Skip to main content

Le nuove del Pais 2017_4

Page 1

Anno LII • ottobre 2017 - gennaio 2018 • N. 4

Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

PREMESSA

Ho appena scritto il titolo di questo articolo e mentre frugo nei pensieri su come cominciare, alzo lo sguardo e mi trovo di fronte all’immagine riportata a fianco: un dipinto ad olio su tela, non so di chi; porta la data 1950 e raffigura Gesù Buon pastore. Sullo sfondo, in basso, Pieve e poi la valle di Fodom verso Arabba chiusa dal Piz Boè. La pecora che Gesù tiene in braccio è tranquilla; anche lui è in pace, ma nello stesso tempo sembra molto pensieroso. Forse sta pensando alle nostre comunità cristiane, se così le possiamo ancora chiamare. Lui sognava gruppi di persone dove si viveva gli uni per gli altri, dove ci si aiutava e ci si voleva bene come dice S. Luca negli Atti degli apostoli: “Essi ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla cena del Signore e pregavano insieme … spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore. Lodavano Dio ed erano ben visti dalla gente”. (Atti 2,42-47). Il motivo della loro gioia che si irradiava e dava senso a tutta la loro vita era Gesù, Gesù il Risorto presente nella loro vita. Questo sogno trova ancora riscontro, oggi, da noi? Oppure è rimasta qualche traccia un po’ sconvolta dal passare del tempo che provoca nostalgia come quando si visita il Museo del maestro Franco, e si va indietro alle cose belle (oggi sembrano così) e semplici di

RINNOVARE Consiglio Pastorale Parrocchiale L’impegno delle nostre parrocchie quest’anno un tempo, ma poi si conclude che oggi è un’altra cosa, e pensandoci un po’ su, si aggiunge sottovoce “per fortuna!”. Provate a pensare al Natale appena trascorso: Gesù, Dio che si coinvolge nella nostra storia, forse non ha avuto un posto così importante perché non se ne sente più il bisogno, perché c’è altro da fare; sostanzialmente a tanti non interessa più. Questo succede perché non siamo stati capaci di tradurre nella vita di oggi quello che lui ha insegnato allora. Il vangelo di Gesù va “tradotto” o, se volete, va reso “attuale” non solo per quanto

riguarda il linguaggio, ma soprattutto nel modo di vivere, di pensare, nelle situazioni diverse, nelle esigenze di oggi e questo passaggio non facile può essere fatto solo da una comunità che cerca di viverlo. Perché la premessa? Perché si vorrebbe vedere nel Consiglio Pastorale Parrocchiale l’inizio di questa nuova comunità cristiana attorno alla quale potranno aggregarsi tutte le persone che desiderano vivere in modo nuovo e più autentico l’essere cristiani. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) è presente da tempo nelle nostre parroc-

chie, ma, come avrete capito, si avverte l’esigenza che debba deve avere una fisionomia nuova: non solo un gruppo di persone che “consiglia” il parroco, che programma attività o manifestazioni, ma una iniziale, piccola comunità cristiana che cerca di tradurre, prima per sé stessa, il Vangelo di Gesù per i nostri giorni. IL VESCOVO RENATO

Il nostro Vescovo nelle indicazioni che ha mandato per attivare questo organismi dice che “Il CPP è chiamato a promuovere, sostenere, incoraggiare, coordinare e, poi, verificare l’insieme del vissuto di fede, di speranza e di carità della comunità parrocchiale. Si dedica, cioè, alla sua crescita, sollecitando il senso di partecipazione di tutti, secondo le diverse vocazioni e situazioni di vita”. E poi aggiunge: “Il CPP non è neppure “uno” dei gruppi che opera in un ambito particolare della vita pastorale. Esso svolge una funzione di rappresentanza dell’insieme della comunità parrocchiale e agisce da vero e proprio “consiglio”, dunque come organismo che vive nella comunione dei suoi membri. La sua attenzione è rivolta

➥


2

➥

«Le nuove del Pais»

all’insieme del vissuto comunitario e diventa garanzia per una sana e coordinata vita ecclesiale, affinché nessun gruppo o singolo si imponga sugli altri. Il CPP promuove e cura la comunione tra le varie componenti della comunità affinché cresca la capacità di sinodalità (= camminare insieme) da parte dei diversi soggetti che la formano”. È importante aver presente tutto ciò perché sarete voi parrocchiani a eleggere il Consiglio e quindi ad individuare le persone che abbiano le caratteristiche adatte: non servono superuomini, né laureati (comunque bene, se ci sono),

né persone con particolari capacità. Possono essere elettori ed eletti, dice il documento, “quanti tra i battezzati, anche se diversamente frequentanti, accedono alla vita comunitaria e alla celebrazione dell’Eucaristia e scelgono di adempiere a questo impegno di elezione. − Si consiglia alle comunità parrocchiali di porre l’età di 16 anni come condizione per eleggere i candidati e perché le persone siano candidabili”. Vorrei aggiungere che la convinzione di conoscere ancora poco il Vangelo unita al desiderio di approfondirlo per comprendere quanto il Signore ha in serbo per l’uomo di oggi,

l’apertura a modalità nuove di viverlo e la disponibilità a collaborare serenamente, siano disposizioni importanti per chi accetterà la sfida di questa proposta. LE TAPPE

Il Vescovo ha indicato anche i tempi per realizzare il CPP: L’anno pastorale si caratterizza come un cammino in cinque tappe: 1. Preparazione della comunità parrocchiale: a partire da ottobre 2017 fino alla fine di gennaio 2018 2. Prima consultazione: nel mese di febbraio (la quaresima inizia il 14 febbraio)

3. Rotazione: prima della celebrazione annuale della Pasqua (1 aprile 2018) o subito dopo 4. Presentazione del Consiglio pastorale alla comunità: in una domenica all’inizio del mese di maggio 5. Prima convocazione: prima che inizi il periodo estivo. Ci sono molte altre precisazioni di cui sarete informati sui foglietti settimanali o nelle omelie di questo periodo di preparazione: è importante cominciare a pensare e a pregare perché questo lavoro porti buoni frutti di rinnovamento per le nostre comunità.

Legami familiari e fraterni che liberano I

n occasione dell’anniversario della morte di Charles de Foucauld, il beato a cui ci ispiriamo come sorelle Discepole del Vangelo, quest’anno a Castelfranco Veneto abbiamo voluto riflettere sul tema dei legami familiari. Charles ha cu-

rato molto i legami con i propri parenti avendo a cuore le situazioni che ognuno di loro viveva. Tutto questo ha portato frutto nel corso del tempo anche tra i suoi familiari. La pronipote Anne, che abbiamo invitato, ha raccontato come l’esperienza di

A Te che porti allegria ai nostri utenti... A Te che doni del tuo tempo per le attività ludico-ricreative… A Te che porti regali per la tombola e per le altre attività... A Te che passi solo per un saluto.. A te che hai donato qualcosa per i nonni... A te che ci aiuti nelle esigenze della Casa di Riposo… A tutti Voi che rallegrate, che aiutate, che portate qualcosa e che collaborate con noi… giunga il nostro più sincero

GRAZIE!!! Il Consiglio di Amministrazione, la Direzione, il Personale e gli Utenti di “Villa S. Giuseppe”

suo figlio sia stata molto simile a quella di Charles de Foucauld: dopo una giovinezza dissoluta e alla ricerca di un senso, questo ragazzo ha fatto da poco la scelta di donarsi a Dio e agli altri in una realtà di vita religiosa. Per l’occasione abbiamo invitato anche un ergastolano del carcere di Rebibbia, Cosimo Rega, il quale grazie all’amore e alla fede della moglie ha compiuto un cammino di verità e di libertà interiore. Un imprevisto dell’ultimo momento è stato il mancato permesso a Cosimo Rega di poter esserci; è potuta venire però la moglie Gelsomina la cui testimonianza è stata particolarmente significativa. Alcune persone da Fodom che hanno condiviso con noi questo momento hanno raccontato così la loro esperienza: LEGAMI FAMILIARI E FRATERNI CHE LIBERANO

Il tema è stato trattato nell’incontro a Castelfranco il 26 novembre presso le sorelle Discepole del Vangelo per i 101 anni dalla morte di Charles de Foucauld. Sono state prese in considerazione due situazioni familiari molto particolari. La vicenda di Anne de Blic, pronipote di Charles de Foucauld, venuta per l’incontro da Parigi, si riallaccia alle numerose lettere dello zio conservate gelosamente. Da esse ella ha tratto la forza e il coraggio di

Charles de Foucauld e la pronipote Anne.

seguire e aiutare il figlio che attraversava un difficile periodo della sua gioventù. La testimonianza di Gelsomina, moglie di Cosimo, un ergastolano di Rebibbia, ci ha toccato particolarmente. “Pensi che le mura di un carcere possano dividere la nostra famiglia?”. Questa domanda rivolta al marito ha fatto nascere in lui la decisione di dare una svolta alla sua vita. In carcere ha studiato, ha fatto molto, si è impegnato per migliorare la situazione dei detenuti e poi anche attraverso il teatro, sua grande passione, è riuscito a ricostruire e ritrovare il giusto equilibrio di uomo che attraverso la sofferenza arriva alla luce. Questa è una grande lezione per tutti: dare ad ogni persona la possibilità di riscattarsi dal male piccolo o grande. Noi siamo rimaste perplesse, ma profondamente colpite dalla testimonianza di Gelsomina che, col suo perdono e un grande amore, è riuscita a tenere unita la sua famiglia. Wilma e Bruna


3

«Le nuove del Pais»

Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 24 settembre “Duc che speta Le Nuove del Paisc!”

Di mese in mese

Cari parrocchiani, Tra qualche giorno riceverete il terzo numero de “Le nuove del pais”, il nostro bollettino parrocchiale. Se volete darci un’occhiata in anteprima lo trovate già sul nostro sito internet (www.parrocchiefodom.diocesi.it). Non ho trovato in nessuna delle parrocchie in cui sono passato un attaccamento così grande come qui. Mi diceva proprio ieri una persona che ha sposato una fodoma, e viene per vacanze o fine settimana, che quando ritira la posta e trova il giornale, se lo nasconde sotto la giacca per leggerlo prima del figlio! Quando lo porto a Villa S. Giuseppe è festa. Anche coloro che lo distribuiscono (li ringrazio tantissimo) fanno il servizio in un baleno oltre che per la loro personale disponibilità, anche perché vedono che chi lo riceve è contento. Questo significa che siamo ancora interessati alla vita della nostra comunità e che il periodico è fatto bene ed è interessante. Ne vengono spedite poco meno di 1000 copie ai paesani che si sono stabiliti altrove, ma anche a persone che non sono del posto. I collaboratori sono tanti e fra tutti voglio ringraziare in particolare Lorenzo Vallazza che coordina tutto il materiale, il maestro Franco e Giulia Tasser per la parte di Colle di S. Lucia: bravi, proprio bravi! Don Dario

Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Domenica 1 ottobre Madonna del Rosario I giovani… portatori di lieti annunci! Cari parrocchiani, “La Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere ed accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza.” (card. Baldisseri)

Papa Francesco ha molto a cuore i giovani; li riconosce come coloro che possono aiutare la Chiesa ad annunciare la buona notizia del vangelo di Gesù al mondo d’oggi. Per questo, già da tempo e precisamente un anno fa, Papa Francesco aveva annunciato che ci sarebbe stato un Sinodo, cioè una convocazione, per riflettere con i giovani e per i giovani. Lo scorso 13 gennaio è stato presentato un documento preparato dai Vescovi per l’assemblea che si svolgerà in ottobre 2018. Il Papa inoltre ha scritto una lettera ai giovani ed anche dalla nostra diocesi sono arrivati contributi a Roma. Dalle risposte è emerso che i giovani di oggi, contrariamente a quanto a volte pensiamo, hanno grande voglia di diventare protagonisti di un mondo migliore e di una Chiesa più giovane e vera, desiderano far sentire la loro voce ed essere coinvolti in questo rinnovamento. Sarebbe bello allora continuare a dialogare insieme e a condividere. Per questo è a vostra disposizione, nelle Chiese di Arabba e Pieve, una scatola per raccogliere le vostre domande e i vostri pensieri. Saranno un prezioso aiuto. Grazie! (sdv)

Domenica 8 ottobre “Angelo di Dio che sei il mio custode…” Cari parrocchiani, il 2 ottobre si celebra la festa degli Angeli Custodi dei quali non si parla molto. È vero che non sono tra le realtà più importanti che crediamo, ma un pensiero è opportuno farlo. Ho fatto un giro su internet per vedere cosa si dice-

va al riguardo: c’è di tutto per tutti, specialmente racconti di esperienze personali. Gesù ne ha parlato così riferendosi ai bambini: “Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”. (Mt 18,1-5.10) C’è quindi la convinzione fondata da sempre (e non soltanto nella nostra fede) che ci viene assegnato un essere spirituale che ha il compito di proteggerci, di consigliarci interiormente e di sostenerci lungo il corso della vita. Una suora certosina, parlando di un problema col computer che non riuscivo a risolvere, mi ha detto di pregare. Le ho risposto che non mi pareva proprio il caso si scomodare Dio. E lei: “Ma no, don Dario, per questo c’è l’angelo custode!” Molto probabilmente per varie difficoltà della nostra vita abbiamo questa potente risorsa di cui in genere non ci serviamo. Sarà strano, un giorno, renderci conto che l’aiuto era al nostro fianco e non abbiamo saputo approfittarne. Comunque possiamo sempre “provare per credere”. (dd)

Domenica 15 ottobre Il futuro è nelle Sue mani sicure! Cari Parrocchiani, non mi ricordo se ve ne ho mai parlato, ma tra i tanti vantaggi che noi credenti cristiani abbiamo, ce n’è uno particolarmente importante. Ognuno di noi sa quanto la nostra vita a volte (spesso) è pesante e problematica. Molte di queste difficoltà sono i residui di avvenimenti spiacevoli e di scelte sbagliate del passato, e, altrettante provengono da quello che il futuro potrebbe riservarci. Ma ormai il passato è quello che è e non lo possiamo cambiare; sotto qualche aspetto possiamo essere previdenti per il futuro che comunque è incerto e non ci appartiene ancora. Il momento presente è l’unico tempo che ci è dato di vivere e che perderemmo se restassimo affacciati alle finestre del passato e del futuro. Ecco il vantaggio: la fede ci dice che Dio ci vuol bene e ha cura di noi: con il suo perdono ci fa nuovi e cancellando tutto quello che abbiamo fatto di male, al punto che possiamo prenderci il lusso di dimenticarlo; il futuro è nelle sue mani e le sue mani sono sicure. S. Paolo scrivendo ai Filippesi dice: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”. Il nostro impegno si limita fare bene e con pace quello che stiamo facendo ora. È un atto di fede! (dd)

Domenica 22 ottobre Le stagioni dell’anno e della vita Cari Parrocchiani, stiamo vivendo bellissimi giorni di autunno con un sole più caldo del solito che tenta


4

di accorciare un po’ l’inverno e con lo spettacolo dei boschi che cambiano continuamente colore. Le stagioni dell’anno -- tutte belle per le loro diverse caratteristiche -- sono paragonate alle stagioni della vita. Si comincia dai bambini e dai giovani che, a ragione, rispecchiano la primavera per il risveglio della vita, per la bellezza e le promesse di futuro; l’estate è l’età matura dove si comincia a mietere e a raccogliere i primi frutti. Ma io ho una preferenza per la seconda maturità, forse perché è la mia che sta terminando: i frutti sono buoni, abbondanti e diversi. Inoltre c’è l’esperienza della vita che ti dà sicurezza in quello che devi fare e nelle scelte da compiere. Si vive intensamente e si gusta quello che si fa. Poi c’è l’inverno della vecchiaia: è un periodo non abbastanza apprezzato, anzi temuto a volte, per l’evidente declino delle forze, del corpo, della bellezza e talvolta anche del pensiero. Sembra che tutto si ritiri e vada verso la fine. Noi sappiamo invece che questi sono i segni della maturazione definitiva che ci rende pronti alla trasformazione più profonda della nostra vita; una nuova nascita alla vita per sempre dove, in un’altra dimensione, continuerà a svilupparsi con intensità infinita nella vita di Dio. (dd)

Domenica 29 ottobre “Sono contento di credere” Cari Parrocchiani, molte persone che con un certo orgoglio si dichiarano non credenti e dall’alto della loro presunta intelligenza manifestano un senso di disprezzo per chi crede, queste persone dicono che la fede è

«Le nuove del Pais»

il risultato delle nostre paure riguardo alla morte e dell’incapacità di dare risposte alle domande profonda della vita. A parte il fatto che non capisco che cosa ci sia da vantarsi per aver scoperto “il niente”, in teoria potrebbero anche avere ragione, ma di ciò non hanno alcuna prova. Neppure noi che crediamo abbiamo prove matematiche dell’esistenza di Dio, di una parte spirituale del nostro essere, di una vita eterna. Tuttavia, guardando la meravigliosa complessità del mondo attorno a noi, guardando la nostra vita, mi ripugna, anche intellettualmente, di attribuire tutto questo al caso. E se poi pensiamo al desiderio di vita e di felicità, alla capacità di amare che c’è nel cuore di ogni uomo, come si può dire che non ci sia un riferimento, una risposta a queste esigenze interiori. È vero, non ci sono prove scientifiche di tutto questo come non puoi avere la prova scientifica che qualcuno ti ama, ma senza, la nostra vita sarebbe vuota e insignificante. Alla fine credere è una scelta di libertà per decidere la strada che vogliamo seguire, sempre con grande rispetto di chi sceglie diversamente. Io sono proprio contento di credere e questo non me lo può togliere nessuno. (dd)

1 Novembre - Tutti i Santi. Si rinnova il ricordo e la preghiera per i cari defunti.

Tante volte al pensiero dei santi ci viene in mente chi è già “di là” e ci ha lasciato un esempio particolare di vita cristiana. Ma è bello anche sentirci dire che già adesso possiamo vivere una vita da santi, cioè da figli di Colui che è Santo… come bambini che si fidano di un Padre buono in ogni situazione che la vita chiede di affrontare. Il pellegrinaggio in questa Terra, lo sappiamo, non è facile ma in ogni momento ci consola sapere che Qualcuno ci sostiene ed è pronto ad incontrarci. Scriveva così un cardinale, vescovo di Milano, Carlo Maria Martini, negli ultimi anni della sua vita: “Siamo … invitati a guardare alla vita e alla storia come un pellegrinaggio verso il Padre: non si vive per la morte, ma per la vita, e questo approdo finale è legato a Qualcuno che ci viene incontro … Dove ci si apre all’Altro, che ci visita e ci fa uscire dalle nostre paure e dai nostri egoismi per vivere per gli altri e con loro, nascono patti di pace, incontri nuovi, dialoghi altrimenti ritenuti impossibili”. È un percorso non sempre facile, ma bello, che possiamo fare insieme anche ai nostri cari defunti che dal “cielo” camminano con noi. (sdv)

Domenica 12 novembre Gesù e il Nuovo Testamento: la legge dell’Amore Domenica 5 novembre La vita, un pellegrinaggio verso il Padre Cari Parrocchiani, da pochi giorni abbiamo vissuto insieme la Solennità di Tutti i Santi, ricordando anche i nostri defunti: tutte quelle persone che ci hanno preceduto nella vita eterna e che un giorno potremo rincontrare da vicino.

Cari Parrocchiani, Domenica scorsa avete potuto conoscere il nuovo Vicario Generale don Graziano dalla Caneva perché ero impegnato con i genitori dei cresimandi in una giornata di ritiro. Voglio ringraziare don Luigi Del Favero che tante volte mi ha sostituito per le messe a mi ha aiutato nelle foste grandi: ora è parroco a Candide, Dosoledo e Padola in Comelico per cui

non potrà più prestare questo servizio. Tornando al ritiro di domenica, voglio dirvi che è stata una giornata intensa nella quale abbiamo riflettuto a lungo sulla novità che Gesù ci ha portato soprattutto per quanto riguarda la conoscenza di Dio del quale anche qui da noi in passato sono stati calcati fortemente aspetti da Antico Testamento che non concordano con quanto lui ci ha fatto capire. Tutto ciò falsa e impoverisce la nostra relazione con Dio e la rende poco attraente. Per me è l’ostacolo più grande che incontrano le nostre comunità cristiane perché si pensa di sapere già, e quindi non c’è interesse ad approfondire questo argomento. (dd)

Domenica 19 novembre Ingiustizie sociali… cominciamo dal nostro piccolo Cari Parrocchiani, il Papa, alla fine del Giubileo della Misericordia, ha istituito la Giornata mondiale dei poveri in questa penultima domenica dell’Anno Liturgico. Questo sarà anche il tema del prossimo Avvento di Fraternità. Non occorre neppure pensarci molto per capire che la presenza della povertà è il segno della non presenza del Vangelo di Gesù nel cuore degli uomini. Il “lieto annuncio” infatti porta la promessa di un Padre di tutti e quindi di una famiglia di fratelli. Purtroppo le sproporzioni con cui sono distribuite le risorse per sono sempre più vistose: ricchi sempre più ricchi, scandalosamente ricchi, e poveri sempre più drammaticamente poveri. Questa non è una situazione in cui si può scorgere attualmente neppure la speranza di uomini fraterni.


5

«Le nuove del Pais»

S. CRESIMA Ad Arabba Domenica 19 Novembre 11 ragazzi e ragazze hanno ricevuto la Cresima dal Vescovo Renato: ricordiamoli con simpatia e accompagniamoli con la preghiera in modo che affrontino con impegno la vita che sta loro davanti e che mantengano il desiderio di continuare la strada che hanno cominciato come cristiani.

Viene da dire che quanto possiamo fare noi non può neppure intaccare un problema così grande, ma è proprio per questo che le cose non cambiano. Cominciamo dal nostro piccolo ad avvertire questa responsabilità e cominciamo a condividere qualcosa con chi non ha nulla. È fuori discussione che anche un piccolo gesto può cambiare il mondo perché, una volta fatto, il mondo non è più come prima. (dd)

Domenica 26 novembre Cristo Re “Chi spera nel Signore non resterà deluso” Cari Parrocchiani, con questa domenica si conclude l’anno liturgico attraverso il quale viviamo un riassunto della “storia della salvezza” che consiste in tutto quello che Dio ha messo in opera per “salvare” l’umanità. Con questa parola “salvare” intendiamo: dare all’umanità la possibilità di diventare come Dio l’ha sognata evitando di perdersi nel male e realizzando tutto il bene di cui è capace in un futuro senza fine. Simboleggia anche la storia della salvezza di ciascuno di noi nel suo cammino verso la felicità che ci è stata promessa. Ora riprendiamo con l’Avvento che ci invita a coltivare i grandi desideri della vita che sentiamo dentro di noi, quelli senza tempo e senza limiti. Per realizzarli abbiamo bisogno di far sempre più posto nella nostra esistenza al Salvatore: Gesù che mantiene viva questa speranza e ci sostiene nel cammino. In pratica, siamo invitati a

non accontentarci delle prospettive limitate che la nostra vita materialmente ci offre, ma ad alzare lo sguardo e pensando più in grande perché chi spera nel Signore non resta deluso. (dd)

Domenica 3 dicembre Inizio di Avvento “La verità vi farà liberi!” Cari Parrocchiani, è diventata ormai una consuetudine che in questo periodo dell’anno un gruppetto di persone di Fodom scenda a Castelfranco Veneto per commemorare Charles de Foucauld, ricorrono 101 anni dalla sua morte. Infatti all’incontro domenica 26 novembre il tema trattato è stato quello dei legami familiari e fraterni che liberano e a questo proposito, abbiamo ascoltato la testimonianza di due donne che hanno saputo affrontare gli imprevisti della vita, nella verità e con fede. In particolare Gelsomina, moglie di Cosimo Rega un ergastolano a Rebibbia, ci ha raccontato la sua vicenda di donna, madre di due figli e moglie di un carcerato. Quella frase significativa che ha dato una svolta alla vita del marito è stata questa: “Pensi che le mura di un carcere possono dividere la nostra famiglia?”. Lei, con il suo amore, ha saputo aiutarlo a rendersi conto della verità di sé e di riconoscere il male compiuto; attraverso il suo amore, ha aiutato anche i figli a volergli bene. Queste situazioni danno speranza perché ogni persona ha la possibilità di riscattarsi dal male piccolo o grande. Ri-

conoscerlo e prenderne consapevolezza libera, l’ha detto anche Gesù: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). (sdv)

Domenica 10 dicembre Bisogno di condivisione Cari Parrocchiani, il 19 novembre c’è stata la prima giornata mondiale per i poveri che nella nostra diocesi prolunghiamo con una iniziativa ormai radicata nella nostra tradizione: l’“Avvento di fraternità” che si accompagna a quella simile in quaresima, “un pane per amor di Dio”. Il problema della povertà è grande e non accenna a regredire, anzi: anche in Italia il numero dei poveri aumenta non tanto perché manchino le risorse, ma perché aumentano i ricchi. Insomma la torta è divisa male perché le porzioni le fanno coloro che hanno il coltello dalla parte del manico. Generalmente queste ultime sono “povere” persone perché se hanno una smania così grande di ricchezza al punto che non è mai troppa, vuol dire che non hanno altri valori che quelli. Il guaio è che fanno soffrire gli altri. Complessivamente, per quanti ci riguarda, penso che non possiamo dirci poveri nonostante quelle che potrebbero essere le difficoltà del momento; e allora siamo invitati a condividere un po’ di quello che abbiamo in modo da contribuire ad un travaso di gioia e di serenità nei confronti di chi è meno fortunato. E ricordiamoci sempre che la gioia non è come la torta che una fetta alla volta finisce:

la gioia condivisa si moltiplica perché è “divina”! (dd)

Domenica 17 dicembre Come desideriamo prepararci al Natale? Cari Parrocchiani, siamo prossimi al Natale e quest’anno vorrei evitare di parlare di pubblicità, di luci, di regali facendo le solite raccomandazioni che sappiamo inutili. E allora che cosa vi racconto? Vi confesso che sono un po’ imbarazzato... vi dirò cosa farò io, non per propormi come esempio, ma per condividervi qualcosa. Per me, più che in altri periodi, vengono a galla le varie cose da fare, che, proprio perché sono da fare, mettono in secondo piano la riflessione e la preghiera; in pratica va a rischio la preparazione spirituale a queste feste importanti, per cui mi trovo alla vigilia nella necessità di pensare in fretta celebrazioni ed omelie rischiando di vivere superficialmente questi eventi che mi vengono riproposti non come ricordi del passato, ma come realtà vive che riguardano il mio presente. Vorrei, questo Natale, prepararmi serenamente, senza fretta, dando la precedenza a questo Dio che desidera continuare ad abitare la mia umanità per renderla più divina; vorrei vivere con più attenzione per accorgermi che Gesù viene dato alla luce e si fa vivo negli atti di bontà delle persone; e farò in modo che i miei auguri siano un desiderio e una preghiera di felicità per chi mi sta davanti. Voi, come pensate di prepararvi? (dd)


6

«Le nuove del Pais»

Domenica 24 dicembre S. Natale - E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

mente al bene comune” ... Se guardiamo a noi, al nostro Fodom, anche qui possiamo vedere molti gesti buoni che ravvivano il paese, gesti semplici, spesso nascosti, ma che fanno tanto bene a chi li riceve e fanno crescere la concordia e l’amore tra tutti. Se anche questo nuovo anno lo riceviamo come un dono, è un tempo “dato a tutti da vivere per tutti”. (sdv)

Domenica 14 gennaio 2018 Premurosi gli uni gli altri Cari Parrocchiani, Ormai abbiamo rimesso nelle varie scatole tutti gli addobbi natalizi e le statue de nostri presepi. Ci eravamo messi d’accordo, però, che qualche segno doveva restare dentro di noi. Potremo prendere spunto dal foglietto della messa di domenica scorsa. Ve lo ripropongo. “Nel mistero del Natale e ad anno nuovo appena iniziato abbiamo chiara l’intuizione che il nostro Salvato-

Pieve: Il sagrato della chiesa dopo la S. Messa della Notte di Natale.

Domenica 31 dicembre AUGURI: BUON ANNO! Cari Parrocchiani, alla fine di un anno è inevitabile un commento sul tempo, in genere, che passa veloce, sempre più veloce. C’è chi dice che è stato un buon anno e c’è chi lo vorrebbe cancellare dalla vita perché gli avvenimenti vissuti non sono stati favorevoli. La speranza che il nuovo anno sia migliore è di tutti. Quando ero giovane ho letto su un libro una preghiera sul “tempo”. Ci dice che Dio ci dona tutto il tempo che ci serve per vivere serenamente la nostra vita. Potrebbe essere un ottimo spunto per quest’anno che comincia. Perlomeno “provare per credere”! (dd)

Domenica 7 gennaio 2018 La speranza in un anno migliore Cari Parrocchiani, Da pochi giorni è iniziato un

anno nuovo e ci sarà in noi la speranza di un futuro più bello. Per l’occasione il Presidente della Repubblica, nel messaggio di fine anno, ha espresso il suo compiacimento verso quelle “donne e quegli uomini che, giorno dopo giorno, affrontano con tenacia e coraggio, le difficoltà della vita e cercano di superarle”... Anche Papa Francesco, al Te Deum di ringraziamento per l’anno trascorso, ha detto: “Provo un senso di simpatia e di gratitudine per tutte quelle persone che ogni giorno contribuiscono con piccoli ma preziosi gesti concreti al bene della città... cercano di compiere al meglio il loro dovere... rispettano i luoghi pubblici e segnano le cose che non vanno, stanno attente alle persone anziane o in difficoltà... Questi e mille altri comportamenti esprimono concretamente l’amore per la città. Senza discorsi, senza pubblicità, ma con uno stile di educazione civica praticata nel quotidiano. E così cooperano silenziosa-

re ci parla per fare nuove le nostre relazioni umane. La bontà, l’accoglienza, la pazienza, la generosità, il perdono, la sincerità ci danno profumo e bellezza che non tramontano. Esse conoscono una lingua universale che tutti capiscono. Il nostro mondo - dove è diventata legge la competizione, dove troppo spesso si praticano l’esclusione e lo scarto, dove le disuguaglianze sono diventate intollerabili - attende relazioni nuove, buone, belle. Amore nei fatti, certamente, ma anche nelle parole, nello stile dei rapporti interpersonali perché si dia risalto alla premura che vogliamo avere gli uni per gli altri. L’affabilità, che dona agli altri stima e gentilezza, è la strada dell’amicizia; è la perfezione della parola governata dalla carità. II desiderio di ogni persona è di sentirsi corrisposta con apprezzamento e con prontezza premurosa nelle parole e nei gesti che le rivolgiamo”. (dd)

Digonera - Un verde presepe al profumo di resina Un verde presepe al profumo di resina, è questo il suggestivo nome dato al presepe allestito a Digonera. Il gruppo che lo ha realizzato, con impegno e fantasia, ha voluto valorizzare gli elementi naturali quali tronchi, rami e pigne, disponibili in grande quantità per il disboscamento effettuato dalla Regione Veneto lungo la strada Sopracordevole – Digonera. Aver posto la natività nell’ex area ecologica, all’inizio del paese, ha dato la possibilità a molte persone che transitavano, di fermarsi a guardare, commentare e forse rivolgere un pensiero, una riflessione una preghiera al piccolo Bambino, figlio di Dio. Ora, tolto il presepe, per non disperdere il gran lavoro, nello stesso spazio è stato ricostruito un paesaggio tipicamente montano con tutti gli elementi che lo caratterizzano.

Scorcio del presepio visibile in prossimità della provinciale durante il periodo natalizio.


7

«Le nuove del Pais»

Natale è...

NATALE a Pieve: dal presepio allestito dalla frazione gli auguri di Buone Feste.

PIEVE/ARABBA: luci di Natale.

NATALE è essere vicini agli anziani della Casa di Riposo “Villa San Giuseppe”.

PIEVE

ARABBA

NATALE: anzitutto è l’attesa della venuta del Salvatore.

RENAZ- Bar Bianco: volano gli angioletti di Loredana ad annunciare che e nato Gesù. SOURAPAREI


8

«Le nuove del Pais»

Mercatino di Natale

GRUPPO ISP... Fodom

Quest’anno il ricavato è andato ad un ambulatorio a Namuwongo (Uganda) in quanto era a rischio chiusura per mancanza di aiuti economici. Il centro ha dovuto anche limitare le prestazioni, essendo presente un unico infermiere. Noi, abbiamo ritenuto che sarebbe stato molto importante dare una mano, perché la salute è il patrimonio più prezioso al mondo e perciò meritevole della massima considerazione e aiuto. L’ambulatorio si occupa principalmente della salute di circa 200 piccoli frequentanti la scuola primaria e annessa popolazione dello slum. Obiettivo: servizio sanitario con vaccinazioni regolari e controllo dello stato nutrizionale. Distribuzione di medicinali, visite a domicilio in caso di richiesta. Aiuto alle mamme per un parto sicuro. Abbiamo spedito € 1.300 che con il contributo della Cassa Rurale di Cortina e delle Dolomiti abbiamo

Mercatino di Natale

raddoppiato a € 2.600. Dal nostro giornalino en Diovelpaie ben tànt a duc! Auguri de bon Ann plen de serenité dal grop ISP...Fodom

Grazie dal Pakistan

SPAZIO APERTO Grazie dal Pakistan Tramite e-mail dal Pakistan, suor Agnese Grones ci manda una foto che pubblichiamo volentieri. Assieme a lei una mamma con i suoi 3 bambini vestiti a festa, che vogliono mandare un caloroso abbraccio e un grazie particolare a Chiara e Marika che, con i proventi del loro piccolo “mercatino estivo” li hanno sostenuti nell’acquisto di penne, matite e quaderni per la scuola. La loro, come dice suor Agnese è una poverissima famiglia che altrimenti non avrebbe potuto far frequentare la scuola ai loro bambini. Il resto della storia lo abbiamo letto sul numero precedente delle “Nuove del pais”. Questo atto generoso di Chiara e Marika vorremmo inserirlo in quello “spazio aperto” che il Don un po’ di giornalini fa ci invitava a riempire. Noi abbiamo ritenuto che questo piccolo ma grande gesto d’amore verso i più piccoli e poveri del mondo era degno di grande insegnamento e considerazione.

DAI NOSTRI MISSIONARI

Dall’Etiopia ci scrive Padre Giuseppe Detomaso Daye 25-10- 2017 Carissimi paesani, oggi vi racconto come nella missione di Daye abbiamo vissuto la domenica della giornata missionaria mondiale. Per noi missionari questa domenica ha un significato tutto particolare in quanto ci porta a riflettere sul nostro lavoro pastorale quotidiano che ha come scopo portare la buona novella del vangelo a quelli che ancora non la conoscono. La domenica mattina della giornata missionaria, le previsioni del tempo erano brutte. Aveva piovuto tutta la notte e una fitta nebbia avvolgeva tutto il paesaggio. Nonostante le poche speranze di raggiungere le due lontane cappelle fissate sul programma, confidando nell’aiuto degli angeli custodi, p. Paolo ed io siamo partiti, lui per la cappella più a nord della missione, Scacco Urge ed io per quella più a sud, Facciana. Dopo un’ora di strada, percorsa in macchina lungo un affluente del fiume Ganale, mi trovai all’inbocco di una mulattiera, che dopo tre km di salita con un dislivello di 800 metri mi avrebbe portato alla cappella di Facciana. La mulattiera,

già poco affidabile durante la stagione secca, era diventata un vero torrente, dove nessuna macchina sarebbe transitata. Al catechista e al maestro che mi accompagnavano, che erano del parere di far marcia indietro dissi: “Che figura facciamo oggi, giornata missionaria mondiale se noi che siamo in prima linea sul fronte delle missioni ci spaventiamo per qualche ora di salita a piedi”. Così, lasciata la macchina a riposare, abbiamo iniziato a piedi la salita. Dalle cappanne uscivano schiere di ragazzetti, curiosi di vedere un bianco che andava a piedi. Dopo due ore di salita, con le scarpe completamente coperte di fango, raggiungemmo la cappella. Non vi dico la gioia dei cristiani che avevano ormai perso la speranza di vederci. Una voce rapida si diffondeva di capanna in capanna, “venite è arrivato Gesù”. La cappella in un attimo si riempì con più di 200 persone, la maggioranza giovani. Durante la messa diedi 18 battesimi, 10 prime comunioni e un matrimonio. Tutto andò bene eccetto per la candela che non si riuscì a trovare nei vicini negozi. Qualcuno

pensò alla luce del telefonino, che a me non sembrava adatta per una cerimonia religiosa. Il problema fu risolto con la comparsa di un ragazzo che portò il lucignolo di una capanna. (Inculturazione). Alla fine del matrimonio, quando chiamai i due giovani, vestiti bene con abiti europei a porre la firma sul documento, mi fecero capire che non sapevano scrivere e mi presentarono il pollice, prima premuto sul tampone poi sul foglio del documento che servì come firma. Tutte cose che da noi non capitano più. Anche qui, durante la messa abbiamo raccolto l’offerta per le missioni che invieremo al papa. Dopo la fine della messa un gruppo di cristiani mi portarono a vedere le distruzioni e i danni che le violente piogge dei giorni passati avevano causato alle campagne. Molte frane scendendo dalle montagne avevano portato via capanne e distrutto campi mais e di cereali. Fortunatamente non ci sono stati morti. Ritornati alla cappella, dopo un frugale pasto di cibo locale con abbondante latte, si è parlato delle famiglie più disa-

strate e del modo con cui aiutarle. Dato che gli occhi di tutti erano rivolti verso di me, ho dovuto fare delle promesse, sperando che anche il governo faccia la sua parte. Il fatto del missionario arrivato a piedi, stanco e sudato che, non solo ha detto la messa e amministrato i sacramenti ma che anche si è interessato alla situazione di disagio della gente, ha suscitato la benevolenza di tutti. Durante il ritorno, lungo la strada, abbiamo incontrato tanti protestanti che uscivano dalle loro chiese. Ci siamo scambiati strette di mano e auguri di pace. Verso le sei di sera, ero di nuovo a casa. Passai un attimo nella nuova chiesa per ringraziare il Signore della giornata passata e di tutto il buon lavoro fatto. Anche p. Paolo stava arrivando. Lui però, aveva potuto arrivare alla cappella in macchina. Stesso lavoro, stesse esperienze. Tutto per la diffusione del regno di Dio. A tutti, i miei più sentiti ringraziamenti per le varie offerte che mi avete dato. A tutti auguro ogni bene! P. Giuseppe


9

«Le nuove del Pais»

Parrocchia di Colle Santa Lucia 2017

Santa Lucia “ Venni da te Santa Lucia al Colle dove è più lieve dormire sul tuo aereo Campo intorno alla vetusta chiesa che fa vela, come mistico vascello, nel verde mare della valle verso il Civetta” (Anonimo)

M

ercoledì 13 dicembre la comunità di Colle ha ricordato e festeggiato la sua santa patrona Lucia. Alla messa delle 10.00 celebrata dal deca-

San Nicolò

no di Livinallongo don Dario Fontana erano presenti anche altri parroci dei paesi limitrofi. Poche le persone, o almeno meno degli altri anni, che hanno partecipato alla giornata di festa, fatto questo causato forse dalla situazione delle strade che nei giorni precedenti erano divenute difficilmente praticabili a causa delle copiose nevicate, delle abbondanti piogge e delle forti gelate che avevano creato strati di ghiaccio importanti. Non è mancato, dopo la messa, il classico ritrovo nelle scuole per bere qualcosa di caldo tutti assieme e per mangiare qualche prelibatezza preparata dalle abili mani delle nostre pa-

Anche quest’anno San Nicolò è passato tra le case di Colle affiancato dal suo seguito di angeli e crampuz. Il santo è passato per una ventina di case facendo visita ad una trentina tra bambini e ragazzi. Questi hanno ricevuto non solo mandarini e dolciumi, ma anche una “viscia” per i genitori da usare nei casi di emergenza!

Un momento della S. Messa.

esane. Nel pomeriggio invece, dopo i vesperi, nei locali delle ex scuole elementari si è tenuta la presentazione del calendario 2018 edito dall’Union dei Ladign da Col e la consegna da parte della Regola di Mezzo di un contributo economico ai suoi studenti che frequentano le scuole dalle medie fino all’università. Non è mancato, sia la mattina che il pomeriggio, un piccolo mercatino dove si sono potuti trovare sia oggetti fatti a mano che cibi da acquistare.

Alcune delle pietanze che si potevano trovare al mercatino.

Da Pordenone sulle tracce di Santa Lucia

Natale in chiesa L’inverno di quest’anno, con la neve che ha ricoperto prati e boschi già a inizio novembre, non ha permesso come era ormai consueto negli ultimi anni di andare nel bosco a raccogliere il muschio per il presepio della chiesa e così... ci si è ingegnati con una soluzione alternativa! L’albero è stato realizzato come gli anni scorsi; il presepio invece era quello allestito in piazza qualche anno fa, realizzato dai bimbi sotto la direzione di Umberto Kerer e che era stato messo poi anche nella vetrina del bar Regola. Ora è arrivato in chiesa, sperando poi l’anno prossimo di poter tornare a metter un po’di muschio tra le statue!

Domenica 17 dicembre una quarantina di persone dell’associazione culturale Propordenone sono arrivate fino a Colle in pellegrinaggio per visitare uno dei paesi dove si venera Santa Lucia. Infatti, a differenza dell’area veneta dove è maggiormente diffuso il culto di San Nicolò, in Friuli viene maggiormente sentito quello della santa protettrice della vista e cosi, ormai da anni, l’associazione propone annualmente un pellegrinaggio ad un paese dove Lucia è la santa protettrice. Quest’anno il loro viaggio è stato relativamente breve: dopo essere arrivati in paese verso le 10.30, il gruppo è salito verso la chiesa per celebrare una messa. Successivamente ha potuto visitare sia la chiesa che l’Istitut cultural ladin Cesa de Jan per poi pranzare e dirigersi, come termine del pellegrinaggio, a Canale d’Agordo per la visita al museo di Papa Luciani. Grandi la loro soddisfazione e la loro meraviglia nell’aver potuto soggiornare per una giornata nel nostro piccolo paese che, seppur innevato, in quella giornata si è trasformato in una bellissima terrazza soleggiata sulle valli e sulle montagne circostanti. Speriamo che ci tornino a trovare, magari in occasione di un altro pellegrinaggio.


10

«Le nuove del Pais»

VITA PARROCCHIALE Prima Confessione

Agnese, la nuova sacrestana Domenica 1 ottobre Agnese Agostini ha preso servizio come nuova sacrestana della parrocchia di Colle. Un servizio che ha accettato di prestare da questo momento in poi e per il quale tutti le siamo grati e riconoscenti. L’accettare questo incarico ha portato Agnese a dover lasciar da parte l’attività da corista che ha portato avanti per anni nel coro parrocchiale. Per questo, prima di entrare nel vivo delle sue mansioni

da sacrestana, sabato 7 ottobre ha voluto salutare tutto il coro parrocchiale nel corso di una cena organizzata alla pizzeria Fursil, dove le è stato consegnato un piccolo presente come ringraziamento del volontariato svolto nell’associazione. Da queste pagine vogliamo rinnovare il ringraziamento ad Agnese per aver accettato un incarico molto impegnativo, ma fondamentale per la nostra comunità. Grazie di cuore e buon lavoro!

Agnese assieme ai coristi dopo la cena di saluto.

D

omenica 15 ottobre nella chiesa di S. Fosca i quattro ragazzi di quinta hanno incontrato Gesù per la prima volta nel sacramento dell’Eucarestia. L’incontro è avvenuto in una chiesa riccamente addobbata con frutta e fiori autunnali in omaggio alla stagione. Oltre al pane e al vino, durante l’offertorio i quattro ragazzi hanno portato all’altare quattro candele (come simbolo di loro quattro e del fatto che, si spera, possano portare la luce del Signore nella loro vita e condividerla con coloro che incontreranno nel loro cammino), una croce ideata e realizzata negli incontri di catechismo simboleggiante la diversità dei 4 ragazzi (che è quella che ognuno di noi ha nei confronti altrui, ma che diventa ricchezza nella vita quotidiana) e una busta contenente il ricavato della vendita dei sacchetti profumati che mamme e bimbi avevano fatto prima di Pasqua e che è poi stato devoluto all’associazione Pettirosso Agordino. Non è mancato un pensiero di benvenuto per la piccola Lavinia Nicolai che nella stessa

Venerdì 13 ottobre nella chiesa di Colle è stato il momento della Prima Confessione per i quattro ragazzi di Colle e Selva che frequentano la quinta elementare. Emozione per questo loro primo incontro con Gesù, al quale si sono preparati a catechismo e con un piccolo incontro nella cappella di S. Giuseppe Freinademetz e dopo il quale hanno ricevuto in dono il “Tao”. A questo momento è succeduto due giorni dopo il rito della Prima Comunione nella chiesa di S Fosca.

I quattro ragazzi al termine della prima confessione. Da sinistra: Giulio Troi, Leny Cadorin, Edoardo Martini e Samuel Da Col.

Prima Comunione

I quattro ragazzi nel giorno della loro Prima Comunione. Da sx: Leny Cadorin, Giulio Troi, Edoardo Martini e Samuel Da Col.

giornata riceveva, sempre a S. Fosca, il sacramento del battesimo ed entrava quindi a far parte della comunità cristiana. Al termine della celebrazione i ragazzi hanno distribuito a tutti i presenti un piccolo sacchetto contenente dei popcorn. Come il calore naturale scalda e apre i popcorn trasformando i chicchi di mais, così il calore umano trasforma e apre il nostro cuore alla bontà e all’aiuto reciproco. Un ringraziamento speciale va a

tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita della festa ed, in particolar modo, al parroco, ai genitori, alle sacrestane e al coro. Qui di seguito le impressioni dei quattro ragazzi (per ragioni di spazio alcune parti sono state omesse): “Il giorno della Comunione a causa dell’agitazione mi sono svegliato alle 5 del mattino. Alle 10.00 è iniziata la Messa; come parenti avevo lo zio Giancarlo, la nonna Adriana, la nonna

Mirella, il nonno Paolo, mamma, papà e mia sorella Aurora. Io avevo il compito di portare le quattro candele e abbiamo cantato la canzone “Io ho un amico che mi ama”. Ci siamo preparati a lungo con la catechista e abbiamo preparato i popcorn. Non dimenticherò mai il momento quando il Don mi ha dato il Corpo di Cristo: ero seduto al suo fianco, a sinistra, ed è stato bellissimo. Non dirò più peccati e continuerò ad andare a catechismo e a Messa”. (Samuel) “Per prepararci alla Prima Comunione abbiamo fatto quattro anni di catechismo. Durante la Messa io avevo il compito di portare la croce; non vedevo l’ora di prendere la particola e abbiamo anche cantato. Alla fine abbiamo distribuito i popcorn e, visto che ne sono avanzati, li abbiamo dati alla scuola primaria di S. Fosca. La cosa che mi è piaciuta di più è stata la particola e mi è dispiaciuto che mio nonno Giovanni non c’era. Ora continuiamo ad andare a catechismo, a Messa e a fare i bravi”. (Giulio)


11

«Le nuove del Pais»

Candelabri messi a nuovo

Impressiogn de Ogni Sanc

Dai Sanc la cortina da Col la eva come n bel “giardino” pien de fiori e ben rencurà su, per regordà duc nuos morc. Incia l temp l à joà, con n bel sol ciaut, cuaji fora de sajon. Su la foto le oraziogn nte cortina.

Cuater Marie Maddalene Nel corso del mese di ottobre il falegname Ivano Pallua ha sistemato le “pipe” dei candelabri della chiesa di Colle; un intervento questo che si era reso necessario ormai da tempo, ma che ora è finalmente stato eseguito. Gramarzé de cuor Ivano!

“Sono entrata in chiesa emozionata. Sono andata in sacrestia dalla catechista dove ci siamo messi le tuniche ed è iniziata la Messa. Io durante la celebrazione ho portato il pane e il vino e tutti assieme abbiamo cantato una canzone che si intitolava “Io ho un amico che mi ama”. La cosa che non dimenticherò mai sarà di aver preso la particola. Dopo la Comunione si cerca di non commettere più peccati. Non è finita qua: c’è ancora la Cresima e intanto si va a catechismo e si va a Messa”. (Leny) “Il giorno della mia Prima Comunione ho portato all’offertorio una lettera per l’associazione Cucchini e delle pantofole per il battesimo di Lavinia. La cosa che mi ricorderò per tutta la vita sarà la felicità e l’agitazione che avevo. Le cose che mi sono piaciute di più sono l’aver visto tutte quelle persone che erano venute per vederci e aver assaggiato per la prima volta la particola”. (Edoardo)

Generosità di Colle Nel corso dei mesi scorsi tre sono state le occasioni tramite le quali la comunità di Colle ha voluto sostenere delle cause che, per i scopi e i fini promossi, sono state ritenute meritevoli di aiuto.

Finamai cuater le Marie Maddalene sentade sun banch da fornel darè la funzion de la Madona de la Salute che s’à tegnù nte la gejuola de Pien martes ai 21 de novembre: doi i à 89 agn, una 87 e po una la è cotant pi jovena. De sigur l inom Maria l li à dat salute e vita!

Bondì e bon an!

Le composizioni dei Santi e le corone d’Avvento

520 euro il ricavato al netto delle spese (220 euro) di queste due iniziative, ricavato che verrà destinato in parte (400 euro) alla Croce Bianca di Colle per l’acquisto della nuova ambulanza e la rimanenza (120 euro) alla chiesa. Santa Lucia

Anche la festa di S. Lucia ha permesso di mettere da parte qualche soldino. Coi 560 euro raccolti come offerta libera nel corso del rinfresco organizzato dopo la S. Messa si è deciso di dare un aiuto alle famiglie più bisognose.

Sebbene lunedì 1 gennaio il tempo non fosse dei più clementi, ugualmente 11 tra bambini e ragazzi sono partiti dopo la S. Messa per andare ad augurare “Bondì e bon an” alle persone anziane o che vivono da sole. Purtroppo il maltempo non ha permesso di arrivare in tutte le frazioni; dove sono riusciti ad arrivare però i bambini hanno lasciato in dono un vasetto di miele e ricevuto dolciumi e leccornie varie come “bambona” da portare a casa. Qui nella foto li vediamo assieme al maestro Tita Sommavilla, il “nonno” di Colle, mentre sta spiegando loro la storia del presepio che custodisce in casa.


12

«Le nuove del Pais»

DAL MONDO DELLA SCUOLA

La visita di Babbo Natale

Il musical di Natale

I bambini durante il musical.

Grande gioia ritrovarsi insieme per lo scambio degli auguri di Natale con le famiglie dei bambini che frequentano la Scuola dell’Infanzia di Selva. Venerdì 15 dicembre presso la Sala del Museo Cazzetta i bambini hanno presentato con entusiasmo il loro musical dal titolo “La neve di Natale” di Vincenzina Dorigo. Bello e importante il messaggio della storia ...”Non è il

freddo della neve che teme il Bambino Gesù...è il freddo del cuore che gela l’Amore...”. Un invito per tutti a coltivare il proprio cuore dove fiorisce la Pace e l’Amore. Ancora una volta abbiamo potuto constatare quanto siano partecipi e disponibili i genitori, sensibili, presenti e attenti al benessere e alla crescita dei loro figli.

La nostra allegra compagnia posa con Babbo Natale che l’ultimo giorno, prima dell’inizio delle vacanze, ha fatto la tradizionale visita alla Scuola e si è divertito ad osservarci e ad ascoltarci!

Gita a Torre di Pordenone e alla diga del Vajont I racconti dei bambini di 4ª e 5ª della Scuola Primaria di Santa Fosca

M

artedì 17 ottobre, dopo aver trascorso un’ora di pulman passando per la val Cellina, siamo arrivati alla diga del Vajont. Appena abbiamo finito la merenda abbiamo notato i cartellini dei bambini morti nella tragedia del Vajont. Abbiamo trovato la guida (Mauro) che ci ha accolti vicino al monumento, ci ha raccontato la storia e poi ci siamo avviati verso la diga, ci siamo fermati dove c’erano le immagini e i dati tecnici. Siamo partiti con un po’ di paura perché era protetta da cancelli molto alti e, arrivati a metà, attraverso i buchi si vedevano le cascate. Appena giunti dall’altra parte, Mauro ci ha fatto vedere un pezzo della vecchia sala dei comandi e ci ha detto che appena arrivati al monumento ci avrebbe svelato un segreto, cioé che certi adulti non si fidano a passare. Siamo partiti per casa e siamo arrivati verso le 5 di sera. Ci siamo divertiti moltissimo! A Giulio ha fatto più paura guardare verso Casso e Erto che verso Longarone, io invece ho avuto un po’di paura, ma mi sono emozionato e divertito tantissimo (GIULIO E MARCO)

I bambini in gita alla diga del Vajont.

S

iamo arrivati a Torre di Pordenone verso le 10:00 e abbiamo fatto merenda. Successivamente siamo entrati nel museo dove abbiamo incontrato le guide Mariella e Tamara che ci hanno fatto vedere un filmato. Dopo ci hanno divisi in due gruppi (...) I bambini più piccoli hanno fatto esperimenti differenti dai nostri. (…) Noi abbiamo fatto quello che se tocchi l’energia elettrostatica ti vengono i capelli su dritti e ti danno l’energia e se tocchi qualcuno gli trasmetti la scossa. Tamara ci ha fatto vedere il tornado di fuoco: e, quando poi lo intrappoli in una spirale, il fuoco diventa più alto, poi abbiamo fatto altri esperimenti. Alla fine hanno

fatto fare a ognuno la propria firma. Mi sono divertita tantissimo perché tante cose non le sapevo. (GRETA E LENY) artedì 17 ottobre con la scuola siamo andati al museo dell’ Immaginario Scientifico. Prima di entrare abbiamo fatto una piccola merenda, dopodiché siamo entrati in una sala e la nostra guida ha acceso tre schermi per farci vedere una multivisione dei diversi paesaggi partendo dal Polo Nord fino ad arrivare al Polo Sud. Nel primo esperimento abbiamo potuto verificare che aggiungendo sempre più colori la luce diventava sempre più chiara. Successivamente siamo entrati in uno stanzino dove si sono “incollate” le nostre om-

M

bre (con la vernice fosforescente). Nel terzo esperimento abbiamo usato: una palla e un compressore a forma di cono. (…) In seguito la guida ci ha portato a fare un esperimento con l’elettricità. Quello strano oggetto si chiama generatore di elettricità, alcuni ragazzi l’hanno provato... e gli si sono alzati i capelli su dritti. È stata una bella giornata di sole che mi ha portato delle belle emozioni. Ci vorrei ritornare. (SAMUEL) artedì 17 ottobre 2017, eccoci finalmente all’ Immaginario Scientifico a Torre di Pordenone. Alle 10:00 ci aspettavano per la visita. All’ esterno dell’ immaginario c’erano due specchi deformanti. Abbiamo iniziato la visita entrando in una stanza dove ci hanno mostrato delle immagini della Terra:dal Nord al Sud e poi il giro dell’equatore. In seguito si sono presentate le due guide. Uno degli ultimi esperimenti è stato quello delle onde sonore, siamo saliti in coppie: uno diceva una cosa attraverso un bastone attaccato a una parabola così ci si sentiva. (VIKY, PAOLA, LARA)

M


13

«Le nuove del Pais»

L

unedì 9 ottobre 2017 noi alunni delle classi 4ª - 5ª della scuola primaria di S. Fosca con le insegnanti Franca e Erica ci siamo recati a Caprile per partecipare alla corsa campestre organizzata dai professori della scuola media. Abbiamo raggiunto Caprile con lo scuolabus del comune di Colle Santa Lucia. Siamo arrivati verso le 9:35 nel

Emozioni della corsa campestre piazzale della scuola media dove abbiamo incontrato i ragazzi di 2a - 3a. Abbiamo raggiunto la pineta dove si sarebbe svolta la corsa. Il professor Luigi ci ha consegnato i cartellini con scritto il nostro nome e successivamente abbiamo pro-

vato il percorso della gara. Non era un percorso lungo e difficile! Soltanto 700 m! Finalmente è arrivata l’ora della partenza: le prime a partire sono state le ragazze di quarta e quinta dell’Istituto. Leny è partita a bomba...ed è rimasta

in testa per qualche minuto… È arrivato il turno dei ragazzi di 4ª 5ª e poi via via sono partiti tutti gli studenti delle medie. Alla fine della gara c’è stata una premiazione e due di noi sono stati premiati: Giulio e Miriam: tutti ci siamo impegnati e siamo stati bravissimi! Alla fine della mattinata siamo tornati a scuola con il pulmino.

La classe prima

I bambini di quarta e quinta che hanno partecipato alla corsa campestre.

1A

Per noi oggi è stata una lezione di vita molto interessante, educativa ed istruttiva. I volontari Saturnino Frittelli e Erio Bernard ci hanno dato molti consigli, come: stare lontani da alcol, fumo e droga, prenderci cura della nostra vita per non farci del male, agire senza costrizioni e senza imposizioni, essere attivi durante tutti i giorni della vita, andare sempre avanti e non arrendersi nè scoraggiarsi mai, seguire un buon stile di vita e stare sempre in armonia con noi stessi, impegnarci e dare sempre il meglio e chiedere aiuto a chi ne è capace quando si è in difficoltà. Noi e i nostri amici abbiamo fatto un’esperienza importante e abbiamo imparato molto!!!!

2A

Ringraziamo di cuore i volontari che sono venuti a scuola per farci capire e riflettere sui rischi del fumo, alcol e droghe. Li stimiamo molto: non si sono arresi, ma hanno continuato la loro vita con maggiore energia. Le parole più importanti su cui abbiamo potuto riflettere sono state: sacrificio, libertà, sforzo, vizi, responsabilità, identità, rispetto, impegno, scelta. Abbiamo fatto molte domande e ci è sembrato di sentire, in alcuni momenti, la loro sofferenza... per questo quando ci siamo salutati abbiamo sentito una grande emozione e li abbiamo salutati con profondo affetto.

In primo piano i quattro bambini della classe prima della scuola primaria di S. Fosca assieme ai loro compagni di seconda. Da sinistra: Aurora, Ariane, Matteo e Alisa.

“EDUCAZIONE alla solidarietà 2017-2018” Quest’anno l’Istituto Comprensivo di Alleghe sostiene col progetto”Educazione alla solidarietà 2017-2018” l’Associazione “Oncologica Italiana Mutilati della Voce”. Ogni plesso sensibilizzerà gli alunni invitando i rappresentanti dell’Associazione a cui andrà il ricavato dell’Istituto. La scuola media di Caprile ha programmato e realizzato due incontri a carattere formativo-divulgativo per tutti gli alunni con il Presidente Saturnino Frittelli ed il collaboratore Erio Bernard nelle date del 20 e 27 ottobre. I ragazzi si sono dimostrati molto interessati e, dopo aver ascoltato le varie esperienze e testimonianze, hanno voluto esprimere le loro sensazioni e opinioni:

3A L’incontro di oggi è stato molto utile; è servito a farci aprire la mente ed ad evitare di commettere errori dannosi per la vita. È stato interessante riflettere tra “vivere la vita e consumarla”, pensare agli obiettivi da realizzare, cercando di capire

cosa abbiamo dentro, dubitando delle scelte superficiali e scoprire la nostra vera identità. Un altro importante valore trattato è stato “il sacrificio”. I volontari hanno spiegato, attraverso le loro esperienze di vita, che il fumo, l’alcol e la la droga possono causare danni e problemi gravissimi e che non

sono mai la soluzione, ma sono il problema.

3B

Siamo stati molto coinvolti dalle storie che i volontari ci hanno presentato. L’incontro ci ha aiutati a capire i rischi e le conseguenze del fumo. I volontari hanno avuto il coraggio di andare avanti e di superare enormi difficoltà, affrontando sacrifici, sofferenze e rimettendosi in gioco, senza troppa paura. Quando abbiamo ascoltato le loro testimonianze, alcuni di noi hanno sentito una grande emozione e turbamento. Una delle frasi che più ci ha colpito è stata: “Iniziare a fumare è stato lo sbaglio più grande della mia vita e tuttora sto pagando le conseguenze.” Si può solo imparare da persone come loro. L’incontro è stato davvero molto importante ed educativo.

Due momenti degli incontri tenutisi alle scuole medie di Caprile.


14

«Le nuove del Pais»

DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Nuove da la Union dei Ladign da Col Gran Festa da d’Istà

Pelegrinagio a Ojes

La Union dei Ladign da Col, come ogni an la é stada invidada a sfilà a Cianazei de Fassa, a la Festa da d’Istà. Incia che l eva ruo temp, de n valgugn s’é impò jui fora e s’à zafié incia a sfilà.

L pelegrinagio de dute le valade ladine l é stat fat a Ojes ai 30 de setembre 2017, con prozession a pe su per prai e bosch. Incia valgugn da Col é jui fora.

Corso de cujina paejana

A 10 agn dal referendum de Souramont

A la fin de novembre 2017 la Union de i Ladign da Col la s’à ciatà con chi che voleva imparà a cujinà a la paesana. S’à imparà a fà le “balote da figà” e le “fortaie”. E ce bon che l é stat dut! Ma de segur, come nte dute le robe, vol se fà pì la pratega parceche dut ce che ven injigné abe incia sua bela paruda nte piat!

La Union de i Ladign da Col la é stada invidada n Anpezo vender ai 25 de novembre canche la Union dei Ladign de Anpezo s’à binà, con sua jent, darè 10 agn dal referendum fat del 2007 a descore co le autorità che de chi agn i eva a cef de le istituziogn.

L vive nta Col da na ota Sto an la Union dei Ladign da Col l’à pensà de augurà a paejagn, amizi e foresti n bon 2018 con na ogiada indarè sun “L vive nta Col da na ota”, per vardà iaro navant. Sto lunare, che l é stà prejentà l di de S. Luzia, l à tante bele foto de momenti de vita passada. Foto senza colori, ma de n vive vif, de tanta jent che feva cuaji semper le stese robe: mete su famea, laurà cemp e prai per avè da magné, stà auna per fà chel che da soi no se zafìava a fà e per se defende da le malore, prèe che l Signor l la mandasse bona e se gode con chel puoch che l eva, semper auna. N lunare che ne deida a se regordà come che l eva l vive de Col da na ota, che ne fas capì da ulache ven tante noste usanze e modi de ester

e de pensà e che l ne joe, soraldut, per vardà e jì navant. Per enressì fora dal savè de nuos vege, che per secui l é stà tramandà, e che ne resta come patrimonio material e eredità spiritual. Sion contenc che tante robe al di da ncuoi le vade meo, ma incia per capì che tante robe bone da na ota le vegne mantignude ntel vive del di da ncuoi, parceche no i é mai vege; per esempio: zercé de tignì auna, fà festa de domenia e de grande feste, per lassé via l laor, tirà l fie e passà l temp n bona compagnia. Per info e prenotaziogn chi che i é interessai i podarà scrive na mail a uniondeiladigndacol@gmail.com, o senò i podarà l ciatà al Istitut Cesa de Jan - tel 0437 720609 o nte valgugn ambienti publici de Col.


15

«Le nuove del Pais»

Colle a Trecate per la firma del Patto di Amicizia

D

omenica 22 ottobre una delegazione del comune di Colle è scesa a Trecate in provincia di Novara per presenziare alla firma del Patto di Amicizia tra il comune novarese e quelli che vi avevano avuto persone internate durante il primo conflitto mondiale. Se già a maggio i comuni di Colle, Trecate, Brentonico, Ala e Torcegno si erano trovati a Brentonico in provincia di Trento per rinsaldare i contatti presi nel novembre 2016, la firma di questo Patto non poteva aspettare il 2018 e così, per la seconda volta in un anno, i cinque comuni si sono nuovamente riuniti assieme. Dopo il raduno delle autorità in piazza Cavour, a cui è seguito l’alzabandiera, tutte le delegazioni si sono trasferite in un’adiacente sala dove il sindaco trecatese Federico Binatti ha dato lettura del testo del Patto d’Amicizia. Un documento che non prevede solo un gemellaggio tra queste cinque comunità, ma l’attivazione di una vera e propria rete di contatti, aiuto, amicizia che vada ben oltre il mero livello istituzionale, proprio come fu cent’anni fa. Dopo i ringraziamenti a Margherita Lodroni Galassi, storica trecatese che per prima ha rinvenuto negli archivi parrocchiali la

La firma del Patto d’Amicizia.

La delegazone di Colle posa assieme alla storica trecatese Margherita Lodroni Galassi sotto la targhetta posta nel cortile dell'oratorio dei padri Giuseppini.

documentazione relativa agli internati di questi cinque comuni, il corteo si è portato nei pressi del monumento ai caduti per la deposizione di una corona di alloro. Dopo un lauto pranzo a base di riso e di prodotti tipici del novarese, alle 15.00 le delegazioni si sono trasferite nell’oratorio dei padri Giuseppini dove tutti gli internati, e quindi anche gli uomini di Colle, trovarono alloggio tar il 1915 e il 1919. Nel cortile della struttura i canti del coro di voci bianche “Don Giambino” ha accompagnato la benedizione che don Renzo, ultimo padre Giuseppino ad essere vissuto in tale istituto prima che nel

1978 passasse alla parrocchia di Trecate, ha effettuato su una targa recante i nomi dei comuni che ivi hanno avuto persone internate. Dopo la cerimonia la piccola Cecilia, bimba di Trecate che nel maggio scorso a Brentonico era stata nominata sindaco per un giorno, ha donato a tutte le autorità presenti un mazzo di riso, simbolo di quelle terre piemontesi e del cibo che per anni è stato il pane quotidiano dei nostri internati. Nel corso della giornata il comune di Colle ha espresso il suo impegno ad organizzare in paese il prossimo incontro dei 5 comuni che avverrà nel 2018.

Le Regole di Colle S. Lucia Il 2017 è stato un anno che ha portato alcune importanti novità nella vita generale delle Regole di Colle. I cambiamenti più significativi hanno riguardato il Laudo che è stato modificato nel corso di un’Assemblea delle tre Regole riunite in seduta comune tenutasi il 21 ottobre 2017. A questa hanno partecipato direttamente o per delega 58 regolieri su 81 aventi diritto. IL NUOVO LAUDO

Il Laudo costituisce il titolo di riferimento per ogni attività regoliera, è unico e comune alle tre Regole, Grande, di Mezzo e Posalz. In tale documento vengono sanciti diritti e doveri di ogni regoliere e le modalità e gli strumenti di gestione delle Regole. Il Laudo è poi completato da un Regolamento che precisa al meglio ogni particolare della gestione regoliera. Il Laudo attuale risale all’anno 1977; al tempo venne istituita un’apposita commissione per redigere questo importante strumento. Furono analizzati i numerosi laudi esistenti nelle realtà regoliere dei paesi vicini e furono considerate tutte le normative all’epoca vigenti. Da questo lavoro uscì uno strumento fortemente legato ad un ambito economico e sociale che consentiva un utilizzo ancora impor-

tante dei boschi e dei pascoli con significative attività agricole e rurali presenti sul territorio. Oggi la situazione è profondamente cambiata: i boschi sono poco utilizzati, i pascoli scompaiono per una rapida ripresa del bosco, le attività rurali ed agricole sono limitate e la situazione sociale ed economica del paese è completamente differente, con un evidente impoverimento della comunità legato ad un costante calo demografico con un progressivo invecchiamento della popolazione. Dal 1977 ad oggi sono cambiate anche le normative di riferimento e sono mutate, di conseguenza le esigenze amministrative per una corretta gestione dei beni regolieri. In riferimento a queste considerazioni, le tre Regole hanno predisposto una prima revisione del Laudo, parziale e limitata ad alcuni aspetti più tecnici e pratici, per consentire un adattamento delle stesso alle nuove esigenze emerse in questi anni. Le principali modifiche apportate a tale strumento possono essere così riassunte in modo schematico: - modifica del sistema di gestione contabile delle Regole con eliminazione del servizio di Tesoreria (complesso di operazioni legate alla gestione finanziaria delle regole e finalizzate in particolare alla riscossio-

ne delle entrate, al pagamento delle spese, alla custodia di titoli e valori ed agli adempimenti connessi previsti dalla legge, svolto generalmente da un Istituto bancario a ciò autorizzato) e passaggio ad un sistema di contabilità più flessibile ed adatto alle esigenze delle Regole stesse; - nuova definizione dei criteri e modalità di gestione della contabilità, in conseguenza appunto dell’eliminazione del servizio di Tesoreria; - nuova norma sul Regolamento che lo rende ora modificabile direttamente dall’Assemblea delle Regole riunite in seduta congiunta, precedentemente poteva essere variato solo con intervento diretto del notaio; - ampliamento dei criteri che prevedono la sospensione del diritto di regoliere, con introduzione della sospensione dal titolo per il regoliere che per tre volte consecutive non partecipa all’Assemblea, senza giustificato motivo. NUOVI CIPPI CONFINARI

Le Regole, nel corso del 2017, hanno anche portato avanti un lavoro, iniziato da tempo, finalizzato a definire con esattezza i confini dei propri beni. Tale lavoro assume una grande importanza in quanto con la scomparsa delle generazioni più vecchie si

Posa di uno dei cippi confinari.

perdono tantissime informazioni circa l’esatta posizione dei confini e questo comporta poi un grande lavoro e notevoli spese per ripristinare l’esatta confinazione dei beni regolieri. In particolare, la Regola di Posalz e le Regole di Selva di Cadore, di comune accordo e sostenendone direttamente le spese, hanno provveduto a sistemare i confini dei propri beni partendo dall’area di Pien Pont, interessata diversi anni fa da una frana che ha compromesso la dislocazione dei vecchi cippi confinari. Va ricordato che questi confini sono anche confini amministrativi tra i Comuni di Colle S. Lucia e Selva di Cadore. Da segnalare infine che nel 2017 la Regola di Mezzo ha inteso promuovere un bando per l’assegnazione di contributo a favore dei studenti meritevoli. (Moreno Kerer)


16

«Le nuove del Pais»

ATTUALITÀ - SUZEDE NTA COL Imposta di soggiorno Con delibera consiliare n. 43 del 29/11/2017 è stata istituita, a decorrere dal 1° FEBBRAIO 2018, l’imposta di soggiorno a carico dei soggetti non residenti che alloggiano nelle strutture ricettive ubicate nel Comune di Colle Santa Lucia. Le tariffe approvate con deliberazione della Giunta Comunale n. 92 del 29/11/2017, sono articolate in maniera differenziata tra le strutture ricettive e devono intendersi per persona e per pernottamento, fino ad un massimo di 15 pernottamenti annuali consecutivi. Per ulteriori informazioni in merito alla riscossione dell’imposta si prega di rivolgersi al Comune di Colle S. Lucia o presso l’ufficio turistico. L’imposta servirà a coprire in parte i costi di gestione per l’apertura dell’ufficio turistico e delle iniziative legate allo sviluppo del paese.

Ufficio turistico L’associazione Colle Santa Lucia Dolomiti, di cui il comune è socio fondatore, ha provveduto ad aprire l’ufficio turistico nei pressi della piazza di Villagrande anche per la stagione invernale dal 23/12/2017 al 31/03/2018. Questo per dare seguito a quanto l’associazione si ripromette di perseguire nei mesi venturi, cioè creare un punto informativo stabile nel territorio comunale per paesani ed ospiti, far partire il modello di Ospitalità Diffusa e

NOTIZIE DAL COMUNE lavorare alla promozione delle peculiarità del nostro territorio concentrandosi in particolare modo sul Passo Giau e sulle Miniere del Fursil.

Miniere del Fursil Proseguono i lavori inerenti alle miniere del Fursil. È stato appaltato in autunno il primo lotto funzionale alla realizzazione del centro visita i cui lavori veri e propri prenderanno avvio la prossima primavera. Nel frattempo, il comune di Colle ha beneficiato di un ulteriore contributo di 1.340.000 euro (Fondi dei comuni di confine del 2017) per il completamento del progetto “ Miniere del Fursil”: con questo stralcio si prevede di completare il futuro centro visita (arredamenti, allestimento museale, sala conferenze, bar e spazi interni) e di mettere in sicurezza gli ultimi tratti della galleria Breda.

Lavori pubblici • In primavera la ditta Costruzioni Tollot provvederà a dare inizio a lavori di ristrutturazione parziale degli ex magazzini comunali; a seguito del contributo di ca 54.000,00 euro ricevuto dalla Regione Veneto con il cofinanziamento del comune per i restanti 16.000,00 euro è stata infatti prevista l’apertura sulla fal-

da ovest di un nuovo abbaino con timpano aperto atto a ricavare un nuovo ingresso funzionale e in comunicazione diretta verso l’esterno e che garantirà una migliore accessibilità alla sede C.OC. e al museo dei vigili del fuoco volontari. Sono inoltre previsti lavori per dotare la Croce Bianca di una nuova sala riunioni/ufficio nonché la realizzazione di servizi igienici e svariate migliorie interne ed esterne. • Sono stati quasi interamente completati i lavori per l’allargamento e sistemazione di un tratto di strada comunale a servizio della frazione di Costalta per un importo complessivo di 50.000,00 euro. All’intervento, atto a migliorare la viabilità comunale nonché la realizzazione contestuale di alcuni parcheggi pubblici a valle della stessa, seguiranno nella primavera prossima lavori di asfaltatura per ca 16.000,00 euro; ulteriori 4.000 euro sono stati impegnati per asfaltare e raccordare il tratto compreso tra i magazzini comunali e la statale. • A dicembre si sono infine conclusi i lavori che hanno visto la sistemazione dell’area retrostante alla Cesa de Jan: è stato restaurato il lavatoio, realizzata al fianco una nuova pavimentazione in porfido e totalmente rifatta la copertura del caratteristico “travai” ormai consunta dal tempo.

In primavera avranno luogo poi dei lavori che prevedono la sistemazione della pavimentazione nei pressi del centro storico.

Contributi alle famiglie Anche nella seconda parte dell’anno il comune, seppur nelle ristrettezze di bilancio, ha continuato a venire incontro alle esigenze di associazioni e famiglie. Sono stati dunque erogati molteplici contributi volti a favorire l’attività sociale e non solo: - contributo a sostegno dello studio per studenti residenti nel comune di Colle e frequentanti le scuole secondarie di 1° (155,00 euro) e 2° grado (65,00 euro) A.S. 2017/18 - contributo all’AUSER di 200,00 euro a sostegno dell’attività svolta nell’ambito agordino. - contributo di 400,00 euro alla Regola di Posalz per il ripristino dei confini presso “Giatei” - contributo di 635,28 euro (quota parte di competenza) all’azienda Fodom Servizi per finanziare il servizio “Psicologi del territorio” per l’anno 2018 - contributo di 300,00 euro alla Scuola primaria di S. Fosca per le uscite didattiche A.S. 2017/18 - contributo di 8.300,00 euro all’Associazione Croce Bianca Colle S. Lucia per l’acquisto della nuova ambulanza. (Il vicesindaco Carlo Agostini)

Demolita a Zarnadoi la torretta della Breda Molti ricorderanno da bambini di essere passati vicino a quella torre in pietra, dalle fattezze strane e dalla storia sconosciuta. Ebbene, dallo scorso 30 ottobre la torretta della Breda che si trovava a Zarnadoi, sulla strada che porta a Pont, non esiste più. Un’azione che ha lasciato sconcertati i più in quanto, così facendo, un pezzo

di storia è venuto meno: la torretta era infatti stata realizzata sul finire degli anni ‘30 dalla ditta Ernesto Breda di Milano come parte del complesso della galleria adiacente e, negli ultimi anni, era il solo manufatto sopravvissuto a memoria di quella storia mineraria passata. Secondo l’idea dell’amministrazione comunale,

La torretta prima e dopo la demolizione.

il fabbricato doveva divenire parte integrante del nuovo complesso del centro visita della Breda alloggiando al suo interno un montacarichi ma, viste le condizioni fatiscenti nelle quali versava, si è optato per una demolizione ed una successiva ricostruzione fedele all’originale che avverrà nei prossimi mesi.


«Le nuove del Pais»

“Tempo di rododendri” il nuovo romanzo di Vincenzo Agostini

L’autore Vincenzo Agostini.

La copertina del nuovo romanzo. Può una comunità di montagna sopravvivere ad una grande glaciazione con l’aiuto della cultura e della lingua madre? Questo è l’interrogativo al quale ha voluto dar risposta Vincenzo Agostini nel suo nuovo romanzo presentato a Colle venerdì 29 dicembre. Durante la chiacchierata fatta con la moderatrice Giulia Tasser, l’autore ha raccontato sia parte della trama che le motivazioni che lo hanno portato a scrivere questo lavoro. Un romanzo che narra le vicende di Gaist e Martha, una giovane coppia che si ritrova nell’anno 2492 a subire non solo la grande glaciazione, ma pure la dittatura di Pietro il Primo. Una vita non semplice quella che i due compagni trascorrono all’ombra di questo regime, dove ogni

minimo sgarro può dar adito a sospetti e accuse. Proprio per questo un giorno, per aver salva la propria vita, si ritrovano coinvolti in un processo dove dovranno dimostrare che non solo i figli, ma anche la lingua e la cultura sono delle eredità, seppur immateriali, che si possono trasmettere alla comunità per progredire. Un tentativo il loro per svegliare una comunità assopita non solo fisicamente, ma pure moralmente da questa glaciazione, un tentativo di restituire alle persone una riscoperta del legame col sacro e con quei fiori, i rododendri, che per il fatto di essere i “fiori dal ton” sono l’emblema del legame tra terra e cielo, tra umano e divino. Un auspicio il loro, una speranza che, con il loro gesto, questa comunità torni a vivere tra i rododendri e inizi un nuovo corso della propria esistenza. Per chi fosse interessato, il libro è disponibile presso la Cesa de Jan oppure direttamente presso l’autore alla distilleria “Le Crode” di Caorera.

L Piz da le Parole Eccoci qui con un altro appuntamento del “Piz da le Parole”! Ecco la nostra spiegazione delle parole proposte l’altra volta: Neza: nipote femmina di zio, oppure di nonno Pratà: arrostire Le parole che raccogliamo nel nostro Piz da le Parole e che proponiamo questa volta sono: ZOCLER, VERJUMÀ

Nota: la “j” esprime il suono della “s” come nell’italiano “rosa”

Se qualcuno di voi conoscesse il significato di almeno uno dei due termini può mettersi in contatto con l’Istitut cultural ladin Cesa de Jan al 0437-720609 o scrivere a info@istitutoladino.org. Curiosità sulle parole

Pande: sostantivo femminile, indica gentaglia, gentaccia “na pande de jent” Pande: verbo transitivo, rivelare qualcosa di segreto o fatti particolari “no stà po a te pande”

17

La musica di Paolo Fornasier per ricordare Eugenio “Geno” Colleselli Mercoledì 3 gennaio la famiglia del compianto Eugenio “Geno” Colleselli ha voluto organizzare nella chiesa di Colle un concerto col noto pianista e componista bellunese Paolo Fornasier. Presentando l’artista, la moglie Sonia ha ricordato quanto Geno ammirasse Fornasier e che quindi come organizzare un simile evento potesse essere uno dei migliori modi per ricordarlo a un anno dalla sua dipartita avvenuta il 18 dicembre 2016. Un’iniziativa bella e particolare che ha visto la chiesa gremirsi di gente e che vi ha portato tra le mura non solo la mera musica da pianoforte, ma anche una serie di sperimentazioni curiose e interessanti che il componista ha effettuato combinando la musica virtuale con quella reale. “Spero che Dio non me ne voglia di questa musica – ha detto infatti Fornasier – ma credo che sia felice nel veder che uno fa con passione e motivazione una cosa”. Una decina di brani, in parte scritti da lui, in parte tratti da celebri colonne sonore, che Paolo ha eseguito in un paio d’ore facendo trasparire il trasporto e la felicità che la musica gli regala nell’eseguirla, sensazioni così forti che il componista è riuscito a trasmettere anche al pubblico che, alla fine, ha lungamente applaudito e chiesto il bis.

Nuova vita a Costalta Nel corso dell’autunno scorso la frazione di Costalta si è ripopolata con una nuova famiglia! Umberto Kerer con la moglie Alessia e i figli Thomas, Isabel e Martin sono infatti andati ad abitare nella casa che da anni, un poco alla volta, stavano sistemando per poterci andare a vivere. Una scelta sicuramente controcorrente, che avrà costato e costerà sacrifici, ma compensata dalla bellezza del vivere in un luogo straordinario.

Dal fieno al... cervo! Ad inizio dicembre, dopo le prime nevi, il cacciatore Michele Agostini rispolvera astutamente una vecchia “biguoza” per portare in modo più agevole da Zopei fino in paese la propria preda!

Speriamo che Umberto e la sua famiglia siano da esempio per altre famiglie giovani, che la loro esperienza sia il segno che non è impossibile vivere l’alta montagna e le frazioni più lontane dal centro. I migliori auguri a questa famiglia per la sua coraggiosa scelta!


18

«Le nuove del Pais»

Il maestro Tita Sommavilla, una “piccola foglia” portata dal vento (Sesta parte) Le scuole di Caprile e Colle Tita ricorda quello passato a Caprile come il più bell’anno di insegnamento, nel corso del quale portò i suoi alunni sulla Marmolada, sulle Cinque Torri e sul Pordoi a vedere il Giro d’Italia dove corsero Coppi e Bartali. “Non avrei potuto portarli fuori dall’edificio così spesso; se il provveditore avesse saputo! Facevamo lezione in un fienile che si trovava tra il Fiorentina e il Cordevole. Avevo le classi dalla terza alla quinta e il mio scopo era quello di far conoscere loro il più possibile quello che avevano attorno. Quell’anno agli esami di quinta che si svolsero ad Alleghe i bambini di Caprile furono i migliori e di questo fui enormemente soddisfatto”. L’anno seguente Tita arrivò ad insegnare a Colle e vi rimase fino alla pensione, Aveva tro-

Tita con alcuni alunni di Colle negli anni ‘70.

vato alloggio in una casa sotto la chiesa, presso le “Luchete” e assieme agli altri insegnanti (Erminio Crepaz, Maria Sief, Aurelia Colleselli e Luigia Lezuo) cercava di istruire al meglio i ragazzi. “Erano più di un centianaio; era bello vedere le processioni di ragazzi che al mattino arrivavano da Rucavà

e da Posalz – racconta Tita Tutti arrivavano per la messa delle sette e mezza e la maestra Luigia cercava sempre di preparare qualcosa di caldo e una stanza riscaladata per chi arrivava da più lontano. Lei sì era una vera insegnante, una di quelle che trattava gli alunni come fossero figli suoi”. Dopo

la messa, la scuola proseguiva nella mattinata e nel pomeriggio e, dettaglio particolare, Colle era stato uno dei primi luoghi dove erano stati istituiti due anni di scuola suppletivi rispetto ai cinque di elementari in modo da poter insegnare il tedesco e preparare al meglio chi avesse voluto proseguire gli studi. “Chi andava avanti a studiare era definito un “stracapiaze”, ma io ho sempre cercato di far capire che studiare era un investimento per la vita – racconta ancora il maestro In quegli anni non tutti avevano le possibilità economiche, ma proprio per questo io e i miei colleghi cercavamo di insegnare al meglio l’italiano e la matematica, soprattutto a chi era rientrato in paese dopo le Opzioni, e grande era la soddisfazione nel vedere quanto apprendessero velocemente”. Negli stessi anni Tita conobbe anche Maria Lezuo, una nipote della maestra Luigia che viveva a Colle e che, successivamente, sarebbe diventata sua moglie. (Giulia Tasser – La Usc di Ladins – Continua...)

Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia a cura di Silvia Grego – Settima parte

La fortuna per noi e per i nostri figli: alcuni dati circa la paga dei minatori

N

el 1732 due rappresentanti dei dodici consorti del Medol Grand supplicarono il vescovo chiedendo di essere pagati per il loro lavoro di ricerca della vena, rivelatosi ancora senza frutto. Aggiunsero anche una seconda supplica per chiedere del grano al castello di Andraz, perché il raccolto “causa la neve caschatta sopra le biade mentre si retrovava in campagna” era stato danneggiato. Chiedono accoratamente aiuto, perché “Abbiamo perso il filon nella nostra minera grande della vena da fero che cosi abbiamo perso la fortuna!” e dichiarano: “Noi poveri mineralli siamo natti e allevati in quel mestiero senza altra professione e mezi de viver noi e nostra famiglia di piu ancora poveri di beni di furtuna e miserabilli che se Vostra Altzza Rev.ma vedasi i stusi e fattiche e sudori sempre di continuo i fronte e vitta e quel che sono il piu’ con

pericolli”. Ricordano che “ogni qual volta dobbiamo laurare à sudori in fronte e vitta con pericolo di lassarla in quelli accidenti arditi che perdendola, habbiamo giocata la fortuna per noi e tuta la nostra povera famiglia” 1. La miniera, dunque, fortuna e causa di morte. Non solo perché da essa era possibile estrarre ferro e venderlo, ma perché, anche quando non vi era estrazione, vi si poteva trovare impiego per ricercare nuove “vene”. Luogo di fatica e di sudore ma, allo stesso tempo, occasione di qualche piccolo guadagno. Opportunità ambita in un ambiente montano “sterile di biave e massime de formenti che non ne fa per due

mesi dell’anno” 2 e limitato nelle attività commerciali dalla carenza e pericolosità delle vie di comunicazione. Riporto, solo a titolo di esempio, alcuni dati riguardanti il salario dei minatori. In un periodo riconducibile agli anni 1540 circa,3 un minatore riceveva per vitto e salario 4 Kreuzer 4 al giorno, considerando che estraeva intorno ai 4 Kubel e ½ al giorno. (Continua...)

2

3 1

Archivio di Stato di Bolzano, BAB Lade 66, 8, Istituto Ladin Cesa de Jan …il Capitanio nobile Sig.r Zanbatista Mayrhoffer si siamo/ come ne ordinò/ affaticati di trovare vena di ferro nella minera grande mà fin hora tutte le sue e nostre speranze furono indarno non ostante si perdiamo poco di speranza, stante ……….. il predetto nobile Sig.r Capitanio fù alla revisione del nostro lauriero et conobbe essere difficile incontrar fortuna non però (disse?) che dobbiamo desister, anzi ricerchando da lui la mercede di (L?) 30 franchi per opera….”.

4

Così afferma il rettore veneto GIACOMO SALOMON, 1536, per il Territorio di Agordo e Zoldo. La situazione a Colle non doveva differire di molto, Rettori veneti di terraferma, Trieste, 1974. Archivio di Stato di Bolzano, Lade 66-6AX 1554 e Istituto Ladin Cesa de Jan. Il documento specifica che questi dati si riferiscono ad anni precedenti: sappiamo che dal 1544-1554 il vescovo non praticò l’estrazione, perciò è possibile si tratti dei salari pagati intorno al 1540. Kreuzer (croce) grosso tirolese, della fine del secolo XIII, nel XVI secolo moneta di mistura, nel XVIII di rame; in italiano fu detto carantano (dalla regione storica delle Alpi orientali Carantania comprendente la Stiria, la Carinzia e Carniola) nel Lombardo –Veneto, fino alla riforma monetaria del 1858 il Kreuzer di 4 Pfennig, corrispondente a 1/60 del fiorino.


«Le nuove del Pais»

19

Tanti auguri a... 4 volte 4 generazioni!

Ecco due belle foto di quattro generazioni che affondano le loro radici a Colle! Nella prima vediamo la bisnonna Brigida Pallua di Canazei, affiancata dalla figlia Margherita Sief e dal nipote Michele Pramaor, circondata dai pronipoti (da sx) Lorenzo, Davide e Nicholas; nella seconda (scattata a giugno in occasione dei 92 anni di Brigida) ritroviamo la bisnonna assieme alla figlia Margherita, alla nipote Alice Pramaor e al pronipote Leonardo Fontanive. Tanti auguri di buon proseguimento a questa bella famiglia, con l’augurio che le quattro generazioni possano rimanere assieme per ancora molti anni!

Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile passare direttamente in Canonica oppure effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).

Tanti auguri Mariachiara! Una bella foto scattata nel 2002 che ritrae nonna Maria Maddalena Dariz, la figlia Agostina Lezuo e la nipote Mariachiara Rimoldi nella loro stua di Pian. Lo scorso 24.11.2017 la “piccola” ha compiuto 15 anni e, per l’occasione, la famiglia ci ha mandato questa foto per vedere come il tempo passa, con l’augurio che nonna, figlia e nipote possano passare ancora tanti anni assieme!

Avere 90 anni (anzi, 91) e non sentirli Ecco, non sentirli forse è un’espressione un po’eccessiva dato che a quell’età si sentono e si portano sulle spalle tutti gli anni passati, con gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni. Quando però a prevalere sono la volontà di far felice qualcuno e la soddisfazione di riuscire a fare ciò che si è sempre fatto, per il re- Nonna Marina posa accanto ai fiori di carta realizzati per la chiesa. sto non esiste più peso alcuno. È proprio ciò che ho potuto sperimentare nel vedere quest’anno Nonna Marina che, nonostante l’età, la fatica e i vari acciacchi, ha deciso di fare i fiori di carta crespa per adornare la chiesa nei mesi più freddi. Forse è difficile, ma immedesimandosi in lei risulta ancor più facile apprezzare ciò che magari può sembrare normale o banale, ma che invece nasconde qualcosa di profondo. E questo “qualcosa” che ha spinto Nonna Marina a fare ancora i fiori sono sicuramente la volontà di essere ancora parte integrante e fondamentale della nostra comunità di Colle e il desiderio di spendersi in qualcosa che potrà rendere qualcuno più felice o qualcosa più unico o speciale... senza rendersi conto che qui, di speciale c’è solo lei. Lei che ogni giorno ci tiene a condividere qualcosa della sua vita e del suo passato con noi, suoi nipoti. Lei che ogni giorno fa del suo meglio per reagire e non lasciarsi andare nonostante spesso si trovi di fronte a difficoltà che sembrano quasi insormontabili. Lei che da sempre è stata per noi un saldo punto di riferimento, che ci ha aiutati, sostenuti o, quando necessario, anche ripresi. Lei che ha sempre fatto tutto il possibile per rendere la famiglia salda e felice. Lei che sarà sempre la migliore nonna che potessimo avere. Grazie di tutto, Nonna Marina. #91annienonsentirli (Maria F.)


20

«Le nuove del Pais»

COMUNITÀ IN CAMMINO BATTESIMO Marta Costa di Stefano e Anna Finzi Contini, battezzata a Colle il 07.10.2017.

NELLA PACE DEL SIGNORE

Ettore Pallabazzer (Codalonga) Nato a Colle Santa Lucia il 02.05.1927 e ivi deceduto il 21.10.2017. Vedovo di Agnese Ranalter, padre di tre figli.

Costantino Pezzei (La Pavia) Nato a Colle Santa Lucia il 17.12.1928 e ivi deceduto il 25.10.2017. Coniugato con Maria Troi, padre di cinque figli.

✝ Teresa Frena (Frena – Posalz) Nata a Colle Santa Lucia il 25.07.1935 e deceduta a Cortina d’Ampezzo il 27.12.2017. Nubile.

Fuori parrocchia

Anselmo Troi (Villagrande) Nato a Colle Santa Lucia il 12.03.1938 e deceduto a Villa San Giuseppe (Livinallongo) il 16.11.2017. Coniugato con Elvira Crepaz, padre di due figli.

Fuori parrocchia

Caterina Pezzei (Fossal) Nata a Colle Santa Lucia il 16.07.1929 e deceduta a Taibon Agordino il 03.01.2018. Madre di tre figli.

Antonio Chizzali Nato a Colle Santa Lucia il 20.07.1923 e deceduto a Valle Maria (provincia di Entre Rios – Argentina) il 07.10.2017.

Laurea

Il giorno 7 novembre 2017 Lucia Sief si è laureata in Comunicazione Interlinguisica Applicata presso la Scuola di lingue moderne per interpreti e traduttori di Trieste discutendo la tesi dal titolo: “Il patentino in Alto Adige: un’analisi sociolinguistica tra storia e situazione attuale” con relatrice la prof. Goranka Rocco. Vivissime congratulazioni alla neodottoressa anche da parte della redazione delle Nuove del Pais, con l’augurio di un soddisfacente futuro professionale!

Classe 1962 Il 25 novembre alcuni di noi, classe 1962, si sono ritrovati a Colle per festeggiare i 55 anni. Forse inusuale, ma aspettare i 60 ci sembrava troppo lontano.... Dopo la S. Messa abbiamo condiviso un momento conviviale in allegria, ricordando i bei tempi delle elementari con i nostri maestri Rita Agostini e Battista Sommavilla: le gioie di bambini felici con poco e niente, la bellezza è infatti l’armonia delle cose semplici e il valore degli affetti sinceri, ma anche la fatica e la volontà di crescere per realizzare i nostri sogni; questi sono i nostri ricordi. Tutti in qualche tempo e in una certa misura ci siamo riusciti! Abbiamo anche avuto il piacere di avere l’accompagnamento musicale, poiché il nostro coscritto Marco, musicista di professione, ha suonato la chitarra e cantato brani di vario genere su nostra richiesta. Ora che abbiamo riallacciato i legami, ci siamo ripromessi di trovarci presto per una nuova festa!

Maria Utano Nata il 29.04.1926 e deceduta a Gries (BZ) il 18.09.2017. Vedova di Massimiliano Frena, madre di due figli.

In piedi: Carlo Colcuc (da Reciavà, dei Garic), Ivonne Bernardi (da Fossal), Patrizia Chizzali (de Pezei). Seduti da sx: Raffaele Agostini (de la Chiza), Annamaria Frena (de Posauz de Baro), Lilliana Pezzei (da Tie), Marco Pallua (de Palua, de chi de Longaro, da la Svizera), Elena Colli (de Ampezo, femena de Alberto Nesol) e Renata Frena (de Frena – del Caligar). Non sono presenti Ruth Agostini (da Roei), Francesca Pezzei (de la Elsa Maroni), Anna Lucia Frena (de Frena), Claudio Chizzali (Dodo) e Alessandra Pezzei (da la Pavia). Un pensiero speciale va alla cara Francesca Dariz, che dal Cielo fa festa con noi....


21

«Le nuove del Pais»

STORIA - ARTE - CULTURA - TRADIZIONI

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

Classe 5^ elementare di San Giovanni – 17 maggio 1957 1. Crepaz Paolina “Balòta” - Fossal 2. Crepaz Lucia “del Zenz” - Cherz 3. Daberto Cecilia “del Lilo” - Pezzei 4. Crepaz Ottilia “Balòta” - Fossal 5. Crepaz Elia “del Picio” - Ruaz 6. Crepaz Fabrizia “del Picio” - Ruaz 7. Crepaz Rita “del Picio” - Ruaz 8. Crepaz Lodovico (Dòdo) “de Tòne” - Renaz 9. Crepaz Ernesto “del Toto” - Cherz 10. Crepaz Renzo “de Felize” - Cherz 11. Ruaz Natale “del Tin” - Renaz 12. Crepaz Vito “del Picio” - Ruaz 13. Grones Carlo “Ioš” - Crepaz 14. Masarei Pio “Tavân” - Cherz 15. Sorarui Ottilia – Savona – Insegnante 16. Masarei Valeria “Tavàna” - Cherz 17. Gliera Lilia “Becolàda” - Gliera 18. Ruaz Marcella “del Tin” - Renaz 19. Palla Marietta “Cuta” - Cherz 20. Crepaz Paolina “Fèvera” - Renaz Queste righe erano state scritte sul retro della foto “La Madonna dei 7 dolori” pubblicata sul n°3 delle “Nuove del Pais”

Collaz: rimane ancora oggi quella che un tempo fu la “lescivèra” pubblica che veniva usata dalle varie famiglie.

Collegamento fra Plan da la Lasta - Plan Maiou - Prade. È stata realizzata una larga strada che, da Plan da la Lasta, raggiunge il rio Chiesa; a SX del rio si nota il sentierino che raggiunge Prade. Ci si pone un interrogativo: Come si procederà per la realizzazione dell’attraversamento del problematico luogo per poi raggiungere la meta?

“Questo quadro fu tolto da una “stua” da Fodom durante la guerra del 1915 al 1918 dai soldati italiani e trasportato in una baracca “su per sti our de val de Costa” e, dopo finita la guerra fu ritrovato dal Signor Giovanni Battista Martini che se lo portò a casa e lo pose, in ricordo, sopra il suo letto “en te stangòrt” dove tutt’ora risiede”. Martini Antonio suo figlio

Un tempo la Festa degli Angeli Custodi si celebrava la prima domenica di settembre. Era partecipata come la Festa dei Giovani. Proprio per loro venivano organizzati vari giochi come la corsa con le carriole.


22

«Le nuove del Pais»

E

Storie da’n zacàn

rano ormai lontani i rintocchi delle campane della Santa notte, diveniva un ricordo lo scambiarsi gli auguri per un anno propizio e sereno. Eravamo alla vigilia dell’Epifania, festa che ricorda la venuta dei Re Magi con i loro preziosi doni al Bambino Gesù. La storia sacra, com’era chiamata allora, la conoscevamo: nei lunghi pomeriggi invernali al caldo nella stua i nonni e la mamma, oltre alle favole ci narravano episodi della Bibbia e del Vangelo. Il cinque gennaio era un giorno speciale, la sera avremmo visitato tutte le stanze della casa ed anche la majion e la stalla per impartire una benedizione a ricordo di questo evento. Noi bambini accompagnati da nonno Mattia accedevamo ai vani recitando il Padrenostro, preceduto dall’invocazione: “O Santi tre Re Magi pregate per noi”. Era suggestivo camminare al buio, accompagnati dalla flebile luce di una candela, le ombre si allungavano al mo-

a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla”

L casciuncel de la donacia vimento della fiammella rendendo l’atmosfera carica di mistero. Quella stessa sera, nelle abitazioni di Pieve, passava il cappellano per benedire e gli veniva destinata un’offerta, non potendo visitare le frazioni più distanti, erano gli stessi abitanti a chiedere l’intercessione dei santi Re. La serata non terminava con il momento di devozione, nella notte sarebbe arrivata la befana, scendendo da Busc de Vegla dove risiedeva sotto un androne di roccia per tutto il resto dell’anno. Si raccontava che solo un uomo dell’Agordino l’avesse veduta: brutta d’aspetto, vestita di stracci, annerita dalla fuliggine dei camini ed accompagnata dai figli i donacins, somiglianti alla madre. Un certo Jan da Avoscan,

attardatosi nella notte del cinque gennaio, la incontrò con la prole, preso alla sprovvista ed impaurito disse: “Sciora dama de or e de arjent, ula vasto con tua bela jent?” La donacia, lusingata da quelle parole rispose: “Ti Jan da Avoscán no te manciarà mei ne vin ne pán”. Se durante tutto l’inverno cenavamo con patate, latte e formaggio o con i papaciuoi, la sera della vigilia dell’Epifania si preparavano i casunciei ripieni di cavolo rapa. Mentre il resto della famiglia era in stalla io aiutavo la nonna, tiravamo la pasta, con lo stampo ritagliavamo tanti dischetti che riempivamo con il pastolé fatto della purea arancione del tubero, con l’aggiunta di sale

e pepe. Con lo stampo che normalmente si usava per le tircle, preparavamo un casuncel più grande e dopo cena, adagiato sopra un piatto lo mettevamo al centro del tavolo per saziare la visitatrice notturna. Noi bambini, dopo aver posto le calze presso l’imboccatura della stube, andavamo a dormire coprendoci con il piumino fin sopra la testa perché, affermavano gli adulti, se la befana avesse trovato sporco o disordine ci avrebbe spazzato la fuliggine nelle orecchie. Con un misto d’attesa e paura aspettavamo speranzosi l’indomani. Al mattino trovavamo il piatto vuoto e la piccole calze in lana di pecora piene: v’erano bagigi, biscotti, un cioccolatino con la figurina del calciatore ed un mandarino. Ho sempre avuto il dubbio che la donacia non fosse totalmente onesta: approfittasse “rubando” i biscotti dalla nostra bambona per infilarli nelle calze!

En depént de Grones nte la colezion del “Meam” de Barcelona

Na stëla m’à dit Se mpoia floc de nei bláncia su doi mán neigre che me domana na monëda per jì navánt e mangé. Son prevegnuda è n moto de stiza, ci n farasto de chi puoc scioldi che t’è dé ma con fadia m’è vadagné? Élo dërt coscì cánche bele mosson te mantegnì? Ciale n su l ciel s’à sćiarì, na stëla me disc che doimile agn fesc l é nasciù n fantolin che no s’à domané a chi che jiva l gran amour che l ava da scinché. (AC)

L depent dal titol “A62A0B” del artist Fodom Gabriele Grones l é sté compré dal Meam (Museu Europeu d’Art Modern, ntel lengaz Catalán), Mujeo d’ert moderna de Barcelona per resté nte la sua colezion. L’ocajion de chësta nuova gran sodisfazion per Grones l’é ruada n ocajion de la mostra del premio “Figurativas 2017”, che se ten ntel mujeo de la capital de la Catalogna dal 22 de setembre al 26 de novembre. L’opera l’é stada selezionada da na giuria de inom de aut livel ntel ciámp de l’ert; a scomencé dal prescident del Meam Jose Manuel Infiesta, i artisć Daniel Graves, Antonio López Garcìa, Alex Kanevsky e Nicola Samorì, l galerist Leandro Navarro e l critico d’ert Tomás Paredes. L prum premio del “Figurativas 2017” l é sté vadagné dal artist americán David Eichenberg. Ma ence per l artist fodom l é rué na bela sodisfazion che vel come n premio: l Meam l à dezedù de compré la tëla che l’ava prejenté a la mostra per la njonté a la colezion del mujeo. “L cuadro l é n oio su tëla de 40x40 zentimetri – spiega Grones. “L é sci n retrat, ma l vis l é n pretest per fè n’enrescida sul colour. L depent l é sté fat con trope tonalité de arancion e de ros. L stil l é chël mio, ma l ensomeia cuaji n cuadrat monocromatich. N realté se trata de n loaur dople. L é sci l retrat de n’identite, de na persona, ma ntel medemo temp l é cuaji demé colour, ulache

Jose Manuel Infiesta, diretor del MEAM (a mán ciámpa) con Gabriele Grones e davossù l cuadro dal titol “A62A0B”.

l’identité no se la veiga plu e la lascia lerch a na fegura che se stenta deplù a vedei. A livel de studio me nteresciáva chësta situazion a ciaval ntra velch de ciaro e de definì a velch che sparisc. L é ence na riflescion su la pitura realista; n ragionament sun suoi lengac e sun sue poscibilité.” Na spiegazion enigmatica. Come l titol del cuadro, che ven fora da na combinazion matematica – coche spiega Grones. “Defati l titol l é l codesc del colour otignù da la media dei colour dourei per l depenje.” Da puoch Grones l à ence druché fora l nuof catalogo de suoi laour dal 2007 al 2017. Opere prejentade coi tesć de Gianluca D’Incà Levis, John O’Hern e Carmen Roll e le foto metude a disposizion da Galerie Mz, Galerie Van Campen & Rochtus, Bernarducci Meisel Gallery. (ls)


23

«Le nuove del Pais»

… presi la decisione di abbandonare Hall … con il proposito di ritirarmi da tutte le compagnie. Il titolare della ditta non voleva lasciarmi andare via e cercava di trattenermi, ma la decisione era presa, così a luglio del 1897 mi trasferì a Linz. Giunto lì sono stato accolto alla stazione non con il massimo della cortesia e in modo molto freddo. Non avevo documenti di identità perché li avevo spediti in anticipo al maestro Linzinger così dovetti andare con queste persone al Goldener Hirsch dove vi erano riuniti molti lavoratori i quali pensavano che io fossi un crumiro (c’era lo sciopero dei falegnami a Linz). Dovetti passare del tempo con questa compagnia finché non venne accertato con sicurezza chi io non ero un falegname. Durante questo tempo, da delle persone del posto ho ricevuto, per la prima volta, insegnamenti sul vangelo riguardo all’uguaglianza e alla fraternità. Per alcuni giorni ho visitato la città di Linz: in particolare ho potuto ammirare il nuovo duomo e ho trovato uno stanzino adatto ad abitare nella Kapuzinerstrasse vicino all’istituto dei sordomuti. I laboratori erano proprio vicini al duomo, sulla Herrenstrasse 30: tutto il giorno sentivo il vibrare della sega a punta di diamante e il battere degli scalpellini. I laboratori erano ben forniti e anche il salario era accettabile. Era possibile lavorare con una certa libertà ma, l’andare a mangiare in trattoria mi ha scombussolato il mio piano. Tornai nuovamente a frequentare compagnie tanto che ero più attratto dalle osterie che dall’arte. Questo fatto incominciava a preoccuparmi ma venni consolato da uno scritto giuntomi da Stoccarda. Il mio direttore Kornaut della scuola professionale mi aveva consigliato di andare lì ed io mi sono subito messo in marcia verso quel nuovo luogo. Era agosto quando, alle tre e mezza del mattino andai via da Linz. A Monaco rimasi 4 giorni e andai a far visita ad alcuni conoscenti che erano all’accademia delle arti figurative. Questi mi portarono dappertutto dove

Andreas CREPAZ CURRICULUM VITAE AUTOBIOGRAFIA-MANOSCRITTO – TERZA E ULTIMA PARTE

Andreas Crepaz con accanto il piccolo Anton che sarà il papà di Dorothea Crepaz.

c’era qualcosa di bello e di serio da vedere. Il fatto fece in me un tale effetto che, in 4 giorni non ho avuto il tempo di scambiare nemmeno 10 parole con i miei amici. Tutte quelle belle chiese, le colossali gallerie di quadri mi hanno talmente affascinato tanto che, quando dovetti lasciare Monaco, mi scorrevano le lacrime dagli occhi. Ho visitato pure Ausburg e, un giorno, l’ho dedicato alla cattedrale di Ulm. Così giunsi a Stoccarda dove, alla stazione venni accolto in maniera dignitosa. Erano signori raffinati che, dopo

avermi parlato e saputo che di professione ero scultore, si presentarono come colleghi e si offrirono di aiutarmi a cercare un’abitazione. Mi portarono all’ Hotel Zum Goldenen Hirschen e lì sono stato accolto fino a quando ho trovato un alloggio. Lì, alla sera, vi erano importanti riunioni di scultori: a loro fui presentato come collega. Purtroppo mi venne consigliato di lasciare Stoccarda perché vi era lo sciopero degli scultori ed io, come crumiro, potevo incorrere in brutte situazioni. Io non ero molto convinto di seguire le loro indicazioni ma ne fui tosto convinto quando: uno mangiò il pasto che che io avevo ordinato e pagato, un altro mi levò il cappello dalla testa e lo pestò sotto i piedi, un altro ancora voleva schiacciarmi in testa un piatto con salsa al posto del cappello: meno male che sono riuscito a scansarlo altrimenti i cocci si sarebbero conficcati nella mia testa. Non mi rimase altro che rendermi conto che una tale compagnia era insopportabile e cercai di liberarmene. Il resto della prima notte a Stoccarda la passai all’aperto: ero confuso e avevo paura. Il giorno dopo mi allontanai dalla stazione e, attraverso vie traverse, cercai di raggiungere il maestro Löffler. Questi mi diede buoni consigli: mi spiegò che dovevo portare pazienza per alcuni giorni finchè fosse passata l’ebrezza degli scultori scioperanti che poi avrei avuto un buon lavoro. Trovai an-

che un alloggio in centro città, nella Enge Gasse, vicino alla collegiata (Stiftiskirche). In questo periodo mi gestivo da solo e visitavo tutti i musei. Nonostante lo sciopero non fosse terminato, iniziai una vivace attività lavorativa. Ebbe inizio anche la scuola ed io avevo buone occasioni di occuparmi di diverse nuove costruzioni, di lavori decorativi ed anche raffigurativi in pietra; mi vennero affidati alcuni particolari di meravigliosi portoni. Nell’insieme, per un giovane scultore, vi erano molte occasioni per imparare. Alla sera avevo la possibilità di frequentare lezioni, sia alla scuola d’arte che al politecnico e il guadagno era buono. Passarono in fretta alcuni mesi e venne il freddo dell’inverno così il lavoro e il guadagno diminuirono. Tre settimane prima di Natale intrapresi un viaggio a Norimberga. Lì ero affascinato soprattutto dalle belle-venerabili chiese e mi impressionarono pure gli stabili privati della città: il bel museo e la chiesa di San Lorenzo con le belle sculture di Riemenschneider che mi sono talmente piaciute da sentire nostalgia per l’arte sacra. Da Norimberga mi portai a Francoforte sul Meno e lì andai a visitare un grande istituto d’arte ma, i lavori che venivano fatti non mi attiravano, pertanto mi spostai verso Colonia dove mi sarei trattenuto volentieri a lungo. Purtroppo non trovai un’adeguata occupazione. Così ritornai a Stoccarda passando per Mainz e lì trascorsi il Natale. Decisi quindi di visitare alcune città della Francia e presi quindi la direzione di Strasburgo. A cura di (Fr. Del.) = fine

Filastrocche d’un tempo di Anna De Carli

Mostra de Reisc e Ciuc Davánt n valgugn agn l eva sté paricé pro na mostra de reisc e ciuc col sosten de l’AFT, mostra che ava bù n bel suzes. L’idea l’é de n enjigné pro una ence per l isté che ven. Se damana a chi che roda nte bosch de n porté a cesa chelcheun che mper nteresciánte. Na giuria la dezidarà chei che i é i plu biei e chisc i vignarà premiei. Chi che volarà podarà ence i vëne. Per plu informazion se pò contaté Nani Gobo (cell. 339 1220972)

Dov’è andata mai Giulietta? Cosa fa sola soletta? È allo specchio che si mette della nonna le cuffiette e che prova e che rovina il capèl di zia Regina.


24

È

«Le nuove del Pais»

questo il titolo della pubblicazione edita dal Comune di Livinallongo e dal Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan nell’ambito delle iniziative per ricordare il centenario della Grande Guerra. La pubblicazione è curata da Ezio Anzanello, speleologo e alpinista, del Cai di Oderzo. Anzanello ha esplorato più di 200 gallerie e ricoveri nella zona Col di Lana-Marmolada, tracciando di ciascun sito la mappatura e la catalogazione, integrata con le ricerche presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello SME. È autore di numerosi saggi sulle vicende belliche della Prima Guerra. Molto è già stato scritto sulla mina del Col di Lana e le battaglie che hanno avuto come teatro quello che è stato ribattezzato “Col di sangue”, “Blutberg” in tedesco. Con questa pubblicazione l’autore e l’editore vogliono spostare l’attenzione su quanto accaduto dopo quella mina su quella cima, ideale continuazione e propaggine di Cima Lana, chiamata Monte Sief o “Spiz de le Selëghe” in ladino, diventata il centro delle operazioni belliche dall’aprile del 1916 al novembre del 1917. Un pezzo di storia della Grande Guerra sulle Dolomiti poco conosciuto, ma non per questo meno importante. Gli eventi bellici, presentati quasi esclusivamente dal punto

S

ono Luciana Palla (da Agai/ Daghè, Livinallongo/Fodom). Mi rivolgo di nuovo ai numerosi lettori vicini e lontani de “Le nuove del Pais” per chiedere aiuto per uno studio sull’emigrazione, in modo che questa preziosa memoria storica non vada perduta. Lo studio riguarda in particolare i comuni di Livinallongo, Colle S. Lucia, Rocca Pietore, ma sarà esteso per completamento anche alle zone vicine. La ricerca si sviluppa su tutto il novecento, in particolare sul secondo dopoguerra fino ad oggi: dal 1945 molti partivano per Francia, Svizzera, Germania e altri paesi europei per emigrazione temporanea o permanente. Cominciava anche il flusso di stagionali verso le valli vicine (Ampezzo, Gardena, Pusteria…) e verso le città industriali del nord Italia. Ci interessa quindi sia l’emigrazione transoceanica verso le Americhe o l’Australia del-

“Un anno sul Sief 1916 – 1917”

Il Monte Sief. Ben visibile il cratere delle mine.

di vista italiano, precisa l’autore, sono stati ricostruiti ricorrendo in prevalenza ai documenti custoditi nell’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. La base documentale è rappresentata dai diari storici dei due reggimenti che formavano la Brigata Reggio da cui si è riassunto il racconto del primo anno trascorso dal 45° e 46° reggimento sul Col di Lana – Sief, integrati dal diario storico e dagli incartamenti sussidiari della 18^ Divisione, oltre alla documentazione reperita nell’Istituto di Storia e di Cultura dell’Arma del Genio. Per quanto riguarda le informazioni da parte austriaca, l’autore ha attinto all’opera dello scrittore Robert Striffler, deceduto alcuni anni fa, l’unico ad aver pubblicato un libro specifico sul Monte Sief ed autore di una serie di volumi sulla guerra di mine.

E proprio intorno a questo nuovo modo di combattere, “inventato” con la Prima Guerra, ruotano i fatti che hanno come protagonista il Monte Sief. Le cruenti battaglie tra i fanti italiani, che rinvigoriti dalla conquista di Cima Lana volevano proseguire per sfondare in Val Badia ed i Kaiserjaeger dall’altra parte, determinati come non mai a tenere almeno quella posizione. Una guerra che ha lasciato il suo segno visibile, oltre ovviamente a quello di perdite di vite umane, nel grande “intaglio” tra Cima Lana e Cima Sief, provocato da ben tre mine, due italiane ed una austriaca. Quest’ultima una delle più potenti fatte brillare sulle Dolomiti, caricata con ben 45 mila chili di esplosivo. “Quello che ne è risultato – scrive Anzanello – è un volume forse un po’ impegnativo per chi non possiede un interesse

specifico verso l’area in questione. Ma sicuramente in grado di portare qualche elemento di novità in un periodo strico normalmente trascurato”. Il libro dedica qualche spazio anche alla cronaca dei giorni in cui “non successe nulla”, almeno in quanto a grosse offensive. “Si è voluto mettere in risalto il fatto – continua l’autore – che la guerra non era solo una successione di eventi straordinari, ma più spesso una serie di giornate contrassegnate dalla fatica, di settimane in cui poteva capitare di morire per una pallottola vagante, per una granata o per un banale incidente. Allo stesso modo il racconto si sofferma spesso su argomenti inerenti la logistica, gli interrogatori dei prigionieri o disertori. Questo per descrivere anche gli altri aspetti della guerra di posizione. “Molto si potrebbe ancora scrivere sui fatti di guerra avvenuti in poco più di un anno e mezzo sul Monte Sief, perché il materiale a disposizione è molto – conclude l’autore. “Ma con questo volume si è voluto portare un po’ più avanti il limite di quanto conosciamo. In attesa di progredire ancora”. Il volume può essere acquistato presso l’Istitut Cesa de Jan di Colle S. Lucia. (SoLo)

Nuovo progetto di ricerca sull’emigrazione da Fodom e Col la prima parte del secolo, sia quella più recente. La base principale della ricerca è la raccolta di materiale documentario sugli emigranti: quelli che hanno fatto ritorno in patria e quelli che si sono stabiliti definitivamente all’estero. Mi rivolgo perciò agli (ex)emigranti di Fodom e Col (residenti in patria e all’estero), chiedendo loro di aiutarmi a ricostruire la loro storia personale e familiare da quando sono partiti. Sarebbero molto utili fotografie soprattutto dei primi tempi del loro esodo, lettere in cui si descrive la loro esperienza, altri documenti (passaporti, contratti di lavoro…), e sarebbe molto bello poter raccogliere la testimonianza dalla loro viva

voce, anche se questo forse sarà difficile - ma non impossibile - per chi tuttora risiede all’estero. Mi rivolgo perciò a chi ha voglia di dare il proprio contributo con la segnalazione e possibilmente il prestito di fotografie, lettere, testimonianze. Il materiale originale verrà tenuto con cura e restituito appena possibile. Per lettere e documenti scritti può essere utile anche solo una copia ben leggibile. La privacy sarà tutelata e non saranno divulgati dati personali. Per ogni informazione e recapito del materiale disponibile ci si può rivolgere direttamente a: Luciana Palla, via Matteo Cesa 37, Belluno. Tel. 0437940089; cell. 3393781322;

email luciana.palla@alice.it Per Col collabora alla raccolta di materiale Giulia Tasser, per cui potete rivolgervi anche a lei. I suoi contatti sono: Tel. 0437721416; cell. 3407196717; email: giuliatasser@libero.it . Il progetto viene sostenuto dall’Istitut Ladin “Cesa de Jan”, che comprende le tre comunità ladine di Fodom, Col e Cortina. Ho fatto pubblicare questo annuncio anche sulla rivista “Bellunesi nel mondo”, in modo da raggiungere il maggior numero possibile di persone interessate. Grazie in anticipo a tutti coloro che, in qualsiasi modo, potranno/vorranno collaborare alla ricerca. Luciana


25

«Le nuove del Pais»

Domenica 29 ottobre il Gruppo Alpini “Col di Lana”, in collaborazione con il Comune di Livinallongo, ha celebrato l’annuale commemorazione dei caduti di tutte le guerre presso il Sacrario Militare di Pian di Salesei che, come ogni anno, viene organizzata per l’ultima domenica di ottobre. La cerimonia, iniziata con la deposizione di una corona, accompagnata dal suono della tromba di Paolo Demattia, è proseguita con la celebrazione della Santa Messa officiata dal Cappellano Militare don Lorenzo Cottali. Presente il labaro sezionale e numerosi gagliardetti dei gruppi alpini della zona e della Protezione Civile di Montebelluna. Nume-

rose le autorità presenti: oltre al Sindaco di Livinallongo Leandro Grones, il maresciallo Boemo Stefano della caserma Gioppi di Arabba, i rappresentanti delle Associazioni d’Arma dei Carabinieri e Bersaglieri in congedo, il Presidente della sezione Alpini di Belluno Angelo Dal Borgo. Da segnalare la consueta e gradita presenza degli amici di Gubbio, rappresentati dal Presidente degli Eugubini nel Mondo, dott. Mauro Pierotti. Negli interventi del capogruppo Luca Deltedesco e del Sindaco Leandro Grones è stata ricordata l’organizzazione della riuscita cerimonia di agosto, a ricordo del centenario della corsa dei ceri di Gubbio.

Assemblea Annuale Come da consuetudine, l’ultima domenica di novembre, il Gruppo Alpini ha organizzato l’annuale assemblea ordinaria, a consuntivo dell’attività svolta e per la programmazione delle attività del 2018. La giornata è iniziata con la celebrazione nella chiesa parrocchiale di Pieve della Santa Messa officiata dal parroco don Dario Fontana ed allietata dalla Banda da Fodom, dal Coro Parrocchiale San Giacomo e dal Piccolo Coro Col di Lana riuniti per festeggiare Santa Cecilia, patrona della musica. È seguita la deposizione di una corona presso il monumento dei caduti. Prima di iniziare la relazione, il Capogruppo Luca Deltedesco ha ricordato il Socio del gruppo “andato avanti”, Clement Dino. Sono state poi illustrate le numerose attività svolte nel 2017 dal gruppo. Da segnalare la partecipazione delle manifestazioni a carattere nazionale: l’adunata di Treviso, il raduno triveneto a Chiampo (VI), il premio Fedeltà alla Montagna ad un’azienda agricola di Vernante (CN). Il 2017 sarà sicuramente ricordato per l’organizzazione, in collaborazione con l’amministrazione comunale, della cerimonia per il centenario della festa dei ceri del 5 agosto a Pian di Salesei. Probabilmente sarà ricordato anche per la decisione di non salire in cima al Col di Lana il giorno successivo, per la cerimonia di commemorazione dei caduti della prima guerra mondiale a causa del maltempo. A posteriori si è rivelata una decisione saggia. Svariate sono state le attività a livello locale, tra le quali la sistemazione del monumenti ai Caduti a Pieve ed il riordino presso il cippo in località Le Coste. Numerose le iniziative di solidarietà: il brulè di Natale, la vendita di colombe per l’Associazione Donatori Midollo Osseo. Anno anche di riconoscimenti: il socio Valerio Nagler, in rappresentanza del gruppo, ha ricevuto il premio “città di Mestre 2016” da parte dell’associazione “Communitas Mestrenses” che ogni anno propone un tema per un riconoscimento. Quest’anno il tema era il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Altro riconoscimento, il Premio Santa Maria Maiou, assegnato dall’Union Ladins da Fodom e dal Comune. Sono stati ricordati inoltre i momenti di amicizia che legano il gruppo con la città di Gubbio e i momenti di fratellanza con i Kaiserjager di Lienz. È seguito poi il consueto pranzo conviviale all’Hotel Malita di Arabba, allietato dalle fisarmoniche di Mario Detomaso e Sisto Rossi.

La Croce Bianca Fodom “cura” i peluche “Dottore, il mio peluche sta male.” Si chiama “Progetto Peluche” l’iniziativa che i volontari della Croce Bianca Fodom hanno organizzato durante l’autunno con i bambini della scuola dell’infanzia di Arabba. Ogni alunno ha portato a scuola il proprio amico peloso “malato” per farlo curare dai sanitari. L’obiettivo era quello di far vincere ai bambini la “paura del camice bianco.” Progetti simili vengono avviati da tempo in strutture ospedaliere come quella di Padova, dove dottori ed infermieri con il supporto di psicologi, giocano insieme ai bambini a curare i loro peluche

in modo da farli familiarizzare con l’ambiente ed il personale sanitario. Ma l’idea nata in seno alla Croce Binaca Fodom è stata ancora più particolare ed ha coinvolto anche il personale di primo soccorso, ovvero gli stessi volontari. Quelli poi che sono i primi ad intervenire in caso di un’emergenza sanitaria. Così nel corso di una mattinata a scuola, hanno ricreato una di queste situazioni, dove però l’infortunato o il malato erano i peluche. Ogni bambino ha portato in aula il suo amichetto peloso dove ad aspettarlo c’erano cinque volontari della Croce Bianca Fodom, l’infermiere nonché a sua volta

volontario Gianluca Soratroi ed il neo medico Giuliano Federa. Uno alla volta i bambini hanno sottoposto i loro peluche alle cure dei sanitari. Come se si trattasse di una vera emergenza, il personale della Croce Bianca ha valutato i pelosi pazienti ed in base ai sintomi raccontati dai bambini, hanno prestato loro le cure adeguate. Per i casi più gravi, dove era necessario il trasporto in ospedale, i peluche insieme al bambino sono stati caricati sull’ambulanza e dopo un piccolo giro nel cortile della scuola, sono arrivati al pronto soccorso più vicino. Nella simulazione sono stati usati presidi sanitari veri,

come garze o siringhe. Anche questo per abituare i bambini a non averne paura. In un paio d’ore tutti i peluche sono stati curati. A qualcuno è stato necessario ingessare un arto, ad altri praticargli un iniezione o qualche punto di sutura. “La difficoltà più grande negli interventi dove i pazienti sono dei bambini piccoli – spiega Gianluca – è proprio la paura che loro hanno del camice bianco, dell’ambulanza o dell’abbigliamento in generale del sanitario. Spesso non si riesce a capire la vera gravità di quanto accaduto perché: o il bambino piange non per il dolore bensì per paura, oppure

Croce Bianca

Commemorazione a Pian di Salesei

Gruppo Alpini

DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI

➥


26

«Le nuove del Pais»

Donatori di Sangue

Pettirosso Agordino

Foto di gruppo con i bambini della materna ed i volontari della Croce Bianca.

perché questo stato d’animo letteralmente lo fa ammutolire, impedendo così al sanitario di capire dove o quanto possa avere dolore. Far vedere loro, come in questa simulazione, che noi sanitari curiamo anche i loro compagni di giochi, come il peluche, crea in loro sicurezza e contribuisce ad attenuare la paura.” Come hanno risposto i bambini? “Tutti hanno portato senza remore il loro peluche. E sono stati sempre loro a spiegarci dove e di quale male soffriva. Altro aspetto importante. Così facendo in futuro, se per caso dovessero essere loro i pazienti, non avranno difficoltà a spiegare la stessa cosa al sanitario. Le patologie uscite dalla fantasia dei bambini rispecchiavano, com’era logico attendersi, il contesto ambientale nel quale

Infermiere e dottore “curano” un peluche portato dai bambini.

viviamo. Molti infatti ci hanno presentato il loro peluche con una frattura ad una gamba a causa di una caduta con gli sci. Non sono mancati i momenti esilaranti, che solo i bambini sanno regalare. Come quello che ci ha raccontato che il suo peluche aveva male di schiena

perché aveva mangiato troppo. Un altro invece, evidentemente entusiasmato dal nostro lavoro, ci ha rivelato che da grande vuole fare l’infermiere. È stata un’iniziativa molto riuscita – conclude Gianluca – e molto apprezzata da genitori ed insegnanti. (SoLo)

L’Associazione “Cucchini Agordino” diventa “Pettirosso Agordino” Il 16 novembre 2017 si è tenuta l’Assemblea dell’Associazione: i soci sono stati invitati a esprimersi riguardo la proposta del cambio di nome e per la riduzione del numero di consiglieri dagli attuali 9 a 5. La maggioranza dei soci ha approvato le due proposte. Adesso l’associazione, a sette anni dalla costituzione, ha una propria identità: l’associazione Cucchini di Belluno è stata madre, ma ormai in Agordino abbiamo una nostra identità. Qualche socio ha contestato la riduzione del numero dei consiglieri; chi lavora nel volontariato sa quanto sia difficile trovare persone disponibili a mettersi in gioco e all’ultimo rinnovo del consiglio è stato difficile reperire

nove persone disponibili, con un consiglio di cinque persone sarà di sicuro più semplice. Nel corso dell’ultimo anno, accanto alla formazione sulle cure palliative è stato proposto un percorso per conoscere meglio il mondo della demenza, argomento che ha riscosso molto interesse. Con l’aumento dell’età media, aumentano le persone con demenza, con problematiche relative alla

comprensione della malattia e spesso difficile gestione dei disturbi correlati, sia in casa che nelle strutture residenziali, come le case di riposo. A fine gennaio 2018 inizierà un corso di formazione per volontari proprio per acquisire conoscenze per assistere al meglio le persone affette da demenza, che sarà aperto a tutte le persone interessate, senza l’obbligo di diventare volontari. Ciò sarà pos-

Gita in Val di Non

A

nche quest’autunno abbiamo pensato di ritrovarci per una giornata in compagnia, domenica 24 settembre. Siamo partiti alle 5 del mattino ed era ancora buio. Non capivamo come fosse il tempo, ma non lasciava presagire niente di buono, il cielo era coperto. Giunti alla località “Le Brue” sul passo Pordoi, dove la strada era ricoperta di neve, la preoccupazione per la riuscita della gita era grande! Continuando il nostro viaggio fino ad arrivare

sibile grazie alla collaborazione dell’Unità Operativa di medicina e lungodegenza dell’ospedale di Agordo, grazie al primario, dottor Mosca e alla dottoressa Corazzin. Si tratta di un volontariato impegnativo, sia per l’assistenza ai malati di tumore e altre malattie inguaribili, che per assistere le persone affette da demenza, ma per fortuna si trova ancora gente di buon cuore! Un GRAZIE! A tutti i soci e non che in questi anni hanno sostenuto l’Associazione Cucchini Agordino e che vorranno continuare a sostenere il Pettirosso Agordino, anche con richieste di aiuto, quando se ne presenta la necessità! Chiara Roilo


27

«Le nuove del Pais»

che passeggiava all’interno di un recinto: che meraviglioso animale. Penso che una sua zampa avrà avuto lo stesso peso di un corpo umano! In seguito ad un invitante pranzo al ristorante “Al giardino” a Cles, abbiamo visitato il bellissimo Castel Valier, accompagnati da una guida molto brava e preparata. Verso sera siamo ritornati verso casa molto soddisfatti della giornata. Ringrazio di cuore gli organizzatori e tutti i partecipanti che hanno voluto prendere parte a questa attività con i Donatori di Sangue di Fodom.

Taglio contributo legnatico dal Comune

Sabato 14.10.2017 con un gruppo di donatori e due potenti trattori ci siamo avviati come ogni anno al bosco per il taglio del legname concesso alle associazioni dal Comune. La giornata era a dir poco fantastica e le persone che hanno voluto dare un ulteriore contributo all’associazione erano tutte orgogliose di lavorare sodo per il bene comune. Quando è arrivata l’ora del pranzo due bravissime cuoche ci hanno preparato un pasto degno del miglior ristorante: sul tavolo c’era di tutto e di più! Questa giornata è stata un’occasione per dividere lavoro, fatica e momenti conviviali, di grande valore affinché le associazioni restino unite per dare il meglio di loro stesse al nostro Fodom. N Diovelpaie col cuor a duc. Fabio Cru

Cena di Sezione

I donatori premiati.

C

i siamo ritrovati anche quest’anno per la consueta cena di sezione e approvazione bilancio per l’anno 2017. Sabato 16 dicembre abbiamo iniziato la festa con la S. Messa a Pieve celebrata dal nostro Scior Pleván Don Dario che ringraziamo vivamente: ha sempre delle belle parole da dire nei confronti della nostra sezione. Ci siamo quindi avviati verso quel di Arabba, destinazione Sporthotel, per la cena. Non eravamo in molti, ma, visti i traguardi raggiunti dai nostri associati, abbiamo capito che dobbiamo continuare con il nostro dono. Quest’anno sono stati premiati ben 17 donatori ed io, come segretario attuale e donatore da oltre 30 anni, non ricordo una

premiazione così massiccia: Merito trasfusionale: Del Negro Jessica, Federa Mara; Medaglia di bronzo: De Martin d’Orsola Stefano, Del Negro Jessica, Dorigo Germano, Nasso Andrea, Palla Andrea, Palla Denise, Sorarui Giorgio, Vallazza Patrik; Medaglia d’argento: Costa Renato, Gliera Nicoletta, Pezzei Paolino; Medaglia d’oro: Costa Roberta, De Carli Roberto, Pellegrini Lorenzo, Sorarui Claudio. Per una sezione formata da una sessantina di donatori attivi dobbiamo proprio ritenerci soddisfatti! Naturalmente ringraziamo la famiglia Pra e tutto lo staff per la buona cena, l’eleganza e la professionalità.

A cura del Segretario di sezione, Fabio Denicolò “Cru”

Tutti impariamo da tutti

D

a più di vent’anni nella nostra fraternità di S. Giovanni, in alcuni periodi dell’anno, condividiamo piacevolmente il martedì sera con il “gruppo del martedì”… composto in maggioranza da donne che mettono a servizio tempo, passione e ciò che ognuna può dare per un fine buono. Sorelle Discepole del Vangelo Il gruppo è nato attorno agli anni ‘90, ci ritroviamo in gran numero soprattutto nel periodo autunnale quando prepariamo corone e composizioni fatte con materiale di recupero e verde raccolto nei boschi perché, qui da noi, si portano sulle tombe per il periodo del San-

ti. Vendiamo i nostri prodotti creativi e doniamo il ricavato ai nostri missionari oppure ad associazioni che conosciamo o a persone bisognose. Il gruppo, composto da persone di età diverse, è aperto a tutti. Il trovarsi insieme è un’occasione per conoscerci, aiutarci e scambiarci amicizia. È un’opportunità per scambiarci idee e consigli. Tutti impariamo da tutti. Mettendo insieme le nostre singole capacità e doti riusciamo a raggiungere l’obiettivo comune! Fanno parte del gruppo anche delle persone che non frequentano il martedì ma che contribuiscono attivamente

preparandoci del materiale, donandoci generosamente il loro tempo. Viviamo dei bei momenti insieme soprattutto quando organizziamo un momento conviviale nel quale ognuno

prepara e porta qualcosa da mangiare, dolce o salato. È l’occasione in cui decidiamo insieme a chi devolvere il frutto del nostro lavoro. Paola e MariaRosa, Assieme alle donne del martedì

Le donne del martedì

in Val di Fiemme l’umore si è ristabilito, in compagnia delle prime schiarite. Una stupenda giornata di sole ci ha accolto in Val di Non, verso il paese di Sanzeno. Da lì, lungo uno spettacolare sentiero scavato nella roccia, con strapiombo vertiginoso, siamo arrivati al Santuario di San Romedio. Si diceva in giro che c’era l’orso da vedere: ho pensato che al più avremmo visto la pelle di un orso attaccata alla parete! Su indicazione di un frate gentile, che ci ha suggerito quale fosse il posto più adatto, abbiamo potuto vedere l’enorme orso,


Coro Fodom

28

«Le nuove del Pais»

Festa dopla per l Coro Fodom

F

esta dopla per l Coro Fodom che n sabeda ai 23 de setembre l à festegé co nen conzert l 45° de fondazion e i 20 agn de direzion del maestro Lorenzo Vallazza. Ospite d’onour per l’ocajion l joven Coro CeT (Canto e Tradizione) de Milán, che à ncanté l publico per la perfezion e l’espressivité de sue ciántie, dute toute dal repertorio de la Sat. Na formazion jovena, nasciuda ntel 2000 che ven fora dal ambient de Comunione e Liberazione e de le université de Milán. N coro che, sot a la direzion del autertánt joven maestro, Simone Bassi, l à bele sapù se fè aperjié e che à ence bele vadagné n valgugn concorsc a livel nazional. Auna ai conzerc l coro de la zité de la Madonina l porta nnavánt ence na gran ativité per trasmëte ai jovegn la pascion de le ciántie da mont. E l é sté ence per chësta sua carateristiga che l Coro Fodom l l à volù come coro ospite n ocajion de chësta festa. Defati ence al coro nsegné via dal ma-

L Coro Cet de Milán, ospite d’onour de la sëra del 45°.

estro Vallazza da plu pert ie ven recugnisciù de ester sté bon de se trè permez troc jovegn, la maiou pert che ven da la Bánda da Fodom, co nen bagai a le spale de cultura mujical che a mpermetù de auzé l livel de le ejibizion. Per l’ocajion l coro l à prejenté 5 toc, che n chelche moda raprejentáva na sintesi de le dejine e dejine mparade e ciantade nte sti 45 agn de conzerc. L intermez ntra le doi pert del program del Coro Cet l é sté l’ocajion per recordé chelche moment de sti 45 agn. No podëva mancé l intervent del “pere” del coro, Benigno “Gobo”. “Chël che sè de mujica l è mparé dut da sol” – l à recordé. “Davánt de mëte su

l coro m’è liet per n valgune sëre n liber de teoria mujical e po son mefo pié via a dirige. Ncuoi – l à continué – l é ite troc jovegn che sà la mujica e se l sent. L é dut n auter coro che co sonve mi, de livel plu aut. Ma son orgolious de lori, ie voi tres ben e co pos vade tres a i scouté.” L Coro Fodom l à tres tout pert a vigni ocajion mportánte nte la val e l é grazie al coro e a Benigno che à semené, se ntei agn l é florì dute le bele realté mujicai che on ncuoi – à dit l Capocomun Leandro Grones nte sue parole de salut. De chi 15 jovegn che Benigno ava biné auna ntel 1972 n é ncora 2 n ativité: l Davide Costa “de chi de Nino” d’Andrac e l Renzo

Rossi “Giaiol” da Federa. A lori l publico e dut l coro i à resselvé n gran batimán e n Diovelpaie per la fedelté e l ejemple de atacament al coro e a la pascion per l cianté che i mostra ence ntel coro de gliejia da La Plié. Ma per l coro no l eva demè da recordé i 45 agn de ativité. Davánt 20 agn defati, davò 5 agn de direzion de Fabio Roilo, che ava ciapé la luoga de Benigno, la bachëta la passáva nte le mán de n joven de mpermò 22 agn: Lorenzo Vallazza. Dintourn a dël sabeda passada s’à strent duc i corisć per l rengrazié de sua pascion e competenza nte duc sti agn al ce. E come senn de rengraziament i à scinché na bela statua de len che rafigureia n diretor e n diapason de or. “Ve lamentei che no ve l dighe mei, ma ncuoi ve dighe che sei bravi e son orgolious de ester vost diretor” – l é sté suo coment. “Davò 45 agn son ncora chilò e speron de podei jì nnavánt ncora n bel pez” – à comenté l prescident Lorenzo Pellegrini. (SoLo)

Ciántie ladine e ocitane s’à nconté

N

ocajion dei suoi 45 agn de ativité l Coro Fodom l à bù l’ocajion de jì a cianté per l prum viade n tiera de Piemont. E plu de prezijo n Val Maira: na val che cor per 45 km da ovest a est nte la Provinzia de Cuneo e fenësc sul confin co la Fráncia. L envìt l é rué dal Coro “La Reis” de S. Damiano Macra, un dei doi paisc maiou de la val. L contat ntra le doi formazion l eva pié via da l’amicizia che i doi grop à deberiada col Coro “Zente Sarda” de Ovodda en Sardegna. L Coro “La Reis” l mët a jì oramei da troc agn na rassegna che se clama “Chanto l’outon”: inom che fesc capì che ence ilò se descor n lengaz particolar, l ocitán, un dei 12 lengac recugniscius come mendránza n Italia. Na bela ocajion per l coro nsigné via dal maestro Lorenzo Vallazza per se confronté e cugnësce ence chësta cultura, con sue ciántie e mujiche. Consideré che l viade l fossa sté scialdi sfadious da fè demè nte doi dis, l diretif del coro l à volù njonté na giornada per

L Coro Fodom ntánt l conzert a S. Damiano Macra (CN).

avei modo ence de cugnësce chelche autra pert del Piemont. Spo vender ai 20 de otobre la clapada de ciántiarins e chelche acompagnator l’é piada via del viers del Monferrato: la bela śona ntra Asti e Alessandria, tutelada da l’Unesco per la varieté e particolarité de vigne che l’à fata deventé la patria de vins cugniscius come l Barbera, l Moscato, l Dolcetto e l Nebbiolo. Ma Monferrato vol dì ence tartufo: l fonch tánt cherì e aprezé de la cujina piemontese. Per chëst la pruma tapa l’é stada proprio a la Cantina de Nizza (Monferrato) per na degustazion, ma ence per vedei coche laora al di da ncuoi n’azienda moderna che fesc vin

che po ven esporté souradut ntei paisc del nord Europa. Da sëra i ciántarins i se l’à dada bona nte n ristoránte a ciarcé le spezialité tipiche del Piemont, come i “Plin” e la cern de Fassona. Davò n viade de gnánca doi ore, sabeda davántmesdì l coro l é rué a S. Damiano Macra. Davò avei saludé e marené coi amisc del Coro “La Reis”, i à vijité na picola frazion cuaji disabitada ilò dessoura, ulache l é resté demè na copia de bacagn che arleva cioure. Nte la picola stua laorada fora, ntra na ciantada e l’autra, i à podù ciarcé chelche bona sort de formai davánt de jì a s’enjigné per l conzert organisé nte la bela

gliejia del paisc. Gran marevoia nte duc l é sté vedei la gliejia se mplenì bele plu de na mesora davánt dal conzert da jent ruada ence da fora de la val. N fat che chilò da nos oramei se stenta a vedei. À scomencé le ejibizion l coro de cesa, che l à prejenté n valgune ciántie de suo repertor. Ntra chëste ence doi n ocitán: lengaz che nte la val la jent descor ncora trop. Davò n intermez da pert de n valgugn alpini ex ciántarins del coro de la Brigata Taurinense vignus a ciaté n corist de La Reis, da vint agn su na carozina, l é sté la outa del Coro Fodom prejenté sue ciántie ladine e taliane. Coro che, come da tradizion, l s’à tout davò cater margatenterin col guánt da fodoma. Na particolarité che auna a la cualité de l’ejibizion dei ciántarins, à regoiëst n gran suzes ntra l publico. L di davò l Coro Fodom l à compagné la S. Mëssa davánt de saludé i amisc de “La Reis” che i vignarà nta Fodom l ann che ven a rete la vijita. (SoLo)


29

«Le nuove del Pais»

ATTUALITÀ - SUZÉDE NTA FODOM

Notizie dal Comune V

ia libera del consiglio comunale ai terreni per gli ambulanti a Sorieghe. Sembra sbloccarsi l’annosa questione delle aree da destinare ai chioschi sulle piste vicino alla partenza degli impianti di Portavescovo ad Arabba. Nel corso dell’ultima seduta il consiglio comunale ha approvato il mutamento di destinazione d’uso di un terreno e l’avvio della pratica per lo svincolo dall’uso civico in quanto la particella in questione è intestata alla Frazione di Arabba. Il terreno era già stato destinato circa vent’anni fa dall’allora amministrazione del sindaco Giacomo Crepaz ai titolari di tre licenze di commercio ambulante che per anni hanno gestito i chioschi per la vendita di panini e bevande nell’area dell’ex attraversamento sciistico di Arabba. Il provvedimento era stato adottato in funzione della lottizzazione che la Sofma aveva intenzione di realizzare nella zona di Sorieghe, vicino alla partenza degli impianti per Portavescovo. Dal progetto infatti, l’area sulla quale erano

posizionati in chioschi infatti, si sarebbe venuta a trovare nel bel mezzo della prevista tangenziale di Arabba e dello svincolo per la nuova area residenziale. Opere che poi, per svariate vicende, non sono mai partite. Nel frattempo, nel 2015, è stata realizzata la tanto attesa seggiovia “Arabba Fly”. Impianto che da un lato ha permesso di risolvere l’annoso problema dell’attraversamento sciistico di Arabba. Dall’altra ha lasciato però senza lavoro i titolari dei tre chioschi, che si sono ritrovati in un’area dove ormai non passa più nessuno. Due di loro, quelli gestiti da Paolo Delmonego e Emma Rudiferia, hanno così chiesto di potersi trasferire in quell’area a loro destinata vent’anni fa. Il Comune però ha sollevato alcuni problemi proprio in relazione alla destinazione del terreno. Così una delle due attività ha aperto per un anno su un terreno poco distante, di proprietà della Sofma. Il secondo anno il Comune non ha più concesso i permessi e così il chiosco è stato di nuovo

spostato nel piazzale a fianco della casa cantoniera di Arabba. “Questa delibera – hanno criticato i consiglieri di minoranza – arriva in ritardo di due anni. Nell’area dell’ex attraversamento sciistico quelle attività non lavorano, così una di loro ha dovuto chiudere. E questo non è bello per un’amministrazione.” Tra i punti all’ordine del giorno figurava anche l’approvazione del bilancio di previsione 2018 dell’Asp Fodom Servizi. Anche qui l’opposizione ha fatto sentire la sua voce osservando come dal prossimo anno la struttura si ritroverà un aumento della tassa di smaltimento dei rifiuti di ben 7 mila euro, passando dai 2 mila attuali ai 9 mila. Aumento dovuto al cambio di gestore del servizio, che da giugno è passato a Valpe. “Colpa dei sindaci e quindi anche di Grones che hanno approvato le tariffe per queste strutture” hanno detto i consiglieri. Con una variazione al bi-

lancio sono poi stati inserite le somme derivanti da alcuni contributi per lavori pubblici. Tra questi 72 mila euro da un contributo regionale per l’intervento di consolidamento del versante a monte della strada Cherz-Malga Cherz e 39 mila 400 euro dall’Unione Montana per lavori d sistemazione idrogeologica nella frazione di Corte. È stata invece rimandata l’esecuzione di due progetti interamente finanziati dal Fondo Comuni di Confine: la messa in sicurezza della viabilità pedonale comunale nelle località di Arabba e Passo Campolongo” (447 mila euro) e quello per la manutenzione e miglioramento della viabilità comunale (463 mila euro). È stato infine iscritto nell’esercizio 2018 il progetto di miglioramento dei servizi di soccorso ed assistenza sul territorio (500 mila euro), anche questo finanziato dal Contributo Fondo Comuni Confinanti. (SoLo)

Park Val del Hotel: i lavori slittano alla primavera “I lavori per la costruzione del park di Val del Hotel a Pieve e del tratto di marciapiede di collegamento con quello già realizzato a Brenta riprenderanno verosimilmente a primavera”. Il sindaco di Livinallongo Leandro Grones fa il punto della situazione sui due importanti progetti finanziati tramite il Fondo per i Comuni di Confine nel capoluogo di vallata, fermi da questa primavera dopo il ritrovamento di un ordigno bellico da 150 mm risalente alla Prima Grande Guerra. In questi mesi gli uffici comunali ed i tecnici sono stati impegnati a seguire la complicata procedura burocratica per consentire la bonifica del terreno. Iter ormai giunto quasi al termine, ma la ripresa dei lavori dovrà comunque essere spostata alla prossima primavera. “Com’era facilmente prevedibile – commenta il sindaco - l’inevitabile stop ai lavori ci ha fatto perdere tutta la buona stagione. Senza quell’intoppo oggi il parcheggio sarebbe già terminato al grezzo”. Il proiettile da cannone era venuto alla luce il 21 aprile sotto i primi colpi di benna di un escavatore,

intento ad iniziare la fase di scavo delle fondamenta del muro si sostengo del parcheggio. “Pochi giorni dopo la sospensione dei lavori – ricorda il sindaco - abbiamo effettuato un sopralluogo in cantiere con i tecnici della ditta Biotto, specializzata e iscritta presso il Ministero della Difesa tra le imprese autorizzate ad effettuare interventi inerenti la bonifica da ordigni bellici. A metà maggio è stato fatto l’incontro presso l’ufficio del 5° Reparto infrastrutture di Padova, organo esecutivo del Ministero della Difesa competente per i lavori di bonifica bellica, al quale abbiamo illustrato il problema ed avere così dai tecnici gli indirizzi e la procedura da adottare. Fatto questo indispensabile passaggio tecnico-operativo, il direttore dei lavori, Tito De Biasio, insieme al tecnico del comune di Rocca Pietore che segue il progetto (l’opera fa parte di una serie di progetti finanziati dal Fondo dei Comuni di Confine con capofila il Comune di Rocca Pietore n.d.r.) ha incontrato a Trento i funzionari che gestiscono il Fondo per decidere le procedure da adottare in relazione ai contributi

concessi per il parcheggio, considerate le spese impreviste da sostenere. Durante il mese di giugno è stata predisposta da parte della direzione la documentazione richiesta e immediatamente inviata all’ufficio di sorveglianza di Padova per poter procedere nell’iter. Ad inizio agosto l’ufficio del Ministero ha inviato le prescrizioni tecniche vincolanti per l’esecuzione della bonifica bellica: un documento di ben 60 pagine. Quindi, a fine mese sono partiti gli inviti a presentare le offerte di competenza per la soluzione del problema della bonifica bellica. A metà settembre è stato rimodulato il quadro economico comprensivo delle previsioni di spesa per la bonifica bellica da inviare a Trento per l’approvazione in modo da poter estendere alle ditte l’incarico e predisporre il progetto di bonifica della ditta specializzata che sarà poi inviato al Reparto del Ministero della Difesa a Padova per l’approvazione. Solo allora – conclude Grones - potremo finalmente iniziare le operazioni di bonifica. Sperando di non trovare altre bombe.” (SoLo)


30

D

«Le nuove del Pais»

opo 6 anni di gestazione nel Fondo ex Odi (il progetto era stato avviato ancora dalla passata amministrazione Ruaz per un costo di 1,3 milioni di euro), 2 anni di lezioni in aule provvisorie ed uno di lavori, lunedì 25 settembre alunni, insegnanti e genitori hanno finalmente potuto fare festa per l’inaugurazione ufficiale del nuovo plesso delle scuole elementari di Pieve. Nella nuova aula magna ricavata nella soffitta dell’edificio il sindaco Leandro Grones ha chiamato per l’occasione i tecnici che hanno lavorato al progetto, l’ingegner Felice Gaiardo, i rappresentanti del mondo della scuola (tra cui il preside dell’Istituto Comprensivo di Alleghe Paolo Zanin, l’Intendente delle scuole ladine della Provincia di Bolzano Roland Verra e la dirigente della scuola di La Villa in Badia Elena Pellegrini) e il direttore dell’Istitut Ladin Moreno Kerer. Presenti anche i sindaci di Alleghe Siro De Biasio, di Falcade Michele Costa e l’onorevole Roger De Menech.

Fodom sfoggia una scuola tutta nuova e colorata Durante il semplice momento della benedizione il parroco don Dario Fontana ha ricordato ai bambini che “questa deve essere un’occasione per diventare più luminosi, sapienti e dispensatori di sorrisi con il loro buonumore”. Di un’occasione importante ha parlato il sindaco Grones, ricordando che “100 anni fa a Fodom c’erano scuole quasi in ogni Frazione. Ora ne è rimasta una sola (elementare N.d.R.), ma dopo la ristrutturazione è diventata una struttura di prim’ordine.” I lavori effettuati sono stati illustrati dall’ingegner Gaiardo. “Il grande apprezzamento già dimostrato da bambini e genitori – ha esordito – ci dice che è stato fatto un buon lavoro. L’edificio è stato progettato nel

rispetto delle nuove norme, in particolare per i disabili. Ma la particolarità più importante sta nello studio fatto dai tecnici sui colori, con i quali sono stati dipinti i vari spazi: per le aule giallo, arancio e verde che trasmettono quiete, violetto per le sale degli insegnanti. Nuovi anche gli arredi, con banchi e tavoli che si adattano alle caratteristiche fisiche dei bambini.” Per il preside Paolo Zanin questa “è una struttura magnifica, esempio di come si possono usare bene i soldi pubblici.” Per questo ha invitato i bambini “ad averne cura e rispetto per consegnarla intatta a chi verrà dopo.” Zanin ha poi ringraziato l’Intendente Verra per la collaborazione negli aspetti didattici che consente alla scuola fodoma di offrire

anche l’insegnamento del ladino e del tedesco.” Soddisfatto “di vedere i risultati concreti del Fondo per i comuni di confine” l’onorevole Roger De Menech. “Un fondo – ha continuato – che non deve favorire solo la creazione di strutture ma anche crescita culturale. Questo è un messaggio che anche in montagna si può vivere bene. Mi auguro – ha poi concluso – che questa scuola possa essere aperta anche agli adulti per altre attività nei periodi extra scolastici e diventare un centro per la comunità fodoma.” Al termine il sindaco Grones ha invitato i bambini a proporre entro Natale un nome cui intitolare l’edificio. La festa è quindi continuata con canti e poesie degli alunni. (SoLo)

La scuola elementare di Pieve, completamente restaurata, è stata ufficialmente inaugurata lunedì 25 settembre 2017.


31

«Le nuove del Pais»

Intitolazione nuova scuola elementare di Pieve: proposta A

mio avviso una scuola dovrebbe essere intitolata a una persona che, non solo ha svolto con serietà e capacità la sua professione, ma che ha lavorato per la CULTURA dando lustro al territorio. Viene spontaneo pensare a qualche insegnante come il M.o Fortunato FAVAI, apprezzato maestro che ci ha lasciato diversi scritti fra fra i quali “En bel di sa mont” - “Sol sa mont en veia de Sánta Maria Maiou” e un diario; quindi il M.o Sergio MASAREI per i suoi scritti e per il “Dizionario Fodom-Taliàn-Todȅsch”. È giusto tener presente altre persone che hanno lavorato per la CULTURA. Fra esse: Alessio SORATROI che ha scritto molte poesie dedicate a Fodom, parecchie delle quali sono state musicate e fanno parte del repertorio del Coro Fodom: “Edelweiss e ciòf de sita” - “Tra Ciuita e Boè” - “Davò taula son sentèi” ecc.. SIEF Albino per i suoi numerosi

racconti e scritti riguardanti le Grandi Guerre. Ma che dire di Pietro FAVAI, che fra il 1828 e il 1829 ha steso i due volumi manoscritti che riportano la nostra storia: la storia del Castello di Andraz (1° volume) e ancora più interessante la storia delle varie località di Fodom, in particolare Corte-Ornella-Andraz-Arabba ecc. ecc. Ci sono poi “i pezzi da 90” - come si suol dire. Jaco ZANUSI (Janùč ?), pittore di fama internazionale, nato ad Ornella nel 1679 e morto a Salisburgo nel 1742: pittore di corte, richiesto da molti Vescovi e Prelati in quanto pittore di arte sacra. Qualche anno fa diversi fodomi avevano avuto la possibilità di visitare la grande mostra dei suoi quadri esposti al DOM MUSEUM di SALISBURGO. Andres CREPAZ “Polonȃt”- nato a Crepaz “Carpač” nel 1877- morto a

Hall in Tirol nel 1963: scultore di fama internazionale le cui opere sono disseminate in varie città dell’ Europa e dell’America. Grazie alla nipote, la signora Dorothea, che ha desiderato che suo nonno venisse ricordato nella sua terra natia, parecchio materiale è stato donato al Museo di Pieve in modo da poter allestire un reparto permanente a suo ricordo. E che dire dei due CONCORSI di disegno e scultura rivolti agli scolari e agli studenti di Fodom, organizzati e finanziati da Dorothea, in collaborazione con il Museo Etnografico, il Comune e l’Union dei Ladins, per ricordare il grande nonno? Come ha detto il Sindaco il giorno dell’inaugurazione: “Agli scolari il compito di proporre un nome per intitolare la scuola”. Ma, io aggiungerei: “Ai genitori, ai nonni, ai parenti e amici il compito di parlarne con gli scolari”. Franco Deltedesco

Ospedel de Egort: chel destin? D

a oramei chelche ann nte la strutura che sierf l Agordin l é aria de smantelament. Ades gnánca i 16 Capicomuns i no va adacordo su le strategie per l tignì mpe. Doi dománde sul argoment a Denni Dorigo, del grop “I giovani agordini” che se cruzia e ciala davò a la cuestion. Che la Region la trate l ospedel de Egort, strutura de riferiment per duc i 16 comuns del Agordin, come n malé terminal l é ciaro. Di per di, da chelche ann nca s’à vedù saré reparc un ndavò l auter e servisc che ven tramudei a Belum. La gran strutura l’é n gran pert vuota. Oramei se va demè, cuaji, per l post de prum aiut. Ma ence chël l va a pe zot, sebenche l personal l ciale de fè l meio che se pò. Ma cánche dut dintourn se veiga e se sent aria de smantelament l é ence difizile laoré polito. Cuaji ogni di rua ousc che l ospedel l siera o che siera chelche auter repart. Duc craia contra la Region e da Venezia rua, puntual, la replica che “no, l ospedel l no siera.” Ma nsomeia cuaji na strategia studiada. Co se leva su le proteste da na pert, i tol via chelche servisc da n’autra: per ejemple a Pieve de Ciadoure. Coscita l’atenzion la tramuda ilò; e ntánt i siera chël che i volëva jun Egort

o a Belum. N toch al viade la sanité nte la Provinzia de Belum la ven despoiada co la scusa che l é da riduje i cosć. Ma coscita se ridusc ence la cualité e souradut l’eficenza del servisc. Ence l elicotero del Suem 118 che peia via da Pieve de Ciadoure nsomeia che l vegne metù n discuscion. N servisc essenzial, che mpermetëssa de rué nte puoc menuc ence nte la plu descomeda de le frazion, almánco via per l di, l risćia de rué a Treviso. Ntánt delà dal Ciaulonch, ulache da diesc agn Fodom à damané de tourné ence per avei maiou segurëza nte chëst setor, l elicotero l é sté atrezé da puoch per podei sgolé fin le 10 da sëra. Sté mel na sëra che l nei nte na frazion da Fodom l é n “luscio” che oramei no se pò plu se mpermëte. Ci fin éla destinada a fè la sanité n Agordin? La sanité, n dërt e n servisc de pruma mportánza che l Stato talián garantisc nte sua costituzion? On prové a fè chelche dománda sun chëst argoment a Denni Dorigo, che l fesc pert del grop “I Giovani Agordini”: na clapada de jovegn che da chelche ann nca s’à tout su a cuor de sté davò a chëst argoment, de tignì nformada la jent e de ester de stimol e chelche outa ence de fè da “cián da guardia” a chël che

fesc le istituzion. N particolar i capicomuns dei 16 comuns de la valada. “L é troc agn che se sent a descore del ospedel de Egort e n general dei servisc sozio sanitari ntel Agordin – spiega Denni. Ma troc no sà chël che suzede de meis n meis e souradut degugn sà ci che suzedarà ntel davegnì. E chëst l é chël che plu ne cruzia. Trop l é suzedú dal 2012 nca, da cánche la Region Veneto l›à aprové l nuof «Piano Socio Sanitario» ulache l ospedel de Egort no l é plu consideré «ospedel per ‘acuc’”. Chëst vol dì che la strutura no l’é plu n grado de traté na persona che prejenta na «forma acuta» de malatia. Troc disc “basta n bon post de prum aiut (pronto soccorso)”. “L é vera” – respon Denni. “Ma mosson capì ci che l é n “pronto soccorso”. Chël de Egort no l é plu tel, percieche mancia oramei troc servisc fondamentai. E chëst l é n aspet che on bele denunzié nte n espost prejenté n Procura.” Chele élo le maiou critizité? “Mpruma de dut de not no l é plu n dotor che monta su l’auto medica che peia via ntei caji plu gravi per jì adincontra a l’ambulánza. Secondo: la chirurgia e i self da operé i é dalvierc demè via per l di e dal lunesc al ven-

der. Chëst vol dì che ven operé damé chi intervenc che se pò programé davántfora e da podei se n jì a cesa nte puoc dis. Dute le urgenze le va direte a Belum. Ence na scempla apendizite. Nte le ultime setemane i à sbaraché ence l laboratorio analisi. I infermieri spezialisei i é nte ospedel ma no i à plu i strumenc per fè le analisi. I tol l sánch e i lo porta a Belum a analisé. Zirca l medemo suzede n radiologia, ulache i à saré la segreteria e ulache la maiou pert dei ejami i ven manei a Belum. Ilò i ven liec da nen dotor e manei zeruch n Egort col refert. Dut chëst no pò suzede nte n ospedel che assa da traté ence e souradut le urgenze.” E come se no bastássa ades ence i 16 capicomuns i à scomencé a se beghé e ntra de lori su ci e co che l é da fè per garantì n destin al ospedel. “Sci e de chëst me ndesplesc trop. La cuestion plu mportánte l’é la dezijion de destiné 2,5 milions de euro dal Fond per i comuns de confin per la ristruturazion del ospedel senza avei degune garanzie sui servisc. Per chëst è scrit na lëtra a duc sëdesc i Capicomuns per podei fe na ncontada e descore fora de le cuestion senza se beghé. L é passé vint dis ma degugn à responù.” ( ls )


32

“U

n investimento per restare protagonisti nel mercato dello sci e degli impianti a fune.” Queste le parole con le quali Giacomo Crepaz, presidente della società Pordoi S.p.a. ha inaugurato martedì 19 dicembre la nuova cabinovia Pont de Vauz – Pordoi, già in funzione dall’8. “Questo per noi è un momento importante – ha esordito Crepaz. Tanto che a volte, nel corso dell’estate, non ero così sicuro potesse arrivare.” L’avvio dei lavori, previsto per la primavera, è slittato ai primi di agosto a causa di alcuni intoppi burocratici. Per la società ma soprattutto per le tante maestranze che hanno lavorato alla realizzazione sono stati mesi di duro lavoro in una corsa contro il tempo per riuscire a completare l’impianto per l’inizio della stagione invernale. Martedì 19 sul Pordoi il termometro segnava temperature a due cifre sotto lo zero. Ma dalle cabine alla stazione di arrivo in cima al Pordoi, dove si è tenuta la cerimonia, gli sciatori scendevano felici e soddi-

D

avò che l à tignù bánco per dut isté, l tema (o l problem…) del louf l é sté l protagonist de le discuscion e ence de troc intervenc de le autorité a la Rassegna de la raza Bruna Alpina che s’à tignù vender ai 29 de setembre sa na Reba. Rassegna che sto ann la s’à giourì e l’à lascé n lerch ence a la pruma edizion de la “Rassegna Ladina de la Pezzata Rossa.” L percié de sta scomenciadiva l lo spiega Olivo Daberto, sourastánt dei Bacagn da Fodom: associazion che, auna a l’Arav, l’Associazion Regional dei Arlevadous, da oramei n valgugn agn mët a jì chësta manifestazion. “L’intenzion l’eva chëla de trè ite ence i bacagn dei comuns confinánc de Col e La Rocia. Lori i arleva plu che auter Pezzate e perchëst on dediché na rassegna ence a lori. E la resposta l’é stada positiva

La campionessa de la rassegna per la Bruna Alpina.

«Le nuove del Pais»

Nuova cabinovia Pont de Vauz-Pordoi

sfatti. Impressioni positive che sono già arrivate ad addetti e dirigenti. “La cabinovia funziona da dieci giorni senza problemi – ha detto Crepaz. I clienti ne apprezzano soprattutto la comodità, la velocità e la silenziosità. Proprio quegli aspetti che ci hanno fatto compiere la scelta di sostituire la vecchia seggiovia quadriposto con un impianto di ultima generazione, dove in inverno salgono gli sciatori ed in estate nelle cabine possono accedere famiglie con i passeggini o le biciclette.” Davanti a rappresentanti del mondo

degli impianti, della ditta Leitner di Vipiteno che ha realizzato l’impianto e rappresentanti delle ditte che hanno collaborato al progetto, invitati alla cerimonia, Crepaz ha poi ricordato di quando, nel 1981, la società costruì la prima seggiovia biposto per portare gli sciatori sul Pordoi. “Un fiore all’occhiello per allora. Gli sciatori, nonostante il freddo e la lunghezza erano ben felici di salire su un impianto che li portasse in mezzo a queste montagne. Altri tempi.” Oggi invece trovano 79 cabine da dieci posti che, al riparo dal

freddo, li portano in quota in poco più di 6 minuti.” E con i tempi – ha proseguito – abbiamo saputo sempre stare al passo, perché questo richiede essere sull’asse centrale della Sellaronda. Un investimento da dieci milioni di euro che assicura la vitalità ed il dinamismo necessario per mantenerci protagonisti nel settore. Investimento coperto con un contributo della Regione Veneto, come ha ricordato l’assessore Caner nel suo messaggio con il quale si scusava per l’assenza. Prima del taglio del nastro con i colori della bandiera ladina, il parroco don Dario Fontana ha impartito la benedizione “che – ha precisato – non va all’impianto ma alla gente che vi lavora e lo utilizza.” Per gli invitati c’è stata poi la possibilità di fare un giro inaugurale e notare le due cabine sulle quali è stata apposta la pubblicità dell’associazione turistica Aft e del Sellaronda estivo, dimostrando così che il nuovo impianto può diventare anche un efficace veicolo promozionale per la zona.” Lorenzo Soratroi

La raza Bruna, la Pezzata e la poura per l loufe se se considera che per chësta pruma edizion l é sté porté ben 15 ces de bestiam; ence se la pert del leon la l’à fata mpo la raza Bruna Alpina con ben 30 ces de bestiam n mostra. N’idea che l’é stada trop aprezada dal vizeprescident de l’Anapri, l’associazion nazional de la Pezzata Rossa Italo Erbs, rué aposta da la Provinzia de Bolsán, che à descorëst de na ‘scomencidiva de lerge vedude’”. Trope ence sto ann le autorité che à volù rué sa na Reba per chësta storica manifestazion. Su la bocia de duc, coche dit, l problema del luof, che st’isté a sceché l sonn de duc i bacagn che ava bestiam su per mont o defora. “N problem – l é sté sotlineé da duc – che ven fora da nen proget europeo che à volù tourné a ntroduje chëst animel nte le Alpi. Per chëst volarà chelche ann, l é sté dit, per podei ciapé na mediazion e na soluzion. Parole plu dure e sëce chële dourade dal Sindaco da Fodom, Grones, che à damané a Region e Stato de se mpegné

perciéehe, mpruma de dut, i risarcimenc per chi che à bu animei sbranei i rue mprescia. E po na soluzion nte temp strenc, che no porte ncora plu dificolté e dagn ai bacagn. NA RASSEGNA ENCE PER I TOSAC

Oramei l é tradizion che a la manifestazion tole pert ence n valgune classi de le scole de la val. N modo per fè cugnësce ai jovegn l setor e l mondo del bacán. Auna l é sté nvié ence studenc de la scola agraria de Feltre, che i é stei metus a la prova a valuté l bestiam auna ai esperc de le doi raze. Na sfida che i jovegn à afronté con maturité e serieté, tánt da se vadagné i complimenc de duc. Na scomenciadiva che l speaker de la manifestazion, Elisa Darman, à slargé per juoch ence ai tosac de le classi terza, cuarta e cuinta da Fodom. LIA E NINA LE PLU BELE

L bestiam n mostra l é sté valuté dal espert de la Pezzata Rossa Daniele Vicario e Alci-

de Patelli de la Bruna Alpina. Chëste le classifiche. Raza Pezzata Rossa: campionessa de la rassegna “Lia” de Hannelore Miribung (campionessa de riserva “Vareska” del Maso Chi del Gros), categoria vedele da 10 a 14 meisc: “Rosy” (Miribung Hannelore); mánse e tore da 22 a 29 meisc: Lia (Hannelore Miribung). Raza Bruna Alpina: campionessa de la mostra “Nina” de Erwin De Zaiacomo (campionessa de riserva “Dega Falk Puma” de Degafarm); vedele da 5 a 11 meisc: “Noa” (Bernardino Dorigo); vedele da 11 a 13 meisc, “Patti” (Bernardino Dorigo); mánse e tore da 21 a 24 meisc: “Dega Falk Puma” (Degafarm); mánse e tore con plu de 25 meisc: “Nina” (Erwin De Zaiacomo). Premi speziai i é jus a Bernardino Dorigo per “Patti”, a “Dega Falk Scarlet” de Degafarm per l meio ITE, a Pio Masarei per la fin de la cariera e a Gilberto Crepaz e Grones Christina per la partezipazion. (SoLo)


33

«Le nuove del Pais»

Feste di classe Classe ’37: ottantenni in festa

’42 ’37

’57 ’47 ’77

Classe ’42: consuntivo Dal 1982 al 2017 sono state organizzate 11 gite e 12 incontri conviviali con la partecipazione alla Santa Messa. Assieme abbiamo trascorso tanti bei momenti, ma ora siamo giunti al “capolinea”. Infatti: ben 21 di noi sono volati in alto, qualcuno ha problemi personali o familiari, altri risiedono in luoghi molto lontani. Perciò, un sentito GRAZIE a tutti coloro che, con la loro partecipazione, hanno reso belli e importanti tanti momenti. Forse, in occasione degli 80 anni, ci ritroveremo per un cappuccino o, perché no, per un’ombra! Viva la Classe! (Franco)

I Fodomi e gli amici di Laste nati nell’anno 1937 si sono riuniti il 20 settembre per festeggiare il loro 80° compleanno. Oltre che da Livinallongo e Laste sono giunti anche da fuori (Val di Sole, Piné, Badia, Caviola, Cadoneghe e Forcella Aurine) formando un bel gruppetto. Si sono riuniti a Digonera e dopo aver partecipato alla S. Messa celebrata dal coetaneo già parroco di Pieve, Don Bruno Delazzer, la giornata è proseguita con “na bona marëna” in allegria e ricordando i tempi passati. Alla fine con un saluto e augurio di buon rientro e alla prossima, sempre numerosi. (G. Gabrielli)

30 settembre 2017: dopo la Santa Messa, la proiezione dei momenti salienti in sala parrocchiale, quindi l’incontro conviviale alla pizzeria Klematys di Pieve.

Classe ’67 - Gita a Venezia

Classe ’47 in gita per i 70 anni

Nte sti dis su FB è liet na bela riflescion sula festa del ringraziament: dai USA na bela tradizion che chilò da nos la se ferma al mondo contadin. Ma no demè n viade al ann: fosa na bela usánza scomencé vigni nuof di co nen grazie da slargé fora ala fameia, al paisc, al mondo… per le tánte e trope marevoie! Grazie da no se desmentié de dì mpruma de jì a dormì per nnauter dì scinché. Nos del ’67 del scécol (e milenio) passé, ruei al mez scécol de vita, ai 28 de otobre son jus en gita a Venezia, per rengrazié a modo nost de sto bel traguardo! Son passé na bela giornada ntra barche (come no pensé an zerto “Barca” che on lasciè a cesa?), canai, bàcari, calli, ponc (a vedei chël dei sospiri on recordé chi dela clasce che n’à lascé o che no n’è vignù con nos…), piac de pësc bagnei ju da n bon got de vin e na picola fermada nte la basilica de San Marco per se mëte ncora na outa nte le mán de chël Bon Signour per jì nnavánt col cuor lesier adincontra ala Vita! En GRAZIE gran per la Vita che on e GRAZIE a vigniun dela compagnia! (Una dela compagnia)

70 anni sono tanti, ma importante è portarli bene e non sentirli e, ancor di più, che siano stati spesi bene e noi di questo ne siamo convinti. Così ci è parso il 14 e 15 ottobre andando insieme a visitare Firenze, Siena e dintorni. L’allegra comitiva è partita di buon mattino transitando per il trevisano dove abbiamo accolto due nostre coscritte che abitano lì con le loro famiglie. Per due giorni abbiamo lasciato perdere le preoccupazioni quotidiane godendoci la compagnia l’uno dell’altro e ammirando cose veramente belle: le città di Firenze e Siena con le loro bellissime chiese e monumenti. Tutti i partecipanti hanno espresso soddisfazione per avere trascorso due belle giornate e ci siamo lasciati con baci ed abbracci e con il pensiero di ritrovarci più spesso per rinsaldare le amicizie nate sui banchi di scuola.


34

«Le nuove del Pais»

Classe ’57: la nostra storia lunga sessant’anni Correva l’anno 1957, non un anno qualsiasi, perché proprio in quell’anno sono stati firmati i trattati di Roma che hanno sancito la nascita della allora Comunità Economica Europea. In un piccolo comune di Montagna, Livinallongo del Col di Lana, meglio identificato con il termine Fodom, riprendevano a fatica le attività economiche post conflitto mondiale e, assieme a queste, la fiducia in un futuro migliore. Le attività, prevalentemente basate su una piccola agricoltura di montagna con l’allevamento dei bovini da latte, richiedevano immani fatiche e molta forza lavoro soprattutto per la fienagione e la coltivazione dei cereali che, assieme alle patate e ai latticini, erano la base dell’alimentazione. In questo ambiente rurale nascevano ben 37 pargoletti: 14 femminucce e 23 maschietti che avrebbero lasciato il segno nella valle fodoma. Al raggiungimento dei primi anni di vita (6-10) le parole d’ordine più frequenti erano “te mosse jì co le vace, dáida a striglé, va a tò legna” e tante altre… lavori e faccende che tutti, volenti o nolenti, dovevano eseguire per dare un contributo all’economia famigliare. Con gli anni delle medie gli interessi cominciano a cambiare e tutti cercano di trovare la propria strada per un futuro migliore. Sono gli anni dello sviluppo del turismo che danno, a molti dei

Laurea

Elisa Martini (Ornella) il 26 settembre 2017 si è laureata in Economia e Gestione Aziendale, presso l’università di Trento. Congratulazioni Elisa!

La classe 1957 davanti alla Villa Pisani a Stra (VE) il 15.10.2017.

“pargoletti”, la possibilità di trovare un lavoro e di crearsi una professione. Cuochi, cameriere, addetti agli impianti di risalita, sono le professioni più diffuse; alcuni, dove le possibilità economiche lo permettevano, proseguono gli studi alle scuole superiori. Sono anche gli anni della diaspora dei nostri “pargoletti” che si perdono di vista per seguire nuove strade alla ricerca di un lavoro e per creare nuove famiglie. Passano gli anni, arriviamo agli “anta”, ma nessuno vuole dimenticare il passato con i compagni di banco delle elementari, così, per iniziativa di alcuni, partono

le ricerche per ritrovare le pecorelle sperdute in mezza Italia e organizzare i primi incontri per festeggiare i tradizionali anniversari, i quaranta, i cinquanta e oggi i sessanta. Storie, ricordi, aneddoti, sono le conversazioni più frequenti fra i “pargoletti” che si ritrovano a Volterra per i quaranta, a Roma per i cinquanta e su un battello lungo il fiume Brenta per i mitici sessanta. Una cosa li accomuna in maniera forte e indelebile: l’aver trascorso l’infanzia in un paese come Fodom che lascia una traccia comune in tutti quelli che vi sono nati. La giornata di ottobre, baciata da un sole

autunnale, ci permette di godere e rilassare corpo e spirito lungo il Brenta facendoci ritrovare attorno ad una tavolata di pesce. Chiacchiere, ricordi anche tristi quando questi ci riportano ai coetanei che ci hanno lasciato. La giornata trascorre fra le Ville Venete che possiamo visitare con il supporto di una guida competente e preparata. Finiamo con l’auspicio che, la prossima volta, quelli immortalati dalla foto ricordo possano essere accompagnati anche da coloro che non hanno potuto essere presenti a condividere una giornata di oramai antichi ma sani e bei ricordi. (Classe 1957)

Classe ’77: Insieme per festeggiare i 40!


35

«Le nuove del Pais»

COMUNITÀ IN CAMMINO QUATTRO GENERAZIONI

NATI

Il 17.05.2017 è nata a Torino Ginevra Boetti di Samantha Pezzei (Salesei di sotto) e Lorenzo Boetti (Torino).

DORIGO Armin (Pallua di Arabba) di Ezio e Pernthaler Marion, nato a Brunico il 13.10.2017. TIZIANI Daniela (Cherz) di Luca e Crepaz Wanda, nata a Brunico il 26.10.2017. CREPAZ Michele (Le Roe) di Piergiorgio e Palla Nadia, nato a Brunico il 08.01.2018. CREPAZ Serena (Renaz) di Erik e Vallazza Chiara, nata a Brunico il 09.01.2018.

BATTESIMI Ginevra in braccio alla bisnonna Maria, vicino al bisnonno Costante (che nel frattempo purtroppo è venuto a mancare), con il nonno Massimo e la mamma Samantha.

La piccola in braccio alla mamma, tra i bisnonni Erica ed Albino e la nonna Cristina.

Deltedesco Daniele (Andraz) di Luca e Rossi Evelina, nato a Belluno il 20.04.2017 e battezzato a Pieve il 24.09.2017.

Offerte OFFERTE PER LE CHIESE DI PIEVE In memoria di Anna Maria Proh la famiglia, Rasa Anna, occasione battesimo di Daniele i nonni Deltedesco, Baldissera Franca, famiglia Alessandro Savio battesimo Dorigo Veronica, Pezzei Maria. PER LE CHIESE DI ARABBA Andreina Grones, Federa Maria in mem. di Gliera Sabina, Rodolfo e Nerina in occasione del 25° di matrimonio. PER IL BOLLETTINO Vallazza Virgilio, Vallazza Sabina, Vallazza Giuseppe, Delfauro-Bellotti, Vallazza Anna – Biancade, Bortot Guido, Daberto Beppino e Grazia, Bruno Finazzer, Rasa Anna, Roilo Flavia, Callegari Fabrizia, Crepaz Edoardo, Foppa Eugenio, Rita Foppa, Dorigo Silvia, Arduino Costantin, Masarei Emilio Giacomo, Colcuc Cesare, Crepaz Rosa, Bassot Elio, Leandro Palla, Crepaz Paola, Crepaz Ida, De Lazzer Rina, Crepaz Pietro, Barison Luciano, Pezzei Fiorenzo, Frena Giovanni, Giacomina Baldissera, Callegari

Maria Teresa, Elsa Furgler, Foppa Serena, Livia Crepaz, Bianca Maria e Graziella Crepaz, Meneghel Sartor Gabriella, Delfauro Iolanda, Demarch Anna, Lasta Luca, Irsara Lucia, Crepaz Bruno, Baldissera Davide, Crepaz Carlo Augusto, Palla Ghitta, Crepaz Rosanna, Daurù Marco, Crepaz Olivo, Daberto Otto, Palla Giuseppe di Giovanni, Daurù De Dorigo, Andreazza Pezzei Maria, Tomaselli Rita, Testor Zita, Palla Irma, Biscontin Ernesto. Gabrielli Dagai Ernesta, Grones Coppola Brigitte, Delazer Adele, Gaspari Renzo, De Nicolò Rosa, Crepaz Antonietta, Bassot Giovannello e Nerina, De Carli Irene, Giuseppina Palla, Giovanna Ferrario, Sponga Dosolina, Donè Franco, Vallazza Annamaria, Lacedelli Pia, Rigo Maria, De Zulian Gina, Forestan Ruggero, Delazer Pellegrini Ida, Chenet Agnese, Crepaz Eugenio, Dagai Graziosa, Da Tos Giuseppina, De Grandi Elio, Delazer Paolo, Soratroi Olga, Pini Giuseppe, De Lazzer Giusy, Pallua Remigio, Baldissera Maria Teresa, Penazzi Elisabeth.

Crepaz Valentino (Arabba) di Stefano e Ghebber Barbara, nato a Feltre il 19.07.2017 e battezzato a Voltago il 28.10.2017.

Dorigo Veronica (Caprile-Corte) di Denni e Savio Monica, nata a Belluno il 16.09.2017 e battezzata a Pieve il 17.12.2017.

Caterina Hofmann (Ortisei-Pieve) di Georg e Caretta Luisa, nata a Bressanone il 05.10.17 e battezzata a San Martino in Valle di Casies il 07.01.2018.


36

«Le nuove del Pais»

DEFUNTI

Dorigo Fides (Bolzano-Bivio di Salesei), nata ad Andraz il 04.05.1950 e deceduta a Bolzano il 16.06.2017. Coniugata con Girelli Bruno, madre di 1 figlio.

Morgi Giovanni nato a Roma il 13.04.1931 e deceduto a Belluno il 24.08.2017. Vedovo di De Cassan Stefania.

Quellacasa Silvia (Cortina d'Ampezzo), nata a Liviné il 04.08.1930 e deceduta a Cortina d’Ampezzo il 14.09.2017, vedova di Soppelsa Fortunato Remo, madre di 2 figli.

Dorigo Avita Caterina in Nicolao (Australia-Ornella), nata ad Ornella il 15.03.1930 e deceduta a Perth-Western Australia il 17.09.2017. Vedova di Nicolao Lino, madre di 3 figli. Avita era partita da Ornella con i suoi due fratelli, sorella e madre nel 1948 e aveva sposato Lino Nicolao originario di Rocca Pietore, arrivato in Australia nel 1950.

Le anime dei Giusti sono nelle mani di Dio

Crepaz Modesto (Belluno), nato a Colsottochiesa il 01.04.1934 e deceduto a Belluno il 25.09.2017. Celibe.

Gliera Sabina (Arabba), nata a Gliera di Soraruaz il 13.07.1925 e deceduta a Sorarù-VSG il 29.11.2017. Vedova di Grones Augusto, madre di 1 figlia.

De Cassan Giuseppina (Andraz-Cortina), nata a Rocca Pietore il 18.03.1923 e deceduta a Cortina d’Ampezzo il 16.10.2017. Vedova di Crepaz Angelo, madre di 2 figlie.

Delmonego Sigifrido (Varda), nato ad Ornella il 20.08.1928 e deceduto a Varda il 14.11.2017. Coniugato con Delfauro Maria Maddalena, padre di 11 figli.

e nessun tormento li tocca.

Murer Giovanni “Nini” (Digonera), nato a Pian di Salesei il 08.08.1934 e deceduto a Belluno il 01.12.2017. Coniugato con Crepaz Alma, padre di 2 figli.

Delmonego Emilio (Ornella), nato ad Ornella il 10.11.1931 e deceduto a Le Roe il 09.12.2017. Vedovo di Pezzei Francesca Carolina, padre di 4 figli.

De Battista Ugo (Arabba), nato a Pieve il 08.12.1930 e deceduto a SorarùVSG il 29.12.2017. Coniugato con Demattia Giacinta, padre di 2 figli.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno

Murer Marina (Saviner di Rocca Pietore), nata a Pian di Salesei il 12.10.1920 e deceduta a Sorarù-VSG il 01.01.2018. Vedova di Bassot Angelo, madre di 1 figlio.

Pallua Lucia Valentina (Caprile), nata ad Ornella il 19.06.1942, deceduta a Belluno il 05.01.2018. Coniugata con Bellenzier Enzo, madre di 2 figli.

COORDINAMENTO: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com

Pàrvero morire agli occhi degli stolti, ma invece essi sono nella pace.

Avviso ai collaboratori Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro venerdì 23 marzo 2018


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook