Skip to main content

Le nuove del Pais 2017_3

Page 1

Anno LII • luglio-settembre 2017 • N. 3

Le nuove del Pais Bollettino del decanato di livinallongo 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Un mio collega, il parroco di Cesiomaggiore, ha sempre spunti molto originali sul bollettino della sua comunità. Gli ho chiesto il permesso di pubblicare l’ultimo articolo, dato che da noi, biciclette ne vediamo tante e di tutti i tipi! (dd)

A

lcuni mesi fa mi trovavo all’esterno della Chiesa di Cesio e mentre mi guardo intorno noto una signora di una certa età che sale in bicicletta verso il Comune (la salita è piuttosto ripida), niente di particolare se non fosse per l’andatura: una pedalata rilassata, una postura serena e la tranquillità di salutare al volo le persone in strada... ho pensato: “cavoli, che gamba... che fiato, una signora super allenata”. Vedendo in seguito la bici ferma ho capito il trucco: era una bici con la pedalata assistita, dotata cioè (per chi non lo sapesse) di una batteria che aziona un motorino elettrico che aiuta quando lo sforzo diventa eccessivo... Una bella trovata. In occasione della festa di Pentecoste, (la festa in cui ricordiamo l’effusione dello Spirito Santo sugli apostoli 50 giorni dopo Pasqua e lo stesso dono fatto a ciascuno di noi nel Battesimo e confermato nella Cresima) ho fatto alcune riflessioni in merito che ora ripropongo e condivido con chi legge. La prima: lo Spirito Santo è senza dubbio una riserva straordinaria di energia e di

La fede con la pedalata assistita speranza nella nostra vita, ma va “mantenuta” efficiente, non che lo Spirito Santo si “degradi”, ma la nostra consapevolezza di questo grande dono purtroppo lo fa e il tutto si mantiene in forma se ce ne prendiamo cura con la preghiera e l’Eucaristia (non ci sono altri sistemi!!!). La seconda: il motore elettrico fornisce il suo aiuto solo se spingiamo sui pedali, se smettiamo di pedalare, esso smette di spingere... è lo stile di Gesù, sempre nuovo e a volte “scomodo”, è la verità del proverbio “aiutati che il ciel ti aiuta”, è l’insegnamento

della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù c›è e con la forza dello Spirito Santo si fa in 4 per noi, ma chiede la nostra collaborazione, anche minima basta sia sincera, per intervenire. La terza: sulla bici è possibile regolare l’aiuto che si vuole ricevere, più il motore elettrico spinge e ci aiuta, meno fatica facciamo e più in fretta la batteria si scarica, per fortuna nella fede non è così; quando mi fido di Dio, della potenza del suo Spirito, posso chiedere sempre il massimo di aiuto perché so che Lui non si esaurisce mai.

Il problema? Accendere il sistema... non ha senso avere la pedalata assistita e poi usare la bici come se ne fosse sprovvista, eppure, nella vita di tante persone, di tanti ragazzi e giovani, di tante famiglie il tasto per accendere questo meraviglioso sistema è stato un po’ accantonato, salvo accorgersi nelle emergenze di avere un bisogno disperato di un motore che spinge, ma che purtroppo poco può fare perché il sistema è stato abbandonato da tempo... pedaliamo... magari poco (se pregare e coltivare “seriamente” la fede sembra troppo faticoso), ma pedaliamo sempre altrimenti... quando ci si ferma... tutto si ferma...


2

«Le nuove del Pais»

Meno di così non si può...

S

e uno chiedesse qual è il periodo della “normalità” della vita a Fodom, forse saremmo in difficoltà a trovare una risposta perché alla fine i periodi normali sono due: stagione turistica e stagione non turistica. Settembre è uno dei momenti in cui questi periodi si incrociano: inizia la scuola, qualcuno approfitta per alcuni giorni di vacanza, si provvede a qualche ristrutturazione. Complessivamente sembra che ci sia un po’ di più tempo e un po’ più di

libertà. Anche in parrocchia è meglio approfittare di questo periodo per eventuali proposte o incontri. Per quanto riguarda il catechismo, inizierà in questi giorni la preparazione dei ragazzi alla Cresima che celebreremo ad Arabba il 19 di novembre per non sovrapporci sempre alla commemorazione che si fa al sacrario di Pian di Salesei l’ultima domenica di ottobre. Vi pregherei inoltre di tenere i ragazzi liberi da impegni il lunedì come gli altri anni: concentreremo in questo giorno della settimana tutte le attività di cui daremo notizia volta per volta alle famiglie. Per ultimo, sottolineo di nuovo l’importanza fondamentale della preghiera fatta

insieme, genitori e figli, in famiglia. Non è detto che debba essere una cosa lunga e noiosa, ma se ci dichiariamo credenti, non è possibile che in una giornata non si senta il bisogno di trovare cinque minuti per dire al Signore qualcosa che ci sta a cuore. Che importanza ha Dio per noi se non lo pensiamo mai, se non gli diciamo niente e riteniamo che non valga neppure una briciola del nostro tempo? Inoltre i figli imparano Dio dai genitori: se ci si rivolge a lui ogni sera tutti insieme, allora è grande e importante; se non lo si fa, Dio per loro sarà niente, nonostante battesimi, comunioni e tutto quello che volete. Dico di più: questa dovrebbe essere la condizione per chiedere i sacramenti per

i figli perché, in caso contrario, diventano inesorabilmente pure formalità esteriori che ci possiamo risparmiare: è il minimo indispensabile per tener viva la fede, se ci credete. Per aiutarvi in questo compito ho portato nella visita alle famiglie un libretto con le preghiere tradizionali, ho preparato un altro libretto con alcuni schemi di preghiera in modo da variare per evitare l’abitudine: li potete trovare in chiesa. Sono stati pubblicati anche sul sito della parrocchia www.parrocchiefodom. diocesi.it e continuerò a inserirvi periodicamente qualche altro suggerimento. Questo è il catechismo che vale di più e se non c’è, è come costruire senza fondamenta.

Don Graziano Dalla Caneva nuovo Vicario generale Ecco la lettera con cui il Vescovo di Belluno-Feltre Renato Marangoni comunica la nomina del nuovo Vicario generale della diocesi, don Graziano Dalla Caneva:

Al presbiterio diocesano al Consiglio pastorale diocesano al diaconato permanente Carissimi presbiteri e diaconi, carissimi consiglieri, in continuità con la lettera inviata il 13 giugno scorso, dove esprimevo gratitudine a don Luigi Del Favero per il servizio svolto come Vicario generale, intendo ora comunicare con questo ulteriore scritto la scelta che ho maturato di affidare tale delicato servizio a d. Graziano Dalla Caneva, attualmente parroco di San Gregorio nelle Alpi e

direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale della scuola. Il mio grazie più fraterno da don Luigi - la cui vicinanza di spirito, di cura pastorale, di illuminata collaborazione nella guida della diocesi ho ricevuto ininterrottamente - ora si estende alla disponibilità disarmata e stupita con cui don Graziano ha corrisposto al mio pressante invito. Ma questo stesso grazie lo partecipo a presbiteri, diaconi e laici che in risposta alla mia richiesta di consultazione hanno rasserenato questa mia scelta e l’hanno impreziosita di suggerimenti e indicazioni di sorprendente sensibilità umana e pastorale. Quanto ricevuto non potrà non trasfondersi e arricchire il cammino che stiamo condividendo come

Chiesa «il cui futuro è nel Vangelo», come prospettano gli orientamenti pastorali per il prossimo anno 2017-2018. A don Graziano giunga un caloroso incoraggiamento: posso assicurare che certamente proviene da quanti hanno risposto alla consultazione avvenuta. Le significative attese che ho colto nei suggerimenti ricevuti fanno pensare che lo stesso incoraggiamento sia condiviso in diocesi. I tratti di pastoralità, di relazionalità, di ponderatezza e di capacità collaborativa a tutti i livelli con cui ci si immagina la figura del Vicario generale tracciano anche un percorso di servizio e di ministerialità per tutti. Ho proposto a don Graziano di scegliere come domicilio il vescovado in modo

Don Graziano Dalla Caneva

che sia facilitata la possibilità di comunicazione e sia favorito lo stile di fraternità. Nei prossimi giorni sarà possibile precisare tempi e modalità del «passaggio di testimone». Un momento importante sarà l’Assemblea diocesana programmata per domenica 8 ottobre, al pomeriggio. Sono certo che questo momento è sorretto dalla preghiera del Presbiterio e di tutte le comunità parrocchiali. Belluno,17 agosto 2017 + Renato, vescovo


«Le nuove del Pais»

3

Orientamenti pastorali 2017-2018

Nel Vangelo il nostro futuro S

e ci spingiamo oltre, possiamo richiamare tre parole che stanno ritornando continuamente nei nostri ambienti ed esprimono, da una parte, alcune fatiche e, dall’altra, alcune aspettative. Innanzitutto la parola “comunità” perché richiama ciò che ci sta a cuore e che ci impegna tutti: pensiamo alle nostre parrocchie… Poi la parola “futuro” che racchiude parecchie inquietudini, ma anche alcuni appelli e delle sfide. Infine la parola “Vangelo” perché dice il dono più grande che le nostre comunità sentono di avere, ma dice anche anche un futuro a cui affidarci. Ecco perché il motivo di fondo che accompagnerà l’anno pastorale è raccolto in questa espressione: Nel Vangelo il nostro futuro.

La strada nel bosco Un pensiero per la nostra vita e per quella dei nostri cari che ci accompagni nelle ricorrenze di inizio novembre Due persone, smarrite nel bosco, si trovano a percorrere lo stesso sentiero, l’unico che c’è e non sanno dove porta. Intanto cala la sera e viene la notte. Ma uno riconosce da un segno che porta a casa: tra poco siederà attorno al fuoco con i suoi. La vita è uguale per tutti: ma uno sa solo che alla fine morirà; l’altro invece sta andando verso l’incontro desiderato. Quanto diverse possono essere due cose uguali!

I. La consegna di Papa Francesco alle Chiese in Italia: Evangelii gaudium Nello scorso anno pastorale l’intonazione di fondo che ha ispirato il cammino delle nostre comunità – Nella gioia del Vangelo – proveniva dalla consegna di Papa Francesco alla Chiesa italiana durante il V Convegno ecclesiale nazionale celebrato a Firenze nel 2015: «Puntate all’essenziale, al kerygma. Non c’è nulla di più solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Ma sia tutto il popolo di Dio ad annunciare il Vangelo, popolo e pastori, intendo. Ho espresso questa mia preoccupazione pastorale nella esortazione apostolica Evangelii gaudium (cfr nn. 111-134). A tutta la Chiesa italiana raccomando ciò che ho indicato in quella Esortazione […] Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno, permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in

modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni». II. Il cammino continua nell’anno pastorale 20172018: Nel Vangelo il nostro futuro Ora il cammino della nostra Chiesa di Belluno-Feltre continua: un nuovo anno pastorale segna un’ulteriore tappa. Giorno dopo giorno nelle nostre comunità parrocchiali siamo chiamati a fare dei passi in avanti, concreti e condivisibili. Sarà possibile se guardiamo al nostro futuro attraverso il Vangelo. Anzi le nostre comunità sono chiamate a scoprire che è “nel Vangelo il nostro futuro”. In esso c’è una novità non mai esaurita a cui attingere e in cui radicarsi. Con la parola “Vangelo” intendiamo il vissuto reale di Gesù, fatto di tanti incontri con le persone, di relazioni che ne sono scaturite, di attese suscitate, di parole comunicate, di pasti condivisi, di scelte e gesti d’amore che culminano nella sua Pasqua quando egli si affida al Padre e ci fa dono del suo Spirito, con la promessa di rimanere sempre con noi. Tutto questo diventa anche uno stile di vita con cui abitare questo tempo, appassionarsi a questo nostro territorio, diventare storia insieme, aprirsi ad un confronto stimolante con le nuove generazioni. Le nostre comunità parrocchiali sono in cammino per riscoprire che Il Vangelo è una promessa di futuro per tutti. Seppure si percepiscano piccole e bisognose, le nostre comunità sono custodi di questa “promessa”, se ne fanno portatrici e si collocano “in uscita” per donarla e condividerla. Il Vescovo Renato


4

«Le nuove del Pais»

“Da 50 agn l mio paster l é l Signour” 50 agn de vita miscionaria che suor Agnese Grones “Ioscia” l’à passé per la maiou pert n Pakistan

N

fé laour umoi, i autri i à nveze i posti meio. Cialon che i tosac cristiagn feje almánco le elemenatari, po se ciala se valgugn i à l muot o le capazité per jì navánt.

asciuda a Sán Jan da Fodom ntel 1942 nte na fameia de set fradiei, suor Agnese Grones la recorda sto ann i 50 agn de vita miscionaria che l’à passé ntel ordine de le “Figlie di S. Paolo” nánter l Canada e l Pakistan.

Chel élo l raport nánter le doi religion?

Suor Agnese, come se se sentelo davò 50 agn de miscion?

Me sente contenta. L Signour el m’à dagnára daidé, l é dagnára sté al zentro de mia vita, de mio pensier e de dut chël che è fat. Co pa sta dezijion de jì co le “Figlie di S. Paolo”?

Sa Fodom no n eva tánc de contac co le muneghe, ma mia sorela l’eva piada via davánt de mi. Sonve juda doi viadesc ai esercizi spirituai a Alba (CN), ma no me sentive clamada dal Signour. Ntel ultimo l preve l m’ava dit che da chël che l vedëva sonve clamada dal Signour, ma no volëve me rende cont e cialáve de sciampé. L m’à fat dezide alora l dì stës se jì o mánco navánt. L é sté na dezijion coscì, ma no m’è mei pentì, ánzi apëna che è bù l visto son delongo partida per el Canada. Co’ v’eiso ciapé n Canada?

Me mparëva de no avei nia da fè. Pensáve daspës che sonve deventada munega per fè na vita de miscion, no na vita coscì saurida. Spo è damané de ester spostada nzanò de auter. Nánter le proposte l eva l’Australia e l’Inghilterra e nlouta no n é sté difizile dezide per el Pakistan.

Suor Agnese nte na scola coi libri per i tosac.

desgrazie, ma ntei ultimi cinch agn la situazion l’é deventada plu difizile. No podon plu se muove coche volon a gauja de le restrizion del governo e l pericol del terorismo. Nte ci zité seiso ades?

Davántvia a Karachi, po a Lahori, ulache è mparé l lengaz, e po dagnára nánter ste doi zité. Ades come ades son a Karachi. Ades, davò 37 agn, la comunité de le muneghe la s’avarà slargé...

Le no n é trope, na ventina. L é zirca 50 agn che le muneghe i é n Pakistan, ma ntánt on dagnára debujen de mané le jovene a studié foravia (Filippine, Kenia) materie come teologia e spiritualité, po co le

tourna le manon n Italia per la profescion perpetua. De ci ve cruzieiso come muneghe?

Ades on 4 comunité con 3-4 muneghe nte vigniuna. Un dei gragn laour, auna a chël de la formazion de base de nuove religiose, l é chël de daidé chi che à debujen e chël de dé fora nuosc libri. Chëst l é n modo per se sostegnì e per chëst jon nte le scole a fè cugnësce le publicazion de le Paoline. Élo gran diferenze ntel modo de vive nánter cristiagn e mussulmagn?

Sci, souradut nte le zité. I cristiagn i vif da pourëc, nte le berce, i autri ntei palac. Come laour i cristiagn i và per la maiou pert a neté su le strade e a

Per sté al segur ci fosselo da fè?

Se afidé al Signour l’é l’unica. Ci ricordi eiso de Fodom e ci élo mudé nte sti agn?

È tánc de biei ricordi, me recorde dut! È bù fin ai 21 agn, agn biei, liberi e senza pensier. Sonve dagnára defora, se jiva samont coi amisc e la domënia jive dal Baiol a fè la cameriera. Eve ence l morosc de chi agn. Ades chël che plu me dà dolour l é vedei che la jent la no và plu nte gliejia, che i jovegn no n à plu debujen del Signour. Degugn se marida plu, i no sent sto debujen e chëst l dà da pensé se no siebe da fè miscion ence chilò. Po ogni viade che tourne, cugnësce dagnára mánco jent. Ci élo de mportánte nte na vita miscionaria?

Te desmentié de ti stës e azeté de se mëte ite nte na cultura che l’é desferenta da la nosta, de vedei ntei autri l bel e l bon che i à. En Pakistan, per dì, l é jent tánt ospital ma che stenta a te dì n “grazie”. Basta capì coche i é e po te te use, ma no l é dagnára saurì.

N paisc no saurì per chi agn...

Sci, l eva l 1980, agn no sauris per chi paisc. I miei superiori i me dijëva che sonve tánt sensibile e che i dubitáva che podësse ie la fè nte n tel paisc. Contra chël che i pensáva, è resistì 37 agn e son ncora ilò. De chi agn l eva plu miseria de ades, ma no n eva l problem del terorismo, come muneghe sonve plu libere. No n è mei bù

Se vif polito auna, ence l fato che a Karachi son ntamez a lori l dëida segur l vive auna. L é mefo debujen de sté atenti a le manifestazion estremiste: da n ann i à metù n valgune bariere ai confins de la zona pedonal per poura dei atacchi. Cánche suzede velch i jovegn i và per strada, i spaca su dut: auti e boteighe; n disastro: i sbara daperdut e i buta bombe lacrimogene.

Dute le nuove muneghe de la miscion pakistana de Suor Agnese.

(Pert de l’intervista de Giulia Tasser – La Usc 18 de agost 2017. Traduzion per Fodom: Lorenzo Vallazza)


5

«Le nuove del Pais»

Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 11 giugno SS. Trinità La vera festa nasce dalla gioia Cari parrocchiani, La settimana entrante ci prepara alla festa del Corpus Domini oggetto, in questo periodo, di molte discussioni per i motivi che sapete. Vorrei portare la vostra attenzione alla sostanza delle cose in modo da non correre il rischio di fermarci alla superficie della realtà. Siamo abituati alle feste “comandate”, scritte sul calendario o nelle speciali circostanze della vita di qualcuno: vedi le domeniche, Natale, Pasqua, la prima Comunione ecc… Ci sono, quindi si fa festa. Ma non dovrebbe funzionare così perché l’esigenza di far festa dovrebbe partire da una gioia del cuore così grande che si sente la necessità di esternarla e di viverla con gli altri trovandosi insieme con particolari manifestazioni e con una mensa più ricca e speciale. Ed è proprio per questo che le nostre feste si sono svuotate. La domenica, giorno del Risorto, serve spesso per il lavoro che non può essere fatto durante gli altri giorni. Altre ricorrenze sono un pretesto per riunire le famiglie, cosa certamente buona. Il Corpus Domini è il giorno che i cristiani avevano

13 giugno: in processione verso Pian di Salesei per celebrare la Santa Messa in onore di Sant’Antonio.

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Gli Schützen insieme a Padre Giuseppe Detomaso per una foto ricordo, nella Solennità del Corpus Domini.

scelto per dar sfogo alla loro gioia per il dono della presenza vera di Gesù nel pane e nel vino trasformato dallo Spirito. Questo si verifica in ogni Messa e siamo invitati particolarmente la domenica, ma c’è ancora dentro di noi per questo una gioia tale da sentire il bisogno di manifestarla agli altri? (dd)

Domenica 18 giugno Corpus Domini “Insieme” è più facile e più veloce Cari parrocchiani, ci sono alcune persone nelle nostre parrocchie che si dedicano alle mansioni più semplici come quelle dell’ordine e della pulizia e di vari servizi nelle nostre chiese parrocchiali e frazionali, tutto senza che il parroco debba chiedere o invitare. Un grande ringraziamento per loro, così disponibili e discrete, per la diligenza e la passione con cui si dedicano a questi impegni. Una volta all’anno a Pieve e ad Arabba si fa una pulizia straordinaria e si chiede la disponibilità di un maggior numero di parrocchia-

ni per questo lavoro abbastanza impegnativo. Quest’anno non c’è stata una gran risposta all’invito, per cui chi era presente ha dovuto sobbarcarsi il peso di tutto il lavoro. Sarà certamente una coincidenza, ma spero che non diminuisca la disponibilità per questi e altri servizi nella nostra comunità, tenendo anche conto che chi di solito collabora non è che abbia l’esclusiva del servizio e lo voglia difendere con i denti! Voglio dire che ci si può proporre per condividere qualche lavoro: fatto insieme, sarà più leggero e più svelto. (dd)

Domenica 25 giugno L’indifferenza, il peggiore dei mali

Cari parrocchiani, stavo facendo una riflessione per conto mio e ho pensato che potevo condividerla anche voi. Sappiamo tutti che non è

sempre così facile e spontaneo mettersi in relazione con gli altri. Ora si apre la stagione estiva e incontreremo molte persone che non avremo neppure la possibilità di salutare perché non le conosciamo, perché – anche se ci provassimo – ci guarderebbero con l’aria di chi dice: “Cosa vuole questo?!”. Io mi sento a disagio quando devo passare indifferente di fronte a qualcuno. Noi sappiamo che Dio vuol bene a ciascuno: a me, a te, a chi vedi per la prima volta, nessuno escluso, e allora non dovrebbe essere possibile l’indifferenza. Però, non salutare (perché la consuetudine ci porta ad agire così) non vuol dire necessariamente essere indifferenti. Potremo augurare con un pensiero che gli vada bene la giornata, di non farsi male con la bici o la moto e anche di avere riguardo di chi viaggia sulla stessa strada (sempre col pensiero!). Questi desideri per gli altri, anche non espressi, sono vere preghiere e funzionano più di quel che crediamo, anche direttamente per noi stessi perché creano uno stato d’animo diverso nei confronti degli altri. (dd)

Domenica 2 luglio Uno sguardo verso… l’Alto

Cari parrocchiani, La nuova stagione estiva che si è aperta, sta portando nella nostra vallata i turisti che cercano refrigerio e riposo, e questo, per tutta la gente di Fodom, è un tempo di impegno lavorativo. Desideriamo offrire a chiunque viene in queste stupende Dolomiti la possibilità di trascorrere giorni sereni. Salutiamo coloro che già sono presenti e quelli che verranno, con le parole del nostro vescovo Renato: “Siamo contenti di condi-


6

videre il dono straordinario di queste montagne con quanti cercano momenti e spazi di ricarica fisica ed interiore, con quanti sentono il bisogno di momenti di condivisione e di relazioni più serene e profonde. Il nostro saluto è anche il desiderio di un’amicizia che vorremmo condividere. Sentiamo che tutti voi che ci raggiungete e ci incontrate in queste nostre terre siete portatori di un dono. Vi esprimiamo il nostro grazie. Vi invitiamo per uno sguardo verso l’Alto, per il sussurro di una preghiera. La condivisione più bella che vorremmo con voi è la fraternità di cui parla il Vangelo e che Gesù ci ha consegnato come una grande promessa per tutti e per un futuro migliore”. (sdv)

Domenica 16 luglio C’è molta semente anche sul terreno buono!

Cari parrocchiani, Guardando l’immagine scelta per il foglietto di questa domenica, osservavo il seminatore (Gesù) che sparge la semente che arriva sulla strada dove diventa cibo per gli uccelli, sui sassi e tra le spine. Per quanto abbia guardato non sono riuscito a vedere semente caduta su terreno buono con la possibilità di portare molto frutto. Mi chiedevo il perché e mi sono risposto che è il nostro modo tipico di pensare che mette in evidenza tutto quello che non va, che è fatto male, che non è buono, trascurando completamente le cose che funzionano e il bene che viene fatto. Mi son fatto l’esame di coscienza e ho visto che ci sono parecchie cose da mettere a posto da parte mia; ma fatevelo anche voi questo esame perché fa bene ed aiuta a ridimensionare la

«Le nuove del Pais»

Anziani e Volontari in festa ai Piani di Pezzé Sabato 8 luglio si è tenuta l’annuale giornata di festa promossa e organizzata dal dr Demattia che ha scelto come location per questa edizione la località “Piani di Pezzè” ameno pianoro ai piedi del Civetta. Numerosi gli anziani della casa di riposo VSG, accompagnati da altrettanto numerosi volontari, che li hanno seguiti ed accompagnati per l’intera giornata. Grazie al “dr Piere” da parte di tutto il gruppo!

Un momento della S. Messa celebrata presso il Rifugio “Grande Baita Civetta” dove poi si è tenuto anche il pranzo.

realtà, specialmente le persone delle quali scopriamo i lati buoni solo dopo la morte! È un po’ tardi, in verità, per noi e per loro e per la vita serena della comunità. Alcuni mesi fa dal bollettino parrocchiale vi invitavo a scrivere qualcosa di bello e di buono che vi era successo nella rubrica “Il bicchiere mezzo pieno”. Sarebbe un esercizio che ci aiuta a raddrizzare i nostri pensieri nel senso di cui parlavo sopra, e aiuterebbe anche gli altri a scoprire qualcosa di simile nella loro vita. Nel clima spirituale di Fodom ci sarebbero meno “polveri sottili” e meno “anidride carbonica” che danneggiano il respiro. (dd)

Domenica 23 luglio San Giacomo Riscoprire la Comunità

Cari parrocchiani, Oggi festeggiamo san Giacomo, patrono della nostra comunità. Come simbolo di

Il nutrito gruppo di accompagnatori e volontari che ha consentito la bella riuscita della giornata.

questa festa, l’immagine delle case strette attorno alla chiesa. Una vera comunità è fatta di persone che amano stare vicine, che si aiutano reciprocamente e si sostengono. Preghiamo il nostro Protettore che ci aiuti a vincere l’egoismo che ci disgrega allontanandoci gli uni dagli altri. (dd)

riempendola di bene e facendola diventare un riassunto del Vangelo. (dd)

Domenica 6 agosto Momenti di “Tabor” per ricaricare le batterie

Domenica 30 luglio Festa e gioia comunitaria Cari parrocchiani, Domenica scorsa abbiamo festeggiato S. Giacomo e la nostra comunità. Il momento più significativo, oltre la celebrazione della messa, è stato il ricordo delle coppie di sposi che celebravano i 25, 40 e 50 anni di matrimonio. A loro va la riconoscenza e l’augurio di tutti noi, sia per il bene che si vogliono che per la famiglia che hanno cresciuto. Questo è il valore cristiano vero e genuino che non dobbiamo mai dimenticare. Sappiamo quanto impegno e quanta fatica comporta tutto ciò. Davvero vi auguriamo ogni bene e ci diamo appuntamento ai prossimi anniversari. Oltre agli sposi, c’era suor Agnese Grones che festeggiava i 50 anni di professione religiosa, vissuti principalmente tra i poveri del Pakistan: un altro modo di voler bene agli altri donando loro la propria vita. Anche a lei la nostra riconoscenza. In un modo o nell’altro è così che si dà senso alla vita

Cari parrocchiani, In questo tempo estivo sono rientrati dalla loro missione i nostri paesani: P. Giuseppe Detomaso, sr Agnese e sr Domenica Grones. Il ritornare nella bella valle fodoma, da parte delle sorelle Grones, ha suscitato in loro il desiderio di esprimere ai paesani un grazie al Signore, per avere le loro radici in questa terra. Ecco quanto ci condividono di quello che stanno vivendo: “Desideriamo comunicare la nostra esperienza di questo tempo di vacanza: ogni volta che torniamo alle origini sentiamo il bisogno di ringraziare il Signore di essere nate e vissute in questo paese; nel silenzio e nella contemplazione delle bellezze della natura si fa esperienza della presenza di Dio. Dopo questi momenti di


7

«Le nuove del Pais»

Davedino

Bec de Roces

Ferragosto: Grande partecipazione alla Santa Messa ai Bec de Roces.

“Tabor” si torna alla missione rinvigorite nell’anima e nel corpo per praticare ciò che il Signore ci ha comunicato.” Così le sorelle esprimono il loro legame alle proprie radici: “O bela val, mio bel Fodom de ti mei se desmentiaron”. È bello sentire l’amore per la propria terra nonostante la lontananza dal proprio paese natale! (dd)

Le sorelle Suore Grones “Iosce”.

Domenica 13 agosto Le cose veramente importanti… Cari parrocchiani, Siamo nel bel mezzo delle ferie estive e passiamo da una manifestazione e da una festa all’altra per noi e per rendere più gradevole e interessante la permanenza dei nostri ospiti. Siamo stati anche risparmiati dalle inclemenze del tempo che ha colpito duramente non lontano dai nostri posti. Per noi “Santa Maria Maiou” è da sempre il momento più solenne dell’estate: lo vivremo con intensità, non solo con lo sguardo rivolto al passato che ci testimonia i valori e la fede di chi ci ha lasciato questi ricordi, ma riempiendo la festa e le manifestazioni con i nostri valori e con la nostra fede. È una buona occasione per

16 Agosto: come da tradizione, la settimane dopo “Sánta Maria Maiou”, l’appuntamento è a Davedino per la Santa Messa e per un momento di convivialità fra ospiti e frazionisti.

chiederci perché viviamo (i nostri vecchi lo sapevano) e quali sono le cose importanti della nostra vita che non possono essere trascurate: se ci fermiamo un po’, solo un pochino, forse non sarà facile trovare subito una risposta sodisfacente, ma vale la pena insistere perché la festa sia “piena” e vera. (dd)

perché non c’è la spina e allora possono morire “tranquillamente”! Si dirà che sono troppi per salvarli tutti: cominciamo a prenderci la responsabilità di salvarne qualcuno. Anche nelle nostre parrocchie c’è l’opportunità di farlo (vedi “Insieme si può”) senza neppure complicarci troppo la vita. (dd)

Domenica 20 agosto E dove non c’è una “spina da staccare”?

Domenica 27 agosto Perché non far conoscere anche i “Lieti Eventi”?

Cari parrocchiani, Qualche settimana fa, Charlie, un bambino inglese gravemente ammalato, occupava quotidianamente le pagine dei giornali e la TV per le problematiche che la sua vicenda comportava, nel dilemma di por fine alla sua esistenza senza speranza o se fare ulteriori tentativi di cura in America o a Roma. Charlie è morto e assieme a lui tutte le discussioni. Penso che per una vita valga la pena fare tutto questo e anche di più, ma ora non posso fare a meno di pensare quanto sia grande la nostra ipocrisia: per un bambino, giustamente, si è disposti a fare di tutto e a spendere, giustamente, qualsiasi somma pur di salvarlo, mentre si finge di non sapere che ci sono milioni di bambini che potrebbero essere salvati senza ricorrere a cure costose, ma con un pezzo di pane e con qualche pastiglia da pochi euro. La loro vita non pesa come quella di Charlie e i loro genitori non soffrono forse come i suoi? Qui non c’è il problema di “staccare la spina”

voluti tra i piedi, ma sappiate che è morto!). Al riguardo mi sono chiesto: perché si avvisa solo quando muore qualcuno? Non sarebbe bello e giusto far sapere ai paesani anche quando c’è una nascita che ci rallegra e porta speranza alla nostra comunità? Per questo ho pensato di proporre alle famiglie che lo desiderano di avvisare al più presto in modo da mettere sulla porta della chiesa un fiocco rosa o celeste (o due!) e un biglietto con scritto che “Ci è nato...” perché questa vita è un dono che non riguarda solo la famiglia, ma tutti noi. (dd)

Domenica 3 settembre Cari parrocchiani, In una comunità piccola come la nostra ci si conosce tutti e in un certo senso la nostra vita fa parte della vita degli altri e viceversa. Ci sarà un po’ di curiosità e magari anche qualche pettegolezzo, ma alla fine credo che predomini largamente la vicinanza, l’amicizia e un interesse sincero: basti vedere la partecipazione ai funerali. Per questo quando muore qualcuno ci si affretta ad avvisare i paesani esponendo le epigrafi in modo da dare la possibilità di partecipare a questo avvenimento doloroso (che non capiti mai da noi, come a volte capita altrove, che si espongano le epigrafi “a tumulazione avvenuta”: è come dire: non vi abbiamo

Cari parrocchiani, “c’è chi viene e c’è chi va...”. Settembre è tempo di partenze dei turisti che in questi mesi hanno goduto delle bellezze di questa terra e che tornano nelle loro città ed è tempo di ripartenza della quotidianità. Ma è anche il periodo di chi da Fodom va a studiare o lavorare fuori: con un po’ di curiosità e voglia di nuove esperienze, ma forse anche con un po’ di nostalgia e di timore per ciò che ancora non si conosce. Questo settembre è anche però tempo di nuovi arrivi: famiglie giovani che aspettano un bimbo o che da poco hanno vissuto la


8

«Le nuove del Pais»

gioia di una nuova nascita; insegnanti e personale della scuola, provenienti da varie zone, che si preparano a prendere posto nelle scuole di quassù; residenti che hanno passato del tempo in baita e ritornano a valle; e c’è chi si aggiunge a noi per condividere la vita di tutti i giorni qui a Fodom. Da poco tempo è, infatti, arrivata tra noi sorella Lucia, una nuova presenza ad arricchire la nostra fraternità. È un dono essere in quattro e siamo contente che anche questa nuova sorella possa fare esperienza della vostra accoglienza, che in questi anni non è mai venuta a mancare. Aiutiamoci insieme a vivere e diffondere questa accoglienza ai più vicini e ai lontani. A questo punto non ci resta che augurare un buon inizio a chi arriva e a chi parte, in particolare ai ragazzi che vanno a vivere, per la prima volta, lontano da Fodom. (sdv)

Domenica 10 settembre Superare il… “Non ho voglia” Cari parrocchiani, Un pensiero ai nostri studenti piccoli e grandi che cominciano un nuovo anno scolastico, la loro fatica quotidiana: qualcuno non vede l’ora, altri avrebbero fatto volentieri qualche giorno di vacanza in più e c’è anche chi non avrebbe proprio voglia di ritornare a scuola, però, bisogna. È una cosa che riguarda tutti noi: tra i vari impegni della nostra vita c’è sempre poco o tanto che non ci piace, ma ad un certo momento si fa e basta. Ho notato, per quanto riguarda i ragazzi, che quando si chiede qualcosa e ti rispondono “non ho voglia”, per qualcuno questa frase diventa un motivo assolutamente valido e indiscutibile per evitare l’impegno. Forse bisogna aiutarli a superare questa difficoltà cercando di essere meno indulgenti sul “non ho voglia”. Che quella che si apre

possa essere un’esperienza scolastica interessante e costruttiva, agevolata per gli alunni della primaria dai nuovi ambienti scolastici che, ho sentito dire, sono belli e all’avanguardia! (Io invece sarò molto più solo!). Auguri anche agli insegnanti che ringraziamo fin d’ora della preparazione, della pazienza e della disponibilità.

Tutti insieme desideriamo collaborare perché questa parte giovane e preziosa della nostra comunità possa prepararsi una vita serena e felice. (dd)

Domenica 17 settembre Nuova scuola per nuove relazioni Cari parrocchiani, Le scuole di Pieve hanno riaperto nuovamente le

porte agli studenti. È una scuola praticamente nuova, moderna, attrezzata con tutti gli ultimi ritrovati: dai banchi che si possono adattare alle misure di chi li usa, ai colori degli ambienti, all’aula dove sono schierati numerosi computer. Questa attenzione ai ragazzi è buon segno. Un grande grazie all’Amministrazione del nostro Comune. Gli scolari in questo ambiente bello e sereno avranno la possibilità di vivere meglio e di imparare di più. Provo la stessa piacevole sensazione passando per le vostre case: quando sono belle, anche semplici, ma calde e accoglienti, mi sento contento perché immagino che ciò possa contribuire a migliorare la qualità della vita della vostra famiglia. Bisogna che ci ricordiamo però che a vivere meglio contribuisce anche la bellezza e la cura dell’ambiente più vasto che è la valle in cui viviamo; ma più ancora l’ “ambiente” che influisce di più in bene e in male sulla vita degli altri, è ciascuno di noi. Se siamo gentili, comprensivi, pazienti e premurosi, allora contribuiamo in maniera vistosa alla gioia e al benessere di chi vive vicino a noi. Volere o no, per fortuna, siamo legati gli uni agli altri.

Pieve - Venerdì 15 Settembre. S. Messa di inizio anno scolastico per Elementari e Medie.


«Le nuove del Pais»

Il “semplice”, ma “curato”, piace! Sono le due sagre che annualmente vengono organizzate con semplicità ma con molta cura: la sagra di San Giovanni in onore dell’omonimo santo patrono e la sagra di Andraz in onore della SS. Trinità. Due gli aspetti delle rispettive giornate: quello religioso con la partecipazione assidua da parte dei frazionisti e degli invitati e la parte profana creata dalla collaborazione di tanti uomini e donne che dedicano del tempo a preparare varie-squisite leccornie. Se poi, per l’occasione, qualcuno collabora allestendo una piccola mostra fotografica o altro, come avvenuto ad Andraz, rende sicuramente la festa ancor più interessante. Quest’anno è stato il momento dello storico Giorgio Fontanive che, con le sue fotografie, ha presentato il paese di Andraz al tempo della Grande Guerra (ndr. vedi articolo a pag. xxx). Fa piacere ricordare che fa parte della sua documentazione la fotografia riguardante la Corsa dei Ceri tenuta dagli Eugubini a Pian di Salesei il 15 agosto 1917, documento che ha portato al gemellaggio con Gubbio e alla celebrazione del centenario della Corsa (Fr. Del.)

San Iaco 2017 Alcuni momenti della festa patronale a Pieve, celebrata Domenica 23 Luglio: La Santa Messa Solenne, le Coppie di Sposi festeggiati, lo Stand del Gruppo Insieme Si può “Fodom”, la Pesca Missionaria, la Vertical “Col di Lana”.

Temp de... “siègra” Mëssa grana e ciampanoz per la Tarnité nt’Andrac

N momento de la Mëssa.

Le “puliziotte” che ha neté su la gliejia.

N domënia ai 11 de jugn l e sté la siegra de la curazia d’Andrac. Coche da n valgugn agn ven fat, on bù l onour de avei dita la Mëssa grana de duta la

I Jovegn, pronti per soné “Ciampanoz”.

parochia. L pleván don Dario Fontana l à zelebré l rito solene e l coro dei jovegn “I Kropya” l à animé la liturgia. Ntánt la predica don Dario l à descorëst

9

de la Tarnité come relazion de Amour nánter le persone, col augurio che duc se sforze de se cordé con chi autri. Davò mëssa s’à podù sté auna de troc e se beibe velch e mangé su n puo de crafons e de foie. L temp l n’à trop daidé, che ntánt che la jent descorëva de fora, l ziel l eva bel nët da le neole e l eva proprio da podei sté saurì. Co à batù mesdì, l Angelus le sté soné solene col ciampanoz che 5 jovegn vigni ann se mpegna a paricé. Le ciampane i é stade sclefade dassën, che da Laste nfin sun Fauzare se sente che l eva festa grana. No vol se desmentié che ence i dis davántfora l é sté laoré da njigné ca dut. Fora n gliejia bele n juoba ai 8 de jugn chële “puliziotte” le s’à ciapé de n puoce a sferié chi fonc sot le cropie fora e a spolveré ju i autei, che almánco n viade al ann i à debujen de na bona netada. Per fenì via, dighe n gran Diovelpaie a duc chi che à daidé pro: a le mëde che à neté su la gliejia, a chi che à njigné ca da mangé per davò mëssa, a la Luigina che à dé disponibilité dei locai del bar, al coro che à cianté mëssa, a chi che à soné le ciampane e po a duc cánc chi che l é rué ite a mëssa, o ence davoprò a se beibe velch. Diovelpaie a duc. (Oscar)


10

«Le nuove del Pais»

A

ncora una volta i nostri Santi Patroni ci hanno protetto dalle intemperie durante la consueta fiera di Arabba. La mattina del 29 giugno, infatti, il termometro segnava 0°C!! Quindi imbacuccate nelle giacche a vento come d’inverno, non ci siamo perse d’animo ad allestire il nostro gazebo con tante leccornie rigorosamente “fodome” e in più anche tanti lavoretti fatti a mano dalle nostre “amiche del martedì”. Nonostante il tempo, molte le persone venute a visitare la fiera, alle 11 i “crafons da siègra”, “tircle da craut e da giameite”, “crafons mori” e “foie” erano già stati tutti venduti! Da non credere! Alla sagra di Pieve, il 23 luglio, il tempo era decisamente migliore e alle ore 12 amarezza per i ritardatari che non hanno più trovato neppure un “crafon”!…..Mettersi in fila per un altr’anno! Tutte le offerte (€ 2.000) sono andate ai nostri cari missionari, Suor Agnese Grones e Padre Bepo Detomaso che nel

GRUPPO ISP...Fodom

Siègra dei Ss. Pietro e Paolo e S. Iaco Tircle Pronte per la Siegra de San Pier e

A la Plié fenì i crafons nten bis

momento in cui scrivo, sono in viaggio di ritorno alle loro missioni. Molte le occasioni in questa meravigliosa estate di incontrarci con loro e conoscere più a fondo i vari problemi di quelle Terre in cui condividono la loro vita. Una bella serata, con un nutrito gruppo di persone anche all’incontro al “Taulac” dove Elisa Gabrielli ci ha fatto partecipi, con foto e video del suo periodo di volontariato in Etiopia da Padre Bepo. Un augurio di buon ritorno a Suor Agnese nel suo Pakistan e a Padre Bepo in Etiopia! Che il Signore li benedica! En gran Diotelpaie ben tànt a dute le ële e a dute le persone che à daidé prò! A nome del gruppo Insieme si può...Fodom Marilena

Un grande gesto fatto da “piccoli”... “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”(Mt 11,25). A volte sono proprio i bambini a farci ritrovare la semplicità del Vangelo. Eccone qui un esempio … Finita la scuola, i primi di luglio, un bel giorno mangiando un gelato, il papà di una nostra amica ci ha chiesto: “Cosa fate oggi? Il mercatino?”. Noi abbiamo risposto un po’ incuriosite: “… ma che mercatino?”. E lui ci ha risposto: “Mia figlia e una sua amica stanno allestendo un mercatino”. Tornando a casa abbiamo pensato che quella iniziativa fosse una buona idea e abbiamo deciso di aprirne uno anche noi vicino alla farmacia di Arabba e di destinare il ricavato ai poveri. Ci siamo messe subito al lavoro! I nostri prodotti erano: alcuni libri, qualche gioco e altro materiale che abbiamo preso dalle nostre case, penne e calamite che abbiamo comprato per poi rivendere; altre cose ce le hanno portate le sorelle di San Giovanni e don Dario, mentre dei libretti, da consegnare gratuitamente ai passanti, li abbiamo

ricevuti da suor Agnese Grones. I principali clienti sono stati alcuni nostri conoscenti e altra gente di Fodom, ma non è mancato neanche qualche turista italiano, inglese e tedesco. È stata una bella esperienza: in totale abbiamo ricavato circa 180,00 euro che abbiamo consegnato a suor Agnese Grones

che li destinerà ad alcuni bambini poveri del Pakistan. Per noi è stato semplice: abbiamo pensato da subito di fare qualcosa per i bambini poveri che avevamo visto anche alla televisione. Ci piacerebbe rifarlo anche il prossimo anno! Chiara e Marika


11

«Le nuove del Pais»

Parrocchia di Colle Col aiuto de Dio e de la bona jent...

L Sacro Cuor sai Magoec Come che vol la tradizion liada al Tirol per la festa del Sacro Cuor, incia sto an i Sizeri da Col e Fodom i à injegné ca dut per fà i fuoch su per le mont. Per la part de Col, l fuoch l é stà injegné sai Magoec, ulache ogni an i parogn dei prai i inconsent de mandà navant sta bela tradizion. Sebenche l ruo temp che l é stat la domenia da doman no l lassasse pensà nia de bon, co na ota s’à vedù che l sarenava duc, jovegn e manco jovegn, i é peai via per arjonje l luoch e impèe l grant fuoch che duc i à vedù ben da Col e dai pais dintor. N bel momento de tradizion e condivijion che incia sto an l à podù ester mandà navant demà col aiut e le magn de tanta jent volontiva. Gramarzé a duc e al an che ven!

La Madona d’agosto Anche se alcune nuvole dispettose erano sul punto di far annullare per il secondo anno consecutivo la processione dell’Assunta, quest’anno il tempo è stato tutto sommato clemente e nel pomeriggio del 15 agosto la statua della Madonna ha potuto compiere il canonico giro “a la Costa” per poi risalire verso la chiesa. Al termine dei vesperi e della processione, la fragranza di “rudon” proveniente dai cesti di fiori benedetti si è mescolata ai colori dei costumi e alla fragranza dei “grafogn”, creando un vero clima di festa!

Quante persone servono per la buona riuscita di una processione? Molte si direbbe, guardando questa foto! In questa particolare immagine scattata a Colle domenica 18 giugno, giorno del Corpus Domini, se ne ha la chiara percezione... ben una cinquantina! Chi l’avrebbe mai detto? Se si pensa che i residenti a Colle risultano essere 370 (i domiciliati sono però meno di 300) risulta che il 16% della popolazione sia coinvolto in questo servizio e, se si pensa che a causa delle ferie estive tra giugno e luglio rimarranno

in paese ca. 200 persone, questo 16% diventa un 25% della popolazione; ¼ del paese quindi coinvolto in un’attività che richiede disponibilità e collaborazione. Che fra qualche tempo non siano le strade chiuse ma la mancanza di persone disponibili il vero problema delle processioni? È dunque onesto e doveroso un sincero ringraziamento a tutti coloro che anche quest’anno hanno ritagliato un po’del loro tempo per partecipare alla messa e alla processione, anteponendo un servizio per la comunità ai propri interessi e impegni personali.

Il “Zuf”: tradizione antica ma non sorpassata Sebbene siano più radi rispetto ai decenni scorsi, i cesti e i mazzi di fiori portati a benedire in chiesa il giorno dell’Assunta sono una tradizione ancora presente nelle nostre valli. Ad agosto i prati erano senza fiori e quindi i “zuf” venivano realizzati con garofani, dalie, gladioli, calendule e con l’immancabile “rudon”, combinati con sapienza e maestria per realizzare la composizione più bella. Il “zuf” aveva un vero e proprio valore apotropaico poiché si credeva che, distribuito nel fieno a seccare, allontanasse gli influssi maligni e donasse alle mucche un’abbondante produzione di latte. Il “zuf” era anche uno strumento attraverso il quale le giovani coppie avevano occasione di manifestare l’interesse reciproco. Se riflettiamo su tutti i significati che nel passato venivano dati a un semplice mazzo di fiori e al loro valore profondo, forse in chiesa si vedrebbe qualche “zuf” in più!


12

«Le nuove del Pais»

VITA PARROCCHIALE Festa del catechismo 2017

Benedision dei mezi Col 11 de jugn 2017

11 i ragazzi di Colle e Selva che hanno partecipato venerdì 2 giugno a Canale d’Agordo alla festa conclusiva dell’anno catechistico. Dopo la Santa Messa delle ore 9 è seguita una mattinata ricca di attività che i ragazzi hanno svolto nel gruppo dei “verdi” assieme a quelli di Taibon e Rivamonte. Tra puzzle, storie raccontate e canzoni imparate, verso mezzogiorno la fame si è fatta sentire e così, assieme ai bimbi delle altre parrocchie, si sono recati presso il ristorante Val di Gares per una buona pasta al ragù accompagnata da tante patatine fritte! Nel primo pomeriggio, prima di ritrovarsi in chiesa per la conclusione e la benedizione finale, tutti hanno potuto ancora giocare su diverse attività che i volontari avevano preparato nella piazza di Canale. Peccato che la pioggia abbia spinto tutti in chiesa ben prima del previsto; cio nonostante il meteo ha permesso ugualmente al gruppo di farsi fare una foto a ricordo della bella giornata trascorsa assieme!

Orazion per chi che oga

Gramarzé Loris! Colle Santa Lucia, 25 giugno 2017 Cara Loris, con questa lettera e questo piccolo dono desideriamo ringraziarti a nome di tutta la comunità di Colle per il servizio che con fedeltà e amore hai prestato alla nostra parrocchia. Da oltre vent'anni ogni giorno con sole, pioggia o neve sei presente e disponibile per servire la casa del Signore. Grazie per aver mantenuto sempre accogliente, calda e pulita questa chiesa non solo in occasione delle cerimonie più significative, ma anche tutte le domeniche, i sabati e i giorni feriali. Impeccabili gli addobbi floreali che ad ogni festa hanno colorato l'altare rendendolo vivace e brillante. Dopo questi anni di impegno e di fatiche ti auguriamo un sereno e rilassante futuro, senza mai dimenticarti del tempo speso a disposizione della fede cristiana, come noi non dimenticheremo il tuo prezioso dono. Grazie Loris, dal consiglio pastorale

Domenica 25 giugno: al termine della celebrazione P. Gianpietro consegna alla sacrestana uscente Loris Piani il dono del consiglio pastorale. Attualmente resta aperta una questione: chi sarà il/la suo successore? La ricerca effettuata nel mese di giugno da parte del parroco ha dato esito negativo, quindi nel corso della stagione estiva alcune persone volenterose si sono intercambiate tra loro per garantire l’apertura diurna della chiesa, la pulizia della stessa, il cambio dei fiori e l’assistenza al parroco nelle celebrazioni... speriamo che al più presto si trovi una soluzione stabile, che garantisca di nuovo alla parrocchia una presenza fissa che solo un sacrestano può dare. Mentre la ricerca va avanti, auguriamo a Loris di riposarsi e ogni bene per il suo futuro. Gramarzé ncora de dut!

San Cristoforo, per interzession del Signor, te preon de ne stà apede co jon per viaz. Signor, vardene darè e vardie darè incia a chi che oga calche mezo. Defendene da le malore e dai pericui. Te preon de avè giudizio e che podone tornà a cesa sagn e contenc. Per l sant inom del Pare, del Fiol e del Sant Spirito. Amen

San Cristoforo l à su le spale l Bambin Gejù e el lo tramuda da na sponda a chel’autra. La pitura sul mur de gejia da Col la é del XVI° secol zirca. L sant l é stà marturijà nte la Licia del 260 d.C. L é deventà protetor dei pelegrign, de chi che và a pe e, al di da ncuoi, de chi che oga le machine.

Suor Agnese ci scrive... Al gruppo del Mercatino Missionario – parrocchia di S. Lucia Ho ricevuto dal Centro Missionario la somma di 1.000 euro che avete versato l’anno scorso. Desidero ringraziarvi della vostra generosità e del pensiero per aver pensato alla mia Missione. Con riconoscenza vi ringrazio anche a nome dei poveri e dei bambini che con le vostre offerte possiamo aiutare per la loro educazione. Sono ancora molti quelli che non hanno la possibilità di andare a scuola. Il Signore vi benedica e vi riconfermi. Sr. Agnese Grones

Mercatino missionario 2017 Con tante belle novità fatte a mano e con tanti premi ad estrazione destinati alla pesca si è chiuso anche quest’anno il Mercatino missionario di Colle. Le principali novità si sono avute nel reparto delle cose fatte a mano in quanto, già a partire dai mesi invernali, alcune donne si sono trovate una volta alla settimana per preparare paraspifferi, cornici decorate e altre realizzazioni artistiche con legno e panno. Il ricavato di quest’anno è stato di 6.682 euro e, al netto delle spese sostenute e del fondo cassa trattenuto, la somma rimanente è stata così ripartita: 2.000 euro alla missione in Etiopia di P. Sisto Agostini 1.000 euro alla missione di Cerro de Pasco in Perù dove era impegnato P. Gianpietro Pellegrini 1.000 euro alla Parrocchia di Colle 500 euro alla Mensa dei poveri di Mussoi (BL) 500 euro alla missione in Costa d’Avorio di Annalisa Tognon.


13

«Le nuove del Pais»

“Armonie di Voci” nella chiesa di Colle Lunedì 7 agosto l’ensamble vocale “I Kropya”, il coro parrocchiale San Giacomo di Livinallongo e il coro parrocchiale di Colle Santa Lucia si sono radunati assieme nella chiesa di Colle per dar vita ad un concerto davvero particolare. La serata è iniziata coi Kropya, coro di giovani fodomi che, sotto la direzione di Roberto Marchione, ha cantato l’ “Ave Maria” di Thomas Luis de Victoria, l’ “Halleluja” di Leonhard Cohen, il “Padre Nostro” di Nikolaj Kedrow e “Witness” di Jack O’Halloran. Un repertorio multilingue il loro, che proprio per questo è stato molto apprezzato. Più classico invece quello proposto dal coro parrocchiale di Colle che, sotto la direzione di Antonio Tasser, ha proposto “Maria Lassù” di Bepi de Marzi, “Jesus bleibet meine freude” di Johann Sebastian Bach e la versione a quattro voci di “Oh munts y vals ladines” arrangiata da Andrea Tasser. Ha concluso la

serata il coro parrocchiale San Giacomo di Pieve di Livinallongo diretto da Denni Dorigo con “L và a florì”, adattamento ladino che il direttore stesso ha realizzato del brano “San Salvatore” di Don Italo Bianchi, col “Laudate Domino” di Caspar Ett, col “Kyrie” della Missa Stella Maris di Peter Griesbacher (che viene cantato dal coro in occasioni di particolare solennità) e col “Iubilate Deo” di Marco Frisina. Nel bel mezzo del concerto, il Preludio da “Preludium et fuga pro organo pleno” in si minore BWV 544 di Johann Sebastian Bach eseguito dall’organista di Livinallongo Oscar Nagler e alla fine, a voci riunite, l’ “Ave Verum Corpus” de Mozart, al termine del quale è stato richiesto un bis ed è ancora stata eseguita l’ ”Ave Maria” di Bepi De Marzi. Grande la soddisfazione dei coristi, ma anche del pubblico, che ha chiesto per il prossimo anno un bis dell’iniziativa.

L’ensamble vocale “I Kropya”.

Il coro parrocchiale di Colle Santa Lucia.

Il coro parrochiale San Giacomo di Livinallongo.

Mons. Renato in vacanza a Colle

Dal 30 luglio al 02 agosto Mons. Renato Marangoni ha soggiornato nella canonica di Colle per qualche giorno di vacanza assieme ad un diacono e a due seminaristi. Giornate che, baciate dal bel tempo, hanno permesso ai religiosi di fare delle belle camminate (il lunedì sul Pore e il martedì a Mondeval) ma che hanno anche permesso nella serata di lunedì di organizzare una messa aperta alla popolazione celebrata dal vescovo stesso. Un onore per Colle essere stato il luogo delle vacanze di mons. Marangoni; una situazione questa che ricorda quella di Mons. Vincenzo Savio, vescovo di Belluno dal 2000 al 2004, che anche era solito frequentare la nostra canonica nella stagione estiva per periodi di vacanza e meditazione.

Un “Restyling” per la sacrestia Restyling. Una parola inglese, forse non da tutti conosciuta, ma che per chi la conosce significa ammodernamento, svecchiamento, cambiamento, nuovo stile. Ebbene, in questi mesi estivi la sacrestia della Chiesa di Colle è stata oggetto di un “restyling” vero e proprio che l’ha resa più ordinata e accogliente! Le abili mani del nostro Umberto Kerer hanno infatti creato ben 3 nuovi armadi che serviranno da ora in avanti a contenere i paramenti sacri del sacerdote e dei chierichetti. Un lavoro questo che si è reso necessario in quanto le strutture precedenti non erano più adatte e funzionali a contenere tutte le vesti che si erano accumulate nei decenni. Realizzati in legno, i tre armadi hanno uno stile semplice e sobrio che tuttavia è impreziosito da alcuni dettagli color oro, rosso e verde e da alcuni simboli e citazioni religiose inerenti l’ambito eucaristico. Non c’è dubbio che ora, sapendo di avere tutto dentro armadi ben ordinati, sia il parroco che i chierichetti entreranno in sacrestia con un altro spirito!

“Hoc facite in commemorationem meam” e “N servije de onor per Ti e per nost pais”: questi i due testi incisi rispettivamente sull’armadio delle vesti sacerdotali e su quello delle vesti dei chierichetti.

“Introibo ad altare Dei...”: questo il testo inciso sull’armadio contenente il piviale.


14

«Le nuove del Pais»

dalle nostre associazioni Novità in piazza

Ausili sanitari della Croce Bianca Carissimi paesani e tesserati, la nostra associazione vuole comunicarvi che sono disponibili alcuni ausili sanitari, i quali possono essere richiesti in comodato d’uso gratuito. Si tratta di attrezzature acquistate negli anni dall’associazione e di alcune donate da privati. Si tratta di: - tre carrozzine comode dotate di contenitore di raccolta e pedaline - una carrozzina da trasporto pieghevole - tre paia di grucce - un bastone tre puntali (tripode) - un girello quattro ruote con seggiolino e freni - un archetto alza coperte - una cyclette

- una bilancia pesa bimbi - un tiralatte - un materassino antidecubito ad aria con motorino - un telesoccorso Beghelli - una padella - un pappagallo Per informazioni contattare l'Associazione al seguente numero 3294282111 e verrà fornito il recapito del responsabile. Ringraziamo di cuore tutte le persone generose che ci hanno donato gli ausili e speriamo di avervi reso un servizio utile. (L'associazione Croce Bianca).

Il trenino della Galleria Breda Nei giorni prima di Pasqua è arrivato a Colle il trenino che verrà utilizzato per portare i visitatori nella Galleria Breda. Acquistato di seconda mano dalla ditta Monti di Auronzo di Cadore, il trenino è costituito da un locomotore funzionante con una batteria, da quattro vagoni e da una pala caricatrice. Dopo la revisione e il restauro effettuati a Vicenza, il trenino ha cambiato il suo originale aspetto: i vagoni sono stati fissati e tagliati su un lato in modo da permettere ai visitatori di potervi salire a gruppi di 4 per vagone, per un totale di massimo 16 persone. Per intanto, in attesa della messa in posa dei binari della galleria e dei lavori per la realizzazione del Centro Visita che dovrebbero iniziare a breve, il trenino è stato collocato sotto una tettoia a Zarnadoi, proprio all’esterno della galleria. Il trenino, unitamente ai vagoni e ai binari ha avuto un costo complessivo di 13.500,00 euro, da sommare ai 38.500,00 euro della revisione e del collaudo effettuati a Vicenza. Il 93% del costo dell’intera operazione è stato coperto da un contributo regionale, il rimanente 7% dal Comune di Colle.

Il trenino della Galleria Breda.

Ha aperto il 1 luglio nella sede della Proloco ed è rimasto aperto per tutta la scorsa stagione estiva il nuovo ufficio turistico gestito dall’Associazione turistica Colle Santa Lucia Dolomiti. Gli ospiti hanno potuto fruire per tutta la stagione del servizio che quest’anno è stato garantito dalla giovane Valentina Sorarui di Andraz. Un ufficio che non ha solo fornito informazioni, ma che è stato anche un punto di riferimento per

prenotare le visite accompagnate alle Miniere del Fursil e primo passo per l’impostazione in paese dell’Ospitalità Diffusa. Assieme all’ufficio, un’altra novità della piazza di Villagrande sono state quattro bandiere che, già previste nel 2010 durante l’opera di rifacimento della pavimentazione della piazza stessa, hanno trovato solo ora la loro collocazione. Esse raffigurano le principali attrazioni del paese e vogliono essere un biglietto da visita per tutti coloro che, anche solo di passaggio, passano per Colle.

Nuova vita per la sorgente di Lividel La settimana dopo Ferragosto il Bim Gsp ha ultimato i lavori di manutenzione straordinaria della sorgente di Lividel sul Passo Giau. Questa, realizzata negli anni '50 a 2050 m di quota, da tempo presentava profondi segni di cedimento causati dall’azione erosiva delle acque superficiali e di disgelo. Si è quindi reso necessario, tenendo conto che tale vasca risulta essere la maggior fonte di approvigionamento idrico del comune di Colle, un intervento urgente per la risistemazione della stessa. L’intervento ha comportato la ricostruzione integrale delle parti in muratura più danneggiate (circa 14 metri lineari di setto murario), il risanamento delle parti di rivestimento (circa 11 metri, con tecnica del betoncino armato) ed il rifacimento ex-novo della soletta di copertura (circa 20 metri quadrati), resa impermeabile all’infiltrazione dell’acqua grazie alla posa di una doppia guaina bituminosa. Più a monte, inoltre, sono stati posati circa 35 metri di canalette di raccolta semicircolari in acciaio e lamiera zincata, funzionali ad allontanare le acque superficiali e meteoriche, per un totale di 32.000 euro di intervento. La particolare ubicazione della sorgente ha reso necessario l'intervento dell'elicottero per il trasporto dei materiali.

La vasca di Lividel messa a nuovo.


15

«Le nuove del Pais»

L Pore e Giau curvìi da le nuove tabele de la Lia da Mont Pi de 1000 tabele metude ju nte trei agn ntei doi comugn de Col e Fodom e autretante chele ncora da mete. Chest l bilanz dei prim trei agn de atività de la Lia da Mont Fodom - Col che a pèe via dal 2014 l’à metù man de segné fora i trioi dei doi comugn con de le bele tabele de legn che segna i inom dei luoch e l temp per i arjonje. A Col i é 400 le tabele bele metude ju e n zentener le speta ncora de ruà a sa posto; 700 inveze chele metude ju sa Fodom con ben 800 ncora da mete. 2017: Le tabele metude ju dintor Pore

Nte sta ainsuda 2017 per la part de Col col aiut de tante bone magn e col contribut dat dal Istitut cultural ladin Cesa de Jan s’à curvì con 130 tabele metude su 21 pai za 10 km de strade a pèe via

da Fistil Benedet fin a fà dut l Triol dei Siori fin a Fedare, Melei, su la piza de Pore per po jì ju da chel’autra fin jun Luiz. N laor assai grant, ulache i lauranc i à incia ciatà l temp de comedà l triol de le Frate, che da la cros sora Ru l rua sun Ciasera. N triol chest che vegniva demà duorà dai paster e dai parogn che ava i tabiei lassù, ma che al di da ncuoi l eva cuaji jù n desmentia. Ades inveze co le tabele e coi pai ros e biench che l é stà metù su suoi or no sarà pi l pericol de se parde. Per la part de Col ntel auton 2017 l é n pervijion de mete ju dute le stafe de far per i 12 pai che curvirà i trioi nanter Reciava, Calcuch, Larzonei, Forzela e l Lares da la Freina; auter 10 pai i é pervedui per l 2018 per la part de trioi che pea via da La Vila e che i và su del vars de la piza de Pore.

Festa de Ra Bandes 2017 La Union dei Ladign da Col la é stada invidada a Cortina l 27 de agosto 2017 a la sfilata a ra Festa de Ra Bandes. Chilò in posa, darè dal gran concerto de Ra Bandes, davant a la gejia dei Sanc Filippo e Giacomo.

L’oggetto misterioso

“On lassé per ultimi chis doi toch de modo da se lié meo a la part fodoma – ne spiega Daniele Dell’Andrea – sarà n laor manco sfadios de chel che on fat su per Pore, che l eva in previjion bele l an passà. Po a la fin de dut ne restarà da mete chele su la forzela de Averau e chele su auter trioi pi mender che se vedarà ota per ota”. Giulia Tasser

N particolar de le nuove tabele.

Valgugn dei lauranc al laor su per Pore.

Un ex voto della prima guerra... rinnovato Passando per il passo Giau qualcuno avrà notato un nuovo crocifisso nelle adiacenze della strada sotto l’ex albergo Enrosadira. In realtà non è nuovo, ma è ben il terzo che la famiglia Masarei di Fossal appone nel suo prato per perpetrare il voto fatto dal soldato Giovanni Masarei nel corso della prima guerra mondiale. Mentre combatteva sul Col di Lana, Giovanni espresse il voto che, se avesse avuto la grazia di ritornare a casa sano e

salvo, avrebbe eretto un crocifisso nelle adiacenze del suo fienile di alta montagna. La preghiera del soldato fu esaudita, in quanto ritornò vivo dal fronte, e realizzò quindi con le sue stesse mani un primo crocifisso nel luogo prestabilito. Dal primo manufatto, altri due crocifissi si sono succeduti nel tempo: il secondo, abbattuto dalle intemperie negli ultimi anni, era stato rifatto da Oreste, figlio di Giovanni, nel 1950. Ad oggi, estate 2017, la figlia di Oreste con la sua famiglia ha deciso di rifarne uno nuovo e di apporre, sotto la foto del nonno, una targhetta che ricordi il motivo per il quale lo aveva realizzato. Tre generazioni che hanno quindi mantenuto un voto perchè, come dicevano i nostri nonni, un voto va sempre rispettato.

Il crocifisso restaurato da Mirella e dalla sua famiglia.

La targhetta a ricordo di Giovanni Masarei.

È arrivata in redazione la foto di questo interessante e curioso attrezzo. Ci sarebbe qualcuno fra voi lettori che ancora lo riconosce? Qualcuno che saprebbe raccontarci come si chiamava e a cosa serviva? Aspettiamo le vostre soluzioni! Scriveteci a giuliatasser@libero.it o a info@istitutoladino.org, oppure anche di persona passando alla Cesa de Jan.

Prossima uscita Nuove del Pais Al fine di poter inserire anche le festività natalizie nel prossimo numero e non doverle più portare come gli anni scorsi all’interno dell’edizione pasquale, il prossimo numero del bollettino arriverà nelle case nel mese di gennaio, dopo le festività natalizie. Ricordiamo quindi ai collaboratori che la prossima scadenza per la consegna del materiale non sarà più a novembre, come di consueto, bensì a dicembre 2017.


16

«Le nuove del Pais»

Col in Festa 2017 Paola con i suoi graffiti, Antonio con la lavorazione artistica del legno, le Regole con la costruzione di un abbeveratoio, i cacciatori col tiro al bersaglio, i Vigili del Fuoco con tante attività per i bambini, i contadini con capre, vitelli e galline, gli artigiani con svariati manufatti di legno, la Union dei Ladign con le sue prelibatezze paesane, la Cesa de Jan con le sue mostre e le abili mani delle signore per realizzare il Mercatino missionario: questi sono stati i protagonisti di “Col in Festa”, oltre a tutte le volenterose mani che nei

giorni precedenti hanno allestito il tendone e quanto serviva alla festa. Tre giornate, dal 18 al 20 agosto, dove in piazza si è potuti stare sotto il tendone ampiamente rifornito di piatti tipici o provare uno dei giochi che erano stati predisposti: mungere la mucca Stefania, rompere le noccioline o far passare la pallina in un labirinto. Non è mancato, nel corso delle tre serate, l’intrattenimento col taglio del tronco. Nemmeno la musica è mancata: venerdì sera i Dirty Deeds, sabato sera i Tirock e domenica pomeriggio l’esibizione del

gruppo Mini Folk di Selva. Sabato 19 è stata la giornata dedicata alle associazioni, nel corso della quale, oltre a tutti gli stand nel centro storico, è stata proiettata la versione italiana del film “A presto amore mio” del regista Franco Vecchiato. La Triolada di domenica 20 ha prolungato di un giorno la tradizionale festa, protraendo i festeggiamenti fino a sera. Peccato per la pioggia, che ha accompagnato tutta la serata di sabato facendo desistere molti dal cenare sotto il tendone. Qui sotto qualche impressione della festa.

La Triolada Una scampagnata tra boschi, prati e frazioni di Colle: questa l’idea per la Triolada, marcia non competitiva che si è tenuta a Colle domenica 20 agosto in occasione di “Col in Festa”. Due i percorsi studiati: uno da 1,2 km per i più piccoli, che girava attorno al colle di Santa Lucia ricalcando il percorso della Via Crucis dedicata a

mons. Vincenzo Savio, e uno da 5,4 km per gli adulti che, partendo dalla piazza di Villagrande, formava un anello che passava per Costa, Pont, Fossal, Costalta, Ru, Canazei e rientrava poi in centro. L’atleta che ha concluso il percorso nel minor tempo è stato Luca Mosena in poco più di 26 minuti. Se per gli adulti era stato predi-

sposto il cronometraggio, per i più piccoli si è esclusivamente tenuto conto dell’ordine di arrivo, questo per sensibilizzarli non tanto a ricercare la vittoria, quanto a partecipare. Un’ottantina i concorrenti del percorso lungo, 45 i bimbi su quello breve; tutti assieme alla fine della manifestazione hanno potuto gustare i canederli

col goulasch che venivano distribuiti sotto il tendone. Oltre ai podi maschile e femminile assoluti e under 15, per il giro lungo sono stati assegnati altri due premi: a Livia Appamea, classe 2016, che coi suoi 9 mesi è risultata essere la concorrente più giovane e a Liviana Piccolo, classe 1948, quello di concorrente meno giovane.


17

«Le nuove del Pais»

Dall’Argentina a Colle alla scoperta delle proprie radici

D

al 4 al 9 luglio Olga Colleselli, figlia di Enrico “dei Palate” emigrato da Colle in Argentina nel lontano 1927, ha soggiornato a Colle con una parte della sua famiglia. Arrivata a Colle dopo l’ultima visita che aveva fatto nel 1995, Olga è ritornata nel paese del padre assieme al figlio Jorge, desideroso di conoscere l’Italia, e alla nipote. Nei giorni passati a Colle Olga e la sua famiglia hanno avuto modo di incontrarsi con tutta la famiglia Colleselli, sono poi stati ricevuti in comune dal sindaco e dal vicesindaco dove hanno a lungo conversato con l’aiuto dell’interprete Alicia e, prima di proseguire il loro viaggio di un mese attraverso tutto il nord Italia, hanno fatto tappa a Belluno presso l’Associazione Bellunesi nel Mondo dove hanno incontrato il presidente Oscar De Bona.

Breve storia della famiglia

Per capire il rapporto che Olga mantiene ancora stretto con il paese del padre, è utile accennare qualche notizia in merito alla famiglia Colleselli. Il padre di Olga era Enrico

La delegazione dei Colleselli arrivata dall’Argentina in visita a Colle posa assieme ad alcuni parenti, al sindaco e al vicesindaco di Colle e all’intreprete Alicia.

Colle nel 1960 e Arnaldo, in veste di Sottosegretario al ministero dell’agricoltura, ebbe occasione di andare a Rosario, vedere i luoghi dove i fratelli si erano stabiliti e di portar loro in dono la registrazione del “ciampanoz” delle campane di Colle. Ora il rapporto continua tra i cugini: Olga, dopo essere venuta più volte a Colle col marito Hektor, è ritornata anche quest’anno; ora manca solo che i cugini italiani vadano a trovarli. L’occasione potrebbe essere data dal 2018, quando con molta probabilità l’Associazione Bellunesi nel Mondo organizzerà un viaggio proprio a Rosario. I collesi in Argentina

Colleselli, classe 1903, uno dei nove figli del maestro Giuseppe Colleselli (passato alla storia per aver salvato le campane di Colle dalla requisizione effettuata dalle autorità austriache durante la prima guerra mondiale) arrivato in Argentina nel 1927 dopo un lungo viaggio per mare che effettuò da Genova; tre anni dopo lo seguì il fratello Ernesto. Il padre era venuto a mancare nel 1925 e tutti i fratelli cercarono da quel momento di prendere la loro strada: oltre ai due emigrati in Argentina, gli altri sette rimasero in Italia: Pio (sacerdote al Vinzentinum di

Bressanone), Aurelia e Paolina (insegnanti), Valeria, Maria, Alberta ed Arnaldo (parlamentare europeo ed Onorevole). Poco dopo essere arrivati in Argentina, Enrico ed Ernesto furono raggiunti dalle mogli e negli anni successivi avviarono le loro attività: il primo avviò una serie di coltivazioni e allevamenti nella zona adiacente a Rosario; il secondo creò una piccola impresa a Buenos Aires. Nonostante le distanze, la famiglia rimase legata al paese natio grazie ad un fitto scambio epistolare e ad alcune visite periodiche: Enrico tornò a

La zona di Rosario è densamente popolata di collesi emigrati nei primi anni del ‘900. I racconti fatti da Olga e dal figlio nel corso della visita a Colle hanno lasciato senza parole il sindaco e tutti i convenuti: sembrerebbe proprio che ci sia più gente di Colle a Rosario che a Colle! La comunità collese di Rosario è molto unita e salda nelle tradizioni e dimostra ancora un forte attaccamento al paese natale. Attualmente i figli di Olga lavorano nel comparto agroalimentare coltivando enormi estensioni di mais, cereali, frutta e verdura.

Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia a cura di Silvia Grego – Sesta parte

Minatori collesi e forestieri Da quel che si desume dagli elenchi di minatori e trasportatori, nel XVII secolo le concessioni di trasportatore o di minatore potevano essere assegnate anche a società, ad esempio a fratelli, ed erano ereditabili. Un minatore estraeva in media 4,5 Kubel1 di minerale al giorno pari a sei some di animale (18 galvie). Possiamo, quindi, immaginare che per trasportare, ad esempio, 10.000 Kubel1 di minerale, fossero necessarie circa 13.332 some di animale. Si trattava, dunque, di un traffico importante che comprendeva un primo trasporto dalle gallerie di estrazione a dei luoghi di deposito denominati caneve, che si trovavano

1

Limite massimo di minerale estraibile intorno al 1561.

nelle vicinanze della miniera: nel 1717 era attiva la Caneva di Ru e un’altra non ben specificata a Colle, dove il minerale veniva venduto e da cui, infine, veniva trasportato nei forni degli acquirenti. Il minerale destinato al forno di Valparola era, invece, avviato direttamente dalla miniera alla località di Monera2. Sembra che per il trasporto del minerale siano stati impiegati soprattutto buoi, ma altri documenti attestano che, senza 2

Ibidem, registro 1717 per concessione archivio privato La località è citata anche nel documento ASBz Lade 10-66 AA 1679 . “Per solito salario al sopra intendente delle misure in Valparola et di far nettar le vene, sopra intendente delle minere in Monera et Soffer de Monera in Cima Valparola si paga…..” Località citata in I nomi di luogo dell’alto Cordevole – volume III, parte VI. Vito Pallabazzer, 1974. La località è posta lungo le rive, sulla sinistra orografica, del torrente Andraz che dal Castello scende sino all’omonima località. Nei pressi dell’attuale percorso conosciuto come Strada da la Vena.

dubbio, alcuni trasportatori di Selva di Cadore impiegavano cavalli. Forse si usavano buoi o cavalli a seconda dell’altitudine e del dislivello da superare. I trasportatori di minerale e di carbone, i carbonai e il personale dei forni proveniva da Buchestein (Livinallongo), Badia e Colle. I minatori erano tutti collesi. A fianco dei minatori nelle gallerie lavoravano i portatori con il compito di portare in superficie il materiale scavato3. I loro nomi non figurano negli elenchi di personale da pagare: si trattava di una sorta di aiutante del minatore, che traeva dal suo compenso la paga per il portatore. (Continua...)

3

A. Rev.ma non si meravigli che supplicchiamo ne sij dati (L?) 30 franchi all’opera stante à contare deve essere a far un opera prima l’huomo Knopp et un portadore onde si deve farsi le spese a due persone in quest’anno di carestia, Archivio di Stato di Bolzano, BAB Lade 66, 8 29.1.1732 e Istitut Ladin Cesa de Jan Colle Santa Lucia…


18

«Le nuove del Pais»

Il maestro Tita Sommavilla, una “piccola foglia” portata dal vento (Quinta parte) Il lavoro da falegname e i primi anni di insegnamento Correva l'estate del 1944 e Tita, dopo essersi rimesso in forze, aveva potuto fare ritorno a casa. Non era più necessario che si nascondesse dai tedeschi e la sua maggior preoccupazione era invece trovare un lavoro che gli desse da vivere. “Mi sarebbe piaciuto poter subito insegnare nelle scuole – racconta il maestro – ma mi ero reso conto che c'erano fin troppi maestri in giro. Andai quindi da Bepi “Cesa” a chiedere se mi poteva assumere come fale-

gname nel reparto di lucidatura. Iniziavo da zero, non sapevo nulla, ma almeno avrei guadagnato qualcosa”. Così Tita iniziò la sua esperienza da falegname ma, trascorsi dieci giorni, si presentò in falegnameria il prof. Fanton, all'epoca direttore didattico di Vigo di Fassa. Era alla ricerca di un insegnante supplente per la scuola di Campitello di Fassa e Tita, udito ciò, accettò immediatamente l'incarico che il dirigente gli stava proponendo. “Mancava ancora il benestare del provveditorato agli studi di Trento per ufficializzare il mio incarico – racconta Tita – ma il prof. Fanton mi

aveva subito rassicurato dicendo che nei giorni successivi avremmo saputo di più. Intanto però i giorni trascorrevano senza alcuna novità e così un giorno, con fare rassegnato, andai in negozio per acquistare la mia prima attrezzatura da falegname ma, proprio mentre stavo pagando la merce, arrivò il postino in cerca di me. Mi diede un colpo sulla spalla e mi consegnò una lettera gialla: era la convocazione da parte del provveditorato agli studi di Trento per il mio incarico a Campitello! Allora riconsegnai l'attrezzatura al negoziante e corsi da Bepi a chiedere se potevo assentarmi

L Piz da le Parole Eccoci qui con un altro appuntamento del “Piz da le Parole”! Ecco la nostra spiegazione delle parole proposte l’altra volta: Bàcoie: sterco secco attaccato al pelo degli animali Giavarol: parte in legno dell’aratro in cui è inserito il vomere Le parole che raccogliamo nel nostro Piz da le Parole e che proponiamo questa volta sono: Neza, Pratà

Se qualcuno di voi conoscesse il significato di almeno uno dei due termini

può mettersi in contatto con l’Istitut cultural ladin Cesa de Jan al 0437720609 o scrivere a info@istitutoladino.org. Curiosità sulle parole

Ancora alcune parole particolari con significati differenti a seconda del contesto e del loro uso: Insos: nel significato di insipido, senza sale Insos: non zuccherato, amaro (del caffé) Insos: avido, ingordo, si diceva ad esempio per le mucche “vace insosse de sal”

dalla falegnameria per il tempo utile a coprire la supplenza per la quale ero stato convocato. Trascorso quel tempo, Bepi mi aveva assicurato che il posto sarebbe stato lì ad aspettarmi”. Arrivato a Campitello, Tita iniziò la sua esperienza affiancato da altre due maestre, trovò alloggio presso la signora Rosa “De Monico” e, senza rendersene conto, il mese di supplenza previsto si trasformò in un intero anno. “In primavera ero stato convocato per coprire un posto anche a Canazei – ci racconta Tita – e nei due anni successivi insegnai un anno a Vigo e uno a Moena. Insegnare era la mia passione e nel 1947 mi iscrissi alle liste di collocamento della provincia di Belluno. Il mio primo incarico qui in provincia fu quello a Caprile”. (Giulia Tasser – La Usc di Ladins – Continua...)

Come sostenere le Nuove del Pais La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione relativamente alla parte di Colle informiamo che è possibile passare direttamente in Canonica oppure effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901 e non tramite il bollettino postale che i collesi all’estero trovano allegato; in tal caso il contributo andrà alla parrocchia di S. Giacomo Maggiore di Livinallongo. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).

comunità in cammino Nozze d’oro

Fuori parrocchia

NELLA PACE DEL SIGNORE

Giovanni Bernardi Nato a Colle Santa Lucia il 17.06.1921 e deceduto a Lazise (VR) il 16.06.2017. Coniugato con Giuseppina Gilardoni, padre di una figlia.

Suor Lucia (Irma Maria) Pezzei Nata a Colle Santa Lucia il 14.07.1931 e deceduta a Londra (UK) il 07.09.2017, dove è poi stata sepolta.

Lo scorso 06 ottobre 2016 a Santa Maria di Lota (Corsica) Gemma Colcuc (de Piere “Garit”) e Michel Antomarchi hanno ricordato e festeggiato l’importante e significativo traguardo dei 50 anni di matrimonio. Gli auguri più vivi giungano a loro anche da parte della redazione delle Nuove del Pais!


19

«Le nuove del Pais»

Storia - ARTE - cultura - tradizioni

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

Bec de Ròces (Boè) - Le due torri in primo piano erano state conquistate da ELENA e CAROLA NANI di Moncenigo (VE) accompagnate dalla guida F. Kostner di Corvara il 5 agosto 1928. Da loro hanno preso il nome: Elena a DX – Carola a SX (foto con i nomi documentati da una cartolina dell’epoca gentilmente concessami dal perito Alessandro Savio.

È il 21 giugno 1943: fodomi al lavoro, al ponte dei Piagn di Pian Falzarego, intenti ad allargare la statale 48 delle Dolomiti. Erano stati assunti: Palla Giacomo di Franza - Palla Ferdinando di Franza e bèrba Angelo Roilo di Andraz.

Montagna di Castello, località “Fedère” - anno 1950. Roilo Sigifrido osserva Roilo Pietro che munge la capra.

È il 1952: il pastorello ha 10 anni. Diventerà il missionario comboniano P. Giuseppe Detomaso.

Estate 1958 - Demattia Lodovina aveva 4 anni, al lavoro sui prati di alta montagna. A mezzogiorno le piaceva mangiare “polenta e tegoline”.

Ornella: nella “stua” della Signora Maria Tònia fa bella mostra il quadro raffigurante “La Madonna dei 7 dolori”.


20

«Le nuove del Pais»

Taunia 12 agosto 2017

N

onna Zìa, con la schiena incurvata dall’età e dal lavoro faticoso di una vita, teneva in mano una brocca d’acqua, mentre si recava nel stangort a bagnare la sua intoccabile pianta di foie da tai. Era una pianta con foglie lanceolate, spezzandole ne usciva un gel: lo usavamo come emarginante nelle ferite ed emolliente nelle ustioni. La nonna, da giovane, era stata a servizio presso una famiglia di contadini a Novacella. Dal padrone del maso dove lavorava, aveva appreso la passione, la conoscenza delle piante medicinali e l’arte nel consigliarle. La sua farmacia era il prato ed il medico il buon Dio che vi aveva posto tanti rimedi naturali. I davanzali di casa nostra erano tutti rivestiti di carta di giornale e sopra vi stendevamo ad essiccare le varie erbe curative, quelle con il gambo più lungo le radunavamo in mazzi che appendevamo alle travi della soffitta. Con il primo tiepido sole primaverile sbocciavano i farfari, ne coglievamo i bottoncini gialli, ottimi in decotto per la tosse, per poi porli ad essiccare sotto la supervisione di Zìa. Proseguivamo la raccolta

Storie da’n zacàn a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla” - foto di Franco Deltedesco

Foie da tai durante tutta la bella stagione: le millefoglie astringenti ed antiemorragiche, la stellaria eccezionale per i sanguinamenti e problemi di donne, l’assenzio come digestivo, il timo rimedio per la bronchite, la coda cavallina per le vie urinarie, la malva antinfiammatoria, la camomilla per il mal di pancia, il ginepro considerato un antibiotico naturale, l’arnica per contusioni e dolori, il cumino per la digestione, i mirtilli neri in caso di diarrea ed altro ancora. La radice della genziana maggiore si raccoglieva in piena fioritura per non scambiarla con il veratro, pianta altamente velenosa, le flou contravelen, margheritine gialle, crescevano in un posto impervio vicino a Ruacei. La sua pianta preferita era l’iperico perforato per il quale nutriva stima e rispetto, lo considerava il rimedio per tutti i mali. Messo in infusione nell’olio realizzava una tintura per le ustioni, unito alla radice di genziana ed al vino bianco preparava un ricostituente, che

È laoré dutoldì trat bagoc nte pre, cujiné n prescia la polenta e po ndavò a restelé, ntel vegni de la sëra è taché trei vace e a mouje è scomencé. Sentada sun banchëta, la Mora me ciala mper che la dighe: “T’es straca, paussa, fè pián.” La me sporc l suo venter scrin de na vita e mi ve mpoie la testa.

“Era più o meno questa la pianta che la nonna teneva sul davanzale. Non era originaria della zona e si moltiplicava mediante altre piantine che germogliavano alla radice.”

conoscenza e amore per la natura e un quesito irrisolto: a quale pianta corrispondeva il suo amato piter de foie da tai? Parecchi anni dopo, mi capitò di portare alla mamma una pianta di aloe. Come la deposi sul tavolo il viso del pà si illuminò e mi chiese: dove hai trovato le foie da tai? Era il periodo in cui l’aloe era di gran moda, considerata il rimedio assoluto, la trasformavano in pastiglie, sciroppi, prodotti cosmetici, bevande e molto altro. Pensare che la gran parte degli abitanti del paese ne teneva sul davanzale una pianta e conosceva le proprietà curative, ben oltre mezzo secolo prima.

Fodom in TV

Ëla da nier È cater fioi da trè su n om bon ma co la pazienza japé de n scofon, na dona che pertende plu de chël che son bona.

consigliava per el mel del vive: la depressione. Oltre alle persone con le erbe officinali veniva curato il bestiame: il decotto di gambi di camomilla come calmante alle contrazioni post parto delle mucche, il ginepro per curare le infezioni al cordone ombelicale dei vitellini, il cajuncel de argé per la stitichezza ostinata. Spesso la gente del paese veniva a casa chiedendole consigli per un toccasana ai propri mali. La nonna colloquiava, valutava, ma nel prescrivere era molto cauta, sosteneva che bisognava conoscere la persona e la situazione prima di suggerire rimedi. Diceva: “le erbe sono delle buone medicine, ma se usate in maniera non appropriata possono creare seri problemi.” Possedeva un erbario, cosa preziosa e rara a quei tempi, a noi bambini era assolutamente proibito consultarlo per non rovinarne le pagine. Trascorse il tempo, la nonna ci lasciò trasmettendoci

Col sciusciuro del lat nte na condla de bánda, l bon ciaut de la stala, l amour de l’armenta, tende a me mpisolé. Basta puoch per revignì e col cuor plu lesier pense che domán l é n auter di. (AC)

Nel corso dell’ultimo anno la RAI in lingua ladina e in lingua tedesca hanno realizzato e trasmesso numerosi servizi inerenti la valle di Fodom. Per chi desiderasse ri-vederli sono disponibili online nella sezione “mediateca” dei rispettivi siti internet. Inserendo nella casella di ricerca i termini Fodom o Buchenstein o Paisc dla Ladinia verranno elencate tutte le trasmissioni disponibili. Segnaliamo in particolare: RAI Ladinia http://www.raibz.rai.it/la/index.php --> sezione “MEDIATECA” 21-09-2017 07-06-2017 21-02-2017 17-11-2016

Paisc dla Ladinia vita y storia: La Plié Paisc dla Ladinia vita y storia: Ornela Paisc dla Ladinia vita y storia: Chierz Paisc dla Ladinia vita y storia: Renac

RAI Südtirol http://www.raibz.rai.it/de/index.php --> sezione “MEDIATHEK” 07-08-2017 10-12-2016

BUCHENSTEIN Unbekanntes Ladinien Fodom Buchenstein


21

«Le nuove del Pais»

• Un tempo la canapa veniva seminata la vigilia dell’Ascensione. • In occasione della processione del Corpus Domini le giovani indossavano il costume locale e, in capo, portavano la ghirlanda di fiori di cera. • Durante le domeniche che seguivano questa grande festa, il sacerdote benediva il tempo: questo avveniva fino alla festa della Madonna del Rosario quando i contadini avevano ultimato il raccolto. • Quando, dopo le feste pasquali, il sacerdote si recava a benedire le case, era abitudine porre in un piatto il santino comprovante l’avvenuto accostamento ai Santi Sacramenti, in modo che il sacerdote potesse prender-

Il nonno racconta Dal Concorso “Il pennino d’argento”- 10° episodio di Paola Crepaz – 5^ elementare

Usanze nel corso dell’anno ne visione quindi gli venivano offerti un pane e due uova. • A San Michele il prete passava di casa in casa a benedire e, in quell’occasione, gli veniva offerto un formaggio e un pane. • Alla sera, prima di recarsi a letto tutti bagnavano il dito nell’acquasantiera, si facevano il segno della croce dicendo: - Sia lodato Gesù e Maria - buona notte. • Ai bambini, fin da piccoli,

veniva insegnato a dare “del Voi” al padre e alla madre, così pure agli anziani e ai superiori. • Alla persona che faceva un qualsiasi piacere veniva rivolta la frase: - Iddio ve ne renda il merito. • La sposa, in segno di rispetto, era tenuta a dare “del Voi” al marito. Quando poi giungeva per la prima volta alla nuova casa, all’entrata la attendeva la suocera. Questa la introduceva nella “stùa”,

la faceva appoggiare alla colonna dell’armatura della stufa a muro “al camerón” e le diceva: - Ragazza, devi sapere che d’ora in poi e per tutta la vita farai parte della nostra famiglia. Quindi aggiungeva: - Ciò che avverrà in casa resterà in casa e ciò che avverrà fuori resterà fuori. E, se noi andremo d’accordo saremmo più brave delle altre, viceversa saremo come le altre!

Filastrocche d’un tempo di Anna De Carli “A suo tempo studio e gioco udir molto e parlar poco odiar tutte le bugie non mai dire villanie”.

Il Cardinale Mery Del Val Arabba: intervista a Lezuo Annunziata “de Jan” (1914 -2017) Registrazione del 26 aprile 2009 da parte di Franco Deltedesco

A

vevo l’età di 10 anni, nulla più. Era un giorno di festa quando è giunto il Cardinale. Purtroppo, cosa volete che dica: allora si era paurosi, non si aveva il coraggio di avvicinarlo. Don Angelo di Colle Santa Lucia ci insegnava che dovevamo inginocchiarci davanti al Cardinale e baciargli l’anello. Lo puoi immaginare: noi cercavamo di scantonare. Eravamo ben contenti di vederlo vicino ma non avevamo il coraggio di avvicinarci a lui. “N te n puoch dël l n’à cugnisciù un per un”. Quando veniva ad Arabba era umile, buono di cuore, era una persona semplice. Si divertiva con i contadini. Ha tanto amato Arabba e le montagne: ne era veramente innamorato. E’ venuto tra di noi per tre anni consecutivi: lo attendavamo per la quarta volta ma la malattia non glielo ha concesso. Per lui le montagne erano una grande cosa: è salito anche al monte Boè, accompagnato da Erminio Irsara “Menòt” che faceva il sagrestano e dall’im-

Costruzione di una semplice croce sul Pizač.

mancabile Monsignor Canali. Sono saliti e hanno fatto il giro completo per scendere al passo Pordoi: l’intero percorso a piedi che allora non c’erano mezzi di risalita. Erminio racconta che: “Quando ha raggiunto la cima si è inginocchiato ed ha intonato “Gloria in Excelsis Deo” quindi ha effuso la sua benedizione a 360 gradi”. Giunto al passo Pordoi, sempre accompagnato da Erminio e da Monsignor Canali è facile renderci conto che erano trafelati e stanchi.

Un gradito passaggio

La nostra famiglia, chi de Jàn, possedeva un prato nella località chiamata “pré Maurìn”. Al mattino, mio padre si portava sul luogo conducendo con se il suo cavallo così, alla sera, caricato il fieno sul carro lo portava a casa. Il padre attaccava il cavallo ai rami di un cespuglio e rimaneva a lavorare con tutti noi. Così come si era soliti fare, anche quella sera nostro padre ha sistemato il carro nella giusta posizione e ha iniziato a carica-

re i teli “i lenzuói”. Non ricordo quanti ne caricava, penso sei. Aveva sistemato i primi tre quando sono sopraggiunti gli escursionisti che scendevano dal Boè: stanchi, con le gambe e i piedi doloranti. Il primo a parlare fu Monsignor Canali: “Quanto tempo impiegate ancora per finire il carico?” “Certamente ancora una mezzora” ha risposto mio padre…. ma non ha avuto il coraggio di aggiungere: “Vedo che siete stanchi, attendete se vi va che vi faccio salire sul carico.” Non ne ha avuto il coraggio e in cuor suo non avrebbe mai immaginato che un Cardinale fosse salito su un carico di fieno! A questo punto il fido Mons. Canali ha fatto sentire la sua voce: “Cosa volete, in mezz’ora di cammino siamo a casa!” A questo punto mio padre si è sentito in colpa di non avere fatto loro la proposta di raggiungere Arabba seduti sul carico e ci ha detto: “Io non ho avuto il coraggio di chiedere loro se avessero avuto il piacere di salire sul carico”. A quei tempi avevamo tutti timore e rispetto.


22

«Le nuove del Pais»

Ite dai Méšoi

La famiglia dei “Méšoi” abitava a Ruaz. Come facevano diverse famiglie che possedevano i prati di alta montagna in luoghi distanti, durante la fienagione si spostavano portando con loro pure gli animali: erano chiamati “i zulièr”. Anche la famiglia di Ruaz trascorreva l’estate lassù dove aveva il fienile per depositare il fieno e una stalla per gli animali. Nelle adiacenze avevano costruito una semplice casupola in legno che serviva da abitazione e, occasionalmente, da piccolo “bar-ristorante”. Lì, il passante aveva la possibilità di bere un bicchiere di latte o di vino e di assaggiare il loro formaggio e il “zìgher” e di fare una chiacchierata riguardo la vita della gente della valle stando pacificamente seduti su una bella panca di legno. Orsola si sedeva spesso sulla panca per riposare le stanche membra: lei aveva un figlio di sei anni. Purtroppo il bambino non parlava, gli mancava la favella. Durante le sue passeggiate, il Cardinale passava spesso in quel luogo, sempre accompagnato da Monsignor Canali e, altrettanto spesso si fermava e sedeva sulla panca. Orsola gli offriva un bicchiere di latte e tutti trascorrevano tanti momenti sereni. Un bel giorno Orsola (la madre della “Nila” per coloro che l’hanno conosciuta) si rivolse al Cardinale dicendo: “Sono tanto preoccupata per il fatto che questo ragazzo non parla!” “Come mai?” le chiese l’uomo di chiesa. E lei: “Io non lo so, non lo so proprio.” E il Cardinale: “Domani, alle ore otto io recito la Messa ad Arabba. Partecipate pure voi e, durante la funzione, rivolgete un pensiero al cielo.” Così Orsola ha fatto. E’ ritornata a casa con nel cuore il dolore per la menomazione del figlio. Era giunta vicino alla porta di casa quando il ragazzo l’ha vista ed ha esclamato: “Mamma, dove sei stata? Cosa mi hai portato!” Orsola è rimasta come impietrita e, per un bel po’ di tempo, non è stata in grado di pronunciare una parola. Lei non ha avuto alcun dubbio: era accaduto un miracolo. Tutti lo cercano

Anche per il fatto che il Cardinale dimostrava un così grande amore per le montagne,

Arabba: la fontana del Cardinale.

sono stati molti a conoscere le sue imprese di montanaro. Così, un bel giorno, alcuni cortinesi sono venuti a Fodom per omaggiarlo e invitarlo da loro. A quei tempi Cortina era grande mentre ad Arabba c’erano poche case e due semplici alberghi: il Furgler e il Posta. Io non so cosa si siano detti fra loro, certo è che per accontentarli ha fatto la conoscenza di Cortina. Però ha subito detto: “No no, non mi sento di cambiare luogo per le mie vacanze!” Poco tempo dopo erano stati i gardenesi a invitarlo nella loro valle, molto più ricca e importante del Fodom. Il Cardinale però non ha mai lasciato la sua Arabba. Sul Pizàč

Dopo la salita al Boè, al Lagazuoi e al Col di Lana era proprio giunto il momento di salire al Pizàč. In definitiva sarebbe stata la passeggiata più semplice, meno impegnativa ma certamente molto suggestiva. Anche da lassù gran lode al Creatore, quindi… La gente del luogo, come era consuetudine fare sulle cime dei monti, aveva racimolato due pezzi di legno che aveva ritenuti adatti e, con la collaborazione del Cardinale, li aveva assemblati a formare una rudimentale croce che fu piantata sul cucuzzolo del monte: erano gli anni fra il 1924 e il 1926. Davanti alla croce il piccolo drappello si è inginocchiato, quindi il Cardinale l’ha benedetta unitamente alla valle in lungo e in largo. Quel simbolo cristiano era così misero che, il Cardinale, appena fatto ritorno ad Arabba si è messo in contatto con il comandante la caserma degli alpini che ha provveduto a costruire una bella-grande Croce che avrebbe sostituito quella esistente. Era il 14 settembre 1958 quando il cavallo del signor Anacleto Lezuo “Cleto de Ba-

stiân”, guidato dal suo proprietario e accompagnato dal capo frazione e da alcuni frazionisti, ha provveduto a trasportare sul monte il pesante preparato. Oh, come era soddisfatto il Cardinale quando ha visto la nuova Croce svettare contro il cielo! Uno sguardo ammirato ad Arabba e a tutta la valle, una preghiera ed una particolare benedizione: questi meravigliosi luoghi non avrebbero mai subito danni a causa delle grandinate o di altri eventi atmosferici. Infatti, a tutt’oggi, la valle di Livinallongo non è mai stata particolarmente colpita da tali eventi. Per ricordare il grande uomo di chiesa il capofrazione aveva provveduto ad applicare una fotografia del Cardinale, protetta da una bella cornice. Il trascorrere inesorabile del tempo aveva ridotto in malo modo la grande Croce, pertanto era giunto il momento di sostituirla in modo che rimanesse a perenne ricordo. Ciò è avvenuto il 02 settembre 1999 per interessamento della frazione di Arabba-Varda. Durante il periodo che trascorreva ad Arabba, il Cardinale era ospitato nella dependance dell’Albergo Posta, gestito dalla signora Bernardi: da lì aveva davanti agli occhi il suo Pizač. Di tanto in tanto si faceva vedere un aereo militare: la gente diceva che stava preparando il bombardamento di Arabba. Ma lui, il Cardinale è stato in grado di fermarlo, tanto è che l’aereo si è schiantato sul Pizač, racconta l’intervistata e prosegue: “Al mattino si alzava e alle ore otto celebrava la Santa Messa: purtroppo la partecipazione della gente era scarsa perché, a quell’ora erano al lavoro sui prati di alta montagna”. Dopo la celebrazione andava a bere a una fontana, non distante, dalla quale scaturiva un’acqua particolare, molto buona, fontana che si trovava dove oggi

esiste la stazione di partenza della funivia del Portavescovo. Al tempo della guerra, per indicare il luogo, i militari avevano posto una grande lapide in sasso con la scritta “Prinz Quelle”, lapide che è scomparsa quando è stata costruita la funivia. Ancor oggi è possibile notare che esce dell’acqua accanto alla stradina a monte della stazione. Ne sorseggiava un bel bicchiere e ne prendeva con sé altrettanta per berla, in compagnia del Monsignore, stando seduti sul grande masso nelle vicinanze del ponte sul Cordevole. “E’ stata quell’acqua” diceva “che mi ha guarito dai calcoli.” Nconté la jent

Lui conosceva le abitudini della gente e non perdeva occasione di incontrarla. Come al pomeriggio del sabato quando i contadini facevano ritorno dai prati di alta montagna: lui sapeva che il giorno seguente avrebbero assistito alla celebrazione della Santa Messa e sapeva pure che, al pomeriggio, preparato il necessario, mettevano il sacco in spalla e con le capre si avviavano al prato in modo da essere pronti al lavoro già di buon mattino. Di fronte a casa nostra c’è la “ciajèra” di una famiglia di Ruaz “chi del Pìcio”: quello era il luogo adatto per sostare e riprendere fiato. Era un momento ideale per il Cardinale per scambiare alcune parole e fare pure delle battute spiritose. -Era il giorno dell’Assunta- racconta Annunziata- stava piovendo. Pertanto il Cardinale e il suo segretario, Mons. Canali, si sono riparati sul poggiolo di casa nostra. Mia madre ha subito portato loro due sedie in modo che potessero sedersi. Loro hanno dimostrato soddisfazione e si sono fermati a lungo a parlare. Di fronte, nella “ciajèra”, avevano trovato riparo diversi “zulièr” ossia i contadini provenienti da altri paesi che, per raggiungere i loro prati, si trovavano a passare per Arabba. Il Cardinale li vedeva e sentiva le loro voci. Tutto ad un tratto, rivolto a noi, per più volte ha esclamato: “Ma, come volete che faccia questa gente a fare peccato! ma come volete che faccia!” Lui ci amava tutti.


23

«Le nuove del Pais»

I

n agosto di ogni anno avevo 14 giorni di ferie; questo tempo dovevo passarlo a casa dai miei genitori e falciare sui nostri prati di montagna e aiutare a fare il fieno. Così andò per tre anni. Dopo tre anni fui esonerato da tutti i lavori collegati all’apprendistato e potevo dedicarmi tutto il giorno alle arti figurative (solo per il lavoro di macelleria domestica mi era rimasto il lavoro di prima) e mi veniva concessa anche abbastanza libertà così ho potuto costruirmi un manichino e lavorare tessuti naturali. Per il lavoro straordinario (in inverno dalle 9 di sera e in estate dalle 7) ricevevo 10-15 Kreuzer all’ora; a volte si concordava un certo prezzo indipendentemente dal tempo impiegato per il lavoro. Per esempio, per due angeli alti 70 centimetri ricevevo 14 fl. Il lavoro notturno era veramente pesante e pagato da cani ma dovevo essere contento perché non avevo altre entrate e le necessità diventavano sempre maggiori anche perché volevo essere più distinto che nei primi anni. Spesso potevo andare a caccia con il maestro: per la caccia al gallo cedrone dovevamo partire all’una di notte. In sostanza io avevo solo la funzione di portare gratuitamente lo zaino. Per la caccia al camoscio si partiva alle tre del mattino e si doveva essere di ritorno già alle sette. A volte, se avevamo alcune ore di ritardo io dovevo recuperarle con straordinario non pagato. Pertanto ero molto stressato e mi sentivo fortemente limitato. Per di più non avevo fortuna a caccia: se mi veniva indicata una postazione

Andreas Crepaz CURRICULUM VITAE Autobiografia-manoscritto – seconda parte

Andreas Crepaz in età avanzata.

dove dovevo aspettare con tranquillità la selvaggina, il più delle volte incominciavo a pensare ad altre cose e perfino a fare degli schizzi di rocce e alberi. Nell’agosto del ’95 sulla Geislergruppe (Gruppo delle Odle) capitò che tre camosci mi passarono sopra la testa e, per poco, dallo spavento non ruzzolai dalle rocce. Mi venne in mente di imbracciare il fucile quando i camosci non erano più in vista. È facile immaginare i rimproveri da parte del maestro e le risate dei compagni di caccia. Così trascorsero anche gli ultimi due anni del mio tempo di apprendimento e, sempre più, sentivo il desiderio di lasciare questo posto. Seguì un viaggio a Bolzano dove,

Ence sto ann l Tiroler Kaiserjaeger 2. Regiment Südtirol l a metù a jì na celebrazion al osciario del Pordou per recordé i morc n viera. Domënia 11 de jugn raprejentánze dei Kaisejaeger de Kirchbichl, Villander, Jenbach e de le compagnie dei scizeri da Fodom e de Fascia i s’a biné da le 10 dadomán davánt a la cesa del guardián del osciario ulache i s’a metù su per jì en formazion fin davánt a la porta del monument ai tomei todësć de la Pruma e Seconda Viera mondial. Na bela giornada de sorogle, n “Kaiserwetter” coche l a clamé l comandánt dei kaiserjaeger che a viśé la celebrazion co la S.Mëssa

nelle chiese, vidi dei bei lavori. Quindi un viaggio ad Innsbruck. La Hafkirche ed i suoi grandi cavalieri di bronzo non mi davano pace. Contemporaneamente venni ingaggiato da un rappresentante dell’Impresa Artistica di A. Vogl. Così mi decisi di trasferirmi ad Hall in Tirol presso questa Ditta che era stata appena fondata. Era il Venerdì Santo dell’anno 1896 quando mi sono congedato da tutti i conoscenti ed il Sabato Santo, alle 6 di sera salii sul treno a Ponte Gardena ed arrivai ad Innsbruck alle 3 del mattino. Ero tutto spaesato ed era tutto chiuso. Solo un caffè era aperto, Cafè Maximilian. Entrai ma… era frequentato da gente che mi sembrava strana. Improvvisamente mi accorsi che un pacchetto che portavo appresso e che avevo appoggiato accanto a me, era sparito… non si trovava da nessuna parte. Alle mie richieste riguardo al dove fosse fui semplicemente buttato all’esterno del locale. Da allora, per la prima volta, ho pensato che qui, sulla terra, c’è gente cattiva ed ho incominciato a sospettare delle persone. Mi diressi poi verso Hall orientandomi con i binari del tram. (omissis). Faceva freddo come in

pieno inverno. Incominciava ad albeggiare. I tordi, sugli alti pioppi che fiancheggiavano la strada, incominciavano a cantare le loro melodie. Alle sei arrivai ad Hall. Visitai la cittadina e le chiese e, dopo la S. Messa, incontrai il dirigente dell’impresa Vogl. Visitai lo stabilimento e poi venni presentato a diverse persone e con loro ho fatto amicizia. Il Lunedì di Pasqua mi invitarono ad una gita: Judenstein, Rinn, Sistrans, Castel Ambrasser-Keller quindi alla trattoria Breinessl a Innsbruck. Era una compagnia allegra e così iniziai la mia vita in città. Si lavorava tutta la settimana, il più delle volte con modelli scarsi. La cosa principale era finire in fretta. Così l’arte mi sembrava essere diventata una cosa secondaria. A sera e alla domenica, la cosa principale era diventato il divertimento, tanto che non mi restava più il tempo per studiare l’arte. Frequentando tali compagnie mi è perfino successo di giungere a conoscere i confini e la forza dell’alcool. Con l’abuso di questo mi sentivo inoltre portato a frequentare compagnie femminili fin tanto che ciò ha sviluppato in me un amore irragionevole, naturalmente accompagnato da conseguenze. Dimenticai i miei genitori e i loro insegnamenti, dimenticai gli amici più intimi ed, infine, dimenticai anche Dio stesso e trascurai tutti i miei doveri di cristiano. Trascorsero 18 mesi prima di prendere la decisione di abbandona Hall con il proposito di ritirarmi da tutte le compagnie. (a cura di Fr. Del.) – Continua

Comemorazion dei Kaiserjaeger e dei scizeri al osciario del Pordou dita da Pater Reinald Romaner e acompagnada da doi sonadous de la Mujica da Deutschnofen. “No sté a te desmentié ulache l’eva tua cuna, perciéche ntel foresto no te ciape n’autra tiera – a dit Pater Reinald nte la perdìca. “Mossón onoré nuosc noni – l a continué – che i a defendù nosta tiera dal invajor foresto. Perión – l a esorté a la fin – perciéche duc laore per tignì dalonc la viera.” A la fin de la S. Mëssa, al sonn de “Ich hatt’einen kameraden”

doi Kaisejaeger i a metù ju na corona daìte ntel osciario ulache ie sepelìs 8.550 saudei todësć de la Pruma e 850 de la Seconda Viera. Per l ann che ven, ann che segna i 100 agn da la fin de la Pruma Viera, le raprejentánza de kaisejaeger, e scizeri i a bele cordé de mëte a jì na comemorazion plù grana per recordé chël evént che a mudé la storia de paisc e val che ieva stade auna per scecoi e che da nlouta ie stei despartìs. (SoLo)

Kaiserjaeger e scizeri a recordé i morc n viera al osciario sun Pordou.


24

«Le nuove del Pais»

L

Grande Guerra:

a Grande Guerra è stata raccontata in quest’estate a Fodom in due mostre fotografiche. La prima, curata dallo storico e giornalista agordino Giorgio Fontanive e dedicata all’ “Ospedaletto da campo 061”, è stata allestita durante i mesi di luglio ed agosto presso i locali della locanda “Edelweiss” gestita ad Andraz dalla signora Luigina Casaril. Con il termine “Ospedaletto da campo 061” veniva indicato l’ospedale militare che i soldati italiani, durante la Prima Guerra Mondiale, avevano ricavato nell’ormai ex “Hotel Andraz” di proprietà della famiglia Callegari. “Questo ospedale era il più importante di tutta la zona di guerra dell’Agordino. In tanti non sopravvivevano; per questo fu approntato un cimitero sotto la chiesa di Andraz. Qui le tombe si moltiplicavano giorno dopo giorno”. Le 25 foto storiche esposte nel piccolo bar con annesso negozio di alimentari documentano attraverso un percorso temporale tutta la storia dell’ospedaletto da campo 061. A cominciare dallo stato in cui si trovava all’arrivo delle truppe italiane nel maggio del 1915, che per prima cosa tolsero la scritta in tedesco “Gasthof Andraz”, ai lavori di adattamento del fabbricato, diventato, come detto, primo punto di intervento sanitario nelle retrovie del fronte. Nei locali dell’albergo fu persino ricavata una sala operatoria. Qui i soldati venivano trasportati dalle prime linee spesso con attrezzi di fortuna, come slitte per il fieno trovate nelle case e nei fienili abbandonati o, una volta terminata la strada che saliva da Agordo, con le prime camionette. “Sull’edificio dell’albergo ormai chiuso da anni e dove da qualche tempo è comparsa anche la scritta “vendesi” – continua Fontanive – sono ancora ben visibili i segni della destinazione al quale era stato adattato al tempo. Si vedono molto bene infatti le scritte “bagni” e “lavanderie”, testimonianze che sarebbe utile conservare in caso di una eventuale ristrutturazione. All’allestimento della mostra ha collaborato anche il locale Gruppo Alpini Col di Lana. Un impegno che – spiega il

due mostre nell’estate fodoma

Una delle foto in mostra ad Arabba.

capogruppo Luca Deltedesco – rientra nel programma di commemorazioni per il centenario della Grande Guerra. “Album dal fronte 1915 – 1917. Immagini dalla guerra nelle Dolomiti di Livinallongo” si intitolava invece la mostra tenutasi dal 22 luglio al 20 agosto nella “Sala Boé” dell’ufficio turistico di Arabba. Avviata a maggio 2015, la mostra è arrivata con quella di Arabba alla sua sesta esposizione, tra le quali, quelle di Pescara, Padova e Verona e raccoglie le fotografie di un Album, realizzato da un ufficiale abruzzese Arturo De Sanctis di Spoltore (Pescara) a seguito della sua partecipazione alla Grande Guerra proprio nel

Fronte Dolomitico di Livinallongo al quale si riferiscono tutte le foto dal 1915 al 1917. Nelle 210 pagine dell’Album sono collocate 535 fotografie contornate da decorazioni e 40 tavole originali di disegni in china e acquarello, realizzati da disegnatori al fronte. Ancora in discreto stato di conservazione dopo 100 anni, le immagini sono state riprodotte in circa 2 anni di lavoro, da Andrea Morelli con le più avanzate tecniche digitali che ne hanno migliorato in modo apprezzabile la visibilità e quindi la possibilità di ingrandimento per la stampa. La mostra espone tutte le pagine dell’Album e, in un settore specifico, tutte le fotogra-

fie raggruppate sotto argomenti tematici associabili al Fronte di Livinallongo. Sono inoltre esposti una serie di pannelli nei quali vengono illustrati gli scenari storici e strategici del conflitto e un interessante documentazione fotografica di raffronto ieri/oggi, ripercorrendo i luoghi del Fronte Dolomitico. La mostra, nel suo percorso itinerante, da maggio 2015 ad agosto 2017, si è arricchita di approfondimenti e ricerche da cui sono scaturiti incontri tra le memorie di compagni di fronte di De Sanctis, come quelle di Giuseppe Vantini e, la più importante, quella di Cesare De Lollis. Nato nel 1863, abruzzese, professore universitario di letteratura italiana, critico, filologo e scrittore, amico personale di Gabriele D’Annunzio e di Benedetto Croce, De Lollis, all’età di 52 anni, decide di arruolarsi volontario e viene destinato al fronte di Livinallongo dove scrive un diario che, solo molti anni dopo la sua morte, viene pubblicato col titolo Taccuino di guerra (edito da Sansoni, Firenze 1955). Il contenuto del libro conferma il suo stretto legame con le immagini della mostra e insieme, immagini e libro, costituiscono un inedito reportage sia sulle vicende del conflitto, sia su quelle umane di soldati e popolazioni locali nonché un’interessante documentazione sul territorio dolomitico di Livinallongo. (SoLo)

Il curatore della mostra di Andraz, Giorgio Fontanive con alcuni rappresentanti del Gruppo Alpini “Col di Lana” e della signora Luigina.


25

«Le nuove del Pais»

Lé

ju al Grop Alpini Col de Lana sto ann l premio Sánta Maria Maiou, che ogni ann Comun e Union dei Ladins da Fodom i sporc a na persona o associazion che s’a de fora per la comunité fodoma. La soeja ulache chëst rconosciment ven dé fora l é chëla de la gran festa de Sánta Maria Maiou che oramei da cuaji 40 agn ven fata a La Plié. Na festa enviada via ntra la fin dei agn ’70 e i prums agn ’80 da Benigno Pellegrini e l’enlouta prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Bruna Grones. Na festa che ntei agn, coche recugnësc troc che la veiga dal defora, a sapù mantignì la sou de na tradizion e no n é tomada ntel puro folklor. La giornada, come da tradizion, l’é scomenciada co la S. Mëssa solene nte gliejia da La Plié acompagnada dal Coro de Gliejia S. Iaco che a la fin, ence chësta na tradizion, l a lascé lerch a “sue” ële per cianté davánt ai mac e cësć de ciof portei a fè benedì da le ële col guánt, la ciancion “Giardino di fiori”, deventada oramei n inn de chësta festa. A la jent che a emplenì la gliejia, defora se n’a enjonté n’autra mascia, souradut sciori, che no n a volù mancé a chëst apuntament e che s’a sbracé per fé la foto a dute le raprejentánze col guánt n poja sui scialins de gliejia. Davò la pert religiosa l’é piada via la sfilada fin jun Plaza Nuova de le ële col guánt, dei ciar de le Vijinánze de Ornela, Reba, Salejei e Pala Daghé, dei scizeri, del l Grop da Bal, dei raprejentánc dei bacagn co le machine da sié bele fate su de ciof, dei setous co le fauc e dela Bánda da Fodom che a acompagné e dé l vare con sua mujica. N sfilada e sun paladina ence le autorité con davántfora l Capocomun Leandro Grones, scior pleván don Dario Fontana, la prescidenta de l’Union Generela di Ladins dla Dolomites Milva Mussner, la prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner e l assesora a la cultura e turism Michela Lezuo che a porté suoi saluc ufiziai. La pert ufiziala de la manifestazion l’é juda ennavánt co la consegna de la pergamena

Sànta Maria Maiou Premio Sánta Maria Maiou ai alpini da Fodom

Dute le raprejentánze col guánt, n poja sui scialins de gliejia.

Mac e cësc de flou de ogni sort fesc corona ala Madòna.

L Premio dei Ladins e del Comune a i Alpini, fedeli al ideal “daidè i vis per no desmentiè”.

e la Stëla da mont d’arjent, opera del artist trentin “Mastro7” al grop alpini Col de Lana, che l’ha tout pert con envalgugn de suoi esponenc storizi viśei dal capogruppo Luca Deltedesco. La “laudatio” l’é stada fata dal consilier de l’Union dei Ladins da Fodom Stella Palla, che l à recordé la storia de l’associazion, metuda su davò la Pruma Viera e dute le ativité portade ennavánt nte chisc agn; n particolar per tignì su l ricordo dei evenc de le doi viere, da ultimo la Festa dei ceri a Plán de Salejei, ma ence da spëss a fin de ben e de solidarieté. Coche l é scrit

n curt nte la motivazion del premio: “Per ester tres fedeli a vost ideal “daidé i vis per no desmentié”. Per ester tres damprò ai debujens de la jent e rencuré i luosc che ten vif l ricordo de la gran tragedia che l é sté la viera per costruì dì per dì la pesc.” N pico vajo per i ciof l é l ricordo che l’Union dei Ladins a enjigné ca sto ann da scinché a le ële col guánt. Na prejenza che va njù da envalgugn agn encà. Zerto, na conseguenza dei temp che muda. Ma ence n apél a tourné a se l vestì a dute chële che nte sti agn, per desvalive moti-

vazion, l a lascé nte almierch. Sánta Maria Maiou l’a saré ite n fin setemana teis de apuntamenc nta Fodom, scomencé bele l vender col tendon de la Bánda da Fodom sa na Reba, che domënia 13 a ospité ence la sfilada de le associazions de la val, dei ciar de le vijinánze, che sto ann ava per tema la noza da nzacan e a la Bánda da Fodom, che auna a la Mujiga “Caterina Lánz” da L Plán de Mareo e la Filarmonica “Le Prime Lus” de Bertiolo (UD) a metù a jì la pruma rassegna de bánde dal titol: “Note che s’enconta”. (SoLo)


26

5 AGOSTO 2017 PIAN DI SALESEI Cerimonia commemorativa nel Centenario della Corsa dei Ceri dei soldati di Gubbio alle pendici del Col di Lana

S

abato 5 agosto più di millecinquecento eugubini, tutti con il fazzoletto rosso al collo come i loro antenati - soldati della Brigata Alpi che in quel 15 maggio del 1917 perpetrarono la loro festa anche in tempo di guerra - hanno invaso pacificamente e festosamente la spianata davanti all’ossario di Pian di Salesei per celebrare e ricordare i cent’anni da quel evento straordinario. Una festa in guerra, i ceri al fronte: un fatto eccezionale e rimasto unico per la città di Gubbio e per gli eugubini. Se è vero quanto ha detto nelle sue parole di saluto il sindaco di Livinallongo che “Gubbio vive negli eugubini”, il primo weekend di agosto un pezzo di quella città ha letteralmente invaso tutta la vallata fodoma. Il cuore dei suoi abitanti ed il loro attaccamento ai ceri era invece certamente presente nella sua interezza. Le riproduzioni fedeli delle tre “macchine” realizzate dai mastri artigiani di Gubbio e dedicate a S. Ubaldo, G. Giorgio e S. Antonio erano arrivate a Pian di Salesei ancora il ve-

«Le nuove del Pais»

Reportage

1917 COL DI LANA 2017

Una festa in guerra: i ceri al fronte nerdì mattina per essere collocate all’interno della cappella dell’ossario, dove sono poi rimaste a memoria della giornata. Il Sabato i ceri, posizionati all’esterno già di buon mattino, hanno accolto gli eugubini arrivati alle pendici del Col di Lana con ogni mezzo: persino una staffetta in bicicletta. Un fiume di gente, insieme anche a valligiani e turisti, che ha ben presto riempito anche i prati intorno all’ossario dove riposano 4700 soldati tra italiani e austroungarici. La cerimonia è iniziata con la posa davanti alla grande croce al centro del sacrario di quattro corone portate dal Gruppo Alpini Col di Lana (organizzatore dell’evento con i Comuni di Livinallongo e Gubbio) insieme al 24° Jaegerbattalion di Lienz, agli Schützen

fodomi e ai rappresentanti dell’Università eugubina Arti e mestieri e della città di Gubbio. Numerosa anche la presenza di associazioni d’arma, delle forze armate, sia italiane che austriche, e delle istituzioni. Tra queste, oltre ai sindaci dei comuni di Livinallongo Leandro Grones e di Gubbio Filippo Maria Stirati, gemellati proprio nel nome della festa dei ceri, c’erano il presidente della sezione alpini di Belluno Angelo Dal Borgo, il consigliere provinciale Pierluigi Svaluto Ferro, il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti, l’onorevole Franco Gidoni, la senatrice Raffaella Bellot ed alcuni sindaci dell’Agordino. La Regione Umbria era rappresentata dal consigliere Andrea Smacchi. Gli interventi ufficiali sono stati aperti dal Capogruppo

del Gruppo Alpini Col di Lana Luca Deltedesco, braccio operativo del Comune per questa manifestazione, che ha ricordato le tante iniziative fin qui organizzate dalle sue penne nere, a cominciare dal 2014, per ricordare il centenario della Grande Guerra. Un mix di sentimenti, che ha accumunato tutti gli eugubini e contagiato tutti i presenti, ha invece accompagnato l’intervento di Mauro Pierotti, presidente dell’Associazione Eugubini nel mondo. Il suo non è stato solo un resoconto storico della festa dei ceri a Pian di Salesei, ma una sottolineatura dell’emozione di tutti gli eugubini nel rivivere la loro festa ai piedi del Col di Lana: con gli stessi sentimenti dei loro nonni cento anni prima. Al termine della S. Messa presieduta dal Vescovo di Gubbio e accompagnata dai canti del Coro Parrocchiale S. Giacomo di Pieve di Livinallongo, il “popolo” eugubino ha intonato l’inno dei ceri mentre le tre “macchine” muovevano i passi sulle spalle dei ceraioli per rendere omaggio, alla loro maniera, ai caduti del sacrario e poi fuori, sulla strada di accesso, per ricordare le gesta dei loro antenati e riproporre


27

«Le nuove del Pais»

quella foto scattata 100 anni fa e diventata ormai storia e memoria. Per l’occasione è stato predisposto anche un annullo filatelico (curato dall’associazione filatelica agordina) con timbro speciale apposto su delle cartoline tematiche appositamente realizzate per l’evento e affrancate con un francobollo emesso in occasione della “Corsa dei ceri” del 1983. La festa è proseguita poi ad Arabba sotto il tendone, dove, dopo il pranzo, si sono esibite in concerto la Banda da Fodom e quella di Gubbio. (LS) Le delegazione salita di buon ora a Cima Lana allorché le condizioni meteorologiche erano ancora favorevoli.

* * *

PIEVE Concerto del Coro Femminile Col di Lana e del Coro ANA Feltre: “Oh Col di Lana” – PER NON DIMENTICARE CANTIAMO LA PACE

S

erata di canti e di preghiera per il coro femminile Col di Lana che organizza, il primo sabato di agosto, il tradizionale concerto dedicato ai caduti della prima guerra mondiale. Il concerto che si tiene sempre nella chiesa di S. Giacomo Maggiore a Pieve di Livinallongo ha visto oltre all’esibizione del coro di casa, anche quella del coro Piave dell’associazione nazionale alpini di Feltre, guidati dal maestro Aldo Speranza. Il coro femm. Col di Lana da anni ormai ha ideato la serata perché il ricordo di questa immane tragedia rimanga sempre vivo nella mente di tutti noi… perché la pace non deve essere mai scontata e… coscienti di questo, il canto vuole essere preghiera che libera nell’aria voci di speranza.

Un grazie a chi ha appoggiato questa iniziativa: il comune di Livinallongo unitamente a Don Dario e alla parrocchia di Pieve, la banca Reiffeisen, il BIM Piave e la Papaya frutta e verdura di Arabba. Per il coro Marianna

* * *

6 AGOSTO 2017 COL DI LANA Commemorazione dei Caduti della Grande Guerra E’ stata una decisione difficile e sofferta, quella di non salire in cima al Col di Lana domenica 6 agosto per la cerimonia di commemorazione dei caduti della prima guerra mondiale che, come ogni anno, il Gruppo Alpini Col di Lana ed il Comune di Livinallongo, organizzano per la prima domenica di agosto. Scelta dovuta alle pessime condizioni meteo previste, poi rivelatesi veritiere. Ciò nonostante, di buon mattino, una delegazione composta da alpini in armi della

Onore ai caduti presso il monumento a ricordo, in piazza 7 Novembre a Pieve. Tra gli altri, sulla destra, il sindaco di Gubbio, Filippo Maria Stirati.

caserma Gioppi di Arabba, guidati dal luogotenente Vittorio Pallabazzer, da militari austriaci del Jaegerbattailon 24 di Lienz, da rappresentanti della Schutzenkompanie Buchenstein e da alcuni alpini del Gruppo Col di Lana, è salita a cima Lana per una doverosa presenza a ricordo di tutti i caduti del primo conflitto mondiale. La cerimonia, come da programma in caso di mal tempo, si è svolta a Pieve, ed è iniziata davanti al monumento ai caduti, accompagnata dal silenzio della tromba di Paolo Demattia. E’ proseguita con la Santa Messa nella chiesa di S. Giacomo Maggiore, officiata dal vescovo di Gubbio Mons. Mario Ceccobelli, da don Armando Minelli, cappellano dei ceri di Gubbio e dal cappellano militare don Lorenzo Cottali ed accompagnata dal Coro Fodom diretto da Lorenzo Vallazza. La cerimonia ha inevitabilmente rievocato la giornata precedente a Pian di Salesei, organizzata a ricordo di

un fatto eccezionale e unico, il centenario della corsa dei ceri di Gubbio, “una festa in guerra, i ceri al fronte”. Molto numerosa la presenza di Eugubini, accompagnati dal Sindaco Filippo Maria Stirati e dal presidente degli eugubini nel mondo dr. Mauro Pierotti. Lo spirito gioioso e goliardico del sabato ha lasciato il posto alla compostezza della domenica per un degno ricordo di tutti i caduti della prima guerra mondiale. Molte le autorità ed i gruppi presenti: il sindaco Leandro Grones, il luogotenente Vittorio Palabazzer comandante della caserma Gioppi di Arabba, rappresentanti della Schutzenkompanie Buchenstein, molti labari e gagliardetti delle Sezioni e Gruppi Ana, la protezione civile di Montebelluna e Angelo Dal Borgo, presidente della sezione Alpini di Belluno Lino De Prà. Importante, come al solito, la presenza dei militari austriaci del Jaegerbattailon 24 di Lienz. (LD)


28

«Le nuove del Pais»

ATTUALITà - Suzéde nta fodom

L

’antico maniero che sorge su un masso erratico ai piedi del Lagazuoi e del Sass di Stria fu costruito intorno all’anno mille e nei secoli passò più volte di mano in seguito a battaglie o guerre. Nel 1416 diventa di proprietà del Vescovo di Bressanone che lo conserva fino al 1755, quando, dopo le guerre napoleoniche, il maniero viene a perdere la sua importanza strategica. Nel 1851 viene venduto a privati che lo depredano per recuperare materiali: in particolare le assi e le travi del tetto. Dopo il passaggio del territorio di Livinallongo sotto l’Italia, il castello diventa patrimonio del demanio. Negli anni ’80 iniziano i lavori di restauro ad opera della Sovrintendenza ai Beni Ambientali del Veneto, completati grazie ad progetto Interreg che nel 2012 permette al Comune di riaprire il castello al pubblico trasformandolo in un museo di successo che ogni estate attira oltre 5000 mila visita-

Il Comune vuole il Castello di Andraz Dopo che nel 2016 con il decreto Milleproroghe, il governo ha riaperto i termini con cui Comuni, Province, Regioni e Città Metropolitane possono richiedere all’Agenzia del Demanio beni di proprietà dello Stato, secondo quanto stabilito dalla norma conosciuta come Federalismo Demaniale, il Comune di Livinallongo ha avviato l’iter per acquisire la proprietà del Castello di Andraz.

tori. Un’operazione permessa grazie ad una convenzione con il demanio, al quale il Comune versa ogni anno 2.900 € di affitto. Convenzione rinnovata da poco per altri sei anni. Ma nel frattempo, come detto, il Comune ha deciso di diventarne anche il proprietario. Un passo che permetterebbe sicuramente una gestione più snella del museo, anche se su quelle antiche mura resteranno sempre i vincoli storici imposti dalla Sovrintendenza. In affitto o di proprietà per il Comune non cambieranno gli oneri che comporta la gestione ed il mantenimento del

castello. La convenzione in vigore infatti prevede che a quest’ultimo spetterebbe la manutenzione straordinaria, mentre il demanio dovrebbe intervenire per i lavori ordinari. Ma così non è. Lo Stato non ha più soldi per questi interventi così alla fine tutti gli oneri di manutenzione se li deve sobbarcare il gestore. Lo sa bene il Comune di Livinallongo che ha già stanziato 20.000 € per sistemare alcune crepe e distacchi di intonaco, causati dal disgelo e dall’acqua che filtra attraverso le fessure. “Se lo Stato non ha più soldi noi non possiamo certo

permetterci di perdere o chiudere il Castello di Andraz; il monumento più antico che abbiamo, un simbolo della vallata ed ormai diventato un’attrazione turistica formidabile” commenta il sindaco Leandro Grones”. (SoLo)

La Lia di Comuns chiede l’unità delle vallate ladine La Lia di Comuns Ladins, l’organismo che raggruppa i 19 comuni delle vallate ladine intorno al Sella torna a chiedere il passaggio di Livinallongo, Colle S. Lucia e Cortina d’Ampezzo alla Regione Trentino Alto Adige e il riconoscimento dell’ente quale organo politico che rappresenti tutte le minoranze linguistiche ladine. La richiesta è stata ribadita nei giorni scorsi alla Consulta trentina pe la revisione dello Statuto di Autonomia del Trentino-Alto Adige. La giunta della Lia di Comuns Ladins, dopo aver preso visione del documento preliminare redatto dalla Consulta “Indicazioni per la riforma dello Statuto di autonomia” e, proprio per l’importanza della revisione che viene fatta allo Statuto di Autonomia della Regione Trentino Alto Adige – Sudtirol, ha deciso di confermare alla commissione le richieste, già peraltro inviate in autunno ai presidenti delle provincie autonome e alle rispettive Commissioni, e firmate da tutti i Sindaci dei Comuni facenti parte della Lia di Comuns Ladins. I comuni di Colle S. Lucia, Cortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana da anni chiedono l’annessione alla Regione Autonoma Trentino Alto Adige – Sudtirol. Richiesta confermata

a largo consenso tra la popolazione con il referendum svoltosi nel 2007 nel quale i ladini avevano espresso il loro “si” al distacco dalla Regione Veneto e all’annessione a quella Trentina. Su questo tema la Lia di Comuns Ladins, pur essendo consapevole che non è lo Statuto di Autonomia lo strumento corretto per modificare i confini tra Regioni, ha sottolineato come nel documento preliminare “Indicazioni per la riforma dello Statuto di autonomia” non si faccia alcun cenno alla possibilità di richiamare nello Statuto di Autonomia la volontà di appartenenza al Trentino di tali Comuni. Al contrario in tale documento si indica come sia emersa invece l’opportunità che lo Statuto richiami le aspirazioni di Comuni (Pedemonte, Magasa, Valvestino) che per secoli hanno fatto parte del contesto storico e geografico del Trentino ma che in epoca fascista furono assegnati alle regioni vicine (Veneto, Lombardia). Ritenendo corretto verso le popolazioni ladine dei comuni veneti che già hanno chiesto l’annessione, inserire un richiamo alla volontà di tali Comuni di far parte della Regione Trentino Alto Adige, la Lia di Comuns Ladins ha chiesto alla Commissione per la

revisione delle Statuto un gesto di riconoscimento di tutte le popolazioni delle Valli Ladine che vivono intorno al massiccio del Sella, ricordando che i Sindaci dei Comuni Ladini in data 25 novembre 2016 hanno firmato un documento, già inviato che chiedeva con forza il riconoscimento dei Comuni ladini di Colle S. Lucia, Cortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana da parte della Regione Trentino Alto Adige. Inoltre prendendo atto che nel documento preliminare della revisione dello statuto di autonomia, si evidenzia l’opportunità di istituire a livello regionale un “Consiglio regionale della comunità culturale ladina” che unisca e rappresenti tutte le valli ladine in un organo consultivo senza modificare gli assetti istituzionali delle due Provincie autonome, la Lia di Comuns Ladins ha proposto di istituzionalizzare un organo politico che rappresenti tutte le minoranze linguistiche ladine e dia esplicito riconoscimento nello Statuto di autonomia alla Lia di Comuns Ladins, anche cambiando la forma giuridica di quest’ultima, con funzione consultiva in materia di minoranza e cultura ladina, sancendo così la dimensione trans-regionale dei ladini. (SoLo)


29

«Le nuove del Pais»

P

er gli alunni delle scuole elementari la prima campanella quest’anno è suonato nella nuova scuola di Pieve ristrutturata grazie ai Fondi ex Odi. Dopo solo un anno di lavori ma ben sei per vedersi assegnati i soldi dall’ex Fondo Brancher, i bambini potranno avere a disposizione un edificio tutto nuovo, costruito con i più moderni criteri e materiali e dotato di spazi ed infrastrutture al passo con i tempi. Il progetto di ristrutturazione era stato presentato ancora dalla passata amministrazione Ruaz nel 2010, quando il “tesoretto” di 80 milioni annui delle Province autonome di Trento e Bolzano per i comuni confinanti si chiamava ancora Fondo Brancher. In mezzo le ben note vicissitudini burocratiche, legali e politiche del Fondo, prima che nel 2016 i soldi arrivino e si possano iniziare i lavori. L’intervento, costo complessivo 1 milione 370 mila euro, è stato realizzato in circa un anno di lavoro dalle ditte Costruzioni 2000 srl di S. Donà di Piave e la Lucato Impianti srl di Campo S. Piero, che si erano aggiudicate l’appalto. Nel progetto era stato inserito anche il recupero dell’ex palestra di Pieve (costo 368 mila euro), necessario per attrezzare due locali da adibire ad aule durante i lavori di ristrutturazione della scuola. Qui infatti hanno trovato posto, durante gli ultimi due anni scolastici, due classi delle scuole elementari. Le altre

Una scuola nuova, bella e moderna

Alcuni scorci degli interni della “nuova” scuola.

tre sono state dislocate in un locale del municipio ed in due ricavati negli spazi della canonica del paese. Due anni di trasferimento forzato, non senza difficoltà e disagi, che però ora saranno ripagati dal poter usufruire di una scuola all’avanguardia. “Da contratto” – spiega il sindaco Leandro Grones “i lavori avrebbero dovuto terminare a novembre dell’anno scorso. Poi alcuni ritardi nella fornitura dei materiali ci hanno spinto a decidere di prenderci più tempo e terminare i lavori nel corso del 2017. Sarebbe stato inutile ed illogico trasferire i bambini a febbraio, tra l’altro in una struttura non del tutto terminata, per

poi dover nuovamente svuotare le aule per terminare i lavori.” Fine dei lavori che ha dovuto subire un ulteriore mese di ritardo all’inizio dell’estate a causa di imprevisti nell’intervento di ristrutturazione che non hanno però compromesso la prevista apertura del plesso per l’anno scolastico ormai alle porte. In realtà ancora oggi il cantiere non è completamente chiuso. Sono agibili, ovviamente gli spazi e le aule dove faranno lezione i bambini. Ma restano da terminare alcuni dettagli all’esterno del plesso. “Per questo attenderemo ancora un po’ per fare l’inaugurazione ufficiale – continua Grones – che non nasconde la soddi-

sfazione per il risultato dell’intervento. “Ora è proprio una bella scuola. Come ce ne sono poche in Italia. L’ultimo giorno di scuola avevo portato i bambini a visitare le aule in costruzione e già allora ne erano rimasti entusiasti.” Le nuove aule sono dipinte con colori allegri e vivaci, i locali di servizio, come gli spogliatoi realizzati con materiali pratici ed innovativi. Ci sarà anche un’aula informatica che però deve ancora essere attrezzata con i computer. “Peccato – conclude il sindaco – che un così bel plesso sia situato in una posizione così poco visibile. Vorrà dire che se lo godranno i nostri bambini.” (SoLo)

I dirigenti Uls in visita a casa di riposo e sede Croce Bianca La delegazione formata dal direttore generale Rasi Caldogno, dal direttore dei servizi socio sanitari Gian Antonio Dei Tos ed il direttore del distretto di Agordo Sandro De Col è stata accolta in municipio dal sindaco Leandro Grones. Con lui anche il presidente dell’Asp “Fodom Servizi” Oscar Troi e la direttrice della casa di riposo Villa S. Giuseppe Mara Case. Una presenza questa che ha dato modo ai vertici dell’Uls di visitare la struttura ed in particolare le nuove ali realizzate con i lavori di ampliamento attualmente in corso che saranno inaugurate a breve. Qui Troi, che da ormai due anni gestisce Villa S. Giuseppe, ha illustrato l’organizzazione dei servizi ponendo particolare enfasi su due progetti avviati all’interno della struttura: “Assistenza libera da contenzione fisica e farmacologica” e l’apertura dell’ambulatorio “Psicologi di Territorio”.​ “Siamo coscienti di essere un realtà agli estremi del territorio regionale

– ha chiosato Troi - “ed è estremamente importante che le istituzioni si rendano conto, toccando con mano, il reale bisogno e le reali difficoltà che queste attività svolgono 365 giorni l’anno in un ambiente montano, caratterizzato da un’estensione territoriale importante, con i disagi legati al clima.” La nuova ala di Villa S. Giuseppe è attrezzata con tecnologie all’avanguardia che consentiranno di migliorare ulteriormente l’assistenza all’anziano affetto da demenza e di facilitare il lavoro di assistenza, come ad esempio la dotazione di letti Alzheimer che si abbassano fino al pavimento, permettendo l’eliminazione delle spondine al letto, o i tappeti allarmati che avvisano il personale di assistenza che la persona a rischio di cadute si sta alzando. ​L’altro progetto illustrato dal presidente è quello di psicologi di territorio, da poco attivato per i cinque comuni dell’alto Agordino.

E’ un progetto innovativo di rete con interazione multidisciplinare per la riduzione del disagio psichico, sociale e per il benessere della comunità, attraverso la sperimentazione della medicina integrata nelle cure primarie. L’ambulatorio, condotto dalla Psicologa Milena Maia, è già ben integrato nella rete territoriale dei servizi. L’accesso è gratuito e può avvenire su segnalazione del medico di famiglia, su richiesta del cittadino o su invio da altri soggetti della rete. La delegazione si è poi trasferita ad Arabba dove ha visitato prima l’elisuperfice comunale abilitata anche al volo notturno e poi alla sede della Croce Bianca Fodom dove Rasi Caldogno si è intrattenuto con il caposervizio Andreas Miribung, la caposezione Antonella De Toffol ed il vicecaposezione Andrea Palla, interessandosi e prestando attenzione alle strategie operative riguardanti la grossa mole di lavoro a cui l’associazione deve far fronte specie nel

Da sx Sandro De Col, Andreas Miribung, Antonella De Toffol, Rasi Caldogno, Gian Antonio Dei Tos, Leandro Grones.

periodo invernale. Il direttore ha espresso il suo encomio sul lavoro indispensabile che la Croce Bianca presta giornalmente nel territorio con lodevole impegno – “la cui forza scaturisce da ogni singolo volontario e valorizza l’associazione stessa”. Una visita – commenta Grones che testimonia la vicinanza della direzione strategica dell’Ulss Dolomiti alle aree più periferiche della provincia. (SoLo)


30

«Le nuove del Pais»

Un sentiero per ricordare Gilberto

Con una semplice cerimonia a Passo Valparola è stato dedicato a Gilberto Salvatore, ex presidente del Cai di Livinallongo, scomparso cinque anni fa, un sentiero che percorre le pendici

occidentali del Sas De Stria. Molisano di origine, dopo aver trascorso l’infanzia a Brescia, si trasferì in Val Badia da giovane e nel 1961 si stabilì ad Arabba. Qui con alcuni amici entusiasti rifondò la sezione Cai e trascorse tutto il resto della sua vita animando il sodalizio e impegnandolo nella conservazione dell’ambiente, nella manutenzione dei sentieri, nella valorizzazione delle bellezze naturalistiche della valle. Nel territorio di Livinallongo ci sono oggi circa 120 chilometri di sentieri, tutti ripristinati o realizzati ex novo da Gilberto. Ha costruito ferrate e bivacchi, ha scritto libri guida, ha passato la maggior parte delle sue giornate a lavorare su sentieri vecchi e nuovi. Il suo entusiasmo ha coinvolto altri. Nella “sua” sezione si sono iscritte persone provenienti dalla pianura ma animate dalla sua stessa passione

per la montagna. Il Sass di Stria si trova al confine orientale del territorio di competenza della Sezione Cai di Livinallongo, vicino ai Passi Falzarego e Valparola. È una montagna affascinante, con la cima che scende dolcemente a nord verso il Passo Valparola, mentre precipita a picco dal lato sud sulla sottostante forcella rivolta verso il Passo Falzarego. Ha avuto una grande importanza durante la prima guerra mondiale. Alle sue pendici settentrionali gli Austroungarici avevano un forte chiamato “Intra i sas” e nell’avvallamento che lo separa dai Setsas, avevano costruito un imponente sistema difensivo chiamato “Edelweiss”. Al di sotto della verticale parete sud, nella forcella, avevano costruito un’altra formidabile postazione chiamata Goiginger dal nome del Feldmaresciallo Ludwig Goiginger. La si può

raggiungere con un sentiero che parte poco a nord del Passo Falzarego. E’ formata da trincee e camminamenti in calcestruzzo, appostamenti per cecchini, ricoveri in caverna. Gilberto negli ultimi anni della sua vita aveva intuito che sarebbe stato bellissimo ed appagante realizzare un sentiero che dalla Goiginger raggiungesse la postazione Edelweiss percorrendo la parete ovest del Sas De Stria permettendo una splendida passeggiata ad anello. Com’era nel suo stile solitario e laborioso, Gilberto ha realizzato quasi totalmente di persona questa opera, che dopo la sua morte è stata completata dai soci della Sezione CAI di Livinallongo. Ora dando il nome di Gilberto Salvatore a questo sentiero, teriol in ladino, si dà il giusto riconoscimento a quanto Gilberto ha fatto per la sua montagna. (SoLo)

Giuliano Palla nuovo presidente della Riserva di caccia di Livinallongo

Giuliano Palla prende il posto del dimissionario Leandro Grones che alla fine di luglio, per motivi personali aveva dato le dimissioni anche dalla presidenza del Distretto Venatorio Agordino. I soci della Riserva, una cinquantina in tutto, hanno anche votato il nuovo consiglio che sarà formato da Riccardo Foppa (vice presidente), Nicola Dorigo, Dino Costa, Nicolò Agostini e Ilario Detomaso. Palla, 35 anni, è stato per anni il vice di Grones, che ha retto la Riserva dal 1994. Una passione la sua nata seguendo le orme del papà Aldo, tanto che – ammette – ho preso prima la licenza che la maturità. “Quando si ritornava dalle uscite alla posta di animali – racconta – con mio papà ci fermavamo sempre ad Andraz, al bar dell’ex presidente Bruno

Trebo e lì spesso insieme ad un altro storico cacciatore Remo “Puster” non si parlava che di caccia. Sono cresciuto con questo “mondo” in casa. Quando poi sono stato un po’ più grande ho cominciato a fare le prime uscite con mio cugino Roberto ed altri cacciatori più giovani.” Un’eredità pesante per Palla: terzo presidente della storica Riserva, costituita ancora nel lontano 1929, dopo Trebo che l’ha retta per ben 48 anni e Grones per 23. “Certo, non è stato facile accettare questo incarico dopo due presidenti che hanno fatto così tanto per la caccia. Ma sono motivato dalla mia grande passione. E poi ho intorno nel direttivo un bel gruppo di persone con alle spalle una grande esperienza in questo campo.” Quali i suoi primi impegni? “Prima di tutto far sì che la stagione di caccia possa partire nel migliore dei modi. In secondo luogo vorrei mettere mano ad una semplificazione dei nostri regolamenti interni della Riserva. Le

leggi nazionali, regionali ed il regolamento provinciale ci dettano i princìpi e le regole generali, ma spesso noi internamente abbiamo criteri ancora più stretti sulla gestione venatoria del nostro territorio. Ad esempio per quanto riguarda la caccia al camoscio i regolamenti provinciali prevedono solo le classi di età delle bestie che si possono abbattere. Il nostro regolamento invece, in più cerca prima di tutto di tutelare e salvaguardare la qualità e la bellezza dell’animale. Obiettivo che si raggiunge certamente con provvedimenti più restrittivi ma che devono essere bilanciati per non mettere in difficoltà il cacciatore. Come terzo obiettivo vorrei riportare un po’ più di unità tra noi cacciatori: caratteristica questa che negli ultimi anni è andata un po’ persa. Altro obiettivo è quello di avvicinare i giovani al mondo della caccia. Questa potrebbe essere per loro anche una bella occasione per imparare a conoscere meglio il territorio.”

E come?” Per esempio accompagnandoli fin dai 10 o 11 anni a conoscere gli animali nel bosco, a conoscere l’ambiente per far capire loro che il cacciatore non è solo quello che spara. Se fosse solo così non avrebbe senso. Caccia è anche gestione del territorio, dell’ambiente e degli animali.” Nomadismo venatorio e gestione del lupo; due temi scottanti per il vostro settore. Come pensa di affrontarli? “La prima è una questione molto delicata e pericolosa per le nostre Riserve e può essere affrontata solo se siamo uniti a livello di Distretti Venatori di montagna. Il lupo per noi rappresenta un problema soprattutto per quanto riguarda i piccoli del capriolo. Problema che ne creerà un altro. Fino adesso abbiamo aiutato questo animale durante l’inverno portandogli il fieno nelle scaliere. Questo però crea un assembramento che agevola gli attacchi del lupo. Bisognerà trovare una soluzione.” Lorenzo Soratroi


31

«Le nuove del Pais»

S

ono iniziati pochi giorni prima di Ferragosto i avori per la costruzione della nuova cabinovia 10 posti Vauz – Pordoi ad Arabba. La Sellaronda si arricchisce così di un nuovo e comodissimo impianto nel collegamento tra Arabba e la Val di Fassa. L’impianto, realizzato dalla Leitner di Vipiteno per conto della società Pordoi spa, andrà a sostituire un seggiovia quadriposto ad agganciamento automatico realizzata nell’ormai lontano 1998. Il prossimo anno l’impianto avrebbe quindi raggiunto la scadenza tecnica dei 20 anni di funzionamento, quando le normative del settore prevedono l’obbligo di effettuare una severa (e costosa) revisione. Così la società concessionaria ha optato per un miglioramento qualitativo decidendo di passare dalla seggiovia alla cabinovia. Questo per soddisfare diverse esigenze e fattori, non da ultimo economici. Con la nuova cabinovia, infatti, si passerà da una portata orario di 2.400 persone a ben 3.200. Numeri che si potrebbero ottenere anche con la seggiovia, ma con maggiori limitazioni. Le cabine offrono un maggior confort, sono meno soggette al vento, possono portare contemporaneamente pe-

Nuova cabinovia sul Pordoi

I rendering delle stazioni di partenza e di arrivo della nuova cabinovia.

doni e sciatori. La cabinovia poi ha meno piloni e meno veicoli, quindi si riduce l’impatto ambientale. La linea rispecchierà sostanzialmente quella dell’attuale seggiovia: la stazione di partenza sarà a Pont de Vauz, quella di arrivo circa 60 metri più in alto dell’attuale,

Lo sapevi? A Pieve di Livinallongo nella località “al Taulàč” (o altrimenti detto “al Bersaglio”) esiste un bellissimo parco con fiori, panchine e molti giochi per i bambini? Recentemente il luogo è stato segnalato con un bel tabellone “PARCO GIOCHI – PLAZA DAI JUOSC” all’inizio della strada che sale verso Palla-Agai e Col di Lana. I locali ed in particolare i turisti ora sapranno dove poter trascorrere un momento di distensione quando decidono di dedicare una giornata al riposo.

Prossima uscita Nuove del Pais Al fine di poter inserire anche le festività natalizie, la redazione ha ritenuto di posticipare l’uscita del numero di dicembre del bollettino che, pertanto, arriverà nelle case nel mese di gennaio, dopo le feste.

in cima al passo. L’impianto sarà lungo 2223 metri per un dislivello di 379 metri. I 79 veicoli in linea percorreranno il tracciato da una stazione all’altra in poco più di 6 minuti alla velocità di 6 metri al secondo. I sostegni in totale saranno 15, rispetto ai 22 della vecchia

seggiovia. L’impianto sarà mosso da due motori da 400 Kw l’uno, mentre la fune portante/traente avrà un diametro di 52 millimetri. L’inizio dei lavori era previsto per gli inizi di maggio, ma è stato ritardato a causa di alcune lungaggini burocratiche, pare, per via dell’attraversamento del torrente Cordevole nella zona di partenza dell’impianto, che dovrà essere deviato di qualche metro. Per fare posto alla nuova stazione a Pont de Vauz ed al magazzino dei veicoli, sono previsti anche lavori di modifica alle piste “Maria” ed Arabba. Appena arrivato il nulla osta i tecnici hanno iniziato le operazioni di smontaggio della seggiovia ed ora sarà una corsa contro il tempo per riuscire a terminare il nuovo impianto e per metterlo in funzione per l’inizio della stagione sciistica. Una curiosità. La vecchia seggiovia non andrà al ferrovecchio ma è stata acquistata dalla società Funivie Catinaccio Rosengarten per 3,5 milioni di euro per rimontarla al posto delle due seggiovie ad attacco fisso Vajolet 1 e Vajolet 2 a Pera di Fassa. ( SoLo )

Più larga e sicura la strada comunale di Corte Un accesso più sicuro per la strada di Corte. Il Comune di Livinallongo ha appaltato alla ditta Tollot i lavori di miglioramento della strada comunale di Corte in prossimità dell’innesto con la sr48 delle Dolomiti. Si tratta di un intervento da 160.000€, finanziato con 100.000€ dalla Regione Veneto (60.000€ sono fondi del Comune). La porzione di strada comunale interessata dal progetto di sistemazione presenta carreggiata ristretta oltre che un innesto sulla viabilità regionale caratterizzato da un angolo di confluenza molto acuto con percorsi di raccordo dotati di raggi di svolta limitati se non nulli. Su quell’incrocio qualche anno fa Veneto Strade e Comune erano già intervenuti in maniera congiunta per sbancare parte della scarpata a monte ed allargare l’innesto della comunale in modo da aumentare la visibilità per chi deve immettersi in direzione di Arabba. Con il contributo regionale, previsto esplicitamente per intervenire

su punti neri della viabilità come questi, il Comune ha deciso di adottare una soluzione definitiva. L’intervento ha dunque l’obiettivo di dare all’intersezione con Sr48 un’adeguata conformazione con due corsie di raccordo, una di sbocco e una di imbocco, dotate di raggi di percorrenza appropriati al transito in sicurezza dei veicoli. Si procederà inoltre ad allargare il primo tratto della carreggiata della strada comunale, riportandolo a tipologie più idonee a soddisfare i requisiti minimi di sicurezza in rapporto al volume di traffico che interessa l’importante arteria comunale. Ad opere ultimate la strada comunale avrà larghezza utile minima di 5 metri e sarà composta da due corsie di 2 metri e da altrettante banchine laterali della larghezza di mezzo metro. «Era un intervento atteso da anni», spiega il sindaco Leandro Grones, «che garantirà, oltre alla sicurezza, un collegamento più consono con i cinque paesi soprastanti». (SoLo)


32

«Le nuove del Pais»

comunità in cammino Nati

Defunti

Costa Irene (Arabba) di Daniele e Dorigo Manuela, nata a Belluno il 14.08.2017. *** Lezuo Gaia (Arabba) di Ugo e Dorigo Barbara, nata a Brunico il 29.08.2017. *** Dorigo Veronica (Caprile-Corte) di Denni e Savio Monica, nata a Belluno il 16.09.2017

Vallazza Severina a (Laion-BZ/Contrin) nata a Livinallongo il 19.01.1937 e deceduta a Laion il 22.06.2017. Coniugata con Lang Toni, madre di 3 figli.

Proh Anna Maria (Digonera) nata a Sondrio il 26.08.1929 e deceduta il 11.08.2017 a Digonera, vedova di Gabrieli Enrico, madre di 6 figli.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548

Errata corrige

Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno Coordinamento: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com

Crepaz Elida (Arabba) nata a Belluno il 22.09.1951 e deceduta ad Agordo il 28.07.2017. Coniugata con Grones Ander, madre di 2 figli.

Eppacher Stefania (Arabba), nata a Campo Tures il 13.10.1942 e deceduta a Brunico il 12.08.2017. Coniugata con Lezuo Ewald, madre di 1 figlio.

Lezuo Maria Annunziata (Arabba – VSG), nata ad Arabba il 03.10.1914 e deceduta a Sorarù VSG il 21.08.2017. Vedova di Costa Albino, madre di 6 figli, di cui 1 morta.

Sul numero di giugno il defunto Michael “Angelo” è stato erroneamente riportato come Crepaz. Il cognome corretto è altresì Pezzei. Ci scusiamo con la famiglia per il disguido.

Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE Mastella Alberto e Roncat Maddalena, Bassot Nevio, Fam. Sommariva Masarei, Crepaz Pietro, Morellato Evelino e Rita, Coro Fodom, Coro Col di Lana. PER LE CHIESE DI ARABBA Tollardo Carlo e Anna Maria, Gliera Augusto e Anna, Anna e Giovanni in

memoria di Danilo Bassetti, i famigliari in memoria di Lezuo Maria Annunziata. PER IL BOLLETTINO Sief Federico, Gabrielli Ernesto, Daberto Jolanda, Guadagnini Alessandro, Renon Marco, Dina Battistella, Crepaz Battarelli Mariapia, Crepaz Bruno, Mastella Alberto e Roncat Maddalena, Bassot Nevio,

Marmolada Luigina, Daberto Anna, Dorigo Lino, Baldissera Giacomina, De Cassan Tea, Soia Stefano, Pedratscher Luigi, Sief Paolina, De Zulian Gina, Palla Pizzin Renata, Zorz Franca, Colcuc Linda, Salandi Anna, Rosa De Vallier Chenet, Maria Merlini, Bassot Elio, Sief Anita, Favè Liberato, Dalvit Emma, Crepaz Pietro, Vittur Rosetta, Cortesi Flaminio,

Robazza Teresa, Ragnes Miriam, Masarei Maria, Degasper Anna, Piani Marco, Girardi Elsa, Dariz Giuseppe, Dorigo Rosalia, Crepaz Giuseppe (Selva Gardena), Masarei Maria, Devich Denicolò Antonietta, Motta Santino, Vanzo Daurù Laura, Pezzei Margherita in Pollicino, De Dorigo Giovanna, Dell’Antone Francesco, De Riva Adima.

Lauree Vivissime congratulazioni a Giovanna, Giuliano e Lucia anche da parte de LNdP e in bocca al lupo per il loro futuro professionale!

Giovanna Mastella (di Maddalena Roncat e Alberto Mastella – San Vito al Tagliamento/PN) ha conseguito la laurea specialistica in Saxofono il 14 marzo 2017 presso il conservatorio di Musica “Giuseppe Tartini” di Trieste.

Giuliano Federa (di Rita Palla e Renato Federa – Salesei) il 13 Luglio 2017, presso l’Università degli studi di Padova, è stato proclamato Dottore Magistrale in Medicina e Chirurgia con la votazione di 110 e lode, discutendo la tesi dal titolo «Profilo di espressione di miR-375 e YAP1 nel Carcinoma Midollare Tiroideo: correlazioni clinicopatologiche e prognostiche”, relatore Dott. Gianmaria Pennelli.

Lucia Foppa (di Giuliana Crepaz e Foppa Paolo - Salesei) 19 luglio 2017 si è laureata in “Scienze e tecniche di psicologia cognitiva” presso l’università di Trento con il voto di 110 e lode. Congratulazioni dalla sua famiglia.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook