Anno LIII • maggio-luglio 2018 • N. 2
Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I
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n occasione della festa di S. Giuseppe, il 19 marzo scorso, papa Francesco ha pubblicato una “Esortazione Apostolica” che forse non ci saremmo aspettati perché parla della chiamata alla santità nel mondo contemporaneo come un invito rivolto a tutti e la intitola “GAUDETE ET EXULTATE”: la santità come invito alla gioia. Prenderò in considerazione qualche punto del primo e del quarto capitolo. Innanzitutto Papa Francesco vuol farci capire che quella che chiamiamo “santità” non è cosa, come comunemente si pensa, riservata a pochi eletti, ma riguarda ciascuno di noi e ci invita a vederne le tracce nella nostra vita parlandoci dei “santi della porta accanto”, e al n. 7 dice: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio.” Aggiunge che i cambiamenti positivi della storia del mondo più che da uomini potenti è determinata dalle azioni di queste semplici persone. Il Signore chiama ciascuno di noi, “ognuno per la sua via”, a realizzare il sogno che
La SANTITÀ della porta accanto il Padre da sempre porta nel suo cuore per ciascuno di noi: avere figli che gli rassomiglino. Continua: “Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali”. “Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è
stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti.” Potrebbe farci bene anche questo invito come aiuto nel cammino che ci viene proposto: “… le continue novità degli strumenti tecnologici, l’attrattiva dei viaggi, le innumerevoli offerte di consumo, a volte non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio. Tutto si riempie di parole, di piaceri epidermici e di rumori ad una velocità sempre crescente. Lì non regna la gioia ma l’insoddisfazione di chi non sa per che cosa vive. Come dunque non riconoscere che abbiamo bisogno di fermare questa corsa febbrile per recuperare uno spazio personale, a volte doloroso ma sempre fecondo, in cui si intavola il dialogo sincero con Dio?” Nel capitolo quarto, parlando delle caratteristiche della santità, parla di sopportazione,
pazienza e mitezza. Ci potrebbe interessare questo passaggio: “Anche i cristiani possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui. Così si verifica un pericoloso dualismo, perché in queste reti si dicono cose che non sarebbero tollerabili nelContinua a pag. 2
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la vita pubblica, e si cerca di compensare le proprie insoddisfazioni scaricando con rabbia i desideri di vendetta. È significativo che a volte, pretendendo di difendere altri comandamenti, si passi sopra completamente all’ottavo: «Non dire falsa testimonianza», e si
distrugga l’immagine altrui senza pietà. Lì si manifesta senza alcun controllo che la lingua è «il mondo del male» e «incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna» (Gc 3,6). Concludo questo breve e incompleto accenno all’esortazione apostolica con un’altra caratteristica della santità: gioia
e senso dell’umorismo. “Ordinariamente la gioia cristiana è accompagnata dal senso dell’umorismo, così evidente, ad esempio, in san Tommaso Moro, in san Vincenzo de Paoli o in san Filippo Neri. Il malumore non è un segno di santità: «Caccia la malinconia dal tuo cuore» (Qo 11,10). È così tanto quello che riceviamo dal
Signore «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), che a volte la tristezza è legata all’ingratitudine, con lo stare talmente chiusi in sé stessi da diventare incapaci di riconoscere i doni di Dio.” Se qualcuno avesse interesse ad approfondire l’argomento, trova su internet l’esortazione e molti commenti.
Il nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale Unitario di Pieve ed Arabba Nel numero di ottobre-gennaio scorsi de “Le nuove del Pais” L’articolo di fondo parlava del rinnovo dei Consigli Pastorali di tutte le parrocchie della nostra diocesi. Con questo breve articolo vi diciamo come sono andate le cose da noi. Viste le indicazioni diocesane per attivare i Consigli Pastorali Parrocchiali, il Consiglio Pastorale Parrocchiale uscente di Pieve e di Arabba ha deciso di assegnare ad
Arabba 4 consiglieri e a Pieve 6 più una delle Discepole del Vangelo, un consigliere scelto dal Parroco e un consigliere del Consiglio per gli Affari Economici delle due parrocchie. Le date scelte per i vari momenti sono state: il 25 febbraio per la designazione dei candidati, il 15 aprile per l’elezione dei consiglieri. Il 15 giugno c’è stata la prima riunione nella quale sono stati eletti il vice presidente e il segretario.
Il nuovo Consiglio è composto da: Costa Angela, Costa Elisa, Crepaz Andrea rappresentante dei Consigli per gli Affari Economici e vicepresidente, Dalla Valle Giovannina, Demattia Damiano, Detomaso Diego, Dorigo Denni, Fontana don Dario, presidente, Grones Andreina, Marchione Isabella, segretario, Martini Elisa, Nagler Oscar, Santi suor Flavia e Vallazza Lorenzo.
Santa Messa a ricordo dei nostri figli Carissimi, è stato un momento importante, emozionante quello che il 10 settembre 2017 ha visto uniti tanti genitori con amici e parenti alla Santa Messa a ricordo dei nostri figli scomparsi prematuramente. Un momento che ha sottolineato l’importanza del sentirsi uniti. Uniti nello stesso dolore, uniti nello stesso desiderio di sentirsi vicini ai nostri figli. L’associazione Genitori Sempre giunta alla vostra osservazione lo scorso anno proprio in occasione della Santa Messa la ripropone con lo stesso spirito anche quest’anno. Il 9 SETTEMBRE 2018 ore 18.30 nella CHIESA ARCIDIACONALE di AGORDO infatti verrà celebrata una Santa Messa a ricordo dei nostri figli.
Anche in questa occasione, per rendere più significativo questo momento di vicinanza, chi lo desidera può farci avere una foto del proprio figlio/a che verrà posizionate su di un grande pannello all’interno della Chiesa. Inoltre potete preparare un breve pensiero trascritto su carta, una dedica, rivolto al proprio caro, tale messaggio verrà poi unito ad un palloncino. Al termine della S. Messa tutti questi palloncini verranno portati in alto, verso il cielo. Durante la Santa Messa verrà data lettura dei nomi a cui è dedicata la Santa Messa. Con molti di voi l’associazione si è fatta conoscere in occasione della Santa Messa del 10 settembre 2017, altri genitori han avuto modo di
Don Graziano Dalla Caneva
Il gruppo dei genitori in occasione dell’incontro a Roma con Papa Francesco.
vederci impegnati, nel corso degli anni, in varie manifestazioni sul nostro territorio. Come da statuto le nostre finalità seguono obiettivi di: - supporto alle famiglie che hanno perso un figlio, - affrontare argomenti a volte scomodi ma importanti sotto il profilo preventivo attraverso interventi di sensibi-
lizzazione a tema. - collaborazione con altre associazioni il cui intento sia affine agli scopi della nostra associazione. ASSOCIAZIONE “GENITORI SEMPRE” Viale Sommariva, 4, 32021 Agordo – BL www.genitorisempre.com genitorisempreagordino@gmail.com
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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com
Domenica 8 aprile 2018 Divina Misericordia Tempo di ristoro, tempo di sorprese Cari Parrocchiani, siamo nella seconda domenica di Pasqua. Oggi, per Fodom, si conclude anche la stagione sciistica. Per tutti, o per molti, motivo di un meritato riposo e inizio di un periodo per fermarsi dopo un prolungato e duro lavoro. Si ha diritto a riprendere fiato, a riposarsi, a dedicare del tempo per se stessi, per la famiglia, per i propri cari, per le relazioni... Per chi lo desidera è anche tempo per stare un po’ in silenzio, staccandosi dalle solite occupazioni, rivedendo ciò che si è vissuto in questi mesi e facendo tesoro delle esperienze positive e negative, degli incontri che si sono fatti. Forse anche delle cose che in questo tempo ci hanno sorpreso e hanno fatto nascere in noi qualche domanda o considerazione nuova. Papa Francesco, nell’omelia del giorno di Pasqua ci ha detto: “Gli annunci di Dio sono sempre delle sorprese, perché il nostro Dio è il Dio della sorpresa... E la sorpresa è ciò che ti commuove il cuore, che ti tocca proprio lì, dove tu non aspetti”. Anche questo nuovo tempo più disteso, seppure nella normalità, potrebbe essere ugualmente il tempo della sorpresa: un tempo di calma nel quale cogliere quello che la vita dentro di noi e intorno a noi ci dice, attraverso i semplici gesti quotidiani, gli incontri e i dialoghi (con persone che magari non vediamo da un po’) che possono ristorare i nostri cuori. (sdv)
Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.
quest’anno ha fatto il suo dovere, ma adesso sembra fuori luogo. Sappiamo però che basta un po’ di pazienza, le giornate sono diventate più lunghe e la neve, quando c’è il sole, cala a vista d’occhio e sarà sostituita dal verde intenso dei nostri prati. Dentro di me si fa strada l’impressione che stia avvenendo qualcosa del genere anche nel campo della fede, coperto anch’esso da un lungo inverno, ma sembra che spunti qualcosa. Ad esempio sabato
prossimo in Cattedrale a Belluno alle ore 15.30 sarà ordinato sacerdote Diego Puricelli di Farra d’Alpago. Nel seminario di Trento ci sono alcuni nostri giovani che promettono bene, e ieri le nostre suore hanno festeggiato la professione religiosa di un’altra ragazza. Anche da noi, nella nostra parrocchia c’è la prospettiva di alcuni matrimoni dopo un lungo tempo di magra. Piccoli germogli, ma speriamo che siano l’anticipazione di una stagione nuova. Sembra che, dopo aver lasciato la sana mensa della famiglia per abbuffarsi delle cose più strane (è la solita questione dell’erba più verde del vicino!), si cominci a sentire la nostalgia e l’esigenza del buon pane. (dd)
Cari Parrocchiani, se uno ruba o imbroglia per un vantaggio personale, si può comprendere anche se non si può approvare; ma faccio fatica a capire chi ha il gusto di far del male agli altri (di nascosto) senza aver altro che la soddisfazione di aver fatto del male. La causa è quella bestia velenosa e inconfessabile che si chiama invidia e la si sperimenta quando un altro ha qualcosa che noi vorremmo: oggetti, posizione sociale, o qualità come la bellezza o il successo in amore. È la sofferenza dovuta a un confronto in cui ci si sente perdenti riguardo a qualcuno, per qualcosa che sembra importante. Quasi nessuno confessa di essere invidioso: si può ammettere di farsi prendere dall’ira, di crogiolarsi nella pigrizia o di soffrire per gelosia, ma di essere rosi dall’invidia no. Perché ha in sé due ele-
PRIMO MAGGIO A DIGONERA Come da tradizione la piccola comunità di Digonera si è ritrovata per festeggiare assieme ai graditi ospiti dei paesi vicini, San Giuseppe Lavoratore. La Santa Messa è stata animata da Suor Elisa, Alice, Cristina e Benedetta. Il bravo ed inedito quartetto vocale-musicale ha coinvolto nei canti i fedeli con gioiosa semplicità. Grazie. Nel momento conviviale,
Domenica 15 aprile 2018 Sensazioni positive… Cari Parrocchiani, da quanto il cielo ci ha mandato nei giorni passati, verrebbe da pensare che la primavera si sia dimenticata della nostra valle lasciando libero campo all’inverno che
Domenica 22 aprile 2018 Superare l’invidia riconoscendo doni e capacità di ciascuno
il ricco buffet e la musica di Mario e Fabiano, hanno contribuito a creare un clima di serena festa famigliare. Presenti nei loro confortevoli passeggini, Maria e Caterina. Benvenute fra noi piccole preziose perle, la vostra nascita ha arricchito la comunità. Grazie a tutti coloro che ogni anno aiutano e partecipano a questa festa semplice ma amata dagli abitanti di Digonera.
Le giovani animatrici della S. Messa.
Si balla la “Paierisc” sul sagrato della chiesa.
La prima siègra per Maria e Caterina!
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menti disonorevoli: l’ammissione di essere inferiore e il tentativo, appunto, di danneggiare l’altro senza gareggiare a viso aperto, ma in modo subdolo e meschino. Se sapessimo valutare i doni e le capacità che ognuno di noi ha, pur diverse da quelli degli altri, credo che ci sarebbe meno sofferenza per tutti. (dd)
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PRIMA COMUNIONE Sono ben 16 i bambini che il 13 maggio a Pieve hanno ricevuto per la prima volta Gesù eucarestia: Matteo Dorigo, Nicole De Cassan, Leila Degasper, Valerio Ceretti, Angela
Dellavedova, Giovanni Dorigo, Dylan Grones, Arianna Delmonego, Niccolò Vallazza, Nigel Da Tos, Christian Rossi, Marek Sala, Veronica Irsara, Oliver Crepaz, Philip Ploner, Alexia Serra.
Domenica 29 aprile 2018 Cercare il meglio in ogni persona Cari Parrocchiani, purtroppo è tanto tempo che sentiamo parlare di “estremismo” di destra o di sinistra, di una religione o di un’altra. In effetti, chi più chi meno, ciascuno di noi tende naturalmente - per sentirsi sicuro o per affermare sé stesso - ad accentuare le proprie idee, il proprio modo di pensare o di agire fino a rifiutare per principio chi non è come lui. In questa maniera si divide il mondo in bianco e nero, buono e cattivo, giusto e sbagliato e noi sempre dalla parte giusta e gli altri automaticamente “nemici”. Le conseguenze di questo modo di essere “squilibrati” le vediamo continuamente non solo alla TV, ma anche nei fatti quotidiani (spiacevoli) che accompagnano la nostra vita quando non ci si capisce e non si riesce a trovare un accordo. La medicina contro questa malattia è la consapevolezza che il mondo è molto più bello, pieno di sfumature e di colori; e anche le persone: ognuna con pregi e limiti, nessuna esclusa; con momenti di egoismo e slanci di bontà. Non è un complimento essere “squilibrati”, ma lo siamo davvero quando dividiamo il mondo il due parti, come dicevo sopra. L’equilibrio è una conquista che richiede allenamento ed esercizio costante, ma ha il pregio di cogliere il meglio che c’è in ogni persona con il risultato di trovare un accordo anche quando si pensa in maniera diversa. Io sono sicuro di averne bisogno. (dd)
Domenica 6 maggio 2018 “Vie ordinarie di santità” Cari Parrocchiani, è uscita da poco l’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo: “Gaudete et Exsultate”. (vd. articolo in prima pagina ndr) Potremo avere l’idea che la santità sia riservata solo a qualche persona in particolare, ma come ci indica invece il Papa, questa, è possibile a tutti e porta ad una vita felice. Se lo vogliamo ognuno di noi può percorrere questa strada (sdv)
Domenica 13 maggio 2018 Ascensione Nell’Eucarestia la forza di amare Cari Parrocchiani, in queste domeniche dopo la Pasqua stiamo celebrando momenti importanti della fede in Gesù che ci interessano in maniera diretta. Gesù, prima di salire al cielo, manda i suoi ad annunciare in tutto il mondo il suo vangelo di salvezza. Il mondo ha ancora bisogno di essere salvato? Basta un telegiornale per avere una risposta. E la salvezza (una vita buona e serena, improntata sull’amore reciproco che si prolunga nell’eternità) è il frutto del cambiamento del cuore di ciascuno che si realizza in tutti i momenti della sua vita. Essere cristiano non è una posizione acquisita una volta per sempre, ma una conqui-
sta continua di ciascuno. Non basta essere stati battezzati e credersi al sicuro per sempre: vediamo ogni giorno quanto male compiono i battezzati, noi compresi; non basta fare la prima comunione in modo solenne e con tanta commozione: abbiamo bisogno di essere alimentati di continuo, ogni domenica, per avere la forza di vivere volendo bene, anche quando è più difficile, in modo che la salvezza si faccia strada nella nostra vita e in quella degli altri. Le soluzioni “una volta per tutte” non hanno mai cittadinanza nella vita di chi vuole seguire Gesù. (dd)
Domenica 20 maggio 2018 - Pentecoste Segnali di primavera… sappiamoli cogliere! Cari Parrocchiani, la primavera vorrebbe farsi strada, ma come al solito, da noi incontra qualche difficoltà. È riuscita a far fiorire gli alberi, a far mettere le foglie; ha dipinto i prati di un verde smagliante e poi li ha sfumati con il giallo delle “polente”. Un po’ di caldo ce lo ha fatto solo assaggiare. Dobbiamo avere pazienza: arriverà di sicuro. La Pentecoste, che oggi celebriamo, è spesso detta “primavera dello Spirito” riferendosi al rinnovamento che lo Spirito Santo ha portato nella comunità degli Apostoli, dando loro una forza ed un entusiasmo che ha sfidato
il mondo e di cui anche noi siamo conseguenza. Di sicuro però pensiamo, vista la situazione di oggi, che quel vento e quel fuoco abbiano perso la loro forza, la loro capacità di trasformare e, addirittura, di interessare gli uomini di oggi. È vero, fa un po’ freddo; ma allarghiamo il nostro sguardo, oppure facciamo in modo che diventi più penetrante, più attento: ci accorgeremo che nella Chiesa e negli uomini ci sono tanti segni di vita, tante fioriture, bontà, aiuto disinteressato, servizio e preoccupazione per gli altri: sono i segni della primavera dello Spirito che continua ad avanzare e noi, che magari ci aspettiamo qualcosa di diverso, corriamo il rischio di non accorgerci nemmeno. Buona Pentecoste! (dd)
Domenica 27 maggio 2018 – SS. Trinità ... nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
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Cari Parrocchiani, sembra strana la festa della S.ma Trinità: vien da dire che è meglio non pensarci. È vero, Dio non è alla nostra portata perché ci sia possibile conoscerlo in qualche modo, a meno che non sia lui a manifestarsi. Questo lo ha fatto Gesù: in lui Dio si è manifestato e ci ha parlato del Padre e dello Spirito Santo. Su queste cose è meglio “ragionare” con il cuore. Dio è prima di tutto “tre” che diventano “uno” per l’amore senza limiti che li unisce. L’icona sopra rappresenta Padre, Figlio e S. Santo protesi uno verso l’altro in un movimento continuo e vitale: questo “essere per l’altro” fa parte della natura di Dio. Si deve dire la stessa cosa anche per noi, persone umane, immagine e somiglianza di Dio: se non siamo protesi, sbilanciati verso gli altri, se non vogliamo bene e tendiamo piuttosto a pensare prevalentemente a noi stessi, manca qualcosa di essenziale alla nostra vita perché “essere per l’altro” fa parte anche della natura dell’uomo. Ecco perché Gesù insiste tanto su questo aspetto che ci distingue da tutti gli esseri: lui vuole aiutarci a recuperare questa immagine di Dio che è ciascuno di noi. Potremo dire che è una pretesa troppo grande. Oppure potremo pensare da quanta grandezza e dignità siamo segnati. Se accettiamo, abbiamo tutto da guadagnare! (dd)
FIORETTO MARIANO
Digonera Il gruppo che a maggio si è riunito in Chiesa a Digonera era per la recita del santo rosario. Come già sperimentato ad Andraz, sono state scelte le giornate di lunedì, mercoledì e venerdì. L’esperienza è stata positiva è verrà riproposta anche il prossimo anno. P.S. nella foto manca la fotografa (Giovannina ndr) ma si è aggiunto con calma rilassata il gattone rosso.
Arabba I ragazzi che hanno guidato il fioretto nella chiesa di Arabba.
Renaz Anche quest’anno, durante il mese della Madonna, noi bambini de Le Roe abbiamo recitato il Santo Rosario nella chiesetta di Renaz assieme a molti altri compaesani. E’ stata una bella esperienza, tutti hanno collaborato e poi… che bello poter suonare le campane con la nostra amica Giuseppina che non ci ha fatto mancare neanche per un giorno le caramelle o i cioccolatini. Grazie a tutti. Senz’altro ci ritroveremo anche il prossimo anno. Chiara
Domenica 3 giugno 2018 – Corpus Domini “Spezzati” per gli altri
noi) come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti specialmente dei più poveri, emarginati, discriminati. È nell’Eucaristia, nella potenza d’amore del Signore Risorto che si trova la forza per fare tutto questo! Il gesto della processione eucaristica che compiamo in questa giornata sta a significare proprio questo: portiamo Gesù per le nostre strade per dire che vogliamo che Gesù cammini con noi sulle strade della nostra vita. E questo può voler dire accogliere l’altro per quello che è, chiedere perdo-
Cari Parrocchiani, In questa domenica si celebra una delle più grandi solennità dell’anno liturgico: il Corpus Domini, la festa di Gesù che ha voluto dare la sua vita “spezzandosi” per noi. A questo proposito Papa Francesco dice: pensiamo anche noi a quante persone hanno “spezzato” sé stesse, la propria vita per amare i fratelli. Quante mamme, quanti papà, insieme con il pane quotidiano, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli e farli crescere bene! Altre persone (anche fra
Due momenti del Corpus Domini a Pieve. Dopo molti anni è nuovamente “uscita” dalla chiesa anche S. Anna, portata dal un bel gruppo di impavide signorine, che non si sono lasciate intimidire dal peso della statua. Brave!
no quando ci rendiamo conto di aver sbagliato, non voler prevalere sugli altri; in noi nascerà allora la gioia di amarci senza rivalità, senza invidie e chiacchiere maldicenti. Tutto questo non è facile da vivere, ma Gesù è al nostro fianco per sostenerci e darci quella forza che noi non abbiamo, con Lui, allora, tutto diventa possibile. (sdv)
Domenica 10 giugno 2018 L’Altro come persona Cari Parrocchiani, ho notato più volte che ognuno di noi tende ad avere
quello che si potrebbe chiamare “occhio clinico” inteso nel vedere la realtà e le persone attraverso il filtro dei nostri interessi e del nostro lavoro. L’idraulico in un’abitazione nota subito l’impianto di riscaldamento, il falegname i mobili e l’arredamento. Così è normale che il prete veda le persone come “fedeli” e i commercianti, gli albergatori, gli addetti al turismo, che è alle porte, forse tendono a vedere le persone dal lato del portafoglio o della carta di credito. Esagero perché non è di sicuro così, dato il carattere dei nostri paesani, ma in ciascuno di noi il pericolo ➥
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di qualcosa del genere ci può essere. Bisogna di vedere gli altri prima di tutto come persone; sarebbe bello che in noi ci fosse un desiderio di felicità per ogni incontro che facciamo, nonostante il carattere e i limiti che ogni ospite, come ciascuno di noi, porta con sé. Se diciamo di credere, allora intravediamo in chi ci sta davanti anche qualcuno che Dio ama intensamente e che ci propone come fratello. È un esercizio un po’ impegnativo, ma semplifica la vita e la rende a tutti più serena. Direi che vale la pena: io ci provo. E voi? (dd)
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FESTA CON GLI ANZIANI Anche quest’anno i nostri nonni (over 75) si sono ritrovati per una giornata di festa, domenica 24 luglio. Prima la Santa Messa, celebrata alle ore 10.45 nella chiesa di Arabba e successivamente il pranzo all’albergo Pordoi, gentilmente offerto dall’amministrazione comunale cui va un sentito ringraziamento. Grazie anche a Mario e Fabiano che hanno allietato il pomeriggio in musica e a tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita della giornata.
Domenica 17 giugno 2018 “Dio vel paie!” Cari Parrocchiani, giovedì scorso sono state fatte le pulizie straordinarie della chiesa di Pieve, come l’altra settimana ad Arabba. C’era un bel numero di persone che ci dava dentro con acqua, detersivo e “olio di gomito”! Una di loro mi ha provocato dicendo che non era poi molto sporco: “si vede che non vengono in chiesa”. Ho detto che non era vero: dipende dal fatto che arrivando in auto non fanno in tempo di sporcarsi le scarpe! Quale sarà la versione vera?! A parte questo, grazie infinite! Anzi, “Dio vel paie” ci sta proprio giusto. Ho notato in varie circostanze che quando vi si chiede
qualche lavoro dite subito di sì e in men che non si dica ti trovi le cose pronte, fatte alla perfezione. È una generosità che vi caratterizza assieme alla vostra abilità. Devo dire che è anche un buon segno sotto tanti punti di vista essere disponibili perle esigenze della comunità, ma anche delle singole persone. A dire il vero non vi tirate indietro neppure quando vi invito a qualche incontro in occasione dei sacramenti per i vostri figli; in altre circostanze c’è un po’ più di fatica e vi lamentate perché a star seduti non siete proprio capaci: ma si può sem-
“San Giovanni, prega per me, che … sia il vero piccolo fratello” (Charles de Foucauld) In occasione della festa di San Giovanni Battista, con queste parole Charles de Foucauld esprime bene il desiderio di essere fratelli e sorelle con tutti in modo semplice e sincero. Un clima fraterno che abbiamo respirato il 24 giugno scorso in occasione della Siegra de San Jann. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso con noi questo momento, nella preghiera e nella festa. E grazie per la generosità espressa in tanti modi (con la preparazione della Chiesa, la cura dei canti e della liturgia, la preparazione di un buon banchetto tipico, il rallegrare della musica…). N gran Diovelpaie a duc! Son stade tánt contente de ve avei con nos e volon ve dì che noste porte i é dagnëra giouride: ne sà tánt bel cánche vignei a ne ciaté!
pre migliorare! Grazie del vostro aiuto da parte mia e della Comunità. (dd)
Domenica 24 giugno 2018 La Fatica …piacevole Cari Parrocchiani, è cominciato da un po’ di tempo il traffico delle biciclette e delle moto. I ciclisti, a differenza dei motociclisti, hanno il pregio (tra vari altri difetti!) di essere silenziosi. Un altro loro pregio però bisogna ammetterlo: la passione che li accomuna a tutti gli sportivi; passione che permette loro di far fatica e di soffrire… piacevolmente! Sembra un controsenso, ma è proprio vero, lo sappiamo tutti e magari fa parte della nostra esperienza.
Allora vuol dire che non è la fatica a rendere dura e difficile la vita, ma la mancanza di passione. La passione è accesa dal desiderio di qualcosa o di qualcuno che consideri importante per la gioia della tua vita e per questo sei disposto a spenderti e a faticare pur di raggiungerlo. Allora, quando ci sentiamo tristi o annoiati o stressati da una fatica che non amiamo, chiediamoci se siamo sprovvisti di veri valori e di conseguenza di desideri che alimentano la nostra voglia di camminare. È vero, capita anche ai campioni ad un certo momento della gara di voler abbandonare perché la fatica è diventata più grande della
29 giugno SS. Pietro e Paolo SIÈGRA DA REBA
Sorelle Discepole del Vangelo
El mercatino del gruppo Insieme Si Può Fodom fat per daidé Suor Agnese e Padre Bepo. L’eva tircle, crafons, krapfen, foie, strudl. Davò le 11 l eva bele dut fení. En grazie GRAN a dute le ële che à daidé pró, al Gotfrit che ha depent suoi biei cuadri, al Carluccio per le cese fate su con gran pascion. En gran Diovelpaie a duta la jent che ha metù ofierta.
«Le nuove del Pais»
voglia, ma bisogna tener duro perché la soddisfazione della meta raggiunta appagherà abbondantemente i nostri sforzi. (dd)
Domenica 1 luglio 2018 Bisogno di stare insieme Cari parrocchiani, in questi ultimi mesi la comunità fodoma ha vissuto diversi momenti di festa: domenica scorsa abbiamo festeggiato a S. Giovanni e venerdì ad Arabba i patroni S. Pietro e S. Paolo. Questi eventi assumono dei significati ben precisi per la nostra vita, anche se a volte tra le tante cose, possiamo non pensarci. Una cosa è certa: questi momenti vissuti insieme ci fanno stare bene, per
questo li cerchiamo e li attendiamo. È bello vedere come ogni gruppo organizza la festa! Ci si dà da fare per preparare al meglio la liturgia con canti e preghiere solenni e per fare bella e pulita la chiesa; non manca mai un banchetto ricco di cibi tipici. È stato così anche quest’anno. Tante volte abbiamo proprio bisogno di stare insieme, oltre il lavoro e gli impegni quotidiani. In queste occasioni ci sentiamo sempre più parte di uno stesso luogo che ha le sue tradizioni e i suoi valori; inoltre diventano momenti in cui condividerci gioie e fatiche. Anche in questo scambio di amicizia cresce il nostro essere parte della parrocchia perché la nostra comunità sia sempre più una grande famiglia. (sdv)
Domenica 8 luglio 2018 Pregiudizi… Cari Parrocchiani, mi impressiona il fatto raccontato dal Vangelo di questa domenica. Gesù arriva a Nazareth dove era cresciuto e si mette a insegnare nella sinagoga meravigliando i presenti per quanto diceva. Meraviglia che si trasforma subito in incredulità perché, dato che conoscevano bene lui e la sua famiglia, non poteva essere niente di straordinario. E Gesù conclude dicendo che “un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. Questa cosa si chiama pregiudizio, è presente e più viva che mai e limita la vita e le potenzialità di molte perso-
2 GIUGNO 2018
Festa del catechismo a Canale d’Agordo
“CON TE GESÙ LA CHIESA SIAMO NOI” Sveglia all’alba, zainetto sulle spalle e giù a Canale per vivere una giornata insieme ai ragazzi di tanti altri paesi come conclusione dell’anno di catechismo. Quando abbiamo ricevuto il volantino e abbiamo visto i molti giochi organizzati volevamo subito iscriverci perché tanta era la curiosità di scoprire cosa fosse questa Festa del Catechismo in compagnia di molti bambini e ragazzi dell’Agordino. All’arrivo ci è piaciuto vedere che erano in tanti e ogni gruppo era accompagnato da cartelloni colorati con scritto il nome del proprio paese di
provenienza; siamo state contente di vedere tanti ragazzi della nostra età. La giornata è iniziata con la S. Messa: canti allegri, predica corta e originale, adatta ai ragazzi. Poi sono iniziati i mega giochi che ci hanno fatto divertire per tutta la mattinata ma il gioco più divertente ed emozionante è stato “rubabandiera” che è durato quasi un’ora. Pensate… abbiamo persino vinto!!! Interessante è stato anche il pomeriggio. Tutti in giro per Canale per raggiungere quattro luoghi nei quali è stato bello scoprire (con racconti, storie, fiori, giochi…) che tutti insieme formiamo la “Chiesa di Gesù”. E alla fine, per tutti… PANINO con NUTELLA!!!
Abbiamo pregato (in parte minima), giocato e ascoltato testimonianze di persone che hanno più esperienza di noi sulla vita. Se ce lo riproponessero parteciperemmo di nuovo, magari cercando di coinvolgere più bambini e ragazzi fodomi... ci siamo divertite un sacco per questo diciamo ai nostri compagni: “Venite con noi il prossimo anno!” Noi ci siamo già proposte per fare il cartellone di FODOM! Non pensavamo fosse così bello, come invece è stato: speriamo che mantengano questa festa ancora per molti anni, perché è bellissimo stare in compagnia di altre persone che non conosciamo e di Gesù! Chiara, Marika, Cristina
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ne, specialmente giovani, che magari qui non sono apprezzate e hanno successo all’estero o in un altro ambiente. Si manifesta anche in famiglia quando non si ha la capacità di vedere i talenti dei figli e si ha paura di scommettere su di loro. Può capitare anche nella vita personale di ciascuno di noi quando ci lasciamo scoraggiare da esperienze non riuscite e allora ci si perde d’animo e si rinuncia. Forse sarebbe il caso di avere il coraggio di apprezzare un po’ di più noi e gli altri con la convinzione che dentro ogni persona ci sono capacità nascoste che attendono di essere scoperte e sviluppate. La fiducia fa nascere risorse insospettate. (dd)
Santissima Trinità ad Andraz Domenica 27 maggio solennità della SS. TRINITA’ festa Patronale della chiesa di Andraz. Si è iniziato 3 giorni prima, cioè giovedì 24 con una radicale pulizia di tutta la chiesa grazie all’apporto di un bel gruppo di persone, che in mezza giornata hanno tirato a lustro tutto il possibile. Domenica poi la solenne S. Messa per l’occasione celebrata alle ore 9.15 dal decano don Dario con l’accompagnamento del coro parrocchiale di Colle S. Lucia diretto dal maestro Antonio Tasser. La festa è poi proseguita con un incontro conviviale con ogni sorta di specialità tipiche della ” Siegra” e allietata dalle note della fisarmonica di “Mario Tono”. A mezzogiorno poi i maestosi rintocchi del “Ciampanoz”. Peccato che un po’ di pioggia abbia disturbato la “concentrazione” dei partecipanti, ma in conclusione comunque possiamo essere contenti della riuscita della manifestazione. Un grazie a quanti hanno collaborato e comunque tutti sono invitati fin d’ora alla “Siegra” del 2019.
Particolare dell’Altare Maggiore della chiesa di Andraz.
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«Le nuove del Pais»
Dai nostri missionari...
Padre Giuseppe Detomaso ci ha mandato alcune fotografie della nuova chiesa di Daye, consacrata il 18 febbraio scorso e di cui ci ha ampiamento raccontato sullo scorso numero del Bollettino.
Auguri Padre Genio! Il 17 aprile Padre Eugenio Rossi (Giaiòl) ha compiuto 80 anni! Presso la casa dei suoi benefattori a Arcore, in compagnia dei fratelli Renzo e Sisto, abbiamo festeggiato a tavola questo bel traguardo in compagnia di balote, jopa e goulasch e della classica torta. Gli auguriamo di cuore tanta salute, serenità e che possa essere ancora per molto tempo attivo presso i suoi confratelli a Venegono e nelle sue molteplici attività presso le parrocchie locali. Il nipote Germano Agli auguri di Germano aggiungiamo anche quelli di tutta la comunità fodoma, sperando di poter rivedere Padre Genio ancora a Fodom.
Un pensiero dal Podbrdo... Appena sopra il paese di Medjugorje c’è la piccola frazione di Bijakovici da dove inizia la nostra salita verso il Podbrdo, ovvero la collina delle apparizioni. E’ una salita irta e faticosa, coperta di pietre aguzze, e rese scivolose dalla pioggia della notte precedente. Migliaia i pellegrini provenienti da ogni angolo del mondo che come noi si sono inerpicati per quel sentiero scosceso. Migliaia le preghiere e i rosari rivolti in quell’angolo di cielo della Bosnia Erzegovina. Durante la salita, la recita del santo rosario è d’obbligo con la fermata davanti alla stupenda formella in pietra che rappresenta i Misteri. Arrivati sulla cima del Podbrdo, ci attende con la braccia
Il gruppo di Fodom alla gita/pellegrinaggio a Medjugorje.
protese la meravigliosa statua della Beata Vergine Maria. È qui che i pellegrini si fermano e lasciano ai piedi della “Gospa” i loro fardelli di pene, dolori e speranze. Seduti sulle pietre, inginocchiati sulla nuda terra, scalzi, i pellegrini aprono il loro cuore e rivolgono lo sguardo su quel dolce viso. Proprio lì, in quel luogo santo ti senti sciogliere. Ti senti
accolta, amata, ascoltata. La commozione è grande e visibile negli sguardi di chi ti è accanto. In religioso silenzio, col capo chino, sembra che il tempo si sia fermato, è un momento di profonda intimità spirituale. Dall’alto del MONTE, lo sguardo vaga dall’azzurro cielo al contorno dei monti, a quello dei villaggi giù nella pianura.
Si perde all’infinito nella maestosa campagna circostante e ancor più abbellita in questa calda primavera da innumerevoli cespugli di profumatissime rose e ginestre sparse ovunque. È con dispiacere che ci incamminiamo lungo la discesa dopo aver visto e contemplato tanta bellezza. Il nostro cuore però è gioioso, ci guardiamo l’un l’altro con gli occhi diversi e commossi. Abbiamo “assaporato” lassù qualcosa di misterioso e portiamo con noi quella dolce carezza dell’anima che ci ha donato la Vergine Maria. Siamo tornati alle nostre case con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza speciale, unica, fatta di fede, condivisione, amore e amicizia. Marilena
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«Le nuove del Pais»
Adio a Begnigno Gobo “pere” de la mujica e la coralité nta Fodom El s’a destudé a l’eté de 90 agn. L ava metù su l Coro Fodom e ensegné via per 53 agn el Coro de Gliejia S. Iaco (Personalité) Benigno Pellegrini “Gobo” l eva nasciù via Salejei de Sot ai 3 de otobre 1927 e ilò l é dagnëra vivëst nte cesa “de chi de la Goba”. Fiol de berba Rodolfo e de mëda Veronica l eva terzultimo de 7 fioi: 3 fradiei e 4 sorele. Na fameia de cantori e mujicisć. I eva ben de siech che davomán i à fat pert del coro de gliejia da La Plié: l pere, le doi sorele maiou Albina e Paula, l Bepo, l fradel maiou, che l é sté capocoro fin che la viera no se l à tout, l Benigno zacò duta sua vita, e l Nani che duc cugniscion e savon chël che ence dël l à fat ntel ciámp cultural e mujical. El s’à maridé co la Viola de Erminio Mone, ence dëla ciantarina, e i a bù trei fioi: l Giujepe, l Paolo e l Lorenzo. Chëst ultimo l é da 15 agn prescident del Coro Fodom ulache ciánta ence el fiol Davide. Nte chëst coro e ntei autri grop mujicai de Fodom tol pert ncora neous e neze del Benigno, tánto che la dinastia dei Gobi e dei Monesc la no piert la bela tradizion de la mujica e del cianté. Con sua bela fameia l Benigno l à porté n avánt stala e campagna, ma l é sté ence carpentier con de autri artejagn del paisc a fè su tablei e tëc de majon, e po guardia e messo comunal dal 1972 al 1988. Persona de gran autorité, carateristiga e genial de nosta val. Bele da tosat l ava suo bon ester e sua segurëza: n pruma elementar l
Begnigno e suo Coro Fodom.
maestro de scola l l ava metù n viesta da Balilla a ensigné via le tosate a ritmo de le ciántie fasciste. Dagnára a scola ai temp del Fascio, l ava vadagné co nen tema sul sparagn l prum premio de 300 lire. Con chi scioldi suo pere l ava podù fenì de se paié ju i debic de la cesa refata davò la viera. Ntel 1942 l và a tò pert del coro de gliejia “Sán Iaco” da La Plié e del 1953 l mët mán de fè l diretor nfin al 1968, cánche l coro, davò ester passèi co la Diozeji de Belum e per autre rejon, l s’ava desfat. Ma la sua pasción per el cianté l’eva coscita grana che ntel 1972 l mët su l Coro Fodom: n coro da mont de jovegn, che mán mán l chersciarà de numer e de valuda, tánt che del 1979 l à l muot de cianté su la Marmolada a la prejenza de Papa Wojtyla e l ann davò a Roma. N miracol per l Benigno, che segur i’é sté de gran confort nte chël dur
En Plaza S. Piere a Roma con Papa Wojtyla.
moment de sua vita. Puoch plù che en meis davánt defati, l ava perdù el fiol Paolo, tomé ju da la Tofana de Rozes ntánt che el jiva a crëpe. Co l Coro Fodom l à njigné pro e tout pert a trope manifestazion e rassegne ntel paisc, ntel Agordin e nte la Ladinia e l à porté la ousc de Fodom dalonc e dalerch n Italia e foravia. De chëst bel coro, de sua creazion, l se n à tres nempaié e l lo portarà n avánt fin al 1992, cánche l lo passa n mán, mpruma al Fabio Roilo, e po al atual diretor Lorenzo Vallazza. Ntel 1982 Benigno el tourna a mëte mpe l coro de “Sán Iaco”. L à tres dit de avei scomencé col coro de gliejia e che col coro de gliejia l assa volù fenì pro. Nfati l restarà capocoro defin al 2005, cánche, a debota 80 agn, l dezide de passé la bachëta al joven Denni Dorigo. Con sua vëna artistica, l é sté ator de spico ntel teater da
Fodom che l vegniva fat ntel paisc e nte le val dintourn ntei agn ’40-’50. Agn davò l à nsigné via i tosac da scola con chelche pico teater e a cianté per fodom. L é sté autor de scric de plu sort, mascima de satire e sćione n ocajion de noze, compplì dei agn e autre feste de paisc e nte chisc ultimi agn l à dé suo contribut ntel “Lunare fodom”, che ven fat a cura de l’Union dei Ladins. L é sté ideator de “Na sëra fodoma”, na manifestazion cultural fata plu agn verso la fin del ’70 e ite per l ’80, con ciancion fodome, teatrins e publicazion de nosta jent. L a ensigné via l Grop da Bal Fodom coi prums bai da nviade come la Paierisc, el Bal del Moleta e l Bal del Plumac, che i bala ncora ncuoi. Auna a la Bruna Ioscia, l à fat revive la festa de Sánta Maria Maiou e recuperé la bela tradizion dei ciof da porté a benedì e del guánt da feste, da mostré ence nte la sfilada che ven fat davoprò vigni ann a partì dal 1981. L à nvié via ence autre sfilade sui laour e le usánze da nzacan. Persona de riferiment per la memoria storica e cultural del paisc e gran animator su le ncontade dei cori e feste n general, che l à dagnára savù da ie dé colour, da biné auna e da entujiasmé. Chi no se recordelo da Sánta Maria Maiou, co l clamáva sun paladina dute le ële vestide da fodoma, una
Col Coro de Gliejia.
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ndavò l’autra con suo inom e sourainom de fameia, nominan plu generazion de la ëla e magari ence velch auter laprò, da ncanté fodomi e sciori. Dassën lié a suo paisc e a la jent, l à dagnára porté aut l inom de Fodom. L a envié via e porté ennavánt per plu agn l’organisazion de la gara de Tresset da carlescé con 20 copie de cartadous, e de chisc ultimi agn l à daidé pro co l carté ence i noni de Cesa Sánt Ijep. L é sté torp atìf ence ntel sozial. Studafuoch e consiadou de Comun nte l’aministrazion de Felize del Mene, l à fat pert del Comitat de aministrazion del E. C. A. co l president Genio Bet.
N l ann passé, en ocajion de la festa per i suoi 90 agn.
Per duta chëste sua ativité e amour per suo Fodom, sua tiera, l é sté premié plù oute con recugniscimenc ufiziai. Ntel 1978 en ocajion de “Na sëra fodoma” del 1978 “per l amour
e la pascion del cianté che l à tignù su. Ntel 1988 a Sánta Maria Maiou dal Comun co l “Ciaudrin d’arjent”. Ntel 2001 da la Gliejia, per se avei dé ju tánc de agn ntel coro parochial e del
2013 da l’Union dei Ladins, per suoi scric e per l lunare fodom. Ntel 1981 i’é sté conferì l titol de cavalier de la Republica Taliana dal President Pertini e de Cavalier Ufizial dal prescident Cossiga ntel 1987. L ultimo recugnisciment sul lime dei 90 agn n l ann passé de lugio, en ocajion del Dì de l’Unité Ladina a Corvera, cánche l’Union Generela di Ladins dla Dolomites la l ava nominé member de onor de l’associazion. El lascia en gran vuot nta Fodom, nte la cultura e nte la mujica. Ma suo ricordo el vivarà nte dut chël che l a fat e metù a jì, che encora encuoi caraterizeia e viventeia Fodom. (SoLo)
I recorc e i saluc a Benigno Leandro Grones, Capocomun da Fodom. “El savëva da mëte auna suo laour de Guardia Comunal, la pasción per el cianté, l impegno zivico, la difeja e la valorizazion de nosta cultura e noste tradizion. Benigno l é sté e l sarà el pere del cianté e de la mujica da Fodom. Troc i momenc che passa lucenc nte la mente. Cánche da scolaro, a la Festa dei Elbri a Plán de la Lasta el ne daidáva a emplanté ju i pecioi e ala fin el montáva su nen vegle socl del rifugio per smazé le caramele. Cánche el dirigëva co la tipica severité e autorevolëza el Coro Fodom ma ence cánche, davánt puoc agn, a scouté su en conzert de la Bánda da Fodom, con tánta comozió el m’ava dit: ”Sti tosac i é proprio bravi. ”Son segur che de dël restarà vis l ejemple, la pasción per el cianté e la mujica e souradut l a mour che l ava per la sua tiera.” *** Lorenzo Vallazza, diretor del Coro Fodom. “E co ven l’ultima mia ora e co ven l’ultimo mio dì, na oglada voi te dé encora o bela val Fodom a ti!” Crei che no pobe ester auter che chëste le parole che l Coro Fodom doure e ncuoi per te saludé e per te dì de cuor “Diotelpaie de dut!”. Edelweiss e Ciof de Sita, tua ciancion, nosta ciancion, la ciancion de duc i fodomi. Chissà cotánc de viadesc che te l’avaras sentuda da plù joven, cotánc de viadesc che te l’avaras direta co l Coro Fodom, cotánc de viadesc ciantada n nosta compagnia. Forsi nté i ultimi agn t’avaras ence pensé chelche viade a chéla ultima strofa. Me pèr cuaji che el Lescio del Maestro n chël viade el l’abe pensada
proprio per ti, per sto moment. La tol ite dut l’amour per tua tiera fodoma, duta la dedizion che te i’as scinché, senza sparagn, per duta tua vita. E alora, caro Begni, encora nviade voi fe mie le parole del Lescio e te le sporje, ciantàn, auna a duc i corisć, che le siebe tue, per dignàra: “de ti mei se desmentiaron, dut el nost cuor nos te donon. ” *** Bruna “Ioscia”, prescidenta onorara de l’Union dei Ladins da Fodom. “Su na dascia den peciol l é doi pomole de cioura, plù de chël lori no doura, via en chël pré da Sourarù. Doi legreme me toma ju sun chëst sfoi e stente a jì ennavánt. Scior pleván el n’a dit: “El Benigno l é en frëgo enrabié con vos che stei chilò a braglé. Lascé de braglé, cajomei metéve a cianté. ” El veighe sun paladina nte Plaza Nuova e coi brac dalerch e sua ousc gaierda l clama per inom dute le doiciánt ële coi fazolëc e gurmiei biei da ciof, i ciof benedìs ntel brac, ntei cësć e nte cestón. E soura stradón el spetacol de setous e tiradum a sié ju Puliné. Nte chi agn parëva che Fodom volësse cambié sua fijionomia: stale, sarade, ciámp senza blava, prei da mont da sié e massarie, usánze e feste trate ale ortie. El Benigno el s’a pensé: “Dut chëst no se po’ el lascé jì davò breia ju.” Coscita auna al Comun, l’Union dei Ladins da Fodom le Vijinánze, le associazion de volontariat, i cori, la bánda, el Grop da Bal i é sté dé vita a dut chël che ensomiáva l no vèle plù nia. E se no volón ie fé de tort al Benigno, la meio maniera per se’l recordé l é tignì da cont de chël che l n’a ensigné: vive
nte na bela comunité en armonia con duc, tò fora de almierch da spëss chi biei guánc e no i lascé vignì da terme, rencuré polito nosta tiera ladina e soné e cianté.” *** Nani Pellegrini, prescident de la Bánda da Fodom. “Pere stimé, nono afezioné, om de cultura, content de cianté, gran amour per la sua tiera e per la jent da Fodom. Te te n’es ju. Ma no che te te n’es ju. Te restaras dagnára con nos, co la tua ironica alegria, co l tuo amour per la fameia, per i paisc da Fodom per la sua jent che te cugniscëve da Ciuita a Boé. Te recordarón per la tua voia de cianté, per la tua cura de la campagna, de la cesa e de i fioi. Crei che tua vita siebe sté en ejemple pe ri jovegn che se dà da fè, per l’onesté de i sentimenc e le intenzion. Adés no te cialaras plù da viere fora a la Ciuita che se depenc, al Boé che s’embrunisc. Ma no. Te cialaras e te vedaras encora meio da ulache t’es la belëza e l’intimité de nosta val, ma ence i suoi cruzi e le sue speránze.” *** I grop mujicai da Fodom. Te dijëve che co s’é vegli e no plu tánt bogn, no se conta plu nia, se ven desmentiei. Asto vedù nveze ci na gliejia de jent che l é rué adanlerch ncuoi a te saludé? No ie ston gnánca de duc, e scì che l’é na gran gliejia, che demè ti te ciafiáve a mplenì con tua ousc potente e solene. Chëst vol dì che t’es ntel cuor de duc nos e te restaras tres fora. On duc da se recugnësce con ti. Coche à bele scrit l’Aministrazion de Comun, t’as fat la storia de Fodom, na storia viva e plëna de colour, come
chi biei ciof che nstouta plu che tres i colorësc nuosc prei e noste mont. Auna a tua fameia, ence i grop mujicai, le associazion e duta la comunité fodoma i se mët via col cuor plen n pere che à savù con fermëza, gaist e umanité da tegnì su noste reisc, noste feste e tradizion con Sánta Maria Maiou davántfora, e nost vive. Ma ntánt savon che bel zevil e co la bachëta n mán, t’es jù adincontra al Pere nost che l é sun Paradisc che t’as dagnëra perié e cianté ntei momenc burc e biei de tua vita. Per chëst, ades plu che mei, volon fè festa con ti e son segur che le note dei Cori che t’as arlevé ncuoi le sgola ncora plu n aut, plu n aut de Ciuita e Boè.” *** Fernando Brunel, vizeprescident de l’Union Generela di Ladins dla Dolomites. “Benigno a ciapé el titol onorifich de comember de onour l ann passé en ocajion de la Festa de l’Unité Ladina a Corvera el 14 de lugio. Gran el laour che dël a fat per Fodom e duta la Ladinia. Om de cultura el s’a tres dé ju per viventé el bel cianté ladin, l a metù empé desvalis cori, viventé el teater e l é sté atìf nte desvalive associazion de suo comun da Fodom. Caro Benigno paussa colassù en pesc, ntra autri gragn esponenc de la gauja ladina. Chi de i prums agn del 1990 cánche l é nasciù a Innsbruck la pruma Union Ladina, chi tánc che a patì la viera, nta Fodom e no demè, i nazionalismi, el fascism, l nazism e le opzion. Chi che, davò la seconda viera, a laoré perciéche el popol ladin l abe chël dërt recugnisciment giuridich che ie speta a livel costituzional.”
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Parrocchia di Colle Pentecoste i é tornade...
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e Pentecoste: forsi la festa che, per chi da Col che stà foravia, l’é chela che soven delongo, chela che dà na caraterizazion al pais medemo e che fas tornà a la mente tanc de ricordi...”Pentecoste i é tornade” dijeva la maestra Luigia nte na sua poejia e, sebenche al di da ncuoi se faje demà pi le funziogn de la domenia e valch de puoch l lunes e i tempi i siebe mudai, la festa la é mpò cotant sentuda. Chilò volon ve contà in curt de le picole fregole de le Pentecoste da zacan contade da la jent, sigur che a duc voi auter ve n sovegnarà tante de pi.
PENTECOSTE DA ZACAN
“Zacan dut peava via col ciampanoz da le set a le ot da da sera che l vegniva fat la sera de la vea. Po la domenia, darè la messa
prima da le siei da doman, peava via le ore de adorazion che le jiva navant fin le siei da da sera, co l eva ora de mete via l Santissimo. A mez ite demà n’autra messa da le nuof e l vesper da le trei daremesdì, a chel che vegniva darè na sort de predica per ruà a le cuater e podè pee via co l’ora de Reciavà, Calcuch, Cianazei e Ruei. Medeme, da le siei da doman a le siei da da sera, l eva incia le giornade de lunes e martes, con ciampanoz siebe la sera de la domenia che del lunes. Nte chi trei di l pais l se fermava; degugn laurava e i tosac no jiva a scola. Davant autà l eva semper dies i tosac che jiva a servì messa: doi su da autà, doi col tribol e i auter co le ciandele. Chis, finii i trei di, ai tempi de don Piere i ciapava 300 lire a testa. L autà l eva bel fat su come ades, demà che come fiori vegniva metui i gerani che l monech l jiva a se pree fora per le cese. Le palme de sgaia i eva inveze metude fora da Nadal, co no l eva auter fiori. La jent la feva cotante ore de adorazion e chi che ava tanta strada per tornà a cesa, i se cioleva darè valch da
magné. I jovegn i se crazava per comandà le ore e per lori l eva incia l’ocajion per stà n frego fora de cesa, de podè jì, nanter n’ora e l’autra coi amizi o col moros o la morosa. La maestra Luigia la conta che ruava adalarch incia jent da foravia, a chela che vegniva dat albarch fora per le cese. L martes po l eva l di pi da festa, chel ulache bognava surigé le pi bele massarie”. Tant l é mudà nte puoz agn, sigur l é che a sentì l “Lodato” no podon auter che dì che le Pentecoste siebe una de chele feste che, a dì da la maestra Luigia, “L é feste proprio noste, le pi bele sot al ziel”. (Giulia Tasser)
Sacro Cuor 2018 Chest an i scizeri i s’à binà ja Col l di del Sacro Cuor de Gejù. Na scomenzadiva che và a rodol nanter Fodom e Col, ulache sto an intant la prozession s’à incia sbarà a salve, proprio come che davant 40 agn se feva a meja prozession canche zacai steva a sbarà via n Ota da Piaz. Oramai da agn se porta navant sta vegia tradizion liada al Tirol e la medema sera se se bina su le pize de noste mont a fà i fuoch. Chis i vol simbolizà l voto che l congres del Tirol l ava fat a Bolzan ai 1 de jugn 1796 per consacrà l Land Tirol al Sacro Cuor ajache l Signor l defende l teritorio da na invasion de le trupe napoleoniche. Con chest i ava incia mprometù de dì messa duc i agn la terza domenia darè Pentecoste nte dut l Tirol per renovà l voto. Nta Fodom chesta tradizion la é restada fin i agn 1980. Ntel 2007 la SK Buchenstein la l’à da nuof metuda su. Na devozion, chela liada al S. Cuor de Gejù, che la é da podè vede incia fora per dute noste cese: ogni stua l’à difati n cianton con na statua o n cuader che regorda l S. Cuor. Sto an i
I Scizeri de Fodom e Col a la fin de la Messa. L fuoch sai Magoec.
fuoch i é stai fai sun Selerace e sui Ciadiniei nta Fodom, ja Col sai Magoec. Nte ogni luoch s’à binà cotanc de scizeri e de autra jent che, auna a le oraziogn, l’à incia bù modo de stà auna e de se magné e beve valch n compagnia. L’é stada na granda emozion; l fuoch l à difati no demà n valor lié al se intende da na mont l’autra, ma incia come n valch che slumina l triol e la strada de nosta vita. Canche tornevane in ju, ntel vede ste noste mont fate ite ntel scur, someava che le preasse incia ele; forsi na orazion per tornà libere come che i eva zacan. Na bela esperienza incia sto an, a chela che speron che l an che ven se jonte ncora zacai. (I Scizeri de Col e Fodom)
Prima Comunione Domenica 13 maggio nella chiesa parrocchiale di S. Lorenzo a Selva Lara Moschen di Colle assieme ad altri quattro compagni di Selva hanno incontrato per la prima volta Gesù nel sacramento della S. Comunione. Una cerimonia semplice, nel corso della quale i ragazzi sono rimasti riuniti nella zona dell’altare, vicini a don Sandro Capraro, a simbolo del fatto che era la loro festa e che erano loro i protagonisti. Nei mesi precedenti i ragazzi si sono preparati con l’aiuto della catechista Alicia e, esattamente una settimana prima, hanno potuto ricevere il sacramento della prima confessione sempre a Selva e sempre per mano di don Sandro. I bambini di 4^ elementare il giorno della loro Prima Comunione assieme alla catechista Alicia e a don Sandro Capraro. Da sx: Paola Lorenzini, Viktoria De Cassan, Marco Lorenzini, Lara Moschen e Greta Crepaz.
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VITA PARROCCHIALE Festa del catechismo
Grazie Mamma
Sabato 02 giugno una decina di ragazzi di Colle sono partiti assieme ad alcuni compagni di Selva in direzione di Canale d’Agordo per partecipare alla consueta festa conclusiva dell’anno catechistico. Un evento che quest’anno è stato segnato dall’improvvisa morte del sindaco di Canale Rinaldo De Rocco avvenuta proprio il giorno antecedente alla festa, portando così il comitato organizzatore a spostare i giochi e le attività dalla piazza del paese al campo sportivo. Nonostante ciò, dopo la messa delle ore 09.00 i ragazzi si sono potuti divertire tra giochi e percorsi appositamente pensati per loro. Ecco il nostro gruppo, al termine della giornata, di fronte alla chiesa di Canale. Al prossimo anno!
Grazie mamma perché mi hai dato la tenerezza delle tue carezze. Il bacio della buona notte, il tuo sorriso premuroso, la dolce tua mano che mi dà sicurezza. Hai asciugato in segreto le mie lacrime, hai incoraggiato i miei passi, hai corretto i miei errori, hai protetto il mio cammino, hai educato il mio spirito, con saggezza e con amore mi hai introdotto alla vita. E mentre vegliavi con cura su di me trovavi il tempo per i mille lavori di casa. Tu non hai pensato di chiedere un grazie. Grazie Mamma. (Judith Bond)
Giuseppe Frena, un seminarista di Colle a Caorle In periodi dove sempre meno sono presenti le vocazioni sacerdotali, una lieta notizia ci giunge da Caorle. Lo scorso settembre infatti il giovane ventenne Giuseppe Frena ha iniziato il suo cammino vocazionale nel seminario patriarcale di Venezia. Classe 1998, Giuseppe è un ragazzo di vent’anni che, pur essendo nato e vissuto a Caorle, è un vero e proprio collese doc in quanto figlio di Rolando Frena “dei Bonate” di Pian e di Giacinta Troi “dei Zoc” di Posalz. A Caorle Giuseppe è cresciuto nella parrocchia del Duomo di Santo Stefano e, dopo aver concluso gli studi al liceo scientifico, ha deciso di
Lo scorso mercoledì 30 maggio il consiglio comunale di Colle ha apportato nuove modifiche al regolamento di polizia cimiteriale e mortuaria. Approvato per la prima volta nel 2005 e soggetto poi a diversi rimaneggiamenti e migliorie, l’attuale regolamento ha permesso sin ora di avere un cimitero più ordinato sia dal punto di vista degli spazi che dei materiali. Ora, in merito a questo, sono arrivate ulteriori precisazioni delle quali vi diamo nota. Nuovi materiali per le lapidi
Se rimangono invariati i materiali per la base della lapide, per quanto riguarda la parte verticale (che di solito è una croce) il nuovo regolamento concede alla famiglia dell’estinto di utilizzare pure la pietra e non esclusivamente il legno o il ferro battuto. Il tutto, naturalmente, secondo precisi ordini e prescrizioni descritte dal regolamento.
intraprendere questo percorso, nel quale è affiancato da altri due giovani: dal coetaneo Francesco che, diplomatosi anche lui con la maturità scientifica, proviene dalla parrocchia di San Giorgio di Chirignago e da Rafael, 19 anni, orginario di Bogotà (Colombia) che è arrivato a Venezia dal cammino neocatecumenale per verificare la sua vocazione prestando servizio nella comunità di S. Antonio al Lido. Siamo grati al Signore per aver chiamato a sé nuovi operai per la sua messe e siamo speranzosi che il cammino di Giuseppe possa proseguire accompagnato dalle nostre preghiere e dalla fede nel Signore.
Novità per il cimitero di Colle
che verrà realizzato in fondo al cimitero, nell’angolo opposto all’ossario. Targhette commemorative e maggior pulizia e ordine nelle zone erbose
Il nuovo assetto del cimitero di Colle. In rosso sono indicate le attuali predisposizioni per inumare le urne cinerarie (già tutte occupate) e in azzurro la disposizione dell’ossario e del cinerario comune. Da notare, sul retro della chiesa, gli spazi per le targhette commemorative.
Urne cinerarie
Visto l’esiguo numero di postazioni predisposte per l’inumazione delle urne cinerarie, di fronte ad una domanda sempre in crescita il nuovo regolamento dispone che chi voglia inumare le ceneri dell’estinto lo possa fare in due modi: o immettendo
l’urna in una tomba preesistente di un familiare o, seguendo l’ordine progressivo delle lapidi, inumare l’urna in uno spazio riservato alle bare con la possibilità, in un secondo momento, di potervi inumare un altro congiunto. Successivamente tutte le ceneri verranno deposte nel cinerario comune
28 sarà il numero massimo di targhette commemorative dei defunti già esumati che potranno essere apposte alle mura del cimitero. Queste saranno collocate esclusivamente sulle mura della parte di camposanto retrostante alla chiesa, dovranno necessariamente essere realizzate in ferro e potranno rimanere appese non più di 15 anni, successivamente ai quali verranno rimosse. Sarà vietato portare fiori o candele sotto alle stesse, come anche portare fiori o candele in luoghi del cimitero che non siano entro il perimetro delle lapidi. Invitiamo dunque, alla luce di queste novità, chiunque volesse avere maggiori precisazioni a rivolgersi all’Ufficio Tecnico comunale.
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«Le nuove del Pais»
Un riassunto delle notizie relative alla missione in Costa d’Avorio, sostentuta anche in parte dal mercatino missionario di Colle, nella quale è impegnata la laica padovana che da anni frequenta le nostre zone
Alepé, 30.01.2018 Carissimi Amici tutti, Eccomi finalmente a voi tutti, vi spero bene! Mi trovo da sr. Tiziana ad Alepé per ripristinare l'asinello e quindi approfittare di qualche giorno di riposo e di ritiro. Quando penso a voi mi viene un sentimento di gioia e ammirazione. Sapete perché? Perché per me rispecchiate il Regno di Dio, dove trovo amore e aiuto reciproco, intesa anche nelle diversità, gioia di fare il bene, fantasia e sicuramente offerta silenziosa di sforzi e sacrifici, uniti con tutti i nostri limiti, per raggiungere lo scopo che Dio ha messo nei nostri cuori. Sinceramente non mi è facile spiegarvi ciò che accade attorno a me, perché si accavallano mille sentimenti, pensieri, riflessioni, i tempi cambiano e 10.000 situazioni di tante persone si intrecciano vertiginosamente nel mio povero e piccolo cuore. Ogni persona poi è così misteriosa, piccola che sia, ed è amata singolarmente da Gesù; è talmente preziosa ai suoi occhi che a volte la contemplo, affascinata, come un panorama montano delle alte vette! Più di questo perché, come in tutti gli animi umani, ci sono mistero, bellezza, forza, entusiasmo, gioia, luce, misericordia, perdono, libertà, bontà e nello stesso tempo fragilità, miseria, debolezza, malattia, tenebre, scoraggiamento, impotenza, limiti a non finire, paura... Siamo proprio tutti uguali! Se non ci fossero la Grazia e la Speranza nel Cristo, il più delle volte non potrei avanzare! Quante volte organizzo il mio programma quotidiano, settimanale, mensile, annuale e poi tutto è diverso, imprevisto e urgente perché molti sono i problemi, a volte di vita e di morte, anche se Téhini sta un po' alla volta cambiando con nuovi servizi come la scuola superiore, l'asilo, la sottoprefettura e la prefettura, l'ufficio dell'Agricoltura, case nuove costruite col cemento e non con la terra, acqua e luce più frequenti. Ma tutto ciò non vuol dire che la mentalità della popolazione sia cambiata. Nei villaggi poi, tutto questo è assolutamente assente perché resta l'analfabetismo al 100%, non c'è acqua, non luce, nessun servizio sanitario, senza piste ma viottoli nella sperduta savana. Preti, professori, in-
Annalisa Tognon ci scrive... segnanti, funzionari, commercianti mi pare di vedere che la loro mentalità si stia aprendo e che prendano coscienza della loro dignità di esseri umani e cittadini, migliorano la capacità di organizzarsi e quindi capiscono il valore delle loro potenzialità non solo umane e intellettuali, ma anche quelle reali del Paese pieno di ricchezze non bene utilizzate e, purtroppo, vendute a basso prezzo allo straniero. Ciò impedisce il dialogo sereno e costruttivo per una collaborazione autentica verso un miglioramento della qualità di vita di tutto il popolo. E comunque, a mio avviso, questa presa di coscienza, per il momento è spesso solo superficiale, non tocca profondamente il cuore e quindi la volontà d'agire, in prima persona si attendono dall'esterno i diversi interventi e dunque non si progredisce. Per esempio, i vari progetti a favore dei poveri o di situazioni veramente insostenibili portano un beneficio solo relativo poiché gli interventi non arrivano sostanzialmente ai poveri, ma alle persone promotrici dei progetti. Per quanto riguarda il mio settore, la mia periferia è senza formazione e informazione, senza vera sensibilizzazione, come se fosse comodo tenerla ignorante in modo da essere meglio controllata e non destar preoccupazione, perché resta in silenzio, subisce, è ammalata, non mangia bene, è isolata, non può reagire. Gli sforzi che facciamo per sollevarla e darle una dignità secondo il Vangelo non sono spesso condivisi con le forze decisionali. I capi, in generale e a tutti i livelli, sono d'accordo a parole per intervenire nei diversi settori ma, se nelle loro tasche non entra qualcosa, l'impegno non è effettivo. Si pensa a sé e non ancora al bene comune, al bene da condividere con l'altro! La mentalità africana non è quella occidentale, come la natura e il clima non sono uguali. Solo la grazia e l'Amore di Dio permettono di superare le differenze anche se positive; Grazia e Amore aiutano a maturare il proprio spirito per capire l'altro e andare oltre l'umano e inserirsi nel meraviglioso piano della grande Famiglia umana redenta da Cristo. Non possiamo pretendere di trasferirci qui con i tempi e i progetti di là, magari fatti a tavolino col computer. Dico questo perché i problemi umani sono così innumerevoli, intricati e difficili da risolvere che soffocano e stordiscono e la voce del Cristo non si intende più. Eppure solo Dio conosce e capisce il
Annalisa Tognon nel corso di una precedente missione.
cuore dell'uomo! Quest'anno dovrei rientrare in Italia e tutto sarà rendicontato e giustificato come al solito, non perché voi manchiate di fiducia nei miei confronti - e ve ne ringrazio - ma per trasparenza e giustizia. Ecco alcune attività che, con più o meno successo, stiamo portando avanti grazie anche al vostro impegno: • Aiutiamo costantemente la Parrocchia e prepariamo il cibo per i sacerdoti quasi quotidianamente • Gestiamo la pastorale giornaliera per i bambini: formazione umana, civile e religiosa con differenti attività collegate • Forniamo carburante e manutenzione per baché e moto per la preghiera domenicale e l'annuncio di Cristo nelle diverse Comunità dei diversi villaggi • Interveniamo quotidianamente in urgenze più o meno gravi a Téhini e nei diversi villaggi in numerosi casi di emergenza sanitaria per bébé, bimbi, adulti, anziani, uomini e donne di tutte le religioni e culti. Il servizio del nostro magazzino medicine iniziato già nel 2010 è attualmente autonomo e fondamentale per tutto il nostro settore, collaboriamo bene con l’ospedale e da quest’anno anche col medico scolare. Purtroppo l’operatrice sanitaria che abbiamo formato è attualmente ammalata, ma l’infermiera del medico scolare ha per il momento, preso il suo posto • Sono attive 3 scuole comunitarie a Tchaqueté, Samidana Djesso, Bembela ed è in corso di realizzazione quella di Polenkaye. Le scuole sono dichiarate e riconosciute dallo Stato. I salari degli insegnanti sarebbero a carico dei genitori, ma purtroppo non è spesso così, pertanto assicuriamo noi ogni mese lo stipendio assieme a diversi interventi per la loro salute, trasporti e riparazione delle loro moto o bici • Continuano a funzionare i nostri centri d’alfabetizzazione a Téhini, Niamoin, Kiero, Manako con l’aggiunta di nuovi centri e con la continua formazione di nuovi insegnanti • Con il sistema del Microcredito sosteniamo gruppi di donne per la
gestione di vari progetti: a Gogo un mulino per le noci di Karité e vari prodotti locali (le foto saranno inviate); a Téhini per un commercio di sale e piccola boutique; a Koegbonou l’acquisto per mamma Blandine di uno strumento per fare attieké (farina commestibile di maniaca) per il villaggio e commercio di abiti per bimbi • Sono stati costruiti 3 forages (pozzi profondi) a Polenkaye, Bembela, Nori in partenariato con l’AES-CCC di Padova • Stiamo lavorando per preparare altri pozzi, di quelli profondi 20-30 metri che sono a vari stadi di costruzione: 2 a Tchaquete, dove la falda d’acqua non è ancora stata raggiunta e 5 a Samidana Djesso dove invece c’è acqua • E’ attivo il Centro miele a Samidana Djesso, ma progredisce lentamente • Abbiamo fornito all’ospedale di Téhini strumenti medici e materiali sanitari essenziali per un migliore servizio medico e di igiene pubblica • Il Parco buoi va veramente bene, è seguito dall’associazione TANGBA N’DEMA, simile alle vostre cooperative, che è stata finalmente approvata e registrata negli elenchi statali • L’équipe del dr. Sib Justin dell’Université de Cocody - Dipartiment de Linguistique d’Abidjan ha elaborato un Sillabario in Lorhon con anche 10 gg. di formazione a 14 giovani di 8 villaggi Lorhon. Presto sarà ultimato. Hanno già iniziato a funzionare alcuni centri di alfabetizzazione come vi ho già detto sopra. Una parte dei finanziamenti sono venuti dalla Diocesi di Padova • Traduzione in Lorhon delle preghiere essenziali della Chiesa Cattolica, grazie al dr. Sib Justin dell’Université de Cocody -Dipartiment de Linguistique d’Abidjan • Una simpatica attività è anche la vendita di abiti usati al mercato di Téhini grazie alle sacrestane Pauline e Jacqueline. Gli incassi aiutano il Microcredito per le donne. Che il Signore Gesù sia sempre lodato e ringraziato in tutto e che vi benedica Tutti! Vostra Annalisa
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DAL MONDO DELLA SCUOLA Scuola dell’Infanzia di Selva di Cadore
Il 23 marzo abbiamo salutato Padre Gianpietro che ha lasciato le Parrocchie di Selva e di Colle per spostarsi a Bressanone. Padre Gianpietro ha sempre accettato con entusiasmo gli inviti a pranzo che gentilmente durante questi anni gli abbiamo fatto grazie alla disponibilità della nostra brava cuoca Manuela, divertendosi ad osservare e ad ascoltare i bambini. Noi tutti gli auguriamo di cuore una buona vita, certi che ricorderà questi bei momenti trascorsi insieme nella nostra scuola.
Dopo aver partecipato come spettatori alla giornata sulla sicurezza nelle scuole del Veneto dai nostri compagni della Scuola Primaria di S.Fosca, venerdì 1 giugno ci hanno fatto visita sul piazzale della scuola con le loro autopompe i Pompieri di Colle Lino e Alberto e i Pompieri di Selva Claudio, Denis, Nello e Michele. Presente anche il Soccorso Alpino con Patrick e Sebastiano. Grazie a tutti questi volontari e ai loro Capi gruppo Andrea Chizzali di Colle e Igor Callegari di Selva che si sono dedicati con disponibilità e competenza a farci trascorrere una mattinata molto interessante e movimentata.
Venerdì 6 aprile con lo scuolabus ci siamo recati alla Villa Patt di Sedico su invito dell’Associazione “Fantastiche Dolomiti” per la mostra “E-missioni zero” sul tema dell’ecosostenibilità. Giornata piacevole con un’accoglienza molto calorosa in un’ambiente primaverile. Abbiamo partecipato al concorso di disegno indetto dall’Associazione “Disegna la tua Frangivento” e la nostra Nicole Crepaz è stata scelta come vincitrice tra le Scuole dell’Infanzia che concorrevano.
Martedì 5 giugno ci siamo recati dai nostri compagni della Scuola Primaria di S.Fosca per visitare l’edificio che accoglierà a settembre i bambini grandi e per far festa tutti insieme. Moustapha Fall, maestro senegalese di tamburi africani, insieme agli amici dell’Associazione “Danza e musica senza confini” ci ha fatto trascorrere bei momenti tra canti, balli e curiosità sui modi di vivere della sua amata terra.
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C
on lo scorso 30 giugno la maestra Loretta Molin Pradel ha raggiunto il traguardo della meritata pensione. Residente a Goima di Zoldo, la maestra Loretta è stata negli ultimi decenni uno dei pilastri della crescita dei bambini della scuola materna di Colle e Selva. Arrivata infatti a Selva nell’autunno del 1983 con un incarico annuale dopo precedenti esperienze maturate a Zoppè, Zoldo, Navasa e Cibiana, l’anno successivo poté decidere per il posto di ruolo che decise di confermare a Selva. “La scelta era tra Lamon, il Comelico e Selva – ci racconta la maestra – ma non ebbi dubbi sullo scegliere di nuovo Selva. Ricordo ancora come ieri il primo giorno in Val Fiorentina. Lontana si da casa, ma in un ambiente nel quale mi sono integrata e sentita a casa da subito. Ho sempre fatto volentieri la pendolare, l’ambiente era infatti troppo bello; ne è riprova il fatto che quando dopo qualche anno si liberò un posto a Dont di Zoldo non accettai. In un primo momento una mia collega mi aveva quasi convinta, ma ricordo come ieri che, seduta sulla panchina del giardino mentre osservavo Colle e le montagne, mi dissi: “No, non posso abbandonare tutto questo, dove lo trovo io un altro posto così?”. Da quell’episodio Loretta non ebbe più ripensamenti, ma ogni volta che accompagna i bambini a giocare si commuove nell’osservare quella panchina sulla quale, seduta, prese la decisione di rimanere a Selva. “Non ho mai rimpianto la mia decisione – prosegue la maestra – qui ho dato davvero il cuore e sono stata ripagata ampiamente dall’affetto della gente, delle famiglie e dei bambini. Col tempo si è instaurata una continuità, una fiducia reciproca e tanta condivisione”. Un percorso che per i primi quattro anni Loretta ha condiviso con la maestra Adriana Salce di Longarone e poi con la maestra Giovannina di Digonera. Solo negli ultimi anni, dopo il pensionamento di Giovannina, è stata affiancata dalla maestra Angela di Selva. “Quanto mi sono stati di aiuto i bambini nei momenti di difficoltà – racconta – dimenticavo tutte le vicende personali. Negli anni sicuramente loro sono cambiati, ma anche perché sono
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GRAZIE Maestra Loretta!!! La maestra Loretta Molin Pradel.
La maestra durante una festa di carnevale a scuola.
cambiate le dinamiche familiari e poi è arrivata la tecnologia che ha sconvolto tutto. Arrivano qui con una ricchezza di esperienze e contenuti che devono riordinare e noi fatichiamo a farci ascoltare perché rispetto alla tecnologia siamo poco accattivanti. Sebbene siano intervenuti tutti questi cambiamenti, io ho sempre cercato di curare al
massimo l’aspetto manipolativo delle attività insegnando loro a tagliare, impastare, cucire, essere autonomi e avere rispetto per l’ambiente e per il territorio”. Una continua interazione dalla quale la maestra afferma di aver più ricevuto che dato. “Le gioie sono state quotidiane, come anche gli aneddoti. Mi rammarico di non aver scritto man mano
L Piz da le Parole Eccoci qui con un altro appuntamento del “Piz da le Parole”! Ecco la nostra spiegazione delle parole proposte l’altra volta: Sladamà: superbo, arrogante Pignuoi: menta romana (Mentha pulegium L) Le parole che raccogliamo nel nostro Piz da le Parole e che proponiamo questa volta sono: MAGUOIA, PRIUL, BELORA A Se qualcuno di voi conoscesse il significato di almeno uno dei due termini può mettersi in contatto con l’Istitut cultural ladin Cesa de Jan al 0437-720609 o scrivere a info@istitutoladino.org.
ciò che i bambini dicevano. tante volte hanno posto domande profonde su argomenti pregnanti, alle quali era talvolta difficile dare risposta. Poi assieme a loro non si può dimenticare Angelina, la storica cuoca dell’asilo che per noi insegnanti è stata mamma, consigliera e ascoltatrice”. Si ritiene dunque fortunata la maestra Loretta e, per chi avesse nostalgia di lei, rassicura che non abbandonerà completamente Selva. “Mi piacerebbe continuare a frequentare la scuola per organizzare dei laboratori o dei corsi – ci racconta – ne abbiamo parlato e questa cosa potrebbe concretizzarsi. Questi sono paesi positivi perché ci sono giovani che credono nel loro territorio e che, a differenza di Goima, si sono insediati qui con le loro attività; bello sarebbe se anche altri seguissero il loro esempio”. Un grazie sincero e caloroso giunga alla maestra anche dalle Nuove del Pais. Con il suo operato il suo ruolo è infatti stato trasversale a più generazioni delle stesse famiglie, creando una serenità e una continuità che ben poche volte si incontrano. Auguri ancora tanti maestra!
Come sosteneere le Nuove del Paiss La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@ libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 - Colle Santa Lucia - BL).
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DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Notizie dalla Croce Bianca Nel mese di maggio si è tenuta l’assemblea generale dell’associazione a cui hanno partecipato parecchi soci volontari e sostenitori. In sede di riunione si è provveduto alla lettura della relazione delle attività svolte durante l’anno trascorso e si sono presentati, discussi e successivamente approvati i bilanci: consuntivo 2017 e preventivo per il 2018. Il 09 giugno si è svolta la messa in ricordo dei volontari defunti della nostra associazione ed, a seguire, la benedizione della nuova ambulanza. Dopo le belle parole dette da don Sandro, il presidente ha voluto ringraziare quanti hanno partecipato all’evento, chi ha collaborato per l’acquisto sia per la
I volontari della Croce Bianca di Colle.
parte economica, con contributi pubblici e privati, sia chi ha prestato il proprio tempo libero per partecipare a riunioni e incontri al fine di fare una scelta ponderata e puntuale per la nostra attività. Di seguito hanno parlato il sindaco Frena ed il presidente
del Coordinamento Agordino e Zoldano volontari ambulanze Felice Gaiardo. Cogliamo questa occasione per ringraziare di cuore tutte quelle persone che direttamente o indirettamente collaborano e sostengono i volontari della Croce Bianca,
BILANCIO CONSUNTIVO DAL 01.01.2017 AL 31.12.2017
Fondo cassa rimasto al 31.12 2017 € 2.300,00 3.891,45 3.000,00 7.715,80 6.074,50 2.006,55 11.000,00 148,82 200,00 63,37 1.642,13 38.042,62
ENTRATE
USCITE ASSICURAZIONI ASSICURAZIONE RC AUTO MANUTENZIONE ORDINARIA ACQUISTO CARBURANTE ACQUISTO NUOVA AMBULANZA SPESE POSTALI CANCELLERIA SPESE AMMINISTRATIVE SPESE VARIE SPESE PER GARAGE BOLLETTE TELEFONO E SPESE TELEFONINO ATTREZZATURA AMBULANZA SPESE GESTIONE C/C BANCARIO E CARTA CRA CORTINA INTERESSI DEBITORI C/C CRA CORTINA QUOTA ISCRIZIONE COORDINAMENTO RIMBORSO A VOLONTARI PER TRASPORTO PROVETTE SPESE GESTIONE LIBRETTO POSTALE
€ 2.400,00 1.566,50 967,24 1.189,61 82.500,00 64,70 93,00 0,00 1.301,20 90,00 363,13 151,43 80,23 0,00 200,00 0,00 0,00
USCITE
TOTALE USCITE FONDO CASSA AL 31.12.2017 di cui in buoni postali cassa c/c libretto postale carta prepagata TOTALE
in quanto molto spesso sottovalutiamo quanto loro danno e ci rimettano come famiglie, coniugi, fidanzati/e, permettendo ai volontari di poter andare sereni a svolgere il loro compito di soccorritori. (La Croce Bianca di Colle.)
BILANCIO DI PREVISIONE 2018
ENTRATE TESSERAMENTI 2017 CONTRIBUTI VOLONTARI INCASSI DA ENTI RIMBORSO KM ULSS 2016 E 2013 RIMBORSO KM ULSS 2017 QUOTA 5 X 1000 ANNO 2015 ANNO 2014 VENDITA AMBULANZA MERCEDES VITO RIMBORSO ASSICURAZIONE DA MERCEDES A RENAULT INCASSI VARI INTERESSI ATTIVI C/C BANCA CRA CORTINA INTERESSI LIBRETTO POSTALE ANNO 2016 TOTALE ENTRATE
TOTALE USCITE FONDO CASSA INIZIO ANNO ENTRATE
La nuova ambulanza il giorno della benedizione.
€ 92.632,04 € 67.563,57 € 38.042,62 € 105.606,19 € 92.632,04 € 0,00 233,20 11.596,15 883,80 261,00 12.974,15
TESSERAMENTI CONTRIBUTI VOLONTARI RIMBORSO KM ULSS RESIDUI DEL 2017 RIMBORSO KM ULSS ANNO 2018 INTERESSI MATURATI NELL’ANNO 2017 C/C BANCARIO INTERESSI MATURATI NELL’ANNO 2017 C/C POSTALE INTROITI DA 5 X 1000 ANNO 2016 competenza 2015 CONTRIBUT0 CARIVERONA CONTRIBUTI DA ENTI (COMUNE – REGOLE) TOTALE ENTRATE TOTALE GENERALE ENTRATE
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA VOLONTARI ASSICURAZIONE MEZZI (AMBULANZA E VW CADDY) MANUTENZIONE ORDINARIA E STRAORDINARIA ACQISTO ATTREZZATURA E MATERIALE CONSUMO PER AMBULANZA BOLLO AUTOMEZZO TRASPORTO PROVETTE ACQUISTO CARBURANTE SPESE POSTALI CANCELLERIA SPESE AMMINISTRATIVE SPESE VARIE BOLLETTE TELEFONO E TELEFONINO SPESE GESTIONE C/C BANCATRIO E CARTA CRA CORTINA QUOTA ISCRIZIONE COORDINAMENTO CONTRIBUTO PER SOSTEGNO A DISTANZA SPESE PER NUOVO UFFICIO AMBULANZA SALDO FINALE BANCA PREVISTO SALDO FINALE CASSA PREVISTO SALDO LIBRETTO POSTALE PREVISTO ACCANTONAMENTO IN BUONI TOTALE USCITE
€ 12.974,15 1.950,00 300,00 1.044,35 5.400,00 10,00 1,24 1.200,00 50.000,00 12.000,00 € 71.905,59 € 84.879,74
€ 2.800,00 1.800,00 1.900,00 1.500,00 230,00 1.400,00 120,00 500,00 800,00 3.200,00 450,00 100,00 200,00 324,00 3.500,00 14.300,00 355,74 1.400,00 50.000,00 € 84.879,74
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Denni Dorigo, nuovo direttore dell’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan Venerdì 27 aprile il consiglio d’amministrazione dell’Istituto culturale ladino Cesa de Jan ha votato all’unanimità nella persona di Denni Dorigo la figura del nuovo direttore dell’Istituto stesso. Dorigo andrà a ricoprire l’incarico che per ben 10 anni è stato portato avanti con passione e competenza da Moreno Kerer che, avendo concluso il suo rapporto di lavoro con l’Istitut nello scorso dicembre, ha ricoperto fino ad aprile l’incarico di direttore ad interim. 30 anni, cresciuto a Fodom nella frazione di La Corte, Denni è persona conosciuta e stimata non solo nel suo paese, ma anche nelle altre valli per la sua granda passione per la cultura e la storia ladina. Attivo nell’associazionismo (è direttore del coro parrocchiale S. Iaco di Pieve di Livinallongo, membro della croce Bianca di Bolzano – sezione di Livinallongo e per molti anni membro del Coro Fodom, della
Banda e del consiglio pastorale), Denni ha accolto con piacere e motivazione l’incarico che gli è stato proposto. “Lavoravo ormai da anni nel comparto alberghiero – ha spiegato il nuovo direttore – e, arrivata questa proposta, ho dovuto scegliere se proseguire su quella strada o accogliere questa nuova opportunità. Non è stata una decisione che ho preso a cuor leggero, ma alla fine ho optato per Colle. Credo che la Cesa de Jan sia uno dei monumenti della nostra storia locale e poter lavorare tra le sue mura sicuramente motivo di orgoglio e soddisfazione. Ritengo inoltre che preservare il patrimonio linguistico - culturale dei nostri paesi ladini sia doveroso nei confronti delle nuove generazioni, in modo che lo percepiscano come un valore e non come un fardello da portare avanti con fatica. Per questo sarà necessario implementare il ladino in
Un nuovo “Fistil Benedet” Nel corso del mese di giugno il falegname Umberto Kerer assieme ad alcuni regolieri di Posalz hanno dato nuova vita al “Fistil Benedet” che si trova poco sopra l’abitato di Frena. Quello precedente versava infatti in pessime condizioni e, dopo aver trovato la pianta adatta ed averla portata sul posto, sono iniziati i lavori di intaglio e messa in opera dell’abbeveratoio. Un simbolo questo per la frazione di Posalz, tant’è vero che i suoi abitanti lo
ricordano come un luogo dove spesso da bambini andavano a giocare e che più anziani raccontavano avesse questo nome grazie ad un frate che, passato di là secoli fa, trovò eccellente l’acqua della sorgente e per questo la benedisse conferendole delle proprietà peculiari. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno collaborato a quest’opera di volontariato e cura del territorio così importante per i nostri paesi!
diversi ambiti quotidiani”. Molte la attività già avviate dall’Istitut in questo senso e altre saranno sicuramente le novità che arriveranno col nuovo direttore. Inoltre, per ringraziare Moreno di quanto fatto in questi anni, sabato 09 giugno le delegazioni delle amministrazioni comunali e delle tre unioni ladine di Colle, Livinallongo e Cortina si sono ritrovate nei locali della Cesa de Jan per consegnargli un’onoreficenza e per ringraziarlo del fatto che, sebbene non sia più direttore, abbia accettato di diventare membro del consiglio culturale dell’Istitut stesso, non disperdendo così le competenze acquisite negli anni. A Denni, per questo suo nuovo incarico, giungano i migliori auguri anche dalla redazione delle Nuove del Pais, assieme ad un grande grazie a Moreno per aver avviato praticamente dal nulla la grande e complessa macchina dell’Istitut!
Il nuovo direttore Denni Dorigo assieme all’ex direttore Moreno Kerer e alla presidente Elsa Zardini.
Il momento della consegna dell’onoreficenza a Moreno Kerer.
Alcuni momenti della realizzazione del nuovo fistil.
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Collesi d’Australia N
ei giorni a ridosso della Pentecoste hanno soggiornato qualche giorno a Colle Lee Fontanini e Kellie Paterson, due donne australiane arrivate in paese alla ricerca delle proprie radici. La nonna di Lee era infatti Notburga Bonata “dei Sech” di Pian che, emigrata da Colle nel lontano 1906 per andare in servizio nel centro Italia, successivamente andò in Australia dove conobbe e sposò il toscano Archimede Fontanini. Dalla loro unione nacquero cinque figli, nessuno dei quali imparò l’italiano, in quanto di là dall’oceano vi erano pesanti restrizioni in questo senso. “Noi avevamo visto spesso la foto di questa signora appesa nella stua – ci raccontano Mariarosa e Giorgio, gli unici parenti della famiglia che vivono ancora a Colle – e ci era sempre stato detto che era una sorella del nonno, una zia d’America. Un paio d’anni fa invece siamo stati contattati
Kellie e Lee assieme alla famiglia Bonata in occasione della loro visita a Colle.
Notburga Bonata assieme al marito Archimede Fontanini e ai loro cinque figli. Il terzo da sinistra è il padre di Lee.
dall’Istituto Ladino in quanto Lee aveva preso contatto con loro per trovare i parenti viventi a Colle”. Lee aveva infatti trovato in un libro della zia una foto di un paesino con la chiesa in cima ad un colle, paesino austriaco che era sempre stato detto essere quello originario della nonna. Colle era però stato ripreso da Pian e quindi non subito Lee era stata in grado di identificarlo su Google Earth, ma con un po’di pazienza ha capito dove si trovava e ora, a un paio di anni di distanza, ha ripreso regolare contatto coi parenti di Colle. Quest’anno, in occasione della visita sua e della nipote Kellie, a Pian si era radunata la maggior parte della famiglia Bonata. Un pranzo conviviale tutti assieme, al termine del quale le due australiane hanno omaggiato i parenti collesi con un libro dove hanno raccolto tutta la documentazione fotografica di Notburga e Archimede; un primo passo per realizzare in futuro una vera e propria pubblicazione con la storia della loro famiglia.
La foto conosciuta Nello scorso bollettino avevamo pubblicato questa foto sconosciuta e fortunatamente, in questa edizione siamo riusciti a svelare il mistero su chi siano le persone raffigurate! In seconda fila, da sinistra, trovaiamo Luigi Agostini (Vijio) fu Giuseppe di Rucavà (nonno di Lorenzo Agostini di Rucavà, ndr) assieme alla madre Giovanna (Joana
“Tonia”) originaria di La Corte di Livinallongo e alla moglie Caterina (Nina “Tirola”) originaria di Canazei. I bambini sono invece i fratelli Ferdinando (Nano de Vijio) e Giuseppe Agostini (Bepo Sartor). La foto fu scattata a Rucavà presumibilmente verso il 1912 in quanto manca Guerrino, nato nel 1914.
Le foto sconosciute Queste due interessanti foto ci sono state inviate da Christian Sala di Arabba. Sono due foto che ha trovato nella sua casa di Pezzei a Colle. Entrambe sono curiose ed interessanti ma forse, più di tutte, la prima, dove sono ritratti un gruppo di coscritti con in mano un quadro raffigurante l’imperatore Franz Josef (ciò lascia pensare che sia stata scattata prima della prima guerra mondiale) con
sullo sfondo un manifesto di cui però non si è compreso il significato. Qulacuno di voi saprebbe riconoscere i personaggi delle due foto o saprebbe darci indicazioni in merito alle scritte e al luogo dove sono state scattate? Se avete qualche informazione potete scrivere a giuliatasser@libero.it, oppure inviare un messaggio su Messenger a Giulia Tasser. Grazie della collaborazione!
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«Le nuove del Pais»
Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia a cura di Silvia Grego – nona parte
Una delibana di nome Barbara Nel registro parrocchiale dei morti di Colle Santa Lucia troviamo registrata la particolare nota: “morto in miniera” a fianco di alcuni deceduti. L’annotazione è registrata con criterio omogeneo dai diversi curati che puntualmente hanno così voluto dichiarare l’impossibilità di somministrare gli oli santi. Generalmente le note sulle cause del decesso sono rare. Gli incidenti mortali in miniera non mancarono, anche se non troviamo documentato alcun crollo o disastro che abbia coinvolto in una sola volta numerose persone. Tra il 1584 e il 1750 nove persone morirono, certamente, in miniera. Tre di loro avevano tra i dodici e i sedici anni. Tutti gli incidenti avvennero in inverno, in località Valz (luogo, oggi denominato i Vauz, dove era ubicato il Medol Grand)1. In questa località altre due persone, un uomo e una donna, persero in quegli anni la vita per la caduta di una slavina. Non possiamo escludere altri infortuni avvenuti in miniera e che furono causa di decesso in un secondo tempo. Qualche incidente fu particolarmente impressionante, come la morte di certo Zuane Frena, che, nel gennaio del 1697, “restò morto in Valz sotto un pezzo di quella montagna”. Il fatto viene emblematicamente ricordato a distanza di trentacinque anni non solo dai parenti, ma anche dal parroco e dal fattore delle miniere2 in una supplica inviata al vescovo. L’evento più tragico fu quello che causò la morte di padre e figlio: Andrea e Piero Zanol di quindici anni, il 29 dicembre del 1628. Sconcerto suscita la morte di Barbara di Bonata di dodici anni che nel febbraio del 1613 “periculò nel medol”. La sua morte rende più che mai vicino alla realtà quanto si racconta nella leggenda ladina dell’”Ultima Delibana”. Dai tempi più antichi, si credeva che, all’esaurirsi della vena del Fursil, l’unico rimedio efficace fosse il sacrificio di una ragazza che accettasse di entrare e vivere nella miniera per sette anni. Solo allo scadere dei sette anni il fidanzato o il padre avrebbero potuto trarla in salvo e sostituirla con un’altra, ma, ahimè, la vena si esauriva sempre prima dei sette anni perché la Delibana (così veniva chiamata la fanciulla) perdeva la vita nelle viscere della montagna. Fin qui la leggenda. Nel Registro dei defunti di Colle Santa Lucia si scrive che Barbara “periculò nel medol”: 1 2
Istitut ladin Cesa de Jan, Registro 1755 per concessione di privato. Archivio di Stato di Bolzano BAB Lade 66,8 Supplica 1732.
molto più spesso in queste note troviamo un laconico “morse nella miniera”. Pericolare significa, in lingua italiana, trovarsi in un grave pericolo e, in questo caso, il pericolo divenne mortale. La ragazzina non fu travolta da una frana o da un sasso, come ad altri purtroppo successe: Barbara si trovò in pericolo proprio nel medol cioè nel cunicolo della miniera e non è difficile pensare ad un improvviso quanto penoso scivolamento nelle profondità degli stretti, ripidi e antichi cunicoli del Fursil. Perché la ragazzina si trovava in quel luogo? Il primo pensiero va ad un gioco o ad una passeggiata, per andare a trovare i familiari minatori, finito male. Un’altra realtà traspare invece dalla relazione scritta dal fattore Tommaso Piazza nel 1632 al principe vescovo sul rischio di esaurimento delle miniere: nello scritto si specifica che “li putti et putte … devono portare (il minerale) su per le Buse sopra le spalle.” Alla luce di queste affermazioni la tragica fine di Barbara Bonata potrebbe quindi aprire una finestra sul lavoro minorile al Fursil3. La ragazzina era nipote, per parte della madre Cristina, di Franco Troi, uno dei 41 minatori collesi ammessi nell’anno 1557 all’estrazione del ferro.4Legato dal giuramento di fedeltà al principe-vescovo nel 15605, egli venne poi processato a Bressanone nel 1569 per aver contrabbandato ferro. Troviamo suoi discendenti tra le liste di minatori e conduttori di minerale anche nel 1684 e tra i firmatari di una supplica di minatori nel 1732. Anche i Bonata erano legati alle miniere: un certo Piero de Bonata (probabilmente il nonno paterno di Barbara) è nell’ elenco di minatori del 1558 e un suo discendente è tra i minatori creditori in un documento databile nella seconda metà del 1600.6 Infine, anche due fratelli Bonata firmarono una supplica di minatori nel 1732. Ambedue i masi di Bonata e Troi si trovavano in località Posalz7, nelle immediate vicinanze dei Vauz. Probabilmente Barbara non si trovava nel medol per caso, o solo per far visita al padre o agli zii. A Colle l’attività mineraria 3 4 5 6 7
A partire dagli otto anni era considerato normale. Di cui conserviamo un elenco del 1558 PALLABAZZER-CHIZZALI, Colle Santa Lucia ,vita e costume, pag.109. STEINHAUSER, Die gerichte Buchenstein und Thurn an der Gader 1500-1590, Istitut ladin Micurà de Ru, pag,96. ASBz , doc. 66-11x 1684, anche in Istitut Ladin Cesa de Jan CSL Quest’ultima località deve la propria denominazione proprio dalla vicinanza dei Vauz (post – Vauz, Posauz, dietro, dopo i Vauz) Ciò lascia supporre che la località abbia assunto la propria denominazione successivamente e a seguito della realizzazione dei primi insediamenti stabili, legati sicuramente anche alla presenza in loco di più miniere.
aveva caratteristiche simili alle aziende di famiglia, la concessione passava da padre a figli e intere famiglie ne erano coinvolte. Barbara era la secondogenita e, si può pensare abbia dovuto essere presto d’aiuto alla famiglia con il proprio lavoro. Per l’economia familiare la vendita di minerale era un’ottima opportunità di integrare quanto, a fatica, si ricavava da agricoltura e allevamento. Nel periodo invernale si scendeva quindi in miniera. Riporto qui uno studio di Engels sulla situazione della classe operaia in Inghilterra, edito a Lipsia nel 1845,8 che descrive efficacemente il lavoro dei ragazzi nelle miniere di ferro: “Nelle miniere di carbone e di ferro, che vengono sfruttate press’a poco allo stesso modo, lavorano fanciulli di 4, 5, 7 anni; la maggior parte di essi però è superiore agli 8 anni. Essi sono incaricati di trasportare il materiale staccato dal luogo di abbattitura al sentiero o alla galleria principale, e di aprire e richiudere le porte che separano le diverse sezioni della miniera, al passaggio degli operai e del materiale. Alla sorveglianza di queste porte vengono adibiti per lo più i bambini più piccoli, che a questo modo devono starsene soli per dodici ore al giorno nel buio, in un corridoio angusto e quasi sempre umido, senza avere neppure quel tanto di lavoro sufficiente a scacciare la noia abbrutente e demoralizzante dell’inattività. Invece il trasporto del carbone e del minerale di ferro costituisce un lavoro estremamente duro, perché questo materiale deve essere trascinato in grosse carriole senza ruote sul fondo accidentato delle gallerie, spesso sul fango umido o attraverso l’acqua, spesso ancora per erte salite e attraverso passaggi che talvolta sono tanto angusti che gli operai devono camminare carponi. Perciò a questo estenuante lavoro vengono adibiti fanciulli più grandi e ragazze adolescenti. I fanciulli e i giovani che vengono occupati a spingere il carbone e il minerale ferroso, lamentano tutti una grande spossatezza. Nemmeno negli stabilimenti industriali diretti coi criteri più brutali troviamo un esaurimento così generale e spinto a un punto così estremo. Avviene ogni momento che i fanciulli, quando tornano a casa, si gettino sul pavimento di pietra davanti al focolare e si addormentino immediatamente, che non siano in grado di mangiare neppure un boccone e debbano essere lavati e messi a letto dai genitori nel sonno. Talvolta, addirittura i genitori nel cuore della notte debbono andare a ricercarli, e li trovano addormentati per strada dove si sono gettati a terra vinti dalla stanchezza. (Continua...) 8
F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, Rinascita, Roma 1955, pp. 261-265
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COMUNITÀ IN CAMMINO NATI
MATRIMONIO
Emilie Sief (Canazei) di Fausto e Giulia Treve, nata a Belluno il 17.06.2018
Fuori parrocchia: Sara Gaiardi (Alleghe) di Emanuele e Federica Bernardi (Varazza/Colle Santa Lucia), nata a Belluno il 25.10.2017
Na vegia cuna col paiariz...
Il 21.04.2018 Fabiano Pezzei (Colle) e Nicole Deola (Cencenighe) si sono uniti nel sacramento del matrimonio nella chiesa parrocchiale di Colle Santa Lucia. Auguri vivissimi a questa giovane coppia che ha deciso di stabilirsi a Colle, con la speranza che altri giovani ragazzi e ragazze possano seguirli!
Nozze d’argento
In tempi in cui non nascono più molti bambini può essere curioso (o magari anche di buon auspicio?) rispolverare le antiche culle. Questa in foto è una “cuna” da neonati ultracentenaria che si trova a Colle, che è stata risistemata nelle sue parti in legno e dotata di un nuovo “paiariz”. Chissà quanti bambini vi avranno riposato nel corso dei secoli! Ora che è bella sistemata, speriamo possa tornare utile a qualcuno!
NELLA PACE DEL SIGNORE Elvira Crepaz (Villagrande). Nata a Colle Santa Lucia il 20.07.1935 e deceduta a S. Donà di Piave (VE) l’11.07.2018. Vedova di Anselmo Troi, madre di due figli.
Quattro generazioni
ll 27 giugno 2017 Davide e Marina Colcuc hanno festeggiato il loro 25esimo anniversario di matrimonio. Carissimi mamma e papà, congratulazioni per questo bel traguardo! Grazie per insegnarci l’amore attraverso il vostro esempio. I vostri figli Beatrice, Marianna e Giacomo.
Parrocchia di Colle – Contatti Lo scorso 10 maggio Brigida Pallua di Canazei è diventata bisnonna per la quinta volta!La vediamo qui ritratta il 16 giugno, giorno del suo 93esimo compleanno, assieme alla figlia Margherita, alla nipote Alice e ai due pronipoti Leonardo e Riccardo. Auguriamo a Brigida tanta salute per gli anni a venire e, chissà, magari di veder crescere le fila dei pronipoti!
In attesa della nomina di un nuovo parroco per le comunità di Colle, Selva e S. Fosca, nel corso questi mesi estivi la parrocchia di Colle sarà ancora retta da don Sandro Capraro e da don Franco Decima. Le messe che verranno celebrate a Colle rimarranno le seguenti: Venerdì mattina ore 08.00 Sabato sera ore 18.00 Domenica mattina ore 09.00 Per particolari esigenze i parroci potranno essere contattati ai seguenti recapiti: don Sandro (334 3926357) don Franco (347 7985857)
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STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI
L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco
Scuola Elementare di San Giovanni, anno scolastico 1969-1970 01- Crepaz Eugenia, Cherz 02- Costa Dino, Pezzei 03- Crepaz M. Elisabetta, Renaz 04- Demattia Gemma, Renaz 05- Dorigo Guido, Ruaz 06- Pellegrini Stefania, Renaz 07- Crepaz Rosalba, Cherz 08- Crepaz Alfonso, Cherz 09- Delazzer Carlo, Cherz Da notare il planisfero appeso alla parete: mosaico con il riso. Granelli applicati ad uno ad uno su 2 forme circolari di compensato del diametro di 1 metro ciascuna.
Anni 30 – Ottilia Costa e Anna Grones di Arabba. (foto di Palla Zancanaro Ilda)
LA FOTOGRAFIA E’ L’ETERNITA’ DI UN MOMENTO Franco Deltedesco, fino all’età di 12 anni, nella casa paterna a Vallazza di Dentro. Questa è la 1000ma che finora Franco ha pubblicato sul Bollettino! GRAZIE MAESTRO!
Foto sconosciuta Na fameia fodoma juda a sté a Bolsán, nparentei con Tita “del Lalo” o Pia Soratroi, d’Andrac. Se valgugn sa chi che podëssa ester, perion bel de fè a savei ala redazion. (foto di Christian Sala)
Foto riconosciuta “In merito alla foto sconosciuta pubblicata sul numero di Aprile de LNdP, mia madre, ha riconosciuto le persone ritratte nello scatto: al centro Ernesto Crepaz “Mariuc” di Andraz, a destra, mia madre Adelina De Cassan di Cernadoi, l’unica ancora in vita, a sinistra Anna Bernardi di Laste venuta a trovare mia madre che lavorava all’albergo Stella e accovacciato il fratello di “Lino de la Pia”; molto probabilmente è il mese di marzo del ‘1949”. Lucia Faber – Alfauro
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N
ella nostra valle, verso la fine degli anni cinquanta ed inizio sessanta i bambini venivano chiamati con il nome di battesimo nella forma della lingua ladina-fodoma: Antonio diveniva Tone, Giuseppe: Bepo, Giuliana: Uliana, Caterina: Nina ecc. Tale rimaneva per tutta la gioventù fino verso i trent’anni quando, in segno di rispetto, veniva aggiunto l’appellativo, come per gli zii, di berba o mëda, equivalente all’attuale signore o signora. In cima alla scala sociale v’erano i sciori, in paese ne esistevano limitate figure; il titolo, da rispettoso, diveniva reverenziale. Scior dotor: la persona a cui ti rivolgevi solo nei casi di estremo bisogno e vi affidavi la salute. Era medico nell’interezza della sua professione, all’occorrenza ginecologo, dentista, otorino, pneumologo ecc. La quasi totale assenza di esami clinici faceva sì che ponesse maggior ascolto ai sintomi descritti ed all’osservazione della persona. Scior sindaco: poteva essere anche il tuo vicino di casa ma da berba diventava scior per l’importanza dell’incarico. Figura fondamentale che guidava, amministrava e rappresentava il comune. Scior pleván e scior capelán: i curatori delle anime
Storie da nzacàn a cura di Antonietta Crepaz “Pecula” - foto di Franco Deltedesco
Sciori
“Sciori da nviade” - Anno 1933, turisti di Vigevano.
della pievania del capoluogo. Mentre nelle altre parrocchie di Livinallongo ai preti veniva
Pre Maiou 17/06/2018 Riflessione alle pendici del Col di Lana, cent’anni dopo.
Generosa natura Hai sostenuto passi di truppe e sfollati, hai udito spari di fucili e cannoni, materna hai accolto soldati morenti, sei stata ferita da bombe e granate, violata nell’intimo da scavi e trincee. Ma tu sai perdonare inglobare e rinascere, cancellare l’offesa vestendoti a festa adornata di fiori generosa Natura.
anteposto il “don” al nome: all’epoca v’era don Roberto ad Andraz e don Elio ad Arabba; a Pieve, centro della spiritualità, spettava il titolo di scior. Il cappellano, scior capelán, fungeva da aiuto nelle cerimonie, funzioni e pratiche religiose, era molto stimato pur ricoprendo un ruolo di secondo piano. Il parroco, scior pleván, era scior nella pienezza del titolo, rispettato ma anche temuto: mai ci saremmo permessi di chiamarlo per nome con il “don” anteposto. Se v’erano critiche nei suoi confronti, venivano sussurrate a mezza voce. A lui ci si rivolgeva, non solo per il benessere dell’anima ma anche per consigli o bisogni materiali. Alla scuola di Corte insegnava religione. Appena lo vedevamo arrivare gli correvamo incontro, con reverenza gli baciavamo la mano e qualcuno gli portava la borsa.
Una compagna mi disse che tale aiuto era lodevole e che il pievano ne avrebbe tenuto conto. Io, un po’ per orgoglio ed un po’ perché pensavo che era più grande e più forte di noi, non lo feci mai. Sciora maestra, l’insegnate delle elementari, che con pazienza, costanza e severità ci introduceva nel mondo dell’istruzione. Nelle frazioni più piccole insegnava in pluriclassi e grazie ad una buona organizzazione ci ha trasmesso, comunque, le basi della scrittura e della matematica, la sete del sapere e l’amore per la cultura. Anche i carabinieri e la mamana (levatrice ndr) coprivano un ruolo di grande rispetto, ma a loro non spettava il titolo di scior. V’era un’altra categoria di sciori, indipendentemente dallo stato sociale, erano i turisti. Nella mentalità del tempo, era inconcepibile che si potesse andare a spesso nei giorni feriali, chi aveva questo privilegio era senz’altro scior. Falciando i prati in alta montagna vedevamo le persone salire i pendii del Sief ed attraversare i sentieri alle pendici del Setsass, li guardavamo con un pizzico d’invidia, perché potevano godere dei panorami senza dover lavorare. A loro, la domenica mattina, quando passavano in macchina per la statale 48 delle Dolomiti cercavamo di vendere dei mazzetti di stelle alpine. Ricordo una filastrocca inventata da mia madre ed altre bambine negli anni trenta, che dà il senso della percezione del benessere nei bambini del tempo: N viade l eva en scior e na sciora sentei su na pila de bore, i mangiáva fave e fajuoi, se i no n é morc i é ncora. (Una volta c’era un signore ed una signora seduti su di una catasta di tronchi, che mangiavano fave e fagioli, se non sono morti ci sono ancora.) Il modo di vivere e la società, dapprima lentamente e poi con maggior rapidità, sono cambiati privandoci di alcuni valori e donandoci maggior prosperità. Ora siamo diventati tutti sciori.
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La vicinia di Ornella 2^ Puntata
L
’anno 1794 la chiesa fu ingrandita di circa 15 piedi in lunghezza, fu rinnovato l’interno e ornata di belle pitture che, al presente, diviene una delle più belle del Paese. E, per avere più spazio all’interno, fu levato il secondo altare di St. Valentino e St. Margherita che esisteva alla parte destra. (Dopo l’ampliamento della chiesa del 1794, sulla volta si leggeva “400 anni fa la pietà l’aveva costruita, ora la stessa l’ha restaurata” - pertanto si evince che Ornella ebbe la sua chiesa nel 1394). In questo anno entrò il primo Beneficiato a questa vicinia che ebbe un pastore in continuo fino al 1805. Le critiche circostanze che in tempo di guerra abbassarono il corso delle Bancazetole diminuì di tempo in tempo le entrate del Beneficiato di più della metà così, per mancanza del suo sostenimento, fu costretto di partire. L’anno 1808 questo Beneficiato fu concesso a Tomaso Pitscheider canonico regolare del Convento secolarizzato di Neustift che, oltre a questa piccola entrata godeva della sua pensione. Ma, alcuni anni dopo, per un oggetto contrario al suo stato sacerdotale, fu sospeso dalle sue funzioni e condotto, sotto guardia, all’Ordinariato di Bressanone. Mentre si aspettava un favorevole cambiamento delle afflitte circostanze delle entrate di questo Beneficio seguì la sovrana ordinanza del 20 febbraio 1811 che abbassò gli interessi delle obbligazioni dello Stato al 2% che ebbe principio ai 15 marzo del medesimo anno. Questa infelice sorte tolse la speranza a questi poveri abitanti di possedere, in avvenire, un Beneficiato e ne furono privi fino all’anno 1819. In questo anno (1819) arrivò in Patria Pietro Favai domiciliato in Vienna che radunò per due volte la vicinia e ebbe il piacere di stabilire una convenzione fra gli abitanti per aumentare l’entrata per introdurre nuovamente un Beneficiato, a questa promessa: di contribuire ogni anno, da ciasche-
Pietro FAVAI
NOTIZIE STORICHE TOPOGRAFICHE E RELIGIOSE DI LIVINALLONGO (a cura di Franco Deltedesco)
duna famiglia della vicinia con un ducato d’oro ciascheduno. Lo stesso Favai, Giacomo Lazzer e il suo figlio Bernardo promisero di aggiungere, ogni anno, ciascheduno, un ducato d’oro. Con questo consenso il Favai, nel suo ritorno in Vienna, si portò dall’Ordinariato di Bressanone e, alcuni mesi dopo, dal Commissariato fu spedito il nuovo Beneficiato, Francesco Soplà, sacerdote dal 1803, beneficiò in Ornella dal 1819 fino al 14 agosto 1823. I primi anni i vicini contribuirono prontamente la somma promessa. Il favore andò poi sempre declinando e, per questa mancanza, il Beneficiato, per mancanza del suo sostenimento, con gran rammarico, fu costretto di rassegnare questo Beneficio ai 14 agosto 1823. E, dopo questo tempo sono stati privi di sacerdote fino all’anno 1839. L’entrata del Beneficiato consisteva in 172 fiorini annuali dal capitale della Fondazione che veniva incassato ogni semestre e 12 fiorini che la vicinia si era obbligata di pagare in proprio in roba comune di casa al prezzo ordinario corrente. A questo il Beneficiato doveva 203 messe (vacanti?) per l’importo di 81 fiorini e 12. La totale entrata montava dunque a 265 fiorini e 12. In più, la vicinia si addossò, per 28 famiglie, di dare al Beneficiato, ogni anno, un carro di legna ciascheduna, al
principio dell’inverno, senza chiedere alcun pagamento. Per fabbricare l’abitazione del Beneficiato, Ursola, la sorella del fondatore Favai, fece una donazione di 300 fiorini; il rimanente, per fornire questo ultimo di un piccolo orto, seguì a spese della vicinia. ROTTURE E FRANE PROCURARONO NOTEVOLI DISAGI Questa piccola e stretta valle circondata da alte montagne e spaventevoli rocce e dirupi, quasi sempre soggetta a diverse rotture montanesche (frane) rappresenta un orrendo ritratto distruttivo: una copiosa pioggia rende molle il suolo e le rupi; le molte pietre e la terra piombano con gran rumore nel profondo della valle danneggiando prati, campi e pasture che incontra nel suo giro e li coprono di terra e pietre. Una tale naturale rivoluzione successe ai due di ottobre l’anno 1748 che si mosse una gran parte dell’alta roccia detta in volgo Rochi sopraposta ai bei prati di Col di Scofa e coprì i medesimi di terra e pietre e rovinò il pascolo per le pecore che trovasi fra i prati e la roccia; questa roccia rappresenta al presente un aspetto di rotture e pieghe. Ancor più danno fece il distacco di terra dai ripidi pendii dei monti, qui nominata la “boa” che in tempo piovoso si aprono
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delle sorgenti in tutti i luoghi e spingono monticelli e colline che, spinte dall’acqua, devastano i più colti terreni. Tre volte soffrì questa vicinia un considerabile danno e, alla metà del secolo XVIII° scese una simile rottura (frana) nei pascoli detti Cindelba sopra il maso di Favè che coprì di terra gran parte di quei prati e campi e lasciò da tutte due le parti di quel monte un profondo canale. Nello stesso monte seguì l’anno 1876 nel giorno dell’Ascensione di G.C. un nuovo distacco piombò sopra il giro della vecchia massa e coprì parimenti i campi e prati più in basso, fino a pian molino nel maso di Pescosta, che erano restati salvi dalla prima. Un’altra “bova” o sfracello scese in maggio l’anno 1771 alla destra del rio di Ornella dagli alti monti in faccia al luogo di Colle di Ornella: devastò una gran parte di quei pascoli e prati e coprì alcuni campi in quel maso, nel luogo vicino al rio di Ornella, detto Avoi (a DX del rio Ornella). Qual orrendo spettacolo offrono le slavine da tutte le parti dei monti di Ornella durante l’inverno che, in giorni umidi e nebbiosi continuano, or da l’una or da l’altra parte per intere giornate, tanto che sembra di esser in mezzo ad una battaglia di cannonate. Non di rado, da tali avvenimenti, furono sepolte delle persone con le loro case e masonali. Fu il giorno 22 gennaio 1804 che morirono due uomini di questa vicinia: Cristiano e suo figlio Giov. Battista Daberto mentre, la mattina, si trovavano nella loro stalla in Vallazza, posta alla sinistra del Cordevole, poco distante dalla loro casa, per dare il foraggio ai loro animali. Piombò dal monte sopraposto una slavina tanto subitanea che non lasciò tempo di poter fuggire che spiantò il masonale con la stalla e seppellì la medesima con i due nominati individui e bestiame nel letto del Cordevole. Nei giorni seguenti, furono radunati gli abitanti da tutte le vicinie per ricercare, sotto quella gran massa di neve, gli infelici. Dopo due giorni di fatica furono cavati da quella tomba il vecchio Cristiano morto, quasi tutto schiacciato e il figlio Giov. Battista ancora vivo che però, a causa del sofferto danneggiamento, dopo alcuni giorni, seguì la morte. (continua)
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ell’articolo “Bersaglio o Taulac?” apparso sulle Nuove del Paisc di febbraioaprile 2018 viene posta ai lettori una domanda: quale dei due nomi era quello ufficiale e quale si addice alla storica struttura del tiro a segno? Nell’articolo si fa riferimento a documenti amministrativi a livello delle varie istituzioni (comune e giudizio di Livinallongo, capitanato di Brunico), in cui ricorre il nome di “Bersaglio” e “Casino di bersaglio”. Un documento ufficiale, così l’articolo, che riporti il nome “Taulac” finora non è stato trovato. Se sono le fonti ufficiali a fare testo, come sottolineato nell’articolo citato, bisogna prima di tutto fare riferimento alla legge del 23 dicembre 1845: Schießstand-Ordnung für Tyrol und Vorarlberg (Regolamento dei Tiri al bersaglio nel Tirolo e Vorarlberg). Nella versione tedesca si usa il termine “Schießstand”, in quella italiana quello di “Tiro al bersaglio” ad indicare l’intera struttura. Nel vessillo portavano l’aquila Imperial Regia nonché arma e sigillo col rispettivo nome. La legge del 14 maggio 1874 sostituisce l’anzidetta. Mentre in tedesco permane la denominazione “Schießstand” in italiano il termine viene sostituito da “casino di bersaglio”. È quindi comprensibile che nella corrispondenza ufficiale si usassero i termini previsti dalla legge: per Livinallongo nei testi in tedesco di solito “Schießstand” o “Gerichtsschießstand” e nei documenti in italiano “Bersaglio” o “Casino di bersaglio”. Il nome
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Bersaglio o Taulac? “Taulac” semplicemente non era previsto dalla legge. Pertanto se sono i documenti a fare testo l’interrogativo iniziale dovrebbe essere riformulato: “Schießstand” o “Bersaglio”?
Cosa ci racconta la storia del poligono di Livinallongo? Sappiamo da un documento del 1818 del giudice Covoli che un bersaglio era esistito già da tempi remoti ma che ultimamente fu scarsamente frequentato. In un altro documento del 1843 veniamo a sapere che il bersaglio si trovava sul “Col de Mulin”. Con il nuovo regolamento del 23 dicembre 1845 anche i fodomi si attivarono per favorire l’immatricolazione di nuovi soci attivi e per la realizzazione di una nuova struttura. Essendo Livinallongo all’epoca un Giudizio di terza classe nei documenti in lingua tedesca il poligono fu chiamato “Gerichtsschießstand”. Un nuovo edificio a Fodom fu inaugurato nel 1896. Sulla intitolazione ufficiale di tale bersaglio i documenti amministrativi tacciono. I termini usati ricalcano solamente le forme in vigore nelle due lingue ufficiali del Tirolo: tedesco e italiano.
Quale dizione si usava nella vicina val di Fassa? A Campitello di recente è stato restaurato e inaugurato il vecchio poligono, che i fassani chiamano “Stond”. Rifacendosi a foto storiche è stato possibile recuperare il nome originale che all’epoca si poteva leggere sulla facciata sopra l’entrata: I. R. Casino di Bersaglio di Campitello. Anche il poligono a Pozza portava la scritta “I. R. Casino di Bersaglio distrettuale”. È quindi probabile, in mancanza di altre fonti, che anche a Fodom si sia usata questa dizione? Una fonte a dire il vero esiste ed è un documento che non lascia ombra di dubbio. Si tratta di una foto d’epoca che ritrae la Schützenkompanie Buchenstein davanti al bersaglio. Sopra l’entrata si legge la data 1896, anno in cui l’edificio ricostruito fu inaugurato. Al di sotto spicca uno scudo ovale su cui è visibile l’aquila bicipite della Monarchia degli Asburgo, attorniata dalla scritta: “K. K. BezirksSchießstand Buchenstein”. È la prova lampante che a differenza della val di Fassa a Fodom si è optato per la dizione tedesca che quindi sarebbe la vera e unica forma ufficiale. La direzione del bersaglio (Schießstandvorstehung) era composta interamente da scizeri fodomi.
E Taulac? La prima menzione della parola “Taulac” si trova nel piccolo vocabolario fodom-italiano del manoscritto del 1828/1829 di Piere Favai: “Taulatsz – bersaglio”. Nel gergo locale fodom veniva usato sia “Taulac” come dimostra pure un articolo sul Calënder de Gherdëina del 1. gennaio 1913 di Alessio Lezuo (“…su dilongia ‘l taulac…”), sia “Bersaglio” a seconda dei casi. Parallelamente si indicava con “scizeri” e “bersaglieri” la milizia territoriale tirolese (come risulta peraltro dallo stesso articolo). Lo scritto di Alessio Lezuo ci fa pensare che sia stato in uso anche a Fodom il termine “Stond” o “Stand” come in val di Fassa. A pag. 39 scrive: “… duc i bersaglieri ie sus al stand del taulač…” e poco più avanti: “…Genio Finazzer à saludè n davò con belle parole i sizzer e l’à dit, che l Schießstand sarà dagnara per esercitè la soventù a manegè l sclop e a defende la patria…” Certo, non si tratta di documenti ufficiali, ma sono pur sempre delle importanti testimonianze. Il comune di Livinallongo con delibera ha a tal riguardo già preso una decisione a mio parere giusta e coerente. Con la denominazione “Self del Taulac” ha formalizzato un termine tradizionale dando più visibilità e autorevolezza al ladino fodom, lingua minoritaria riconosciuta. Il vecchio nome ufficiale che si potrebbe aggiungere in un secondo momento non può che essere “K. K. Bezirksschießstand Buchenstein”. (Ivan Lezuo)
Mani che creano di Fr. Del.
Il CRISTO scultura di Silvio Detomaso di Alfauro.
La “RÁFA”: una delle varie miniature, opera di Albino Vallazza di Contrin.
Eugenio Roncat “Genio Pech” con alcune delle sue innumerevoli creazioni.
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«Le nuove del Pais»
El laour dei contadins da Fodom I
scomenciáva d’aisciuda cánche se n jiva la nei: la lascia en bordel, dut da mëte a posto. A luosc l é vegnù ju levine, i à porté ju en ledam, i pei dei tiermegn duc roc, berduscole daperdut, le sie dute rote. I peresc i steva nte ciauna de mur a concé restiei, faucei, i gratons da la grasseda e chi da la tiera, e po i meio maringons i se fajëva la mobilia enstësc, percieche i scioldi de doi nascenc i no rua daperdut. Le cese i ava ncora le plaie de la pruma guera. Tournèi che i é stei ntel paisc i ava apëna da se refè su le cese. Damprò da cesa i fajëva en sgabuzin de scorc che serviva, freit o ciaut, a desćiarié chël che l eva de massa. L eva duc i tiermegn da sistemé, remoné la foia dei frassum e dei aier. Vegniva coscita i prums de mei e se pensáva ai laour dei ciamp. Trè tiera l eva l prum: volëva siech persone, chi plu vegli a ciarié i gratons, cater jiva su e ju, e chilò l é da dì che i eva tres un per sort e duc doi i ava i brac lonc! L eva ora de aré e po semené chële robe bonorive: i sciansoni, el forment da merz, l orde, la cianapia, el liron, el pavé da mëte soura i gnoch. I aráva con bestiam, ciavai n eva puoc, e po l eva mefo chi gragn bacagn che i ava. Per aré n ciámp normal se metëva trei dis, trei ore al di, deplù no convegniva percié le vace che vegniva douré le gotáva del lat e l eva da fè formai e smauz. Chël che i aráva nte n di se clamáva “en jet”. Usé via bestiam no n eva tánt saurì, l eva chële mánse nervose; en viade una l’é sciampada fora de ciámp e tournada davánt stala. El pere i’eva ju davò e con cater scuriaciade la mánsa l’ava mossù tourné sul laour. Coscita per chelche setemana l eva l ritmo dei contadins. L eva el semené ence delicato: per semené valif i clamáva i veci, vegniva damané ince i vejins, che chële mëde sole le no n eva bone de fè valif. Se feniva el laour del semené e po en vegniva tost en auter. L eva da jì da mont su a remoné. I prei vegniva netèi
A sié e tré bagoc nte le vare da Ciastel de chi de la Goba: l Bepo Gobo, sue sorele l’Albina e la Gusta e le sorele Ema e Dina de Carolina da Costa – Fin dei agn 1930.
Rodolfo de la Goba che ten caria sot cesa dei Agnoi, mëda Iacoma Birta che visa le vace e le fie Nina e Mariana Agnole che cura – Mei del 1937.
come a scoé la stua. Le berduscole dei lersc e dei cirum, desfè fora le talpine, outé le ieghe davò i roiei, biné en puo’ de legna per co l eva ora da sié da douré nte ciasëta. A cesa spetáva bele de autri laour: zapé e ie dé la tiera ai sciansoni, sarvié el forment, el lin, la cianapia, el liron, el pavé. L eva n meset de pausa. I veciot i metëva a posto le massarie, le fauc, i restiei, i manarins. Le fauc i eva pariciade; l eva ora de sié, mpruma le ciacoie entourn le cese: lavac, palmousc, ceude; con sto ceblam se fajëva le mane de lavanei, che metude a sicé le vegniva taiade su menude, e chëst se clamáva cseuda che se usáva per d’inviern da fè el bagné ju, che fossa el pastolé per le vace e i ciavai e
che se tegniva ntel scrin da la paia. Ades l eva ence ora de sié entourn i ciámp e i ruogn le jirade, l 80 per cënt l eva ciámp da fè garniei, le fameie i eva grane, el pán l fajonva doi oute al ann. Co la fin de jugn o prums de lugio se scomenciáva a sié e a restelé fin ntourn Sán Iaco. I tosac coiáva fora el ciaruo col prum fen, se ciapáva da l vëne, i lo compráva per medejina. Le tiradum le volëva ester nte codè coi bagoc enfin da ie tò la cou. Se pariciáva la valisc da jì sa mont. I omegn: le fauc, i restiei, el sachet dai denz da restel, la britola dai flauc, l ciaudrin, doi sac de pán sëch, formai (ince de chël che camináva sol) doi lenzuoi dal fen, el feral dal got e bona not enfin domán. Apëna
l’elba el pere fajëva svelia: “Tosac levé su, plu tert ciapei el bestia, e po la no taia plu”. La tiradum l’ava bele la jufa sun pre, che davò na mesora la vegniva mangiada, mescedada da moscac, saioc, formie. De bon l eva mefo la raspa. Da mesdì l eva tres polenta, encan crua encan brostolada, laprò de le oute l eva zigher che nsomiáva de tel pantiane. Da sëra riji da lat o papaciuoi da iega, de not el venter steva benon. Mio pere, apëna ntel fen, en monton de orazion, tiráva ca duc i sánc, en paternoster per chi che ne dà velch (mi, pere, chëst no l dighe su che no n è mei ciapé nia da degugn!). Co se vegniva da mont ju l eva la siala madura, la fava e po l orde e l ultimo l eva el forment da merz, i sciansoni se i sbrizáva col verderam che no i ciape la tegna. Ntel giro de na setemana ntel comune no n eva auter che mugli, i à calcolé enzirca 16.000. El sejolé l eva en laour en fro’ pericolous, con chëla sëjola spiza, fazile se taié. Mia mere s’ava fat en pico tai, el i’ava fat infezion e la l ava perdù per dignára. I mugli se i portáva daite davò diesc dis co i eva biei sëc. L eva ndavò ora de sié arteguoi ntourn i ciámp senò se stroiáva dut. “Domán scomencion pa a sié arteguoi”, disc el pere, “ulache s’ava sié bonora i é madur, volëssa mefo na setemana de bon temp e senò i é da trè nte zopa”. Vegniva sié la metà de chël che se siáva dal fen. La mere l’ava prové a trè su na viscia de sciansoni e la disc: “Se pò pa scomencé cánchemei a i giavé, mascima chi bonoris”. Ste mëde, enfin che no n eva el piz plen, le no n eva contente. L eva da tò via i capuc, le carote, le rone, el sedano, el prezemolo, i res da sialù, chi puoc che n metëva: chëst l eva chël che produjëva l ourt. Vegniva l autonn, i lersc cambiáva colour, tomáva ju la foia dei frassum e dei aier. La vita de la natura la se ndormenzáva enfin l’aisciuda che ven. L eva i Sánc, e onve ncora da ferlé. Per na setemana per duta la val na bela mujica s’en-
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➥ terveláva da na vijinánza a l’autra. Chi gragn ferláva de siech. El paron l ava n gran frel, per fenì via el ie deva ju l ultimo colp e tocáva ziede dut enten sclef a temp de mujica. La tiera scomenciáva a paussé saurì, la mere cialáva davò el guánt. L eva ince da n fè da nuof. Na setemana vegniva el sartou, n’autra setemana vegniva el caleghè. Le mëde le gramoláva fora en palancin. Le filáva mez l inviern. I fajëva ince i lenzuoi da let de tëla de cesa, da domán s’ava le cuosse bele rosse. Le speise en general le vegniva fate con chël che se regoiáva.
El burascáva ndavò sun chële ponte. L inviern l eva damprò. L eva resté la cianapia e la fenela da se rosé e po podëva ince vegnì la nei. Chëla vacia bija l’ava fat i jemelins. I ne la contáva bela longia che le vace le i rugla i vediei, de certe storie i ne tegniva dalonc. È conté en cin al ingros i laour da Fodom de la bona stagion e come che i vegniva fac. Benigno Gobo – faurè 2017 revedù de auril 2018 (Ndr El Begnigno l spetëva tánt che vegne fora suo scrit sul boletin, ma l no n’è plù rué adora. Se l recordon ncora nviade co na rechia RIP)
N cin de fodom...
Sun Jou de Mont da Ciastel: berba Rodolfo de la Goba (a mán dërta), le fie Paola e Albina, l Fránz de Tita De Bastián e l Bepo Gobo, che i sieia e tira bagoc – Agn ‘30.
La polenta Le mëna la coda le se para i moscac le sent pa n scravac.
Isté de sorogle ciaut e boiour, na vita stentada dal gran suour.
La iega la cuosc ades sci pardiosc, gira l ciaudrin come se fossa n pestin.
Na mont florida de ciof curida, duc se ncontenta ma i à fam de polenta.
La cuosc, la bruja, la taca cuaji me mpeie na tiraca! Ven su le flisce e le bulife l é n fum che cuaji me mpife.
Su sot chël gran sas no sè se te sas, co nen pugn de berduscole percié no n é ariscle.
Mënela mënela che la ven bona, è formai e zigher sun chëla corona.
Polenta polenta la speisa dei puori, ncuoi i la damana i nobili sciori.
Mouje le cioure ilò sot tablé, ma i à ciaut le no sà plu ulà sté.
Con lianie sfumiade e braciole a la breja, polenta confezionada ... ci gheja!
Ma è doi toc de n clapon e se pò fè n fogaton, n carnier de farina mesa fránta e de fina.
Volëve le raspe da mangé co la nida, i raspa l ciaudrin l’é duta finida.
Su sot chël gran sas no sè se te sas, l é resté n gros rampin taché su l é l ciaudrin. Per chi che a jì su i no se stenta, l é ncora da podei fè n ciaudrin de sta benedëta polenta. E po mángia chi pichi chi gragn e gaierc, no dijon pa ai malèi ci ben che la fesc. A chi che à denz à chi che nou n à e a chi che se stenta, la plu gran medejina l é la polenta. Pierina de Ján, Auril 2017
Dal 2° CONCORSO “Andreas CREPAZ” – anno 2015
L chiet l é paron sun noste mont. Se sent da dalonc l cianté de na ciampana che à mpermò sglinderné.
Chilò l é mia i cesa: tra l ërt ë de d le l ponte e lle storie i ddell vent; chilò l é mia cesa: ntel chiet de le mont che fesc fin spavent; chilò l é mia cesa: ntra roiei ncantèi e douce memorie; chilò son mi, chilò l’ é mia cesa, le mie bele mont.
Umola (umile) cȅnabona, te te soleve con ardiment, ntra mile e mile fis de ierba movësć dal vent. Te porte la vita d’aisciuda a chi che se l’ava perduda.
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PERSONE
Yolanda Soratroi Una storia d’altri tempi Yolanda nel 2014 – in occasione del suo 90° compleanno.
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olanda era la figlia più giovane di Albino Soratroi e di Virginia Grones (Salesei di Sotto). Aveva sei fratelli: Beatrice, Francesca, Laura, Alessio, Pio e Maria. Beatrice era la madre di Foppa Roberto “Bet”. E’ rimasta in vita solo Maria (vedova Dalvit), ora in casa di riposo a Livinallongo. Yolanda si è sposata a Pieve di Livinallongo nel gennaio del 1946 con Tony Elliott, militare Neozelandese che aveva combattuto in Italia per quattro anni e che dopo una breve luna di miele dovette rientrare in nave in Nuova Zelanda. Nello stesso anno Yolanda lo seguì in nave. Hanno avuto due figli Frank e Livia. Livia ci ha inviato alcune foto nonché un articolo pubblicato nel febbraio del 2014 dalla rivista Stuff (NZ Herald) con un’intervista a sua madre Yolanda per conoscere la sua storia da emigrante in Nuova Zelanda. La riportiamo di seguito, tradotta integralmente. Grazie Livia dalla redazione delle NdP!
Il romanticismo è nell’aria di RANI TIMOTI, Stuff (NZ Herald) 27 Febbraio 2014
Un affascinante soldato Kiwi (neozelandese ndr) che sta mescolando una ciotola di porridge attira l’attenzione di una bella ragazza italiana. Non è l’incontro romantico abituale... “Pensavo a cosa stesse facendo, non avevo mai visto il porridge prima. Il mio amico pensava fosse una pappa per bambini”, dice Yolanda Elliott. “Ci siamo scambiati qualche parola qua e là, ci siamo capiti.”
Fra i defunti del numero di Aprile del Bollettino veniva riportata Yolanda Soratroi, nata a Pieve di Livinallongo il 18.02.1924 e deceduta ad Auckland (Nuova Zelanda) il 09.02.2018. Abbiamo fatto alcuni approfondimenti sulla sua vita di emigrante del secondo dopoguerra. Ne è emersa una storia affascinante, d’altri tempi e per questo la proponiamo ai lettori del bollettino.
Tony Elliott era nel 24mo Battaglione dell’esercito neozelandese, di ritorno da Cassino, e si fermò a riposare nel paese natale di Yolanda, Pieve, nella provincia di Belluno nella Regione italiana del Veneto, in l’Italia settentrionale. Nel giro di sei mesi la coppia si sposò mentre si avverava la fine della seconda guerra mondiale. Ma dovettero subito separarsi perché la nave di Tony tornò in Nuova Zelanda e Yolanda attese 3 mesi ad Alessandria d’Egitto. La sua nave era piena di Immigrati inglesi che rientravano in Nuova Zelanda. ‘’Una donna stava per avere un bambino io le lasciai prendere il mio posto. E’ arrivata a destinazione giusto in tempo.’’ Quest’oggi la signora, residente a Taupaki, riflette e medita con la famiglia e gli amici dopo aver celebrato il suo 90° compleanno, il 18 febbraio (2014 ndr) - con tre feste questo mese.
Yolanda fu una delle poche “spose di guerra” italiane venute in Nuova Zelanda, la maggior parte erano single e si sposarono successivamente. Lei dice che i “Kiwi” sono ancora oggi riveriti nella sua terra di origine perché li liberarono dai Tedeschi. ‘’Vedevamo molti anche del Battaglione Maori e alla nostra gente piacevano perché si “mescolavano” bene e imparavano l’italiano molto rapidamente “, dice Yolanda. Fu un grande shock culturale venire in Nuova Zelanda a 21 anni, anche se lei trovò le razioni di guerra straordinarie rispetto a quelle in Italia. “Mi sono adattata molto facilmente al cibo di qui.” Ha anche spazzato via la nostalgia di casa con il suo primo lavoro di cucire culle che l’ha aiutata ad imparare l’inglese. Successivamente ha fatto anche alcuni viaggi in Italia. I figli, Livia e Frank, dicono che
Il maestro Albino Soratroi, padre di Yolanda e nonno Italiano di Livia e Frank.
per la loro mamma la famiglia viene al primo posto e lei adora i suoi cinque nipoti. Una di sette fratelli, lei ha ancora due sorelle viventi – una di 97 anni e l’altra di 92 che vivono in una casa di riposo italiana. Essendo cresciuta sulle Dolomiti – le Alpi italiane – dove era abituale sciare e arrampicare in montagna, ha mantenuto sino ad oggi la sua buona salute. “Vado avanti come chiunque altro, sono sempre all’aperto. Amo il giardinaggio e gli sport.” Livia dice che ama entrambi paesi, ma farà il tifo per l’Italia nell’America’s Cup e se si troveranno contro gli All Blacks. Il loro papà fece anche parte del battaglione scozzese dell’esercito neozelandese e loro hanno delle foto di lui che indossa il kilt. I loro genitori si sposarono nel Gennaio 1946, e furono marito e moglie per 53 anni prima che Tony morisse nel 1999. La coppia ha vissuto inizialmente a Northcote con i genitori di Tony prima di trasferirsi a Mangakino. Yolanda vive a Taupaki da 31 anni. Livia e Frank hanno il bel ricordo di essere cresciuti con olio d’oliva, piatti italiani e il gusto per la moda. A 5 anni Frank parlava italiano fluentemente perché era con sua mamma quando visitò l’Italia per tre mesi. Sua madre parlava anche Fodom, un dialetto. Livia dice che visitare l’Italia è sempre stato memorabile. “Le persone sono appassionate del loro cibo, del loro vino, della moda e della vita familiare; infatti si godono la vita!” Frank dice di Yolanda: “E’ conosciuta da tutti a Kumeu”.
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Una lezione di storia che riporta alla seconda guerra mondiale
Yolanda nel 1945 a Livinallongo.
Yolanda Elliot ha raccontato agli studenti della “Massey High School” della sua vita in Italia durante la seconda guerra mondiale. Dall’età di 16 anni trascorse del tempo a Bolzano, la capitale del Sud Tirolo nel nord Italia, e rientrò nel suo paese natale di Pieve verso la fine della guerra.
È
un giorno di maggio: squilla il telefono, rispondo. Dall’altro capo del filo, una voce femminile chiede se parla con Franco Deltedesco quindi si presenta: “Sono Gabriele Decristoforo, telefono da Innsbruck”. Rimango stupito dal momento che so per certo che questo cognome, esistente a Fodom, era scomparso da molto tempo. La conversazione continua: “Mio nonno Peter Decristoforo era originario di Corte. E’ mia intenzione organizzare una trasferta a Fodom con un pullman di 50 persone, tutti Decristoforo, per il 9 settembre. Il 25 maggio vorrei venire sul posto al fine di organizzare al meglio la trasferta. Chiedo a lei se, per quell’occasione fosse possibile visitare il Museo del quale mi è stato parlato molto
• Il periodo più difficile fu quando l’Italia venne occupata dai tedeschi, che portarono i loro carri armati Tiger. I residenti non dissero una parola e tennero solo lo sguardo basso. I giovani soldati della Gestapo erano i peggiori; se qualcuno avesse osato guardarli anche solo di lato avrebbero sparato, solo per il piacere di farlo. • Due dei suoi fratelli furono obbligati ad arruolarsi nell’esercito tedesco. Suo padre, che era maestro rifiutò di insegnare tedesco ai suoi studenti. • Hitler era solito passare per la loro zona venendo in visita a Mussolini, il primo ministro italiano. Gli Austriaci venivano in quelle occasioni a festeggiare. Ma Yolanda si rifiutava. “No, non avrei nemmeno guardato. Era sufficiente doversi preoccupare di se stessi e tenersi lontano dalle bombe.” • Durante i bombardamenti la gente si ritirava in un rifugio antiaereo sotto una montagna raggiungibile attraversando un ponte ed un tunnel. “Tutti avevano un rifugio antiaereo sotto la loro casa,
Yolanda e il marito Tony (sull’estrema destra) con amici a Pieve di Livinallongo davanti alla chiesa dove si sono sposati nel 1946
come lo avevamo noi, ma io ero terrorizzata di doverli utilizzare. • La sua casa venne bombardata quando tutti erano stati evacuati. La bomba passò dritto per la toilette, il posto dove Yolanda si nascondeva abitualmente. • Yolanda si ricorda di una ra-
I “Decristoforo”
bene da persone che avevano avuto l’occasione di vederlo”. E’ stato un incontro molto proficuo, protrattosi per due giorni, quello con la signo-
ra Gabriele (Gabriella per gli italiani) per il fatto che era molto interessata a tutto ciò che riguardava Fodom. Non è mancata di portarsi a Corte, di
gazza che si era impigliata una scarpa nel binario del treno, mentre stava scappando dai bombardamenti. Non l’avrebbe mai lasciata indietro perché le scarpe erano preziose. SI ricorda di averla sentita dire: “Questo è il mio paio migliore! Non ne ho altri”
visitare il Museo e di salire al Col di Lana raggiungendo Cima Sief. Il tempo le è stato benevolo permettendole di visitare, fra l’altro, il Sacrario di Pian di Salesei nella cui chiesetta è custodita la copia dei ceri di Gubbio. (Fr.Del.)
Il Dr. Peter Decristoforo, nonno di Gabriele, nato al 21.07.1874 a Corte di Livinallongo e morto a Zams (Austria) il 15.07.1953 era stato medico presso il reparto di medicina dell’ospedale di Zams vicino ad Innsbruck, quindi a Seefeld e, nel 1904 a Cortina d’Ampezzo. Suo figlio Guido, padre di Gabriele, ha pure esercitato la professione medica presso l’ospedale di Landeck nelle vicinanze di Innsbruck.
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“Tiera Ladina” note che conta de storia e tradizion
Antonio Rossi, l autor de Tiera Ladina: “Per scrive la mujica è pensé a la storia de la Bánda, al ciastel d’Andrac e a Caterina Lánz.”
“Cialón ai bosć che ne fesc da soeja, ai lersc che slumineia le mont, ai crëp che s’empeia de ros, ai prei che depenc de mile ciof, ai tablei bagnei dal suour, a la jent de noste val che laora e mantén sue tradizion, al nost bel descore, ugnol e desvalif: dut chëst e auter l é nosta Tiera Ladina.” Nte le parole del prescident de la Bánda da Fodom Nani Pellegrini l é el miol, l’ispirazion e l significat del nuof toch de mujica dal titol Tiera Ladina che l é sté prejenté per el prum viade en domënia 10 de jugn da la Bánda da Fodom. Storia, ambient, tradizion l é i elemenc fondamentai de chësta compojizion original, che proprio Pellegrini a dé su l’enciaria de scrive aposta per la bánda ensegnada via dal maestro Giuliano Federa a Antonio Rossi, musicist, compositor e per vint agn diretor del Corp Mujical de Cortina d’Ampëz. En aveniment che Federa a definì storich per la bánda. En pont fermo nte la jovena storia del ensemble, che per chëst l’a volù el festegé e l sotlineé con en conzert aposta per l’ocajion. E chël che n’é vignù fora l é sté en bel davomesdì no demè de mujica, ma ence de emozions, de gaist per chël che la bánda la raprejenteia per la val da fodom e per sua jent, de consapevolëza de fè pert de na cultura “ugnola e desvaliva” per douré endavò le parole de Nani e de la volonté de la porté e la mostré emprumadedut e souradut aldefora dei confins de noste mont.
Bànda da Fodom
DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI
I ragazzi delle scuole medie con i volontari della Croce Binaca Fodom durante la giornata “Viva”.
El conzert, coordiné da Denni Dorigo, l é sté despartì nte trei pert. Nte la pruma la bánda l’a prejenté trei toc de mujica originala per bánda scric da Shostakovich, Bryant e Sommadossi. Trei toc desvalis ntra de lori, che a mostré encora enviade l aut livel mujical arjont da la Bánda da Fodom e la veja de s’engrinté nten repertor che slergia nte deplù sort de mujica e per chëst original e nia sconté. Amesaite, moment zentral de la sëra, l’esecuzion per el prum viade de Tiera Ladina. Esecuzion che l’é stada prejentada e spiegada proprio dal autor. “Scrive en toch de mujica su comisción – a dit Rossi – no l é saurì. Emprumadedut se mossa dezide ci sort d mujica fé. Per la Bánda da Fodom mi è pensé a l’overture da conzert.” E po se mossa dezide en tema, n’ispirazion. “Chësta – a conté encora el maestro Rossi – la m’é vignuda a vedei el ciastel d’Andrac co feje i viadesc da Cortina per vignì a fè scola de muijca ai jovegn de la bánda. Per mi l é en simbol de chësta val e da spëss è prové a me pensé
cotánte de feste che sarà sté fat colaìte.” Coscita el tema che gioura la pruma pert la passa delongo a armonie che recorda la mujica medieval, ma senza la scimioté. La seconda pert la scomencia enveze coi clarins e puoc autri strumenc per recordé i prums agn cánche la bánda l’eva piada via co la pruma clapada de sonadous. Nte la terza pert tourna la storia: la vizenda de Caterina Lanz e suo se ërje contra i franzeji che Rossi a descrìt en mujica con envalgune note de La Marsigliese che po’ fenësce via ntel inn del impero de l’Austria - Ungheria. “Son bele che pensón a nen conzert con dute le bánda de le val ladine che la sona auna – a dit el maestro Giuliano Federa. Entánt per scomencé la sonarón de novembre auna a la Mujica da S.Ciascián nten conzert a La Ila. Ma ne sa bel pensé che chëste note, publicade da le edizion Scomegna, le podarà vignì sonade da bánde de dut el mondo. De segur en bel bilieto da vijita per nost Fodom.” Davò l’esecuzion, che s’a vadagné en gran batimán da
pert del publico che a emplenì el self dei congresc de Reba, a tout la parola l’assessor de la Provinzia de Bolśán Florian Mussner, che l a bu parole de lauda per la Bánda da Fodom. “L é en pico miracol chël che vos ei fat nte puoc agn a crësce coscita dassën – l a dit. “L é realté come la vosta che dáìda a tignì su la cultura ladina e la colaborazion nánter le valade.” Parole de aprijament per la scomenciadiva e per la braura dei musicisć fodomi i é ruade ence da la prescidenta del Istitut Cultural Ladin e de l’Ulda Elsa Zardini, che l’a recordé coche siebe difizile aldidancuoi tignì su le tradizion ntel mondo de la globalizazion. Comozión ence nte la ousc de Laura Argenta, pruma maestra de la bánda: “L’é ence ncin mia. Chilò è lascé n toch de mio cuor.” El conzert l é ju po’ ennavánt con autri trei toc plù classizi come la Ruetz Marsch, la Böhmischer Traum e Happy per fenì, come da tradizion, co la Bozner Marsch e dut el publico a cianté a gran ousc Ulà che la Marmolada. ( ls )
Kaiserjaeger e scizeri a recordé i tomei sun Pordou (Pordou) Raprejentánze dei Kaiserjaeger da Ora, Villanders, Kirbichl, Kufstein, de la Gebirgsartellillerie Kaiser da Lienz, i scizeri de le compagnie da Fodom e da Fascia i s’a biné ence sto ann, endomënia 17 de jugn, su dal osciario de Pordou per na scempla zerimonia de comemorazion dei tomei de dute le viere. L é oramei chelche ann che i Kaiserjaeger i mët a jì chësta scomenciadiva e ntei ultimi temp i a ence volù tò ite i scizeri. Davò la comemorazion da n l ann passé, l eva
sté descorëst de fè velch ncin deplù gran en ocajion del 2018, che segna i 100 agn da la fin de la Pruma Viera. Coscita i scizeri de Fodom e de Fascia i a dezedù auna, per fè plù solene la comemorazion, de sbaré ence na salva. Le raprejentánze de i Kaiserjaeger e la Ehrenformazion le s’a biné davò le 10 dadomán davánt a la cesa del guardián del osciario per po’ marcé su. La giornada l’eva bela da sorogle, ma ence trop da vent, coscita l é sté dezedù de fé la Mëssa daìte. Metus a cërcle,
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Scizeri
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nte l’intimité e la sacralité del luoch, Kaiserjaeger, schützen e valgugn ruei laprò i a podù scouté su la S. Mëssa dita da Pater Reinald Romaner, che nte la predica l a recordé coche chilò, nte sti biei luosc, entaméz a chëste bele mont che i é le Dolomiti, davánt 100 agn se sentiva l eco de i canons. L a po’ fat na riflesción su ci che porta le viere, sul debujen de laoré per la pesc, sul valour de emparé e ensegné a le nuove generazion la storia de nosta tiera. Davò la S. Mëssa le raprejentánze i é jude defora a se mëte su per la sbarada a salve da pert de la Eherenformazion dei scizeri de Fodom e Fascia e la de-
Le formazion de i Kaiserjaeger e de i scizeri defora dal osciario per la sbarada a salve e la depojizon de la corona de orer.
pojzion de na corona de orer da pert dei Kaiserjaeger sul muliment che recorda i 8.550 saudei todësć de la Pruma e 850 de la Seconda Viera che ilò i é sepolìs. Sciode che la gara de rode no n’à empermetù na partecipazion da pert de la jent, souradut da la pert da Fodom. L’organizazion l’a bele dit che per l ann che ven la cialarà de fè tomé la comemorazion nte na giornada ulache no siebe autre feste o gare a na moda da empermëte a chi che a gënn de tò pert a la funzion. I scizeri de Fodom e Fascia i disc en bel Diotelpaie a la sozieté Sitc per el contribut che l a dé per el davò festa. (ls)
Gruppo Alpini
Lia da Mont
Dalle Dolomiti al mare della Liguria con la Lia da Mont
L
a Lia da Mont Fodom – Col ha organizzato dal 20 al 22 aprile una trasferta a La Spezia in collaborazione con il Cai della città Ligure. L’idea è nata dopo che, lo scorso anno, un gruppo era salito a Fodom per una tre giorni di escursioni sul Col di Lana ed il Sass di Stria. L’iniziativa ha raccolto l’adesione di ben 21 partecipanti che sono partiti il venerdì di buon mattino alla volta di La Spezia con due automobili e due pulmini, uno di questi messo gentilmente a disposizione dallo Sci Club Arabba. Arrivati a destinazione sono stati accolti dagli amici del Cai, che per l’occasione avevano organizzato la cena nella loro sede. Per ringraziarli dell’ospitalità il presidente della Lia da Mont Fodom – Col Diego Grones ed il vice Gianpaolo Fasolo hanno portato dalle Dolomiti una forma di formaggio Fodom, una baffa di speck e due bottiglie magnum di birra Dolomiti.
La Spezia è stato fatto con l’autobus. Alla sera cena in un locale tipico spezzino. Domenica, con i proprio mezzi, il gruppo ha raggiunto l’abitato di Biassa. Da lì l’escursione è proseguita a piedi sul crinale che porta alla discesa verso Monesteroli attraverso la famosa Scala di Monesteroli, un incredibile e spettacolare opera con scalini in pietra, costruita per raggiungere i vigneti sostenuti da muri a secco, per un dislivello di ben 415 metri. La risalita è stata poi per molti impegnativa oltre al dislivello e la notevole pendenza c’ era anche il sole battente. Ma la fatica è stata ripagata da un ottimo pranzo con gli amici di La Spezia a base di focacce con acciughe. “Un grande ringraziamento va al Cai ospite – racconta il presidente Diego Grones – ed in particolare a Nicola, Erica, Alessandro, Cristina, Massimo e la presidentessa Leila Ciardelli. (SoLo)
Il gruppo della Lia da Mont Fodom – Col che ha partecipato alla trasferta a La Spezia.
La prima sera il gruppo è stato ospite di un convento di suore di clausura in periferia di La Spezia. Sabato, dopo la colazione, tutti pronti per la prima escursione che dall’arsenale di La Spezia, attraverso un sentiero che segue il crinale, porta al paese di Campiglia. Da lì si prosegue per la famosa località di Porto Venere. Con il battello il gruppo ha poi raggiunto l’isola di
Palmaria. Qui alcuni sono rimasti a prendere il sole in riva al mare, altri sono saliti verso la cima dell’isola. Ritornati col battello a Porto Venere, gli escursionisti hanno visitato il borgo con la spettacolare chiesetta di San Pietro ed il cimitero dove riposa l’alpinista bergamasco Walter Bonatti. Una camminata di 13 chilometri, con panorami mozzafiato. Il ritorno a
Commemorazione Mina La grande quantità di neve ancora presente sul Col di Lana non ha scoraggiato la consueta salita a Cima Lana, per ricordare il triste evento dello scoppio della Mina che venne fatta brillare il 17 aprile 1916 dal Genio Italiano, provocando un grande tributo di vite umane. Infatti, il 17 aprile di quest’anno, giorno dell’anniversario, una delegazione del gruppo Alpini di Livinallongo, formata da Roilo Serafino e Palla Giovanni, insieme ai Militari della Caserma dei Kaiserjager di Lienz ed al 1° Luogotenente Vittorio Pallabazzer in rappresentanza della Caserma Gioppi di Arabba, è salita
in Cima al Col di Lana, insieme, per non dimenticare. La fatica, dopo quasi 3 ore di salita, è stata compensata dal meraviglioso spettacolo della vista delle cime innevate e dalla commozione per la deposizione di 2 corone, una italiana ed una austriaca, per ricordare ed onorare tutti i caduti della prima guerra mondiale. Il giorno seguente il gruppo alpini Col di Lana è presente alla Haspinger Kaserme di Lienz, su invito del Jagerbattailon 24 per partecipare alla cerimonia del Battaglione, nella quale viene dato grande risalto alla commemorazione del Col di Lana.
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Gruppo Alpini
«Le nuove del Pais»
Adunata 2018
Gli alpini fodomi in piazza Duomo a Trento.
Silvano Crepaz nuovo presidente della Croce Bianca
Il neopresidente eletto, Silvano Crepaz.
Cambio ai vertici della Croce Bianca Fodom. Antonella De Toffol passa il testimone di caposezione a Silvano Crepaz. L’assemblea generale dei volontari che si è riunita venerdì 6 aprile ha rinnovato anche l’intero direttivo e salutato due volontari che hanno cessato il servizio per limiti di età. Elisa Martini seguirà il Gruppo Giovani. Tante le novità uscite dall’annuale riunione della Croce Bianca Fodom. L’incontro è tradizionalmente l’occasione per tracciare il bilancio dell’anno appena trascorso. E proprio con la presentazione dei dati e delle statistiche da parte del caposervizio Andreas Miribung che si è aperta la riunione nella Sala Boè, cui hanno partecipato anche rappresentanti del Cnsas, vigili del fuoco, associazione impianti a fune, Comune e dei vertici di Bolzano con il direttore Ivo Bonamico. Dati che anche nel 2017 si sono chiusi con il segno più, sia nel numero di trasporti effettuati, 689 rispetto ai 669 del 2016, sia dei pazienti traspor-
Il grazie di tutti a Maria Teresa e “Sandrone”.
tati, 754 contro i 746 dell’anno precedente e di conseguenza dei chilometri effettuati che sono saliti a 58.033 con un incremento di quasi 4 mila rispetto al 2016. Come sempre i mesi più intesi si sono rivelati quelli della stagione invernale, con un picco di 134 nel mese di febbraio. Un significativo incremento si è avuto però anche nel corso dei mesi “fuori stagione”, dovuti, come ha spiegato Miribung, anche ad alcuni trasporti richiesti da pazienti al di fuori del territorio comunale Fodom. “Un riconoscimento della professionalità dei nostri volontari – ha sottolineato Miribung. Resta sempre alta, ben 80,44 % cento, la percentuale delle ore di servizio prestate dai circa 40 volontari attivi. La più alta di tutte 32 sezioni della Croce Bianca di Bolzano. Il restante 18% viene invece coperto dai 4 dipendenti, tre dei quali assunti durante la stagione invernale. Un servizio, quello dei volontari, che viene preceduto e costantemente affiancato a corsi di formazione. Attualmente
all’interno dell’organico ci sono 1 volontario in formazione al corso A, un nuovo volontario che frequenta il corso B, 4 volontari in formazione al corso B, 1 volontario in formazione al corso C e 3 volontari in formazione al corso istruttori. Bene anche la campagna soci che ha già raggiunto le 378 adesioni. Ma nel corso del 2018 si conta di superare ampiamente i 408 del 2017. Una quindicina in tutto le manifestazioni, sportive e non, alle quali la Croce Bianca Fodom ha garantito l’assistenza sanitaria. Da segnalare, in particolare, le due giornate di assistenza in supporto alla Croce Verde Val Biois e le 6 effettuate per il Pronto Soccorso di Agordo per i trasferimenti di pazienti in altre strutture. Varie anche le attività interne svolte, come “L’ospedale dei peluche” e la partecipazione alle maxi emergenze di Cortina e Brunico. Nel corso dell’assemblea sono stati eletti anche i rappresentanti del neo costituito “Gruppo Giovani” che in pochi mesi ha raccolto ben 11 ragazzi. A
guidarli nelle varie attività saranno Elisa e Francesco Martini. Per due volontari, Maria Teresa Crepaz e Di Egidio Alessandro “Sandrone” questa è stata anche l’ultima assemblea. Lo statuto della Croce Bianca prevede infatti la cessazione del servizio una volta raggiunti i 70 anni. A loro è andato un grande grazie da parte di tutti i presenti per i tanti anni servizio (prima anche con la Croce Bianca Arabba) e la pergamena ricordo consegnata dal sindaco Leandro Grones. Antonella De Toffol, caposezione dal 2012, ha rivolto alcune parole di saluto e ringraziamento ai volontari prima dell’elezione del suo successore: Silvano Crepaz, 58 anni, molti passati come volontario nella Croce Bianca. “Gran parte del lavoro per avviare questo gruppo è stato fatto. A noi il compito di proseguirlo – sono state le sue parole di esordio. Dalle urne è uscito anche il nuovo direttivo che sarà composto da Andrea Palla, Francesco Martini, Giorgio Detomaso e Antonella De Toffol. (SoLo)
Croce Bianca
Il 13 maggio, la città di Trento ha ospitato la 91^ adunata nazionale degli alpini, alla quale ha partecipato un discreto gruppo di Alpini di Livinallongo. Alcuni sono partiti già il sabato, con mezzi propri, pernottando in un appartamento quasi nel centro, grazie al supporto logistico di Leonardo, figlio di Vallazza Antonietta “Jepola”, residente proprio a Trento. Altri la domenica con un pulmino pieno, per un totale di una quindicina di partecipanti. Come ormai da alcuni anni, una nostra delegazione ha sfilato la mattina presto in un apposito scaglione riservato ai premiati del Premio Fedeltà alla Montagna. Alla sera poi il normale sfilamento per le strade di Trento, con il gagliardetto del gruppo portato con fierezza dal “vecio alpino” Foppa Alberto ed un tranquillo rientro a casa con un arrivederci a Milano per il 2019.
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ATTUALITÀ - SUZEDE NTA FODOM
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ragazzi delle scuole di Livinallongo sono stati protagonisti di una giornata dedicata alla sicurezza, al primo soccorso e alla protezione civile. Una mattinata di formazione iniziata di buon’ora con il comandante della compagnia carabinieri di Cortina, maggiore Rocchi, che ha spiegato l’attività dell’Arma e ha toccato anche il tema del bullismo. Trasferimento poi ad Arabba dove gli scolari hanno avuto la possibilità di vedere da vicino diversi mezzi in dotazione ai carabinieri, ai vigili del fuoco volontari di Livinallongo, al Soccorso alpino e alla Croce Bianca. I bimbi hanno potuto così comprendere le caratteristiche, l’impiego e la funzionalità anche delle più svariate attrezzature a bordo. L’intensa giornata si è conclusa con una esercitazione che ha visto impiegato l’eliambulanza del 118 in un soccorso “in parete” con l’ausilio del verricello. Anche in questo caso gli operatori, una volta a terra, hanno spiegato ai nostri ragazzi le caratteristiche del modernissimo velivolo in dotazione all’Usl Dolomiti, l’attività dell’elisoccorso e le modalità del recupero feriti. Entusiasti i ragazzi che sono
Gli scolari fodomi a lezione da carabinieri e soccoritori
Foto di gruppo davanti all’elicottero del Suem 118.
potuti salire su una gazzella dei carabinieri e su un’ambulanza, che hanno preso in mano una lancia del vigili del fuoco o che sono stati “soccorsi” dagli uomini del Cnsas. «La giornata», sottolinea il sindaco Leandro Grones, «ha fatto tra l’altro conoscere da vicino le tante attività svolte dai nostri volontari che, in un comune lontano dai principali presidi qual è il nostro, sono di vitale importanza». (SoLo)
Tutti attenti alla “lezione” dei carabinieri.
Livinallongo, saranno assunti guardiani anti lupo
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upi sotto i riflettori ad Arabba con l’assessore regionale Giovanni Pan che rassicura gli agricoltori: la Regione pronta ad agire sulla modifica delle leggi e sulla prevenzione, a partire dagli aiuti per sorvegliare le greggi, mentre il sindaco Grones spiega: «Qui la gente non li vuole». Era affollata la sala congressi martedì 22 maggio per l’incontro promosso dall’amministrazione comunale dal titolo “Lupi, genti e territori: una coesistenza (im)possibile?”. Al tavolo dei relatori sono stati chiamati esperti, funzionari di Regione e Provincia e politici. Tra questi l’assessore regionale alla caccia e agricoltura Giuseppe Pan e l’euro deputato Herbert Dorfmann che, trattenuto a Bruxelles, ha inviato un video messaggio. Il sindaco Leandro Grones ha fatto un cronistoria del ritorno del lupo a Fodom nel febbraio dell’anno scorso e dei vari casi di incontro con l’uomo e di predazioni su animali. «La gente qui è preoccupata. Ne ho parlato anche con il Prefetto. Qui il
Sala congressi affollata per l’incontro sul lupo.
lupo nessuno lo ha chiesto e nessuno lo vuole», ha concluso guadagnandosi l’applauso della platea. Stefano Vendrami, della Provincia, ha esposto dati statistici relativi alle denunce ed al numero di predazioni registrati nel 2017 e fino a maggio di quest’anno. Sonia Calderola, della Regione, ha fatto un excursus sul fenomeno dell’espansione e ritorno del lupo sulle Alpi, spiegando quali sono le metodologie usate per i rilevamenti della presenza del predatore. Più lungo ed articolata la relazione del faunista ed esperto Paolo Molinari: «Con il
lupo dovremo imparare a convivere. Ma bisogna riflettere se la sua tutela integrale (il lupo è specie protetta, ndr) sia ancora necessaria, visto che non è più in pericolo di estinzione, o se invece ci vuole un piano di gestione e di prelievi oculato». Una posizione ribadita dall’assessore Pan: «Faremo pressione sul prossimo ministro dell’Ambiente perché si possano avere da Roma e Bruxelles deroghe alle leggi. Ma nel frattempo dobbiamo provare a fare la prevenzione con i recinti ed assicurare i rimborsi». Pan ha annunciato che proprio Livinallongo sarà uno dei comuni scelti per un progetto pilota che finanzierà gli agricoltori per l’assunzione di guardiani per le greggi. Promesse che non hanno sbollito però l’esasperazione degli allevatori. «Siamo in guerra – ha detto Paolo Degasper, titolare di una stalla sul Pordoi. «O si risolve il problema o chiudiamo tutti e restiamo l’ultima generazione di allevatori. Perché i nostri figli li manderemo a lavorare sugli impianti o in Luxottica» (SoLo)
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«Le nuove del Pais»
Approvato il regolamento per le “Vijinánze” Vicinie, ora c’è il regolamento per gestirne le funzioni. Formalizzata la possibilità di istituire un comitato frazionale. Tempi certi per l’invio dei pareri in caso di vendita di terreni. Il ruolo delle 18 Vicinie (o Vijinánze in ladino) del Comune di Livinallongo, era stato riconosciuto nello statuto comunale negli anni 80’. A questi organismi veniva riconosciuto il ruolo di “organismo di decentramento sociale al fine di prospettare in modo unitario, esigenze proprie di un nucleo della popolazione comunale, mediante una continua azione di impulso, segnalazione, sollecitazione nei confronti dell’amministrazione comune. Quattro articoli nei quali venivano anche sommariamente normati i rapporti con il Comune.
Negli ultimi 30 anni a causa dello spopolamento di alcune di esse, dove alle volte sono rimasti due o tre abitanti e del cambiamento della società fodoma divenuta a spiccata vocazione turistica, anche il ruolo delle Vicine è fortemente mutato. Ma nonostante ciò o forse ancora di più proprio per questo motivo, vi era la necessità di mettere nero su bianco alcune regole semplici, ma che diano riferimenti chiari nei rapporti con il Comune e per la sopravvivenza delle Vicinie stesse e della loro funzione storica di governo “dal basso”. Uno degli obiettivi che l’amministrazione del sindaco Grones si era posta con la stesura del nuovo regolamento c’era la possibilità di prevedere un accorpamento della gestione di più Vicinie. “Che non significa eliminarne
qualcuna – precisa il primo cittadino – perché sono patrimonio storico ed è giusto che restino. Ma prevedere, nel caso ve ne sia una con pochi abitanti contigua ad una più popolosa, di attuare una gestione unica.” Un passaggio che i funzionari hanno decretato non essere possibile senza mettere mano allo stesso statuto comunale. Passaggio questo che l’amministrazione non intende fare solo per normare la questione delle Vicinie. Il nuovo regolamento è composto di 11 articoli, nei quali si definiscono ruoli e competenze delle Vicinie e del Capofrazione (Sourastánt in ladino) le modalità di convocazione delle assemblee vicinali e per l’espressione del parere frazionale in caso di vendita, permuta o cambio destinazione d’uso dei terreni
frazionali. Tra le novità l’istituzionalizzazione del “Comitato Frazionale”, ovvero una sorta di “giunta esecutiva” della Frazione, formata da al massimo 7 componenti, al quale vengono attribuiti poteri decisionali. Un modo più snello di gestire la Vicinia su tematiche di routine, senza il bisogno ogni volta di convocare l’assemblea generale, che da tempo quelle più grandi come Arabba o Pieve avevano introdotto. Per poter aver diritto a partecipare all’assemblea frazionale, quindi ottenere il cosiddetto “diritto di fuoco” bisognerà essere residenti almeno da 5 anni in una delle Frazioni del Comune. In caso di richiesta di parere frazionale, (parere che è obbligatorio ma non vincolante) la Frazione dovrà rispondere entro un termine massimo di 30 giorni. In caso contrario l’amministrazione potrà comunque procedere con la pratica. (SoLo)
Il progetto del nuovo Wellness sarà gestito a Feltre Uffici comunali oberati di lavoro. Il progetto del nuovo wellness ad Arabba sarà gestito a Feltre. L’amministrazione Grones ha delegato all’Unione montana Feltrina il ruolo di ente attuatore ed il compito di svolgere tutte le attività legate alle azioni del progetto. Non sarà il Comune di Livinallongo in prima persona a gestire tutto l’iter per la realizzazione del nuovo centro wellness di Arabba, finanziato con il Fondo Comuni di Confine. La decisione è stata confermata nei giorni scorsi con una delibera approvata dall’esecutivo guidato dal sindaco Leandro Grones. L’iniziativa promossa dall’attuale amministrazione comunale è già stata approvata nel novembre dello scorso anno dal Comitato Paritetico per la Gestione dell’Intesa. Il progetto, dal costo complessivo di 6 milioni di euro, sarà finanziato dal Fondo Comuni Confinanti
con 5 milioni 340 mila dal euro. La nuova struttura sorgerà su un terreno di proprietà comunale, già individuato dall’amministrazione, nella zona vicino al campo di hockey e della piazzola per i camper di Arabba. Nella struttura dovrebbero trovare posto un’area wellness, una piccola piscina, un centro benessere, una spa ed un piccolo ristorante. Un progetto ambizioso ma impegnativo e complesso da seguire per il comune nel ruolo di soggetto attuatore, che dovrebbe gestire le diverse fasi procedimentali. A cominciare da quelle di attivazione delle procedure di scelta delle modalità di realizzazione dei lavori del progetto, la gestione dei rapporti tecnico – amministrativi con la Provincia di Belluno e con le strutture del Fondo Comuni di Confine fino a tutta l’attività di rendicontazione. Gli uffici comunali, fa notare la giunta, sono già
❖ Il rustico Il rustico, voluto dal direttivo della frazione Pieve-Sorarù e creato dall’artista Diego Rossi, abbellisce la piazza nuova di Pieve e, nel contempo, si presta a fare da corollario per degli scatti fotografici particolari.
oberati da carichi di lavoro già molto importanti per l’apparato organizzativo dell’ente, sia a causa dei numerosi progetti ed opere pubbliche già avviate, anche queste in gran parte finanziate dal Fondo Comuni di confine, come ad esempio il recupero di Malga Castello, sia per tutte le altre incombenze ordinarie. Per questo l’amministrazione ha deciso di delegare il tutto all’Unione Montana Feltrina, che ha già attivo un Servizio per il Coordinamento dei Fondi Comuni Confinanti, con personale e strumenti adeguati. Il Comune di Livinallongo resterà comunque soggetto beneficiario del progetto, considerato che l’opera sarà realizzata su terreno di proprietà comunale. Per il servizio svolto, all’Unione Montana Feltrina andrà il 4,1% del contributo concesso, pari a 218 mila euro. (SoLo)
❖ Pieve: piazza nuova - giugno 2018 Finalmente Fodom si mostra, con orgoglio, anche nei suoi meravigliosi colori estivi. Complimenti a chi ha avuto l’idea e a chi ne ha studiato la realizzazione! Bello il colpo d’occhio dell’insieme - chiari i tracciati che indicano i sentieri e le vie ferrate, importante l’aver messo in rilievo ciò che il turista è particolarmente invitato a visitare. (Fr.Del.)
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Premio “motu proprio” a la lateria da Fodom Na ezelenza de nost teritorio premiada a Treviso per sua azion a servije del teritorio. Vender 25 de mei la jonta de la Camera de Comercio de Treviso e de Belluno - Dolomiti l’à sport a la latteria da Fodom l premio “motu proprio”. Prejente a la zerimonia de Treviso na delegazion da Fodom che l’à podù arjonje, auna ad autre trei realtà del teritorio veneto, sto importante ricugnessiment per l laour che le fesc ji nnavánt.
L presidente de la latteria, Christian Grones l mostra orgoglious el ricugnessiment ciapé da la Camera de Comercio.
Ierba e visclam al ecozenter Dal 4 de jugn l’é piada via ence al ecozenter da Renac la regoiësta del refudam vegetal che ven da pichi laour per neté su dintourn cesa come ierba e visclam. Per lege defati, ence se se trata de materiai che se desfèsc, chisc i no po’ ester smazei entourn e lascei arbandonei ntel ambient.
DËRT EN CURT (da la UDL – Giulia Tasser & Lorenzo Soratroi) 500.000 euro per saré via i laour a Vila S. Ijep
Remonon su nuosc luosc: Diovelpaie ai volontari
I é stei destinei a Vila S. Ijep i 500.000 euro che l comun da Fodom l ciaparà ntel 2018 dai Fondi ODI.
Ence sto ann en bel grop de volontari, na ventina ndut ntra Reba e La Plié, i a tout pert ala giornada ecologica “Remonon su nuosc luosc” metuda a jì da i comuns de le val ladine dintourn el Sela per neté su i jous. “I volontari i a ciapé plù nëc Ciaulonch e Pordou e trop scich nveze a vignì da Plán de Salejei su” - conta l assessor Alessandro Denicolò. “Ma nte mesa giornada i a remoné su dut e per chëst i é dijón en gran Diovelpaie auna al Consorz de i Lifc de Reba che l a scinché la marëna. (ls)
Investì su la cesa de paussa per vedei, davò agn, i laour fenis via: chëst chël che l à pensé de fè l comun da Fodom coi soldi che l ciaparà dai Fondi dei comuns de confin per l ann 2018. N proget che l é sté aprové a la fin de mei dal “comitato parietetico del fondo” e che l piarà via adess, via per l isté, de moda de vedei fenida via, per la fin del ann, duta la pert nuova de la cesa de paussa.
Igor Palla campion interregional de Trail Running de i studafuoch
I volontari da La Plié.
I bacagn a enmontié co la poura per el louf
I volontari da Reba.
Ciámp dal glac de Reba: no se ciapa en nuof gestor Le sié damanade ala Region no i é ruade Daberto: “Valgugn volëva se tignì bestiam a cesa”.
Temp de enmontié co la poura del louf per i bacagn da Fodom. Bestiam l é feter che dut bele sa mont ma enniò, per deplù gauje, no l é sté tout precauzions contra el predator. Nia sié, ciáns o guardiagn. “No podón zerto s’empermëte de tignì le vace a cesa – disc Olivo Daberto dei “Bacagn da Fodom”.
Fodom comun “riciclon” per Legambiente Nte la classifica anual el comun l é al 3° en provinzia posto per la diferenziada Fodom l é el 3° comun plù riciclon en provinzia de Belum davò la clascifica che ven fata ogni ann da Legambiente. Na notizia che el Capocomun Leandro Grones fesc a savei con grana sodisfazion.
L atlet, che fesc pert del distacament de Fodom, l a vadagné el titol a Enego (VI).
Igor Palla l é el prum campion interregional de i studafuoch de corsa Trail Running*. Palla, che fesc pert del distacament de i studafuoch da Fodom, l a vadagné el titol enchëstadì a Enego (VI). Davò da dël s›a piazé Dabiele Case, terzo el vigile coordinadou Dario Righes, duc doi de Belum. La gara l›eva l›edizion zero de la «Enego running expo», gara trial de corsa sa mont su na lunghëza de 24 km.
(*Il trail running è una specialità della corsa a piedi che si svolge in ambiente naturale, generalmente su sentieri, non importa se in montagna, deserto, bosco, pianura o collina, con tratti pavimentati o di asfalto limitati che al massimo e in ogni caso non devono eccedere il 20% del totale della lunghezza del percorso. Normalmente questa attività è caratterizzata da una considerevole lunghezza dei percorsi oltre che dal superamento di dislivelli importanti, tanto positivi che negativi.)
A la pruma asta no s’a prejenté degugn. El Comun arbassa el priesc da 8 a 5 mile 300 euro al ann.
Ciámp da la glac de Reba: degugn vòl to su la gestion. El Comun arbassa de 3 mile euro el priesc del fit al ann. Le 23 de auril s’a saré i tiermegn per prejenté le dománde per tò su la gestion del ciámp da la glac e de la plazola per i camper de Reba. Ma per en chël di nte Comun no l é rué ite deguna lëtra. Coscita l›aministrazion l›a dezedù de mëte fora en auter bándo. Per envoié valgugn a se fé ennavánt l é sté arabassé el priesc de 3 mile euro: da 8 mile 300 euro e 5 mile 300 euro.
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COMUNITÀ IN CAMMINO NATI
Cimenti Marco (Enemonzo UD-Varda) di Gabriele e Lezuo Anita. Nato a Tolmezzo il 31.01.2018.
Pezzei Valentino (Padova-Liviné) di Gianluca e Deviza Eugenia, nato ad Abano Terme il 06.04.2018.
BATTESIMI
Crepaz Maria (Digonera) di Saverio e Delpero Laura, nata a Brunico il 13.10.2017 e battezzata a Pieve il 22.04.2018. Nella foto in braccio alla madrina Cristina.
Costa Christian (Col di Ornella) di Mirco e Delmonego Francesca, nato a Belluno il 14.04.2018. Pallua Caterina (Quellecase) di Roberto e Costantini Federica, nata a Brunico il 08.06.2018.
MATRIMONI
Grones Gabriele e Bertaglia Elisa (Rovigo-Arabba), sposati ad Abano Terme (PD) il 28.04.2018.
Pezzei Eros e Pallua Eleonora (Pieve-Taibon) sposati a Taibon Agordino il 26.05.2018.
Sibillon Giacomo e Dorigo Marina (Taibon-Corte) sposati a Corte il 16.06.2018.
Dorigo Armin (Laste-Pallua di Arabba) di Ezio e Pernthaler Marion, nato a Brunico il 13.10.2017 e battezzato a Laste il 22.04.2018.
Crepaz Michele (Le Roe) di Piergiorgio e Palla Nadia, nato a Brunico il 08.01.2018 e battezzato a Pieve il 06.05.2018. Nella foto insieme al padrino Germano e alla sorella Milena.
Crepaz Serena (Renaz) di Erik e Vallazza Chiara, nata a Brunico il 09.01.2018 e battezzata ad Arabba il 20.05.2018.
Pezzei Caterina (Digonera) di Michele e Vallazza Silvia, nata a Belluno il 17.01.2018 e battezzata a Pieve il 24.06.2018.
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DEFUNTI
Alverà Giuseppe “Pazifico” (Cortina), nato a Cortina d’Ampezzo il 29.11.1936 e ivi deceduto il 27.02.2018. Vedovo di Roilo Gemma, padre di 2 figli.
Roilo Giusto (Salesei di Sopra), nato a Salesei il 20.09.1950 e deceduto a Salesei il 17.04.2018. Celibe.
Delfauro Maria Lucia (Bologna), nata ad Andraz il 21.06.1925 e deceduta a Bologna il 21.05.2018. Vedova di Carletti Vitalino, madre di 1 figlio.
Pellegrini Benigno (Salesei di Sotto), nato a Salesei di Sotto il 03.10.1927 e ivi deceduto il 15.06.2018. Vedovo di Demattia Viola, padre di 3 figli.
Offerte OFFERTE
PER LE CHIESE DI PIEVE Paolo Pezzei, Delunardo Rodolfo e Nerina, nonni di Crepaz Michele, De Riva Carlo e Ivana. Nicoletti Daniele (Mestre), nato a Santo Stino di Livenza (VE) il 28.11.1954 e deceduto a Mestre il 06.07.2018. Coniugato con Denicolò Rosa, padre di 2 figli.
Avviso ai collaboratori Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro mercoledì 20 settembre 2018
Laurea
PER LE CHIESE DI ARABBA
Delmonego Gemma, fam. Demattia Noè, Marco Detomaso, nel battesimo di Crepaz Serena, la famiglia nel battesimo di Costa Irene, Delunardo Agnese.
Maria Carmelitana, Delmonego Gemma, Pittino Luigi, Palla Maria Annunziata, Margherita Flamigni, De Cassan Marcella, Franco Davare, Soia Stefano, Agostini Lardschneider Sandra, Discepole del Vangelo, Testor Pierina, Daberto Crepaz Francesca, Francesco Dell’Antone, De Zulian Gina, Rizzi Mariano, Lasta Maria Gabriella Coreggioli, Pezzei Olga, Dalvit Pio, Patrizia Splendore, Dorigo Alberto, Frena Giovanni, Valt Simonetta, Crepaz Ugo, Sabrina Pez-
zei, Antonello Lino, Crepaz Alfreider, Piani Marco, Rosetta Vittur, De Toffol Silvio, Palla Maria, Ungaretti Sauro, Murer Adorino, Trebo Luciana, Callegari Teresa, Rosa De Valier Chenet, Crepaz Arturo, Cassiano De Cassan, Delunardo Agnese, Testor Vanda, suor Angelina Pellegrini, Adalberto Pellegrini, Dariz Giuseppe, Crepaz Silvana, Palla Rita, Palla Maria (Cortina), De March Anna, Bassot Dario, Roilo Lucia, Frena Giuseppina, Lezuo Federico.
PER IL BOLLETTINO
Denicolò Alessandro e Fides, Michielli Ines, Renata Costantini, De Nicolò Rosa, Marialuisa Delfauro, Daberto Rolando, Federa Paula, Sief Evelina, Sief Ivan, Delazer Elsa, Crepaz Ezio, Palla Milio, Reberschak Maurizio, Dina Battistella, Gliera Augusto, Gliera Serena, Dell’Andrea
Nadia Delfauro (Andraz) il giorno 26 aprile 2018 ha conseguito la Laurea Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, presso l’Università degli Studi di Udine, discutendo la tesi in Diritto dell’ambiente “Lo sviluppo dell’idroelettrico tra interessi economici e impatto ambientale”, con relatore il Prof. Leopoldo Coen. Mamma, papà, la sorella Martina, i parenti e gli amici sono orgogliosi di te! Congratulazioni! Vivissime congratulazioni a Nadia anche da parte de LNdP e in bocca al lupo per il suo futuro professionale!
Classe 1968
La classe 1968 in Toscana a festeggiare i primi 50 anni in allegria!
Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno COORDINAMENTO: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com