Franco Deltedesco) morto nel suo garzonato di tentore l’anno 1812. Della famiglia Peccei Lazzer: sei figli di Giovanni Peccei e una figlia Domenica si sono domiciliati in Vienna nel passato secolo: il più vecchio Giacomo Lazzer nella sua gioventù fu mandato a Venezia ma, non essendo il suo destino in quella città, ritornò alla Patria e da qui fu inviato averso Vienna raccomandato alla custodia del mercante di droghe, nativo di questo luogo, Pietro Pescosta. Giacomo fece ingegnosi progressi nel suo garzonato, nelle cognizioni mercantili e, in seguito, entrò scritturale nella rinomata fabbrica di selerie e commercio di seta nella Casa Atebonsfrei si procacciò l’amore di quel principale; con i due figli di questo fece un viaggio per l’Italia e, in questo, ebbe la sorte di fare diverse conoscenze dei mercanti di seta. Ritornato in Vienna allestì un commercio all’ingrosso di questo genere. La favorevole sorte economica lo innalzò a una delle Case primarie di questa capitale. In seguito divenne il tesoriere della Congregazione Italiana della Chiesa di questa nazione. Stabilì padroni quasi tutti i suoi fratelli. Considerabile somma spedì in sollievo della Casa paterna tenuta dal suo fratello Francesco in Ornella; sborsò la dote alle sue due sorelle maritate in Patria; fece gran doni a tutti i suoi patrioti che a lui si avvicinavano e, a sue spese, nell’abitazione del Beneficiato, fece fare una camera per tenere la scuola ai fanciulli della vicinia e dei suoi più giovani fratelli in Vienna. Passò all’altra vita ai 6 di ottobre 1824 in età di 69 anni e 7 mesi lasciando una considere-
vole facoltà al suo figliolo Bernardo e la sua figlia Isabella. Fra tanti patrioti domiciliati in diverse città nessuno aveva da lasciare ai suoi discendenti una sì grossa facoltà. Gli altri suoi fratelli: Giov. Battista maestro tentore di seta, morto l’anno 1804; Pietro maestro damascaro morto nel 1811; Lazzari, il più giovane, morto 1816; Giuseppe, negoziante, al presente in Maras Dorf, 8 ore distante da Vienna e Antonio, pensionato, Ufficiale dell’Armata Austriaca al presente in Vienna morto in guerra 1831 e la sorella Domenica che vive nelle vicinanze di St. Pőlten nell’Austria inferiore. La famiglia Pescosta, con ragione si può nominarla la famiglia degli ambulanti per aver, quasi tutti, alcuni per sempre e altri membri di questa arbandonato la loro Patria. Un uomo di rara distinzione di questa famiglia fu il defunto Pietro Pescosta, uno dei primi negozianti di droghe in Vienna che teneva pure oltre al suo stabilimento in quella capitale ancor un negozio a Presburgo altro a Buda nell’Ungheria: questo era veramente il vero Padre dei patrioti che si trovavano in Vienna; la sua affabilità, i suoi gentili costumi lo resero tanto benemerito che tutti i suoi conoscenti si dolsero della sua morte, seguita in avanzata età, l’anno 1810. Il suo commercio che con gran fiducia e vantaggio fiorì per molti anni fu rammaricato nella sua vecchia età da molte perdite e inganni che ebbero a soffrire che lo ridussero quasi ad uno stato di povertà. La chiesa di Ornella conserva un bell’ornato per la St. Messa e un Messale regalato da lui alcuni anni dopo la fondazione del Beneficio.
I figli di suo fratello Valerio, in Patria, Giovanni Antonio e Sebastiano: il primo prese servizio militare nell’Imperial Armata e non si sa dove abbia lasciato le sue ossa; una sua sorella trovavasi pure in servizio in Ungheria che pure si crede morta; il terzo figlio Pietro, dopo aver dimorato per più anni presso il suo zio in Vienna ritornò alla Patria in età di circa 20 anni, si recò a Bressanone per applicarsi allo studio e l’anno 1797 fu consacrato sacerdote. Sacerdote di distinti costumi fu per lungo tempo Beneficiato in Soraruaz, al presente è Beneficiato a San Vigiglio in Marebbe. Tre sono i figli del Sebastiano ancor vivente in Patria: Bortolo, Pietro e Giov. Battista. Il primo, dopo essersi trattenuto per alcuni anni in Vienna e alquanti mesi in Trieste ritornò in Patria e, per più anni fece continui viaggi or in Vienna or in altre provincie. L’ultima volta che si recò in questa capitale fu accolto dal Signor Lazzaro Lazzer e consegnato servitore presso un Cavaliere Napolitano: da qui passò a Napoli e più non si sa qual sia stata la sua sorte. Pietro che imparò a Città Nuova di Vienna l’arte di ferraio fece pure continui viaggi: per poco tempo si tratteneva in un luogo o città. Finalmente entrò volontariamente nel Reggimento dei Cacciatori del Tirolo e morì a Bregenza. Giov. Battista imparò in Vienna l’arte del falegname e, da qui, si recò a Trieste. Le quattro sorelle: due sono in Patria; una ammogliata a Rovereto e la quarta, maritata in Vienna, é morta l’anno 1825. In lode a questa famiglia resta da dire che sono sempre stati di nobile impegno e affabili. Molti altri individui di questa vicinia appartenenti ad altre famiglie abbandonarono la Patria: parte sono morti, parte ancora in vita. Due giovani della famiglia di Michiel trovansi, nel passato secolo, in Agusta in un santuario: l’uno lasciò un raro manoscritto di aritmetica che io vidi ancor ben conservato nella casa paterna in Quellecase. Della distinta famiglia Demartin, abbandonò pure un
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«Le nuove del Pais»
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giovane la Patria, senza aver avuto più notizie di lui. In Venezia, oltre ai due Favai, trovasi pure Tomaso Palua e Lorenzo Gasperini di Colle, tutti due pistori. Della famiglia Palua in Colle d’Ornella sono morti i due fratelli Francesco e Gregorio: il primo maestro e il secondo lavorante Damascaro, tutti due in Vienna.
Nel numero dei defunti in Vienna sono pure Antonio Peccei lavorante tentore e …….. Dorigo, damascaro, nato in Colle. I due fratelli Giov. Battista e Francesco Dander da Quelle Case, il terzo fratello Giuseppe, il più vecchio, fece pure per molti anni il facchino in Vienna ed è morto in Patria e Francesco, il quarto, soldato
sotto Napoleone, trovò la sua tomba in Ispagna. Al presente, viventi in questa capitale, oltre i Lazzer e i Favai, trovasi Pietro Gasparini figlio di Giuseppe in Colle, Bortolo Martini, ………. Dorigo di Pe d’Ornella tutti tre damascari ; Francesco Dorigo di Vallazza di Pe d’Ornella, conciapelle, vive a Brunna in Moravia.
Un sacerdote di gran stima di questa vicinia e degno di memorazione fu Sior Francesco Peccei della famiglia Peccei in Favè, nato ai 5 di aprile l’anno 1765, sacerdote dal 1788 che per molti anni fu cappellano nella Pieve, poi diventato Curato nella valle di Enneberg e ivi morto ai 16 di dicembre l’anno 1819 in età di 55 anni e 32 anni sacerdote. (fine)
In un docufilm le testimonianze di guerra di quattro fodomi alla Mostra del cinema di Venezia Voci di guerra fodome alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel film “I bambini della Grande Guerra del regista Alessandro Bettero, le testimonianze di quattro anziani fodomi, testimoni diretti ed indiretti del conflitto. C’è anche un pezzo di Fodom nella 75^ Mostra del cinema di Venezia. Durante la nota e prestigiosa kermesse cinematografica che si è tenuta dal 29 agosto all’8 settembre scorso è stato presentato, fuori concorso, il docufilm del regista Alessandro Bettero dal titolo “I bambini della Grande Guerra” che riporta, tra le altre, anche le testimonianze di quattro anziani fodomi. Si tratta di Benigno Pellegrini “Gobo”, Rosa Pellegrini “de Dorich”, Rosa Pezzei “Tonia” e Crepaz Maria Paolina “Zisona”. Tutti testimoni diretti, perché appena bambini allo scoppio del conflitto o indiretti per aver sentito parlare di quella guerra dai racconti dei loro genitori. Nell’anno del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, il regista è andato a raccogliere proprio le voci di questi centenari e ultracentenari, figli di soldati, i figli della Grande Guerra, per raccontare senza mediazioni narrative quel capitolo decisivo della nostra storia, che nel film viene suddiviso in “cinque atti”: la vita prima della guerra, la guerra in casa e i padri al fronte, Caporetto e la ritirata, la vittoria, le speranze tradite. Sono gli ultimi testimoni della Prima Guerra mondiale combattuta sul fronte italiano. Vissero la guerra
I discendenti dei quattro testimoni fodomi che hanno partecipato alla presentazione del film.
in casa, dall’Isonzo all’Adige quando l’Italia Nord orientale era contemporaneamente un campo di battaglia e un territorio abitato. L’unica storia al mondo della Grande Guerra raccontata dagli ultimi superstiti: i bambini di allora. La guerra rappresentò per questi bambini l’opportunità di assaggiare la marmellata degli inglesi, di procurare le lumache ai francesi, di veder volare il dirigibile Zeppelin, di conoscere D’Annunzio ed Hemingway. Per quei piccoli fodomi attraversare il grande Danubio o vedere una grande città durante il periodo trascorso come profughi in Boemia, Abruzzo e Piemonte. Ma
anche di sperimentare la fame e la sofferenza, la rabbia e la morte, la speranza e il riscatto e, finalmente, la pace. Durante e dopo le registrazioni delle loro testimonianze, i “Bambini” sono quasi tutti scomparsi. A Fodom l’ultimo è stato Benigno Pellegrini. Crepaz Maria Paolina, mamma della storica Luciana Palla si era spenta ultra centenaria, così come Rosa Pellegrini, che a 90 anni scrisse ancora un libro in ladino dal titolo “Davò el niol tourna el saren”, dove ha raccolto anche le sue memorie di guerra. Lei, classe 1915, era dovuta scappare profuga con la famiglia a Onies, in Val Badia. “Non sapevo niente di questo film
– racconta Lorenzo Pellegrini – figlio di Benigno. “O meglio. Forse me l’avrà anche detto, ma non era la prima volta che qualche troupe televisiva lo intervistava per questo o quel servizio. Era una delle memorie storiche della nostra comunità.” Così nei giorni scorsi è arrivata inaspettata la mail da parte del regista che li invitava alla presentazione riservata proprio a loro ed alle comparse nientemeno che in una sala del Lido; alla Mostra del cinema di Venezia. Una decina quelli scesi a Venezia, figli e nipoti, curiosi ed emozionati di risentire le voci ed i racconti dei loro cari, anche se magari già sentiti raccontare chissà quante volte. (SoLo)
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…così recita un noto canto degli Alpini che ricorda le tristi vicende di un secolo fa! Ed è così che il sogno di alcuni di noi di scoprire questo tempio della memoria si è avverato! Partenza da Fodom il 16 settembre all’alba, tappa a Bassano dove ci aspetta Eleonora, manca solo la Manu che ci segue da casa col ginocchio slogato! Dal Col di Xomo, in provincia di Vicenza, siamo saliti al Rifugio gen. Achille Papa per le 52 gallerie, opera realizzata in tempo record dagli italiani nel 1917 per sfuggire al fuoco austriaco, tutte grandi a sufficienza per permettere il passaggio ai muli da soma! E’ un percorso straordinario di circa 6,5 km di cui 2,2 di gallerie, a tratti arrampicato sul fianco ripido del Monte. Verso l’ora di cena la nebbia, di casa in queste valli, è scesa, permettendoci di scoprire di essere al cospetto del Carega, la cima più alta delle Piccole Dolomiti! Il secondo giorno abbiamo esplorato la cima del Monte e i contigui “Denti” italiano e austriaco, teatro della guerra di mine tra i due contingenti, oggi zona sacra. Due popoli fratelli si sono trovati senza averlo
La grande casa di Anacleto Lezuo e Anna, costituita dall’abitazione unita a stalla e majon, nel corso del mese di agosto 2018 è scomparsa, portando con sé una lunga storia fatta di lavoro, sacrifici e privazioni ed ha lasciato il posto ad un’enorme voragine nella quale poserà le proprie fondamenta un palazzo con parecchi appartamenti che, data la posizione, saranno adocchiati (e non solo) da tanti amanti della montagna. La famiglia, quella del “Cleto,” con i suoi 10 figli lascerà il posto a diverse famiglie: mancheranno purtroppo le vecchie voci gioiose dei bambini. Quanti ricordi per chi, come me, avendo vissuto per oltre vent’ anni nella casa adiacente, aveva condiviso tanti bei momenti in sana allegria e amicizia. Oltre che importante è bello fare in modo che rimanga il ricordo del tempo passato. Ecco allora che intervengono le
«Le nuove del Pais»
Sulla strada del monte Pasubio… lenta sale una lunga colonna…
La strada delle 52 gallerie.
scelto e senza conoscerne il motivo, a farsi la guerra in ambienti spesso ostili! Dopo pranzo siamo rientrati a Col di Xomo per la strada degli Scarubbi: si tratta della prima via allestita per salire al Monte, rivelatasi troppo esposta al fuoco austriaco e per questo sostituita dalla strada delle 52 gallerie. Percorrendo questo monte,
come del resto anche i nostri monti ove fino a cent’anni fa si combatteva, non sono riuscita a figurarmi come possano essere state combattute tante battaglie. Oggi, grazie a Dio, si respira solo un grande silenzio e si fa strada nei nostri cuori un desiderio di Pace da coltivare ogni giorno perché mai più ci siano guerre! Chiara, Guglielmo e Mariangela.
Alla cima Palon, il picco più alto del massiccio del Pasubio.
Arabba: il tramonto di un’epoca
mani esperte dell’artigiano che farà in modo che un pezzetto di vita e di storia non scompaiano
per sempre. Si tratta di Carlo Costa, per tutti “Carluccio”. Una fotografia, alcune misure, vecchie
assi, attrezzi da lavoro e buona volontà: ed ecco “casa Cleto” che rimarrà per sempre. (Fr. Del.)
«Le nuove del Pais»
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esta de Sánta Maria Maiou ntel ricordo de Benigno Gobo. L premio a la cultura al storich Ivan Lezuo e a la poetëssa Mëda Pierina de Ján. La vegla tradizion dei ciof portei a benedì da le ële col guánt da fodoma l’à mplenì ence chëst ann de colour la gliejia e duta La Plié da Fodom ai 15 de agost. Na festa che nstouta l’é restada senza suo pere: l Benigno “Gobo”, vignù a mancé davánt puoch. No podëva nlouta mancé le ocajion per recordé sua gran dedizion a la cultura e a le tradizion da Fodom. A scomencé proprio nte gliejia, cánche l Coro Sán Iaco, come vigni ann, l é vignù ju de cantoria, coche l fajëva ence con Benigno, per cianté l “Giardino di fiori”: moment che l é sté antizipé da n valgune bele parole de ricordo per Benigno liete ju dal diretor Denni Dorigo. Davò mëssa s’à nvié via la sfilada, dagnëra bela, de le ële col guánt da fodoma e suo bel ciof, n valgugn ciar njignei su da le Vijinánze de Reba, La Court, Pala e Daghé, Salejei e dai bacagn, la Bánda da Fodom che à dé l ritmo e l sonn, i Scizeri, l Grop da Bal, l Coro de Gliejia. Duc binei nte plaza per speté n auter moment de la gran festa de Sánta Maria Maiou: chël de le premiazion da pert de Comun e Union dei Ladins da Fodom dei benemeriti che s’à dé da fè per la cultura o l sozial. Chëst ann i premiei i eva doi.
Mëda Pierina de Ján, l’anima e l amour per le tradizion L prum recugnisciment l é jù a Mëda Pierina de Ján da Reba. Mëda Pierina de Ján l’é nasciuda a Reba ai 7 de lugio del 1920 da na bela fameia da contadin che i’à trasmetù na gran richëza de sagn prinzipi e tánta esperienza de laour, coltivada n seguito ence foravia. Na fodoma Doc che l’à tres tegnù aut l inom de Fodom, de suo turismo e sua cultura. Na mëda temprada de ogni viers, plëna de vita, de fede, de estro, de fantajia. Atenta a dut chël che suzede nte la val co nen spirito vif de ossiervazion e de critega, mascima co ven toché i gragn mudamenc che reouta su Fo-
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Sánta Maria Maiou Fodom onora Ivan Lezuo e Mëda Pierina de Ján
Ële e autorité sun paladina.
Ivan Lezuo, l “wikipedia” da Fodom
I premiei.
dom. L é sté na brava parona e cuoga nte sua bela Penscion Marilena, fata su n frëgo al viade auna col om e portada n avánt co la fameia, e l’à savù da se trè la clientela con suo fè zevil e datol e con chël bon tof da crafons, da rost e da pria. Ma la no ie garata demè pro fegolé: a rué nte suo ambient te podëve urté de la ciapé pro roda da filé o pro machina da cujì o a fè bec, a mplanté capuc, a fè su l auté per la prozescion de la Festa del Signour, a fè gherlánde e ciof de cherta co rua n preve nuof o l Vësco, a daidé pro e fè sua bela paruda coi terciolei e l guánt da fodoma da le plu gran feste del ann, o ai corsi e sui libri de cujina ulache la ne nsegna ence a fè le forade da noza. “Per jì n avánt no se pò desmentié l passé e souradut no se pò lascé jì n fum l bon che n’à lascé nuosc antenac: l descore, le usánze, le tradizion”. Con chëst ideal la Pierina l’à dediché nánterite trop de suo temp ence a scrive, a lieje, a mëte auna documenc e dic da nviade. Recordon suoi biei libri
“Fodom: armonia de na val” e “Usánze de noze da n zacan”, metus pro a na mascia de bele poejie e de scric su argomenc de vigni sort del vive nta Fodom, vegnus fora ntei agn sul Boletin parochial e su La Usc di Ladins co la scrita LMPD dapevia: cater lëtre che scon l inom Lezuo Maria Pierina Dander, per duc mëda Pierina de Ján. I é n tejoro da tignì da cont e da riferiment e che ne fesc capì la vita plëna che à vivëst la Pierina. Nte chële righe se ciafieia a respiré l’aria da n viade, ma souradut ciapon ite suo fè corteján e vif, sua nteligenza e l amour per sua tiera e sua cultura de na vera Ëla da Fodom. De segur la Pierina l’assa ncora auter material, siebelo nte cassabánch che nte sua pëna, ma de chël che l é sté publiché la se augureia che a lieje suoi scric se pobe sentì chëla contentëza da vive con duc nte sta Val da Fodom n bela armonia. Considerada l’eté no l’à podù ester sun plaza a se retrè l premio che l é sté consigné a la fia Marilena.
L secondo premio Sánta Maria Maiou l é jù a Ivan Lezuo. Nasciù del 1969 a Bolsán, ulache l vif con sua bela fameia e l ensegna todësch, storia e geografia nte na scola mesana. L é mez fodom: fiol de Robert da Palua e la mere l’é de reisc todësce. N valour adizional chëst che i’à dé l muot de cugnësce e se sentì trop lié a Fodom bele da pico nsu co l ruáva duc i istei sa Palua co la fameia, e ntel medemo temp de avei la padronánza del todësch da podei rué senza dificolté ence ntei archivi de Bolsán e Innsbruck a biné pro documenc de gran valour souradut su nosta vegla storia, co Fodom fajëva pert del Tirol. I’à dé l muot ence de colaboré per la pert todëscia nte plu publicazion, come l dizionar del maestro Sergio Masarei. E no se pò crei cotánt che l à bele fat per la cultura e la storia de Fodom. Per sua gran pascion e interesc a cugnësce meio sue reisc e a mantegnì e renforzé l’identité e l lengaz ladin, l à tout pert de la Comunánza ladina (president per ben siech agn e autri agn ncora member del Consei) e de la Consulta ladina de Bolsán e l colaboreia col Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan de Col. L s’à dé da fè coi Amisc de la Ladinia Unida nlouta dal Referendum e l s’à candidé per la Lista Ladins a le elezion comunai e provinziai da lafora. Con dut suo savei l é bele vegnù fora con trope publicazion. Recordon souradut sua tesi de laurea “Una comu-
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Mëda Pierina de Ján se giaut a cesa l premio Sánta Maria Maiou.
L turism tira ncuoi l’economia da Fodom.
Nzacan se mossëva se concé le massarie.
L tursim da ncuoi: chël da le rode.
Ële che sfila con suo bel guánt da fodoma.
Denni Dorigo recorda Benigno Gobo.
nità alpina dell’Ottocento”; l liber dei Scizeri “Fodom e Col – Tiera de confin”; l liber dei Studafuoch “125 agn Studafuoch da Fodom”; e po articoi su La Usc di Ladins e nte le Nuove del Paisc su la storia de Fodom e Col, nrescide sul Ciastel de Andrac e le Miniere del Fursil, sul stema del Comun e per la nuova mondura de la Bánda da Fodom; corsi de ladin, traduzion e relazion de
Vigni di dadomán, co vade a gosté con mia mere, Pierina de Ján de ben 98 agn, davò avei gosté la mossa dì la sua. La me disc: “Se assa da cambié i temp, vos no savei plu da fè l conagle e l lievito madre”. Ilouta scoute su chël che l’à da me dì. A fè l conagle se lascia che n asol de la cioura l se tëte dut l lat e co l à l stome plen se pò l copé. Se tol fora l stome plen de lat, pò se l ciola che l no vegne fora, se l taca su al frësch defora e cánche l é sut se pò l douré n toch a l viade da mëte ntel lat che l se ngrume da fè l formai. Se l douráva al posto del “caglio” dal di da ncuoi. Po la me conta del lievito madre. Se pò l fè coscita: se pò douré ence na pinza vegla che se la mët a revignì nte n cin de iega auna a nen cazuol de farina e n toch de pom o peier e se l stopa su al frësch per n valgugn dis. Po n toch al viade se pò l tò a fè pán e l mescedé co la pasta da pán e pinze a na moda che l leve su. Ajache co la mët mán de conté la no ziede plu, la me conta ence de autre speise da nzacan che no se fesc plu e che i é cuaji jude perdude.
plu sort, colaborazion con Gilberto Salvatore per sua guida turistica e a refè terioi da mont. Ntei ultimi temp l é ence rué nte noste scole mesane a fè na lezion de storia su Fodom e l à nvié via n test didatich su nosta storia dal Votcënt defin a la Pruma Viera. “Ivan l é l nost wikipedia da Fodom” à dit la consiadëssa de Comun a la cultura Michela Lezuo, “percieche co s’à da damané
velch su la storia de nosta val l prum inom che ven n mente l é l suo.” Le recugniscënze i é stade consignade per mán de le autorité: l Capocomun Leandro Grones, la consiadëssa Michela Lezuo, la presidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner e de la Generela Milva Mussner. Dintournvia la festa l’é juda n avánt, come vigni ann, co la speisa ladina, la taola dei
N cin de Fodom… Me conta mëda Pierina de Ján... Tourta de lat vërt. Mpruma de dut: ci élo l lat vërt? L é l prum lat che dà la vacia davò che l à fat l vedel. Ilouta se tol 2 vuof, n frëgo de farina, zucher e smauz, se mescëda dut polito col lat vërt, se njonta na bustina de lievito e una de zucher vaniliato e se mët dut nte fourn a 180° per 30 menuti e la tourta l’é pronta. Se se vol, se pò ence mëte n toch de pom o auter. Grestel da sánch. Brostolé mpruma de dut l sánch del porcel e po meté a cuoje i scianscioni co na foia de orer e l grestel l é fat. Meté auna n ciaz de jopa che l vegne bel tender. “Prensuppe” o jopa rostida. Meté nte fana n cazuol de smauz e doi cazuoi de farina, lascé che la se bruje polito e po meté 2 foie de orer e 4 scianscioni auna con iega. Lascé cuoje e la jopa l’é fata. Davò avei conté de le speise la me
conta de avenimenc che suzedëva ilouta. La conta che nzacan nou n eva ciampane a eletrico come ncuoi e se savëva che l eva mesdì cánche la coriera la sonáva l clacson a passé la outa del Fever e se la sentiva da dalonc. La iega la no n eva nte le cese e vigniun mossëva jì via n festil a se la pié. Penseve chi che se stentáva su le giame o i no n eva bogn de porté peisc, senza dì che se l eva da avertì valgugn de velch se mossëva mefo core ntourn. Ve conte velch che i’é suzedù a mia mere. Cánche mia mere l ava da me compré, i à mossù mané n joven fin sun Piera Clocia a cherì l Mëne da Dánder, mio pere che l eva a ciacia, a dì che l vade a clamé l taxi del Ciai e mené mia mere a Bornech ulache... son nasciù.
laour fac dai berbesc e mëde de temp de Vila S. Ijep e chël de la Lateria da Renac. Na prejenza chësta che, l é sté sotlineé plu viadesc, la recorda l’emportánza del laur da bacán. Laour che mossa jì sot a brac con chël del turism. Se pò avei hotiei a cinch stële fin che se vol, ma se máncia en ambient bel percuré su ence chële le resta sconude davò l loc via. (SoLo)
E po la conta che davò Sánta Maria Maiou, cánche duc ava fenì de restelé, berba Tita de Ján (mio nono) nta Pre Maurin, l cialáva con moia a chële pale de Sas Ciapel ncora bele vërde e l dijëva “magari vignissa fora ncora n per de linzoi de fen”. Nte chëla l piáva su e nos tosac mossonva ie jì davò. Ma per fortuna mpo à tout la souramëssa l bon sens e l à dit “l é pa mpo massa fadia” e l se n é tourné ju. Gnánca da dì che, tourné a cesa, l é jù ncora a sié chelche vara de Jorc, po l s’à ben pensé de se tò l ciaval. L se l à tout davò a jì fora sot Verda a se tò i mugli che, ormei madur, l eva ora de i porté daite. Fata la ciaria, l mossëva se tragolé i cuosc de stram fin jun stradon e po i porté nte majon ulache vigniva spartì l orde da la siala e metù nte n canton e po lascé da pert na cialvia da semené per l ann davò. La cianapia la vigniva batuda fora e de picole bale le vigniva tignude al sut e po a madurì e le vigniva pestade nte na vegla granata e auna a n cin de zucher se la metëva soura i gnoch....ci bogn!! L liron nveze l eva na sclëta sort de cianapia che se metëva ence soura i gnoch. Gottfried Dander
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«Le nuove del Pais»
Per la prima volta a Fodom il Ladino sarà insegnato nelle scuole di ogni grado
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a quest’anno nelle scuole fodome il ladino si studierà dalle materne fino alle medie. L’iniziativa è nata grazie ad un progetto finalizzato all’utilizzo in modo sistematico della lingua ladina in tutte le scuole del Comune di Livinallongo del Col di Lana, realizzato dal Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan con il sostegno della Regione Trentino-Südtirol ed in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Alleghe e il Comune di Livinallongo. Progetto che era iniziato ufficialmente nel 2014 con la firma di una convenzione fra l’Istituto Ladino, l’Istituto Comprensivo di Alleghe e l’Intendenza Ladina di Bolzano e che ora si sviluppa ulteriormente e si amplia in coerenza con quanto previsto dalla legge nazionale 482/99 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” e in un’ottica di continuità didattica fra i diversi ordini scolastici. Così per la prima volta il Ladino entra infatti in tutte le classi: dalla scuola dell’infanzia di Arabba alla scuola elementare di Pieve fino alla scuola secondaria di primo grado (medie) di Brenta. Per quanto riguarda la scuola materna è previsto l’uso veicolare del Fodom da parte delle due insegnanti di madrelingua ladina attualmente
Il ladino diventa materia di insegnamento in tutte le scuole fodome.
di ruolo: ciò significa che la lingua minoritaria sarà utilizzata sia in alcune specifiche attività quotidiane sia in progettualità che verranno proposte durante l’anno scolastico. Alle elementari è previsto l’insegnamento frontale di un’ora settimanale per ciascuna classe e in pagella ci sarà quindi anche il voto di Ladino. Anche alle scuole medie è prevista un’ora settimanale per ciascuna classe, durante la quale oltre alla grammatica e alla grafia saranno proposti degli approfondimenti legati alla società, alla cultura e alle tradizioni della gente ladina. Le attività sono svolte da personale esterno, qualificato per l’insegnamento e che
dà garanzia sulle necessarie competenze linguistiche, il tutto sempre in collaborazione con gli altri insegnanti del plesso. “Si tratta di un ulteriore passo avanti nell’obiettivo di avvicinarsi sempre di più al modello paritetico, con impostazione tri-linguista, delle vicine scuole ladine della Val Badia, Val di Fassa e Val Gardena – spiega il direttore dell’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan Denni Dorigo. “L’insegnamento del Ladino nelle scuole rappresenta un obiettivo primario per questo Istituto, in quanto esso costituisce un passaggio di fondamentale importanza per la conservazione ed il rafforzamento della lingua e dell’identità ladina. Un sen-
tito ringraziamento da parte dell’Istitut “Cesa de Jan” va al Dirigente Scolastico Prof. Paolo Zanin che da sempre sostiene con squisita sensibilità le peculiarità di questo territorio, al Sindaco Leandro Grones per la disponibilità e il sostegno, all’Assessore Provinciale Florian Mussner e a quello Regionale Giuseppe Detomas. Un ringraziamento particolare con l’augurio di buon lavoro a tutti gli insegnanti che collaborano a questo progetto ed in particolare alla dr.ssa Isabella Marchione che ha dato la propria disponibilità ad assumere l’incarico di insegnamento del Ladino per il prossimo anno scolastico. Il prossimo obiettivo è quello di “istituzionalizzare” l’insegnamento del Ladino nelle scuole dei comuni ladini di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo: sarà fra gli impegni di questo Istituto trovare il modo per cui venga istituita ufficialmente la cattedra di ladino e che l’assunzione dei docenti avvenga direttamente dal Ministero dell’Istruzione come avviene per le altre materie. Siamo convinti che la nostra lingua e la nostra cultura ladina siano un bene inestimabile e che sia nostro dovere preservalo, incentivarlo e sostenerlo affinché non vada per sempre perduto”. ( SoLo )
Progetti Euregio aperti anche ai giovani dei comuni ladini da” Souramont” I giovani dei comuni di Livinallongo, Colle S. Lucia e Cortina d’Ampezzo possono partecipare ai progetti giovanili dell’Euregio. La Giunta dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, guidata dal presidente Arno Kompatscher, ha approvato di recente una proposta grazie alla quale anche i giovani dei tre comuni
ladini della provincia di Belluno facenti parte del Tirolo storico, possono partecipare ai progetti giovanili dell’Euregio. La decisione si basa sulla deliberazione adottata dalle assemblee legislative delle tre realtà regionali (Tirolo, Alto Adige e Trentino), per la cooperazione culturale transfrontaliera e per l’ulteriore sostegno della
lingua e cultura ladina nei tre Comuni del Tirolo storico. “Si tratta di un ulteriore passo per rafforzare la collaborazione con le comunità ladine di Livinallongo, Colle S. Lucia e Cortina d’Ampezzo”, afferma l’assessore ladino Florian Mussner sottolineando la particolare importanza dell’iniziativa
per i giovani “affinché possano consolidare ulteriormente il legame culturale e linguistico con il Tirolo”. Ai giovani provenienti dai tre comuni ladini della provincia di Belluno è riservata una quota di posti nei programmi giovanili del GECT pari al massimo del 5 % del totale e comunque di almeno 3 posti.
«Le nuove del Pais»
DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI Col di Lana 1918-2018: e finalmente fu Pace!
foto di Giulia Tasser
Gruppo Alpini
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Una cerimonia particolare quella di domenica 5 agosto in cima al Col di Lana, per la commemorazione dei caduti della prima guerra mondiale che, come ogni anno, il Gruppo Alpini Col di Lana ed il Comune di Livinallongo, organizzano per la prima domenica di agosto. La cerimonia, infatti, ha assunto un significato speciale, per un doveroso ricordo del centenario della fine della prima guerra mondiale: cento anni fa il rumore stridulo dei cannoni ed il “rumore” dei silenzi per le sofferenze; quest’anno, cento anni dopo, il suono soave degli strumenti della Banda da Fodom diretta dal maestro Giuliano Federa e le voci liete del Coro Fodom, del Coro Femminile Col di Lana, del Coro parrocchiale San Giacomo di Pieve e del coro parrocchiale di Colle Santa Lucia ed il silenzio per ricordare e non dimenticare il grande valore della pace. La partecipazione di circa ottanta tra musicisti e cantori ha reso più solenne la Santa Messa, officiata dal cappellano militare don Lorenzo Cottali dall’altare allestito nel cratere della mina, e addobbato con 2 corone, una italiana ed una austriaca. Emblematiche le preghiere con le quali è termina la Santa Messa: una poesia con tema il Col di Lana di Antonietta Crepaz in ladino fodom, una preghiera in tedesco letta dal rappresentante dell’Altakaiserjaggerclub di Innsbruck e la preghiera dell’alpino, per simboleggiare una sorta di uguaglianza di fronte alla morte in battaglia di quanti avevano sacrificato la loro vita. Molte le autorità ed i gruppi presenti: il sindaco di Livinallongo Leandro Grones, il Sindaco di Badia Giacomo Frenademetz, il consigliere della Re-
gione Veneto Franco Gidoni, il maresciallo Tiziano Turra comandante della stazione carabinieri di Arabba, il Tenente Colonnello Enrico Arseni del 7° reggimento alpini di Belluno, il 1° luogotenente Vittorio Palabazzer comandante della caserma Gioppi di Arabba, i rappresentanti delle Associazioni d’Arma dei Bersaglieri in congedo, rappresentanti della Schützenkompanie Buchenstein, l’amico Lino Chies, molti labari e gagliardetti delle Sezioni e Gruppi Ana, la protezione civile di Montebelluna, Ezio Anzanello del CAI di Oderzo, il rappresentante della sezione Alpini di Belluno Lino De Prà. Importante, come al solito, la presenza dei rappresentanti giunti dall’Austria: il rappresentante del presidente dell’Altkaiserjaggerclub di Innsbruck, Werner Lamprecht ed il Jäger battalion 24 di Lienz. Significativa la presenza di un ottantina di Eugubini, accompagnati dall’assessore comunale Gabriele Damiani e dal presidente degli eugubini nel mondo dr. Mauro Pierotti. (Luca Deltedesco)
Siro “del Mòro” con la nipotina Veronica di 10 mesi: è stato battuto il record. (foto fdeltedesco)
Don Lorenzo Cottali celebra la S. Messa.
Presenti diverse autorità: da SX: Franco Gidoni (Consigliere Regionale) - Leandro Grones (Sindaco di Livinallongo) - Giacomo Frenademez (Sindaco di Badia) - l’Assessore del Comune di Gubbio, Damiani - Luca Deltedesco (Capogruppo Alpini “Col di Lana”) - un rappresentante austriaco.
Gli Alpini al lavoro per preparare il “rancio”.
N ocajon de la festa dei 40 agn de rifondazion de la Schützenkompanie de Sëlva n Gherdëna, ai 28 e 29 de lugio, l é rué nta Fodom ence na clapada de scizeri da Roppen nte la Ötztal, ntel Tirol, visada dal Hauptmann Norbert Rüdiger. Raprejentánc de la compagnia i é stei bele trope oute nta Fodom n ocajion de ncontade de scizeri e per chëst i é trop liei a camerac fodomi. Davánt trei agn, auna a chi de Mareo, i ava metù su le crousc de fiern sul vegle confin de Tirol daite da la scomenciadiva “An den Front” metuda a jì deberiada ntra i scizeri decà e delà dal Brenero. Sto viade auna a lori l eva ence i destudafuoch e Bergwacht da Roppen: n dut na bela clapada de
I scizeri da Roppen, Al Plán de Mareo e da Fodom sun Jou de le Omblie.
cuaji 100 persone. La sabeda cater scizeri, auna al Hauptmann da Fodom Walter Testor, l Ivan Lezuo e l Hauptmann
dei scizeri da Al Plán Roland Obojes, i é jus sun Jou de le Omblie per fè su na sie dintourn a la crousc de fiern metuda ju ntel 2015 a na
moda che no pobe jì permez vace o autri animei. L é sté po fat na picola zerimonia ulache l é sté metù su la crousc na cëralaca a simbol de la fin de la Pruma Viera. La medema la vignarà fata sun dute le crousc metude ju sul vegle confin ntra Italia e Tirol davánt trei agn. Davò marëna na coriera de 50 persone, auna a Diego Grones “Moler” i é jus sun Fauzare e po fin sun Lagazuoi per fè ju le galerie de la mina. Nia strac i à volù ncora jì sun Sas de Stria a fè la galeria Goiginger. Fenida la caminada, i à tout la strada per Sëlva de Gherdëna ulache domënia l é sté la gran festa de rifondazion co la partezipazion ence de na raprejentánza de 14 scizeri de la compagnia da Fodom. (SoLo)
Donatori di Sangue Fodom
Amicizia in canto A quasi vent’ anni dalla fondazione, il coro femminile Col di Lana ha voluto regalare a se stesso, ma anche a tutti gli appassionati del canto, una serata ricca di emozioni in compagnia del noto coro friulano Vos de Mont, di Tricesimo Udine, fondato nel 1979 e diretto dal maestro e compositore Marco Maiero. Sabato 8 Settembre nella chiesa parrocchiale di Pieve di Livinallongo, coro femminile Col di Lana e coro Vos de Mont si sono incontrati per la prima volta per cantare l’amicizia e sugellare un incontro voluto da tanto tempo, dato che il maestro Marco Maiero è il principale autore, assieme al maestro Bepi De Marzi, della maggior parte delle canzoni interpretate dal coro femminile durante i 19 anni di vita del sodalizio stesso. I canti proposti durante il concerto sono stati principalmente quelli del maestro Maiero, anche se è stato scelto dalle donne di rendere
omaggio a Bepi De Marzi con la sua “Nokinà” e al maestro Malatesta con “ Oh Montagne”... canto che suscita sempre un’emozione particolare nel cuore di chi la interpreta. La serata che è stata gentilmente presentata dall’amico Denni Dorigo, si è conclusa con il classico momento conviviale, dove i cori si sono intrattenuti in allegria alternandosi nell’esecuzione di svariati canti. Il giorno seguente i coristi del Vos
de Mont hanno animato la Santa Messa nella stessa chiesa di Pieve e poi, accompagnati anche da una piacevole giornata di sole, sono saliti in seggiovia al rifugio Burz per un aperitivo, delle foto e qualche canto. “Ci siamo fatte un bel regalo...anche se in anticipo...” dice la presidente del coro femm, “...visto che il prossimo anno, per i 20 anni dalla fondazione, festeggeremo di nuovo, chissà... magari invitando ancora qualcuno
che ci faccia venire i brividi sulla pelle come il Vos de Mont”. Il coro ringrazia tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione della serata, in particolar modo Don Dario, l’amministrazione comunale col sindaco Leandro Grones, la banca Raiffeisen di Arabba, il consorzio Bim Piave e la Papaya frutta e verdura di Arabba. Un grazie sincero anche all’amico Denni per la disponibilità e la sua preziosa voce!
Coro Femminile Col di Lana
Scizeri da Roppen n vijita a Fodom
Scizeri
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Coro Femminile e Vos de Mont, insieme a fine concerto.
Camminata e gita del donatore Camminata del Donatore 2018w “CAMINON SU LE PEDIE DE NUOSC VEGLI” 14a ed. domënia ai 29 de lugio Come oramei da n puo’ de agn, s’on biné de na bona clapada n domënia dadomán nte la Val de Livinadac, a Liviné. Son piei su per Trëve e jus n avánt per chi zogn fin sa Sié. S’on fermé a paussé damprò l ripetitor de la televijion ulache ne spetáva n bon marendel mpruma de jì del viers de Col da la Roda. Davò avei dé na oglada al cimelio de viera “von Bank” son ruei sa Ferdole. A Prade ne spetáva na bona marëna. Zachei i eva n cin gram copa che pro l rucsoch i ava da se porté ence le sportele de fonc che i à ciapé ite
per i bosć! La giornada l’é stada scialdi bela e ciauda; ringrazie de cuor duc chi che à daidé pro co nen bel sarevede a n auter ann. GITA DONATORI A MALCESINE Ence st’auton, come de consueto, son piei via n domënia ai 23 de setembre dadomán bonora per se passé na giornada fora dal sciolito; on ciapé la strada del viers de jou de Pordou e davò chelche ora son ruei n provinzia de Verona, prezijamente a Ferrara di Monte Baldo per vijité la beliscima costruzion su per na crëpa: l Santuario de la Madona de la Corona. Ilò se se rende ben cont che nzacan senza mezi mecanizi e con puoce cherte i ruáva a fè robe, senza esageré, imprescionánti e beliscime che davò scecoi e scecoi i é ncora ilò come nlouta.
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Donatori di Sangue Fodom
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Co son tournei a la coriera se n son jus ju a Peschiera del Garda ulache ne spetáva proprio na marëna, co che se disc per Fodom, da se stafoné. Sul plu tert del davomesdì on ncora vijité l Museo de la Pesca per po’ se fè proprio n bel giro co nen pico barcon per sta zité che l’é contornada da dut n canal e co na brava guida-autista che l’à conté coche i se njignáva a se paré dal nemich nte le viere passade. Da sëra son piei n su del viers de Feltre: son fermé a la birreria de Pedavena per mangé e se beibe velch mpruma de rué nta Fodom. N giulan particolar ai doi bravi autisti Bruno Pëzol e Fabio Vendramini e n grazie a duc chiche à tout pert a chëst bel dì passé n bona compagnia! A nauter ann pro’ i Donatori!
Il gruppo dei donatori e simpatizzanti davanti al santuario della Madonna del Frassino a Peschiera.
Gruppo Folk
I donatori a Prade.
L Grop da Bal da Fodom al Festival de la Paierisc Bel viade nte la Val de Rabbi per l Grop da Bal da Fodom, ulache l é sté nvié a tò pert al “Festival de la Paierisc” o “La Paris”, coche la ven clamada nte chësta val del Trentin. A la manifestazion à tout pert, n dut, siech grop: pro l grop da Fodom, chël de cesa i “Quater Sauti Rabiesi”, l Gruppo Costumi Cembrani-Coro La Valle, l Gruppo Folk Castello Tesino, l Gruppo Folk Pieve Tesino e l Gruppo Folk Val di Sole. Na scomenciadiva nasciuda e voluda per mostré coche chëst bal tradizional che ven da la Boemia e che ntei scecoi s’à slargé fora souradut ntei paisc da mont de le Elpe, l ven balé autramente da val a val, da region a region. La Paierisc l’é un dei prums bai che Benigno Gobo (rechia) l ava nsigné a chi jovegn che ntel dalonc 1982 s’ava biné auna per mëte su n grop da bal ence nta Fodom. Bal che po l é resté ntel repertor, auna a troc de autri che s’a njontè ntei agn e che no pò mancé nte vigni ejbizion per fè vedei coche l vigniva balé nte le ere e nte le feste nzacan nta Fodom. L invit al Grop da Bal l é rué dal president de l’associazion e Federazion dei Grop da Bal del Trentin Elio Srednik. “L se recordáva de nos e l ava ncora nost contat da cánche, ntel
I balerins del Grop da Bal da Fodom che à tout pert al “Festival de la Paierisc n Val de Rabbi”
1990, sonve stei a balé proprio a na gara de paierisc n Val de Fieme” – conta Pierina Foppa, ex presidenta e balarina fin da la fondazion del grop. “N chël viade sonve ruei finamei secondi. L eva sté na bela esperienza e na bela sodisfazion per duc nos.” Sessaben che al envit i balerins i à responù bel mprescia de scì e coscita domënia passada i é piei via bel bonora del viers de la Val de Rabbi. L program de la giornada l pervedëva che duc i grop i se bine a Rabbi da le 9:30 ulache ie vigniva sport n aperitif de benvegnus. Da le 10 nte la gliejia de Rabbi Fonte l é sté dit la S. Mëssa e po l é sté fat la sfilada fora per l paisc. Davomesdì, da le 2, duc i siech grop nviei i s’à ejibì sun pala-
dina, ulache ogniun à prejenté la sua verscion de la Paierisc. “Come grop ospite – conta ncora la Pierina – nos on bù l muot e l onour de podei fè n’ejibizion plu longia e prejenté ence autri cater bai de nost repertor. Ntra chisc, gnánca da dì, à bù n gran suzes l Bal del Moleta. Auna a na bela giornada de mujica, bai e amicizia, l viade n Val de Rabbi per l Grop da Bal da Fodom l é sté ence l’ocajion, coche daspës suzede, de nconté jent che no se veiga da temp. Come na balarina del grop de Caerano, che l eva sté ospite davánt agn nta Fodom. “La n’à cugnisciù mi e l Walter “Ciai” ence dëla, come nos, la sola restada ntel grop da chi agn.” Ma le ncontade plu bele resta tres
chële coi fodomi foravia. “L é vignù a ne vedei la Paola Testor de Valacia, che la vif da chële pert e che l’ava n ambient n Val de Non. “A ve vedei son orgoliosa de ester fodoma” – la n’à dit. Proprio na bela giornada, durada fin da sëra tert. On bù trope sodisfazion e complimenc per nuosc bai e nuosc guánc – continua Pierina. “E on bù ence l’ocajion de vedei balé plu sort de Paierisc. Chi del grop de la Val de Rabbi i ne n bala finamei 5 verscion e i à chëla de n emparé na sesta. Da puoch defati i à publiché n liber dal titol “Pàris: storia d’una danza popolare fra territorio e comunità”, curé dal storich Roberto Bazzanella e che per l’ocajion i n’à scinché. Se trata de na rizerca storica sun chëst bal con laprò ence le mujiche.” (SoLo)
Ntratánt l’ejibizion del Bal del Moleta.
Trasferta de la Bánda da Fodom a Laterina, n provinzia de Arezzo
Da vender 14 a domënia 16 de setember nos de la Bánda da Fodom on passé trei biei dis n compagnia e n alegria. L’ocajion de jì n Toscana l’é nasciuda dal gemelagio co la Filarmonica S.Cecilia de Laterina, n bel paisc medieval n provinzia de Arezzo. La Filarmonica l’eva stada nta Fodom da la siegra de S.Iaco, cánche l’ava fat suo conzert sot al tendon e la s’ava passé chelche di nánter noste mont. Ades de setember à toché a nos Bánda da Fodom jì a vijité le belëze de la Toscana sui coi de la Val del Arno. Laterina l é n paisc a 18 km da Arezzo, co nen pico zenter medieval mpoié su nen bel col. Son stei trop fortunei ence col temp, ajaché l é tres sté sorogle e n bon ciaut. Proprio n chi dis, a Laterina l eva la
Trei dis sui coi de la Toscana
L conzert de la Bánda da Fodom a Laterina.
“Festa del Perdono” e ntel paisc se respiráva aria de festa. L vender da sëra, apëna ruei ju, on mangé velch duc auna nte la bela plaza medieval, ulache no podëva mancé n got de vin bon, l “vin santo coi cantucci” e de bela mujica! Sabeda on podù vijité n tipico borgo medieval ilò damprò che à inom “Il Borro”. Le cese fate su ntel
Medioevo i é stade comprade ju dal stilist Ferragamo e i é stade coscita recuperade per podei le conservé polito ntel temp. Al di da ncuoi “Il Borro” l é n paisc ulache ven pratiché l “albergo diffuso” e ulache l artejanat l é ncora trop vif. Davomesdì na guida la n’à porté ntel zenter de Arezzo, ulache la n’à conté n puo’
de storia de chësta beliscima zité. Da sëra on mangé duc auna ntel zenter de Laterina e on bù l muot de ciarcé ncora chelche speisa toscana come la “pappa al pomodoro” e l conicio frit. Davò cëna on fat nost conzert tres ilò nte plaza, su nen palch njigné per la festa. La domënia sonva nviei ence nos a tò pert a la “Festa del Perdono”: dadomán nte gliejia l é sté dit la mëssa e po nos Bánda da Fodom on sfilé n prozescion auna a la Filarmonica de Laterina che sonáva e a duta la jent del paisc che ava tout pert a la mëssa. Davánt de se trè ndavò nta Fodom, on soné ncora chelche márcia e on fat ndavò na bela marëna duc auna. Son tournei a cesa strac, ma col cuor content per avei passé n valgugn dis de sonade, de ciantade e de ridëste n compagnia, proprio come na gran fameia! (Bánda da Fodom)
Bánda da Fodom
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«Le nuove del Pais»
La Banda da Fodom ha una nuova sede Il Comune ha concesso alla Banda da Fodom i locali ristrutturati dell’ex palestra di Pieve che diventeranno così la nuova sede dell’associazione per le prove e la scuola di musica. Fin dalla sua fondazione nel 2005, la banda ha trovato posto per la sua attività nella sala dell’ex Hotel Dolomiti. Ma con il tempo anche questo locale, seppur capiente (per molti anni è stato usato come sala manifestazioni) cominciava ad andare stretto ed a non essere più adeguato: il numero dei bandisti in continua crescita, gli spazi ridotti per far posto ad un’ala del museo, senza contare i problemi per il riscaldamento visto il precario stato in cui versano i
serramenti. “Nei primi anni di attività – ricorda il presidente Nani Pellegrini – dovevamo anche liberarla ogni qualvolta c’erano le elezioni. Ciò significava spostare continuamente gli strumenti, con il rischio sempre maggiore di rovinarli. Così quando abbiamo sentito che i locali dell’ex palestra erano liberi abbiamo deciso di fare domanda perché venissero concessi a noi, in modo da avere una sede finalmente adeguata alle nostre necessità. L’ampia struttura usata fino agli anni ottanta come palestra e poi caduta in disuso era stata ristrutturata grazie ad un finanziamento del Fondo Comuni
La scuadra da Salejei domineia ncora n viade a le Fodomiadi, l torneo de balon a set ntra le Vijinánze da Fodom rué sto ann a la 5^ edizion. Siech ence sto ann le scuadre che à tout pert, velch viade n raprejentánza de plu Vijinánze che s’à metù auna: Salejei, Renac/Chierz, La Court/Liviné/ Brenta, La Plié, Reba, Andrac/Pala/ Daghè. Na edizion, chësta, bagnada da la ploia ma che no n à fermé la voia de se passé na giornada auna, de sport e divertiment. Ntra n sdram e l auter sul ciámp de Freine de Cernadou le partide i à mpo podù ester śogade. Ciámp despartì n doi, ulache da le 10 dadomán n avánt l é scomencé l giron de cualificazion a la taliana, con dute le scuadre che s’à batù una contra l’autra nte n temp sol de n chert de ora. Partide dassën ecuilibrade, che no n à vedù gran goleade. Salejei, che piáva via come favorida per avei n cesa l titol,
di Confine nell’ambito del progetto per la ristrutturazione della scuola elementare di Pieve. Lì infatti hanno trovato spazio due aule per gli alunni mentre erano in corso i lavori al plesso di “Souraparei.” I locali sono stati concessi in modo gratuito. Questo perché l’amministrazione ha riconosciuto la grande attività culturale e sociale che rappresenta la banda per la vallata fodoma. In particolare ha sottolineato l’importanza della scuola di musica, che dà modo ogni anno a molti giovani di avvicinarsi a questa attività che – come si sottolinea nella delibera – non può venire svolta appieno durante l’attività didattica
ordinaria della scuola”. Il contratto ha una durata di nove anni e contiene anche qualche prescrizione. Una di queste richiede che la banda garantisca la sua presenza alle principali manifestazioni e celebrazioni religiose della valle ed ogni volta che l’amministrazione lo richiederà. Per poter essere fruibili i locali dovranno essere modificati in modo da ricavare un’unica sala. Lavori, che, ovviamente, saranno a carico dell’associazione. “Un primo traguardo è stato raggiunto – conclude soddisfatto Pellegrini. Ora speriamo di poter presto veder realizzata la conchiglia in piazza ad Arabba”. SoLo
FODOMIADI: Salejei fesc l tris
La scuadra de Salejei che à vadagné l titol per l terzo viade.
l’é stada batuda da La Plié per 2 a 1, l’à paregé con Andrac/Pala/Daghé e l’à vadagné le autre trei partide. L giron de cualificazion l à decreté le cater scuadre che s’assa śoghé fora le prume cater luoghe de la classifica final. Partide che i é stade śogade nte
doi temp de diesc menuc l un. Nte la pruma semifinal, Salejei l’à mossù rué ai rigori per bate Andrac/Pala/Daghé per 3 a 2. L’autra semifinal la vedëva davánt Renac/Chierz contra La Plié: sëch l resultat final de 4 a 1 per chi da Renac/Chierz. Doi goleade a cara-
terisé ence la final e la finalina. Per la terza e cuarta luoga no n é sté storia con La Plié che à sepolì Andrac/Pala/ Daghé sot a 8 goi e i’à lascé fé demé chël de la bandiera. Cuaji medemo l destin de Renac /Chierz che à mossù se arende per 7 a 2 a chi da Salejei. L titol de canonier del torneo l é jù a Kewin Fersuoch che à segné ben 10 goi. Amesaite l é sté śoghé doi partide ntra le raprejentánze de La Plié e Reba under 14 e under 10. Na sfida che Reba à vadagné nte la pruma per 4 a 3 e nte la seconda per 2 a 1. Sodisfazion ence sto ann per l’organisazion da pert de la scuadra del “Calcio Femminile Fodom”. “L temp a la fin l é sté valent – disc Jessica Del Negro – e on podù śoghé e se giaude duta la giornada fin da sëra. L é sté proprio bel. La jent la tol pert ogni ann con gaist e per nos che organison da cinch agn nca la manifestazion l é na bela sodisfazion”. (ls)
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ATTUALITÀ - SUZEDE NTA FODOM Andraz ha un nuovo capofrazione Ad Andraz il Capofrazione votato con il nuovo regolamento delle Vicinie Nelle scorse settimane la Frazione ha eletto la giovane Norma Dalvit a capo della storica istituzione. Ma la notizia non è quella che ad essere eletta sia stata una donna - non è la prima volta che succede - , bensì che la votazione sia avvenuta applicando una nuova norma prevista nel regolamento per la gestione delle Vicinie, approvato da poco dal consiglio comunale. La Frazione di Andraz era senza Capofrazione (Sourastánt in ladino) da quasi due anni, dopo le dimissioni di Oscar Nagler in aperta polemica con l’amministrazione comunale in merito alla realizzazione di una nuova centralina sul Rio Castello. L’amministrazione ha così applicato per la prima volta l’articolo del nuovo regolamento che disciplina proprio questi casi e che prevede sia lo stesso
Norma Dalvit è il nuovo capo frazione di Andraz. Sindaco a convocare l’assemblea frazionale. “Il ruolo della Frazione – spiega il sindaco Leandro Grones -ha subito delle modificazioni importanti nel corso degli anni, dovute principalmente all’abbandono dell’agricoltura, di alcuni borghi distanti dalla viabilità principale e dall’esponenziale crescita del sistema turistico. Ma sono importanti enti interlocutori con il Comune che vogliamo mantenere.” (SoLo)
Nuova vita per la fontana di Pian di Falzarego Gli operai del Comune hanno provveduto a riposizionare la vecchia fontana che si trova davanti all’albergo Sass di Stria, rimossa qualche mese fa per essere sottoposta ad un intervento di sistemazione e consolidamento. Non ci sono notizie certe sulla storia del manufatto. Dalla data intagliata nella pietra, 1906, si presume sia stato realizzato in occasione della fine della costruzione della grande strada delle Dolomiti, avvenuta proprio in quegli anni. Anche se di pietra, dopo più di cent’anni la fontana cominciava a sentire il peso del tempo e degli effetti delle intemperie. Così l’amministrazione comunale ha deciso di sistemarla, destinando per questo lavoro circa 1500€. L’incarico è stato affidato alla ditta De Cian di Sedico, specializzata in questi interventi. Ora la fontana è di nuovo al suo posto per la gioia di automobilisti e camperisti che a frotte si fermano per bere o raccogliere qualche bottiglia dell’ottima acqua che sgorga dalla sorgente ai piedi del Sass di Stria. (SoLo)
Torrenti e briglie ripuliti e in sicurezza Torrenti e briglie ripuliti dopo le frane a Livinallongo. Il sindaco Grones: “Serve un’altra briglia sul Rio Chiesa.”
C
Scavatore al lavoro per svuotare il letto del Rio Chiesa a Retiz.
i sono volute due settimane per portare a termine i lavori di svuotamento e pulizia di alcuni torrenti e briglie nel comune di Livinallongo dopo le frane di quest’estate causate dai forti temporali. L’intervento, eseguito dagli uomini dei Servizi Forestali, ha interessato in particolare la zona di Alfauro, dove nel luglio scorso una frana aveva ostruito la sr 48 delle Dolomiti ed il Rio Chiesa. Era stato lo stesso primo cittadino ha richiedere l’intervento della Regione dopo il violento acquazzone delle serata del primo agosto. Un evento che, sommato agli altri verificatisi quasi dopo ogni temporale, aveva provocato il riempimento della briglia di contenimento a monte dell’a-
bitato di Pieve. Anche a valle, sotto la cascata in località Retiz, l’alveo era stato riempito di sassi e ghiaia. Una situazione potenzialmente pericolosa in caso si fosse verificato un altro “debrish flow” di quelle dimensioni, che avrebbe potuto causare lo straripamento del torrente. L’intervento è durato circa due settimane, durante le quali con l’ausilio di camion di ditte private e lo scavatore del Comune di Livinallongo sono stato asportati dalla briglia e dal torrente ben 1050 metri cubi si sassi e ghiaia. Come spesso accade in queste situazioni, sono emersi alcuni necessari lavori di manutenzione ed ulteriori opere di prevenzione da realizzare. “Ai Servizi Forestali
– spiega Grones – ho chiesto che venga prevista una manutenzione al letto dell’alveo del Rio Chiesa tra il ponte di Agai e quello sulla sr 48 delle Dolomiti. In più punti il fondo in cemento è sconnesso e rovinato e questo potrebbe non permettere lo scorrimento dei sassi e del materiale. In più serve un’altra briglia a monte dell’abitato di Pieve, all’altezza delle sagome del vecchio poligono di tiro. L’opera è necessaria per intercettare la colata detritica che scende dal Busc del Bruo. Qualche anno fa era stato realizzato un invaso più a monte sotto le rocce del Col di Lana, ma non basta. È vero che in questi anni il fenomeno lungo quel canale non è stato così frequente. Ma quando si è verificato ha causato molti problemi. Vedremo se la Regione troverà i fondi per questi interventi necessari per aumentare ancora la sicurezza in un punto critico come il Rio Chiesa. (SoLo)
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La rivista “Ristorazione Italiana Magazine” consacra il Rifugio Burz di Arabba tra i 70 migliori ristoranti con pizzeria al mondo. L’importante riconoscimento è stato consegnato nelle settimane scorse a Roma durante la prima edizione del Premio Italian Style i 70 Migliori Ristoranti con Pizzeria al Mondo tenutosi tenutasi nella prestigiosa Terrazza degli Aranci Ristorante La Pergola dello Chef Stellato Heinz Beck. Un progetto nato e voluto da Enrico Famà, Direttore di Ristorazione Italiana Magazine per premiare e mettere in risalto tutti qui ristoratori che con passione e lavoro costante fanno conoscere la Cucina Italiana, la pizza, i piatti tipici e le eccellenze dell’enogastronomia Made in Italy nel mondo. La guida nasce dopo un lavoro durato oltre due anni. La Redazione di Ristorazione
Il Rifugio BURZ nel “gota” dei ristoranti con pizzeria
Italiana Magazine, il più importante network del settore, insieme allo speciale Italian Style e alla collaborazione di esperti di settore, riviste di Food italiano all’estero, food blogger, giornalisti di enogastronomia e uffici dell’Agenzia Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’estero) ha selezionato i 70 migliori ristoranti con pizzeria sparsi in 34 paesi del mondo: dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Norvegia
Fondi Comuns de Confin per fenì via l ampliament de Vila S. Ijep Destinei i 500 mile euro per l 2019. L Capocomun Leandro Grones: “Po resta l gran pont de dománda per laoré fora la cesa vegla”. (Comun) I 500 mile euro che speta al Comun da Fodom per l’anualité 2019 del Fond Comuns de Confin i sarà destinei a fenì via l ampliament de Vila S. Ijep. Chësta la dezijion de la jonta che nchëstadì à vedù aprové l proget dal Comitat Paritetich de gestion del Fond, che juoba ai 27 de setembre l à aprové duc i progec prejentei dai comuns de confin per l import de 24 milioni de euro. Se trata de chëla pert dei 80 milions al ann metus da le Provinzie de Trënt e Bolsán, che ven dada fora a duc compagn per n import de 500 mile euro. Scioldi che i comuns pò destiné per progec suoi. L rest l ven metù per progec coscita clamei de “Area Vasta”, che nterescia plu comuns auna, plu n’autra pert che ven gestida da la Provinzia de Belum. L tiermen per prejenté i progec per l 2019 l eva l prum de merz e da Fodom la jonta l’à mené a Trënt l proget per laoré fora Vila S. Ijep. “Con chisc scioldi – spiega l Capocomun Leandro Grones – podaron na outa per dute fenì via l ampliament de la cesa de paussa da Sourarù.” I laour, scomencei davánt nuof agn, i va n avánt a struf e davò le disponibilité dei finanziamenc. Da puoch l é sté giourì doi auzade. Ma resta ncora da fenì via troc laour per podei douré dute le ciaune e i servisc pervedus nte la pert nuova. N intervent che se podarà fè proprio grazie a chësta “trance” del Fond Comuns de Confin. L proget fat ncora da l’aministrazion Pezzei l perveiga ence na seconda pert per mëte mán nte la cesa vegla: nte chëst, auna a slargé le ciaune e comedé fora i self ulache la jent de temp se passa la giornada, l é pervedù ence de auzé l tët. N intervent difizile da mëte a jì coi utenc che vif nte cesa, tánt che degugn à ncora pensé co fè, ence percieche no se sà ncora ulà jì a tò i scioldi e per chëst, coche amët l Capocomun, per ades “resta n gran pont de dománda.” (ls
a Dubai, dal Congo alla Russia, dal Regno Unito al Cile passando ovviamente per l’Italia. Di questi, quattro sono veneti, tra cui anche il Rifugio Burz di Arabba nel cuore del Sellaronda. Il rifugio, di proprietà della società Sit Boè è stata ristrutturato nel 2013. Un luogo perfetto per il relax, raggiungibile in seggiovia o a piedi, dove concedersi una pausa assaggiando casunziei, formaggio alla piastra con funghi porcini, tagliate di cervo, piatti
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per bambini e celiaci e ovviamente pizza. Il tutto realizzato con prodotti a km zero e di stagione da gustare all’interno circondati dalle ampie vetrate, o sulla terrazza con splendida vista sulle Dolomiti. Oltre ad aver ricevuto l’esclusivo premio “70 Best Restaurant with Pizzeria in the World” nella serata di gala presentata da Fabrizio Nonis, il Rifugio Burz e gli altri migliori ristoranti con pizzeria saranno presenti anche nella guida cartacea in ordine alfabetico di paese. Una nuova guida, definita dagli stessi ideatori “la guida che non c’era” perché raccoglie i migliori ristoranti del mondo che promuovono l’insieme della gastronomia italiana: cucina e pizza. Finora, infatti, esistevano guide che davano risalto a ristoranti e a pizzerie distinte, mentre questa nuova pubblicazione celebra per la prima volta con un premio internazionale questo binomio italiano vincente: i ristoranti con pizzeria rappresentano infatti la metà degli esercizi della ristorazione classica. (SoLo)
Fodom si attrezza per le macchine elettriche Il Comune ha firmato un accordo con la società Enel X Mobility che prevede l’installazione su tutto il territorio comunale di 5 colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Si tratta di un’iniziativa che pone il territorio Fodom all’avanguardia in Provincia in questo campo. Il nostro infatti è uno dei primi ad aver avviato una politica di adeguamento in questo campo. Una colonnina sarà posizionata in piazza a Pieve, predisposta per ricaricare sia auto che moto, due ad Arabba vicino alla colonnina per il pagamento del parcheggio dell’Hotel Malita, dove si potranno “attaccare” fino a tre auto, un’altra è prevista a Precumon ed una sul Passo Campolongo. Ogni colonnina avrà una potenza di 22 kw per presa e permetteranno di ricaricare le batterie di un’auto in circa 20 minuti. L’accordo, che ha una durata di 8 anni, prevede che saranno a carico di Enel X Mobility tutte le spese per la realizzazione della rete elettrica alle quali collegare le colonnine, la fornitura e l’installazione delle stesse. Chi si allaccerà pagherà la corrente con un sistema di carta elettronica al pari di quanto avviene al giorno d’oggi quando si fa benzina al distributore con il bancomat. Al Comune spetterà solo l’individuazione delle aree, la disponibilità del terreno e la collaborazione nell’acquisizione dei permessi necessari. Fodom guarda dunque al futuro della mobilità sostenibile ed a fornire un servizio al cittadino che così potrà essere ulteriormente incentivato all’acquisto di un’auto elettrica. “Nelle valli limitrofe, come Gardena, Badia e di recente anche a Cortina, che ha stipulato un accordo con Audi, hanno una rete di colonnine sul territorio – spiega il sindaco. E noi dobbiamo cercare di stare al passo. D’altra parte il futuro della mobilità è questo che permette di risolvere sia il problema dell’inquinamento atmosferico che acustico. Ho potuto provare un modello dell’Audi che sta per arrivare sul mercato e sempre proprio di andare con una Ferrari per la potenza del motore”. SoLo
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Bonus iega per le fameie puore Scontei 50 litri de iega al di Dal prum de lugio se pò damané al Comun ulache s’é residenc o a auter ent nciarié dal Comun l coscita clamé «bonus iega».
Nuova ciántia de De Marzi dedicada a Caterina Lánz L toch dal titol Katharina l é sté prejenté nchëstadì dal Coro de le Ële Col de Lana. Na ciántia dedicada al coragio e la forza de le ële La se ntitoleia Katharina la nuova ciántia che l maestro Bepi De Marzi à dediché a l’eroina ladina Caterina Lánz. L toch, scrit e mujiché aposta per l Coro de le Ële Col de Lana, l é sté prejenté nchëstadì a na sëra de ciántie n Zoldo.
DËRT EN CURT (da la UDL – Giulia Tasser & Lorenzo Soratroi) president Diego Grones. Nta Fodom l é sté metù fora, sun trei terioi, n cartel per fè de moda che le Mountain Bikes le no pobe plu passé: su la caminada panoramica Reba - Plán Boè - Reba, sul teriol nr. 680 ntel toch sot l Sas Ciapel (nánter la strada de Chël Vësco e l ristoro Lezuo sul Jou de Pordou, ndr) e sul teriol 22A/22B Majarei - Verda - Jou de Chierz - Malga Chierz, duc terioi che ven mantegnus da la Lia da Mont Fodom – Col.
Nasc i “Jovegn studafuoch da Fodom” Per scomenciadiva dei studafuoch da Fodom e de valgugn jovegn apascionei e col aiut e l contribut del comun da Fodom, l é nasciù l “Grop dei jovegn studafuoch da Fodom”. Chëst un dei ponc deliberei nte la sentada de comun de lunesc prum de otobre, auna a nen contribut de €
3.720 per compré le prume diesc mondure. Nte chëst grop, metù su ence e sourdut per l volei de n valgugn jovegn apascionei del mestier, l é bele ite e podarà tò pert jovegn dai 10 ai 18 agn.
CIACIADA 2018 N domënia 23 de setembre l é sté la ncontada dei iagri da Fodom come ogni ann sun Plán da la Lasta con polenta e lianie del Tone “Bechè” pariciade per duc. Davò l é ste fat come da tradizion l tiro a la Scheibe e sto ann se l’à vadagnada L GIOVANI DE PALA. N momento convivial, chël de la ciaciada, che sierf ogni ann a tignì auna i ciaciadous per se nconté e discute fora chele che l é le meio sort da tò ca cánche se prejenta tánc de problemi, mascima sto ann liei ai louf che ne fesc dann ai animei e ai contadins. Gottfried
Demez le Mountain Bikes da n valgugn terioi da Fodom Trei i terioi che la Lia da Mont Fodom Col l’à saré a le MTB. “Na soluzion che và davò chël che disc la lege regional e ence, souradut, a la segurëza de la jent” disc l
Di Franco Deltedesco
In occasione delle ferie estive Contrin si popola. Da Roma fa ritorno anche Vallazza Giuseppe portando con sé la sua ultima creazione di artigianato: il paese di Contrin adagiato in una piccola radice. Una realizzazione veramente fedele ma minuscola.
LARZONEI. Un vespaio del tutto particolare lo hanno costruito le vespe in una soffitta fra un travo e l’altro. Ci si pone una domanda: “Che Che tipo di vespe sono?”
Domenica 9 settembre, incontro con i DECRISTOFORO: 50 persone in trasferta a Fodom, dall’Austria, per visitare i luoghi di origine. Dopo aver eseguito alcuni canti nella chiesa dedicata alla Madonna della Neve, il nutrito gruppo si è portato all’esterno per una foto ricordo.Organizzatrice della trasferta la signora Gabriele (Gabriella per noi) che ha fortemente desiderato far conoscere da vicino il paese di CORTE, paese di origine del suo nonno il Dottor Peter Decristoforo.Il gruppo ha poi visitato il Museo Etnografico di Pieve. (Altre notizie sul prossimo Bollettino Parrocchiale)
LARZONEI 27-07-2018. Un simpatico incontro con la partecipazione della signora Maria Quellacasa di 90 anni, giunta da Berna e di Maddalena Dellavedova di anni 83 giunta da Pescul. Polenta, grigliata e verdure varie. Non sono mancati il dolce, il caffè e la grappa di “bródoi”. Il tutto organizzato da Gianni (Dindo) e Ruggero che si sono avvalsi della collaborazione di vari volontari del paese.
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COMUNITÀ IN CAMMINO BATTESIMI
Costa Irene (Arabba) di Daniele e Dorigo Manuela, nata a Belluno il 14.08.2017 e battezzata ad Arabba il 27.05.2918.
Lezuo Gaia (Arabba) di Ugo e Dorigo Barbara, nata a Brunico il 29.08.2017 e battezzata ad Arabba il 10.06.2018.
Kaneider Robin (San Cassiano - Passo Campolongo) di Mirko e Crepaz Sonia, nato a Brunico il 23.06.2018 e battezzato ad Arabba il 30.09.2018.
Grones Matthias (Arabba) di Simon e di De Cassan Lara, nato a Brunico il 09.03.2018 e battezzato ad Arabba il 30.09.2018.
MATRIMONIO
Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE In memoria di Robert Pellegrini fam. Doglioni, Testor Daniela, in memoria di Crepaz Caterina. PER LE CHIESE DI ARABBA In memoria di Crepaz Caterina.
Pezzei Valentino (Liviné-Padova) di Gianluca e Deviza Eugenia, nato ad Abano Terme il 06.04.2018 e battezzato a Pieve il 22.07.2018.
Gelormini Domenico e Roilo Martina (Ariano Irpino/AV – Fortezza/BZ) sposati a Pieve il 15.09.2018.
NATI
Crepaz Davide (S. Stino di Livenza-VE) di Giuseppe e Zanon Arianna, nato a Portogruaro il 26.08.2018.
Craffonara Arthur e Dell’Andrea Valentina (Val Badia - Arabba) sposati ad Arabba il 22.09.2018.
PER IL BOLLETTINO Testor Zita, Mariapia Crepaz, Faber Loredana, Adelina De Cassan, Costantin Angelo, De Cassan Silvio, Quellacasa Giuseppe, Angelo e Annalisa Morell, Dalvit Paolo, Maria Quellacasa Gilgen, Maddalena Bonifacio, Maria Crepaz Kock, Ragnes Miriam, Delazer Eugenio, Sief Anita, Rigo Maria, Frena Carlo e Catia, Dorigo Florinda, Doglioni Leonisio, Delfauro Bellotti, Troi Rosanna, Vallazza Isidoro Pio, Martini Ines e Iva, Pezzei Margherita in Pollicino, Crepaz Paola, Gianluigi Bidetti, Pallua Nives, Staindl Irma, Crepaz Pia, Ferrario, Denicolò M. Antonietta, Testor Carla, Testor Mario e Daniela, Daberto Beppino e Grazia, Delfauro Iolanda, Della Santa Paola, Pescosta M. Luisa, Detomaso Frida, Colleselli Riccardo, Palla Antonella e Giuseppe, Vanzo Daurù Laura, Doné Franco, Vallazza Giudo, Demattia Hubert, Serafini Teobaldo, Lezuo Gigliola, Testor Giovannina, Finazzer Bruno, Sorarui Osvaldo, De Sisti Sergio, Nicolodi Carlo, Vallazza Giuseppe.
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«Le nuove del Pais»
DEFUNTI
Foppa Augusto “Barca” (Avricourt-Francia), nato a Foppa il 19.12.1925 e deceduto ad Avricourt il 08.03.2018. Coniugato con Luise, padre di 3 figli.
Marino Angelo Zanon “de Tata Cëcola” (Leipheim-Germania) nato a Sief il 04.10.1952 e deceduto a Leipheim il 15.05.2018.
Devich Stefano (Salesei), nato ad Agordo il 25.10.1969 e deceduto a Livinallongo il 02.08.2018, celibe.
Ribacchi Luisa (Salesei-VSG), nata a Fiano Romano (RM) il 17.06.1921 e deceduta a Livinallongo VSG il 05.08.2018. Nubile.
Dorigo Pio (Corvara), nato a Ruaz il 22.02.1935 e deceduto a Brunico il 07.08.2018. Coniugato con Crepaz Maria Pia, padre di 3 figli.
Foppa Giuseppe “Barca” (Moussey-Francia), nato a Foppa il 22.11.1932 e deceduto a Moussey il 14.08.2018. Celibe
Baldissera Guglielmina nata a Rocca Pietore il 24.02.1922 e deceduta ad Agordo il 18.08.2018.
Dorigo Elvira (Lagundo-BZ), nata a Retiz il 10.08.1922 e deceduta a Lagundo (BZ) il 25.08.2018. Vedova di Pezzei Eugenio madre di 2 figlie.
Qualizza Aldo (Sorarù), nato a Cividale del Friuli (UD) il 20.01.1967 e deceduto ad Agordo il 04.09.2018.
Pellegrini Caterina (Renaz), nata a Bressanone (BZ) il 05.02.1923 e deceduta ad Agordo il 11.09.2018. Vedova di Crepaz Giuseppe, madre di 5 figli.
Demichiel Maria Maddalena (Varda), nata a Varda il 14.05.1932 e deceduta a Belluno il 18.09.2018. Vedova di Detomaso Giuseppe Guerrino, madre di 2 figli.
Crepaz Roberto (Andraz), nato a Pian di Salesei il 05.04.1952 e deceduto ad Andraz il 21.09.2018. Coniugato con Wurzer Rosmarie, padre di 3 figli.
ERRATA CORRIGE Il defunto Alverà Giuseppe “Pazifico” (Cortina), nel numero di luglio è stato erroneamente indicato come vedovo. Era invece coniugato con Roilo Gemma. Ci scusiamo con i familiari.
Lauree Congratulazioni a Michele e Irene da tutta la redazione de LNdP!
Avviso ai collaboratori Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro venerdì 21 dicembre 2018
CREPAZ MICHELE (Alfauro) Il 23 marzo 2018 ha conseguito la laurea in Economia e Legislazione d’Impresa presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Trento, discutendo la tesi “Il ne bis in idem in ambito tributario”. Si congratulano per il traguardo raggiunto i genitori, il fratello, i parenti e gli amici.
DEMATTIA IRENE (Sorarù) il 19 luglio 2018 ha conseguito la Laurea triennale in Scienze Motorie presso l’Università degli studi di PADOVA discutendo la tesi “Esercizio fisico e disturbo dello spettro autistico: Analisi critica”.
Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno COORDINAMENTO: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com