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Le nuove del Pais 2017_1

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Anno LII • gennaio - marzo 2017 • N. 1

Le nuove del Pais BOLLETTINO DEL DECANATO DI LIVINALLONGO 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

L

’iiniziativa proposta dal vescovo Renato a tutte le parrocchie della diocesi per i primi giorni di quaresima è approdata anche a Fodom e a Colle. Il Consiglio Pastorale di Pieve e Arabba ha affrontato l’argomento un po’ a denti alti, per il fatto che in passato molte volte tentativi simili non hanno avuto gran seguito, ma alla fine è prevalsa la decisione di fare un atto di fede nel Vescovo anche perché nessuno è stato in grado di fare proposte alternative. Alcune persone si sono suddivise il compito dell’organizzazione delle serate che sono stare realizzate nel modo in cui erano proposte dato che le circostanze e i luoghi ce lo permettevano e soprattutto perché qualcuno le aveva lungamente pensate e motivate. Per ogni giorno un momento di preghiera e di ascolto del Vangelo, un intermezzo conviviale che nell’ultima sera si è trasformato in una cena, e un confronto di idee partendo dallo spunto di un breve filmato. Che cosa si può dire come conclusione? La partecipazione è andata oltre le aspettative, specialmente nella prima serata ed è stata partecipazione attiva. Gli interventi nella discussione: inevitabilmente alcuni hanno fatto riferimento alla situazione attuale problematica paragonata a “una volta”; ma altri hanno avuto il coraggio di condividere le difficoltà della loro fede, quello che provano nel loro animo nelle varie situazioni: hanno condiviso la

Giorni dello Spirito e di Comunità propria vita. Qui la parte migliore degli incontri, perché esporsi in prima persona richiede di avere fiducia in chi ti ascolta che diventa legame reciproco e inizio di vera comunità. È la caratteristica che distingue le persone che vogliono vivere la fede e sanno di aver bisogno di ascoltare e di condividere la loro esperienza e le loro fatiche per sostenersi reciprocamente. Alcuni si sono accorti che si può star bene anche senza essere cristiani e molti non ne

sentono proprio il bisogno. Lo affermano anche alcuni giovani nei messaggi che hanno inviato. E allora cosa serve essere cristiani? che cosa c’è in più? Che senso ha parlare di “lieto annuncio”, di “gioia del Vangelo”? Queste domande che lascio a ciascuno di voi esigono risposte concrete, vitali, non discorsi teologici e teorici. Avete modo di scrivere e vi pregherei di farlo, anche su questo giornale, perché – diceva qualcuno – abbiamo più

GIORNI dello SPIRITO e di COMUNITÀ «Un’oasi di tempo in cui sperimentare di essere una “comunità” che si guarda in volto, si lascia abbellire dalla gioia del Vangelo (Evangelii Gaudium), si aiuta a riprendere il cammino con fiducia, assume i tratti della misericordia» (CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO)

La locandina dell’evento.

bisogno di testimoni, che di maestri. Altra cosa interessante: ci si è resi conto che per fare qualcosa di valido anche in questo campo, non è necessario che ci sia sempre in mezzo il parroco a tirare le fila, ma ogni cristiano – e non per delega – è abilitato ad essere protagonista sia per quanto riguarda la preghiera, le riflessioni e la… cucina! (ma questo lo sapevamo già). Grazie a tutti coloro che si sono messi in gioco, anche da parte del Vescovo che ha loro scritto una lettera, grato di questa collaborazione. Noi ringraziamo don Renato per averci “forzato” a questa esperienza aiutandoci a vincere pigrizia e scoraggiamento. Don Dario

Buona Pasqua


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Le Giornate di Spirito e Comunità a Colle: un bilancio A

nche a Colle, come a Livinallongo, le serate dal 2 al 4 marzo sono state dedicate alle giornate di Spirito e Comunità. Qui l'iniziativa è stata organizzata assieme alle parrocchie di S. Lorenzo e di S. Fosca. Il materiale pervenuto dalla diocesi per la preparazione degli incontri è stato solo una traccia sulla quale i tre giovani moderatori hanno spaziato approfondendo con contributi personali tratti da pensatori, artisti, filosofi. É stato bello vedere che, oltre alle persone adulte, nelle ultime due serate abbiano partecipato all'iniziativa anche i cresimandi di Selva e Colle che riceveranno il Sacramento il prossimo 1 maggio. Nella fasi della preparazione molte sono state le incognite che hanno attanagliato le menti dei giovani moderatori: come proporre queste riflessioni alla gente? La gente sarà interessata?

I cresimandi di Colle e Selva nella serata conclusiva della Giornate.

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embra che al mondo non ci sia niente di buono e che niente vada bene; se ci sono novità non sono positive. Tutto questo non solo nel mondo, in grande, ma anche nel nostro piccolo paese di montagna; e non solo nel piccolo paese, ma anche nella esistenza di ciascuno: la cosa che salta subito all’occhio è il difetto, lo sbaglio, il modo di fare non appropriato e tutte cose di questo genere per le quali abbiamo un fiuto da cane da tartufi. È giusto chiedersi come mai l’uomo è fatto così male. In realtà non sarebbe proprio male e ci sono delle spiegazioni: ve ne dico due. La prima: dato che tendiamo a non apprezzare abbastanza noi stessi e ci sentiamo piccoli e limitati, per stare un po’ meglio provvediamo ad abbassare la “statura” degli altri in modo da sentirci in compagnia, così facciamo onore al proverbio “mal comune, mezzo gaudio”. Questo il motivo per cui tante

La cena comunitaria del sabato sera organizzata nella canonica di Colle.

Le serate saranno partecipate? Tante domande che poi, strada facendo, hanno trovato facile risposta. I temi che il vescovo aveva selezionato erano infatti attuali, coinvolgenti e hanno sicuramente portato molti a riflettere. Comune alle tre serate è stata infatti l'articolazione dei momenti: dopo un inizio in chiesa dedicato alla lettura di testi biblici come spunti di approfondimento è seguita la visualizzazione di un breve filmato che aveva lo scopo di contestualizzare i temi della serata nella vita di tutti i giorni. Nella serata di giovedì si è parlato della libertà e del valore della stessa tra passato, presente e futuro. Il venerdì a S. Fosca si è invece parlato di digiuno, sia materiale che spirituale. Questa pratica è stata vista come occasione, soprattutto se praticata come nostra rinuncia per un bene altrui,

per diventare persone migliori. Ma non sempre, è emerso dalla discussione, digiunare è qualcosa di positivo: nell'estratto del video dei suoi “Dieci Comandamenti” il comico Roberto Benigni ha infatti incitato i presenti a non digiunare nella sfera sentimentale; a non aver timore di elargire troppo amore e di confessarlo quando c'é perchè, come ha puntualizzato, “Alle volte potrebbe essere troppo tardi”. Nel video Benigni ha incalzato i presenti a ricercare la felicità, a non abbandonarne mai la ricerca nella nostra interiorità, anche se ciò volesse dire dover rivedere le nostre vite e alcuni rapporti con le persone che ci circondano. Il digiuno è quindi salutare, ma non in ambito sentimentale. Nell'ultima serata invece, al termine della quale nei locali della canonica di Colle tutti i convenuti hanno

potuto assaporare un'ottima minestra d'orzo con le tircle (pizza per i cresimandi), la riflessione si è spostata sulle nostre personali vocazioni. Prendendo come esempio la chiamata che Levi ricevette da Gesù, la discussione si è portata sulla tela del Caravaggio “Vocazione di S. Matteo” e su come i personaggi investiti dalla luce della grazia non si siano ritratti alla sua chiamata. L'invito dunque è stato anche per i presenti di non ritirarsi quando il Signore chiama a compiere opere generose, positive e altruiste! Che dire quindi di quest'esperienza? Aprirsi di fronte ai paesani riguardo a questioni anche delicate e personali non è stato semplice, tuttavia il confronto ha sicuramente instillato dei germi positivi di riflessione nelle menti di ognuno. Nessuno nasce sapendo tutto e, se dopo quest'esperienza i presenti sono ritornati a casa arricchiti anche semplicemente di un pensiero, di una frase o di un buon proposito, sicuramente l'obiettivo voluto dal vescovo è stato raggiunto poiché ci sono stati forniti alcuni nuovi strumenti per iniziare la Quaresima con uno spirito nuovo. (Giulia Tasser)

Il bicchiere mezzo pieno volte siamo criticoni, giudichiamo male e ci diamo alla maldicenza. Il secondo motivo ve lo spiego con un esempio. È passato l’imbianchino e ha ritinteggiato il salotto e il piccolo Riky, venuto in possesso di un pennarello, si è sentito in dovere di… firmare l’opera. Chi entra nel salotto, infallibilmente, esclama (o pensa!) “ma guarda quel piccolo pasticcio!” invece di dire “che bella parete pulita!” Uno scarabocchio di tre centimetri in confronto ad una parete di molti metri quadri. Eppure! L’esempio per capire che Il bene è l’ambiente normale della nostra vita e il male l’eccezione, il sassolino nella scarpa che ci da fastidio

e proprio di questo ci si accorge. Ma allora mi sono detto che non è giusto che fermiamo sempre la nostra attenzione su quello che va storto, che ci rattrista, impedendoci di vedere tutto il bene e il bello che circonda la nostra vita e che potrebbe rallegrarla molto. Ecco perché vi propongo uno spazio aperto a tutti sul nostro bollettino dove ciascuno (piccoli, grandi, adulti, nonni, giovani, ragazzi…) può scrivere una cosa bella che ha vissuto, la bontà di una persona, il coraggio di un’altra; un atto generoso, una gentilezza: non devono essere cose straordinarie, ma quelle normali della nostra vita a cui non badiamo perché l’abitudine ce

le nasconde. Abbiamo bisogno di riabilitare lo sguardo. Per questo vi affido questo spazio perché sia sempre pieno. Non manca il modo di comunicare a partire da un foglietto, a una mail a lenuovedelpais@gmail.com, a un WhatsApp o a un sms: sarebbe bello che diventasse, come dicono in questi ambienti, “virale”. Vi auguro di essere contagiati e di non guarire più. Don Dario


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 27 novembre Inizio di Avvento

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Cari parrocchiani, questa domenica comincia un nuovo anno liturgico con l’Avvento: ogni anno ci viene riproposta la salvezza di Dio per la nostra vita rivivendo le tappe storiche in cui si è realizzata. LA SALVEZZA. Vi confesso che come parroco ogni tanto mi sento in difficoltà perché mi sembra di essere uno che propone qualcosa di cui si sente sempre meno bisogno. Uno ha la sua bella casa, la salute, un lavoro che rende e lo appassiona e tu vai a dirgli che Gesù gli salva la vita! A me hanno risposto ancora che non ne avevano bisogno. E molti, anche se non te lo dicono in faccia, la pensano così. Niente da dire. Ma cos’è la vita? Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa ci facciamo in questo mondo? E la morte? E il nostro futuro?... Salvezza vuol dire essere in grado di avere delle risposte per dar senso alla nostra vita perché non sia “insensata”; salvezza è avere quello di cui abbiamo bisogno per realizzare alla grande e in modo completo la nostra vita, e non sono cose da poco. AVVENTO. È il periodo dedicato alle domande, ai desideri; è il tempo di chi ha nel cuore posto da riempire; è il tempo di chi non si accontenta e desidera molto, molto di più dalla vita. È Il tempo in cui si attende Qualcuno, l’unico che può riempire di significato l’esistenza. Può essere la buona occasione per ciascuno di noi. (dd)

role, musica e danza sulla vita di Charles de Foucauld (18581916) in occasione dei cento anni dalla sua morte. Charles de Foucauld ha saputo vivere concretamente il Vangelo con persone di diverse religioni e culture, attraverso gesti di cura e mettendosi in ascolto dell’altro, senza imporre la sua fede. È stato un “fratello universale” perché il suo linguaggio era quello dell’amore che raggiunge ogni uomo e si fa comprendere anche senza parole. Quello dell’amore è un linguaggio che, sappiamo bene, non è facile da vivere. In una lettera alla cugina, proprio nel giorno della sua morte così scriveva: “si sente di soffrire, ma non sempre si sente di amare ed è una grande sofferenza in più! Ma si sa che si vorrebbe amare, e voler amare significa amare. Si pensa di non amare abbastanza: questo è vero. Non si amerà mai abbastanza, ma il buon Dio, che sa con quale fango ci ha plasmati, e che ci ama molto più di quanto una madre possa amare il proprio figlio, Lui che non mente, ci ha detto che non avrebbe respinto chi sarebbe andato a Lui”. È bello pensare che il Vangelo può raggiungere tutti ed è qualcosa di molto quotidiano: passa attraverso parole buone e gesti di bene, quei gesti che anche noi tante volte riceviamo da voi. (sdv)

Domenica 18 dicembre “Dio sarà sempre con l’uomo e l’uomo non potrà più stare senza di lui”

Cari parrocchiani, Ancora una settimana ed è già Natale; arriverà il nuovo anno e passerà anche quello. Passerà l’Epifania e si tornerà alla vita di prima. Noi cristiani però, se vogliamo, abbiamo la

possibilità di conservare qualcosa di più che il solo sapore del panettone, perché il Figlio di Dio, inserendosi nella storia dell’umanità e diventando uno di noi, l’ha cambiata alla radice ed essa sarà mai più come prima. Da allora Dio sarà sempre con l’uomo e l’uomo non potrà più stare senza di lui, anche se non lo sa, anche se non se ne accorge, anche se lo dimentica some succede forse a noi. Dio fa parte della mia vita per darle significato, per rallegrarla, per riempirla di dignità e grandezza. Questo dono continua per me ogni giorno anche dopo le feste e le vacanze perché fa parte della sostanza della mia vita. Bello sarebbe avere la consapevolezza di questa grande realtà che ci avvolge ogni giorno in modo da assecondare la forza del bene e del bello che porta con sé per trasformare la nostra esistenza. Pensiamoci una volta di più e anche i nostri auguri saranno più veri e sostanziosi. AUGURI! (dd)

San Silvestro a Larzonei Il pomeriggio dell’ultimo dell’anno anche Larzonei ha festeggiato il suo Santo. La S. Messa, celebrata alle ore 15.00 da Don Dario in una chiesetta colma di gente, è stata accompagnata dai canti del Piccolo Coro Col di Lana e dalle preghiere preparate per l’occasione dai bambini di 4^ elementare che in primavera riceveranno la prima comunione. Ognuno di loro, insieme alla preghierina, aveva portato con sè un “feral” che, appoggiato sulle balaustre insieme a quello degli altri (una decina in totale), ha fatto da cornice alla celebrazione. Dopo la messa non è mancato un momento conviviale in un fienile accanto alla chiesa, con ogni bendidio preparato e offerto dalla gente della frazione. (Giulia Tasser)

Domenica 2 dicembre Charles de Foucauld Il linguaggio dell’amore Cari parrocchiani, Domenica scorsa alcune persone da Fodom hanno partecipato a Castelfranco Veneto ad una rappresentazione in pa-

La chiesetta contiene a stento la gente salita a Larzonei per la “siègra”.


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Domenica 25 dicembre Natale del Signore

Non abbiamo diritto di pretendere un mondo migliore se non cominciamo a migliorare il nostro cuore. Dio stesso ha fatto la prova con questo cuore e ci ha detto che può funzionare. È una buona notizia! AUGURI!

Domenica 1 gennaio S. Maria Madre di Dio Riscoprire l’eredità di chi ci ha preceduto

Cari parrocchiani, si è appena concluso il 2016, un anno carico di avvenimenti, di gioie, di sofferenze e di preoccupazioni per tante situazioni accadute vicino a noi e lontano da qui. Pensare all’anno trascorso e a quello che comincia può farci cogliere in modo più chiaro il tempo che scorre, la vita che va avanti: quella che nasce e quella che muore. Quante generazioni si succedono! Queste generazioni hanno vissuto, amato, sofferto, la passione ha agitato i loro cuori. Sono stati ciò che noi siamo: noi saremo ciò che esse sono … (Charles de Foucauld). Se ci fa sperare la vita che va avanti, ci incoraggia però anche l’esempio di quelle persone anziane che sono mancate dopo una lunga vita vissuta a Fodom. Queste ci lasciano una preziosa eredità: di loro, infatti, possiamo ricordare lo spirito di sacrificio, il lavoro umile e paziente, la serietà nel

BONDì E BON ANN!

Sopravvive la bella tradizione della Bambona. Ecco i bambini di Arabba che, la mattina del primo dell’anno, sono passati anche all’Hotel Evaldo per porgere gli auguri e ricevere in compenso laute leccornie. Bravi!

dedicarsi ai figli e alla famiglia, la passione per le montagne, la saggezza di saper attendere i ritmi della natura, la gratitudine per tutto ciò che è donato … sono state presenze belle, semplici e vere. Oggi i tempi sono cambiati e il ritmo della vita si è intensificato, ma forse non è impossibile vivere questa eredità, questa sapienza della vita, nei luoghi del nostro quotidiano. Il nostro augurio va alle persone della vallata perché insieme possiamo aiutarci a vivere bene questo 2017 e a coloro che stanno trascorrendo qui un tempo di vacanza. A tutti buon anno nuovo! (sdv)

Domenica 8 gennaio “Preoccupiamoci di avere una buona idea di Dio!”

La fede appartiene a questo mondo piuttosto che a quello dei comandi a cui si deve sottostare perché bisogna o per paura. Tante volte è esigente ed impegnativa e bisogna metterci la volontà, ma questa deve essere sostenuta dal desiderio e dalla passione che a loro volta partono da una buona conoscenza di Dio. Voglio dire che non ci si può appassionare di un padrone estremamente esigente e severo, di un guardiano che ti spia continuamente per coglierti in fallo e punirti, di uno che quando sei contento devi cercare – potendo – di non farglielo sapere perché altrimenti ci pensa lui a metter fine alla tua gioia. Purtroppo c’è chi a Dio pensa ancora così. Gesù è venuto a dirci che non è vero. Preoccupiamoci di avere una buona idea di Dio, altrimenti perderemo la fede.

Gesù ci ha spiegato che Dio suo Padre è anche nostro Padre e ci ama con tutto se stesso. Ripete a noi, come ha detto a lui sulla riva del Giordano: “Tu sei mio figlio, l’amato, in te mi sono compiaciuto!”. Se al mattino quando apriamo gli occhi aprissimo anche il cuore per sentirci dire da lui: “Tu sei mio figlio, ti voglio un bene da morire, sono contento di stare con te!” non sarebbe un buon inizio di giornata? Soprattutto non si dica: “Ma io…” Questo non lo dobbiamo meritare: Dio vuol bene così, gratis. E la risposta più bella è: “Grazie, sono contento anch’io. Oggi voglio farti fare bella figura!”. (dd)

Domenica 22 gennaio “Dio è troppo grande per essere capito…”

Domenica 15 gennaio Dio vuol bene… gratis!

Cari parrocchiani, in questi giorni di gran freddo andando ad Arabba mi chiedevo se ci fosse stato qualcuno che avesse avuto il coraggio di affrontarlo sugli sci: altroché se c’erano! Se glielo avessero ordinato non sarebbero andati, ma il desiderio e la passione hanno sempre la meglio anche su grandi ostacoli. Così fa chi si allena duramente perché ha in testa la gara e la voglia di vincere.

Cari parrocchiani, se è vera, la nostra fede deve aiutarci a vivere più sereni, più sicuri e più contenti, altrimenti qualcosa non funziona. Questo non vuol dire che la fede non sia anche impegnativa, anzi, è proprio quello che ci richiede più impegno che ci dà più soddisfazione. Domandiamoci se il fatto di essere credenti porta in noi questi buoni frutti o se invece sentiamo soprattutto il peso degli obblighi e dei doveri che pensiamo la religione ci imponga.

Cari parrocchiani, ho ricevuto una email che riportava un dialogo preso da Facebook riguardante la tragica situazione del centro Italia e Dio. “Mi chiedo cosa abbiamo fatto di male?”, un prete risponde: “Ecco, sia chiaro, per coloro che credono e per coloro che non credono e anche per coloro che credono di credere: il Dio del Vangelo e il Dio della fede cristiana non è il Dio a guardia della meteorologia e/o a garanzia dei fenomeni naturali. È il Dio che aiuta la coscienza del credente ad as-


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sumersi le sue responsabilità, a essere cosciente delle sue limitatezze e a disporre di se stesso ai fini di una con vivenza solidale. In questo contesto la preghiera non è una polizza di assicurazione contro gli infortuni e gli inconvenienti legati alle nostra precarietà e all’instabilità del creato. È piuttosto un accendere in sé la coscienza della propria piccolezza e la fiamma di una forza che sa farci stare in piedi e ci dà speranza anche nelle sventure”. Ho riassunto l’intervento condensandolo in queste righe. Cosa ne pensate? Dio è troppo grande per essere capito, però, a me sembra una risposta sensata. (dd)

Domenica 29 gennaio Il piacere di stare insieme in semplicità, riscoprendo l’insegnamento di Gesù

Cari parrocchiani, il nostro vescovo Renato ha proposto a tutte le parrocchie per il primi giorni di quaresima (2,3 e 4 marzo) un’iniziativa chiamata “Giorni dello Spirito e di Comunità”. Ne parleremo questa domenica al Consiglio Pastorale per capire come potremo realizzarla. Avremo tempo e modo di riprendere l’argomento, ma per ora vorrei sottolineare il “perché” e il “come” di questa novità. Anche se molti vogliono continuare a illudersi che i nostri paesi sono ancora cristiani, la realtà è assai diversa: in pratica siamo diventati paesi di missione ed ecco il bisogno di proporre nuovamente il messaggio di Gesù. Lo si proporrà a tutti, ma in maniera “libera” e “aperta”: chi partecipa lo fa di sua spontanea volontà, senza pressione alcuna motivato dal fatto di ritrovarsi in comunità e nel segno della fraternità e può partecipare chiunque lo voglia nel momento che ritiene più adeguato. In sostanza si viene per

il piacere di trovarsi insieme, per essere più uniti tra noi e per riscoprire in modo genuino quanto Gesù ha insegnato. (dd)

Domenica 5 febbraio “Un popolo che non sa prendersi cura di nonni e bambini non ha futuro…”

Cari parrocchiani, ricorre in questa domenica la 39^ Giornata Nazionale per la Vita. I rappresentati dei Vescovi italiani hanno, per l’occasione, scritto un messaggio rifacendosi allo stile del Papa. Desideriamo condividere con tutti voi alcune righe: “Alla scuola di Papa Francesco si impara a sognare. Spesso nelle udienze Papa Francesco fa riferimento ai sogni dei bambini e dei giovani, dei malati e degli anziani, delle famiglie e delle comunità cristiane, delle donne e degli uomini di fronte alle scelte importanti della vita. Sognare con Dio e con Lui osare e agire.[…] Il sogno di Dio si realizza nella storia con la cura dei bambini e dei nonni. I bambini “sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza”; i nonni “sono la memoria della famiglia. Sono quelli che ci hanno trasmesso la fede. Avere cura dei nonni e avere cura dei bambini è la prova d’amore più promettente della famiglia, perché promette il futuro. Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”. (sdv)

Domenica 12 febbraio Sposi rafforzati… Cari parrocchiani, Domenica scorsa, giornata per la vita, don Luigi mi ha detto che è stata una bellissima festa ravvivata da tanti bambini e famiglie che riempivano la

chiesa. Mi dispiace di essermela persa ed ho già provveduto a cambiare la data ad un impegno che di solito cade in questo periodo. Ogni anno sono impegnato in quattro fine settimana al Centro Papa Luciani: due con coppie di fidanzati che si preparano al matrimonio (aprile e ottobre) e altri due con coppie di sposi che desiderano far entrare aria nuova nella loro relazione per renderla più viva ed intensa (febbraio e settembre). Da Fodom in questi anni hanno partecipato alcune coppie di fidanzati, ma gli sposi (non c’è limite di età), per quanto abbia cercato di far circolare l’invito, non si sono lasciati schiodare. È un’esperienza interessante che

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per la sua efficacia si è diffusa in tutto il mondo. Spero tanto che con il disgelo ci sia qualcuno che decida di rompere… il ghiaccio e ne varrebbe proprio la pena. Per incoraggiarvi posso dirvi “soddisfatti o rimborsati!” (dd)

Domenica 19 febbraio Riscoprire la comunità e la condivisione

Cari parrocchiani, “I giorni dello Spirito e di Comunità” è il titolo dell’iniziativa che il vescovo propone a tutte le parrocchie per l’inizio della quaresima. La malattia più grave che minaccia la vita delle nostre parrocchie oggi è la disgregazione. Voi sapete che essere

News da ISP... Fodom

MERCATINO DI BENEFICENZA Nonostante l’inflazione di mercatini che ci circondano in tutte le valli limitrofe nel periodo natalizio, ci siamo impegnate pure noi del gruppo ISP...Fodom per allestirne uno, ma il nostro progetto ne valeva la pena! Infatti, già un po’ di tempo fa, padre Bepo ci aveva scritto sue notizie riguardo alla costruzione della nuova chiesa, che tanto lo sta tuttora impegnando economicamente, e le suore del suo asilo a Tullo che necessitavano di far fronte a urgenti spese per i tanti bambini che lo frequentano. Così abbiamo pensato ad un mercatino con tanti oggetti natalizi, tutti rigorosamente fatti a mano. Siamo rimaste molto soddisfatte del risultato e pensiamo di allestirlo anche per il prossimo anno! La gente di Fodom e delle valli vicine ci hanno risposto con slancio e generosità, come sempre. L’incasso di € 1.800 è già stato spedito a padre Bepo. Dal nostro “giornalino” un cordiale Diovelpaie ben tànt a duc! Marilena

Le difficoltà sono tante ma i lavori per la nuova chiesa a Daye procedono. Padre Bepo non molla!


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cristiani presuppone vivere in una comunità di credenti: da soli non si può essere cristiani dato che la “legge” fondante di chi vuol seguire Gesù è l’amore e non si può voler bene da soli. Il nostro ritrovarci insieme solo per le celebrazioni in una vita sempre più appartata ed individualistica uccide il cristianesimo. Ecco allora il bisogno di riprenderci questo aspetto della vita in cui trovino posto non solo preghiere, ma anche la condivisione di una merenda, di un pasto senza altro scopo che quello di stare un po’ insieme; e poi anche la condivisione dei nostri pen-

sieri senza il bisogno di prevalere sugli altri con le nostre ragioni, ma in un confronto sereno e gratuito delle nostre convinzioni, in modo da favorire l’amicizia così che il bisogno di ritrovarsi cominci a diventare un’esigenza della nostra vita. (dd)

Domenica 26 febbraio Riscoprire lo scopo vero della vita Cari parrocchiani, Vi sarete accorti che a Pieve e ad Arabba in chiesa c’è più luce. Ho fatto sostituire, con una spesa relativamente modesta, i vecchi faretti alogeni

con faretti “led”: il consumo è pari ad un quinto con una resa doppia. È bello vederci chiaro e sono soddisfatto. Lo spunto per dire che sarebbe più urgente essere in grado di veder chiaro nella nostra vita per comprenderne il senso in modo da dare la precedenza alle cose più impor-

tanti, quelle essenziali, come il vangelo di questa domenica richiama. Il grande rischio a cui siamo esposti è quello di far diventare le cose che ci servono per vivere, lo scopo della nostra vita. La casa, l’auto, il lavoro – per fare qualche esempio – non sono lo scopo della vita, sono mezzi per vivere; le relazioni, l’amore, la famiglia... la vita per sempre, fanno parte dello scopo. La quaresima che iniziamo questa settimana sia un tempo illuminato che chiarisca le nostre idee per fare le scelte migliori in modo che il tempo che ci viene donato sia pieno di buona sostanza. (dd)

Giornata per la vita Bella la giornata per la vita festeggiata a Pieve domenica 5 febbraio. La Santa Messa, celebrata da Don Luigi del Favero (per impegni fuori parrocchia di Don Dario) e accompagnata dai bei canti del Piccolo Coro Col di Lana, è stata ravvivata da tanti bambini e famiglie che hanno riempito la chiesa. Tenerissimo il concerto dal titolo “piango quando voglio e dove voglio” intitolato dai più piccoli. I ragazzi del dopocresima hanno preparato dei colorati girasoli all’interno dei

quali sono state posizionate le foto degli ultimi nati. Questi fiori e i colori vivaci delle primule, hanno portato un anticipo di primavera, che ha riscaldato il cuore. Grazie a tutte le persone che con generosità hanno acquistato la piantina di primavera al termine della Santa Messa. Il ricavato è stato devoluto al centro aiuto alla vita di Belluno. (Giovannina)

I bambini nati nel 2016 ed alcuni momenti della S. Messa (foto fdeltedesco).


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Tempo di... Presepi Pieve

I ragazzi che riceveranno la Prima Comunione a maggio, hanno dato il loro contributo all’allestimento del presepe di Pieve. Si sono ritrovati un pomeriggio in chiesa e con entusiasmo ed impegno hanno distribuito il muschio, tracciato le strade e posizionato le statue di lana. Gli adulti che li seguivano, sono rimasti piacevolmente sorpresi dalle capacità organizzative dei ragazzi che in breve tempo hanno realizzato un bel presepe. Bravi, bravi, bravi!

Digonera

“Caldo dolce Natale” è il titolo dato al presepe di Digonera allestito all’esterno della chiesetta del paese. I personaggi sono stati realizzati con la tecnica dell’infeltrimento della lana cardata dall’artista Giada. Il paesaggio montano curato nei particolari ha richiesto molto impegno e lavoro al gruppo “volontari per Digonera”, che è stato gratificato poi dalla bella riuscita del lavoro e dalla complicità che si è creata nell’impegnarsi per un progetto comune.

UN PRESEPE “Per rivivere il tempo” Un presepe, quello allestito annualmente a Pieve di Livinallongo, che fa veramente rivivere il tempo, sia sotto l’aspetto religioso che profano. Si tratta del Grande Presepe, quest’anno rimasto aperto fino al 5 febbraio, realizzato in una cantina inutilizzata, da Natalia Colleselli e Marino Demarch: due artisti che, con passione e lavoro, sono riusciti a creare un’autentica atmosfera natalizia per offrirla a tutti coloro, paesani e villeggianti, che si sentono particolarmente coinvolti dalla magia del Natale e che desiderano rivivere appieno il mistero della Nascita del Salvatore. Due persone mosse da tanta passione che dedicano gran parte del loro tempo libero a progettare, a ricercare e quindi a realizzare le loro opere. Sì, le loro opere, in quanto partecipi in vari momenti significativi della vita della loro terra fodoma. Non dimentichiamo la realizzazione del “carro” per la sfilata in occasione dell’annuale festa dell’Assunta (Sánta Maria Maiou). Dalla loro creatività e con la collaborazione dell’artista Diego Rossi si sono concretizzati veri capolavori Il presepe era composto da ben 30 figure a grandezza naturale vestite con ricercatezza e da una miriade di figure minori. Come punto centrale, la Natività, inserita nella vita paesana come era qualche decennio fa. Ecco quindi il tema proposto dal presepe “Per rivivere il tempo”. (Fr. Del.)

La Natività.

Arabba

Durante il periodo natalizio la chiesa di Arabba è stata illuminata a festa con un motivo di stelle luminose in movimento proiettate sul campanile e sulla facciata esterna. Una piacevole scenario per turisti e valliggiani! Anche quest’anno il presepio è stato allestito dai soliti volontari: Berto, Corrado, Rinaldo “Papaja” e Goto.

La famiglia occupata nel quotidiano.


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“Gridare il Vangelo con la vita” (Charles de Foucauld)

CONDIVISIONE DI UN’ESPERIENZA Sorelle discepole del Vangelo di San Giovanni

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ome ogni anno nelle vicinanze del 1 dicembre, presso la nostra casa madre di Castelfranco, abbiamo ricordato la figura di Charles de Foucauld alla quale ci ispiriamo. Quest’anno però è stata un’occasione particolare perché ricorrevano i 100 anni dalla sua morte. Per l’occasione abbiamo chiesto a dei giovani di pensare e “costruire” con noi la rappresentazione a partire dagli scritti di Charles de Foucauld. Questi giovani hanno messo in campo le loro doti componendo le musiche sui testi di frère Charles suonando vari strumenti, cantando, danzando e recitando. Come sorelle abbiamo fatto l’esperienza che mettendo insieme tutte queste

doti è emerso davvero qualcosa di sorprendente. È stato bello condividere anche con gli amici di Fodom questa giornata. Ma lasciamo la parola ad alcuni di loro: “Ho avuto il piacere di accompagnare le suore con un gruppo di parrocchiani a Castelfranco. La commemorazione si è svolta in un’atmosfera molto coinvolgente e toccante”. (Dino) “Da qualche anno partecipiamo con gioia alla festa in onore di Charles de Foucauld che le sorelle Discepole del Vangelo organizzano a Castelfranco. Quest’anno è stata una festa speciale poiché è il centenario della morte di Charles. Come sempre, le sorelle si sono impegnate moltissimo per organizzare la rappresentazione recitata e cantata sulla vita del loro maestro al quale si ispira-

no. È stato molto coinvolgente ed emozionante seguire la storia accompagnata con dei bellissimi canti del coro e l’espressione estasiata della ballerina che esprimeva il tutto con la danza. E poi l’accoglienza calorosa che le sorelle dimostrano sempre nel vederci arrivare, rivedere “vecchie” conoscenze passate per Fodom, la nostra valle, alla quale sono molto affezionate e che portano sempre nel loro cuore ricordandoci tutti nelle loro preghiere. Per noi questa esperienza è stata sicuramente positiva in quanto abbiamo trascorso un pomeriggio in condivisione e fraternità che ci arricchisce spiritualmente portandoci gioia e serenità”. (Cristina e Monica) “È stata una forte emozione. Bellissimo, in un clima festoso con la presenza di tanta gente.

Una bella esperienza guidata dalle Discepole del Vangelo e dal gruppo Ascirà. Bellissimo il ballo della ballerina e bravo il fraticello e il coro con canti emozionanti, che esprimevano tutto l’amore dei cuori con tanta fiducia e armonia”. (Adelina) “È stata una rappresentazione molto interessante perché ho scoperto la vita di Charles che non conoscevo. Mi è rimasto impresso il modo di rapportarsi che questa figura ha avuto nella sua vita con la gente che non era della stessa religione. Ho scoperto anche che la sua morte è stata un incidente”. (Wilma) “Il momento che ho vissuto mi ha preso in fondo all’anima. Sono stata molto contenta di sapere queste cose che non conoscevo”. (Rosanna)

Vita di … Villa san Giuseppe È

il 7 dicembre: la Direttrice Dott.ssa Mara Case, coadiuvata dalla psicologa Milena e dai volontari ha desiderato festeggiare e premiare gli anziani che avevano compiuto gli anni negli ultimi due mesi dell’anno e, nel contempo, fare omaggio a quei ricoverati che, con passione e spirito di abnegazione, si rendono utili in tanti momenti: è così che, sentendosi utili, acquistano nuovo vigore e vitalità. La Direttrice, dopo aver salutato gli ospiti e le numerose persone presenti, ha focalizzato il discorso sui volontari. Sono loro - ha detto - che rendono possibili tante attività, in modo che l’anziano non abbia la percezione di essere “posteggiato”, bensì attorniato da tante persone che, con il loro impegno, lo fanno sentire circondato da tanto affetto. Quello del volontariato è un lavoro silenzioso ma costante e proficuo che contribuisce in misura notevole al buon funzionamento della Casa.

di F. Deltedesco

MATTINATA DI FESTA ALLA CASA DI RIPOSO Per gli anziani, ospiti a Villa S. Giuseppe, è ancora vivo il ricordo dei simpatici momenti trascorsi con San Nicolò e i suoi angeli. Ma ecco, è già pronta un’altra mattinata da trascorrere gioiosamente.

I bambini di Cencenighe estraggono i biglietti della lotteria.

A tutte queste persone è stato offerto un segno tangibile di riconoscenza. La mattinata, coordinata dalla volontaria Maddalena Foppa è stata resa quanto mai viva dalla fisarmonica e dalla chitarra di Mario e Fabiano che hanno proposto agli anziani le canzoni di un tempo, a loro sempre

care, e li hanno invitati a cantare assieme a loro. Così i loro visi si sono momentaneamente illuminati, le labbra si sono messe in movimento e le mani hanno applaudito. E’ seguita l’estrazione dei biglietti della lotteria che viene organizzata annualmente, al fine di avere a disposizione

del contante, indispensabile per organizzare varie attività che vedono protagonista l’anziano. A pescare i biglietti le alunne della Scuola Elementare di Cencenighe (Siria, Iris, Emily e Martina) che erano accompagnate da Marina, la loro insegnante. Un’altra giornata è così trascorsa con il sorriso che ha tenuto lontana la malinconia che, a volte, si fa sentire e rende tristi quelle persone che erano abituate a essere sempre in movimento e a darsi da fare, per realizzare non solo quanto dovuto ma altro ancora, in modo da sentirsi costantemente utili. Pian piano voleranno via i mesi freddi e giungerà la primavera in modo da poter trascorrere alcuni momenti all’aria aperta, magari su di una distesa erbosa nei pressi di un rifugio. Tanti momenti sereni che possono essere realizzati solamente con l’impegno e la collaborazione dei “volontari”. (Fr. Del.)


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Parrocchia di Colle L’Avvento e le mani volenterose dei ragazzi

S. LUZIA 2016 Sebbene quest'anno la festa della nostra santa patrona ricorresse di martedì, la messa delle 10.00 celebrata da Don Lino Agostini e da tutti i parroci del decanato di Livinallongo e della forania di Rocca Pietore ha visto come da tradizione la partecipazione di moltissime persone. Durante la celebrazione, Don Lino ha posto la sua attenzione su due simboli molto particolari per la nostra vita cristiana: il pane e l'acqua. Il primo come simbolo della condivisione e dell'amore che dobbiamo portare tra le famiglie e nelle case, il secondo come mezzo per poterci specchiare e capire così che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio e della sua misericordia. Dopo la S. Messa non è mancato un momento di allegria nei locali delle ex scuole elementari con cibi tradizionali e bevande calde. IL CONTRIBUTO DELLE REGOLE

Nel corso del pomeriggio, dopo la celebrazione dei Vesperi, le Regole di Colle Santa Lucia hanno elargito, come ormai accade da qualche anno, un piccolo contributo per lo studio a favore dei figli dei regolieri che frequentano le scuole medie, superiori e università. 35 i contributi erogati (12 dalla Regola Grande per un

Le quattro candele dell'Avvento preparate dai bambini.

Un momento della celebrazione presieduta da D. Lino Agostini.

totale di 1.225,00 euro, 14 dalla Regola di Mezzo per un totale di 1.350,00 euro e 9 dalla Regola di Posalz per un importo di 775,00 euro) con contributi che partivano dai 75 euro per i ragazzi delle medie fino ai 125 per gli studenti universitari passando per i 100 delle superiori. Un piccolo incentivo che da sempre è stato pensato come ponte, come elemento di raccordo tra diverse generazioni, una sorta di passaggio di testimone in modo che i giovani crescano e maturino una certa sensibilità nei confronti del proprio paese. A seguire, l'Union dei Ladign da Col ha presentato il suo nuovo lunare 2017. Per sapere di cosa tratta e quale sia l'argomento scelto quest'anno vi invitiamo a scorrere le pagine delle Ndp!

Alcuni dei giovani beneficiari del contributo delle Regole.

È proprio vero, l'Avvento è forse uno dei periodi dove più di altri ci sentiamo propensi a collaborare e a trovarci insieme per realizzare qualcosa di condiviso in vista delle festività natalizie. Quest'anno i ragazzi del catechismo hanno provveduto a diverse iniziative per portare aria di festa all'interno della comunità. I bambini di prima e seconda elementare hanno iniziato già dai primissimi giorni di novembre a preparare delle particolari candele dell'Avvento. Realizzate col cartoncino, queste hanno raccontato con dei simpatici disegni i momenti emblematici descritti dalle letture delle quattro domeniche e, una alla volta, sono state portate e accese sulle balaustre ai lati dell'altare. Nelle settimane successive, dopo S. Lucia, si è invece iniziato a parlare di alberi e presepi e, si sa, anche di quelli da realizzare in chiesa. A quel punto i bimbi di seconda hanno provveduto a preparare gli addobbi per l'albero di Natale della chiesa e a raccogliere

L’albero e il presepio allestiti in chiesa.

tutto il muschio che sarebbe servito per il presepio. Ben 14 borse sono servite per raccoglierne una quantità sufficiente all'allestimento, ma grande è stata la gioia sui loro visi alla fine della scampagnata nel bosco. Quelli di terza media invece con l'aiuto di mani adulte hanno predisposto il presepio e l'albero mettendo sotto lo stesso anche alcuni pacchi dei doni che simbolicamente si auguravano di donare al mondo: speranza, amore, gioia, pace, solidarietà e tanti altri. Doni che sebbene tali, non si possono acquistare ma solo donare.

I bambini consumano una meritata merenda dopo la raccolta del muschio.


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«Le nuove del Pais»

VITA PARROCCHIALE Un mondo di presepi Quest'anno per il tempo di Natale la parrocchia di Colle ha deciso di organizzare una bella mostra di presepi. Realizzati dalle mani volenterose e creative di alcune famiglie del paese su un supporto ligneo distribuito la seconda domenica di Avvento, i presepi sono poi rimasti esposti dal 24 dicembre all'8

gennaio presso i locali dell'Azione Cattolica. È stato bello osservarli tutti assieme, anche solo per poter vedere nel dettaglio le fogge e i colori dei personaggi che erano stati realizzati: alcuni con materiali naturali, uno con la pasta dorata, uno con dolciumi vari, altri con lana, stoffa, sapone e uno realizzato coi Minions,

conosciuti personaggi dei cartoni animati. Una simile iniziativa era già stata avviata nel 2003 e infatti qualche realizzazione è stata recuperata da quell'edizione. Tanti colori e forme che hanno fatto trasparire come ognuno possa avere una propria visione del Natale!


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La Luce di Betlemme a Colle

Bondì e bon an...e la bambona a mi! Una decina i bambini e ragazzi di Colle che anche quest'anno si sono radunati dopo la messa del 01 gennaio per andare ad augurare il tradizionale “Bondì e bon an” agli anziani del paese. Un saluto che, come vuole la tradizione, prevede anche la richiesta da parte dei ragazzi della “Bambona”, un piccolo presente che gli anziani hanno volentieri elargito ai piccoli. Dopo il lungo girovagare di casa in casa e di frazione in frazione, la sera stessa i ragazzi e le accompagnatrici Grazia e Giulia si sono ritrovati tutti alla Pizzeria Fursil per una buona pizza.

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L

a sera del 31 dicembre la chiesa di Colle ha avuto l'onore di accogliere la Luce di Betlemme (da molti conosciuta come Friedenslicht aus Betlehem). Portata in chiesa da una coppia di Oderzo che da anni frequenta il nostro paese, la Luce era reduce da un viaggio iniziato il 17 dicembre scorso a Vienna. Nei giorni successivi la luce è rimasta accesa in chiesa e gli interessati hanno potutto attingervi per portare la Luce della Pace a casa propria.

UNA STORIA INIZIATA NEL 1986

Giornata della Vita Domenica 05 febbraio 2017 la chiesa italiana ha festeggiato la Giornata della Vita. Una giornata dedicata alla vita e, soprattutto, ai bambini piccoli e grandi. Quest'anno, sebbene non vi fosse alcun bambino della scuola dell'infanzia presente alla celebrazione, la comunità di Colle ha potuto festeggiare i bimbi nati nel corso del 2016. Nella foto vediamo infatti Natalie Agostini e Martin Kerer che alla fine della messa, accompagnati dai loro genitori, hanno ricevuto in dono da P. Gianpietro un bel fiore da portare a casa. Senza dimenticare che per le loro famiglie i fiori più belli sono proprio loro!

La Luce della Pace (in tedesco Friedenslicht aus Betlehem, ndr) è una luce che da secoli arde nella Basilica della Natività di Betlemme grazie alle donazioni di olio effettuate dai paesi cristiani e che solo da qualche anno viene portata in Europa tramite la fiamma che arriva a Vienna nel tempo di Avvento. Nel 1986 infatti, grazia ad un'iniziativa dal nome "Lichts in Dunkel" avviata dalla Österreichischer Rundfunk per aiutare i bisognosi, la luce sbarcò per la prima volta in territorio austriaco e da quel momento in poi gli scout del Pfadfinderer und Pfadfinderinnen Österreichs si occupano ogni anno di

Generosità di Colle

Bilancio Economico 2016 Parrocchia di Colle Santa Lucia ENTRATE ORDINARIE Elemosine € 6.278,70 Candele votive € 4.404,66 Offerte servizi € 380,00 Attività parrocchiali € 4.782,50 Questue ordinarie € 5.750,00 Offerte enti - privati € 3.060,00 Carità € 8.018,00 PARTITE DI GIRO Cassa anime € 697,63 Elem. imperate - legati € 3.045,22 TOTALE ENTRATE € 36.416,71

USCITE ORDINARIE Imposte-Assicurazioni € 1267,74 Remunerazioni-Stipendi€ 2.400,00 Spese di culto € 1.183,15 Attività parrocchiali € 6.269,52 Spese gestionali € 8.712,51 Manut. fabbricati € 5.420,45 Carità € 8.958,00 PARTITE DI GIRO Cassa anime € 1.591,97 Elem. imperate - legati € 3.045,22 TOTALE USCITE € 38.848,56

Nel corso dei mesi scorsi due sono state le occasioni tramite le quali la comunità di Colle ha voluto sostenere progetti e associazioni che, per i scopi e i fini promossi, sono state ritenute meritevoli di aiuto.

LE CORONE D'AVVENTO

Una sessantina quelle realizzate dalle abili mani delle nostre donne, ognuna con colori e decorazioni diverse. 380 euro il ricavato che verrà destinato a “Obiettivo 20.000”, la campagna di raccolta fondi avviata

La Luce di Betlemme nella chiesa di Colle.

garantirne il trasporto e la distribuzione su tutto il territorio nazionale nel periodo antecedente il Natale. Anche negli altri stati europei tale iniziativa è promossa dagli scout; nel caso specifico italiano le associazioni preposte sono l’AGESCI, l’AMIS, la F.S.E. e l MASCI, gruppo al quale appartiene la coppia che ha portato la fiamma a Colle.

dall'Istituto di istruzione superiore “Follador – De Rossi” di Agordo col fine di raccogliere almeno 20.000 euro in favore delle popolazioni del centro Italia che sono state colpite dal terremoto dello scorso agosto e dalle pesanti nevicate dello scorso gennaio. SANTA LUCIA

Anche la festa di S. Lucia ha permesso di mettere da parte qualche soldino. Coi 500 euro raccolti come offerta libera nel corso del rinfresco organizzato dopo la S. Messa si è deciso di sostenere la Croce Bianca di Colle Santa Lucia per l'imminente acquisto della nuova ambulanza.


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DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Imparà a fà fiori de carta

Rencuoron le massarie a la paejana!

L’Union dei Ladign da Col ha organizzato per tre sere di novembre un piccolo corso per insegnare a realizzare fiori con la carta crespa. Si tratta infatti di un’attività tradizionale un tempo molto diffusa, soprattutto per abbellire la nostra chiesa nelle festività religiose. Con l’aiuto delle nostre abili insegnanti, tutti i partecipanti si sono cimentati nella creazione di queste piccole opere d’arte, con maggiore o minore successo, ma con tanta voglia di imparare. Per chi fosse interessato, il corso verrà ripetuto il prossimo autunno. (Martino P.)

La Union dei Ladign da Col la invida chi che vol a ie portà le massarie a la paejana che no ven pi duorade. La Union dei Ladign da Col la vol le rencurà e le duorà nte calche ocajion e la ringrazia chi che no tira de mal le robe vege e che la le met a disposizion de la comunità. Per se intende sun can le portà, se pol telefonà al Istitut Ladin Cesa de Jan al numer 0437 720609.

Zocui e Ciauzar Cuanta strada fata da in chel viaz!

È uscito il nuovo calendario 2017 dell’Union dei Ladign da Col, che ha come tema le calzature di una volta, e si intitola infatti “Zocui e ciauzar - Cuanta strada fata da in chel viaz!”. Quest’anno abbiamo deciso di dedicarlo alle scarpe: un oggetto spesso poco considerato che rappresenta una parte importante della nostra vita, perché ci accompagna per tutta la nostra giornata, da quando ci alziamo a quando andiamo a dormire. E allora ecco dambre, scarpec, ciauzar da far... Chi fosse interessato ad acquistarlo lo può trovare presso l’Istitut Ladin Cesa de Jan, il Bar Posta o scrivendo una mail all’indirizzo uniondeiladigndacol@gmail.com. (Martino P.)

L'appetito vien...cantando! Dopo tutte le messe che canta durante l'anno (ogni domenica e anche in altre occasioni particolari), il coro parrocchiale di Colle ha deciso di passare una di questa lunghe serate invernali in compagnia, condividendo una squisita cena. Si potrebbe proprio dire che nel loro caso l'appetito venga non mangiando ma...cantando! 18 erano i coristi che si sono ritrovati nella canonica di Colle sabato 11 febbraio dove le abili mani di Grazia e delle altre coriste hanno predisposto il tutto per una squisita fonduta di carne accompagnata da salse, verdure, da una generosa dose di patatine fritte e, per finire, da un buonissimo semifreddo. Una cena che ha soddisfatto sicuramente i palati più o meno esigenti dei presenti! Alla prossima!

Vigili del Fuoco Volontari

D

alla fine del 2016 il Distaccamento dei Vigili del Fuoco Volontari di Colle ha un nuovo Capo Distaccamento. Ogni 5 anni, infatti, secondo consuetudine, vengono riconfermati o cambiati i Capi Distaccamento. Generalmente i Vigili si riuniscono e discutono tra loro proponendo al Comando Provinciale il nominativo di un Vigile quale Capo Distaccamento. Il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Belluno procede poi con un atto formale alla nomina delo stesso rispettando, generalmente, le indicazioni fornite dai Volontari. Il Capo Distaccamento ha un ruolo di responsabilità ed è il referente diretto presso il Comando Provinciale di Belluno; è responsabile dell’organizzazione dei Vigili e delle attività, deve rendere conto anche della manutenzione

dei beni del Comando dislocati presso il Distaccamento. Dal 2011 al 2016 questo ruolo è stato svolto dal Vigile Marco Codalonga, a lui va il ringraziamento di tutti i Volontari per il lavoro svolto, non facile e, come detto, di responsabilità. Con i primi di dicembre del 2016 il nuovo Capo Distaccamento è il Vigile Chizzali Andrea, a cui porgiamo il più sincero augurio di buon lavoro e il ringraziamento per aver accettato di svolgere questo importante ruolo. La vita del Distaccamento non sempre è facile in quanto le problematiche non mancano e non mancano neppure le incombenze burocratiche, a dire il vero sempre più onerose. Ad oggi il Distaccamento conta 16 Vigili del Fuoco Volontari, alcuni con oltre 30 anni di servizio altri, come Colle Thomas, che

hanno appena iniziato l’esperienza. Altri tre giovani stanno ora attendendo il completamento del percorso di formazione per poter cominciare ad operare come Vigili del Fuoco Volontari. La formazione non è semplice, in termini di tempo, in quanto comporta la necessaria frequentazione di un corso di più settimane presso il Comando Provinciale di Belluno. La presenza dei Vigili del Fuoco Volontari o Pompieri, come venivano chiamati un tempo, ha una lunga storia per Colle che inizia nel 1901; a quei tempi erano circa una settantina i volontari che diedero vita al Corpo Pompieristico di Colle. Quei tempi sono passati, ma la presenza dei Vigili del Fuoco risulta ancora oggi quanto mai importante per le nostre comunità. Da qui un invito caloroso

ai giovani: il volontariato non è facile e, in particolare, per diventare Vigili del Fuoco Volontari è necessario dedicare parecchio tempo alla formazione, ma ugualmente vi invitiamo a provare. Se interessati o semplicemente curiosi potete contattare il Capo Distaccamento o fermarvi quando vedete i Vigili operare attorno al Distaccamento. È importante che questa nostra presenza sul territorio possa continuare nel tempo a beneficio dell’intera comunità. Venite ad informarvi, vi aspettiamo. Come per lo scorso anno anche per il 2017, chi lo desidera può sostenere i Vigili del Fuoco Volontari di Colle S. Lucia attraverso la destinazione del 5 x 1000 alla nostra Associazione. Per maggiori informazioni contattate il Capo Distaccamento. (I Vigili del Fuoco Volontari)


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Notizie dalla Croce Bianca Negli ultimi mesi, la nostra Associazione ha preso in considerazione la possibilità di sostituire l’attuale ambulanza che compie oramai 11 anni. Per normativa, tali mezzi dovrebbero essere sostituiti ogni sette anni, con un’eventuale proroga fino a dieci. Alcuni volontari dell’associazione si sono recati alla fiera del volontariato di Montichiari Brescia dove hanno potuto valutare, con gli esperti del settore, i vari mezzi disponibili sul mercato con relativi preventivi. La nuova ambulanza dovrà avere come caratteristiche principali la trazione integrale, utile nei nostri paesi dove le strade sono spesso innevate, e avanzati sistemi di sicurezza per garantire l’incolumità sia dei volontari che dei pazienti a bordo. Per sostenere tale spesa sarà fatta richiesta di contributo a vari enti e saremo ben lieti e riconoscenti per tutto quello che ci verrà donato. A tale proposito ricordiamo che il 5x1000 della denuncia dei redditi per la Croce Bianca è valido anche per l’anno 2016, basterà indicare il C.F. 00791070253 nello spazio dedicato a questo contributo. Con l’occasione, ringraziamo coloro i quali, in questi anni, hanno supportato la Croce Bianca Colle Santa Lucia con le loro donazioni. Lo scorso autunno si è unita al nostro gruppo una nuova volontaria, la quale ha già concluso positivamente il corso base. Il corso è stato diretto dal Dott. Riccardo Mentasti, Direttore Sanitario del Coordinamento e responsabile dei corsi di formazione dei nuovi volontari delle associazioni, in collaborazione con volontari già adeguatamente formati. Diamo il benvenuto ad altri due giovani, i quali hanno deciso di intraprendere il percorso di volontari. Essi dovranno partecipare al corso base, per poi poter iniziare l’attività nella nostra Associazione. Invitiamo chiunque volesse dare il proprio contributo alla comunità come volontario nella Croce Bianca, a rivolgersi all’Associazione per avere informazioni in merito. Vi aspettiamo numerosi. (La Croce Bianca di Colle Santa Lucia)

Una nuova maestra di sci

Lo scorso 30 novembre la nostra Serena Vallazza è riuscita ad ottenere dopo due anni di corso l'agognata e meritata qualifica da maestra di sci. Dopo aver tentato varie selezioni, nella primavera 2014 Serena è riuscita ad accedere al corso maestri in Trentino dove, tra lezioni teoriche, pratiche e un lungo tirocinio presso la Scuola di Sci di Moena, è riuscita a raggiungere questo suo grande sogno che già da quest'anno ha potuto trasformare in lavoro con la prima stagione da maestra che ha trascorso presso la scuola di Sci Val Fiorentina. A Serena i migliori auguri anche da parte delle Ndp per una carriera ricca di soddisfazioni!

Un nuovo collaboratore per la Cesa de Jan All'inizio dello scorso dicembre il giovane di Colle Martino Pezzei ha iniziato la sua esperienza lavorativa presso l'Istituto culturale ladino Cesa de Jan. Martino ha infatti concorso al bando che l'Istituto stesso aveva aperto lo scorso autunno per trovare un dipendente a tempo pieno e, tra i candidati, è stato selezionato per ricoprire questo incarico. I migliori auguri a Martino per questa sua nuova esperienza anche da parte della redazione delle Nuove del Pais!

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Il maestro Tita Sommavilla, una “piccola foglia” portata dal vento (Terza parte)

Gli studi a Milano e Rovereto (continua)

C

onclusasi la stagione estiva come pastore, nel corso della quale sperimentò con Anselmo la sua prima vera scalata (la normale del Catinaccio), nel 1936 Tita provò ad andare a Milano per intraprendere un nuovo ciclo di studi. In Lombardia non si trovava male, se non fosse stato per il fatto che l’istituto nel quale era stato mandato era specifico per coloro che volevano diventare infermieri, professione che a Tita non piaceva. ”Affinché rimanessi là mi misero a lavorare nella farmacia del Fatebenefratelli – ci racconta Tita – e lì il mio compito era catalogare tutte le medicine. Il farmacista che mi seguiva era davvero una cara persona, ma ciò non bastò per farmi cambiare idea e così un bel giorno chiamai mio fratello Simone e lo pregai di venirmi a prendere”. Ritornato a Moena, Tita si rese disponibile per fare qualche piccolo lavoro qua e là fino all’estate successiva, quando lui e la sua famiglia diedero alloggio a Maria Benzoni. Lei era preside di un liceo scientifico di Varese e immediatamente comprese che Tita sarebbe potuto diventare un bravo insegnante. Così il ragazzo decise di approfittare delle lezioni gratuite che Maria gli poteva impartire e, nel vedere che l’alunno apprendeva senza alcuna fatica, una volta tornata a casa Maria si rese disponibile a correggere tutti gli elaborati, le versioni latine e gli esercizi di matematica che Tita le mandava via posta. Nel corso di quell’anno il maestro maturò la decisione di intraprendere un percorso di studi specifico per diventare insegnante. All’epoca il percorso era ripartito in 4 anni di scuole magistrali e 3 di superiori e Tita fece i primi 4 privatamente. ”Mi iscrissi assieme ad un mio amico alle Scuole Riunite di Roma – racconta – e, sebbe-

Il maestro Tita nell’estate del 1942 sulla Roda de Vael.

ne proprio nella primavera del 1940 mia madre fosse venuta a mancare, io fui comunque in grado nei mesi successivi di sostenere gli esami conclusivi del primo ciclo di studi che mi avrebbero permesso l’accesso agli altri tre”. Tita era rimasto solo, senza genitori, e diversi furono negli anni i lavori intrapresi per potersi mantenere gli studi: il postino, il giardiniere e molti altri. La sua speranza era di riuscire a concludere i tre anni di superiori a Rovereto senza essere chiamato in guerra. Per i primi due anni condivise l’appartamento con altri giovani della Val di Fassa e di Predazzo ma, nei primi giorni dell’ottobre 1942, terzo e ultimo anno di scuola superiore, Tita fu chiamato alle armi. “Per potermi pagare il secondo anno, nell’estate del 1941 ero andato tutta la stagione a ”cavaletà” tutti i boschi di Nova Ponente di proprietà delle famiglie optanti. Le proprietà necessitavano infatti di essere valutate in modo da poter dare agli optanti il corrispettivo in denaro del valore del loro maso. Sapevo che la guerra era vicina, ma la speranza era sempre che stesse ben lontana dalle nostre valli”. Giulia Tasser - La Use di Ladins (Continua...)


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TRA SCUOLA E CURIOSITÀ

Continuano le sorprese per i bambini della Scuola dell'Infanzia di Selva!

Scuola primaria

Babbo Natale Babbo Natale ha fatto una capatina veloce per portare a scuola ai bambini dei deliziosi sacchettini con caramelle e dolcetti che sono stati molto apprezzati. Prima di partire per l’impegnativa notte di Natale a portare doni ai bimbi in tutto il mondo, Babbo Natale ha accettato di farsi fotografare con il gruppo!

BISCOTTI DI NATALE. All’interno del “Progetto Solidarietà” i bambini della scuola primaria di S. Fosca durante il periodo natalizio hanno realizzato dei biscotti, con il prezioso aiuto di alcuni genitori. Il ricavato della vendita è stato devoluto all’associazione AIPD di Belluno.

Corso di sci di fondo La neve quest’anno si è fatta molto attendere, ma grazie alle precipitazioni di inizio febbraio finalmente la Val Fiorentina ha assunto sembianze invernali, così si è potuto iniziare il corso di sci da fondo sulla bellissima pista del Peronaz ai piedi del Pelmo. Ecco i bambini più grandi con i maestri Giampaolo e Maria Rosa pronti a imparare e conoscere una bella e salutare attività da praticare in questo magnifico ambiente. I bambini più piccoli nel frattempo si divertono a giocare con la neve e a scendere con slitta e palette.

Carnevale Ecco le mascherine pronte per la sfilata per riempire la piazza di Selva di colori, coriandoli, stelle filanti e tanta allegria!

BABBO NATALE ALLA SCUOLA PRIMARIA. Un ringraziamento va alla pro loco di Selva che ha fatto in modo che Babbo Natale, durante il suo lungo viaggio di consegna dei doni, facesse tappa anche a scuola!

L Piz da le Parole Eccoci qui con un altro appuntamento del “Piz da le Parole”! Ecco la spiegazione delle parole proposte l’altra volta: plindernà: trasportare una gran quantità di cose da una parte all’altra. ladinà: momento della sera in cui si riesce ancora a vedere, momento di passaggio tra la notte e il giorno. Si usava dire infatti “se ladinava apena”. Le parole che raccogliamo nel nostro “Piz da le Parole” e che proponiamo questa volta sono invece:

Arnajo, Sfelza Nota: la “j” esprime il suono della “s” come nell’italiano “rosa” Se qualcuno di voi conoscesse il significato di almeno uno dei due termini può mettersi in contatto con l’Istitut cultural ladin Cesa de Jan al 0437- 720609 o scrivere a info@istitutoladino.org. Nella prossima edizione pubblicheremo le soluzioni che ci fornirete! CURIOSITÀ SULLE PAROLE

Ancora alcune parole particolari con significati differenti a seconda del contesto e del loro uso: Rena: nel significato di sabbia, arena Rena: pellicola dell’uovo (vof co la rena) Rena: aria molto fredda, vento fastidioso


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rascrivere, sepur sinteticamente, il riassunto del mio viaggio Giubilare Colle-Roma in occasione dell’Anno Santo della Misericordia appena trascorso mi è veramente difficile. Nel Moleskine di viaggio ho annotato quanto accaduto, spese comprese, nei sette giorni impiegati con la bici in 803 km percorsi fino in piazza S. Pietro: questa era infatti la meta, poi altri tre giorni di permanenza nella capitale e uno di rientro. Non sembra, ma le cose da far collimare erano molte: le ferie, le condizioni meteo, il bagaglio con l’indispensabile e, non per ultime, le condizioni fisiche. Pur avendo deciso di fare questo viaggio in bici nel periodo autunnale, la fortuna è stata dalla mia parte, anche se l’acqua quotidiana, escluso il giorno della partenza, non è mai mancata (la prendo come benedizione!). Ero gia sceso con lo stesso standard per il Giubileo del 2000; in quell’occasione però la permanenza a Roma e il rientro erano organizzati. Qualche anno è passato da allora (e questo non era un problema) piuttosto la testa, è quella che ti fa partire, andare, arrivare. Ho avuto l’impressione, malgrado Papa Francesco abbia dato molta importanza a quest’evento straordinario (e se lo sentiva Lui è segno che veramente si doveva fare), che questo Giubileo non abbia avuto grande riscontro tra la nostra gente. Pensandoci bene, non potevo lasciarmi scappare questa opportunità; se è vero che la nostra vita è breve e va vissuta al meglio dovevo prendermi il tempo di andare. Già partire il 4 ottobre, giorno di S Francesco, è stata una coincidenza, ma anche una grazia, così nel scendere ho fatto una tappa ad Assisi per ringraziare. Non avevo un programma di viaggio, le tappe sono state dettate dalle capacità fisiche e dalle esigenze, decisa era solamente la linea più logica per raggiungere Roma. In quei giorni ho spento il cellulare e il navigatore non faceva parte della dotazione di viaggio; ho preferito fermarmi a chiedere informazioni e parlare con la gente. Quasi sempre ho trovato persone disponibili, esaustive nelle informazioni; una era passata per Colle quindici giorni prima in occasione di un giro in moto e un’altra era nata ad Agordo. Sgranavano un po’ gli occhi quando dicevo loro da dove venivo e soprattutto dove ero diretto, ma quando capivano che ero un pellegrino il desiderio di aiutare aumentava. Un altro pellegrino a piedi mi augura ad un certo punto “Guten fahren”. “Buon viaggio” gli dico io e

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Opportunità - viaggio - meta Anno Giubilare della Misericordia

Uno scorcio su Assisi durante il viaggio di andata.

Cesare al suo arrivo in piazza S. Pietro.

così continuiamo per la stessa strada. Questo mi rincuora e ricarica, in questo caso l’aiuto è stato reciproco perchè eravamo ancora un po’ lontani dalla meta. Raggiungerla felicemente è sempre grande soddisfazione. È un po’ così ogni giorno, ogni obiettivo richiede il suo impegno, altrimenti non ci sarebbe stata gioia e nemmeno commozione nel vedere davanti ai miei occhi piazza S. Pietro. Quasi non ci credevo, eppure era vero. In quei momenti ti devi concentrare: avevo avuto la grazia di arrivare, portare a termine il desiderato viaggio, subito non mi rendevo conto di ciò perché nella mente mi scorrevano i ricordi dei giorni precedenti e i volti di quanti sapevano o meno del mio pellegrinaggio e che spiritualmente erano con me. Un detto locale dice:“Con l’aiuto de Dio e de la bona jent”; è proprio così: ci vuole tutto affinché le cose vadano a buon fine, ci dobbiamo mettere in gioco, ma serve sempre l’aiuto esterno per arrivare alla meta. Mi ricordavo e risuonanavano vive le parole di Padre Gianpietro durante la “predica” di auguri di inizio 2016 dette in peruviano, ma dette anche nelle nostre valli: “Sarà chel che Dio vol”. Ne ho fatto tesoro pensando al viaggio in programma, c’era ancora tempo, il giubileo era appena iniziato, però si sa che il tempo passa in fretta e all’inizio dell’anno esisteva solo l’idea di partire per Roma, quante cose dovevano passare prima che

tutto diventasse realtà! Sperare in modo passivo, aspettando che il tempo faccia il suo corso, non è il modo corretto di agire, devi invece avere l’incentivo per impegnarti, sperando con fiducia nell’aiuto di Dio. Contento di essere arrivato, non era finita: mi dovevo destreggiare nel traffico di Roma. Un po’ l’avevo già sperimentato nell’arrivare, dove pensavo di aver superato il peggio, invece ogni giorno ha avuto ancora i suoi perché. Avevo un giorno libero, prima dell’udienza del mercoledì, ho girovagato quindi per Roma con un amico ammirando le opere d’arte di questa città. L’indomani ero là prestino, ma la piazza era già affollata. Papa Francesco è passato due volte tra la gente, poi ha iniziato col ricordarci le opere di misericordia che è bene conoscere, ma che sono difficili da attuare, specie qualcuna. Provate per esempio a… beh, è stata l’occasione per rileggerle perché qualcuna non la ricordavo mica! Alle sue parole decise mi sono allontanato dalla piazza un po’ bastonato, ma con la buona intenzione, anche se non è facile, di mettere in pratica quanto ascoltato. Era giunto il momento di organizzare il viaggio di rientro. Questo è stato il più intricato problema incontrato. Dopo varie proposte e consultazioni, trovo un bus per Padova, acquisto solamente il biglietto di viaggio perché non ho la certezza di poter caricare la bici e il giorno successivo mi presento un

Lungo il viaggio Cesare ha percorso un tratto della vecchia Via Flaminia.

po’ in anticipo per accordarmi con l’autista che, indifferente, mi carica la bici sopra i bagagli e mi fa cenno di salire. Tiro veramente un sospiro di sollievo, partito son partito. Alla prima fermata avvicino l’autista per offrirgli qualcosa in cambio della sua gentilezza e saldargli il debito. “Non preoccuparti, vai tranquillo! - mi dice - il prezzo del bagaglio dallo in beneficenza!”. Qui mi accorgo che il mio pellegrinaggio continuava; avevo tastato sulla mia pelle una delle opere di misericordia: alloggiare i pellegrini, non potevo avere di più. Quello che all’inizio si era rivelato un intrigo di coincidenze difficili da conciliare, si rivelava invece un’occasione unica: incontrare la persona comprensiva e fin troppo generosa in momento di bisogno mi obbligava a contraccambiare le opere di misericordia. Non avrei mai pensato di arricchire questo periodo di cosi tanti fatti, gesti e comportamenti altruisti. In questo mondo in cui sembra vada tutto a rotoli, che manchino i principi e i valori della vita, è bello trovare persone che ancora credono, che non sono prese dalla frenesia d’oggi. È il segno pratico che non è tutto perso e c’è gente disposta a costruire, pur con scarsi risultati, ma quello che si è fatto rimane. Per il prossimo pellegrinaggio non mancano le idee e la buona volontà, basta solamente prendersi il tempo e partire! Ne vale la pena! (Cesare Masarei)


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COSCRITTI

La classe 1956 de Col fà festa per i 60 agn incia con en viaz a Roma L

8 de dizembre 2016, di de l’Immacolata, s’à binà a messa la classe del 1956 per ringrazié, per fà festa per avè arjont i 60 agn e per regordà chi che no n’è pì. Na granda classe, de 18 che i eva ades i é restai de 15 (Anna Maria Lezuo, Antonietta Colcuc, Armando Dell’Olivo, Chiara Sommavilla, Deodato Agostini, Elena Colcuc, Fiorenzo Pezzei, Giorgio Pallua, Giancarlo Pezzei, Margherita Sief, Maria Rosa Bonata, Mirella Dariz, Paola Agostini, Riccardo Pallabazzer e Valentino Agostini). È bele mancei Marcellino Agostini, Massimo Dariz e Alessandro Pezzei. Tanc i é jui da Col via bonora, per laor o a se fà la famea, ma duc se regorda pulito de co s’é jui a scola auna nta Col e del vive de alora e de dute chele che s’à combinà de chi agn! Darè messa e na bona

Na foto duc auna fora de gejia (come canche on fat la Prima Comunion!).

marenda al Fursil, chi che i à pudù (de 9) i é pèei via per ruà a Roma, per passà trei di in bona compagnia a se la contà sun chel che l é stat nte duc sti 60 agn. El bon temp, la voia de stà auna per sta bela ocajion e de se gode chel che tanc no ava mai pudù vede, i à fat l rest. On vidù i Musei vaticani e la basilica de S. Pietro, l Colosseo e i Fori imperiali e co sion stai a vede i palazi de chi che comanda ju per Roma (Palazzo Madama, Montecitorio, Campidoglio e Quirinale) n’à arjont incia Giancarlo da Monaco, in Germania. Per la ocajion de festa é stada fata incia na poejia per duc i coscritti, ispirada al momento de crisi politica a Roma, darè l referendum costituzional che l é stat proprio de dizembre. L’é na sciona per se la ride, ma incia per se regordà che ogniun el s’à dat da fà nte sua vita e che valch ncora el pol insegné ulache l’è debujegn! N augurio a duc per jì inavant sora i 60 e magari per se ciatà de duc a fà ncora festa auna! (Paola)

A Roma davant a la Basilica de S. Pietro

8 DE DIZÉMBRE DE ‘L 2016

Per la Festa de i sessanta agn de la clase 1956 da Col (juda in viaz a ROMA, ciamada a vede de mete auna en nuof governo darè el referendum 2016) Incandenò sion duc ruai ai sessanta. Chi aveselo dit che i ruava cusì in pressa! Me somea in l’auter dì che jivane duc a messa,

canche i volese fa valch che vade ben ma ente dut chel safason i ven fora domà en gran minestron!

de d’invar, da doman, davant de jì a scola, e po a fa deventà la maestra Corona bela ria ajà che no volevane i abadà propio nia.

I duora na maestra, Chiara da insigné en frego de creanza a chi che n’à cotanta de aroganza

Sievane de disdot, quasi duc desliei ve regordeo ce zich che l’ava da fa, parceche podesane la scotà?

parceche no joa nia, i pensa de savè dut lori ma se vede ben che n’è incia de puori!

Ma isteso valch aon imparà, ajà che la vita se l’aon scarpedada fora a laurà in cà e in là, in sot e in sora.

I duora un da fa conc, Valentino Parceche anter en debito e en vadagn Riscion de tomà duc jù de scagn

Tanto che nostra maestria l’à passà i confign! E ades a Roma i n’à invidà parceche l’è debujegn de comedà,

no sai se in euro o in franchi ma intant che duc tas, l’è saurì se ciatà col cul ja bas.

zece ente valch palaz ulà che i à fat en gran repetum in l’auter dì, darè el referendum! I duora en cuogo, Giancarlo da salà ite dute le crue e le còte che i stampa su, tante de chele ote

I duora na bidella, Margehrita de chele che no costa come l’oro ma che la sa el fato suo, e con decoro! Col bus da i sgorse al laoro in pressa da i mete a tase a se la vadagné Parceche da misdì l’e da magné.

I duora en pittor, Deodato, che con doi magn de penellessa el pose fa cambié ziera in pressa a chi che senza tant bazilà intant che i se varda d’intor i vol bele cambié de color. I duora na impiegata de la posta, i te vol ti Anna Maria che zerte buste i’avese da mete via no sai se ié ruade o se i è da spedì no sai se l’è bustogn o bustarelle ma bogna logà via incia chele. I duora en tutor, Riccardo Per duc chi che stenta a laurà Parceche en valgune teste sarave da derzà Per la riforma de la salute i te vol ti, Maria Rosa per savè da i dì come che s’à da podè sta ben se en brao dotor el te varda darè da sen! In duora una come ti Mirella Che intant che te smestierèe ca e là Te in fase ride na panza a i la contà


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Incia a chele che se fas ride fora da sole ajà che per paora de na fiza le se fa le trasfusiogn de slef de suriza.

I duora per el caal center la Elena Che la sape da responde per da Col, per Talian e per da Belum

E po ce voleo Se no zafion sta machina a guarnà De sigur ciaton valch auter da fa.

I n duora una come ti, Antonietta Che dal laoro no auza mai la testa, ma almanco vi auna con noi a fa festa!

E se la fas mo en repetum? Che nte na ota sola la le descor dute auna ente una sola!

Jiron de zerto ilò da S.Pietro Per na orazion per lori, per noi e per Col, che i se vertèe a fa dut el ben che se pol.

I duora en murar, Giorgio da comedà le fondamenta a sta pore Italia che la stenta.

I duora calche par de ociai, Fiorenzo Per vede en frego pi inavant del nas Ma volese na lente ch no t’as!

Elo mo da mete far e petum? Parceche i a provà a mudà la costituzion Ma i è ruà in testa en gran maton.

I m’à dit che i me duora incia mi, Paola Ma no sai a fa ce, Fazile a i mete encora valch sot e sora O a zercé come che se pol en jì fora?

I duora un che va col giat, Armando Parceche ades val pì en giat e incia en cen, Ma feseli mo valch per la jent, da sen! E no stonpo a decore de de autre strambarie En fose …. da en dì encora … Parceche ades l’è en mondo dut sot e sora!

I n’à domandà de jì su in pressa Me desmentiave de ve dì … E cusita vegne incia mi. E alora verteonse che aon da pèe via No sai se de duc auna valch se pol fà, ma intant a Roma aon da ruà.

Festa dei coscriti del 1966 Sabeda ai 26 de novembre s’à binà nta Col i coscriti del ‘66. L eva encora zacai che no i ava encora proprio duc, ma la maor part i li ava arjonc...i 50 agn sesaben! Ne sava a duc n frego chero, ma i conc, che se vobe o no se vobe, i descor ciaro: i é proprio 50! S’avon binà da le 5 daremisdì nta Col e sion jui sun gejia ulache don Gianpietro n’à dit na bela messa e po sion jui duc auna a zena. L é stat na ocajion per se regordà dei agn che on passà auna davant al asilo e po nte la scola elementara. Un darè chel auter n’é tomà ite l maestro Tita, Sior Paroco (Don Piere) e i picui e granc avenimenc de chi agn che somea oramai tant dalonz. Nassui nta Col del 1966 sion de 13, l eva l an de la aluvion, ma l eva incia ncora chi agn che “tosac n’eva tanc che tera”, come che scriveva la maestra Luigia e nte le cese no se se logava e co l eva ora de scola la piaza se impieniva de tosac che scraiava e sautava de ogni vars come i sautamartign ntei prai. No avane fonign, no avane computer o internet, no l eva televijiogn e per se matèe sautevane, corevane ite e fora per chele cese, fora per i bosch e per i prai. Le malore vardevane de no le combinà massa grande perceche de chi temp no se vigniva encora arlevai con “metodo

Montessori” e calche smerla ben centada se la ciapava dal pare, da la mare, dal maestro o dal preve… e se le sentiva sece, ma no le feva po del mal! Darè le scole elementari on scomenzé a se despartì e ogniun l à zercé fora sua strada e da Venezia a la Germania s’on slargé fora daperdut per laor, studio e per mete su famea, ma le rais, chele, i é restade per duc nta Col. À bastà na comunicazion e duc à respondù delongo e chi che à pudù é incia ruai adalarch a fà festa. Co l é stat in ultima sievane de 12, 10 nassui nta Col e 2, la Enrica e la Grazia, che s’à jontà apede ntei agn. L é proprio stat bel podè se revede duc auna ncora na ota, no domá per se regordà de zacan, ma incia per sentì come che duc sta al di da ncuoi e ulache le strade de la vita le n’à menà. Duc s’aon modernizà: on duc na machina sota l cul, el “smartphone” nte scarsela, navigon nte internet, poston le foto sun Facebook e se scrivon via Whatsapp. Però, almanco a noi del 1966, ne sà ncora na marevea come che l mondo s’abe mudà nte chis puoz agn e soraldut se regordon come che l mondo eva davant che rue dute cheste mostronarie. Speron de podè se binà prest encora na ota auna a fà festa e a se la contà ades che per se sentì basta na uotzapada! (Luca)

I coscriti da Col del 1966. Sentai ju da man zanca: Maurizio Chizzali (Lena); Enrica Frena (de Agostino Bonata), Grazia Masarei (de Ernico dei Mori). In pe da man zanca: Anna Agostini (de Aldo da Reciavà), Tarcisio Agostini (da Gustin), Angelino Troi (de Bernart), Giuliana Masarei (da Sopradaz), Paolino Pezzei (da la Pavia), Rosa Lezuo (dei Nesui), Luca Agostini (da Gustin), Leopoldo Frena (del Baro), Giorgio Dariz (de Cripio). Mancia: Amedeo Pezzei (de Coltoront), Emanuela Crepaz (da Codalongia), Florinda Pallua (de Frena) e Massimo Pezzei (de Fortunato de Maroni).

Se faron en giro al Colosseo, e a vede i Musei del Vaticano, e forsi incia le sele de Vespasiano. E po se proprio non podaron pì Da se sentà jiron a se zercé E fose pulito incia valch da magné E da se beve in bona compagnia Parceche ve regorde che aon 60 agn, e aon da se mantignì biei sagn che ruai sion bele cotant in avant! no sion pì de duc e gnanca pì tant biei, ma …. Viva la classe del zinquantasiei. Paola

Coscritti 1998 Come da tradizione, anche quest’anno nella Val Fiorentina non è mancata la festa dei Coscritti. Dopo un’estate di preparativi per le felpe, i cappelli, il pullman e il resto, finalmente anche noi del ‘98 siamo riusciti ad organizzare una bella coscrizione per festeggiare i diciotto anni. Durante la fatidica settimana ci siamo spesi tutti per la preparazione degli slogan, dei cappelli floreali e dello stendardo per avere tutto pronto per la serata. Sabato 19 novembre siamo partiti tutti in tiro da Pescul, portando un po’di allegria nei bar e per le strade della vallata. Arrivati a Colle, dove Padre Gianpietro e i nostri parenti e amici ci aspettavano, ci siamo diretti in chiesa per la S. Messa. Dopo la celebrazione, ci siamo avviati verso Brunico dove avevamo prenotato una cena a base di carne alla griglia. La festa si è poi spostata nei locali e nelle discoteche del posto e, per concludere la serata in compagnia, ci siamo diretti in baita sul Passo Giau. I preparativi sono stati alquanto impegnativi e faticosi, ma ne è valsa davvero la pena; ritrovarsi tutti assieme dopo molto tempo è stata infatti la cosa più bella, speriamo di poter replicare la bella serata. (Veronica)

I Coscritti del 1998 di Colle e Selva. In prima fila da sx: Genny Vallazza, Veronica Lezuo, Eleonora Troi, Sonja Cazzetta. In seconda fila da sx: Roberto Pallua, Matteo Kerer, Marco Tasser, Davide Rossini, Luca Caronti e P. Gianpietro Pellegrini. Mancano sulla foto Cristiano Bonifacio, Nicoletta Lezuo e Konny Ongaro.


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Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia a cura di Silvia Grego – Quarta parte

I registri parrocchiali (Ultima parte)

I registri si presentano ben tenuti e ordinati, anche se mostrano alcune, per lo più brevi, lacune: rare o assenti le registrazioni dei battesimi nel 1588,1589,1590; lacune totali tra il 1588 e 1594, nel 1604,1707 nel libro dei morti. Non sono registrati i matrimoni tra il 1588 e il 1594, ad eccezione del 1591, quelli del 1599 e del 1600, lacunosi i dati tra il 1604 e il 1608,1645,168889, 1704-1706. Questo tipo di fonte ignora quanti non sono battezzati nella chiesa cattolica: una lacuna importante. Se ci trovassimo in una città si potrebbe far riferimento ai censimenti o ai necrologi, per poter ricavare informazioni sul tipo di popolazione ad esempio ebraica o di professione religiosa ortodossa o protestante. Tuttavia, deve evidenziarsi che nel caso di Colle Santa Lucia il problema è quasi nullo. Per ora c’è solo una vaga notizia di influenze luterane, portate altrove da alcuni minatori venuti da Colle, peraltro tutta da verificare.1 Altra lacuna possibile

è l’assenza della registrazione di bambini illegittimi esposti in qualche istituto situato fuori del Comune di Colle Santa Lucia e per questo lì registrati e battezzati. Il numero degli illegittimi doveva, comunque, essere abbastanza esiguo, se, nell’arco di 80 anni,1585-16502, nei libri di battesimo ne sono registrati solo cinque. È, inoltre, nota la consuetudine delle popolazioni germaniche e, soprattutto, tirolesi a non esporre i propri figli legittimi o illegittimi che fossero3. Altri, forse, venivano fatti nascere altrove, come si desume dallo Stato d’Anime ottocentesco, che riporta, a proposito di una donna non sposata “andata a Trento per far nascere la sua creatura”. Solo in quegli anni a Trento era stata aperta una casa che accoglieva i bimbi abbandonati. Purtroppo, nei registri di Colle veniva riportata la provenienza del coniuge solo nell’atto del matrimonio. Tale modalità non consente di individuare la fami-

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1

..minatori provenienti dalle valli del Rienza e dell’Isarco, giunti al Fursil avrebbero portato con sé l’eresia che però non attecchì tra la popolazione di Colle e di Livinallongo. Di loro si ha notizia

perché giunti dal Fursil in Val Sugana avrebbero diffuso quelle idee tra i minatori di quella miniera. Beda Weber, in un suo scritto, così riportato ne Le nuove del Pais 1967-68 Per gli anni successivi il rilevamento dei dati è ancora in corso. Sull’argomento CASIMIRA GRANDI L’abbandono degli illegittimi nel Trentino dell’800 in Enfance abbandonnèe et societé en Europe XIV siécle-XX siécle. Publication de l’école francaise de Rome, gennaio 1987 p.653-678

glia d’origine e la provenienza di tutte le donne sposate altrove e molto probabilmente, forestiere, anche se poi sono vissute a Colle (per ricostruire in parte questo dato occorrerebbe, magari, uno studio parallelo sui registri dei paesi limitrofi). Fino al 1650 le note dei neonati morti sono per lo più accurate segnalando, talora, anche i giorni o i mesi. Questo fa pensare che i dati siano stati registrati con diligenza e che l’appariscente basso numero di neonati morti tra il 1629-1630 corrisponda a realtà e non a negligenza per la difficoltà del periodo. Nel periodo successivo al 1650 non è raro imbattersi nella registrazione del battesimo di un bambino che porta il nome del fratello nato un anno o due prima, senza che si ritrovi la registrazione della sua morte. Si può pensare, quindi, ad una possibile lacuna nella registrazione di morte dei bambini o ad una migrazione temporanea della famiglia negli anni precedenti. L’alta mortalità di bambini, che si verificò invece, in più fasi nel settecento, è ben registrata. Tuttavia, non è raro riscontrare discrepanze tra l’età del defunto, come annotata nel registro dei morti, e l’effettiva differenza tra data di morte e battesimo. Facendo riferimento all’età dichiarata nel registro di morte, risulta che il battesimo fosse precedente o successivo, anche di qualche anno, all’epoca presunta della

nascita. Dobbiamo, probabilmente, dedurre da ciò, che non era poi così ovvio aver memoria della data di nascita di un congiunto defunto. Infine, a metà del libro dei battesimi, si ritrova un elenco dei curati e dei parroci con l’indicazione degli anni in cui hanno svolto il loro incarico. La redazione di quest’elenco fu iniziata da Antonio Castellani, originario di Venzone del Friuli, curato tra il 1620 e il 1629 e il 1635-1642. Confrontando questo elenco con le note autografe dei curati presenti nel registro, si evidenziano numerose incongruenze: alcune volte non coincidono gli anni dei mandati e non vengono ricompresi nell’elenco i nomi di alcuni curati. I registri parrocchiali offrono una buona base per lo studio statistico del comportamento demografico di Colle Santa Lucia tra la fine del XVI secolo e la metà del XVIII secolo. Questo permette anche un confronto con i parametri del movimento demografico generale della popolazione europea e ladina. In ambito più particolare, grazie alla ricostruzione delle famiglie, i registri si rivelano un’utile base per lo studio dei documenti (permettendone, in alcuni casi, una corretta datazione) prodotti da altri enti o da privati. (Fine de “I registri parrocchiali”)

Sulle tracce del Postino di Montagna Dal 9 all'11 febbraio i giovani della New Este Film e della Theater 7/2 productions di Ferrara sono saliti fino a Colle Santa Lucia alla ricerca dei luoghi dove nel 1951 Dino Buzzati e il regista Adolfo Baruffi girarono “Il Postino Di Montagna”, il breve cortometraggio di 10 minuti rinvenuto presso la cineteca di Milano che racconta con dovizia di particolari la giornata tipo dell’allora postino di Colle Angelo Lezuo.Una ricerca finalizzata a produrre un filmato di 50 minuti che racconti la vita del suo regista Adolfo Baruffi. Di origine ferrarese, negli anni in cui operò come regista, documentarista e critico cinematografico Baruffi realizzò una ventina di filmati più o meno lunghi in collaborazione con alcuni importanti personaggi dell'epoca come Dino Buzzati, Pier Paolo Pasolini e Luis Trenker. Una carriera,quella sua, che si accingeva quindi a crescere sempre più nel tempo, ma che subì una battuta d'arresto nel 1957 a causa di “Paternicilina”, un film ambientato nella sua Ferrara che, per l'epoca, fu reputato troppo scandaloso, Questo portò Baruffi ad abbandonare il mondo del cinema e a trovare impiego in un negozio di calzature. Il filmato ripercorrerà quindi la breve ma intensa carriera di questo regista dimenticato.

(Continua...)


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COMUNITÀ IN CAMMINO NATI Fuori parrocchia: Bianca Rumore di Vincenzo e Monica Agostini (Isola di Ischia/Rucavà – Colle Santa Lucia), nata ad Ischia l’11.11.2016.

Auguri Gioconda

In parrocchia

DEFUNTI

Teresa Lezuo (Fossal) Nata a Colle Santa Lucia il 07.05.1928 e deceduta ad Agordo il 24.01.2017. Vedova di Angelo Bernardi, madre di due figli. Fuori parrocchia

Helmut Gerschermann (Pezzei) Nato a Essen (D) il 02.10.1955 e deceduto a Padova il 04.01.2017. Coniugato con Chizzali Patrizia.

Giovanni Frena (Posalz) Nato a Colle Santa Lucia il 28.02.1927 e deceduto ad Agordo il 28.01.2017. Vedovo di Dorotea Chizzali, padre di cinque figli.

Teresa Masariè (Cibiana di Cadore) Nata a Cibiana di Cadore il 10.06.1946 e ivi deceduta il 08.05.2016. Coniugata con Alberto Codalonga.

Lo scorso 15 dicembre Gioconda Chizzali, classe 1920, ha potuto spegnere ben 96 candeline, diventando così la donna più anziana di Colle. Sebbene viva da un paio d’anni a Puos d’Alpago nella locale casa di riposo e sia quindi lontana dal paese, Gioconda non ha perso il buonumore che l’ha da sempre contraddistinta. Un caro augurio a Gioconda anche dalla redazione delle Nuove del Pais...in fondo i 100 non sono poi così lontani!

Come sostenere la nostra pubblicazione? Dopo alcune segnalazioni giunte in redazione, ricordiamo ai lettori di Colle delle Nuove del Pais che attualmente gli UNICI MEZZI per dare un contributo alla parrocchia per la realizzazione del periodico sono i seguenti: - consegna diretta c/o il parroco P. Gianpietro Pellegrini - un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901.

L’eventuale contributo per la parte di Colle NON deve essere effettuato TRAMITE IL BOLLETTINO che chi abita fuori parrocchia riceve come allegato; il contributo in tal caso andrebbe infatti alla parrocchia di S. Giacomo di Livinallongo. Ricordiamo inoltre che per variazioni di indirizzo o per invio di materiale i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero. it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 - Colle Santa Lucia - BL).

Florinda Costalta (Buenos Aires) Nata a Colle Santa Lucia il 23.07.1921 e deceduta a Buenos Aires (Argentina) il 24.02.2017. Vedova di Marcelo Weizenegger, madre di una figlia. Da giovane Florinda era emigrata a Buenos Aires col fratello Rodolfo e i genitori Candido Costalta e Maria Pallabazzer. Vilma Minotto (Cencenighe -Taibon) Nata a Cencenighe il 30.07.1944 e deceduta a Belluno il 04.11.2016. Coniugata con Chizzali Pierluigi, madre di due figli.

Elisabetta (Suor Luigina) Frena (Bassano del Grappa) Nata a Colle Santa Lucia il 22.09.1928 e deceduta a Bassano del Grappa (VI) il 24.11.2016

Giuseppe Chizzali “de Jan” (Milland) Nato a Colle Santa Lucia il 17.06.1922 e deceduto a Milland (BZ) il 27.11.2016.

Eugenio “Geno” Colleselli (Belluno) Nato a Belluno il 09.03.1955 ivi deceduto il 18.12.2016. Coniugato con Sonia Della Santa, padre di due figlie.

Ricordando Geno... In una tersa domenica di dicembre si è addormentato serenamente Eugenio Colleselli, noto geologo e figlio dell’Onorevole Arnaldo, dopo aver lottato con coraggio contro un male incurabile. Profondamente legato al paese di origine del padre, capitava frequentemente di incontrarlo a Colle Santa Lucia o sulle montagne che tanto amava, sia per lavoro che in occasioni sportive. Nella profondità della terra trovava le risposte alla sua professione, coniugandola con la

forte passione, condivisa con la moglie Sonia, per gli spazi aperti e le salite impervie. Da sempre in prima linea nella difesa del territorio e delle sue peculiarità, ha portato avanti con orgoglio i principi insegnatigli dal padre tramite la “Fondazione Montagna Europa”, al genitore intitolata e da lui presieduta, senza lasciare che la rettitudine morale l’abbandonasse fino alla fine. Uomo di poche parole ma di limpido esempio per chi ora ne piange la mancanza, riposa a Colle Santa Lucia, come suo espresso desiderio, circondato da quelle cime che tanto ha amato in vita.


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STORIA - CULTURA - TRADIZIONI

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

LA FOTO CONOSCIUTA Scuola Elementare di Pieve, Classe 4^ anno sc. 1952/53. 01 - Roilo Enrico 02 - Dorigo Loris 03 - Deltedesco Franco, 04 - Grones Aldo 05 - Detomaso Giuseppe, 06 - Bulferetti Ettore 07 - Vignone Teofilo 08 - Troi Carlo 09 - Enrich Fernanda 10 - Dagai Graziosa 11 - Vittur Maria 12 - Meneghel Gabriella, 13 - De Biasio Ines 14 - Fant? Gabriella 15 - Palla Antonietta 16 - Lasta Francesco 17 - Palla Rita 18 - Panciera Ines 19 - Foppa Maddalena, 20 - Crepaz Augusta 21 - Detomaso Frida 22 - Enrich Teresa 23 - Rossi Corona (maestra).

LA FOTO STORICA

LA FOTO SCONOSCIUTA

LA FOTO RICONOSCIUTA La tragedia al ponte sul torrente Ruaz “Pont de Ruacei” (statale 48). Il 28 aprile 1936 rimasero vittime del lavoro a causa dello scoppio di una mina, ritenuta esplosa, tre operai: Daberto Cirillo, Soratroi Giuseppe e Palla Felice.

Si tratta di Testor Andria - padre di Ilda “Tusa” sposata Sottil di Livinè.


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Storie da’n zacàn a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla” - foto di Franco Deltedesco

Ritmico suono di ricordi

L

o sciogliersi delle nevi ingrossava i ruscelli che con il loro impeto di forza giovanile, si trasformavano in torrenti. Di energia ne avevano necessità perché iniziando da metà aprile e proseguendo nel mese di maggio, venivano guidati attraverso la roggia a girare la ruota grande del mulino. Nel rio Contrin v’erano in funzione, a breve distanza, tre mulini in società con le famiglie di Corte, Lasta e Sief. Noi avevamo parte dell’ultimo costruito in fondo, verso l’orrido di Ruacei. I turni della macinazione erano prestabiliti. In quel periodo l’addetto lavorava anche di notte, affinché tutte le famiglie potessero usufruire dell’abbondanza d’acqua primaverile, indispensabile per trasformare le granaglie in farina. La ruota grande, sospinta dalla forza dell’acqua girava, generando l’energia necessaria per muovere, attraverso ingegnosi ingranaggi, le pesanti macine in pietra. Generalmente di questo mestiere si occupava il capofamiglia che ne trasmetteva l’arte ai figli. Nel nostro mulino non v’era il pestin, quindi per la spolatura, distanziando adeguatamente le mole, si faceva passare l’orzo attraverso la tramoggia, le macine ed un setaccio di tela (bugat da cupolé). Con questa azione si rompeva l’involucro delle granaglie che successivamente venivano passate nel ventilabro a manovella per essere liberate dalla pula. A questo punto si era pronti per la macinazione: si riempiva la tramoggia che poteva contenere 6-7 šter. Il grano passava alle mole che lo

frantumavano, quindi al bugat da majenè che con le sue forti vibrazioni separava la crusca dalla farina. La crusca veniva rimacinata ottenendo così un prodotto di minor qualità (farina da pán). Posta a nord-est del mulino v’era una minuscola stua costruita per il riposo del mugnaio, la si raggiungeva salendo alcuni gradini ed aprendo un uscio ci si inoltrava in un mondo fiabesco: la stanza rivestita in legno, dotata di una stufa, un tavolino con sedia ed una panca con l’appoggiatesta in abete, proprio come l bánch da fornel. Quando eravamo bambini, nostro padre ci portava appresso a macinare, attendevamo quei giorni come un regalo. Mentre le macine giravano frantumando l’orzo ed il ritmico rumore della ruota e del bugat trasmettevano sensazioni di tranquillità, andavamo a recidere rami di salice carichi di linfa primaverile (viscle da sciolot). Tornavamo nell’accogliente tepore della piccola stua ed il papà, con maestria iniziava a costruire il fischietto. Tagliava dei bastoncini di circa 15-20 cm, circoncideva la corteccia a 6-7 cm ed iniziava a picchiettare con l’impugnatura della britola sulla parte superiore, affinché questa aiutata dai colpi e dalla linfa si sfilasse. Procedeva tagliando una striscia che terminava con una V nella parte alta del ramoscello nudo, rinfilava la corteccia, rifiniva l’imboccatura, ce lo porgeva e noi con estrema gioia lo facevamo fischiare. Il mugnaio si fermava in stua raramente, solo quando non v’era da ripristinare l’orzo nella tramoggia, da pulire le macine, da setacciare la crusca, da insaccare la farina o da liberare il canale dell’acqua. Erano momenti di meritato riposo e spesso si trovava con il vicino del mulino soprastante. Amavo quelle pause, udivo raccontare fatti avvenuti in paese, commentare articoli d’attualità, a volte rinvangare vecchie storie

dimenticate; come la slavina che aveva investito proprio quel mulino schiacciando il poveruomo di turno. Mia sorella Pia aveva tre anni quando, per la prima volta andò a macinare. Nel primo pomeriggio, come d’uso, si distese sul bánch da fornel per il pisolo. Nostro padre ne approfittò per andare a controllare la roggia. Tornato in stua udì dei rumori che provenivano da sotto l’appoggiatesta dove

dormiva beatamente la bimba. La svegliò levandola immediatamente e prima ancora di spostare il mobile ne uscirono dei grossi ratti. Pia ancor oggi ricorda: “Continuavano a uscire dei grandi topi che trovandosi intrappolati si misero a balzare in alto, il pa mi disse di infilarmi le mani in tasca e mettermi in un angolo. Alcuni riuscirono a fuggire, altri rimasero vittime delle frenetiche ramazzate distribuite dal genitore. Quanta paura, non posso pensare che ho dormito appoggiando la testa sopra la tana delle sorice de bosch.” Questo è uno degli episodi che nella microstoria della nostra famiglia si rammenta ancora.

La iega la cor Le giornade i é plu longe se delëga la nei gota pro gota se forma n roiel che cor tra le spone. L saluda na tosa che lava la lana mán rosse dal freit ma ogli d’amour, n pico tosat co na barca de scorza

ciariada de vita de matiade e asenade, n vecio sun bánch che se sciauda a sorogle l pensa a la iega che ntei agn l é passé, n om ja molin massa ciapé da laur e fameia per podei se fermé. E la iega la cor e la seguita a core, no podon l’astalé. (AC)


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o abitavo a Lasta e frequentavo la scuola a Corte. Il nostro maestro era Felice “del Gròs” che, coloro che l’hanno conosciuto, lo ricordano tutti come un maestro molto severo. Un bel giorno ne è accaduta una ben grossa! Per scendere da Lasta, dato che lui pure abitava lassù, metteva ai piedi gli scarponi chiodati e, come giungeva a scuola si cambiava: calzava

Il nonno racconta di Palla Germano - cl. 2° elementare

A scuola con le scarpe chiodate le ciabatte di pezza come usavano a quei tempi. Quando era il mo-

Filastrocche d’un tempo di Anna De Carli

I NUMERI I 10 Comandamenti i 9 Cori degli Angeli le 8 Beatitudini i 7 Sacramenti le 6 Virtù principali

La scritta in tre lingue Tutti coloro che sono saliti al Col di Lana hanno visto il monumento che ricorda gli Schützen caduti durante il conflitto mondiale. Ma quanti sono coloro che si sono abbassati al livello del piedistallo e hanno letto la scritta in tre lingue che recita: “Col di Lana sacro colle / dell’orror delle tue zolle / pace al mondo grida, implora / che mai guerra sia ognora”. Io, Franco D., sono passato davanti tante volte senza vedere nulla finché Giacinta non me l’ha fatto notare.

i 5 Precetti della Chiesa i 4 Evangelisti i 3 Re Magi e la luna e il sole. Il 1° nato al mondo lé sta nostro Signore.

L

a vicenda di Pietro Palla, morto per mano dei soldati italiani, è già nota e risultante dal libro dei Morti della Parrocchia di Pieve dove, alla posizione n° 21 di pagina 249, troviamo scritto: Palla Pietro, di Andraz, figlio di Giuseppe e M. Domenica Dorigo, nato il sei marzo 1871, maritato il 18 gennaio 1910 con Carolina Foppa, ucciso dai soldati italiani il 15 giugno 1915, sepolto il 17 giugno. Il ritrovamento di un rapporto sui primi tentativi italiani di avvicinamento a Pieve ci consente forse di conoscere un po’ più a fondo la vicenda, nonostante una sensibile differenza fra la data scritta nel Diario Storico del 52° Reggimento Fanteria e quella riportata nel registro della Parrocchia. Vediamo cos’è scritto nel Diario del 52°: 10 giugno 1915 giovedì - Una delle ricognizioni eseguite il giorno 9 corrente trovò che il nemico della forza di circa 50 uomini trovavasi nei pressi del paese Pieve di Livinallongo da dove fece fuoco di fucileria contro i nostri. Allo scopo di precisare la forza, la linea di occupazione ecc., e per raccogliere altre cognizioni sul nemico questo Comando inviò il giorno 10 un’altra ricognizione verso Pieve di Livinallongo. La pattuglia di ricognizione della forza di 12 uomini era coman-

mento di entrare in aula non era necessario suonare la campanella: lui batteva per alcune volte gli scarponi chiodati contro i sassi e noi entravamo tutti in fila e in silenzio. Fra Corte e Contrin eravamo una trentina di scolari. Quel giorno è successo questo. Stavamo togliendoci gli scarponi quando, ad un tratto, a causa di una spinta avuta da un mio compagno, sono andato a finire contro il maestro che si era seduto per slacciare il secondo scarpone.

Questi si è alzato tutto arrabbiato e mi ha detto: “Ma perbacco, volete farmi rovesciare assieme alla sedia, volete!” Si è alzato di scatto con l’intenzione di sferrarmi un calcio nel di dietro ma io sono riuscito a scansarmi. Al maestro, la gamba non è andata a segno, lo scarpone invece gli è partito dal piede e …. non ha proprio centrato una lastra della finestra della scuola che, logicamente è andata in frantumi? Il maestro, il signor Felice è diventato rosso come la brace ed ha incominciato a sbraitare con noi che colpa proprio non ne avevamo! Quel giorno è rimasto rabbioso per tutto il giorno. Noi, da parte nostra, dovevamo far finta di non accorgerci di nulla, altrimenti, se si fosse accorto che ci scappava un risolino, sarebbero arrivate bacchettate sulle dita!

MEMORIE DI GUERRA

Pietro Palla Dalle ricerche di Ezio Anzanello fatte a Roma presso il Ministero della Guerra data dal Sottotenente Ottino Sig. Luigi, il plotone di rinforzo e di protezione della forza di 47 uomini dal Sottotenente Scaramucci Sig. Fabio, tutti della 12a compagnia. I due gruppi partirono da Moè a mezzogiorno e scesero al Cordevole, poi iniziarono a salire le prime pendici di Col di Lana fino a Salesei di Sotto dove il plotone sostò mentre la pattuglia proseguiva la sua missione. Giunti nei pressi di Pieve i dodici uomini agli ordini del sottotenente Ottino furono bersagliati di fronte e sul lato destro da due catene nemiche appostate al margine del bosco a nord dell’Ospedale ricovero, e la pattuglia pur rispondendo al fuoco dovette ritirarsi verso il plotone d’appoggio. Dalla rotabile e dalle case di Salesei Alto altri nuclei di difensori iniziarono a sparare contro entrambi i gruppi del 52° che vedendosi bersagliati da tre direzioni, su terreno scoperto e in salita, con gli avversari protetti dalle abitazioni, ritennero opportuno pro-

seguire con la ritirata. Intorno alle diciotto il fuoco cessò e la 12a compagnia rientrò finalmente a Moè. Il combattimento era durato circa due ore, dalle 16 alle 18, contro una forza stimata in circa 60 uomini oltre agli abitanti che si erano dimostrati ostili, tanto che un borghese aveva aperto il fuoco contro gli italiani in avanzata e un altro, preso in ostaggio, dette indicazioni menzognere circa il nemico, ma un colpo di pistola lo punì del suo tradimento. Rimane un dubbio sulla data: nei giorni seguenti al 10 giugno nel Diario del 52° non si sono trovate notizie di altri incidenti con civili, inoltre il reggimento dopo un paio di giorni cambiò dislocazione. Sembra improbabile che ci possa essere stata un’altra vittima civile, quindi rimane solo da pensare che si tratti di un errore. (A.u.s.s.m.e., B1, 133s, 557c, Diario Storico del 52° Reggimento Fanteria dal 3 maggio al 30 novembre 1915.)


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Le scole da Fodom ntel Lunare 2017 Encuoi, ence per gauja dei numer che Roma mët soura l cé ju, se stenta a se tignì le scole, scolina, elementare e mesana, perciéche i tosac i é tres demánco. Fin a la fin dei agn sesánta nta Fodom l eva ben vòt scole, despartide fora nte autretánte frazion, dute plene de tosac con clasci ugnole da la pruma a la cuita. Autri temp: de ogni viers. Sto ann l’Union dei Ladins da Fodom l’a dezedù de dediché l Lunare 2017 proprio a chëst aspét storico, sozial e cultural che coscita trop l é mudé nté chisc ultimi agn. Scrif la prescidenta Manuela Ladurner nte le parole davántfora: “La storia de la scola nta Fodom l’a reisc dalonc ntei temp. Se rua nnavò al prum ordinament del Arziduca Ferdinando. I prums documen de la scola nte la Ladinia i é del 1653 ntel Marebán. Nzacan, recorda la prescidenta, l eva i prevesc che fajëva scola nte le calonie. Demé cánche l é sté fat su le scole i a lascé l lerch a maestri e maestre. Se podëva conté fin a vot scole nte la val: Reba, San Jan, Ornela, Vijiné de La, La Court, La Plié, Andrac e Larcionei. Una endavò l autra, ntei agn, i a saré fin che l é resté demé chële de Reba e la Plié. Chëst ann, co l Lunare, l’Union dei Ladins la vòl le recordé dute

“P

rofughi fra storia e memorie 1915–1919”: questo il sesto volume della collana “Ladins Da Souramont” edita dall’Istituto cultural ladin “Cesa de Jan” che domenica 5 marzo alle 17.00 è stato presentato al Taulac di Pieve di Livinallongo. Una ricostruzione storica, metodologica e antologica realizzata da Luciana Palla con fonti di diversa natura che la stessa ha reperito nei suoi lunghi anni di studio e ricerca sul primo conflitto mondiale. Il materiale utilizzato va da quello più antico, ritrovato negli archivi, nei diari, nelle lettere, nelle testimonianze orali raccolte a Fodom negli anni ‘80 dalla storica stessa, fino a ciò che gli stessi testimoni avevano messo per iscritto tramite articoli in diversi giornali. A

e porté chi che l cialarà co l pensier a cánche ogniun, o l pere, la mere,l nono o la nona, i jiva nte chëste scole sciaudade a legna, a pé o co la luosa, co na patrona de carton o de tëla. Trop autramente da coche son usei al

di da ncuoi.” Vot meisc i é stei dedichei a ogniuna de le scole, co na foto storica dei tosac o del fabricat ulache vigniva tignude le lezion. Per i meisc che resta l é sté recordé le scole mesane (a Vila Roma) e la scolina (la prima

mtuda su a La Plié). E po’ la festa dei èlbri, che nviade vigniva trop sentuda e spetada, nte suo luoch per ecelenza: Plán de la Lasta. Per ogni foto e scola no podëva mancè gnánca sto ann, chelche riga da ride o da pensé su, scrita da Benigno Gobo. Trope le persone che a responù al apél su La Usc e che a dé prò chële bele foto che ven publicade. Enviade, coche se sa, l eva n maestro sol per dute cinch le clasci che l eva enlouta. Chi no se recordelo de suo maestro o de sua maestra: na figura che resta ntei ricordi (biei o mánco biei) per duta la vita. Envalgugn de chisc i a fat la storia, tánt che i ven recordei ogni viade che se descor de la scola da n zacan: Florinda Finazzer e Albino Soratroi. A lori l’Union dei Ladins dedicheia la foto de la cuartela del Lunare. La maestra Florinda l’é vestida co l guánt da Fodoma e l maestro Albino tout ju co la clasce cuinta da la Plié ntel ann de scola 1941 – ’42. Ntiere generazion da Fodom i a podù benefizié de la bona scola de chisc doi gragn maestri. Ence sto ann l Lunare Fodom l e sté scinché a duc chi che s a aboné a La Usc dei Ladins per l 2017 e se po ncora l ciapé da compré al priesc de 5 euro nte le boteighe da Fodom. (SoLo)

“Profughi fra storia e memorie 1915 – 1919” Una nuova pubblicazione della storica Luciana Palla getta luce sulle piccole e grandi storie dei profughi partiti da Livinallongo durante il primo conflitto mondiale. Un libro che racconta di ieri, per comprendere meglio ciò che accade oggi. completamento del tutto, soprattutto per rivivere ciò che i testimoni avevano raccontato personalmente all’autrice, allegato alla pubblicazione si troverà un CD con 11 testimonianze originali raccolte dalla storica in quegli anni. Un lavoro dedicato alla gente di Livinallongo per fornire una maggiore consape-

volezza su quella che è stata la vicenda, le decisioni calate dell’alto e gli aspetti più prettamente personali ed emozionali della gente. Per tutti gli interessati il volume si può acquistare presso la Cooperativa di Consumo di Pieve e presso l’Istitut Cultural ladin Cesa de Jan. (Giulia Tasser).

La copertina della nuova pubblicazione della storica Luciana Palla.


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l papà si chiamava Rodolfo, i tre figli qui riportati sono Giuseppe, Benigno e Giovanni. Tutti e tre allevati dico dal ‘30 al ‘40 con polenta, patate, formaggio e latte. Si distingueva il giorno di Natale, Pasqua, la sagra e la macellazione del maiale che di solito succedeva verso la fine d’anno. Si stava bene lo stesso; esigenze poche, perché c’erano pochi soldi nel portafoglio del padre. Per avere un nuovo vestito, sognarselo, bisognava portare gli avanzi dei fratelli maggiori. Bepo era il più anziano dei maschi, già doveva pascolare le mucche e tutto si doveva prendere con una certa responsabilità e serietà perché gli ordini venivano dal padre. Era giunta l’ora di cominciare la scuola. La mamma Veronica gli aveva preparato la cartella fatta con tela di casa. Si sentiva umiliato: quelli di Pieve e i figli dei grandi, cartelle di cartone di pelle. Ma questo non significava la qualità o l’intelligenza del ragazzo. Bepo, già dal primo giorno, dimostrò di essere un ragazzo ordinato, ubbidiente e capace; i suoi compiti dicevano tutto: mai una macchia, mai un orecchio sulle pagine del quaderno. Era il tempo di Mussolini. Bisognava pensare anche alla patria, bisognava allenare ragazzi ai quali piacesse fare attenti – riposo, prepararli bene per la guerra e vincere. Povero Duce! Bepo, appena quindicenne, fu chiamato per un corso di addestramento formale e pratiche col fucile. La guerra si stava gonfiando, sempre più giovani venivano chiamati alle armi. Anche il Bepo, appena diciottenne, ricevette la cartolina precetto a maggio del 1943. Il Distretto Militare di Belluno ti dava la destinazione: Bepo era destinato al 7° Alpini Battaglione Belluno con sede a Mel. Tre mesi soltanto, poi il crack di Mussolini con le dovute conseguenze. L’esercito si sfasciò, il governo si sgretolò e il caos era già diffuso per tutta l’Italia. Bepo era ritornato a casa già il giorno 12 settembre 1943, con tutte le deviazioni lungo la strada perché i tedeschi stavano già occupando tutto l’Alto Adige: una fortuna sfacciata. Passò così l’inverno, ma Bepo aveva qualcosa di nascosto che

I GOBI DA SALESEI (di Benigno Pellegrini “Gobo”) mangiare, trattamento fisico terribile, calci e colpi con lo scudiscio come fossero un branco di pecore fuori posto destinato per la loro fine. Li aspettavano vicino alle famose foibe: fosse profonde scavate per ammazzare i condannati. Amaramente devo dire che mio fratello Bepo di anni 21 è finito lì. Non abbiamo mai avuta la possibilità di avere qualche notizia concreta per poter fare qualche ricerca. Bepo “Gobo”.

fino allora non aveva potuto esercitare: la musica. La sera con dei metodi passava mezze le notti a studiare, il padre gli aveva comperato un armonium con il quale sgranava delle ore fino a dare fastidio alla mamma e alle sorelle. Con questa po’ di educazione musicale prese in mano il coro parrocchiale per 8 mesi, finché la cartolina precetto ce l’avrebbe tolto per sempre. Lo sostituì il signor Testor Luigi (Finster) di Agai. Con una corriera di fodomi e il Bepo fra i quali, partì da Pieve con destinazione Silandro da dove li aspettava l’addestramento formale con un sistema del tutto nazista. Per gli alpini, tornati l’8 settembre, era nauseante sentirsi comandare da ragazzi di 18 anni, ma bisognava obbedire. I castighi erano immediati e molto severi; così fino a metà ottobre, poi le varie destinazioni. Al Bepo toccò la 10^ Compagnia di stanza a Mezzocanale nello Zoldano: una zona allora invasa da partigiani, la spina nel fianco dei tedeschi. Ecco fino ai primi di marzo si rimane in Zoldo, ma la situazione bellica si sta aggravando, tutto capovolge, bisogna partire immediatamente per Trieste. I partigiani di Tito invasero in poco tempo la Venezia Giulia. La polizia tedesca, destinata alla difesa, ben presto si sfasciò e tutto cadde nelle mani dei partigiani di Tito. E’ triste dover raccontare la fine di questi poveri militari: niente da

*** Il secondo dei fratelli sono io, Benigno. Voglio descrivere la mia infanzia brevemente, ma merita un fatto che io non ricordo, ma che mi è stato riferito dalla mamma. Mi trovavo nella culla legato come un salame. Era allora molto diffusa la rogna. I colpiti erano i bambini. Il mio viso era assolutamente coperto, rimanevano immuni la punta del naso e del mento. Improvvisamente entra nella stua un signore e l’occhio lo attira verso la mia culla. Il signore, meravigliato, si impressiona e dice ad alta voce: «Avete un gatto in quella culla». Mia madre amaramente gli spiega la situazione. Era il periodo di Mussolini, i suoi ordini e decreti erano indiscutibili. Io facevo allora la prima classe elementare. Bisognava munirsi di divisa da Balilla, che consisteva in un paio di pantaloni corti, camicia nera ed un fez (berretto) tondo con un battocchio attaccato

Benigno “Gobo”.

ad uno spago come un sorcio morto a penzoloni. I primi passi a tempo di marcia, soprattutto per le ragazze, erano difficili. Il maestro Soratroi mi chiamò in disparte e mi disse: «Prendi tu quelle ragazze, sono così imbranate che io non ce la faccio». Cercai di eseguire quest’ordine nel miglior dei modi, intervallato dalle canzoni fasciste: Giovinezza, Faccetta nera, Fuoco di vesta, ecc. Mussolini parlava tanto delle casse di risparmio, bisognava risparmiare per la vicina guerra. Il maestro Soratroi ci fece fare un tema sul risparmio, voglia sì che dopo l’esecuzione veniva corretto da una commissione interna. Si dava il nome del vincitore – erano 300 Lire il primo premio: Pellegrini Benigno. Una gioia immensa, soprattutto per mio padre che prese immediatamente quei soldi per pagare i debiti della casa rifatta dopo la guerra. Nel 1942 entrai nel coro parrocchiale, timido come una pecora in mezzo a quella gente anziana che allora faceva parte, senza alcuna preparazione teorica, ma abbondante di voci. Lo dirigeva mio fratello Bepo per un anno e mezzo 1942-43, poi, come già detto, Hitler se lo prese. Bepo Casper, forse il più competente, ne assunse l’incarico, fino al giorno in cui cadde da un frassino. Quella caduta gli provocò una convalescenza abbastanza lunga e rinunciò a quell’impegno. Toccò allora a me: per la verità ne avevo anche l’ambizione, ma mi mancava tutto quello che ci voleva per un direttore. Non sapevo leggere la musica e per un direttore questo non è compatibile. Mi informai presso le case di musica se avessero dei metodi semplici perché ero alle prime armi. Mi fornirono il necessario ed io quell’inverno gli diedi sotto a rotta di collo. Questi miei sacrifici portarono a qualche risultato, di piccolo valore, ma sufficiente per salire quei due scalini destinati alla direzione. Venne l’anno 1965. Il Decanato di Livinallongo, senza nessun referendum, passò alla Diocesi di Belluno, contro la volontà dei cittadini. Nella nostra Diocesi si cantava in latino. La Diocesi nuova preferiva l’italiano, il quale per noi non era possibile. Noi


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di italiano musicato avevamo poco e niente. Il Coro andrà in crisi, rimasero le domeniche con i canti sacri popolari, pressappoco fino al 1968. Questo vuoto creato dallo sfascio parziale del coro di chiesa a me non piaceva. Navigava nella mia mente l’idea di far rinascere a Fodom un coro di montagna di soli ragazzi. Era l’anno 1972. Mi misi, per quanto erano le mie competenze, di scegliere tra i giovani dotati di buon orecchio, di buona volontà e di disciplina; risposero alla chiamata una quindicina di ragazzi seri e volenterosi. Cominciavamo con le prove il sabato sera. L’entusiasmo lo si leggeva negli occhi, l’idea di poter domani dare a Fodom una cosa nuova. Il Coro cresceva come numero ed anche come rese. Le prime uscite, andate bene, stimolavano per me un avvenire ancora migliore. Il 26 agosto 1979 un miracolo: il Coro Fodom è chiamato in cima alla Marmolada a festeggiare Papa Wojtyla in visita nelle Dolomiti. Altre uscite da ricordare sono: Roma (2 volte), Polonia, Karlstadt e tante altre non di minore importanza. Nel 1982, con lo stimolo di don Bruno allora parroco, rinasce la seconda volta il coro parrocchiale, tuttora esistente e diretto con maestria dal signor Denni Dorigo, a cui ho passato la bacchetta nel 2005. L’anno 1992 decisi di ab-

bandonare il Coro Fodom. Passai la mano ad altri due bravi giovanotti, prima Fabio Roilo, poi Lorenzo Vallazza, che portarono il coro ad un alto livello: basta sentire il gaudio del popolo attraverso le loro uscite. Adesso mi ritrovo quasi novantenne, contento di aver potuto dare a Fodom qualche briciola di cultura musicale che abbia vita lunga. *** Il terzo dei fratelli si chiama Nani, abbreviativo di Giovanni. L’ultimo dei sette fratelli, nato nel 1934. La sua infanzia passata a Salesei tra malagrazie e disubbidienze nei confronti dei genitori. Lo chiamavano “Lines”: quello che resta più a lungo nella culla. Nani era quello più protetto e più coccolato in famiglia. Spiccavano in lui certe doti da seguire e studiarci sopra. In particolare la dote della musica: già nella culla faceva un do di petto seguito dalle note più acute. A metà delle scuole elementari, dalle quali ne traeva profitto, dovette interrompere e cambiare tipo di scuola. La caduta di Mussolini provocò un cambiamento radicale nelle amministrazioni, nelle scuole e anche nella religione. Dalla sera alla mattina si parla solo tedesco. I bambini nelle scuole si trovavano a disagio, facevano da interpreti i nonni e le nonne con il dialetto pusterese. Per la verità non imparavano molto. Fatta la 5^ elementare

El 5 de dizembre da sëra, davò na setemana che miei fioi i eva cruziei, l é rué S. Nicolao. Cánche da le 8 e mesa da sëra l a soné l ciampanel de cesa i no sava mefo plù ulà sciampé. Po i a mossù di su doi orazions per fè content S. Nicolao e i ángeli e per tignì dalonc i malagn. Cánche i se n’é jus la poura la vigniva mánco ma empò i volëva ciutié i malagn che oramei i sen jiva nten autra cesa. Chësta de S. Nicolao me sa dagnëra na bela tradizion da porté ennavánt, perciéche con chëst dì peia via dute le feste del meis de dizembre. Ma sou-

il padre disse: «Nani, ti mandiamo a fare le medie al Vinzentinum di Bressanone». Non si discuteva, bisognava obbedire. Nani non fece ostruzionismo, prese il suo fagottino e si avviò presso la sua nuova sede scolastica al Vinzentinum: scuola assolutamente tedesca. Lui non ci capiva niente, ma già alle vacanze natalizie non si capiva più se era figlio di tedeschi o di italiani. Non gli davano fastidio tutte le materie in tedesco. Nella nuova sede c’era un piccolo coro fatto di adolescenti. Si fecero presto sentire le sue doti musicali, fatto sta che il direttore, un certo don Knapp, lo scelse per un corso d’organo e questo lo portò al livello di organista in quella sede. E’ da notare che al Vinzentinum accedevano più facilmente i bambini più poveri e più religiosi: l’amministrazione aiutava queste categorie. Sarebbe stato auspicabile per la direzione se tutti fossero diventati sacerdoti, ma non tutti avevano la vocazione. Nani, nonostante il padre avesse avuto piacere, non se la sentì di portare questo fardello. Si iscrisse a Padova all’Università – Facoltà Scienze Naturali. Dopo la laurea, conseguita brillantemente, fece un concorso per entrare nella Comunità Europea: questo andò bene e cominciò il suo tirocinio a Mol in Belgio e successivamente lavorò a Petten in Olanda presso il Centro della Comunità Europea.

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Nani “Gobo”.

Ma la musica ce l’aveva sempre dentro. Nelle ore di riposo, la carta da musica sulla scrivania con la testa piena di idee per musicare i vari testi da lui ideati. Grazie al Nani, Fodom ha avuto le prime canzoni, da lui composte. Finito il lavoro per l’età avanzata, tornò a Fodom per stabilirsi definitivamente ad Arabba. Nella sua nuova sede non si dava pace, continuava a lavorare in musica. La più grande conquista di Nani è stata la messa in piedi della banda musicale. All’inizio presero parte una ventina di ragazzi che adesso si sono fatti sessanta. La Banda da Fodom ha già partecipato a parecchi concorsi sempre con un buon risultato. Nani, speriamo che tutto il tuo lavoro rimanga nella storia e continui a prolificare. Questo dice tuo fratello Benigno!

Diovelpaie a chi che ten su la tradizion de S. Nicolao radut perciéche chëla de S. Nicolao l’è na sëra per chi pichi che i é dassën enterescei a dut ci che va davòprò a S. Nicolao, come i ángeli e i malagn. E ence se i a poura i è empò curiousc e i vòl vedei. Te veighe ann per ann che i tosac i prova de passé sourafora a sue poure e deventé n frëgo plù gragn. I prova de no braglé ma empò i ciapa de chële ensciautride da sti malagn che basta meśe. Ma

entánt i crësc. En dit africán l disc: “Per crësce n tosat no basta na famei ma vòl ence en paisc. L é 15 agn che vive nta Fodom e son ben orgoglious e content de podei arlevé chilò mia fameia. Volësse rengrazié duc chi che se da ju per suo piasc, per sua Heimat. Vigniun, a sua moda, l garantisc de avei n paisc sann, ulà crësce nuosc fioi. Coche disc chël dit africán,

vòl ence n paisc per crësce i fioi e enlouta m’é rendù cont che chilò nta Fodom chël paisc l é . Dut l paisc te dáida a crësce sti tosac nte 100 modi desferenc, ma el gaist de sto paisc l veighe sann. Mio rengraziament particolar el va a chi che enjegna ca la sëra de S. Nicolao con en augurio che siebe dagnëra de nuova jent che dáida prò. Ma ence a dute le lie da Fodom che vigni dì le la poscibilité ai jovegn da Fodom de se arichì culturalmente e se giaude enveze che jì dintourn come stracaplaze o se enscemenì davánt a nen computer. Cristian Sala


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Sun Lasta

di davánt da la pruma nei de chëst ann, on bù la bela pensada de jì sun Lasta e podei snarié nte stala del Robert e del Olivo: una de le cinch gran stale che on l muot de avei nta Fodom, n jonta a le autre stale plu picole che fesc ence sua bela pert. Chësta l’é nten bel scito soura le cese, outada del viers de sorogle. Coche se gioura la porta, se resta de marevoia a vedei na tel popolazion de bestiam. Le pusciole i eva butade ju che le paussáva, ma tost, da noste nvejiade, i é levade su a ne fè i onour de cesa. Ci sauride e ci biei gragn uresc! Da chël’autra pert le mánse e po le vedele sarade ite nte nen canton. Ci bele e ci dagusto! A le conté on tost perdù l cont, ma l Olivo, rué davoprò, l n’à dit che i à 22 vace da lat co na produzion dai cinch ai siech cuintai al di e n dut na carantina de ce de bestiam. N gran laour, de segur repaié dal gran gusto. L Robert l leva ncora bonora a jì a daidé nte stala e la fëmena del Olivo la dáida d’isté co l é da fè ite l fen. E po i à doi tosac, un per sort, che i n’à saludé tánt bel e speron che i ciape gusto ence lori. Dessoura l é la majon ulache i rua ite col trator e l fen l ven buté direto jun majon dessot, bel comedo pro stala.

Na veduda de Lasta.

Dinongia à da ester de segur ence l silos per sicé la ierba o l fen co l no ven restelé bon. Plu n via l é la zopa, ulache grasseda e laghina le rua ite direte da la stala. Sunsom la riva l é la vasca da la iega. Nten local daite da stala l impiánto da mouje co le tubazion che porta l lat direto nte vascon. Prëst defora la sela per i paroni con suo bel lavandin. No máncia propio nia. La stala l’eva stada fata su del 1990 auna a chëla de Tone del Moro da La Court, de Pio Zucher da Ornela, de Pico Bepo da Contrin a Pe de la Coda. Vol dì che nstouta i fesc bele 27 agn de ativité con sue gran stale. Da chel-

che ann s’à njonté ence chëla del Erwin da Majarei, de segur ncora plu moderna, che col passé del temp cámbia ence le mode per bacagn e bestiam e ven pensé fora dagnára velch de meio. Ntánt che cialonva dintourn a le belëze de Lasta, dal bosch bel dessoura la stala sention baié na volp; prëst davò, outon l ogle e vedon n grop de cierf con suoi biei corgn sauté l col e jì ju del viers de glieia da La Court che se veiga l ciampanil bel dessot. A cialé plu dalonc, a est, slinca l ciampanil da La Plié col Ciuita e n frò de Pelmo che ciutia ca. A mesdì se veiga ju Ornela con dute sue mont dessoura e la Marmolada che

fesc da corona. A ovest, a n tiro de sclop, se veiga la vila de Chierz e ite del viers de Reba col Boè. No se ciafieia a se sentì soi e nfati no se pò gnánca dì che i siebe soi sun Lasta. De chisc ultimi agn i s’à fat fora le cese e s’à stabilì colassù ben trei fameie jovene con tosac, extra chële che bele l eva e chi che rua nánterite e d’isté. N tra jent e bestiam i pò postejé… sen che la vita và nlavánt ence a de tel autëze. Davánt de se n jì no se podëva fè de mánco de passé a saludé l Robert che l n’à nvié ite e se l’on contada davò taola con a mez la Bibia e na vëta de paternostri, dagnára paricèi da douré. N salut de cuor e de prescia ence a la Aneta e a sua mere, la Paola Maiera, ncora zevila e cortejana con suoi debota 94 agn. Con dut chëst, davò strada ntel tourné a cesa, ven ntel cuor e ai slef le parole de la bela poejia del maestro Sergio, che l’é ence na ciancion e ncora deplù na orazion: “Bon Crist pro teriol, dut vegle, dut sol, trop trop t’as vedù, no nriesce de plu”. A chi che tira su tosac, che arleva bestiam, che rencura noni, ma no demè, l augurio den Bon Ann, alegri e sagn! (Stella)

Ncin de Fodom L Infiern l é pa gran l é l regno dei Malagn. N dut l é pa set fradiei e duc vol ester potenti e biei.

Se i la smata e i và col ce aut duc ntel infiern i me pëta n saut. Ma l demonio con furbizia maridé l s’à co la varizia. E l ie la mprësta ai gragn ricons per ciapé dël de gragn bocons.

I và a cherì da se maridé ogniun n ciapa una zenza dificolté. Ogni di chël gran diaol l li comana mi voi l’ingiustizia per compagna.

Satana l é n gran tentator de la lussuria l é l protetor e l la mët n mostra su ogni stagion dël, segur no tira dijocupazion.

Voi che l dòmine l mondo con malizia che degugn sape ci che l’é la giustizia. De la lussuria l é protetor l Luzifero gran potent mi voi la supierbia da orbé la jent.

Ma l malan l spuda fuoch e l volëssa suo ogni luoch percieche l à maridé l’invidia e a dut l mondo l ie fesc insidia.

LA FAMEIA DEI MALAGN

Belzebù l à n gran comándo l se tol de mira dut l mondo. L semëna l’ira e la discordia e co la gola l ciánta la vitoria.

E l’acidia ndormenzada chësta l taifl l l’à maridada. E l la mëna per ogni continent, da n stupidì duta la jent. Ma se l comándo ie l lascion al malan come Cristiagn, l ne fesc pa proprio dann. Per fortuna su na strada de la vita on na tabela co na scrita: del malan poura nia fin che dura l cuor de Maria che per grazia del Onipotent sot ai piesc l’à schicé l serpent e se prostron con devozion che la ne presserve da maligne intenzion. La tole duc sot sua protezion dut l mondo e l nost bel Fodom! Pierina de Ján (Faurè 2017)


«Le nuove del Pais»

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Da alcuni anni le Sezioni Alpini di Belluno e Conegliano organizzano per il primo fine settimana di novembre una trasferta a Praga per ricordare gli oltre 5000 soldati italiani lì morti e sepolti. Quest’anno al pullman delle due Sezioni si è unito un pulmino organizzato dal Gruppo “Col di Lana” con 6 Alpini Fodomi e 2 alpini di Conegliano, magistralmente guidato da Alfio. Partititi di buon ora venerdì 4 novembre, siamo arrivati a Praga nel primo pomeriggio. Preso posto in albergo nel centro città, ci siamo preparati per recarci all’Ambasciata Italiana, ove era previsto l’incontro con l’Ambasciatore, il dottor Aldo Amati. Gli abbiamo portato in omaggio un libro della nostra storica-scrittrice Luciana Palla, in cui si narrano le vicissitudini dei nostri

Alpini a Praga

All’Ambasciata Italiana: Ottavio Crepaz, Balzan di Conegliano, Roberto Detomaso, Alfio Denicolò, Eugenio Roncat, Ambasciatore Aldo Amati, Alberto Foppa, Valerio Nagler e Gabrielli Guglielmo.

antenati profughi, alcuni dei quali furono condotti proprio in Boemia e precisamente a Raichenberg (oggi Liperec), città a circa 100 chilometri a nord di Praga.

Un buffet offerto dall’Ambasciata ha infine concluso la giornata. Il sabato ci siamo trasferiti a un gande cimitero di guerra in cui riposano, tra gli altri, i resti di oltre

5200 Italiani, tutti prigionieri catturati dopo la “Rotta di Caporetto” del 24 ottobre del 1917. La Cerimonia molto sentita con la presenza dell’Ambasciatore Italiano, del Sindaco di Milovice, un Picchetto armato dell’esercito Ceco e numerose altre Autorità. Poi la S. Messa celebrata da un sacerdote ceco in un discreto italiano. A seguire altra deposizione di Corona ad un Monumento che ricorda i Caduti Cechi in Russia Francia e Italia. Mattinata infine conclusa con pranzo al sacco nella Sala Consigliare del Municipio di Milovice gentilmente messa a disposizione dal Sindaco. Il pomeriggio visita libera a Praga e domenica 6 rientro a casa. È stata una maratona, siamo rientrati stanchi ma soddisfatti, di sicuro un’esperienza da consigliare. (VN)

Assemblea 2016 Domenica 27 novembre il Gruppo Alpini Col di Lana ha organizzato l’annuale assemblea ordinaria, con ritrovo a Pieve di Livinallongo con autorità civili e militari e rappresentanti dei vari Gruppi dell’Agordino. Al termine della Santa Messa celebrata dal decano don Dario Fontana, è seguita la deposizione di una corona al Monumento dei Caduti, accompagnata dall’esecuzione del “Silenzio” da parte di Paolo Demattia. Prima di iniziare la relazione, il Capogruppo Luca Deltedesco ha ricordato i Soci del gruppo “andati avanti”, Masarei Lino, Faber Francesco e Costa Paolo. Sono state illustrate le attività svolte dal gruppo 2016 dal gruppo. Sono state ricordate, oltre che le partecipazioni alle manifestazioni a carattere nazionale - l’adu-

Un momento dell’Assemblea Annuale convocata il 27 novembre 2016.

nata di Asti, il premio Fedeltà alla Montagna a Laste di Rocca Pietore a Diego Dorigo -, le attività a livello locale, organizzate dal gruppo: la cerimonia per il centenario dello scoppio della mina del Col di Lana, la collaborazione per la 33^ adunanza della sezione agordina del CAI, la commemorazione di tutti i Caduti della Prima Guerra Mondiale al Col

di Lana del 7 agosto, la cerimonia al Sacrario di Pian di Salesei del 30 ottobre. Numerose anche le iniziative di solidarietà promosse: il brulè di Natale, il cui ricavato, assieme a quello dei gruppi dell’alto agordino, è stato destinato all’acquisto di giochi per la scuola materna di Rocca Pietore; la vendita di colombe per l’Associazione

Premio Città di Mestre

Nagler Valerio con la Targa appena consegnata.

Il Gruppo Alpini “Col di Lana”, in occasione del centenario della Grande Guerra, è già stato promotore di numerose iniziative a ricordo. Tra queste vi è anche la ristrutturazione ed il re-

stauro di Cippi e Lapidi che ricordano i vari Cimiteri allestiti in emergenza in tanti luoghi durante il periodo bellico. Ricordiamo in particolare il Cippo del Bosc de l’Impero” e le lapidi all’esterno della chiesa di Andraz. Durante i lavori di restauro c’è sempre gente che controlla e osserva. Fra queste persone una coppia particolarmente interessata che prima di partire promise di farsi ancora sentire. Ed è stato proprio così. Ai primi di gennaio è arrivata una Nagler Valerio

da parte di un’associazione di Mestre la “COMMUNITAS MESTRENSES” che lo invitava, in rappresentanza del Gruppo Alpini, a recarsi, giovedì 9 febbraio, presso il Municipio di Mestre per ricevere un riconoscimento. Questa associazione ogni anno propone un tema in base al quale sceglie poi a chi dare questo riconoscimento. Gli anni passati hanno visto premiati: musicisti, sportivi, scrittori ecc. Quest’anno per la nona edizione il tema era il “Centenario della Prima

Donatori Midollo Osseo; il contributo di 500 euro alle popolazioni colpite dal terremoto in centro Italia. Sono stati ricordati inoltre i momenti di amicizia che legano il gruppo con i Kaiserjager di Lienz e con la città di Gubbio. L’assemblea ha quindi proceduto alla votazione per il rinnovo del Consiglio Direttivo, con la riconferma di Luca Deltedesco Capogruppo per i prossimi 3 anni. Consiglieri sono stati eletti Gabrielli Guglielmo, Nagler Valerio, Roilo Serafino, Crepaz Massimo, Petri Walter, Pallua Massimo, Lezuo Martino, Palla Gianni, Rossi Sisto e Crepaz Felice. L’assemblea è terminata con il pranzo all’Hotel Malita, allietato dalle fisarmoniche di Mario Detomaso e Sisto Rossi. Guerra Mondiale” e sono stati premiati personaggi o associazioni che hanno contribuito a mantenere viva la memoria della Grande Guerra. Così fra i 18 premiati hanno valutato di inserire anche il Gruppo Alpini “Col di Lana”. Il riconoscimento consiste nella consegna di in una targhetta e poi l’invito a tutti a partecipare ad un momento conviviale. La soddisfazione e la gratificazione sta nel vedere che anche un piccolo gruppo che si trova in cima alla provincia di Belluno può venir preso in considerazione da parte di chi vive e opera nelle grandi e importanti città.

Gruppo Alpini

DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI


«Le nuove del Pais»

Union dei Ladins da Fodom

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L’ULF a n nuof consei Nte la sentada generala l é sté fat ence l bilánz de 4 agn de ativité.

S

abeda 19 de novembre, ntel self del Taulac, s’a tignù la sentada generala de l’associazion. L’é sté evidenzié coche

per l’Union siebe tres plù difizile laoré e fé progéc gauja che la Region la taia ogni ann i contribuc. Ades come ades a l’Union rua puoch mánco de 9.000€ al ann. De chisc n terz, spò zirca 3 mile, i a da ester spartìs co l’Union da Còl. L rest l se n va per paié ite la cuota de associazion al Istitut Cesa de Jan (zirca 3.000€) e l sosten la redazion de La Usc (zirca 2.000€). Demè con con chël puoch che resta se po’ pensé a chelche proget cultural o a chelche contribut a le associazions. L contribut che ogni ann mët l Comun l ven douré per la gestion del Mujeo Ladin. Ma chël che l é pešo l é che i scioldi da Venezia i rua ence 3 agn davò. Ma mpò l è sté rebadì l’emportánza che a l’Union nte la comunité da Fodom come “motor cultural” e “pont” che lieia co le autre val ladine dintourn al Sela. A tout po’ la parola la prescidenta Manuela Ladurner per fè l bilánz de chisc suoi cater agn a cé de l’associazion.

CUESTION REFERENDUM

L prum “botón” che l’a druché l é sté chël del referendum. “Davánt trei agn – l’a consté – on mané na lëtra a duc nuosc politizi perciéche i se diebe da fè a mané ennavánt l iter. Ma degugn a responù. La mia impresción – l’a dit – l’é che i doure la viertola dei Fondi Odi per ne tignì chiec ju e per ne fé resté ulache son. Forsci podón ence ester contenc che rua duc chisc scioldi. Forsci n Sudtirol no ruarón mei. De bon – l’a continué – l é che almánco s’envieia via chelche bon proget. Per ejemple nte le scole se pensa de entroduje n sistem che empermetarà a nuosc tosac de emparé cater lingac. Co la Provinzia de Bolśán le colaborazions le passa dute perméz del Istitut Cèsa de Jan. Tres n tema de referendum, la prescidenta l’a recordé l memorandum ladin che l é sté prejenté da l’Union Generela n ocajion de la revijiion del statut de autonomia che i é n chëla de porté ennavánt cafora. CONTRIBUC

L’Union nte chisc agn l’a empò ciafié a daidé prò per chelche publicazion. Una de chëste la ristámpa del liber dé

fora dai studafuoch da Fodom n ocajion dei 125 agn de fondazion, scialdi damané ma da temp fenì. La nuova stámpa l’é enjignada a vignì fora nten curt temp. L’Union po’ l’a daidé prò ence a druché fora l liber de poejie publiché n ocajion dei 100 agn de mëda Roja de Dorich. E po’ l Lunare Fodom, che oramei da chelche ann ven publiché e dediché ogni outa a chelche aspét particolar de la val. Sto ann l tema sarà le scole da nviade. MANIFESTAZIONS

L’apuntament clou per l’Union l é de segur chël de Sánta Maria Maiou. Ma no toca se desmetié, per ejemple, la sëra metuda a jì co la partecipazion de la Filodramatica d’Ampezo per recordé l scomenciament de la Gran Viera. L’é sté colaboré ence per mëte a jì l concors intitolé al artist Andreas “Polonát” e a la gita n Austria per vedei envalgugn suoi laour. Doi le manifestazion “interladine” che a caraterizé sto 2016: la gran encontada sul Jou del Sela l 17 de lugio e l pelegrinagio a Oies. “Nte dute doi – a recordé la prescidenta – “i fodomi a fat na gran bela fegura. E de

chëst son contenta e podón

ester orgogliousc.” Per l ann che ven, ntánt, s’a bele metù n moto la machina per mëte a jì na gran manifestazion dedicada ai Ladins che se tignarà nte la zité de Neudrossenfeld n Germania. Se trata de na grana ocajion ulache, nte trei dis de manifestazions, referac e mostre, le 5 valade ladine le podarà se mostré su a raprejentánc de la Comunité Europea nte duc i aspéc che le caraterizei: da la cultura, al turism a l’economia. A la fin de la relazion l é sté proieté l film “N popol ntra ancugn e martel” de Anita Lackenberger e Gerhard Mader che a comout per le testimoniánze che l a coiëst auna: n particolar chële de “Bino Scimon”. Per fenì l é sté fat le votazion del nuof consei. Chisc i dodesc plù votei: Michela Devich, Oscar Nagler, Manuela Ladurner, Emanuela Dorigo, Maristella Palla, Nives Faber, Luigina Dorigo, Lorenzo Soratroi, Daniela Templari, Raffaele Irsara, Raissa Testor, Emanuel Delmonego. A ciapé ousc ence: Damiano Demattia, Marchione Isabella, Roilo Erica, De Riva Samuele.

Manuela Ladurner resta a cé de l’Union

M

anuela Ladurner l’é stada confermada per n auter mandat prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom dal nuof consei diretif. Duc i consiadous i a concordé che Manuela nte sti agn l’a laoré polito per l’Union e l eva spò dërt che siebe na continuité ence per sté davò ai progec e le ativité bele enviade via o che l é n program per i agn che ven. Per chëst on damané a la prescidenta chele che sarà le priorité e le scomenciadive ulache se concentrarà l laour da chilò ennavánt. N liber su la mina del Col de Lana “Emprumadedut – la spiega – mosson fenì via l liber su la mina del Col de Lana che son ntel laour de mëte auna n colaborazion co l Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, l Comun

e l studious Ivan Lezuo. Se trata de una de le scomenciadive metude a jì per i 100 agn da la Pruma Viera”. Corsci de cujina e grafia ladina Nte la pruma sentada del nuof consei l é ste dit che fossa polito endavò mëte a jì chelche cors de cujina per emparé a fé speisa da nzacan. Chël fat davánt chelche ann l ava bu n gran suzess e l eva ence ste fat n liber. L è sté tropa jent che se l a damané e s’a capì che ence le jovene, ma ence chelche joven, ie plesc e ia gënn emparé e tignì su l savei de chëste tradizion. L medemo se po’ di per l scrive fodom. Per chëst se cialarà de organizé n cors de grafia de baje. Ence chilò l ultimo viade che l eva sté fat l ava bu n bel suzess. Ades on ence

la fortuna de avei n’esperta n cesa: la Isabella Marchione, che l’a fat l’université a Persenon e che la ensegna l ladin nte le scole. E po’ fossa bel ence endavò propone i corsci per pichi laour da Nadel o Pasca. Ma l é tres difizile ciapé la jent che sa da fè e che a temp. Per chëst feje apél a chi che sa da s’enjigné nte chëste robe o ence nte autre che podëssa ester enteresciánti da ensigné a se fè ennavánt. Me sa vëssa bel che siebe plù partecipazion da pert de la jent, con proposte e magari ence con chelche critica per podei fè meio. Tres mánco contribuc Descorón de na plaia: i contribuc da la mán publica che ven taiei de ann n ann. “Si, chëst l è n problema gran. Coche bele dit ntánt l’ascem-

Manuela Ladurner l’é encora prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom.

blea general, bele la Region Veneto nte sti agn l’a taié chi per le sue mendránze. Da chël che se sa ensomeia che sto ann Continua a pag. 29


«Le nuove del Pais»

N nuof scito internet Ence se i contribuc publizi i rua tres deplù co l contagote, l’Union la se prova empò de fé ativité e nuove scomenciadive. Da temp l eva debujen, per ejemple, de renové l scito internet che a podù ester fat grazie al contribut del Comun. L scito l e online da la fin de

Tescerament Na moda per sostignì l’ativité de l’associazion e ester tres enformei su ci che ven fat l é chëla de se tesceré. Con 8 euro al ann, che l è l cost de la tescera s’a la poscibilité de avei le publicazions con en rebas del 30%. Mplù i sozi i podarà tò pert debann ai corsci che ven metù a jì.

I veneti na mendránza ? A fat descore nte sti dis la lege, aprovada dal consei regional del Veneto, che l declara l dialet veneto “mendránza nazional”. Ci n penséto? “Dighe che nos, come ladins fora da la Region Trentin Südtirol, son stei recugniscius mendránza auna a le autre 11 n Italia, co na lege statal; la 482/99. Chëst perciéche l Ladin l è sté recugnisciù n lengaz ufizial. L veneto no l a chëst status; l é n dialet e come tèl l no po’ avei i medemi recugniscimenc del Ladin e dei autri lengac de mendránza. Tra l auter nou n’é un sol. Chèl se tolelo: l vicentin, l venezián, l treviján? No n é a le spale na letaeratura, na gramatica, nia.” No n elo l risćio che con chësta operazion, che l’é coche se capìsc

demè na butade politica per sostignì l’autonomia del Veneto, se delëghe l significat de mendránza ? “Zerto. Coscita se fesc n dann a dute le autre mendránze.” Se l Veneto l conscidera duc mendránza, n teoria spò duc podarà prò ai contribuc che speta a chële mendránze fin ades recugnisciude. Che bele i é puoc e a chësta moda del bon no ruëssa plù nia. “Si, ence chëst l é n risćio.” Nte la pruma sentada l é sté ence fat fora le enciarie e i consiadous referenc per le desvalive ativité. Resta demé da nominé l vizeprescident. A la fin l diretif l s’a biné con chi che a daidé prò a la festa de Sánta Maria Maiou per se mangé na pizza. (SoLo)

Nuof diretif per la Bànda

N

sabeda 21 de jené la Banda da Fodom la s’à biné nte self del ex Hotel Dolomiti a La Plié per l ascemblea annual de l’associazion. N moment per se ciapé duc auna e fè l pont de la situazion sul ann apëna passé, aprové l bilánz e vedei mpuó ci che se se speta per l ann 2017. St’outa tochëva ence rinové l diretif oramei n ciaria da 3 agn. Nani Gobo l é sté riconfermé prescident, ma l rest del diretif l à vedù n rinovament. N fesc pert Eleonora Demattia, Erica Roilo, Stefano Costa, Davide Pellegrini e Giulia De Riva. Auna al diretor Giuliano

Nuof diretif per la Bánda da Fodom.

Federa, che l é ite per dërt. L’ associazion ades la conta 63 membri ntra sonadous de

la bánda, mini banda e tosac che mpara l strument. Toca di ence che l é tres na bona e

fondamental colaborazion co le fameie dei sonadous tres enjignade a daidé fora co l é debujen. L ann 2016 l a vedù la bánda empegnada nte na ventina de conzerc. Da recordé che l é ence sté fenì prò la nuova storica mondura. Da ades ennavant la bánda la laorarà sui nuos toc che l diretor Giuliano l a cherì fora per milioré tres deplù la cualité de la muijca. Ence n previjion de la partecipazion a nen concors a Riva del Garda nte l 2018. Per l 2017 l é n previjion nvalgugn conzerc nte nosta val per l’associazion turistica e l oramei tradizional tendon de S. Maria Maiou a Reba. (e.r.)

Cena - Approvazione Bilancio - Rinnovo Direttivo

C

i siamo riuniti sabato 17 dicembre. Abbiamo iniziato con la S. Messa vespertina a Pieve, celebrata dal nostro “Sior Pleván” Don Dario Fontana, che ringrazio vivamente. Siamo poi scesi a Digonera per la cena dove, con una bella accoglienza, abbiamo mangiato a volontà. Un grazie ancora alla Signora Mercedes e a tutto il personale dell’albergo. Conclusa la cena abbiamo proceduto con la lettura del bilancio e la rispettiva approvazione con una breve relazione da parte del segretario. Abbiamo infine consegnato, come ogni anno, le benemerenze ai nostri donatori: MEDAGLIA AL MERITO TRASFUSIONALE Crepaz Claudio e Sala Christian: diploma al merito. MEDAGLIA DI BRONZO

Detomaso Marco, uno dei 4 premiati con la medaglia di bronzo.

Detomaso Marco, Massaro Patrizia, Unterhofer Christina, Palla Gianni. Ai premiati auguro un lungo e prezioso cammino.

Con il 2016 era in scadenza anche il direttivo e si è pertanto proceduto al rinnovo. I nuovi eletti, il cui mandato andrà fino al 2020, sono stati: Segretario di sezione: Denicolò Fabio - Vicesegretario: Dorigo Germano con delega - Cassiera: Vallazza Marisa - Consiglieri: Massaro Patrizia, Dorigo Sabrina, Lezuo Franca Daniela, Vallazza Patrick - Revisori dei conti: Rudatis Naomi, Denicolò Adele. Al consigliere uscente Federa Renato un vivo e caloroso ringraziamento ed un augurio di buon inizio di collaborazione al nostro donatore Vallazza Patrick. Cari donatori e donatrici teniamo duro, che come si dice “chi l’ha dura la vince”! Grazie a tutti e a presto. Il segretario Fabio Denicolò

Bànda da Fodom

siebe demè 40.000€ da spartì fora ntra ladins storizi e neo ladins, zimbri, mocheni e Plodn de Sapada. Chëst vòl di che a ogni associazion rua puoch plù che frëgole. Ades ence l Stato ensomeia che l voi smeśé da 70 a 40 mile euro i finanziamenc su la lege 482/99 per le mendránze.”

dizembre. Davò l stop de n ann gauja che manciáva i scioldi, sto ann l e tourné l Lunare Fodom, dediché a le scole fodome da nviade. De mei ence l’Union dei Ladins la tolarà pert a la gran encontada dei ladins del Sela a Neudrossenfeld, ulache i sarà i protagonisć de le “giornade europee de la comunicazion”.

Donatori di Sangue

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Coro femminile “Col di Lana”

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«Le nuove del Pais»

Chiusura in bellezza per il 2016

L

’attività canora del coro femminile Col di Lana si è chiusa alla grande per il 2016, con due concerti in due settimane consecutive. Il 3 dicembre scorso le ragazze sono state ospitate ad Oderzo dagli amici del coro Ana dell’omonima cittadina trevigiana, diretti dal maestro Claudio Provedel. Il sabato successivo 10 dicembre, con i motori del pullman ancora caldi, il coro è ripartito alla volta di Ponte di Brenta, vicino Padova, per cantare assieme al coro locale “Emozioni incanto” guidato dal maestro Giuseppe Marchioro. Non erano i soli però! Altri due cori si sono esibiti per allietare la serata, uno dei quali proveniente dal confine con la Slovenia e che ha eseguito canti nella sua lingua madre. Entrambe le serate, organizzate a ridosso del periodo

Sabato 3 dicembre a Oderzo con il Coro Ana locale.

Sabato 10 dicembre, concerto a ponte di Brenta.

natalizio, hanno reso possibile l’esecuzione di canti dedicati alla venuta del “bambin Gesù”, ma non solo... anche canti dedicati alla montagna come “Tra

le zime”... dedicati alla pace come “Ora la pace” tanto acclamata nel mondo soprattutto in questo periodo; ed infine un vero e proprio inno alla bellez-

za della nostra valle cioè “Bel Fodom!”. Il 4 gennaio il coro si è invece riunito per l’assemblea annuale che per questa occasione ha visto anche il rinnovo del direttivo. Le votazioni hanno visto riconfermare quasi completamente il direttivo precedente: Marianna alla presidenza con Patrizia vice, Milena Colleselli segretaria e Giacinta cassiera. Anna Devich è l’insostituibile maestra che dedica molto del suo tempo a questa sua grande passione e che il coro ringrazia infinitamente con profonda amicizia ed affetto. Con l’intento di poter iniziare al più presto ed attivamente il nuovo anno, il direttivo con tutte le coriste vorrebbe manifestare la propria gratitudine al maestro nonché amico “Franco Bet” per la sua lunga collaborazione con il coro. Per il coro, Marianna

Coro Fodom

Buon compleanno Coro Fodom!

Il Coro Fodom spegne 45 candeline. Il traguardo sarà festeggiato a settembre con un concerto del Coro Cet di Milano.

I

l sodalizio canoro fodom, attualmente diretto dal maestro Lorenzo Vallazza, è stato fondato nel 1972 dall’ormai mitico Benigno Pellegrini. Tutto iniziò con un gruppetto di appassionati di canti della montagna, una quindicina in tutto. Già dalle prime uscite, il coro si distinse per il repertorio ladino che proponeva durante le sue esibizioni. Le soddisfazioni

non tardarono ad arrivare. Nel 1979 ebbe l’onore di cantare l’Ave Mari di Bepi De Marzi per Papa Giovanni Paolo II in cima alla Marmolada, durante la visita nelle terre del suo predecessore. L’emozione si ripeté l’anno dopo in Piazza S. Pietro. Di quegli anni anche le prime incisioni, con le musicassette “Edelweiss e Ciòf de Sita” e “Tra Ciuita e Boè” alle quali segui-

rono due cd: “Fodom, ousc de na val” e “Co la tiera ciántarà”. Numerose anche le trasferte all’estero: Germania, Austria, Cornovaglia, Ucraina. Nel 2002 Pellegrini lascò la bacchetta al giovane Fabio Roilo che neanche 5 anni più tardi, per impegni di lavoro la passò all’attuale direttore Lorenzo Vallazza. Ai primi di gennaio, come da tradizione, i coristi hanno tenuto la loro assemblea annuale durante la quale il presidente Lorenzo Pellegrini ha tracciato un bilancio dell’attività svolta durante il 2016. Un anno durante il quale il gruppo non è stato impegnato in trasferte significative ma non per questo sono mancati gli impegni e le attività, a volte anche extra canore. Tra i concerti da ricordare l’immancabile esibizione per gli anziani della casa di riposo Villa S. Giuseppe, a Pedraces in Val Badia, Alleghe, Agordo, Arabba per il tradizionale appuntamento di Ferragosto, al Passo Sella al raduno dei Ladini, sul Col di Lana. A luglio il coro ha organizzato, per il decimo anno, il tendone in occasione della sagra patro-

nale del capoluogo di vallata. Il 45° anniversario sarà ricordato ufficialmente sabato 23 settembre con un concerto che avrà come ospite il Coro Cet (Canto E Tradizione) di Milano. Una formazione giovane, nata solamente nel 2000, formata da giovani che provengono dal conservatorio, ma che si è già fatta conoscere ed apprezzare per la bravura e l’alto livello di preparazione, tanto che è stata chiamata ad aprire il concerto in occasione del 90° anniversario del famoso Coro della Sat di Trento che si è tenuto l’autunno scorso al Teatro G. Verdi di Milano. In programma per il Coro Fodom nel corso del 2016 c’è anche una trasferta in Piemonte ed altre iniziative in via di definizione. Il primo appuntamento canoro per questo 2017 è stato sabato 25 febbraio nella sala congressi di Arabba con una serata a favore del Gruppo Insieme di Può Fodom cui hanno preso parte anche il Piccolo Coro Col di Lana, il Coro Nosc ed il Grop de la Mascres di Soraga in Val di Fassa. (SoLo)


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ATTUALITÀ - SUZÉDE NTA FODOM

I

l documento è stato discusso nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Nel 2017 il bilancio del comune di Livinallongo pareggerà sulla cifra considerevole di 11 milioni di euro grazie, principalmente, ai molti cantieri che apriranno grazie ai finanziamenti del Fondo per i comuni di confine. Tra questi: il risanamento conservativo dell’ex Hotel Dolomiti a Pieve ed i marciapiedi tra Pieve e Brenta (che fanno parte della quota annuale da 500 mila euro per gli anni 2013–2014 a disposizione dei comuni), il completamento della viabilità pedonale di Arabba e del Passo Campolongo ed il progetto per la manutenzione ed il miglioramento della viabilità comunale (annualità 2015 e 2016). Nessun aumento sul fronte delle imposte e delle tariffe, anche per

Bilancio da 11 milioni per il Comune Bilancio ricco grazie ai progetti del Fondo Odi. Ma con il Fondo di solidarietà l’ente verserà allo Stato più di quanto torna indietro da Roma. effetto del decreto del governo che impone ai comuni di non aumentare la pressione fiscale locale. Decreto che, a dispetto di alcuni comuni confinanti come Rocca o Cortina, per Livinallongo non ha comportato l’impossibilità di introdurre la tassa di soggiorno visto che questa era già stata introdotta nel 2012 dalla passata amministrazione Ruaz. Resta così immutata allo 0,4% l’addizionale Irpef (l’amministrazione pensava di portarla allo 0,6) che porta nelle casse comunali 90.000€, l’imu che garantisce ben 635.000€ ai

quali si dovrebbero aggiungere altri 40.000€ di recuperi di somme degli anni scorsi, la tassa di soggiorno (270.000€), i permessi a costruire (105.000€), la tariffa per le mense scolastiche (28.000€), la Cosap (40.000€), la tassa sulla pubblicità (19.000€). Tariffe ed aliquote che sono state approvate dal consiglio in altri punti all’ordine del giorno nella stessa seduta. Confermato anche per quest’anno l’azzeramento della Tasi. Nella stesura del bilancio ha pesato non poco, come al solito, l’incertezza sugli importi sui

trasferimenti da parte dello Stato Stato. In questa fase quindi, è stata confermato l’importo del 2016 di 85.000€. Di contro il comune dovrà versare ben 133.000€ nel Fondo di solidarietà comunale. Soldi che dovranno essere detratti dall’entrata dell’Imu. Per questo anche nel 2017 l’ente verserà a Roma più di quanto riceve. “Abbiamo un bilancio di quasi 11 milioni di euro che ci permettono di muoverci bene, di poter cantierare molti lavori pubblici, grandi e meno grandi, soprattutto sulle strade, di garantire una buona qualità dei servizi e di aiutare le associazioni – ha commentato il sindaco Leandro Grones. Sul punto che riguardava il bilancio il gruppo di minoranza si è astenuto. (SoLo)

La Croce Bianca Fodom ha una nuova casa Una nuova sede sotto l’albero di Natale per la Croce Bianca Fodom

È

stato firmato venerdì 16 dicembre

il contratto di comodato con l’Associazione Croce Bianca Arabba-Livinallongo che permetterà ai volontari di usufruire dell’edificio realizzato con il contributo della Regione Veneto, del Consorzio Impianti a Fune e di tanti cittadini. “Impegno mantenuto. Ora questo edificio è di nuovo a disposizione della comunità fodoma – il commento del sindaco Leandro Grones. Tutto nasce nel 2012, quando l’Associazione Croce Bianca Livinallongo, allora presieduta da Paolo Delmonego, sospende il servizio per problemi di bilancio. Il servizio di primo soccorso convenzionato con l’Uls passa così nelle mani della Croce Bianca Bolzano, che dopo poco più di un anno fonda una sua sezione sul territorio fodom, la seconda in Provincia di Belluno dopo Cortina. C’è però bisogno di una sede adeguata. Quella della Croce Bianca Arabba–Livinallongo, realizzata, su terreno comunale, grazie ad un finanziamento della Regione Veneto ed alle donazioni di tanti cittadini è vuota e praticamente inutilizzata. Ma ci vuole l’intervento del Comune e la minaccia del ricorso alle vie legali per sbloccare la situazione. A settembre il direttivo dell’associazione si dimette in blocco ed al suo posto viene insediato un consiglio “pilotato”, presieduto dal ex sindaco di Zoldo Alto Roberto Molin Pradel, con lo scopo di chiudere l’associazione e far passare la sede nelle

Da sx: Marco Comploj (Responsabile Ufficio Formazione Croce Bianca Bolzano), Roberto Molin Pradel, Leandro Grones e Antonella De Toffol.

mani del Comune. Un iter che, è chiaro subito a tutti, non sarà così veloce. Tra l’altro c’è un debito di oltre 100 mila euro ereditato dalle passate gestioni da ripianare. Così la priorità del nuovo direttivo diventa quella di mettere al più presto a disposizione la sede dei volontari della Croce Bianca Fodom. Un edificio dotato di tutti i servizi di cui ha bisogno un’associazione di primo soccorso. Obiettivo che si è concretizzato venerdì sera con la firma del contratto di comodato, tra la soddisfazione di tutti. A cominciare dalla Caposezione della Croce Bianca Fodoma Antonella De Toffol ed ovviamente dal sindaco Leandro Grones

che ha ringraziato il presidente Molin Pradel, i consiglieri e quanti hanno lavorato in questi mesi perché tutto ciò possa essere realizzato prima dell’inizio della stagione invernale. Un ringraziamento è andato anche alla cassa Raiffeisen della Val Badia, che sta sostenendo economicamente la difficile transizione che porterà alla chiusura dell’associazione Croce Bianca Arabba – Livinallongo. Tra gli interventi, durante la piccola cerimonia ufficiale della firma, anche quello del presidente del Consorzio Impianti a Fune Stefano Illing, il quale ha ricordato come il Consorzio abbia sostenuto economicamente la realizzazione di quell’edificio “che – ha detto – ora ritorna allo scopo per il quale è stato costruito.” È stato poi presentato ufficialmente il progetto Dae, realizzato in collaborazione con il 118 ed il Comune, che ha permesso di posizionare sul territorio 5 defibrillatori. Grazie a questo progetto il Comune di Livinallongo è diventato il primo cardio– protetto della Provincia di Belluno, anticipando anche il comune di Bolzano, che ha avviato la stessa iniziativa. Dopo un breve pensiero da parte del parroco di Livinallongo don Dario Fontana, la cerimonia si è chiusa con un momento conviviale, occasione per scambiarsi gli auguri e consegnare un regalo ai volontari della Croce Bianca Fodom. (SoLo)


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(LIVINALLONGO – CORTINA – COLLE S. LUCIA) Unione delle popolazioni di lingua ladina con quelle appartenenti ai comuni di Colle S. Lucia, Cortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana nella Regione Autonoma Trentino Sudtirol e riconoscimento della Lia di Comuns Ladins nel nuovo Statuto di Autonomia della Regione Trentino Alto Adige Sudtirol.

Questa la richiesta, votata all’unanimità dai 19 sindaci delle vallate ladine del Sella, contenuta in un documento inviato ai presidenti delle Province Autonome di Trento e Bolzano ed ai componenti delle commissioni che stanno

LIA DI COMUNS: un futuro insieme per le comunità ladine lavorando alla revisione dello statuto di autonomia. Se non si tratta di un fatto storico, di una svolta importante nella politica all’interno delle cinque vallate ladine del Sella poco ci manca. Tanto più se si considera il diverso status amministrativo e giuridico in cui si trovano e sono state divise queste co-

munità: Livinallongo, Colle S. Lucia e Cortina nella regione Veneto e nella Provincia di Belluno, entrambe a statuto ordinario, Fassa Badia e Gardena rispettivamente sotto la Provincia Autonoma di Trento la prima e di Bolzano le seconde ed insieme nell’autonoma Regione Trentino Alto

Adige. Per la prima volta infatti tutti e 19 i sindaci che fanno parte della Lia di Comuns (eccetto Cortina che è retta dal Commissario Prefettizio) hanno sottoscritto un documento unitario nel quale chiedono con forza: 1. La riunione di tutte le vallate sotto l’unica entità amministrativa della Regione Trentino Sudtirol; 2. Di poter contare di più con il riconoscimento ufficiale della Lia di Comuns (letteralmente “lega dei comuni”) quale organismo di cooperazione tra i Comuni facenti parte dell’arco Dolomitico – Ladino. (SoLo)

Refudam e servisc soziai i sarà gestis dai comuns Via libera ence dal comun da Fodom al “porta a porta” e a la creazion de na azienda special auna a duc i comuns del Agordin.

REFUDAM: RUA L “PORTA A PORTA SPENT”

Dal 1 de lugio del 2017 ruarà ence ntei comuns del Agordin l sistema de regoiësta del refudam clamé “porta a porta spent”. Chëst volarà di che per ogni cesa, auna al umido e al sëch coche l é sté fin ades, vignarà tout su ence la plastica, cherta, viere e i bossoi. Spò tocarà avei n cesa i bidons

ence per chisc. Chëst chël che perveiga na delibera standard, bele adotada da troc comuns del Agordin, che slergia le deleghe a l’Union Montana Agordina che coscita la podarà avei la gestion del servisc no demé per la pert del apalt, ma ence direta o coche se disc “in house”. L obietif, come dit, l é chël de rué al sistem del “porta a porta spent” e de tò via spò ncin al viade i bidons su le strade. Restarà tres la poscibilité de porté l refudam da riciclé al ecozentro e l servisc de ecosportel per i zitadins. “L é da 6 agn enca che se tira su dac – a spieghé l capocomun Leandro Grones. A chësta moda s’assa ncin al viade da passé dal sistem che l é ades de couta sul refudam a tarifa, drio chël che un del bon l smaza via. I SERVISC SOZIAI AI COMUNS

L’autra delibera aprovada auna a duc i comuns del Agordin l’é stada chëla per l’istituzion de la “Azienda Speciale Con-

sortile” per la gestion de la cesa da paussé de Ègort e dei servisc soziai, come per ejemple l’asistenza domiciliar. “Servisc che spetëssa ai comuns – spiega encora l capocomun – ma che dal 1980 ennavánt i é stei gestìs da la Uls. Davánt zirca 3 agn chësta l’a dit de no ester plù auna de mossei gestì n servisc che no i é speta. Coscita l é sté da ciapé na soluzion. Davánt emparëva che la gestion la vade a Ègort, ma mi son ste ntra chi che è spent perciéche se rue a na gestion auna ntra duc i comuns del Agordin. Pense defati che i servisc soziai i siebe de gran emportánza e spò l é polito che i vegne gestìs auna. De fato vignarà metù su na Asp come chëla che on fat nos chilò nta Fodom per la gestion de Vila S.Ijep.” No n elo spò l risćio de fè n dopion? “No – respon Grones. Ogniuna avarà sue funzion e sua gestion separada. Ence nte la delibera l é sté enjonté che se pòbe pervedei forme de colaborazion.”

Mani che creano Una bella tradizione quella di allestire, in casa o nei luoghi pubblici, l’albero di Natale. E’ un segno che trasmette gioia e allegria ai grandi ma in particolare ai piccini. Palline colorate, stelline, festoni e, alla base la capanna e tante statuine. Alla mente dei più anziani affiorano i ricordi di bambino quando ai rami del piccolo abete veniva appeso qualche fico secco, qualche caramella, alcuni “barbagigi” e soprattutto i biscotti preparati dalle mamme. Era “povero” quell’albero ma nel contempo era

bello, molto bello: era personalizzato. Oggi tutto è diventato più facile perché gli addobbi sono “offerti” in tanti punti vendita, manca però la soddisfazione di poter dire: “Li ho creati io, sono il frutto del mio impegno”. E’ però bello vedere che anche oggi esistono ancora “Mani che creano”. E’ stato così che gli addobbi dell’albero di Natale allestito a Renaz, al “Bar Bianco” sono stati il risultato del lavoro e ancor più dell’impegno di una persona. Anche le

sue, come quelle di parecchi fodomi, sono “Mani che creano”, mani che hanno creato per rendere un comune albero di Natale un albero con un’anima. (Fr. Del.)


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CINQUE GIORNATE DI DURO LAVORO

Dopo essere arrivati nella centrale operativa dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno nella tarda serata di venerdì 20, il giorno successivo Andrea e Marco sono stati inviati assieme ad alcuni colleghi di Tarvisio e Bologna a ripulire le strade d’accesso a Vitavello e Collina. Sette i km di strada che sono riusciti a liberare con l’aiuto di tre frese da un manto nevoso che superava il metro e mezzo. La domenica sono stati mandati invece a Ponte d’Arni, dove erano stati incaricati di liberare una strada sterrata ripida come quella che sale a Davedino. Una giornata intera di lavoro assieme ai Vigili del Fuoco di Treviso per liberare da sassi, piante, neve e ghiaia soli tre km di strada, un lavoro che una volta sopraggiunta la notte ha dovuto essere interrotto e ripreso il lunedì, con la pulizia di ulteriori cinque km di strada in cinque ore, fino a giungere alla frazione di Campelia.

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Andrea e Marco in aiuto alle popolazioni delle Marche Venerdì 20 gennaio verso le 14.00 i due operai del comune di Livinallongo Andrea Palla e Marco Tola sono partiti da Agordo con destinazione Ascoli Piceno per andare a prestare aiuto alle popolazioni e ai luoghi colpiti dalle copiose nevicate di quelle settimane. Assieme a loro sono partiti da Fodom anche l’unimog e il nuovo

pick-up del comune, mezzi che i due operai hanno utilizzato per effettuare le operazioni di sgombro neve. Il mercoledì successivo entrambi erano già rientrati a casa, tuttavia, seppur con pochi giorni di permanenza, l’esperienza che ci hanno raccontato è stata molto significativa e toccante.

IL DEGRADO DEI VILLAGGI E DELLE ABITAZIONI

Già dopo la prima giornata di lavoro, nel corso della quale avevano raggiunto Vitavello e Collina, Andrea e Marco avevano potuto toccare con mano le condizioni di vita di chi viveva nei luoghi toccati dal disastro. “Mentre aspettava che arrivassimo a liberare dalla neve la viabilità principale, la gente non aveva provveduto a ripulire dalla neve almeno i marciapiedi, le terrazze o l’esterno delle loro abitazioni - raccontano gli operai – senza contare che da più giorni ormai erano senza luce, riscaldamento e cibo; solo chi aveva ancora il riscaldamento a legna aveva almeno un po’di tepore in casa. A quel punto, appena raggiunti

Marco e Andrea erano stati mandati in una zona non distante da Acquasanta Terme e da Norcia.

Marco e Andrea (primo e secondo da sx) alla fina della prima giornata di lavoro assieme ai colleghi di Tarvisio e Bologna.

i villaggi abbiamo immediatamente attivato i gruppi elettrogeni e molte persone osservavano con attenzione ciò che facevamo perché non avevano mai visto nulla di simile”. La riconoscenza e il buon cuore dei marchigiani però non hanno tardato ad esprimersi e così la gente ha cercato a modo suo di ringraziare tutti gli operai intervenuti. “Un’anziana di 93 anni ci ha invitati in casa – ci raccontano - e così siamo arrivati

in una cucina dove ancora il fuoco scoppiettava sul focolare aperto posto in mezzo alla stanza – raccontano Andrea e Marco – Ci ha fatti accomodare e ha iniziato a portarci il ben di dio: una sostanziosa merenda a base di salumi e formaggi locali. La casa era antica, semplice, dove però la corrente elettrica passava per dei fili precari posti a mezz’aria; cose queste che da noi sono ormai scomparse da anni, vedere per credere”. L’impressione infatti che Marco e Andrea hanno avuto dei fabbricati è stata di fatiscenza e precarietà, di edifici costruiti a secco, con materiali poveri, abitati da gente che non era abituata a fronteggiare quel tipo di situazioni ed emergenze. LUOGHI CON UN ELEVATO RISCHIO DI ALLUVIONE

I mezzi del comune di Livinallongo inviati nelle Marche.

I luoghi attraversati in quei cinque giorni da Andrea e Mar-

co si trovavano nella parte terminale della valle che si trova sotto la diga di Campotosto. Infatti, più che dalla neve, la gente in quei giorni era terrorizzata da un ulteriore terremoto e da un eventuale straripamento dell’invaso. “Durante la nostra permanenza non abbiamo avvertito scosse – raccontano ancora gli operai – ma certo che oggettivamente la presenza della diga, combinata con una serie di scosse, poteva diventare un potenziale pericolo. Basti pensare che dopo 4 giorni di pioggia ininterrotta, quei luoghi a 600 m sul livello del mare erano ancora ricoperti da una coltre nevosa di oltre 1,50 m e nessuno ha mai provveduto a portare via dai piazzali e dai bordi delle strade la neve in eccedenza. Per dire, un’arteria importante come la Salaria versava in condizioni pietose: ai lati della carreggiata c’erano alti cumuli di neve e tra le


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per liberare la sede stradale; la gente del posto infatti non ci ha mai dato indicazioni in merito e senza le palline della neve era impossibile talvolta capire dove ci fosse una strada. In queste condizioni, in certe giornate non riuscivamo a liberare più di un km all’ora”. UN’ESPERIENZA UTILE A RIFLETTERE

La fatica dei mezzi spartineve nel procedere su strade di cui non si conosceva l’esatta ubicazione.

La maggior parte delle strade erano tutte ricoperte da alberi, legname e pietre.

L’unimog di Fodom tra le case marchigiane.

corsie pure, tant’è vero che oltre che ad alterare la visibilità agli automobilisti, la strada era pure molto pericolosa. Lì la filosofia è aspettare che la neve se ne vada da sola, ma non pensano che così facendo potrebbe metterci anche settimane”.

e preferisce abitare in città in case più sicure dal terremoto. Il lunedì, mentre eravamo là, uno sprazzo di sole si è riversato sulla valle e, che dire, i casolari semiabbandonati godono di una vista mozzafiato sul mare antistante e sulle montagne alle loro spalle, ecco perché appena possibile le gente vi torna”. Proprio in quei luoghi impervi tra sabato e domenica Andrea e Marco hanno prestato soccorso a diversi animali che ormai da giorni erano senza cibo. In una prima stalla hanno trovato alcuni cavalli, di cui uno morto e una cavalla gravida che però versava in cattive condizioni di salute; proseguendo, in un’altra stalla hanno trovato 11 mucche, galline e conigli e in un’altra ancora solo conigli e pecore. In quest’ultima il padrone aveva

lasciato le scorte di foraggio, ma nel frattempo queste erano esaurite. “I padroni sono abituati a portare il cibo giorno per giorno agli animali, però per la paura di salire con la neve gli stessi hanno lasciato i loro animali per giornate intere al freddo e senza cibo, cose che da noi sarebbero inconcepibili”. Per quanto riguarda invece le strade, a differenza di quelle asfaltate ripulite dagli operai di Rocca Pietore e Val di Zoldo, quelle ripulite dai mezzi del comune di Fodom erano tutte sterrate e, per questo, molto più complesse. “C’erano moltissimi alberi caduti e per questo era necessario il continuo intervento dei Vigili del Fuoco - ci raccontano ancora gli operai – uno di noi li aiutava e nel frattempo dava segnali ai mezzi su dove poter passare

LA DIFFICOLTOSA PULIZIA DELLA STRADE STERRATE

“In quei luoghi i casolari e le piccole stalle vengono realizzati in luoghi dove la gente non abita stabilmente – ci raccontano Marco e Andrea – molta gente abita ad Ascoli Piceno e sale una volta al giorno per dar da mangiare alle bestie che ha nei casolari posti in alto. La gente sale poi 2 -3 giorni durante il fine settimana per riposarsi o per andare a caccia, ma in fondo fa così perché ha paura ad abitare in case vecchie

Marco e Andrea sono rimasti soddisfatti dell’esperienza che hanno vissuto, un qualcosa che sicuramente porteranno nella loro mente e nel loro cuore per molto tempo. Unica nota dolente, a loro avviso, è stata la disorganizzazione nella quale versava la gestione dell’invio dei soccorsi. Basti pensare che loro ci hanno raccontato tutte queste cose alle 08.00 del mattino del martedì che erano ancora nelle Marche e che le hanno potute raccontare per il semplice fatto che non sapevano ancora dove sarebbero stati inviati nel corso della giornata. Un paradosso, se si pensa alla mole di lavoro che c’era in quelle zone in quelle settimane. Sapendo la sera prima dove andare, Marco e Andrea non si sarebbero sicuramente tirati indietro per partire qualche ora prima, perché si sa, a Fodom con le strade ricoperte di neve Andrea e Marco alle ore 08.00 sarebbero già stati operativi da un pezzo. (Giulia Tasser)

La banda larga arriva ad Arabba Ad Arabba arriva la banda larga senza fili per alberghi ed aziende. Gli imprenditori costretti a rivolgersi ad una ditta privata. La fibra ottica c’è ma la cabina di distribuzione è troppo vecchia. Il presidente dell’associazione turistica Arabba Fodom Turismo Manuel Roncat: “È un servizio essenziale per la competitività.” Da alcune settimane è stata attivata, per il momento solo nella zona di Arabba, la banda larga senza fili per alberghi ed aziende. Il servizio è gestito dalla Digital Combel di Sedico, che lo ha attivato su richiesta dell’Associazione Turistica Arabba Fodom Turismo. “È un servizio ormai essenziale per la competitività – spiega il presidente Manuel Roncat. Negli alberghi in particolare, è uno di quelli più richiesti dai clienti. Non ci possiamo più permettere di avere una connessione lenta o che si blocca in continuazione.” Ma come mai ci si è dovuti rivolgere ad una ditta privata per avere

questo servizio che forniscono anche i grandi gestori della telefonia? “In questo momento – spiega Roncat – ad Arabba la linea adsl viaggia a circa 6 megabit. Che però scende a 2 quando siamo in alta stagione e c’è molto traffico sulla rete. La fibra ottica in realtà è già stata portata fino in paese. Il problema è che la cabina di distribuzione è troppo vecchia per supportare questa tecnologia. La famosa “Agenda Digitale” avviata dal governo prevedrebbe di coprire con la banda larga tutto il territorio nazionale entro il 2020. Ma sappiamo benissimo ormai come vanno queste cose. Già aspettare quella data per noi sarebbe troppo. Noi avevamo bisogno di avere la banda larga subito.” Così l’Aft si è proposta come tramite per i suoi associati nella ricerca di una ditta che potesse fornire il servizio e lo ha trovato proprio nella Digital Combel. “Una volta verificato l’interesse dei nostri associati,

abbiamo contattato questa ditta, garantendogli un numero minimo iniziale di contratti. Poi starà a loro cercarsi altri clienti. Gli abbiamo fatto da supporto per la logistica per quanto riguarda la realizzazione della rete e nei rapporti con il Comune, che è sempre stato informato del progetto.” Il segnale a 100 megabit viene prelevato dalla cabina di S. Tomaso Agordino, dove arriva tramite fibra e poi rilanciato via ponti radio dal Fertazza fino ad Arabba. Ma in programma c’è di coprire tutta la vallata. Il servizio è riservato esclusivamente alle partite iva. Anche perché l’abbonamento ha un certo costo: circa 1000 euro all’anno per un’azienda. I soci Aft avranno invece delle tariffe agevolate. Il segnale è già attivo in diverse strutture di Arabba “e la linea ha sempre funzionato benissimo. Personalmente ho già disdetto l’abbonamento adsl con la Tim – conclude Roncat.” (SoLo)


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Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE Olga Pezzei Dorigo in memoria della madre, Pezzei Maria di Ornella, Franca Baldissera, Bassot Nevio, Costa Davide e Rita. PER LE CHIESE DI ARABBA Fam. Noè Demattia, in memoria di Rosa Pellegrini. PER IL BOLLETTINO Dorigo Silvia, Dalvit Mario, Del Zenero Silvia, Daberto Anna, Crepaz Ugo, Olga Pezzei Dorigo, Rasa Luciana, Crepaz Eugenio, Palla Giovanni, Furgler Elsa, Palla Irma, Devich Laura Grones, Palla Letizia, Sief Daniela, Detomaso Frida, Leandro Pallua, Crepaz Battarelli M. Pia, Assunta Codalonga, Delunardo Maria Rosa, Pezzei Roberto, Forestan Ruggero, Sabrina Pezzei, Crepaz Carlo Augusto, Chenet Lezuo Agnese, Costa Paolo, fam. Noè Demattia, Finazzer Bruno, Crepaz Ezio, Delazer Ida, Battistella Sergio, Colcuc Linda, Crepaz Anna Maria, Palla Paolina, Delunardo Ivo, Baldissera Davide, Costantini Ugo, Dorigo Augusta, Lezuo Ferdinando, Agostini Albino, Ranzato Carlino, Dagai Angelo, Crepaz Eugenio, Vittuari Ylenia, Fraccaro Gianna, Crepaz Pietro, Crepaz Antonietta, Crepaz Pia, Pallua Remigio, De

Zulian Gina, De Lazzer Giusy, Dagai Graziosa, Morandi Giampiero, Roncat Ortega Maberl, Roncat Rimoldi Caterina, De Grandi Elio, Vallazza Mariailda, Vallazza Cecilia, De Cassan Denicolò Rosa, Frena ?, Palla Maria, Murer Giovanni, Pezzei Pollicino, Elisabetta Dirigo, Daurù De Dorigo, Delmonego Carlo, Dorigo Emilio e Emilia (Australia), Gamba Caterina, Vallazza Maria Lodovina, Bidoli Daniela, Crepaz Giacinta, Marmolada Luigina, Davare Giuliana, Dellavedova Elvira, Demarch Angelica, Gabrielli Beatrice, Hilde Testor, Palla Maria Annunziata, Colcuc Marisa Donata, Pauletti Antonio, Senoner Crepaz Annalisa, Dibona Quirina Loredana, Valente Sergio, Palla Maria, Dellavedova Maddalena, Da Pian Ada, Costa Maria Pia, Foppa Paolo, Pozzobon Ferruccio, Dariz Leonardo, Laura Maier, Testor Zita, Dagai Gabrielli, Crepaz Gabriella, Michelli Ines, Gliera Alberto, Cassol Dolores, Crepaz Guenther, Ivana Francescutti, Roilo Maria Pia, Della Putta Giuliano, Mastella Alberto, Dariz Rosetta Luigia, Gabrielli Giuseppe, Gabrielli Virginia, Giuseppe Vallazza Marin, Roncat Ivo, Bassot Nevio, Bellenzier Giovanni, De Grandi Anna Maria, Pallua Armando, Da Tos Giuseppina, Fant Giuseppe,

Palla Bruno, Colleselli Maria Francesca, Forestan Ruggero, Delazer Paolina, Delazer Adele, Mazzarini Maria, De Cassan Silvio, Crepaz Franco, Renata Costantini, Bassot Giovannello e Nerina, De Carli Irene, Crepaz Rosanna, Grones-Hoffer Roswitha, Eva Pellegrini, Padovan Codalonga, Crepaz Alberto, De Lazzer Santo, Testor Pierina, Irsara Lucia, Pezzei Delia, Foppa Roberto, Delazer Maria Luisa, Francesco Avoscan, Lorenz Giuliana, De Riva Adima, Federa Albino, Crepaz Maria Concetta, Pittino Luigi, Caterina Demattia, Colleselli Eugenio, Sorarui Rita, Sorarui Osvaldo, Crepaz Gabriella, Baldissera Anna Rita, Bagnara Gasparino, Gabrielli Camillo, Palla Maria Annunziata, Delfauro Iolanda, Delmonego Loredana, Moè Ivana, Sief Fiorenzo, Donè Franco, Torelli Crepaz Ines, Callegari Maria Teresa, Coreggioli Lasta, Gasparini Anna Maria, Costa Davide e Rita, Demattia Enrico e M. Concetta, Roilo Lucia, Vallazza Annamaria, Crepaz Aurelia, Delazer Eugenio, Berrera Clara Assunta, Rita Palla, Daurù Marco, Santin Franca, Crepaz Francesca, Detomaso Frida, Enrich Agnese, Demaldè Franca, Agostini Livia, Bernardi Attilio, Devich Laura, Testor Rosa, Vallazza Antonio, Foppa Giuseppe.

Trova il tempo per lavorare, è il prezzo del successo Trova il tempo per riflettere, è la fonte della forza Trova il tempo per giocare, è il segreto dell’eterna giovinezza Trova il tempo per sognare, è il sentiero che porta alle stelle Trova il tempo per leggere, è il fondamento della saggezza Trova il tempo per l’amicizia, è la strada della felicità Trova il tempo per amare ed essere amato, è il privilegio degli Dei Trova il tempo per aiutare gli altri, la giornata è troppo breve per essere egoisti Trova il tempo per ridere, è la musica dell’anima.

Avviso ai collaboratori Preghiamo di far pervenire il materiale per il prossimo numero entro venerdì 26 maggio 2017

Laurea

Martini Francesco (Ornella) l’11 ottobre 2016 si è laureato in ingegneria elettronica presso l’università di Udine.

Palla Denise (Sorarù) il 27 ottobre 2016 ha conseguito la laurea in educazione professionale nei servizi sanitari presso l’università degli studi di Padova con sede Rovigo, presentando la tesi dal titolo “Educazione Terapeutica e prevenzione all’obesità nella persona con diabete di tipo 2”.

(Antica preghiera irlandese)

DEFUNTI Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548

Soratroi Rubeeya (Salesei di Sotto) l’8 Novembre 2016 si è laureata in Psicologia presso l’Università di Malta.

Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno COORDINAMENTO: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com

De Biasio Giovanni (Sedico), nato a Sedico il 27.12.1940 e deceduto a Sedico il 23.01.2017. Coniugato con Palla Rita e padre di 3 figli.

Zanet Anna (Col di Ornella), nata a Bolzano il 03.05.1963 e deceduta a Belluno il 26.02.2017. Vedova di Palla Tarcisio, madre di 1 figlia.

A Francesco, Denise e Rubeeya vive congratulazioni per il percorso seguito ed il traguardo raggiunto. Dalle rispettive famiglie, amici e redazione de LNdP!


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COMUNITÀ IN CAMMINO NATI

Bertagnin Alex (Arabba) di Giampietro e Denicolò Giada, nato a Belluno il 05.12.2016.

Crepaz Mattia (Brenta) di Leo e Baldissera Luana, nato a Belluno il 26.12.2016.

Zalivani Nicolò (Sorarù) di Stefano e Costa Silvia, nato a Feltre il 03.01.2017.

Crepaz Christopher e Camilla (Arabba) di Mauro e Pszota Annamaria, nati a Brunico il 11.01.2017.

DEFUNTI

Runggaldier Veneranda (Val Gardena), nata il 21.08.1933 e deceduta a Selva di Val Gardena il 30.10.2016. Vedova di Dander Luigi, madre di 3 figli.

Pezzei Fiorenzo (Nova Ponente-Corte), nato a Corte il 03.03.1952 e deceduto a Bolzano il 19.11.2016. Coniugato con Freitag Marion.

Detomaso Paola (Castello-VSG), nata ad Alfauro il 23.08.1929 e deceduta a Livinallongo VSG il 24.11.2016. Vedova di Daberto Luigi, madre di 3 figli di cui 1 morto.

Palla Maria Giuliana (Arabba), nata ad Agai il 21.07.1925 e deceduta ad Agordo il 26.11.2016. Vedova di Costa Francesco, madre di 2 figli.

Dorigo Nivea (Asolo), nata a Pieve il 21.04.1929 e deceduta a Pederobba il 08.12.2016. Vedova di Pivetta Giuseppe, madre di 2 figlie.

Sief Erminio (Crepaz), nato a Crepaz il 08.03.1956 e deceduto a Crepaz il 21.12.2016. Padre di 3 figli.

Clement Dino (Costa di Andraz), nato a Costa di Andraz il 28.04.1936 e deceduto ad Agordo il 22.12.2016. Coniugato con Masarei Flora.

Pellegrini Francesco (Crepaz), nato a Crepaz il 06.06.1922 e deceduto a Brunico il 24.12.2016. Coniugato con Dorigo Marianna, padre di 4 figli.

Croce Walter (Canazei), nato a pozza di Fassa il 18.06.1938 e deceduto a Canazei il 09.01.2017. Coniugato con testor Zita, padre di 2 figli.

Murer Nela Rina (Pian di Salesei-VSG), nata a Rocca Pietore il 01.06.1927 e deceduta a Livinallongo-VSG il 14.01.2017. Vedova di Vallazza Paolino, madre di 5 figli.

Crepaz Anna Maria (Selva di Cadore), nata ad Arabba il 16.04.1943 e deceduta a Selva di Cadore il 15.01.2017. Coniugata con Bonifacio Renato, madre di 2 figlie.

Daurù Pia (Digonera), nata a Digonera il 03.12.1932 e deceduta a Digonera il 23.01.2017. Vedova di Da Pian Ruggero, madre di una figlia.


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